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Discussioni utente:Alex brollo
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Alex brollo
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<!--#RINVIA [[Discussioni utente:Alex brollo/2011.4]]-->
<!-- parte fissa da copiare da qui -->{{Discussioni utente:Alex brollo/Archivi}}
__TOC__<!-- a qui -->
== Legge del 20 novembre 1859, n. 3778 ==
Abbiamo una [[Legge del 20 novembre 1859, n. 3778]] e le pagine [[Pagina:Parlamento Italiano - Atti parlamentari, 1860, Documenti.pdf/578]] (e successive). Che devo fare per unire il tutto? (nelle pause tra una pagina e l'altra della intro di Luigi Morandi ai sonetti di ''Peppe er tosto'' aka ''996'', aka G G Belli).
:[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:10, 8 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Volentieri ci metto mano. però prima una conferma: vuoi sostituire il testo naked con il contenuto delle pagine dalla 578 alla 594 (tabella compresa)? O mi fermo alla fine del testo della legge, ossia alla pagina 585? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:18, 8 nov 2022 (CET)
::Dovrebbero stare insieme. (E io devo finire le pagine che ancora sono da trascrivere). Mi sa che metto anche un po' di ancore in giro (almeno alle provincie). Il testo su WP è ripreso da GB. Non sia mai.
::''de coeteris'': A proposito di Luigi Morandi et.: mi avevi scritto che ne facevi una parte e di conseguenza io ho iniziato da CCXXX ca. onde evitare di conflittarmi con te. Inoltre, visto che è pesantemente lungo e che Morandi stesso ha messo una specie di indicazione di capitoli in numeri romani (che poi non sono Romani...) penso sarebbe oppotruno dividerli anche noi in capitoli.
::::
::[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:32, 8 nov 2022 (CET)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] OK per la suddivisione in capitoli (il Sommario è già terribile così, ma qualche voce in più non cambia molto), adeguo Sommario e pagina transclusa, che diventerà una pagina-indice. non preoccuparti di sovrappoizioni, sto lavorando sui Sonetti ed è abbastanza impegnativo per tenermi occupato parecchi giorni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:39, 8 nov 2022 (CET)
::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] {{fatto}} Intanto è transcluso tutto in un paginone unico, poi lo spezzetteremo (prima ipotesi: relazione, legge, tabelle). E... grazie per Belli! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:22, 8 nov 2022 (CET)
'''<nowiki>{{Breaking news}}</nowiki>!''' il testo della Legge n. 3778 è stato TUTTO trascritto. Mentre il testo vero e proprio è OK, la tabella è un po' da vomito. Se ci dai una guardata te ne rendi conto. Prima di partire lancia in resta a cambiare tutto sarà meglio ragionarci un attimo. Io mo' (= adesso) accompagno mia moglie al cinema, quindi ti lascio solo un po' di pensieri, da verificare e discutere.
# eliminerei il ripetere dell'intestazione a ogni piè sospinto.
# NON farei un unico TABLE per tutto il documento (diventa un casino trovare gli errori e correggere)
# La versione senza <code>margin</code>è più elegante ma si legge male.
# metterei il "PROVINCIA DI" entro il TABLE anche quando nell'originale sta fuori.
T'arisponno quanno aritorno dar cimena (=ti rispondo quando torno dal cinema).
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:26, 9 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Eh, adesso tocca decidere... si può fare qualsiasi cosa, ma tocca decidere:
:# se riprodurre in transclusione le pagine come stanno, in tabelle separate, e in questo caso se ficcarle tutte in un'unica paginona in ns0 o suddividerle in più sottopagine;
:# se ristrutturare, in ns0, le tabelle delle varie pagine, fondendole a gruppi, e con quale criterio (es. una tabella unica per provincia, o una tabella per più province;
:# se riprodurre i bordi delle tabelle così come sono nell'originale o semplificare.
:Ipotizzata una soluzione alle varie domande, bisogna provare, pronti a cambiare idea se le cose diventano ieccessivamente complicate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:16, 9 nov 2022 (CET)
Io lascerei la transclusione in un unico file. Mentre sul testo non ci sono ovviamente problemi sulle tabelle i problemi ci sono.
vado in ordine:
# le tabelle mi piace che appaiano separate per provincia. Anche se nell'originale così non è. e quindi da eliminare il "''Segue'' PROVINCIA DI"
# non so come possano essere alleggeriti i bordi che (secondo il mio gusto) sono un po' pesanti.
# ho provato a togliere al "Segue prov. di Genova" e l'intestazione ma allora bisogna fissare la larghezza delle varie colonne.
# la 4° colonna, quella con l'elenco dei comuni va allineata a sinistra (e magari anche con indentatura)
Il film (Astolfo) non era male. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:50, 9 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Non è un caso semplice. Bisogna lavorare su styles.css, classe tab1, ficcandoci dentro tutto quello che si può. Uno degli aspetti più difficili da rendere sono le graffe che raggruppano le righe, rinuncerei sostituendole con una linea che idendifichi i vari raggruppamenti. Un secondo problema è quello dei titoli "Provincia", da standardizzare, la soluzione scovata dal tipografo è orrida. Secondo me si potrebbe adottare questa "regola": una tabella per provincia, nome provincia fuori tabella, riga didascalia ripetuta in ogni tabella (con un template), niente righe orizzontali tranne quelle che sostituiscono le graffe. In generale, filosofia "deve venire bene in ns0, a costo di qualche rinuncia di fedeltà in nsPagina". Ti va? Naturalmente ci vogliono tentativi ed errori. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:40, 10 nov 2022 (CET)
::Ipotesi:
# class tab1: con margini come dici te, larghezza della colonne a allineamento come serve nelle tabelle.
# intestazione fatto con tmpl. Da mettere <code>noinclude</code> quando la provincia prosegue nella pagina successiva e <code>onlyinclude</code> se la provincia inizia a metà pagina. Credo che così sarebbe come da tipografo cartaceo e secondo le esigenze del "tipografo webiano". Metterei (oltre alle ancore che già ci dovrebbero stare) anche le sezioni così se ci sfrugola il velopendulo (cit.) possiamo fare file con singole provincie. Mantenendo comunque il file intero.
Non so se ho fatto proposte ''ad mentulam canis''. Mi sembra che stiamo dicendo entrambi la stessa cosa. Comincerei intanto del {{tl|Tabella legge 3778}} (ci saranno altre tabelle più meno simili per altre leggi) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]])
::: @[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ok, proseguo "a tempo parziale" (voglio "finire" Belli!) rifinendo styles.css e pensando al template intestazione. Fare una tabella per provincia (con i suoi noinclude, come hai detto) facilita molto l'aggiunta di section per eventuale transclusione separata. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:54, 10 nov 2022 (CET)
Fatto test:
* [[ Pagina:Parlamento Italiano - Atti parlamentari, 1860, Documenti.pdf/587]]
* [[Utente:Carlomorino/Test]]
Finito ''669'' ne riparliamo. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:33, 10 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ho un paio di idee sulle famose tabelle e lavorerei sulla pagina-test 587 portando tutto il possibile su styles.css, compresa la larghezza delle colonne e il text-indent dove serve. Ma prima serve la risposta a un quesito fisimoso: tentiamo di inserire le graffe fra la prima e la seconda colonna? Se sì, ci sono due opzioni, che devo verificare (una più "solida", ma che richiede la modifica della struttura di tutte le tabelle, l'altra più "sbrigativa", che però non funzionarebbe se ci sono testi "lunghi" nella prima colonna). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:30, 15 nov 2022 (CET)
Cerco di pensare (cosa faticosa)
:se è possibile mettere le graffe in un secondo tempo senza faticare troppo, conviene intanto fare senza, controllare la leggibilità e se non crea problemi fermarsi lì.
:Anche le graffe messe dal tipografo spesso non sono chiare.
:--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:41, 15 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] ho trovato un paio di intoppi:
:# styles.css va in conflitto con rowspan, "vede" come cella first-of-type talora il nome della provincia, talora il numero progressivo. Risolto fissando la laghezza delle colonne nella sezione ''header'' in pagina 586;
:# la soluzione spiccia per le eventuali graffe non va, bisognerebbe usare quella "solida", ma lascerei perdere volentieri, il bordo fra una provincia e l'altra rende le cose molto chiare.
:Ti segnalo le "pensate" adottate in pag 586 e 587:
:# TUTTE le celle hanno text-indent, agendo sulla classe tab1 in styles.css, ma l'effetto si vede solo nelle righe lunghe;
:# le tabelle sono spezzate una per provincia;
:# invece di usare un template per l'intestazione, ho definito una section in pagina 586, e basta richiamarla nel punto giusto come in pagina 587 per sistemare la tabella.
:# a causa del conflitto rowspan-styles non è possibile fissare l'align:right per i numerelli della colonna 2. Se indispensabile, l'align va scritto a mano per le celle critiche.
:# l'unica formattazione che va messa a mano è il rowspan + <nowiki>{{cs|Mb}}</nowiki> per le celle delle provincie in colonna 1, oltre che i bold e i italic opportuni.
:# resta il problema della unione, in transclusione, fra tabelle spezzate in pagine successive ma penso sia risolvibile.
:[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:50, 15 nov 2022 (CET)
A me sembra, a uno sguardo veloce, decisamente ok. E ora? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:06, 15 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ti propongo di correggere il puro testo in tabelle elementari, poi io ripasso, se trovi difficoltà, a formattare. Intanto proseguo formattando le pagine già tabellate (intravedo un altro problemino, ma non dovrebbe essere ostico). una curiosità: hai incontrato in Belli il tl|nsb? Strano a dirsi, ''può essere usato anche in questo testo''.... mi divertirò a fare un esperimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:26, 15 nov 2022 (CET)
::Se mi riesce di riunire Como, pagine 588-589, forse è fatta.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:53, 15 nov 2022 (CET)
:::Como riunita in transclusione! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:24, 15 nov 2022 (CET)
== Numeri a lato ==
Ciao Alex, [https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Foscolo,_Ugo_%E2%80%93_Prose,_Vol._II,_1913_%E2%80%93_BEIC_1823663.djvu/11 qui] i numeri a lato come si inseriscono? Grazie! [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 14:48, 10 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Al momento ''non c'è soluzione; non li inseriamo''. Eventuali annotazioni che puntano su un numero riga sono trasformate in annotazioni standard applicate all'interno del testo con tag ref. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:06, 10 nov 2022 (CET)
::Ok, allora lì non li inseriamo. Grazie, a presto.--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 15:19, 10 nov 2022 (CET)
== In virtù di un autore citato ==
Carissimo, avrei bisogno di inserire un Ec (precisamente:<nowiki>{{Ec|Francesco Beccattini|Becattini}})</nowiki> nel secondo blocco di Autore citato [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Leopardi_-_La_virt%C3%B9_indiana,_manoscritto,_1811.djvu/14&action=edit# qui] '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 14:35, 14 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Xavier121|Xavier121]] provato e riprovato..... e gettata la spugna :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:52, 14 nov 2022 (CET)
== Nota annidata ==
[[Pagina:Ferretti - Centoventi sonetti in dialetto romanesco.pdf/42]]
O so io che nun sò bbono o le spiegazzioni nun sò cchiare.
([[Template:Note annidate]])
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:50, 20 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Il caso, più che un caso, è un casino, perchè la seconda annotazione cade dentro un poem, il chd non è previsto dal template. Provo a risolverlo. Ammetto un piccolo colpetto di Alzheimer: di tl|Note annidate avevo perso la memoria :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:04, 20 nov 2022 (CET)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ho aggirato vilmente il problema, ma il risultato, dai, non è male. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:08, 21 nov 2022 (CET)
:::Furbastro !!! Non è che a furia di leggere Peppe er Tosto prendi anche i nostri "difetti"? Altro problemino appresso.--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:25, 21 nov 2022 (CET)
:::: @[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] OK, debitamente pungolato e ferito nell'amor proprio mi ci sono messo... controlleremo poi come viene in trnsclusione.
== Appendice==
Ne avevamo già parlato ma ho dimenticato cosa avevamo detto.
Il problema:
[[Pagina:Parlamento Italiano - Atti parlamentari, 1860, Documenti.pdf/629|Qui]] sono elencati alcuni atti che dovremmo sistemare.
Il primo pezzo è quasi ok. Quasi perché manca [[Pagina:Parlamento Italiano - Atti parlamentari, 1860, Documenti.pdf/596|quasta parte]] che lo modifica (<code>section</code> già messa).
Mancano i decreti dittatoriali per Emilia e per Toscana. Poi quando abbiamo tempo mettiamo a posto le tabelle.
Il problema è decidere il nome. Così quando serve li linko da WP.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:25, 21 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Volentieri "ripasserò" le altre tabelle; sui nomi non sono forte e spesso sono in imbarazzo anche sui testi su cui lavoro direttamente, figurimoci su quelli altrui. Per quanto riguarda l'integrazione da pag. 596, non immagino come tu voglia rappresentarla.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:33, 21 nov 2022 (CET)
Fatti:
::[[Statuto e legge elettorale nelle Provincie dell'Emilia]]
::[[Statuto e legge elettorale nella Toscana]]
Intanto è arrivato un altro problemino: l'impostazione per la tabella di:
::[[Nuova ripartizione dei collegi elettorali di Sardegna]]
Quando hai tempo e voglia. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:10, 22 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] particolarmente fastidiosa, a prima vista... di gran lunga peggiore delle altre. vediamo.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:23, 23 nov 2022 (CET)
== Ma chi avete eletto? ==
Uno mezzo matto? Guarda che ha combinato!
[[Pagina:Parlamento subalpino - Atti parlamentari, 1853-54, Documenti.pdf/368]]
-- [[Utente:Carlomorino|'''Anonimo romanesco.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:00, 23 nov 2022 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Di fronte un tabella del genere. io ci penso lungo.... e poi sbaglio un mezza dozzina di volte. :-) al momento non sono nemmeno alla fase 1°..... temo che in questo caso maligno le graffe siano indispensabili. Se mi convinco che lo siano, bisogna strutturare la tabella per loro fin dall'inizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:13, 23 nov 2022 (CET)
== WOW!! ==
[[Indice:Parlamento subalpino - Atti parlamentari, 1848.pdf/styles.css]]
Creata nuova ''class''!! Meraviglia delle meraviglie:
{{centrato|'''FUNZIONA!!!'''}}
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:08, 6 dic 2022 (CET)
:p.s. [[Pagina:Parlamento subalpino - Atti parlamentari, 1848.pdf/8|Pagina con Indice]], un indice veramente di classe. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:12, 6 dic 2022 (CET)
== Manca il tocco finale ==
Cari Alex e @[[Utente:Candalua|Candalua]],
mi hanno chiesto di spostare l'indice delle prose di Bianca Laura Saibante: l'ho fatto, ho spostato tutte le pagine che afferivano ad esso al nuovo indice, ho creato il nuovo ModuloDati, ho aggiornato i pages index in ns0: tutto bene se non fosse che in ns0 non mi compaiono i template capitolo di navigazione tra le varie novelle del testo. Magari è solo questione di aspettare, ma più probabilmente ho sbagliato qualcosa nel processo che ti ho descritto: c'è qualche altro file da aggiornare? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:46, 19 dic 2022 (CET)
:Tu quoque {{@|OrbiliusMagister}}! Più automatismi vi facciamo, e più vi dimenticate come funzionano i template :) Tutti i template IncludiIntestazione erano vuoti, perché la frettolosa caricatrice aveva creato le pagine ns0 prima di compilare il sommario, e quindi mancavano i link. Le ho rigenerate col bottoncino del "fulmine" e ora sono a posto. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:03, 19 dic 2022 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Richiesta h. 14,46, risoluzione problema h. 15.03. ''Fulmineo!'' :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:12, 19 dic 2022 (CET)
== Numero versi ==
Ciao Alex, c'è un modo per sistemare il "5" a destra di "l’albero della" in [[Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/412]]? Quel numero risulta proprio appiccicato, tanto che si vede appena. [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 17:40, 21 dic 2022 (CET)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Ce ne sono diversi, ne ho applicato uno: assegnare a poem uno style "margin-right" leggermente negativo, che sovrascrive il valore di default, che è di 2em, e così si crea un po' più di spazio a destra. Il problema, però, è delicato, perchè dipende dai particolari del layout di visualizzazione e dai suoi vincoli. Ad esempio, sul mio schermo e con il mio browser il problema non si verificava. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:53, 21 dic 2022 (CET)
::Ciao Alex, sempre a proposito di versi, in casi come [[Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/408]] dobbiamo riprodurre l'a capo tipografico che nella pagina originale è presente per "e la mia fede è nella sua grazia" e, se sì, c'è uno standard per farlo? Grazie!--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 12:50, 22 dic 2022 (CET)
:::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] L'effetto, volendolo riprodurre, si ottiene con uno span float:right che "appoggia" la seconda parte del verso al margine dx. Fammi provare... penso che ci voglia anche un display:inline-block. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:47, 22 dic 2022 (CET)
::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Vedi se vi va: la parentesi quadra è opzionale. Il css della classe vl (acronimo di "verso lungo) è nella pagina [[Indice:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/styles.css|styles.css]] dell'Indice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:12, 22 dic 2022 (CET)
:::::Mitico!! Grazie! --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 18:25, 22 dic 2022 (CET)
== Sono un disastro, aiuto! ==
Caro Alex,
mi tocca chiedere il tuo aiuto dopo aver provato ad arrangiarmi: prima di gettarmi in progetti ad ampio respiro volevo cavarmi due sassi dalla scarpa: i Canti di Aleardi e il Lucrezio tradotto da Marchetti: entrambi hanno problemi.
#Aleardi (trovato su {{GB|25JycAjFWocC}}) ho provato a trasformarlo in djvu con un convertitore online, ma nel processo le sue dimensioni sono decuplicate. [[:File:Aleardi - Canti, Firenze 1899.djvu|Caricatolo comunque su commons]] mi sono accorto che chi lo ha messo sotto lo scanner era molto distratto, e ci sono diversi gruppi di pagine acquisite due volte... Se volessi mettere in ordine e ricaricare quel testo mi appresterei ad accoppiarlo a ''[[Canti (Aleardi)]]''.
#Il caso del ''De rerum natura'' tradotto da Giovanni Marchetti [[Discussioni indice:Lucrezio e Fedro I.djvu|ti è già noto]]: Sono stato frettoloso e non ho capito bene quante e quali pagine sono state duplicate o acquisite in ordine sbagliato e ti ho interpellato prima di avere idea dell'entità del problema: vista la necessità di rivedere completamente la numerazione e l'ordine delle pagine ho dovuto interromperne la trascrizione.
Torno a chiedere umilmente perdono per il disturbo: se tu potessi, con gli strumenti che io non ho, controllare questi due file e ricaricarli con le pagine in ordine potrei procedere con M&S e trascrizione senza patemi o sorprese. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:37, 3 gen 2023 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Volentieri... Il lavoro su Sonetti romaneschi alle volte è un po' tedioso e una ricreazione è benvenuta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:21, 4 gen 2023 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Il tomo I di Lucrezio dovrebbe essere a posto; ho trovato la pagina 72 mancante, la 73 duplicata, e l'assenza delle pagine dalla 203 in poi (libro IV monco). Ho adeguato il pagelist. Il tomo II dovrebbe essere a posto, confermami per favore.
:::I tomi di Lucrezio sono entrambi a posto. Grazie! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:48, 4 gen 2023 (CET)
::Per Aleardi, mi metto a ripassarlo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:34, 4 gen 2023 (CET)
:::Nell'attesa mi sono travestito da bot e ho regolarizzato un po' di indici da file rinominati su commons. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 11:11, 4 gen 2023 (CET)
::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Che pasticcio era Aleardi! Ho deciso di rifarlo daccapo con abbyy, partendo dal pdf, e poi ho dato la caccia ai doppioni. Il djvu è dimagrito moltissimo, ma mi sembra che la qualità sia più o meno invariata. Lo carico su commons al posto del vecchio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:13, 4 gen 2023 (CET)
:::::Non si finisce mai di controllare:
:::::ho appena scoperto che [[Pagina:Aleardi - Canti, Firenze 1899.djvu/18]] e [[Pagina:Aleardi - Canti, Firenze 1899.djvu/19]] sono doppioni da eliminare di [[Pagina:Aleardi - Canti, Firenze 1899.djvu/22]] e [[Pagina:Aleardi - Canti, Firenze 1899.djvu/23]]: senza i doppioni la numerazione delle pagine torna a correre. Per evitare ulteriori sorprese ho scaricato il file e ripassato la sequenza pagina per pagina: dopo queste due pagine in più la sequenza è corretta. P.S. ho provato a generare il ModuloDati ma inutilmente. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:04, 5 gen 2023 (CET)
::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Dovrei aver sistemato. Ho corretto il pagelist e spostato quelle poche pagine che andavano spostate.
::::::Modulo dati è schizzinoso: vuole che esista qualcosa nel Sommario. Altre cose che tollera male sono le doppie virgolette nei nomi o nei titoli, e la presenza di elementi estranei nel campo pagelist. Quando il campo Sommario sarà completato, basterà richiamare il tool per sistemare.
::::::Riguardo alle pagine dell'Indice , anche tl|Vi e tl|Pg sono abbastanza schizzinosi.... non uso mai tl|Spazi per le indentature di blocchi di titoli, uso invece il tl|Ms; Pg non gradisce spazi attorno ai parametri. Se il titolo è più lungo di una riga, tocca usare il parametro larghezzap per ottenere un risultato gradevole. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:53, 5 gen 2023 (CET)
:::::::Grazie, sei fantastico! ^__^ '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 12:25, 5 gen 2023 (CET)
== [[:d:Q116003355|Baiocco romano]] ==
Sto cercando fonti su queste monete.
In alcuni casi c'è un testo su IA e su GB.
La domanda è: convienemi usare IA upload (ammesso che ancora funzioni) o caricare direttamente da GB?
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:40, 5 gen 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Al momento, l'unico vantaggio che si ottiene nel trasformare un pdf in un djvu per gli utenti "normali"(tranne pochi "anormali"come me) è che il djvu permette di far correre il Match and Split mediawiki. Se non ci sono testi di cui fare il M&S, quindi io caricherei direttamente il pdf Google, ''eliminando però l'eventuale pagina "warning"'' prima del caricamento. Il programma libero pdfsam lo fa benissimo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:07, 5 gen 2023 (CET)
Nguè Nguè (non è un calciatore africano ma un pianto infantile): ho scaricato il file ma commons mi dice che è troppo grosso: 194,1 MB su disco (194.055.770 byte). Ho provato a caricarlo direttamente da GB e mi dice che da quel sito (GB) non si può caricare. E poi dice che uno compra la Treccani... Carico da IA? IA upload funziona ancora?
p.s. l'autore è [[autore:Edoardo Martinori]] e il testo è La moneta: vocabolario generale.--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:06, 5 gen 2023 (CET)
:[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Si può, si può. Ci vuole un tool "Chunked upload"da attivare su Commons. Attivato, il limite di grandezza dei file diventa di '''2 Gby''' o_O. Io sarei pronto a caricare il tuo file che dovrebbe essere [https://books.google.it/books?id=1RdBAQAAMAAJ questo], giusto? Andrebbe bene [[:File:Martinori - La moneta: vocabolario generale.pdf]] o basta [[:File:Martinori - La moneta.pdf]], che io, minimalista, preferirei? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 5 gen 2023 (CET)
:: PS: le istruzioni per installare il tool su Commons qui: [[:c:Help:Chunked upload]] [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:26, 5 gen 2023 (CET)
:::Io avevo previsto: [[La moneta: vocabolario generale.pdf]]. Mi sembra che alla fine ci siano della pagine ripetute e una tavola "fallica". Per fortuna ho l'originale....
:::Per il chuck (chissà che vor di', ma perchè non parlano una lingua decente?) vedo se di capisco qualcosa.
::::
:::[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 21:05, 5 gen 2023 (CET)
::::[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sarebbe bene controllare e sistemare il pdf prima di caricarlo.... le pagine duplicate non sono un problema (ma sarebbe bene eliminarle), mentre invece sarebbe un problema se alcune pagine fossero mancanti. Te la senti di controllare? Io stento a scorrere pagina per pagina un pdf così enorme. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:56, 5 gen 2023 (CET)
:::::Lo farò tra le Befana e santa Stefanessa. Al massimo per l'8. Poi spero di riuscire a usare Chuck (Berry). Buona notte. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:34, 5 gen 2023 (CET)
::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] ''Chunked'' significa "a pezzi", il file viene trasmesso a Commons in segmenti e poi ricostruito. Mi prostro davanti a chi ha ideato il magheggio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:42, 5 gen 2023 (CET)
:::::"fatto a...". Comunque {{Wl|Q5921|Chuck Berry}} è (era) più figo. ''Bonae novae'': non mancano pagine. ''de coeteris'': le donne di casa sono stanche per il lavoro fatto stanotte a cavallo delle loro scope. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:52, 6 gen 2023 (CET)
::::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ma tu hai a casa uno scanner piano per scannerizzare pagine di libri della tua biblioteca? Io ho lo scanner, ma non ho la biblioteca.... la qualità delle immagini a fine libro è molto incostante, buone scansioni a colori sarebbero doverose. Se non mancano pagine io caricherei, c on nome file [[:File:La moneta: vocabolario generale.pdf]]. ma forse vuoi farlo tu per provare Chunk. Sappimi dire. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:01, 6 gen 2023 (CET)
A casa ho uno scanner piano ma si è rotto e devo sostituirlo. L'ho usato molto per acquisire tutti i documenti sparsi tra tutti i familiari e che riguardano "li mortacci mia": diversi mega di foto, manoscritti, quadri (un paio di pittori in famiglia e alcuni ceramografi; se ti interessa dai una letta ai miei conflitti di interesse). Il "mio Martinori" è messo molto male. Dovrò fargli rifare la rilegatura. Detto questo: il file di GB l'ho caricato. Non credo che mi ci metterò a lavorare subito. Forse lavorerò alcune pagine che servono come fonti per WP. Cercherò anche di fargli pubblicità sperando che qualche altro appassionato di monete inizi a venire anche di qua.
p.s. non diversi mega ma oltre 27 Giga...--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:27, 6 gen 2023 (CET)
2 domande 2:
:che scanner tieni (faccio la spia....)
:[[Indice:La moneta - vocabolario generale.pdf|Qui]] mi sono inventato una sciocchezza. Il nome delle "sotto-pagine" è ''la moneta.../A'' mentre sull'indice si legge ''"A"''. Non so se mettere le virgolette al nome della sotto-pagina o toglierle dall'indice oppure lasciare tutto così. Che ne dici? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:25, 8 gen 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] 1. Un antico scanner Epson. 2: '''NO! Niente doppie virgolette!''' Sono un carattere "tossico" per Indice sommario, per scoprirlo ho usurato un bel po' di neuroni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:04, 8 gen 2023 (CET)
== Nuovo vocabolario Siciliano-Italiano ==
Ciao, vorrei trascrivere il libro di Antonino Traina ''Nuovo vocabolario Siciliano-Italiano'', presente sul sito digitale-sammlungen.de in CC0. ma non so quali norme vi sono per il formato del file, come dev'essere trascritto, ecc. [[User:Àncilu|Àncilu]] ([[User talk:Àncilu|disc.]]) 22:36, 12 gen 2023 (CET)
:@[[Utente:Àncilu|Àncilu]] Posso permettermi di suggerirti di pensarci a lungo? Si tratterebbe di un lavoro estremamente lungo e difficile - ''centinaia e centinaia di ore di lavoro'' anche per un trascrittore molto esperto. In teoria basterebbe caricare il testo in formato pdf, ma... non è certo il lavoro con cui iniziare una collaborazione con wikisource. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:59, 12 gen 2023 (CET)
::@[[Utente:Àncilu|Àncilu]] Il testo è disponibile anche su archive.org: {{IA|bub_gb_qIBWAAAAcAAJ}} oppure {{IA|bub_gb_g3hRYCA1qyYC}}. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:04, 13 gen 2023 (CET)
::Ho contribuito da IP per un po' di tempo (tipo 1 anno e mezzo) su wikisource francofona e multilingual. In realtà vorrei trascriverlo per averlo più facilmente come fonte sul wikizionario francofono. E anche perché il sito che conteneva una bellissima trascrizione, veramente ben fatta è sparito. Certo è ancora accessibile sulla wayback machine, ma per comodità è più semplice averlo in un sito più rapido che archive.org. [[User:Àncilu|Àncilu]] ([[User talk:Àncilu|disc.]]) 00:07, 13 gen 2023 (CET)
:::@[[Utente:Àncilu|Àncilu]] La precedente trascrizione mi interessa moltissimo. Puoi vertificare se è disponibile sulla wayback machine? Ricordi l'url del sito?
:::Prima di imbarcarsi nel caricamento completo, direi comunque di fare alcuni test su una o poche pagine per verificare la qualità dell'OCR incorporato nei file o ottenibile con gli strumenti mediawiki. L'OCR dei file IA non è male: richiede comunque decine e decine di correzioni per pagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:40, 13 gen 2023 (CET)
::::Ho ancora un filtro che me lo impedisce, quindi te lo mando spezzato https ://web.archive.org/web/20220123153301/https ://www.liberliber.it/mediateca/libri/t/traina/nuovo_vocabolario_siciliano/pdf/traina_nuovo_vocabolario_siciliano.pdf . [[User:Àncilu|Àncilu]] ([[User talk:Àncilu|disc.]]) 09:50, 13 gen 2023 (CET)
::::: La trascrizione su LiberLiber, quella replicata nella wayback machine. è ancora diasponibile: https://www.liberliber.it/online/autori/autori-t/antonino-traina/nuovo-vocabolario-siciliano-italiano/ . A questo punto rifare il lavoro mi sembra veramente difficile da giustificare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:03, 13 gen 2023 (CET)
::::::@[[Utente:Àncilu|Àncilu]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] La cosa si fa interessante. Ma prima una domanda: che livello di competenza informatica hai? Sei a tuo agio nella manipolazione xml/html/css? O addirittura sei un profondo conoscitore della manipolazione dei file pdf, a livello della estrazione non solo del testo, ma anche del suo codice di formattazione?
::::::In breve, il problema. Nei dizionari non basta estrarre il testo, occorre estrarre anche la formattazione delle singole voci e delle singole parole (grassetto, corsivo, maiuscoletto hanno essenziale valore informativo). Tutte queste informazioni sono open nel formato file odt di LiberLiber, molto meno open nel formato pdf. Ci sarebbero anche in alcune estrazioni OCR, ma con innumerevoli errori, sia nel riconoscimento caratteri che nel riconoscimento della formattazione, da correggere manualmente, uno a uno. In questo caso particolare, quindi, essendo disponibile da fonte open source sia il testo corretto da umani, che la sua formattazione, rifare tutto quanto è ''impensabile''. L'ipotesi di caricare il dizionario in wikisource passa attraverso il lavoro di analisi e programmazione della conversione automatizzata del codice odt in un codice mediawiki. La cosa per certi versi mi affascina, per altri mi terrorizza. Pingo OrbiliusMagister per un'opinione generale. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:34, 13 gen 2023 (CET)
:::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Ripingo.... probabile che il ping precedente sia inefficace. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:38, 13 gen 2023 (CET)
::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: So smanettare i file odt, ma non so quali template di formattazione siano i più adatti a wikisource. Magari se sto un po' qua a contribuire mi impratichisco con tutti i template ecc. (Tipo per il maiuscoletto so usare i tag span per l'effetto, ma non so ad esempio se qua c'è un template specifico che fa ciò). [[User:Àncilu|Àncilu]] ([[User talk:Àncilu|disc.]]) 11:54, 13 gen 2023 (CET)
:::::::::@[[Utente:Àncilu|Àncilu]] "So smanettare odt" è molto incoraggiante. Magari anche un minimo di python... sarebbe l'ideale.
:::::::::La formattazione delle singole parole è facilissima: <code><nowiki>'''grassetto''' ''corsivo'' {{Sc|maiuscoletto}}</nowiki></code> -> <code>'''grassetto''' ''corsivo'' {{Sc|maiuscoletto}}</code>. Ogni voce, un paragrafo con testo continuo, senza acapo. Per separare i paragrafi, una linea vuota. Per ottenere l'indentazione dei paragrafi, si può fare in vari modi, anche con css generale. Riguardo per bene l'html derivato dal odt via LiberOffice. comincio a essere ottimista (il lavoro si sta trasformando da ''impossibile'' a ''parecchio impegnativo''). :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:59, 13 gen 2023 (CET)
::::::::::Vabbè il wikitesto lo conosco :P sennò non avrei più di {{formatnum:20000}} contributi. Era per capire se appunto c'erano template di messa in pagina; [[User:Àncilu|Àncilu]] ([[User talk:Àncilu|disc.]]) 15:23, 13 gen 2023 (CET)
:::::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Il caso è particolare: dovrebbe prestarsi a un caricamento di massa fortemente automatizzato, analogo a quello usato per [[Dizionario - Vocabolario del dialetto triestino]] ma con risultati ancora migliori. @[[Utente:Àncilu|Àncilu]] Scusa la banalità sul wikicode... no, non ci sono template particolari; volendo riprodurre il layout a due colonne (ma io rinuncerei) vedi {{tl|Colonna}}, {{tl|AltraColonna}} e {{tl|FineColonna}}, che agiscono, opportunamente, solo in nsPagina. Il problema più spinoso è suddividere correttamente il testo in pagine, devo guardare bene il codice html per vedere se c'è qualche codice di fine pagina originale. Se non c'è, bisogna inventarsi qualcosa: esiste un tool "match and split", ma di certo non funziona bene su testo formattato. Ci rifletterò.
:::::::::::Io non sono riuscito a scaricare il pdf dal sito tedesco, mi piacerebbe confrontarne la qualità con quello IA. Tu ce l'hai fatta? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:37, 13 gen 2023 (CET)
::::::::::::Sì ecco il il link [https ://download.digitale-sammlungen.de/pdf/16736398578888bsb10524014.pdf]. Dopo circa un trimestre di contribuzione qua penso che comincerò a fare questo, preferisco davvero prendere un po' di pratica con wikisource. [[User:Àncilu|Àncilu]] ([[User talk:Àncilu|disc.]]) 21:11, 13 gen 2023 (CET)
::::::::Ehm..... scusateni, vedo solo ora il ping. Onestamente il mio contributo è poca cosa. Consiglierei ad @[[Utente:Àncilu|Àncilu]] di prendere un testo compilativo come ''[[Dizionario Latino-Italiano (Georges, Calonghi)|Dizionario Latino-Italiano]]'' e dare un'occhiata ai vari codici di formattazione nelle pagine già formattate.
::::::::In seconda battuta da un'occhiata al testo di Internet Archive posso affermare che l'imprsa è certo fattibile, ma che mille e rotte pagine di testo sono destinate a produrre risultati come ''[[Dizionario moderno (Panzini)|Dizionario moderno]], [[Vocabolario del dialetto napolitano (Rocco 1882)|Vocabolario del dialetto napolitano]]'' o ''[[Vocabolario dell'uso abruzzese (1893)|Vocabolario dell'uso abruzzese]]'', imprese ben cominciate ma arenatesi e in attesa da anni di completamento. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:45, 13 gen 2023 (CET)
:::::::::@[[Utente:Àncilu|Àncilu]] Un po' di complicazioni. Il sito tedesco continua a sembrarmi problematico: per realizzare il lavoro (secondo me) occorre basarsi sulla versione LiberLiber + un pdf della stessa edizione (1868: altre edizioni presentano diffuse differenze). Su IA trovo due items dell'edizione 1868, una ha un pdf con risoluzione insoddisfacente, l'altra: {{IA|bub_gb_g3hRYCA1qyYC}} ha buone scansioni ma l'ordine delle pagine è buggato: la sequenza va verificata pagina per pagina (es. manca la pagina 154) Senza un pdf, che contenga tutte le pagone nell'ordine giusto, non comincio nemmeno a lavorare.... continuo la ricerca e le verifiche; il mio pessimismo cresce un pochino. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:07, 14 gen 2023 (CET)
== OrbiliusMasochister ==
Caro Alex,
ti aggiorno sul mio lavoro e ti do un paio di notizie interessanti:
*finito Aleardo Aleardi (di cui sono molto contento), lascio da parte il Pavese che avevo sbocconcellato prima di te (e a dirla tutta sono tentato di dividere i romanzi con capitoli numerati in sottopagine) per guardarmi intorno...
* riprendo il mio progetto di completare il Lucrezio tradotto da Marchetti: è un paciugo dato che il M&S bruto contrappone due edizioni troppo diverse tra loro e l'OCR preesistente non è molto incoraggiante nemmeno per iniziare. L'OCR di google permette quantomeno di non impazzire ma ogni pagina è un discreto bagno di sudore: per la mia salute mentale decido a malincuore di non affrontare di petto tutte le pagine ma di alternarle ad altre riletture;
* ho scoperto una falla molto interessante da coprire: Il ''[[Il Canzoniere (Bandello)|Canzoniere]]'' di Matteo Bandello che ha praticamente tutte le poesie in ns0 da collegare alle pagine dell'indice. Ci sarà un bello sforzo da compiere con le note in calce, ma dopo il lavorone su Monti, Dresselio e Aleardi mi sento abbastanza rodato. Non avevo messo in programma questo indice ma la prospettiva di applicare un poderoso accoppiamento di pagine ns0-nsPagina anche senza M&S mi attrae e dunque... mi faccio del male.
* Con grande soddisfazione ho portato a termine un altro grosso colpo: dopo i due Capuana fiabeschi, dopo Aleardi, ho ottenuto da Google la liberazione di un altro elemento da anni annorum nella mia wishlist: il [[Catechismo Maggiore]]! Finalmente leggibile la sua fonte su Google Books, la metto in coda per il prossimo lavoro di M&S. Dato però che si tratta di molte piccole pagine, che come al solito le pagine del libro portano più materiale di quello presente in ns0 e che la formattazione non è banalissima, prima di effettuare altre operazioni volevo chiederti se potevi dare un'occhiata al pdf di Google e in particolare allo testo testo per effettuare il caricamento su commons di un file apprezzabile (magari djvu).
* In coda mooolto nei sogni a lungo termine ti elenco le mie mire:
*#Inseguire poesiole e prosette meno note di Foscolo o Manzoni presenti sia in nsPagina che in ns0 ma non accoppiate (Cfr. [[Indice:Foscolo - Poesie,1856.djvu|qui]] con la pagina dell'autore)
*#Ritornare su Romagnoli (Aristofane oppure completare la collezione cercando i volumi mancanti);
*#Prendere il coraggio a due mani e accoppiare i Fioretti di San Francesco con l'edizione che contiene la Vita di Frate Ginepro:
*#Ristrutturare in ns0 il ''Tesoro'' di Brunetto latini attualmente in stato pietoso a metà tra struttura di libri "cartacei" e "logici";
**rileggere tante opere che lo meritano e chiudere tanti cantieri lasciati aperti (qui l'elenco è veramente enorme)
**nota che finora ho toccato perlopiù il tasto "ns0"... se penso al lavoro che attende in nsOpera o alla semplice "scoperta di nuovi testi interessanti da trascrivere" (come ad esempio le migliaia di pagine della Gazzetta musicale Ricordi, le centinaia di poesie di Chiabrera e Testi) qui mi fermo.
*''A latere'' ho scoperto un mesetto fa che la [[Crestomazia Retoromontscha XII|Rätoromanische chrestomathie]] volume XII è del tutto disaccoppiata con [[Indice:Decurtins - Rätoromanische chrestomathie, XII.djvu|la fonte]] e sarebbero centinaia di pagine... ma dopo un tentativo [[Pagina:Decurtins - Rätoromanische chrestomathie, XII.djvu/214|pagina]] e [[Poesias (Cadieli)/1 |transclusione]] ho capito che era una impresa più grande di me...
Questo lo stato dell'arte del mio passatempo preferito. Lo tengo "tra me e te" anche se immagino che qualche altro utente non si tratterrà dallo sbirciare questo ''papello''. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:30, 24 gen 2023 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sto dando un'occhiata a [[Catechismo Maggiore]]. Dovrei caricare il djvu ex [https://books.google.it/books?id=ZpJqhlYxa8o Google books] oggi o domani.[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:17, 25 gen 2023 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Per non lavorare ''di band'', mi confermi che la fonte Google è quella giusta? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:32, 25 gen 2023 (CET)
::::La fonte sembra quella esatta; intravedo la possibilità di un adeguamento massivo della formattazione direttamente in ns0, almeno parziale, preliminare al M&S (aggiunta D - R; eliminazione numerazione delle domande/risposte; formato intestazione delle domande->paragrafo normale in corsivo). Il M & S sarebbe anche facilitato dell'aggiunta dei titoli nel testo spostandoli dal tl Intestazione (senza formattazione, il M&S si imbroglia con i tl Centrato e simili). La suddivisione delle pagine segue i "capi" e, anche se è abbastanza frammentata, penso che potrebbe restare quella che è. Tutto via bot, ovviamente. Approvi? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:12, 25 gen 2023 (CET)
:::::Certo che approvo! È tutto un lavorone in meno da intraprendere da zero: se ci sono aggiustamenti da fare saranno sicuramente meno numerosi di quanta formattazione andrebbe diversamente aggiunta a mano. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 12:52, 25 gen 2023 (CET)
::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Carico il djvu; nome file, autore (vigliaccamente: Pio X) ecc. tutti provvisori. Ti raccomando: se vuoi cambiare nome file, facciamolo subito, prima di caricare pagine. Nome provvisorio: : [[:File:Catechismo Maggiore, 1905.djvu]]. Lascio perdere tutti gli altri ''masochismi'', i sonetti romaneschi e il dizionario siciliano-italiano ne hanno una dose ottima ed abbondante. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:52, 25 gen 2023 (CET)
{{Rientro|::::::}}Rinomina effettuata. Ti prego, non lasciare gli altri masochismi: in particolare ''io'' resto ostacolato nella ricerca di titoli da disambiguare finché l'elenco di titoli multipli non sarà sfoltito di duemilaerotti doppioni di titoli dei sonetti romaneschi. ;-) '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 06:47, 27 gen 2023 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Appaiamento ''conservativo'' effettuato, non ti sto a dire il numero di problemi. Appaiamento ''conservativo'' significa che c'è una lunga lista di sonetto naked appaiati a sonetti proofread, ossia veri doppioni, e una lista, aimè lunga, ancora da sfoltire controllandoli uno a uno, di casi di mancato appaiamento . Il confronto viene eseguito anche per ''somiglianza'' del contenuto, via bot. Una strage di neuroni. Tu pensi che i naked già appaiati possano essere marcati con <nowiki>{{cancella subito}}</nowiki> e tanti saluti?
:L'alternativa: cancellare tutti i naked, siano o non siano appaiati, e tanti saluti. Ma esito a farlo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:30, 27 gen 2023 (CET)
::Come ho già scritto altrove io sono assai meno scrupoloso e procederei per eliminazione in blocco: gli unici scrupoli che mi sono sorti dalle discussioni fatte finora riguardano solo quei sonetti che mancano nella raccolta di Morandi e sono stati accorpati successivamente. Per il resto ''Cancella subito''. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:32, 27 gen 2023 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] OK, cerco di salvare i mancanti in Morandi, poi do una passata di bot. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:01, 27 gen 2023 (CET)
::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Non si sono appaiati 137 sonetti naked. Suppongo che Morandi si sia scandalizzato particolarmente per la gustosa corona "Le confidenze de le regazze" :-). Procedo con la marcatura dei sonetti naked duplicati. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:17, 27 gen 2023 (CET)
:::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Alla fine della marcatura saranno pronte per la cancellazione immediata oltre 2000 sottopagine ns0 SAL 75%. La cosa provocherà tacche visibili nelle statistiche... :-(
:::::Come "trattiamo" i sonetti naked non cancellati? Vanno spostati da [[Sonetti romaneschi|Sonetti romaneschi,]] ma dove li mettiamo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:07, 28 gen 2023 (CET)
::::::Caro Alex,
::::::mi spiace per la statistica, ma duemila nuove pagine ns0 SAL 75% le creeremo nel corso di quest'anno, dunque non me ne dolgo eccessivamente: pensa invece alla tacca di percentuale di testi proofread ''vs'' naked che questa operazione comporterà (a cui aggiungerò nel corso dei prossimi mesi sia le molte pagine ns0 di Bandello che quelle del Catechismo maggiore). Io i sonetti romaneschi superstiti li tratterei così:
::::::#Creo la raccolta ''[[Sonetti romaneschi (1998)]]'' con l'infotesto che trovi nella cronologia di [[Discussione:Sonetti romaneschi]] e ci elenco i sonetti supertiti
::::::#questi sonetti possono essere tanto sottopagine della raccolta, ma per coerenza con la raccolta proofread potremmo "liberarli" con il titolo dato dal Belli a ciascun sonetto e linkandoli alla nuova raccolta.
::::::#Infine, per scrupolo di coscienza, creo in una sottopagina utente un elenco di link rossi con tutti i sonetti cancellati: non si sa mai che in futuro si vogliano ripristinare e in tal modo avremmo una pagina per recuperarli tutti.
::::::Spero che si capisca quello che ho scritto. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 06:37, 28 gen 2023 (CET)
:::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] {{fatto}} punti 1 e 2, per ora spostati in sottopagine (ci saranno in giro link rossi). {{fatto}} punto 3, in [[Utente:Alex brollo/Sonetti romaneschi 1998, cancellati]] [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:50, 28 gen 2023 (CET)
== [[Centoventi sonetti in dialetto romanesco/Indice]] ==
Non so perché mi mette in rosso alcuni collegamenti peraltro presenti. Mistero collegamentoso. :-) [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:28, 9 feb 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Aggiornato il ModuloDati, il problema sembra scomparso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:44, 9 feb 2023 (CET)
::Ogni giorno ne scopro uno... Il "modulo" mi era sfuggito. Già che sei qui:
::ho fatto aggiornare il mio Mac, tutto funziona molto meglio, ma... uno sei programmi che usavo di più era Acrobat con cui lavoravo i fil .pdf. Ora non funge più. Hai qualche consiglio su dove posso trovare un programma che svolga le stesse funzioni (e che funzioni ovviamente sul Mac), altrimenti non posso neanche togliere la prima pagina ai file che voglio caricare su commons.
::Grazie per aver corretto l'indice. Ora posso portare il tutto a 75%. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:46, 9 feb 2023 (CET)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Per le cose semplici (tipo smontare e rimontare pagine), [https://pdfsam.org/it/download-pdfsam-basic/ pdfsam]], anche per Mac. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:55, 9 feb 2023 (CET)
:::::GRAZIE.
==SAL al 100==
Per favore Alex, quando hai tempo, mi controlleresti se ho portato bene a 100 il SAL di [[Indice:Fiabe_e_leggende_Emilio_Praga.djvu]]? Grazie mille. --[[User:Lagrande|Lagrande]] ([[User talk:Lagrande|disc.]]) 12:56, 16 feb 2023 (CET)
:@[[Utente:Lagrande|Lagrande]] C'era un banale lapsus che generava link rossi, per il resto mi pare perfetto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:16, 16 feb 2023 (CET)
== Problemino in sup ==
In [[Pagina:Guasti - Sigilli pratesi.djvu/42|questa pagina]], il sottotitolo presenta una lettera "sulla riga sopra" rispetto alle altre. Ho risolto con un <nowiki><sup></nowiki>, ma non mi convince del tutto: sai se c'è un modo di sistemarlo meglio? [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 17:34, 27 feb 2023 (CET)
: {{ping|Dr Zimbu}} Vedi se ti va bene. Vi sono caratteri unicode "piccoli sopra", ma in questo caso la v è giusto sopra lo spazio fra una lettera e l'altra. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:59, 27 feb 2023 (CET)
::Grazie mille per il trucco. L'ho rimesso in {{tl|sc}} (con qualche piccola modifica ai parametri) perché così mi sembra più vicino alla fonte--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 21:32, 27 feb 2023 (CET)
:::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Purtroppo non è una soluzione "robusta", ma il fatto che il posizionamento sia in em potrebbe dare un po' di garanzia che funzi abbastanza bene. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:04, 27 feb 2023 (CET)
::::Altro problema nello stesso testo: [[Pagina:Guasti - Sigilli pratesi.djvu/57|qui]] (nel sottotitolo in fondo) ho bisogno di mettere una tilde sopra due lettere. C'è un modo?--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:58, 1 mar 2023 (CET)
::::: @[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Il modo ci sarebbe, e sarebbe pure "robusto", c'è un carattere ricombinante unicode che si estende sopra due caratteri; unico problema, non tutti i font lo rendono bene, e in particolare con ce la fa Georgia, il font di default di itwikisource. Vedi https://www.compart.com/en/unicode/U+0360. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:55, 1 mar 2023 (CET)
:::::: @[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] C'è un'alternativa interessante: vedi template {{tl|LegaturaC}}, che ho modificato per accettare, come secondo parametro, un carattere alternativo a quello di default (a te interessa una tilde). Provo! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:55, 1 mar 2023 (CET)
:::::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Non è perfetto, ma ci si avvicina :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:02, 1 mar 2023 (CET)
::::::::Ottimo, grazie ancora!--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 11:04, 1 mar 2023 (CET)
== Vasari in inglese ==
Caro Alex, sto collaborando ad un [[fr:Wikisource:Projet_Lessico_Beni_culturali |progetto universitario]] che prevede il lavoro su diverse versioni linguistiche delle vite del Vasari. Abbiamo iniziato con 3 edizioni francesi e adesso vorrebbero iniziare con la [https://fr.wikisource.org/wiki/Wikisource:Projet_Lessico_Beni_culturali versione inglese]. Non conosco la comunità inglese nè le loro regole, tu saresti in grado di caricarla? Ciao Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:53, 10 mar 2023 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] E' un secolo che non lavoro su en.source, l'idea mi solletica. anche per esplorarne le novità. Dove trovo il testo? Il link mi porta al progetto, ma a una prima occhiata non ho trovato un link alla versione in inglese. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:43, 10 mar 2023 (CET)
::Scusami; [https://archive.org/details/livesofmostemi01vasa1850/page/n7/mode/2up questa] mi pare l'edizione migliore anche se gli manca il frontespizio; [https://archive.org/details/bub_gb_sHtKAAAAYAAJ/page/25/mode/2up questa] digitalizzata da Google ha il frontespizio, lo sfondo bianco, e molto segnata, ma i caratteri mi paiono più sfumati. Oppure [https://archive.org/details/livesmosteminen02richgoog/page/530/mode/2up questa] sempre digitalizzata da Google ma non segnata. Vedi tu, con la tua esperienza, quale è la migliore. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 07:01, 12 mar 2023 (CET)
::: @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Un confronto rapido fra le due scansioni mi sembra che indichi che si tratta di scansioni diverse della stessa edizione, la numerazione e il contenuto delle pagine corrispondono. L'OCR è molto buono in entrambe, come avviene in genere per i testi in inglese; di certo quella a colori è più gradevole. Se fossimo su itwikisource userei le scansioni a colori, aggiungendo il frontespizio da quella BN con sostituzione di pagine; ma dovendo lavorare in altro progetto, eviterei di pasticciare. Lasciami esaminare un po' più a fondo la qualità dell'OCR. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:35, 12 mar 2023 (CET)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Sono perplesso.... l'OCR della versione a colori è migliore, ma non manca solo il frontespizio, manca anche la prefazione e l'indice. Non me lo spiego.... ma temo che tocchi caricare la versione B/N. privilegiando la completezza. C'è però uno "sporco trucco" per caricare l'OCR migliore (derivante dal djvu a colori) su quello B/N, anzi: le strategie sono più d'una. Controllo se en.source ha attivo il Match and Split.... --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:21, 12 mar 2023 (CET)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Adesso, più che perplesso, sono estremamente confuso. Rovistando in IA, trovo scansioni multiple di edizioni multiple.... e vedo anche che l'opera è fatta in genere di 5 volumi + un volume di annotazioni. Molte serie sono complete (anzi, se non sbaglio quella che mi hai indicato è l'unica incompleta). E' stata fatta una scelta ''ponderata'' fra tutte le edizioni disponibili? criteri: completezza, qualità delle scansioni, qualità dell'OCR. Ma prima una domanda banale: l'intenzione è quella di caricare l'opera completa, 5+1 volumi, vero? Vedi es. questa, completa: {{IA|livesofmostemine01vasa}}, 1855; o questa successiva, ma apparentemente ottenuta per riproduzione anastatica, {{IA|livesofmostemi01vasa1892}}, 1899 (nella paguina successiva al frontespizio, [Reprinted from stereotype plates]. In questi casi sono preso dallo sconforto.... chiedo aiuto nella verifica e nella scelta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:34, 12 mar 2023 (CET)
@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Una tabella, incompleta, di alcune opzioni si IA:
{| class=wikitable
|1||{{IA|livesofmostemi01vasa1892}}||Foster||1900||Bell||Brigham Young University||1,2,3,5,6|| manca il vol. 4
|-
|2||{{IA|livesofmostemine19001vasa}}||Foster||1900||Bell||Brigham Young University||1,2,3,5,6|| manca il vol. 4
|-
|3||{{IA|livesofmostemi01vasa1850}}||Foster||1850||Bohn||Brigham Young University||1,3,4,5, || manca il vol. 2
|-
|4||{{IA|livesofmostemine01vasa}}||Foster||1855||Bohn||New York Public Library||1,2,3,4,5 || manca il vol. 6?
|-
|5||{{IA|b29350323_0001}}||Foster||1850||Bohn||Wellcome Library||1, 2,3,4,5,6|| completo
|-
|6||{{IA|ivesofseventyof02vasa_0}}||Foster||1912||Scribner||Getty||1,2,3,4 || edizione diversa dalle precedenti
|}
: Quindi sembrano interessanti la 5 e la 6, fermo restando che andrebbe controllata, su tutti i volumi della serie, la esatta sequenza delle pagine.
:[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:58, 13 mar 2023 (CET)
:grazie Alex, ho segnalato questo scambio alla docente proponente di questa attività; penso che risponderà qui a beve. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 13:48, 14 mar 2023 (CET)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Intanto passo alla "verifica sequenza pagine" '''dell'edizione 5'''; le immagini mi sembrano molto buone. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:09, 14 mar 2023 (CET)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] In lavorazione il volume 4... prima di controllare, a campione, che le pagine ci siano tutte, li trasforma in djvu. Attendo un parere sulla scelta dell'edizione n. 5. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:49, 18 mar 2023 (CET)
::::Ho risollecitato gli interessati a risponderti. Grazie di tutto quello che hai fatto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:42, 19 mar 2023 (CET)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Attendo, i 6 volumi djvu-ati sono a posto (analisi campionaria sulla sequenza pagine), se l'edizione va bene il prossimo problema è un buon titolo per i file, coerente con le raccomandazioni en.wikisource. Me le devo studiare bene. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:30, 19 mar 2023 (CET)
::::::Personalmente voto per la 5, essendo l'unica completa se non sbaglio. Grazie, Antonella Luporini [[Speciale:Contributi/2A02:B027:8010:CC6D:C41B:88B5:4D8C:540|2A02:B027:8010:CC6D:C41B:88B5:4D8C:540]] 14:15, 19 mar 2023 (CET)
:::::::Concordo. Dato che l'edizione 5 (Foster, 1850, Bohn, Wellcome Library) è la sola integrale, mi sembra chiaro che è questa edizione che dobbiamo scegliere. Ho controllato la qualità della scansione per ogni volume, e non vedo nessun problema, dal punto di vista tecnico, per quanto riguarda la conversione OCR (ci saranno errori da correggere, come sempre, ma non penso che ce ne siano più del solito). Ciao, Daniel Henkel [[Speciale:Contributi/2001:861:3D44:9D20:1375:CED0:8C6:2A3A|2001:861:3D44:9D20:1375:CED0:8C6:2A3A]] 14:34, 19 mar 2023 (CET)
::::::::Confermo anche io che va bene la 5. Grazie a tutti/e [[Speciale:Contributi/151.36.29.67|151.36.29.67]] 15:00, 19 mar 2023 (CET)
:::::::::Caro Alex a questo punto visto l'accordo di tutti, puoi partire a lavorare sulla 5. Io non conosco la versione inglese quindi posso per ora fare poco per caricare i volumi. Ti ringrazio [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:12, 19 mar 2023 (CET)
::::::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Bene, ho visto che il Bar di en.source non è poi così affollato, e ho provato a [[:en:Wikisource:Scriptorium#Some_banal_questions|chiedere lì]] un commento sulla mia prima proposta di nome-base per i files, e quindi per le pagine Index. Chiarito questo il caricamento sarà rapido. Naturalmente mi piacerebbe approfittare dell'occasione per esplorare le novità di en.wikisource, spero che non vi dispiacerà se provo a lavorarci un po' su.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:45, 19 mar 2023 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Billinghurst|Billinghurst]] mi ha risposto immediatamente nel bar di en.source, il nome dei files (e quindi degli indice) sarà <code>Vasari - Lives of the Most Excellent Painters, Sculptors, and Architects, volume 1.djvu</code> ecc. Si parte con il caricamento su Commons e con la creazione delle pagine Indice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:51, 20 mar 2023 (CET)
::::::::::::Grazie mille Alex; saremo felici se tu vorrai lavorare sul testo. Come pensi tu abbia visto il progetto ha lo scopo di individuare il variare del nome degli edifici e degli artisti nel tempo e in diverse lingue; la rilettura è solo una attività collaterale. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 10:26, 20 mar 2023 (CET)
:::::::::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Per ora ho caricato solo il volume 1, che poi userò come modello. [[:en:Index:Vasari - Lives of the Most Excellent Painters, Sculptors, and Architects, volume 1.djvu|Pagina indice]], [[:en:Lives of the Most Excellent Painters, Sculptors, and Architects|Pagina principale ns0]]. Ma... anche se ''collaterale'', la rilettura è ''prevista''? Spero di sì.... raccomando agli eventuali rilettori di registrarsi (meglio se con un'utenza globale, in modo che sia attiva su più progetti). La registrazione rende molto più facile la discussione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:00, 20 mar 2023 (CET)
== Immagini a SAL 0%? ==
Ciao, mi sono imbattuto in [[Indice:Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu|questo indice]] in cui il bot ha caricato le tavole a SAL 0%. C'è un motivo per cui non seguono il normale SAL 75/100%, considerando anche che sono incluse in una [[I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Tavole|pagina ns0]]? [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 11:26, 15 mar 2023 (CET)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Ho interpretato il SAL 0 come "pagina che non richiede rilettura", essendo senza testo. Ma... non ho verificato se il SAL 0% permette la transclusione... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:44, 15 mar 2023 (CET)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Sì, vengono transcluse. Tutto a posto. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:48, 15 mar 2023 (CET)
:::Pensavo che SAL 0% servisse per quelle pagine che fossero irrilevanti per il libro; in tutti gli altri indici che mi è capitato di vedere le tavole hanno il SAL normale. Del resto, la differenza tra "solo disegno" e "disegno + breve didascalia" non mi sembra così fondamentale da dover essere trattate diversamente...--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 21:21, 15 mar 2023 (CET)
::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Probabilmente, hai ragione. Se lo pensi opportuno, assegno un SAL 75% a tutte le tavole. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:35, 17 mar 2023 (CET)
:::::Non ho grandi certezze, ma mi sembrerebbe la cosa più sensata. Poi si fa veloce a portarle al 100%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 18:43, 17 mar 2023 (CET)
== Little help... ==
Ho un problemino:
dovrei inserire [[Discussioni indice:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf|qui]] un memo regex con dei ritorni a capo. Ma non so come si fa.
Qualcosa tipo:
{{ct|f=100%|Carlo}}
{{ct|f=100%|è incapace}}.
Come devo fare? (Ch'aggie e fa'?)
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:12, 17 mar 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Linkami, per favore, una pagina dove c'è il problema da risolvere. Se ho capito bene, io in genere risolvo il problema con un <nowiki><br></nowiki>; il parametro lh (line-height) risolve la distanza verticale fra le righe. .
{{ct|f=100%|lh=1.4|Carlo mi pone<br>un problema poco chiaro.}}
:[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:27, 17 mar 2023 (CET)
Mi spiego meglio:
la maggior parte delle ordinanze hanno come firma:
<code>
<nowiki>{{Ct|f=100%|t=1|''I Triumviri''}}</nowiki>
<nowiki>:{{Ct|f=90%|t=.5|{{Sc|{{Wl|Q187336|Giuseppe Mazzini}}}}}}</nowiki>
<nowiki>{{Ct|f=90%|t=.5|{{Sc|{{Wl|Q775698|Aurelio Saffi}}}}}}</nowiki>
<nowiki>{{Ct|f=90%|t=.5|v=1|{{Sc|{{Wl|Q1041849|Carlo Armellini}}}}}}</nowiki>
<nowiki>{{Rule|6em|000|h=2px}}</nowiki>
</code>
cfr. [[Pagina:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf/158]], una a caso.
Ora scrivere/correggere ogni volta tutta sta pappardella mi peggiora l'{{Wl|Q540850|orchite}} e vorrei evitare.
Al momento l'ho messo in una sandbox e faccio copia/incolla.
Pensavo di mettere che una sequenza impossibile (tipo qwe) venisse sostituita dalla firma in questione, ma non sono riuscito a crearla. Credevo che fosse possibile mettere il ritorno a capo con una sequenza del tipo "//pp//" o qualche altra stregoneria del genere. Ma essendo vecchio mi ricordo il {{Sc|Basic}} e un po' di Pascal. Invece le ''regex'' nei primi anni '80 del secolo scorso non c'erano.
<code>
:100 REM
:200 PRINT "Ciao, come va?"
:250 RI$ ="" REM corretta dimenticanza
:300 FOR I = 1 TO 4
:400 GET A$
:500 RI$ = RI$+A$
:600 NEXT I
:700 IF RI$ <> "Bene" THEN PRINT "Sti c..."
:800 END
</code>
Se ho capito potrei scrivere:
<nowiki>{{ct|f=95%|lh=1.4|''I Triumviri''<br>{{Sc|{{Wl|Q187336|Giuseppe Mazzini}}}}<br/>{{Sc|{{Wl|Q775698|Aurelio Saffi}}}} <br/>etc... }}</nowiki>
{{ct|f=95%|lh=1.4|''I Triumviri''<br>{{Sc|{{Wl|Q187336|Giuseppe Mazzini}}}}<br/>{{Sc|{{Wl|Q775698|Aurelio Saffi}}}} <br/>etc...}}
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:07, 17 mar 2023 (CET)
: Fatto, la parola chiave è ''kfirme''. Con il nostro Trova e sostiruisci, gli acapo vengono inseriti come \n, bisogna però che sia settata "Espressione regolare". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:20, 17 mar 2023 (CET)
::usata. uau. La prox la faccio io.
::Grazie diecimila
:::
::[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:26, 18 mar 2023 (CET)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Bene! Ripeto una raccomandazione, usa sempre Trova e sostituisci per testare e poi memorizzare nuove regex, modificare direttamente il testo "memoRegex" nella pagina Discussione indice è delicatissimo e fonte di frustrazioni. La sequenza consigliabile è: sperimentare con Trova e sostituisci con "Ricorda questa sostituzione" '''disattivato'''; quando tutto funzia, ripetere la sostituzione con "Ricorda questa sostituzione" '''attivato''', e cliccare il bottone "salva regex" in bottoniera. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:12, 19 mar 2023 (CET)
::::Sì, maestro.
:::::
::::[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:56, 19 mar 2023 (CET)
:::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Diffido un po' del pungente sarcasmo romanesco.... :-) sarebbe comunque stato peggio se "maestro" fosse stato maiuscolo. :-P [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:50, 19 mar 2023 (CET)
In realtà qui (e di là) lo sanno pochissimi, ma secondo le leggi italiane io sono Maestro (con M maiuscola)..., per l'esattezza {{Sc|Maestro di Sport}}. Un titolo inventato dal Coni a metà anni '60, di cui mi fregio. In ufficio le segretarie mi si rivolgevano chiamandomi appunto maestro. In tutto siamo stati meno di 250. Ho anche una ''maitrise'' accattata in Francia, all'univ. di Lione, Claude Bernard. Quindi bis-magister. Non era affatto ironia romana, ma sincero riconoscimento. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:00, 19 mar 2023 (CET)
== Consijo ==
Sto cominciando a lavorare ({{Sc|anche}}) er "Bollettino delle leggi" della benemerita Repubblica romana, il secondo stato ad abbolire le pena de morta e trai i primi a mette er suffraggio niversale. L'Italia l'ha messo (a metà) una 60insa di anni dopo.
A parte ste considerazione, che consijio vojo?
Ogni po' de paggine ce sta un mini-indice. Presempio [[Pagina:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf/34|quine]] e puro [[Pagina:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf/786|quine]].
Pensavo che nel "Sommario" dell'indice di metterci questi mini-indici. Er consijio è: Come li metto? <nowiki>[[.../Bollettino N. 1]] </nowiki> o qurcosartro der genere? Tu che dichi?
:p.s. Se hai difficoltà con il romano fammi sapere che posso tradurre in toscano
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:09, 21 mar 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] '''Sì''', se le varie sezioni andranno in pagine/sottopagine distinte. Se sono presenti nel Sommario. generano l'automatismo autoNs0, ossia la compilazione automatica di Intestazione e IncludiIntestazione (sempre che sia attivato il relativo gadget, e che venga usato, in Sommario, il template ̆{{tl|Indice sommario}}). Una volta che tutte le pagine/sottopagine ns0 sono state create, il Sommario può essere semplificato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:50, 21 mar 2023 (CET)
== Dimanna ==
Havvi tra li comandi del ciesseesse (css) uno che permetta ai noi di imitar lo magnifico bordato come possi veder in nello esempio originale di [[Pagina:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf/194|questa]] pagina. Là ove possi leggere "BOLLETTINO DELLE LEGGI".
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:45, 22 mar 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Non lo trovo. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:58, 22 mar 2023 (CET)
''Nillo faciet''. La buffizia è: ne lo programma, di pochissimo conto (e costo), che permettemi la scrittura, havvi la possibilitate di inserir testo bordato. ''Oh tempora, oh mores''. ''Sine religio sumus''. Grazie lo istesso. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:49, 22 mar 2023 (CET)
:p.s. oggi son seicentesco.
== {{tl|Outdent}} ==
Credo di essergli antipatico. Sulla pagina funziona benissimo ma nella transclusione non ne vuol sapere.
[[Pagina:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf/8]]
[[Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana/Indice delle materie della I parte]]
''de coeteris'' (= BTW, per voi anglofoni): negli indici ci dovrebbe essere il collegamento alle varie pagine ma non ricordo più come si fa.
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:32, 30 mar 2023 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Interessante. Mi pare sia un caso di un problema che è stato segnalato in bar tecnico. @[[Utente:Candalua|candalua]]: che ne dici? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:12, 30 mar 2023 (CEST)
== consigli di formattazione ==
Caro Alex, dopo aver visto il film su Tina Anselmi, ho caricato la [[Indice:Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2.pdf|sua relazione conclusiva sulla Commissione P2]]. Ti chiedo se dovrei metterci l'intestazione a tutte la pagine o posso evitarla. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:40, 5 mag 2023 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Finora l'abbiamo sempre messa. Ho visto che fr.source non lo fa, ma secondo me è un errore: forse un giorno nsPagina verrà valorizzato e sarà possibile produrre un pdf con la paginazione originale del libro-fonte, e allora sarà utilissima. Domanda: usi Alt+5 e Alt+7? Senza di loro (soprattutto Alt+7) ormai mi rifiuterei di editare.... se non li conosci ne parliamo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:27, 6 mag 2023 (CEST)
::Si uso sia F7 che F5. Metterò l'intestazione come ti indichi. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:25, 7 mag 2023 (CEST)
::Ho creato l'intestazione nella [[Pagina:Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2.pdf/7|pagina]], ma lo spazio tra le righe è troppo largo. Me la puoi aggiustare per favore? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:52, 7 mag 2023 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Vedi se ti va bene.. come bozza, però, devo lavorarci ancora. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:06, 8 mag 2023 (CEST)
== È sparito? ==
Ciao! Non trovo più il VIS (mi pare che si chiama(va) così quel coso per leggere comodo comodo). L'hai tolto? L'hanno tolto? Si è nascosto nel bush? A me fa(ceva) un comodo e anche due comodi. Suggerimento: perché non lo metti(amo) bene in vista vicino alle linguette - o almeno fra gli strumenti - che è cento volte meglio di "leggi"? @ salut --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 08:51, 13 mag 2023 (CEST)
:@[[Utente:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] Per causa ignota, VIS non parte più dalla pagina Indice, ho interpellato anche Candalua sul problema. Parte invece da nsPagina, e anche da ns0, con il link "Visualizzatore" in sidebar (menu verticale a sinistra). Il problema è recente e i miei tentativi di capirci qualcosa per ora sono stati vani. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:42, 13 mag 2023 (CEST)
::Ah, ecco! Beh Vabbè. Grazie --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 21:34, 13 mag 2023 (CEST)
:::Alex, [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]]: mi era sfuggito, ma adesso ho dato un'occhiata e l'ho sistemato! Ha ragione Silvio a volerlo mettere più visibile. Bisognerebbe anche sistemare l'"inizio" e la "fine": se sei nella prima pagina e schiacci indietro, vedi una pagina vuota, e stessa cosa con l'ultima. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:57, 15 mag 2023 (CEST)
::::{{ping|Candalua}} Benissimo, grazie! Trattasi di trabiccolo che ritengo essenziale, ma buttato là negli "strumenti" e nemmeno in evidenza mi dispiace non poco. Usare il grassetto? uhm! Io ormai mi limito a leggere e, di quando in quando, rileggere. Poca roba. Penso che l'utilizzatore brado, qual io sono, troverebbe molte cose utili in alto, se ce le possiamo mettere. Mah! Ciao & Grazie! [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:37, 16 mag 2023 (CEST)
::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Corro a cercare (e poi cercare di capire) la tua modifica... grazie! Quanto al difetto che hai segnalato, sarà dura. Se pesco chi ha scritto il codice, lo rimprovero severamente. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:53, 17 mag 2023 (CEST)
== Che palle sti romani! ==
Hai proprio ragione. Questi romani sono incapaci, presuntuosi, nullafacenti ma soprattutto pretendono, scassano e manco ringraziano.
Per non smentire la giusta affermazione eccoti un piccolo problema:
nella ''class ="carico1"'' (v. [[Indice:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf/styles.css| '''style.css''']]) il rompiscatole di turno non è stato capace a far sì che le celle avessero ognuno il suo bravo bordo (QED i.e. cvd).
Quale è il magnifico comando che mette i bordi a tutte lasciando il bordo nero intorno alla tabella di pagina [[Pagina:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf/429|'''396''']] e mantenendo il resto della formattazione? Ci sarebbe la ''class=wikitable'' ma lo scassa-palle non la vole usare. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:18, 15 mag 2023 (CEST)
:Scusate se mi intrometto. {{@|Carlomorino}} Se può esserti utile, prova a guardare [[Indice:Beltrami - Di un sistema di formole per lo studio delle linee e delle superficie ortogonali - 1872.pdf/styles.css|qui]]. Sono a disposizione per eventuali chiarimenti. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 13:24, 16 mag 2023 (CEST)
::{{ping|Paperoastro}} Scusato. Alex da parte sue è vaccinato; ha fatto anche la quarta dose. Tornando al ''topic'': l'esempio mi è stato utilissimo. Esattamente la dritta che cercavo. Peccato che su wbooks il libro sui css si sia fermato (almeno così sembra). --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:48, 16 mag 2023 (CEST)
== dove ho sbagliato? ==
caro Alex, ho creato [[Indice:La villa di Poggio Imperiale.djvu|questo indice]]. Ma c'è un errore che non capisco. Mi dai una mano? grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:43, 19 mag 2023 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Guardo guardo... e non vedo l'errore. Poi l'illuminazione: guardo la cronologia, e vedo che aveva sistemato @[[Utente:Candalua|Candalua]]. Semplicemente, in pagelist (che è molto permaloso), avevi scritto <code>251 to 254=.</code> invece di <code>251to254=.</code>. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:40, 19 mag 2023 (CEST)
::caro Alex, grazie, rusolvi sempre tutti i miei problemi. Un'altra cosa: ho provato ad usare EIS nella WS francese ma non si attiva; di nuovo, dove sbaglio?. Inoltre ogni tanto l'immagine mi si visualizza girata di 45°. Cosa posso fare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:18, 20 mag 2023 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Questa è dura: a me si apre, sia in editing di una pagina esistente, sia in creazione di una nuova pagina. Ti mando una mail. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:19, 20 mag 2023 (CEST)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] C'è una grossa novità, annunciata in Bar: potrebbe arrivare eis per tutti... e un eis rivisto da gente brava. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:33, 26 mag 2023 (CEST)
:::::Per tutti in tutte le versioni linguistiche? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:41, 27 mag 2023 (CEST)
== altro errore ==
Eccomi di nuovo ;-( in [[Pagina:Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2.pdf/179| questa pagina]] c'è un errore che non riesco a vedere e che tu certamente saprai risolvere ;-)) Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 08:44, 26 mag 2023 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Immagino che l'errore fosse il cognome DoNINI invece di DONINI :-) Scherzo...
:Veniamo a Gelli. Penso che il caso non sia compatibile con VoceIndice, in questi casi invece che impazzire è meglio ripiegare su una normalissima tabella. Un paio di note generali su VoceIndice: se ci sono due elementi pee ogni voce, il primo è meglio renderlo con il parametro titolo piuttosto che sezione. Il parametro sezione va usato nei casi in cui gli elementi sono tre. Fatto, diventa inutile il parametro aligns. Correggo la pagina e le successive. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:32, 26 mag 2023 (CEST)
::Grazie, non ci sarei mai arrivata !! Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:35, 26 mag 2023 (CEST)
== quale file caricare? ==
caro Alex, vorrei caricare [https://archive.org/details/cenni-biografici-e-ritratti-d-insigni-do/Cenni_biografici_e_ritratti_d_insigni_do/page/n9/mode/2up questo libro] ma non ha la versione Djvu. Quale altra versione file usare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:43, 27 mag 2023 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Io caricherei direttamente il pdf, ma prima è opportuno ritoccarlo. L'OCR. guardato rapidamente, mi pare molto buono. Suggeriscimi un buon nome per il file. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:42, 27 mag 2023 (CEST)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] [[Indice:Bonafede - Cenni biografici e ritratti d'insigni donne bolognesi.pdf]]. Il pagelist sarà un po' faticoso, le tavole sono fuori testo. Il pdf è stato leggermente modificato (potato delle due prime pagine, warning Google, e "croppato" con briss). Non sopno riuscito a identificare bene A. Nicoli, il disegnatore dei ritratti, peccato, se ci riesci aggiungi il campo "Illustratore" anche in Commons. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:40, 28 mag 2023 (CEST)
:::caro Alex, ho dei problemi con questo libro; non compaiono le immagini della pagina. Cosa posso fare? E non trovo in Commons il file. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:46, 28 mag 2023 (CEST)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Da un po' il caricamento di immagini di nuovi file è, alle volte, molto lento. Il file comunque lo trovi, su Commons, [[:c:File:Bonafede - Cenni biografici e ritratti d'insigni donne bolognesi.pdf]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:55, 28 mag 2023 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Provo a convertirlo in djvu, vediamo se va meglio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:00, 28 mag 2023 (CEST)
::::::grazie, attendo un tuo cenno per proseguire a lavorarci, ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:09, 28 mag 2023 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Adesso le pagine del pdf, con un po' di lentezza, si caricano. Prova! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:07, 28 mag 2023 (CEST)
== Io e il teatro... riproviamoci! ==
Caro Alex,
come sai con i testi teatrali non ho un grande feeling, ma ciò non esclude che periodicamente non provi a riavvicinarmi a loro. Stavolta mi sta solleticando l'idea del M&S di [[Don Giovanni]]. Fammi il seguente favore: ho provato a formattare approssimativamente [[Pagina:Da Ponte - Don Giovanni, 1867.djvu/3|la pagina 3]]: ho usato il template poem t un po' a casaccio, non ho elaborato le didascalie e le abbreviazioni dei personaggi sono automaticamente maiuscolette laddove nel testo cartaceo non lo sono. Ti andrebbe di rivedere quella pagina e impostare il foglio di stile dell'indice in modo da poter andare avanti senza troppo impazzire con la formattazione? Poi mi basterà vedere dove ho sbagliato per evitare ulteriori mal di testa.
P.S: se imparerò a usare il template farò tesoro dell'esperienza per una futura formattazione delle egloghe e favole boscherecce di Gabriello Chiabrera, autore che sto curando un pezzetto alla volta come avevo fatto per V. Monti. Intanto però il mio obiettivo a breve termine è il completamento del quarto libro del Lucrezio tradotto da Marchetti. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 21:56, 14 giu 2023 (CEST)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Purtroppo <code>Poem t</code> è stato creato quando c'era templatestyles, ma non ancora la pagina styles.css. Quindi, per fargli "sentire" un css diverso, tocca attribuirgli un parametro aggiuntivo c=[classe]; io ho scelto c=dg. La conversione da ''<nowiki>{{Poem t</nowiki>'' a ''<nowiki>{{Poem t|c=dg</nowiki>'' è automatizzata con memoRegex.
:A questo punto la pagina styles.css stabilisce il corsivo per il personaggio (eliminando il maiuscoletto) e stabilisce il padding sinistro dei versi in 6em (se vuoi puoi "stringerlo"). Ho eliminato due memoRegex che aggiungevano il corsivo sui personaggi: ormai sono inutili.
:Sono molto imbarazzato da alcuni aspetti della (curiosa) formattazione tipografica, probabilmente occorrerebbe verificare se ci sono "regole" nella formattazione delle indicazioni di scena e nei titoli e didascalie delle scene, per poi utilizzare il template Ct con parametro c (classe) e scrivere, sempre nella pagina styles.css, le regole css per tali classi, come ho fatto per le classi .atto, .scena e .scena1 in [[Indice:Goldoni - Opere complete, Venezia 1927, XXIV.djvu/styles.css]]. Se ti va ci pensiamo in un altro momento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:15, 14 giu 2023 (CEST)
:: PS: non ci sarebbe un'altra edizione con una formattazione un po' meno stravagante....? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:20, 14 giu 2023 (CEST)
:::Guardando meglio vedo che le indentature dei versi sono bizzarre. Proporrei di NON rappresentarle affatto. Volendo rappresentarle, tieni conto che gli spazi dopo il segno + sono ignorati, perchè si creano con una cifra che segue immediatamente il carattere + (cosa utile nei versi spezzati). Speravo di trovare una "regola", ma non c'è: alle volte, il primo verso di una battuta ha un'indentatura inversa, alle volte è allineato ai versi successivi. Ci vuole una standardizzazione e proporrei, se la loro soppressione completa non ti va: tutti i primi versi di una battuta, niente rientro (nè spazi nè cifre dopo il +); tutti i versi successivi della stessa battuta, rientro semplice; cifra dopo il + solo nei versi spezzati. Vuoi che ti faccia vedere cosa intendo su una pagina? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:34, 14 giu 2023 (CEST)
:::Partendo dal fondo:
:::Non ho cercato altre edizioni: ho visto questa che era stata accoppiata al testo naked e non mi sono fatto altre domande.
:::Hai visto la mia scelta di ridurre a colonna singola i testi posti su due colonne, più per risparmiare spazio cartaceo che per una ragione espressiva o funzionale.
:::Tolta questa bizzarria il testo diventa molto più regolare, e alla maniera di Goldoni ha sia didascalie separate e allineate a destra (come "Esce" o o "inline" (cioè scritte di fila alla battuta) ogni tanto abbiamo delle strofe con blocco centrato ma nient'altro di pazzesco.
:::Non ho fretta: torno a occuparmi di Lucrezio-Marchetti e prima di cinque-sei giorni non penso di finire. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 00:02, 15 giu 2023 (CEST)
::::Come non detto: formattare una pagina di questo tipo è un notevole sforzo e impiegherò tempo per finire. Meno male che manca solo un'altra ventina di pagine. Non sono sicuro di aver usato al meglio i template Poem_t e Ids. saresti così gentile da dare un'occhiata al primo atto che ho appena terminato? Prima di buttarmi su altre venti pagine vorrei essere corretto se non ho usato bene i template. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 22:45, 22 giu 2023 (CEST)
:::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Lo faccio senz'altro, ma... sono abbastanza lento e guardingo, nell'immergermi in una stampa con formattazione bizzarra. Alle volte, ci metto decine e decine di pagine e di tentativi primna di essere soddisfatto. Vediamo.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:16, 22 giu 2023 (CEST)
::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Come immaginavo... la formattazione delle indicazioni di scena è incostante, e Ids non le rende bene. Innanzitutto il font-size è normale e non ridotto; poi non tutte le indicazioni di scena sono allineate a destra, in vari casi c'è solo uno stacchetto di 3em circa fra battuta e indicazione. Volendo, si potrebbe sistemare, il sistema meno pericoloso sarebbe di aggiungere a Ids un parametro c (che richiama una classe css).
::::::A parte il fatto del font, vedo nel codice Ids ''un uso pleonastico del markup corsivo'': il corsivo è di default, generato dal template.
::::::Per Ids, guarda [[Pagina:Da Ponte - Don Giovanni, 1867.djvu/19|questa pagina]], la prima indicazione di scena: la classe c=ids3 determina l'allineamento a destra, il corsivo e il font normale. A parte il fastidio di aggiungere il parametro c, risolvibile via bot/via memoregex, ti andrebbe bene?
::::::Il codice di Poem t mi sembra corretto, anche se non rende esattamente le stranezze dell'originale. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:52, 23 giu 2023 (CEST)
:::::::Hai visto le due pagine a SAL 50%: ci sono casi di battute con parole o lettere sovrapposte. c'è un qualche attributo di stile che riesce a riprodurre quella follia? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 00:54, 23 giu 2023 (CEST)
::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] C'è il trucco ma non lo ricordo.... prova a porre la domanda in Bar. Invece, se ti va bene il risultato di c=ids3 per tl|Ids, confermamelo, che provo a fare una sostituzione massiccia e a predisporre un memoRegex che converta Ids|....|r in Ids|....|c=ids3 così non diventi matto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:39, 23 giu 2023 (CEST)
:::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Per le lettere/parole sovrapposte, una soluzione con math, vedi Pagina delle prove [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 23 giu 2023 (CEST)
::::::::::Fantastico: ho adottato la soluzione math e ora il primo atto è al 75%: per l'aggiustamento fine del tl Ids hai carta bianca su tutto. Da come scrivi deduco che non ho commesso errori particolarmente evidenti con i template: mi fa molto piacere. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 15:06, 23 giu 2023 (CEST)
:::::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Finisco la bella selvaggia e poi mi ci metto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:29, 26 giu 2023 (CEST)
::::::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] {{fatto}} [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:19, 26 giu 2023 (CEST)
== Template BEIC ==
Ciao Alex! Occorrerebbe, senza urgenza, aggiornare il [[Template:BEIC]] perché la versione attuale collega al vecchio sito (che è ancora attivo) ma andrebbe ora privilegiato il nuovo sito https://catalogue.beic.it/discovery/search?vid=39BEIC_INST:39BEIC_INST. Abbiamo già aggiornato il template corrispondente su Commons [https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=Template%3ABEIC&diff=737050092&oldid=322544786 aggiungendo un nuovo parametro collegato al nuovo sito] in maniera da usare quello d'ora in poi, ma il template di Wikisource è più semplice e finora è stato meno utilizzato, quindi volevo chiederti se può essere migliore una soluzione diversa. Gli identificativi del nuovo sito iniziano tutti con "IE". Segnalo anche a {{ping|Candalua}} che aveva fatto le utltime sistemazioni al template. Grazie. [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 09:19, 27 giu 2023 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Sono parecchio arrugginito, spero che ci pensi @[[Utente:Candalua|Candalua]], sarei più tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:57, 27 giu 2023 (CEST)
::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] no scusa, ma sul nuovo sito non si possono usare gli stessi identificativi? Mi sembra una follia! Per esempio io ho trovato un template BEIC sulla pagina [[Autore:Marcello Malpighi]], che adesso punta a https://gutenberg.beic.it/webclient/DeliveryManager?pid=3053086. Questo stesso testo l'ho ritrovato sul nuovo sito e mi pare essere questo: https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid=IE5749381. Dunque l'id è totalmente cambiato, da 3053086 a IE5749381. Eppure nel nuovo sito, nella sezione di destra trovo: Identifier: DIGITOOL3053086 che è l'id vecchio, a parte il prefisso. Dunque se questo identificativo è stato mantenuto, non c'è modo usarlo per atterrare sul nuovo sito, invece di dover "scoprire" l'id nuovo? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:13, 27 giu 2023 (CEST)
:::@[[User:Candalua|Can da Lua]]: purtroppo no, non si possono usare gli stessi identificativi, perché il nuovo sito ha id diversi, e ti confermo che l'id 3053086 del vecchio sito corrisponde a IE5749381 su quello nuovo, quindi credo che l'unica sia aggiungere, come fatto su Commons, un nuovo parametro che utilizzi l'url https://preserver.beic.it/delivery/DeliveryManagerServlet?dps_pid= ed eventualmente sostituire in seguito i vecchi id con quelli nuovi. Mi spiace per il disagio. --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 12:47, 27 giu 2023 (CEST)
::::[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]]: sono allibito che siano stati cambiati gli identificativi con tanta disinvoltura. Non si dovrebbe veramente MAI fare una cosa del genere. Già è grave aver cambiato il link del sito. Altro che favorire l'accesso alla cultura, sembra facciano apposta a renderlo più difficile. Vabbè, scusa lo sfogo. Ho cambiato il template in modo che accetti i nuovi id: l'uso rimane lo stesso cioè <nowiki>{{BEIC|id}}</nowiki>, ma se l'id comincia per IE si viene mandati al nuovo link. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:12, 27 giu 2023 (CEST)
:::::@[[User:Candalua|Can da Lua]]: Grande, hai risolto in maniera davvero geniale e semplice la cosa! Adesso capisco perché Alex Brollo abbia lasciato il colpo a te, questo è vero talento!! Un caro saluto e a presto.--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 16:20, 27 giu 2023 (CEST)
== Antico e nuovo Pascoli ==
Caro Alex,
ti scrivo perché da Google su mia richiesta hanno liberato un libro che è difficilissimo trovare: ''{{GB|NQAzAQAAIAAJ|Antico sempre nuovo}}'' di Giovanni Pascoli. Se me lo controllassi e caricassi su Commons almeno allestirei l'indice qui e comincerei a prenderne le misure. Ti ringrazio tanto! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 01:40, 8 ago 2023 (CEST)
: {{ping|OrbiliusMagister}} Volentieri, WIP :-) --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:13, 8 ago 2023 (CEST)
:: [[Indice:Pascoli - Antico sempre nuovo.djvu]] --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:19, 8 ago 2023 (CEST)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Ahia. La conversione pdf-djvu falla gli hypen delle parole spezzate a fine riga, il che è un gran fastidio. Cerco un rimedio (mal che vada, Abbyy FineReader). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:02, 8 ago 2023 (CEST)
::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Ripiegato su FineReader, potrei fare un "caricamento preformattato" (correzione di un po' di errori OCR ricorrenti). Ti va? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:29, 8 ago 2023 (CEST)
:::::Ma certo che sì ^__^ ! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:24, 8 ago 2023 (CEST)
== Emergenza ModuloDati ==
Caro Alex,
non capisco come mai, ma dalle colonne mi è scomparso il link alla creazione di ModuloDati sia in Vector2010 che in Vector Legacy!
Volevo mostrarlo a Bodhisattva! Mi dai un'occhiata al suo stato? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 03:44, 17 ago 2023 (CEST)
:Da alcuni giorni ho notato che ModuloDati non funzionava più (ma il link c'era). A dire il vero, ModuloDati ha alcuni grossi difetti, che non sono mai stato in grado di correggere; se la scomparsa del link significa che qualcuno bravo ci sta mettendo mano, la cosa non mi dispiace affatto. Accetterei anche la decisione di rimuoverlo totalmente, uno script che provoca errori non ha molto senso di sopravvivere, a meno che sia possibile la sua sistemazine. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:49, 17 ago 2023 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ne sai qualcosa? Tu saresti d'accordo di mandare in pensione lo script? Sbaglia in modo sistematico su tutte le pagine che comprendono sezioni transcluse in ns0 su sottopagine diverse. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:34, 17 ago 2023 (CEST)
:::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]], lo avevo disabilitato per sbaglio: era appiccicato in testa al gadget "strumenti per la rilettura", che ora scatta solo in edit, mentre il modulo dati deve scattare solo in view. Intanto l'ho ripristinato mettendolo in un gadget per conto suo, poi, Alex, vedi tu cosa vuoi farne. Il codice adesso è in [[MediaWiki:Gadget-ModuloDati.js]]. Se decidi che non lo ritieni più indispensabile, puoi togliere "default" da [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:Gadgets-definition&diff=prev&oldid=3215401 questa riga] e lasciarlo come gadget opzionale. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:37, 24 ago 2023 (CEST)
::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] e Alex brollo,
::::Per favore non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca! Il template PG si appoggia sul Modulo dati e una massa enorme di indici e relative opere transcluse si appoggia su {{Tl|Pg}} dunque a quel che so l'eliminazione del gadget influirebbe si di essi ed impedirebbe la creazione di altri collegamenti biunivoci tra nsPagina e ns0, giusto?
::::Non capisco: mi sto sbagliando e dunque si può eliminare il gadget così innocuamente? illuminatemi e scrollatemi di dosso l'inquietudine, per favore. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:53, 24 ago 2023 (CEST)
:::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] No, sono contentissimo che sia stato risolto il problema della sua "sparizione"; ma ha un enorme tallone d'Achille, proprio nella relazione fra nsPagina e ns0, che è il suo aspetto più innovativo. Presuppone che fra nsPagina e ns0 ci sia la famosa relazione univoca una pagina-una sottopagina ns0, il che non è vero: purtroppo una pagina può contenere frammenti (section) di diverse pagine ns0, in genere due, ma in certi casi di più. E' molto curioso che pochi o nessuno se ne sia accorto e abbia quindi vivacemente protestato; la spiegazione è una sola: nella pratica, viene usato poco, e se viene usato poco, è ''necessario''? Un po' come i riferimenti stampati nelle Polizzine di Leopardi, nella nostra edizione di riferimento. Molti sono trascritti male dalla stampa (aimè), ma molti sono sbagliati fin dalla stampa. Quanti lettori dell'opera stampata se ne sono accorti? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:10, 24 ago 2023 (CEST)
::::::PS: Non mi sognerei mai, comunque, di eliminare un gadget così pervasivo senza una lunga discussione nella comunità, e un accurato progetto per sistemare le cose diversamente.... ;-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:19, 24 ago 2023 (CEST)
::::::Ehm... vi racconto una amenità, ma in questo caso ha il suo senso:
:::::::Scrissi una tesi di laurea sul rapporto tra scansione metrica e sintassi nell'esametro omerico, all'epoca abbastanza innovativa.
:::::::Quando mi chiesero quale fosse la parte che ritenevo più importante risposi senza esitazione: la bibliografia! Apparentemente nessuno la leggerebbe, ma raccogliere, controllare e trascrivere in un solo luogo tutti i riferimenti importanti sull'argomento da me trattato avrebbe risparmiato tempo ad altri, avrebbe guidato le ricerche ad altri e nel mio caso era frutto di un vaglio molto puntiglioso.
:::::::Le polizzine sono trascurate da noi ''laymen'' di un argomento, ma chiunque abbia interesse al mondo leopardiano e faccia ricerca si passerà le polizzine e scoprirà gli errori per poi cercare di correggerli. Non sta a noi valutare l'importanza di un testo, sta a noi dare a chi voglia lavorare su di essi gli strumenti per farlo più comodamente. Tra l'altro questo è un gadget di impoertanza enorme che potrebbe seguire l'esempio di eis, dunque vorrei presentarlo ai nostri cugini saggi del subcontinente indiano.
::::::'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:21, 24 ago 2023 (CEST)
:::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sta il fatto che adesso il link a ModuloDati è ricomparso, ma non funziona. La console si lamenta del fatto che non trova alcune funzioni. Può essere che dipenda dal fatto che Strumenti per la rilettura scatti, adesso, solo in edit? Se è così, forse la soluzione più semplice sarebbe far scattare anche ModuloDati solo in edit. Altrimenti, con la necessaria pazienza, bisognerebbe fare in modo che trovi le funzioni necessarie anche in view. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:26, 24 ago 2023 (CEST)
::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: credo ci debba essere una dipendenza da [[MediaWiki:Gadget-Tools.js]] per la funzione parseSommario, giusto? a me andava, ma forse perché ho già altri gadget che caricano quel file. Prova adesso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:03, 24 ago 2023 (CEST)
:::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì! Purgate le varie ''cacche'', ModuloDati è ripartito. Grazie! Io non ero stato capace di sistemare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:30, 24 ago 2023 (CEST)
== Consiglio ==
sarebbe una consulenza, ma visto che le consulenze si pagano..., proferisco un consiglio.
In questa pagine ([[Pagina:Le monete di Venezia.pdf/58]]) e presumibilmente nelle pagine successive, una parte del testo è un corpo più piccolo. Io ho messo la prima soluzione che mi è venuta in mente (un font-size etc) all'interno di uno tag poem.
Diciamo che la cosa funziona, ma non mi convince troppo.
Una delle cose che non convincono è che se uno decide che .9 em è troppo grande deve andare a smazzarsi per un centinaio di pagine e quindi non lo farà mai.
È possibile creare un tmp che sia in '''Indice:Le monete di Venezia.pdf/styles.css''' o '''Indice:Le monete di Venezia.pdf/Discussione''' e che se uno gli rode mette un .85 a tutte le pagine a posto?
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:03, 18 set 2023 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Poem non va bene, in realtà quel testo, per renderlo bene, va visto come una ''tabella'', dotata di una classe (il che permette di fare quello che si vuole manipolando Indice:.../styles.css).
:Se scrivere il codice tabella (peraltro semplicissimo) ti infastidisce, possiamo incorporarlo in un template. Intanto provo a sistemare con codice tabella esplicito. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:31, 19 set 2023 (CEST)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Fatto, vedi se ti va bene. Per ora singola tabella di prova in [[Pagina:Le monete di Venezia.pdf/58|pag 58]] (Gabinetto numismatico... ecc). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:01, 19 set 2023 (CEST)
Optime. Gratias tibi ago --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:27, 19 set 2023 (CEST)
Anzi "quasi optime". C'è una stranezza: se non c'è una seconda colonna la prima è allineata male (capita - anzi "capitava) se la moneta non è presente nelle tavole). Risolto mettendo un || in più. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:23, 19 set 2023 (CEST)
== Indirizzi relativi in IncludiIntestazione ==
Ciao! C'è un modo per cui [[Trattato completo di agricoltura/Volume I/Botanica agricola/2|qui]] (e nelle altre pagine) nei campi Precedente e Successivo, non compaia il primo elemento della sottopaginazione ("Volume I") ma il secondo ("Botanica agricola")? Mi sembrerebbe più logico che il template pescasse quello... [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 17:59, 18 set 2023 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Come vedi dalla cronologia di {{tl|Intestazione}} del template si sta occupando da tempo @[[Utente:Candalua|Candalua]], a cui giro la tua osservazione. Io non ci metto più le mani per non fare disastri :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:04, 19 set 2023 (CEST)
::[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]]: vero, in effetti il template era pensato per 3 livelli (che già era stato difficile da fare), e non ha mai funzionato tanto bene per 4 livelli. Proverò a darci un'occhiata. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:03, 19 set 2023 (CEST)
:::[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]]: dovrei aver risolto! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:41, 19 set 2023 (CEST)
::::{{ping|Candalua}} Ottimo, grazie mille!--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:31, 20 set 2023 (CEST)
== Problema ==
Ciao Alex, ho un pasticcio in [[Indice:LadonnafiorentinaDel_Lungo.djvu|questo libro]] le cui pagine non sono incluse. Me le potresi sistemare tu? Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:14, 24 ott 2023 (CEST)
: {{ping|Giaccai}} Senz'altro spero di potere, ma di preciso il problema qual è? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:20, 24 ott 2023 (CEST)
::Manca del tutto la pagina nello spazio 0. E tutte le pagine non sono transcluse. Ciao e grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 24 ott 2023 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Sto dando un'occhiata al libro. Ho creato [[La donna fiorentina]], adesso si possono creare le sue sottopagine. Trovo molte scelte corrette, es. l'uso del template Nota separata per le annotazioni, la formattazione fine, i link; eliminerei la transclusione delle pagine delle Note, visto che Nota separata già le transclude all'interno del testo, quindi ho semplificato parecchio il campo Sommario della pagina Indice. Dimmi se c'è ancora qualcosa di problematico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 05:44, 25 ott 2023 (CEST)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Approfondendo la questione delle "foglie aldine", i piccoli ornamenti grafici presenti nella copertina e nel frontespizio, mi sono perso fra centinaia di categorie e di immagini di ornamenti grafici su Commons... una roba da perderci la testa :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:15, 25 ott 2023 (CEST)
:::::in effetti in Commons ci sarebbe moltissimo da categorizzare correttamente. Penso per esempio alle immagini fatte da famosi disegnatori di libri. Es. Carlo Chiosti per Pinocchio https://it.wikisource.org/wiki/Le_avventure_di_Pinocchio/Capitolo_4#/media/File:Le_avventure_di_Pinocchio-pag030.jpg [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:05, 25 ott 2023 (CEST)
::::Grazie. Le note credo le abbia gestite Luigi62, io devo ancora prenderci mano. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:11, 25 ott 2023 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Ler "note separate" sono una bella rogna. Ne abbiamo discusso recentemente in bar. Oltre a {{tl|Nota separata}} esistono ben due alterrnative, {{tl|Nsb}} e {{tl|Nsp}}, ognuna con pro e contro. Per fortuna tutte le alternative prevedono che il testo della nota separata venga lasciato là dove si trova, incluso in una section. Quindi, emulando il codice nelle pagine delle note già sistemate, puoi rimandare il richiamo nel testo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:00, 26 ott 2023 (CEST)
::::::Grazie. Si tratta di un lavoro certosino, ma mi impegno a farlo piano piano. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:20, 26 ott 2023 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Ho visto, il testo delle Note è molto impegnativo. Brava. coraggio e buon lavoro. Se trovi intoppi sai dove trovarmi :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:37, 26 ott 2023 (CEST)
::::::::Caro Alex, questo lavoro è veramente molto faticoso; non esiste alcun gadget per evitare di scrivere tutte le istruzioni a mano? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:04, 30 ott 2023 (CET)
== RigaIntestazione ==
Buongiorno Alex, è da un po' che non scrivo, sono stati anni travagliati e di discreta crescita su Wikisource. Ti scrivo in quanto aggiusta-problemi (tu, ovviamente): continuando come sempre la "mia" opera summa ([[Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. VI|Giro del Mondo]]) mi sono accorto che il tasto dell'autoRigaIntestazione non funziona più, nel senso che non esce nemmeno il default senza il testo che dovrebbe crearsi in automatico. C'è qualche soluzione a questo mio intoppo? Grazie! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]). 11:08, 26 ott 2023 (CEST)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Qual è il tuo ambiente di lavoro? Vector 2022 o il Vector vecchio? Usi il vecchio eis o il nuovo Modifica in sequenza? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:36, 26 ott 2023 (CEST)
::Mi hai posto due domande che da dummy informatico ho avuto difficoltà a capire: ho Vector legacy (2010) e non ho mai attivato il nuovo Modifica in sequenza (sono negato per le cose nuove), ho sempre proseguito come avevo cominciato, sostanzialmente. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]). 11:53, 26 ott 2023 (CEST)
:::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Vedo di emulare il tuo ambiente: niente eis, niente Modifica in sequenza, Vector 2010. Spero di capire il problema. Purtroppo la moltitudine di gadget rende le cose abbastanza fastidiose. Scusami dei tecnicismi :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:55, 26 ott 2023 (CEST)
Mi aggiungo:
:autoRI (quello della riga in basso) non si attiva, e lo stesso il bottone autoPT. Anche il bottone (in altro, tra i "Avanzate") è dormiente e non dà segni di vita.
::p.s. che roba è il "nuovo Modifica in sequenza"? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:58, 26 ott 2023 (CEST)
:::figurati, anzi ho imparato cose di WS di cui non avevo idea. @[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] è esattamente il mio problema, l'ho notato anche per autoPt, non funziona nemmeno negli strumenti incolonnati a destra. Grazie per l'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]). 13:47, 26 ott 2023 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Nuovo gadget centrale, ispirato a eis. Se non lo vedi quando entri in una pagina, non l'hai attivato. Provalo, ma al momento io continuo a usare eis (sotto vector 2010). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:13, 26 ott 2023 (CEST)
::Vabbè. Anzi: che palle! Ma il tastino che genera il {{tl|Wl}}? Chi l'ha mandato a dormire ? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:24, 26 ott 2023 (CEST)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] @[[Utente:Modafix|Modafix]] Non mi funziona più niente... altro che risolvere il vostro problema... ho segnalato la cosa a Candalua in bar tecnico, speriamo bene. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:04, 26 ott 2023 (CEST)
::::Ottimo. Così mi riposo. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:06, 26 ott 2023 (CEST)
:::::Grazie davvero! Mi do alla rilettura allora :D [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]). 13:47, 26 ott 2023 (CEST)
::::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] @[[Utente:Modafix|Modafix]] Il problema generale è (quasi) risolto. Riprovate e sappiatemi dire cosa ancora non funzia. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:47, 31 ott 2023 (CET)
:::::::Ahimè non danno segni di vita nè autoRI nè autoPt. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 13:58, 31 ott 2023 (CET)
::::::::Aspettiamo speranzosi. E poi le altre wiki hanno tanto bisogno di aiuto :-) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:28, 31 ott 2023 (CET)
:::::::Segnalo risoluzione del problema autoRI e autoPt (ma quanto sono belli sti strumenti?), e ringrazio umilmente. Ma poco fa ho notato che sono scomparsi gli strumenti per la rilettura nella colonna a sinistra, nè funzionano i comandi alt+n°. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:19, 2 nov 2023 (CET)
::::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Oibò! Verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 2 nov 2023 (CET)
:::::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Travestito da Alex brollo bis, a me la sidebar sembra regolare. Prova a ricaricare i gadget (immagino che a te sia stata caricata una versione non funzionante di un gadget, in corso di revisione). Per ricaricare i gadget aggiornati vai in Preferenze->Accessori, disabilita il primo gadget che trovi, salva, poi riabilitalo e salva di nuovo. Sappimi dire.
:::::::::Prova anche ad aprire il nostro Trova e sostituisci, e premi il pulsante "Trova successivo", dovrebbe essere visualizzato un messaggio che avvisa che il pulsante non è abilitato (è ancora in fase di test). [[User:Alex brollo bis|Alex brollo bis]] ([[User talk:Alex brollo bis|disc.]]) 10:31, 2 nov 2023 (CET)
::::::::::Fantastico! Ora tutto è tornato funzionante. Grazie per aver aggiustato l'internet! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:36, 2 nov 2023 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Grazie, ma.... sto solo aggiustando pasticci fatti personalmente :-(. Spero solo che @[[Utente:Candalua|Candalua]] abbia compassione... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:51, 2 nov 2023 (CET)
== RigaPunteggiata/doc ==
Non mi è chiaro cosa fare per evitare che metta punti per tutta la larghezza della pagina. Dal testo smbra che sia possibile farlo ma manca completamente la descrizione della sintassi. Mi sembra.
Può darsi che dipenda dal fatto che, come dice mia m., sia un po' "rinco".
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:44, 31 ott 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] la documentazione era laconica. Ho aggiunto un paio di esempi. Un parametro <code>l</code> seguito da una percentuale consente di determinare la lunghezza della riga, in percentuale rispetto allo spazio disponibile, ma alle volte non è quello che serve. Dammi il nome della pagina che contiene il busillo e vedo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:45, 31 ott 2023 (CET)
Niente di particolare. Solo che quella "l" sembrava uno "/". Una sola domanda "l= " solo percento o anche altre unità? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:31, 31 ott 2023 (CET)
: @[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Qualsiasi unità. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:45, 31 ott 2023 (CET)
== Problema formattazione ns0 ==
Ciao Alex, ti disturbo nuovamente per una questione di formattazione a cui non riesco a venire a capo, essendo tu uno stregone di WS. Ho pensato di aver regolarmente formattato [[Pagina:Barbaro, Camagna - Per Cannatà Girolamo, P. Lombardi, 1900.djvu/3|questa pagina in nsPagina]], ma il problema è che si scompagina tutto appena vado su ns0. Cosa sto sbagliando? [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 09:02, 16 nov 2023 (CET)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Messaggio ricevuto, appena posso guardo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:25, 16 nov 2023 (CET)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Il problema, che non ho capito, stava del blocco rotate. L'ho sostituito con un'oimmagine, con qualche trucco di posizionamento relativo. Vedi se ti va bene. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:06, 16 nov 2023 (CET)
:::Problema risolto con il tuo stratagemma, grazie! Sostanzialmente si sovrapponeva l'indice e il riquadro dell'edizione [[Per Cannatà Girolamo|in questa pagina]]. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:23, 16 nov 2023 (CET)
::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Sì, era come se le div si fossero ingarbugliate. Boh? Nota il parametro alt dentro il codice immagine: il testo presentato come immagine è esportato in eventuale esportazione di puro testo. Almeno lo spero....[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:36, 16 nov 2023 (CET)
:::::Sì, infatti mi aveva incuriosito e lo spero pure io, non sapevo come risolvere dal punto di vista teorico la decisione immagine vs testo, ma così comunque la resa grafica è sicuramente migliore. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:50, 16 nov 2023 (CET)
::::::Giuro che è l'ultima volta, ma mi è stato consigliato di chiederti per inserire [https://archive.org/details/bub_gb_sMUPlto-TzYC/page/n9/mode/2up questo testo]. Altrimenti posso caricarlo io su Commons e poi usare il pulsante "Trascrivi il testo", che [[Per Cannatà Girolamo|qui]] ho trovato particolarmente utile. Come meglio preferisci. Ovviamente un grazie in ogni caso. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 16:01, 17 nov 2023 (CET)
:::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Perchè l'ultima volta?
:::::::Faccio il solito giretto con i cani e poi mi ci metto. Preferisci il pdf o una conversione djvu? Se non prevedi un Match and split, ormai le due cose sono equivalenti. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:09, 17 nov 2023 (CET)
::::::::Va benissimo il djvu, o comunque come ti viene più comodo! Mi adatto facilmente e non mi cambia nulla. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 16:16, 17 nov 2023 (CET)
== Gibbon ==
Ciao, mi dispiace per aver abbandonato i capitoli successivi al 42 in uno stato pressoché illeggibile con le note inserite in mezzo al testo dove non dovrebbero stare. Fino al capitolo 42 avevo risistemato a mano poco alla volta inserendo le note dentro i ref e spostandole in corrispondenza del numeretto corrispondente. Poi però dieci anni fa ho abbandonato la wikificazione dei capitoli di Gibbon lasciando i capitoli dal 43 al 71 in quello stato. Purtroppo in questo periodo non ho neanche tempo libero e quindi non posso dare una mano per rimediare. Segnalo comunque l'esistenza delle pagine [[Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano/Saggio di confutazione de' due capi 15 e 16]], [[Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano/Riflessioni d'ignoto autore sopra i capitoli XVII, XVIII, XIX, XX, XI, XXII, XXIII, XXIV e XXV]], [[Storia della decadenza e rovina dell'Impero romano/Riflessioni d'ignoto autore sopra i capitoli XVI, XXVII e XXVIII]], su cui non è stato ancora effettuato match e split (le pagine risultano orfane).--[[User:Casmiki|Casmiki]] ([[User talk:Casmiki|disc.]]) 15:08, 22 nov 2023 (CET)
:@[[Utente:Casmiki|Casmiki]] Grazie! Per fortuna nel tempo ho accumulato attrezzi utili, e ho scovato il modo di recuperare e sistemare le note al loro posto. Ci sono intoppi, ma occasionali. tecnicamente, aiutandomi con python, smonto il file ePub e estraggo quello che mi serve. Purtroppo ho dovuto rullare il testo di parecchi capitoli, perdendo la formattazione aggiunta a mano; ma chissà, dopo finita la prima passata forse scoverò il modo da recuperarla dalle vecchie versioni. Appena il lavoro è concluso, ti avviso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:14, 22 nov 2023 (CET)
::@[[Utente:Casmiki|Casmiki]] ... e grazie per la segnalazione dei testi accessori! Mi erano completamente sfuggiti. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:20, 22 nov 2023 (CET)
:::@[[Utente:Casmiki|Casmiki]] Completato l'inserimento del testo, ''comprese le annotazioni''. Passo alla rilettura (abbastanza veloce: trascuro l'inserimento degli Ac e a maggior ragione dei Tc, mi sono abbastanza odiosi; mi concentro sulla corretta suddivisione del testo in pagine e su formattazione di corsivi e centrature; gli errori nella grafia sono rarissimi). Sono incerto sulla struttura generale: un testo monoblocco o una suddivisione in volumi indipendenti, uniti in una raccolta? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:19, 30 nov 2023 (CET)
Sì, per me va bene (la formattazione delle indicazioni dell'anno). Segnalo che nel capitolo 43 sono state inserite solo le prime 10 note.--[[User:Casmiki|Casmiki]] ([[User talk:Casmiki|disc.]]) 10:39, 6 dic 2023 (CET)
:@[[Utente:Casmiki|Casmiki]] Grazie della segnalazione! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:02, 6 dic 2023 (CET)
::@[[Utente:Casmiki|Casmiki]] Sistemato. L'algoritmo di inserimento note si era bloccato per ''un semplice punto esclamativo imprevisto''.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:53, 6 dic 2023 (CET)
== Inventione de Nicolò Tartaglia ==
Ari-ciao!
Gironzolando fra vari testi mi sono imbattuto e ho preso a cuore (anche per la complessità stimolante) l'[[Inventione de Nicolò Tartaglia]], che ho visto lasciato a se stesso da qualche anno. Ho iniziato pertanto la trascrizione delle pagine rimanenti, ma leggendo quelle precedenti già trascritte ([[Pagina:Inventione de Nicolò Tartaglia.djvu/38|tipo questa]]) ho notato l'utilizzo del template Var, per una eventuale edizione diplomatica immagino, per quanto riguarda diverse abbreviazioni. Avendo notato il tuo lavoro sul Vasari, e letto della presenza di un inizio di edizione diplomatica di quel testo, mi stavo chiedendo se la trascrizione di Tartaglia andasse proseguita con i vari template Var o semplicemente sciogliendo le abbrevazioni.
P.S.: oltretutto mi sto rendendo conto che l'opera non si dovrebbe chiamare ''Invenzione di Nocolò Tartaglia'', ma ''Nova Scientia''. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 12:07, 29 nov 2023 (CET)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] La doppia trascrizione diplomatica/critica è una idea affascinante ma si è rivelata molto complessa (con il risultato di scoraggiare i trascrittori talora fino all'abbandono). Non la proseguirei. Preferirei, piuttosto, eseguire "edizioni wikisource" separate, lavorando su due indici indipendenti. Non è possibile, temo, ricavare due pagine Indice dallo stesso file djvu o pdf; ma niente impedirebbe di caricare due file distinti dalla stessa fonte, basta una differenza minima e irrilevante a fini di trascrizione.
:Quello che invece si può fare senza difficoltà è ''transcludere su pagine ns0 diverse le pagine provenienti dalla stessa pagina Indice''. Quindi, niente impedisce che tu lo faccia nel caso del testo che ti interessa, senza modificare la precedente versione ns0 organizzata sull'idea "var". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:55, 29 nov 2023 (CET)
::Non sono sicuro di aver capito, non credo di avere le conoscenze adatte: nell'ultima tua ipotesi, quali sarebbero le differenze fra le pagine ns0 finora create e quelle ns0 diverse? [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 14:20, 29 nov 2023 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Tu che ne dici? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:24, 29 nov 2023 (CET)
:::Cari @[[User:Modafix|Modafix]] e @[[User:Alex brollo|Alex brollo]],
:::Intanto chiarisco l'aspetto '''operativo''' per la rilettura:
:::Purtroppo ho potuto constatare che il template è stato usato molte volte a sproposito:
:::# Le legature come "cõmodo" o simili vanno sciolte in "commodo" e basta, non in <nowiki>{{Var|cõmodo|comodo}}</nowiki> con doppio errore. Chi lo ha usato ha preferito modernizzare anche dove non era necessario: eliminiamolo
:::#Ugual discorso per casi come <nowiki>{{Var|ouer|over}}</nowiki> dove la normalizzazione di "u" e "v" non richiedono questi template (altrimenti in poche pagine saturiamo di template le transclusioni in ns0). anche in questo caso si normalizzino all'uso moderno le "u" e le "v" e via.
:::#sugli <nowiki>{{Var|&|et}}</nowiki> altrettanto: si tratta di un retaggio della tachigrafia amanuense che sicuramente era letto e pronunciato come la nostra congiunzione attuale: anche in questo caso non vedo necessità di mantenerlo o di usare template di distinzione.
:::Spero di aver spiegato quanto già scritto in [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione]].
:::Ora spiego l'aspetto '''teorico''' sulla trascrizione come edizione Wikisource.
:::*Quando trascriviamo effettuiamo comunque qualche piccolo adattamento, come quelli qui elencati sopra: la nostra è dunque una riproduzione parzialmente ''infedele'';
:::c'è chi ha proposto una edizione totalmente diplomatica in cui mantenere anche quel poco che abbiamo deciso di normalizzare, mettendo in ogni singola pagina ''due'' trascrizioni, una diplomatica e una che segue le convenzioni di trascrizione.
:::Queste trascrizioni corrispondono a due section transcluse separatamente in modo da avere in ns0 due versioni della stessa pagina.
:::A me e a molti altri utenti l'idea di revisionare due trascrizioni di una medesima pagina non è mai piaciuta.
:::Alex proponeva di prendere un medesimo file Djvu e caricarlo due volte su commons con nomi infinitesimamente diversi, trascrivendo le pagine del primo con le convenzioni normali, quelle del secondo con la trascrizione diplomatica.
:::Di nuovo mi sembra una forzatura, e la lascio all'ardore di utenti più indefessi di me. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 15:54, 29 nov 2023 (CET)
::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Concordo con Edo. I grandi di frwikisource al proposito hanno una bella convenzione: dichiarano, fin dall'inizio, il loro stile di trascrizione (dalla trascrizione modernizzata, alla trascrizione diplomatica stretta), il che impone a tutti i contributori di procedere con lo stesso stile. Questo permette di adottare "convenzioni di trascrizione" diverse da caso a caso. Un esempio: in [[Orlando furioso (sec. la stampa 1532)]] la trascrizione dovrebbe essere diplomatica stretta, ignorando le convenzioni generali di trascrizione; il senso dell'edizione è proprio quella di riprodurre fedelmente un'antica edizione. Ma... anche i rilettori più indefessi alla fine si sono ''defessionati''. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:22, 29 nov 2023 (CET)
:::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Meglio fesso che indefesso, in questo caso: l'idea di operare su una doppia versione, tanto più diplomatica e con abbreviazioni sistematiche, mi fa impallidire, d'altronde Wikisource è un bel passatempo, e che rimanga bello. Prima di cimentarmi in questa opera, ho letto e riletto le convenzioni di trascrizione e avevo concluso che fosse meglio sciogliere le abbreviazioni per favorire una lettura più scorrevole del testo, quindi ho proceduto così. Proseguirò con questa opera come avevo iniziato ed eliminerò nelle pagine già trascritte i template Var (così che nella rilettura per SAL 100% non si creerà confusione nella correzione degli eventuali errori)! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 18:24, 29 nov 2023 (CET)
== Monete di Venezia ==
Qui ([[Pagina:Le monete di Venezia.pdf/431]]) ma anche nelle pagine immediatamente precedenti e in quelle successive c'è un continuo riferimento alla pagine del testo. Io ho risolto con <nowiki>{{Pt|[[../203|pag. 186]]|[[../Marino Falier#pagename283 |pag. 186]]}}</nowiki> e simili. Non è che esiste un qualche tmpl che automatizza il tutto. Per la prima parte ovviamente credo di possa fare un qualcosa.
Poi ho un'altra domanda sulla regex.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:38, 7 dic 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sì, c'è, è il famoso tl {{tl|Pg}}, che trasforma automaticamente il numero pagina (così com'è scritto) nel link alla pagina giusta in nsPagina, ma anche al link al capitolo giusto (aimè... non sempre...) nella transclusione ns0. Però per farlo funzionare bisogna che sia disponibile il Modulo Dati, e per costruire il Modulo Dati occorre che i campi pagelist e Sommario di Indice siano estremamente semplici, rigorosamente standard, senza alcun abbellimento.
:Questo è il motivo per cui, per poter attivare Pg, ho dovuto modificare profondamente la pagina Indice.
:Adesso Pg funziona: vedi un paio di esempi all'inizio di [[Pagina:Le monete di Venezia.pdf/431]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:25, 8 dic 2023 (CET)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] PS: senza Pg, affrontando certo paurosi indici analitici, sarei semplicemente defunto. Il problema degli errori è il seguente: se una pagina è suddivisa in section transcluse separatamente in diverse sottopagine ns0, non ho scovato il modo di far puntare sulla sottopagina giusta... il dato semplicemente ''non esiste'', e quindi non può essere indovinato dall'algoritmo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:37, 8 dic 2023 (CET)
Intanto <big>'''grazie'''</big>. Per casi particolari (ad esempio elenco monete e bibliografia) uso il sistema "tradizionale": metto l'ancora e punto a quella. La seconda domanda che è un po' complessa (per me) la faccio dopo. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:19, 8 dic 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Guarda che con Pg puoi puntare anche un'ancora, se c'è; basta aggiungerla al numero pagina. Dove ne trovo una per verificare/esemplificare? Mi scuso ancora per averti manomesso il pagelist e il sommario... ma adesso che il Modulo Dati è costruito, probabilmente si potrebbero riportare le cose com'erano. Due cose vanno accuratamente evitate: niente virgolette e niente spazi all'interno del nome delle pagine su pagelist, quindi non 444="Tab. X" ma 444=TabX, pazienza se è bruttino. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:54, 8 dic 2023 (CET)
::Ci ho provato a pag. [[Pagina:Le monete di Venezia.pdf/432|432]]. Controlla se ho capito. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:13, 8 dic 2023 (CET)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sì, proprio così. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:25, 8 dic 2023 (CET)
== problemi su en.wikisource ==
caro Alex, mi segnalano [https://en.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bot_requests#Index:Vasari_-_Lives_of_the_Most_Excellent_Painters,_Sculptors,_and_Architects,_volume_1.djvu questa cosa] che per me è arabo. Penso possa interessarti. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:47, 8 dic 2023 (CET)
Mi sono sbagliata; in realtà hanno cancellato tutti i link da Source a Wikidata, perchè pare non siano link ammessi.. Pensi che debba spiegare perchè lo abbiamo fatto? Ciao
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Mistero. Temo che sia un segno che utenti, anche autorevoli, del mondo wiki non abbiano digerito a fondo la rivoluzione wikidata e la bestialità (peccato originale del mondo wiki) di usare un campo variabile (il nome della pagina) come bersaglio di un link. Ho provato a inserirmi nella discussione, ma non sono ottimista. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:00, 8 dic 2023 (CET)
::Grazie; ho visto che sono restii e credo non ci sia niente da fare. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:07, 8 dic 2023 (CET)
:::E' una di quelle discussioni "filosofiche" che odio. Peggio per loro. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:55, 8 dic 2023 (CET)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] La risposta di Xover chiarisce un punto. Un problema è il link verso wikidata, un problema diverso il tipo di entità puntata dal link. E' ragionevole che i link di wikisource puntino su pagine di wikisource reali o almeno potenziali, e quindi siano limitati a pagine Autore o a pagine di testi (nel caso di itwikisource, anche su pagine Opera, ma penso che siamo gli unici ad averle escogitate). Se questa è la convenzione di un progetto, occorre rispettarla. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:10, 8 dic 2023 (CET)
:::::grazie; in effetti se questa è la loro policy non possiamo contraddirla. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:07, 9 dic 2023 (CET)
== Monete di Venezia 2 ==
(a volte ritornano, purtroppo....)
Pensavo di mettere nel memoRegex questa stringa:
<nowiki>"£(.+?)£":["(regex)","pag. {{Pg|$1}}","g"],</nowiki>
tre domande:
# funziona?
# c'è da qualche parte qui su WS una pagina in cui si spiega qualcosa sulla faccenda?
# se dovessi farne un'altra con magari dei ritorni a capo per creare una piccola tabella (esempio a seguire) come devo scrivere la regex?
{| align= center
|-
|aaa||casa
|-
|bbb||chiesa
|}
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:28, 9 dic 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] "Funziona?" Fra le cose "mie", c'è un nuovo strumento: un pulsante aggiuntivo "Trova successivo" infilato nel nostro Trova e sostituisci. Evidenzia, una dopo l'altra, tutte le stringhe catturate dalla regex. Un sistema formidabile per vedere se una regex funziona come previsto o no. Te la monto?
:Per quanto riguarda l'inserimento massivo dei tl|Pg nelle pagine, spesso avviene che i numeri pagina siano quasi ''gli unici numeri presenti nel testo''. Guardando con più cura, sono spessissimo ''gli unici numeri preceduti da uno spazio'': es. quelli in RigaIntestazione non lo sono. Una regex molto semplice, <code> (\d+)</code> pesca tutti questi numeri preceduti da uno spazio, e il codice sostituzione <code><nowiki> {{Pg|$1}}</nowiki></code> li sostituisce con il numero inserito in un template Pg. Il tuo caso è molto particolare, in genere negli indici analitici i numeri sono singoli alla fine della riga; in questo caso, con alcuni accorgimenti, l'intero template Vi, compreso il tl Pg, viene applicato in un colpo solo con una singola regex.
:Il caso della tabella è interessante. C'è un gadget, TableMaker, che costruisce una tabella a partire da un testo; basta che ogni riga sia su una riga di testo, e che i campi siano suddivisi da <code>||</code>. Una regex preliminare può inserire al loro posto i caratteri <code>||</code>, poi si selezionano le righe, si pigia il pulsante del gadget, fine: si produce una tabella grezza che poi si poò rifinire a mano. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:17, 25 dic 2023 (CET)
Monta.
Il problema "tabella" è molto semplice: il testo della tabelle è sempre quello. Ma si ripete frequentemente.
Ora faccio semplicemente copia-incolla e inserisco l'unica variante, che è un numero. Pensavo di mettere una sequenza tipo zxc (uno di seguito all'altro nella tastiera) che dia un
<nowiki>{| class=Brollo </nowiki>
|esperto wikisorcio||da Ljubiana
|-
etc.
Il mio problema di fondo è che non so cosa devo mettere al posto del ritorno a capo.
Più in generale non so come si costringe a mettere una spazio, un ritorno a capo etc. Credo che sia anche possibile indicare una cifra, tipo: ogni volta che trovi una sequenza del tipo Carlo x (ove x è una qualsivoglia cifra) sostituisci con il "bellissimo Marcello Mastroianni" ripetendo la cifra, ma se Carlo non è seguito da cifra passa oltre. Insomma un manuale di regex ''{{Wl|Q286568|ad usum delphini}}'' c'è? E se c'è, dove è?
Comunque oggi mi sono ingozzato di schifezze e mi duole l'addome. Così imparo.
Buon Natale.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:33, 25 dic 2023 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Per motivi misteriosi la mia risposta era rimasta in un limbo, e solo ieri sono riuscito a disincastrarla.
:Due domande preliminari sulle regex:
:# usi il nostro Trova e sostituisci?
:# se sì, vedi, fra i pulsanti, uno "Trova successivo"?
:Per manovrare le regex occorre superare un punto morto, oltre il quale le cose smettono di essere una fitta nebbia, e diventano un sentiero accidentato ma praticabile. Io ci ho messo un bel po', inciampo ancora spesso negli ostacoli, ma in qualche modo ce la faccio. Ci sono folle di tutorial, ma non servono a nulla se non si prova e si riprova. Per provare e riprovare non ho trovato strumenti migliori di [https://regex101.com/ questo sito], ma mi raccomando: seleziona il "Flavour" ECMAScript. fatto questo, potrai sperimantare qualsiasi cosa come se fossi in Trova e sostituisci, e c'è un'ottima probabilità che sia le regex, che le formule di sostituzione possano essere semplicemente copiaincollate dal sito a wikisource, e da wikisource al sito.
:In Trova e sostituisci, una volta attivata la sua opzione regex, il carattere a capo si scrive semplicemente come <code>\n</code> sia nella regex che nel campo sostituzione, e diventa un carattere come tutti gli altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:43, 26 dic 2023 (CET)
FUNZIONA!!! (\n) Mo' me studio er resto. Due-tre anni, tanto che arrivo a 80 tondi e imparo tutto. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:27, 26 dic 2023 (CET)
== Corano e template v ==
Il Corano che stai trascrivendo richiede di usare il template {{tl|v}}? Se sì, posso darti una mano ad inserirlo e ti consiglio di dare un'occhiata [[Utente:Sciking/TheEvangelizer.js|qui]]. [[User:Sciking|Sciking]] ([[User talk:Sciking|disc.]]) 23:30, 24 dic 2023 (CET)
:@[[Utente:Sciking|Sciking]] Non ci avevo pensato affatto. Il template v, così com'è, modificherebbe parecchio lo stile tipografico della pagina, che è semplicissimo. Inoltre in fondo al testo non esiste un indice analitico con link ai versetti, cosa che mi avrebbe senz'altro suggerito di farlo. Direi di rimandare la decisione a una fase più avanzata della trascrizione; sarà facile sistemare, vista la semplicità e l'uniformità del testo. Nel frattempo darò un'occhiata al tl v: forse può essere modificato in modo da ottenere un effetto tipografico diverso opera per opera, pur mantenendo lo stesso "motore".
:Potrei decodificare lo script js, ma... mi dai una mano? Precisamente, cosa fa? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:03, 25 dic 2023 (CET)
::@[[Utente:Sciking|Sciking]] Ho esaminato il codice del template V, è un template molto vecchio (pre-proofread), strano nei risultati, e molto rigido. Il Corano non ha un indice analitico che richiami i versetti, ma nelle note ha frequenti rimandi a capitolo-versetto, e quindi qualcosa è necessario per risolvere questi link; ma bisogna pensarci bene. distinguendo i vari problemi: 1. come inserire comodamente un'ancora all'inizio del versetto; 2. come visualizzare "elasticamente" il testo che fa da ancora (numero versetto + punto oppure l'intero testo del versetto); 3. con che codice creare il link che punta al versetto; 4. se deve funzionare solo in ns0 (facile) o anche in nsPagina (difficilotto).
::Bello sarebbe risolvere tutti questi problemi modificando direttamente il codice del template V, a patto che resti una compatibilità con i vecchi inserimenti. Il problema 1 ammette una soluzione elastica sfruttando le pagine styles.css di Indice: assegnando all'ancora una classe, poi in styles.css, opera per opera, si potrebbe sistemare la sua particolare visualizzazione.
::Sta il fatto che qualsiasi sia la soluzione, può essere tranquillamente rimandata: solo i versetti iniziano con qualcosa beccato dalla regex <code>\n\d+\. </code> quindi possono essere ripescati ed elaborati in vari modi, anche via bot. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:05, 26 dic 2023 (CET)
:::Ci sarebbe anche il template {{Tl|vb}} in caso. [[User:Sciking|Sciking]] ([[User talk:Sciking|disc.]]) 16:52, 26 dic 2023 (CET)
::::@[[Utente:Sciking|Sciking]] Ci sono delle grosse differenze; la più notevole è che crea ''un'ancora'', ma non ''un codice link''. Il nome, Vb, probabilmente è abbreviazione di "V per bibbia". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:42, 26 dic 2023 (CET)
== Nuova scoperta della ruota ==
Caro Alex,
dopo i sonetti dei poeti marinisti ho scoperto una nuova serie di testi "trascritti due volte" dalla stessa fonte: Leggi qui:
*Il 7 novembre 2006 [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussione:Sonetti_dei_mesi&diff=prev&oldid=63626 do una fonte ai tredici sonetti di Folgore da S. Gimignano] prendendola da Bibliotecaitaliana, che a sua volta si appoggia agli ''Scrittori d'Italia'' Laterza
*a maggio 2017 comincia l'avventura [[Wikisource:Scrittori d'Italia|Scrittori d'Italia]],
*il 18 giugno 2018 viene caricato [[Indice:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu]], cioè la fonte dei sonetti di Folgore da S. Gimignano indicata nel 2006...
*...ma questi sono transclusi in ns0 ''di nuovo'' con il titolo costituito dal primo verso, per tal motivo ''[[A la brigata nobile e cortese]]'' è a tutti gli effetti il clone proofread di ''[[Sonetti dei mesi/I]]''
Conseguenza:
#Che bello: possiamo eliminare una trentina di sonetti (forse anche di più controllando altri autori come [[Autore:Cenne da la Chitarra|Cenne da la Chitarra]])!
#C'è modo di scoprire tra i caricamenti derivati da BibliotecaItaliana altri eventuali casi di duplicazione inavvertita come questo?
Buon anno, caro amico: a Bari io e Salvatore ti abbiamo pensato parecchio. La prossima edizione di ItWikiCon potrebbe essere molto più vicino a dove stai... comincia a pensarci. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:06, 1 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Buon anno anche a te!
:Ci penso un po'. Il problema è simile a quello dell'appaiamento naked-proofread delle migliaia di sonetti di Belli. Ci penso un po'. Immagino che ci sia da lavorare un bel po' in Excel, a partire da due elenchi di tutti i sonetti di wikisource, naked e proofread. Quando sarò soddisfatto della completezza, cercherò di fare un altro passo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:21, 1 gen 2024 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Difficile! Ci sono legioni di sonetti non categorizzati come tali; oltre alla difficoltà di risolvere il problema delle "corone" e di altri raggruppamenti oltre alle selve di redirect. La prima idea sarebbe che forse sarebbe opportuna una "caccia al sonetto", completando la loro categorizzazione usando il campo "argomento" di Intestazione o il campo "arg" del tl Qualità nelle sottopagine. Mi imbatto poi in [[Canzoniere (Rerum vulgarium fragmenta)]] naked, con il suo corrispondente [[Le rime di M. Francesco Petrarca]] proofread ma abbandonato... finisco [[Corano]] e poi ci rifletto. Ma sono sgomento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:01, 2 gen 2024 (CET)
== Scusami ==
<del>C'è un problema su [[Modulo:Dati/Le monete di Venezia.pdf]]. </del>
<del>La Tavola XIII (che si dovrebbe trovare da qualche parte) manca all'appello</del>
Manca nel file. Il file "di riserva" è addirittura senza le tavole. Spero di riuscire a fare qualcosa. Dovrei trovare una copia originale del testo e fotografare la pagina mancante all'appello.
Ti aggiorno appena possibile.
Intanto scalda bene i muscoli.
Per il resto: sono ancora vivo e sono riuscito a sopravvivere ai festeggiamenti per la fine del 23 (che a roma poi è il foro al termine del tubo digerente)
Buon anno. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:52, 1 gen 2024 (CET)
{{Centrato|Dovrei averla trovata. Fa un po' schifo, ma c'è.}}
È su {{gb|PWU-AQAAMAAJ|questa}} versione, una decina di parine prima della fine. Fammi sapere che devo fare.
Scusami di nuovo.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:58, 1 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Auguri! Sono azzoppato, ho in prestito un pc altrui in cui non voglio installare niente. Abbi pazienza un paio di giorni. Appena recupero i miei attrezzi dovrebbe essere una cosa facile. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:12, 1 gen 2024 (CET)
::Grazie per la risposta. Non ci corre dietro nessuno. Fai con comodo. Mi spiace per la "gamba". Appena "ti togli l'ingessatura" fammi un fischio. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:16, 1 gen 2024 (CET)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ho un nuovo pc. Mi muovo in modo un po' incerto, ma dovrei essere riuscito a farcela. Se un giorno riuscirai a procurarti immagini MOLTO migliori delle tavole, non esitare a passarmele per sistemare il pdf o almeno per ricaricare i crop. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:38, 4 gen 2024 (CET)
::::Bene. Babbo Natale (che poi sarebbe s. Nicola di Bari) ha fatto il so dovere... [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:44, 5 gen 2024 (CET)
:::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Avendo un pc nuovo e vuoto, sfrutto l'occasione per verificare quali sono gli strumenti essenziali per lavorare in wikisource in "stile Alex". Per ora vedo che mi sono risultati indispensabili:
:::::# un ottimo editor di testo (Notepad++)
:::::# DjvuLibre per manipolare i file djvu
:::::# PDFSAM per manipolare i file PDF
:::::# OpenOffice Calc per manipolare file tipo Excel, complementare all'editor di testo
:::::# XnView per manipolare immagini
:::::NON risultano indispensabili:
:::::# pdf2djvu (c'è un servizio online eccellente)
:::::# python per far correre il bot o altro (c'è l'ambiente PAWS accessibile via browser)
:::::# ABBYY FineReader (i tool OCR di Mediawiki sono eccellenti)
:::::[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:12, 5 gen 2024 (CET)
Mi viene in mente una cosa: dovremmo avere una pagina WS del tipo "consigli per gli acquisti". Hai fatto un elenco di strumenti che ritieni validi: questo elenco dovrebbe essere lì dentro. Ovviamente nella sezione "Windows" (poi la stesse cose per "Linus" o "Mac" o "Android" etc.) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:52, 5 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Una volta l'idea mi sarebbe piaciuta... ma ormai mi rendo conto che lo "stile Alex" è troppo personale e probabilmente anche molto retrò. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:59, 5 gen 2024 (CET)
== La giusta prospettiva ==
Caro Alex,
scusa se rompo ma non lo farei se non fosse necessario. Permettimi di dissentire su una tua scelta che se trascurata creerebbe un precedente pericoloso che non approvo: '''non approvo l'uso di {{Tl|sezione note}} in nsPagina.'''
Il template sezione note è stato pensato per il ns0. È finito in nsPagina per sbaglio durante le manovre di M&S e con un piccolo tweak è stato reso invisibile in nsPagina, ma il suo scopo non è di comparire in nsPagina: significherebbe trasformare lo sbaglio in "nuova normalità": il progetto è già abbastanza complesso: non aggiungiamo un altro interrogativo dalla risposta non banale a chi vuole imparare a formattare.
Ecco, questo è il ''memento'' da non scordare: '''mettiamoci al servizio degli utenti apprendisti''': c'è un'esigenza di formattazione sulla pagina? purché l'utente novizio possa scrivere <nowiki>{{esigenza|effetto}}</nowiki> e risolvere il suo problema possiamo complicare ciò che si cela dietro quelle graffe finché ci pare, ma non ragioniamo da ''utenti che sanno'' per risolvere le nostre questioni personali supponendo che chi legge il codice recuperi tutto il retroscena storico non documentato...<br />
infine immagino con giusta preoccupazione il momento in cui chiunque provi a formattare in nsPagina con visual editor! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:44, 3 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] ''By example'', essendomi imbattuto in miriadi di Sezione note in nsPagina, avevo dato per scontato che fosse uno standard. Poco male per [[Corano]], sto sistemando le cose per una revisione pagina per pagina per l'aggiunta delle ancore sui numeri di versetti e relativi link (tutti contenuti nelle annotazioni); mi costa poca fatica spostare i Sezione note. Riguardo al template per le ancore, escluderei {{tl|V}}, che anzi sarebbe da categorizzare come Superato, mentre merita attenzione {{tl|Vb}}; ma lo riesamino.
:Per quanto riguarda Visual Editor (e anche Vector2022) lascio il compito ad altri; provo una profonda antipatia per entrambi, e lascio il campo libero. Nel momento in cui sarà indispensabile adeguarsi, lo farò, ma non prima. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:09, 3 gen 2024 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] L'idea di mettere Sezione note in nsPagina mi piaceva per il fatto che durante il lavoro in nsPagina si sa se serve o no (se ci sono, o no, note). In ns0 non si sa, lo si scopre solo con preview o dopo salvataggio pagina. In più, per questioni di automazione, mi attira l'idea che il codice di transclusione in ns0 sia minimalista, essenziale. Ma non farò fatica a rinunciare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:22, 5 gen 2024 (CET)
== Modulo:Dati/Le monete di Venezia.pdf ==
Serve ricetta:
[[Pagina:Le monete di Venezia.pdf/280]]: qui metto il solito {{tl|pg}} ma.... purtroppo sulla stessa pagina ci sono due documenti. Mentre se clicco dalla pagina va al posto giusto, se vado nel PAGENAME finale non capisce più nulla e va al posto sbagliato (lo fa perché gli sto antipatico).
Come dovrei correggere ?
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:14, 5 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Aimè, è un bug inevitabile. Si risolve solo rinunciando al tl|Pg e scrivendo il codice esplicito. Trovi parecchi esempi nell'Indice del Corano. Tieni conto che in caso di un Pg che punta su una pagina con più di un capitolo, il link è giusto per ''l'ultimo'', e sbagliato per ''tutti gli altri''. Si può utilizzare un template Pt, primo parametro il link completo vs. nsPagina, secondo parametro il link completo vs. ns0. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:22, 5 gen 2024 (CET)
:OK. Ricordo ancora come si fa. Pg è certo più comodo ma "si avimmo a cambia', cambiammo" (cit. di A. Siani)
::De coeteris:
:quando hai tempo dai una guardata qui: [[Speciale:PuntanoQui/Pagina:Le_monete_di_Venezia.pdf/468]]. È la favola che prima mancava, e ora c'è. Ma pg segnala errore.
::
:[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:35, 5 gen 2024 (CET)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Dimenticanza mia.... quando si modifica pagelist oppure le voci di Sommario bisogna cliccare "Modulo dati" per ricaricare l'ambaradan che poi viene usato da Pg. Basta un click, ma tocca darlo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:41, 5 gen 2024 (CET)
:clicco ? indove? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:12, 5 gen 2024 (CET)
Metti che io abbia il desiderio di creare il [[Modulo:Dati/Testamento di C. Morino.pdf]], che devo fare?
Non è spiegato in qualche recondita pagina? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:58, 15 gen 2024 (CET)
:Se ci sono queste condizioni:
:* c'è una pagina [[Indice:Testamento di C. Morino.pdf]];
:* se in questa pagina c'è un campo pagelist ben fatto (senza orpelli)
:* se nel campo Sommario c'è almeno un template {{tl|Indice sommario}} ben compilato
:allora si tratta solo di scovare il link ModuloDati ben menu laterale sinistro della pagina Indice se usi Vector 2010 o dove c'è in Vector22, e cliccarci sopra. No, non credo che ci sia una pagina di aiuto. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:53, 15 gen 2024 (CET)
::Forse non ho il vector giusto? La pagina indice c'è. Contiene sia la pagelist che il campo sommario. Vedo anche il bottoncino, ma... si limita ad andare a una page/dati da fare. Boh. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:05, 15 gen 2024 (CET)
:::!!!!! Contrordine: cercavo nel menù sbagliato. Fatto: [[Modulo:Dati/Ciceruacchio e Don Pirlone.djvu]]. !!! Wow. Grazissime. Nonostante l'età ci sono riuscito!!!! --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:13, 15 gen 2024 (CET)
== Piccola infrattura gonadica ==
il "pg|TavXVI" (di [[Modulo:Dati/Le monete di Venezia.pdf]]) va alla pagina errata (va a pag. 476 - errata) anziché a p. 474 - giusta). Non mi azzardo a toccare. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:03, 9 gen 2024 (CET)
== Non mandarmi a.... ==
[[Pagina:Le_monete_di_Venezia.pdf/333|Qui]] c'è un problema. Mettere [https://books.google.it/books?id=PWU-AQAAMAAJ&pg=PA316 questa] al posto dell'esistente richiede troppo lavoro?
Fammi sapere.
Solo insulti. Nessuna minaccia fisica, per favore
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:50, 11 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Fatto. Visto che c'ero ho usato il nuovo tool OCR, Google, lingua latino. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:54, 11 gen 2024 (CET)
== Transclusione in ns0 per Tp Colonna ==
Ciao,
ho un quesito: in [[Pagina:Spanò Bolani - Storia di Reggio Calabria, Vol. I, Fibreno, 1857.djvu/375|questa nsPagina]] il template Colonna mi dà un risultato di cui sono soddisfatto, nella [[Storia di Reggio di Calabria (Spanò Bolani)/Imprimatur|sua transclusione]] l'impostazione si sfasa. In cosa sbaglio? Grazie per l'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 09:53, 18 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Non è la situazione in cui è ragionevole usare il tl|Colonna. Meglio usare semplicemente il solito markup tabella: in fondo, se guardi il testo, non è altro che ''una tabella di una riga con due celle''. Provi tu a modificare il codice wiki o ti va un piccolo aiuto? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:35, 18 gen 2024 (CET)
::Ci posso provare pure io, poi se non riesce bene ti disturbo di nuovo. Grazie! Aggiornamento: ho modificato, secondo me la resa grafica è buona, tu che dici? [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 13:47, 18 gen 2024 (CET)
:::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Certo che va bene. Ho solo fatto un ritocchino per diminuire la spaziatura fra righe. Un'alternativa era mettere due blocchi di testo multiriga, ciascuno in una cella. Ma come hai fatto tu è ancora più semplice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:57, 18 gen 2024 (CET)
::::Non sapevo come ridurre la spaziatura, l'avevo lasciata così per imperizia. Ma me la rivendo sicuro! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 17:41, 18 gen 2024 (CET)
:::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Ti incoraggio a esplorare il tl Ct, che può operare anche su righe multiple (basta separarle con un <nowiki><br></nowiki>) e che ha un parametro opzionale lh che sta per line-height (default 1.5, ma prova valori fra 1 e 3). Io non vivrei senza Ct.... ;-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:50, 18 gen 2024 (CET)
== Giusto per sicurezza ==
non mi piace far danni.
Per aggiornare il modulo dati di un indice (ove ho fatto correzioni) devo fare clic su Modulo Dati nel menù sulla sinistra? Oppure faccio <del>un casino</del> danni irreparabili? [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 18:01, 22 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sì, fallo tranquillamente. Se compare il messaggio di conferma, tutto è OK. Se non compare, avvisami. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:31, 23 gen 2024 (CET)
:Non compare. SIGH! Intanto non si modificò per nulla. Non è giusto! Dovrebbe occuparsene il consiglio di sicurezza!!! --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:22, 23 gen 2024 (CET)
::(comunque è [[Indice:Infessura - Diario della città di Roma.djvu]])
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Il problema stava nel Sommario: per ora ''non tollera alcun template all'interno dei vari template Indice sommario''. Cancellati, quindi, i template Sc e i template Nowrap, immediatamente Modulo dati corre. Vedo se si risolve il problema che ti aveva indotto a applicare i Nowrap. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:34, 23 gen 2024 (CET)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ci sono riuscito :-) manipolando style.css, così sappiamo che agisce anche in nsIndice (non lo sapevo). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:50, 23 gen 2024 (CET)
Insomma prima si fa il modulo dati e poi (eventualmente) si abbellisce l'indice. Ma se ne può anche fare a meno. La cosa positiva è che si impara (almeno te) a conoscere meglio il tutto. Grazie. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 21:55, 23 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Forse sbaglio, ma considero la pagina Indice un semplice ''strumento funzionale'', rigorosa come un ''linguaggio di programmazione'' per garantire efficaci automatismi (alimenta ModuloDati, permette la creazione automatica di pagine principali e sottopagine ns0). Non è esportabile in alcun modo. Per gli abbellimenti, si può operare sulle pagine ns0, che sono il prodotto da esportazione.
:Certo, mi piacerebbe moltissimo poter esportare anche nsIndice e nsPagina, creando un pdf vicinissimo alla fonte; rispettando la paginazione originale, ma al momento non si può fare e la proposta di farlo non ha avuto, finora, seguito. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:28, 23 gen 2024 (CET)
::"Obbedisco" (cit.) :-) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 22:42, 23 gen 2024 (CET)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Citazione preoccupante.... ti sei fatto un'idea di cosa l'autore dell'espressione pensava fra sè e sè all'indirizzo del Re...? Penso cose irripetibili... ;-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:51, 23 gen 2024 (CET)
:L'autore? Non so cosa pensasse in quel momento. Ha talmente tante sfaccettature nei comportamenti. Gli seccava ma credo cha alla fine pensasse che l'unità del paese (compresa Roma) fosse più importante delle sue preferenze più o meno repubblicane. Qui da noi ci scherziamo con: "O Roma o Orte" (scalo ferroviario del Lazio molto importante). --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:00, 23 gen 2024 (CET)
== Due favori per tirare avanti ==
Caro Alex,
mi sto avvicinando alla fine del lavorone sulle poesie di Chiabrera... ho lasciato indietro per ultime le ''favole boscherecce'' perché i testi teatrali non mi sono mai andati giù in termini di formattazione: se mi indicassi un testo teatrale di recenissima trascrizione con styles.css personalizzati me lo studierei attentamente (ma quando si tratterà di passare a ''[[Adelchi (1922)]]'' ti chiederò comunque un aiuto).
Peraltro ho una richiesta più stringente: mi sono accorto che in [[Indice:Opere (Chiabrera).djvu]] che le immagini alle pagine [[Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/311|311]] e [[Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/312|312]] sono doppioni di [[Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/311|211]] e [[Pagina:Opere (Chiabrera).djvu/312|212]]... occorrerebbe sostituire i doppioni con le pagine mancanti ricavandole da altrove (ad esempio da [https://archive.org/details/bub_gb_XtkuFnFncx8C/page/n309/mode/2up qui]). Se potessi compiere questo aggiustamento mi permetteresti di affrontare l'ultimo tratto di trascrizione con serenità... '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 01:42, 28 gen 2024 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Pagine sballate sistemate (in BN, purtroppo, ma si ottiene un OCR che mi sembra buono). Per le favole boscherecce, ci penso appena torno a casa (cani e cavalli mi terranno impegnata la mattinata....) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:26, 28 gen 2024 (CET)
== Script Wikidata ==
Ciao Alex,
grazie del [[Wikisource:Bar/Archivio/2024.02#c-Alex brollo-20240125153700-OrbiliusMagister-20240121210700|link al tuo script]] su Wikidata! In effetti mi ha dato l'ispirazione per [[Utente:Nastoshka/Wikidata_Lookup.js|quest'altro]]. Niente di che, permette solo di avere un feedback veloce se ci sono item wikidata la cui ''label'' o link a wikipedia o a wikisource combaciano con il testo selezionato quando clicchi sul bottone. -- [[User:Nastoshka|Nastoshka]] ([[User talk:Nastoshka|disc.]]) 18:18, 2 feb 2024 (CET)
== Pagina obsoleta ==
Ciao! Immagino che [[Test|questa pagina di test]] non serva più: si può cancellare? C'è anche la discussione, ma non so se può servire o meno [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:42, 7 feb 2024 (CET)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Certo, fatto! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:27, 7 feb 2024 (CET)
== Pagine mancanti ==
Caro Alex,
ti rompo per segnalare che in [[Indice:Foscolo - Poesie,1856.djvu]], tra [[Pagina:Foscolo - Poesie,1856.djvu/13]] e [[Pagina:Foscolo - Poesie,1856.djvu/14]] mancano due pagine (lo noto dalla numerazione in intestazione). Se potessi innestarle prendendoe ad es. da {{IA|bub_gb_3weGhKKGn6UC}} potrei finire di trascrivere l'“avvertenza” all'intero volume.
Non c'è fretta e mi spiace disturbarti, ma sei l'unico qui intorno che riesce a compiere di simili magheggi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 07:00, 12 feb 2024 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Faccio volentieri una ricreazione da Gibbon (anche come antiruggine...).
Fatto il trapianto; modificato pagelist e sommario; in corso lo spostamento delle pagine esistenti. Manca la correzione dei tag pages in ns0 (a tutti i from e to va aggiunto 2; oppure, usare il tool di correzione automatica de solo tag pages). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:29, 12 feb 2024 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Vedo che c'è l'occasione di fare un M&S di [[Tieste]]... lo guardo meglio. Fra l'altro è uno dei casi di applicazione efficace di poem t adattato via styles.css... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:37, 12 feb 2024 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono abbastanza soddisfatto dal M&S d [[Tieste]], passo alla eliminazione delle sottopagine "Scena". Pensi che sia utile una illustrazione punto per punto dello stile di formattazione in Discussione Indice? Le cose rilevanti sono l'uso di styles.css sia nei tl|Ct che nel tl|Poem t. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:35, 12 feb 2024 (CET)
:::Documenta in Discussione indice: pensiamo a lungo termine. In generale mettiamoci nei panni di chi voglia agire sul wikitesto e si domandi certe scelte senza essere perfettamente dentro le ultime novità. Ad esempio a me tutto quel che serve per capire gli styles.css aiuta molto. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 17:59, 12 feb 2024 (CET)
::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] {{fatto}}. Fine ricreazione, purtroppo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:18, 12 feb 2024 (CET)
== cancellare libro ==
caro Alex, ho stupidamente caricato questo libro senza verificare se c'era già Indice:Luigi Barzini, La metà del mondo vista da una automobile.djvu. Lo puoi cancellate per favore? Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 12:27, 23 feb 2024 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Fatto. Ciao e buon lavoro! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:55, 23 feb 2024 (CET)
::Grazie mille, ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 07:32, 24 feb 2024 (CET)
==altro problema==
Approfitto ancora della tua disponibilità; non riesco a mettere le pagine di [[Indice:Matilde Serao Evviva la vita.pdf|questo libro]]; dove sbaglio? oppure dipende dal fatto che sia un pdf? Ciao Susanna
::contrordine. Pare sia andato a posto da solo. Ciao Susanna
: @[[Utente:Giaccai|Susanna Giaccai]]No, non è andato a posto da solo :-) . Il principale problema, di cui tu sei innocente :-), è che il pdf che hai usato è fallato, l'ho sostituito con un altro e adesso funziona. Ci sono alcuni equivoci di codice, sia in caricamento che nella compilazione della pagina Indice (spero di non scoraggiarti!):
# nel caricamento su Commons, megio usare il tl Book rispetto al to Information. Io uso un modello, suggerito da Ruthven, che trovi qui: [[:c:User:Alex brollo/Book]].
: il tag pagelist va riservato esclusivamente al ''numero'' di pagine, la suddivisione in capitoli va in Sommario. In ogni caso, pagelist non tollera spazi negli eventuali nomi delle pagine. Ti sistemo il pagelist e cerco di recuperare i dati sui capitoli. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:24, 24 feb 2024 (CET)
:Grazie di tutto. Non avevo visto in cronologia la tua presenza ;-). Sono diversi mesi che non lavoro in Source e mi sono dimenticata molte cose. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:20, 24 feb 2024 (CET)
==Ciceruacchio e Don Pirlone==
I problemi a volte ritornano, purtroppo (per te).
Mi sono accorto che i pgxxx che dovrebbero puntare ai singoli documenti puntano tutti a "Documenti". Credo che dovrei far creare un aggiornamento del modulo data. Ma ho il timore di fare una cassata alla ... Che faccio? Vado? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:55, 27 feb 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Vai. Se poi non ricevi il messaggio di conferma, avvisami: in genere c'è qualche sbavatura in pagelist o nel campo Sommario. La regola è: lanciare ModuloDati ogni volta che si modifica pagelist o il campo Sommario. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:59, 27 feb 2024 (CET)
::Ok. Se succede un casino è colpa tua :-)))) [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 21:14, 27 feb 2024 (CET)
:::::Tutto QUASI bene. Se ci sono più documenti che iniziano alla stessa pagina il va all'ultimo. Ad esempio nel [[Ciceruacchio_e_Don_Pirlone/Capitolo V#cite note-1]] il collegamento al doc. 2 va dal doc. 4 che è nella stessa pagina. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 22:03, 27 feb 2024 (CET)
::::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Esatto, è il "bug di Pg", l'hai descritto benissimo. Risolverlo non è ''difficile'': con i dati disponibili per lo script, è ''impossibile''. E' un bel po' che ci penso, la soluzione è di rinunciare a Pg nei casi errati, che sono tanto più numerosi quanto più piccole sono le sezioni ns0. Vedi [[Wikisource:Domande_tecniche#Template_Pg%3A_bug_da_risolvere]]. Se non sbaglio sei il primo utente che se n'è accorto: io lo conosco ''ab initio'', ma finora i miei tentativi di risoverlo sono sempre falliti, e finora ho lasciato perdere visto che nessuno brontolava :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:50, 28 feb 2024 (CET)
Ricordo vagamente di averne "parlato". Ricordo che va usato {{tl|pt}}. Già che ci siamo: metterei le conclusioni della nota anche nella doc del tmpl. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:16, 28 feb 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Vero, ma aspettavo qualche feedback tecnico prima di farlo. Da tempo ho ridimensionato radicalmente il mio profilo di "programmatore" :-( Non vorrei che quello che a me sembra ''impossibile'', non lo sia. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:58, 28 feb 2024 (CET)
Già che ci siamo:
vedi:
:[[Ciceruacchio e Don Pirlone/Documenti/LXXX]]
:vs
:[[Pagina:Ciceruacchio e Don Pirlone.djvu/524]]
Ora QUALE sia il problema lo so. In altro punto mi sono limitato a ripetere la nota. Volevo sapere se esiste invece un modo "elegante" per risolverlo. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:14, 1 mar 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Simpatico problema! Mai incontrato prima. Ci penserò. Transcludendo tutti i documenti in un paginone sparirebbe anche lui, insieme a quello su Pg... chissà che non sia una buona idea.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:46, 1 mar 2024 (CET)
Mi è capitato in precedenza e ho fatto una cosa "irregolare": ho messo nella pagina '''due''' note '''due'''. Con lo istesso contenuto. Per il momento salto i documenti che presentano il problema. Poi si vedrà. Credo che farò un elenco in "discussione" delle pagine con il problema in modo che magari tra 15 anni chi verà farà prima a trovarle. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:05, 1 mar 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Al momento mi pare una delle poche soluzioni possibili. Se a qualcuno non piacerà, e troverà di meglio.... niente in contrario che sistemi :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:14, 1 mar 2024 (CET)
::metto due note in pag. discussione e faccio come ho detto. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:21, 1 mar 2024 (CET)
Messe annotazioni. La nota dice:
<nowiki>''Dalle Buste della guardia civica degli anni 1847-1849'', esistenti nell’archivio Comunale di Roma. Busta 37.</nowiki>
Quasi quasi faccio il tmpl '''<nowiki>{{Ciceruacchio e Don Pirlone|1}}</nowiki>'''.
Certo se esistesse un tmpl per inserire testo ripetuto specifico per ogni opera..
Qualcosa del tipo '''<nowiki>{{Alex|n}}</nowiki>''' (ove n è un numero) che richiama l'ennesimo (1°, 2°, 3°) tmp associato all'opera verrebbe stra-imitato da tutto il mondo. Se. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:09, 1 mar 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] E cosa sono le section, se non templates incastrati nel testo? Però c'è una regola, spero di non sbagliarmi: non si può transcludere un pezzo di testo nella stessa pagina. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:03, 1 mar 2024 (CET)
== Epistolario leopardiano ==
<section begin="EpLeo" />Carissimo, scusami per questo improvvido msg, ma non saprei chi coinvolgere nell'impostazione di progetti di più ampio respiro: tu vanti eccellenti criteri organizzativi quando si tratta di ''monumenti''! Ho finito la preparazione dell'Epistolario di Leopardi (edizione critica - quindi libera dopo 20 anni - ''Epistolario di G.L. a cura di Brioschi - Landi, ed. Boringhieri, Torino 1998'') da una copia nella mia biblioteca di zona, privandola tra l'altro, come già fatto per Gramsci delle parti ancora non libere da copyright (introduzione note indici). Si tratta dell'ultimo studio sulle lettere e anche quello filologicamente più ''accurato'', motivo per cui avevo rinunciato a caricare Moroncini (che si potrebbe comunque recuperare, insieme all'edizione Flora, in un momento successivo) e a preferire questa come l'edizione di '''riferimento'''. Se mi fai un cenno, inizio a preparare la pagina Opera e nella discussione a inserire tutte le info necessarie a costruire il ''nostro'' indice. Via WT posso girarti i djvu, in questo modo potrai renderti conto del criterio organizzativo dell'edizione, che è principalmente ''cronologico'' (con poche eccezioni quando non si hanno dati sufficienti sulle date precise) e per numerazione ''progressiva'' delle lettere. L'idea di fondo è organizzarci come fatto per lo zibaldone e rendere quei numeri, che individuano ogni singola lettera, dei link. La progressione numerica riporta sia le lettere di Leopardi, sia quelle dei suoi ''corrispondenti'', creando un continuum, un dialogo, spesso tra personaggi straordinari. Se abbiamo per ogni lettera una pagina Ns0, la citazione è più semplice, come anche la costruzione delle singole pagine autori dei corrispondenti, però mi piacerebbe mantenere allo stesso tempo in NsPagina gli interlink per gli eventuali indici che ''richiameranno quei numeri'' (tipo tabelle) e potranno essere transclusi ovunque. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 11:44, 9 mar 2024 (CET)
:@[[Utente:Xavier121|Xavier121]] Volentieri approfitto di ogni scusa per una pausa da Gibbon. Passami pure i djvu che comincio a esaminarli. Però confermami l'invio anche con un messaggio qui: mi sono accorto che guardo le mail sempre meno.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:59, 9 mar 2024 (CET)
::<nowiki>Fatto... Inviato testo completo per meglio inquadrare la struttura e le possibilità di applicazione su nostra piattaforma, su Commons sto già caricando quelle rimodellate ecc. </nowiki> '''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 13:09, 9 mar 2024 (CET)
:::@[[Utente:Xavier121|Xavier121]] Cosa significa "testo completo"? Attendo comunque la comparsa dei due djvu su Commons e la creazione delle due pagine Indice. Appena trovo l'energia per riesumare alcuni script, estrarrò il testo dei due djvu per tentare un "caricamento preformattato" sia in nsPagina che in ns0. Quanto alla struttura, mi attira l'idea di pagine ns0 "principali" per ogni lettera, il cui nome vari solo per il numero progressivo della lettera (tipo "Epistolario (Leopardi) - Lettera [numero]". Niente impedisce, poi, di creare pagine-raccolta per riunire le lettere con una o diverse "logiche". Vediamo!
:: Ho paura che il meccanismo Modulodati non regga all'enorme numero di lettere; immagino che ci vorrà una soluzione ad hoc, per memorizzare la relazione numero lettera-numero pagina. Per la transclusione immagino che sarà comodo usare section con il numero pagina come nome della section, e poi fare largo uso, in transclusione, della comoda sintassi ''onlysection''. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:33, 10 mar 2024 (CET)
:::@[[Utente:Xavier121|Xavier121]] Per "testo completo" intendi i djvu completi, con le scansioni di tutte le pagine? Mi pare che sarebbe tua intenzione eliminare pagine di copyright controverso; ho dei dubbi sul fatto che sia necessario; senti @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] anche su questo problema. Comunque, se alla fine sarà necessario eliminare pagine, invece di rimuoverle suggerirei di sostituirle con pagine bianche; in caso di ripensamento la sistemazione di una nuova trascrizione, completa anche dei testi eliminati, non comporterà variazioni dei codici di transclusione e del sistema di appaiamento pagina-lettera.
:::Per quanto riguarda la formattazione delle lettere, mi pare che sia molto semplice e molto omogenea: forse si riesce a "preformattare" quasi completamente. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:56, 10 mar 2024 (CET)
::::Sono d'accordo con Alex per le pagine bianche, magari con i numeri di pagina in intestazione: romperanno le scatole, saranno una specie di monito e magari potrebbero spingere a una riflessione. Quanto alla struttura suggerirei una standardizzazione per i titoli delle pagine ns0: come sono indicizzate nel sommario dell'edizione?
::::Approfitto del coinvolgimento per proporre a @[[Utente:Xavier121|Xavier121]] di considerare come raccordare in nsOpera '''le singole poesie''' dei ''Canti'' di Leopardi, presenti in molteplici edizioni anche sganciate dalla raccolta in giro per il progetto (pensa solo a [[Speciale:Cerca/"dell'ultimo orizzonte"|questo esempio]]) - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:24, 10 mar 2024 (CET)<section end="EpLeo" />
:::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Le lettere, nell'indice, sono indicizzate per numero della lettera.... una pacchia :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:41, 10 mar 2024 (CET)
:::::: Bene, intanto sistemo i file da caricare su commons con le pagine bianche. Per ''diverse logiche'' ci sarebbe quella importantissima '''per corrispondenti''', poi per ''anno'', per argomento ecc. Va da se che non ci corre nessun obbligo di rispettare le differenti dimensioni del testo ecc. --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 23:22, 10 mar 2024 (CET)
:::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]@[[Utente:Xavier121|Xavier121]] Sulle ''diverse logiche'' si apre anche un bel quiz per chi capisce a fondo wikidata, al momento non ho la minima idea di come siano stati implementati gli epistolari. Una bella avventura! Intravedo comunque una parentela con Zibaldone, che potrebbe essere considerato, con un po' di fantasia, come un epistolario di Leopardi su vari temi, rivolto a se stesso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:23, 11 mar 2024 (CET)
:::::::: Files su Commons sistemati: '''File:Leopardi - Epistolario, Bollati Boringhieri, Torino 1998, I.djvu''' e '''File:Leopardi - Epistolario, Bollati Boringhieri, Torino 1998, II.djvu''', --'''[[Utente:Xavier121|<span style="color:orange;">X</span><span style="color:black;">avier</span>]][[Discussioni_utente:Xavier121|<span style="color:orange;">1</span><span style="color:black;">21</span>]]''' 22:37, 11 mar 2024 (CET)
:::::::::@[[Utente:Xavier121|Xavier121]] Bene, attacco. Ho il testo estratto e suddiviso in pagine. Creo la prima pagina Indice (bozza non rifinita) giusto per verificare i meccanismi di caricamento in nsPagina, e per avere la pagina Discussioni indice in cui documentare il lavoro in corso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:12, 12 mar 2024 (CET)
::::::::::@[[Utente:Xavier121|Xavier121]]@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] La discussione continua in [[Discussioni indice:Leopardi - Epistolario, Bollati Boringhieri, Torino 1998, I.djvu|Discussioni indice , volume I]]. Per favore discutiamo le cose subito! Meno modifiche saranno necessarie dopo il caricamento del testo e meglio è. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:37, 12 mar 2024 (CET)
== Blocco a destra ==
Credo che dopo la tua modifica il blocco sta a sinistra invece che a destra. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 07:57, 14 mar 2024 (CET)
:@[[Utente:Luigi62|Luigi62]] Ahia. Grazie dell'avviso, ma per favore dammi il link alla pagina dove vedi l'errore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:20, 14 mar 2024 (CET)
::@[[Utente:Luigi62|Luigi62]] Vedi se ho sistemato.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:44, 14 mar 2024 (CET)
:::Perfetto. --[[User:Luigi62|Luigi62]] ([[User talk:Luigi62|disc.]]) 23:13, 14 mar 2024 (CET)
== Ruotare una lettera ==
Ciao. [[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1892.djvu/352|Qui]] avrei bisogno di avere alcune "S" ruotate di 90 gradi: non ho trovato template che lo facciano e i miei tentativi di usare il CSS sono andati a vuoto. C'è un modo semplice per farlo o lascio la pagina com'è ora? [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 14:51, 26 mar 2024 (CET)
: {{ping|Dr Zimbu}} In questi casi uso croptool e tanti saluti.... ho ritagliato una di queste S girate: [[:File:Rivista italiana di numismatica 1892 (page 352 crop).jpg]], che visualizza [[:File:Rivista italiana di numismatica 1892 (page 352 crop).jpg|18px]], ma forse andrebbe un po' rifinita. Per prova ne ho messe un paio nel punto 9 della pagina. Vedi se ti possono andare bene. Hai già consultato il nostro numismatico {{ping|Carlomorino}}? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:04, 26 mar 2024 (CET)
::Non mi convinceva molto la soluzione croptool... però ho scovato il [[:fr:Modèle:Rotation|template francese]] e l'ho usato per scrivere uno span all'interno della pagina. Magari si potrebbe pensare ad importare il template? Tenere tutto quel codice in nsPagina non è il massimo dell'eleganza--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 18:18, 26 mar 2024 (CET)
:::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Bello! C'è già un template adatto: tl|Span. Basta aggiungergli una classe da mettere in styles.css. Ci provo (non immediatamente...). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:30, 26 mar 2024 (CET)
::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Sì, funzia. l codice si semplifica moltissimo e diventa '''<nowiki>{{span|S|rot90}}</nowiki>'''. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:36, 27 mar 2024 (CET)
:::::Perfetto! Grazie,--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 08:23, 27 mar 2024 (CET)
== pagine mancanti ==
Caro Alex questa |[[Pagina:Le confessioni di una figlia del Secolo (1906).djvu/43]] non ha il testo ed anche le successive; mi puoi dare una mano? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:57, 5 apr 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Volentieri ma... non capisco. A me il testo OCR viene visualizzato regolarmente. A te non viene visualizzato? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:29, 5 apr 2024 (CEST)
:Scusate l'intrusione. Per caso stai provando a meodificare con il nuovo EIS? se apro un link rosso il testo OCR lo vedo normalmente, ma se aziono il nuovo Modifica in Sequenza tale testo non compare. Ma in realtà questo è un falso problema perché se premi il pulsante "Trascrivi il testo" l'OCR è uguale o migliore dell'OCR preesistente. Ho indovinato? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 07:29, 6 apr 2024 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Spetta che provo.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:42, 6 apr 2024 (CEST)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Vero! Un altro grosso bug di Modifica in sequenza! Ce ne vorrà, perchè il nuovo tool pareggi il vecchio, rudimentale eis... ;-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:47, 6 apr 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Il mio consiglio: prova ad attivare il vecchio gadget eis e a disattivare il Modifica in sequenza, oppure segui il consiglio di Edo e prova entrambe le opzioni di Trascrivi il testo. Esplora anche le "Opzioni avanzate", utilissime se ci sono pezzi di testo in lingue diverse dall'italiano. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:53, 6 apr 2024 (CEST)
:::::Ho disattivato Modifica in sequenza ed ora va tutto bene. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 08:09, 8 apr 2024 (CEST)
==l'eis che fa cucù ==
ciao! l'altro giorno che passavo mi ci ero messo, me, a provare, ma non ci ho capito molto nella nuova faccia. Ho combinato un piccolo pasticcio per fortuna che Can da Lua ce l'ha sistemato. In particolare non trovavo l'eis (ma perché non lo scrivi in maiuscolo o in '''bold''' li nel cantone?. Mo' l'ho trovato a fianco di Modifica come al solito. Peròperòpperò. Se clicco sul eis lassù a destra non appare la riga di comando su a sinistra. L'ho trovata adesso che sono meno rinco. Perché appare quando muovo di uno "scatto" la rotellina del sorcio e se torni indietro scomparisce. Ciò non è fiera. Spero che sono solo io che ci ho 'sto problema. Invece la riga in sotto con le parentetiche graffe sta ben là. Se trovo qualche altra rogna te lo rogno di certo. Ma per ora stai tranquillo che ci ho da fare fuori di qui. Stamme ben [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 10:56, 12 apr 2024 (CEST)
:@[[Utente:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] Me n'ero accorto; dipende dallo stile del blocco class="vector-header-container", basato su flex che per me è molto misterioso, sta il fatto che è "opaco" e maschera quello che c'è sotto. Scrollando un po' verso l'alto la riga dei comandi eis ricompare. Io ci ho fatto l'abitudine. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:05, 12 apr 2024 (CEST)
:: Nono va bene mo' che lo so... Cià --[[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 17:00, 12 apr 2024 (CEST)
== Smaller block su più pagine ==
Ciao Alex, ho fatto vari tentativi per evitare che con "Smaller block" compaiano degli a capo tra una pagina e l'altra, da [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/368]] in poi, secondo le indicazioni in [[Template:Smaller block#Approfondimento]] (per far proseguire lo small su più pagine) ma non sembra funzionare, puoi darci un occhio? Grazie! [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 11:18, 15 apr 2024 (CEST)
:Come non detto, ho poi avuto un'illuminazione e ho risolto! --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 11:30, 15 apr 2024 (CEST)
::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Bene! A te sembra che la soluzione sia costata meno fatica di quando ho affrontati io la cosa! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:10, 15 apr 2024 (CEST)
:::Ecco una "domanda di scorta": in [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/376]] c'è un testo diviso in due colonne che continuano staccate nella pagina successiva, come faccio a collegare il testo delle due pagine in maniera rimanga leggibile nel namespace principale?--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 15:03, 15 apr 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Questo è un problema di cui non ho trovato una soluzione elegante. La soluzione inelegante è: creare un codice tabella nella prima pagina (i template Colonna - Altracolonna non vanno bene); cella per cella della prima tabella, completare il testo della cella con il testo della pagina successiva, incluso in includeonly o in un template Pt; nella pagina successiva, tutto ciò che non serve in noinclude. Un affronto al sano principio "If you are repeating yourself, you are going wrong", ma non ho trovato di meglio :-(. Se la spiegazione è poco comprensibile metto io il codice inelegante. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:16, 15 apr 2024 (CEST)
:::::Sì, ammetto che mi è poco comprensibile, io non capisco nulla di cose tecniche ma imparo solo per imitazione e tentativi :D --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 15:24, 15 apr 2024 (CEST)
::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Procedo :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:12, 15 apr 2024 (CEST)
:::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] {{fatto}} [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:23, 15 apr 2024 (CEST)
::::::::Ciao, grazie ancora per ieri e un'ultima richiesta: per caso riusciresti a dare una sistematina veloce anche alla tabella in fondo a [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/389]]? Le due pagine successive [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/390]] e [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti politici e ricordi, 1933 – BEIC 1844634.djvu/391]] sembrano già formattate da te, quelle dovrebbero essere ok, giusto? Ma se provo a incollare nella prima pagina un pezzo della tabella già presente nella seconda faccio molta fatica a capire dove mettere i numerini. Sono le ultime pagine del volume, così riusciamo a completarlo! --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 09:49, 16 apr 2024 (CEST)
:::::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Bel caso, un po' intricato. In ns0 dovrebbe risultare, a mio parere, una colonna unica continua, tipo quello che si ottiene (stavolta sì) con il tl Colonna e AltraColonna. Vediamo... ma prima va sistemata la prima pagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:14, 16 apr 2024 (CEST)
::::::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] {{fatto}} Non sono del tutto soddisfatto; ho rinunciato a convertire la tabella in un'unica colonna, e mi manca la riga verticale per dividere le due colonne; ma la transclusione è fedele e i tre pezzi della prima tabella sono fusi fra di loro in modo che l'incolonnamento sia comune. Per ora mi accontento.
::::::::::Suggerimento: in tabelle intricate di questo tipo lavoro impostando provvisoriamente, nella tabella, border=1... così le celle le vedo e le inevitabili correzioni sono facilitate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:17, 16 apr 2024 (CEST)
:::::::::::Sei troppo un grande, grazie davvero per l'aiuto e per le indicazioni!! --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 11:37, 16 apr 2024 (CEST)
::::::::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Eh... addirittura... grazie. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:43, 16 apr 2024 (CEST)
== nuovo pasticcio ==
Caro Alex, ci risono. Non riesco a sistemare questo indice [[Indice:Trattato di litografia.djvu]]. Mi aiuti per favore. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 21:54, 17 apr 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Volentieri! Capisco benissimo la tua desolazione :-) ma con Edo abbiamo concordato una regola: nel Sommario, che rappresenta la struttura del testo, non oltrepassare il terzo livello di dettaglio; e tenere i nomi delle pagine e sottopagine più semplici e brevi possibile. Chi vuole un maggiore dettaglio può consultare le pagine transcluse dell'indice originale (cosa che, in questo caso, sarà laboriosa.... ma che può essere differita). Procedo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:37, 18 apr 2024 (CEST)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Aimè, mancano due pagine, la 56 e 57 del trattato, che dovrebbero stare dopo la pagina 85 del file djvu. In questi casi inserisco due pagine bianche al posto delle originali, come semplice segnaposto; sarebbe bello trovarne le scansioni, forse con qualche contatto bibliotecario ce la fai. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:54, 18 apr 2024 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Lo trovo su Google, {{GB|_lQuHAAACAAJ}}, ma non visualizzabile... c'è chi dice che chiedendo a Google talora la visualizzazione completa può essere sbloccata. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:40, 18 apr 2024 (CEST)
::::Grazie Alex, ho fatto richiesta delle pagine all'Università di Torino, se mi rispondono ti mando le 2 pagine. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 10:46, 20 apr 2024 (CEST)
== Malìa ==
Ciao. Le voci delle singole scene ([[Malìa/Atto primo/Scena I]] eccetera) ti servono ancora o possono essere cancellate? [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 15:49, 18 apr 2024 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Possono essere cancellate. Mi ripromettevo di marcarle con il tl Cancella subito appena possibile. Se fai tu ti ringrazio.... e mi dedico a [[Orlando innamorato]], che è rimasto da anni abbandonato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:14, 18 apr 2024 (CEST)
::{{fatto}} cancellate le sottopagine delle scene--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 17:42, 18 apr 2024 (CEST)
== Bella scoperta ==
Caro Alex,
finito Pascoli, sbocconcello con calma le pagine in italiano dei Vangeli apocrifi (hanno una formattazione che non permette di lavorare velocemente in sequenza e non possono essere trascritte superficialmente). Nel frattempo ho scoperto che l'OCR di google funzione eccellentemente sui volumi di Poesie e prose di Luigi Carrer, in particolare le pagine di prosa volano alla media di una al minuto! Ho possibilità di completare un lavoro lasciato a metà. Nel frattempo mi congratulo per l'idea di completare Boiardo. Mi sono accorto di un altro lavoro che proofreaderebbe 150-170 pagine: guarda [[Indice:Lapidi storiche a Rovereto.djvu]]; guarda [[Pagina:Lapidi_storiche_a_Rovereto.djvu/15]] che deriva da [[Speciale:LinkPermanente/1189584|questa versione preesistente]]... '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 18:47, 19 apr 2024 (CEST)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Confermo, i tool OCR vanno che è una meraviglia, l'OCR incorporato nel djvu/pdf potrebbe essere considerato quasi inutile. La raccolta delle Lapidi di Rovereto la guardo ogni tanto; ma non ricordo bene perchè mi ha finora scoraggiato. La riguarderò. Grazie del feedback su Boiardo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:22, 20 apr 2024 (CEST)
== Fr.wikisource ==
caro Alex, una allieva si è registrata nella versione francese, ma compare come utente maschio
<nowiki>https://fr.wikisource.org/wiki/Utilisateur:MariaFrancescaVetrugno</nowiki>
è possibile correggere in qualche modo? grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:06, 22 apr 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Dille ad andare (dopo fatto login, naturalmente) in Spécial:Préférences-> Informations personnelles-> Préférences langagières: lì c'è possibilità di specificare ''il genere con il quale essere menzionati'' c on la prudente domanda ''Comment préférez-vous qu’on vous décrive ?'' :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:52, 22 apr 2024 (CEST)
== Laude da disambiguare ==
Caro Alex,
prima di effettuare spostamenti di massa dammi dieci minuti per effettuare le seguenti operazioni:
In effetti non c'è motivo che dia all'edizione Mancini precedenza sulle altre in ns0, dunque [[Laude]] rimanderà a [[Opera:Laude (Jacopone da Todi)]] e l'edizione Mancini sarà coerente con le altre diventando [[Laude (1974)]]. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:53, 28 apr 2024 (CEST)
:{{Fatto}}, ora puoi scatenare l'inferno! - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:11, 28 apr 2024 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Grazie della sistemazione. Però, aimè, facendo uno "split manuale" devo darti una brutta notizia: da un certo punto in poi, il testo delle laude 1974 non corrisponde affatto al testo ns0... Le differenze sono tali che conviene senz'altro usare il tool OCR. Tengo la cosa in stand-by, per selezionare le Laude in cui il M & S ha senso, e porto a SAL 25% le Laude ns0 in cui invece non ha senso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:29, 28 apr 2024 (CEST)
== errore nell'indice ==
Caro Alex, ho ancora bisogno del tuo aiuto per sistemare questo indice [[Indice:Cafaggioli_e_di_altre_fabbriche_di_ceramica_in_Toscana,_1902.djvu]], che mi da Errore: intervallo non valido. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:59, 6 mag 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Mai visto nulla del genere: su Commons è tutto regolare. Ho pasticciato giusto un po', modificando il link alla fonte su Commons e cancellando tutto dalla versione locale del file con la scheda "Modifica descrizione locale", e le cose si sono sistemate.... ma dubito che sia per merito mio :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:05, 6 mag 2024 (CEST)
::PS: Ho modificato leggermente il Sommario, correggendo un "ceraica" in "ceramica" e aggiungendo la riga iniziale che linka alla pagina principale e transclude il frontespizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:12, 6 mag 2024 (CEST)
== nuovo errore caricamento ==
Caro Alex anche questo [[Indice:Giovanni Botti, I boccali di Montelupo.djvu|testo]] non riesco a caricarlo. Mi dai una mano? Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:52, 18 mag 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] E' un bug, Candalua ha trovato come risolvere (in attesa che lo eliminino i "piani alti"):
:* andare sulla pagina File di Commons; eseguire "Purga";
:* tornare sulla pagina Indice di wikisource: eseguire "Purga".
:L'ho fatto e le cose si sono sistemate. Speriamo che risolvano presto perchè è una cosa molto fastidiosa. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:20, 18 mag 2024 (CEST)
::Grazie mille, buona domenica [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:21, 19 mag 2024 (CEST)
== Ma che corpo ha la duchessa di Leyra? ==
Caro Alex,
non sono maniaco: il titolo scherzoso serve solo a chiederti un parere su quante differenti dimensioni hanno i caratteri nei paragrafi dell'articolo di De Roberto.
Leggendo ad esempio [[Pagina:De Roberto - La Duchessa di Leyra (di Giovanni Verga), 1922.djvu/8|pagina 408]] sono sicuro che il primo e il secondo paragrafo hanno corpo diverso e infatti il primo paragrafo l'ho posto in ''smaller'', ma guardando bene mi sembra che il testo del capitolo, nella colonna di destra, abbia un corpo lievemente più grande rispetto alla colonna di sinistra... ho le traveggole? Tu cosa noti, anche confrontando con il testo di altre pagine? Queste differenze vanno risolte a suon di template o con un css personalizzato? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 18:18, 19 mag 2024 (CEST)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono nella fase di studio e prima sistemazione dell'OCR; quando avrò le idee più chiare, penso che userò il template block con classe sistemata in styles.css. C'è poi il problema delle fotografie (che sono quello che sono.... ma che temo che richiederanno un compromesso, non mi risulta possibile ottenere una resa fedele della posizione nemmeno con css "avanzato". Penso che le sposterò tutte a destra rispetto alla colonna (unica) di testo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:36, 20 mag 2024 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sistemerò i "corpi" con styles.css lasciando il corpo di Default al testo di Verga, e riducendo un po' il testo di De Roberto (classe corpo1), e un po' di più le citazioni all'interno del testo di De Roberto (classe corpo2). Tl|smaller non va bene, perchè non adatta l'interlinea e il risultato a me pare sgradevole. Vediamo come viene... usare styles.css, naturalmente, ha il vantaggio di poter modificare tutto in un colpo solo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:55, 20 mag 2024 (CEST)
== Altro problema ==
Caro Alex, uno studente sta rileggendo Le rime di Guittone d'Arezzo; in [[Pagina:Guittone d'Arezzo – Rime, 1940 – BEIC 1851078.djvu/293 |questa pagina]] non si riesce a inserire il fondo pagina (la riga Le rime di Guittone d'Arezzo 19), si posizione sopra le note. E' un ennesimo bug? Ciao e grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 10:37, 20 mag 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] No, tutto regolare. Vedi il codice; bisogna mettere esplicitamente un <code><nowiki><references/></nowiki></code> nel campo footer, seguito, volendo, dal piedipagina. Io in genere non riproduco la linea orizzontale che precede le note, va volendo si può sistemarla, sempre in footer, immediatamente prima del references [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:51, 20 mag 2024 (CEST)
::Grazie Alex, ma io non vedo l'istruzione <nowiki>nowiki /nowiki</nowiki>, dove l'hai messa? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:13, 20 mag 2024 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] .... avevo sbagliato il codice... :-( vedi correzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:42, 20 mag 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex]] Vedo una tua prima modifica alle 10:46, ma niente dopo. [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:34, 20 mag 2024 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Avevo sbagliato codice nel messaggio qui sopra. :-) Comunque ho anche sistemato la pagina [[Pagina:Guittone d'Arezzo – Rime, 1940 – BEIC 1851078.djvu/293]]. Attenzione: il footer sembra vuoto, in modifica, ma non lo è.... bisogna scorrere nel campo per vedere il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:38, 20 mag 2024 (CEST)
== niente immagine ==
Caro Alex, ci risono. Ho caricato [[Indice:Novissima.pdf|questo libro]], ma non vedo nel lato destro la pagina. Ho fatto il purge sia in Commons che in Source. Mi aiuti? Grazie infinite [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:16, 5 giu 2024 (CEST)
::Controordine. Ora vedo le pagine. Grazie comunque
:::Di nuovo: non le vedo tutte, molte le vedo in orizzontale invece che in verticale.
:::: {{ping|Giaccai}} Mi sa che ci sono ancora problemi con i pdf. Forse è meglio convertire in djvu. Per farlo, visita il sito https://pdf2djvu.com/it/, provalo! Ci "butti dentro" il pdf, e ti fa scaricare il djvu. Fine! --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:21, 6 giu 2024 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Ti ho mandato il risultato via email. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:33, 6 giu 2024 (CEST)
== formattazione ==
Ciao, sto impazzendo con la formattazione; non trovo una pagina di help che mi spieghi:* come fare i rientri, come mettere a fondo pagina una frase ecc.vedi [[Pagina:Novissima.djvu/8|questa pagina]]; se me la sistemi la uso come esempio. Grazie e scusa se sono continuamente a chiedere aiuto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:58, 6 giu 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Hai scelto un testo con stile tipografico "creativo"... il modo più semplice di risolvere questi casi è usare poem. Se poi conosci un po' di css, puoi ficcarlo dentro il poem stesso... vedi. L'indentazione dei paragrafi è una specie di maledizione, hai ragione. Pensa che alcuni progetti non li usano affatto... ma qui amiamo complicarci la vita. :-)
:Approfitto per risponede alla tue due domande via mail. No, in questo caso escluderei la doppia colonna. No, io non trascrivo mai le pagine pubblicitarie, lascio la trascrizione vuota e assegno SAL 0%; il contenuto resta visibile per gli appassionati, come immagini, in nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:50, 6 giu 2024 (CEST)
::grazie Alex, e buona serata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:56, 6 giu 2024 (CEST)
== indentature ==
Caro Alex, rieccomi, In [[Pagina:AA. VV. – Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Vol. II, 1927 – BEIC 1889291.djvu/294|questo indice]] non so come fare ad indentare, mi puoi aiutare? grazie di nuovo e buon fine settimana. Mi raccomando vai a votare. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:18, 8 giu 2024 (CEST)
:{{ping|Giaccai}} Vado a vedere. Per la seconda raccomandazione, dai 18 anni (e ne sono passati abbastanza...) non ho mai perso una votazione. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:52, 8 giu 2024 (CEST)
:: {{ping|Giaccai}} Ti ho risposto nella pagina di discussione di [[Pagina:AA. VV. – Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Vol. II, 1927 – BEIC 1889291.djvu/294|questa pagina]], con una proposta pratica di codice nella pagina.
== pulizia ==
Ciao, potresti cancellare [[Indice:Novissima.pdf|questo file]] (la vecchia versione pdf), che mi crea problemi: dall'indice del djvu il titolo del cairolo mi porta alla versione pdf? Grazie. E inoltre: la numerazione delle pagine del testo è in basso, è corretto mettere il template Riga intestazione nel campo Pie di pagina? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:29, 19 giu 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Pulizia fatta. Adesso vedo la questione della numerazione pagine. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:26, 20 giu 2024 (CEST)
::Fatta anche la numerazione pagine in basso. Se usi il tl|PieDiPagina invece di RigaIntestazione, scatta il solito automatismo di compilazione automatica. Il codice dei due template è identico, ma il nome diverso segnala a uno script di eseguire il riempimento automatico in footer. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:32, 20 giu 2024 (CEST)
:::Grazie infinite [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 07:24, 20 giu 2024 (CEST)
== ModuloDati su due volumi ==
Caro Alex,
finito con soddisfazione il testo "ufficiale" di ''[[Dell'uomo di lettere difeso ed emendato]]'' (integrato da un sacco di note a più di pagina) mi trovo ora con la ''Tavola'', cioè venti pagine di indice analitico. Il problema è che in esso (le cui pagine sono nel secondo volume) per ogni voce d'indice viene indicato il numero di volume e il numero di pagina di quel volume. Potrei tranquillamente non porre alcun link come accade attualmente, ma se volessimo linkare i numeri di pagina con ModuloDati c'è un modo per farlo già sperimentto in altre opere multivolume? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:27, 24 giu 2024 (CEST)
:Certo che c'è. Come terzo parametro di Pg, si può usare il nome base del volume o, molto meglio per facilitare la leggibilità, un brevissomo mnemonico per ciascun volume, registrato in [[Modulo:Pg]] (ce ne sono già parecchi ma Lua è stato introdotto apposta per il batto che "digerisce" bene lunghi elenchi). D'ufficio, le sigle per i due volumi sono <code>du1</code> e <code>du2</code>.
:Fammi dare un'occhiata.... a volte un paio di regex ben assestate fanno miracoli, in questi terribii indici. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:34, 24 giu 2024 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Ti ho ''pingato '' nella pagina Discussioni della pagina test. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:57, 24 giu 2024 (CEST)
== Ancora aiuto ==
Caro Alex, mi spieghi per favore quando trovo questa [https://archive.org/download/sottolatenda00barzini opzione di file da IA], quale scelgo? Ho caricato un altro [Indice:Barzini,_Luigi._-_Sotto_la_tenda._Impressioni_d%27un_giornalista_al_Marocco_(1907).pdf ]testo ma non si sprono le pagine. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 10:29, 30 giu 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Candalua ho identificato la soluzione:
:# andare su Commons, eseguire <code>purge</code> (io lo trovo sotto la linguella "altro");
:# andare sulla pagina Indice di wikisource, eseguire <code>purge</code> (io lo vedo sotto "strumenti").
:Magicamente tutto si sistema. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:08, 30 giu 2024 (CEST)
::Scusami, me lo avevi già detto e me ne ero dimenticata. Grazie e buona domenica [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 13:25, 30 giu 2024 (CEST)
:::rimane la prima domanda: Caro Alex, mi spieghi per favore quando trovo questa opzione di [[https://archive.org/download/sottolatenda00barzini opzione di file da IA] file da IA], quale scelgo? Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 13:27, 30 giu 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Ci sono tre casi :-)
::::# c'è un .djvu e un .pdf (libri caricati da tempo): scegliere il djvu.
::::# non c'è il .djvu, c'è un .pdf e un -txt.pdf: bisognerebbe preferire il -txt.pdf, ma ci sono problemi, spesso la qualità grafica non è eccellente. Provare a caricare il -txt.pdf, e se ci sono problemi, chiedere aiuto.
::::# non c'è il .djvu e c'è un solo .pdf: caricare il pdf (è il caso del libro di cui parliamo).
::::Se se la senti, nei casi 2 e 3 c'è la possibilità di scaricare il pdf e ottenerne un djvu, alle volte è semplice, alle volte meno... se ti va ti spiego come farlo nel modo semplice (ma il risultato talora non è soddisfacente). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:40, 30 giu 2024 (CEST)
:::::grazie l'ho convertito ma non riesco a caricarlo come nuova versione del file. [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:08, 30 giu 2024 (CEST)
::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non si può perchè è un file di tipo diverso. Devi caricarlo come nuovo file. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:30, 30 giu 2024 (CEST)
:::::::Grazie !!!!. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 21:19, 30 giu 2024 (CEST)
== Emergenza copyviol ==
Caro Alex,
[[Discussione:Candido#Piazza_pulita|Siamo stati ingannati per diciassette anni]]! Urge una sostituzione non solo "finta" di testo con un M&S tra LiberLiber e GoogleBooks. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:33, 5 lug 2024 (CEST)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Se ho capito bene, si tratta di utilizzare il ''vero ''testo Liberliber e di utilizzarlo per un M & S sulla fonte GB, vero? Intanto scarico lo scaricabile e lo guardo per bene. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 05:34, 6 lug 2024 (CEST)
::Esatto. Anche in questo caso c'è un po' di complicazione per il fatto che nell'edizione usata da Liberliber ci sono due testi:
::# ''Candido'' (trenta capitoli) di Voltaire
::# ''Candido o l'ottimismo - Parte II'', [[:en:w:Candide,_Part_II|qui alcuni particolari]]
::La priorità è la sparizione del testo iread attualmente presente, l'uso di una edizione con una continuazione apocrifa è scelta solo per la presenza di una trascrizione già pronta su liberliber.
::Se dal tuo esame risultasse che l'accoppiamento LiberLiber-GoogleBooks crei problemi possiamo cercare un'altra edizione PD. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 07:26, 6 lug 2024 (CEST)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Intanto ho digerito la prima fonte LiberLiber, poi vedo la seconda. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:39, 6 lug 2024 (CEST)
::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Ripulitura fatta, presto la ricostruzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:39, 6 lug 2024 (CEST)
== Piccola ma pungente insofferenza ==
Caro Alex,
ti confesso quello che ho messo in titolo: ho due casi che non riesco a lasciar stare e condivido con te:
*[[Indice:AA. VV. - Il rapimento d'Elena e altre opere.djvu]] e [[Indice:Bonaccorsi - Vangeli apocrifi.pdf]] sono testi latini e greci con testo a fronte, note e commenti vari. Ho trascritto le traduzioni in italiano e stavo pensando alle parti accessorie di indici e annotazioni ma...
*#gli indici del libro di Bonaccorsi fanno continuo oriferimento alle pagine in lingua originale
*#le annotazioni al ''Rapimento di Elena'' fanno riferimento al testo greco;
In pratica perché i link degli indici vadano a destinazione dovrei trascrivere e transcludere qui su it.source pagine in lingua non italiana. Non l'ho fatto ancora ma non vedo soluzioni differenti. Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:48, 11 lug 2024 (CEST)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Penso che Pg potrebbe funzionare bene anche con Iwpage e Iwpages, ma... il fatto di non poter esportare l'opera completa è un difetto inaccettabile. Quindi, io replicherei tutto il testo latino e greco su it.wikisource. Forse si può fare via bot con piccole correzioni del codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:19, 11 lug 2024 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] P.S.: spero che i piani alti si spiccino a realizzare la "transclusione interprogetto" che risolverebbe questo, e anche altri, problemi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:22, 11 lug 2024 (CEST)
:::Aggiornamento dopo un mesetto e mezzo: lo sforzo è oggettivamente grande.
:::#per il ''Rapimento di Elena'' il testo del poema è già presente in altri siti, ma con un testo più moderno da rivedere una volta incollato da noi; le note a piè di pagina sono da aggiungere da zero. Ogni pagina richiede una media di mezzora-tre quarti d'ora: devastante.
:::#per i vangeli apocrifi la formattazione e l'apparato critico sono piuttosto complessi e l'OCR del testo greco per quanto buono richiede comunque una revisione. Lo trovo ancora più tosto del caso precedente.
:::In pratica, getto la spugna per il momento: sarà un lavoro lentissimo e improbo, a meno che non riesca a coinvolgere qualche pazzo come me da altre lande informatiche, cosa di cui dubito.
::: Quanto alla transclusione interprogettoo alla lontana ipotesi di ricomporre un'unica Wikisource stile commons, a Katowice ho raccolto segnali contrari, con progetti che devono già da soli combattere con opere scritte in tre alfabeti differenti (su tr.source ad esempio ci sono opere in turco scritte in alfabeto latino ma anche in alfabeto arabo). - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:42, 25 ago 2024 (CEST)
== completare un libro ==
Caro Alex, ho finito [[https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Novissima.djvu questo libro]], ma risultano 2 pagine non transcluse per portare l'indice al 75%; mi puoi aiutare. Vedi anche la [[Pagina:Novissima.djvu/9|pagina indice]] che ho trascritto ma non riesco ad incolonnare il testo correttamente. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 21:41, 25 lug 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non sono le 2 pagine non transcluse, ma quelle ancora SAL 25% a essere bloccanti. La pagina Indice è un problemaccio, ma intravedo una soluzione... domani però :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 01:38, 26 lug 2024 (CEST)
== Nullus annus sine vate. ==
Caro Alex,
avrei voglia di terminare l'estate in un'impresa che sia possibilmente facile, veloce e magari che mi interessi... così ho adocchiato ''{{IA|cabiriavisionest00dannuoft|Cabiria}}'' di Gabriele D'Annunzio, la sceneggiatura dell'omonimo film. una quarantina di pagine in maiuscoletto che dovrebbero essere semplici semplici da elaborare.
In seconda battuta un altro testo dall'eccellente tipografia e dalla possibilità di OCR quasi perfetto è ''{{IA|larmataditalia00dann|L'armata d'Italia}}'', testo lunghino ma spero facile da portare al 75%.
Quando hai un minuto potresti predigerire questi testi in djvu? Sarebbero per me una maniera per ottemperare al mio desiderio di non lasciare l'anno senza liberare un testo di D'Annunzio o Pascoli. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:59, 25 ago 2024 (CEST)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] I djvu, usando https://pdf2djvu.com/it/, sono venuti bene (i pdf di IA non hanno il problema che spesso emerge a tradimento). Cabiria merita un minimo di riflessione informatica; la sua grafica è molto particolare, e vorrei riflettere un po' sull'opportunità di usare il maiuscoletto, oppure un semplice maiuscolo di font-size ridotto, che eviterebbe di dover convertire il testo in lettere minuscole. Il che mi dà l'opportunità di affrontare un fastidioso problema mediawiki di css su cui non ti molesto :-) . Una domanda: nella correzione del wikitesto preferiresti caratteri maiuscoli o minuscoli? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:36, 26 ago 2024 (CEST)
::In termini informatici il maiuscoletto ha senso solo se ci sono effettive "maiuscole" contrapposte a lettere "maiuscolette": se il testo di {{Sc|cabiria}} è tutto maiuscoletto senza alcuna maiuscola "vera" si può lasciare il wikitesto maiuscolo e adattarne le dimensioni tramite css. Ricordi che ho mantenuto lo stesso standard in [[Italia - 9 maggio 1936, Discorso di proclamazione dell'Impero|questo documento]]: mi sa che lo scopo è il medesimo. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:07, 26 ago 2024 (CEST)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Il problema è come assegnare un css a '''tutti ''' i paragrafi di un testo (esclusi quelli con una formattazione particolare). Dopo vari tentativi, non trovo altra soluzione che quella applicata nelle due pagine di prova 15 e 16; cioè aggiungere una div class=prp (transclusa una sola volta) in tutte le pagine Pagina di ogni sezione. Allora si riesce a formattare tutti i paragrafi, contenuti in quella div, con il css. Non ho scovato altri trucchi che reggano la transclusione :-(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:07, 26 ago 2024 (CEST)
::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]
::::* [[Indice:D'Annunzio - L'armata d'Italia.djvu]] Testo che non presenta (a primo sguardo) nessun problema particolare. Vedi solo se ti va bene il campo Sommario.
::::[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:11, 27 ago 2024 (CEST)
===Non uno ma tre D'Annunzio===
Ecco un resoconto della mia avventura recente eis: affronto ''[[Indice:D'Annunzio - L'armata d'Italia.djvu|L'armata d'Italia]]'' con l'intenzione di spremere il nuovo eis: quando lo metto in azione "nasconde" lo strato OCR preesistente, ma la qualità della scansione è tale che l'OCR Google è praticamente già eccellente permettendo una comoda trascrizione, ma come sai l'automatismo dei RigaIntestazione non funziona, così mi riprometto di tornare in seconda battuta per ovviare a questo problema tutto sommato marginale.
Finita la trascrizione delle pagine, dalle preferenze disattivo il nuovo eis e attivo l'eis "di noialtri" con cui AutoRI funziona. Con PostOCR conto di inserire le intestazioni a raffica... peccato che oltre a fare questo, PostOCR mi aggiunge virgole prima della congiunzione "e" e trasforma le "é" in "è" senza che glielo abbia chiesto: si direbbe che abbia lo script abbia caricato delle memoregex da antiche mie trascrizioni seicentesche... ma nella pagina discussione:indice non c'è neanche uno straccio di regex... insomma sono dovuto ripartire e procedere molto più lentamente. Intanto ti documento questa stranezza, magari sai già di che si tratta.
In secondo luogo mi è capitata sott'occhio da commons questa categoria con strafalcione nel titolo: [[:c:Category:La fioccola sotto il moggio - tragedia (1905)|Category:La fioccola sotto il moggio - tragedia]]: dagli un'occhiata. Chissà perché mentre stavo per chiedere il rename mi sei venuto in mente subito: ci sono altri file di quest'opera: {{IA|lafiaccolasottoi00dann_0|questo}} e {{IA|lafiaccolasottoi00dannuoft|questo}}. Mi sbaglio o le scansioni norvegesi della categoria sopracitata sono di qualità enormemente superiore a quelle di IA? Nel qual caso ti andrebbe di ricavare da essere un djvu ad alta qualità con cui trascrivere da noi l'opera? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 18:13, 9 set 2024 (CEST)
== Procopio ==
Ciao! Mi servirebbe una piccola operazione di ''ingegneria del djvu'': a [[Indice:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu|questo indice]] mancano due pagine, che si trovano in [https://www.google.it/books/edition/Opere_di_Procopio_di_Cesarea/06ZQAAAAcAAJ?hl=it&gbpv=1 quest'altra scansione della stessa edizione]. Se possibile (e senza la minima fretta) riusciresti ad inserire quelle due pagine nel djvu originale (e spostare le pagine via bot)? [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 15:25, 1 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Volentieri. Penso che invece di spostare avanti le pagine per far posto alle mancanti, sposterò le pagine indietro in modo da sostituire le due pagine warning (che io di solito elimino prima del caricamento). Spero che tu sia d'accordo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:43, 1 set 2024 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Ripensamento.... meglio rispettare sia nsPagina che ns0 nelle parti rilette. Lascio le pagine warning al loro posto, tanto sono numerosi i file djvu che le hanno. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:48, 1 set 2024 (CEST)
:::Dal punto di vista tecnico non ho nessuna preferenza: fai come ti è più comodo--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 17:58, 1 set 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Djvu modificato, campo Sommario allineato. Manca:
::::* creazione delle due pagine 350 e 351;
::::* aggiustamento manuale dei pages di [[Istoria delle guerre vandaliche/Libro primo/Capo XV]] e successivi, aggiungendo 2 a tutti i campi from e to.
::::A questo punto tutto dovrebbe essere a posto. C'è un piccolo problema tecnico: se vuoi caricare il Modulo dati, per poter usare il template Pg, tocca normalizzare il pagelist. Ma ne parliamo a restauro concluso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:47, 1 set 2024 (CEST)
:::::Grazie mille! nei prossimi giorni vedo di sistemare. Non ho capito l'ultima cosa sul pagelist, ma al massimo me la spieghi dopo--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 21:33, 1 set 2024 (CEST)
::::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] "Normalizzare il pagelist" significa usare un ''unico '' pagelist e nient'altro. Probabilmente si tratta di una limitazione causata da un difetto dello script che produce il Modulo Dati, ma a suo tempo, quando ero più abile e audace, non sono stato in grado di sistemarlo, e adesso nemmeno ci provo. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:47, 1 set 2024 (CEST)
:::::::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Trascritte le due pagine 350 e 351. Dovrebbe mancare solo la correzione dei tag pages. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:14, 2 set 2024 (CEST)
== ennesimo pasticcio ==
Caro Alex, sono a Vicenza a accudire una vecchia zia, per passare il tempo vado su Wikisource. Ma ho fatto un pasticcio: ho caricato un [[Indice:Cadore.djvu|libro ]] che avevo già caricato nel 2017 [[Indice:Lorenzoni_Cadore_1907.djvu|questo]] e il cui titolo, inspiegabilmente, si lega ad una poesia del Carducci. Non capisco quale delle due sia la migliore digitalizzazione o se io abbia caricato la stessa copia da Internet archive. Mi puoi aiutare a fare un po' di oprdine. Grazie infinite [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:38, 4 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Intanto, il problema di [[Cadore]]: è una pagina redirect (strana, punta da una pagina principale a una sottopagina, di solito è il contrario). Verifico in paio di cose e cerco di sistemare.
:Per quanto riguarda il libro, sceglieremo la scansione migliore e poi eliminerò il doppione su wikisource (su commons non credo sia necessario intervenire). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:14, 4 set 2024 (CEST)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Problema 1 risolto: pagina redirect cancellata, era un "redirect orfano" :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:17, 4 set 2024 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Secondo problema: l'indice [[Indice:Lorenzoni Cadore 1907.djvu]] ha immagini nettamente migliori di quelle di [[Indice:Cadore.djvu]]. Faccio una rapida verifica della completezza delle pagine e poi recupero dal secondo le pagine eventualmente non ancora trascritte sul primo. Dal secondo sono state estratte varie illustrazioni, ma direi di abbandonarle al loro destino. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:27, 4 set 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Fatto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:15, 4 set 2024 (CEST)
:::::Sei eccezionale !! Grazie proseguo allora su Cadore 1907. ciao Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:39, 5 set 2024 (CEST)
::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Grazie e buon lavoro. Se hai qualsiasi altro problema chiedimi pure: sono immerso [[Prediche volgari|in un lavoro faticoso]] e ogni ricreazione è benvenuta! E inoltre mi tengo allenato ad affrontare problemi di vario tipo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:11, 6 set 2024 (CEST)
:::::::Grazie !! [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:03, 7 set 2024 (CEST)
== Sonetto dentro le note ==
Ciao, [[Pagina:Sonetti romaneschi V.djvu/165|qui]] ho un caso di sonetto dentro una nota, peraltro diviso tra due pagine. Quando hai tempo, riesci a ottenere un risultato ragionevole? [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 16:58, 9 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]] Più o meno ci siamo.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:54, 9 set 2024 (CEST)
::Grazie! Più tardi ricontrollo e porto al 75%--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 05:40, 10 set 2024 (CEST)
=={{testo|Vita di santa Francesca romana}}==
Non è che per caso in un attimo di tempo libero carichi [https://books.google.it/books?id=1nN1SQc5Pu4C Vita di santa Francesca romana]?
o anche:
* https://books.google.it/books?id=qBkM3UWyymwC
* https://books.google.it/books?id=xQW9vQM2kB0C
* https://books.google.it/books?id=hjDgmAEACAAJ
* https://books.google.it/books?id=KjKL_cURgFwC
* https://books.google.it/books?id=jGiCIuyZk1UC
* https://books.google.it/books?id=xQW9vQM2kB0C
Se lo fai ti do un bacio (ovviamente appena mia moglie mi dà il permesso...)
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 22:45, 10 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Hai visto questo: {{IA|wotb_6743929}}, edizione posteriore (1753) , con scansioni che mi sembrano molto migliori del tuo primo link (alcune pagine sono veramente poco leggibili, ma non ho controllato le altre)? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:04, 11 set 2024 (CEST)
::Devo controllare con calma. Il testo è citato da nonno Tito ([[Pagina:Contributo alla storia della letteratura romanesca.djvu/10|pag. 10 e segg.]]) e da Sabatini [[Pagina:Francesco Sabatini - Il volgo di Roma - 1890.pdf/96|qui]].
::Devo cercare di capire se quello di IA e di GB corrispondono ai citati o sono altro. Ho bisogno di un po' di tempo.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 10:21, 11 set 2024 (CEST)
Contrordine. Il testo che cerco è questo:
[https://books.google.it/books?id=ykWzXwAACAAJ ] esempio del romanesco del XV secolo. Ci sono alcuni esemplari ma nessuno è disponibile. Cercherò in giro. Per il momento grazie per l'attenzione.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:39, 11 set 2024 (CEST)
ah, ah...
[https://books.google.it/books?id=E_8qAAAAIAAJ&pg=PA365 Qui] c'è la trascrizione fatta poco dopo da {{AutoreCitato|Mario Pelaez|Mario Pelaez}}. Non è l'edizione di {{AutoreCitato|Mariano Armellini|Armellini}}, ma meglio che niente (gnente a Rroma). Che dici? Sentiamo anche Edo? [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:49, 11 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Bon, aspetto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:55, 11 set 2024 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|Magister Optime]], opinio tua quaeritur. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:33, 12 set 2024 (CEST)
:::Beh, se nonno Tito cita l'edizione del 1882, allora cerchiamo l'edizione del 1882: avventurarci in un'edizione antica ha i suoi pregi ma taaaanti difetti pratici.
:::Intanto ho chiesto a Google di liberare {{Gb|ykWzXwAACAAJ|questa edizione}}, attendo il suo responso. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:31, 12 set 2024 (CEST)
::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|Magister]]: grazie per l'intervento qui (e su gughel). Credo che i due testi siano due cose diverse. Quello "di Armellini" dovrebbe essere la trascrizione di un manoscritto del XV secolo. Mentre quelli che ho annotato sopra sono testi del '600, in italiano (d'epoca) quindi non rilevanti per la storia del "romanesco". --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:41, 12 set 2024 (CEST)
::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Quello (Armellini 1882) dovrebbe essere il testo giusto. L'avevo adocchiato, cercherò di tenerlo d'occhio per eventuale "liberazione". Se mi sfugge ricordatemelo! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 12 set 2024 (CEST)
== Collezione interessante ==
Caro Alex,
giusto in questi giorni sono stati caricati su Internet Archive diversi testi di equitazione che ti interesseranno sicuramente. [https://archive.org/details/@national_sporting_library_museum Ecco l'indirizo della collezione]. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:01, 12 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Grazie! Ma il mio interesse per la letteratura equestre si è molto affievolito. E' ora di archiviare un bel po' di cose.... ma fra le cose da archiviare non metto, per ora, wikisource. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:10, 12 set 2024 (CEST)
== File djvu ==
Carissimo Alex, so che tempo fa hai avuto uno scambio mail con Marcella della BEIC che ti ha chiesto consigli su come caricare file su Commons per poi poterli utilizzare su Wikisource, ora mi dicono che hanno trovato un modo per generare i file djvu partendo direttamente dalle loro TIFF. Stanno provando a caricare un primo djvu, è un libro a stampa del 1841 di circa 1287 pagine. È quindi un file djvu di discrete dimensioni (400Mbyte). Hanno però un problema: notano che [https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:Upload&uploadformstyle=basic&uselang=it qui] viene data la possibilità di caricare solo file di massimo 100Mbyte a meno che non si abbia un sito presente nella whitelist wiki. Nel caso come si fa a mettere il sito digital.beic.it nella whitelist? Oppure come possiamo fare? Grazie! [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 15:01, 17 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Esiste un tool, bigChunkedUpload, documentato in [[:commons:Help:Chunked upload]]. Io uso quello. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 17 set 2024 (CEST)
::Grazie mille, gliel'ho segnalato, però intanto hanno provato con UploadWizard ed è venuto [[:s:File:Nuova enciclopedia popolare, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, geografia, ecc. ecc.djvu|questo risultato]], all'inizio dava un messaggio di errore e sembrava non funzionare ma poi ho purgato la pagina (non so se dipende da quello) e ora sembra funzionare, che ne pensi?--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 19:50, 17 set 2024 (CEST)
:::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Non c'è che da provare a aprire una pagina Indice e verificare che l'OCR dia un risultato discreto.... certo che è un lavoro mostruoso. Buona fortuna e buon lavoro.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:36, 17 set 2024 (CEST)
::::Ho creato la pagina [[Indice:Nuova enciclopedia popolare, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, geografia, ecc. ecc.djvu]], sicuramente ci sono delle cose da correggere nel campo "Lista delle pagine", vedo che le pagine si aprono ma al momento non compare un testo generato in OCR, come mai? Per favore se puoi darci un occhio e sistemare i problemi più urgenti te ne sarei davvero grato, noi vorremmo davvero trascrivere (o quantomeno iniziare a farlo) quest'opera :) --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 09:10, 18 set 2024 (CEST)
::::Scusa adesso ho visto che quando la pagina è aperta in modifica, se si usa l'opzione "Trascrivi il testo" l'OCR viene generato e ci sono anche vari OCR e opzioni tra cui scegliere... Strano, finora ho sempre trovato un testo già trascritto da OCR quando aprivo le pagine ancora da formattare in altri testi, per caso si può impostare all'inizio l'OCR migliore per tutte le pagine, così da trovare anche in questo caso già il testo da formattare quando le pagine si aprono in modifica? E scusami davvero per il disturbo! --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 12:27, 18 set 2024 (CEST)
:::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Dò un'occhiata. In questo caso penso sia inutile usare eis, visto che il tempo di rilettura di una pagina è bello lungo (inutile risparmiare pochi secondi su un tempo di parecchi minuti). Mi pare che la scelta della variante dell'OCR preferito resti memorizzata passando da una pagina all'altra. Se invece la tua domanda è: si può far partire l'OCR in automatico all'apertura della pagina? Non lo escludo, ma non ci ho mai pensato; ma vale il ragionamento su eis: un click e una breve attesa non creano grossi rallentamenti, se la rilettura impegna duramente per parecchi minuti.
:::::Se il djvu è stato creato a partire da immagini tiff, escluderei che l'OCR ci fosse... forse si potrebbe ficcarglielo dentro a forza, ma purtroppo non dispongo più di FineReader. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:49, 18 set 2024 (CEST)
::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Mi pare che il djvu sia eccellente. Fatte alcune prove, raccomanderei di usare pagina per pagina Opzioni avanzate di Trascrivi un testo, e di usare "Trascrivi un'area" un colonna alla volta. Fra i due motori, mi pare più accurato Google. Sembra macchinoso, ma la mescolanza di righe di testo fra due colonne adiacenti è frequente e faticosissima da correggere. Pagelist ritoccato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:09, 18 set 2024 (CEST)
== Help! I need Alex Brollo's help ==
Ciao Alex, cerco di scocciarti il meno possibile, ma se lo faccio è perché ho concluso le mie risorse. Ho bisogno di un aiuto su [[Pagina:Spanò Bolani - Storia di Reggio Calabria, Vol. I, Fibreno, 1857.djvu/362|questa pagina]] e la successiva: come vedi il paragrafo/VoceIndice è diviso fra le due pagine, ma nella [[Storia di Reggio di Calabria (Spanò Bolani)/Tavola delle materie|transclusione in ns0]] non compare la pagina alla fine (cosa che avviene in nsPagina). Oltre a ciò, non riesco a gestire l'indentazione in pagina 338. Come si risolve? Grazie per l'aiuto! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 15:41, 17 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Ricordo distintamente di aver già affrontato il problema.... ma dove? In caso disperato, si potrebbe includere i due pezzi fra noinclude, e preparare, in una delle due pagine, una versione della voce completa, inclusa in includeonly. Vediamo se trovo le soluzioni precedenti, o se mi riesce di scovare un trucco più elegante. Mi sa comunque che è opportuno lavorare in transclusione sul codice della pagina successiva, piuttosto che su quella precedente. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:52, 17 set 2024 (CEST)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Potremmo esserci. Come vedi, tutto il Vi sulla pagina 362 è noinclude, tutto il Vi sulla successiva è transcluso, ma nel solo campo titolo c'è un Pt che visualizza solo in transclusione la parte iniziale del testo titolo. Il gap nel primo parametro di Pt produce uno spazio che maschera l'indentatura. Controlla e, se ti va bene, elimina pure i due commenti html con il loro contenuto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:05, 17 set 2024 (CEST)
:::Grazie Alex, mi garba molto! L'importante per me è rendere la resa grafica più simile all'originale, a prescindere dall'eleganza, e questo è il risultato che hai raggiunto tu. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 08:45, 18 set 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Ho usato un termine improprio.... più che eleganza, mi interessa la semplicità (si fa per dire...) e soprattutto l'assenza, o la riduzione al minimo, delle ripetizioni: "if you are repeating yourself, you are going wrong". Creo una categoria. [[:Categoria:Pagine con indici complessi]], per facilitare la ricerca di esempi alla prossima occasione... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:19, 18 set 2024 (CEST)
:::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Curioso: dopo poche pagine di [[Prediche volgari]] ho ritrovato, [[Pagina:Bernardino da Siena - Prediche volgari II.djvu/470|qui]] e nella pagina successiva, lo stesso problema, risolto in modo meno "elegante". Se quardi il codice, c'è un altro trucco: il tl {{tl|Vi/2}}, che alleggerisce molto la formattazione perchè richiama un tl|Vi specificamente adattato al testo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 18 set 2024 (CEST)
::::::E' caduto a fagiuolo! Il codice è sicuramente molto più snello, ma credo non consenta la duttilità di alcuni casi particolari (ad esempio la possibilità del nodots), ma va da sè che potrebbe essere molto utile in futuro. Bellissima idea la categoria che ha creato, penso che la userò molto spesso, considerando la mia scarsa memoria dei codici. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 15:18, 18 set 2024 (CEST)
:::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Sì, è un codice "rigido", ma perfettamente compatibile con l'uso diretto di tl|Vi base, nelle righe che fanno eccezione rispetto a uno schema standard (come quelle della riga spezzata). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:04, 19 set 2024 (CEST)
== Strano problema ==
Qui: [[Indice:Statistica elezioni 1900 legislatura 21.djvu/styles.css]]
Pensavo, visto che più colonne hanno lo stesso style, di poter indicare più colonnecon un'unica istruzione. Sai per caso se esistono istruzioni da qualche parte. E se sì, DOVE?
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:46, 19 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Temo che istruzioni generali sul codice css si trovino solo... nei siti di documentazione del codice css. Comunque, è facilissimo: basta elencare, '''separati da virgola''', tutti gli elementi che partecipano dello stesso stile. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:57, 19 set 2024 (CEST)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Modificata, per fare un esempio, la riga 7 della pagina styles.css. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:01, 19 set 2024 (CEST)
:Ora ho capito. Credevo fosse possibile qualcosa del tipo td:nth-of-type(4,5). Ti "ruberò" il consiglio.
:--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:23, 19 set 2024 (CEST)
== interlinea ==
Caro Alex, nel testo che sto rileggendo (esempio [[Pagina:Lorenzoni_Cadore_1907.djvu/50]] ci sono spesso citazioni un po' indentate, a caratteri piccoli e con una interlinea stretta. Per i primi due aspetti mi sono arrangiata, ma non so se correttamente. Ma non riesco a mettere una interlinea stretta. Mi aiuti? Grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:20, 23 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Sono tutti brani di poesie? E tutti i brani di poesie hanno la stessa formattazione? Se le risposte sono ambedue "sì", basta stabilire in [[Indice:Lorenzoni Cadore 1907.djvu/styles.css]] uno stile css da applicare a tutti i testi inclusi in <nowiki><poem></nowiki>. Presumendo che i sì siano due, lo faccio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:35, 23 set 2024 (CEST)
::Grazie mille. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:15, 24 set 2024 (CEST)
== DjvuToy ==
Ciao Alex, sai dove trovare una versione priva di virus di djvutoy che può essere condivisa? Il link indicato nella pagina: https://it.wikisource.org/wiki/Aiuto:DjvuToy non funziona e non saprei aggiornarlo: non ho trovato in rete fonti affidabili da indicare. [[User:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|Gian Paolo Bagnato (BEIC)]] ([[User talk:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|disc.]]) 09:53, 25 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|Gian Paolo Bagnato (BEIC)]] No, non uso il programma da vari anni, quando ho contattato lo sviluppatore mi ha detto che considerava il formato djvu defunto e non aveva più intenzione di occuparsene. Inoltre, disponendo (ma non più....) di ABBYY FineReader, non ne sentivo il bisogno.
:Al momento mi trovo molto bene con pdf2djvu, sia online che offline, visto che gran parte delle fonti sono pdf e che la conversione rispetta l'eventuale strato testo delle immagini. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:08, 25 set 2024 (CEST)
::Ok, grazie infinite. Io mi trovo bene anche con DjVuLibre, un po più complicato da usare ma flessibile. [[User:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|Gian Paolo Bagnato (BEIC)]] ([[User talk:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|disc.]]) 09:43, 26 set 2024 (CEST)
:::@[[Utente:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|Gian Paolo Bagnato (BEIC)]] Certo, DjvuLibre lo uso tantissimo, anche per la creazione di file Djvu a partire da immagini. Non sono ancora mai riuscito, però, a creare dalle immagini un djvu multilayer... devo accontentarmi di produrre djvu in BN oppure in modalità foto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:50, 26 set 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|Gian Paolo Bagnato (BEIC)]] Aggiungo: è un vero peccato che djvu sia un formato moribondo.... sembra fatto apposta per wikisource, e la sua struttura testo è molto, molto superiore alla struttura testo del pdf. Ma sono anni che non mi dedico a fondo allo studio dello strato testo (in formato tipo LISP o xml) e alla sua conversione in altri formati strutturati, come hOCR, prodotto anche da Tesseract. Largo ai giovani! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:00, 26 set 2024 (CEST)
:::::purtroppo, come spesso accade, il successo non è determinato dalla bontà tecnica del prodotto. :-( Sempre largo ai giovani! Fosse per me andrei in pensione anche ora! ah ah :-) [[User:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|Gian Paolo Bagnato (BEIC)]] ([[User talk:Gian Paolo Bagnato (BEIC)|disc.]]) 16:17, 26 set 2024 (CEST)
== colonne ==
Eccomi di nuovo, non riesco a sistemare decentemente [[Pagina:Grammatica italiana, Fornaciari.djvu/252|questa]] pagina; mi aiuti per favore. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:58, 26 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Tenendo buon l'idea dei tre poem, io farei così. Non è perfetta, manca l'indentatura inversa degli elemwnti dell'elenco, ma io mi accontenterei; se ti sembrano indispensabili, bisogna rinunciare ai poem. Non è un caso facile! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:34, 26 set 2024 (CEST)
::Grazie di nuovo; l'espressione <nowiki><poem style="margin:0;"></nowiki> annulla lo stile generale dato a ''poem'' nel ccs che mi hai creato le tuo messaggio precedente? <ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 12:16, 27 set 2024 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Quale messaggio precedente...? :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:07, 27 set 2024 (CEST)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Vedo che la pagina Indice NON ha una pagina styles.css; immagino che tu ti riferisca a un lavoro diverso. Sì, si potrebbe anche ficcare il codice css nella pagina styles.css della pagina Indice, ma non assegnerei lo stile a tutti i poem, non so se nell'opera magari ci sono poem che richiedono un altro stile css. Se qua e là nel libro ci sono altre pagine analoghe, magari ci pensiamo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:28, 27 set 2024 (CEST)
== Titolo Nuova enciclopedia popolare ==
Ciao Alex, settimana prossima prevediamo di caricare anche i successivi volumi della Nuova enciclopedia popolare su Commons, avrei una domanda: attualmente il primo volume è intitolato su Commons [[:File:Nuova enciclopedia popolare, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, geografia, ecc. ecc.djvu]] e pensavamo di rinominarlo "Nuova enciclopedia popolare, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, geografia, ecc. ecc., vol. 1 (1841)" per specificare che è solo il primo volume, tuttavia non mi è chiaro 1) se poi dovrei spostare anche [[Indice:Nuova enciclopedia popolare, ovvero Dizionario generale di scienze, lettere, arti, storia, geografia, ecc. ecc.djvu]] allo stesso titolo. Sì, vero? 2) se va davvero bene lo spostamento tardivo su Commons, o può creare problemi su Wikisource. 3) a conferma del punto 1, vedo che per ''Del rinnovamento civile d'Italia'' c'è [[Indice:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 1, 1911 - BEIC 1832099.djvu]] con il titolo del primo volume nell'indice principale e gli altri volumi raggiungibili sotto "volumi": è appunto questo lo standard corretto? Se sì opterei appunto per lo spostamento ma vorrei una tua conferma :) [[User:Spinoziano|Spinoziano]] ([[User talk:Spinoziano|disc.]]) 12:43, 27 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] Sì, bisogna spostare a un nuovo titolo in cui sia specificato il numero volume. Francamente a me piacciono i nomi file significativi ma brevi, e visto che il testo ns0 sarà [[Nuova enciclopedia popolare]] proporrei [[Indice:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841.djvu]]. Rinominato il file (con il nome che ti ho proposto o quello che preferite, ma suggerisco comunque di ''escludere il sottotitolo'', e magari, invece, di aggiungere BEIC e codice come nell'altro) basta spostare al nome corrispondente la pagina Indice ed è fatta. Attendo il nome file e poi procedo subito. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:04, 27 set 2024 (CEST)
::Bene! Ho spostato su Commons a [[:File:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu]]. Mi sembra che posso spostare anche l'indice su Wikisource ma lascio procedere te come mi hai detto :) --[[User:Spinoziano|Spinoziano]] ([[User talk:Spinoziano|disc.]]) 14:52, 27 set 2024 (CEST)
:::@[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] Fatto (anche se sono certo, adesso, che sapevi farlo tu benissimo....). Ho corretto gli Indici sommario in cui ho visto qualche equivoco. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:41, 27 set 2024 (CEST)
== Template:Pg/doc ==
Mettere in evidenza il pulsante che crea "Modulo:Dati/" ??
Onde evitare che uno ti venga a scassare per sciocchezze.
<br/> [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:48, 27 set 2024 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Avrai notato che da tempo non metto le mani nell'interfaccia, ''ubi major minor cessat''. Comunque: quelli che tu chiami "scassare" in realtà sono, per me, momenti in cui mi sento utile.... e se riesco a risolvere un problema di altri, sento un notevole appagamento. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:46, 28 set 2024 (CEST)
== Edittools ==
Ciao Alex, ho notato che in [[Speciale:Carica]] si usa ancora [[MediaWiki:Edittools]] (che dovrebbe essere migrato su [[MediaWiki:Wikimedia-copyrightwarning]]). È possibile correggere sta cosa? Pingo [[Utente:Candalua|Candalua]] in quanto altro amministratore dell'interfaccia. A presto <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 07:24, 8 ott 2024 (CEST)
:Secondo me la pagina andrebbe semplicemente sostituita con un redirect verso Commons. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:45, 8 ott 2024 (CEST)
::Sono abbastanza d'accordo. Ci eviterebbe parecchi problemi. Sai come si fa? <span style="font-family:Times; color:#219">'''[[Utente:Ruthven|Ruthven]]'''</span> <span style="color:#0070EE"><small>([[User talk:Ruthven|<span style="color:#101090">msg</span>]])</small></span> 20:52, 8 ott 2024 (CEST)
:::{{ping|OrbiliusMagister}} Purtroppo no, vedo che la pagina è collegata con [[MediaWiki:Uploadtext]], ma non ho idea da dove venga il codice del modulo interattivo. E comunque non modificherei quella pagina senza una discussione approfondita con la comunità. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:48, 8 ott 2024 (CEST)
== Grazie 10.000 ==
p.s. comunque una pagina di help per consigliare alcuni strumenti utili la farei. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:03, 25 ott 2024 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Strumenti per dividere le pagine/creare il djvu oppure per non impazzire nella lotta contro le tabelle di questa varietà di testi, che io eviterei come la peste...? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:13, 25 ott 2024 (CEST)
p.s. anche in altro indice ([[Indice:Statistica elettorale politica elezioni 1880.djvu]]) mi ha dato l'errore. Dice: Errore: intervallo non valido. Probabile ritardo della IA. Buona notte. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:44, 25 ott 2024 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Aperto adesso, non compare l'errore. Boh. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 26 ott 2024 (CEST)
== Favore ==
caricheresti l'Archivio di Statistica 1876.
lo farei io ma non so coma togliere la pagina di gughel.
l'url:
https://books.google.it/books?id=BhQoAAAAYAAJ
Il titolo: lascerei "Archivio di Statistica 1876"
Mi sa che se ti bevi tutti i caffè che ti devo diventi troppo nervoso.
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 19:19, 27 ott 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] [[Indice:Archivio di statistica - 1876.djvu]]. Vedo che è una rivista: un campo in cui ho poca esperienza (categorie decenti sia su Commons che qui). Rivedi e eventualmente correggi, per favore. Buon lavoro. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:22, 27 ott 2024 (CET)
::Grazi. Quando fai un salto qui, da me, ti offro il caffè con vista sul Colosseo. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 22:48, 27 ott 2024 (CET)
== Guardia civica==
Mi serve un favore
Avrei bisogno di questo file:
https://books.google.it/books?id=2yv7eJhi5KoC
Come titolo lascerei quello originale: "Regolamento per la guardia civica nello Stato pontificio".
Grazie in anticipo
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 09:26, 11 nov 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] WIP :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:37, 11 nov 2024 (CET)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Eccolo: [[:File:Regolamento per la guardia civica nello Stato pontificio.djvu]]. Purtroppo ho usato un tl|Information, quindi la compilazione automatica dei campi di Indice non sarà automatica :-(, ma non dovrebbe essere difficile. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:17, 11 nov 2024 (CET)
Grazie. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:40, 11 nov 2024 (CET)
:::Ci sono alcune stranezze, sicuramente per colpa mia:
:::nelle pagina in cui c'è "riga intestazione" appare un margine sulla destra.
:::lo stesso margine appare nella pagina [[Indice:Regolamento per la guardia civica nello Stato pontificio.djvu]], tra "da (''fare'') e la percentuale.
:::Credo ci sia qualcosa nei css che difatti nell'unico posto ove sono usati (pag, 10) non funzionano come vorrei.
::::Poi mi dovresti insegnare una cosa (ammesso che io lo capisca): come fare che i bordi siano tutti uniti e che il testo non sia appiccicato al bordo.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:50, 11 nov 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Trovato. Nell'elenco di vari tag a cui applicare il css, bisogna ripetere tutto il selettore, compresa la classe, altrimenti il codice viene letto male, il codice viene aplicato a tutti gli elementi di quel tipo dovunque siano (tutti i td...). Vedi la modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:51, 11 nov 2024 (CET)
OK. Spero di ricordarlo in futuro. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:45, 11 nov 2024 (CET)
== [[Eutifrone/Dedica]] ==
@[[utente: alex_brollo]] ciao, non so se è giusto scriverti qui. Sono capitato su questa opera e mi sono accorto che ha delle particolarità di trascrizione. A volte per esempio una parola è spostata di posto all'interno della frase, a volte due sono invertite nell'ordine, a volte alcune forme contratte sono sciolte, insomma un tipo di "errori" molto particolari.
Mi chiedevo se ne conoscessi l'origine perché immagino sia stata creata in modo diverso dalle trascrizioni che di solito ho riletto. Giusto per curiosità eh. Cmq è una rilettura da fare con attenzione perché rischia di ingannare. [[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 22:03, 17 nov 2024 (CET)
:@[[Utente:Accolturato|Accolturato]] Si, va benissimo scrivermi qui: vengo notificato immediatamente del messaggio :-) (non serve nemmeno il "ping"; su qualsiasi altra pagina invece serve). Immagino che tu parli del testo dei capitoli, e non della dedica. Di questo testo io ho fatto solo un rapido Match and Split di un testo già SAL 75%, controllando solo eventuali problemi di esattezza della procedura e di regolarità della formattazione per verificare che il Match and Split non avesse introdotto errori. La formattazione è molto semplice: direi che tutti gli errori che descrivi vanno corretti. Ma per essere sicuri, per favore, metti un messaggio dettagliato che descriva la stranezza in nsPagina, nella pagina di discussione della pagina, specificando cosa c'è che non va, e "pingandomi". Grazie! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:24, 17 nov 2024 (CET)
::ok grazie! [[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 14:50, 18 nov 2024 (CET)
::: [[User:Alex brollo|Alex brollo]] il problema è che mi sembra che possa essere addirittura un ocr di un'altra edizione. Perchè non sono normali errori da OCR ma proprio un diverso ordine delle parole in una frase che però è praticamente la stessa. Mani e piedi -> piedi e mani. Ch'io -> che io, Bene -> Benone. E molte altre cose di questo tipo. Non so nemmeno se continuare, mi sembra molto sospetta questa cosa.[[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 14:58, 18 nov 2024 (CET)
::::Leggo questo commento nella Pagina Discussione che non avevo visto:
::::---inizio---
::::Ho spostato L'Eutifrone a Eutifrone, coerentemente con la fonte LiberLiber. sarei dell'avviso di fare così anche con L'apologia di Socrate; voi che dite? --Aubrey McFato 19:09, 24 giu 2008 (CEST)
::::---fine---
::::Questa cosa della LiberLiber non ricordo cos'è ma mi accende un alert... [[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 15:03, 18 nov 2024 (CET)
:::::@[[Utente:Accolturato|Accolturato]] Ho recuperato dalla cronologia la fonte della versione naked; hai ragione, si trattava di una differente edizione della traduzione di Acri. Sono possibili insidiose differenze editoriali. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:31, 19 nov 2024 (CET)
::::::quindi come mi comporto, seguo comunque il testo a fronte giusto? [[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 09:26, 19 nov 2024 (CET)
:::::::@[[Utente:Accolturato|Accolturato]] Sì. Mi spiace di aver dato alle pagine un SAL 75% non del tutto meritato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:42, 19 nov 2024 (CET)
::::::::ma figurati, era una mia curiosità personale per chiarirmi il processo a monte. [[User:Accolturato|Accolturato]] ([[User talk:Accolturato|disc.]]) 14:03, 19 nov 2024 (CET)
== Trattato della Pittura (da Vinci) ==
Ciao Alex! Per sicurezza: confermi che le 947 pagine del trattato di Pittura Da Vinci che hai messo in cancellazione, sono effettivamente da cancellare? Appena posso comincio! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 11:31, 20 nov 2024 (CET)
:@[[Utente:Paperoastro|Paperoastro]] Io aspetterei qualche giorno... comunque: conosci il trucco per eliminare moltissime pagine (almeno 100 alla volta), in pratica. con un click, dopo aver registrato una semplice riga di codice jquery in console?
:La "istruzione magica" da lanciare dalla Categoria:Da cancellare subito (con "cancellazione ultrarapida" attivata) è:
:<code>$(".cancellaultraRapidaButton").click()</code>
:In pratica, clicca tutte le X prodotte dal gadget a fianco di ciascun file. Meglio farlo, però, dopo essersi travestiti da bot :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:08, 20 nov 2024 (CET)
::@[[Utente:Paperoastro|Paperoastro]] Morale: non impelagarti in un lavoro che richiede almeno un migliaio di click quando possono essere ridotti a una decina ;-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 20 nov 2024 (CET)
:::Ricevuto! Grazie per la spiegazione! ;-) --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 15:59, 20 nov 2024 (CET)
== Ennesima rdc ==
[[La zecca di Bologna/Documenti I-XVI]]:
a me pare un casino. Ho sollevato il problema al bar ma nessuno si è peritato a rispondere.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:33, 12 dic 2024 (CET)
p.s. (per "rdc" cfr. Rocco Schiavone )
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Per transcludere da pagine Iwpage ci vuole un template {{tl|iwpages}}. Vedi. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:50, 12 dic 2024 (CET)
== File da caricare ==
Ciao, ti ricordi quando mi avevi dato la tua disponibilità per caricare un testo che avevo già inserito su Internet Archive?
Ecco, scuserai l’attesa ma trovi il testo qui—-> https://archive.org/details/img-5275_202412. Saluti, [[User:12Akragas12|12Akragas12]] ([[User talk:12Akragas12|disc.]]) 10:18, 20 dic 2024 (CET)
:@[[Utente:12Akragas12|12Akragas12]] Interessante. Una buona occasione per ripassare il funzionamento di Scan Taylor (bel programma di "aggiustamento delle scansioni"). Un suggerimento: esiste una app per telefonini fatta apposta per "normalizzare" le foto di pagine. Prova a cercarla, intanto chiedo di nuovo a mia figlia il suo nome. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:43, 20 dic 2024 (CET)
::@[[Utente:12Akragas12|12Akragas12]] PS: abbi un po' di pazienza.... (e se tardo per dimenticanza sollecitami) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:44, 20 dic 2024 (CET)
:::@[[Utente:12Akragas12|12Akragas12]] Neanche ScanTaylor fa il miracolo. Se hai ancora il fascicoletto a disposizione, ti chiederei di digitalizzare con uno scanner piano, il bianco e nero va benissimo (qualsiasi buona fotocopiatrice lo fa senza problemi) e di ricaricare le immagini su IA, oppure me le fai pervenire in qualche modo e le assemblo io in un djvu o in un pdf. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:15, 20 dic 2024 (CET)
::::Ciao, purtroppo non ho il fascicolo con me. Ti mando le foto per mail allora? [[User:12Akragas12|12Akragas12]] ([[User talk:12Akragas12|disc.]]) 12:18, 20 dic 2024 (CET)
:::::@[[Utente:12Akragas12|12Akragas12]] No, se sono quello originali difettose, caricate su IA, non serve. Cerco di fare il possibile con quelle. Ma niente miracoli (ci vorrebbe uno più bravo di me) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:21, 20 dic 2024 (CET)
== Curiosità ==
Ho una curiosità:
nella [[Pagina:I rappresentanti del Piemonte e d'Italia.djvu/75]] nella seconda colonna le parole (nomi di mesi) vanno allineate a sinistra. Ma... ogni tanto invece del nome del mese ci sta un segno (») che indica che il mese è lo stesso. Potrei mettere un '''<nowiki>{{css}}</nowiki>''' e risolvermi il problema. In fondo sono pochi elementi. Masiccome sono un po' impiccione mi è venuta una curiosità:
Esiste un'istruzione css che mette al centro il segno (») e lascia a sinistra tutto il resto.
:p.s. buon natale. A me hanno regalato un pennello da barba molto bello e costoso (sono quasi 50 anni che non la taglio e chi me l'ha regalato non vuole che cambi).
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:11, 25 dic 2024 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ho cercato ma non trovo nel css un meccanismo di selezione in base al contenuto. Risolverei in un modo diverso: un memoRegex che trasformi il testo <code>||»||</code> in <code><nowiki>||{{cs|C}}|»||</nowiki></code>. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:55, 25 dic 2024 (CET)
::Protesterò con i ccs. Devono impegnarsi di più. ;-)))
::--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:02, 25 dic 2024 (CET)
== Movimenti su commons ==
Caro Alex,
dopo aver visto che un utente di buona volontà si è messo d'impegno con le lettere di Santa Caterina ho fatto un salto su IA e ho caricato su commons i volumi mancanti della collana: caricando gli indici qui avremmo quantomeno il piano dell'opera completo.
Ti scrivo perché le operazioni da me compiute, in avanzato dormiveglia, hanno creato la necessità di alcuni spostamenti ora semplici ora delicati: questi i volumi.
<gallery>
Lettere - Santa Caterina volume I, 1922.djvu|volume I: qui ho dimenticato di mettere la virgola tra "Caterina" e volume"
Lettere - Santa Caterina, 1922.djvu|Il volume 2 preesistente, da rinominare secondo la logica degli altri
Lettere - Santa Caterina, volume III, 1913.djvu|volume III
Lettere - Santa Caterina, volume IV, 1922.djvu|volume IV: qui ho sbagliato a scrivere la data (1913 e non 1922)
Lettere - Santa Caterina, volume V, 1913.djvu|Volume V
Lettere - Santa Caterina, volume VI, 1921.djvu|Volume VI
</gallery>
Il caso delicato è il volume II, che va rinominato ma ha già moltissime pagine trascritte qui, il che significa procedere allo spostamento di massa di pagine, dell'indice e rinoinazione dei tag pages in ns0. Del lavoro sporco qui mi posso occupare personalmente, ma su commons occorri tu. Scusa ancora per il disturbo. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 02:35, 4 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] OK! E... buon 2025 :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 4 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] {{Fatto}} [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:35, 4 gen 2025 (CET)
== Maschere nude ==
Oggi mi sono reso conto che [[Indice:Pirandello - Maschere nude, 1918.djvu]] occupava il Namespace principale per Maschere nude, sebbenenfosse propriamente un volume di un'edizione più che un'edizione di Maschere nude in sé. Ho quindi spostato in [[Maschere nude. I.]].
A questo punto mi sembra il caso muovere Maschere nude (Mondadori, 1965) nell'ora libero [[Maschere nude]]. Ho visto che te ne stavi occupando proprio in questi giorni e mi sembrava il caso di informarti preventivamente. Ho già copiato il contenuto di [[Maschere nude (1965)]]. [[User:Karthage|Karthage]] ([[User talk:Karthage|disc.]]) 01:08, 9 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Karthage|Karthage]] Grazie dell'interesse. Concordo sull'opportunità di rivedere i titoli delle due edizioni, ma mi riservavo di discuterne in una fase più avanzata della trascrizione dell'edizione completa del 1965. Completo l'iniziativa spostando al titolo corretto alcune sottopagine iniziali rimaste "orfane" della seconda edizione; eventualmente il tema sarà riesaminato a suo tempo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:40, 9 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:Karthage|Karthage]] Lo spostamento di pagine ns0 è una procedura delicata e purtroppo ho commesso una svista da fretta: poichè la procedura corretta è lo spostamento in blocco di una pagina e delle sue sottopagine, ho spostato Maschere nude (1965) in [[Maschere nude]] con tutte le sue sottopagine rimaste "orfane", e questo ha sovrascritto la cronologia della pagina che documentava il tuo intervento. Possiamo rimediare. se lo ritieni necessario, "raccontando" la storia della pagina in [[Discussione:Maschere nude]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:20, 9 gen 2025 (CET)
== Romagnoli, di nuovo ==
Caro Alex
mentre pondero su Santa Caterina (peraltro posso già predisporre le singole lettere in sottopagina anche senza modificare la pagina principale attuale, dunque abbiamo tempo per trovare una soluzione ottimale con cui disporre la pagina indice dell'opera), sto saggiando il primo dei cinque volumi dei lirici greci tradotti da Romagnoli. MI piacerebbe un tuo feedback sulla formattazione per capire cosa vada registrato finemente prima di replicare le stesse formattazioni per centinaia di pagine.
P.S. ci risiamo: dopo Euripide anche con Aristofane-Romagnoli abbiamo un problema di numerazione: guarda il piè di pagina di [[Pagina:Commedie di Aristofane (Romagnoli) III.djvu/4]]: il volume III è in realtà il volume IV! Per fortuna me ne sono accorto. Intanto ho chiesto a Google di liberare {{GB|Wl2AVEO4B-wC|questo volume}}, vediamo cosa ne uscirà
P.P.S. [[Progetto:Trascrizioni/Match and split|ho trovato un nuovo possibile M&S]]! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 06:54, 11 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]
:* Per lo spostamento di [[Indice:Commedie di Aristofane (Romagnoli) III.djvu]] a
:[[Indice:Commedie di Aristofane (Romagnoli) IV.djvu]] non dovrebbero esserci problemi. {{fatto}}
:* Per la formattazione delle Liriche, vedo tre possibili miglioramenti:
:** applicare uno stile via styles.css per RigaIntestazione (con il doppio risultato di poter imitare più fedelmente la grafica originale, e di semplificare il codice) che si ridurrebbe a <code><nowiki>{{RigaIntestazione|12|I LIRICI GRECI||}}</nowiki></code>, aumentando lo spazio fra l'header e il primo verso;
:** ripensare al template Asterismo, che dentro poem non si spazia verticalmente bene;
:** usare il template Smaller block piuttosto che il template Smaller per le note a fondo lirica, magari appoggiando anche lui a styles.css (come farlo in modo più semplice possibile è un po' problematico: tu usi la "bottoniera"? Hai una pagina [[Utente:OrbiliusMagister/PersonalButtons.js]]; ma ti è comodo usare i "bottoni"? Questione di abitudine: io senza sarei handicappato...)
:* In generale, riguardo alle grosse novità costituite dalla (fantastica) possibilità di liberarsi dallo style online e di passare con decisione all'uso delle classi, c'è un problema tecnico; cercherò di illustrarlo in un post nel bar tecnico, nel quale ''pingherò ''te e Candalua.
:* Viste le due new entry fra i candidati al Match and Split, una delle quali teatrale con scansioni superlative... le metto fra le cosa da fare, a tempo perso fra i lavori sul teatro di Pirandello.
:PS: dai un occhio alla discussione precedente con Karthage. Mi è sembrato opportuno accettare il suo suggerimento, ma possiamo ridiscuterne con calma; si tratta, eventualmente, solo di fare qualche spostamento in ns0, cosa sempre delicata ma non troppo laboriosa. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:59, 11 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Test per RigaIntestazione (mi sembra buona) e Smaller block (non finemente formattato ma accettabile) in [[Pagina:Poeti lirici (Romagnoli), vol. I.djvu/14|pagina 14]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:21, 11 gen 2025 (CET)
:::Sistemato anche l'asterismo: ti propongo in alternativa il template <code><nowiki>{{Ast3|poem}}</nowiki></code> più fedele e meglio spaziato di tl|Asterismo all'interno di poem. MemoRegex è settato in maniera che un semplice a3 su una riga si "espanda" nel codice template. Test nella solita pagina 14. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:36, 11 gen 2025 (CET)
== Blocco a dx e class ==
"2C'è del marcio in Danimarca" (W.S. Amleto I, IV)
Ho provato a fare una class per un ricorrente commento nelle Medaglie di Volta. C'è qualcosa che non funge. Ma non riesco a capire cosa.
La class è in:
[[Indice:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu/styles.css]].
L'ho applicata solo in:
[[Pagina:Rivista italiana di numismatica 1899.djvu/580]]
e invece che a dx il blocco è a sn. Boh.
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:43, 15 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Due premesse:
:* il template "Blocco a destra" ha un codice "strano", in pratica apre una tabella, con una sola cella.
:* L'uso del parametro c= azzera tutto: bisogna inserire nel css ''tutto ciò che serve per allineare l'intera tabella a destra''.
:* la soluzione più sbrigativa sarebbe un "float:right" ma il float è traditore. Meglio agire sul margine sin; ma di cosa: il margine della tabella o il margine dell'unica cella...? Spetta che provo.
:[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:00, 15 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ok, ti lascio in css due alternative. Giusto per "vedere" meglio la tabella, ho impostato un bordo; naturalmente '''cancellalo '''appena hai fatto le tue prove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:15, 15 gen 2025 (CET)
:::Alex, il fatto è che azzera il "blocco a destra". Quindi la documentazione inganna. Vabbè che son vecchio e rincitrullito, però non è giusto...... :-((
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:52, 15 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sei tu che hai voluto avventurarti in un'area "''hic sunt leones''"; io tl|Blocco a destra con il parametro c non l'avevo mai usato... :-P. Però uso moltissimo Ct con il parametro c, e anche in quel caso in css bisogna dirgli tutto, compreso il fatto che il testo deve risultare centrato. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:09, 15 gen 2025 (CET)
::Comunque hai ragione, come il solito la doc del template è carente. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:10, 15 gen 2025 (CET)
::Sapevo che alla fine usciva fuori che il colpevole era il maggiordomo.
::Much ado for nothing? Comunque spero di ricordarmelo. Alla prossima. [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 15:13, 15 gen 2025 (CET)
== Nuovo errore ==
Caro Alex, per prima cosa, <buon anno!. Poi ho un errore in questo indice [[Indice:Stefano Morelli La donna e la scienza.pdf]] e non riesco acorreggerlo. Grazie prer quanto potrai fare. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:48, 20 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Buon anno anche a te! Ho sistemato il codice di pagelist, devo ancora sistemare Sommario, ma c'è un problema più serio: le immagini "vengono male", come succede, ogni tanto, con i file pdf da IA. Faccio delle prove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:10, 20 gen 2025 (CET)
::Grazie Alex. Quindi se non c'è il file djvu, quale alternativa ho? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:24, 20 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non preoccuparti, il djvu te lo faccio io :-) (ma devo trovare il modo di farlo decente), poi ci sposto sopra la pagina Indice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:49, 20 gen 2025 (CET)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Ho creato un nuovo file indice (identico, ma trasformato in un djvu di migliore qualità) qui: [[Indice:Morelli - La donna e la scienza.djvu]]. Ho fatto un po' di modifiche e aggiustamenti. Spero che non ti dispiaccia. Dimmi se adesso le cose sono migliorate/se il problema è risolto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:12, 21 gen 2025 (CET)
== Graffe, rowspan... ==
Ciao Alex, eccomi di nuovo a chiederti aiuto su questioni di formattazione (nel frattempo me la sto cavando con risultati soddisfacenti): non riesco a creare la giusta formattazione per le due linee della parentesi graffa in [[Pagina:Spanò Bolani - Storia di Reggio Calabria, Vol. II, Fibreno, 1857.djvu/288|questa tabella]]. Mi sono fatto una cultura su rowspan, colspan, cercando di copiare e modificare codici simili ma senza avvicinarmi alla resa grafica desiderata. Se ci puoi fare un salto, ti ringrazio! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 12:24, 30 gen 2025 (CET)
:Mi autorispondo, la ricerca ha dato i suoi frutti, ho risolto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 15:48, 30 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Benissimo. Vado a vedere come hai risolto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:23, 30 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Sì, è come faccio io. Suggerimento: io applicherei il codice per l'indentatura a tutte le celle della colonna "lunga" con opportuno codice in styles.css. Attenzione: per indentare il testo dentro una cella, non bisogna "creare spazio" a sinistra per il text-indent negativo con margin-left, ma con padding-left.
:::Farlo per tutte le celle permette di ottenere l'indentatura anche in caso di modifiche del font-size. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:29, 30 gen 2025 (CET)
::::Grazie per l'imbeccata, ci farò più attenzione. In merito allo style.css, non sono ancora in grado di usarlo, anche se mi piacerebbe, e quando ho tempo lo studiacchio. Dato che ci sei ti chiedo anche un controllino su [[Pagina:Spanò Bolani - Storia di Reggio Calabria, Vol. II, Fibreno, 1857.djvu/313|quest'altra pagina]] (in questo caso, credo vada messo il colspan)... [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 16:34, 30 gen 2025 (CET)
:::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Quella tabella Errata corrige mi ha fatto penare. Certo, colspan, ma non funzionava, per una incomprensibile interferenza coi template ''A destra'' e ''Centrato ''delle celle precedenti.
:::::Visto che c'ero, ho inserito una classe ec alla tabella, ho eliminato tutti i Centrato e i A destra e ho scritto due righe di css. La prima dice: "all'interno dell'elemento di classe ec, metti text-align:center in tutti i primi elementi td di ogni serie", La seconda dice: ""all'interno dell'elemento di classe ec, metti text-align:right in tutti i secondi e quarti elementi td di ogni serie".
:::::Ho fatto qualche altro ritocco, chiedimi pure se non li capisci perfettamente. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:24, 30 gen 2025 (CET)
::::::Grazie dell'aiuto! Avendo a portata di mano una guida HTML, mi sembra ora abbastanza comprensibile per le mie conoscenze. Mi piacerebbe utilizzare più diffusamente il css per le commedie di Aristofane. Comunque, stavo notando una cosa che mi era già precedentemente capitata durante la rilettura di Lucrezio un po' di tempo fa: nei testi con più volumi, una volta transclusa la pagina in ns0, il link verso la pagina singola dove si trova l'errore da correggere si trasforma in un link verso l'ns0 dove si trova la pagina (in questo caso il capitolo) ''del primo volume'', non tenendo mai in considerazione il secondo volume dell'opera. Questo porta a dover eliminare il template pagina e a richiamare la pagina vera e propria dove si trova l'errore. Non so se mi sono spiegato. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 08:57, 31 gen 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Parliamo del tl Pg, vero? Certo, nel caso di opere in più volumi, di default il link punta al numero pagina sul primo volume. Per indicare un volume diverso, si usa il ''terzo parametro'' opzionale del template. Come terzo parametro puoi usare sia il nome base della pagina Indice, sia un'abbreviazione (cosa indispensabile se i link sono tanti, il codice wiki risulterebbe difficile da correggere). Le abbreviazioni, grossolanamente ma efficacemente, sono registrate nelle prime righe di [[Modulo:Pg]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:40, 31 gen 2025 (CET)
::::::::Benissimo, non ne ero a conoscenza e ora mi si è aperto un nuovo mondo. Grazie! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:09, 31 gen 2025 (CET)
== Rename su commons ==
Caro Alex,
sono stato troppo veloce: ho caricato un Aristofane su commons dimenticando di cambiargli titolo: appena hai un attimo rinomineresti [[:File:Aristofane-le-rane-donne-parlamento-pluto.djvu]] in [[:File:Commedie di Aristofane (Romagnoli) V.djvu]]? Grazieee! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:42, 4 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Fatto, ma che fatica.... ben due click :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:09, 4 feb 2025 (CET)
Ooops! Sono proprio una frana: mi stavo già strofinando le mani per essere riuscito a caricare su commons in formato djvu i cinque volumi dei poeti dell'Antologia Palatina ([[c:File:I poeti del'Antologia Palatina (Romagnoli) 1.djvu|I]] - [[c:File:I poeti del'Antologia Palatina (Romagnoli) 2.djvu|II]] - [[c:File:I poeti del'Antologia Palatina (Romagnoli) 3.djvu|III]] - [[c:File:I poeti del'Antologia Palatina (Romagnoli) 4.djvu|IV]] - [[c:File:I poeti del'Antologia Palatina (Romagnoli) 5.djvu|V]]), operazione che non è risultata liscissima... quando mi sono accorto che tutti e cinque hanno nel titolo una "elle" in meno ("del'Antologia" invece di "dell'Antologia"). ho chiesto cinque rename, prima di procedere alla costruzione di pagelist e sommari.Salviamo il positivo: con questi caricamenti ci avviciniamo al completamento della collana: già il fatto di poter presentare tutti i volumi (dopo la pubblicazione di questi ultimi manca solo il volume 3 di Aristofane) a chiunque voglia cimentarvisi è un grande traguardo. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 21:39, 5 feb 2025 (CET)
== Ingarbugliamento ns0 e note ==
Ciao Alex, eccomi di nuovo. Questa volta ho un problema complicato da un punto di vista comprensivo e, per me, piuttosto ingarbugliato. La questione è la seguente: in questa [[Storia di Reggio di Calabria (Spanò Bolani)/Appendice|appendice]] si trova un testo in latino che ha delle note. E fin qui poco male, ho usato il tl Nota separata e sembra funzionare. Il problema mi sorge perchè il testo latino, essendo una poesia, l'ho trascluso nella pagina [[Rhegii Amoenitates]]. In quest'ultima pagina la formattazione in ns0 è accettabile, ma nell'ns0 dell'Appendice non lo è per niente, comparendo due volte di seguito le note. Ho pensato anche a creare un altro ns0 chiamato "Note all'ode", ma in calce a queste note c'è un altro testo che non c'entra nulla con l'ode stessa. Come fare? Spero di essermi spiegato, perchè non sono sicuro nemmeno di questo. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 14:33, 4 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] A prima vista, mi pare che si dovrebbe usare questo principio: ''le pagine che contengono note separate non si transcludono, perchè il meccanismo "nota separata" ne esegue già una transclusione''.
:Soluzione: marcato con section="note" quello che, nel sottocapitolo "Note all'Ode", non è costituito da note; transclusione di questo frammenti con un pages onlysection="note"; segue un tl|Sezione note, dove compaiono le note. Mi pare che funzi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:48, 4 feb 2025 (CET)
::Essendo la prima volta che mi sono trovato di fronte a Note separate, non conoscevo questa specifica, che effettivamente poi ho notato. Mi è piaciuto molto il metodo elegante che hai usato, poi io sono un precisetti, e ho voluto dare un'ultima limata. Grazie ancora! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 23:03, 5 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Prova a guardare anche {{tl|Nsb}}, che io (''ogni scarafone... ecc'') preferisco a {{tl|Nota separata}}. Il nome del template (breve ma oscuro...) deriva dal fatto che è stato creato per Belli, e quindi significa "Nota separata Belli" :-). Ne ho proposto l'uso per [[Cronica (Villani)]], e ne farò uso dimostrativo nelle prime pagine del Libro I. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:13, 5 feb 2025 (CET)
::::Effettivamente è più snello, ma volevo fare il ganzo e provarlo nella sua magnificenza. Comunque, ho un altro quesito sul nuovo testo che sto trascrivendo e pensavo che fosse una cosa semplice, e invece... Sostanzialmente, in [[Pagina:Pellicano - Ricordi intorno al movimento politico di Reggio nell'anno 1847, Morano, 1879.djvu/43|questa pagina]] c'è un nota, e in questa nota c'è una poesia. Ho inserito normalmente i tag ''section begin'' e ''section end'' per creare l'ns0 relativo, ma all'atto della [[Il due settembre 1847|transclusione]] non viene visualizzata. C'entrano i tag ''ref''? Grazie in anticipo. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:55, 7 feb 2025 (CET)
:::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Sì, penso sia il ref. Mai successo prima. Vediamo una cosetta... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 7 feb 2025 (CET)
::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Speravo che sostituendo il tag <code>ref</code> con la sintassi <code>#tag:ref</code>, ma niente da fare :-(. Non ho soluzioni eleganti (una soluzione inelegante sarebbe quella di copiare il testo della poesia in una pagina non transclusa, es. la 57, e poi transcludere sia dentro il ref che nella pagina ns0. Ci provo, giusto per gioco :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:49, 7 feb 2025 (CET)
:::::::Arieccoci. Ho risolto decidendo di turlupinare l'algoritmo: ho notato che dal nsPagina era stato comunque creato il link per l'ns0, per cui (visto che nel ns0 c'è il rimando al nsPagina) ho copiato e incollato il testo della poesia. Risultato: come se fosse transclusa non essendo transclusa. Non è un modo ortodosso, ma lo ritengo efficace. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:55, 10 feb 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Pienamente accettabile; unico problema, il noto aforisma "If you are repeating yourself, you are going wrong". Una eventuale modifica in nsPagina NON si riprodurrà nel testo copiato. Ammetto che è un problema più teorico che pratico e che una piccola eccezione non causerà problemi; ma... guai se si diffonde. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:02, 10 feb 2025 (CET)
:::::::::Ciò che dici è un problema anche pratico, altrochè, questa soluzione è accettabile forse solo per la relativa importanza e visibilità del testo di provenienza e della poesia stessa (per intenderci, non è un'opera di Manzoni che contiene una di Foscolo). Si potrebbe, per stare più nel giusto, forse inserire un disclaimer nella pagina discussione della poesia, dichiarando che a causa di una presunta incompatibilità fra ''ref'' e trasnsclusione, si è reso necessario copiare il testo della poesia in ns0 e che le modifiche apportate su nsPagina devono essere anche apportate su ns0 (questo almeno fin quando non ci sarà qualcuno che vorrà/capirà dove sta il problema tecnico). Che ne dici? [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:18, 10 feb 2025 (CET)
::::::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Certo. Ripensandoci, non sono affatto rare intere poesie all'interno di una annotazione. Vale la pena di rifletterci. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:33, 10 feb 2025 (CET)
== Modulo Dati ==
Ciao Alex, sto cercando di creare [[Modulo:Dati/Il Valdarno da Firenze al mare.djvu]] ma in automatico non fa niente, le poche righe le ho messe a mano sperando che bastassero per l'imboccata, ma niente da fare. C'è qualche errore evidente in giro per cui la creazione dalla pagina indice non funziona? Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 13:36, 24 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]] C'era un doppio carattere <code>|</code> abusivo in uno degli Indice sommario... non è stato facile scovarlo. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:19, 24 feb 2025 (CET)
::Grazie mille! Non ci sarei mai arrivato! --[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 18:18, 24 feb 2025 (CET)
== Donne e uomini della Resistenza ==
Caro Alex con una docente di UNIFI avevamo pensato di fare un brevissimo corso su Wikidata usando la fonte dell'ANPI. Vedo però da questa discussione https://it.wikisource.org/wiki/Discussione:Donne_e_Uomini_della_Resistenza
che gran parte delle biografie è già presente. A tua parere ce ne sono una trentina ancora da immettere a mano? per farcilavorare gli studenti? Ciao e grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:40, 2 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Hai modo di indicarmi i nomi mancanti? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:09, 2 mar 2025 (CET)
::No, io chiedevo appunto a te quali siano i nomi mancanti. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 08:44, 3 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova a ragionarci... ma ho una perplessità: la fonte è un sito web modificabile, tenere allineati i testi di wikisource con una fonte modificabile è un'impresa destinata all'insuccesso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:45, 3 mar 2025 (CET)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Vedi che la pagina web è seguita dalla Wayback machine di archive.org, qui: https://web.archive.org/web/20140601000000*/http://www.anpi.it/donne-e-uomini/ ; ma non ho esperienza dell'uso pratico di questa fonte di dati. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:54, 3 mar 2025 (CET)
:::::Grazie. WayBack machine fa copia delle pagine; non so come lo si possa usare e se lo si possa usare in questo caso. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:18, 3 mar 2025 (CET)
::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] In teoria, il confronto fra gli scaricamenti nel tempo dovrebbe consentire di identificare le modifiche e quindi di aggiornare la pubblicazione su wikisource. A questo pensavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:16, 4 mar 2025 (CET)
== Il mio rapporto complesso con i djvu ==
Caro Alex,
sono riuscito a caricare il terzo volume delle commedie di Aristofane su IA: {{IA|le-commedie-di-aristofane-romagnoli-vol.-3|eccolo}}. Solo che per quanto abbia tentato più volte di passare per [https://ia-upload.wmcloud.org/ IA Upload] non mi è riuscito di convertire il pdf in djvu (come invece mi era riuscito per poeti lirici e Antologia Palatina). Solo a questo punto dopo circa un mese di tentativi mi rivolgo a te per capire come caricare il volume in djvu su commons. Potrei caricare il pdf ma volevo togliere la prima pagina... e poi sono ancora sostenitore del formato djvu e volevo un pdf in meno su commons. Se potrai completare i caricamenti di Romagnoli con questo file per me sarà un grande giorno. Grazie in anticipo! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:37, 4 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Djvu caricato, indice creato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:21, 4 mar 2025 (CET)
::Se in angelo! Aggiorno la pagina di discussione della raccolta. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:11, 5 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Purtroppo ho pasticciato un po' su Commons, beccandomi una notifica da [[User:AntiCompositeBot]]... ma spero di aver sistemato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:08, 5 mar 2025 (CET)
== doppione ==
Caro Alex, ho visto che [[Indice:Luigi Barzini. Sotto la tenda.djvu|questo libro]] è stato caricato una seconda volta inserendo nel titolo l'anno. Ma non riesco più a trovare il file. Di questa altra copia sono state riviste solo 2 o 3 pagine. Puoi trovarlo e cancellarlo? Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:38, 11 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non lo trovo! Appena lo ritrovi avvisami. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:46, 11 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: l'ho già cancellato! Ho anche spostato e corretto molti capitoli che avevano degli errorini nel titolo. Fai attenzione prima di creare le pagine, specialmente con le parole straniere, con cui è facile sbagliare! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 11 mar 2025 (CET)
==OCR Google==
E' sparito il bottone per rivedere la trascrizione con Google. o io ho fatto qualcosa che l'ha fatto sparire? Ciao Susanna
: No, è stato {{ping|Candalua}}.... ha messo ordine nei gadget e probabilmente l'ha giudicato pleonastico, ma anch'io ne sento la mancanza. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:36, 15 mar 2025 (CET)
:Io invece lo trovo utilissimo, rende le pagine quali perfette. Come faccio ad attivarlo? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:43, 26 lug 2025 (CEST)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Si attiva automaticamente se attivi '''eis'''. Se vuoi che si attivi anche in modifica normale, devi aggiungere un po' di codice nella tua pagina [[Utente:Giaccai/common.js]], questo:
::* <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>
::Prova e vedi se funziona. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:13, 26 lug 2025 (CEST)
:::Grazie per l'ennesima volta !! [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:38, 26 lug 2025 (CEST)
::::Ops!! ho messo in Common.js le stringhe ma forse manca qualche istruzione? Comunque non vedo in eis GoogleOCR [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:44, 26 lug 2025 (CEST)
== nuovo problema ==
Caro Alex, ho caricato [[Indice:Firenze souvenir 1900.pdf]], ma mi ha tagliato il bordo con la didascalia di diverse foto, ed anche il frontespozio è tagliato a destra. Come puoi vedere [https://archive.org/details/firenzesouvenira00wehr/page/n9/mode/2up il file] in IA è completo. Ho caricato la versione PDF di questo libro, ma ce ne sono altre; quale è la migliore da usare?
Ciao e grazie per la tua pazienza. [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:16, 15 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Eh... il visualizzatore di IA va bene, ma il pdf ha difetti identici. Ci penso in po'. Mi dai i link alle altre versioni? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:44, 15 mar 2025 (CET)
::Nello stesso link che vedi sopra in basso ci sono i diversi tipi di file e poi [https://archive.org/download/firenzesouvenira00wehr qui] vedi altri tipi.
::Non vedo più l'opzione OCR Google che funzionava benissimo. Come mai è sparita?
Ho anche un problema con questo [[Indice:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu| questo libro]] non mi crea la lista delle pagine.
Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:57, 15 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]
:* Per la lista delle pagine è bastato un purge dela pagina Indice (vedi un comando Purge fra gli Strumenti?).
:* Per l'OCR Google prova ad aggiungere al tuo file [[Utente:Giaccai/PersonalButtons.js]] questa riga di codice:
<pre>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</pre>
:Se abbiamo un po' di fortuna, ti ricomparirà il pulsante per OCR Google.
:* per il testo su Firenze le cose sono un po' complicate.... bisogna partire dalle ''immagini delle pagine'' e costruire ex novo un file pdf o djvu. Sono un pochino arrugginito, ma dovrei farcela....
:[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:55, 15 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Vedi [[Indice:Firenze souvenir 1900.djvu]] se ti va bene. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 00:52, 16 mar 2025 (CET)
:::Scusa il ritardo. Il file va benissimo. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 07:30, 21 mar 2025 (CET)
== di nuovo non crea il libro ==
Ho caricato questo [[Indice:Nello Tarchiani Firenze 1915.djvu]], ma non crea l'indice delle pagine e non visualizza l'immagine del testo. Dove sbaglio? ho fatto Purge diverse volte ma senza risultato. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:41, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] In questi casi, devi fare un Purge anche sulla pagina file su Commons. Fatto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:45, 20 mar 2025 (CET)
::Grazie infinite. Buona serata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:54, 20 mar 2025 (CET)
== altro errore ==
caro Alex ho caricato [[Indice:Firenze souvenir 1900.djvu]] ma non riesco a create le versione di lettura. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:34, 25 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Il sistema non gradiva che una pagina ns0 avesse un suffisso ".pdf". Ho scelto un nome diverso: [[Firenze souvenir (1900)]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:45, 25 mar 2025 (CET)
::Grazie ancora una volta.Buona serata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:06, 25 mar 2025 (CET)
== ( Numero pagina ) ==
Sono completamente rinco.. (già lo sapevi, ovviamente)
Le pagine di [[Indice:Protocollo della repubblica romana.djvu]] hanno il numero scritto tra due belle parentesi e non ci sono xxxxx ma autoRI non fa altro che prendermi in giro e mette esattamente lo stesso "nummero" della pagina pre-precedente.
Da noi in questo caso si invocano gli antenati, in questo caso di autoRI. Ma lui se ne frega.
Hai consigli? Esiste un trucco?
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:17, 2 apr 2025 (CEST)
Trovato il trucco:
<code> &lpar ; 31 &rpar ;</code>
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:27, 2 apr 2025 (CEST)
Neanche questo funge. :-(
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:35, 2 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Capisco da dove nasce il problema. Nasce dal fatto che autoRi "vede" come numero pagina solo alcune combinazioni particolari di caratteri e cifre - prima si turbava se nel testo trovava altri numeri. Cerco una soluzione - vorrei evitare di rimettere mano allo script, i miei neuroni si stanno diradando e rispetto più che mai il principio "if it runs, don't touch it" :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:03, 3 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ho avuto fortuna (almeno sembra...) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:28, 3 apr 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ho modificato un gadget; l'effetto non si vede subito, per "purgare" gli accessori forse sai che devi entrare in preferenze->accessori, fare una modifica qualsiasi, salvare, annullare la modifica e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 3 apr 2025 (CEST)
ora funge. In compenso è sparito autoPt. Sia in basso che nel menù "Strumenti per la rilettura". L'ho messo come bottone in cima. Un giorno di questi ti presenterò un problema grande come tre cavalli + un paio di ghepardi affamati. Invece a me cedo serva un analista. Vorrei fare dieci cose contemporaneamente e riesco a terminarne solo poche. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:30, 3 apr 2025 (CEST)
--[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:30, 3 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]]: autoPt l'ho fatto sparire io, lo confesso! Sto cercando di "isolare" ciascun gadget per caricarlo in un solo punto, solo quando serve, con solo il codice necessario, senza portarsi dietro mille altre funzioni. Purtroppo la bottoniera e gli strumenti per la rilettura vanno un po' contro questa filosofia e tendono ad appesantire il sito caricando un botto di roba tutta insieme. Spero di non creare disagio con questi adeguamenti, in fondo l'importante è che da qualche parte il bottone ci sia. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:30, 3 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]]: Io preferisco i comandi in basso. Sono sempre li. Non devi fare su e giù con i cursori. Comunque sono in grado di metterlo anche semplicemente usando la tastiera. ;-) [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:44, 3 apr 2025 (CEST)
== La frusta letteraria ==
Da quanto capisco sono due volumi:
''La frusta letteraria, vol. I'' e [[La frusta letteraria]].
Credo che sia il caso di spostare il secondo a [[La frusta letteraria. vol. II]] e (forse) creare Opera:La frusta letteraria. {{ping|OrbiliusMagister}}, che insegna 'sta roba, che ne pensa.
<br/> [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:35, 4 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Secondo me, basta una pagina-raccolta [[La frusta letteraria]], che raccoglie i vari numeri della rivista; da vedere se fare, o no, una "pagina principale" per ogni numero, o mettere ogni numero in una sottopagina. La divisione in due volumi è arbitraria, dettata solo da motivi editoriali. No, non mi pare il caso di creare un'Opera:La frusta letteraria; è il titolo di una rivista, non il titolo di un'opera. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:50, 4 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] e @[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]],
::La frusta letteraria è un ''periodico'', i numeri di tale rivista vanno da I a XXXIII; i volumi primo e secondo si riferiscono invece alla loro edizione nella collana Scrittori d'Italia, che non ha nulla a che vedere con la loro originaria diffusione: ho rettificato la situazione a livello fondendo le due pagine in ''[[La frusta letteraria]]''. Orfanizzo ed elimino ''La frusta letteraria, vol. I''. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 17:20, 4 apr 2025 (CEST)
== Comedie di Aristofane ==
Ciao Alex, ti disturbo per una questione tecnica di cui non riesco a venire a capo. Mi sto occupando de [[I cavallieri]] e, formattando un discorso del coro in maniera molto rigorosa e fedele, fra ''padding'', ''indent'' e ''div'' mi sono impelagato in una "inception" di tag tale che ora comprendo la moglie di DiCaprio nel film. Il risultato è che, non so perchè, non mi considera più il tl Poem t che con tanta cura avevo creato su style.css. Mi puoi far capire che è successo? Grazie! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 16:33, 8 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Guardo volentieri; tieni conto però che mi è successa la stessa cosa in una commedia di Pirandello, e alla fine ho abbandonato sia poem che poem t, utilizzando invece la vecchia sintassi doppio punto. Spetta che la ritrovo.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:03, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Eccola: [[La favola del figlio cambiato]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:06, 8 apr 2025 (CEST)
::Ti ringrazio, ma credo sia successo qualcosa di davvero strano: formattando con poem t un'altra pagina è andato tutto a posto... ora sto trovando problemi con la pagina successiva: i testi cinquenteschi sono il male. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 17:10, 8 apr 2025 (CEST)
:::Niente, mi sono perso e non ci capisco più nulla. Per sistemare queste pagine ho bisogno di qualcuno che ne capisca piuù di me. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 18:03, 8 apr 2025 (CEST)
::::Continuo a spammare per smettere di spammare: ho risolto, sono bravissimo, mi incorono re del poem t, duca del div e condottiero dei rompiscatole. Grazie comunque! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 18:13, 8 apr 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Bravo! Io mi ero stufato. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:42, 8 apr 2025 (CEST)
== Distributed proofreaders ecc. ==
Venendo da [[Discussioni utente:Candalua#c-Alex brollo-20250409064600-TrameOscure-20250408192700|qui]] (si, in genere per gli OT uso lo >small<), speravo che ci fosse qualche spiegazione in breve, ma in effetti se c'è da registrarsi diciamo che va fuori dai limiti operativi che voglio darmi. Più si allarga il raggio, più si diluisce il tempo che si può dedicare, per cui ti ringrazio ma declino. Sono già impegnato su troppi fronti e troppi progetti, e rischierei solo di fare tante cose male e superficialmente, che non è utile a nessuno. :-) [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:25, 9 apr 2025 (CEST)
== Note su più pagine ==
Caro Alex, mi sistemi la nota in [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/9| questa pagina]]?. Ciao Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:52, 30 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Sistemata; nota il trucco per fare delle "pseudo-indentature" nelle note lunghe, suddivise in paragrafi, nella parte della mota sulla pagina successiva. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:41, 1 mag 2025 (CEST)
::Grazie Alex e buon 1° maggio. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:52, 1 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Di niente, è stata una piccola distrazione gradita! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:56, 1 mag 2025 (CEST)
::::Scusa, mi ero dimanticata. Non riesco a creare la pagina nel name space principale. https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Storia_della_venerabile_arciconfraternita_della_Misericordia&action=edit&redlink=1 [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:50, 1 mag 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Curioso... Intestazione si ribellava al fatto che non esiste un progetto "Storia locale". Messo in Argomento, tutto è filato liscio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:06, 1 mag 2025 (CEST)
::::::Grazie Alex. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:40, 1 mag 2025 (CEST)
:::::::Anche i capitoli hanno lo stesso problena: non riesco a crearli. Come hai risolto tu? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:08, 2 mag 2025 (CEST)
::::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non capisco... a me si creano regolarmente. Cosa vedi? Seguito il "link rosso" ti si apre una pagina vuota e basta? Ti succede solo su questo testoi? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:21, 2 mag 2025 (CEST)
:::::::::Scusa il ritardo. Si mi succede solo per questo testo ed il messaggio che ricevo è [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Schermata_a_2025-05-04_21-02-14.png questa] Ciao e grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:08, 5 mag 2025 (CEST)
::::::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Hai attivato qualcosa nelle preferenze che fa partire un editor diverso dal mio. Faccio un paio di prove per verificare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:19, 5 mag 2025 (CEST)
:::::::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Sì, ottengo lo stesso errore dopo attivato, in Preferenze -> Casella di modifica, l'opzione "Abilita l'editor visuale". Prova a disattivarlo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:24, 5 mag 2025 (CEST)
::::::::::::Grazie, ho disabilitato l'Editor visuale e ora tutto funziona bene. Buona serata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:37, 5 mag 2025 (CEST)
== immagine voltata ==
Eccomi ancora una volta: [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/3 |qui]] quando vado in modifica l'immagine di capovolge. Puoi aggiungare per favore. Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:56, 9 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non capisco! A me su quel link non succede. Forse per verificare mi tocca di nuovo "immedesimarmi" nella tua utenza. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:55, 11 mag 2025 (CEST)
== linea sopra le note ==
caro Alex, rieccomi. In [[Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia/Capitolo III|questo]] libro ho iniziato a mettere <nowiki>{{rule|4em|l=2em}}</nowiki> come riga sopra le note che è presente nel libro. Ho visto però che essa rimane nella visualizzazione del testo continuo dove le note sono a fine capitolo. Cosa devo fare? Non la metto? Ciao Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:59, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non la mettere; io non la metto mai; ma se proprio la vuoi mettere, mettila nel "footer".Vado a vedere. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:16, 11 mag 2025 (CEST)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Spostamento fatto, come esempio, in [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/17|questa pagina]]. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:19, 11 mag 2025 (CEST)
:::Mi adeguo, non la metto così faccio prima. Grazie e ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
== Ad Ercolano ==
Hi,
could you, please, help me to find if [https://www.ebay.it/itm/355024113803 this text] or scans of this book are available anywhere? [[User:Ankry|Ankry]] ([[User talk:Ankry|disc.]]) 10:03, 19 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Ankry|Ankry]] I found it here: https://sol.unibo.it/SebinaOpac/resource/ad-ercolano-vescovo-e-martire-inno/UBO07850488 searching into https://opac.sbn.it/; but I don't know if such result is what you are searching for. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:42, 19 mag 2025 (CEST)
::I cannot find the text there. I see only a library catalogue entry. My intention was to verify if it is indeed the original text of [[:pl:Hymn o Św. Herkulanie|this translation]] as I found a suggestion that the pl.ws text is an independent work by Krasiński, not a translation (only falsely assigned to Leo XIII). Any hints? [[User:Ankry|Ankry]] ([[User talk:Ankry|disc.]]) 12:01, 19 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Ankry|Ankry]] Unhapplily I can't help you more.... @[[Utente:Giaccai|Giaccai]], tu che se più esperta in problemi bibliotecari, puoi aiutare Ankry? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:36, 20 mag 2025 (CEST)
::::@[[Utente:Ankry|Ankry]] I'll ask to a librarian of the UNiversity of Florence, [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:53, 21 mag 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Ankry|Ankry]] This is the reply of Ask a librarian service of the University of Bologna: We confirm that the booklet preserved at the University Library of Bologna (Inv. 469878 Coll. A.3.Caps.21/26) contains the Latin text and the Italian translation by Bernardino Quatrini of the hymn "To Herculaneum bishop and martyr" by pope Leo 13. Document published in 1883 by the Tipografia Pontificia Mareggiani of Bologna. I am not able to tell you more informations. Bye [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:21, 23 mag 2025 (CEST)
== Titoli dei Canti di Leopardi ==
Ti dovrei chiedere due favori, se possibile:
1) <s>Mi potresti fare un titolo di prova per una delle pagine in questione dei Canti di Leopardi, in modo che mi posso regolare graficamente per tutti gli altri?</s> Quel che più mi premeva, infatti, era questo, con pure la nota incassata: https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Leopardi_-_Canti,_Starita,_Napoli_1835.djvu/114
EDIT: https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Leopardi_-_Canti,_Starita,_Napoli_1835.djvu/13 Questa potrebbe essere una soluzione grafica accettabile?
2) Non mi è chiaro questo passaggio che hai lasciato sul Bar: "Ne approfitto per segnalare che la mancanza dei titoli nelle varie pagine ns0 naked è un grave errore: la vecchia idea che fossero pleonastici, visto che il titolo è compreso nel box Intestazione, è un errore, perchè dell'Intestazione, dopo esportazione, non resta traccia. Peccato non aver il tempo di aggiungerli sistematicamente nelle tantissime pagine dove mancano"
Se posso sistemare i titoli sull'edizione di Leopardi, dimmi come posso aiutare! [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 09:49, 21 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Shinitas|Shinitas]] Il problema non riguarda i testi ''proofread ''(nei quali in genere NON si commette l'errore di non trascrivere fedelmente i titoli) ma i vecchi testi ''naked'', che all'inizio dell'avventura wikisource venivano caricati direttamente su ns0. Nel caso dell'opera di cui ti stai occupando, mi pare che siamo a posto; basta trascivere il testo del titolo eliminando l'immagine. Interessante, invece, a proposito dei titoli, una recente discussione in Bar sull'opportunità di utilizzare i tag <code>h2, h3...</code> per aggiungere un contenuto "semantico"; è possibile formattarli con opportuno codice css nella sottopagina styles.css della pagina Indice, ma per ora è solo una proposta molto interessante lanciata da @[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]], se non ricordo male. Al momento lo standard per la formattazione dei titoli è l'uso del template Centrato o del template Ct.
:Vado a risistenare la pagina incriminata :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:01, 21 mag 2025 (CEST)
::@[[Utente:Shinitas|Shinitas]] Ahi.... vedo che il problema è generalizzato. Formatto un paio di titoli, a partire dal [[Pagina:Leopardi - Canti, Starita, Napoli 1835.djvu/19|Canto II]], e appena sono soddisfatto passo a quello con la annotazione inclusa. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:10, 21 mag 2025 (CEST)
:::Ciao Alex, ciao @[[Utente:Shinitas|Shinitas]]. La discussione sull'uso di H2 non era al bar ma in [[Discussioni indice:Yambo - Manoscritto trovato in una bottiglia, Roma, Scotti, 1905.pdf#header h2 per titoli capitoli]]. Come spiegato in fondo alal disc. alcuni capitoli sono fatti col "solito" {ct}, in un paio ho raddoppiato (provvisoriamente) i titoli con ct e con h2, e quelli finali sono fatti solo con h2. Esteticamente vengono identici. Un esempio di come risulta l'intero libro transcluso in ns0 (e non capitolo per capitolo come prassi) è provvisoriamente a scopo di test in [[Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia_(Yambo)/Intero]]. L'effetto in teoria dovrebbe essere lo stesso dell'indice che si genera qui a sinistra e che riporta i titoli delle varie discussioni, ma per qualche motivo peculiare di ws, in ns0 la TOC non viene generata: sicuramente è una scelta tecnica voluta, perchè come noto per es. nel ns0 di wikipedia la TOC appare.
:::Il caso indicato qui, invece, ha la complicazione di un titolo più complesso, cioè ''numero romano + la denominazione del capitolo con un font più grosso + prosecuzione titolo con font più piccolo''. Forse si potrebbe risolvere infilando tutto dentro il tag h2, e formattando i 3 elementi con degli span opportuni. Ma di certo l'h2 deve essere unico perchè il titolo è uno, non tre.
:::Allo stato attuale si tratta di una prova di cui valutare le implicazioni e l'utilità effettiva. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 18:36, 21 mag 2025 (CEST)
::::Ottimo, allora attendo pazientemente il da farsi su quei titoletti, mentre procedo alla rilettura delle altre pagine? Ditemi voi, che procedo. [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 20:33, 21 mag 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Shinitas|Shinitas]] Penso che l'uso degli h2 sia ancora un po' da discutere, oltre alle problematiche tecniche di formattare in 3 modi diversi le 3 parti del titolo, per cui IMHO non è allo stato da prendere in considerazione per quest'opera. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:47, 21 mag 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:Shinitas|Shinitas]] Mi scuso del riferimento sbagliato della interessante discussione aperta da @[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]. Concordo che in questo caso le cose sono un po' complicate e penso che sia meglio sperimentare l'uso dei tag titolo (h2, h3...) su un'altra opera e quindi ripiegare sul template Ct. Volendo si può utilizzare un trucco memoRegex, associato a Ct, per sveltire le cose. Se i titoli di prova che ho inserito vanno più o meno bene, provo a costruirlo: ottenuta la trascrizione del testo delle righe-titolo non formattata, basterebbe aggiungere, prima di ogni riga, un brevissimo codice-chiave (tipo t1, t2, t3 per le varie formattazioni) e memoRegex si occuperebbe di applicare la giusta formattazione. Quindi, aspetto solo di sapere se la formattazione di prova va più o meno bene... e ci proviamo.
::::::Usando styles.css sarebbe anche possibile NON inserire nel template Ct uno ''stile definito online'', ma una ''classe'', definita in styles.css, con il notevole vantaggio di poter raffinare la formattazione in un secondo momento, in blocco, su tutti i titoli, senza modificare il codice wiki. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:28, 22 mag 2025 (CEST)
:::::::"Quindi, aspetto solo di sapere se la formattazione di prova va più o meno bene... e ci proviamo."
:::::::Come mi comporto, quindi? Procedo intanto alla rilettura del resto del libro, escluse le pagine coi titoli? [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 10:00, 22 mag 2025 (CEST)
::::::::@[[Utente:Shinitas|Shinitas]] Intanto, potresti inserire i testi dei titoli (non formattati). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:19, 22 mag 2025 (CEST)
:::::::::Ciao Alex, ho finito la rilettura, procedo adesso con l'inserimento dei titoli formattati.
:::::::::Se mi potessi dare un attimo una mano, ci sarebbero da creare qualche pagina Autore per la pagina 175:
:::::::::https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Leopardi_-_Canti,_Starita,_Napoli_1835.djvu/181
:::::::::Di seguito, gli autori che mancano a pagina 181 (graziaddio, son solo due):
:::::::::https://it.wikipedia.org/wiki/Heribert_Rosweyde
:::::::::https://en.wikipedia.org/wiki/Kaspar_von_Barth [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 11:10, 30 mag 2025 (CEST)
::::::::::@[[Utente:Shinitas|Shinitas]] ho creato [[Autore:Heribert Rosweyde]] (+ link a wikidata), mentre per [[Autore:Caspar von Barth]] la pagina già c'è. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:44, 30 mag 2025 (CEST)
:::::::::::Grazie infinite, TrameOscure! [[User:Shinitas|Shinitas]] ([[User talk:Shinitas|disc.]]) 17:10, 30 mag 2025 (CEST)
==Dettaglio contributi==
Ciao Alex, io e Marcella Medici abbiamo notato che in pagine indice come [[Indice:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 2, 1792 - BEIC IE6332532.djvu]] è possibile cliccare "dettaglio contributi" per avere delle statistiche sui contribuiti effettuati dagli utenti sulle pagine del volume, tuttavia cliccandoci sopra paiono comparire delle statistiche sballate, in quanto ad esempio a "Marcella Medici (BEIC)" risultano meno di 10 contributi mentre lei ha già portato al 75% più di un centinaio di pagine su quel volume; sai se c'è un modo per visualizzare correttamente le statistiche o se ci sono altri strumenti per visualizzare nel dettaglio la quantità dei contributi di un utente su Wikisource? Grazie, a presto!--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 17:19, 5 giu 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] e @[[Utente:Marcella Medici (BEIC)|Marcella Medici (BEIC)]], vi rispondo io in quanto autore di quel gadget. Effettivamente non stava funzionando a dovere: a causa di una limitazione delle API di Mediawiki (che non so da quando sia stata introdotta, ma tant'è) caricava solamente l'ultima modifica di ciascuna pagina. Adesso è decisamente più lento, ma dovrebbe caricare davvero tutto. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:12, 5 giu 2025 (CEST)
== Mi servono una decina di cose ==
Ma visto che sto per partire per una decina di giorni...
mi limito a:
# ci sarebbe da caricare su commons sto libro: https://archive.org/details/frammentidellin00jacigoog
# vorrei sapere cosa devo mettere perché [[Statistica delle elezioni generali politiche 1900/Elenco dei candidati|qui]] i dati non appaiano attaccati alle righe verticali.
e poi....
il pezzo grosso:
se ricordi un paio di secoli fa mi avevi detto che [[Indice:Storia dei collegi elettorali 1848-1897.djvu|questo]] era troppo lungo e incasinato. Il fatto è che l'ho finito e stiamo trasferendo tutti i dati su WP. A dire il vero c'è qualcuno che li copia e mi segnala quello che non funziona.
Il fatto è che vorrebbero andare avanti con le elezioni del 1900 e quindi con [[Statistica delle elezioni generali politiche 1900]] di cui sopra.
Quello che non mi azzardo a fare (non mi sento all'altezza) è impostare la pagina per i risultate dei singoli collegi. Iniziano da [[Pagina:Statistica elezioni 1900 legislatura 21.djvu/34]] e proseguono.
Anche le elezioni successive usano lo stesso schema. Quindi una volta fatto il primo, dovrebbe andare bene anche per il [[Statistica delle elezioni generali politiche 1904|1904]], [[Statistica delle elezioni generali politiche 1909|1909]] e [[Statistica delle elezioni generali politiche 1913|1913]].
:::non mi "mandare".....
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:39, 5 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sempre robe facili, eh... :-(
:* lo stacchetto dai bordi non è stato difficile; ma io sistematicamente prendo la via ''facilior'', border-collapse:collapse; spero che il risultato ti vada bene.
:* no problem per il caricamento del nuovo testo, il djvu è buono, tolgo le pagine iniziali e procedo (non immediatamente). Ci sono varie tabelle bestiali, ma ormai tu sei un veterano :-). Però ti do un compito preliminare: ''un buon nome per il djvu e pagina Indice''. Intanto ripulisco il djvu di 3 pagine iniziali.
:* il problema delle tabelle per collegio è tosto. Devo rifletterci. La strada è quella di formattare duramente via css le larghezze delle colonne, ma il fatto che ci siano colspan e rowspan mi impensierisce. Ci vorrà un po' di pazienza. Temo che per le "intestazioni" e per i "risultati" servano classi distinte. Di certo il codice delle intestazioni non va ripetuto pagina per pagina, vediamo come si può evitare.
:[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:35, 5 giu 2025 (CEST)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Boh, intanto chiamo il file ''Jacini - Frammenti dell'inchiesta agraria, 1884.djvu'', poi casomai chiedimi un cambio nome. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:46, 5 giu 2025 (CEST)
:::[[Indice:Jacini - Frammenti dell'inchiesta agraria, 1884.djvu]]: buon lavoro :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:00, 5 giu 2025 (CEST)
::::Intanto grazie. Ci sentiamo quando "aritorno". [[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 23:37, 5 giu 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Ho cominciato a fare prove su quelle tabelle - è dura. Abbi pazienza. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:20, 19 giu 2025 (CEST)
{{rientro}} hai tutto il tempo che vuoi. Io, intanto, poto gli alberi e raccolgo la legna per l'inverno (sistemo l’impianto elettrico, innaffio le piante, faccio marmellate....) --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:06, 20 giu 2025 (CEST)
== h2 e "==" ==
Ciao. Notavo ieri che [[Pagina:Villani - Cronica, Tomo VIII, 1823.djvu/60|qui]] funziona tutto correttamente, ma [[Cronica (Villani)/Documenti diversi#pagename60|nella transclusione no]] (non è manco un h2)... :-(
Invece [https://it.wikisource.org/wiki/Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia_(Yambo)/XX] qui funzionava sia in ns:0 che pagina... Forse è il template sc che sballa qualcosa? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:43, 17 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Bastava aggiungere una riga vuota prima del tag... il tag == "vuole" essere preceduto da un acapo. Ne ho approfittato per aggiungere un NOEDITSECTION. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:54, 17 giu 2025 (CEST)
::Strano però che in ns pagina andasse e in ns0 no...
::Non conoscendo la struttura del testo, ti chiedo ancora che ci fa un "==indice==" fra i due tag <pages> in https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Cronica_(Villani)/Documenti_diversi&action=edit... non vedo nulla di simile nelle scansioni... Nel caso forse allora gerarchicamente i titoli come "EPISTOLA di DANTE A TUTTI GL’ITALIANI..." dovrebbero essere h3 ===. [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:02, 17 giu 2025 (CEST)
non c'entra col titolo ma non val la pena aprire una nuova sezione: in dark, i pulsanti della bottoniera restano chiari, ma il testo diventa bianco, rendendoli illeggibili. Finchè non si convertiranno i bottoni per diventare scuri, andrebbe impostato .baseButton{color:black;} che credo sia la classe applicata solo alla bottoniera (ma ne sai certamente più di me sul punto), segnandosi che è una impostazione temporanea in attesa di far scurire i bottoni. Tks :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:49, 17 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] La prima riga di una pagina ns0 è un punto critico, e francamente non l'ho capita a fondo; per abitudine, lascio sempre una riga vuota in testa al testo, e non ho mai problemi.
:Quanto ai bottoni, il loro stile è inline (a quei tempi non usavo le classi). Cercherò il codice e poi vediamo.
: Quanto a quell' == indice ==, è del tutto provvisorio, non ho ancora deciso come strutturare la transclusione; comunque hai ragione, crea confusione, lo oscuro. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:15, 17 giu 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Alla fine ho deciso la struttura della sezione [[Cronica (Villani)/Documenti diversi]] secondo i suggerimenti dei nostri fratelli maggiori (nome sottopagina costituito da semplici numeri romani progressivi, visualizzazione più estesa ma semplificata rispetto all'originale). La visualizzazione può essere modificata, allineando sia nsIndice che ns0, ricordandosi di aggiornare ModuloDati. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:06, 18 giu 2025 (CEST)
== Dubbio su nsOpera e sonetti di Angelo Mazza ==
Ciao Alex,
come avrai notato mi sto occupando della creazione delle pagine nsOpera dell'[[The Oxford book of Italian verse|Oxford book of Italian verse]] di Lucas. Sta procedendo discretamente, ma mi sono trovato di fronte a un garbuglio causato dal signor [[Autore:Angelo Mazza|Angelo Mazza]] e dalla sua devozione per Santa Cecilia. In soldoni:
* su Lucas ci sono tre sonetti, intitolati [[Per Santa Cecilia - i (Lucas)|Per Santa Cecilia - i]] (il quale ho rinominato), [[Per Santa Cecilia - ii]] e [[Per Santa Cecilia - iii]];
* su [[Poeti minori del Settecento]] ci sono gli stessi sonetti ([[Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/I. Per santa Cecilia|I. Per santa Cecilia]] e [[Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/XII. A santa Cecilia|XII. A santa Cecilia]]).
Ora:
* [[Per Santa Cecilia - iii]] e [[Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/XII. A santa Cecilia|XII. A santa Cecilia]] sono lo stesso sonetto e si può creare la relativa nsOpera, ma
* in [[Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/I. Per santa Cecilia|I. Per santa Cecilia]] ci sono gli altri due sonetti ''insieme''.
Come posso gestire la cosa? Unisco i due sonetti di Lucas? Divido quelli di Laterza? Creo un nsOpera per ognun sonetto pur mantenendoli insieme e inserendo in due nsOpera diversi [[Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/I. Per santa Cecilia|questi due sonetti uniti di Laterza]]?
Ogni consiglio è calorosamente accetto. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 17:59, 19 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Me la cavo rapidamente: pingo @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] :-)
:Si tratta di un argomento su cui ho idee scarse e confuse.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:58, 19 giu 2025 (CEST)
::È il dramma delle antologie: spezzano ciò che è unitario e fanno apparire il frammento come indipendente: un dramma perché chi legge le antologie poi crede che il frammento sia l'opera intera. Non vedo soluzione (peraltro già impostata per le poesie di Vittorio Alfieri) se non dare un elemento wikidata e una pagina opera ai singoli sonetti delle corone: è quello che occorre per la madre di tutte le corone: i ''[[Sonetti dei mesi]]''. Su come gestiere il ns0 di quanto abbiamo già mi serve un attimo di studio. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:31, 20 giu 2025 (CEST)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]], ho trovato la soluzione.
::Da una rapida incursione in rete noto che
::*L'antologia Laterza non è una riproduzione integrale di poesie e perfino l'ordine di presentazione differisce dalle edizioni da cui trae i testi, però
::*I primi due sonetti comuni a Lucas e Laterza sono effettivamente presentati di seguito e numerati I e II anche da Mazza mentre il terzo appare sganciato e in edizioni successive delle sue opere. la scelta di Laterza è coerente con l'intenzione del'autore. Dunque abbiamo una corona di due sonetti e un terzo sonetto a parte da gestire.
::* Si uniscono i due sonetti di Lucas in [[Per Santa Cecilia (Lucas)]]
::Si sposta [[Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/I. Per santa Cecilia|I. Per santa Cecilia]] (che contiene due sonetti) a [[Per Santa Cecilia (1912)]].
::* si crea [[Per Santa Cecilia (Mazza)]] (meglio anticipare la disambiguazione) che rinvierà a [[Opera:Per Santa Cecilia (Mazza)]] che conterrà i link a [[Per Santa Cecilia (Lucas)]] e [[Per Santa Cecilia (1912)]], entrambe conteneneti la loro coppia di sonetti. I titoli preesistenti l'operazione saranno trasformati in rinvii a queste corone.
::**Si creano precauzionalemnte titoli con i primi versi dei sonetti che rinvieranno alle rispettive corone, vero destinatario dell'elemento wikidata.
::Venendo al terzo sonetto,
::*[[Dopo le tante vigilate e sparte]], [[A Santa Cecilia]], [[Per Santa Cecilia - iii]] e [[Poesie varie (Angelo Mazza)/Sonetti/XII. A santa Cecilia]] punteranno a [[Opera:Dopo le tante vigilate e sparte]]; (su cosa fare di [[A Santa Cecilia]] quando arriveranno altri testi con tale titolo... al momento soprassediamo).
::Per il momento basta così. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 11:55, 20 giu 2025 (CEST)
:::Benissimo, ora ha tutto più senso ed è tutto spiegato precisamente: procedo secondo queste indicazioni e ti ringrazio! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 12:31, 20 giu 2025 (CEST)
== ho dimenticato tutto :-( ==
come diavolo si fa partire l'eis? --[[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 23:00, 8 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:.mau.|.mau.]] Innanzitutto deve essere attivato il gadget eis in Preferenze -> Accessori. Poi si deve entrare in Modifica o in Creazione in nsPagina; dopo una brevissima attesa (1 sec.) dovrebbe comparire una linguella eis nel blocco di comandi in alto a destra (quello che contiene Crea oppure Leggi, modifica, Strumenti. Click su eis e dovrebbe partire immediatamente. Attenzione: sotto Vector 2022 ''la barretta del menu di eis è nascosta sotto la testata della pagina'' e compare solo facendo scorrere la pagina un pochino in alto.
:Se qualcosa non va avvisami. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 05:46, 9 lug 2025 (CEST)
::allora è un mistero. Io avevo rimesso il vecchio vector perché mi pareva ci fosse un problema col tab, ma non l'avevo trovato comunque... però oggi dal pc dell'ufficio lo vedo. Vabbè, mi rimetto in moto con calma a finire di rileggere [[Chi l'ha detto?]]. Grazie! [[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 11:22, 9 lug 2025 (CEST)
:::macché. Col Vector 2022 ho fatto scorrere la pagina in alto o in basso ma la barretta non la vedo (con Firefox). Ritorno al vecchio Vector. --[[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 12:59, 9 lug 2025 (CEST)
::::@[[Utente:.mau.|.mau.]] mi intrometto per confermarti che io con FF e V22 vedo la barra di eis non appena si scrolla la pagina uno scatto in basso (in quanto "si nasconde" dietro la testata). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:52, 10 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Non è che non abbia cercato di eliminare questo fastidio... ma non ci sono riuscito e alla fine ho scrollato le spalle. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:00, 10 lug 2025 (CEST)
:::::: Ok, alla fine ho capito come far vedere la barra. Ma mi sa che un anzyano come me fa prima a tornare al vector legacy. --[[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 22:55, 10 lug 2025 (CEST)
:::::::Alex, la barra di eis ha uno z-index 100, per cui dovrebbe stare sopra l'header che ha z-index 3. Ma il problema è che il div che contiene eis è dentro il div class="mw-page-container", che è allo stesso livello gerarchico del div "vector-header-container", che è quello che lo copre.
:::::::Se modifichi il js che inietta il div di eis affinchè lo metta dentro il div dell'header (o allo stesso livello gerarchico) anzichè in quello del page-container, la barra si vede. Testato spostando il blocco manualmente. ;-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 09:53, 11 lug 2025 (CEST)
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Grazie! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:05, 11 lug 2025 (CEST)
:::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] {{Fatto}} Primo test ok; se qualcosa non funzia, lo scopriremo solo vivendo :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:23, 11 lug 2025 (CEST)
::::::::::@[[Utente:.mau.|.mau.]] No, non era tutto a posto: adesso la barra in alto di eis compare in Vector (2022) e non è nascosta dal box in testa, ma non compariva più in Vector legacy (2010). Adesso compare ma con un codice ignobile :-). @[[Utente:Candalua|Candalua]] Per favore, mi dici come uno script "vede" in modo decente se corre sotto vector 2022 o sotto Vector legacy? Potrei cercarlo da me ma ho un attacco di pigrizia... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:45, 12 lug 2025 (CEST)
:::::::::::Gli script non so, ma <body> ha classe "skin-vector-2022" se è attivo V22, per cui suppongo succeda qualcosa di simile per legacy. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:53, 12 lug 2025 (CEST)
::::::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Quindi basterebbe vedere se la classe esiste o no... grazie, verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:04, 13 lug 2025 (CEST)
:::::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] Già che ci metti le mani, i bottoni si anneriscono correttamente quando la skin è dark, ma il loro testo rimane nero perchè forzati <code>.baseButton=color black</code>, risultando illeggibili. Se non serve per qualche motivo altrove, la dichiarazione andrebbe rimossa tout-court e i testi vengono correttamente bianchi come default (e neri con la skin chiara, quindi ok).
:::::::::::::Questa modifica richiede però un ritocco anche alla bottoniera (sempre che @[[Utente:Candalua|Candalua]] non ce ne [[Wikisource:Bar/Archivio/2025.07#c-Candalua-20250711034100-Alex brollo-20250710205900|privi]] anzitempo :-D): i bottoni restano sempre grigio chiaro, per cui la modifica di cui sopra che rende i testi bianchi crea problemi. Per renderli scuri come quelli di EIS in dark, va rimossa la forzatura (è inline, no via css) <code>background-color: #f0f0f0</code> degli elementi <button>. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:43, 13 lug 2025 (CEST)
::::::::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ho eliminato per prova il background-color: #f0f0f0, ma non trovo dove sta la dichiarazione .baseButton=color black. Tu lo sai? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:19, 13 lug 2025 (CEST)
:::::::::::::::Sai che sono rincoglionito? .basebutton era una mia modifica locale (e solo su uno dei pc) 🤦♂️per il problema sulla bottoniera che in dark restava chiara ma coi testi bianchi... Ora che viene correttamente scura, non serve più. Invece serve una vacanza a me :-D -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:02, 14 lug 2025 (CEST)
::::::::::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Io allora sarei sempre in vacanza.... ma in fondo, la pensione cos'è? :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:43, 14 lug 2025 (CEST)
:::::::::::::::::Beh, mi spiace di averti fatto cercare una cosa che non c'era... 😔 -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:11, 14 lug 2025 (CEST)
== l'opposto di Ni? ==
a [[Pagina:Chi_l'ha_detto.djvu/671]] dovrei andare a capo prima di "Ancor più curiosa" ma non ci sono riuscito se non mettendo un <nowiki></div></nowiki> dopo il paragrafo dopo il <nowiki>{</nowiki>{Ni}}. C'è un metodo migliore? --[[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 16:17, 10 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:.mau.|.mau.]]: ti rispondo io: ho fatto con {{tl|no rientro}}, che è ''più meglio'' di Ni :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:51, 10 lug 2025 (CEST)
::{{ping|Candalua}}: tieni però conto che sto rileggendo, quindi cercherei per quanto possibile di non lavorare troppo sui template preesistenti. Però in effetti tanto in casi come questo mi tocca modificare il testo, quindi tanto vale... Grazie! --[[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 21:56, 10 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Bello! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:58, 10 lug 2025 (CEST)
::::@[[Utente:.mau.|.mau.]] In effetti, evitare l'indentatura dopo un poem è un problema molto fastidioso. Chissà se.... aggiungendo una classe a poem... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:03, 10 lug 2025 (CEST)
:::::Yesss! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:11, 10 lug 2025 (CEST)
== CVE-2025-53367 ==
Non so se t’intessi, ma https://nvd.nist.gov/vuln/detail/CVE-2025-53367. Visto che sei tu lo smanettatore di djvu, magari si. ;-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:55, 10 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] E' quasi arabo :-( ma vediamo quale versione ho sul pc. Grazie. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:41, 10 lug 2025 (CEST)
::De nada! L'ho notato ieri fra gli aggiornamenti per cui ho pensato di segnalartelo. Del resto basta che funzioni, poi può parlare la lingua che vuole :-D -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 09:34, 11 lug 2025 (CEST)
== Cercando una scorciatoia ==
Ciao Alex,
devo creare le singole pagine nsOpera dei vari atti e scene de {{Opera|Il Conte di Carmagnola}}, per inserire nel posto giusto [[Coro (Il Carmagnola, atto II)|il coro dell'Oxford Book]]. Tuttò ciò implica che le varie pagine ns0 dell'edizione del 1881 ([[Il Conte di Carmagnola]]) vengano spostate con la specifica dell'edizione (in questo caso aggiungerò, tra parentesi, ''1881'', creando così [[Il Conte della Carmagnola (1881)]], [[Il Conte della Carmagnola (1881)/Atto primo]], etc...), così da liberare la pagina generica per creare appunto la relativa pagina nsOpera. Ma il lavoro è lungo e tedioso. Conosci un modo veloce per poter effettuare questi spostamenti? Grazie! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 13:10, 11 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Mi sembra che un semplice spostamento di pagina e sottopagine + ritocco della pagina indice dovrebbero bastare. Ci provo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:10, 11 lug 2025 (CEST)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Vedi se è tutto ok, a me pare di sì. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:30, 11 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Un dubbio: io ho ignorato il nuovo nome che hai proposto e ho spostato in [[Il Conte di Carmagnola (1881)]]. OK? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:47, 12 lug 2025 (CEST)
::::A dire il vero è proprio questo il nome che avevo in mente, ho controllato le varie sottopagine e hanno il nome che intendevo dare, quindi ti ringrazio per l'ottimo lavoro! Appena possibile provvederò a creare le varie e tante pagine opera che sono necessarie. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 09:09, 12 lug 2025 (CEST)
:::::Scusate se mi intrometto, ma già che siamo in argomento... nel [[Indice:Tragedie, inni sacri e odi.djvu|in questo libro a cui tengo]] ci sono due testi teatrali che mi hanno bloccato a causa della mia allergia verso "poem t": c'è qualche anima pia che vorrebbe trascriverli? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:45, 12 lug 2025 (CEST)
::::::quali opere? --[[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 16:59, 12 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Adelchi e Carmagnola, penso. Vecchio caro poem t.... compagno di tante avventure... sto per abbandonarlo a favore della soluzione usata per [[Arcadia (1961)]]: un ritocchino a poem via styles.css, un template per i personaggi allineati a sin, e fine. Ci provo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:10, 13 lug 2025 (CEST)
== altF8 ==
Caro Alex. Non mi funzionano altF8, ALTf7 e altF6. E' un problema mio o qualcuno a fatto delle modifiche su queste funzioni? Grezie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:13, 13 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non credo, a me funzionano, ma.... Alt8, Alt7 e Alt6, non AltF8 ecc... se il problema non si risolve vediamo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:18, 13 lug 2025 (CEST)
::hai ragione alt6, alt7, alt8. Ho provato con 3 browser diversi, ma il 6 e 8 non funzionano del tutto. E alt7 al primo click mi crea l'intestazione, se poi lo riclicko mi toglie tutti o gran parte gli a capo, cosa che prima non faceva, mi pare. [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:02, 13 lug 2025 (CEST)
== altro errore ==
Un fatto strano: in questa pagina mi sono comparse delle [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Numerazione_strana.png cifre a sinistra] e c'è un [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Testo_con_a_capo.png a capo] che non riesco a levare. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:31, 13 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non ho capito bene cosa vedi, ma adesso mmi pare a posto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:04, 13 lug 2025 (CEST)
== Così è corretto? ==
In [[Pagina:Rufini - Il metodo di Archimede, 1926.djvu/1]] e [[Pagina:Rufini - Il metodo di Archimede, 1926.djvu/1]] il SAL è corretto? [[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 18:07, 15 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:.mau.|.mau.]] Secondo me è correttissimo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:31, 15 lug 2025 (CEST)
::{{ping|Alex brollo}} E invece come metto le note a piè di pagina come in [[Pagina:Rufini - Il metodo di Archimede, 1926.djvu/4]]? [[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 20:45, 15 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:.mau.|.mau.]] Eh... dipende dai gadget che hai attivato. Cosa ti succede se pigi contemporaneamente Ctrl+Alt+n senza selezionare niente? e se li pigi dopo aver selezionato un pezzo di testo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:53, 15 lug 2025 (CEST)
::::{{ping|Alex brollo}} mi arriva una ñ... Ma se mi dici dove posso trovare un esempio io copio! [[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 22:13, 15 lug 2025 (CEST)
== perso gadget ==
caro ALex, ho fatto un po' di pulizia nei gadget e ora mi rifunzionano sia alt+6 che alt+8, ma è sparito il tasto googleOCR. Come faccio a recupearlo? come si chiama il suo gadget? Grazie di nuovo [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 08:35, 16 lug 2025 (CEST)
== un nuovo alt-n? ==
Ho azionato il neurone (o meglio, ho cercato tra i miei primissimi contributi) e ho aggiunto alla bottoniera un pulsante <nowiki><math></nowiki> per racchiudere le parti da scrivere con l'estensione matematica. Funziona. Però devo sempre spostarmi col mouse e mi scoccia togliere la mano dalla tastiera. Sono certo che ci sia un modo per far sì che alt-qualcosa (chessò, alt-9) compia l'azione: ma la mia conoscenza di javascript arriva al massimo a copiare codice: quindi potrei anche mettere shortcut.add("Alt+9",alt9); e cominciare a scrivere function(alt9), ma poi mi fermo. Puoi darmi una mano? [[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 14:52, 21 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:.mau.|.mau.]] Quando c'è un bottone che fa qualcosa, l'istruzione per shortcut è semplicemente "pigia quel bottone". Importo il top bottone math da me e faccio dei test. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:20, 21 lug 2025 (CEST)
::.... @[[Utente:.mau.|.mau.]] ma se la funzione scatenata dal bottone è semplice, come quella del bottone math, basta ripeterla come secondo parametro di shortcut.add; l'ho collegata a Alt+9 nella riga immediatamente successiva al tuo newbutton. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 21 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:.mau.|.mau.]]Per il caso math block, che immagino sia quello in cui una formula copre l'intera riga, c'è una soluzione ancora più spiccia: si salta perfino la selezione del testo... ti trovi con memoRegex? Il trucco: registra una sostituzione con questa regex: <code>^m (.+)</code>, opzioni regex, multilinea, ricorda e con <code><nowiki><math display=block>$1</math></nowiki></code> nel campo sostituisci; applica (anche a vuoto) e salva. D'ora in poi qualsiasi riga che inizia con <code>^m (.+)</code> sarà inclusa nel tuo ''math block'' al primo postOCR (Alt+7) . [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:46, 21 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] sperando non ci sia una riga che cominci con una m da sola... (e che io mi ricordi dove sta memoRegex)! --[[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 15:48, 21 lug 2025 (CEST)
::::{{ping|.mau.}} Ma in wikisource senza memoRegex ci sono forme di vita....? :-) Ti registro io la regex sul testo a cui stai lavorando. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:53, 21 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:.mau.|.mau.]] NO! Ho sbagliato! non ricordavo che ''NON bisogna usare postOCR prima che tutti i math siano applicati'': altrimenti si mangia gli apostrofi retti trasformandoli in tipografici e succedono guai con Tex. Ignora il trucco memoRegex! :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:00, 21 lug 2025 (CEST)
::::::teoricamente si potrebbe usare una conversione a cascata, nel senso che dopo la prima regexp se ne fa una seconda che in quelle righe ritraduca gli apostrofi tipografici in retti, visto che in una formula in block non ci sono apostrofi tipografici, ma forse è esagerare... [[User:.mau.|.mau.]] ([[User talk:.mau.|disc.]]) 16:20, 21 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:.mau.|.mau.]] Alle volte uso le ''cascate'', ma in questo caso la via maestra è mettere i math e poi scatenare postOCR. Io non sarei un grado di scrivere la regex che aggiusta gli apostrofi solo dentro math. Con javascript lo saprei fare, con le regex avrei difficoltà. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:24, 21 lug 2025 (CEST)
== Nuovo indice ==
Ciao Alex, sto cercando di caricare [[c:File:C. Morisani - Ricordi storici, Reggio C., Ceruso, 1872.djvu|un nuovo file]], ma alla creazione dell'indice mi dà errore sull'intervallo delle pagine, considerato "non valido". Pensando di aver fatto un errore del caricamento su Commons del file djvu (convertito da any2djvu) , l'ho fatto cancellare e l'ho caricato nuovamente con tutti i crismi. Ciononostante il problema rimane. Ora, non è la prima volta che carico djvu, ma non mi era mai capitato sto problema, quindi o mi sono ingoiato il cervello o c'è qualcosa che mi sfugge. Help! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 13:16, 22 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Penso sia quello che succede ogni tanto; se si tratta di quello si risolve facendo un purge prima su Commons, poi sull'Indice di wikisource. Al momento non ho avuto difficoltà nel vedere il file, nel creare la pagina Indice e nel creare qualche pagina di prova usando eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:09, 22 ago 2025 (CEST)
::Grazie! Esattamente cos'è ciò che succede, tale che richieda il purge su Commons? Semplice curiosità. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 16:16, 22 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Modafix|Modafix]], @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: se volete approfondire, questa è la issue: [[phab:T382824]]. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:36, 22 ago 2025 (CEST)
::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Sia nel mal comune mezzo gaudio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:48, 22 ago 2025 (CEST)
::::Mi aggiungo ai ringraziamenti, mi sento meno sprovveduto ora. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 16:50, 22 ago 2025 (CEST)
== Note di Campanella ==
Ciao Alex, mi sono ritrovato a rileggere [[Pagina:Campanella, Tommaso – Poesie, 1938 – BEIC 1778417.djvu/96]], e ho visto che le note non sono state fatte con i ref ma con codice css. Immagino sia stata una scelta pensata, per cui evito di metterci mano. Unico dubbio, si riesce a far sparire in transclusione l'interlinea diversa sul cambio di pagina (non chiudendo il blocco magari?). Grazie. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 18:27, 25 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Grazie della segnalazione. Che strana scelta! Adesso non la rifarei e non ricordo per niente il ragionamento che (spero) di aver fatto. Cerco di orientarmi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:39, 25 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Cruccone|Cruccone]] Sì, ho capito sia il perchè di questa strana soluzione, che il motivo del problema che mi segnali. Per favore, dà un'occhiata a [[Poesie (Campanella, 1938)/Scelta di alcune poesie di Settimontano Squilla/39. A Genova]], dove il css è stato rivisto. Se ti va bene, si tratterebbe solo di modificare, via bot, le classi c97 in c97a e c97b, senza altre modifiche del codice. Una cosa un po' delicata, ma fattibile (naturalmente la farei io). Se vuoi modificare qualcosa, prova a editare le due classi in [[Indice:Campanella, Tommaso – Poesie, 1938 – BEIC 1778417.djvu/styles.css]]. Differiscono solo perchè c97a ha un gradevole margine superiore che la stacca dai versi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:40, 25 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Cruccone|Cruccone]] PS: il motivo della "strana scelta" è che nella stessa posizione e con la stessa formattazione delle annotazioni ci sono anche, talora, commenti generali che non sono annotazioni numerate. Al tempo (e anche adesso) non ho trovato soluzioni alternative decenti a quella che ho adottato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:32, 25 ago 2025 (CEST)
::::Immaginavo la scelta venisse da qualcosa di simile, ero curioso![[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 09:10, 26 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Cruccone|Cruccone]] ... e anch'io ero curioso :) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:32, 26 ago 2025 (CEST)
== scaricare tutti i file di una categoria ==
Puoi lanciare questo dalla console della pagina. La scocciatura è che se usi Chrome, te li farà scaricare uno per uno (altri browser non so)
<pre>
function forceDownload(url, fileName){
// fileName = url.substring(url.lastIndexOf('/')+1, url.length);
var xhr = new XMLHttpRequest();
xhr.open("GET", url, true);
xhr.responseType = "blob";
xhr.onload = function(){
var urlCreator = window.URL || window.webkitURL;
var imageUrl = urlCreator.createObjectURL(this.response);
var tag = document.createElement('a');
tag.href = imageUrl;
tag.download = fileName;
document.body.appendChild(tag);
tag.click();
document.body.removeChild(tag);
}
xhr.send();
}
$('.gallery a').each(function() {
title = $(this).attr('title');
if (title) {
$.ajax({
url: '/w/api.php?action=query&format=json&prop=imageinfo&iiprop=url&titles=' + title,
}).done(function(response) {
for (const [key, value] of Object.entries(response.query.pages)) {
imageurl = value.imageinfo[0].url;
imagetitle = value.title.replace('File:', '').replace(/ /g, '_');
console.log(imageurl);
console.log(imagetitle);
forceDownload(imageurl, imagetitle);
}
});
}
})
</pre> [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:14, 18 set 2025 (CEST)
:@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Ma non lo capisco a fondo.... prima di lanciarlo mi ripasso un po' un mio vecchio downloader in python. (sempre che lo capisca ancora... ) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:25, 18 set 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Riattivati e ri-capiti i miei script python ''sviluppatore-fai-da-te-ahiahiahi'' per scaricare sul pc tutte le immagini di una categoria di Commons... adesso non resta che sperimentare il tuo interessante script js. [[Critica della ragion pura (1949)|Kant]] permettendo :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:41, 20 set 2025 (CEST)
== Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino ==
Ciao Alex, nel completare la trascrizione del quarto volume ([[Indice:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 4, 1793 - BEIC IE6206670.djvu]]) di ''Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino'', abbiamo notato che le pagine da 321 a 356 mancano al file BEIC caricato su Commons e utilizzato per questo volume. Siamo riusciti a scaricarle da Internet Archive ma avremmo bisogno di sapere come possiamo procedere per integrarle su Wikisource. Grazie. [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 14:34, 24 set 2025 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] La procedure è un tantino complessa. Il primo passo è inserire le pagine mancanti nel djvu fallato e ricaricarlo su Commons; ma se le pagine successive sono già state trascritte, il peggio viene dopo (e necessita di un bot).
:Se ti servono spiegazioni dettagliate per un'altra volta, te le mando nella tua pagina di discussione; ma di solito è una cosa che faccio io con roba pronta (purtroppo con script non user-friendly, anche perchè ogni caso è diverso). Dove sono le pagine scaricate da IA? Basta anche il link a IA giusto, a scaricarle di nuovo da IA ci metto poco. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:47, 24 set 2025 (CEST)
::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Vedo che il caso richiede solo l'aggiunta delle pagine in fondo al volume.... allora le cose sono molto più semplici :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:51, 24 set 2025 (CEST)
:::Sì, sono solo pagine mancanti in fondo al volume. In pratica le uniche pagine che andrebbero fuori sincrono sono le ultime pagine vuote e un paio contenenti solo immagini, ma quelle è un attimo ricrearle poi. Mi confermi quindi che basta sovrascrivere su Commons il file attuale con la versione completa? (Scusa il disturbo, sei sempre veramente gentile.) Chiedo a Marcella se può farlo, e le dico che in alternativa può mandare a te le pagine scaricate da IA o il link e te ne occupi tu, va bene? --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 15:13, 24 set 2025 (CEST)
::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Su IA c'è solo un esemplare dell'edizione 1793 quindi non ho bisogno di altro :-). Procedo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:23, 24 set 2025 (CEST)
== Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino (2) ==
Ciao Alex, con la pagina [[Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 5, 1795 - BEIC IE6483391.djvu/149]] c'è un salto tipografico di numerazione (la pagina cartacea è n. 149, mentre la precedente è 144). Si potrebbe modificare in [[Indice:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 5, 1795 - BEIC IE6483391.djvu]] in maniera che dopo "144" ci sia "149"? Non pare manchi infatti alcuna pagina, ma la numerazione tipografica è così. Grazie! --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 17:05, 8 ott 2025 (CEST)
:Come non detto, ho [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Indice%3AViaggi_alle_Due_Sicilie_e_in_alcune_parti_dell%27Appennino%2C_vol._5%2C_1795_-_BEIC_IE6483391.djvu&diff=3571249&oldid=3567894 sistemato] da solo: mi sono poi ricordato come si faceva!, la parte del sommario invece l'ha già sistemata ad hoc Marcella, scusa il disturbo :D --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 17:29, 8 ott 2025 (CEST)
::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Benissimo. Alla prossima! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:13, 8 ott 2025 (CEST)
== Match and split ==
Ciao, curiosando su [[Progetto:Trascrizioni/Match and split]], ho notato che [[Esempi di generosità proposti al popolo italiano]], che era inserito fra i testi solo da rileggere, in effetti ha il SAL ancora completare, per cui mi sono permesso di "retrocederlo". Se ho fatto male, fammi sapere :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 09:44, 27 ott 2025 (CET)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Hai fatto benissimo; io "retrocedo" a SAL 25% il testo ns0. Succede che eseguito il M & S ci si dimentichi di portare il SAL al livello giusto.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:58, 27 ott 2025 (CET)
== Errore in pag. originale ==
Ciao,
durante la trascrizione di [[Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/231|questa pagina]] ho trovato un errore nell'originale: nella quinta riga c'è ''taoto quanto'', ma ho trascritto ''tanto quanto'', perché mi sembra oggettivamente corretta.
Come posso mettere in evidenza questa mia correzione? Esiste una funzione/comando per questo?
Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 10:57, 4 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:BuzzerLone|BuzzerLone]]Si usa il template "Errata corrige": [[Template:Ec]]. Lìho messo; dai un'occhiata alla sua documentazione. Va usato solo quando non c'è il minimo dubbio sul fatto che sia un errore tipografico. In questo caso secodo me non c'è. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:16, 4 nov 2025 (CET)
Grazie [[User:BuzzerLone|BuzzerLone]] ([[User talk:BuzzerLone|disc.]]) 16:36, 4 nov 2025 (CET)
== consigli per gli acquisti ==
secondo te su [[Indice:Statistica delle elezioni generali politiche 1895.djvu]] si possono usare tmpl. uguali a quelli di [[Indice:Statistica elezioni 1900 legislatura 21.djvu]]. O vanno riadattati?
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:17, 23 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Mi sono dimenticato quasi tutto di quell'avventura. Per favore, tu che sei più "fresco di lavoro", prova e poi se non funziano dammi una pingata. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:31, 23 nov 2025 (CET)
Fatti piccoli aggiustamenti e copia/incollato. Dagli una guardata al volo quando hai tempo. Non è minimamente urgente. Ci sono i dati in altra fonte molto più comoda da usare. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:36, 23 nov 2025 (CET)
==ps==
Bon'anno. Nun magna' troppo. Sinnò la Bbefana te porta er carbone.
De ceterisse: [[Discussioni indice:Statistica elezioni 1904 legislatura 22.djvu|buttece l'occhio]].
--[[Utente:Carlomorino|Belli risorto]] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:51, 01 gen 2026 (CET)
== E un l'ho hhapita! ==
Ciao, buon anno eccetera. Vedo che il tuo bot ha operato nella mia pagina utente. Bene, anzi benissimo. Ma non ho capito cosa ha fatto :D. Ciao, a più in là. [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 11:21, 11 gen 2026 (CET)
:@[[Utente:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] Vedi "Progetto:Bot/Richieste di intervento", ho ripulito qualche centianio di pagine da un carattere invisibile u200e su richiesta di Aleator. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:10, 11 gen 2026 (CET)
::@[[Utente:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] Ps: in cronologia ''sembra ''che non sia cambiato niente... perchè, siccome il carattere è invisibile, non si vede. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:04, 11 gen 2026 (CET)
:::Grazie! Ma che non si veda un carattere invisibile è uno scandalo! Dove è finita la chiarezza degli interventi, eh? Dovrei entrare in sciopero e non lavorare più qui. :P . Stai bene e fai il bravo. Ciao a te e tutti! [[User:Silvio Gallio|Silvio Gallio]] ([[User talk:Silvio Gallio|disc.]]) 21:22, 11 gen 2026 (CET)
== Pagine Gioberti ==
Ciao! Ti ho inviato via mail le scansioni corrette che mi ha girato Marcella di [[Pagina:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 3, 1912 - BEIC 1833665.djvu/219]] e seguente, se hai la possibilità di sistemare [[c:File:Gioberti - Del rinnovamento civile d'Italia, vol. 3, 1912 - BEIC 1833665.djvu]] su Commons. Fammi sapere se ti sono arrivate e se pensi ne valga la pena. Grazie, a presto! :) [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 09:42, 14 gen 2026 (CET)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Le ho viste, grazie! Certo, la riparazione del djvu è facile, ma per qualche giorno non sono sul mio pc e mi manca qualche attrezzo (non voglio installare roba sul pc da cui sto lavorando). In settimana dovrei farcela. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:51, 14 gen 2026 (CET)
== Disorientamento nostalgico da Any2djvu ==
Ciao Alex! Ti disturbo perchè volevo caricare la seconda parte dei [[Viaggi per Europa]], ma, volendo convertire il file in djvu con il fidato Any2djvu (la mia personale esperienza con i pdf non è felice), la realtà mi ha fatto fare una doccia gelata, perchè Any2djvu sembra non esistere più (rima non voluta). Premetto che preferisco i siti che mi consentono di fare tutto in rete, senza scaricare altri programmi. Nell'etere ho trovato delle nuove possibilità (vedi un certo [https://convertio.co/it/pdf-djvu/ Convertio]), ma non so quanto siano affidabili, per cui volevo chiedere a te qualche consiglio su come muovermi prima di creare danni. Grazie come sempre! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:38, 15 gen 2026 (CET)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Siccome il problema più comune è pdf -> djvu, io uso sempre pdf2djvu. Salva bene anche lo strato testo. Attenzione: c'è un misterioso settaggio dei pdf che imposta la risoluzione delle immagini in uscita; verificare che le dimensioni della pagina djvu siano attorno al 1000px di larghezza (anche un po' meno, ma non molto). Poi alle volte le routine djvuLibre, ma se non ti piace spippolare con la riga di comandop lascia perdere. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:21, 15 gen 2026 (CET)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]] PS: se trovi qualcosa di meglio avvisami! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:22, 15 gen 2026 (CET)
:::In realtà l'avevo adocchiato, ma mi dà il classico errore "404: Not found". [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 13:30, 15 gen 2026 (CET)
::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Hai ragione... ma è una cosa recentissima. L'ho usato fino a pochi giorni fa. Ovviamente ho anche la versione offline, e la conservo con cura (con quella è anche possibile settare la risoluzione delle immagini, che, chissà perchè, IA spesso tiene troppo bassa). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:49, 15 gen 2026 (CET)
:::::Allora attenderò fiducioso il ripristino. Grazie! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 14:19, 15 gen 2026 (CET)
Senza riaprire un altro argomento, ho riscontrato un problema abbastanza fastidioso: in [[Viaggi per Europa - parte II]], quando creo una nuova sezione in ns0, non compare in automatico, come sempre successo, il tl Qualità, con l'intestazione con le sezioni precedenti e successive in automatico, nè ancora più fastidiosamente, l'indice del testo con l'intervallo delle pagine della sezione in ns0 da creare. Come posso ovviare? [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:58, 23 gen 2026 (CET)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Non capisco!
:Da un po', i testi unici in volumi separati (e quindi in pagineIndice separate) vengono transclusi in un unico elemento ns0; vediamo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:36, 23 gen 2026 (CET)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]] @[[Utente:Candalua|Candalua]]Trovato. Il tl Indice sommario è sensibile: non tollera la presenza, fra i parametri, di altri template. Erano bloccanti i tre template Sc assegnati ai numeri romani del parametro delta. Si tratta di un bug (il problema, come minimo, dobrevve essere segnalato al momento del salvataggio della pagina). Ma personalmente non oso mettere le mani sullo script. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:54, 23 gen 2026 (CET)
:::E io che volevo fare l'elegante. Grazie per l'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 23:05, 23 gen 2026 (CET)
::::Mi rendo conto di non aver risposto al dubbio dei due ns0 separati per i due volumi di una stessa opera: mi sono scervellato, poi ho concluso che non avrei potuto fare altrimenti, forse sbagliando, perché in entrambi i volumi c'è "Lettera Prima", "lettera II", non come ad esempio in altri opere dove c'è la continuazione della numerazione dei diversi capitoli o dei titoli di opere diversi l'uno dall'altro. Obiettivamente mi è dispiaciuto, perché sarebbe stato corretto mettere tutto in un ns0 unico. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 09:01, 24 gen 2026 (CET)
:::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Si può sempre fare in un secondo momento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:31, 24 gen 2026 (CET)
== Categoria:BEIC ==
Ciao Alex, bisognerebbe che tutti gli indici contenuti in [[:Categoria:BEIC]] fossero inclusi solo nella sottocategoria [[:Categoria:Scansioni provenienti da BEIC]]; credo che risolvere la cosa non sia complicata: bisognerebbe modificare il template [[Template:BEIC]] che è incluso negli indici (ma chiedo a te che sei più ferrato con i template) e già che ci siamo si potrebbe modificarlo per generare una [[:Categoria:Autori con testi caricabili da BEIC]] (similmente a [[:Categoria:Autori con testi caricabili da IA]]) quando il template è incluso in una pagina autore? Grazie! [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 11:57, 30 gen 2026 (CET)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Grazie del suggerimento. Se non ci provo in tempi ragionevoli, per favore slllecitami :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:05, 30 gen 2026 (CET)
::Reminder :) Segnalo anche a {{ping|Candalua}} che in passato ha già fatto un eccellente lavoro sul [[Template:BEIC]].--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 16:13, 5 feb 2026 (CET)
== Il roseto ==
Ciao Alex, ho provato ad aggiungere un autore in questa pagina [[Pagina:Saadi - Il Roseto, I.pdf/41]], l'ho fatto altre volte, ma questa volta non so per quale motivo il collegamento con wikidata non risulta nella pagina dell'autore. Come posso risolvere? L'autore è Anuscirvan, detto Khosrow I [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 18:19, 5 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] Se intendi l'imperatore sassanide, Cosroe I Q207381 : {{Wl|Q207381|Cosroe I}} [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:46, 5 feb 2026 (CET)
::esattamente, come posso fare? [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 19:07, 5 feb 2026 (CET)
:::@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] Ma sei sicuro che meriti una pagina Autore? Io mi accontenterei di un tl|Wl senza pagina Autore. Wl punterà a wikipedia: mi pare più opportuno. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:26, 5 feb 2026 (CET)
::::Credo sia più opportuno, mi consigli di indirizzare gli autori nelle loro rispettive pagine e i re su wiki? [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 19:38, 5 feb 2026 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] Non ricordo bene le ultime discussioni, ma mi sembrava di ricordare che di recente si è convenuto che le pagine Autore debbano essere considerate in senso ampio come pagine di "Personaggi storici", per questo abbiamo pagine come [[Autore:Socrate]], che in vita sua non ha mai scritto nulla. I sovrani almeno possono essere autori qualche discorso pubblico, io eviterei però personaggi ai confini tra storia e leggenda di cui non abbiamo fonti coeve come Achille, Mosè, re Artù e simili... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 19:51, 5 feb 2026 (CET)
:::::Dove mi consigliate di collegare i personaggi storici? Su Wikipedia? [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 19:58, 5 feb 2026 (CET)
::::::@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] Opinione "di parte": io suggerisco di collegarli a wikidata, attraverso il template Wl (significa wikidata link). Io lo uso non solo per i personaggi storici che non sono autori (anzi: cancellerò la pagina Autore relativa all'imperatore sassanide) ma anche per gli autori di cui non è ragionevole pensare che in tempi brevi avremo qui, su wikisource, opere trascritte. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:16, 6 feb 2026 (CET)
:::::::Va benissimo, grazie mille!
:::::::Inoltre, avevo un’altra domanda, nel collegare le pagine ai capitoli, vi sono uno o due inizi di capitoli che si trovano nella stessa pagina, come posso dividerli? [[Il Roseto/Bibliografia/4. Lodi del grande emiro Fakhr Ed-Din]] come ad esempio in questa pagine dove termina il terzo capitolo ma a metà pagina inizia il quarto. [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 09:22, 6 feb 2026 (CET)
::::::::@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] Per prima cosa, vedi [[Pagina:Saadi - Il Roseto, I.pdf/33]], bisogna aggiungere in nsPagina gli opportuni tag <code>section></code>.
::::::::Fatto questo, in ns0 possono essere usati i due parametri fromsection e tosection del tag pages. Il Capitolo III finisce alla pagina 33, sezione s1 (quindi avrà in pages un <code>to="33" tosection="s1"</code>, mentre il [[Il Roseto/Bibliografia/4. Lodi del grande emiro Fakhr Ed-Din|Capitolo IV]]] inizia alla pagina 33, sezione s2 (quindi avrà in pages un <code>from="33" fromsection="s2"</code>. Il tag pages è una genialata, ci si possono fare moltissime cose, ma l'uso di from, to, fromsection e tosection è il più comune proprio per i capitoli spezzati nelle singole pagine.
::::::: Vedi le mie modifiche in nsPagina e in ns0 e chiedimi pure se non sono chiare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:40, 6 feb 2026 (CET)
::::::::Penso d'esser riuscito ad applicare il comando! [[Il Roseto/Bibliografia/6. Ordine dei Capitoli]] Ho provato con questo capitolo ed ho fatto terminare il quinto capitolo nell'esatto punto e fatto cominciare il sesto capitolo, spero di non aver commesso errori! [[Pagina:Saadi - Il Roseto, I.pdf/37]] Nel caso ti allego la pagina sulla quale ho lavorato, grazie mille per l'aiuto! [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 14:57, 7 feb 2026 (CET)
:::::::::@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] Transclusione esatta! Hai capito il meccanismo. Ho corretto un particolare: NON lasciare una riga vuota dopo il template Ct: se la lasci, il paragrafo NON viene indentato regolarmente.
:::::::::C'è un'alternativa a fromsection... tosection. Immagina che, alla fine della sezione s2, iniziasse un'altra sezione, diciamo s3. In questo caso avresti potuto scrivere fromsection="s2" tosection="2", ma c'è un'altra possibilità: scrivere semplicemente onlysection="s2". E' un comando molto potente: agisce anche su una sequenza di pagine, e transclude, da ogni pagina, SOLO quello che è compreso nella section specificata. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:05, 7 feb 2026 (CET)
::::::::::Grazie mille! Farò più attenzione a quest'errore. [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 17:08, 7 feb 2026 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] La questione dell'indentatura dei paragrafi è un delirio... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 7 feb 2026 (CET)
::::::::::::Concordo! Vedo che è una bella sfida... [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 17:21, 7 feb 2026 (CET)
== Ancora su errori di stampa dentro i link ==
Ciao, innanzitutto ti avviso di aver creato il template {{tl|R-Ec}} che funziona alla perfezione. Ora stavo provando a fare qualcosa di simile con il template {{tl|Wl}}, cioè unire il codice di Wl al codice di {{tl|Ec}} per creare un template che permetta di fare link ad autori con errori di stampa.
Ho provato con [[Template:Wl/Sandbox]] e finché siamo in Ns Pagina tutto funziona ([[Pagina:Tasso, Torquato – Gerusalemme conquistata, Vol. I, 1934 – BEIC 1931910.djvu/338]]). In Ns0 però ([[Gerusalemme conquistata/Test]]) si vedono ancora i valori sbagliati e non quelli giusti. Secondo il codice dovrebbe mostrare il parametro "3" che è "Manzoni", invece appare ancora "Manzini".
Hai idea del motivo? Per qualche motivo non funziona "ifeq" (ho provato anche con "switch" senza successo)? O si tratta del fatto che prende il valore da un'altra parte e non da dove io ho messo il "3"? [[User:Lombres|Lombres]] ([[User talk:Lombres|disc.]]) 23:24, 9 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Lombres|Lombres]] Ammetto che ho fattp difficoltà a raccapezzarmi con il tl|Wl, ma mi pare di aver capito una cosa: fatto: l'output viene generato da [[Modulo:Wl]], sulla base dei soli parametri 1 e 2. Piuttosto che toccare il meccanismo di R e di Wl (sia nel codice template che nel codice Modulo), continuerei a lavorare sul tl Ec. Ma ammetto che sono parecchio arrugginito. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:48, 10 feb 2026 (CET)
::R è a posto, il [[Template:R-Ec]] creato da me funziona. Riguardo al WL non avevo notato il modulo, i moduli per me sono arabo. Credo che proverò a farlo funzionare senza "invoke" (togliendo ifeq ecc e usando solo quello sotto), altrimenti passerò a creare un template basato su [[template:AutoreCitato]] che non ha moduli --[[User:Lombres|Lombres]] ([[User talk:Lombres|disc.]]) 22:47, 10 feb 2026 (CET)
:::@[[Utente:Lombres|Lombres]] I moduli sono scritti con un vero linguaggio di programmazione, Lua, e mi rendo conto che potrebbe essere difficile affrontarli, se non si ha esperienza almeno di un altro linguaggio tipo python o javascript. Chissà... Comunque mi hai incoraggiato a dare un'occhiata più a fondo a Wl, e se i miei neuroni ce la fanno ancora, forse trovo la soluzione del problema. Di certo, i moduli sono strumenti che possono fare molto, molto di più dei template.
:::La grande differenza fra Wl e AutoreCitato è che Wl non ha affatto bisogno che wikisource abbia una pagina Autore a cui appoggiarsi, e quindi può essere usato sia per autori che non hanno ancora una pagina wikisource Autore, ma anche persone che non sono autori (personaggi "enciclopedici" per altri motivi), sia qualsiasi altro elemento (luoghi, ecc) che sia collegato a wikidata. Il funzionamento di è il seguente: se esiste una pagina Autore, punta a quella; se non esiste, ma esiste una voce wikipedia, punta alla voce wikipedia; se non esiste nemmeno una voce wikipedia, punta all'elemento wikidata, e da là a qualche voce del mondo wiki si arriva. #invoke passa semplicemente i parametri del templare a una funzione del modulo. Poichè il suo codice non sa interpretare altro che i parametri 1 e 2, mostra sia in nsPagina che in ns0 quello che c'è nel parametro 2.... e modificare il codice per "insegnargli" altro è possibile, ma delicato.
:::Ci panso ancora. Intanto tu procedi pure con AutoreCitato. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:43, 11 feb 2026 (CET)
::::è a quello che servirebbe il Wl con EC, appena spunta un errore di stampa sul titolo di un'opera mai tradotta in italiano e che quindi non avrà mai una pagina su Wikisource, ecco che ci vorrebbe un link a Wikipedia con Ec... per ora ho fatto una versione di AutoreCitato che funziona e devo spostarla dalla sandbox --[[User:Lombres|Lombres]] ([[User talk:Lombres|disc.]]) 22:26, 11 feb 2026 (CET)
== Aggiunta di un libro ==
Ciao Alex, perdona il distrbo, un mio amico, utente wiki, mi ha inviato un libro pubblicato nel 2022 dall'UE con licenza libera, mi ha chiesto se si poteva aggiungere su wikisource o su altri progetti, prima di agire, mi sembra opportuno domandare se era possibile o meno. [https://www.agesci.it/wp-content/uploads/2025/01/GreenComp.pdf] Questo è il PDF. Grazie mille in anticipo. [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 16:26, 2 mar 2026 (CET)
:@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] E' in piena evidenza un CC BY 4.0, quindi sì. Non ci sono foto, quindi la frase "Per utilizzare o riprodurre foto o altro materiale che non è di proprietà dell'UE, è necessaria l’autorizzazione diretta dei rispettivi titolari dei diritti." mi pare proprio che non si applichi. Occhio, trascrive e transcludere un pdf fortemente formattato e con varie illustrazioni non è uno scherzo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:50, 2 mar 2026 (CET)
::Grazie mille! [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 20:55, 2 mar 2026 (CET)
== Ancore a note ==
Ciao Alex, seguendo l'esempio in [[Pagina:Dizionario mitologico ad uso di giovanetti.djvu/500]] (da [[Template:Backlink]]) ho provato a collegare la nota "(1)" fra le pagine [[Pagina:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu/16]] e [[Pagina:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu/229]], ma il collegamento non appare né funziona: sai mica come posso farlo funzionare? C'è un altro template più adatto o mi conviene mettere semplicemente <nowiki>[[Pagina:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu/229|(1)]]</nowiki> nella prima pagina per linkare alla seconda? Grazie! [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 09:14, 4 mar 2026 (CET)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Ci sono due alternative: {{tl|Nota separata}} e {{tl|Nsb}}. Il risultato in ns0 è lo stesso, ma in nsPagina è diverso: il primo NON visualizza il testo dell'annotazione in nsPagina, il secondo sì. In entrambi i casi, la prima cosa da fare è ''applicare alla nota separata una section'' (io in genere uso come nome della section il semplice numero progressivo della nota) escludendo il numero fra parentesi che compare prima del testo della nota. In questo caso alcune note sono molto lunghe: vedi tu se la visualizzazione anche in ns0 ti disturba.
:Ti metto il codice necessario per la nota 1 usando {{tl|Nota separata}}. Dimmi se vuoi vedere anche l'alternativa con {{tl|Nsb}}. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:12, 4 mar 2026 (CET)
::PS: il codice <code><nowiki><br>{{gap|1em}}</nowiki></code> che ho aggiunto nel testo della Nota 1 serve a creare l'indentatura dei paragrafi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:29, 4 mar 2026 (CET)
:::Mi sembra ottimo come hai sistemato, allora faremo alla stessa maniera con le prossime note del traduttore. [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Viaggio_in_Sicilia,_1831_-_volume_I_-_BEIC_IE4742922.djvu/229&diff=prev&oldid=3641409 Qui] ho tolto il template il template § perché vedo che non serve più. Ne approfitto, se ti avanza tempo e voglia, di ricordarti che è rimasta in sospeso una cosa che ti ho chiesto sopra: [[#Categoria:BEIC]]. Grazie ancora e a presto.--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 13:10, 4 mar 2026 (CET)
::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Mi spiace, con Template:BEIC ci ho provato ma ho fallito... sono piuttosto arrugginito :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:31, 4 mar 2026 (CET)
:::::Grazie ugualmente! Un caro saluto. --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 14:29, 4 mar 2026 (CET)
== "Nonno" Augusto ==
Su [[Indice:Della oreficeria italiana.djvu]] ci sono <d>due pagine incasinate [[Pagina:Della oreficeria italiana.djvu/50|50]] e [[Pagina:Della oreficeria italiana.djvu/51|51]].</d>
Sarebbero da eliminare: la foto era venuta male e quelle "fatte bene" sono già presenti. So che sei in grado di ghigliottinarle. Senza fretta (ancora non ci sono arrivato). Poi ho un altro problema. Ma di quello ne parliamo dopo. Buona cavalcata (vai ancora a cavallo?)
:
[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:37, 11 mar 2026 (CET)
CONTRORDINE... solo [[Pagina:Della oreficeria italiana.djvu/51|51]]. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:55, 11 mar 2026 (CET)
:@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Mi baserò sulla numerazione delle pagine. Al momento mi sembra che per ottenere una numerazione consecutiva le pagine da eliminare siano due :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:05, 11 mar 2026 (CET)
::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Confermo. {{fatto}} [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:13, 11 mar 2026 (CET)
::: PS Cavallo: Asia è vecchietta.... e io anche :-). Vediamo questa primavera.
Io vecchietto. Molto vecchietto (1946). Tu non sembra. Poi quando avremo tempo mi devi insegnare a risolvere la situazione di pag. [[Pagina:Statistica elezioni 1909 legislatura 23.djvu/40|6]] e simili.
== Minuzia css in Adone ==
Caro Alex,
finita l'autoflagellazione del [[Indice:AA. VV. - Il rapimento d'Elena e altre opere.djvu|Rapimento di Elena]] stavo per ributtarmi sui lirici greci (Corinna pone interessanti sfide metrico-musicali), quando sono tornato per un attimo a uno dei miei primissimi upload, l’''Adone'' di Marino, accoppiato poi a [[Indice:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu]]. Appurato che con un po' di mano il tempo di edit per pagina è abbastanza breve, stavo pensando di mandare l'opera al 75%, ma prima di lanciarmi su centinaia di pagine volevo una tua occhiata. In particolare sul css che regola il numero di ottava: sul mio schermo il numero spinge il primo verso un po' a destra rispetto ai successivi; la situazione poi riguarda numeri di ottava di una-due-tre cifre decimali. Sul tuo schermo il primo verso di ogni ottava è allineato ai successivi? Ho provato ad agire sullo style.css dell'indice, ma senza efficacia, dunque mi trovo costretto a rimperti, porta pazienza. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:46, 12 mar 2026 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi piace abbastanza così: [[Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/58]]. Unica modifica nel codice pagina: attribuire al poem dell'Argomento la classe <code>argomento</code>; questo permette qualsiasi ripensamento globale agendo sul css. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 12 mar 2026 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] no, non avevo capito a fondo il tuo codice, io uso pochissimo il tl|Blocco centrato e sto cercando di domarlo. Mi sembra di aver capito che tu desideri che il Blocco centrato in ns0 agisca su tutti i versi, sia l'argomento che le ottave. Giusto? comunque. oltrealla pagina style.css, sto pasticciando solo su [[Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. I, 1975 – BEIC 1869702.djvu/58]], quindi i danni dovrebbero essere limitati :) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:31, 12 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Prova a vedere adesso... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:50, 12 mar 2026 (CET)
::::@[[User:Alex brollo|Alex brollo]], eccellente! ora ci siamo: mi hai/Mi sono spinto a rivedere le centinaia di pagine del M&S del poema.
::::Parto, Romagnoli aspetterà. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 13:23, 12 mar 2026 (CET)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2026-03-20 06:52:59. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:41, 13 mar 2026 (CET)</div>
== Indice ==
Buonasera Alex, ho quasi concluso il primo volume del Roseto! Mancano sostanzialmente tre pagine che sarebbero parte dell'[[Pagina:Saadi - Il Roseto, I.pdf/143|indice]], come posso crearlo correttamente? [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 18:55, 14 mar 2026 (CET)
:@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] Si usa il template {{tl|VoceIndice}} accoppiato con {{tl|Pg}}. Vado. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:36, 14 mar 2026 (CET)
== Indice malefico ==
Buonasera Alex, porto buone notizie, son riuscito nella mia impresa! Ammetto che è stato arduo aggiungere quel centinaio di capitoli tutti d'un fiato XD, spero di non aver combinato danni! :) Grazie mille ancora per l'aiuto!
P.S. Nel caso potresti darci un'occhiata? Se per caso vi sono errori oppure meno. [[User:Francyskus|Francyskus]] ([[User talk:Francyskus|disc.]]) 22:36, 16 mar 2026 (CET)
:@[[Utente:Francyskus|Francyskus]] Mi sembra '''ottimo'''! Visto che c'ero ho fatto qualche minimo ritocco e ho portato le pagine a SAL 75%. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:15, 21 mar 2026 (CET)
== Intervallo non valido ==
Ciao Alex, ultimamente sto lavorando con Marcella su [[Indice:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu]] ma spesso compare l'avviso "''Errore: intervallo non valido. Se il file è stato caricato da poco, prova a fare un Purge del file da Commons. Se il problema persiste esegui un Purge anche di questa pagina. Vedi Aiuto:Purge.''" Facendo purge sul file di Commons [[c:File:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu]] e poi su Wikisouce il problema tende a risolversi, ma non sempre, e tende comunque poi a ripresentarsi a distanza di giorni; al momento ho fatto anche un null edit e il file sembra tornato a posto, ma siccome la cosa tende a ripresentarsi ti chiedo se può esserci un problema nel file, o se è un problema generale di Wikisource, o può dipendere dalle aggiunte che il bot fa su Commons. La cosa più spiacevole è che quando succede non sono visibili nemmeno le pagine già trascritte; qualche settimana fa ho notato che lo stesso problema compariva anche in [[Indice:Viaggio in Sicilia, 1840 - BEIC IE6395202.djvu]] che è già riletto al 100%: è un peccato che il lettore non possa vedere un testo già trascritto per un problema del file, dato che la trascrizione dovrebbere avere vita autonoma rispetto alla fonte (e mi preoccupa che la cosa possa succedere anche a opere già trascritte che magari non vengono più controllate e quindi diventano non fruibili al lettore nonostante siano già complete). [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 07:24, 26 mar 2026 (CET)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Ho sentito abbastanza spesso Candalua sostenere che è un problema generale. Spesso l'ho visto su file pdf, ma mi dici che l'hai incontrato anche su djvu... mi sa che tocca ai "piani alti" la soluzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:33, 26 mar 2026 (CET)
::Grazie. Penso che l'ideale comunque sarebbe che in caso di problemi al file il testo trascritto si vedesse ugualmente: dovrebbero non vedersi solo le scansioni; cioè va bene l'avviso ma non dovrebbe scomparire tutto il testo già trascritto ^_^' Un caro saluto.--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 08:10, 26 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] In questo momento io vedo tutto. Ma il libro ha un altro problema: la prima pagina è il dorso, largo meno di 500 px, e la larghezza della prima pagina condiziona la larghezza di tutte le pagine successive; e ne risente, ovviamente, la risoluzione. Faccio alcune verifiche e vedo se con una modifica del djvu il problema si risolve. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:05, 26 mar 2026 (CET)
::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Fatta con successo la modifica del file djvu su Commons.... e adesso la pagina Indice è spaccata anche a me, e resiste tranquillamente al doppio Purge. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:37, 26 mar 2026 (CET)
:::::Il dorso è presente anche in [[c:File:Viaggio in Sicilia, 1840 - BEIC IE6395202.djvu]] e anche lì lo abbiamo trascritto come prima pagina (come immagine: [[Pagina:Viaggio in Sicilia, 1840 - BEIC IE6395202.djvu/1]], non trasclusa) però non ho notato che ne risentisse la risoluzione. Se la tua modifica di [[c:File:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu]] non ha migliorato la situazione, anzi è finito in panne totale (neanch'io riesco più a purgare con successo su Wikisource), magari possiamo ripristinare a com'era prima? :-) Magari terremo presente per i prossimi caricamenti di evitare il dorso. --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 10:13, 26 mar 2026 (CET)
::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Il difetto di risoluzione (penso) non si nota perchè le pagine contengono un font "grande" rispetto alle dimensioni della pagina. Aspetto ancora un po' (uno-due giorni) e poi tento il ripristino. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:36, 26 mar 2026 (CET)
:::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Ripristinato. A me funziona regolarmente. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:10, 26 mar 2026 (CET)
::::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] A dire il vero non avevo capito bene il problema, che stava in ns0 e che mi si è ripresentato. Non ho capito da cosa dipenda, per me è stata una novità; mi si è sistemato con una modifica a vuoto della pagina ns0. Speriamo che si risolva. Boh? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:59, 29 mar 2026 (CEST)
:::::::::Sì, grazie, anche a me si era sistemato con una modifica a vuoto quando non funzionava il purge. Mi pare di capire che, come hai scritto sopra, sia un problema generale di Wikisource, dato che riguarda file diversi tra loro. Ciao.--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 08:58, 30 mar 2026 (CEST)
{{rientro}} Scusami, oggi è successa una cosa ancora più assurda: [[Indice:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu]] funzionava, ma dopo aver fatto una modifica a vuoto (intendevo farla per sicurezza, giusto per) adesso di nuovo non mi funziona più e ricompare l'avviso "Errore: intervallo non valido" ecc., che impedisce di lavorare alla trascrizione; ho provato a rifare edit a vuoto e purgare anche nelle pagine dei capitoli, ma l'effetto è stato che il problema si è presentato anche là, sebbene su Commons il file paia OK. Sopra dicevi, se ho ben capito, che il problema potrebbe dipendere dalla presenza del dorso; Marcella mi chiedeva, se il problema è quello, se potresti caricare una nuova versione del file senza dorso (la versione che avevi caricato e che non funzionava aveva il dorso spostato a pagina 2, ma rimaneva) o ancora meglio mettere una pagina bianca al posto del dorso (duplicando una delle pagine bianche già nel file) così non bisogna cambiare la formattazione dell'indice. --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 14:10, 31 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] No, non credo proprio che dipenda dalla scansione del dorso. A suo tempo l'effetto di una prima pagina di scarsa larghezza comportava solo una riduzione delle dimensioni delle immagini delle pagine successive. Sarebbe interessante sapere se ci sono bug aperti e se il problema è generalizzato anche a altre wikisource. Ma ormai sono troppo arrugginito per immaginare di saper andare a fondo sul problema.... Mi spiace. Sono molto preoccupato per il fatto che il problema si sia manifestato in un djvu invece che su un pdf. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:38, 31 mar 2026 (CEST)
:::Capisco. Pingo {{ping|Candalua|OrbiliusMagister}} per conoscenza, se loro hanno idea di come risolvere o limitare il problema.--[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 15:21, 31 mar 2026 (CEST)
::::Ciao! @[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] mi ha segnalato il problema. Ho notato che nella pagina Wikisource [[:File:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu]], le dimensioni in pixel sono 0x0! Che sia questo il problema? --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 18:30, 3 apr 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Paperoastro|Paperoastro]] Purtroppo quella è la conseguenza, e non la causa, del bug. Succede anche quando su Commons il file appare regolare ed è regolare offline prima del caricamento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:34, 4 apr 2026 (CEST)
::::::Ciao Alex, noto adesso che il 26 marzo hai creato [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=File:Viaggio_in_Sicilia,_1831_-_volume_I_-_BEIC_IE4742922.djvu&oldid=3652658 questa pagina di test], mi viene il dubbio che possa essere quella a interferire con il funzionamento del file di Commons, perché l'indice su Wikisource non ha più funzionato quando ho ri-purgato dopo quella data, è possibile? Magari puoi cancellarla per vedere? Forse è un dubbio stupido, ma tanto vale pensarle tutte. Buona Pasqua, a presto! --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 07:50, 4 apr 2026 (CEST)
:::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] In quella pagina avevo usato l'opzione "Aggiungi una descrizione locale". L'ho cancellata, ma non vedo miglioramenti... aspettiamo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:18, 4 apr 2026 (CEST)
::::::::Ciao Alex, una domanda: si potrebbe cancellare del tutto la pagina-specchio [[:File:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu]] (credo di sì: compare l'opzione "cancella" > "richiedi la cancellazione di questa pagina") affinché il link al file presente nell'indice dell'opera punti direttamente al file di Commons che pare funzionante? Su Commons dopo il ripristino del 26 marzo il file pare non abbia più dato problemi, è solo su Wikisource che non ha ripreso a funzionare, magari eliminando la pagina-specchio... --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 10:34, 13 apr 2026 (CEST)
:::::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] L'ho già cancellata a suo tempo, e avendo i "privilegi" di cancellazione non mi compare l'opzione "cancella" ma solo quella "ripristina". Mi spiace. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:34, 13 apr 2026 (CEST)
::::::::::Capisco, grazie. Scusami, in [[c:Help:Purge/it]] trovo scritto alla fine "Se nulla di quanto sopra aiuta, un semplice cambiamento di nome di un file risolverà anche il problema delle anteprime obsolete." Significa che posso provare a spostare il file su Commons e poi l'indice su Wikiquorce al nuovo titolo e vedere se cambia qualcosa, giusto? --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 15:53, 13 apr 2026 (CEST)
:::::::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Si può provare, ma spostare l'indice significa anche spostare tutte le pagine (e aggiornare manualmente i link in ns0). Se mi proponi un nuovo nome per il file, posso occuparmene io. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:11, 13 apr 2026 (CEST)
::::::::::::@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Proporrei questo nuovo nome: [[:File:Viaggio in Sicilia, 1831, volume I, BEIC IE4742922.djvu]], sostituendo i trattini con virgole. Può andare? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:15, 13 apr 2026 (CEST)
{{rientro}} Sì, oppure aggiungendo il nome dell'autore all'inizio e cambiando leggermente la punteggiatura, così: [[:File:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume I – BEIC IE4742922.djvu]] (pure il secondo volume andrebbe rinominato, nel caso da [[:File:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume II - BEIC IE4635291.djvu]] a [[:File:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu]]). Ma scegli tu il nuovo nome :-) Sei veramente gentile a volertene occupare! --[[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 16:33, 13 apr 2026 (CEST)
{{rientro}} Ok, quindi:
* [[:File:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume I - BEIC IE4742922.djvu]] -> [[:File:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume I – BEIC IE4742922.djvu]]
* [[:File:Viaggio in Sicilia, 1831 - volume II - BEIC IE4635291.djvu]] -> [[:File:Münter, Friederich – Viaggio in Sicilia, 1831, volume II – BEIC IE4635291.djvu]]
Ci provo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:31, 13 apr 2026 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] SEmbra che funzi! Grazie del suggerimento! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:14, 13 apr 2026 (CEST)
==Copernico - Poemetto Astronomico==
Ciao! Come ho segnalato in [[Discussioni pagina:Copernico - Poemetto Astronomico.djvu/5]], ho poi [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Copernico_-_Poemetto_Astronomico.djvu/5&diff=prev&oldid=3668771 aggiunto] nella pagina una riga che non era stata trascritta, ma andrebbe aggiornato il numero dei versi in tutte le pagine seguenti, si può fare col bot? Grazie! --[[User:Spinoziano|Spinoziano]] ([[User talk:Spinoziano|disc.]]) 09:45, 23 apr 2026 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] Dovrebbe essere a posto, ma non ho usato il bot, ma una memoregex. Visto che il processo è stato veloce ma manuale, meglio dare una guardata... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:51, 9 mag 2026 (CEST)
== Organizzare il sig. Tassoni ==
Ciao Alex! Preso da un'insana voglia di organizzare le opere di Tassoni e creare le pagine nsOpera con i giusti collegamenti Wikidata, ho notato che [[La Secchia rapita|questa edizione della ''Secchia rapita'']] non ha nel titolo l'anno dell'edizione di riferimento, come [[La secchia rapita (1930)|l'altra del 1930 di Laterza]]. Puoi darmi una mano? Grazie :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:50, 23 apr 2026 (CEST)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Si può fare. E' un caso abbastanza frequente, alla prima edizione caricata spesso non è stato aggiunto l'anno di pubblicazione come disambigua. Vediamo, penso non sia troppo laborioso. Sarà diventata [[La secchia rapita (1824)]] appena il link si "bluizza". Comincio dalla pagina Indice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:07, 23 apr 2026 (CEST)
::Ari-grazie! Sapevo che potevo contare su di te e che l'hai fatto altre volte. Ora posso finalmente concludere il lavoro prima di iniziare la fatica finale di Gemelli Careri. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 18:00, 23 apr 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Spostare una pagina nsIndice è abbastanza impegnativo; spostare una pagina Ns0 è mooolto più semplice. Salvo E&O, naturalmente... ;-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:34, 24 apr 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:34, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== DynamicPageList ==
Ciao, ho per caso incrociato la tua [https://it.wikinews.org/wiki/Wikinotizie:Bar/DynamicPageList richiesta] di 16 anni fa a proposito di DPL. Non so se poi l'hai usata qui, ma sembra che l’estensione verrà disattivata con la chiusura di Wikinews. Se ne fate uso, ''sapevatelo''! --[[User:Infosfera|Infosfera]] ([[User talk:Infosfera|disc.]]) 20:40, 3 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Infosfera|Infosfera]] Peccato. Spargo la voce. Comunque, che io sappia, di recente è stata usata pochissimo. Grazie. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:13, 3 mag 2026 (CEST)
== Area dati in Pagina? ==
Ciao Alex! Cercando [https://it.wikisource.org/w/index.php?search=%22area+dati%22&title=Speciale%3ARicerca&profile=advanced&fulltext=1&ns108=1 "area dati"] saltano ancora fuori 362 risultati nel namespace Pagina, per esempio [[Pagina:La pastorizia.djvu/78]]. Sembrerebbe una mappa con la posizione delle varie righe di testo nella pagina. Era uno dei tanti esperimenti, credo. La posso cancellare? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:59, 6 mag 2026 (CEST)
:Credo si tratti di questo [[Progetto:Trascrizioni/Progetto Phe]]. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 6 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Dalla cronologia della pagina progetto sembra che l'abbia scritta io. Il ricordo che ne ho è ''piuttosto vago''. Via tutto, certo! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:11, 6 mag 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] PS: da allora le cose sono molto cambiate. Tuttavia l'idea di utilizzare le coordinate del testo OCR continua alle volte a ripresentarsi... se solo, fra i molti formati dell'OCR Tesseract ci fosse anche il hOCR, ci penserei più spesso e più intensamente. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:42, 6 mag 2026 (CEST)
== Liguria abitanti primordiali ==
Ciao Alex, scusa se ti disturbo, abbiamo aggiunto in [[Pagina:Liguria abitanti primordiali.djvu/44]] "INFERIORE o LIAS" perché mancava nel testo ma non riusciamo a formattare correttamente la tabella, per caso riesci a sistemare tu dato che sarebbe l'ultima pagina da rileggere per portare l'indice dell'opera al 100%? Grazie! [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 15:00, 8 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] C'erano solo due rowspan="2" di troppo. Tabella mostruosa, il codice è un labirinto... non oso pensare a quanta fatica è costata. Meriterebbe una conversione con spostamento di tutti gli stili in style.css, ma siccome funziona... :-)
:Una stranezza in ns0. Perchè usa un template Intestazione invece di IncludiIntestazione? Comunque, ho aggiunto un parametro larghezza, che la rende un po' più leggibile. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:53, 9 mag 2026 (CEST)
::Grazie Alex, sei infallibile! C'è anche un'altra piccola cosa che ti avevo chiesto sopra, [[#Copernico - Poemetto Astronomico]]: non è importante ma giusto per scrupolo ti do un reminder :D --[[User:Spinoziano|Spinoziano]] ([[User talk:Spinoziano|disc.]]) 08:16, 9 mag 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Spinoziano|Spinoziano]] MI era sfuggito completamente! Bel quiz, farlo con il bot :-), Si può fare senz'altro, ma non l'ho mai fatto. Ci penso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:52, 9 mag 2026 (CEST)
== trovato un nuovo M&S (o una ritrascrizione) ==
Hai visto [[Progetto:Trascrizioni/Match_and_split#Opere_in_cui_va_caricata_su_commons_la_versione_immagine|la mia ultima scoperta]]? Secondo te è un M&S o si fa prima a ritrascriverla? In ogni caso la fonte è chiaramente indicata, ma forse potresti caricare il djvu invece del pdf. Se fosse un gran traffico scrivimelo e mi arrangerò. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 21:10, 1 giu 2026 (CEST)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Ben volentieri. Aspettavo l'occasione di mettere alla prova, dopo tanto tempo, alcuni miei attrezzi che sonnecchiano, per cui ti chiedo un po' di tempo (sono fuori sede e non ho i miei "ordegni"). Intanto ho il djvu ripulito della prima pagina e preparo il tl!Book per caricarlo su Commons, ti va bene il nome file [[:File:Cicerone - Degli uffici, 1840.djvu]]?
:PS: IL sito pdf2djvu non è più online, ma il suo lavoro (conversione pdf -> djvu con conservazione dell'OCR) lo fa bene [https://convertio.co/it/pdf-djvu/ Convertio].[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:00, 1 giu 2026 (CEST)
: Sul nome file ho proceduto per silenzio-assenso... [[Indice:Cicerone - Degli uffici, 1840.djvu]]. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:37, 3 giu 2026 (CEST)
:: Non sono soddisfatto, le annotazioni a mano laterali danno fastidio... verifico il djvu IA. --[[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:37, 3 giu 2026 (CEST)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Ricaricato il file da IA, adesso sono soddisfatto. L'OCR Google pagina per pagina è molto migliore dell'OCR originale quindi io propongo di ottenerlo al volo ignorando la versione ns0. Se prevedu una struttutra a due livelli (Libro-Capo) per ns0, potrei darti una mano nella costruzione del campo Sommario. Buon lavoro! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:47, 3 giu 2026 (CEST)
::::PS: Se mollo il Libro dei Re sono spacciato... peccato, avrei lavorato volentieri su Cicerone. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:35, 3 giu 2026 (CEST)
{{Rientro|::::}}{{Fatto}} Cicerone è sistemato. Un testo naked in meno. Continua pure con Firdusi, io riprendo a sistemare G.B. Marino - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:07, 14 lug 2026 (CEST)
== Tabella rompicapo ==
Ciao Alex!
Ti disturbo per una [[Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/145|tabella]] che ho incontrato e che mi sta dando grossi grattacapi per molti motivi. Sto provando a salvaguardare la sua impostazione originale, ma:
* All'inizio della tabella, l'inserimento dell'indentatura scompagina la formattazione della tabella, per cui pace, tolgo l'indentatura;
* Alla fine di ogni sezione scritta c'è una barra che mima la punteggiatura degli indici, ho provato a usare <nowiki><s></s></nowiki> senza grande risultato per l'allineamento, e quindi amen;
* All'inizio ho risolto gradevolmente con colspan la divisione in 5 colonne, ma questa divisione nella [[Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/146|pagina successiva]] non riesco a ricrearla
Aggiungi che nell'ultimo mese ho resettato purtroppo diverse cose ed ecco che mi sento ancor più spaesato del solito di fronte alle tabelle complicate. Fra un re persiano e l'altro, potresti trovare un momento per darci un'occhiata? Grazie! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 14:02, 9 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Modafix|Modafix]] Volentieri uso qualsiasi pretesto per una pausa dal terribile Libro dei Re.
:Il problema principale che vedo è costituito dalle celle che continuano da una pagina all'altra: è indispensabile creare subito la transcusione e verificare passo passo che le cose funzionino anche in ns0. Ci provo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:11, 9 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Per fortuna l'unica cella con testo che continua è la prima. Mi sembra che siamo vicini alla soluzione: basta fare attenzione ad appioppare i noinclude al punto giusto. La formattazione sembra sparita ma non lo è: sta tutta nella pagina style.css (sottopagina di Indice). Se qualcosa non ti è chiaro, richiamami! [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:57, 9 lug 2026 (CEST)
:::La resa ora è quasi perfetta, grazie! Inserirò i vari template <nowiki>{{Cs}}</nowiki> per spostare in basso i numeri. Ma si può fare qualcosa per eliminare la prima riga a sinistra (fra il testo e i numeri, per intenderci) e metterne una proprio alla fine a destra della tabella, giusto per essere il più fedele possibile all'originale? [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 15:04, 9 lug 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Lascia pure stare i css, mi era sfuggito, lo facciamo via style.css. Riguarderò meglio anche le linee verticali. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:09, 9 lug 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Sistemata, via css, la posizione bottom dei numeri e i bordi verticali. Resta il particolare delle linee orizzontali; ci penso un po'. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:28, 9 lug 2026 (CEST)
::::::Io penso proprio che ci siamo, la linea orizzontale sarebbe la ciliegina sulla torta, ma non mi posso non ritenere soddisfatto, e ti ringrazio! Mi sa che oggi sarà di studio del css che hai inserito. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 09:27, 10 lug 2026 (CEST)
:::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Con le tabelle, il css di style.css dà grandi soddisfazioni: finalmente è possibile formattare le celle di un'intera colonna! In pratica, nelle tabelle "regolari" (che non contengano colpspan) è possibile ridurre il codice al minimo e mettere in pensione il glorioso template {{Tl|cs}}. Vuoi che aggiunga alla pagina style.css qualche commento per facilitare la lettura? Vado sempre di furia e documento poco... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:52, 10 lug 2026 (CEST)
::::::::Se ti è possibile, magari! Ora cerco di creare una seconda tabella su css, una cosa minima per la conclusione di questa tabella alla quale tu hai lavorato, in cui si tirano le somme di tutti i numeri riportati, così vediamo se ho capito come si fa. [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:14, 10 lug 2026 (CEST)
:::::::::Rieccomi! Sono riuscito a creare la [[Pagina:Gemelli Careri - Aggiunta a' viaggi di Europa, Napoli, Mosca,1711.djvu/201|tabella di cui ti dicevo]] con styles.css, non ti nego di aver usato ChatGPT perchè altrimenti andavo fuori di testa. Credo di aver raggiunto un buon risultato, ma l'unico dubbio è sul testo in verticale: innanzitutto noto che il font è diverso, ma ho visto che è una cosa comune ad altre tabelle con testi in verticale; il secondo dilemma è invece più consistente, perchè l'apostrofo tipografico non viene ruotato in verticale, ma rimane in orizzontale con il font diverso. Va da sè che la resa grafica non è ottima. Consigli? [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 11:18, 15 lug 2026 (CEST)
::::::::::@[[Utente:Modafix|Modafix]] Il mio consiglio: riunciare all'apostrofo uncinato e metterne uno retto. Quale sia lo strano motivo per cui il carattere impalla il rotate, lo ignoro! Comunque, quel css per ottenere l'effetto di testo verticale è una genialata: lo salvo nella mia pagina utente per ricordarmene :-). Ti oncoraggio a divulgarlo, intanto con un messaggio in Bar. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:54, 15 lug 2026 (CEST)
== nome file errato ==
Ciao Alex, ci risono! Per favore mi potresti correggere il Comons il nome di questo file File:Arnaldo Cipolla Pei la Siberia In Cina e Giappone.djvu con questo nome Arnaldo Cipolla Per la Siberia in Cina e Giappone.djvu. Oppure si può modificarne il nome dopo averlo caricato in Wikisource. Grazie e ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 10:33, 11 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Certo! Ma ho inserito altre due piccole modifiche al nome del file, secondo le nostre linee guida: [[:File:Arnaldo Cipolla - Per la Siberia in Cina e Giappone.djvu]]. Grazie di aver richiesto la modifica prima di aver creato la pagina Indice :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:55, 11 lug 2026 (CEST)
::Grazie Alex. [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 13:21, 11 lug 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Di inente. Invece, mi sono permesso di fare una correzione in nsIndice: ho modificato il nome pagina ns0 in ''Per la Siberia in Cina e Giappone'', senza anteporre il nome dell'autore, perchè questa è una raccomandazione nei nomi delle pagine ns0. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:35, 11 lug 2026 (CEST)
== Crop tool ==
Ci risono. Scusa Alex, dove trovo la funzione crop tools per ritagliare le immagini? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:13, 11 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Nel menu che si apre cliccando i tre puntini verticali a destra in alto, nella prima riga di comandi subito sotto il titlo della pagina in modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:29, 11 lug 2026 (CEST)
::Grazie Alex. Vedo che periodicamente vengono cambiate le funzionalità, o è una mia impressione? Già che ci sono; so che gli a capo non disturbano nella visualizzazione, ma io preferirei levarli. Prima c'era una funzione per farlo che ora non trovo più, dove è finita? STOP ora l'ho trovata !! Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 08:12, 12 lug 2026 (CEST)
== tuo parere ==
Ciao Alex, ho in corso uno scambio con Luigi62 sul come croppare le immagini, cui è intervenuto Candalua [https://it.wikisource.org/wiki/Discussioni_utente:Luigi62]. Mi farebbe piacere avere anche il tuo parere. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:50, 19 lug 2026 (CEST)
==<nowiki> {{Nop}}</nowiki> ==
caro Alex, a cosa serve questa istruzione? L'ho trovata cercando di capire come fare per indentare la prima riga della pagina. Mettere due righe vuote sposta la prima riga in basso, mentre dovrebbe essere all'inizio pagina.
Grazie Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 07:49, 1 ago 2026 (CEST)
:@ Nop = No Operation. Non fa niente, tiene solo posto. Dammi il link alla pagina a cui ti riferisci. Il comportamento dell'indentatyra sulla prima riga è bizzarro e dipende dalla presenza o assenza del tl RigaIntestazione in header. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:00, 1 ago 2026 (CEST)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Dimenticato il ping.... :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:17, 1 ago 2026 (CEST)
:::ecco in questa pagina la prima riga deve rientrare. [[https://it.wikisource.org/wiki/Pagina:Lorenzoni_Cadore_1907.djvu/65]]\]]. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 12:44, 2 ago 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Bisogna lasciare in cima alla pagina '''due ''' righe vuote. Una sola riga vuota non gnera un nuovo paragrafo, nè in nsPagina, nè in ns0. Nelle pagine che iniziano con una riga non indentata, si può lasciare invece '''una ''' riga vuota. Facendo così, sia le prime righe indentate che quelle non indentate hanno la stessa distanza dal RigaIntestazione e qualcuno lo preferisce. Ma la transclusione in ns0 viene bene sia lasciando, che non lasciando la riga vuota. Questo vale se nell'header c'è RigaIntestazione... altrimenti le cose cambiano. :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:06, 2 ago 2026 (CEST)
:::::Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:17, 2 ago 2026 (CEST)
== foto floating ==
Ciao Alex. Non capisco perchè in [[Pagina:Lorenzoni Cadore 1907.djvu/95|questa pagina]] il testo NON scorre attorno all'immagine, mentre in [[Pagina:Lorenzoni Cadore 1907.djvu/96|questa]] scorre. Grazie e ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:35, 16 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] La causa è il template {{Tl|A destra}} nella didascalia. Produce un elemento "blocco", e lo scorrimento del testo attorno all'immagine funziona solo se tutti gli elementi contenuti nell'immagine sono di tipo "inline". Ammetto che è una questione ostica. Faccio un paio di prove... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:45, 16 ago 2026 (CEST)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] {{fatto}} :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:48, 16 ago 2026 (CEST)
:::Grazie, ma [[Pagina:Lorenzoni Cadore 1907.djvu/94|qui]] dove sta l'errore? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:50, 17 ago 2026 (CEST)
::::e [[Pagina:Lorenzoni Cadore 1907.djvu/110|qui]] ? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:55, 17 ago 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Nella prima il parametro era chiamato fload invece che float. Nella seconda mancava la chiusura dello span e c'era un acapo di troppo dopo la chiusura del template FI. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:26, 17 ago 2026 (CEST)
::::::Grazie e scusami se sono distratta. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 08:57, 18 ago 2026 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Figuriamoci... lo so che tl|FI è delicato e per niente semplice. E poi qualche quiz è uno svago da un lavoro ripetitivo come il Libro dei Re... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 18 ago 2026 (CEST)
== intestazione complessa ==
Sono di nuovo a chiederti aiuto. [[Pagina:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf/1|questa pagina]] ha una intestazione con doppia sottolineatura e seconda riga. Ho messo riga=2, ma non succede niente. Non so se mettere e come mettere la seconda riga (XIII legislatura - Diegni di legge ecc.). Grazie [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 12:00, 19 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Quiz risolto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:50, 19 ago 2026 (CEST)
== Scritti autobiografici e rari ==
Ciao Alex, stiamo finendo di rileggere ''Scritti autobiografici e rari'' di Guicciardini e ci siamo imbattuti in alcuni disallineamenti tra pagina e numero come in [[Pagina:Guicciardini, Francesco – Scritti autobiografici e rari, 1936 – BEIC 1843787.djvu/348]] dove c'è p. 103, 104, 105 e 106: sai mica come risolvere? Grazie! [[User:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] ([[User talk:Spinoziano (BEIC)|disc.]]) 16:51, 1 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Spinoziano (BEIC)|Spinoziano (BEIC)]] Mi è venuto un colpo.... immaginavo il temibile disallineamento fra testo e immagini! Ci sono vari modi di risolvere, ho sperimentato il più "moderno", aggiungendo in style.css il codice:
:<pre>.table1 td:first-of-type {white-space:nowrap;}</pre>
:In alternativa, basta includere in un tl|Nowrap la cella che ha il testo più lungo nella colonna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:23, 1 set 2026 (CEST)
== scarico file ==
Caro Alex, cercavo di scaricare il testo completo di [[Indice:Commissione stragi Documento PD sulla strategia della tensione.pdf]] e mi è comparso [[https://ws-export.wmcloud.org/?format=pdf&lang=it&page=Stragi_e_terrorismo_in_Italia_dal_dopoguerra_al_1974 questo messaggioome faccio a superare il blocco? Grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:04, 4 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Non ne ho idea: meglio porre la domanda in Bar. pingando OrbiliusMagister e Candalua. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:19, 4 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: attualmente non funzionano tutte le esportazioni, tranne gli ePub. Se ti serve proprio un pdf, l'unica è scaricare l'ePub, poi installarsi Calibre sul pc, aprirlo con quello e da lì lo puoi convertire in pdf (che è quello che dovrebbe fare da solo il tool di esportazione, ma questa parte è rotta da un po' di tempo e da quanto capisco non sanno bene come aggiustarla). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:49, 4 set 2026 (CEST)
:::grazie, farò come mi dici. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 13:36, 4 set 2026 (CEST)
::::Ci risono @[[Utente:Alex brollo|Alex]], sono stata alcune settimane senza lavorare in source. Adesso non mi funzionano più i tasti funzione 5 6 7 8 per cancellare le prime riche, staccare i paragrafi, aggiungere l'intestazione e togliere gli a capo. E' stato cambiato qualcosa? Grazie e ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]])
== tasto Wiki ==
Da qualche giorno non mi funziona più in modalità modifica il pulsante wiki che consente di creare un legame tra una parola del testo e il relativo elemento in Wikidata. Ho scritto nella [[Discussioni aiuto:Aiuto|pagina di aiuto]], ma nessuno mi ha risposto. Tu mi puoi aiutare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 14:31, 8 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Le pagine di aiuto non aiutano :-) a meno che tu non "pinghi" uno o più utenti. Per il tuo problema, ho avuto un'idea su come emulare la tua utenza senza entrare con user/password (l'ultima volta ho avuto difficoltà), ci provo, ma devi avere un po' di pazienza. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:44, 24 set 2026 (CEST)
::Scusa, ma di avevo descritto di un nuovo roblema nel paragrafo superiore:Ci risono, sono stata alcune settimane senza lavorare in source. Adesso non mi funzionano più i tasti funzione 5 6 7 8 per cancellare le prime righe, staccare i paragrafi, aggiungere l'intestazione e togliere gli a capo. E' stato cambiato qualcosa? Grazie e ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 07:27, 25 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Le azioni 5 6 7 8 si ottengono con il tasto Alt + un numero, non con i tasti funzione. Possibile che il problema sia quello? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:14, 25 set 2026 (CEST)
::::Caro Alex, non capisco più nulla. Ho fatto il reset come mi ha suggerito CanDaLua: i tasti Alt+5,6,7,8 funzionano ma non sempre. Mi sono resa conto che adesso se faccio l'OCR Trascrivi testo mi rimette tutte le parole troncate. In genere prima facevo sia Trascrivi che il pulsante OCR, ed avevo la parole troncate unite e le vocali accentate corrette. Sto dando io fuori di testa o c'è qualche probema? Grazie e scusa[[User:Giaccai|Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:01, 25 set 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Sono inespertissimo per quanto riguarda la visualizzazione a distanza delle schermate, ma penso che una buona sessione di condivisione dello schermo sarebbe molto utile per capire. Lettere accentate: prova a usare l'opzione '''OCR Google''' da Trascrivi il testo, riconosce molto meglio le lettere accentate e anche qualche diacritico strano. La riunione delle parole spezzate la fa '''alt+7''', ti suggerisco di usarlo per sistema sia come '''prima cosa''' dopo ottenuto l'OCR, sia a fine correzione, per sistemare sbavature introdotte con la modifica. Se poi riesci a "rompere il muro" delle regex, usando a fondo il magnifico tool Trova e sostituisci, la vita ti cambia :-). E' una bella faticaccia, ma ne vale la pena. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:06, 25 set 2026 (CEST)
::::::Grazie, pensavo alt+7 servisse solo per creare l'intestazione. Affronterò più avanti il regex ;-). Ciao [[User:Giaccai|Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:37, 25 set 2026 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Se vai nella tuapagina Preferenze->Accessori, e dai un click destro, dovrebbe comparirti un popup con varie opzioni fra cui "Salva la pagina con nome". Cliccalo, e verrà scaricato un '''file html''' e una '''cartella''' con lo stesso nome. Se me le spedisci entrambe, posso attivare esattamente i gadget che hai attivato tu e forse capirò meglio eventuali problemi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:37, 27 set 2026 (CEST)
ss54zjaq07lz1lye6qrye2veiy3nt22
Utente:Modafix
2
236240
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3903529
2026-09-28T11:48:52Z
Modafix
8534
/* Cosa potrebbe bollire in pentola */
3904671
wikitext
text/x-wiki
{{Babelsource-X|rilettore}}
== Testi ai quali ho collaborato alla trascrizione ==
<div class="toccolours itwiki_template_babelbox" style="float:right; clear:right; margin-bottom:1em">
<div class="intestazione">[[Wikisource:Rilettura del mese|Attestati di rilettura]]<br />2011</div>
{| cellspacing="0" style="width:238px; border:1px solid #999; background:#EEE; margin:1px;"
! style="width:45px; height:45px; background:#DDD; text-align:center; padding:1px; line-height:1.25em; vertical-align: middle; " | [[File:Featured article star - check.svg|40px]]
| style="text-align:center; font-size:8pt; padding:4px; height:45px; line-height:1.25em; color:black; vertical-align: middle; " | <center>Medaglia di partecipazione alla [[Wikisource:Rilettura del mese|Rilettura occasionale: giugno 2011]]<br />'''[[Favole (Fedro)/Libro terzo/XX - L'Asino e i Galli sacerdoti di Cibele|L'Asino e i Galli sacerdoti di Cibele]]'''</center>
|}
{| cellspacing="0" style="width:238px; border:1px solid #999; background:#EEE; margin:1px;"
! style="width:45px; height:45px; background:#DDD; text-align:center; font-size:14pt; color:black; padding:1px; line-height:1.25em; vertical-align: middle; " | [[File:Featured article star - check.svg|40px]]
| style="text-align:left; font-size:8pt; padding:4px; height:45px; line-height:1.25em; color:black; vertical-align: middle; " | <center>Medaglia di partecipazione alla [[Wikisource:Rilettura del mese|Rilettura del mese: agosto 2011]]<br />'''1. [[Indice:Pirandello - Il fu Mattia Pascal, Milano (1919).djvu|Il fu Mattia Pascal]]<br />2. [[Indice:Poemi conviviali (1905).djvu|Poemi conviviali]]'''</center>
|}
{| cellspacing="0" style="width:238px; border:1px solid #999; background:#EEE; margin:1px;"
! style="width:45px; height:45px; background:#DDD; text-align:center; font-size:14pt; color:black; padding:1px; line-height:1.25em; vertical-align: middle; " | [[File:Featured article star - check.svg|40px]]
| style="text-align:left; font-size:8pt; padding:4px; height:45px; line-height:1.25em; color:black; vertical-align: middle; " | <center>Medaglia di partecipazione alla [[Wikisource:Rilettura del mese|Rilettura del mese: settembre 2011]]<br />'''[[Indice:Storia dei Mille.djvu|Storia dei Mille]]'''</center>
|}
{| cellspacing="0" style="width:238px; border:1px solid #999; background:#EEE; margin:1px;"
! style="width:45px; height:45px; background:#DDD; text-align:center; font-size:14pt; color:black; padding:1px; line-height:1.25em; vertical-align: middle; " | [[File:Featured article star - check.svg|40px]]
| style="text-align:left; font-size:8pt; padding:4px; height:45px; line-height:1.25em; color:black; vertical-align: middle; " | <center>Medaglia di partecipazione alla [[Wikisource:Rilettura del mese|Rilettura del mese: ottobre 2011]]<br />'''1.[[Indice:Satire_(Persio).djvu|Satire di Persio]]<br />2. [[Indice:Zibaldone di pensieri I.djvu|Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura]]'''</center>
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| style="text-align:left; font-size:8pt; padding:4px; height:45px; line-height:1.25em; color:black; vertical-align: middle; " | <center>Medaglia di partecipazione alla [[Wikisource:Rilettura del mese|Rilettura del mese: novembre 2011]]<br />'''[[Indice:Dubbi amorosi.djvu|Dubbj amorosi, altri dubbj e sonetti lussuriosi]]'''</center>
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* {{Testo|Favole (Fedro)}}
* {{Testo|La Secchia rapita con annotazioni e col canto dell'Oceano}}
* {{Testo|Elegia di Tommaso Gray sopra un cimitero di campagna}}
* {{Testo|Vincenzo Bellini}}
* {{Testo|Commedie (Aristofane)}}
* {{testo|La Nova Scientia}}
== Nuovi testi inseriti ==
* {{Testo|Alcune prose giovanili}}
* {{Testo|Del sistema in genere}}
* {{Testo|Difesa del sig. Raffaele Colarusso}}
* {{Testo|Il momento politico}}
* {{Testo|In memoria di Alfonso della Valle di Casanova}}
* {{Testo|Del coraggio nelle malattie}}
* {{Testo|Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri|Giro del Mondo - Vol. I}}
* {{Testo|Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. II|Giro del Mondo - Vol. II}}
* {{Testo|Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri - Vol. III|Giro del Mondo - Vol. III}}
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* {{Testo|Per Cannatà Girolamo}}
* {{testo|Epigrammi latini}}
* {{Testo|Le gru di Ibico}}
* {{Testo|Ecco gli antichi Eroi di patria mia}}
* {{Testo|Qua dove l'onda di Nettuno irato}}
* {{Testo|L'antica patria, ove l'altere piume}}
* {{Testo|Non di mortal caduchi Semidei}}
* {{Testo|Mentre del gran Pastor Stefano canti}}
* {{Testo|S. Stefano Vescovo di Reggio}}, coro.
* {{Testo|Lettera dell'Accademia degli Artificiosi a Girolamo Gigli}}
* {{Testo|Terza canzone (Ferrante)}}
* {{Testo|La Maddalena liberata (1857)}}, estratti.
* {{Testo|Storia di Reggio di Calabria (Spanò Bolani)|Storia di Reggio di Calabria}}
* {{Testo|Rhegii Amoenitates}}
* {{Testo|Amenità di Reggio}}
* {{Testo|Reggio (sonetto)|Reggio}}
* {{Testo|Il due settembre 1847}}
* {{Testo|Ricordi intorno al movimento politico di Reggio nell'anno 1847}}
* {{Testo|Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860}}
* {{Testo|Note a' ricordi storici di Cesare Morisani}}
* {{Testo|Ite ardenti sospiri al dolce loco}}
* {{Testo|Viaggi per Europa}}
* {{Testo|Memorie e Pene}}
* {{Testo|San Paolo a Reggio}}
* {{Testo|Aggiunta a' viaggi di Europa}}
== Riletture ==
* {{Testo|Rivista italiana di numismatica 1889/Ai Lettori|Ai Lettori}}
* {{Testo|Una medaglia di Antonio Abondio}}
* {{Testo|Note monegasche}}
* {{Testo|Moneta d’oro del Principe Siro da Correggio}}
* {{Testo|Memoria sullo scavo della via Appia}}
* {{Testo|L'amor coniugale e le poesie d'argomento affine}}
* {{Testo|Le Pastorali con un Discorso su la Buccolica}}
* {{Testo|La sentenza data a Guglielmo Piazza e Gio. Giacomo Mora}}
* {{Testo|Poemi italici}}
* {{Testo|Le Rime di M. Cino da Pistoia e d'altri del secolo XIV}}
* {{Testo|Dell'obbedienza del cavallo}}
* {{Testo|Traduzioni e riduzioni}}
* {{Testo|Lucrezio tradotto da Alessandro Marchetti con Fedro}}
* {{Testo|Dal diario di una samaritana}}
* {{Testo|I bambini delle diverse nazioni}}
* {{Testo|Gli assempri}}
* {{Testo|The Oxford book of Italian verse}}
* {{Testo|Delle funzioni riproduttive negli animali}}
* {{testo|Canti (Aleardi)}}
* {{Testo|Lotario}}
== In progress (a scanso di Wikipause) ==
=== Trascrizioni ===
* {{Testo|La Maddalena liberata (1673)}}
=== Riletture ===
=== Tafazzismi ===
== Cosa potrebbe bollire in pentola ==
* ''[https://www.google.it/books/edition/Stanze_di_Domenico_Span%C3%B2_Bolani/tvCibeJvYPQC?hl=it&gbpv=0 Stanze]'' di [[Autore:Domenico Spanò Bolani|Domenico Spanò Bolani]]
* {{Testo|La sifilide}}
* ''[https://archive.org/details/kalevala-silvestri-falconieri Kalevala]'', di [[Autore:Elias Lönnrot|Elias Lönnrot]], traduzione di [[Autore:Francesco di Silvestri-Falconieri|Francesco di Silvestri-Falconieri]]
* ''[https://archive.org/details/kivi-sette-fratelli I sette fratelli]'', di [[Autore:Alksis Kivi|Aleksis Kivi]], traduzione di [[Autore:Paolo Emilio Pavolini|Paolo Emilio Pavolini]]
* ''[https://archive.org/details/dostoevskij-orfana-le-notte-bianche L'orfana - Le notti bianche]'', di [[Autore:Fëdor Dostoevskij|Fëdor Dostoevskij]], traduzione di [[Autore:Rinaldo Küfferle|Rinaldo Küfferle]]
* ''[https://www.google.it/books/edition/L_Africa_Francesco_Petrarca/KxVBSvt5zPwC?hl=it&gbpv=0 L'Africa], [[Autore:Francesco Petrarca|Francesco Petrarca]], traduzione di [[Autore:Agostino Palesa|Agostino Palesa]]
== Cose utili ==
* [[/Cose utili]]
* [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione]]
* [[Wikisource:Lavoro sporco]]
* [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo|Guida alla pubblicazione di un testo]]
* [[Aiuto:Come aggiungere le note|Come aggiungere le note]]
* [[:Categoria:Autori non presenti]]
* [[Template:Ct]]
* [[Template:RigaPunteggiata]]
* [[Aiuto:Tabelle]]
* [[Template:Spaziato]]
* [[Template:Cs]]
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/* Cosa potrebbe bollire in pentola */
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== Testi ai quali ho collaborato alla trascrizione ==
<div class="toccolours itwiki_template_babelbox" style="float:right; clear:right; margin-bottom:1em">
<div class="intestazione">[[Wikisource:Rilettura del mese|Attestati di rilettura]]<br />2011</div>
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* {{Testo|Favole (Fedro)}}
* {{Testo|La Secchia rapita con annotazioni e col canto dell'Oceano}}
* {{Testo|Elegia di Tommaso Gray sopra un cimitero di campagna}}
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* {{Testo|Commedie (Aristofane)}}
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== Nuovi testi inseriti ==
* {{Testo|Alcune prose giovanili}}
* {{Testo|Del sistema in genere}}
* {{Testo|Difesa del sig. Raffaele Colarusso}}
* {{Testo|Il momento politico}}
* {{Testo|In memoria di Alfonso della Valle di Casanova}}
* {{Testo|Del coraggio nelle malattie}}
* {{Testo|Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri|Giro del Mondo - Vol. I}}
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* {{Testo|Le gru di Ibico}}
* {{Testo|Ecco gli antichi Eroi di patria mia}}
* {{Testo|Qua dove l'onda di Nettuno irato}}
* {{Testo|L'antica patria, ove l'altere piume}}
* {{Testo|Non di mortal caduchi Semidei}}
* {{Testo|Mentre del gran Pastor Stefano canti}}
* {{Testo|S. Stefano Vescovo di Reggio}}, coro.
* {{Testo|Lettera dell'Accademia degli Artificiosi a Girolamo Gigli}}
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* {{Testo|Amenità di Reggio}}
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* {{Testo|Il due settembre 1847}}
* {{Testo|Ricordi intorno al movimento politico di Reggio nell'anno 1847}}
* {{Testo|Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860}}
* {{Testo|Note a' ricordi storici di Cesare Morisani}}
* {{Testo|Ite ardenti sospiri al dolce loco}}
* {{Testo|Viaggi per Europa}}
* {{Testo|Memorie e Pene}}
* {{Testo|San Paolo a Reggio}}
* {{Testo|Aggiunta a' viaggi di Europa}}
== Riletture ==
* {{Testo|Rivista italiana di numismatica 1889/Ai Lettori|Ai Lettori}}
* {{Testo|Una medaglia di Antonio Abondio}}
* {{Testo|Note monegasche}}
* {{Testo|Moneta d’oro del Principe Siro da Correggio}}
* {{Testo|Memoria sullo scavo della via Appia}}
* {{Testo|L'amor coniugale e le poesie d'argomento affine}}
* {{Testo|Le Pastorali con un Discorso su la Buccolica}}
* {{Testo|La sentenza data a Guglielmo Piazza e Gio. Giacomo Mora}}
* {{Testo|Poemi italici}}
* {{Testo|Le Rime di M. Cino da Pistoia e d'altri del secolo XIV}}
* {{Testo|Dell'obbedienza del cavallo}}
* {{Testo|Traduzioni e riduzioni}}
* {{Testo|Lucrezio tradotto da Alessandro Marchetti con Fedro}}
* {{Testo|Dal diario di una samaritana}}
* {{Testo|I bambini delle diverse nazioni}}
* {{Testo|Gli assempri}}
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== In progress (a scanso di Wikipause) ==
=== Trascrizioni ===
* {{Testo|La Maddalena liberata (1673)}}
=== Riletture ===
=== Tafazzismi ===
== Cosa potrebbe bollire in pentola ==
* ''[https://www.google.it/books/edition/Stanze_di_Domenico_Span%C3%B2_Bolani/tvCibeJvYPQC?hl=it&gbpv=0 Stanze]'' di [[Autore:Domenico Spanò Bolani|Domenico Spanò Bolani]]
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* ''[https://archive.org/details/kalevala-silvestri-falconieri Kalevala]'', di [[Autore:Elias Lönnrot|Elias Lönnrot]], traduzione di [[Autore:Francesco di Silvestri-Falconieri|Francesco di Silvestri-Falconieri]]
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== Cose utili ==
* [[/Cose utili]]
* [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione]]
* [[Wikisource:Lavoro sporco]]
* [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo|Guida alla pubblicazione di un testo]]
* [[Aiuto:Come aggiungere le note|Come aggiungere le note]]
* [[:Categoria:Autori non presenti]]
* [[Template:Ct]]
* [[Template:RigaPunteggiata]]
* [[Aiuto:Tabelle]]
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== Testi ai quali ho collaborato alla trascrizione ==
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{| cellspacing="0" style="width:238px; border:1px solid #999; background:#EEE; margin:1px;"
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| style="text-align:center; font-size:8pt; padding:4px; height:45px; line-height:1.25em; color:black; vertical-align: middle; " | <center>Medaglia di partecipazione alla [[Wikisource:Rilettura del mese|Rilettura del mese: dicembre 2013]]<br />'''[[Indice:Avventure di Robinson Crusoe.djvu|Avventure di Robinson Crusoe]]
|}</div>
* {{Testo|Favole (Fedro)}}
* {{Testo|La Secchia rapita con annotazioni e col canto dell'Oceano}}
* {{Testo|Elegia di Tommaso Gray sopra un cimitero di campagna}}
* {{Testo|Vincenzo Bellini}}
* {{Testo|Commedie (Aristofane)}}
* {{testo|La Nova Scientia}}
== Nuovi testi inseriti ==
* {{Testo|Alcune prose giovanili}}
* {{Testo|Del sistema in genere}}
* {{Testo|Difesa del sig. Raffaele Colarusso}}
* {{Testo|Il momento politico}}
* {{Testo|In memoria di Alfonso della Valle di Casanova}}
* {{Testo|Del coraggio nelle malattie}}
* {{Testo|Giro del mondo del dottor d. Gio. Francesco Gemelli Careri|Giro del Mondo - Vol. I}}
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* {{Testo|Per Cannatà Girolamo}}
* {{testo|Epigrammi latini}}
* {{Testo|Le gru di Ibico}}
* {{Testo|Ecco gli antichi Eroi di patria mia}}
* {{Testo|Qua dove l'onda di Nettuno irato}}
* {{Testo|L'antica patria, ove l'altere piume}}
* {{Testo|Non di mortal caduchi Semidei}}
* {{Testo|Mentre del gran Pastor Stefano canti}}
* {{Testo|S. Stefano Vescovo di Reggio}}, coro.
* {{Testo|Lettera dell'Accademia degli Artificiosi a Girolamo Gigli}}
* {{Testo|Terza canzone (Ferrante)}}
* {{Testo|La Maddalena liberata (1857)}}, estratti.
* {{Testo|Storia di Reggio di Calabria (Spanò Bolani)|Storia di Reggio di Calabria}}
* {{Testo|Rhegii Amoenitates}}
* {{Testo|Amenità di Reggio}}
* {{Testo|Reggio (sonetto)|Reggio}}
* {{Testo|Il due settembre 1847}}
* {{Testo|Ricordi intorno al movimento politico di Reggio nell'anno 1847}}
* {{Testo|Ricordi storici: i fatti delle Calabrie nel Luglio ed Agosto 1860}}
* {{Testo|Note a' ricordi storici di Cesare Morisani}}
* {{Testo|Ite ardenti sospiri al dolce loco}}
* {{Testo|Viaggi per Europa}}
* {{Testo|Memorie e Pene}}
* {{Testo|San Paolo a Reggio}}
* {{Testo|Aggiunta a' viaggi di Europa}}
== Riletture ==
* {{Testo|Rivista italiana di numismatica 1889/Ai Lettori|Ai Lettori}}
* {{Testo|Una medaglia di Antonio Abondio}}
* {{Testo|Note monegasche}}
* {{Testo|Moneta d’oro del Principe Siro da Correggio}}
* {{Testo|Memoria sullo scavo della via Appia}}
* {{Testo|L'amor coniugale e le poesie d'argomento affine}}
* {{Testo|Le Pastorali con un Discorso su la Buccolica}}
* {{Testo|La sentenza data a Guglielmo Piazza e Gio. Giacomo Mora}}
* {{Testo|Poemi italici}}
* {{Testo|Le Rime di M. Cino da Pistoia e d'altri del secolo XIV}}
* {{Testo|Dell'obbedienza del cavallo}}
* {{Testo|Traduzioni e riduzioni}}
* {{Testo|Lucrezio tradotto da Alessandro Marchetti con Fedro}}
* {{Testo|Dal diario di una samaritana}}
* {{Testo|I bambini delle diverse nazioni}}
* {{Testo|Gli assempri}}
* {{Testo|The Oxford book of Italian verse}}
* {{Testo|Delle funzioni riproduttive negli animali}}
* {{testo|Canti (Aleardi)}}
* {{Testo|Lotario}}
== In progress (a scanso di Wikipause) ==
=== Trascrizioni ===
* {{Testo|La Maddalena liberata (1673)}}
=== Riletture ===
=== Tafazzismi ===
== Cosa potrebbe bollire in pentola ==
* ''[https://www.google.it/books/edition/Stanze_di_Domenico_Span%C3%B2_Bolani/tvCibeJvYPQC?hl=it&gbpv=0 Stanze]'' di [[Autore:Domenico Spanò Bolani|Domenico Spanò Bolani]]
* {{Testo|La sifilide}}
* ''[https://archive.org/details/kalevala-silvestri-falconieri Kalevala]'', di [[Autore:Elias Lönnrot|Elias Lönnrot]], traduzione di [[Autore:Francesco di Silvestri-Falconieri|Francesco di Silvestri-Falconieri]]
* ''[https://archive.org/details/kivi-sette-fratelli I sette fratelli]'', di [[Autore:Aleksis Kivi|Aleksis Kivi]], traduzione di [[Autore:Paolo Emilio Pavolini|Paolo Emilio Pavolini]]
* ''[https://archive.org/details/dostoevskij-orfana-le-notte-bianche L'orfana - Le notti bianche]'', di [[Autore:Fëdor Dostoevskij|Fëdor Dostoevskij]], traduzione di [[Autore:Rinaldo Küfferle|Rinaldo Küfferle]]
* ''[https://www.google.it/books/edition/L_Africa_Francesco_Petrarca/KxVBSvt5zPwC?hl=it&gbpv=0 L'Africa]'', [[Autore:Francesco Petrarca|Francesco Petrarca]], traduzione di [[Autore:Agostino Palesa|Agostino Palesa]]
== Cose utili ==
* [[/Cose utili]]
* [[Wikisource:Convenzioni di trascrizione]]
* [[Wikisource:Lavoro sporco]]
* [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo|Guida alla pubblicazione di un testo]]
* [[Aiuto:Come aggiungere le note|Come aggiungere le note]]
* [[:Categoria:Autori non presenti]]
* [[Template:Ct]]
* [[Template:RigaPunteggiata]]
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-- in ns0 riceve un numero di pagina del libro e restituisce il link al capitolo che contiene la pagina
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<noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|412|||riga=si}}{{rule}}</noinclude><section begin="vuota" /><section end="vuota" /><section begin="s1" />
{{Ct|f=150%|L=8px|t=2|v=2|CAPITOLO}}
{{Ct|f=220%|L=4px|t=2|v=2|DELL’OCCASIONE}}
{{Ct|f=175%|L=1px|t=2|v=2|A FILIPPO DE’ NERLI.}}
<poem>
{{xx-larger|C}}Hi sei tu, che non par donna mortale?
Di tanta grazia il Ciel t’adorna e dota!
{{R|3}}Perchè non posi? Perchè a’ piedi hai l’ale?
Io sono l’Occasione, a pochi nota;
E la cagion, che sempre mi travagli,
{{R|6}}È, perchè io tengo un piè sopra una rota.
Volar non è, che al mio correr s’agguagli;
E però l’ale a’ piedi mi mantengo,
{{R|9}}Acciò nel corso mio ciascuno abbagli.
Gli sparsi miei capei dinanti io tengo;
Con essi mi ricopro il petto, e ’l volto,
{{R|12}}Perch’un non mi conosca, quando vengo.
Dietro dal capo ogni capel mi è tolto;
Onde in van si affatica un, se gli avviene
{{R|15}}Ch’io l’abbia trapassato, o s’io mi volto.
Dimmi: chi è colei, che teco viene?
È penitenza; e però nota, e intendi:
{{R|18}}Chi non sa prender me, costei ritiene.
E tu mentre parlando il tempo spendi,
Occupato da molti pensier vani,
{{R|21}}Già non t’avvedi, lasso, e non comprendi
Com’io ti son fuggita dalle mani!
</poem><noinclude><br clear="all" />
{{PieDiPagina/alt|m=1.5em|||CA-}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||CAPITOLO.|433}}</noinclude><poem>Dipoi le tue bellezze egregie e dive,
E le tue opre atte ad onorare
{{R|30}}Qualunque di te parla o di te scrive.
Il Ciel la sua virtù volle mostrare,
Quando ci dette cosa sì suprema,
{{R|33}}Per parte a noi di sue bellezze fare,
Onde ogni lume innanzi a questo scema,
Prima guardando quella chioma degna
{{R|36}}D’ogni corona e d’ogni diadema.
Poi lo splendor che in quella fronte regna,
Con ogni parte in se considerata,
{{R|39}}Quanto Natura ha di valor c’insegna.
Vedi poi il resto a quella accomodata,
Odi il suon poi de’ suoi grati sermoni,
{{R|42}}Da far un marmo, una pietra animata.
Sicchè ride la terra ove il piè poni,
E rallegrasi l’aria dove arriva
{{R|45}}Della tua voce li graziosi suoni.
Poi si secca l’erbetta che fioriva,
Quando ti parti, sicchè afflitta resta
{{R|48}}E l’aria duolsi de’ tuo’ accenti priva.
Nè cosa manco degna par di questa,
D’acquistar fama un natural desio,
{{R|51}}Che farà la tua gloria manifesta.
Talchè i’ prego ch’i’ possa, o Giove dio,
Fra tante tube che lo esalteranno,
{{R|54}}Far risonare un rozzo corno anch’io.
Tutti i pastor che in queste selve stanno,
Senza riguardo all’età juvenile,
{{R|57}}Ogni lor differenzia in te posto hanno.
Tu col tuo destro ingegno e signorile
Per varj modi e per diversi inventi,
{{R|60}}Gli fai ritornar lieti al loro ovile.</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|434|CAPITOLO.|}}</noinclude><poem>Pietoso se’ se qualche miser senti
Per contraria fortuna o per amore,
{{R|63}}Col tuo dolce parlar tu lo contenti.
Non che gloria tu sia d’ogni pastore,
Come ognun veder può le selve adorni,
{{R|66}}Quale ogni Dio di quelle abitatore.
Nè vi duol più che Diana soggiorni
In cielo o selve, nè Febo curate
{{R|69}}D’Ameto a riguardar li armenti torni.
Nè di Ecuba il figliuol più non chiamate
Non Cefal, non Atlanta, perchè più
{{R|72}}Felice con costui, più liete state.
In te veggo adunata ogni virtù,
Nè maraviglia par, perchè a plasmarti
{{R|75}}Non uno Dio a tanta opera fu.
Quando al principio Dio volse crearti
Il primo magisterio a Vulcan diede,
{{R|78}}Per più bel, più giocondo, o lieto farti.
Or poichè Giove creato ti vede,
Sì allegro si mostra e lieto in vista,
{{R|81}}Che dubbia del suo stato Ganimede.
Però che in quella terra d’acqua mista
Uno spirito tal Minerva immisse,
{{R|84}}Qual mai tempo o fatica non acquista.
Intorno al capo tuo Vener poi fisse
Le sua grazie immortali, ed ai pastori
{{R|87}}Benigno viverai e grato, disse.
L’ore bianche viole e freschi fiori
Colson liete dipoi, e con quei suci
{{R|90}}Ti sparson tutto, e con variati odori.
Marte feroce, onde tu più riluci,
Nel generoso petto un core incluse
{{R|93}}Simile a Cesar Duca, agli altri Duci.</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||CAPITOLO.|435}}</noinclude><poem>Un astuto veder Mercurio infuse,
Onde la lieta fortuna, e gli affanni,
{{R|96}}E le fatiche tieni aperte o chiuse,
Iunone un alma ne’ privati panni
Pose, da dominare imperio e regni;
{{R|99}}E Saturno ti diè di Nestor gli anni.
O don di tanti Dei, fa che tu degni
Ricever me fra tuoi fedel soggetti,
{{R|102}}Se aver tal servidor tu non isdegni.
E s’i’ vedrò il mio canto ti diletti,
Versi ’n tua laude gloriosi e immensi
{{R|105}}Suoneran questa valle e quei poggetti.
Che sono i pensier mia in modo intensi
A compiacerti, ch’i’ desider solo
{{R|108}}Io d’ubbidir, tu di comandar pensi.
E bench’i’ sia nutrito dallo stuolo
D’esti rozzi pastor, di te parlando
{{R|111}}Assai più all’alto che l’usato volo.
Ancor più su andar mi vedrai quando
Conoscerò che ti sia accetto il dono,
{{R|114}}Ch’i’ venga la tua laude recitando.
Oltra di questo ciò ch’i’ ho ti dono,
Tuo è l’armento che tu vedi, ancora
{{R|117}}Queste povere pecore tua sono.
Ma perchè or quasi è venuta l’ora,
Che prendon gli animal qualche riposo,
{{R|120}}E ’l Vespertilio sol si vede fuora;
Celerò quello amor ch’i’ porto ascoso,
Ed a casa n’andrò col mio armento,
{{R|123}}Sperando un dì tornar più glorioso
A cantar le tue laudi, e più contento.</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||139}}</noinclude>{{Ct|f=120%|CAPO NONO.}}
Gli storici prima di descrivere le grandi battaglie che mutarono le sorti del mondo sogliono descrivere la posizione rispettiva degli eserciti, le loro forze materiali e morali e i mezzi di oppugnazione e di difesa, acciocchè chi legge possa giudicare dei duci e de’ combattenti, e delle ragioni che decisero la vittoria. Tale io, oramai presso a narrare un famoso conflitto dello intelletto umano che ebbe tante conseguenze sulla società, e che aggiunse tanta gloria al nome di Frà Paolo, trovo conveniente di far precedere a’ racconti due necessari episodi: coll’uno de’ quali dirò come la potestà de’ papi nacque, ingrandì e si corruppe; e coll’altro quali fossero gli ordini del governo veneto, e per quali condizioni si sia egli solo, fra tanti regni e repubbliche, conservato invulnerabile contro i fulmini di Roma.
L’origine del papato si smarrisce in un buio mitologico di tradizioni volgari non altrimenti della origine della vecchia Roma. Nissuna istoria, nissun monumento contemporaneo o quasi, ci attesta il viaggio di San Pietro alla capitale del mondo, la fondazione della sua cattedra, il suo ponteficato e il suo martirio; nè chi fossero o se abbiano esistito realmente e quando e per quanto tempo i primi quattro suoi successori. Solo è chiaro che San Paolo andato a Roma verso l’anno 57 fondò ivi una {{Pt|pic-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|140|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>{{Pt|cola|piccola}} congregazione di cristiani, composta presso che tutta di Levantini, e ne lasciò la direzione ad Aquila proselite ebreo cui conobbe in Epiro, ed a Priscilla moglie di lui; di forma che per ragione di storia Aquila e Priscilla dovrebbero avere il primo luogo nella serie de’ papi. Nissun buono argomento ci obbliga a credere che Lino, Clemente, Cleto e Anacleto, (seppure i due ultimi non sono uno stesso individuo) siano stati vescovi di Roma e successori l’uno dell’altro: apparendo invece che vivessero quasi coetanei e non fossero che i papi o anziani di piccole adunanze cui assembrava ciascuno nella propria casa. La Chiesa avendo ovunque imprestato gli ordini politici, e in Roma il culto essendo affidato ad un collegio di pontefici, i cristiani affidarono il reggimento della loro comunità ad un collegio di vecchi; nè fu se non verso il finire del primo o verso il cominciare del secondo secolo che la Chiesa romana adottò il governo di quelle della Acaia, dandosi un ispettore che in greco chiamano episcopo e noi corrottamente vescovo. Nei primi tre secoli quella chiesa fu composta quasi esclusivamente di Greci o Siriaci od Africani che in gran numero accorrevano nella capitale: i vescovi stessi furono pressochè tutti Levantini; e solo dopo la metà del III secolo cominciò a contare nel suo seno veri Romani.
Ne’ suoi esordii ella era così oscura che non ebbe alcuna parte nelle faccende delle altre Chiese; così umile che andato a lei l’eretico Marcione, verso il 150, per farsi assolvere dalla scomunica di suo padre che era vescovo, i preti di Roma lungi dallo arrogarsi quella sconfinata autorità che usurparono<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|141}}</noinclude>più secoli dopo, lo rimandarono al vescovo che scomunicato lo aveva, confessando che lui solo poteva sgravarlo; e in ultimo era così povera che fino al 220 usò vasi sacri di legno. Zeffirino vescovo di Roma, che visse a quel tempo, fu il primo che ne introdusse di vetro; e circa dieci anni dopo un suo successore li sostituì di argento, quando {{Ec|[appunto]|appunto|ed. Basilea, 1847}} l’imperatore Alessandro Severo proibiva gli argenti al culto pagano siccome oggetti di pompa inutile e di mondano fasto. Nel 254 questa sede era diventata abbastanza illustre per stimolare l’ambizione; Cornelio e Novaziano se la contesero e fecero scisma: d’allora in poi per circa 150 anni vi furono due vescovi in Roma, ed anco tre o quattro, viene a dire che ciascuna setta vi aveva il suo; finchè Dàmaso protetto dal prefetto di Roma e da’ primi senatori, abbenchè pagani, riuscì a dominar solo.
Nel 167 abbiamo il primo esempio in cui i vescovi romani s’immischiarono negli affari comuni della Chiesa. Discordavano i cristiani sul tempo in cui dovessero celebrare la pasqua: quelli della provincia di Asia ed altri del Ponto e della Cappadocia, appoggiati alla tradizione degli apostoli Giovanni e Filippo, la celebravano ad un modo; e quelli dell’Acaia e dell’Occidente, appoggiati alla tradizione degli apostoli Pietro e Paolo, la celebravano ad un altro; prova che le tradizioni apostoliche erano già incerte fino di allora. San Policarpo vescovo di Efeso andò a trovare Sant’Aniceto vescovo di Roma: non poterono concordare, ma si divisero amici.
La medesima contesa rinacque verso il 198. Vittore romano, in cui già pullulavano pretese di {{Pt|au-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|142|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>{{Pt|torità|autorità}}, scomunicò gli Asiatici, i quali scomunicarono Vittore. Sant’Ireneo vescovo di Lione gli fece un rimprovero, e San Policrate vescovo di Efeso gli scrisse contro una catilinaria; nè la lite restò decisa fino al concilio di Nicea nel 325.
Verso il 256 San Stefano vescovo romano ebbe un {{Ec|[fiero]|fiero|ed. Basilea, 1847}} alterco con San Cipriano vescovo di Cartagine intorno alla validità del battesimo conferito dagli eretici. L’Africano diceva che non era buono, e il Romano che lo era: scrissero l’uno contra l’altro, si dissero delle ingiurie, si scomunicarono a vicenda; e Sant’Agostino dice che Cipriano fece bene a sostenere il suo puntiglio, e che Stefano a torto voleva dettargli la legge sopra una materia non risoluta ancora da niuno concilio.
Intorno al medesimo tempo due vescovi di Spagna deposti ricorsero a Stefano che li ristabilì. Ciò era contrario alle vigenti discipline, per le quali le cause de’ preti dovevano essere definite nella loro propria provincia, ed erano vietate le appellazioni. Quindi gli altri vescovi spagnuoli se ne querelarono a Cipriano che riscrisse: al mandato di Stefano non obbedissero, e che i due deposti avevano giunto peccato a peccato ricorrendo ad un vescovo forestiero.
Verso il 311 surse nell’Africa lo scisma dei Donatisti; e l’imperatore Costantino, al tribunale di cui fu portata la causa, elesse nel 313 Melchiade vescovo di Roma con alcuni altri vescovi delle Gallie acciò la esaminassero. Il giudizio de’ quali non essendo piaciuto a’ Donatisti che tacciavano i giudici d’incompetenza, l’imperatore la rimise l’anno {{Pt|se-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/151
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|143}}</noinclude>{{Pt|guente|seguente}} ad un concilio di vescovi radunato da esso lui in Arli. Ma i Donatisti appellarono dalla sentenza del concilio al tribunale dell’imperatore, che pronunciò definitivamente in Milano nel 316.
Questi esempi bastano a mostrare che il vescovo di Roma non aveva potestà al disopra degli altri: anzi il primato gerarchico fu per bene due secoli attribuito alla sede di Alessandria, ed Eraclas vescovo di quella città, morto nel 231, fu il primo che si meritò il titolo di ''beatissimo papa''; il quale poscia fu dato anco a San Cipriano, che, come dice San Gregorio di Nazianzo, tenne finchè visse il grado di primo vescovo e di presidente della Chiesa. Giovi avvertire che quel titolo non si dava che ai morti, seguendo l’uso de’ Romani che chiamavano divi o santi gl’imperatori defunti. San Girolamo fu il primo che per adulazione o per lusso lo profuse anco ai vivi, come a Sant’Ambrogio vescovo di Milano, a Cromazio di Aquilea, ad Agostino d’Ippona, a Dàmaso di Roma e in generale a tutti i suoi amici o protettori. Siricio, successore di Dàmaso nel 384, fu il primo che se lo attribuì da sè nella decretale ad Imerio vescovo di Tarragona.
È noto che il Pontefice Massimo era il capo del culto nazionale de’ Romani: dignità illustre, e premio a quelli che avevano percorso gli uffici più insigni della Repubblica; e fatta ancora più illustre dopo Augusto quando diventò inseparabile dalla dignità di principe e d’imperatore. Costantino che si diceva vescovo de’ cristiani era in pari tempo sommo pontefice de’ gentili; e il ponteficato continuò nei suoi successori fino a Graziano, che lo rifiutò {{Pt|giu-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/152
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|144|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>{{Pt|dicando|giudicando}} incompatibile a un principe cristiano di essere sommo sacerdote degli idolatri. Non così delicati furono i vescovi di Roma: i gentili fino dai tempi di {{AutoreCitato|Ammiano Marcellino|Ammiano Marcellino}} gli chiamavano pontefici massimi de’ cristiani, ed e’ non ricusarono un titolo che inferiva a grandezza e a potenza. Di fatti la pubblica opinione assueta a confondere il ponteficato colla dignità imperiale si avvezzò a considerare il vescovo di Roma rispetto a’ cristiani, pari a ciò che era l’imperatore rispetto a tutti gli altri; e in progresso di tempo i papi volendo ragguagliarsi alla dignità imperiale, usurparono i titoli di ''santità'' e di ''santissimi'' propri solo degli augusti, e quindi anco la porpora, la clamide, la stola, il cingolo e altre insegne.
D’altra parte Roma era il centro dell’imperio, la sede del comando, e come se le altre città non fossero che suoi sobborghi essa sola era chiamata semplicemente ''Urbs'', la Città; e fosse anco a’ confini della Persia, quand’uomo diceva la Città, intendeva Roma: negli storici di quel tempo o negli editti degl’imperatori è quasi sempre indicata colla antonomasia di ''Città eterna'', o di ''Città signora''. Era eziandio la città santa de’ pagàni e de’ cristiani; e prevaleva fra gli ultimi una profezia di cui parlano spesso i Padri della Chiesa, che colla fine della ''Città'' sarebbe finito il mondo; a tal che quando fu presa e saccheggiata da Alarico nel 408 fu universale lo spavento, e San Gerolamo atterrito scrisse essere vicino il giorno finale.
Premesse queste notizie, ricordo ciò che dissi altrove, che il governo ecclesiastico imprestò le sue<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/153
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|145}}</noinclude>forme esterne dal governo civile; imperciò i vescovi delle città metropoli dove stanziavano i governatori cominciarono tra il secondo e il terzo secolo a darsi il nome di vescovi della prima sede, e più tardi di metropolitani, e ad attribuirsi una primazia sui vescovi provinciali; quindi accettato il principio che la Chiesa misticamente fosse una, era inevitabile la conseguenza che il centro di quella mistica unità dovesse essere Roma.
Sopravvenute nel IV secolo le turbolenze suscitate dalla eresia di Ario, i vescovi di Roma se ne vantaggiarono mescolandosi negli affari anco più lontani, intromettendosi arbitri delle altrui discordie, spalleggiando ora l’una ora l’altra fazione, e profittando di tutte le concessioni fatte alla loro autorità o dalla adulazione o dal bisogno, e cui essi poscia convertivano in diritto. Era un articolo stabilito che le cause ecclesiastiche dovessero essere giudicate sul luogo e da un concilio di vescovi della provincia, ma i concilii dominati allora da facinorosi avevano perduto ogni forza; per il che Osio vescovo di Cordova fece accettare dal concilio di Sardica (nel 347) un canone (quando non sia stato falsificato più anni dopo come dubitano molti eruditi) che è la pietra angolare della monarchia papale. «I vescovi, disse, volendo appellare da un concilio, potrebbero onorare, così a loro piacendo, la cattedra di San Pietro e deferire al giudizio del vescovo romano».
Quest’atto puramente provvisionale, di un concilio che non ebbe mai alcuna autorità, e affidato al libero volere degli appellanti, fu dai papi {{Pt|conver-|}}<noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|146|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>{{Pt|tito|convertito}} in legge obbligatoria. Un secolo dopo, Zosimo volle prevalersene contro il clero d’Africa, il quale invigorito da Sant’Agostino rigettò il canone e dichiarò irrite le appellazioni di oltremare; ma i papi non trovando sempre e dapertutto una uguale resistenza, a forza di ripetere i tentativi sortirono l’effetto di radicare l’abuso delle appellazioni a Roma.
Venticinque anni dopo il concilio di Sardica Dàmaso ottenne dall’imperatore Valentiniano I una legge che dava facoltà al vescovo romano di giudicare gli altri vescovi; e Leone I detto il Grande ottenne dall’imperatore Valentiniano III altri rescritti ancora più larghi e più profittevoli alla sua Sede. Dei quali favori non conviene sempre dar colpa alla imbecillità dei principi o alla astuzia de’ pontefici; ma a circostanze naturali e ai bisogni de’ tempi e della politica. Il clero incominciava a influenzare il popolo, e decadendo l’Impero e le provincie essendo piene di disordini, e moltiplicandoli i preti colle loro discordie, tornava utile alla corte imperiale d’Italia d’ingrandire i vescovi di Roma, perchè al principe più vicini e più soggetti, e di ridurre tutta in quelli e nel loro concilio la potestà sacerdotale cristiana a modo che la pagana la era nel pontefice massimo e nel suo collegio.
In Oriente, dove il cristianesimo si assodò più presto, molte erano le Sedi che si dicevano fondate dagli apostoli e molte le città per grandezza e ricchezza rivali; quindi emulandosi i vescovi ed essendo la religione turbata da eresie, nissuno potè alzarsi tanto da dominare gli altri. Quelli di {{Pt|Ales-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|147}}</noinclude>{{Pt|sandria|Alesandria}} e di Antiochia sovrastavano, è vero; ma in appresso il vescovo di Costantinopoli cominciò ad uguagliarsi a loro; poi nel 381 ottenne dal concilio costantinopolitano il primo grado dopo il vescovo di Roma; indi dal concilio di Calcedonia nel 451 fu agguagliato in dignità e potenza al vescovo romano in onta alle proteste di papa Leone I. La quale superbia de’ patriarchi bizantini eccitò l’invidia di quelli di Alessandria e di Antiochia, che a vendetta si chiarirono in favore della supremazia romana.
Ma nell’Occidente il cristianesimo s’introdusse a stento. Tra il II ed il III secolo alcune comunità cristiane, colonie di Greci venuti dall’Asia, si stabilirono a Parigi, a Lione ed a Vienna di Provenza; ma non fruttarono, e andarono in dileguo, finchè alla metà del III secolo Fabiano vescovo di Roma mandò altra colonia di missionari latini. Nella Spagna aveva fatto qualche progresso; ma gl’Italiani a’ tempi ancora di Costantino erano quasi tutti annebbiati di paganesimo, e cinquant’anni dopo vi perseveravano per la maggior parte. Quindi essendo poche le Chiese e sparse qua e là, i vescovi di Roma poterono inforzarsi a loro agio e dominare senza rivali; e quando verso la metà del IV secolo sursero le chiese di Milano, di Aquilea e di Ravenna, la riputazione di quella di Roma era già stabilita. A quel tempo la giurisdizione de’ papi non usciva dalle provincie suburbicarie, cioè da un raggio di 100 miglia descritto in giro alla città di Roma: era la giurisdizione del prefetto urbano. I vescovi di Milano si ampliavano per tutto il vicariato d’Italia, cioè dal Rubicone fino alle Alpi, fin<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|148|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>dentro la Rezia, la Baviera e la Pannonia. Erano soggetti a loro i patriarchi di Aquilea, i quali e i vescovi di Milano, si consecravano a vicenda. Quelli di Ravenna si chiamavano Autocefali, cioè indipendenti, e a loro obbedivano come a metropolitani molte città della Toscana, della Flaminia e del Piceno nel vicariato di Roma.
Ma i papi oltre ai già descritti vantaggi, un altro ne avevano potentissimo, ed erano le ricchezze; col mezzo delle quali si procacciarono numerose clientele nella Magna Grecia, in Sicilia, in Sardegna, nell’Illirico, nelle Gallie, e insomma in tutto quasi l’Occidente; e già nel 483 erano saliti a potenza tanto grande che Odoacre re d’Italia se ne adombrò, e stabilì per legge che nissuno potesse essere eletto pontefice senza il regio assenso. Teodorico avendo annullato tutte le cose fatte dal suo antecessore, serbò questa legge avvengachè dispiacesse a’ Romani. Poscia Amalasunta sua figlia, per mitigarla, concedette a’ papi potestà giudiciaria intorno a certe cause tra’ preti e preti, o tra i preti e laici. Indi caduto il regno de’ Goti, gl’imperatori greci che regnarono in Italia non pure mantennero la legge di Odoacre, ma ne gravarono i capitoli, e costrinsero i pontefici a pagare eziandio una tassa onde essere confermati.
Ma la fortuna continuò a favorire il papato. La chiesa di Milano, splendida rivale di quella di Roma, decadde quasi subito dopo Sant’Ambrogio, e posciachè la città fu distrutta dai Borgognoni nel 539, i suoi vescovi stanziarono a Genova per più di un secolo. Aquilea distrutta anch’essa a più {{Pt|ri-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|149}}</noinclude>{{Pt|prese|riprese}}, ebbe per arrota uno scisma, e da lei si divise la chiesa di Grado; e i papi inframettendosi nelle loro contese, così si avanzarono che intorno al 595 Gregorio I disponeva delle loro entrate e della elezione de’ loro vescovi. I vescovi di Ravenna si sostennero alquanto per la protezione degli Esarchi; ma questi vicerè e gl’imperatori greci avendo troppo spesso necessità di accarezzare i papi, furono obbligati più di una volta a sacrificar loro l’ambizione degli Autocefali, i quali perciò non poterono mai assumere una independenza decisa, e finirono coll’essere pienamente soggiogati dalla sede di Roma.
Dal 590 al 795, cioè dalla elezione di Gregorio I a quella di Leone III, il ponteficato era una dignità che non ha un termine per essere adeguatamente significata. Il papa era eletto militarmente come a un dipresso si usa da’ Barbareschi quando eleggono i loro pascià. Il clero, i nobili e il popolo si adunavano armati in una piazza o in una chiesa, ciascuno sotto la bandiera del suo quartiere o della sua scuola o fratrìa, e ciascuna banda condotta da suoi capi che chiamavano giudici. Se non erano di accordo sul candidato, i partiti decidevano la questione a colpi di sciabola o di alabarda. Dopo fatta l’elezione si prendevano il nuovo pontefice, lo mettevano a cavallo e lo conducevano processionalmente alla chiesa di Laterano dov’era intronizzato. La processione era un misto di militare e di religioso: colle bandiere di guerra andavano le croci e gli stendardi delle parocchie, col suono bellicoso delle trombe si confondevano le antifone ed i salmi; in mezzo agli uomini d’arme cavalcavano i preti in<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|150|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>cotta e stola; la turba armata era preceduta da fanciulli e zitelle vestiti di bianco e portanti in mano rami di ulivo; e intanto che i soldati intuonavano inni di guerra il coro delle donne cantava le litanie.
Governo civile e religioso erano una cosa medesima; e il papa, capo in Roma di ambedue, era un magistrato rigorosamente costituzionale, che non decideva nissun negozio di momento senza il consenso dell’assemblea, cui chiamavano concilio; e a questo concilio intervenivano non i soli preti, ma i primi eziandio de’ nobili e del popolo. Oltre alla autorità politico-sacerdotale, ristretta al solo ducato di Roma o alla Italia romana secondo le circostanze, i pontefici frequentissimamente venivano consultati intorno a casi di coscienza dai vescovi delle Gallie, o della Spagna, o della Inghilterra, o della Germania; ed erano visitati o in persona o per deputazioni da’ principi barbari, massime dagli Anglo-sassoni, che mandavano ricchi doni al sepolcro di San Pietro. Se perciò i papi non vantavano quella potestà assoluta che oggidì si arrogano, ne godevano una di opinione che non pativa contrasti, e per la quale influivano col consiglio e coll’opera su tutto l’Occidente.
La stessa riputazione non godevano fra i Greci; chè gl’imperatori per gelosia e i patriarchi bizantini per ambizione gli avrebbono voluto umiliare; ma le forze non corrispondevano ai desiderii, e i papi in Italia molto più potevano che non gli augusti di Costantinopoli; i quali per interesse e per politica erano costretti a maneggiarli con riguardo e a fare<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|151}}</noinclude>in modo che non se ne disguastassero. Dal canto loro i pontefici si riconoscevano sottomessi alla potestà imperiale, ubbidivano alle sue leggi e ne rispettavano le decisioni.
Nella costituzione dell’imperio romano gli augusti erano capi dello stato politico e della religione; perciò, come nota l’istorico Socrate gl’imperatori tosto che divennero cristiani si impadronirono degli affari della Chiesa e disposero de’ maggiori concili. I quali convocati espressamente da loro, essi gli facevano presiedere, ed essi soli avevano la facoltà di approvarne i decreti; e quello che oggi sarebbe una mostruosità da far inorridire tutti i buoni preti della curia romana si è, che il secondo concilio di Nicea fu convocato (nel 787) da una donna, per comando di lei fu trasferito da Nicea a Costantinopoli, ella ne presiedette l’ultima sessione, ella se ne fece leggere i decreti e gli approvò, e ringraziando i Padri, fu ella che disciolse la sinodo. Quella donna era l’imperatrice Irene, e quel concilio è il settimo fra gli ecumenici, cioè fra quelli inspirati dallo Spirito Santo.
Gl’imperatori regolavano altresì la disciplina interiore ed esterna; facevano leggi sui vescovi e’ cherici e’ monaci e le chiese; ne facevano sulle feste e i riti; dispensavano i matrimoni nei gradi proibiti; e decidevano fino dei dogmi, come fece l’imperatore Teodosio quando (nel 381) fattosi dare le confessioni di fede dai Niceni ed Ariani, le lesse, e di propria autorità decise ciò che si doveva credere o non credere. Giudicavano ancora le imputazioni contro a’ vescovi, come fece Costantino che giudicò San<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|152|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>Silvestro, e Valentiniano che giudicò Dàmaso. Lo stesso facevano nelle contese di competenza in occasione di scisma, come si ha dell’imperatore Onorio che sentenziò tra Bonifacio ed Eulalio, e del re Teodorico tra Simmaco e Laurenzio, i quali si contrastavano la sede di Roma.
Ma i due secoli in cui l’Italia fu tenuta parte dai Greci e parte da’ Langobardi furono ai papi una scuola di avversità dove impararono la prudenza e la saviezza, acquistarono l’amore de’ popoli, e divennero quasi necessari. Gl’Italiani odiavano i Langobardi perchè barbari e feroci; e il governo greco in Italia sempre più s’indeboliva e non valeva a proteggerli dalle rapinerie continue di que’ selvaggi tedeschi. Quindi i papi ad addoppiare lo zelo e l’attività di difendere le terre che ancora il dominio langobardo non riconoscevano; e perciò salirono in tanta estimazione che alla metà dell’VIII secolo apparivano come l’appoggio di quel fantasima cui chiamavano Impero, e i protettori delle repubbliche federative dell’Italia romana. Scelti fra uomini addottrinati di buon ora nelle lettere e nel maneggio degli affari, niuna epoca del papato offre una successione così continua d’uomini grandi come furono i pontefici che regnarono dalla decadenza dell’Imperio d’Occidente verso il 440 fino al suo risorgimento nell’800.
Un essere nuovo surse allora per l’Europa di cui non è mio instituto di narrare i beni e i mali. Solo dirò che fin qui i papi s’inalzarono per opere benefiche lodevoli; ma dopo Carlo Magno la prosperità, le ricchezze, il fasto, l’orgoglio gli {{Pt|corrup-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|153}}</noinclude>{{Pt|pe|corruppe}}, ed e’ corruppero il mondo. A peggiorare lo stato della Chiesa e a rovesciare ogni ordine buono e ogni regolar disciplina contribuì una solenne impostura, e furono le false Decretali comparse tra l’VIII ed il IX secolo, che regolarono la Chiesa per circa 800 anni, e di cui, dopo che la menzogna fu scoperta, restarono le conseguenze. Per le false Decretali scadde l’autorità de’ vescovi e de’ metropolitani, fu indebolita l’autorità delle sinodi generali, furono dimenticate le sinodi provinciali, fu capovolta l’antica disciplina, le norme de’ reggimenti politici furono applicate al governo spirituale delle anime, le scomuniche ebbero effetti civili, e i papi esaltati esorbitantemente diventarono monarchi universali: delle quali cose gioverà toccare alcuni capi.
I vescovi o inspettori della Chiesa instituiti fino dal tempo degli apostoli erano eletti dal popolo e consecrati da tre altri vescovi della stessa provincia. E quantunque la Chiesa fosse una, ciascun vescovo, come dice San Cipriano, aveva ricevuto la sua parte in solido, e la governava indipendente da ogni altro. Per gli affari della parocchia come la chiamavano allora, o diocesi come la chiamiamo adesso, il vescovo convocava un concilio de’ suoi preti e diaconi, nel quale ciascuno dava il suo voto; per gli affari comuni a tutta una provincia, il metropolitano convocava a concilio tutti i vescovi e preti di quella, e colà decidevano di comune accordo; e gli affari generali della Chiesa erano discussati nei concili generali intimati dall’imperatore. Le cause de’ preti non potevano essere trattate fuori della loro provincia, quindi l’appellare da un {{Pt|me-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|154|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>{{Pt|tropolitano|metropolitano}} ad un altro era violazione de’ canoni. Ma per le cose che ho narrate di sopra i papi cominciarono ad allargare le mani e ad arrogarsi una autorità al di là dei termini concessi dalle leggi ecclesiastiche. I vescovi d’Occidente che abitavano i regni barbari, talvolta per ignoranza e tal altra per aggiugner peso a ciò che intendevano fare, solevano spesso consultarsi col vescovo di Roma, che appo gli idioti popoli aveva fama di celeste oracolo; ma ciò che i papi davano prima per consiglio, assunse poco poco aria di comando, e quella che era una dependenza volontaria divenne una necessità. Particolarmente in Francia i prelati avevano quasi continui litigi fra loro, nei quali ciascuna delle parti cercava di affortificarsi ricorrendo a Roma. I preti ancora diventarono indisciplinati, e non volendo ubbidire alla sentenza dei loro vescovi facevano ricorso al papa: abusi che moltiplicandosi stabilivano se non di diritto, almeno di fatto le appellazioni tanto detestate dalla Chiesa. Nè le cause che si portavano a Roma erano solamente ecclesiastiche, ma temporali, di laici e fin anco di principi; e negli ultimi anni del secolo X salivano già a tanto numero, e la venalità ed avarizia de’ tribunali romani era così scandalosa, che promossero i più vivi lamenti de’ vescovi francesi adunati al concilio di Reims.
Gl’imperatori di Oriente solevano regalare a titolo di onore mantelli di porpora che chiamavano pallii, in quella guisa che il Sultano de’ Turchi suole oggi regalare pelliccie. I preti che smaniano le distinzioni de’ titoli e degli abiti, fecero del pallio una<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|155}}</noinclude>particolare insegna della loro gerarchia; e i papi col tempo gli mutarono la forma di mantello rosso in quella di un collare di lana bianca con crocette nere, preparato con quella ricercatezza di cerimonie con cui a Roma suolsi dare importanza fino alle bagattelle. La lana è tolta da un agnello consecrato dal papa il giorno di Sant’Agnese, poi allevato e nutrito in un convento di monache: sacre mani lo tosano, sacre mani ne filano i velli e tessono i pallii, che poi con solennità sono deposti sul sepolcro di San Pietro ed ivi lasciati per una notte affinchè il principe degli apostoli ne perfezioni la manifattura.
Il primo fra’ pontefici che concedesse il pallio fu Simmaco che intorno all’anno 500 lo diede a Cesario vescovo di Arli; ma questa decorazione era talmente di diritto degli Augusti che il papa non si ardì conferirla senza averne chiesta la licenza all’imperatore Anastasio. Circa 40 anni dopo Vigilio lo concedette ad Ausonio successore di Cesario, ma nel diploma usò una fra le doppiezze precipue allo stile della curia romana. Dice che i soli imperatori possano dare il pallio, che i clementissimi principi Giustiniano e Teodora lo concedevano ad Ausonio per le preghiere del gloriosissimo ed eccellentissimo patrizio Belisario, e (nota) che l’uso di esso pallio lo concede egli, papa Vigilio, ''per l’autorità di San Pietro'': cavillo che servì a’ successori e primamente a San Gregorio per dare il pallio anco senza ricorrere alla corte di Costantinopoli. La vanità rese quell’indumento un distintivo indispensabile a tutti i metropolitani: prima i papi lo mandavano; poi<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|156|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>verso il 1000 obbligarono i metropolitani di andarlo a prendere a Roma, al qual fine fu falsificato un canone dell’ottavo concilio generale. Fa poco onore alla corte romana che le falsità siano stati gli istrumenti della sua grandezza: falsò i canoni di Nicea affine d’interpolarvi quelli di Sardica cui voleva accreditare; falsò la donazione di Costantino per ingannare Pipino e Carlo Magno; falsò le donazioni di Pipino e di Carlo Magno e di altri per acquistare un dominio temporale; e falsò le Decretali per esercitare un potere dispotico. Hanno ragione i papi di occultarsi nel mistero e di abborrire i curiosi che pretendono svelarlo.
Il pallio trascinò seco un’altra importante conseguenza. In un concilio tenuto a Francoforte nel 742, Bonifacio arcivescovo di Magonza e legato di papa Zaccaria non solo obbligò i metropolitani delle Gallie e della Germania a chiedere il pallio, ma prescrisse a tutti i prelati un giuramento di osservanza verso la Sede Romana; nel secolo seguente la formola di Bonifacio ricevette nuove clausole per opera di Nicolò I e di Giovanni VIII, e nel secolo XI Gregorio VII la ridusse ad un vero giuramento di fedeltà e vassallaggio verso il pontefice. Lo stesso Gregorio VII dopo di avere obbligati i metropolitani ad andare a Roma per il pallio, vi obbligò anco gli altri vescovi per essere esaminati e consecrati; le quali cose oltre a’ titoli d’imperio, apportavano ricchezza, essendochè il pallio e le ordinazioni pagassero tassa: nel 1190 un vescovo francese sborsò per la sua ordinazione 700 marchi d’argento.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|157}}</noinclude>{{Nop}}
Dicono i Curiali che l’esame giovi ad escludere gl’ignoranti e a conservare la buona disciplina; ma vai meglio dirla una invenzione per avvilire i vescovi, tenerli soggetti e far loro sentire la distanza infinita che gli separa dal Vice-Dio. Gli ordinandi, dice Scipione Ricci, stanno a ginocchi in mezzo a numerosa adunanza presieduta dal papa, intanto che sono interrogati dagli esaminatori, frati per lo più. Del resto «chiunque è pratico di questa formalità non ignora che gli esaminatori comunicano antecedentemente la questione, ed anco i libri da cui gradiscono che si traggano le risposte; giacchè non è minore il timore che hanno essi di essere messi in sacco e di fare trista comparsa, di quel che possa averne l’esaminato».
Le false Decretali dando voga alla erronea massima che i sinodi ecumenici o provinciali o diocesani non valgono se non sono approvati da’ papi, questi si arrogarono il diritto di mandare qua e là i loro legati a cui attribuivano facoltà sopra i vescovi delle provincie, e il diritto di presedere e di dirigere i concili loro. La qual cosa non piacendo a’ vescovi che abborrivano da questa nuova servitù, dopo di esservisi opposti inutilmente, omisero di convocarsi a concilio, e tale trascuranza lasciò libero il varco agli abusi e alla indisciplina de’ preti.
Dai canoni erano parimenti vietate a’ vescovi le traslazioni di una sede all’altra; e fare di due sedi una, o di una farne due, non si poteva senza il consenso del metropolitano. Ma nei tempi di mezzo l’avarizia o l’ambizione spingeva i vescovi oltremontani a saltare da una sede meno ricca ad una<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|158|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>più ricca, e per dare qualche legittima apparenza all’abuso solevano farlo approvare da Roma. Poscia per le invasioni de’ Normanni e de’ Saraceni disertate le terre, fugati gli abitanti, impoverite le chiese, rimanevano le diocesi abbandonate dai loro pastori; intorno alle quali i papi essendo richiesti di consiglio, essi le davano in governo a qualche vescovo vicino, riunendo provvisionalmente le rendite di due poveri episcopati in un solo. Talvolta una diocesi per essere troppo vasta, o per liti tra città e città, per contrasti tra il vescovo e il clero, veniva dal papa di accordo col metropolitano e col principe divisa in due. Ma le false Decretali acconsentirono a’ pontefici una piena autorità sulle traslazioni, unioni o divisioni delle sedi, che fu inseguito origine a disordini, a simonie e ad ogni genere di corruttele.
Da esse pure, ovvero dalla sconfinata potestà che attribuivano a’ pontefici, furono autenticate tutte le esorbitanze de’ cherici intorno alle immunità e privilegi loro. Costantino fu il primo che permise alla Chiesa di acquistare beni stabili per donazione; e 50 anni dopo l’avidità dei cherici era andata tant’oltre che (nel 370) Valentiniano I proibì loro di accettare legati neppure per via intermedia: legge molto lodata da Sant’Ambrogio e da San Gerolamo. Ciò nondimeno fu abolita in seguito; e i cherici vantaggiandosi della superstizione altrui non solo arricchirono, ma attribuirono alle loro ricchezze idee di santità e di possesso divino, e ne dedussero la conseguenza che fossero inviolabili. E quantunque Sant’Ambrogio e San Gregorio il Grande ed altri<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|159}}</noinclude>storici e dottori attestino che anco i beni della Chiesa pagavano i pubblici tributi, i preti de’ regni oltremontani, applicando la teocrazia ebraica e il sistema feudale al governo della Chiesa, introdussero le decime e le primizie che i laici dovevano pagare ai preti, e le esenzioni dei tributi a favore degli ecclesiastici, pretendendo che i beni loro essendo beni di Dio non potevano essere gravati dai governi secolari. Quindi i preti acquistando sempre e nulla contribuendo alle pubbliche fazioni, la Chiesa esorbitantemente arricchiva, impoveriva lo Stato, e languivano le arti e l’agricoltura.
Dice Salomone esservi tre cose insaziabili, e la quarta che giammai dice: basta. E sono il sepolcro, la matrice infeconda, la terra non mai sazia di acque; e il fuoco per cui non vi è alimento che basti. Se quel re moralista avesse vissuto venti secoli dopo avrebbe dovuto aggiungerne una quinta, molto più ingorda di tutte le quattro insieme; chè i cherici per quanto abbiano acquistato in ricchezza e in potenza e quindi anco in vizi, non mai dissero: basta.
«Costantino Magno circa il 315, dice Frà Paolo, esentò gli ecclesiastici dalle fazioni pubbliche, personali e curiali. Costanzo e Costante suoi figli aggiunsero le esenzioni dalle fazioni sordide e da’ censi, e concessero a’ soli vescovi l’esenzioni da’ giudizi del fôro secolare, restando gli altri ecclesiastici a’ giudici secolari così in criminale, come in civile: e sopra di ciò vi sono dopo altre leggi, una di Valente e Graziano circa il 380, l’altra di Arcadio ed Onorio circa il 400. Ma intanto l’anno 420 Onorio e Teodosio II, e dopo lo stesso Teodosio con {{Pt|Valen-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|160|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>{{Pt|tiniano|Valentiniano}} III concessero il giudizio de’ cherici a’ vescovi, quando le parti ambedue si fossero contentate; rimettendo ai magistrati secolari, quando una non volesse accettare il vescovo; la quale cosa fa anco confermata da Marziano circa il 460 e da Leone suo successore. Finalmente da Giustiniano circa il 560 fu fermata e stabilita ogni varietà con la legge che gli ecclesiastici nelle cause civili fossero soggetti al vescovo, nelle criminali al giudice secolare; il che durò fino al 630 quando Eraclio gli esentò dai magistrati secolari così in civile come in criminale, salva però sempre l’autorità de’ delegati dal principe; e fino alla divisione dell’imperio così sempre fu osservato; e dopo quella, tale è stato sempre l’uso e lo stile della Chiesa greca infino a tanto che è durato quell’imperio».
Ma sotto le ruine dell’impero d’Occidente perì anco la legislazione. I re barbari non sapendo leggere e nulla intendendo delle dispute de’ preti lasciarono ch’e’ facessero, e poco poco il clero costituì uno Stato suo indipendente dallo Stato politico; e si governò con leggi e tribunali propri, a’ quali tirò anco i laici. Se un laico aveva causa contro un prete, doveva farla giudicare dai preti; e se un prete ne aveva contro un laico, lo tirava al fôro ecclesiastico: dove i giudicii erano sempre lunghi, parziali, o corrotti dall’avarizia. Quindi i preti arrogandosi la facoltà di sentenziare su tutto ciò che appartenesse a religione e non vi essendo cosa in cui la religione bene o male non ci entri, diventarono con questo pretesto i despoti di tutte le relazioni e transazioni sociali; e per circuirsi di {{Pt|nu-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo ix.}}|161}}</noinclude>{{Pt|merose|numerose}} clientele e di mezzi di potenza, non contenti di avere esentuate dalle pubbliche gravezze e dal fôro comune le persone loro, vi esentuarono anco quelle dei loro famigli e dipendenti, dette perciò persone privilegiate; e i teologi ebbero per deciso che anco le concubine de’ preti appartengono ai fôro della Chiesa. Non è una facezia di Frà Paolo Sarpi o una finzione di lui come fu creduto da alcuni, ma è un punto di giurisprudenza notato dai glossatori del diritto canonico i quali dicono: ''Uxor non legitima, cum sit de familia sacerdotis est de foro ecclesiæ, sicut et alii qui sunt de familia ejus''.
A ciò contribuì la superstiziosa sommessione che le nazioni germaniche professavano inverso a’ loro druidi o preti. Il cristianesimo insegnato da missionari ignoranti e non sempre disinteressati o sinceri, lindo a fondersi nel druismo e ne scaturì una mistura di culto barbarico che aveva del cristianesimo i nomi e le apparenze, ma era sostanziale e pretta idolatria. Ciò accadde precipuamente nelle Gallie e nella Brettagna dove il clero subentrando a’ druidi ne ereditò la preponderanza, e acquistò di molte ricchezze: le ricchezze fruttarono le corruzioni, poi le gare e le discordie, e infine la necessità di un giudice independente a cui ricorrere. L’arci-druido era appo i Celti il pontefice massimo, e, lui solo interprete legittimo de’ divini secreti, esercitava sul sacerdozio subalterno e sui laici un’autorità piena, assoluta, tremenda. Scomparsa poi quella religione, i vescovi rappresentarono la parte dei druidi, e agli occhi de’ Barbari diventò arci-druido il vescovo romano, tanto più per loro reverendo quanto che si<noinclude>
<references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||11}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|162|{{Sc|capo ix.}}|}}</noinclude>occultava in una misteriosa lontananza, divinità mortale, ma assorta in contemplazioni celesti, magnificata dai preti e da’ pellegrini che visitavano la città santa, e che ignorandone le fragilità lo vedevano e lo adoravano fra i raggi di una imponente pompa religiosa.
In ultimo le falsi Decretali, invertendo l’ordine delle cose fino allora stabilito, posero la massima che la dignità pontificia è superiore alla dignità imperiale. Come abbiamo detto, il pontefice nuovamente eletto non poteva esercitare il suo ufficio senza essere prima confermato da un rescritto della corte di Costantinopoli. Passato l’impero in Carlo Magno e ne’ suoi successori, non solo fu conservata la stessa usanza; ma accadde più volte che gl’imperatori franchi o in persona o per mezzo de’ loro commissari giudicassero i papi accusati di alcuna colpa, o le cause che vertiano tra loro od altri vescovi od abati. I tre Ottoni furono gelosissimi di questo diritto; ma dagli altri imperatori tedeschi venendo debolmente esercitato, porse a’ pontefici di emanciparsi a poco a poco da quella dipendenza; ed a Gregorio VII di dichiararla al tutto illegittima, fondandosi sulla ragione che gl’imperatori ricevendo la corona dai papi, erano conseguentemente inferiori e non superiori a loro. Infatti Carlo Magno fu incoronato in Roma da Leone III nell’800; ma quel principe, antivedendo i pericoli che dalla continuazione di questo rito poteva risultarne a’ successori, e come esso attribuiva troppa influenza al clero, volle che suo figlio Lodovico, dichiarato imperatore in Aquisgrana nell’813, si mettesse la corona da sè.<noinclude><references/></noinclude>
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Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. II/Appendice bibliografica/Sezione seconda
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{{Qualità|avz=100%|data=28 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Opere inedite|prec=../Sezione prima|succ=../Sezione seconda/Classe prima}}
<pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu" from=379 to=379 fromsection="1" tosection="1" />
==Indice==
* {{Testo|/Classe prima|Consulti}}
* {{Testo|/Classe seconda|Collezione del P. Bergantini}}
* {{Testo|/Classe terza|Poligrafia}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|382|{{Sc|appendice}}|}}</noinclude>può servir egli in ogni incontro a smentire i maligni che l’hanno accusato di poca pietà e religione».
«''Tomo IV''. È in figura di sesto, e va coperto di rozzo cartone, e ci rappresenta due cose che non hanno che fare colle produzioni di F. Paolo. Una è il dialogo meteorologico di {{Wl|Q41618474|Tommaso Tomai}}, stampato da Domenico Fiorentino l’anno 1577. L’altro è un quinternetto di poche pagine nelle quali si vede un Trattatello ''De Caniculæ ortu et prænotionibus eorum quæ contingunt''; le quali due ultime operette sono scritte di mano molto diversa da quelle del Sarpi, del Fanzano e del Micanzio; il secondo ha in fine questa citazione: ''Card. de variar. rerum''. Vengono poi dodici fogli di esercitazioni per lo più geometriche scritte dal Sarpi e parte dal Fanzano. In fine avvi questa nota: ''Giovanni Gioja da Melfi'' 1300; circa che noi crediamo che siavi errore nel nome di ''Giovanni'', scritto in cambio di quello di ''Flavio'' che fu l’inventore della bussola nautica, secondo la più volgare opinione. Ciò però che rende pregevole questo tometto, si è ch’egli contiene un trattato metafisico ''Circa l’arte di ben pensare'', il quale altro non è che quello dall’Anonimo intitolato: ''Del nascere e cessare che fanno in noi le opinioni''. La scrittura è di F. Marco Fanzano amanuense del Sarpi.
«''Tomo V''. Questo nella figura somiglia all’antecedente fuorchè va coperto di pergamena, benchè logora e corrosa. Egli contiene quasi settecento pensieri spettanti alla scienza naturale, alla metafisica ed alle matematiche. Le date scritte al margine delle<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografica.}}|383}}</noinclude>medesime mostrano che furono registrati dal 1578; il che corrisponde anco all’osservazione dell’Anonimo, il quale scrive che verso tale tempo furono da F. Paolo posti insieme alcuni suoi pensieri naturali, metafisici e matematici». Fin qui il Capra.
Il Grisellini aggiunge la seguente notizia:
«Oltre queste collettanee eranvi nella suddetta biblioteca de’ PP. Serviti alcuni fogli sopra l’iride e la riflessione della luce, spiegata col mezzo di geometriche figure. Diverse tavole colla delineazione delle macchie lunari, una delle quali messa in netto per essere mandata al Lescasserio; molti fogli volanti, riposti in una cartella, contenenti dimostrazioni ottiche, geometriche, e progetti per la delineazione di orologi solari. Veniva poi un grosso volume in quarto intitolato ''Schedæ Sarpianæ''. La prima cosa che s’incontrava era un abbozzo di mano del Sarpi del Trattato sull’Interdetto. Venivan dopo molti fogli segnati tutti in cima con numeri romani. Contenevano molti problemi di geometria e di algebra con sottovi le soluzioni de’ medesimi. Indi i dettagli di non pochi esperimenti fisici sopra l’elasticità, rarefazione e dilatazione dell’aria; diversi tentativi chimici; assai osservazioni spettanti alla storia naturale, ed in questo particolare cinque interi fogli includenti la spiegazione di un passo di {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}} nel libro ''de Natura Deorum'', ove recavasi un prospetto della connessione de’ corpi creati passando dalle rozze terre ai corpi organizzati, e da questi fin all’uomo che fra gli esseri è il più bello, il meglio organizzato, e che perciò, attese le sue<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|384|{{Sc|appendice}}|}}</noinclude>facoltà e le di lui percezioni, lo legano al Creatore, e sta per questo in cima della maravigliosa piramide della natura.
«In detta biblioteca fra le cose sarpiane serbate tutte in un particolare armadio, guernito de’ suoi scafali, vi si trovavano anco due libretti bislunghi contenenti memorie e ricordi scritti da F. Paolo, uno nel 1611, l’altro nel 1612 circa le incombenze del suo impiego tra cui d’assai curiose; ed una ove sotto la data dei 4 settembre del 1612 eravi notato il trassunto del dispaccio in quell’anno mandato dall’ambasciatore veneto in Roma al Senato, in cui gli si dava notizia delle direzioni del gesuita Possevino tenute per far assassinare il Sarpi nel 1607; il che io verificai col confronto della copia del Dispaccio stesso che dal sig. Con. Wrachien erami stata comunicata nel 1779. ''(Non nego l’esistenza di questo dispaccio, ma nego che vi si parli del Possevino o de’ gesuiti, nel modo almeno che pretende il Grisellini, come credo di avere dimostrato nel Tomo I al Capo XVII pag. {{pg|327||biosarpi1}})''. Il P.M. Bergantini aveva anco avuta la sorte di unire a tutti li suddetti autografi ed altre schede di F. Paolo un altro codice contenente una Cronologia scritta in lingua latina». ''(Sarà accennata più sotto'' Sez. III num. 5'')''.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografica.}}|385}}</noinclude>{{Ct|t=1.5|v=1.5|{{Sc|Classe Terza.}}}}
{{Ct|t=1.5|v=1.5|{{Sc|''poligrafia.''}}}}
{{Ct|t=1.5|v=1.5|I. ''Opere inedite esistenti ancora''.}}
1.° Lettere latine a Filippo Mornay: se ne trovano più esemplari MSS.
2.° Altre al Leschassier, al Gillot ed al Casaubono non ancora pubblicate; ma che si trovano in più esemplari MSS.
3.° Lettere italiane ad Antonio Foscarini ambasciatore veneto in Francia e a Francesco Castrino.
{{smaller block|Sono 40: da un esemplare non autografo appartenuto all’or ora defunto conte Domenico Almorò Tiepolo patrizio veneto ne furono tirate varie copie, fra le quali una n’ebbi io dalla cortesia di quell’ottimo patrizio.}}
4.° Lettere varie che versano per lo più intorno l’inquisizione, in un vol. MS. in pergamena già appartenuto all’archivio secreto di Venezia, ed ora nella Biblioteca di Brera a Milano.
{{Ct|t=1.5|v=1.5|II. ''D’incerta esistenza''.}}
1.° ''Historia Conciliorum ordine alphabetico exarata''.
2. vol. in fol. Vedi nel Capo I pag. 9.
2.° ''Compendio delle Vite de’ Papi da San Pietro fino a Paolo V''.
{{smaller block}}Esisteva in autografo fra i MSS. del doge Foscarini, e fu veduta anco dal Grisellini. Il doge ci fa sapere che era un’opera imperfetta, che di soli venti pontefici l’autore parla con qualche {{Pt|esten-|}}<noinclude></div>
<references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. II.||25}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|386|{{Sc|appendice}}|}}
{{smaller block}}</noinclude>{{Pt|sione|estensione}}, e sopra tutto di Paolo V ''usando concetti di laude non che di riverenza''. Degli altri si spiccia in poche parole. Frà Fulgenzio vi aveva giunto la vita di Gregorio XV e di Urbano VIII.
</div>
3.° ''Della Podestà de’ principi''.
{{smaller block|Il Sarpi aveva stilizzato i tre primi capitoli e ordinate le rubriche dei rimanenti che dovevano essere in tutto 206. Giorgio Contarini, in potere del quale venne l’originale, lo mostrò ad assai dotte persone onde trovare chi volesse compier l’opera; ma nissuno ardì cimentarvisi. Frà Fulgenzio a cui siamo debitori di queste notizie non dice quale fosse il preciso têma dell’opera, ma pare che dovesse avere molta affinità con quello trattato poi dottamente da {{Wl|Q2302035|Pietro De Marca}} nella sua celebre ''Concordia del Sacerdozio e dell’Impero''.}}
4.° Una raccolta di ''Pensieri civili e politici'' nei quali, dice il Foscarini, si rappresenta il carattere delle passioni e si dipingono i costumi e si danno precetti per regolare la vita.
{{smaller block|Sta incerto se sia opera del Sarpi. Il codice era scritto da Frate Franzano scrivano del Sarpi; ma vi erano correzioni, per lo più di ortografia, di Frà Fulgenzio, e passò anco in mano degli eredi di lui. Pensa adunque Foscarini che i pensieri fossero del Sarpi, ma gettati senza ordine come ei soleva, indi raccolti, ordinati e corretti da Fulgenzio.}}
5.° Memorie intorno la storia de’ suoi tempi, raccolte da Frà Paolo per uso del Presidente de Thou.
{{smaller block|Come ho detto a suo luogo, un esemplare di queste fu portato in Inghilterra da Bedell, tradotto in lingua inglese. Ignoro se l’originale sia stato annullato, o se deposto dopo la sua morte negli archivi secreti.}}
{{Ct|t=1.5|v=1.5|III. ''Perdute''.}}
1.° Il trattato anatomico sulla scoperta delle valvole nelle vene e sulla circolazione del sangue.
{{smaller block|Era possieduto da Frà Fulgenzio nelle mani del quale fu veduto dal Wesling professore di anatomia a Padova.}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografica.}}|387}}</noinclude><section begin="1" />{{Nop}}
2.° Analisi delle dottrine degli antichi filosofi e degli scolastici.
{{smaller block|Ne parlano Frà Fulgenzio ed il Morofio.}}
3.° Della ricognizione delle equazioni: trattato matematico.
{{smaller block|È ricordato da Alessandro Anderson.}}
4.° Sopra il moto delle acque e particolarmente sul flusso e riflusso del mare: trattato fisico.
5.° Intorno la ripugnanza che prova la natura umana per l’ateismo: trattato filosofico.
6.° ''Medicina dell’animo'': trattato morale.
7.° Un breve opuscolo intorno la scomunica, la sua origine, uso ed effetti.
{{smaller block|Questi quattro ultimi trattati sono citati da Frà Fulgenzio.}}<section end="1" />
<section begin="2" />{{Ct|f=110%|v=1.5|SEZIONE TERZA.}}
{{Ct|t=1.5|v=1.5|''Opere illustrate da Frà Paolo''.}}
La notizia delle seguenti opere la estraggo dal Grisellini, il quale ci fa sapere che esse pure tutte perirono nel mentovato incendio del {{Ec|1760|1769}}. Anche il Foscarini ne parla.
I. Un esemplare delle Opere Analitiche di Francesco Vieta stampato ''Turonis, apud Jameticum Metayer'' ann. 1591 in folio.
{{smaller block|Sulla pagina innanzi al frontispizio eravi notato ''Marini Ghetaldo''; lochè mostrava aver appartenuto questo libro a quel celebre uomo. Sotto, di mano di Frà Paolo, stava scritto questo distico:
<poem>::::''Dicitur fere quando excedit justum,''
::::''Dicitur amplius quando deficit a justo{{ec||.}}''</poem>
Circa le correzioni ed illustrazioni fatte dal Sarpi a quest’opera veda il lettore il Capo IV a pag. {{pg|72||biosarpi1}}.}}<section end="2" /><noinclude><references/></noinclude>
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Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. II/Appendice bibliografica/Sezione seconda/Classe seconda
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Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. II/Appendice bibliografica/Sezione seconda/Classe terza
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|436||}}</noinclude>{{Rule}}{{Rule}}
{{Ct|f=200%|L=.4em|'''SERENATA.'''}}
<poem>
{{Xx-larger|S}}Alve, Donna, tra le altre donne eletta,
Esemplo rado di bellezze in terra,
O unica Fenice alma perfetta,
In cui ogni beltà si chiude e serra;
{{R|5}}Ascolta quel che ’l tuo servo ti detta,
Poi che con gl’occhi gli fai tanta guerra;
E credi, se tu vuoi esser felice,
Alle vere parole, che ti dice.
Non vale esser di grande, ed alto ingegno,
{{R|10}}Non vale aver potenza, aver valore
A qualunque non cede allo alto regno
Di Vener bella, e del suo figlio Amore.
Di costor solo è da temer lo sdegno,
E l’ira, e l’implacabile furore;
{{R|15}}Che l’una è donna, giovin l’altro e sciolto,
Ed hanno a molti lo esser proprio tolto.
Onde io non per lenir mia sorte d’ira,
O mitigar gli affanni, ch’io sostengo,
Nè per mostrare il foco che si aggira
{{R|20}}Intorno al cor, qual lacrimando spengo,
Ma per pregarti che tu fugga l’ira
Di questa Dea, con uno esemplo vengo,
Acciò impari a fuggir la crudel rete,
Ove rimase presa Anassarete.
</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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Pagina:Opere di Niccolò Machiavelli VI.djvu/457
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Eumolpo" />{{RigaIntestazione||{{Sc|serenata}}|437}}</noinclude><poem>
{{R|25}}Avanti che l’italica virtute
Ponesse il suo auspicato nido
Ne’ sette colli, e fussin conosciute
L’opere de’ Roman, la fama, e ’l grido,
Furon le valli intorno possedute
{{R|30}}Da varj regi, tanto che in quel lido
Pervenne Palatino alla corona,
Sotto cui visse la bella Pomona.
Ninfa non era alcuna in quella riva,
Ch’amasse tanto i pomi quanto questa,
{{R|35}}Onde ’l nome da’ pomi le deriva;
Però che or questo con la falce annesta,
Versa sopra quell’altro l’acqua viva,
Quando il Sol caldo le sue barbe intesta;
Pota a quell’altro i rami secchi e torti,
{{R|40}}E non amava, se non pomi ed orti.
A questi solo ella avea posto amore,
Fuggendo al tutto di Venere i lacci,
E le saette del fiero Signore
Dispregiando suoi prieghi o suoi minacci.
{{R|45}}E perchè sendo donna, avea timore,
Che violenza alcuno uom non le facci,
Di mura l’orto suo, circonda, e fascia
Là dove entrar mai uom per nulla lascia.
I giovanetti Satiri d’intorno
{{R|50}}Gli facien vani balli per placarla.
Pan, e Sileno molte volte andorno
Innamorati di lei a trovarla
E sempre dura e fredda la trovorno,
Ma quel, che si credea più caldo amarla,
{{R|55}}Era Vertunno in fra tutti costoro,
Nè più felice viveva di loro.
</poem><noinclude>
<references/></noinclude>
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Discussioni progetto:Bibbia
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/* “Riveduta Diodati 1981” */
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{{Intestazione indice progetto
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|Nome categoria=Discussioni del progetto Bibbia
|Nome progetto=Bibbia
|Titolo livello 1=L'angolo dello scriba
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{{Discussioni progetto:Bibbia/Intro}}
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|}
<!-- QUI SOTTO I MESSAGGI -->
== “Riveduta Diodati 1981” ==
Buongiorno,<br>
secondo i miei impegni, appena possibile desidero attendere alla trascrizione della versione di Giovanni Diodati.<br>Qualora dovessi trovare difficoltà nellʼinserimento e la formattazione del testo (dopo aver seguito le istruzioni nella relativa pagina di aiuto), non mancherò di comunicarlo nellʼ“angolo dello scriba”.<br>
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Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/20
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Sentrac98
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Sentrac98" />{{RigaIntestazione||— 12 —|}}</noinclude>e passan di sotto. Per tua norma, il fiume è magro anzi che no, tanto magro che fa pena a vederlo, disteso in quel suo grandissimo letto. Pozze e pozzanghere non gliene mancano, ma già tirano al verde:
ci ha da una sponda o dall’altra qualche fosserello addormentato sotto la frasca sporgente dei frassini, e qualche tonfano rannicchiato al riparo d’un gran masso rugoso; mentre un fil d’acqua viva corre brillando e sussurrando tra i ciottoli, per collegare e nutrire tutti quei Nianza e Tanganica, dei quali il più grosso non è largo due metri.
Di là dal greto, che si vede qua e là screziato e rallegrato da larghi cesti di romice, da candelabri fogliosi di tasso barbasso, di labbra d’asino, di denti di leone, d’orecchi di topo e di scarpette di Venere, si stende una fila nereggiante di ontàni. Un po’ radi, gli ontàni e non alti, perchè i proprietarii di qui non lasciano invecchiare le piante da taglio, smaniosi di far quattrini, che il diavolo se li porti! Dietro la scarsa fila degli ontàni, corre un sentiero campestre, costeggiando la riva;<noinclude><references/></div></noinclude>
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|72|giovanni guidiccioni|}}</noinclude><section begin="s1" />
{{ct|c=t1|CXIV}}
{{ct|c=t|Lontano dal suo Clizio, è triste.}}
<poem>
:Dimmi, se ’l tuo desio, com’esser suole,
sia d’onor sempre e d’onestá fregiato,
Clizio gentil, chi fai piú che beato
{{R|4}}col suon de le dolcissime parole?
:chi scaldi e allumi tu col chiaro sole
degli occhi, ove s’asside Amore armato?
Sovvienti mai del mio misero stato,
{{R|8}}in cui la vita senza te mi duole?
:Ché, poi che dagli angelici costumi,
di che rivesti il secol nostro ignudo,
{{R|11}}fortuna ingiuriosa mi diparte,
:convien che desiando i’ mi consumi,
e di lacrime bagni or queste carte
{{R|14}}ove tue lodi in versi e ’l duol mio chiudo.
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{ct|c=t1|CXV}}
{{ct|c=t|Sul medesimo argomento.}}
<poem>
:Eran pur dianzi qui tra le fresche erbe
e giacinti e narcisi ed altri fiori,
che spiravano al ciel soavi odori,
{{R|4}}quai non cred’io che in grembo Arabia serbe;
:e udiansi l’ire dolcemente acerbe
e i caldi loro avventurosi amori
sonare in voci chiare i buon pastori.
{{R|8}}Or nulla è che il dolor ne disacerbe,
:se tu, che desti nelle pigre menti
pensieri alti e leggiadri, non ritorni
{{R|11}}a stampar col bel piè gigli e viole
:e a colorir, Clizio mio caro, il sole
pallido col seren de’ lumi ardenti,
{{R|14}}cangiando in dolci i nostri amari giorni.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - rime varie|73}}</noinclude><section begin="s1" />
{{ct|c=t1|CXVI}}
{{ct|c=t|Alla tomba di uomo famoso.}}
<poem>
:Degnissim’ombra che d’intorno aggiri
questa felice e gloriosa tomba
e ascolti or questa or quell’altèra tromba
{{R|4}}le lodi alzar de’ tuoi chiari desiri,
:odi chiamar con mille alti sospiri
il nome tuo che sí chiaro rimbomba,
e quella pura e candida colomba
{{R|8}}per cui vivesti in sí lunghi martiri.
:Graditi colli, avventurosa riva,
lauro gentil e voi, ben nate piante,
{{R|11}}che udiste il suon di que’ soavi accenti,
:prima saran questi duo lumi spenti,
ch’io non v’adori come cose sante,
{{R|14}}e sempre di voi pensi o parli o scriva.
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{ct|c=t1|CXVII}}
{{ct|c=t|In morte di Niccolò, fratello maggiore.}}
{{ct|c=t|(marzo 1531)}}
<poem>
:Spirto gentile, che ne’ tuoi verdi anni
prendesti verso il ciel l’ultimo volo,
e me lasciasti qui misero e solo
a lacrimar i miei piú che i tuoi danni,
{{R|5}}pon dal ciel mente in quanti amari affanni
sia la mia vita, assai peggio che morte;
mira qual dura sorte
vivo mi tien qua giú contro mia voglia,
acciò ch’io viva eternamente in doglia.
:{{R|10}}Ché, quando torna a la memoria, quando
torna per me quel sempre acerbo giorno
che salisti a l’eterno alto soggiorno,
tremo de la pietá, vo lacrimando
e tremo e agghiaccio, meco ripensando
{{R|15}}come morte abbia que’ duo lumi spenti,
che i miei lieti e contenti
fecero spesso, ed or, di piagner vaghi,
non hanno in tanto mal chi piú gli appaghi.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu/80
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|74|giovanni guidiccioni|}}</noinclude><section begin="s1" /><poem>
:Frate mio caro, senza te non voglio
{{R|20}}piú viver, né, volendo, ancor potrei;
ché, poi che ti celasti agli occhi miei,
uom non si dolse mai quant’io mi doglio:
la lingua al duol e gli occhi al pianto scioglio,
né credo però mai di piagner tanto
{{R|25}}ch’io possa col mio pianto
far palese ad altrui quant’io t’amai,
ché le lacrime mie son meno assai.
:Canzon, vedrai di ricche spoglie adorno
un bel marmo e d’intorno
{{R|30}}errar lo spirto mio, che sempre chiama
l’amato nome e sol la morte brama.
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{ct|c=t1|CXVIII}}
{{ct|c=t|A Tiberio Crispo<br>acciocché si stia contento di umile fortuna.}}
{{ct|c=t|(circa il 1538)}}
<poem>
:Crispo, se avvolto sei tra scogli e sirti,
ov’è sol notte dolorosa e scura,
allor che l’uso de l’etá matura
{{R|4}}dovea tranquillo e chiaro giorno aprirti,
:con pietá t’ascolt’io, ma vo’ ben dirti
che nutrir déi men ostinata cura;
il periglio, il voler, gli anni misura,
{{R|8}}come fanno i ben nati e saggi spirti.
:Sí vedrai tu come natura appaga
un modesto desio, come son l’ore
{{R|11}}ratte a partir, come son presti i danni.
:Fuggi ’l canto mortal de l’empia maga
e sotto umil fortuna acqueta il core,
{{R|14}}e vivrai teco consolati gli anni.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu/81
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Dr Zimbu
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/* Riletta */ Gadget AutoreCitato
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||iii - rime varie|75}}</noinclude><section begin="s1" />
{{ct|c=t1|CXIX}}
{{ct|c=t|A giovanetto Teolo<br>raccomanda la propria fama.}}
{{ct|c=t|(circa il 1538)}}
<poem>
:Teolo gentil, s’al ver dritto si mira,
per l’erto calle a vera fama vassi,
ove tu movi i giovinetti passi
{{R|4}}e dov’aura d’onor sí dolce spira.
:Gli anni spesi in mal uso invan sospira
ed a’ bei raggi de la gloria fassi
tepida neve lo mio cor, che, i bassi
{{R|8}}desir vincendo, al buon sentier mi tira.
:Ma giá cade al suo fin quest’egra vita,
né picciol tempo ornar mi potria il petto
{{R|11}}de’ pregi bei che tu tra via t’acquisti.
:Piacciati, poi che ’n cima a la salita
giunto sarai, pien di cortese affetto,
{{R|14}}tôrre a morte i miei giorni oscuri e tristi.
</poem>
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{ct|c=t1|CXX}}
{{ct|c=t|Ad {{AutoreCitato|Annibal Caro|Annibal Caro}}<br>loda il suo bel Carignano.}}
{{ct|c=t|(agosto 1538)}}
<poem>
:Per me da questo mio romito monte,
men noioso e piú bel che ’l Vaticano,
scende, irrigando un bel pratello al piano,
{{R|4}}e muor nel Serchio indi non lungi un fonte.
:Qui prima piansi mie sventure e l’onte
di morte, ohimè! che lo splendor sovrano
degli occhi miei dal mondo orbo ed insano
{{R|8}}spense in turbando la serena fronte.
:Or, in memoria del mio pianto amaro
e di lei che beata è tra le prime,
{{R|11}}sorge questo ruscel soave e chiaro.
:Cingol di lauri; e forse un dí le cime
piegheranno al cantar del mio buon Caro,
{{R|14}}mastro famoso di leggiadre rime.
</poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/240
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Francyskus
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/* Trascritta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|234|{{Sc|x - la reina d'oriente}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|12|o1}}
:Lo ’mperadore, ch’avea gran vaghezza
d’udir parlar di lei, mandò pel messo,
e domandolli della sua bellezza.
Rispuose il saggio messaggiere ad esso:
— Non domandate della sua adornezza,
ché non è lingua che ’l dicesse a presso:
di nobil baronaggio e dell’avere
non ha nel mondo pari, al mio parere. —
{{o|13|o1}}
:Quando egli udiva sua biltá contare,
gli crescea voglia di vederla al core,
e spesso andava al papa a ricordare
che li facesse il termine minore.
— E s’ella vien, faretela scusare;
se non ha colpa, faccialesi onore;
ché molti giá son stati accagionati,
che sanza colpa si son poi trovati. —
{{o|14|o1}}
:Il papa, udendo li suoi prieghi adorni,
félli un comandamento via piú forte
che comparisse: infra cinquanta giorni,
a pena della vita, fosse a corte;
e, se piú tempo vien ch’ella soggiorni,
fará bandir lo stuol per darli morte.
Ond’ella, udendo ciò, per ubbidire,
molta sua gente a sé fece venire,
{{o|15|o1}}
:fra’ quali aveva principi e marchesi,
duchi, conti, baroni e castellani,
cavalieri, mercatanti e borghesi,
ed altri gentiluomini cattani;
donne e donzelle, che di lor paesi
il signoraggio avean tralle lor mani,
vedove donne, rimase contesse,
ed altre marchisiane e principesse.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/27
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||19}}</noinclude>[[File:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802 (page 12 1 crop).png|center|450px]]
{{Ct|class=capitoletto|Nel {{Sc|Giornale}} dell’Anno 1791.}}
{{Ct|class=sezione|Congetture sulle Stagioni.}}
[[File:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802 (page 219 crop).png|center|120px]]
{{CapoletteraVar|L}}a costituzione d’una giornata, e d’un’ora, non che d’una stagione intera, dipende da tante cause combinate, celesti, e terrene che il prevederla non è concesso ad intelletto umano; ma è riservato a quella Mente infinita, che sola ha numerate le goccie della pioggia, le foglie degli alberi, e gli Atomi dell’Universo; la quale dal moto d’un solo di essi, vede il risultato di tutti in generale, e di ciascuno in particolare; nè senza la rivelazione Divina potè il Patriarca Giuseppe predire li sett’anni dell’abbondanza, e li sette della carestia. Quanto all’uomo, egli non può con tutti i lumi dell’intelletto, che Dio gli ha dato, che azzardare delle debolissime, angustissime, ed incertissime congetture. Queste però, attesa l’importanza dell’oggetto quasi in tutte le azioni della vita umana, non le deve l’uomo trascurare;<noinclude>{{Ct|class=destra|B 2}}</noinclude>
ri52xanh9f4xwrpsyehges9jmiyem3q
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/28
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|20|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>e poichè Dio gli ha dato appunto la facoltà di ragionare, e lo spirito di osservare, e di connettere gli effetti colle cause dee studiare la serie di queste, e di quelli, onde poter fissare qualche discreta regola sulle mutazioni, e costituzioni dei tempi. E questo è lo studio massimo, ed importantissimo della Meteorologia, ed il frutto della mole di tante osservazioni, che da un secolo circa si vanno facendo dai Corpi Accademici, e dai Dotti particolari; e già qualche vantaggio se n’è ritratto; e qualche poco abbiamo contribuito anche noi all’avanzamento di questa scienza desideratissima dei tempi, e sino a noi del tutto cieca.
Le mutazioni di tempo, di buono in cattivo, o di cattivo in buono, se si riguardano davvicino, tengono dei ''Pronostici'' molto probabili, e provati, e tramandati a noi da tempi antichissimi, che si prendono dai segni, che porgono il Sole, la Luna, le Stelle, le Nuvole, i corpi animati, ed inanimati, che ci circondano, sopra tutto dai moti del Barometro bene intesi. Noi vi abbiamo aggiunto i ''Punti Lunari'', l’efficacia de’ quali, presa dalla Teoria, resta anche abbastanza provata dall’esperienza.<noinclude></noinclude>
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Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/29
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|21}}</noinclude><nowiki/>
Molto più difficili devono riuscire i ''Pronostici'' riguardanti le mutazioni di tempo, e la condizione delle stagioni, da lontano. Non ostante l’ingegno umano, che tutto tenta, non tralascia di valersi anche in questa parte dei due accennati mezzi, della teoria, dell’esperienza, spettante quella le cause, e questa gli eventi. Le cause sono celesti, o terrene. Le cause celesti sono le influenze manifeste del Sole, della Luna, lasciando a parte quelle dei Pianeti, e delle Stelle, le quali possono produrre invero qualche eccezione, ed anche qualche imbarazzo per essere tante; ma per essere ancora tenuissime, possono anche essere trascurate, prevalendo l’operazione molto più potente dei Luminari Maggiori. Le stagioni generali sono regolate dal Sole, e tengono carattere proprio di caldo, di freddo, di temperato, con meteore appropriate a ciascheduna. La modificazione ne’ gradi loro dipende certamente, per la massima parte, dalle cause terrene, che sono i vapori, e gli aliti della terra; ma a promuovere questi vi concorre con molta efficacia anche la Luna. Gli effetti manifesti di questa sul mare, non lasciano dubitare, ch’essa non eserciti impressioni analoghe sugli altri<noinclude>{{Ct|class=destra|B 3}}</noinclude>
ixssk7yxymklodiqd0yrhba3evamnkd
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/30
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|22|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>elementi, e corpi terreni, e che in particolare non alteri quella gran sorgente, e madre delle meteore tutte, l’evaporazione, ed omnigena traspirazione della terra. Coll’analogia dunque delle Maree dell’Oceano, abbiamo stabilito il sistema dei Punti Lunari per indizio, e regola non solo delle mutazioni di tempo in prossimo, ma ancora, colle dovute riserve, in distanza, sulle stagioni, e sulle annate, mediante il ritorno, o circolo dei Punti Lunari medesimi.
Varj ''Cicli'' sono stati da noi prodotti. Il primo è quello degli 8 in 9 anni, in cui l’orbita eccentrica della Luna fa il giro del Zodiaco, poichè questi siti della Luna, nei quali successivamente si avvicina, ed allontana per 27000 miglia della terra, devono fare, e fanno una differenza d’impressioni sugli elementi; essendosi provato, e {{Wl|Q82778|Plinio}} istesso per antichissima osservazione l’ha attestato, che le Maree straordinarie, e le grandi Procelle dell’Oceano, ritornano a capo delle 100 Lune circa (108); e perchè tal combinazione più efficace riesce nei Punti Cardinali degli Equinozj, e dei Solstizj, ai quali passa nello spazio di quattro a cinque anni, è questo un altro picciolo Ciclo, che suol condurre le<noinclude></noinclude>
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Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/31
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|23}}</noinclude>annate stemperate, e stravaganti, accennato dal volgar proverbio dell’''Anno Bissesto''.
Dippoi, son circa 10 anni, si è posto da noi mente al famoso Ciclo dei Caldei, chiamato ''Saro'', il quale con 223 Lune, nello spazio di 18 anni, 11 giorni, 8 ore, fa ritornare l’Ecclissi, e forma un circolo quasi perfetto di tutte le varie situazioni, che la Luna prende nei moltiplici suoi periodi rispetto al Sole, ed alla terra; e vuol dire, che riconduce un nuovo periodo, o ritorno in serie de’ Punti Lunari tutti, con poca varietà nei giorni dell’Anno, il che lascia pensare, che possano ritornare ancora nell’aria, e nelle stagioni, impressioni consimili alle passate nei periodi precedenti. Perciò s’è cominciato in questo Giornale a porre una picciola descrizione delle qualità delle Lune degli anni corrispondenti per l’addietro; e l’esperienza ha provato, ritrovarsi una sufficiente corrispondenza negli eventi tra gli uni, e gli altri.
Qualche Meteorista crede, che si possa prestare maggior osservazione al ''Numero d’Oro'', o sia ''Ciclo Lunare'' dei 19 Anni, (223 Lune) che riconduce le Lune agli stessi giorni dell’Anno Solare; il che non è senza fondamento,<noinclude>{{Ct|class=destra|B 4}}</noinclude>
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Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/32
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|24|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>nè destituito di osservazioni favorevoli, specialmente per rapporto alla temperatura delle Stagioni; difatto i due prossimi Inverni 1789, 1790, somigliarono piuttosto ai loro diciannovesimi addietro 1770, 1771.
E queste sono sin’ora le congetture sulle qualità delle Stagioni, che si possono trarre dalle cause, o sia dalla teoria combinata coll’osservazione. Prescindendo poi da ogni teoria, resterebbe da ajutarsi colla scienza congetturale presa dalla sola e nuda sperienza, la quale fa maggior fede agli uomini di qualunque ragionamento speculativo. Quello, che frequentemente, e replicatamente, con qualche ordine è accaduto in passato, è molto probabile che accaderà in avvenire. Questa è la regola, e regola buona da congetturare. Ora, parlando delle Stagioni, più dei registri dei dotti, i quali registri fin’ora sono scarsi, le osservazioni comuni del Popolo porgono molte di queste regole; p. e. l’esperienza prova, che le Stagioni, e le annate vanno alternando, e compensandosi; umide asciutte, fredde calde, buone e cattive; in quattro anni vi saranno due annate mediocri; una buona, e più sicuramente una cattiva: e per lo più alla buona succede la {{Pt|catti-|}}<noinclude></noinclude>
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Pagina:Morselli - L'uccisione pietosa (L'eutanasia), Torino, Bocca, 1928.djvu/7
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Utoutouto
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{{Ct|f=160%|w=0.2em|L’UCCISIONE PIETOSA}}
{{Ct|t=1|(L’EUTANASÍA)}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Morselli - L'uccisione pietosa (L'eutanasia), Torino, Bocca, 1928.djvu/5
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Utoutouto
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{{FI
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}}<noinclude><references/></noinclude>
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OrbiliusMagister
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<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|||7}}</noinclude>III.
''A una Signora''.
Poichè Vostra Signoria vuole, Illustrissima Madonna, intendere queste nostre novità di Toscana, seguite ne’ prossimi giorni, io gliene narrerò volentieri, sì per satisfarle, sì per avere i successi di quelle onorati gli amici di Vostra Signoria Illustrissima e padroni mici; le quali due cagioni cancellano tutti gli altri dispiaceri avuti, che sono insiniti, come nell’ordine della materia Vostra Signoria intenderà.
Concluso che fu nella dieta di Mantova di rimettere i Medici in Firenze, e partitosi il Vicerè per tornarsene a Modana, si dubitò in Firenze assai, che il campo Spagnuolo non venisse in Toscana: nondimanco non ce ne essendo altra certezza, per avere nella dicta governate le cose segretamente, e non potendo credere molti, che il Papa volesse che l’esercito Spagnuolo turbasse quella provincia, intendendosi massime per lettere di Roma non essere intra gli Spagnuoli ed il Papa una grande confidenza, stettero con l’animo sospesi senza fare altra preparazione, insino a tanto che da Bologna venne la certezza del tutto. Ed essendo già le genti nemiche propinque a’ nostri confini a una giornata, turbossi in un tratto da questo subito assalto, e quasi insperato, tutta la città; e consultato quello fusse da fare, si deliberò con quanta più presezza si potesse, non potendo essere a tempo a guardare i passi de’ monti, mandare a Firenzuola, castello su’ confini tra Firenze e Bologna, 2000. fanti, acciocchè gli Spagnuoli per non si lasciare addietro così grossa banda, si volgessero all’espugnazione di quel luogo, e dessero tempo a noi d’ingrossare con più genti, e potere con maggiori forze ostare agli assalti loro; le quali genti si pensò di non le mettere in campagna,<noinclude></noinclude>
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OrbiliusMagister
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<noinclude><pagequality level="3" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||7}}</noinclude>{{Centrato}}III.
''A una Signora.''</div>
{{xx-larger|P}}Oichè Vostra Signoria vuole, Illustrissima Madonna, intendere queste nostre novità di Toscana, seguite ne’ prossimi giorni, io gliene narrerò volentieri, sì per satisfarle, sì per avere i successi di quelle onorati gli amici di Vostra Signoria Illustrissima e padroni mici; le quali due cagioni cancellano tutti gli altri dispiaceri avuti, che sono insiniti, come nell’ordine della materia Vostra Signoria intenderà.
Concluso che fu nella dieta di Mantova di rimettere i Medici in Firenze, e partitosi il Vicerè per tornarsene a Modana, si dubitò in Firenze assai, che il campo Spagnuolo non venisse in Toscana: nondimanco non ce ne essendo altra certezza, per avere nella dicta governate le cose segretamente, e non potendo credere molti, che il Papa volesse che l’esercito Spagnuolo turbasse quella provincia, intendendosi massime per lettere di Roma non essere intra gli Spagnuoli ed il Papa una grande confidenza, stettero con l’animo sospesi senza fare altra preparazione, insino a tanto che da Bologna venne la certezza del tutto. Ed essendo già le genti nemiche propinque a’ nostri confini a una giornata, turbossi in un tratto da questo subito assalto, e quasi insperato, tutta la città; e consultato quello fusse da fare, si deliberò con quanta più presezza si potesse, non potendo essere a tempo a guardare i passi de’ monti, mandare a Firenzuola, castello su’ confini tra Firenze e Bologna, 2000. fanti, acciocchè gli Spagnuoli per non si lasciare addietro così grossa banda, si volgessero all’espugnazione di quel luogo, e dessero tempo a noi d’ingrossare con più genti, e potere con maggiori forze ostare agli assalti loro; le quali genti si pensò di non le mettere in campagna,<noinclude></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Nop}}
Foma Grigorevic aveva una bizzarria tutta sua: non gli andava a verso il raccontar sempre la stessa storia. Se talvolta, a furia d’annoiarlo, lo s’induceva a ripetere una fiaba che ci aveva fatta sentire già, potete pur giurare ch’egli ve la rinnovellava di pianta, o vi aggiungeva varianti, o la trasfigurava in guisa che i due racconti non avevano più fra loro alcuna simiglianza.
Un giorno, uno di quei messeri (di quelli che noi, gente semplice, ci è difficile definire; sono, a dirla, scrittori o scribacchini? certo, son pari a quei cantambanchi da fiera che van mendicando, raspolando, rubacchiando di qua e di là qualcosa per scodellarvela poi in fogliettini una volta al mese o alla settimana) uno di quei messeri, dico, imparò questa storia da Foma Grigorevic, il quale con l’andar del tempo l’ha persino dimenticata.
Or eccoti giungere appunto da Poltava quel signorino incappottato color pisellino, del quale vi parlai altra volta! forse avrete letto anche il suo racconto: lui porta seco un libercolo e ce lo mostra aprendolo nel mezzo. Foma Grigorevic sta per inforcar gli occhiali sul naso; poi, ricordandosi di non averli rabberciati con filo e cera, passa il libro a me. Io che so leggere alla meglio e non ho bisogno di occhiali, mi metto a far da lettore ad alta voce. Avevo appena voltato due pagine, quando a un tratto Foma mi ferma col braccio.
— Un momento! Dimmi, anzi tutto: che cosa leggi?
Confesso che rimasi lì per lì stupito dalla dimanda.
— Come, cosa leggo, Foma Grigorevic? Ma leggo appunto la vostra storia, leggo le stesse vostre parole.
— Chi vi ha detto che sono le mie stesse parole?
— Non c’è dubbio; è bell’e stampato: «raccontata da un certo sagrestano...».
— Eh via! Sputategli in faccia, a colui che ha stampato codesto! Lui mènte, codesto figlio di cane, codesto mo-<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|{{Sc|Gogol}}}}: ''Novelle''.||{{smaller|9}}}}</noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|''NOVELLE''||131}}</noinclude>la vita lui non mentiva mai, e ciò che narrava era avvenuto addirittura tale e quale.
Ora vo’ raccontarvi appunto una di codeste storie singolari. So che al mondo ci sono tanti ragionatori, magari scrittori pubblici, saputi anche nel leggere i caratteri laici<ref>I libri di devozione ed ecclesiastici, in Russia sono scritti in caratteri slavonici, coi quali si cominciava a leggere un tempo e la cui conoscenza costituiva un titolo di cultura superiore fra il popolo.</ref>, a’ quali poi è inutile metter fra mano il semplice breviario, perchè non vi distinguono neppure il bianco dal nero; e so pure ch’essi son sempre pronti a rider di voi e a mostravi i denti senza punto vergogna... Ogni cosa che raccontate loro li fa ridere. Ecco a quale estremo si è sparsa ormai la incredulità! Così, lo credereste? (Dio e la Vergine santa mi condannino, se così non è), un giorno io parlava di streghe a certa gente, ed eccoti un giovialone a dire che lui alle streghe non ci credeva.
Sì, posso dirlo a ragion veduta; ne ho incontrati sulla mia via di codesti increduli, ai quali costa il mentire in confessione men che a noi il gustare una presa di tabacco.
Naturalmente, a costoro le streghe non han mai fatto paura. Ma se d’improvviso balzi loro davanti... tremo anche a nominarlo... Via! Non val la pena di badar a simile gente.
Sono oramai più di cent’anni, diceva il mio defunto nonno, e non v’è anima che avrebbe potuto riconoscere il nostro villaggio; un casale, il più misero casale. Una diecina di capanne, neppur imbiancate a calce, mal coperte, si alzavano qua e là in mezzo al campo. Non siepi, non tettoie da riparare alla peggio il bestiame e i carri, e dire che erano i ricchi a abitare quei tuguri; se aveste veduto noialtri poveri! Un buco, uno speco scavato nella terra, era la capanna nostra. Solo dal fumo si poteva capire che una creatura umana vivesse laggiù. Voi mi chiederete, forse, perchè le cose andassero così. Non si trattava proprio di povertà, poichè di quel tempo quasi tutti facevano i liberi cosacchi e andavano a raccogliere ogni ben di Dio di là dalle terre nostre; si trattava invece dell’idea che era inutile costruir case migliori. E che figuri non vi si vedevano gironzare! Tatari, polacchi, lituani. Anche gli Ukraini venivan a bande per saccheggiare i loro. C’era da aspettarsene da’ quattro venti.<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|132||''GOGOL''}}</noinclude>{{Nop}}
Dunque, in quel casale compariva spesso un uomo, o meglio, un diavolo sotto forma di uomo. D’onde veniva? perchè veniva? Nessuno lo sapeva. Gavazzava, si ubriacava; poi, d’improvviso, scompariva come sotterra, e non si sentiva più parlar di lui. Poi eccolo di nuovo, come cader dal cielo, girar per le vie del villaggio, delle quali non restano ora neppure le traccie. Raccoglieva sulla strada tutti i cosacchi che incontrava, e via, a ridere, a cantare; spendeva e spandeva denaro, e lasciava scorrer l’acquavite come acqua piovana... Bombardava le ragazze coi regali: {{Ec|nstri|nastri}}, orecchini, collane di zecchini, là, a chi vuol pigli, e guai non volerne. Bisogna dire però che le ragazze tentennavano ad accostarsi. — Chi sa? Non eran dessi passati per le zampe del Maligno?
La zia del nonno teneva allora sulla via una bettola, dove spesso davasi bel tempo Basavriuk (così chiamavano quel diavolo d’uomo), e lei diceva che per tutto l’oro del mondo non avrebbe accettato da lui il minimo dono. E tuttavia, come non accettare, quando si vedeva Basavriuk aggrottar le folte sopracciglia e guardar di sott’occhio così truce da farti correr lontano le mille miglia? Ma se si abboccava all’amo tentatore e si accettava il dono, la notte stessa, dal pantano, ecco qualcuno dalle corna in testa, venirvi visitare, e porsi a stringervi la gola se adorna di zecchini, o a morder le dita che portavan gli anelli, o a tirarle trecce, se legate col nastro. Allora, voi capite? Grazie del bel dono! E il guaio era pur questo; non si poteva liberarsene: lo gettavate nell’acqua, e quel diavolo di collana o di anello nuotava e tornava da sè a mettersi dov’era prima.
Si trovava in quel villaggio una chiesa dedicata a San Pantaleone, se ben rammento. Il curato della parrocchia, padre Atanasio, di santa memoria, essendosi accorto che Basavriuk non veniva in chiesa neppur la domenica di Pasqua, volle riprenderlo e infliggergli una penitenza... Bene; ebbe appena il tempo di svignarsela!
— Senti, brav’uomo; bada alle tue faccende, — tuonò Basavriuk; — e lascia star quelle d’altri, se non vuoi che ti tappino la gola con lesso bollente.
Cosa far mai con quel dannato? Padre Atanasio si contentò di far sapere come qualmente chiunque avesse il menomo punto di contatto con Basavriuk, sarebbe considerato come nemico della chiesa ortodossa e di tutto il genere umano.<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|132||''GOGOL''}}</noinclude>{{Nop}}
Dunque, in quel casale compariva spesso un uomo, o meglio, un diavolo sotto forma di uomo. D’onde veniva? perchè veniva? Nessuno lo sapeva. Gavazzava, si ubriacava; poi, d’improvviso, scompariva come sotterra, e non si sentiva più parlar di lui. Poi eccolo di nuovo, come cader dal cielo, girar per le vie del villaggio, delle quali non restano ora neppure le traccie. Raccoglieva sulla strada tutti i cosacchi che incontrava, e via, a ridere, a cantare; spendeva e spandeva denaro, e lasciava scorrer l’acquavite come acqua piovana... Bombardava le ragazze coi regali: {{Ec|nstri|nastri}}, orecchini, collane di zecchini, là, a chi vuol pigli, e guai non volerne. Bisogna dire però che le ragazze tentennavano ad accostarsi. — Chi sa? Non eran dessi passati per le zampe del Maligno?
La zia del nonno teneva allora sulla via una bettola, dove spesso davasi bel tempo Basavriuk (così chiamavano quel diavolo d’uomo), e lei diceva che per tutto l’oro del mondo non avrebbe accettato da lui il minimo dono. E tuttavia, come non accettare, quando si vedeva Basavriuk aggrottar le folte sopracciglia e guardar di sott’occhio così truce da farti correr lontano le mille miglia? Ma se si abboccava all’amo tentatore e si accettava il dono, la notte stessa, dal pantano, ecco qualcuno dalle corna in testa, venirvi visitare, e porsi a stringervi la gola se adorna di zecchini, o a morder le dita che portavan gli anelli, o a tirarle trecce, se legate col nastro. Allora, voi capite? Grazie del bel dono! E il guaio era pur questo; non si poteva liberarsene: lo gettavate nell’acqua, e quel diavolo di collana o di anello nuotava e tornava da sè a mettersi dov’era prima.
Si trovava in quel villaggio una chiesa dedicata a San Pantaleone, se ben rammento. Il curato della parrocchia, padre Atanasio, di santa memoria, essendosi accorto che Basavriuk non veniva in chiesa neppur la domenica di Pasqua, volle riprenderlo e infliggergli una penitenza... Bene; ebbe appena il tempo di svignarsela!
— Senti, brav’uomo; bada alle tue faccende, — tuonò Basavriuk; — e lascia star quelle d’altri, se non vuoi che ti tappino la gola con lesso bollente.
Cosa far mai con quel dannato? Padre Atanasio si contentò di far sapere come qualmente chiunque avesse il menomo punto di contatto con Basavriuk, sarebbe considerato come nemico della chiesa ortodossa e di tutto il genere umano.<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|''NOVELLE''||133}}</noinclude>{{Nop}}
Nello stesso villaggio viveva, presso un cosacco di nome Korze, un servo che la gente chiamava ''Pietro senza famiglia'', forse perchè lui non si ricordava più del babbo e della mamma. Vero: il fabbriciere diceva bensì ch’essi eran proprio morti di peste l’anno dopo la nascita di Pietro; ma la mia bisavola non ci credeva punto, anzi si arrovellava a trovargli parenti da ogni parte, se ben lui se ne curasse tanto quanto noi ci curiam della neve al tempo de’ tempi.
Lei diceva che il babbo di Pietro, ora nel paese dei zaporoghi, era stato un giorno prigioniero dei turchi, dove aveva sofferto spaventevoli torture ed era giunto a scampare quasi miracolosamente solo travestendosi da eunuco. Ma che contava la parentela di Piero? Le ragazze vi badavan poco; dicevan solo che, a vestirlo d’un caffettano nuovo, d’una cintura rossa attorno alle reni, a mettergli in capo un berretto d’astracan terminante in cima con un leggiadro cocuzzolo di velluto azzurro, una scimitarra a fianco, una bella pipa rabescata in mano, lui la vincerebbe su tutti i giovinotti della contrada; ma per suo malanno il povero Piero non aveva, al tirar delle somme, che un lercio gabbanello grigio, forato da tanti pertugi quanti non ha scudi un ebreo. Alla fine delle fini, codesta non sarebbe poi stata la sventura estrema. Eccola, invece, la miseria vera: mastro Korze aveva una figliuola, una bellezza tale da non averne vista mai simile nè ora nè allora, com’io penso. Diceva mia nonna (e voi sapete, con rispetto parlando, che una donna abbraccerebbe piuttosto il diavolo che dir bella ad un’altra donna), mia nonna diceva che le guancie di quella giovinetta cosacca eran più rosse della corolla del papavero più acceso, più fresche d’una tenera rosa, quando roride per la rugiada mattutina, civettine, fiammeggiano, stendono i petali e si pavoneggiano ai raggi del sole levante; ella paragonava le sue sopracciglia nere, ombranti gli occhi limpidi come se vi si volessero mirare, ai cordoncini che le ragazze comprano dai moscoviti ambulanti per appendervi al collo croci e medaglie; la bocca di lei, che i giovinotti non potevan guardare senza lambirsi le labbra, sembrava come creata a modulare solo canti di rosignolo. La sua capigliatura, nera come la piuma del corvo, e morbida come lino (allora le fanciulle non l’annodavano in trecce; la lasciavan pender giù, legandovi solo qualche bel nastro scarlatto), la sua capigliatura le cadeva in riccioli e<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|134||''GOGOL''}}</noinclude>onde sulle spalle, sul ''kontus''<ref>Sorte di manto o sopravvita, che si portava, un tempo, con fodera di pelliccia.</ref> trapunto d’oro, e possa io non cantare più mai un alleluia nel coro, s’io stesso, vedendola così, non mi sentii spinto ad abbracciarla, pur coi capelli bianchi che s’intrecciano nella vecchia foresta che mi copre il capo, e con la vecchia mogliera, la quale non mi lascia.
Or voi sapete che cosa avviene dove stanno vicini un giovinotto e una ragazza: spesso, sull’alba, si scoprivan le impronte dei tacchi ferrati degli stivali rossi di Pidorka nel luogo ov’ella discorreva con Pierino. Tuttavia Korze non avrebbe sospettato di niente, se un bel giorno (spinto forse dal Maligno) Piero, da stordito, non avesse scoccato a cuore aperto un sonoro bacio sulle rosee labbra della cosacca; così, e probabilmente il Maligno (quel figlio di cane veda la croce anche in sogno!) ficcò pure in questo la coda, avvenne che il vecchio ràvano aperse su quel punto la porta sul vestibolo. Korze, impietrito, a bocca aperta, quasi lì per lì sullo stramazzare dalla sorpresa, si riafferrò con la mano all’uscio. Quel maledetto bacio pareva averlo sbalordito; se lo sentiva echeggiare all’orecchio come uno schianto di folgore.
Tornato in sè, staccò dalla parete lo ''knut'' del suo nonno e già si disponeva a far la festa sulle spalle del povero Piero, quando d’un subito Ivas, il fratellino di Pidorka, garzoncello di sei anni, accorse, e pieno di spirito, abbracciando con le manine le gambe del babbo, prese a gridare: «Babbo, babbo, non picchiare Pierino!...» — Che fare? Il cuore d’un padre non è di macigno. Dopo di aver riappiccata la frusta al muro, spinse pian piano Piero alla porta:
— Se tu ricompari un’altra volta inanzi alla mia casa o sotto le mie finestre, corri il rischio di restar senza un pelo de’ tuoi mustacchi neri; e si perda il nome di Korze, se gli osedeti<ref>Ciocche di capelli che circondano le orecchie. La parola è ukraina.</ref>, che ti giran due volte alle orecchie, non diranno un addio alla tua cotenna.
Un lieve scappellotto sulla nuca, col quale accompagnò queste parole, mandò Piero fuori di casa come sasso che non tocchi terra. Così finì il convegno del bacio.<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|''NOVELLE''||135}}</noinclude>{{Nop}}
Le nostre tortorelle s’intristirono. Proprio di quei giorni cominciò a correr la voce nel villaggio che un certo polacco avesse preso il gusto di visitar Korze. Egli era un uomo tutto fregi d’oro, baffuto, con sciabola, speroni e due scarpette risonanti come l’elemosiniera con la quale il nostro scaccino fa la questua di fila in fila nella chiesa.
Via; si sa per quale ragione un uomo vada per casa d’un padre che ha una ragazza dalle ciglia nere. Ed ecco un giorno Pidorka, tutta lacrimosa, piglia fra le braccia il suo fratellino Ivas, e gli dice:
— Ivas, carino mio: Ivas, tesoretto mio, corri da Pierino, diletto mio, come una freccia, raccontagli quel che avviene: digli che io amerei sempre i suoi occhi neri, che bacerei sempre il suo viso bianco, ma il destino non vuole. Ho bagnato tanti fazzoletti con lacrime ardenti; l’angoscia mi sta come pietra sul cuore; il babbo, il padre mio stesso mi diventa nemico; mi costringe a sposare un polacco, che non posso amare. Digli che già fanno i preparativi per le nozze; solo, non vi sarà musica; i sagrestani canteranno invece della ''kobza''<ref>Sorte di mandolino a otto corde.</ref> e de’ pifferi. Io non ballerò col mio fidanzato. Mi porteranno via; la mia stanzetta sarà scura scura; le sue imposte saran di legno bianco, e in luogo di fumaiolo, sul mio tetto si alzerà una croce.
Inorridito, senza batter ciglio, Piero ascolto l’innocente bambino ripeter le parole di Pidorka.
— Ed io, sciagurato, — disse, — pensavo di andarmene in Crimea, in Turchia a battagliare, ad accumular oro e tornar ricco da te, bellezza mia! La sorte, aimè, decide altrimenti! Il malocchio ci scaglia la malaventura. Orsù, anch’io, colomba mia, anch’io avrò le mie nozze; ma al matrimonio mio non ci sarà neppure un sagrestano. Mi crociderà sopra il corvo nero invece del prete; sarà mia stanza il vasto campo deserto; sarà mio tetto la nuvola grigia; l’aquila col becco giallo mi caverà gli occhi; la pioggia laverà le ossa del cosacco, il vento le seccherà... Ma che vo dicendo? Di chi mi lamento? A chi mi lagno? Dio così volle, e così sia!
E difilato corse all’osteria.
Mia nonna fu un po’ sorpresa nel veder Pierino nella<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|136||''GOGOL''}}</noinclude>bettola, tanto più che in quel momento ogni persona per bene era alla messa mattutina. Lei spalancò gli occhi quant’eran grandi, come si destasse allora allora, quando egli le chiese un orcio d’acquavite contenente quasi un mezzo secchio. Invano il disgraziato credeva di annegarvi il suo strazio. L’acquavite gli produceva sulla lingua l’effetto del pizzicore d’ortica, e gli sembrava più amara dell’assenzio; onde gettò l’orcio per terra.
— Smetti dallo straziarti, cosacco! — mormorò d’un tratto una voce da basso dietro di lui.
Piero si volse: era Basavriuk. Che ceffo! Capelli, come setole; occhi, occhi di bove.
— So che ti manca, — disse: — ecco quel che ti manca.
E allora, con diabolico sorriso, fece tintinnar la borsa appesa alla cintura.
Pietro trasalì.
— Ah, ah!... — Ve’ come brilla, ve’! — ghignava quel tristo, versandosi a piova da una mano all’altra gli scudi tratti dalla borsa. — Ah, ah, ah! senti il bel suono! Eppure, per un mucchio di questi giocherelli, io non vorrei da te che un favore solo.
— Dài pure, diavolo! — esclamò Piero; — io sono pronto a tutto.
Allora, si percossero a vicenda la palma delle mani.
— Basta, Piero. Tu verrai all’ora stabilita. Domani è la festa di S. Giovanni: solo in questa notte dell’anno fiorisce la felce. Cogli la palla al balzo. Ti aspetterò stanotte nella ''Fossa dell’Orso''.
Credo che le galline non aspettino la fattoressa che porta loro il becchime, così impazienti, come impaziente Piero aspettava la sera. Egli non faceva che guardar se l’ombra degli alberi non si allungasse, se il sole al tramonto non prendesse il purpureo splendore; e, a ogni minuto, gli cresceva la febbre: — Com’è lungo il tempo!
Ecco, intanto, scomparso il sole! Il cielo è rosso solo a un punto dell’orizzonte; ma pur laggiù la luce va spegnendosi a poco a poco. Levasi la frescura da’ campi; si fa buio; più buio ancora... scende la notte... alla fine!
Il cuore gli balzava nell’ansia, come se stesse per scoppiargli nel petto; egli attraversò la foresta e scese nella profonda forra chiamata la ''Fossa dell’Orso''. Basavriuk lo aspettava.
Ivi la notte era buia, come sotto terra. Presisi a brac-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|''NOVELLE''||137}}</noinclude>cetto, i due compagni sfangavano nei paduli, impigliandosi nelle prunaie fitte e spinose. Giunsero alla fine in luogo aperto. Piero si guardò intorno. Lui non s’era mai spinto fino a quel luogo. Basavriuk si fermò a sua volta.
— Ti vedi costì dinanzi, vero? tre poggetti, — domandò costui. — Or ora vi spunteranno mille fiori diversi. Bada che non ti venga mai voglia di toccarne alcuno. Ma appena fiorisca la felce, strappane il fiore e non guardarti indietro, crolli pure il mondo e avvenga che avvenga.
Piero voleva star sulle dimande, ma Basavriuk era già scomparso. Piero, allora, s’inoltrò verso i tre monticelli; ma niuno aveva fiori nè ombra di fiori; eran solo coperti di nera erba selvaggia densa.
A un tratto apparve in cielo la stella della sera; e là, in terra, un’aiuola di fiori meravigliosi, quali Piero non aveva mai veduti, gli si schierò davanti. Fra loro si trovava anche la semplice verdura della felce, Piero con ambo le mani ai fianchi rimase incerto e pensieroso.
— Ma, cosa c’è poi, in fin dei conti, di portentoso tanto? — diceva tra sè: — almeno dieci volte al giorno accade d’incontrar quell’erba. Cosa c’è di tanto prodigioso?
Non avrà voluto quella grinta del diavolo burlarsi di me?
D’improvviso, vide una gemmetta, un bottoncino rosso, spuntare e agitarsi, come animata dalla vita.
Strano davvero!
Il bottone seguita a crescere, ad agitarsi, ingrandisce ed arde come un tizzo. Scoppia una scintilla; si ode un lieve crepitio, e il fiore gli sboccia lì, sotto gli occhi, come fiamma, gettando sprazzi di luce ardente sugli altri fiori che lo circondano.
— È tempo ormai, — dice fra sè Piero stendendo il braccio; ma nel tempo stesso si vede uscir di dietro centinaia di braccia villose, che si stendono pur esse verso il fiore, e indovina come un calpestio di passi che accorrono. Chiude gli occhi, attira lo stelo a sè, e il fiore gli resta fra le mani.
Tutto tace: sul ceppo di un albero mozzo, appare pronto Basavriuk, come un morto; non un muscolo solo in lui aveva segno di vita. Gli occhi immobili fissavano una cosa che egli solo vedeva. La bocca semiaperta era senza parola. Non un alito intorno a lui... Ah!... che spavento!
A un tratto, si ode un sibilo che addiaccia il sangue<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|138||''GOGOL''}}</noinclude>nelle vene di Piero; a lui sembra che l’erba sussurri, che i fiori comincino a parlar fra loro con le vocine acerbe, simili al tintinnire di campanelli d’argento. Dagli alberi scapigliati, che stormivano minacciandosi, scendeva come un grandinar di male parole.
La faccia di Basavriuk si animò d’improvviso; gli occhi gettaron lampi:
— Eccoti giunta, alla fine, strega! — brontolò fra i denti. — Guarda, Piero: la bella ti comparirà or ora dinanzi. Fai tutto quanto ti comanderà; se no, sei perduto.
Poi, con la mazza nodosa, aperse un varco nel cespuglio spinoso, e lì per lì comparve la solita casettina delle streghe, costrutta, come si sa, sulle zampe di gallina. Basavriuk percosse col pugno e il muro vacillò: un cagnaccio nero, ringhiando furioso, balzò contro Basavriuk e il compagno; poi, d’incanto, si trasformò in gatto e si avventò contro di loro.
— Non far la furibonda; non far la furibonda, vecchia diavolessa! — fece Basavriuk con tale bestemmia, che ogni persona dabbene si sarebbe tappate le orecchie.
Ed ecco, invece del gatto, mostrarsi una vecchia dal volto rugoso come mela cotta, curvata in due, col naso e il mento a schiaccia-nocelle.
— Bella davvero! — pensò Piero, mentre un brividio gli correva per le reni.
La strega gli strappò il fiore, si chinò, e, tenendolo tra mano, lo inaffiò di non so quale acqua, mormorando a lungo. Le sprizzaron di bocca faville, mentre le saliva schiuma sulle labbra.
— Gettalo, — disse a Piero, rendendogli il fiore.
Piero obbedì, e, vedi portento! il fiore non cadde all’istante, ma si vide per un pezzo come una pallottolina di fuoco vogar per aria, simile a una barchetta, via per l’oscuro. Alla fine, adagio adagio, prese a discendere e cadde sì lontano da parer solo, solo una stelletta, più piccina d’un granello di papavero.
— Qui! — disse la vecchia con voce roca e cupa, mentre Basavriuk consegnava a Piero una vanga, dicendo:
— Scava qui, Pierino. Vi troverai tanto oro che nè tu ne Korze ne avete mai visto al mondo, neppure in sogno.
Piero si sputò nelle mani, prese la vanga, poggiò il piede al pressoio, e giù; scavò zolle una volta, una seconda, una terza, e un’altra volta ancora... ecco; s’incon-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|''NOVELLE''||139}}</noinclude>tra qualcosa di duro. La vanga crocchia sonando, e non va oltre. Allora egli comincia a scorgere una cassettina cerchiata di ferro; e già si affretta a trarla fuori, quand’essa si ficca più giù nel terreno. Lui si affanna a ghermirla, e più lui si affanna e più la cassetta sprofonda. Alle sue spalle si udì una risata, che somigliava meglio a sibilo di serpe.
— No! tu non avrai l’oro, se prima non ti procuri sangue umano, — disse la strega, conducendogli inanzi un bambino di sei anni, coperto di un bianco lenzuolo, e con un cenno fece comprendere a Piero di dovergli mozzar la testa.
Il giovane restò impietrito. Non doveva solo mozzar la testa a un essere umano, ma quell’essere era un bambino innocente...
Sdegnato, strappò il lenzuolo che copriva il fanciullo, e che vide mai? Ivas...
Il povero piccino aveva le manine conserte al petto e la testa china!... Fuor di sè, Piero si lanciò col coltello sulla strega, e già levava la mano...
— E la promessa fatta per ottener la ragazza?... — chiese Basavriuk con voce tonante, che picchiò come una palla la schiena di Piero.
La strega battè il piede. Sorse di terra una fiammata azzurra, che rischiarò quel luogo: il suolo diventò trasparente come cristallo, e quanto era lì sotto divenne pur visibile come sulla palma della mano. Laggiù, sotto ai suoi piedi, si vedevano scudi, pietre preziose, ammucchiati in casse, in caldaie... gli occhi di Piero avvamparono; gli girava la testa, torva. Folle, strinse il coltello... e il sangue innocente gli schizzò sul viso.
D’ogni parte echeggiarono diaboliche risa; mostri spaventevoli balzarono a torme davanti a lui. La strega, ficcando gli artigli nel corpo decapitato, ne bevve il sangue come una lupa... Tutto nella testa di Piero girò a turbine; raccogliendo le forze, egli si dette a fuggire, mentre ogni cosa d’inanzi gli si colorava di vermiglio. Gli alberi insanguinati divampavan gemendo; il cielo di bracia tremava... Frappe di fuoco come folgori gli passavan balenando sugli occhi. Stremato di forze, egli rientrò correndo nella sua capanna, e, come un covone, cadde sull’impiantito. E subito, fu colto da un sonno di morte.
Due giorni e due notti Piero dormì senza destarsi: al<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|140||''GOGOL''}}</noinclude>terzo giorno, tornando in sè, prese a scrutare ogni cantuccio della sua stanza; ma tentava invano {{Ec|di|ri}} raccozzare i ricordi. La memoria gli era diventata come la borsa di un vecchio avaro, dalla quale non si può trarre neppure il becco d’un quattrino. Stirandosi un poco, intese suonarsi qualcosa ai piedi. Guardò e vide due sacchetti pieni d’oro. Allora soltanto ricordò vagamente che cercava un tesoro e aveva avuto, così solo, una gran paura nella foresta... Ma, a qual costo, come mai aveva potuto procurarsi quel tesoro? no, non riesciva a raccapezzare, non c’era verso...
Quando Korze vide i sacchetti, s’intenerì; fu tutto un dire: «Oè, Piero di qui, oè, Pierino di là. Guardatelo il moretto! Forse io non gli volevo bene? Non è qui a casa mia, come un figliuolo?»
E il vecchio rafano si mise a contargliene tante, e tante a contargliene in ogni tono, che il giovinotto ne fu commosso fino alle lacrime.
Di questi giorni Pidorka gli confidò come zingari di passaggio avessero rapito Ivas; ma Piero non ricordava più nulla, tanto l’infernale diavoleria l’aveva stordito. Non v’era tempo da perdere. Misero bellamente alla porta il polacco, e cominciarono a por mano ai preparativi del matrimonio. Fecero cuocere degli ''siska''<ref>Panini da nozze.</ref>; cucirono asciugamani trapunti e fazzoletti; salirono dalla cantina un barile di birra, un altro di acquavite; fecero porre a mensa i giovani sposi; fu tagliato il pane delle nozze; risonaron ''bandure'', cimbali, pifferi e ''koobze''.
Non si possono paragonare i vecchi sponsali cogli sponsali di oggi. Quando la zia di mio nonno si metteva a raccontarveli... via, non vi dico che questo... Prima parlava delle ragazze, e come eran riccamente adorne in capo di nastri gialli, azzurri, rosei, e un po’ per tutta la persona, e coi nastri ci annodavan passamani dorati; e avevan camicie di tela finissime ricamate e orlate nelle cuciture in seta rossa e sparse di stelline di argento; calzavan stivali di marocchino con alti talloni ferrati, strisciavan e facevan la coda come pavonesse, o chiassose come temporali, saltavan per le stanze. Diceva poi di altre ragazze, imparruccate d’un ''korablik''<ref>Antica acconciatura ukraina.</ref>, la cui vetta era in broccato d’oro, con<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|140||''GOGOL''}}</noinclude>terzo giorno, tornando in sè, prese a scrutare ogni cantuccio della sua stanza; ma tentava invano {{Ec|ri|di}} raccozzare i ricordi. La memoria gli era diventata come la borsa di un vecchio avaro, dalla quale non si può trarre neppure il becco d’un quattrino. Stirandosi un poco, intese suonarsi qualcosa ai piedi. Guardò e vide due sacchetti pieni d’oro. Allora soltanto ricordò vagamente che cercava un tesoro e aveva avuto, così solo, una gran paura nella foresta... Ma, a qual costo, come mai aveva potuto procurarsi quel tesoro? no, non riesciva a raccapezzare, non c’era verso...
Quando Korze vide i sacchetti, s’intenerì; fu tutto un dire: «Oè, Piero di qui, oè, Pierino di là. Guardatelo il moretto! Forse io non gli volevo bene? Non è qui a casa mia, come un figliuolo?»
E il vecchio rafano si mise a contargliene tante, e tante a contargliene in ogni tono, che il giovinotto ne fu commosso fino alle lacrime.
Di questi giorni Pidorka gli confidò come zingari di passaggio avessero rapito Ivas; ma Piero non ricordava più nulla, tanto l’infernale diavoleria l’aveva stordito. Non v’era tempo da perdere. Misero bellamente alla porta il polacco, e cominciarono a por mano ai preparativi del matrimonio. Fecero cuocere degli ''siska''<ref>Panini da nozze.</ref>; cucirono asciugamani trapunti e fazzoletti; salirono dalla cantina un barile di birra, un altro di acquavite; fecero porre a mensa i giovani sposi; fu tagliato il pane delle nozze; risonaron ''bandure'', cimbali, pifferi e ''koobze''.
Non si possono paragonare i vecchi sponsali cogli sponsali di oggi. Quando la zia di mio nonno si metteva a raccontarveli... via, non vi dico che questo... Prima parlava delle ragazze, e come eran riccamente adorne in capo di nastri gialli, azzurri, rosei, e un po’ per tutta la persona, e coi nastri ci annodavan passamani dorati; e avevan camicie di tela finissime ricamate e orlate nelle cuciture in seta rossa e sparse di stelline di argento; calzavan stivali di marocchino con alti talloni ferrati, strisciavan e facevan la coda come pavonesse, o chiassose come temporali, saltavan per le stanze. Diceva poi di altre ragazze, imparruccate d’un ''korablik''<ref>Antica acconciatura ukraina.</ref>, la cui vetta era in broccato d’oro, con<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|''NOVELLE''||141}}</noinclude>una lieve divisa sulla nuca, d’onde uscivano un berrettino aurato e due trisce a cornetti di lievissima pelliccia di agnello nero, una delle quali andava dinanzi e l’altra dietro; esse vestivan il ''kontus'' turchino di ottima seta, con ornamenti rossi sul petto, avanzavan superbamente una dopo l’altra, battendo coi piedi la misura dell’''hopak''. Diceva ancora come i giovani cogli alti berrettoni da cosacchi, vestiti con le ''svitke'' di panno fine, stretti in cinture cesellate di argento, con la pipa fra i denti, si dimenavano attorno alle ragazze, sussurrando loro paroline dolci.
Lo stesso vecchio Korze non potè trattenersi nel veder quei giovani, e si mischiò nella brigata. Con una ''bandura'' fra le mani, tirando dalla pipa buffi di fumo e canticchiando nell’un tempo, con una ciotola sulla testa, si slanciò e si mise a trotterellare girando sì che le strida de’ bontemponi lo accompagnavano fra le risa.
Che cosa non salta in mente quando abbiamo già la testa in fiamme? Si travestirono, si misero le maschere. Perdettero quasi la propria figura. Ma quelli non eran punto i travestimenti che usan oggi nelle sponsalizie. Cosa fanno adesso? Si contentan d’imitare gli zingari e i Moscoviti; mentre allora si travestivano da ebrei gli uni, gli altri da diavoli; cominciavan sulle prime dall’abbracciarsi, poi si tiravan pei capelli... che dire, insomma? Si rideva a crepapelle. Indossavano vesti da turchi, abiti da tatari, che vi splendevan sulla persona come foco... E quando prendevano a giocar de’ tiri... allora, occorreva portar via tutti i santi della chiesa<ref>Frase che significa: ''l’allegrezza è giunta alla follia''.</ref>.
Alla mia bisavola che assisteva a codeste nozze avvenne una piacevole storia.
Lei si era camuffata con un’ampia gonna di tatara e, con una ciotola in mano, serviva garbatamente gli ospiti.
Or ecco, il Maligno spinge uno de’ convitati a versarle addosso dell’acquavite; un altro, ch’era dell’intesa, battè l’acciarino sull’istante e accese di dietro la nonna. La disgraziata, presa di spavento, si affrettò a spogliarsi innanzi a tutti... Che chiasso! Che risa! Una vera baldoria da fiera... In una parola, neppure i più vecchi ricordavano che ci fossero mai state nozze più gioconde.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|142||''GOGOL''}}</noinclude>{{Nop}}
Così Pidorka e Piero presero a vivere addirittura da signori. Avevano tutto in abbondanza, e tutto riluceva intorno a loro... Tuttavia, la gente dabbene tentennava il capo con diffidenza...
— Non v’è bene mai dove il diavolo mette la coda, — dicevano a una voce: — giacchè d’onde mai Piero aveva potuto aver tanta ricchezza, se non dal turbatore della gente ortodossa? Perchè, proprio nel giorno che egli divenne ricco, Basavriuk disparve come sotto terra?
Andate poi a dir che la gente si diverte a inventare!
Non era ancora passato un mese dal matrimonio, e già Piero non si riconosceva più. Perchè e come era cambiato tanto? Dio lo sa. Certo è ch’egli restava là seduto in un canto, senza cambiar parola con anima viva, sempre assorto nel suo pensiero e come intento a ricordar qualche cosa.
Quando Pidorka giunse a fargli profferir qualche parola, egli parve animarsi a un tratto, sollevarsi, divenir persino allegro; ma se per caso lui gettava lo sguardo sui sacchi d’oro:
— Aspetta, aspetta! Ho scordato! — esclamava; e tornava trasognato, cercando sempre di ricordare. A momenti, quando rimaneva a lungo nello stesso posto, gli pareva che nella mente spuntasse qualche bagliore... ma in breve tutto scompariva. Rammentava bensì d’essere andato alla bettola; vi si rivedeva: ecco; gli portano dell’acquavite; l’acquavite gli brucia la gola, lo nausea; qualcuno gli si avvicina; gli batte sulla spalla... poi, ogni cosa gli si annebbia davanti; il sudore gli inonda la faccia, e lui resta lì, estenuato, nel suo cantuccio.
Che cosa non faceva Pidorka? Dimandava consiglio agli esperti di guarigioni; faceva stillar il ''perepolokh'', bollire la ''soniasniza''...<ref>Esorcismi popolari per cacciar via lo spavento e il mal di cuore.</ref> non c’era via di sollevare il povero Piero.
Passò così l’estate. Molti cosacchi avevan già falciato e raccolto. Molti altri, più coraggiosi, eran partiti a predare. Stuoli di anitre selvaggie svolazzavano ancora nei nostri paduli, ma già da gran tempo il reattivo era scomparso. Le steppe pigliavan già la rossastra tinta dell’autunno. Qua e là simili a berrettoni di cosacchi sorgevan le mete pei<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|''NOVELLE''||143}}</noinclude>campi. Per le strade s’inoltravan carri pieni di stipe e di legna. Il terreno già diventava più duro sotto i piedi, e, in certi luoghi, gelava. Già cominciava a venir giù come stacciata la neve, e le rame degli alberi, infarinate di brina, sembravan coperte di pelo di coniglio. Già il fringuello marino, nelle limpide giornate di gelo, col bel petto vermiglio, come un elegante ganimede polacco, gironzava su’ mucchietti di neve bezzicandovi granelli, razzolando, e i fanciulli con lunghe pertiche facevan girare le ruzzole di legno, mentre i loro babbi, dopo essersela goduta beatamente accanto al fuoco, apparivan di quando in quando sulla soglia della casa, colla pipa fra i denti, per mandar un malanno di buona lega sulla gelata ortodossa o per prendere un po’ d’aria o smuovere il frumento nel granaio.
Alla fine, anche la neve comincia a sciogliersi. Il luccio con la coda ha rotto il ghiaccio, ma Piero non è punto cambiato; anzi, più va e più divien torvo. Se ne sta seduto, come inchiodato in mezzo alla sua ''katha'', coi sacchi d’oro ai piedi: è diventato selvaggio, si è lasciato crescer la barba e i capelli; fa terrore; e pensa a una cosa sola: «ricordare!», e si arrovella nel non potere.
Spesso, in aria smarrita, alzasi sulla sedia, brancola a braccia levate, e, cogli occhi fisi, sembra accennare a qualche cosa che vuole afferrare. Gli si muovon le labbra come a proferir parole dimenticate... poi, si ferma; — no — lui è invaso dall’ira. Pazzo, si rode, si morde le mani, si strappa rabbiosamente manate di capelli, sin che calmato cade in una sorte di torpore; poi riprende a rammentare, a incollerire e a non aver un’ora di tregua.
Onde viene codesta maledizione di Dio? Pidorka non la dura più in quella vita. Sulle prime, aveva paura di restar sola col marito nella ''katha''; non di meno, a poco a poco, la poveretta si abituò alla sciagura.
Ma la Pidorka d’un tempo non si riconosce più; non più il rosso delie guancie, non più il sorriso sulle labbra; ella è stanca, smagrita, ha le lacrime impietrite sugli occhi.
Un giorno, han pietà di lei e le consigliano di andare a consultare la strega, che abitava nella fossa dell’orso, e che godeva fama di saper guarire tutte le malattie del mondo. Pidorka si persuase a usare questo mezzo estremo. Si recò nel luogo indicatole e giunse a indurre la vecchia a seguirla nel villaggio.
Ricorreva appunto quella sera la vigilia di S. Giovanni.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|144||''GOGOL''}}</noinclude>Piero se ne stava steso sur una panca e non vide giungere la megera; ma, a poco a poco, cominciò a levarsi e a osservarla. A un tratto trasalì come sul ceppo; gli si rizzarono sul capo i capelli e scoppiò in tale risata che Pidorka ne fu inorridita.
— Ricordo, ricordo! — gridò con terribile gioia; e brandendo una scure, la scaraventò sulla vecchia. La scure si sprofondò per tre pollici nell’uscio di quercia. La vecchia scomparve, e un fanciullo di sette anni, in camicia bianca, con la testa coperta, restò lì, in mezzo alla ''katha''. Il sudario cadde.
— Ivas! — esclamò Pidorka accorrendo verso di lui; ma il fantasma si coperse di sangue dalla testa ai piedi, diffuse per la stanza una luce vermiglia... Piena di spavento, Pidorka fuggì di casa; poi, ritornando in sé, volle correre in soccorso del fratello; ma invano. L’uscio se le era chiuso alle spalle sì forte, che lei non ebbe forza di aprirlo.
Accorse gente; si dettero a picchiare, e finalmente sfondaron la porta... non un’anima nata. Tutta la ''katha'' era piena di fumo; e, nel mezzo, là dov’era Piero, trovarono un mucchio di cenere, d’onde, qua e là, esalava ancora del vapore. Si avventarono sui sacchi, e, invece di sacchi, non vi trovaron che cocci di stoviglie. Cogli occhi e le bocche spalancati, non osando muover pelo de’ mustacchi, i cosacchi restavan lì, come chiodati al suolo, tanto fu lo spavento che li colse!
Non ricordo più niente di quel che avvenne dopo. Pidorka fece voto di mettersi in pellegrinaggio; raccolse quanto le veniva dal padre; e, pochi giorni dopo, aveva lasciato il villaggio. Dove andava? Niuno sapeva dire.
Le vecchie comari l’avevan sulle prime mandata là dove già si trovava Piero. Ma un cosacco che veniva da Kiev, raccontava di aver visto nella ''laura''<ref>Monastero di grande importanza.</ref> una monaca ischeletrita pregar senza tregua; da quel ch’egli diceva, i compaesani riconobbero Pidorka. Egli diceva pure che nessuno l’aveva udita mai profferir parola; ch’ella era giunta a piedi portando per l’icona della madonna un gioiello sparso di pietre preziose così splendido, che, guardandolo, gli occhi si chiudevano abbagliati.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|''NOVELLE''||145}}</noinclude>{{Nop}}
Scusate; ma qui la storia non finisce ancora. Il giorno stesso nel quale Pietro era stato portato via dal diavolo, Basavriuk ricomparve di nuovo; ma tutti lo sfuggivano.
Conoscevano il nibbio oramai; lui non era altro che Satana in petto e in persona, che aveva preso maschera d’uomo per iscoprir tesori; ma siccome i tesori non si lasciavan prendere da mani impure, lui seduceva la gente...
Nello stesso anno tutti abbandonarono le loro capanne e andarono a metter casa in un grosso villaggio. Ma neppur là trovarono scampo dal maledetto Basavriuk. La zia del mio defunto nonno soleva dire che egli se la pigliava con lei, perchè le aveva abbandonata la sua bettola sulla strada maestra, e cercava di vendicarsi in ogni maniera.
Un giorno gli anziani del villaggio, raccoltisi nell’osteria, si trattenevano tra loro seduti intorno a una tavola, nel bel mezzo della quale, a dirla schietta, fumava tutto un agnello arrosto. Si parlava di questo, di quello, si raccontavano anche storie meravigliose. A un tratto i convitati credono di vedere, e non uno solo, ma addirittura tutti, vedere, dico, l’agnello alzar la testa, aprire e accender gli occhi spenti, e muovere arditamente un gran paio di baffoni irsuti e cresciutigli lì per lì, verso i banchettanti, come volesse ammonirli.
E subito riconobbero nella testa dell’agnello il grugno di Basavriuk. La mia bisavola si aspettava persino che da un momento all’altro lui le chiedesse dell’acquavite. I venerandi anziani afferrarono senza indugio i loro berretti, e via di buon passo.
Un’altra volta, lo stesso fabbriciere, che di tanto in tanto amava discorrer in solitario convegno coi bicchieri degli avi, aveva guardato solo per la seconda volta il fondo del boccale, quand’ecco vide quello stesso boccale salutarlo rispettosamente.
— Il diavolo ti porti! — esclamò, facendosi il segno della croce. Nel tempo stesso avvenne alla sua metà cosa pur essa stranissima: lei si era messa appena ad ammassar la pasta in una grossa madia, quand’ecco, d’improvviso, la madia si mette a saltarellare.
— Ferma! Ferma!
Sì, ferma, sì, ferma! Proprio come un uomo che si tenesse le mani ai fianchi, la madia, in aria maestosa, ballava per tutta la ''katha''...
Ridete, ridete pure di ciò... ma i nostri nonni non ne<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|{{Sc|Gogol}}}}: ''Novelle''.||{{smaller|10}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|146||''GOGOL''}}</noinclude>ridevano punto; e sebbene padre Anastasio girasse tutto il villaggio per scacciare il diavolo, aspergendo le vie dell’acqua benedetta, la mia bisavola si lagnava pur sempre dicendo che, appena scesa la notte, qualcosa picchiava sul tetto e graffiava le pareti.
Ma che! anche adesso, nel luogo stesso ov’è costrutto il nostro villaggio e dove tutto par tranquillo, non è tuttavia gran tempo (mio padre {{Ec|buon’nima|buon'anima}} se ne ricordava e me ne ricordo anch’io), la buona gente non poteva passare vicino all’osteria crollata: per un pezzo la genia degli impuri la tenne aperta per conto proprio. Dal nero fumaiolo della stufa usciva il fumo in colonna e saliva tanto alto che, a volerlo guardare, il berretto cascava di testa; e quel fumo si spandeva in tizzi ardenti per la steppa, mentre il diavolo (non dovrei neppur nominarlo quel figlio di cane!) il diavolo singhiozzava così lamentosamente nel suo rifugio che i corvi, spaventati, volavan via dalla vicina foresta di querci e solcavano il cielo col lungo crocidare selvaggio.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|150||''GOGOL''}}</noinclude>voglia di sputare<ref>''Sputare'' o, meglio, ''crasciare'', in Russia è segno di disprezzo.</ref>; eppure, sapessi che stipendio intasca! Non offrirgli una tazza di porcellana dorata. «Cotesto», direbbe, «è un donativo da medico. Dàgli invece una pariglia di corsieri, o un droski<ref>Specie di carrozza senza molle.</ref>, o una pelliccia di castoro da trecento rubli. A prima vista lui è dolcissimo, vi dice delicatissimamente: «Abbia la cortesia di favorirmi un temperino per temperare una penna»; ma intanto ripulisce così bene il postulante, da lasciargli appena la camicia. In verità, il servizio ne’ nostri uffici è davvero pulito: vi regna tale nettezza che la reggenza del governo non ne avrà mai tanta: i tavolini son d’acagiù e i capi non danno del tu. Sì, lo confesso; se non ci fosse stata tale distinzione nel servizio, avrei lasciato da un pezzo il Ministero.
Indossai una vecchia pellegrina, e presi l’ombrello poichè pioveva a catinelle. Non gente per via; solo, alcune vecchie che si riparavano col rovescio della sottana; anche mercanti russi sotto i parapiova e corrieri mi dettero nell’occhio. In quanto a persone per bene, non incontrai che un collega ''cinovnik''<ref>''Cin'': corpo di impiegati amministrativi; ''cinovnik'': impiegato, burocratico.</ref>; lo scorsi in un crocicchio. Quando lo vidi, dissi fra me lì per lì: «Ah, no, piccioncino, tu non vai per lo appunto al ministero; tu ti affretti dietro colei che ti corre davanti e ne rimiri i piedini». Che bestione quel collega cinovnik! Per Dio, non la cede a un ufficiale; passi qualunque femmina in cappellino, e lui, senza fallo, le si appicca. Mentre pensavo a ciò, vidi una carrozza fermarsi davanti a un negozio, vicino al quale mi trovavo. La riconobbi subito; era la carrozza del nostro Direttore. «Ma che gli occorre in un negozio?...» pensai:
«Certo, sarà sua figlia». Rasentai il muro. Un valletto aprì la portiera, e lei svolazzò dalla carrozza come un uccello. Quando lei guardò a diritta e a sinistra, quando lampeggiò fra sopracciglia ed occhi... oh mio signor Iddio, io fui perduto, addirittura perduto! Perchè la incontrai in quel giorno di pioggia? Vieni a sostenermi adesso che le donne non hanno un grande amore per i fronzoli! Lei non mi riconobbe; ma io m’imbacuccai apposta meglio che potetti, perchè avevo addosso quella pellegrina lercia, e quel ch’è<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|{{smaller|''N O V E L L E''}}||151}}</noinclude>peggio, di foggia antica. Usan ora pastrani a baveri lunghi, o a mantellette lunghe, mentre le mie eran corte e disposte l’una sull’altra, senza contar che la stoffa non era senza tacche.
La sua cagnolina, non avendo avuto il tempo a passar per la porta del negozio, era rimasta sulla via. Conosco quella cagnolina; si chiama Medji. Non era scorso un minuto, quando udii d’un tratto una vocina tenera: «Buondì, Medji». Quest’è curiosa! Chi ha detto così? Guardai e vidi due signore riparate sotto un ombrello, l’una vecchia, l’altra giovane: ma esse eran passate oltre, quando vicino a me s’intese di nuovo: «È un errore, Medji». Che diavolo! Vidi che Medji si fiutava con altra cagnolina, che seguiva le signore. «Oh!» dissi fra me: «no, certo, non sono briaco. Briaco, credo, m’avviene d’esserlo tanto di rado!»
«No, Fedele, hai torto di pensar così», seguita lei. Vidi bene con questi occhi che Medji parlava. «Sono stata guà, guà, sono stata guà, guà, molto malata!» O ve’ codesta cucciola: confesso, fui molto stupito nel sentirla parlare come persona; ma poi, quand’ebbi considerata meglio la cosa, non fui stupito più. E davvero in questo mondo avvengon molti casi simili. Si dice che in Inghilterra un pesce uscì un giorno a fior d’acqua e profferì due parole in lingua così strana che i dotti da ben due anni sudano a determinarla, senza aver potuto ancora concluder niente. Ho pur letto sui giornali la storia di due vacche, le quali entrarono in una bottega e chiesero due libbre di tè. Ma devo confessare che il mio stupore si accrebbe quando Medji disse: «Ti ho scritto, Fedele; certo, Polkan non ti ha portato la lettera». Se il diavolo mi porti, durante tutta la vita, io non ho inteso mai che un cane possa scrivere! Solo un nobile può scrivere correttamente. Sicuro: scrivon pure i mercanti e i popolani servi, talvolta; ma per lo più la loro scrittura è semplicemente meccanica; non virgole, non punti, non stile.
Ero proprio attonito. Confesso che da qualche tempo a questa parte, comincio a comprendere e vedere cose che niuno ha finora mai vedute o intese. Or vo’ seguire», dissi fra me, «questa cucciola, e saper chi è e cosa pensa». Apersi l’ombrello, e via, dietro alle due signore. Esse passaron per la Gorokhovaia, giraron per la Mescianskaia, di là nella Stoliarnaia, passarono alla fine il ponte Kokuskin, e si fermarono davanti a una gran casa. «Conosco<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|152||{{smaller|''GOGOL''}}}}</noinclude>questa casa», dissi fra me: «è la casa di Zverkov». Che casa! E che gente vi abita! cuoche, provinciali, a centinaia, e i miei colleghi cinovniki, come cani, addossati gli uni agli altri. Io ho là un amico che suona diversamente la trombetta. Le signore salirono al quinto piano. «Benissimo», pensai: «non andrò più in su; mi segnerò il punto, e, come mi venga a portata, coglierò la palla al balzo».
{{A destra|''4 ottobre''}}
Oggi era mercoledì: e però sono stato dal nostro Direttore nel suo gabinetto. Vi sono andato apposta di buon’ora, e, sedutomi a bell’agio, ho ritemperate tutte le penne. Il nostro Direttore dev’essere uomo intelligentissimo. Tutto il suo gabinetto è guarnito di scaffali pieni di libri. Ho letto il titolo di alcuni volumi: tutta roba erudita; erudizione alla quale non c’è verso di addentare per noi; tutto è francese e tedesco. Poi, basta guardarlo in viso: ah, che gravità gli spira dagli occhi! Non ho sentito mai dalle sue labbra una parola superflua. Solo, talora, quando gli recano una carta, domanda: «Che tempo fa fuori?». — «Piovoso, Eccellenza!». Oh, no; non c’è da paragonarlo neppure per idea a noialtri. È un uomo di Stato. Noto tuttavia che mi vuole proprio bene... Se anche sua figlia... Orsù, briccone!... Niente, niente! Acqua in bocca.
Ho letto la «Petite Abeille». Quei francesi sono un popolo di sciocchi. Vediamo un po’: cosa vogliono? Io li afferrerei tutti, per Dio, e giù, sotto le verghe! Ho letto anche l’amenissimo racconto di un ballo, descritto da un ''pomescik''<ref>Proprietario di un podere.</ref> di Kursk. I pomescikij scrivono benissimo. Mi accorsi poi ch’era passata la mezza dopo mezzodì e che il nostro Direttore non era uscito dalla sua camera da letto.
Ma verso l’una e mezza avvenne un fatto che niuna penna può narrare. Si aperse un uscio; credetti che fosse il Direttore, e balzai dalla sedia con un fascio di carte; invece era lei, proprio lei! Santi del Cielo, che splendore! e quando guardò... un sole! un sole, per Iddio! Salutò e chiese: «Il babbo dunque non è qui?». Ahi, ahi, ahi, che vocina! Un canarino, addirittura un canarino! «Vostra Eccellen-<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/510
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<noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|500|maschere nude|}}{{block|recita}}</noinclude>
{{block|is|Solo: in silenzio, nel frattempo, un vecchio lungo lungo, dalla faccia inteschiata, spettrale e sorridente, avrà attraversato a lentissimi passi il ponticello, con un’antica finanziera inverdita e corta di maniche, il cappello in una mano e nell’altra un fazzoletto e il bastone; scomparendo poi dal palcoscenico, a destra. Appena scomparso, saliranno sul ponticello, parlando tra loro, vestiti di lutto stretto, due vecchi — fratello e sorella — (lui, magro in tubino e barbetta bianca a pizzo; lei, pienotta e pacifica), in compagnia d’un vecchio amico che ascolta afflitto.}}
{{Sc|La sorella}}. Era qua con noi, alla festa, or è l’anno!
{{Sc|Il fratello}}. Ridotta ch’era un’ombra, poverina!
{{Sc|La sorella}}. Ancora però, qualunque cosa le si dicesse, ti ricordi? aveva sempre pronta la ribattuta!
{{Sc|Il fratello}}. Ma che cosa vuol dire credere in Dio! Questa morte, a me — ecco qua — m’ha scavato; invece a lei che ci crede — la guardi — niente; perché è sicura che un giorno andrà a rivederla in paradiso.
{{Sc|L’amico}} (''appena arrivati sul palcoscenico, guardando le tavole tutte occupate''). Ma qua non c’è piú posto.
{{Sc|Il fratello}}. Andiamo a sedere un pochino più in là.
{{block|is|Indicherà a sinistra.}}
{{Sc|La sorella}}. No, prima in chiesa! prima in chiesa! Cominciano a cantare, senti? Tra poco uscirà la processione.
{{block|is|S’avvieranno ed entreranno nella chiesetta, da cui verrà, appena percettibile, un lento coro nasale accompagnato dall’organo.}}
{{Sc|Il giovane pedagogo}}. Ecco due (vede? questo è veramente umano!) col pensiero d’una parente che l’anno scorso partecipava anche lei allegra alla festa!
{{Sc|Il signor Lavaccara}}. Già, bel pensiero! Non si vergognano, cosí vestiti di nero, in mezzo ai canti e alle risa?
{{Sc|Il giovane pedagogo}}. Ma sono prima entrati in chiesa!
{{block|{{Pt|isb|is}}}}
A questo punto comincerà a crescere, dietro le quinte, il bailamme, che a poco a poco diventerà fracasso e scompiglio di gente imbebestiata nell’orgia. Le strida delle bestie scannate saranno coperte dai berci dei venditori ambulanti, dagli inviti dei tavernai alle loro mense apparecchiate, dei norcini ai loro banchi di vendita, dai tumulti di risse improvvise tra sborniati e sghignazzate<noinclude></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/5
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{Ct|t=15|v=15|f=160%|{{larger|CONFESSIONI}}<br><br>{{xx-smaller|DI UN METAFISICO.}}}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{Ct|t=10|v=10|f=160%|{{larger|CONFESSIONI}}<br><br>{{xx-smaller|DI UN METAFISICO.}}}}<noinclude><references/></noinclude>
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Confessioni di un metafisico
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=28 settembre 2026}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Terenzio Mamiani
| Nome e cognome del curatore =
| Titolo =Confessioni di un metafisico
| Anno di pubblicazione = 1865
| Lingua originale del testo = italiano
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto =
| Argomento =
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf
}}
<pages index="Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf" from="5" to="6" />
==Indice==
* {{testo|/Volume Primo|Volume Primo - Principj di Ontologia}}
** {{testo|/Volume Primo/Prefazione}}
** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo|Libro Primo - Dell'assoluto}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Primo|Capo Primo - Intendimenti dell'Autore}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Secondo|Capo Secondo - Il Libro del Rinnovamento della Filosofia antica italiana}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Terzo|Capo Terzo - Della scienza dell'Assoluto e delle sue condizioni}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Quarto|Capo Quarto - Il Libro de' Dialoghi di Scienza Prima}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Quinto|Capo Quinto - Della critica della conoscenza}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Sesto|Capo Sesto - Della percezione}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Settimo|Capo Settimo - Della intellezione}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Ottavo|Capo Ottavo - Se v'abbia nessuna idea innata}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Nono|Capo Nono - Concetto generale della nostra Filosofia teoretica}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Decimo|Capo Decimo - Quello che sono le idee}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Undecimo|Capo Undecimo - Dimostrazione dell'Assoluto}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Primo/Capo Duodecimo|Capo Duodecimo - Come sono adempiute le condizioni della scienza}}
** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo|Libro Secondo - Delle idee}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo/Capo Primo|Capo Primo - Teorica della cognizione}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo/Capo Secondo|Capo Secondo - Natura ed origine delle nozioni}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo/Capo Terzo|Capo Terzo - Dei giudicj}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo/Capo Quarto|Capo Quarto - Dell'apprensione e dall'Assoluto}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo/Capo Quinto|Capo Quinto - Dei contrarj e della nozione dell'essere}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo/Capo Sesto|Capo Sesto - Degli universali}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo/Capo Settimo|Capo Settimo - Degl'influssi divini}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Secondo/Capo Ottavo|Capo Ottavo - Della intelligenza e della verità}}
** {{testo|/Volume Primo/Libro Terzo|Libro Terzo - Della teologia naturale}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Terzo/Capo Primo|Capo Primo - Si conclude contro il Kant e si riparla della natura dei possibili}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Terzo/Capo Secondo|Capo Secondo - Si chiariscono e si confermano il nostro primo sintetico e il nostro primo analitico}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Terzo/Capo Terzo|Capo Terzo - Si accennano le nostre perplessità e si accerta il limite della scienza}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Terzo/Capo Quarto|Capo Quarto - Della teologia razionale; e prima, del metodo suo peculiare}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Terzo/Capo Quinto|Capo Quinto - Tentasi di definire più intrinsecamente la nozione di Dio e la si difende contro gli scettici}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Terzo/Capo Sesto|Capo Sesto - Delle attribuzioni e perfezioni di Dio}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Terzo/Capo Settimo|Capo Settimo - Altre confessioni}}
** {{testo|/Volume Primo/Libro Quarto|Libro Quarto - Dell'atto creativo, e prima del metodo}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quarto/Capo Primo|Capo Primo - Del Metodo}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quarto/Capo Secondo|Capo Secondo - Del supremo principio}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quarto/Capo Terzo|Capo Terzo - Della Creazione ad intra}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quarto/Capo Quarto|Capo Quarto - Segue la stessa materia}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quarto/Capo Quinto|Capo Quinto - Il solo teismo prova la necessità della natura naturata}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quarto/Capo Sesto|Capo Sesto - Il solo teismo salva l'autonomia e la dignità dell'essere umano}}
** {{testo|/Volume Primo/Libro Quinto|Libro Quinto - Conclusioni}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quinto/Capo Primo|Capo Primo - Dell'unità di sistema}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quinto/Capo Secondo|Capo Secondo - Principj e connessione della nostra ontologia}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quinto/Capo Terzo|Capo Terzo - Principio di cognizione e limiti della dimostrazione}}
*** {{testo|/Volume Primo/Libro Quinto/Capo Quarto|Capo Quarto - Della più recente Filosofia italiana}}
** {{testo|/Volume Primo/Appendice|}}
*** {{testo|/Volume Primo/Appendice/I.|I. Estratto dalla prefazione al dialogo di Schelling intitolato Il Bruno}}
*** {{testo|/Volume Primo/Appendice/II.|II. Al signor abate Giovani Della Cella a Parma}}
*** {{testo|/Volume Primo/Appendice/III.|III. Del massimo problema dell'Ontologia}}
*** {{testo|/Volume Primo/Appendice/IV.|IV. Intorno alla filosofia esposta nelle Confessioni del Mamiani e alle dottrine Platoniche}}
*** {{testo|/Volume Primo/Appendice/V.|V. Sulle dottrine platoniche e sulla loro conciliazione colle aristoteliche}}
** {{testo|/Volume Primo/Indice|Indice del Volume Primo}}
<br>
* {{testo|/Volume Secondo|Volume Secondo - Principj di Cosmologia}}
** {{testo|/Volume Secondo/Libro Primo|Libro Primo - Del finito in sè}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Primo/Capo Primo|Capo Primo - Altre intime confessioni}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Primo/Capo Secondo|Capo Secondo - Del principio di casualità}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Primo/Capo Terzo|Capo Terzo - Aforismi della finità delle cose}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Primo/Capo Quarto|Capo Quarto - Dell'azione dei finiti}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Primo/Capo Quinto|Capo Quinto - Principj di mutazione e di congiunzione e loro insufficienze}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Primo/Capo Sesto|Capo Sesto - Del finito in quanto accagionato della esistenza del male}}
** {{testo|/Volume Secondo/Libro Secondo|Libro Secondo - Del finito in relazione con l'infinito}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Secondo/Capo Primo|Capo Primo - Del positivo negli enti finiti}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Secondo/Capo Secondo|Capo Secondo - Della immanenza di Dio nel creato}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Secondo/Capo Terzo|Capo Terzo - Dei progressi della teodicea}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Secondo/Capo Quarto|Capo Quarto - Aforismi delle più generali attinenze del finito con l'infinito}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Secondo/Capo Quinto|Capo Quinto - Della unità nella scienza}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Secondo/Capo Sesto|Capo Sesto - Aforismi intorno alla finalità}}
** {{testo|/Volume Secondo/Libro Terzo|Libro Terzo - Della coordinazione dei mezzi nell'universo}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Terzo/Capo Primo|Capo Primo - Aforismi intorno ai metodi della natura}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Terzo/Capo Secondo|Capo Secondo - Segue la stessa materia}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Terzo/Capo Terzo|Capo Terzo - Ancora della stessa materia}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Terzo/Capo Quarto|Capo Quarto - Delle varie sorte di cosmologie apparse infino a' dì nostri}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Terzo/Capo Quinto|Capo Quinto - Dei limiti della deduzione in cosmologia}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Terzo/Capo Sesto|Capo Sesto - Aforismi genetici}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Terzo/Capo Settimo|Capo Settimo - Seguono gli aforismi della stessa materia}}
** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto|Libro Quarto - Della vita e del fine dell'universo}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Primo|Capo Primo - Del principio spirituale nella cosmologia}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Secondo|Capo Secondo - Primi aforismi sulla finalità degli enti creati}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Terzo|Capo Terzo - Confessione di un errore e definizione della vita}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Quarto|Capo Quarto - Della vita vegetativa}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Quinto|Capo Quinto - Della vita animale}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Sesto|Capo Sesto - Aforismi della vita vegetativa}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Settimo|Capo Settimo - Aforismi della vita animale}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Ottavo|Capo Ottavo - Dei nuovi materialisti}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Nono|Capo Nono - Della immutabilità della specie}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Decimo|Capo Decimo - Unità di disegno nella organizzazione}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Undecimo|Capo Undecimo - Ancora della unità di disegno nella organizzazione}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Duodecimo|Capo Duodecimo - Delle grandi epoche genetiche}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quarto/Capo Decimoterzo|Capo Decimoterzo - Di C. Darwin e de' suoi discepoli}}
** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto|Libro Quinto - Del progresso nell'universo}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Primo|Capo Primo - Ancora un poco di confessione e di epilogo}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Secondo|Capo Secondo - Teorica del Progresso}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Terzo|Capo Terzo - Si dimostra la necessità del progresso indefinito}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Quarto|Capo Quarto - Ancora della vita razionale}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Quinto|Capo Quinto - Prove sperimentali della teorica del progresso}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Sesto|Capo Sesto - Ancora delle prove sperimentali}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Settimo|Capo Settimo - Unità organica del mondo e delle nazioni}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Ottavo|Capo Ottavo - Segue la stessa materia}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Nono|Capo Nono - Dell'ultima forma del progresso nell'universo}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Decimo|Capo Decimo - Segue la stessa materia}}
*** {{testo|/Volume Secondo/Libro Quinto/Capo Undecimo|Capo Undecimo - Ultima confessione}}
** {{testo|/Volume Secondo/Indice|Indice del Volume Secondo}}
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||{{Sc|prefazione}}|{{Sc|iii}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}prove apodittiche e prestandomi a quali che sieno le condizioni e le esigenze d’una teorica rigorosa ed esattamente dimostrativa. Delle cagioni dell’indugio è fatta parola per entro ai volumi. Salvochè io debbo qui confessare, che quanto maggiore intervallo è stato frapposto fra il promettere e l’attenere, altrettanta è con ragione cresciuta l’aspettazione di questi Libri, il cui poco merito nessuno conosce e misura meglio di me; e forse avrei operato da savio a non tentare l’impresa o tentata e compita a non la mettere in pubblico, ristringendomi a quella modesta maniera di filosofare esposta nei Dialoghi, e alla quale si fa sempre incontro con aria giovialona e contenta il più della gente che sfugge la gravosa fatica del meditare sottile e profondo. Ma io dirò le ragioni dell’essere rimasto saldo al proposito.
Quando io in Parigi mandai fuori il volume dei Dialoghi, la filosofia del senso comune che altri à pur domandata scozzese perdeva fautori e riputazione, sopraffatta qual era dai sistemi grandiosi e spettacolosi di metafisica trascendente venuti a luce in Germania. E lo stesso {{AutoreCitato|William Hamilton (filosofo)|Hamilton}}, ultimo allievo della scuola di Edimburgo, piuttosto che coltivare e allargare il campo già dissodato e fecondato dal {{AutoreCitato|Thomas Reid|Reid}}, compiacevasi di negare ogni cosa e negar sopratutto la possibilità<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione|{{Sc|iv}}|{{Sc|prefazione}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}d’una scienza dimostrativa. Opportunissima, pertanto, giungeva la pubblicazione dei Dialoghi, qualora il mio ingegno non fosse rimasto tanto inferiore allo intendimento di far risorgere nel concetto e favore degli uomini quella forma di popolare metafisica.
Ma da indi innanzi la cosa à mutato aspetto. Chè in Francia i libri di {{AutoreCitato|Jules Simon|Giulio Simon}} così dotti come eloquenti e così veri quanto persuasivi alzarono quella filosofia ad uno splendore che mai forse non acquistò per avanti; e certo mai prima del Simon (ch’io sappia) non venne applicata ai gelosi problemi di scienza sociale.
In Italia {{AutoreCitato|Augusto Conti|Augusto Conti}}, scrittore acuto perspicuo ed elegantissimo, coltiva da parecchi anni con largo frutto quella maniera piana e socratica di filosofare; e sebbene, per mio giudicio, egli la tragga sovente là dove con le sole forze della ragione andar non potrebbe, conviene ringraziarlo assai che contro l’esempio de’ troppo dommatizzanti mai non gli è fuggita parola contro la libertà illimitata del pensare e dello scrivere in metafisica.
Se non che la filosofia del senso comune cesserebbe di recar giovamento e conforto agli uomini, quando<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||{{Sc|prefazione}}|{{Sc|xi}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|esi}}stenza meramente ideale. Infine tal altra volta si vuole con quella voce esprimere per lo contrario l’essere realissimo o di Dio o delle creature, intendendosi per queste ultime la possibilità loro che è sempiterna e divina e convertesi da ultimo con la infinita efficienza guardata sotto questa o cotesta determinazione. Poco manca che un somigliante discorso non debba ripetersi per ciascheduno dei termini occorrenti alla scienza.
Avverto eziandio il lettore che invece di metter fuori dizioni nuove ed insolite, quando necessità nol vuole, piacquemi di adoperare le già note e approvate, ancora ch’io le piegassi ad esprimere non la stessa cosa affatto; e per via d’esempio, così ò praticato scrivendo ''visione ideale'' con accezione un poco dissimile da quella del {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} nel cui sistema, per mio giudicio, sono mal distinte e mal separate le intellezioni e le percezioni. Adunque, visione ideale suonerà per me unicamente apprendere l’Assoluto sotto forma mentale o ideale che voglia dirsi.
Rincontransi in questi volumi parecchie citazioni di opere, ma niuna nota giammai nè lunga nè breve. Il che scostandosi troppo dall’uso comune moderno dirò al lettore aver fatto io sempre il medesimo in<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione||{{Sc|prefazione}}|{{Sc|xii}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}qualunque mio libro, sembrandomi, s’io non piglio errore, che le note quando discorrono di cose attinenti sostanzialmente al subbietto debbono in modo acconcio e ordinato far parte del testo; in altro caso, è miglior partito il sopprimerle. Ma pure di ciò volentieri mi rapporto.
{{Pt|{{Ct|v=5|t=8|{{rule|6em}}}}|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|4}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}una materia la più difficile e astrusa di tutte e, per un certo rispetto, la men sicura; e nella quale ogni storia c’insegna che ancora le menti tragrandi e (a parlare fiorentinamente) sbalorditoje incespicarono e caddero?
{{larger|3.}} — Eppure (guardate quanto il mondo è ghiribizzoso e strano) la cosa procede al rovescio; e il metafisico che lasciasi conoscere riguardoso e timido e confessa frequenti volte di non sapere o di saper solo quel poco e tenta e cerca la verità con sospeso giudicio e fa, come suol dirsi, tre passi innanzi e uno indietro, o rimane trascurato generalmente e dimenticato, o se alza la voce e s’aiuta di far rumore, sentesi poco meno che suonar le tabelle dietro.
{{larger|4.}} — Quindi anche dall’esperienza mia propria intendo ora assai bene perchè un gran valentuomo di Francia, facendomi intravedere ne’ colloquj avuti con lui, che intorno a molte opinioni e dottrine già messe in giro e divulgate sotto suo nome, egli era per mutar mente e per ricredersene affatto, conchiudeva sempre il discorso dicendo che ciò non avrebbe scritto ne manifestato in pubblico mai; perocchè disdirsi, aggiungeva, in filosofia vale peggio che mutar bandiera in politica e la titubanza e la modestia arrecano più disonore che al milite l’appiattarsi nell’ora della battaglia.
{{larger|5.}} — Similmente in filosofia, contro l’uso di tutte l’altre scienze, chi trovasse alcun vero particolare o si restringesse a mettere in maggior lume ed anche ampliare notabilmente un solo e speciale subbietto di psicologia o di logica non ricoglierebbe dal popolo nè credito nè parte alcuna di celebrità. Invece anno credito e celebrità immensa coloro i quali ti sciorinano davanti agli occhi con volto sereno ed {{Pt|imper-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|5}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|imper}}turbato una ragione e una spiegazione compiuta di tutto l’universo; e loro nuoce assai poco che sorga non molto dopo altro impavido metafisico con altra non pur diversa ma opposta ragione ed esplicazione del finito e dell’infinito.
{{Ct|t=2|f=115%|II.}}
{{larger|6.}} — Ma checchessia di ciò, intendasi bene da’ miei lettori che non per questo io cesso e ricuso di ammirare quegl’intelletti tenacissimi e robustissimi i quali, a simiglianza di Antonio Rosmini, concepirono in età giovanile e con istudj ancor non maturi un ampio e bene architettato edifizio di scienza speculativa; sicchè pel rimanente della lor vita nol mutarono quasi d’un mattone e d’una pietruzza, e solo spesero la fatica a ingrandirlo ed ornarlo di comode e belle adiacenze. Per ciò che risguarda le virtù della mente, io ripeterò sempre che di nessun privilegio umano sento maggior maraviglia e ne rimango siccome attonito.
{{larger|7.}} — Laonde io concludo una di queste due cose: o che le forme e disposizioni dell’intelletto sono differentissime fra gli uomini e però capaci di altrettanta diversità di prerogative, o ch’io mi riconosco l’infimo e il più disacconcio di tutti i cultori della metafisica; essendo che nel corso non breve di trenta e più anni, adoperati quasi in intero a investigare quell’ardua scienza, egli m’è succeduto delle volte parecchie di cogliermi in grave errore e di gir confessando tra me e me che la tal mia dottrina o la tale altra era falsa di pianta; e necessità voleva che la fosse ricostruita. Dalla memoria dei quali inganni è poi nato, io nol nascondo, che alle mie fanfaluche mandate in publico io dava spesso un parlare assai ritenuto, e venivami<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|6}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}fatto più radamente di affermare che di negare. Così taluno m’à giudicato non pure uno scettico ma della più trista sorta che se ne conosca e cioè di quelli peritosi e pressochè vergognosi di loro nome ed ufficio; onde non sono nemmanco atti a legare e ordinare in forte sistema le lor negazioni.
{{Ct|t=2|f=115%|III.}}
{{larger|8.}} — Tempo mi par dunque che io mostri un poco più saldamente di non appartenere ad alcuna generazione di scettici; l’arte dei quali ò pensato sempre che di tutte le dottrinali e civili sia la più facile; e che se alcuna volta è utile, alcuna eziandio necessaria, spessissimo è inopportuna e dannosa.
Secondamente, desidero di annunziare agli amici miei che se la carta mi scuopre il vero e mi segna il diritto cammino, sono prossimo anch’io d’entrare nel porto della filosofia teoretica,
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«Ove o di non tornar col legno intero
{{spazi|2}}O d’errar sempre ebbi già il viso smorto.
{{spazi|2}}Ma mi par di veder, ma veggo certo,
{{spazi|2}}Veggo la terra e veggo il lido aperto.»}}</poem>|}}
{{larger|9.}} — E perchè io sono avanti negli anni e gracile molto della salute; e ancora, perchè l’ingegno fiacco e già logoro e il desiderio sempre vano dell’eccellenza mi fa lentissimo a scrivere, risolvo di significare almeno qual sia il fondamento e quali i principj del mio sistema. Con tale rispetto, quando le linee che segnerò vengano trovate esatte e alla verità rispondenti, non mancheranno intelletti vogliosi di stendervi sopra ogni conveniente colore. In altro caso, avrò provveduto con la brevità a non trattenere infruttuosamente i lettori<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|7}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}in conoscere ad una ad una le specialità e i minuti particolari d’una vasta chiniera. Però, io mi confido con questo divisamento di trovar perdono appresso i discreti e amorevoli s’io mi fo per un poco d’ora a parlar loro di me e de’ miei scartabelli; e s’io gl’introduco in quella storia secreta de’ miei pensieri, la quale per ordinario non si domanda e non si racconta.{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO SECONDO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''IL LIBRO DEL RINNOVAMENTO DELLA FILOSOFIA<br>ANTICA ITALIANA.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|I.}}
{{larger|10.}} — Sappiasi adunque che appena io mi deliberai, per certo nobile istinto, di darmi a tutt’uomo agli studj speculativi; il che accadde nel 32 in Parigi il secondo anno del mio esilio, ei m’entrò nell’animo una dolce e carezzevole presunzione: e fu di calcar una via larga e sicura fra gli empirici e i troppo dommatici; e mi persuadevo che ciò dovesse agl’Italiani riuscire meglio e più nettamente che agli altri, considerata l’indole peculiare del loro intelletto; il quale in tutti gli uomini sommi di nostra patria mi pareva mostrarsi eminentemente positivo ed altrettanto razionale e sintetico: nè mi sorgeva un dubbio al mondo (tanto può la vanezza dell’amor proprio) che avendomi la natura fatto nascere nel bel mezzo della Penisola e di vecchio sangue italiano non mi facesse partecipare altresì abbondantemente a quei tre caratteri intellettivi.
{{larger|11.}} — E sì dell’essere loro, come del bene applicarli<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|9}}}}</noinclude>{{AutoreCitato|Pasquale Galluppi|{{Pt|<br>|Pa}}squale Galluppi}}, assai meno era sperabile che vi tornasse sufficiente il mio poco studio e la mia mente preoccupata.
{{larger|14.}} — Ed arroge che le difficoltà del problema s’erano nelle mie mani moltiplicate sopramisura; mercechè io aveva fitto il chiodo di fabbricare la scienza dei sommi principj con la sola materia ed il solo regolo accettati eziandio nel libro della {{TestoCitato|Critica della ragion pura (1949)|''Ragion pura''}}, e vale a dire i nudi fenomeni e il principio d’identità e di contradizione. E con tuttociò, io davami a credere di menare al nulla le negazioni kantiane e di convertire in pronunziati apodittici quelle forme tutte di verità e di certezza che il {{AutoreCitato|Thomas Reid|Reid}} distingueva in ispecie essenzialmente diverse e voleva che germogliassero dal solo istinto e dalle comuni credenze.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|II.}}
{{larger|15.}} — Così venne a luce l’arrischiato libro del ''Rinnovamento della filosofia antica italiana''. Il quale capitato tra gente ancor troppo digiuna dell’alto e forte speculare nelle materie razionali e guardato solo in quel poco di liscio che aveva e in quella faccia gioviale che dimostrava, ottenne accoglienza e suffragio assai favorevole. Ma la fiacchezza dei giudicj sovr’esso pronunziati e la scarsa competenza di chi li esprimeva, lasciavasi discuoprire eziandio nel tenore delle lodi. Si disse dai più che quel libro era un utile esempio dello scrivere pulitamente e del discorrere con qualche proprietà ed eleganza gli argomenti gravi e astratti, quando si opinava dal generale che ciò fosse malagevole e quasi impossibile al nostro volgare. Alcuni il lodavano per la memoria che rinverdiva de’ nostri antichi filosofi e il desiderio e l’amore che intendeva di suscitare {{Pt|in-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|13}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}esistenza dell’ente assoluto. Ed io dubitava con gran ragione se mai per la via sperimentale, e mediante i metodi che in Francia ànno nome di psicologici possa fornirsi alla mente le ali per giungere così alto. Allora messa in non cale qualunque altra sorta d’indagazione, posimi tutto a pensare e scrutare codesto massimo e terribile tema della dimostrazione scientifica dell’Assoluto, nel quale oggetto si può ben dire che dopo {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} piglia la mira perpetua qualunque mente speculativa alemanna e in esso si vuotano senza intermissione le sillogistiche loro faretre.
{{larger|21.}} — La filosofia, come definiva {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotile}}, vuol costituire la scienza dell’ente. Quindi, perchè ogni scienza è un amplo sistema e ben collegato di cognizioni, la filosofia vuol trovare eziandio il principio di tutto il conoscere. Le quali due somme primalità vennero già sentite e distinte con esattezza dagli scolastici; e l’una chiamarono ''principium cognoscendi''; e l’altra ''principium essendi''. Ogni sapere umano si esercita in questi due obbietti supremi e non in altri giammai. Salvo che nel principio conoscitivo debbe da ultimo venir mostrata la sua dipendenza ed originazione dall’altro; dappoichè la cognizione non può non esistere per quel medesimo per cui esistono tutte le cose.
Nel progresso poi della speculazione un terzo principio debb’essere prodotto in mezzo, principio altresì assoluto e di certezza apodittica dal quale dee provenire tutta la cognizione dell’universo creato. Di cotal guisa l’Ontologia, la Logica e la Cosmologia o vogliam dire l’ente, la cognizione e il fatto che sono i tre spartimenti massimi di tutto lo scibile razionale verranno coordinate e connesse con un sol filo dialettico.
{{larger|22.}} — Ciò posto, seguita il domandare se allo spirito infinitamente curioso e superbo dell’uomo è data<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|15}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|cer}}tezza, è falso cominciamento di scienza apodittica. E convien dire il simile di quelle rivelazioni del senso intimo a cui facea richiamo in Francia la filosofia ecclettica; atteso che se all’''ego cogito'' di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} furono surrogate non più le apprensioni sensive e fantastiche dei Locchiani, non altri fatti individuali e particolari dello spirito, ma le nozioni solenni ed universali di sostanza, di causa e di relazione, non per questo se ne ritrasse la dimostrazione immediata ed incontroversa della sussistenza effettiva dell’Assoluto. Ma solo se ne argomentò la fede immediata e comune che prestano gli uomini a certa causa perenne e generalissima di tutte le mutazioni; il che nessun filosofo esperto tanto o quanto della nostra comune natura à negato, e il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} più degli altri lo confessava. Nè per ribattere le istanze sottilissime di costui dovea bastare il ripetere con asseveranza che la ragione sia impersonale. Conciossiachè il difficile, sembra a noi, è di provare il contrario e cioè che la ragione sia personale; e vogliam dire che la si sustanzii e viva nell’Assoluto, di qualità che la ragione dell’uomo riesca da ultimo uno schietto e preciso riverbero della divina.
{{larger|25.}} — A me, impertanto, era gran necessità di concludere che tutte le dimostrazioni dell’esistenza dell’Assoluto, ricavate, come dicono, a posteriori, per belle, chiare, evidenti ed invitte che sembrino o sieno, mai non possono purgarsi del difetto di loro origine, la quale non riuscendo a spogliare sè dei caratteri della contingenza, è forza che li trasmetta inevitabilmente all’ultimo vero di cui è principio. Laonde s’illudono que’ metafisici che di tal genere di dimostrazione vorrebbero fare uso come delle centine fa l’architetto, che girato appena l’arce od il volto, le toglie via e distrugge. Ma l’accidenza e la contingenza {{Pt|del-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|15}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|cer}}tezza, è falso cominciamento di scienza apodittica. E convien dire il simile di quelle rivelazioni del senso intimo a cui facea richiamo in Francia la filosofia ecclettica; atteso che se all’''ego cogito'' di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} furono surrogate non più le apprensioni sensive e fantastiche dei Locchiani, non altri fatti individuali e particolari dello spirito, ma le nozioni solenni ed universali di sostanza, di causa e di relazione, non per questo se ne ritrasse la dimostrazione immediata ed incontroversa della sussistenza effettiva dell’Assoluto. Ma solo se ne argomentò la fede immediata e comune che prestano gli uomini a certa causa perenne e generalissima di tutte le mutazioni; il che nessun filosofo esperto tanto o quanto della nostra comune natura à negato, e il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} più degli altri lo confessava. Nè per ribattere le istanze sottilissime di costui dovea bastare il ripetere con asseveranza che la ragione sia impersonale. Conciossiachè il difficile, sembra a noi, è di provare il contrario e cioè che la ragione sia personale; e vogliam dire che la si sustanzii e viva nell’Assoluto, di qualità che la ragione dell’uomo riesca da ultimo uno schietto e preciso riverbero della divina.
{{larger|25.}} — A me, impertanto, era gran necessità di concludere che tutte le dimostrazioni dell’esistenza dell’Assoluto, ricavate, come dicono, ''a posteriori'', per belle, chiare, evidenti ed invitte che sembrino o sieno, mai non possono purgarsi del difetto di loro origine, la quale non riuscendo a spogliare sè dei caratteri della contingenza, è forza che li trasmetta inevitabilmente all’ultimo vero di cui è principio. Laonde s’illudono que’ metafisici che di tal genere di dimostrazione vorrebbero fare uso come delle centine fa l’architetto, che girato appena l’arco od il vôlto, le toglie via e distrugge. Ma l’accidenza e la contingenza {{Pt|del-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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{{larger|32.}} — Ma perchè non è e sempre diventa? soggiungeva io, ovvero, perchè non è tutto e non è l’infinito, come giudica il senso comune? Tal cominciamento dell’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} mi puzza di arbitrario e non mi sembra posto ''a priori''.
Esso è perfettamente ''a priori'', ripigliava il giovine con occhi accesi e da sincero e ardente neofita; conciossiachè l’Hegel prende le mosse da due proposizioni ugualmente assolute e innegabili; l’una dice: l’essere puro e indeterminato è identico al nulla; l’altra: questo medesimo essere e il nulla sono opposti e contradittorj.
Ma di grazia, se la prima è assolutamente vera, non torna assolutamente falsa la seconda, e viceversa?
Sono vere ambidue sotto vario riguardamento.
Voi mi raccontate miracoli; atteso che fra cose identiche, come l’Hegel vuole che sieno l’essere indeterminato e il nulla, le attinenze non si diversificano dall’uno all’altro termine, ma tutte si fanno di necessità identiche. Se A è uguale ad A, tutte le relazioni che tu affermi del primo forza è affermarle eziandio del secondo. Però il vario riguardamento non ci entra; e ad ogni modo il vario riguardamento può stare intorno ciò che à qualche determinazione; laddove nel caso nostro i termini toccano veramente il supremo della semplicità.
Così pare al volgo dei filosofi, non al mio gran maestro, il quale aggiunge di soprapiù che le due prefate proposizioni, benchè contrarie in fra loro come il si e il no, pur nondimeno non si distruggono; e invece, si risolvono di buon accordo nel fatto del diventare che è appunto un mescolamento del nulla e dell’essere.
Altro miracolo strepitoso; perchè qui esce dai due pronunziati ciò che non sussiste minimamente nè {{Pt|den-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|22}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|v=2|II.}}
{{larger|37.}} — Avvolgendomi io per non piccolo spazio di tempo fra tali pensieri, mi sovvenne di quella filosofia tanto riguardosa e modesta, quanto serena e sicura ne’ suoi giudicj, e della quale fu detto averla {{AutoreCitato|Socrate|Socrate}} primamente levata dal cielo e condotta a conversare famigliarmente in mezzo agli uomini. Di lei mi sovvenne, la qual non presume in alcuna cosa di saperne più là della stessa natura: ma di questa, invece, si dichiara attenta discepola, e ne accetta i pronunziati siccome oracoli; e dove non giunge o la diretta esperienza o l’argomentare irreprobabile, non si sdegna ella di supplire con la fede istintiva e comune. Tale filosofia, chi ben la considera e ne cerca diligentemente la storia, prosegui a risplendere negl’intelletti savj e meglio contemperati eziandio in mezzo alle più animose e irreconciliabili discettazioni delle scuole e delle accademie. Quella filosofia persuadeva già {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Marco Tullio}}, quando trattavasi d’indagazioni curiose ed astratte, di dubitare e cavillare insieme coi secondi platonici; e quando controvertevansi le discipline morali e civili, di tenersi saldo ed irremovibile negli adagi del senso comune, e col loro lume e criterio accettare la parte più bella e fondata delle teoriche degli stoici.
{{larger|38.}} — Ma cotesta filosofia secondo natura e secondo i suggerimenti e i metodi del buon senso, non avrà diceva io allora, ordine rigoroso di scienza, non forza di dimostrazioni, non principj, non unità? Avralli, soggiungevo, chè altramente non sarebbe opera d’umano intelletto, e non le competerebbe alcuna signoria ed alcuna invigilazione sulle altre specie e categorie dell’umano sapere.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|27}}}}</noinclude>''{{Pt|<br>|Dialo}}ghi di Scienza prima''. In questo secondo descrissi, a volerla così chiamare, la legislazione intera della filosofia naturale. Ne’ primi cinque dialoghi io ne assegnava la materia ed il fine, ne scandagliava il metodo, ne delineava i principj massimi. E intorno a questi (come a subbietto fondamentale) io mi faceva a cercare con diligenza quanti sono e quali e di che caratteri rivestiti; e se alcuno è fra loro che tutti li padroneggi e governi, e quali si possono condurre alla forma delle proposizioni identiche od analitiche; quanti ricevono dimostrazione dai superiori; quanti sembrano rimanere intangibili, o come il geometra usa dire, non riducibili in altri.
{{larger|42.}} — Nel sesto dialogo accennavo una dottrina assai trascurata e pur bella e di suprema importanza, ed è quella che cerca e studia gli schiarimenti, le purgazioni e l’ampliazione e fruttuosità progressiva dei principj del senso comune secondo che le arreca l’azione del tempo e della civiltà, e per le quali si rettifica in mente degli uomini il naturale raziocinio e la notizia dei primi veri e componesi a poco a poco presso le genti più culte una scienza comune evidente e feconda che è molto più alta e più piena che il senso comune, e differisce da lui quanto la intuizione dalla riflessione, l’arte dalla scienza, la cognizione empirica dalla razionale; mentre lo assomiglia ciò non ostante nella universalità, nella certezza, nella perduranza; e da lui non pure ebbe il seme, ma crebbe all’ombra sua e dall’umore di sue radici pigliò nutrimento.
{{larger|43.}} — Tutte cose mal trasandate dai metafisici perchè, come sentenziò il {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, non solo si pompeggia nel mondo la boria delle nazioni, ma quella maggiore altresì dei filosofi e delle Accademie; le quali rendonsi certe di veder lume esse sole e non s’accorgono ovvero non<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|28}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}curano del comune sapere speculative, cresciuto a grado per grado e a spese propriamente di mille prove sfortunate e di mille errori e emoderatezze ne’ quali incappo l’orgogliosa e solitaria cogitazione dei cattedranti e dei capiscuola. Nè sembra inutile di qui notare come questa che domandiamo scienza comune tronca i pervi a quell’argomento degli scettici e detrattori della metafisica, il quale dal conflitto perenne delle dottrine è dei sistemi inferisce in lei la impossibilità del progredire e perfezionarsi. Attesoché, guardandosi spassionatamente alla via trascorsa in più secoli dalla scienza comune, chiunque s’avviserà di negarne i grandi incrementi si porrà del sicuro alla prova di negar l’evidenza.
Ancora, non mi asterrò dall’avvertire di passata che questo fatto cospicuo degli ammendamenti e degl’incrementi nella scienza comune dei sommi principj e delle più larghe applicazioni dovrebbe pigliar luogo eminente nelle storie che scrivonsi della civiltà e della Filosofia.
{{larger|44.}} — Egli & poi manifesto che definiti e fermi gli adagi supremi, giusta la estimazione che ne fa la ragion comune, può ogni rimanente procedere con deduzione rigorosa e scientifica quanto si voglia il più e applicando la mente alla cognizione così dello spirito come degli enti corporei, alle realità ed alle idee, all’essere ed al pensiere, e insomma a tutto il sapere universo e infinito. Conciossinché la Filosofia naturale non muta certo né ristringe la materia dello scibile, né cambia in nulla il procedimento degl’intelletti, il quale per legge intrinseca e formativa di quelli va sempre mai dall’intuizione alla riflessione e dalla sintesi all’analisi; per ritornare graduatamente ad una sintesi molto più chiara e più comprensiva, e dentro di cui l’unità de’ principj raccoglie e dispone i veri<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|36}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}e arruffare a un tratto la gran matassa che ne cavarono, e ciò avvenga in quel mentre appunto che sono per metterla in sull’arcolaio e darle nome e celebrità di sistema. In verità ch’io porto loro una dolce invidia; ed elli mi fanno intendere chiaramente perchè {{AutoreCitato|Platone|Platone}} nei dialoghi abbia usanza di spesso chiamare macario, che nel volgar nostro suona beato, il più intrepido de’ disputatori; perchè gran beatitudine è quella di non dubitare della sua scienza; e dopo dieci e venti anni guardarla in viso con altrettanto o maggiore compiacimento e non trovarci nulla da rinnegare e correggere.
{{larger|55.}} — Checchè peraltro si stimi di ciò, tempo è che io dichiari in breve le conclusioni teoretiche alle quali, aiutandomi Iddio, sono alla fine pervenuto: e intendo delle parti che contraddistinguono la mia dottrina e la sceverano da quella degli altri; ciò che si possiede a comune mi sembra inutile di registrare e ciascuno lo può sottointendere.
Ma qui, lettor mio, non isperare da me che io ti dilati e rispiani la via e te la sgombri dai rovi e dalle ceppaie, come à praticato insinora.
Noi entriamo a dirittura nella selva selvaggia delle astrazioni e nel più fitto delle metafisiche astruserie. Ben ti prometto la concisione e una gran parsimonia di que’ pensieri intermedj ch’uomo sperimentato nella materia può supplire del proprio; e farò come colui che lineando in carta i confini e le massime partizioni d’uno sinisurato impero, lascia ad altro tempo il segnare a luogo a luogo le città e le borgate e i più notabili accidenti del suolo. Insomma, io posso e voglio accorciarti la noia, ma non abolirla; e m’è tanto impossibile di fiorire il mio novo subbietto, quanto sarebbe ad {{AutoreCitato|Euclide|Euclide}} il convertire in madrigali i suoi teoremi.
{{Pt|{{rule|t=1|4em}}|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|37}}}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO QUINTO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''DELLA CRITICA DELLA CONOSCENZA.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|I.}}
{{larger|56.}} — La scienza, dicemmo, à principio legittimo dal principio stesso delle cose e però dee movere da quella nozione dell’Assoluto che non domanda e non presuppone nulla sopra di sè, e la quale intesa e chiarita debitamente in ciò che contiene, mostrasi semplice, piana, aperta, evidente ed irrepugnabile ad ogni intelletto. Nientedimeno, l’indole de’ nostri tempi esige che l’ontologia non possa procedere tutta sola e senza apparecchiamento d’altra dottrina. Imperocchè, la mente possiede (anzi a parlare più giusto) è posseduta ne’ nostri giorni dall’abito tenacissimo di non cedere nettampoco allo splendore dell’evidenza; ma piegandosi del continuo sopra sè stessa chiede ostinatamente il perchè d’ogni proprio atto e la ragione dell’evidenza medesima.
{{larger|57.}} — Oltre di che, come qualunque principio è da ultimo per la scienza una cognizione, e questa inchiude che sussista una mente la quale conosca, ei si vuole sapere oggi per una cotale anticipazione che è questa mento e se può conoscere, e come, e sino a che termine il può. Da ciò è nato che la Critica della Conoscenza, ignota in troppa gran porzione agli antichi, venne pigliando sì gran campo ne’ moderni studj speculativi. D’altro lato è da confessare che la notizia esatta e bene ordinata dell’Organo, la quale risulta pressochè tutta dalla Critica della Conoscenza, sparge<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|38}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}luce copiosa in tutte le parti della metafisica; e non mediocremente se ne rifà ancora l’ontologia. Attesochè astrarre questa di continuo dagli atti nostri cogitativi è troppo difficile; e rimoverla da ogni relazione con la mentalità e con le forme logicali è impossibile. Dicasi dunque che tale Critica è preparazione acconcissima, non però necessaria, all’ontologia; la quale dee potersi reggere tutta da sè: e quando fosse altramente, non avrebbe di prima scienza nè la dignità nè l’efficacia e non chiuderebbe in sè medesima l’oggetto assoluto. Oltrechè, le relazioni con la mentalità o intelligibilità universale che tu la chiami, guardate in astratto e in quello che arrecano di necessario non implicano propriamente nulla di subbiettivo, di accidentale e d’individuo.
{{larger|58.}} — Così in compagnia del secolo fecemi io pure a prevenire la scienza dell’Assoluto con l’analisi perspicace dell’indole e legittimità dei nostri mezzi conoscitivi. E qui pure, di queste tali investigazioni darò la porzione più nuova e i più notabili risultamenti. Perchè, in altra guisa accadrebbemi di trascrivere un grosso volume. Se non che, io farò diligenza di mettere ordine e lucidezza in tutte le cose che andrò esponendo ristrettamente; e nella parte congetturale, descriverò le cagioni e ragioni onde il mio intelletto inchino ad opinare in un certo modo piuttosto che in altro. Molte dottrine poi speciali saranno trattate a debiti luoghi e in più parti dell’opera.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|II.}}
{{larger|59.}} — Ebbi primamente per cosa sicura che questo riflettere del pensiere sopra sè stesso, e questo giudicare la validità e certezza propria e de’ suoi istrumenti,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|46}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}quelle è implicato e le provoca; poi di scevrar tutto questo dall’apprensione intellettuale di esso atto la qual non è senso nè forma e grado di nostra passività.
Similmente, è malagevole d’intendere con lucidezza come la congiunzione che vuolsi chiamar percettiva non penetra dentro la essenza di alcuno dei due subbietti e tuttavolta non n’è separata, ma serba fra essi un intimo e spirituale contatto, come divinamente fu detto dal {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}} in alcun suo dialogo.
{{larger|70.}} — Laonde noi concludiamo che la percezione esteriore non è un sentire l’oggetto come pare che dica il {{AutoreCitato|Pasquale Galluppi|Galluppi}}, nè un affermarlo per subita spirazione come opina il {{AutoreCitato|Thomas Reid|Reid}}; nè un giudicarlo mediante alcuni concetti universali e formali come arbitra il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} ed in parte il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Antonio Rosmini}}: ma è l’avvertire che fa la mente due cose ad un tempo, l’una sensata e l’altra no, e ciò è la sensazione e passione del proprio spirito connessa e intrinsecata con l’atto penetrativo che dal di fuori procede. La qual visione mentale (mi giovi di qui replicarlo) accade per ciò che l’animo nostro congiunge sè, ovvero è congiunto all’esterne sostanze; e congiungendosi, le avverte e conosce, ma non più là dei termini della congiunzione; e vale a dire, nel solo atto penetrativo e nel solo legame che stringe l’atto alla forza esterna da onde emana.
{{larger|71.}} — In questo legame dell’attiva azione e della passiva raccogliesi la forma sintetica naturale su cui si adempie il giudicio che poi sussegue. Laonde non è certo il giudicio il quale costituisce la percezione, ma si è il congiungimento degli atti che la mente avverte ed afferma a sè stessa. Nel che fare la mente nè leva nè aggiunge nè muta un ette alla cosa.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|49}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}del produrre l’effetto; in quel di sostanza non vedi nulla che tenga del concreto e del sussistente nè vi distingui il subbietto dai modi nè i modi dagli accidenti; in quello di attività e passività non v’è punto azione e passione; in quel di affermare e negare non v’è alcuna mente che negli od affermi, e così prosiegui per gli altri. Anzi io ti vo’ dire più là, che àvvi molti concetti i quali sono a dirittura il contrario di quello che rappresentano; perocchè il concetto di moltiplicità è uno e significa il più; quello di divisione è affatto indiviso; quello di spazio, affatto inesteso; quello di mutazione e di successione, è immobile assolutamente e fuori del tempo. La teorica adunque delle forme kantiane riducesi in ultimo a sentenziare un gran mostro ed è che l’uomo conosce lo sconosciuto e può senz’occhi indovinare l’azzurro dei cieli o intendere compiutamente una carta da musica senz’avere udito giammai nè voci nè suoni.
{{larger|74.}} — Adunque le forme kantiane o confondonsi col loro oggetto e fanno dell’idea e dell’ideato una sola entità ed esse medesime sono i noumeni; ovvero, sono di tutto ciò le nude rappresentanze. Nel primo caso, la realità dei subbietti è subitamente trovata e accertata contro la sentenza del {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}}. Nell’altro caso, torna l’istanza soprallegata che la realità dei subbietti debb’essere stata precedentemente conosciuta; senza di che le idee o forme che vogliano dirsi non avrebbero significato veruno e terrebbon luogo di que’ geroglifici o di que’ caratteri di lingue perdute che l’uomo guarda da secoli e non può spiegare nè intendere.
{{larger|75.}} — Non senza gli sproni della necessità sonomi alquanto disteso in cotesto primo capo della filosofia critica; perchè il ben fermare il valore e la certezza scientifica della percezione al modo che abbiamo fatto<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|4}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|51}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}veggiamo le copie. Ma tali copie o rappresentazioni o specchi degli esseri, se perfettamente gli imitano, debbono altresì ripetere la sostanza le forze gli atti la esteriorità e la vita di quelli. Nel qual caso, esser copie diventano naturalmente una moltiplicazione degli originali loro; e dentro l’anima nostra starebbero infinite altre sostanze od anime, il che diventa un gran paradosso. Nell’altro caso e cioè che le copie e rappresentazioni ritraessero i soli fenomeni e le sole, a così chiamarle, figurazioni ed aspetti, noi le stimeremmo quello appunto che sarebbero, non forze, non subbietti operanti, non cose vive, ma fantasmi, ombre e apparenze mescolate e confuse. E nulla non avrebbero di obbiettivo e di esterno; e il di fuori di noi sarebbe cosa non pure ignota ma inconcepibile; e ogni visione di essere parrebbe, a così parlare, aderente all’anima nostra come dicono accadere a’ quei ciechi nati a cui viene subitamente conceduta la facoltà del vedere. Conciossiache qualunque rappresentazione dell’energia, della sostanza, della vita, della esteriorità e simili non può in guisa alcuna farle conoscere, essendone spoglia per sè interamente. Il qual difetto è comune ad ogni sistema che nega allo spirito nostro il congiungersi con le forze esteriori od almeno gli vieta di averne intuito immediato. Ma egli è certissimo, e sta nel novero dei fatti più generali ed anzi nel novero delle più essenziali ed universali categorie dell’ente, che fra l’uno e il molteplice e tra l’assolutamente diviso e l’assolutamente consustanziale e medesimo interviene la congiunzione; la quale di due cose fa un che di mezzano, e mentre non sono uno nemmanco sono separate; non è unità la loro ma unione perfetta; non compenetrazione e risoluzione di subbietti, ma scambievole trasmissione di atti; e gli è insomma la congiunzione più o meno intrinsecata ed unificata;<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|52}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}poiché nessun sinonimo e nessuna definizione può crescere chiarezza al vocabolo proprio e il quale esprime una forma di realità semplicissima e che solo a sè stessa riesce rassomigliante.
{{larger|77.}} — Ora come procede la congiunzione, così l’intuito correspettivo; e l’uno è misura precisa dell’altro. Imperocchè la mente la quale s’accorge di ciò che accade dentro lo spirito avverte altresì la compenetrazione degli atti e il limite loro o vogliam dire la inerenza e il termine di ciascheduno di essi nel proprio subbietto. Per fermo, se la congiunzione è l’opposto della separazione assoluta, certo la vista mentale debbe oltrepassare il subbietto proprio ed estendersi alla unione degli atti e finire là preciso dove comincia l’assoluta separazione, che è in quell’intrinseco non pur diviso ma al tutto incomunicabile delle due sostanze congiunte. Per questo medesimo, se gli atti unificati sono espansione immediata de’ loro agenti, non può l’occhio intellettuale percepirli come atti e non iscorgere il lor legame con ambedue gli agenti correspettivi; ma però quel legame è nel tempo stesso il confine della congiunzione e il confine dello intuito; e quindi se l’intelletto coglie la esistenza e presenza dei due subbietti, la coglie vuota, oscura e indeterminata.
Nè qui poi si cerca la differenza del sicuro grandissima tra l’intuire il subbietto nostro e il subbietto esteriore. Noi ne terremo un poco di discorso più tardi; e qui basti il considerare la forma generale e comune delle due sostanze nell’atto loro di unimento.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|IV.}}
{{larger|78.}} — Nè oggidi occorre di spendere molte parole per dimostrare che possono la materia e lo spirito entrare<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|58}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}cinque lustri e più d’esame paziente, spassionato, minuto e diligentissimo non ò alcuna peritanza di confermare ed asseverare il gran pronunciato di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}, non v’essere nulla nella mente che prima non sia stato ne’ sensi; intendendo che per li sensi abbiano avuto loro varco e loro principio eziandio i risultamenti dell’astrarre e del comparare; e comprendendo sotto il nome di fatto e di esperimento alcune specie altresi d’intuizioni e di percezioni che in sè medesime propriamente non sono sensate, come la intuizione dello spazio e della durata o quella dell’atto penetrativo delle forze esteriori e forse alcun’altra di cui toccheremo più avanti.
{{larger|88.}} — E insomma il filosofema fondamentale d’Aristotile suona per me la esclusione intera e generalissima d’ogni idea innata. Imperocchè idea la quale non rappresenti nulla è certo un essere di ragione affatto diverso da ciò che quel vocabolo suona nell’uso generale moderno.
E volere che le idee rappresentino a noi primamente e originalmente ciò che in qualunque modo ci è ignoto e non dimeno abbiano una chiara e determinata significazione, è del sicuro un abbaglio de’ più madornali.
In questa accezione impertanto, nessuna idea esiste innata, e val quanto dire che nessuna antecede nella mente nostra la cognizione diretta degli esseri rappresentati.
{{larger|89.}} — Certo è poi che le idee guardate nell’oggetto assoluto al quale si riferiscono, sono, invece, tutte quante innate e superiori e anteriori alle nostre cogitazioni. Imperocchè non v’à idea la quale non esprima una eterna possibilità d’alcuna cosa finita, ovvero tale determinazione o tale altra dell’Assoluto medesimo.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|64}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}si fa predicato e l’altro subbietto, mediante l’unità sostanziale dell’anima nostra; quasi potesse quella unità mutare l’essere delle cose e fare che l’una facoltà diventi atto ed affezione dell’altra, e sia questa predicato o subbietto di quella, ed abbiasi licenza di dire o che l’intelletto patisce, o che la volontà intende o che il senso giudica, e simili paradossi. Di più, se
quel giudicio (o per tenermi a martello) se la congiunzione di que’ due termini del giudicio è fatta naturalmente nel fondo del nostro spirito, giammai la mente non li scorge divisi e non può esprimere quel discorso: la idea per innanzi intuita in astratto e in universale eccola qui attuata in modo particolare.
{{larger|98.}} — Tengasi adunque per dimostrato, che l’anima nostra, appunto come sostanza una e impartibile e munita della facoltà di avvertire ogni proprio stato e gli atti che ne provengono, avverte divisamente, ma con la stessa veduta mentale, le percezioni, i sentimenti le volizioni e le intellezioni, e ne scorge pure la differenza. Una mente sola ora afferma le sussistenze concrete ed ora le idee; e quindi compone due specie differentissime di giudicj; in quelli della prima distingue una cosa inerente in un’altra o che ne dipende o che le si attiene. In cambio, negli altri giudizi che forma di soli concetti assoluti, la mente asserisce semplicemente è sempre ad un modo che tale idea è il predicato o il subbietto di tale altra idea. Ma la percezione in atto non sarà il predicato giammai d’un’idea nè questa di quella. Per ciò conseguire, necessita che la percezione divenga innanzi un concetto; ma non diverrà mai cotesto, o parlando più esatto, noi non ne penseremo mai l’idea rispettiva, se la percezione non fu innanzi avvisata {{Ec|o|e|Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/824}} conosciuta direttamente nel suo essere in atto e senza intervento alcuno di forme ideali.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|69}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}quale oggi incontra di edificare alla perfine una scienza rigorosa dei sommi principj, risolvendo in uno le teoriche più sostanziose e proprie d’{{AutoreCitato|Aristotele|Aristotile}} e di {{AutoreCitato|Platone|Platone}}, dee reputarsi meno ingegnoso che fortunato. E ripotesi nell’alta speculativa quello che gindicano i politici intorno alla storia; e cioè a dire, che uomini eziandio mediocri apparir possono come grandi per essere capitati opportunamente. Già ventitrè anni addietro uscivano dalla mia penna le infrascritte parole: ''Noi arbitriamo..... la vera e sola concordia fra Platone e Aristotile consistere in ciò che l’uno è complemento necessario dell’altro; tanto manca che si escludono e si contradicano''. Bella e feconda sentenza era questa suggeritami meno assai dalla scienza che da secreto indovinamento; come troppo il dimostrano le spiegazioni e dichiarazioni incerte ed insufficienti che io ne scriveva in quel tempo.<ref>Dell’Ontologia e del Metodo, Cap. XVI.</ref> La concordia ferma e durevole tra le due filosofie divenne possibile nella mia mente allora soltanto che io giunsi a persuadermi della realità obbiettiva di tutte le idee. E d’altra parte rimasi saldo nel credere che i fatti della natura e del nostro spirito sono intuiti immediatamente e senza intraponimento veruno d’idee; come eziandio non mi rimossi dal giudicare che nelle cognizioni astratte, le idee porgono bensì la forma e l’assolutezza, ma l’esperienza porge tutta quanta la loro materia; chè sono i due canoni fondamentali della teorica d’Aristotile.<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/>{{rule|t=2|v=4|4em}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|75}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}per esempio, le forze dei corpi esterni e degli esseri a noi somiglianti. Da tutto ciò è provocata ed occasionata una visione astratta e generale della potenza; e in cotal visione è l’idea fatta presente allo spirito, e la quale, ravvolta prima tra le percezioni e i fantasmi, a poco a poco se ne discioglie; ed allora la mente pensa e conosce la cosa in sè, e vale a dire, nel nostro caso, una potenza eterna e assoluta; come farebbe colui che guardando nel mare e veggendovi tremolar la luce di Espero o della Luna, alzasse gli occhi e mirasse l’eterno e verace esemplare di quella splendenza riflessa e fuggevole.
{{larger|117.}} — Simigliante idea, o concetto che voglia chiamarsi, è rappresentativa in due modi, e quasi direi da due bande, ''ad extra ''e'' ad intra''. ''Ad extra'' rappresenta il genere di tutte le particolari potenze o attuali o già sussistenti o future. ''Ad intra'' egli esprime il realissimo e assolutissimo oggetto suo, la potenza increata e divina e la possibilità eterna di quelle potenze finite, relative e particolari. Ma, come l’idea rappresenta le potenze concrete e individuali solo per effigie e per mentale significazione, ella fa il medesimo a rispetto dell’Ente assoluto, la cui sostanza e i cui attributi esprime in guisa, a così parlare, figurativa. Da ciò consegue che se ti è a cuore d’intendere quello che sia effettualmente ed intrinsecamente l’ideato ''ad extra'', ei ti convien ricordare o di nuovo sperimentare la percezione d’una qualche potenza in atto. In pari maniera, e solo mediante una cotal percezione, spogliata innanzi de’ limiti suoi e d’ogni corporalità e sublimata e purificata al possibile, ti verrà fatto d’intendere quel che significa ''ad intra'' l’idea rappresentatrice dell’assoluta potenza.
{{larger|118.}} — Se non che, mentre la rappresentazione ''ad extra'' si riferisce a cosa che può non esistere; e, ad<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|76}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ogni modo, è sceverata e divisa sostanzialmente dalla sua idea questa invece è ''ad intra'' essenzialmente connessa con l’oggetto suo proprio, e cioè con la realtà eterna e assoluta cui rappresenta; perchè nell’intrinseco non è altra cosa eccetto che quella realità apparente allo spirito sotto forma mentale. Così il principe (se possono mai valere di tali comparazioni) con la
maestà del volto, col parlare solenne, e le insegne reali che porta seco, rappresenta ai sensi la dignità, la universalità e gli altri immateriali attributi del suo potere; e vale a dire ch’egli rappresenta sè stesso e la grandezza sua spirituale e invisibile per mezzo di note e significazioni estrinseche. E qualunque uomo che parla ed esprime con verità ed evidenza i pensamenti ed i sentimenti onde è mosso, non fa in effetto altra cosa se non rappresentar sè medesimo in quelle sue parole; e si può anche aggiungere senza troppo di licenza e d’improprietà, che nel modo che le parole sono rappresentazione delle idee, così le idee sono degli oggetti; salvochè le parole, per la forma lor materiale, dividonsi sostanzialmente dalle idee correlative; non così queste dal loro eterno ideato.
{{larger|119.}} — O poi lungamente pensato se possono i fantasmi venire a grado a grado immateriali e tanto essere spiritualizzati da non più serbare alcuna rassomiglianza e partecipazione col senso. Questo infatti volle {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotile}}, quando all’intelletto agente attribuiva la facoltà di dedurre dai fantasmi le specie intelligibili, quelle specie medesime che erano in potenza in essi fantasmi. Certo non è ripugnante che lo spirito componga a sè stesso gli enti rappresentativi, intendendo di quelle rappresentanze a cui fanno riscontro continuo le sensazioni e le percezioni. Imperocchè, se voglia dirsi la verità intera intera, ei torna così misteriosa a noi {{Pt|co-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|84}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|du}}bio; ed è una priori si fatto che in lui principia al tempo medesimo la scienza del vero e la scienza dell’essere, o come disse il Vico stupendamente la scienza del vero essere. Perciò conviene che i due assoluti del vero e dell’essere, distinti solo per atto e virtù astrattiva, perfettamente coincidano e s’immedesimino; e così accade per appunto nel nostro pronunziato.
{{larger|126.}} — Certo, il riflettere umano per le condizioni logiche fuor delle quali non può condursi, comincia dall’affermare Dio come verità, e vogliam dire che in ordine dimostrativo è solo un Dio ipotetico quello contemplate e affermato nella proposizione. La mente vi si ferma e vi si riposa, perchè in quella sola forma ideale scorge lo splendore dell’evidenza; e lo vi scorge per la stessa ragione onde le è impossibile di negare qualunque proposizione identica; e con altri termini, perchè le i impossibile di negare la verità. Diremo poi più tardi come nel fatto la mente riferisce sempre l’ideale al reale sebbene non sempre ne à distinta coscienza. Ora, questa verità necessaria e innegabile è perciò medesimo alcun che di assoluto, di eterno, d’infinito e di perfettamente uno; le quali condizioni permangono tutte indipendenti dall’intrinseco della verità stessa; e intendiamo di esprinere che sono formali ed essenziali alla verità, qualunque sia l’oggetto ch’ella significa; solo badandosi a questo ch’ella sia realmente una verità e, vale a dire, che non cada incongruenza nessuna nei termini del suo concetto.
Oltre di ciò, nella nostra proposizione il contenuto della verità esprime una serie infinita d’infinite perfezioni, e però esprime la pienezza dell’Ente Assoluto, ma solo in quanto cotale pienezza è visione immediata dell’intelletto o sia in quanto è verità. Di tal guisa, la nostra proposizione mena all’assolutezza dell’essere così col proprio contenente, come col proprio contenuto;<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|93}}}}</noinclude>
{{larger|141.}} — Queste sono le certe significazioni d’ogni verità necessaria e questo pensiamo implicitamente oguora che facciam luogo nell’intelletto a un pronunziato apodittico. La qualità poi e natura dell’obbietto della verità procede interamente ed onninamente dalla forma del contenuto di lei, essendo che questo può essere un concreto o un astratto, un contingente od un necessario, l’universale o il particolare, la sostanza od il modo, e così prosegui per tutte mai le categorie e le passioni dell’essere. Concludasi, che quando per la definizione il contenuto dell’idea o vogliam dire l’ideato (obbietto della verità) è un termine positivo e concreto e quindi è una realità sostanziale e pensata in sussistenza ed in atto, cotesta eziandio è un’esistenza necessaria ed eterna; e la quale per ciò che è conoscibile a le intelligenze nostre, mediante l’idea o rappresentazione sun, piglin titolo di verità. Così il contenuto obbiettivo del pronunziato analitico sovraposto, essendo la divina sostanza e le perfezioni sue infinite, cotal contenuto esiste eternamente e assolutamente.
{{larger|142.}} — O convien negare le verità necessarie; negare che sussistano eternamente; negare l’essere loro rappresentativo; negare che si convertano col loro obbietto; negare, infine, o tutto o parte del lor contenuto: ovvero gli è forza concedere l’assolutezza e l’eternità dell’oggetto del mio pronunziato, il che viene esattissimamente a dire ch’egli esiste ed esiste in atto. E ridevole mi si fa l’istanza di molti scettici i quali opinano essere le verità necessarie e assolute una semplice relazione; come se questa non meni seco a marcia forza l’esistenza dei termini suoi rispettivi. Chè, anzi mentre tu puoi pensare in disparte l’uno dall’altro e ciascuno in sè stesso i termini della relazione, questa del sicuro non può venire pensata nel difetto di quelli.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|97}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}penso mediatamente ad una sostanza infinita, o vogliam dire, all’Essere perfettissimo. Dacchè, se io vi penso, ancora che fermo nel proposito di negarlo, io non posso perciò nè distruggere quel concetto nè alterare d’un nulla il suo contenuto, o fare che non vi s’inchiuda un termine sostanziale, o vietargli che non significhi con verità eterna ed irrepugnabile tutto quello che esprimono e rappresentano le idee sue rispettive.
{{larger|147.}} — Torni tu ad asseverare che pensi all’idea dell’essere perfettissimo e non a lui propriamente? Sia come dici, e tenta, se puoi, di pensare all’idea, senza riferirla insieme alla cosa di cui è idea. E se tu perseveri a credere quell’ ideato stesso una mera idea, noi ti chieggiamo immantinente: idea di che? ed ecco di nuovo il suo ed il nostro pensiere costretto di riferire l’intellezione all’ oggetto suo, la rappresentazione al rappresentato; e ciò è, nell’ esempio addotto, all’essere sostanziale esistente; perchè se nol vuoi esistente e nol vuoi sostanziale, è dunque rappresentazione dell’esistente e del sostanziale e così all’infinito. E ciò procede di piena necessità; perocchè fermarsi nell’idea, siccome tale, si è rimanere nel relativo e in una parte sola del contenuto; ed è pensare un’attinenza e negare quel termine, levato il quale, l’attinenza non sussiste. In fine, quando si aggiunga per certa caparbietà di giudicio che il concetto dvuna sostanza termina sibbene in un ideato e in un assoluto, ma che questo non è sostanza, io replicherò sempre che in tal supposto è forza concedere che i nostri concetti e le verità necessarie che ne rampollano sono intrinsecamente ed essenzialmente bugiarde.
{{larger|148.}} — Tale illusione poi dei filosofi critici di voler sempré dimorare nell’idea e nella rappresentazione, vedesi manifesta nel caso prescelto con grande acume<noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|7}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|98}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}da {{AutoreCitato|Anselmo d'Aosta|sant’Anselmo}} che fu il concetto dell’Essere perfettissimo. E nel vero, in simile esempio insino a quando tu non confessi di concepire la cosa in se e nella sua sussistenza, indarno tu dici di pensare il massimo e il perfettissimo, essendo che infinitamente inferiore e imperfetta rimane la rappresentazione appresso al rappresentato; e pure tu pensi veracemente il massimo e il perfettissimo in atto e sei in fragrante contradizione col tuo pensiere e la tua coscienza. In ciò, credo io, consiste tutto il vigore dell’argomento celebratissimo di quel metafisico,
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|V.}}
{{larger|149.}} — Ma io debbo della falsità originaria ed inemmendabile a cui condannano i critici la intellezione umana rivolta ai veri assoluti porgere altra dimostrazione; e questa pure io deduco non da principio forestiero d’origine o superiore di autorità, ma dalla necessità logica e irreprobabile di essi veri assoluti, che è la fonte perenne e legittima da cui si deriva la intera nostra teorica; e la dimostrazione è sì fatta.
Le verità eterne e apodittiche essendo universali di loro natura e incapaci di mutazione, si esemplano e si attuano con piena necessità in tutti que’ sussistenti, i quali rispondono alle determinazioni e specificazioni che in esse noi contempliamo. Così, rimanendo certa in modo assoluto ogni proprietà ed ogni attinenza che Euclide scopriva nelle figure triangolari, bisogna che ciò si avveri esattissimamente nei triangoli innumerevoli or sussistenti, ed abbia facoltà continua ed anzi necessità di avverarsi negli infiniti altri possibili.
Ciò presupposto, si badi che alcune verità eterne e apodittiche risguardano i contingenti ed altre i non<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|104}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|con}}cetto, crediamo averlo mostrato poc’anzi in maniera non confutabile. Il grave abbaglio del {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} e de’ suoi seguaci si originò primamente dal non voler riconoscere che nella verità necessaria è un obbietto assoluto e divino manifestato allo spirito mediante certa mentale rappresentazione. Secondamente, dal credere non per salda ragione ma per ostinata anticipazion di giudicio che a dare sussistenza alle verità necessarie basti un oggetto onninamente possibile, e la cui realtà rimanga sempre sfornita di prova. E prima non badò il Kant e la scuola sua che il possibile in ultimo dee concretarsi in una assoluta realità. Secondo, che i contingenti soli sono possibili, dando a tal voce il valor suo metafisico; e che d’altra parte, ai veri che esprimono le attribuzioni dell’infinito falliva, secondo la lor dottrina, qualunque sorta d’obbietto. Falliva il reale e sussistente, perchè lo negano; falliva il possibile, perchè invece sarebbe affatto il contrario. Di cotal modo le verità necessarie non esprimerebbero cosa alcuna e con inganno perpetuo, affermando certe esistenze, affermerebbero il nulla.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|VI.}}
{{larger|155.}} — A noi questa seconda forma di prova ontologica sembra così intera ed irreprobabile, come la superiore quando si riconosca il fatto della natura rappresentativa delle idee. Sebbene non ci è nascosto che taluno lo nega o lo interpreta in modo troppo diverso. E certo, se la voce ''idea'', conforme la pensa il {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}}, vuol significare invece la realita suprema e assoluta che la mente umana percepisce in ogni pensiere immediatamente, forza è mutare i vocaboli o mutar le significazioni. Noi giudichiamo che il fatto della intellezione<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|105}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}avvenga quale l’abbiamo descritto nei primi capitoli; e il tramezzare delle idee fra l’intuito umano e l’obbietto assoluto è cosa che ci torna così evidente come nell’atto del percepire ci si fa evidente che la sensazione sveglia l’occhio mentale a intuire l’esterno subbietto. Noi reputiamo di aver chiarito al possibile questa parte della storia del nostro pensiere e ne indicheremo più avanti le conseguenze maggiormente notabili per tutta la ideologia. In ogni modo, non sono del sicuro gli amplificatori delle dottrine platoniche coloro dai quali può venir impugnata la obbiettività delle idee. Senzachè, qualunque valore voglia pur darsi ai nostri concetti e qualunque sorta di entità attribuire alle intellezioni umane, sempre ricordi il lettore che la prova ontologica della esistenza di Dio emerge inconcussa e certissima dal dilemma da noi proferito: o la verità è forma essenziale dell’Assoluto, od essa medesima è l’Assoluto.
{{larger|156.}} — Potrebbesi forse non contradire a ragione, ma cavillare dicendo che la forza intera d’una simile argomentazione dimora in ciò che la verità necessaria cosa eterna e assoluta. Ma questo assoluto della verità non si prova, ed anzi provasi nettamente il contrario; atteso che la verità termina nell’essere di cui appunto è verità; dunque è essenza relativa e in sè medesima non si compie. Intanto, dal supporla assoluta, tu argomenti la realità sua e il suo essere sostanziale. Ti avvolgi quindi in un circolo; e ne fai spia tu medesimo allorchè poni il dilemma del doversi la verità sostanziare in sè stessa od in altro; che se in altro può sostanziarsi, ella non è dunque assoluta.
Questa è la cavillosa obbiezione, e la risposta non difficile sarà si fatta.
{{larger|157.}} — L’Assoluto della verità necessaria è ritratto<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|110}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}si lasci scoprire e conoscere e l’ideato rimangasi inconoscibile. Noi avremo una sequela di cifre e di jeroglifici di cui la chiave è perduta; ed auzi ci ricordiamo che più d’una volta usasti tu medesimo di tale argomento ad abolire le forme kantiane le quali si vogliono rappresentative, mentre i Noumeni rappresentati non si rivelano mai, tanto che ognuno a suo bell’agio li può negare.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|VIII.}}
{{larger|165.}} — Cotali sono le istanze che m’ànno faccia di più poderose e più ragionevoli. Noi faremo seguir le risposte nell'ordine istesso in che procedettero le obbiezioni.
E prima, se talnno non vede o giudica di non vedere quell’Assoluto reale che nega non è da maravigliarsene. Imperocchè un intuito mentale che coglie l’Assoluto nel suo limite estremo e vogliam dire, solo per quanto esso congiungesi alla idea intelletta ed è confine non valicabile della congiunzione medesima, non racchiude nulla di determinato e nulla di vivace e penetrativo come fa il senso e la percezione; e quello invece che sveglia ed occupa la nostra attenzione passa distintamente nella nostra coscienza è la idea rappresentativa entro cui l’Assoluto mostrasi, come a dire, involto e adombrato. Il perchè l’obbiezione a cui rispondiamo e la quale coutro altri sistemi ontologici insorge formidabile, non può nulla contro il nostro. E veramente noi consultando con diligenza il fatto, venimmo a scorgere che generalmente gli uomini si persuadono che v’è qualcosa di là dalle idee, qualcosa di nascosto ma di esistente. Per cotal guisa la coscienza generale degli nomini attesta che pecca di eccesso grave<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|113}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|asso}}lato; e tornerebbe poi fallacissima quella forma onninamente obbiettiva sotto di cui si manifesta.
{{larger|169.}} — Quanto all’esempio addotto della fenice e della chimera, non bada l’oppositore che altro è pensare intellettualmente ed altro è percepire, ricordare, immaginare e simile atto. Certo qualche cosa debb’essere oggetto delle nostre intellezioni e qualche cosa in cui si compia l’idea; perocchè questa in sè medesima non à termine. In tal caso affermano giustamente gli ontologi che pensare alla cosa vale quanto dimostrarla esistente; e pur la fenice e la chimera pensate nella sola idea dimostrano la loro eterna possibilità in quanto sono composti ideali scevri d’interiore contradizione. Ma cotesta possibilità logica e metafisica mulla non à che fare con la possibilità fisiologica dall’oppositore allegata e negata.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|IX.}}
{{larger|170.}} — Alla quarta obbiezione occorre più ampio discorso; e torneremo a distinguere alcune cose di già definite.
I concetti nostri sono di due sorte. L’una si referisce al possibile delle cose finite.
L’altra all’infinito e alle attribuzioni e alle pertinenze di lui che noi domandiamo trascendenti.
Il termine di ambedue e l’oggettività loro universale e comune è nell’Assoluto medesimo o vogliam dire nell’infinito. Questo contiene qualunque possibile come tutte mai le attribuzioni e pertinenze infinite del proprio essere.
I possibili sono ad intra l’efficienza increata e gli eterni esemplari che noi contempliamo sotto speciali forme e determinazioni.<noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|8}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|117}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|no}}stro intuito, come ci persuaderemo noi che le idee cel rappresentano con verità?
{{larger|176.}} — Ma l’uno e l’altro ragionamento fallisce appena si viene considerando la vera e germana forma delle nostre intellezioni; e questa fu descritta più d’una volta da noi; il perchè ci basterà ora di menzionarla per {{Ec|comuni|sommi|Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/824}} capi. L’idea, o vogliam dire la visione immediata dell’intelletto à sempre ad intra un riferimento con l’oggetto assoluto e il più del tempo ad extra un altro riferimento con le cose finite. Così l’idea è segno e rappresentazione da una banda dell’Assoluto o d’alcuna sua pertinenza, dall’altra delle cose finite in atto o possibili ad attuarsi.
Però nell’uno e nell’altro caso la significazione dell’idea proviene tutta fontalmente ed elementarmente dalle percezioni ovvero dal paragone dei concetti in fra loro. Che se l’esperienza mancasse, le idee nou s’affaccerebbero allo spirito o sarebbero inintelligibili come note di scrittura che niuno à mai letto e saputo. Ed avverria pure il medesimo semprechè all’uomo fosse impedito di raffrontare di continno nella unità dell’anima sua le idee con le percezioni. Ma d’altra parte, le idee quando anche rappresentano i fatti sensibili e le altre cose poco o nulla spirituali, le svestono nel concetto correlativo dalle condizioni e separazioni della materia e le rappresentano non già per effigie e similitudine ma per un’attinenza speciale e peculiarissima di segno a significato. In tal guisa le idee fannosi degne di rappresentare gli eterni esemplari delle esistenze finite e non rado le attribuzioni dell’Assoluto od i trascendenti. E se discorremmo alcuna volta d’effigie e di simiglianza, fu a rispetto non già del rappresentato contingente ed estrinseco ma dell’increato ed intrinseco. Che poi le idee rappresentative sieno necessarie a conoscere l’Assoluto<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|120}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}parte e la cui notizia non provenga originalmente o dall’esperienza o dal paragone dei concetti in fra loro.
Vero è che le idee s’affacciano al nostro spirito come svestite di contingenza, tanto che se appaiono alcuna fiata incerte e confuse ovvero sembrano esser mutate ovvero spariscono e tornano, vanno sole od accompagnate, annesse o sconnesse, tutto ciò attribuiscesi allo strumento nostro mentale nou agli esseri rappresentativi e intanto questa forma loro assoluta li fa idonei, certo, a significare i trascendenti o vogliam dire le cose che superano la finità.
Conviene poi recarci a memoria che nel fatto ciascuna idea termina ed annettesi con l’eterno rappresentato il quale sebbene ci manifesti di sè non altro che la presenzialità sua e ci occulti ogni determinazione reale immediata, pure per questo medesimo allontana da se ogni limite; e a dir più giusto, noi non vi possiamo scorgere nè distinguere limite alcuno e se cotesta apprensione onde sono accompagnate tutte le idee può venir giudicata apprensione diretta e propria dell’infinito, noi non ne faremmo controversia. In altri luoghi dell’opera torneremo a trattare minutamente di tal materia. Ma i pochi cenni presenti bastano a rintuzzare la prova che sembra così irreprobabile contro lo intervenire delle idee fra il subbietto e l’obbietto, massime nella visione dell’infinito.
Un’altra sorta di argomento deriva {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} dall’astratta concezione dell’essere rinnovando in buona parte parecchi sillogismi acutissimi di {{AutoreCitato|Bonaventura da Bagnoregio|san Bonaventura}}. Noi, non potendo in ogni pagina discorrere d’ogni cosa, ci rimettiamo intorno di ciò a quello che se ne stima e conclude nel libro seguente dove si farà discussione particolare della nozione dell’essere.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|121}}}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|v=2|IX.}}
Se non che rimane ancora di seguir l’uso di questi nobili studj; e alle due sorte di prove che abbiamo esposte, chiarite e difese indurre l’abito accetto alle scuole che è il sillogismo, della cui opportunità e convenienza nel presente subbietto fu accennato più sopra e se ne discorrerà alquanto nel capitolo prossimo; ad ogni modo, sieno pregati i lettori ad accoglierlo ed accettarlo come si fa delle cose di qualche pregio ed utilità, ma non necessarie e che si regalano quale giunta cortese a buona derrata. E per la prima delle prove ritratta dall’assolutezza logica la quale dimora invittamente in ogni verità necessaria credo che la si possa raccogliere entro breve sillogismo nell’infrascritta maniera.
''Tutte le forme eterne e assolute di quali specie si vogliano o sono l’Assoluto reale ovvero si sustanciano in esso''.
''Ora, le verità necessarie sono una specie di forma eterna e assoluta'';
''Dunque le verità necessarie o sono l’Assoluto reale o si sustanciano in esso''.
E poi manifesto che Dio e l’Assoluto reale venendo a significare il medesimo sotto diverso nome, l’uno e l’altro supposto delle forme eterne e dell’Assoluto espressi nella maggiore affermano egualmente l’esistenza di Dio. E perchè nel primo aspetto, il sillogismo sembra avere a materia sua non Dio propriamente ma le verità necessarie, sebbene nella sostanza Dio e le verità necessarie tornino ad un medesimo, egli è facile racconciare la cosa piegando il sillogismo stesso alle norme del sorite in questa maniera:<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|123}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}si attua nel sostrato d’ogni concetto; l’altra nella intelligibilità loro che si confà e contempera peculiarmente alla facoltà intellettiva umana. Ma forse è più esatto il dire che una sola è la forma delle verità di ragione in cui si debbe sempre avvisare una relazione interiore ed una esteriore.
Ricordate queste definizioni, epiloghiamo la nostra seconda prova dell’esistenza di Dio sotto l’abito sillogistico e così verrà espressa:
''Ogni assoluta verità, terminar dovendo in oggetto altresì assoluto, prova apoditticamente l’esistere di esso oggetto o come eterno atto o come eterna possibilità.''
''Ora, nella Ipotesi di Dio (il quale non può esistere se non come atto) sono tante verità assolute, quanti predicati vi si distinguono.''
''Esiste dunque in atto perpetuo l’oggetto loro assoluto che è Dio.''{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO DUODECIMO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''COME SONO ADEMPIUTE LE CONDIZIONI<br>DELLA SCIENZA.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|I.}}
{{larger|178.}} — Compiuta questa prima parte dell’Ontologia e mostrato senza intervenimento di alcun nuovo principio l’assoluta realità che viene intuita nei due supremi pronunziati onde facemmo cominciamento alla scienza, noi trapasseremo a spiegare da capo e con facilità e chiarezza maggiore da che provenne che {{Pt|l’evi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|131}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|di}}imostrazione a priori nel suo essere proprio che è la pura idealità. Quindi a noi reca alquanto di meraviglia che {{AutoreCitato|Victor Cousin|Vittore Cousin}} nelle sue lezioni lucidissime ed elegantissime intorno al {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} domandi prova a priori quell’argomento di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} che dal fatto del nostro esistere e delle nostre imperfezioni induce senz’altro la certa esistenza dell’Essere perfettissimo. Pur concedendo che l’argomento sia valido, esso evidentemente move a posteriori, dacchè move da una realità contingente e individua conosciuta con ben altra specie di facoltà che l’apprensione intellettuale.
A rispetto poi dell’argomentazione in sè stessa, egli è indubitato che il concetto dell’infinito fa riscontro a quello di cosa finita e il concetto del perfettissimo all’altro di cosa imperfetta; e può seguitarsi per quasi innumerevoli categorie di essenze contrarie ed opposte le quali mutuamente si richiamano dentro al pensiere; ma uel pensiere pur troppo rimangono senza concretezza nessuna, insino a tanto che non si provi nel generale In obbiettiva realità del mondo intero ideale. Oltre di che tutto il valore dell’argomento di Cartesio proviene dal principio di ragion sufficiente ch’egli parte addita e parte sottintende. E in cotesto caso non v’è più nulla da controvertere; se io esisto e in me non ravviso la cagione e ragiono del mio esistere, anzi la mia finiti e le mie imperfezioni ini accertano del contrario, v’à sopra di me un ente incondizionato e colmo di perfezioni che determina e condiziona tutto l’essere mio. Se non che a rigore di scienza conviene avanti mostrare che il principio di causalità è dedotto a fil di dialettica dal più largo ed universale principio detto d’identità e ripugnanza. Ma chi cercasse cotesta dialettica derivazione in Cartesio volterebbe a vuoto le pagine delle sue stupende meditazioni.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|134}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>
Invece, l’addiettivo che seguita, mentre non iscema dramma alla universalità dell’essere, lo determina e lo sustanzia si fattamente che ogni contenuto e ogni contenibile vi sta compreso; è altra maggiore pienezza di essenza e di realità è dato di pensare e d’intendere. E per ciò, se l’addiettivo determina l’essere con pienezza infinita, ben si disse che non ne scema la contenenza; ed è il solo caso in cui la determinazione non esclude nulla e nulla non nega.
{{larger|198.}} — Quella coerenza poi che distinguesi primamente nel concetto dell’essere perfettissimo viene per natura avanti ad ogni altra considerazione; perchè la possibilità logica, e non altra cosa, costituisce il concetto, siccome tale; o a dir più esatto, lo manifesta e ferma dinanzi all’intendimento; e senza di lei non vi sarebbe atto cogitativo, e quindi non verità. Inoltre, pigliando da lei il cominciamento, evitiamo lo sconcio nel quale, a mio credere, incorre il sillogismo del {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} che pone la prefata possibilità sotto forma dubitativa dicendo: ''Deus si est possibilis, existit''; e non badò il grand’uomo che tal condizione interposta, fa condizionale l’intero ragionamento e ne inforsa la verità.
{{larger|199.}} — Intanto, voglio che si avverta che se le cagioni anzidette mi persuasero a significare la nozione dell’Assoluto, prima con la maggiore delle sintesi, poi con quelle parole solenni ''Essere perfettissimo'' e a distinguere dentro di lui per primo predicato la ''pensabilità'', ciò non era domandato a forza dall’indole intrinseca della mia dottrina, la quale dimostra la propria certezza con la verità salda ed irreprobabile di qualunque concetto, come si scorge apertamente con la serie delle definizioni arrecate qua addietro e applicabili ad ogni nozione ed intellezione astratta ed universale. E fermamente, in ogni concetto di cotal<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|138}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|s’a}}dagi e non si fondamenti nell’Assoluto medesimo. In effetto, la virtù d’ogni sillogismo deriva da ciò ch’egli è una applicazione stretta e perenne di questa proposizione identica: il subbietto contiene le contenenze del suo predicato. Quindi se nel subbietto è la realità, del sicuro ella ricomparisce nel predicato; ed e converso se il primo è sola astrazione logica, non potrà nel secondo capire cosa meno astratta e meno vuota di sussistenza. Il perchè il sillogismo è un naturale congegno atto a fare scorgere immediatamente la convenienza e sconvenienza dei termini; ma è incapacissimo di alterarne la natura: nel modo che tutte le macchine da lavoro sebbene ti danno per ultimo una forma nuova della materia introdottavi, già non possono mutar la sostanza di essa e fornirla di qualità essenziali che non possiede.
{{larger|206.}} — La qual verità basti a rimovere dalla dottrina mia il dubbio se vennero o no adoperati nel costruirla alquanti sillogismi. Imperocchè non è guari difficile di mostrare sminuzzando e sottilizzando, che alcune fra le definizioni da me prodotte più sopra, sieno specie d’entimemi; e questi, specie di sillogismi contratti. Ma pongasi mente che tali entimemi (conceduto che sieno) risultando tutti egualmente da concetti universali e assoluti, pareggiano ed uniformano affatto il valore di ciascuna parte del sillogismo in loro implicato di tal maniera, l’antecedente non vince d’autorità e dignità il conseguente, nè sul vero dedotto eccelle il vero da cui si deduce; perocchè da ultimo è sempre l’uno e medesimo Ente assoluto che si rivela sotto varie determinazioni e correlazioni.
{{larger|207.}} — La veritàsuprema (non ci pigli stanchezza di replicarlo) non è dimostrata propriamente per provenienza d’un principio da un altro, e debbe la cosa<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|139}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}rimaner sempre inriuscibile ed anzi contradittoria. La verità suprema prova e dimostra sè con sè stessa chiarendo e spiegando il proprio concetto. I sillogismi che vi si adoperano, e così ogni altro ragionamento e principio introdotto e allegato, anno ufficio e virtù strumentale soltanto, e non giovano più che a condurre la mente nella visione aperta e snebbiata dell’Assoluto. Per tali considerazioni, non ischivammo di seguitare anche noi l’uso invalso nella scuola del {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} di fornire l’abito sillogistico alla prova ontologica della esistenza di Dio; il che per altro non è conceduto di fare quando nel sillogismo stesso il termine superiore ed il medio non fosse identicamente e numericamente della stessa natura e del valore logico istesso; come quando il termine medio è l’espressione d’un fatto contingente e particolare; conciossiachè in simil caso vede ciascuno che la virtù dimostrativa raccogliesi tutta nel principio generale dal termine maggiore significato. Con ciò è chiarita novamente e a sovrabbondanza quello che pronunziammo in sul cominciare del libro (Capo Terzo, § 2, 28.).
{{larger|208.}} — Del resto, già da dieci anni addietro stavami fermo in pensiere che niuna base e niun sostegno incrollabile potea rinvenirsi all’ontologia, salvo che manifestare l’identità sostanziale dell’assoluto logico e del metafisico, riducendo a un genere solo il principio di contradizione e il principio dell’essere.<ref>''Dialoghi di scienza prima'', pag. 225 pag. 331.</ref> Chè la cosa stando altrimenti, ragionevole diverrebbe quell’accusare d’illecita ed empia curiosità che facea il {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}} i filosofi dai quali si cerca sollecitamente una dimostrazione ''a priori'' di Dio. Ma la tua pietà non si offenderebbe del sicuro, o sommo e austero {{Pt|intellet-|}}<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’assoluto}}|{{Sc|141}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|resti}}ontologia insino a quando i metafisici persistevano a ragionare dei trascendenti senza intermedio d’idee, ovvero a distaccar queste dal termine loro assoluto? Del pari, potevasi egli condurre a buon fine la prova ontologica della esistenza di Dio cercando la realità nella mera rappresentazione senza avvedersi par mai che scambiare (poniamo) l’idea del perfetto con quella del necessario o con altra qualechefosse non avvantaggiava di nulla?
Invece, fu dimostrato da noi che è al tutto impossibile negare la realità assoluta senza negare l’assoluta verità; e similmente ch’egli è contradittorio affermare che il segno e la rappresentazione sussistano senz’alcuno rappresentato.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|VI.}}
{{larger|212.}} — In più luogi del presente libro vennesi accennando come cotesta speculazione altissima, onde il pensiero cerca la realità suprema e assoluta, incontrò alterazioni ed ammendazioni notabili da {{AutoreCitato|Platone|Platone}} a {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} e avrebbe proseguito sua via con altri correggimenti e perfezionamenti. Ma cadde quasi perduta e sepolta, sopravenendo le critiche sottilissime della {{TestoCitato|Critica della ragion pura (1949)|''Ragion pura''}} intorno alla condizione e al valore dei nostri mezzi conoscitivi. Cosa intraveduta bensì dagli antichi ma in parte trascurata; perocchè con saviezza si confidavano agli strumenti ed ai metodi insegnatici da natura per l’investigazione del vero. In Germania, invece, si stimo di ragionare lungamente ed invittamente contro la ragione. E fu un grande abbaglio. Chè non ostante i nuovi dubj e lo scrutare sottilissimo circa la parte formale dell’intelletto, potevasi egli credere che uno studio altrettanto sottile e compiuto non avrebbe {{Pt|resti-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|142}}|{{Sc|libro primo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|resti}}tuito a quegli strumenti e metodi l’autorità loro legittima? Questo abbiamo procacciato noi di fare alle convenienti occasioni. E nullameno, nel secondo libro e nel terzo tratteremo con più diligenza la stessa materia e però a quelli ci rimettiamo per parecchj particolari che qui converrebbe discorrere troppo alla distesa.
{{larger|213.}} — Noi cominciammo, adunque, l’ontologia effettualmente ''a priori'' e con un tale filosofema che nell’ordine sintetico è primo, e sotto altro rispetto e con altra espressione è primo simigliantemente nell’ordine analitico. Egli sopra di sè non ammette nulla, e tocca l’ultimo dell’universale e l’ultimo della pienezza dell’ente.
{{larger|214.}} — Egli è chiaro e semplice, non mica della semplicità, quasi a dire negativa, la quale risolvesi nella estrusione d’ogni cosa, eccetto l’unità vuota ed astratta dell’essere. Invece, la semplicità del nostro principio mentre si stende alla massima comprensione possibile, aduna questa e raccoglie nel centro d’una intellezione perspicua, pronta, agevole e perfettamente una.
{{larger|215.}} — In fine, noi cominciamo da un pronunziato sotto due forme connesse e in entrambe innegabile e irrepugnabile, non per efficacia di fede, nè per suggestione d’alcun istinto razionale o morale, ma per la necessità prima e radicalissima dell’intelletto; per la impossibilità, insomma, del negare insieme e dell’affermare.
{{larger|216.}} — Rimane che noi dimostriamo la virtuale fecondità di quel pronunziato e In quale sia tanta e si varia che tutto lo scibile umano ne sgorghi perennemente e copiosamente. Del che per altro anno i lettori (mi sembra) infino da ora assai buona caparra; considerandosi che nell’Essere perfettissimo v’à {{Pt|l’in-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|151}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}stato dell’anima, fuorchè delle passioni e affezioni sue sensitive. Onde poi succedeva che il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} negò a dirittura la intuizione immediata delle sostanze e delle cause e credè di ben supplire coi suoi concetti rappresentativi.
{{larger|6.}} — Ciò posto, noi affermiamo che gli è impossibile, com’altra volta si scrisse, lo scorgere per via d’esempio in certo spazio determinato certa figura triangolare senza avvertire e distinguere i lati dagli angoli e non vedere entrambo congiunti in certa unità di estensione. Imperocchè il di fuori così patente come apparisce e in quell’essere suo essenziale e peculiarissimo di continuità, non è opera nostra nè nostro concetto; e del pari non rappresentiamo noi a noi stessi le figure dei corpi; e fatto nostro non sono quel colore, solidità, movimento ed altro che gl’individua e distingue dagli oggetti circostanti.
Non si nega che quella estensione e figura e gli altri accidenti notati sono singoli e particolarissimi e come tali li apprende il pensiero passivamente; e vogliam dire che non li ripensa e giudica per questo rispetto speciale; essendo che la mente nostra di generale e particolare non sa ancor nulla, salvo che distingue e separa l’individuo proprio dal rimanente.
{{larger|7.}} — Impossibile del pari, per nostro giudicio, è il pigliarsi in mano, a cagion d’esempio, una palla d’avorio e non avvertire la unità che compongono tutti insieme la sua figura e la sua resistenza, la bianchezza e levigatezza della sua superficie, e il moto di lei quando circolare e quando di traslazione. Chè oltre alla connessione perfetta e spiccata, a così domandarla, di tali fenomeni, l’occhio nostro mentale non può, come si disse, non vedervi dentro implicati gli atti e le forze correspettive. Nessun concetto più strano che il chiamare a comporre coteste sintesi non so quale idea astratta<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|152}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ed universale che nulla non à che fare con le percezioni, nulla con la forza e l’attività, nulla coi gruppi particolari e singolari delle sensazioni e dei fenomeni.
E sin quale si voglia la forma e disposizione del nostro atto di giudicare. Dovrà esso venir preceduto sempre od accompagnato da certa apprensione dei termini, quale la porge nè più nè meno il fatto e la sensazione.
Peggio poi quando si vuole che le facoltà di paragonare e di astrarre vengano ai primi atti loro promosse e guidate dalla nozione astrattissima di mezzo e di fine che è a dirittura mettere il carro innanzi ai bovi e inserire nella storia delle originali operazioni di nostra mente una petizione perpetua di principj.
{{Ct|t=2|v=2|f=115%|III.}}
{{larger|8.}} — Per lo certo, negli abituali nostri giudicj, le idee s’intrecciano ad ogni tratto alle percezioni ed ogni cosa riduciamo sotto l’ordine di certe generalità. Per simile, i vocaboli assumono significazione generale non potendosi moltiplicarli al punto da segnare qualità accidenti particolarissimi che sono infiniti. — Lo stesso vocabolo ''Io'' applicato ad esprimere ciascuna natura individua e incomunicabile non à senso al tutto proprio e separativo se non misto ed accompagnato ad altre note singole e compiutamente personali.
Oltreciò, volontieri confessiamo che non sempre torna agevole il ben capire come si compongono originalmente parecchie sintesi percettive, e come le une dalle altre sono nettamente distinte e i fenomeni sono riferiti con esattezza ai loro subbietti. La scuola scozzese riusci ingegnosissima a farci osservare cotesti nodi forse non estricabili di certe percezioni prime e semplici, massime<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|155}}}}</noinclude>
{{larger|12.}} — E poi da avvertire che il gran fondamento sul quale il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} edifica la sua prova del non potersi nè pensare nè conoscere cosa alcuna senza la idea innata dell’ente possibile consiste in ciò, che in fondo a tutte mai le astrazioni operabili intorno a un oggetto pensato rimarrà da ultimo la qualità sua dell’esistere. E non s’avvide il grand’uomo che l’esistenza non certo nelle cose concrete una qualità; e però è impossibile che noi la troviamo in fondo alle astrazioni compiute immediatamente sulle cose medesime. E ciò solo accade quando noi conduciamo la serie delle astrazioni su talune idee generali di già formate e poste a riscontro di un oggetto reale che rappresentano universalmente. Di vero, il Rosmini invita bensì il lettore ad imprendere le sue astrazioni sopra un qualunque oggetto; ma l’esempio adotto da lui è l’''idea'' d’una persona che à nome Maurizio. Così per provare che ogni sorta di cognizioni è impossibile senza la idea dell’Ente ci mena ad analizzare una ''idea'' con evidente paralogismo.<ref>''Nuovo Saggio ecc.'' vol. III, pag. 7 e seguenti.</ref>
{{Ct|t=2|v=2|f=115%|IV.}}
{{larger|13.}} — L’altre prove che assaggia nel progresso del libro ripetono tutte la cosa medesima, e cioè che la sensazione per sè è cieca e non intende l’essere proprio; il che è tanto vero quanto poco suffraga la teorica rosminiana.
E diciam d’avantaggio essere cieche altrettanto ed inconsapevoli tutte le forze materiali ed organiche agenti sopra di noi. Ma di ciò nessuno discute; e del pari da nessuno viene negato che nelle percezioni vi<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|156}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}abbia una parte la quale non è sensibile ma intuitiva solamente. Trattasi invece di sapere per bene se la mente nostra è abile di avvertire e però conoscere senza interposizione veruna cotesta parte non sensibile. Noi replichiamo del si per le ragioni adotte più volte e pel testimonio schietto e immediato che la mente nostra rende a sè stessa, ognora che giudica del fatto proprio senza prevenimento di torte opinioni. Conciossinchè (replichiamo pur novamente) a lei è impossibile di non accorgersi del patire dell’anima; e accorgersi di ciò vuol significare ch’ella vede l’atto il quale genera la passione. Patire ed agire sono contermini al tutto e correspettivi e però avvertir l’uno senza l’altro non è cosa fattibile. Ma avvertire un atto vuol dire eziandio discernere l’inerenza sua nel subbietto da cui emana benchè l’intuito non oltrepassi il termine estremo dell’inerenza. E di nuovo si noti quanto sia falsa quell’anticipata opinione che giudica impossibile cotale intuito immediato allegando che l’anima non può uscir di sé stessa. Iniperocchè non l’anima esce di sè medesima; sibbene la vista mentale distendesi sopr’ambedue gli atti congiunti insieme e compenetrati, vogliam dire l’interno e l’esterno.
{{larger|14.}} — Dopo ciò, da capo ci giova di ammonire ogni generazione di filosofi che quando si neghi alla mente nostra la intuizione di cui discorriamo, qualunque altra via di provare così l’esistenza dei corpi come la loro individuazione tornerà vana ed impertinente. E se ne à esempio rilevato in {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Vincenzo Gioberti}} il quale si confido di trovar quella prova nello intuito perenne che regalo all’uomo dell’atto creativo. Guardate, se la cercò di lontano, e se in luogo d’una intuizione naturalissima e da tutti osservabile ne pose una ignorata da tutti e ripugnante con sé medesima, secondo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|159}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}forma immediata l’una dell’altra. Contro quello che pensa il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} il quale dopo aver notato con grande acume e compitezza il diverso essere dei due termini l’ideale e il sensibile, finisce col farli propriamente ed esattamente forma e materia intrinseca l’uno dell’altro; dacchè, al suo dire, l’idea si ''realizza'' nella percezione e la percezione informasi della idea.
{{larger|18.}} — Impertanto, fra le idee nostre e le percezioni interviene questa incessante rispondenza e collegatura che le seconde sono dalle prime rappresentate universalmente e rinvengono nelle idee la significazione perenne della loro eterna possibilità che è pure la essenza loro realissima.
D’altra parte, le idee rimarrebbono al nostro pensiere vuote di significazione, o parlandosi con più rigore fornite d’una significazione al tutto incognita a noi, qualora l’occhio della mente non potesse raffrontarle col fondo comune delle percezioni ed eziandio con le note speciali e individuali di ciascheduna di queste. Imperocchè non è disdetto alla mente di allargare il suo sguardo a più d’un oggetto, ancora che differente e accoglierlo nella unità del lume conoscitivo.
Altra cosa è dunque confondere insieme ed in qual sia guisa le intellezioni e le percezioni ed altro avvisare la lor differenza da un lato e le assidue loro corrispondenze e correlazioni dall’altro.
{{larger|19.}} — Certo è poi che tali corrispondenze provengono da un’alta e sostanziale cagione e nulla non è in loro di casuale e di accidentale. Ma per ciò che nel primo aspetto ne conosce la nostra mente, il nodo fra le percezioni e le idee non appare più che occasionale e quasi fortuito; e mentre i fantasmi ci rappresentano le percezioni per via di similitudine, invece le idee ce<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|162}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le idee in quel limite parimente che noi descrivemmo ci scopre con certezza immediata il congiungimento del nostro pensiere all’Ente Assoluto. Laonde, invece di assentire all’abate di {{AutoreCitato|Étienne Bonnot de Condillac|Condillac}} che l’anima e il pensiere sempre rimangano chiusi in sè stessi, deesi per lo contrario affermare che sempre l’anima nostra e il pensiere sono in congiunzione diretta e continua col mondo fisico circostante e col mondo assoluto e oggettivo delle idee. Di quindi poi la legittimità del nostro conoscere e la provenienza e realità dei principj logicali supremi, conforme si andrà dichiarando nei seguenti capitoli.
{{larger|22.}} — Del sicuro, mancherà molto alla scienza che travagliasi intorno all’anima e intorno ai concetti, non si potendo scoprire la causale necessità, perchè l’intuito di quelli succeda originalmente nell’anima in occasione delle percezioni e sembri così dipendere sempre dalla fortuita esperienza. Ma noi dobbiamo anzi tutto fermarci alla verità del fatto e non lo disdire per questo soltanto che bene non lo intendiamo. Che se le idee sono (secondo che io giudico) anteriori per natura e indipendenti dall’esperienza, elle cotali rimangono e sono; perocchè l’intervento della cagione occasionale per aver di quelle l’intellezione è un fatto umano e subbiettivo e prova come la visione delle idee fassi per noi condizionata ed à qualche parte accidentale e variabile in ciascun individuo. Ma ciò non condiziona punto le idee in sè stesse e non le sottomette ai nostri accidenti. E stimo che nessun platonico voglia inchinarsi a credere che le idee nascono e muoiono quante volte noi le pensiamo o di pensarle cessiamo. Elle anno certa natura intelligibile indipendente da noi; e più propriamente, elleno sono la forma mediante cui la realità eterna e gli<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|180}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|inter}}dire all’Assoluto la perfezione infinita d’ogni positivo che l’esperienza ci va rivelando di mano in mano, come sarebbe la vita, la bellezza, l’attività, l’intelligenza e altrettali. Tutto il rimanente della prefata cognizione è negativo; dacchè si viene sempre con esso a ripetere la rimozione di questo limite e di cotesto. Se non che, chi bene considera, sciogliendo noi il positivo espresso in quelle idee da qualunque limitazione, noi neghiamo in fondo (e fu avvisato più sopra) altrettante negazioni, dapoichè ogni limite è privazione di essere; per ciò negandosi le negazioni, noi affermiamo infinitamente quel positivo; ond’egli viene a riuscire una esistenza positiva direttamente contraria al temporale, al relativo, al finito, al mutabile, e così seguita. Resta inoltre: a considerare l’apprensione singolarissima del sostegno comune di tutto le idee, il quale ci comparisce infinito non per virtù sola di negazione, come venne di già notato e più avanti da capo discorreremo. Concludasi che tutto ciò basta alla cognizione certa e chiara degli attributi trascendenti dell’essere; ma non la si dee confondere con la percezione immediata di loro essenze che a noi in guisa veruna non è conceduta.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|II.}}
{{larger|43.}} — Due cose, importanto, rimangono salde e chiare in questa gran controversia; e cioè, che le apprensioni nostre sensibili e tutto quello che vi opera dentro la virtù astrattiva tornerebbe infruttifero quando alla mente non si affacciassero le specie intelligibili corrispondenti, le quali per l’essere loro separato, esemplare ed essenzialmente oggettivo appariscono assolute ed incancellabili, campeggiano nell’infinito del loro sostegno comune e rivelano gli altri privilegi mirabili<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|181}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}della idealità. Ma, viceversa, cotesti esseri oggettivi e assoluti non avrebbero contenenza nessuna intelligibile a noi, qualora ogni determinazione loro non pigliasse radice nei fatti sperimentali, e questi non fossero appresi immediatamente, e la virtù astrattiva e comparativa non ne cogliesse di mano in mano le medesimezze, le attinenze ed i limiti.
Dopo ciò, veggano nuovamente coloro i quali presumono di originare, come suol dirsi, ''a priori'' le idee di causa, di sostanza, di tempo e simili, quanto vano presupposto si piacciono di edificare. Atteso principalmente che l’idea può solo rappresentare quel che conoscesi dell’ideato. E però se questo per ogni verso rimane incognito nè manifesta l’essere suo mediate o immediate, per intuito o per simiglianza, nessuna nozione potremo averne giammai che sia tanto o quanto significativa ed intelligibile. Ora, le andremo avvisando un poco più partitamente; e saranno scelte nelle categorie supreme e più astratte, come l’infinito, l’essere, l’universale, l’uno, il tutto, il possibile e il necessario.
{{larger|44.}} — Sogliono ordinariamente gli uomini giudicare che il concetto dell’infinito compiasi negando il finito, conforme apparisce nella costruttura stessa della parola. Il {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}}, invece, mantenne che per lo contrario la idea del finito sorge dalla negazione dell’infinito. Nè questo può essere vero. Avvegna che il finito reale non può dimorare nel reale infinito e però dalla idea di questo non può provenire l’idea dell’altro; e quando la percezione non ne desse ella notizia immediata, noi ne avremmo desiderio perpetuo, ed anzi neppur desiderio, perocchè l’ignoto non risveglia l’intelletto a cercarlo. Ma ogni passione da noi sostenuta forza la virtù intellettiva a intuire alcun esterno subbietto in noi operante; e di quindi esce la<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|182}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}notizia che v’è altra cosa di là dal nostro proprio subbietto e altre forze che limitano il nostro volere. Arroge che negandosi il limite delle esistenze create vedemmo che non si nega per ciò tutto l’essere loro; ma negandosi l’infinito, rimane forse alcuna forma del finito? L’idea dunque del finito non succede a quella dell’infinito nè può esserne mai derivata.
{{larger|45.}} — Volle pure il {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} che l’infinito sempre e immediate ci stia presente e noi conoscerlo per intuito diretto e quale è in sè stesso; dacchè niuna cosa finita può essere atta a rappresentarlo.
Ma conviene innanzi interrogare il Malebranche per sapere esattamente quello che intenda sotto nome d’infinito. Conciossiachè s’egli parla di quel termine comune di tutte le idee che mostra immediatamente di sè medesimo la sola presenzialità oscura o indeterminata, noi consentiamo con lui che tal visione è nel nostro possesso continuo; ma porge, come presto vedremo, un concetto dell’infinito scarsamente positivo; e sciogliendolo da ogni specie ideale, egli ci riesce vuoto e astrattissimo per maniera, da poterlo confondere con la nozione dell’essere puro e onninamente indeterminato. Il qual concetto dell’infinito, già si disse che può similmente essere dedotto dal pur negare il finito; dapoichè, come affermava {{AutoreCitato|Platone|Platone}}, allato ad ogni idea siede
l’idea del suo contrario. Ma veramente crediamo che il Malebranche intendesse discorrere d’una infinitudine fornita di tutte le forme e di tutte le essenze perfette e ciascuna delle quali possiede in interminato la propria natura. La qual pienezza dell’essere non può venir suggerita alla nostra mente se non dall’apprensione dell’Assoluto, insieme con tutte le specie intelligibili aunesse con lui. Imperocchè in simile caso egli ci si manifesta non pure quale termine e quale {{Pt|soste-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|183}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|soste}}gno di tutte le nostre idee, ma lo pensiamo qual contenente d’ogni possibilità, d’ogni efficienza e d’ogni livino attributo. Più tardi vi giunge la nostra speculativa ragionando minutamente sulla natura dell’Assoluto medesimo, ovvero su qualunque realità infinita in disparte considerata, e giudicando ch’ella non può dimorare mai sola, ma debbe assolversi per necessità logica nell’infinito d’infiniti sostanzialmente unificati. Di tutto ciò per altro, la mente nostra riceve una cognizione mediata e cioè a dire per via di significazione e rappresentanza; e quel pronunziato del {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} che niuna cosa finita valga a rappresentare l’infinito pecca da molti lati, conforme si avvisava nel trattare dell’Assoluto. Prima, le idee rappresentative chi dice che sieno cosa finita? e non sieno, invece, determinazioni d’un’infinita idealità senza complicazione e separazione, sempre una e sempre medesima? ed eziandio non costituiscano la forma intelligibile mediante cui l’Assoluto si manifesta al pensiere umano? In secondo luogo non fa nullamente mestieri che il segno e la rappresentazione tengano simiglianza con l’oggetto rappresentato. Imperocchè il loro ufficio è definito, direbbero gli scolastici, da una intenzione; e basta ad esso una fedele, percune e non alterabile corrispondenza, come in più luoghi di questa opera si dichiara.
{{larger|46.}} — Non si obbietti poi, contro l’origine sperimentale delle idee metafisiche, giacersi le categorie dell’essere a cui quelle si riferiscono, giacersi, diciano, tutte specificate, individuate e complesse dentro le cose; e tu ai, per esempio, nella realità il mutabile o l’immutabile dell’animo umano ovvero il limite e il grado di tal forza chimica e di tale altra; e per contra, tu ne ricavi l’idea generale e assoluta non di qualunque mutabilità o immutabilità di cosa, ma di quella {{Pt|parti-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|187}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}confondibile, nullameno, con la negazione e privazione compiuta. Laonde il concetto che si à della sua infinitudine non sembra a me che si risolva in mera negazione d’ogni finito. È un positivo indeterminato in cui l’intuito nostro non avvisa alcuna specie di limite e per cui l’intuito medesimo sentesi approssimato e avviato all’apprensione diretta e propria dell’infinito.
Nè qui pure abbiamo alcuna cosa d’innato, e di anteriore all’esperienza. Perocchè l’intuito di cui si discorre è simultaneo con quello d’ogni qualunque idea; come d’altra parte le idee succedono nella nostra mente alla percezione e non la precedono. In secondo luogo l’oggetto di quell’intuito non è per sè un’idea o dir si voglia un segno e un essere rappresentativo, ma si è l’ente realissimo apparito al pensiere in quel modo che venne più volte definito da noi.
{{larger|50.}} — Egli è poi manifesto per sè medesimo che la due nozioni ottenute da fonti diverse rimarranno confuse e talvolta unificate solo nell’ultimo grado dell’astrazione e nell’assolutezza ideale; e scordando di vantaggio le attinenze loro speciali e immediate. Invece, richiamando queste poco o molto alla mente, avremo in un caso l’ente assoluto, nell’altro l’ente comunissimo; e nell’altro descritto più sopra l’ente determinato o qualificato. L’ente assoluto differirà dal comunissimo in ciò che respinge dal suo seno l’essere relativo e finito. Già vedemmo che l’ente determinato è sinonimo di subbietto e distingue sè stesso da ogni forma qualitativa ed attributiva e da ogni entità modale ed accidentale; mentre per lo contrario si predica l’essere comunissimo indifferentemente del subbietto e della qualità, della sostanza e del modo, dell’agente e dell’atto. Le quali considerazioni, minute ma vere, tornerà bene di recarsi a mente più tardi.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|190}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}{{AutoreCitato|Antonio Rosmini|{{Pt||Antonio Ro}}smini}} delle categorie kantiane volle salva una sola e cioè quella dell’essere e la dichiarò innata. Invece, il {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}} le converti tutte in immediate realità percepite in Dio stesso per quanto, almeno, trascendono l’esperienza e si soprapongono a quella notizia diretta che porge di sè l’''esistente'' o vogliam dire il fatto.
Circa tale materia che è una delle più disputate nelle scuole metafisiche, la verità secondo noi è sol questa. Primo; che le idee differiscono essenzialmente dalle sensazioni e dai fantasmi e sono tutte segni e rappresentanze ''ad intra'' di oggetti ipotetici, ''ad extra'' degli enti reali finiti e delle loro medesimezze o di specie o di genere. Secondo; gli oggetti ipotetici essere altrettanto reali e distinguersi in due ampie categorie; l’una dei possibili, l’altra dei trascendenti; l’una convertirsi con la eterna esemplarità e fattibilità delle cose, l’altra con Dio ed i suoi attributi. Terzo; che le idee, non già negli oggetti loro guardate ma in quanto sono segni e rappresentanze, potrebbero pigliare origine eziandio dal nostro spirito per certa virtù formativa infusa ed ingenerata con lui medesimo. Ma studiate sottilmente in ogni lor condizione e massime nell’attinenza che anno immediata col subbietto assoluto, inducono a giudicarle di natura trascendente, sebbene dalla nostra parte congiunte e mescolate a qualche elemento subbiettivo ed umano; e sono nel fondo loro la forma intellettuale onde l’Assoluto quasi per luce specchiata svela sè stesso alla nostra mente: quindi nella loro sostanza sono la verità eterna, o altramente sono l’eterna realità fattasi conoscibile in modo e grado proporzionato e convenevole a noi; e sotto altro vocabolo sono la intelligibilità essenziale di Dio ricevuta dal nostro intelletto (ne sia lecito così parlare) a modo di superficie. Quarto; la visione di tali<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|193}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}solo necessaria e solo innata dentro la mente; e venne speso gran tempo a svolgere per minuto ogni parte di tal laboriosa genealogia. Ciò forse come esercizio analitico intorno alle nozioni e come studio diligente delle categorie può riuscire profittevole. Ma per la scienza non vi scorgiamo vantaggio e progresso notabile; oltrechè noi neghiamo che alcuna idea innata sussista dentro la mente. In sostanza poi crediamo che le idee non sono nè generate nè derivate; e ad ogni modo, sarebbe da dire che le idee generano e sono generate a vicenda; perocchè ciascuna à intimo nesso con tutte le altre, e tutte compongono nel fondo loro una sola indivisa, eterna e infinita idealità. Però vedesi che ciascheduna è indifferentemente predicato e subbietto, contiene ed è contenuta, è principio e conseguenza, e così prosegui. E per esempio, in queste due proposizioni: ''il cinque è numero dispari; e il dispari si avvera nel numero cinque'', noi abbiamo permutazione compiuta del predicato in subbietto e del subbietto in predicato. Per simile, se è lecito dire che certa determinata replicazione dell’unità genera il numero cinque, puossi anche dire che il numero cinque genera sè medesimo con quella replicazione. L’una e l’altra frase è ugualmente tropologica; e le si fatte giovano forse a meglio indicare certe relazioni meno visibili tra i nostri concetti; ma sempre occorre di ricordare ch’elle fingono un movimento e una cansazione impossibile. Nella realità, per tornare all’esempio, l’uno non potrà mai generare il molteplice ch’è suo contrario e che in niuna maniera vi è contenuto; e solo ciò può accadere per atto di creazione in fra le nature finite.
{{larger|56.}} — D’altra parte, si noti che il concetto del numero dispari o quello che gli si oppone del numero pari<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|13}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|202}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}supremi che si concretano nell’Assoluto e nella legge del bene, e verso i quali sono rivolte ad un modo le menti e gli spiriti d’una comunanza numerosa di uomini. Insomma per noi il solenne adagio platonico è questo che fuori delle unità sostanziali finite e individue e fuori dei complessi varj e dissolvibili, quali risultano dal congiungimento e annodamento delle parti in fra loro, ogni altra sorta di unificazione accade per la unità delle idee e pel gagliardo attraimento dell’ordine universale del bene.
{{larger|66.}} — Nè qui parleremo dell’altro abbaglio di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} nel non iscorgere il doppio riferimento che anno molti universali con l’Assoluto. Perocchè molti universali oltre al rappresentare certa possibilità eterna delle cose finite rappresentano altresi le perfezioni divine correspettive. Chè è certissimo, per via d’esempio, il concetto del bene, del bello, del vero, del santo e d’altri siffatti significare ''ad extra'' il possibile di tutte le cose belle, buone, vere, sante e va’ discorrendo; e significare ''ad intra'' il bene infinito di Dio, l’infinita bellezza, verità e santità sua. E però quei concetti sono in risguardo di ciò, come disse il {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, universali di perfezione o di comprensione, non già di latitudine. Egli è poi manifesto che tali archetipi della essenza divina come provengono naturalmente dalla dottrina platonica intorno alle idee, così debbono fare diffalta compiuta nella teorica d’Aristotele.
{{larger|67.}} — Vedesi da ciò, che quando noi replichiamo essere la dottrina platonica temperata e compiuta dalla peripatetica e nella lor congiunzione consistere la verità intera della metafisica, questo nostro opinare differisce radicalmente dal giudicio che ne recano gli hegeliani i quali avvisano in Aristotele il complemento di {{AutoreCitato|Platone|Platone}} al rovescio di noi; imperocchè stimano che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|203}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}il primo abbia inserito nella natura le nozioni eterne dell’altro, movendo così un gran passo verso la identità assoluta del tutto. A noi basterà notare che {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} affermando le essenze concrete e il comune delle cose non reputò mai di affermare le idee divenute esteriori; e chi nella materia peripatetica vuol riconoscere la idea indeterminata e nelle forme la idea che si fa operosa e muta così o così, somiglia al buon curato che dentro la luna scorgeva una chiesa ed un campanile poco diversi da quelli della sua pieve.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|II.}}
{{larger|68.}} — Proseguiremo a mostrare sotto brevità qualmente nel pronunziato supremo posto da noi in capo all’ontologia rincontrisi allato al principio dell’essere il principio vero del conoscere; il quale perciò dee rifulgere di mano in mano in tutte le trasmutazioni ed applicazioni delle facoltà della mente.
Altra, si disse, è l’opera dell’intelletto, altra quella del sentire e del percepire. Entrambe nondimeno si compiono dentro lo spirito e una sola mente le avverte, una sola le paragona e ne scorge il nesso e le rispondenze. E però scorge altresi il termine identico ed immutato di congiunzione per rispetto alle idee e i termini successivi e variabili delle azioni esteriori. Tale occhio vigilante dell’anima schiudesi per primo sulle sintesi naturali del senso e della percezione e quindi sulle sintesi intellettive che si raffrontano a quelle. Avvi, dunque, due serie diverse di giudicj si per la materia e si per la forma. Nelle sintesi naturali lo spirito nostro, avvertendo per via immediata gli oggetti concreti, avverte eziandio le maniere differentissime del loro essere e del loro operare e ogni sorta di {{Pt|rela-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|204}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|rela}}zioni dalle une alle altre. Imperocchè talvolta egli sente, percepisce e ricorda qualità e fenomeni attinenti a sustanziali subbietti, con carattere permanente ed ingenito; tal altra scorge l’atto e la mutazione interiore e temporanea di certe forze; tal altra volta, un effetto speciale promosso da speciale cagione ed esteriore all’effetto medesimo; od infine, scorge che quegli oggetti e quegli altri somigliano o dissomigliano, ovvero anno in fra loro questi rapporti o cotesti di spazio, di moto, di durata, di successione, di composizione, di ordine. In così fatti giudicj, pertanto, il nesso corrente fra i termini è molto diverso; conciossiacliè, ora è di modo a sostanza, ora di atto ad agente, ed ora di effetto a cagione; talvolta consiste nella veduta mentale intorno alla parte e al tutto al simile ed al dissimile, all’uguale e al disuguale; talvolta, invece, è riposto in un’attinenza di spazio e di tempo fatta sensibile e misurabile pel moto o per altro fenomeno; ovvero consiste in altra specie di relazione che lo sguardo solo interiore osserva e notifica a sé medesimo. Questi giudicj, adunque, sono nella materia così diversi, che per rassegnarli sotto una forma logicale comune fa mestieri di avvisarli soltanto dall’atto della mente e vogliam dire nel rispetto loro subbiettivo. Però accade di dare a ciascuna parte la più lata denominazione possibile, e latamente definire il lor tuttoinsieme, e pronunziare con {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} ch’esso è l’atto della mente per cui si afferma e si nega un qualche cosa di qualche cosa. Il termine poi sintetico chiameremo oggetto e il termine analitico sua pertinenza, racchiudendosi sempre una totalità o sintesi nella cosa di cui si giudica e sempre una divisione, astrazione ed analisi nella cosa a quella aggiudicata. Conoscesi oltre ciò da ognuno che simiglianti giudicj annunziando mere verità di fatto non esprimono tra<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|210}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|con}}sumato o prodotto; o infine, quest’altra: v’à una cagione di tuttociò che principia, debbesi ella rassegnare tra i giudicj domandati analitici o tra gli sperimentali e sintetici? E prima, accade di esprimere nel loro intero le tre proposizioni anzidette, ciascuna di cui nella sua forma interiore à virtù entimematica e alcuna cosa sottointende. Il perchè le tradurremo nelle infrascritte: le leggi della immutabile natura non mutano: il fondo della materia per essere sostanziale e non guari accidentale rimane identico sempre con sè medesimo; v’à una ragione di tuttociò che è contingente, ed è contingente tuttociò che principia. Il senso comune senz’alcun dubio così concepisce ed intende le allegate proposizioni. Laonde segue che nella loro espressione ideale o ipotetica tutte tre sono meri giudicj analitici; e il predicato, per la sua parte, replica esattamente la sintesi del subbietto.
Salvochè, se per l’uso generale non si accettano le dette proposizioni quali semplici ipotesi attuabili nel mondo concreto, ma quali significazioni di certe verità generali di fatto, allora del sicuro si può controvertere sul fatto medesimo e negare senza logica ripugnanza la necessità d’una natura e d’una materia immutabile, ovvero negare la contingenza di ciò che principia. In questo caso, tali proposizioni non ostante la forma generale che assumono non sono del certo ''a priori'', e male il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} attribui loro sì fatta condizione; eccetto che per la terza proposizione credo effettivamente che la dialettica perviene a dimostrare la contingenza necessaria di ciò che principia. La qual cosa può succedere similmente delle altre proposizioni; considerato che il raziocinio discoprendo per avventura nelle nozioni correlative un legame e una dipendenza logica non prima rilevata, può giungere con questa a<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|211}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mutare un giudicio empirico in giudicio analitico. Ma noi dobbiamo qui esaminare quello che le proposizioni anzidette e le simiglianti rivelano nella prima sembianza loro, la quale, certo, in quanto significa un fatto, à carattere induttivo e non deduttivo, sperimentale e non apodittico. Ciò posto, egli occorre di ben riflettere che ai pronunziati surriferiti l’uomo porge nel generale una fede interissima, tauto che nega assolutamente il supposto contrario il quale negli esempj allegati sarebbe una natura e una materia mutabile e il non essere contingente ciò che principia. Ma tale fede inconcussa (badiamo bene) è opera subbiettiva e atto speciale della coscienza. L’energia singolare che simile atto speciale infonde alla affermazione nostra non cambia per nulla il carattere dei giudicj respettivi, quanto alla natura dei termini. Conciossiachè tali giudicj, ripeteremo noi sempre, o versano intorno ai nudi concetti e sono necessariamente analitici, o versano intorno le finite realità, ed allora sono sperimentali ed empirici o come si vollero domandare sintetici. Dopo ciò, vedesi apertamente l’abbaglio preso dal {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}}, il quale dover solo affermare esservi parecchi assiomi dentro la mente che sono creduti significare alcune verità generali di fatto, e nondimeno sono assentiti universalmente con la quasi medesima fede che suolsi prestare alle verità necessario o ipotetiche. Della qual fede terremo discorso in altro proposito.
{{larger|75.}} — Raccogliendo ora il più sostanzioso della indagine nostra intorno l’atto del giudicare, noi replichiamo che due sono le specie de’ nostri giudicj, perchè a due sorte di oggetti si riferiscono. L’uno oggetto è finito, l’altro infinito. Nell’uno non può entrare alcuna necessità logica, nell’altro ogni cosa è costituita ab eterno e quindi è immobile e necessaria. Nell’uno la<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|213}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|mu}}tuamente farsi materia o forma immediata l’uno dell’altro. In fatto, chi vorrebbe asserire che una percezione assumer possa per predicato un’idea, e viceversa una idea prendere per sua qualità una percezione? Si dirà egli mai senza paradosso: io patisco un’idea movo un concetto? o per lo contrario: tale idea sente, vuole, percepisce? Nondimeno, egli si discorse da noi di materia e forma immediata. Conciossiachè se torna strano e paradossastico il dire che alcuno patisce una idea e move un concetto, si parlerà molto esattamente dicendo che alcuno giudica una idea, ovvero che intende un concetto. Così per avventura potrebbe affermarsi che in questi ultimi esempj l' idea e il concetto sono vere pertinenze dell’atto di giudicare e dell’atto d’intendere e però compiono il suo predicato, usando tal voce nel senso troppo generale e forse abusivo che le si assegna. Per fermo, la idea e il concetto sono termine e compimento dei due atti allegati in esempio. E come termine e compimento obbiettivo non sono certamente pertinenza immediata del subbietto che intende e che giudica. L’atto è senza dubio nessuno, della natura medesima dell’agente; non così il termine, il quale può differire di esseuza quanto l’infinito dal finito e quanto l’idea per appunto differisce dal fatto. Ciò non ostante, sorge facilmente gran confusione di pareri intorno al proposito, considerandosi la mescolanza continua che noi facciamo delle percezioni e dei concetti e come si compongono troppi giudicj, la cui apparenza è di attribuire immediatamente a modo di predicati tale idea e tal altra a subbietti di cose reali ed attive che sono materia di percezione e però cadono sotto la forma dei giudicj sperimentali o sintetici come in questi esempj: io sono un ente; questa pianta esiste. Per vero, il concetto di ente e l’altro<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|216}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}della sua contenenza ideale, ma si dell’oggetto reale rappresentato.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|V.}}
{{larger|79.}} — V’à, peraltro, innumerevoli proposizioni composte di termini così astratti ed universali, che la mente non à quasi modo di riferirli alle contingenze in atto, e solo può pensare mediante essi alla eterna possibilità o vogliam dire al riferimento ed alla rappresentazione ''ad intra''.
Pongasi in esempio l’infrascritto sillogismo.
Il triangolo equilatero è necessariamente equiangolo e viceversa.
Ora, questo triangolo qui disegnato è equilatero.
Dunque è necessariamente equiangolo e viceversa.
La maggiore risulta certo di nozioni astrattissime e universalissime. Ma che perciò? ella non cessa per questo di rappresentare ''ad extra'' tutte mai le figure triangolari ed equilatere che insieme con le accidenze materiali e mutabili contengono la medesimezza comune che dalla maggiore è significata, ed è quello che esprimesi poi esattamente dalla minore. Il rapporto adunque fra le due proposizioni, o parlandosi più preciso, fra i loro oggetti correlativi, è mai sempre lo stesso e cioè di segno a significato e di idea a ideato col doppio riferimento alla efficienza eterna da un lato ed alla contingenza transitoria dall’altro. Però, allorquando concludesi con affermare la identità dei due predicati nella maggiore proposizione e nell’ultima, ei non vi si parla di essenza identica, ma sibbene d’identico avveramento. Per fermo, il discorso, colmandovi tutte le elissi grammaticali e mentali, dovrebbe così procedere il triangolo equilatero ideale che {{Pt|rappre-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|217}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|rappre}}senta ''ad extra'' tutti i triangoli equilateri in atto e i passati e i futuri, è necessariamente equiangolo. Ora questo triangolo qui disegnato, essendo equilatero, è compreso nel novero delle figure rappresentate ''ad extra'' dal triangolo ideale equilatero. Concludesi che in questo triangolo in atto e qui disegnato debbe necessariamente avverarsi l’altra condizione del triangolo
{{larger|80.}} — Dopo ciò, non fanno più nodo alla mente que’ giudicj allegati più sopra: io sono un essere; questa pianta esiste; che pajono significare una attribuzione immediata e meramente ideale di subbietti particolari effettivi, e tanto più pajono significarlo, in quanto le nozioni dell’essere e dell’esistere non esprimono qualità concrete e distinte dentro le cose. E qui pure avvisiamo, anzi tutto, che pronunziandosi quelle frasi io sono un essere; questa pianta esiste, del sicuro non si vuol dire: io sono l’idea dell’essere e in questa pianta è l’idea dell’esistere; e nemmanco si vuol dire io sono l’efficienza eterna dell’essere o d’un essere e in questa pianta è l’efficienza e possibilità eterna del proprio esistere. Parlasi, adunque, a ogni modo dell’oggetto rappresentato ''ad extra'' e vogliono quelle frasi significare che io possiedo in atto ed effettualmente la condizione per cui la nozione dell’essere mi diviene applicabile; e così torniamo da capo al rapporto di segno a significato; e il simile dobbiamo affermare dell’altro giudicio: questa pianta esiste. Se non che, tale ultima frase vuol esprimere per avventura questa pianta è in atto; ovvero, questa pianta è un subbietto operante.
{{larger|81.}} — Trattandosi di tal nozione dell’essere comunissimo e della esistenza, giova di ricondursi a mente che assai di leggieri se ne fa indebita applicazione; e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|223}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}applica il concetto dell’essere. Ma tal concetto significato nell’altra parte del giudicio possiede la facoltà universale e perpetua di rappresentare quel me e ogni essere rassomigliante. Il primo giudicio dovrebbe domandarsi ipotetico ovvero d’identità; il secondo, sperimentale ovvero di congiunzione; l’ultimo, di rappresentanza o di avveramento. Nel primo e nel secondo giudicio quello che à espresso dall’attributo o dal predicato può annettersi tutto e immediatamente al subbietto; nel terzo non mai, e l’idea vi sarà sempre annessa mediatamente e come termine di relazione esteriore; sul che è facile assai li scambiare ed equivocare. Nell’esempio seguente: ''Costei possiede grazia e bellezza'', vuolsi egli significare il concetto universale della grazia e della bellezza avverato in cotesta donna? oppure vuolsi avvertire semplicemente che vi si scorge quella medesimezza concreta che noi percepiamo in oggetti diversi ma pur simiglianti nella grazia e nell’avvenenza? In questo secondo supposto la grazia e la bellezza sono attribuzione immediata del primo termine: invece nell’altro supposto la significazione esatta del giudicio debb’esser tradotta nelle infrascritte parole: in costei v’à le condizioni nelle quali avverasi la idea della grazia e della bellezza. Quindi l’attribuzione o pertinenza immediata consiste nelle qualità effettive di certa grazia e di certa bellezza reale e individua; l’attribuzione e pertinenza mediata è nel legame esteriore con la rappresentanza ideale correspettiva. Giudicj ''a priori'' sintetici non sussistono ; ma bene s’incontrano alcuni giudicj con si fatta apparenza in quanto che le sintesi naturali da loro espresse li rassegnano nella schiera de’ giudicj sperimentali, mentre l’affermazione assoluta a cui danno motivo induce a crederli dell’ordine dei giudicj ipotetici.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|223}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}applica il concetto dell’essere. Ma tal concetto significato nell’altra parte del giudicio possiede la facoltà universale e perpetua di rappresentare quel me e ogni essere rassomigliante. Il primo giudicio dovrebbe domandarsi ipotetico ovvero d’identità; il secondo, sperimentale ovvero di congiunzione; l’ultimo, di rappresentanza o di avveramento. Nel primo e nel secondo giudicio quello che à espresso dall’attributo o dal predicato può annettersi tutto e immediatamente al subbietto; nel terzo non mai, e l’idea vi sarà sempre annessa mediatamente e come termine di relazione esteriore; sul che è facile assai li scambiare ed equivocare. Nell’esempio seguente: ''Costei possiede grazia e bellezza'', vuolsi egli significare il concetto universale della grazia e della bellezza avverato in cotesta donna? oppure vuolsi avvertire semplicemente che vi si scorge quella medesimezza concreta che noi percepiamo in oggetti diversi ma pur simiglianti nella grazia e nell’avvenenza? In questo secondo supposto la grazia e la bellezza sono attribuzione immediata del primo termine: invece nell’altro supposto la significazione esatta del giudicio debb’esser tradotta nelle infrascritte parole: in costei v’à le condizioni nelle quali avverasi la idea della grazia e della bellezza. Quindi l’attribuzione o pertinenza immediata consiste nelle qualità effettive di certa grazia e di certa bellezza reale e individua; l’attribuzione e pertinenza mediata è nel legame esteriore con la rappresentanza ideale correspettiva. Giudicj ''a priori'' sintetici non sussistono; ma bene s’incontrano alcuni giudicj con si fatta apparenza in quanto che le sintesi naturali da loro espresse li rassegnano nella schiera de’ giudicj sperimentali, mentre l’affermazione assoluta a cui danno motivo induce a crederli dell’ordine dei giudicj ipotetici.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|225}}}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO QUARTO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''DELL’APPRENSIONE DELL’ASSOLUTO.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|I.}}
{{larger|87.}} — Si pronunziò negli esordj del libro che la metafisica, come dispensa a tutte le discipline inferiori le dimostrazioni e i principi, così non serba nulla di superiore per sè, ma ritrae dal suo seno medesimo ogni prova ed ogni principio. Però dicemmo che quando la metafisica non rinvenga un cominciamento ''a priori'' o lo rinvenga dubioso e controvertibile, manca alla sua natura e all’ufficio suo più proprio e qualitativo. E perchè è scienza e vale a dire è teorica la quale distendesi in una serie ordinata certa ed universale di cognizioni, la sua forma immediata è la verità. Ne questa può essere particolare ed accidentale, ma sì fornita singolarmente del carattere di necessità e immedesimata col proprio oggetto, e vogliam dire che l’essere e il vero compor debbono una cosa sola; e tal cosa una è l’Ente intelligibile per essenza.
{{larger|88.}} — Si affermò pure da noi che il principio della metafisica debbe, del sicuro, venire attinto a qualche filosofema esprimente non già il minimo delle cose ma invece il massimo. Perocchè il minimo è la stessa impotenza, laddove il massimo racchiude il perchè dell’intero universo. Nè si obbietti che posto il massimo viene posto ogni cosa alla bella prima e la scienza non è fatta ma rivelata. Già rispondemmo che il dare alla scienza per fondamento un Assoluto il quale comincia ad essere e poi diventa quel che non era, si è appunto un {{Pt|co-|}}<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|15}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|226}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|co}}stituirla nel contrario affatto dell’Assoluto; e d’altra parte il massimo o non è posto, ovvero è posto nella sua interezza ed infinitudine; perchè dove non fosse tutto, ei non sarebbe massimo, Vero è bene che la scienza umana lo verrà speculando a parte per parte; e la fatica e investigazione di tutti i secoli rimarrà inferiore d’immenso intervallo al subbietto; tanto manca che presupposto l’Assoluto o il massimo sia pur data e fatta la scienza. Questa non è fatta ma solo è possibile col presupposto del massimo, rimosso il quale, diventa impossibile così la notizia che pigliamo di lui come quella della natura; sopra il che discorreremo un poco più avanti. Nè questo è vero unicamente della metafisica ma d’ogni scienza ideale. {{AutoreCitato|Euclide|Euclide}} venne dilatando di mano in mano la cerchia de’ suoi teoremi, sebbene sussista compiuto ed eterno lo spazio intellettuale con l’infinito delle sue relazioni e possibilità e il geometra debbe averlo a mente e accettarlo come suo postulato universale e perpetuo.
{{larger|89.}} — Quanto poi all’indovinare e descrivere la sempiterna generazione del massimo ente e delle sue ipostasi, noi la giudichiamo impresa non pure avventata ma di necessità illusoria e sofistica. E quando in tale bisogna il metafisico non si avvolga in isterili paralogismi, descriverà invece o l’ordine analitico delle sue proprie nozioni e astrazioni, o gl’incrementi ed esplicamenti del finito, credendo descrivere quelli dell’infinito. Oltrechè, notammio altravolta che, parlandosi con rigore, nè le nozioni si generano l’una dall’altra, nè si conosce per raziocinio anteriore l’indole e il movimento causale delle forze peculiari ed originali della natura.
{{larger|90.}} — Occorre, adunque, per nostro giudicio, che negli ontologi entri una volta per sempre questa {{Pt|per-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|227}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|per}}suasione, e cioè che dove alla mente umana non istesse dinnanzi continuamente il reale Infinito sotto la forma d’una infinita idealità, noi non potremmo per entro al pensiere nè rinvenirlo giammai nè costruirlo o per iscienza o per ardite divinazioni. Onde coloro che il tentano, e in Gerinania sono parecchi, gittano a marcia forza il tempo la fatica e l’ingegno. La speculazione e la scienza, impertanto, comincia come il giudicio e il discorso ed anzi come il pensiere, e vale a dire con qualche sintesi superiore e oggettiva, atta a dirimersi in molte altre subordinate e riuscire a molte conseguenze applicative e feconde. Certo la mente umana ognora che il può studia di movere dal più semplice e progredire in verso il composto; ma tutto ciò è buon artificio metodico e null’altra cosa. Senza che, nell’Ente massimo è la semplicità vera e assoluta, e il composto vi è introdotto dalla impotenza del nostro pensiere.
{{larger|91.}} — Si disse poi che il filosofema fondamentale, esprimente l’essere massimo sotto l’abito di verità astratta universale e necessaria, implica eziandio la massima realità e la cagione suprema ed effettrice del mondo. Sul che ci accade innanzi tratto di avvertire che le cognizioni di qualunque sorta si vogliano tutte presumono di concludere nella realità; e solo si può controvertere sulla relazione loro mediata o immediata con la realità medesima. Ed anzi tu puoi concepire l’essere in disparte dalla verità, ma non viceversa la verità senza congiunzione con l’essere di cui è la forma conoscitiva. Quindi a noi bastò di chiarire questa necessaria corrispondenza per fare evidente l’esistere dell’Assoluto. Perocchè se egli non fosse, nemmanco sarebbe la verità. E sebbene tal conclusione provenisse dall’applicare a certe proposizioni ipotetiche il principio d’identità e di ripugnanza, non fu {{Pt|malage-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|234}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}assolute ed insuperabili, altrettante verrà risposto che nel capo di rincontro permane l’infinito, ed in esso dilatasi senza limitazione non già l’essere umano ma la veduta di sua mente. Questo a noi sembra l’ultimo punto della difficile controversia e dubitiamo forte ch’ella trovi spazio da muovere ancor più discosto. E in ogni caso, per procedere più là, converrebbe acquistar notizia maggiore di tutte le forme possibili dell’atto di congiunzione, e conoscere meglio com’esso accosta le nature contrarie e, per modo di favellare, supplisce all’immedesimarsi perfetto degli enti. Per simile, converrebbe scrutare più addentro la facoltà intellettiva; la quale, pur nondimeno, sappiamo che adempie l’azione sua fuori di sè e stendesi ad oggetto contrario non che diverso dalla natura di cui è azione. Non basta, dunque, a sciogliere il nodo l’intervento della dialettica e l’argomentare ricisamente con l’essere e il non essere e con l’accordo o la ripugnanza dei termini. Qui certo v’à qualche cosa che li concilia e serba ai Platonici autorità di affermare che l’uomo possiede una nozione positiva dell’infinito in quanto infinito.
{{larger|100.}} — Seguita il considerare da capo se tale sostegno comune di tutte le idee nel modo che ci appare infinito ci si manifesti eziandio assoluto ed eterno per intuito immediato e non per giudicio che noi ne facciamo. Ma è fuor di dubbio che l’eterno siccome tale non può essere intuito dall’uomo; e se le cose sono assolute perchè eterne, dovrem ripetere circa all’assolutezza quello che abbiamo dichiarato della eternità. Non però di meno gioverà molto alla chiarezza e al compimento di questa dottrina il riguardare di nuovo nel più intrinseco della intuizione di cui si discorre. L’ente che ci apparisce in fondo ad ogni concetto non solamente<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|235}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}permane immutabile e inalterabile per mezzo a tutte le mutazioni de’ nostri pensieri, ma il supposto medesimo del suo disparire e cessare ci torna contradittorio. Per fermo, se noi pensiamo all’annullamento di quell’oggetto perpetuo ed universale di nostra mente, noi dobbiamo tuttavolta concedere che superstite a lui, per così favellare, rimane la possibilità sua la quale non essendo il nulla ed anzi un che di assoluto e innegabile fa da capo ricomparire quell’essere che pensavasi di annullare. Ciò per diversi rispetti domandasi appunto la eternità, la necessità e l’assolutezza dell’essere. E il medesimo è dimostrato eziandio dal considerare che tutti i possibili sono pensabili e che subbietto comune d’ogni pensabile è per appunto questo essere intuito di cui parliamo. Onde se i possibili esistono, conviene ancora far esistere il lor Contenente comune. E se l’annullazione di lui è pensabile, fa bisogno che simigliante supposto annettasi come gli altri al subbietto assoluto e cioè che questo abbia esistenza nel mentre che se ne specula la non esistenza e ciò viene a dire che in fatto l’annullamento di lui non è pensabile.
{{larger|101.}} — Ma d’altra parte, pur conoscendo la certezza evidente ed irreprobabile di tutto questo, noi non ei avvolgeremo entro alcuna illusione persuadendoci con sì fatte analisi di aver colto un qualche principio maggiormente fecondo e più alto di quelli per addietro significati. La impossibilità di negare il supposto, che altro vuol dire da ultimo se non la impossibilità di negare l’oggetto universale e perpetuo della mente, di guisa che conviene pensarlo, nell’atto medesimo che ci proponiamo la sua negazione? E la malleveria estrema che rinviene essa mente di cotesti fatti e principj non giace ella pure alla fine nel grande assioma<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|242}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}della natura, fondasi tutto, esso pure, nella indagazione e nella notizia più vera, più completa e più esatta del percepirsi dall’uomo quando le forze esteriori e quando il proprio nostro subbietto.
{{larger|110.}} — Emmendata e rinnovata l’astronomia e la fisica coi metodi principalmente scoperti da {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, pensarono i metafisici che fosse d’uopo alla scienza loro
di fare altrettanto, e provaronsi di convertirla siccome l’altre in dottrina d’osservazione. Forse che presero errore? non mai, credo io; salvo che l’osservazione fu angusta, impaziente e superficiale; e quando l’avessero voltata in verso le idee, come la fermarono sui nudi fenomeni; e l’avessero assottigliata a scrutare le opere dell’intelletto non meno che quelle del senso, per lo certo la Prima Filosofia proseguirebbe ora felicemente quella magna restaurazione di cui gli studj naturali non finano di compiacersi e gloriarsi.
{{larger|111.}} — Chiaro è che i fisici non meno dei filosofi, usano cotidianamente di nozioni e di principj ideali ed anno fede pienissima che in essi sta il vero o perchè provengono dall’esperienza o perchè la preoccupano con sempre sicura divinazione. Ma come ciò sia, non debbe dispiacer loro di sapere che le nozioni e i principj che ànno comuni coi metafisici non riescono già una mera e vuota astrattezza e un supposto che non à sussistenza fuor del pensiere, ma terminano tutti insieme nella realità più certa e più sostanziale di quante n’esistono. Debbe eziandio gradire ai fisici di sapere che l’osservazione intima e più rigorosa dei fatti dello spirito illustrata d’altra parte da piano e irrepugnabile ragionamento, à dimostrato, crediamo, per sempre la realità immediata e certezza apodittica dei veri sperimentali o dir vogliamo delle percezioni così interiori come esteriori; e dimostrato à puranco non v’essere dentro le idee nè<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|243}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}dentro i principi alcuna rappresentazione la quale fornisca la mente d’un briciolo di cognizione non derivato in fonte dall’esperienza medesima ovvero dal paragone dei concetti in fra loro, nati e derivati allo stesso modo. Così mentre ai naturalisti fu detto dalla scuola Kantiana che la scienza da essi adunata è un gran complesso di fenomeni o vogliam dire di apparenze {{Ec|involte in schemi|avvolte in ischemi|Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/824}}, in categorie in unificazioni meramente subbiettive e componenti d’altro lato, una logica di vuote ed astratte forme, noi per contra affermiamo ed asseveriamo loro la ontologia e la logica tornare a una cosa medesima; non perchè nella logica l’uomo studii e impari la generazione effettiva dell’essere, come sembra a talun ingegno fantasioso, ma perchè la logica insegna le più universali e profonde determinazioni dell’Assoluto, vuoi come gran contenente di tutti i possibili, vuoi come fornito delle sue proprie e ineffabili attribuzioni.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|VII.}}
{{larger|112.}} — Della procedenza dei principj confessiamo aver dato piuttosto cenni che dottrina compiuta. Non però dimeno crediamo non sia difficile raccoglierne la sostanza maggiore e migliore nelle varie parti di questo libro e dell’altro. Contuttoció noi mostreremo da capo l’essere ontologico di essi principj e come ciascuno provenga apoditticamente dalla perenne intuizione dell’Ente assoluto.
Per vero, nessun principio nella logica verrà trovato e ravvisato o superiore o più semplice dell’infrascritto: l’Ente è. Ora cotesto principio significa per appunto il contatto spirituale continuo di nostra mente con l’Assoluto in quel suo comparire {{Pt|imme-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|251}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}non corrisponde. Il che succede per appunto al sistema lella idea dell’ente possibile. Ad ogni piè sospinto, uomo imbattesi in anfibologie e in viluppi non estricabili, de’ quali fu parlato con sufficienza nel primo libro e in qualche altro scritto.
{{larger|122.}} — Del rimanente, pretendi tu che ad ogni esperienza occorra cotal nozione? Falla per lo meno contemporanea col primo atto di percezione, ossia poni che occasionalmente quel primo atto svegli l’intelletto alla visione di quella idea; sebbene la cosa troverà poi altri nodi insolubili per altro verso. Dici che la nozione dell’essere puro non aggiunge e non leva nulla nelle esistenze concrete, ma solo è luce universale e perenue necessaria al conoscerle? Rispondo che l’essere puro e assolutamente indeterminato non può farsi luce nè mezzo nè altra cosa, e che qui calza troppo bene la massima dei nominali: ''entia non sunt multiplicanda prœter necessitatem''.
{{larger|123.}} — Noi già indicammo distintamente le due vie per le quali è occasionata in pensiere la concezione astrattissima dell’idea pura dell’ente. Ora aggiungiamo che per tale origine duplicata della stessa nozione e per l’altra idea poco dissimile dell’essere in qualehesia guisa determinato, accade molto spesso che vengano entrambe intese ed assunte in maniere tanto diverse. Chè talora la voce ente vuol significare l’Assoluto e la causa e il principio dell’universo. Talaltra vuol significare l’ultimo fondo di tutte le cose qualificate, ed accenna al subbietto comune ed a ciò nel quale tutte le sostanze somigliano. Infine, per altro uso ordinario e frequente, quella voce viene a significare il solo e mero contrapposto del nulla, e perciò è domandato l’essere comunissimo ed esce dalla maggiore ed ultima delle astrazioni; quindi si rimane compiutamente {{Pt|indeter-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|257}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ogni cosa, qualora esista, è per ciò solo intelligibile, per lo manco alla intelligenza assoluta; e se è contingente, à di più la sua essenza ipotetica nella eterna possibilità od efficienza che voglia dirsi. Ora, la fonte d’ogni intelligibile e d’ogni possibile rappresentasi di nuovo al nostro pensiere come affatto indeterminata non valendo noi a concepir l’infinito delle sue determinazioni; e d’altra parte, non dovendosene concepire alcuna separata e distinta. Quindi la notazione sola conveniente e propria di tutto ciò è la idea dell’essere comunissimo e vale a dire il concetto insieme più indeterminato e più universale.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|IV.}}
{{larger|132.}} — Con la scorta di tali analisi e tali giudicj non tornerà malagevole di girare pel labirinto di quelle, espressioni improprie ed incoerenti di cui riboccano i libri in risguardo della nozione dell’essere, ed anno falsato non pochi pensieri e opinioni di metafisici.
E prima si dica che l’essere o l’esistenza mai non è qualità ed attribuzione delle cose; perocchè l’essere o l’esistenza loro equivale a tuttaquanta la loro natura. Ed anche parlandosi dell’ente determinato e qualificato mal si dirà che sia esso pertinenza ed attribuzione di una cosa, quando, per lo contrario, le pertinenze ed attribuzioni tutte di lei si sostengono sopra l’essere o il subbietto che voglia chiamarsi. Ma perchè la mente subito che scorge una relazione fra le cose attribuisce la relazione medesima con forma di predicato all’uno o all’altro dei termini attinenti, così piglia l’abito di affermare che la relazione comune dell’essere è qualità o predicato altresì comune di tutte le cose. E ciò riesce il contrario appunto {{Pt|del-|}}<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|17}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|258}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|del}}l’altro abito della mente di convertire in subbietto quello che non esiste per sè ed in sè, come fu avvertito allegando la definizione che dà Aristotele dell’accidente.
{{larger|133.}} — Del pari, trovasi scritto che le cose più differenti in fra loro sono pure sempre l’essere determinato così o così. Ma l’essere comunissimo è predicato ugualmente delle determinazioni come del loro sostegno; perocchè le determinazioni non sono il nulla; ed avverasi in esse il contrapposto medesimo alla privazione od al nulla come nell'ente più sostanziale, essendo contrapposto assoluto e incapace di gradi. Laonde l’essere comunissimo e l’essere in qualchesia guisa determinato sono essenzialmente diversi. Per fermo, l’uno rappresenta certa comune attinenza di tutte le cose; l’altro, il sostegno sostanziale di tutte le qualità o per lo manco quel subbietto ideale in cui ineriscono altre idee; quindi nè l’una nè l’altra forma di subbietto è confondibile mai con le proprie determinazioni. Invece l’essere puro o comune sta in equazione perfetta ed universale così con qualunque subbietto d’idea o di cosa come con qualunque determinazione di entrambi.
{{larger|134.}} — Del resto, non si nega che dividendosi tutte le esistenze, come credo si possa fare, in concetti e in realità, l’una e l’altra classe è costituita di subbietti o reali o ideali; perocchè ogni creata natura è sostanza o di sostanza; e non v’à idea tanto semplice, e nenmanco quella dell’essere puro, in cui la mente non possa distinguere alcun’altra idea, stantechè la idealità è veramente infinita così nel tutto come in ciascuna specificazione. Ma ciò non significa che ogni sostrato di sostanza sia l’essere puro e comune e che ogni subbietto ideale risolvasi nella idea schietta dell’essere. E pure da gravi nostri scrittori fu detto ed asseverato ch’uomo pensando a qualunque sia cosa {{Pt|im-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|259}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|im}}battesi infallantemente nella nozione astratta dell’essere. Il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} per ciò dimostrare, come notammo per addietro, piglia in esempio l’idea di un Maurizio amico di lui e comincia per ordine a dispogliarla prima delle note individuali, poi delle specifiche, in ultimo delle più generali «la mia idea è divenuta (scrive egli) in tal modo l’idea d’un corpo in genere..... Voglia io finalmente non badare con l’attenzione mia nè pure a ciò che ha di proprio il corpo; allora quell’idea di corpo mi si cangerà nell’idea d’un ente in genere.» E qui cadiamo in equivocazione. La mente astraendo da tuttociò che à di proprio un corpo trova per residuo (mi si condoni la frase) il subbietto ignoto delle qualità ed attribuzioni della natura corporea. Quel subbietto (già lo avvertimmo) non è l’ente puro e comune, ma certo ente sostanziale e qualificato che uno pensa in disparte si dalle qualità e si dagli atti che n’emanano, e in cui dimora pur sempre certa potenzialità e certo principio attivo che fanno tutt’uno con lui. Replichi tu che si può pensare di Maurizio la mera esistenza? Rispondo di no, se parlasi di Maurizio in carne ed in ossa; dacchè la esistenza sua s’identifica con tutto lui, e non è più sostrato che qualità, nè più principio attivo che minima varietà ed accidenza; e per cercare ch’io faccia nella persona di Maurizio e mediante qualunque astrazione, non mi succederà pur mai di quivi discernere la esistenza dal rimanente. Qualora poi si discorra non di Maurizio che ''mangia bere dorme e veste panni'', ma della pura idea di lui e la si voglia paragonare alla nozione dell’essere comunissimo, egli si troverà che rappresentando questa nozione un’attinenza comane di tutte le cose certo debbe correre una relazione fra lei e l’idea di Maurizio, da poichè Maurizio è nel numero delle cose.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|263}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|compa}}rire e cessar dei fenomeni, quanto l’apprensione dell’Ente assoluto, quale termine del nostro pensiero; che sono due atti mentali mediante cui dopo parecchie astrazioni e giudizj si occasiona il concetto dell’essere puro e affatto indeterminato. Di tal guisa, dopo aver noi dimostrato che nella forma essenziale e perpetua delle nostre cogitazioni non entra alcuna necessità di far luogo all’idea dell’essere puro, al presente riconosciamo per via storica, se è lecito così parlare, che quella nozione sebbene dee comparir fra le prime dentro la mente, non però di meno l’interrogare dei fanciulli prova unicamente la presenza nel lor pensiere della nozione di cosa e cioè di sostanza. All’altra dell’essere puro bisogna, per venir concepita con precisione e perspicuità, un abito e un esercizio maggiore dell’astrazione e del pensiere speculativo.
{{larger|139.}} — Si volle pure dalla espressione vocale de’ nostri giudicj dedurre la necessaria presenza in quelli della nozione dell’ente, affermando che quivi la voce da cui è significata la copula tra il subbietto ed il predicato, vuole invece significar sempre in modo distinto ed esplicito l’esistere della cosa di cui si giudica. Noi neghiamo a dirittura quella presunta generale significazione, sebbene confessiamo che il verbo denominato sostantivo serve eziandio in casi particolari all’ufficio d’indicare l’astratta e sola qualità dell’esistere usandosi perciò di sopprimere ogni parola aggiuntiva. Se io pronunzio: Dio è buono, intendo di esprimere lá inerenza della bontà in Dio; e il verbo à forza copulativa e vale a dire che indica per appunto quella inerenza. Invece, in questa frase: Dio è, ovvero, Dio esiste, per lo certo, il verbo esprime esplicitamente che l’essere o l’esistere appartiene a Dio. La grammatica, impertanto, non darà niuna ragione a cotesti ideologi insino a quando non avranno<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|267}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}universale à pure certa potenza attiva infinita e universale. Onde noi ricadiamo nella concezione testè riprovata del primo mobile e dell’anima universale del mondo; e vale a dire che s’introduce nella materia una virtù efficiente assoluta la quale viene perciò a mancare alla divina causalità. Qualora poi si separino le forze dalla materia, questa, chi ben la guarda, diventa sinonima dello spazio e se il concetto di spazio rappresenti o no una natara universale, fu esaminato da noi in altro scritto e può il lettore pigliarne notizia nell’Appendice.<ref>Vedi ''Appendice'', I.</ref>
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|II.}}
{{larger|146.}} — Da ciò risulta che nature universali insieme e individue non sussistono in mezzo al mondo creato; e ciò che nelle cose vien giudicato universale, è semplicemente il comune ed è replicato e diviso le tante volte quanti subbietti sostanziali e separati il contengono; se pure nell’ordine delle esistenze organate e viventi non voglia dirsi che i primi germi delle specie propagatisi infino a noi ebbero effettualmente virtù universale, del che faremo parola un po’ più avanti.
{{larger|147.}} — Rimane, pertanto, che si discorra degli universali in quanto sono idee e concetti. Imperocchè i nominali più moderati furono appunto concettualisti; e vale a dire che negarono all’universale qualunque realità oggettiva nel mondo eterno e nel temporale, e solo gli dettero esistenza particolare dentro la mente. A’ di nostri il simile venne ripetuto dai Lockiani e in
genere dai filosofi detti sperimentali od empirici. Ed singolare che {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Antonio Rosmini}} così erudito nelle<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|270}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}la bellezza alla perfezione, così, quando ella nell’operar suo potesse adempiere a capello le intenzioni che à, ogni fattura delle sue mani splenderebbe di quella che fu domandata bellezza ideale; ed ogni uomo sarebbe avvenente quanto l’Apollo del bel vedere e ogni donna quanto la Venere di Prasitele. Nè ciò si debber considerare soltanto nelle figure dei corpi, ma eziandio in quelle degli animi; essendo che sembra manifesto che la natura va creando le anime umane (quasi direbbesi) tutte conformemente ad un esemplare comune; e però ella vuole d’ogni individuo fare altrettanti Archimedi e Galilei e Raffaelli, ma le forze accidentali e le scorrettezze organiche la impediscono; il perchè debbe accettarsi quest’altra sentenza mirabile che ciò che il genere umano è capace di fare lo mostra soltanto in quegli individui singolarissimi, mentre nella moltitudine la intenzione della natura è sempre tradita e le facoltà del nostro essere sono come soffocate ed imbozzacchite.
{{larger|151.}} — Ora nelle sole idee noi possiamo raffigurare e pensare coteste universali intenzioni della natura e sono appunto gli archetipi ed esemplari perfetti melitati da {{AutoreCitato|Platone|Platone}}.
In questa guisa medesima va il nostro intelletto componendo dentro la mente il prototipo di certe eccellenze o d’arte o di scienza o d’operazione; il prototipo diciamo del perfetto oratore o del perfetto cortigiano ovvero del comandante d’esercito quale è Ciro in {{AutoreCitato|Senofonte|Senofonte}} e Goffredo nel {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Tasso}}. A tutto ciò corrisponde una possibilità eterna e assoluta non diversamente da quello che accade per ogni altro concetto; e tale possibilità sebbene è una assolutamente nella efficienza divina, non è angustiata a dovere ''ad extra'' attuare un solo individuo ma sempre ed in ogni<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/296
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|276}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|di}}vina e perpetua possibilità, non è termine alcuno alla varietà e moltiplicazione di quelle essenze. E quando si affermi che le minori entrano nelle maggiori e darsene alcune di genere così ampio da contenere o in potenza o in dignità tutte le rimanenti, come, ad esempio, la nozione del bene o quella dell’uno o l'altra dell’essere, noi giudichiamo che, per un certo rispetto logico ciò è verissimo ed è nel mondo ideale significato con altrettanti concetti od essenze. Ma fu notato più sopra che le idee generano e sono generate a vicenda; e per simile, a vicenda sono contenute e contengono; perchè tale è da ultimo la natura sopraeccellente dell’infinita realità in cui le essenze o determinazioni od unità assolute che le si chiamino serbano tutte uguale divinità, grandezza consustanzialità ed efficienza.
{{larger|160.}} — Concludesi che in risguardo del mondo ideale non può farsi controversia nessuna intorno ai generi o intorno alle specie. Avvegnachè la universalità loro è comune a tutte le idee; e le lor differenze e le loro similitudini si concretano effettualmente e perpetualmente nelle respettive determinazioni della possibilità infinita come ogni altro ordine e forma di verità e di efficienza.
{{larger|161.}} — Che se nelle specie e nei generi vuolsi guardare all’ordine della causalità e pretendesi di risolverli tutti in corte leggi supreme di pochi principj attivi e che tali leggi e tali principj trovino nella efficienza divina altrettanta semplicità e unità di azione creatrice, torna, per nostro avviso, circa al proposito il discorso medesimo compiuto testè; e vale a dire che certo la efficienza divina opera con semplicità e unità stupenda e maggiore d’ogni umana estimazione; e quelle indagini nostre circa l’ordine delle cause e la riduzione delle specie e dei generi aiutano la nostra mente a<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/299
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|279}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|Con}}ciossiachè come l’atto creativo fa esistere tutta la nostra sostanza ed ogni sua condizione ed ogni suo mutamento noi dovremmo intuire la creazione del nostro essere intero e del nostro medesimo intuito, il che implica contradizione e sarà veduto meglio più tardi. D’altra parte, come quella virtù creatrice investe, per si dire, immobilmente e invariabilmente l’essere nostro compiuto, séguita che l’intelletto e qualunque facoltà d’apprensione e d’intuito non à modo alcuno di distinguerla nè dentro l’animo per un effetto speciale, nè fuori per una speciale determinazione dell’atto assolutissimo che è l’essenza stessa di Dio; posto ancora che noi fossimo fatti capaci di percepire cotale essenza. L’atto creativo spandesi uguale e indivisibile per l’intero universo: e come non à moto nè varietà e non possiamo sentircene penetrati, da onde e in qual maniera giungerebbesi ad acquistare o sentimento o intendimento della divina energia? Tale sorta, dunque, di congiunzione dell’Assoluto con noi e con l’universo creato porge di sè una cognizione meramente razionale e dimostrativa, e ciò s’anderà confermando altrove con altri argomenti.
{{larger|165.}} — Quindi la prima forma di congiunzione di cui siamo consapevoli chiaramente e immediatamente si è quella delle idee. Pensare all’eterno subbietto delle verità necessarie altro non può voler dire che vederlo intellettualmente ed averlo per ultimo termine del nostro atto cogitativo. Se non che, più volte venne spiegato qualmente quella coscienza medesima, la quale ci attesta con certezza che noi pensiamo in ogni concetto il sustrato della idealità infinita, ci afferma con pari evidenza che tale sustrato sempre ci apparisce involto, a così parlare, nell’essere rappresentativo o nella idea che voglia chiamarsi. Onde siamo astretti a<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|280}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}concludere che l’intuito nostro non lo penetra in guisa veruna o (nel modo che si usa discorrere per gli oggetti sensibili) che noi non lo percepiamo. A noi è dato soltanto d’intuire le idee col termine estremo della lor congiunzione. E perchè le idee rappresentano bensì la vita, l’attività, l’energia e simili, ma per sè medesime non anno attività, nè energia, nè movimento, nè vita; conciossiachè elleno in sè e da sè non sono subbietto e sostanza, o per lo manco non ci appariscono sì fatte; di cotal guisa viene impedito a noi d’intuire per via immediata qualunque reale determinazione e qualunque atto dell’Assoluto. Se pure non voglia chiamarsi atto quella sua presenzialità manifesta a noi nel fondo d’ogni nozione.
{{larger|166.}} — Ma se non va oltre ciò la virtù intellettiva e la pura opera della mente, accogliesi dentro l’anima un’altra specie d’influsso, ed è quella sorta di maravigliosa energia, la quale si accompagna sempre con le verità necessarie e che induce l’animo nostro a consentire in esse subitamente e assolutamente. Di guisa, che quando anche la volontà nostra tentasse di ribellarsi a quell’alto predominio della verità noi ravvisiamo che il nostro no pronunziato artificialmente verrebbe contradetto da un assentimento tacito e così spontaneo quanto invincibile; nè riflettendovi sopra ed esaminando ad uno per uno con la virtù discorsiva tutti i supposti possibili, immaginiamo forza nessuna o materiale o spirituale che giungesse dentro la mente a cancellare quel sì; imperocchè niuna cosa varrebbe a spegnervi la luce interiore e incessante che raggia e brilla al cospetto dell’essere. Ora la descrizione sincera di cotesti effetti delle verità necessarie sembra a me più che bastevole a dimostrare con saldezza che la cagione di quelli mai non può riuscire subbiettiva<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/305
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|285}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}leggi della natura in ciascun tempo e in ciascuno spazio. Vero è puranco che tali giudicj induttivi pigliano una generale significazione; perocchè questa è la tendenza di nostra mente, la quale si sperde e affatica nelle differenze molteplici e si adagia e riposa invece nell’unità degli universali, e però non mette eccezione agli esperimenti e risultamenti suoi induttivi che quando i fatti manifesti e contrarj a ciò la costringono. Per tal guisa diciamo: le stelle tutte sono altrettanti Soli simili al nostro; ovvero: l’attrazione è legge universale dei corpi; od anche: la vita d’ogni ente organato domanda periodica assimilazione e rejezione di materia. Nondimeno, ei si conviene confessare che in questi casi ed in altrettali ognora che andiamo meditando sulla possibilità d’un supposto affatto diverso, nessuna forza ci move dentro a negarla recisamente come inchiudesse alcuna specie di ripugnanza logica. Invece, questa forza si fa sentire assai chiaramente per gli enunciati surriferiti e per altri della sorte medesima. Ora cotesta forza che è involontaria e mostra di procedere in qualche modo dall’oggetto quasi una luce d’evidenza che a lui s’accompagna non crediamo poter provenire da altra sorgente che da quella stessa onde il pensiero è costretto ad assentire invittamente alle verità necessarie o vogliam dire ai giudicj chiamati da noi ipotetici; e il lume dell’une proposizioni e dell’altre svegliasi dentro l’animo al cospetto della verità come per secreta corrispondenza e per atto d’armonia prestabilita.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|II.}}
Qualunque teorica si ponga innanzi per ispiegare la formazione dei nostri concetti e principj più {{Pt|gene-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|297}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}compie principalmente dentro dell’animo; non è di necessità operoso e pratico; e quando si esterna, compiesi in qualche celebrazione di culto estremamente diversa dall’azione morale e civile, propriamente denominata. D’altra parte l’obbligazione e l’autorità, che sono termini corrispondenti, forse implicano o sottintendono la personalità divina, da onde, in fatto, provengono gli elementi da noi descritti dell’autorità fontale e del diritto supremo, e quindi per derivazione proviene l’autorità della legge scritta. Ma certo è che obbedendo l’uomo all’autorità in genere o più strettamente al precetto morale, non pensa le più volte che alla necessità dell’ordine, alle esigenze della giustizia e alla reciprocazione di benevolenza e di utile fra i conviventi. Laddove il sentimento di adorazione mena diritto a concepire per oggetto e per fine un Dio personale e un Dio esorabile; si vero che l’adorazione si mescola quasi sempre con la preghiera o tacita ovvero espressa; e tuttochè il concetto del santo che fa riscontro all’adorazione inchiuda l’idea della potenza, saggezza e bontà infinita, che sono elementi dell’autorità, nondimeno v’à ancora di più un’altra forma sublime ed assai misteriosa e di cui per ultimo non si può altro dire se non che è termine esatto e correspettivo del senso specialissimo dell’adorazione. In fine, come nell’obbligazione morale parla un affetto e uno spirito particolare che fu domandato appunto senso morale, invece nell’adorazione e nel culto si sveglia quella disposizione dell’animo a null’altra simigliante che domandasi fede. E l’adorazione e la fede esercitati spesso e in maniera sensibile, ingenerano poi un ardore ed un entusiasmo de’ più gagliardi; mentre la legge morale s’immedesima con la tranquilla ragione; anzi ella stessa è una certa ragione dal<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|305}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}umana rivolta verso l’oggetto di eni chiede la cognizione; e questa è l’atto della facoltà intelligibile che si compie e ferma nell’apprensione dell’oggetto, mediante l’idea; in fine, tuttociò è la verità, o vogliam dire, è l’Ente conosciuto o conoscibile almeno. Quindi l’Ente è insieme la verità; perchè nella sua essenza sta pure inchiusa la intelligibilità eterna e la fonte d’ogni intelligibile; e ciò propriamente è la verità assoluta con determinazioni senza numero; e vale il medesimo quanto l’assoluta realità con le sue ipostasi e le relazioni sue infinite, intelligibili tutte ab eterno ed intellette per lo manco da esso Ente assoluto.
{{larger|198.}} — Ripetasi adunque il già pronunziato da noi più volte, e cioè, che il principio dell’essere implica eziandio il principio del conoscere; e la mente umana è un raggio di quella luce superna intellettuale. Se non che, la intelligenza umana apprende in diverso modo il finito e l’infinito. Apprende quello immediatamente e vale a dire ch’ella congiungesi in via diretta con la cosa conoscibile; e però i Latini fecero sinonimi spesse volte ''factum et verum''. Apprende poi senza mezzo l’infinito in quanto è termine dei concetti; e apprende mediatamente le specificazioni ed attribuzioni effettive di lui, e cioè mediante le idee che sono segni e rappresentanze delle specificazioni ed attribuzioni medesime.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|II.}}
{{larger|199.}} — Ma la nostra visione mentale aggiunge, leva o modifica alcuna cosa all’oggetto? Quando io piego lo sguardo della coscienza sui fenomeni dello spirito e delle forze esteriori, li avviso io identicamente quali sono, ovvero in modo diverse?<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|20}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|306}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>
Ecco l’ultimo passo, al nostro parere, che è lecito movere alla Critica della Conoscenza; e parlando con più precisione, è l’ultimo dubbio ch’ella tenta di movere, ignorando ancora se vi s’inchiuda o no un paralogismo non risolubile.
{{larger|200.}} — Per fermo, uoi qui siamo dirimpetto ad una facoltà primissima e semplicissima e alla quale non si concede di venire studiata ed analizzata se non mediante i suoi proprj atti; dacchè il solo conescere studia e conosce la cognizione. Una cosa sola apparisce evidente, e cioè che la forma conoscitiva è altrettanto semplice quanto identica a sè medesima sempre. E come lo spazio penetra e circonda i corpi senz’alterarli minimamente, cosi fa la luce conoscitiva in risguardo dei proprj oggetti. E perchè è sempre pari e medesima con sè stessa, però le cognizioni non perdono un atomo della loro certezza e della loro propria natura; considerato che quando anche la vista mentale congiungendosi con le cose a cui guarda recasse nel modo dell’apprensione un qualche elemento che in quelle non sussistesse per appunto, tal modo riuscendo essenziale affatto all’intelligenza mai non potrebbe mutare d’un minimo che; e; mutando, per la semplicità sua estrema diverrebbe diversissimo da sè stesso, il qual supposto è impossibile; e il fatto continuato e perpetuo ciò manifesta.
Onde segue che tutte le forme e l’ordine delle cognizioni umane similmente si rimangono identiche e inalterabili. Per ciò medesimo la luce mentale quanto è semplice uniforme e per nulla mutabile, altrettanto è indifferente (se puossi dire) e straniera agli oggetti che illumina; e dà avviso delle percezioni come dei concetti, del simile come del diverso, degli atti come dei fenomeni.
{{larger|201.}} — Aggiungeremo noi a ciò il testimonio perenne e universalissimo della coscienza degli uomini, i quali<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|306}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>
Ecco l’ultimo passo, al nostro parere, che è lecito movere alla Critica della Conoscenza; e parlando con più precisione, è l’ultimo dubbio ch’ella tenta di movere, ignorando ancora se vi s’inchiuda o no un paralogismo non risolubile.
{{larger|200.}} — Per fermo, noi qui siamo dirimpetto ad una facoltà primissima e semplicissima e alla quale non si concede di venire studiata ed analizzata se non mediante i suoi proprj atti; dacchè il solo conescere studia e conosce la cognizione. Una cosa sola apparisce evidente, e cioè che la forma conoscitiva è altrettanto semplice quanto identica a sè medesima sempre. E come lo spazio penetra e circonda i corpi senz’alterarli minimamente, così fa la luce conoscitiva in risguardo dei proprj oggetti. E perchè è sempre pari e medesima con sè stessa, però le cognizioni non perdono un atomo della loro certezza e della loro propria natura; considerato che quando anche la vista mentale congiungendosi con le cose a cui guarda recasse nel modo dell’apprensione un qualche elemento che in quelle non sussistesse per appunto, tal modo riuscendo essenziale affatto all’intelligenza mai non potrebbe mutare d’un minimo che; e; mutando, per la semplicità sua estrema diverrebbe diversissimo da sè stesso, il qual supposto è impossibile; e il fatto continuato e perpetuo ciò manifesta.
Onde segue che tutte le forme e l’ordine delle cognizioni umane similmente si rimangono identiche e inalterabili. Per ciò medesimo la luce mentale quanto è semplice uniforme e per nulla mutabile, altrettanto è indifferente (se puossi dire) e straniera agli oggetti che illumina; e dà avviso delle percezioni come dei concetti, del simile come del diverso, degli atti come dei fenomeni.
{{larger|201.}} — Aggiungeremo noi a ciò il testimonio perenne e universalissimo della coscienza degli uomini, i quali<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|311}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mozione si alta e sì opposta alla finità e alla contingenza in cui non si ravvisino determinazioni ed elementi dedotti dal paragone dei sensibili, senza eccettuare nemmanco i tre caratteri celebrati d’ogni idea speculativa che sono la universalità, la immutabilità e la necessità logica.
Da un lato si mostrò come fossero naturali non che possibili i giudicj operati immediatamente sulle cose, tolta di mezzo ogni antecedenza d’idee; dall’altro si venue definendo e spiegando il fatto delle verità di senso comune, le quali conducono assai per tempo e con assai sicurezza la mente nostra alla ricerca d’altre verità parziali e subordinate. Di tal maniera si escluse da noi quell’argomento principe degl’idealisti moderni, che avvisare e interpretare i sensibili e la lor cognizione senza forme ideali anteriori mena per forza al paralogismo, e che la induzione sperimentale non è fattibile mai dove non precedano alcuni assiomi posti onninamente ''a priori'' dentro al pensiere.
{{larger|210.}} — Nullameno, la ideologia nostra si differenzia in modo essenziale da quella degli aristotelici antichi e de’ moderni sensisti e positivisti in ciò che per noi la idea (e meglio, la visione di lei) è promossa ed occasionata e non mai prodotta dalle percezioni e dai fantasmi; e per noi l’assolutezza sua proviene dal dilatarsi che fa nello interminato del sostegno comune ed inalterabile di tutte le idee che è l’ente ipotetico ossia quella realità immediata ed irrepugnabile che sta perennemente dinnanzi allo spirito.
Del pari, se noi ripetiamo coi vecchi peripatetici:
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«. . . . . da onde vegna lo intelletto
{{spazi|6}}Delle prime notizie omo non sape
{{spazi|6}}No de’ primi appetibili l’affetto;
{{spazi|2}}Che sono in voi siccome studio in ape;.»}}</poem>|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|311}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mozione si alta e sì opposta alla finità e alla contingenza in cui non si ravvisino determinazioni ed elementi dedotti dal paragone dei sensibili, senza eccettuare nemmanco i tre caratteri celebrati d’ogni idea speculativa che sono la universalità, la immutabilità e la necessità logica.
Da un lato si mostrò come fossero naturali non che possibili i giudicj operati immediatamente sulle cose, tolta di mezzo ogni antecedenza d’idee; dall’altro si venue definendo e spiegando il fatto delle verità di senso comune, le quali conducono assai per tempo e con assai sicurezza la mente nostra alla ricerca d’altre verità parziali e subordinate. Di tal maniera si escluse da noi quell’argomento principe degl’idealisti moderni, che avvisare e interpretare i sensibili e la lor cognizione senza forme ideali anteriori mena per forza al paralogismo, e che la induzione sperimentale non è fattibile mai dove non precedano alcuni assiomi posti onninamente ''a priori'' dentro al pensiere.
{{larger|210.}} — Nullameno, la ideologia nostra si differenzia in modo essenziale da quella degli aristotelici antichi e de’ moderni sensisti e positivisti in ciò che per noi la idea (e meglio, la visione di lei) è promossa ed occasionata e non mai prodotta dalle percezioni e dai fantasmi; e per noi l’assolutezza sua proviene dal dilatarsi che fa nello interminato del sostegno comune ed inalterabile di tutte le idee che è l’ente ipotetico ossia quella realità immediata ed irrepugnabile che sta perennemente dinnanzi allo spirito.
Del pari, se noi ripetiamo coi vecchi peripatetici:
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«. . . . . da onde vegna lo intelletto
{{spazi|6}}Delle prime notizie omo non sape
{{spazi|6}}No de’ primi appetibili l’affetto;
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Tuvok1968
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|312}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude><br>cotesta ignoranza è ristretta nella teorica nostra al modo e all’ordine mediante cui le prime notizie e i primi giudicj compaiono dentro al pensiere e l’opera della intuizione trapassa all’opera della riflessione e del raziocinio. Conciossiachè, altra cosa è sapere gli elementi costitutivi d’un essere, altro le combinazioni e l’artificio col quale è fatto. Che se mi poni davanti le pietre, la calce, le travi e le ferramenta acconcie a murare una casa e vi aggiungi anche le misure minute il disegno preciso da mettere in atto, io non esperto del fabbricare me ne scuserò dicendo di non conoscere e di non potere. Ciò accade per ogni uomo rispetto all’arte della natura e alle sue costruzioni, sendo tutti noi incapaci non pure a supplirle e imitarle, ma sibbene ad intenderle in ogni parte e in ogni secreto.
{{larger|211.}} — Quindi, come non può negarsi nell’uomo dallato a parecchi istinti animali un istinto altresì razionale, che è suo lume e guida perpetua eziandio nello spiegamento più alto e perfetto delle facoltà meditative, così non ci è lecito d’indovinare tutti gli accidenti, i trapassi, gli occulti incrementi e gli ordigni mirabili, a così chiamarli, della storia del pensiero. Basti di avere con metodo rigoroso di eliminazione rimossa la mal presunta necessità delle idee innate; e d’altro canto, mostrata la necessità della cognizione sensitiva schietta primitiva e composta di soli proprj elementi.
{{larger|212.}} — Invece, adunque, di affermare col {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} e il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} che le idee sono forme della materia sensibile la teorica nostra mantiene che primamente opera il senso e la percezione; quindi i fantasmi, naturale rappresentazione di quelli; da ultimo le idee che sono non più effigie e similitudini ma si emblemi e simboli del senso e della percezione; la quale non s’informa dell’idea ma vi si specchia e sublima; perchè vi trova<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/333
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Tuvok1968
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|delle idee}}|{{Sc|313}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}la sua ragione eterna e infinita; e il legame entro i lue termini cominciato occasionalmente e per una specie di contatto spirituale è poi riconosciuto profondo, necessario e propriamente ontologico. E per effetto di quella spirituale contiguità, mai non si annebbia e confonde la rispondenza precisa fra i simboli e le cose simboleggiate. Oltrechè, la mente può riscontrarla in ogni tempo ed in ogni fatto, al modo che può l’archeologo nelle iscrizioni degli obelischi raffrontare qua e là i segni geroglifici coi segni fonetici e sicurare il lor legame e la loro certa espressione.
{{larger|213.}} — Di tal maniera, tornano ad una per una in risguardo della verità, le distinzioni e separazioni che conviene tenere a mente nello speculare in universale le realità e le forme più astratte dell’essere. E nel modo che volendosi rinvenire e fermare l’assoluto della esistenza, occorre di ascendere all’ente che esiste per sè e determina tutte quante le altre entità reali o possibili; il medesimo incontra nè più nè meno a rispetto della verità. Chè nei fatti contingenti ella segue la contingenza loro e le loro incertezze; nelle cose trascendenti invece à carattere inerrante, necessario, immutabile.
{{larger|214.}} — Ma perchè Dio intende tutte le esistenze e il vero subbiettivo medesimo nella sua sostanza è una fulgorazione della mente divina, è detto e asseverato con gran proprietà che uno solo è il vero ed uno il criterio intorno di lui e ciò è la conversione sua compita ed esatta con l’ente. Lasciando stare che ogni cosa ilinnanzi l’occhio di nostra mente piglia la nota comune della intelligibilità, la qual nota induce per sè il concetto universale del vero. Insomma, non s’ingannano gli uomini sapienti o volgari, quando per istinto dell’animo rassomigliano il vero al Sole che sopra ogni<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|314}}|{{Sc|libro secondo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}nube dell’aria splende di serenità candidissima ed incessabile. I lumi, invece, naturali od artificiali che ardono sopra la terra, sebbene composti in essenza della luce stessa che raggia perenne in quell’astro, sono paragonabili alle intelligenze finite in quanto s’imprimono della verità circoscritta che porta seco ogni fatto ed ogni fenomeno. Per gran ventura, possono gli occhi della intelligenza nostra finita raffrontar di continuo la propria luce caduca con la immortale ed esente di ombra e tramonto. Così, in effetto, ogni certezza sperimentale viene confermata od invalidata per la virtù dei principj che emanano fontalmente dal Vero assoluto. Per ciò medesimo, noi affermammo altrove che l’entimema stesso di Renato Cartesio qualora voglia diventar fondamento di scienza incrollabile dee radicarsi nel pensiere speculativo, e dire a un dipresso: io veggo che il mio cogitare include infallantemente l’esistere, perocchè l’ente e il nulla si escludono in modo assoluto.
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|IV.}}
{{larger|215.}} — Sentenziò già Aristotele ed ogni scuola ebbe poi ripetuto che l’ente e il vero si convertono. Quindi, come v’à l’ente assoluto e relativo, infinito e finito la verità trascorre per le medesime categorie; e se parlasi dai logici dell’essere comunissimo, debbesi far luogo eziandio al vero comunissimo. Di tal guisa avendo noi dimostrato a suo tempo che l’essere comunissimo non importa in maniera alcuna identità di sostanza tra l’infinito e il finito, noi provammo implicitamente che il simile debbe venir giudicato della comunanza universale del vero.
{{larger|216.}} — Ma scendendo a qualche particolare diciamo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|322}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}passandomene con silenzio, di procedere speditamente a trattare i principj della teologia naturale; considerato che a molti sembra non pure che la possibilità tenga suo luogo fra le pertinenze immediate di Dio, ma sia contenuta nella essenza di lui e costituisca quasi il divino intelletto.
{{larger|4.}} — Per vero, è da lungo tempo che alcuni solenni teologi stimarono di convertire i possibili in nude essenze intellettuali e affermarono risolutamente ch’ei sono i pensieri stessi di Dio, ne’ quali poi si ferma e si compie la cognizione nostra intellettuale. {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} sembrò rinverdire fra i moderni questa sentenza mezzo platonica e mezzo cristiana, s’egli intendea veramente che i nostri concetti non fossero altro che rappresentazioni astratte degli esseri contingenti e fossero quelle medesime mediante le quali Dio li pensa e conosce. Ma la sua teorica, ben penetrata ed esaminata, credo che risolva i possibili negli archetipi eterni non già ideali, ma sostanziali ed efficienti di tutte le cose finite.
{{larger|5.}} — Convertire i possibili nelle nozioni che Dio à degli esseri contingenti urta nell’errore i due modi. Prima ei si vuole spiegare il poco noto con l’ignotissimo; perchè, se la fede e altresì alcun legittimo inferimento di scienza ci mena a discernere in Dio un infinito pensare e un infinito conoscere, ed anzi noi riponiamo in essi il fondamento supremo de’ nostri concetti, nessun ingegno presuma di sapere di loro altra cosa eccetto che nella pronfondità e intimità della propria natura ei sono incomprensibili al tutto e inescogitabili e però diversissimi essenzialmente dal pensare e dal conoscere umano; del che toccheremo e ragioneremo un poco più tardi. E se per avverso, si ostinano a voler parlare dei pensamenti di Dio come fossero {{Pt|so-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|331}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|cre}}dere che qualunque idea del finito o dell’infinito contradittoria. Certo, così concludono ovvero sconcludono gli Hegeliani; e dissi francamente ''sconcludono'', attesochè, quando fosse pur vero che la contradizione reale e non guari apparente si annidi in fondo a qualunque idea, diventa impossibile non che il ragionare e sillogizzare ma l’atto medesimo del pensiere; il quale dovrebbe in ogni concetto replicar sempre che l’ente e il nulla, il si e il no, il falso e il vero sono identici compiutamente.
{{Ct|t=2|f=115%|II.}}
{{larger|20.}} — {{larger|{{Sc|Oppon.}}}} Ma qui insorge un’altra dubbiezza. Que’ due termini l’essere e la perfezione come sono da voi ritrovati? Se li sceglieste a talento e ad arbitrio, voi in una scienza rigorosamente ''a priori'' introducete un fatto fortuito e una condizione non necessaria e variabile. Nemmanco mi acquetereste rispondendomi col maggior numero degli ontologi: io li penso e basta; perchè questo vostro pensarli è un fenomeno; e ad ogni modo, è fatto transitorio, particolare ed accidentale. La vostra scienza dunque non comincia al tutto ''a priori'' conforme vi sembra, ma si mescola coi dati dell’esperienza.
{{larger|21.}} — {{larger|{{Sc|Metaf.}}}} Antecedentemente vi dico che io non li scelgo que’ due concetti; essendo che elli si offrono per sè medesimi all’intelligenza e compongono insieme il concetto sovrano, di cui è impossibile affatto pensare cosa maggiore così a rispetto del contenente come a rispetto del contenuto; e perciò uniti e immedesimati come li vuole l’intrinseca necessità loro, compongono il Primo da cui dee cominciare la scienza. Laonde, se tu cerchi davvero quel Primo, il pensar<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|332}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}que’ concetti è necessità e non elezione. D’altro canto, vi è noto che, giusta la mia teorica, l’idea dell’Ente assoluto a cui fanno capo tutte le idee speciali di superlazione, si va componendo per tempo e in modo naturale e spontaneo dentro la mente d’ogni uomo. Il perchè io v’ò provato pure istoricamente la prevalenza e anteriorità delle due nozioni; e per dir la cosa con lingua usata nelle scuole, ripeterò che le due nozioni possiedono antecedenza logica e cronologica.
{{larger|22.}} — Secondamente, io dico che il mio pensare ai concetti non entra come una delle parti essenziali ed elementari della scienza fondata ''a priori''; e chi lo fa, inciampa in sull’uscio e piglia indirizzo non buono. L’ontologia comincia dal vero; e questo à natura eterna e assoluta e non dipende dal mio pensarlo nè da qualunque atto cogitativo di qualunque creato intelletto; perocchè ruinati eziandio i mondi, la verità rimane inviolata, essendo essa unicamente l’eterna e infinita realità conoscibile e intelligibile. E quanto anche potesse annullarsi lo spazio e tutte le cose, anche potesse annullarsi lo spazio e tutte le cose in cui si applica la misura, permarrebbe intatta la geometria intera in mezzo al terribile vuoto dell’universo; perchè ella è un infinito di enti conoscibili per essenza loro e conosciuti ab eterno da lui che fu per appunto chiamato il ''gran geomètra''.
{{larger|23.}} — Laonde, io non vo’ ripetendo coi Cartesiani e con qualche moderno scrittore che Dio è, perchè io lo penso; ma dico: Dio è perchè in sempiterno fia vero che l’Essere perfettissimo è logicamente possibile, e l’ipotesi di tale essere perfettissimo è tutt’uno con la realità sua. Onde il mio pensarlo non ci entra per nulla; e in ciò sta il progresso dell’ontologia nostra su quella degli altri. Stantechè, se la possibilità logica è sinonima della pensabilità, questa ricerca soltanto<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|337}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|possi}}bile, ma un trascendente, bisogna ''a fortiori'' che tu l’affermi e la creda esistente; perchè dove non fosse in alcuna maniera ed anzi non fosse eterna e assoluta, la verità non avrebbe oggetto nessuno e diventerebbe contradittoria con sè medesima. Questo è l’ultimo termine dell’umana evidenza e certezza, più su del quale è pretta follia il volere ascendere; ed ogni dimostrazione esatta circa qualunque nozione o proposizione riducesi a fare discernere che la tesi o l’ipotesi è una determinazione e specificazione della verità eterna e assoluta, le cui forme logicali supreme sono i due principj dell’identità e della contradizione. Laonde, io mi arbitro a dire che il paralogismo diventerebbe qui la riprova del vero. Ma propriamente, paralogismo non v’è; stante che non si dimostra un principio dal principio medesimo; invece, si fa manifesto che quel tal vero assoluto, sebbene particolare, entra nel generale, espresso dalli due assiomi testé citati.
{{larger|32.}} — Per ciò, se il Primo si piglia dalla massima delle astrazioni, abbiamo questo pronunziato: l’ente è quello che è, e il contrario fa ripugnanza. Invece se il Primo vien collocato nella suprema delle sintesi la mente andrà ripetendo a sè stessa la degnità scritturale: Dio è ineffabilmente quello che è. Per ultimo, se vuolsi che il Primo significhi il più alto giudicio analitico del quale sia capace l’uman pensiero e onde la scienza riceva un cominciamento rigoroso e non censurabile, noi c’imbatteremo nella proposizione: l’Essere perfettissimo è logicamente possibile. E chi dicesse che il Primo non può e non debbe assumere che una forma, io gli ricorderei che Dio solo vede tutte le relazioni e vede sè stesso in modo compiuto e immutabile. Noi uomini, vestendo natura diversa e<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|22}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|340}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>
{{larger|{{Sc|Oppon.}}}} Per l’uno e per l’altro, mi credo io.
{{larger|{{Sc|Metaf.}}}} Dunque proverò falsa la cosa sotto l’uno e l’altro rispetto. La proposizione: ''l’ente puro equivale al nulla'', non è identica, o vogliam dire, non è verità necessaria. Tel dice lo stesso {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} allorachè rovescia la tesi e riconosce altrettanto vera e inconcussa l'opposta proposizione: ''l'ente puro e il nulla si contradicono''.
Concludo che il cominciamento dell’Hegel non è posto ''a priori'' in virtù d'un pronunziato apodittico.
{{larger|{{Sc|Oppon.}}}} Udiamo quel che pensate dell’altro supposto.
{{larger|{{Sc|Metaf.}}}} Sembrami di conoscere che quello che io ne penso già è nel cospetto di vostra mente. Come prova l’Hegel che l'ente purissimo sia necessaria esistenza? Forse perchè è impossibile di cancellarne al tutto il pensiero? Impossibile nel fatto, concedo; nella concezione, lo nego; perchè non iscorgo ripugnanza veruna dall’annullare tutto l’uomo non che il suo pensiere.
{{larger|{{Sc|Oppon.}}}} Ma il pensier puro, secondo Hegel, equivale all’essere puro, e voi medesimo in altro luogo scriveste che l'essere puro negato rinasce nella sua possibilità.
{{larger|{{Sc|Metaf.}}}} Rinasce per lo certo, ma idealmente; e si à quindi il giudicio ipotetico: la possibilità dell’ente è assoluta e però eterna ed incommutabile. Con ciò noi torniamo all’opinione testè esclusa delle verità necessarie.
{{larger|{{Sc|Oppon.}}}} Non istimo che v’apponiate; dapoichè l’Hegel vuole per appunto pigliar le mosse dell’ente ideale o logico che il domandiamo.
{{larger|{{Sc|Metaf.}}}} Curioso ente logico che poi ti riesce si poco astratto e tanto massiccio, clie di lui escono tutti gli enti concreti particolari e quindi gli enti razionali e individui!<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|342}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}cogitazioni; poichè quella interezza è inchiusa tuttaquanta nell’atto di nostra mente e le distinzioni e separazioni vengono da poi e sono artificiali e non naturali. Alle parti precede il tutto alle analisi la sintesi all’astratto il concreto. Ora l’intuito diretto e continuo di nostra mente che ci porge? Sempre ci porge la presenzialità infinita ed incommutabile del sostegno comune di tutte le idee. E sebbene ce la porge indeterminata in sè stessa, neppure ce la dimostra spogliata giammai di qualche ideale rappresentanza. La idea, pertanto, infinita, il suo sostegno ipotetico e il legame non risolubile fra l’una e l’altro sono gli elementi essenziali onde risulta il pensiere speculativo; e chi si arbitra di separarli, nel fatto li snatura e falsifica. Ciò è si vero, che a noi è bastato definire la verità e chiarirne da ogni parte il concetto per ravvisarvi dentro la eterna realità sua e la congiunzione apodittica dell’idea e dell’ideato.
{{larger|37.}} — In quella vece gli Hegeliani principiano dall’astrarre ogni cosa e dopo aver consumato obbietto
e subbietto, rimasta loro in mano non so qual nozione che è e non è, esiste e non esiste, ànno fede da quel nonnulla di ricavare il mondo da loro disfatto. Ma appunto perchè quella loro nozione non è subbietto ne obbietto e però non è idea nè fatto, non assoluta verità nè assoluta esistenza, costituisce un apparente ''a priori'' e il loro sistema sbalorditojo comincia arbitrariamente e così prosegue ''per omnia sœcula''.
{{Ct|v=2|t=2|f=115%|V.}}
Ma voi di nuovo crollate il capo, segno che non vi o persunso al tutto; e vedesi bene che in questi argomenti scoppiano i dubbj l’uno dall’altro e la {{Pt|ra-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|347}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}della sintesi e fu espressa con quelle parole: Dio è ineffabilmente quello che è. L’altra segna il grado essenziale e primordiale d’ogni processo analitico e vogliam dire che comincia la distinzione e l’astrazione da cio senza cui tutto il rimanente non può seguitare; il che nel nostro parere consiste anzi tutto in fermare la pensabilità della cosa. Laonde segue che il primo giudicio divisivo intorno l’Assoluto doveva essere quella nostra proposizione: Dio, ovvero l’essere perfettissimo, è logicamente possibile.
{{larger|{{Sc|Oppon.}}}} Non mi dispiacciono cotesti vostri pensieri. Ma voi provaste col fatto proprio che una parola tira l’altra, perchè la brevità l’avete un poco dimenticata e foste più lungo dell’altre volte.
{{larger|41.}} — {{larger|{{Sc|Metaf.}}}} Chieggovi scusa; e per l’ultima opposizione sarò brevissimo del sicuro; stantechè io credo nel fatto, che le specie originali di tutte le cose rimangono originali ogni sempre e vo’dire che niuno potrà dedurle mutuamente e convertir l’una nell’altra; sebbene d’altro canto, nel ricercare le loro attinenze e rassomiglianze, e in quanti modi maravigliosi accennino all’unità, v’abbia per la scienza un progresso non terminabile. Tale considerazione tornando più volte nelle mie scritture e commentandola a più riprese, posso arbitrarmi di non discorrerne di vantaggio al presente. Aggiungerò solo che quando fosse nel pincer mio e nell’uso di argomentare, come dicono, ''ad hominem'', avrei materia copiosa da dimostrare qualmente l’Assoluto di Hegel ascende da una specie originale ad un’altra per inero arbitrio e con salti mortali e spezzando a dirittura la legge della continuità cui sembra egli volere obbedire con fedeltà scrupolosa. Per fermo, infino a che trattasi per lui e la scuola sua di far trapassare l’ente indeterminato<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|359}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|ri}}sulta d’alcun elemento umano introdotto in quel predicato del subbietto infinito. Da ultimo, l’antitesi viene soppressa non coll’avvertire soltanto la insinuazione indebita d’alcuna forma di finità e di contingenza, ma con affermare una perfezione sopraeminente di essere, la quale non è meno certa che arcana ed inconoscibile.
{{larger|61.}} — E poniamo, per atto d’esempio, la tesi che Dio, come sapientissimo, conosce l’ottimo di tutti i mondi possibili; e come infinitamente buono, dee volerlo attuare nel tempo. Accosto a tale concetto, sorge la proposizione antitetica che se la bontà infinita non può non seguire il consiglio della sapienza, la libertà del divino operato si spegne. E d’altra parte, la scelta dell’ottimo di tutti i mondi è contradittoria; conciossinchè ogni archetipo, determinato e finito, di certa forma dell’universo à sopra di sè altri archetipi innumerevoli in cui risplende maggior perfezione e bellezza.
Ora, l’antitesi prima si scioglie mostrando che in seno di Dio non à luogo antecedente logico nè conseguente; non v’à prima nè poi; non dipendenza di tal facoltà e di tale operazione da tale altra, e ogni cosa in lui sussiste e s’adempie con un solo e medesimo atto assoluto. Liberamente egli pone il bene infinito e liberamente con un atto identico e indivisibile lo conosce, lo vuole e fuori di sè lo partecipa.
Qui la specie sublime e inescogitabile consiste in quel divino conoscere che non antecede al volere e al potere e in niuna guisa ne dipende; e in quella natura di atto che non à divisione nessuna ed è primo ed uno in perpetuo, e quindi è libero atteso sempre, che è perfettamente e perennemente assoluto.
{{larger|62.}} — La seconda opposizione, stantechè à {{Pt|riferi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|360}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|riferi}}mento ad obbietto estrinseco, viene risoluta mediante un termine che l’esperienza ci fa manifesto ogni giorno più, ma che impossibile era trovar mentalmente per semplice deduzione di concetti e giudicj. Rimovesi adunque l’istanza dicendo: Niuna forma di perfezione, in quanto è singolare ed immobile e si rimane sceverata dall’altre, può esprimere l’ottimo di tutti i mondi; perchè, di limitata e di contingente ch’ella debb’essere, diverrebbe assoluta e infinita. Invece, la forma migliore dell’universo consiste in ciò, che nessuna ne possieda egli perpetua ed immutabile, ma raggiunga di mano in mano e senza mai termine tutte le specie progressive e ascendenti di perfezione; serbando però ogni essere certa primitiva ed originale medesimezza di natura e di essenza, come ampiamente sarà mostrato nella Cosmologia. Così la teorica del progresso ferma ed assoda l’ottimismo del {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} e ribatte le mille istanze lanciategli contro dai teologi e dagli scettici.
{{Ct|f=115%|t=2|IV.}}
{{larger|63.}} — Ma perchè eziandio nella teologia razionale i principj metodici tornano a profitto sommo e a sicura malleveria della verità, io mi risolvo a qui aggiungere un altro esempio che cresca luce alla massima sopranotata.
Dio è azione infinita ed esiste ab eterno e immutabilmente. Ecco una tesi che scaturisce in maniera immediata ed irreprobabile dai concetti dell’Assoluto. L’antitesi è ricavata dall natura umana; secondo la quale non pajono compossibili questi tre termini: azione, vita e immutabilità. E per vero, un operare che à sempre il medesimo effetto, e à sempre conseguito pienissimamente il suo fine e non à movimento<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|362}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|sap}}piasi certo che que’ termini incogniti esistono e debbono esistere. Il nostro termine trascendente adunque non è punto un medio impossibile tra due assolute contradittorie, ma si è qualcosa di trascendente che purga l’attributo divino d’ogni finità e d’ogni divisione ed implicazione.
{{larger|65.}} — Nè dicasi, tornando all’esempio allegato, il nome di vita e di azione scambiare affatto in simile caso la sua materia e però la significazione eziandio. Perchè da un lato, non può a Dio negarsi l’azione e la vita che sono positivissime cose e perciò dimorano nell’infinito; e dall’altro lato, il vivere e l’operare umano disdicono a Dio intrinsecamente, perchè si mescolano di mutazione che è essa medesima un’alterazione ed un misto dell’ente e del nulla. Esiste, pertanto, una forma di essere, o come si usa chiamarlo, un Trascendente che aduna in sè e con perfezione infinitamente maggiore il bene ed il bello che esce dal moto, dalla varietà e dal progresso dell’operare e del vivere umano.
{{larger|66.}} — Oltrechè, sebbene all’attività e alla vita umana accade frequentissima la mutazione, niuno vorrebbe affermare che l’attività e la vita consistono solo nella mutazione. Il perchè cogliendo con la mente quello che è più durevole nell’uno e nell’altro termine e sublimandolo a un infinito di perfezione, ci produrremo un’ombra ed un simbolo dell’atto e del viver divino, tanto che all’ombra ancora ed al simbolo si approprii lo stesso nome; in quella maniera che domandiamo pittura tanto gli scorbj della storia geroglifica dei Messicani quanto il Giudicio di {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Michelangelo}}, se tra il finito e l’infinito è mai proporzione alcuna.
{{larger|67.}} — E di qui cavasi un lemma, direbbero i matematici, il quale pronunzia che ogni mentale {{Pt|indaga-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|365}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}tentare quello che possa scoprirne la pretta ragione dimostrativa e componendo la scienza sempre come uno spiegamento logico e irrepugnabile del principio dell’essere quale fu posto da noi in capo all’ontologia universa. Di quindi proviene che questa scienza è tanto venerabile quanto circoscritta, e così debbe mantenersi severa, come sfuggire i pericoli gravi onde è sempre attorninta.
{{larger|71.}} — Deviano pure più che spesso i teologanti da un terzo principio metodico, osservando il quale non si confiderebbero, come fanno, di ragionare a dilungo delle relazioni fra Dio e gli uomini guardandole dal lato umano e poco dal lato divino. Sonosi stampati volumi, a citare uno o due casi notabili, sulla prescienza di Dio, non badando, per mio giudicio, che incominciavasi ad errare assai gravemente nel titolo stesso della controversia. E che? Dio sa le cose prima che succedano? Mai no. Perocchè Dio gloriando infinitamente fuori del tempo vede sempre le cose nell’atto che avvengono e tutte dalla eternità gli sono presenti a un modo. Chiaro è che nella eterna durata non vi essendo il prima nè il poi, nemmanco vi può essere alcuna prescienza; e il tempo e le sue successioni vi compariscono come un continuo di spazio che l’occhio abbraccia e misura ad un tratto; e ciò che noi domandiamo annullazione d’un essere torna nel guardo di Dio ad una semplice limitazione e ad un punto segnato in altra sorta di continuo.
{{larger|72.}} — Da ciò si scorge quanto infruttuosa ed inopportuna fatica sia sostenuta da coloro, i quali si travagliano a sciogliere le incongruenze che stimano intervenire fra le precognizioni di Dio e gli atti del nostro libero arbitrio.
Per simile, tu vedi alcun altro affannarsi intorno<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 1, 1865.pdf/389
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|369}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}per tutto le orme divine e traendo dalla teologia razionale la cagione e ragione del tutto.
{{larger|76.}} — Del resto, a qualunque mente prodotta nel tempo tornerà monca, inadeguata ed interminabile sempre l’analisi dell’''Essere perfettissimo'' e tornerà impossibile per affatto la integrazione. Ma puossi almeno definirlo con esattezza sufficiente? Importa che ciò si esamini assai per minuto; e prima sieno tolte di mezzo le maniere false e manchevoli. Definire l’Ente supremo per genere e differenze non è fattibile; conciossiachè l’Assoluto è genere a sè medesimo. Definirlo per la causa nemmanco si può, perchè cagione superiore non à nessuna. Sarà egli dunque ben definito dalla descrizione del più essenziale? Ma qual cosa non è essenziale in Dio? e quelle espressioni d’esterno e d’interno, del più intrinseco e del meno s’ànno a pigliare in significato relativo ed umano. Ragionandosi adunque con pieno rigore di scienza e in ordine solo all’obbietto, Dio è ''ineffabilmente'' quello che è.
{{larger|77.}} — Tuttavolta, non sarà l’uomo abilitato neppure a scegliere fra molte deinizioni la meno indegna ed insufficiente? Certo che sì; e ne verrà (credo) a capo speditamente e con buon successo pensando e affermando il massimo d’ogni eccellenza sotto forma di unità sostanziale e assoluta. Egli analizzerà dunque il concetto di Essere perfettissimo posto da noi in cima di tutto lo scibile, e lo convertirà in questo secondo assai meglio specificato: {{larger|DIO È UNITÀ SOSTANZIALE D’UN INFINITO D’INFINITE PERFEZIONI.}}
{{Ct|f=115%|t=2|v=2|I.}}
{{larger|78.}} — Insino da quando apparve il libro celebratissimo del Monologion, quell’arguto ingegno che sotto<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|24}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|371}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|intel}}lezione nostra dell’infinito sarà in modo inadeguato sempre e finito. Ma ciò non distrugge nè la cognizione nè la sua verità; perchè si avverta, anzi a tutto, che il modo finito ancora che condizioni il conoscere, non forma e non elementa il conoscere stesso; stantechè la cosa distinguesi al postutto dai limiti e dalle condizioni estrinseche e non n’è guari costituita.
Ma v’à di più; la mente levata a conoscere l’infinito nega le proprie limitazioni e serba così la verità dell’obbietto; e quante forme di privazione e di finità s’accorge di apporre alla concezione dell’Assoluto, altrettante contradice via via e cancella. In tale sforzo iterato ed anzi continuo dell’intelletto di negare il finito è la guisa meno imperfetta del nostro sublime conoscere e l’assolve da falsità. In quel modo che non è falso il mio pensare all’immensità dello spazio, sebbene la non sia compresa dall’atto d’intuito. Perocchè, guardando il cielo, io nego (per così favellare) le cose che il circoscrivono e corro con la immaginazione di là dalle ultime stelle; e poi nego la insufficienza stessa della mia fantasia e pongomi a contemplare uno spazio intellettuale e così pervengo al concetto vero e puro d’uno spazio infinito.
{{larger|81.}} — In terzo luogo, si noti che se rimangono le imperfezioni, nè tutte forse le maniere di limiti sono soppresse, ciò non deroga punto alla verità del concetto. Essendo che il genere umano nega e disdice prima ostinatamente quelle imperfezioni e limitazioni; poi sa e confessa di non intendere l’infinito sotto specie adeguata e condegna. Il concetto, pertanto, à vero di verità proporzionata ed umana; e le insufficienze ed oscurità sue non all’obbietto, ma si a noi sono attribuite.
{{larger|82.}} — In quarto luogo, noi manteniamo che la {{Pt|co-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|372}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|co}}gnizione dell’infinito espressa nella definizione testè recata, non è negativa come si arbitra di sentenziare gran numero di metafisici. Ed anzi, il lor detto è da convertire nel suo contrario; e liberamente è da pronunziare che le cognizioni umane più positive sono quelle appunto, le quali si riferiscono alle intellezioni di Dio; perchè l’infinito, l’eterno, l’uno e simiglianti primalità si concepiscono da noi mediante il negare le negazioni, o, vogliam dire, le privazioni ed i limiti. L’infinito nega il finito ed afferma con ciò sè medesimo: l’eterno nega la mutazione ed afferma la permanenza del divino sussistere; l’uno nega il composto ed afferma l’interezza dell’essere e n’esclude ogni divisione, la quale è un principio di annullamento.
{{larger|83.}} — Nè solo tutto ciò sta saldo per le generalità supreme e per quello che può domandarsi il contenente dell’Assoluto, ma per le contenenze speciali altresi. Nel vero, ogni positivo che l’uomo discuopre, osservando e sperimentando, non può non essere contemplato nella perfezione divina, la quale, sfornita di tal positivo, sosterrebbe difetto e limitazione. E se malagevole lo sceverare il positivo dal suo contrario, non perciò dee giudicarsi impossibile; avendo noi per natura nel nostro intelletto certe facoltà a ciò predisposte, come l’astrarre, il generalizzare e altrettali, che a guisa di filtri spirituali e finissimi purgano a poco per volta e sublimano i prodotti dell’esperienza. Ma di questo fu parlato con sufficienza nel libro anteriore e ne toccheremo qualche altra cosa un poco più avanti. Qui basti il considerare che quel positivo, il quale è necessario di attribuire all’essenza divina, se giunge notificato a noi per segni e rappresentanze, queste sono definite da ultimo e intese con determinazione e chiarezza, ripensando agli elementi {{Pt|sperimen-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|375}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|po}}sitiva e attribuirnela essenzialmente e infinitamente. Del pari, è necessità logica l’unire tutto ciò in solo un subbietto e senza ombra d’implicazione e composizione. E la virtù trascendente che qui rimove le antinomie è una forma arcana di atto in cui infinite sono le ipostasi (usando tal voce nel più ordinario significato) e ciascuna infinitamente grandeggia e tutte non si risolvono che in unità, posciachè vi è escluso il numero, la serie, la quantità e la divisione. E se vi rimane il diverso in quanto che le perfezioni sono infinite e l’una si distingue dall’altra l’una come si disse, non è fuori dell’altra, perchè gira nell’infinita unità sostanziale. Quindi il vocabolo diversità perde l’accezione usuale e ne acquista una peculiare e solo applicabile al Primo Ente.
{{larger|88.}} — Naturalissimo è qui il ricordarsi dello {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} il quale porgeva di Dio questa singolare definizione: «Intendo per Dio l’essere assolutamente infinito, cioè una sostanza costituita da una infinità di attributi ciascuno de’ quali esprime una essenza eterna e infinita.»
Notammo in altro scritto<ref>Prefazione al Dialogo di {{AutoreCitato|Friedrich Schelling|Schelling}} intitolato ''Giordano Bruno''</ref> che simile definizione importa una serie infinita di Dei non un solo Dio; perocchè quegl’infiniti non sono legati da nulla e ciascuno esiste per sè. Nè vale aver nominato la sostanza dapoichè questa è una collezione d’infiniti e null’altro. Certo, per la dottrina che noi professiamo intorno alle idee, il concetto di sostanza infinita ed eterna risponde a un eterno e infinito rappresentato. Ma ciò non iscioglie la prefata definizione dalla intrinseca sua ripugnanza. Il subbietto sostanziale è qualcosa di uno e d’identico il quale per ciò appunto che è subbietto e in sè raduna e sostiene i proprj attributi, {{Pt|di-|}}<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|379}}}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|IV.}}
{{larger|91.}} — La teorica del teismo è giudicata volgare dai panteisti e così volgare come il senso comune da cui rampolla. Nè io per me mi sento gravato di tal giudicio, dal quale risulta ch’eziandio la verità è cosa volgare. E certo Dio non volle che i sommi veri non balenassero a tutte le menti; e come ogni buona aristocrazia piglia origine dal popolo, così non è buona aristocrazia di scienza quella che sdegna la volgarità dei veri supremi. Dio è più liberale ai pusilli che non sarebbero cotestoro i quali arieggiano un poco a quella vecchia marchesana cui non pareva possibile che le sue contadine dovessero entrare in un medesimo paradiso con lei.
{{larger|92.}} — Del resto, sentendosi i panteisti tutto di accusati di paradosso, costumano di minacciar l’avversario col quadrello medesimo onde sono feriti, e pretendono di far ruinare nell’assurdo il concetto della divinità quale i teisti lo compongono.
Sul che noi diciamo che quando anche l’una e l’altra dottrina peccassero di contradizione allo stesso modo e nella stessa misura, sarebbe pur preferibile quella che accordasi per ogni lato col senso comune, sostenta le speranze del genere umano e fonda incrollabilmente i principj assoluti della privata e pubblica moralità.
Ma lasciando ciò stare io nego che alcuna contradizione si appiatti nella definizione nostra di Dio e intendo così le implicanze che la possono offendere nel generale, come le altre che si credesse poter dedurre dalla sua forma particolare. Già rispetto alle prime io ne tenni ragionamento altra volta in altro {{Pt|det-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|382}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|V.}}
{{larger|96.}} — Venni poi meditando assai lungamente fra me per conoscere se il concetto che io mi componevo della unità sostanziale dell’Assoluto, fosse il vero ed il solo. Conciossiachè mi pareva potersi puranche definire ed intendere a questo altro modo che cioè la unità sostanziale uscisse dalla sostanziale partecipazione di tutte le forme in fra loro, di qualità che ciascheduna potesse predicarsi di tutte le altre e queste similmente di ciascheduna; onde fosse lecito dire per via d’esempio che la bellezza divina vuole, può, conosce, si letizia si gloria; e la bontà è bella, sapiente, beata, volenterosa gloriosa, potente, e così prosegui. E forse in tal modo concepiva {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} il suo Dio; dappoichè sforzavasi di mostrare la perfetta e continua corrispondenza della idealità e della estensione. Ma non fu difficile il discoprire che in questo infinito di forme infinite era piuttosto da ravvisare un tutto assoluto che vera e perfetta unità. Per lo certo, se ciascuna di quelle forme divine partecipa di ogni altra e vi partecipa sostanzialmente, non può per questo non serbare tale proprietà di essenza che la distingua e differisca dalla specie e dalla proprietà di ogni altra; chè se tutte sono identiche in tutto, spariscono le determinazioni e cadiamo nell’assoluta indifferenza dei differenti la quale menata allo estremo e sciolta d’ogni ambiguità di linguaggio è pretta contradizione. Si conceda ai soli Hegeliani di dire e di asseverare che la possibilità eterna delle cose, le loro essenze particolari e concrete nella natura e lo spirito umano co’ suoi pensieri affetti ed operazioni sono sempre la idea e che ogni esistenza è idea e null’altro. Certo, quando il medesimo è {{Pt|an-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della teologia naturale}}|{{Sc|403}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}semplice? Forse che sì; e questo appunto volle procurare in fra gli altri il Clarke nel suo trattato dell’esistenza di Dio; il perchè egli non dubitò della rettitudine del suo metodo e affermò risolutamente fondarsi tuttoquanto quel suo trattato sopra un ragionamento ''a priori''; il quale volea stabilire che qualche cosa à dovuto esistere necessariamente ''ab eterno''; e la prova di ciò era ch’esistendo oggi effettualmente alcuna cosa, certo alcuna cosa à dovuto esistere sempre. Questo ''a priori'' adunque del Clarke è solo apparente. Nel fatto l’argomento di lui move dall’esistenza attuale del mondo finito; e di più, sottointende la verità del principio della ragione sufficiente e altresì sottointende che sia confutato a dovere il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}},
il quale pretende la successione del tempo essere unicamente formale e non riuscire ad alcuna obbiettiva realità; quindi, al suo parere, chi prova che la successione delle cause non può procedere in infinito non proverebbe nulla di sodo.
{{larger|126.}} — Ma se torna utile il dare connessione, ordine e precisione scientifica alle credenze istintive mediante la filosofia naturale o socratica, più vantaggioso ancora noi reputiamo l’elevar quelle a dottrina rigorosa e apodittica con metodo che noi domandammo geometrico; recando ciò grande onore alla ragione speculativa, la quale a buon dritto è impaziente e poco assai soddisfatta di una ontologia empirica. Rimane, impertanto, di cimentare le forze della pura speculazione e conoscere ciò che valga un vero e saldo ragionamento ''a priori''. Ma non s’incomincia ''a priori'' se non dalla verità necessaria e provando similmente ''a priori'' che la verità necessaria è Dio e che l’obbietto reale di lei è così certo, così evidente e innegabile come essa medesima la verità. Questo procacciammo noi<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|404}}|{{Sc|libro terzo.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}di fare con molte cautele e con sufficiente discussione e pigliando ad argomentare da tutta la verità non dal contenuto d’alcuna idea in particolare contro l’uso praticatosi nelle scuole insino al di d’oggi. Di quindi è nato che tutta la verità volendo esprimere tutto l’Ente assoluto, il nostro primo fu l’uno e il tutto, fu il massimo e perfettissimo, fu Dio insomma in quel maggiore compimento di concezione e maggiore contenimento di essere che la mente umana può pensare.
{{Ct|f=115%|t=2|II.}}
{{larger|127.}} — Ma occorre onninamente alla scienza questa pienezza di principio, o non le tornerebbe ad onore più grande costruire di mano in mano la verità e per postulato supremo chiedere e presupporre il manco possibile? Riconosciamo impotenti ed erronei i tentamenti fatti su ciò dall’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} in Germania e dal {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} in Italia. Ma debbesi egli affermare che altra via nessuna non v’è per tal fine, salva l’astrazione del Rosmini e dell’Hegel.
Non potrebbesi egli in fatto ragionare nella infrascritta maniera? Negandosi tutte le esistenze finite non s’incontra neppure l’ombra della contradizione logica. Ma niuno oserebbe dire altrettanto della loro possibilità. Questo possibile delle cose fu ieri come oggi e sarà tale in perpetuo; esso è dunque un che di necessario e di eterno; e però dove non sia esso medesimo l’Assoluto, per lo certo con l’Assoluto si immedesima e unifica. D’altra parte, cotesta possibilità eterna e immutabile di tutte le cose debb’essere propriamente infinita; perocchè dimostrammo in altra occasione che solo l’infinito può dare sostegno proporzionevole all’indefinito. Del pari, se la possibilità.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|420}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|nell’ani}}mo, così esce vestito di voci e frasi le più vive ed acconcie possibili, non essendo l'arte che le inventa, ma si l’affetto assistito dall’arte; e similmente gli stimoli dell’interesse anno una efficacia miracolosa a far rinvenire ottime prove e ragioni a favore della causa propria. Ne mancando d’altra parte l’ingegno e l’abito di esporle convenevolmente e nell’aspetto migliore, se ne compone una perfetta virtù di convincere e persuadere.
Io pertanto, che so di essere scrittore mediocre, non ò tanta arroganza da credere che non reco tedio a nessuno con queste mie confessioni, per ciò solamente che io parlo de’ miei errori e de’ miei ravvedimenti in filosofia. Nullameno, mi giova di qui ricordare il giudicio d’un sommo ingegno e d’un
maraviglioso dettatore per prendere animo io stesso e cacciar dalla mente quella paura che m’assedia di stancare i lettori, se pur ne ò, e di vederli sbadigliare ad ogni mezza pagina.
{{Ct|t=2|f=115%|II.}}
{{larger|3.}} — Ciò avvertito, ripiglio il filo, cento volte spezzato, del mio racconto; e girando l’occhio sulle cose di già narrate e discorse, m’accorgo averne lasciate indietro moltissime; perchè mi sono affrettato di giungere ad alcuna conclusione di scienza, tanto che non si dicesse che io menava il care per l’aia e non si poteva dalle mie parole raccorre nessuna sostanza buona e da riporsi nelle cellule della memoria. Nè intendo per ciò di tornarmene indietro e rifare i miei passi col rincrescimento e la noia del viandante che volta il cavallo e torna all’albergo dov’à scordate alcune sue robe. Io mi restringerò solo a discorrere un poco<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|424}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}dall’increato e noi da cosa creata; voi da cosa fuor della mente, noi da una forma mentale che fuor del pensiere non esiste; così costoro fanno sempre come Bertoldo dietro al crivello; tu mi vedi, io ci sono e non ci sono.
{{Ct|t=2|f=115%|III.}}
{{larger|9.}} — Nel 1841, vivendomi io in Francia spettator solitario di quelle contese, me ne uscii fuori col picciol libro citato più sopra dell’''Ontologia e del Metodo'', presumendo di entrare illeso e autorevole tra le file di que combattenti, quasi araldo della verità (e di quale superbia non è capace il metafisico?), e proposi loro alcuni documenti di metodo, secondo i quali pareami aver acquetato il conflitto e bene retribuito il suo a ciascuno. Se gli ontologi, io concludeva, filosofano al modo socratico e giusta i principj del senso comune, il lor Primo è da collocare laddove ogni intelligenza con giudicio immediato lo pone e lo contempla, e cioè a dire nella cagione prima e assoluta, in Dio autore dell’universo. In quel cambio, se studiano di edificare la scienza col massimo rigore dimostrativo e solo forniti dei due principi d’identità e contradizione, tali due principj saranno per appunto il lor Primo; il che vuol esprimere che potranno movere con sicurezza dall’assoluto mentale o logico e non dal reale e propriamente oggettivo. E però, in ordine a si fatta scienza rigorosa e geometrica, la somma e assoluta realità diventa un vero mediato e dedotto.
{{larger|10.}} — Simile conclusione fa sottointendere che incominciare la Scienza Prima dalla percezione del primo essere, come in psicologia è lecito di cominciare dalla percezione evidente del proprio subbietto, non à {{Pt|so-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|427}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}dalla scuola odierna francese: o i fatti della coscienza, o le ipotesi indimostrate. L’ontologia, sebbene comincia da un supposto mentale, riconosce in esso infallibilmente e per giudicio immediato e apodittico la sussistenza di una eterna realità. È conceduto dagli avversarj che la ipotesi o il possibile e l’intelligibile come non può esser negato così dɛrebbe un buono e legittimo cominciamento se valesse a trovare la realità Ora, noi soggiungiamo che cotesta realità è pur sempre trovata. Perocchè, quel possibile non è una vuota nozione nè un mero concetto di relazione tra ideali subbietti e ideali predicati. Esso convertesi necessariamente con la eterna efficienza a rispetto di cui tutte le cose sono fattibili. La eterna efficienza, pertanto come ''ad intra'' è l’atto divino potente senza limite e senza misura, così ''ad extra'' è riferita a tutte mai le contingenze ed esprime la loro eterna e assoluta possibilità. Quanto poi alle cose superiori od ai trascendenti (conforme noi le chiamammo), egli si vide che la esistenza loro ci è subito rivelata dalla rispettiva idea, senza bisogno alcuno dell’intervento di altro principio.
{{larger|13.}} — Se non che, seguiterebbe qui il discorrere intorno all’altra maniera di ordinare la scienza che per contrapposto fu domandata metodo ontologico; essendo che di questo pure v’à due forme molto diverse. Movono entrambe risolutamente a priori, e si scostano d’ugual modo dalle prove sperimentali. Ma l’una procede sillogizzando e per continuo ragguaglio e deduzione di concetti; l’altra presume di far cammino parallelo e connaturale alla stessa generazione delle cose e allo spiegamento loro nel tempo e giusta le leggi dell’organamento e della vita.
Simile ordine di scienza, al quale i Tedeschi apposero nome di metodo di composizione, sembra per<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|429}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|at}}terro, come dissi, ai principi della logica quali furono da Adamo in poi insegnati a tutti gli uomini dalla naturale e comune ragione. Imperocchè intorno a due sole massime direttive e metodiche non à mai mutato; e sempre sono elleno venute a scorta de’ miei pensieri. L’una è che gli adagi del senso comune, tuttochè non sieno buoni elementi e principj della filosofia teoretica o vogliam dire dimostrativa e tradotta insino agli ultimi termini della scienza, nullameno sono un prezioso, fedele e costante riscontro della verità e riescono ottimi iniziatori od emendatori della scienza medesima. Il contrario appunto di ciò che insegnano gli Hegeliani, ai quali le nozioni del senso comune sono triviali e fallaci perchè si oppongono alla squisita dottrina della identità universale. L’altro principio è che la filosofia dee farsi debito di parlare netto, semplice e intelligibile a tutti gl’ingegni educati e studiosi; e ch’ogni più profonda dottrina se al vero si appone, dà modo di venire appianata ed espressa in linguaggio ordinario e debbe risplendere di evidenza. La oscurità continua, la frequente ambiguità di significato, la eccessiva astrazione e l’uso inavvertito delle metafore sono veleno della buona e certa metafisica.
{{larger|15.}} — Del rimanente, la logica dimostrativa è noto ad ognuno che sempre deduce il contenuto delle idee e le loro esterne e scambievoli relazioni. Questo contenuto poi proviene o da idee superiori ed originali o da giudicj induttivi raccolti di mano in mano mediante l’osservazione e l’esperimento. Tale contenuto adunque racchiude in effetto quel tutto di cui è capace lo scibile e vale a dire le idee e i fenomeni. E però da onde viene che i panteisti tedeschi ne sono mal soddisfatti e l’accusano di sterilità? Certo da questo, che le induzioni sperimentali non sono ''a priori'' e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|430}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}non penetrano l’intima essenza di alcuna cosa nè l’atto efficiente ed intrinseco di alcuna cagione. Ma questi per mio giudicio sono limiti della intelligenza umana non del metodo raziocinale ordinario. Onde si può presumere a gran ragione che il lor metodo compositive, tentando di oltrepassare quei limiti, è sofistico ed illusorio. Noi accettandone, impertanto, la mera possibilità, temiamo aver piuttosto ecceduto nelle concessioni e previsioni di quello che essere rimasti indietro. Conciossinchè il metodo compositivo pretende di presagire e descrivere il diventare delle cose. Noi invece crediamo, che se quel diventare non è già inchiuso nei nostri concetti, mai non sarà indovinato dall’uomo.
{{larger|16.}} — A questi pochi risultamenti sono io pervenuto d’intorno al metodo, dopo la meditazione di molti anni e dopo averne rimaneggiata e ricomposta la materia più d’una volta. Rimarrà di accennare a debito tempo le massime direttive di alcun metodo particolare; poichè ogni studiosa investigazione procedendo non a caso ma regolata, compone ed usa il suo metodo proprio. E però non tacemmo di quello più conveniente alla naturale teologia; nè dell’altro taceremo da noi preferito ad esporre secondo regola la cosmologia.
{{larger|17.}} — Rispetto poi al metodo compositivo il quale presume d’indovinare la generazione medesima dell’Assoluto e descriverne con esattezza gli arcani inscrutabili; noi già pronunziammo ricisamente che ciò reputiamo tentamento impossibile e da dover riuscire a forza una lotta allucinazione. Si dica il simile di que’ profondi misteri che la scuola hegeliana discerne per entro la forma del sillogismo, del che toccammo alcuna cosa altrove. Sebbene, di quale specie di sillogismo ragionano essi non vedesi molto chiaro, e quella che usano nel costruire la logica loro è molto diversa {{Pt|dall’ordi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|432}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}momento, compongono i sillogismi. Onde quell’essere puro testè citato, quel nulla, quella esistenza e l’altre nozioni astratte di cui si occupa la logica non sono rappresentazioni mute, fredde, immutabili e inalterabili dell’assoluta verità e delle sue attinenze infinite; ma si movono tutte e vivono e si atteggiano e talvolta si fanno incontro, tale altra si fuggono. E mentre tu pensi, a modo d’esempio, che il nulla fa piazza netta d’ogni cosa e consuma sè e tutti gli esseri in cui tu lo meschi, per gli Hegeliani al contrario l’ente puro che rimarrebbesi poverissimo e sterile per la eternità, sposandosi al nulla vedemmo poc’anzi che mutasi nel diventare. E questo diventare medesimo che ancora contiene il nulla trasfuso nell’essere, per ciò stesso in cambio di menomarsi, aggrandisce la entità propria e partorisce l’esistenza. E questa del pari (notisi bene) appunto perchè non contiene che l’essere, partorisce la qualità; e cioè a dire l’essere e di più alcun’altra cosa che lo modifica e lo tramuta in subbietto.
{{larger|20.}} — Di tal guisa c’imbattiamo in due meraviglie ad un tempo. La prima, di già avvertita, che le idee sono in moto e vivono. Nel generale si escludono e la vicina fugge la sua vicina; poi si rappattumano e della loro unione esce una terza idea che mentre non nè l’una nè l’altra, è più completa di esse due e più comprensiva; onde è sempre ed in ogni caso un effetto maggior della sua causa e tu parlerai davvero convenevolmente chiamandola ''prolem sine matre creatam''. La seconda maraviglia è questa, che il nulla è grande e supremo progenitore di tutte le cose; dacchè la logica degli Hegeliani è un connubio perpetuo di tutti gli esseri con le loro negazioni e contradizioni.
{{larger|21.}} — Ma io mi sono sforzato più d’una volta di<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|433}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}credere quello che affermano gli Hegeliani e cioè il sillogismo essere in fondo in fondo un atto di creazione. E certo, se questo pronunziato si appone al vero e la creazione ripetesi nelle realità in modo conforme al pensiere ed al raziocinio, il metodo compositivo, non che esatto e legittimo, diventerebbe il solo ed unico da praticare in qualunque umana disciplina. Affermano altresì gli Hegeliani che nel pensiere e fuor del pensiere il generale determina sè medesimo e crea il diverso e il particolare; il quale poi intanto connettesi col generale in quanto si concreta ed unifica nell’individuo; e ciò, cambiate le denominazioni, apparisce identicamente nell’uno, nel più e nel tutto; avvegnachè l’uno convertesi col generale, il più col particolare, il tutto con l’individuo. Così sempre e invariabilmente procede l’intelletto, così la natura e così lo spirito.
{{larger|22.}} — Nè per fermo, a tali principj manca il pregio della semplicità; e del sicuro, sono più semplici della gran fabbrica dell’universo quale a noi si manifesta. Il male sta che per nostro avviso tutto ciò è falso e illusorio. Abbiamo nel secondo libro mostrato abbastanza che nel fatto sussistono i soli individui; e in essi ciò che domandasi generale essere propriamente particolare in quanto ciascun individuo lo possiede in modo separato e incomunicabile. Quindi, un corpo, esempigrazia, non esiste prima sotto forma generale con estensione senza figura e con limiti affatto indecisi; poi con l’una e gli altri al tutto determinati. Simigliantemente, l’atomo non piglia sostanza bel hello e non diventa quello che è nè genera l’una dall’altra le sue forze gli atti e le qualità. Nella natura medesima organica falso che il germe e l’uovo sieno qualcosa di generale e indeterminato; perchè tutto vi si mostra determinato e individuo; salvo che ogni cosa ad ogni {{Pt|mo-|}}<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|28}}}}</noinclude>
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Tuvok1968
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|434}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|mo}}mento vi si trasmuta e vi si complica e le forze latenti si manifestano a grado per grado e assimilano a sè l’ambiente materia. Ma quelle forze stesse celate sono nella virtualità loro o nel loro ripiegamento un che di molto preciso e particolare.
{{larger|23.}} — Quanto poi alle nozioni esemplari, fu risoluto parimenti nel libro secondo che elle esprimono l’infinita e increata possibilità ovverosia la divina efficienza meditata da noi a parte per parte sotto le sue distinzioni e determinazioni non numerabili; sicchè queste sono tutte presenti e reali ad un modo; nè costruiscono sé medesime per ordine di categorie e per leggi di sillogismo; nè colà il particolare e l’accidentale rinvengono minor ragione causale o minore perpetuità ed assolutezza del generale. Sul che giova di ricordare altresì l’aver noi dimostrato nel libro secondo che le nozioni o gli eterni esemplari sono tutto e parte reciprocamente e generano e sono generate a vicenda e in ciascuna riappariscono que’ due caratteri solenni dell’unità ed infinitudine che mai non possono discompagnarsi dal divino e dall’assoluto.
{{larger|24.}} — Di quindi proviene che, trascorrendo il pensiere e aggirandosi per mezzo alle idee, sente l’arbitrio di scendere ordinatamente dal genere alle specie e da queste all’individuo, conciossiachè l’individuo pure à la sua esemplarità; ovvero spogliando questo e le specie e i generi tutti inferiori delle note loro qualitative salire insino alle astrazioni supreme e alla fine smarrirsi in qualcosa di vuoto e di non più apprensibile. Nel metodo deduttivo sono segnati ambedue i sentieri; e pertanto {{AutoreCitato|Platone|Platone}} li praticò ambidue e ne lasciò regole e modelli mirabili; senza che mai per mio giudicio, venissegli in capo di descriver col primo il metodo compositivo degli Hegeliani.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|436}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}un punto dove appoggiare la leva dell’intelletto e solleverò il mondo finito e infinito; noi rispondiamo con sicurezza il punto che cerchi, l’ài teco pur sempre in ogni pensiere ipotetico.
{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO SECONDO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''DEL SUPREMO PRINCIPIO.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|I.}}
{{larger|28.}} — Un altro intendimento (io diceva in cominciando) m’à sempre seguito nel corso vario e perturbato del mio meditare sulle verità metafisiche: trovare il principio ordinatore supremo di cui possa affermarsi:
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}da quel punto
{{spazi|5}}Dipende il cielo e tutto l’universo,»}}</poem>|}}
e intendasi l’universo reale non meno che l’ideale, e insomma la unità del vero e dell’ente da onde proceda la gran sintesi di tutte le efficienze concrete e di tutte le scienze e dottrine quante se ne pensano intorno a Dio, all’uomo ed alla natura.
A prima vista, il trovamento di sì fatto principio compare un assunto spedito ed agevole; ed anzi, non discernesi come se ne debba istituire un qualche studio e una qualche ricerca. Il fondamento d’ogni verità e d’ogni realità, la causa suprema del tutto, l’Alfa e l’Omega d’ogni cosa creata non è sempre e in qualunque parte manifesto e lucente? Sì, è; ma il filosofo con lo scostarsi passo per passo dal giudicio<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|437}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}volgare termina nel dubio e nella incertezza delle verità più evidenti; e ciò che domanda la scienza teorica è ben altro da ciò che domanda il naturale discorso umano. Fatto è che ne’ più celebrati sistemi di metafisica il principio sovrano non è il medesimo. {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} lo scorge nell’''ego cogito''; {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} e {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}} nella percezione immediata di Dio; {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} nella mera idea dell’ente possibile; {{AutoreCitato|John Locke|Locke}} nella sensazione; {{AutoreCitato|Pasquale Galluppi|Galluppi}} nel me che sente il non me; {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} nel principio d’identità e contradizione; {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}}, in questo e nell’altro della ragion sufficiente; gli Scozzesi in tutte le verità evidenti sì di fatto e sì di ragione; {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} nell’ente puro che è insieme puro pensiere ed equivale al non ente.
{{larger|29.}} — Tale e si strana divergenza da che proviene? Sicuramente da ciò che il principio generatore della certezza immediata non sembra unificarsi sempre con quello in cui si appunta ogni verità insieme ed ogni realità; nè l’evidenza di fede accordasi costantemente con la evidenza dimostrativa e propriamente scientifica. Oltre di che, la sintesi più si dilata e più pericola di sconnettersi; e va divisa in parti ciascuna di cui s’attiene a un diverso fondamento e principio. Trattasi dunque pei metafisici di rinvenire un che di elevato e inconcusso il quale raccolga in uno la certezza, la verità e la realità prima ed irrepugnabile; rifulga similmente nell’ordine subbiettivo e nell’obbiettivo; sia sotto diversi rispetti individuale ed universale; venga posto onninamente a priori; non gli accada dimostrazione veruna, o sia desunta dal proprio seno ovvero da altro principio superiore o diverso; basti a potere render ragione, per le somme cause almeno, di tutte le cognizioni sperimentali, e stringa e leghi sotto forma rigorosa di sintesi dottrinale le parti svariatissime e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|439}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}volte in faccia a quell’esempio mirabile mi sentii i rossori in viso, e non ostante i disagi e la solitudine dell’esilio, detti di buone spronate all’infingardo mio spirito. Ricordomi ancora molto bene il giorno che dopo aver visitato lo Stefani, sacerdote specchiato e cultissimo ed amico intimo del {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}}, me ne tornavo soletto per la ''Chaussée d’Antin'' e pigliavo la corta montata della ''Rue de Clichy'', badando così poco al vociare dei cocchieri e al passare della gente, come farebbesi lungo la marina al moto e al rumore basso e monotono delle onde. Era tutta la mia mente rapita dal pensiere di crescere qualche poco di onore alla filosofia italiana che gli stranieri stimavano non esistesse neppur di nome. Ricorda, io diceva in fra me, che infino ad un certo segno il forte volere supplisce alla mediocrità dell’ingegno e alla scarsità del sapere. Esci una bella volta dagl’interminabili dubj; alle anime fiacche nascondesi anche la faccia della verità e le più certe cose vacillano, perchè l’uomo non rapisce soltanto quaggiù il regno dei cieli; ma la scienza pure ''vim patitur'' e bisogna conquistarla con gran coraggio e magnanimità. Entravo nella mia cameruccia e scrivevo, scrivevo, scrivevo. Un bel monte di fogli erano già ammucchiati sul mio tavolino; venne il giorno che bisognò rileggerli tutti, ed ecco nuova delusione e nuovo scoraggiamento. Parecchie verità mi pareva di avere accertatamente trovate, disposte e definite; tale dottrina credevo compiuta, tale altra non difficile a compiere; ma il loro ben insieme non c’era e i principj non si connettevano; mancava l’assoluta unità dell’essere e del conoscere, mancava la profonda armonia delle parti e del tutto.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|448}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}aria di prove e di dogmi. Il perchè io diceva più sopra che quella unità nel primo adocchiarla comparisce potente e feconda; e tale è forse in più materie applicative; atteso che nella sfera dei contingenti ogni cosa procede tra le limitazioni e le opposizioni. Solo, io mantengo che {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Giorgio Hegel}} rinnovo l’apologo della Peri condannata perpetuamente a volare intorno alle porte sacre e sfolgoreggianti del paradiso. Egli gira intorno all’infinito, ma nol sa ravvisare nè contemplare, e per ciò lo nega; o a dir meglio, lo fraintende e sfigura, scambiandolo talvolta con l’indeterminato, tal altra col processo non esauribile del diventare, e spogliando l’Assoluto d’ogni eterno e ineffabile suo carattere e lasciandogli solo il nome, ripetuto innumerevoli volte e partecipato eziandio con nessuna restrizione alla scienza umana.
{{Ct|f=115%|t=2|V.}}
{{larger|46.}} — Intanto l’Hegel mi sembra avere insegnato due cose ai filosofi. La prima, che è impossibile adoperare il metodo di composizione nell’ontologia, e imprimere, nondimeno, in questa il carattere rigoroso di scienza, tanto che ogni suo pronunziato riesca evidente ed irrepugnabile. L’altra, che l’unità e semplicità d’un sistema metafisico non può nè dee provenire giammai nè dall’unità di sostanza fra Dio e il creato nè da connessioni simulate e apparenti delle parti fra loro
e di tutte esse col loro subbietto. La consustanziale esistenza del finito e dell’infinito è concetto assurdo; e pure, menando buono all’Hegel il gran paradosso che la contradizione è intrinseca all’ente e si rinnova sempre e in tutte le cose, io non dubito di asserire che ogni uomo sensato e non vinto da passione {{Pt|mara-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|450}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|Nel}}l’un caso, quel nonnulla vale per lo manco un infinito di potenza; nel secondo abbiamo una continua ribellione all’assioma irrepugnabile della ragion sufficiente.
{{larger|48.}} — Ogni scolaretto si fa capace di questo che l’infinito pone sè stesso intero e infinito, e chi ne cerca il cominciamento, la generazione e lo sviluppo lo nega ed annulla; e così operano gli Hegeliani i quali, come si disse, scambiano il vero infinito con lo indeterminato, o pure con una serie incessante e non terminabile di finiti. Non trattasi adunque pel metafisico di generare l’infinito ma di mostrarlo con evidenza al pensiere ed alla ragione; e cogliere quella nozione di lui che sia pregnante di tutta la ontologia.
{{larger|49.}} — Nè gioverà punto il ripiego, paradossastico esso pure, di dire che tutte queste evoluzioni e questi diventari dell’idea sono nell’ultimo fondo tutti immanenti è perenni, dacchè il tempo e la successione è dessa altresì una determinazione dell’essere; talchè il principio ed il fine, l’ente puro e al nulla parificato e l’ente che divenne e va diventando ogni cosa sono una sola e simultanea congenerazione. Al che si risponde che tanto è assurdo immedesimare il finito con l’infinito quanto la eternità con la successione e col tempo, quanto la virtualità con l’atto e il diventare col permanere, e così prosegui. Vero è che {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} introduce il diventare eziandio nella logica ossia nella generazione dei concetti. Ma noi replicheremo sempre con fermo e inesorabile raziocinio che nessun concetto originale e peculiare davvero e, come dicono, ''sui generis'', deriva
da altro concetto; e che solo noi ricaviamo l’una dall’altra le idee di relazione, ed a parlare più esatto noi ci avvediamo successivamente e per atto di paragone e di analisi delle attinenze eterne e immutabili che tra le diverse idee intervengono.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|455}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|con}}cetti al mondo delle percezioni in atto non è del sicuro meno malagevole a chiunque lo cerchi e lo tenti.
{{Ct|f=115%|t=2|II.}}
{{larger|55.}} — Nientedimanco è chiarissimo e distintissimo all’uomo il concetto del finito; ma ciò proviene non per alcuna virtù di scienza speculativa, sibbene per la unità dello spirito nostro in cui si adunano così i fenomeni come le idee ed in cui si avvisano nettamente le relazioni fra il percepire e l’intendere; sebbene vi permangano distintissimi, e le essenze e i termini loro nè poco nè molto vi si immedesimino.
Da un lato, la percezione e l’esperimento ci porge notizia evidente immediata e continua degli enti sensibili; da un altro lato, scorge lo spirito nostro che i concetti speculativi circa al finito tengono tale rispondenza ed analogia con la percezione e l’esperimento, che si può mediante quelli discorrere convenientemente della natura di questi. Maravigliosa armonia, levata la quale mai non tornerebbe fattibile agli uomini di avere scienza; perchè questa o non troverebbe gli universali in cui si sustanzia, ovvero gli universali mancherebbero del loro contenuto che dallo sperimentare cotidiano è via via ricavato.
{{larger|56.}} — E nell’uomo, per ciò, una giusta persuasione che errando noi con la mente nell’universo delle idee non soltanto cogliamo una scienza vera e nell’oggetto suo assoluta, ma eziandio una scienza molto profittevole, perchè applicabile. Così il geometra, benchè non guardi immediatamente se non alla bellezza e sublimità delle sue astrazioni e ai veri ipotetici che va ordinando; tuttavolta, serba nell’animo la persuasione perenne che tutte quante le sue dottrine possiedono<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|459}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}per noi è assioma metodico, e vale a dire che la metafisica studiando gli ultimi termini della possibilità del sapere si fonda necessariamente in un subbietto metà oscuro e metà luminoso; e però quando descriva nettamente i confini della cognizione ed inizii con esattezza la serie rigorosa delle deduzioni e porga a tutte le discipline certi principj alti ed astratti e nondimeno scintillanti di viva luce come le stelle più remote e il quali non riescono nè infecondi di scienza nè poveri di applicazione, ella, del sicuro, à ben meritato del senno umano e si fa venerabile ad ogni cultore e maestro delle varie parti dello scibile.
{{Ct|f=115%|t=2|IV.}}
{{larger|62.}} — Nella pienezza del suo significato la voce ''infinito'' vuol dire l’uno insieme e il tutto, la immensità del contenuto e la immensità del contenente; e con altri termini ancora la infinità estensiva e la infinità comprensiva. Per lo manco è questo il concetto che la riflessione intellettuale suscita e fa risplendere nella generalità degli uomini, e in esso la mente tocca quell’ultimo del pensare e del concepire di là dal quale non v’è salita e al di sotto di cui nessuna realità immaginata ragguagliasi compiutamente con la plenitudine di lui. Ma dopo {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} in Germania fu lecito di sospettare che il finito e l’infinito non si risolvano in altro che in due forme antitetiche e abituali dello intendimento; e chi ne vuole accertare la realità, giusta i canoni del senso comune, piglia a trattare un subbietto il quale entra senza meno negli irresolubili paralogismi della ragione.
{{larger|63.}} — Noi crediamo avere esibita una dimostrazione evidente ed irrepugnabile della esistenza in atto {{Pt|del-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|468}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}del contingente. Di poi, concluso, giusta l’opinar suo, che la creazione non è dimostrabile nè ''a priori'' nè ''a posteriori'', forni l’uomo della facoltà portentosa di percepire con solo un atto e un solo giudicio l’eterno ed il temporale, Dio e il mondo, l’infinito e il finito e di più il legame fra essi termini che è l’atto medesimo di creazione sempre mai operoso e immanente.
{{larger|74.}} — Il che ci sembra costituire tutta la scienza metafisica non già in un principio assoluto, universale ed irrepugnabile, ma in una specie determinata d’intuizione e di percezione la quale potrebbe non essere, come può non essere qualunque fatto del nostro spirito. E perciò appunto sono interdette al filosofo tutte le vie e le prove d’incominciare la scienza ''a priori'' salvo quella delle verità necessarie. Atteso che queste sole verità sono assolutamente oggettive è non dipendono dalla mente e dallo spirito umano; e quando anche non esistesse nulla nel mondo, tuttavolta sarebbero quelle verità. Onde segue che Dio medesimo sta nella formola giobertina senz’alcuna dimostrazione. Dapoichè il suo esistere non vi è posto come un vero primo eterno e apodittico, ma si a maniera d’una realità immediatamente percetta e da potersi quindi senza contradizione veruna mettere in forse o per lo manco stimar contingente e mutabile; considerandosi sopra tutto che non è cosa fattibile mai che la intuizione umana colga ed apprenda l’infinito l’eterno l’assoluto e il perfetto siccome tale, nel loro atto sostanzialissimo e senza intermezzo d’idee nè facendo uso veruno della facoltà discorsiva. Ma lasciando ciò stare e rimettendoci ad altri luoghi di questo nostro dettato per quanto s’appartiene alla intuizione dell’atto creativo, accade qui solo di avere a memoria che il {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}} non diversamente dalla più parte dei metafisici<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|471}}}}</noinclude>
{{larger|77.}} — Dio come pensi ed operi, mai non sarà saputo da alcuno su questa terra, nè s’egli guarda o non guarda ne proprj concetti alla maniera nostra e secondo quelli delibera. Appena la pura scienza speculativa giunge a poter affermare in Lui la personalità, o vogliam dire la volontà, la sapienza, la bontà e l’amore; e aiuta le affermazioni coi suggerimenti validissimi che ci provengono dallo istinto religioso e morale; mentre confessa altresì questi predicati personali esistere in Dio in modo sopraeminente e inescogitabile. Come enti finiti e alquanto più pratici dell’essere nostro, forse noi uomini abbiamo una più esatta cognizione di ciò che Iddio non è nè può essere. Sappiamo, per via di esempio, che certissimamente in Dio non è nè il prima nè il poi, non sono antecedenti nè conseguenti logici, non premesse nè illazioni, non divisione e moltiplicità di atti, non anteriorità di natura così fra le forme sue essenziali come tra le opere che a quelle si riferiscono. Dio è ineffabilmente quello che è per un solo atto primissimo e assolutissimo. Per un tale atto è medesimamente sapienza infinita, infinita potenza e tutti gli altri sublimi attributi. E qualunque mai cosa fluisce da ciascuno di essi, o crediamo che possa fluire, accade in pari modo per quell’atto unico e indivisibile.
{{larger|78.}} — Dio è il bene infinito e però pensa, afferma e vuole infinitamente sè medesimo, perchè il solo bene è oggetto proprio e convenevole del suo volere perfettissimo. Da ciò segue che Dio con atto assoluto e libero, e intanto libero in quanto assoluto, vuole ''ab eterno'' la creazione, s’egli è provato che la creazione sia bene. Cotesta volontà di creare, impertanto, è liberissima come necessaria secondo due diversi rispetti. È liberissima ''ad intra'', perchè primitiva assolutamente e {{Pt|per-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|476}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}bene a cui le angustie non removibili del finito sono sufficienti. D’altro lato, posto il concetto di creazione, abbiamo di necessità due ordini di relazioni, col finito cioè e con l’infinito. Nè torna ragionevole a dire che il minimo e il massimo, il peggiore e il migliore non anno luogo a rispetto dell’infinito. Conciossiachè rimane l’altro rispetto pensato esso pure e librato dalla mente divina.
{{larger|84.}} — Ma forse si aggiunge che i pensamenti di Dio intorno al finito sono ottimi e perfettissimi tutti, e quindi non può egli fare scelta fra quelli e l’uno all’altro preferire come più degno della esterna attuazione.
E qui da capo si sdrucciola nel ragguagliare indebitamente i nostri pensieri e giudicj allo inconoscibile intelletto di Dio. Per fermo, l’intelletto divino è ottimo e perfettissimo in ciascuna determinazione sua; e tutte formano l’unità del proprio infinito e niuna è pensata spartitamente, ma si l’una in tutte le altre e tutte le altre nell’una. Questo poco osiamo dire del divino pensiere e forse è già troppo e le nostre parole lo ingiuriano senza volerlo per impotenza d’umano linguaggio e di finito concepimento. Veggasi dopo ciò s’egli è conveniente di supporre che Dio scelga o non iscelga nell’infinito de’ suoi pensamenti. Però la istanza allegata ed altre che si derivarono dall’azione elettiva di Dio peccano nel lor concetto medesimo e basta per confutarle negare il supposto che fanno.
{{Ct|f=115%|t=2|IX.}}
{{larger|85.}} — Riposiamoci, adunque, di nuovo sugli assiomi infrascritti, de’ quali l’uno dice che Dio vuole il bene possibile oltre il bene infinito. L’altro che alla {{Pt|comu-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|487}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}capo si accosta l’azione divina agl’intendimenti ed affetti umani. Dio glorifica sè medesimo infinitamente dalla cima di tutti i secoli; e lui glorificano in eterno le infinite sue perfezioni rendendogli testimonianza beata e ineffabile; mentre a noi caduche e minime creature ciò rassembra una solitudine.
{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO QUARTO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''SEGUE LA STESSA MATERIA.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|I.}}
{{larger|103.}} — Sull’atto creativo furono scritti molti e grossi volumi, ma con poco o nessun costrutto. E come poteva accadere altramente? Noi scorgiamo di continuo comparire e annullarsi le modalità e le accidenze, mentre i subbietti permangono inalterati e sono il sostegno e la causa di tutte le mutazioni; nè alcuno li vide mai cominciare dal niente, ma sempre ne conobbe attuale e preesistente la materia. Però la creazione di essi subbietti ci è non pure infigurabile ma poco meno che inconcepibile. D’altro lato, le condizioni essenziali dell’atto creativo divino cel fanno più misterioso ancora. Per fermo, l’atto creativo non reca mutazione veruna ''ad intra'', e cioè nell’essere operante, il quale ab eterno sta in quel medesimo atto. Il che ci è duro ad intendere; perchè la creazione comparendo nel tempo, anzi segnando e notificando essa medesima il tempo, ci stringe a pensare nella stessa divinità un prima ed un poi; e ciò è pretta illusione proveniente dagli abiti della potenza fantastica, la quale<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|490}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}in piedi la tesi che sola scampa dalla contradizione intrinseca ed oggi è divenuta come un portato del senso comune, e cioè il mondo essere fatto dal nulla quanto alla materia, e da una efficienza infinita e preesistente quanto alla causa; essere sostanziale e non puramente
fenomenico; essere apparito nel tempo e non sussistere dalla eternità.
Niente di meno, se questo unico e solo concetto di creazione ''ex nihilo'' va esente da implicanza interiore non evita certo le ombre cupe del mistero. L’ontologia, sicura per dimostrazione logica che la creazione dei finiti sussiste, segue assennatamente il metodo di eliminazione, scorrendo per tutti i possibili, de’ quali non è dato di concepire più che tre. O v’è l’eterna e assoluta unità o l’eterna e assoluta dualità. Soppresso questo secondo presupposto, rimane o l’unità consostanziale col molteplice o sostanzialmente divisa dal molteplice. Accettata la divisione, resta o che la sostanza del mondo emani da Dio, ovvero venga creata dal nulla. E perchè la prima supposizione, o vogliam dire l’emanazione, è contraddittoria nei termini, e fa consostanziale l’uno e il molteplice, il finito e l’infinito, nopo è consentire al mistero della seconda. Chi rifiuta il mistero si pigli l’assurdo e spieghi poi intrepidamente quest’ultimo con un più tenebroso mistero allegando che la contraddizione logica è il fondamento stesso della verità; e mentre noi originiamo le cose dal nulla di materia e dall’infinito di potenza, credasi a coloro i quali la originano dal nulla assoluto e di potenza e di materia.
{{Ct|f=115%|t=2|II.}}
{{larger|106.}} — In cotesto arduo problema della creazione noi proseguiamo assai fedelmente quel metodo solo che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|492}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}intelletto di apprendere la esistenza di un atto così certo come oscuro e così necessario come inconoscibile a noi nella sua essenza é natura.
{{larger|107.}} — Di quindi ancora discopresi, per nostro giudicio, la singolarità estrema della teorica pensata pochi anni addietro in Italia la qual pone invece l'intuito diretto e la positiva notizia dell’atto creativo, il che quanto possa accordarsi con la ignoranza compiuta che ne sostiene la mente lasciamo ad altri di giudicare; nè schiveremo di riparlarne verso il termine di questo libro. E poichè toccammo da capo del metodo, ci piace per transito di avvertire il lettore, quando per sè medesimo non se ne accorgesse, che noi ci scostiamo da ogni superbia di credere questa nostra scrio di giudicj e dimostrazioni contenere molta novità. Per lo contrario ci giova e ci inanima il considerare che qui è ripigliato il filo di vecchie dottrine e di prove e ragionamenti ordinarj tutti conformi agli adagi del senso comune. Nè già per questo titolo si dispregiavano in Francia e in Germania poco avanti al cadere del secolo scorso. Quando {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Emanuele Kant}} diede a divedere che erano cantafavole e pretese mostrare al genere umano che aveva sognato insino a quel di e fabbricato a sè stesso mille apparenze di verità le quali al tocco della sua critica rompevansi e dileguavano come bolle d’aria. Certo, affermando egli che le categorie generali dell’ente sono opera nostra e come stampi diversi da noi apprestati a ricevere la materia sensibile, ogni dimostrazione lavorata coi nostri concetti non può racchiudere un’ombra di valore obbiettivo. E però non facea mestieri al Kant di avvolgersi per tante minute disquisizioni siccome à fatto, e dividere e quasi trinciare a pezzi le facoltà della mente, assai più semplici nel loro operare e più unificate che egli non giudicava. {{Pt|Comun-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|492}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}intelletto di apprendere la esistenza di un atto così certo come oscuro e così necessario come inconoscibile a noi nella sua essenza e natura.
{{larger|107.}} — Di quindi ancora discopresi, per nostro giudicio, la singolarità estrema della teorica pensata pochi anni addietro in Italia la qual pone invece l'intuito diretto e la positiva notizia dell’atto creativo, il che quanto possa accordarsi con la ignoranza compiuta che ne sostiene la mente lasciamo ad altri di giudicare; nè schiveremo di riparlarne verso il termine di questo libro. E poichè toccammo da capo del metodo, ci piace per transito di avvertire il lettore, quando per sè medesimo non se ne accorgesse, che noi ci scostiamo da ogni superbia di credere questa nostra scrio di giudicj e dimostrazioni contenere molta novità. Per lo contrario ci giova e ci inanima il considerare che qui è ripigliato il filo di vecchie dottrine e di prove e ragionamenti ordinarj tutti conformi agli adagi del senso comune. Nè già per questo titolo si dispregiavano in Francia e in Germania poco avanti al cadere del secolo scorso. Quando {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Emanuele Kant}} diede a divedere che erano cantafavole e pretese mostrare al genere umano che aveva sognato insino a quel di e fabbricato a sè stesso mille apparenze di verità le quali al tocco della sua critica rompevansi e dileguavano come bolle d’aria. Certo, affermando egli che le categorie generali dell’ente sono opera nostra e come stampi diversi da noi apprestati a ricevere la materia sensibile, ogni dimostrazione lavorata coi nostri concetti non può racchiudere un’ombra di valore obbiettivo. E però non facea mestieri al Kant di avvolgersi per tante minute disquisizioni siccome à fatto, e dividere e quasi trinciare a pezzi le facoltà della mente, assai più semplici nel loro operare e più unificate che egli non giudicava. {{Pt|Comun-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|493}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|Comun}}que ciò sia, rivocandoci bene a memoria da una parte la impossibilità delle forme speciali rappresentative quando gli oggetti rappresentati permangono ignoti per ogni verso, e d’altra parte la intuizione immediata delle cose esteriori sensibili e la certezza obbiettiva di tuttequante le idee, ci sembra che disdette e ripulse le negazioni di {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}}, la ragione ed i suoi principi e il legittimo uso loro ripiglino campo e si mantengano nell’autorità e nella signoria inutilmente stata assalita.
{{larger|108.}} — Ma ogni scuola moderna allemanna si è compiaciuta di porre a bersaglio la teorica della creazione ''ex nihilo''. Eppure, noi manteniamo ch’ella è una delle tre maggiori conquiste ottenute dalla speculativa dei nuovi tempi sopra le età trapassate. E per vero ne’ tempi antichi fu credenza quasi comune che il fato governasse troppa gran parte dei casi umani; che le sorti delle nazioni e più universalmente della vita sociale e civile si rivolgessero in circolo; che, in fine, i mondi uscissero dalla materia preesistente e increata. Ora, dal sentimento cristiano emersero i tre opposti concetti della provvidenza, della civiltà progressiva e della creazione dal nulla. E lasciando stare i due primi de’ quali non occorre al presente discorrere, certo è che la dottrina della creazione ''ex nihilo'' sciolse la metafisica d’infiniti viluppi da cui non valsero a distrigarsi neppure gl’ingegni portentosi di {{AutoreCitato|Platone|Platone}} e di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}.
{{larger|109.}} — Ma così non pensano i panteisti, da’ quali si obbietta in fra l’altre cose che la creazione è impossibile; produca ella un effetto finito od un infinito. Non può (dicono) produrre effetto finito, perchè opposto all’essere della cagione; non effetto infinito, perchè è ripuguante l’esistere di due infiniti congeneri; e se non sono congeneri, l’uno non contiene l’altro<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|496}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}di sapere che egli, creator del finito, non abbia modo veruno ed anzi non ne abbia innumerevoli per conoscere perfettamente il finito siccome tale. E non conosce egli Iddio universalmente il contrario dell’essere, e perciò il contrario ancora dell’infinito? Oltreciò vedesi qui manifestamente l’errore abituale di applicare a Dio le nostre misure anguste ed umane e il nostro modo peculiare di conoscere e d’intuire. Così scordiamo che in Dio un atto medesimo e indivisibile crea e conosce il creato e lo stesso atto indivisibile lo vuole e lo giudica. Il creato è sempre d’iunanzi a Dio e sempre fu e sarà; perocchè l’eterno è indivisibile e però riesce simultaneo perfettamente col tempo. E il cominciamento del mondo torna agli occhi di Dio siccome il capo d’una retta che si prolunga nello spazio ed un solo sguardo la può apprendere nella sua interezza.
{{larger|113.}} — Noi dunque siamo pervenuti a rassodare da ogni parte la credenza comune al mondo creato dal nulla e creato si veramente nel tempo, ma per l’eterno ed estemporaneo decreto che vuole il bene infinito e vuole il bene possibile.
Così la metafisica nostra dopo fondato il principio dell’essere e il principio del conoscere, deduce altresì a priori e da un medesimo pronunziato il principio delle esistenze finite, ''principium fiendi''; e come con l’uno trovammo la dottrina dell’Assoluto, con l’altro le forme del vero; al presente con questo terzo la cosmologia viene per necessità logica annessa all’ontologia e più specialmente alla teologia razionale.
{{Ct|f=115%|t=2|III.}}
{{larger|114.}} — Ma quale prova ci dài tu (soggiungeranno qui molti) che la creazione apparve nel tempo? quando {{Pt|{{AutoreCitato|Platone|Pla-}}|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|497}}}}</noinclude>{{AutoreCitato|Platone|{{Pt|<br>|Pla}}tone}} e {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} ed anzi l’antichità intera (può dirsi) tennero contraria opinione, e dopo che il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} registrava questo tuo pronunziato fra i paralogismi non estricabili della ragione? Qui pure noi ci rimettiamo a quanto scrivemmo altra volta su tale pretesa necessità dell’errore. No, la ragione, lettor mio, non paralogizza; atteso che dove sente mancare la vigorezza de’ suoi raziocinj si ferma e conosce distinto di non potere conoscere. Ma perchè la prova della temporalità del mondo è semplice quanto irrepugnabile, volentieri la ripetiamo.
{{larger|115.}} — Il mondo consta o d’un solo subbietto modificabile ovvero di molti; e dacchè nell’uno e nell’altro caso non può essere due cose diverse in tempo e in subbietto identico, le modificazioni sue diverse, ed anzi al tutto contrarie, come la quiete e il riposo, come volere e disvolere, compaiono successive, e l’una cessa quando l’altra comincia. Abbiamo pertanto nel mondo una serie numerabile di mutazioni; e si avverta che al questa serie il numero si applica più e meglio che altrove. Conciossiachè ogni mutazione successiva dura un quanto di tempo e si distingue e separa dalle anteriori in modo così compiuto e profondo come l’essere dal cessare di essere.
{{larger|116.}} — Non prevalga qui l’obbiezione kantiana che la quantità, il numero e la durata medesima sono forme del nostro spirito senza subbietto correspettivo esteriore. I dubj e le negazioni di Kant sono al di d’oggi ristrette nei giusti termini. Certo, la quantità, il numero, la durata e l’altre categorie contengono un elemento relativo e proprio del nostro spirito, ma corrispondono eziandio con isquisita e continua precisione ad un termine obbiettivo esteriore. Se la successione, per via d’esempio, fosse del solo spirito, e si risolvesso<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|32}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Sentrac98" /></noinclude>degli ebrei; il nostro padrone in paradiso e noi canteremo le sue lodi!„ — Assolutamente nella ''msid'' non s’insegna la buona educazione.
{{FI
|file = Luigi Barzini. Sotto la tenda (page 153 crop).jpg
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|caption = ''{{Sc|Una porta della città.}}''
}}
Girando per le strade, ad ogni centinaio di passi si ha l’illusione d’entrare in territorio privato, perchè si {{Ec|atttraversa|attraversa}} una porta, massiccia, rude, i cui cardini di pietra e gli stipiti inquadrano la strada. Queste porte fanno a Fez l’ufficio di guardie di pubblica sicurezza. Tutte le notti, e in tempi di disordine e di rivolta anche di giorno, sono chiuse per cura del proprietario più vicino. La città rimane così divisa in un numero infinito di settori dai quali non si esce e nei quali non si entra; così tutti gli abitanti sono in stato d’arresto preventivo. E ogni questore vi dirà che questa è la miglior maniera d’impedire i delitti. In tal modo una ventina di agenti, i ''mokaddemin'', bastano a mantenere l’ordine in tutta la città; anzi, siccome i ''mokaddemin'' non sono pagati che con l’onore di poter fare colazione il venerdì alla grande moschea di Fez El-Gedid, e debbono pur vivere, ne avviene che essi se non trovano malviventi debbono inventarne, e costituiscono così il più serio pericolo alla tranquillità cittadina.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Sentrac98" /></noinclude>{{Nop}}
Tutte le questioni finiscono al Dar Buali, sede del governatore di Fez El-Balì, un brutto casamento irregolare circondato da vicoli. Alla porta, dei ''mokhazni'' sonnecchiano; si entra in un cortile bianco dove mormora una fontana. Una sala s’apre in fondo, e lì il Pascià, assiso sul suo ''lebda'' — il tappeto per la preghiera che ogni ricco marocchino porta sempre con sè, piegato, sotto il braccio — rende giustizia assistito da uno scrivano. V’è una semplicità olimpica.
Scendiamo verso il centro della città, nel quartiere degli affari e delle moschee. L’aspetto delle vie cambia.
Qui non vi sono più case, ma botteghe. I muri si abbassano, la luce penetra. Per difesa contro il sole la strada è coperta da un pergolato sul quale viti annose si arrampicano e s’intrecciano come serpenti; fra i tralci e i pampini pendolano e oscillano infinite tele di ragno alle quali la polvere, attaccandovisi, ha dato la consistenza di stracci. I raggi filtrano per gl’interstizi, rigano l’aria di lieti dardeggiamenti che rivelano vortici di pulviscolo, giuocano sugli abiti bianchi della folla accendendovi rapidi bagliori, si fermano sulle stoffe delle mostre, fanno scaturire nell’ombra vividi riflessi, frugano angoli oscuri e vi cercano un colore, un lampo.
Se il sole entrasse liberamente mancherebbe una grande originalità alla scena. La prima sorpresa nostra è data da questo tremolare di luce e d’ombra per il quale sembra che dei turbanti, delle pieghe di ''selham'', delle mani, dei volti, appaiano e scompaiano in un rimescolìo fiammeggiante sopra uno sfondo di notte. Certi mercati sono interamente coperti da tettoie sotto alle quali il giorno langue.
La folla è varia. Calma, lenta, seria. Si riconoscono gli arabi scesi dalle tribù vicine, vestiti di rozze lane, il volto bronzino pieno d’un quieto stupore e di un’ammirazione raccolta, quasi devota. Berberi armati dei loro fuciloni guardano con un interesse intenso che si direbbe minaccioso. Schiavi negri, inviati per delle compere e delle commissioni, passano frettolosi avvertendo: — ''Bal-ak! bal-ak!'' — il grido dei mulattieri, come se fossero bestie da soma. Le donne, uniformemente avvolte nei grossi ''haik'' bianchi, il volto coperto, tutte<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Sentrac98" /></noinclude>eguali, vanno con passo molle trascinando le loro babbucce rosse ricamate d’oro. Squillano le campanelle dei venditori d’acqua, e nel vociare sommesso si ode l’invito del ''dellal'', il venditore all’incanto.
Fra tutti si distinguono i Mori di Fez, per l’eleganza del vestito, la nobiltà del portamento e il pallore. I ''Fasì'' (abitanti di Fez) tengono molto ad essere pallidi; il pallore è per loro una patente di cittadinanza, ossia una patente di superiorità su tutti gli altri uomini. Fez conferisce un pallore speciale dovuto alla vita in quei mercati oscuri, per quelle vie tenebrose, nella semiluce delle case, dei bagni, delle moschee, e dovuto soprattutto all’abbandono precoce ai piaceri, il quale dà anche ai ''Fasì'' quel loro fare stanco e triste.
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|caption = ''{{Sc|Un macello.}}''
}}
Essi non hanno che una energia: nella maldicenza. Sono dei grandi e terribili ribelli, ma per la parola. Non rispettano che l’autorità di Mulei Idris, dei loro santi, e le loro prerogative. Si sentono troppo superiori per acconciarsi alla dominazione di Fez El-Gedid, e troppo deboli per rivoltarsi. E fanno della ''Fronda''. Mordono con spirito, inventano storie comiche sul Makhzen, sul Sultano, sulla sua Corte, divulgano scandali, si compiacciono a cogliere il loro imperatore in contraddizione con gl’insegnamenti del Profeta, a dichiararlo fuori della legge d’Allah, a commentare con fine sarcasmo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Sentrac98" /></noinclude>quello che avviene nel Dar-El-Makhzen. Le loro dicerie sono raccolte nei mercati dagli arabi e dai berberi, portate lontano fra popolazioni ingenue e fanatiche, accettate come cose vere e sacrosante, e a quelle genti che parlano di meno e agiscono di più fanno prendere le armi. Il buon mercante ''fasì'', intento alle sue merci e ai suoi conti, è il vero responsabile delle vaste rivolte dell’Impero.
Le botteghe si allineano ai lati della strada. Sembrano finestre basse, con un davanzale su cui il cliente si siede a contrattare. Il bottegaio, rannicchiato sopra un tappeto, può prendere qualunque oggetto stendendo un braccio, senza scomodarsi. In quei buchi si trattano alle volte affari enormi, si organizzano carovane per l’interno, si comperano i raccolti d’intere regioni. Il gran commerciante e il piccolo vivono allo stesso modo, in una identica reclusione dentro negozi simili.
Se il ''nazarene'' s’avvicina e chiede il prezzo d’una cosa, talvolta si sente rispondere: — Non vendo, andate altrove!
Ad un certo punto, avanzando sempre verso la parte bassa di Fez, la strada si restringe, e una trave barra il passaggio alle cavalcature. Si entra nella Caiseriya. Tutti gli sbocchi della Caiseriya sono così intravati.
La Caiseriya è il gran centro del mercato, quello che è a Londra la City.
In questa parola araba si perpetua il nome di Cesare.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|507}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}esercitare gl’ingegni e tenerli pronti alle difese di che ànno bisogno continuo. A’ di nostri, il ragionare de’ metafisici o si allarga in discorso ornato e rotondo siccome in Francia, ovvero va stringato e succoso dallo assunto alle conseguenze, come in Germania. In ogni modo, non debbono le obbiezioni apparire a caso e con niuna ragione di ordine; e non può lo scrittore cui piacciono i metodi antichi declinare dagli esempi delle Somme più celebrate e massime da quello che porge {{AutoreCitato|Tommaso d'Aquino|san Tommaso}} in ogni suo dettato, dove le istanze si mostrano distribuite a norma di loro importanza e giusta il percuotere che fanno la tesi nel generale ovvero nel particolare in via diretta o indiretta e così seguita per altre condizioni e rispetti. Onde quell’''objice primum, objice secundum'' ei rimanenti combattono quivi, direbbesi, a buona guerra e in maniera regolata, non per sorpresa e per accidente come farebbero delle masnade appostate all’assalto.
{{larger|129.}} — Noi rispondiaino a tutto ciò questa sola parola, ed è che all’ordine scolastico antico abbiamo preferito la storia e il racconto de’ nostri pensieri, secondo che porta lo spirito e lo intendimento di questa opera. Il qual racconto non accade senza profitto notevole della verità e della scienza. Perocchè nel fatto nessuna cosa è più agevole quanto ferinare il pensiere in una proposizione astratta e assoluta. Ma difficilissimo è poi impedire ch’ella non ecceda nella sua significazione o per lo contrario non basti a contenere i concetti suoi elementari ed appropriati. Nè alcuna cosa la salva meglio da tali estremi e la definisce e circoscrive a rigore, quanto venirla paragonando e cimentando con le proposizioni che la oppugnano o tutta od in parte.
{{larger|130.}} — Concedo che altri nasconderebbe ad ogni veduta molte di coteste filiere e lambicchi pei quali {{Pt|deb-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|511}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}che gli manca. Ma d’altro lato, la legge costitutiva di quell’Assoluto essendo una necessità interiore dialettica, viene il domandare perchè e come l’idea diventa materia spazio e movimento, mentre la materia lo spazio ed il movimento sono per essenza differentissimi dalla idea; tanto che questa non si altera od aliena in qualche modo da sè ma si trasnatura compiutamente; o a dir meglio, un altro essere succede a lei onninamente straniero e diverso.
{{larger|136.}} — Più curiosa, per mio giudicio, è la spiegazione che l’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} studia di darne. L’idea, dice egli, dopo essere trapassata per tutte le categorie e le geniture della logica diviene intuizione e vale a dire ch’ella guarda di là dal suo limite e fuori di sè medesima e costituisce l’elemento primo della esteriorità e cioè lo spazio. L’idea, dicesti, o filosofo, guarda di là e fuori di sè medesima? Or come? se di là e fuori non v’è che il nulla e per conseguenza non v’è il di là e non v’è il fuori? Certo, se vi fosse un di là ed un fuori, già vi sarebbe l’esteriorità e lo spazio. Ma l’idea non l’avrebbe creato ne sarebbe interna od esterna ad esso; perchè l’idea non occupa spazio e niente non à che fare con esso, niente con la materia e col moto. Forse vuol ella secondo l’uso hegeliano crearsi una negazione. Ma lo spazio non nega l’idea, nè le si oppone nè la limita perchè è tanto diverso da lei che vi tramezza un abisso da non colmarsi per tutti i secoli.
{{larger|137.}} — Ma si lasci pure che la idea diventi spazio e materia; ciò che annunciammo agli hegeliani ed or ripetiamo con gran saldezza si è che mai dallo spazio e dalla materia uscirà di nuovo l’idea; perchè tanto è paradossa l’entrata quanto l’uscita; l’idea muore sulle porte della materia nè può quindi risuscitare col nome di spirito. Sebbene gli hegeliani per lo contrario {{Pt|affer-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|512}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|affer}}meranno che per ciò appunto l’idea si fa spazio, materia e movimento per indi poter acquistare la propria consapevolezza.
{{larger|138.}} — Nessun sistema siccome il loro manda i tapinelli di lettori da Erode a Pilato e dilegua i paradossi con altri maggiori e più sperticati; il che per altro è richiesto dalla necessità ineluttabile di aver piantato eradicato il lor Primo nello screpolo della contradizione logica. Di tal guisa, quel messere che raccontava di aver veduto non so qual cavolo fiore grande quanto una montagnuola dovette di poi concedere che occorreva per cuocerlo un rame poco disforme dalla cupola di san Pietro, e più tardi ancora concedere che il fuoco del Vesuvio non sarebbe stato troppo a quella cucina.
{{larger|139.}} — Ciò che si pensi in Francia il maestro della Filosofia ecclettica non è ben chiaro, e se vuole che questo mondo sia sostanzialmente emanato da Dio. Chiaro e sicuro è sol questo, ch’egli non consente d’esser detto panteista e ricalcitra a tutte le conseguenze odiose che dal panteismo provengono per diretto e per indiretto. Comunque ciò sia, la prova ch’egli proferisce della necessità della creazione non mi sembra stare a martello nel modo che fu provato nel Capo anteriore e si prova qui novamente con poche altre parole.
{{larger|140.}} — In vero, sentenza egli che Dio è cagione assoluta e però à necessità di passare all’atto e l’atto effettua la creazione. Ma di grazia, perchè Dio è cagione assoluta delle esistenze esteriori? S’egli è perfetto e bento infinitamente, nulla non à da cercare e volere fuori di sè. Concedasi che infinito, uno, sostanza assoluta, assoluta cagione valgano come sinonimi della divinità, benchè si possa fare commenti e controversie interminabili sull’accezione e amplitudine di tali {{Pt|de-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|516}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}creativo ancora che distinte e divise sostanzialmente da lui.
{{larger|147.}} — Qualora, poi, si voglia che la intuizione dell’atto creativo succeda in modo diverso dal patire e dal pensare, noi pregheremmo costoro a rivocarsi bene in memoria che l’atto che non è nostro, può essere unicamente o patito, o rappresentato; e in questo secondo caso egli debb’essere anteriormente conosciuto nella realità sua, e vale a dire ricevuto e patito. La nozione, in quanto nozione mai non farà concepire l’attività, perchè non è forza e non opera; tanto vale cercarvi dentro l’azione quanto aspettarla da un simulacro o da una dipinta figura.
{{larger|148.}} — In tale dottrina che rovescia dalle fondamenta la percezione ontologica del {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}}, noi accettiamo il principio dei Cartesiani che la esistenza prolungata degli enti finiti importi come una rinnovazione continua inverso di loro dell’atto creativo. Contro di che obbiettava (io credo) il {{AutoreCitato|Pierre Bayle|Bayle}} acutamente in questa maniera: se l’anima è in ogni momento creata, come può essere attiva? Imperocchè per agire le conviene di già esistere? Ma si risponde a quello scettico sottilissimo. Quando agire ed esistere sieno simultanei, ed anzi il primo informi ed attui il secondo, nulla d’mplicante si lascia scorgere fra i due termini i quali propriamente sono uno solo; onde la creazione consisterà per appunto a produrre un ente che opera, o più in breve, a produrre un agente. Però, l’anteriorità cui pensava il Bayle non è cronologica ma logica soltanto e correspettiva a certo ordine di astrazione.
Invece, bisogna a forza che sieno separati di tempo l’esistere e il percepire l’azione creatrice. Avvegnachè percepirla vuol dire riceverla in sè in alcuna maniera; e ricever l’azione importa qualcosa che è<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|517}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}recipiente e distinguesi da ciò che vien ricevuto. Quindi, il recipiente bisogna che esista prima perchè patisca la recezione.
E quando tu cangi il percepire in alcuna maniera più semplice ed esteribre d’intuizione, la istanza non per ciò si dilegua. Considerato che la intuizione ad ogni modo è certo congiungimento spirituale in cui l’anima se è attiva è ancor di vantaggio passiva; quindi torna il discorso anteriore, valevole per qualunque sorta d’intuizione, mentre poi la intuizione d’un atto siccome tale imbattesi nella difficoltà notata in sul finire del paragrafo antecedente.
{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO SESTO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''IL SOLO TEISMO SALVA L’AUTONOMIA E DIGNITÀ<br>DELL’ESSERE UMANO.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|I.}}
{{larger|149.}} — Tutto quello che stiamo per ragionare al presente seguita per dritto filo dalle cose poc’anzi discorse; mia la loro importanza, piuttosto suprema che grande, richiede da noi che se ne parli quasi a dire in disparte e se ne scriva un capitoletto più breve ancora dell’anteriore.
Affermiamo, adunque, per nostro giudicio e per giudicio popolare che se l’uomo è simile ad un cratere in cui ferve e spuma il divino liquore, e la mente assoluta vi opera quel non so che d’astratto e d’impersonale che domandasi pensare come pensare, egli non à virtù alcuna individua, nè alcun pregio di {{Pt|na-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|521}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}sono congiunti e contermini, a così parlare, con la cagione, pure sono sostanzialmente da lei separati. Altro è dunque fare esistere una cosa, altro emanarla dal proprio seno e dentro lei operare, tanto che sia una espansione o trasmutazione del medesimo essere. Forse ti dà noia il non poter concepire come sieno separati effetto e cagione e questa non permanga in quello virtualmente od attualmente; ovvero come non ostante la separazione, tutto ciò che è nell’effetto esiste ed opera per la efficienza causale? Ma non è questo propriamente l’arcano dell’atto creativo? Non figurarono per questo gli antichi una materia preesistente, mal sapendo in altra maniera intendere l’azione causale e rappresentandola sempre a sè stessi come certa intromissione e penetrazione di un ente in un altro? Aggiungasi a ciò quello che abbiamo espresso più d’una volta e vale a dire che Dio può congiungersi alle creature ed involgerle e contenerle in guise stupende ed inconoscibili, tuttochè superiori d’intimità e penetrazione a quanto l’ingegno e la fantasia si sforzano di trovare e di definire. Solo debbesi escludere la congiunzione di atto ad agente e di modo a sostanza. E già per noi s’è descritta qua addietro più d’una forma d’influsso immediato della divinità nel profondo dell’anima. Ma l’influsso creativo dee del sicuro operar dal di fuori; imperocchè tutto il finito rimane per la sostanza escluso dall’infinito.
{{Ct|f=115%|t=2|III.}}
{{larger|153.}} — Ma fra i teisti, non si nega, v’à una schiera li fanatici i quali compiacendosi fuor di misura delle intrinseche loro comunicazioni con Dio pervengono ai risultamenti medesimi del panteismo. E incredibile<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|522}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}quanto sia caro all’uomo l’abbandonarsi all’autorità altrui e tôrsi giù dalle spalle il carico grave e perpetuo della propria imputabilità. La inerte quiete dell’animo torna a molte nature melanconiose ed immaginose il supremo dei piaceri; mentre la coscienza meglio illuminata e rinvigorita del genere umano pur sempre gridatogli: tu se’ un principio vivente ed attivo fornito di libertà e moralità e posto a rimpetto dell’infinito delle idee nel quale puoi leggere le norme eterne così del vero come del bene. Opera dunque moralmente e liberamente, e adempi per la tua energia i tuoi fini supremi. A te si concede la serenità dello spirito, non il riposo; ti è lecito di camminare con iscorte fidate ma non di fermarti. Pena, suda, travaglia; il tuo sabato è ancora troppo discosto da te.
{{larger|156.}} — Molto si ragionò fra i teologi della grazia efficace e del quanto e del come possono le azioni umane farsi meritorie. Ma il solo Malebranche illuso da una pietà così ardente come sincera portò nella metafisica la dottrina nuova (dico nuora pei teisti) del negare pressochè assolutamente le cagioni seconde e volere che l’uomo pensi e conosca ogni cosa in Dio e Dio operi in lui ogni cosa. Negò le cagioni seconde per non potere intendere come le sostanza operino l’una nell’altra, dimenticando quella povertà abituale del nostro ingegno e del nostro sapere onde siamo costretti a rimanere le più volte contenti di conoscere che tal fatto o tale altro sussiste senza fiducia di scoprire la sua ragione e il suo modo.
{{larger|157.}} — Del resto, egli si può e debbe accettare il principio del Malebranche qualora s’intenda con precisione e con discrezione. Tu vuoi, sommo contemplatore dell’Oratorio, che noi veggiamo ogni cosa in Dio? Sta bene; una và pure quel ''noi'', vale a dire, {{Pt|quell’indivi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|dell’atto creativo}}|{{Sc|523}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|quell’indivi}}dua sostanza e incomunicabile che spiegando la sua virtù intellettiva spazia per lo infinito delle idee. Aggiungi che Dio opera in noi ogni cosa? E sia pur questo, badando che ài nominato il nostro subbietto siccome termine dell’azione divina. Se v’à un subbietto passivo, v’à eziandio un atto e un modo di ricever l’azione e però cotesto subbietto è una causa e come tale è fuori di Dio ed è autore del proprio atto. Più tardi nascerà occasione di riandare con più minuzia su questi concetti del {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}}.
{{Ct|f=115%|t=2|IV.}}
{{larger|158.}} — Intorno poi alla libertà, lasciando che i moralisti e i psicologi ne trattino ex professo, diremo di passata che vi si fa errore in due opposte maniere: o negandola e attenuandola più che la coscienza non testimonia a tutti gli uomini in ciascun istante di loro vita; ovvero amplificandola di là dai termini preordinati e solo pei quali è conciliabile essa con la continua necessità che governa la storia.
La libertà quale al presente ci è conceduta è del sicuro nell’infima delle sue condizioni, potendo noi scegliere fra il bene ed il male, fra la materia e lo spirito, fra gli eterni documenti della giustizia e una voluttà passeggiera particolare e ingannevole. Perchè noi possiamo pur dalla lunga imitare la divina libertà e la forma sopraeccellente di essere causa prima, ei ci fa mestieri di trasmutare il nostro arbitrio in una sorta di necessità razionale e morale, tanto che la sola spontaneità del bene sia nostra legge, o parlando più esatto, siamo noi legge a noi stessi.
E tale per fermo è il frutto maraviglioso, direbbe {{AutoreCitato|Pindaro|Pindaro}}, che si coglie dall’albero della sapienza. Vinte<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|524}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le passioni sensuali e gli errori invecchiati e ostinati dell’intelletto, noi ci reputiamo grandemente più liberi. Nel fatto noi ci accostiamo di più allo stato poc’anzi descritto della compiuta spontaneità. Per lo certo nella vita futura e migliore noi proseguiremo a fruire della inestimabile dote della libertà; ma l’escreiteremo non più nell’arbitrio infelice di scegliere fra il male ed il bene, ma fra il bene ed il meglio e quindi tra il meglio e l’ottimo insuperabile.
Ora, rivocando il discorso al tema nostro speciale, ne sembra, dopo gli schiarimenti dati e le istanze rimosse, che niuno abbia pur le apparenze della ragione per negare il pronunciato espresso nel titolo del presente Capo e il qual dice che al solo teismo debbe attribuirsi la facoltà e certezza di mantenere all’uomo l’autonomia e la dignità dell’essere proprio.
{{Ct|f=115%|t=2|V.}}
{{larger|159.}} — Innanzi di chiudere il Quarto Libro e girando l’occhio sulla intera sua trattazione, desidero che sia chiarito come la teorica nostra della realità obbiettiva di tutte le idee non può mancare di crescervi luce e fruttuosità nel modo che fece alla materia di tutti i Libri anteriori. Per fermo, a tacere di altre considerazioni, certo è che la nostra teorica smentisce con veemenza l’accusa mossa contro il teismo, e da noi repulsa più volte, che la creazione ''ex nihilo'' ed attuata nel tempo separa Dio dall’uomo e dall’universo. Invece, la metafisica per noi professata mantiene che l’uomo pensando la verità pensa continuamente Iddio e guardando alle idee guarda nella rappresentazione immediata delle realità esemplari ed eterne. Quindi la mente è in assiduo contatto spirituale con l’Assoluto,<noinclude><references/></noinclude>
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{{rule|2=000000|h=2px|33em}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=6|v=2|'''CAPO PRIMO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''DELL’UNITÀ DI SISTEMA.'''}}
{{Ct|v=4|{{rule|2em}}}}
{{Ct|t=2|f=115%|I.}}
{{larger|1.}} — S’io dirò al lettore che a senso mio nelle cose antescritte i principj fondamentali dell’ontologia sono già belli e trovati, forse ne rimarrà malcontento ed incredulo; chè gli parranno pochi, asciutti ed estenuati; ricordandosi sopratutto d’un nostro gran pensatore il quale spende due grossi volumi a solo descrivere le categorie dell’ente e della ragione e sembra non aver finito. Nel che seguitò il valentuomo l’esempio offertogli da {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} la cui metafisica si spazia e spande la maggior parte nelle dette generalità. Similmente la scuola Leibniziana e il {{AutoreCitato|Christian Wolff|Volfio}} in ispecie si compiacquero sommamente nel trattare cotale materia, ed io me ne taccio al postutto. Or che ragioni buone e persuasive ne darò io? Ne darò queste che seguono così nette e chiare, per mio sentire, come brevemente significate.
{{larger|2.}} — Che Aristotele ne ragionasse molto a dilungo stettegli bene ed acconcio ai suoi tempi, non essendo ancora la Grecia usata alla diligente e minuta {{Pt|defini-|}}<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|34}}}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|532}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ontologica e loro compete la prima sede e la principal signoria nella scienza speculativa.
{{larger|5.}} — Certo, un ente perchè sussista, debbe attuare tal condizione e tal altra, e tutte vogliono esser legate in un ordine logico se non causale e cronologico; e quello che è lecito di avvisare e conoscere a priori intorno di ciò, scorgeremo più tardi trattando i principj particolari della cosmologia. Solo qui noteremo che simil notizia circa l’originazione necessaria dell’essere e le sue forme essenziali viene perturbata a ogni tratto dalla ignoranza in che siamo del fondo ultimo d’ogni natura finita. Grande illusione, adunque, fascia la mente dei metafisici, a cui pare di scorgere in modo netto e preciso il nascimento o la formazione dell’Assoluto. E ben s’intende che per essi le categorie tengono il maggior campo degli studj razionali. Ma quella necessità intrinseca di tutte le forme dell’essere uscenti l’una dall’altra così per legame assoluto dialettico quanto per virtù ed atto generativo non piglia sembianza di verità che nel loro intelletto orgoglioso e preoccupato, e inutilmente procacciano di farne trovatore e inventore Platone od altro antico e moderno. Nè il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} medesimo, tuttochè spiegasse grande acume ed alacrità nel ripartire con simetria un poco affettata le categorie, gli schemi e le forme ideali della ragione, mai non si arbitrò di affermare che l’una fosse ingenerata dall’altra per necessità dialettica insieme e ontologica. Ma di questo pensiamo aver parlato a sufficienza in più luoghi della presente opera.
{{Ct|t=2|f=115%|II.}}
{{larger|6.}} — Ora, vengo ad una confessione che non è d’errore e peccato vecchio ma di novissimo; ond’è pure per<noinclude><references/></noinclude>
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{{larger|7.}} — Debbo io spiattellarla proprio come la sento? lo v’ò trovato giusto il contrario di quel che cercavo. Perocchè il {{AutoreCitato|Wilhelm Gottlieb Tennemann|Tennemann}}, dopo avere girato un guardo acutissimo sopra ogni scuola e ogni tempo, lasciasi intendere troppo bene ch’gli sposa e incorona piuttosto un filosofo che la filosofia; e tal filosofo è il {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}}. Perlochè, cercare le condizioni, la natura e la facoltà del conoscere diventa per Tennemann il problema sommo e quasi unico della scienza. Quando io ero in Romia a studio, vi capitò un calzolaio di Valdichiana e ficcossi dove potette il più per vedere ogni cosa. In procinto di tornarsene a casa fu domandato non so da chi di quello che fra tanti edifizj e anticaglie grandi e bellissime gli avea paruto degno di maggior maraviglia. Rispose risoluto: il piede colossale che vedesi in Campidoglio; considerato che vi vorrebbero due o tre cuoi interi di bue per fargli una scarpa. Ed anche il Tennemann non si seppe scostar di bottega e sciogliersi dalle preoccupazioni della scuola in cui fu allevato.
{{larger|8.}} — Io chiusi il libro in fretta ed apersi quello della coscienza, a vedere se io non mi coglievo nell’errore medesimo traboccando in un eccesso opposto all’eccessor del Kant ed amplificando di là dal vero l’importanza l’estensione l’efficacia e le prove della teorica delle idee. Manifesto il dubbio al lettore candidamente e quale m’entrò allora nell’animo e più volte s’è rinnovato, senza peraltro che io vegga il suo saldo fondamento e trovi intorno al proposito cagione grave e pertinace da ricredermi sopra taluno de’ miei principj. Conciossiachè di costa alle idee sembrami che dopo i sensisti e le loro esorbitanze, in verun dettato, quanto nel mio, il fatto e l’esperienza campeggino più largamente e serbino il proprio diritto con certezza {{Pt|mag-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|535}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|mag}}giore. Laonde, io voglio ricisamente che nelle idee non sia cosa la qual non dimori in fonte e in origine dentro la nostra esperienza; e sto fermo nel credere che {{AutoreCitato|Platone|Platone}} e {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} insieme uniti completano mutuamente l’opera loro, e divisi la mozzano e la manomettono.
{{larger|9.}} — Del rimanente, io mi riposo almeno con sicurezza in questa persuasione, e cioè, che l’ontologia nostra guarda con interezza il problema della scienza e non lo scambia con altro più circoscritto e speciale.
Dopo ciò, per trapassare alfine a qualche particolare, dico che ò divisato di trattar prima di quale sorta di unità sin convenevole d’informare e animare le dottrine metafisiche e donde può essere derivata essa unità e con quali considerazioni, riserbi e limitazioni. Rinvenuta l’unità, séguita che si compendino e definiscano le materie speciali per innanzi discusse e fermate, indicando con esattezza la lor connessione e correlazione in maniera che paiano membra organate e viventi del corpo nobilissimo della scienza.
{{Ct|t=2|f=115%|III.}}
{{larger|10.}} — L’atto creativo compiendo il passaggio dall’infinito al finito e però dall’uno al diverso e da ciò che permane immutabile a ciò che sempre muta e diventa, mena il pensiere a discutere la forma più generale dell’universo e qual legame unitivo congiunga l’ontologia con la cosmologia, tanto che ne risulti un tutto perfettamente connesso ed armonizzato; e dicemmo il tutto non l’uno; conciossiachè questo implica l’essere consostanziale dei termini, quando il tutto armonizzato non solo ritrova la forma sua subbiettiva (per così chiamarla) nell’intelletto e nella scienza, ma {{Pt|an-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|537}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|spe}}cie intelligibili; il perchè venne a tramutarla in un mero prodotto del nostro spirito e in una forma kantiana come direbbesi oggidì. Secondamente, non significò Aristotele in niuno suo scritto la medesimezza tra cotesto principio e l’altro della causalità o della ragion sufficiente, il quale è pure la chiave di tutte le cognizioni e scienze sperimentali. In terzo luogo, accettando egli il dogma della materia assoluta e coeterna con Dio, non pervenne mai a rimovere dal suo sistema la Dualità che in sè medesima è ripugnante. E per fermo, la materia, secondo Aristotele, talvolta è il ricettacolo di tutte le forme potenziali promosse all’atto dal movitore supremo; e tal altra, è attenuata e stremata ad una natura di essere si indeterminata e impotente, che i suoi discepoli l’ebbero a domandare un prope nihil e la più vile cosa che mai vi sia, conforme la frase del {{AutoreCitato|Benedetto Varchi|Varchi}}<ref>''Lezioni ec'', pag. 34.</ref> dottissimo peripatetico.
{{larger|13.}} — Oltreció, affermando {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} che nulla esiste che non dimori in qualche atto; e l’atto, o la forma che abbiasi a dire, provenendo dall’efficienza del primo motore nè appartenendo alla materia la quale per sè, mentre in potenza è ogni cosa, in atto non è nulla, concludesi che Dio, atto assolutissimo ed efficienza universalissima, è altresì autore di tutti gli atti peculiari et individui; i quali poi per gradi e quasi a dire per gerarchie diventano sempre più simiglianti al proprio e perfettissimo atto di lui che consiste nel pensier del pensiere. In cotal guisa, dell’assoluto e del relativo, di Dio e del mondo emerge una sola scienza e un solo concetto sintetico. Onde non fa maraviglia che nei placiti di Aristotele abbiano gli Hegeliani ravvisato<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|541}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|in}}trinseca e perfettamente spontanea; da onde poi doveano emergere, giusta un disegno prestabilito, tutte le percezioni ed appetizioni loro; ed ogni monade per la propria virtù rappresentativa e per un infinito di relazioni potea farsi specchio dell’intero universo.
{{larger|20.}} — A tutti questi gran pensatori teisti non venne veduto, per mio giudizio, che le condizioni indeclinabili del mondo finito vi fanno, sopra ogni cosa, signoreggiare il diverso e vi arrecano di necessità maggior dose d’impotenza e d’imperfezione che essi speculando non riconobbero. Similmente, non parvero quanto è bisogno e quanto il vero domanda, badare a ciò che la finità delle cose induce effetti non pur negativi, ma positivi e durevoli; e questi essere assai più numerosi ed assai più fecondi che altri non crederebbe. In fine, non fu avvertito forse da que’ filosofi che molte forme di essere le quali sono possibili nell’ordine dei contingenti disconvengono all’Assoluto, quando anco uscissero delle loro limitazioni, perchè di natura per se medesima inferiore e imperfetta; come, ad esempio, la forza motrice, la quale tuttochè fosse infinita, riesce ingiurioso a dire che sussista ed operi in Dio. Per fermo, ella si dispiega nel moto, e il moto è mutazione e la mutazione apparisce nel tempo; quindi è condizionata e finita. Oltrechè, una forza motrice infinita cagionando infinito moto, questo varrebbe quanto una perfetta inmobilità e però avrebbesi una energia senza efficacia e una cagione senza effetto; onde si prova da capo che il moto si origina dal finito e ripugna all’Ente assoluto, sebbene in ogni fatto naturale riapparisce, e, lui spento, l’universo tutto visibile s’impietra e si accieca.
{{larger|21.}} — Manca, impertanto, alla cosmologia dai teisti meditata infino al di d’oggi nua scienza più profonda<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|543}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|so}}praeminente unità, la quale serba intatte nondimeno le sostanze finite, le cagioni seconde e le azioni imputabili. Ma perchè la forma di cotali nessi ci è inconoscibile, noi ci ristringeremo a dire che il principio unitivo dell’ontologia e della cosmologia non può del sicuro consistere nella identità di sostanza e nella unità dei contrarj, come nettampoco nell’assoluta coeterna Dualità; a sibbene dee ravvisarsi anzi tutto nella ''necessità susseguente'' della creazione per quel pronunziato supremo ontologico che Dio vuole il bene infinito e il bene possibile o vogliam dire finito. E perchè solo in Dio l’essere e il bene perfettamente si convertono, la creazione sarà un ordine portentoso e incessabile di mezzi e di fini dove la potenza increata dispiegherà la serie non terminabile dei possibili; la sapienza li volterà per modo diretto o per indiretto all’adempimento dell’ordine; la bontà ineffabile trarrà da quell’ordine la massima partecipazione del bene al numero massimo delle creature. Tanto ch’eziandio nel finito il Bene e l’Ente si adeguino in tale significato almeno che niuna esistenza finita rimangasi aliena interamente alla cooperazione ed attuazione del fine.
{{larger|23.}} — Così la unità della metafisica nostra s’imperna sempre nella divina unità. Perocchè Dio essendo l’Alfa e l’Omega, il principio ed il fine, la creazione tramezza fra questi due termini, sempre informata dalla virtù del principio e dal progressivo conseguimento del fine. I panteisti fanno emanare il mondo dall’Uno e all’Uno lo riconducono sotto la forma del tutto assoluto e individuato. Noi vediamo il molteplice movere ''ad extra'' dall' Uno e tornar verso questo con interminabile approssimazione. Onde, a parlare coi tropi in diani, il mondo è perpetua respirazione ed inspirazione di Dio. E se dall’Uno non può emanare {{Pt|sostanzial-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|545}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le idee come di tutte le verità esistenti a priori. Per fermo, nell’ontologia nostra il prefato principio significa recisamente che l’Ente sussiste ed è per necessità intrinseca tutto ciò che di lui si annunzia nei limiti del pensabile. E però sono veri tutti i possibili e vera e reale la efficienza infinita che è il termine loro effettivo. Quindi altrettanto veri e reali sono trascendenti o vogliam dire le attribuzioni eterne infinite di Dio. Dal che poi discende nel principio d’identità e ripugnanza contenersi altresì il principio della ragion sufficiente; e così veniamo forniti di tutti gli assiomi che governano la ideazione e la causazione i pensieri e i fatti, i giudicj ipotetici e i giudicj sperimentali.
{{larger|26.}} — Ma quanto all’altra definizione che pensò {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} della metafisica chiamandola la dottrina dell’essere in sè, noi ripetiamo che mai a nessuno riuscirà di accomunarla all’ontologia ed alla cosmologia insieme. Imperocchè il finito per sè medesimo forma a dirittura il contrario dell’uno, dell’identico, dell’universale e simili, nel modo che verrà mostrato partitamente e con ordine nel secondo volume. Anzi, sotto tale rispetto, come più sopra fu già indicato, converrebbe definire la metafisica, la scienza dell’uno e del molteplice, dell’identico e del diverso, dell’universale e del particolare per ciò che anno di sostanziale e per le attinenze loro scambievoli. E quando anche tornasse vero quello che gli Hegeliani pretendono gli opposti e i contradditorj sussistere ed unificarsi compiutamente dentro il pensiere, la qual cosa è falsa, la cosmologia che fa suo subbietto la natura eziandio materiale e meccanica debbe a forza trattare del molteplice, del diverso e del singolo fuori d’ogni qualunque unità e così disgregati e eterogenei come reca per appunto la differenza loro<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|35}}}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|546}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}essenziale dall’infinito. Nè l'accostamento graduato del molteplice all’uno, del singolare all’universale e del diverso all’identico succede giammai pel ritorno dell’Ente alle proprie ed innaturate sue condizioni; ma si accade, conforme la voce del genere umano proclama, pel soverchiante valore dell’opifice eterno e pel trionfo del bene infinito sulle finite caducità.
{{larger|27.}} — Del resto, per trovare il fondo comune di tutte le cose, non basta il dar loro una forma vuota e indeterminata come l'Ente, l’Uno, In sostanza e altrettali generalità, ma occorre definirla e specificarla in alcuna maniera ed esprimere nettamente quello che è. Nessuno de' gran maestri antichi osò convertire tutti i generi in un genere solo, se non pigliamo per un si fatto i numeri di {{AutoreCitato|Pitagora|Pittagora}} o l'acqua di {{AutoreCitato|Talete|Talete}} o il
fuoco di {{AutoreCitato|Eraclito|Eraclito}} o la mente di {{AutoreCitato|Anassagora|Anassagora}}. E forse {{AutoreCitato|Giordano Bruno|Giordano Bruno}} imitò quest’ultimo quando parve indicar l'idea per fondamento comune di tutte le cose ovvero dilatava e applicava il concetto di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} che converti l’Assoluto nel pensier del pensiere. Ad ogni modo, fra i moderni Tedeschi e massime fra gli Hegeliani l’idea divenne al tutto sinonima dell’Assoluto, e ogni cosa movendo da lei in lei si converte. Dopo ciò è da domandare se il bene e il bello, se ogni attività e ogni forza sono pensiere e idea; poi se il pensiere è solo atto o solo subbietto, o l’uno e l'altro egualmente. Qualora si risponda che sì, e tutto ciò essere idea o pensiere sotto diverse maniere e sembianze, noi ci stringeremo nuovamente nelle spalle, come d’innanzi ad altro enorme paradosso; e il genere umano proseguirà nel suo credere che la volontà, per esempio, ancora che sia dal pensiere guidata, non è in sè medesima un pensiere e nemmianco essere tale la forza esteriore onde l’animo è penetrato, e che essa anima,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|548}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}uno. Il perchè ò licenza di affermare ugualmente che ogni cosa in Dio è beatitudine, ovvero è bellezza o buona volontà o potenza e così prosegui. Per simile, fuori dell’infinito, la volontà, per esempio, e la verità, lo spirito e la materia, il vegetare e il ragionare, In bellezza, la moralità e poche altre forme essenziali ed originali guardate nel loro essere proprio ed intrinseco, permarranno eternamente diverse in fra loro, di modo che mai non potrannosi derivare e scambiare mutuamente nè in tutto nè in parte; come ciò vedesi manifesto eziandio per li respettivi concetti i quali per mera illusione e mero sofisma possono parere emanati dall’uno o dall’altro di essi, o trasmutarsi e convertirsi a vicenda. Certo, corrono in fra coteste forme molte relazioni e si stringono molti nessi; ma fanno error grave que’ metafisici che da ogni nesso e da ogni relazione presumono di arguire certa identità di natura. Mentre è lecito solo di argomentarne che le differenze, tuttochè essenziali ed originali, non impediscono qualche somiglianza ed analogia d’accidente o di modo ovvero qualche dipendenza diretta o indiretta, o infine qualcuno di que’ rapporti generalissimi che ànno le cose con certe supreme cagioni e ragioni. Vero à che gli Hegeliani ponendo la contraddizione nella radice stessa dell’essere vi pongono più che il diverso; laonde a che si riduca questa loro vantata universale medesimezza di pensiere nessuno capisce. Ed io per me certo non mi farò giammai capace d’un pensiere in sè medesimo tanto diverso che nella mente genera tutti i concetti e nella natura corporea trinciasi con l’asce e il coltello e diventa gesso e calcina ottima da fabbricare le nostre case.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|549}}}}</noinclude>{{Ct|t=2|f=115%|VI.}}
{{larger|30.}} — Il {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}}, carezzando più forse che non voleva certe opinioni hegeliane, scrisse un tempo che le sensazioni sono l’intelligibile implicito e le idee il sensibile esplicito. Laonde avrebbesi da concludere che le sensazioni e le idee tornano nel fondo a un medesimo e l’une e l’altre sono intelligibilità. Per nostro giudicio l’essere formativo del senso e quello della idea differiscono toto celo nel modo appunto che appartengono a diversissime facoltà. Ma pure concedendosi il paradosso, noi insisteremo sempre nel dire che la intelligibilità ricerca un qualcosa d’intelligibile e un subbietto in cui quella risieda come qualità od attribuzione; e cotesto subbietto impertanto non è intelligenza e pensiere. Del resto, immedesimando in qual che sia modo il sensibile e l’intelligibile, noi torneremo ad accettare in fra breve il sistema della sensazione trasformata; perocchè questa è più gagliarda evidente e notoria dell’astratto pensiere. E ciò per appunto è accaduto alla dottrina di {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} nelle mani di {{AutoreCitato|Ludwig Feuerbach|Feuerbac}}, il quale, scorgendo che senza nervi e senza cervello difettano similmente le sensazioni e le idee, non si ritenne dal sentenziare che alla fine delle fini vero sostanziale progenitore così del senso come del pensiere è il fosforo e però doversi non nella idea ma nella forza della materia ravvisare il principio fontale di tutte le cose.
{{larger|31.}} — Ma tornando all’opinione assai singolare del Gioberti, io non credo ch’egli sarebbesi posto a difenderla con allegare che le sensazioni e le intellezioni si adempiono ambedue nella unità sostanziale del medesimo essere; perchè primamente verrebbegli opposto<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|551}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}sotto diverso sembiante; e perchè poi negli ultimi penetrali del pensiere lampeggia l’Assoluto, così tutta la scienza del finito e dell’infinito risolvesi in una legge d’identità, e sempre ritorna l’assioma del vecchio {{AutoreCitato|Anassagora|Anassagora}} che ogni cosa è in ogni cosa.
{{larger|34.}} — Ma tutto ciò, per dirla come la sento, è un superbo castello in Ispagna non rispondendo per niente alla realità delle cose. Per fermo, il supposto era comodissimo non solamente per confondere insieme finito e infinito, ma eziandio per fare argine alle negazioni kantiane e segnatamente a quella che interdiceva qualunque trapasso dal pensiere alla natura e dai fenomeni alle realità. Neghisi pure tutto ciò, dissero i panteisti impettiti e pieni di baldanza. Noi non ce ne prendiamo affanno e dolore; conciossiachè pensiere e natura sono un inedesimo; e se non c’è ponte o barca per trapassare dall’una all’altra, tanto fa. Quel paese là non dissomiglia da questo, e noi studiando le idee studiamo e impariamo le cose.
{{larger|35.}} — Tale discorso dei panteisti ripetuto pure oggidì con diversi termini dalla scuola di {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}}, sottointende una cognizione che è quella appunto contro di cui venivano le osservazioni e argomentazioni del {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}}, e cioè a lire che la mente umana po paragonare insieme e conoscere partitamente le leggi del pensiere e le leggi della natura. E per lo certo, quando fosse pur vero che la mente nostra non perviene mai a conoscere direttamente e immeditamente le cose, ma le discerne e le giudica sotto certi aspetti e forme uscienti dal proprio spirito e applicate per necessità fatale ed ineluttabile a qual sia oggetto esteriore, come giungeremmo noi a scoprire la somiglianza o dissomiglianza delle leggi del pensiere con quelle della natura? Conciossiachè all’occhio mio così o così organato come accaderà<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|552}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mai di vedere gli oggetti con figure e colori diversi da quelli confacevoli all’organo stesso? Quindi, cotesto diritto di istituire simile sorta di paragone e di giudicio può solo appartenere a coloro, e noi siamo del numero, i quali dimostrarono in modo patente che l’anima umana à l’intuito immediato si dell’Assoluto e si di sè stessa e delle forze esteriori senza interponimento alcuno di forme categoriche e senza l’uopo d’alcun giudicio ''a priori'' sintetico. Mail contatto spirituale di nostra mente con le cose, le trasmuta forse in natura identica con essa la mente? Eppure questo: vuole affermare la scuola hegeliana, il cui sistema, chi ben lo guarda, è nel più interno midollo una supposizione arbitraria di certa specie universale d’identità e torna ad un pretto idealismo meglio forse elaborato ed architettato degli altri che il precedettero.
{{larger|36.}} — Non è dunque per discorso paralogico, ovvero mediante un supposto arbitrario, che noi giudichiamo del somigliare e dissomigliare in fra loro le leggi del pensiere e quelle della natura. Per fermo, tutto il secondo volume di questa nostra opera darà prova compiuta della differenza profonda essenziale e perpetua che passa tra la costituzione e legge della natura e la costituzione e legge del nostro pensiere.
{{larger|37.}} — Qui basterà anticiparne qualche principio. Diciamo, impertanto, che la essenza generale della natura è una successione di effetti mossi da cagioni tutte particolari e separate sebbene conformi e connesse e ciascuna operante per cieca necessità, salvo che una mente alla natura superiore mena quella fatalità lor invincibile all’attuazione del disegno prestabilito. E simile disegno porta che nell’intera natura valga la ragione del mezzo, mentre nell’uomo vale e si adempie la ragione del fine.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|553}}}}</noinclude>
{{larger|38.}} — Sono nella natura più ordini di mezzi tutti necessarj, ma il superiore, che è l’animale, comprende gl’inferiori e da ultimo diventa capace di allergare il pensiere e l’aspirazione al bene assoluto. Salvo che il pensiere e quella fruttifera aspirazione non sono guarì un risultamento delle forze della natura, ma si provengono dalla congiunzione loro con un principio sopramondano o dir vogliamo con l’infinito. D’altra parte, nell’uomo, si disse è costituita la finalità, e ognun vede che le leggi che la governano esser debbono molto diverse da quella che regge la mezzanità e l’apparecchio. Oltre di ciò, se la natura sempre rimane particolare e divisa e mai non acquista coscienza di sè medesima, troppo differisce dalle leggi del pensiere le quali sono insieme legate dalla identità e unità del subbietto e pigliano di mano in mano coscienza distinta di sè medesime e si legano con l’intelletto, al quale sta sempre di fronte la visione dell’universale. Lasciamo stare che la giustizia, la bontà e la santità e in genere il mondo intero morale sono ignotissimi alla natura eziandio nel più perfetto dei suoi organismi perchè la natura uscir non può dal finito; e quando anche voglia chiamarsi parte della natura l’anima umana, questa, ripetiamo, si fa capace di tutte le forme del mondo morale per immediata comunicazione e partecipazione d’alcuni divini attributi; quindi, per un principio differentissimo dai corporali e fisiologici.
{{larger|39.}} — La natura è strumentale e però sono strumentali le leggi sue. Onde l’uomo se ne serve e le coordina a poco per volta all’adempimento del fine. Senza negare per ciò che l’uomo è costretto altresì di adattarsi e acconciarsi al rigore di quelle. Ma simile dipendenza gli accade per la veste materiale che à, la<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|558}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}limite dalla cognizione dell’intima natura dell’essere non può contradirsi; e del pari non è da negare che la cognizione nostra potendo essere più o meno profonda e penetrativa, ciò si riscontra per appunto con quello che domandiamo universalmente e per via di tropo l’esterno e l’interno degli esseri e il più interno ed il meno. Se a noi fallisse l’intuito della congiunzione dei nostri atti col proprio nostro subbietto, per lo certo mai non potremmo pronunziare la parola io. Ma la coscienza medesima, la quale ei attesta quella intima congiunzione, ci lascia al bujo sul rimanente; e ciò vuol dire che l’apprensione del nostro essere stendesi principalmente sugli atti e non oltrepassa un primo grado d’interiorità, il quale i sufficiente soltanto a persuaderei che siamo un attivo subbietto, e però una forza subbiettiva e spontanea diversa e contrapposta alle forze esteriori.
{{larger|46.}} — Quindi per qualunque inflessione dello spirito sopra sè stesso non giunge egli a compenetrarsi più là dei confini sopra descritti. Che se vogliamo alla voce sentire annettere una significazione assai più lata ancora di quella attribuitale spesse volte dai Latini, in non mi opporrò a taluno che pronunziasse per questo che noi ci sentiamo una forza operosa e spontanea od ancora che noi abbiamo il sentimento chiaro e distinto del nostro essere. Solo in tal caso vorrò notare che quel sentimento non à nulla affatto di senso e però diversissimo da ogni specie di sensazione, il che all’ultimo dee generare, come ognun vede, una incomoda logomachia.
{{larger|47.}} — Insomma, questo volére cercare per ogni verso una natura comune di tutte le cose e una identica determinazione dell’essere e degli esseri credo proposito falso e infecondo; e ne nasce certa preoccupazione<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|559}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mentale delle peggio fondate e delle più perniciose alla sana filosofia. Carattere essenzialissimo del finito è la diversità non la medesimezza; e cercare con questa l’unificazione della scienza è concetto, a quello che io stimo, materiale piuttosto e superficiale. La unità procede dall’infinito e spandesi spiritualmente e a grado per grado nei finiti, non ostante la opposta natura loro. Studiare e definire questo ingerimento sempre più vittorioso della divinità, forma la scienza del Cosmo; e ciò venne per istigazione naturale presentito e simboleggiato da più popoli mediante la voce de’ lor sacerdoti; questo esprimeva Ormuz col suo laborioso tardo trionfo sopra Arimane; questo lo slegamento e l’affrancamento dell’Egizio Tifone; questo medesimo significarono i concetti Messianici della Palestina e dell’Iran.
{{larger|48.}} — Ad ogni modo, dapoichè fu cercato fra le varie categorie dell’essere quella o cotesta, secondo parevano più convenienti ad unificare la sostanza del mondo e connetterlo più strettamente con Dio, piuttosto dovea prevalere a tutte le altre la categoria del bene. Perocchè se il fine consiste nel bene, questo i necessariamente l’ultimo termine e nulla può stargli sopra. Anzi nella stessa natura divina secondo l’ordine nostro di cognizione, il bene è come a dir la corona e l’integrazione di tutte le sopraeccellenze di Dio; attesochè, dato il bene, ogni cosa è dato con esso, in quanto ogni cosa dee col bene accordarsi ed essere quasi a dire la sua materia e il suo complemento; laddove le perfezioni infinite debbono venire considerate a rispetto del bene affine di concepirle quali vere perfezioni così in sè medesime come in risguardo di tutte le altre. Insonima, il bene al modo che Platone conobbe e avvisò molto distintamente, è il termine più<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|573}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}perfezione, il che importa il concetto massimo e sfolgoraute di Dio. Appresso, la riflessione e meditazione rifanno, quasi diremmo, e purificano ad una e sublimano quella protoidea, quanto è conceduto alla debile vista dell’uomo. E tale concetto è più che mai positivo con una parte negativa; al che si debbono aggiungere le aspirazioni incessanti le quali cagiona dentro dell’animo l’influsso (crediamo noi) insensibile ma giustamente arguito dell’efficacia del vero e gli altri del bello, del buono e del santo.
{{larger|76.}} — La certezza poi non repugnabile del nostro Primo è invittamente dimostrata in due modi e per due vie; dal carattere assoluto eterno necessario ed incommutabile della verità, come dal carattere rappresentativo dell’idea il quale domanda a forza un eterno rappresentato. In tutto ciò non s’intromettono nuovi principj, ma solo si recano in mezzo alcune definizioni ed alcuna verità similmente necessaria mediante cui si coglie l’apprensione di altre meno visibili che vi stanno incluse. Perocchè trattasi d’una dottrina suprema, la quale, per dirla con {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, ''dee non provare ma aprire il suo soggetto''.<ref>{{TestoCitato|De la vωlgare εlωquεnzia|''Vulgar. Eloq.''}} 1, I.</ref>
{{larger|77.}} — In tal guisa è provato, eziandio, che la scienza umana comincia legittimamente dal massimo e non dal minimo essere; perocchè l’oggetto perenne della visione ideale rivelandosi come gran contenente di tutti i possibili e d’ogni trascendente attributo non può attenuare sè stesso, eccetto che per astrazione nè mai dall’astrazione comincia il pensiere; oltrechè l’Ente assoluto non pone sè stesso a frazioni e dimezzato, ma intero; e le costruzioni mentali che di lui si figurano con laborioso sviluppo, quando non sono apparenti e illusorie sono per arte metodica e per abilità e sfoggia di virtù deduttiva.<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|574}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Ct|t=2|f=115%|IV.}}
{{larger|78.}} — Sebbene di natura ineffabile, noi reputiamo che la definizione men difettosa dell’Assoluto sia di domandarlo Unità sostanziale d’un infinito d’infinite perfezioni. Lo studio canto e timorato di quelle perfezioni porge materia alla razionale teologia; tuttochè la notizia intorno di loro non valga pur mai a travalicare il limite delle specie a noi fontalmente svelate dall’esperienza e le quali dimostransi non che positive ma capaci ancora della propria superlazione e intendesi della forma infinita. Ancora che la più parte di esse, per non dir tutte, quando per astrazione rimangono risolute da ogni condizione finita sembrano come abbujarsi e cadere nel nulla. Ma veramente nella natura divina non si annullano nè s’intenebrano, ma in quella vece si trasformano in un trascendente la cui esistenza certa e la cui peculiare determinazione ed essenza ci riesce ignotissima.
Ora, cotesto metodo di cercare speculando un termine sopraccellente e di specie ignotissima per ogni attribuzione divina tanto che sieno scansate da ogni banda le contraddizioni e le restrizioni, è il solo ed unico (per nostro avviso) meno impotente a fondare una teologia naturale coerente nelle sue parti e che fugga il pericolo e il danno dell’antropomorfismo.
{{larger|79.}} — Intanto, perchè quelle superlazioni tengono un vestigio di somiglianza con le specie ed essenze a noi note e perchè la negazione d’ogni sorta di limite significa effettualmente l’affermazione, a così dire, infinita del positivo di quelle specie ed essenze, quindi risulta di nuovo che la nozione di Dio è per questi due rispetti non negativa ma positiva contro l’opinione<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|576}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}{{w|Giovanni Taulero|Giovanni Taulero}} e di {{AutoreCitato|Tommaso da Kempis|Tommaso da Kempis}}. Noi piglieremo in pace cotesto giudicio e ripeteremo con sicurezza che ai soli teisti appartiene la vera notizia del vero infinito. Quindi la sola lor metafisica è grande e In sintesi loro non teine paraggio. In quel cambio, i sistemi orgogliosi del panteismo antico e moderno accordansi tutti a rappiccinire oltre modo l’obbietto di nostra scienza ed a fabbricarsi un Dio a quella grettezza proporzionato e così scadente a rimpetto della realità com’erano i tuoni e i fulmini di Salmoneo in confronto di quelli di Giove,
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«''Demens qui nimbos et non immitabile fulmen
{{spazi|3}}Aere et cornipedum cursu simularat equorum''.»}}</poem>|}}
{{Ct|t=2|f=115%|V.}}
{{larger|81.}} — Questo primo punto fermato della nostra ontologia, diventa piano ed agevole trapassare al secondo, che è rinvenire il nesso dialettico tra l’infinito e il finito; cosa parimente non conseguibile al panteismo e dimostrata da noi largamente nel far rassegna dei principali sistemi tedeschi.
Dio vuole il bene sotto ogni forma e natura. Quindi oltre al bene infinito vuole il finito altresì quando sia fattibile e niuna sorta di ripugnanza logica vi si rinchiuda.
{{larger|82.}} — Esclusa la ripugnanza, nasce la certezza del bene finito; e di vantaggio nasce altresì la certezza che le esistenze finite toccheranno del bene attuabile quell’ampiezza intera di cui sono capaci. E qui pure il teismo trionfa del sistema contrario. Perocchè questo (conforme da noi fu provato) non darà mai ragione apodittica del necessario esistere della natura naturata, menandogli buono eziandio l’esistere {{Pt|consustan-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|583}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|tutte}}quante al termine loro comune; ma desso l’atto si compie immediatamente e forzatamente per la visione costante del nesso.
{{larger|91.}} — D’altra parte, noi nelle idee in diviso dal loro obbietto non iscorgiamo se non certa serie di segni e rappresentazioni poste in mezzo a due termini l’uno assoluto, relativo l’altro; l’uno infinito, l’altro finito; e del primo significano ora l’eterna possibilità delle cose, ora le perfezioni ineffabili. Del secondo esprimono la cagione suprema e l’essenza increata ed archetipa; e non pure la generale ma la particolare e individua. Conciossiachè nella efficienza divina, la minima nota individuale e il più labile degli accidenti à il suo perchè indefettibile e la virtù universale siccome ogni essere più sostanzioso e durevole.
{{larger|92.}} — Certo è poi che sono rappresentative le idee del nulla, della privazione, della contraddizione, dell’essere comunissimo e d’altre conformi le quali aver non possono oggetto positivo immediato. Nè meno rappresentative sono le idee del male, dell’errore, della bruttezza, del finito e altrettali, il cui ideato ''ad intra'' è ''analogo'' e non simigliante. E convien giudicare allo stesso modo le idee dell’eternità, della beatitudine e perfezione infinita, della sapienza, previdenza e giustizia divina, la cui respettiva realità dalla parte dell’Assoluto non è possibile all’uomo di intuire immediatamente. Il perchè, l’abito di tutte queste idee tornando identico totalmente e compiutamente a quello di innumerevoli altre; l’oggetto assoluto delle quali sembra che potesse venire appreso immediate e senza la intromissione loro, deesi fare di tutte esse un giudicio medesimo; tacendo pure di parecchie altre ragioni, congetture e indizi che menano alla stessa opi-
nione.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|583}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|tutte}}quante al termine loro comune; ma desso l’atto si compie immediatamente e forzatamente per la visione costante del nesso.
{{larger|91.}} — D’altra parte, noi nelle idee in diviso dal loro obbietto non iscorgiamo se non certa serie di segni e rappresentazioni poste in mezzo a due termini l’uno assoluto, relativo l’altro; l’uno infinito, l’altro finito; e del primo significano ora l’eterna possibilità delle cose, ora le perfezioni ineffabili. Del secondo esprimono la cagione suprema e l’essenza increata ed archetipa; e non pure la generale ma la particolare e individua. Conciossiachè nella efficienza divina, la minima nota individuale e il più labile degli accidenti à il suo perchè indefettibile e la virtù universale siccome ogni essere più sostanzioso e durevole.
{{larger|92.}} — Certo è poi che sono rappresentative le idee del nulla, della privazione, della contraddizione, dell’essere comunissimo e d’altre conformi le quali aver non possono oggetto positivo immediato. Nè meno rappresentative sono le idee del male, dell’errore, della bruttezza, del finito e altrettali, il cui ideato ''ad intra'' è ''analogo'' e non simigliante. E convien giudicare allo stesso modo le idee dell’eternità, della beatitudine e perfezione infinita, della sapienza, previdenza e giustizia divina, la cui respettiva realità dalla parte dell’Assoluto non è possibile all’uomo di intuire immediatamente. Il perchè, l’abito di tutte queste idee tornando identico totalmente e compiutamente a quello di innumerevoli altre; l’oggetto assoluto delle quali sembra che potesse venire appreso immediate e senza la intromissione loro, deesi fare di tutte esse un giudicio medesimo; tacendo pure di parecchie altre ragioni, congetture e indizi che menano alla stessa opinione.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|584}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>
{{larger|93.}} — Quindi noi non accettiamo la teorica di taluno iperplatonico vecchio o moderno che sia, il quale stima di percepire direttamente e senza intermezzo d’idee le divine determinazioni ed attribuzioni; ovvero discorre i certa apprensione dei pensieri e giudicj di Dio più misteriosa ed oscura delle intellezioni che s’industria di spiegare. Ne la frase di {{AutoreCitato|Agostino d'Ippona|sant’Agostino}}: «''nulla interposita creatura''» di loro soccorso alcuno. Imperocchè quelle parole esprimono solo questo, che gli enti rappresentativi non sono una essenza creata ma un modo di comunicazione della divina intelligibilità il quale dalla parte dell’uomo contrae qualcosa della nostra natura subbiettiva e finita.
{{larger|94.}} — Da ciò segue che l’Assoluto od abbiasi a chiamar Dio è conoscibile mediate e immedinte. In questo secondo modo conoscesi solo la presenzialità infinita perenne di lui ma al tutto indeterminata. Nell’altro, il conosciamo sotto la forma ideale che è quella specie di congiunzione intellettiva mediante cui la realità eterna diventa verità e ragione.
Però, se le idee si affacciano al nostro spirito occasionalmente, debbesi pronunziare con più giustezza che avviene solo occasionalmente la notizia loro dentro al pensiere. Dacchè la forma della verità è universale perenne; ma la sua luce spunta s’aggrandisce e tramonta per noi come quella del Sole verso i pianeti in diversi tempi e in diversi modi.
{{Ct|f=115%|t=2|IV.}}
{{larger|95.}} — Intanto, perchè le idee tutte sono conosciute ''post rem'' e non prima e si connettono alle sensazioni e alle percezioni e in queste giace fontalmente ed elementarmente il loro contenuto; di tal sorta elle giovano<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|586}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|intrin}}seco di necessità; invece averlo tutti quelli che sono compinti sopra i concetti. Videsi non avere sussistenza i giudicj ''a priori'' sintetici; e solo doversi nella classe degli sperimentali distinguere l’affermazione condizionata e ristretta che loro si concede per ordinario dalla incondizionata ed illimitata che talvolta si appone ad essi per un impulso istintivo il quale è d’altra natura ed origine dalla mentalità e dalla ideazione.
{{larger|98.}} — Sopra ogni cosa, divenne notabile nella nostra investigazione il riconoscere chiaramente che tutto quello che nella logica e nella ideologia odierna per autorità e sentenza di {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} piglia nome e valore di nozioni e verità subbiettive, fassi invece obbiettivo e partecipa della realità comune ad ogni concetto speculativo. Perocchè ogni cosa la quale può venir convertita in nozione e pensata assolutamente, trova riscontro nelle determinazioni infinite della eterna realità e della eterna possibilità, ovvero nelle attinenze fra esse determinazioni ed infine negli oggetti da noi domandati ''analoghi''. Ve lo trovano gli astratti non meno che i concreti e non meno gli enti detti di ragione che i più positivi e i più sostanziali. Il perchè, la teorica delle idee ritenuta per un rispetto ne’ giusti suoi limiti e per un altro condotta all’ampiezza sua legittima e vera, torna nel generale a rimettere in debito onore il principio metodico de cartesiani: puossi affermare della cosa tutto ciò che è espresso nella chiara e distinta nozione li lei, intendendosi, per altro, della cosa ipotetica.
{{larger|99.}} — Nullameno, ei non si vuol dire che la forma mediante cui l’Assoluto rivelasi al nostro intelletto rimanga inalterata nel termine contingente al qual si congiunge. O per discorrere con più rigore, ei non si vuol dire che il nostro intelletto non rechi le limitazioni sue e le insufficienze in quella forma divina di<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|588}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}sono l’ente coniune, ovvero il non ente, il positivo, la totalità e simiglianti astrazioni.
Questo e poco altro è ciò solo che nella mente umana e nell’atto conoscitivo piglia a ragione qualità nome di subbiettivo. E sebbene la stessa natura c’induca a tali, per così chiamarli, ripieghi e partiti, ovvero necessità indeclinabili del nostro pensiere; tuttavolta, non ci nasconde essa quello che vi sta dentro di non conforme alla essenza pura e assoluta dell’oggetto ideale. Quanto poi alle rispondenze e armonie tra la mente e la natura, se ne occuperà il volume che seguita all’ontologia.
{{larger|102.}} — Gran bisogno è, pertanto, di distinguere accuratamente la natura dei concetti dall’atto e modo di apprenderli. Ai concetti, quali che sieno, risponde sempre una realità obbiettiva eterna e non defettibile, la vuoi simile od analoga agli enti creati, la vuoi trascendente o possibile, concreta od astratta, di subbietto o di relazione. Conciossiachè nella efficienza divina e nello infinito delle perfezioni, tutte le essenze dimorano e l’infinito di lor relazioni. Ma la mente umana concepisce quelle essenze e quelle relazioni non pure finitamente ma in certo modo e con certe leggi particolari. Onde, sebbene noi ripetemmo altra volta l’adagio cartesiano che sia lecito di affermar della cosa quanto si discerne di chiaro e distinto nella idea di lei, negar dobbiamo l’altro principio logico mezzo usurpato mezzo confesso da più scrittori e il qual pretende di asserire che le leggi del pensare e le leggi dell’esistere fanno uno compiutamente.
{{larger|102.}} — Ma ciò che non è percezione e non è sola idea e fu in modo assai largo domandato sentimento, si è quella efficacia particolare, onde siamo persuasi, ed astretti anzi, all’affermazione invitta e incondizionata<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|589}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}delle verità necessarie. Per simile, un altro impulso vi move a fruire e ammirare l’apprensione del bello; ovvero ci comprende profondamente dell’obbligazione morale; o in fine, c’induce arcanamente all’adorazione della divinità. In tutte queste diverse affezioni dell’animo v’à certa comunanza di spiritualità e certo moto spontaneo mescolato a passività. Parimente, ànno esse tutte un carattere trascendente e si fatto da nou potersene recar la cagione ad altro che all’Assoluto; sebbene l’azione di lui ci rimanga profondamente nascosta; o certo è, per lo manco, che la mente non la ravvisa, avveguachè l’arguisca assai chiaramente e con più sorte d’illazioni e dimostrazioni. In tal guisa, l’anima umana, oltre il nesso che lega la mente alla idealità, congiungesi in modo peculiare, benchè occulto, all’infinito del vero, del bello, del bene e del santo.
{{larger|103.}} — E questa dottrina, se non m’inganno, fu quasi tutta palese a Platone e simboleggiata da lui sotto la figura d’Amore; di quel Dio grande e potente o vogliam dire di quella mirabile attività interposta fra il cielo e la terra e quindi tra l’infinito e il finito, e la quale ricambia continuo le aspirazioni umane con le divine influenze. In fatto, un amore intenso ed arcano del vero, del bello, del bene e del santo è implicato in ciascun atto della nostra spontaneità e del nostro pensiere, desti e addirizzati che sieno inverso quei termini trascendenti. E niun moto dell’animo forse mescola insieme l’attivo e il passivo la spontaneità e la necessità quanto il moto dell’amore rivolto ad oggetto alto e spirituale. Ma di ciò veggano gli eruditi e i commentatori del gran filosofo; ch’io me ne dichiaro incapace. Nondimeno, l’autorità di {{AutoreCitato|Platone|Platone}} sarebbe guadagno immenso alla nostra teorica.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|590}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|V.}}
{{larger|104.}} — Osservate le quali cose, veggasi dal lettore quello che importa in metafisica la restituzione tanto misurata quanto compiuta della teorica delle idee. Perocchè solo essa rimette l’uomo nel possedimento della obbiettiva realità e da ogni parte lo fa spaziare nell’infinito dell’Ente e del Vero. Così vengono disfatte e appianate al suolo quelle mura bastionate e quella specie di chiostro solitario e malinconioso, dove la Critica della ragion pura sembrò rinchiudere per sempre il pensiere e la scienza umana. Di quindi, nelle scuole moderne si generò l’abito di domandare subbiettiva ogni cosa di cui non iscopresi facilmente la realità e la cui natura troppo male conosciuta ed interpretata. Onde poi si arbitrano di supplire al voto che ne proviene con ipotesi temerarie e abusando delle nozioni e dei principj comuni. Conciossiachè, quando fosse certo che finito e infinito, eternità e tempo, contingente e necessario ed altre simili categorie si risolvessero tutte in forme interiori dallo spirito generate, gli è manifesto che nei sistemi più varj giace una scarsa e poco differente probabilità di scontrarsi nel vero. E ciò appunto è accaduto in Germania dove del Kantismo rimase viva e salda e autorevole troppa gran parte e traluce esso più o meno in tutte le ardite metafisiche di poi costruite. Laonde, a noi torna bene di riconfermare qui con istanza quello che in più d’una pagina nostra abbiam ripetuto, il buono e sano avviamento degli studj razionali dover cominciare dal combattere efficacemente ed invittamente le negazion Kantiane, reintegrando nell’autorità loro antica e legittima le nozioni e gli assiomi del senso comune e traslatandoli dalla sfera delle {{Pt|cre-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|592}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}il conoscere ossia quella vista mentale che apprende le cose in quanto, almeno, le appariscono, conforme se n’è parlato nel fine del Libro secondo, al capitolo ottavo.
Tali presupposti adunque sono i soli che noi invochiamo perchè sin possibile di costituire la scienza e abbiasi modo legittimo e concludente di criticare la Critica della ragion pura.
{{Ct|f=115%|t=2|VI.}}
{{larger|106.}} — Similmente, tuttochè sia desiderio antico ed assai ragionevole voler fondare la scienza a priori, questo ''a priori'' medesimo, trovato che l’abbiano i metafisici, non cesserà di contenere de’ limiti e certo lato relativo ed umano. Per fermo, con l’''a priori'' non artefatto ma saldo ed irreprobabile, la mente si riposa nell’assoluta necessità logica; e questa le porge l’ultimo dell’evidenza e della certezza, non l’ultimo della scienza: nè là del sicuro si ferma la curiosità umana che infinita. E per vero, ella può domandare perchè esiste una necessità logica, perchè l’Assoluto invece del nulla. Rispondesi forse che l’Assoluto, o il si chiami infinite, esiste appunto perchè infinito, e vale a dire che l’esistenza gli è propria ed essenzialissima. Che è ciò? Un nuovo rapporto d’idee, un’altra verità necessaria in fondo della quale permane l’essere come in fondo di tutte mai le proposizioni che stanno ''a priori''. Qui si possono variare infinitamente i quesiti e le maniere di risolverli; dapoichè la mente ed il raziocinio tornano mille volte sopra sè stessi e rispondesi alla questione con la questione.
{{larger|107.}} — L’essere non si dilegna mai dalla mente ed è un presupposto non removibile; e levato a forza da mezzo sotto una forma determinata od un’altra, {{Pt|ri-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|596}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}Cosi parlommi l’autore del ''Primato civile degl’Italiani'', e già cresceva d’animazione e di voce e gli occhi e le gote gli rilucevano; ma nondimeno nell’aria del volto e nella bocca atteggiata al sorriso rassicuravami della sua consueta domestichezza e benevolenza.
{{larger|111.}} — lo, soddisfatto d’intendere che l’uomo grande invece di sindacare le parti dottrinali del libro mio ponevasi per cortesia ad appuntarne le meno difettose, subito allargai il cuore e risposigli con ogni schiettezza: egli può stare che il mio giudicio sull’andamento più naturale, più proprio e più continuato degl’ingegni speculativi italiani pecchi di parzialità e di trascurataggine. Nullameno, avvertite, onorando amico, che quel movimento platonico intrapreso dal {{AutoreCitato|Marsilio Ficino|Ficino}} e patrocinato dai Medici si ristrinse quasi tutto in Toscana o a dir meglio in Firenze ne’ famosi orti Oricellaj. E in Firenze medesima il {{AutoreCitato|Benedetto Varchi|Varchi}}, tuttoché discepolo ed ammiratore del {{AutoreCitato|Francesco Cattani da Diacceto|da Diacceto}}, si professa acerrimo peripatetico e fa il simile un altro amico suo e da lui lodatissimo, intendo parlare di {{AutoreCitato|Agostino Nifo|Agostino da Sessa}}. Più tardi il {{AutoreCitato|Andrea Cesalpino|Cesalpino}}, ingegno inventivo e acutissimo, nelle sue ''Questioni peripatetiche'' nulla non ritiene della filosofia spacciata alla Corte dei Medici. E mentre quella filosofia se ne muore quasi infeconda in Toscana, invece a Padova la scuola del {{AutoreCitato|Pietro Pomponazzi|Pomponaccio}} si vigorosa che diffondesi per ogni parte d’Italia.
{{larger|112.}} — Con ciò, io non vi nascondo che altra cosa è la filosofia dalle cattedre propalata ed altro quella delle Accademie e degli uomini particolari. Dapoichè la Chiesa abbracciavasi ad {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} e la Somma di {{AutoreCitato|Tommaso d'Aquino|san Tommaso}} a rispetto de’ principj speculativi ad Aristotele faceva capo, non fa maraviglia se {{AutoreCitato|Platone|Platone}} rimase al di sotto; e si potrebbero addurre ancora d’altre ragioni. Quanto al risorgere delle opinioni platoniche nel {{Pt|mez-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|599}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}dall’''ego cogito'' e attenersi al rigore dei metodi psicologici.
{{larger|117.}} — Il suo criterio per salire ad ogni specie di assoluta dimostrazione fu sempre uno e medesimo; e consistette ad affermare che posta la sussistenza di tale fatto o di tal altro, debbe necessariamente sussistere eziandio questa o cotesta realità, correndo fra entrambi i termini una evidente relazione di medesimezza; ma quel fatto esiste effettualmente, dunque l’altra realità esiste eziandio. In simile guisa per {{w|Pasquale Galluppi|Pasquale Galluppi}} le idee e i principj astratti ed universali servivano solo a scoprire le non visibili identità delle cose e interdiceva a sè stesso ogni cognizione e scienza ''a priori'' ed anzi la dichiarava al tutto impossibile. Quindi ogni idea generale parvegli risultare onninamente dal solo astrarre, paragonare e indurre il comune dei fenomeni; facendo meno di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}, il quale poneva in mezzo un’azione enigmatica dell’intelletto agente. E d’altra parte, originando il Galluppi presso che tutte le idee di attinenza da una veduta del nostro spirito entro la quale nulla di obbiettivo non esisteva, riproducevansi contro al sistema suo le più valide obbiezioni di {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} per annichilare le esterne esistenze e concedere alle cognizioni umane la sola verità e realità subbiettiva. Me ne passerò con silenzio del suo trattato della volontà, come alieno dal mio subbietto, sebbene i psicologi di Francia l’abbiano in singolar pregio; e meriti, credo, d’essere vie più letto e studiato di quello che veggasi fare.
{{Ct|f=115%|t=2|III.}}
{{larger|118.}} — Così tentavasi dal Galluppi con ingegno raro e con pensieri non presi ad accatto la impresa {{Pt|impossi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|606}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|do}}manderebbono sperimentali e psicologi) render ragione chiara compiuta e persuasiva così delle idee come delle verità necessarie ed universali o vogliam dire dell’oggetto assoluto de’ nostri pensieri; perchè volendo ogni cosa ritrarre dal fondo solo del nostro spirito la cagione operante fu riconosciuta insufficiente e difettiva. Benchè poi taluno curò di supplirvi con l’intelletto agente levato a natura universale e divina.
{{larger|131.}} — In quel cambio furono sempre eccessive le sentenze platoniche e col loro soverchio sgomentarono gl’ingegni guardinghi e prudenti. Perocchè non soddisfatte di proclamare la eternità e realità delle idee sembrò che volessero farne la sostanza di tutte le cose sotto nome di partecipazione, onde Aristotele se ne usci con quelle parole poco rispettose: ''quanto al sapere quello che sia tale imitazione o partecipazione vattel a pesca''. Fu soverchia similmente la opinione delle idee innate, comune pressochè a tutti i platonici; poco badando che niuna notizia sussiste dentro il pensiere i cui elementi non sieno in fonte e in radice cavati dall’esperienza. Di più si volle da alcun platonico me scolare si fattamente le idee all’esperienza medesima da confondere e anebbiare le due specie di cognizione; il che apparisce segnatamente negli scritti del {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} e stimiamo aver essi provocata, direbbero i fisici, una reazione di cui profittarono i sensisti e gli empirici.
Tempo era, impertanto, che la prima filosofia delineasse con preciso disegno la virtù e gli uffici dell’intelletto, l’essere e i modi del percepire e mostrasse ciò che più volte ò significato, come {{AutoreCitato|Platone|Platone}} rischiari, accresca e completi le positive dottrine del suo discepolo invece che l’uno disdica e rinneghi l’altro. E veramente non solo la dottrina delle idee torna incompetente ed inopportuna a insegnarci quello che sia la natura ed<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|608}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}la chiave di molti secreti di metafisica e introduce la mente all’apprensione così immediata come sicura dei tre subbietti sostanziali e diversi la cui notizia ci è negata dal {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}}, vogliamo dire il divino, il nostro spirituale e il materiale della natura, e, con altri vocaboli, Dio, l’anima e il mondo.
{{larger|133.}} — Occorreva pure alla filosofia italiana di accertare i suoi concetti circa il legame unitivo di Dio, della natura e dell’anima e conoscerlo chiaramente così a rispetto del nostro essere individuale come a rispetto dell’universo; il che viene ad esprimere l’unità psicologica e l’unità ontologica. E quanto alla prima, ei non si conviene mescolare in guisa le percezioni e le idee da farle materia e forma l’une dell’altre come poco avvedutamente fece il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}}. Certo, le percezioni e le intellezioni sono atti entrambe del nostro spirito e però sono raccolte nell’unità sostanziale di lui; ma i termini di quei due atti sono tanto diversi quanto il finito dall’infinito e il reale assoluto dal reale contingente. Si connettono bensì e corrispondono
continuamente e puntualmente pei tre legami che sono, primo: l’affacciarsi dell’idea ripensando l’uomo alle sue percezioni e al comune delle cose, e riconoscendo in quella un segno ed una rappresentanza universale ed eterna di queste; secondo: il credere che fra le cose percette e l’eterno ideato e rappresentato corra relazione di parzial simiglianza; terzo: l’usare perennemente delle rappresentanze ideali e delle verità necessarie per riflettere sulle percezioni e illustrare e coordinare le nostre esperienze. All’unità sostanziale poi dello spirito sopraggiunge l’unità intelligibile che è quella vista mentale che avverte indifferentemente i concetti come i fenomeni il limite indeterminato e comune di tutte le idee, quanto il limite de’ nostri atti e della natura esteriore.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|conclusioni}}|{{Sc|611}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}noi ei due allegati filosofi sono molte più le opinioni e i principj ne’ quali ci accordiamo compiutamente; e credo che moltiplicherebbero ancor di vantaggio qualora con mente discreta e conciliativa s’intendessero e interpretassero assai luoghi e parole dell’uno e dell’altro autore. Così giudichiamo, per atto d’esempio, che quando il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} inflessibilmente usa la voce ''ideale'' come contrapposto dell’altra voce ''reale'', appena ci si lascia credere ch’egli non desse loro significazione un po’ nuova e differente dalla comune. Perocchè egli non pensò del sicuro che le idee fossero equivalenti al nulla e intese di contrapporle al reale e cioè alla ''res'' dei latini, al fatto od alla sostanza, pigliando il vocabolo nel significato suo meno antico e nell’uso più frequente e volgare.
Per simile, in quella sua nozione dell’Ente possibile, chi ben vi riguarda avviserà sempre una connessione o sottointesa o accennata e alcuna volta arguita da lui medesimo con l’Ente reale assoluto; laonde infine si può interpretare che que lambicchi poco felici pei quali fa egli trascorrere così la nozione dell’Ente come le altre sieno distinzioni e astrazioni metodiche e giusto timore di porre in mezzo principj e tesi non dimostrate. Sembrami ancora che quando il Roveretano discorre della ''realizzazione'' delle idee nelle cose finite, egli volle esprimere lo stesso fatto dello spirito che noi chiamammo avveramento di esse idee nelle percezioni, o s’abbia a domandarlo attinenza e corrispondenza ''ad extra'' di segno a significato e d’idea a ideato. Certo è che cotesti intendimenti e interpretamenti di sue dottrine mi sembrano per una parte non ripugnare alla sostanza delle medesime e per l’altra elle ci appariscono alleggerite isso fatto di parecchie difficoltà ed incongruenze.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|614}}|{{Sc|libro quinto. — conclusioni}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|du}}rato cinquant’anni, e di cui sono stato testimone in gran parte, chiudesi probabilmente con questa opera ''Delle Confessioni''. Attesochè la teorica delle idee v’incontra, se non m’inganno, una si precisa delineazione, che bisogna, quando non istravaghi e bizzarramente non si trasformi, che vada ripensando e commentando sè stessa, e cerchi per ordine le innumerevoli sue determinazioni nell’arte nella storia nelle morali e in ogni altra parte dello scibile.
Comunque ciò sia e qual giudicio che si pronunzii di quella teorica, sempre ci recherà onore e compiacimento di sapere ch’ella nasceva primamente in Italia, come afferma più volte lo stesso {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}; ed ora, dopo trascorsi molti secoli e rimutate più forme di civiltà, bello vederla tornare in mezzo di noi non dirò da un esilio penoso ma da una lunga e fruttifera peregrinazione. Onde ella esercitatasi nelle scuole di altre nazioni e scaltrita da mille prove e da mille tentamenti non si perita oggimai di pronunziare a tutti gli uomini: O credete alle idee, ovvero disperate di mai salire a certezza e universalità di scienza.
{{Pt|{{rule|t=8|v=4|4em}}|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|618}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}l’esterna esperienza? Errano poi altrettanto coloro che mossi da zelo inconsiderato godono di vedere i filosofi condannar la ragione, e sperano di provare con ciò la necessità e legittimità della mistica filosofia; chè qualora fosse tale veramente la condizione della nostra intelligenza, e fosse per lei gran saggezza ''de s’abétir'', secondo la frase strana ed energica di {{AutoreCitato|Blaise Pascal|Pascal}}, non par egli da doversi temere che pochi vogliano imbecillire così, e violentando sè stessi porgere il collo al giogo d’un’autorità inesplicabile e non sindacabile e in aperto conflitto col raziocinio? Delirj sono questi, per ciò ch’io ne penso, d’ingegni melanconici e fantasiosi, ai quali dovrebbe pur sovvenire che d’infinite battaglie è già uscita illesa e splendente l’umana ragione e d’infinite altre uscirà: e che le apparenti contraddizioni sue turbano e spaventano tutta l’anima appunto perchè ragionare è per noi supremo bisogno, ed è l’essenza medesima di nostra mente e di nostra natura. Impertanto, io non reputo d’allungarmi troppo dal proposito di questa prefazione ponendomi a dimostrare con brevità come la sentenza di {{AutoreCitato|Carl Jacobi|Jacobi}} e di {{AutoreCitato|Friedrich Schelling|Schelling}} non si apponga per nulla al vero, e come la ragione dimostrativa giunga di per sè a provare che il concetto del panteismo inchinde una ripugnanza intrinseca, non rimovibile e non dissipabile mai da veruno sforzo di scienza.
E prima, a scansare le equivocazioni, troppo facili in metafisica, dichiarisi ciò che da noi s’intende nel caso presente sotto questa voce ''ragione''. Ognuno sa che suolsi alcuna volta apporre tal nome al complesso intero delle facoltà cogitative: ma vedesi chiaro che non è qui luogo a simile accezione collettiva e generica, secondo la quale le verità istintive altresì entrano a comporre la ragione; ed è troppo manifesto che si fatte verità rispingono il panteismo, non potendo il senso comune persuadersi che, per modo d’esempio, l’attivo faccia sè stesso passivo: o che gli uomini non sieno sostanze distinte e subbietti causali, ma puri fenomeni e accidenti fugaci della comune sostanza; non sieno liberi d’individuale e propria libertà loro, ma dell’universale del primo ente; o che ogni male ed ogni bene manifestino ugualmente e indifferentemente alcun necessario sviluppo dell’Assoluto, e cotali altre opinioni. Le quali sebbene i panteisti o {{Pt|ne-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|619}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|ne}}ghino e travisino, ovvero procaccino di spiegare in modo accettabile ai meno oculati e prudenti, permangono ferme ed intere nell’intima essenza di loro sistemi a guisa di conseguenti necessari e immedinti d’un ben condotto sillogismo; e di tali conseguenti il più funesto, al sicuro, come il più certo si è quello che annovera tra le illusioni di nostra natura la imputabilità morale e il profondo senso di obbligazione che in niuna coscienza umana appare ottuso ed inerte.
In un significato speciale poi suolsi nddomandare ragione quell’abito superiore di nostra mente, il quale investigando il vero usa fermarsi e quietarsi unicamente nei due principj della identità e della causalità. Oltre ciò è da considerare che il pensier nostro in qualunque atto conoscitivo veste certe forme e intuisce certe nozioni delle cui rispondeuze con la realità delle cose si dubits, e si contende presso i filosofi. Che fa pertanto la ragione nell’uso suo quotidiano e comune per non infirmare da questo lato le deduzioni e le prove? La pratica e l’esempio di tutte le scienze positive e geometriche c’insegnano ch’ella procede secondo il canone dell’arte logica naturale, il qual vuole che veramente debbano riputarsi per buone e certe rappresentatrici delle esistenze esteriori quelle nozioni, in cui la evidenza immediata e il convincimento umano perpetuo ed universale riconosce una tal virtù; e per lo contrario, debbano aversi in contor di vuote e nude astrattezze quelle idee e forme a cui la evidenza e il convincimento medesimo nega ogni valore di obbiettiva realità, ovvero la cui supposta concretezza conduce manifestamente all’assurdo. Così, per grazia d’esempio, riputeremo noi la nozione dello spazio significare non una sola e mera possibilità ideale, ma un subbietto esterno effettivo; perocchè sempre da tutti gli uomini si tiene per evidente lo spazio non essere cosa creata dal nostro spirito. Per contra, reputeremo la nozione astratta dell’ente comunissimo significare un predicato da cui non si rappresenta nulla di discernibile e di separabile nelle cose reali nè come attributo nè come modo, nè come sostegno degli attributi e dei modi. Atteso che ciascuno di tali supposti mena all’aperta contradizione o di negare la esistenza dei subbietti o quella degli attributi e dei modi. Perocchè se l’ente è solo {{Pt|sub-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|621}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}d’un’idea scevra d’ogni contradizione prova soltanto (come dicevo teste) In esistenza obbiettiva dell’eterno ideato, ma non dimostra nulla intorno all’essere attuale della natura.
{{Ct|t=2|VIII. — ''Si dimostra più alla distesa quello che è ragione''.}}
Dopo ciò, la ragione può essere definita quella facoltà che raziocinia e dimostra, usando i principj logicali supremi valendosi de’ criteri comuni per discernere nelle cognizioni la parte subbiettiva dalla obbiettiva, Con tali determinazioni, io mi penso, il {{AutoreCitato|Carl Jacobi|Jacobi}} assumeva nel pensier suo ciò che gli piacque di domandare ragione speculativa; perchè in altra guisa non avrebbe saputo dotarla d’alcuna potestà di concludere assolutamente e innegabilmente così intorno alle idee, come intorno ai fatti. Ne queste minute distinzioni e definizioni debbono reputarsi superflue trattandosi di filosofia tedesca. Avvegnachè in mano dillege, per via d'esempio, la ragione diventa una cosa differentissima da ciò che gli uomini tutti s’accordano di così chiamare. Di tal guisa, quando si spaccia che l'Assoluto non è ma diventa, o vogliam dire, che esso nega u smentisce la propria natura; e quando si afferma che il principio d’identità e di ripugnanza è una verità volgare e più apparente che solida, ed aggiugnesi che pure levata di mezzo ogni virtù causale efficiente, si può dal nulla cavare ogni cosa, non solo viene creata una logica nuova la qual ricerca una forma d’intelletto diversa ed opposta a quella che è posseduta dal genere umano, ma si ne seguita che tanto vale l’affermare quanto il negare e tanto l’essere quanto il nulla. Se poi il Jacobi sotto nome di ragione stimo d’intendere unicamente il giudicio che fa il pensiero della convenienza o sconvenienza dei puri concetti fra loro paragonati, in quel caso gli si concede senza ombra di fatica che i puri concetti conducono al panteisio ed al fatalismo. Perocchè il legame di tutti essi è la identità sola; e la legge, onde sono governati, è la mera necessità logica. E atteso che la realtà e sussistenza loro obbiettiva (secondo che io reputo) termina e si sustanzia nell’Ente assoluto e infinito, diventa naturale e legittimo che nell’Assoluto e nell’Infinito ogni cosa mostrisi perfettamente una e logicamente {{Pt|neces-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|625}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|pro}}prio e non figurato. Quindi non vnole significare un’assoluta diversità e separazione. Quanto ai corpi, soggiungono essi, se prendasi ardire di negare il vuoto assoluto e concepire ogni cosa pieno dell’etere sottilissimo e indivisibile, non fa più contraddizione a dire che ogni separazione di materia à fenomenica e non sostanziale, e consiste in un cangiamento e spostamento dei fenomeni di densità e di moto, senza che quindi risulti alcuna interruzione effettiva del continuo di materia.
Fu pure ai panteisti obbiettata la mutazione e la contingenza come impossibili a conciliarsi con l’assoluto. Ma si schermirono dicendo la mutazione ed ogni altra specie di contingenza esistere rispetto a noi che siamo rinchiusi nel tempo, nel finito e nel relativo, non esistere per l’universo, il quale contiene il tempo ed ogni finito, e però in risguardo dell’universo e della monade sostanziale, che tutto il riempie, nulla muta e perisce; ma ogni cosa sta fermamente od immobilmente, avvegnadio che tutte le mutazioni rimirandole nella eternità e fuori del tempo subito appajono come i punti diversi e contigui d’una medesima linea, che tutti ci sono presenti a un modo, e uno sguardo solo li percepisce. Simigliantemente, le contingenze non sono tali che al giudicio della nostra ignoranza a cui non è lecito di avvisare le cagioni necessarie dei minimi accadimenti e delle lievissime modificazioni. Ma così è necessario e fatale l’ordine intero dell’universo, come quello degli accidenti più minuti fugaci. E perchè sussiste per ogni dove una sola sostanza, ogni accidente fugace partecipa della unità e identità comune; quindi partecipa della ragione e cagione prima. Ne
più è vero che non abbia in sè stesso ragione alcuna del proprio essere.
Ancora si oppose che i panteisti fanno alla monade loro universa affermare una cosa in Cajo e negarla in Tizio; fanno volerla nel primo e diavolerla nel secondo, odiarla in questo, amarla in quello, e così delle altre continue e innumerevoli discrepanze degli atti umani. Risposero i panteisti: ripugnante sarebbe ciò, se il medesimo atto affermasse e negasse l’oggetto medesimo, e altrettanto si dica dell’amare e odiare, del volere e disvalere, e così prosegui. Ma nel vero,<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|40}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|630}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|posse}}dere ogni possibile relazione, e però da cotesto lato non riesce perfetta. Di quindi si cavano, per mio giudicio, le due più universali definizioni del finito e dell’infinito, dicendosi del primo che è ciò il quale senza contradizione veruna lascia pensare ad altra esistenza indipendente da lui; e del secondo che è ciò dal quale non può senza intrinseca contradizione pensarsi esclusa alcuna esistenza positiva e indipendente. Qui poi fa mestieri badare all’impotenza di nostra mente, cui nou vien fatto di contemplare gl’infiniti attributi dell’infinito senza distinguerli in qualche modo e sceverarli l’uno dall’altro, o però determinandoli e sceverandoli, negare di ciascuno di loro il contenuto di tutti gli altri. Ma questa necessità della mente non passa guari nell’obbietto; e sappiamo che ciascun attributo dell’infinito va essenzialmente congiunto con tutti gli altri, in modo che debbesi affermarli tutti in ciascuno; e, per grazia d’esempio, ei si convien dire che nell’infinito la bontà è sapienza e la sapienza à bontà, e così d’ogni cosa nell’infinito à forza affermare ogni cosa. Il principio adunque dello {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} ''omnis determinatio est negatio'' non si avvera in modo compiuto se non nella mente umana per legge della sua
finità.
In terzo luogo si rileva che nell’infinito non cade nè numero nè quantità, perchè al primo è sempre la limitazione aderente, e alla seconda si può sottrarre e si può aggiungere, condizione contradittoria coll’infinito. E se conviene attribuirgli infinite perfezioni, non però sono numerabili, e appunto non sono tali perchè infinite. Di qui procede che fra lui e il finito ogni proporzione si fa impossibile, e che per grande e immenso che paja quest’ultimo, gli è come zero e nulla a rispetto dell’infinito. Oltre a ciò è da notare che se il quanto trae seco sempre e in ogni luogo la finitudine, all’incontro l’infiuito nou appare per tutto, dove il numero e la quantità sieno rimossi; imperocchè non è certo che ogni deficienza di essere abbia a riuscire quantitativa: e, per esempio, non si vede che il subbietto dell’anima umana sia un quanto; e solo negli atti delle sue facoltà lasciasi scorgere la quantità intensiva, come {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} usa dirla. Non pertanto l’anima umana è finita perchè à vera {{Pt|defi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|634}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}Di quindi appunto la incongruenza eterna e profonda di que’ due termini.
{{Ct|t=2|XII. — ''Della sussistenza dell’infinito''.}}
Fermiamo adunque di nuovo con più sicurezza e chiarezza d’intendimento che le nozioni del finito e dell’infinito per necessità si escludono; quindi non possono i due subbietti coesistere in una essenza medesima. Ne basterebbe il dire che niuno fa coincidere esattamente l’infinito e il finito, ma l’uno dilatano uella sostanza o nella cagione, l’altro nei modi o negli effetti. Noi già spiegammo che nel comune pensiere la nozione dell’infinito è intesa assolutamente, e cioè come sinonima della pienezza e perfezione dell’essere; quindi è ripulsiva d’ogni forma incompiuta e d’ogni entità capace di aggiunzione possibile o pensabile almeno. Ma se delle realità finite abbiamo prova sperimentale continua, lo stesso non accade dell’infinito. Però non manca certa schiera di panteisti i quali negano la sua sussistenza o per meglio dire ne vanno porgendo un concetto troppo diverso dal comune. Appresso {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}}, per esempio, l’infinito si è l’ente che torna in sé e nega la propria negazione e determinazione. E perchè l’ente in quel suo sistema, o l’Assoluto che voglia chiamarsi, non è ma diventa, e cotesto suo diventare procede per interminabili alienazioni e ricongiunzioni di sù con se stesso, proviene di quindi una infinita serie di tali infiniti, o, con altra frase, di tali negazioni delle negazioni medesime. Ora, avvertirò primamente che una simile nozione dell’infinito esprime solo il suo contrapporsi al finito. Ma nel concepire comune degli uomini il vero infinito è non pure la negazione del finito, ma si è l’inclusione della pienezza intera dell’essere, tanto che nulla non gli si possa levare nè aggiungere. Vero à ch’ei si conviene dimostrar prima la sussistenza di tale pienezza di essere. E dico, anzi tutto, che la dimostrano chiaramente le aspirazioni continue di tutte le facoltà e gl’istinti umani. Perocchè nell’infinito termina il nostro pensiere e il nostro desiderio ed i sentimenti gli affetti nostri. La verità, la bellezza, la giustizia, la bentitudine sono da noi contemplate pur sempre nell’essere<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|635}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}loro assoluto e però infinito; e credesi comunalmente dagli uomini quelle nozioni supreme non essere meri astratti, ma Dio contenerle in sè stesso in modo concreto, e il simigliante si afferma di tutte l’altre pensabili perfezioni. E questo fa prova sufficientissima nella filosofia naturale.
Oltre che, v’à per mio giudicio, una dimostrazione esattissima ed irrepuguabile della sussistenza di tutto ciò, ricavata dal principio della ragion sufficiente. Per fermo, se ogni cosa la quale comincia nel tempo, debbe avero da ultimo una cagione prima la qual non cominci, questa sarà, del sicuro, infinita. Perocchè quelle cose in quanto appariscono e si succedono nella interminabile lunghezza del tempo, riescono sempre maggiori di qualunque numero determinato, perchè maggior d’ogni numero torna la serie progressiva degli intervalli della durata; e la cagione prima dei contingenti per contenere la efficienza della serie loro indefinita ed interminabile come il tempo, à necessità che sia infinita e in sè comprenda ogni perfezione assoluta; da poichè ad ogni perfezione finita debbe poter esser cagione. E quando anco non vi fossero i contingenti in atto o la serie loro cessasse, rimarrebbe la serie immensa e innumerabile dei possibili a cui bisogna una cagione infinita e concreta.
Un’altra prova assai rigorosa del medesimo pronunciato è cotesta. Se alle cose finite toccasse più che una sola cagione pura e assoluta, ed anzi sortissero per cagione loro efficiente (poniam caso), un infinito novero d’infiniti, ciascuno indipendente e assoluto nel genere suo, la creazione, qual la veggiamo, non sarebbe possibile. Conciossiachè ciascuno di quegl’infiniti varrebbe a produrre gli effetti alla natura propria correspettivi; ma il composto umano, per atto d’esempio, come potrebbe venir generato, senza che l’uno infinito nell’opera sua dagli altri non dipendesse? La causa prima, impertanto, e assoluta debbe essere sola e infinita. E perchè poi è causa, o vogliam dire, potenza infinita, ella debb’essere il tutto infinitamente; chè in altra guisa ella non potrebbe aggiungere a sè medesima ciò che le munca, e però l’efficienza sua avrebbe limitazione.
Ma togliendo di pezzo il principio della ragion sufficiente e non fornendosi il metafisico d’altro mezzo di condur<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|636}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le sue prove eccetto le idee e il lor convenire o disconvenire, potrà esso attingervi mai una dimostrazione compiuta e apodittica dell’esistere dell’infinito? Quanto è al mio giudicio, io reputo fermamente che sì, avendo per più che certo che la dimostrazione a priori della sussistenza dell’Ente perfetto, rampolla saldissima ed evidente da qualunque concetto puro, mediante questi due assiomi: ogni verità à verità di aleuna cosa; ogni verità si concorda perfettamente con l’oggetto suo. Tuttavolta non volendo questa mia prefazione con vertire in volume, volentier mi rimetto a ciò che io ne scriveva altrove. E là si vede eziandio come la realità infinita esce bella e provata dal solo concetto del possibile metafisico; avvegnachè cotesto possibile, che da nessuno si пеgа, vuol dire in sostanza la fattibilità di tutte le cose e però testimonia l’esistere d’una cagione eterna o infinita che le fu o può fare.
Da tutte le quali considerazioni ci è cresciuta facoltà di sentenziar nuovamente che la discrepanza intrinseca e inemendabila dei dne concetti finito e infinito, verità e realità obbiettiva ed eterna. Avvegunchè, posta la sussistenza dell’essere perfettissimo o infinito che voglia dirsi, segue per necessità logica che non possa congiungersi a lui sotto una essenza medesima qual che sia imperfezione, e però qual che sia finità e insufficienza. Ne debbe l’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} pigliare arbitrio di mutar l’infinito in cosa tanto diversa dalla pensata e creduta dal genere umano, quando non porga per innanzi dimostrazione invitta della vanità e fallacia di queste nostre argomentazioni.
{{Ct|t=2|§ XIII. — ''Si sciolgono alcune obbiezioni''.}}
I panteisti, più che difendere dimostrativamente la tesi propria, accusano quella degli avversarj, credendo mostrare come nel concetto del teismo e di certa daalità relativa, stia inchiusa del pari una manifesta contraddizione. Noi porrem da banda gli argomenti loro più sottili e speciosi che concludenti, e faremo luogo ad alcune obbiezioni assai vigorose nell’apparenza, e due delle quali sono desunte da due adagi del senso comune. La prima di queste viene ricavata da ci<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|764}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}è così strettamente unita al problema delle idee, che il {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} potè dire con verità essersi nelle scolastiche disputazioni dell’età di mezzo continuata, sotto certi rispetti, la polemica di {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}} contro {{AutoreCitato|Platone|Platone}}, e delle Accademie contro le scuole del Liceo e del Portico. La questione di sapere che cosa sia l’universale è tanto importante, che l’averne tentata la soluzione diè nome di grandi filosofi ai lottori scolastici, e non poco procacciò alla fama di {{AutoreCitato|Tommaso d'Aquino|san Tommaso}}. No l’instaurare gli antichi dibattimenti deve parere cosa strana e oziosa o non degua degli intendimenti e delle aspirazioni del secolo in cui viviamo, imperocchè i maggiori pensatori dei nuovi tempi non si stettero dal ridestarli sotto nuovi nomi, e non solo i nostrani, ma quelli di Germania, d’Inghilterra e di Francia non meno dei nostri. Dacchè {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} propose l’arduo problema del valore dei nostri concetti, l’antica questione risorse più imponente di prima, si divise, si ordinò, si determinò nelle sue parti, si porse ai filosofi con nuove esigenze di metodi e d’indagini ineluttabili. Essa si congiunse colla triplice questione della possibilità dell’intelletto e della sua armonia colla natura e con Dio, ma in fondo rimase sostanzialmente identica, e se potesse oggi parere pedantesca l’idea di collocare {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} e {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}}, {{AutoreCitato|Thomas Reid|Reid}} e Kant, {{AutoreCitato|Friedrich Schelling|Schelling}} e {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}}, {{AutoreCitato|Pasquale Galluppi|Galluppi}}, {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} e {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}} nelle classi degli antichi concettualisti e realisti, un tale lavoro sarebbe nondimeno giustificato dalla similitudine dei fatti e dall’affinità grandissima delle questioni; imperocchè, separando e congiungendo il reale e ideale, il concreto e l’astratto, il particolare e l’universale, i filosofi moderni, di necessità, accordarono o negarono la realtà agli oggetti delle idee generali considerati in sè stessi, e si posero nel campo degl’idealisti o dei realisti, offra di essi pigliarono una posizione intermedia. Pochi nominalisti novera oggidì il sensismo nelle file diradate de’ suoi campioni, ma l’idealismo e il realismo, rigogliosi e gagliardi, sono ancora impegnati in forte contesa. Nè fra di essi si disputa di argomenti secondari, o intorno a problemi subordinati, ma si tratta del valore delle idee e delle verità, delle supreme ragioni del sapere e dell’essere. E invero la filosofia non può scostarsi da questa ardua ricerca; la {{Pt|metafi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|765}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|metafi}}sica generale non è altro che un’analisi ed una sintesi dei concetti più importanti dello spirito, a’ quali si riferiscono, come loro oggetti, le determinazioni generali degli enti; la dialettica delle idee e la legislazione della natura si corrispondono e poggiano su due basi armoniche e parallele; da una parte un ideale in cui tutte le idee si riducono, dall’altra un reale a cui tutte le realtà risalgono; fra essi un’armonia tale, che la realtà sveglia nella mente l’idea, e che l’idea, presaga e quasi conscia del reale, lo indovina e l’annunzia. Il problema delle ragioni di cotesta relazione non può evitarsi dallo spirito, che, maravigliato di così sorprendente riscontro, e ansioso di raggiungere l’unità del sapere, dimanda a sè stesso quale dei due precede e domina l’altro, e se vi è comunanza o identità fra di essi, e dentro quai limiti essa succede. Da coteste interrogazioni ai sistemi tedeschi o italiani, non v’è che un passo, ma un passo del genio e dell’alta speculazione; il vecchio realismo di {{AutoreCitato|Anselmo d'Aosta|Anselmo}} o di {{AutoreCitato|Bonaventura da Bagnoregio|Bonaventura}}, e l’antico concettualismo di {{AutoreCitato|Pietro Abelardo|Abelardo}} trasformano nell’ontologismo di {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}}, nel psicologismo di {{AutoreCitato|Pasquale Galluppi|Galluppi}} o nell’idealismo di {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}}.
Noi dovremo dunque dibattere l’antico problema, congiungendolo coi nuovi quesiti della moderna filosofia, e illustrandone la soluzione col lume dell’analisi e della critica.
Fra di noi la questione non cade propriamente sul concettualismo; non si contende del valore concettuale o soggettivo delle idee, poichè concordiamo nell’affermarne l’importanza assoluta; ma disputiamo del modo di spiegare la loro oggettività, parendo a lei che le verità non possano conservare i loro caratteri che a patto di sussistere indipendenti dallo spirito e dal mondo, quantunque con essi congiunte, e sostenendo io che gli oggetti o le verità si trovano nel mondo, e quindi anche nella mente che del mondo è l’apice. La tesi da lei propugnata sinora è un vero e schietto ontologismo, quello cioè che pone la distinzione sostanziale della verità e del mondo; quella che da me si sostenne, mettendo in dubbio la sostanzialità distinta delle verità, si accostava al concettualismo, e additando nelle cose mondiali gli elementi generici e specifici, quai degni oggetti delle idee, e colle leggi costanti e generali degli enti,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|766}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>cla esistenza del vero nel concreto e finito, si approssimava al realismo cosmico o aristotelico. Ella faceva della realtà la categoria suprema, per lei gli universali erano reali, le verità realtà; ma ella non parova ammettere viceversa che le realtà del mondo avessero pure in sè un elemento ideale, o meglio, contenessero quella specie di realtà, alla quale, secondo lei, gl’identi tutti si riducono; conciossinché fra la realità ideabile e la realità percepibile corra sempre il divario dell’infinito e del finito, dell’assoluto e del relativo, del necessario e del contingente. A me, per lo contrario, stava molto a cuore lo spiegare per mezzo d’una comunanza nel vero e nell’essere la corrispondenza e l’affinità dello spirito e della natura, della intellezione e della percezione io pensava che si dovesse riconoscere nel mondo un elemento ideale, un oggetto dell’idea, una parte della verità. Tale è stata sinora la nostra disputa.
Ma egli è omai tempo di uscire di questa antitesi, che è come l’ingresso dei nostri trinceramenti, e di cimentare in campo aperto i nostri argomenti e le nostre ragioni. Nel recare nuovamente in mezzo la min tesi, e nel completarla, con quei pensieri, che un anno di riflessione e di studio vi aggiunse, io cercherò di farlo partitamente e con ordine. Ma prima di tutto mi à mestieri di riepilogare le sue ultime istanze, senza menomarne la precisione e la forza; esse si riducono, se non erro, alle seguenti:
1° L’universale à unico e i particolari sono innumerevoli; l’idea è una e le menti sono molte. Sia che tu pongi l’oggetto dell’idea nelle cose, sia che tu lo racchiuda nei pensanti, tu ne abolisci la unità per sostituirvi una pluralità opposta alla sua natura. L’uno non è nel mondo, e non nella mente.<ref>Aggiungi «in quanto questa è replicata numericamente in tutte le anime.»</ref>
2° A cotesta unità non può giungere la filosofia che da una fonte comune deduce le facoltà del percepire e dell’intendere, o che dalla percezione fa dipendere la intellezione essendoché i sensibili sono simili, ma non porgono all’intelletto più che una similitudine. Ora altro è l’identità {{Pt|inalte-|}}<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|772}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}essenza del vero; e che trovandosi negli enti limitati e individui, come nell’essere illimitato e infinito, esso costituisce una società indestruttibile e necessaria di tutte le cose nella verità. Questa società necomuna, in certo modo, l’uomo, il mondo e Dio, rende solidali per le medesime leggi la natura, lo spirito, e il loro supremo principio: nè cotesta universale convivenza confonde le loro sostanze o le assorbisce l’una nell’altra, imperocchè altro è la verità, e altro la sostanzialità delle cose.<ref>Tutto quello che è ragionato nella lettera circa la identità del vero e definito da noi nel Lib II. ultimo Capo.</ref>
L’unità di sostanza confonderebbe insieme tutti gli enti, e li trasformerebbe in modi di un medesimo soggetto; ma la medesimezza del vero, che in essi rifulge, non osta per nulla alla pluralità delle sussistenze sostanziali. I costitutivi di queste sono essi medesimi altrettante verità che si differenziano e si digradano per la gerarchia degli esseri, che si ripetono nei generi e nelle specie, che si moltiplicano modificandosi all’infinito negli individui, ma che ridotti alla loro massima semplicità sono le leggi universali di tutti gli enti, e formano l’oggetto della metafisica. Perchè ho io facoltà di considerare gli esseri più diversi. come il corpo e lo spirito, sotto certi riguardi comuni, perchè posso paragonarli, agguagliarli per certe qualità e distinguerli profondamente per certe altre? Perchè la nostra mente e la realtà tutta obbedisce alle medesime leggi; perchè le sostanze tutte seguono, nello svolgersi, nel costituirsi, nel vivere e nel morire, molte norme particolari e altre regole comuni; perchè l’essenza, la causa, la ragione, il fine, la legge, il processo si trovano nell’esistere e nell’operare di tutte; perchè il mondo tutto è unità nella varietà; perchè la simiglianza e la differenza che sono leggi del cosmo suppongono l’identico nel vario e l’uno nel molteplice.<ref>Noi neghinmo, e ci scusi l’autore, assai risolutamente che la natura in sè medesima e tutto il creato sia l’uno nel vario e che le sue somiglianze terminino nella identità. Ma su ciò veggasi la nostra Cosmologia.</ref> Il vero è dunque universalmente presente nel mondo, ed io così posso argomentare: Il vero solo è intelligibile, e dovunque apparisce la intelligibilità ivi si {{Pt|mo-|}}<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|772}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}essenza del vero; e che trovandosi negli enti limitati e individui, come nell’essere illimitato e infinito, esso costituisce una società indestruttibile e necessaria di tutte le cose nella verità. Questa società necomuna, in certo modo, l’uomo, il mondo e Dio, rende solidali per le medesime leggi la natura, lo spirito, e il loro supremo principio: nè cotesta universale convivenza confonde le loro sostanze o le assorbisce l’una nell’altra, imperocchè altro è la verità, e altro la sostanzialità delle cose.<ref>Tutto quello che è ragionato nella lettera circa la identità del vero e definito da noi nel Lib II. ultimo Capo.</ref>
L’unità di sostanza confonderebbe insieme tutti gli enti, e li trasformerebbe in modi di un medesimo soggetto; ma la medesimezza del vero, che in essi rifulge, non osta per nulla alla pluralità delle sussistenze sostanziali. I costitutivi di queste sono essi medesimi altrettante verità che si differenziano e si digradano per la gerarchia degli esseri, che si ripetono nei generi e nelle specie, che si moltiplicano modificandosi all’infinito negli individui, ma che ridotti alla loro massima semplicità sono le leggi universali di tutti gli enti, e formano l’oggetto della metafisica. Perchè ho io facoltà di considerare gli esseri più diversi, come il corpo e lo spirito, sotto certi riguardi comuni, perchè posso paragonarli, agguagliarli per certe qualità e distinguerli profondamente per certe altre? Perchè la nostra mente e la realtà tutta obbedisce alle medesime leggi; perchè le sostanze tutte seguono, nello svolgersi, nel costituirsi, nel vivere e nel morire, molte norme particolari e altre regole comuni; perchè l’essenza, la causa, la ragione, il fine, la legge, il processo si trovano nell’esistere e nell’operare di tutte; perchè il mondo tutto è unità nella varietà; perchè la simiglianza e la differenza che sono leggi del cosmo suppongono l’identico nel vario e l’uno nel molteplice.<ref>Noi neghinmo, e ci scusi l’autore, assai risolutamente che la natura in sè medesima e tutto il creato sia l’uno nel vario e che le sue somiglianze terminino nella identità. Ma su ciò veggasi la nostra Cosmologia.</ref> Il vero è dunque universalmente presente nel mondo, ed io così posso argomentare: Il vero solo è intelligibile, e dovunque apparisce la intelligibilità ivi si {{Pt|mo-|}}<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|780}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}uno solo vale per tutti, e la rappresentanza che ne risulta conserva lo stesso significate in qualunque momento tu la richiami. Anzi, qualora il nostro concetto sia chiaro e preciso, egli è pienamente indifferente che tu lo consideri in me o in te, il mio e il tuo potrebbonsi l’uno all’altro sostituire, come le une alle altre potrebbero sottentrare le qualità comuni di due individui senza indizio di mutazione. Imperocchè quantunque, a cagion d’esempio, immensa sia la differenza delle particolari determinazioni che distinguono l’uomo grande dal volgare e il dotto dall’indotto, l’ano e l’altro sono pur sempre uomini, e poco importa che tu consideri in questo o in quello l’umanità; l’uno e l’altro debbono possedere un certo numero di determinazioni senza le quali non sarebbero uomini, e che si chiamano appunto universali perchè sono in tutti gli individui componenti l’uman genere; chi non le ha o è bruto o non ha d’uomo che il nome. Nè si faccia ricorso alla similitudine degli individui per sostituirla alla parziale identità che gli accomuna, avversando o negando questa identità pel motivo che essendo gli individui numericamente distinti e gli uni fuori degli altri, essa non è possibile; imperocchè, come già si notò, la similitudine non avviene che per la individuazione diversa di una medesima determinazione, o della medesima qualità degli enti; il simile suppone l’identico nel vario, il comune nell’individuale, il generale nel particolare. Cotesti due elementi, che il platonismo disgiunge, sono perfettamente con giunti nell’unità sostanziale degli enti, e nell’atto dell’esistenza, e sarà l’eterno onore di Aristotele di avere stabilito e dimostrato cotale intima unione. La differenza degli individui è verissima, ma se non si vuole spezzare l’essere delle cose, e foggiarlo in modo diverso da quello che lo fa la natura, è d’uopo riconoscere immediatamente che allato alla diversità sorge l’identità: Nè l’essere un individuo fuori dell’altro, e numericamente distinto dall’altro mi allarma molto per la sorte di cotest’identità, conciossinché la qualità o determinazione è tal cosa, che essa può rimanere identica, moltiplicandosi, e convenire a tutti gli enti di una classe senza patire diminuzione, frangersi o disperdersi. Ciò che induce difficoltà e dubbi grandi nella mente che indaga<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|783}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}rimaniamo al buio intorno al valore delle nostre rappresentazioni, e che l’assoluto, del quale ella ammette che noi cogliamo soltanto un atto corrispettivo alla rappresentanza ideale, poco servirà a rischiararci sull’indole del nostro sapere. Ella afferma che noi siamo congiunti coll’assoluto, di cui afferriamo la sussistenza nell’atto immanente e costitutivo del nostro intendere, e la efficienza diversa nei modi variatissimi delle nostre intellezioni. Ella asserisce pure che le
idee sono rappresentanze che da un lato si connettono con la divina sussistenza ed efficienza, e da un altro lato rappresentano le cose rivelate dalla percezione; da una parte è la sussistenza dell’oggetto assoluto, da un’altra la sussistenza degli enti finiti, in mezzo la mente colla sua virtù rappresentativa e percettiva. Un congiungimento ''sui generis'' unisce queste realtà insieme; fra l’infinito e la mente il nesso è di azione per parte del primo e di passione per parte del secondo termine:<ref>Vedi l'esatta interpretazione di ciò nel Libro I. Capo Quarto. Del resto, noi scorgiamo, certo, la connessione delle rappresentanze ideali col loro sostegno comune, ma non già fatto mediante cui l'assoluto sostegno emano, a così parlare, le forme rappresentative. Tutto il rimanente argomentato con intuito. Non dico poi che la mente abbia virtù rappresentativa, espressione vera e precisa sulu nella teoria di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}} e del {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}}. La mente umana apprende le rappresentazioni ideali, ma non le genera.</ref> fra l’anima e le cose esterne il rapporto è d’azione e di reazione vicendevole; fra l’intendere e il percepire l’unione è la più intima che si possa concepire perchè avviene dentro l’anima, una e impartibile, malgrado la diversità delle sue facoltà.
Questa dottrina è precisa ed ha il vantaggio d’offrire alla mente dello studioso soluzioni ben definite, ma lo studioso incontentabile e spinto dal bisogno di sempre più ampie spiegazioni, cerca d’oltrepassare le fatali barriere che i sistemi oppongono al suo amore per l’ideale della filosofia. Ogni dottrina deve avere i suoi confini, nè io mi meraviglio d’incontrarne nella sua; nondimeno pigliandoli a considerare attentamente, essi mi parvero generalmente di quelli che il pensiere può valicare senza abbatterli, e che lungi dal fermar l’occhio della mente, essi lo invitano a godere nuovi {{Pt|pro-|}}<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|784}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|pro}}spetti. Così, pensando, a cagion d’esempio, all’ufficio rappresentativo da lei attribuito all’idea, io venni meco dicendo: cotesto modo d’intender l’idea è vero, è conforme al fenomeno interno, alla ragione e al consenso degli uomini; le idee non sono le cose, sibbene le rappresentazioni delle cose; ma chi m’assicura del valore e della veracità della rappresentanza, e come posso io liberarmi dalle obbiezioni e dai dubbi che trassi dalla filosofia critica, e che espressi nella mia prima lettera all’autore delle ''Confessioni''? Chi mi sta garante dell’armonia della rappresentanza e del rappresentato?
Mi si dice che la rappresentanza ideale, o la idea, è occasionata dalla percezione, ma cotesto nesso di pura coesistenza, lungi dal diminuire la mia perplessità, l’aumenta; un occasionalismo non contiene in sè la ragion sufficiente dell’armonia che mi preme di dimostrare.<ref>È occasionale, o sembra, la veduta nostra dell' idea, non la connessione profonda di questa col fatti e fenomeni respettivi, la quale da ultimo è l'attinenza che lega la causa suprema efficiente all'effetto, la possibilità eterna all'attuazione nel tempo, Vedi Libro II, Capo Primo.</ref> Io sono certo dell’esistenza del vero assoluto, ma non cogliendone che l’esistenza, non ne conosco le speciali determinazioni; ora in queste determinazioni, e non nelle rappresentanze ideali, sta la verità vera, la sola verità che abbia un valore assoluto. Io non ignoro che le mie idee sono legate a un oggetto o ideato sopramondano, so che per esso e per la sua efficienza esse pigliano l’esistenza; ma la categoria, che per questa dottrina vien posta in cima al sapere, essendo quella dell’azione, il valore delle mie idee dipende da una attività suprema, ed io sarò costretto a cercare, con {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}}, il criterio del vero nella veracità divina, dopo di averlo inutilmente cercato nelle idee. O forse mi potrà distrigare l’avviluppata matassa il considerare che cotesta somma attività da cui dipende l’umano sapere è identica al vero assoluto, e quindi non può operare che secondo le regole dello stesso vero? Ma dato che con ciò io conosci essere le idee riferibili alle verità assolute, avrò io in mano una sola verità assoluta? Le verità, di cui comporrò il mio sapere, saranno verità umane costituite da Dio, stabilite dalla divina efficienza, e tutto<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|785}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}il loro valore consisterà nella significazione di un termine ineffabile; noi sappiamo che esiste un assoluto, ma ignorando in che cosa consista, noi rimarremo nel relativo.
Mentre questi dubbi tenzonavano in me, parvemi di poterli dileguare inoltrandomi nella via da lei battuta e cercando qualche nesso sintetico che strettamente congiungendo lo spirito, la natura e Dio, accertasse il valore delle idee senza togliere ai termini distinti dell’umano sapere l’essenza propria. Io so, andai dicendo, che il vero esiste ed è assoluto, io possiedo dunque almeno una verità di un valore intiero, fisso e non parziale relativo e mutabile! ciò equivale a dire che il valore di ogni verità è assoluto, perchè ogni verità che non sia conforme al tipo di quella prima non sarebbe una verità, ma un’ombra, un’apparenza del vero. Quando adunque io intendo chiaramente ciò che percepisco e sento, io posseggo pure una verità, che come tale, e indipendentemente dalle realità a cui si riferisce, ha un valore assoluto; così è assolutamente vero che io sono in questo momento circondato da un certo numero di oggetti, e che a malgrado della loro contingenza, essi sono da me percetti, veduti, distinti, percepibili e visibili per chiunque sia nella condizione di tempo, di spazio, d’organismo e di spirito in cui mi trovo; e tutto ciò avviene per le leggi naturali delle cose, e quand’anche non avvenisse, potrebbe sempre essere, e tale possibilità è per ultimo fondata sull’attuale costituzione della natura, la cui legislazione universale è conforme alle leggi del pensiero, quindi assolutamente intelligibile e vera. Avvi dunque un valore assoluto in ogni verità e tutte partecipando a una medesima essenza, io ho facoltà di prevalermi di tale medesimezza per ispiegare le relazioni, onde l’idea si connette col rappresentato esterno e coll’oggetto supremo della mente.
Le verità soglionsi distinguere in verità di fatto e in verità ideali, e cotesta distinzione è fondata, ma egli è certo altresì che le une e le altre convengono nell’essere di verità. Vi è dunque qualche cosa di comune fra l’esperienza la ragione; cotesta comunanza sarà parziale, parzialissima ma pure ella è, e conviene tenerne conto. Sotto altra forma<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani}}}}||{{smaller|50}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|791}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}vi ha una costituzione e un organismo il quale non può non essere, supposta l’esistenza del fatto, cioè ancora nei fatti contingenti e mutevoli appare una legislazione logica e metafisica In cui esistenza ha per condizione l’esistenza del fatto, come il fatto stesso non può comparire nel tempo e nello spazio che per la virtà di una necessità sostanziale identica all’uno e al primo, alla causa e alia ragione del creato.
Osserverò eziandio che cotesta sintesi dell’idea e del fatto nelle leggi logiche e metafisiche sembra pare necessaria a conciliare insieme le seguenti tre proposizioni da lei opposte all’esistenza di un elemento immobile nei fatti. — {{larger|1}}° Ella dice che l’affermazione di questa immobilità è tolta dal principio assoluto, nella mente riposto, che la natura opera identicamente nello spazio e nel tempo, ovvero che la sostanza delle sue leggi non muta. — {{larger|2}}° Che tutto ciò potrebbe non essere, perchè il concetto contrario non inchiude contraddizione. — {{larger|31}}° Infine che il fatto si avvern sempre in certa quantità di esseri limitata e numerabile.
Ammetto che il principio così detto della costanza delle leggi naturali sia ''a priori'', e che l’idea stessa di legge lo sia; a cotesto principio non è assoluto e vero, se la natura non è realmente ciò che esso la prenuncia e l’afferma, cioè se l’immobile non si trova nella natura congiunto col moto. In quanto alla possibilità di supporre il contrario delle leggi esistenti, distinguerò, in questo caso, come qui sopra, l’esistenza del fatto dal modo con cui è regolato, dal suo tenore. Non disputo della sua esistenza e la chiamo anch’io contingente, ma le sue determinazioni essenziali si presentano rivestite di una necessità che per la mente è logica e per le cose è metafisica; le leggi e le determinazioni essenziali degli enti, connettendosi per via di ragioni sufficienti, esse non si possono supporre mutate se nello stesso tempo non si sopprimono col pensiero le ragioni loro; ora noi possiamo bensì ignorare le ragioni intermedio che congiungono le leggi fisiche, meccaniche, astronomiche ec, colle ragioni prime o metafisiche, ma non abbiamo facoltà di negare questo nesso, anzi abbiamo necessità di affermarlo, e ciò basta per farci comprendere che un elemento logico e metafisico giace nelle<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|792}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}rose e che da esso le cose e lo spirito sono congiunti nell’applicazione e rappresentanza del vero. Dico ancora che se potesse concepirsi il contrario di una sola legge del mondo, sarebbe mutato issofatto il concetto di tutta la legislazione mondana, e quindi il concetto del mondo stesso; ma allora, il mondo non è più conforme al suo tipo, alla sua condizione: sopramondana, alla sua ragione eterna, o questa ragione mutata, o ve ne sono in numero infinito, e qui cadiamo nelle difficoltà dell’ottimismo di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnitz}}.
Finalmente la terza osservazione versa intorno al numero limitato di fatti in cui si avvera la legge. Ora parmi poter avvertire che la verità della legge e le condizioni inerenti cotesta verità non dipendono dalla quantità, sibbene dalle qualità del fatto, dalla sua intima costituzione.
3. La tentata conciliazione delle due precedenti tesi e antitesi servirà eziandio per spiegare l’opposizione di ciò che è nel tempo e nello spazio con ciò che è fuori del tempo e dello spazio. Riferisco le sue parole: «Il corpo, il moto, lo spazio, il tempo sono significati dalle percezioni quali in natura sussistono. Ma s’io invece annunzio la legge universale dei gravi; il corpo, il moto, lo spazio, e il tempo sono puri concetti, e però il corpo non ha materia, il moto non si move, il tempo non succede ec.» Rispondo:
I fenomeni e le sostanze contengono le verità inseparabili dalle loro rispettive determinazioni e dal loro regolare svolgimento. Ora la verità delle cose, quantunque sia in esse e duri quanto la loro sostanzialità, non si può convertire colla loro esistenza, dipendendo questa dalle cause efficienti e quella dalle ragioni; le verità possono dunque essere nel fatto, far parte del fatto conservando un valore diverso di quello dell’esistenza del fatto. Possono essere nel moto, nel tempo, nello spazio, nella materia senza confondersi colla parte sensibile ed appariscente della successione, dell’estensione, della coesistenza ec. Il moto, In successione, la mutazione debbono avere i loro costitutivi essenziali e invariabili. L’elemento variabile e l’invariabile sono l’opposizione che si manifesta di continuo ed è perpetuamente contenuta nelle vicende o nella sostanza del creato.
Convengo dunque che il mutare è essenziale alle cose del<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|795}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}cotesto argomento, e lo lascia di continuo perplesso fra la legittimità di questa distinzione e il valore di questa sintesi, si è da un lato l’uso equivoco della parola ''reale'', e dall’altro la dimenticanza dei fatti e delle ragioni per cui la distinzione e la congiunzione del reale e dell’ideale sono ugualmente necessarie. Si vuole chiamar reale tutto ciò ch’è ideale, e sia pure, poichè l’ideale è o esiste. Ma come più comunemente s’intende per reale la sostanza individua
o la sua singolare attività, cosi l’ideale, che non può scambiarsi con questo lato della realtà senza mutarsi nel puro e semplice contenuto della percezione, sembra rifuggire dalla realità e doversene ragionevolmente espellere. Il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} lavoro, per tutta la sua vita, il concetto di cotesta espulsione, dopo di averlo formato in mente per paura del panteismo. Mirando allo stesso fine si propose di confutare l’aristotelismo, e si creò del platonismo un’idea diversa da quella che ne aveva {{AutoreCitato|Platone|Platone}}. Ma, ciò sia detto con buona pace di quell’anima santa e peregrina, e col rispetto dovuto a quell’ingegno tragrande che di tante opere stupende arricchi la patria, il vero, il solo tipo del panteismo rimarrà sempre lo spinozismo, il quale non è altro che l’unità di sostanza. Ogni dottrina seria può e deve cercare l’unità del sapere; ma purchè la via per cui si raggiunge non sia l’unità di sostanza, l’unità del sapere non è il panteismo. Se il collocare l’ideale nel reale fosse un tentativo di panteismo, il primo teologo del mondo, che fu pure un sommo aristotelico, {{AutoreCitato|Tommaso d'Aquino|san Tommaso}} sarebbe panteista; molti Padri lo sarebbero, tutti saremmo colpiti dalla stessa condanna, a allora rassicurati dal numero e dall’autorità dei compagni potremmo sclamare: ''malo cum istis errare quam tecum bene sentire''.
Lasciamo agli avversari della filosofia il maneggio sleale o per lo meno inesatto di cotesto vocabolo, e ristringiamone l’applicazione a quelle dottrine che professano il principio dell’unicità di sostanza.
Prima di dar termine a questa dissertazione io dovrei fare due cose: {{larger|1}}° rispondere all’argomento ch’ella trae dalla possibilità di concepire universalmente l’individuo, l’accidente, e tutte le particolarità, e ch’ella oppone alla esistenza<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|795}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}cotesto argomento, e lo lascia di continuo perplesso fra la legittimità di questa distinzione e il valore di questa sintesi, si è da un lato l’uso equivoco della parola ''reale'', e dall’altro la dimenticanza dei fatti e delle ragioni per cui la distinzione e la congiunzione del reale e dell’ideale sono ugualmente necessarie. Si vuole chiamar reale tutto ciò ch’è ideale, e sia pure, poichè l’ideale è o esiste. Ma come più comunemente s’intende per reale la sostanza individua
o la sua singolare attività, così l’ideale, che non può scambiarsi con questo lato della realtà senza mutarsi nel puro e semplice contenuto della percezione, sembra rifuggire dalla realità e doversene ragionevolmente espellere. Il {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}} lavoro, per tutta la sua vita, il concetto di cotesta espulsione, dopo di averlo formato in mente per paura del panteismo. Mirando allo stesso fine si propose di confutare l’aristotelismo, e si creò del platonismo un’idea diversa da quella che ne aveva {{AutoreCitato|Platone|Platone}}. Ma, ciò sia detto con buona pace di quell’anima santa e peregrina, e col rispetto dovuto a quell’ingegno tragrande che di tante opere stupende arricchi la patria, il vero, il solo tipo del panteismo rimarrà sempre lo spinozismo, il quale non è altro che l’unità di sostanza. Ogni dottrina seria può e deve cercare l’unità del sapere; ma purchè la via per cui si raggiunge non sia l’unità di sostanza, l’unità del sapere non è il panteismo. Se il collocare l’ideale nel reale fosse un tentativo di panteismo, il primo teologo del mondo, che fu pure un sommo aristotelico, {{AutoreCitato|Tommaso d'Aquino|san Tommaso}} sarebbe panteista; molti Padri lo sarebbero, tutti saremmo colpiti dalla stessa condanna, a allora rassicurati dal numero e dall’autorità dei compagni potremmo sclamare: ''malo cum istis errare quam tecum bene sentire''.
Lasciamo agli avversari della filosofia il maneggio sleale o per lo meno inesatto di cotesto vocabolo, e ristringiamone l’applicazione a quelle dottrine che professano il principio dell’unicità di sostanza.
Prima di dar termine a questa dissertazione io dovrei fare due cose: {{larger|1}}° rispondere all’argomento ch’ella trae dalla possibilità di concepire universalmente l’individuo, l’accidente, e tutte le particolarità, e ch’ella oppone alla esistenza<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|796}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}di una comunanza di essere negli oggetti delle percezioni delle intellezioni; {{larger|2}}° esaminare il rapporto di copia a modello che dal platonismo viene stabilito fra l’oggetto della
percezione e l’oggetto della idea.
Riguardo al primo punto, parmi che l’argomento o provi troppo, o troppo poco. Prova troppo, se stabilisce che la veduta intellettiva non va mai disgiunta dall’universale e che il particolare stesso, per la qualità e direzione del riguardamento mentale, presenta un aspetto universale; non prova abbastanza, perchè se mostra che il particolare non si può concepire senza l’universale, non esclude per ciò l’esistenza delle determinazioni universali nelle cose.
Ma la vera forza di questo argomento consiste forse nella facoltà di opporlo non tanto alla esistenza del generale nelle cose, quanto a ogni tentativo di confusione fra la percezione e l’idea, avendo l’idea sempre ad oggetto l’universale e terminando la percezione nel particolare, anzi nell’individuale. Per lo che siamo abilitati a valerci dell’elemento generico e specifico compreso nella percezione per dimostrare la parentela nella percezione coll’idea, e l’esistenza del genere e della specie nelle cose; e possiamo pure oppugnare vittoriosamente la dottrina che bandisce ogni oggetto assoluto dal pensiero additando nell’estrema particolarità l’occasione di una corrispettiva intellezione universale e assoluta.
Egli è verissimo che le più minute accidenze e le cose più contradittorie all’uno che si trovano nel molteplice, debbono incontrare nell’assoluto il loro termine analogo. Ma la contraddizione non esiste che per l’individualità sostanziale per l’altro elemento, che è nelle cose, cioè la verità, è tolta l’incompatibilità in questione, e il tempo e lo spazio non solo, ma il moto, la divisione, la generazione, la morte, il limite, il nulla possono avere la stessa verità nel mondo e in Dio.
Quanto al secondo punto noterò senza dilungarmi che lo {{AutoreCitato|Platone|Platone}} preferi servirsi della relazione di copia a modello nei dialoghi popolari, mentre nei metafisici sostituì quasi costantemente la partecipazione alla imitazione. L’imitazione difatti può essere una metafora, e come tale avere<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|appendice.}}|{{Sc|797}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}il suo scopo morale ed utile, ma presa alla lettera riduce all’antropomorfismo il rapporto dell’uno col molteplice. Io non pretendo che la partecipazione platonica sia una spiegazione più chiara, ma essa si presenta sotto un aspetto più scientifico. Nondimeno essa cade nel difetto, biasimato da {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}, di trasportare l’unità e l’essenza degli enti fuori degli enti, e di collocare una parte degli enti in loro, e un’altra fuori di loro, e quindi anche di distruggere l’individualità e la sostanzialità dei medesimi.
Il platonismo antico oscillò dunque fra l’imitazione e la partecipazione, e il platonismo moderno, quantunque avvalorato dalla idea cristiana della creazione, non può uscire d’impaccio senza porger la mano all’aristotelismo, e ammettere la perpetua ed universale congiunzione ed inerenza dell’ideale e del reale negli enti.
Io non ho intrapresa questa dissertazione pel piacere di opporre un pensiero ad un altro, o per dar risalto alle mie facoltà, e mettere in rilievo un io di più, mediante la facile scoperta di alcune difficoltà nelle dottrine altrui; ma ebbi sopratutto in animo di comprendere il pensiero di chi, cortese, m’invito a una palestra filosofica, e di cercare con lui il vero, ora facendomi in lui, ora tornando in me, ora combattendo, ora venendo a patti, talvolta ancora prestando armi all’avversario e aguzzandole io stesso per l’amore imparziale della verità. Molte furono le polemiche filosofiche al mondo, e parecchie le memorabili e le fruttuose; ma se non tutti possono pretendere di rinnovarne gli alti pregi e i forti documenti, a tutti è almeno concesso di evitare ciò ch’esse ebbero di aspro, di meno consentaneo colla dignità del pensiero e coi veri interessi della scienza. A misura che la mente s’inoltra, condotta da una meditazione spassionata, pei meandri dei sistemi e delle dottrine, essa s’accorge che le simiglianze ei punti di contatto sono per lo meno altrettanti che le differenze e le separazioni.
I filosofi che viaggiano pel mondo delle idee hanno con loro la stessa topografia; le strade per cui si mettono sono diverse, ma possono condurre allo stesso punto; quelli di loro che falliscono allo scopo, e si arrestano o tornano indietro, hanno non di meno esplorata pur essi una parte del<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|798}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mondo ideale. Se eglino potessero convenire insieme, reduci da un altro viaggio, e sedersi in uno di quei conviti che la serena loro fantasia immagino per amore del vero, si racconterebbero, senza dubbio, le pene e le gioie provate nelle loro peregrinazioni scientifiche; ma desiderosi di nudrirsi del vero che i nuovi tempi arrecarono, essi confesserebbero senza fatica i loro difetti e i loro sbagli, e, immolando l’amor proprio a un altro amore, si amicherebbero per ricominciare insieme l’antico viaggio e con fraterna concordia meglio raggiunger la meta. Ma pur troppo, fra gli ostacoli che la filosofia deve superare per compiere i suoi destini, l’amor proprio colla sequela di tutta la sua prole non è il più piccolo. Troppo spesso incontra di lamentare l’indole delle polemiche. In esse si comincia d’ordinario colla obbiezione viva, si prosegue con una deduzione forzata di conseguenze, delle quali una sola basta a destar sospetti e a seminar dubbi sulla moralità delle dottrine, e si termina distribuendo qualifiche intollerabili pel decoro delle persone e por la dignità del sapere. Chi può godere di un tale procedimento?
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|''Quidquid delirant reges plectuntur Achivi!''}}</poem>|}}
Gli avversari soli della filosofia ne godono e se ne prevalgono. La scienza si vantaggia assai più della intelligenza paziente e conciliativa dei testi, dei concetti e delle dottrine: una critica filosofica che non cercherebbe altro che le differenze e le opposizioni, sarebbe una critica monen, infeconda, a cui mancherebbe la fede nella solidarietà di tutte le menti, nella connessione di tutti i pensieri, nella congiunzione e continuità del lavoro mentale delle umane generazioni, e quindi anche nell’oggetto della filosofia, la cui universalità ha per condizione la legislazione universale degli intelletti. Analisi e sintesi son due processi e due necessità perpetuamente connesse e inseparabili nella critica come nella formazione dei sistemi, e nell’esercizio del pensiero scientifico e filosofico, come nel maneggio del volgare e comunale.
So che la sintesi filosofica è pure indivisa da quella unità di veduta che la riduce a sistema, e che per essa in personalità umana imprime la propria forma nella filosofia; ma non si deve porre in dimenticanza che l’ideale del sistema<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|800}}|{{Sc|appendice.}}|}}</noinclude>
<ref follow="ultima">rasenta le pile prende di necessità le forme di quelle, ma le piglia e le perde, chè non sono sue.
Certo le necessità logiche e le essenze create si rispondono a capello e v’à un paralellismo in fra loro esattissimo. Nientedimeno, le due rette non s’incontrerà giammai. Levate le rispondente, precise tanto che le chiamiamo identiche e le pensiamo sotto l’idea dell’uno, la scienza umana diverrebbe impossibile; anzi, a quello che sembra, la stessa mente e l’atto del pensiere cesserebbero ogni operazione. Onde tali rispondenze è la credere che fossero prepensate la Dio e provengono forse da ciò
che il mondo per quanto diverso da Dio pure nel suo positivo debbegli a forza rassomigliare. E quindi nella dialettica è giustamente riconosciuta certa immagine occulta del moto e generazione simbolica dell’Ente assoluto.
In tutto questo lo partecipo volentieri agli alti concetti dell’autor della lettera. Non però di meno, poichè le rispondenze e i parallelismi non sono identità nè di sostanza nè di natura, noi manteniamo che le idee o l’ideale che si domandi non è per entro alle cose; e ciò per la ragione costante ed universale di tutta l’ontologia nostra, e vale a dire che il finito non si sustanzia con l’infinito.</ref><noinclude><references/><br><br><br><br>{{Blocco centrato|FINE DEL VOLUME PRIMO.}}<br><br><br><br></noinclude>
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Wikisource:Domande tecniche
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Alex brollo
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== Google OCR ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sotto eis, il vecchio gadget OCR Google è fantastico, ti chiedo di riattivarlo. In alternativa, ma non so se è possibile, si potrebbe modificare il gadget generale Trascrivi il testo, in modo che interpreti l'immagine corrente e non l'immagine della pagina iniziale, visualizzata al primo ingresso in eis. La prima soluzione è sicuramente più facile. Io mi arrangio, ma almeno altri 2 utenti ne sentono la mancanza. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:29, 16 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: va bene, l'ho rimesso nella lista. Dovete però attivarlo individualmente. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:57, 16 feb 2026 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie!!!! Speriamo che Giaccai e Carlomorino lo possano attivare. Intanto verifico con la mia utenza dummy. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:13, 16 feb 2026 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] A posto, adesso vedo il pulsante anche in modifica normale; sotto eis ne vedo due, ma sistemerò dopo qualche ulteriore verifica :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:17, 16 feb 2026 (CET)
::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sistemato eis, è stato facile. Mi permetti di tentare di sistemare il problema di RigaIntestazione? Dovrebbe essere altrettanto semplice, ma per farlo devo mettere le manacce su tuoi script. C'è anche un piccolo problema su Trova e Sostituisci, nella gestione della sostituzione di apostrofi, ma temo che quello sia più complesso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:46, 21 feb 2026 (CET)
:::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: va bene. Sugli apostrofi cosa ti servirebbe cambiare? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:04, 21 feb 2026 (CET)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ti documento meglio il problema; chissà che non sia già risolto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:15, 21 feb 2026 (CET)
:::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti non riesco più a riprodurlo. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:21, 21 feb 2026 (CET)
{{rientro}}{{ping|Candalua}} Ho cominciato al leggere il codice dello script. Noto una differenza sostanziale (il parametro step) e vedo che la pagina step viene riletta dal server. Ci penso un po'. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:47, 21 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: lo step serve per andare a leggere 2 pagine prima ed eventualmente anche 4 pagine prima, in modo da recuperare il Ri precedente a qualche pagina di illustrazione o inizio capitolo che interrompe la sequenza. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:11, 21 feb 2026 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Devo capire come il parametro step viene "passato" allo script. Comunque: se eis è attivato, allora esistono tre oggetti eis.p_0, eis.p_1, eis.p_2 che nontengono tutti il testo delle tre pagine che interessano per autoRi e per pt. La mia idea è quindi di far "sentire" allo script se siamo in eis, e se sì, di far usare per autoRi questi dati. Non ho fretta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:09, 21 feb 2026 (CET)
:::Per cominciare, vedo che in modifica normale eis.p_0==undefined è true, mentre sotto eis è false. Un inizio... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:46, 22 feb 2026 (CET)
::::Niente da fare: non capisco il codice js, quindi rinuncio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:25, 22 feb 2026 (CET)
== Il vecchio autoRi.. ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] In [[Indice:Grossi - Opere poetiche, 1877.djvu]] ho incontrato un caso inconsueto: bisogna compilare sia RigaIntestazione (per il titolo dell'opera/del lla sezione) in header che PieDiPagina in footer (per il numero pagina). Ebbene, la vecchia funzione newRi() fa in automatico entrambe le cose (perlomeno sotto eis). Finchè dura, mi piace. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:43, 11 mar 2026 (CET)
== Pentimento:Templatestyle ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Troppo entusiasta per l'introduzione di templatestyle, l'ho usato subito per alcuni template ricorrenti (Ct, SmallerBlock, o) mentre, a seguito della brillante introduzione della pagina style.css di nsIndice, ho visto che quest'ultima soluzione presentava vari vantaggi.
Mi domando: è opportuna una grande "pulizia" per trasportare il css di templatestyle nelle pagine style.css? O è meglio lasciare le cose come stanno? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:24, 17 mar 2026 (CET)
== Problemi in modifica ==
Ciao a tutti, è da un paio di giorni che in modifica vedo mal formattate alcune anteprime, probabilmente dove usa il css. Ad esempio vedo male la barra del SAL, e alcuni template come {{tl|VoceIndice}} dove vedo barre | tra alcuni campi e campi disallineati. Ho solo io questo problema? [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 12:00, 5 giu 2026 (CEST)
:Anche io. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:10, 5 giu 2026 (CEST)
::La barra del SAL la vedevo male anch'io fino a pochi minuti fa, ora mi sembra normale. Sul {{tl|VoceIndice}} ho preso qualche esempio a caso e non ho notato malfunzionamenti--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 16:26, 5 giu 2026 (CEST)
:::Vedo male anche {{tl|Capolettera}} che mi appare in anteprima con un a capo. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 20:17, 7 giu 2026 (CEST)
::::Trattasi del bug [[phab:T428215]]. C'è stata una modifica che ha rotto il caricamento dei fogli di stile. Il problema è stato individuato e dovrebbe essere risolto questa settimana. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 8 giu 2026 (CEST)
== pdf fantasma ==
Ciao a tutti, ho notato [[Indice:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf]] dove il pdf si vede a 0 pixel. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 13:33, 30 giu 2026 (CEST)
::Risolto con un po' di purge
:[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 19:52, 6 lug 2026 (CEST)
== Emulazione dell'ambiente di un utente ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Per aiutare un utente in difficoltà, sarebbe utile "immedesimarsi" nel suo ambiente di lavoro. Esiste un modo facile per ottenere l'elenco dei gadget attivati per quell'utente? E' facile emulare, ricopiandole, le personalizzazioni che provengono dalle sue pagine personali common (js e css) e l'elenco dei gadget attivi è presente nell'html, ma c'è un metodo più spiccio e soprattutto più facile per l'utente che deve fornire i dati? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:59, 27 set 2026 (CEST)
: Scovato un modo decente: scaricare una copia della propria pagina Pregerenze->accessori e inviarla all'utente che deve emulare l'altro utente. Sembra che i fral siano conservati. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:27, 27 set 2026 (CEST)
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2026-09-27T12:28:11Z
Alex brollo
1615
/* Emulazione dell'ambiente di un utente */
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wikitext
text/x-wiki
<div class="noprint" style="float: center; width: automatic; border: solid #{{Colore portale sfondo barre 2}} 1px; margin: automatic; margin-left: automatic; font-size: 90%; background: #{{Colore portale sfondo barre 3}}; padding-top: 0.4em; padding-right: 0.4em; margin-bottom: 0em">{{Nascondi titolo}}
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<div style="text-indent:0em; font-size:x-large;padding-left: 1em; padding-top:0.5em">Domande tecniche</div>
<div style="text-indent:0em; font-size:small;padding-left: 3.4em; padding-top: 0.2em;padding-bottom: 1em;">il punto d'incontro e discussione tra geek e niubbi!</div>
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{{Archivio|Anno|2007}}
|}
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<span class="noprint indice_etichetta" style="float: right;">[[Image:Nuvola filesystems folder open.png|16px]] Categoria: '''[[:Categoria:Domande tecniche|Domande tecniche]]'''</span>
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{{A fine pagina|centrato|sfondo=none|bordo=none|indice=no}}
Pagina dedicata a domande sul software, sulla struttura organizzativa del progetto, sulla visualizzazione e i bug dei browser.
Le comunicazioni Tech News verranno ricevute su [[Wikisource:Domande tecniche/Tech News]].
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[{{fullurl:Wikisource:Domande tecniche|action=edit§ion=new}} <span class="mw-ui-button mw-ui-progressive">Premi qui per inserire la tua domanda o la tua osservazione</span>]
</div>
{{Ricerca|tutto l'archivio}}
== Google OCR ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sotto eis, il vecchio gadget OCR Google è fantastico, ti chiedo di riattivarlo. In alternativa, ma non so se è possibile, si potrebbe modificare il gadget generale Trascrivi il testo, in modo che interpreti l'immagine corrente e non l'immagine della pagina iniziale, visualizzata al primo ingresso in eis. La prima soluzione è sicuramente più facile. Io mi arrangio, ma almeno altri 2 utenti ne sentono la mancanza. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:29, 16 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: va bene, l'ho rimesso nella lista. Dovete però attivarlo individualmente. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:57, 16 feb 2026 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie!!!! Speriamo che Giaccai e Carlomorino lo possano attivare. Intanto verifico con la mia utenza dummy. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:13, 16 feb 2026 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] A posto, adesso vedo il pulsante anche in modifica normale; sotto eis ne vedo due, ma sistemerò dopo qualche ulteriore verifica :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:17, 16 feb 2026 (CET)
::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sistemato eis, è stato facile. Mi permetti di tentare di sistemare il problema di RigaIntestazione? Dovrebbe essere altrettanto semplice, ma per farlo devo mettere le manacce su tuoi script. C'è anche un piccolo problema su Trova e Sostituisci, nella gestione della sostituzione di apostrofi, ma temo che quello sia più complesso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:46, 21 feb 2026 (CET)
:::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: va bene. Sugli apostrofi cosa ti servirebbe cambiare? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:04, 21 feb 2026 (CET)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ti documento meglio il problema; chissà che non sia già risolto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:15, 21 feb 2026 (CET)
:::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti non riesco più a riprodurlo. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:21, 21 feb 2026 (CET)
{{rientro}}{{ping|Candalua}} Ho cominciato al leggere il codice dello script. Noto una differenza sostanziale (il parametro step) e vedo che la pagina step viene riletta dal server. Ci penso un po'. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:47, 21 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: lo step serve per andare a leggere 2 pagine prima ed eventualmente anche 4 pagine prima, in modo da recuperare il Ri precedente a qualche pagina di illustrazione o inizio capitolo che interrompe la sequenza. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:11, 21 feb 2026 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Devo capire come il parametro step viene "passato" allo script. Comunque: se eis è attivato, allora esistono tre oggetti eis.p_0, eis.p_1, eis.p_2 che nontengono tutti il testo delle tre pagine che interessano per autoRi e per pt. La mia idea è quindi di far "sentire" allo script se siamo in eis, e se sì, di far usare per autoRi questi dati. Non ho fretta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:09, 21 feb 2026 (CET)
:::Per cominciare, vedo che in modifica normale eis.p_0==undefined è true, mentre sotto eis è false. Un inizio... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:46, 22 feb 2026 (CET)
::::Niente da fare: non capisco il codice js, quindi rinuncio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:25, 22 feb 2026 (CET)
== Il vecchio autoRi.. ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] In [[Indice:Grossi - Opere poetiche, 1877.djvu]] ho incontrato un caso inconsueto: bisogna compilare sia RigaIntestazione (per il titolo dell'opera/del lla sezione) in header che PieDiPagina in footer (per il numero pagina). Ebbene, la vecchia funzione newRi() fa in automatico entrambe le cose (perlomeno sotto eis). Finchè dura, mi piace. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:43, 11 mar 2026 (CET)
== Pentimento:Templatestyle ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Troppo entusiasta per l'introduzione di templatestyle, l'ho usato subito per alcuni template ricorrenti (Ct, SmallerBlock, o) mentre, a seguito della brillante introduzione della pagina style.css di nsIndice, ho visto che quest'ultima soluzione presentava vari vantaggi.
Mi domando: è opportuna una grande "pulizia" per trasportare il css di templatestyle nelle pagine style.css? O è meglio lasciare le cose come stanno? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:24, 17 mar 2026 (CET)
== Problemi in modifica ==
Ciao a tutti, è da un paio di giorni che in modifica vedo mal formattate alcune anteprime, probabilmente dove usa il css. Ad esempio vedo male la barra del SAL, e alcuni template come {{tl|VoceIndice}} dove vedo barre | tra alcuni campi e campi disallineati. Ho solo io questo problema? [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 12:00, 5 giu 2026 (CEST)
:Anche io. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:10, 5 giu 2026 (CEST)
::La barra del SAL la vedevo male anch'io fino a pochi minuti fa, ora mi sembra normale. Sul {{tl|VoceIndice}} ho preso qualche esempio a caso e non ho notato malfunzionamenti--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 16:26, 5 giu 2026 (CEST)
:::Vedo male anche {{tl|Capolettera}} che mi appare in anteprima con un a capo. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 20:17, 7 giu 2026 (CEST)
::::Trattasi del bug [[phab:T428215]]. C'è stata una modifica che ha rotto il caricamento dei fogli di stile. Il problema è stato individuato e dovrebbe essere risolto questa settimana. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 8 giu 2026 (CEST)
== pdf fantasma ==
Ciao a tutti, ho notato [[Indice:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf]] dove il pdf si vede a 0 pixel. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 13:33, 30 giu 2026 (CEST)
::Risolto con un po' di purge
:[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 19:52, 6 lug 2026 (CEST)
== Emulazione dell'ambiente di un utente ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Per aiutare un utente in difficoltà, sarebbe utile "immedesimarsi" nel suo ambiente di lavoro. Esiste un modo facile per ottenere l'elenco dei gadget attivati per quell'utente? E' facile emulare, ricopiandole, le personalizzazioni che provengono dalle sue pagine personali common (js e css) e l'elenco dei gadget attivi è presente nell'html, ma c'è un metodo più spiccio e soprattutto più facile per l'utente che deve fornire i dati? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:59, 27 set 2026 (CEST)
: Scovato un modo decente: scaricare una copia della propria pagina Pregerenze->accessori e inviarla all'utente che deve emulare l'altro utente. Sembra che i flag siano conservati. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:27, 27 set 2026 (CEST)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|539}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|Trag}}ghiamo da tutto ciò un solo vero importante e si è che non in ciascuno animale di classe inferiore nel quale appariscono nervi deesi per ciò solo stimare che vi sin il senso; come, per via d’esempio, in alcuni molluschi sforniti di organo visivo e uditivo.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo}} VII.}}
{{larger|268.}} — Quel fine più peculiare dell’organo di farsi adatto e consentaneo alle disposizioni della natura esteriore e di dominarla al possibile viene conseguito assai largamente per mezzo dell’anima, la quale con la sensibilità gli appetiti e la facoltà del moto locale regola e addirizza per modo le azioni di esso organo, da prevalere sulle forze ambienti, parte assecondandole, parte resistendo e parte piegandole ai bisogni variatissimi e rinascenti della vita.
{{larger|269.}} — L’avere l’organo bene ripartite è specificate le sue funzioni in diversi membri e visceri poco varrebbe; conciossiachè bisogna pel conseguimento del fine che tutte quelle funzioni concordino perfettamente in fra loro, e vi presieda un sensorio comune ed in questo e nel rimanente sia l’unità sostanziale dell’anima.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo}} VIII.}}
{{larger|270.}} — Sembra contradittorio l’attribuire il senso a un molteplice in quanto molteplice, e però a un sistema di monadi e non al principio spirituale impartibile che anima domandiamo. Imperocchè la sensibilità divisa, e come a dire trinciata in minime parti non fa propriamente un composto; ma ogni parte che sente fa un essere separato e diverso; dappoichè quello che<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/572
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|564}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|testimo}}nia loro continuamente il pensiere? e il pensiere non è atto? e l’atto non è inerente in alcuna sostanza? Non abbatteronsi mai in pensiere scompagnato dall’organo cérebrale che è materia. Certo, quaggiù sulla terra quei due termini non si disgiungono. Sono per questo d’una natura medesima e l’uno s’infonde nell’altro assolutamente?
{{larger|331.}} — Ma quando da tutti i pensieri degli uomini nessun chimico trarrà mai un attimo di carbonio e di fosforo, e d’altro canto nessun fornello e nessun lambicco stillerà mai un pensiere e un’idea da qualunque raduno e mescolamento di polpa nervosa, la stessa logica vostra, o signori, induttiva sperimentale ed empirica vi dce dimostrare che i fosfati e gli acidi oleofosforici da una banda e l’intelletto dall’altra, ancora che sempre congiunti, ànno essenza differentissima e per la essenza eternamente si rimarranno divisi; e tuttochè operino l’uno nell’altro (a quello che sembra) immediatamente, l’efficienza loro non è altro che, occasionale. Nè potrebbe diversamente succedere; dacchè nell’intelletto è vera unità, nell’organo è vera moltiplicità, qui è divisione e composizione, là è natura impartibile e semplice; qui è spazio, peso, figura, colore e moto; là non è spazio e non vi può essere; e nessuno vide o vedrà in alcun tempo una idea che si move e piglia forma quadrata o rotonda; nessun saggiatore l’à mai pesata, nè può colorarsi comechessia quando non occupa spazio.
{{larger|332.}} — Queste considerazioni andavo io rovistando dentro la mente insino che giunsi dal Bocca libraio; e trovato il libro e pagatolo, me ne tornavo in casa di fretta per isquadernarlo subito subito e cogliere una volta il fior prelibato della dottrina di questi nuovi Lucrezi e Democriti.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/573
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|565}}}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|II.}}
{{larger|333.}} — Ma chi può dire quanto io rimanessi disingannato della grande aspettazione? Il fatto sta che mi toccò di rileggere nè più ne meno i vecchi e triti argomenti opposti alle teoriche dei teisti e alle massime incancellabili del senso comune. Salvo che quel tedesco mette le mani nel sacco delle scienze naturali moderne e cavane fuori un tesoro di fatti e di esperimenti i quali tutti giudica appropriati perfettamente al suo caso e tornare validissimi alla riprova delle sue opinioni, laddove al contrario il più delle volte que’ nuovi fatti menano a conclusioni opposte e si conducono come la vipera del cerretano che si rivolta indispettita e lo morde, nè và poi triaca che lo guarisca.
{{larger|334.}} — Io non mi perito di asserire che quanto a potenza dialettica cotesti discepoli del {{AutoreCitato|Ludwig Feuerbach|Feverbach}} mi riescono molto inferiori al {{AutoreCitato|Paul Henri Thiry d'Holbach|Barone d'Olbach}} e al suo libro {{w|Sistema della natura|''Del sistema della natura''}}.
{{larger|335.}} — Il {{AutoreCitato|Ludwig Büchner|Büchner}} entra nel sodo del suo sistema<ref>''Forza e Materia'', pag. 9.</ref> citando alquanti versi dell’{{TestoCitato|Amleto|''Amleto''}} e chiosandoli nel modo infrascritto: «Queste parole di profondo significato annunciarono per bocca del grande {{AutoreCitato|William Shakespeare|Schakespeare}}, or fanno più di tre secoli, una verità, che non ostante la sua semplicità e chiarezza e il non poter essere ripugnata, sembrano nel generale i naturalisti eziandio dell’età nostra non volere ammettere. La materia è immortale e non si distrugge. Nessun atomo va perduto ancora che tenuissimo e nulla non gli si può aggiungere.»<noinclude>{{rule|2=000000|h=1px|33em}}<references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/594
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|586}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}quando ciò non si provi neppure con molti giudicj probabili e per via d’approssimazione, quale arbitrio ci rimane di riconoscere in un medesimo archetipo le forme compiute o iniziate delle specie diverse inferiori?
{{larger|381.}} — Nè volendo passarmene senza esempio diretto ed appropriato circa quello che affermo dirò, scegliendo fra i fatti più semplici, che sebbene tra un colubro ed una lucertola sono strettissime le analogie e copiose le somiglianze, pure niuno saprebbe (dicemmo poc’anzi) dallo scheletro del primo in che guisa fare uscire gli arti del secondo. Perocchè non si scorge per quale continuità, ampliamento o modificazione delle parti di esso scheletro vi si possa pervenire. Gli arti adunque posteriori e anteriori appariscono per certa disposizione particolare ed originale insidente nel germe. Quindi non si dee pensare che il genere dei savridi torni a un medesimo col genere dei colubri aggiuntovi lo sviluppo maggiore di tal parte o di tale altra.
{{larger|382.}} — Tra i savridi stessi la tartaruca esce di nuovo dal tipo comune; perchè quantunque la sua corazza appaia un accrescimento e una saldatura dello sterno insieme con le coste e le vertebre, i muscoli che vi si attaccano non al di fuori ma nel di dentro e la pelvi che in luogo di abbracciare l’addome ne è circondata costituiscono tal differenza che ampliando, restringendo e disviluppando comechessia qualunque parte non è possibile di conseguire quella sorta di costruzione e perciò dee venir giudicata una differenza germinativa immutabile.
{{larger|383.}} — Del pari, in che guisa diremo noi lo scheletro interno d’un animale possa divenire integumento articolato esteriore degl’insetti o viceversa questo mutarsi in quello, se lo scheletro interno e gl’integumenti non si compongono della stessa materia {{Pt|chimi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/598
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|590}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|ve}}getabile e animale non trova giusta rappresentanza nemmanco in un tipo supremo concepito e descritto alla maniera platonica; considerato che sopra la terra non sussiste una serie sempre ascendente di esseri, la quale raggiunga la maggior perfezione possibile della vita mediante sviluppi e trasmutamenti graduati e regolari di certi organi fondamentali e quasi a dire germinativi. Imperocchè sotto i vocaboli di sviluppo e trasmutamento qui debbesi intendere qualche cosa la quale permane identica con sè medesima e cambia a poco insieme negli accidenti nella quantità e nel modo, serbando coerenza continua ed omogeneità di natura.
{{Ct|f=115%|t=2|III.}}
{{larger|391.}} — Vuolsi, nondimeno, che appaia separatamente certa unità di disegno in certe classi distinte e diverse o di piante o di animali. Sul che notiamo per prima cosa cotesta unità di disegno separata e parziale mai non essere stata occulta e disconosciuta; ed anzi aver dato origine da lungo tempo al concetto di classe di genere di specie e di varietà. Però il merito de’ moderni deesi per nostro giudicio riporre in ciò solo, che l’unità di disegno in cambio di venire avvisata in certe rassomiglianze esteriori e non rado anche accidentali e apparenti, fu incominciata a riconoscere nel fondo stesso dell’organismo. E del pari, dove altri non discerneva che spiccatissime differenze di forme e slegamenti di fenomeni furono invece avvertite simiglianze, ripetizioni ed analogie e metamorfosi graduate e normali.
{{larger|392.}} — La natura è sempre una e diversa. Cambia sostanzialmente ognora che passa, direbbe {{AutoreCitato|Platone|Platone}}, da tal paradigma a cotale; ma dentro la sfera di {{Pt|cia-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|592}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|tra}}passo tra una ed altra organizzazione riescono in fatto un intermezzo di sola apparenza e in certe condizioni e disposizioni meno qualitative e meno essenziali. Così a rispetto degli uccelli, classe troppo bene delineata, il vipistrello ed il monotrema non cessano per i caratteri più sostanziali di appartenere ai mammiferi.
{{larger|394.}} — Ma riducendo il discorso a quelle larghe divisioni di esseri delle quali ebbe notizia chiarissima eziandio l’antichità più remota, noi ripetiamo che assennatamente i moderni naturalisti e fisiologi affermano che in ciascuna vasta famiglia di enti organati varietà innumerabili escono da un solo stampo primitivo e comune, ed escono altresì per mezzi maravigliosamente semplici massime guardandosi alla esteriorità e al lavoro plastico. E già di questo si diceva consistere principalmente in ampliazioni od attenuazioni di parti ovvero nella ripetizione delle medesime e più spesso in graduate ed impercettibili metamorfosi delle stesse forme e degli stessi elementi.
{{larger|395.}} — vproporzione di materia. Quindi alcune membra o disposizioni di membra ricompariscono sempre, tuttochè talvolta non necessarie a quella vita particolare e non rispondenti ad alcuna funzione, ovvero sono deputate ad ufficio differentissimo; e fu avvertito con accorgimento oltremodo felice che dove sembravano certi organi e certe forme non esistere affatto si lasciano effettualmente scoprire in alcun rudimento appena visibile o nei trapassi di formazione che va compiendo il feto di questo animale o cotesto. E, per atto d’esempio, le mammelle nel maschio dei bimani e d’altri vivipari indicano un disegno generalmente applicato per legge e necessità di composizione quando anche l’organo non à ufficio a cui serva.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|610}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}vede per qualche segno eziandio nella condizione nostra presente. Perocchè gli è certo (come avvertimmo altrove) che nell’organismo nostro il sistema nervoso dopo lunghissima serie di generazioni crebbe di volume o di attività e le sensazioni si fecero per ciò più squisite. Chi poi non sa quanto la industria e il sapere umano affinassero ad una e stendessero la potenza degli organi con istrumenti acconci e ingegnosi per modo che questi paiono recare agli organi stessi quel gran profitto che l’anima suol ritrarre tuttogiorno dal proprio corpo e dal ministero dei sensi? Cotesta virtù strumentale inventata dagli uomini e bene adatta al moto ed agli usi de’ nostri membri è, per mio avviso, un simbolo chiaro di quello che sarà l’organo appropriato ed immedesimato con lo spirito e ricevendo gli influssi del sublimarsi e perfezionarsi di quest’esso.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo}} X.}}
{{larger|441.}} — Errore grande, peraltro, commetterebbesi a credere che l’uno dei prefati supposti avverandosi non porti seco sostanzial differenza nella economia intera della vitalità e dell’organismo e per rimbalzo in quella dei mezzi e degli apparecchi. Attesochè, il primo supposto del rimanere sempre una medesima sostanza organica abitualmente congiunta e senza sforzo nessuno col principio spirituale non pure è combattuto dalla inferiorità soverchia della materia assimilabile a rispetto così delle monadi come dello spirito, ma dalla necessità eziandio del continuo moto e delle continue modificazioni senza le quali lo spirito stesso nè cambia nè progredisce nè può adattarsi ad ogni poco al mutare del mondo esterno. Sopprimere adunque il flusso incessante della materia assimilabile importa<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|613}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}verso compiuta e perfetta e la quale dee perciò consistere in quella energia razionale e morale the partecipa gradatamente del bene assoluto sinonimo della assoluta finalità, e compone a sè il proprio organo tanto nell’ordinare e disciplinare le operazioni del suo spirito quanto nell’assumere e immedesimarsi l’ambiente natura; da cui ritragge talvolta impulsi promovitori e più spesso di mera virtù occasionale per procedere fruttuosamente nella congiunzione sua con l’oggetto assoluto. Ognuno avvisa che tale sorta di organo debbe crescere in perfezione ad ogni perfezionarsi della sua causa efficiente immediata; e in questo sistema ciascuno del pari scorge e ravvisa l’intero e il pretto della vita razionale che quaggiù sulla terra trapassa in conflitto e in non dissipabile torbidezza ed incoerenza. Ma la conquista del bene assoluto non può adempiersi unicamente per mezzo di virtù occasionale e debbe l’anima essere, come a dire armata di altro efficiente organismo oltre la riflessione già ricordata di sè sopra sè medesima. E tale efficienza di organo nettampoco può uscire da mezzi inferiori e non partecipi dell’Assoluto. Questa specie di antinomia altre volte indicata vedremo dissiparsi più tardi, intrattenendoci a ragionare della particolarità della vita umana razionale e morale.
{{larger|448.}} — Ciascuno da ultimo misurando la via trascorsa e la rimanente, s’accorge come la finalità, o l’atto di vita che tu il domandi, non diversamente da ogni cosa creata scorre per trapassi variati e copiosi.
Principia dalla pura vegetazione dove è organismo senza unità e che è fine a sè stesso, attesochè non viene informato e signoreggiato da individuo alcuno spirituale e non à ufficio di vero strumentoi Qui gli svariati sistemi di monadi provano, per si dire, e {{Pt|speri-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|615}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|qua}}lunque fine e questo risplende solo nella divina mentalità che nell’opera generale di conservazione statuisce il contrapposto della mutabilità ed esaurendo tutti i possibili respettivi valica dal senso all’intelligenza, dall’appetito alla volontà e dai primi indizj del bene e primi segnali del fine al bene vero oggettivo ed all’assoluta finalità.
{{larger|453.}} — Perciò la vita ascendendo pur sempre ne’ suoi due termini misti, l’attivo e lo strumentale, perviene da ultimo nella natura nostra terrena e corporea al congiungimento migliore dell’organismo e dello spirito, e ciò mediante la intervenzione d’un terzo principio che è la visione ideale. Da questo punto la vita è consapevole di sè medesima, veste tutte le ammirevoli attribuzioni della personalità e riconosce un bene, un oggetto e un fine assoluto sempre in parte conseguito e conseguibile sempre. Allora la voce individuo piglia la significazione intera che intendevale dare la nostra definizione; e invece di esprimere come in principio di questi Libri l’ultima attenuazione dell’essere e ciò che in esso è negativo, perviene a designare il maggior colmo della potenzialità progressiva che praticamente noi conosciamo. Onde quel primo individuo era semplicemente il non divisibile: questo secondo è l’indivisibile ''polidinamo''.
{{larger|454.}} — Allora l’organismo che nella corporalità non può trascendere il segno di già toccato muta necessariamente non gli uffici proprj ma gl’intendimenti ai quali sono rivolti, non potendo essi procurare la congiunzione e partecipazione del bene assoluto salvo che per indiretto e con virtù occasionale; e la stessa natura ambiente predominata e connessa alle variabili esigenze dell’essere razionale vivente convertesi in fine relativo e sottordinato.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|616}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>
{{larger|455.}} — Per ultimo, noi dobbiamo credere ad altra suprema evoluzione della vita la qual consiste, come qui sopra notammo, in certo progredire perfettivo e ordinato del principio spirituale con certa disposta e proporzionata forma di organo; cotalchè sia cessata in fra essi ogni specie d’incompatibilità e d’incoerenza. Laonde l’evoluzione di che parliamo, sebbene è l’ultima, dividesi per sua natura in istadj innumerevoli per tutti i quali la vita cresce e si compie.
{{larger|456.}} — Sembrami che adunando insieme e raffrontando parte per parte le cose discorse per questi aforismi il pensiere abbia in cospetto tale maravigliosa unità di disegno da lasciarsi indietro di mille miglia quella cercata dai naturalisti e fisiologi.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo}} XIII.}}
{{larger|457.}} — Nullameno noi confessiamo che tutto ciò è lavoro lento travaglioso e incessante delle forze dell’universo guidate in alto dalla efficacia divina del {{AutoreCitato|Convenevole da Prato|Convenevole}}. Dinanzi da lei è il possibile da esaurire e il meglio da combinare. Negli esordj della possibilità, rispetto alla vita, incontrasi l’idea dello spirito umano involto in corporale organismo e operante sulla materia per mezzo di quello. In cotal tenore della possibilità la perpetuazione dell’organo sarebbe la pessima delle condizioni per l’uomo. Dacchè impedirebbesi con questo solo il progresso ulteriore delle sue forme e attribuzioni spirituali. Senza dire che ciò non potrebbe stare con la virtù procreativa e propagativa deputata da Dio ad estendere il bene al numero di creature maggiormente fattibile. Nel vero, sommando insieme le generazioni tutte quante comparse sul {{Pt|no-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|617}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|no}}stro globo, troverebbesi che la terra non à sufficienza di alloggiarle non che di nudrirle
{{larger|458.}} — Così è provato di nuovo che il timor della morte, sebbene appaia naturalissimo, non è ragionevole, ed è naturale e profondo in quanto esce dagl’impulsi ed istinti ordinarj ed assidui dell’anima vegetativa e del senso. Dappoichè la vita, supremo fine dell’essere, comincia sol quando il possesso quieto progressivo e sicuro del bene assoluto comincia. Il che non è conseguibile coi presenti organi e nella circostante natura sopra la quale operiamo. Quindi per questo rispetto e i nostri organi e l’ambiente natura corporea sono essenzialmente falsi, perchè mentiscono al fine vero e assoluto; ed ogni spirito dee sapere che pronunzierà un giorno le parole del poeta
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}miei dì fersi<br>{{spazi|3}}Morendo eterni e nell'eterno lume<br>{{spazi|3}}Quando mostrai di chiuder gli occhi aperai.»}}</poem>}}
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo}} XIV.}}
{{larger|459.}} — Ma, girando da capo lo sguardo all’unità di disegno la quale si manifesta nel corporale organismo, noi avvertimmo più sopra quanto bisogna per dimostrare che forse i fisici ed i zoologi non la intendono nel senso migliore, e talvolta la cercano dove in sostanza non è e talaltra volta si fermano con soverchio compiacimento nelle forme plastiche od in somiglianze di carattere accidentale. Già fu derisa non a torto la definizione platonica dell’essere l’uomo animale bipede e implume, e vale a dire ugualissimo agli uccelli e al pollame eccetto le penne. Ma forse Diogene farebbesi beffa anc’oggi a ragione di molte definizioni di specie a cominciare da quella dell’uomo che è detto<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|618}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}bimano invece di bipede. A noi sembra che quella unità di disegno onde ragioniamo splenderebbe più chiara e profonda insieme, qualora fosse additata nell’ordinamento dei fini sempre correspettivi agli organi e alle funzioni degli organi.
{{larger|460.}} — Noi con le cose notate nei Capi anteriori provammo, ci sembra, che non può la natura inorganica diventar capace d’alcuna forma di vita ognora che non entri in atto, e alla materia non s’accompagni
un principio nuovo ed originale che monade fu domandato. Additammo la necessità della struttura cellulare e del flusso della materia; il che porta eziandio la necessità dell’assimilare e dell’espellere, poi l’altra di qualche aggirazione di umori, e poi l’altra ancora sì del crescere le cause minute di alterazione e sì del prevalere il solido al liquido; da entrambe le quali seguita la necessità della morte dell’ente organato il cui posto riempiono i simili a lui pel ritorno naturale d’ogni sistema di monadi all’essere loro essenziale ed ingenito che si compendia tutto nel germe.
{{larger|461.}} — Ma perchè la vita senza unità è solo apparente, conviene che nell’organismo vegetativo compaia un altro principio, il quale unificando potentemente ogni cosa dia campo alla massima diversità e complicazione delle parti e del tutto. Pel che non mutano sostanzialmente le funzioni nè crescono ma diventano, a così parlare, più laboriose ed artificiali. Quindi l’assimilazione e la secrezione fannosi particolari e specifiche per ciascun organo, e il circolo o vogliam dire l’assimilazione compiuta in ogni minima fibra e molecola si compie con diversità e intreccio maggiore di canali e tragetti.
{{larger|462.}} — Nè quell’individuo può vivere unicamente per allargare intorno di sè la sua vigorezza {{Pt|unifica-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|620}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>
{{larger|466.}} — Tutto il rimanente esce dall’anima per via immediata e giovasi della corporale immaginazione per via indiretta ed occasionale; quindi nè la coscienza nè il sentimento morale nè la visione delle idee possiedono organi proprj non ostante l’apotegma famoso dei moderni materialisti che senza fosforo non v’à pensiere nè idee. Certo al pensiere bisogna l’occasione dei sensi eccitati e la successione dei fantasmi; e levato il cerebro, gli uni e gli altri sono levati; in quella guisa che senza mantici e senza tastiera gli organi delle chiese non suonano, ancora che i mantici e le tastiere non sieno per sè medesime cagione efficace de’ suoni.
{{larger|467.}} — Di tutta questa materia qui e altrove segnato abbiamo sol qualche linea e appena imbastita la vasta tela; ma pure ogni altro subbietto che trattano alla distesa i libri dei fisiologi e dei filosofi naturali vi si raccoglie e spartisce molto facilmente e come raggi a lor centri, e una stessa ragione e argomentazione ne penetra le parti e ne dichiara i nessi ei rapporti.
{{Ct|f=115%|t=2|''A''.}}
{{larger|468.}} — Esce, come vedesi, il progresso dell’organismo da differenti sistemi di monadi e l’uno succedente all’altro per legge scambievole di preparazione e corrispondenza, e ciascuno serba in perpetuo la impronta propria e tutti seguono non consapevoli l’eterno dettame della Convenienza e della finalità.
{{larger|468.}} — Nei panteisti fisiologi invece è il concetto d’una sola generazione e d’un solo sistema di monadi il quale, come la idea hegeliana, non è ma diventa e l’essenza sua raccogliesi interamente in questo diventare incessabile. Più timidi, nullameno, del loro {{Pt|mae-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|621}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|mae}}stro non osano indicare il nascimento della prima cellula; ma questa data e presunta, ei si confidano di ricavarne tutto quanto il mondo vivente attuale. Cellula prodigiosa davvero sarà cotesta; perchè nel suo fondo è l’infinita virtù di tutte le forme organiche per ogni lunghezza di secolo. E quando si neghi quell’infinito, io negherò a vicenda che quella cellula possa mutarsi minimamente e qualcosa produrre. Genera essa, per via d’esempio, altre cellule a sè somiglianti? Certo è che questo avvenne per potenza causale; e potenza si fatta non era altrove celata che dentro la cellula generatrice.
{{larger|470.}} — Ma giova poco il produrre altre cellule a sè somiglianti, quando non si leghino insieme con certa legge preordinata ed insita essa pure nella medesima cellula. Se non che le guise di legamento sono copiosissime e quasichè innumerabili. Ponete che le cellule nuove dispongansi due contro due dentro una stessa membrana e avrete la forma del ''protococcos''; ovvero ponete che si dispongano invece in fila e una contro una siccome stanno nel ''nostoc'' che è quella specie di alga
la qual contende col ''protococcos'' il primato della semiplicità nella figurazione e testura organica. In che maniera quella cellula progenitrice potrà determinar sè medesima all’una delle due forme qualora entrambe dentro di lei si dimorino potenzialmente con diritto uguale di procedere all’atto? ricorri tu alla diversità dell’ambiente e degli stimoli esterni? Sia come dici.
Ma per progredire nella varietà delle specie e nella effettuazione degli archetipi superiori, come non basta l’aggiungere cellula a cellula e comporre il tutto con parti esattamente similari, ma si occorre profondamente modificarle e connetterle in certo ordine prestabilito, così da capo affermiamo che di queste {{Pt|con-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|622}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|con}}tinuate e variatissime metamorfosi o convien dire che nascono tutte a caso, o convien riporre la cagione virtuale per entro alla prima cellula.
Conciossiachè affermando pure che dalle cellule moltiplicate emergano attitudini nuove e diverse, questo come facoltà e principio giacevano in fondo a ciascheduna di quelle e però da ultimo si originavano dalla cellula primitiva in cui metton radice le virtualità sparse e molteplici di tutto il composto.
{{larger|471.}} — Qual cosa, impertanto, conclude la ipotesi nuova dei panteisti fisiologi? Questo, per nostro avviso, conclude che parendo non presupporre nulla, presuppone invece il tutto della vita; perocchè per entro a quella cellula, se ben si guarda, è uu infinito potenziale poco diverso dall’anima che Platone infondeva per l’intero creato e simile affatto all’una di quelle nature universali concrete che Aristotele poneva in cima ai differenti ordini delle cose e che noi più volte abbiamo dimostrato non potere sussistere.
{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO DUODECIMO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''DELLE GRANDI EPOCHE GENETICHE.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|I.}}
{{larger|472.}} — Noi cutriamo al presente in una materia la più difficile, io penso, a venir sottomessa alle precognizioni e deduzioni teoriche, e per la quale debb’essere conceduto eziandio l’usare con discrezione delle fondate congetture e fermarsi al probabile ognora che il certo sembri non asseguibile. A noi tornerebbe per<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|622}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|con}}tinuate e variatissime metamorfosi o convien dire che nascono tutte a caso, o convien riporre la cagione virtuale per entro alla prima cellula.
Conciossiachè affermando pure che dalle cellule moltiplicate emergano attitudini nuove e diverse, questo come facoltà e principio giacevano in fondo a ciascheduna di quelle e però da ultimo si originavano dalla cellula primitiva in cui metton radice le virtualità sparse e molteplici di tutto il composto.
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{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO DUODECIMO.'''}}
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{{Ct|f=115%|t=2|I.}}
{{larger|472.}} — Noi cutriamo al presente in una materia la più difficile, io penso, a venir sottomessa alle precognizioni e deduzioni teoriche, e per la quale debb’essere conceduto eziandio l’usare con discrezione delle fondate congetture e fermarsi al probabile ognora che il certo sembri non asseguibile. A noi tornerebbe per<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|627}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}comune e non declinabile d’ogni principio attivo creato, nessuno de’ quali è sufficiente a sè stesso, e ciascuno è bisognevole di eccitamento iniziale.
{{larger|483.}} — Secondamente occorreva che a codesti principj organizzatori non difettasse un ambiente in pari maniera proporzionato omogeneo e bene adatto, affine che giungessero a palesare e spiegare le proprie forze e tendenze e raccoglierle con ordine in quel sistema particolare d’azioni e di reazioni che a ciascuno è sortito e viene espresso e rappresentato parte dal germe e parte dallo svolgimento regolare che del germe succede. Egli par manifesto, che, appena uscite le monadi vegetative od altro principio vivente dallo stato virtuale e non invigorite ancora per moto ed esercizio di facoltà nel di dentro e per eccitazioni e stimoli coordinati dal di fuori, mal possono prevalere e signoreggiare sulla materia circostante il perchè i germi o non si compongono ovvero non isbocciano; e posto pure che l’uno e l’altro s’adempia, è continuo pericolo di vederli interrompere a mezzo l’impreso
sviluppo ovvero guastarlo e perire.
{{larger|484.}} — Fu, dunque, spediente non solo che certa porzion di materia si disponesse chimicamente e per via d’eccezione ad un cotal modo particolare di essere adatto alla vita, ma pure disposta e contemperata di quel modo costituisse a luogo a luogo un ambiente poco diverso per efficacia dall’ordinario che trovano i germi al presente in grembo di sostanze organate e a loro congeneri esattamente.
{{larger|485.}} — In terzo luogo, dopo costruito i diversi germi e ottenuto il loro sviluppamento, e trovato le monadi un sistema regolare e non più mutabile di loro situazioni atti e combinazioni, occorreva trar fuori il mezzo di moltiplicare senza fine nel tempo ciascuno<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|632}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|immede}}simazione dei principj immateriali viventi con certe sostanze corporee onde poi risulta la formazione e costruttura dei germi, sappiamo assai nettamente dall’esperienza che accader non potrebbe nello stato nel quale dimorano oggi le sostanze inorganiche. Avvegnachè le loro combinazioni chimiche sono tutte e sempre binarie e non già molteplici, come bisogna alla costruttura di qualunque sorta piante e animali. Ora, per le cose dette qua addietro appar manifesto che a que’ principj immateriali di vita, necessitosi come sono della corporeità per uscire un tratto dell’essere loro potenziale, manca ogni modo di mettersi, come dire, alla cerca essi medesimi degli elementi chimici adatti e proporzionati e procurarne le combinazioni molteplici per annidarvisi poi dentro e comporre la prima cellula organica. E d’altro lato, ogni qualunque combinazione non ternaria nè quadernaria di quegli elementi discordando da ciò che richiede la essenza dei prefati principj, in niuna maniera sentesi attratta verso di loro nè movesi a rivestirli della propria corporeità.
{{larger|495.}} — E qui pure, parlandosi sperimentalmente, dobbiamo asserire che quando anche alle monadi vegetative o ad altro principio vivificatore fosse conceduto di cominciare da sè medesimi quelle combinazioni molteplici, noi vedremmo cotale virtù esercitata per ogni dove e sempre e comparir quindi qua e colà innumerevoli germi novelli non provenienti da germe nessuno anteriore. Che anzi riducendoci a mente le cose determinate universalmente un poco più sopra, la manifestazione dei germi nuovi esser dovrebbe così súbita come incessante e abbondevole e non fermarsi ad altro confine che all’esaurimento compiuto della materia passiva.
{{larger|496.}} — Nè si badi a ciò che le piante paiono poter<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|633}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}convertire in combinazioni molteplici le combinazioni semplici che rincontrano nelle sostanze delle quali si nudrono. Perocchè le piante sono esseri già belli e composti con la conveniente organizzazione e valgono per la propria forza vitale ad assimilare l’esterna materia qualechessia congiungendo, esempligrazia, in una sola combinazione chimica l’ossigene dell’aria con
l’idrogene dell’acque e con l’azoto e il carbonio d’altre miste sostanze. Ed appunto perchè nel seme delle piante che è il feto maturo della vita dei vegetabili la virtù assimilatrice è debole ed è solo incipiente, noi lo scorgiamo ne’ vegetabili più complessi accompagnato da due o più cotiledoni che fanno gli uffici di mammelle e somministrangli materia di già organizzata.
{{larger|497.}} — Se non che, ponendo in sodo che i principj vitali riescono per sè impotenti ad iniziare le combinazioni di cui parliamo, viene subito il chiedere onde procedettero esse adunque, nella prima epoca della vita e innanzi che fosse compiuto il fatto della ripetizione e trasmissione dei germi?
Nè qui pure noi siamo digiuni delle opportune notizie. Conciossiachè la scienza sperimentale comincia a mostrare con l’evidenza del fatto che le combinanazioni molteplici degli elementi, sebbene appariscono pressochè sempre originate dall’organismo, non sono peraltro impossibili nella natura inorganica e l’arte chimica giungeva alla fine a riprodurne più d’una. Il che risponde, per mio avviso, in modo perfetto a quanto venimmo più volte significando sull’essere delle forze. E nel vero, nessun organismo varrebbe a suscitare negli elementi suoi materiali una forma di affinità essenzialmente diversa, quando essi niuna facoltà e niuna attitudine ne possedessero. Stantechè noi<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|637}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|in}}tervenire o al subito mutare del calorico e dell’elettrico debbono esser recati. Gli stessi elementi nelle combinazioni e proporzioni identiche salvo che mutate per la condizione calorifica acquistano proprietà al tutto diverse ed inopinate, segnatamente se quel mutare della temperatura succede con gran prestezza. E per citare un sol fatto, ma però consentaneo col nostro proposito, la composizione dell’acido formico tentata or fa pochi anni per mezzo di elementi inorganici venne alla fine ottenuta con alzare d’assai la temperatura loro e porli in unione con la potassa.
{{larger|506.}} — Della qual forza trasformatrice attribuita da ognuno al calorico ed all’elettrico sembrami la ragione chiara e patente, e cioè che tali due formidabili agenti della natura penetrano più che altra efficienza nella più intima costruttura dei corpi e valgono spesso a recar mutamento persino alla forma delle ultime loro molecole; e d’altra parte sanno pur tutti che le leggi dell’affinità procedono non meno dalla essenza degli atomi che dalla loro diversa e reciproca disposizione nel componimento ed aggruppamento di più ordini di molecole. Nè può nella essenza avvenire modificazioni le quali non rechino analoga alterazione nell’aggrupparsi e ''orientarsi'' delle molecole; e del pari ogni mutazione sopravvenuta nell’ordine delle mélecole dee recar seco non leggier cambiamento nella intima natura degli atomi.
{{larger|507.}} — Questo veduto, diventa necessità il credere che quando lo stato termico della faccia del globo soggiacque di luogo in luogo a repente profonda e violentissima mutazione e però dovettero eziandio alterarsi più che molto le correnti telluriche dell’elettrico e del magnetico, l’intima forma molecolare dei corpi inorganici similmente venne alterata. Quindi la serie<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|644}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}de’ quali nasce e si perfeziona in corpo idoneamente organato e rinviene ai primi sviluppi nutritura acconcissima o nei cotiledoni o dentro l’uovo o mediante la lattazione.
{{larger|526.}} — Fu dunque spediente che i germi dilicati delle più perfette organizzazioni nascessero in questa successione e in quest’ordine, che cioè alquante specie inferiori apparendo e poi disparendo fossero mezzo e apparecchiamento a ciò, secondo verrà espresso più chiaramente tra breve. Ed è il metodo usato per ordinario dalla natura di procedere prima per lunga sequela di apparecchi e risultamenti e convertire poi questi ultimi in apparecchi più elaborati d’altri nuovi e più perfetti risultamenti.
{{larger|527.}} — Nella guisa che oggi medesimo ognuno si accorge che gli animali carnivori serbano la specie loro traendo sostentamento da animali inferiori meno gagliardi e più copiosi e gli erbivori lo traggono dai vegetabili e questi da pose e relitti impregnati di sali e sostanze un giorno organate e viventi; del pari occorse agli animali vertebrati e segnatamente ai mammiferi una disposizione anteriore e particolare di acconcia materia, la quale porgesse ai germi loro dilicati e gracilissimi ufficio comodità e uso di placenta e matrice, e somigliasse ai principi del chimo e del sangue; il che dobbiam figurare siccome un lento prodotto di molte generazioni d’animali peculiarissimi a ciò destinati e di cui ne’ sedimenti geologici non rimasero mai nè avanzi nè impronte, non avendo per avventura sortito essi alcuno integumento pietrificabile.
{{larger|528.}} — Per fermo, accumulazioni e ripositorj di quelle organiche sostanze in luoghi bene appropriati potevano allora durare esenti d’ogni fracidezza (secondo fu avvertito di sopra) per quella cagione medesima la qual<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|652}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|pri}}mitivo e di impermutabile, tutto il regno della vita confonderebbesi ad ogni momento.
{{larger|549.}} — Nè basta il dire, siccome fa la scuola dei Darvinisti, che le mutazioni succedono lentissimamente ed a gradi minimi. Conciossiachè, se il principio della mutazione esiste dentro le specie ed è essenziale ed ingenito, la difficoltà è capovolta, e conviene spiegare perchè l’essenziale non opera sempre; ed anzi occorre spiegare qual cosa sia quella che opera, e come mutando sostanzialmente e senza mai termine, tuttavolta resta identica a sè medesima.
{{larger|550.}} — Nè avvedesi cotesta scuola di porre in ultimo un’astrazione in luogo della realità e la vita; e l’organizzazione convertono in certo ente di ragione e in certo Ile vivificabile, a così chiamarlo, che è tutto in potenza ed è nulla in atto e verso le infinite disposizioni ed attuazioni che sta per assumere è indifferente in compiuto modo. Per cotal guisa la filosofia loro indietreggia insino alle vuote astrattezze che tolsero credito al Peripato ed alla Scolastica. Ma di ciò parleremo altrove più acconciamente.
{{Ct|f=115%|t=2|V.}}
{{larger|551.}} — Posto che le specie non mutino sostanzialmente e a vedere sorgere altre specie diverse oltre alle ibride, fa spediente ricondurre sul mondo l’epoca generatrice, seguita di conoscere in che maniere durante l’epoca stessa le forme viventi esaurivano la immensità relativa del possibile che è uno dei fini a’ quali tende la natura perpetuamente ed in ogni cosa. Intorno di che il raziocinio discopre essere stati non più di tre i fattori supremi d’ogni diversità di organismo.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|654}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|sem}}pre dentro la forma medesima e torna costantemente a qualche diversa modificazione di quantità e di luogo e vale a dire a certo genere d’identità, quando che le sostanze isomeriche di cui discorriamo differiscono nelle proprietà e negli effetti al punto che questa è balsamo, quella è veleno de’ più potenti e l’altra è fragrante profumo, e così prosegui.
{{larger|555.}} — Ma oltre di ciò, per confessione di essi fisici tale varianza di postura e d’''orientazione'' degli atomi studiata nel mondo inorganico viene scoperto che si altera e cambia forse ad ogni momento, ed ogni forza che interviene è bastevole a simile effetto; e lasciando stare quello che vi può e vi opera tuttavia il calore o l’elettrico, un lieve moto meccanico impresso nelle molecole provoca non rade volte nelle combinazioni chiniche mutamenti sostanzialissimi. Al più picciolo stropiccio e ad un menomo urto il fulminante di mercurio scoppia e arde; e puossi dar principio alla scomposizione dell’azoturo d’iodio toccandolo solo con l’apice d’una penna.
{{larger|5561.}} — Intanto, nessuna cagione esterna per la intera lunghezza dei tempi che la storia ci testimonia cambiò e alterò mai nelle piante quella singolare postura ed ''orientazione'' di atomi da cui risulta o la canfora o il balsamo o il chinino o l’oppio e così seguita per cento altre sostanze di vegetabili. Avvi dunque là dentro qualcosa di permanente insieme e di peculiare, che non provenendo dal di fuori nè dal mero combinarsi degli elementi chimici conviene a forza attribuirlo al principio informativo ed immateriale della specie.
{{larger|557.}} — Solo sta bene di dubitare e di chiedere se nella grande èra genetica una specie medesima, o parlandosi più preciso il principio informativo di lei, {{Pt|po-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|660}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}corpo senza lo spirito come vivrebbe vita animale? ed anzi come avrebbe mai iniziato il proprio organismo? O forse nel germe d’un gorilla o d’un chipanzi fecesi tramutazione di anime? e il germe non se ne accorse, proprio nel modo che fu burlato un giorno a Firenze il {{TestoCitato|Novella del Grasso legnajuolo|Grasso legnaiuolo}}? Già disse un naturalista inglese parergli meglio discendere da una scimia perfettibile che da un angiolo decaduto. Io d’angiolo decaduto non so troppo bene; ma so certissimo questo che il gorilla o il chipanzè tritavo di quell’inglese non era perfettibile.
{{larger|571.}} — Dai tempi de’ quali si à memoria e testimonianza, molte bertucce sono vissute fra gli uomini; e sempre v’è stato qualche buon pastricciano di ragazzo che girando attorno per le città e le borgate col suo scimiottino in collo à tanto più buscato da vivere quanto gli riuscì meglio di addestrare l’animale a far boccucce e grattarsi il capo. Ma siamo rimasti pur sempre lì; e per isventura dei giramondi l’ultima delle scimie non à nulla di più imparato o disimparato come cinque milanni addietro.
{{Ct|f=115%|t=2|VI.}}
{{larger|572.}} — Quattro, adunque, sono state trovate da noi le cagioni d’ogni disparità e varietà nelle specie; gli elementi materiali compositivi; le monadi organatrici; l’anima senziente; le forze e circostanze esteriori; e queste ultime fanno diversità in due maniere, e cioè nello spazio e nella successione del tempo. Conciossiachè, l’ambiente diverso e, verbigrazia, la terra od il mare basta per sè solo ad occasionare cambiamenti profondi nelle forme della vita; alle quali poi recherà nuove modificazioni la terra od il mare in processo di<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|662}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|quell’attitu}}dine di accogliere immediatamente nel proprio seno altre sorte di monadi vegetative ed altri principj di vita.
{{larger|576.}} — Nè le specie, si disse, comparvero tutte contemporanee, ma spuntarono via via nell’ordine che prescrivea loro la necessità ineluttabile degli opportuni apparecchi. Onde le sintesi più complete e più comprensive a cui la natura intende con lenta opera e travagliosa dovettero venir composte le ultime, siccome quelle che richiedevano antecedenze e preparazioni molto maggiori e includenti altre minori in buon dato. Del che toccammo qualcosa più sopra.
{{larger|577.}} — In termini si fatti e con tal criterio conviene intendere il trapassare che fece la organizzazione e la vita per gradi e serie copiose e alternate di costrutture diverse e complesse; e non già ch’ella sia trascorsa in modo esatto e preciso per una linea perfettiva e sempre ascendente. Chè oltre all’aver notato per addietro come alquante sorte di esseri organizzati poste debitamente in classe molto inferiore rimangono in tale attributo e in cotale assai superiori a parecchie specie od ancora a tutte di generi più alti e perfetti; gli studi recenti degli abili paleontologi cavano fuor d’ogni dubio che non fu prima una età occupata meramente dai più semplici vegetabili ed una successiva occupata invece dagli animali più semplici; ma entrambe le forme di organizzazione nacquero simultanee. Del pari, dimostrano che nel sistema silurio stato il primo a rivelare alcuni vestigi di organismo antichissimo, già puossi avvertire alcuna spoglia di pesci il che notifica l’apparizione di animali vertebrati in mezzo a conchiglie e zoofiti. Nè le conchiglie di specie assai disparate cessano mai di lasciarsi scorgere accanto ai più perfetti animali; nella maniera che le palme ed altre<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|682}}|{{Sc|libro quarto.}}|}}</noinclude>
{{larger|639.}} — Vedi che io riferisco i fatti preciso e come tu li racconti e descrivi; nè disputo se alcuna di quelle razze provenga o no da specie originalmente diversa e concedoti senza fatica essere tutte nate più tardi e procedute da una sola specie prototipa vivente tuttora nella selvatica sua libertà.
{{larger|640.}} — Avvi dunque, concludo io, in alcune sorte di animali mediante cura tempo e artificio d’accoppiamento e d’allevamento un’attitudine assai maggiore di essere modificate e accidentalmente mutate che altri forse non istimava. E sebbene questa facoltà del variare per accidente sia stata sempre avvertita in qualunque sorta di viventi, le razze da te allegate ci provano che in parecchi casi debbe allargarsi non poco il limite che a quel variare si assegnava.
{{larger|641.}} — Ma che perciò? non rimangono forse negli animali che tu ricordi membra organi funzioni istinti e disposizioni veracemente sostanziali e però inalterate? Io mi pensavo, del fermo, che tu per mettere in sodo l’assunto preso, avrestimi designato qualche strano piccione a cui il club d’Inghilterra dopo moltissime figliazioni fosse riuscito d’aggiungere un terzo piede o cambiar le penne in isquame o la circolazione a sangue caldo cambiar in quella dei rettili a sangue freddo.
{{larger|642.}} — D’altro canto, una cosa sembra certissima ed è, che le razze prodotte per arte e mediante la scelta accurata e mille volte ripetuta degli individui da accoppiare, lasciate in pieno abbandono e tratte fuori d’ogni ambiente fittizio, ritorneranno in certo corso di tempo alle vecchie e innate disposizioni di loro specie. Imperocchè tu medesimo riconosci negli enti organati simile propensione tenace ed inestinguibile di riaccostarsi all’archetipo proprio ed originale; e dove ciò non accada, potresti con sacramento affermare che non<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della vita e del fine nell’universo.}}|{{Sc|685}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}dei limiti necessarj e non valicabili imposti alla moltiplicazione di esse schiatte.
{{larger|649.}} — Per la qual legge dei limiti non tiene quel tuo discorso & confutazione del Cuvier, laddove pretendi che l’esser durate immutabili per almeno quattro milanni le specie in terra d’Egitto non fanno prova nessuna contro l’assunto del libro tuo. Perocchè da un lato, così tu ragioni, a rispetto dell’operare lentissimo della natura, lo spazio di tre milanni o quattro è meno che un giorno ed un’ora; dall’altro, in Egitto le condizioni della vita per gli animali ed i vegetabili in quell’intervallo per niente non mutarono.
{{larger|650.}} — Sul che io noto anzi tutto che una specie quale si voglia nel corso di tre o quattro milanni avrebbe campo di dilatarsi sopra la faccia del globo e di occuparla per intero, quando la legge appunto da te discorsa non le prescrivesse certi confini. Laonde vedesi essere falsa la inalterabilità che tu affermi nelle condizioni della vita colaggiù nell’Egitto. Considerato che quivi come nel rimanente mondo il tempo arreca l’alterazione gravissima del propagare o per lo contrario dell’angustiare la propagazione della specie.
{{larger|651.}} — Nè a tal proposito voglio tacere un altro abbaglio che prendi tra la scelta deliberata ed artificiosa che fanno gli uomini delle varietà casuali e quella da te supposta ed attribuita immediatamente alla madre natura. Nel vero, gli uomini per risultamento di loro scelta e industria acquistano facoltà di modificare le specie nel quanto più assai che nel quale. Esagerano la proporzione di alcune membra, la pinguedine di alcune altre, l’abbondanza o la scarsità del pelame, e così seguita per altri molti accidenti. Trasmutano eziandio facilmente i colori essendo la qualità meno ferma nel<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{rule|2=000000|h=2px|33em}}
{{rule|2=000000|h=2px|33em}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=6|v=2|'''CAPO PRIMO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''ANCORA UN POCO DI CONFESSIONE E DI EPILOGO.'''}}
{{Ct|v=4|{{rule|2em}}}}
{{Ct|f=115%|t=2|I.}}
{{larger|1.}} — Lungo tempo ò fra me pensato se la presente cosmologia penetrata per ogni verso da qualche raggio della suprema moralità e disegnata tutta quanta col riscontro e il lume degli adagi del senso comune può venire accolta con plauso nelle scuole moderne; e se mista com’ella è di sperimento e speculazione e troppo ancora desiderosa di vigore e rigor geometrico esprime con ischiettezza la condizione vera attuale degli studi metafisici, o solamente la mia impotenza e la mia ignoranza.
{{larger|2.}} — E qui confesso al lettore che tuttochè io non mi senta sfornito (e più volte l’ò detto) dell’orgoglio abituale agli uomini speculativi ed entrati nel pecoreccio di costruire dai fondamenti una Scienza prima, non pertanto mi fallisce il coraggio di credere che a me non manchi quella dote preziosa dei forti e rari intelletti di ordire e connettere le sparse fila d’una
sintesi vasta e feconda.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|702}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}che non ne segna di più il calendario dei Certosini, avea quasi riempiuto di paoli e mezzi paoli un salvadanaio assai recipiente. E ciò, per un umore singolarissimo che gli beccava tuttodì il cervello e l’animo, ed era di mettersi in viaggio e visitare o l’Indie o la Cina e poi tornarsene a casa e morir soddisfatto.
{{larger|9.}} — Di tale umore del buon umanista ridevano, com’è naturale, e celiavano senza fine gli amici. E ogni sera al ritrovo ch’egli avea con essi nella bottega dello speziale lascio pensare con quante sorte di beffe spietatamente il mordevano. Oh tu vuoi ire alle Indie, e non conosci che il Montefeltro; vuoi viaggiare di là dall’oceano, e non vedesti ancora alcuna città principale d’Italia! Verissimo che non ne vidi, rispondeva sempre risoluto ed imperturbato il buon uomo; ma che ponno essere mai? Forse che le sono fabbricate d’oro massiccio o coi tetti allo in giù o con le finestre sotto terra? Anno chiese, piazze, palagi più grandi e più belli di questi del Montefeltro.
Ma io voglio del nuovo e dell’impensato; anzi qual cosa d’incredibile affatto e inimmaginabile. In altro caso, non val la fatica di porsi in viaggio; ed io rompo il salvadanaio, e quel che tiene in ventre suo lo sciupo in un grande stravizzo.
{{larger|10}} — Ora, gli è certo che nella nostra curiosità filosofica tutti rassomigliamo un poco a ser Agresto da Montefeltro; e prima di conoscere a fondo, e quanto è possibile il più, le cose che ne circondano, abbiamo sete di aver notizia delle supremamente lontane e poco meno che inconoscibili.
{{larger|11.}} — Una dottrina, adunque, dei mondi creati la più estensiva che si possa e la più comprensiva insieme, e però connessa fortemente nelle sue membra tanto numerose quanto diverse, è desiderio alto e legittimo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|704}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|mon}}diale edificio; quante mi sono accorto di offendere o la notizia positiva dei fatti o la severa esigenza delle teoriche razionali e procedenti per lungo filo di deduzioni; o infine, quante volte ò veduto spiccarsi i gran membri del grande corpo o mancare i passaggi diritti e legittimi dall’un teorema all’altro; o, infine, il tutto insieme mostrarsi confuso, disciolto e disordinato, io scriverò una confessione tralunga e tediosa, e la quale ciascuno preconosce e presente in gran parte vogliamo a cagione della mia pochezza, vogliamo perch’ella è storia in qualche modo partecipata da ogni pensatore e scrittore. D’altro lato, se ne avvisano già troppi segni e prove nelle mie vecchie stampe, se taluno va pur deguando di leggerle.
{{Ct|f=115%|t=2|II.}}
{{larger|15.}} — Comunque ciò sia e rivocando l’occhio mentale sui punti dialettici pei quali è insino a qui trapassata la nostra cosmologia, noi noteremo per prima cosa ch’ella è vero corpo di scienza distinto perchè à subbietto vero e proprio che è il finito sostanzialmente diviso dall’infinito; mentre le cosmologie moderne alemanne sono un’ontologia insieme ed una teologia, e
parendo discorrere della natura parlano invece delle membra viventi di Dio. Quindi la mescolanza contradittoria e perpetua di assoluto e relativo, di uno e molteplice, d’immobilità e mutazione, di causa ed effetto, di universale e particolare.
{{larger|16.}} — Tutte discrepanze che in questa nostra cosmologia si dileguano naturalmente ed anzi forzatamente per necessità logica impreteribile. E se nei sistemi alemanni il finito non trova mai ragione di essere e balza fuori dall’infinito per un palpabile paradosso e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|708}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mentale o subbiettiva che la si chiami. Ed io stesso che la unità reale dei mondi combatto, la penso a ciascun istante e medito le cose finite e sconnesse dentro uno schema sintetico; eccetto che io ne vivo sempre mai consapevole e la mia forma logica distinguo e separo dall’esteriore materia.
{{larger|26.}} — Per fermo, fu divisato eziandio da noi che l’opera assidua della divina mentalità consiste appunto a condurre il diverso il disgregato e il discorde a una tal quale conformazione e congregazione e a certe sintesi terminative di più maniere e a passo per passo arricchite di maggior perfezione. E quanto, per via di dire, il Possibile va seminando e moltiplicando le differenze, altrettanto il Convenevole le tempra e le accoppia, vincendo a poco insieme e non mai totalmente le necessità, le scarsezze e ogni ragione d’impotenze che porta seco il finito. Laonde ei si potrebbe anche descrivere la nostra cosmologia dicendo ch’ella è la natura la quale dalla disgregazione e dalla inerzia trapassa all’aggregazione ed all’atto; poscia all’automatismo, indi all’organizzazione e indi ancora al senso ed all’appetito; da ultimo all’intelletto e per esso alla congiunzione col bene assoluto.
{{larger|27.}} — Nelle quali forme avvi del sicuro un moto e progresso di unificazione ma non quale s’intende dal più dei cosmologi odierni, agli occhi de’ quali tutto ciò si compone e sviluppa per legge d’identità e senza stranieri elementi. Noi all’incontro diciamo, che niuna di queste sintesi esce sostanzialmente dall’altra e con lei s’immedesima. Perocchè l’aggregazione, ancora che leghi insieme i finiti, lascia interissima la pluralità dei subbietti; nè di poi varca all’automatismo senza far cospirare insieme cause diverse e diversi elementi; e la coordinazione loro e il complicato risultamento che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|722}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>
{{larger|66.}} — Del pari, poichè il finito è molteplice e non è mai l’uno assolutamente, e vale a dire che in niuna sfera di esistenza è l’uno e il tutto identificato, ma rotto, sparso e incompiuto, rimaneva la mera possibilità di congiungere gli elementi del molteplice e di combinarli. Ma eziandio tale congiunzione e combinazione non poteva accader tutta in istante, perchè qualunque specie e numero ne fosse mai risultato, quella specie e quel numero si rimanevano sempre capaci di indefinita dilatazione e moltiplicazione.
{{larger|67.}} — Qui pure adunque, occorreva un processo, una gradazione, un ascenso. E come il congiungimento e il combinamento che meglio dilata il finito è quello che torna maggiormente sintetico, ed ogni sintesi è pure capace di varietà, di aumento e di perfezione, così scorgesi di necessità la natura non pervenire in istante ma per tempo e per grado alla costruttura, alla varietà e al perfezionamento dell’organizzazione, la quale in ultimo è propriamente una sintesi di congiunzioni e combinazioni.
{{larger|68.}} — D’altro lato, perchè il finito non può contener l’infinito nè pareggiarlo, ma si può riflettere e riverberare interrottamente e spartitamente alcuna delle determinazioni di lui, per ciò la creazione estendesi nella diversità delle cose; e tale diversità parimente non trova modo di esaurirsi ad un tratto nè ad un tratto compiere la mistione del differente e del simile.
{{larger|69.}} — Ancora si metta in considerazione che il {{AutoreCitato|Convenevole da Prato|Convenevole}} pone in corrispondenza e armonia le più diverse ed opposte cose, ma il fa per una trafila non evitabile di essenze ed atti mediani, e quanto è maggiore la discrepanza originale fra quelle, tanto è più lunga e minuta la mediazione; e poichè gli atti promossi od occasionati sono mutamenti, e questi succedono in tempo, così debbe avvenire che molte {{Pt|con-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|730}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo III.}}}}
{{larger|92.}} — Il progresso in universale dee venir definito: ''un successivo incremento di essere disposto e coordinato al fine''.
Non può cosa limitata fuggire tutti i proprj confini in un solo istante ma ripetendo lo sforzo e superando l’un dopo l’altro i limiti nuovi; dacchè senza limiti non può stare; ma nulla vieta che non possieda la facoltà di rimoverli e dilatarli di mano in mano. Di quindi la necessità per ogni finito della successione progressiva o della serie che tu la chiami.
{{larger|93.}} — Si disse ''incremento di essere''; perchè quando nel subbietto e nelle sue successioni non sia forma alcuna di unità e però anche il risultamento non ne contenga, il progresso è mera apparenza. Quelle arene che il mare accumula a poco per volta sopra una spiaggia considerate solo in sè stesse non fanno progressivo incremento perchè di niente non accrescono il proprio essere e giacciono quivi slegate inerti e impotenti come erano per innanzi.
{{larger|94.}} — Invece nella materia stellare che per virtù di coesione adunasi intorno a un centro e compone un tutto, diremo noi, che accada incremento di essere? Forse sì, avvisando che il tutto non è slegato in niuna sua parte e diventa capace di attrarre a sè nuova materia stellare, benchè disgiunta e remota, e provoca in sè inedesimo le affinità chimiche le quali esistevano prima in sola potenza. Ma certo, v’è in cremento di essere nell’embrione che diventa feto d’alcun animale e quindi perviene all’adulta maturità; perchè quivi l’essere è uno effettualmente e sostanzialmente e le addizioni lo penetrano e vi s’incorporano.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/754
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|746}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}inferiore deputata universalmente all’ufficio strumentale e di continua mezzanità, qualora sia riguardata nel suo tutto insieme e nel suo esterno, è invece progressiva sempre e in ogni specie originale di cosa. Avvegnachè, più volte il dicemmo, di là dai confini delle esistenze attuali la creazione del diverso giammai non intermette, ed eziandio la replicazione sostanziale del simile. E quanto al diverso, od egli perviene in modi nuovi ed inopinabili all’ordine degli enti morali od egli coopera all’attuazione del fine nel rimanente del creato. Nel primo supposto, aumentano le creature capaci del bene e però aumenta il progresso; nell’altro supposto, l’aumentazione risulta dalla cresciuta cooperazione.
{{larger|130.}} — A rispetto poi della replicazione sostanziale del simile, è manifesto che v’à progresso nel moltiplicare il numero degli enti capaci del bene assoluto e nel cooperare da ogni verso a tal fine.
{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO TERZO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''SI DIMOSTRA LA NECESSITÀ DEL PROGRESSO<br>INDEFINITO.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo I.}}}}
{{larger|131.}} — Noi ci pensiamo aver dimostrato con prova certa la possibilità del progresso non terminabile, massime negli enti morali e finali che sono in comunicanza immediata con la divina idealità, e vale a dire con l’Assoluto, e però vi attingono un principio non mai esauribile di mutazione e d’innovazione. Solo ci accadde di avvisare che tal principio innovatore non mai {{Pt|po-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|763}}}}</noinclude>
{{larger|175.}} — Con ciò noi arriviamo pure una volta al concetto pieno e lucente della vita razionale che è vita sostanzialissima e però si esercita senza termine nella crescente fruizione del bene assoluto. E qui, crediamo, balza agli occhi di tutti la equivalenza perfetta delle due definizioni, quella, cioè, della vita e l’altra dello indefinito progresso. Per fermo, questa seconda parla d’un incremento successivo di essere disposto e coordinato al fine. Ma l’ente fornito di unità nella varietà, e però capace di vero incremento, è l’individuo ''polidinamo''. Chè altrove niuna positiva unità di essere ci venne fatto di discoprire. E se tale incremento debbe riuscire disposto e coordinato al fine, non può in altro consistere che nello spiegarsi e perfezionarsi di esso individuo rispettivamente al bene nella cui essenza dimora il fine.
{{larger|176.}} — Ecco, impertanto, le due ponderose definizioni tornare ad una uguale e medesima. Il che intanto ci dichiara come il progresso convertendosi dialetticamente con la vita razionale debb’essere egli medesimo cosa razionale e però dello spirito. E nel modo che per la vita razionale gli strumenti corporei diventano mera occasione del bene ed eziandio l’uso e fruttificazione latissima dell’ambiente natura diventa non più vero fine ma respettivo ed occasionale esso pure in risguardo del fine vero, per simile ogni progredire che non sia dell’animo e dell’intelletto ma si effettui nella materia e nell’organismo corporeo piglia unicamente valor relativo e serba la legittimità del nome in quanto cresce i mezzi le occasioni e le agevolezze del progresso spirituale.
{{larger|177.}} — A niuno poi darà noia, pensiamo, la differenza che corre fra le due prefate definizioni del farsi in una soltanto e non già in entrambe menzione {{Pt|for-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|781}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le storie raccontano un breve trionfo di lei in questi ultimi due o tre secoli e un soccombere quasi continuo in tutti gli altri passati.
{{larger|224.}} — Credo eziandio che per le storie si mostra con evidenza non potersi citare in tempo veruno ed in verun luogo un popolo il quale sia per sè solo coi proprj elementi omogenei e senza intervenimento alcuno d’influssi stranieri salito a grandezza e a splendore di civiltà. Il che si oppone per diametro al dogma del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, nella cui {{TestoCitato|La scienza nuova|''Scienza Nuova''}} è detto e replicato più volte ciascuna gente dover bastare a sè stessa ed essere nutrice sola dell’incivilimento proprio. Laonde quello che una nazione fa, ripetono per istinto sociale tutte le altre e segnano un corso di errori ed emendazioni, di perfezionamenti e decadimenti ugualissimo e parallelo nella sostanza, modificato e vario negli accidenti.
{{larger|225.}} — Ma le storie smentiscono il Vico in maniera patente; il quale, peraltro, deduceva la sua dottrina da questo concetto che il corso della civiltà essendo prescritto ai popoli dalla forma essenziale dell’intelletto e dell’animo loro dee procedere indipendente dall’altre nazioni e in tutte dee proseguire con l’indole stessa preordinata e fatale. Il che non avvenendo, tornasi a dubitar con ragione della essenzialità del progresso nella natura dell’uomo.
{{larger|226.}} — Da ultimo, che si dirà quando noi proveremo con rigore dialettico che a un popolo guasto e corrotto per ignavia e libidine, per iscienza scadente e sofistica e più assai per passioni e calcoli di pretto egoismo, condizioni di cose non punto ignote alle istorie, che a un popolo, replico io, guasto e corrotto di tal maniera difetterà del sicuro ogni vigorezza interiore onde si riabbia e ritemperi; e in qualunque {{Pt|spe-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" /></noinclude>Qual’è quella cosa, che quando è pregna salta più forte.
{{a destra|La balla del vento.}}
Qual’è quella cosa, che quando tu l’hai la vai cercando, e non la vorresti trovare.
{{a destra|Il pedocchio.}}
Qual’è quella cosa, che colui che la fà non ne ha bisogno alcuno, e colui che la fà fare manco la vuol per lui, e colui per chi è fatta non ne sà cosa alcuna.
{{a destra|La cassa da morto.}}
Qual’è quella cosa, grande e grosso lo vorria, tra le gambe mel metteria, dritto, dritto vorrei, che andasse, e che mai non scapuzzasse.
{{a destra|Il cauallo.}}
Qual’è quella cosa, che è sempre mole, e sciutta à un tempo.
{{a destra|Le molette dal fuoco.}}
Qual’è quel pomo, che quando che si fà non si può toccare, e quando che è fatto non è buono da mangiare.
{{a destra|Il pomo del pugnale.}}
Qual’è quella cosa, che di cruda non se ne trova, e di cotta non se ne mangia.
{{a destra|La cenere.}}
Qual’è quella cosa, che è tua propria, ma io l’adopero più di te.
{{a destra|Il nome tuo. }}
Quali sono quelle due caverne, che il giorno in esse tu dimori, e la notte ti fan la guardia quando dormi.
{{a destra|Le tue scarpe.}}
Qual’è quella cosa, che si strascina dietro le budelle.
{{a destra|La gucchia da cucire.}}
Qual’è quella cosa, sotto la pietra piatta gli stà la mutta nata, sorda che non sente, e lei<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" /></noinclude>chiama la gente.
{{a destra|la campana.}}
Quali sono le armi delle donne.
{{a destra|la rocca, e le pianelle.}}
Come faresti à diffenderti da molti huomini armati, e tu con una spada, e una rotella.
{{a destra|entra nel destro con la rotella in capo.}}
Che vuol dire, che la mula tiene la spiuma alla bocca.
{{a destra|perche non hà fazzoletto da nettarsi.}}
Quando si vuol’honorar’un forastiero, che si fa.
{{a destra|netti una pezza netta al destro.}}
Longa longagna, che corre per campagna con tre penne al cul.
{{a destra|la frezza.}}
Campo bianco, e semenza negra, doi la guarda, e cinque la mena.
{{a destra|la penna da scrivere.}}
Qual’è quell’uccello, che s’assomiglia più all’oca.
{{a destra|l’ocone.}}
Che cosa vuol dire, quando dai una bastonata à vn cane, che ti mostra i denti.
{{a destra|vuol dire, che ti morsicarà un'altra volta.}}
Perche si dice lascia stare il can, che dorme.
{{a destra|perche il non offender niuno è la più bella cosa, che sia al mondo.}}
{{Ct|f=110%|L=0.2em|IL FINE.}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|835}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}libertà e dalle arti civili conobbesi patentemente negli ultimi anni dell’impero bisantino e più dopo sotto il giogo ottomano; ed oggi medesimo si avverta quello che sono divenuti la Chiesa Armena l’Abissina e la Cofta. Laonde, se fu asserito con gran senno la religione essere l’aroma prezioso il quale impedisce la corruttela della scienza, non dubitiamo di affermare nè più nè meno la proposizione inversa o reciproca che la si chiami; perocchè gli è altrettanto vero che la scienza preserva la religione dallo scadere e disfarsi in misere superstizioni.
{{larger|368.}} — Nè si può dire quante volte la libertà del pensiere e la scienza abbiano riparato ai traviamenti della pietà religiosa e rimenatala a quella purezza e verità di concetto che le Scritture racchiudono. Quando per le solitudini della Tebaida moltiplicavano i romitaggi e le campagne di Nitria si popolavano di diecimila cenobiti ai quali pareva di attingere il sommo della virtù fuggendo la frequenza degli uomini e riparando al deserto, lo spirito che chiameremo occidentale e latino ruppe e dileguò quella specie di demenza e riconobbe il colmo della virtù nel colmo della carità operosa e quindi nel mezzo del consorzio civile.
{{larger|369.}} — Più tardi materiandosi di soverchio la religione e diventando venale e per ogni verso scandalosa, la Riforma l’astrinse a tornare allo studio dell’anima rivocando le cose ai principj loro. E più tardi ancora quando i casisti pervertivano il senso morale e patteggiavano con la dissolutezza e l’ipocrisia, dotti e santi teologi li sconfissero e vilipesero al cospetto del
genere umano.
{{larger|370.}} — Oggi, durando nella Chiesa una mescolanza Sconcia e funesta del temporale e spirituale e mantenendovisi una scuola falsa e ambiziosa che {{Pt|osteg-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|853}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ne à; e poi che in ciascuno ente v’à certo intrinseco e certo estrinseco, il primo si dee stimare assai maggiormente unito che il secondo.
{{larger|419.}} — La partecipazione del diverso è pur quivi grandissima, perocchè veramente ciascun individuo partecipa e fruisce di tutte le varietà da natura distribuite fra essi e per lo manco di tutte quelle che ànno indole comunicabile; e la intera congregazione opera con energia similmente varia e molteplice sul diverso delle cose onde è circondata. Nè potendo dove sono spiriti razionali mancare i divini influssi del vero del buono del giusto del bello e del santo, e questi emanando e piovendo diversamente negl’intelletti e negli animi, così ogni congregato partecipa eziandio alla intuizione diversa dell’Assoluto che nei singoli avviene.
{{larger|420.}} — Quanto alla strumentalità separata e cui demmo appellazione peculiare di macchinismo, egli se ne vede una immagine molto perspicua nel nostro mondo civile nel quale lo sforzo e l’acume d’un popolo intero, ed anzi di parecchi insieme, à prodotto opere meccaniche tanto pellegrine e dotte quanto gigantesche ed è pervenuto a invenzioni e trovati più presto divini che umani. Attalchè, se laddove regna puramente e liberamente la vita razionale assoluta esiste un mondo ambiente ed una natura da possedere e piegare al profitto comune, certo colà il macchinismo (quando sia lecito serbargli tal nome) dee riuscire miracoloso.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo IV.}}}}
{{larger|421.}} — Infine, trascorrendo a paragonare cotesto organismo di tutto l’ordine degli enti morali con quello particolare de più perfetti animali sopra la<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|870}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|ca}}tegorie. Prima si compiva la distinzione violenta dell’individuo, poi la indeterminazione della sostanza.
{{larger|470.}} — Aggiungi che eziandio nel vasto impero cinese succeduto alla feudalità l’individuo scomparve assai meno che in qualunque altra terra orientale. Avvenga che quell’impero si regge da lunghi secoli pel governo de’ mandarini o dotti che si possin chiamare, dai quali è composta una gerarchia fitta ed estesa creata per sola virtù di candidature e di esami. Onde il principio che lo informa si è che il solo pregio individuale pervenga dagli infimi gradi ai supremi; il che annuncia l’opposto dall’annichilazione predicata dall’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}}. Nè la somma pedanteria sì degli studj e sì degli esami nè l’arbitrio e la tirannide che viziò spesso in Cina le istituzioni provano, al parer nostro, che il principio elettivo e il merito personale non vi sieno in massima professati e riconosciuti ab antico.
{{larger|471.}} — Altra smentita formidabile dà la storia cinese all’Hegel rispetto alla moralità; conciossiachè parve in quella contrada due secoli avanti Zenone e cinque avanti Epiteto la dottrina di {{AutoreCitato|Confucio|Confucio}} fondata onninamente sul bene morale assoluto rivelantesi alla coscienza dell’uomo e separata da ogni riguardo all’utilità. Nè rimase quella dottrina un pensamento privato d’alquanti filosofi come toccò a {{AutoreCitato|Zenone|Zenone}} e a tutti i gran moralisti greci e latini, ma sì divenne scienza volgare comune e fondamento fermo ed universale di educazione pubblica.
{{larger|472.}} — Bastino questi cenni a mostrare quanto sia vana speculazione il dedurre le leggi storiche dalle prette generalità e astrattezze dell’ontologia e della logica. Dentro le quali astrattezze dimorano al più le cagioni remote ed universali, ma le prossime ed efficienti debbono essere indagate nel fondo dell’essere<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|875}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|assimi}}latrice del consorzio civile cresce con la lunghezza del tempo e la bontà delle istituzioni, la indipendenza di lui da ogni forza esteriore cresce in pari proporzione; il che produce che nelle nazioni assai progredite scorgiamo oggidì le differenze del clima e della circostante natura avere debole influsso; e le colonie dell’occidente serbare tutte le forme della civiltà propria in qualunque parte del mondo abitabile.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo XI.}}}}
{{larger|485.}} — Ma entriamo infine a determinare le leggi del comune organismo delle nazioni per quanto si possono far provenire dai principj sopranotati.
{{larger|486.}} — E determiniamo, anzi tutto, che la natura seguendo suo stile dovette, per fermo, originare e spartire il diverso nel mondo delle nazioni come nel meccanico e nel fisiologico e quindi col tempo lo mescolò al simile variamente e gradatamente. Però il diverso parve distiuto e separato fra i popoli, e questi dissimigliarono profondamente l’uno dall’altro.
{{larger|487.}} — Il che dovette accadere eziandio nei primordj della civiltà pel soverchio impero del mondo fisico circostante. Nei climi temperati l’uomo è operoso e pieno di partiti; nei caldissimi si annighittisce; nei freddi diventa predatore e randagio. I montanari nel generale sono vigorosi ed assalitori, i pianigiani si sottomettono. Chi abita le coste del mare come non diverrà navigante, e chi gl’interni continenti come non darà mano all’aratro?
{{larger|488.}} — Poniamo pure che un giorno per l’estremo della ignoranza della povertà e della impotenza le tribù e famiglie umane si pareggiassero quasi in tutto come poco dissomigliano l’una dall’altra le frotte dei {{Pt|sel-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|879}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}porge alla riflessione umana il mezzo più acconcio per conoscere il proprio essere. Conciossiachè in tanta copia di forme sociali e di mutazioni e rimutazioni quello che apparisce più costante ed universale e risorge e si ricompone in pressochè tutti i luoghi e i tempi e fra congiunture diverse e strane e di vantaggio si manifesta fecondo di molto bene comune o subito e sempre o più tardi e con gran frequenza, quello (noi replichiamo) à profonda radice nella essenza dell’uomo; e dove operi la libertà e la scienza e sieno rimossi gl’impedimenti, si paleserà per sè stesso quale atto e risultamento della umana spontaneità, e cioè di quell’uomo sociale che la divina mentalità si prefigge di condurre a poco a poco all’attuazione.
{{larger|500.}} — Onde qui segneremo intorno alla prefata unità organica una seconda legge che dalla prima è proveniente e sarà commentata più tardi; a noi sembra poterlasi denominare assai convenientemente legge di varietà e trasmutazioni senza numero delle forme sociali. Da ultimo, differenziando fra le nazioni le origini e la costruttura sociale, la divina mentalità raggiungeva il fine di fare ciascun popolo bisognevole dell’opera civile comune. Imperocchè nessuno potette nella sua forma privativa e spesso anche ripulsiva di società raccogliere in sè con sufficiente compitezza quelle sei massime attribuzioni ricordate già delle volte parecchie da noi, e sono l’attività la libertà la scienza lo stato la moralità e l’arte.
{{larger|501.}} — Molto meno gli fu conceduto d’imparare da sè solo il modo migliore di collegarle ed armonizzarle. Arte cotesta e lavoro lungo travaglioso e difficilissimo tanto maggiormente che v’à tra i fattori civili sopranomati certa naturale disugualità e discrepanza. Per fermo, se alla scienza giovano altamente libertà di {{Pt|pen-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/898
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|890}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|im}}peri che ne provennero, alla fine i Mongolli orientali imbattutisi nei buddisti ne furono dirozzati e mansuefatti, la Cina si risentì e parve un poco ringiovanire e meglio per avventura venne preparata a nuove forestiere influenze. Dai Mongolli occidentali misti ad altre famiglie uscirono i Turchi ed i Moscoviti. Quelli nati a sperdere civiltà guaste e decrepite e perciò incapaci di riaversi. Questi a domare a poco insieme i Tartari loro padroni e dirozzare le moltitudini innumerevoli che stanziano fra il Danubio e le rive del fiume Amur.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}}
{{larger|525.}} — Circa le conquiste, conviene anzi tutto distinguere i casi. Perchè talvolta i Barbari sottomettono popoli culti ed umani; più spesso questi domano i Barbari e le terre loro conquistano. In fine, genti di poco diverso valore per istato di civiltà diventano conquistatori l’uno dell’altro. Nel primo caso è disfatta una civiltà consunta e corrotta siccome incontrava ai Romani del quinto secolo ed ai Bisantini, e molto prima toccò ai Cinesi ai Persiani agli Egizi agli Indiani e a troppe altre nazioni; e ciò è provvidissimo fatto, perchè l’intervento straniero opera in queste contrade come il ferro del vomero che squarcia la terra sfruttata ed altra ne sommove ed espone ai raggi del sole.
{{larger|526.}} — Nel secondo caso, e cioè dei Barbari conquistati dai più civili di loro, non è da spender parole a mostrare l’utilità dell’avvenimento. Da ultimo, se le conquiste succedono da popolo civile a civile o da barbaro a barbaro, accade ancora di distinguere. Perciocchè, quando il conquistatore s’incorpora affatto col popolo vinto, la nimicizia e la incompatibilità sono dal tempo consumate; i diritti e le istituzioni s’accomunano e sorge<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|891}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}una schiatta mezzana che le due nature contempra e migliora. Escono da ciò effetti mirabili di vigorezza ingegno attività e carattere rinnovellato. Francia e Inghilterra debbono a questo principalmente il maggioreggiare a’ di nostri in Europa. Fa sola eccezione a tal legge il dogma religioso diverso che impedisce a forza e per ogni tempo l’accomunamento.
{{larger|527.}} — Ma nel secondo supposto del non incorporarsi i conquistatori con la gente soggiogata, egli addiviene quasi sempre che questa si rivendica in libertà con aumento rapido delle forze civili e larga riparazione e compenso delle iatture sofferte.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo XVII.}}}}
{{larger|528.}} — Egoista è il fanciullo perchè tutto senso; e i popoli primitivi tenendo assai del fanciullo sono egoisti; e perchè ànno gran vigore di corpo, si prevalgono della forza in tutto che possono. Guárdano nelle idee con occhio appannato e debile, e le nozioni del giusto non ancora generaleggiate applicano solo ai parenti ed alla propria tribù verso i quali sono attratti dalla dolce impulsione e necessità dell’istinto. Di quindi quel chiamare con indifferenza ''Hostis'' il forestiere e il nemico. Di quindi anche la persuasione comune che di là dai confini del luogo natio tutto il mondo dovrebbe essere loro, quando le forze bastassero. E perchè, d’altro lato, sono ignoranti e con poche arti, se la natura non fornisce per sè ogni cosa ei sono poverissimi e loro bisogna la roba d’altri. Ciò importa, come ognun vede, che per troppa gran parte del genere umano la guerra fosse naturale e cotidiana occupazione.
{{larger|529.}} — Ma l’offesa chiama l’offesa, e però conviene armarsi e combattere tanto per salvare il proprio,quanto<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|891}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}una schiatta mezzana che le due nature contempra e migliora. Escono da ciò effetti mirabili di vigorezza ingegno attività e carattere rinnovellato. Francia e Inghilterra debbono a questo principalmente il maggioreggiare a’ di nostri in Europa. Fa sola eccezione a tal legge il dogma religioso diverso che impedisce a forza e per ogni tempo l’accomunamento.
{{larger|527.}} — Ma nel secondo supposto del non incorporarsi i conquistatori con la gente soggiogata, egli addiviene quasi sempre che questa si rivendica in libertà con aumento rapido delle forze civili e larga riparazione e compenso delle iatture sofferte.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo XVII.}}}}
{{larger|528.}} — Egoista è il fanciullo perchè tutto senso; e i popoli primitivi tenendo assai del fanciullo sono egoisti; e perchè ànno gran vigore di corpo, si prevalgono della forza in tutto che possono. Guárdano nelle idee con occhio appannato e debile, e le nozioni del giusto non ancora generaleggiate applicano solo ai parenti ed alla propria tribù verso i quali sono attratti dalla dolce impulsione e necessità dell’istinto. Di quindi quel chiamare con indifferenza ''Hostis'' il forestiere e il nemico. Di quindi anche la persuasione comune che di là dai confini del luogo natio tutto il mondo dovrebbe essere loro, quando le forze bastassero. E perchè, d’altro lato, sono ignoranti e con poche arti, se la natura non fornisce per sè ogni cosa ei sono poverissimi e loro bisogna la roba d’altri. Ciò importa, come ognun vede, che per troppa gran parte del genere umano la guerra fosse naturale e cotidiana occupazione.
{{larger|529.}} — Ma l’offesa chiama l’offesa, e però conviene armarsi e combattere tanto per salvare il proprio, quanto<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|897}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}estremi accosta e concilia. Così in Inghilterra, per via d’esempio, tra il comune e la baronia entrò il concetto di comporsi l’una e l’altra in rappresentanza politica e l’uno all’altra guarentire l’uso di parecchie franchigie pubbliche. Soverchia era pure in Roma la diversità fra la religione di Romolo e quella pervenutale dalla Giudea. Ma {{AutoreCitato|Lucio Anneo Seneca|Seneca}} ragionava dei principj morali per guisa che fu pensato e da taluni creduto Seneca avere udito parlare {{AutoreCitato|Paolo di Tarso|san Paolo}}. D’altro canto, i misteri di Mitra e le mitologie orientali in Roma penetrate avvezzavano le menti all’idea d’un mediatore divino e facevanle desiderose di nuovi dogini e di culto nuovo.
{{larger|546.}} — Colà poi, dove un intermedio non è possibile a ritrovare, si à, certo, un indizio che delle due forme od istituzioni sociali venute a incontrarsi, una dee cadere disfatta e annullata come incapace di adatta e ragionevole trasmutazione. Nel qual caso il profitto dell’ingerenza forestiera in risguardo della civiltà del genere umano è per appunto di accelerare la caduta di ciò che ingombra a danno comune la via del progresso.
{{larger|547.}} — Altre volte il termine medio può esistere, ma non istà nell’arbitrio d’alcuna delle nazioni accostate. E certo è che le nazioni troppo civili non riescono le più atte a dirozzare le troppo barbare o mutare le troppo diverse; invece sono confacenti a ciò quelle che tengono il mezzo fra i due estremi. Ci stanno ad esempio i selvaggi d’America che poco o nulla si dirozzano allato alla gran civiltà degli Stati-Uniti; e forse agli Inglesi nuoce la finissima educazione e cultura per cavar frutto abbondante dell’ingerenza loro continua nelle moltitudini indiane. I Mussulmani, per lo contrario, ebbero migliore attitudine a correggere e ripulire molte tribù delle coste dell’Africa. Per ciò medesimo i Russi {{Pt|ca-|}}<noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani — II.}}}}||{{smaller|57}}}}</noinclude>
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/* Tech News: 2026-40 */ nuova sezione
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{{Bar}}
== Il Libro dei Re: rifiniture ==
@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sto ritoccando [[Il Libro dei Re]], su cui ha lavorato parecchio @[[Utente:DLamba|DLamba]], e che era un peccato lasciare incompiuto. Ecco alcuni quesiti:
# inizialmente la struttura generale era suddivisa in pagine ns0 indipendenti, una per ciascuno degli 8 volumi. Adesso invece c'è una sola pagina principale, suddivisa in sottopagine che rispecchiano le macro-sezioni dell'opera. Le pagine ns0 dei volumi sono conservate ma "orfane": la prima, [[Il Libro dei Re - Volume I]]. Io le cancellerei: ok?
# fra le prime centinaia di pagine del poema, che DLamba ha portato a un eccellente SAL 75%, e le successive ci sono piccole differenze di formattazione. In particolare, DLamba ha numerato i versi (ogni 5) ma la numerazione cessa alla [[Pagina:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1886, I.djvu/261|pagina 260]] del primo volume. Rimuovo la numerazione versi oppure la continuo? E: da dove riparto con la numerazione? Se dovessi inserirla, io ripartirei da ognuna delle sezioni trascritta come sottopagina in ns0. Sarebbe un lavoraccio, ma forse potrebbe essere fatto via bot.
PS: Esiste una pagina FB "Amici della Persia", dove il poema di Ferdusi viene nominato più volte. Vediamo se riesco a farci un po' di divulgazione wikisource :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:40, 1 set 2026 (CEST)
:Nell'ordine:
:# Sì, cancella pure.
:# mi rendo conto che se la numerazione non c'è non siamo tenuti ad aggiungerla, ma al tempo stesso i template di numerazione R, Ottava ecc. sono pensati per essere anche delle "áncore" per citare con precisione un passo, dunque è sempre ottima idea aggiungerle. Anni e anni fa si scrisse che la numerazione dei versi fosse requisito per il SAL 75%, dunque si aggiungano i versi.
:'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 10:51, 2 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Mi organizzo, ma mi manca un dettaglio su come organizzare la numerazione, ossia se ripartire ad ogni sezione di dettaglio o, come ha fatto DLamba, ripartire solo dalle macro-sezioni (alcune delle quali veramente immense). Personalmente preferirei la prima delle due. Intanto scaldo il bot :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:17, 2 set 2026 (CEST)
:::Il criterio è semplice: fintantoché non ci sono numeri di verso ripetuti nella transclusione in ns0 nella stessa pagina, puoi ricominciare la numerazione quanto vuoi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 12:40, 2 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] (e a chiunque altro interessi): visto che nel Libro dei Re è nominata un'infinità di re, principi e gente varia, ho fatto uno strumento per controllare l'ortografia dei nomi propri. Sul "Cerca errori ortografici" adesso c'è un tab "Nomi propri", che cerca tutte le parole maiuscole, le conta e ne cerca altre di simili (1-2 lettere di differenza). Così ad esempio sull'ultimo volume risulta che: Khusrèv è nominato 368 volte, ma 39 volte c'è Khusrev senza accento, Khusròv c'è 2 volte e 1 volta c'è Kliusrèv, tutti probabili errori di trascrizione. Ovviamente trova anche somiglianze che non c'entrano e trova normali parole che per puro caso sono sempre maiuscole, perché appaiono solo all'inizio di un verso. Ma a parte questo spero che possa venire utile. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:19, 2 set 2026 (CEST)
:::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè! Grazie! Ma lo userò dopo aver risolto il problema della numerazione dei versi. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:53, 2 set 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Sono '''stupefatto '''del risultato della nuova opzione per la verifica della grafia dei nomi (delle persone e dei luoghi) e noto una "proprietà emergente": potrebbe anche essere utilizzata per la compilazione di un "Indice dei nomi delle persone e dei luoghi". ''Facile'' la compilazione di un semplice elenco alfabetico, laborioso un elenco completo di link al volume e alla pagina per ciascuna voce. Problema: sarebbe un contributo originale? Potrebbe essere aggiunto a ns0 senza violare le regole di itwikisource? Di certo, in un testo complesso come Il Libro dei Re, privo sia di annotazioni che di indici analitici, sarebbe utile.
::::::Seconda idea: c'è qualcosa che impedisce di caricare un'eventuale versione del testo, integrata di annotazioni e di indici analitici, in itwikibooks?
::::::Comunicazione di servizio: BrolloBot sta aggiungendo la numerazione versi (ogni 5). Il primo volume è stato un po' ostico, ma i successivi, più standardizzati nella formattazione, vanno via lisci, salvo E & O. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:14, 4 set 2026 (CEST)
:::::::As usual,
:::::::l'indice o la concordanza di un testo sono sogni nel cassetto che sento quasi da quando sono arrivato qui.
:::::::Di fatto sono o ricerca originale o materiale compilatorio, inoltre, dato che sono uno strumento scientifico, o si basano su un testo ad altissimo grado di affidabilità o non fanno che convalidare scientificamente dati di partenza non affidabili.
:::::::Questo non significa che non si possano creare, ma che vanno pensati ''esternamente al testo'' in un luogo apposito, non saprei bene dove indicarlo, oppure come aggiunta in testi considerati affidabili. Chiederò alla comunità internazionale se ci sono stati esempi in tal senso.
:::::::Qui esco un po' dal thread, ma mi ricordo che quando un amico mi chiese cosa significa "SAL 100%" e gli risposi "che almeno due lettori hanno controllato il testo" mi girò le spalle con sufficienza ritenendo questo un criterio troppo minimale per dare credibilità scientifica ai nostri testi. Non mi sono sentito di dargli totalmente torto. Riusciremo un giorno ad avere "featured texts" o testi con altissimo livello di controllo? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 08:31, 6 set 2026 (CEST)
::::::::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Io, nel tempo, preso atto dei miei limiti di accuratezza "caratteriali", mi sono specializzato in SAL 75% rapidi + formattazione (sperando di agevolare il lavoro di "specialisti nel controllo minuzioso"). Se dovessi affrontare il problema del controllo minuzioso della concordanza con la fonte, al momento non immagino altra soluzione che lavorare in coppia, come facevo nella correzione delle bozze si stampa degli articoli che pubblicava il mio primario: uno legge l'originale, il secondo legge le bozze. Forse c'è un metodo alternativo per fare da soli, sfruttando qualche trucco informatico, con efficacia pari o superiore, ma non lo immagino.
::::::::''Indici'': pensavo a indici analitici dei singoli testi, non a ipotetici "indici di wikisource". Senza obiettivi troppo ambiziosi: mi basterebbe che gli indici fossero allineati alla qualità della trascrizione della singola edizione. Un'altra cosa di cui sento spesso la necessità sono le ''annotazioni dei rilettori'', ammesse, se non sbaglio, da altri progetti wikisource, ma non consentite dalle nostre regole (anche se non sarebbe impossibile creare una convenzione che permetta di distinguerle chiaramente da quelle originali dell'edizione). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:14, 7 set 2026 (CEST)
== Tavola cronologica assente in Vico ==
segnalo che nell'edizione stampata nel 1911 della Scienza Nuova di Vico curata da Nicolini a un certo punto è presente una tavola cronologica qui [[La scienza nuova - Volume I/Libro I/Tavola cronologica]] mentre è assente in una edizione del 1928 sempre curata da Nicolini [[La scienza nuova seconda/Libro primo]]. Entrambe le edizioni ristampano l'edizione originale del 1744. Con tutta probabilità nelle scansioni dell'edizione 1928 il foglio ripiegabile della tavola cronologica era presente anche lì (infatti è richiamato nel testo) ed è stato staccato. Bisognerebbe quindi cercare altre scansioni con quella tavola. Inoltre segnalo che la digitalizzazione del 1911 mette dopo il titolo e l'autore l'anno 1911 che è errato dato che si deve mettere il 1744, cioè l'anno di prima pubblicazione dell'opera. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 13:38, 2 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Ho dato un'occhiata alla Tavola, spaventosa. Ma ci sarebbe bisogno di un lavoro di riorganizzazione ns0: i tre volumi dovrebbero essere riuniti in un'unica pagina principale. Anni fa la regola "nelle edizioni in più volumi, a ogni pagina nsIndice una pagina principale ns0" aveva motivazioni tecniche, ma oggi sono superate. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:45, 4 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] in effetti la tavola è davvero enorme e la digitalizzazione della tavola nell'edizione del 1911 non è stata terminata, non so se qualcuno esperto in tabelle ha qualche suggerimento... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 15:13, 5 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Si può provare riducendo parecchio le dimensioni dei caratteri e allargando la larghezza della tabella in ns0, ma sarà dura. Provo con una o due righe. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:27, 6 set 2026 (CEST)
::::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Test fatto, ma bisognerebbe estenderlo a una riga "bella piena". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:12, 6 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-37</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W37"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translations]] are available.
'''Updates for editors'''
* [[mw:Special:MyLanguage/Help:Growth/Tools/Add_a_link|Add a Link]] has been upgraded for English Wikipedia users with improved detection of links that have different capitalization. This will help reduce ambiguous suggestions caused by differences in capitalization in article titles, including articles about cultural goods. A second phase of improvements is planned, which will also prepare the feature for release in other languages. [https://phabricator.wikimedia.org/T435526#12240876] [https://phabricator.wikimedia.org/T434259]
* The [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance|Article guidance]] feature will be enabled by default for junior editors on Simple English and Turkish Wikipedia starting 10 September 2026 following [[mw:Special:MyLanguage/Article_guidance/Updates#Summary_of_experiment_result|an experiment]]. Junior editors with 0 to 99 edits will automatically see the feature when they click a red link or use the "[[tr:Vikipedi:Madde_sihirbazı|Madde oluşturto]]" option on Turkish Wikipedia to create a new article. The change is intended to help junior editors create higher-quality articles that meet each Wikipedia’s standards. [[phab:maniphest/query/z3tcTjmLMxk5/#R|Additional improvements]] will continue based on the experiment results and community feedback.
* The [https://pageviews.wmcloud.org Pageviews Analysis] tool which allows users to compare pageviews across multiple pages, turns 10 years old this year and several new features have been added. They include [[toolforge:wikinav|WikiNav]] which provides insights into how readers of Wikipedia explore the content, editing stats in [https://pageviews.wmcloud.org/siteviews?range=latest-30&sites=en.wikipedia.org Siteviews], the ability to [https://pageviews.wmcloud.org/massviews?source=wikiproject&project=en.wikipedia.org lookup articles belonging to a WikiProject], and support for dark mode. [https://phabricator.wikimedia.org/T378549]
* A [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Minimal_Minerva|visually simplified Minerva]] navigation bar is being tested for logged-out readers using mobile web on the Bengali, Czech, English, Farsi, and Polish Wikipedias. The experiment aims to determine whether simplifying the navigation improves reader retention. The test will run from August 31 to September 28, and no action is required from users.
* [[m:Special:MyLanguage/WMDE Technical Wishes|WMDE Technical Wishes]] is working on improving [[en:Wikipedia:VisualEditor/Named references|auto-generated reference names in VisualEditor]]. Editors will only notice a slight change starting this week. When adding automatic reference names the numbering will start at <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:1</nowiki></code></bdi> instead of <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>:0</nowiki></code></bdi>. Read more on the [[m:WMDE Technical Wishes/References/VisualEditor automatic reference names|project page]]. [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/VisualEditor/VisualEditor/+/1332704]
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming weeks. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:25}} community-submitted {{PLURAL:25|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [[mw:Special:MyLanguage/Parsoid|Parsoid]] could mishandle nested nowiki tags, causing content to be lost and displaying unwanted text has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435116]
'''Updates for technical contributors'''
* Interface administrators can configure gadgets from [[MediaWiki:Gadgets-definition]]. The definition format has been updated and no longer requires the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi> option, as gadgets are always loaded through <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>ResourceLoader</nowiki></code></bdi>. This simplifies gadget configuration by removing an option that is no longer necessary, making gadget definitions easier for administrators. [https://phabricator.wikimedia.org/T298199]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.19|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/37|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W37"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 20:44, 7 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31008437 -->
== itWikiCon 2026: iscrizioni aperte fino al 12 ottobre ==
Ciao a tutti,
'''[[m:ItWikiCon/2026|itWikiCon 2026]]''' si sta avvicinando! Il convegno annuale della comunità Wikimedia di lingua italiana si terrà '''da venerdì 6 a domenica 8 novembre a Vezia (Lugano)'''.
Ormai è aperta la fase di iscrizione e rimarrà '''aperta fino a lunedì 12 ottobre a mezzanotte'''.
Assicuratevi il vostro posto compilando '''[https://ticket.itwikicon.org/itwikicon/2026/ il modulo di iscrizione]'''. La quota di partecipazione di 15.00 CHF serve a sostenere l’organizzazione dell’evento e va pagata direttamente online per confermare l’iscrizione.
Venerdì mattina è prevista una visita guidata a cui potete iscrivervi tramite lo stesso modulo. Vi consigliamo di prenotare alloggio e mezzi di trasporto con largo anticipo. Troverete consigli su come arrivare e dove dormire [[m:ItWikiCon/2026/Informazioni|sulla pagina Informazioni]].
Per domande o suggerimenti potete scambiare opinioni sulla [[m:Talk:ItWikiCon/2026|pagina di discussione dell’evento]] o contattarci all’indirizzo info{at}itwikicon.org.
Non vediamo l’ora di vedervi a Vezia!
Il team organizzativo di itWikiCon 2026: [[User:Vallema|Vallema]], [[User:cassinam|Cassinam]], [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]], [[User:Dorine Barth (WMCH)|Dorine Barth (WMCH)]] 11:44, 11 set 2026 (CEST)
:COnfermo la mia partecipazione all'evento: data la formula di quest'anno, che prevede la creazione di una serie di ''unconference'', caldeggerei fortemente la presenza di altri Wikisourceiani per un meetup nazionale. - '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 09:45, 18 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-38</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W38"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* The Future Audiences team has started a [[en:Special:MyLanguage/Wikipedia:Village pump (proposals)#New proposed experiment to let readers know about “Google preferred sources”|discussion on English Wikipedia]] about a proposed new experiment to show a temporary notice about the new [https://blog.google/products-and-platforms/products/search/original-high-quality-content-search/ Google Preferred Sources] feature to Wikipedia readers coming from Google. The experiment is to test whether this notice makes visitors come back to Wikipedia more often. Preferred Sources feature lets users choose websites they trust so Google can highlight content from those sources more prominently in Search and AI experiences. We are interested in testing this on other languages that Google supports and would welcome assistance with starting conversations on other wikis. If interested, please reach out to Future Audiences on the [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences/Preferred sources|talk page]].
'''Updates for editors'''
* The chat platform Discord is releasing a new self-service framework that websites can use to specify how their links should look when shared on Discord. The Future Audiences team is planning to start using this new framework to improve how Wikipedia links look when shared on Discord, giving better attribution and credit to contributors. The link appearance and behavior won't change in the first phase of this project as we want to first collect some baseline data to assess the impact of future changes. However, if community members who are active on Discord spot any issues, they can reach out on [[phab:tag/future-audiences/|Phabricator]] or [[m:Special:MyLanguage/Future Audiences|Metawiki]].
* The Reader Growth team will be running an experiment to test whether [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader_Growth/Compact Lead|compacting article lead sections on mobiles]] with the addition of a "read more" button improves reader retention. The test will begin on September 17 on Arabic, Spanish, French, Indonesian, Italian, Japanese, Portuguese, Vietnamese, and Chinese Wikipedias and will run for four weeks.
* All wikis will be [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|read-only for a few minutes]] on September 23. This is planned at 14:00 UTC. More information will be published in Tech News and will also be posted on individual wikis in the coming week. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:28}} community-submitted {{PLURAL:28|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where [https://wikistats.wmcloud.org/ Wikistats] for Wikipedias was returning an HTTP 500 error and could not be reached, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435959]
'''Updates for technical contributors'''
* Developers who maintain a tool that queries the Wikimedia Commons links tables need to update their code to connect to the new x4 database cluster. The links tables have been moved from the s4 cluster to x4, and will no longer receive updates on s4. The page and redirect tables remain available on both clusters. A wiki replica for the x4 cluster will be set up afterwards. The change is being made because the s4 cluster has grown too large to operate efficiently. You can [[wikitech:Special:MyLanguage/News/2026 Commons links tables database split|read more]].
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.20|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/38|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W38"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 17:31, 14 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31039826 -->
== Orientalizzando... ==
Fatto [[Il Libro dei Re]], in dirittura di arrivo [[L'Avesta (Pizzi, 1914)|L'Avesta]], sto palpeggiando un'altra traduzione antologica di Pizzi, [[Fiori d'Oriente (1907)]], che ha un'ottima scansione IA. Ma siamo solo alle verifiche preliminari. NB: qualsiasi richiesta di una mano per altre cose avrà comunque la precedenza :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:58, 15 set 2026 (CEST)
== Scambio Server - La tua wiki presto sarà in modalità solo lettura per un breve periodo ==
<section begin="server-switch"/><div class="plainlinks">
[[:m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|Leggi questo messaggio in un'altra lingua]] • [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special:Translate&group=page-Tech%2FServer+switch&language=&action=page&filter= {{int:please-translate}}]
[[foundation:|Wikimedia Foundation]] scambierà il traffico tra i suoi data center. Lo scopo è accertarsi che Wikipedia e le altre wiki Wikimedia riescano a rimanere online anche dopo un disastro.
Tutto il traffico sarà commutato il giorno '''{{#time:j xg|2026-09-23|it}}'''. Il test avrà inizio alle '''[https://zonestamp.toolforge.org/{{#time:U|2026-09-23T14:00|en}} {{#time:H:i e|2026-09-23T14:00}}]'''.
Purtroppo, a causa di alcune limitazioni di [[mw:Special:MyLanguage/Manual:What is MediaWiki?|MediaWiki]], tutte le attività di modifica dovranno essere interrotte mentre si effettua il cambio. Ci scusiamo per il disagio, stiamo lavorando per minimizzarlo in futuro.
Un banner apparirà su tutte le wiki 30 minuti prima dell'inizio dell'operazione. Questo avviso rimarrà visibile fino alla fine dell'operazione.
Puoi contribuire alla [https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Special%3ATranslate&group=Centralnotice-tgroup-read_only_banner&task=view&language=&filter=&action=translate traduzione o correzione] di questo testo.
'''Sarai in grado di leggere, ma non di modificare, tutte le wiki per un breve periodo di tempo.'''
* Il giorno {{#time:l j xg Y|2026-09-23|it}} non sarà possibile effettuare modifiche per al massimo un'ora.
* Se proverai a modificare o a salvare durante il periodo di sospensione, vedrai apparire un messaggio d'errore. Speriamo che nessuna modifica venga persa durante questi pochi minuti, ma non possiamo garantirlo. Se vedi apparire il messaggio di errore, per cortesia attendi fino a che non sia tornato tutto alla normalità. Da quel momento potrai salvare le tue modifiche. È comunque consigliabile fare prima una copia delle modifiche, per essere pronti a ogni eventualità.
''Altre conseguenze'':
* I processi in background saranno più lenti e alcuni potrebbero interrompersi. I link rossi potrebbero non essere aggiornati velocemente come al solito. Se crei una voce per cui esiste già un link entrante a partire da un'altra voce, il collegamento rimarrà rosso più a lungo del solito. Alcuni script in esecuzione di lunga durata dovranno essere fermati.
* La distribuzione del codice dovrebbe avvenire normalmente come le altre settimane. Tuttavia, alcuni blocchi nell'aggiornamento del codice potrebbero avvenire puntualmente se l'operazione lo dovesse richiedere in seguito.
* [[mw:Special:MyLanguage/GitLab|GitLab]] non sarà disponibile per circa 90 minuti.
Il progetto potrebbe essere posticipato se necessario. Puoi [[wikitech:Switch_Datacenter|leggere la tabella di marcia su wikitech.wikimedia.org]]. Ogni cambiamento sarà annunciato nella tabella di marcia.
'''Per favore, condividi queste informazioni con la tua comunità.'''</div><section end="server-switch"/>
[[m:user:Trizek (WMF)|Trizek (WMF)]] 14:58, 15 set 2026 (CEST)
(This message was sent to [[:Wikisource:Bar]] and is being posted here due to a redirect.)
<!-- Messaggio inviato da User:Trizek (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Distribution_list/Non-Technical_Village_Pumps_distribution_list&oldid=30513874 -->
== Musica nel wikiverso ==
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]]
{{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}}
[[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]]
* Al '''15 settembre 2026''', abbiamo trascritto e pubblicato (202) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}''').
* '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''':
:* {{Sc|'''Canti popolari'''}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:: · {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto due impegnativi brani sul ''mal d'amore'' scritti da Giano Brida, compositore e direttore d'orchestra veronese, ma attivo a Milano alla metà del XIX secolo. I due brani sono una riuscita satira del ''mal du siècle'' (o ''Weltschmerz''), ovvero quel senso di vuoto, profonda malinconia e inadeguatezza verso il mondo che colpiva i giovani romantici della prima metà dell'Ottocento a causa di un rifiuto amoroso o per la fine di una passione che riducevano il giovane sofferente allo stato di "esule" intellettuale, incapace di integrarsi nelle dinamiche utilitaristiche della nascente società borghese. I due brani, in chiave di sol, celebrano la liberazione da questo stato.
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:::* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
:: — Ci siamo inoltre avventurati a pubblicare una canzone su wikisource angloamericana
:::*[https://en.wikisource.org/wiki/%27Till_The_End_O%27_The_World_With_You 'Till The End O' The World With You] (1925) by Harold Dixon
:: — Tutte le trascrizioni di questo mese sono state create sull'ottimo [https://www.hacklily.org/ hacklily.org]
<hr>
:* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}}
:** [[Opera: La figlia di Iorio (Franchetti)]]
<hr>
:* {{Sc|'''Libri'''}} — È stata completata la trascrizione de:
:** {{Testo|L'Anima musicale d'Italia}}
<hr>
:''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]''
<hr>
* [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato:
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore | Linea del testo posizionata sopra il rigo superiore]]''
::Vedi codice commentato in{{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Romagna ed Emilia/Io son nata tra le rose}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante|Note sovrapposte con trasparenza del capo di quella sottostante]]''
:: Vedi codice commentato al rigo down 3.8 in {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* ''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Stile classico|Stile classico]]''
:: Vedi tutta la trascrizione di {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:*''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Crescendo o diminuendo senza note| Crescendo o diminuendo senza note]]''
::\override Hairpin.to-barline = ##t | \!
:: Vedi codice in {{Testo|Che dici, o parola del saggio?}} %rigo down 3.10b
(di prossima pubblicazione)<hr>
* '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''.
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Non piango più}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Peschi fiorenti}}
:* {{Testo|Le Canzonete dei nostri veci/Nina mia son barcaiolo}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Calabria/Int'a nu boscu}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Toscana/Giovanuttin che vesti de turchino}}
:* {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/O benedett l'amor dei giovin}}
<hr>
* '''{{Sc|Riletture}}''' — Al fine di '''facilitare la rilettura''' del codice da parte dei volonterosi, a partire da oggi in testa ad ogni partitura lunga '''è posta la seguente riga prima del codice lilypond''':<br>
''<nowiki><!-- Cancella questa riga per visualizzare il contatore e facilitare la rilettura
</nowiki>''<br>''<nowiki>
<syntaxhighlight lang="lilypond" line start="2">-->
</nowiki>''<br>
Cancellando la prima riga, l'intera pagina è mostrata con il contatore di righe come in un editor di codice. Ciò facilita enormenemente:
: * l'individuazione di eventuali errori
: * l'inserimento di ottimizzazioni
: * la comunicazione di un problema da risolvere taggando Pic57 nella pagina di discussione
'''Ovviamente al termine si prega di ripristinare la riga,''' assicurandosi di premettere il tag '''<nowiki><!--</nowiki>''' che consente l'esecuzione del codice lilypond.<br>
Gradualmente questa riga sarà inserita nelle partiture più lunghe, ovvero quelle che occupano più pagine.<br>
Per un esempio vedere:
:* {{Testo|Due canzoni in chiave di sol/Io rido sempre!}}
<hr>
[[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]]
{{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}}
<hr> [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 17:09, 15 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche ==
ieri ho provato a caricare da Commons File:La strega, ovvero Degli inganni de' demoni.djvu, il risultato: pagina bianca quando clicco su anteprima.
Ho lasciato perdere. Stamattina ho ripreso il mio lavoro di trascrizione con la pagina [[Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448|Pagina:Pirandello - Maschere nude, Volume II - Verona, Mondadori, 1965.djvu/448 - Wikisource]] ma quando clicco su modifica mi da' anche qui una pagina bianca.
Credo di aver fatto qualche pasticcio. Qualcuno sa darmi qualche dritta? [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 11:42, 17 set 2026 (CEST)
== Pagine bianche 2 ==
Salve ho un problema con l'editor delle pagine: Pagina ''(ProofreadPage). Quando sono loggato, qualsiasi pagina DjVu in modalità “Modifica” mostra solo la barra superiore e poi una pagina completamente bianca, senza editor. Il problema non dipende da browser, preferenze, gadget, VisualEditor o Parsoid: ho provato tutti i link speciali per bypassare ProofreadPage, ma il crash avviene prima che l’editor venga caricato. Da anonimo invece funziona tutto. Mi è stato confermato che il mio profilo utente è probabilmente corrotto nel database (preferenze interne o flag ereditati da versioni vecchie).''
Chiedo gentilmente un '''reset completo delle preferenze utente lato server'''.
Grazie e saluti a tutti [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 15:14, 17 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Utoutouto|Utoutouto]]: ti è stato confermato da chi? Noi non possiamo reimpostarti niente, ma se vuoi provare, dovresti poterlo fare tu stesso dalle tue preferenze: [[Speciale:Preferenze/reset]]. Facci sapere se questo risolve. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:43, 17 set 2026 (CEST)
::Ha funzionato, grazie.
::Tutte le prove le avevo fatto con "l'aiuto" di COPILOT, che alla fine mi ha suggerito il testo che ho scritto. Mi consolo che, per ora, l'intelligenza artificiale non è poi così tanto intelligente.
::Saluti [[User:Utoutouto|Utoutouto]] ([[User talk:Utoutouto|disc.]]) 16:23, 17 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]], visto che anche tu segnali spesso problemi con la tua utenza, vuoi provare anche tu il reset come sopra? Visto che per Utoutouto sembra aver risolto... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:01, 25 set 2026 (CEST)
::::Stranamente mi funziona solo alt+7 ma solo prima di fare l'OCR. Inceve il 5. 6. 8 non funzionano. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:04, 25 set 2026 (CEST)
:::::HO fatto il reset e le cosa funzionano meglio, ma in modo schizzofrenico. Alt+7 ogni tanto funziona ogni tanto no. Funzina no Alt+5, 6, 8. Ho scoperto che una volta creata la pagina le parole tronche sono corrette, ma restano errori nelle vocali accentate. Se uso Trascrivi testo, mi corregge le vocali accentate ma di ridivide le parole. Che fare? [[User:Giaccai|Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:37, 25 set 2026 (CEST)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] sto impazzendo. Ho fatto il reset e qualcoaa è migliorato; ma ora creata la pagina faccio alt+7 ed ho l'intestazione, faccio OCR Google e mi corregge le vocali accentate, faccio alt+7 per unire le parole tronche e le unisce ma mi rimette le vocali accentate errate. Cosa posso fare? Ciao[[User:Giaccai|Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:57, 26 set 2026 (CEST)
== Astinenza (forzata) ==
Cari amici,
mi spiace dover diradare fortemente la mia presenza nel progetto, ma sono in fase di trasloco, al momento sono più offline che online e quando ho tempo lo dedico a famiglia e lavoro. Questo non significa che abbia mollato alcunché, ma solo che finché non avrò raggiunto una nuova stabilità farò fatica ad essere disponibile rapidamente.
Approfitto di questo messaggio per ribadire che la prossima ItWikiCon italo-svizzera è il momento migliore per vederci tra Wikisourciani e aggiornarci, sognare, chiacchierare di persona, magari facendo un po' di proselitismo e mostrando le nostre belle attività a chi nemmeno sa della nostra esistenza. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 17:59, 19 set 2026 (CEST)
== Sondaggio sul benessere della comunità ==
Ciao! Questo è un sondaggio di [https://www.wikimedia.it/ Wikimedia Italia], l'associazione che sostiene e promuove i progetti Wikimedia sul territorio italiano. Stiamo raccogliendo il punto di vista della comunità per capire meglio quali siano oggi le difficoltà e i bisogni di chi partecipa ai progetti e come l’associazione possa offrire il supporto più utile.
Ti chiediamo quindi di aiutarci compilando questo breve questionario (https://survey.wikimedia.it/index.php/512553), che richiede circa 10 minuti.
Le domande riguardano la tua esperienza, ciò che ti motiva, le eventuali difficoltà che incontri e di cosa avresti bisogno. Le risposte ci aiuteranno a capire quali forme di supporto siano le più importanti e quali potrebbero essere sviluppate o migliorate.
Raccoglieremo le risposte fino al 4 ottobre 2026.
Per qualsiasi domanda, puoi scriverci a info(at)wikimedia.it
Grazie per il tuo aiuto! [[User:Dario Crespi (WMIT)|Dario Crespi (WMIT)]] ([[User talk:Dario Crespi (WMIT)|disc.]]) 10:27, 25 set 2026 (CEST)
== Your feedback wanted: Remove ''(Language link added:) and similar'' edits from Special:RecentChanges ==
''(Apologies for posting in English. You can help by translating it)''
Hello, I’m Danny from [[:en:w:Wikimedia_Deutschland|Wikimedia Deutschland’s]] [[m:Wikidata_For_Wikimedia_Projects|Wikidata For Wikimedia Projects]] team.<br/>
We have been investigating and examining how Wikidata’s use in the [[Special:RecentChanges]] and [[Special:Watchlist]] pages can be made to be more useful, or less ‘noisy’ (fewer edits that have little value to the reader).
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Please share you thoughts on the dedicated '''[[m:Talk:Wikidata_For_Wikimedia_Projects/Clearer_Wikidata_Edit_Summaries/Hide_Language_Link_edits|metawiki Talk page]]'''.
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Thank you for any participation or feedback you give, -- [[m:User:Danny_Benjafield_(WMDE)|User:Danny Benjafield (WMDE)]] 14:18, 25 set 2026 (CEST)
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<!-- Messaggio inviato da User:Danny Benjafield (WMDE)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Danny_Benjafield_(WMDE)/MassMessage_test_list&oldid=31080967 -->
== Proponi un poster per Wikisource! ==
'''Hai un'esperienza formativa o di ricerca da raccontare? Proponi un poster!'''
Il 26–27 novembre 2026 si terrà a Bari il convegno [[meta:Wikipedia in Accademia 2026|Wikipedia in Accademia]]. Una parte del programma sarà dedicata ai poster: un'occasione per presentare progetti, esperienze e attività che mettono assieme Wikipedia, Wikisource e gli altri progetti Wikimedia con università, scuola, ricerca, biblioteche, musei e cultura libera.
L'invito è rivolto anche ai '''volontari della comunità di Wikisource''': non occorre essere insegnanti, educatori, ricercatori o appartenere al mondo accademico.
Per partecipare basta inviare una breve proposta, di massimo 250 parole, entro il '''18 ottobre 2026'''.
Tutte le informazioni e il modulo da compilare in '''[[meta:Wikipedia in Accademia 2026/Poster]]'''. Grazie! --[[User:Marco Chemello (WMIT)|Marco Chemello (WMIT)]] ([[User talk:Marco Chemello (WMIT)|disc.]]) 14:32, 25 set 2026 (CEST)
== Suddivisione tabella ==
Scusatemi, sono diversi minuti che sto cercando di suddividere la tabella tra le pagine [[Pagina:Organizzazione della produzione.pdf/38]] e [[Pagina:Organizzazione della produzione.pdf/39]]. Non capisco come si fa! Mi esce sballata. Qualcuno mi potrebbe gentilmente aiutare? Grazie infinite in anticipo!!! [[User:Gatto bianco|Gatto bianco]] ([[User talk:Gatto bianco|disc.]]) 17:18, 25 set 2026 (CEST)
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-39</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W39"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/39|Translations]] are available.
'''Weekly highlight'''
* [[m:Special:MyLanguage/Tech/Server switch|All wikis will be read-only]] for a few minutes on Wednesday, 23 September 2026 at [https://zonestamp.toolforge.org/1790172000 14:00 UTC]. This is for the datacenter server switchover backup tests, [[wikitech:Special:MyLanguage/Deployments/Yearly calendar|which happen twice a year]]. During the switchover, all Wikimedia website traffic is shifted from one primary data center to the backup data center to test availability and prevent service disruption even in emergencies. [https://phabricator.wikimedia.org/T433363]
'''Updates for editors'''
* The Growth team tested a new post-edit notice designed to [[mw:Special:MyLanguage/Contributors/Account Creation Experiments#4. Encourage Temporary Accounts to Register|encourage Temporary Account holders to register for a permanent account]]. The new notice replaced multiple dialogs and a simultaneous welcome notification with a single message highlighting the benefits of creating an account. The experiment increased permanent account creation from 1.94% to 3.66%, an 87% relative increase. The change will now be released to all wikis. [https://phabricator.wikimedia.org/T433551]
* For Wikipedia editors using the [[Special:Preferences#mw-prefsection-betafeatures|"Suggestion mode" Beta Feature]], there is a [[Special:Preferences#mw-input-wpvisualeditor-editcheck-experimental|new opt-in user preference]] for showing "experimental" edit checks and suggestions. These types are listed at [[Special:EditChecks#experimental-checks|Special:EditChecks]], and are intended for early developer-testing and for gathering feedback from experienced users. Administrators can change the [[mw:Special:MyLanguage/Edit check/Configuration|configuration details]] for each suggestion as usual. Administrators can also [[mw:Special:MyLanguage/Help:Suggestion mode#Experimental Suggestions|use this feature]] to help test their community's ideas for locally created checks and suggestions. Experimental types will have a more distinct visual style later this week. [[mw:Talk:VisualEditor/Suggestion Mode|Feedback is welcome]].
* The [[m:CEE Technical Village Pump|CEE Technical Village Pump]] has been launched as a space for technical discussions and collaboration among Wikimedia communities in Central and Eastern Europe.
* A new tool, [[mw:Special:MyLanguage/Language Onboarding and Development/Starter kit|Starter Kit]], is now available for new and small language Wikipedia communities. It brings together guided tasks, tools, and resources to help communities get started, monitor their progress, and collaborate with the broader Wikimedia community. Starter Kit is hosted on Wikimedia Toolforge and is designed for Wikipedias with fewer than 50,000 articles. Learn more about how Starter Kit works and how communities have been using it in [[diffblog:2026/09/18/introducing-starter-kit-for-new-and-small-language-wikipedias/|this Diff blog post]].
* The Reader Growth team is launching a retest of the [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Growth/Image Browsing|image carousel experiment]]. The retest will use three new versions of the design, updated based on community feedback. The team will assess results and determine with communities whether or not to proceed with the feature. The experiment will begin the week of September 28 and will run on Arabic, Bengali, Chinese, Czech, English, Farsi, French, German, Indonesian, Japanese, Polish, Portuguese, Spanish, Swedish, and Vietnamese Wikipedias.
* After successful rollouts to Arabic, Bengali, Chinese, Czech, English, French, Indonesian, and Vietnamese Wikipedias, the [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience/Reading lists|Reading Lists feature]] from the Reader Experience team will be available to all logged-in users on all Wikipedia wikis starting September 28.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:28}} community-submitted {{PLURAL:28|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, an issue where the mentor status script repeatedly updated mentors’ status even when nothing had changed, creating unnecessary Recent Changes entries, has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T436659]
'''Updates for technical contributors'''
* The <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>abusefilters</nowiki></code></bdi> list query API, used to retrieve specific details about active or historical abuse filters configured on a wiki, has been updated to support the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>formatversion=2</nowiki></code></bdi> configuration parameter, thereby leading to breaking changes to the API response. All users who maintain user-scripts or other code need to check if they use the <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>abusefilters</nowiki></code></bdi> list query API, and respond to any breaking changes. [https://phabricator.wikimedia.org/T435828]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.21|MediaWiki]]
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/39|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W39"/>
</div>
<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 13:56, 27 set 2026 (CEST)
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<!-- Messaggio inviato da User:STei (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=Global_message_delivery/Targets/Tech_ambassadors&oldid=31085309 -->
== <span lang="en" dir="ltr">Tech News: 2026-40</span> ==
<div lang="en" dir="ltr">
<section begin="technews-2026-W40"/><div class="plainlinks">
Latest '''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|tech news]]''' from the Wikimedia technical community. Please tell other users about these changes. Not all changes will affect you. [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/40|Translations]] are available.
'''Updates for editors'''
* Users of default skins on desktop and mobile web (Vector 2022 and Minerva respectively) will now be informed if the search suggestions displayed as they type into Search come from page redirects. Previously, users could get confused when the top search suggestions did not match exactly what they had typed. The new redirect notice clarifies that these suggestions are not random, but related to the search. The suggested pages may be redirects to the most relevant destination articles being searched for. [https://phabricator.wikimedia.org/T303013]
* Logged-out Wikipedia users on mobile web will begin to see a bookmark button for saving articles to their [[mw:Special:MyLanguage/Readers/Reader Experience/Reading lists|reading lists]] instead of the current Watchstar button. When clicked, the bookmark button prompts users to log in or create an account to save an article for later. An earlier experiment found that the bookmark icon was four times more likely than the Watchstar button to encourage logged-out users to create an account. This change is part of efforts to encourage more readers to become account holders and use features that help them save and return to content. [https://phabricator.wikimedia.org/T438769]
* An experiment will begin on September 29 on Spanish, Arabic, English, and French Wikipedias to simplify the experience users encounter immediately after account creation. The test will explore whether removing friction from the current Welcome Survey helps new users understand what to do next more easily. The experiment will run through the end of October. [https://phabricator.wikimedia.org/T430058]
* The [[m:Special:MyLanguage/Product and Technology Advisory Council|Product and Technology Advisory Council]] has put out a call for the community to suggest topics that it should consider and discuss with the Wikimedia Foundation. Editors and technical contributors are invited to add topics to [[m:Talk:Product and Technology Advisory Council|the council's talk page]].
* Later this week, it will be possible for communities to configure [[mw:Special:MyLanguage/Help:Edit check|Edit Checks and Suggestions]] so that they are [[mw:Special:MyLanguage/Edit check/Configuration#extraNamespaces|shown within additional namespaces]], such as a <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>Draft:</nowiki></code></bdi> namespace. [[mw:Talk:VisualEditor/Suggestion Mode|Feedback is welcome]].
* A bug in the [[m:Special:GlobalWatchlist|Global Watchlist]] is causing the page to fail to load for users that have unseen changes on Wikimedia Commons. Developers are working on a fix. Until then, affected users can follow the workarounds described in the [[mw:Special:MyLanguage/Extension:GlobalWatchlist#GlobalWatchlist temporarily broken for users with Wikimedia Commons|relevant]] help section.
* New magic words <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>{{CATEGORYSORT:TIMESTAMP}}</nowiki></code></bdi> and <bdi lang="zxx" dir="ltr"><code><nowiki>{{CATEGORYSORT:RTIMESTAMP}}</nowiki></code></bdi> are now available for use. They are able to change the default sorting of categories to be based on timestamp of categorization. [https://phabricator.wikimedia.org/T433768]
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] View all {{formatnum:20}} community-submitted {{PLURAL:20|task|tasks}} that were [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Recently resolved community tasks|resolved last week]]. For example, the issue where [https://wikistats.wmcloud.org/ Wikistats] for Wikipedias was not reachable has now been fixed. [https://phabricator.wikimedia.org/T435959]
'''Updates for technical contributors'''
* The datacenter switchover, scheduled on September 23, has been postponed. [[diffblog:2025/03/12/hear-that-the-wikis-go-silent-twice-a-year/|The equinox exercise]] revealed capacity issues, preventing the switch of all services to the other datacenter. The process has been paused, prioritizing investigating that issue, to ensure that we continue to be able to serve our users reliably. A new exercise will be scheduled. Meanwhile, all traffic and edits continue to work as usual.
* On September 23, a power loss briefly affected all wikis, creating intermittent issues on both reading and editing modes. This also affected Gerrit. This is unrelated to the datacenter switchover postponement. [https://www.wikimediastatus.net/incidents/9fm19t8qykk8]
* [[mw:Special:MyLanguage/Help:Extension:Produnto|Produnto]] has been deployed to mediawiki.org and [[phab:T421436|some Indic language wikis]]. We want to hear your feedback on this experimental product. Produnto allows users to use Lua modules hosted in [[gitlab:repos/lua|Wikimedia's GitLab]]. It simplifies the sharing of Lua code between wikis. Instead of copying each individual Lua module from one wiki to another, users will be able to easily share packages across all wikis.
* [[File:Reload icon with two arrows.svg|12px|link=|class=skin-invert|Recurrent item]] Detailed code updates later this week: [[mw:MediaWiki 1.47/wmf.22|MediaWiki]]
'''Meetings and events'''
* A [[m:Event:Cross-wiki Code Collaboration Workshop|Cross-wiki code collaboration workshop]] will be held online on October 2 at 12:30 UTC, bringing together South Asian technical contributors to learn about Produnto and begin piloting it on Hindi, Punjabi, Odia, Telugu, and Malayalam Wikipedias. Produnto is a package manager for deploying Lua modules hosted on GitLab to Wikimedia wikis, and was recently deployed on some pilot wikis.
'''''[[m:Special:MyLanguage/Tech/News|Tech news]]''' prepared by [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/Writers|Tech News writers]] and posted by [[m:Special:MyLanguage/User:MediaWiki message delivery|bot]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News#contribute|Contribute]] • [[m:Special:MyLanguage/Tech/News/2026/40|Translate]] • [[m:Tech|Get help]] • [[m:Talk:Tech/News|Give feedback]] • [[m:Global message delivery/Targets/Tech ambassadors|Subscribe or unsubscribe]].''
</div><section end="technews-2026-W40"/>
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<bdi lang="en" dir="ltr">[[User:MediaWiki message delivery|MediaWiki message delivery]]</bdi> 12:49, 28 set 2026 (CEST)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|907}}}}</noinclude>
{{larger|577.}} — In secondo luogo, accrescendosi le comunicanze e gl’ingerimenti da nazione a nazione il senso morale grandemente si perfeziona; conciossischè piglia le forme rette e purgate della ragione universale e comune, e spoglia i falsi concetti che assume in tal luogo od in tale altro per vizio di educazione o per bugiardo documento di religione o per soverchia ignoranza. Laonde quella sentenza famosa d’Antigone: «obbedirò non al divieto d'un mortale ma sì ad una legge eterna scritta nel cuore di tutte le genti», poteva certo essere pensata ed espressa da Sofocle dopo la notizia che incominciavano i Greci a pigliare del genere umano, ma non avrebbero così favellato gli eroi d’{{AutoreCitato|Omero|Omero}}.
{{larger|578.}} — Già si disse che la religione è suggello della moralità e che la sua sacra semenza ripullula dentro gli animi invittamente; e ciò fu disposto dalla natura appunto per difesa e rifugio estremo del senso morale di cui vivono le società umane e senza di cui rovinano con furia nell’ultima dissoluzione.
{{larger|579.}} — Ora, nessuna cosa, e fu pure significato di sopra, à maggior forza espansiva quanto le religioni dogmatiche; ed elle tragittandosi da popolo a popolo risvegliano il senso morale laddove era spento. Questo fece il buddisino in Cina e nel Tibet; questo l’islamismo in Arabia e in molte popolazioni dell’Asia e del Caucaso. Questo infine e con immensa più perfezione operò il cristianesimo in ogni parte dove stanzio lungamente e fece capitale della scienza e civiltà dei Romani e dei Greci.
{{larger|580.}} — Ma perchè veramente serbare negli uomini il vivo senso morale è capo principalissimo di tutto l’organismo delle nazioni, perciò non abbiamo ancora descritta ogni arte della natura intorno al proposito. E<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|912}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}del barattare le merci; perchè la violenza loro non potea giungere da per tutto nè le forze si proporzionavano col desiderio. Nondimeno essi sperarono di governare il commercio a solo profitto proprio e giusta i calcoli del pretto egoismo. Ne derivavano principj e pratiche le quali assunsero aspetti diversi e raffinamenti speciosi secondo il variare ed il crescere della civiltà, ma non per questo furono meno contrarie ai dettami dell’equa reciprocazione e della buona amicizia fra gli uomini.
{{larger|595.}} — Vennero tributarj e coloni astretti a vendere al solo popolo padrone, e fissaronsi i prezzi non poco al disotto del valore intrinseco delle merci. Sotto pena capitale fu proibito d’insegnare agli estranj qualunque mestiere e qualunque invenzione di macchine. Invece di perfezionare i trovati e le industrie si studiò d’impoverire gli altri e guastarne i traffichi in tutte le guise. I Maomettani e idolatri dell’Asia ebbero dai Veneziani armi danari e consigli contro i Portoghesi. Ne’ tempi antichissimi narra {{AutoreCitato|Strabone|Strabone}} che i Fenici sturbavano l’altrui commercio gittandone le navi fra scogli e secche ovvero assaltandole alla scoperta a guisa di corsali.
{{larger|596.}} — Si vollero accaparrare derrate e manifatture forestiere per rivenderle carissime a tutti, e si volle simigliantemente essere soli a navigarle e trasportarle per ogni dove. Gli Olandesi arsero e incenerirono boschi di piante aromatiche in quelle isole Molucche donde temevano di essere espulsi.
{{larger|597.}} — Infine si giudicò che il proprio paese produr doveva ogni cosa e sciogliersi di tal maniera dalla suggezione di tutti gli altri. Se non che la scienza mostro col tempo, e i fatti comprovarono largamente, che l’egoismo delle nazioni pigliava errore e puniva sè stesso.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|914}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}nessuno, ma nei termini della ugualità e rispettando gli altrui diritti. Di tal maniera l’egoismo mercantile dei popoli, che è forse il più tenace e il meno proclive a sentimenti magnanimi di fratellanza e di annegazione, fu a poco a poco menato a mutarsi in un’arte cospicua e fruttuosa all’universale di giusta e libera emulazione.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}}
{{larger|603.}} — L’antichità chiamò i Fenici ladroni del mare e le dovizie di Tiro furono in abbominio del popolo ebreo. Ma, come toccammo nell’aforismo, le nazioni cristiane poco assai disgradarono dall’avarizia irrefrenata e crudele di quei primi maestri della navigazione e del traffico. Veneziani e Genovesi guerreggiaronsi a morte più per gare mercantili che per cagioni politiche. Infrattanto, quai mezzi e quali spedienti non parvero giusti e gloriosi ai Portoghesi per ruinare il commercio degl’Italiani? Albuquerque sforzavasi d’indurre il re d’Abissinia a deviare il Nilo nel Golfo Arabico, onde l’Egitto fosse un deserto. Alessandria una tana di volpi, e un sol collo di mercanzie non giungesse a Venezia dall’Arabia e dall’Indie.
{{larger|604.}} — Ma chi la fa l’aspetta; e Veneziani e Genova furono vendicati con abbondanza dagli Olandesi, ai quali parve necessità per sorgere essi fiaccar la marineria e i commerci del Portogallo. Venne poi il giro dell’Inghilterra, la quale con l’atto celebre di navigazione disfece l’asiatica potenza degli Olandesi, e vale a dire che un monopolio ne uccise un altro. Ma l’egoismo inglese è raffinatissimo, e dovette persuadersi del danno e impotenza delle sue leggi proibitive. Se non<noinclude><references/></noinclude>
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Tuvok1968
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|915}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}che i soli principj sono coerenti ed eterni; onde quell’egoismo medesimo dell’Inghilterra, che ieri per sua salute invocava la libertà d’ogni mare e d’ogni mercato, oggi con soppiatte arti e insidiose combatte il disegno di tagliare l’istmo di Suez, e vi spiega quella
grettezza di pensieri la qual fece dal senato veneziano respingere con paura il proposito di Colombo di cercare un nuovo e sconosciuto passaggio alle Indie.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo X.}}}}
{{larger|605.}} — Per cotal modo avverasi da ogni lato la sentenza del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, che l’uomo incominciando dal farsi centro dell’universo e vale a dire dal più assoluto
egoismo è condotto di mano in mano e per giudicj più sani dell’egoismo medesimo ad operare conformemente all’ordine, per maniera che ciò che è diventa a passo per passo ciò che debb’essere.
{{larger|606}} — La qual legge, che possiam domandare ''trasmutazione dell’egoismo'' e corrisponde esattamente alla congruenza finale dell’onesto e dell’utile, ci è apparita maggiormente efficace e mirabile negli accostamenti ed ingerimenti dei popoli e vogliam dire nel grande organismo sociale di tutti. Conciossiachè l’egoismo, che si trasforma prima nell’amore de’ suoi quindi nell’amore de’ parenti e compagni e più tardi nell’affezione in verso la patria, procede in gran parte dall’istinto di simpatia e tiene assai del senso e della corporale organizzazione. Laddove nei fatti che chiameremmo internazionali e su cui par dianzi fermammo il discorso mostrasi alla scoperta l’artificio divino operante sulle varie forze della mente e dell’animo. Perocchè queste per sola necessità della propria indole e per lo peso specifico (a così parlare) di {{Pt|cia-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Tuvok1968
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|920}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|prepo}}tenza irrazionale delle consuetudini e forme esteriori e la inerzia crescente del pensiere e dell’affetto.
{{larger|618}} — Da ciò risulta che la natura come già la vedemmo sollecita di variare e spesseggiare il moto fisico, altrettanto si travaglia pel moto morale delle congregazioni umane; e quello segnatamente che stimola con gran vigore il senso non meno della mente, gli organi corporali non meno dello spirito, gl’istinti e la fantasia non meno della ragione.
{{larger|618}} — A tale proponimento fa convergere la natura o direttamente o per indiretto ognuna delle leggi da noi descritte circa l’unità organica del mondo delle nazioni. E, per via d’esempio, dall’avere diversificato oltremodo i primordj delle società, l’indole dei popoli e il mondo loro ambiente trasse l’effetto fruttuosissimo che tal nazione e tale altra sia nel colmo del movimento civile e indotta per sovrabbondanza di vita ad espandersi ed operare fuori di sè, mentre tale altra gente decade e si giace nella immobilità di logore istituzioni e tale altra esce dall’inopia e dalla impotenza dei costumi pastorali e patriarcali.
{{larger|620}} — Così la storia ci narra che l’Occidente si dirozzava mentre declinavano d’ogni lato le vecchie civiltà dell’Asia e d’Egitto. E quando l’impero romano scioglievasi per infermità e decrepitezza, le schiatte semitiche apparirono ringiovinite e si versarono d’ogni parte audaci ed irresistibili. Similmente Roma sorgeva quando gli Etrusei calavano, e la libertà, ch’era ogni giorno più robusta e meglio ordinata nel popol romano, spariva invece da tutta la Grecia.
{{larger|621}} — Nè proseguiremo il cómpito, conciossiachè sia troppo evidente. E il mondo moderno non ismentisce per nulla cotesta disparità di sorte fra i popoli in ragione di tempo, e la quale nomineremo ''legge di''<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/932
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Tuvok1968
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|924}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}eziandio ad esterminarli. In questo secondo caso il flusso dei barbari si frange e dilegua per appunto siccome onda premuta da cento altre e giunta ai sassi e allo scoglio dell’ultima riva. E la gente che loro resiste mostra, o di non essere degenerata o che nel pericolo à saputo ritemprarsi e spiegare operosità disciplinata e durevole. Nel primo supposto del mescolarsi i due popoli insieme violentemente o per patto ognun vede come d’ambo le parti è svegliata l’attività e come nel vecchio ordine di cose sono introdotti elementi nuovi e fecondi e la legge di polarità vi esercita largamente ogni suo potere.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|''A.''}}}}
{{larger|631.}} — Senza tener conto delle migrazioni antichissime pelasghe, celte, ibere, illirie o che altro nome s’avessero, le storie tutte dei grandi regni orientali Assiro, Egizio, Persiano, Indiano, Cinese ricordano più d’una irruzione di frotte barbariche ora chiamate Scizie e Sarmate ora Etiopiche ed ora Messagete. Venendo poi giù per li tempi e contando da {{w|Gaio Mario|Mario}} sconfiggitore dei Cimbri insino a {{AutoreCitato|Carlo Magno|Carlo Magno}} domatore dei Sassoni, degli Avari e degli Slavi si annoverano otto secoli durante i quali la marea per così chiamarla dei barbari non cessa di allagare e d’invadere. Perocchè di terra in terra e di plaga in plaga aveva echeggiato un annunzio tremendo che i popoli dell’occidente cadevano sotto il fascio de’ loro vizj e alle armi romane veniva mancando la punta ed il taglio. Nè similmente sarebber cessate in Asia e in Europa le invasioni mongoliche e finniche, quando il valore dei Mussulmani e dei Moscoviti non le avessero a forza interrotte da ogni banda.<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/944
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|936}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|pro}}ponimenti col silenzio dei boschi, la intensa meditazione e la dimenticanza del mondo. Ora attratto in visioni, l’anima sua confondevasi con l’anima universale e tuffavasi nella luce soprasensibile di cui era egli medesimo una limpida emanazione. Ora si dilettava negli aspetti incantevoli delle vallette inaffiate continuo dalle acque del Gange; scorreva lungo le sacre sue margini ombrate dalle palme e dalle adansonie e visitavane le isolette popolate da bianchi cigni, ovvero ne cercava con senso religioso i riposti seni e gli antri e le cascate dove santi solitarj compievano le pie abluzioni e mormoravano inni al Sole e all’etra od Intra, suo immenso padiglione. Più volte vennero a visitarlo i principi di sua casa e del suo reame e in quei recessi taciturni fecero alla improvvista udire lo strepito di loro armi e il barito de’ loro elefanti; ma il re anacoreia mai non sostenne di staccarsi dal dolce e queto ritiro. Se non che, dopo lunghi anni e dopo consumate le sue penitenze, usci dal deserto per comando espresso degli Dei protettori; e ricongiuntosi ai cari fratelli, regnò con loro nella metropoli sempre addobbata a festa e vaporosa d’incensi e dove mescolato al suono delle arpe e dei sistri si spandeva il rimbombo delle quadrighe degli Dei.
{{larger|658.}} — Certo, con tal narrazione mirabile l’autore del Ramaiana descrisse sotto simbolo le sorti dell’Oriente e dell’India in ispecie che lo spirito comune d’ogni parte di quello esprime per eccellenza. Ella pure dopo aver gittato nel principio dei tempi le fondamenta
del viver sociale s’è chiusa nell’ombra de’ suoi giardini e mantenutasi nella inerzia del suo vano fantasticare cedendo lo scettro del mondo a’ suoi minori fratelli dell’Occidente. Nullameno, l’India dovrà ritornare alla città gloriosa del perfezionamento civile;<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/949
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|941}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}si manifestano ora e quali presumiamo assai ragionevolmente dovere conservarsi. Chè dove mutassero, l’organismo corporale dell’uomo si scomporrebbe e gli avanzi inanimati accrescerebbero la congerie attuale dei fossili e il numero delle specie perdute.
{{larger|669.}} — Perciò dalle presenti considerazioni debbe venire escluso il supposto dei cataclismi, non perchè impossibili ma solo a cagione che romperebbono il corso del perfezionamento civile con forze materiali e violente ed aliene dalla virtù formativa di quello.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo II.}}}}
{{larger|670.}} — Alla prefata interrogazione rispondesi prima con parole molto esplicite che la parte nostra spirituale à piena capacità di cercare e trovare in infinito il suo fine; considerandosi ch’ella possiede una facoltà essenziale ed ingenita di congiunzione con l’Assoluto; e però gli atti che ne provengono terminano in oggetto infinito e però sempre nuovo ed inesauribile. Ma se debba accadere il medesimo dell’altra parte del nostro essere, che è corporale ed istrumentale, si può dubitare a gran ragione.
{{larger|671.}} — Il corso perfettivo di nostra specie sul mondo attiensi a tre fatti fondamentali che sono: il moltiplicare della specie medesima; il serbarsi ed accrescersi delle tradizioni scientifiche; l’attività la libertà l’unione e la rettitudine salda e costante degli animi. Il che ripete in poco diverse parole la nostra sentenza che i tre fattori sostanzialissimi dell’ottimo viver comune sono l’attività la scienza e la moralità. E similmente ricorda i caratteri da noi assegnati alla civiltà non dubbiosa dell’avvenire, che sono la facile trasmissione del pensiere, la spontaneità guarentita e<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/955
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Tuvok1968
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|947}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}quel giusto occasioni continue e motivi indiretti ma pur gagliardi e sensibili di tenere svegliata e operosa la forza dell’animo. La legge di polarità esercitavasi dentro e fuori di lui con rara potenza e frequenza e il contrasto nasceva da un doppio ordine di elementi, l’uno interiore dell’anima sua, l’altro esteriore di malvagi e furiosi che la oppugnavano.
{{larger|684.}} — Ma nell’epoca lontanissima e progressiva del genere umano della quale disegnammo più sopra alcune fattezze non intendiamo in quale maniera si eserciterebbe con gran vigore la legge di polarità e ne scoppierebbero, a così parlare, atti diversi e continui di sempre maggiore ed energica operosità. Nel vero, ne’ tempi di cui discorriamo le guerre sono cessate e le rivolture violente politiche sono una storia divenuta antichissima. Nel generale regnano fra gli uomini la giustizia la concordia e l’amichevole intrinsechezza. Tutto ciò che tiene del contenzioso dell’ostile e dell’ingiurioso sparisce; i bisogni materiali trovano competente soddisfazione, e il vivere si fa tranquillo ed agevole quanto virtuoso e dalla saggezza governato.
{{larger|685.}} — Ora in mondo cotale l’uomo non si stempra non si sgagliarda e non si ammollisce? Ma dov’è la cote delle ire soldatesche, degli affetti traditi, della malizia e perfidia umana per riforbire la nostra costanza e fortezza e promovere la gagliardia estrema dell’animo? Eppure quello stato di pace profonda e di universale giustizia e benevolenza ci è comandato ogni giorno dal senso morale e dai giudicj della ragione.
{{larger|686.}} — Concludiamo che debbono fra cotesti estremi intervenire alte cagioni spirituali la cui efficienza e il cui operato non ci è lecito d’indovinare. E insomma da questo lato la finità e immobilità del nostro organismo non sembra far divieto assoluto al cercare e<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/956
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Tuvok1968
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|948}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}trovare il fine in infinito; sì ci obbliga a pensare un principio ignoto ed inconoscibile di perfettiva innovazione.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo III.}}}}
{{larger|687.}} — Dicemmo pur dianzi la tradizione dello scibile fondarsi sulla ritentiva, perchè scrisse il poeta:
{{Blocco centrato|<poem>{{smaller|«{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}.{{spazi|2}}non fa scienza,<br>{{spazi|5}}Sanza lo ritenere avere inteso.»}}</poem>}}
{{larger|688.}} — Lasciamo stare che la memoria è soggetta più che altra facoltà spirituale a mille accidenti ed è la prima che soffre del peso degli anni. Tali accidenze dileguansi nel generale degli uomini, perocchè mentre qualcuno n’è percosso, molti ne vanno immuni. Ma crescendo, come fa, lo scibile, e massime lo sperimentale, in maniera smisurata e rimanendo la potenza memorativa e percettiva in certi confini non valicabili, a che spediente avremo ricorso? e per che guisa manterremo la proporzione tra il contenente ed il contenuto?
{{larger|689.}} — Vero è, per detto di {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnizio}}, che quanto più l’intelletto profondasi in una scienza, tanto si stringe il novero dei principj che di quella affermiamo e tanto è maggiore il cumulo di cognizioni che in essi principj s’inchiude. Ma tale sentenza à valor relativo e non assoluto. I principj non ci esentano dallo aver notizia dei particolari. E per atto di esempio, nell’astronomia di quanto i principj sono divenuti più pochi e più semplici da Newton in poi? Nullameno la notizia dei particolari degni d’attenzione e necessarj a sapersi è ormai sterminata e non à possibile paragone con quella posseduta da {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}} e da {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}}.
{{larger|690.}} — Quindi nessuno confidasi oggi di conoscere<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Panz Panz" /></noinclude>degli ottici tedeschi che fanno apprezzare quantità di spazio ancor più minute; cronometri che ci fanno sensibile la millesima parte di un solo minuto secondo; strumenti misuratori dei poteri refrattivi dei ''mezzi'' trasparenti per via del fenomeno della diffrazione, di {{AutoreCitato|François Arago|Arago}} e {{AutoreCitato|Augustin-Jean Fresnel|Fresnel}}, essi bastano senza più a rappresentare i progressi della
meccanica pratica e teorica. I telegrafi elettrici dovuti primamente a {{AutoreCitato|Charles Wheatstone|Wheatstone}}, l’illuminazione a gas dovuta a
{{AutoreCitato|William Murdoch|Musdoch}}, le intentate nuove combinazioni acromatiche di {{AutoreCitato|Peter Barlow|Barlow}} e {{AutoreIgnoto|Rogers}}, le lenti di {{AutoreCitato|David Brewster|Brewster}} e {{AutoreCitato|Augustin-Jean Fresnel|Fresnel}} prodigiose condensatrici della luce applicata ai fari, la lampada non meno prodigiosa propagatrice della luce, di {{AutoreCitato|Thomas Drummond|Drummond}}, la lanterna di sicurezza di {{AutoreCitato|Humphry Davy|Davy}}, il battello detto di vita, il cloro applicato alle disinfettazioni, il chinino redentore di tante migliaia di vite, e qualche altro centinaio di simili grandissimi beneficii di cui tutta fruisce ormai l’umanità, sono pure un argomento di quanto possano le applicazioni degli immensi progressi del calcolo e delle scienze fisiche, chimiche e naturali. Nè qui sono tutti i mezzi di cui oggidi maggiormente s’aiuta il progresso delle scienze; un mezzo splendido e potente, glorioso così per la verità che per l’uomo, è quella specie di entusiasmo, e diremo anzi di apostolato, che domina lo spirito di nomini cui ben picciolo sagrificio sembra quello della loro stessa vita, pur che loro riesca non pur di ottenere qualche novella rivelazione dei miracoli della natura, ma scoprire una nuova pianta, un nuovo filo d’erba. Aggiungete a tutto ciò {{AutoreCitato|Joseph Louis Gay-Lussac|Gay-Lussac}} che si solleva e sta per 5 ore all’altezza di quasi sette
mila metri nell’atmosfera, osservando le inclinazioni e declinazioni magnetiche; {{AutoreCitato|Henri Lecoq|Lecoq}} che si trasporta nelle più alte nubi temporalesche tra i fulmini a sorprendere la natura nella formazione della grandine; {{AutoreCitato|Auguste Bravais|Bravais}} e {{AutoreCitato|Carl Friedrich Philipp von Martius|Martius}} che si innalzano ancor più alti che niun altro, onde notomizzare l’atmosfera lungi dalle influenze del suolo; la maravigliosa pazienza degli studii meteorologici di {{AutoreCitato|Jean Charles Athanase Peltier|Peltier}}, quella di {{AutoreCitato|Antoine-Laurent de Lavoisier|Lavoisier}} che per rendersi sensibili i più lievi atomi, per così dire, della lice, vive chiuso per ben sei settimane in
una camera oscurissima tappezzala a nero, e poi dite se in tutto ciò non vi ha qualche cosa di più eroico, di più realmente utile e grande dei vantati eroismi della stravagante e fanatica cavalleria di un tempo? L’incredulità dei giudici vorrebbe dare una mentita alle chimiche analisi fatte da {{AutoreCitato|Claude Louis Berthollet|Berthollet}} sopra una bevanda creduta mortifera, e questi mostra i trionfi della sua scienza inghiottendo il creduto veleno. {{AutoreCitato|Felice Fontana|Fontana}} vuol provare la verità delle sue sperienze intorno l’azione del veleno vipereo, e ne tracanna un bicchiere; diremo noi le sperienze, specialmente intorno i processi della digestione, di {{AutoreCitato|Lazzaro Spallanzani|Spallanzani}}, il martire della fisiologia? I perigli di morte incontrati o affrontati da chi primo intraprese la liquefazione del gas acido carbonico, la preparazione dell’acido idrofluorico, da chi innanzi tutti sperimentò la non respirabilità dell’idrogene, e i mortiferi effetti dell’ossido di carbonio sul respiro, di {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Richmann|Richman}} fulminato nell’esplorare la tensione elettrica di una nube procellosa?
É a questa specie di apostolato scientifico che debbe il moderno progresso le tante scoperte geografiche e naturali fatte in questi ultimi anni da {{AutoreCitato|Matthew Flinders|Flinders}} sulle coste dell’Australia; da {{AutoreCitato|Phillip Parker King|King}}, {{AutoreCitato|John Oxley|Oxley}}, {{AutoreCitato|Charles Sturt|Sturt}}, {{AutoreCitato|John Howell|Howell}} ed {{AutoreCitato|Hamilton Hume|Hume}} nell’interno della Nuova Olanda; da Vancouver sulla costa nord-ovest dell’America, di cui fece il rilievo per l’estensione di ben 9000 miglia: da {{AutoreCitato|Meriwether Lewis|Levis}} e {{AutoreCitato|William Clark|Clarcke}}, {{AutoreCitato|Zebulon Pike|Pike}}, {{AutoreIgnoto|Cass}}, {{AutoreCitato|Henry Rowe Schoolcraft|Schooleraf}}, {{AutoreCitato|Stephen Harriman Long|Long}}, {{AutoreCitato|William H. Keating|Keating}}, {{AutoreCitato|Alexander Mackenzie|Mackensie}}, {{AutoreCitato|Charles Wilkes|Wilkes}} (1858-42) nell’interno dell’America Settentrionale; di Ross, Parry, Franklin, Richardson
verso il polo boreale; di Azara, Head, Falkner, Wesel, alle estremità meridionali dell’America;
di Ross, Back, Dease e Simpson, che seiolgono il
problema del passaggio dall’Atlantico nel grande
Oceano; di Bellingsbausen, Lazarew, Foster,
Bscoe, Morrell, Belleny, Wilkes, Dumont d’Ur-
ville, Giacomo Ross alle terre antartiche; di Ca-
stelnau nel Brasile; di Robinson nella Patagonia;
di Hamilton, Eyre, From nella Melanesia; di Hea-
phy nella Nuova Zelanda; di Billings, Wrangel,
Krusenstern, Golownin, dei missionari alla Cina
sulle coste orientali dell’Asia; di Webbe, Raper,
Colebrooke, Moorcroft nell’ Himalaya; di Bruce,
Abd-el-Rahman nell’interno dell’Africa ed alle
sorgenti del Nilo; di Mungo Park, Clapperton,
Laing, Caillé, a Sockatu, Timbuctu ed alle foci del
Niger già indovinate dalla scienza, e scoperte dai
Lander. Aggiungete a tutto ciò i viaggi di Hom-
maire de Hell alle steppe del mar Caspio; di Ha-
milton nell’Asia minore; e gli ancor più recenti di
Beke, Allen e Lepsius nell’Africa; di Stephens e
Narmanu nel Jucatan; di Schomburgh nella Guiana;
di Moody nelle isole Falkland; di G. Osculati nel-
l’America meridionale, nella Persia ed alle Indie
orientali; di Tscisciatsce all’Altai orientale; di
Middendorf nella Siberia, di Belcher e Collinson
lungo le coste marittime della Cina; di Beke, Corn-
wallis, Harris, Lefevre, Petit, Johnston, Cristo-
pher, Galinier e Ferret (1859-44) nell’Abissinia;
di Dohna nella Caffeeria; di Frendel nella Sene-
gambia; di Boilat nei paesi del Futa e del Senegal.
Dal cumulo di tante indagini e scoperte, la geo-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|961}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|remotis}}simi. Anzi parlandosi del moto perfettivo umano, dee venir confessato che ottanta o novanta migliaia d’anni sembrano essere trascorsi in dolorosi apparecchiamenti, e che perciò tutta la grandezza e perfezione civile della quale fruiranno i tardi abitatori di questo pianeta non rinfrancherà del sicuro il novero incomputabile e quasi infinito di creature razionali comparse ed estinte nella fuga di tanti secoli. Se ne ristora bensì e se ne ricompensa via via la specie propagata e la persona morale di tutti i consorzj civili, continuando ella ad esistere per tutte le età insino al termine che avrà spiegata ed effettuata la facoltà intera di miglioranza e perfezione in lei contenuta.
{{larger|726.}}— Ma nel fatto gl’individui soli sussistono e il progresso della persona morale di cui si parla guardato in disparte dagl’individui riducesi a qualcosa di astratto o per lo meno a qualcosa di collettivo senza unità e perennità di sostanza; e perciò neppure il bene vi si sustanzia ed unifica.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo II.}}}}
{{larger|727.}}— Nel vero, i singoli uomini procurando il bene della persona morale suddetta, occasionano a sè medesimi un premio immortale e vi esercitano nobilmente le facoltà loro, come apparecchio alla vita razionale futura; laonde nel {{TestoCitato|Confessioni di un metafisico/Volume Secondo/Libro Quarto|quarto Libro}} affermammo noi che tutto il bene relativo, il quale è voluto e fatto dall’uomo sopra la terra e conformemente ai precetti morali, gli si converte in una specie di organo per ascendere alla perfezione della vita spirituale migliore.
{{larger|728.}}— Ma tuttociò non toglie che il bene dell’individuo e il bene collettivo della social comunanza il quale si forma e cresce nella sterminata lunghezza del<noinclude>{{PieDiPagina|{{smaller|{{Sc|Mamiani — II.}}}}||{{smaller|61}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|964}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}trasfondere l’anima propria in altrui; e come nel convito va attorno la coppa incoronata di fiori, così per appunto va la benevolenza sincera e la letizia pacata e serena; rimanendo incerto se riesca maggiore quella che si riceve, o l’altra che si porge, o se più vivasi dentro l’essere proprio ovvero in quello di tutti i consorti.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo IV.}}}}
{{larger|733.}} — Avvezzi noi alla contingenza dei fatti ed alla caducità estrema delle cose più care; e avvezzi altresì all’indole privativa dei beni materiali non che allo egoismo profondo e invincibile della vita sensitiva ed organica, peniamo a persuaderci della sentenza solenne che io mi fo debito di ripetere e dappoi dimostrare, e la quale afferma che il ''bene nella sua essenza spirituale è naturalmente diffusivo e comunicabile''. Rivelasi in certi fatti determinati tra certi accidenti sotto l’ombra di certi fenomeni; ma questi venendo meno, la sostanza di lui quasi vapore sottilissimo di arso aroma sorge ed olezza in etere sempiterno. E laddove incontra idonea recettività quivi si dispande e senza menomazione di sè comunica sè medesimo.
{{larger|734.}} — La prima prova di ciò esce dalla considerazione che quanto le cose perdono di materialità e aquistano del contrario, altrettanto si fanno meno privative ed esclusive e pigliano maggiore virtù di comunicazione.
{{larger|735.}} — Ogni materia per sua necessità formale è divisa e di tutte le divisioni è causa. Laonde i corpi separati ed impenetrabili in niuna maniera possono dare ad altri senza torre a sè stessi. Di qui la signoria gelosa delle terre e delle robe, le quali spartite<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Mamiani - Confessioni di un metafisico, Vol. 2, 1865.pdf/974
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|966}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}corpi infermità e differenza di organi, tutti gli enti morali quanti ve n’à per l’universo e popolano le costellazioni lontanissime cesserebbono di occultarsi l’uno all’altro e incomincerebbe fra i mondi una benevolenza sociale quasi infinita.
{{larger|739.}} — Discende dal fin qui detto, che ogni forma sincera di bene e partecipe del bene assoluto come à sostanza pura e interamente spirituale è diffusiva in immenso e comunicabile. Anzi aggiungiamo, che se l’indole comune delle cose spirituali porta il non aver nulla in sè di ripulsivo e di privativo e il fuggire le spartizioni e le divisioni, ciò dee comparire singolarmente nel bene; chè fra le entità spirituali à dignità ed eccellenza maggiore. qualmente fu provato nei Libri dell’ontologia; e la verità stessa non à tutto il compimento e l’ultimo termine in sè medesima; dacchè il bene non è apparecchio alla verità ma sì la verità al bene. Laonde non può concepirsi che una partecipazione intima universale perpetua succeda tra le verità e non succeda tra le forme schiette e purgate del bene.
{{larger|740.}} — Concludesi, adunque, che nella economia generale e stupenda delle cose create ognuna di quelle forme nè mai viene al nulla nè si ristringe e chiude in sè stessa. Onde lo spirito, a così domandarlo, d’ogni bontà d’ogni bellezza d’ogni scienza d’ogni civiltà risorge lucente ed incorruttibile e fassi porzione dell’ultimo perfezionamento delle razionali creature, adunandosi, a modo di dire, e costituendo un’atmosfera celeste nell’ordine superiore della finalità e dove, secondo fu notato da noi, la definizione della vita piglia un’assoluta significazione.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|966}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}corpi infermità e differenza di organi, tutti gli enti morali quanti ve n’à per l’universo e popolano le costellazioni lontanissime cesserebbono di occultarsi l’uno all’altro e incomincerebbe fra i mondi una benevolenza sociale quasi infinita.
{{larger|739.}} — Discende dal fin qui detto, che ogni forma sincera di bene e partecipe del bene assoluto come à sostanza pura e interamente spirituale è diffusiva in immenso e comunicabile. Anzi aggiungiamo, che se l’indole comune delle cose spirituali porta il non aver nulla in sè di ripulsivo e di privativo e il fuggire le spartizioni e le divisioni, ciò dee comparire singolarmente nel bene; chè fra le entità spirituali à dignità ed eccellenza maggiore, qualmente fu provato nei Libri dell’ontologia; e la verità stessa non à tutto il compimento e l’ultimo termine in sè medesima; dacchè il bene non è apparecchio alla verità ma sì la verità al bene. Laonde non può concepirsi che una partecipazione intima universale perpetua succeda tra le verità e non succeda tra le forme schiette e purgate del bene.
{{larger|740.}} — Concludesi, adunque, che nella economia generale e stupenda delle cose create ognuna di quelle forme nè mai viene al nulla nè si ristringe e chiude in sè stessa. Onde lo spirito, a così domandarlo, d’ogni bontà d’ogni bellezza d’ogni scienza d’ogni civiltà risorge lucente ed incorruttibile e fassi porzione dell’ultimo perfezionamento delle razionali creature, adunandosi, a modo di dire, e costituendo un’atmosfera celeste nell’ordine superiore della finalità e dove, secondo fu notato da noi, la definizione della vita piglia un’assoluta significazione.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|971}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|uni}}versale e questo vicendevolmente aggiungesi agl’individui. Per cotal guisa il fine subbiettivo confondesi con l’obbiettivo e non sono più separati come nell’opinione volgare; e ciò che opera l’uomo singolo da se ovvero opera collettivamente il corpo civile od anche in più nazioni e tempi tutto il genere umano riviene a un medesimo, considerata la riverberazione eterna che à nell’ordine superiore.
{{larger|752.}} — Nè dee trascorrere inavvertito, come con questa dottrina, cbe & noi sembra verissima, la legge universale di progresso e perfezionamento riesce una da per tutto; e non ostante la varietà forse incomputabile delle applicazioni e specificazioni sue per li visibili mondi, nullameno essa le congiunge tutte quante con nesso strettissimo alla forma sublime della vita razionale perfetta.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo VI.}}}}
{{larger|753.}} — È notabile sopra modo nel nostro proposito quello che la coscienza à pur suggerito sempre alle anime giuste e gentili; io vo’ dire che v’à nelle cose buone uno spirito ed una essenza del bene la quale mai non si altera e nel mondo e fuori del mondo si sempiterna. Per fermo, onde nasce egli quel sentimento profondo e non cancellabile che tutte le cose per ultimo tornano vane o sazievoli eccetto quella porzione di bene sincero che in sè racchiudono? Quando la fortuna imperversa e agl’imprendimenti puri e nobilissimi seguita effetto contrario e le speranze sublimi di una nazione e di un secolo intero falliscono, l’anima si ristora pensando di aver voluto il bene fermissimamente e in niuna guisa si persuade ch’esso debba giacere impotente e infruttifero. Senza cotesto riguardamento al pregio quasi infinito degli atti onesti e magnimi che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|del progresso nell’universo.}}|{{Sc|973}}}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}sponendo nel Capo presente col lume della cosmologia la fede cristiana radunò ed espresse in quella parte del suo simbolo che domandò la ''Comunione dei Santi''; e volle ch’effettualmente le opere buone di tutti i credenti sulla terra e nel cielo costituissero un tesoro immenso di grazia e di gloria al quale partecipasse ogni giusto e chiunque è annoverato fra gli abitatori della Città di Dio.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo VII.}}}}
{{larger|756.}} — Ogni progresso adunque di perfezione che fanno le società degli enti morali nei visibili mondi si riflette ed insempra nelle alte regioni del vivere razionale migliore. Le dimostrazioni furono date e non ci compaiono leggiere ed invalide. Ma chi domandasse del modo col quale lo spirito e la essenza del bene di quaggiù trapassa nell’ordine superiore della finalità chiederebbe forse più assai di quello che è ragionevole di esigere dalla scienza del Cosmo.
{{larger|757.}} — Tuttavolta se noi pensiamo che ogni progresso di perfezione, lo vuoi comune o individuale, ebbe ad autore tale anima o tale altra, noi ardiremo di dire che ogni perfezionamento il più particolare e speciale impronta eziandio le anime di note speciali ed incancellabili e seco le portano esse là dove incominciano vita purissima di ragione e moralità; e perchè quivi non sono separazioni e il bene si dà e riceve mutuamente ed assiduamente, perciò quelle note e forme particolari delle anime sono tutte partecipate e diventano universali.
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|Aforismo VIII.}}}}
{{larger|758.}} — Il bene vero, si disse più volte, emana dall’Assoluto, e perciò le anime lo attingono originalmente<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|974}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}per la congiunzione loro immediata con Dio e ciascuna l’attinge secondo che è fatta e condizionata. Ciascun bene poi così derivato si comunica e la comunione accresce facoltà nelle anime di azione più potente e però tornano ad attingere all’Assoluto con maggior vigore e profitto e così in perpetuo.
Nè altramente si compie la diffusione e comunicanza stessa del bene che per un atto assimilativo e per certa acconcia appropriazione; e vogliam dire che la comunicazione è modificata dalla energia dell’essere partecipante ed è conformata all’indole peculiare di lui.
{{larger|759.}} — Così da ogni banda riceve conferma il nostro principio che essenza del bene è l’attività; e perciò nella vita razionale suprema pervengono all’apice loro i due intenti massimi ed ultimi della saggezza e bontà creatrice che noi chiamammo per appunto Attività e Partecipazione.
{{Pt|{{rule|t=2|v=4|4em}}|}}<section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=115%|t=2|v=2|'''CAPO UNDECIMO.'''}}
{{Ct|f=85%|t=2|v=2|'''ULTIMA CONFESSIONE.'''}}
{{rule|t=1|v=2|2em}}
{{Ct|f=115%|t=2|{{Sc|I.}}}}
{{larger|760.}} — Prese questa nostra opera cominciamento dall’Assoluto, perchè da lui è il principio e uiente non presuppone sopra e avanti di sè. Dall’Assoluto poi conseguita, al sentir nostro, la necessità piena e immediata dell’atto creativo e però la certa esistenza delle cose finite. Ora, quando si stimi che alla potenza dialettica possa venir fatto di fecondare i principj e le somme generalità intorno il creato per guisa da {{Pt|rica-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|976}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|esi}}stendo in sè e per sè; ognora che io fo astrazione dal subbietto e annullo e sperdo la mia propria entità nella contemplazione dell’obbietto in disparte dal rimanente, io sopprimo il finito particolare e attuale ma non danneggio l’essenza del vero. Conciossiachè il vero e la scienza sono obbiettivi e s’immedesimano con l’Assoluto.
{{larger|764.}} — Da ciò si vede, e l’avvisiam di passata, quanto sia malagevole il chiudere ogni controversia sul metodo dei psicologi e quel degli ontologi. Stantechè l’uomo risultando di obbietto e subbietto avrà sempre arbitrio di asserire che incominciandosi dall’obbietto assoluto e in separato dal rimanente s’inizia il filosofare da mezza astrazione, Ma l’error grave poi de’ psicologi, qualmente fu dimostrato nel primo volume, è quello di sperare e volere che dal fatto particolare e attuale delle nostre cogitazioni, ed anzi delle mie peculiari e individue, proceda con vigore scientifico e valore universale e assoluto la dimostrazione del primo Ente.
{{larger|765.}} — Ad ogni modo, egli è certo pure altrettanto che il ragionamento a priori non s’imbatterà mai nella percezione e nel fatto come in suoi conseguenti; ed anzi la sola cosa onninamente impossibile a lui di provare è la presenzialità della percezione e del fatto. Onde è che bisogna non già dedurli, ma ricercarli là dove sono realmente, e cioè nell’atto nostro cogitativo di costa alla visione ideale.
{{larger|766.}} — Segue che le dottrine ontologiche e cosmologiche ricevono il compimento loro nella psicologia. E ciò, non perchè senza questa sieno mozze e manchevoli in quanto dottrine universali e apodittiche; ma in quanto appartengono ambedue all’uomo; nè senza un atto d’astrazione si slegano originalmente dal subbietto individuale.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|{{Sc|976}}|{{Sc|libro quinto.}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|esi}}stendo in sè e per sè; ognora che io fo astrazione dal subbietto e annullo e sperdo la mia propria entità nella contemplazione dell’obbietto in disparte dal rimanente, io sopprimo il finito particolare e attuale ma non danneggio l’essenza del vero. Conciossiachè il vero e la scienza sono obbiettivi e s’immedesimano con l’Assoluto.
{{larger|764.}} — Da ciò si vede, e l’avvisiam di passata, quanto sia malagevole il chiudere ogni controversia sul metodo dei psicologi e quel degli ontologi. Stantechè l’uomo risultando di obbietto e subbietto avrà sempre arbitrio di asserire che incominciandosi dall’obbietto assoluto e in separato dal rimanente s’inizia il filosofare da mezza astrazione, Ma l’error grave poi de’ psicologi, qualmente fu dimostrato nel {{TestoCitato|Confessioni di un metafisico/Volume Primo|primo volume}}, è quello di sperare e volere che dal fatto particolare e attuale delle nostre cogitazioni, ed anzi delle mie peculiari e individue, proceda con vigore scientifico e valore universale e assoluto la dimostrazione del primo Ente.
{{larger|765.}} — Ad ogni modo, egli è certo pure altrettanto che il ragionamento a priori non s’imbatterà mai nella percezione e nel fatto come in suoi conseguenti; ed anzi la sola cosa onninamente impossibile a lui di provare è la presenzialità della percezione e del fatto. Onde è che bisogna non già dedurli, ma ricercarli là dove sono realmente, e cioè nell’atto nostro cogitativo di costa alla visione ideale.
{{larger|766.}} — Segue che le dottrine ontologiche e cosmologiche ricevono il compimento loro nella psicologia. E ciò, non perchè senza questa sieno mozze e manchevoli in quanto dottrine universali e apodittiche; ma in quanto appartengono ambedue all’uomo; nè senza un atto d’astrazione si slegano originalmente dal subbietto individuale.<noinclude><references/></noinclude>
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|Traduttore=Italo Pizzi
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|Editore=Casa Editrice Scolastica E. Trevisini
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Discussioni indice:Pizzi - Fiori d'Oriente, 1907.djvu
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Alex brollo
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== Struttura ==
@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Consiglio preliminare. Si tratta di un'antologia, e ogni brano è seguito dal ''nome dell'autore'' e dalla ''lingua originale''. Per una corretta categorizzazione, transcluderei ciascun brano in una pagina ns0 principale, riuniti in una "raccolta di raccolte" a due livelli (pagina base, libro). OK?
Non c'è fretta, prima finisco l'Avesta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:00, 15 set 2026 (CEST)
:Antologie... bestie nere! Ci devo pensare. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:59, 16 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Un esempio di antologia con caratteristiche simili è [[Antologia provenzale]] a cui ci si può ispirare nella struttura della digitalizzazione. Peccato che Italo Pizzi non abbia messo anche una datazione per ciascun brano, saremo costretti a usare date approssimative, a meno che qui non ci sia qualche orientalista esperto... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:35, 18 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Grazie del suggerimento. Per ora ho costruito un Sommario provvisorio a sottopagine, ma penso che lo convertirò sul modello dell'edizione che mi hai indicato. Penso di partire, con la trascrizione, con il Registro dei nomi che cercherò di associare a elementi wikidata. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:22, 19 set 2026 (CEST)
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Alex brollo
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Non c'è fretta, prima finisco l'Avesta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:00, 15 set 2026 (CEST)
:Antologie... bestie nere! Ci devo pensare. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:59, 16 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Un esempio di antologia con caratteristiche simili è [[Antologia provenzale]] a cui ci si può ispirare nella struttura della digitalizzazione. Peccato che Italo Pizzi non abbia messo anche una datazione per ciascun brano, saremo costretti a usare date approssimative, a meno che qui non ci sia qualche orientalista esperto... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:35, 18 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Grazie del suggerimento. Per ora ho costruito un Sommario provvisorio a sottopagine, ma penso che lo convertirò sul modello dell'edizione che mi hai indicato. Penso di partire, con la trascrizione, con il Registro dei nomi che cercherò di associare a elementi wikidata. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:22, 19 set 2026 (CEST)
== Difetto di scansione ==
Le immagini delle pagine a fronte, dalla 70 in poi, non riproducono bene le parole adiacenti al margine sinistro. La trascrizione è talora incerta; non ho trovato online altre scansioni dell'edizione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:30, 27 set 2026 (CEST)
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Non c'è fretta, prima finisco l'Avesta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:00, 15 set 2026 (CEST)
:Antologie... bestie nere! Ci devo pensare. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:59, 16 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Un esempio di antologia con caratteristiche simili è [[Antologia provenzale]] a cui ci si può ispirare nella struttura della digitalizzazione. Peccato che Italo Pizzi non abbia messo anche una datazione per ciascun brano, saremo costretti a usare date approssimative, a meno che qui non ci sia qualche orientalista esperto... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:35, 18 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Grazie del suggerimento. Per ora ho costruito un Sommario provvisorio a sottopagine, ma penso che lo convertirò sul modello dell'edizione che mi hai indicato. Penso di partire, con la trascrizione, con il Registro dei nomi che cercherò di associare a elementi wikidata. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:22, 19 set 2026 (CEST)
== Difetto di scansione ==
Le immagini delle pagine a fronte, dalla 70 in poi, non riproducono bene le parole adiacenti al margine sinistro. La trascrizione è talora incerta; non ho trovato online altre scansioni dell'edizione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:30, 27 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] io nel PDF originale presente su Internet Archive le pagine dalla 70 in poi riesco a leggerle bene. Tuttavia vedo che la pagina 73 è molto meno leggibile sul djvu caricato su Wikisource... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 16:44, 27 set 2026 (CEST)
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Alex brollo
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@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Consiglio preliminare. Si tratta di un'antologia, e ogni brano è seguito dal ''nome dell'autore'' e dalla ''lingua originale''. Per una corretta categorizzazione, transcluderei ciascun brano in una pagina ns0 principale, riuniti in una "raccolta di raccolte" a due livelli (pagina base, libro). OK?
Non c'è fretta, prima finisco l'Avesta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:00, 15 set 2026 (CEST)
:Antologie... bestie nere! Ci devo pensare. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 23:59, 16 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Un esempio di antologia con caratteristiche simili è [[Antologia provenzale]] a cui ci si può ispirare nella struttura della digitalizzazione. Peccato che Italo Pizzi non abbia messo anche una datazione per ciascun brano, saremo costretti a usare date approssimative, a meno che qui non ci sia qualche orientalista esperto... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 21:35, 18 set 2026 (CEST)
:::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Grazie del suggerimento. Per ora ho costruito un Sommario provvisorio a sottopagine, ma penso che lo convertirò sul modello dell'edizione che mi hai indicato. Penso di partire, con la trascrizione, con il Registro dei nomi che cercherò di associare a elementi wikidata. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:22, 19 set 2026 (CEST)
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:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] io nel PDF originale presente su Internet Archive le pagine dalla 70 in poi riesco a leggerle bene. Tuttavia vedo che la pagina 73 è molto meno leggibile sul djvu caricato su Wikisource... [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 16:44, 27 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Myron Aub|Myron Aub]] Hai ragione, il pdf originale (enorme: oltre 300 Mby) ha senz'altro una leggibilità superiore al _text.pdf che ho usato per derivare il djvu. Lo sto scaricando. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:44, 27 set 2026 (CEST)
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 47 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
povertà! — Ed egli si compiaceva di ciò<ref>Uno dei settarî persiani (vedi la nota antecedente), di nome Hamza ibn Ahmed, nel 1017 d. C., aveva fatto credere ad Al-Hâkim ch’egli era Iddio in persona.</ref>. Per contro, uno dei suoi adulatori, quando andò alla Mecca e ivi a quel santuario, percosse con un’asta che aveva in niuno, la pietra nera<ref>La famosa pietra nera custodita nella Kaaba.</ref> e la scalfì dicendo: A che adorate voi e baciate, o stolti, ciò che non vi giova nè vi danneggia, e non vi curate di colui che là in Egitto dà la vita e dà la morte?
{{a destra|c=dx|(dal siriaco di Barhebreo).}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{block|t1|13. Avventure di Al-Hârith e sua morte.}}
Raccontava Abù Obeyda:
Al-Hârith, venuto via dalla tribù dei Benî Dârim, si aggirò qua e là per il paese<ref>Questo Al-Hârith aveva ucciso a tradimento un ragguardevole personaggio, Khâlid ibn Giafar, capo della tribù dei Benî Amir, che gli aveva ucciso il padre, e ora fuggiva la vendetta dei parenti e congiunti di lui. Anni d. C. 590-592.</ref>) finchè capitò presso un luogo dei Benî Rabîa. Depose le armi sue, e perchè il luogo era deserto, senza alcuna traccia d’uomo, vi si addormentò. Passaron di là per caso alcuni dei Benî Hizân di Anaza, ed egli dormiva ancora. Gli tolsero cavullo e armi, e poi lo legarono fortemente. Si destò, e quelli lo legarono anche più forte, sì che egli non potè più muoversi. Allora gli domandarono: Chi sei tu? — Egli non volle dir loro nulla, e quelli lo picchiarono, minacciando di ammazzarlo se non diceva loro chi egli si fosse. Si ricusò, e allora certuni della tribù dei Benî Qeys, capitati là a caso, lo comprarono da questi dei Benî Hizân al prezzo d’un otre di vino e d’una pecora. Così questi di Qeys si posero in via per tornar con lui al loro paese, e intanto gli andavano dicendo: Chi sei tu? qual condizione è la tua? — Ma egli non volle dir loro nulla, e quelli lo picchiavano che quasi era per
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 48 —|}}</noinclude>
morirne, ed egli negò sempre. E seguitaron così un pezzo, ora minacciandolo col picchiarlo, ora spaventandolo in altra maniera, ora facendogli carezze perchè li informasse di sua condizione, finchè, ricusandosi sempre, se ne stancarono e l’abbandonarono, legato così come era, sulla via. Allora potè sciogliersi, e fuggì la notte stessa e passò nelle parti di Yemâma <ref>Città nell’interno dell’Arabia.</ref>, e non ne era molto lontano.
Ripiglia Abù Obeyda:
Altri invece affermano che quand’egli fuggì da quei di Qeys, si mise a correr forte finchè giunse là presso di Yemâma, e che essi lo inseguirono finchè s’imbattè là dov’erano radunati alcuni dei Benî Hanîfa, tra i quali Qotàda ibn Maslama<ref>Costui era allora il capo della tribù dei Benî Hanîfa.</ref>. Quando videro ch’egli veniva correndo verso di loro, Qotâda gridò: Ecco uno che scappa! — e poi, scorgendo la turba che gli era dietro, gli gridò: Alla fortezza! alla fortezza! — Così Al-Hârith, sempre correndo, si cacciò nella fortezza.
Giunsero intanto anche quei dei Benî Qeys. Vennero là da Qotâda, ma egli disse loro: Se voi l’aveste preso prima ch’egli entrasse nella fortezza, io vel lascierei in mano; ma poichè s’è riparato presso di me, non v’è modo per voi di averlo. — Risposero: È nostro prigioniero, e noi l’abbiamo comperato con le robe nostre<ref>In quel tempo, la moneta era scarsissima in Arabia. Anche un secolo e più dopo, al tempo del Califfo Abù Bekr, si adoperavano, in luogo di moneta, per pagar tributi e altro, cammelli e pecore.</ref>. Nè egli è un tuo cliente<ref>Nel qual caso, Qotâda era obbligato a difenderlo a qualunque costo.</ref>, nè tu lo conosci, ma è venuto a te sfuggito alle nostre mani, e noi siam tuoi congiunti e alleati. — Io, disse Qotâda, non ve lo consegnerò mai. Non avverrà mai cotesto. Io però vi do da scegliere, se volete. Fate il conto a qual prezzo l’avete comprato, e voi riavrete da me quel prezzo, e il vostr’uomo resterà libero. Ovvero, se acconsentite, io gli darò armi complete e lo farò montare a cavallo. Voi non lo toccherete finchè non sia passato al di là del torrente, chè allora<noinclude></noinclude>
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soltanto egli sarà a vostra disposizione. — Risposero: Ci
piace. — Qotâda riferì tutto ciò ad Al-Hârith, il quale
disse: Ma sì! così si faccia! — Qotâda allora lo vestì
il armi complete, lo fe' montare a cavallo, e gli disse:
Se tu scamperai alle loro mani, mi renderai il cavallo, e
terrai per te le armi.
Così uscì di là, e quei di Qeys non lo toccarono
finchè non ebbe passato il torrente. Allora gli si cacciaron
dietro per pigliarlo; ma egli non cessò e dal combatter
con loro e dal molestarli finchè toccò la terra dei Benî
Qosheyr, pure in prossimità di Yemâma. Ne dista, anzi,
meno d’una giornàta di cammino. Come adunque fu giunto
al luogo di questi Benî Qosheyr, i Benî Qeys, disperando
di poterlo aver nelle mani, se ne venner via da lui.
Quelli di Qosheyr lo riconobbero, gli si affollaron dattorno, gli fecero onore, ed egli rimandò a Qotâda ibn
\luslnma il suo cavallo, aggiuntivi cento cammelli per lui,
il «lono. Non so se glieli donassero i Benî Qosheyr del
Ibro proprio perchè egli potesse rimunerare con essi
Wolidla, ovvero se fossero suoi.
lkipiglia Ab Obeyda:
lira allora re dell’Higiàz Amr ibn Al-ItnAba della
Kente di Khazragi. Quando costui venne a sapere che
\l{lArith ibn Zàlim aveva ammazzato Khalid ibn Giair (I), e questo Khalid gli era molto affezionato, si
lognò fortemente contro di lui. Per Dio! gridava di
{jiando in quando, se Al-Harith si fosse scontrato in
\hAlid desto, non se ne dovrebbe far caso, ma l’ha aminizzato mentre dormiva. S’egli mi capiterà dinanzi,
"prà il suo destino! — Si faceva, allora, portar da bere,
‘l metteva in capo la corona, chiamava a sè le sue canIwrine, e queste gli cantavano così:
Da ber mi date a più riprese, e a’ miei
Amici da ber date a più riprese!
M'abbeverate, fin ch’ebbro diventi,
Di vin filtrato.
(I) Vedi la nota al principio del racconto.
ltalo Pizzi - Fiori d'Oriente
4<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 49 —|}}</noinclude>
soltanto egli sarà a vostra disposizione. — Risposero: Ci piace. — Qotâda riferì tutto ciò ad Al-Hârith, il quale disse: Ma sì! così si faccia! — Qotâda allora lo vestì il armi complete, lo fe’ montare a cavallo, e gli disse:
Se tu scamperai alle loro mani, mi renderai il cavallo, e terrai per te le armi.
Così uscì di là, e quei di Qeys non lo toccarono finchè non ebbe passato il torrente. Allora gli si cacciaron dietro per pigliarlo; ma egli non cessò e dal combatter con loro e dal molestarli finchè toccò la terra dei Benî Qosheyr, pure in prossimità di Yemâma. Ne dista, anzi, meno d’una giornàta di cammino. Come adunque fu giunto al luogo di questi Benî Qosheyr, i Benî Qeys, disperando di poterlo aver nelle mani, se ne venner via da lui. Quelli di Qosheyr lo riconobbero, gli si affollaron dattorno, gli fecero onore, ed egli rimandò a Qotâda ibn Maslama il suo cavallo, aggiuntivi cento cammelli per lui, in dono. Non so se glieli donassero i Benî Qosheyr del loro proprio perchè egli potesse rimunerare con essi Qatâda, ovvero se fossero suoi.
Ripiglia Ab Obeyda:
Era allora re dell’Higiâz Amr ibn Al-Itnâba della gente di Khâzragi. Quando costui venne a sapere che Al-Hârith ibn Zàlim aveva ammazzato Khâlid ibn Giafar<ref>Vedi la nota al principio del racconto.</ref>, e questo Khâlid gli era molto affezionato, si sdegnò fortemente contro di lui. Per Dio! gridava di quando in quando, se Al-Harith si fosse scontrato in Khâlid desto, non se ne dovrebbe far caso, ma l’ha ammazzato mentre dormiva. S’egli mi capiterà dinanzi, saprà il suo destino! — Si faceva, allora, portar da bere, si metteva in capo la corona, chiamava a sè le sue canterine, e queste gli cantavano così:
<poem>
:::Da ber mi date a più riprese, e a’ miei
::Amici da ber date a più riprese!
::M’abbeverate, fin ch’ebbro diventi,
::{{gap|7em}}Di vin filtrato.
</poem><noinclude>{{PieDiPagina|Italo Pizzi - ''Fiori d’Oriente''||4}}</noinclude>
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<poem>
:::Un garzon prode sgomina le squadre
::Di cavalieri e fulmina la spada
::Quando, di lui per tema, è l’ostil ferro
::{{gap|6em}}Ammutinato<ref>Il nemico è tanto sgomento che nemmeno il ferro ch’egli impugna, gli obbedisce.</ref>.
:::Chè noi, senza un valente che ci guida,
::Non moviamo all’assalto. Ed è fra noi,
::Per cotesto, un garzon, che da Khazrâgi<ref>La gento dello stesso regal poeta, e il giovane duce è lui stesso.</ref>
::{{gap|6em}}È nominato.
:::ei da sua gente ributta l’ingiuria,
::L’ignominia ributta, e in pro di noi
::Quei che nacque in Yemèn<ref>Quello dell’Arabia meridionale. In generale, qualunque nemico, come pare.</ref>, per lui soltanto,
::{{gap|6em}}Sen va frustrato.
:::Dite ad Al-Hárith, di Zalim figliuolo,
::Al pusillo campion, dite a colui
::Che, votando, un altissimo suo voto
::{{gap|6em}}Ha pronunciato<ref>Qui è detto con ironia e sarcasmo, Al-Hârith aveva fatto voto di uccidere l’uccisore del padre suo, cioò Khâlid ibn Giafar, e l’aveva ucciso, coltolo alla sprovvista, mentre dormiva.</ref>,
:::Che a’ dormienti egli sa dar la morte,
::Ma uccidere non sa tal che, rinchiuso
::Nelle belle armi sue, forte e gagliardo,
::{{gap|6em}}Tiensi svegliato;
:::E ch’io qui meco, simili a carboni
::Ardenti, ho freccie che di lui fan lagno,
::Che un brando m’apprestai che acconcio in Siria
::{{gap|6em}}Mi fu temprato.
:::Oh! s’io disceso fossi alla campagna,
::Fatto scordar t’avrei, Hàrith, la pugna
::Come il vile obblïoso il tempo attarda
::{{gap|6em}}Ch’è riservato!<ref>Vuol dire: Come i giorni riservati e sacri, in cui, per antica consuetudine, non si può combattere, servono di pretesto ai vili (li attardano) per non riprendere le armi, così io, co’ miei colpi, t’avrei tolto dall’anima la smania di voler combattere, tu vile, coi valorosi.</ref>.
</poem>
Ripiglia Abù Obeyda:
Quando questi versi giunsero a conoscenza di Al Hârith, anche più ne fu irritato e stizzito. Andò la dagli<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 51 —|}}</noinclude>
Se use
ibitati di quei di Khaàzragi, s’accostò al padiglione di
\mr ibn Al-Itnàba e gli mandò voce dicendo: Aiutami,
n re, ch'io sono uno che domanda protezione, perseguiInlo e oppresso! Prendi le armi suvvia! — Amr gli
(liede retta e uscì fuori, ma, nel mentre ch’egli andava
{ln lui, AI-Harith gli corse incontro gridando: Io sono il
padre di Leyla! (1) — Allora si azzuffarono e combat(crono gran parte della notte. Ma Amr, temendo che
\l-Harith l’ammazzasse, gli disse: Son vecchio, o Harith,
e mi prende il sonno! Potresti tu rimandar a domani
{|uesta faccenda? — Oibò! rispose Al-Harith. Domani chi
sin mai con chi avrò da fare!
Tornarono allora a combattere per qualche tempo,
ma poi Amr gittò via la lancia dicendo: Non t'ho detto,
o Harith, che mi prende il sonno? M’è caduta di mano
In lancia, e tu lascia stare! — Al-Harith si fermò, e
\mr: Dammi tempo fino a domani. — E Al-Hàarith: Non
voglio! — E Amr: Lascia allora ch'io raccolga la mia
lnneia. — Disse: Raccoglila. — Temo, disse Amr, che
ll me ne impedisca prevenendomi d’un colpo e mi ferisca
montre starò per raccoglierla. — Per la lealtà di Zàlim (2),
xclamò AL-Harith, nel proteggere altrui, non te ne impelirò prevenendoti d’un colpo, non ti assalirò, non ti ferirò, finchè tu non l’abbia raccolta! — Per la lealtà di
\l.Itnàba, gridò allora Amr, nel proteggere altrui, io non
In raccoglierò, non combatterò più con te!
Si tolse allora di là Al-Haàrith per tornare presso i
oi, e intanto così rispondeva in versi ai versi di Amr:
Come lieve susurro d’aura lieve
Con piacer m’ascoltate, o cantatrici,
Anzi che mi raggiunga, in ciel spuntando,
L'’estremo fato;
Anzi che biasmo di femmine acerbo
M'’assalga a dir che ribelle fu? io,
(1) Solito vezzo di chiamarsi dal nome del padre o dei figli.
(2) Al-HArith giura per suo padre, Zàlim, e Amr per il suo, AlHinhbn,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 52 —|}}</noinclude>
<poem>
:::Repugnante a’ lor cenni apertamente,
::{{gap|6em}}Nel tempo andato<ref>È frequente, in questi antichi poeti arabi, il fingere che certe donne li rimproverino di viltà o d’altro, per poi confutarle vantando i proprî meriti.</ref>.
:::E che m’importa, allor che il mattutino
::Nappo per tre fiate mi vuotai,
::Se leal esse o dato a triste voglie
::{{gap|6em}}M’han reputato?
:::Pur ch’io di colpe non m’aggiunga il peso,
::A Dio dinanzi, in tutto il viver mio,
::Pur che da me l’amico mio non resti
::{{gap|6em}}Mai defraudato.
:::D’un uomo a noi son giunte le parole
::(Amr era detto!), e noi le sopportammo,
::Noi di grand’alma, anche se il parlar suo
::{{gap|6em}}Era sguaiato.
:::E meditammo la sua morte allora
::Che a noi di contro ei s’avventava e a terra
::Con l’armi sue, pur sì valente e forte,
::{{gap|6em}}Giacea prostrato.
:::Egli allor non dormia!<ref>Allusione amara al rimprovero fatto ad esso Al-Hârith d’avere ucciso Khalid mentre dormiva.</ref>. Ma si scusava
::Col sonno che il prendea, mentre un acciaro
::Stringeasi in pugno, in Siria acconciamente
::{{gap|6em}}Un dì temprato.
::Ma noi, dopo il vantare alto di lui,
::Grazia con tutta lealtà gli femmo,
::Io<ref>Passaggio rapido e brusco, ma efficacissimo, al numero singolare.</ref>, che leale in tutto il tempo scorso
::{{gap|6em}}Mi son mostrato.
:::E da lui ci partimmo e di perdono
::Larghi gli fummo ancor. L’alto favore
::Che da noi gli venìa, per lui che l’ebbe,
::{{gap|6em}}Sempre è durato!
</poem>
Ripiglia Abû Obeyda:
Al-Hârith, dopo ciò, se ne venne in Siria presso uno di quei re di Ghassân che chiamavasi Yezîd ibn Amr, il quale lo prese sotto la sua protezione. Cotesto re aveva una cammella che nessuno poteva toccare, ed essa recava<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 53 —|}}</noinclude>
appeso al collo un coltello, dell’esca, un sacchetto di sale, e i suoi sudditi erano avvisati che nessuno di loro doveva osare alcun che su di essa<ref>Il coltello voleva dire che la cammella poteva essere scannata; l’esca, che si poteva accendere del fuoco per arrostirla; il sale, che poteva esser condita con esso. Ma guai a chi avesse osato far tanto!</ref>.
AI-Hârith aveva con sè due sue femmine. Una di esse, avendone gran voglia, lo richiese di procacciarle del lardo di gobba di cammella<ref>Cibo molto ghiotto presso gli Arabi antichi.</ref>. Disse Al-Hârith: E dove posso trovar io cotesto lardo? — Essa tanto insistette presso di lui, ch’egli fe’ disegno sulla cammella del re. Cacciatala nel fondo di una valle, la ferì nel ventre, e la donna, mangiata parte di quel lardo, ne ripose il rimanente in un suo otre. Cercandosi allora la cammella perduta, fu rinvenuta ch’era stata uccisa, eccettochè nulla ne era stato tolto fuorchè la gobba. Ne fu recata la motizia al re, ma nessuno sapeva chi avesse fatto cotesto. Il re allora mandò a prendere Al-Khims della tribù dei Benî Taghlib, il quale era indovino e stregone. Gli fu domandato: Chi ha sgozzato la cammella? — E Al-Khims: L’ha sgozzata Al-Hârith.
Il re che temeva d’averne biasimo<ref>Se avesse violato la protezione accordata.</ref>, si guardò bene dal toccarlo. Ma lo stregone gli diceva: Se tu vuoi proprio saper tutto ciò di scienza certa, induci qualche femmina a domandar del lardo alla donna di Al-Hârith. — Il re così fece, e Al-Hârith rientrava in casa nel momonto appunto che quella femmina sua traeva fuori per l’altra di quel lardo. Capì l’astuzia, ammazzò la donna mandata dal re, e la seppellì in quella sua casa stessa. Wacendosi allora ricerca della donna perduta, Al-Khims esclamò: Oh! l’ha portata via ciò che ha portato via la cammella! Ma se al re rincresce di dovere inquisir colui per questo, gli comandi di montar a cavallo per un poco, e, quando sarà partito, gli frughi sotto il pavimento in casa.
Il re fece così, e AI-Khims trovò la traccia del luogo in casa di Al-Harith. Costui, rientrato all’improvviso, saltò<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 54 —|}}</noinclude>
addosso allo stregone e lo freddò. Allora fu preso e posto in carcere.
Il re ordinò di farlo morire, ma egli disse: Tu m’hai accordato la tua protezione! Tu non mi tradirai! — Disse il re: Non sarà gran danno s’io ti tradirò una volta, mentre tu più volte m’hai tradito! — E fe’ cenno al figliuolo di AI-Khims che l’ammazzasse per vendicar la morte di suo padre. Quando il giovane gli si accostò per colpirlo, AI-Hârith gli domandò: Chi sei tu? — Il figlio d’Al-Khims! rispose. — Ah! sei tu, ripigliò AI-Hârith, o figlio del peggior di tutti i desiderî?<ref>Cioè della vendetta. Non son certo d’avere inteso a dovere il difficile passo.</ref> — E l’altro: E sei tu, o figlio del peggiore di tutti i nomi? — E lo stese morto.
Il figliuolo d’Al-Khims allora, presa la spada tutta rabescata di AI-Hârith, se ne venne con essa sul mercato di Okâz nel sagrato della Mecca. Là espose quella spada alla pubblica vendita e andava gridando: È questa la spada d’AI-Hârith ibn Zâlim! — La comprò Qeys ibn Zoheyr al quale egli l’aveva mostrata, e questo Qeys, afferrata la spada, assalì il giovane, pur là sul sagrato<ref>Dove non era lecito trattar le armi.</ref>, e l’ammazzò<ref>Questo Qeys uccise il giovane ricordandosi che il morto Al-Hârith l’aveva aiutato a vendicar la morte, un giorno, di suo padre.</ref>.
{{block|t1|(dall’arabo di Al-Isbahani).}}
{{block|t1|14. Accoglienze fatte ad un celebre musico d’Arabia.}}
Il musico Maabad<ref>Viveva nella prima metà del secolo VIII d. C.</ref> aveva insegnato il canto, tra altre fanciulle dell’Higiâz, anche ad una che chiamavasi Zabia<ref>Cioè ''la cervetta''.</ref>, e aveva molto faticato nel farla riuscire. La comperò poi un tale della gente dell’Irâqa, il quale la menò a Bassora dove altresì la vendette, e da lui la<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 54 —|}}</noinclude>
addosso allo stregone e lo freddò. Allora fu preso e posto in carcere.
Il re ordinò di farlo morire, ma egli disse: Tu m’hai accordato la tua protezione! Tu non mi tradirai! — Disse il re: Non sarà gran danno s’io ti tradirò una volta, mentre tu più volte m’hai tradito! — E fe’ cenno al figliuolo di AI-Khims che l’ammazzasse per vendicar la morte di suo padre. Quando il giovane gli si accostò per colpirlo, AI-Hârith gli domandò: Chi sei tu? — Il figlio d’Al-Khims! rispose. — Ah! sei tu, ripigliò AI-Hârith, o figlio del peggior di tutti i desiderî?<ref>Cioè della vendetta. Non son certo d’avere inteso a dovere il difficile passo.</ref> — E l’altro: E sei tu, o figlio del peggiore di tutti i nomi? — E lo stese morto.
Il figliuolo d’Al-Khims allora, presa la spada tutta rabescata di AI-Hârith, se ne venne con essa sul mercato di Okâz nel sagrato della Mecca. Là espose quella spada alla pubblica vendita e andava gridando: È questa la spada d’AI-Hârith ibn Zâlim! — La comprò Qeys ibn Zoheyr al quale egli l’aveva mostrata, e questo Qeys, afferrata la spada, assalì il giovane, pur là sul sagrato<ref>Dove non era lecito trattar le armi.</ref>, e l’ammazzò<ref>Questo Qeys uccise il giovane ricordandosi che il morto Al-Hârith l’aveva aiutato a vendicar la morte, un giorno, di suo padre.</ref>.
{{a destra|c=dx|(dall’arabo di Al-Isbahani).}}
{{block|t1|14. Accoglienze fatte ad un celebre musico d’Arabia.}}
Il musico Maabad<ref>Viveva nella prima metà del secolo VIII d. C.</ref> aveva insegnato il canto, tra altre fanciulle dell’Higiâz, anche ad una che chiamavasi Zabia<ref>Cioè ''la cervetta''.</ref>, e aveva molto faticato nel farla riuscire. La comperò poi un tale della gente dell’Irâqa, il quale la menò a Bassora dove altresì la vendette, e da lui la<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 54 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
addosso allo stregone e lo freddò. Allora fu preso e posto in carcere.
Il re ordinò di farlo morire, ma egli disse: Tu m’hai accordato la tua protezione! Tu non mi tradirai! — Disse il re: Non sarà gran danno s’io ti tradirò una volta, mentre tu più volte m’hai tradito! — E fe’ cenno al figliuolo di AI-Khims che l’ammazzasse per vendicar la morte di suo padre. Quando il giovane gli si accostò per colpirlo, AI-Hârith gli domandò: Chi sei tu? — Il figlio d’Al-Khims! rispose. — Ah! sei tu, ripigliò AI-Hârith, o figlio del peggior di tutti i desiderî?<ref>Cioè della vendetta. Non son certo d’avere inteso a dovere il difficile passo.</ref> — E l’altro: E sei tu, o figlio del peggiore di tutti i nomi? — E lo stese morto.
Il figliuolo d’Al-Khims allora, presa la spada tutta rabescata di AI-Hârith, se ne venne con essa sul mercato di Okâz nel sagrato della Mecca. Là espose quella spada alla pubblica vendita e andava gridando: È questa la spada d’AI-Hârith ibn Zâlim! — La comprò Qeys ibn Zoheyr al quale egli l’aveva mostrata, e questo Qeys, afferrata la spada, assalì il giovane, pur là sul sagrato<ref>Dove non era lecito trattar le armi.</ref>, e l’ammazzò<ref>Questo Qeys uccise il giovane ricordandosi che il morto Al-Hârith l’aveva aiutato a vendicar la morte, un giorno, di suo padre.</ref>.
{{a destra|c=dx|(dall’arabo di Al-Isbahani).}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{block|t1|14. Accoglienze fatte ad un celebre musico d’Arabia.}}
Il musico Maabad<ref>Viveva nella prima metà del secolo VIII d. C.</ref> aveva insegnato il canto, tra altre fanciulle dell’Higiâz, anche ad una che chiamavasi Zabia<ref>Cioè ''la cervetta''.</ref>, e aveva molto faticato nel farla riuscire. La comperò poi un tale della gente dell’Irâqa, il quale la menò a Bassora dove altresì la vendette, e da lui la
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 55 —|}}</noinclude>
comperò un tale della gente di Al-Ahvâz<ref>Provincia persiana, la Susiana degli Antichi.</ref>, il quale ne era rimasto ammirato. Ma poi, dopo esser rimasta con lui per molto tempo, essa gli venne a morire, mentre le fanciulle ch’egli aveva in casa, avevano imparato da lei la maggior parte de’ suoi canti. Egli allora, per l’amore che le portava, e per la tristezza che ne ebbe, non cessava dal domandar notizie di Maabad e dove abitasse, e dal parlarne con ammirazione e predilezione grandissima, anteponendone le composizioni musicali a tutte le altre del tempo suo, finchè tutto ciò si divulgò e ne giunse notizia allo stesso Maabad, il quale, per ciò appunto, si partì dalla Mecca e se ne venne a Bassora.
Come vi fu giunto, per caso s’incontrò appunto in costui che ne usciva in quello stesso giorno per tornare in Al-Ahvâz, e intanto aveva noleggiato un navicello. Anche Maabad si mosse attorno cercandosi una barca per venirne con quella in Al-Ahvâz, ma non trovò se non il navicello di quel tale. Nè l’uno conosceva l’altro. Questi allora comandò al barcaiuolo di collocarsi Maabad pressò di sè là dalla poppa. Il barcaiuolo così fece, e così partirono insieme. Quando furono alla foce del canale di Obolla(?), mangiarono e bevvero, e quell’uomo ordinò alle sue ragazze di cantare. Maabad si tenne in silenzio (era in abito da viaggio, con sopra un mantellaccio di peli di cammello, e aveva scarpe grosse e tutto un abbigliamento meschino quale è quello degli abitanti dell’Higiâz) finchè una di esse cantò questi versi:
<poem class=p8>
:Della colomba il gemito,
Del salce sulle ramora,
Tutto mi turba l’animo
Nell’ora del partir!
Colombi a lei rispondono.
:Lagni per l’aer volubili!
Ma quelle e chi mai piangono?
È del colombo il gemito
Antico, e il lor sospir
Ad ogni dì ripetesi!
</poem><noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 56 —|}}</noinclude>
Questo canto era appunto di Maabad, e la ragazza non seppe eseguirlo a dovere, ond’egli le gridò: Cotesto tuo cantare non va bene, ragazza mia!
Il padrone della ragazza andò sulle furie. E tu, gridò a Maabad, che sai tu che sia il cantare? Lascia stare il canto e bada ai fatti tuoi! — Maabad si quietò. La ragazza cantò certi versi d’altro maestro, ed egli si stette quieto e non disse parola finchè quella non cantò un’altra aria di lui e la sbagliò in qualche punto. Allora le disse: Ragazza mia, tu hai fatto di gran sbagli in quest’aria! — L’altro s’infuriò più ancora e gridò a Maabad: Che c’entri tu, disgraziato, col cantare? Non vuoi smettere di farci il dottore? — Maabad si quietò, e le ragazze cantarono ancora per un pezzo finchè una, da sola, cantò questi versi:
<poem>
::A Geyda hanno inviato un messaggiero
::Per darle doglia<ref>Forse con la notizia della morte dell’amante.</ref>, e il messaggier non venne!
</poem>
Anche questo canto era di Maabad, e la ragazza non ne indovinò una, sì che egli le disse: Cara mia, tu non sai eseguire nemmeno una battuta! — Il padrone allora, tutto stizzito: Im che modo, gli gridò, potrem farti capire di dover smettere, da senno e non per burla, cotesta tua arroganza da dottore? Giuro per Dio che se tu ci torni a dietro, ti farò gettare in mare!
Maabad allora anche una volta si quietò. Quando anche le ragazze ebber fatto silenzio, incominciò a cantare quella sua prima aria, e l’eseguì tutta. E quelle allora: Molto bene! Ripeti! ripeti! — E Maabad: No, per Dio! in nessun modo! — Bensì, incominciò a cantar l’altra aria, e le ragazze, voltesi al padrone: Oh! gli dissero, costui è il miglior cantante di tutti! Pregalo che ripeta, almeno una volta, perchè noi possiamo imparar quell’aria. Quando sarà andato via, non troveremo mai più un suo pari! — E il padrone: Voi avete udito come io gli ho risposto male per voi. Temo ch’egli faccia al-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 56 —|}}</noinclude>
Questo canto era appunto di Maabad, e la ragazza non seppe eseguirlo a dovere, ond’egli le gridò: Cotesto tuo cantare non va bene, ragazza mia!
Il padrone della ragazza andò sulle furie. E tu, gridò a Maabad, che sai tu che sia il cantare? Lascia stare il canto e bada ai fatti tuoi! — Maabad si quietò. La ragazza cantò certi versi d’altro maestro, ed egli si stette quieto e non disse parola finchè quella non cantò un’altra aria di lui e la sbagliò in qualche punto. Allora le disse: Ragazza mia, tu hai fatto di gran sbagli in quest’aria! — L’altro s’infuriò più ancora e gridò a Maabad: Che c’entri tu, disgraziato, col cantare? Non vuoi smettere di farci il dottore? — Maabad si quietò, e le ragazze cantarono ancora per un pezzo finchè una, da sola, cantò questi versi:
<poem>
::A Geyda hanno inviato un messaggiero
::Per darle doglia<ref>Forse con la notizia della morte dell’amante.</ref>, e il messaggier non venne!
</poem>
Anche questo canto era di Maabad, e la ragazza non ne indovinò una, sì che egli le disse: Cara mia, tu non sai eseguire nemmeno una battuta! — Il padrone allora, tutto stizzito: Im che modo, gli gridò, potrem farti capire di dover smettere, da senno e non per burla, cotesta tua arroganza da dottore? Giuro per Dio che se tu ci torni a dietro, ti farò gettare in mare!
Maabad allora anche una volta si quietò. Quando anche le ragazze ebber fatto silenzio, incominciò a cantare quella sua prima aria, e l’eseguì tutta. E quelle allora: Molto bene! Ripeti! ripeti! — E Maabad: No, per Dio! in nessun modo! — Bensì, incominciò a cantar l’altra aria, e le ragazze, voltesi al padrone: Oh! gli dissero, costui è il miglior cantante di tutti! Pregalo che ripeta, almeno una volta, perchè noi possiamo imparar quell’aria. Quando sarà andato via, non troveremo mai più un suo pari! — E il padrone: Voi avete udito come io gli ho risposto male per voi. Temo ch’egli faccia {{Pt|al-|}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 57 —|}}</noinclude>
{{Pt|trettanto|altrettanto}} a me; e veramente noi l’abbiam trattato male in antecedenza. Pazientate finchè l’abbiam potuto rabbonire.
Cantò per la terza volta, e parve che ne andasse a scompiglio tutto il mondo, perchè colui balzò in piedi, gli si accostò e lo baciò in fronte e gli disse: Signor mio, noi ci siam diportati ben male verso di te, ma noi non conoscevamo la tua condizione! — Suvvia! gli rispose Maabad, se tu non conoscevi la condizione mia, dovevi anzitutto accertartene e non correre così spedito a farmi cattiva compagnia e a sopraffarmi con parole cattive. — E l’altro: Ho fatto male, e però ti domando scusa per ciò che ora è avvenuto. Ti prego anzi che tu discenda con me per farmi un poco di compagnia. — E Maabad: Per ora, no! — Ma l’altro non cessò dal fargli carezze e profferte finchè non andò con lui.
Gli disse allora: Da chi hai tu appreso l’arte del canto? — Da uno, rispose Maabad, della gente dell’Higiâz. Ma le ragazze tue da chi l’hanno appresa? — Disse: Da un’altra ragazza ch’io aveva. Un uomo di Bassora l’aveva comprata alla Mecca, ed essa aveva imparato l’arte sua da Maabad, il quale aveva faticato molto nel farla riuscire. Essa m’aveva rapito l’anima dal corpo. Ma Iddio, glorioso, altissimo, me l’ha tolta, e mi son rimaste queste ragazze che sono della sua scuola. Ora io son tutto appassionato per Maabad, perchè io lo credo superiore a tutti gli altri musici e cantori insieme, e apprezzo l’arte sua più di qualunque altra.
Maabad allora gli disse: Saresti capace di conoscere chi sono io? — Rispose: Io no!
Maabad gli diè un leggier colpo di mano sulla fronte e disse: Per Dio! io sono Maabad, e per te appunto mi son partito dall’Higiâz e mi son trovato a Bassora nel momento che tu montavi in barca, per venir da te in Al-Ahvâz. Ma io non mi contento di queste ragazze tue come ora sono, sì bene te le istruirò in modo che ciascuna di esse ti potrà star degnamente in luogo dell’altra che t’è morta.<noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 58 —|}}</noinclude><section begin="s1" />
Quell’uomo allora e le fanciulle tutte gli si precipitarono alle mani e ai piedi per baciarglieli, e intanto andavano gridando: Tu ti sei celato a noi per tanto tempo che t’abbiam fin trattato male nel volgerti la parola, e t’abbiam fatto cattiva compagnia, mentre tu sei il nostro maestro e signore e colui che appunto domandavamo a Dio di poter incontrare!
E quell’uomo gli fece cambiar vesti e trattamento. Gli diede anzi più mute di vesti e gli donò, sul momento stesso, trecento ''dînâr'', aggiuntivi profumi e altri donativi simili, e se ne venne con lui fino in Al-Ahvâz. Maabad stette con lui finchè fu contento e soddisfatto della perizia e dell’arte delle fanciulle in tutto ciò ch’esse avevano imparato da lui. Allora s’accomiatò da quel tale e fece ritorno all’Higiâz in Arabia.
{{a destra|c=dx|(dall’arabo di Al-Isbahani).}}
<section end="s1" /><section begin="s2" />
{{block|t1|15. Il poeta Firdusi<ref>Nel seguente racconto della vita del gran poeta persiano, autore del Libro dei Re, vissuto dal 940 al 1020 d. C., c’è molto di non vero e di fantastico, sebbene la parte principale ne sia vera. Vedi la mia: ''Storia della Poesiu persiana'', cap. V, e la mia traduzione del poema: ''Il Libro dei Re'' (Torino, 1886-89). Chi conosce tedesco, può consultar le opere dello '''{{Wl|Q77993|Spiegel}}''' (''Erânische Alterthumskunde'', 3 voll.) e del '''{{Wl|Q63458|Nöldeke}}''' (''Das iranische Nutionalepos'').</ref>.}}
Firdusi (che Iddio gli abbia misericordia!) era della città di Tûs<ref>Città, ora distrutta, nel Khorassan.</ref>, e I’eccellenza e la perfezione dell’arte sua, poichè egli è il poeta del Libro dei Re, non hanno bisogno nè d’esser lodate nè d’esser fatte conoscere. Dicono alcuni ch’egli era di gente data al coltivar campi e che, per certa angheria patita dagli ufficiali pubblici, si mosse per andarne a Ghazna che era allora la residenza del sultano Mahmûd. Come vi fu giunto, passando per caso là da un giardino, vide che vi stavan seduti certuni intesi a darsi bel tempo insieme. Conobbe
betrr tidu<section end="s2" /><noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 59 —|}}</noinclude>
ch’eran gente addetta alla corte del Sultano, e però disse fra sè: Mi presenterò a costoro, e certo io avrò da loro qualche informazione intorno all’affar mio.
S’accostava egli, ma quelli n’ebbero noia e dissero: Costui vuol disturbare la nostra compagnia. Nulla v’è di meglio che, quando sarà qui da noi, gli diciamo: «Noi siam poeti di corte, nè vogliamo far società con chi non è poeta. Gli reciteremo tre versi rimati con una sola rima, a cui non sarà possibile trovar la quarta, e l’inviteremo a trovarla soggiungendo che, se la troverà, sarà della società nostra. Se non la troverà, ci scuseremo di non poterlo ammettere».
Quand’egli fu là da loro, gli fecero conoscere quanto fra loro avevano pensato, ed egli disse: Recitate quei versi.
Unsuri<ref>Costui e gli altri poeti ricordati appresso sono stati veramente poeti della corte di Ghazna. Vedine anzi alcuni brevi saggi, tradotti, nella mia ''Storia della Poesia persiana'', cap. II, nell’Appendice. Ma l’aneddoto che qui si racconta, non è molto credibile.</ref> disse:
::Come la guancia tua luna non splende;
Farrukhi disse:
::Rosa non è in giardin pari a tua guancia;
Asgedi disse:
::Passa gli usberghi ogni tuo sguardo e fende!
Quando Firdusi ebbe udito questi tre versi, disse improvvisando:
::Come in giostra a Peshèn di Ghev la lancia!<ref>Con la parola Peshèn, che è il nome del luogo d’una famosa battaglia dei tempi eroici persiani, descritta da Firdusi nel poema (vol. III, pag. 182, della mia traduzione), egli potè far la rima con gli altri tre versi che, alla loro volta, terminano (nel testo persiano) in ''shen'', come ''Peshèn''. I tre malaccorti non conoscevano questo nome.</ref>
Quelli ne fecero le meraviglie, e poi lo richiesero della storia di Ghêv<ref>Eroe iranio, figlio di Gûderz, segnalatosi in quella battaglia. Nella traduzione di sopra, son stati corretti alcuni errori di fatto in cui l’Autore persiano è caduto.</ref> nel campo di Peshen. Come l’ebbe loro raccontata, si presentò alla corte del Sultano<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 60 —|}}</noinclude>
dove fu accolto con molto riguardo. Il Sultano gli disse: Della nostra assemblea tu hai fatto un paradiso!<ref>In persiano: ''firdaus-i!'' da ciò il soprannome del poeta, ''Firdusi'', cioè ''il paradisiaco''.</ref>. — E però gli attribuì il soprannome poetico di Firdusi.
Trascorso alquanto tempo, ebbe il comando di ricomporre in versi<ref>Lavorando su antichi racconti in pehlevi e in arabo. Vedi la mia ''Storia della Poesia persiana'', l. c.</ref> il Libro dei Re. Avendo composto un migliaio di distici, ne recò quel saggio al Sultano. Ebbe lodi grandissime, e il Sultano gli fe’ assegnare mille ''dînâr'' d’oro. Nello spazio di trent’anni condusse a fine la grande opera, e, recatala nel cospetto del Sultano, secondo che innanzi aveva ricevuto, sperava di ricevere un ''dînâr'' d’oro per ogni distico<ref>Secondo ogni altra testimonianza, il poeta aveva già prima pattuito questa somma col Sultano.</ref>. Ma gl’invidiosi vollero intromettersi e dissero: Che merito ha un poeta perchè gli si doni una somma tanto grande? — E fecero in modo che gli fosser date sessantamila ''dirhem'' d’argento<ref>È questo il numero, press’a poco, dei distici del poema.</ref>. Firdusi se ne afflisse. Dicono che, quando gli furon portate quelle monete d’argento, egli trovavasi in un luogo pubblico di bagni. All’uscirne, ne diè ventimila al guardiano dei bagni, ventimila ad un venditor di birra (poichè ne aveva bevuto alcuni bicchieri), venti mila a quelli che gliele avevano portate. Vituperò poi il Sultano con un componimento d’intorno a quaranta distici, dei quali i seguenti sono un saggio<ref>Questa violenta satira o invettiva trovasi, tradotta per intero, a principio del 1° volume della mia traduzione del Libro dei Re.</ref>:
<poem class=p4>
:::Che se il padre suo
Regnato avesse, una corona d’oro
Il figlio suo posta m’avrebbe in fronte<ref>Il sultano Mahmùd discendeva da uno schiavo stato ai servigi dei Samânidi, signori del Khorassan nel IX secolo d. C.</ref>.
In quella gente, mai non fu grandezza;
Perciò non osa udir de’ grandi il nome
Cotesto re! Quell’albero che amara
Ha sua natura, se negli orti il poni
</poem><noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 61 —|}}</noinclude>
<poem class=p4>
Degli spiriti eletti e al tempo suo
L’arse radici a ristorar ti appresti
Con puro miel che da superne fonti
Stilla nel paradiso, al fin dell’opra
La natura sua rea mostrerà sempre
E sempre amari porterà suoi frutti!
</poem>
Si tenne nascosto per qualche tempo, nè lo trovarono per quanto il cercassero. Ma poi, un giorno, sua signoria Hasan Maymendi che allora aveva grado e ufficio di ministro, in un luogo di caccia, ad un certo momento in cui venivano a proposito, recitò alcuni distici del Libro dei Re. Piacquero assai al Sultano, il quale domandò: Di chi sono cotesti versi? — È poesia di Firdusi! gli fu risposto.
Il Sultano allora si pentì di ciò che aveva fatto, e comandò che fossero assegnati a Firdusi, e portati a lui in Tùs, sessantamila ''dînâr'' d’oro con regie mute di vesti. Ma il destino non lo secondò in ciò; perchè, mentre i messi suoi recavan dentro per una porta di Tûs quei doni, altri, per altra porta, recavan fuori la bara di Firdusi<ref>Questo punto della storia del grande e infelice poeta ha fornito l’argomento ad {{AutoreCitato|Heinrich Heine|'''E. Heine'''}} per una sua commovente ballata: ''Il poeta Firdusi'' (''Der Dichter Firdusi'').</ref>. Rimaneva una figlia del poeta, alla quale, allora, quei doni furono offerti. Volle pensarci alquanto, ma poi non accettò, dicendo: Io ho quanto mi occorre per vivere, e non ho bisogno di tanto! — I messi del Sultano adoperaron quei danari per fabbricare, in quei dintorni, un ospedale per i pellegrini poveri<ref>Del resto, era stato questo un desiderio di Firdusi che voleva vonsacrarvi quanto avrebbe guadagnato col suo poema. Il viaggiatore persiano Nâsir ibn Khusrey, del secolo XT, dice d’aver veduto quell’ospedale.</ref>.
<poem class=p4>
::Riconoscere è bello il pregio altrui!
Allor che un dardo questa saettava
Celeste volta, freccia del Destino
Sprigionata dall’arco, il fin toccava
Di Mahmùd la possanza. Oh! nulla in terra,
Nulla rimase di suo splendor regio,
Fuor che un sol cenno che appo il volgo è noto:
«Non riconobbe di Firdusi il pregio!»
</poem>
{{a destra|c=dx|(dal persiano di Giâmi).}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 62 —|}}</noinclude>{{block|t1|16. Straordinaria ostinazione di un ladro<br>del denaro pubblico.}}
Fra le altre cose che si ricordano di Al Mutadhid (1)
e della sua prudenza negli affari e della sua sagacia, vi
è anche ch’egli, un giorno, aveva ordinato che si mandassero dal tesoro pubblico certi denari, chiusi in dieci
carnieri, per pagare alcuni assegni dovuti ai soldati.
I carnieri furon portati in casa del sopraintendente delle
paghe perchè ne facesse poi la distribuzione, quando, in
quella notte stessa, fu traforato il muro della casa, trafugatine, inoltre, i carnieri stessi. Quando fu giorno, il
sopraintendente vide il pertugio fatto nel muro, ma non
trovò più il denaro. Mandò a chiamare il prefetto della
polizia, che allora era Munis al-Fihli, e quando l’ebbe
a sè, gli disse: Quei denari erano del governo e dovuti
all’esercito. Ora, se tu non ritorni da me con essi o con
chi ha rotto il muro e li ha rubati, te ne dichiarerò
debitore presso il Principe dei credenti. Mettiti adunque
con ogni tuo potere alla ricerca e dei denari e del ladro
che ha osato far tanto.
Munis andò a casa, e fece venire a sè i Convertiti
e altra gente di polizia. Questi Convertiti erano antichi
ladri d’ogni specie, i quali, diventati vecchi, si erano
pentiti di ciò che avevan fatto, e però, quando accadeva
alcunchè, indovinavano, dal modo tenuto, chi vi aveva
avuto parte, e lo denunziavano al governo. Spesso, tuttavia, spartivano con gli altri ladri ciò che questi avevano rubato. Munis adunque ordinò a tutti costoro
d’andare attorno a far ricerca, e perchè vi mettessero
ogni cura, fe” minaccie, promesse, paure. T’utta questa
gente si sbandò per le vie e per le piazze di Bagdad,
per le stamberghe, per le taverne, per le botteghe di
tutti i rivendugliuoli, per le case da giuoco, nè tardaron
(1) Califfo Abbàsside che regnò dall’892 al 902 d. C.<noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 62 —|}}</noinclude>{{block|t1|16. Straordinaria ostinazione di un ladro<br>del denaro pubblico.}}
Fra le altre cose che si ricordano di Al Mutadhid<ref>Califfo Abbâsside che regnò dall’892 al 902 d. C.</ref>
e della sua prudenza negli affari e della sua sagacia, vi è anche ch’egli, un giorno, aveva ordinato che si mandassero dal tesoro pubblico certi denari, chiusi in dieci carnieri, per pagare alcuni assegni dovuti ai soldati. I carnieri furon portati in casa del sopraintendente delle paghe perchè ne facesse poi la distribuzione, quando, in quella notte stessa, fu traforato il muro della casa, trafugatine, inoltre, i carnieri stessi. Quando fu giorno, il sopraintendente vide il pertugio fatto nel muro, ma non trovò più il denaro. Mandò a chiamare il prefetto della polizia, che allora era Munis al-Fihli, e quando l’ebbe a sè, gli disse: Quei denari erano del governo e dovuti all’esercito. Ora, se tu non ritorni da me con essi o con chi ha rotto il muro e li ha rubati, te ne dichiarerò debitore presso il Principe dei credenti. Mettiti adunque con ogni tuo potere alla ricerca e dei denari e del ladro che ha osato far tanto.
Munis andò a casa, e fece venire a sè i Convertiti e altra gente di polizia. Questi Convertiti erano antichi ladri d’ogni specie, i quali, diventati vecchi, si erano pentiti di ciò che avevan fatto, e però, quando accadeva alcunchè, indovinavano, dal modo tenuto, chi vi aveva avuto parte, e lo denunziavano al governo. Spesso, tuttavia, spartivano con gli altri ladri ciò che questi avevano rubato. Munis adunque ordinò a tutti costoro d’andare attorno a far ricerca, e perchè vi mettessero ogni cura, fe’ minaccie, promesse, paure. Tutta questa gente si sbandò per le vie e per le piazze di Bagdad, per le stamberghe, per le taverne, per le botteghe di tutti i rivendugliuoli, per le case da giuoco, nè tardaron<noinclude></noinclude>
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molto che menarono dinanzi a Munis un tale tutto macinto, debole di complessione, in abiti che cadevano a pezzi, di condizione misera, dicendo: Signore, costui è l’autore del fatto, e non è di questo paese.
Poichè tutti eran d’accordo nell’affermare ch’egli aveva traforato il muro e trafugato il denaro, Munis al Fihli cominciò a dirgli: Chi era con te, o disgraziato, e chi t’ha aiutato? e dove sono i tuoi sozî? ch’io non credo che tu solo e di notte abbi potuto portar via quei dieci carnieri. Voi dovevate essere in dieci, o, per lo meno, in cinque. Suvvia adunque fammi sapere dove sono i denari, se sono ancora indivisi, ovvero indicami i tuoi complici, se ve li siete spartiti!
L’altro non fece che negare. Munis allora prese ad accarezzarlo e a lusingarlo. Gli promise una bella ricom|nsa, una provvigione annua, un assegno cospicuo, ogni cosa più bella e desiderabile, purchè restituisse i denari e confessasse. Lo minacciò, anche, delle pene più terribili, ma l’altro insistette sempre nel diniego e nel protestarsi innocente. Poichè tutto ciò irritò Munis e l’inasprì, il egli disperò d’aver da lui la confessione, gli applicò ln tortura e l’inchiesta fra i tormenti. Lo fe’ battere con sferze, con corde annodate, con bastoni, con nervi di bue, sul dorso, sul ventre, sulla nuca, sul capo, sulla pianta dei piedi, alle giunture, ai muscoli, tanto che non rimase più alcun posto alle battiture, ed erasi giunti a al punto che il misero aveva perduto il sentimento e non parlava più. Ma non confessò nulla!
Tutto ciò venne a notizia di Al-Mutadhid, il quale, allora, fe’ venire a sè il prefetto della polizia. Che hai ll saputo fare per quei denari? gli domandò. Munis l’informò di tutto, e il Califfo: E che? Tu pigli un ladro cho ha rubato dal tesoro pubblico dieci carnieri, e lo poni a pericolo estremo di morte in modo ch’esso ne vada di mezzo, e si perda anche, s’egli muore, il denaro? Oh! dov’è mai andata la furberia degli uomini! — Principe dei credenti, Munis rispose, io non ho conoscenza delle cose invisibili, e per quel che concerne quest’uomo,<noinclude></noinclude>
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non ho altro spediente oltre quello che ho adoperato. — Disse Al-Mutadhid* Menalo qui da me! Così lo condusse. Il misero fu trasportato, tutto ravvolto in una coperta di lana (e aveva ricuperato i sensi), e deposto nel cospetto del Califfo, il quale l’inchiese del furto dei denari. Ma egli negò ancora. Il Califfo allora gli disse:
Bada bene, disgraziato! Se tu muori, quei denari non ti giovano punto; e se tu guarisci delle tue piaghe e scampi alla morte, non ti lascierò mai toccar quei denari. Ora però hai tu la mia fede e la certezza da parte mia che, se tu confessi, avrai di che si migliori la tua condizione, e di che abbia a lodarsene il tuo stato. — L’uomo si ricusò anche una volta di confessare, e il Califfo: Fate venire i medici! — Come furono introdotti, disse loro: Prendete con voi quest’uomo e curatelo con la maggior diligenza possibile. Applicategli empiastri, nutritelo, assistetelo, fate in modo, insomma, ch’egli sia guarito nel più breve tempo possibile.
I medici lo menarono via, e Al-Mutadhid, intanto, ordinò si prendessero altri denari in luogo di quelli ch’erano stati involati, e comandò che fossero distribuiti fra i soldati; e quel tale intanto, come si racconta, guarì e si rimise assai bene in pochi giorni. Lo confortarono assi duamente di cibi e di bevande, gli somministrarono coperte, tappeti, profumi e suffumigi, finchè riebbe la salute di prima e rinvigorì e riacquistò il colorito, e ritornarono in lui gli antichi spiriti. Tutto ciò fu riferito al Califfo, il quale allora comandò che gli fosse menato dinanzi.
Quando gli fu dinanzi, gli domandò come stesse, @_ quello, dopo aver fatto voti e pregato e ringraziato: Io sto benissimo, disse, e così starò finchè Iddio darà vita al Principe dei credenti! — Il Califfo allora l’interrogò sul fatto dei denari rubati, ma egli negò di nuovo. Disse il Califfo: Guarda bene! Tu non puoi negare o che hai preso da solo tutti quei denari, ovvero che te n’è toccata soltanto una parte. Se tu li hai presi tutti per spenderli<noinclude></noinclude>
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poi in mangiare e bere e darti bel tempo, non credo che tu potrai dilapidarli tutti prima di morire. Allora, morto che tu sii, te ne rimarrà il peso sulla coscienza. Se invece ne avrai avuto soltanto una parte, noi ti facciam larghezza di quella parte. Ma tu confessaci soltanto che l’hai avuta, e indicaci i tuoi complici. Se non confessi, ti mando alla morte. Allora, non ti gioverà punto l’averti lasciato a dietro quei denari, e ai tuoi sozî assai poco importerà della tua morte. Ma se confesserai, ti darò diecimila ''dirhem'' che io prenderò, per tuo conto, dai proposti ai pedaggi<ref>Cioè li preleverò dalle tasse che pagano al governo.</ref>, e ti inscriverò tra i Convertiti e li pagherò ogni mese dieci ''dînâr'' che ti basteranno per darti da mangiare e da bere e da vestirti e da profumarti. Tu sarai onorato e sarai sfuggito alla morte, libero, inoltre, d’ogni accusa.
E quegli si ricusò a tutto fuor che a negare. Il Califfo allora volle che giurasse per Dio, ed egli giurò. Gli presentò un esemplare del Corano e l’invitò a giurare per il Corano, ed egli giurò. Oh! io saprò dove sono i denari! esclamò il Califfo; e se io lo saprò, poichè tu hai giurato così, ti manderò a morte, nè soffrirò che tu viva un solo istante! — E l’altro negò ancora. Poni la mano, gli gridò il Califfo, sul mio capo e giura per la vita mia! — Gli pose la mano sul capo e giurò per la vita di lui e soggiunse: Io non ho preso nulla! Mi si perseguita ingiustamente, e si sospetta sul conto mio, e i Convertiti vogliono sbarazzarsi di me. — Il Califfo allora gli disse: Se tu menti, ti farò morire, ma io sarò innocente del sangue tuo! — E l’altro: Ma di certo!
Comandò allora che si facesser venire trenta schiavi neri<ref>Ve n’eran molti alla corte di Bagdad, fatti venire dal Sudan, ed erano tenuti cari por la loro grande fedeltà.</ref> e li fe’ disporre in modo che l’accusato potesse vederli ed essi vedesser lui, e ordinò loro di succedersi per turno nel fargli la guardia. Passarono più giorni, e l’infolice, per tutto questo tempo, si tenne là seduto, ma<noinclude>
{{PieDiPagina|Italo Pizzi - ''Fiori d’Oriente''||5}}</noinclude>
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non gli fu mai concesso nè di appoggiarsi, nè di sostenersi con le braccia, nè di coricarsi, nè di riposarsi su un de’ fianchi. Se chinava il capo vinto dal sonno, gli si dava una guanciata sulla mascella o un colpo sulla testa, e durò cotesto finchè egli cominciò a mancare e ad avvicinarsi alla morte. Il Califfo, allora, lo volle a sè, e tornò a parlargli come già prima gli aveva parlato, e lo fece giurare col giuramento nel nome di Dio e con altri giuramenti, e l’altro giurò per tutto ciò e anche per quanto non era stato richiesto di giurare, dicendo ch’egli nè aveva preso i denari nè sapeva chi li avesse presi.
Al-Mutadhid si volse agli astanti e disse: Sì! il cuore mi dice che costui è innocente e che ciò ch’egli afferma, è la verità! I Convertiti devon sapere chi è, invece, il vero autore del furto, e noi abbiamo operato male verso questo galantuomo.
Lo pregò allora di perdonargli, e l’altro gli perdonò. Comandò poi che fosse recata là in mezzo una tavola con pietanze, e fe’ venire, inoltre, bevande e rinfreschi, indi ordinò all’accusato di sedersi e di mangiare e di bere. L’accusato incominciò a mangiare, e il Califfo ve l’incitava sempre più, gli additava i bocconi più squisiti e ripetutamente lo faceva bere, e tanto si continuò e seguitò, che non rimaneva più in lui nè posto nè luogo per altro cibo o per altra bevanda. Gli fece anche venire suffumigi e profumi, ed egli si suffumigò e profumò. Fu portato la un materasso di piume, bene appianato e ben sprimacciato, ed egli vi si stese sopra € vi riposò e cominciò a sonnecchiare. Il Califfo allora ordinò di scuoterlo fortemente e di ridestarlo tutto d’un tratto, di riportarlo al luogo di prima e di farvelo sedere, nel suo cospetto, mentre era ancor tutto sonnacchioso. Dimmi tu! gli gridò allora. Come hai fatto? come hai forato il muro? come sei uscito? dove sei andato con quei denari? chi era allora con te?
Io era solo, rispose, e sono uscito per lo stesso pertugio per il quale sono entrato. Dirimpetto alla casa sta un luogo da bagni dov’è una gran catasta di spine da<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 67 —|}}</noinclude>
accondere il fuoco. Io ho preso i denari, ho sollevato quelle spine, quei vilucchi, quelle cannucce, e ve li ho cacciati sotto e poi ne li ho ricoperti. Essi sono ancora là.
Il Califfo comandò che fosse riportato sul suo materasso. Vi fu riportato e adagiato, e intanto, per comando del Califfo, furon recati là anche i denari (c’eran tutti, fino all’ultima moneta), e fatti chiamare Munis al-Fihli, il Visir e la gente tutta di corte. I denari furon nascosti sotto un tappeto in un angolo della sala, e allora il Califfo comandò che si facesse ridestare il ladro. Aveva dormito a sua volontà e la sonnolenza era interamente passata, sì che il Califfo, alla presenza di tutti, incominciò a parlargli come aveva già fatto prima. Ma l’altro negò e si ricusò di confessare.
Il Califfo, allora, comandò di sollevare il tappeto, e: Disgraziato! gridò al ladro, non son questi i denari e non hai tu fatto così e così? — e gli ripetè quanto, gli aveva detto nel sogno.
Il ladro rimase esterrefatto. Al comando allora di Al Mutadhid, fu afferrato per le mani e per i piedi e fortemente legato. Fu fatto portare un manticetto che gli fu Introdotto nella parte posteriore; indi, con fiocchi di cotone, gli furon turati gli orecchi, la bocca, le narici, e allora s’incominciò a soffiare. Gli furon poi sciolte dalle corde le mani e i piedi, ed egli fu preso e tenuto ritto per le mani. Era diventato come uno dei più grossi otri goonfi, e gli si erano enfiate tutte le altre membra, e tutto il corpo ingrossato, e gli occhi, pieni di sangue, gli uscivano dal capo. Quando omai stava per iscoppiare, il Califfo ordinò ad uno dei medici di aprirgli le vene al di sopra delle tempie, quelle che trovansi di qua e di della fronte. Se ne sprigionò con impeto e fischiando l’aria mista al sangue, e l’infelice venne meno e spirò.
Fu quello il più terribile spettacolo di supplizio che si fosse visto a quei giorni!
{{a destra|c=dx|(dall’arabo di Al-Masûdi).}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 68 —|}}</noinclude>
{{block|t1|17. La guerra di Dâhis<ref>Intorno a questa guerra che costò tanto sangue e tante morti alle antiche tribù arabe, vedi anche ''l’Islamismo,'' cap. II, § 2. Incominciò nel 568 d. C. e durò quarant’anni.</ref>.}}
Raccontano i cantastorie:
Tra le storie che vanno attorno sul conto di Dâhis, v’è anche questa, cioè che sua madre era una puledra. di Qirvâsh ibn Auf e chiamavasi Gelva, e che suo padre era chiamato Dhû ’1-Uqqâl e apparteneva ad Haut ibn Giâbir. Avvenne che Qirvâsh ebbe un puledro dalla cavalla Gelva e da Dhû ’l-Uqqâl, il quale egli chiamò Dâhis, e questo Dâhis crebbe bello e di valore come suo padre. Quando potè esser menato fuori, andava al pascolo con la madre, ed era un bel puledro che le andava dietro dovunque.
Un giorno, la tribù dei Benî Thalaba<ref>Alla quale apparteneva Qirvâsh, padrone della cavalla Gelva e del suo puledro.</ref>) si mosse, per andarne altrove, e Haut, quando vide il puledro passar con la gente che partiva, l’afferrò dichiarando di ritenerlo per sè<ref>Haut, che prima aveva tentato d’impedire che la puledra Gelva partorisse perchè non ne nascesse un cavallo simile al suo, ora che era nato, reclamava Dâhis, il puledro nato di Gelva e del suo celebre cavallo, come suo proprio possesso.</ref>. Quelli della tribù gli gridarono: O voi dei Benî Riyâh<ref>Altra tribù a cui apparteneva anche questo Haut prepotente che n’era uno dei capi.</ref>, non avete già fatto per questo puledro ciò che avete fatto?<ref>Quando Haut tentò d’impedire il parto.</ref>. Ora esso è nostro! — Gli altri risposero: Questo è un puledro nostro, e noi non ve l’abbandoneremo mai. O voi ce l’abbandonerete di vostra volontà, o noi vi farem la guerra. — I Benî Thalaba risposero: In tal caso, noi non farem la guerra con voi, perchè voi ci siete più cari d’un puledro!<ref>Le due tribù erano due rami d’una tribù maggiore, quella dei Yarbû.</ref>. Rimanga presso di voi come pegno. — Così l’abbandonaron loro.<noinclude></noinclude>
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Alex brollo
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 69 —|}}</noinclude>
Quando videro ciò, i Benî Riyâh dissero: Per Dio! due volte noi abbiam fatto ingiuria ai nostri fratelli, ed essi l’hanno sopportata e si son mostrati generosi! —
Allora restituirono il puledro, aggiuntevi due cammelle gestanti, e il puledro (così piacque a Dio!) rimase presso di Qirvâsh. Divenne poi il più nobile e generoso fra tutti i cavalli degli Arabi.
Avvenne poi che Qeys ibn Zoheyr della tribù di Abs fece una scorreria sopra quella dei Benî Yarbû<ref>La tribù madre, per così dirla, di quelle di Thalaba e di Riyàh. Vedi in nota antecedente.</ref> e che non potè menarne via alcun prigioniero eccetto due fanciulle, figliuole di Qirvâsh, e cento cammelle di esso Qirvâsh. Si sospinse fin là dal luogo della tribù, ma n’erano assenti tutti, e degli uomini non restavano che gue garzoni. Questi saltarono sul dorso, uno dietro l’altro, del cavallo Dâhis<ref>Il celebre cavallo era stato affidato alla lor custodia.</ref>, che, allora, aveva alle gambe le pastoie, e con tutto ciò, pur avendo sul dorso i due giovani, fe’ tali sbalzi che li trasse fuori di pericolo. Una tuttavia delle due figliuole di Qirvàsh, ora prigioniere, potè gridare ai due garzoni: La chiave delle pastoie<ref>Erano di ferro.</ref>
sta nella mangiatoia del cavallo, là da un lato della mangiatoia, dove non si ripone altro! — V’accorsero i due, e così poteron togliere le pastoie a Dâhis, saltargli sul dorso, tornare a dietro e mettersi ancora in salvo.
Quando Qeys ibn Zoheyr ebbe veduto tutto cotesto, s‘invogliò d’avere il cavallo. Fatto cenno pertanto di voler urlare ai due garzoni, disse loro: Decidete voi due della ricompensa, e datemi il cavallo. — Risposero: Fai tu da senno? — Disse: Ma di certo! — Pattuirono con lui ch’egli avrebbe restituito tutto il bottino, grosso e piccolo, sarebbe ritornato a dietro per la stessa via per cui era venuto, avrebbe rimesso in libertà le due fanciulle, avrebbe loro abbandonato le cammelle predate, si sarebbe ritirato di là immantinente. Qeys fece tutto ciò, e i due giovani ll consegnarono il cavallo. Ma i compagni di lui gli<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Alex brollo" />{{RigaIntestazione||— 70 —|}}</noinclude>
dissero: Noi non approveremo mai quello che tu hai fatto!
Avevamo avuto cento cammelle, due ragazze, e tu hai messo la mano sulla parte nostra e l’hai data per un cavallo col quale te ne vai via nulla importandoti di noi! — Il disgusto giunse a tal punto che Qeys dovette comprar la loro parte con cento cammelle.
Raccontano i tradizionalisti che chi propose e suscitò la gara<ref>Intende la gara alla corsa (da cui poi si originò la guerra detta di Dâhis) tra esso Dâhis e una celebre puledra detta Ghabra, come ora si vedrà.</ref>, fu un tale della tribù di Abs, di nome Suráqa, il quale, un giorno, erasi recato presso Hodheyfa<ref>Capo della tribù di Dhobyan, prepotente, anche lui, come tutti gli altri.</ref> per fargli visita. Hodheyfa gli mostrò i suoi puledri, e l’altro: Io non vi veggo un puledro generoso che possa vincere alla corsa. — E dove si trova, domandò Hodheyfa, un puledro tale? — E Surâqa: Presso di Qeys ibn Zoheyr. — Potresti tu, ripigliò Hodheyfa, impegnarlo con me in una gara? — Certo che io lo farò! rispose l’altro<ref>A questo punto, la tradizione è alquanto incerta e confusa. Altri dice che chi impegnò la gara, fu Hamal fratello di Hodheyfa, levando a cielo, contro Dâhis, la puledra di suo fratello, detta Ghabra.</ref>.
Così se ne venne da Qeys, il quale ne ebbe rincrescimento sì che disse: Le gare non finiscono che male! — Con tutto ciò, se ne venne da Hodheyfa e dai suoi per chiedere di fissar d’accordo patti e condizioni. Ma quelli dissero: No! Prima vogliam conoscere i pegni e di che valore siano. Poichè siam certi di vincere, se noi li prenderemo, sarà nostro diritto; e se li lascieremo a voi, potrem farlo, e ciò sarà segno della nostra generosità<ref>I pegni erano venti cammelli da dare in premio al possessore del cavallo vincitore.</ref>. — Qeys ne ebbe sdegno, si lagnò, disputò alquanto con loro, poi disse: Da che volete fare, allungate la misura della corsa e ponetene più lontano il termine. — Gli altri risposero: Cotesto tocca a te. — Qeys allora si volse a Hodheyfa e gli disse: Ora si devon Scegliere tre cose: il luogo della corsa, la distanza, la durata della dieta dei<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="BrolloBot" />{{RigaIntestazione||— 71 —|}}</noinclude>
corridori<sup>nota</sup>. Se tu vuoi incominciare a scegliere prima
di me, determina tu una delle tre, e io determinerò le
altre due. Se dovrò scegliere io per il primo, a te le due
scelte e una a me. — Incomincia! rispose Hodheyfa, e
Qeys: La distanza sia di cento tirar di freccia. — E
Hodheyfa: La dieta sia di quaranta giorni; la corsa da
Vâridât a Dhât al-Isâd<sup>nota</sup>. — Consegnarono allora i
pegni ad un tale dei Benî Thalaba che chiamavasi Hasîn.
Riempiron d’aequa uno stagno all’estremo della corsa, e
stabilirono che il cavallo vincitore sarebbe stato quello
dei due che per il primo, con le labbra, avrebbe sfiorato l’acqua.
Hodheyfa e Qeys se ne vennero, a cavallo, al luogo
dove i due corridori dovevano esser slanciati alla corsa,
per vedere in che modo se ne sarebbero spiccati. Quando
furono slanciati, ambedue cavalcaron loro di fianco accom
pagnandoli. Ad un certo punto, Hodheyfa gridò: Te l'ho
accoccata, Qeys! — E Qeys: Lasci di volerla accoceare
chi fa correr cavalli per cento tirar di freccia! -- Galopparono aneora per qualche tempo, e intanto la puledra (3)
di Hodheyfa avanzava, mentre il puledro di Qeys,
cioè Dahis, restava a dietro. Hodheyfa allora gridò: T'ho
preceduto, Qeys! — E Qeys: Correr di puledri di due anni
dopo la dentizione, cresce sempre! (4) — Galopparono
ancora per un certo tempo, e Hodheyfa gridava: Ma tu
non fai correr corridori! — E soggiunse: Ho preceduto
il tuo, Qeys! — Adagio! ripigliò Qeys; ora passano sul
terren duro! (5).
Ma quelli della tribù dei Benî Fezaàra (6) s'erano
(1) Si facevano dimagrare i cavalli dando loro un sibo scarso ac»
ciocchè fossero più agili e leggeri al corso.
(2) Nomi di luoghi.
(3) Essa era Ghabra (vedi una nota antecedente) per la quale (asserondosi da quei di Hodheyfa ch'essa era più valorosa di Dahis) si fece
la gara.
(4) Qeys aveva puledri di questa età, mentre Hodheyfa ne aveva dei
più giovani che presto si stancano.
(5) Così, secondo il mio testo. Secondo un altro, si deve intendere:
Ora è cavalli dal terreno duro passano sul sabbioso! E forse è meglio.
(6) Questi erano d’una tribù congiunta a quella di Hodheyfa,<noinclude></noinclude>
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Candalua
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Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]]
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" /></noinclude>{{Ct|f=130%|t=2|PITTORE BIZZARRO}}
{{Ct|f=90%|t=2|v=2|''(Alla piccola Claudia.)''}}
Ti voglio raccontare, figliuola mia, le bizzarrie di un pittore, che aveva nel suo genio qualcosa di Raffaello Sanzio, e che mori di ventitrè anni a Firenze. Vedilo. Questo cappuccino con aspetto umile, con le mani in mano, fu tracciato dall’amico mio un dì che, stanchi del lungo lavoro, ci si riposava insieme, schizzando per ridere, egli fantocci, io casette. Il cappuccino è rimasto fra le mie carte; ed oggi, dopo venti anni, lo mostro a te, perchè l’autore volle fare in esso il suo ritratto in caricatura, e gli somiglia.
Aveva trovato di comperare, non so come, una cocolla da frate, e la indossava appena entrato nello studio, e si serrava il cordone alle reni, e dipingeva con certe arie da Beato da Fiesole. Gli pareva che l’abito facesse il {{Pt|mo-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|PITTORE BIZZARRO.}}|227}}</noinclude>{{Pt|naco|monaco}}; si sentiva meglio disposto, diceva, a meditare e ad esprimere il soggetto che stava trattando, che era l’arcangelo Michele, quando, accompagnato dall’arcangelo Gabriele, appare in visione a Daniel profeta, offerendogli ajuto nella guerra. Michele, seduto maestosamente sulle nubi, impugnava la spada di fuoco; il profeta, caduto a terra con le ginocchia e con le palme, ascoltava e adorava. L’immensa tela è rimasta in tronco, perchè la morte cattiva levò di mano al nostro fratoccio il pennello.
Ma ti volevo dire come un dì, mentre l’inverno era rigido, ed io all’Accademia di Venezia, che occupa tutto il vecchio convento della Carità, avevo per istanza da lavoro il refettorio dei monaci, vedo entrare l’amico mio, non solo in cocolla, ma con le gambe nude e gli zoccoli in piede. Aveva sotto l’ascella due fioretti (sono spade con un bottone alla punta, per giuocare di scherma) e, senza parlare, me ne porge uno, e si comincia a darci botte da orbi, col rischio di cavarci i quattr’occhi, che per noi, che dovevamo vivere sulla vista buona, sarebbe stato un bruttissimo caso. Intanto gli zoccoli, nelle sparate, nelle inquartate, negli sbalzi picchiavano sul tavolato con certi colpi spessi da far crollare l’edificio; sicchè l’economo e l’ispettore e i bidelli dell’Accademia cor-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|228|{{smaller|STORIELLE VANE.}}|}}</noinclude>sero spaventati a calmare i due furiosi duellanti. Beati anni, in cui le giornate parevano ore, ed i mesi giornate! Andavamo ripetendo questo verso di Dante:
<poem>
{{Smaller|Vassene’l tempo, e l’uom non se n’avvede.}}
</poem>
Nell’inverno dall’alba a notte, nella state dalle cinque del mattino alle otto di sera si lavorava, o ci si sdrajava per un poco in una poltrona lacera e rotta a ripensare alla propria opera. Non si fantasticava neanche sull’avvenire: tutto era concentrato nello studio quotidiano: si sentiva come una febbre di far meglio, che non lasciava posa nè tregua. Spesso il custode dell’Accademia doveva venire a strapparci dalla stanza, di notte, mentre con un moccolo acceso stavamo ancora ritoccando o contemplando il nostro lavoro. Non si sentiva nè sete, nè fame, nè sonno. Dormendo, si sognava di pittura e di architettura. Oh, giovinetta mia, io comincio ad essere vecchio, e ho provato nella vita molta diversità di gioje, molta varietà di diletti; ma ti giuro che quella beata ansia del lavoro, quell’amore dell’arte in sè, quel fervore dello studio per lo studio è la più cara, la più lieta cosa della vita. Solo a ripensarla io mi sento sereno.
L’amico mio era grassoccio, piccolotto; aveva<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|IL COLORE A VENEZIA.}}|137}}</noinclude>fuori con due lunghi bastoni, pendevano sulla fume la camicia cenciosa e la gonnella bucata di qualche popolana, coi capelli arruffati e gli occhi curiosi, che guardava in giù canticchiando.
Un celebre acquerellatore dipingeva intanto sulla carta il bel quadro della ''Processione'', dopo avere fatto uno studio così perfetto della ''fondamenta'' col suo selciato sconnesso, delle case coi loro ''pèrgoli'', del ponte storto che scorta, dei gradini della riva, verdastri lì dove l’acqua ora li bagna, ora li lascia a secco d’un verde arcimaledettissimo a trovare, del battello, delle piccole increspature del canale riflettenti tutti i colori della tavolozza, uno studio così perfetto che vale quasi più del dipinto. Ma se per mostrare agli altri ciò che si sente occorre tanto genio e così lungo studio, per vedere a Venezia con i propri occhi i quadri già fatti e vederli ammirabilissimi non occorre altro che avere un briciolo di fantasia.
Mettetevi al basso di un ponte, alla riva di un canale, all’angolo di un campiello qualun que e, avendo un poco di pazienza, vedrete che nuove scene vi comporranno dinanzi questi tre elementi vivi dell’arte: i monelli, i barcaiuoli e le donne.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|140|{{smaller|STORIELLE VANE.}}|}}</noinclude>laguna, dalle cadenze labbiali del tenero dialetto: non è più nè spirituale, nè sensuale: è fatale.
E le donne camminano stupendamente. Forse — non lo sappiamo — l’andare grandioso e pittoresco delle popolane viene dagli scialli, che portano sulle spalle o sul capo, non puntati da spilli, ma tenuti fermi al petto con le mani, sicchè i fianchi in quella fasciatura si disegnano netti; o forse viene dallo scendere i ponti, che obbliga la persona a tenersi un poco incurvata col seno innanzi e colle spalle indietro, mentre le sottane formano un bell’arco di strascico sui gradini; o forse viene dalla frequente necessità del camminare lenti nelle vie, o forse dal non portare il maledetto busto imprigionatore del corpo, ond’è che le membra restano più libere, i movimenti più sciolti, e le linee del torso girano più naturali su quelle delle anche.
È singolare come la donna e l’uomo a Venezia paiano, tanto nell’aspetto quanto nell’animo, più naturali che non negli altri paesi, e pure più complessi. Sono lagrimatori e festivi, espansivi e maliziosi. Hanno molto dell’ingegno, qualcosa dello scetticismo ateniese. Il sarcasmo sfiora ad ogni istante le loro labbra,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|IL COLORE A VENEZIA.}}|145}}</noinclude>dell’Ariosto e del Tasso. Un dì gli caddero in mano i fogli staccati di tre canti del ''Purgatorio''; lesse e non capì nulla; corse da un vecchio prete dell’isola, che gli spiegò bene o male il grosso delle cose; vogò subito a Venezia a comperare con pochi soldi il Poema senza note. Allora il nostro barcaiuolo, innamorandosi del mistero, esaltandosi in ciò che intendeva e ancora più in ciò che non intendeva, netto da ogni preoccupazione, s’andò creando nel cervello un concetto intiero della filosofia e della geografia della ''Commedia'', ruminandolo da sè solo, finchè gli venne regalato un commento, e potè un po’ alla volta confrontare le proprie idee con le faticose ricerche degli eruditi.
Nel sessantacinque voleva andare alle Feste dantesche di Firenze; ma non avendo il permesso della Polizia austriaca, camminò di soppiatto fino al Po, sperando di trovarvi una barca. Trova invece i gendarmi; si getta in fiume nudo, col suo fardello degli abiti sulle spalle e il volume di Dante; il fardello sprofonda, Dante sprofonda; egli stesso, dopo sovrumani sforzi per toccare l’opposta riva, è lì lì per annegarsi; lo ripescano; lo riconsegnano agli Austriaci; è maltrattato, messo in prigione e dopo un pezzo, quando Dio volle, liberato. Il suo rammarico era questo solo, di non avere<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|146|{{smaller|STORIELLE VANE.}}|}}</noinclude>potuto assistere all’onoranza del suo Poeta. Oggi è alla Banca nazionale, gondoliere.
Ma in quella adunanza, dove il Maschio dunque non c’era, dovevano discutere, tra gli altri affari, la domanda di un socio fondatore, il quale, mettendo innanzi i beneficii resi alla Società, chiedeva una gratificazione. Un bell’omone grande e grosso, col viso tondo tra il gioviale e il solenne — somigliava al maggiordomo della ''Cena'' di Paolo — chiede la parola e dice: «Far el ben e po domandar el compenso xe perder el dirito a la riconoscenza. Mi a quel sior ghe verzo la mia povara casa: el vegna a magnar, se el ga bisogno, e a bevar da mi; ma dei soldi de la Società no se pol darghe un boro.» Tutti consentirono nella opinione del buon uomo, votando coll’alzare la mano, eccetto uno, che diceva di avere un reumatismo al braccio destro:
«Ciò, parchè non votistù?
«E se gavesse una dogia?»
Allora il presidente, un signore in cappello a cilindro, molto prosaico, pose in discussione l’indirizzo di non sappiamo quale Società di operai, il quale puzzava di demagogia ed al quale bisognava rispondere. Un barcaiuolo si rizza, e discorre così: «Ghe xe dei intriganti che ne monta la testa a nualtri, tanto per<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|PRIMO.}}}}|25}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|71.}}
<poem>Hor costui, di guerrier messo, ed auriga
Divenato, al uscir di quel Castello,
Spinse per Galilea l’equina biga,
Hor le redini oprando, hora il flagello.
Quando ei scopre un vecchion, che al corso instiga
Verso loro un Canal, sedendo in quello,
Con un Valletto avanti, armato d’arco,
Che accostato mostrò, ch’egli era Ipparco.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|72.}}
<poem>Questi nacque, là dove il {{Wl|Q857568|Taurocino}}
Di {{Wl|Q8471|Reggio}} irriga la campagna amena,
Che scorrendo al Tirren, dal’Apennino,
Rende il paese una pomonea scena.
A la cui prospetttiva, giù dal pino
Sbarcato, edificò l’antica Aschena,
{{Wl|Q583770|Aschenez}} pronipote del primiero
{{Wl|Q81422|Inventor de la nautica}}, e nocchiero.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|73.}}
<poem>Quì fiorì quello {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}}, il qual comprese
Più moti in cielo, e’ nomi à gli astri hà dato.
Da cui questi discese, e ’l nome prese
D’Ipparco, prima detto Giniato
Quì l’arti degne, e le scienze apprese,
Quì maestro ei divenne rinomato.
Chiamato, addottrinò l’augusta in Roma
Placidia, ch’Armellina anco si noma.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Seco''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|6|{{smaller|STORIELLE VANE.}}|}}</noinclude>da fanciulli. Poi veniva in iscena una cassa da morto, e due becchini vi cacciavano dentro la vecchia, e picchiavano coi martelli per inchiodarvela, e si mettevano la cassa in ispalla, facendo le viste di andarsene, quando a un tratto un coniglio, un vero coniglio bianco, gettato via il coperchio, n’usciva fuori, con infinitissime risa de’ bambini, delle bambinaie e dei caporali e sergenti che le stavano aocchiando. Carlotta, la quale s’era un po’ tranquillata e principiava a sorridere, all’ultimo si annebbiò di nuovo, e mi pregò di accompagnarla altrove.
M’ero già accorto, ne’ quattro mesi dacchè stavamo insieme, che Carlotta, non ostante il suo umore tutto gaio e la sanità del suo corpo, aveva una grande paura della morte. Tutto ciò che in un modo o nell’altro poteva ricordargliela, bastava a farla impallidire e tremare. Dinanzi agli ospedali non voleva passare mai; e una volta, che andavamo in carrozza all’''Augarten'', ordinò al cocchiere di svoltare da una via laterale, per non avvicinarsi nella ''Taborstrasse'' allo spedale dei Fate-bene-fratelli. Se vedeva di lontano un funerale, tornava indietro, o si ricoverava in una bottega, girando altrove la testa. Non voleva leggere di morti o di malati, o sentirne parlare. Tollerava la compagnia de’ medici, ma quella dei<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|18|{{smaller|STORIELLE VANE.}}|}}</noinclude>verso dalle molecole e dalle forze della natura. L’idea di un così fatto privilegio mi ripugna davvero, perchè rompe le leggi dell’universo, e mi sembra puerile, perchè in fondo non dice e non ispiega niente. Non pare a lei più naturale il credere che i pensieri ed i sentimenti non sieno altra cosa che le infinite e rapidissime combinazioni di atomi infinitamente piccoli, i quali si muovano, s’aggruppino, si sciolgano, si ricompongano, si riposino, si ridestino nelle cellette del cervello? E così vengono facilissimamente spiegati il sonno, i sogni, la memoria, il rammentarsi improvviso, le bizzarrie della immaginazione, lo svolgersi ordinato del criterio e via via.
— E la morte?
— È la putrefazione della materia del pensiero: la putrefazione dell’anima.
— Ma le passioni, ma il genio dell’uomo?
— Con soli novanta numeri si formano più di quarantatrè milioni di cinquine. Metta che le molecole del pensiero sieno miliardi e miliardi, e mi dica se nelle loro combinazioni non istieno dentro tutto il genio, tutta la scienza e tutte le passioni umane.
— Già, la madre che piange sul figliuolo malato, la donna che abbraccia l’amante, Goethe che scrive il ''Faust'', l’Allighieri che detta la ''Divina Commedia''....<noinclude><references/></noinclude>
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Fiori d'Oriente (1907)/Libro primo/6
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{{Qualità|avz=75%|data=27 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Libro primo]] - Avventura di Giozeyma e di Al-Zebba|prec=../5|succ=../7}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|DALL'AGOSTO AL NOVEMBRE.}}|79}}</noinclude>non mi conosce, non sa che io sono nemicissima di due cose: delle frasi comuni e dei corteggiatori. Mi piace discorrere con gli uomini più che con le donne, perchè le donne, massime in Italia, non sanno cianciare d’altro che di creste, di vestiti e di amori. Dove non mi paia di far male non mi curo affatto delle schizzinose esigenze sociali, nè di ciò che le buone lingue possono dire sul conto mio; ma una sola frase galante mi offende e m’agghiaccia, anche se mi viene da persona ch’io conosca da molto tempo, e per la quale io senta davvero una amichevole inclinazione. —
Queste ultime parole furono pronunciate con accento duretto; sicchè per un momento rimasi incerto se dovessi pungermene un tantino o se avessi da pigliare il sermone in ridere. Non feci nè l’una cosa, nè l’altra; ma sincerissimamente esclamai: — In fede, non d’uomo galante, ma di galantuomo, non mi scapperà più dalle labbra una sillaba che le possa rincrescere. —
Allora la bella donna, riprendendo il piglio franco di prima: — Galantuomo, galantuomo — andava ripetendo — galantuomo; ma è ella ben sicuro di poterlo essere con la sua teoria sulla impotenza della ragione? Non pare a lei che a rimanere uomini o donne<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|DALL'AGOSTO AL NOVEMBRE.}}|107}}</noinclude>sigliere. Quell’uomo non solo mi ruba la felicità, ma la gode in mia vece.
— Oh Dio, come siamo tristi! La colpa è mia. Mi sentivo troppo sicura. Dovevo allontanarvi da me; dirvi sin dal principio che io morirò piuttosto di mancare a’ miei doveri di sposa e amareggiare col rimorso e con la vergogna la mia misera vita.
— Giulia, io non vi ho chiesto nulla; non vi ho eccitato a tradire nessuno; non vi ho mai detto che v’amo.
— A parole, no. Ma io sono più schietta. Vi dirò con l’animo fermo, che una donna maritata e non vile ha tre sole vie quando ama: o uccidersi, o fuggire con l’amante, o restar fedele al marito.
— Seguitiamo a vederci come per l’addietro; fermiamoci all’amicizia. Ho pur bisogno di sentirvi parlare, di guardarvi, di ripetervi.....
— Che mi amate? Oramai è impossibile: e il cuore, nel dirvelo, mi si spezza. Le transazioni sociali in fatto d’amore mi fanno schifo. Ho ventitrè anni: non sono più una bambina. E poi in compenso della esperienza personale, che mi manca, ho quella che viene dall’esempio degli altri e dalle infinite ciarle della gente. So che gli amori illeciti terminano sempre nel sudiciume e nelle bassezze. Vivere d’inganni,<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|114|{{smaller|STORIELLE VANE.}}|}}</noinclude>punto perchè allora sparisce la sua necessaria condizione; e quando l’amor proprio entri ad avversarla, appunto perchè l’amor proprio è sempre la passione prima e prepotente dell’uomo. Ma qui il malanno sta nella difficoltà del renderci conto esatto degli ostacoli, i quali si frappongono tra noi ed il nostro fine. Ecco, io amo la marchesa; e perchè l’amo tuttavia? Perchè spero ancora di vincerla.
Monimo il cinico diceva che tutto nella vita è opinione: io dico che tutto nella vita è sensazione: bisognerebbe dire che tutto nella vita è rappresentazione. L’uomo non merita nome di vero filosofo sinchè non si renda indipendente dagli altri e da sè, pigliando tutto ciò che vede come una commedia da ridere od una tragedia da piangere. Conviene ridere e piangere, amare e odiare, ammirare e disprezzare, ma sempre dalla platea di noi stessi al palco scenico di tutti gli altri, senza eccezione. Anzi noi dobbiamo mettere sempre anche noi sul palco, e vederci sentire, e vederci operare, non tanto per correggerci o per giudicarci, quanto per giovarci di noi medesimi a conoscere la vanità delle cose mortali; e la natura serve di scena e di fondo. Ciascun individuo ha da contenere due esseri, sinceri entrambi, l’attore e lo spettatore; l’uno deve<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" /></noinclude><score sound=1>
<< % Apre Canto e Piano
\new Staff = "Canto" \with {
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\break
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g4 g8 g4 g8|
g4 g8 g4 g8^\<|
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d4 d8 d4 d8|
\break
%rigo canto 6.16
}%Chiude relative Canto
\addlyrics {
La, Do Mi. La, Do, Mi............. _ Ma voi sie -- te_an -- cor_più te -- tra..... voi sie -- te an -- cor più
te -- tra........ che l'ac -- cor -- do del -- la ce -- tra che l'ac -- cor -- do del -- la ce -- _ -- tra.
L'ar -- mo -- nia del vo -- stro vi -- so mi ri -- pe -- te_u -- na can -- zon, che non so tra -- scri -- ver fi -- so nè col
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\new PianoStaff
<<
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e2.~|
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<g b,>8 d\! b d g bes|
g8 bes g fis a fis|
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\break
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>>
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e g e d f d|
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Pic57
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Pic57
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Fiori d'Oriente (1907)/Libro primo/11
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Porto il SAL a SAL 75%
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{{larger|785.}} — Io villeggiava, or fa pochi giorni, vicin di Firenze, per dare buon termine a questo lavoro e fuggire i caldi assai stemperati della città. Nè qui mi lascerò vincere alla tentazione di descrivere le bellezze pittoresche del luogo. Chè niuno ignora l’amenità dei dintorni di Firenze, e troppo maestrevoli penne vi si esercitarono. Solo dirò che una sera in fra molte altre condottomi in sul largo terrazzo adiacente alla casa da me abitata e godendo la mite frescura che usciva del bosco vicino, m’entrò nel cuore, io non saprei bene il come, una talquale mestizia che discordava di soverchio con la dolce stagione e con le vaghissime prospettive che illuminate dal plenilunio mi si schieravano, per così dire, a gara davanti agli occhi e parevano in fra di loro competere di grazia e di gentilezza. Dal prossimo giardino, piante di agrumi, di rose e di
catalogni esalavano le loro fragranze. Nel bosco qualche rosignuolo ripeteva alla distesa il suo verso vibrato esquillante con quel gruppetto soave alla fine. Beveasi a larghi sorsi e da ogni lato un’aura {{Pt|refrige-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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Fiori d'Oriente (1907)/Libro primo/12
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Alex brollo
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Alex brollo
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Fiori d'Oriente (1907)/Libro primo/14
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Alex brollo
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Porto il SAL a SAL 75%
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Fiori d'Oriente (1907)/Libro primo/16
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{{Qualità|avz=75%|data=27 settembre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Libro primo]] - Straordinaria ostinazione d'un ladro del denaro pubblico|prec=../15|succ=../17}}
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Fiori d'Oriente (1907)/Libro primo/17
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Alex brollo
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<< % Apre Canto e Piano
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ver -- so
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\new Staff="up" {
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>> %Chiude Canto e Piano
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% Allarga la lunghezza dei righi musicali (es. a 180 millimetri)
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{{Ct|f=120%|''Baciale ’l piede e la man bella e bianca.''}}
{{Ct|I.}}
{{Ct|t=1|v=1|{{Sc|Come l’autore partì da Roma.}}}}
Re Salomone mi gridava: — In fino a quando, o pigro, giacerai? quando ti desterai dal tuo sonno? — E l’oste, picchiando all’uscio, aggiungeva: — Signorino, sono le sei e mezzo — e ripicchiava, e ripeteva: — sono le sei e mezzo, signorino. — Sta bene, mi alzo — risposi all’oste ed a Salomone; e in meno di un quarto d’ora entravo nella cucina dove l’oste solo mi stava aspettando.
Pagai lo scotto, ed uscii da quell’albergo delle ''Sette Vene'', per continuare il mio viaggio pedestre.
Il mattino precedente nel sereno del cielo non vagava neanche una nuvoletta, e i raggi del sole nascente indoravano gli alberi del monte Pincio, quand’io uscivo soletto dalla<noinclude><references/></noinclude>
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Re Salomone mi gridava: — In fino a quando, o pigro, giacerai? quando ti desterai dal tuo sonno? — E l’oste, picchiando all’uscio, aggiungeva: — Signorino, sono le sei e mezzo — e ripicchiava, e ripeteva: — sono le sei e mezzo, signorino. — Sta bene, mi alzo — risposi all’oste ed a Salomone; e in meno di un quarto d’ora entravo nella cucina dove l’oste solo mi stava aspettando.
Pagai lo scotto, ed uscii da quell’albergo delle ''Sette Vene'', per continuare il mio viaggio pedestre.
Il mattino precedente nel sereno del cielo non vagava neanche una nuvoletta, e i raggi del sole nascente indoravano gli alberi del monte Pincio, quand’io uscivo soletto dalla<noinclude><references/></noinclude>
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|156|{{smaller|STORIELLE VANE.}}|}}</noinclude>Porta del Popolo. Nel lasciare la città eterna mi sentivo l’animo tutto leggiero, ma le spalle ben cariche. M’ero fitto in mente di giungere a Milano sulle mie gambe: ad Ancona dovevo trovare il mio baule, poi ritrovarlo a Ravenna per ispedirlo finalmente a Milano, e intanto fra queste tre stazioni le poche robe, le quali stavano in un sacco di pelle legato al mio dorso, dovevano bastare. Non credo che al lettore importi sapere, nè io me ne rammento appuntino, quante camicie, quante calzette, quante paia di mutande, quanti fazzoletti portavo meco; ma importa a me di dirgli che avevo in tasca, insieme ad una piccola edizioncella dei versi di Orazio, un volumetto in sessantaquattresimo delle rime di messer Francesco Petrarca, poichè mi accadrà di doverne parlare. Non si figuri però il lettore avveduto, notando com’io indirizzo la sua attenzione a questo libriccino, che intorno ai versi del Canonico di Valchiusa debba raggrupparsi la matassa del mio racconto; sappia anzi che il mio racconto è tutto sconclusionato, che non ha nè capo nè coda, e che non ci voglio impiegare nessuno degli accorgimenti de’ narratori: della qual cosa prego un pedagogo, mezzo uomo di lettere, mezzo uomo politico, ch’io conosco, di volermi tenere per iscusato.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|35}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|11.}}
<poem>Poscia unguentando l’uno, e l’altro frale,
Gli asportammo à l’ael, seguendo mesto
Il campo Ebreo la pompa funerale,
Con l’insegne funebri, in suon funesto.
Partendo al fin l’heredità Ducale,
Lazaro il gran palagio, ed oltre à questo,
De la Cittade il terzo hebbe in retaggio,
Con un ricco tesoro, e un bel villaggio.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|12.}}
<poem>Bettania, Marta hereditò, qual parte
Da Sion bassa valle, e piaggia amena.
Fù di Maria l’hereditaria parte
Maddalo, d’onde è detta Maddalena.
Che fondato un palagio, e d’agio, e d’arte
Emolo del fraterno: ella ripiena
Di fregi; nosco ascese al suo Castello,
Degno d’esser descritto, altiero, e bello.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|13.}}
<poem>Maddalo in Galilea tra ’l mare, e ’l monte
Fonda sù largo pian l’eccelse mura.
Frà’ palagi alta rocca erge la fronte,
Che guarda il poggio, il lago, e la pianura.
Rigalo dentro, e fuor più d’una fonte;
Lieti hà gli horti, i giardini, e la pastura
Degli armenti, e de’ greggi, e gran guadagno
Dal fertil campo, e dal pescoso stagno.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||C 2|''Che''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|36|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|14.}}
<poem>Che per haver chi l’uno, e l’altro solchi,
Col duro aratro, e con l’audace abete,
Da le spalle hà un gran borgo di bifolchi,
Da’ piedi un’altro dedito à la rete.
Che da’ marini, e da’ terrestri solchi
L’un pescaggione, e l’altro messe miete,
E di nostra Signora il vassallaggio
Ad accrescere viene, e pur l’homaggio.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|15.}}
<poem>La gente ivi, ella, sua soggetta, ò serva,
Con tal possa, e saper, governa, e move,
Che ben viene à mostrar, quanto Minerva
Sempre mai tien relation con Giove.
Mà se persona vi è tanto proterva
Cui sapienza, e maestà non giove,
Giova beltà, con cui doma ogni altiero,
Che pure la beltà degna è d’Impero.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|16.}}
<poem>Concorron quivi à corteggiar la Bella
Tiberiade, Bessaida, e Nazaretto,
Naim, Cafarnao, e le Città, e Castella,
Che contien Galilea nel suo distretto,
E la sua corte à punto sembra quella
D’un governo politico, e perfetto,
Che ’l ciel d’ogni ragion, novo {{Wl|Q8739|Archimede}},
In picciol stato epilogar si vede.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Ne''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|37}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|17.}}
<poem>Ne la propria persona hà designato
Del governo Monarchico l’idea.
Ne lo consiglio suo, nel suo Senato,
L’imago Aristocratica splendea.
L’ordin del popolare magistrato,
Politia Democratica parea.
Hor da tale Republica allettate,
Lascian le lor Città molte casate.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|18.}}
<poem>Maggior cosa dirò; l’istesse Dive,
C’habitarono il mondo in human velo
E poi sdegnando l’opre sue cattive,
Già con Astrea se ne tornaro al Cielo;
Hor descendono à Maddalo giulive,
Tratte dala bontà, tratte dal zelo
Di Maria, seco havendo il secol d’oro,
Con le divise, e con l’insegne loro.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|19.}}
<poem>L’una libra una libra, e vibra un brando,
L’altra un ricco incensiero, e un libro adorno,
La terza un Caduceo viene impugnando,
Ed abbracciando de la copia il corno.
Chi d’olivo alza un ramo, e stà bruciando
L’arme, col torchio acceso, à sè d’intorno.
Chi frà le braccia un Pellicano havea,
E così ogni altra il suo mistier tenea.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||C 3|''Del''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|38|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|20.}}
<poem>Del virtuoso à la presenza sparve
Il vitioso stuol da quel castello.
Come avante à l’Angelico disparve,
Dal Cielo, il Diabolico drappello.
Onde Maddalo alhor cangiato parve
In Paradiso dilettoso, e bello,
E’ Maddalesi habitator, diresti
Angeli humani, ed huomini celesti.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|21.}}
<poem>Quinci Maria sù l’Alba ora soletta,
E di Dio legge, e medita la legge.
Poi sollecitamente il ben, che spetta
A la famiglia sua, dispone, e regge.
Poscia in publico tron, con lance retta,
Libra i merti, e gli error, premia, e corregge.
Quinci sedendo à sontuosa mensa,
Il meglio à gli egri Lazari dispensa.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|22.}}
<poem>Talhor vanne in gentil ricca sottana,
Su ’l monte armata di faretra, e d’arco,
Con le Donzelle sue; come Diana,
Con le sue Ninfe, e con l’istesso incarco.
Ed hor per via silvestra, hor per montana,
Cerca la fera, hora l’attende al varco.
Hor saettando la cacciata belva,
Suonar fà ’l monte, e risuonar la selva.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Par''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|39}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|23.}}
<poem>Par quando in ricca nave il mar passeggia,
Che in conca per l’Egeo Venere poggia,
E mentre l’aureo crin, sù Teti ondeggia,
Giove sù Danae sciolto in aurea pioggia.
Così per l’onda Scillica barcheggia
Galatea Ninfa, ornata in bella foggia;
Quando l’hamo celato sotto l’esca,
Gitta nel fondo, e vaghi pesci pesca.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|24.}}
<poem>Hor in età crescendo, ed in beltade,
Che la beltade in lei crescea con gli anni,
Crebbe ancor la sua fama, oltre le strade
Del Sol, con chiari, e gloriosi vanni.
Onde l’adulta sua verginitade
Da Principi era chiesta, e da Tiranni,
Ella invaghita de’ verginei fregi,
Nulla stimò gli Imperadori, e’ Regi.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|25.}}
<poem>Sdegnossi il domator d’ogni gagliardo,
L’Arcier Tiranno, il fraudolente Amore,
Ch’una fanciulla, à nessun giogo, ò dardo
Piegasse l’alma, ò {{Ec|disponese|disponesse}} il core.
Onde dicea: se il congiugal stendardo,
Non seguì, seguirà vessil peggiore.
Quinci giurò per la palude stigia,
L’honesta Ebrea far divenir sua ligia.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||C 4|''Volea''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|40|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|26.}}
<poem>Vola su ’l Battrio poi, dove il Rè Mago
Dolante à lui sacrò l’alma, e l’ingegno,
E pregato l’havea, che del più vago
Volto, il facesse un dì contento, e degno.
Egli dice: il desio puoi far tù pago;
Se lasciando al germano Ermondo, il Regno,
Da filosofo passi à Galilea,
E chiedi di Maria la Machabea.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|26.}}
<poem>Poi spronandogli il cor, con un quadrello,
Sparì, dicendo: hor và, ch’io sarò teco.
Ei rinunciato il popolo al fratello,
Cieco s’accinse à seguitare un cieco.
Solo à la filosofica, il piè snello
Spingendo verso noi, frà tanto, Io meco
Vado pensando come la Signora
Potessi trar d’ogni periglio fuora.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|26.}}
<poem>E temendo gli assalti di Cupido,
E vedendo di lei gli arnesi scarsi,
Stimai, prima di cedere à l’infido,
Cedere à la ragione, e maritarsi.
Onde un giorno, mentr’io seco m’assido;
Perche spesso da mè suol consigliarsi;
Con arguto discorso, ed erudito,
Così l’esorto à prendere marito.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Si-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<poem>Vola su ’l Battrio poi, dove il Rè Mago
Dolante à lui sacrò l’alma, e l’ingegno,
E pregato l’havea, che del più vago
Volto, il facesse un dì contento, e degno.
Egli dice: il desio puoi far tù pago;
Se lasciando al germano Ermondo, il Regno,
Da filosofo passi à Galilea,
E chiedi di Maria la Machabea.</poem>
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<poem>Poi spronandogli il cor, con un quadrello,
Sparì, dicendo: hor và, ch’io sarò teco.
Ei rinunciato il popolo al fratello,
Cieco s’accinse à seguitare un cieco.
Solo à la filosofica, il piè snello
Spingendo verso noi, frà tanto, Io meco
Vado pensando come la Signora
Potessi trar d’ogni periglio fuora.</poem>
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<poem>E temendo gli assalti di Cupido,
E vedendo di lei gli arnesi scarsi,
Stimai, prima di cedere à l’infido,
Cedere à la ragione, e maritarsi.
Onde un giorno, mentr’io seco m’assido;
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Con arguto discorso, ed erudito,
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|40|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|26.}}
<poem>Vola sù ’l Battrio poi, dove il Rè Mago
Dolante à lui sacrò l’alma, e l’ingegno,
E pregato l’havea, che del più vago
Volto, il facesse un dì contento, e degno.
Egli dice: il desio puoi far tù pago;
Se lasciando al germano Ermondo, il Regno,
Da filosofo passi à Galilea,
E chiedi di Maria la Machabea.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|27.}}
<poem>Poi spronandogli il cor, con un quadrello,
Sparì, dicendo: hor và, ch’io sarò teco.
Ei rinunciato il popolo al fratello,
Cieco s’accinse à seguitare un cieco.
Solo à la filosofica, il piè snello
Spingendo verso noi, frà tanto, Io meco
Vado pensando come la Signora
Potessi trar d’ogni periglio fuora.</poem>
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<poem>E temendo gli assalti di Cupido,
E vedendo di lei gli arnesi scarsi,
Stimai, prima di cedere à l’infido,
Cedere à la ragione, e maritarsi.
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|41}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|29.}}
<poem>Signora, già per lungo esperimento,
Hai conosciuto il tuo {{Ec|Maastro|Maestro}} antico,
Esserti in ogni stato, e in ogni evento,
Più costante, e fedel d’ogn’altra amico.
Da questa verità, chiaro argomento
Potrai far; s’egli è ver quant’hor ti dico;
E no ’l facendo, non potrai lagnarti
Ch’io non seppi, ò non volsi consigliarti.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|30.}}
<poem>Natura in tè, con amoroso zelo,
Tanta bellezza unì, vaghezza tale,
Che non si trova egual nel human velo,
Forse fuor d’esso troveriasi eguale.
E se ’l Regno terren volesse il Cielo
Dare à persona, che in beltà prevale,
Tù l’havresti, e se non tè ’l diè Fortuna,
Fù perche non hà lume, ò legge alcuna.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|31.}}
<poem>Splendono in tè di natural regnante,
Vivaci gli ostri, ed animati gli ori.
Ardano in tè di Maestà spirante,
Sensati i raggi, e vividi gli ardori.
Però giacciono proni al tuo sembiante
Lo stuol del’alme, e ’l popolo de’ cori.
E l’istessa Natura, qual signora,
Humil t’inchina, e supplice {{Ec|t’adora,|t’adora.}}</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''E''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/62
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<poem>E tutto ciò per sollevar fec’ella,
L’imperio suo, che ruinoso cade;
E con l’eccelsa tua progenie bella,
Perpetuar nel mondo l’aurea etade.
Hor, che tù voglia, contra il fin di quella,
Far’estinguere in tè tanta beltade;
Non potrai farlo, senza ingiuriosa
Macchia d’ingratitudine famosa.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|33.}}
<poem>Deh, chi ti consigliò; da qual dottrina
Apprendesti sì rigidi consigli?
Non da humana, cred’Io, nè da ferina,
Che l’una, e l’altra ama il merito, e’ figli.
Mentre ciascun naturalmente inclina
Progenie generar, che l’assomigli;
Imitando il Fattor, che si protesta,
Ch’egli giamai di generar non resta.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|34.}}
<poem>Sai che l’istesso Dio, per sè beato,
Sterile già non è, non è infecondo,
Che ’l figlio eternamente hà generato,
Con l’intelletto fertile, e fecondo.
Talch’ogn’un d’ogni sesso, e d’ogni stato
T’insegna à procrear germe giocondo.
Mà questo devi far nel’età verde,
Perche chi tempo aspetta, ei tempo perde.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Tem-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Autore:Elias Lönnrot
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Elias | Cognome = Lönnrot | Attività = filologo/medico/scrittore | Nazionalità = finlandese | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''Kalevala'', traduzione di [[Autore:Francesco di Silvestri-Falconieri|Francesco di Silvestri-Falconieri]] ([https://archive.org/details/kalevala-silvestri-falconieri IA])
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<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|140|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude>per fare in quella sala ''certum quid circa picturam fiendam per Leonardum de Vincio pro palatio dictorum Dominorum''{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/155|2}}. Abbiamo poi intorno a questo una deliberazione dei medesimi Signori e Collegi del 4 di maggio del detto anno 1504, pubblicata nel Giornale Storico degli Archivi Toscani{{Nota separata|Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/155|3}}, nella quale era stabilito che Leonardo dovesse avere finito il cartone dentro il mese di febbraio 1505; che per questo lavoro gli si dessero a buon conto 15 fiorini d’oro al mese, cominciando il primo mese a’ 20 del prossimo passato aprile del detto anno; e che qualora egli non avesse compito il cartone nel tempo fissato, fosse tenuto a restituire il danaro percetto; e finalmente che venendo bene a Leonardo di dipingere sul muro quella parte del cartone che avesse disegnato e finito, i detti Signori si sarebbero contentati di dargli ciascun mese quel salario che per tale pittura fosse giudicato conveniente; prolungando in questo caso il tempo assegnatogli per finire il cartone, e promettendo di non allogare la pittura sul muro ad altri senza il consenso di lui. Si hanno poi dai libri degli Operai le partite delle spese fatte, dalle quali si può rilevare che Leonardo lavorò intorno al cartone fino al febbraio del 1504, e che da questo tempo in poi attese alla pittura sul muro nella sala del Consiglio. Da queste partite il Milanesi ha ricavato che per fare il cartone fu adoperata una risma e 29 quaderni di fogli reali, per impastarlo 28 libbre di farina, e per orlarlo un lenzuolo di tre teli; per la pittura furono poi consumate 663 libbre di gesso, 89 di pece greca, 223 d’olio di seme di lino, o di lin seme, come dicevano allora, 48 di biacca alessandrina, 36 di bianchetta soda, 11 once d’olio dì noce, ed alcuni fogli d’oro. Mentre stava lavorando Leonardo fu richiesto a Milano nel maggio 1506, da {{Wl|Q1064966|Carlo d’Amboyse}}, signore di Chaumont, governatore di quella città per {{AutoreCitato|Luigi XII di Francia|Lodovico XII, re di Francia}}. E la Signorìa gliel concesse per tre mesi, e mediante contratto rogato da ser Niccolò Nelli notaio, Leonardo s’obbligò al termine di tre mesi di tornare, sotto pena di pagare 150 fiorini d’oro in oro larghi e con la mallevadorìa di messer {{Wl|Q3830337|Lionardo Bonafè}} spedalingo di Santa Maria Nuova: però al termine dei tre mesi lo Chaumont chiese alla Signorìa che gli lasciasse Leonardo almeno per tutto settembre, e la Signorìa non potette dire di no e acconsentì; poi pare s’intaccasse anche l’ottobre,<noinclude></noinclude>
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Categoria:Morti a Sammatti
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