Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.23 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Pagina:Dieci lettere di Publio Virgilio Marone.djvu/2 108 106386 3907888 2402242 2026-10-07T08:58:41Z Gatto bianco 43648 3907888 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="OrbiliusMagister" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude><div align="center"><font size=5>V E R S I&nbsp;&nbsp;&nbsp;S C I O L T I</font><br /><br /><font size=2>DI TRE ECCELLENTI MODERNI</font><br /><br /><font size=4>A U T O R I</font><br /><br /><font size=1>CON ALCUNE LETTERE NON PIU’ STAMPATE</font><br /><br /></div> [[Immagine:BettinelliDieciFront.jpg|center|350px]] <div align="center"><font size=4>I N&nbsp;&nbsp; V E N E Z I A,<br /><font size=2>M D C C L V I I I.</font></font><br /> ---- <div align="center"><small>Impressi nella stamperia di Modesto Fenzo,</small><br /><small>Si vendono da Pietro Bassaglia in Merceria.</small><br />''{{Sc|con licenza de’ superiori, e privilegio.}}''</div>&nbsp;<noinclude> <references/></noinclude> pemlin5u3jf1gf93q5dxe24x6kf5d96 Pagina:Le mille e una notti, 1852, I-II.djvu/197 108 382935 3907747 1974767 2026-10-06T17:09:59Z Celestellina 78336 3907747 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Giomass94" />{{RigaIntestazione||181|}}</noinclude>che non cesserà di essere funesta a tutti quelli, cui toccherà la sventura di avvicinarvisi, finchè non venga rovesciata. «Ciò detto, il pilota si rimise a piangere, e le sue lagrime eccitarono quelle di tutto l’equipaggio, talchè neppur io dubitai non fosse giunto il termine de’ miei giorni. Nessuno intanto tralasciò di pensare alla propria conservazione, prendendo a tal uopo tutte le misure possibili; e nell’incertezza dell’evento, si dichiararono tutti eredi gli uni degli altri, con un testamento in favore dei superstiti. «La mattina seguente scorgemmo ad occhio nudo la Montagna Nera, e l’idea che ne avevamo concepita, ce la fece comparire più terribile. Verso mezzogiorno ci trovammo tanto vicini, che provammo quanto ne aveva prodotto il pilota: vedemmo, cioè, volare i chiodi e gli altri oggetti di ferro della flotta verso la montagna, a cui, per la violenza dell’attrazione, si attaccarono con orrendo fragore. Aprironsi i vascelli, ed affondarono nel mare, il quale era tant’alto in quel sito, che non ne avremmo potuto collo scandaglio conoscere la profondità. Tutta la mia gente rimase annegata, ma il cielo ebbe pietà di me, e permise che mi salvassi, afferrando una tavola che fu dal vento sospinta al piè dello scoglio. Non mi feci alcun male, avendomi la mia buona sorte fatto approdare in un luogo ov’erano gradini per salire alla cima....» Voleva Scheherazade continuare, ma il giorno che spuntava le impose silenzio. {{Centrato|{{xx-larger|'''NOTTE LIV'''}}}} — In nome del cielo, sorella,» sclamò l’indomani Dinarzade, «continua, te ne scongiuro, la storia del<noinclude> <references/></noinclude> 14iopnieox8qohlc0kcluqaa14j5jnr Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/299 108 467237 3907765 1766043 2026-10-07T05:19:36Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907765 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xiv.}}|291}}</noinclude>Lutero. Queste scalvarono alcuni rami della vecchia pianta, così che parve rinvigorire il tronco; ma Frà Paolo vibrò un colpo di scure che mortificò le radici, e cagionò quella lenta consunzione per la quale ha intristito e si va ora morendo il papato. L’interdetto produsse in quel secolo una sensazione difficile a descriversi, e distrusse il pregiudizio che non si potesse resistere alle leggi di Roma senza essere eretico: cattolici e protestanti furono egualmente sorpresi del nuovo modo di controversia che senza toccare le questioni speculative sa circoscrivere la disputa a’ fatti positivi, ed esaminarli con profondità e con calma. Tali materie essendo per lo più trattate in latino, il popolo, massime in Italia, ne era affatto digiuno o non ne aveva altra informazione tranne quella che davano i frati; ma il Sarpi usando la lingua volgare e uno stile piano, rese le sue dottrine universali, e i suoi libri furono nelle mani di tutti: luce nuova per una generazione giaciuta fin allora nelle più profonde tenebre. Era un pessimo uso originato da profondi sdegni che le controversie religiose non si potessero trattare senza ingiurie; quindi le più importanti questioni erano deturpate da uno stile impetuoso e fanatico, più idoneo a concitare le passioni che a convincere la ragione; ma gli scritti di Frà Paolo robusti, spassionati, pieni di dignità, stretti al puro argomento in causa, abbelliti dalla stessa loro semplicità e da una facondia naturale e tranquilla, sostenuti da una critica affatto nuova e da osservazioni e scoperte impensate, segnarono una epoca nuova in quel ramo del sapere umano. Gli oggetti discussati da lui {{Pt|ap-|}}<noinclude><references/></noinclude> 7s2ywel5pfq12skz0o6gxuwdxf58tvw Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/300 108 467238 3907766 1766044 2026-10-07T05:22:27Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907766 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|292|{{Sc|capo xiv.}}|}}</noinclude>{{Pt|partenevano|appartenevano}} tra quelli che più interessavano la vita sociale, essendo continue le prepotenze de’ cherici, le querele dei laici, e le liti tra il secolare e l’ecclesiastico intorno a privilegi ed esenzioni delle persone di Chiesa; quindi l’applicazione de’ principii del Sarpi doveva produrre conseguenze infinite e col tempo mutar faccia, come fece, alla costituzione degli Stati cattolici. Infatti smossa da lui la immensa materia del jus pubblico-ecclesiastico s’incominciò ad indagare con profondità l’origine di tante prerogative di cui ciascuno sentiva l’ingiustizia e che pure erano fatte credere di diritto divino e calate dal cielo. Frà Paolo dovendo ribattere i suoi avversari, si trovò nella necessità di esaminare diligentemente molti punti di storia e di giurisprudenza, donde ebbe agio di notare la falsità delle vecchie decretali, molte manomissioni fatte dai Curiali nei libri degli antichi, molti errori sparsi nel corpo del diritto canonico, le esagerazioni de’ suoi glossatori, e la insussistenza di alcuni fatti su cui facevano grande appuntamento i suoi avversari. I quali fortunati tentativi spianarono la via ad altri critici e giureconsulti, quali furono il {{AutoreCitato|Isaac Casaubon|Casaubono}}, il {{AutoreCitato|Gerardo Giovanni Vossio|Vossio}}, il {{AutoreCitato|Ugo Grozio|Grozio}}, e quindi i Blondel e i Pagi e i Demarca e i Tommasini e i {{AutoreCitato|Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet}} e i Van Espen. Per converso l’autorità de’ pontefici cominciò a declinare: per la prima volta furono obbligati a confessare che non erano infallibili, e a rivelare l’arcano fatale che non erano invulnerabili. Quindi svanì la magia che già da secoli abbagliava il mondo; e nello scorcio di pochi anni tutti gli Stati cattolici quale sopra un soggetto e quale sopra un altro {{Pt|vol-|}}<noinclude><references/></noinclude> lppb7jyxd5xc1p1yxmyd8j5s8u5ri8l Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/301 108 467239 3907767 1766045 2026-10-07T05:22:32Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907767 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xiv.}}|293}}</noinclude>{{Pt|lero|vollero}} imitare l’esempio de’ Veneziani, e riuscirono: di modochè al fine del secolo XVII la potestà ponteficale non era più temuta neppure dai piccioli governi. La repubblichetta di Lucca che nel 1605 dovette piegare alla volontà superba di Paolo V, trentacinque anni dopo si oppose vigorosamente alla volontà non meno superba di Urbano VIII. La corte di Torino che pure aveva ceduto nel 1605, si contenne assai diversamente nel 1613; imperocchè il nunzio del papa avendo scomunicato il presidente Galeani per violazione di alcuni feudi ecclesiastici, il consiglio ducale dichiarò nulla la scomunica quand’anco venisse dal papa. Ma più fece la corte di Spagna, che pure vedemmo sottomettersi debolmente alle imperiose domande di Paolo V. Nel 1610 il Consiglio di Castiglia mise al bando gli Annali del Baronio, il quale aveva maltrattata la corte di Spagna e cercato di distruggere i privilegi del così detto Tribunale della Monarchia di Sicilia. Quest’atto di autorità, nuovo a quei tempi, e contro un’opera carissima alla Curia e da lei spacciata l’Evangelio della storia, e presa sotto l’immediata protezione della Congregazione del Sant’Ufficio la quale aveva scritto a tutti gli uffici inquisitoriali d’Italia che invigilassero acciocchè nulla si dicesse o si stampasse contro quegli Annali di Baronio: quest’atto, dico, riuscì mortificantissimo alla Corte romana che invocò le raccomandazioni di quella di Francia, ma indarno. Morto nel 1611 l’arcivescovo di Saragoza, il papa ne pretese le spoglie; e opponendosi le corti di Aragona, il decano di Saragoza promulgò, a nome del<noinclude><references/></noinclude> eayn20omm7aiztz8b1vzlgtxk9exv1b Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/302 108 467240 3907768 1766046 2026-10-07T05:22:36Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907768 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|294|{{Sc|capo xiv.}}|}}</noinclude>pontefice, un interdetto sulla diocesi. Le Corti, determinate a sostenere i loro diritti, se ne richiamarono con forza al Consiglio di Spagna, il quale bandì il decano, sequestrò le sue rendite, e sequestrò 40,000 scudi che giacevano per conto della Camera romana, rimise l’amministrazione delle spoglie al magistrato secolare acciocchè pagasse i debiti del defunto, e disponesse il rimanente secondo le leggi di Aragona; e infine comandò ai nunzio pontificio a Madrid che levasse l’interdetto, il quale ubbidì: ma il suo auditore che volle fare opposizione, fu scacciato dal regno. Quel Consiglio andò più innanzi. Per le leggi di Spagna nissun forastiero poteva ottenere beneficio o pensione ecclesiastica nello Stato; ma la corte di Roma, feconda di artifizi, a deludere la legge soleva conferir le pensioni sopra una prebenda della Spagna a qualche Spagnuolo che risedesse in Roma coll’obbligo di passarla in mano ad altro favorito, solitamente italiano. Il Consiglio di Madrid fece intendere al papa che non voleva più pensioni in capo di Spagnuoli ed a profitto d’Italiani; e aggiunse che fosse abolito l’uso delle spoglie, alle quali sarebbesi sostituito un annuo compenso; che il re dovesse nominar egli a tutti gli episcopati de’ suoi regni, anco in Italia; e infine che tutte le cause ecclesiastiche, eziandio in seconda istanza, fossero giudicate non più a Roma, ma in Spagna. Tali domande riuscivano indigeste alla Curia, che in loro scorgeva un tarlo funesto; pertanto cercò di cansarle, inventò sotterfugi, tirò in lungo, ma infine dovette comporsi con discapito suo.<noinclude><references/></noinclude> o554jfbl6vo8mh670k9qm489rk3m7wz Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/303 108 467241 3907769 1766103 2026-10-07T05:22:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907769 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xiv.}}|295}}</noinclude>{{Nop}} A tenere in apprensione la corte di Roma, a cui fanno paura i grandi prelati perchè non può dominarli, il re di Spagna aveva fatto prete il suo terzogenito e conferitagli un’abazìa nel Portogallo che rendeva 100,000 scudi o più. Ciò piaceva a Frà Paolo perchè costui, diceva, «assorbirà col tempo non solo una gran parte delle entrate ecclesiastiche, ma ancora l’autorità; e come sarà nella casa regia, poco dipenderà da Roma». Correva già voce che questo regio infante sarebbe stato aggregato all’ordine cardinalizio: il che sentendo Savary de Breves ambasciatore di Francia a Roma, disse che in tal caso lo stesso onore sarebbe fatto ad un fratello del suo re. E qui pure Frà Paolo aggiungeva: ''Questo sarrebbe ottimo, perchè sarebbono tre papi; ed è concetto da fomentare''. Vent’anni dopo la sua morte, incominciò la sêtta famosa de’ giansenisti, di cui il Sarpi fu il vero precursore: i quali partendo da’ principii contrari ai gesuiti, quanto questi erano condiscendenti a tutte le bruttezze umane, altrettanto e’ furono di rigida morale; e quanto i gesuiti adulavano i papi, altrettanto i giansenisti ne limitavano gli eccessi e cercavano di restaurare le antiche leggi della Chiesa turbate o corrotte dal curialismo romano. La lotta fra queste due sêtte durò più di un secolo e finì coi precipizi del gesuitismo, e conseguentemente con danno gravissimo della Curia. Nel 1682 il Clero Gallicano ridusse a quattro proposizioni le massime della sua Chiesa, che furono difese dal celebre Bossuet; il quale riprodusse con più largo disegno e con singolare erudizione tutte<noinclude><references/></noinclude> 0ubw28ohrqyz86atuq55z8vssnx4f7t Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/304 108 467242 3907770 1766048 2026-10-07T05:22:41Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907770 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|296|{{Sc|capo xiv.}}|}}</noinclude>le dottrine del frate veneziano. Abbenchè Luigi XIV rinunciasse in seguito a quelle proposizioni, elle rinverdirono un secolo dopo, e la corte di Roma fu poi obbligata a riconoscerle e a sanzionarle nel concordato francese del 1801. E però con molto senno diceva papa Benedetto XIV: ''Abbiamo fatto tanto schiamazzo per le quattro proposizioni del Clero Gallicano; ma oramai dovremo chiamarci felici, se i principi vorranno contentarsi di quelle''. Infatti dopo la guerra per la successione della casa d’Austria surse un gran moto nella vita sociale de’ popoli, e tutti i principi gareggiarono a riformare i guasti ordini de’ loro Stati: furono tarpate le ali al Sant’Offizio; furono ristretti, poi aboliti i diritti di asilo, fu meglio regolata la materia beneficiaria; furono limitati gli acquisti alle mani morte; furono soppressi o limitati i privilegi de’ cherici, alle scomuniche fu data risposta colle armi, e le bolle di Roma non ebbero più alcun valore. Fino dal 1676 il cardinale Noris scriveva: ''Poche bolle passano verso l’Adriatico per le massime lasciate nel testamento di Frà Paolo''; ma verso il 1760 le ceneri del grand’uomo parvero rianimarsi, e parve che il suo spirito invadesse tutta Venezia e quindi si propagasse nella Italia ed oltre i monti: le riforme introdotte dalla Repubblica furono tra le più ardite che si tentassero a quei tempi: e toccavano i beni delle chiese, i privilegi e le immunità dei cherici, il diritto di asilo, la Inquisizione del Santo Offizio, i conventi, le feste e l’eccesso delle messe e delle indulgenze, e i guadagni delle Bolle, ed altri oggetti preziosi alla grandezza romana. Quasi in<noinclude><references/></noinclude> 714n6locgr1re0xjlvfttli6l6gv1mh Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/305 108 467243 3907771 1766049 2026-10-07T05:23:08Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907771 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xiv.}}|297}}</noinclude>quel torno i gesuiti furono scacciati dal Portogallo, dalla Spagna e dalla Francia, e pochi anni dopo fu soppressa la loro società. Verso il 1780 incominciarono le radicali riforme di Leopoldo gran duca di Toscana e di Scipione Ricci vescovo di Pistoia e Prato, il quale non fece che ridurre in pratica i precetti del famoso Servita. Confrontando colle opere di questo le Memorie del celebre e virtuoso prelato, vi si riscontra la massima conformità d’idee, e non di rado il vescovo di Pistoia non fa che ripetere i pensieri del Sarpi, colle sue parole istesse, od ampliandole. Ora il papato si trova alle ultime agonie: in 40 anni pericolò cinque volte la sua esistenza. Nel 98 fu atterrato dalla rivoluzione di Francia; nel 1800 i re confederati passeggiavano sulle sue rovine e nutrivano il pensiero di renderle irreparabili, e ne furono distolti dalle vittorie de’ Francesi: il papato risurto nel 1801 fu nuovamente abattuto nel 1809; nel 1814 deve a Napoleone la sua esistenza, perchè se continuava più a lungo la prigionia di Pio VII, è dubbio grave se la Santa Alleanza fosse per restituirgli tutti i suoi Stati. Nel 1817 due potenti principi d’Italia pattovirono lo spartimento de’ dominii ponteficii, e fallì la trama pei rivolgimenti ulteriori di quella provincia e pel bisogno risurto nei re di conciliarsi il sacerdozio; e ciò nulla ostante il papato, in balia dei sempre crescenti suoi errori, continua ad essere minacciato dal secolo retrogrado e dal progressivo. In mezzo a tai pericoli, e nella abiezione in cui è tenuta da quelli che pur fingono di accarezzarla,<noinclude><references/></noinclude> gbx9dszu8rlfq2le9xlj7d6xz796n4w Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/306 108 467244 3907772 1766050 2026-10-07T05:23:26Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907772 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|298|{{Sc|capo xiv.}}|}}</noinclude>Roma continua a nutrirsi d’illusioni e di orgoglio; parla e scrive della potestà dei papi e della loro autorità sul temporale dei principi come avrebbe parlato e scritto a’ tempi d’Innocenzo III; e sogna trionfi, e medita conquiste, e si applaude ad ogni isolata conversione di qualche individuo, intanto che disertano da lei le moltitudini: la Spagna e il Portogallo già così devoti, ora scuotono il giogo; nel Belgio fermenta di nuovo il giansenismo, ma più tollerante e più socievole; si agita la Svizzera, le sfugge la Germania, e l’Italia inquieta desidera un essere nuovo. Centro al gran vortice delle opinioni è la Francia: quella Francia ora senza religione e senza morale, e che pertanto anela all’una e all’altra onde riempiere i vacui dello spirito e i bisogni più affettuosi del cuore: ma all’età pensosa più non basta un culto che non ha prestigi tranne per gli occhi e già le vecchie non intese liturgie diventano ridicole, il vizioso celibato dei preti è uno scandalo, gli ordini monastici sono un anacronismo sociale, la gerarchia è in contraddizione con tutti gli attuali sistemi politici, liberi od assoluti, il gesuitismo è rinato per darsi il vanto di morire una seconda volta, e la società vivente aspira a veder risorgere nella primitiva splendida sua bellezza il cristianesimo disordinato dalle passioni e dalla avarizia degli uomini. Il papato ingrandì finchè fu popolare, finchè fu grandezza d’Italia; e cadde quando si associò coi re e perdette le persuasioni de’ popoli, quelle persuasioni che erano la sua forza: quindi invano egli delira il ritorno del medio evo, tempi di libertà e di vita<noinclude><references/></noinclude> hshkhtr2r6oev0dlqhwob7vvki8zd23 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/307 108 467245 3907773 1766051 2026-10-07T05:23:31Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907773 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xiv.}}|299}}</noinclude>che non potranno più riprodursi favorevoli a lui se non colle medesime circostanze. Il papato è decrepito, ed ogni rivolgimento sociale è un canto funebre che lo accompagna alla tomba. Ma potrebbe ringiovanire? Sarebbe un fenomeno straordinario, ma non impossibile; e potrebbe fare questo miracolo un pontefice che conoscendo il suo secolo e la sua posizione retrocedesse di un salto il cammino erroneo che già lungo tempo percorsero i suoi antecessori, e raccogliesse intorno a sè la grande famiglia cristiana, sperperata e divisa, e si facesse l’interprete de’ pensieri de’ popoli. Dico cosa nuova ma vera: i liberali, continuazione del partito guelfo tanto utile a’ papi, ed ora al papato nemici, sarebbero i primi a schierarsi sotto le sue insegne; e quelli che ora discreditano la bolla e gli anatemi di Pio VII contro i Carbonari, diventerebbero i campioni della bolla e degli anatemi di Giovanni XXII contro gli occupatori della Italia. Le accennate considerazioni non hanno, a dir vero, una relazione immediata colla vita di Frà Paolo; ma le portai come illustrazioni o conseguenze dei grandi principii da lui stabiliti. Io penso che la vita degli ingegni straordinari debba essere considerata sotto il doppio aspetto dei vecchi errori che dovettero vincere e delle future verità che pronosticarono, a fronte di che sono poca cosa le azioni loro misurate dal tempo e causate dalle vicissitudini umane. Mangiare, bere, dormire, riprodursi, moversi o riposare sono comuni a tutti gli animali; avventure più o meno bizzarre sono accidenti della fortuna, e la vita che più ne abbonda non è che il romanzo<noinclude><references/></noinclude> easct60wbnjs78hzxbmtgjd8p2nn76r Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/308 108 467246 3907774 1766052 2026-10-07T05:23:51Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907774 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|300|{{Sc|capo xiv.}}|}}</noinclude>di un uomo, se gli effetti che ne risultano sono meramente individuali. Ma pensare è proprietà celeste, ed è nel pensiero e ne’ suoi effetti che consiste la immortalità del genio. Perchè sarebbe immortale se non fossero immortali le sue creazioni? La vita fisica di {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, di {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}, di {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, non importa più a sapersi, e forse importa meno di quella di un contadino; sarebbe umiliante od anco odiosa quella di altri; e la gretta istoria personale di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} non ci presenterebbe che un trastullo volgare delle fazioni; ma l’uomo portentoso che crea una letteratura, che raccoglie in sè i pensieri di tutto un secolo e gli trasfonde nei secoli avvenire, è un raggio luminoso di un gran sole, è un anello della catena scientifica che annoda gli esseri umani al senno di Giove. Ed è perciò che in questi miei racconti mi sono più volte dilungato in episodi che a taluni parranno superflui, ma che io stimo bene coordinarsi coll’assunta materia. Se m’ingannai, avrò aggiunto un noioso libro di più ai già tanti che abbondano, e il torto sarà tutto mio. {{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> 3c1o9hcdvihy3ds1xlsoiwth2furv1l Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/309 108 467247 3907775 1766053 2026-10-07T05:24:01Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907775 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||301}}</noinclude>{{Ct|f=120%|CAPO DECIMOQUINTO.}} (1607). I gusti di un popolo sono una conseguenza immediata del clima e delle sensazioni continue prodotte in lui dagli oggetti che abitualmente lo circondano, e la educazione civile o la barbarie li modificano in meglio o in peggio, ma non distruggono il tipo originale stabilito dalle leggi istesse della natura che sono immutabili: quindi come tutte le instituzioni così anco la religione deve piegare le sue forme esterne a seconda de’ varii gusti nazionali. La natura in Italia è ricchissima, ma non così generosa che non convenga forzarla a dare le sue ricchezze; è splendida, ma non tanto romanzesca che solletichi la fantasia ad animarla colle sue creazioni. Perciò l’Italiano avendo contratta l’abitudine di tutto assoggettare a calcolo materiale, non vorrebbe patire il tedio di cercare fuori del mondo una divinità misteriosa quando può agevolmente procacciarsene una palpabile e più domestica, alla quale attribuendo una parte delle sue passioni, gli pare che possa meglio indurla ne’ suoi desiderii usando i mezzi che più commovono i potenti, preghiere e doni. Il cristianesimo propriamente parlando non è che il deismo dichiarato dalla rivelazione; tra l’Ente Supremo, unico oggetto di adorazione, e l’uomo,<noinclude><references/></noinclude> 9k9rkhah2gmw8wg8skjnp8bs4imo73m Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/310 108 467248 3907776 1766054 2026-10-07T05:24:04Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907776 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|302|{{Sc|capo xv.}}|}}</noinclude>non ammette divinità intermedia: ma questo culto così semplice esige per essere concepito una profonda applicazione della mente, da cui aborrono le moltitudini, le quali giudicando il governo del mondo invisibile da quello che vedesi nel mondo materiale, divisero la terra fra varii Iddii come è divisa fra varie nazioni, e supposero negli Dei varietà di occupazioni, e gerarchie e gradi infimi o supremi come nel mondo. La mitologia del moderno politeismo, figlia di freddi pensamenti monastici, cede a gran pezza alle antiche ingegnose finzioni onde poeti e filosofi velarono con belle allegorie reconditi arcani della natura o misteri di religione; perchè il gusto de’ popoli nelle età di mezzo non era un gusto vergine come in quelli della antichità, i quali dallo stato di natura erano coi sussidi della religione e della poesia avviati verso la civiltà; ma grossolano per stupidità di genio e depravato da reliquie multiformi di tradizioni quali potevano essere in una società scomposta e inselvatichita da violenti vicende, e in cui a misura che impallidivano le cognizioni e dileguavano le lettere di una generazione civile, subentravano disordinate e confuse le memorie e i costumi di cento generazioni barbare. Ivi dunque vivendo gli uomini nella povertà e nello stento e in uno stato di guerra continuo, senza agricoltura, senza arti, senza i comodi della vita e i diletti della libertà, circondati ovunque da solitudini, prostrati dalle pestilenze e dalle fami, atterriti dai portenti della natura di cui ignoravano le cause, mancò ogni calore alla immaginazione, ingelidì il pensiero, e, incapace di seguire le sublimi<noinclude><references/></noinclude> 4y55sua3gh08u8nvlcod6ua0waeyydx Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/311 108 467249 3907778 1766055 2026-10-07T05:24:32Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907778 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xv.}}|303}}</noinclude>inspirazioni del cristianesimo, si abbassò ad una servile imitazione del vecchio politeismo. Furono quindi mutati i nomi alle divinità, ma restarono i loro attributi; così in Roma la Bona Dea fu convertita in Santa Maria Aventina, Venere vittoriosa in Santa Maria alla fossa dipinta, Iside in Santa Maria in Equirio, Vesta in Santa Maria delle grazie, Minerva in Santa Maria sopra Minerva; Apollo fu mutato in Sant’Apollinare, Marzia in Santa Martina, e furono canonizzati San Bacco, San Quirino, Santa Romola e Redempta, Santa Concordia, Santa Ninfa, così detta la ninfa Egeria, San Mercurio; il Panteon, tempio dedicato a tutti gli Dei, fu dedicato a tutti i santi; a Minerva Dea degli scienziati fu sostituita Santa Caterina, a Lucina Sant’Anna, a Vulcano Sant’Elgio, a Diana Sant’Uberto, ai Dioscuri Sant’Ermo, a Pane San Vendelino, a Marte San Giorgio, ad Esculapio San Luca; non parlo degli Iddii che presiedono alle malattie; non degli Dei particolari ad ogni popolo cristiano, dei patroni di ogni città o villaggio, dei Lari a cui ogni casa ed ogni individuo presta una privilegiata devozione. Siccome il diritto di canonizzare i santi apparteneva al volgo, è ben da credere che abbia canonizzato dei santi piuttosto ridicoli: per esempio il monte Socrate, presso a Roma, già consecrato ad Apollo, fu mutato egli stesso in un S. Oracte che poi diventò S. Oreste; e di una foggia di tabarro di Sant’Albano detta amfibolo, fu fatto un Sant’Amfibolo vescovo e martire. Questi piccioli disordini indussero da prima i vescovi, poscia i papi ad arrogarsi esclusivamente il<noinclude><references/></noinclude> iwy2xpimnkl3vt3mzle7nwmkmis4leg Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/312 108 467250 3907779 1766056 2026-10-07T05:24:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907779 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|304|{{Sc|capo xv.}}|}}</noinclude>diritto di patentare i santi, e di assegnar loro il grado di santità e di venerazione che si meritano, ossia di creare divinità popolari. Nel 993 Giovanni XV fu il primo papa che esercitasse questo diritto nella canonizzazione di Sant’Uldarico vescovo di Augusta; poi nel 1179 papa Alessandro III decretò che nissuno debba essere tenuto e venerato per santo, quand’anco faccia miracoli, senza l’autorità del romano pontefice. Oltre a questa divisione degli attributi divini rimessi ad uomini innalzati agli onori della apoteosi, la religione romana, consigliata da un gusto più raffinato, accettò dal paganesimo gli abiti sacerdotali, i riti, le solennità, le pompe tutte che riguardano il culto esterno: tutto ciò che possono fornire le arti del disegno o della musica, tutto ciò che può dilettare la squisitezza de’ sensi ed esilarare lo spirito, fu associato al cattolicismo, a tal che culto cattolico e culto delle belle arti sono quasi sinonimi. Gl’Italiani si sono come identificati a questa maniera di religione: gli uomini colti vi trovano quello che è vero, e le moltitudini quello che piace; ma gli uni e gli altri l’approvano conforme al gusto nazionale: e qualunque possa essere il sistema religioso che governerà i nostri discendenti da qui a venti secoli, io oso dire che le sue forme esterne saranno a un dipresso le medesime di quelle di adesso e di quelle che già furono venti secoli innanzi. Poste in non cale queste considerazioni, i protestanti, massime i riformati di Ginevra, giudicarono<noinclude><references/></noinclude> ruh093sjw2yomu768ahm8gj0c6q4roo Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/313 108 467251 3907780 1766057 2026-10-07T05:24:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907780 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xv.}}|305}}</noinclude>che l’interdetto fosse principio ad una rivoluzione religiosa in Italia, e un varco aperto alle conquiste della loro sêtta. Senza disputare coi teologi se il papa o Calvino abbia ragione, io penso, per le ragioni sopraddette, che il culto del secondo, arido e metafisico, non potrebbe mai prosperare in Italia; e meno di tutto lo poteva a Venezia, dove la religione alla Vergine e ai Santi, e le consolazioni del purgatorio, e le solennità dei riti erano condizionati al modo di vivere di quel popolo; e quand’anco la Repubblica si fosse separata dal papa, il suo sistema religioso sarebbe pur sempre restato il medesimo. Con tutto ciò i calvinisti immaginavano che Venezia diventerebbe il contro-altare del papato in Italia, e già pareva a loro di vedere arsi o spezzati i simulacri e calpestate le reliquie, e che Frà Paolo sarebbe il profeta di nuovo culto, e suoi discepoli i senatori, e il popolo tutto odio contra i preti e frati. Fra loro si congratulavano, si scrivevano lettere, facevano pronostici; e la smania di far proseliti essendo una febbre di tutte le religioni nuove, massime quando lo spirito di propaganda, è concitato dal pensiero di nuocere a sêtta rivale, vi furono zelanti uomini i quali corsero da Ginevra a Venezia sfidando i pericoli del Sant’Offizio che poteva coglierli in flagranti nei paesi per cui passavano; e senza lasciarsi disingannare dallo stato diverso delle cose si pascevano tuttavia di bizzarrie, ed ogni facezia che udivano contro il papa, ogni motteggio contro la sua Corte erano raccolti da loro<noinclude> <references/>{{PieDiPagina|''Vita di F. Paolo'' T. I.||20}}</noinclude> dwh2fntu9gbp960w6n8ou3pgffnh0qe Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/314 108 467252 3907781 1766058 2026-10-07T05:24:56Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907781 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|306|{{Sc|capo xv.}}|}}</noinclude>con entusiasmo e considerati come infallibili segni di cadente cattolicismo. Il celebre {{AutoreCitato|Giovanni Diodati|Giovanni Diodati}} ministro di Ginevra n’era così persuaso, che in quell’anno 1607 pubblicò a bella posta una nuova edizione della sua Bibbia elegantemente tradotta in lingua italiana, sperando d’introdurla in Venezia a profitto della sua comunione. Queste cose si sapevano a Roma e tenevano molto agitata la Corte. Le lodi de’ protestanti a Frà Paolo erano pei Curiali altrettante prove che egli inclinava all’eresia, e che intendeva seriamente a introdurla in Venezia. Ad impedire il qual danno ricorsero ai consueti artifizi. Pensavano che uscito vincitore di lotta cotanto difficile, il suo amor proprio da quel lato potesse essere pago; e che continuando essi nel loro sistema di seduzione, sarebbono riusciti a carrucolarlo a Roma, dove o il Sarpi si ritrattava, e la Corte otteneva un pieno trionfo; o persisteva, ed ella ne traeva una luminosa vendetta. Speravano eziandio che a forza di avvilupparlo in pratiche secrete, avrebbono raggiunti i mezzi di renderlo sospetto al governo, e di difficoltare la sua posizione in modo che da qualunque lato si volgesse, fosse egualmente perduto. Le qualità personali e la parte onorevole che aveva rappresentato il cardinale di Gioiosa ci lasciano credere ch’e’ fosse ignaro di codesti tortuosi intrighi, ed operasse di piena buona fede e per amore della concordia quando prima di abbandonar Venezia fece intendere al Sarpi, per mezzo dell’ambasciatore Dufresne, che nutriva desiderio di parlargli avendo<noinclude><references/></noinclude> tt181deykmhl4wwnce41jycr5jfyph2 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/315 108 467253 3907782 1766059 2026-10-07T05:24:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907782 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xv.}}|307}}</noinclude>alcune cose a dirgli in particolare; ma il frate che era penetrativo e indovinava presso a poco intorno a che si aggirerebbe il colloquio e le conseguenze che poteva produrre, ne informò subito il Collegio, il quale rimise alla sua prudenza il risolvere. Ed e’ fece considerare che essendo egli un semplice frate e trovandosi a fronte un cardinale di così gran nome, ad un abboccamento in quattr’occhi, qualunque fossero i ragionamenti, non essendovi testimoni, era in arbitrio altrui di ampliarli o ristringerli o commentarli a talento; per esempio si sarebbe potuto spacciare ch’e’ si fosse scusato dicendo di avere scritto per forza e contro il suo parere, che avesse biasimata la durezza del Senato, o che si fosse ritrattato, od altro poco conveniente al suo ed al decoro pubblico. Il Collegio decise, non vi andasse. E i Curiali facendo sparger voce che a Roma volevano scomunicarlo, se non andava a giustificarsi, Frà Paolo fece una scrittura in cui raccolse gran numero di eresie formali e dottrine perniciose insegnate nei loro libri dagli scrittori pontificii, vi appose a riscontro le sentenze della Scrittura, dei concilii, dei Padri della Chiesa e degli stessi pontefici: aggiungendo che quanto a lui non era alieno dal comparire, a condizione che, lasciate a parte le espressioni vaghe di proposizioni eretiche, erronee, scandalose, offensive delle orecchie pie, le quali buttate così in globo significano niente; nella citatoria dichiarassero le proposizioni dannevoli estraendole singolarmente da’ suoi libri al modo ch’egli<noinclude><references/></noinclude> 86bftg9509jyg4v2tqdl0aj5yqr69u6 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/316 108 467254 3907783 1766060 2026-10-07T05:25:02Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907783 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|308|{{Sc|capo xv.}}|}}</noinclude>aveva fatto di quelle degli altri; e che gli fosse assegnato luogo in paese cattolico dove fosse accertata l’imparzialità del giudicio e impedita a’ giudici la violenza. Del resto poco gl’importando con chi disputar dovesse, da chiunque gli fosse mostrato il suo errore, egli si protestava prontissimo a ritrattarsene. Questa scrittura consegnò a Francesco Contarini, che fu poi doge e che andava ambasciatore a Roma. Il Contarini la fece vedere confidenzialmente ora all’uno ora all’altro, finchè per questa via indiretta giunse anco a cognizione del pontefice, il quale non avendo voglia di mescolarsi in una nuova discussione di principii che poteva inferire a confronti svantaggiosi, e sollevare una controversia forse più pericolosa della antecedente, volle che per quel momento non se ne parlasse altro; e soltanto fu fatta correr voce che la scomunica era stata fulminata in secreto. In questo mezzo andava nunzio del papa a Venezia Berlinghiero Gessi, vescovo di Rimini, poi cardinale ed uno dei sette sapienti che condannarono venticinque anni dopo il Galileo per la famosa eresia del moto della terra e immobilità del sole. A lui il papa aveva dato istruzioni prudentissime: «A me pare, gli diceva, di poterle ricordare che convenga procedere con lenità, e che quel gran corpo voglia essere curato con mano paterna». Ma pure gli premeva assaissimo di avere in mano il terribile frate, e gli raccomandò caldamente di fare in modo che lui e Giovanni Marsiglio e gli {{Pt|al-|}}<noinclude><references/></noinclude> cdz3ij6rovz5elqa595g0jhiol1wr77 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/317 108 467255 3907784 1766061 2026-10-07T05:25:16Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907784 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xv.}}|309}}</noinclude>{{Pt|tri|altri}} ''seduttori fossero consegnati al Sant’Offizio o almeno abbandonati dalla Repubblica e privati dello stipendio''. Ma il nunzio trovò così spinoso il negozio che volle neppure tentarlo. Saggiò altra via. Chiese al Collegio un abboccacamento con Frà Paolo, dicendo essere così convenuto coll’ambasciatore Contarini. Il Collegio volle prima udire il Sarpi, il quale mostrò essere non minori inconvenienti in questo caso che in quello del Gioiosa. Ciò nondimeno volendosi compiacere il nunzio, trattarono i Savii la formola del colloquio, le cose da evitarsi, quelle a cui si poteva rispondere; ma sursero tante difficoltà perchè non potevano indovinare ciò che passasse per la testa a monsignor Gessi, che finirono a concluder niente. Non perciò la Corte si scoraggiva; ma ogni qualvolta dovessero andare o passare per Venezia prelati di qualità, a tutti dava commissione di cogliere qualche pretesto onde vedere il Sarpi, e tastarlo, e tentare di fargli abbandonare il servizio della Repubblica sempre mettendogli innanzi la clemenza del papa, gli onori che poteva dar Roma, il pericolo de’ suoi fulmini, la volubilità dei governi, e la vanità del patrocinio accordatogli che poteva mancare coi tempi e cogli interessi. I più dovettero visitarlo nella sua cella; pure alcuni andò egli a trovare, invitato, a casa loro quando estimò che non correva alcun rischio; ma a tutti apparve sempre dello stesso parere. Anco il cardinale Pinelli inquisitore generale a Roma gli fece scrivere dal procuratore dei Serviti, esortandolo che colà andasse dove sarebbe bene<noinclude><references/></noinclude> m28rfbrim189533o9q26ibpq8q5sjrb Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/318 108 467256 3907785 1766062 2026-10-07T05:25:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907785 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|310|{{Sc|capo xv.}}|}}</noinclude>accarezzato e terminerebbe la sua causa con soddisfazione propria e della Repubblica. Ma il frate che conosceva le arti, non si lasciò prendere. Intanto lo zelo, il disinteresse e la prudenza con cui si era comportato ne’ passati negozi gli meritarono la più ampia confidenza del governo. Il quale volendo da prima rimunerare quelli che più fedelmente lo avevano servito, aggiunse 100 ducati ai 100 cui già godeva Frà Fulgenzio, e al Sarpi furono pure aumentati gli stipendi; ma di quanto, lo ignoro: se non che all’uffizio di teologo essendogli aggiunto quello di cosultore ''in jure'', si può supporre che altri 200 ducati almeno gli fossero assegnati. E fugli aperto l’adito ai secreti archivi, materia gelosissima a Venezia, dove non mettevano i piedi se non i cancellieri e segretari di Stato vincolati al secreto da severi giuramenti. Gli archivi di Venezia erano a quei tempi, e sono ancora adesso le preziose reliquie che ne rimangono, un vasto emporio di cognizioni storiche e il più dovizioso che ancora si conoscesse. Là giacevano depositate come in occulto santuario, oltre agli atti del governo interiore e le sue relazioni e transazioni cogli esteri, le osservazioni fatte sui luoghi dagli ambasciatori, residenti e consoli che la Repubblica spediva in varie parti, e memorie di viaggiatori, e storie arcane, e lettere di diplomatici; tal che affidata al Sarpi quella immensa suppellettile di documenti statuali, si messe con ardore a studiarli e a farne indici e sunti che disposti in ordinate rubriche secondo l’ordine de’ tempi e delle materie gli servirono a {{Pt|rispon-|}}<noinclude><references/></noinclude> sjh9y46t4z0k4tfnycjzd7fra0dcp0d Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/319 108 467257 3907786 1766063 2026-10-07T05:25:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907786 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xv.}}|311}}</noinclude>{{Pt|dere|rispondere}} con ammirabile celerità e precisione di fatti e circostanze a tutti i quesiti di vario genere che gli furono proposti da poi. Ma di lì a non molto fu distratto da quei lavori, perocchè la Curia non potendo averlo vivo, si provò di averlo morto. {{rule|4em}}<noinclude><references/></noinclude> b9w5agbpaudrb5qyn0befhoyruqbhrm Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/320 108 467258 3907787 1766065 2026-10-07T05:25:30Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907787 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|312||}}</noinclude>{{ct|f=120%|CAPO DECIMOSESTO.}} (1607). Tosto dopo seguìto l’accomodamento Traiano Boccalini scrivendo al Sarpi e congratulandosi seco lui della prudenza con cui si era maneggiato in quell’affare e come avesse, procurando un buon accordo, sventate le accuse dei maligni di volersi erigere in capo sêtta, chiudeva: «Deve Vostra Paternità rammemorarsi di aver offeso con la lingua, con la penna e coi consigli un papa, un collegio di cardinali, una corte di Roma e una Sedia apostolica; e se tutti questi le perdonano, sin da’ Gentili si abbraccerà l’Evangelio. Non si addormenti di grazia; che la Corte a qual prezzo si sia vorrà tôrre ai Veneziani il suo appoggio. Il braccio de’ preti è lungo perchè dapertutto hanno l’ingresso, e un colpo è prima dato che inteso. Parlo con franchezza perchè l’amo, e la sua vita è necessaria al mondo e preziosa agli amici». Il Boccalini che era in corte di Roma parlava di ciò che vedeva ed udiva, ma Frà Paolo non ne fece alcun caso. Vennero altri avvisi. Gaspare Scioppio, cui egli conobbe a Ferrara, era stato a Roma ed aveva avuto secrete conferenze col papa e coi primi di quella Corte relative a cose di protestanti di Germania, ed ebbe commissioni per il Sarpi, cui, passando per Venezia, andò a trovare. E dopo ragionamenti di politica e di filosofia e particolarmente<noinclude><references/></noinclude> 7q79n2w46yndet4oizqjsa8yvaqkf9t Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/321 108 467259 3907788 1766066 2026-10-07T05:26:17Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907788 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xvi.}}|313}}</noinclude>intorno a quella degli stoici, di cui Scioppio aveva pubblicato l’anno prima un trattato, lo ammonì che stasse in sulla guardia; che il papa aveva lunghe le mani; che avrebbe potuto, volendolo, farlo ammazzare; ma che il suo pensiero era di averlo vivo. Poi gli andò insinuando, essere il meglio che col pontefice si riconciliasse, e si offerì mediatore. Rispose il Sarpi: Avere difeso una causa giusta; rincrescergli che il papa, benchè a torto, se lo recasse ad offesa. Paolo V avere giurati i patti dell’accomodamento che lui pure comprendevano, e non essere mai per credere che volesse mancare alla fede pubblica. Le insidie nella vita macchinarsi contra principi e personaggi grandi, non contra un umile frate; ma ove pure fosse vero, rimettersi al tutto ai decreti della Provvidenza; e se lo pigliassero vivo, della sua vita non essere così padrone il papa che non lo fosse prima lui, e piuttosto che far cosa indegna, essere lui per toglierlasi. E lo ringraziò dell’avvertimento. Lo Scioppio due giorni dopo, accusato da un suo connazionale di avere scritto satire contro la Repubblica, fu sostenuto in carcere per breve tempo, indi mandato ai confini. A ragione {{AutoreIgnoto|Bayle}}, riportando le ultime surriferite parole, osserva che Frà Paolo seguiva la dottrina degli stoici, i quali in certi casi ammettevano lecito il suicidio. Io non so se il Servita estendesse la teoria a tutti i casi contemplati da Zenone; ma parmi che la Chiesa non la condanni quando si tratta di salvare il proprio onore, non potendosi fare altrimenti. È vero che a questa parola ''onore'' si attaccano idee tanto varie: alcune<noinclude><references/></noinclude> 1rxnsl4q229gv5xttaelpub69cqm7bc Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/322 108 467260 3907789 1766067 2026-10-07T05:26:33Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907789 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|314|{{Sc|capo xvi.}}|}}</noinclude>ponno essere sostanziali, ma altre sono forse chimeriche; per esempio Santa Apollonia vergine e martire, che non era una giovinetta ma una vecchia, e non colle tenaglie ma con un pugno le furono tratti i denti (se ne aveva ancora), si buttò in un rogo senza motivo, sì soltanto per far vedere che non temeva il morire. L’azione è lodata dagli scrittori ecclesiastici, e la pia suicida fu canonizzata; ma io loderei più volentieri quella dama romana la quale piuttosto che lasciarsi contaminare dal tiranno Massenzio, si uccise. Ciò nulla ostante San {{AutoreCitato|Giovanni Crisostomo|Giovanni Crisostomo}} loda moltissimo Sara che per salvare il marito si giacque con Abimelech, e ne propone l’esempio alle altre donne. Molti casuisti ritengono lecito il suicidio in varii casi; per me lo biasimo in tutti, tranne là dove l’uomo in potere d’altrui, teme per forza di tormenti di dire o fare cosa ingiusta alla sua coscienza. E questo parmi che fosse il pensiero di Frà Paolo. Si accumulavano gli indizi. L’ambasciatore Contarini scriveva al Consiglio dei Dieci, a’ 29 settembre, che un certo Rutilio Orlandini veniva a Venezia per commettere un delitto. Quest’Orlandini era stato prima frate nel convento di San Paolo a Roma, ma essendo uomo terribile e scandaloso, fu scacciato dal convento, o se ne andò egli stesso dopo avere derubato a forza sulla pubblica strada due monaci del monastero di Farfa. Si fece soldato della Repubblica: accusato d’intelligenza per dar Rovigo a pontificii, fu imprigionato, poi espulso. Andò a Roma, si diede alla vita del bandito, dello sgherro e dell’assassino, alloggiando in casa del duca<noinclude><references/></noinclude> 33jlnaedcbv8s253bf5pnqqyt0rls9a Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/323 108 467261 3907791 1766068 2026-10-07T05:27:00Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907791 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xvi.}}|315}}</noinclude>Orsini di San Gemini; chè a quei tempi le case dei grandi godevano il privilegio di dare asilo alle più vili schiume rigettate dalla società. Questo bel mobile cercava compagni per un certo effetto che doveva fare a Venezia per ordine, com’ei diceva, ''dei padroni di qui'', cioè di Roma, e pel quale gli erano stati promessi 55,000 scudi. Aveva ottenuto dal papa (così egli o il suo denunciatore, ma più probabilmente dalla Penitenzieria) una assoluzione che mostrò ad alcuni amici, fra i quali ad un Flavio di Sassoferrato che rivelò ogni cosa al Contarini. Diceva ancora di avere parlato col papa: ciò forse non era vero; ma era verissimo che andava spesso da un Fuccioli segretario della Consulta, al quale, appena giunto nell’anticamera, era tosto introdotto. Prima di partire da Roma gli furono pagati 170, o 180 scudi da una banca, cui sciupò immediatamente fra donne e bagordi; a Ferrara gli furono pagati altri 8000 ducati, forse per stipendiare o premiare i compagni. Così scriveva l’ambasciatore; ma queste cifre di 55,000 e di 8000 mi sembrano esagerate, quando non sia errore del manoscritto di cui mi servo: nel documento originale si legge forse 5000 e 800. Comunque sia, la lettera dell’ambasciatore non potè essere giunta a Venezia se non se qualche giorno prima del succeduto assassinio di Frà Paolo. L’Orlandini, appena capitato sul territorio di San Marco, fu arrestato e condotto nelle carceri dei Decemviri, dove probabilmente il boia avrà strozzato una vita già contaminata da tanti delitti. Non è chiaro quale fosse la missione di così terribile sicario; ma il Sassoferrato assicurava che {{Pt|do-|}}<noinclude><references/></noinclude> jaubiitwv2tlwi0n4b9xjscqn6sgw6u Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/324 108 467262 3907792 1766069 2026-10-07T05:27:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907792 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|316|{{Sc|capo xvi.}}|}}</noinclude>{{Pt|veva|doveva}} essere un ammazzamento, o, come appare dal suo racconto, il ratto di una persona: e aggiunse ancora, essere a Venezia più altri emissari spediti da Roma che sollecitati da larghe promesse intendevano a simili imprese. Fatto è che anco gli Inquisitori di Stato ebbero avvisi diversi e non mancarono di ammonire Frà Paolo; ma l’imperturbabile Servita si ostinò sempre a crederle voci popolari e da non farne conto, parendogli impossibile che la corte di Roma volesse macchiarsi di un delitto omai inutile. Lo confermava in questa incuria la sua tendenza al fatalismo, essendo solito dire che nulla possono gli uomini contro quello che è destinato da Dio: quindi le precauzioni che prendeva erano piuttosto per compiacere altrui che sè. {{AutoreCitato|Vittorio Siri|Vittorio Siri}} afferma di aver udito da Frà Fulgenzio che il Consultore si faceva accompagnare da un frate armato di moschettone scavezzo, e che si era provato a vestire una cotta di maglia sotto gli abiti, cui poscia dismise, non ne potendo sopportare lo incomodo peso. Il fatto non è inverosimile; ma è poco credibile in bocca del Siri, scrittore più abbondante che giudizioso e troppo facile ad ammettere i racconti del vulgo. E n’è forse uno questo, nato da poi che fu visto come di tante pugnalate tirate al Sarpi, tre sole nel capo ferirono. Frà Fulgenzio, cui il Siri cita a testimonio, non ne fa alcun cenno; e dice solamente che Frà Paolo si faceva di solito accompagnare da lui, da Marino frate laico suo servitore e da un altro compagno animoso e di spirito. E già da più giorni nell’andare al convento si erano incontrati con certe fisionomie {{Pt|sini-|}}<noinclude><references/></noinclude> bx1ro8x187fbub3n8iu76u65emhx0wv Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/325 108 467263 3907793 1766070 2026-10-07T05:27:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907793 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xvi.}}|317}}</noinclude>{{Pt|stre|sinistre}} che si fermavano ad osservarli, e poscia pareva che si parlassero sottecchi e per cenni misteriosi. Frà Fulgenzio ne avvertì il Consultore, il quale diceva essere ubbìe e che quelli non badavano a loro. Correvano li 5 di ottobre, a 23 ore d’Italia (circa le ore 5 pomeridiane). Fulgenzio e l’altro frate compagno, per caso fortuito, erano iti per altra strada, sperando di raggiungere Frà Paolo al palazzo ducale prima che tornasse a casa; ma trattenuti da varie circostanze non giunsero a tempo. Gran folla essendo accorsa al teatro di San Luigi per l’opera nuova, la contrada di Santa Fosca dov’era il convento dei Servi e le altre dei contorni non vedevano la solita frequenza. E intanto Frà Paolo se ne tornava col solo Frà Marino e in compagnia d’Alessandro Malipiero, patrizio di età quasi decrepita; e giunto al ponte che è verso le Fondamenta, non lungi dal convento, o fosse per l’angustia del luogo o per altrui studiato impedimento Malipiero andava alcuni passi avanti e Frà Paolo fu improvvisamente assalito da una banda di assassini, de’ quali uno afferrò tra le braccia Frà Marino, un altro mise le mani addosso al patrizio, e così ingombrato il passaggio del ponte, uno di loro tirò a furia quindici o venti stilettate al Sarpi che gli crivellarono il cappello e il collare del vestito, e tre sole ferirono: due nel collo, e la terza passando nell’orecchia destra usciva dalla vallicella che è tra il naso e la destra guancia, e traforato l’osso, vi restò il ferro conficcato dentro. Frà Paolo cadde come morto. Alcune donne che videro lo spettacolo dalle finestre gridarono aiuto: i sicari vedendo accorrer gente, {{Pt|spara-|}}<noinclude><references/></noinclude> eq6b4aoplebdrib43bubzefzu8zzpon Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/326 108 467264 3907794 1766071 2026-10-07T05:27:27Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907794 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|318|{{Sc|capo xvi.}}|}}</noinclude>{{Pt|rono|spararono}} gli archibusi per atterrire, e si salvarono colla fuga; Frà Marino, appena potè strigarsi, se la diede a gambe; e Malipero colle persone accorse si avvicinò al Sarpi cui credeva morto, gli cavò il pugnale dalla testa, e trovato che tuttora viveva, il fece immediatamente trasportare al convento. Sparsasi la nuova, le sollecitudini e l’interessamento de’ Veneziani per il Sarpi sono appena credibili. I senatori, adunati a consiglio in quell’ora, si levarono e corsero quasi tutti al convento per informarsi di propria bocca. I Decemviri, restati soli nella sala del Senato, si costituirono in tribunale e colla solita prontezza diedero ordini perchè fossero arrestati gli assassini. Il teatro fu quasi vuoto di spettatori; una folla immensa circondava il monastero dei Servi; ed essendo corsa voce che i sicari riparassero dal nuncio del papa, la plebe furibonda accorse al suo palazzo per abbruciarlo e il vescovo di Rimini avrebbe veduto una cattiva burla quella sera se i Dieci non mandavano tostamente soldati in suo soccorso, e se i principali magistrati, mescolandosi col popolo, non l’andavano ammansando con dolci parole e dicendo che Frà Paolo era tuttora vivo. Le grida e le imprecazioni contro i ''papalisti'' salivano alle stelle, e tapino colui che si fosse trovato ivi in quel mezzo. Insomma una curiosità inesplebile nelle persone di ogni età e d’ogni ceto, una compassione, uno sdegno solo. Il vescovo di Rimini e i suoi famigli stettero più giorni senza uscire di casa, tanta paura avevano di essere massacrati.<noinclude><references/></noinclude> dfy833qapltlxi1xzj13rl8fgi521pg Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/327 108 467265 3907795 1766072 2026-10-07T05:27:31Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907795 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo xvi.}}|319}}</noinclude>{{Nop}} Il governo mandò denari al convento, acciocchè a tutto e prontamente si provvedesse. Come di grave affare di Stato ne furono avvisati tutti gli ambasciatori e residenti della Repubblica; ne fu dato parte a tutte le corti; furono chiamati i più esperti medici e chirurgi. L’Acquapendente professore a Padova, e Adriano Spigelio celebre chirurgo ebbero ordine di non partirsi dal convento fintanto non si vedesse ove inclinava il male, se a vita o a morte, che pur di questa vi era molto pericolo. Sarpi avrebbe voluto che bastasse il solo Luigi Ragoza, giovane chirurgo assai pratico e nel quale aveva molta fede; ma dovette uniformarsi alla volontà del governo, e dodici almeno furono i deputati alla cura di un uomo, alla vita del quale la Repubblica attaccava la più alta importanza. La sua presenza di spirito non lo abbandonò un istante, e quella istessa sera sentendo che ivi era il pugnale, il volle in sua mano, e tastandolo disse: ''Non è limato''; volendo inferire che le ferite avrebbono scabrosità di più difficile guarigione. Appena medicato, andò l’Avogadore di Comune per esaminarlo; ma egli disse che non aveva nemici, e che siccome perdonava a chi lo aveva offeso, così pregava il Consiglio dei Dieci a non voler farne dimostrazione alcuna: ed essendogli annunciato che gli assassini erano stati presi, se ne mostrò inquieto e addoloratissimo, perchè, diceva, potrebbono rivelare cosa che fosse di scandalo al mondo e di pregiudizio alla religione. Alla mattina seguente trovandosi per la gravezza delle febbri in pericolo di vita, si munì di tutti i<noinclude><references/></noinclude> 94101p0io9aqfvoixa47621oye9jyyv Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu/328 108 467266 3907796 1766073 2026-10-07T05:27:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907796 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|320|{{Sc|capo xvi.}}|}}</noinclude>sussidi di religione, e chiamò a sè i frati a cui fece scusa de’ suoi mancamenti e pregolli che lo raccomandassero a Dio. Infatti la malattia durò più mesi, e per alcune settimane incerta e minacciosa, e talmente l’infermo fiaccato per naturale debilità e per la perdita del sangue che per ben 20 giorni stette in letto senza potersi muovere, e neppure alzare una mano. Ad aggravarlo si aggiunse la moltiplicità dei medici; imperocchè alcuni vedendo le sue labbra illividite, sospettarono di arma avvelenata e gli amministrarono teriache ed altri antidoti usati a quel tempo, che finirono in una infiammazione; altri, parendo loro che le ferite avessero seni, misero mano a’ ferri e tagliarono: e l’infermo, udendo sentenze ora di vita ora di morte, dovette lasciarsi martirizzare e sottoporsi a tutti i supplizi che virtù o capriccio suggerivano. In mezzo a questi travagli non veniva meno il suo umore faceto. Una sera l’Acquapendente nel medicarlo disse, non avere veduto mai una ferita più strana: e Frà Paolo celiando rispose: «Eppure il mondo vuole che sia data ''Stylo Romanæ Curiæ''». Unica parola uscitagli dalla bocca o dalla penna su quest’affare. I medici ebbero ordine di ragguagliarne ogni giorno il Collegio, e il Senato medesimo mandava spesso un secretario per saperne nuova. Nel decembre si trovò in istato di potere di nuovo applicarsi allo studio, benchè non appieno guarito e che risentisse alla testa gravezza e dolori; anzi ne portò per lungo tempo, stantechè l’osso della mascella essendo stato rotto, e facendo ascessi per mandare scheggie, rinovava le infiammazioni con febbri violenti, di {{Pt|for-|}}<noinclude><references/></noinclude> kl8dtw017cmp7ma7gymtpdtec5t19xi Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. I/Capo XIV 0 467296 3907777 3795796 2026-10-07T05:24:16Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907777 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo XIV.|prec=../Capo XIII|succ=../Capo XV}} <pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu" from=292 to=308 /> 1qp7k81doezcjc1sp7xmw50jp5z10vg Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. I/Capo XV 0 467297 3907790 3795797 2026-10-07T05:26:44Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907790 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo XV.|prec=../Capo XIV|succ=../Capo XVI}} <pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.1, Zurigo, 1846.djvu" from=309 to=319 /> f14la9fjxevx18e4ig2o9cib6wqoi5k Pagina:Dandolo - La Signora di Monza e le streghe del Tirolo, 1855.djvu/2 108 494760 3907677 3190728 2026-10-06T13:29:45Z Gatto bianco 43648 3907677 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" /></noinclude>{{FI |file = Dandolo - La Signora di Monza e le streghe del Tirolo, 1855 (page 2 crop).jpg | tsize = 400px | float = center | caption = }} {{Centrato|Effig. della Penit. Ravved. Suor Virginia<br>Maria Leyva}}<noinclude><references/></noinclude> 7hqwdl586e3usatvysphafbcf7sz42v Pagina:Dandolo - La Signora di Monza e le streghe del Tirolo, 1855.djvu/4 108 494768 3907678 2061308 2026-10-06T13:31:02Z Gatto bianco 43648 3907678 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Fragir" /></noinclude>{{Centrato|{{Type|f=2em|l=1|'''LA SIGNORA DI MONZA'''}}<br> {{Type|f=1em|l=4px|E}}<br> {{Type|f=1.8em|l=3px|LE STREGHE DEL TIROLO}}<br> {{Type|f=1.5em|l=4px|PROCESSI FAMOSI}}<br> {{Type|f=1em|l=4px|{{Sc|del secolo}}}}<br> {{Type|f=1.3em|l=2px|DECIMOSETTIMO}}<br> {{Type|f=1em|l=1px|PER LA PRIMA VOLTA CAVATI DALLE FILZE ORIGINALI}}<br> {{Type|f=0.8em|l=4px|{{Sc|per cura}}}}<br> {{Type|f=1.3em|l=4px|DEL C. T. 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CONTINI'''}}}} ''Mi facesti pubblico dono di versi che mercaronti la universale simpatia: abbiti, mio giovin amico, ad affettuoso ricambio la intitolazione di questo libro.'' ''Già il tuo nome si fa largo nella fama, ed io vo’ lieto, scrivendol in fronte a volume, per la natura de’ soggetti che svolge, destinato a vasta pubblicità, di contribuire a renderlo noto e caro a molti più ancora. Rare son le anime ingenue come la tua; prezioso poi il rivestimento di poesia ch’elle assumono: conciossiachè i nobili affetti che le ispirano conseguon ale da bei versi per penetrare più addentro, per''<noinclude></noinclude> l9b0lklpm5i2ba1as9tdlvjgqxe9b9m Pagina:Dinamite.djvu/7 108 506618 3907853 2249596 2026-10-07T07:30:01Z Gatto bianco 43648 3907853 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||— 5 —|}}</noinclude><poem> «Infrangi i ceppi che ancora {{Ec|di|ti}} legano Insorgi! Rovina! Uccidi! Uccidi!» Gli strumenti del lavoro ti siano armi Gli arnesi che giornalmente adoperi per mantenere nel lusso nel vizio nei divertimenti i parassiti (nella miseria i tuoi figli) servano per la loro morte. « ''Rivoluzione'' » - « ''Demolizione'' » - « ''Fiamme'' » - « ''Sangue'' » </poem><noinclude></noinclude> hyyt6wny6txj2d90oz86wlr4k5pg5y4 Pagina:Collodi - Le avventure di Pinocchio, Bemporad, 1892.djvu/2 108 516497 3907929 2597059 2026-10-07T09:42:17Z Gatto bianco 43648 3907929 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Giomass94" /></noinclude>{{ct|f=140%|L=0px|v=.7|t=3|C. COLLODI}} {{Rule|4em|v=2}} {{ct|f=100%|L=0px|v=2|LE}} {{ct|f=200%|L=0px|v=2|AVVENTURE DI PINOCCHIO}} {{ct|f=100%|L=0px|v=2|STORIA DI UN BURATTINO}} {{ct|f=130%|L=0px|v=2|{{Sc|illustrata da [[:d:Q2535205|e. mazzanti]]}}}} {{Rule|2em|v=.5}} {{ct|f=80%|L=0px|v=.5|SESTA EDIZIONE}} {{Rule|2em|v=5}} {{ct|f=120%|L=0px|v=.4|FIRENZE}} {{ct|f=100%|L=0px|v=.4|R. 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''Bordeaux Paul'', Les ateliers monétaires de Clermont-Ferrand et de Riom pendant la Ligue; le sceau de l’Hôtel des monnaies de Riom. — ''R. de Ponton d’Amécourt'', Description générale des monnaies au type chinonais. — ''Dutilh E. D. J''., Monnaies alexandrines, terre-cuite du Fayoum et les seize Génies de la statue du Nil. — ''Blancard Louis'', Rectifications numismatiques concernant le ''quaternal'' et le ''patac'' de Provence et d’Avignon frappés en 1414. — Cronaca, Bibliografia, Miscellanea, ecc. {{indentatura}}{Sc|Revue Belge de Numismatique}}. — Fascicolo III, 1895.</div> ''Ghalib Edhem J''., Une monnaie d’Alaeddin Qeïkobad III, associé au nom du grand Ilkhan. — ''Anatole de Barthélemy'', Denier de Hugues, comte de Rouergue (1008-1054). — ''Maxe-Werly L''. Histoire numismatique du Barrois. — ''De Jonghe Baudouin V''., Plaque de Charles IV, comte de Luxembourg, frappée à Marche, et deux autres monnaies de ce prince. — ''Ronyer J''., L’œuvre du médailleur {{Wl|Q782996|Nicolas Briot}} en ce qui concerne les jetons. — ''Cumont G.'', Pièces rares ou inédites et trouvaille de Niel-sur-Rupel. — ''Simonis D. ].'', Ajusteurs jurés de l’ancienne principauté de Liége. — ''Von Ernst Chev''., Les dernières quinze années de Théodore Van Berckel. — Necrologia, Miscellanea, ecc. Fascicolo IV, 1895. ''Gnecchi F.'', Un médaillon inédit de Philippe père trouvé à Rome. — ''Maxe-Werly'', Histoire numismatique du Barrois. — ''De Jonghe V.''<sup>te</sup> B., Deux monnaies frappées à Luxembourg par les archiducs Albert et Isabelle. — ''De Man M.<sup>lle</sup> Maria'', Médaille, uniface de Levinus Bloccenus à Burgh. — ''Rouver I.'', L’œuvre du médailleur Nicolas Briot en ce qui concerne les jetons. — ''Bethune B.'', Méraux de familles brugeoises. Jean de Vleeschouwer, chevalier, et Barbe de Witte. — ''De Witte A''., Médaille religieuse et méreau de Notre-Dame de Miséricorde, à Verviers. — Necrologia, Miscellanea, ecc. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{Sc|Rendiconti della R. Accademia dei Lincei}}, serie V, vol. IV fasc. 4: ''Bernabei,'' Di una rarissima ''tessera hospitalis''. {{sc|Archivio storico italiano}}, fasc. 2, 1895: Paoli C, Mercato, scritta e denaro di Dio.<noinclude></noinclude> m4prrofyw4arze5pbnleed302128sb4 3907818 3907817 2026-10-07T05:35:09Z Dr Zimbu 1553 3907818 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|490|{{Sc|bibliografia}}|riga=si}}</noinclude> {{no rientro}}Settembre-Ottobre 1895. ''Bordeaux Paul'', Les ateliers monétaires de Clermont-Ferrand et de Riom pendant la Ligue; le sceau de l’Hôtel des monnaies de Riom. — ''R. de Ponton d’Amécourt'', Description générale des monnaies au type chinonais. — ''Dutilh E. D. J''., Monnaies alexandrines, terre-cuite du Fayoum et les seize Génies de la statue du Nil. — ''Blancard Louis'', Rectifications numismatiques concernant le ''quaternal'' et le ''patac'' de Provence et d’Avignon frappés en 1414. — Cronaca, Bibliografia, Miscellanea, ecc. {{indentatura}}{{Sc|Revue Belge de Numismatique}}. — Fascicolo III, 1895.</div> ''Ghalib Edhem J''., Une monnaie d’Alaeddin Qeïkobad III, associé au nom du grand Ilkhan. — ''Anatole de Barthélemy'', Denier de Hugues, comte de Rouergue (1008-1054). — ''Maxe-Werly L''. Histoire numismatique du Barrois. — ''De Jonghe Baudouin V''., Plaque de Charles IV, comte de Luxembourg, frappée à Marche, et deux autres monnaies de ce prince. — ''Ronyer J''., L’œuvre du médailleur {{Wl|Q782996|Nicolas Briot}} en ce qui concerne les jetons. — ''Cumont G.'', Pièces rares ou inédites et trouvaille de Niel-sur-Rupel. — ''Simonis D. ].'', Ajusteurs jurés de l’ancienne principauté de Liége. — ''Von Ernst Chev''., Les dernières quinze années de Théodore Van Berckel. — Necrologia, Miscellanea, ecc. Fascicolo IV, 1895. ''Gnecchi F.'', Un médaillon inédit de Philippe père trouvé à Rome. — ''Maxe-Werly'', Histoire numismatique du Barrois. — ''De Jonghe V.''<sup>te</sup> B., Deux monnaies frappées à Luxembourg par les archiducs Albert et Isabelle. — ''De Man M.<sup>lle</sup> Maria'', Médaille, uniface de Levinus Bloccenus à Burgh. — ''Rouver I.'', L’œuvre du médailleur Nicolas Briot en ce qui concerne les jetons. — ''Bethune B.'', Méraux de familles brugeoises. Jean de Vleeschouwer, chevalier, et Barbe de Witte. — ''De Witte A''., Médaille religieuse et méreau de Notre-Dame de Miséricorde, à Verviers. — Necrologia, Miscellanea, ecc. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{Sc|Rendiconti della R. Accademia dei Lincei}}, serie V, vol. IV fasc. 4: ''Bernabei,'' Di una rarissima ''tessera hospitalis''. {{sc|Archivio storico italiano}}, fasc. 2, 1895: Paoli C, Mercato, scritta e denaro di Dio.<noinclude></noinclude> s44p4y2u5sbw132og36ywe1k3pmj3zg Pagina:Rivista italiana di numismatica 1895.djvu/507 108 590945 3907819 3638719 2026-10-07T05:35:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907819 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografia}}|491|riga=si}}</noinclude> {{Sc|Atti}} e Memorie della R. Deputazione di storia patria per la Provincia modenese. Serie IV, vol. VII pubblicato a celebrare il primo centenario dalla nascita di mons. {{Wl|Q440380|Celestino Cavedoni}}. ''Modena'', Vincenzi, 1895, in-8, fig., pp. lviii-315, con ritratto e 3 tavole. — ''Ognibene'' dott. ''Giov.'', I capitoli della Zecca di Ferrara nel 1381: note e documenti. ''Modena'', tip. di G. T. Vincenzi e nipoti, 1895, in-8, p. 77. (Dagli Atti e mem. della r. dep. di storia patria per le prov. modenesi, serie IV, vol VI). {{Sc|Atti}} dell’I. R. Accademia degli Agiati di Rovereto, serie III, vol. I, fasc. 2, 1895: ''Perini Quintilio'', La zecca di Frinco. {{Sc|Giornale di erudizione}}, vol. VI, n. 3-4, 1895: ''K''., Roma intangibile (medaglia del 20 Settembre). ''Galletti P.'', Sul fiorino d’oro della Repubblica Fiorentina. {{Sc|L’Ellade italica}}, di Reggio Calabria, a. 1, n. 1. 1895: Alcune rare monete dell’antica Rhegion. {{Sc|Archivio storico siciliano}}, a. {{Sc|xx}}, 1895, fasc. I-II; ''Lagumina B.'', Una pregevole moneta di Federico re e Costanza imperatrice. {{Sc|Rivista}} di storia antica e scienze affini. A. I, fasc. 2, ''Messina'', 1895: ''Orsi P.'', Intorno ad alcune recenti pubblicazioni di numismatica greco-sicula. {{Sc|Archivio storico napoletano}}, fasc. I, 1895, p. 117-121: ''Sambon A.'', Recensione di ''E. Winkelmann'', Ueber die Goldpragungen Kaiser Friedrichs II. {{Sc|Archivio Salentino}} di scienze, lettere ed arti. a. I, fasc. I: ''De Giorgi C.'', Moneta veneta trovata in Lecce (1659 a 1675). {{Sc|Rivista abruzzese}}, A. IX, fasc. V-VI, e VIII-IX: ''{{Wl|Q78185852|Sorricchio L.}}'', Un tesoretto monetario; — ''Bernabei F.'', Rassegna Abruzzese Numismatica. {{Sc|Archivio stor. campano}}, vol. II, p. 2, fasc. III e seg: ''G. di Costanzo'', Della numismatica capuana di d. F. Daniele. — ''Broccoli A''., Lettere famigliari inedite di F. Daniele sulla numismatica capuana. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{Sc|Gazette des Beaux Arts}}, 1 agosto 1895. 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H.'', Le bimétallisme et la récente ordonnance monétaire de l’Inde britannique. {{Sc|Annales}} agronomiques, giugno 1895: ''Zolla D''., La question monétaire.<noinclude></noinclude> 986b96flk1g4kkny24u56llt426kqox Pagina:Rivista italiana di numismatica 1895.djvu/508 108 590948 3907821 2103875 2026-10-07T05:36:13Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907821 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|492|{{Sc|bibliografia}}|riga=si}}</noinclude> {{Sc|Revue scientifique}}, 8 juin 1895: La fabrication des médailles à la Monnaie de Paris. {{Sc|Annales}} de la Société historique du Gatinais, II trimestre 1894: ''M. Legrand'', Jeton de Jean Delpech seigneur de Méréville. {{Sc|Académie}} des inscriptions et belles-lettres. Comptes-rendus 1895. ''Séance'' 30 août: ''Barthélemy A''., La monnaie tournois. {{Sc|Revue}} historique du dép. du Tarn, n. 3 1895: ''Portal Ch''., Le papier-monnaie révolutionnaire dans le département du Tarn. 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Studien zur Geschichte des ältesten Cambium. {{Sc|Zeitschrift}} für Lübeckische Geschichte und Alterthumskunde, Bd VII, Heft I, 1894: ''Curtius C.,'' Münzfund in Lübeck, 1892-95. {{Sc|Baltische}} Studien, Jahr. XLIV, 1894: ''Bahrfeldt'', Münzfund in Gross-Cordshagen. {{Sc|Zeitschrift}} der deutschen Morgenlaend. Gesellschaft, XLIV, fasc. I, 1895: ''Stickel'', Sigilli orientali in piombo (correzioni ed aggiunte alla memoria di Casanova sui sigilli arabi in piombo nella ''Rev. Num.'' 1894). {{Sc|Jahrbuch}} dei musei prussiani, XVI, 2, e 3-4, 1895 ''Venturi A.'', Gentile da Fabriano e Vittore Pisano. — ''Bode W.'', Bertoldo de Giovanni und seine Bronzebildwerke (con disegno di sue medaglie). {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{Sc|Journal}} de l’Exposition nationale suisse à Genève, n. 5, nov. 1895: ''Mayor'', La gravure en médailles à Genève. {{Sc|Anzeiger}} für Schweizerische Alterthumskunde, n. 2, 1895: ''Welti d.r Emil'', Münzwerthung im Jahre 1495. {{Sc|Anzeiger}} fur schweizer Alterthumskunde, n. 3, 1895: ''Caviezel H.'', Münzfund in Chur. {{Sc|Musée}} Neuchâtelois, n. 7 et 8, 1895: ''Wawre W.'', La médaille du centenaire de la Chaux-de-Fonds. (ill.) — Deux médailles de Domitien à Chaumont. {{rule|10em|v=1|t=1|000}} {{nop}}<noinclude></noinclude> pb36r4ojlh8tytupt01nv0qr2rt1vi7 Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/193 108 616155 3907797 3049258 2026-10-07T05:28:09Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907797 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 185 —|}}</noinclude><nowiki /> — Ottimamente; ci sono così tutti i ferri necessarii. — Senza contar me. — Ah, tu sei il re dei Ferri; — gridai, montando in carrozza. Il bagaglio fu caricato a cassetta, sotto ai piedi del cocchiere e del servitore, che si aggiustarono come poterono; e i cavalli presero il trotto. Io ero raggiante di gioia; non avevo più niente da desiderare, se non forse di giunger presto a casa, per poter raccontare minutamente a Filippo tutto ciò ch’era necessario di fargli sapere. Egli non domandò nulla, per quanto fu lungo il tragitto. Di solito non domanda mai nulla. La sua massima è questa: Si ha da partire? Si parte; dal piè sinistro, uno, due; è la cosa più facile di questo mondo, e non so come i coscritti ci sudino tanto. La strada è piacevole, alberata e fresca, lungo la riva del fiume, e il tragitto si fa senza molestia. Per me il paese è senza carattere; ma a Filippo non dispiace, forse perchè egli non ha l’uso di andar mai in<noinclude><references/></div></noinclude> h8pum4v773x4wgwh37urk8bm2i1rdz4 Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/194 108 616156 3907798 3049259 2026-10-07T05:28:12Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907798 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 186 —|}}</noinclude>campagna, e lo spettacolo gli riesce nuovo, con tutto quello sfoggio di verde. Sono contento che gli faccia buon effetto la valle di Corsenna. Quando incomodiamo un amico, siamo sempre felici ch’egli non si trovi male nel luogo dove l’abbiamo tirato contro sua voglia, o contro le sue consuetudini. — Non credevo che queste montagne fossero così belle; — diceva egli, guardandosi intorno. — Sta a vedere che m’innamoro dei boschi, e faccio un idilio ancor io! — Non dipenderà che da te; c’è tutto l’occorrente. — Per iscriverlo? — Ed anche per iscriverlo; ma io non credevo che tu intendessi di dir questo. — Castagni! — disse Filippo, girando largo. — Castagni da per tutto. E lassù, quel nero sui monti? — Abeti, mio caro, abeti e pini. Corsenna è famosa per il suo ''pinus Pinsapo''. — Ah! i miei complimenti. E niente ''peachpine?''<noinclude><references/></div></noinclude> tt3bjfe8bldka9l9jojv3fyvhtd8brd Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/195 108 616157 3907799 3049260 2026-10-07T05:28:14Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907799 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 187 —|}}</noinclude><nowiki /> — Non credo. Ma che ti salta di parlare inglese? — Non ne far caso; non so che questo vocabolo. Ma capisco che bisognerà impararne degli altri. — Che idee! Se ti ho detto che non c’è niente di vero, nelle tue supposizioni! — E sia; — rispose Filippo. — Può esser bene come tu dici. Non vedo infatti la via polverosa. — Oh, per questo, non ci ho merito; è piovuto stanotte. — Ed è una gentilezza che mi usa questa poetica valle; — replicò Filippo, ridendo. — Io non amo il polverio, ed è questa una delle cagioni che mi fanno odiar la campagna. Le altre sono le mosche, i mosconi, le zanzare ed altri animali noiosi che ci s’incontrano. Non è anche la tua opinione? — Per gli altri animali, sicuramente. Ma ora che c’è l’arsenale, li metteremo a dovere. — Quando penso, — disse Filippo, mutando registro e mettendo un sospiro tanto fatto, — quando penso a tutte le scioccherie che l’uomo<noinclude><references/></div></noinclude> nspk5769cg6mg9ibkubx9plgoy8f94k Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/196 108 616158 3907800 3049261 2026-10-07T05:28:19Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907800 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 188 —|}}</noinclude>ha commesse, per volersi credere un animale socievole, mi viene la stizza. Era nato per vivere a coppie, ed ha voluto vivere a branchi, far tribù, città, popoli, reami ed imperi. Che cosa ci ha guadagnato? L’ira in casa e la guerra permanente ai confini, o uno stato d’animi che non aiuta certamente a far buone digestioni, nè in casa nè fuori di casa. — Sei diventato filosofo? Mi congratulo. — Ma sì, che vuoi? Come tutti i guerrieri, per romper la noia d’un’ora di marcia. — Non dubitare; siamo quasi alla fine del nostro viaggio. Eccoti l’alma Corsenna, che s’affaccia alla svolta. Vedi quel torrione là in fondo? È una colombaia di casa colonica. Quell’edifizio lungo e nero, che pare un castello o un convento? È una filanda, che non lavora più da molti anni. Il baco non ha voluto attecchire in Corsenna; e il villaggio, che s’incamminava a diventare un borgo, è rimasto villaggio. — Vedo delle casine, per altro; dei villini sparsi qua e là.<noinclude><references/></div></noinclude> cpaqbydd03rnvy1tikkna04rdjexi4j Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/197 108 616159 3907801 3049262 2026-10-07T05:28:23Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907801 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 189 —|}}</noinclude><nowiki /> — Certo; e sono l’unica bellezza del paese. Un po’ di bianco nel verde, un po’ d’acqua corrente da fianco e da piedi, e la gente assetata di fresco ci corre ogni estate a rifugio. Vedi quella palazzina lassù? Pare a mezza costa, di qui; ma per effetto di prospettiva. È veramente sul colmo d’un poggio. Si chiama il Roccolo, ed è il rifugio di una bella signora che tu sai, perchè me l’hai nominata in una tua lettera. — Per sentita dire; — rispose Filippo. — Di persona non l’ho conosciuta mai. Il Roccolo! — soggiunse egli. — Che nome! E la signora è forse Diana cacciatrice? Scherzo, sai; non posso ignorare che si chiama Armida. — Ma che Armida! vorrai dire Adriana! — Diciamo pure Adriana; quanto a me, vorrei proprio dire Armida... e Rinaldo. Infatti, mi passa per la mente che non essendoci di mezzo nessuna inglesina, quest’altra.... — Ti dirò, ti dirò; — interruppi io; — appena saremo a casa. — Ed anche più tardi, bada; io non ho bi-<noinclude><references/></div></noinclude> 9yqclrex8fnimybfmf4rrgbucjgky5s Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/198 108 616160 3907802 3049263 2026-10-07T05:28:32Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907802 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 190 —|}}</noinclude>sogno di saper nulla. Parlavo così, per chiasso, e per non mostrarci troppo accigliati, quasi imbronciati, ai naturali del paese. Ma eccone tre, che non dovrebbero essere indigeni. Tre bei moscardini, in fede mia! — Diedi una sbirciata ancor io, e vidi poco più su dai cavalli, in atto di tirarsi da banda, i miei tre famosi satelliti; li vidi in tempo per rizzar muso quanto ce ne voleva al loro bisogno. — Quei tre vanno al Roccolo; — dissi a Filippo; — perciò li vedi in istrada a quest’ora. Son pronipoti dei Proci dell’''{{TestoCitato|Odissea}}''. Ulisse è alle acque di San Pellegrino, ed essi non lasciano un’ora di pace a Penelope. Tu intanto non potevi esser più felice di così, Filippo mio caro; sei giunto appena, non hai ancora veduta la prima casa di Corsenna, e ti vien sotto la tribù dei seccatori, per cui ti ho pregato di venirmi a dare man forte. Vedili là, che passano il ponte. — Ed è quello che non vorrebbero lasciar passare a te, non è vero? — Se stèsse a loro, certamente. Ma non han barba da impedirmelo.<noinclude><references/></div></noinclude> psmfhc39g2iwpm5m6exr8zqkg7ijwgk Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/199 108 616161 3907803 3049264 2026-10-07T05:28:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907803 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 191 —|}}</noinclude><nowiki /> — Vorrà essere ad ogni modo un bel passo d’armi; — conchiuse Filippo. — Intanto, è di buon augurio per me averli veduti alla prima. — L’abitato di Corsenna fu presto traversato dalla nostra vettura, e senza altri incontri di persone della colonia villeggiante. Bene si affacciavano alle finestre, ai terrazzini, agli sporti delle botteghe i Corsennati dei due sessi, per conoscere il nuovo venuto, fare i conti sulle sue valigie, e Dio sa quali supposizioni sul cassone ond’era accompagnato. Gran gioia la loro, al veder sempre tante facce nuove, che si scomodano dal piano per salire ai loro quattrocento sessanta metri sul livello del mare! “Ci vengono per l’aria buona„, dice il campanaro di Corsenna. “E non son mica ignoranti, i medici che ce li mandano. Vedete noi, di fatti, che arie di salute!„ A farlo a posta, il campanaro di Corsenna è nero, magro, stecchito come un’aringa affumicata. Ma chi si contenta gode. E il campanaro di Corsenna è un uomo che si contenta. “Mai peggio di così!„ è il suo intercalare.<noinclude><references/></div></noinclude> ns39ca2qnxw3z4a95r85ictvdxtsr0h Pagina:Barrili - Galatea, Milano, Treves, 1896.djvu/200 108 616162 3907804 3049265 2026-10-07T05:28:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907804 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||— 192 —|}}</noinclude><nowiki /> Son felicissimo di vedere che il mio villino piace a Filippo anche più della valle, dei castagni, degli abeti e della strada maestra. Gli faccio vedere nel mio ritiro campestre ogni cosa; tranne Buci, che non c’è. Ma già so dove bazzica, quel ghiottone famoso. Non va mica al Roccolo, lui, dove si vive a petti di pollo e a zabaioni. ''Outsides'', ''beefsteaks'', ''cutlets'', ''pigeon-pies'', ''plum-puddings'', sono, io credo, i suoi piatti favoriti. Ed hai ragione, o cane, e sei certamente più saggio di me. Ho posto da alloggiare una intiera famiglia, e son solo, con due persone di servizio; posso dare a Filippo non una camera, ma due, tre, quante ne vuole. Ne occupa due, ci dispone tutti i suoi arnesi, e, mutati abiti, scende in giardino con me, aspettando l’ora del desinare. Qui, naturalmente, incomincio a raccontargli tutto ciò che mi è occorso. — Briccone! — mi dice, dopo essermi stato tranquillamente a sentire. — Vuoi venire ai ferri, e farmi credere che non sei innamorato di Armida? — Te lo giuro! Che ragione avrei per men-<noinclude><references/></div></noinclude> qf09we5nvd1xijcxu5lmxdn0g844w0y Pagina:Salgari - I solitari dell'Oceano.djvu/7 108 634643 3907734 3211614 2026-10-06T15:23:11Z Gatto bianco 43648 3907734 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="MARIO ZANELLO" /></noinclude>{{FI |file = Salgari - I solitari dell'Oceano (page 1 crop).jpg | width = 100% | float = center | caption = — Se fate un passo in avanti vi uccido.... {{a destra|{{Sc|Cap.I}}}} }}<noinclude>{{PieDiPagina|{{spazi|5}}{{smaller|{{Sc|Salgari.}} — '''I solitari dell’Oceano.'''}}||'''I'''{{spazi|5}}}}</noinclude> rcz7eu8i58ce22izqsaactq8vw64xsi Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/13 108 698522 3907611 2537336 2026-10-06T12:07:19Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907611 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||o( IV )o|}}</noinclude>''{{Pt|gio|linguaggio}} dell’uomo fanatico seduce, quello dell’artifizioso corrompe: ma l’uomo onesto, autorizzato dall’universale sentimento verso il Soggetto lodato, le di cui Opere sono esposte alla censura ed all’estimazione a un tempo d’un Pubblico, non teme di riprodurre monumenti d’onore, e di gloria dell’Illustre Scrittore, il cui nome va collocato nel rango degli Uomini immortali, e per distinte qualità, e per dottrina. Il tributo ch’io rendo al Signor Professore {{Wl|Q1088737|Toaldo}}, rapito a vivi l’Anno {{ec|1798|1797|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}}, con danno delle Scienze, e delle Lettere, è da lui meritato, ed appunto perchè vivente lo trascurò, per giustizia lo chiede dopo la sua morte la celebrità de’ suoi studj. Possa il mio rispettoso sentimento rendere qualche onore alla sua memoria, e supplisca alle forze del mio limitato ingegno nell’enumerare i suoi meriti, l’Elogio fatto dal Nobile Monsignor {{Wl|Q340177|Angelo Fabroni}} Presidente della Regia Università di Pisa, Membro della Società Italiana delle Scienze, e Socio di altre insigni Accademie.'' ''L’Opera pertanto ch’io vi presento, cortesi Lettori, è la Raccolta delle profonde Osservazioni trattate dal Signor Abbate {{Pt|Toal-|}}''<noinclude></noinclude> fcw7cqrjzipqhy3g6b3y9nxur372l04 Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/14 108 698525 3907612 2805094 2026-10-06T12:08:11Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907612 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione||o( V )o||}}</noinclude>''{{Pt|do|Toaldo}}, nei suoi Giornali Astro-Meteorologici. Pubblicò il Primo Giornale nell’Anno 1773, l’ultimo {{ec|nell’Anno|dell’Anno|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} 1798. Il Primo lo troverete stampato come uscì la prima volta, perchè ripieno di cognizioni, ed erudizioni; negli altri evitai le ripetizioni, e presi soltanto ciò che di nuovo trovai scritto dal dotto Autore. La Serie de’ Ristretti Meteorologici per le Pioggie, qualità de’ Giorni, de’ Venti ec. la posi alla fine di qùest’Opera per comodo del Leggitore, potendo vedere quasi a colpo d’occhio la differenza da un Anno all’altro. Varie altre Opere Meteorologiche parte inedite, parte pubblicate separatamente dall’Autore le accoppiai a quei Giornali a’ quali spettavano. V’aggiunsi l’''Emendazione dei Barometri, e Termometri del Signor {{Wl|Q123670|{{Sc|de Luc}}}}, ''ed il'' Calendario Perpetuo, ''tratto dall’osservazione di 61 Anno circa.'' ''Molto io debbo in questa grata impresa alla cortesia del Sig. D. {{Wl|Q4013167|Vincenzo Abb. Chiminello}} P. P. P. d’Astronomia, e Meteorologia nell’Università di Padova, Nipote del Signor Professore Toaldo, di gloriosa memoria, e degno d’essergli Successore.'' ''Non lasciate che la virtù, ed il genio {{Pt|re-}}''<noinclude>{{Ct|class=destra|a&nbsp;&nbsp;3}}</noinclude> c3d3265ek7hug3ztvk63mxz04w93wny Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/46 108 698746 3907613 3651670 2026-10-06T12:09:04Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907613 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|||1|}}</noinclude>[[File:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802 (page 12_1 crop).png|center|450px]] {{Ct|c=capitolo|PRIMO GIORNALE.}} {{Ct|c=anno|ANNO 1773.}} [[File:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802 (page 46_2 crop).png|center|120px]] {{Ct|c=capitoletto|PUNTI LUNARI<ref>Gli Articoli precedenti di questa generale spiegazione, che sono relativi all’uso quotidiano di ciascun Giornale seguente, si ommettono, come superflui all’oggetto di questa Raccolta; e parimenti alcuni altri Articoli non creduti necessarj.</ref>.}} {{CapoletteraVar|P}}er ''Punti di Luna'' s’intende quì, que’ tali siti, nei quali si trova successivamente nel suo non eguale corso la Luna, rapporto al Sole, ed alla Terra, ove alterando col Mare l’Atmosfera, suole indurre alterazione di Tempo. Non conosce il Popolo se non le Quattro Fasi della Luna, o sia i ''Novilunj'', i ''Plenilunj'', ed i due ''Quarti'', che {{ec|influiscono|influiscano|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} in<noinclude>{{Rule}} <references /> {{PieDiPagina|{{Sc|Tom. I.}}||A}}</noinclude> 7vad8bgrendy84fb4cnwkvsuzygeude Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/47 108 698747 3907614 3651671 2026-10-06T12:10:33Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907614 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|2|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>questo. Ma vi sono altre {{ec|sei circostanze sulle Maree, così commovendo anche l’aria|sei circostanze del corso Lunare, le quali, come influiscono sulle Maree, così commovendo anche l’aria|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}}, possono, e devono alterare il Tempo. Si tratta quì di qualunque alterazione sensibile, Pioggia, Vento, Sereno, ec. Questi sei Punti, oltre le dette quattro Fasi della ''Luna'', sono, 1.° quando la Luna si accosta sommamente alla Terra, il che fa per 27 mille miglia incirca in ogni Lunazione; e si chiama questo Punto il ''Perigeo'' della Luna. 2.° Quando 14 giorni circa dopo, di altrettanto si allontana, che si chiama l’''Apogeo''. 3.° e 4° Quando la Luna traversa, due volte in ogni suo Mese, l’Equatore, o passa sopra il mezzo della Terra: una volta, quando dall’Emisfero Meridionale passa nel Settentrionale, il qual Punto si può chiamare ''Equinozio Ascendente'' della Luna (si noterà ''Equ. Asc.''); l’altra volta, quando ripassa l’Equatore, abbandonando il nostro Emisfero Settentrionale, ed entra nel Meridionale, e questo si chiama da noi ''Equinozio Discendente'' (''Equ. Discend.'') 5.° Quando la Luna si trova nel suo limite Settentrionale, vicina più che può essere<noinclude></noinclude> 7yg9bq2ed4poii3q8t4tk8okynbekkb Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/78 108 698778 3907615 3667229 2026-10-06T12:12:10Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907615 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|31}}</noinclude>Leva il Sole a ore 14. min. 49. resta ore 7. min. 39. per l’ora Europea del levar del Sole, {{ec|sotto|sottro|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} 14 min. 49. da 19. 10. ora del Mezzodì nostro; resta 4. 21. ora della sera Europea del Tramontare. {{Ct|c=sezione|Settimane, e Mesi.}} I Governi hanno istituito de’ periodi di giorni, per ordinare le azioni negoziose, e civili, pubbliche, private, Sacre, profane. Un circolo di sette giorni forma la ''Settimana'', d’istituzione antichissima, sebbene non universale. Se ne parlerà a proposito della Lettera Dominicale. Il ''Mese'' è un circolo d’incirca 30. giorni, suggerito dal Corso Lunare. Il ''Mese Lunare'', una ''Lunazione'', è il tempo che passa da un Novilunio all’altro prossimo, che non è sempre eguale, ma per un mezzo si trova di giorni 29. ore 12. min. 44. secondi {{ec|6|2|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}}. Il ''Mese solare'' vero è il tempo, in cui il Sole scorre un segno del Zodiaco; da uno all’altro vi può esser differenza di più d’un giorno. Ma dividendo in 12. parti eguali tutto l’anno, per li 12. segni del Zodiaco {{Pt|(gior-}}<noinclude></noinclude> 5ouk20l2x4urvuenp5g11gkm8nz1c21 Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/79 108 698779 3907616 3667230 2026-10-06T12:13:04Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907616 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|32|{{Sc|osservazioni}},}}</noinclude>{{Pt|ni|(giorni}} {{ec|364|365|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}}. h. 6. m. 49.) la misura media d’un ''Mese Solare'', sarà di giorni {{ec|90|30|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}}. h. 10. m. 39. Nell’uso civile non si può tener conto di queste minuzie, bisogna prendere periodi d’interi giorni; e perciò d’intieri giorni si compone il ''Mese Civile'', tanto Lunare, che Solare. I ''Mesi Lunari Civili'' sono alternativamente, uno di 30. l’altro di 29. Giorni; e perchè i 44. minuti, che avanzano ogni Mese, in 37. Mesi fanno un giorno, allora il Mese, che doveva essere di 28 giorni, si fa di 30. I ''Mesi Solari Civili'' appresso di noi si fanno, sette di 31., quattro di 30., uno di 28. oppure di 29 giorni, come è noto. {{Ct|c=sezione|Dell’Anno.}} L’''Anno Astronomico'', o ''Vero'' abbraccia il tempo, in cui il Sole scorre tutta l’Ecclittica, e contiene giorni 365. h. 5. min. 49. incirca. Ma l’''Anno Civile'', che si compone di giorni interi, senza frazioni, o è ''Comune'', e costa di 365. giorni, o ''Bissestile'' di 366. Questo giorno di più, risulta dall’avanzo di quasi 6 ore, sopra 365. giorni, le quali 6. ore in 4. anni fanno quel giorno, che si {{Pt|di-}}<noinclude>{{PieDiPagina|||ce}}</noinclude> bohpgqf8tuffsop9nhih0hj22b1djj4 Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/80 108 698780 3907617 3667231 2026-10-06T12:13:46Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907617 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|33}}</noinclude>{{Pt|ce|dice}} ''Bissestile'', e s’inserisce tra li 23. e 24. del Mese di Febbrajo, il quale diventa allora di 29. giorni. Questa forma di anni, de’ quali 3. sono Comuni nel modo detto, ed un Bissestile, dicesi ''Anno Giuliano'', da Giulio Cesare che lo introdusse. Un’''Anno Lunare Astronomico'', che comprende 12. Lunazioni, è di giorni 354. h. 8. m. 48., ma l’''Anno Lunare Civile'', o è ''Comune'', ed ha 354. giorni, risultanti da 12. Mesi, e de’ quali 6. sono di 29. giorni, 6. di 30: o ''Intercalare'', ''{{ec|Embolismio|Embolismico|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}}'', di 13. Mesi che fanno 383. giorni, il quale, si spiegherà meglio dopo d’aver .detto una parola de’ Cicli. {{Ct|c=sezione|De’ Cicli, e prima del Ciclo Solare, e della Lettera Dominicale.}} Per Ciclo s’intende un Circolo, o Periodo d’anni. Il Calendario Cristiano riguarda spezialmente la celebrazione della Pasqua, da cui dipendono le altre Feste Mobili. Per indicare dunque ogni anno il giorno di ''Domenica'', e gli altri giorni della Settimana, si applicarono le sette prime Lettere dell’Alfabetto ai 7. primi giorni dell’Anno<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|Tom}}. I.||C}}</noinclude> r2106xghhbkrft5gihxh5p2ga7v26sg Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/84 108 698784 3907618 3667997 2026-10-06T12:15:16Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907618 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|37}}</noinclude> {{Ct|c=sezione|Del Numero d’oro, e Ciclo Lunare.}} Il ''Numero d’Oro'' è uno dei 19. numeri del ''Ciclo Lunare'', di quel Ciclo forma un periodo di 19. Anni Giuliani; e serviva nel Calendario Antico ad indicare il Giorno del Novilunio, il che fa meglio ora l’Epatta. Il fondamento del Ciclo Lunare è questo. 19. Anni Giuliani (ogni quarto de’ quali è Bissestile), equivagliono a 235. Lunazioni: poichè 19 anni Giuliani fanno giorni 6939. ore 18; e 235. Lunazioni fanno pure 6939 giorni, h. 16. min. {{ec|27|32|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}}<math>\textstyle\frac{1}{2}</math>, dunque per questo solo divario in 19. anni, non prima, il Novilunio ritorna allo stesso giorno del Mese, anticipando solamente h. 1. m. 27<math>\textstyle\frac{1}{2}</math>. Per esempio nell’Anno 1773. corre il Plenilunio del Mese di Gennajo agli 8. ore 5 min. 33. della notte seguente: solamente da quì a 19. anni ritornerà il Plenilunio agli 8. di Gennajo colla detta anticipazione di h. 1. min. 27.<math>\textstyle\frac{1}{2}</math>. vale a dire a ore 4 min. 5<math>\textstyle\frac{1}{2}</math>. Questo divario d’un’ora e minuti 27. col decorso del tempo ha prodotto un disordine, che si spiegherà dopo. Qui si avverte, che 19. anni Giuliani<noinclude>{{Ct|class=destra|C&nbsp;&nbsp;3}}</noinclude> fs8eyny6uha53ekx9b9gtc6b1eec9ym Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/88 108 698789 3907619 3668001 2026-10-06T12:15:55Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907619 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|41}}</noinclude>{{Pt|condo:|secondo:}} ''dati i numeri dei tre Cicli trovar l’Anno del Periodo Giuliano'': questo Problema semindeterminato, non è facile da sciogliersi coll’Aritmetica volgare, nè la soluzione è per questo Libretto. Piuttosto si darà il modo di trovare per ogni Anno dell’Era nostra, i numeri de’ tre Cicli. {{Ct|c=sezione|Regola per trovare i Numeri dei tre Cicli.}} ''Ciclo Solare'': poichè il primo Anno dell’Era nostra aveva per Ciclo Solare il 10, all’Anno dato si aggiunga 9. p. e. 1773. {{ec|già|più|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} 9. fa 1782. si divida per 28. la somma: il residuo 18. (non curando il numero delle volte) sarà il Ciclo Solare 1773. ''Numero d’Oro'': comincia un’Anno avanti l’Era. Dunque all’Anno dato s’aggiunga 1. p. e. {{ec|1673.|1773.}} 1. 1774 diviso per 19. lascia 7. Ciclo Lunare. ''Indizione'': comincia 3. Anni avanti l’Era Volgare. Però al dato Anno s’aggiunga 3. p. e. al 1773. 3. 1776. diviso per 15. lascia residuo 6. numero dell’''Indizione''. Se niente avanza dopo la divisione, s’intende esser l’ultimo numero del Ciclo.<noinclude></noinclude> 1svxredqft0vtrp388623ogrm6igfqq Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/94 108 698795 3907620 3668459 2026-10-06T12:17:22Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907620 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|47}}</noinclude>calino d’una unità dalle precedenti, poichè {{ec|la|le|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} serie discendono delle maggiori alle minori Epatte. Quindi fa d’uopo costruire varie progressioni di 19. Epatte crescenti, e rispettivamente calanti l’una dall’altra, d’una unità. Le quali serie d’Epatte, al numero di 30. si trovano nella così detta ''Tavola Espansa dell’Epatte:'' e vi sono delle regole per sapere qual serie debbasi adoprare per ogni secolo. Nel presente Secolo ha luogo la serie seguente. {{Ct|c=sezione|Epatte dal 1700. al 1800.}} {| class="tab02" ! Numero d’Oro | 10 || 11 || 12 || 13 || 14 || 15 || 16 || 17 || 18 |- ! Epatte. | IX || XX || I || XII ||XXIII|| IV|| XV ||XXVI||VII |} {| class="tab02" | 19 || 1 || 2 || 3 || 4 || 5 || 6 || 7 || 8 || 9 |- | XVIII || X || XI || XXII || III || XIV || XXV || VI || XVII || XXVIII |} I Numeri d’Oro si ritengono per indicare l’Epatte, colle quali sono con certa regola legati. Sono l’Epatte la parte più ingegnosa del nostro Calendario, ma insieme la più difficile; nè l’idea di questo Libretto permette d’internarsi in questa dottrina. Basti dare la regola per trovare le Lune.<noinclude></noinclude> 6a2ku2wwbqow3qlwyvu3i16g5yib8q3 Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/109 108 698826 3907621 3776605 2026-10-06T12:20:12Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907621 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>poi la sua rivoluzione intorno del Sole in giorni 88. ch’è l’Anno di Mercurio. ''Venere'' gira intorno se stessa, secondo il {{Wl|Q14279|Cassini}}, in h. 23. m. 20. ed il suo Anno, o sia giro intorno del Sole è di giorni 224. h. 18. La ''Terra'' gira intorno se stessa in h. 23. min. 56. ed intorno del Sole in giorni {{ec|366|365|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}}. h. 6. m. 9. Perchè per arrivare ad una Stella vi vogliono 21. min. di più che per arrivare all’Equinozio, che va retrogradando, ed anticipando. ''Marte'' gira intorno il suo Asse in h. 24. m. 40. (giorno di Marte), ed intorno al Sole, in un Anno de’ nostri, più giorni 321. h. 22. ch’è l’Anno di Marte. ''Giove'' gira intorno il suo Asse in ore 9. m. 56, ch’è appresso poco il suo giorno; ed intorno al Sole compie il suo corso in 11. Anni de’ nostri, più giorni 313. ''Saturno'' quante ore impieghi a girare intorno il suo Asse, non è scoperto, per non iscoprirsi in esso macchie, a cagione della gran distanza. Per congettura del Cassini impiega 29. ore; ma il citato Anonimo, coll’analogia anche di Giove, ristringe il giorno di Saturno a ore 10. min. 12. Compie {{Pt|Sa-}}<noinclude></noinclude> b9355jfewejtkl4apgrc7yk93u3t5nf Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/110 108 698827 3907623 3776606 2026-10-06T12:20:48Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907623 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|63}}</noinclude>{{Pt|turno|Saturno}} il suo corso intorno del Sole in 29. Anni de’ nostri, più giorni 155. sebbene il suo corso, sbilanciato dal Passaggio delle Comete, e dalla vicinanza di Giove, varia da uno all’altro, di qualche giorno. La Luna scorre il Zodiaco in Giorni 27. o. 7. m. 43. sec. 5. ch’è il suo ''Mese Periodico''. Ritorna a pigliare il Sole in giorni 29. o. 12. m. 44 sec. 3. ch’è il suo ''Mese Sinodico'', o sia una Lunazione. Gira intorno il suo Asse nel ''Mese Periodico''. Fu scoperto, specialmente dopo la metà del prossimo scorso Secolo, che alcune Fisse hanno un moto proprio, e ce n’è un Catalogo di 92., delle quali questo moto è determinato con esattezza. {{ec|Per il|Pel|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} Numero delle Stelle Catalogate ormai arriva a 50. mila, ed il Sig. ''{{Wl|Q168419|de la Lande}}'', Autore di questo gran Catalogo crede, che col gran Telescopio di ''Herschell''<ref>Fece fare sotto suoi occhi un Telescopio per l’Osservatorio Reale di Madrid, che costò 164 mila Franchi.</ref> si potrebbe distinguerne sino a 90. milioni in tutto il Cielo. L’''Herschell'' di più scoprì 700.<noinclude>{{Rule}} <references/></noinclude> 19c4xg25v7d3mm7v3qdbf063d7numdb Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/113 108 698831 3907626 3776610 2026-10-06T12:23:12Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907626 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|osservazioni}},}}</noinclude>{{Ct|c=sezione|Satelliti di Saturno.}} {| class="tab04" ! !! colspan="6" | Rivoluzioni !! colspan="2" | Distanze in {{ec|Semid.|Sem.|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} Sat. |- | I. || Giorni || 1. || h. || 21. || m. || 18. || 4 || <math>\textstyle\frac{5}{4}</math> |- | II. || || 2. || || 17. || || 44. || 6 || <math>\textstyle\frac{1}{4}</math> |- | III. || || 4. || || 12. || || 25. || 8 || <math>\textstyle\frac{3}{4}</math> |- | IV. || || 15.|| || 22. || || 35. || 20 || <math>\textstyle\frac{1}{4}</math> |- | V. || || 79.|| || 7. || || 27. || 59 || |} Forse vi sono intorno di Saturno altri Satelliti, o frammezzo ai cogniti, o fuori. Il Quarto è il Maggiore di tutti scoperto dall’{{Wl|Q39599|Ugenio}} nel 1656. I Quattro altri Minori da {{Wl|Q14279|Domenico Cassini}}. L’''Anello di Saturno'' è una specie di sottile ponte tutto in aria, che circonda il Globo di Saturno, voltando ad esso il taglio, o sia la parte più stretta. Non si sa, che prodigio sia. Ha un Diametro del doppio di quello di Saturno, e 20. volte quello della Terra. Il sospettato ''Satellite di Venere'' non s’è ancora verificato. {{Ct|class=sezione|{{ec||Nota.|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} Li due Nuovi satelliti di Saturno.}} Nel Mese di Settembre 1789. l’Herschel col suo gran Telescopio di 40. Piedi di foco scoprì un sesto Satellite di Saturno più<noinclude></noinclude> 5zoqnr3erndcjr4j9aaw7gjjwc9gctx Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/114 108 698832 3907624 3776611 2026-10-06T12:21:40Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907624 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|67}}</noinclude>vicino degli altri cinque, e nel Mese di Ottobre prossimo susseguente ne ha scoperto un Settimo ancor più vicino al Pianeta. Di questi due Satelliti, come il medesimo Astronomo rilevò sono {| class="tab04" ! colspan="6" | Rivoluzioni !! !! colspan="3" | Distanze in Semidiam. |- ! colspan="6" | !! !! colspan="3" | dell’Anello |- | Gior. || 0. || h. || 22. || m. || 40. || || Sec. || 1, || 303. |- | Gior. || 1. || || 8. || || 53. || || Sec. || 1, || 670. |} {{Ct|class=sezione|{{ec||Nota.|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} L’Anello di Saturno.}} Nel 1790. l’{{Wl|Q14277|Herschel}} medesimo riconobbe, che l’Anello di Saturno è doppio, e che tali due Corone non sono tra se distanti che di un <math>\textstyle\frac{1}{2}</math> secondo, e rilevò che il loro movimento intorno se stesse è di ore 10. min. 32. Scoprì anche sul Pianeta cinque fascie simili a quelle di Giove, e determinò la rotazione intorno al suo Asse di ore 10. min. 16. Pongo una Tavola di alcune Misure, altre confrontate sulle Misure attuali, altre prese da’ migliori fonti. Tutte queste lunghezze si rapportano al ''Piè di Parigi'', il quale s’intende diviso in Pollici 12. ogni Pollice in 12. linee; ogni linea in 10. particelle; sicchè il Piede viene a contenere particelle<noinclude>{{Ct|class=destra|E&nbsp;&nbsp;2}}</noinclude> k7wf9bkyenb1r6t7s9giz8kqdqz0lrc Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/127 108 698845 3907625 3841493 2026-10-06T12:22:10Z Dr Zimbu 1553 +ec 3907625 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|80|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>quest’anno si verificò il proverbio, che facendo Sole il giorno della Purificazione (2. Feb.) s’è al mezzo dell’Inverno, anzi in quest’anno al principio. Gelò agli ultimi di Marzo; fu Freddo in Aprile; e sino a mezzo Maggio non s’arrivò al Temperato. Pochissimo fu il Caldo; non giunse, che a gradi 22., e mezzo, li 17. Giugno, e 14 Agosto; il resto fu, più effetto del Scirocco, che del Sole. In somma il freddo, di quest’anno 1773. (prendendo il freddo sotto il temperato, che per le osservazioni di 50. anni, in questo Paese, si deve fissare a gradi 13 di ''Reaumur'', il caldo sopra) il freddo, dissi, somma a gradi 1596<math>\textstyle \frac{1}{4}</math>; il caldo a soli 688<math>\textstyle \frac{3}{4}</math>; sicchè il freddo sopravanza di Gradi 807<math>\textstyle \frac{2}{4}</math>. Così essendo il caldo il Padre delle generazioni, e maturazioni delle cose viventi, non è da stupire se la terra in questi anni produce così poche, così immatura frutta. Il frumento, fu {{ec|questo|guasto|Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/Errata-Corrige}} dalle pioggie d’Inverno, soprafatto dalle zizanie, ed interizzito dal freddo continuato, che non lo lasciò maturare, nè tagliare, unite le pioggie, senon a’ primi di Luglio. Il gran Turco, che vuol umido, e caldo, ebbe il primo, ma non il secondo: così non corrispose all’aspettazione.<noinclude>{{A destra|I frut-|1em}}</noinclude> p2se4908gq6flliiuo7aazu3toyaqh9 Della tirannide (Alfieri, 1927)/Libro primo/Capitolo XVI 0 747811 3907605 3799519 2026-10-06T12:04:00Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 100% 3907605 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo XVI|prec=../Capitolo XV|succ=../Capitolo XVII}} <pages index="Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu" from="85" to="87" tosection="1" /> 5mvssxh8c7pnqd6asgl624myn5z8lmi Della tirannide (Alfieri, 1927)/Libro primo/Capitolo XVII 0 747815 3907606 3799520 2026-10-06T12:04:16Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 100% 3907606 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo XVII|prec=../Capitolo XVI|succ=../Capitolo XVIII}} <pages index="Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu" from="87" to="88" fromsection="2" /> oe40tdakhn950r79e1u9eezk5j5bqql Della tirannide (Alfieri, 1927)/Libro primo/Capitolo XVIII 0 747816 3907607 3799521 2026-10-06T12:04:32Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 100% 3907607 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo XVIII|prec=../Capitolo XVII|succ=../../Libro secondo/Capitolo I}} <pages index="Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu" from="89" to="90" /> bu2hpirohv2zwo3odghif80lcl8e8lt Della tirannide (Alfieri, 1927)/Libro secondo/Capitolo I 0 747822 3907608 3684561 2026-10-06T12:04:44Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 100% 3907608 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Libro secondo. Capitolo I|prec=../../Libro primo/Capitolo XVIII|succ=../Capitolo II}} <pages index="Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu" from="91" to="91" fromsection="1" tosection="1" /> 5wn0p1hpw1fgi3sg99142zq8zqhe9yc Della tirannide (Alfieri, 1927)/Libro secondo/Capitolo II 0 747824 3907609 3684562 2026-10-06T12:04:54Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 100% 3907609 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo II|prec=../Capitolo I|succ=../Capitolo III}} <pages index="Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu" from="91" to="92" fromsection="2" tosection="1" /> 5u61zgm3w3kqvikv1trmrcat7lq4b2o Della tirannide (Alfieri, 1927)/Libro secondo/Capitolo III 0 747829 3907610 3684563 2026-10-06T12:05:25Z Spinoziano (BEIC) 60217 Porto il SAL a SAL 100% 3907610 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=6 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capitolo III|prec=../Capitolo II|succ=../Capitolo IV}} <pages index="Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu" from="92" to="94" fromsection="2" tosection="1" /> 8f1zip822t7cxztatgharhxcblv6vf0 Pagina:Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu/95 108 747830 3907629 2665582 2026-10-06T12:40:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907629 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cinnamologus" />{{RIalt||{{Sc|libro ii - capitolo v}}|89}}</noinclude><section begin="1" /> finché la prudenza non degenera in viltá; e morire da forti, ogniqualvolta la fortuna o la ragione a ciò li costringa. Un cotal poco verrá ammendata cosí, con una libera e chiara morte, la trapassata obbrobriosa vita servile.<section end="1" /> <section begin="2" />{{Ct|f=110%|t=3.5|v=1.5|L=3px|{{Sc|Capitolo Quinto}}}} Ma fino a qual segno si possa sopportar l’oppressione di un tirannico governo, difficile riesce a prefiggersi; poiché non a tutti i popoli né a tutti gli individui gli stessi oltraggi portano un egual colpo. Nondimeno, parlando io sempre a coloro che non meritando oltraggio nessuno, vivissimamente quindi sentono nel piú profondo cuore i piú leggieri eziandio; ed essendo costoro i pochissimi (che se tali i moltissimi fossero, immediatamente ogni pubblico oltraggiator cesserebbe) a costoro dico che si può da lor sopportare che il tiranno tolga loro gli averi, perché nessun privato avere vale quell’estremo universale scompiglio che ne potrebbe nascere dalla loro dubbia vendetta. Cosí perversi sono i presenti tempi che da una privata vendetta, ancorché felicemente eseguita, non ne potrebbe pur nascere mai nessun vero permanente bene pel pubblico, ma se gli potrebbe accrescer bensí moltissimo il danno. Onde, volendo che i buoni, nella stessa tirannide, siano, per quanto essere il possano, cittadini; e volendo che ai loro conservi o giovino o inutilmente almeno non nuocano, ai buoni non darei mai per consiglio di sturbare inutilmente la pace, o sia il sopore di tutti, per far vendetta delle loro tolte sostanze. Ma le offese di sangue nella persona dei piú stretti parenti od amici, allorch’elle siano manifestamente ingiuste ed atroci: e cosí le offese nel proprio verace onore, io non ardirei mai consigliare a chi ha faccia d’uomo di tollerarle. Si può vivere senza le sostanze, perché nessuno muore di necessitá; e perché l’uomo, per l’esser povero, non riesce perciò mai vile a <section end="2" /><noinclude></noinclude> bboivicpdv1zmqp0u5t3w9wdc7abiv4 3907654 3907629 2026-10-06T12:45:51Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Trascritta */ 3907654 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cinnamologus" />{{RIalt||{{Sc|libro ii - capitolo v}}|89}}</noinclude><section begin="1" /> finché la prudenza non degenera in viltá; e morire da forti, ogniqualvolta la fortuna o la ragione a ciò li costringa. Un cotal poco verrá ammendata cosí, con una libera e chiara morte, la trapassata obbrobriosa vita servile.<section end="1" /> <section begin="2" />{{Ct|f=110%|t=3.5|v=1.5|L=3px|{{Sc|Capitolo Quinto}}}} {{Ct|f=85%|v=2|L=1px|Fino a qual punto si possa sopportar la tirannide.}} Ma fino a qual segno si possa sopportar l’oppressione di un tirannico governo, difficile riesce a prefiggersi; poiché non a tutti i popoli né a tutti gli individui gli stessi oltraggi portano un egual colpo. Nondimeno, parlando io sempre a coloro che non meritando oltraggio nessuno, vivissimamente quindi sentono nel piú profondo cuore i piú leggieri eziandio; ed essendo costoro i pochissimi (che se tali i moltissimi fossero, immediatamente ogni pubblico oltraggiator cesserebbe) a costoro dico che si può da lor sopportare che il tiranno tolga loro gli averi, perché nessun privato avere vale quell’estremo universale scompiglio che ne potrebbe nascere dalla loro dubbia vendetta. Cosí perversi sono i presenti tempi che da una privata vendetta, ancorché felicemente eseguita, non ne potrebbe pur nascere mai nessun vero permanente bene pel pubblico, ma se gli potrebbe accrescer bensí moltissimo il danno. Onde, volendo che i buoni, nella stessa tirannide, siano, per quanto essere il possano, cittadini; e volendo che ai loro conservi o giovino o inutilmente almeno non nuocano, ai buoni non darei mai per consiglio di sturbare inutilmente la pace, o sia il sopore di tutti, per far vendetta delle loro tolte sostanze. Ma le offese di sangue nella persona dei piú stretti parenti od amici, allorch’elle siano manifestamente ingiuste ed atroci: e cosí le offese nel proprio verace onore, io non ardirei mai consigliare a chi ha faccia d’uomo di tollerarle. Si può vivere senza le sostanze, perché nessuno muore di necessitá; e perché l’uomo, per l’esser povero, non riesce perciò mai vile a <section end="2" /><noinclude></noinclude> o82kcaqfeo564sddplu079j9rt9pjf0 Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/311 108 753304 3907627 3057216 2026-10-06T12:23:18Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907627 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|303}}</noinclude>{{Ct|class=capitoletto|TOMO I.}} {| align=center style="border-collapse:collapse; text-align:center; width:100%" | colspan="3" {{Cs||font-size:120%}} | ERRATA | {{Cs||font-size:120%}} | CORRIGE. |- | Pag. || IV. || {{Cs|L}} | Prefazione. || |- | colspan="3" {{Cs|L|padding-left:1em}} | l’Anno 1798. | {{Cs|L}} | l’Anno 1797 |- | Pag. || V. || {{Cs|L}} | nell’Anno 1798 || {{Cs|L}} | dell’Anno 1798 |- | colspan="4" | {{graffa|50|d}} |- | Pag. || lin. || | {{Cs|L}} | Pag. lin. |- | 1 || 9 || {{Cs|L}} | che influiscono | {{Cs|L}} | che influiscano. |- | 2 || 1 || {{Cs|L}} | sei circostanze sulle Maree, così commorendo anche l’aria | {{Cs|L|text-indent:-1em;padding-left:1em}} | sei circostanze del corso Lunare, le qnali, come influiscono sulle Maree, così commovendo anche l’aria |- | 31 || 3 || {{Cs|L}} | sotto 14 min. 49. | {{Cs|L}} | sottro 14 min. 49 |- | 31 || 19 || {{Cs|L}} | secondi 6 | {{Cs|L}} | secondi 2. |- | 32 || 1 || {{Cs|L}} | 364 h. 6 m. 49 | {{Cs|L}} | 365 h. 5 m. 49 |- | {{Cs|L}} | ib. || 2 || {{Cs|L}} | 90 h. 10 m. 39 | {{Cs|L}} | 30 h. 10 m. 29 |- | 33 || 12 || {{Cs|L}} | ''Embolismio'' | {{Cs|L}} | ''Embolismico'' |- | 37 || 2 || {{Cs|L}} | di qual Ciclo | {{Cs|L}} | di qual Cielo |- | {{Cs|L}} | ib. || 11 || {{Cs|L}} | min. <math>\textstyle 27\frac{1}{2}</math> | {{Cs|L}} | minuti <math>\textstyle 32\frac{1}{2}</math> |- | 41 || 10 || {{Cs|L}} | già 9 | {{Cs|L}} | più 9: |- | 43 || 14 || {{Cs|L}} | Zilio | {{Cs|L}} | Zilio. |- | 44 || 18 || {{Cs|L}} | in 624 di 21248 | {{Cs|L}} | in 624 di 2, in 1248 |- | 47 || 2 || {{Cs|L}} | la serie | {{Cs|L}} | le serie |- | 49 || 5 || {{Cs|L}} | e 6 alla somma dell’Epatte | {{Cs|L|text-indent:-1em;padding-left:1em}} | il numero del giorno proposto. Per esempio ai 25 del medesimo Luglio aggiungete la somma delle dette due Epatte 11 avete 36, ec. |- | 62 || 8 || {{Cs|L}} | giorni 366 | {{Cs|L}} | giorni 365. |- | 63 || 17 || {{Cs|L}} | per il numero | {{Cs|L}} | Pel numero |- | 64 || 3 || {{Cs|L}} | Congerie diStelle | {{Cs|L}} | Congerie di Stelle |- | 66 || 1 || {{Cs|L}} | Dist. in semid. Sat. <math>\textstyle 4\frac{5}{4}</math> | {{Cs|L}} | Dist. in sem. Sat. <math>\textstyle 4\frac{5}{4}</math> |- | {{Cs|L}} | ib. || 19 || {{Cs|L}} | ''Li due Nuovi Satelliti di Saturno'' | {{Cs|L}} | ''Nota''. li due nuovi Satelliti di Saturno |- | 67 || || {{Cs|L}} | ''L’Anello di Saturno'' | {{Cs|L}} | ''Nota''. L’Anello di Saturno. |- | 80 || 28 || {{Cs|L}} | fu questo dalle Pioggie | {{Cs|L}} | fu guasto dalle Pioggie |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> salgmqkysknwpd5ga9oyc7t449br2wf Pagina:Storia della rivoluzione di Roma (vol. III).djvu/322 108 753721 3907730 3644359 2026-10-06T14:27:09Z Carlomorino 42 /* new eis level4 */ 3907730 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|318|{{Sc|storia}}|riga=s}}</noinclude>{{Pt|versitario|universitario}} che erasi mobilizzato affinchè potesse prender parte alla guerra della indipendenza italiana.<ref>Vedi il ''Monitore'' del 1 aprile.</ref> Il ''Monitore'' del 27 riportava quattro ordini del giorno del ministro della guerra {{AutoreCitato|Alessandro Calandrelli|Calandrelli}}, il primo del 24, gli altri tre del 26, e coll’ultimo di questi si nominava una commissione per esaminare le dimande degli aspiranti alla carriera militare e scegliere i più idonei. Essa era composta dei cittadini: <poem style="margin-left:4em;"> {{Sc|{{Wl|Q3839311|Luigi Bartolucci}}}} generale comandante la prima divisione militare, ''presidente'', {{Sc|{{Wl|Q124509918|Camillo Gaggiotti}}}} intendente generale, {{Sc|{{Wl|Q85418991|Ludovico Calandrelli}}}} tenente colonnello, {{Sc|Giovanni Pietro Ruggeri}} tenente colonnello, {{Sc|Carlo Galassi}} maggiore, {{Sc|Pietro Scarsella}} maggiore, {{Sc|Pio Branchini}} capitano, {{Sc|Pietro Trasmondi}} capitano, {{Sc|{{Wl|Q117941825|Olimpiade Meloni}}}} tenente, segretario.<ref>Vedi detto del 27 marzo.</ref> </poem> Il 28 si pubblicò altro decreto del comitato esecutivo in data del 25 per proibire alle casse dell’erario di far pagamenti con autorizzazione particolare ''in conto sospeso''.<ref>Vedi detto del 28, pag. 255.</ref> Altro decreto si emise il detto giorno, col quale dichiararonsi valide le deliberazioni dei Consiglio di liquidazione del debito pubblico quando intervengono tre votanti.<ref>Vedi detto del 28.</ref> In quel giorno inoltre emanavasi dal comitato esecutivo un altro decreto per convertire in una sola specie di boni senza frutto tanto le quattro categorie di boni di {| | align=center|scudi || align=right|2,500,000 ||emessi con chirografi pontificî, |- | align=center|» || align=right|600,000 ||con decreto del Consiglio dei deputati, |- | align=center|» || align=right|600,000 ||align=left|{{indentatura|2.5em|con ordinanza della commissione provvisoria di governo, }} |- <noinclude>|}</noinclude><noinclude></noinclude> fbr4yyxajjnu7cn3irrwmr8yq0ehflo Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3907847 3907245 2026-10-07T07:00:18Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3907847 wikitext text/x-wiki 88930 6kl0ykgmctdre24g7ts8gypxyuiz94h Template:ALL PAGES 10 753894 3907848 3907246 2026-10-07T07:00:28Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3907848 wikitext text/x-wiki 633350 8dzaptfsrqp46fbpn6vkjcz61nen62z Template:PR TEXTS 10 753895 3907849 3907247 2026-10-07T07:00:38Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3907849 wikitext text/x-wiki 87855 gtzclhjcgu754ulymu1zc0tozl0k4ed Template:ALL TEXTS 10 753896 3907850 3907248 2026-10-07T07:00:48Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3907850 wikitext text/x-wiki 109658 9xqnpjf5601za5ss5t30ri2rgdez78x Template:PR PERCENT 10 753897 3907851 3905127 2026-10-07T07:00:58Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3907851 wikitext text/x-wiki 80.12 7zd4xqh4gxv9giayimvuvu6ayujwovq Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/439 108 786922 3907846 3342818 2026-10-07T06:44:40Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907846 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Que|— 397 —|Qui|riga=s}}</noinclude>italiana privandola di un’eleganza e di una vera ricchezza, non è il caso di disputare. Sta il fatto che queste voci essendo vitali, vivono a dispetto di chi lo volle morte. Cfr. ''Elleno''. '''Questionario:''' ''raccolta di questioni'', neol. dal fr. ''questionnaire:'' voce accolta dall’uso e dai lessici. V. {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}} ed Arlia, ''(op. cit.)'' '''Questioni bizantine:''' V. ''Bizantinismo''. '''Queue:''' ''coda''. Sovente in vece che dire ''mettersi in fila'' o ''far la coda'' quando c’è gran gente ad un passaggio, si pronuncia alla francese: far la ''queue''. Comunissima voce nei comandi delle danze. '''Quì, quà:''' con l’accento, non è buona scrittura. Scrivasi ''qui'', ''qua''. Gli altri monosillabi che escono in dittongo raccolto hanno invece l’accento, come ''può'', ''piè'', ''diè'', etc. I monosillabi semplici non hanno accento, quindi si deve scrivere ''do'', ''fa'', ''fo'', ''fu'', ''fra'', ''me'', ''no'', ''pro'', ''pre'', ''sa'', ''so'', ''su'', ''sta'', ''sto'', ''te'', ''tu, tra tre;'' ''qui'', ''qua''. Ecco quei monosillabi che talora vanno segnati da accento, o da apostrofe, secondo l’uso vario a cui si prestano nel discorso: ''chè'' (imperocchè): ''dà'' (verbo), ''da'' (preposiz.), ''da''’ (dai): ''dì'' (giorno), ''di’'' (imperativo del verbo dire), ''di'' (preposiz.): ''fe’'' (per feo, voce poetica in luogo di fece), ''fè'' (fede): ''là'' (avverbio), ''la'' (articolo o pronome): ''nè'' (congiunzione, vale per lo più ''e non''), ''ne''’ (nei): ''se''’ (sei, verbo), ''se'' (congiunzione): ''sì'' (per ''così'' o affermando), ''si'' (pronome): ''’ve'' e ''u’'' (in poesia per ''ove''): ''vo (vado)'', ''vo’ (voglio)''. Le preposizioni ''tra’'' ''pe’'' ''su’'' ''co’'' ''contra’'', si usano da taluno con certo artificio di imitazione toscana, in luogo di ''tra i'', ''per i'', ''su i'', ''con i'', ''contra i''. V. ''Colla''. '''Quia:''' lat., ''perchè'', cioè ''la causa''. Es. ''ed eccoci al quia''. '''Qui amat periculum, in illo peribit:''' ''chi ama il pericolo perirà in esso''. (''Ecclesiastico'', III, 27). '''Qui in altum mittit lapidem, super caput eius cadet:''' ''chi getta in alto una pietra'', ''gli cadrà su la testa'' (''Ecclesiaste'', XXVII, 28); bella e grave imagine simbolica che allude al ricadere del male sull’autore stesso del male. '''Quid:''' lat., ''alcuna cosa''. Ricorre talora questo neutro latino per indicare cosa indeterminata o non facilmente definibile; es. ''un certo quid''. '''Quid agendum:''' lat., ''che fare? che abbisogna? a quale rimedio appigliarsi?'' '''Quidam:''' lat., ''un certo'', ''un tale,'' pronome usato per indicare indeterminatezza qualitativa. Vive nell’uso: un certo ''quidam'', un ''quidam'' qualsiasi e suona sprezzo. '''Quid de jure?:''' locuzione degli avvocati per significare che cosa risulta logicamente secondo la legge. '''Quid est veritas:''' lat., ''che cosa è la verità?'' Domanda cui, più si pensa, più si sprofonda il pensiero. Ma certo Pilato rispondendo a Cristo, non ci pensò tanto (''S. Giovanni'', XVIII, 38): «Io a questo fine sono venuto nel mondo, di rendere testimonianza alla verità: chiunque sta per la verità, ascolta la mia voce. Dissegli Pilato: ''che cosa è la verità?'' E detto questo di nuovo uscì». '''Quid non mortalia pectora cogis, auri sacra fames?:''' V. '''Auri sacra fames'''. '''Quid novi?:''' ''che c’è di nuovo?'' formola latina, comune, con forza di intercalare. Ricorda {{AutoreCitato|Aristotele|Aristotele}}, (''Hist. Anim''., VIII, 28): ''ἀεὶ φὲρει τι Λιβύη καινόν'' e {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}: (''Storia Nat''. VIII, 17): ''semper Africa aliquid novi affert''. '''Quidquid delirant reges, plectuntur Archivi:''' ''le follie dei re le scontano i popoli,'' cioè ''non v’è più sicurezza pei governati'', ''quando i governanti perdono la bussola'' ({{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}, ''Epistole'', 1, 2, 14). '''Quieta non movère:''' lat., ''non muovere le cose tranquille'', massima di vile prudenza o di conoscenza che l’edificio è così marcio che, pur toccandolo, tutto cadrebbe. Eppure molti istituti si reggono su tale assioma! Dicesi anche nel senso del noto adagio: ''Non stuzzicare il can che dorme''. '''Qui giace l’Aretin poeta tosco | che disse mal d’ognun fuor che di Cristo | scusandosi col dir non lo conosco:''' noto epigramma e sintesi della vita e dell’ingegno di {{AutoreCitato|Pietro Aretino|Pietro Aretino}}, specie di gran publicista venale del Cinquecento. Ripetesi il caustico motto con ampio senso. Il motto è attribuito comunemente al {{AutoreCitato|Benedetto Giovio|Giovio}}. '''Qui gladio ferit gladio perit:''' ''chi ferisce''<noinclude></noinclude> suqszptf99jlyvkifa791zo85wefe6u Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/440 108 786923 3907861 3343545 2026-10-07T08:10:07Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907861 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Qui|— 398 —|Quo|riga=s}}</noinclude>''di spada di spada muore'', così Cristo a Pietro che lo voleva con l’arme difendere. Potente variante della legge mosaica ''non uccidere!'' '''Qui me délivrera des Grecs et des Romains?''' verso fortunato e specioso, più arguto che profondo, che leggesi in una Elegia di un poeta francese di nome Berchoux (1765-1839). Ed. ''Michaud'', 1829, vol. IV, pag. 107. Secondo il {{AutoreCitato|Édouard Fournier|Fournier}}, ''L’Esprit des autres'', il Berchoux avrebbe tolto questo verso da un’epistola di Bernardo Clément di Digione, il quale avea scritto: ''Qui nous délivrera des Grecs et des Romains?'' Il difetto e la grettezza delle nostre scuole, dette classiche, possono spiegare il favore dell’arguta e melodrammatica apostrofe francese. '''Qui mi cascò l’asino:''' familiarmente e lepidamente vale ''qui mi sono arenato'', ''non fui più capace d’andare avanti''. '''Quinci e sguinci''' (parlare in...)''':''' ossia ''in punta di forchetta'', con vocaboli altisonanti, pedanteschi, preziosi. Il granduca Ferdinando II di Toscana, a tergo di una supplica scritta ''in quinci e squinci'', a proposito di un ponte che voleasi rifatto a spese dello Stato, scrisse: «Talor, qualor, quinci, sovente e, guari, rifate il ponte co’ vostri denari». '''Quintetto:''' «qualunque componimento musicale a cinque voci o a cinque strumenti. Quando è strumentale, la sua forma ha analogia con quella della Sinfonia classica». ({{AutoreCitato|Amintore Galli|A. Galli}}, ''op. cit''.) '''Qui oblige s’oblige:''' ''chi obbliga altrui obbliga sè'', motto di N. Roqueplan. '''Qui pro quo:''' locuzione latina venutaci dal fr. ''quiproquo'', parola formatasi dalla facilità dello scambiare una lettera per un’altra: vale familiarmente ''equivoco'', ''malinteso,'' ma dicesi di cosa di poco conto. '''Quis custodiet custodes:''' ''chi custodirà i custodi?'' motto acutissimo, proverbiale, tolto da {{AutoreCitato|Decimo Giunio Giovenale|Giovenale}} ({{TestoCitato|Satire_(Giovenale)|''Sat''.}} VI, 347). ''Sed quis custodiet ipsos custodes?'' E {{AutoreCitato|Platone|Platone}} (''De Republica'', III, 13; «Certo sarebbe ridicolo che il custode avesse bisogno di custode». Eppure!! '''Qui se rassemble, s’assemble:''' motto francese a cui risponde esattamente il nostro, ''Dio li fa e poi li accompagna'' o ''li appaia''. '''Qui si parrà la tua nobilitate:''' ({{TestoCitato|Divina_Commedia_(Guerri)/Inferno/Canto_II|''Inf''. II,}} 6) noto verso dantesco, usato quando si mette alcuno al paragone di qualche prova. '''Quitte:''' voce fr., letteralmente = ''quitato'', cioè ''chi ha pagato, che è libero de’ suoi debiti'', ''sbarazzato'', ''che è pari'', dal latino ''quietus'', onde ''quittance'' e ''quittancer''. In italiano vi corrispondono le forme classiche ''quitare'', ''quitanza'' e ''quitato'', che il {{AutoreCitato|Policarpo Petrocchi|Petrocchi}} nota fra le voci morte. ''Quitanzare'' o ''quietanzare, quietanza'' o ''quitanza'' sono le voci usate oggidì e su le quali male concordano i puristi. '''Qui-vive?:''' fr., ''chi va là?'' grido della sentinella. ''Essere'' o ''stare sul chi vive'' per ''stare attenti, all’erta,'' è il fr. ''être sur le qui-vive''. '''Qui vivra verra:''' locuzione francese tradotta in: ''chi vivrà vedrà'', e cui risponde la nostra ''al bel veder ci manca poco'', oppure ''se son rose'', ''fioriranno''. '''Quod Deus avertat:''' ''che Dio ciò allontani'', formula esclamativa di scongiuro, probabilmente corrotta dal vergiliano ({{TestoCitato|Eneide_(Caro)|''Eneide''}} II) ''quod Dii omen avertant'', oppure. ''Di talem terris avertite pestem!'' (''Eneide'', III, 620). '''Quod Deus coniunxit, homo non separet:''' ''ciò che Dio congiunse l’uomo non divida'', è il famoso principio perentorio evangelico (''S. Matteo'') su cui il diritto canonico fonda il dogma della indissolubilità del matrimonio religioso. '''Quod differtur non aufertur:''' motto latino, ''ciò che si differisce non si toglie'', cioè rimandare una cosa non vuol dire non farla. Intendesi con discrezione! '''Quod erat demonstrandum:''' versione della formula greca ''ὃπερ ἒδει δεῖξαι'' con cui finisce la più parte dei teoremi di {{AutoreCitato|Euclide|Euclide}}. Usasi oggi in vario senso, spesso ironico, per notare l’ommissione di un fatto o di una idea logica senza cui la conclusione non regge o sarebbe diversa. '''Quod non fecerunt barbari, fecerunt barbarini:''' una delle più note e acute pasquinate, riferita ad {{AutoreCitato|Papa Urbano VIII|Urbano VIII}} ''(Maffeo Barberini)'' che tolse i mirabili bronzi onde erano rivestite le travi del Pantheon<noinclude></noinclude> hscngihv8p5hnmqh6f2t46n4ahtdvf4 Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/441 108 786924 3907863 3343546 2026-10-07T08:21:07Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907863 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Quo|— 399 —|Quo|riga=s}}</noinclude>in Roma (Rotonda) per fonder cannoni e il baldacchino di S. Pietro. Tale profanazione fu al principio del Seicento. '''Quod scripsi, scripsi:''' ''Evang. di S. Giovanni'', XIX, 22: ''ciò che scrissi, scrissi'', formola divenuta comune, detta per significare la intenzione di nulla modificare cosa stabilita e voluta. '''Quod superest date pauperibus:''' ''ciò che vi avanza date a chi non ha:'' nota formola evangelica, più forse di norma umana e di fratellanza sociale che di carità. La sua indeterminatezza, a giudizio di chi è savio, non toglie ma aggiunge valore. '''Quolibet:''' (dal lat. ''quod libet'' = ciò che piace, tutto ciò che viene in mente) voce francese che in antico valse ad indicare qualsiasi problema scolastico, più bizzarro che utile; indi termine generico per significare ''giuoco di parola'', ''bisticcio'', ''freddura'' e simili, ma include senso di facezia scurrile e volgare. '''Quondam:''' lat., ''una volta'', ''un tempo''. '''Quorum pars magna fui:''' emistichio vergiliano ({{TestoCitato|Eneide_(Caro)|''Eneide''}}, II, 6) usato per significare che chi racconta fu testimone o partecipe del fatto, come appunto Enea, proemiando alla sua narrazione di Ilion distrutta. '''Quos ego!''' ''i quali io...!'' e si sottintende un ''punirò'' o voce consimile. Così Nettuno, Dio del Mare, minaccia i venti scatenati dall’ira di Giunone, contro Enea. ({{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Vergilio}}, ''Eneide'', I, 135). È uno dei più celebri e noti esempi di quella figura retorica che i grammatici chiamano ''preterizione''. Usasi con forza di sostantivo in senso di minaccia potente, e talora per celia. '''Quotato:''' in borsa: dicesi di quei valori che sono ''scritti, registrati, indicati'' nei bollettini o listini della Borsa, e perciò sono quivi commerciabili, giacchè non tutti i valori sono trattati presso le Borse. ''Quotato alto'' si dice di quel valore che ha un prezzo elevato rispetto al suo reddito; l’opposto è ''quotato basso''. | ''Quotato'', nel linguaggio delle corse vale ''valutato'', ''stimato''. Un cavallo è detto ''quotato alla pari'' quando il ''bookmaker'', tenitore delle scommesse, paga una lira per una lira scommessa; ''quotato a tre'', quando per una lira scommessa ne paga tre; ''a dieci'', quando ne paga dieci; ''a una metà'', quando paga mezza lira, e questo valore (V. ''cote'') risulta dalle probabilità che ha il corridore di vincere e dal numero delle scommesse. Questo verbo ''quotare'' in tale uso e senso è dal fr. ''coter''. L’antico ''quotare'' nostro voleva dire ''giudicare in quale ordine la cosa sia''. V. ''Quotizzare''. '''Quote d’ammortamento:''' quando si contrae un mutuo col patto di estinguere a grado a grado capitale ed interesse, si dice che si contrae un ''mutuo ammortizzabile''. Le rate di estinzione, comprendono due partite, l’una serve a pagare gli interessi, l’altra ad estinguere gradatamente il capitale, o vera sorte, come si dice comunemente in qualche luogo. Quest’ultima si chiama ''quota d’ammortamento''. '''Quot homines, tot sententiae:''' lat., ''tanti uomini'', ''altrettante opinioni''. {{AutoreCitato|Publio Terenzio Afro|Terenzio}} (''Formione'', II, 4, 14), e {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, (''De Finibus'', I. 5). Cfr. l’adagio nostro comune: {{smaller|<poem> Vari sono degli uomini i cervelli, a chi piaccion le torte, a chi i tortelli.</poem>}} '''Quotizzare:''' neol. per ''sottoscrivere'', ''obbligarsi'', etc. è il fr. ''cotiser = régler la quote-part''. Più frequente in tale senso è il verbo ''quotare''. I verbali ''quotizzazione'' (fr. ''cotisation'') e ''quotizzo'' notati dal {{AutoreCitato|Giuseppe Rigutini|Rigutini}} come barbarismi, per ''ripartizione'' di capitale o spesa tra più persone od enti interessati, mi sembrano anche meno usati del verbo. '''Quot servi, tot hostes:''' lat. , ''quanti servi'', ''tanti nemici''. Paolo Festo, ''De verborum significatione'', ed. Müller, pag. 261. '''Quousque tandem abutère, Catilina, patìentia nostra?''' famoso ed enfatico principio della prima Catilinaria di Cicerone, divenuto popolare, e passato a lepido senso. ''E fino a quando'', ''Catilina'', ''abuserai della nostra pazienza?''<noinclude></noinclude> 5tf4phry418vcnujeqnzi1qnp4yx2t4 Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/442 108 786925 3907869 3343626 2026-10-07T08:28:46Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ 3907869 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|riga=s}}</noinclude> {{Ct|f=180%|v=1|t=3|L=0px|'''R'''}} '''Rabagas:''' titolo e personaggio principale di una fra le più felici commedie {{AutoreCitato|Victorien Sardou|Vittoriano Sardou}}. Rabagas è un avvocato republicano, feroce odiatore del suo principe, amico del popolo e gran rètore. Chiamato dal Principe a reggere lo Stato, trova che la forca e la carcere sono ottimi, anzi unici mezzi di cura per il popolo ribelle. Nome antonomastico ed epiteto ingiurioso per indicare un ''voltafaccia'', ''fedifrago'', ''imbroglione politico''. In Romagna questa parola francese ha avuto forse più fortuna che altrove. '''Rabat:''' nome francese del baverino, diviso in due bande e listato di bianco, che portano i preti francesi. (''Rabat'', da ''rabattre'', cioè ''chose rabattue''). '''Rabboso:''' vino del veneto (Treviso) color rubino vivo, profumo di marasca, acidità notevolissima. Di molto consumo locale e ricercato. '''Rabelesiano:''' dal fr. ''rabelaisien:'' agg. da {{AutoreCitato|François Rabelais|''Rabelais,''}} il nobile scrittore dal grande, caustico riso e dal sicuro intelletto. (''Francesco Rabelais'', 1495-155S, di Chinon, autore della istoria o romanzo ''Gargantua'' e ''Pantagruel''). Rabelesiano, vale ''ridente'' e ''schernevole''. '''Rabotare:''' V. ''Raboteuse''. '''Raboteuse:''' voce che non esce dal linguaggio degli incolti nostri meccanici dell’Alta Italia in vece di ''piallatrice''. (In Toscana ''spiana''). Macchina-utensile che serve a piallare: fr. ''rabot'' = pialla. Usato è altresì il verbo ''rabotare = piallare''. '''Raca:''' nella locuzione ''dire raca'' vale come dire ''plagas'', dir male: è locuzione tolta dagli Evangeli (''S. Matteo'', VI, 22): ''qui autem dixerit fratri suo'', ''raca: reus erit concilio''. (''Raca'' vale stolto). '''Raccordo:''' neol., dal fr. ''raccord'' = collegamento: voce usata dai meccanici o ingegneri per indicare un passaggio graduale o curva, la quale congiunge due linee riuscendo tangente ad entrambe (strade ferrate, strade, canali, macchine). '''Race-horse:''' ingl., ''cavallo da corsa''. '''Racèmo:''' lat. ''racemus'', ''grappolo''. '''Raddobbo:''' term. mar.; lavoro di riparazione fatto al bastimento per sofferte avarie, o per vetustà: ''raddobbare'' = riparare. '''Radiare:''' per ''cancellare'', ''cassare'', riprendesi dai puristi come gallicismo (''radier''). Voce degli uffici e curiale. '''Radicale:''' nel noto senso politico è il ''liberale'' spinto, riformatore, proprio ''dalle radici'', almeno secondo etimologia. Neol. dal francese ''radical. Radical'' è voce usata pure dai tedeschi. Nei composti dicesi, ''radico'', etc., giacchè questo partito assai duttile a dispetto della tenace etimologia, si presta a moltissime combinazioni. '''Radicalismo:''' fr. ''radicalisme'', ingl. ''radicalism''. La dottrina politica liberale, essenzialmente riformatrice ed innovatrice. I metodi del partito radicale. '''Radicitus:''' lat., ''dalle radici''. '''Radio:''' questo nuovo, mirabile corpo semplice che rivela l’intima natura della materia, e per le sue proprietà sembrò avere insperate azioni curative, fu di recente isolato dai coniugi Currie, chimici francesi. E fu per l’appunto la signora<noinclude></noinclude> n0ktyp9ja1dqy27t5rtb98k1sydjuwr Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/443 108 786926 3907878 3350624 2026-10-07T08:46:40Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907878 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Rad|— 401 —|Raf|riga=s}}</noinclude>{{AutoreCitato|Marie Curie|Curie}} che, facendo delle ricerche su la facoltà che hanno alcuni minerali di uranio ''(Pechblende)'' di emanare raggi, non luminosi, ma dotati di proprietà chimiche, elettriche, fisiologiche, giunse per via di processi di separazione ad isolare dal detto minerale questa sostanza. Per la straordinaria potenza dei raggi emanati, la denominò antonomasticamente con la desinenza neutra alla latina come sogliono dare i francesi a certe voci, ''radium:'' noi alterniamo per ora la voce fr. con l’italiana ''radio''. (In latino è ''radius'' = raggio). V. Radio-attività. '''Radio-attività:''' facoltà che hanno alcuni corpi di emanare dei raggi dotati di azioni chimiche, elettriche, fisiologiche, onde ''radio-attivo'' è detto il corpo stesso che ha questa virtù. Tali corpi sono, finora, l’uranio, il polonio, il radio, il torio e l’attinio. '''Radio-attivo:''' V. ''Radio-attività''. '''Radiografìa:''' lat. ''radius'' = raggio e ''γράφω'' = scrivo: è l’impressione ottenuta per mezzo dei ''raggi X'' [V. ''Crookes'' (''tubi di'')] su di una lastra sensibile, dinanzi alla quale fu posto l’oggetto di cui si vuole avere l’imagine radiografica. Dicesi anche ''schiagrafia'' (da ''σκιά'' = ombra, figura apparente e ''γράφω'' = scrivo, disegno), o ''fotografia dell’invisibile''. '''Radiotelegrafare:''' V. ''Radiotelegrafia''. '''Radiotelegrafìa:''' da ''radius'' = raggio ''τέλος'' = fine e ''γράφω'' = scrivo. È il noto nome dato alla telegrafia così detta senza fili, che {{AutoreCitato|Guglielmo Marconi|G. Marconi}} genialmente applicò su la teoria delle onde hertziane. Ora questa parola parve un tantino lunghetta, specialmente col verbo ''radio-telegrafare'', per una cosa tanto rapida, e i giornali italiani che qualche volta si ricordano che esiste una lingua italiana, ne discussero (V. Marzocco, 8, 15 febbraio 1903). Si propose di portar via quel ''tele'' e veniva ''radiografia''. Ma si confondeva con ''radiografia'' = impressione coi raggi X o del {{AutoreCitato|Wilhelm Conrad Röntgen|Roentgen}}! Allora se ne occuparono uomini illustri, fra gli altri il filologo {{AutoreCitato|Domenico Comparetti|Comparetti}} proponendo ''actigrafia'' (greco ''ἀκτὶς'' = raggio solare) ed il {{AutoreCitato|Francesco D'Ovidio|D’Ovidio}} proponendo ''actinografia'' (che deriva lo stesso da ''ἀκτὶς'', senonchè toglie, come più proprio, dal tema che è ''ἀκτιν''). Ribatte il Comparetti essere ''actinografia'' parola già spesa nelle scienze fisiche etc. etc. Come si vede i tornei accademici sono sempre quelli che più dilettano la nostra gente. (V. ''Réclame''). Se ''radiotelegrafare'' (ove occorra) è lungo, altri - fuor dell’accademia, bene o male secondo filologia - lo accorcierà e noi lo subiremo! '''Radium:''' V. ''Radio''. '''Radoteur:''' voce francese: è proprio uguale al nostro ''rimbambito;'' ma così non deve parere ad es. ad uno degli scrittori nostri più in vista, il quale nella ''Illustrazione Italiana'' del 20 gennaio 1902, scrive: «Un vecchio giornalista, un po’ ''radoteur'', un po’ troppo etc.». (V. ''Revolté''). '''Radunar le fronde sparse:''' locuzione o frase fatta per ''raccogliere:'' dal noto passo dantesco («raunai le fronde sparte», {{TestoCitato|Divina_Commedia_(Guerri)/Inferno/Canto_XIV|''Inf''. XIV}}, 2), se non che in {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} il senso non è metaforico, ma ragionasi di vere fronde che sono raccolte. '''Raffaellesco:''' secondo l’arte di {{AutoreCitato|Raffaello Sanzio|Raffaello Santi (Sanzio)}}, il purissimo, elegantissimo, il quale nella verità e nella tradizione, assomma tutte le virtù dell’arte pittorica del nostro Cinquecento. Per estensione vale ''puro''. Es. ''volto raffaellesco'' = dai contorni classicamente perfetti e soavi. E così altri aggettivi sono formati da’ nomi di sommi artefici, come ''giottesco'', ''fidiaco'' (purissimo), ''leonardesco, donatellesco'', ''tizianesco'', secondo l’arte e le linee di {{AutoreCitato|Giotto|Giotto}}, {{AutoreCitato|Leonardo da Vinci|Leonardo}}, {{AutoreCitato|Donatello|Donatello}}, {{AutoreCitato|Tiziano|Tiziano}}, etc.; aggettivi assai acconci a ben rendere con un paragone noto i vari aspetti delle varie bellezze, così difficili a determinare (specie di bellezze e forme muliebri). '''Ràffica:''' aumento improvviso e violento del vento, ma di breve durata. '''Raffinato:''' per ''delicato, squisito'', ''fine'' spiace ai puristi (fr. ''raffiné''). Vero è che talora ''raffinato'' non sempre corrisponde a queste voci. Es. ''uomo raffinato'', può indicare altresì la squisitezza e delicatezza nel vizio, nel piacere, nella filosofia edonistica, etc. '''Raffoler:''' verbo francese: ''andar pazzo, amare'', ''piacere esageratamente'', etc. Es. ''Cette mère raffole de son enfant'', ''Il raffole de la musique'', etc. '''Râfle:''' voce francese di gergo, usata per vizio in voce di ''retata'', ''repulisti''.<noinclude>{{PieDiPagina|{{Sc|A. Panzini}}, ''Supplemento ai Dizionari italiani.''||26}}</noinclude> e0ungsoc6re7bye8t1xb72tpdtne7j6 Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/444 108 786927 3907890 3343928 2026-10-07T09:02:20Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ Gadget AutoreCitato 3907890 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Rag|— 402 —|Ral|riga=s}}</noinclude> '''Ràgade:''' term. medico, ''ῥαγας'' = rottura: spaccature delle parti molle, alle mani, alle labbra etc., prodotte per lo più da agenti irritanti: (setola). '''Ragazza allegra:''' V. ''Donna allegra''. '''Ràggia:''' specie di pesci, così detti dalla loro forma raggiosa: lat. ''raja'', fr. ''raje''. '''Raggiera:''' adornamento del capo delle contadine della Brianza, formato da spadine d’argento che formano attorno al capo raggiera o corona di raggi. '''Raggi X:''' o ''raggi di {{AutoreCitato|Wilhelm Conrad Röntgen|Roentgen}}'' che ne fu lo scopritore. (''V. Crookes'' (''tubi di'')]. Tali raggi non solo permettono la così detta fotografia di ciò che è occulto e invisibile all’occhio (V. ''Radiografìa''), ma hanno speciale potere come i corpi radioattivi. '''Raggi Roentgen:''' ovvero ''raggi X:'' V. questo paragrafo. '''Ragion di Stato:''' considerazione di interesse publico a cui è subordinato il governo dello Stato. (''Ragione di Stato'' è il titolo della maggior opera di {{AutoreCitato|Giovanni Botero|G. B. Botero}}, 1540-1617, specie di codice delle monarchie assolute che dominarono in quei tempi). '''Ragione sociale:''' è il nome che viene assunto da un’azienda commerciale quando si tratta di Società; per es. ''Ditta Rossi & C''. (fr. ''raison sociale''). '''Ragioniere:''' si suole dire anche di donna, in vece di ''ragioniera'', da che si cominciò a conferire alle donne tale diploma. V. ''Professore''. '''Raglan:''' nota specie di pastrano, con alcune bizzarre od eleganti varietà di taglio che lo distinguono dalla forma comune di tali indumenti. Il nome deriva da lord Raglan, generale inglese, morto di colera all’assedio di Sebastopoli (1788-1855): in origine fu un impermeabile. Vedi giuochi della storia: molti personaggi lasciano il loro nome congiunto a nomi di vesti o di vivande! V. alla parola ''Vestito''. '''Ragnare:''' in romagnolo vuol dire ''leticare:'' nel vernacolo lucchese ''rugnare'' = grugnire, e ''rugliare'' = urlare, sonar cupo. Devono essere verbi della stessa radice di grugnire = lat. ''grunnire''. '''Ragoût:''' sost. verbale fr. di ''ragoùter'', che significa ''eccitare il gusto, l’appetito''. Non mi pare che risponda alla voce «stufato» come è detto nel Lessico del {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}} ed Arlia. Nel Napoletano intesi di frequente ricordare con la voce ''ragù'', la carne drogata e steccata di lardo il cui sugo o brodo si versa sui maccheroni. In altre parti d’Italia quella salsa di carne che serve a condire il riso, la pasta, i legumi si chiama ''concia'', ''sugo'', ''sughillo, bagna''. A Bologna, la patria oltre che di Irnerio, di {{AutoreCitato|Jacopo della Lana|Iacopo della Lana}}, del {{AutoreCitato|Guido Guinizelli|Guinizelli}}, anche delle auree tagliatelle, diconsi tagliatelle pasticciate quelle con sopra il ''pasticcio'', per l’appunto il ''ragoùt'', fatto di filetto, fegatini, tartufi, lardo, droghe e simili finezze. Nel senso di piattello stuzzicante, a ''ragoût'' risponderebbe il nostro ''intingolo'', ''manicaretto''. '''Ragù:''' V. ''Ragoût''. '''Rak''' o '''rach:''' scrittura francese di voce araba che vale ''distillato''. Nota specie di liquore. V. ''Arak''. '''Raid:''' ingl., vale ''incursione armata, razzia'', e per estensione la parola è trasportata nel linguaggio dello ''sport'' per indicare una gara di corsa equestre tra punti lontani. '''Railway''' e '''Railway-company:''' per ''via ferrata'', ''società delle'' etc., occorre ne’ giornali ricordando le ferrate inglesi. Vero è che questo ''rail'' = rotaia, guida (voce accolta nel francese moderno) è stato consegnato nel codice penale italiano, § 657. È facile pensare con quanto amaro gusto il Fanfani ha infilzato questo svarione dei nostri mandarini burocratici! A conforto del Fanfani si può assicurare che ''rail'' non si usa più, se non nel derivato ''deragliare''. V. questa voce. '''Rajah:''' titolo dei principi indiani, oggi tributari dell’Inghilterra. ''Maharajah'' = gran principe da cui dipendono altri ''rajah''. La grafia italiana ''raià'' parmi poco dell’uso. '''Ralinga:''' o ''gratile'', term. mar., cavo catramato a tre legnuoli, o cavo di fili di acciaio, poco torto, che si cuce ingiro alla vela per rinforzarne i lati. '''Rallié:''' da ''rallier'' = rilegare, raccogliere, nel linguaggio del giornalismo e della politica francese sono così denominati quei deputati francesi della parte<noinclude></noinclude> e23emv6l89fw87udjl4b1qv9syp05kv 3907891 3907890 2026-10-07T09:03:08Z Chiarazuccarini 8867 Gadget AutoreCitato 3907891 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Rag|— 402 —|Ral|riga=s}}</noinclude> '''Ràgade:''' term. medico, ''ῥαγας'' = rottura: spaccature delle parti molle, alle mani, alle labbra etc., prodotte per lo più da agenti irritanti: (setola). '''Ragazza allegra:''' V. ''Donna allegra''. '''Ràggia:''' specie di pesci, così detti dalla loro forma raggiosa: lat. ''raja'', fr. ''raje''. '''Raggiera:''' adornamento del capo delle contadine della Brianza, formato da spadine d’argento che formano attorno al capo raggiera o corona di raggi. '''Raggi X:''' o ''raggi di {{AutoreCitato|Wilhelm Conrad Röntgen|Roentgen}}'' che ne fu lo scopritore. (''V. Crookes'' (''tubi di'')]. Tali raggi non solo permettono la così detta fotografia di ciò che è occulto e invisibile all’occhio (V. ''Radiografìa''), ma hanno speciale potere come i corpi radioattivi. '''Raggi Roentgen:''' ovvero ''raggi X:'' V. questo paragrafo. '''Ragion di Stato:''' considerazione di interesse publico a cui è subordinato il governo dello Stato. (''Ragione di Stato'' è il titolo della maggior opera di {{AutoreCitato|Giovanni Botero|G. B. Botero}}, 1540-1617, specie di codice delle monarchie assolute che dominarono in quei tempi). '''Ragione sociale:''' è il nome che viene assunto da un’azienda commerciale quando si tratta di Società; per es. ''Ditta Rossi & C''. (fr. ''raison sociale''). '''Ragioniere:''' si suole dire anche di donna, in vece di ''ragioniera'', da che si cominciò a conferire alle donne tale diploma. V. ''Professore''. '''Raglan:''' nota specie di pastrano, con alcune bizzarre od eleganti varietà di taglio che lo distinguono dalla forma comune di tali indumenti. Il nome deriva da lord Raglan, generale inglese, morto di colera all’assedio di Sebastopoli (1788-1855): in origine fu un impermeabile. Vedi giuochi della storia: molti personaggi lasciano il loro nome congiunto a nomi di vesti o di vivande! V. alla parola ''Vestito''. '''Ragnare:''' in romagnolo vuol dire ''leticare:'' nel vernacolo lucchese ''rugnare'' = grugnire, e ''rugliare'' = urlare, sonar cupo. Devono essere verbi della stessa radice di grugnire = lat. ''grunnire''. '''Ragoût:''' sost. verbale fr. di ''ragoùter'', che significa ''eccitare il gusto, l’appetito''. Non mi pare che risponda alla voce «stufato» come è detto nel Lessico del {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}} ed Arlia. Nel Napoletano intesi di frequente ricordare con la voce ''ragù'', la carne drogata e steccata di lardo il cui sugo o brodo si versa sui maccheroni. In altre parti d’Italia quella salsa di carne che serve a condire il riso, la pasta, i legumi si chiama ''concia'', ''sugo'', ''sughillo, bagna''. A Bologna, la patria oltre che di Irnerio, di {{AutoreCitato|Jacopo della Lana|Iacopo della Lana}}, del {{AutoreCitato|Guido Guinizelli|Guinizelli}}, anche delle auree tagliatelle, diconsi tagliatelle pasticciate quelle con sopra il ''pasticcio'', per l’appunto il ''ragoùt'', fatto di filetto, fegatini, tartufi, lardo, droghe e simili finezze. Nel senso di piattello stuzzicante, a ''ragoût'' risponderebbe il nostro ''intingolo'', ''manicaretto''. '''Ragù:''' V. ''Ragoût''. '''Rak''' o '''rach:''' scrittura francese di voce araba che vale ''distillato''. Nota specie di liquore. V. ''Arak''. '''Raid:''' ingl., vale ''incursione armata, razzia'', e per estensione la parola è trasportata nel linguaggio dello ''sport'' per indicare una gara di corsa equestre tra punti lontani. '''Railway''' e '''Railway-company:''' per ''via ferrata'', ''società delle'' etc., occorre ne’ giornali ricordando le ferrate inglesi. Vero è che questo ''rail'' = rotaia, guida (voce accolta nel francese moderno) è stato consegnato nel codice penale italiano, § 657. È facile pensare con quanto amaro gusto il {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}} ha infilzato questo svarione dei nostri mandarini burocratici! A conforto del Fanfani si può assicurare che ''rail'' non si usa più, se non nel derivato ''deragliare''. V. questa voce. '''Rajah:''' titolo dei principi indiani, oggi tributari dell’Inghilterra. ''Maharajah'' = gran principe da cui dipendono altri ''rajah''. La grafia italiana ''raià'' parmi poco dell’uso. '''Ralinga:''' o ''gratile'', term. mar., cavo catramato a tre legnuoli, o cavo di fili di acciaio, poco torto, che si cuce ingiro alla vela per rinforzarne i lati. '''Rallié:''' da ''rallier'' = rilegare, raccogliere, nel linguaggio del giornalismo e della politica francese sono così denominati quei deputati francesi della parte<noinclude></noinclude> f57v2xudon9l42bg7a6dj54jgmwqnvy Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/445 108 786928 3907912 3344313 2026-10-07T09:15:59Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ 3907912 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Ram|— 403 —|Rap|riga=s}}</noinclude>detta di destra, i quali aderirono al governo republicano (1893). '''Ramadan:''' la Pasqua presso i Mussulmani. '''Ramages''' (à)''':''' ''a rame'' e ''a rame e fiori;'' è detto di speciale stampo o tessuto nelle stoffe muliebri: codesto oggi è disegno di gran moda, anche per influsso dell’arte nuova o floreale. ''Damascato'', come propone il {{AutoreCitato|Giuseppe Rigutini|Rigutini}}, non mi pare che corrisponda. ''Ramage'', è antica voce fr. che vuol dire ''ramo'' o ''rama''. «Trinata a ''ramucelli'' | d’alloro una sottana», esempio citato dal {{AutoreCitato|Pietro Fanfani|Fanfani}} per sostituire ''ramaggio''. '''Ramassa:''' per ''scopa'' è voce dialettale piemontese, non ignota fuor della regione, specie nel linguaggio delle caserme; così il verbo ''ramassare (ramassé)''. '''Rambla:''' vocabolo spagnuolo di origine araba ''(ramba)'' che vuol dire terreno sabbioso, ed è a noi termine noto per indicare le passeggiate o i giardini publici di alcune principali città della Spagna. '''Ramie:''' pianta tessile appartenente come la canapa alla famiglia delle Orticacee, detta anche ''Ortica della Cina (Bohemeria)'', assai coltivata nell’estremo oriente e da poco tempo introdotta in Italia. Pianta perenne detta anche ''seta vegetale''. '''Rammollimento cerebrale:''' ''(encefalomalacia)'', denominazione sotto la quale si descrivono le lesioni del cervello, consecutive alla obliterazione delle arterie di quest’organo (embolia, trombosi), e le manifestazioni sintomatiche che ne risultano. Si distingue una forma acuta, apoplettiforme, come avviene nell’emorragia cerebrale, ed una forma cronica progressiva. '''Rammollito:''' questo neologismo por ''imbecille'' è tolto dal fr. ''ramolì = imbécile'', quasi affetto da ''rammollimento cerebrale''. '''Randa:''' vela aurica, di forma quadrilatera che si distende tra il picco (pennone superiore, appoggiato con la gola all’albero) l’albero e la boma (pennone inferiore). Nelle navi che hanno una randa per albero, quella di poppa è detta anche ''brigantina''. '''Ranella:''' V. ''Rosetta''. '''Ranetta:''' chiamano, traducendo dal fr. ''reinette'', o meglio ''rainette'', una delle innumerevoli varietà del ''Pirus Malus'', ossia Melo. ''Rainette'' dal francese ''raine'' (lat. ''rana''): picchiettata o, forse, verdolina come la rana. '''Rangiarsi:''' V. ''Arrangiare''. È fra le voci più volgari ed è pure del dialetto milanese ''(rangiàss'' e ''rangiàa)'' anche nel senso di ''azzimarsi, farsi bello''. '''Rango:''' voce francese ''rang'', da assai tempo fatta italiana, e specialmente usata in alcune locuzioni come ''stare in rango'', ''ballerina di rango francese'', ''persona di alto rango'', etc. È ripresa dai puristi, ma essa è una di quelle voci forastiere che sono notate e sfuggite anche da scriventi e parlatori mediocri. Vi suppliscono le parole ''condizione'', ''grado'', ''ordine'', ''stato'', ''ceto''. Più dell’uso è questa parola nel linguaggio militare, in vece di ''ordine'', ''ordinanza'', ''fila'', ''riga''. '''Ranz des vaches:''' nome francese di famoso e antico canto pastorale dei montanari svizzeri. '''Râpè:''' part. del verbo fr. ''râper = raspare'', costantemente congiunto a ''tabacco'' o, senz’altro, ''rapè'' invece che dire «tabacco grosso» da fiuto. '''Rapide:''' così sono dette certe correnti gorgoglianti e ondose de’ fiumi per effetto delle grandi pendenze. In ingl. ''rapid'', fr. ''rapide''. Coteste rapide essendo specialmente ne’ grandi fiumi d’Africa e America, è naturale che le denominasse altro popolo che l’Italiano. '''Rapière:''' nome di spada francese, lunga, stretta, atta solo a colpire di punta, quindi per duello: con gran coccia traforata. Di moda nei secoli XVI e XVII. In italiano ''striscia''. Dicesi anche nel senso che noi diciamo ''durlindana''. '''Rapinatore:''' antica voce nostra dal verbo ''rapinare'', che appare spesso ne’ giornali per indicare i borsaiuoli, i tagliaborse, i ladri da strada, i tagliacantoni, etc. '''Rapporti intimi:''' vale talora, per eufemismo pudico, ''rapporti carnali''. V. ''Rapporto''. '''Rapporto:''' per ''relazione'' tra persone, es. essere in buon rapporti; per ''rispetto'', ''quanto, circa'', es. la terra è piccola rapporto al sole: rapporto per ''punto'', ''questione'', es. «su questo rapporto non ho<noinclude></noinclude> pkovh9pahmd6hpkfrdn6ds7hyspvdoz Pagina:Panzini - Dizionario moderno.djvu/446 108 786929 3907920 3350627 2026-10-07T09:31:25Z Chiarazuccarini 8867 /* Riletta */ 3907920 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Chiarazuccarini" />{{RigaIntestazione|Rar|— 404 —|Rat|riga=s}}</noinclude>difficoltà» è maniera ripresa dai puristi come gallicismo. La sancisce l’uso. ''Rapporto'' è antica ed ottima voce per ''notificazione, ragguaglio'', ''avviso'', ''riferto'', ''denunzia''. Voce viva negli uffici. '''Rara avis in terra:''' {{AutoreCitato|Decimo Giunio Giovenale|Giovenale}}, ({{TestoCitato|Satire_(Giovenale)|''Sat''.}}, VI, 5, 165), ''uccello raro in terra:'' vale nell’uso come ''mosca bianca''. '''Rari nantes in gurgite vasto:''' ({{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Vergilio}}, {{TestoCitato|Eneide_(Caro)|''Eneide''}}, I, 118) ''rari naufraghi spersi pel vasto gorgo''. Il poeta descrive stupendamente la terribile tempesta, suscitata contro Enea dall’ira di Giunone: Ricorre tale emistichio in senso faceto: quattro cappelletti nel brodo possono essere ''rari nantes in gurgite vasto''. '''Ras:''' ''capo'', ''governatore'' nell’impero feudale d’Abissinia. '''Rassegnare:''' usato riflessivamente nel senso di ''firmarsi'', ''sottoscriversi'' è voce dell’uso nelle corrispondenze ordinarie di affari. Es. ''ho l’onor di rassegnarmi''. Deve essere un’evoluzione del ''rassegnare'' nel senso di ''presentare'', ''dichiararsi servitore'', se non che in tale uso suole ricevere l’oggetto (e non è modo di pura classicità). Es. ''le rassegno il mio ossequio'', ''rassegnare le dimissioni'' (modo burocratico). I francesi hanno ''signer'', ''soussigner'', e probabilmente questo ''rassegnarsi'' = firmarsi deve essersi formato anche per l’influsso del francese. '''Rastaquouère''' e '''Rasta:''' voce di gergo francese, pervenutaci col giornalismo: vale ''avventuriero'', ''cavaliere d’industria'', personaggio cosmopolita che, sotto l’aspetto di gran signore, non nasconde che un abile imbroglione: ''rastaquoèrisme'', gran parvenza, gran tono, e sotto miseria e delitto. Tipi e costumi che sono naturale prodotto del tempo odierno e della gran vita della civiltà industriale. La parola è fatta derivare dalle due voci spagnuole, ''rastar'' e ''cuero''. Secondo altri più semplicemente sembra essersi formato tal nome: cioè da suoni simili alla voce ''rastaquouère'' che un attore francese, Brasseur, pronunciava in suo esotico linguaggio nella parte di un brasiliano furente e di grande parvenza, in uno scherzo comico di {{AutoreCitato|Henri Meilhac|Meilhac}} e Halèvy, rappresentatosi in Parigi al Palazzo Reale il 9 maggio 1863, intitolato ''Il Brasiliano''. Questa parola ''rastaquouère'' ha fatto per qualche tempo pompa di sè nel giornalismo italiano che tanto toglie e si compiace di parole francesi. Come la più parte delle voci del gergo, effimera. '''Ratafià:''' nome di noto liquore o acquavite, ottenuta con la distillazione delle susine (Svizzera, Francia, Austria, Friuli). In francese ''ratafia'', che secondo il {{AutoreCitato|Gilles Ménage|Ménage}} è parola di origine indiana: altri da ''rata fiat conventio'', dal bicchiere che si beve nello stringere patti. Fantasia degli etimologisti! il {{AutoreCitato|Émile Littré|Littré}} nel ''Supplemento'', da ''rack'' o ''arack'' = acquavite di riso + ''tafia,'' acquavite di canna di zucchero: voci orientali. '''Raté:''' part. del verbo fr. ''rater = far cilecca: disgraziato'', ''fallito moralmente''. Es. «V’è un altro personaggio: un ''raté'' che le delusioni hanno fatto filosofo». Ora ''raté'' in tale senso, è voce di gergo: ''individu qui n’a pas réussi dans la carrière et qui ne réussit en rien''. NB. È uno dei fenomeni più singolari la facilità con cui scrittori italiani, anche di una certa rinomanza, abboccano a queste effimere voci di gergo francese, con le quali pare che il loro dire e il loro dettato acquisti quella snellezza che non sanno ottenere con l’uso sapiente della propria lingua. '''Rateale:''' neol. invece che ''a rate''. '''Ratier:''' nome fr. di una specie di cani, così chiamati dalla perizia loro nel prendere i topi ''(rats)''. V. ''Terrier''. '''Ratifica:''' per ''ratificazione (conferma,'' lat. ''ratum habere)'' è un accorciamento neologico nostro come ''verifica, moltiplica'', ''bonifica'', etc. Spiace ai puristi, lo sancisce l’uso, specialmente trattando di cose comuni; nel linguaggio diplomatico prevale ''ratificazione'', voce classica invece di ''ratifica'', forse per effetto del fr. ''ratification''. '''Ratificazione:''' nel linguaggio diplomatico è l’atto con cui il capo di uno Stato approva conferma e dichiara di accettare ciò che è stato convenuto e stipulato in suo nome dall’agente diplomatico cui era stato concesso pieno potere. La ratificazione vale quindi l’esecuzione del trattato. '''Rato:''' (lat. ''ratus'' = creduto, ratificato, determinato: cfr. ''rata parte'' e ''rata''). In diritto canonico, ''matrimonio rato'', usasi<noinclude></noinclude> 3tqcr81exlt23nriroov49zk1388vnz Pagina:Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu/136 108 790927 3907822 2800362 2026-10-07T05:39:30Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907822 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||128|riga=s}}</noinclude><section begin="s1" /> appunto nelle sostanze che vanno dissolvendosi. Per questo motivo è da raccomandarsi nuovamente di non raccogliere mai esemplari di funghi che incominciano a marcire, di conservare sempre i funghi disseccati in luoghi molto asciutti e quando si prendono per cucinarli rigettare tutti quelli che segnassero un principio di decomposizione. <includeonly>{{FI|file = Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu{{!}}page=385| width = 100%| float = center}}</includeonly> {{spaziato|Spiegazione delle figure:}} ''a-b'' Fungo in vario grado di sviluppo. ''c'' Fungo sezionato verticalmente. ''d'' Teche e parafisi. ''e'' Spore libere. <section end="s1" /><section begin="s2" />{{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|'''Genere Helvella.''' }} Funghi carnoso-ceracei o membranacei, con mitra e gambo, senza anelll e volva; mitra irregolare, reflessa, ondulato-sinuata, lobata, libera o attaccata al gambo, raramente nel fungo giovane a forma di coppa, superiormente fertile, al di sotto pubescente e sterile; gambo centrale, liscio o lacunoso, vuoto o ripieno di un midollo bombagioso; aschi cilindracei, a otto spore con parafisi; spore ellittiche, jaline. {{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|{{Sc|{{Wl|Q1516648|Helvella crispa}}}} Scop. Fr. — Tav. CIX. a. }} {{spaziato|Ital.}} Elvella crespa. Pasta sciringa. {{Spaziato|Volg.}} Sponziola d’autun. {{spaziato|Franc.}} Morillette bianche. {{spaziato|Ted.}} Herbstlorchel. Ha mitra di forma rigonfia, ondulato-lobata, da prima aderente al gambo, poi libera e coi margini rivolti all’insù, superiormente glabra, rugosa o lacunosa, di color pallido, al di sotto pubescente di color nocciuola più o meno carico; gambo bianco, eguale o leggermente ventricoso, percorso da rialzi o coste fra loro congiungentisi a rete larga e irregolare e racchiudenti dei solchi o lacune profonde e allungate; teche cilindracee, alla base pedicellate, 270-310 ︾ 14-18 ''μ''.; con parafisi ramose; spore ellittiche, jaline, con grande goccia oleosa, 17-20 ︾ 10-11 ''μ''. Cresce solitaria o gregaria, tanto nelle selve di conifere che a fogha, dall’agosto al novembre. L’{{Spaziato|Elvella crespa}} è fungo mangereccio di buon gusto, ma inferiore alle {{Spaziato|Morchelle}} per la carne più tenace, tendente al coriaceo negli esemplari pienamente sviluppati. <includeonly>{{FI|file = Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu{{!}}page=387| width = 100%| float = center}}</includeonly> {{spaziato|Spiegazione delle figure:}} ''a-c'' Fungo in vario grado di sviluppo. ''d'' Teche e parafisi. ''e'' Spore. ''f'' Peli della parte inferiore della mitra. {{Rule|4em}} <section end="s2" /><noinclude></noinclude> 4lorynf4apdz2t45y6bwczn296z0tjs 3907824 3907822 2026-10-07T05:41:54Z Dr Zimbu 1553 3907824 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||128|riga=s}}</noinclude><section begin="s1" /> appunto nelle sostanze che vanno dissolvendosi. Per questo motivo è da raccomandarsi nuovamente di non raccogliere mai esemplari di funghi che incominciano a marcire, di conservare sempre i funghi disseccati in luoghi molto asciutti e quando si prendono per cucinarli rigettare tutti quelli che segnassero un principio di decomposizione. <includeonly>{{FI|file = Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu{{!}}page=385| width = 100%| float = center}}</includeonly> {{spaziato|Spiegazione delle figure:}} ''a-b'' Fungo in vario grado di sviluppo. ''c'' Fungo sezionato verticalmente. ''d'' Teche e parafisi. 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Ha mitra di forma rigonfia, ondulato-lobata, da prima aderente al gambo, poi libera e coi margini rivolti all’insù, superiormente glabra, rugosa o lacunosa, di color pallido, al di sotto pubescente di color nocciuola più o meno carico; gambo bianco, eguale o leggermente ventricoso, percorso da rialzi o coste fra loro congiungentisi a rete larga e irregolare e racchiudenti dei solchi o lacune profonde e allungate; teche cilindracee, alla base pedicellate, 270-310 ︾ 14-18 ''μ''.; con parafisi ramose; spore ellittiche, jaline, con grande goccia oleosa, 17-20 ︾ 10-11 ''μ''. Cresce solitaria o gregaria, tanto nelle selve di conifere che a fogha, dall’agosto al novembre. 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Funghi sotterranei, carnoso-ceracei, di forma globosa, più o meno irregolare, con peridio tubercolato o liscio; gleba (interno) compatta, di diverso colore giusta l’età, marmorata da vene bianche formate da un tessuto a cellule allungate; spazio tra le vene costituito dall’imenio con aschi otricolari, contenenti da 1-8 spore; spore globose, quasi globose o ellittiche, ''giallastre'', con episporio, aculeato reticolato. {{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|{{Sc|{{Wl|Q1093314|Tuber melanosporum}}}} Vittad. — Tav. CXII. fig. 2. }} {{spaziato|Ital.}} Tartufo nero. Trifola nera. {{Spaziato|Volg.}} Tartufole, tartrifole (Trentino), Asteng (Milanese). {{spaziato|Franc.}} Truffe noire. {{spaziato|Ted.}} Gemeine Trüffel, Schwarze Trüffel. Ha forma globosa o reniforme, sovente lobata o gibbosa, con superficie coperta di verruche poligonali, quasi nere a macchie ferruginose; la sostanza interna è carnosa, da prima bianca, poi rosseggiante, finalmente brunastra o nero-rossastra, marmorata da vene bianche, ramificate, tramandante un odore forte, piccante, abbastanza grato, che aumenta colla maturità e che persiste anche nel fungo disseccato. Detta sostanza è costituita da ife alle cui estremità si sviluppano delle teche o aschi di forma otricolare, della dimensione<noinclude></noinclude> nnu5nteo8gyozcxhm5x9ib1cqncirgt 3907831 3907823 2026-10-07T05:48:05Z Dr Zimbu 1553 3907831 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||129||riga=s}}</noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=140%|v=1|t=3|L=0px|'''IV. TUBEROIDEE''' }} {{Rule|4em}} {{Ct|f=120%|v=1|t=1|L=0px|'''Famiglia delle Tuberacee.''' }} {{Rule|4em}}<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|'''Genere Tuber'''}}. <section end="s2" /><section begin="s3" /> Funghi sotterranei, carnoso-ceracei, di forma globosa, più o meno irregolare, con peridio tubercolato o liscio; gleba (interno) compatta, di diverso colore giusta l’età, marmorata da vene bianche formate da un tessuto a cellule allungate; spazio tra le vene costituito dall’imenio con aschi otricolari, contenenti da 1-8 spore; spore globose, quasi globose o ellittiche, ''giallastre'', con episporio, aculeato reticolato. {{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|{{Sc|{{Wl|Q1093314|Tuber melanosporum}}}} Vittad. — Tav. CXII. fig. 2. }} {{spaziato|Ital.}} Tartufo nero. Trifola nera. {{Spaziato|Volg.}} Tartufole, tartrifole (Trentino), Asteng (Milanese). {{spaziato|Franc.}} Truffe noire. {{spaziato|Ted.}} Gemeine Trüffel, Schwarze Trüffel. Ha forma globosa o reniforme, sovente lobata o gibbosa, con superficie coperta di verruche poligonali, quasi nere a macchie ferruginose; la sostanza interna è carnosa, da prima bianca, poi rosseggiante, finalmente brunastra o nero-rossastra, marmorata da vene bianche, ramificate, tramandante un odore forte, piccante, abbastanza grato, che aumenta colla maturità e che persiste anche nel fungo disseccato. Detta sostanza è costituita da ife alle cui estremità si sviluppano delle teche o aschi di forma otricolare, della dimensione <section end="s3" /><noinclude></noinclude> symgsluhuqfubus8wv3qkg770llpqre 3907835 3907831 2026-10-07T05:52:23Z Dr Zimbu 1553 3907835 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||129||riga=s}}</noinclude><section begin="s1" />{{Ct|f=140%|v=1|t=3|L=0px|'''IV. TUBEROIDEE''' }} {{Rule|4em}} {{Ct|f=120%|v=1|t=1|L=0px|'''Famiglia delle Tuberacee.''' }} {{Rule|4em}}<section end="s1" /> <section begin="s2" />{{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|'''Genere Tuber'''}}. Funghi sotterranei, carnoso-ceracei, di forma globosa, più o meno irregolare, con peridio tubercolato o liscio; gleba (interno) compatta, di diverso colore giusta l’età, marmorata da vene bianche formate da un tessuto a cellule allungate; spazio tra le vene costituito dall’imenio con aschi otricolari, contenenti da 1-8 spore; spore globose, quasi globose o ellittiche, ''giallastre'', con episporio, aculeato reticolato. <section end="s2" /><section begin="s3" /> {{Ct|f=100%|v=1|t=1|L=0px|{{Sc|{{Wl|Q1093314|Tuber melanosporum}}}} Vittad. — Tav. CXII. fig. 2. }} {{spaziato|Ital.}} Tartufo nero. Trifola nera. {{Spaziato|Volg.}} Tartufole, tartrifole (Trentino), Asteng (Milanese). {{spaziato|Franc.}} Truffe noire. {{spaziato|Ted.}} Gemeine Trüffel, Schwarze Trüffel. Ha forma globosa o reniforme, sovente lobata o gibbosa, con superficie coperta di verruche poligonali, quasi nere a macchie ferruginose; la sostanza interna è carnosa, da prima bianca, poi rosseggiante, finalmente brunastra o nero-rossastra, marmorata da vene bianche, ramificate, tramandante un odore forte, piccante, abbastanza grato, che aumenta colla maturità e che persiste anche nel fungo disseccato. Detta sostanza è costituita da ife alle cui estremità si sviluppano delle teche o aschi di forma otricolare, della dimensione <section end="s3" /><noinclude></noinclude> rnu9pom70epx4rculfrrhq64y342he5 Pagina:Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu/138 108 790932 3907832 2799675 2026-10-07T05:50:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907832 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||130|riga=s}}</noinclude>di 60-75 ︾ 60-63 ''μ'', le quali contengono da 1-4 spore ellittiche, aculeate, gialle, poi brune, 27-52 ︾ 23-33 ''μ''. Cresce a famiglie nei boschi di quercia sotto terra a profondità variabile, e viene scavato dall’autunno alla primavera. È il {{spaziato|Tartufo}} più frequente nel Trentino e uno dei più prelibati. Molte sono le specie mangerecce di tartufo e nessuna ve n’ha che sia veramente comprovata venefica. Sul mercato di Trento ne vidi portate soltanto cinque, cioè il {{Spaziato|Tuber aestivum, Tuber brumale, Tub. mesentericum, Tub. melanosporum}} e {{Spaziato|Tub. uncinatum}}. Ho dato la figura di una sola specie ritenendola più che sufficiente ad offrirci una idea di codesti distinti miceti che giustamente furono chiamati il ''diamante della cucina'', perchè hanno aroma perfetto, inimitabile, sapore squisito, riescono di digestione facile ed offrono una nutrizione più completa che qualunque altro vegetale. La composizione chimica ci dà nel {{spaziato|Tartufo nero}}: azoto 1.350, carbonio, 9.450, grasso 0.560, acqua 72.000. Per coteste loro qualità furono in pregio già dall’antichità. Gli Ateniesi li stimarono al punto di conferire il diritto di cittadinanza, onore altissimo, ai figli di Cherippo per avere costui inventato una nuova maniera di cucinare questi preziosi commestibili. I Romani li ritiravano in gran copia dalla Libia, e {{AutoreCitato|Marco Gavio Apicio|Celio Apicio}} nel suo trattato ''De obsoniis et condimentis'' ci insegna come venivano conservati e preparati per le mense luculliane dei dominatori del mondo. Ora i metodi di cucinatura furono in parte modificati conforme i gusti e le usanze nazionali. Ne accenneremo qui alcuni dei più pratici. {{Spaziato|Ragout di Tartufi}}. Si lavano bene i Tartufi con spazzolino per poter estrarre la terra che c’è tra le verruche, (non si devono mai mondare, perchè perdono molto di sapore che è specialmente prodotto dalla corteccia), poi si collocano nell’olio e si lasciano finchè ne sono imbevuti, indi si tagliano a fette della grossezza d’una schiena di coltello e si pongono in una cazzeruola con olio o burro, sale, pepe, un poco di vino bianco e si mettono al fuoco. Alcuni vi aggiungono anche sardella e cipolla. Dopo un’ora circa di cottura vi si aggiunge del sugo di limone e si servono. {{Spaziato|Tartufi cotti sotto la cenere}}. I Tartufi ben lavati e spazzolati si cospergono di sale e pepe, poi si involgono in fette di lardo, indi in fogli di carta duplicati e un po’ bagnati e si fanno<noinclude></noinclude> 3g6wmdk005bxq2smqj8mmsu4gsi1q8i Pagina:Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu/139 108 790933 3907833 2799793 2026-10-07T05:51:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907833 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||131||riga=s}}</noinclude> cuocere per un’ora sotto la cenere ben calda. Quando si prendono fuori, si leva loro la carta, si nettano e si servono in tavola sopra una salvietta piegata. {{Spaziato|Tartufi all'italiana}}. Puliti i Tartufi si tagliano a fette e si pongono in una casseruola con olio, sale, pepe, prezzemolo, porro o aglio. Si lasciano un po’ sopra della cenere calda indi si cuociono a lento fuoco e prima di servirli si cospergono con sugo di limone. Alcuni vi aggiungono del vino bianco e del brodo, a cui sia levato il grasso. {{Spaziato|Tartufi alla piemontese}}. Si pongono i Tartufi nell’olio e vi si lasciano finche ne sono imbevuti, indi si tagliano a fette e si collocano a strati in un piatto d’argento; ogni strato si cosperge d’olio, sale, pepe e formaggio parmigiano grattuggiato, indi si mette il piatto sopra cenere molto calda. Un quarto d’ora basta per la cottura. {{Spaziato|Tartufi alla parmigiana.}} Si pongono i Tartufi affettati in teglia con olio e burro in parti eguali e si lasciano soffriggere cinque minuti; vi si aggiunge sale, pepe e parmigiano grattuggiato, e si fan cuocere altri cinque minuti e si servono all’istante. {{Spaziato|Tartufi alla Rossini.}} Si mette in una insalatiera dell’olio fino, senape, aceto, sale, pepe e un po’ di sugo di limone e si sbatte il tutto bene fino alla perfetta combinazione, indi vi si aggiungono i Tartufi finamente tagliati che si mescolano insieme e si servono. Quest’insalata riesce a preferenza col {{Spaziato|Tartufo bianco}} (''Tuber magnatum'' {{ec|''Pico''|Pico}}), il quale non fu finora ritrovato nel Trentino, ma invece è comune in Lombardia e Piemonte. <includeonly>{{FI|file = Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu{{!}}page=393| width = 100%| float = center}}</includeonly> {{spaziato|Spiegazione delle figure:}} ''a'' Fungo di grandezza naturale, perfettamente sviluppato. ''b'' Fungo sezionato verticalmente. ''c'' Aschi o teche. ''d'' Spore libere. {{FI |file = Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906 (page 139 crop).jpg | width = 55px | float = center | caption = }}<noinclude></noinclude> 2f8wn3qrccokb9ekwrqhh230bp4vayj 3907837 3907833 2026-10-07T05:52:40Z Dr Zimbu 1553 3907837 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||131||riga=s}}</noinclude> cuocere per un’ora sotto la cenere ben calda. Quando si prendono fuori, si leva loro la carta, si nettano e si servono in tavola sopra una salvietta piegata. {{Spaziato|Tartufi all'italiana}}. Puliti i Tartufi si tagliano a fette e si pongono in una casseruola con olio, sale, pepe, prezzemolo, porro o aglio. Si lasciano un po’ sopra della cenere calda indi si cuociono a lento fuoco e prima di servirli si cospergono con sugo di limone. Alcuni vi aggiungono del vino bianco e del brodo, a cui sia levato il grasso. {{Spaziato|Tartufi alla piemontese}}. Si pongono i Tartufi nell’olio e vi si lasciano finche ne sono imbevuti, indi si tagliano a fette e si collocano a strati in un piatto d’argento; ogni strato si cosperge d’olio, sale, pepe e formaggio parmigiano grattuggiato, indi si mette il piatto sopra cenere molto calda. Un quarto d’ora basta per la cottura. {{Spaziato|Tartufi alla parmigiana.}} Si pongono i Tartufi affettati in teglia con olio e burro in parti eguali e si lasciano soffriggere cinque minuti; vi si aggiunge sale, pepe e parmigiano grattuggiato, e si fan cuocere altri cinque minuti e si servono all’istante. {{Spaziato|Tartufi alla Rossini.}} Si mette in una insalatiera dell’olio fino, senape, aceto, sale, pepe e un po’ di sugo di limone e si sbatte il tutto bene fino alla perfetta combinazione, indi vi si aggiungono i Tartufi finamente tagliati che si mescolano insieme e si servono. 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I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu" from="136" to="136" onlysection="s2" /> == Indice == *{{testo|/Helvella crispa}} jmoe4e9y2xr64fi5pwkxnm6u0kymyx9 3907827 3907825 2026-10-07T05:42:55Z Dr Zimbu 1553 3907827 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Helvella|prec=../Gyromitra/Gyromitra esculenta|succ=/Helvella crispa}} <pages index="Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu" from="136" to="136" onlysection="s2" /> == Indice == *{{testo|/Helvella crispa}} h4wdzkhb41mjun6r2ce0ic7ji0tkv92 I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Descrizione delle specie/Tuberacee 0 790951 3907838 3804868 2026-10-07T05:52:43Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907838 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Tuberacee|prec=../Elvellacee/Helvella/Helvella crispa|succ=/Tuber}} <pages index="Giacomo Bresadola - 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I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu" from="136" to="136" onlysection="s3" /> gbfhbwnnh4d1distnwoeig382g8j2g0 I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Descrizione delle specie/Elvellacee/Gyromitra/Gyromitra esculenta 0 790958 3907829 2799814 2026-10-07T05:45:15Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907829 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Gyromitra esculenta|prec=../|succ=../../Helvella}} <pages index="Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu" from="134" to="136" fromsection="s3" tosection="s1" /> tr7ufqpkxhnhj313cjhystd9gdojp4o I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Descrizione delle specie/Tuberacee/Tuber/Tuber melanosporum 0 790959 3907836 2799815 2026-10-07T05:52:27Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907836 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Tuberacee|prec=../|succ=../../../../Indice alfabetico dei nomi scientifici e delle tavole}} <pages index="Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu" from="137" to="139" fromsection="s3"/> 0hdv5nnzthnckt3kw9u88olf4imte3a I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media/Parte speciale/Descrizione delle specie/Tuberacee/Tuber 0 790960 3907834 2799816 2026-10-07T05:51:50Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907834 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Tuberacee|prec=../|succ=/Tuber melanosporum}} <pages index="Giacomo Bresadola - I funghi mangerecci e velenosi dell'Europa media, con speciale riguardo a quelli che crescono nel Trentino, 1906.djvu" from="137" to="137" onlysection="s2" /> == Indice == *{{testo|/Tuber melanosporum}} 6c6wp0vumczconzikfgpttpn5gmfegb Pagina:De Cesare - Roma e lo Stato del Papa I.djvu/333 108 792801 3907622 3126577 2026-10-06T12:20:20Z Carlomorino 42 3907622 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||{{Sc|teatri, giornali e strenne}}|315}}</noinclude>periodico vide la luce qualche anno prima del 1870. Vi erano pure il ''Divin Salvatore'', cronaca settimanale romana, diretta da {{Wl|Q90659454|Paolo Mencacci}}, e l’''Eco del Divin Salvatore'', pubblicazione della domenica; il ''Veridico'', settimanale anch’esso, scritto da preti e frati politicanti, e il ''Vero amico del Popolo'', diretto da Domenico Venturini. Un De Cinque pubblicava una rassegna mensile di statistica, assai povera cosa; e qualche anno prima del 1870, il marchese Augusto Baviera, di Senigallia, guardia nobile di Sua Santità, fondò l’''{{Wl|Q746112|Osservatore Romano}}'', primo giornale politico e polemico, che i nuovi e procellosi tempi resero necessario. Il Baviera ebbe per collaboratori, tra gli altri, {{Wl|Q55228409|Fabio Gori}} e Gerolamo Amati, il quale, dopo il 1870, entrò nella stampa liberale, e acquistò nome nel {{Wl|Q3792672|Fanfulla}}. L’''Osservatore Romano'' sopravvisse alla catastrofe del potere temporale, anzi divenne l’organo ufficiale e polemico del Vaticano, dopo il 1870; e benchè passato in altre mani e altri padroni, cammina coerentemente per la sua via, nonostante che i tempi siano tanto mutati, e molta acqua sia corsa sotto i ponti... {{Centrato|{{*}}}} Vi era anche l’abitudine di pubblicare delle strenne, che vedevano la luce a intermittenze, nè in così gran copia come a Napoli. Quella del 1858, stampata a Firenze dal Le Monnier con lusso di tipi, e raccolta da {{Wl|Q24066857|Paolo Emilio Castagnola}} e da {{Wl|Q24066872|Giovanni Torlonia}}, e dal titolo ''Strenna Romana'', è fra le migliori. Tutti gli scrittori di versi vi contribuirono, e ricorderò {{AutoreCitato|Domenico Gnoli|Domenico}} e {{AutoreCitato|Teresa Gnoli|Teresa Gnoli}}, {{Wl|Q20046284|Fabio Nannarelli}}, {{Wl|Q24239773|Ettore Novelli}}, {{AutoreCitato|Ignazio Ciampi|Ignazio Ciampi}}, Giovanni Torlonia e {{Wl|Q63126110|Quirino Leoni}}; e di prose, vi si legge un racconto storico di {{Wl|Q50385067|Giuseppe Checchetelli}}, narrante la tragedia di Corradino; e altre d’Ignazio Ciampi e {{AutoreCitato|Achille Monti|Achille Monti}}. A differenza delle strenne di Napoli, quella di Roma conteneva più componimenti degli stessi autori, e di Teresa Gnoli ve ne sono dieci, fra odi e canzoni. Alcuni versi di lei, acclamata la maggiore poetessa del tempo, sono delicatamente inspirati. Del fratello Domenico vi è un’ode alla sua ''Cameretta'', e un’altra al ''Passeggio''. Domenico Gnoli aveva allora diciotto anni, com’egli stesso dichiara: «''così son giunto al diciottesim’anno''»,<noinclude></noinclude> oiyabvqnqh73a05q7b4x8uzptqkkv8m Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/201 108 833743 3907805 2981439 2026-10-07T05:30:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907805 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|173|riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /><poem> :Piú che diletto, maraviglia sempre Destami in cor quest’arte perigliosa,<ref>10. '''Perigliosa,''' come quella di un funambulo, che può da un momento all’altro cadere.</ref> {{R|11}} In cui l’uomo insanisce in vaghe tempre.<ref>11. '''Tempre,''' maniere.</ref> :Pare, ed è quasi, sovrumana cosa; Quindi è forza, che invidia l’alma stempre {{R|14}} D’ogni altra gente a laudar noi ritrosa.<ref>13-14. Intendasi: è naturale che sentano invidia di quest’arte iridescente quei cervelli leggieri, incapaci di comprendere l’arte di chi scrive pensatamente e ponderatamente. — '''Noi,''' noi, veri poeti.</ref> </poem><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CLXXII.<ref>Nel ms: «7 gennaio, tra San Gallo e il Prato».</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|lh=1.4|L=1px|'''Chiede di essere considerato, per il linguaggio, fiorentino.'''}} <poem> :Uom, che barbaro<ref>1. '''Barbaro:''' cosí chiama sempre l’A. nell’{{TestoCitato|Vita (Alfieri, 1804)|''Autobiografia''}} il proprio nativo linguaggio e tutto quel che sapeva di francese; cosí a proposito dei cognomi della madre (''Aut.'', 1, 1°): «Era questa di origine Savojarda, come i barbari di lei cognomi dimostrano».</ref> quasi, in su la sponda Del non Etrusco Tanaro nascea, Dove d’Itale voci è impura l’onda,<ref>3. Dove si parla un dialetto mezzo francese e mezzo italiano.</ref> {{R|4}} Sí ch’ella macchia ogni piú tersa idea; :Piú lustri or son, ch’ei la natal sua immonda Favella in piena oblivïon ponea; E al vago dir che l’alma Flora<ref>7. '''Flora,''' Firenze.</ref> inonda, {{R|8}} E labro e penna ed animo<ref>8. '''Labro,''' il comune discorso, '''penna,''' l’opera letteraria, '''animo,''' il cuore e la mente.</ref> volgea. :Se niun di voi, cigni dell’Arno, or vede<ref>9-11... «in quasi tutto il decorso della mia vita, finora», scrive l’A. nell’''Autobiografia'', all’anno 1778, «mi è toccata in sorte questa barbaria di gallicheria; onde, se io pure sarò riuscito a scrivere correttamente, puramente e con sapore di toscanità (senza però ricercarla con affettazione e indiscrezione) ne dovrò riportar doppia lode, attesi gli ostacoli; e se riescito non ci sono, ne meriterò ampia scusa». — '''Spurio,''' impuro.</ref> Spurio vestigio nel costui sermone, {{R|11}} Cittadinanza di parole ei chiede.<ref>11. L’A. non fu ostile alle Accademie per principio e, se nel 1800 rifiutò sdegnosamente (''Aut.'', IV, 10°) di far parte di quella scientifica di Torino (mentre diciassette anni prima era entrato in Arcadia col nome di ''Filacrio Eratrastico'') ciò fu causato, piú che da altro, dal suo implacabile misogallismo. Perciò il mezzo piú semplice per spiegare questo v. sarebbe supporre che egli desiderasse di entrare nell’''Accademia fiorentina''. Ma come è ciò possibile, dopo quanto ne aveva scritto nel son. {{TestoCitato|Opera:L'idioma gentil sonante e puro (Alfieri)|''L’idioma gentil sonante e puro''}}? E allora, sarà da supporsi che l’A. chiedesse semplicemente che le parole da lui foggiate per proprio uso o da lui rimesse in circolazione entrassero a far parte del vivo linguaggio toscano.</ref> </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 7xbgtn6qzl3f2eipm5fdfbyzim22wsd Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/202 108 833745 3907806 2981522 2026-10-07T05:30:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907806 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|174|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /><poem> :Sacro tributo a Grecia tutta impone L’unica Atene,<ref>13. '''L’unica Atene,''' Firenze.</ref> di ogni grazia sede, {{R|14}} Cui la Bëozia stolta<ref>14. '''Beozia stolta,''' le altre parti d’Italia, forse con riferimento alle teorie del {{AutoreCitato|Melchiorre Cesarotti|Cesarotti}} e dei cesarottiani.</ref> invan si oppone. </poem><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CLXXIII.<ref>Nel ms: «9 gennaio, lungo le mura, a una pioggia dirotta».</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Si duole di non aver unito agli scritti l’azione.'''}} <poem> :Io mi vo vergognando infra me stesso Di un’ampia macchia, onde imbrattommi il Fato: Senz’essa, io forse un uom<ref>3. '''Un uom,''' un uomo compiuto, un vero uomo.</ref> sariami stato, {{R|4}} Ponendo in fatti ciò che in voci ho espresso. :Mi fea Natura invan del miglior sesso, Poiché in città non libera pur nato; Quindi, io sempre al gigante il nano a lato {{R|8}} Figuro in me, quando alti sensi intesso.<ref>7-8. Quindi io, nato col cuor libero in terra schiava, quando scrivo, rappresento necessariamente questo dualismo; l’espressione del gigante e del nano richiama l’altra {{ec|de|del}} son. {{TestoCitato|Opera:Sublime specchio di veraci detti (Alfieri)|''Sublime specchio di veraci detti''}}: ::Or stimandomi Achille ed or Tersite.</ref> :Ma Lusinga ingegnosa, anco talvolta A consolarmi di un tal danno sorge, {{R|11}} Dicendo: «Ogni opra d’uom gli anni han sepolta, :«Men lo scriver che il dolce utile<ref>12. '''Il dolce utile:''' reminiscenza {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|oraziana}} ({{Wl|Q677997|''Arte poetica''}}, 343): ::Omne tulit punctum qui miscuit utile dulci.</ref> porge: «Nata in serve contrade anima sciolta, {{R|14}} «O il suo scriver non muore, o un dí risorge». </poem><section end="2" /> <section begin="3" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CLXXIV.<ref name="p174a">Nel ms: «10 gennaio, in Boboli».<br/>«Il {{AutoreCitato|Saverio Bettinelli|Bettinelli}}», scrive il {{AutoreCitato|Emilio Bertana|{{Sc|Bertana}}}} a proposito di questo son. a p. 380 e seg. della ''cit. sua op.'', «attingendo a fonti francesi, aveva lungamente chiacchierato dell’entusiasmo fonte e nerbo della poesia; ma quel caldo, quel rapimento di cui egli parla è altra cosa da ciò che intende l’A.; il quale domanda non il commovimento e il bollore della fantasia, ma l’accensione dell’animo, immedesimato con la materia e la forma dell’arte. Unica, grande poesia è quella per cui viene «sfogando l’uomo suoi</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=3px|'''Alla Poesia.'''}} <poem> :Bella, oltre{{Pt||<ref name="p174b"></ref>}} l’arti tutte, arte è ben questa, Per cui sfogando l’uom suoi proprj affetti, </poem><section end="3" /><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> hynuyq70jvufmeco9ydxycgjyh5w0s5 Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/203 108 833751 3907810 2981503 2026-10-07T05:31:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907810 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|di vittorio alfieri}}|175|riga=si}}</noinclude> <section begin="1" /><poem> Gli altrui con dolce fremito ridesta, {{R|4}} Mercé gli ardenti armonïosi detti. :Sovr’auree penne in agil volo è presta Sempre a recar fruttiferi diletti Di contrada in contrada; e mai non resta; {{R|8}} Che ha i secoli anco a soggiacerle astretti.<ref>8. Perché ha obbligate anche le età venture a soggiacere al suo impero.</ref> :O del forte sentir piú forte figlia, Che a’ tuoi fervidi fabri<ref>10. '''Fabri,''' poeti, artefici.</ref> sol dai pace {{R|11}} Quel dí, ch’invida Morte atra li artiglia;<ref>11. '''Li artiglia,''' li afferra.</ref> :Poesía, la cui fiamma il cor mi sface, Se al tuo divin furore il mio somiglia, {{R|14}} Deh dammi eterea tu vita verace!<ref>14. Concedi eterna vita al mio spirito.</ref> </poem><ref follow="p174a">propri affetti», anzi l’A. non concepisce altrimenti la poesia che come espressione d’uno stato soggettivo. Freme il poeta e comunica il suo fremito interno «mercé gli ardenti detti»; né i detti potrebbero essere non ardenti, poiché la poesia è «forte figlia del forte sentire»; «fervidi» sono i suoi «fabri»; come «fiamma» e «furore essa è concepita, secondo una tendenza spontanea dell’animo dell’A. e secondo il consapevole studio di determinati effetti estetici e morali».</ref><ref follow="p174b">1. '''Oltre,''' al di là.</ref><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CLXXV.<ref>Nel ms: «14 gennaio, lungo le mura».</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Ancóra, leggendo l’Iliade.'''}} <poem> :Favola fosse, o storia, o allegoria,<ref>1-8. L’episodio, a cui allude l’A. è nel libro V, 334 e segg. dell’{{TestoCitato|Opera:Iliade|''Iliade''}}: cito, al solito, il testo e la trad. del {{AutoreCitato|Vincenzo Monti|{{Sc|Monti}}}}: ::''Ἀλλ’ ὅτε δή ῥ’ ἐκίχανε πολὺν καθ’ ὅμιλον ὀπάζων,'' ::''ἔνθ’ ἐπορεξάμενος μεγαθύμου Τυδέος υἱὸς,'' ::''ἄκρην οὔτασε χεῖρα μετάλμενος ὀξέϊ δουρὶ'' ::''ἀθληχρήν· εἶθαρ δὲ δόρυ χροὸς ἀντετόρησεν,'' ::''ἀμβροσίου διὰ πέπλου, ὅν οἱ Χάριτες κάμον αὐταί'' ::''πρυμνὸν ὕπερ θέναρος. Ῥέε δ’ἄμβροτον αἷμα θεοῖο,'' ::''ἰχώρ, οἷός πέρ τε ῥέει μακάρεσσι θεοῖσιν·'' ::''οὐ γὰρ σῖτον ἔδουσ’, οὐ πίνουσ’ αἴθοπα οἶνον·'' ::''τοὔνεκ’ ἀναίμονές εἰσι καὶ ἀθάνατοι καλέονται.'' ::''{{Ec|Η|Ἡ}} δὲ μέγα ἰάχουσα ἀπὸ ἕο κάββαλεν υἱόν·'' :::Poiché raggiunta per la folta ei [Diomede] l’ebbe ::Abbassò l’asta il fiero, e coll’acuto ::Ferro l’assalse, e della man gentile ::Gli estremi le sfiorò verso il confine ::Della palma. Forò l’asta la cute ::Rotto il peplo odoroso, a lei tessuto ::Dalle Grazie, e fluí dalla ferita ::L’icóre della Dea, sangue immortale, ::Qual corre de’ Beati entro le vene; ::Ch’essi, né frutto cereal gustando, ::Né rubicondo vino, esangui sono ::E quindi han nome d’Immortali. Al colpo ::Died’ella un forte grido e dalle braccia ::Depose il figlio. — '''Espresse,''' cantò, celebrò. — '''Eresse,''' volse. — Il figlio che Venere proteggeva era Enea, assalito da Diomede.</ref> La ferita di Venere che espresse L’alto cantor che il gran poema intesse, {{R|4}} (Dirlo ardisco) in altrui stolta saria. :Tidíde, invaso di ferocia ria, L’asta vilmente a imbelle colpo eresse; </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/> [[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude> 2qbcay274elrdsqke1ww634sxth39g6 Pagina:Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu/204 108 833752 3907812 2981509 2026-10-07T05:32:55Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3907812 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|176|{{Sc|rime varie}}||riga=si}}</noinclude><section begin="1" /><poem> E acuto ferro in quella mano impresse, {{R|8}} Che pietosa un suo figlio allor copría! :Non eroe, non guerrier, non uomo egli era, Poiché al vederla non gli cadde a terra {{R|11}} E l’occhio e il volto<ref>11. '''L’occhio e il vòlto''' dovean cader a terra al Teide come ad ''eroe'', l’''asta'' come a ''guerriero'', l’''ira fera'' come ad ''uomo''.</ref> e l’asta e l’ira fera. :Tai nomi in se Ciprigna ivi rinserra, (Dea, madre, donna, e in venustà primiera)<ref>13. Analogamente il {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|{{Sc|Manzoni}}}} nel ''{{TestoCitato|Inni sacri (Manzoni 1881)/Il Nome di Maria|Nome di Maria}}'': ::O Vergine, o Signora, o tutta santa, ::Che bei nomi ti serba ogni loquela!</ref> {{R|14}} Che non potria né un tigre a lei far guerra. </poem><section end="1" /> <section begin="2" /> {{ct|f=110%|t=2|v=1|L=1px|CLXXVI.<ref>Nel ms: «15 gennaio, lungo le mura».</ref>}} {{ct|f=110%|v=2|L=1px|'''Non può frenarsi dallo scrivere.'''}} <poem> :Pregno di neve gelida il deforme<ref>1. '''Deforme,''' nuvoloso, cupo{{Ec||.}}</ref> Vorticoso äer bigio forte stride; Ma il tristo fiato,<ref>3. '''Fiato,''' nel significato di vento impetuoso, è anche in {{AutoreCitato|Dante Alighieri|{{Sc|Dante}}}} ({{TestoCitato|Divina Commedia/Inferno/Canto V|''Inf.'', V}}, 42): ::Cosí quel fiato gli spiriti mali.</ref> ch’ogni fiore uccide, {{R|4}} Frenar non può de’ carmi miei le torme.<ref>4. '''Le torme,''' le schiere.</ref> :Spini ingrati son forse ed irte forme Tai carmi, a cui crudo Aquilone arride? O a me fiamma cotanto il cor conquide,<ref>7. '''Conquide,''' investe, assale.</ref> {{R|8}} Che avvampo io sol, mentr’altri agghiaccia e dorme? :D’ostinato rimar la fonte ignoro; So, ch’io tacer non posso: altri poi sveli {{R|11}} Se ferro eran mie’ versi, orpello, od oro.<ref>9-11. Il pensiero espresso nella prima parte di questa terzina già lo abbiamo trovato nel son. {{TestoCitato|Opera:Tosto ch'io giunga in solitaria riva (Alfieri)|''Tosto ch’io giunga in solitaria riva''}}.</ref> :Febo, a te parlo intanto; e invan mi celi Degli almi raggi il bel vital tesoro,<ref>13. '''Febo,''' è qui da considerarsi nel suo duplice attributo di dio solare e di divinità tutrice della poesia.</ref> {{R|14}} Poiché il mio canto in tenebre non veli. </poem><section end="2" /><noinclude><br clear="all" /> <references/></noinclude> 7l65vrwe474kr2f8vwo5qy1g9c2rq17 Rime varie (Alfieri, 1912)/CLXXI. Ad un improvvisatore 0 833753 3907807 3754839 2026-10-07T05:31:15Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907807 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=CLXXI. Ad un improvvisatore|prec=../CLXX. Ad una improvvisatrice|succ=../CLXXII. Chiede di essere considerato, per il linguaggio, fiorentino}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="200" to="201" fromsection="2" tosection="1" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Quanto divina sia la lingua nostra]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/CCXL. Quanto divina sia la lingua nostra|ed. 1903}} hcpykye0khwvzn5odwrczkeubv8k8b2 Rime varie (Alfieri, 1912)/CLXXII. Chiede di essere considerato, per il linguaggio, fiorentino 0 833754 3907808 3754840 2026-10-07T05:31:17Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907808 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=CLXXII. Chiede di essere considerato, per il linguaggio, fiorentino|prec=../CLXXI. Ad un improvvisatore|succ=../CLXXIII. Si duole di non aver unito agli scritti l'azione}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="201" to="202" fromsection="2" tosection="1" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Uom che barbaro quasi in su la sponda]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/CCXLI. Uom che barbaro quasi in su la sponda|ed. 1903}} 1mes456pa7wudz3md8dngmdaee794bp Rime varie (Alfieri, 1912)/CLXXIII. Si duole di non aver unito agli scritti l'azione 0 833755 3907809 3754841 2026-10-07T05:31:20Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907809 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=CLXXIII. Si duole di non aver unito agli scritti l'azione|prec=../CLXXII. Chiede di essere considerato, per il linguaggio, fiorentino|succ=../CLXXIV. Alla Poesia}} <pages index="Alfieri - Rime scelte, Sansoni, 1912.djvu" from="202" to="202" fromsection="2" tosection="2" /> {{Sezione note}} [[Categoria:Sonetti|Io mi vo vergognando infra me stesso]] {{AltraVersione|Rime varie (Alfieri, 1903)/CCXLIII. Io mi vo vergognando infra me stesso|ed. 1903}} o0ilefbsai4ykuuhckhidoyulcwy6a1 Rime varie (Alfieri, 1912)/CLXXIV. Alla Poesia 0 833756 3907811 3754842 2026-10-07T05:31:49Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3907811 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=7 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=CLXXIV. Alla Poesia|prec=../CLXXIII. 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Pregno di neve gelida il deforme|ed. 1903}} 94hq8aqd3sul4gg9gzoxykv4m1qulfg Pagina:Bollettino delle leggi e disposizioni della Repubblica Romana (1849).pdf/459 108 880190 3907986 3174159 2026-10-07T10:38:14Z Àncilu 62184 fix 3907986 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Carlomorino" />{{RigaIntestazione||— 426 —|}}</noinclude> {{Ct|f=120%|t=1|v=1|TERMINI}} {| class= pag456 width=100% |<big>PROVINCE</big> |A PRESENTARE I BONI DI SC. 10 |A RICEVERE IL CAMBIO DI SC. 10 |{{Sc|Osservazioni}} |- |Roma |dal 10 Giugno a tutto li 24 Giugno |contempo-<br/>ranea-<br/>mente |{{Cs|L}}|Per quanto agli sc. 200000 dei Boni di Bologna la conversione si effettuerà dai 15 Maggio a tutto li 31 detto contempora-<br/>neamente |- |{{nowrap|Civita Vecchia}}<br/>Viterbo<br/>Orvieto<br/>Spoleto<br/>Perugia<br/>Rieti<br/>Velletri<br/>Frosinone | idem |dal 27. giugno a tutto l'11 detto<!--SIC!!!!--> | |- |Ancona<br/>Macerata<br/>Fermo<br/>Ascoli<br/>Camerino<br/>Urbino e Pesaro | idem |dal 28. 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Il documento istruttorio formulava, pertanto, l'ipotesi che la difficoltà di perseguire contemporaneamente l'obiettivo della salvezza di Moro e la neutralizzazione delle informazioni che da Moro le BR avevano potuto ottenere, aveva determinato una remora nell'attività degli apparati idonea a dare una ragionevole giustificazione ad omissioni, incertezze e negligenze, già da tempo accertate ed altrimenti inspiegabili, non escludendosi neppure la possibilità che l'intrecciarsi di una trattativa volta al recupero delle «''carte Moro''» con altre volte, invece, a pervenire alla salvezza dell'ostaggio, fosse stato causa non ultima del finale insuccesso. 8.2 Muovendo dal riconoscimento che quella proposta era soltanto una mera ipotesi ricostruttiva (sia pur fondata su spunti documentali e su altri rinvenibili in audizioni già effettuate, quale ad esempio quella dell'ex brigatista Franceschini), il documento istruttorio ne segnalava la necessità di una verificazione attraverso indagini future, cui veniva anche affidata la possibilità di chiarire il significato attribuibile ad una ulteriore serie di eventi, che nella dinamica del sequestro precedettero e immediatamente seguirono la pubblicazione del comunicato n. 6 delle BR, quali: a) la seduta spiritica (2 aprile 1978) in cui per la prima volta venne fuori il nome di Gradoli; b) il modo con cui l'informazione su Gradoli venne gestita dal Viminale e dalla polizia: irruzione di forze nel paese di Gradoli il 6 aprile 1978; c) la scoperta (con singolari modalità) del covo di via Gradoli (18 aprile 1978), che un mese prima si era omesso di perquisire; d) il falso comunicato n. 7 del lago della Duchessa (che Moro definì la macabra prova generale della sua esecuzione) anch'esso del 18 aprile 1978. 9.1. Alla verificazione dell'ipotesi innanzi delineata la Commissione ha dedicato nell'ultimo anno la quasi totalità della sua attività, consistita sia in ulteriori e rilevanti acquisizioni documentali, sia nelle seguenti ulteriori audizioni: dell'ammiraglio Fulvio Martini (6 ottobre 1999), del dottor Rosario Priore (10-11 novembre 1999), del senatore Ferdinando Imposimato (24 novembre 1999), del signor Germano Maccari (21 gennaio 2000), del signor Silvano Girotto (10 febbraio 2000), del professor Vin-<noinclude><references/></noinclude> gj39s2cejpwgjipyhi26k6ubuj1aj4t 3907871 3907844 2026-10-07T08:39:54Z Giaccai 13220 3907871 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 42 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cia dichiarando che: «''Aldo Moro è colpevole e viene pertanto condannato a morte''», dall'altro avevano deciso di non rendere pubbliche le rivelazioni di Moro, perché avevano determinato di utilizzarle come un secondo ostaggio, anch'esso oggetto di possibile (e forse separata) trattativa; b) che a tale nuova tattica delle BR si collegasse la interruzione dell'operatività dei due gruppi costituiti presso il Viminale (che sarebbe attestata dal mancato rinvenimento di verbali successivi a quelli del 14 aprile) e più in generale una situazione di stallo nelle iniziative assunte sino a quel momento, anche mediante attività coperte per pervenire alla liberazione di Moro. Il documento istruttorio formulava, pertanto, l'ipotesi che la difficoltà di perseguire contemporaneamente l'obiettivo della salvezza di Moro e la neutralizzazione delle informazioni che da Moro le BR avevano potuto ottenere, aveva determinato una remora nell'attività degli apparati idonea a dare una ragionevole giustificazione ad omissioni, incertezze e negligenze, già da tempo accertate ed altrimenti inspiegabili, non escludendosi neppure la possibilità che l'intrecciarsi di una trattativa volta al recupero delle «''carte Moro''» con altre volte, invece, a pervenire alla salvezza dell'ostaggio, fosse stato causa non ultima del finale insuccesso. 8.2 Muovendo dal riconoscimento che quella proposta era soltanto una mera ipotesi ricostruttiva (sia pur fondata su spunti documentali e su altri rinvenibili in audizioni già effettuate, quale ad esempio quella dell'ex brigatista Franceschini), il documento istruttorio ne segnalava la necessità di una verificazione attraverso indagini future, cui veniva anche affidata la possibilità di chiarire il significato attribuibile ad una ulteriore serie di eventi, che nella dinamica del sequestro precedettero e immediatamente seguirono la pubblicazione del comunicato n. 6 delle BR, quali: a) la seduta spiritica (2 aprile 1978) in cui per la prima volta venne fuori il nome di Gradoli; b) il modo con cui l'informazione su Gradoli venne gestita dal Viminale e dalla polizia: irruzione di forze nel paese di Gradoli il 6 aprile 1978; c) la scoperta (con singolari modalità) del covo di via Gradoli (18 aprile 1978), che un mese prima si era omesso di perquisire; d) il falso comunicato n. 7 del lago della Duchessa (che Moro definì la macabra prova generale della sua esecuzione) anch'esso del 18 aprile 1978. 9.1. Alla verificazione dell'ipotesi innanzi delineata la Commissione ha dedicato nell'ultimo anno la quasi totalità della sua attività, consistita sia in ulteriori e rilevanti acquisizioni documentali, sia nelle seguenti ulteriori audizioni: dell'ammiraglio {{Wl|Q958333|Fulvio Martini}} (6 ottobre 1999), del dottor {{Ql|Q3941380)Entity GraphChiudi(Q3941380)Entity GraphChiud|Rosario Priore}} (10-11 novembre 1999), del senatore {{Wl|Q3742617)Entity GraphChiudi(Q3742617)Entity GraphChiud|Ferdinando Imposimato}} (24 novembre 1999), del signor {{Wl|Q3761127)Entity GraphChiudi(Q3761127)Entity GraphChiud|Germano Maccari}} (21 gennaio 2000), del signor Silvano Girotto (10 febbraio 2000), del professor Vin-<noinclude><references/></noinclude> jbtj0e2kq7z5mb6qafsjmhtue7gawxh 3907872 3907871 2026-10-07T08:40:46Z Giaccai 13220 3907872 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 42 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cia dichiarando che: «''Aldo Moro è colpevole e viene pertanto condannato a morte''», dall'altro avevano deciso di non rendere pubbliche le rivelazioni di Moro, perché avevano determinato di utilizzarle come un secondo ostaggio, anch'esso oggetto di possibile (e forse separata) trattativa; b) che a tale nuova tattica delle BR si collegasse la interruzione dell'operatività dei due gruppi costituiti presso il Viminale (che sarebbe attestata dal mancato rinvenimento di verbali successivi a quelli del 14 aprile) e più in generale una situazione di stallo nelle iniziative assunte sino a quel momento, anche mediante attività coperte per pervenire alla liberazione di Moro. Il documento istruttorio formulava, pertanto, l'ipotesi che la difficoltà di perseguire contemporaneamente l'obiettivo della salvezza di Moro e la neutralizzazione delle informazioni che da Moro le BR avevano potuto ottenere, aveva determinato una remora nell'attività degli apparati idonea a dare una ragionevole giustificazione ad omissioni, incertezze e negligenze, già da tempo accertate ed altrimenti inspiegabili, non escludendosi neppure la possibilità che l'intrecciarsi di una trattativa volta al recupero delle «''carte Moro''» con altre volte, invece, a pervenire alla salvezza dell'ostaggio, fosse stato causa non ultima del finale insuccesso. 8.2 Muovendo dal riconoscimento che quella proposta era soltanto una mera ipotesi ricostruttiva (sia pur fondata su spunti documentali e su altri rinvenibili in audizioni già effettuate, quale ad esempio quella dell'ex brigatista Franceschini), il documento istruttorio ne segnalava la necessità di una verificazione attraverso indagini future, cui veniva anche affidata la possibilità di chiarire il significato attribuibile ad una ulteriore serie di eventi, che nella dinamica del sequestro precedettero e immediatamente seguirono la pubblicazione del comunicato n. 6 delle BR, quali: a) la seduta spiritica (2 aprile 1978) in cui per la prima volta venne fuori il nome di Gradoli; b) il modo con cui l'informazione su Gradoli venne gestita dal Viminale e dalla polizia: irruzione di forze nel paese di Gradoli il 6 aprile 1978; c) la scoperta (con singolari modalità) del covo di via Gradoli (18 aprile 1978), che un mese prima si era omesso di perquisire; d) il falso comunicato n. 7 del lago della Duchessa (che Moro definì la macabra prova generale della sua esecuzione) anch'esso del 18 aprile 1978. 9.1. Alla verificazione dell'ipotesi innanzi delineata la Commissione ha dedicato nell'ultimo anno la quasi totalità della sua attività, consistita sia in ulteriori e rilevanti acquisizioni documentali, sia nelle seguenti ulteriori audizioni: dell'ammiraglio {{Wl|Q958333|Fulvio Martini}} (6 ottobre 1999), del dottor {{Ql|Q3941380)Entity GraphChiudi(Ql|3941380)Entity GraphChiud|Rosario Priore}} (10-11 novembre 1999), del senatore {{Wl|Q3742617)Entity GraphChiudi(Q3742617)Entity GraphChiud|Ferdinando Imposimato}} (24 novembre 1999), del signor {{Wl|Q3761127)Entity GraphChiudi(Q3761127)Entity GraphChiud|Germano Maccari}} (21 gennaio 2000), del signor Silvano Girotto (10 febbraio 2000), del professor Vin-<noinclude><references/></noinclude> 2trmazb4u7ypjmsnteujsdars3ooagu 3907873 3907872 2026-10-07T08:41:30Z Giaccai 13220 3907873 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 42 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cia dichiarando che: «''Aldo Moro è colpevole e viene pertanto condannato a morte''», dall'altro avevano deciso di non rendere pubbliche le rivelazioni di Moro, perché avevano determinato di utilizzarle come un secondo ostaggio, anch'esso oggetto di possibile (e forse separata) trattativa; b) che a tale nuova tattica delle BR si collegasse la interruzione dell'operatività dei due gruppi costituiti presso il Viminale (che sarebbe attestata dal mancato rinvenimento di verbali successivi a quelli del 14 aprile) e più in generale una situazione di stallo nelle iniziative assunte sino a quel momento, anche mediante attività coperte per pervenire alla liberazione di Moro. Il documento istruttorio formulava, pertanto, l'ipotesi che la difficoltà di perseguire contemporaneamente l'obiettivo della salvezza di Moro e la neutralizzazione delle informazioni che da Moro le BR avevano potuto ottenere, aveva determinato una remora nell'attività degli apparati idonea a dare una ragionevole giustificazione ad omissioni, incertezze e negligenze, già da tempo accertate ed altrimenti inspiegabili, non escludendosi neppure la possibilità che l'intrecciarsi di una trattativa volta al recupero delle «''carte Moro''» con altre volte, invece, a pervenire alla salvezza dell'ostaggio, fosse stato causa non ultima del finale insuccesso. 8.2 Muovendo dal riconoscimento che quella proposta era soltanto una mera ipotesi ricostruttiva (sia pur fondata su spunti documentali e su altri rinvenibili in audizioni già effettuate, quale ad esempio quella dell'ex brigatista Franceschini), il documento istruttorio ne segnalava la necessità di una verificazione attraverso indagini future, cui veniva anche affidata la possibilità di chiarire il significato attribuibile ad una ulteriore serie di eventi, che nella dinamica del sequestro precedettero e immediatamente seguirono la pubblicazione del comunicato n. 6 delle BR, quali: a) la seduta spiritica (2 aprile 1978) in cui per la prima volta venne fuori il nome di Gradoli; b) il modo con cui l'informazione su Gradoli venne gestita dal Viminale e dalla polizia: irruzione di forze nel paese di Gradoli il 6 aprile 1978; c) la scoperta (con singolari modalità) del covo di via Gradoli (18 aprile 1978), che un mese prima si era omesso di perquisire; d) il falso comunicato n. 7 del lago della Duchessa (che Moro definì la macabra prova generale della sua esecuzione) anch'esso del 18 aprile 1978. 9.1. 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Il documento istruttorio formulava, pertanto, l'ipotesi che la difficoltà di perseguire contemporaneamente l'obiettivo della salvezza di Moro e la neutralizzazione delle informazioni che da Moro le BR avevano potuto ottenere, aveva determinato una remora nell'attività degli apparati idonea a dare una ragionevole giustificazione ad omissioni, incertezze e negligenze, già da tempo accertate ed altrimenti inspiegabili, non escludendosi neppure la possibilità che l'intrecciarsi di una trattativa volta al recupero delle «''carte Moro''» con altre volte, invece, a pervenire alla salvezza dell'ostaggio, fosse stato causa non ultima del finale insuccesso. 8.2 Muovendo dal riconoscimento che quella proposta era soltanto una mera ipotesi ricostruttiva (sia pur fondata su spunti documentali e su altri rinvenibili in audizioni già effettuate, quale ad esempio quella dell'ex brigatista Franceschini), il documento istruttorio ne segnalava la necessità di una verificazione attraverso indagini future, cui veniva anche affidata la possibilità di chiarire il significato attribuibile ad una ulteriore serie di eventi, che nella dinamica del sequestro precedettero e immediatamente seguirono la pubblicazione del comunicato n. 6 delle BR, quali: a) la seduta spiritica (2 aprile 1978) in cui per la prima volta venne fuori il nome di Gradoli; b) il modo con cui l'informazione su Gradoli venne gestita dal Viminale e dalla polizia: irruzione di forze nel paese di Gradoli il 6 aprile 1978; c) la scoperta (con singolari modalità) del covo di via Gradoli (18 aprile 1978), che un mese prima si era omesso di perquisire; d) il falso comunicato n. 7 del lago della Duchessa (che Moro definì la macabra prova generale della sua esecuzione) anch'esso del 18 aprile 1978. 9.1. 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Il documento istruttorio formulava, pertanto, l'ipotesi che la difficoltà di perseguire contemporaneamente l'obiettivo della salvezza di Moro e la neutralizzazione delle informazioni che da Moro le BR avevano potuto ottenere, aveva determinato una remora nell'attività degli apparati idonea a dare una ragionevole giustificazione ad omissioni, incertezze e negligenze, già da tempo accertate ed altrimenti inspiegabili, non escludendosi neppure la possibilità che l'intrecciarsi di una trattativa volta al recupero delle «''carte Moro''» con altre volte, invece, a pervenire alla salvezza dell'ostaggio, fosse stato causa non ultima del finale insuccesso. 8.2 Muovendo dal riconoscimento che quella proposta era soltanto una mera ipotesi ricostruttiva (sia pur fondata su spunti documentali e su altri rinvenibili in audizioni già effettuate, quale ad esempio quella dell'ex brigatista Franceschini), il documento istruttorio ne segnalava la necessità di una verificazione attraverso indagini future, cui veniva anche affidata la possibilità di chiarire il significato attribuibile ad una ulteriore serie di eventi, che nella dinamica del sequestro precedettero e immediatamente seguirono la pubblicazione del comunicato n. 6 delle BR, quali: a) la seduta spiritica (2 aprile 1978) in cui per la prima volta venne fuori il nome di Gradoli; b) il modo con cui l'informazione su Gradoli venne gestita dal Viminale e dalla polizia: irruzione di forze nel paese di Gradoli il 6 aprile 1978; c) la scoperta (con singolari modalità) del covo di via Gradoli (18 aprile 1978), che un mese prima si era omesso di perquisire; d) il falso comunicato n. 7 del lago della Duchessa (che Moro definì la macabra prova generale della sua esecuzione) anch'esso del 18 aprile 1978. 9.1. 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Il documento istruttorio formulava, pertanto, l'ipotesi che la difficoltà di perseguire contemporaneamente l'obiettivo della salvezza di Moro e la neutralizzazione delle informazioni che da Moro le BR avevano potuto ottenere, aveva determinato una remora nell'attività degli apparati idonea a dare una ragionevole giustificazione ad omissioni, incertezze e negligenze, già da tempo accertate ed altrimenti inspiegabili, non escludendosi neppure la possibilità che l'intrecciarsi di una trattativa volta al recupero delle «''carte Moro''» con altre volte, invece, a pervenire alla salvezza dell'ostaggio, fosse stato causa non ultima del finale insuccesso. 8.2 Muovendo dal riconoscimento che quella proposta era soltanto una mera ipotesi ricostruttiva (sia pur fondata su spunti documentali e su altri rinvenibili in audizioni già effettuate, quale ad esempio quella dell'ex brigatista Franceschini), il documento istruttorio ne segnalava la necessità di una verificazione attraverso indagini future, cui veniva anche affidata la possibilità di chiarire il significato attribuibile ad una ulteriore serie di eventi, che nella dinamica del sequestro precedettero e immediatamente seguirono la pubblicazione del comunicato n. 6 delle BR, quali: a) la seduta spiritica (2 aprile 1978) in cui per la prima volta venne fuori il nome di Gradoli; b) il modo con cui l'informazione su Gradoli venne gestita dal Viminale e dalla polizia: irruzione di forze nel paese di Gradoli il 6 aprile 1978; c) la scoperta (con singolari modalità) del covo di via Gradoli (18 aprile 1978), che un mese prima si era omesso di perquisire; d) il falso comunicato n. 7 del lago della Duchessa (che Moro definì la macabra prova generale della sua esecuzione) anch'esso del 18 aprile 1978. 9.1. Alla verificazione dell'ipotesi innanzi delineata la Commissione ha dedicato nell'ultimo anno la quasi totalità della sua attività, consistita sia in ulteriori e rilevanti acquisizioni documentali, sia nelle seguenti ulteriori audizioni: dell'ammiraglio {{Wl|Q958333|Fulvio Martini}} (6 ottobre 1999), del dottor {{Wl|Q3941380|Rosario Priore}} (10-11 novembre 1999), del senatore {{Wl|Q3742617|Ferdinando Imposimato}} (24 novembre 1999), del signor {{Wl|Q3761127|Germano Maccari}} (21 gennaio 2000), del signor Silvano Girotto (10 febbraio 2000), del professor Vin-<noinclude><references/></noinclude> bxzx1odeu72vxw242ubabm61zqox19e 3907887 3907884 2026-10-07T08:57:30Z Giaccai 13220 3907887 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 42 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>cia dichiarando che: «''Aldo Moro è colpevole e viene pertanto condannato a morte''», dall'altro avevano deciso di non rendere pubbliche le rivelazioni di Moro, perché avevano determinato di utilizzarle come un secondo ostaggio, anch'esso oggetto di possibile (e forse separata) trattativa; b) che a tale nuova tattica delle BR si collegasse la interruzione dell'operatività dei due gruppi costituiti presso il Viminale (che sarebbe attestata dal mancato rinvenimento di verbali successivi a quelli del 14 aprile) e più in generale una situazione di stallo nelle iniziative assunte sino a quel momento, anche mediante attività coperte per pervenire alla liberazione di Moro. Il documento istruttorio formulava, pertanto, l'ipotesi che la difficoltà di perseguire contemporaneamente l'obiettivo della salvezza di Moro e la neutralizzazione delle informazioni che da Moro le BR avevano potuto ottenere, aveva determinato una remora nell'attività degli apparati idonea a dare una ragionevole giustificazione ad omissioni, incertezze e negligenze, già da tempo accertate ed altrimenti inspiegabili, non escludendosi neppure la possibilità che l'intrecciarsi di una trattativa volta al recupero delle «''carte Moro''» con altre volte, invece, a pervenire alla salvezza dell'ostaggio, fosse stato causa non ultima del finale insuccesso. 8.2 Muovendo dal riconoscimento che quella proposta era soltanto una mera ipotesi ricostruttiva (sia pur fondata su spunti documentali e su altri rinvenibili in audizioni già effettuate, quale ad esempio quella dell'ex brigatista Franceschini), il documento istruttorio ne segnalava la necessità di una verificazione attraverso indagini future, cui veniva anche affidata la possibilità di chiarire il significato attribuibile ad una ulteriore serie di eventi, che nella dinamica del sequestro precedettero e immediatamente seguirono la pubblicazione del comunicato n. 6 delle BR, quali: a) la seduta spiritica (2 aprile 1978) in cui per la prima volta venne fuori il nome di Gradoli; b) il modo con cui l'informazione su Gradoli venne gestita dal Viminale e dalla polizia: irruzione di forze nel paese di Gradoli il 6 aprile 1978; c) la scoperta (con singolari modalità) del covo di via Gradoli (18 aprile 1978), che un mese prima si era omesso di perquisire; d) il falso comunicato n. 7 del lago della Duchessa (che Moro definì la macabra prova generale della sua esecuzione) anch'esso del 18 aprile 1978. 9.1. Alla verificazione dell'ipotesi innanzi delineata la Commissione ha dedicato nell'ultimo anno la quasi totalità della sua attività, consistita sia in ulteriori e rilevanti acquisizioni documentali, sia nelle seguenti ulteriori audizioni: dell'ammiraglio {{Wl|Q958333|Fulvio Martini}} (6 ottobre 1999), del dottor {{Wl|Q3941380|Rosario Priore}} (10-11 novembre 1999), del senatore {{Wl|Q3742617|Ferdinando Imposimato}} (24 novembre 1999), del signor {{Wl|Q3761127|Germano Maccari}} (21 gennaio 2000), del signor {{Wl|Q2267450|Silvano Girotto}} (10 febbraio 2000), del professor Vin-<noinclude><references/></noinclude> 6yd82buunplu3pl1l7enisnm7kinrgb Autore:Elias Lönnrot 102 1032960 3907977 3904675 2026-10-07T10:24:49Z Modafix 8534 /* Opere */ 3907977 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Elias | Cognome = Lönnrot | Attività = filologo/medico/scrittore | Nazionalità = finlandese | Professione e nazionalità = }} == Opere == * ''Kalevala'', traduzione di [[Autore:Francesco di Silvestri-Falconieri|Francesco di Silvestri-Falconieri]] ([https://archive.org/details/kalevala-silvestri-falconieri IA]) * ''Kanteletar: raccolte di liriche popolari finniche'', traduzione di [[Autore:Renzo Porceddu|Renzo Porceddu]]. Turku, I. e B. Casagrande, 1992 ([https://onesearch.unifi.it/discovery/fulldisplay/alma991008121203302/39SBART_UFI:39UFI_V1 Unifi]) 729sh27n95b6f0tmjkooq432o9eo2tc Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/145 108 1033097 3907655 3905215 2026-10-06T12:52:10Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907655 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|f=140%|v=1|t=4|CAPITOLO SESTO}} {{Ct|f=120%|v=1|t=1|{{Sc|GHIACCIAIO SEWARD, DOME PASS}}}} {{Ct|f=100%|v=4|t=1|{{Sc|E GHIACCIAIO AGASSIZ}}}} {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - pagina 101.jpg | width = 40% | float = left | margin-right = 3%}}{{Sc|ttraversato}} l'altipiano del Malaspina, eravamo giunti proprio ai piedi dei monti, e dovevamo ora inoltrarci fra essi, risalendo il ghiacciaio Seward, che penetra profondamente fra le catene, a guisa d'una grande strada maestra, dividendo il gruppo del Cook da quello del Sant'Elia. Il Seward è il più grande ghiacciaio di tipo alpino che si conosca, ed oltrepassa di molto in ampiezza i ghiacciai giganti della catena d'Imalaja, che si consideravano, fino a poco tempo fa, senza rivali. Esso è lungo più di 60 chilometri, largo da 5 a 10, e scorre maestoso in un letto poco inclinato, interrotto in due o tre punti da salti o bruschi cambiamenti di livello, dove la massa ghiacciata si frange disordinatamente in grandi blocchi irregolari. Ha origine in un ampio bacino, a 1500 metri circa sul livello del mare, situato fra la catena del Logan e quella dell'Augusta, limitato a Est dalla catena dell'Irving e dal vasto semicerchio di monti che collega quest'ultimo all'Owen, e discende da esso verso Sud, compreso dapprima fra i Corwin Cliffs ed il braccio settentrio- nale della catena del Cook, più in basso fra l'Augusta ed il Cook, poi fra le colline Samovar e le Hitchcock, per finire dilagando nel lobo orientale del ghiacciaio Malaspina, del quale è il maggiore tributario.<noinclude><references/></noinclude> aod372j4bqtpbkxb1srngz7in8f2gec 3907670 3907655 2026-10-06T13:23:50Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907670 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|f=140%|v=1|t=4|CAPITOLO SESTO}} {{Ct|f=120%|v=1|t=1|{{Sc|GHIACCIAIO SEWARD, DOME PASS}}}} {{Ct|f=100%|v=4|t=1|{{Sc|E GHIACCIAIO AGASSIZ}}}} {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - pagina 101.jpg | width = 40% | float = left | margin-right = 3%}}{{Noindent}}{{Sc|ttraversato}} l'altipiano del Malaspina, eravamo giunti proprio ai piedi dei monti, e dovevamo ora inoltrarci fra essi, risalendo il ghiacciaio Seward, che penetra profondamente fra le catene, a guisa d'una grande strada maestra, dividendo il gruppo del Cook da quello del Sant'Elia.</div> Il Seward è il più grande ghiacciaio di tipo alpino che si conosca, ed oltrepassa di molto in ampiezza i ghiacciai giganti della catena d'Imalaja, che si consideravano, fino a poco tempo fa, senza rivali. Esso è lungo più di 60 chilometri, largo da 5 a 10, e scorre maestoso in un letto poco inclinato, interrotto in due o tre punti da salti o bruschi cambiamenti di livello, dove la massa ghiacciata si frange disordinatamente in grandi blocchi irregolari. Ha origine in un ampio bacino, a 1500 metri circa sul livello del mare, situato fra la catena del Logan e quella dell'Augusta, limitato a Est dalla catena dell'Irving e dal vasto semicerchio di monti che collega quest'ultimo all'Owen, e discende da esso verso Sud, compreso dapprima fra i Corwin Cliffs ed il braccio settentrionale della catena del Cook, più in basso fra l'Augusta ed il Cook, poi fra le colline Samovar e le Hitchcock, per finire dilagando nel lobo orientale del ghiacciaio Malaspina, del quale è il maggiore tributario.<noinclude><references/></noinclude> 7wqzx8g5qyly6u1t2949nt4eurwjbny 3907682 3907670 2026-10-06T13:32:59Z Spinoziano (BEIC) 60217 3907682 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|f=140%|v=1|t=4|CAPITOLO SESTO}} {{Ct|f=120%|v=1|t=1|{{Sc|GHIACCIAIO SEWARD, DOME PASS}}}} {{Ct|f=100%|v=4|t=1|{{Sc|E GHIACCIAIO AGASSIZ}}}} {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - pagina 101.jpg | width = 40% | float = left | margin-right = 3%}}{{Noindent}}{{Sc|ttraversato}} l'altipiano del Malaspina, eravamo giunti proprio ai piedi dei monti, e dovevamo ora inoltrarci fra essi, risalendo il ghiacciaio Seward, che penetra profondamente fra le catene, a guisa d'una grande strada maestra, dividendo il gruppo del Cook da quello del Sant'Elia.</div> Il Seward è il più grande ghiacciaio di tipo alpino che si conosca, ed oltrepassa di molto in ampiezza i ghiacciai giganti della catena d'Imalaja, che si consideravano, fino a poco tempo fa, senza rivali. Esso è lungo più di 60 chilometri, largo da 5 a 10, e scorre maestoso in un letto poco inclinato, interrotto in due o tre punti da salti o bruschi cambiamenti di livello, dove la massa ghiacciata si frange disordinatamente in grandi blocchi irregolari. Ha origine in un ampio bacino, a 1500 metri circa sul livello del mare, situato fra la catena del Logan e quella dell'Augusta, limitato a Est dalla catena dell'Irving e dal vasto semicerchio di monti che collega quest'ultimo all'Owen, e discende da esso verso Sud, compreso dapprima fra i Corwin Cliffs ed il braccio settentrionale della catena del Cook, più in basso fra l'Augusta ed il Cook, poi fra le colline Samovar e le Hitchcock, per finire dilagando nel lobo orientale del ghiacciaio Malaspina, del quale è il maggiore tributario.<noinclude><references/></noinclude> aa96zb026fqc1icfbe5n7u0ekuvb7r5 Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/432 108 1033555 3907763 3907361 2026-10-06T20:25:22Z Pic57 12729 3907763 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|4||}}</noinclude>{{Centrato|{{larger|Secondo}}}} <score sound=1> << % Apre Piano \new PianoStaff << \new Staff="up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key ees \major \time 2/4 \tempo 4=100 \relative c' { %rigo up 2.6 r8 <ees c aes>_. r8 \clef bass <d bes f>^.| r8 <d bes g>^. r8 <ees c g>^.| r8 <ees c f,>^. r <d b aes>^.| r8 <ees bes g>^. r <ees bes>^.| r8 <ees c>^. r8 <bes aes>^.| r8 <ees bes>^. r8 <c g ees>^.| r8 <c aes ees> r8 <bes aes f>^.| \break %rigo up 2.7 r8 <bes g ees>^. \autoBeamOn \override TupletBracket.bracket-visibility = ##f \tupletUp \tuplet 3/2 {aes16( bes aes)} _\markup{\dynamic ppp \italic "sottovoce e staccato"} bes8^. aes^.[ g^. aes^. bes^.]| \tupletUp \tuplet 3/2 {aes16( bes aes)} g8^. aes^. g^.| f8^.[ g^. aes^. bes^.]| ees,8^. <ees' bes g>^. r8 _\ff <ees bes g>^.| r8 <ees ces aes>^. r8 <f ces aes>^.| r8 <ges des bes>^. r8 <ees bes g>^.| \break %rigo up 2.8 r8 \stemDown <ees ces aes>8^. r <des ces aes f>^.| r8 <des bes ges>^. r8 <ges des>| r8 <ges c,!>^. r <f des ces>^.| <ges des bes>^. f^. \tupletUp \override TupletBracket.bracket-visibility = ##f \tuplet 3/2 {ees16[( f ees)} des8^.]| r8 <ees ces ges>^. r <des ces aes>^.| <ges bes,>_. f^. _\> \tuplet 3/2{ees16[( f ees)} des8]\!| \break %rigo up 2.9 \mark #3 r8 _\markup{\dynamic p \italic "leggiero"} <des bes>8^.[ ges^. <des bes>^.]| r8 <ees c>^.[ ges^. <ees c>]| \clef treble r8 \stemUp <f des>8[ <ges ees> <aes f>]| <ges bes,>_. f \tupletDown \tuplet 3/2{ees16_([ f ees)} des8]_.| r8 ges_.[ f_. ees_.]| d!8_.[ _\<bes8_. c!_. cis_.]| d8_.[ ees_. f_. d_.]\!| \break %rigo up 2.10 <<{ees8^. d^. _\markup{\italic "cres."} \override TupletBracket.bracket-visibility = ##f \tupletDown \tuplet 3/2{c16_\([ d c\)} bes8_.]}\\{g?2}>>| \clef bass \stemDown <ees' g,>8^. _\< [ees,^. <ees' g,>8^. ees,^.]| <ees' g,>8^. [ees,^. <ees' g,>8^. ees,^.]| ees'8^.[ ees,^. ees'8^. ees,^.]\!| r8 <ees' bes ees,>8^. r <ees bes ees,>^.| r8 <ees c g>^. r <ees c g>^.| r8 <ees c aes>^. r <ees c aes>^.| r8 <ees bes aes>^. r <ees bes aes>^.| \break %rigo up 2.11 r8 <ees bes g>^. r8 <ees bes g>^.| r8 _\f <g ees>4^> <ees c>8^>~| <ees c>8 <c aes>4^> <c aes>8^>| r8 <c g ees>^. r <b g f>^.| r8 <g ees>8^. <fis d>8 <g ees>^.| \mark #4 r8 <c g ees>^. r8 <c g ees>^.| r8 <c aes f>^. r <c aes f>^.| \break %rigo up 2.12 r8 <f b, g>^. r <f b, g>^.| ees16^. d^. c^. bes!^. aes^. g^. fis^. g^.| \clef treble r8 \f \stemUp <bes' g>4^> <g ees>8^>~| <g ees>8 <ees c>4^> <ees c>8| \clef bass r8 \stemDown <c aes>^. r <d bes aes>^.| r8 <bes g>^. <a fis>^. <b g>8| r8 <ees bes g>^. r <ees bes g>^.| \break %rigo up 3.13 } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff = "down" { \clef bass \key ees \major \time 2/4 \relative c{ %rigo down 2.6 <aes aes,>8_. r <bes bes,>_. r| <g g,>8_. r <c c,>8_. r| <f, f,>8_. r <bes bes,> r| <bes ees,>8_. r g_. g'_.| \stemDown aes,8^. aes'^. \stemUp f,_. f'_.| g,8_. g'_. c,,_. c'_.| aes,8_. aes'_. bes,_. bes'_. \break %rigo down 2.7 ees,8 r8 <c' c,>8_. <bes bes,>_.| <aes aes,>8_.[ <g g,>_. <aes aes,>_. <bes bes,>_.]| <c c,>8_.[<bes bes,>_. <aes aes,>_. <g g,>_.]| <f f,>8_.[ <g g,>_. <aes aes,>_. <bes bes,>_.]| <ees, ees,>8_. r <ees' ees,>_. r| <aes, aes,>_. r <des des,> r| <ges, ges,>8_. r <ees' ees,>_. r| \break %rigo down 2.8 \stemUp <aes, aes,>8_. r <des des,>8 r8| <ges, ges,>_. r \stemDown bes^. bes'^. | beses,!^. beses'!^. aes,^. aes'^.| \stemUp ges,_. ges'^. ees,_. ees'_.| ces,8_. ces'_. des,_. des'_.| ges,_. f'_. \stemDown ees^. des^.| \break %rigo down 2.9 \stemUp ges,8_. r \stemDown des' r| \stemUp aes8_. r \stemDown ees'^. r des8 r8 r4| \stemUp <des ges,>8_. r \stemDown <bes' ges> r| ges,8^.[ bes'^. des,^. bes'^.]| \stemUp f,8_. r <aes f>^. r| bes,8_. r \stemDown <aes'' bes,>^. r| \break %rigo down 2.10 \stemUp <ees ees,>2| <d? d,?>2| <c c,>2| <bes bes,>4_\( <aes aes,>| <g g,>8_.\) r8 g_. r| c,8_. r c'8_. r| f,8_. r \stemDown f'^. r| \stemUp bes,,8_. r bes'_. r| \break %rigo down 2.11 ees,8_. r \stemDown ees'^. r| c'4^> aes^>| f4^> ees8^\( d\)| \stemUp g,8_. r g_. r| c,_. r c' r| ees,8 r ees r| d8 r d r| \break %rigo down 2.12 g8_. r g_. r| c8_.[ g_. c_. ees_.]| \stemDown ees'4^> c^>| aes4^> g8^\( f\)| \stemUp bes,8_. r bes_. r| ees,8_. r \stemDown ees'^. r| \stemUp g,8_. r g_. r| %rigo down 3.13 } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \set Score.rehearsalMarkFormatter = #format-mark-box-numbers \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ %\Voice %\remove "Slur_engraver" } %indent = 4\cm %short-indent = 2\cm %ragged-right = ##f %ragged-last = ##f } \midi { } </score><noinclude><references/> {{Centrato|'''108747'''}}</noinclude> tpfzvudhczox2t3o1e7ovgn1726cxw2 Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/46 108 1033768 3907820 3907335 2026-10-07T05:35:49Z Tuvok1968 33641 3907820 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|36|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ingiuste opinioni svaniscono: la ragion sola non può giammai aver torto, ed è sicura di vincere e trionfare {{Ns|(5)|Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf|280|281|282|283|284|285}}{{Ns|(5a)|Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf|285|286|287|288|289|290|291|292|293}}. La delicatezza moderna non vieta solo di censurare la persona dei vivi, quando si tratta di religione, ma non comporta eziandio che si parli rigidamente dei morti. Non è già che il divieto sia assoluto, e che questi schizzinosi si facciano coscienza d’inveire a diritto e a torto contro le riputazioni più illustri, ogni qual volta non siano consacrate dalla moda. Ma guai a chi tocca gl’idoli di questa! Guai a chi parla con poco rispetto di certi nomi adorati dal volgo elegante e damerino! Mi accadde nel mio scritto precedente di parlare con severità di {{AutoreCitato|George Gordon Byron|Giorgio Byron}}, e dell’indole morale delle sue opere. Io non ignorava che queste servono di gradito pascolo a un mezzo mondo di lettori e di lettrici, e che chi grida contro il poeta inglese può tirarsi una gran tempesta addosso; benché, a dire il vero, tali nemici siano più per numero, che per qualità formidabili. Ma quando io ho ragione fondata di credere che il parer mio si accordi col vero, non soglio esser molto sollecito di cercare, se consuoni alla sapienza dei crocchi, e alla volgare opinione. La quale non si cura troppo di verità, nè di giustizia; e quando il Byron fosse stato povero e plebeo, religioso e costumato nella vita e negli scritti, si può dubitare, se con tutto il suo ingegno poetico, sarebbe stato così famoso, come fu mentre visse, e se morto troverebbe tanti lodatori della sua persona, e tanti ammiratori delle sue opere. Io non adulo i morti, né i vivi: disprezzo altamente i viziosi illustri, e gli giudico i più abbietti degli uomini, salvo i loro adoratori. Vorrei poi pregare que’ collorosi difensori del Byron che mi dicano, se è vero o falso ciò che ho toccalo de’ suoi portamenti,<noinclude><references/></noinclude> 61yd9pnfvsozv0vihj1o12pz99ym1ij Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/283 108 1033804 3907815 3907357 2026-10-07T05:34:00Z Tuvok1968 33641 3907815 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|273}}</noinclude><section begin="(5)" />{{Pt|<br>|}}Certo, quando uno scrittore sentenzia gravemente che le credenze religiose di {{AutoreCitato|Francesco Bacone|Bacone}}, del {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibniz}}, del {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}, del {{AutoreCitato|Blaise Pascal|Pascal}}, del {{AutoreCitato|Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet}}, del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, dell’{{AutoreIgnoto|Ender}}, furono ridotte in polvere dal {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}}, dal {{AutoreCitato|Denis Diderot|Diderot}}, dall’{{AutoreCitato|Paul Henri Thiry d'Holbach|Holbach}}, dai deisti inglesi, dai razionalisti tedeschi; quando egli discorre in tal guisa, senza il menomo sospetto di compromettere la dignità propria, e il sussiego de’ suoi lettori e uditori; il solo sentimento, che possa impedire il riso inestinguibile, di cui parla {{AutoreCitato|Omero|Omero}}, è quell’affetto di commiserazione, che si prova verso le vittime di un errore eccessivo e deplorabile. Imperocchè, qual cosa è più singolare. che il cantar vittoria dopo la sconfitta? Che il voler mutare in marcia trionfale una ignominiosa fuga? Mi si citi un solo punto, in cui la filosofia abbia ridotto in polvere il Cristianesimo; e se il fatto è vero, io voglio lacer per sempre. Ma se altri si risolvesse di accettare il mio invito, si guardi bene dal provare invece la propria ignoranza; perchè io lo conosciati uomini dottissimi in questo o quel ramo delle scienze profane, e irreligiosi; ma uomini versati nella religione, e tullavia increduli, non ne ho conosciuto nessuno. Quanto ai nuovi enciclopedisti, convíen credere che il desiderio di avere il suolo bello e netto, per innalzare un novello edilizio, senza l’impaccio di demolir l’antico, e fuori del rischio di fabbricare in aria, abbia cooperato a persuader loro quella singolare opinione. I trovati religiosi erano possibili nella gentilità, e lo sono tuttavia fuori del Cristianesimo; benchè in tutti i casi il novello instituto, se mette radice, sia più tosto un rinnovamento, che una innovazione. Ma dove regnano i riti cristiani, o<section end="(5)" /><noinclude>{{TableStyle}} {| class="tablestyle1" style="font-size:90% |{{spazi|7}}||{{Pt|{{Noindent|que si possono ''ridurre in polvere'' i miti ed i simboli, cioè delle favole e dei sogni? Tanto sarebbe il voler confutare le {{TestoCitato|Le Metamorfosi|Metamorfosi}} d’{{AutoreCitato|Publio Ovidio Nasone|Ovidio}} o la lingua latina. I nuovi enciclopedisti volevano dire che la filosofia ritusse in polvere il Cristianesimo, registrando i suoi dogmi e i suoi prodigii fra i simboli e i miti; volevano, ma nel dissero, e invece di proferire una falsità. proferirono (''sit venia verbo''), una sciocchezza. Questo non saper parlare è frequentissimo, e quasi continuo, negl’illustri compilatori.}}}} |} <references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}{{Sc|i.}}||18.}}</noinclude> 7pp1jwoclotm7mtx76vfcrsecon5r10 Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/285 108 1033807 3907816 3907431 2026-10-07T05:35:00Z Tuvok1968 33641 3907816 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|275}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />verità e per misteri. Ciò era talvolta possibile nella gentilità: non lo è più a’ nostri tempi, perchè chi ripudia gli arcani della rivelazione, non è acconcio a ricevere quelli dell’immaginativa, se questa per avventura nou soverchia in i la ragione, o se il lume razionale non è in lui abbacinato vale a dire se non è pazzo o scemo; ma i pazzi e gli scemi fanno numero, e non setta. O vorrete infine ricorrere alla ragione? Ma in tal caso, voi fate un sistema di pretta filosofia, e non una religione, nè differite dai seguaci del vecchio deismo.<includeonly>{{#tag:references||group=(5)|}}</includeonly><section end="(5)" /> <section begin="(5a)" />Oltre che, per comporre una religione o una filosofia nuova, ci vogliono dogmi nuovi; cioè una cosa impossibile; giacchè la novità sostanziale dei concetti è impossibile nel giro del vero ideale. Nel resto, i recenti enciclopedisti sono tanto alieni dal recondito e dal singolare, che mancano eziandio di quello, che si può ottenere nelle scienze speculative. Il loro sistema è un sincretismo indigesto, una copia malcondotta e superficiale delle dottrine germaniche, mescolate colla vecchia incredulità francese; con che sapore e con che garbo. Iddio vel dica. Laonde, quando io li veggo scagliarsi così rabbiosamente, come fanno, contro il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}}, mi paiono molto ingrati; perchè vogliano o non vogliano, questi fu il loro maestro; e s’egli non avesse fatta in Francia una tratta del panteismo e razionalismo germanico, distribuendolo a ritaglio dalla bigoncia e adornandolo con eleganza e disinvoltura francese, i {{w|Sansimonismo|Sansimonisti}}, e i nuovi enciclopedisti, non sarebbero venuti al mondo. Certo, che le loro teoriche sul progresso, il loro piacevole ideale, la mescolanza del materialismo collo spiritualismo, il mistico e sibillino panteismo, onde fan professione, e tutto ciò che sputano sni simboli e sui miti biblici, sono derrate tedesche, spogliate del loro valor relativo, cioè di quella novità e profondità, che può avere anco l’errore. quando è opera d’ingegni dotti e virili. Vedesi nei recenti enciclopedisti, come nei copiatori ambiziosi di ogni genere, il capriccio di voler essere nuovi e pellegrini, e l’impotenza di riuscirvi. Vedesi nel loro stile<section end="(5a)" /><noinclude><references/><references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}{{Sc|i.}}||18.}}</noinclude> hk60nq2cmcj8cq8izkt0u3kunycx9xg Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/433 108 1033808 3907761 3907363 2026-10-06T20:23:04Z Pic57 12729 /* Trascritta */ 3907761 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|||5}}</noinclude>{{larger|Primo}} <score sound=1> << % Apre Piano \new PianoStaff << \new Staff="up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key aes \major \time 2/4 \relative c' { %rigo up 2.6 c'8^! _\markup{\italic "staccato e brillante"} aes^! f^! d^!| bes'8^! g^! g^! ees^!| aes8^! f^! d^! bes^!| ees^! r16. \ottava #1 bes''32^>^\(bes,8..^>[\) bes'32^>^\(]| c,8..^>[\) bes'32^>^\(]^\(d,8..^>[\) bes'32^>^\(]|ees,8..\)[ \ottava #0 ees32^>]^\( g,8..\) c32^>^\( | \break %rigo up 2.7 f,8..\) aes32^>^\( d,8..\) bes'32^>^\(| ees,8^.\) r8 r4| R1*2/4 _\markup{\bold \fontsize #5 1}| R1*2/4 _\markup{\bold \fontsize #5 2}| R1*2/4 _\markup{\bold \fontsize #5 3}| r4 bes'8^! _\markup{\dynamic ff \italic "staccato e brillante"} g^!| ces8^! aes^! des^! aes^!| ges'8^! des^! bes^! ges^!| \break %rigo up 2.8 ces8^! aes^! f^! des^!| ges8^! r16. \ottava #1 des''32^>^\(des,8..^>[\) des'32^>]^\(| ees,8..\)[ des'32^>]^\(| f,8..\) des'32^>^\(| g,8..\) \ottava #0 ges32^>\(| bes,8..\) ees32^>\(| aes,8..\) ces32^>\(| f,8..\) des'32^>\(| ges,8\) r r4| \break %rigo up 2.9 \mark #3 des2 _\markup{\dynamic p \italic "espressivo"}| des2| \acciaccatura {ces16 des} ces8^\([ bes ces des!]| bes2\)| bes2| bes2| \acciaccatura {aes16 bes} aes8[_\( g? 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Ghiacciaio Seward, Dome Pass e ghiacciaio Agassiz|prec=../Capitolo quinto|succ=../Capitolo settimo}} <pages index="Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu" from="145" to="190" /> ee0s6hu1x0q9en1us6ejpf6caa37tny Discussioni pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/311 109 1033835 3907628 2026-10-06T12:24:15Z Dr Zimbu 1553 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Non ho corretto a [[Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/96|pagina 49 del primo volume]] perché non sono riuscito a capire come creare una frase di senso compiuto a partire dalla correzione proposta--~~~~ 3907628 wikitext text/x-wiki Non ho corretto a [[Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 1 - 1802.djvu/96|pagina 49 del primo volume]] perché non sono riuscito a capire come creare una frase di senso compiuto a partire dalla correzione proposta--[[Utente:Dr Zimbu|Dr &zeta;imbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 14:24, 6 ott 2026 (CEST) fnjmfxkka96a4reovcxwp34xfdtd99u Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/146 108 1033836 3907630 2026-10-06T12:41:33Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 102 CAPITOLO SESTO La valle nella quale scorre il Seward presenta tre punti ristretti, che separano altrettanti grandi anfiteatri quasi orizzontali. Il ghiac- ciaio forma quindi tre altipiani sovrapposti, congiunti l'uno all'altro da cascate di ghiaccio, che si formano in corrispondenza delle strette. La prima trovasi all'uscita dal bacino superiore, all' estre- mità settentrionale dei Corwin Cliffs; la seconda è dovuta... 3907630 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>102 CAPITOLO SESTO La valle nella quale scorre il Seward presenta tre punti ristretti, che separano altrettanti grandi anfiteatri quasi orizzontali. Il ghiac- ciaio forma quindi tre altipiani sovrapposti, congiunti l'uno all'altro da cascate di ghiaccio, che si formano in corrispondenza delle strette. La prima trovasi all'uscita dal bacino superiore, all' estre- mità settentrionale dei Corwin Cliffs; la seconda è dovuta all'inol- trarsi nella valle dei due contrafforti che limitano il Pinnacle Pass, appartenenti, il settentrionale al gruppo del Cook, il meridionale alla catena Hitchcock. Al disotto di questa il ghiacciaio, oramai di- viso in blocchi innumerevoli dalle ampie crepaccie incrociantisi in tutti i sensi, torna ad espandersi tra le colline Samovar e le Hitch- cock, che curvano le loro estremità meridionali l'una verso l'altra, formando al ghiacciaio un ultimo stretto, dal quale esso esce but- tandosi in cascata sul Malaspina. Il primo problema che ci si presentava era appunto il trovare una via per superare questa cascata terminale del Seward. Se ne occuparono subito il Gonella ed il Sella, accompagnati da due guide, il giorno dopo del nostro arrivo alle Hitchcock, mentre gli americani, lassù nel loro campo, festeggiavano l'anniversario patriottico (4 luglio, Independence day), in questa remota parte della loro patria. La pioggia fortunatamente era cessata, sebbene il cielo si mantenesse coperto; e noi, rimasti al campo, ne approfit- tammo per stendere ad asciugare la roba di tutti, bagnata dal mal- tempo di due giorni, e mettere un po' d'ordine nelle cose nostre, delle quali non avevamo potuto occuparci nelle marcie forzate dei giorni precedenti. Le colline Hitchcock terminano verso il Malaspina con un ripido promontorio, alto 150 metri, che appare quasi come un monticello isolato per una depressione che lo separa dalla catena principale. I nostri compagni si diressero subito ad un profondo solco che dal Malaspina sale a questa gola, sperando di potere per essa entrare direttamente nella valle del Seward. Ma trovarono un ostacolo ina- spettato in un laghetto, largo un centinaio di metri, situato proprio ai piedi del canalone, fra l'orlo del Malaspina e le colline, coperto<noinclude><references/></noinclude> rpc6fp4u5ffot7s7ynnw1d36b3m5bmw 3907656 3907630 2026-10-06T12:55:12Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3907656 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|102|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> La valle nella quale scorre il Seward presenta tre punti ristretti, che separano altrettanti grandi anfiteatri quasi orizzontali. Il ghiacciaio forma quindi tre altipiani sovrapposti, congiunti l'uno all'altro da cascate di ghiaccio, che si formano in corrispondenza delle strette. La prima trovasi all'uscita dal bacino superiore, all'estremità settentrionale dei Corwin Cliffs; la seconda è dovuta all'inoltrarsi nella valle dei due contrafforti che limitano il Pinnacle Pass, appartenenti, il settentrionale al gruppo del Cook, il meridionale alla catena Hitchcock. Al disotto di questa il ghiacciaio, oramai diviso in blocchi innumerevoli dalle ampie crepaccie incrociantisi in tutti i sensi, torna ad espandersi tra le colline Samovar e le Hitchcock, che curvano le loro estremità meridionali l'una verso l'altra, formando al ghiacciaio un ultimo stretto, dal quale esso esce buttandosi in cascata sul Malaspina. Il primo problema che ci si presentava era appunto il trovare una via per superare questa cascata terminale del Seward. Se ne occuparono subito il Gonella ed il {{wl|Q1339199|Sella}}, accompagnati da due guide, il giorno dopo del nostro arrivo alle Hitchcock, mentre gli americani, lassù nel loro campo, festeggiavano l'anniversario patriottico (4 luglio, ''Independence day''), in questa remota parte della loro patria. La pioggia fortunatamente era cessata, sebbene il cielo si mantenesse coperto; e noi, rimasti al campo, ne approfittammo per stendere ad asciugare la roba di tutti, bagnata dal maltempo di due giorni, e mettere un po' d'ordine nelle cose nostre, delle quali non avevamo potuto occuparci nelle marcie forzate dei giorni precedenti. Le colline Hitchcock terminano verso il Malaspina con un ripido promontorio, alto 150 metri, che appare quasi come un monticello isolato per una depressione che lo separa dalla catena principale. I nostri compagni si diressero subito ad un profondo solco che dal Malaspina sale a questa gola, sperando di potere per essa entrare direttamente nella valle del Seward. Ma trovarono un ostacolo inaspettato in un laghetto, largo un centinaio di metri, situato proprio ai piedi del canalone, fra l'orlo del Malaspina e le colline, coperto<noinclude><references/></noinclude> 7jyehnxuomx7z3nw5gsi9mk9766imv9 3907672 3907656 2026-10-06T13:24:43Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907672 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|102|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> La valle nella quale scorre il Seward presenta tre punti ristretti, che separano altrettanti grandi anfiteatri quasi orizzontali. Il ghiacciaio forma quindi tre altipiani sovrapposti, congiunti l'uno all'altro da cascate di ghiaccio, che si formano in corrispondenza delle strette. La prima trovasi all'uscita dal bacino superiore, all'estremità settentrionale dei Corwin Cliffs; la seconda è dovuta all'inoltrarsi nella valle dei due contrafforti che limitano il Pinnacle Pass, appartenenti, il settentrionale al gruppo del Cook, il meridionale alla catena Hitchcock. Al disotto di questa il ghiacciaio, oramai diviso in blocchi innumerevoli dalle ampie crepaccie incrociantisi in tutti i sensi, torna ad espandersi tra le colline Samovar e le Hitchcock, che curvano le loro estremità meridionali l'una verso l'altra, formando al ghiacciaio un ultimo stretto, dal quale esso esce buttandosi in cascata sul Malaspina. Il primo problema che ci si presentava era appunto il trovare una via per superare questa cascata terminale del Seward. Se ne occuparono subito il Gonella ed il {{wl|Q1339199|Sella}}, accompagnati da due guide, il giorno dopo del nostro arrivo alle Hitchcock, mentre gli americani, lassù nel loro campo, festeggiavano l'anniversario patriottico (4 luglio, ''Independence day''), in questa remota parte della loro patria. La pioggia fortunatamente era cessata, sebbene il cielo si mantenesse coperto; e noi, rimasti al campo, ne approfittammo per stendere ad asciugare la roba di tutti, bagnata dal maltempo di due giorni, e mettere un po' d'ordine nelle cose nostre, delle quali non avevamo potuto occuparci nelle marcie forzate dei giorni precedenti. Le colline Hitchcock terminano verso il Malaspina con un ripido promontorio, alto 150 metri, che appare quasi come un monticello isolato per una depressione che lo separa dalla catena principale. I nostri compagni si diressero subito ad un profondo solco che dal Malaspina sale a questa gola, sperando di potere per essa entrare direttamente nella valle del Seward. 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Dove l'orlo di un ghiacciaio, che non sia protetto da uno spesso strato morenico, tocca un contrafforte di monte, si forma sempre una de- pressione sulla superficie del ghiaccio, per la maggior fusio... 3907631 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 103 di numerosi frammenti di ghiaccio galleggianti. Era un lago ana- logo a quelli che si trovano all'estremità meridionale ed ai lati delle colline Chaix. Tutti hanno lo stesso modo di formazione. Dove l'orlo di un ghiacciaio, che non sia protetto da uno spesso strato morenico, tocca un contrafforte di monte, si forma sempre una de- pressione sulla superficie del ghiaccio, per la maggior fusione do- vuta al calore raggiante dalle roccie e dal terreno scuro della costa. Questo burrone diventa una linea di scolo naturale, ove si raccol- gono le acque glaciali, formando un torrentello, che accelera alla sua volta la fusione del ghiaccio, sul quale scorre. Quando un ripido sperone di monte si inoltra in un campo di ghiaccio, come fanno le colline Hitchcock e le Chaix nel Malaspina, le linee di scolo dei due lati convergono, e spesso si riuniscono alla sua estremità, formando un lago, il cui emissario si immette generalmente in una galleria di ghiaccio. La piccola carovana cercò di raggiungere la costa contornando il laghetto. Vi riuscì non senza difficoltà, correndo pericolo di ca- dere in qualcuna delle numerose cavità piene d'acqua, di cui era cosparsa la superficie del ghiaccio tutto attorno al lago. Raggiunto il canalone, salirono per esso alla depressione della cresta, e si tro- varono sull'orlo del Seward, nell'altipiano che esso forma sopra la cascata terminale. Di là si diressero lungo il ghiacciaio, verso la cascata, e salirono sul cocuzzolo isolato col quale terminano le Hitchcock, cercando di scoprire una via più comoda e più sicura di quella percorsa, per raggiungere l'altipiano, senza il rischio di un bagno gelato o di peggio. La loro speranza non fu delusa. Nel- l'angolo fra la cascata di seracchi e l'estremo spigolo delle Hitch- cock v'era un canalone ripieno di neve, alto un centinaio di metri, molto ripido, ma che si sarebbe potuto salire senza alcun pericolo, coi carichi, quando le guide vi avessero intagliato colle piccozze un sentiero a zig-zag. La mattina del 5 luglio, per tempo, le guide si misero al lavoro, intanto che noi levavamo il campo. La carovana, che era proceduta fin qui riunita, si divideva ora per la prima volta. Cinque degli<noinclude><references/></noinclude> 234i3l6u2nk3esnzscmorfm0kbqo3fq 3907658 3907631 2026-10-06T12:57:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3907658 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|103}}</noinclude> di numerosi frammenti di ghiaccio galleggianti. Era un lago analogo a quelli che si trovano all'estremità meridionale ed ai lati delle colline Chaix. Tutti hanno lo stesso modo di formazione. Dove l'orlo di un ghiacciaio, che non sia protetto da uno spesso strato morenico, tocca un contrafforte di monte, si forma sempre una depressione sulla superficie del ghiaccio, per la maggior fusione dovuta al calore raggiante dalle roccie e dal terreno scuro della costa. Questo burrone diventa una linea di scolo naturale, ove si raccolgono le acque glaciali, formando un torrentello, che accelera alla sua volta la fusione del ghiaccio, sul quale scorre. Quando un ripido sperone di monte si inoltra in un campo di ghiaccio, come fanno le colline Hitchcock e le Chaix nel Malaspina, le linee di scolo dei due lati convergono, e spesso si riuniscono alla sua estremità, formando un lago, il cui emissario si immette generalmente in una galleria di ghiaccio. La piccola carovana cercò di raggiungere la costa contornando il laghetto. Vi riuscì non senza difficoltà, correndo pericolo di cadere in qualcuna delle numerose cavità piene d'acqua, di cui era cosparsa la superficie del ghiaccio tutto attorno al lago. Raggiunto il canalone, salirono per esso alla depressione della cresta, e si trovarono sull'orlo del Seward, nell'altipiano che esso forma sopra la cascata terminale. Di là si diressero lungo il ghiacciaio, verso la cascata, e salirono sul cocuzzolo isolato col quale terminano le Hitchcock, cercando di scoprire una via più comoda e più sicura di quella percorsa, per raggiungere l'altipiano, senza il rischio di un bagno gelato o di peggio. La loro speranza non fu delusa. Nell'angolo fra la cascata di seracchi e l'estremo spigolo delle Hitchcock v'era un canalone ripieno di neve, alto un centinaio di metri, molto ripido, ma che si sarebbe potuto salire senza alcun pericolo, coi carichi, quando le guide vi avessero intagliato colle piccozze un sentiero a zig-zag. La mattina del 5 luglio, per tempo, le guide si misero al lavoro, intanto che noi levavamo il campo. La carovana, che era proceduta fin qui riunita, si divideva ora per la prima volta. Cinque degli<noinclude><references/></noinclude> hl8myodsarjabatsq3awhjt8gcfl67i 3907673 3907658 2026-10-06T13:25:24Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907673 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|103}}</noinclude> di numerosi frammenti di ghiaccio galleggianti. Era un lago analogo a quelli che si trovano all'estremità meridionale ed ai lati delle colline Chaix. Tutti hanno lo stesso modo di formazione. Dove l'orlo di un ghiacciaio, che non sia protetto da uno spesso strato morenico, tocca un contrafforte di monte, si forma sempre una depressione sulla superficie del ghiaccio, per la maggior fusione dovuta al calore raggiante dalle roccie e dal terreno scuro della costa. Questo burrone diventa una linea di scolo naturale, ove si raccolgono le acque glaciali, formando un torrentello, che accelera alla sua volta la fusione del ghiaccio, sul quale scorre. Quando un ripido sperone di monte si inoltra in un campo di ghiaccio, come fanno le colline Hitchcock e le Chaix nel Malaspina, le linee di scolo dei due lati convergono, e spesso si riuniscono alla sua estremità, formando un lago, il cui emissario si immette generalmente in una galleria di ghiaccio. La piccola carovana cercò di raggiungere la costa contornando il laghetto. Vi riuscì non senza difficoltà, correndo pericolo di cadere in qualcuna delle numerose cavità piene d'acqua, di cui era cosparsa la superficie del ghiaccio tutto attorno al lago. Raggiunto il canalone, salirono per esso alla depressione della cresta, e si trovarono sull'orlo del Seward, nell'altipiano che esso forma sopra la cascata terminale. Di là si diressero lungo il ghiacciaio, verso la cascata, e salirono sul cocuzzolo isolato col quale terminano le Hitchcock, cercando di scoprire una via più comoda e più sicura di quella percorsa, per raggiungere l'altipiano, senza il rischio di un bagno gelato o di peggio. La loro speranza non fu delusa. Nell'angolo fra la cascata di seracchi e l'estremo spigolo delle Hitchcock v'era un canalone ripieno di neve, alto un centinaio di metri, molto ripido, ma che si sarebbe potuto salire senza alcun pericolo, coi carichi, quando le guide vi avessero intagliato colle piccozze un sentiero a zig-zag. La mattina del 5 luglio, per tempo, le guide si misero al lavoro, intanto che noi levavamo il campo. La carovana, che era proceduta fin qui riunita, si divideva ora per la prima volta. Cinque degli<noinclude><references/></noinclude> 7hs2qfnjo8m9mki4pbj7vphqin6j34p Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/148 108 1033838 3907632 2026-10-06T12:41:57Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 104 CAPITOLO SESTO americani tornavano indietro, con una slitta, per prendere otto ra- zioni di viveri dal deposito lasciato al sommo della morena. Colle tre slitte rimaste, trasportammo ogni cosa al piede del canalone, contornando lo sperone delle Hitchcock, fra i sassi ed i massi ango- losi della morena sinistra del Seward. Questa forma una striscia scura di detriti, larga 5-800 metri, che si prolunga per qualche Canal... 3907632 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>104 CAPITOLO SESTO americani tornavano indietro, con una slitta, per prendere otto ra- zioni di viveri dal deposito lasciato al sommo della morena. Colle tre slitte rimaste, trasportammo ogni cosa al piede del canalone, contornando lo sperone delle Hitchcock, fra i sassi ed i massi ango- losi della morena sinistra del Seward. Questa forma una striscia scura di detriti, larga 5-800 metri, che si prolunga per qualche Canalone d'accesso al Seward Negativa di S. A. R. chilometro nel Malaspi- na. In questa stagione pe- rò la neve la mascherava ancora quasi tutta, la- sciandone scoperto solo un breve tratto presso le colline. Su per la stretta lingua di neve, accanto alla ca- scata, gli uomini carichi salgono lentamente, se- guendo la traccia fatta dalle guide, e camminano con passo abbastanza fermo, abituandosi rapi- damente alla ripidezza della china, ma senza osare ancora abbando- narsi alle rapide scivo- late, con cui le guide ridiscendono a prender nuovi carichi. I sassi che coprono il ghiaccio ai piedi del canale, e qualche crepaccio aperto, renderebbero pericolosa una caduta a ruzzoloni. Alle undici e mezza tutto il bagaglio è sull'altipiano del Seward, al sommo della cascata terminale '). 1) Questa via non fu più seguita di poi, nè dai portatori incaricati del rifornimento, nè da noi nella discesa. Pochi giorni dopo il nostro passaggio, il laghetto ai piedi delle Hitchcock si svuotò, e divenne facile alle carovane attraversarne il letto, per salire direttamente alla depres- sione che avevano raggiunto già il Gonella ed il Sella, evitando di contornare l'estremità delle<noinclude><references/></noinclude> 63w5s5tikyoi1z2hmq9s4biptsb78j6 3907659 3907632 2026-10-06T13:03:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907659 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|104|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> americani tornavano indietro, con una slitta, per prendere otto razioni di viveri dal deposito lasciato al sommo della morena. Colle tre slitte rimaste, trasportammo ogni cosa al piede del canalone, contornando lo sperone delle Hitchcock, fra i sassi ed i massi angolosi della morena sinistra del Seward. Questa forma una striscia scura di detriti, larga 5-800 metri, che si prolunga per qualche {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Canalone d'accesso al Seward - Negativa di S. A. R..jpg | width = 65% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Canalone d'accesso al Seward</br>Negativa di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}}} }} chilometro nel Malaspina. In questa stagione però la neve la mascherava ancora quasi tutta, lasciandone scoperto solo un breve tratto presso le colline. Su per la stretta lingua di neve, accanto alla cascata, gli uomini carichi salgono lentamente, seguendo la traccia fatta dalle guide, e camminano con passo abbastanza fermo, abituandosi rapidamente alla ripidezza della china, ma senza osare ancora abbandonarsi alle rapide scivolate, con cui le guide ridiscendono a prender nuovi carichi. I sassi che coprono il ghiaccio ai piedi del canale, e qualche crepaccio aperto, renderebbero pericolosa una caduta a ruzzoloni. Alle undici e mezza tutto il bagaglio è sull'altipiano del Seward, al sommo della cascata terminale<ref name="nota_p104">Questa via non fu più seguita di poi, nè dai portatori incaricati del rifornimento, nè da noi nella discesa. Pochi giorni dopo il nostro passaggio, il laghetto ai piedi delle Hitchcock si svuotò, e divenne facile alle carovane attraversarne il letto, per salire direttamente alla depressione che avevano raggiunto già il Gonella ed il {{wl|Q1339199|Sella}}, evitando di contornare l'estremità delle</ref><noinclude><references/></noinclude> fhbmrhal0iruzjzir3ae1yv1cgqg0jx 3907674 3907659 2026-10-06T13:27:10Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907674 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|104|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> americani tornavano indietro, con una slitta, per prendere otto razioni di viveri dal deposito lasciato al sommo della morena. Colle tre slitte rimaste, trasportammo ogni cosa al piede del canalone, contornando lo sperone delle Hitchcock, fra i sassi ed i massi angolosi della morena sinistra del Seward. Questa forma una striscia scura di detriti, larga 5-800 metri, che si prolunga per qualche {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Canalone d'accesso al Seward - Negativa di S. A. R..jpg | width = 65% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Canalone d'accesso al Seward</br>Negativa di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}}} }} chilometro nel Malaspina. In questa stagione però la neve la mascherava ancora quasi tutta, lasciandone scoperto solo un breve tratto presso le colline. Su per la stretta lingua di neve, accanto alla cascata, gli uomini carichi salgono lentamente, seguendo la traccia fatta dalle guide, e camminano con passo abbastanza fermo, abituandosi rapidamente alla ripidezza della china, ma senza osare ancora abbandonarsi alle rapide scivolate, con cui le guide ridiscendono a prender nuovi carichi. I sassi che coprono il ghiaccio ai piedi del canale, e qualche crepaccio aperto, renderebbero pericolosa una caduta a ruzzoloni. Alle undici e mezza tutto il bagaglio è sull'altipiano del Seward, al sommo della cascata terminale<ref name="nota_p104">Questa via non fu più seguita di poi, nè dai portatori incaricati del rifornimento, nè da noi nella discesa. Pochi giorni dopo il nostro passaggio, il laghetto ai piedi delle Hitchcock si svuotò, e divenne facile alle carovane attraversarne il letto, per salire direttamente alla depressione che avevano raggiunto già il Gonella ed il {{wl|Q1339199|Sella}}, evitando di contornare l'estremità delle</ref>.<noinclude><references/></noinclude> mdkd7c8w449vrtkz8m35q6z6rj8x5up Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/149 108 1033839 3907633 2026-10-06T12:42:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAIO SEWARD 3907633 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAIO SEWARD<noinclude><references/></noinclude> nn1cwamyw4nll47izpqyy38ytmb5nih 3907661 3907633 2026-10-06T13:05:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907661 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Ghiacciaio Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc!Ghiacciaio Seward}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> cendu0hgd3lvprzo36famo29imzymn5 3907662 3907661 2026-10-06T13:05:16Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907662 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Ghiacciaio Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Ghiacciaio Seward}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> ii43m93gy4a8ofre3ox6km135iz43ot 3907683 3907662 2026-10-06T13:33:39Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907683 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Ghiacciaio Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Ghiacciaio Seward}}}} }}<noinclude></noinclude> 1f4e896xwtmfliuoefe86oyb73jq7fr Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/151 108 1033840 3907634 2026-10-06T12:42:16Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 105 Il paesaggio attorno a noi aveva un aspetto nuovissimo, intiera- mente dissimile da quello del Malaspina. Invece della immensa su- perficie piana, uniforme, senza un particolare di disegno o di colore che fermi lo sguardo fino all'orizzonte, si stendeva innanzi a noi, per un'ampiezza di quasi 10 chilometri, una massa violentemente scon- volta, rotta in blocchi innumerevoli accatastati alla... 3907634 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 105 Il paesaggio attorno a noi aveva un aspetto nuovissimo, intiera- mente dissimile da quello del Malaspina. Invece della immensa su- perficie piana, uniforme, senza un particolare di disegno o di colore che fermi lo sguardo fino all'orizzonte, si stendeva innanzi a noi, per un'ampiezza di quasi 10 chilometri, una massa violentemente scon- volta, rotta in blocchi innumerevoli accatastati alla rinfusa, come Seracchi del Seward - Monti Augusta e Malaspina un mare in burrasca improvvisamente solidificato, ma senza l'alli- neamento regolare delle onde. Eravamo su un grande nevaio che riempie una curva delle Hitch- cock, accanto al ghiacciaio. A pochi chilometri da noi, uno spe- rone scendeva dalle colline verso il ghiacciaio, fin quasi a toccarne i seracchi. Non v'era scelta di via: evidentemente dovevamo diri- gerci a quello, per contornarne la base sulla neve. Non era certo Hitchcock. E lo stesso fenomeno che accade al lago Caetani ed agli altri delle colline Chaix, i quali ora straripano, ora si prosciugano, a seconda che il tunnel, pel quale ha luogo l'efflusso, è ostruito da detriti morenici e da blocchi di ghiaccio, oppure libero. 14<noinclude><references/></noinclude> fsq7wyyijnaf5ygj8gtb2je3e16g9j4 3907664 3907634 2026-10-06T13:11:12Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907664 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|105}}</noinclude> Il paesaggio attorno a noi aveva un aspetto nuovissimo, intieramente dissimile da quello del Malaspina. Invece della immensa superficie piana, uniforme, senza un particolare di disegno o di colore che fermi lo sguardo fino all'orizzonte, si stendeva innanzi a noi, per un'ampiezza di quasi 10 chilometri, una massa violentemente sconvolta, rotta in blocchi innumerevoli accatastati alla rinfusa, come un mare in {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Seracchi del Seward - Monti Augusta e Malaspina.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Seracchi del Seward - Monti Augusta e Malaspina}} }} burrasca improvvisamente solidificato, ma senza l'allineamento regolare delle onde. Eravamo su un grande nevaio che riempie una curva delle Hitchcock, accanto al ghiacciaio. A pochi chilometri da noi, uno sperone scendeva dalle colline verso il ghiacciaio, fin quasi a toccarne i seracchi. Non v'era scelta di via: evidentemente dovevamo dirigerci a quello, per contornarne la base sulla neve. Non era certo <ref follow="nota_p104">Hitchcock. E lo stesso fenomeno che accade al lago Caetani ed agli altri delle colline Chaix, i quali ora straripano, ora si prosciugano, a seconda che il ''tunnel'', pel quale ha luogo l'efflusso, è ostruito da detriti morenici e da blocchi di ghiaccio, oppure libero.</ref><noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|14}}}}</noinclude> nchqayb36fwxaka5e2o8l6iflmln7cx 3907686 3907664 2026-10-06T13:41:24Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907686 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|105}}</noinclude> Il paesaggio attorno a noi aveva un aspetto nuovissimo, intieramente dissimile da quello del Malaspina. 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Non era certo <ref follow="nota_p104">Hitchcock. E lo stesso fenomeno che accade al lago Caetani ed agli altri delle colline Chaix, i quali ora straripano, ora si prosciugano, a seconda che il ''tunnel'', pel quale ha luogo l'efflusso, è ostruito da detriti morenici e da blocchi di ghiaccio, oppure libero.</ref><noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|14}}}}</noinclude> d8fspus913fatwaxnetre3bux5p1gq8 3907688 3907686 2026-10-06T13:42:16Z Spinoziano (BEIC) 60217 3907688 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|105}}</noinclude> Il paesaggio attorno a noi aveva un aspetto nuovissimo, intieramente dissimile da quello del Malaspina. Invece della immensa superficie piana, uniforme, senza un particolare di disegno o di colore che fermi lo sguardo fino all'orizzonte, si stendeva innanzi a noi, per un'ampiezza di quasi 10 chilometri, una massa violentemente sconvolta, rotta in blocchi innumerevoli accatastati alla rinfusa, come un mare in {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Seracchi del Seward - Monti Augusta e Malaspina.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Seracchi del Seward - Monti Augusta e Malaspina}} }} burrasca improvvisamente solidificato, ma senza l'allineamento regolare delle onde. Eravamo su un grande nevaio che riempie una curva delle Hitchcock, accanto al ghiacciaio. A pochi chilometri da noi, uno sperone scendeva dalle colline verso il ghiacciaio, fin quasi a toccarne i seracchi. Non v'era scelta di via: evidentemente dovevamo dirigerci a quello, per contornarne la base sulla neve. Non era certo <ref follow="nota_p104">Hitchcock. E lo stesso fenomeno che accade al lago Caetani ed agli altri delle colline Chaix, i quali ora straripano, ora si prosciugano, a seconda che il ''tunnel'', pel quale ha luogo l'efflusso, è ostruito da detriti morenici e da blocchi di ghiaccio, oppure libero.</ref><noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|14}}}}</noinclude> eufair4pokydpb26jx3hq8tb3vxwqbs 3907689 3907688 2026-10-06T13:42:42Z Spinoziano (BEIC) 60217 3907689 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|105}}</noinclude> Il paesaggio attorno a noi aveva un aspetto nuovissimo, intieramente dissimile da quello del Malaspina. Invece della immensa superficie piana, uniforme, senza un particolare di disegno o di colore che fermi lo sguardo fino all'orizzonte, si stendeva innanzi a noi, per un'ampiezza di quasi 10 chilometri, una massa violentemente sconvolta, rotta in blocchi innumerevoli accatastati alla rinfusa, come un mare in {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Seracchi del Seward - Monti Augusta e Malaspina.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Seracchi del Seward - Monti Augusta e Malaspina}} }} burrasca improvvisamente solidificato, ma senza l'allineamento regolare delle onde. Eravamo su un grande nevaio che riempie una curva delle Hitchcock, accanto al ghiacciaio. A pochi chilometri da noi, uno sperone scendeva dalle colline verso il ghiacciaio, fin quasi a toccarne i seracchi. Non v'era scelta di via: evidentemente dovevamo dirigerci a quello, per contornarne la base sulla neve. Non era certo <ref follow="nota_p104">Hitchcock. E lo stesso fenomeno che accade al lago Caetani ed agli altri delle colline Chaix, i quali ora straripano, ora si prosciugano, a seconda che il ''tunnel'', pel quale ha luogo l'efflusso, è ostruito da detriti morenici e da blocchi di ghiaccio, oppure libero.</ref><noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|14}}}}</noinclude> kk7omzqisiyiqwspuk4kj23pp7g7uc2 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/152 108 1033841 3907635 2026-10-06T12:42:37Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 106 CAPITOLO SESTO possibile camminare sul ghiacciaio stesso, solcato da crepaccie in tutti i sensi, nè attraversarlo; bisognava salire lungo il suo fianco sinistro, costeggiando il piede della parete occidentale delle Hitch- cock, finchè fossimo giunti dove il ghiacciaio, meno rotto, potesse essere attraversato. Fortunatamente i numerosi nevai e ghiacciai Campo sul ghiacciaio Hitchcock, presso il Seward che scendono dal... 3907635 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>106 CAPITOLO SESTO possibile camminare sul ghiacciaio stesso, solcato da crepaccie in tutti i sensi, nè attraversarlo; bisognava salire lungo il suo fianco sinistro, costeggiando il piede della parete occidentale delle Hitch- cock, finchè fossimo giunti dove il ghiacciaio, meno rotto, potesse essere attraversato. Fortunatamente i numerosi nevai e ghiacciai Campo sul ghiacciaio Hitchcock, presso il Seward che scendono dalla catena, si riuniscono in basso, formando un banco di neve, quasi ininterrotto, a fianco del Seward. Su questo potemmo per lunghi tratti servirci delle slitte per trasportare il nostro bagaglio. Ma in parecchi punti dovemmo portare ogni cosa a spalle per superare qualche tratto scosceso di neve, o per sca- valcare gli speroni laterali che ci sbarravano la via. Da questa faccia delle Hitchcock si dipartono due contrafforti principali, la cui estremità biforcuta, racchiude piccoli nevai. Que- sti due speroni circoscrivono un bacino arrotondato, riempito da<noinclude><references/></noinclude> 5uj07ugpn5ba32t3g5538e7qkt13ely 3907665 3907635 2026-10-06T13:14:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907665 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|106|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> possibile camminare sul ghiacciaio stesso, solcato da crepaccie in tutti i sensi, nè attraversarlo; bisognava salire lungo il suo fianco sinistro, costeggiando il piede della parete occidentale delle Hitchcock, finchè fossimo giunti dove il ghiacciaio, meno rotto, potesse essere attraversato. Fortunatamente i numerosi nevai e {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo sul ghiacciaio Hitchcock, presso il Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo sul ghiacciaio Hitchcock, presso il Seward}} }} ghiacciai che scendono dalla catena, si riuniscono in basso, formando un banco di neve, quasi ininterrotto, a fianco del Seward. Su questo potemmo per lunghi tratti servirci delle slitte per trasportare il nostro bagaglio. Ma in parecchi punti dovemmo portare ogni cosa a spalle per superare qualche tratto scosceso di neve, o per scavalcare gli speroni laterali che ci sbarravano la via. Da questa faccia delle Hitchcock si dipartono due contrafforti principali, la cui estremità biforcuta, racchiude piccoli nevai. Questi due speroni circoscrivono un bacino arrotondato, riempito da<noinclude><references/></noinclude> 9tv0gkrnt6b4brw1b2gjdafefjw6am2 3907690 3907665 2026-10-06T13:44:01Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907690 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|106|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> possibile camminare sul ghiacciaio stesso, solcato da crepaccie in tutti i sensi, nè attraversarlo; bisognava salire lungo il suo fianco sinistro, costeggiando il piede della parete occidentale delle Hitchcock, finchè fossimo giunti dove il ghiacciaio, meno rotto, potesse essere attraversato. Fortunatamente i numerosi nevai e {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo sul ghiacciaio Hitchcock, presso il Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo sul ghiacciaio Hitchcock, presso il Seward}} }} ghiacciai che scendono dalla catena, si riuniscono in basso, formando un banco di neve, quasi ininterrotto, a fianco del Seward. Su questo potemmo per lunghi tratti servirci delle slitte per trasportare il nostro bagaglio. Ma in parecchi punti dovemmo portare ogni cosa a spalle per superare qualche tratto scosceso di neve, o per scavalcare gli speroni laterali che ci sbarravano la via. Da questa faccia delle Hitchcock si dipartono due contrafforti principali, la cui estremità biforcuta, racchiude piccoli nevai. Questi due speroni circoscrivono un bacino arrotondato, riempito da<noinclude><references/></noinclude> mophif459zduybyp4f23pueqrq14h83 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/153 108 1033842 3907636 2026-10-06T12:42:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL S.ELIA DAL PIEDE DEL GHIACCIAIO PINNACLE 3907636 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL S.ELIA DAL PIEDE DEL GHIACCIAIO PINNACLE<noinclude><references/></noinclude> j69bjnompxgj33qbrhjgp6a69um2pmv 3907667 3907636 2026-10-06T13:17:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907667 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Il Sant'Elia dal piede del ghiacciaio Pinnacle.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Il Sant'Elia dal piede del ghiacciaio Pinnacle}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> schlifmasrkleht7lngcy7g9ogr0372 3907692 3907667 2026-10-06T13:50:33Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907692 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Il Sant'Elia dal piede del ghiacciaio Pinnacle.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Il S. Elia dal piede del ghiacciaio Pinnacle}}}} }}<noinclude></noinclude> ohbo41yk7adt7bp52vl8pilxevno6a2 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/155 108 1033843 3907637 2026-10-06T12:42:57Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 107 un ghiacciaio piano, che chiamammo ghiacciaio Hitchcock, al quale scendono le nevi di questa porzione della catena. Esso è dominato a Nord da due vette gemelle, aguzze, una rocciosa, l'altra coperta di neve, la cui faccia settentrionale spiove sul ghiacciaio Pinnacle. Sono le due punte più alte del gruppo Hitchcock. Fu abbastanza facile contornare alla base, sulla neve, il primo sperone, sc... 3907637 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 107 un ghiacciaio piano, che chiamammo ghiacciaio Hitchcock, al quale scendono le nevi di questa porzione della catena. Esso è dominato a Nord da due vette gemelle, aguzze, una rocciosa, l'altra coperta di neve, la cui faccia settentrionale spiove sul ghiacciaio Pinnacle. Sono le due punte più alte del gruppo Hitchcock. Fu abbastanza facile contornare alla base, sulla neve, il primo sperone, scaricando un paio di volte le slitte. Poi attraversammo il La cascata del ghiacciaio Pinnacle nel Seward ghiacciaio Hitchcock, costeggiando sempre i pittoreschi seracchi del Seward, fino ai piedi del secondo contrafforte. Questo è molto più elevato del primo, e si inoltra fino a toccare l'orlo del Seward; esso forma la parete meridionale del ghiacciaio Pinnacle, il quale, unendosi in basso col Seward, passa sopra all'estremità della cre- sta, ricadendo a valle in cascata. Un po' camminando di traverso sulla costa scoscesa di terreno sgretolato, un po' servendoci di canaloni pieni di neve, od arrampicandoci sulle pendici accanto ad essi, riuscimmo a superare anche questo bastione, e l'8 luglio,<noinclude><references/></noinclude> kulxm1gk6vuinrq2g8utip8bl415uez 3907669 3907637 2026-10-06T13:23:12Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907669 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|107}}</noinclude> un ghiacciaio piano, che chiamammo ghiacciaio Hitchcock, al quale scendono le nevi di questa porzione della catena. Esso è dominato a Nord da due vette gemelle, aguzze, una rocciosa, l'altra coperta di neve, la cui faccia settentrionale spiove sul ghiacciaio Pinnacle. Sono le due punte più alte del gruppo Hitchcock. Fu abbastanza facile contornare alla base, sulla neve, il primo sperone, scaricando un paio di volte le slitte. Poi attraversammo il {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - La cascata del ghiacciaio Pinnacle nel Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|La cascata del ghiacciaio Pinnacle nel Seward}} }} ghiacciaio Hitchcock, costeggiando sempre i pittoreschi seracchi del Seward, fino ai piedi del secondo contrafforte. Questo è molto più elevato del primo, e si inoltra fino a toccare l'orlo del Seward; esso forma la parete meridionale del ghiacciaio Pinnacle, il quale, unendosi in basso col Seward, passa sopra all'estremità della cresta, ricadendo a valle in cascata. Un po' camminando di traverso sulla costa scoscesa di terreno sgretolato, un po' servendoci di canaloni pieni di neve, od arrampicandoci sulle pendici accanto ad essi, riuscimmo a superare anche questo bastione, e l'8 luglio,<noinclude><references/></noinclude> 3e4zwhhnsa09l794c3570y0q6c2qvzj 3907696 3907669 2026-10-06T13:53:19Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907696 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|107}}</noinclude> un ghiacciaio piano, che chiamammo ghiacciaio Hitchcock, al quale scendono le nevi di questa porzione della catena. Esso è dominato a Nord da due vette gemelle, aguzze, una rocciosa, l'altra coperta di neve, la cui faccia settentrionale spiove sul ghiacciaio Pinnacle. Sono le due punte più alte del gruppo Hitchcock. Fu abbastanza facile contornare alla base, sulla neve, il primo sperone, scaricando un paio di volte le slitte. Poi attraversammo il {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - La cascata del ghiacciaio Pinnacle nel Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|La cascata del ghiacciaio Pinnacle nel Seward}} }} ghiacciaio Hitchcock, costeggiando sempre i pittoreschi seracchi del Seward, fino ai piedi del secondo contrafforte. Questo è molto più elevato del primo, e si inoltra fino a toccare l'orlo del Seward; esso forma la parete meridionale del ghiacciaio Pinnacle, il quale, unendosi in basso col Seward, passa sopra all'estremità della cresta, ricadendo a valle in cascata. Un po' camminando di traverso sulla costa scoscesa di terreno sgretolato, un po' servendoci di canaloni pieni di neve, od arrampicandoci sulle pendici accanto ad essi, riuscimmo a superare anche questo bastione, e l'8 luglio,<noinclude><references/></noinclude> ib5qd8rlhcigyn0sy5tfismm7yyq026 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/156 108 1033844 3907638 2026-10-06T12:43:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 108 CAPITOLO SESTO a mezzogiorno, accampavamo sull'estremo angolo Sud-Ovest del ghiacciaio che scende dal passo Pinnacle, a 908 metri sul livello del mare. Avevamo impiegato quattro giorni per salire dal Malaspina fin qua, facendo un campo ai piedi del primo contrafforte, ed uno ad- dossato al secondo, sul ghiacciaio Hitchcock. Meno qualche ora, avevamo avuto quasi sempre tempo bello, con un sole che, anche velato, rende... 3907638 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>108 CAPITOLO SESTO a mezzogiorno, accampavamo sull'estremo angolo Sud-Ovest del ghiacciaio che scende dal passo Pinnacle, a 908 metri sul livello del mare. Avevamo impiegato quattro giorni per salire dal Malaspina fin qua, facendo un campo ai piedi del primo contrafforte, ed uno ad- dossato al secondo, sul ghiacciaio Hitchcock. Meno qualche ora, avevamo avuto quasi sempre tempo bello, con un sole che, anche velato, rendeva il ghiacciaio cal- dissimo, ed abbagliante così, da farci ammiccare gli occhi dietro le lenti affumicate. S. A. R. ave- va sempre preceduto gli altri di parecchie ore, con una pic- cola carovana, facendo lontane esplorazioni dai campi, e spin- gendosi ogni giorno più in là che poteva. Le slitte, col baga- glio, seguivano adagio, e la se- ra s'era sempre tutti riuniti nel campo. Lo stesso giorno del no- stro arrivo al Pinnacle, S. A. R. tornò all'accampamento tardi, nel pomeriggio, avendo ricono- sciuta la via, attraverso il Se- ward, fin quasi all'imbocco della valle che scende dal Dome Pass. Dovevamo ancora costeggiare il Seward per qualche chilometro, prima di trovare un punto dove fosse possibile attraversarlo. Sant'Elia e ghiacciaio Seward sotto il Pinnacle Eravamo soli colle guide. L'Ingraham ed i cinque portatori che erano rimasti con lui ridiscendevano con una slitta per incontrare i loro compagni di ritorno dalla morena del Malaspina. Questi ci avrebbero raggiunto più in alto, portandoci i viveri che erano an- dati a prendere, mentre i cinque partiti ora dovevano proseguire alla loro volta fino alla morena. Da ora in poi non rivedemmo i por- tatori che a tratti e per poco. Essi secondarono così bene i piani<noinclude><references/></noinclude> mdm7i33vqrqpfynyf2leofi5wqbb2dj 3907675 3907638 2026-10-06T13:27:34Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907675 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|108|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> a mezzogiorno, accampavamo sull'estremo angolo Sud-Ovest del ghiacciaio che scende dal passo Pinnacle, a 908 metri sul livello del mare. Avevamo impiegato quattro giorni per salire dal Malaspina fin qua, facendo un campo ai piedi del primo contrafforte, ed uno addossato al secondo, sul ghiacciaio Hitchcock. Meno qualche ora, avevamo avuto quasi sempre tempo bello, con un sole che, anche {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sant'Elia e ghiacciaio Seward sotto il Pinnacle.jpg | width = 50% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Sant'Elia e ghiacciaio Seward sotto il Pinnacle}} }} velato, rendeva il ghiacciaio caldissimo, ed abbagliante così, da farci ammiccare gli occhi dietro le lenti affumicate. {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} aveva sempre preceduto gli altri di parecchie ore, con una piccola carovana, facendo lontane esplorazioni dai campi, e spingendosi ogni giorno più in là che poteva. Le slitte, col bagaglio, seguivano adagio, e la sera s'era sempre tutti riuniti nel campo. Lo stesso giorno del nostro arrivo al Pinnacle, S. A. R. tornò all'accampamento tardi, nel pomeriggio, avendo riconosciuta la via, attraverso il S ward, fin quasi all'imbocco della valle che scende dal Dome Pass. Dovevamo ancora costeggiare il Seward per qualche chilometro, prima di trovare un punto dove fosse possibile attraversarlo. Eravamo soli colle guide. L'Ingraham ed i cinque portatori che erano rimasti con lui ridiscendevano con una slitta per incontrare i loro compagni di ritorno dalla morena del Malaspina. Questi ci avrebbero raggiunto più in alto, portandoci i viveri che erano andati a prendere, mentre i cinque partiti ora dovevano proseguire alla loro volta fino alla morena. Da ora in poi non rivedemmo i portatori che a tratti e per poco. Essi secondarono così bene i piani<noinclude><references/></noinclude> crx3eugpf1gchl5din7xf4m0zznz747 3907697 3907675 2026-10-06T13:55:34Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907697 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|108|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> a mezzogiorno, accampavamo sull'estremo angolo Sud-Ovest del ghiacciaio che scende dal passo Pinnacle, a 908 metri sul livello del mare. Avevamo impiegato quattro giorni per salire dal Malaspina fin qua, facendo un campo ai piedi del primo contrafforte, ed uno addossato al secondo, sul ghiacciaio Hitchcock. Meno qualche ora, avevamo avuto quasi sempre tempo bello, con un sole che, anche {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sant'Elia e ghiacciaio Seward sotto il Pinnacle.jpg | width = 50% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Sant'Elia e ghiacciaio Seward sotto il Pinnacle}} }} velato, rendeva il ghiacciaio caldissimo, ed abbagliante così, da farci ammiccare gli occhi dietro le lenti affumicate. {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} aveva sempre preceduto gli altri di parecchie ore, con una piccola carovana, facendo lontane esplorazioni dai campi, e spingendosi ogni giorno più in là che poteva. Le slitte, col bagaglio, seguivano adagio, e la sera s'era sempre tutti riuniti nel campo. Lo stesso giorno del nostro arrivo al Pinnacle, S. A. R. tornò all'accampamento tardi, nel pomeriggio, avendo riconosciuta la via, attraverso il Seward, fin quasi all'imbocco della valle che scende dal Dome Pass. Dovevamo ancora costeggiare il Seward per qualche chilometro, prima di trovare un punto dove fosse possibile attraversarlo. Eravamo soli colle guide. L'{{wl|Q5345491|Ingraham}} ed i cinque portatori che erano rimasti con lui ridiscendevano con una slitta per incontrare i loro compagni di ritorno dalla morena del Malaspina. Questi ci avrebbero raggiunto più in alto, portandoci i viveri che erano andati a prendere, mentre i cinque partiti ora dovevano proseguire alla loro volta fino alla morena. Da ora in poi non rivedemmo i portatori che a tratti e per poco. Essi secondarono così bene i piani<noinclude><references/></noinclude> 2ul6grj4vjrqu9j1p4n4qdk06rnszl3 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/157 108 1033845 3907639 2026-10-06T12:43:12Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 109 di S. A. R., ed eseguirono i Suoi ordini con tanta esattezza, mal- grado gli ostacoli imprevedibili dovuti al mal tempo ed al mutare delle condizioni della montagna, che non avemmo mai a soffrire nessun ritardo per dovere aspettare le provviste. Il nostro campo era piantato su un lembo del ghiacciaio Pinnacle che si piega a Sud, e cade in cascata nel Seward, scavalcando l'estremità del cres... 3907639 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 109 di S. A. R., ed eseguirono i Suoi ordini con tanta esattezza, mal- grado gli ostacoli imprevedibili dovuti al mal tempo ed al mutare delle condizioni della montagna, che non avemmo mai a soffrire nessun ritardo per dovere aspettare le provviste. Il nostro campo era piantato su un lembo del ghiacciaio Pinnacle che si piega a Sud, e cade in cascata nel Seward, scavalcando l'estremità del crestone delle Hitchcock'). Tutto il resto del ghiac- Sul ghiacciaio Pinnacle - Monte Cook ciaio forma un grande piano unito che confluisce col Seward per una larga fronte, e sale dolcemente verso Est, fino al Passo Pinna- cle. Dietro questo rivedevamo la vetta nevosa del Cook. Di là del pianoro, in faccia a noi, era la parete verticale del contrafforte che limita a Nord il Pinnacle, nettamente stratificata a piani alterni, neri e bigi, orizzontali, e sormontata da aguzzi spuntoni di roccia, che valsero il suo nome al colle. Questo contrafforte ci impediva di ve- 1) Vedi la veduta panoramica del bacino del Seward, in fondo al volume.<noinclude><references/></noinclude> r0boi4phm1up16qomz4g1ubfk40q0nw 3907679 3907639 2026-10-06T13:31:44Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907679 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|109}}</noinclude> di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}, ed eseguirono i Suoi ordini con tanta esattezza, malgrado gli ostacoli imprevedibili dovuti al mal tempo ed al mutare delle condizioni della montagna, che non avemmo mai a soffrire nessun ritardo per dovere aspettare le provviste. Il nostro campo era piantato su un lembo del ghiacciaio Pinnacle che si piega a Sud, e cade in cascata nel Seward, scavalcando l'estremità del crestone delle Hitchcock<ref>Vedi la veduta panoramica del bacino del Seward, in fondo al volume.</ref> . Tutto il resto del ghiacciaio forma {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sul ghiacciaio Pinnacle - Monte Cook.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Sul ghiacciaio Pinnacle - Monte Cook}} }} un grande piano unito che confluisce col Seward per una larga fronte, e sale dolcemente verso Est, fino al Passo Pinnacle. Dietro questo rivedevamo la vetta nevosa del Cook. Di là del pianoro, in faccia a noi, era la parete verticale del contrafforte che limita a Nord il Pinnacle, nettamente stratificata a piani alterni, neri e bigi, orizzontali, e sormontata da aguzzi spuntoni di roccia, che valsero il suo nome al colle. Questo contrafforte ci impediva di {{Pt|ve-}}<noinclude><references/></noinclude> kueoahiifvewpc2z7ftgd2t4lv12xyf 3907699 3907679 2026-10-06T14:03:30Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907699 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|109}}</noinclude> di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}, ed eseguirono i Suoi ordini con tanta esattezza, malgrado gli ostacoli imprevedibili dovuti al mal tempo ed al mutare delle condizioni della montagna, che non avemmo mai a soffrire nessun ritardo per dovere aspettare le provviste. Il nostro campo era piantato su un lembo del ghiacciaio Pinnacle che si piega a Sud, e cade in cascata nel Seward, scavalcando l'estremità del crestone delle Hitchcock<ref>Vedi la veduta panoramica del bacino del Seward, in fondo al volume.</ref>. Tutto il resto del ghiacciaio forma {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sul ghiacciaio Pinnacle - Monte Cook.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Sul ghiacciaio Pinnacle - Monte Cook}} }} un grande piano unito che confluisce col Seward per una larga fronte, e sale dolcemente verso Est, fino al Passo Pinnacle. Dietro questo rivedevamo la vetta nevosa del Cook. Di là del pianoro, in faccia a noi, era la parete verticale del contrafforte che limita a Nord il Pinnacle, nettamente stratificata a piani alterni, neri e bigi, orizzontali, e sormontata da aguzzi spuntoni di roccia, che valsero il suo nome al colle. Questo contrafforte ci impediva di {{Pt|ve-}}<noinclude><references/></noinclude> b97wtuao70412vo3y7nrpjtxmw74nvw Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/158 108 1033846 3907640 2026-10-06T12:43:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IIO CAPITOLO SESTO dere la parte superiore del Seward; esso si estende verso Ovest di tanto, che la valle in questo punto è larga appena 5 chilometri. Il Seward non forma qui una vera cascata, perchè non vi ha un salto nel suo letto, ma piuttosto un ripido scoscendimento che si prolunga in basso per tutta l'ampiezza della valle del Pinnacle, fino al di là del contrafforte delle Hitchcock. C'è una grande quiete nel pomeri... 3907640 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IIO CAPITOLO SESTO dere la parte superiore del Seward; esso si estende verso Ovest di tanto, che la valle in questo punto è larga appena 5 chilometri. Il Seward non forma qui una vera cascata, perchè non vi ha un salto nel suo letto, ma piuttosto un ripido scoscendimento che si prolunga in basso per tutta l'ampiezza della valle del Pinnacle, fino al di là del contrafforte delle Hitchcock. C'è una grande quiete nel pomeriggio luminoso. Il ghiacciaio Contrafforte Nord del Pinnacle PINNACLE-PASS V.T. mormora col fruscio dei piccoli rigagnoli che colano nelle crepaccie, col colpo secco di qualche sasso che cade dai seracchi. Si sente come una vita nascosta, una disaggregazione, uno sconvolgimento lento, ma continuo, mentre l'occhio non trova che immobilità nella grande massa rappresa, e nulla rivela lo sforzo enorme dei milioni di tonnellate di ghiaccio che lentamente scendono al basso. Il ghiac- ciaio è tutto coperto di neve; agli orli, i seracchi, sporchi di detriti, formano una linea scura che accenna a morene marginali. Le ve- demmo poi molto più spiccate un mese dopo, nel ridiscendere.<noinclude><references/></noinclude> 59t6dwednqi647d4i6eesjf5m0ua6su 3907684 3907640 2026-10-06T13:34:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907684 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|110|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> {{pt|dere|vedere}} la parte superiore del Seward; esso si estende verso Ovest di tanto, che la valle in questo punto è larga appena 5 chilometri. Il Seward non forma qui una vera cascata, perchè non vi ha un salto nel suo letto, ma piuttosto un ripido scoscendimento che si prolunga in basso per tutta l'ampiezza della valle del Pinnacle, fino al di là del contrafforte delle Hitchcock. C'è una grande quiete nel pomeriggio luminoso. Il ghiacciaio mormora {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Contrafforte Nord del Pinnacle.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Contrafforte Nord del Pinnacle}} }} col fruscio dei piccoli rigagnoli che colano nelle crepaccie, col colpo secco di qualche sasso che cade dai seracchi. Si sente come una vita nascosta, una disaggregazione, uno sconvolgimento lento, ma continuo, mentre l'occhio non trova che immobilità nella grande massa rappresa, e nulla rivela lo sforzo enorme dei milioni di tonnellate di ghiaccio che lentamente scendono al basso. Il ghiacciaio è tutto coperto di neve; agli orli, i seracchi, sporchi di detriti, formano una linea scura che accenna a morene marginali. Le vedemmo poi molto più spiccate un mese dopo, nel ridiscendere.<noinclude><references/></noinclude> 532tmobeynypzvjth5ll6ltbmc4x6pf 3907700 3907684 2026-10-06T14:05:16Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907700 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|110|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> {{pt|dere|vedere}} la parte superiore del Seward; esso si estende verso Ovest di tanto, che la valle in questo punto è larga appena 5 chilometri. Il Seward non forma qui una vera cascata, perchè non vi ha un salto nel suo letto, ma piuttosto un ripido scoscendimento che si prolunga in basso per tutta l'ampiezza della valle del Pinnacle, fino al di là del contrafforte delle Hitchcock. C'è una grande quiete nel pomeriggio luminoso. Il ghiacciaio mormora {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Contrafforte Nord del Pinnacle.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Contrafforte Nord del Pinnacle}} }} col fruscio dei piccoli rigagnoli che colano nelle crepaccie, col colpo secco di qualche sasso che cade dai seracchi. Si sente come una vita nascosta, una disaggregazione, uno sconvolgimento lento, ma continuo, mentre l'occhio non trova che immobilità nella grande massa rappresa, e nulla rivela lo sforzo enorme dei milioni di tonnellate di ghiaccio che lentamente scendono al basso. Il ghiacciaio è tutto coperto di neve; agli orli, i seracchi, sporchi di detriti, formano una linea scura che accenna a morene marginali. Le vedemmo poi molto più spiccate un mese dopo, nel ridiscendere.<noinclude><references/></noinclude> 36a8m9plzgjkfh8o322m0c08i9be8rp Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/159 108 1033847 3907641 2026-10-06T12:43:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: SUL SEWARD AL TRAMONTO 3907641 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>SUL SEWARD AL TRAMONTO<noinclude><references/></noinclude> k5wf7hd0mc7cglp3q1vhnhajebun2dq 3907698 3907641 2026-10-06T14:03:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907698 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sul Seward al tramonto.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Sul Seward al tramonto}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> 3a8l0dtq6tbxbbl68mf7hcv9jp5itzy 3907701 3907698 2026-10-06T14:05:51Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907701 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sul Seward al tramonto.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Sul Seward al tramonto}}}} }}<noinclude></noinclude> noyvupmy5hdxq6jgvx8rd8121cf81t4 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/161 108 1033848 3907642 2026-10-06T12:43:47Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ III A fianco del Seward vediamo svolgersi, in un ampio semicerchio, tutta la catena Hitchcock, coi suoi contrafforti, e possiamo ritornare coll'occhio sulla via percorsa in questi ultimi giorni, alla base della parete. All' altro lato del Seward si distende la serie delle colline Samovar, una bassa catena di monti arrotondati e tozzi, coperta di nevai, con brevi creste che delimitano valli, nel... 3907642 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ III A fianco del Seward vediamo svolgersi, in un ampio semicerchio, tutta la catena Hitchcock, coi suoi contrafforti, e possiamo ritornare coll'occhio sulla via percorsa in questi ultimi giorni, alla base della parete. All' altro lato del Seward si distende la serie delle colline Samovar, una bassa catena di monti arrotondati e tozzi, coperta di nevai, con brevi creste che delimitano valli, nelle quali scende qual- che piccolo ghiacciaio. Una prominenza rocciosa, nera, che un Parete Ovest della catena Hitchcock e lato sinistro del Seward dai piedi del ghiacciaio Pinnacle ghiacciaio pianeggiante pare separare dal resto della catena, si spinge nel Seward incontro al contrafforte Nord del Pinnacle, con- tribuendo anch'essa a restringere la valle in questo punto. Questo dosso ci nasconde un ghiacciaio, di discreta ampiezza, che sale al Dome Pass. Dietro la punta meridionale delle Samovar, che fa argine alla cascata terminale del Seward, fanno capolino i profili di altre creste appartenenti allo stesso gruppo, piccoli contrafforti paralleli<noinclude><references/></noinclude> jrx11c5zmft4yduwefpj2y2e6tgmnii 3907702 3907642 2026-10-06T14:07:32Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907702 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|111}}</noinclude> A fianco del Seward vediamo svolgersi, in un ampio semicerchio, tutta la catena Hitchcock, coi suoi contrafforti, e possiamo ritornare coll'occhio sulla via percorsa in questi ultimi giorni, alla base della parete. All'altro lato del Seward si distende la serie delle colline Samovar, una bassa catena di monti arrotondati e tozzi, coperta di nevai, con brevi creste che delimitano valli, nelle quali scende qualche piccolo ghiacciaio. Una prominenza rocciosa, nera, che {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Parete Ovest della catena Hitchcock e lato sinistro del Seward dai piedi del ghiacciaio Pinnacle.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Parete Ovest della catena Hitchcock e lato sinistro del Seward dai piedi del ghiacciaio Pinnacle}} }} un ghiacciaio pianeggiante pare separare dal resto della catena, si spinge nel Seward incontro al contrafforte Nord del Pinnacle, contribuendo anch'essa a restringere la valle in questo punto. Questo dosso ci nasconde un ghiacciaio, di discreta ampiezza, che sale al Dome Pass. Dietro la punta meridionale delle Samovar, che fa argine alla cascata terminale del Seward, fanno capolino i profili di altre creste appartenenti allo stesso gruppo, piccoli contrafforti paralleli<noinclude><references/></noinclude> l349nw7ahdewsfbfs0yivc0jf6lxr3j 3907705 3907702 2026-10-06T14:12:34Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907705 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|111}}</noinclude> A fianco del Seward vediamo svolgersi, in un ampio semicerchio, tutta la catena Hitchcock, coi suoi contrafforti, e possiamo ritornare coll'occhio sulla via percorsa in questi ultimi giorni, alla base della parete. All'altro lato del Seward si distende la serie delle colline Samovar, una bassa catena di monti arrotondati e tozzi, coperta di nevai, con brevi creste che delimitano valli, nelle quali scende qualche piccolo ghiacciaio. Una prominenza rocciosa, nera, che {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Parete Ovest della catena Hitchcock e lato sinistro del Seward dai piedi del ghiacciaio Pinnacle.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Parete Ovest della catena Hitchcock<br>e lato sinistro del Seward dai piedi del ghiacciaio Pinnacle}} }} un ghiacciaio pianeggiante pare separare dal resto della catena, si spinge nel Seward incontro al contrafforte Nord del Pinnacle, contribuendo anch'essa a restringere la valle in questo punto. Questo dosso ci nasconde un ghiacciaio, di discreta ampiezza, che sale al Dome Pass. Dietro la punta meridionale delle Samovar, che fa argine alla cascata terminale del Seward, fanno capolino i profili di altre creste appartenenti allo stesso gruppo, piccoli contrafforti paralleli<noinclude><references/></noinclude> rvpqr0bcyp9q9t1fnwlspc735pkg057 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/162 108 1033849 3907643 2026-10-06T12:43:56Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 112 CAPITOLO SESTO che si inoltrano nel Malaspina. Da essi parte una grande morena che risulta dalla fusione delle morene marginali del Seward e del- l'Agassiz, e si prolunga nel Malaspina, come un nastro immenso, curvandosi verso Ovest, fin dove l'occhio la può seguire, dividen- done il lobo orientale dal lobo mediano. Anche questa era ancora in gran parte mascherata dalla neve. Dietro essa vediamo lo sbocco del ghiacci... 3907643 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>112 CAPITOLO SESTO che si inoltrano nel Malaspina. Da essi parte una grande morena che risulta dalla fusione delle morene marginali del Seward e del- l'Agassiz, e si prolunga nel Malaspina, come un nastro immenso, curvandosi verso Ovest, fin dove l'occhio la può seguire, dividen- done il lobo orientale dal lobo mediano. Anche questa era ancora in gran parte mascherata dalla neve. Dietro essa vediamo lo sbocco del ghiacciaio Agassiz, colla sua cascata terminale, e, ancora più lontano, leggermente velate da vapori, le colline Chaix. Il Mala- spina, quasi sempre coperto da un basso telone di nebbie, era visi- bile, quella sera, nella sua sconfinata estensione, fino all'orizzonte, orlato laggiù da una linea di pallido azzurro che pareva mare, ma non era. Eravamo ancora troppo bassi per poterlo vedere. A ponente, dietro le Samovar, si erge la grande piramide rego- lare del Sant' Elia. Di quanto c'eravamo avvicinati ad esso, dal giorno in cui l'avevamo visto lontano, velato dalla nebbia, dal ponte del Bertha! Le proporzioni del paesaggio sono così grandiose, che, malgrado la sua solennità, la nostra vetta ci appare rimpicciolita, ed esitiamo a credere che oltrepassi i 5000 metri di altezza. Ai piedi dei due spigoli meridionale e settentrionale del monte, che vediamo di profilo, stanno due vette quasi simmetriche, l'Huxley ed il Newton; in faccia a noi, scende ripida e breve la cresta Sud-Est, che si riattacca al contrafforte Sud della valle Newton. La parete Nord di quest'ultima è formata da una lunga giogaia che, partendo dal monte Newton, si distende verso Est, dapprima con una serie di picchi senza nome, poi con tre grosse vette, il monte Bering ¹), il Malaspina e l'Augusta, alla quale viene ad attaccarsi la testata delle Samovar 2). L'Augusta (metri 4244) è senza dubbio la vetta più imponente di questo gruppo, la sola che possa competere per maestà col Sant'Elia. 1) S. A. R. ha battezzato col nome di Bering una larga punta nevosa, subito ad Ovest del monte Malaspina, ed alquanto più bassa di esso. Vista dal Seward si presenta come una lunga cresta terminante alla sua estremità Est in un culmine, che si riattacca per un ampio colle di ghiaccio al monte Malaspina. Il Russell parla di una punta Jeannette fra il monte Newton ed il monte Malaspina, ma non ho potuto trovare indicazioni precise della sua situazione. 2) Vedi la nota a pag. 126.<noinclude><references/></noinclude> tlwelctr3ksdpyd5vi197rz1curzdc6 3907731 3907643 2026-10-06T14:45:38Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907731 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> che si inoltrano nel Malaspina. Da essi parte una grande morena che risulta dalla fusione delle morene marginali del Seward e dell'Agassiz, e si prolunga nel Malaspina, come un nastro immenso, curvandosi verso Ovest, fin dove l'occhio la può seguire, dividendone il lobo orientale dal lobo mediano. Anche questa era ancora in gran parte mascherata dalla neve. Dietro essa vediamo lo sbocco del ghiacciaio Agassiz, colla sua cascata terminale, e, ancora più lontano, leggermente velate da vapori, le colline Chaix. Il Malaspina, quasi sempre coperto da un basso telone di nebbie, era visibile, quella sera, nella sua sconfinata estensione, fino all'orizzonte, orlato laggiù da una linea di pallido azzurro che pareva mare, ma non era. Eravamo ancora troppo bassi per poterlo vedere. A ponente, dietro le Samovar, si erge la grande piramide regolare del Sant'Elia. Di quanto c'eravamo avvicinati ad esso, dal giorno in cui l'avevamo visto lontano, velato dalla nebbia, dal ponte del Bertha! Le proporzioni del paesaggio sono così grandiose, che, malgrado la sua solennità, la nostra vetta ci appare rimpicciolita, ed esitiamo a credere che oltrepassi i 5000 metri di altezza. Ai piedi dei due spigoli meridionale e settentrionale del monte, che vediamo di profilo, stanno due vette quasi simmetriche, l'Huxley ed il Newton; in faccia a noi, scende ripida e breve la cresta Sud-Est, che si riattacca al contrafforte Sud della valle Newton. La parete Nord di quest'ultima è formata da una lunga giogaia che, partendo dal monte Newton, si distende verso Est, dapprima con una serie di picchi senza nome, poi con tre grosse vette, il monte Bering ¹), il Malaspina e l'Augusta, alla quale viene ad attaccarsi la testata delle Samovar 2). L'Augusta (metri 4244) è senza dubbio la vetta più imponente di questo gruppo, la sola che possa competere per maestà col Sant'Elia. 1) S. A. R. ha battezzato col nome di Bering una larga punta nevosa, subito ad Ovest del monte Malaspina, ed alquanto più bassa di esso. Vista dal Seward si presenta come una lunga cresta terminante alla sua estremità Est in un culmine, che si riattacca per un ampio colle di ghiaccio al monte Malaspina. Il Russell parla di una punta Jeannette fra il monte Newton ed il monte Malaspina, ma non ho potuto trovare indicazioni precise della sua situazione. 2) Vedi la nota a pag. 126.<noinclude><references/></noinclude> pv7sgu0p4m4ue6aggkqpjvekwg5xjrq 3907855 3907731 2026-10-07T07:59:50Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3907855 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|112|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> che si inoltrano nel Malaspina. Da essi parte una grande morena che risulta dalla fusione delle morene marginali del Seward e dell'Agassiz, e si prolunga nel Malaspina, come un nastro immenso, curvandosi verso Ovest, fin dove l'occhio la può seguire, dividendone il lobo orientale dal lobo mediano. Anche questa era ancora in gran parte mascherata dalla neve. Dietro essa vediamo lo sbocco del ghiacciaio Agassiz, colla sua cascata terminale, e, ancora più lontano, leggermente velate da vapori, le colline Chaix. Il Malaspina, quasi sempre coperto da un basso telone di nebbie, era visibile, quella sera, nella sua sconfinata estensione, fino all'orizzonte, orlato laggiù da una linea di pallido azzurro che pareva mare, ma non era. Eravamo ancora troppo bassi per poterlo vedere. A ponente, dietro le Samovar, si erge la grande piramide regolare del Sant'Elia. Di quanto c'eravamo avvicinati ad esso, dal giorno in cui l'avevamo visto lontano, velato dalla nebbia, dal ponte del Bertha! Le proporzioni del paesaggio sono così grandiose, che, malgrado la sua solennità, la nostra vetta ci appare rimpicciolita, ed esitiamo a credere che oltrepassi i 5000 metri di altezza. Ai piedi dei due spigoli meridionale e settentrionale del monte, che vediamo di profilo, stanno due vette quasi simmetriche, l'Huxley ed il Newton; in faccia a noi, scende ripida e breve la cresta Sud-Est, che si riattacca al contrafforte Sud della valle Newton. La parete Nord di quest'ultima è formata da una lunga giogaia che, partendo dal monte Newton, si distende verso Est, dapprima con una serie di picchi senza nome, poi con tre grosse vette, il monte Bering<ref>{{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ha battezzato col nome di Bering una larga punta nevosa, subito ad Ovest del monte Malaspina, ed alquanto più bassa di esso. Vista dal Seward si presenta come una lunga cresta terminante alla sua estremità Est in un culmine, che si riattacca per un ampio colle di ghiaccio al monte Malaspina. Il {{wl|Q6084218|Russell}} parla di una punta Jeannette fra il monte Newton ed il monte Malaspina, ma non ho potuto trovare indicazioni precise della sua situazione.</ref>, il Malaspina e l'Augusta, alla quale viene ad attaccarsi la testata delle Samovar<ref>Vedi la nota a pag. 126.</ref>. L'Augusta (metri 4244) è senza dubbio la vetta più imponente di questo gruppo, la sola che possa competere per maestà col Sant'Elia.<noinclude><references/></noinclude> qgdmef29kkauh3qmngtcu93qa1bliye 3907907 3907855 2026-10-07T09:07:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907907 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|112|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> che si inoltrano nel Malaspina. 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Le proporzioni del paesaggio sono così grandiose, che, malgrado la sua solennità, la nostra vetta ci appare rimpicciolita, ed esitiamo a credere che oltrepassi i 5000 metri di altezza. Ai piedi dei due spigoli meridionale e settentrionale del monte, che vediamo di profilo, stanno due vette quasi simmetriche, l'Huxley ed il Newton; in faccia a noi, scende ripida e breve la cresta Sud-Est, che si riattacca al contrafforte Sud della valle Newton. La parete Nord di quest'ultima è formata da una lunga giogaia che, partendo dal monte Newton, si distende verso Est, dapprima con una serie di picchi senza nome, poi con tre grosse vette, il monte Bering<ref>{{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ha battezzato col nome di Bering una larga punta nevosa, subito ad Ovest del monte Malaspina, ed alquanto più bassa di esso. Vista dal Seward si presenta come una lunga cresta terminante alla sua estremità Est in un culmine, che si riattacca per un ampio colle di ghiaccio al monte Malaspina. Il {{wl|Q6084218|Russell}} parla di una punta Jeannette fra il monte Newton ed il monte Malaspina, ma non ho potuto trovare indicazioni precise della sua situazione.</ref>, il Malaspina e l'Augusta, alla quale viene ad attaccarsi la testata delle Samovar<ref>Vedi la nota a pag. 126.</ref>. L'Augusta (metri 4244) è senza dubbio la vetta più imponente di questo gruppo, la sola che possa competere per maestà col Sant'Elia.<noinclude><references/></noinclude> lqbr2zeo27go4oscizvtkecpmgq19o5 3907915 3907907 2026-10-07T09:26:42Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907915 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|112|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> che si inoltrano nel Malaspina. 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Le proporzioni del paesaggio sono così grandiose, che, malgrado la sua solennità, la nostra vetta ci appare rimpicciolita, ed esitiamo a credere che oltrepassi i 5000 metri di altezza. Ai piedi dei due spigoli meridionale e settentrionale del monte, che vediamo di profilo, stanno due vette quasi simmetriche, l'Huxley ed il Newton; in faccia a noi, scende ripida e breve la cresta Sud-Est, che si riattacca al contrafforte Sud della valle Newton. La parete Nord di quest'ultima è formata da una lunga giogaia che, partendo dal monte Newton, si distende verso Est, dapprima con una serie di picchi senza nome, poi con tre grosse vette, il monte Bering<ref>{{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ha battezzato col nome di Bering una larga punta nevosa, subito ad Ovest del monte Malaspina, ed alquanto più bassa di esso. 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Da essi parte una grande morena che risulta dalla fusione delle morene marginali del Seward e dell'Agassiz, e si prolunga nel Malaspina, come un nastro immenso, curvandosi verso Ovest, fin dove l'occhio la può seguire, dividendone il lobo orientale dal lobo mediano. Anche questa era ancora in gran parte mascherata dalla neve. Dietro essa vediamo lo sbocco del ghiacciaio Agassiz, colla sua cascata terminale, e, ancora più lontano, leggermente velate da vapori, le colline Chaix. Il Malaspina, quasi sempre coperto da un basso telone di nebbie, era visibile, quella sera, nella sua sconfinata estensione, fino all'orizzonte, orlato laggiù da una linea di pallido azzurro che pareva mare, ma non era. Eravamo ancora troppo bassi per poterlo vedere. A ponente, dietro le Samovar, si erge la grande piramide regolare del Sant'Elia. Di quanto c'eravamo avvicinati ad esso, dal giorno in cui l'avevamo visto lontano, velato dalla nebbia, dal ponte del Bertha! Le proporzioni del paesaggio sono così grandiose, che, malgrado la sua solennità, la nostra vetta ci appare rimpicciolita, ed esitiamo a credere che oltrepassi i 5000 metri di altezza. Ai piedi dei due spigoli meridionale e settentrionale del monte, che vediamo di profilo, stanno due vette quasi simmetriche, l'Huxley ed il Newton; in faccia a noi, scende ripida e breve la cresta Sud-Est, che si riattacca al contrafforte Sud della valle Newton. La parete Nord di quest'ultima è formata da una lunga giogaia che, partendo dal monte Newton, si distende verso Est, dapprima con una serie di picchi senza nome, poi con tre grosse vette, il monte Bering<ref>{{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ha battezzato col nome di Bering una larga punta nevosa, subito ad Ovest del monte Malaspina, ed alquanto più bassa di esso. Vista dal Seward si presenta come una lunga cresta terminante alla sua estremità Est in un culmine, che si riattacca per un ampio colle di ghiaccio al monte Malaspina. Il {{wl|Q6084218|Russell}} parla di una punta Jeannette fra il monte Newton ed il monte Malaspina, ma non ho potuto trovare indicazioni precise della sua situazione.</ref>, il Malaspina e l'Augusta, alla quale viene ad attaccarsi la testata delle Samovar<ref>Vedi la nota a pag. 126.</ref>. L'Augusta (metri 4244) è senza dubbio la vetta più imponente di questo gruppo, la sola che possa competere per maestà col Sant'Elia.<noinclude><references/></noinclude> 8x1mo955mtac87joa803b7lr7o668ov Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/163 108 1033850 3907644 2026-10-06T12:44:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: S. ELIA DAL SEWARD - AL TRAMONTO 3907644 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>S. ELIA DAL SEWARD - AL TRAMONTO<noinclude><references/></noinclude> hqqqu5zcv4i9giatc5nrgtxsq9z5u75 3907857 3907644 2026-10-07T08:05:32Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907857 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sant'Elia dal Seward al tramonto.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|S.Elia dal Seward - al tramonto}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> l2w7dm5fsf3ncwgoeyrk8dtjvnbur5d 3907917 3907857 2026-10-07T09:28:27Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907917 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sant'Elia dal Seward al tramonto.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|S. Elia dal Seward - al tramonto}}}} }}<noinclude></noinclude> tiqfv3vragt6yuwqn0inj61fkbju9i3 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/165 108 1033851 3907645 2026-10-06T12:44:15Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 113 È di aspetto fierissimo, ripida, solcata da grandi canaloni di ghiaccio, irta di orridi crestoni, coperta da ghiacciai sorpiombanti che paiono aggrappati alle roccie a picco. Tutta questa parete del monte pare inaccessibile; le nostre guide la guardano pensierose, e confessano che sarebbe ardua cosa il tracciare una via su per essa, a riparo dalle valanghe di sassi e di ghiaccio. Dopo l'Aug... 3907645 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 113 È di aspetto fierissimo, ripida, solcata da grandi canaloni di ghiaccio, irta di orridi crestoni, coperta da ghiacciai sorpiombanti che paiono aggrappati alle roccie a picco. Tutta questa parete del monte pare inaccessibile; le nostre guide la guardano pensierose, e confessano che sarebbe ardua cosa il tracciare una via su per essa, a riparo dalle valanghe di sassi e di ghiaccio. Dopo l'Augusta, la catena cambia bruscamente di direzione, piegandosi a Nord-Est, e si ab- Lupini in fiore sotto la cascata del Pinnacle bassa notevolmente, formando i Corwin Cliffs, che limitano il Seward a Ovest. Nebbie capricciose si allungano pigramente sui ghiacciai, si for- mano su per le creste, si nascondono dietro le vette per tornarle a velare un momento dopo. Il cielo coperto di nubi rotte, irregolari, con sprazzi di rosa, e, a ponente, la grande macchia gialla del sole che tramonta fra i vapori, è forse la parte più bella del quadro. In tutta questa immensa cerchia l'occhio non scopre che ghiaccio e rupi selvaggie: non una traccia di vita, non una macchia verde di vege- 15<noinclude><references/></noinclude> 45ovcq3onduosd4uw4z07l35w3n404u 3907860 3907645 2026-10-07T08:09:20Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907860 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|113}}</noinclude> È di aspetto fierissimo, ripida, solcata da grandi canaloni di ghiaccio, irta di orridi crestoni, coperta da ghiacciai sorpiombanti che paiono aggrappati alle roccie a picco. Tutta questa parete del monte pare inaccessibile; le nostre guide la guardano pensierose, e confessano che sarebbe ardua cosa il tracciare una via su per essa, a riparo dalle valanghe di sassi e di ghiaccio. Dopo l'Augusta, la catena cambia bruscamente di direzione, piegandosi a Nord-Est, e si {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Lupini in fiore sotto la cascata del Pinnacle.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Lupini in fiore sotto la cascata del Pinnacle}} }} abbassa notevolmente, formando i Corwin Cliffs, che limitano il Seward a Ovest. Nebbie capricciose si allungano pigramente sui ghiacciai, si formano su per le creste, si nascondono dietro le vette per tornarle a velare un momento dopo. Il cielo coperto di nubi rotte, irregolari, con sprazzi di rosa, e, a ponente, la grande macchia gialla del sole che tramonta fra i vapori, è forse la parte più bella del quadro. In tutta questa immensa cerchia l'occhio non scopre che ghiaccio e rupi selvaggie: non una traccia di vita, non una macchia verde di {{Pt|vege-}}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|15}}}}</noinclude> 2vroept0201bu67mt0g1dqdxs9msjms 3907923 3907860 2026-10-07T09:34:51Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907923 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|113}}</noinclude> È di aspetto fierissimo, ripida, solcata da grandi canaloni di ghiaccio, irta di orridi crestoni, coperta da ghiacciai sorpiombanti che paiono aggrappati alle roccie a picco. Tutta questa parete del monte pare inaccessibile; le nostre guide la guardano pensierose, e confessano che sarebbe ardua cosa il tracciare una via su per essa, a riparo dalle valanghe di sassi e di ghiaccio. Dopo l'Augusta, la catena cambia bruscamente di direzione, piegandosi a Nord-Est, e si {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Lupini in fiore sotto la cascata del Pinnacle.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Lupini in fiore sotto la cascata del Pinnacle}} }} abbassa notevolmente, formando i Corwin Cliffs, che limitano il Seward a Ovest. Nebbie capricciose si allungano pigramente sui ghiacciai, si formano su per le creste, si nascondono dietro le vette per tornarle a velare un momento dopo. Il cielo coperto di nubi rotte, irregolari, con sprazzi di rosa, e, a ponente, la grande macchia gialla del sole che tramonta fra i vapori, è forse la parte più bella del quadro. In tutta questa immensa cerchia l'occhio non scopre che ghiaccio e rupi selvaggie: non una traccia di vita, non una macchia verde di {{Pt|vege-}}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|15}}}}</noinclude> qy91ojirami7mhhoe678f6vfrpqtygk Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/166 108 1033852 3907646 2026-10-06T12:44:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 114 CAPITOLO SESTO tazione che, col contrasto, aggiungerebbe tanto di pittorico al pae- saggio. L'estremità meridionale delle colline Chaix e Blossom Island sono gli unici punti di questa distesa di monti dove vi siano alberi. Sui pendii delle Hitchcock rivolti a Sud non vi sono più che mac- chie di arbusti nani. Però, a breve distanza dal campo, sul contraf- forte Sud del Pinnacle, accanto ai torrioni ed alle guglie di... 3907646 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>114 CAPITOLO SESTO tazione che, col contrasto, aggiungerebbe tanto di pittorico al pae- saggio. L'estremità meridionale delle colline Chaix e Blossom Island sono gli unici punti di questa distesa di monti dove vi siano alberi. Sui pendii delle Hitchcock rivolti a Sud non vi sono più che mac- chie di arbusti nani. Però, a breve distanza dal campo, sul contraf- forte Sud del Pinnacle, accanto ai torrioni ed alle guglie di ghiaccio Pendio fiorito delle colline Hitchcock della cascata di seracchi, è un piccolo spiano di terreno, su cui cade una china di monte, dove è scomparsa da poco la neve, e che s'è ricoperta subito di fitta vegetazione, di un ricco mantello di lupini azzurri, misti a violette, anemoni, sassifraghe e muschi oasi co- lorata e odorante nel morto deserto di ghiaccio. In mezzo ai fiori ronza qualche mosca nera, e svolazzano leggieri uccellini bigi, grossi come passeri. Il 9 luglio attraversammo la fronte del ghiacciaio Pinnacle, quasi piana, larga circa 4 chilometri e mezzo. È coperta da uno spesso<noinclude><references/></noinclude> alfqmw5vj53reyb6ijf9n3ncdwkbuyq 3907862 3907646 2026-10-07T08:14:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907862 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|114|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> {{pt|tazione|vegetazione}} che, col contrasto, aggiungerebbe tanto di pittorico al paesaggio. L'estremità meridionale delle colline Chaix e Blossom Island sono gli unici punti di questa distesa di monti dove vi siano alberi. Sui pendii delle Hitchcock rivolti a Sud non vi sono più che macchie di arbusti nani. Però, a breve distanza dal campo, sul contrafforte Sud del Pinnacle, accanto ai torrioni ed alle guglie di {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Pendio fiorito delle colline Hitchcock.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Pendìo fiorito delle colline Hitchcock}} }} ghiaccio della cascata di seracchi, è un piccolo spiano di terreno, su cui cade una china di monte, dove è scomparsa da poco la neve, e che s'è ricoperta subito di fitta vegetazione, di un ricco mantello di lupini azzurri, misti a violette, anemoni, sassifraghe e muschi oasi colorata e odorante nel morto deserto di ghiaccio. In mezzo ai fiori ronza qualche mosca nera, e svolazzano leggieri uccellini bigi, grossi come passeri. Il 9 luglio attraversammo la fronte del ghiacciaio Pinnacle, quasi piana, larga circa 4 chilometri e mezzo. È coperta da uno spesso<noinclude><references/></noinclude> ns8qqt5b65k7jj06sxqud967adbujol 3907926 3907862 2026-10-07T09:37:42Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907926 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|114|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> {{pt|tazione|vegetazione}} che, col contrasto, aggiungerebbe tanto di pittorico al paesaggio. L'estremità meridionale delle colline Chaix e Blossom Island sono gli unici punti di questa distesa di monti dove vi siano alberi. Sui pendii delle Hitchcock rivolti a Sud non vi sono più che macchie di arbusti nani. Però, a breve distanza dal campo, sul contrafforte Sud del Pinnacle, accanto ai torrioni ed alle guglie di {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Pendio fiorito delle colline Hitchcock.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Pendìo fiorito delle colline Hitchcock}} }} ghiaccio della cascata di seracchi, è un piccolo spiano di terreno, su cui cade una china di monte, dove è scomparsa da poco la neve, e che s'è ricoperta subito di fitta vegetazione, di un ricco mantello di lupini azzurri, misti a violette, anemoni, sassifraghe e muschi oasi colorata e odorante nel morto deserto di ghiaccio. In mezzo ai fiori ronza qualche mosca nera, e svolazzano leggieri uccellini bigi, grossi come passeri. Il 9 luglio attraversammo la fronte del ghiacciaio Pinnacle, quasi piana, larga circa 4 chilometri e mezzo. È coperta da uno spesso<noinclude><references/></noinclude> e2avnura81hm67xnv30l2ox2y1yly8l Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/167 108 1033853 3907647 2026-10-06T12:44:29Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 115 strato di neve, tutta a piccoli solchi paralleli, con lunghe striscie di color rosso sbiadito, dovute ad un numero sterminato di colonie di un' alga microscopica, la Sphaerella nivalis, comune ai ghiacciai di tutto il mondo ¹). I seracchi del Seward si addossano così stretta- mente al contrafforte Nord del Pinnacle, che non possiamo contor- nare neppur questo alla base. Per fortuna, vicino... 3907647 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 115 strato di neve, tutta a piccoli solchi paralleli, con lunghe striscie di color rosso sbiadito, dovute ad un numero sterminato di colonie di un' alga microscopica, la Sphaerella nivalis, comune ai ghiacciai di tutto il mondo ¹). I seracchi del Seward si addossano così stretta- mente al contrafforte Nord del Pinnacle, che non possiamo contor- nare neppur questo alla base. Per fortuna, vicino alla sua estremità, esso presenta una piccola sella nevosa che raggiungiamo facilmente Monti Hitchcock dal campo Russell per un pendio di neve, attendandoci su di essa. Vicino al campo, sui sassi della cresta, troviamo un pezzo di tela, frammento di tenda, e qualche pietra accatastata a segnale. Sono le sole traccie di pas- saggio d'uomo che abbiamo visto in tutta la salita, e furono lasciate nel 1890 dal Russell, che si era fermato qui per più giorni, dopo avere attraversato il passo Pinnacle 2). Questo piccolo colletto nevoso 1) Vi ha una vera flora della neve e del ghiaccio, formata da molte specie di alghe e di muffe, tutte microscopiche. Wittrock (cit. da A. Heim, in Gletscherkunde, Stuttgart, 1885, pag. 411) conta quaranta specie di flora della neve, dieci di flora del ghiaccio, e cinque specie comuni alla neve ed al ghiaccio. 12) La sottile cresta dei Pinnacle Cliffs, sulla quale siamo attendati, è di grande interesse geo- logico. Per questa, e per la geologia del sistema di montagne che prende nome dal Sant'Elia,<noinclude><references/></noinclude> 9ez5mfvg854tcy49xguxssb7ebq0eu7 3907864 3907647 2026-10-07T08:23:03Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907864 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|113}}</noinclude> strato di neve, tutta a piccoli solchi paralleli, con lunghe striscie di color rosso sbiadito, dovute ad un numero sterminato di colonie di un'alga microscopica, la ''Sphaerella nivalis'', comune ai ghiacciai di tutto il mondo<ref>Vi ha una vera flora della neve e del ghiaccio, formata da molte specie di alghe e di muffe, tutte microscopiche. {{wl|Q640838|Wittrock}} (cit. da {{wl|Q123898|A. Heim}}, in ''Gletscherkunde'', Stuttgart, 1885, pag. 411) conta quaranta specie di flora della neve, dieci di flora del ghiaccio, e cinque specie comuni alla neve ed al ghiaccio.</ref>. I seracchi del Seward si addossano così strettamente al contrafforte Nord del Pinnacle, che non possiamo contornare neppur questo alla base. Per fortuna, vicino alla sua estremità, esso presenta una piccola sella nevosa che raggiungiamo {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monti Hitchcock dal campo Russell.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Monti Hitchcock dal campo Russell}} }} facilmente per un pendìo di neve, attendandoci su di essa. Vicino al campo, sui sassi della cresta, troviamo un pezzo di tela, frammento di tenda, e qualche pietra accatastata a segnale. Sono le sole traccie di passaggio d'uomo che abbiamo visto in tutta la salita, e furono lasciate nel 1890 dal {{wl|Q6084218|Russell}}, che si era fermato qui per più giorni, dopo avere attraversato il passo Pinnacle<ref name="nota_p113">La sottile cresta dei Pinnacle Cliffs, sulla quale siamo attendati, è di grande interesse geologico. Per questa, e per la geologia del sistema di montagne che prende nome dal Sant'Elia,</ref>. Questo piccolo colletto nevoso<noinclude><references/></noinclude> 3da52edwa0l80krltvptqox9vpalnt9 3907866 3907864 2026-10-07T08:25:09Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907866 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|115}}</noinclude> strato di neve, tutta a piccoli solchi paralleli, con lunghe striscie di color rosso sbiadito, dovute ad un numero sterminato di colonie di un'alga microscopica, la ''Sphaerella nivalis'', comune ai ghiacciai di tutto il mondo<ref>Vi ha una vera flora della neve e del ghiaccio, formata da molte specie di alghe e di muffe, tutte microscopiche. {{wl|Q640838|Wittrock}} (cit. da {{wl|Q123898|A. Heim}}, in ''Gletscherkunde'', Stuttgart, 1885, pag. 411) conta quaranta specie di flora della neve, dieci di flora del ghiaccio, e cinque specie comuni alla neve ed al ghiaccio.</ref>. I seracchi del Seward si addossano così strettamente al contrafforte Nord del Pinnacle, che non possiamo contornare neppur questo alla base. Per fortuna, vicino alla sua estremità, esso presenta una piccola sella nevosa che raggiungiamo {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monti Hitchcock dal campo Russell.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Monti Hitchcock dal campo Russell}} }} facilmente per un pendìo di neve, attendandoci su di essa. Vicino al campo, sui sassi della cresta, troviamo un pezzo di tela, frammento di tenda, e qualche pietra accatastata a segnale. Sono le sole traccie di passaggio d'uomo che abbiamo visto in tutta la salita, e furono lasciate nel 1890 dal {{wl|Q6084218|Russell}}, che si era fermato qui per più giorni, dopo avere attraversato il passo Pinnacle<ref name="nota_p115">La sottile cresta dei Pinnacle Cliffs, sulla quale siamo attendati, è di grande interesse geologico. Per questa, e per la geologia del sistema di montagne che prende nome dal Sant'Elia,</ref>. Questo piccolo colletto nevoso<noinclude><references/></noinclude> ho4g9d4n3l6vr6wa6l3288f2bl4o7l6 3907936 3907866 2026-10-07T09:47:49Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907936 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|115}}</noinclude> strato di neve, tutta a piccoli solchi paralleli, con lunghe striscie di color rosso sbiadito, dovute ad un numero sterminato di colonie di un'alga microscopica, la ''Sphaerella nivalis'', comune ai ghiacciai di tutto il mondo<ref>Vi ha una vera flora della neve e del ghiaccio, formata da molte specie di alghe e di muffe, tutte microscopiche. {{wl|Q640838|Wittrock}} (cit. da {{wl|Q123898|A. Heim}}, in ''Gletscherkunde'', Stuttgart, 1885, pag. 411) conta quaranta specie di flora della neve, dieci di flora del ghiaccio, e cinque specie comuni alla neve ed al ghiaccio.</ref>. I seracchi del Seward si addossano così strettamente al contrafforte Nord del Pinnacle, che non possiamo contornare neppur questo alla base. Per fortuna, vicino alla sua estremità, esso presenta una piccola sella nevosa che raggiungiamo {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monti Hitchcock dal campo Russell.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Monti Hitchcock dal campo Russell}} }} facilmente per un pendìo di neve, attendandoci su di essa. Vicino al campo, sui sassi della cresta, troviamo un pezzo di tela, frammento di tenda, e qualche pietra accatastata a segnale. Sono le sole traccie di passaggio d'uomo che abbiamo visto in tutta la salita, e furono lasciate nel 1890 dal {{wl|Q6084218|Russell}}, che si era fermato qui per più giorni, dopo avere attraversato il passo Pinnacle<ref name="nota_p115">La sottile cresta dei Pinnacle Cliffs, sulla quale siamo attendati, è di grande interesse geologico. Per questa, e per la geologia del sistema di montagne che prende nome dal Sant'Elia,</ref>. Questo piccolo colletto nevoso<noinclude><references/></noinclude> o7vqoxm7uiuc2ls781snve8j260at5z Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/168 108 1033854 3907648 2026-10-06T12:44:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 116 CAPITOLO SESTO conservò poi per noi il nome di «Campo Russell ». Sopra di esso la cresta forma una piccola punta aguzza, alla quale il Russell aveva dato il nome di « Point Glorious», ammirato dallo spettacolo che si gode di lassù, sul bacino del Seward e sui monti che gli fanno corona. A monte di Point Glorious v'è un grande anfiteatro piano, limi- tato a Sud dai Pinnacle Cliffs, a Nord ed a Est da lunghi pendii ne-... 3907648 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>116 CAPITOLO SESTO conservò poi per noi il nome di «Campo Russell ». Sopra di esso la cresta forma una piccola punta aguzza, alla quale il Russell aveva dato il nome di « Point Glorious», ammirato dallo spettacolo che si gode di lassù, sul bacino del Seward e sui monti che gli fanno corona. A monte di Point Glorious v'è un grande anfiteatro piano, limi- tato a Sud dai Pinnacle Cliffs, a Nord ed a Est da lunghi pendii ne- Monte Owen da Point Glorious V.T vosi che risalgono sui fianchi della catena del monte Owen. Dietro questo, a distanza, si erge un altro colosso nevoso, simile al Cook, il monte Irving, le cui pareti settentrionali spiovono verso l'anfi- teatro superiore del Seward. Questo pare limitato da una corona di monti, la maggior parte nevosi, che probabilmente si riattaccano a Ovest al Logan. Sul Seward, ai nostri piedi, le crepaccie sono disposte con tanta regolarità che par di avere innanzi un gigantesco schema. Subito rimando all'appendice E, dell'ingegnere Vittorio Novarese. Insieme collo studio dei campioni di minerali riportati dalla spedizione, essa contiene un breve riassunto critico dei lavori del Russell su questo argomento.<noinclude><references/></noinclude> kg0gnd3iiq8cdkf8eazuuhprpef1kyg 3907865 3907648 2026-10-07T08:24:55Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907865 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|116|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> conservò poi per noi il nome di «Campo Russell ». Sopra di esso la cresta forma una piccola punta aguzza, alla quale il {{wl|Q6084218|Russell}} aveva dato il nome di « Point Glorious», ammirato dallo spettacolo che si gode di lassù, sul bacino del Seward e sui monti che gli fanno corona. A monte di Point Glorious v'è un grande anfiteatro piano, limitato a Sud dai Pinnacle Cliffs, a Nord ed a Est da lunghi pendii nevosi che risalgono sui fianchi della catena del monte Owen. Dietro questo, a distanza, si erge un altro colosso nevoso, simile al Cook, il monte Irving, le cui pareti settentrionali spiovono verso l'anfiteatro superiore del Seward. Questo pare limitato da una corona di monti, la maggior parte nevosi, che probabilmente si riattaccano a Ovest al Logan. <ref follow="nota_p17">Sul Seward, ai nostri piedi, le crepaccie sono disposte con tanta regolarità che par di avere innanzi un gigantesco schema. Subito rimando all'appendice E, dell'ingegnere Vittorio Novarese. Insieme collo studio dei campioni di minerali riportati dalla spedizione, essa contiene un breve riassunto critico dei lavori del Russell su questo argomento.<noinclude><references/></noinclude> 5ezrrxkhoj8agu2atpkj3zcxsy9oggy 3907868 3907865 2026-10-07T08:28:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907868 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|116|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> conservò poi per noi il nome di «Campo Russell ». Sopra di esso la cresta forma una piccola punta aguzza, alla quale il {{wl|Q6084218|Russell}} aveva dato il nome di « Point Glorious», ammirato dallo spettacolo che si gode di lassù, sul bacino del Seward e sui monti che gli fanno corona. A monte di Point Glorious v'è un grande anfiteatro piano, limitato a Sud dai Pinnacle Cliffs, a Nord ed a Est da lunghi pendii nevosi che {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monte Owen da Point Glorious.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Monte Owen da Point Glorious}} }} risalgono sui fianchi della catena del monte Owen. Dietro questo, a distanza, si erge un altro colosso nevoso, simile al Cook, il monte Irving, le cui pareti settentrionali spiovono verso l'anfiteatro superiore del Seward. Questo pare limitato da una corona di monti, la maggior parte nevosi, che probabilmente si riattaccano a Ovest al Logan. Sul Seward, ai nostri piedi, le crepaccie sono disposte con tanta regolarità che par di avere innanzi un gigantesco schema. Subito <ref follow="nota_p115">rimando all'appendice ''E'', dell'ingegnere {{AutoreCitato|Vittorio Novarese|Vittorio Novarese}}. Insieme collo studio dei campioni di minerali riportati dalla spedizione, essa contiene un breve riassunto critico dei lavori del {{wl|Q6084218|Russell}} su questo argomento.</ref><noinclude><references/></noinclude> 72k3u6w07u836euxanclihvvlun7ust 3907938 3907868 2026-10-07T09:51:07Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907938 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|116|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> conservò poi per noi il nome di «Campo Russell». Sopra di esso la cresta forma una piccola punta aguzza, alla quale il {{wl|Q6084218|Russell}} aveva dato il nome di «Point Glorious», ammirato dallo spettacolo che si gode di lassù, sul bacino del Seward e sui monti che gli fanno corona. A monte di Point Glorious v'è un grande anfiteatro piano, limitato a Sud dai Pinnacle Cliffs, a Nord ed a Est da lunghi pendii nevosi che {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monte Owen da Point Glorious.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Monte Owen da Point Glorious}} }} risalgono sui fianchi della catena del monte Owen. Dietro questo, a distanza, si erge un altro colosso nevoso, simile al Cook, il monte Irving, le cui pareti settentrionali spiovono verso l'anfiteatro superiore del Seward. Questo pare limitato da una corona di monti, la maggior parte nevosi, che probabilmente si riattaccano a Ovest al Logan. Sul Seward, ai nostri piedi, le crepaccie sono disposte con tanta regolarità che par di avere innanzi un gigantesco schema. Subito <ref follow="nota_p115">rimando all'appendice ''E'', dell'ingegnere {{AutoreCitato|Vittorio Novarese|Vittorio Novarese}}. Insieme collo studio dei campioni di minerali riportati dalla spedizione, essa contiene un breve riassunto critico dei lavori del {{wl|Q6084218|Russell}} su questo argomento.</ref><noinclude><references/></noinclude> ql2bzk0yz276fcu0ep9gt05lz79jlhs Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/169 108 1033855 3907649 2026-10-06T12:44:43Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: SELIA DAL SEWARD ALLA SERA 3907649 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>SELIA DAL SEWARD ALLA SERA<noinclude><references/></noinclude> l7qapfesupyl431g77lnuh8ebk6geqn 3907875 3907649 2026-10-07T08:43:28Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907875 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sant'Elia dal Seward alla sera.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|S.Elia dal Seward alla sera}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> mznad116ox4bfu7qtu052al8o4eaei0 3907940 3907875 2026-10-07T09:52:31Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907940 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sant'Elia dal Seward alla sera.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|S. Elia dal Seward alla Sera}}}} }}<noinclude></noinclude> 471vsza8r51scscgqnnqhomabbu0uv9 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/171 108 1033856 3907650 2026-10-06T12:44:52Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 117 sotto la cascata superiore, allo sbocco dal bacino d'origine, il ghiac- ciaio si distende in un'ampia superficie, a declivio dolce, tutta solcata da fessure. A un paio di chilometri sopra Point Glorious il pendìo diventa più ripido, mentre il ghiacciaio, prima defluente verso Sud- Est, si curva leggermente, dirigendosi direttamente a Sud. Nella porzione superiore non vi sono che crepaccie m... 3907650 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 117 sotto la cascata superiore, allo sbocco dal bacino d'origine, il ghiac- ciaio si distende in un'ampia superficie, a declivio dolce, tutta solcata da fessure. A un paio di chilometri sopra Point Glorious il pendìo diventa più ripido, mentre il ghiacciaio, prima defluente verso Sud- Est, si curva leggermente, dirigendosi direttamente a Sud. Nella porzione superiore non vi sono che crepaccie marginali (ai lati del ghiacciaio), disposte, come di solito, obliquamente verso l'alto, dagli Ghiacciaio Seward (porzione centrale) orli verso il mezzo del ghiacciaio, contro la direzione della corrente, e divergenti dai lati con angoli di 40° circa ¹). Un poco più in basso le fenditure dei due lati si riuniscono per le loro estremità, al cen- tro del ghiacciaio, dando luogo a crepaccie che lo attraversano in tutta la sua ampiezza, foggiate a V rovesciato, col vertice al centro del ghiacciaio e rivolto a monte, gli estremi ai lati ed in basso. Le crepaccie si succedono ad intervalli regolari di 15 metri circa. Ma 1) Per la spiegazione di questa disposizione particolare, rimando ai libri che trattano dei fe- nomeni glaciali.<noinclude><references/></noinclude> r1egx69vtrja400xd7s1b6mbtblrtvk 3907876 3907650 2026-10-07T08:44:38Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907876 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|117}}</noinclude> sotto la cascata superiore, allo sbocco dal bacino d'origine, il ghiacciaio si distende in un'ampia superficie, a declivio dolce, tutta solcata da fessure. A un paio di chilometri sopra Point Glorious il pendìo diventa più ripido, mentre il ghiacciaio, prima defluente verso Sud- Est, si curva leggermente, dirigendosi direttamente a Sud. Nella porzione superiore non vi sono che crepaccie marginali (ai lati del ghiacciaio), disposte, come di solito, obliquamente verso l'alto, dagli orli verso il mezzo del ghiacciaio, contro la direzione della corrente, e divergenti dai lati con angoli di 40° circa ¹). Un poco più in basso le fenditure dei due lati si riuniscono per le loro estremità, al cen- tro del ghiacciaio, dando luogo a crepaccie che lo attraversano in tutta la sua ampiezza, foggiate a V rovesciato, col vertice al centro del ghiacciaio e rivolto a monte, gli estremi ai lati ed in basso. Le crepaccie si succedono ad intervalli regolari di 15 metri circa. Ma 1) Per la spiegazione di questa disposizione particolare, rimando ai libri che trattano dei fe- nomeni glaciali.<noinclude><references/></noinclude> mz3x6vas5ihkjaor3abphhkgszyn87b 3907880 3907876 2026-10-07T08:47:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907880 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|117}}</noinclude> sotto la cascata superiore, allo sbocco dal bacino d'origine, il ghiacciaio si distende in un'ampia superficie, a declivio dolce, tutta solcata da fessure. A un paio di chilometri sopra Point Glorious il pendìo diventa più ripido, mentre il ghiacciaio, prima defluente verso Sud- Est, si curva leggermente, dirigendosi direttamente a Sud. Nella porzione superiore non vi sono che crepaccie marginali (ai lati del ghiacciaio), disposte, come di solito, obliquamente verso l'alto, dagli {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Ghiacciaio Seward (porzione centrale).jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Ghiacciaio Seward (porzione centrale)}} }} orli verso il mezzo del ghiacciaio, contro la direzione della corrente, e divergenti dai lati con angoli di 40° circa<ref>Per la spiegazione di questa disposizione particolare, rimando ai libri che trattano dei fenomeni glaciali.</ref>. Un poco più in basso le fenditure dei due lati si riuniscono per le loro estremità, al centro del ghiacciaio, dando luogo a crepaccie che lo attraversano in tutta la sua ampiezza, foggiate a ''V'' rovesciato, col vertice al centro del ghiacciaio e rivolto a monte, gli estremi ai lati ed in basso. Le crepaccie si succedono ad intervalli regolari di 15 metri circa. Ma<noinclude><references/></noinclude> 9ir1qm3sem5zrhppygu7sjzhg7dbdru 3907881 3907880 2026-10-07T08:47:57Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907881 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|117}}</noinclude>sotto la cascata superiore, allo sbocco dal bacino d'origine, il ghiacciaio si distende in un'ampia superficie, a declivio dolce, tutta solcata da fessure. A un paio di chilometri sopra Point Glorious il pendìo diventa più ripido, mentre il ghiacciaio, prima defluente verso Sud- Est, si curva leggermente, dirigendosi direttamente a Sud. Nella porzione superiore non vi sono che crepaccie marginali (ai lati del ghiacciaio), disposte, come di solito, obliquamente verso l'alto, dagli {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Ghiacciaio Seward (porzione centrale).jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Ghiacciaio Seward (porzione centrale)}} }} orli verso il mezzo del ghiacciaio, contro la direzione della corrente, e divergenti dai lati con angoli di 40° circa<ref>Per la spiegazione di questa disposizione particolare, rimando ai libri che trattano dei fenomeni glaciali.</ref>. Un poco più in basso le fenditure dei due lati si riuniscono per le loro estremità, al centro del ghiacciaio, dando luogo a crepaccie che lo attraversano in tutta la sua ampiezza, foggiate a ''V'' rovesciato, col vertice al centro del ghiacciaio e rivolto a monte, gli estremi ai lati ed in basso. Le crepaccie si succedono ad intervalli regolari di 15 metri circa. Ma<noinclude><references/></noinclude> o9svmwc0asetffu7qxxqbyr4eofnrbr 3907942 3907881 2026-10-07T09:55:55Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907942 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|117}}</noinclude>sotto la cascata superiore, allo sbocco dal bacino d'origine, il ghiacciaio si distende in un'ampia superficie, a declivio dolce, tutta solcata da fessure. A un paio di chilometri sopra Point Glorious il pendìo diventa più ripido, mentre il ghiacciaio, prima defluente verso Sud-Est, si curva leggermente, dirigendosi direttamente a Sud. Nella porzione superiore non vi sono che crepaccie marginali (ai lati del ghiacciaio), disposte, come di solito, obliquamente verso l'alto, dagli {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Ghiacciaio Seward (porzione centrale).jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Ghiacciaio Seward (porzione centrale)}} }} orli verso il mezzo del ghiacciaio, contro la direzione della corrente, e divergenti dai lati con angoli di 40° circa<ref>Per la spiegazione di questa disposizione particolare, rimando ai libri che trattano dei fenomeni glaciali.</ref>. Un poco più in basso le fenditure dei due lati si riuniscono per le loro estremità, al centro del ghiacciaio, dando luogo a crepaccie che lo attraversano in tutta la sua ampiezza, foggiate a ''V'' rovesciato, col vertice al centro del ghiacciaio e rivolto a monte, gli estremi ai lati ed in basso. Le crepaccie si succedono ad intervalli regolari di 15 metri circa. Ma<noinclude><references/></noinclude> bezy9xe6ssgs7foqw5hymehmjqfp325 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/172 108 1033857 3907651 2026-10-06T12:44:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 118 CAPITOLO SESTO questa forma non tarda a modificarsi: per la velocità maggiore della corrente al centro del ghiacciaio, il vertice del V discende più rapi- damente delle estremità; e l'angolo, in origine di 50°-60°, si fa più aperto, finchè la crepaccia diventa rettilinea, nettamente trasversale. Proseguendo nella discesa, l'angolo si rovescia a poco a poco; dap- prima le crepaccie diventano semilunari, colla concavit... 3907651 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>118 CAPITOLO SESTO questa forma non tarda a modificarsi: per la velocità maggiore della corrente al centro del ghiacciaio, il vertice del V discende più rapi- damente delle estremità; e l'angolo, in origine di 50°-60°, si fa più aperto, finchè la crepaccia diventa rettilinea, nettamente trasversale. Proseguendo nella discesa, l'angolo si rovescia a poco a poco; dap- prima le crepaccie diventano semilunari, colla concavità rivolta in alto, poi di nuovo a forma di V, ma aperto a monte, col vertice in basso, che racchiude un angolo di 30° circa. Intanto le spaccature si vengono sempre più allargando al centro, e gli strati di ghiaccio che le separano una dall'altra, per lo stiramento a cui sono sotto- posti, si rompono anch'essi in brevi crepaccie, perpendicolari alle precedenti e parallele all'asse del ghiacciaio. Così è che tutta la massa finisce per rimanere divisa in cubi giganteschi, la maggior parte completamente isolati e circoscritti da ogni lato da fenditure. Al di sotto del punto dove il ghiacciaio Pinnacle confluisce col Se- ward, le crepaccie diventano così numerose, e si incrociano in modo così intricato, che non vi si distingue più nessun ordinamento. Il ghiacciaio è formato da blocchi irregolari, di tutte le dimensioni, accavallati l'uno all'altro alla rinfusa, e conserva poi questo aspetto fino alla sua cascata terminale. L'aspetto del Seward era un poco diverso nel 1890, quando lo vide per la prima volta, e lo descrisse il Russell. Allora la disposi- zione delle crepaccie trasversali si conservava riconoscibile fin nella parte inferiore del ghiacciaio; di più, esse scomparivano in parte, e la superficie si faceva più unita per un certo tratto, prima di raggiungere l'ultima cascata. È possibile che una maggior quan- tità di neve ricoprisse quell'anno le crepaccie in basso. Anche la ra- pidità di discesa del ghiacciaio deve essersi modificata dal 1890 in qua. Sebbene le misurazioni tentate allora dal Russell non abbiano dato risultati concordanti, egli ritiene che la velocità, al centro del ghiacciaio, dovesse essere di oltre 6 metri al giorno. Tanto il Rus- sell, come il suo compagno Kerr, parlano di frequenti cadute di seracchi, sì da sentire talora il ghiaccio tremare sotto i loro piedi, e di colpi e rombi quasi continui dovuti allo schiantarsi ed al roto-<noinclude><references/></noinclude> 9d7j5agc11hgqo3pg69iqiwxrx2gasj 3907883 3907651 2026-10-07T08:50:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3907883 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|118|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> questa forma non tarda a modificarsi: per la velocità maggiore della corrente al centro del ghiacciaio, il vertice del ''V'' discende più rapidamente delle estremità; e l'angolo, in origine di 50°-60°, si fa più aperto, finchè la crepaccia diventa rettilinea, nettamente trasversale. Proseguendo nella discesa, l'angolo si rovescia a poco a poco; dapprima le crepaccie diventano semilunari, colla concavità rivolta in alto, poi di nuovo a forma di ''V'', ma aperto a monte, col vertice in basso, che racchiude un angolo di 30° circa. Intanto le spaccature si vengono sempre più allargando al centro, e gli strati di ghiaccio che le separano una dall'altra, per lo stiramento a cui sono sottoposti, si rompono anch'essi in brevi crepaccie, perpendicolari alle precedenti e parallele all'asse del ghiacciaio. Così è che tutta la massa finisce per rimanere divisa in cubi giganteschi, la maggior parte completamente isolati e circoscritti da ogni lato da fenditure. Al di sotto del punto dove il ghiacciaio Pinnacle confluisce col Seward, le crepaccie diventano così numerose, e si incrociano in modo così intricato, che non vi si distingue più nessun ordinamento. Il ghiacciaio è formato da blocchi irregolari, di tutte le dimensioni, accavallati l'uno all'altro alla rinfusa, e conserva poi questo aspetto fino alla sua cascata terminale. L'aspetto del Seward era un poco diverso nel 1890, quando lo vide per la prima volta, e lo descrisse il {{wl|Q6084218|Russell}}. Allora la disposizione delle crepaccie trasversali si conservava riconoscibile fin nella parte inferiore del ghiacciaio; di più, esse scomparivano in parte, e la superficie si faceva più unita per un certo tratto, prima di raggiungere l'ultima cascata. È possibile che una maggior quantità di neve ricoprisse quell'anno le crepaccie in basso. Anche la rapidità di discesa del ghiacciaio deve essersi modificata dal 1890 in qua. Sebbene le misurazioni tentate allora dal Russell non abbiano dato risultati concordanti, egli ritiene che la velocità, al centro del ghiacciaio, dovesse essere di oltre 6 metri al giorno. Tanto il Russell, come il suo compagno Kerr, parlano di frequenti cadute di seracchi, sì da sentire talora il ghiaccio tremare sotto i loro piedi, e di colpi e rombi quasi continui dovuti allo schiantarsi ed al {{Pt|roto-}}<noinclude><references/></noinclude> 9fndls0gfws8631v6sg51adjbzkgx7e 3907943 3907883 2026-10-07T10:00:11Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907943 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|118|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> questa forma non tarda a modificarsi: per la velocità maggiore della corrente al centro del ghiacciaio, il vertice del ''V'' discende più rapidamente delle estremità; e l'angolo, in origine di 50°-60°, si fa più aperto, finchè la crepaccia diventa rettilinea, nettamente trasversale. Proseguendo nella discesa, l'angolo si rovescia a poco a poco; dapprima le crepaccie diventano semilunari, colla concavità rivolta in alto, poi di nuovo a forma di ''V'', ma aperto a monte, col vertice in basso, che racchiude un angolo di 30° circa. Intanto le spaccature si vengono sempre più allargando al centro, e gli strati di ghiaccio che le separano una dall'altra, per lo stiramento a cui sono sottoposti, si rompono anch'essi in brevi crepaccie, perpendicolari alle precedenti e parallele all'asse del ghiacciaio. Così è che tutta la massa finisce per rimanere divisa in cubi giganteschi, la maggior parte completamente isolati e circoscritti da ogni lato da fenditure. Al di sotto del punto dove il ghiacciaio Pinnacle confluisce col Seward, le crepaccie diventano così numerose, e si incrociano in modo così intricato, che non vi si distingue più nessun ordinamento. Il ghiacciaio è formato da blocchi irregolari, di tutte le dimensioni, accavallati l'uno all'altro alla rinfusa, e conserva poi questo aspetto fino alla sua cascata terminale. L'aspetto del Seward era un poco diverso nel 1890, quando lo vide per la prima volta, e lo descrisse il {{wl|Q6084218|Russell}}. Allora la disposizione delle crepaccie trasversali si conservava riconoscibile fin nella parte inferiore del ghiacciaio; di più, esse scomparivano in parte, e la superficie si faceva più unita per un certo tratto, prima di raggiungere l'ultima cascata. È possibile che una maggior quantità di neve ricoprisse quell'anno le crepaccie in basso. Anche la rapidità di discesa del ghiacciaio deve essersi modificata dal 1890 in qua. Sebbene le misurazioni tentate allora dal Russell non abbiano dato risultati concordanti, egli ritiene che la velocità, al centro del ghiacciaio, dovesse essere di oltre 6 metri al giorno. Tanto il Russell, come il suo compagno {{wl|Q87469292|Kerr}}, parlano di frequenti cadute di seracchi, sì da sentire talora il ghiaccio tremare sotto i loro piedi, e di colpi e rombi quasi continui dovuti allo schiantarsi ed al {{Pt|roto-}}<noinclude><references/></noinclude> n6l45sxdpqepv80oh3sehz2zkp414sv Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/173 108 1033858 3907652 2026-10-06T12:45:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 119 lare dei massi. Noi non osservammo nulla di questo nei giorni che passammo sul Seward o vicino ad esso. Il ghiacciaio si mantenne sempre perfettamente tranquillo; solo cadeva qualche sasso isolato, o, talora, un frammento di seracco precipitava in qualche crepaccia con un tonfo sordo. Seduti sullo stretto spigolo roccioso presso il campo, accanto al segnale di pietra eretto dal Russell, amm... 3907652 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 119 lare dei massi. Noi non osservammo nulla di questo nei giorni che passammo sul Seward o vicino ad esso. Il ghiacciaio si mantenne sempre perfettamente tranquillo; solo cadeva qualche sasso isolato, o, talora, un frammento di seracco precipitava in qualche crepaccia con un tonfo sordo. Seduti sullo stretto spigolo roccioso presso il campo, accanto al segnale di pietra eretto dal Russell, ammiriamo commossi la scena grandiosissima. La sera, come sempre, ne raddolcisce tutti i partico- lari. Le montagne, appena velate, prendono una indecisione di con- torni, che ammorbidisce le durezze delle creste e delle ombre nei valloni. I ghiacciai delle Hitchcock, il Seward, il lontano Malaspina, sono di color bianco pastoso, di crema; un leggero tono d'ombra ne rivela appena le ampie ondulazioni. La traccia della nostra carovana attraversa il Pinnacle come una ruga: è l'unica increspatura nel grande piano unito. Leggieri vapori avvolgono le vette più alte. Il sole è tramontato lentamente dietro il Sant'Elia e le due creste Nord e Sud brillano d'una luce misteriosa e paiono fosforescenti. Un ultimo raggio indora ancora la vetta dell'Augusta; la sua parete, in ombra, severa e minacciosa, nerissima, è in contrasto violento con tutto il candore che l'attornia. Il gelo ha fermato ogni cosa: non rotola più nessun sasso: è cessato il mormorio d'acque colanti nelle crepaccie del Seward. C'è una calma di tempo, una quiete, una serenità dif- fusa e dolcissima. Siamo raccolti e silenziosi; «< in mezzo alla quiete si ridestano voci segrete, che alla luce del giorno, cioè nella nostra vita esterna, tacciono; e queste voci parlano di una vita più pro- fonda, della quale possiamo solo farci un'idea incerta in alcune ore solenni, ma che viene sempre sopraffatta dallo strepito della vita quotidiana»). Più tardi, a malincuore, pensando al lavoro del do- mani, rientrammo nelle tende. Il giorno dopo (10 luglio), attraversammo il Seward. Prima di poter discendere sul ghiacciaio, dovemmo ancora seguire, per un certo tratto, la costa del contrafforte, sul quale c'eravamo atten- 1) M. MAETERLINCK. Aglaveine et Selysette.<noinclude><references/></noinclude> a4b3pj7fnzz57vxseu29o4slda9dwi0 3907885 3907652 2026-10-07T08:54:08Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3907885 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|119}}</noinclude> {{pt|lare|rotolare}} dei massi. Noi non osservammo nulla di questo nei giorni che passammo sul Seward o vicino ad esso. Il ghiacciaio si mantenne sempre perfettamente tranquillo; solo cadeva qualche sasso isolato, o, talora, un frammento di seracco precipitava in qualche crepaccia con un tonfo sordo. Seduti sullo stretto spigolo roccioso presso il campo, accanto al segnale di pietra eretto dal {{wl|Q6084218|Russell}}, ammiriamo commossi la scena grandiosissima. La sera, come sempre, ne raddolcisce tutti i particolari. Le montagne, appena velate, prendono una indecisione di contorni, che ammorbidisce le durezze delle creste e delle ombre nei valloni. I ghiacciai delle Hitchcock, il Seward, il lontano Malaspina, sono di color bianco pastoso, di crema; un leggero tono d'ombra ne rivela appena le ampie ondulazioni. La traccia della nostra carovana attraversa il Pinnacle come una ruga: è l'unica increspatura nel grande piano unito. Leggieri vapori avvolgono le vette più alte. Il sole è tramontato lentamente dietro il Sant'Elia e le due creste Nord e Sud brillano d'una luce misteriosa e paiono fosforescenti. Un ultimo raggio indora ancora la vetta dell'Augusta; la sua parete, in ombra, severa e minacciosa, nerissima, è in contrasto violento con tutto il candore che l'attornia. Il gelo ha fermato ogni cosa: non rotola più nessun sasso: è cessato il mormorio d'acque colanti nelle crepaccie del Seward. C'è una calma di tempo, una quiete, una serenità diffusa e dolcissima. Siamo raccolti e silenziosi; «in mezzo alla quiete si ridestano voci segrete, che alla luce del giorno, cioè nella nostra vita esterna, tacciono; e queste voci parlano di una vita più profonda, della quale possiamo solo farci un'idea incerta in alcune ore solenni, ma che viene sempre sopraffatta dallo strepito della vita quotidiana»<ref>{{AutoreCitato|Maurice Maeterlinck|{{Sc|M. Maeterlinck}}}}, ''Aglaveine et Selysette''.</ref>. Più tardi, a malincuore, pensando al lavoro del do- mani, rientrammo nelle tende. Il giorno dopo (10 luglio), attraversammo il Seward. Prima di poter discendere sul ghiacciaio, dovemmo ancora seguire, per un certo tratto, la costa del contrafforte, sul quale c'eravamo {{Pt|atten-}}<noinclude><references/></noinclude> l2dztlu4mkptmmigds0zzkpd4wuwyrk 3907945 3907885 2026-10-07T10:02:56Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907945 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|119}}</noinclude> {{pt|lare|rotolare}} dei massi. Noi non osservammo nulla di questo nei giorni che passammo sul Seward o vicino ad esso. Il ghiacciaio si mantenne sempre perfettamente tranquillo; solo cadeva qualche sasso isolato, o, talora, un frammento di seracco precipitava in qualche crepaccia con un tonfo sordo. Seduti sullo stretto spigolo roccioso presso il campo, accanto al segnale di pietra eretto dal {{wl|Q6084218|Russell}}, ammiriamo commossi la scena grandiosissima. La sera, come sempre, ne raddolcisce tutti i particolari. Le montagne, appena velate, prendono una indecisione di contorni, che ammorbidisce le durezze delle creste e delle ombre nei valloni. I ghiacciai delle Hitchcock, il Seward, il lontano Malaspina, sono di color bianco pastoso, di crema; un leggero tono d'ombra ne rivela appena le ampie ondulazioni. La traccia della nostra carovana attraversa il Pinnacle come una ruga: è l'unica increspatura nel grande piano unito. Leggieri vapori avvolgono le vette più alte. Il sole è tramontato lentamente dietro il Sant'Elia e le due creste Nord e Sud brillano d'una luce misteriosa e paiono fosforescenti. Un ultimo raggio indora ancora la vetta dell'Augusta; la sua parete, in ombra, severa e minacciosa, nerissima, è in contrasto violento con tutto il candore che l'attornia. Il gelo ha fermato ogni cosa: non rotola più nessun sasso: è cessato il mormorio d'acque colanti nelle crepaccie del Seward. C'è una calma di tempo, una quiete, una serenità diffusa e dolcissima. Siamo raccolti e silenziosi; «in mezzo alla quiete si ridestano voci segrete, che alla luce del giorno, cioè nella nostra vita esterna, tacciono; e queste voci parlano di una vita più profonda, della quale possiamo solo farci un'idea incerta in alcune ore solenni, ma che viene sempre sopraffatta dallo strepito della vita quotidiana»<ref>{{AutoreCitato|Maurice Maeterlinck|{{Sc|M. Maeterlinck}}}}, ''Aglaveine et Selysette''.</ref>. Più tardi, a malincuore, pensando al lavoro del domani, rientrammo nelle tende. Il giorno dopo (10 luglio), attraversammo il Seward. Prima di poter discendere sul ghiacciaio, dovemmo ancora seguire, per un certo tratto, la costa del contrafforte, sul quale c'eravamo {{Pt|atten-}}<noinclude><references/></noinclude> hq1ow32jegqhv8unbscic9l9mjls1sr Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/174 108 1033859 3907653 2026-10-06T12:45:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 120 CAPITOLO SESTO dati, trascinando la slitta sul pendìo inclinato di neve che ne copre la base. Il tempo era coperto, afoso, la neve pessima; le guide riu- scivano a stento a tirare una delle due slitte, mentre noi, cammi- nando a valle di essa, la sostenevamo nei tratti più ripidi della tra- versata, puntandole contro una spalla, perchè non avesse a rotolare in basso. Dopo superato un secondo sperone ricoperto di ghia... 3907653 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>120 CAPITOLO SESTO dati, trascinando la slitta sul pendìo inclinato di neve che ne copre la base. Il tempo era coperto, afoso, la neve pessima; le guide riu- scivano a stento a tirare una delle due slitte, mentre noi, cammi- nando a valle di essa, la sostenevamo nei tratti più ripidi della tra- versata, puntandole contro una spalla, perchè non avesse a rotolare in basso. Dopo superato un secondo sperone ricoperto di ghiaccio rotto, portando la roba a spalle, ricomposto il carico sulle slitte, potemmo finalmente procedere verso Ovest, sul Seward stesso. Il Attraversando il Seward ghiacciaio in questo punto è largo poco più di 5 chilometri, ma dovemmo seguire una via talmente tortuosa, per contornare le cre- paccie, sebbene gli andirivieni fossero stati ridotti a un minimo dall'esplorazione compiuta due giorni prima da S. A. R., che per- corremmo in realtà una distanza presso a poco doppia. Cammina- vamo parallelamente alle enormi crepaccie, su nastri di ghiaccio spesso poco più larghi della slitta, talora su veri dadi collegati fra loro da ponti di neve, fortunatamente molto solidi. Andava innanzi una carovana legata, esaminando attentamente e tastando colla pic- cozza tutti i ponti sui quali doveva passare la pesante slitta coi cinque uomini aggiogati.<noinclude><references/></noinclude> fynyxfbc5hj6gccm3a7cekpusgd3s49 3907892 3907653 2026-10-07T09:04:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907892 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|120|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> {{pt|dati|attendati}}, trascinando la slitta sul pendìo inclinato di neve che ne copre la base. Il tempo era coperto, afoso, la neve pessima; le guide riuscivano a stento a tirare una delle due slitte, mentre noi, camminando a valle di essa, la sostenevamo nei tratti più ripidi della traversata, puntandole contro una spalla, perchè non avesse a rotolare in basso. Dopo superato un secondo sperone ricoperto di ghiaccio rotto, portando la roba a spalle, ricomposto il carico sulle slitte, potemmo finalmente procedere verso Ovest, sul Seward stesso. Il {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Attraversando il Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Attraversando il Seward}} }} ghiacciaio in questo punto è largo poco più di 5 chilometri, ma dovemmo seguire una via talmente tortuosa, per contornare le crepaccie, sebbene gli andirivieni fossero stati ridotti a un minimo dall'esplorazione compiuta due giorni prima da {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}, che percorremmo in realtà una distanza presso a poco doppia. Camminavamo parallelamente alle enormi crepaccie, su nastri di ghiaccio spesso poco più larghi della slitta, talora su veri dadi collegati fra loro da ponti di neve, fortunatamente molto solidi. Andava innanzi una carovana legata, esaminando attentamente e tastando colla piccozza tutti i ponti sui quali doveva passare la pesante slitta coi cinque uomini aggiogati.<noinclude><references/></noinclude> 595q7m3acm4wq048tj9usi8v5ljft8a 3907893 3907892 2026-10-07T09:04:50Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907893 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|120|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude>{{pt|dati|attendati}}, trascinando la slitta sul pendìo inclinato di neve che ne copre la base. 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R.}}, che percorremmo in realtà una distanza presso a poco doppia. Camminavamo parallelamente alle enormi crepaccie, su nastri di ghiaccio spesso poco più larghi della slitta, talora su veri dadi collegati fra loro da ponti di neve, fortunatamente molto solidi. Andava innanzi una carovana legata, esaminando attentamente e tastando colla piccozza tutti i ponti sui quali doveva passare la pesante slitta coi cinque uomini aggiogati.<noinclude><references/></noinclude> de5wr5p6p9jdzfk97dvxfiih4ikz1en 3907947 3907893 2026-10-07T10:04:30Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907947 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|120|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude>{{pt|dati|attendati}}, trascinando la slitta sul pendìo inclinato di neve che ne copre la base. 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Andava innanzi una carovana legata, esaminando attentamente e tastando colla piccozza tutti i ponti sui quali doveva passare la pesante slitta coi cinque uomini aggiogati.<noinclude><references/></noinclude> a69o5ivatgxhlejyatbcmb6bhx16d72 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/77 108 1033860 3907657 2026-10-06T12:56:59Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907657 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|57}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|77.}} <poem>Bella, il tuo cor languisce, il mio pur langue; Tù l’hai ferito, io l’ho ferito à morte; Tù per gli occhi distilli in pianto il sangue, L’istesso Io stillo, e per l’istesse porte. Hor perche questo, e quel non resti esangue, E perche unita è la virtù più forte; Sia de’ languidi cor la coppia unita, Che per tale union staranno in vita.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|78.}} <poem>Bella, passa, l’età, beltà non dura, Vola il piacer, Cupido hà i vanni suoi; Stolto chi sprezza il dono di natura, Che si perde, e perduto il piange poi. Cogliam sù il verde il fior, che se ce ’l fura Il tempo ladro, ei più nò ’l rende à Noi, Goda ogn’un, mentr’ei può, che quando ci vuole, Non potrà poi godere, e in van si duole.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|79.}} <poem>Mentre il Mago à costei l’ardir maligno, Di Rè fatto cantor, spiegava in canto, Come Giove, di Dio cangiato in Cigno, Leda ingannò, col musicale incanto; L’empio Amor, dentro il cor, come benigno, Le suggeria, che l’aggradisse intanto, E che sfogasse in quel secreto loco, Col Secretario, il suo secreto foco.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''E''{{spazi|5}}}}</noinclude> rkk7czoa16s22fdcmlgou0x7pe77ifh Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/78 108 1033861 3907660 2026-10-06T13:04:40Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907660 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|58|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|80.}} <poem>E glielo raffigura il più compito, Che fusse al mondo, amabile, e cortese, Sopratutto fedel, che mai tradito, Non l’havria, nè l’error faria palese, Anzi, che il nome suo, per lui chiarito, Ogni Regno empirebbe, ogni paese, E che la prima, ò l’ultima non era Ella à far ciò, de la feminea schiera.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|81.}} <poem>Hor che farà, battuta la Donzella Deniro, e di fuor, se non per vinta darsi? Dicendo: à Dio, mia pudicitia bella, Ceder bisogna, ove non può pugnarsi. L’Arciero alhor tosto introdusse à quella L’Amante, che à l’Amata, in rincontrarsi, La Zona Verginal dal fianco scinse, E ’l trionfante Amore il cor le avinse.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|82.}} <poem>Poiche la saggia, e gloriosa Donna, Che solea trionfar di ogni sua guerra, Scossa fù, qual da fulmine, colonna, Da colui, che i giganti, e’ Numi atterra. Di lei non solo il vincitor s’indonna, Ma d’ogn’huom, ch’ella havea prostrato à terra; Poiche chi vince, chi pria vinse altrui, D’ambi trionfa, in trionfar di lui.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Il''{{spazi|5}}}}</noinclude> ahsgz67rw849evdcy2t40edhmu6n0on Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/79 108 1033862 3907663 2026-10-06T13:09:36Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907663 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|59}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|83.}} <poem>Il trionfante alhor sù la cattiva Tutte adunò le sue lusinghe sparte; Ond’ella riuscì così lasciva, Ch’egual non lessi nel’antiche carte. Circe non mai, sù la Circense riva, Nè Medea sù l’Achea, con magic’arte, Poter più, che non può, con faccia vaga, Questa bella di Amor vezzosa maga.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|84.}} <poem>Sono gl’incanti suoi, comporsi i crini, Pingere il volto ad ombre di cinabro, Coronari di rose, e di rubini, Gemmarsi il collo, e profumarsi il labro. Di fantastici fregi, e peregrini Coprirsi, e di lavor d’estranio fabro. E tanto, hora per dritto, hora per fianco Specchiarsi, che ’l cristal divenghi stanco.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|85.}} <poem>Sen’esce poi, quando più chiaro è ’l giorno, Dietro al Tiran del’amoroso Regno, Dov’è ’l popol più folto, ove soggiorno Fanno i maggior di nobiltà d’ingegno. Rubba, dovunque passa, e mira intorno, De’ petti, à i petti il più pregiato pegno; A casa al fin vittoriosa riede Ricca di care, e pretiose prede.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Dove''{{spazi|5}}}}</noinclude> psqdmjtl369btih91j1k6eoctmg8bss Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/80 108 1033863 3907666 2026-10-06T13:16:10Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907666 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|60|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|86.}} <poem>Dove ella in ogni tempo è corteggiata Da gente militar giovane, e bella, Sopra tutto de’ proci la brigata, Mai non parte da lei, sempre è con ella. Non ardisce però tentar l’Amata Di colpa, e tien la sol vana Donzella, Ed ella fuor, che al Cancellier, non scopre, Come a’ fedel di sua lascivia {{Ec|l’opre,|l’opre.}}</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|87.}} <poem>Bandì frà tanto il Preside Romano, Per lo Natal di Cesare un festino, Convocando d’appresso, e da lontano, Tutta la Nobiltà del Palestino. Con le Giostre gli Eroi sù largo piano, Prima honorar l’Imperador Latino, Con l’Eroine poi sù palco adorno, Celebrar, carolando, il fausto giorno.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|88.}} <poem>Fra’ Cavalier, gli Amanti di fortezza Portaro il vanto, e ’l riportò Maria Di gratia frà le Dame; e di bellezza, Di perfidia Dolante, e fellonia; Che volendo vantar maggior prodezza, A i rival rivelò: con la magia D’haver quella beltà vinto, e goduto, Ch’essi, con l’arme, non havean potuto.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Que-''{{spazi|5}}}}</noinclude> k78ckmucdfp1y0nx4vx1d501zaxhvtx Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/81 108 1033864 3907668 2026-10-06T13:20:13Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907668 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|61}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|89.}} <poem>Questo sentendo i proci, ad uno ad uno Corsero à minacciar la renitente, S’ella non consentia, di farne ogniuno Consapevol del fallo incontinente. Vistasi ella scoperta, fè ciascuno Contento, e diffamossi ad ogni gente, Così divenne il folle Battriano, D’occulto Amante, un publico mezano.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|90.}} <poem>La guardigna Nutrice ad Armellina Tosto avvisò quel deplorabil fatto, Che chiamandomi in camera tapina, M’esortò, ch’Io provegghi à quel misfatto. Io trovato l’autor di tal ruina, Che stupido sembrava, e mentecatto, Di sdegno acceso, e di severo zelo, Cotal vendetta imprecogli dal Cielo.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|91.}} <poem>Barbaro traditor, perfido Scita, Solo à tè stesso in crudeltà simile, Posciache tanto ardisti, c’hai tradita La tua Signora, ingiurioso, e vile. Tradisca la tua man, l’empia tua vita, Dopo un lungo vagar da Battro à Tile; Sij sempre infermo, e misero, e non senta Pietà nessun del mal, che ti tormenta.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Que-''{{spazi|5}}}}</noinclude> fpccucgjxvcycpbjr748osyij85uron Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/82 108 1033865 3907671 2026-10-06T13:24:26Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907671 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|62|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|92.}} <poem>Quesa imprecation, qual dardo à segno, Colpì nel cor dal Battriano immondo, Poiche fuggendo, e ritornando al Regno, Respinto ei fù dal suo germano Ermondo. Si rivolse in Giudea: mà de lo sdegno Di Lazaro temendo; à un vagabondo Corsar congiunto, infermo, e scemo ei trama Levar la vita, à chì levò la fama.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|93.}} <poem>L’antica corte alhor sdegnata insieme Partissi, e cesse la Nutrice al fato. Io con l’Augusta mi fermai, con speme Di rivocarla un giorno al primo stato. Però mentre Armellina irata geme, Trovo Maria, quand’è ciascun posato; E per tirarla à quello, ch’Io pretendo, Così paternamente la {{Ec|riprendo,|riprendo.}}</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|94.}} <poem>Figlia del’alma mia, da molti molto Sento sparlar de’ tuoi lascivi amori; Ed io dagli occhi tuoi, dal tuo bel volto Veggio spartiti i verginal fulgori. Già solea dir, di tè fidando (ahi stolto) Che stimasser le Donne i proprij honori; Hor deluso da te, convien, che io dica, Che nel mondo non vi è donna pudica.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Son''{{spazi|5}}}}</noinclude> 7qdt15zf4t2iqhwkfctqedjgozk7p83 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/83 108 1033866 3907676 2026-10-06T13:28:20Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907676 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|63}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|95.}} <poem>Son deluso da tè, che ’l maritaggio Sprezzasti già d’Imperadori, e Regi, Ed hor ti soggiogasti al dominaggio D’un lascivo drappel, che ti dispregi. Come, deh, come il tuo real legnaggio, D’un sfregio tal miseramente sfregi? Dov’è la tua pietà, dov’è il tuo senno? Gran follie, gran magie tener ti denno.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|96.}} <poem>Mà se rimasto è in tè qualche barlume Di ragion, lascia il mal, mentre, che puoi, Che di rado si trahe fatto costume, Spesso, anzi sempre ne’ principij suoi. Fuggi l’occasion, metti le piume, Torna à lo stato, ed à gli studij tuoi; Ricordati chi sei, chi tua famiglia; Fà degn’opre di tè, che pensi, o Figlia?</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|97.}} <poem>Mentr’Io così parlava, ecco, che ascese Marta, e con energia, così tremenda, E con enfasi tal ve la riprese, Ch’ella promise alhor, alhor l’emenda. Mà partita colei, costei discese Al giardin, per fuggir chi la riprenda, E per temprar, con quella vista poscia La penosa del cor mortale angoscia.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Dove''{{spazi|5}}}}</noinclude> 3pzns9dumqvvltprkmx9q19k7n5ftdv Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/84 108 1033867 3907681 2026-10-06T13:32:23Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907681 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|64|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|98.}} <poem>Dove i lochi mirando occulti, e cheti, Che à i suoi furtivi amor furon sì grati, Doue apria di natura i bei secreti, Presagendo à i suoi proci i loro fati. E’ nomi sù le piante, e casi lieti Degli Amanti leggendo, e degli Amati, Ostinata d’amar più che mai fosse, Così a sfogar l’acceso cor si mosse.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|99.}} <poem>Biasmi chi vuole l’amoroso impaccio, Fugga chi vuole l’amoroso foco, Ch’Io per me lodo quello, e questo abbraccio, E lieta prendo ogni lor pena à gioco. Nè mai vorrò frà più bel rogo, ò laccio, Trovarmi in ogni tempo, e in ogni loco; E pria la Parca troncherà gli stami De la mia vita, ch’io giamai disami.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|100.}} <poem>E in questo dir, da’ lumi dolci, e belli Tanti fulmini, e rai sparge, e diffonde, Che arser d’Amor le sere, arser gli augelli, Arser le piante, e’ sassi, arsero l’onde. Mà tosto si pentì, che Amore in quelli Falsi diletti, il vero fel v’infonde, Che le potenze dentro, e’ sensi fuori L’amareggia, e’ piacer cangia in dolori.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Ogni''{{spazi|5}}}}</noinclude> n57t3mmbnkhmmrkmtxdbomf1bqrtvo0 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/85 108 1033868 3907685 2026-10-06T13:36:53Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907685 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|65}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|101.}} <poem>Ogni pensiero, ogni desiro, pria Lieto, e giocondo, hor è mesto, e funebre; L’ange timor, l’afflige gelosia; Mostra polso, e pallor d’etica febre. Cogitabondi hà gli occhi, e star desia Sola; tremole, e basse hà le palpebre. Manda lunghi sospir, subiti pianti, Apre risi sardonici à gli Amanti.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|102.}} <poem>Nè contento di ciò l’empio tiranno, Congiurando il van Mondo, e ’l fiero Pluto, Qual Gerion tricorpore, l’affanno, E ’l giogo le moltiplica, e ’l tributo. Nè satio, per maggior cautela, e danno, La rilega, e raggrava il cieco astuto Di sette spirti rei con la catena, Per cui l’oppressa, è d’ogni vitio piena.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|103.}} <poem>Perche Satan la fà gonfia, ed altiera, La rende avara, e cupida Mammona, Asmodeo petulante, e lusinghiera, Beemotto ubbriaca, e crapulona, Furibonda Caronte, e masnadiera, Belzebuc miserabile, e pultrona, E livida Astarotto; in somma è tale; Che la sentina sembra d’ogni male.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||E|''Nè''{{spazi|5}}}}</noinclude> qen5v4shgliw6ny7oh7iwgd9sf7reyc Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/86 108 1033869 3907687 2026-10-06T13:41:40Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907687 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|66|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|104.}} <poem>Nè son men tormentosi, e men mortali De’ mali interior, gli esteriori, Che gli Amanti per lei fatti rivali, Toglionsi avante à lei l’alme, e gli honori. E le vedove mogli à i tribunali, Contra lei fan querele, e riclamori, Onde gli ufficial de la gran corte Cercan de la sua vita l’altrui morte.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|105.}} <poem>L’afflige anco sentir per lei soffrire Grande angonia la pia Sorella Marta, Che de la colpa sua, per non udire L’infame grido, in Galilea s’apparta. La spaventa il german, che sdegni, ed ire Le fulmina dal campo con la carta, Protestandosi, s’ella non s’emenda, Far con l’arme di lei vendetta horrenda.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|106.}} <poem>La tormenta di più vedersi ogn’hora Sù la testa, di Dio l’irato brando. E che l’ombra materna in sogno ancora La và spesso atterrendo, e minacciando. Che Maddalo l’abomina, e deplora, La mormora Israel; non la {{Ec|chiamando.|chiamando}} Con altro nome, che di Meretrice, Onde al Tiran diceva l’infelice.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Ahi''{{spazi|5}}}}</noinclude> r8qd9y6vkwy8trcx0b7w0sypopw6yy6 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/87 108 1033870 3907691 2026-10-06T13:46:36Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907691 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|SECONDO.}}}}|67}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|107.}} <poem>Ahi come tardi, Io me ne avveggio, ahi come M’ingannasti, empio Amor: mi promettesti Celarmi il fallo, e celebrarmi il nome, Hor questo oscuri, e quello manifesti. E caricata di tartaree some, Di vergognosi titoli m’investi. Ben mi stà, ch’Io scampar quando potei, Non volli, ed hor non posso, che vorrei.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|108.}} <poem>Questo dicendo, qual da sonno desta, Vorria scampar, nè può l’immondo inciampo, Che se fù l’inciampare in sua podesta, Nel’altrui potestade hor’è lo scampo. Così ne la prigion viminea resta, Muto pasculator di marin campo, Che quell’ordigno accoglie, e non esclude, S’apre à l’entrare, ed al’uscir si chiude.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|109.}} <poem>Hor questo è quando di costei sin’hora Vidi, e sentì; l’emenda ò la vendetta Aspettando e temendo; nè dimora A venir, che si teme, ò che si aspetta. Che se ’l Cielo offre à lei lo scampo; ancora La strage à gli Amator viene predetta, Di cui, per liberarsene costoro, Spedir contra il buon Duce due di loro.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||E 2|''Eles-''{{spazi|5}}}}</noinclude> 50482fl2cwlm3sbmca7m2enqeflrne2 Indice:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf 110 1033871 3907693 2026-10-06T13:50:54Z Utoutouto 16823 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 3907693 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Cesare Cantù |NomePagina=Storia della città e della diocesi di Como/II |Titolo=Storia della città e della diocesi di Como/II |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale=italiano |Lingua=italiano |Traduttore= |Illustratore= |Curatore= |Editore= |Città=Como |Anno=1829 |Fonte={{IA|storiadellacitta02cant}} |Immagine=1 |Progetto= |Argomento= |Qualità=25% |Pagine=<pagelist /> |Sommario= |Volumi= |Note= |Css= }} qhdeoda9711srj3bcsq3gwg200vrtiv 3907729 3907693 2026-10-06T14:21:05Z Utoutouto 16823 3907729 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Cesare Cantù |NomePagina=Storia della città e della diocesi di Como/II |Titolo=Storia della città e della diocesi di Como/II |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale=italiano |Lingua=italiano |Traduttore= |Illustratore= |Curatore= |Editore= |Città=Como |Anno=1829 |Fonte={{IA|storiadellacitta02cant}} |Immagine=9 |Progetto= |Argomento= |Qualità=25% |Pagine=<pagelist /> |Sommario= |Volumi= |Note= |Css= }} qrq4o2hqzn12qz9379o4fmvdccf3au9 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/88 108 1033872 3907694 2026-10-06T13:51:47Z Modafix 8534 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907694 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|68|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|110.}} <poem>Elessero à pugnar contra il buon Duce Fidamante per Mar, Tigran per terra; Tigran l’Arabo Rè seco conduce, Ch’è suo Cogino, à provocarlo in guerra. Fidamante un corsar contra gl’induce, Con cui Dolante pur corseggia, ed erra. Ed io preveggo con la mia scienza, Che frà breve sarà la mia partenza:</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|111.}} <poem>Mà siasi ciò, che nel Decreto eterno Determinò quel Dio, che à tutti è Giove. Che per mè tutto è ben; poiche discerno, Che senza il suo voler, nulla si move. Così dice il buon Vecchio, e ’l duolo interno Sfogando, in pianto, sù la barba il piove. Così l’amico compiacer gli piacque, E così fece fine, e così tacque.</poem> {{Ct|t=0.8|f=110%|Il Fine del Secondo Canto.}} {{FI |file = Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673 (page 88 crop).jpg |width = 25% |margin-top = 2em }}<noinclude>{{PieDiPagina|||''CAN-''{{spazi|5}}}}</noinclude> 27nk82uu116qvo3u7ofm7pahwp2ymwm 3907728 3907694 2026-10-06T14:19:46Z Modafix 8534 3907728 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|68|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|110.}} <poem>Elessero à pugnar contra il buon Duce Fidamante per Mar, Tigran per terra; Tigran l’Arabo Rè seco conduce, Ch’è suo Cogino, à provocarlo in guerra. Fidamante un corsar contra gl’induce, Con cui Dolante pur corseggia, ed erra. Ed io preveggo con la mia scienza, Che frà breve sarà la mia partenza:</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|111.}} <poem>Mà siasi ciò, che nel Decreto eterno Determinò quel Dio, che à tutti è Giove. 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EDIZIONE RIVEDUTA EU AMPLIATA. VOL. Il FIR ENZK. FELICE LE MONNIER 1856. 3907704 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>STORI MUA CITTÀ E DELLA DIOCESI DI COMO PKK V W)S ARE € %TÌ. EDIZIONE RIVEDUTA EU AMPLIATA. VOL. Il FIR ENZK. FELICE LE MONNIER 1856.<noinclude><references/></noinclude> bqplmzv78cbbujv8yq2zuzsvrsil7ir Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/89 108 1033876 3907706 2026-10-06T14:14:10Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907706 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|||69}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=1.2|L=0.5em|f=250%|'''CANTO'''}} {{Ct|v=1.4|L=0.3em|f=150%|'''TERZO.'''}} {{Rule|v=1.8|2em}} {{Ct|v=0.8|L=0.3em|f=110%|ARGOMENTO}} <poem style="font-style:normal"> A richiesta d’Ipparco i pregi, e’ vanti Narra del Duce Lazaro, Fidano. Giunta Marta à Maria, fuga gli Amanti, E lei riprende del consortio vano; E per destarla a’ desiderij santi, Lodale in parte l’Amator sovrano. Quinci da lei pregata, in un discorso S’accinge à spor de la sua vita il corso.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|1.}} <poem>Spinto intanto l’auriga il carro havea, Tant’oltre, che già supera, e trascorre La Provincia, col mar di Galilea; Là dove in maestà sorge il Taborre. Guazza il Cison, che un piede à la marea Dolce, un’altra à la salsa stende, e scorre Le radici al passar, del bel Carmelo, Monte sacrato à la gran Dea del Cielo.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||E 3|''Men-''{{spazi|5}}}}</noinclude> 8vfzlui2snl7xb9jzgr2vmgbja4xjtm Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/10 108 1033877 3907707 2026-10-06T14:14:18Z Utoutouto 16823 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Digitized by the Internet Archive in 2014 https://archive.org/details/storiadellacitta02cant 3907707 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>Digitized by the Internet Archive in 2014 https://archive.org/details/storiadellacitta02cant<noinclude><references/></noinclude> 82pf4mh8ggxvu7mu20im6qs69wy6pd6 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/11 108 1033878 3907708 2026-10-06T14:14:50Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907708 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>STORIA DELLA CITTÀ E DIOCESI DI COMO. LIBRO OTTAVO. GLI AUSTRO-SPAGNUOLI. [1555-1700.] § I. Parve nei destini che dovunque stendesse lo scettro, Sei sanno il ivi Portogallo, la nazione spaglinola portasse desolazione ed avvilimento. 1' America, Fiandre le ; sei sa Y Ita- cui vedemmo ravvolta in tanti guai, e che più crebbero, quando, consolidato qui il potere di Carlo V, in luogo d' un principe vicino, che facilmente conoscesse bisogni, prepa- lia, i rasse usi ed rimedj, i ai avemmo un re lontanissimo, straniero agli sentimenti nostri; sicché, a dirla con Tacito, dai remoti confini della terra venivano le cose. E i provvedimenti dopo quand'egli sazio d'un regno tumultuoso, d'un avvicendar di tormentose fortune, di lamenti dei popoli, di malattie del corpo, cesse Filippo II, il dominio, noi venimmo a suo figlio re lento senza prudenza, ambizioso senza intra- prendere, falso senza saper ingannare, raffinalo senza pro1' un più debole delbene dei popoli, che dove aveano fatto letargo ivi diceano aver messa la pace, e che precipitarono al fondo la monarchia spagnuola quando parca presso a diventar signora del mondo. « Oh misera, misera patria mia, quanta pietà mi stringe per le qualvolta leggo, qualvolta scrivo cosa che a reggi- fondità, poi a Filippo III, indi ad altri l' altro, tutti trascuranti del li, l<noinclude></noinclude> dxp03kdym94tdv6bn1nd6ly0p567zmb Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/13 108 1033879 3907709 2026-10-06T14:14:54Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907709 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>, vicende. 2 mento civile abbia rispetto! » [Lib. Vili.] Queste parole di Dante 1 scop- piano dal cuore a chi considera la Lombardia neir età sparegnare senza contrasti su nemici e gnuola. Ingrandirsi ; sudditi senza cura di renderli felici e migliori, care l'arte somma non che cer- di sposare l'interesse publico al privato; spegnere l'industria nelle sue fonti imponendo gravezze con una cupidità ed un' insensatezza al pari sterminata; governatori che vedevano male, non vi provedevano il nato despoto del fare leggi e città avidi, beccaliti, la togata ignoranza ed ufficiali i ; curiali, ; un se- ; delegati della che coprivano col sussiego spagnuolo tutto i preti ed i nobili ; moltiplicati gli genia più necessaria ove sono peggiori senza freno le leggi; soldati dell' eseguirle ; finanzieri che, non paghi di di- videre le merci, portavano tirannesche vedute in seno delle famiglie.... quest' è il bene che ne portarono gli stranj domi- natori. Como era scemato di giurisdizione poiché a tacer la ; Valtellina e le prefetture svizzere perdute irreparabilmente, quei re, simili al Mida della Favola affamato in mezzo all'oro per grande necessità alienarono di molte terre 2 le giurisdizioni ed i censi del Comasco, P ambizione dei privati secon- dando P indigenza della Camera: onde a ragione Paolo Giovio chiamava Como città malata d'etica febbre. Dei governatori qui mandati i più erano cagione di nuovi nelle epistole norma triboli, togliendo al proceder loro quello dei gover- natori dello Stato, che despoti e prepotenti sulla gente loro aveano tradita, È un sistema d'insulti e depredazioni. risposta di uno fra questi, di cui avendo il stabilito celebre la re cassata una ingiusta sentenza, egli ne stracciò l'editto, dicendo Fra « Il re : i comanda a Madrid, governatori di Como va io a Milano. » distinto Giovanni Anguis- 1 Conv., pag. 270. Colico eretto in contea dai Visconti era stato dato ai Sanseverino: poi Lodovico Sforza lo infeudò a Giovanni Casale suo cameriere, indi ai richiami de' Comaschi lo liberò. Ora Carlo V lo diede ad un Caldarini, 2 ad Antonmaria Quadrio di Tirano. Bellagio fu poi ai Pusterla , agli Sfondrati la Vallintelvi ai Marliani milanesi al : infine senator Casnedo, ec. ec.Vedi Milano , 185£. il nostro libro : Lomazzo dato e Rovellasca La Lombardianel secolo XVI!.<noinclude></noinclude> a79xt7722lrb2s4cjpkl3mod3ljyhin Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/14 108 1033880 3907710 2026-10-06T14:14:56Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907710 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>VICENDE. [Lib. Vili.] uno sola, Farnese 3 che aveano ucciso il dissoluto Pierluigi Paolo III, duca di Piacenza. Egli seppe ren- di quelli figlio di dersi caro. Fabbricò la villa Pliniana, e fra quel inelanco- nioso silenzio cercava sicurezza, ben sapendo d' essere cer- cato a morte. Poiché trovandosi per affari publici ne' Gri- ambasciadore francese, nel palazzo stesso una stoccala, e fortuna che il colpo falli. Poi un assassino vestito da frate visse a lungo in un convento di Como aspettando luogo e tempo a scannarlo ma avanti dar fine al proposto venne scoperto. Tale terrore però ne concepì 1' Anguissola, che poco sopravvisse. Como teneva alia Congregazione di Stato in Milano un suo oratore un altro sedeva per lo più nel senato e nel magistrato ordinario. Qui il podestà eia ornai escluso dalle adunanze publiche, ed aveva legate le mani. Due giudici sopravgioni, Belcceuvre, del vescovo gli trasse : : vedevano la pésca: a Bellagio stanziava il capitano del lago: Congregazione de' conservatori del patrimonio curava i la debiti, gli appalti ec. della città. Xuovc Coslltuziuni di Lombardia. Chi avesse paCarlo V, troverebbe una farragine zienza di scorrere gli archivj d'editti, di gride prolisse: ogni tratto minacciata la corda, altre pene rimesse alla discrezione del la galera, la ruota Erano state nel 1541 publicate le fonte di tanti guai alla , : giudice o dei carnefice stesso. crudeli scemare i delitti ? Quando mai videro si Con qual barbarie poi si le leggi esegui- il vedremo. Quante volte per la d'una legge ordinaria, per avere disobbedilo un comando dei signori nobili decurioni, essere mancalo a sgombrare la fossa della città, aver portate a mercato frutte vano i giudizj, abbastanza violazione acerbe.... vedevansi de' miserabili sospesi e squassati dalla corda in piazza del duomo! de' miserabili: giacché gli astuti, i ricchi, i i ribaldi, potenti, rompessero pure ad ogni ec- cesso, erano certi dell' impunità. Quanto ai tributi non vi dico altro. A pagare il mensuale sempre crescente imponevansi da principio soldi 21 ogni scudo di estimo lire. 1 1 Carlo V ; in appresso si crebbe fin oltre le nel 1343 fece a spese delle Le monete più usate erano gli scudi d' città oro del sole , cinque rinnovare dequali i vecchi<noinclude></noinclude> 2rm07ibeqi930dttotq7ocf7hxiz1hn Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/15 108 1033881 3907711 2026-10-06T14:14:57Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907711 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>VICENDE. 4 r estimo, che 56 anni ma beni mobili; si più la [Lib. Vili.] penò a compire. Furono esclusi i crassa ignoranza dell'economia, strani errori di misura e di stima, 1' arbitrio dato agli am- ministratori di distribuire fra le terre la quota determinata ad ogni provincia, ne fece una rete inestricabile di di doglianze. Ma litigi e 1 erano gabelle sulla carne, sul sale, sul oltre questo vino minuto, su ogni maniera di consumo: più, esazioni con qual danno dell' agricoltura ve lo lascio considerare. Fino il vendere le cariche era una speculazione di quel mostro politico di Governo. Che dirò poi del dover mantenere i soldati per le case, quantunque si pagasse, e tanto, per non averli? ribaldi che a forza, tolte di carri e bifolchi e buoi fino a centinaja, per diritto e per torto angariavano; e qualvolta desse loro le lo Stato non paghe, ciò che spesso accadeva, 2 voltavansi ai Comuni, minacciando porli a sacco, ed erano quelli di farlo, terribili agli ospiti non meno che ai loro capi. Davvero nessuna storia lascia in cuore tanta melanconia come quella dell' oziosa tirannide spagnuola. L' uomo disparve affatto nelle leggi non la publica felicità, ma solo privati ed ai : troviamo ambiziosi ed assurdi provvedimenti per espilare i editti che parlando popoli, esaurir le fonti della ricchezza ; continuo delle necessità del re, non mai delle nostre, rapi- vano senza riposo ; i magistrati, mancando lo splendor della virtù, cingeansi dell'oscurità del mistero; arte di valevano economia lire 5. 12, i nuovi lire 5. 10, poi crebbero a lire 5. 18 e la dobla o zecchino del peso di d. 5, g. 10 d'oro di 22 carati prezzata lire 121-10. 1 Eccone il risultato del Comasco: : , Citta e corpi ss. Pievi di pert. campagna Contado Beni eccles. citta e — 25220. 9 cens. Lire 925895. 8. » 17414118 » 2360210.11. » 471112. 13. 9 » 6171433. » 1744891.18- 6. 5 pagano Scudi 1315. 36. 3 » » 3264.40.3. 11 » » 7791. 21. 3. nella campag. » negli Svizzeri » 82278. 68 1 3. » 102568. 2. 7 » » 1 » » 00 00 estimo della mercatura di tutto lo Stato sommava a Se. 38,708, soldi 23, toccavano al Comasco scudi 12,370. 97. 3. Delle case si fece l'estimo in ragione di lire 100 ogni 18 di rendita, non dedotte le riparazioni ec. Tutto insieme salì a lire 2,000,000 coir estimo di denari 6576 il qual peso parve sì grave che molti padroni abbandonarono fin le case in ruina. 2 Quel Governo pensava tanto a' suoi soldati che nel 1694 pel ritardo delle paghe lasciò perirne amigliaja dalla fame. L' di cui : , ,<noinclude></noinclude> a70f1v052zoby5s82a4xzropbns24ac 3907712 3907711 2026-10-06T14:14:58Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907712 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>VICENDE. [Lib. Vili.] i monopolj O Y industria guardata come una macchia venla giustizia; il povero costretto a gettarsi ; ; duta o parziale signorotti cinti di bravi insidiavano all' innocenza, aprivano ne' loro castelli asilo ad ogni lordura, e si alla strada ; i rideano del debole governo e delle inutili leggi frattanto per le campagne e per le città aqquartierata una soldatesca : ribalda, che sempre mal espedita di danaro dal tesoro, se ne rifacea sui privati, ed a costo dell'innocenza e della pace soddisfaceva ai brutali istinti; le botteghe chiuse per paura: i non pagarne le enormi taglie.... ecco Y età del pan d' oro. Sciagure terreni abbandonati per ecco la pace d' allora ; tanto più gravi a portarsi, quanto che la cresciuta civiltà, avendo dato a provare poneva tutti i civile, in grado di sentirle più al vivo. Possenti agitazioni intanto Como, godimenti della vita e un tempo a sua commoveano terre vicine a giurisdizione, intendo la Valtellina, turbamenti entro ora a dare la come spesso, copriva una de' cui politici e religiosi storia: abbaruffata religiosa che, quistione di nazionalità ; mista di eccessi de' popoli e de' vi- luppi di una politica ambidestra, fecondi d'atroci successi, un e dove andarono in fascio le umane cose e le divine. Qui siamo abbandonati dal Rovelli, 1 il quale non credette di sua narrar quelle vicende. Oltre gli storici generali, e di tutta Itami valsero Saverio Quadrio Dissertazioni sulla lia e della Svizzera Valtellina, tomo II Lavizzari Mem. Ut. della Valtellina, il quale ebbe sott' occhio i pubblici consigli, le istruzioni e relazioni de' deputati e molte memorie di chi fu parte Ballarino Felici progressi dei Cattolici in Valtellina, Alberti, Antichilàdi Bormio, che ebbe grand' introduzione in quegli affari: Roselo della Porta, Storia della riforma retica ; SPftBCHER, Hisloria motuum ec; Merlo, Cronica manoscritta; Giuseppe Ricci, Narrationes rerum italicarum dal 1613 al 1653; Brusom, Storta d' Italia dal IG2o al 1676; Le Memorie recondite ed // Mercurio politico di Vittorio Siri Storia delle guerre d'Italia dal 1613 al 1630 di Luca Assarino quella di Pietro Capriata; le Memorie Storiche Ai G. F. Fossati; la Storia Veneta di G. B. Nani 1' Hydraulica di Gio. Batta, de Burgo. Ilo preso luce di molte particolarità da gran copia di manoscritti somministratimi da privati dall' archivio vescovile di Como e dalla Biblioteca Ambrosiana. T. G. Schblhorn bibliotecario di Memmingen nelle Amoenitates Historia? Ecclesiastico? et literaria? , Lipsia 1737-46, voi. Ili in-8., pubblicò assai documenti soprai Riformatori italiani: e molte sue asserzioni furono ribattute dal cardinale Quirini. Di Daniele Gerdés autore della Storia generale della Riforma, si pubblicò postumo nel 1763 Specimen Italia? reformato?, nel sentimento stesso dello Scheliiorn. Dopo stampata I' opera mia uscirono la Storia di Valtellina dell' avvo* 1 spettanza il , : , , ; ; , ; ; ; , , ,<noinclude></noinclude> 93zx27el6sc81857iybwnm4x08opric Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/17 108 1033882 3907713 2026-10-06T14:15:00Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907713 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>RIFORMA RELIGIOSA. [Lib. Vili.] ne faceva pullulare ciascun capo- trine diverse; e diverse sètta. che Non è da questo luogo fin là erasi 7 ragionarne, e basterà dire il creduto tutto quel complesso di dogmi, di disciplina, di pratiche che costituisce esame il cattolicismo fin là erasi ; allora venerata la volle tutto richiamar in Sacra Scrittura qual era interpretata dalla Chiesa, depositaria si della tradizione apostolica allora si : ed unica dispensiera della verità; volle libero a ciascuno d' interpretare la Scrittura a suo senno privato. Invano i capi riformatori, fallendo al pro- prio assunto, vollero limitare le credenze con simboli, ai quali mancava ogni autorità tero e di Calvino, qual s' : ammesse avea titolo le negazioni di Lu- per escludere quelle degli Anabattisti, de' Sociniani, degli Entusiasti, che ripu- diavano la Trinità, e la divinità di Cristo, e ogni rivelamento fuor delP ispirazione personale ? La Chiesa non avea mai stificato i meno giu- disordini e gli abusi pullulati nel suo seno: nè mai dissimulato, e tanto tenne que' sublimi suoi comizj che chiamansi concilj, che non facesse savj decreti di riforma. E forse un uomo di alta e sincera volontà avrebbe anche allora potuto condurre a mediazione pacifica, a risoluzione cristiana la chiassosa dis- crepanza delle credenze e deal alti, adoprandovi P amore non P ira, P abbraccio non la repulsione, per saldare l'unità, i anziché sconnetterla irreparabilmente. Ma, come in altri si- mili casi, la potenza minacciata s'addormentò sull'orlo del precipizio: papa Leone, dedito al deliziarsi ed alle lettere, e poco temendo dai Tedeschi che reputava grossolani e sprovisti di maschia volontà, non ebbe concetto delle tante scolastiche, vano senza delle tal le quali dissensione in più nascevano e mori- lasciar traccia fra' ringhj superbi dei conventi e università. Scossosi poi come persona che è destala per forza, diede in estremi, che precipitarono la mina. Adriano VI successogli, conobbe gli abusi della curia romana e del clero, e pensava efficacemente al rimedio; ma la morte gli ruppe il disegno, e i letterati ne menarono trionfo. Quando i successori videro a quanta importanza riuscisse mento, già consigli, il movi- si era là dove inutili uscir doveano ammonizioni, scomuniche stabilita già in più parti la nuova ere:<noinclude></noinclude> 19oev1ot31hgd6qad61ixjkb2srljue Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/19 108 1033883 3907714 2026-10-06T14:15:02Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907714 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>LUTERO E ZUINGLIO. 8 [Lib. Vili.] denza, e sostenuta coir ardore della novità, coir autorità d'uomini che aveano studiato di proposito, coir interesse di quei che aveano usurpato coir appoggio beni delle chiese e de'conventi; de* principi che, tolto l'ostacolo di Roma, poteano ormai fare ogni i lor voglia, tuale al pari che nel temporale come capi nello spiri- prepotenza delle impedire che la Riforma si traforasse ne' paesi ancora mondi, massimamente nell'Italia, dove le cresceano pericolo l'acutezza e curiosità armi. Tutto furono allora i ; fin colla Cattolici in degli intelletti arditi e vaghi del nuovo, l'abitudine lette- raria di cuculiare preti e frati, esorbitanze romane, e non tener come sacro 1' il conoscersi da presso le Governi avvezzato i popoli a quanto fosse papale, nè far gran aver tutto i caso delle benedizioni e degli interdetti. Libri, scuole, missionarj, legati, furono disposti zera e la Rezia donde 1519. il come barriera contro contagio si la Sviz- faceva più vicino. Imperocché contemporaneamente a Lutero, e senza sapere di lui, il curato Ulrico Zuinglio, in occasione che vi vendeva le indulgenze fra' Bernardino Sansone da Milano, aveva cominciato a predicare a Zurigo che una vita pura ed un' anima religiosa più sono accettabili al cospetto dell' Eterno, che non macerazioni e pellegrinaggi: poi, che il pane ed il vino erano soltanto simboli del sacrosanto Corpo e Sangue; indi via via sulla Messa, sul Purgatorio, sulla Confessione, sul venerare i Santi, sul celibato dei preti, una folla di novità che pretendeva antichissime. Giovanni Comander arciprete della cattedrale in Coirà, Enrico Spreiter, Giovanni Blasius, Andrea Fabritz, Filippo Salutz, avevano propagate fra i Grigioni le dottrine di ZuinCalvino; e ben presto la riforma si stabilì nelle Dieci Dritture; nella Lega Cadea prosperò attorno a Coirà, glio e di ma scarsamente nell' Engaddina, e pochissimo nella Lega Grigia. Invano gli Svizzeri fedeli tentarono rimettervi il cattolicismo invano della Riforma disgustarono gli Anabattisti ed altri trascendenti, dai quali Lutero e Zuinglio erano esecrati non meno che il papa: nella dieta d' Ilantz fu stabilito ; 4520. che a tutti fosse libero professar la religione cattolica o<noinclude></noinclude> q63j1q365euu015go96q086eeeddr9j 3907715 3907714 2026-10-06T14:15:02Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907715 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>r LA VALTELLINA. LÌb. Vili.] 9 , V evangelica i ministri non insegnassero se non ciò eh' è contenuto nel Vecchio e Nuovo Testamento. Questo restò fin ; ad oggi lo statuto religioso de' Grigioni. Ogni parrocchia ebbe il diritto di scegliersi i pastori sciolti gli obblighi erenon si ricevesditati di far celebrare Messe e anniversarj ; ; sero più frati ne' monasteri, non mandasse danaro a si per annate o dispense o che che altro motivo. fu costituita al stori e s' modo conferenze accoglieva ogni Il ; vi svizzero, senza vescovi, e con conci- poi mese s' introdusse il sinodo nazionale, che di giugno. fiume Adda, scendendo dal monte Braulio del Tirolo tedesco, sino a perdersi nel lago di il Roma La Chiesa ai confini Como, traccia corso della Valtellina, la quale toccava a levante esso Ti- mezzodì i dominj bergamaschi e bresciani della Repubblica Veneta, a settentrione le terre de'Grigioni, da' quali paesi tutti è separala per montagne più o meno alte, alcune altissime fra le prime d' Europa, e basti nominare la Spluga e lo Stelvio, attraverso a' quali si va a' Grigioni ed ai Tirolesi, una volta per scabri sentieri alpestri, oggi per vie stu- rolo, a pende. Ad un occidente la Valtellina finisce in impaludato dal fiume e dagli scoli vasto delta, montani, e che tocca il Como. Le terre importanti di cui è seminata, quali Morbegno, Sondrio capo della valle, Ponte, Tirano, erano congiunte allora appena da scoscesi viottoli. La valle sviluppasi in una serie di bacini, chiusi da territorio milanese e strozzature di monti il lago di ravvicinantisi Serra questi la chiudono quasi piccolo e diffìcile accesso ad forma un ; e principalmente alla affatto, altro lasciando solo un ampio anfiteatro, che contado di Bormio. Sboccano in questo le valli Viola e di Pedenosso che a maestro mette air Engaddina e il Furva a levante che verge alla Camonica e al Bresciano e a tramontana la valle di Fraele per cui entrando nella retica valle di Santa Maria, si va in vai Veai Grigioni ; la vai ; nosta e a Bolzano nel Tirolo. Dall' opposta estremità della Valtellina verso Como si prolunga a settentrione capo Chiavenna, terra di grossi trivio che verso mezzodì scende 1' altro traffici al il lago di contado di cui era perchè chiave d' un lago di Como, a setten-<noinclude></noinclude> 4az40harl2jnxmjktt37w35fh7mwhn3 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/21 108 1033884 3907716 2026-10-06T14:15:04Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907716 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>MOVE ILib. Vili.] DOTTRINE. 11 Dai Grigioni erano mandati a Sondrio ogni quattro anni della valle, e negli altri due terzieri un podestà un capitano governati a parte i contadi di Bormio e Chiavenna. Questi magistrati, oltre Tessere esosi perchè forestieri, non erano limitati da stabili leggi; compravano a biennale danaro : posto, e se il ne rifaceano regolando la giustizia seogni secondo anno uscivano condo T avarizia e T ambizione : otto sindacatori, cui portavasi appello delle cause, e i gra- vami contro i magistrati ma anche costoro guardavano a chi più ne dava, e coir oro compravasi V impunità del delitto, e la violazione della giustizia. Peggio andò quando entrarono di mezzo anche le dissensioni religiose. Le dottrine nuove propagate ne' Grigioni, per la vicinanza, pel commercio, pe' magistrati non tardarono a introdursi anche nella Valtellina, piacendo ai Grigioni dominatori che questa si allontanasse ognora più dalla Spagna, domina; trice del a Milanese, e capitana della parte cattolica. peria che di Adunque Poschiavo, da Rodolfìno Landolfo fu piantala la prima stami Grigioni avessero ; e per quanto il papa e Spagna ne reclamassero, seguitava a diffondere V i il re libri valle poi fu aperta a quegli Italiani che, per sospetto di eresia, erano dalla patria ster- de' riformali per Italia la ; minali. Perocché, appena i nuovi insegnamenti valicarono le Alpi, furono qui accolli, studiati, applaudili nell'ombra e nel non suscitarono tanlo incendio come in Allemagna, nasceva da ciò, che il popolo, già avvezzo a mistero. Glie se qui sentir declamare da novellieri, da la corte di Roma, come in quelle diatribe V allettamento poi agli spettacoli religiosi, senza bellezza, senza vita, bella liturgia poeti, da predicatori contro pienamente, non trovava lollcravasi romana, ove della novità. Deditissimo non sapeva abbracciare un culto senza amore, surrogato a quella i canti or lieti e trionfali, or te- neri e melanconici, gravi sempre e maestosi; e le cerimonie, venerabili per antichità e per significazione profonda, ripo- so del Desimoni il discorso di Paolo Ro avvocato fiscale di Milano Dei M. Cattolica sopra ìa Valtellina con un Compendio storico e la Consulta di D. Paolo della Silva sulle differenze intorno al lago di Mezzola. : diritti di S. , :<noinclude></noinclude> fqd8dyubjdpkafh2q9d8z8waddosqcd Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/23 108 1033885 3907717 2026-10-06T14:15:06Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907717 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>[Lib. Vili.] RIFORMATI ITALIANI. 13 ma fervorosi in quelle molti erano già, non pure aderenti, novità; toglievano a gabbo trucidavano, e tutt' insieme le superstizioni del il culto, i popolo che preti, le dottrine. Fra questi Giorgio Freundsperg tirolese che fu uno de' maggiori capitani, e inventò in reggimenti, vallo. i Lanzichinechi, fanteria stabile disposta armata di picche e secondata dai reitri a ca- Entusiasta luterano, costui portava sempre allato un vantava laccio d'oro, col quale di volere strozzare in Cle- mente VII T ultimo dei papi. Passò egli pel lago di Como al tempo delle fazioni ivi esercitate contro Giangiacomo Medici castellano di Musso, e si fermò anche a Sorico, deponendovi la testa colossale di Pompeo, rapita nel sacco famoso di Roma, e che poi recò a Parigi. 1 Uno dei primi ad infervorarsi della riforma fu France- sco Minicio, detto cosi secondo Y uso sua patria, cui il 2 lodato da Frobenio in Erasmo una di d' allora, Rotterdam lettera a Lutero fa da Menaggio e dall'Alciato, e onore del titolo di eruditissimo e sacro alle muse. Egli da Rasilea, dove molle stamparono, recò di qua dall'Alpi Lutero, ed essendo stampatore in Pavia, ebbe modo opere di italiani eretici i libri di di si propagarne rapidamente le invettive, forse in buona fede lusingato dalle parole antiche onde coprivansi errori nuovi. libri diedero una scossa agli ingegni, ed era per tutto un cianciar di teologia come oggi si ragiona di politica, ben o male, e presumendo ognuno di saperne quel che n'è, e riprovando chiunque non pensa come lui. Egidio della Porla, agostiniano comasco, dopo esser frate da quarant' anni, ne' quali avea predicato con fama di singolare eloquenza, scriveva a Zuinglio come le verità del cristianesimo fomentassero in esso non il fervore, bensì Y ambizione « Sicché » Iddio mi mostrò (così egli) la mia nullità, e che siamo Quei : » polvere e nulla più. Allora io gli chiesi 1 Vedi Missaglia Lettere lariane , , : 0 Vita del Medeghino, pag. 52; e G. Signore, cosa Batt. Giovio, XI. dell' Arsilli sui poeti del suo tempo è nominato come a cercar libri avea girato tutta Europa. Il Bossi nelle incondite giunte alla Vita di Leone Jdel Roscoe voi. X, pag. 94, non sapendo chi costui si fosse propose di cambiarlo in Fausto Sabeo di Brescia. La famiglia Calvi fu chiara in Menaggio e n' è il sepolcro nella chiesa maggiore. 2 Nel poema uomo che , , ,<noinclude></noinclude> ok49l4azmli8tzsm7cq6f9k6stbr1hy Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/25 108 1033886 3907718 2026-10-06T14:15:16Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907718 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>RIFUGGITI IN VALTELLINA. [Lib. Vili.] gione, e non pochi guadagnò. chi fu preso, chi scampò, chi 15 Ma poiché vennero scoperti, venne messo a carcere e tor- menti. Per le persecuzioni, com'è il solito, alcuni dissimulavano le loro opinioni, i nessuno il cielo, i converti; più fuggivano là dove potessero trovar pace, negli Svizzeri, fra continuare in luoghi, ove si Grigioni. i E per costumi, la favella gli avvertisse d'essere ancora in Italia, ricovravansi ne' baliaggi svizzeri italiani, che oggi sono Canton Ticino il ; in Valtel- massimamente a Chiavenna. primo che d' Italia ci capitasse fu Bartolommeo Maturo, priore dei Domenicani di Cremona, che predicò le no- lina, e Il vità in Valtellina nel 1528, poi nella vai Pregalia infine fu ; pastore a Vicosoprano e nella valle di Tomiliasca. A piedi delFAlbula s'erano messi Francesco e Alessandro Bellinchetti fratelli bergamaschi, e abbracciata la riforma, vi lavo- ravano una miniera di tria, furono arrestati ferro. dall' Avendo voluto riveder la pa- Inquisizione la ; dieta retica li reclamò come proprj cittadini, e non fu ascollata se non quando minacciò confiscar i beni dei Domenicani in Morbegno. Le due Engaddine liani la devono ai rifuggiti italoro riforma, talché divenne prevalente il numero dei protestanti, e più e la Pregalia facile il propagarsi nella confinante da Girolamo Zerlino siciliano, al qual poi successero Agostino veneziano, un G. B. vicentino: Girolamo Ternano di Cremona fu il primo pastore di Bondo, ove il seguirono altri Italiani. Da Pietro Parisotti di Bergamo fu riformato Bevers Siglio da Giovan Valtellina. Castagneto fu riformato ; Francesco e da Antonio Cortese di Brescia ministro Bartolomeo Silvio di Cremona nardo Eremita ed altri; ; : a Pontresina fu a Casaccia Leo- Evandro riformò Vettan, e gli suc- cesse Francesco calabrese. Giulio da Milano, prete secolare, predicò neli'Engad- dina inferiore, e fondò a Poschiavo una chiesa, di cui per trent'anni fu pastore (1571); e lì attorno le chiese di Brusio, Ponteilla, Prada, Meschin, Piuro: ed ebbe successore Cesare Galluri francescano di Piacenza.<noinclude></noinclude> e3cclaxe9vv5b5esy84bx11z4339a9s Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/1 108 1033888 3907719 2026-10-06T14:16:32Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907719 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude></noinclude> 6myhfjsay5t4t3n5o40oz5syn91qbq4 3907979 3907719 2026-10-07T10:30:54Z Utoutouto 16823 /* Senza testo */ 3907979 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude></noinclude> 2cz724fkfhl6zboui5qdf702x1h7w2w Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/2 108 1033889 3907720 2026-10-06T14:16:36Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907720 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude></noinclude> 6myhfjsay5t4t3n5o40oz5syn91qbq4 3907980 3907720 2026-10-07T10:31:16Z Utoutouto 16823 /* Senza testo */ 3907980 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude></noinclude> 2cz724fkfhl6zboui5qdf702x1h7w2w Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/3 108 1033890 3907721 2026-10-06T14:16:39Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907721 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude></noinclude> 6myhfjsay5t4t3n5o40oz5syn91qbq4 3907981 3907721 2026-10-07T10:31:30Z Utoutouto 16823 /* Senza testo */ 3907981 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude></noinclude> 2cz724fkfhl6zboui5qdf702x1h7w2w Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/4 108 1033891 3907722 2026-10-06T14:16:41Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907722 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude></noinclude> 6myhfjsay5t4t3n5o40oz5syn91qbq4 3907982 3907722 2026-10-07T10:31:49Z Utoutouto 16823 /* Senza testo */ 3907982 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude></noinclude> 2cz724fkfhl6zboui5qdf702x1h7w2w Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/5 108 1033892 3907723 2026-10-06T14:17:06Z Utoutouto 16823 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 3907723 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> c80qxetpxwxzydl51zi4hjfqkrsxnd3 3907983 3907723 2026-10-07T10:32:11Z Utoutouto 16823 /* Senza testo */ 3907983 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> 7bhn6wyam3amei89apkv2adrc6b27di Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/6 108 1033893 3907724 2026-10-06T14:17:20Z Utoutouto 16823 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 3907724 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> c80qxetpxwxzydl51zi4hjfqkrsxnd3 3907984 3907724 2026-10-07T10:32:31Z Utoutouto 16823 /* Senza testo */ 3907984 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Utoutouto" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> 7bhn6wyam3amei89apkv2adrc6b27di Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/8 108 1033894 3907725 2026-10-06T14:17:34Z Utoutouto 16823 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Res ardua vetusti* novitatem dare, novis uuctoritatcjn, obsoletis nitorem, obscuris lucein fastiditi* grafia»!, dubiis fidern, omnibus vero naturarti, et natura’, sua; omnia. Itaqu etiam non assecutis, voluisse abunde pitlchrurn atque magniftcurn Pr,IN., in Proprietà letteraria est. Pra>f. Hist. Nat. 3907725 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>Res ardua vetusti* novitatem dare, novis uuctoritatcjn, obsoletis nitorem, obscuris lucein fastiditi* grafia»!, dubiis fidern, omnibus vero naturarti, et natura’, sua; omnia. Itaqu etiam non assecutis, voluisse abunde pitlchrurn atque magniftcurn Pr,IN., in Proprietà letteraria est. Pra>f. Hist. Nat.<noinclude><references/></noinclude> s1raeauee3mrzc17rg2packa3ulwy9r Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/12 108 1033895 3907726 2026-10-06T14:18:12Z Utoutouto 16823 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: , vicende. 2 mento civile abbia rispetto!» [Lib. Vili.] Queste parole di Dante 1 scop piano dal cuore a chi considera la Lombardia nell’età sparegnare senza contrasti su nemici e gnuola. Ingrandirsi; sudditi senza cura di renderli felici e migliori, care l’arte somma non che cer di sposare l’interesse publico al privato; spegnere l’industria nelle sue fonti imponendo gravezze con una cupidità ed un’insensatezz... 3907726 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>, vicende. 2 mento civile abbia rispetto!» [Lib. Vili.] Queste parole di Dante 1 scop piano dal cuore a chi considera la Lombardia nell’età sparegnare senza contrasti su nemici e gnuola. Ingrandirsi; sudditi senza cura di renderli felici e migliori, care l’arte somma non che cer di sposare l’interesse publico al privato; spegnere l’industria nelle sue fonti imponendo gravezze con una cupidità ed un’insensatezza al pari sterminata; governatori che vedevano male, non vi provedevano il nato despoto del fare leggi e città avidi, beccaliti, la togata ignoranza ed ufficiali i; curiali,; un se; delegati della che coprivano col sussiego spagnuolo tutto i preti ed i nobili; moltiplicati gli genia più necessaria ove sono peggiori senza freno le leggi; soldati dell’eseguirle; finanzieri che, non paghi di di videre le merci, portavano tirannesche vedute in seno delle famiglie.... quest’è il bene che ne portarono gli stranj domi natori. Como era scemato di giurisdizione poiché a tacer la; Valtellina e le prefetture svizzere perdute irreparabilmente, quei re, simili al Mida della Favola affamato in mezzo all’oro per grande necessità alienarono di molte terre 2 le giurisdizioni ed i censi del Comasco, P ambizione dei privati secon dando P indigenza della Camera: onde a ragione Paolo Giovio chiamava Como città malata d’etica febbre. Dei governatori qui mandati i più erano cagione di nuovi nelle epistole norma triboli, togliendo al proceder loro quello dei gover natori dello Stato, che despoti e prepotenti sulla gente loro aveano tradita, È un sistema d’insulti e depredazioni. risposta di uno fra questi, di cui avendo il stabilito celebre la re cassata una ingiusta sentenza, egli ne stracciò l’editto, dicendo Fra «Il re: i comanda a Madrid, governatori di Como va io a Milano.» distinto Giovanni Anguis 1 Conv., pag. 270. Colico eretto in contea dai Visconti era stato dato ai Sanseverino: poi Lodovico Sforza lo infeudò a Giovanni Casale suo cameriere, indi ai richiami de’ Comaschi lo liberò. Ora Carlo V lo diede ad un Caldarini, 2 ad Antonmaria Quadrio di Tirano. Bellagio fu poi ai Pusterla, agli Sfondrati la Vallintelvi ai Marliani milanesi al: infine senator Casnedo, ec. ec.Vedi Milano, 185£. il nostro libro: Lomazzo dato e Rovellasca La Lombardianel secolo XVI!.<noinclude><references/></noinclude> itkfc1bmpqhj40is0e5dlbhg567et2e Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/90 108 1033896 3907727 2026-10-06T14:19:26Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907727 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|70|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|2.}} <poem>Mentre Fidan ver la Samaria move De la nave terrestre in sù la prora; Gli dice {{AutoreCitato|Ipparco di Nicea|Ipparco}}: io l’opre antiche, e nove, Già ti descrissi de la mia Signora. Narrami hor tù del tuo Signor le prove, Da che partì da noi, sin à quest’hora. Ei lasciando i destrieri à freno sciolto, Così sciolse la lingua à lui rivolto.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|3.}} <poem>Ch’io ti narri, mio saggio, i gesti, e l’armi, D’un’Eroe, mi comandi, al cui gran vanto, D’huopo fian gli alti versi, e’ chiari carmi D’un Lin di Smirna, e d’un’Orfeo di Manto. Mà perche tù non creda, ch’Io sottrarmi Cerchi con tale scusa, ascolta in tanto; E ’l tutto da la parte congettura, Come il Leon dal’unghia si misura.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|4.}} <poem>Poscia che venne da Valerio Grato, Del Regno alhora Preside Romano; Al mio Signor lo scettro confirmato, Che il padre havea di primo Capitano; Pres’ei nel tempio il brando, à lui donato, Con tal sermon dal Sacerdote Anano: Duce di Dio, la santa spada piglia, E’ nemici di lui, con lei scompiglia.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Scel-''{{spazi|5}}}}</noinclude> cu1ukk09nyul7qfjdh0i62dxxm8e916 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/91 108 1033897 3907732 2026-10-06T15:04:19Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907732 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|TERZO.}}}}|71}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|5.}} <poem>Sceltisi poi cinquanta cavalieri, Più fidi à lui, più scaltri à le tenzoni; Ben provisto d’arnesi, e di destrieri, Alcampo ei si portò, con quei campioni. Io pur gli sono al fianco, e frà’ guerrieri Il più fedel ne’ casi aversi, e buoni; Seguendo notte, e di le sue pedate, Come quelle d’Enea seguiva Acate.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|6.}} <poem>Nel campo accolto ei fù da quelle squadre, Con l’applauso, ch’in ciò mostrar si suole; E come ch’eran ben’affette al padre, Dimonstravansi grate anco à la prole. Ei con maniere placide, e leggiadre S’accommuna con tutti, e tutti cole; Poscia si pone à pratticar quell’arte, Che in teorica havea del fiero Marte.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|7.}} <poem>Prima, per porre à terra le pareti Nemiche, fece far molte proviste Di testudini, e falci, ed arieti, Di torri, e gatte, e muscoli, e baliste. Contra l’Armata hostil d’armati abeti Cento selve à suo prò nuotar fur viste: Con gl’istrumenti usati à le tenzoni, Di catapulte, e di munitioni.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||E 4|''Avam-''{{spazi|5}}}}</noinclude> iq3psn3r7l9ka1r31e4uynv1wrzc48y Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/92 108 1033898 3907733 2026-10-06T15:08:11Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907733 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|72|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|8.}} <poem>Avampa ogni fucina, e par che sudi Liquefando metalli, e piastre antiche, Sotto i gravi martel gemon le incudi, Anzano i neri fabri à le fatiche. Stendon lance, e zagaglie, e spade, e scudi, Curvan’archi, e schientere, elmi, e loriche; Le faretre di strali empion volanti, S’arman Cavalli, e Cavalieri, e Fanti.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|9.}} <poem>Bandissi al fin, che con la nova luce, Uscisse in campo ogni guerriero in mostra, Onde tantosto Apollo il dì conduce, Sotto l’insegna sua ciascun si mostra. E passando dinanzi al’alto Duce, Che in mezo al pian di porpora s’inoltra; Chinasi ogni vessillo, ogni bandiera, E col suo Capitan ciaschuna schiera.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|10.}} <poem>Mamerto il primo, con la fantaria Fecesi avanti, il Capitan Mamerto Sceso da’ prischi Rè de la Soria, Chiaro per sangue, e più per proprio merto. Poi Tolomeo, con la cavalleria, Tirio Barone, e Capitan sì esperto, Che meritò d’un tanto campo, e tale, D’esser Locotenente Generale.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Valli''{{spazi|5}}}}</noinclude> hcf2b5hfvghi2g9uajyqdb4ojt4pk2h Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/93 108 1033899 3907735 2026-10-06T16:22:31Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907735 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|TERZO.}}}}|73}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|11.}} <poem>Valli al fianco la bella Cloridora, Sua fedele, e magnanima Consorte, Che meno stima, che lasciarlo un’hora, Seguirlo armato, e frà gli horror di morte. O possanza d’Amor, ch’arma, e rincora L’infermo sesso, e ’ lrende uguale al forte; Talche, se Tolomeo, quando tenzona, Marte par, Cloridora par Bellona.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|12.}} <poem>Venia d’oscura sopra vesta, e bruna Coperta, e con funesta fronte, e china, L’elmo, e lo scudo d’ecclissata Luna Cimierata, e dipinta l’Eroina. Perche l’unica Figlia da la cuna Tolta le havea la gente Saracina, Onde contra di quella, qual Pantera, De’ figli orbata, ella si mostra fiera.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|13.}} <poem>Flaminio quinci appar, de’ venturieri Gran conduttier, di Lazaro Cugino. Con l’antico Menandro, de’ destrieri Il domatore, il Nestor palestino. Chinde co’ suoi maritimi guerrieri Doridamante il campo, Eroe marino; Ch’oltre l’esser nel mar nautico Marte, Tratta d’Apollo ancor l’una, e l’altr’arte.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Par''{{spazi|5}}}}</noinclude> gru8ki3k4zb4vqoyhuki4r9x6jikj9u 3907759 3907735 2026-10-06T18:06:31Z Modafix 8534 3907759 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|TERZO.}}}}|73}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|11.}} <poem>Valli al fianco la bella Cloridora, Sua fedele, e magnanima Consorte, Che meno stima, che lasciarlo un’hora, Seguirlo armato, e frà gli horror di morte. O possanza d’Amor, ch’arma, e rincora L’infermo sesso, e ’l rende uguale al forte; Talche, se Tolomeo, quando tenzona, Marte par, Cloridora par Bellona.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|12.}} <poem>Venia d’oscura sopra vesta, e bruna Coperta, e con funesta fronte, e china, L’elmo, e lo scudo d’ecclissata Luna Cimierata, e dipinta l’Eroina. Perche l’unica Figlia da la cuna Tolta le havea la gente Saracina, Onde contra di quella, qual Pantera, De’ figli orbata, ella si mostra fiera.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|13.}} <poem>Flaminio quinci appar, de’ venturieri Gran conduttier, di Lazaro Cugino. Con l’antico Menandro, de’ destrieri Il domatore, il Nestor palestino. Chinde co’ suoi maritimi guerrieri Doridamante il campo, Eroe marino; Ch’oltre l’esser nel mar nautico Marte, Tratta d’Apollo ancor l’una, e l’altr’arte.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Par''{{spazi|5}}}}</noinclude> 1jghhe2xl4xmt5tz13tsv46ly4qhw4f Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/20 108 1033900 3907736 2026-10-06T16:26:24Z Utoutouto 16823 /* Trascritta */ 3907736 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" /></noinclude>10 LA VALTELLINA. San Giacomo (rione sale per la valle monte Spluga, donde [Lib. Vili.] si Uri e pel letto del al varca alla valle del Reno e a Coirà, città capitale de’ Grigioni; a greco poi s’interna la valle della Mera, che comunica colla vai Pregalia, e questa coll’Engaddina, dove sorge l’Inn, che innavigabile procede fin nel Tirolo. ha la Valtellina; e principali quel della San Marco verso i Bergamaschi; i Zappelli d’Aprica Altri varchi Casa di verso i Bresciani a Tirano la valle di Poschiavo, italiana; di lingua, e grigione lenco, che termina nella ghiacciaje si governo; a Sondrio di montagna Ma vai la del Muretto, per le cui cala fra’ Grigioni. lingua, le produzioni della Valtellina e dei Il cielo, la contadi son quelle della Lombardia, ed alla Lombardia ve demmo ch’erano state sempre unite, obbedendo nell’eccle Como, nel siastico ai vescovi di civile ai duchi di Milano, finché questi infiacchitisi col separare la causa loro da quella de’ popoli, lasciaronla invadere da stranieri. I Grigioni barono assai volte tutta, e nella pace sulla Valtellina, nel di Jante 1512 la ricevettero la piom occuparono come cara e fedele confederata, stabilendo cinque capitoli, per cui essa obbedisse nelle cose lecite ad esso vescovo e alle Leghe, serbasse i pri chiamata a sedere nelle diete, sol pagando ogni anno del L’estimo della Reno. valle era computato in 1000 fiorini L. 3,385. S. 16. danari 11; e comprendendo i due contadi, in vilegi e le consuetudini, fosse rimanesse franca L. 4091: d’nelle spese ogni taglia, comuni Bormio pagava V ottava parte, Chiavenna la duodecima. Il vescovo di Coirà erasi riservato la nomina di un quarto de’ magistrati della valle, poi la cedette alle leghe per 573 fiorini l’anno. E ben presto la Valtellina da buona confederata si trovò ridotta a suddita. Era divisa, oltre i due contadi, in tre terzieri il Sa; peri ore con Teglio indipendente l’inferiore diviso nelle Durava i due squadre; privilegi, e di Morbegno; e Traona. ch’era stato compilato nel 1531; un cancelliere della valle custodiva i diplomi radunava gli agenti, taglie, collette, ordini superiori. 1 9 medio o era Sondrio lo statuto proprio, propria milizia e; il Chi vuol saperne di più vegga il qualora si trattasse di 1 Prospetto storico^ politico ed apologe<noinclude><references/></noinclude> 3d5qhz5ovpyc3mp5jl5jh22mo6pbis6 3907758 3907736 2026-10-06T17:15:54Z Utoutouto 16823 /* Da trascrivere */ 3907758 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>10 LA VALTELLINA. San Giacomo (rione sale per la valle monte Spluga, donde [Lib. Vili.] si Uri e pel letto del al varca alla valle del Reno e a Coirà, città capitale de’ Grigioni; a greco poi s’interna la valle della Mera, che comunica colla vai Pregalia, e questa coll’Engaddina, dove sorge l’Inn, che innavigabile procede fin nel Tirolo. ha la Valtellina; e principali quel della San Marco verso i Bergamaschi; i Zappelli d’Aprica Altri varchi Casa di verso i Bresciani a Tirano la valle di Poschiavo, italiana; di lingua, e grigione lenco, che termina nella ghiacciaje si governo; a Sondrio di montagna Ma vai la del Muretto, per le cui cala fra’ Grigioni. lingua, le produzioni della Valtellina e dei Il cielo, la contadi son quelle della Lombardia, ed alla Lombardia ve demmo ch’erano state sempre unite, obbedendo nell’eccle Como, nel siastico ai vescovi di civile ai duchi di Milano, finché questi infiacchitisi col separare la causa loro da quella de’ popoli, lasciaronla invadere da stranieri. I Grigioni barono assai volte tutta, e nella pace sulla Valtellina, nel di Jante 1512 la ricevettero la piom occuparono come cara e fedele confederata, stabilendo cinque capitoli, per cui essa obbedisse nelle cose lecite ad esso vescovo e alle Leghe, serbasse i pri chiamata a sedere nelle diete, sol pagando ogni anno del L’estimo della Reno. valle era computato in 1000 fiorini L. 3,385. S. 16. danari 11; e comprendendo i due contadi, in vilegi e le consuetudini, fosse rimanesse franca L. 4091: d’nelle spese ogni taglia, comuni Bormio pagava V ottava parte, Chiavenna la duodecima. Il vescovo di Coirà erasi riservato la nomina di un quarto de’ magistrati della valle, poi la cedette alle leghe per 573 fiorini l’anno. E ben presto la Valtellina da buona confederata si trovò ridotta a suddita. Era divisa, oltre i due contadi, in tre terzieri il Sa; peri ore con Teglio indipendente l’inferiore diviso nelle Durava i due squadre; privilegi, e di Morbegno; e Traona. ch’era stato compilato nel 1531; un cancelliere della valle custodiva i diplomi radunava gli agenti, taglie, collette, ordini superiori. 1 9 medio o era Sondrio lo statuto proprio, propria milizia e; il Chi vuol saperne di più vegga il qualora si trattasse di 1 Prospetto storico^ politico ed apologe<noinclude><references/></noinclude> nidz9chhv3a22hev9fzpyfsrjwbvflg Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/22 108 1033901 3907737 2026-10-06T16:27:14Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907737 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>NUOVE DOTTRINE. 12 sano sul dogma della presenza reale, e una ricca e magnifica composta arte, unite ai simboli più graziosi festati colle ; manifestano con si di idee le più sublimi de' sentimenti più puri, maniun culto che forme più splendide e variate una seconda gloria, quella delle ; air Italia diede primato sul mondo quando YIIL] [Lib. la politica la arti, e il cancellava col san- gue dal catalogo delle nazioni. Se aggiungi P essere più vicino il rimedio, anzi nel cuore, troverai le ragioni onde Iddio vestì la grazia che concesse alla nostra patria, di ri- maner neir arca ov' è la sicura salute. Molti però aderivano febbrile aspirare ai nuovi teologanti, condotti o dal a perigliose novità, o da smania di farsi nome, o da paura di sembrare attardati nel comune movimento, o da imitazione non pochi allettati dallo specioso : nome di riforma che si spesso significa rivoluzione, e che vie quando la Chiesa congregata non aveva ancora esame i fondamenti delle controverse dottrine. I no- più lusingava tolti in come Masuccio, Bandello, vellieri, il il Poggio, Lasca, ridondavano di burle sul Clero; Dante uomini fino Chiesa gli al i Sacchetti, il poeti, dall'iroso bizzarro Ariosto, aveano bersagliato i papi; gran senno e gran virtù palesavano la necessità di togliere ai riformati il maggiore pretesto col levare dalla di abusi; e tutti costoro, e il Bembo, il Trissino, Flaminio, altri ed altri furono dai protestanti contati eretici ; il come benché sapessero abbastanza che per riformare non è mestieri distruggere, e che le riforme opportune e durevoli rità devono venire dall'amore, non dalla collera; dall'autoche dirige, non dalla violenza che tumultua. Noi, limitandoci a riferire ciò che riguarda il paese di cui trattiamo, o a cui siamo recati da questo racconto, di- remo come fra le masnade alemanne, 1 che calpestarono P insanguinato terreno in cui il V fatale Carlo povera patria nelle guerre spegneva l'indipendenza italiana, di questa 1 Nella vita del beato Andrea da Peschiera, monaco di San Marco a Firenze, a mezzo il quattrocento, trovo che egli si recò sui monti della Valtellina per convertire uno sciame d' eretici che colà si erano rifuggiti dalla Francia e dalla Lombardia e vi durò 45 anni sol talvolta dalle vette alpestri venendo a riposarsi a Morbegno. Vedi Vol. I, Pag. 3$3 di questa opera. , : ,<noinclude></noinclude> md9f4v06wpavgklzu1ozccg8pf8xaql Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/24 108 1033902 3907738 2026-10-06T16:27:19Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907738 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>APOSTATI ITALIANI. 14 >) » vuoi eh' io faccia ? e P anima mia Va e sentì dentro gridare si trova Ulrico Zuinglio, ed egli E [Lib. VILI.] t' : insegnerà quel che tu finisce assicurando lo Svizzero che molti altri de' nuovi insegnamenti. Zuinglio gli fé' risposta, che rimanesse, e traducesse in italiano il Nuovo Testamento, eh' e' poi farebbe » deva, » suoi paesani s' erano con lui rivolti al lume stampare a Zurigo: e di qui cominciò ricambio di lettere, in una delle quali il Comasco prega P altro a dissipare al più tosto certi dubbj dei religionarj suoi « Scrivete una lettera : ma » con prudenza, chè e' sono pieni di orgoglio e d'amor proprio. Con qualche testo delle sacre carte, fate loro veduto siccome è volere di Dio che la parola sua venga predicata con semplicità e senza fronzoli, e che peccano » in lui coloro che, » proprie opinioni. » » » » Nei non partiti come responsi del cielo, spacciano le 1 si guarda vie si confida la riuscita: e ai il mezzi, e dalle più strane nostro frate esultò quando V calar in Italia col Freundsberg e Borbone e quei miserabili che da un capo alP altro devastarono miseramente P Italia, erano da lui sperati salva- vide le bande di Carlo col ; tori, e a Zuinglio scriveva: « Dio ci vuol salvare; scrivete che liberi questi popoli alle teste rase tolga faccia distribuir al popolo che muore di fame. » al contestabile vó2q. danaro, e lo ; » il » Poi ciascuno predichi senza paura » La la parola del Signore. forza dell' anticristo è prossima al fine. » Corre una popolare tradizione che Martin Lutero predicasse in molti paesi del lago di Como, e che a Menaggio alcuni lo facessero per ispregio cader di pulpito dispettito, d' voltò loro le spalle, pronunziando improperio, che corrono ; del che in- certi versetti oggi per le bocche di quei ter- fin razzani. Di ciò io non trovai monumento: pure la tradizione deve avere qualche fondamento. 2 Ben è fuor di dubbio che 1535, visse sconosciuto alla Corte di Ferrara presso la duchessa Renata di Francia, scolara sua di reliCalvino, verso il Eccl. scec, XVI, tomo II, pag. 611. Ap., Hottitsger Anche oggi in Valtellina e ne Grigioni un protestante si nomina un Luteri forse dunque il predicatore di colà non fu che uno de' seguaci di Fra Martino. 1 , 2 1<noinclude></noinclude> gi165qb3zohmasptg2ykoraaim4ysfy Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/26 108 1033903 3907739 2026-10-06T16:27:23Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907739 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>RIFUGGITI IN VALTELLINA. 16 [Lib. Vili.] A Chiavenna che, dopo datasi ai Grigioni, era cresciuta del doppio, fece lunga dimora Girolamo Zanchi, canonico regolare di Alzano, bergamasco; e vi fu pastore, ed essendo vedovo d'una figlia di Celio Curione, sposò Livia Lumaca, ricca del paese, e n' ebbe molti figliuoli. Stampò a Ginevra sei volumi d'opere teologiche, e del suo sillogizzare tanto conto si facea, che Giovanni Sturmio ebbe a vantare, se solo fosse mandato a disputare contro tutti i teologi adunati a Trento, avrebbe fatta sicura la causa de' protestanti. 1 Là pure visse e morì nel 1563 Agostino Mainardi agostiniano, che scrisse Y Anatomia della Messa e la soddisfazione di Cristo : e che unito ad un prete Giulio da Milano ed a Camillo Siciliano stabilito a Caspano, e a Francesco Negri calabrese autore d' una Tragedia del libero arbitrio, a Chiavenna educava figliuoli. Il Mainardi fu accolto dal ricco Ercole Salis a Chiavenna, e posto capo della chiesa quivi allora formatasi e nella quale gli successe poi lo Zanchi suddetto. Perocché, ad interpellazione di esso Salis, la dieta di Davos del 1554 avea dichiarato, coloro che abbracciassero la riforma in Valtellina ; potrebbero tener in casa precettori e catechisti; e i rifuggiti stanziare sulle terre della repubblica, dopo sottoscritto alla confessione evangelica. Francesco Stancari mantovano insegnò in Valtellina l'ebraico, prima d'andare a professarlo in Polonia. glio fu ministro A Paolo Gaddi cremonese, che avea fatto Tetiro- tempo il pastore di Poschiavo. Frate Angelo da Cremona domenicano, che lassù predicava la quaresima del 1556, si avventò contro gli insegnamenti e i riti riformati, talché l'uditorio malmenò la costoro cappella e il Gaddi ed altri e il governatore per amore della pace ordinò che esso ministro si collocasse cinio a Ginevra, poi assistito alcun ; altrove. La vita sua fu descritta da G. B. Gallizioli, Bergamo 1785. Era tenuto per novatore anche Vittore Soranzo vescovo di Bergamo. Alla biblioteca nazionale di Parigi, 8097, 3, son manoscritte varie lettere che Celso Martinengo bergamasco apostata da Ginevra scriveva ad Angelo Castiglioni carmelitano di Genova dopo il 1558, e le risposte di questo, dììi acri che persuasive. 1 , , , ,<noinclude></noinclude> o85qt29rrl130fku2nze3gjbyg4lu97 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/27 108 1033904 3907740 2026-10-06T16:27:25Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907740 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>VICENDE. [Lib. Vili.] sospetto di contagio religioso indusse Il Como 17 sin nel 1523 a spedire in Valtellina un il fra' vescovo di Modesto da stanziò che ma ne fu respinto, e si Vicenza inquisitore nessun inquisitore entrasse più su quel territorio. Il clero e i cattolici zelanti non cessarono di opporsi singolarmente 1 ; a cotesto accogliere i profughi d'Italia; frati e particolar- vennero da Milano e da Como a predicare la verità: e nel 1551 si domandò P attuazione di una legge antica, per cui nessun profugo o predicatore evangelico potesse rimanere meglio di tre giorni in Valtellina. Antonio Pianta governatore, benché riformato, temette il furor del popolo, e consenti la domanda, ma la dieta rinnovò il suo primo editto. Poi nel 1557 rese un decreto che fu messo fra le leggi fondamentali, per cui si permetteva di predicare il Vangelo in tutta la Valtellina e ne' contadi; dove vi fosser più chiese, una si attribuisse ai riformati; dove una sola, servisse ai mente Cappuccini due culti; i assai ministri protestanti fossero abili a tutti gl'impie- ghi; nessun ecclesiastico straniero potesse dimorarvi se non dopo esame ed autorizzazione del sinodo pei protestanti, e del vescovo di Coirà pei cattolici: i riformati non fosser te- nuti osservare le feste de' cattolici. pastore della ricca chiesa di Chiavenna ebbe un terzo Il almen 40 delle rendite della cattolica; gli altri scudi, prele- vati sui benefìzj degli assenti o della parrocchia. Altre chiese v'erano a Tirano, Regoledo, Mello, Morbegno, Dubino; più tardi se ne apersero anche nel contado di Bormio, e pare che da venti ne esistessero per Valtellina, tutte servile da rifuggiti italiani. In dio di tutt' Italia ; somma, tanti la valle potea dirsi un compen- erano quelli che da ogni paese vi ricoverarono, allettati dalla vicinanza e dalla fida de' profughi, la speranza di prossimi si compagna cambiamenti. cronista Stefano Merlo scriveva « Non penso che al mondo si sa il più furibondo e il più simulatore di lui ed aveva tanta cu» pidità di guadagnar scudi, che faceva ogni diligenza a trovar gente che » avesse voglia di vendicarsi; ed accusar gente assai per accumular dana» ri. Onde, se gli uomini non avessero provisto a mandarlo via, voleva » infamar quasi ogni persona, salvo quelli i quali aiutavano a tal impresa... 1 11 : » ria trovato » Dubito che, se tali frati potessero andare in paradiso, troverebber la via che in paradiso vi fosse tal difetto (d'accusare d'eresia i nemici).» ; » di fare ii. 2<noinclude></noinclude> f0cbwxbpshjisoevjxufi1lp8axhsl3 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/28 108 1033905 3907741 2026-10-06T16:27:27Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907741 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>RIFORMATI EH VICENZA. 18 E poteano essi consolarsene è come da vedere ed air esagerare come in ogni parte germogliasse chiamavano seme della parola di Dio. Notissimo a sè stessi, secondo quel eh' essi al [Lib. Vili.] suole, si antico stessero ricoverati nelle valli subalpine di Luzerna e Agrogna a piè del Monviso alcuni dissidenti, forse avanzo de' Valdesi, dei quali portano il nome; tollerati e tranquilli sinché i nuovi riformati svizzeri li sollecitarono a metter fuori le professioni di loro fede, e in tal modo provocare la persecuzione. A quelle chiese avea servito Scipione Lentulo napoletano di molta dottrina; e quando Ema- nuele Filiberto duca di Savoja cominciò acerba persecuzione contro i Valdesi, egli ricoverò a Sondrio, poi a Chiavenna, coltivandovi le nuove credenze in compagnia di Simone Fio- pur napoletano. Molto radicarono le nuove opinioni in Vicenza, ed un' accademia di quaranta erasi radunata per prendere partito del rillo, i5i7. come credere e adorare. Inquisizione ecclesiastica lerava Venezia, ma i non tol- suoi inquisitori di Stato colsero cotesti novatori, e fecero strozzare Giulio Ghirlanda trevisano e scamparono a Fra i quali Alessandro Trissino con altri riparò a Chiavenna, donde scriveva al concittadino suo Lionardo Tiene, perchè con tutta la città abbracciasse una volta a viso aperto la Francesco di Rovigo: riforma. gli altri rotta. 1 Nella visita fatta alla Valtellina nel 1594, il Ninguarda vescovo trovava ricovrati a Sondrio parecchi sbanditi dalla Cardona e del Bresciano; Natalino da Padova, Calandrino da Lucca, Luigi Valesano prevosto di San Majolo: a Boalzo il domenicano Forziato patria, singolarmente artefici di Castelluzio calabrese: a Poschiavo frate Agostino agostiniano d'Italia (forse è il suddetto Mainardi), che già aveva tratto un quarto degli Morbegno avevano messo Modena, Bernardo Passajotto vicentino, Pier Giorgio d'Alessandria sartore, Gian Battista ed Aurelio Mosconi del Polesine, Francesco Rapa di Musso, dalla sua abitanti: a famiglia Giulio Sadoleto di Paolo Benedusio e Giovanni Antonio Corte di Gravedona; e vi predicava Girardo benedettino di Fossano piemontese. 1 Vedi Tirabosciii, lib. II, n. 43.<noinclude></noinclude> itqjg5ff9zj17bfmal8tot16jpeg3ar Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/94 108 1033906 3907742 2026-10-06T16:29:56Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907742 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|74|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|14.}} <poem>Par che in più guise poi Lazaro cangi Quei squadron, per trovargli al caso pronti, Hor in rombi, hor in rostri, hora in falangi, Curve, quadre, lunar, tonde, e bifronti. Pur l’Armata naval par, che tracangi In varie facce, in più diverse fronti. Così con finte pugne, à pugne vere, Disponendo egli và l’armate schiere.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|15.}} <poem>Con queste il Duce và portando guerra Dove dal’inimico è men prevista; Hor per mare guerreggia, hora per terra, L’acquistato defende, il tolto acquista. Gli eserciti scompiglia, i muri atterra, L’Armate affonda, i corseggianti attrista. Gli è cagion, chi resiste di vittoria, Chi gli chiede perdon di maggior gloria.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|16.}} <poem>Elmo mai non legò, nè usbergo cinse, Che non cangiossi in ostro, ed in alloro. Cerro mai non scagliò, nè ferro strinse, Che in palma quel, non mutò questo in oro. Nè mai campo ei guidò, che non lo spinse A vittoria, à trionfo, ed à tesoro. Mà riportò con le virtù morali, Vanti più gloriosi, ed immortali.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''La''{{spazi|5}}}}</noinclude> anqf7w8gp9i23t25yb61wv4gi6tgrd5 Autore:John Bentley 102 1033907 3907743 2026-10-06T16:40:20Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = John | Cognome = Bentley | Attività = orientalista | Nazionalità = inglese | Professione e nazionalità = }} 3907743 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = John | Cognome = Bentley | Attività = orientalista | Nazionalità = inglese | Professione e nazionalità = }} biko492cujaec8x124oqxj3cdfewjox Autore:Frédéric Eichhoff 102 1033908 3907744 2026-10-06T16:42:51Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Frédéric | Cognome = Eichhoff | Attività = linguista/filologo | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }} 3907744 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Frédéric | Cognome = Eichhoff | Attività = linguista/filologo | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }} 4y1u2zmh6fah2hz9todfsw4fahu53bj Autore:Josef von Xylander 102 1033909 3907745 2026-10-06T16:47:57Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Josef | Cognome = von Xylander | Attività = storico/scrittore | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }} 3907745 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Josef | Cognome = von Xylander | Attività = storico/scrittore | Nazionalità = tedesco | Professione e nazionalità = }} ekavjfvtaj4rntkwetbv2qkvlx6uznl Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/29 108 1033910 3907748 2026-10-06T17:14:44Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907748 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>CASTELVETRO. [Lib. Vili.] Caspàno, di semenzajo della nobiltà valtellinese, abbon- il come eretici gì' intitolavano Angelo cappuccino piemontese. ma chiesa privata nel 1546; fatto a pezzi, si come altri di evangelici, dava più che il 19 i Un nostri, a' quali predicava Parravicini vi fondò una essendosi trovato un crocifìsso popolo in furore arrestò confessò reo di essi intitolavansi, o tal sacrilegio : ma lui, che al tormento a Coirà protestò aver confessato solo per lo spasimo, e se ne accertò autore uno studente. Lorenzo Gajo da Soncino minor osservante predicava a Mello, e un cappuccino a Traona. In altri libri scontrai Ottaviano Mej lucchese, uomo di grande erudizione in greco ed ebraico, e di virtù lodatissima, che per lungo tempo fu Antonio de Feministro in Chiavenna, e morì nel 1619; derici di Sonico in Valcamonica stava a casa in Teglio; Ortensia Martinenga, contessa di Barco, viveva a Sondrio; Isabella Manrica di Bresegna napoletana, ricchissima e colta e in relazione con Annibal Caro, stette a Chiavenna in povertà e ritiro, 2 alla quale dedicarono Celio Curione la vita di Olimpia Morata, e frate Ochino l'opera della presenza di Cristo nel Sacramento. Marcantonio Alba di Casale Monferrato era predicante in Malenco: 3 Plinio Parravicino comasco a Vicosoprano Antonio Tempino di Gardona in Teglio. Vincenzo Parravicino comasco, ministro ne* GridoJ 1 : ni, voltò dal francese in italiano il trattato di Mestrezat sulla comunione di Gesù Cristo nel sacramento della cena. Aggiungiamo fra* Francesco Carolini, PaoloBaretta ed AntonioCrotti da Schio vicentino; altri ce ne verranno nominati nel pro- cesso di questo racconto. Non il so se qui porre Fontanini incolpò, il il famoso Lodovico Castelvetro, che Muratori difese dall'apostasia. 4 Certo è che Modena, sua patria, andava molto presa alle nuove dottrine; un'intera di provata virtù , accademia ne venne accusata; e Egidio Foscherari vescovo ed 1 Spuecher ad ann. * Simleri. Or. de vita P. M. Vermilii iij. Ivi pure predicava Giovanni della Chiesa il fin due celebre , 3 meo Vhitalin epis. NingmrdcB. Vedi Biblioteca dell' Eloquenza italiana, , figlio di di colà. 4 Ij 2A& prete Bartolom-<noinclude></noinclude> d89xyngibry3yjdnxp62okv9yfmofx7 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/30 108 1033911 3907749 2026-10-06T17:14:47Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907749 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>castelvetro. 20 [Lib. Vili.] cardinal Morone, n'ebbero a soffrire persecuzione. vetro , Il Castel- a parte dell'accademia, fu pure a parte de' guai. Entrò poi con Annibal Caro in una quali di tanto in tanto chevole spettacolo. i E di quelle baruffe, delle letterati italiani allora, rinnovano come adesso, non solo coi reciproci strapazzi e col prezzolare la petulanti, per cui è lo stoma- agitavansi penna di que' un bisogno P odiare ed il farsi odiare, memoria loro, aspirano e che non avendo bontà che fregi la fama alla ma i insozzando altrui col proprio fango; coltella e i titoli infami e (se ne confortino di Erostrato, correvano le nostri) T infame spionaggio: e il Caro, o i partigiani di lui, scesero alla codardia di rapportare fizio. 1 il Castelvetro al Santo UfSanto Uffizio non era un ministero con cui fare a Il credenza: onde il Castelvetro, per timore degli esorbitanti 2 rigori dell'inquisizione, colpa o no che ne avesse, riparò a Basilea, a Lione, a Ginevra: poi con Giovan Maria suo fra3 tello si condusse a Chiavenna. Quivi si avvenne a Francesco Porto cretese, amico suo d'antica data, già lettore di greco in Modena, e in fama del più dotto uomo d'allora, 4 il quale già era con lui stato involto nell'affare dell'accademia, poi vissuto con Renata d'Urbino, e scoperto aderente a Calvino, avea dovuto dar un addio all'Italia. Il Castelvetro, per compiacere a molti giovani studiosi, teneva in Chiavenna ogni giorno una lezione sopra Omero ed una sopra la Retorica ad Noi che vorremmo sempre congiunti lo studio delle lettere e la bontà del cuore ben volontieri purgheremmo dalla turpissima taccia di spia il Caro; quel soave scrittore che di sè ci innamorò. Pure non sapremmo come volger in bene quelle parole dell' Apologia sua stampata nel 1558, ma scritta tre anni prima, ove nel Pasquino, rinfacciato al Castelvetro il « non credere di la della morte, e 1' essere corrompitore della ve» finisce » rità... un furioso, un empio, un nemico di Dio e degli uomini poi: « agli inquisitori, al bargello ed al grandissimo diavolo vi racco1 , , , , v mando. » 2 Pallavicino, Storia del Concilio di Trento, X, 16. gravare i sospetti sui conto della fede dei Castelvetro, avvenne nel 4823, che ricostruendosi, presso alla Staggia nel basso Modenese, una casa appartenuta alla sua famiglia, si trovarono murati da 50 in 60 volumi di prima edizione di libri di Calvino, Lutero ed altri riformatori, con moltissime carte. Queste sciaguratamente andarono disperse i libri furono acquistati dalla Biblioteca Estense. Vedi Valdrighi, Alcune lettere d'illustri 3 A ; ec, Modena Papadopoli italiani 4 j 18217. Hist. Gym. palav., II, 238.<noinclude></noinclude> 5byh1qdjz1o76cebadr66u8lio2i2w8 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/31 108 1033912 3907750 2026-10-06T17:14:50Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907750 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>CASTELVETRO. [Lib. Vili.] — VERGERIO. 21 Erennio, discretamente sofìstico, gonfio di sè e sprezzator degli altri, e sapendo non credere tutto bello, tutto vero ciò eh' è antico; fors'anco vi leggeva ai giovani que'comenti sul Petrarca che abbiamo a stampa. Secondo il merito lo stimò e lo protesse Rodolfo dei Salis di Solio, il quale a lui morto 1 pose una lapida, che esprimeva come, fuggito dalla patria per iniquità d'uomini malvagi, dopo decenne esiglio, final- morto libero, libero riposava. Venne tacciato il Castelvetro d'avere tradotto un libro di Melantone, 2 con quel suo carattere di stile che non può essere contraffatto. mente su libero suolo, Nelle opere postume, comunque temperate dagli editori, trovò romana di che condannarle all' Indice ma benché scomunicato, non consta ch'egli abjurasse la fede: se stato la curia ; fosse, l'avrebbero taciuto i nemici per vendetta, i religionarj per trionfo? rifuggiti in Valtellina è Pier Paolo Verche spedito nunzio papale in Germania quando più il luteranesimo acquistava, caldamente operò a bene della vera Chiarissimo tra i gerlo, fede. Le sue lettere spirano religione, vivo zelo per gl'inteRoma, e speranza di richiamare sul cammin dritto ressi di Lutero, col quale anche s'abboccò. tendeva la porpora in premio Ma tornato, quando di sue fatiche, l'invidia Roma, il at- ber- messo vescovo prima a Mondrussa in Croazia, poi a Capodistria sua patria. sagliò di maniera, che allontanato da 1 D. 0. fu M. MEMORIAE LUDOVICI CASTELVITREI MUTINE MO RUM AC VITAE N C OM P AR AB LI S QUI DUM PATRIA M OR IMPROBO RUM HOMINUM SAEVITIAM FUGIT NSIS VIRI SCIENTIAE JUDICII I POST DECENNALE M I PEREGRIN A T I ONE M TANDEM HIC IN LIBERO SOLO LIBER MORIENS LIBERE QUIE SCIT ANNO AETATIS SUAE LXVI SALUTIS VERO NOSTRAE MDLXXI FEB. XX. Anton Federico Salis nel 1791 fece risarcire quel monumento ponendovi anche un busto di Lodovico nel giardin suo, che poi divenne degli Stampa. Falla adunque il Pallavicino nella Storia del Concilio di Trento, lib. XV, cap. 10, scrivendo come visse e morì tra gli eretici in Basilea: errore copiato dal Bayle nel Diclion. Pallavicini, XV, 10. , ,<noinclude></noinclude> 4d2b4c6h8vcddyw6qrg311if1gc17g0 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/32 108 1033913 3907751 2026-10-06T17:14:52Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907751 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>vergerio. 22 [Lib. Vili.] Ivi egli pose studio a correggere gli abusi della sua Chiesa, allontanare il convento delle monache da un attiguo di frati, cassare le leggende di san Cristoforo e del drago di san Giorgio, levare certe strane effigie, 1 speciale su certe malattie, lo perchè furongli addosso nemici, quali il romana pagava negar protezione togliere le tavolette de'miracoli: frati zoccolanti i ed altri operosi celebre Muzio, povero arnese che la Corte allora come suo campione, Casa, Fautore del Galateo, che marcio nel cuore. lo e monsignor della dipinsero Tali accuse acquistavano allora una volta ai santi la sì facile come luterano credenza, come nei tempi a noi vicini quelle di le stregherie, e giansenista o di gesuita, ed altre generiche, a cui la vaghezza Vergerio toglie di esser colpite di risposta. Il concilio di Trento, a radunar ma avea prestata, si condusse al quale efficacissima opera il ne venne rigettato : ricovrò a Padova, e sentendosi o temendosi ricercato, fuggì in Valtellina, e fu sentenziato d'eretico. lo Il dispetto, il bisogno, la disperazione trasformarono in furioso novatore. Girò la Germania, por- tando seco invece di tesori mondani molti scritti de'novatori, 2 con certa sua eloquenza popolare ed audacemente malèdica » 3 cose di fuoco contro monsignor della Casa, principalmente per quei sozzi capitoli della Fornica e del Forno; dicendo « contro Paolo III, contro certo, dice il il Concilio, contro la fede Bayle, che pochi libri : facevansi allora, fossero letti con più avidità de' costui. e sono quali i A persuasione di lui gli non intervennero al Concilio i Grigioni che v'aveano mandato il vescovo Tommaso Pianta, lo richiamarono. 4 A Ponteresina, a' piedi del monte Bernina, il Vergerio Svizzeri : , predicò sulla giustificazione e sui meriti della morte di Cristo, e ridusse gli abitanti alla riforma, come pure a Gasacela sotto la 1 II montagna Maloggia; e la chiesa di Poschiavo Concilio di Colonia quosdam sanctos sanandi morbos potestatem pea pietate et Ecclesia sententia ac supplicationis usa alie- culiariter obtinere , num est. 2 Così Regno 8 4 di Secondo Curione alle Cento considerazioni Esso (Basilea 1550), ossia Giovanni Valdes del la prefazione di Celio divine di Giovanni di Napoli , Val d' caldo riformato. Pallavicino, XV, 10. Fra Paolo, Storia, lib. IV.<noinclude></noinclude> 1fypalrglt6aw6xp5cz95zptm4glb9o Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/33 108 1033914 3907752 2026-10-06T17:14:56Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907752 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>VERGERIO. [Lib. Vili.] 23 nuovo culto, 1 a cui tanti proseliti acquistava la sua apostasia. Quando, nel 1553, visitò la Valtellina, una de- consacrò al putazione supplicò il governatore di impedirlo, altrimenti non rispondeano degli scandali che potessero nascere, e il Vergerio si tenne per avvisato, e si ritirò. Ma nel 1563 il nunzio papale Visconti scriveva da Trento a san Carlo, essersi, per lettere del monsignor di Como, inteso che il Vergerio trovavasi in Valtellina, predicando ogni male del Concilio; poi, mentre avea perduta F alta sua posizione nel clero cattolico, non acquistò la confidenza de' Protestanti, non aderendo a Lutero più che a perchè libero pensatore, e Zuinglio, diveniva sospetto a tutti; servava, ingelosì i il far episcopale ministri retici, talché si che con- ricoverò a Tu- binga, dove morì al 1565, ed alcuni ne dispersero le ceneri. Cosi i riformati già erano a lite fra loro, e 2 anche in come avviene quando, il senno individuale sottentrando al comune, -manca un punto d'accordo: Valtellina i rifuggiti, abbandonandosi all'orgoglio della libera interpretazione, metteano fuori sottigliezze ed errori ogni giorno nuovi: e. intolleranti quanto coloro da cui si erano staccali, ognuno perchè facesse uso di quella libera ragione, accusava sulla quale egli stesso si appoggiava. In esecrare il papa e 1' altro riprovar la chiesa cattolica, e abbattere il clero erano una- nimi, che facile è accordarsi nell'odio e nella negazione; ma dogmi? nascea ove ognuno ha diritto quella confusione eh' è inevi- veniasi ai tabile rola di Dio. Repudiato poi traeva autorità dall' d' il essere interprete della pa- simbolo cattolico, che pure ispirazione superna, qual ragione doveva uomini Quindi molti trascorreano legarli al simbolo luterano o al calvinista, opere d' variate nelle successive edizioni con Soccino a negare ? la Trinità, o cogli Anabattisti a non accettare che la personale inspirazione. 1 L' iscrizione ivi posta sopra la cantoria legge così Chiesa cristiana vangelica riformata dagli errori e superstizioni umane in questo borgo primo 1520; e da Pietro Paolo Vergerio stato vescovo di Justinopoìi e nunzio manQuella chiesa era già catdato da papa Leone XnelV impero germano, ec. tolica venne poi rinnovata dal 1647 al 1649, e ristorata ancora nel 1769: vi si leggono sulle pareti alcuni detti del Vangelo. 2 Gerdesius; Schelormi, Apol., pag. 42; Carli, Opere, tomo XV; Pallavicino, lib. XV, cap. 10 e passim. : — :<noinclude></noinclude> 6y924jyh3r6pheptkno3c5g2l29e4n2 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/34 108 1033915 3907753 2026-10-06T17:14:59Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907753 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>24 i soccim. [Lib. Vili.] I Soccini di Siena aveano spinta più logicamente la libera interpretazione del Vangelo: e invece di arrestarsi a confini arbitrarj, negarono la Trinità e in conseguenza la Fu Giampaolo Alciato da Milano, che predicò a Ginevra ed in Polonia, con V altro socciniano piemontese Giorgio Biandrata; e Calvino, che, visto il trascendere della riforma, pensava frenarla coir autorità che avea scassinata, avventò contro lui parole certo non tolte dal Vangelo: « uom non solo di stolido e pazzo ingegno, ma di affatto frenetico sino alla rabbia; » 1 e Teodoro Beza, altro caporione, lo intitolò « uomo delirante e vertiginoso; » 2 onde mal sicuro a Ginevra, ricovrò verso il 1560 redenzione. loro discepolo a Chiavenna. Francesco Negri calabrese e Girolamo da Mantova preil battesimo de' bambini in Engadina, onde furono espulsi dairinquisizione protestante, dicavano apertamente contro che non era meno intollerante della romana. Camillo Renato spacciò uguali dottrine a Caspano, poi a Chiavenna; e vi costituì una chiesa separata ove s'insegnava che l'anima finisce col corpo, che soli i giusti risorgeranno, diverso; che niuna legge naturale ine ti ere; che ma con impone cosa corpo fare od orn- decalogo è superfluo a coloro che credono, il lor legge essendo lo spirito ; che il battesimo e la cena son non portano veruna grazia particolare o promessa. Il Mainardo tentò correggerlo, e stese una confessione di fede che ne riprovava gli errori, ma esso gli rispose violentemente, incoraggiato dal Negri e dallo Stancari: benché il sinodo grigione del 1547 lo semplici segni di avvenimenti passati, e condannasse al silenzio, continuò; e infine il concistoro di Chiavenna lo dichiarò scomunicato. 3 Adopravano cioè le armi dell' autorità quelli che 1' autorità impugnavano. Camillo è dato dai contemporanei come maestro di Lelio Soccino, il quale in fatto molto il frequentò a Chiavenna. seguaci procurarono che per gT Italiani riformati lisse un sinodo di I suoi stabi- qua dei monti, senza dover condursi a 1 Adversus Val. Gentil. , pag. 659. Ep. 81. Vedi Bayle, Dict. crit. * Hottiisger Helvetische Kirchengeschichte , 2 , si III, 76%, 791.<noinclude></noinclude> 8y41jehjbky4uuwreqi3yjqdekxmbdb Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/35 108 1033916 3907754 2026-10-06T17:15:02Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907754 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>quelli fra si i 25 RIFORMATI YALTELLINESI. [Lib. Vili.] Grigioni, paese lontano, di lingua diversa, e dove tolleravano alcuni riti cattolici, di qui ripudiati; nobbe eh' era arte per prevalere dove minor fosse ma si co- numero, il e che pericolerebbero le chiese cisalpine col disunirsi delle retiche. Anche Michelangelo mo Florio ministro a Solio, e Gerola- Torriano a Piuro, variarono intorno air espiazione. Luigi Fieri bolognese, a Chiavenna onde fu trinitarj impugnò la divinità di Cristo, scomunicato nel sinodo del 1561. E poiché gli Anti- erano perseguitati in Isvizzera, molti vennero in Valtellina, fra cui Camillo Soccino, Marcello Squarcialupo medico di Piombino, Niccolò Camulio ricco negoziante, che con Bartolomeo Silvio ministro di Traona predicavano nel loro senso, finché il sinodo del 1571 col Torriano suddetto, e li sbandi: il qual sinodo approvò riprovare P eresia. 1 Anche 1' il diritto de' magistrati di Alciati e il Biandrata nel 1579 furono esclusi per sempre. Questi predicavano adunque ai popoli della Valtellina nuove dottrine; sul principio, come suole, abborrite da un popolo, cui volevano togliere i suoi santi e le sue reli- le quie, indi per curiosità ascoltate, poi discusse. E giacché i nuovi teologanti, oltre aver l'avvantaggio di chi attacca, s'erano di proposilo addentrati nelle dottrine loro, mentre i più di quei preti erano rozzi delle cose delP anima ed av- vezzi a credere senza tanto esame, molti vennero a seguirli; alcuni perchè vedevano veramente come i Protestanti, quali per l'allettamento proprio d'ogni novità, quali perchè, recatesi a noja le austere discipline, amavano meglio vivere come ne tornava in piacere alla lor carne; alcuni ancora per cieca sommessione, per riverenza servile, per adulazione. Imperocché i signori Grigioni, de' quali la parte maggiore erasi scossa dall' ubbidienza alla sede dero ma alla romana, non solo die- Valtellina libero esercizio del culto evangelico, favorivano chiunque con loro credesse: era tutt'uno ed essere dichiarato uomo delle Tre-leghe, aver privilegi, cariche, esenzioni. Né poche 1' abbracciar la riforma De Porta, II, 533, 540. Mino Celsi allora compose Y opera stampata nel 1584 De hcereticis capitali supplicionon affìciendis. 1<noinclude></noinclude> ff6rq29oayj2wux0uoqvt1kd1mo0irj Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/36 108 1033917 3907755 2026-10-06T17:15:05Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907755 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>BALIAGGI SVIZZERI. 20 famiglie Cappelli, apostatarono: i Marlianici, Lazzaroni, i i Malacrida, [Lib. Vili.] Besta, i Guarinoni, i Mazzo ed Paravicino i Sebre- i primo conto, popolo imitatore. dietro cui, come suole, traeva il Se vodi 100,000 abitanti gliamo aver fede al Magnocavallo, ben 4000 aveano volte le spalle all' ovile romano. Nè in minor frangente stava la fede ne' paesi italiani sottoposti agli Svizzeri. Giovanni Orelli di Locamo, militando a gondi, i Piatti, l'arciprete di altri di 1 servigio degli Sforza, aveva ascoltato volentieri le declamazioni di Girolamo Savonarola. Luigi e Francesco suoi figli, dati anch' essi al mestiero dell' armi; il primo prese parte al Roma, ed ebbe relazione con molti Luterani e col Freundsperg. Anche Giovanni Muralto di colà, recatosi a Ginevra come medico, vi conobbe Serveto ed altri rifuggiti; poi sacco di rimpatriato continuò a corrispondere con molti caporioni della riforma, e cogli Orelli dava asilo a chi vi aderisse. pochi fossero ce ne fa chiari una lettera, che bre del 1526 Baldassarre Fontana carmelitano di rigeva allo chiese evangeliche della Svizzera Cristo, » perchè pensassero al mava e E fin dal che non 15 dicem- Locamo « fedeli di di- Gesù Lazaro del vangelo che bra- nutrirsi delle briciole cadute dalla mensa del Signore: quindi volessero, alle lacrime ed alle supplicazioni sue compiacendo, inviare « le opere del divino Zuingiio, dell' il- dell' ingegnoso Melantone e dell' accurato Ecolampadio, » e far ogni loro potere perchè « la nostra Lombardia, schiava di Babilonia, acquistasse quella libertà che il Vangelo impartisce. » Questo frate ancora da Locamo » lustre Lutero, » » » nel 1531 un' altra lettera scriveva di somigliante tenore. Molti riformati vi erano o fuggiti posta d' dall' Italia, o 2 venuti a oltremonte come maestri, o giovani che, pel com- mercio o per l'educazione mandati in Germania, tornavano insegnati delle nuove cose. Conosciamo tra questi un Guarnerio Castiglioni varesotto, che carteggiava con Pellican e Bullinger, un Camozzi, un Visconti, ma principalmente Giovanni Beccaria milanese, che per le vicende politiche postosi a Locamo, vi aveva acquistato beni e la cittadinan1 Diario manoscritto " Vedi Hottlnger, tomo VI, parte delle cose comensì. il, pag. 618, 620 e 271.<noinclude></noinclude> c25tb65fdzt2ka6yjakllzp5epi30c7 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/37 108 1033918 3907756 2026-10-06T17:15:07Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907756 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>[Lib. Vili.] BALI AGGI SVIZZERI. Roma aveva praticato F Ochino e za; a 27 Carnesecchi, poi il colà aperse scuola, diffondendo le sue dottrine anche colle Lo secondavano un Benedetto da Locamo frate conventuale, valente predicatore, e un fra' Cornelio da Nicosia. prediche. À Bellinzona abitò sovente Ortensio Landi milanese che disertato dagli Agostiniani, stranamente un in libro De morse preti e Perseculione Barbarorum, indi fe' frati tragitto ad ogni sorta di dottrine riprovate, che lo fecero porre dal Concilio di Trento fra i condannati in primo grado: bizzarro ingegno, gran conoscitore degli autori antichi, eppure emancipato dalla cieca venerazione per essi; e nangelo Odoni, volea Cicerone e Cristo; non avea; Non se questo avesse nel cuore dice Gian- quello nei libri Iddio la sa. 1 par vero che in quelle podesterie Lelio e Fausto Soccino predicasser ma , come ma loro credenze avverse alla le Trinità : ad un commissario protestante essendo sottentrato a Lo- camo un Wirz zelante cattolico, chiamò predicatori a ribat- ter le novità, fece fare pubbliche dispute; solito disastroso; ma il Beccaria fu caccialo il cui effetto fu al prigione dal balio: non che una banda de' suoi ne lo trasse e menòllo in Poco poi egli credette prudente ricoverarsi a Me- se trionfo. ove presa moglie, apri scuola, e tenne in educa2 zione molti figliuoli di riformati. A Locamo capo de' novatori rimase Taddeo Duni medico: e già troppi non anda- socco, vano più alla chiesa, non riceveano i sacramenti, e pel bat- tesimo facean venire un ministro da Chiavenna. Cantoni, signori di quelle podesterie, i alla fede fìcile il cattolica, ai si Ma poiché attenevano i nemici de' Riformati non riuscì più dif- persuaderli a nettarne quelle terre. Già per consenso de' sette Cantoni cattolici 3 il balio di Locamo aveva ingiunto ai Riformati che, pena il si denunziassero libri e le scritture contrarj alla fede cattolica; che si tutti i bando, andassero alla digiunasse e mangiasse magro. Messa; che Ne fecero Niceron, Uem. } tomo XXI, pag. Ilo. Vedi pure Frànscim, La Svizzera italiana , 1847 Torricelli, Dissertazioni storico-polemiche, 1837. Ferdinand Meyer, Die evangelische Gemeiade in Locamo, iìire ausicanderiiìig nach Zùricli, und ihre iveitern Schicksale. s Muralti Oralio nella Tempe Elvetica, tomo IV, pag. 165. 3 Erano Lucerna, Uri, Svitto, Unterwald Zug, Solura, Friburgo. 1 . , ,<noinclude></noinclude> fjpirk6dzpwyb1pg13rp9bjs1zo7tff Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/38 108 1033919 3907757 2026-10-06T17:15:09Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907757 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>LOCARNESI CACCIATI. 28 richiamo i [Lib. Vili.] Cantoni Protestanti, e spedirono commissari che fecero battezzar fanciulli e predicare: e vedeasi come novità fossero per rompere Y unità elvetica. Crescendo mero il tali nu- da 100 famiglie già appartenendovi, i signori svizzeri prescrissero che, qualunque persona qual de' novatori e sia residente et abitante, ovvero faccia comunità di Locamo , dimora nella terra e debbia effettivamente e vocalmente confes- sarsi e comunicarsi la quaresima:., ciascun prete debbia annoiar in scritto desse il nome persone quali delle Vanno che alcuna persona per nel tempo della malatia non si fosse si confessano... Se acca- a morte, quale venesse vochalmente confessata et comunicala, monsignor Arciprete non debbia conceder ne tolerare che tal corpo sia sepolto in luoghi sacrati. Disputatosi a lungo tra gli Svizzeri, si balio congregò tutti prese un partito risolutivo, e nel 1555 i il capi delle famiglie riformate di Locar- no, ed intimò loro da parte dei signori Svizzeri, che colle tempo in mezzo, abbandonare la patria. Ascoltavano essi non senza replica il comando, allorché entra fra radunanza il Riperda, nunzio pontifìzio, esclamando troppo mite la sentenza doversi famiglie e coi beni dovessero, senza por ; toglier loro e i beni come roba di eretici, e crescerebbero cosi alla vera credenza. Ma i che si nunzio figliuoli con ciò il non ottenne che di mostrare il suo maltalento: giacché balio non poteva trascendere il suo mandato. Alcuni si il disposero ad obbedire e fecero la sommessione: una Barbara Muralti, cercata dagli sgherri per essere aravea disposto già una porticina secreta, per la quale trattasi al lago, fuggi. Francesco Orelli, non potendo distor il fratello Luigi dall' andata, gli diede una scatola di terra, e « Sia almen teco questo ricordo della patria: piantavi un restata, » fiore; e qualvolta lo vedrai, » tello che proteggerà ti sempre ricordi gli averi il natio paese e tuoi. In il fra- modo che, se essere un povero diavolo, in questa mancherà onde vivere da gentiluomo. » Ai 3 di » nell'altra vita vuoi » non ti marzo, seguiti dalle mogli e dai figliuoli, fatto fardello delle loro, da una parte colla rassegnazione di uomini attaccati robe più alla credenza che alle cose del mondo, dall'altra col cre- pacuore di chi lascia i parenti, gli amici, le abitudini della<noinclude></noinclude> 25vvqf04n3dyywvg2wc00yro4yre8er Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/157 108 1033920 3907760 2026-10-06T18:41:16Z Cruccone 53 /* new eis level3 */ 3907760 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{FI |file = Storia del Palazzo Vecchio 1889 (page 157 crop).jpg | tsize = 95% | float = center | caption = }} {{ct|t=5|v=2|CAPITOLO XIV.}} {{rule|2em}} {{ct|t=2|v=1|''Cacciata di messer Piero Soderini. Guasti nella gran Sala.''}} {{rule|4em}} {{Capolettera|[[File:Storia del Palazzo Vecchio 1889 (page 157 crop 2).jpg|200px|E]]}}NTRAVA in Toscana il vicerè spagnolo {{Wl|Q878814|Raimondo da Cardona}}, e con grande rapidità e senza contrasti veniva alle mura di Firenze, donde mandava tosto intimazione alla Repubblica di mutare il governo, alla città di aprire le porte ai Medici. I fiorentini stettero come sorpresi, e dubbiosi; non credevano che il {{AutoreCitato|Papa Giulio II|Papa Giulio}}, che non voleva forestieri in Italia, potesse nel fatto porre innanzi gli spagnuoli ai fiorentini, speravano che i Medici, i quali tenevano dietro al Cardona, ma poco s’erano mostrati e meno affaticati, tanto non volessero spingere le cose innanzi da rovinare la città, uccidere nel suo seno qualunque libero governo; quindi presero le armi e si fecero alle mura quanti bastassero per difesa contro quei di fuori, e per guardia per quei che dentro avrebbero volentieri fatta novità per i Medici. Il Sode-<noinclude></noinclude> l0s4z9dtn356rmarfa62yz1gtcmhw7k Pagina:Ars et Labor, 1908 vol. I.djvu/434 108 1033921 3907764 2026-10-06T20:30:05Z Pic57 12729 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Centrato|{{larger|Secondo}}}} <score sound=1> << % Apre Piano \new PianoStaff << \new Staff="up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key ees \major \time 2/4 \tempo 4=100 \relative c' { %rigo up 3.13 r8 <ees'' c aes>^. r <ees c aes>^.| } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff = "down" { \clef bass \key ees \major \time 2/4 \rela... 3907764 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|6||}}</noinclude>{{Centrato|{{larger|Secondo}}}} <score sound=1> << % Apre Piano \new PianoStaff << \new Staff="up" { \set PianoStaff.connectArpeggios = ##t \clef treble \key ees \major \time 2/4 \tempo 4=100 \relative c' { %rigo up 3.13 r8 <ees'' c aes>^. r <ees c aes>^.| } %Chiude relative Up }%Chiude New Staff Up \new Staff = "down" { \clef bass \key ees \major \time 2/4 \relative c{ %rigo down 3.13 f,8_. r f'^. r| } %Chiude relative low }%Chiude Staff low >>%Fine Base Piano >> %Chiude Canto e Piano \layout { \set Score.rehearsalMarkFormatter = #format-mark-box-numbers \context { \Staff \RemoveAllEmptyStaves } \context { \PianoStaff \consists "Span_stem_engraver" } \context{ \Staff \consists "Slur_engraver" \consists "Span_arpeggio_engraver" } \context{ %\Voice %\remove "Slur_engraver" } %indent = 4\cm %short-indent = 2\cm %ragged-right = ##f %ragged-last = ##f } \midi { } </score><noinclude><references/></noinclude> 8i4mh48hvtzlrekf460h3budmwqcgcj Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/286 108 1033922 3907839 2026-10-07T06:05:27Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3907839 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" /></noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />un difetto assoluto di sobrietà, di polso, di chiarezza; un fare saltellante, scucito, declamatorio; un uccellare ai concettuzzi e alle imagini; uno studio continuo di supplire all’ingegno collo spirito, e alle idee colle parole; una prolissità vaporosa e sentimentale, che non so quanto diletti ai Francesi d’oggigiorno, ma che certo riesce insopportabile a noi Italiani. Dico a noi, cioè a quelli, che serbano qualche vestigio dell’indole antica; perchè fiorisce pur troppo nella penisola una nuova scuola, a cui le affettazioni e le esorbitanze oltramontane nel pensare e nello scrivere paiono ancor poco. Ma questa scuola non allignerà nella terra di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, dell’{{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, del {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, del {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Buonarroti}}, del {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galilei}}, del {{AutoreCitato|Gimbattista Vico|Vico}}, dell’{{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}}, del {{AutoreCitato|Giacomo Leopardi|Leopardi}}, del {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}: la patria delta scoltura moderna, non sarà mai quella dei vapori. Il capriccio di usare uno stile poetico in prosa, specialmente quando si tratta di cose scientifiche, e il vezzo del neologismo inutile, fanno certissimo segno di una gran povertà di concetti, di poca o nessuna vena inventiva: la fecondità della mente, e la proprietà semplice del dettato sono inseparabili. I nuovi enciclopedisti ti discorrono di psicologia, di metafisica, di dogmi cristiani, di materie difficilissime, nelle quali si richiede la più gran precisione e proprietà di linguaggio, senza nè pur conoscere i termini elementari della scienza, adoperandoli bene spesso a ritrose; e si credono di supplire alla esattezza della elocuzione coi fiori rettorici e colla poesia. Si può egli immaginare una metafisica, più confusa, un guazzabuglio maggiore degli articoli ''Ciel'' e ''Conscience''? Uno scioperio di teologica erudizione, fatto più a sproposito, degli articoli ''Augustin'', ''Baptême'', ''Christianisme'', ''Conciles'', ''Confession'', ''Confirmation''? Se questo modo di pensare e di scrivere si stabilisse, dovremmo disperare affatto della filosofia, della critica, della storia, e di ogni altro ramo più importante del verace sapere. Si può ideare una fagiolata più soltazzevole degli articoli ''Amour'', e ''Amitié''? E non si ha rossore d’inserire in una Enciclopedia. che è pure un’opera seria, almeno nel concetto degli autori. degli squarci dettati collo stile del Berquin o del<section end="(5)" /><noinclude><references/></noinclude> 2gg57shgbh1urk99kro6bvw7ist84j2 3907840 3907839 2026-10-07T06:05:54Z Tuvok1968 33641 3907840 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|276|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />un difetto assoluto di sobrietà, di polso, di chiarezza; un fare saltellante, scucito, declamatorio; un uccellare ai concettuzzi e alle imagini; uno studio continuo di supplire all’ingegno collo spirito, e alle idee colle parole; una prolissità vaporosa e sentimentale, che non so quanto diletti ai Francesi d’oggigiorno, ma che certo riesce insopportabile a noi Italiani. 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Il capriccio di usare uno stile poetico in prosa, specialmente quando si tratta di cose scientifiche, e il vezzo del neologismo inutile, fanno certissimo segno di una gran povertà di concetti, di poca o nessuna vena inventiva: la fecondità della mente, e la proprietà semplice del dettato sono inseparabili. I nuovi enciclopedisti ti discorrono di psicologia, di metafisica, di dogmi cristiani, di materie difficilissime, nelle quali si richiede la più gran precisione e proprietà di linguaggio, senza nè pur conoscere i termini elementari della scienza, adoperandoli bene spesso a ritrose; e si credono di supplire alla esattezza della elocuzione coi fiori rettorici e colla poesia. Si può egli immaginare una metafisica, più confusa, un guazzabuglio maggiore degli articoli ''Ciel'' e ''Conscience''? Uno scioperio di teologica erudizione, fatto più a sproposito, degli articoli ''Augustin'', ''Baptême'', ''Christianisme'', ''Conciles'', ''Confession'', ''Confirmation''? Se questo modo di pensare e di scrivere si stabilisse, dovremmo disperare affatto della filosofia, della critica, della storia, e di ogni altro ramo più importante del verace sapere. Si può ideare una fagiolata più soltazzevole degli articoli ''Amour'', e ''Amitié''? E non si ha rossore d’inserire in una Enciclopedia. che è pure un’opera seria, almeno nel concetto degli autori. degli squarci dettati collo stile del Berquin o del<section end="(5)" /><noinclude><references/></noinclude> tmrxi9gw4i66kbss817gh89ypomkh4f 3907841 3907840 2026-10-07T06:06:39Z Tuvok1968 33641 3907841 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|276|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5a)" />un difetto assoluto di sobrietà, di polso, di chiarezza; un fare saltellante, scucito, declamatorio; un uccellare ai concettuzzi e alle imagini; uno studio continuo di supplire all’ingegno collo spirito, e alle idee colle parole; una prolissità vaporosa e sentimentale, che non so quanto diletti ai Francesi d’oggigiorno, ma che certo riesce insopportabile a noi Italiani. Dico a noi, cioè a quelli, che serbano qualche vestigio dell’indole antica; perchè fiorisce pur troppo nella penisola una nuova scuola, a cui le affettazioni e le esorbitanze oltramontane nel pensare e nello scrivere paiono ancor poco. Ma questa scuola non allignerà nella terra di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, dell’{{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, del {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, del {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Buonarroti}}, del {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galilei}}, del {{AutoreCitato|Gimbattista Vico|Vico}}, dell’{{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}}, del {{AutoreCitato|Giacomo Leopardi|Leopardi}}, del {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}: la patria delta scoltura moderna, non sarà mai quella dei vapori. Il capriccio di usare uno stile poetico in prosa, specialmente quando si tratta di cose scientifiche, e il vezzo del neologismo inutile, fanno certissimo segno di una gran povertà di concetti, di poca o nessuna vena inventiva: la fecondità della mente, e la proprietà semplice del dettato sono inseparabili. I nuovi enciclopedisti ti discorrono di psicologia, di metafisica, di dogmi cristiani, di materie difficilissime, nelle quali si richiede la più gran precisione e proprietà di linguaggio, senza nè pur conoscere i termini elementari della scienza, adoperandoli bene spesso a ritrose; e si credono di supplire alla esattezza della elocuzione coi fiori rettorici e colla poesia. Si può egli immaginare una metafisica, più confusa, un guazzabuglio maggiore degli articoli ''Ciel'' e ''Conscience''? Uno scioperio di teologica erudizione, fatto più a sproposito, degli articoli ''Augustin'', ''Baptême'', ''Christianisme'', ''Conciles'', ''Confession'', ''Confirmation''? Se questo modo di pensare e di scrivere si stabilisse, dovremmo disperare affatto della filosofia, della critica, della storia, e di ogni altro ramo più importante del verace sapere. Si può ideare una fagiolata più soltazzevole degli articoli ''Amour'', e ''Amitié''? 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Dico a noi, cioè a quelli, che serbano qualche vestigio dell’indole antica; perchè fiorisce pur troppo nella penisola una nuova scuola, a cui le affettazioni e le esorbitanze oltramontane nel pensare e nello scrivere paiono ancor poco. Ma questa scuola non allignerà nella terra di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, dell’{{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, del {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, del {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Buonarroti}}, del {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galilei}}, del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, dell’{{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}}, del {{AutoreCitato|Giacomo Leopardi|Leopardi}}, del {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}: la patria delta scoltura moderna, non sarà mai quella dei vapori. 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Se questo modo di pensare e di scrivere si stabilisse, dovremmo disperare affatto della filosofia, della critica, della storia, e di ogni altro ramo più importante del verace sapere. Si può ideare una fagiolata più soltazzevole degli articoli ''Amour'', e ''Amitié''? 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Dico a noi, cioè a quelli, che serbano qualche vestigio dell’indole antica; perchè fiorisce pur troppo nella penisola una nuova scuola, a cui le affettazioni e le esorbitanze oltramontane nel pensare e nello scrivere paiono ancor poco. Ma questa scuola non allignerà nella terra di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, dell’{{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, del {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, del {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Buonarroti}}, del {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galilei}}, del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, dell’{{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}}, del {{AutoreCitato|Giacomo Leopardi|Leopardi}}, del {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}: la patria delta scoltura moderna, non sarà mai quella dei vapori. Il capriccio di usare uno stile poetico in prosa, specialmente quando si tratta di cose scientifiche, e il vezzo del neologismo inutile, fanno certissimo segno di una gran povertà di concetti, di poca o nessuna vena inventiva: la fecondità della mente, e la proprietà semplice del dettato sono inseparabili. I nuovi enciclopedisti ti discorrono di psicologia, di metafisica, di dogmi cristiani, di materie difficilissime, nelle quali si richiede la più gran precisione e proprietà di linguaggio, senza nè pur conoscere i termini elementari della scienza, adoperandoli bene spesso a ritrose; e si credono di supplire alla esattezza della elocuzione coi fiori rettorici e colla poesia. Si può egli immaginare una metafisica, più confusa, un guazzabuglio maggiore degli articoli ''Ciel'' e ''Conscience''? Uno scioperio di teologica erudizione, fatto più a sproposito, degli articoli ''Augustin'', ''Baptême'', ''Christianisme'', ''Conciles'', ''Confession'', ''Confirmation''? Se questo modo di pensare e di scrivere si stabilisse, dovremmo disperare affatto della filosofia, della critica, della storia, e di ogni altro ramo più importante del verace sapere. Si può ideare una fagiolata più soltazzevole degli articoli ''Amour'', e ''Amitié''? E non si ha rossore d’inserire in una Enciclopedia. che è pure un’opera seria, almeno nel concetto degli autori, degli squarci dettati collo stile del Berquin o del<section end="(5a)" /><noinclude><references/></noinclude> 316e6gkxgok2q6czc09gwjh7jz4j1zk Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/287 108 1033923 3907845 2026-10-07T06:36:26Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3907845 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|277}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5a)" />’Florian? E si giudica star bene nelle composizioni dottrinali un modo di scrivere manierato, leccato, sdolcinato, eunuco, che un valentuomo si vergognerebbe di usare, eziandio in un idillio e in un romanzo? E con siffatto stile si bestemmia la religione? Si spinge talvolta il sarcasmo e l’indecenza fino ad un segno, a cui non seppero arrivare gli scrittori men verecondi del secolo passato? Come in questa singolare apostrofe Ah, «Christ, votre paradis m’épouvante, et j’aime encore mieux ma vie passagère avec tous ses désappointements et toutes ses peines, que votre immortalité avec toutes ses joies, et toutes ses récompenses{{ref|Art. Ciel, tom. III, p. 607.|(5a)}}.» E in quest’altra: « Vous avez connu, ó Jésus, les douleurs du corps, mais vous n’avez pas plus connu les douleurs de l’àme. que vous n’en avez connu les jouissances !... Laissez-nous croire que vous auriez envisagé le condition des femmes avec plus de charité et de profondeur, si, sur votre trajet, vous en aviez rencontré une digne de vous aimer et d’être aimée de vous, le plus fendre et le plus sublime des coeurs{{ref|Art. Célibat, tom. III, p. 58.|(5a)}}.» Niuno certo crederebbe di trovare tali empie e sguaiate giaculatorie, che tengono del comico e dell’infernale insieme, in un’opera così grave, e cosi severa, come cotesta, almeno se si dee credere al frontispizio. Il dar solo un saggio competente della suppellettile filosofica, storica, religiosa dei compilatori, richiederebbe un discorso troppo lungo, da inserirlo in una nota. Il pregio principale di un buon dizionario scientifico consiste nella chiara, precisa, succinta ed eletta esposizione dei fatti, per la quale solamente può essere di qualche utile agli studiosi, che lo consultano. Ora ciò incontra di rado ai nuovi enciclopedisti; i quali bene spesso riempiono tutto l’articolo di vuole generalità e di triviali declamazioni, senza dir nulla di ciò, che fa il soggetto di esso. Leggi, verbigrazia, l’articolo ''César'', se vuoi avere un saggio di questa maniera di comporre. Talvolta cadono in errori di storia, che o siano<section begin="(5a)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5a)|}} <references/></noinclude> tg77wgtzahyt40rgv7p8q8p0oxrpwvq 3907879 3907845 2026-10-07T08:47:32Z Tuvok1968 33641 3907879 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|277}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5a)" />Florian? E si giudica star bene nelle composizioni dottrinali un modo di scrivere manierato, leccato, sdolcinato, eunuco, che un valentuomo si vergognerebbe di usare, eziandio in un idillio e in un romanzo? E con siffatto stile si bestemmia la religione? 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III, p. 58.|(5a)}}.» Niuno certo crederebbe di trovare tali empie e sguaiate giaculatorie, che tengono del comico e dell’infernale insieme, in un’opera così grave, e cosi severa, come cotesta, almeno se si dee credere al frontispizio. Il dar solo un saggio competente della suppellettile filosofica, storica, religiosa dei compilatori, richiederebbe un discorso troppo lungo, da inserirlo in una nota. Il pregio principale di un buon dizionario scientifico consiste nella chiara, precisa, succinta ed eletta esposizione dei fatti, per la quale solamente può essere di qualche utile agli studiosi, che lo consultano. Ora ciò incontra di rado ai nuovi enciclopedisti; i quali bene spesso riempiono tutto l’articolo di vuole generalità e di triviali declamazioni, senza dir nulla di ciò, che fa il soggetto di esso. Leggi, verbigrazia, l’articolo ''César'', se vuoi avere un saggio di questa maniera di comporre. 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Il dar solo un saggio competente della suppellettile filosofica, storica, religiosa dei compilatori, richiederebbe un discorso troppo lungo, da inserirlo in una nota. Il pregio principale di un buon dizionario scientifico consiste nella chiara, precisa, succinta ed eletta esposizione dei fatti, per la quale solamente può essere di qualche utile agli studiosi, che lo consultano. Ora ciò incontra di rado ai nuovi enciclopedisti; i quali bene spesso riempiono tutto l’articolo di vuole generalità e di triviali declamazioni, senza dir nulla di ciò, che fa il soggetto di esso. Leggi, verbigrazia, l’articolo ''César'', se vuoi avere un saggio di questa maniera di comporre. 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Con la pietà di noi trionfa Dio, Egli è un Dio trionfante, essendo pio.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|18.}} <poem>Egli di più, così, con la prudenza, Regola la ragion, drizza il consiglio, Che sembra frà gli Ebrei nel dar sentenza, Come fra’ Greci di Laerte il figlio. Sembra spirito haver di previdenza, Antivedendo ogni mortal periglio, A cui saggio et provede, hor lento, hor snello, Hor di {{Wl|Q274545|Fabio}} seguace, hor di {{Wl|Q312306|Marcello}}.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|19.}} <poem>Tien, con la temperanza, il senso domo, Che in lussi, ò vero in crapule non sporte; Perche sà, che un bel volto, e un dolce pomo Trasse la prima vita à doppia morte. Sà che la Sobrietà, nettar del’huomo, Rese invitto Sanson, Guiditta forte, E che {{Wl|Q2253|Scipio}}, e Giosep, con la Compagna, L’un l’Egitto affrenò, l’altro l’Ispagna.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Con''{{spazi|5}}}}</noinclude> cze8y4r3px3huk6ntc0ix04lpujw8g7 Autore:Guglielmo de Sanctis 102 1033925 3907856 2026-10-07T08:04:22Z Carlomorino 42 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Guglielmo | Cognome = de Sanctis | Attività = pittore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * [[:File:Tommaso Minardi e il suo tempo (IA tommasominardiei00desa).pdf|File:Tommaso Minardi e il suo tempo]] 3907856 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Guglielmo | Cognome = de Sanctis | Attività = pittore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * [[:File:Tommaso Minardi e il suo tempo (IA tommasominardiei00desa).pdf|File:Tommaso Minardi e il suo tempo]] l5vu83mc7gxfqsdyvkanfvahx1i4uhe 3907858 3907856 2026-10-07T08:06:15Z Carlomorino 42 /* Opere */ 3907858 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Guglielmo | Cognome = de Sanctis | Attività = pittore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * [[:File:Tommaso Minardi e il suo tempo (IA tommasominardiei00desa).pdf|Tommaso Minardi e il suo tempo]] * ''[https://archive.org/details/memoriestudidal00sancgoog/page/n10/mode/1up Memorie. Studi dal vero]'', 1901. m6z8xgd9ltpmoyms1iahqd8919yn696 3907859 3907858 2026-10-07T08:06:33Z Carlomorino 42 /* Opere */ 3907859 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Guglielmo | Cognome = de Sanctis | Attività = pittore | Nazionalità = italiano | Professione e nazionalità = }} == Opere == * [[:File:Tommaso Minardi e il suo tempo (IA tommasominardiei00desa).pdf|Tommaso Minardi e il suo tempo]] * ''[https://archive.org/details/memoriestudidal00sancgoog/page/n10/mode/1up Memorie. Studi dal vero]'', 1901. {{Sezione note}} 416qhzhegu05pvx8sihgnwox6qpumvz Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/96 108 1033926 3907867 2026-10-07T08:27:17Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907867 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|76|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|20.}} <poem>Con la Fortezza, in modo si rinfranca, E contra i colpi di fortuna inforza, Che non s’alza fra’ ben, fra’ mal non manca; Nè si rende à piacer, nè cede à forza. Tanta equanimità talmente stanca L’inconstante nemica, che la sforza La sua rota legar dietro à la rota Del Trionfante, e star nel moto {{Ec|immota|immota.}}</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|21.}} <poem>Con la Giustitia il Duce la Bilancia Sopra ciascun, senza rispetto, libra, Nè pregiato tesor, nè nobil guancia Torcere unquanco il fè la dritta libra Grave hà la destra man di palma, e lancia, Ed hor l’una concede, hor l’altra vibra. Credi, che Astrea lo spirito gl’infonda Di {{Wl|Q373685|Licurgo}}, d’{{Wl|Q435531|Ipparco}}, e di {{Wl|Q256819|Caronda}}.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|22.}} <poem>L’Eroe, per fin, del prossimo, e del Nume Sopra il dupplice amor mentre si gira, Par chiaro un Ciel d’ogni più leto lume; Che sù gemino polo il mondo aggira. Nel cui rotar questo vital volume, Da si bell’assi, alme influenze spira, E così firmamento augusto, e pio, Grato à gli huomini sembra, e caro à Dio.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''A tal''{{spazi|5}}}}</noinclude> m6o3ioxpc5mjy057tk7ljcu5mxaso40 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/97 108 1033927 3907870 2026-10-07T08:35:25Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907870 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|TERZO.}}}}|77}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|23.}} <poem>A tal fama più Vati i loro plettri Gli offriro, e molti Regni i lor diademi: Egli accettò le lire, e non gli scettri, Le porpore sprezzò, volle i poemi. Dicendo, che à virtù gli augusti elettri Son bassi pregi, e non condegni premi, E che non vi è per lei miglior corona Del poetico alloro d’{{Wl|Q215516|Elicona}}.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|24.}} <poem>Onde il buon Duce, in mesta sorte, e in lieta Sempre trattar solea, con qualche Vate, Come Scipio, col Calabro poeta, Con {{Wl|Q1398|Maro}}, e {{Wl|Q6197|Flacco}}, {{Wl|Q1405|Augusto}}, e {{Wl|Q8833|Mecenate}}. Honora i Vati, chi de’ Vati è meta. Le virtù da le muse sono amate. Del music’arco il virtuoso è segno. Gode de’ versi, chi de versi è degno.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|25.}} <poem>Hor mentre egli vivea trà gioco, e festa Per le gratie, che ’l ciel gli piove sopra: Ecco uscir da la Suora dishonesta Nebbia, che par, ch’ogni sua gloria copra. Come accorto nocchier, ch’à la tempesta, Per opporsi, ogni sforzo, ogn’arte adopra, Ei tenta ogn’opra, come saggio, e scaltro, A prò di lei, che tentarebbe ogni altro.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Pria''{{spazi|5}}}}</noinclude> kuc23bgkrknm31h5ykoh5bcfhsss4c0 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/175 108 1033928 3907894 2026-10-07T09:05:03Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: MONTE AUGUSTA DAL SEWARD 3907894 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>MONTE AUGUSTA DAL SEWARD<noinclude><references/></noinclude> ab5zy836wuzf8vzq48v96j63znbi0sh 3907908 3907894 2026-10-07T09:10:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907908 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monte Augusta dal Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Monte Augusta dal Seward}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> o8y3gjrzk7naec4guuog8uhfchu6nc5 3907971 3907908 2026-10-07T10:07:41Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907971 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monte Augusta dal Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Monte Augusta dal Seward}}}} }}<noinclude></noinclude> g2apkh91rax4z1bypastbu5hr5fwksf Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/177 108 1033929 3907895 2026-10-07T09:05:13Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 121 Le crepaccie trasversali sono larghe fino a dieci e più metri, ed hanno per noi un aspetto nuovissimo, poichè le loro pareti non sono Monte Augusta dal Seward Negativa di F. Gonella di ghiaccio, ma di neve granulosa, disposta a strati spessi da uno a cin- que metri, separati da li- nee più scure di polvere e di fini detriti. Nelle fen- diture più profonde con- tiamo fino a 18-20 strati, ma... 3907895 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 121 Le crepaccie trasversali sono larghe fino a dieci e più metri, ed hanno per noi un aspetto nuovissimo, poichè le loro pareti non sono Monte Augusta dal Seward Negativa di F. Gonella di ghiaccio, ma di neve granulosa, disposta a strati spessi da uno a cin- que metri, separati da li- nee più scure di polvere e di fini detriti. Nelle fen- diture più profonde con- tiamo fino a 18-20 strati, ma in nessuna, fin dove arriva la vista, riusciamo a scorgere il ghiaccio verde caratteristico di ghiacciaio. Ogni strato deve rappresentare una nevicata, e le linee intermedie, scure, periodi di bel tempo. Mentre ci avviciniamo al centro della valle, dietro di noi si spiega, in tutta la sua ampiezza, l'anfiteatro a Nord dei Pinnacle Cliffs, che per sfondo il Cook. So- ha no tanti i ghiacciai che scendono da ogni parte nel Seward, che si capi- sce difficilmente come una massa così enorme possa passare tutta nella stretta fra i Pinnacle Cliffs e le Samovar. Ci sovrasta, gigante, la parete del- l'Augusta, la cui base è nascosta da un basso Campo sul Seward contrafforte di arenaria che separa il ghiacciaio Augusta dal Ca- scade). La vetta, di qua, appare come un cono nevoso regolare, 1) Vedi la nota a pag. 126. 16<noinclude><references/></noinclude> d68w4vvsfjkdj14gasaqk2g8wfzzaxe 3907913 3907895 2026-10-07T09:17:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907913 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|121}}</noinclude> Le crepaccie trasversali sono larghe fino a dieci e più metri, ed hanno per noi un aspetto nuovissimo, poichè le loro pareti non sono {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monte Augusta dal Seward - Negativa di F. Gonella.jpg | width = 65% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Monte Augusta dal Seward</br>Negativa di F. Gonella}} }} di ghiaccio, ma di neve granulosa, disposta a strati spessi da uno a cinque metri, separati da linee più scure di polvere e di fini detriti. Nelle fenditure più profonde contiamo fino a 18-20 strati, ma in nessuna, fin dove arriva la vista, riusciamo a scorgere il ghiaccio verde caratteristico di ghiacciaio. Ogni strato deve rappresentare una nevicata, e le linee intermedie, scure, periodi di bel tempo. Mentre ci avviciniamo al centro della valle, dietro di noi si spiega, in tutta la sua ampiezza, l'anfiteatro a Nord dei Pinnacle Cliffs, che {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo sul Seward.jpg | width = 55% | float = right | margin-left = 3% | caption = {{smaller|Campo sul Seward}} }} ha per sfondo il Cook. Sono tanti i ghiacciai che scendono da ogni parte nel Seward, che si capisce difficilmente come una massa così enorme possa passare tutta nella stretta fra i Pinnacle Cliffs e le Samovar. Ci sovrasta, gigante, la parete dell'Augusta, la cui base è nascosta da un basso contrafforte di arenaria che separa il ghiacciaio Augusta dal Cascade<ref>Vedi la nota a pag. 126.</ref>. La vetta, di qua, appare come un cono nevoso regolare,<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|16}}}}</noinclude> rqygodjdtl2fk0q1t3rzqtrakk0jt31 3907914 3907913 2026-10-07T09:18:16Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907914 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|121}}</noinclude> Le crepaccie trasversali sono larghe fino a dieci e più metri, ed hanno per noi un aspetto nuovissimo, poichè le loro pareti non sono {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monte Augusta dal Seward - Negativa di F. Gonella.jpg | width = 60% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Monte Augusta dal Seward</br>Negativa di F. Gonella}} }} di ghiaccio, ma di neve granulosa, disposta a strati spessi da uno a cinque metri, separati da linee più scure di polvere e di fini detriti. Nelle fenditure più profonde contiamo fino a 18-20 strati, ma in nessuna, fin dove arriva la vista, riusciamo a scorgere il ghiaccio verde caratteristico di ghiacciaio. Ogni strato deve rappresentare una nevicata, e le linee intermedie, scure, periodi di bel tempo. Mentre ci avviciniamo al centro della valle, dietro di noi si spiega, in tutta la sua ampiezza, l'anfiteatro a Nord dei Pinnacle Cliffs, che {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo sul Seward.jpg | width = 60% | float = right | margin-left = 3% | caption = {{smaller|Campo sul Seward}} }} ha per sfondo il Cook. Sono tanti i ghiacciai che scendono da ogni parte nel Seward, che si capisce difficilmente come una massa così enorme possa passare tutta nella stretta fra i Pinnacle Cliffs e le Samovar. Ci sovrasta, gigante, la parete dell'Augusta, la cui base è nascosta da un basso contrafforte di arenaria che separa il ghiacciaio Augusta dal Cascade<ref>Vedi la nota a pag. 126.</ref>. La vetta, di qua, appare come un cono nevoso regolare,<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|16}}}}</noinclude> 33r6ex032ul9ntgl5eh1z0zbb2zf1k4 3907975 3907914 2026-10-07T10:17:00Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907975 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|121}}</noinclude> Le crepaccie trasversali sono larghe fino a dieci e più metri, ed hanno per noi un aspetto nuovissimo, poichè le loro pareti non sono {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Monte Augusta dal Seward - Negativa di F. Gonella.jpg | width = 60% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Monte Augusta dal Seward</br>Negativa di F. Gonella}} }} di ghiaccio, ma di neve granulosa, disposta a strati spessi da uno a cinque metri, separati da linee più scure di polvere e di fini detriti. Nelle fenditure più profonde contiamo fino a 18-20 strati, ma in nessuna, fin dove arriva la vista, riusciamo a scorgere il ghiaccio verde caratteristico di ghiacciaio. Ogni strato deve rappresentare una nevicata, e le linee intermedie, scure, periodi di bel tempo. Mentre ci avviciniamo al centro della valle, dietro di noi si spiega, in tutta la sua ampiezza, l'anfiteatro a Nord dei Pinnacle Cliffs, che {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo sul Seward.jpg | width = 60% | float = right | margin-left = 3% | caption = {{smaller|Campo sul Seward}} }} ha per sfondo il Cook. Sono tanti i ghiacciai che scendono da ogni parte nel Seward, che si capisce difficilmente come una massa così enorme possa passare tutta nella stretta fra i Pinnacle Cliffs e le Samovar. Ci sovrasta, gigante, la parete dell'Augusta, la cui base è nascosta da un basso contrafforte di arenaria che separa il ghiacciaio Augusta dal Cascade<ref>Vedi la nota a pag. 126.</ref>. La vetta, di qua, appare come un cono nevoso regolare,<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|16}}}}</noinclude> fn7r2qmf3c7udi9hzfygrlgsmuothl9 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/178 108 1033930 3907896 2026-10-07T09:05:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 122 CAPITOLO SESTO che si perde fra le nubi. Presto arriviamo in faccia al vallone che discende dal Dome Pass; dietro questo, sopra la cresta delle Sa- movar, vediamo in tutta la sua lunghezza un'altra grande valle, chiusa a Ovest da una parete di ghiaccio che termina ad un colle, ai piedi della cresta Nord del Sant'Elia. È la valle del Newton, ed abbiamo dinanzi a noi tutta la via che ci rimane da percorrere. Poi, a man... 3907896 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>122 CAPITOLO SESTO che si perde fra le nubi. Presto arriviamo in faccia al vallone che discende dal Dome Pass; dietro questo, sopra la cresta delle Sa- movar, vediamo in tutta la sua lunghezza un'altra grande valle, chiusa a Ovest da una parete di ghiaccio che termina ad un colle, ai piedi della cresta Nord del Sant'Elia. È la valle del Newton, ed abbiamo dinanzi a noi tutta la via che ci rimane da percorrere. Poi, a mano a mano che ci avviciniamo alle Samovar, il Sant'Elia Sul Seward presso il Dome Pass e la valle Newton si nascondono dietro queste, fino a scomparire del tutto. Giunti al confluire del ghiacciaio che discende dal Dome Pass col Seward, facciamo una breve fermata per la colazione; poi le guide tornano indietro a prendere la seconda slitta, mentre S. A. R. e noi ci aggioghiamo a quella già trascinata fin qui, avanzandoci ancora di qualche chilometro nella valle del Dome Pass, e piantiamo il campo (1132 metri sul mare). Verso sera comincia a piovere, e la pioggia continua tutto il<noinclude><references/></noinclude> q7avsv7kwvr9zboym8lj78m3p702239 3907918 3907896 2026-10-07T09:29:15Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907918 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|122|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> che si perde fra le nubi. Presto arriviamo in faccia al vallone che discende dal Dome Pass; dietro questo, sopra la cresta delle Samovar, vediamo in tutta la sua lunghezza un'altra grande valle, chiusa a Ovest da una parete di ghiaccio che termina ad un colle, ai piedi della cresta Nord del Sant'Elia. È la valle del Newton, ed abbiamo dinanzi a noi tutta la via che ci rimane da percorrere. Poi, a mano a mano che ci avviciniamo alle Samovar, il Sant'Elia {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sul Seward presso il Dome Pass.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Sul Seward presso il Dome Pass}} }} e la valle Newton si nascondono dietro queste, fino a scomparire del tutto. Giunti al confluire del ghiacciaio che discende dal Dome Pass col Seward, facciamo una breve fermata per la colazione; poi le guide tornano indietro a prendere la seconda slitta, mentre {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} e noi ci aggioghiamo a quella già trascinata fin qui, avanzandoci ancora di qualche chilometro nella valle del Dome Pass, e piantiamo il campo (1132 metri sul mare). Verso sera comincia a piovere, e la pioggia continua tutto il<noinclude><references/></noinclude> e9nuulbcvy6oignn5ej21oc2jfn3wzn 3907976 3907918 2026-10-07T10:17:45Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907976 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|122|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> che si perde fra le nubi. Presto arriviamo in faccia al vallone che discende dal Dome Pass; dietro questo, sopra la cresta delle Samovar, vediamo in tutta la sua lunghezza un'altra grande valle, chiusa a Ovest da una parete di ghiaccio che termina ad un colle, ai piedi della cresta Nord del Sant'Elia. È la valle del Newton, ed abbiamo dinanzi a noi tutta la via che ci rimane da percorrere. Poi, a mano a mano che ci avviciniamo alle Samovar, il Sant'Elia {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sul Seward presso il Dome Pass.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Sul Seward presso il Dome Pass}} }} e la valle Newton si nascondono dietro queste, fino a scomparire del tutto. Giunti al confluire del ghiacciaio che discende dal Dome Pass col Seward, facciamo una breve fermata per la colazione; poi le guide tornano indietro a prendere la seconda slitta, mentre {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} e noi ci aggioghiamo a quella già trascinata fin qui, avanzandoci ancora di qualche chilometro nella valle del Dome Pass, e piantiamo il campo (1132 metri sul mare). Verso sera comincia a piovere, e la pioggia continua tutto il<noinclude><references/></noinclude> 7rvjwzwg5wkjwjrbx64v7s2uc1cdqp5 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/179 108 1033931 3907897 2026-10-07T09:05:29Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: IL MONTE COOK DAL SEWARD 3907897 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>IL MONTE COOK DAL SEWARD<noinclude><references/></noinclude> 52mhb2q0ee25nqujxoh0ylyxuv8hhov 3907921 3907897 2026-10-07T09:32:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907921 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - il monte Cook dal Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|il monte Cook dal Seward}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> 9zoyrst80xkgt6latw72a3hudg3rlk6 3907978 3907921 2026-10-07T10:26:00Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907978 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - il monte Cook dal Seward.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Il Monte Cook dal Seward}}}} }}<noinclude></noinclude> 371iqn1aoqf9gnhem3c3wvra6rn555e Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/181 108 1033932 3907898 2026-10-07T09:05:39Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 123 giorno dopo, mentre le guide finiscono di portare il resto del baga- glio dal campo Russell fino a questo punto, abbandonando ai Pin- nacle Cliffs una delle due slitte che c'erano rimaste. Così vi sarà una slitta sul Malaspina, una sui nevai delle Hitchcock, ed una sul Seward, ed i portatori non saranno costretti al difficile e fati- coso lavoro di portare in spalla le slitte nel superare l... 3907898 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 123 giorno dopo, mentre le guide finiscono di portare il resto del baga- glio dal campo Russell fino a questo punto, abbandonando ai Pin- nacle Cliffs una delle due slitte che c'erano rimaste. Così vi sarà una slitta sul Malaspina, una sui nevai delle Hitchcock, ed una sul Seward, ed i portatori non saranno costretti al difficile e fati- coso lavoro di portare in spalla le slitte nel superare le cascate di ghiaccio ed i contrafforti di monte. Il ghiacciaio che sale al Dome Pass dal Seward, ha un pendio Campo sul Seward ai piedi del Dome Pass moderato, e poche larghe crepaccie, coperte da buoni ponti di neve. Si sale, avendo dapprima alla destra il ghiacciaio Cascade, che di- valla precipitoso dalla faccia Sud-Est dell'Augusta, incassato in un profondo vallone; poi fra due pareti verticali, appartenenti alle Sa- movar, con una struttura così omogenea, ed uno sgretolamento così uniforme, che le continue valanghe di sassi non dànno neppur luogo alla formazione di canaloni. Qualche nevaio riempie le piccole valli che interrompono la costa. In alto, presso il passo, l'inclinazione del pendio aumenta un poco, e si deve contornare qualche ampia crepaccia.<noinclude><references/></noinclude> qabu08x0r361a27hn2cpjon0e4x9nal 3907922 3907898 2026-10-07T09:33:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907922 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|123}}</noinclude> giorno dopo, mentre le guide finiscono di portare il resto del baga- glio dal campo Russell fino a questo punto, abbandonando ai Pin- nacle Cliffs una delle due slitte che c'erano rimaste. Così vi sarà una slitta sul Malaspina, una sui nevai delle Hitchcock, ed una sul Seward, ed i portatori non saranno costretti al difficile e fati- coso lavoro di portare in spalla le slitte nel superare le cascate di ghiaccio ed i contrafforti di monte. Il ghiacciaio che sale al Dome Pass dal Seward, ha un pendio moderato, e poche larghe crepaccie, coperte da buoni ponti di neve. Si sale, avendo dapprima alla destra il ghiacciaio Cascade, che di- valla precipitoso dalla faccia Sud-Est dell'Augusta, incassato in un profondo vallone; poi fra due pareti verticali, appartenenti alle Sa- movar, con una struttura così omogenea, ed uno sgretolamento così uniforme, che le continue valanghe di sassi non dànno neppur luogo alla formazione di canaloni. Qualche nevaio riempie le piccole valli che interrompono la costa. In alto, presso il passo, l'inclinazione del pendio aumenta un poco, e si deve contornare qualche ampia crepaccia.<noinclude><references/></noinclude> 26otan1n9jctvm2ck14pg1hz3lk10ez 3907924 3907922 2026-10-07T09:36:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907924 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|123}}</noinclude>giorno dopo, mentre le guide finiscono di portare il resto del bagaglio dal campo Russell fino a questo punto, abbandonando ai Pinnacle Cliffs una delle due slitte che c'erano rimaste. Così vi sarà una slitta sul Malaspina, una sui nevai delle Hitchcock, ed una sul Seward, ed i portatori non saranno costretti al difficile e faticoso lavoro di portare in spalla le slitte nel superare le cascate di ghiaccio ed i contrafforti di monte. Il ghiacciaio che sale al Dome Pass dal Seward, ha un pendìo {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo sul Seward ai piedi del Dome Pass.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo sul Seward ai piedi del Dome Pass}} }} moderato, e poche larghe crepaccie, coperte da buoni ponti di neve. Si sale, avendo dapprima alla destra il ghiacciaio Cascade, che divalla precipitoso dalla faccia Sud-Est dell'Augusta, incassato in un profondo vallone; poi fra due pareti verticali, appartenenti alle Samovar, con una struttura così omogenea, ed uno sgretolamento così uniforme, che le continue valanghe di sassi non dànno neppur luogo alla formazione di canaloni. Qualche nevaio riempie le piccole valli che interrompono la costa. In alto, presso il passo, l'inclinazione del pendìo aumenta un poco, e si deve contornare qualche ampia crepaccia.<noinclude><references/></noinclude> m683q2tgjbyi8pio5zh2gsabye4czdj 3907985 3907924 2026-10-07T10:38:11Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907985 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|123}}</noinclude>giorno dopo, mentre le guide finiscono di portare il resto del bagaglio dal campo Russell fino a questo punto, abbandonando ai Pinnacle Cliffs una delle due slitte che c'erano rimaste. Così vi sarà una slitta sul Malaspina, una sui nevai delle Hitchcock, ed una sul Seward, ed i portatori non saranno costretti al difficile e faticoso lavoro di portare in spalla le slitte nel superare le cascate di ghiaccio ed i contrafforti di monte. Il ghiacciaio che sale al Dome Pass dal Seward, ha un pendìo {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo sul Seward ai piedi del Dome Pass.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo sul Seward ai piedi del Dome Pass}} }} moderato, e poche larghe crepaccie, coperte da buoni ponti di neve. Si sale, avendo dapprima alla destra il ghiacciaio Cascade, che divalla precipitoso dalla faccia Sud-Est dell'Augusta, incassato in un profondo vallone; poi fra due pareti verticali, appartenenti alle Samovar, con una struttura così omogenea, ed uno sgretolamento così uniforme, che le continue valanghe di sassi non dànno neppur luogo alla formazione di canaloni. Qualche nevaio riempie le piccole valli che interrompono la costa. In alto, presso il passo, l'inclinazione del pendìo aumenta un poco, e si deve contornare qualche ampia crepaccia.<noinclude><references/></noinclude> l6fx2iueqeyhegipm3x1jq84r6jcjyj Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/182 108 1033933 3907899 2026-10-07T09:05:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 124 CAPITOLO SESTO Il Dome Pass è alto un centinaio di metri sopra l'ultimo campo (1240 metri), ed in esso si continuano senza interruzione i due ghiac- ciai che scendono, l'uno a Est, nel Seward, l'altro verso Ovest, nell'Agassiz. Il colle si apre fra due cupole simmetriche, regolar- mente arrotondate, quella a Sud-Ovest coperta da una calotta di ghiaccio, perfettamente emisferica, quella a Nord-Est rocciosa, or- Dome P... 3907899 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>124 CAPITOLO SESTO Il Dome Pass è alto un centinaio di metri sopra l'ultimo campo (1240 metri), ed in esso si continuano senza interruzione i due ghiac- ciai che scendono, l'uno a Est, nel Seward, l'altro verso Ovest, nell'Agassiz. Il colle si apre fra due cupole simmetriche, regolar- mente arrotondate, quella a Sud-Ovest coperta da una calotta di ghiaccio, perfettamente emisferica, quella a Nord-Est rocciosa, or- Dome Pass lata da una cornice di neve, che il sole non tarderà a far scomparire. Il tempo coperto, più tardi annebbiato e piovoso, non ci permette di veder nulla a Ovest del colle, verso l'Agassiz. In quello stesso giorno che salimmo al Dome Pass (12 luglio), fummo raggiunti dall' Ingraham coi cinque americani che erano tornati alla morena dal Campo Independence, e che si erano incro- ciati per via cogli altri cinque, tornati indietro dal Pinnacle. In un periodo di soli sette giorni essi avevano percorso circa 68 chilo- metri sul Malaspina (fra l'andata ed il ritorno) più oltre 30 di una<noinclude><references/></noinclude> d4kt28zwckgjfd9ir51h21xmwev62v5 3907927 3907899 2026-10-07T09:39:28Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907927 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|124|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> Il Dome Pass è alto un centinaio di metri sopra l'ultimo campo (1240 metri), ed in esso si continuano senza interruzione i due ghiacciai che scendono, l'uno a Est, nel Seward, l'altro verso Ovest, nell'Agassiz. Il colle si apre fra due cupole simmetriche, regolarmente arrotondate, quella a Sud-Ovest coperta da una calotta di ghiaccio, perfettamente emisferica, quella a Nord-Est rocciosa, {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Dome Pass.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Dome Pass}} }} orlata da una cornice di neve, che il sole non tarderà a far scomparire. Il tempo coperto, più tardi annebbiato e piovoso, non ci permette di veder nulla a Ovest del colle, verso l'Agassiz. In quello stesso giorno che salimmo al Dome Pass (12 luglio), fummo raggiunti dall'{{wl|Q5345491|Ingraham}} coi cinque americani che erano tornati alla morena dal Campo Independence, e che si erano incrociati per via cogli altri cinque, tornati indietro dal Pinnacle. In un periodo di soli sette giorni essi avevano percorso circa 68 chilometri sul Malaspina (fra l'andata ed il ritorno) più oltre 30 di una<noinclude><references/></noinclude> tsfycm1z0bm1adnc4brd3qyodcfuhc5 3907987 3907927 2026-10-07T10:42:31Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907987 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|124|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> Il Dome Pass è alto un centinaio di metri sopra l'ultimo campo (1240 metri), ed in esso si continuano senza interruzione i due ghiacciai che scendono, l'uno a Est, nel Seward, l'altro verso Ovest, nell'Agassiz. Il colle si apre fra due cupole simmetriche, regolarmente arrotondate, quella a Sud-Ovest coperta da una calotta di ghiaccio, perfettamente emisferica, quella a Nord-Est rocciosa, {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Dome Pass.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Dome Pass}} }} orlata da una cornice di neve, che il sole non tarderà a far scomparire. Il tempo coperto, più tardi annebbiato e piovoso, non ci permette di veder nulla a Ovest del colle, verso l'Agassiz. In quello stesso giorno che salimmo al Dome Pass (12 luglio), fummo raggiunti dall'{{wl|Q5345491|Ingraham}} coi cinque americani che erano tornati alla morena dal Campo Independence, e che si erano incrociati per via cogli altri cinque, tornati indietro dal Pinnacle. In un periodo di soli sette giorni essi avevano percorso circa 68 chilometri sul Malaspina (fra l'andata ed il ritorno) più oltre 30 di una<noinclude><references/></noinclude> rvu4uarummernv6h637fg6vc3y6nrcc Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/183 108 1033934 3907900 2026-10-07T09:05:54Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 125 via abbastanza difficile, al piede delle Hitchcock ed attraverso il Seward, portando con sè un peso di circa 270 chilogrammi, fra l'accampamento ed i viveri loro, e quelli che portavano a noi (otto razioni). È notevole la rapidità colla quale gli uomini si erano abi- tuati a portare ed a trainare sulle slitte pesi sempre maggiori. I 20-22 chilogrammi di carico, che da principio parevano mol... 3907900 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 125 via abbastanza difficile, al piede delle Hitchcock ed attraverso il Seward, portando con sè un peso di circa 270 chilogrammi, fra l'accampamento ed i viveri loro, e quelli che portavano a noi (otto razioni). È notevole la rapidità colla quale gli uomini si erano abi- tuati a portare ed a trainare sulle slitte pesi sempre maggiori. I 20-22 chilogrammi di carico, che da principio parevano molti, per strada quasi piana, erano diventati il peso ordinario da portare sulle Il campo sul Dome Pass. Negativa di S. A. R. spalle, per strada cattiva, ed in salita; le guide riuscivano ora a por- tare, per distanze non troppo grandi, fino a 35-36 chilogrammi. La valle che si diparte dal Dome Pass a occidente, è più lunga di quella orientale; le pareti, ancora formate dalle Samovar, hanno sempre gli stessi caratteri. Il ghiacciaio ha poche crepaccie, e ter- mina in basso con un salto, per fortuna non tanto ripido da formare una cascata. Lo discendemmo facilmente, lasciando scivolare la slitta sul dorso di uno stretto costone di ghiaccio, limitato ai lati da due profondi solchi, e ci fermammo sull'orlo orientale dell'Agas- siz, ai piedi del colle (13 luglio). Avevamo ridisceso un 150 metri<noinclude><references/></noinclude> jb53lgjq6mhq4n0igpxeiq69c3smnzg 3907930 3907900 2026-10-07T09:44:54Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907930 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|125}}</noinclude>via abbastanza difficile, al piede delle Hitchcock ed attraverso il Seward, portando con sè un peso di circa 270 chilogrammi, fra l'accampamento ed i viveri loro, e quelli che portavano a noi (otto razioni). È notevole la rapidità colla quale gli uomini si erano abituati a portare ed a trainare sulle slitte pesi sempre maggiori. I 20-22 chilogrammi di carico, che da principio parevano molti, per strada quasi piana, erano diventati il peso ordinario da portare sulle {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Il campo sul Dome Pass. Negativa di S. A. R..jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Il campo sul Dome Pass.</br>Negativa di S. A. R. }} spalle, per strada cattiva, ed in salita; le guide riuscivano ora a portare, per distanze non troppo grandi, fino a 35-36 chilogrammi. La valle che si diparte dal Dome Pass a occidente, è più lunga di quella orientale; le pareti, ancora formate dalle Samovar, hanno sempre gli stessi caratteri. Il ghiacciaio ha poche crepaccie, e termina in basso con un salto, per fortuna non tanto ripido da formare una cascata. Lo discendemmo facilmente, lasciando scivolare la slitta sul dorso di uno stretto costone di ghiaccio, limitato ai lati da due profondi solchi, e ci fermammo sull'orlo orientale dell'Agassiz, ai piedi del colle (13 luglio). Avevamo ridisceso un 150 metri<noinclude><references/></noinclude> r8d09ktld640ir0i7eeawosdyz0oyp0 3907932 3907930 2026-10-07T09:45:15Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907932 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|125}}</noinclude>via abbastanza difficile, al piede delle Hitchcock ed attraverso il Seward, portando con sè un peso di circa 270 chilogrammi, fra l'accampamento ed i viveri loro, e quelli che portavano a noi (otto razioni). È notevole la rapidità colla quale gli uomini si erano abituati a portare ed a trainare sulle slitte pesi sempre maggiori. I 20-22 chilogrammi di carico, che da principio parevano molti, per strada quasi piana, erano diventati il peso ordinario da portare sulle {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Il campo sul Dome Pass. Negativa di S. A. R..jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Il campo sul Dome Pass.</br>Negativa di S. A. R.}} }} spalle, per strada cattiva, ed in salita; le guide riuscivano ora a portare, per distanze non troppo grandi, fino a 35-36 chilogrammi. La valle che si diparte dal Dome Pass a occidente, è più lunga di quella orientale; le pareti, ancora formate dalle Samovar, hanno sempre gli stessi caratteri. Il ghiacciaio ha poche crepaccie, e termina in basso con un salto, per fortuna non tanto ripido da formare una cascata. Lo discendemmo facilmente, lasciando scivolare la slitta sul dorso di uno stretto costone di ghiaccio, limitato ai lati da due profondi solchi, e ci fermammo sull'orlo orientale dell'Agassiz, ai piedi del colle (13 luglio). Avevamo ridisceso un 150 metri<noinclude><references/></noinclude> qwhprqn2dqxxd8v6utxrz20xobtobbt 3907988 3907932 2026-10-07T10:48:17Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907988 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|125}}</noinclude>via abbastanza difficile, al piede delle Hitchcock ed attraverso il Seward, portando con sè un peso di circa 270 chilogrammi, fra l'accampamento ed i viveri loro, e quelli che portavano a noi (otto razioni). È notevole la rapidità colla quale gli uomini si erano abituati a portare ed a trainare sulle slitte pesi sempre maggiori. I 20-22 chilogrammi di carico, che da principio parevano molti, per strada quasi piana, erano diventati il peso ordinario da portare sulle {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Il campo sul Dome Pass. Negativa di S. A. R..jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Il campo sul Dome Pass</br>Negativa di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}}}} }} spalle, per strada cattiva, ed in salita; le guide riuscivano ora a portare, per distanze non troppo grandi, fino a 35-36 chilogrammi. La valle che si diparte dal Dome Pass a occidente, è più lunga di quella orientale; le pareti, ancora formate dalle Samovar, hanno sempre gli stessi caratteri. Il ghiacciaio ha poche crepaccie, e termina in basso con un salto, per fortuna non tanto ripido da formare una cascata. Lo discendemmo facilmente, lasciando scivolare la slitta sul dorso di uno stretto costone di ghiaccio, limitato ai lati da due profondi solchi, e ci fermammo sull'orlo orientale dell'Agassiz, ai piedi del colle (13 luglio). Avevamo ridisceso un 150 metri<noinclude><references/></noinclude> dld18j74q586p0ch7xrprlcsvyvo6xf Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/184 108 1033935 3907901 2026-10-07T09:06:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 126 CAPITOLO SESTO dal colle, ed eravamo un poco più bassi che nel campo corrispon- dente del Seward (1087 metri). Il ghiacciaio Agassiz, molto rotto e cosparso di seracchi spor- genti, contorna il piede del contrafforte Nord del Dome Pass, ad- dentrandosi verso l'Augusta ed il Malaspina. Deve esistere là dietro un grande anfiteatro, nel quale si raccolgono le nevi della parete Ovest dell'Augusta, del Malaspina e del Ber... 3907901 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>126 CAPITOLO SESTO dal colle, ed eravamo un poco più bassi che nel campo corrispon- dente del Seward (1087 metri). Il ghiacciaio Agassiz, molto rotto e cosparso di seracchi spor- genti, contorna il piede del contrafforte Nord del Dome Pass, ad- dentrandosi verso l'Augusta ed il Malaspina. Deve esistere là dietro un grande anfiteatro, nel quale si raccolgono le nevi della parete Ovest dell'Augusta, del Malaspina e del Bering, circoscritto a Est dalle Samovar, a Ovest da un costone che scende dal Bering e se- para il bacino d'origine dell'Agassiz dalla parte inferiore del New- ton). In faccia al nostro campo è la grande cascata di seracchi colla quale il Newton si getta nell'Agassiz; i due ghiacciai, al loro con- fluire, sono di volume quasi eguale. Sul contrafforte Nord del Dome Pass, che si eleva ripido a breve distanza da noi, v'è ancora qualche macchia di verde, fino a un 200 metri di altezza. Il limite di vegetazione sulle pendici dei monti rivolte a Sud, sarebbe dunque a circa 1200 metri sul livello del mare. Dal campo udiamo cantare le pernici fra i magri ciuffi d'erba, ed il fischio di qualche marmotta. In vero, i contrafforti delle ca- tene a Nord del ghiacciaio Malaspina, hanno una fauna più ricca di quello che si potrebbe supporre. Sulle Chaix sono stati trovati parecchi orsi e lupi, volpi, capre alpestri, pernici ed un museragnolo. Una traccia bene battuta dagli animali, si diparte dal piede delle colline ed attraversa il ghiacciaio 1) Il Russell descrive la topografia di questa parte della regione in modo alquanto diverso. Secondo lui, la testata delle colline Samovar non si attaccherebbe all'Augusta, ma al monte Ma- laspina, dal quale scenderebbero ghiacciai nel Seward (Cascade). Da quanto vedemmo sul posto, e da un attento esame delle illustrazioni riportate, a noi è parso che le catene fossero disposte come le ho descritte; cioè le Samovar sarebbero un contrafforte dell'Augusta (se si vuol dare questo nome alla vetta più alta e più imponente del gruppo), ed i ghiacciai delle pareti meri- dionali del monte Malaspina defluirebbero tutti nel bacino superiore dell'Agassiz. Il contrafforte che limita questo bacino a Ovest, scendendo dal monte Bering, è quello che durante tutto il nostro percorso su per la valle del Newton ci mascherò le pareti occidentali del Malaspina e dell'Augusta, e che si vede chiaramente in tutte le fotografie della regione a Est del ghiacciaio Newton, prese dalla valle Newton, dal colle Russell e dalla cresta del Sant'Elia. Abbiamo con- servato il nome di Cascade ad un grande ghiacciaio defluente dalla parete meridionale dell'Augusta, compreso fra l'origine della catena Samovar ed un breve contrafforte che lo separa dal ghiacciaio Augusta. Esso si getta nel ghiacciaio che scende a Est del Dome Pass, poco prima che questo termini nel Seward.<noinclude><references/></noinclude> ftclvp23jfu2mi5b3fkfuq3740hidz9 3907937 3907901 2026-10-07T09:49:48Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3907937 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|126|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude>dal colle, ed eravamo un poco più bassi che nel campo corrispondente del Seward (1087 metri). Il ghiacciaio Agassiz, molto rotto e cosparso di seracchi sporgenti, contorna il piede del contrafforte Nord del Dome Pass, addentrandosi verso l'Augusta ed il Malaspina. Deve esistere là dietro un grande anfiteatro, nel quale si raccolgono le nevi della parete Ovest dell'Augusta, del Malaspina e del Bering, circoscritto a Est dalle Samovar, a Ovest da un costone che scende dal Bering e separa il bacino d'origine dell'Agassiz dalla parte inferiore del Newton<ref>Il {{wl|Q6084218|Russell}} descrive la topografia di questa parte della regione in modo alquanto diverso. Secondo lui, la testata delle colline Samovar non si attaccherebbe all'Augusta, ma al monte Malaspina, dal quale scenderebbero ghiacciai nel Seward (Cascade). Da quanto vedemmo sul posto, e da un attento esame delle illustrazioni riportate, a noi è parso che le catene fossero disposte come le ho descritte; cioè le Samovar sarebbero un contrafforte dell'Augusta (se si vuol dare questo nome alla vetta più alta e più imponente del gruppo), ed i ghiacciai delle pareti meridionali del monte Malaspina defluirebbero tutti nel bacino superiore dell'Agassiz. Il contrafforte che limita questo bacino a Ovest, scendendo dal monte Bering, è quello che durante tutto il nostro percorso su per la valle del Newton ci mascherò le pareti occidentali del Malaspina e dell'Augusta, e che si vede chiaramente in tutte le fotografie della regione a Est del ghiacciaio Newton, prese dalla valle Newton, dal colle Russell e dalla cresta del Sant'Elia. Abbiamo conservato il nome di Cascade ad un grande ghiacciaio defluente dalla parete meridionale dell'Augusta, compreso fra l'origine della catena Samovar ed un breve contrafforte che lo separa dal ghiacciaio Augusta. Esso si getta nel ghiacciaio che scende a Est del Dome Pass, poco prima che questo termini nel Seward.</ref>. In faccia al nostro campo è la grande cascata di seracchi colla quale il Newton si getta nell'Agassiz; i due ghiacciai, al loro confluire, sono di volume quasi eguale. Sul contrafforte Nord del Dome Pass, che si eleva ripido a breve distanza da noi, v'è ancora qualche macchia di verde, fino a un 200 metri di altezza. Il limite di vegetazione sulle pendici dei monti rivolte a Sud, sarebbe dunque a circa 1200 metri sul livello del mare. Dal campo udiamo cantare le pernici fra i magri ciuffi d'erba, ed il fischio di qualche marmotta. In vero, i contrafforti delle catene a Nord del ghiacciaio Malaspina, hanno una fauna più ricca di quello che si potrebbe supporre. Sulle Chaix sono stati trovati parecchi orsi e lupi, volpi, capre alpestri, pernici ed un museragnolo. Una traccia bene battuta dagli animali, si diparte dal piede delle colline ed attraversa il ghiacciaio<noinclude><references/></noinclude> rv3cc564zd42gkpinjbh6geu27yroid 3907991 3907937 2026-10-07T11:30:07Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907991 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|126|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude>dal colle, ed eravamo un poco più bassi che nel campo corrispondente del Seward (1087 metri). Il ghiacciaio Agassiz, molto rotto e cosparso di seracchi sporgenti, contorna il piede del contrafforte Nord del Dome Pass, addentrandosi verso l'Augusta ed il Malaspina. Deve esistere là dietro un grande anfiteatro, nel quale si raccolgono le nevi della parete Ovest dell'Augusta, del Malaspina e del Bering, circoscritto a Est dalle Samovar, a Ovest da un costone che scende dal Bering e separa il bacino d'origine dell'Agassiz dalla parte inferiore del Newton<ref>Il {{wl|Q6084218|Russell}} descrive la topografia di questa parte della regione in modo alquanto diverso. Secondo lui, la testata delle colline Samovar non si attaccherebbe all'Augusta, ma al monte Malaspina, dal quale scenderebbero ghiacciai nel Seward (Cascade). Da quanto vedemmo sul posto, e da un attento esame delle illustrazioni riportate, a noi è parso che le catene fossero disposte come le ho descritte; cioè le Samovar sarebbero un contrafforte dell'Augusta (se si vuol dare questo nome alla vetta più alta e più imponente del gruppo), ed i ghiacciai delle pareti meridionali del monte Malaspina defluirebbero tutti nel bacino superiore dell'Agassiz. Il contrafforte che limita questo bacino a Ovest, scendendo dal monte Bering, è quello che durante tutto il nostro percorso su per la valle del Newton ci mascherò le pareti occidentali del Malaspina e dell'Augusta, e che si vede chiaramente in tutte le fotografie della regione a Est del ghiacciaio Newton, prese dalla valle Newton, dal colle Russell e dalla cresta del Sant'Elia. Abbiamo conservato il nome di Cascade ad un grande ghiacciaio defluente dalla parete meridionale dell'Augusta, compreso fra l'origine della catena Samovar ed un breve contrafforte che lo separa dal ghiacciaio Augusta. Esso si getta nel ghiacciaio che scende a Est del Dome Pass, poco prima che questo termini nel Seward.</ref>. In faccia al nostro campo è la grande cascata di seracchi colla quale il Newton si getta nell'Agassiz; i due ghiacciai, al loro confluire, sono di volume quasi eguale. Sul contrafforte Nord del Dome Pass, che si eleva ripido a breve distanza da noi, v'è ancora qualche macchia di verde, fino a un 200 metri di altezza. Il limite di vegetazione sulle pendici dei monti rivolte a Sud, sarebbe dunque a circa 1200 metri sul livello del mare. Dal campo udiamo cantare le pernici fra i magri ciuffi d'erba, ed il fischio di qualche marmotta. In vero, i contrafforti delle catene a Nord del ghiacciaio Malaspina, hanno una fauna più ricca di quello che si potrebbe supporre. Sulle Chaix sono stati trovati parecchi orsi e lupi, volpi, capre alpestri, pernici ed un museragnolo. Una traccia bene battuta dagli animali, si diparte dal piede delle colline ed attraversa il ghiacciaio<noinclude><references/></noinclude> 9w6qszu8fqy5jol95aqnxtyoyh9fpxd Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/185 108 1033936 3907902 2026-10-07T09:06:14Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 127 Malaspina per 10-15 chilometri, dirigendosi verso Nord-Est, alle colline Samovar (Russell). Fu persino trovato un pesce in un tor- rente glaciale, affluente del lago Caetani. La storia di queste specie zoologiche meriterebbe di essere studiata. Come, quando e di dove sono arrivate fin là? Circondate da ogni lato da ghiacciai, impri- gionate in una stretta zona di terreno, in una regione dov... 3907902 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 127 Malaspina per 10-15 chilometri, dirigendosi verso Nord-Est, alle colline Samovar (Russell). Fu persino trovato un pesce in un tor- rente glaciale, affluente del lago Caetani. La storia di queste specie zoologiche meriterebbe di essere studiata. Come, quando e di dove sono arrivate fin là? Circondate da ogni lato da ghiacciai, impri- gionate in una stretta zona di terreno, in una regione dove ogni VT Traversando il ghiacciaio Agassiz cosa è sepolta sotto il gelo per almeno sette mesi dell'anno, la loro esistenza pare un vero miracolo. Il vento persiste diretto a Est ed a Sud-Est, e con esso la piog- gia, le nebbie, e le pesanti nubi immobili a un 300 metri sopra di noi. Da parecchi giorni non vediamo il sole che ad intervalli e per poco, con una luce scialba ed incolora che, riflessa da tutta quella neve, stanca e stordisce. Dobbiamo adoperare infinite precauzioni, per conservare relativamente asciutto l'interno delle tende. Ma oramai siamo avvezzi all'umidità; la temperatura è tollerabilissima, quasi sempre di qualche grado sopra lo zero, e due ore di sole, anche<noinclude><references/></noinclude> 9fov3n1sf983hw1fxpdu7n8luyvx32g 3907941 3907902 2026-10-07T09:53:16Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907941 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|127}}</noinclude>Malaspina per 10-15 chilometri, dirigendosi verso Nord-Est, alle colline Samovar ({{wl|Q6084218|Russell}}). Fu persino trovato un pesce in un torrente glaciale, affluente del lago Caetani. La storia di queste specie zoologiche meriterebbe di essere studiata. Come, quando e di dove sono arrivate fin là? Circondate da ogni lato da ghiacciai, imprigionate in una stretta zona di terreno, in una regione dove ogni {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Traversando il ghiacciaio Agassiz.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Traversando il ghiacciaio Agassiz}} }} cosa è sepolta sotto il gelo per almeno sette mesi dell'anno, la loro esistenza pare un vero miracolo. Il vento persiste diretto a Est ed a Sud-Est, e con esso la pioggia, le nebbie, e le pesanti nubi immobili a un 300 metri sopra di noi. Da parecchi giorni non vediamo il sole che ad intervalli e per poco, con una luce scialba ed incolora che, riflessa da tutta quella neve, stanca e stordisce. Dobbiamo adoperare infinite precauzioni, per conservare relativamente asciutto l'interno delle tende. Ma oramai siamo avvezzi all'umidità; la temperatura è tollerabilissima, quasi sempre di qualche grado sopra lo zero, e due ore di sole, anche<noinclude><references/></noinclude> k9wt97dfn99wpitpr4923rc43dglvc2 3907992 3907941 2026-10-07T11:32:21Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907992 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|127}}</noinclude>Malaspina per 10-15 chilometri, dirigendosi verso Nord-Est, alle colline Samovar ({{wl|Q6084218|Russell}}). Fu persino trovato un pesce in un torrente glaciale, affluente del lago Caetani. La storia di queste specie zoologiche meriterebbe di essere studiata. Come, quando e di dove sono arrivate fin là? Circondate da ogni lato da ghiacciai, imprigionate in una stretta zona di terreno, in una regione dove ogni {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Traversando il ghiacciaio Agassiz.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Traversando il ghiacciaio Agassiz}} }} cosa è sepolta sotto il gelo per almeno sette mesi dell'anno, la loro esistenza pare un vero miracolo. Il vento persiste diretto a Est ed a Sud-Est, e con esso la pioggia, le nebbie, e le pesanti nubi immobili a un 300 metri sopra di noi. Da parecchi giorni non vediamo il sole che ad intervalli e per poco, con una luce scialba ed incolora che, riflessa da tutta quella neve, stanca e stordisce. Dobbiamo adoperare infinite precauzioni, per conservare relativamente asciutto l'interno delle tende. Ma oramai siamo avvezzi all'umidità; la temperatura è tollerabilissima, quasi sempre di qualche grado sopra lo zero, e due ore di sole, anche<noinclude><references/></noinclude> 43ci18a1iyqmx2ukn82rkt23dgmjxkr Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/186 108 1033937 3907903 2026-10-07T09:06:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 128 CAPITOLO SESTO attraverso la nebbia, bastano per asciugare le nostre cose. Il pen- siero delle prove e della vita dura che troveremo senza dubbio più innanzi, ci fa indifferenti a queste piccole noie. Memore dei consigli del Russell, il Sella ha suggerito di calare un secchiello, legato ad una fune, in una crepaccia, e s'è trovata dell' acqua. È un aiuto pre- zioso, perchè ci permette di risparmiare il combustibile.... 3907903 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>128 CAPITOLO SESTO attraverso la nebbia, bastano per asciugare le nostre cose. Il pen- siero delle prove e della vita dura che troveremo senza dubbio più innanzi, ci fa indifferenti a queste piccole noie. Memore dei consigli del Russell, il Sella ha suggerito di calare un secchiello, legato ad una fune, in una crepaccia, e s'è trovata dell' acqua. È un aiuto pre- zioso, perchè ci permette di risparmiare il combustibile. Il calore Volta di ghiaccio sopra un laghetto del ghiacciaio Agassiz che va consumato per fondere la neve od il ghiaccio è molto, e con due litri di petrolio dove- vamo cuocere le minestre per tutti e dieci, fare il caffè la mattina ed il the da bere nei pasti. Perciò cercavamo sempre di at- tendarci vicino a qualche laghetto, e talvolta racco- glievamo per ore intiere, pazientemente, l'acqua che gocciolava da qual- che seracco, vicino al campo, nelle ore calde della giornata. Il 15 luglio, attraver- sammo l'Agassiz, risa- lendo obliquamente verso l'estremità occidentale della cascata del Newton. La superficie del ghiacciaio è molto inuguale, e, nella sua metà sinistra (orientale), le depressioni sono riempite da la- ghetti e v'è qualche torrentello, sul quale improvvisiamo ponti per la slitta colle piccozze, come s'era fatto sul Malaspina. L'acqua è limpidissima, di color cobalto scuro al centro dei laghi, dove essa è più profonda, delicatamente sfumato alla periferia. Dove le pozze sono coperte da ponti di neve, il colore è riflesso da questa in toni digradanti finissimi. Vi sono ampie crepaccie, seracchi strani che<noinclude><references/></noinclude> iogf44bdm267lnt2sidwy6uyiyjrvuz 3907944 3907903 2026-10-07T10:01:43Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907944 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|128|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude>attraverso la nebbia, bastano per asciugare le nostre cose. Il pensiero delle prove e della vita dura che troveremo senza dubbio più innanzi, ci fa indifferenti a queste piccole noie. Memore dei consigli del {{wl|Q6084218|Russell}}, il {{wl|Q1339199|Sella}} ha suggerito di calare un secchiello, legato ad una fune, in una crepaccia, e s'è trovata dell'acqua. È un aiuto prezioso, perchè ci permette di risparmiare il combustibile. Il calore {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Volta di ghiaccio sopra un laghetto del ghiacciaio Agassiz.jpg | width = 60% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Volta di ghiaccio sopra un laghetto del ghiacciaio Agassiz}} }} che va consumato per fondere la neve od il ghiaccio è molto, e con due litri di petrolio dovevamo cuocere le minestre per tutti e dieci, fare il caffè la mattina ed il the da bere nei pasti. Perciò cercavamo sempre di attendarci vicino a qualche laghetto, e talvolta raccoglievamo per ore intiere, pazientemente, l'acqua che gocciolava da qualche seracco, vicino al campo, nelle ore calde della giornata. Il 15 luglio, attraversammo l'Agassiz, risalendo obliquamente verso l'estremità occidentale della cascata del Newton. La superficie del ghiacciaio è molto inuguale, e, nella sua metà sinistra (orientale), le depressioni sono riempite da laghetti e v'è qualche torrentello, sul quale improvvisiamo ponti per la slitta colle piccozze, come s'era fatto sul Malaspina. L'acqua è limpidissima, di color cobalto scuro al centro dei laghi, dove essa è più profonda, delicatamente sfumato alla periferia. Dove le pozze sono coperte da ponti di neve, il colore è riflesso da questa in toni digradanti finissimi. Vi sono ampie crepaccie, seracchi strani che<noinclude><references/></noinclude> j07enroqgndf9z4eqfxrqcx0muqycjx 3907993 3907944 2026-10-07T11:34:13Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907993 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|128|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude>attraverso la nebbia, bastano per asciugare le nostre cose. Il pensiero delle prove e della vita dura che troveremo senza dubbio più innanzi, ci fa indifferenti a queste piccole noie. Memore dei consigli del {{wl|Q6084218|Russell}}, il {{wl|Q1339199|Sella}} ha suggerito di calare un secchiello, legato ad una fune, in una crepaccia, e s'è trovata dell'acqua. È un aiuto prezioso, perchè ci permette di risparmiare il combustibile. Il calore {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Volta di ghiaccio sopra un laghetto del ghiacciaio Agassiz.jpg | width = 60% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Volta di ghiaccio sopra un laghetto del ghiacciaio Agassiz}} }} che va consumato per fondere la neve od il ghiaccio è molto, e con due litri di petrolio dovevamo cuocere le minestre per tutti e dieci, fare il caffè la mattina ed il the da bere nei pasti. Perciò cercavamo sempre di attendarci vicino a qualche laghetto, e talvolta raccoglievamo per ore intiere, pazientemente, l'acqua che gocciolava da qualche seracco, vicino al campo, nelle ore calde della giornata. Il 15 luglio, attraversammo l'Agassiz, risalendo obliquamente verso l'estremità occidentale della cascata del Newton. La superficie del ghiacciaio è molto inuguale, e, nella sua metà sinistra (orientale), le depressioni sono riempite da laghetti e v'è qualche torrentello, sul quale improvvisiamo ponti per la slitta colle piccozze, come s'era fatto sul Malaspina. L'acqua è limpidissima, di color cobalto scuro al centro dei laghi, dove essa è più profonda, delicatamente sfumato alla periferia. Dove le pozze sono coperte da ponti di neve, il colore è riflesso da questa in toni digradanti finissimi. Vi sono ampie crepaccie, seracchi strani che<noinclude><references/></noinclude> iswo4asyygkicqq04fxxxz1we8lmjhx Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/187 108 1033938 3907904 2026-10-07T09:06:32Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: SUL GHIACCIAIO AGASSIZ, ALLA SERA 3907904 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>SUL GHIACCIAIO AGASSIZ, ALLA SERA<noinclude><references/></noinclude> nqbz3k2w2azi2dtzummatngs5e6q6uv 3907948 3907904 2026-10-07T10:04:45Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907948 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sul ghiacciaio Agassiz, alla sera.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Sul ghiacciaio Agassiz, alla sera}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> 51ldcyjv577mk03kyg2j6qao858ambg 3907994 3907948 2026-10-07T11:34:42Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907994 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Sul ghiacciaio Agassiz, alla sera.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|Sul ghiacciaio Agassiz, alla sera}}}} }}<noinclude></noinclude> 7n7mdynh2xyvt2bdzmzqae2ni1xzyrx Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/189 108 1033939 3907905 2026-10-07T09:06:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 129 formano voltoni ed acquedotti sull'acqua azzurra, e qua e là veri frammenti architettonici. Piantiamo le tende sul lato occidentale del ghiacciaio, a 1140 me- tri, vicino ad un laghetto sormontato da un grande seracco, che viene a poggiare, con una curva regolare, su un pilastro di ghiaccio. Siamo ai piedi di un contrafforte che è una propaggine diretta Campo ai piedi del ghiacciaio Newton... 3907905 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>GHIACCIAI SEWARD E AGASSIZ 129 formano voltoni ed acquedotti sull'acqua azzurra, e qua e là veri frammenti architettonici. Piantiamo le tende sul lato occidentale del ghiacciaio, a 1140 me- tri, vicino ad un laghetto sormontato da un grande seracco, che viene a poggiare, con una curva regolare, su un pilastro di ghiaccio. Siamo ai piedi di un contrafforte che è una propaggine diretta Campo ai piedi del ghiacciaio Newton del Sant'Elia. Esso forma dapprima la parete meridionale della valle del Newton; alla cascata terminale di questo, si piega verso Sud-Est, per circoscrivere la valle dell'Agassiz. Dal campo pos- siamo vedere solo la cascata terminale del Newton, la più alta e la più ampia di quante abbiamo incontrato finora; la parete della ca- tena Newton-Augusta, coperta di grandi ghiacciai precipitosi, le fa uno sfondo grandiosissimo. Su per una stretta lingua di neve, fra l'estremo occidentale della cascata e lo spigolo roccioso che la limita, S. A. R. ha già tracciata la via per salire sul Newton. 17<noinclude><references/></noinclude> gdbjhvrmeqqhhaagdv0wybdzkuhp7fb 3907956 3907905 2026-10-07T10:05:33Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3907956 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|129}}</noinclude>formano voltoni ed acquedotti sull'acqua azzurra, e qua e là veri frammenti architettonici. Piantiamo le tende sul lato occidentale del ghiacciaio, a 1140 me- tri, vicino ad un laghetto sormontato da un grande seracco, che viene a poggiare, con una curva regolare, su un pilastro di ghiaccio. Siamo ai piedi di un contrafforte che è una propaggine diretta del Sant'Elia. Esso forma dapprima la parete meridionale della valle del Newton; alla cascata terminale di questo, si piega verso Sud-Est, per circoscrivere la valle dell'Agassiz. Dal campo pos- siamo vedere solo la cascata terminale del Newton, la più alta e la più ampia di quante abbiamo incontrato finora; la parete della ca- tena Newton-Augusta, coperta di grandi ghiacciai precipitosi, le fa uno sfondo grandiosissimo. Su per una stretta lingua di neve, fra l'estremo occidentale della cascata e lo spigolo roccioso che la limita, S. A. R. ha già tracciata la via per salire sul Newton. 17<noinclude><references/></noinclude> 8iubppjq9exw682ttmopg77hfs54s9b 3907972 3907956 2026-10-07T10:08:13Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3907972 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|129}}</noinclude>formano voltoni ed acquedotti sull'acqua azzurra, e qua e là veri frammenti architettonici. Piantiamo le tende sul lato occidentale del ghiacciaio, a 1140 metri, vicino ad un laghetto sormontato da un grande seracco, che viene a poggiare, con una curva regolare, su un pilastro di ghiaccio. Siamo ai piedi di un contrafforte che è una propaggine diretta {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo ai piedi del ghiacciaio Newton.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo ai piedi del ghiacciaio Newton}} }} del Sant'Elia. Esso forma dapprima la parete meridionale della valle del Newton; alla cascata terminale di questo, si piega verso Sud-Est, per circoscrivere la valle dell'Agassiz. Dal campo possiamo vedere solo la cascata terminale del Newton, la più alta e la più ampia di quante abbiamo incontrato finora; la parete della catena Newton-Augusta, coperta di grandi ghiacciai precipitosi, le fa uno sfondo grandiosissimo. Su per una stretta lingua di neve, fra l'estremo occidentale della cascata e lo spigolo roccioso che la limita, {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ha già tracciata la via per salire sul Newton.<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|17}}}}</noinclude> 3gn7zqsuvn5u67y4zrh1c6u936i56yn 3907995 3907972 2026-10-07T11:37:59Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907995 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|ghiacciai seward e agassiz}}|129}}</noinclude>formano voltoni ed acquedotti sull'acqua azzurra, e qua e là veri frammenti architettonici. Piantiamo le tende sul lato occidentale del ghiacciaio, a 1140 metri, vicino ad un laghetto sormontato da un grande seracco, che viene a poggiare, con una curva regolare, su un pilastro di ghiaccio. Siamo ai piedi di un contrafforte che è una propaggine diretta {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Campo ai piedi del ghiacciaio Newton.jpg |width = 100% |caption = {{smaller|Campo ai piedi del ghiacciaio Newton}} }} del Sant'Elia. Esso forma dapprima la parete meridionale della valle del Newton; alla cascata terminale di questo, si piega verso Sud-Est, per circoscrivere la valle dell'Agassiz. Dal campo possiamo vedere solo la cascata terminale del Newton, la più alta e la più ampia di quante abbiamo incontrato finora; la parete della catena Newton-Augusta, coperta di grandi ghiacciai precipitosi, le fa uno sfondo grandiosissimo. Su per una stretta lingua di neve, fra l'estremo occidentale della cascata e lo spigolo roccioso che la limita, {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ha già tracciata la via per salire sul Newton.<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|17}}}}</noinclude> cq192dtzvbymazwf4x00w4zci6iu9e4 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/190 108 1033940 3907906 2026-10-07T09:06:49Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 130 CAPITOLO SESTO Siamo arrivati al limite del terreno dove si può adoperare la slitta; da quindi innanzi si dovrà portare ogni cosa a spalle, e partiremo coi soli abiti che abbiamo indosso e con poche lane di ricambio, abbandonando tutto quello che non ci è strettamente necessario. Così aveva fatto il Russell, forse nello stesso punto, nel 1891; e questo campo, ai piedi del Newton, conservò per noi, come aveva avuto da... 3907906 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>130 CAPITOLO SESTO Siamo arrivati al limite del terreno dove si può adoperare la slitta; da quindi innanzi si dovrà portare ogni cosa a spalle, e partiremo coi soli abiti che abbiamo indosso e con poche lane di ricambio, abbandonando tutto quello che non ci è strettamente necessario. Così aveva fatto il Russell, forse nello stesso punto, nel 1891; e questo campo, ai piedi del Newton, conservò per noi, come aveva avuto da lui, il nome di «Campo della slitta >>. Su di essa abbiamo disposto le nostre cose protette alla meglio dagli impermeabili. Che la pioggia e la neve siano loro clementi !<noinclude><references/></noinclude> tpox7sreamr1rfzu65yxdx62ld4jlmk 3907974 3907906 2026-10-07T10:09:13Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3907974 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|130|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> Siamo arrivati al limite del terreno dove si può adoperare la slitta; da quindi innanzi si dovrà portare ogni cosa a spalle, e partiremo coi soli abiti che abbiamo indosso e con poche lane di ricambio, abbandonando tutto quello che non ci è strettamente necessario. Così aveva fatto il {{wl|Q6084218|Russell}}, forse nello stesso punto, nel 1891; e questo campo, ai piedi del Newton, conservò per noi, come aveva avuto da lui, il nome di «Campo della slitta». Su di essa abbiamo disposto le nostre cose protette alla meglio dagli impermeabili. Che la pioggia e la neve siano loro clementi!<noinclude><references/></noinclude> 08uw3z3bwcecg99h1p2582nz42qzc23 3907996 3907974 2026-10-07T11:56:22Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3907996 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|130|CAPITOLO SESTO|}}</noinclude> Siamo arrivati al limite del terreno dove si può adoperare la slitta; da quindi innanzi si dovrà portare ogni cosa a spalle, e partiremo coi soli abiti che abbiamo indosso e con poche lane di ricambio, abbandonando tutto quello che non ci è strettamente necessario. Così aveva fatto il {{wl|Q6084218|Russell}}, forse nello stesso punto, nel 1891; e questo campo, ai piedi del Newton, conservò per noi, come aveva avuto da lui, il nome di «Campo della slitta». Su di essa abbiamo disposto le nostre cose protette alla meglio dagli impermeabili. Che la pioggia e la neve siano loro clementi!<noinclude><references/></noinclude> i395qbf3r053dup90ghcx04qovwscss Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/288 108 1033941 3907909 2026-10-07T09:10:58Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3907909 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5a)" />effetto d’inavvertenza, ovvero d’ignoranza, nelle condizioni attuali della scienza sono quasi incredibili. Qual è per esempio l’etnografo dei giorni nostri, che ponga il corpo degl’Illirii e dei Persiani dell’età di {{AutoreCitato|Alessandro Magno|Alessandro}} fra i popoli semitici, oppositamente agl’indogermanici{{ref|Art. ''Alexandre'', tom. I, p. 264.|(5a)}}? Quanto alla filosofia, le idee dei compilatori sono affatto confuse, come si può vedere negli articoli ''Bonheur'', ''Condillac'', ''Conscience'', ''Éclectisme'' e altri, ed è impossibile il farsi un concetto preciso del foro sistema. Il loro panteismo, e le loro dottrine sull’infinità del mondo, e sull’immortalità degli animi umani{{ref|Art. ''Ciel''.|(5a)}}, contengono tante contraddizioni, che il solo enumerarle sarebbe cosa troppo fastidiosa. Non si può meglio capire la confusione della psicologia colla fisiologia, onde si vantano; e la maniera, con cui combattono le dottrine del {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} e del {{AutoreCitato|Théodore-Simon Jouffroy|Jouffroy}} in questo proposito, può ragionevolmente indur chi legge a sospicare che i valenti critici non conoscano pure i rudimenti della disciplina, che trattano a fidanza. Generalmente il difetto di buoni studi, di studi elementari, e gl’inconvenienti, che provengono dalle letture disordinate, e non precedute da opportuno tirocinio, si fanno sentire a ogni poco nel corso di quest’opera. Come spiegare altrimenti la lode sperticata e puerile, che danno alla filosofia francese del passato secolo: «La mystérieuse puissance de la philosophie française, révélation nouvelle, voix de notre peuple, voix du genre humain, voix de Dieu{{ref|Art. ''Catherine II'', tom. III, p. 334.|(5a)}}?» Il pareggiare, che fanno, la teorica del sig. {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} sulla certezza alla Critica della ragion pura{{ref|Art. ''Éclectisme'', 1<sup>re</sup> part., § 1, not.|(5a)}}; cioè uno dei lavori più superficiali e insussistenti, che abbia veduto l’età nostra, coll’opera più pellegrina e profonda (a malgrado de’ suoi errori,) della psicologia moderna? Il sig. Lamennais è fuor di dubbio un elegante ed eloquente dettatore; ma non merita certo maggior ripulazione<section end="(5a)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5a)|}} <references/></noinclude> 0pn9rcg2ch6qk38qnmckdqlso64xod8 3907910 3907909 2026-10-07T09:12:43Z Tuvok1968 33641 3907910 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5a)" />effetto d’inavvertenza, ovvero d’ignoranza, nelle condizioni attuali della scienza sono quasi incredibili. Qual è per esempio l’etnografo dei giorni nostri, che ponga il corpo degl’Illirii e dei Persiani dell’età di {{AutoreCitato|Alessandro Magno|Alessandro}} fra i popoli semitici, oppositamente agl’indogermanici{{ref|Art. ''Alexandre'', tom. I, p. 264.|(5a)}}? Quanto alla filosofia, le idee dei compilatori sono affatto confuse, come si può vedere negli articoli ''Bonheur'', ''Condillac'', ''Conscience'', ''Éclectisme'' e altri, ed è impossibile il farsi un concetto preciso del foro sistema. Il loro panteismo, e le loro dottrine sull’infinità del mondo, e sull’immortalità degli animi umani{{ref|Art. ''Ciel''.|(5a)}}, contengono tante contraddizioni, che il solo enumerarle sarebbe cosa troppo fastidiosa. Non si può meglio capire la confusione della psicologia colla fisiologia, onde si vantano; e la maniera, con cui combattono le dottrine del {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} e del {{AutoreCitato|Théodore-Simon Jouffroy|Jouffroy}} in questo proposito, può ragionevolmente indur chi legge a sospicare che i valenti critici non conoscano pure i rudimenti della disciplina, che trattano a fidanza. Generalmente il difetto di buoni studi, di studi elementari, e gl’inconvenienti, che provengono dalle letture disordinate, e non precedute da opportuno tirocinio, si fanno sentire a ogni poco nel corso di quest’opera. Come spiegare altrimenti la lode sperticata e puerile, che danno alla filosofia francese del passato secolo: «La mystérieuse puissance de la philosophie française, révélation nouvelle, voix de notre peuple, voix du genre humain, voix de Dieu{{ref|Art. ''Catherine II'', tom. III, p. 334.|(5a)}}?» Il pareggiare, che fanno, la teorica del sig. {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} sulla certezza alla Critica della ragion pura{{ref|Art. ''Éclectisme'', 1<sup>{{smaller|re}}</sup> part., § 1, not.|(5a)}}; cioè uno dei lavori più superficiali e insussistenti, che abbia veduto l’età nostra, coll’opera più pellegrina e profonda (a malgrado de’ suoi errori,) della psicologia moderna? Il sig. Lamennais è fuor di dubbio un elegante ed eloquente dettatore; ma non merita certo maggior ripulazione<section end="(5a)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5a)|}} <references/></noinclude> fcrm7nrspt7inlafzv6ab9ronru6e05 Pagina:Commissione stragi Elaborati.pdf/83 108 1033942 3907919 2026-10-07T09:30:05Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3907919 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 43 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{Wl|Q4013146|cenzo Cappelletti}} (23 febbraio 2000), dei dottori {{Wl|Q3622992|Armando Spataro}} e Ferdinando Pomarici (1° marzo 2000), del dottor Mario Scialoja (14 marzo 2000), del dottor Tindari Baglione e della dottoressa {{Wl|Q139033704|Maria Antonietta Calabrò}} (21 marzo 2000), del dottor {{Wl|Q3826856|Lanfranco Pace}} (3 maggio 2000), del professor {{Wl|Q3751522|Franco Piperno}} (18 maggio 2000), del colonnello Umberto Bonaventura (23 maggio 2000), del dottor Gabriele Chelazzi (7 giugno 2000). Degli esiti di tali attività, approssimandosi ormai la fine della legislatura, appare opportuno riferire al Parlamento. 9.2. Due sono le conclusioni cui la Commissione ritiene di poter pervenire. La prima è nel senso che gli accertamenti effettuati valgono soltanto ad attestare una permanente verosimiglianza dell’ipotesi ricostruttiva formulata nel documento interlocutorio, redatto dal Presidente, ma non consentono di affermare che la stessa sia stata oggettivamente verificata. La seconda è nel senso che, malgrado il suo esito negativo, l’attività di verificazione è stata comunque utile a porre in nuova luce, nella vicenda Moro, numerosi e rilevanti aspetti, che appaiono suscettibili di ulteriori sviluppi, anche da parte dell’autorità giudiziaria romana, che la Commissione ha costantemente tenuto informata dei progressi della propria indagine. 10.1 Gli accertamenti effettuati non hanno determinato il formarsi di una prova, anche soltanto indiziaria, di una trattativa che durante il sequestro e nel periodo immediatamente successivo alla sua tragica conclusione abbia avuto ad oggetto la documentazione in possesso delle BR, relativa al cosiddetto processo cui l’uomo politico prigioniero era stato sottoposto dai suoi rapitori. L’ipotesi conserva però una sua verosimiglianza, alla stregua di una serie di elementi oggettivi, che, pur privi di decisività quanto alla verificazione dell’ipotesi, meritano tuttavia di essere sottolineati. 10.2 Deve innanzitutto escludersi la fondatezza dell’opinione - che pur costituisce una affermazione ricorrente - secondo cui l’onorevole Aldo Moro non avrebbe potuto rivelare nulla di importante alle BR, perchè di fatti importanti non era a conoscenza. è, come già rilevato, una affermazione ricorrente, della cui fondatezza si è provato a trarre conferma dai contenuti del cosiddetto memoriale Moro, accettando supinamente la spiegazione delle BR (alla Commissione ribadita sia da Morucci che da Maccari), di aver rinunciato alla pubblicazione del materiale, perchè nello stesso non vi era nulla di importante o comunque nulla che alle BR interessasse. L’affermazione che Moro non fosse al corrente di informazioni sensibili, pur ricorrente e in più sedi ribadita, cede dinanzi all’oggettività dei contenuti della già ricordata lettera del 29 marzo 1978 indirizzata da Moro al ministro dell’interno Cossiga. Nella stessa è Moro a far capire di essere in possesso di notizie che ove rivelate alle BR avrebbero potuto produrre<noinclude><references/></noinclude> 6jznls41zojhvnqzfc9qw48qwknyi46 Pagina:Commissione stragi Elaborati.pdf/84 108 1033943 3907925 2026-10-07T09:36:27Z Giaccai 13220 /* Trascritta */ 3907925 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— 44 —|''Camera dei deputati''|riga=si}} {{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>«danni sicuri e incalcolabili non solo alla persona, ma allo Stato». Né varrebbe in contrario sottolineare che Moro scrisse quella lettera in situazione di costrizione e che ciò escluderebbe significatività ai suoi contenuti. È il contenuto della lettera, infatti, a dimostrare che Moro era convinto che la missiva doveva rimanere riservata, subendo su questo l'inganno dei suoi carcerieri, perché il contenuto della lettera fu, come è noto, riportato nello stesso comunicato n. 3 (per decisione autonoma di Moretti che determinò il dissenso di Morucci, come da questi riferito alla Commissione). Ma anche a voler prescindere da ciò, sono ragioni di comune esperienza a porre fortemente in dubbio l'affermazione che Moro non fosse a conoscenza di segreti importanti per la sicurezza dello Stato. Basterà sul punto riflettere non soltanto sul ruolo centrale che Aldo Moro aveva avuto nel sistema politico italiano sin dall'immediato dopoguerra, ma soprattutto sui ruoli istituzionali di vertice che nel tempo aveva rivestito (più volte Presidente del Consiglio, più volte Ministro degli esteri). L'ammiraglio Martini audito dalla Commissione il 6 ottobre 1999 ha riferito che la smentita ufficiale della conoscenza da parte di Moro di particolari notizie segrete, fu affidata ad «un pezzo di carta» siglato dall'allora Segretario generale della Farnesina e dal Capo di Stato Maggiore della difesa e consegnato allo stesso ammiraglio Martini (allora capo dell'Ufficio Operazioni del vecchio SID) su iniziativa assunta dal ministro dell'interno Cossiga e dal ministro della difesa Ruffini. Lo stesso ammiraglio Martini ha, peraltro, riconosciuto, sulla base delle informazioni ora in suo possesso, che Moro era a conoscenza di Stay behind, tanto è vero che ne riferì sia pure in maniera sfumata nel suo memoriale alle BR; e che ovviamente quella su Stay behind doveva all'epoca ritenersi una informazione sensibile. E poiché la conoscenza di Stay behind da parte di Moro deve ritenersi all'epoca già nota almeno al Capo di Stato Maggiore della difesa, l'affermazione che Moro non fosse a conoscenza di segreti sensibili, si disvela ad un'analisi appena attenta come un classico espediente di controinformazione, pienamente legittimo e necessitato nella contingenza, perché sarebbe stato davvero singolare che responsabili istituzionali, con Moro prigioniero delle BR, riconoscessero pubblicamente che il prigioniero era a conoscenza di segreti rilevanti per la sicurezza. Sussistono peraltro ulteriori elementi documentali che confermano alla Commissione l'esattezza del proprio convincimento. 10.3 Negli stessi appunti di lavoro del gruppo informale di esperti costituito presso il Viminale è testualmente analizzata la possibilità che le BR avevano «di sfruttare quanto si presume che Moro debba conoscere su scandali passati e notizie denigratorie su membri del suo partito (e di altri partiti), al fine di indebolire il tessuto politico e istituzionale del Paese» (specifico è il riferimento allo {{Wl|Q63524331|scandalo Lockheed)}}. 10.4 L'onorevole Virginio Rognoni che venne nominato Ministro dell'interno il 13 giugno 1978 in sostituzione dell'onorevole Cossiga, dopo un breve interim del presidente Andreotti, ha riferito alla Commissione<noinclude><references/></noinclude> 8quq0apic7jvauv7qelbx5tada1k9x0 Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/289 108 1033944 3907928 2026-10-07T09:40:56Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3907928 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|279}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5a)" />’come filosofo, che come statista od crudito o teologo, eziandio avendo riguardo ai primi suoi scritti. Cito questo giudizio, perché può servir di paragone a conoscere, qual sia l’estimativa dei autovi enciclopedisti nelle materie filosofiche. Il loro giudizio sulla filosofia di {{AutoreCitato|Bonaventura da Bagnoregio|san Bonaventura}} ha forse d’uopo di una erudizione un po’ più squisita, ad essere apprezzato. «Il ne cherche pas,» dicono essi, «le fondement de sa foi dans l’ontologie pure, comme {{AutoreCitato|Tommaso d'Aquino|saint Thomas}}{{ref|Art. ''Bonaventure'', tom. II, p. 786.|(5a)}}» San Bonaventura, malgrado la trascuranza degli storiografi, è uno dei filosofi più eminenti del medio evo; e il suo merito più insigne è appunto di essere un grande ontologista, e più ontologista ancora di san Tommaso. Ma egli è sovrattutto nelle cose teologiche, che i nostri compilatori sono deliziosi. Se hai pazienza di leggerli, ci imparerai che le obbiezioni fatte contro il racconto mosaico dell’area sono insolubili{{ref|Art. ''Arche'', tom. I, p. 763.|(5a)}}; che il diluvio non potè essere universale, perchè l’acqua dell’oceano non sarebbe bastata a superare i gioghi dei monti{{ref|Art. ''Déluge'', livrais. 23, p. 261, 262, 263.|(5a)}}; che nel caso contrario non vi sarebbe più «aunune garantie dans ce monde pour les établissements, auxquels nous mettons tant de peine et de travail», e che ''i testamenti dello spirito sarebbero sottoposti a perire come quelli della ricchezza''{{ref|Art. ''Antediluviens'', tom. I, p. 601,602.|(5a)}}, danno veramente deplorabile, sovrattutto se si parla dei testamenti enciclopedici, che si rogano in questo secolo, i quali sono sicuri di durare in eterno, se non accade un nuovo diluvio; che il Cristianesimo ''nacque dal matrimonio'' (traduco letteralmente) ''del dogma orientale colla filosofia greca''{{ref|Art. ''Alexandre'', tom. I, p. 264.|(5a)}}, (sentenza che lo stesso sig. {{AutoreCitato|David Friedrich Strauß|Strausse}}{{ref|Art. ''Vie de Jésus, trad, par Littré.'', Paris, 1850, sect. 1, chapitre 5, §41, tom. I, part. 1, p. 337.|(5a)}} non ha osato dare, come fondata); che «on est étonné de toutes les racines que le christianisme avait déjà, lorsqu’il<section end="(5a)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5a)|}} <references/></noinclude> 6rfy2ve1618zky5iyeppw3ge1l3013m Autore:Veit Brecher Wittrock 102 1033945 3907931 2026-10-07T09:45:00Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Veit Brecher | Cognome = Wittrock | Attività = botanico | Nazionalità = svedese | Professione e nazionalità = }} 3907931 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Veit Brecher | Cognome = Wittrock | Attività = botanico | Nazionalità = svedese | Professione e nazionalità = }} m4xyhhrwbz9b8jceg0gc3p3gp9mlv7o Categoria:Pagine in cui è citato Veit Brecher Wittrock 14 1033946 3907933 2026-10-07T09:45:34Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Veit Brecher Wittrock}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Wittrock, Veit Brecher]] 3907933 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Veit Brecher Wittrock}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Wittrock, Veit Brecher]] g82xr0z3q4xiv0bmg49ws88ljgutc9k Categoria:Testi in cui è citato Veit Brecher Wittrock 14 1033947 3907934 2026-10-07T09:46:53Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Veit Brecher Wittrock}} [[Categoria:Testi per autore citato|Wittrock, Veit Brecher]] 3907934 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Veit Brecher Wittrock}} [[Categoria:Testi per autore citato|Wittrock, Veit Brecher]] ticst5sy7hwl7d57k4seu0xhjwaa9vd Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/98 108 1033948 3907935 2026-10-07T09:47:12Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907935 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|78|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|26.}} <poem>Pria levarla ei tentò dal’empia via, Di preghi, e di regal, con freni, e sproni. Provò per trarla poi da tal follia, Suppliche, e donativi assi più boni, Proterva ella dal mal non si desvia; E pur gli huomini, e’ Dei placansi à i doni. Ond’egli à questi aggiunge la minaccia, Nè le smarrì la meretricia faccia.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|27.}} <poem>Con l’arme al fin pensò, spinto da zelo, Far pagare à la rea del danno il fio; Mà da caval respinto, udì dal cielo: Non dè l’huomo usurpar quel, ch’è di Dio. Scese, col campo, alhor, fatto di gielo, Al maritimo Idame il Signor mia. Dove, ahi, si vive in volontario bando. Tacque ciò detto, e prese il fren plorando.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|28.}} <poem>Scorse in Samaria la Carrozza in tanto Sichemme, e ’l fonte, ove à {{Wl|Q292242|Fotina}} aperse Giesù miglior sorgiva, e ’l monte à canto, Dove à Dio Giosuè vittime offerse. Poi Sebaste, in cui l’huom frà noi più santo, Per una donna rea, morte sofferse. Spinto in Giudea, le tombe regie lassa, E frà trè hore, à trè provincie passa.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Alho-''{{spazi|5}}}}</noinclude> 72nnaibscf3keottethxk5v5nuiocq0 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/99 108 1033949 3907939 2026-10-07T09:52:24Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907939 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|TERZO.}}}}|79}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|29.}} <poem>Alhora quando il Carrozzier la torre Antonia scorse, che in Sion sorgea, Stupido esclama: hor’hora dal Taborre Noi partimmo, e dal mar di Galilea; Come senza avedermi, il cocchio scorre Per Samaria si ratto, à la Giudea? S’Io non mi avidi, intento al mio discorso, Come, in breve i Cavalli han tanto scorso?</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|30.}} <poem>Mà tosto Marta il confortò dicendo: Non temer, non temer ch’opra di Dio E questa, io ten’affido, io, che l’intendo; Segui, segui il camin Fidano mio. Acquietossi il Cocchier, questo sentendo, E quel vano timor posto in oblio, D’Efraim per la porta, incalza, e sferza I destrieri ad entrar nel’hora terza.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|31.}} <poem>Sferza l’auriga i corridor sù ’l dorso, Che fanno urtando isfavillar la Zampa. Smaltan d’argentea spuma l’aureo morso, Spiran dal’arse nari, e fumo, e vampa. Geme del carro al furibondo corso La ferrea rota, e ’l molle calle stampa; E ’l nitrir percotendo in muro cieco, Forma di più nitriti horribl’eco.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Costie''{{spazi|5}}}}</noinclude> 0asxxfkzkyx59vjkxmx95rs8zngl6vc Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/100 108 1033950 3907946 2026-10-07T10:04:13Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3907946 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|80|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|32.}} <poem>Costei con tal velocità quà venne, Che prevenir non la potè la fama; Nè giovaro al Tiranno le sue penne, Per troncarle la via con qualche trama. Poiche al palagio il pio drappel pervenne, Smonta, e dice, al filosofo la dama: Guidami à tua magion, per cieche scale, Ond’egli, con Fidan, precede, e sale.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|33.}} <poem>Ella, con la Fantesca, appresso valli, E giungendo à la Camera prevista, Dietro ad una impannata di Cristalli Posta, vede il cortil, senz’esser vista. Ved’ivi quattro Eroi sù ’lor Cavalli Provarsi del’Amata, Amante à vista, Che dal balcon gli vagheggiava; ond’ella Fermossi à rimirar squadra sì bella.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|34.}} <poem>Il primo del drappello, hà d’ostro il manto, D’oro l’arme, e la chioma, egli è vermiglio; Per cimiero un fascetto ha d’amaranto, Pel dorato hà il destrier, di Borea Figlio. Lo Scudo è quel, che Paride sù ’l Xanto Imbracciò, contra il Dorico periglio. Porta un’Asbesto ardente per impresa; Simbolo d’una mente sempre accesa.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Il''{{spazi|5}}}}</noinclude> gx6fyglethbvh3t8i55bui8qtduo7s6 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/39 108 1033951 3907949 2026-10-07T10:05:21Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907949 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>LOCARNESI CACCIATI. [Lib. Vili.] 29 una patria sempre cara, più cara a chi ne è spinto lon- vita, tano da una forza prepotente, fra gli stridori della stagione, valicarono le nevi del Sanbernardino in traccia di paesi, ove Y adorare a modo loro. Guidati da un PeLuigi Orelli e dal dottor Martino MuralGiovan da stalozzi, to, entrarono nei Cantoni protestanti, e fermatisi i più a fosse punito non Zurigo, vennero con carità accolti e soccorsi. che sicurezza e essi Non cercavano pace: poteva mancare di che vivere a gente volonterosa della fatica, e sperta nelle arti? Alle quali drizzatisi, fecero alzare a gran fiore Y arte della seta, stabilirono filature e tintorie, per cui Zurigo venne in gran- dezza, a scapito delle podesterie italiane. Ancora serba l'an- nome tico il sobborgo dei Lombardi ove quelli famiglie vi acquistarono ricchezza e nome. Ivi ottennero di si posero, e le 1 formare una chiesa purché adottassero le credenze della zurigana, e traducessero in italiano il rituale di questa; ma gli esuli sanno come sappia di sale il pane altrui: e paura il al loro parlare, e il vestire strano metteva riso o popolo: poi fra loro stessi nacque discordia, e il Bullinger, pastore de' Zurigani, tolse in sinistro il Beccaria che era direttore della chiesa locarnese, e che allora tornò fra' Grigioni a Mesocco, diffondendo le sue dottrine, finché sturbatone da Carlo Borromeo nel 1561 A Zurigo gli si ritirò a Chiavenna. successe nel 1555 Bernardino Ochino, famoso cappuccino da Siena che aveva errato per Germania e per Inghilterra, applaudito e perseguitato: dra di teologia e d' ivi stesso ebbe catte- ebraico Pietro Martire Vermiglio, che già aveva combattuto per la Riforma in Inghilterra e in Francia, modo che le opere sue eran messe a livello con quelle di Calvino. A quella chiesa italiana appartenne pure Lelio Soccino, che ottenne la stima di Melancton, Bullinger, Calper vino, Beza, dissimulando sotto proteste e confessioni la sua 11 Duni fu medico della Repubblica Zurigana. I Pestalozzi, gli Orelli, Muralti che sì bene meritarono della Svizzera in questi ultimi tempi, traggono origine da Locamo. Così i Verzasca, de' quali fu il valente medico e botanico Bernardo. Disogna dire che questo paese non si fosse dei tutto ripurgato, poiché intorno al 1580 il papa trovò mestieri di commettere quella pieve alla speciale cura di monsignore Speziano vescovo di Novara, che la tenne un dieci anni. 1 i <5o5.<noinclude></noinclude> 9u88yfhrv23g6uivqi4v5q11adzx70b Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/40 108 1033952 3907950 2026-10-07T10:05:23Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907950 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>30 «62. CLERO corrotto. avversione alia Trinità; e pare ch'egli la insinuasse all'Ochino, le cui ultime opere sentono di questo errore, pel quale ebbe guai a Zurigo, e ne fu bandito, di 76 anni, con quattro inverno. Rispinto da Basilea e da Mulhausen, ascose in Moravia, ove della peste perduti due figliuoli e figli, s' una nel fitto figlia, Anche morì nel 1564. a Basilea molti Italiani Alessandrino de ì569. [Lib. Vili.] Colli, padre s' erano ricoverati. Paolo d' Ippolito celebre giurecon- sulto; Guglielmo Grattarola di Bergamo; Alfonso Corrado mantovano, che avea predicato fra* Grigioni; Silvestro Teglio che tradusse in latino il Principe, e Francesco Betti cavalier romano; Mino Gelsi sanese, Celio Curione, dalle cui molte opere raccogliamo varie particolarità intorno mati ai rifor- italiani. Altri ebber ricovero a Strasburgo, fra cui Paolo Lazise Verona, profondo nelle tre lingue dotte, e che vi fu professor di greco; Girolamo Massari di Vicenza che vi insedi gnò medicina e descrisse un Processo deir Inquisizione romana: 1 e sebben non avessero Chiesa, univansi in assemblea particolare diretta da Girolamo Zanchi che colà professò teologia. Lo Zanchi dove molti ma stesso era stato chiesto ministro a Lione, della chiesa italiana il e dove stamparono libri loro; Italiani stavano, egli preferì passare a Chiavenna. Rifiutò pure d'Anversa nel 1580, gl' inviti alla quale andò conte Ulisse Martinengo, dopo rimasto alcun tempo in Valtellina. Altre chiese avean i nostri a Ginevra e Londra. Alla causa de' cattolici, più che ¥ assalto de' nemici, noceva l'addormentarsi delle sentinelle d'Isdraele. Le scienze sacre seguivano un gergo scolastico, un sistema intricato, ben altro da quella nitida chiarezza, da quella dignità e sapienza i novatori, amata dai devoti, dai non devoti riverita. che sarebbesi voluta a far la religione fortificare Titoli speciosi, erudizione Anziché asilo, popolo contro facchinesca, nulla da imparare. levarsi al sacerdozio genia vi trovava si il i più probi e sapienti, ogni ogni ignorante, molti malvissuti vi ricovravano per avere agio, sicurezza ed ozio. L'essere 1 Eusebius Captivus , site modus theranos. Basilea, 1553. procederteli in curia romana contra La-<noinclude></noinclude> su53u60gcuhlv3rl9twokmrmxkneajp Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/41 108 1033953 3907951 2026-10-07T10:05:26Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907951 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>il clero 31 CLERO CORROTTO. [Lih Vili.] immune dal Fòro secolare lo rendeva baldanzoso: venderli simulatamente agli ecclesiastici, o col legarli col a nome il signore ne investiva qualche figliuolo di suoi villani, non di benefizio, sottraevansi i fondi alle gravezze: poi badando se savio e dotto, ma se sommesso e connivente. In una famiglia vi era un prete ? a qualunque richiamo compariva lui: in un delitto era implicato un prete? invocavansi i privilegi del Fòro: i preti intanto andavano attorno carichi d' armi, volevano cacciare ne* tempi proibiti (era dalle calende di marzo a quelle di luglio): con austuzie si causavano dalle taglie. 1 Peggiori cose ebbi ad imparare dagli atti delle visite degli ordinarj di Como e di Milano. Oltre che i più fra i sacerdoti appajono ignoranti a segno da saper a mala pena segnare il proprio nome, intendevano a turpi guadagni, tenevano senza pudore in casa le complici ed i frutti dei loro peccati. Ebbi a mano una relazione dell' arciprete di Tresivio al vescovo, dove si lagna che i preti di Valtellina portano barbe a foggia di Turchi; « usano collari » alle camicie rotondi e crespi alla bresciana, le sottane con » collari pure rotondi cascanti sul collo, maniche scavezze e » folte di bottoni, e veste » sciani. » Delle monache quale portano gli sbardellali Bre- Moncarasso, destinate di all' edu- Che anzi le comonache il tenere in cazione, sol una sapeva scrivere alcuna cosa. severamente proibivano camera penna, carta e calamajo e stituzioni ; doveano ricorrere in caso di provato bisogno, alla badessa. L' arciprete di presso al vescovo Ninguarda tava volergli cavare spianato incontro alle il il il Dongo querela curato di Musso, che van- cuore, ed altri preti, che avevangli fucile. Il curato di Barbengo faceva mer- cato di vacche e cavalli, fabbricava casse e tini, teneva bastardi ec. so, e 2 Tacio le violenze, le ire, le troppe più cose ch'io che facevano correre in proverbio non esservi modo più dannarsi che Y andar prete. 3 Non erano cosi rari facile di quelli che, pei bisogni delle plebi, 1 avevano Vedi un appello dai Valtellinesi sporto al facoltà di cele- vescovo di Como, mano- scritto in questa curia. a Viti*, episc. Ning., 1593, 94. Così il Giussano nella Vita di san Carlo. Questo santo nelle Trevalli ìepontine scriveva aver trovato XIV sacerdotes pubtica scortorum consueto* 8<noinclude></noinclude> 3mhs2s2o3k3p5hk06ykiqxm67m7wi50 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/42 108 1033954 3907952 2026-10-07T10:05:28Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907952 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>CLERO CORROTTO. 32 brare due Messe la festa: ma [Lib. Vili.} molti se la usurpavano per guadagno. Ben si i vescovi comaschi gridavano senza cessare, perchè osservassero le feste, i sacerdoti smettessero gli abiti sfar- armi offensive, non bazzicassero 1' osteria, non ricettassero malviventi, non donne di mal affare. Il vescovo sosi, le Volpi interdice di vendere alla festa confortini nè odori, fare spettacoli di saltimbanchi, ed il sedere in chiesa: i il preti non portino calze sparate e larghe, non camicie colle crespe e le lattughe, non il cappello in città o ne'borghi, se pur non fosse per ripararsi dall' intemperie: si astengano dai guanti; non barbe troppo lunghe, non armi, eccetto un viaggio. vescovo Archinti Il coltello in lagna che troppe parroc- si chie rimangano sprovvedute di parroci, perchè date in com- menda a cardinali le entrate: e che i i quali in Roma agli eretici, singolarmente per la lussuria e ne godeano, senza cura, preti della Valtellina rechino scandalo 1' ignoranza, Y andare armati, Y imperizia dell'ecclesiastica disciplina in quella esecranda libertà di vivere, e di dire quanto meglio piace a ciascuno. Era poi piuttosto unico che raro quel parroco che talvolta spiegasse il Vangelo o la dottrina a' suoi: il con- fessare e la predicazione eran abbandonati ai frati, singolar- mente ai mendicanti, indipendenti dal vescovo, e spesso più desiderosi dell' applauso che del frutto, o del frutto della bisaccia che di quel delle anime. medio ma danno Recando adunque non ri- che doveano opporsi, sarà meravisempre acquistava ? quelli glia se la riforma più dine infames : presbiteros ibidem suis ipsorum filiis stipatos ad aram procedere atque hoc sibi jus profanos earum regionum prcetores sttmpsisse, ut , scorti domi tenendi facultatem sacerdotibus prò arbitrio impertirentur. L. c. 1 Poco dopo nota che mercatura et sordidi quoestus minima sacerdotum flagitia erant ; ecclesia? stipendia in pellicum alimenta vertebanlur, et patris solitos % . publicai salutis cura mereri debuerant plerique ex libidine voluptatum acceperant. Leggesi ivi pure, L. 2, c. 7, che il Santo soppresse molti monasteri monalium non dicam collegia, sed amantium contubernia. Erano tali que' di Bellagio e di Mompiatto. Carlo li scrisse al vescovo della sua città di Como perchè provvedesse d' impedire « le conversazioni » de' secolari con religiose, avanzandosi anche a cose illecite con titolo » di divozione.» Lett. 13 gennaio 1682 nell'archivio municipale di Como. La rilassatezza monastica è con strano vigore rivelata nel Gemitus Columbi nomen, quod ex , , del cardinal Bellarmino.<noinclude></noinclude> qekuedwhdt2zquv3lxoylzu76qfd9qm Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/43 108 1033955 3907953 2026-10-07T10:05:29Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907953 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>CLERO CORROTTO. Vili.] [LÌ]). ingegnavano assai per tutela dell'antica Como non molto restava a fare, giacGrigioni, sospettosi sempre di qualche trama, ne avevano I cattolici però s' credenza. Ai vescovi ché 33 i di angustiata P autorità, vietando il ricorrere a' superiori eccle- escludendo ogni sacerdote estero, nel qual siastici, titolo comprendevano anche gli Ordinarj. Se non che, fatto vescovo Feliciano Ninguarda nativo di Morbegno, mancò ogni ragione di tenergli la porta della valle, onde la visitò ad agio suo. Nei sinodi poi e nelle lettere circolari non cessavano essi vescovi di esortare i Valtellinesi a perseverare nella fede, aprir bene gli occhi su chi viene d' oltremonte, massimamente soldati a quartiere od a guarnigione: ne esplorino i e se alcun che ne scoprano, diano indizio fatti, se non vogliono cadere in un peccato riservato. all' 1 Ordinario, Anche ogni maestro era obbligato prestare giuramento di fede in mano del vescovo. E poiché ogni potere minacciato diviene violento, ncppur le vie del chiamò rigore in ajuto il furono intentale, e la chiesa sgomentata braccio secolare, agli orrori della supersti- zione e deir impostura opponendo gli orrori per non esser lunghi, citare Francesco dei roghi. Basti, Gamba di Como, che essendosi condotto a Ginevra a celebrar la Cena cogli Evangelici, mentre tornava in patria, fu còlto, e (ciò fu il 21 luglio Neppure in morte favellando, non recasse avea voluto ricredersi: ed affinchè, scandalo al popolo accorso al suo supplizio, gli venne forata la lingua. 2 Anche Galeazzo Trezzi, gentiluomo lodigiano, condel 1554) strangolato, poi gettato al fuoco. vertito dal Mainardi e dal Curione, Il duca dair Inquisizione al fuoco. fu nel 1551 d' condannato Alba, la cui memoria risveglia quella de' supplizj e delle stragi de' Paesi Bassi, ve- nuto governatore del Milanese, raddoppiò i rigori, e nel 1558 furono bruciati un religioso e un secolare, e cosi negli anni seguenti. Le declamazioni de' dissidenti, e P antipatia rimastale come a nemica del progresso, indicano che a capo delP op1 Sin. Dìoc, V, c. 3. Vedi le Costituzioni del vescovo Volpi. Vedi Wolfio, Lect. Memor., tomo II, pag. 686.— Acta et monim. Martyrum, pag. 270-2172. 2 il. 3<noinclude></noinclude> 0c9qc7wu2hz0xt5j10s1eyyw6oujlez Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/44 108 1033956 3907954 2026-10-07T10:05:31Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907954 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>CLERO CORROTTO. Vili.] [LÌ]). ingegnavano assai per tutela dell'antica Como non molto restava a fare, giacGrigioni, sospettosi sempre di qualche trama, ne avevano I cattolici però s' credenza. Ai vescovi ché 33 i di angustiata P autorità, vietando il ricorrere a' superiori eccle- escludendo ogni sacerdote estero, nel qual siastici, titolo comprendevano anche gli Ordinarj. Se non che, fatto vescovo Feliciano Ninguarda nativo di Morbegno, mancò ogni ragione di tenergli la porta della valle, onde la visitò ad agio suo. Nei sinodi poi e nelle lettere circolari non cessavano essi vescovi di esortare i Valtellinesi a perseverare nella fede, aprir bene gli occhi su chi viene d' oltremonte, massimamente soldati a quartiere od a guarnigione: ne esplorino i e se alcun che ne scoprano, diano indizio fatti, se non vogliono cadere in un peccato riservato. all' 1 Ordinario, Anche ogni maestro era obbligato prestare giuramento di fede in mano del vescovo. E poiché ogni potere minacciato diviene violento, ncppur le vie del chiamò rigore in ajuto il furono intentale, e la chiesa sgomentata braccio secolare, agli orrori della supersti- zione e deir impostura opponendo gli orrori per non esser lunghi, citare Francesco dei roghi. Basti, Gamba di Como, che essendosi condotto a Ginevra a celebrar la Cena cogli Evangelici, mentre tornava in patria, fu còlto, e (ciò fu il 21 luglio Neppure in morte favellando, non recasse avea voluto ricredersi: ed affinchè, scandalo al popolo accorso al suo supplizio, gli venne forata la lingua. 2 Anche Galeazzo Trezzi, gentiluomo lodigiano, condel 1554) strangolato, poi gettato al fuoco. vertito dal Mainardi e dal Curione, Il duca dair Inquisizione al fuoco. fu nel 1551 d' condannato Alba, la cui memoria risveglia quella de' supplizj e delle stragi de' Paesi Bassi, ve- nuto governatore del Milanese, raddoppiò i rigori, e nel 1558 furono bruciati un religioso e un secolare, e cosi negli anni seguenti. Le declamazioni de' dissidenti, e P antipatia rimastale come a nemica del progresso, indicano che a capo delP op1 Sin. Dìoc, V, c. 3. Vedi le Costituzioni del vescovo Volpi. Vedi Wolfio, Lect. Memor., tomo II, pag. 686.— Acta et monim. 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Erasi ella vivissimamente industriata per introdurre la spaventosa Inquisizione spagnuola invece della mansueta romana 1 nel Milanese, che « ridotto in miseria per l'eccessive gravezze, » si Ma sarebbe disciolto affatto con quella che superava due volte che si tentò sotto Filippo II ed in Milano, levossi a ribellione severità di cotal tribunale; 3 il popolo per il onde fu consiglio 2 tutte. » III stabilirla la formidabile prudenza di lasciarla nel primiero stato. Da gran tempo all' autorità d' un però e Cattolici e Riformati appellavano concilio generale, che discutesse ampia- mente e liberamente sui dogmi tesa luogo, volendolo Protestanti in una città libera, per il i della fede. Solo era in con- condursi alla quale non avessero duopo di salvocondotti, ai quali pareva aver tolto fede il concilio di Costanza col porre fiamme Giovanni Hus. Ma Paolo III lo aveva decretato in Trento, e avendo i dissidenti ricusato intervenirvi e impugnatane T autorità, dopo infinite lungagne fu aperto, poi 4 chiuso, poi trasferito con replicata vicenda, sinché a Pio IV 5 e riusci di mandarlo a fine. Molti Comaschi vi assistettero: alle Pallavicino, XXII, 8. Sarpi 1. Vili. 8 Pallavicino, XXII, 8. 4 Corre voce si volesse una volta trasportare a Gravedona il Concilio. Forse si appoggia a certi seggioloni a bracciuoli eh' ivi sono nella gran sala, segnati coi nomi dei cardinali d'allora. Ma non contando il silenzio degli storici e dei panegiristi di quel palazzo (p. e. il Minozzi), basti dire che Trento stessa pareva picciola alle gran corti di quei prelati. 5 Paolo Giovio juniore vescovo di No11 vescovo Gianantonio Volpi cera: Feliciano Ninguarda di Morbegno, allora oratore dell'arcivescovo di Salzburg poi vescovo di Como: Alessandro Molo di Bellinzona vescovo di Minore: Antonio da Grossotto domenicano, commissario generale delAndrea Camuzio pure di Como il canonico l' Inquisizione nell' Austria Regimillo di Bellinzona cui san Carlo scrivendo di importantissimi affari chiamava magnifico amico nostro Marcantonio Pellegrino cancelliere del Concilio. Fra' Paolo Sarpi mette ,in bocca a Paolo Giovio, Storia del Concilio, 1. VI, pag. 499, una arringa suir obbligo ai vescovi di risedere alla loro sede, in cui morde stranamente i costumi de' vescovi mostrando che peggio vanno le cose ove essi dimorano, e si fa forte sull' esempio di Roma. Lo stesso fa parlare fra' Antonio da Valtellina (di Grossotto] a mostrare quanto i riti della Messa siano dagli antichi diversi ed esortare a concedere ai laici la comunione sotto le due specie. Ibidem, pag. 561 ed. di Aldo. 1 8 , : , : : , : , , ,<noinclude></noinclude> 0jzrump3oked6fxohq0thv5asjvn64v 3907957 3907955 2026-10-07T10:05:34Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907957 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>CONCILIO DI TRENTO. [Xib. Vili.] non è qui luogo giovato alla 33 quanto quel venerabile consesso abbia religione riguardo al dogma, e col separare del di dire tutto quelle opinioni, a conciliare le quali presumevasi con- vocato. Certo è che quanto alla disciplina aperse un' epoca nuova; rese al clero cattolico il vigore, perduto; richiamò i costumi, sagrificati da prima ai piaceri e agli interessi; procurò nell'opinione dei popoli rialzare gli ecclesiastici al grado dond' erano scaduti, e fece che la Corte Romana, animata da zelo e dal vero sentimento della religione, non porgesse più che santi esempj. Secondo la mente monsignor Bonomo di quel Concilio, vescovo di Vercelli fu delegato a visitare la diocesi comasca. Entrò in Valtellina, dando voce di recarsi, a titolo di salute, ai bagni di Bormio: fìzio suo, i ma poiché si diede ad esercitarvi l'uf- Grigioni mandarono intimandogli che, se vera- mente intendea venire a cercare sanità, fosse il bene arrivato; non patirebbero però mai sottofìni; e dove non giovasse l'avviso, sarebbero presti ad imprigionarlo, trattandolo non altrimenti che il suo papa trattava loro ministri. Queste mii nacele, cui facevano viso di voler dare corpo, atterrirono Bonomo, che con poco il Ma frutto se n' andò. lui dettati alla diocesi di Como impose che il negli ordini da i parroci (oltre giovedì santo colla bolla in Catna Domini) leggessero due volte P anno ne' giorni di maggior frequenza un editto, che obbligava a denunziare alP Inquisizione fra quindici giorni ogni eretico, o chi mostrasse forviare dalla credenza comune, o tenesse libri proscritti: ogni settimana il vescovo si affia- tasse colP inquisitore e con certi teologi e canonisti per giu- dicare degli eretici e de' sospetti. Pio rire lina, i V papa tentò gran maneggi Cattolici e impedire ma senz' altro signore di Retzuns, le fra apostasie i Grigioni per favo- crescenti in Valtel- ritrarne che la morte di Giovanni Pianta uomo pien d' ogni lode, e caloroso pro- romana. Contro questo papa un odio paraveano concepito i Grigioni fin da quando, essendo, col nome di fra' Michele Ghislieri, inquisitore della diocesi di Como, si era con forza adoperato contro i novatori. Una volta, avuto spia che a Poschiavo si erano impressi libri pieni tettore della causa ticolare<noinclude></noinclude> pz93tndgrxnmcfrufeug9ftl2jnmx3y Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/47 108 1033958 3907958 2026-10-07T10:05:35Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907958 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>SAN CARLO. [Lib. Vili.] 37 era cagion prima dei progressi della riforma, e che privi d' i più erano ogni sorta di lettere nelle terre soggette a signoria svizzera, stabili in Milano il collegio elvetico, ove dovessero Dio operaj apostolici e difensori della fede 1 mandò missionarj e singolarmente Oblati da lui istituiti, e Gesuiti nati poc' anzi per opera d' Ignazio da Lojola; e tanto allevarsi per fece che d' i sette : Cantoni cattolici giurarono la cosi detta Lega isso, oro o Borromea, e concessero che un nunzio papale rima- nesse di pie fermo nella Svizzera ; non è mestieri vi dica a » si vedeano pianun nemico attento ed operoso. Ma del Borromeo il principal desiderio, dice il Bescapè, 2 era vòlto alla Valtellina, sì per la vicinanza che essa ha con noi, si per gli ingegni svegliati di quei popoli, non pure al- » T erudizione quanto dispetto de' Cantoni riformati, che tato nel cuore « adatti, ma alla probità altresì proclivi, che non mediocremente » leva esso Carlo so- lodare. » Procurò dun- que stabilirvi i Gesuiti, che sostenuti da Antonio Quadrio medico di Ferdinando d'Austria, si posero a Ponte, guidati dal padre Bobadilla, tanto celebre nella storia della celebre Compagnia. I Grigioni li sbandirono come vennero collocarsi a Como. Trovandosi poi per secondare 1 il 4501. cardinale nel 1580 in Valcamonica, le istanze del Può esser un esempio forestieri, ond' essi vescovo Volpi passò pei Zapelli della lautezza con cui provedeva conver- alle A sioni quel Santo, il qual poi digiunava mezzo l'anno in pane e acqua. quel collegio fu assegnata la prepositura di Rivolta presso Monza Grego; aggiunse 2400 zecchini annui alcuni benefizj e case e comerano appartenute all'ordine degli Umiliati, allora abolito. Doveano starvi 20 Svizzeri e venti Grigioni; poi il cardinale Altemps cugino di san Carlo vi unì la sua commenda di Mirasole acciocché vi avessero posto 24 cherici della diocesi di Costanza. Doveano starvi 8 cherici di Valtellina 2 di Chiavenna 4 degli Svizzeri di qua da' monti salvo all' arcivescovo il poterne aggiunger uno degli Svizzeri, uno di Chiavenna. Vedi App. al sinodo V diocesano. Riceveano anche la laurea, ma doveano giurare d' andar a servizio de' proprj paesi. Federico Borromeo fece fabbricare per essi uno de' più magnifici palazzi di Milano, a disegno di Fabio Mangone; Giuseppe li cacciò via quei cherici per mettervi degli impiegati nei quali esso riponeva il progresso. La rivoluzione poi abolì que' posti gratuiti; di che la confederazione svizzera si querelò sempre invano finché nel 1841 furono istituiti per gli Elvetici 24 posti gratuiti nel seminario arcivescovile per ciascuno de' quali il Governo paga mille lire. 2 Vita di san Carlo, V, 4. rio XIII vi mende , , eh' , , , , ,<noinclude></noinclude> 3qaou1ynx9nyz9wqdlwhfibtkoomrxo Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/48 108 1033959 3907959 2026-10-07T10:05:37Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907959 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>SAN CARLO. [Lib. Vili.] 37 era cagion prima dei progressi della riforma, e che privi d' i più erano ogni sorta di lettere nelle terre soggette a signoria svizzera, stabili in Milano il collegio elvetico, ove dovessero Dio operaj apostolici e difensori della fede 1 mandò missionarj e singolarmente Oblati da lui istituiti, e Gesuiti nati poc' anzi per opera d' Ignazio da Lojola; e tanto allevarsi per fece che d' i sette : Cantoni cattolici giurarono la cosi detta Lega isso, oro o Borromea, e concessero che un nunzio papale rima- nesse di pie fermo nella Svizzera ; non è mestieri vi dica a » si vedeano pianun nemico attento ed operoso. Ma del Borromeo il principal desiderio, dice il Bescapè, 2 era vòlto alla Valtellina, sì per la vicinanza che essa ha con noi, si per gli ingegni svegliati di quei popoli, non pure al- » T erudizione quanto dispetto de' Cantoni riformati, che tato nel cuore « adatti, ma alla probità altresì proclivi, che non mediocremente » leva esso Carlo so- lodare. » Procurò dun- que stabilirvi i Gesuiti, che sostenuti da Antonio Quadrio medico di Ferdinando d'Austria, si posero a Ponte, guidati dal padre Bobadilla, tanto celebre nella storia della celebre Compagnia. I Grigioni li sbandirono come vennero collocarsi a Como. Trovandosi poi per secondare 1 il 4501. cardinale nel 1580 in Valcamonica, le istanze del Può esser un esempio forestieri, ond' essi vescovo Volpi passò pei Zapelli della lautezza con cui provedeva conver- alle A sioni quel Santo, il qual poi digiunava mezzo l'anno in pane e acqua. quel collegio fu assegnata la prepositura di Rivolta presso Monza Grego; aggiunse 2400 zecchini annui alcuni benefizj e case e comerano appartenute all'ordine degli Umiliati, allora abolito. Doveano starvi 20 Svizzeri e venti Grigioni; poi il cardinale Altemps cugino di san Carlo vi unì la sua commenda di Mirasole acciocché vi avessero posto 24 cherici della diocesi di Costanza. Doveano starvi 8 cherici di Valtellina 2 di Chiavenna 4 degli Svizzeri di qua da' monti salvo all' arcivescovo il poterne aggiunger uno degli Svizzeri, uno di Chiavenna. Vedi App. al sinodo V diocesano. Riceveano anche la laurea, ma doveano giurare d' andar a servizio de' proprj paesi. Federico Borromeo fece fabbricare per essi uno de' più magnifici palazzi di Milano, a disegno di Fabio Mangone; Giuseppe li cacciò via quei cherici per mettervi degli impiegati nei quali esso riponeva il progresso. La rivoluzione poi abolì que' posti gratuiti; di che la confederazione svizzera si querelò sempre invano finché nel 1841 furono istituiti per gli Elvetici 24 posti gratuiti nel seminario arcivescovile per ciascuno de' quali il Governo paga mille lire. 2 Vita di san Carlo, V, 4. rio XIII vi mende , , eh' , , , , ,<noinclude></noinclude> 3qaou1ynx9nyz9wqdlwhfibtkoomrxo Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/49 108 1033960 3907960 2026-10-07T10:05:38Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907960 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>è 39 SAN CARLO. [Lib. Vili.] 1 bene della Chiesa, passò per Menaggio a Porlezza e nella Cavargna, valle selvatica, che s' interna da quella di Menaggio, ed i cui abitatori rompevano ad ogni delitto si di sul violenza, si d' astuzia. 2 Cosi conciliando paci e rammendando i costumi, passò nelle tre Valli di rito ambrosiano, poi a Gnoasca, a Giornico, 3 a Lugano, e di nuovo pel Ceresio a Menaggio ed alla Valsassina. Fattosi poi nel 1582 a Roma, n' ebbe titolo di visitatore pei paesi svizzeri e grigioni anche sottoposti air Ordinario di Como. Non fu autorità a cui non avesse ricorso per ajuto d# Inghilterra, a Rodolfo imperatore, ai Cantoni cattolici, al vescovo di Coirà, al duca di Savoja, anche ai Veneziani. Scrivendo egli al Castelli vescovo di Rimini legato pontifìzio in Francia perchè in questa legazione : ai re di Spagna e intercedesse appo Enrico re, sicurezza e libertà a lui ed ai osato mai inviare a te tartufi in dono: poiché considerando che io sono persona sacra, tu la santità istessa, e che poteano piuttosto parer deli» cature di gola stimava il dono indegno di me e di te. Ma venutomi a » mente che sant' Ambrogio tuo predecessore non disgradì un egual dono » mandatogli da Felice antecessor mio, vinsi la vergogna e questo regay> » , , luccio t' invio. » 1 In questa chiesa ordinò suddiacono l'abate Paolo Camillo Sfrondato dei signori di Bellagio nipote di Gregorio XIV, ed egli stesso poi cardinale. 2 II vescovo di Piacenza scriveva a san Carlo sotto il 22 marzo 1583. ha alcuni della tua diocesi singolarmente di Garlazzo Corrido e Ca« » vargna, che si presentano a spedali ed altre pie case addomandando da» V , , compiendo per tutta Insubria ogni genere d' iniquità. Quel eh' velo della religione esercitano arti pessime, spargono » superstizioni, falsità contrarie alla cattolica fede divulgano false indul» genze agnus dei profani, anelli raccomandati da falsi riti: per tacere al» tre fallacie, colle quali assicurando il perdono dei peccati, la liberazione » dal purgatorio guarigione da certi mali accalappiano gì' ignoranti, che » delusi dalle vane promesse di tanti beni si lasciano smungere la borsa, » mentre quegli ipocriti si fanno pingui col danaro altrui e coi proprj pec» cati. » Anche il Giussano nella Vita di san Carlo, lib. VII, c. 16, e' informa che con una raffinatezza appena credibile in gente nata e cresciuta fra le selve, penetravano sin nelle reggie, con pompa di arredo o fingendo una legazione o falsi titoli, o privilegi. 3 11 passaggio del San Gotardo era allora uno de' più formidabili, pure fin dal 1374 1' abate di Dissentis vi avea posto un piccolo ospizio. Nel suo viaggio san Carlo determinò porvi una fabbrica solida; ma morì prima d' eseguirla e Federico Borromeo vi collocò nel 1602 un prete con casa. L' ospizio fu poi eretto nel 1683 dall'arcivescovo Visconti, con due frati cappuccini per assistere i viandanti. Si sa come soccombette nella guerra contro il £underbund. » naro, e » peggio , sotto il , , , , , , , , ,<noinclude></noinclude> 4wlqf2cyiab88lfapdyso0rarp2ohkn Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/50 108 1033961 3907961 2026-10-07T10:05:39Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907961 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>è 39 SAN CARLO. [Lib. Vili.] 1 bene della Chiesa, passò per Menaggio a Porlezza e nella Cavargna, valle selvatica, che s' interna da quella di Menaggio, ed i cui abitatori rompevano ad ogni delitto si di sul violenza, si d' astuzia. 2 Cosi conciliando paci e rammendando i costumi, passò nelle tre Valli di rito ambrosiano, poi a Gnoasca, a Giornico, 3 a Lugano, e di nuovo pel Ceresio a Menaggio ed alla Valsassina. Fattosi poi nel 1582 a Roma, n' ebbe titolo di visitatore pei paesi svizzeri e grigioni anche sottoposti air Ordinario di Como. Non fu autorità a cui non avesse ricorso per ajuto d# Inghilterra, a Rodolfo imperatore, ai Cantoni cattolici, al vescovo di Coirà, al duca di Savoja, anche ai Veneziani. Scrivendo egli al Castelli vescovo di Rimini legato pontifìzio in Francia perchè in questa legazione : ai re di Spagna e intercedesse appo Enrico re, sicurezza e libertà a lui ed ai osato mai inviare a te tartufi in dono: poiché considerando che io sono persona sacra, tu la santità istessa, e che poteano piuttosto parer deli» cature di gola stimava il dono indegno di me e di te. Ma venutomi a » mente che sant' Ambrogio tuo predecessore non disgradì un egual dono » mandatogli da Felice antecessor mio, vinsi la vergogna e questo regay> » , , luccio t' invio. » 1 In questa chiesa ordinò suddiacono l'abate Paolo Camillo Sfrondato dei signori di Bellagio nipote di Gregorio XIV, ed egli stesso poi cardinale. 2 II vescovo di Piacenza scriveva a san Carlo sotto il 22 marzo 1583. ha alcuni della tua diocesi singolarmente di Garlazzo Corrido e Ca« » vargna, che si presentano a spedali ed altre pie case addomandando da» V , , compiendo per tutta Insubria ogni genere d' iniquità. Quel eh' velo della religione esercitano arti pessime, spargono » superstizioni, falsità contrarie alla cattolica fede divulgano false indul» genze agnus dei profani, anelli raccomandati da falsi riti: per tacere al» tre fallacie, colle quali assicurando il perdono dei peccati, la liberazione » dal purgatorio guarigione da certi mali accalappiano gì' ignoranti, che » delusi dalle vane promesse di tanti beni si lasciano smungere la borsa, » mentre quegli ipocriti si fanno pingui col danaro altrui e coi proprj pec» cati. » Anche il Giussano nella Vita di san Carlo, lib. VII, c. 16, e' informa che con una raffinatezza appena credibile in gente nata e cresciuta fra le selve, penetravano sin nelle reggie, con pompa di arredo o fingendo una legazione o falsi titoli, o privilegi. 3 11 passaggio del San Gotardo era allora uno de' più formidabili, pure fin dal 1374 1' abate di Dissentis vi avea posto un piccolo ospizio. Nel suo viaggio san Carlo determinò porvi una fabbrica solida; ma morì prima d' eseguirla e Federico Borromeo vi collocò nel 1602 un prete con casa. L' ospizio fu poi eretto nel 1683 dall'arcivescovo Visconti, con due frati cappuccini per assistere i viandanti. Si sa come soccombette nella guerra contro il £underbund. » naro, e » peggio , sotto il , , , , , , , , ,<noinclude></noinclude> 4wlqf2cyiab88lfapdyso0rarp2ohkn Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/51 108 1033962 3907962 2026-10-07T10:05:45Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907962 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>SAN CARLO. [Lib. Vili.] 41 Achille Gagliardo riassunta la visita, fu di nuovo a Luga- no, poi a Tesserete, consolato dalla pietà di que' popoli, neppur uno trovossi in colpa ove mortale per Bellinzona si condusse a Rovereto nella Me2 solcina, valle italiana sommessa ai Grigioni, ove scopri di cinquecento confessati, 1 : 3 moltissime streghe. In quella valle San Carlo trovò abbondare discepoli del Vergerio e di Pietro Martire Vermiglio, ed esservi (scriveva al cardinale Savelli) la credenza. il nome V aveano di cattolici, tenuto casa i non i costumi, nè novatori Frontano e Canossa; poc'anzi v'era morto Lodovico Besozio, scolaro * migliore del maestro era frequentissimo il del Frontano : Reno, Singolarmente vi si segnalavano per odio ai Cattolici Francesco Luino, che da trent' anni era colà un figlio del Frontano e due o tre altri, le cui mogli sono veri mostri d'inferno. Stava a capo contatto colla vai di tutta già calvinista. : un delle cose sacre ligione, che seco figliuoli frate, disertore dell'ordine e della re- traeva una femminaccia e quattro suoi poco di meglio erano : gli altri preti. 11 Borromeo coir amorevolezza, coli' inquisizione, col pregare, coir inse- gnare, col largheggiare, sperava le fatiche in si conciliò gli animi prò delle anime con : fatti e Dio ne pro- d'ammirabile riuscimento. Si mise poi per la vai Calanca, ove conobbe cinquanta famiglie cadute in eresia e ventidue maliarde. Era sua mente drizzarsi a Coirà, indi nel ritorno visitare Chia- venna e la Valtellina : ma saputo che la sua comparsa non sarebbe sentita bene, dovette voltare a Bellinzona, dove trovò folta ignoranza delle cose di Dio ed un vivere non punto meglio del credere: matrimonj incestuosi, usure smodate, conculcati i diritti del clero, venti in pubblica disonestà. Ho sacerdoti simoniaci e vi- letto varie delle omelie ivi et amplius, qui labes apud auditim. Lettera del padre Gagliardo da cui togliamo la descrizione di questo viaggio. 2 Questa valle già feudo della Mensa , poi data ai Trivulzi aveva comprata la libertà per 221,000 scudi; e tosto collegatasi coi Grigioni ebbe parte alla signoria ed agli impieghi. 8 Vedi Vol. I, Pag. 419, 420. 4 Samuele figlio di Frontano ed una Brocca con tutta la sua famiglia si resero poi cattolici nel 584, come abbiamo da' manoscritti del Borromeo, 1 Compertum est nullum ferme ex quingentis nos suas deposuerunt lethalis eulpee reum fuisse , , , 1<noinclude></noinclude> oaigoth0pn8eauxtyxwv2vcokjpfvcq Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/52 108 1033963 3907963 2026-10-07T10:05:46Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907963 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>SAN CARLO. [Lib. Vili.] 41 Achille Gagliardo riassunta la visita, fu di nuovo a Luga- no, poi a Tesserete, consolato dalla pietà di que' popoli, neppur uno trovossi in colpa ove mortale per Bellinzona si condusse a Rovereto nella Me2 solcina, valle italiana sommessa ai Grigioni, ove scopri di cinquecento confessati, 1 : 3 moltissime streghe. In quella valle San Carlo trovò abbondare discepoli del Vergerio e di Pietro Martire Vermiglio, ed esservi (scriveva al cardinale Savelli) la credenza. il nome V aveano di cattolici, tenuto casa i non i costumi, nè novatori Frontano e Canossa; poc'anzi v'era morto Lodovico Besozio, scolaro * migliore del maestro era frequentissimo il del Frontano : Reno, Singolarmente vi si segnalavano per odio ai Cattolici Francesco Luino, che da trent' anni era colà un figlio del Frontano e due o tre altri, le cui mogli sono veri mostri d'inferno. Stava a capo contatto colla vai di tutta già calvinista. : un delle cose sacre ligione, che seco figliuoli frate, disertore dell'ordine e della re- traeva una femminaccia e quattro suoi poco di meglio erano : gli altri preti. 11 Borromeo coir amorevolezza, coli' inquisizione, col pregare, coir inse- gnare, col largheggiare, sperava le fatiche in si conciliò gli animi prò delle anime con : fatti e Dio ne pro- d'ammirabile riuscimento. Si mise poi per la vai Calanca, ove conobbe cinquanta famiglie cadute in eresia e ventidue maliarde. Era sua mente drizzarsi a Coirà, indi nel ritorno visitare Chia- venna e la Valtellina : ma saputo che la sua comparsa non sarebbe sentita bene, dovette voltare a Bellinzona, dove trovò folta ignoranza delle cose di Dio ed un vivere non punto meglio del credere: matrimonj incestuosi, usure smodate, conculcati i diritti del clero, venti in pubblica disonestà. Ho sacerdoti simoniaci e vi- letto varie delle omelie ivi et amplius, qui labes apud auditim. Lettera del padre Gagliardo da cui togliamo la descrizione di questo viaggio. 2 Questa valle già feudo della Mensa , poi data ai Trivulzi aveva comprata la libertà per 221,000 scudi; e tosto collegatasi coi Grigioni ebbe parte alla signoria ed agli impieghi. 8 Vedi Vol. I, Pag. 419, 420. 4 Samuele figlio di Frontano ed una Brocca con tutta la sua famiglia si resero poi cattolici nel 584, come abbiamo da' manoscritti del Borromeo, 1 Compertum est nullum ferme ex quingentis nos suas deposuerunt lethalis eulpee reum fuisse , , , 1<noinclude></noinclude> oaigoth0pn8eauxtyxwv2vcokjpfvcq Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/53 108 1033964 3907964 2026-10-07T10:05:47Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907964 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>SAN CARLO. 42 [Lib. Vili.] onde può trarsi argomento e dello stato di quel paese, e dello zelo che il Santo vi adoprò, dimorandovi ove eresse anche una prebenda per sino al 15 dicembre mantenere un maestro, lasciò un catechismo compilato a po- da lui recitate, ; Adorno, ridusse a compimento il collegio d'Ascona. Aveva pure intenzione di aprire un seminario a Locamo, che a grande bisogno sarebbe tornato per regolare sta dal gesuita quel paese nel credere e riformarlo nel vivere. Mandò anche Bernardino Mora al Beylag dei Grigioni per impetrare licenza di visitar la Valtellina ed Chiaven- il ma gli facevano impaccio i predicanti, che andavano spargendo sospetti sul suo conto lui in fine esser nipote di quel Giangiacomo Medeghino, il cui nome, dopo le acerbe nasco : : guerre lor recate sul lago e in Valtellina, era fra i Reti ri- masto terribile come la campana a martello: vedessero quanto aveva operato in vai Mesolcina, dove non prima pose piede, che collocatosi in luogo forte, stabilì un inquisitore, e fece ogni suo talento: assai tornerebbe sospetta ai loro alleati E Francesi la venuta del cardinale tutto questi susurri trovarono ascolto; onde, ligio alla Spagna. 1 non che escluder- ? lo, i predicanti commossero que della vai Pregalia a dare addosso Fin ni, ai missionarj da lui mandati, e metterli a processo. tra le cure il che ponevangli assedio negli ultimi suoi gior- Borromeo tregua d'affari occupava d' ottenere, se non pace, almeno e teneva corrispondenza con re Filippo intimi, che non si affidavano alle carte, ma cos' ai Cattolici si 2 : municavansi a voce col Terranova, allora governator del Milanese. e il Quando il fuoco è dentro, bisogna venga fuori il fumo; Borromeo veniva rapportato ai Grigioni di aver intesa E per veduchi di Milano non ebbero mai deposta tale speranza, nò per rata Y occupazione di quella importante valle e la cogli Spagnuoli per tornare ad essi la Valtellina. rità i 1 Giussako Vita. Erano Adorno Grattarola , Boverio. 11 Grattarola in una lettera descrive il processo fattogli in un' osteria presenti quindici giudici insigniti della collana d' oro, i quali alQne dovendogli imporre una multa, s' accontentarono che pagasse da cena a tutti. - , , , ,<noinclude></noinclude> guqjushhrlcrazfd5qkso70bnftpv1y Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/54 108 1033965 3907965 2026-10-07T10:05:49Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907965 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>RINALDO TETTONE. [Lib. Vili.] 43 Vedemmo le opere ed aperte del Medeghino. tempi Carlo V poi, agai sottomano e di giunta la ducea milanese agli immensi dominj suoi, più ne prese gola, ben avvisando quanto rileverebbe Y avere libera cessione fattane per viva forza. comunicazione per quella parte fra gli Stati suoi di Germania e quelli d' Italia. Ne aveva anzi passato ordini a don Ferrante Gonzaga governatore, che ruminò quell'idea anche sotto Filippo II, menando per Vergerio, sebbene ciò segreto intrigo col vescovo tornasse indarno gli suo intendimento. il 1 Ne' giorni poi del Borromeo viveva a Milano Rinaldo Tettone che con di tutta Italia. Tommaso d'Adda Ma era il principal banchiere avvenutogli male della mercanzia, diede fondo ad ogni suo avere, e si era messo a capo di Farabutti, bravacci che rubando e furfantando viveano. tativi incoraggiato a Da piccoli ten- maggiori, fermò d'entrare in Valtel- lina, e porla a preda. Infatuato del qual desiderio, acciarpò truffatori e bagaglioni e quanti fossero remo credere che ai magistrati di da tal servigio: non iscoppiasse verun di tutto ciò Lombardia? Chi conosca Y ambidestra spagnuola, più presto inclinerà a pensare che tica e vorindizio il poli- gover- natore Terranova, senza dargli apertamente favore, Y aju- almeno stesse a vedere a andava a male? niuno potrebbe colpa: accadeva a disegno? getterebbe la avendo, come si suol dire, tratto di buca il tasse sott'acqua, od che il Tettone imputargliene riuscisse: mano altrui, coglierebbe il maschera; ed granchio colla destro di ricuperare la valle al suo padrone. Fatto è che il Tettone, raccozzala una canaglia valente in parole, e ch'egli la banda di chiamava Lecco; cogli altri ne inviò per volse a Como, ove chiese d'enesercito, parte trar nella città, alloggio e foraggi, vantandosi capitano ge- nerale di Spagna per risciaquare la Valtellina dai miscredenti. Ma non sottigliò la sua malizia tanto, che arrivasse a trovar fede a quell'apparenza; ed di Como, non gradendo niego: anzi, accingendosi 1 Vedi Gosselino, Vita 21 aprile 1550. del tali il il Paravicino governatore rodomontate, stette saldo sul Tettone a mettere Gonzaga, f. le fìnte pa- 62, e V epistola del Vergerlo,<noinclude></noinclude> 3axo2wov9y99j0uhnnihns44bt8wu5v Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/55 108 1033966 3907966 2026-10-07T10:05:50Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907966 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>RINALDO TETTONE. 44 role in veri fatti, il [Lib. governatore armò i Vili ] cittadini, e liberolli addosso a coloro, che dopo sprovveduta e breve scaramuc- andarono sbandati, quali furono presi e mandati cia, quali all' ultimo supplizio. Ita al vento P impresa, il governatore, come chi getta braccio, se ne fece nuovo affatto; ed il sasso e nasconde il Tettone, che forse diventava un marchese e meglio, fu cacciato in bando. il Dove facendo del savio e dell'importante, andava spacciando avere in tal impresa a sostegno il cardinale Borromeo, amico, diceva egli, e parente suo; favorirlo nella valle grandi personaggi, e li nominava un per uno. Questi vanti erano portati colle usate frangie ai Grigioni, un capo grosso che mai quali fattone il gente inquisirono, senza però scoprire alcuno in col pa memoria d'uomo cardinale tennero in Era questi morto Y sospettare lo sani/ il anno avanti uomo Borromeo gli :ei fazioso e brigante. 1 e noi siamo alieni dal ; di facinorosi consigli. Scrivendogli Speciano temere che aperta ribellione, e i Valtellinesi non rompessero in gettassero in braccio a re Filippo, si i maggiore, molta il rispose che stava mallevadore della regia vo- lontà; e quand' anche del re cattolico, si i Reti cisalpini si ponessero a dominio incaricava di ritornarli ai Grigioni. Questo però già ne lascia intendere eh' egli avesse qualche sentore Ed delle macchinazioni. abbia suo luogo la verità, tutti i 2 contemporanei e il Ripamonti ed il Baliarino fanno testimonianza che la Spagna ed il Borromeo assecondassero l'impresa. 3 Tutti poi i fautori del cattolicismo avevano gran protezione nella casa d'Austria: quando i Grigioni uccisero il Pianta, Corrado figlio di questo ricoverossi al Borromeo, che sei di tenne ben due anni con altri di formare un buon cattolico; dare ombra 1 ai Reti. Sprecher, Pallas, ma sua parte, la al giusto fine cosa non poteva non Altre lettere poi di san Carlo, che leg- ì. VI, pag. 177: Bucellini, Rhcetia Cristiana. 2 Felici progressi de' cattolici in Valtellina. 8 « mosso da compassione e zelo coli' interpocardinale san Carlo nell' anno 1584 persuase a Carlo di Ter» ranova di sorprendere la Valtellina, e per verità seguiva se in quel men» tre non moriva il detto cardinale. » Relazione manoscritta nell' archivia vescovile. Papa Gregorio XIII » sizione del , ,<noinclude></noinclude> p6gtua2tnf9hum7nydxovs1kgopjzng Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/56 108 1033967 3907967 2026-10-07T10:05:52Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907967 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>SAN CARLO. [Lib. Vili.] 45 gonsi manoscritte nell'Ambrosiana, tolgono ogni dubbio che non a Milano si conoscessero tali Valtellinesi avevano richiesto che uniti » role di ai terrazzani « Borromeo) per » dienza, e serrare » di qua dai monti. ma Fajuto: i il movimenti. Fin Terranova basterebbero (sono levarsi in un » in 1 E tolici coli' Cantoni non « qua » tutti di 83 i proprie pa- le da quella obbe- tratto re aveva risposto » Il si desse loro quel- ministri erano soprasseduti fin allora per ve- i il quale, tentereb- ed ho speranza in Dio (continua pochi anni » ste. » dall' 400 uomini, passi ai Grigioni, che volessero passare dere V esilo del negozio della lega: svanito bero questo: di si il Santo) che farà tanto frutto in quella valle e ne' paesi da' monti, che nei trattati che il si smorberà quella eretica pe- Santo menò ambasciatore di Francia presso cattolici, si a favore de' Catgli Svizzeri, e coi mostra persuaso che pericolasse qualche lieve scompiglio: sicché voleva tenersi ne'con torni della Svizzera, per accorrere pronto ad ogni moto di guerra. Dichiara però di ingerirsi » il meno che può, « nè (enere per ajutare que' popoli altra via che la spirituale. Non meno gione fu attento a salvar la Lombardia cardinale Federico Borromeo: il il » dalla conla- quale perfino, allorquando doveano alcuni soldati svizzeri e grigioni attraversar la valle San Martino ed altre terre bergamasche di diocesi milanese e di giurisdizione veneta, pronunziò scomu- nicato chiunque conversasse, o, eh' è tampoco, albergasse Questa lettera il Quadrio Y ebbe dall' Oltrocchi è del 24 maggio 1 584. Nella Biblioteca Ambrosiana, in un codice cartaceo segnato R. 122, si trova una lettera del canonico Modena, che come teologo accompagno monsignor Bonomo vescovo di Vercelli nella visita in Valtellina: è del 28 maggio 1621 diretta a Federico cardinale Borromeo e gli racconta d' aver tenuto conto di tutte le lettere che san Carlo scriveva, e che poi le distribuì come reliquie « altre me ne trovo concernenti il fatto di Valtellina, che » volentieri haverei mandato a bonahora.... Hora mi son resoluto mandar» lene copia, con supplicarla se giudicare bene et che gli originali po» tessero servire per mostrar al mondo che la mossa delle armi fatta, » come si dice, di ordine di N. S. Paulo V et delli signori Spagnuoli già » era stata tentata da san Carolo, et perciò giusta et necessaria per la reli» gione mi faccia scrivere che le manderò o porterò come comanderà. » Esso Modena vien poi referendo gli atti del Bonomo presso i Grigioni e asserisce la partecipazione di san Carlo al tentativo del lettone. Vedi Lancetti Biografìa Cremonese; voi. II, pag. 450. 1 : , : , , , , ,<noinclude></noinclude> 2t9kzwykkkm889dcj63q3li5sivq9fl Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/57 108 1033968 3907968 2026-10-07T10:05:53Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907968 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>CALENDARIO GREGORIANO. 46 [Lib. Vili.] quegli eretici; esagerata provisione, alla quale la serenis- sima Repubblica Veneta impedì fosse dato pubblicità. Senza più altro, basti il già detto a scusare i Grigioni se dal paese davano divieto ai preti e frati forestieri, specialmente a' cappuccini, come orditori di cose nuove. Quanto alle indulgenze ed a' giubilei, si bandissero pure, ma o tacessero quelle parole prò extirpatione hoereseon, o i preti dichiarassero che sotto il nome di eretici non s' intendevano i riformati; altrimenti era iniquo che contro i i sudditi pregassero loro padroni. 1 Tanto erano da ciò esacerbati gli animi, che qualunque cosa venisse dai Riformati era sospetta ai Cattolici que cosa procedesse dal vescovo o da Roma : qualun- rifiutavasi dagli Evangelici, per buona che fosse, d'ogni vin dolce facendo un aceto arrabbiato. E siami testimonio la riforma del calen- Niceno nel 325 aveva adottato, pel calcolo della Pasqua, il calendario di Giulio Cesare, che suppone Tanno di giorni 365 ed ore 6 appunto, e che 19 anni solari equivalgano a 235 lunazioni; ondechè aveva ordinato che P equinozio di primavera cadesse al 21 di marzo. Ma dario. Il concilio non essendo precisa quella determinazione, erasi l' equinozio portato agli 11 del marzo, e le lune nuove anticipavano di quattro giorni. Di ciò menavano rumore uomini di gran vaglia, Ticone, Scaligero, Chambers, Calvisio, altri, sicché in fine Gregorio XIII, principalmente coir opera di Luigi Lelio calabrese, riformò nulla ai i il calendario: furono sottratti e messi in dieci giorni che dovevano correre dai quattro perfino 15 ottobre del 1582, ordinato che solo ogni quattrocento ultimo anno del secolo, e la bolla marzo 1583 ingiunse che i conti de' giorni andassero a 2 tal maniera. Or credereste? ai tanti altri motivi di dissidio un nuovo n' aggiunse questo calendario gregoriano, e i Riformati a rifiutarlo anche trovandolo buono, solo perchè ve- anni si facesse bisestile 1' del niva da 1 s Roma, ed Sprecher, pag. i Cattolici a volerlo, senza forse cono- 103. Solo verso il 1700 i Protestanti adottarono il calendario gregoriano: gli Inglesi nel 1752: i Russi non ancora , onde sono dodici giorni indietro da noi nel contare i giorni.<noinclude></noinclude> ryvhm6vflndidp53doxjv7zs0fn32cy Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/58 108 1033969 3907969 2026-10-07T10:05:55Z Utoutouto 16823 /* new eis level1 */ 3907969 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>, FORTE DI FUENTES. 48 il [Lib. Vili.] Umore siffatto doveva esser poco disposto a inghiottire torto, e mandò minacciando ai Grigioni di trattarli come nemici. Questi, non che mostrar paura, si collegarono anzi con Venezia, come quella che non perseguitava siccome le altre una mezzana alla Spagna biva maneggiar egli solo sero ricorrere a lui riformati, i ostava al papa, e comportava Ne libertà di coscienza. 1 Francia che alla ma potenze, dispiacque non quella perchè Enrico ; meno IV am- Veneziani dovesqualvolta bisognassero di gente armata: i Reti, e che i questa perchè trovavasi allontanata dalla speranza di legarsi i Grigioni, e di sottoporre tutta Italia, potendo aver ostacolo ne' Veneziani. A nulla approdando colle parole, mano tore sdegnato pose a fabbricare suo nome, 2 sul colle di Montecchio un il governa- fortalizio, detto dal primo entrare della gli sbocchi di dominando Chiavenna, il lago Valtellina, ove, e la valle, teneva questa in soggezione, e potea, quando n' avesse talento, impedire alla Rezia i viveri ed il commercio. Stante però che il duca Francesco II Sforza aveva stipulato coi Grigioni non si porrebbe veruna fortificazione in quel giro, questi levarono querele, e procurarono anche impegnare in esse i loro alleati: ma nessuno si mosse, del che furono, se non con verità, almeno con accortezza, accagionati i tercise il E al Fuentes continuò, finì, incommercio col Milanese e ponendo genti e navi dobloni spagnuoli. il ; alle Trepievi, confermò la voce che Spagna volesse ricupe- rare la Valtellina. 1 Vedi Bundnias entzwìschen des durchleuchtigen Republic von Venedig lobi. Drey Bunden der ersten alteri Rraethia gedruk zu Chur bey J. Pfeffer, 1706. Da questo impariamo che il più comune passo fra i due paesi era per la montagna di San Marco. L' alleanza si mantenne sino al 1764. 2 Fu cominciato il forte di Fuentes nell' ottobre 1603 dirigendo i lavori 1' architetto militare Broccardo Borrone di Piacenza, sul disegno dell' ingegnere capitano Giuseppe Vacallo: si fini nel 1607. Giuseppe II abolì quel forte ed il tenente colonnello Schreder che n' era stato 1' ultimo eastellano comprollo e ne coltivò i dintorni a gelsi. Venuti poi i Francesi nel 1796, il generale Rambaud con 500 soldati salpando da Como sulla più bella flotta e pomposa che mai vi si vedesse andò a demolirlo a forza di mine, resistendone però, tant' era solido, una gran parte; e senza avere che qualche uomo ammalato dalle febbri ivi dominanti. Ma il Pagés und den , , , , , , , nella Storia della rivoluzione raccontò questa come una delle segnalate imprese della gran nazione. Or non rimane che un mozzicone di torre, pittoresco come sogliono essere le ruine.<noinclude></noinclude> ajp1os2vu2q0s1fy9tvdk7h38c4x7cj Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/290 108 1033970 3907970 2026-10-07T10:07:25Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3907970 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" /></noinclude>{{Pt|<br>«|}}<section begin="(5a)" />’commença à prendre son nom; on est surpris de voir que le paganisme lui-même lui a servi de berceau; on est dans l’admiration en comprenant que cette religion, si nouvelle en apparence, fùt la réalisation et la conséquence de ce que la philosophie avait enseigné de plus élevé sur la nature divine{{ref|Art. ''Arianisme'', tom. I, p. 811.|(5a)}};» (il lettore sarà piuttosto ''étonné'' che si faccia i Cristianesimo prole del gentilesimo, in vece di considerar questo, come una degenerazione di quello;) che «la pensée chrétienne, la pensée initiale et pour ainsi dire plastique du christianisme» appartiene all’{{w|Arianesimo|Arianesimo}}, ''non meno che al cattolicismo'', non ostante che gli ''Ariani negassero che il Verbo sia Dio'', e instituissero una ''religione diversa dalla cattolica''{{ref|Ibid., p. 820, 821.|(5a)}}; che {{AutoreCitato|Atanasio di Alessandria|santo Atanasio}} e {{AutoreCitato|Agostino d'Ippona|santo Agostino}} furono i ''fondatori del cattolicismo''; che fino alla metà del ''quarto secolo il dogma cristiano non aveva unità''; che santo ''Atanasio deificò solidamente Cristo e stabilì il dogma del Dio trino''; che santo Agostino e il Cristianesimo furono quasi manichei; che il dogma del peccato originale ''è un manicheismo cristiano''; e che la sentenza cattolica e quella di {{w|Manicheismo|Manete}} «c’est absolument la même chose, du moins quant à l’existense du mal, et à l’empire qu’il exerce sur la terre{{ref|Art. ''Athanase, Augustin'', tom. II, p. 191, 252.|(5a)}}; » (che direbbero i valenti teologi, se loro si dimostrasse, come si può fare nel modo più rigoroso, che senza il dogma del peccato originale, il vero Manicheismo é logicamente inevitabile?); che la formola cristiana «de Dieu le Père et de Dieu le Fils... veut dire : La fatalité régne dans la création, on pour employer les termes mystiques, dans le sein de Dieu le Père; mais le règne de l’intelligence viendra, et la fatalité sera vaincue{{ref|Art. ''Arminianisme'', tom. II, p. 61. Legga tutta questa pagina, chi voglia avere un saggio delle inezie, che si possono dire filosofando sui dogmi religiosi, quando non si conosce la materia.|(5a)}};» che {{AutoreCitato|Martin Lutero|Lutero}} negò la presenza<section end="(5a)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5a)|}} <references/></noinclude> hg3gnzy7sht4fqv7zvsouzr956pb4mi 3907973 3907970 2026-10-07T10:08:15Z Tuvok1968 33641 3907973 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|280|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>«|}}<section begin="(5a)" />commença à prendre son nom; on est surpris de voir que le paganisme lui-même lui a servi de berceau; on est dans l’admiration en comprenant que cette religion, si nouvelle en apparence, fùt la réalisation et la conséquence de ce que la philosophie avait enseigné de plus élevé sur la nature divine{{ref|Art. ''Arianisme'', tom. I, p. 811.|(5a)}};» (il lettore sarà piuttosto ''étonné'' che si faccia i Cristianesimo prole del gentilesimo, in vece di considerar questo, come una degenerazione di quello;) che «la pensée chrétienne, la pensée initiale et pour ainsi dire plastique du christianisme» appartiene all’{{w|Arianesimo|Arianesimo}}, ''non meno che al cattolicismo'', non ostante che gli ''Ariani negassero che il Verbo sia Dio'', e instituissero una ''religione diversa dalla cattolica''{{ref|Ibid., p. 820, 821.|(5a)}}; che {{AutoreCitato|Atanasio di Alessandria|santo Atanasio}} e {{AutoreCitato|Agostino d'Ippona|santo Agostino}} furono i ''fondatori del cattolicismo''; che fino alla metà del ''quarto secolo il dogma cristiano non aveva unità''; che santo ''Atanasio deificò solidamente Cristo e stabilì il dogma del Dio trino''; che santo Agostino e il Cristianesimo furono quasi manichei; che il dogma del peccato originale ''è un manicheismo cristiano''; e che la sentenza cattolica e quella di {{w|Manicheismo|Manete}} «c’est absolument la même chose, du moins quant à l’existense du mal, et à l’empire qu’il exerce sur la terre{{ref|Art. ''Athanase, Augustin'', tom. II, p. 191, 252.|(5a)}}; » (che direbbero i valenti teologi, se loro si dimostrasse, come si può fare nel modo più rigoroso, che senza il dogma del peccato originale, il vero Manicheismo é logicamente inevitabile?); che la formola cristiana «de Dieu le Père et de Dieu le Fils... veut dire : La fatalité régne dans la création, on pour employer les termes mystiques, dans le sein de Dieu le Père; mais le règne de l’intelligence viendra, et la fatalité sera vaincue{{ref|Art. ''Arminianisme'', tom. II, p. 61. 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II, p. 824.|(5a)}}; » che il Bossuet ''sucrifiait suns façon beaucoup de pratiques du catholicisme ''ai protestanti; ch’egli fece'' une œuvre de protestantisme''{{ref|Ibid., p. 822, 823, 824. L’abate {{AutoreCitato|Nicolas-Sylvestre Bergier|Bergier}} fu ancor più infelice, poichè oltre all’essere ''aux trois quarts protestant et philosophle, comme on l'était de son temps'', cioè incredulo, egli ''difendeva il Cristianesimo e il cattolicismo, senza intenderli''. (Art. Bergier, tom. II, p. 615.) Povero abate! Quanto al Bossuet, e nuovi enciclopedisti, copiarono nel giudicarlo {{AutoreCitato|Joseph de Maistre|Giuseppe di Maistre}}, che fu il primo a scoprire il protestantismo del più gran lume moderno della Chiesa gallicana. L’arguzia ebbe buona fortuna, e fu ripetuta da molti. Noterò di passata che i filosofi della Enciclopedia nuova, ai quali manca l’inventiva anche nell’errore, debbono molto al Maistre; scrittore paradossastico, e più dilettante di filosofia, di erudizione, che erudito a filosofo, degno di lode in alcune e di biasimo in altre parti delle sue opere, ma che con tutti i suoi errori e difetti, è un gigante a paragone di quella frotta di pigmei di ogni genere, che, da dieci o quindici anni in qua, fanno in pezzi le sue spoglie.|(5a)}}; ch’egli ''était au fond atteint et pénétré de protestantisme''; che il protestantismo dee essere lodato, perché liberó il mondo ''de cette épouvantable tyrannie'' del culto de’ santi, il quale faceva ''mépriser la terre et toutes les réputations de la terre''{{ref|Art. ''Canonisation'', tom. III, p. 219.|(5a)}}; che ''le Christianisme épuisé n’a pu résoudre'' i problemi... di chi? di {{AutoreCitato|Pierre Bayle|Pietro Bayle}}{{ref|Art. ''Bayle'', tom. II, p. 519.|(5a)}}; che il concilio di Nicea non seppe l’astronomia, perchè fece discendere Cristo agli inferni e salire al cielo; che gli astronomi moderni hanno il vanto di aver ''ruiné de fond en comble ce fubuleux édifice''{{ref|Art. ''Ciel'', tom. III, p. 604.|(5a)}}; che nei primi concilii i vescovi non crano altro, che rappresentanti del popolo, e che la sinodo di Nicea fu ''une véritable assemblée constituante, une véritable convention''{{ref|Art. ''Conciles'', tom. III, p. 714.|(5a)}}; che ogni individuo futuro, (quando l’ideale scenderà sulla terra,) sarà verso sè stesso<section end="(5a)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5a)|}} <references/></noinclude> rv2rynu1i1gtljhdobyowr6xhnxqbvq 3907990 3907989 2026-10-07T11:18:42Z Tuvok1968 33641 3907990 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|281}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5a)" />reale di Cristo nell’eucaristia{{ref|Art. ''Béranger'', tom. 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Noterò di passata che i filosofi della Enciclopedia nuova, ai quali manca l’inventiva anche nell’errore, debbono molto al Maistre; scrittore paradossastico, e più dilettante di filosofia, di erudizione, che erudito a filosofo, degno di lode in alcune e di biasimo in altre parti delle sue opere, ma che con tutti i suoi errori e difetti, è un gigante a paragone di quella frotta di pigmei di ogni genere, che, da dieci o quindici anni in qua, fanno in pezzi le sue spoglie.|(5a)}}; ch’egli ''était au fond atteint et pénétré de protestantisme''; che il protestantismo dee essere lodato, perché liberó il mondo ''de cette épouvantable tyrannie'' del culto de’ santi, il quale faceva ''mépriser la terre et toutes les réputations de la terre''{{ref|Art. ''Canonisation'', tom. III, p. 219.|(5a)}}; che ''le Christianisme épuisé n’a pu résoudre'' i problemi... di chi? di {{AutoreCitato|Pierre Bayle|Pietro Bayle}}{{ref|Art. ''Bayle'', tom. 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