Wikisource itwikisource https://it.wikisource.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.24 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikisource Discussioni Wikisource File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Autore Discussioni autore Progetto Discussioni progetto Portale Discussioni portale Pagina Discussioni pagina Indice Discussioni indice Opera Discussioni opera TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Pagina:Le opere di Galileo Galilei VIII.djvu/3 108 328304 3910101 3667278 2026-10-13T15:37:26Z Gatto bianco 43648 3910101 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Paperoastro" /></noinclude>{{Ct|f=170%|v=1.5|t=3|LE OPERE}} {{Ct|f=90%|v=1.5|DI}} {{Ct|f=250%|v=1.5|GALILEO GALILEI}} {{Rule|4em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=100%|v=1.5|EDIZIONE NAZIONALE}} {{Ct|f=90%|v=1.5|SOTTO GLI AUSPICII}} {{Ct|f=75%|v=1.5|DI}} {{Ct|f=110%|v=1.5|SUA MAESTÀ IL RE D’ITALIA.}} {{Rule|3em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=100%|v=1.5|{{Sc|Volume VIII.}}}} [[File:Opere di Galilei - Vol. 1-2.png|center|80px]] {{Ct|f=90%|v=.7|t=2|FIRENZE,}} {{Ct|f=80%|v=.3|TIPOGRAFIA DI G. BARBÈRA.}} {{Rule|3em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=80%|v=1.5|1898.}}<noinclude></noinclude> p6wu9mx7xmewaos7f5y6go8dlcpql72 Pagina:Le opere di Galileo Galilei XX.djvu/4 108 368204 3910099 3667299 2026-10-13T15:33:46Z Gatto bianco 43648 3910099 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" />{{RigaIntestazione|||}}</noinclude>{{Ct|f=170%|v=1.5|t=3|LE OPERE}} {{Ct|f=90%|v=1.5|DI}} {{Ct|f=250%|v=1.5|GALILEO GALILEI}} {{Rule|4em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=100%|v=1.5|EDIZIONE NAZIONALE}} {{Ct|f=90%|v=1.5|SOTTO GLI AUSPICII}} {{Ct|f=75%|v=1.5|DI}} {{Ct|f=110%|v=1.5|SUA MAESTÀ IL RE D’ITALIA.}} {{Rule|3em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=100%|v=.3|{{Sc|Volume XX}}}} {{Ct|f=80%|v=1.5|{{Sc|ed ultimo.}}}} [[File:Opere di Galilei - Vol. 1-2.png|center|80px]] {{Ct|f=90%|v=.7|t=2|FIRENZE}} {{Ct|f=80%|v=.3|TIPOGRAFIA BARBÈRA}} {{Ct|f=50%|v=.1|ALFANI E VENTURI PROPRIETARI}} {{Rule|3em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=80%|v=1.5|1909}}<noinclude> <references/></noinclude> 86n7tuxwxtm4z57toz2t8qz9vkg8e2d Pagina:Degli antichi edifizi profani di Ravenna.djvu/10 108 410832 3910002 2398136 2026-10-13T13:39:39Z Gatto bianco 43648 3910002 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="2" user="AlessioMela" /></noinclude>{{Centrato|{{Type|f=1.2em|ALL’ILLUSTRISSIMO SIGNOR ABATE}}}} {{Centrato|{{Type|f=1.8em|TADDEO DAL CORNO}}}} {{Centrato|{{Type|f=1.6em|PATRIZIO RAVENNATE}}}} {{Centrato|{{Type|f=1.3em|L’AUTORE:}}}} {{capolettera|N}}ON sì tosto mi lasciai persuadere a metter fuori la presente Operetta, il cui argomento all’antica storia di questa nostra Città appartiene, che venni anche in pensiere, Illmo Signore, di consecrarla a qualcuno della nobilissima vostra Casa. L’averci Essa non ha gran tempo dato Uno, che coll'impiegar molto fluido nelle antiche<noinclude> <references/></noinclude> lhyl7tkbfhm41lynofk3ufi9z0s101g Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/398 108 468231 3910265 1768062 2026-10-14T05:39:27Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910265 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|390|{{Sc|appendice}}|}}</noinclude><section begin="1" />Bocchelio di ''Gius ecclesiastico'', del Lescasserio, del Gillot, di Guglielmo Barclaio. L’''Organo'' ed il libro ''de Augmentis Scientiarum'' di Bacone da Verulamio, ed altri molti, con iscrizioni ed epigrafi di pugno degli autori medesimi per lo più sui i frontispizi dei libri stessi.<section end="1" /> <section begin="2" />{{Ct|f=110%|v=1.5|SEZIONE QUARTA.}} {{Ct|t=1.5|v=1.5|''Opere falsamente attribuite a Frà Paolo''.}} 1.° ''Opinione come debba governarsi internamente ed esternamente la repubblica di Venezia per avere il perpetuo dominio''. Stampata anco col titolo: ''Memoria presentata al Senato'', ecc. ovvero ''Ricordi al principe e Senato veneto'', ecc. e tradotta in francese col titolo: ''Le Prince de F. Paolo''. Pietro Daru ne fece grand’uso per la sua Storia di Venezia il che lo trasse ad errori radicali. {{smaller block}}Quest’operetta fu scritta l’anno 1615 o in quel torno, lo stile ha simiglianza col fare vibrato di Frà Paolo; ma la locuzione è più scorretta e più dura. L’introduzione sarebbe insolita a Frà Paolo, non uso a perdersi in proemi, e così anco la divisione per capitoli e per paragrafi; e per lui non meno inusitata sarebbe la frase che sente di francesismo, ''a proporzione del mio talento'', con cui termina il libro. Certi principii d’ingrandimento e di conquista sono troppo ipotetici, nè Frà Paolo era un uomo da fondarvi sopra un dogmatismo politico; e sono eziandio contrari al sistema di conservazione seguito allora dalla Repubblica, sistema al quale partecipava lo stesso Frà Paolo. Certi consigli atroci e in contraddizione colle massime di severa giustizia proposte già dall’autore siccome fondamento del ben regnare, più che a perpetuare un governo sarebbero atti a pervertirlo; altronde sono trafatto disformi dalla morale pratica del Consultore. Vi sono poi precetti e considerazioni puerili affatto, e che torna troppo arduo<section end="2" /><noinclude></div></noinclude> 7dgxyt9sdgx4ezfr5ftfihvmkhg9nvz Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/399 108 468232 3910266 1768063 2026-10-14T05:39:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910266 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografica.}}|391}} {{smaller block}}</noinclude>l’attribuire a un tant’uomo di Stato; e una certa causticità e un astio crudele, che malamente velasi coll’arte del consiglio, dà a quello scritto l’aria di una satira ironica od insidiosa: e se Frà Paolo ne fosse l’autore e l’avesse scritto seriamente e collo scopo annunciato nel titolo, bisognerebbe confessare ch’ei fu il più tristo uomo del mondo, ponendo egli come fondamento di stabil regno l’ipocrisia, la frode, l’assassinio, l’immoralità, l’irreligione ridotte a sistema: forse con questi mezzi si acquista un regno ma non è per essi che si può conservarlo. Se fosse vero che Frà Paolo scrisse que’ suoi ricordi ad istanza del governo, è chiaro che diventavano un secreto di Stato; e non era a Venezia dove tai secreti si potevano facilmente e impunemente divulgare. Eppure quel libello ignoto a contemporanei, non trovato fra le carte del Sarpi, fu stampato per la prima volta a Venezia col titolo: ''Opinione di Frà Paolo come debba governarsi ecc''. e si vede che la Censura, cioè il Consiglio dei Dieci non fece alcun conto di esso, ma che lo lasciò anco ristampare quattro anni dopo; se non che nella edizione del 1685 il titolo fu ''Opinione falsamente attribuita a Frà Paolo'' ecc.; ma ignoro se tale mutazione derivò per ordine del governo, o per consiglio di letterati. So bene che essa nulla valse, perchè e il traduttore che la pubblicò in francese nel 1751, e quelli che la ristamparono in italiano a Livorno con data di Colonia nel 1760 e a Friburgo nel 1767 continuarono a spacciarne Frà Paolo autore. La riprovazione del doge Marco Foscarini non bastò a convertire Pietro Daru e Carlo Botta; ma la recente scoperta dell’erudito autore delle ''Inscrizioni Veneziane'' professore Emanuele Cicogna (Tom. 3, p. 507) deve finalmente relegare codesto libello fra i parti fittizi: «Il padre Giovanni degli Agostini, dic’egli, in una nota di suo pugno nella cronaca cittadinesca dei Gradenigo all’art. {{Sc|Canale}} dice: 1648. ''Un bastardo di casa Canal veneziana scrisse molte opere politiche, tra le quali l’Opinione come debba governarsi la repubblica di Venezia falsamente attribuita al P. Paolo Sarpi''». Pare che l’Agostini fosse contemporaneo; e se è lecito arrischiarmi con una congettura direi che il Canale scrisse il suo libro col fine apposito di suscitar rancori ed animosità tra i nobili ricchi e i nobili poveri; imperocchè sotto colore di consigliare ai primi l’abbassamento degli altri non fa che pennelleggiare odiosamente l’oligarchia de’ potenti e il loro disprezzo pei deboli: come ancora consigliando l’abbassamento delle Quaranzie e l’ingrandimento del Consiglio decemvirale sembra che intenda a fomentare gelosie fra que’ due corpi; e fu forse per smentire l’autenticità del libro che il governo ne permise la stampa, nel che mostrava ciò che non possono mostrare molti governi attuali, una piena confidenza in sè e nella pubblica opinione. Se questa operetta è la medesima che l’accennata di sopra a pag. {{pg|381}}, parrebbe che essendo stata essa trovata fra i libri<noinclude></div></noinclude> ona2d46yu8gupndfh0o0itmkkaf3htt Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/400 108 468233 3910267 1768064 2026-10-14T05:39:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910267 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|392|{{Sc|appendice}}|}} {{smaller block}}</noinclude>di Frà Paolo, per questo solo motivo gli fu attribuita leggermente da alcuni malpratici, e quindi spacciata come sua. </div> 2.° ''Consolazione della mente nella tranquillità di coscienza svegliata dal buon modo di vivere nella città di Venezia nel preteso interdetto di Paolo V''. Con una seconda parte che ha per titolo: ''Collazione delle massime universali esaminate nella prima parte a’ punti contenziosi tra la corte di Roma e la repubblica di Venezia''. Fu stampata la prima volta all’Aia nel 1721, 2 vol. in 12.° presso Enrico Scheurleer, con una traduzione francese a fronte e il titolo: ''Droits des Souverains defendus contre les excomunications et les interdits des papes''; titolo conservato poi dal Selvaggi nella sua ristampa di Napoli. {{smaller block}}Gli aneddoti raccontati dallo Scheurleer e creduti buonamente dal Selvaggi, per provare l’origine e l’autenticità del MS., sono le solite ciancie usate dai librai in casi simili. Ma basta appena avere qualche cognizione degli scritti di Frà Paolo per conoscere che la ''Consolazione'' non è del numero: il solo preambolo fratesco basterebbe a provarlo, quand’anco non vi abbondassero e metafore e ampollosità e fioretti di retorica conventuale, soliti abbellimenti ne’ librai de’ frati; a cui bisogna aggiungere lo stile verboso, prolisso, pieno d’inutili digressioni, la logica scolastica, la superficialità e i pregiudizi dell’autore, la mancanza di erudizione, e i grossolani errori di critica e di fatto, tutte cose che non si possono attribuire a Frà Paolo. Servano i seguenti esempi: L’autore della ''Consolazione'' dice che i quattro patriarchi, di Roma, di Antiochia, di Alessandria e di Costantinopoli furono instituiti a’ primi tempi del cristianesimo, e ''dopo molti anni'' fu instituito il quinto che fu quello di Gerusalemme. Al Sarpi non poteva scappare un granchio così fatto, mentre è noto a chiunque abbia cognizione dell’antichità che la distinzione de’ patriarchi incominciò nel V secolo; che nè a tempi degli apostoli e neppure tre secoli dopo si parlava della Sede di Costantinopoli; e che il vescovo di Gerusalemme fu dichiarato patriarca nel 451, ma puramente di onore, perchè in fatto di giurisdizione restò tuttavia suffraganeo al metropolitano di Neo-Cesarea. Ammette per vera la donazione di Costantino, che Frà Paolo chiama una falsità.<noinclude></div></noinclude> mp00ujkilag2emv1no5gao5xy867ftr Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/401 108 468234 3910268 1768066 2026-10-14T05:40:05Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910268 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|bibliografica.}}|393}} {{smaller block}}</noinclude>{{Nop}} Ammette la Storia del concilio di Sinuessa che Frà Paolo tratta da favola. Degli asili sacri tiene un concetto che è tutto l’opposto di quello che n’ebbe il Consultore. Prova la sovranità de’ Veneziani sull’Adriatico con argomenti rigettati dal Sarpi, ecc. ecc. </div> 3.° ''Risposta data da F. Paolo Servita a Paolo V sommo pontefice sopra l’Interdetto da esso fulminato contro la Serenissima repubblica di Venezia''. {{smaller block|Senza un maggiore esame per cosa piccola, lo stile studiato e prolisso lo dimostra abbastanza un’opera spuria.}} 4.° ''Dominio del mare Adriatico e sue ragioni pel'' jus belli ''della Serenissima repubblica di Venezia''. {{smaller block|Non si può supporre questa dissertazione di Frà Paolo, perchè ivi sono usati argomenti di fatto rigettati da lui.}} 5.° ''Dialogo latino'' in cui Frà Paolo fa la parte d’interlocutore con Antonio Quirini. {{smaller block|«Operetta, dice il Foscarini, già posseduta da Bernardo Trivigiano e che noi leggemmo nell’indice de’ suoi MSS.; ma stando al titolo, posciachè non ci venne fatto di vederla, ci passa per la mente ch’essa venga o dal Quirini o da qualsivoglia altri fuorchè dal Sarpi: e ciò perchè il talento di esso, rapito sempre mai dalla contemplazione delle cose, era intollerante dall’usar fatica nel ridurla a pulitezza di modi. Laonde non è da supporre leggermente che si ponesse a comporre dialoghi, essendo quel genere di scrittura il più sottoposto allo studio delle parole, e a mille altri legami particolari».}} 6.° ''Arcana Papatus'', lavoro imperfetto, possieduto nel 1653 da Andrea Colvio che lo attribuiva al Sarpi. {{smaller block|Foscarini crede che siano frammenti della ''Podestà de’ Principi'' sopra accennata; ma potrebb’essere anco una impostura del Colvio. Certo è che nissun altro ebbe notizia di tale opera di Frà Paolo, e il Colvio istesso nel parlarne al Colomesio si guardò bene dal mostrargliela.}} 7.° ''Storia della religione in Occidente del cavaliere Edvino Sandis''. {{smaller block}}Fu pubblicata la prima volta in lingua inglese nel 1605, errano dunque coloro che attribuiscono questa istoria a Frà Paolo;<noinclude></div></noinclude> 8xfdq7b04h189qdy2o6c5uc25xa1xs3 Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/402 108 468235 3910269 1968925 2026-10-14T05:40:44Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910269 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|394|{{Sc|appendice}}|}} {{smaller block}}</noinclude>altri gli altribuiscono solamente la traduzione italiana apparsa nel 1625 e le giunte ai primi dieci capitoli. Della traduzione è incredibile perchè Frà Paolo non sapeva la lingua inglese; e delle giunte il Foscarini che le ha esaminate trova che sono indegne del Sarpi per la materia, assolutamente non sue per lo stile, e le prove che adduce mi sembrano irrefragabili. Egli congettura che tanto la traduzione quanto le giunte siano lavoro del Diodati, e la sua congettura si approssima assaissimo al vero. Grozio dice che Frà Paolo somministrò ad Edoino Sandis i materiali di quella storia: era una strana fisima de’ protestanti questo far intervenire Frà Paolo in tutte le cose in cui vi fosse qualche arditezza di concepimento, o che essi volessero accreditare. Fatto è che il Sandis viaggiò in Italia nel 1597, quando Frà Paolo viveva nella migliore armonia colla corte di Roma, tutto intento a coltivare le scienze, e non pensando minimamente a cose teologiche o di controversia. </div> 8.° ''Discorso intorno la credenza del P. Paolo''. ''Pauli Veneti Confessio fidei''. {{smaller block|Il primo esisteva MS. fra i codici di Bernardo Trivigiano ed è citato dal Foscarini; l’altra n’è una traduzione pubblicata dal Colvio e forse anco adulterata. Fra quelli che conoscono la maniera di pensare del Sarpi niuno vorrà persuadersi che volesse scrivere un discorso sulla propria credenza.}} 9.° ''De iurisdictione Serenissimæ Reipublicæ Venetae in mare Adriaticum, Epistola Francisci de Ingenuis Germani ad Vincentium Liberium Hollandum, adversus Joannem Baptistam Valenzolam et Laurentium Motinum romanum, qui iurisdictionem illam non pridem impugnare ausi sunt. Eleuteropoli'' 1619. {{smaller block|Il {{AutoreCitato|Angelico Aprosio|P. Aprosio da Ventimiglia}} la spaccia scritta dal Sarpi in italiano poi ridotta in latino da Nicolò Grasso; ma il Foscarini dimostra che è un’impostura.}} 10.° Risposta di Valerio Fulvio Savojano al libello intitolato ''Avvisi di Parnaso''. {{smaller block|Ascritta a Frà Paolo dallo Scavenio e rigettata dal Foscarini.}}<noinclude><references/></noinclude> d8sks3pq2jovjtrdq2u3ickbbckbhr1 Biografia di Frà Paolo Sarpi/Vol. II/Appendice bibliografica/Sezione terza 0 468258 3910270 3675015 2026-10-14T05:41:33Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910270 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Opere illustrate da Frà Paolo|prec=../Sezione seconda/Classe terza|succ=../Sezione quarta}} <pages index="Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu" from=395 to=398 fromsection="2" tosection="1" /> 91ndvvii11tfxrub8q9ulhm9ywt7g1g Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/1 108 477425 3909993 2287934 2026-10-13T13:32:11Z Gatto bianco 43648 3909993 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Luigi62" /></noinclude>{{FI |file = Alberti - Della pittura e della statua, 1804 (page 1 crop).jpg | width = 90% | float = center | caption = }} {{Centrato|''G. Bossi disegno - G. Bengalia incise'' ''Leon Batista Alberti'' ''Deposto alla Biblioteca Nazionale Anno II.''}}<noinclude> <references/></noinclude> 7e5wrcdwu1saqh0ee6x8oo1ix8ltsmz Pagina:De Roberto - Documenti Umani.djvu/2 108 546702 3910003 2309298 2026-10-13T13:41:38Z Gatto bianco 43648 3910003 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Utoutouto" /></noinclude>{{ct|f=120%|t=1|v=1|L=2px|F. DE ROBERTO}} {{Rule|4em|t=2|v=5}} {{ct|f=260%|t=1|v=5|L=2px|DOCUMENTI UMANI}} {{FI |file = De Roberto - Documenti Umani (page 2 crop).jpg | width = 100px | float = center | caption = }} {{ct|f=80%|t=5|v=.5|{{Sc|Milano.}} — FRATELLI TREVES, EDITORI. — {{Sc|Milano.}}}} {|style="text-align:center; font-size:80%; width:100%" |'''ROMA'''||TRIESTE||'''BOLOGNA''' |- |'''Corso, N.° 383'''.||presso {{Sc|G. Schubart.}}||'''Angolo Via Farini.''' |} {{ct|f=80%|t=.5|v=.5|LIPSIA, BERLINO, VIENNA, presso {{Sc|F. A. 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Ma vide che altre persone salivano, con lui, le scale: e altre ne incontrò che scendevano. La banca era popolatissima era un gran salone lungo diviso in due parti da una grande divisione di legno acero, biondo, nella quale si aprivano gli sportelli degli impiegati. Vi erano tre sportelli per i depositi e tre per i pagamenti degli interessi ma la gente si assiepava innanzi agli sportelli dei depositi, mentre vi erano solo tre o quattro persone a quelli degli interessi. La parte della sala adibita al pubblico era ammobiliata, con bancaria eleganza, di velluto azzurro scuro, con una frangia oro ed azzurro a grossi fiocchi. Dei fattorini di banca facevano il servizio, in livree azzurro scuro, filettate di giallo; portavano: ''Banca Ruffo-Scilla''. E la gente si affollava innanzi agli sportelli di deposito, stringendosi l’uno all’altro, tenendo sollevata la mano dove avevano il denaro, carte gialle, carte azzurre, carte bigie, a fascetti, a pacchetti, alcune nuove come se fossero uscite allora da sotto il torchio litografico, altre unte e bisunte come se fossero passato per mille sporchissime mani. Non si vedevano, sulle teste, che delle braccia alzate, tenendo il denaro levato in alto. Il professor de Peruta ebbe un minuto di sgomento: quello che gli era parso un fatto isolato al mattino, come le ore passavano, passavano, gli sembrava che si sviluppasse, si estendesse, si al-<noinclude></noinclude> g0qhnbbngchxiepbaq334wil40bt3k5 Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/226 108 598557 3910239 3908997 2026-10-14T05:31:03Z Dr Zimbu 1553 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3910239 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|212|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude> — Grazie, grazie — disse lui, commosso. — Ieri ho ricevuto una lettera, una lunga lettera di mia sorella. Mi domandano.... mi domandano di quelle banche.... — mormorò, come improvvisamente preoccupato. — Anche loro? laggiù? — fece ella meravigliata, non potendo dominare un lieve pallore. — Pare.... n’è giunto il rumore in provincia. E poi.... — soggiunse stentatamente — le donne di provincia sono curiose.... vogliono saper tutto da noi.... credono che noi sappiamo tutto.... — Ma vogliono forse fare anch’esse qualche affare di banca? — ribattè lei, con un po’ di sgomento nella voce. — Non credo, non credo, — continuò a dire lui, stentatamente, come se non potesse inghiottire un boccone. Non hanno denaro, non possono averne, lo sapete siamo assai poveri. — Meglio così, forse, — diss’ella, lentamente. — avete loro risposto? — Sì, subito. Ho scritto loro che queste banche non erano che una truffa, non potevano esser altro che una truffa. Così staranno in guardia. — Ma se dite che non hanno.... da perdere? — Faranno stare in guardia gli altri — disse lui, sempre stentando a parlare. — Buongiorno, professore, — disse lei, improvvisamente, andandosene assai pallida, come se un freddo mortale l’avesse colpita.<noinclude></noinclude> 3otqus4i7hlqdysoa0cv40dru2exmic Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/289 108 598620 3910206 2721364 2026-10-14T05:17:22Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910206 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|275}}</noinclude>nessuna lettera? Niente. Ella crollò il capo, sentendo sempre più quella gravezza del destino piegarle il coraggio. Non potette resistere a salire in casa, così, ad aspettare: la mordeva un bisogno di muoversi, di agitarsi, di cercare suo marito anche inutilmente. Diede l’ordine al cocchiere di portarla alla banca Costa, ma arrivò che chiudevano i cancelli: quel giorno per raccogliere il molto denaro che veniva portato in deposito, avevano tenuta aperta la banca un’ora più tardi. Non osò domandare nulla a quegli impiegati che discendevano chiacchierando, ridendo e fumando, felici di quella liberazione, con la parola alta e il riso sonoro che le ricordò quello di suo marito: e li guardò soltanto, sgomenta, pensando che fra tre o quattro giorni, non avrebbero riso più. Discendendo di là, a caso, per sfogare la sua angoscia, andò girando da un posto all’altro, dove probabilmente o chimericamente poteva trovare suo marito: al circolo che soleva frequentare, al caffè, in un paio di case d’amici, così, come presa da una follìa di ricerca. Non usciva dalla carrozza, perchè temeva che tutti le leggessero in volto la disperazione; ma mandava su, dentro, il cocchiere, con un’ambasciata precisa, ma frettolosa; e aspettava nelle penombre della sera già discese, stringendo le dita incrociate, come una trangosciata preghiera le unisse. Il cocchiere lentamente faceva l’ambasciata e lentamente ritornava, perchè era<noinclude></noinclude> 7rw0a2leutahhw5ca4i9h7ab0ihsztd Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/290 108 598621 3910207 2721365 2026-10-14T05:17:42Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910207 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|276|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>vecchio e flemmatico: metteva il capo dallo sportello nella carrozza, e diceva alla signora che al circolo, al caffè, in casa degli amici non avevano visto il signor Triggiano da quattro o cinque giorni. Ella dava un nuovo indirizzo, a caso; e la ''via crucis'' ricominciava. Alla fine, quando non poteva cercarlo in nessun posto, a meno che non lo volesse cercare nella via, pensò: — Egli deve essere da Livia Gioia. E nel suo furore di salvezza lo avrebbe cercato anche da quella svergognata; ma non conosceva dove abitasse. Allora, perduta ogni speranza, nella sera che si avanzava, disse al cocchiere di tornare a casa. Mentre lo pagava, il portiere le disse: — Il ''signorino'' è tornato un’ora fa. — Ah! — fece ella con un profondo sospiro. E salì rapidissimamente. Raffaella venne ad aprirle la porta. — Il ''signorino'' è tornato, aveva pranzato e ora dorme. Ha detto di non svegliano che alle nove. — Aspetterò — mormorò ella a sè stessa. Si tolse il mantello scintillante di perline nere, si levò cappello, si sfilò lentamente i guanti, consegnando tutto alla cameriera Raffaella che la guardava in silenzio. Poi sedette in una poltrona, abbassando la fronte sulla mano, in atto di paziente aspettativa. — Il pranzo è pronto — disse Raffaella senza andarsene.<noinclude></noinclude> gb1ybot5wao9wuq7yvw0w66l12f1hr3 Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/291 108 598622 3910208 2721366 2026-10-14T05:18:05Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910208 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|277}}</noinclude> — Sta bene, più tardi, — mormorò ella. — Vostra Eccellenza si rovinerà la salute, in questo modo. — Non importa, andate, Raffaella. Avvertitemi solamente quando il padrone è svegliato. Ma dovette aspettare qualche tempo, almeno due ore, seduta nella sua poltrona, immobile, col viso immerso nel largo cerchio di penombra che diffondeva il grande paralume di seta sulla lampada. Suo marito aveva il sonno pesante, come tutti quelli che riposano da profonde fatiche intellettuali o materiali, da profonde agitazioni dello spirito. Si capiva che era tornato a casa estenuato, niente che a udire lontano due stanze, il suo respiro forte e duro. Pure ella attese pazientemente, senza muoversi, ora che il Signore le aveva fatto la grazia di ricondurlo a casa, anche per un giorno soltanto. Si avanzava sempre più la sera, quando un lungo squillo di campanello elettrico risuonò, e nella sua stanza Carlo Triggiano cominciò il suo solito allegro chiasso del risveglio parlando con Raffaella, parlando con sè stesso, canticchiando, aprendo e chiudendo rumorosamente i cassetti, rumoreggiando con le sue scarpe di elegante, nuove e scricchiolanti. La signora Eleonora non si alzò, non andò nella stanza di lui, come soleva fare, aspettandolo nel salotto. Egli uscì dopo un pezzo, in marsina, con la pelliccia aperta, che lasciava vedere il petto candido della marsina e il ''gibus'' sul capo. Fischiet-<noinclude></noinclude> 1q5vot6kulndokbys22sg954jye9xcy Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/292 108 598623 3910209 2721367 2026-10-14T05:19:02Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910209 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>tava un’arietta. Ma innanzi alla moglie, con cui serbava qualche forma ancora, tacque e si tolse il cappello. — Scusa, sai, — credette di dire, — se non ti ho dato mie notizie. Gli affari non mi hanno dato un minuto di pace... — Non importa, non importa, — disse ella guardandolo con una bontà fatta di pietà! — Anche questa sera debbo andar via, subito, — diss’egli. — Abbiamo una riunione di banchieri, la nostra posizione diventa sempre più importante. — Io debbo parlarti, — diss’ella fermamente. — Bene, avremo il tempo, domani, a colazione. Tanto, per ora, non parto.., e stassera, non potrei.. — Non domattina, stassera, — ribattè lei con lo stesso tono. — Allora, stanotte, quando rientro, — cercò di accomodare lui, mettendo una più breve dilazione. — Non questa notte, stassera, — ripetette lei, ostinata. — Ma io debbo andare... — fece lui cominciando a impazientirsi. — Ho affari urgenti. — La cosa che ti debbo dire è urgentissima. — Dite sempre così, voi donne, — borbottò lui, — e poi si tratta di frivolezze. Se ti pregassi, mi faresti il favore di rimettere a domani questo colloquio?<noinclude></noinclude> p80b1e09mvchxiyhv92e446cqzk1afc 3910240 3910209 2026-10-14T05:31:33Z Dr Zimbu 1553 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3910240 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>tava un’arietta. Ma innanzi alla moglie, con cui serbava qualche forma ancora, tacque e si tolse il cappello. — Scusa, sai, — credette di dire, — se non ti ho dato mie notizie. Gli affari non mi hanno dato un minuto di pace... — Non importa, non importa, — disse ella guardandolo con una bontà fatta di pietà! — Anche questa sera debbo andar via, subito, — diss’egli. — Abbiamo una riunione di banchieri, la nostra posizione diventa sempre più importante. — Io debbo parlarti, — diss’ella fermamente. — Bene, avremo il tempo, domani, a colazione. Tanto, per ora, non parto... e stassera, non potrei.. — Non domattina, stassera, — ribattè lei con lo stesso tono. — Allora, stanotte, quando rientro, — cercò di accomodare lui, mettendo una più breve dilazione. — Non questa notte, stassera, — ripetette lei, ostinata. — Ma io debbo andare... — fece lui cominciando a impazientirsi. — Ho affari urgenti. — La cosa che ti debbo dire è urgentissima. — Dite sempre così, voi donne, — borbottò lui, — e poi si tratta di frivolezze. Se ti pregassi, mi faresti il favore di rimettere a domani questo colloquio?<noinclude></noinclude> c6xdghqi1nt6xmhvcdzwfjdsap2otfm 3910242 3910240 2026-10-14T05:31:55Z Dr Zimbu 1553 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3910242 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>tava un’arietta. Ma innanzi alla moglie, con cui serbava qualche forma ancora, tacque e si tolse il cappello. — Scusa, sai, — credette di dire, — se non ti ho dato mie notizie. Gli affari non mi hanno dato un minuto di pace... — Non importa, non importa, — disse ella guardandolo con una bontà fatta di pietà! — Anche questa sera debbo andar via, subito, — diss’egli. — Abbiamo una riunione di banchieri, la nostra posizione diventa sempre più importante. — Io debbo parlarti, — diss’ella fermamente. — Bene, avremo il tempo, domani, a colazione. Tanto, per ora, non parto... e stassera, non potrei... — Non domattina, stassera, — ribattè lei con lo stesso tono. — Allora, stanotte, quando rientro, — cercò di accomodare lui, mettendo una più breve dilazione. — Non questa notte, stassera, — ripetette lei, ostinata. — Ma io debbo andare... — fece lui cominciando a impazientirsi. — Ho affari urgenti. — La cosa che ti debbo dire è urgentissima. — Dite sempre così, voi donne, — borbottò lui, — e poi si tratta di frivolezze. Se ti pregassi, mi faresti il favore di rimettere a domani questo colloquio?<noinclude></noinclude> skdlfa9msy3jeojdswouncc0mjyj0hy Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/293 108 598624 3910210 2721368 2026-10-14T05:19:29Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910210 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|279}}</noinclude> — No, — ripetette ostinatamente, — debbo parlarti questa sera, adesso. Ti ho aspettato cinque giorni, senz’aver tue notizie: ti ho cercato tutto il giorno, ieri, dovunque. Ora ti prego io a restar qui, ad ascoltarmi. E la sua attitudine era così tranquilla la sua voce così ferma, che al marito produsse una impressione forte. Era stato sempre abituato a trovarla graziosa, umile, dolce: e sentiva i suoi torti, sentiva che ella aveva ragione di esser mutata, aveva ragione di parlare così. — Ti ascolto, — disse sedendosi dirimpetto a lei, ma senza lasciare il cappello e il bastone, come se fosse in visita. — Carlo, — ella cominciò, dopo un minuto di pausa, — la tua buona fede è stata sorpresa; tu sei stato ingannato; la tua amicizia per il banchiere Costa ti ha messo in un cattivo affare. Da quattro mesi tu lavori per gente che tutte le persone oneste dichiarano dei ladri; e tu vivi fra queste persone che domani possono comparire in corte di assisie. Egli si era fatto mortalmente pallido, alle prime parole ma come lei continuava, tranquillamente, egli si era rimesso dalla sua emozione Solo arricciava i suoi mustacchi, nervosamente ,come se il discorso lo annoiasse un poco. Ella lo guardava negli occhi, e proseguì: — Ti hanno mentito, Carlo. Tu sei un galan-<noinclude></noinclude> a1mew98khzjd4ug4ghqfc7draclyeru 3910243 3910210 2026-10-14T05:32:09Z Dr Zimbu 1553 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3910243 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|279}}</noinclude> — No, — ripetette ostinatamente, — debbo parlarti questa sera, adesso. Ti ho aspettato cinque giorni, senz’aver tue notizie: ti ho cercato tutto il giorno, ieri, dovunque. Ora ti prego io a restar qui, ad ascoltarmi. E la sua attitudine era così tranquilla la sua voce così ferma, che al marito produsse una impressione forte. Era stato sempre abituato a trovarla graziosa, umile, dolce: e sentiva i suoi torti, sentiva che ella aveva ragione di esser mutata, aveva ragione di parlare così. — Ti ascolto, — disse sedendosi dirimpetto a lei, ma senza lasciare il cappello e il bastone, come se fosse in visita. — Carlo, — ella cominciò, dopo un minuto di pausa, — la tua buona fede è stata sorpresa; tu sei stato ingannato; la tua amicizia per il banchiere Costa ti ha messo in un cattivo affare. Da quattro mesi tu lavori per gente che tutte le persone oneste dichiarano dei ladri; e tu vivi fra queste persone che domani possono comparire in corte di assisie. Egli si era fatto mortalmente pallido, alle prime parole ma come lei continuava, tranquillamente, egli si era rimesso dalla sua emozione Solo arricciava i suoi mustacchi, nervosamente, come se il discorso lo annoiasse un poco. Ella lo guardava negli occhi, e proseguì: — Ti hanno mentito, Carlo. Tu sei un galan-<noinclude></noinclude> bk0r9xeded9yi1bmkojy4e5u9fl583w Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/294 108 598625 3910211 2721369 2026-10-14T05:19:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910211 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|280|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>tuomo, sei dunque stato folle; non conosci, dunque, per la tua bonarietà, per la tua onestà, in quale abisso ti hanno trascinato. Tu, l’onesto, tu il galantuomo, tu, nella cui mano ho messa la mia, con orgoglio, puoi domani se non pensi a salvarti, esser travolto in una rovina di disonore. Credo..., spero, — soggiunse con uno sforzo — che tu possa ancor salvarti. Puoi ancora distruggere quanto esiste di prova contro te: lacerare, bruciare le carte, le lettere, le ricevute, tutto; puoi staccarti da Costa, subito; e partire, fare un viaggio... Egli la guardò ancora e scoppiò in una larga risata. — Non ridere, non ridere, — diss’ella, come se le si squarciasse la voce per l’angoscia. — Rido per queste frottole che ti hanno raccontate. Costa è uno dei più forti speculatori di Europa: è una testa finanziaria potentissima. Ti assicuro che ti sei fatta corbellare.. — soggiunse lui, con un tono di sprezzante pietà. — Costa e tutti gli altri saranno deferiti fra tre giorni al potere giudiziario. Tutte le carte sono nelle mani del procuratore del re, — disse ella, frenando a stento la sua indignazione. Egli rise ancora, mentre ella diventava smorta come se svenisse. — Ti hanno burlata, mia cara. Questa è una notizia che gira da quattro mesi. Sono i nemici di Costa che mettono in giro la voce.<noinclude></noinclude> 8e82r01mqyd7evjwh216j91uagqg25y 3910244 3910211 2026-10-14T05:32:29Z Dr Zimbu 1553 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3910244 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|280|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>tuomo, sei dunque stato folle; non conosci, dunque, per la tua bonarietà, per la tua onestà, in quale abisso ti hanno trascinato. Tu, l’onesto, tu il galantuomo, tu, nella cui mano ho messa la mia, con orgoglio, puoi domani se non pensi a salvarti, esser travolto in una rovina di disonore. Credo..., spero, — soggiunse con uno sforzo — che tu possa ancor salvarti. Puoi ancora distruggere quanto esiste di prova contro te: lacerare, bruciare le carte, le lettere, le ricevute, tutto; puoi staccarti da Costa, subito; e partire, fare un viaggio... Egli la guardò ancora e scoppiò in una larga risata. — Non ridere, non ridere, — diss’ella, come se le si squarciasse la voce per l’angoscia. — Rido per queste frottole che ti hanno raccontate. Costa è uno dei più forti speculatori di Europa: è una testa finanziaria potentissima. Ti assicuro che ti sei fatta corbellare... — soggiunse lui, con un tono di sprezzante pietà. — Costa e tutti gli altri saranno deferiti fra tre giorni al potere giudiziario. Tutte le carte sono nelle mani del procuratore del re, — disse ella, frenando a stento la sua indignazione. Egli rise ancora, mentre ella diventava smorta come se svenisse. — Ti hanno burlata, mia cara. Questa è una notizia che gira da quattro mesi. Sono i nemici di Costa che mettono in giro la voce.<noinclude></noinclude> jvslsy261dekqk6gul28l8cjlggftyw Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/295 108 598626 3910212 2721370 2026-10-14T05:20:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910212 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|281}}</noinclude> — Io ne sono sicura, come se fosse la stessa verità, — esclamò lei, levando la mano, quasi, per giurare. — ''Saranno'' tutti arrestati, come ''associazione di malfattori''. — Follìe, — disse lui levandosi, — follìe, io non ci penso neppure. — Oh Carlo, Carlo, tu non vuoi dunque salvarti? — Ma da che? Ma che vai avvolgendo nella tua mente fantastica? Io non ho bisogno nè di consigli nè di preghiere. Sono socio di Costa dal principio, continuerò ad esserlo, diventeremo ricchi quanto lui. — È denaro rubato, — disse lei, duramente. — Eleonora, tu perdi la testa! — gridò lui in collera. — Ti dico che è denaro rubato, e che tu sarai preso come ladro, e che io sarò considerata come la moglie di un ladro! — Taci, — disse lui digrignando i denti, — taci, pazza che sei! Ella aveva chiuso gli occhi, con le labbra bianche, con una grande contrazione sui volto; parea che morisse. — Del resto, {{ec||—}} riprese lui sogghignando, — non vi è paura. Giudici, presidenti, procuratori del re sono tutti amici nostri. Il denaro può molto. Che cosa non si compra col denaro? — Carlo, Carlo! {{ec||—}} fece lei rabbrividendo.<noinclude></noinclude> j3wr222b6kvzps15qvm77kx2dzthqzo Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/296 108 598627 3910213 2721371 2026-10-14T05:21:01Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910213 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|282|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude> — Non farmi l’innocentina, e non credere che noi altri siamo sciocchi. Abbiamo combinato le cose ammodo; gl’interessi che si legano a noi sono tanti, che non possiamo crollare; crollerebbero con noi troppe persone. Rassicurati: siamo abbastanza furbi. E a questo discorso così cinico, spietato, in cui egli non profittava neppure della pietosa bugia di sua moglie, che fingeva di crederlo in buona fede, in cui egli confessava la sua complicità e se ne vantava, ella sentì in sè stessa come una immensa rovina e come un grande silenzio di morte. — Tu dunque sai che queste banche sono una truffa, un furto? — chiese ella glacialmente. — Piano, piano; un’audace speculazione, un vantaggiarsi della ingordigia e della bestialità. Noi diamo l’interesse... — Levandolo dal capitale.... — esclamò lei, sempre glaciale. — Eleonora, questi affari non ti riguardano, — fece lui, con egual freddezza, reprimendo la sua collera. — Le donne non debbono entrare negli affari. — Tu dunque non mi credi? — chiese ella angosciosamente. — No, non ti credo. — Non cercherai di salvarti, di bruciare le carte, di partire?... — Neppur per sogno.<noinclude></noinclude> bpa3pq0bvm9bf5dyhi6fo8e4zkq3zbv Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/297 108 598628 3910214 2721372 2026-10-14T05:21:41Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910214 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|283}}</noinclude> — Resterai qui? — Sì. Non sono così sciocco da andar via ora che vi è da guadagnare tanto denaro. — Oh Dio! — fece ella torcendosi le mani per la disperazione. — Non far rettorica, — disse lui, sprezzantemente. — Neanche se ti prego, se ti scongiuro, poi nostro nome, pel nostro onore, pel..., nostro amore passato? — Rettorica, rettorica, — ripetette lui. — Carlo, Carlo, lasciati commuovere, non ti perdere, vedi come ti prego, vedi che dolore mi agita, te ne scongiuro, brucia tutto e parti. — No, — fece lui, sempre più duramente. Ella abbassò il capo sul petto, come se pensasse. Quando lo rialzò, ogni traccia di emozione era scomparsa. — Ho inteso, — ella disse. — Voi non valete meglio tutti gli altri: voi, come loro, avete bisogno del denaro altrui, per la vostra vita disordinata, viziosa. Ho creduto di sposare un galantuomo, sono la moglie di un furfante.... — Eleonora, — gridò lui furente. — Mi salgono alla faccia le fiamme della vergogna quando penso che porto il vostro nome... quando penso che voi mettete le mani nel denaro altrui, nel denaro dei poveretti, che non hanno altre risorse... Almeno foste povero, affamato,<noinclude></noinclude> o1h794vgzcoxsaix8atrq4mc847ojge Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/298 108 598629 3910215 2721373 2026-10-14T05:21:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910215 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|284|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>voi! Almeno aveste la miseria per iscusa! Ma è l’avidità, è il desiderio di maggior denaro, di molto denaro per darne a quella... voi lo sapete bene... a Lidia Gioia... — Ebbene, sì, che vuoi? — esclamò lui, in preda a un infrenabile accesso di collera. — Oh santa Vergine, soccorretemi voi! — diss’ella levando lo mani al cielo. — Credevi che sarei stato tutta la vita a contemplare i tuoi occhi morti? — gridò lui, arrivato al colmo della brutalità. — Credevi che sarei stato venti anni a dire il rosario insieme con te? Ho un capriccio; me lo pago. È denaro tuo, forse? — Oh Madonna, Madonna, illuminatemi! — esclamò di nuovo ella, come se pregasse mentalmente. — Non hai tutto quello che vuoi, forse? Ti lascio mancare niente? Non sei libera? Lasciami libero, non seccarmi. — Oh Maria Vergine, Maria Vergine, illuminatemi! — fece ella per la terza volta. — Non annoiare con queste scene, con questi gridi, con queste rettoricate. Non ti accorgi che esse servono a staccare sempre più l’uomo dalla casa? Vuoi che me ne vada addirittura? — Andrai a stare con lei, nevvero? — Con lei, con un’altra, con nessuno, salvo che con una donna piagnucolosa, perfida e che si permette d’ingiuriare la gente onesta, a comin-<noinclude></noinclude> bpnjrpvv9nzvcw6nraaa13bsp703v6g Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/299 108 598630 3910216 2721374 2026-10-14T05:22:58Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910216 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|285}}</noinclude>ciare da suo marito! Con tutti, salvo che con te! — urlò lui ripetendo tre o quattro volte questa frase, non potendosi più padroneggiare. — Posso andar via, io — diss’ella, lentamente, pallidissima. — Liberissima, {{ec||—}} esclamò lui. {{ec||—}} Non so bene dove potrai andare, ma io non te lo domanderò neppure. — Tutte le creature umane trovano ricovero, buono o cattivo, — mormorò ella, levando gli occhi al cielo. — Fa quel che ti pare, — disse lui che oramai era stanco e voleva andarsene. — Debbo partire? — chies’ella, ansiosamente, come se conservasse ancora un filo di speranza. — Vattene pure, — disse lui duramente, cercando di riaccendere il suo sigaro. — Carlo, rammentalo. Sei tu che mi mandi via, sei tu che mi obblighi a partire. Rammentalo. — Non farmi tragedie. Non siamo destinati a stare insieme. Vattene via. — Addio, Carlo. Gli voltò lo spalle, senza dare segno di emozione. Erano sopra una poltrona il suo mantello ricamato di giaietto, il cappello, i guanti che vi aveva posati, rientrando da quell’affannosa ricerca di suo marito: ma ella non pensò neppure a prenderli. Se ne andò così, senza cappello, vestita di nero, con la testa abbassata sul petto come se la piegasse sotto il peso della fatalità.<noinclude></noinclude> btsx7emski66n9b2x66sktsdqbukzg4 Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/300 108 598631 3910217 2721375 2026-10-14T05:23:28Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910217 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|286|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude> Meccanicamente, per un semplice atto di curiosità macchinale il marito la segui, mordendo il suo sigaro; ma ella non si rivolse più indietro; camminò per la casa, attraversandola tutta come una sonnambula. Egli la vide schiudere la porta di entrata, spalancarla e uscire sul pianerottolo; ma dalla soglia, ove egli si era fermato, la vide che non discendeva al primo piano, per andarsene, ma che lentamente saliva su al terzo piano. E innanzi agli occhi dello stupefatto marito che guardava, non intendendo, la moglie bussò alla porta del terzo piano, appoggiandosi un momento alla ringhiera, come se vacillasse. Subito la porta si schiuse ed ella, senza dire neppure una parola, scomparve. Sempre fumando il suo sigaro, il marito rientrò in casa e chiamò Raffaella. Questa, che aveva udito e visto tutto, arrivò subito, pallida, tremante: — Chi abita lassù, al terzo piano? — chiese lui, fingendo indifferenza. — Il signor Paolo Collemagno, — balbettò ella, abbassando gli occhi. — È l’amante della signora, non è vero? — disse lui, con una voce che gli fischiava fra i denti, mentre faceva fischiare la sua mazzettina. E la cameriera, malgrado la sua ignoranza delle parole, disse subito: — Nossignore, nossignore. Era uno che le voleva bene.<noinclude></noinclude> or4n4qz90vn6kb9stk2sefigc25ush2 Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/301 108 598632 3910218 2721376 2026-10-14T05:23:38Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910218 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|287}}</noinclude> — Ah! — fece egli, torcendosi nervosamente il mustacchio. Ma se ne andò, col passo un po’ incerto, e un po’ di pallore sulle guancie. Lassù, quando ella aveva bussato, come se Paolo Collemagno avesse aspettato, venne ad aprire egli stesso. Quando fu entrata nella penombra dell’anticamera, un soffio le uscì dalle labbra: — Eccomi. Egli s’inginocchiò e piangente le baciò l’orlo della veste, piamente, santamente. {{Ct|t=3|v=2|V.}} Al giorno 10 di febbraio il numero delle banche era salito a centodieci, diffuse per tutte le strade di Napoli; e se le prime venti, a imitazione della banca Ruffo-Scilla e della banca Costa, avevano serbato molta decenza negli appartamenti e nel personale, affettando un certo lusso che voleva parere grandioso, consecutivamente, tutte le altre che erano sorte, erano sdrucciolate nella meschinità, nelle strade equivoche, nei portoni oscuri, dove gente di brutto aspetto, mal vestita compiva goffamente le poche e semplici operazioni<noinclude></noinclude> fmnez447bl0b26hzi0llguw2xplds6p Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/302 108 598633 3910219 2721377 2026-10-14T05:23:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910219 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|288|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>di deposito e pagamento degli interessi. Bastavano due stanzette e un primo piano scuro dei Guantai Vecchi, del vicolo Stufa San Giorgio, del vico Campane, per crearne una banca, dopo averci messo dentro due figure esose, mal vestite, due scrivanie zoppicanti, due registracci di cartone grosso e quattro sedie di paglia. Alcune di queste nuove banche erano sorte in quei palazzi di via Tribunali, di Vico Nilo, di via Mercanti, di vicolo Mezzo Cannone, dove ci è di tutto, famiglie borghesi, famiglie di operai, fabbriche di fiori artificiali, ricamatori di oggetti sacri, levatrici, case di povere donne prigioniere del disonore, bigliardi clandestini, alberghi a vil prezzo e agenzie di pegni; anzi, dovunque ci era una agenzia, al piano superiore o all’inferiore, come un rigoglio naturale, sorgeva una banca: e le facce degli impiegati di banca parevano le stesse di quelle che strozzavano il popolo; vi erano delle misteriose affinità nei mobili, nei registri, negli stessi cancelletti di ferro o di legno. Era roba vecchia, unta, puzzolente, quella delle nuove piccole banche, come quella dell’agenzia di pegni e spegni, e gli impiegati avevano gli stessi soprabiti bisunti, le stesse camicie sfilacciate, le stesse cravatte arrossite che lassù, nella tetra agenzia. Però, malgrado l’indecente miseria di tutte queste nuove banche, l’interesse era venuto crescendo precipitosamente, come una pallottolina di neve<noinclude></noinclude> tif5zpaxgfnji0nxpv3j9813kcoo3or Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/303 108 598634 3910220 2721378 2026-10-14T05:24:30Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910220 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|289}}</noinclude>che rotolando dai ghiacciai eterni delle Alpi diventa una valanga. Già il colpo di dare l’interesse anticipato era stato fatto a metà gennaio, tanto che dopo aver consegnato i propri denari a uno sportello, si passava all’altro per aver l’interesse, qualche cosa di mai visto, come fantasmagoria, come fulmineità commerciale. E anche questo interesse ''anticipato'' aumentò sino al ''trenta per cento'', nella prima diecina di febbraio, tanto che i depositi pioventi da tutta Napoli, da tutte le provincie più vicine e più lontane, assunsero in quei dieci giorni una forma favolosa. Chi non aveva denaro, se ne faceva prestare: le signore impegnavano i brillanti, l’argenteria, vendevano le ricche vesti; i pensionati impegnavano la loro cartella di pensione; i ''postieri'', tenitori di banco di lotto, che dovevano consegnare il denaro a otto giorni, a quindici giorni, lo impiegavano alle banche, per otto giorni, per quindici giorni; tutti quelli che facevano delle esazioni per conto altrui, i più onesti, i più scrupolosi, arrischiavano il denaro, solo per poco, naturalmente, come dicevano alla propria coscienza; i proprietari di provincia vessavano i loro coloni, per esigere, per mettere il loro denaro sulle banche: dovunque era un ritrovo di persone, un circolo, una grande famiglia, un ''padiglione militare'', un convento di monache, un ritiro di oblate, un educandato di ragazze, un convitto di ragazzi, dovunque, dovun-<noinclude></noinclude> sd26eznnmojry1pxy9gi5weg54g1obd Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/304 108 598635 3910221 2721379 2026-10-14T05:24:37Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910221 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|290|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>que, nella prima decade di febbraio la passione del denaro si sviluppò tanto da indurre i più restii, i più poveri, i più economici, i più guardinghi a mettere il loro denaro a una di queste banche al ''trenta per cento''... al mese. I depositi erano piccoli, ma moltissimi e dal cameriere di caffè alla stiratrice che aveva centoventi lire di economie, dalla pinzochera al capitano dell’esercito borbonico in ritiro, dalla educanda alla sua maestra, dal portinaio al padron di casa, tutti misero del denaro in queste banche. Non già che non vi fosse in molti un sospetto, una vaga paura, come un brivido di diffidenza, non già che non vi fossero delle voci prudenti che annunziavano il crollo di tutta la baracca; non già che non vi fossero, dovunque, delle furiose discussioni fra gli scettici, gli indifferenti e gli esaltati, ma questa paura vaga, questo sospetto, questa diffidenza eccitavano la mente o davano come un pascolo alla fantasia dei depositanti, la gran fantasia meridionale, che ha bisogno di entrare dovunque, anche negli affari di commercio. Quelli che si dibattevano disperatamente, erano gli esaltati, i difensori delle banche a ogni costo, e costoro, insieme agli interessati, facevano una guerra violenta contro un giornale della sera, il ''Pungolo'', coraggioso, onesto, che sin dal principio aveva attaccato banche e non aveva dato loro quartiere, mai. Però, come tutte le cose buone hanno il loro ro-<noinclude></noinclude> tw6bczdv8ssbxdlj83o46qng4sg06ei Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/305 108 598636 3910222 2721380 2026-10-14T05:24:52Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910222 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|291}}</noinclude>vescio, erano sorti, come funghi, giornali ligii a queste banche: e tutto ciò portava un grande turbamento. Si era fatto un duello e un innocente era stato ucciso: le banche erano già macchiate di sangue. Il ''Pungolo'' continuava la sua campagna, malgrado le minacce, le lettere anonime, le lettere minatorie: e la gran paura di tutti gli interessati non era per l’opinione pubblica, già presa, già vinta, ma era per l’impressione che ne poteva avere il governo, la magistratura la Camera di Commercio. Pure, freneticamente i depositi crescevano come se un furore di rovina avesse oramai travolto i più umili cervelli, e le più piccole borse si sguernirono di quanto avevano, nei giorni otto, nove, dieci, undici febbraio. Nel pomeriggio del giorno undici febbraio l’interesse, che era restato per dieci giorni fisso al ''trenta per cento'' anticipato, fu portato da due nuove banche al quaranta per conto dalla prima o al sessanta per cento dalla seconda. Ma esse non arrivarono ad avere depositanti, perchè sorte nel pomeriggio del giorno 11: il giorno 12 febbraio, nella mattinata, crollarono le banche, tutte quante, come un castello di carta. E fu così: il giorno prima dallo stesso ''Pungolo'' fu annunziato che il procuratore del re, l’indomani, avrebbe spiccato mandato di cattura contro banchieri, collettori, impiegati: che sarebbero state sequestrate le somme in deposito e apposti i sug-<noinclude></noinclude> l8v9ubgmxqal5v3cgxmk04988yoamqw Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/306 108 598637 3910223 2721381 2026-10-14T05:25:21Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910223 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|292|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>gelli. Bisogna dire che nessuno ci credette. La notizia era già stata data due o tre volte e poteva essere, anzi fu dichiarata, un pio desiderio del giornale. Non ci credettero neppure gli interessati, che nella notte prima del loro disastro, si mostrarono dappertutto, a San Carlo e al ''Giardino d’inverno'', nelle grandi trattorie e nelle grandi bische, nei balli e nei caffè, con le loro donne, coi loro amici, coi loro parassiti. Ma alle otto della mattina cominciò il panico: si seppe sicuramente che nella notte Guglielmo Ruffo-Scilla, non potendo più far fronte ai suoi pagamenti, schiudendo gli occhi nell’abisso dove si era lasciato travolgere un po’ involontariamente, un po’ per fatalità e molto per miraggi fantastici di guadagni, si seppe che Ruffo-Scilla aveva promesso di costituirsi, nella mattinata, al questore e che difatti, si seppe più tardi, immediatamente dopo avvenuto il fatto, Guglielmo Ruffo-Scilla si era costituito nelle mani del questore di Napoli. Notizia fulminea che sgominò tutta la città. Le operazioni di arresto, di sequestro, di apposizioni di suggello cominciarono dopo le dieci, fra la folla piangente che assediava gli uffici, i portoni, tutte le strade innanzi alle banche. Quali facce tutte erano pallide come se le avesse toccate, passando, la mano della morte: ma alcuni erano pallidi e taciturni, alcuni pallidi e convulsi. Quella fallita per molti era la rovina completa, la<noinclude></noinclude> 99ef5lczs1nxegqdrv7w4xltciqpo3k Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/307 108 598638 3910224 2721850 2026-10-14T05:25:39Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910224 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|293}}</noinclude>miseria implacabile, un disastro di cui non osavano, in quel primo minuto, misurare tutta l’ampiezza, ma di cui già sentivano il peso tremendo; ma per molti quel fallimento era il disonore: avevano preso il denaro altrui, sperando di restituirlo, ed ecco il denaro era loro tolto, senza speranza di restituzione e sarebbero stati accusati di ladrocinio. Costoro erano gli esterrefatti. Si aggiravano fra la folla, smorti, con gli occhi stralunati, non vedendo, non sentendo, non udendo più nulla, pensando solamente che erano perduti. Innanzi al palazzo Faucitano un ''postiere'', tenitore di banco lotto, che aveva arrischiato tre giorni prima molte migliaia di lire, appartenenti al Governo, non voleva credere al disastro, e dopo, quando ne fu certo, urlava, piangeva, rideva, farneticava dimenandosi come un folle, sgomentando con la sua improvvisa forma di pazzia, quella folla già sgomenta, atterrita! Le guardie lo dovettero condur via, a forza. Ma non fu una scena soltanto, furono tante scene lugubri, strazianti. Un vecchio che gridava: ''Figli miei, figli miei, uccidetemi, sono un assassino;'' un giovane scialbo che mormorava: ''non ci è che ammazzarsi, ammazzarsi'', e ripeteva continuamente la parola come se fosse impazzito anche lui; un altro vecchio, con gli occhi rossi donde erano sgorgate le ultime rade lacrime della vecchiaia, andava balbettando, come se un urto nervoso gli avesse tolto l’uso regolare della fa-<noinclude></noinclude> qk8eteo5pnnic8ef3oehqebo325b767 Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/308 108 598639 3910225 3154844 2026-10-14T05:25:45Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910225 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|294|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>vella. Lo straziante era di coloro che non sapevano ancora nulla e che entravano fra la folla, vinti da un cattivo presentimento: e in quaranta, in cinquanta, tutti si affrettavano a dar loro la cattiva notizia, gridando, strillando, piangendo, imprecando; colui che non sapeva ancora nulla e che apprendeva in così malo modo la dolorosa notizia, diventava a sua volta pallido come un morto, le palpebre gli battevano come se gli occhi non reggessero più alla luce: taluno vacillava, mancandogli il terreno sotto i piedi. Ma il più desolante spettacolo lo presentavano le donne. Dappertutto dove vi era una banca, alla Trinità degli Spagnoli e a Santa Brigida, al vico Tofà e ai Guantai Vecchi, a Toledo e a San Ferdinando, nelle vie grandi, nei vicoletti, nei portoncini, per le scale oscure, per le tetre anticamere, dovunque si vedevano accorrere da tutte le parti le donne, di tutte le condizioni, popolane in ''baschina'' e scapigliate, cameriere col grembiule bianco annodato di traverso, mezze popolane con lo scialle pendente da un lato, ''impegnatrici'', mezze signore, e le signore stesse, che avevano preso il primo cappellino capitato e che dietro la veletta mostravano lo stesso pallore, la stessa collera convulsa delle popolane. Straziante spettacolo di mani tremanti, di occhi disperati di’ labbra violacee che invano tentavano di reprimere i singhiozzi. Alcune più deboli, più infinitamente desolate, non sape-<noinclude></noinclude> 70l6cojmhpvhdcqlnssb3idiu6w0f6g Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/309 108 598640 3910226 2721855 2026-10-14T05:26:14Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910226 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|295}}</noinclude>vano frenarsi e piangevano, lì, nella strada, in un cantuccio di strada, alcune a grosse lacrime silenziose che si disfacevano sulle guance, altre a scoppi di calde lagrime fluenti, nervosamente disperate, come sono i bambini, nei loro grandi dolori. E quel pianto continuo, incessante, che finiva solo in un angolo per ricominciare in un altro, quel pianto di donne desolate, piangenti tutte le loro lacrime sulla rovina di ogni fortuna, di ogni economia, di ogni speranza, quel pianto femminile, {{ec|ì|lì}}, pubblico, nella strada, per le scale, nei portoni, un pianto a cui nessuno sa resistere, era la nota acuta della mattinata lugubre di gennaio. Ma la scena cambiava di aspetto, quando, finite le operazioni di perquisizione, di sequestro, di apposizione, di suggelli, scendevano per le scale gli ispettori, i delegati, le guardie, in uniforme o travestite, portandosi via i libri, i registri e portando in arresto i banchieri, gli impiegati, i pochi collettori che avevano avuto l’imprudenza o l’impudenza di presentarsi ancora. Allora, a quella specie di lento convoglio funebre, a quel trasporto di cose e di uomini, la folla maschile e femminile sentiva bene che tutto era finito, che tutto era perduto, che non avrebbe mai più riavuto il suo denaro. Un gran clamore fatto d’imprecazioni di lamenti, di urli, di truci bestemmie, di pianti muliebri, un clamore, dove mettevano il loro strillo disperato anche i ragazzi tenuti nelle braccia ma-<noinclude></noinclude> 4clzdpb1qrs7ld7mm1t2f16jw9zr3h8 Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/310 108 598641 3910227 2721858 2026-10-14T05:26:32Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910227 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|296|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>terne, accoglieva la forza pubblica che si portava via i colpevoli; e i più furenti si gettavano contro le guardie, volendo toglier loro di mano gli arrestati per bastonarli, per ucciderli, per massacrarli. In alcune banche, ai Tribunali, a Foria, l’ispettore, il delegato dovettero cingere la sciarpa, parlare alla folla furente, per salvare i colpevoli: in altre, ai Mercanti, a Santa Maria La Nova fu chiesto rinforzo ai carabinieri, ai soldati, per impedire che la folla facesse giustizia sommaria dei banchieri. Era impossibile sciogliere gli attruppamenti, impossibile persuadere la gente che era inutile aspettare nella strada, aspettare, aspettare niente. Che! Sotto l’urto di una disperazione invincibile, uomini, donne, giovanotti, non avevano la forza di restare nelle loro case: ne uscivano, correvano alla banca, con una speranza vaga, così, per istinto, per vedere la strada, le mura, le pareti, dove il loro denaro era stato travolto. Nei circoli, nei monasteri, negli educandati, negli uffici, nelle scuole, nei ''padiglioni'', la notizia del disastro arrivò verso le due: si dovettero sospendere le lezioni, il lavoro; nessuno pensò più nè a leggere, nè a scrivere, ma a uscire, ad andarsene, per correre alla banca, per sapere: e chi non lo aveva questo permesso, se lo prendeva da sè, così nel gran disordine dello spirito, buttando via ogni riguardo, ogni ritegno, non pensando che a correr via. Verso le tre la folla si venne aumen-<noinclude></noinclude> l1gorfpuzu96cerbg060yvzdslnjofs Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/311 108 598642 3910228 2721861 2026-10-14T05:26:48Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910228 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|297}}</noinclude>tando, dovunque, di tutti costoro che avevano saputo più tardi la notizia. Monache di casa, maestre, professori, impiegati, operai, vedove di militari, magistrati che allora uscivano dal tribunale: un nuovo elemento vivo di dolore stupefatto. Ma quelli che sopraggiungevano, alle tre, alle quattro, ansiosi, frementi, trovavano una folla oramai taciturna, nell’oppressione, stanca d’aver troppo parlato, gridato, pianto, bestemmiato, accasciata dal peso di un’aspettativa inutile o che pure restava, attonita, inebetita, incapace di rientrare nelle case desolate. Le scene ricominciavano, e tutti quelli che erano colà, dal mattino, e che non avevano neppure più la forza di desolarsi, crollavano il capo, silenziosi, come se volessero dire che la disgrazia propria era più grande di quella di tutti gli altri. Questo nuovo contingente di dolore trovava una folla di anime che si chiudevano in una stupefazione, come se una improvvisa stupidità le avesse tutte colpite. E mentre le deserte officine, le scuole, gli uffici, tutti i luoghi di ritrovo, di vita comune, di convivenza, deserti, si chiudevano, un nuovo tumulto nasceva, un tumulto fatto dai nuovi arrivati fra un lugubre, taciturno coro di coloro che da sette ore assaporavano tutta l’amarezza della loro sventura e ne avevano inondate le vene. E già, coi treni successivi, da Salerno, da Caserta, da Foggia, da Campobasso, cominciavano ad arrivare i provinciali, quelli che erano<noinclude></noinclude> 2bw2tcp6o0n4t2ux6plmv9vbospmrsn Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/312 108 598643 3910229 2721862 2026-10-14T05:27:40Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910229 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|298|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>stati più colpiti nella gran fallita, terribili facce sconvolte, alcune magre e terree, alcune così rosse nella grassezza, con gli occhi così iniettati di sangue, che parea dovessero morire di apoplessia, in quel momento. Nota curiosa, bizzarra, i provinciali tacevano, non dicevano neppure una parola, guardandosi attorno con occhio diffidente, pauroso: avevano avuto sempre in gran sospetto Napoli e i napoletani: e Napoli, come un bollente crogiuolo di denaro dove tutto si squagliava, spariva, diventava cenere fredda. Ecco, ci erano capitati alla perdizione e si erano perduti: avevano voluto lasciare il loro paese, portar via dalle fide casse il denaro, nascosto da anni, a Napoli: i napoletani si erano pappata tutta quella grazia di Dio, quella bella grazia che essi non avrebbero visto mai più. I provinciali non ci credevano, allo facce disperate, alle grida, ai pianti dei napoletani: non credevano che un solo napoletano avesse perduto una sola lira; credevano così, vagamente fantasticamente, a una grande commedia giuocata da tutti costoro, di Napoli, che avevano mangiato il loro denaro, che forse ne portavano ancora in tasca una parte, mentre si disperavano piangendo e gridando. Cupi, tetri con le labbra strette, con le spalle curve di chi ha avuto un forte colpo e si rannicchia in sè stesso, con certe occhiate oblique di sospetto, i provinciali si aggiravano tra la folla, salivano alle banche, trovavano le porte sbarrate e chiuse coi<noinclude></noinclude> 6c88gmh9sah7dxgide00zgv05q2egyk Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/313 108 598644 3910230 2721863 2026-10-14T05:27:50Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910230 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|299}}</noinclude>suggelli, scendevano crollando il capo ironicamente: molti in carrozzella come pazzi, andavano dal questore al procuratore del re, da costui al presidente del tribunale di commercio, aspettavano ore intiere, nelle anticamere popolate di facce simili alle loro, entravano, infine, e malgrado la naturale freddezza del ricevimento, si sfogavano in parole amare contro Napoli e i napoletani. Pazientemente le autorità li ascoltavano, dicevano loro che non vi era nulla da fare, per il momento, che bisognava aspettare il rapporto dei periti o quello dei sindaci del fallimento. E i provinciali avevano l’aria di crederci, a queste parole che erano la stessa verità, ma non ci credevano, non ci credevano, uscivano ghignando, sentendo che vi era una trama per rimandarli al paese, loro, provinciali, truffati e gabbati. Infine le ombre della sera scesero sopra Napoli e lentamente la folla si andò disperdendo: erano come dolorosi fantasmi che sparivano a malincuore, portando seco tutto il peso della propria sciagura, temendo più di tutti l’ora della rientrata a casa, l’ora del comune dolore, l’ora del rimorso. Napoli parve morta, in quella prima notte, dopo il disastro. Il teatro San Carlo e il ''Giardino d’inverno'' tennero chiuse le loro porte: tanto, nessuno ci sarebbe andato. I caffè rimasero deserti. E intanto una quantità di ombre solitarie si aggiravano nelle strade più remote, sino a tarda notte: erano tutti<noinclude></noinclude> 0wv9rep9psow55e5wfpa0wwojqfev8f Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/314 108 598645 3910231 2721866 2026-10-14T05:28:16Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910231 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|300|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>quelli che colpiti da una mortale debolezza, non potevano, non potevano rientrare nella loro famiglia. I piccoli alberghi oscuri di Porto, di Pendino, accanto alla ferrovia, ricoverarono una quantità di questi miserabili, tormentati dalla loro coscienza o dal loro dolore. E dovunque il capo di famiglia, o il figlio, o il fratello, o la madre, era rientrato, nelle ore della notte fu un lungo pianto, un lungo gemito; e i bimbi che non sanno, i bimbi che dovrebbero sempre ridere, vedendo quel pianto, udendo quel gemito, si mettevano a piangere anche essi, disperatamente, senza sapere, senza capire, non volendosi mai più chetare. Un gran pianto, per tutte le case di Napoli, nei quartieri poveri, nei quartieri ricchi, nelle case più lontano dal centro, dovunque, dovunque: nessuno poteva dormire, nessuno aveva pensato a riposare: tutti ci erano cascati e un po’ da per tutto mancava un padre, un figliuolo, un fratello, arrestati, portati a quel duro carcere che è San Francesco, il terrore dei napoletani, a ''San Francisco'', la parola tremenda. E dove non si piangeva, nel gran colpo della fallita, nella perdita del denaro, fra padre e figlio, fra marito e moglie, fra fratello e sorella sorgeva la lite dell’interesse offeso, nascevano, dai rimproveri crudeli, le crudeli offese, e tutto il fango di tante esistenze veniva rimosso, risaliva a galla: dovunque erano gridi, urli, bestemmie invano soffocate. In nome dell’interesse,<noinclude></noinclude> edbz2vajry9990p4e5nqg37vb6aa9u6 Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/315 108 598646 3910232 2721867 2026-10-14T05:28:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910232 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|301}}</noinclude>nel tumulto dell’ora trista, i più cattivi risentimenti, i più cattivi istinti si palesavano, nudamente, crudamente: e i sacri vincoli del sangue si allentavano, i nodi più indissolubili avevano il colpo fatale che li doveva per sempre spezzare. In vari posti, chiamate dai gridi soffocati, accorsero le guardie notturne, quando già brillavano le rivoltelle e i coltelli: nè in qualcuno di questi posti fu impedito di sparger sangue. Notte d’inverno, lunga, piena di pianto, piena di disperazione, o pure tetra nel silenzio di un inconsolabile dolore. Alla mattina si seppe che erano accaduti quattro suicidii; che erano avvenute molte risse e cinque o sei ferimenti; coi treni della sera, con quelli dell’altra, una quantità di gente era partita fuggendo innanzi alla rovina, fuggendo innanzi al disonore, espatriando, abbandonando casa e famiglie. E già si mormoravano le cifre della fallita, qualcosa di curioso, il modo come salivano queste cifre, di ora in ora, con un crescendo spaventoso. Dieci milioni, dodici, quindici; e infine la cifra precisa. Venti milioni la banca Ruffo-Scilla, dieci milioni la banca Costa, quattro milioni e mezzo le altre piccole banche, in tutto una fallita di trentaquattro milioni e mezzo. Colui che non aveva avuto la forza nè di uccidersi nè di fuggire, era il povero Alessandro de Peruta, il gramo e infermo professore. La mattina del 12 febbraio, alle otto, prima che uscisse di casa pel solito giro delle sue lezioni, egli aveva ricevuta una<noinclude></noinclude> 49fywh3fwyc3wz673oxlz28fiz28fxm Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/316 108 598647 3910233 3154845 2026-10-14T05:28:42Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910233 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|302|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>lunga, confusa, straziante lettera di sua sorella, da Giffoni Vallepiana. La madre e lei avevano commesso un grave peccato. Stordite, imbambolate dalle chiacchiere che erano arrivate da Salerno, ripetute mille volte dai varii depositanti di Giffoni, allettate dalle promesse di un collettore che era giunto finanche nel loro paesello, con la speranza, con l’ambizione di raddoppiare, di triplicare in poco tempo la loro piccolissima fortuna, una casetta e un orto, avevano venduto questa casetta e questo orto, per duemila lire, sperando, con l’interesse della banca Costa, di comperare una casa più grande, una masseria: speravano, così, di essere meno a carico del povero figlio, del povero fratello, del buon Alessandro che lavorava come un cane, a Napoli, per farle vivere. Avevano venduto, ahimè! — la casa a Francesco Sorgente che la desiderava da gran tempo, ma che ne aveva dato un prezzo vile, visto la premura che avevano del denaro la madre e la sorella di Alessandro de Peruta. Le duemila lire erano stato mandate a Napoli, per mezzo di un collettore di nascosto — ahimè, — dal fratello, ma le due donne avevano avuto la cartella di ricevuta. Poi, un po’ inquiete del peccato che avevano commesso, avevano scritto, fingendo di niente, al fratello e figliuolo, per sapere qualche notizia sulle banche. Costui aveva risposto — se ne rammentava — una lettera piena di brutalità ed esse erano restate esterrefatte, non sapendo<noinclude></noinclude> kulzi3bea8eezfx149fdm89cq1iwd6s Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/317 108 598648 3910234 2721869 2026-10-14T05:29:00Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910234 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|303}}</noinclude>come fare per confessare il loro peccato, per riparare il male fatto. Infine… dopo aver molto pianto, molto pregato, esse, sapendo che fra due giorni avrebbero dovuto lasciare la casa e il giardino a Francesco Sorgente, si erano decise a mandare a lui la cartella, esigesse il denaro con l’interesse di un mese, che scadeva giusto in quei giorno, e mandasse loro qualche soldo per venire a stare un paio di giorni a Napoli: con duemila settecento lire avrebbero combinato qualche cosa. Pure, desolate del peccato commesso, per averlo così ingannato, gli chiedevano perdono, in ginocchio, a lui, il giusto, il buono, che non conosceva nè inganno, nè bugia. E così, anche Alessandro de Peruta, in quel giorno fatale di febbraio, andò girando per Napoli, livido, morsicandosi le labbra per reprimere i singulti, andando dalla banca Costa alla questura, dalla questura al procuratore del re, e al tribunale di Commercio, e poi di nuovo alla banca Costa, trascinandosi a piedi come inebetito dal dolore. Ahi, che il destino era stato più forte di lui! Povero, infermo, senza mai una lira disponibile, con una famiglia povera quanto lui, egli malgrado i suoi vaghi presentimenti, si era creduto al sicuro dalla disgrazia delle banche; e aveva tremato per altri, il poveretto! Più forte, più forte il destino, che accecava quelle due sante donne di sua madre e di sua so-<noinclude></noinclude> py1d8dsk3hczpymktdqekhx3fj7635l Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/318 108 598649 3910235 2721870 2026-10-14T05:29:23Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910235 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|304|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>rella: e toglieva loro il tetto, la vecchia casetta di famiglia, il ricovero sicuro. Lo guardavano con pietà, dovunque, questo spettro di uomo piccolo, malaticcio e miserabile, ovunque si poteva ancora aver pietà; e appena appena osavano dirgli che i depositanti della banca Costa erano i più malaugurati di tutti, che non vi era niente, niente dei dieci milioni. Quel giorno egli non andò alle sue lezioni, non andò a colazione, non andò a pranzo; e tormentato soltanto da una sete ardente, stanco, ma incapace di rientrare nella sua stanzetta di palazzo Cariati, girava, girava, bevendo ogni tanto, macchinalmente, dall’acquaiolo, un gran bicchiere d’acqua, senza sciroppo, che pagava due centesimi. Qual notte egli passò, lassù, nella piccola stanza, fredda, solo, solo, solo! Aveva cercato di Eleonora Triggiano; ma ella era lontana lontana, avendo portato altrove, insieme a Paolo Collemagno, il suo amore e il rimorso quotidiano del suo peccato; aveva cercato di Carlo Triggiano, il collettore della banca Costa, ma costui, all’alba, aveva preso il diretto per Torino e Parigi, e non solo, dicevano i maligni del palazzo Cariati, ma portandosi via una donna e il danaro della povera gente; e il professore, a mezzanotte, era rientrato stanco, affranto, immergendosi nel freddo, nella solitudine, nel pianto, sentendo che cosa avrebbero sofferto, le due povere donne, a Giffoni, quando avrebbero saputo che avevano perduto tutto, la casa e il de-<noinclude></noinclude> d1hmdwmj6gcftk5q4s81h2ch7h2lxcm Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/319 108 598650 3910236 2721871 2026-10-14T05:29:59Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910236 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|trenta per cento}}|305}}</noinclude>naro, mentre l’indomani Francesco Sorgente sarebbe venuto a scacciarle dalla loro casa. E nello angelico cuore del poveretto, invece della collera, invece dello sdegno, nasceva una pietà, una pietà infinita per le due donne disgraziate; non poteva immaginare la faccia benedetta di sua madre, il sereno volto di sua sorella, senza esser preso da un gran tremore di compassione. Mentre l’ira pel denaro perduto e il terrore della miseria, un po’ dappertutto, disuniva i cuori e svincolava i nodi più stretti, egli sentiva l’amore per la famiglia diventare più profondo, nella sventura, sentiva all’affetto mescolarsi un culto pietoso, un’adorazione fatta di protezione, qualche cosa di più alto, di sublime. E nella notte egli pregò il Signore di misurare la tempesta a quei deboli, ingenui cuori femminili: pregò il Signore di dargli forza, perchè egli potesse, in questa disgrazia, fare il suo dovere di figlio amoroso; pregò il Signore, perchè dalla sua bocca e non da altro, le sue donne sentissero la fiera novella. E con sforzi inauditi, il giorno seguente, il professore Alessandro de Peruta potè mandare a sua madre e a sua sorella il denaro per il viaggio, scrivendo loro che venissero immediatamente, e ogni momento che passava, raccomandandosi a Dio, perchè non sapessero la trista notizia a Giffoni, o in viaggio. La madre era vecchia e stanca, la sorella così semplice e buona; un tal colpo poteva annientarle. E pieno di un novo co-<noinclude></noinclude> m719dk3b32bezi4er17hoqocgmzzret Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/320 108 598651 3910237 2721872 2026-10-14T05:30:07Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910237 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|306|{{Sc|trenta per cento}}|}}</noinclude>raggio, meraviglioso in quel piccolo infermo dalla testa grossa e dalle guancie floscie e gialle, egli andò a prenderle alla stazione, fremendo di ansietà, guardandole in volto con tale intensità, che pareva voler loro legger nell’anima. Erano smorte e stanche, ma dal dispiacere di aver lasciato la vecchia casa, dalla stanchezza di un viaggio insolito. Due o tre volte, dopo averlo abbracciato, esse vollero parlare del denaro, della loro unica risorsa, ma egli, con un cenno della mano, fece loro intendere che ne avrebbero parlato più tardi. Quelle tacevano, pensose, mentre lui cercava di farsi un cuore di leone, per dire tutto. E quando furono seduti nella piccola stanza mobiliata, soli, egli, col volto coperto da un pallore mortale, baciò la mano rugosa di sua madre che aveva tanto lavorato, e le disse: — Mamma, mamma, voi non avete più che me. Erano donne di provincia, povere donne ingenue e semplici, ingannate, tradite, facilmente ingannate e tradite, ma intesero subito la terribile verità. E mentre la sorella gridava di disperazione, la vecchia voleva inginocchiarsi davanti al figliuolo per chiedergli perdono di averlo rovinato. — O mamma, — fece lui, tremando di dolore, — voi avete me, avete me, non temete. E piansero insieme, nella più profonda familiare pietà.<noinclude></noinclude> 44mjhfiqv49cii2o8kxispxik3d5gon Pagina:Wells - Quando il dormente si sveglierà, 1907.djvu/303 108 662500 3909964 3566478 2026-10-13T13:14:19Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3909964 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''Nelle vie della Città''|293|riga=sì}}</noinclude>vano ridotto le contrattazioni ad un minimo senza confronti. Su una vasta piazza si vedevano delle lunghe tavole per la «roulette», circondate ognuna da una folla volgare ed eccitata: altrove era una babele di donne dal viso livido, e di uomini dal collo rosso e gonfio, dai robusti polmoni: questi energumeni compravano e vendevano le azioni di un’impresa assolutamente fittizia, che ogni cinque minuti pagava un dividendo del dieci per cento, e che annullava una porzione delle sue azioni per mezzo di una ruota di lotteria. Queste febbri, e questi aggi si dispiegavano con un’energia che passava facilmente alla violenza e Graham, avvicinandosi a un gruppo compatto, scorse, nel mezzo, due individui impegnati, unghie e becco, in una disputa furibonda su qualche punto delicato di etichetta commerciale. Restava ancor nella vita qualche cosa che valeva la pena di un pugilato.... Ma un annunzio veemente era ripetuto in linguaggio fonetico e in caratteri rossi, luminosi, ciascuno alto due volte l’altezza di un uomo: «Noi assicuriamo il Proprietario». — Chi è il Proprietario? — domandò Graham. — Voi. — Ma che cosa mi assicurano? — Non avevate le assicurazioni prima? Graham riflettè, poi domandò ancora: — Sulla vita? — Ah! Sì Assicurazioni sulla vita. Sì, mi ricordo, si diceva così al tempo vostro. Assicurano la vostra vita. Dei {{Spaziato|dozandes}} di persone si procurano delle polizze, si impiegano su di voi delle miriadi di leoni.<noinclude><references/></noinclude> cr1w6bf1sfmd9394ot4vmt5f6b24emh Pagina:Wells - Quando il dormente si sveglierà, 1907.djvu/304 108 662501 3909966 3566479 2026-10-13T13:16:07Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3909966 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|294|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}||riga=sì}}</noinclude> E più lungi, laggiù, altri speculatori comprano delle annualità. Lo fanno per tutte le persone un poco eminenti. Guardate laggiù! Una folla muggiva, e Graham vide un vasto paravento nero che subitamente si illuminava di lettere grosse e ardenti: «Annualità sul proprietario — X 5 pr G.» La folla si mise a urlare leggendo questo resultato. Un certo numero di uomini senza fiato, con occhi pazzi, passarono al galoppo, agitando in aria le loro mani contratte. Alcuni si spinsero furiosamente verso una piccola porta. Asano fece un rapido calcolo. — 17 per cento all’anno, è la loro annualità su voi. Essi non offrirebbero questo tasso se vi vedessero qui in questo momento, Sire. Ma essi non sanno.... Le vostre annualità erano fin qui un buon impiego..... adesso non è più che un vero giuoco. Questo ultimo colpo è probabilmente un’asta disperata. Io dubito che costoro salvino il proprio capitale. La folla dei prenditori diveniva così folta presso di loro, che per un un momento non poterono nè indietreggiare nè avanzare. Graham notò che la proporzione delle donne fra gli speculatori era grande e si ricordò l’indipendenza economica del loro sesso. Esse parevano perfettamente capaci di uscir d’impaccio fra la folla rumorosa, a forza di gomiti e con una destrezza particolare, come potè constatare per esperienza propria. Una giovane dalla capigliatura arricciata, presa un momento fra quelle strette, lo guardò fissamente più volte, quasi come se lo riconoscesse: poi spingendosi verso di lui deliberatamente, sfiorò la mano di Graham in una maniera che era impossibile credere accidentale, e gli fece capire con uno sguardo<noinclude><references/></noinclude> ghjdpom87hiah9ts03lkhrrmozi6phj Pagina:Wells - Quando il dormente si sveglierà, 1907.djvu/305 108 662502 3909967 3566499 2026-10-13T13:16:57Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3909967 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''Nelle vie della Città''|295|riga=sì}}</noinclude>vecchio quanto la Caldea, che aveva trovato favore ai suoi occhi. Ma un uomo magro, con la barba grigia, che sudava abbondantemente, negli sforzi che gli suggeriva il nobile desiderio di arricchire, cieco per tutte le cose terrene, fuori da questa sfolgorante attrattiva si gettò fra loro e li separò nel suo irresistibile slancio verso il promettente X 5 pr G. — Voglio uscire da questo inferno, — disse Graham ad Asano. — Non è quello che cercavo. Mostratemi gli operai. Io voglio vedere il popolo. Voglio vedere il popolo vestito di bleu. Questi parassiti ingordi mi.... Egli si trovava stretto da una folla furiosa e questa frase piena di promesse restò tronca.<noinclude><references/></noinclude> 1q3f021yshgfr7q25g4ji92jewa01cp Pagina:Wells - Quando il dormente si sveglierà, 1907.djvu/306 108 662503 3910005 3566433 2026-10-13T13:48:56Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3910005 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" /></noinclude>{{ct|f=100%|v=1|t=4|L=0.2em|{{Sc|Capitolo XXI.}}}} {{Ct|f=120%|L=0.2em|v=2|'''Nei bassifondi.'''}} Dal quartiere degli affari essi si diressero subito, per mezzo delle strade mobili, verso un quartiere assai lontano in cui si trovava il centro delle manifatture. Le piattaforme attraversarono il Tamigi per due volte, dopo di che passarono sopra un grande acquedotto, su una delle grandi strade che menavano alla città dalla parte del nord. Per due volte Graham subì una rapida e vivissima impressione. Il fiume, vasta superficie brillante e increspata come l’acqua nerastra del mare, scorreva sotto gli archi degli edifizii e spariva da ogni parte, in un’oscurità attenuata da luci fugaci. Una fila di barche nere se ne andavano verso il mare, condotte da uomini vestiti di azzurro. La strada che Graham e Asano percorrevano, era un tunnel molto largo e molto alto, lungo il quale agivano delle macchine con gran velocità e senza fare alcun rumore. La doppia via, perfettamente unita, l’altezza e la leggerezza delle grosse ruote pneumatiche, proporzionate al corpo veicolare, colpirono vivamente Graham. An-<noinclude><references/></noinclude> a5lsyfswsv7m2qo5r7jtfivj5axuml7 Pagina:Wells - Quando il dormente si sveglierà, 1907.djvu/307 108 662504 3910006 3566482 2026-10-13T13:50:14Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3910006 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione||''Nei bassifondi''|297|riga=sì}}</noinclude>che qui l’azzurro distintivo della Compagnia del Lavoro, abbondava. Una vettura stretta e altissima, con sottili sbarre metalliche longitudinali da cui pendevano le carcasse sanguinanti di centinaia di montoni, fermò la sua attenzione in una maniera particolare. Ma, bruscamente, la linea arcuata del passaggio interruppe e distrusse quella prospettiva. In breve lasciarono quella strada, scesero per mezzo di un ascensore in un corridoio inclinato, e risalirono poi in un altro ascensore. In basso, l’aspetto delle cose cambiò. Ogni parvenza di ornamento architettonico era scomparsa, le luci diminuivano di numero e di dimensioni, le costruzioni divenivano sempre più massice, in rapporto cogli spazi, via via che giungevano ai quartieri industriali. E dappertutto, nei quartieri polverosi dei fabbricanti di porcellana, in mezzo al feldspato e al caolino, alle fornaci dei metallurgici, attorno ai laghi incandescenti di eadamite grezza, dappertutto il costume di tela azzurra indossato da uomini, da donne, da ragazzi. Molte di quelle lunghe gallerie polverose erano silenziosi viali di macchine, di fornaci senza fine, spente, piene di cenere, muti testimoni della perturbazione rivoluzionaria; in qualche luogo il lavoro continuava, ma lentamente, fatto da uomini vestiti pure di tela azzurra. Le sole persone vestite differentemente erano gli assistenti e gli agenti della Polizia del Lavoro, e questi indossavano un’uniforme di colore arancione. E dopo le rosse figure delle sale da ballo, il vigore volontario e ostinato dei quartieri degli affari, Graham potè notare le facce sparute, i muscoli infiacchiti e gli occhi stanchi degli operai. Tutti coloro che<noinclude><references/></noinclude> 4m40rlcruld9pr99xlar9vgf7tbiwog Pagina:Wells - Quando il dormente si sveglierà, 1907.djvu/302 108 662532 3909962 3566476 2026-10-13T13:12:54Z Carbonchiolo 81333 /* Riletta */ 3909962 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Carbonchiolo" />{{RigaIntestazione|292|{{Sc|quando il dormente si sveglierà}}||riga=sì}}</noinclude>tillava a traverso una fitta rete di fili di ferro e un intrecciamento di forme confuse, al disopra di una sfolgorante irradiazione di luce. Un muggito ruppe il silenzio e il richiamo assordante della sirena dalla parte delle piattaforme aereostatiche, avvertì la gente che un aereopiano era pronto a prendere il volo. Graham restò un momento con gli occhi fissi sul marciapiedi di partenza illuminato. Poi il suo sguardo tornò alle costellazioni del Nord. Poi Asano lo condusse per vie traverse, ai grandi quartieri del giuoco e degli affari, ove si facevano e si perdevano la maggior parte delle fortune della Città. Ciò gli dette l’impressione di una serie quasi interminabile di sale altissime, circondate da file sovrapposte di gallerie, sulle quali si aprivano migliaia di uffici, ed erano traversate da una moltitudine complicata di ponti, di marciapiedi, di rotaie aeree, di cavi e di trapezii. E là più che altrove, la nota di vitalità veemente, di attività incontrollabile, affannata, si mostrava potente. Dappertutto violenti avvisi, della réclames, al punto che egli pensò di aver perduto la testa nel cozzar furioso della luce e dei colori. Macchine parlanti, dalla voce particolarmente aspra, abbondavano e riempivano l’aria di uno schiamazzo energico, di un gergo stupido. Esse dicevano: — Chiudete gli occhi e lasciatevi sdrucciolare! — Dji-houp, Bonanza. — Ciarloni, venite e ascoltate! L’immenso spazio gli sembrava pieno di persone immerse in una agitazione profonda, o che sorgesse dappertutto per oscuri sortilegi, eppure egli apprese che questo luogo era relativamente deserto, che le grandi convulsioni politiche dei giorni precedenti ave-<noinclude><references/></noinclude> p9464ku2srju8jitd9s7s7be93cwb95 Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/62 108 674188 3910271 2332160 2026-10-14T05:43:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910271 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|58|{{Sc|luigi frati}}|riga=x}}</noinclude>non lo ricambia l’Urbinate in detta lettera; della quale piacemi riferire le ultime parole, porgendomi esse argomento ad un’osservazione in conferma del mio assunto. “Fatevi animo, gli scrive Raffaello, valetevi della vostra solita prudenza, et assicuratevi che sento le vostre afflizioni come mie proprie. Seguite ad amarmi come io vi amo di tutto cuore„. Dove non credo arrischiata la supposizione che il Sanzio lo conforti a tollerare le dispiacenze derivategli dalla perdita del suo mecenate e conseguentemente dal mutato ordine di cose e per parte dei nuovi Signori; di che rende indubitata testimonianza anche il ricordato squitinio per la sua elezione a coniatore della Zecca; nella quale circostanza sei dei nuovi reggitori, messa in non cale la molta valentia del Francia, non seppero tenersi dal manifestargli nell’urna la loro avversione per la passata divozione al Bentivoglio. Appresso le addotte testimonianze contemporanee riesce non poco spiacente che patrii scrittori, giurando ciecamente sulla fede del biografo aretino, gli rinfaccino “di non aver avuto rossore di lavorare nella Zecca a contumelia del Bentivoglio, di colui che solo valse a farlo grande, che gli allogò lavori di cesello, e niello, di dipintura a gran numero, che gli fu protettor munifico, e del quale esistono pur anche i frutti della protezione principesca, onde volle favorirlo. Per certo {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Michelangelo}} non avrebbe operato così„<ref>{{Sc|{{AutoreCitato|Salvatore Muzzi|Muzzi}}}}, ''Ann. di Bologna'', T. V., pag. 510.</ref>. Con parole meno dure ricorda questo fatto altro scrittore<ref>{{Sc|{{AutoreCitato|Gaetano Giordani|Giordani Gaet}}}}., nell’''Almanacco statist. bolog''. Anno XII, pag. 274. “Queste monete erano opera di conio del famoso Francesco Francia, orefice, niellatore e pittore di Bologna; il quale sebbene fosse famigliare dello scacciato ed infelice Bentivoglio, e ben d’onde avesse per compiangere la disgraziata sorte di un Signore, che tanto lo avea amato e beneficato e tenuto in pregio per varie opere d’arti a commissione di lui condotte, nondimeno il Francia, saggio qual egli era, seppe prudentemente nascondere suo cordoglio, e sofferse anco di formare i conii per la nuova moneta (essendo egli mastro o capo della Zecca bolognese)„. Non sappiamo per verità donde il Giordani abbia tratto quest’ultima notizia, che il Francia fosse a capo della Zecca, la quale anzi è recisamente contraddetta dalle parole dall’allegata deliberazione del Senato.</ref>, il quale anzi, per attenuarne la sinistra {{Pt|impres-|}}<noinclude></noinclude> omrfvbb0dhe5muyhtahy2cfifzqwur2 Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/63 108 674189 3910272 2332441 2026-10-14T05:44:01Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910272 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|sull’erronea attribuzione al francia, ecc.}}|59|riga=a}}</noinclude>{{Pt|sione,|impressione,}} finisce coll’ascriverglielo a virtù. Nè di minore contraddizione dà prova lo stesso Vasari, il quale, dopo aver esposto il Francia a immeritati rimproveri, designandolo capace di tanta ingratitudine verso il suo principale benefattore, poche righe appresso dichiara che “egli ebbe grandissimo dolore de la partita di messer Giovanni Bentivogli, perchè havendogli fatti tanti benefizj gli dolse infinitamente.„ Ma proseguendo le nostre osservazioni, noterò ancora essere inverosimile che il Francia potesse eseguire quattro conii in meno di otto giorni, quanti ne trascorsero dalla partenza del Bentivoglio all’entrata del Pontefice, non computato il tempo occorrente alla battitura delle monete. Molto più consentaneo al vero si è che i conii già preparati portasse seco qualche ufficiale della Corte, o se furono lavorati nella nostra Zecca, siccome narra Alamanno Bianchetti nella sua Cronaca di Bologna mss. a pag. 800, si valessero in parte di punzoni già esistenti; asserzione non destituita di fondamento, se si confrontano attentamente le figure di s. Pietro delle monete di Giulio con quella del ducato del suo predecessore, che ho riportato appositamente al n. 1 della {{Pt|[[../125|tavola]]|[[#pagtav. I|tavola]]}}. Altro argomento contro l’asserzione del Vasari vuolsi trarre indirettamente dalle seguenti parole del cerimoniere Paride Grassi, al quale il Pontefice avea dato incarico di far coniare le monete in discorso: ''Inde me petiit quantum pecuniarum populo projiciendarum conflari iussissem: Respondi ego ob vias longas a mansione ad cathedralem Ecclesiam, ad quam primo eundum erat, et demum inde ad Palatium maius pro sua Sanctitate paratum, propterea meo quidem iudicio non sufficere ducatos mille tam ex auro quam moneta, itaque statuit ut de utroque numismate tria millia, quae consignavit illa die inter popidum dispergenda d. Joanni Gozzadino bononiensi, qui tunc erat Clericus fiscalis, et Datarius apostolicus''. Fra tanti particolari nulla ci dice il Grassi dell’incisore di esse, cui non avrebbe omesso d’indicare, a mio avviso, se questi fosse stato il rinomatissimo Francia. Per la qual cosa, se il silenzio di lui su tale proposito, riesce agli altri così eloquente, come si pare a me, chiunque ben vede quanta maggior fede si meriti il Grassi, che scriveva di cosa, di cui ei fu sì gran parte; di quello che il Vasari il quale<noinclude></noinclude> e8fs7udvas2m3v88e405j10npkq1lg9 Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/64 108 674190 3910273 2332163 2026-10-14T05:44:15Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910273 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|60|{{Sc|luigi frati}}|riga=x}}</noinclude>racconta un fatto, per tempo e per luogo, alquanto da lui discosto, e di cui era assai male informato, siccome egli stesso ne ha pòrto testimonianza manifesta nell’errata descrizione delle monete, asserendo che da una banda era la testa naturale di Giulio, e dall’altra la leggenda: ''Bononia per Julium a tyranno liberata''; di che mostra non averle mai vedute, e di aver confuso in una due distinte specie di monete: quelle cioè eseguite dal Francia tra il finire del 1508 e il 1509 (v. Tav. I, n. 4 e 5), le quali hanno appunto l’effigie di Giulio II, appiccicando ad esse il rovescio delle altre gittate al popolo nel 1506 (Tav. I, n. 2 e 3). Resterebbe ora a determinare il numero di ciascuna specie di dette monete, se l’espressione ''de utroque numismate'' non lasciasse incerto se il valore dei tre mila ducati fu ripartito fra le due specie in parti uguali, come parrebbe aversi ad argomentare dall’inciso precedente ''mille ducatos tam ex auro quam moneta''. Ciò ammesso, il numero delle monete in oro sarebbe stato di 1500, e di oltre 42,000 quelle in argento. Finalmente altro anche più convincente argomento contro l’asserzione del Vasari si ritrae dal confronto del lavoro delle due monete colla leggenda: ''Bononia per Julium'', etc. colle altre riportate ai n. 4 e 5, che sono veramente opera del Francia, rispondendo esse alla descrizione delle stampe commessegli nella deliberazione del Senato del 19 novembre 1508. Basta avere l’occhio mezzanamente educato al sentimento dell’arte per convincersi della notevole disparità di lavoro che passa fra le une e le altre. Nelle prime la figura del Santo, il partito delle pieghe, la forma delle lettere, ogni parte è lavorata mediocremente; laddove nelle due ultime per lo contrario tutto è con sommo magistero condotto: e la faccia di Giulio piena di espressione, la figura del Santo bellamente atteggiata, la testina finissimamente incisa, bello e naturale il piegheggiare delle vesti, elegante la forma delle lettere. Cotalchè reca veramente sorpresa che tanta disuguaglianza di lavoro non sia stata per innanzi avvertita; dove non credo andar lungi dal vero, ritenendo che la somma rarità delle monete in discorso, e segnatamente del bolognino, avendo impedito la facilità del confronto, abbia contribuito a prolungare l’erronea attribuzione, che ho preso a ribattere.<noinclude></noinclude> cokh6dvubot5kgr5pnl2lyc7bxlwddo Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/65 108 674192 3910274 2332168 2026-10-14T05:45:07Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910274 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|sull’erronea attribuzione al francia, ecc.}}|61|riga=a}}</noinclude> Pertanto se il Morbio alla sommaria indicazione delle sposte ragioni disse: “aver io provato a tutta evidenza che il famoso zecchino colla leggenda ''Bononia per Julium'', etc. non è lavoro di quel grande artista„<ref>''Opere storico-numismatiche'', pag. 340.</ref>, ora che alle medesime, più ampiamente dichiarate, ho aggiunto e pôrto modo nell’unita tavola di poter quasi toccar con mano l’erroneità dell’asserzione del biografo aretino, giova sperare di vederla in appresso generalmente rigettata; e di tal modo adempiuto il voto del Breton<!--https://archive.org/details/nouvellebiograph41hoef/page/n251-->, laddove, nel suo articolo biografico del {{Wl|Q260057|Raibolini}}, parla delle medaglie ch’egli lavorò: “La plus célèbre, egli dice, est celle qu’il grava par ordre de Jules II après l’expulsion des Bentivoglio, avec cette légende: ''Contra stimulum ne calcitres''. On regrette de voir le Francia avoir consacré ainsi son talent à immortaliser l’infortune de ses bienfaiteurs, et nous voudrions, pour son honneur, pouvoir regarder comme apocryphe une autre médaille (''leggi'' monnaie) fort louée par Vasari, qui prétend que, faite à la méme occasion, elle portait la legende: ''Bononia per Julium a tyranno liberata''„<ref>''Nouv. Biog. génér''., tom. XLI, col. 483.</ref>. La medaglia superiormente accennata è la bellissima rappresentante la caduta di Saulo, cui reputa il Breton coniata dal Francia per l’espulsione del Bentivoglio, come prima di lui avea opinato il Cicognara<ref>''Stor. della Scult.'', ediz., cit., tom. V, pag. 426.</ref>, forse entrambi tratti in inganno dal {{AutoreCitato|Ridolfino Venuti|Venuti}}<ref>''Numism. Rom. Pont.'', Romae, 1744, in-4, pag. 50.</ref>, il quale per convalidare siffatta opinione non si era peritato di valersi di false asserzioni: quali sono che la medaglia in discorso (mancante affatto di millesimo) riporti segnato l’anno {{sans-serif|'''MDVI'''}}, e l’allegare su ciò la testimonianza del {{AutoreCitato|Filippo Bonanni|Bonanni}}<ref>''Numism. Pont. Rom.'', Romae, 1699, in-fol., pag. 146.</ref>, il quale per lo contrario segue il {{AutoreCitato|Johann Jacob Luck|Luckius}}<ref>''Syll. Numism. elegant'', Argentor, 1620, in-fol., pag. 21.</ref>, che la ritiene coniata nel 1511 e allusiva alla guerra fra Giulio II e Alfonso duca di Ferrara, al qual parere s’attenne pure il {{Wl|Q52148118|Molinet}}<ref>''Hist. Summ. Pont. per eorum numism''., Lutet., 1679, in-fol., p. 32.</ref>. Che se l’illustre {{AutoreCitato|Julius Friedländer|Friedlaender}}<ref>''Die Italienischen Schaumünzen'', Berlin, 1882, in-4, pag. 174.</ref> nella<noinclude></noinclude> 9dw0r6gozv4httlvpsolz447ww7ebah Pagina:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu/66 108 674193 3910275 2332177 2026-10-14T05:45:30Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910275 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|62|{{Sc|luigi frati}}|riga=x}}</noinclude>stupenda opera sui Medaglioni italiani non ha osato proferir giudizio circa l’artefice di questa medaglia, stante l’incertezza del soggetto, ha però recisamente rigettato l’opinione messa innanzi dal Cicognara e poscia dal Breton di attribuirla al Raibolini per la cacciata del Bentivoglio, adducendo ad argomento la stessa eccellenza del lavoro, la quale rende affatto improbabile che la possa essere fattura di pochi giorni. E con ciò parmi bastantemente comprovata l’insussistenza anche di questo altro capo di accusa apposto al nostro Francia. Altra erronea opinione sul conto del medesimo era stata messa fuori anni sono da un dotto bibliografo<ref>{{AutoreCitato|Antonio Panizzi|{{Sc|Panizzi Ant}}.}}, ''Chi era Francesco da Bologna''? Londra, 1858, in-8.</ref>, l’autorità del cui nome avea procacciato alla medesima, comechè combattuta, una certa consistenza. Sosteneva questi che Francesco da Bologna, intagliatore de’ caratteri di Aldo, non altri fosse che Francesco Raibolini, volgarmente “il Francia„, il quale stabilita una stamperia a Bologna pubblicò in sul finire dell’anno 1516 e nel gennaio del 1517 sei preziosi volumetti<ref>Sono dessi i seguenti: Il Canzoniere del Petrarca (20 settembre 1516); — L’Arcadia del Sannazaro (3 ottobre); — gli Asolani del Bembo (30 ottobre); — il Corbaccio del Boccaccio (9 dicembre); — le Lettere famigliari di Cicerone (20 dicembre); — e Valerio Massimo (24 gennaio 1517).</ref>, stampati ad imitazione di quelli di {{Wl|Q59530158|Alessandro Paganino}}. Non ha guari però altro bibliografo, {{AutoreCitato|Adamo Rossi|Adamo Rossi}}, pose fine alla questione, dando ragione ai discrepanti dalla prevalsa credenza, mercè la scoperta da lui fatta nell’Archivio di Perugia di un documento, dal quale risulta essere Francesco da Bologna della famiglia Griffi. Così venisse dato che valente scrittore, pigliando a materia di accurato studio la vita, le opere e la scuola di quest’illustre Maestro, ci desse un lavoro storico degno di lui; il quale, se non fu il primo uomo di quel secolo, come, a detta del Malvasia<ref>''Fels. pittr''., ed. cit. T. I, pag. 48.</ref>, era stato tenuto a’ suoi tempi, fu senza dubbio il più grande artista di cesello, di niello e di pittura, che abbia avuto la patria nostra „. {{A destra|{{Sc|Luigi Frati}}.{{spazi|15}}}} {{Rule|4em}}<noinclude></noinclude> j7w3jy518txipcp5gpmhagv5li3ssxo Sull'erronea attribuzione al Francia delle monete gettate al popolo 0 674234 3910276 3763016 2026-10-14T05:45:58Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910276 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Luigi Frati | Titolo =Sull’erronea attribuzione al Francia delle monete gettate al popolo | Anno di pubblicazione = 1897 | Progetto = | Argomento =Rivista italiana di numismatica 1897 | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Rivista italiana di numismatica 1897.djvu }} * {{Raccolta|Rivista italiana di numismatica 1897|tipo=rivista}} <pages index="Rivista italiana di numismatica 1897.djvu" from=53 to=66 /> <pages index="Rivista italiana di numismatica 1897.djvu" from=125 to=125 /> {{Sezione note}} [[Categoria:Bologna]] opxt8ltgdz6wfld2tnowrrv6tce8ffz Il ventaglio (Goldoni) 0 680693 3910290 3708756 2026-10-14T07:25:39Z Candalua 1675 3910290 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=3 giugno 2020|arg=Da definire}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Carlo Goldoni | Titolo = Il ventaglio | Anno di pubblicazione = 1764 | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Teatro | Argomento = Commedia dell'Arte | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu }} {{raccolta|Opere complete di Carlo Goldoni - Volume XX}}[[Categoria:Commedia dell'Arte]] <pages index="Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu" from=393 to=393 /> ==Indice== * {{testo|/Personaggi}} * {{testo|/Atto I}} * {{testo|/Atto II}} * {{testo|/Atto III}} * {{testo|/Nota storica}} 2ebnp3pa9zlue3gzwbjccsopwuylbtp Pagina:Neera - Fotografie matrimoniali, Catania, Giannotta, 1900.djvu/1 108 705144 3909998 2569507 2026-10-13T13:36:36Z Gatto bianco 43648 3909998 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Alex brollo" /></noinclude>{{FI |file = Neera - Fotografie matrimoniali, Catania, Giannotta, 1900 (page 14 crop).jpg | width = 200px | float = center | caption = }} {{Rule|4em|t=1|v=1}} {{ct|f=230%|t=3|v=4|w=5px|L=-1px|'''Fotografie Matrimoniali'''}} {{FI |file = Neera - Fotografie matrimoniali, Catania, Giannotta, 1900 (page 9 crop).jpg | width = 50px | float = center | caption = }} {{ct|f=100%|t=5|v=.5|CATANIA}} {{ct|f=100%|v=.5|{{Sc|Cav. 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Onde, quasi com’uom ch’adombre e incespe, leggo nel guardo suo vivace e vago: «Dammi nel volto pallidetto e bruno {{R|8}}ben cento baci, e men non ne voglio uno». </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{ct|c=t1|V}} {{ct|c=t|Appresso e lontano si strugge per lei.}} <poem> :Da’ bei vostri occhi raggia un sole ardente, e io son al vostro sguardo un uom di neve; pensate dunque voi come star deve {{R|4}}mia vita in sí bel sol chiaro e cocente. :E l’alma mia, che ’l danno suo non sente, si duol che il starvi appresso è raro e breve, e sa ben che ne more, e non l’è greve {{R|8}}morir, purché ’l suo mal vi sia presente: :ché piú bel fin non spera il mio martíre, né l’alma potria far piú nobil passo, {{R|11}}s’avvien ch’a sí bel sol languendo spiri. :Mirate a che m’ha indotto Amore, ahi lasso!: che innanzi a voi è vita il mio morire, {{R|14}}e morte è ’l viver mio quando vi lasso. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 58utkjj4zewwbtfwt985fm8yhcfs2y5 Pagina:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu/102 108 725784 3910252 3619255 2026-10-14T05:35:11Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910252 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|96|francesco coppetta beccuti||}}</noinclude><section begin="s1" /> {{ct|c=t1|VI}} {{ct|c=t|La supplica di non partire.}} <poem> :Come, crudel, potesti esprimer dianzi l’empia parola e dirmi: — I’ t’abbandono? — Oh crudeltá da non trovar perdono, {{R|4}}se non aspetti ch’io m’uccida innanzi! :Che se tu sei mia pace e mio bene, anzi l’anima e ’l cor, lo spirto e quel ch’io sono, se da me parti (oimè, quel ch’io ragiono!), {{R|8}}tu vedi quel che senza te m’avanzi. :Indugia almen fin ch’io dia loco alquanto al mio grave dolor, fin ch’io respiri {{R|11}}in cosí dura e subita partita; :ché forse ’l ciel, di me pietoso, intanto anciderammi o, se pur vuol ch’io spiri, {{R|14}}viver m’insegnerá senza la vita. </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{ct|c=t1|VII}} {{ct|c=t|Ella è partita, egli in grande affanno.}} <poem> :Piangete, occhi miei lassi, occhi, piangete, versate, ormai, giú per le guance un fiume, {{R|3}}poiché ’l mio bel tesor piú non vedete; :occhi, piangete, poiché ’l vostro lume si è nascosto da voi, piangete tanto, {{R|6}}fin che ’l mio cuor in pianger si consume; :occhi miei, raddoppiate il vostro pianto, poiché v’è tolto di mirar piú quella {{R|9}}che sopra l’altre donne ha ’l pregio e ’l vanto. :Udite, orecchie mie, l’aspra novella: partita è la mia dea, né piú vi lice {{R|12}}d’ascoltar quell’angelica favella; </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 6oum8xbu24pn9wh3ivy3j8gnikn9l8c Pagina:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu/103 108 725785 3910253 3614055 2026-10-14T05:35:20Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910253 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||rime d'amore|97|}}</noinclude><section begin="s1" /> <poem> :non passerá piú a voi chiaro e felice quel suon de le dolcissime parole {{R|15}}che fûr de l’ardor mio prima radice. :O stanchi piedi miei, giá non vi duole stancarvi piú, mo’ che v’è tolto il gire {{R|18}}ov’è colei ch’esercitar vi suole? :come potete, o passi miei, soffrire de l’usato cammin vedervi fuora {{R|21}}né poter piú l’alta beltá seguire? :Dunque, occhi, orecchie e piedi miei, siate ora ciechi, sordi ed infermi, or che vi è tolto {{R|24}}vederla, udirla e ritrovarla ognora. :Ma tu, cuor mio, che sei da me disciolto e trovi la dea nostra al primo volo {{R|27}}e senza lei non stai poco né molto, :scuoprile il nostro affanno e ’l comun duolo; so che tu messagger fidato sei; {{R|30}}dille ch’io vivo e ch’io mi pasco solo :di pianger sempre e pensar sempre in lei. </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{ct|c=t1|VIII}} {{ct|c=t|Simile a morte è la sua vita.}} <poem> :Se io non ho vita in questa morta vita né viver posso in questa viva morte, pnrmi ch’ella non sia vita né morte {{R|4}}questa, dove ognor moro e resto in vita; :or, poi ch’ella non è morte né vita, esser deve in un tratto e vita e morte; né questo anch’esser può, perché la morte {{R|8}}molto è contraria a l'esser de la vita: :egli è uno stato d’amor, che piú che morte è duro ed empio, che mi tiene in vita {{R|11}}per farmi ognor provar che cosa è morte; :cosí, lasso! mi vivo senza vita e mi moro in un punto senza morte {{R|14}}e piú acerba che morte è la mia vita. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> mpak6hhxleodqznz1ia6iu2p1z6voa4 Pagina:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu/104 108 725786 3910254 3614037 2026-10-14T05:35:23Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910254 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|98|francesco coppetta beccuti||}}</noinclude><section begin="s1" /> {{ct|c=t1|IX}} {{ct|c=t|Lontana, ovunque se la figura.}} <poem> :De le bellezze il colmo e l’eccellenza de l’accorte, gentil maniere oneste e ’l dolce canto e ’l bel danzar celeste {{R|4}}de la mia donna e la real presenza, :lunge, fanno al mio cor tal violenza, che l’ali spiega desiose e preste e vola in parte ove s’adorna e veste {{R|8}}d’un’altra spoglia e non può viver senza; :ond’io, per richiamarlo, i piú bei volti vo qui cercando e i piú soavi accenti, {{R|11}}né sento che ritorni o che m’ascolti: :sol duo begli occhi piú che ’l sol lucenti suscitar ponno i miei sensi sepolti; {{R|14}}ma, lasso! i’ spargo le parole a’ vènti. </poem> <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{ct|c=t1|X}} {{ct|c=t|In continua angustia, lei lontana.}} <poem> :Poiché lungi da me la bella spera gira, per mio destin, sua luce altrove, son oscuri i miei giorni, e ’l petto move {{R|4}}sol di negri pensier nimica schiera. :Quella fiorita e vaga primavera che mi mostrò sí verdi erbette e nove, in crudel verno è volta, e non so dove {{R|8}}posi ’l cor lasso, che tra via non péra: :sola una speme lo sostiene ancóra, che dice in breve far mia vista lieta {{R|11}}del bel lume che ’l mondo e ’l cielo onora; :non mi consola intanto e non m’acqueta cosa mortal, né riposata un’ora {{R|14}}senza lei per me volge altro pianeta. </poem><section end="s2" /><noinclude></noinclude> 67nimpeaxc52ot6hc6l4kazof85ww0x Pagina:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu/105 108 725787 3910255 3614080 2026-10-14T05:35:34Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910255 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||rime d'amore|99|n=s}}</noinclude><section begin="s1" /> {{Ct|f=120%|v=1|t=3|II}} {{Ct|f=120%|v=2|SECONDO AMORE}} {{Ct|f=100%|v=1|{{Sc|Amore tradito: una Diamante?}}}} {{ct|c=t|(circa 1532 — circa 1538)}} <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{ct|c=t1|XI}} {{ct|c=t|A meraviglia lucenti le sue catene amorose.}} <poem> :Il ricco laccio, ove m’ha giunto Amore, è d’un diamante in nuova sorte ordito, il piú vago, il piú terso, il piú gradito {{R|4}}che rendesse giá mai luce e splendore. :E sí come l’avaro a tutte l’ore brama di star col suo tesoro unito, cosí nel lume anch’io resto invaghito {{R|8}}del nodo mio né cerco uscirne fuore: :quindi traluce Amor, quindi traspare il piacer e ’l desio, lo strale e l’arco, {{R|11}}e si specchia bellezza a loro intorno. :O catene gentil, lucenti e chiare, per voi, non come gli altri amanti carco, {{R|14}}ma sopra l’uso uman son fatto adorno. </poem> <section end="s2" /><noinclude></noinclude> 1srllfjealjo4igo4j86v3coyr11baj Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/345 108 735648 3910284 2636841 2026-10-14T07:06:51Z Francyskus 76680 /* Trascritta */ Gadget AutoreCitato 3910284 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|nota}}|339}}</noinclude> della prima e della seconda edizione, sicché essi ben presto si confusero e si scambiarono facilmente. Anche cosi rabberciata, l’edizione dello Zambrini è una delle piú sciagurate, sia per la superficiale coltura filologica dell’editore, sia per le difficoltá presentate dall’unico codice allora conosciuto [''A'], scritto, come diceva il {{AutoreCitato|Giulio Piccini|Piccini}}, «da un solenne ignorante», anzi «da uno dei piú grossi idioti, che, come suol dirsi, sien andati mai sui picciuoli». Basti dire che quattro ott. ({{Sc|i, ii, xii, xiv}}) sono di sei versi; dal che lo Zambrini deduceva che il cantare deve essere dei piú antichi, perché l’ottava non è «ancora ridotta alla sua perfezione»! Naturalmente quelle lacune si devono a un’omissione di ''A''. che io ho potuto colmare col sussidio di ''B''. Sebbene piú compiuta in quelle famose ottave mutile, la lezione di ''B'' non reca grande utilitá nella ricostruzione del testo del ''Bel Gherardino''. La differenza piú notevole, che presenti rispetto ad ''A'', è il costante scioglimento dei nessi sintattici, con l’abolizione di ogni particella relativa e consecutiva. È chiaro che, mentre il copista di ''A'' amava raccostare il poemetto alla coerenza e al legamento proprio delle opere destinate alla lettura, quello di ''B'' aveva invece l’animo rivolto al fare sciolto e disordinato dei cantori all’improvviso. Se ne dovrebbe desumere che ''B'' è piú vicino all’originale; ma questa conclusione, data la scarsitá delle notizie e l’incompiutezza del cod., è pericolosa. Per questo, piuttosto che dare nelle prime 28 ottave (riferite da tutti due i mss.) un testo diverso dalle altre, e conferire al cantare una veste arlecchinesca e bizzarramente rappezzata, ho preferito di partire sempre da ''A'', modificandolo solo nei tratti dove appariva evidentemente guasto, come qui sotto si vedrá: {{Sc|Cantare primo}}: — I, 3-4 mancano in A e nell’ed. Z. — 4 B se[d)... fusse f. — 8 B per cortesia ciaschehuom la ’ntenda — II, {{Sc|I}} A parlare — {{Sc|2}} A primai, missi — 3 B farò — 5 B O buona gente che state a ’scoltare — 7 B Se d’ascoltare avarete memoria — 8 B io vi dirò d’una— III, 4 B come diciasonglio — 5 B voglio tornare et dirvi el convenente — IV, {{Sc|1}} B questo signor venne — 3 B reggiar — 4 B sillacomando — 5 A e que fu quegli — 6 A fu chiamato — V, 3 B e lo piú forte di lor — 7 B poi gli — VI, {{Sc|1}} B se manteneva — 3 B collui son bracchi et virtuosi — 4 A e caval — 5 B con molti — 6 B convita cav. — 8 B si si ragiona — VII, {{Sc|1}} A tantonto — 2 B potia — 3 B venie — 4 B li suoi serventi — 7 B si che fr.; A cogli suo — Vili, {{Sc|1}} A E un donzel — 2 A Di tristizia e di dolor; B ch’egli avia — 4 A Per esser fuor di — 5 A E quel donzel — 8 A e tratterotti — IX, {{Sc|1}} A E quel donzel— {{Sc|2}} B sol per la v. che a<noinclude></noinclude> toxoz6y3uzucwa3wtzfl224wtuypzsn 3910285 3910284 2026-10-14T07:07:24Z Francyskus 76680 3910285 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|nota}}|339}}</noinclude> della prima e della seconda edizione, sicché essi ben presto si confusero e si scambiarono facilmente. Anche cosi rabberciata, l’edizione dello Zambrini è una delle piú sciagurate, sia per la superficiale coltura filologica dell’editore, sia per le difficoltá presentate dall’unico codice allora conosciuto [''A'], scritto, come diceva il {{AutoreCitato|Giulio Piccini|Piccini}}, «da un solenne ignorante», anzi «da uno dei piú grossi idioti, che, come suol dirsi, sien andati mai sui picciuoli». Basti dire che quattro ott. ({{Sc|i, ii, xii, xiv}}) sono di sei versi; dal che lo Zambrini deduceva che il cantare deve essere dei piú antichi, perché l’ottava non è «ancora ridotta alla sua perfezione»! Naturalmente quelle lacune si devono a un’omissione di ''A''. che io ho potuto colmare col sussidio di ''B''. Sebbene piú compiuta in quelle famose ottave mutile, la lezione di ''B'' non reca grande utilitá nella ricostruzione del testo del ''Bel Gherardino''. La differenza piú notevole, che presenti rispetto ad ''A'', è il costante scioglimento dei nessi sintattici, con l’abolizione di ogni particella relativa e consecutiva. È chiaro che, mentre il copista di ''A'' amava raccostare il poemetto alla coerenza e al legamento proprio delle opere destinate alla lettura, quello di ''B'' aveva invece l’animo rivolto al fare sciolto e disordinato dei cantori all’improvviso. Se ne dovrebbe desumere che ''B'' è piú vicino all’originale; ma questa conclusione, data la scarsitá delle notizie e l’incompiutezza del cod., è pericolosa. Per questo, piuttosto che dare nelle prime 28 ottave (riferite da tutti due i mss.) un testo diverso dalle altre, e conferire al cantare una veste arlecchinesca e bizzarramente rappezzata, ho preferito di partire sempre da ''A'', modificandolo solo nei tratti dove appariva evidentemente guasto, come qui sotto si vedrá: {{Sc|Cantare primo}}: — I, 3-4 mancano in A e nell’ed. Z. — 4 B se[d]... fusse f. — 8 B per cortesia ciaschehuom la ’ntenda — II, {{Sc|I}} A parlare — {{Sc|2}} A primai, missi — 3 B farò — 5 B O buona gente che state a ’scoltare — 7 B Se d’ascoltare avarete memoria — 8 B io vi dirò d’una— III, 4 B come diciasonglio — 5 B voglio tornare et dirvi el convenente — IV, {{Sc|1}} B questo signor venne — 3 B reggiar — 4 B sillacomando — 5 A e que fu quegli — 6 A fu chiamato — V, 3 B e lo piú forte di lor — 7 B poi gli — VI, {{Sc|1}} B se manteneva — 3 B collui son bracchi et virtuosi — 4 A e caval — 5 B con molti — 6 B convita cav. — 8 B si si ragiona — VII, {{Sc|1}} A tantonto — 2 B potia — 3 B venie — 4 B li suoi serventi — 7 B si che fr.; A cogli suo — Vili, {{Sc|1}} A E un donzel — 2 A Di tristizia e di dolor; B ch’egli avia — 4 A Per esser fuor di — 5 A E quel donzel — 8 A e tratterotti — IX, {{Sc|1}} A E quel donzel— {{Sc|2}} B sol per la v. che a<noinclude></noinclude> hlqvfkmw0t3lpu91o1b0vqxpjgknhio 3910286 3910285 2026-10-14T07:07:56Z Francyskus 76680 3910286 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|nota}}|339}}</noinclude>della prima e della seconda edizione, sicché essi ben presto si confusero e si scambiarono facilmente. Anche cosi rabberciata, l’edizione dello Zambrini è una delle piú sciagurate, sia per la superficiale coltura filologica dell’editore, sia per le difficoltá presentate dall’unico codice allora conosciuto [''A'], scritto, come diceva il {{AutoreCitato|Giulio Piccini|Piccini}}, «da un solenne ignorante», anzi «da uno dei piú grossi idioti, che, come suol dirsi, sien andati mai sui picciuoli». Basti dire che quattro ott. ({{Sc|i, ii, xii, xiv}}) sono di sei versi; dal che lo Zambrini deduceva che il cantare deve essere dei piú antichi, perché l’ottava non è «ancora ridotta alla sua perfezione»! Naturalmente quelle lacune si devono a un’omissione di ''A''. che io ho potuto colmare col sussidio di ''B''. Sebbene piú compiuta in quelle famose ottave mutile, la lezione di ''B'' non reca grande utilitá nella ricostruzione del testo del ''Bel Gherardino''. La differenza piú notevole, che presenti rispetto ad ''A'', è il costante scioglimento dei nessi sintattici, con l’abolizione di ogni particella relativa e consecutiva. È chiaro che, mentre il copista di ''A'' amava raccostare il poemetto alla coerenza e al legamento proprio delle opere destinate alla lettura, quello di ''B'' aveva invece l’animo rivolto al fare sciolto e disordinato dei cantori all’improvviso. Se ne dovrebbe desumere che ''B'' è piú vicino all’originale; ma questa conclusione, data la scarsitá delle notizie e l’incompiutezza del cod., è pericolosa. Per questo, piuttosto che dare nelle prime 28 ottave (riferite da tutti due i mss.) un testo diverso dalle altre, e conferire al cantare una veste arlecchinesca e bizzarramente rappezzata, ho preferito di partire sempre da ''A'', modificandolo solo nei tratti dove appariva evidentemente guasto, come qui sotto si vedrá: {{Sc|Cantare primo}}: — I, 3-4 mancano in A e nell’ed. Z. — 4 B se[d]... fusse f. — 8 B per cortesia ciaschehuom la ’ntenda — II, {{Sc|I}} A parlare — {{Sc|2}} A primai, missi — 3 B farò — 5 B O buona gente che state a ’scoltare — 7 B Se d’ascoltare avarete memoria — 8 B io vi dirò d’una— III, 4 B come diciasonglio — 5 B voglio tornare et dirvi el convenente — IV, {{Sc|1}} B questo signor venne — 3 B reggiar — 4 B sillacomando — 5 A e que fu quegli — 6 A fu chiamato — V, 3 B e lo piú forte di lor — 7 B poi gli — VI, {{Sc|1}} B se manteneva — 3 B collui son bracchi et virtuosi — 4 A e caval — 5 B con molti — 6 B convita cav. — 8 B si si ragiona — VII, {{Sc|1}} A tantonto — 2 B potia — 3 B venie — 4 B li suoi serventi — 7 B si che fr.; A cogli suo — Vili, {{Sc|1}} A E un donzel — 2 A Di tristizia e di dolor; B ch’egli avia — 4 A Per esser fuor di — 5 A E quel donzel — 8 A e tratterotti — IX, {{Sc|1}} A E quel donzel— {{Sc|2}} B sol per la v. che a<noinclude></noinclude> atrxyb6asr5e8ie1wrma1rjjh22jdh1 3910287 3910286 2026-10-14T07:08:37Z Francyskus 76680 3910287 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione||{{Sc|nota}}|339}}</noinclude>{{Nop}} della prima e della seconda edizione, sicché essi ben presto si confusero e si scambiarono facilmente. Anche cosi rabberciata, l’edizione dello Zambrini è una delle piú sciagurate, sia per la superficiale coltura filologica dell’editore, sia per le difficoltá presentate dall’unico codice allora conosciuto [''A'], scritto, come diceva il {{AutoreCitato|Giulio Piccini|Piccini}}, «da un solenne ignorante», anzi «da uno dei piú grossi idioti, che, come suol dirsi, sien andati mai sui picciuoli». Basti dire che quattro ott. ({{Sc|i, ii, xii, xiv}}) sono di sei versi; dal che lo Zambrini deduceva che il cantare deve essere dei piú antichi, perché l’ottava non è «ancora ridotta alla sua perfezione»! Naturalmente quelle lacune si devono a un’omissione di ''A''. che io ho potuto colmare col sussidio di ''B''. Sebbene piú compiuta in quelle famose ottave mutile, la lezione di ''B'' non reca grande utilitá nella ricostruzione del testo del ''Bel Gherardino''. La differenza piú notevole, che presenti rispetto ad ''A'', è il costante scioglimento dei nessi sintattici, con l’abolizione di ogni particella relativa e consecutiva. È chiaro che, mentre il copista di ''A'' amava raccostare il poemetto alla coerenza e al legamento proprio delle opere destinate alla lettura, quello di ''B'' aveva invece l’animo rivolto al fare sciolto e disordinato dei cantori all’improvviso. Se ne dovrebbe desumere che ''B'' è piú vicino all’originale; ma questa conclusione, data la scarsitá delle notizie e l’incompiutezza del cod., è pericolosa. Per questo, piuttosto che dare nelle prime 28 ottave (riferite da tutti due i mss.) un testo diverso dalle altre, e conferire al cantare una veste arlecchinesca e bizzarramente rappezzata, ho preferito di partire sempre da ''A'', modificandolo solo nei tratti dove appariva evidentemente guasto, come qui sotto si vedrá: {{Sc|Cantare primo}}: — I, 3-4 mancano in A e nell’ed. Z. — 4 B se[d]... fusse f. — 8 B per cortesia ciaschehuom la ’ntenda — II, {{Sc|I}} A parlare — {{Sc|2}} A primai, missi — 3 B farò — 5 B O buona gente che state a ’scoltare — 7 B Se d’ascoltare avarete memoria — 8 B io vi dirò d’una— III, 4 B come diciasonglio — 5 B voglio tornare et dirvi el convenente — IV, {{Sc|1}} B questo signor venne — 3 B reggiar — 4 B sillacomando — 5 A e que fu quegli — 6 A fu chiamato — V, 3 B e lo piú forte di lor — 7 B poi gli — VI, {{Sc|1}} B se manteneva — 3 B collui son bracchi et virtuosi — 4 A e caval — 5 B con molti — 6 B convita cav. — 8 B si si ragiona — VII, {{Sc|1}} A tantonto — 2 B potia — 3 B venie — 4 B li suoi serventi — 7 B si che fr.; A cogli suo — Vili, {{Sc|1}} A E un donzel — 2 A Di tristizia e di dolor; B ch’egli avia — 4 A Per esser fuor di — 5 A E quel donzel — 8 A e tratterotti — IX, {{Sc|1}} A E quel donzel— {{Sc|2}} B sol per la v. che a<noinclude></noinclude> ru5d7i1e19nio8f22jdk6mpt1275mep Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/126 108 753096 3910245 2693229 2026-10-14T05:33:25Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910245 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|118|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>alte alle finestre, non contento delle spranghe sul tetto, e sul Campanille, che portano come una catena comune in un pozzo, dispose con molta avvedutezza un Conduttore secondario, o piuttosto un’emissario, che circondando tutta la fabbrica, legasse questi metalli, andando in fine colla catena maestra scaricarsi nello stesso pozzo. Ed a proposito di ''emissario'', non è da ommettersi un riflesso fatto già nelle suddette Memorie, ed è, che potrebbe forse preferirsi un’armatura tale che stasse semplicemente sulla difensiva, vale a dire, che omesse le spranghe, e le punte esterne, si limitasse a legare tutti li metalli della fabbrica presso il Fulmine si scagliasse in essi, trovasse una catena da scaricarsi, e sarebbe questo l’''emissario, ed il vero filo di salute''; e tal metodo è da tenersi sopra tutto per li Campanili, e per le Cupole, come si è praticato nella Torre di S. Marco di Venezia; nella Torre dell’Università di Padova, ed altrove. Vi sono però luoghi, ove questo metodo potrebbe difficilmente aver luogo, come nelle Case coperte di paglia, o di semplici legnami; in tali casi si possono applicare le {{Pt|pun-|}}<noinclude></noinclude> otcnxx6n157fszcufxv8r6vq37wapfr Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/127 108 753097 3910246 2912690 2026-10-14T05:33:35Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910246 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|119}}</noinclude>{{Pt|te,|punte,}} che siamo ben lontani da voler condannare, o bandire. Ma sia permesso dirlo, nella maniera che viene molto comunemente praticata, non mi piacciono quelle picciole stanghe, quei paletti di legno, eretti sui tetti, sopra i quali si piantano le punte; nè mi piacciono queste punte fatte a giglio: non li pali, perchè in brevi anni si marciscono, ed oltre l’incomodo di rimetterli, si arrischia che qualche mano imperita guasti l’opera, come è accaduto nel Palazzo Gritti. Non le punte fatte a giglio, perchè sebbene facciano buona vista, come tutto l’apparato, non crescono l’efficacia del Conduttore, e forse la diminuiscono con una specie di distrazione. Se si dicesse che quelle foglie acute sono disposte per ricevere i colpi obliqui dell’elettricità; risponderei, che qui non si tratta di palle di bigliardo. Dunque crederei miglior partito di eriger delle lancie (in quel numero che porta l’estensione del tetto) piantate in pietra viva con proporzionata base alla lunghezza: due, o tre piedi di più, di poco avvicinano al {{ec|Ciclo|Cielo}}; e questa è la pratica osservata da noi, e dal Sig. Giambattista Rodella nostro ingegnosissimo macchinista. I Conduttori {{Pt|so-|}}<noinclude>{{Ct|class=destra|H&nbsp;&nbsp;4}}</noinclude> 46t6qsdc86tmau0pleizpwc1kmpknnj Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/128 108 753098 3910247 2693238 2026-10-14T05:33:39Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910247 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|120|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>{{Pt|no|sono}} un dono di Dio per preservare la vita degli Uomini, ma anche questo, come i rimedj della medicina, deve esser bene apprestato. Non si deve terminare senza dir una parola per calmare i timori di alcuni, i quali avendo l’abitazione vicina a Case armate di Conduttori, temono che questi possano rigettare le Saette sopra di essi: ma si calmino. I Conduttori operano non rispingendo, ma assorbendo il Fulmine. Non è deciso, sin dove s’estenda il raggio di esplosione, ossia di attrazione delle punte per il fluido elettrico; ma certo è che lo attraggono: dunque uno sgorgo di elettricità nella nuvola, che forse si sarebbe scaricato sopra la vostra abitazione, spezialmente se la nuvola trova prima la casa armata di Conduttore, sarà assorbito dalla punta del medesimo. Se viene dalla parte opposta, o lateralmente, sarete alla condizione comune, e se avete paura, fate mettere anche voi il Conduttore.<noinclude></noinclude> p1rc51e469xyjgk2t78looyahe8jg6n Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/279 108 753272 3910277 2752370 2026-10-14T05:54:51Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910277 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|271}}</noinclude>{| align=center style="text-align:right; border:3px solid black; border-collapse:collapse; font-size:smaller" | {{Cs|b}} | | colspan="2" {{Cs|lbC|padding:1em .25em}} | Parma | colspan="2" {{Cs|lbC|padding:1em .25em}} | Pirano | colspan="2" {{Cs|lbC|padding:1em .25em}} | Sacile | colspan="2" {{Cs|lbC|padding:1em .25em}} | Schio | colspan="2" {{Cs|lbC|padding:1em .25em}} | Spilim. | colspan="2" {{Cs|lbC|padding:1em .25em}} | Tolmezzo | 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La prima, è questa; essere stato il detto Anno generalmente de’ più asciutti che siino stati in questo secolo, potendosi dire, che la Pioggia in questa Marca Trivigiana riuscì d’un terzo più scarsa dell’Anno Medio. La seconda; si scorge un’alternativa di Pioggie, e di Asciutto di quà, e di là dell’Appenino, o piuttosto tra l’Italia Settentrionale, e Meridionale, poichè il Verno, e la Primavera, che furono Stagioni asciuttissime ne’ nostri Paesi, riuscirono umide in Puglia; all’opposto asciutto fu colà l’Autunno, che fu tanto umido appresso di noi. La terza; che nell’interno della Lombardia, di là dal Mincio, come a Brescia, Parma, ec. furono le Pioggie assai più abbondanti che nei Paesi presso il Golfo, Chiozza, Trieste, anche il Friuli, di queste vicende possiamo ragionevolmente riconoscere la causa ne’ Venti, i quali trasportano i vapori da un luogo all’altro.<noinclude>{{A destra|''Piog''-|margine=2em}}</noinclude> 3bhz7nf384uh8yubbgssbhgrgribuyn Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/284 108 753277 3910249 2753763 2026-10-14T05:33:48Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910249 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|276|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude>{{Nop}} Questo è il Quadro delle Pioggie misurate in varj luoghi d’Italia, vicini, e rimoti, raccolto per la cortesia de’ sopra indicati Osservatori. In quest’Anno si sono aggiunti i tre luoghi nuovi, ''Ariano'', ''Ferrara'', e ''Novara'', dei quali non si aveva notizia quanto alla quantità della Pioggia. Veramente in ''Ariano'' non sono che nove Mesi, pure porgono qualche indizio della costituzione di quel luogo. ''Ma'' per ''Ferrara'', abbiamo quattro Anni, per ''Novara'' cinque, mediante la cura de’ nominati Osservatori. Dai quattro Anni di ''Ferrara'' si raccoglie la quantità media dell’Acqua Piovana di Poll. 26. 8. Per ''Novara'' li cinque Anni danno un medio di Poll. 26. 1,9. Considerando questa Tavola si potrà rimarcare il consenso, o dissenso, le vicende delle Stagioni, e dei Mesi, ben rimarcabile per la quantità della Pioggia. E si noterà una gran differenza tra i luoghi della Lombardia Cispadana, come ''Novara'', ''Milano'', e tutti gli altri luoghi: per esempio, nel Gennajo, Marzo, Luglio. Per altro l’''Inverno'' generalmente riuscì tiepido, e senza Nevi; all’opposto la ''Primavera'' fu umida, e fredda; ai 10 di Aprile il Termometro fu {{Pt|qua-|}}<noinclude></noinclude> s0hk6fxh3u661omiaxst3cqbjpwdpnd Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/285 108 753278 3910250 2966479 2026-10-14T05:34:08Z Dr Zimbu 1553 /* Riletta */ 3910250 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|277}}</noinclude>{{Pt|si|quasi}} al Gelo con Brine dannosissime anche in Francia. Infierirono inoltre Procelle, e Gragnuole immense desolatrici di Territorj, e Provincie, non che di tratti e poderi particolari; e questo generalmente in tutta l’Italia. Anche la prima parte della ''State'' fu umida, e fredda; la seconda parte secca; l’''Autunno'' inoltrato fu stemperato nelle Pioggie, e fecondo di escrescenze di fiumi rovinosissime. Quindi scarsissimo il prodotto del frumento a cagione della tiepidezza dell’Inverno, del freddo della Primavera, e dell’umidità della State. Scarsa fu la vindemmia. I Grani Minuti dell’Autunno malamente raccolti. V’era abbondanza di Frutta Arboree, ma patirono per le Gragnuole; la rendita della Sete fu men che mediocre.<noinclude>{{Ct|class=destra|S&nbsp;&nbsp;3}}</noinclude> dr6vdpp0dkdmoygn4xvahou7z86cyb3 Template:PAGES NOT PROOFREAD 10 753893 3910280 3909382 2026-10-14T07:00:22Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3910280 wikitext text/x-wiki 88944 n5hi6wivdafhrw2zq8zrpm0hkjr9m6z Template:ALL PAGES 10 753894 3910281 3909383 2026-10-14T07:00:32Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3910281 wikitext text/x-wiki 633860 lpso13d2a11rkenwnfmrmm93f3llmjs Template:PR TEXTS 10 753895 3910282 3909384 2026-10-14T07:00:42Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3910282 wikitext text/x-wiki 87903 ci2q2966gu3n57xrd1ixhjw9uwr5i6e Template:ALL TEXTS 10 753896 3910283 3909385 2026-10-14T07:00:52Z SodiumBot 71905 Unattended update of statistics templates 3910283 wikitext text/x-wiki 109422 43tktpxf3rsbnz06t83jgjg4aa9mg8v Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici/1792 0 754404 3910278 3797533 2026-10-14T05:55:05Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910278 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=1792|prec=../1791|succ=../1793}} <pages index="Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu" from="47" to="63" /> <pages index="Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu" from="278" to="280" /> rrlue1fzhiink8cvgp77gipphcbn9uj Utente:Giaccai/Libri caricati 2 792536 3910096 3900641 2026-10-13T14:46:47Z Giaccai 13220 /* 2026 */ 3910096 wikitext text/x-wiki {{TOCright}} ==libri caricati== ==2026== * [[Indice:Commissione stragi Elaborati.pdf]] luglio # [[Indice:Commissione_stragi_Documento_PD_sulla_strategia_della_tensione.pdf]] luglio # [[Indice:Arnaldo Cipolla - Per la Siberia in Cina e Giappone.djvu]] luglio ==2025== # [[Indice:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf]], maggio # [[Indice:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu]], aprile # [[Indice:L'illustratore fiorentino 1908.djvu]], marzo # [[Indice:Nello Tarchiani Firenze 1915.djvu]], marzo # [[Indice:Firenze souvenir 1900.djvu]] , marzo # [[Indice:Osteria guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri.pdf]], marzo 2025 ==2024== # [[Indice:Lorenzoni_Cadore_1907.djvu]], settembre 2024 # [[Indice:Luigi Barzini. Sotto la tenda.djvu]] # [[Indice:Novissima.djvu]], giugno 2024 # [[Indice:Cafaggioli e di altre fabbriche di ceramica in Toscana, 1902.djvu]], maggio 2024 # [[Indice:Trattato di litografia.djvu]], aprile 2024 # [[Indice:Giovanni Botti, I boccali di Montelupo.djvu]], luglio 2024 ===2023=== # [[Le confessioni di una figlia del Secolo (1906)]], luglio 2023 # [[Cenni biografici e ritratti d'insigni donne bolognesi]], maggio 2023 # [[Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia P2]], 1984 -- maggio 23 ===2021=== # [[Indice:Corrado Ricci, L'arte dei bambini.djvu|L'arte dei bambini]], 1888 -- 18 settembre 21 # [[Indice:L'arte della cucina, 1917.djvu|L'arte della cucina]], 1917 -- 12 settembre 21 # [[Indice:Le industrie femminili.djvu|le industrie femminili]], 1906 - 3 settembre 21 # [[Indice:Matilde Serao Il ventre di Napoli, 1906.djvu|Matilde Serao Il ventre di Napoli]], seconda edizione - 15 agosto 2021 # [[Indice:Grammatica italiana, Fornaciari.djvu|Grammatica italiana]], 1882 - 31 luglio 2021 # [[Indice:In Guittalemme - (il paese dei comici disperati) (IA inguittalemmeilp02libe).pdf|In Guittalemme - Il paese dei comici disperati]], 23 luglio 2021 # [[Indice:LadonnafiorentinaDel Lungo.djvu|La donna fiorentina]], 1902 - 15 luglio 2021 # [[Indice:Lavitafiorentina00imbe.djvu|La vita fiorentina nel seicento]], 12 luglio 2021 # [[Indice:Alpi e Appenini.djvu|Alpi e Appenini]], 5 luglio 2021 # Matilde Serao, [[Mors tua...]], 28 giugno 2021 # [[Indice:Guido Carocci I dintorni di Firenze 02.djvu|Guido Carocci, I dintorni di Firenze, vol 2, 1906]], 26 giugno 2021 # Matilde Serao, [[San Gennaro]], 7 maggio 2021 # [[Le feste di San Giovanni in Firenze]], 5 gennaio 2021 # [[Firenze artigiana nella storia e in Dante]], 2 gennaio 2021 ===2020=== # [[Il Santuario della Madonna del Sasso]], 29 dicembre 2020 # [[Firenze sotterranea]], 27 dicembre 2020 # [[Indice:Guida per la città di Firenze e suoi contorni (IA guidaperlacittad00form).pdf|Guida per la città di Firenze e suoi contorni]], 2 dicembre 20 ===2019=== # [[Simpatie di Majano]], 22 giugno 2019 # '''Guido Carocci''', [[Il Viale de' colli]], 15 giugno 2019 # [[Memorie e notizie istoriche della terra di Montecatini in Valdinievole]], 5 maggio 2019 # [[Cenni sulle proprietà medicinali e sull'uso delle acque]], 5 maggio 2019 # '''Giuseppe Aliani''', [[L'educazione della donna ai tempi nostri]], 1922 - 15 aprile 2019 # [[Il ghetto di Firenze]], 5 aprile 2019 # '''Madilde Serao''', [[Beatrice]], 2 aprile 2019 # [[Memorie e notizie istoriche della terra di Montecatini in Valdinievole]], 5 maggio 2019 # [[Della costruzione di altri ponti sull'Arno]], 20 marzo 2019 # '''Ida Baccini''', [[Ispirazioni]], 12 gennaio 2019 ===2018=== # [[Delle Antiche carceri di Firenze denominate delle Stinche]], 20 luglio 2018 # [[Indice:Giuseppe Conti Firenze vecchia, Firenze 1899.djvu|'''Giuseppe Conti''', Firenze vecchia]], 2 febbraio 2018 # [[Studi storici sul centro di Firenze]], 21 maggio 2018 # [[Lodi monografia storico-artistica]], 15 aprile 2018 # [[Le murate di Firenze]], 28 febbario 2018 # [[Manuale dell'ornatista]], 16 febbraio 2018 # [[Il palio di Siena: appunti e impressioni (1887)]], 31 gennaio 2018 ===2017=== # [[L'amatore di oggetti d'arte e di curiosità]], 29 dicembre 2017 # [[La donna nel pensiero dei pedagogisti italiani]], 26 dicembre 2017 # '''Ida Baccini''' [[Ciuffettino]], 10 dicembre 2017 # [[Di un cimitero cristiano sotterraneo nell'Umbria]], 11 novembre 2017 # [[Il Valdarno da Firenze al mare]], novembre 2017 # '''Matilde Serao''', [[Il ventre di Napoli]], 1 agosto 2017 # [[Indice:Misteri di polizia - Niceforo, 1890.djvu|I misteri di polizia]], 25 luglio 2017 # '''Matilde Serao''', [[Il romanzo della fanciulla]], 28 luglio 2017 # [[Il duomo di Spoleto]], 19 luglio 2017 # [[Il pavimento della cattedrale di Siena]], 16 luglio 2017 # [[Le facciate del Duomo di Firenze]], 27 giugno 2017 # [[Alessandro Volta, alpinista]], 10 giugno 2017 # [[Le lettere di S. Caterina da Siena|Le lettere di S. Caterina da Siena e di alcuni suoi discepoli]], 1 giugno 2017 # '''Ida Baccini''' [[La mia vita, ricordi autobiografici]], 30 maggio 2017 # [[Artisti fiesolani]], 30 maggio 2017 # [[Guida della montagna pistoiese]], 29 maggio 2017 # '''Anna Maria Mozzoni''' [[Un passo avanti nella cultura femminile]], 27 maggio 2017 # [[Sulla necessità di abolire il volo dell'asino]], 20 maggio 2017 99dgkc7xs5kode2er5a35va7ftr2l19 3910097 3910096 2026-10-13T14:47:02Z Giaccai 13220 /* 2026 */ 3910097 wikitext text/x-wiki {{TOCright}} ==libri caricati== ==2026== # [[Indice:Commissione stragi Elaborati.pdf]] luglio # [[Indice:Commissione_stragi_Documento_PD_sulla_strategia_della_tensione.pdf]] luglio # [[Indice:Arnaldo Cipolla - Per la Siberia in Cina e Giappone.djvu]] luglio ==2025== # [[Indice:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf]], maggio # [[Indice:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu]], aprile # [[Indice:L'illustratore fiorentino 1908.djvu]], marzo # [[Indice:Nello Tarchiani Firenze 1915.djvu]], marzo # [[Indice:Firenze souvenir 1900.djvu]] , marzo # [[Indice:Osteria guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri.pdf]], marzo 2025 ==2024== # [[Indice:Lorenzoni_Cadore_1907.djvu]], settembre 2024 # [[Indice:Luigi Barzini. 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Caterina da Siena|Le lettere di S. Caterina da Siena e di alcuni suoi discepoli]], 1 giugno 2017 # '''Ida Baccini''' [[La mia vita, ricordi autobiografici]], 30 maggio 2017 # [[Artisti fiesolani]], 30 maggio 2017 # [[Guida della montagna pistoiese]], 29 maggio 2017 # '''Anna Maria Mozzoni''' [[Un passo avanti nella cultura femminile]], 27 maggio 2017 # [[Sulla necessità di abolire il volo dell'asino]], 20 maggio 2017 msdyhzn13pbncfum1c3ddlyv2kv6bz0 Pagina:Toaldo - Saggio meteorologico - 1797.pdf/12 108 924068 3910368 3335935 2026-10-14T10:57:02Z Paperoastro 3695 +riferimento interno 3910368 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|xii|PREFAZIONE.|}}</noinclude>''cura la forza della Luna a commovere con certi periodi l’acque del mare; e tutto essendo nell’Universo legato, non era incredibile qualche influenza sulla terra, e una corrispondenza e dipendenza scambievole con tutti i vasti corpi del Cielo, comunicanti tra loro con dell’attività, ed impressione, permeante da globo a globo, fuori del veicolo della luce. Senza elevarsi a contemplare questo nesso tra i globi mondani, questa irradiazione scambievole di azioni, di reazioni, di pasioni, non sarà possibile di comprendere l’origine di fenomeni circonterrestri (lasciando pure la sua attività propria alla terra, ed a’ suoi elementi); molto meno la generazione dei grandi effetti nell’{{Ec|Atmossfera|Atmosfera}}, particolarmente de’ cambiamenti di tempo che sono l’oggetto delle nostre ricerche''. Vedete l’{{Pg|56#a1.12|Articolo ultimo}} della Prima Parte. ''Il {{Wl|Q37388|Verulamio}}, nel severo e luminoso esame, che fa di tutte le scienze, conoscendo l’Astrologia infetta di molta superstizione, non per questo osò quel grand’Uomo bandirla; bensì volle, che si purgasse, e ne prescrisse i modi e i confini, dichiarandola una parte della vera Fisica'' (De augmentis Scient. L. 111.). ''Nei varj Trattati di {{Wl|Q43393|Boile}} si vede, che questo rischiarato Filosofo riconosceva l’Astrologia Fisica, cioè le emanazioni, e le influenze de’ corpi celesti sopra l’Atmosferra terrena, e gli altri corpi sublunari. Fuvvi qualche altro Filosofo Inglese, che non infelicemente tentò di eseguire il piano indicato dal Verulamio per purgare l’Astrologia: tra gli altri {{Wl|Q6235554|Giovanni Goad}} nel Libro che intitolò'' Astrometeorologia sana, ''pubblicato a Londra nel fine del prossimo secolo, nella gran luce della Filosofia, libro, che tiene un discreto mezzo tra la superstizione antica la totale incredulità moderna in fatto di pronostici Meteorologici''. ''Finalmente invitati coi premj dall’Accademie i più gran Matematici di questa età, a contemplare il Flusso e Riflusso del mare; nella manifesta causa delle maree, per l’azione della Luna e del Sole, ravvisarono una forza consimile per agitare l’Atmosfera; dalla quale agitazione ragion vuole, che nascano sbilanci, turbamenti, cangiamenti nell’aria, che si troveranno dunque legati a dei principj costanti e determinati. Tale ancora è il linguaggio dei detti Enciclopedisti, in tutti gli articoli, che hanno relazione a questo argomento. Io credo che se gli Astronomi avessero volta l’attenzione da questa parte, e si fossero applicati con determinato studio ad investigare le mutazioni dell’aria, siccome riuscirono a Scoprire tante cose inaspettate, e quasi incredibili rapporto al cielo ed al mare, così molto lume avrebbero sparso in questa materia comune involuta delle stagioni incostanti. In fatti, coll’averla solo occasionalmente toccata, hanno però indicato le cause generali, aperta una strada, dato un filo, che serve di qualche guida; e la teoria coll’analogia delle maree ha servito almeno per fissare certi punti di osservazione''.<noinclude>{{PieDiPagina|||''Ma''}}</noinclude> r1na62zytgvc8s8vxbeiv0txb9idel8 Pagina:Toaldo - Saggio meteorologico - 1797.pdf/72 108 924408 3910367 3554489 2026-10-14T10:55:36Z Paperoastro 3695 +ancora 3910367 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|56|''P. I. AR. XII, DELL’INFLUENZA FISICA DELLA LUNA''.|}}</noinclude><section begin="s1" />ciò, che detta la ragione, il lume della Luna contenere qualche grado di calore; e potere questo nostro Satellite anche per questa via affettare, e muovere i fluidi, e i solidi della terra. In una memoria nei Commentarj di Bologna prossimi ad uscire, ho tentato di rilevar il calore della Luna per altra via. Ho sommato per lo spazio di 40 anni (dalle osservazioni del Sig. March. {{Wl|Q1230528|Poleni}}) i gradi del Termometro da una parte per li 14 giorni intorno i Plenilunj, dall’altra per li 14 intorno i Novilunj (nei quali la Luna dà poca luce): e risultò, che il calor generale del Plenilunio eccede quello del Novilumio di <math>\textstyle\frac{18}{100}</math>, o sia di <math>\textstyle\frac{1}{12}</math> di grado. Così il calor della Luna, comunque tenuissimo, e separatamente insensibile, raccolto però in molti giorni si fa sentire. Si potrà consultare inoltre l’aggiunta all’accennata Memoria al fine del Vol. IX. dei detti Commentarj di Bologna<ref>Il Sig. Prof. ''{{Wl|Q15845607|Vassalli}}'' (Opusc. Mil. T. XVII. p. 113) nelle sue dotte ''{{TestoAssente|sperienze sopra gli effetti delle luci, solare, lunare, e della fiamma sulla sensitiva, Cera vergine, e Luna cornea}}'', ritrova nella mutazione di colore ec., che gli effetti di queste luci sono analoghi tra di loro (proporzionati però alla rispettiva forza, ed intensione) per indur mutazione in detti corpi. Chi può dubitare che analogo non sia anche l’effetto del Calore con altre impressoni?</ref>.<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|class=articolo|{{§|a1.12|ARTICOLO XII.}}}} {{Ct|class=s2|Dell’Influenza Fisica della Luna, riguardo particolarmente l’Agricoltura.}} {{Capolettera|I}}O non intraprenderò qui di far riconoscere la Luna, come l’unico canale del Cielo, o come lo chiamarono i chimici, l’Imbuto della natura, per cui cioè ogni virtù, ed efficacia dai Cieli si versi in terra. Non insisterò nè pure sulla causa finale della Luna, cui, quelli che con maggiore persuasione contemplano queste cause, pensano aggiunta alla Terra per illuminarla, e riscaldarla col suo temperato tepore: motivo, per cui ai Pianeti più rimoti credono moltiplicate le Lune, quattro a Giove, cinque per lo meno a Saturno, oltre l’Anello; affine, che con tante replicate riflessioni del lume Solare, in quelle fredde regioni si eccitasse il mancante e sopito calore. Se il lume della Luna contiene qualche grado di calore, deve produrre degli effetti. Vediamo di qual sorta. Prima di tutto in generale deve la Luna anche per questa via muovere l’Atmosfera, e gli altri fluidi, ed i solidi di questo globo: e ciò diversamente, quando piena risplende l’intere notti, da quando è scema, e quando riluce le prime ore, è quando le ultime della notte; poichè secondo la quantità, la durata, e la direzione di questa luce, diverso deve essere il grado di calore, che ne proviene. Si possono quindi spiegare, e confermare insieme alcuni fenomeni, che <section end="s2" /><noinclude>{{PieDiPagina|||ven-}}</noinclude> 5fo8zzjxsb53ef5l12kzcoo8dcg92a8 Pagina:Toaldo - Saggio meteorologico - 1797.pdf/119 108 925329 3910366 3909296 2026-10-14T10:52:21Z Paperoastro 3695 +riferimento interno 3910366 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||''PART. II. ART. VIII. OBBIETI E RISPOSTE''.|103}}</noinclude><section begin="s1" /> XXIII. ''Le stagioni, e le constituzioni delle annate sembrano aver un periodo di nove anni''. Questo è fondato sulla rivoluzione dell’Apogeo; e mi riservo d’illustrarlo un poco meglio all’''Articolo delle Pioggie'' qui dopo, e ''Art. ult''. XXIV. Parimenti ''sembra farsi un altro circolo'' di 18 in 19 anni, ciò che tiene alla rivoluzione de’ Nodi della Luna, concorrendo anche un doppio circolo dell’Apogeo col numero d’oro, che riconduce le Lune per gli stessi giorni dell’anno. Di ciò si troverà qualche riscontro nell’accennato Articolo ''delle Pioggie'', e in quello ''de’ Venti'', Altri Aforismi sulle mutazioni de’ Tempi si avranno {{Pg|215#a3.9|nella Terza Parte}}, dove si tratterà dei Segni Prossimi di queste mutazioni. <section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|c=articolo|ARTICOLO VIII.}} {{Ct|c=s2|Si prevengono, e si spianano alcuni obbietti contro i precedenti Aforismi; e si rintracciano le cagioni, che devono produrre qualche eccezione.}} {{Capolettera|F}}Acile è prevedere una folla di difficoltà, che si alzeranno contro gli stabiliti Aforismi sulle mutazioni di tempo non meno dai cavillatori, che per parte di persone anche sincere, e amanti del vero. Si dirà, che queste regole hanno molto dell’arbitrario; che sono formate a caso, senza sicuro fondamento; che molto fi può aver assunto a capriccio nel caratterizzare i Punti affermativi, o negativi; che riferendo ad un Punto qualunque mutazione di tempo, la quale preceda, o succeda al medesimo di qualche giorno, con egual fondamento si potrebbe valutare qualunque giorno della Luna, o della settimana, essendo difficile che dentro quattro o cinque giorni non nasca qualche sensibile moto d’aria; che così si potrebbe dire, che il giorno di Domenica ha una tal forza, il Lunedì un’altra ec.: che questi pretesi Assiomi sono visibilmente smentiti dall’esperienza, poichè regnano talora per mesi e mesi, cioè per molte Lunazioni, Stagioni piovose, o asciutte, ed intanto passano oziosi i Novilunj, i Plenilunj, i Perigei ec.: che la Luna nasce e tramonta per tutta la terra: che se avesse questa efficacia di alterar l’Atmosfera, porterebbe gli stessi cambiamenti in tutti i Paesi è ma non v’esser influenza universale, poichè spesso là dove un paese resta annegato dalle piogge, un altro, forse non molto rimoto, vien bruciato dal secco: che il Sole, e la Luna, e gli Astri essendo i medesimi sempre, gli anni tutti sarebbero presso poco eguali; or provarsi tanta intemperie e disuguaglianza di stagioni; esser tolte le stagioni medie; passarsi di recente da un estremo all’altro; esser cambiata l’indole degli anni, regnare un’influenza inaudita di Uragani, di Gragnuole, di Terremoti ec.; e qual regola potervi essere in cose, ghe non hanno per se regola alcuna? e cose simili. Confesso, che quefte obbiezioni a primo aspetto possono aver un’apparenza da abbagliare. Ma credo altresì, che volendosi internar col riflesso <section end="s2" /><noinclude>{{PieDiPagina|||in}}</noinclude> 4vgkzq5o3fz8u32ovtzn8ut2zlazfgy Pagina:Toaldo - Saggio meteorologico - 1797.pdf/121 108 925345 3910362 3342519 2026-10-14T10:36:54Z Paperoastro 3695 /* new eis level3 */ 3910362 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||''PART. II. ART. VIII. OBBIETI E RISPOSTE''.|105}}</noinclude>bianti, o non cambianti; si è dichiarato con candore, e col fatto. Se alcuno volesse cavillare sopra qualche Punto, io non vorrò fare una quistione. Io non ne ho posto alcuno tra gli Affermativi, che non avesse vicino un cambiamento sensibile; ma se qualche Punto fosse stato erroneamente posto, questo errore svanisce nel gran numero; poichè in mille e più Novilunj, un Affermativo più, uno meno non altera la proporzione. Così gli Astronomi nel determinare i moti medj de’ Pianeti, prendono le Osservazioni più antiche, se bene forse meno esatte, perchè nel lungo intervallo d’esse colle recenti, l’errore che vi fosse, diviso per tanti anni, si riduce a nulla. Il maggior obbietto, che anche mi fu proposto da qualche Amico, a cui ho comunicato il mio metodo, può nascer dall’aver io riferito ad un dato Punto di Luna anche quelle mutazioni, che erano accadute qualche giorno avanti, e qualche giorno dopo. Nol dissimulo: così ho fatto, e non ebbi scrupolo di farlo per questi motivi. Prima di tutto ogni persona ingenua, che volesse prender la pena d’incontrare nei registri di queste, o altre osservazioni di lunga serie, i varj cambiamenti di tempo successivamente occorsi, non potrà a meno di riconoscere, che questi sono stabilmente legati a certi Punti di Luna, se bene colla distanza di qualche giorno; il che essendo costante, non può essere casuale. In secondo luogo v’è l’esempio evidente delle maree, le alterazioni delle quali certamente tengono connessione coi Punti di Luna: e pure ora precedono, ora succedono dopo, anche in distanza di quattro, o cinque giorni, come già si è fatto rimarcare. Per questo motivo {{Wl|Q82778|Plinio}}, {{Wl|Q34943|Tolomeo}}, e tutti gli Antichi, che conoscevano la Luna per cagione prima delle mutazioni aeree, pongono per regola principale di osservar il terzo giorno avanti, e il terzo giorno dopo, tanto il Novilunio, che il Plenilunio, anzi delle stesse Quadrature; sicchè per tutta la Lunazione danno per osservabili questi otto giorni, che Plinio chiama gli ''otto articoli della Luna'' ([[s:la:Naturalis_Historia/Liber_XVIII#XXXV|lib. 18. c. 35.]]), il 3°, il 7°, l’11°, il 15°, il 19°, il 23°, il 27°, e l’Interlunio, che sono li terzi giorni ora accennati, o piuttosto li quarti; il che si spiegherà meglio, parlando dei ''{{Pg|213#a3.8|Presagi della Luna}}'' nella Terza Parte. Ma un dice: in questa maniera se si volesse riferire le mutazioni di tempo a una Domenica, o altro giorno della settimana, o della Luna, in fine si avrebbero risultati a poco presso eguali. Rispondo, che v'è gran disparità tra l’uno e l’altro caso. Poichè niuna influenza, se non dalla superstizione, può venire attribuita ai giorni della settimana, istituiti, e denominati così dall’arbitrio degli uomini. La sola follia del volgo può attribuire virtù particolare a questi giorni, per esempio, a quelli che contengono la lettera R, ne’ quali convenga astenersi dal seminare, dal prender medicina ec. Nei nostri Punti di Luna esiste una virtù fisica e reale, dimostrata prima, come tante volte si è detto; dalla Teoria, e poi insinuata dall’analogia delle maree. Con questo fondamento fisico si sono presi a contemplare questi Punti, ed a cercare coll’esperienza, se gli effetti corrispondessero alle cause indicate. E si avverta, che niuna virtù viene da noi attribuita agli aspetti stessi, o<noinclude>{{PieDiPagina||O|pun-}}</noinclude> 3ba1wcrz0680rd5kvb1wv9fub8lclj9 Pagina:Toaldo - Saggio meteorologico - 1797.pdf/229 108 933097 3910359 3369331 2026-10-14T10:33:19Z Paperoastro 3695 +ancora 3910359 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione||''PAR. III. AR. VIII. SEGNI DALLA LUNA''.|213}}</noinclude><section begin="s1" />vapori sono crassi e confusi, nasce il nuvolo, cioè difetto di luce, eslendo la luce intercetta, e rimandandola al disopra delle nuvole . Come il vetro pesto in polvere, e la spiama dell’acqua, così le bolle de’ vapori, perciò detti ora Vescicolari, di varia grandezza, spesse, ma disordinate in una nuvola riflettendo ogni sorte di raggi esibiscono il color bianco; e tali fi veggono le nuvole dall’alto delle montagne, come tanti veli di cotone a forma di onde, e talora anche da terra, alle parti ‘opposte, 0 discoste dal Sole. Quando i vapori sono scarfi nell’Atmosfera, come dopo le pioggie, apparisce il Cielo d’un bel color cilestro più o meno carico; perchè trapallano i colori anche più deboli, come sono i turchini e i violetti, e questi poi anche fi riflettono dalle particelle dell’aria stessa, mentre i raggi roffi, e più forti oltrepassano, e vanno fuori dell’Atmosfera . Anzi un Taurchinone carico nel Cielo, indicando somma rarità e leggerezza d’aria, per tal motivo non è lontano da indicare pioggia» Siccome i grossi e spessi globi di vapori intercettando la luce fanno il nuvolo, così attenuandoli e diradandosi lasciano passare i raggi più forti, cioè i rosli: e quindi il rosso nella fera indica serenità: molto più, se appariscano i colori violetti, o turchini. Questa Teoria, oltre l’ottica di Newton che ne fa il creatore, fi può vedere egregiamente spiegata nelle Note, che il pria p. Bosco» vich pose al quinto libro del suo elegante Poema Latino degli Ecclisl, spiegando quel Color rosfigno che fi vede nella Luna Eccliffata.<section end="s1" /><section begin="s2" /> {{Ct|class=articolo|{{§|a3.8|ARTICOLO VIII.}}}} {{Ct|class=s2|Segni dalla Luna.}} {{Capolettera|S}}''Egni di cattivo tempo sono:'' Se la Luna nuova avrà le corna oscure, grosse, e mal terminate; Se apparira con cerchi ‘intorno torbidì, negri, verdaîtri; e molto peggio, fe saranno spezzati e laceri. Se i primi fono segni di pioggia, questo s fegno di venti, e di procelte, ben cognito a’ naviganti. Se mette Area, 0 Alone, cioè cerchio bianco e rosso, dà vento: La Luna rossa promette vento; la Luna pallida, pioggia . Segno di buon tempo è la Luna pura e lucida, spezialmente nuova, o verso il Plenilunio: poichè indica purità d’aria, e perciò buon tempo, e questo non breve. Molti giorni della Luna sono marcati quasi critici, e sino fe ore iftesse:: Il dottissimo P. Dechalles ( De navig. I. 1. ) dà quefta regola: fi noti il vento, che spira tre ore in circa dopo il Novilunio; se questo seguita fino al terzo giorno, durerà fino al duodecimo . Nel Plenilunio torna da capo la regola: cioè il vento del Plenilunio seguîtando per tre giorni, che Yuol, dix fino ai, 1x8. della Luna. regnerà fino li 27, cioè fino verso il fine. Se qualche vento fi frappone, questi due venti soffieranno a i ai<section end="s2" /><noinclude>{{PieDiPagina|||da,}}</noinclude> a50pe9borbi2mctb0e61f26wf5gsen7 Pagina:Toaldo - Saggio meteorologico - 1797.pdf/231 108 933125 3910365 3406869 2026-10-14T10:51:00Z Paperoastro 3695 +template ct; + ancora 3910365 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Paperoastro" />{{RigaIntestazione|||215}}</noinclude> {{Ct|c=articolo|{{§|a3.9|ARTICOLO IX.}}}} {{Ct|c=s2|Altri segni dal Cielo, dall’Aria, e dalle Meteore.}} 1. SE le stelle perdono lo splendore senza apparir in Cielo nuvoli, è segno di procella . 2. Se le stelle appajono maggiori del solito, o più spesse, è segno che il tempo fi cambia. Anticamente verso li 25 di Giugno nasceva la Canicola, cioè poteva questa Stella vedersi la mattina avanti il Sole, che fi chiama nascere Elia» co. Ora nasce un mese dopo ai 25 Luglio, ( essendo avanzata più d’un Segno per il moto cognito delle Fisse che le fa progredire un grado in 70 anni poco più, e l’intiero cerchio ia 25 mille anni ), e non è vano l’oslervare in questi giorni le qualità attribuite dagli antichi a questa stella. Dicasi lo stesso del Sollione . Vi è sotto una ragione fisica . Poichè mofiradosi la Canicola oscura e caliginosa, dinotava copia di esalazioni è va» pori nell’Atmosfera, e per ciò stagione mal sana fino all’Autunno; all’opposto, se appariva risplendente e serena. L’esto fervente del Sollione non È che il cumulo del caldo estivo: e perchè alla fine di Luglio col colmo del caldo, e suo declinare, comincia la seconda parte dell Eflate, di questa, dall’impressione che lascia 1a nuova, o piena Luna vicina, fi può formare il pronostico . . 3. Stelle cadenti con frequenza sono segno di vento: dicasi anche di pioggia, se. fi vuole: basta che sia indizio, o di aliti copiosi, o di fuoco Atmosferico, che insolitamente fi alza dalla terra. 4: Così pure i fuochi fatui, che per lo più appariscono in tempo rotto e sciroccale. 8. E i fuochi di S. Elmo in mare, che minacciano fortuna. vi I baleni verso l’Orizzonte senza nuvole, segnano buon tempo, e caldo. ‘7: I baleni da Tramontana, vento .; dal mezzodì, vento e pioggia; come anche se balena da varie parti dell’Orizzonte. . 8, Se lampeggia e tuona, temporale: se i tuoni superano i lampi, vento dalla parte ove tuona: ma se i lampi sono più dei tuoni, indicano pioggia . 9. Tuoni della sera, temporale: tuoni della mattina, vento: tuoni di mezzodì, pioggia. a ’ 10. Il tuono, o rumore continuo, mostra turbine, o grave temporale viciao; e s’è già spiegato. 11. Arco celeste veduto la mattina, o verso Ponente, indica pioggia: veduto la sera, al tramontar del Sole, cioè verso Levante, promette buon tempo +.! 133. L’Arco molto carico di colore, o doppio, © triplo, mostrando gran densità di vapori, sarà segno di pioggia; melto più _se replica nel giorno è<noinclude>{{PieDiPagina|||13. Gli}}</noinclude> my5hugbbmbkjjqngwljk4vxd59exxle Utente:Pic57/wikidiario 2 957775 3910205 3908943 2026-10-13T21:27:36Z Pic57 12729 /* Musica nel wikiverso 2026.10 */ 3910205 wikitext text/x-wiki == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.10#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.10] == {{Centrato|In costruzione}} [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop).jpg|Musica e musicisti, 1905 vol. I (page 32 crop a)|400px|centro]] {{Centrato|'''Aggiornamento mensile lilypondiano'''}} [[File:Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a).jpg|Ars et Labor, 1906 vol. I (page 112 crop a)|300px|centro]] * Al '''15 ottobre 2026''', abbiamo trascritto e pubblicato (202) ''[[:Categoria:Partiture|partiture]]'' (ad oggi '''{{PAGESINCATEGORY:Partiture}}'''). * '''P{{Sc|ubblicati questo mese}}''': :* {{Sc|'''Canti popolari'''}} :: · {{Testo|.....}} :* {{Sc|'''Musica colta'''}} — Questo mese abbiamo trascritto: ::* {{Testo|Ars et Labor, 1908 vol. I/N. 1/Quattro canzoni di Amaranta. N.4 Che dici, o parola del saggio?|Quattro canzoni di Amaranta. N.4 Che dici, o parola del saggio?}} — l'ultima della 4 romanze che costituiscono "Le canzoni di Amaranta": "Che dici, o parola del Saggio?". Parole di G. D'Annunzio e musica di F. Paolo Tosti. ::* {{Testo|Do mi sol... la do mi...}} — Una poesia-canzone della Scapigliatura milanese, esempio di intermedialità ::* {{Testo|Ars et Labor, 1908 vol. I/Suppl.Straord./Pulcinella innamorato}} — L'innamoramento è un tema ricorrente della maschera napoletana a partire dal Rinascimento che ha ispirato il poemetto eroicomico di Roberto Bracco trascritto per pianoforte a quattro mani da Giulio Ricordi. :* {{Sc|'''Wikipedia'''}} — Creata la pagina [[w:Quattro_canzoni_di_Amaranta|Quattro canzoni di Amaranta]] <hr> :* {{Sc|'''Opere'''}} — Queste pagine contengono link a partiture appartenenti ad una stessa opera e sono collegate alle omonime pagine di Wikipedia tramite {{Sc|Interprogetto}} :** [[Opera: Quattro canzoni di Amaranta]] <hr> :''[[:Categoria:Partiture|→ Vai a tutte le partiture]]'' <hr> {{Centrato|Tutte le trascrizioni di questo mese sono state create sull'ottimo [https://www.hacklily.org/ hacklily.org]}} <hr> * [[Utente:Pic57/Laboratorio_musica |'''{{Sc|Laboratorio}}''']] — E' un manualetto per chi vuole avvicinarsi a Lilypond, ma scritto per wikisource: il codice è infatti '''senza variabili'''. Contiene '''frammenti di codice complesso''' riutilizzabili in contesti analoghi corredati dagli esempi delle partiture trascritte.<br>Questo mese abbiamo pubblicato: :*''[[Utente:Pic57/Laboratorio_musica#Bilanciamento del volume nei MIDI|Bilanciamento del volume nei MIDI]]'' * '''{{Sc|Revisioni}}''' — Periodicamente, via via che acquisiamo nuove conoscenze, revisioniamo brani già pubblicati con SAL 75% o addirittura 100% '''ottimizzandone il codice lilypond'''. ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Lombardia/Dove si stâ jersira}} ::· {{Testo|L'Anima musicale d'Italia/Venezia/In mezzo al mare ghe xe una fontana}} <hr> * '''{{Sc|Riletture}}''' — Al fine di '''facilitare la rilettura''' del codice da parte dei volonterosi, a partire da oggi in testa ad ogni partitura lunga '''è posta la seguente riga prima del codice lilypond''':<br> ''<nowiki><!-- Cancella questa riga per visualizzare il contatore e facilitare la rilettura </nowiki>''<br>''<nowiki> <syntaxhighlight lang="lilypond" line start="2">--> </nowiki>''<br> * {{Sc|'''Note condivise'''}} — Il 5 ottobre ''Wikimedia'' ha lanciato il progetto ''Note condivise'' con cui il “Teatro Regio di Torino“, l’“Associazione Musicale Estense“ di Modena, il Conservatorio “Luigi Boccherini” di Lucca e il Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo renderanno a disposizione molti materiali del prezioso patrimonio musicale italiano. Ci sarà da lavorare parecchio. Fatevi avanti! <hr> * '''{{Sc|Stampa}}''' — Eliminata dalla stampa la mascherina dell'ascolto MIDI. :Vedi per Esempio: {{Testo| Do mi sol... la do mi...}} <hr> [[File:Musica e Musicisti, 1905 vol. II (page 237 crop).jpg|400px|centro]] {{Centrato|{{x-smaller|Immagini tratte da: Ricordi, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, da Wikimedia Commons}}}} <hr> == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.09#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.9] == == [https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.08#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.8] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.07#Musica_nel_wikiverso Musica nel wikiverso 2026.7] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.6 Musica nel wikiverso 2026.6] == ==[https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Bar/Archivio/2026.06#Musica_nel_wikiverso_2026.5 Musica nel wikiverso 2026.5] == == 8.5.2026 == Ho trascritto per wikisource una «'''bluette'''» di Pietro Floridia, pubblicata sulla rivista della Ricordi "Musica d'oggi" a luglio del 1920. La «bluette» è una breve e raffinata composizione pianistica di carattere elegiaco. Qui in effetti lo spunto è offerto al musicista da una poesia di Théophile Gautier. La composizione è ancora più suggestiva perché il termine "bluette" - in francese - è utilizzato principalmente per indicare un colore azzurro intenso, (bleu turquoise o bleu vif). E - sempre in francese - l'assonante "bleuet" è il fiordaliso, uno dei pochi fiori davvero blu, così che per affinità «bluette» ha finito per significare "scintilla". Buon ascolto 🎹 Linkedin - facebook - ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.04#Musica_nel_wikiverso|Musica nel wikiverso 2026.4]]== ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.03#.eps_files|Musica nel wikiverso 2026.3]]== == 17.3.2026 == '''[[Ars_et_Labor,_1908_vol._I/N._2/Automobile|Automobile]]''' è una divertente composizione per pianoforte di Giulio Ricordi (sì, oltre che editore è stato compositore). Frutto del clima culturale che anticipa il futurismo (1908), celebra con ironia l'avvento dell'automobile, quando delle macchine si poteva ancora scherzare e prima che il futurismo stesso venisse fagocitato dalla propaganda bellica. Esilarante il modo in cui viene reso il sobbalzo dei passeggeri a causa di una cunetta, nonché l'occasionale investimento di un povero cane vittima (collaterale) della macchina che tutto travolge: nulla la arresta! L'accidentale scoppio di una gomma (altra ironia) viene prontamente riparato e il motore - arrancando - porta finalmente i passeggeri a destinazione. Ah, la ''Belle Époque!'' ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.02#Babel_Lilypond|Musica nel wikiverso 2026.2]]== == 22.2.2026== <poem>[[File:Sandringham House from the air (cropped).jpg|miniatura|sinistra]]'''Coincidenze!''' Stavo giusto trascrivendo la [[Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia |''Sandringham March'']] di Natalie Townsend quando giunge la notizia dell'arresto dell'ex-principe Andrea, indovinate dove? Ma a '''Sandringham House''', ovviamente, la residenza di campagna dei Windsor, nel Norfolk! Qui si era ritirato dopo lo sfratto dalla Royal Lodge di Londra in seguito alle indagini sugli Epstein Files! Ebbene, nel luglio 1904 la compositrice statunitense - nonché moglie di un ambasciatore USA - fu ospitata nella Sandringham House per una breve vacanza e lasciò come dono alla Regina Alexandra - che l'aveva invitata per la stima che aveva nei suoi confronti - questa elegante e briosa marcia. https://it.wikisource.org/wiki/Musica_e_Musicisti,_1904_vol.II/N._7/Sandringham_-_Marcia Non era raro che i brani della Townsend venissero eseguiti dalle bande militari britanniche durante i cambi della guardia o in occasione di eventi ufficiali a cui partecipava la Regina. Altri tempi!</poem> ==[[Wikisource:Bar/Archivio/2026.01#Ars_et_Labor_1906,_vol._I_con_SAL_75%|Musica nel wikiverso 2026.1]]== == 27.1.2026== :La musica attraversa il tempo e lo spazio perché è un linguaggio universale: più facile suonare con un giapponese, che parlargli. :E questo vale anche per la musica del passato, per la quale wikisource offre mille possibilità. :Accade così che [https://it.wikisource.org/wiki/Ars_et_Labor,_1907_vol._II/N._9/Aria questa "Aria barocca"] di Antonio Francesco Tenaglia, un clavicembalista della metà del XVII sec., venga scoperta e trascritta per violino e pianoforte 250 anni dopo, nel 1906, da [https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico%20Polo Enrico Polo], un violinista cultore di Paganini. :E venga poi pubblicata su Ars et Labor, una bella rivista dell'Archivio Ricordi in corso di trascrizione su Wikisource. :Così oggi, esattamente 120 anni dopo, accade che io possa codificarla per digitalizzarla in MIDI. :E possa poi anche sostituire la voce del violino con quella della mia armonica accompagnata dal pianoforte e... [https://www.spreaker.com/episode/aria-barocca--69423778 suonare un pezzo barocco per poi pubblicarlo sul mio podcast]. :Non è sempre stato così: devo dire grazie a Wikisource. E ovviamente grazie all'autore, al musicista che l'ha scovato e trascritto, al decodificatore, all'interprete e grazie anche a [https://it.wikipedia.org/wiki/Guido_d%27Arezzo Guido d'Arezzo], di cui a dicembre si è celebrato il millenario della notazione musicale da lui inventata. {{A destra|(pubblicato sulla pagina Facebook di Wikisource)}} == 21.1.2026 == All'Archivio Ricordi (info@) ​Gent.ma Redazione, ... ho curato la trascrizione su Wikisource dei primi 6 numeri di Ars Et Labor con le relative partiture in MIDI. Nell'accingermi a proseguire il lavoro con il secondo volume del 1906 della rivista, ho notato che le partiture elencate non sono però incluse nella versione digitale di Ars et Labor. E' possibile recuperarle? Ecco l'elenco, così come ricostruito dalle stesse pagine della rivista: # Sous les pommiers di Vittorio Monti per mandolino e piano (n. 7, 1906, p. 647 cartacea, 37 digitale) # A lei di G. Calamani, romanza. (n. 7, 1906, p. 644 cartacea, 37 digitale ) # [https://musescore.com/user/97106398/scores/19541758 Quelle labbra non son rose... di Stefano Donaudy] (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Au son des harpes di Alfred Cottin (n. 8, 1906, p. 751 cartacea, 88 digitale) # Dejanice di Alfredo Catalani (n. 9,1906, p. 839 cartacea, 137 digitale) # Campane di Napoleone Cesi (n. 10/1906, p. 927 cartacea, 181 digitale) # Se vuoi ch'io muoia, amor, morrò... di Stefano Donaudy (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Éloignement di Henry Soro (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Allegretto per organo di Roberto Remondi (n. 11, p. 1036 cartacea, 236 digitale) # Il presepio di J. Burgmein (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) # Musette (da: Heures deliceuses) di Enrico De Leva (n. 12, p. 1133 cartacea, 284 digitale) Grazie per l'attenzione e un cordiale saluto == 15.1.2026 == Elenco (67 autori) ottenuta da [https://query.wikidata.org/querybuilder/?uselang=it&query=%7B%22conditions%22%3A%5B%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3Anull%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P570%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22time%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%7B%22value%22%3A%22%2B1955-00-00T00%3A00%3A00Z%22%2C%22precision%22%3A9%7D%2C%22subclasses%22%3Afalse%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P27%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q38%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q36180%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22and%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q201788%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q1930187%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q49757%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%2C%7B%22propertyId%22%3A%22P106%22%2C%22propertyDataType%22%3A%22wikibase-item%22%2C%22propertyValueRelation%22%3A%22matching%22%2C%22referenceRelation%22%3A%22regardless%22%2C%22value%22%3A%22Q28389%22%2C%22subclasses%22%3Atrue%2C%22conditionRelation%22%3A%22or%22%2C%22negate%22%3Afalse%7D%5D%2C%22limit%22%3A500%2C%22useLimit%22%3Atrue%2C%22omitLabels%22%3Afalse%7D questa query] a wikidata fatta con il comodo Query Builder chiedendo scrittori, poeti, storici, giornalisti e sceneggiatori italiani scomparsi nel 1955 {| class="wikitable sortable" ! item wikidata !! Nome !! Cognome |- | http://www.wikidata.org/entity/Q799111 || Ermanno || Amicucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98164064 || Giuseppe || Ammendola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3893714 || Paolo || Arcari |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611325 || Alfredo || Baccelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1615033 || Piero || Ballerini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q19753744 || Achille || Bertini Calosso |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1316687 || Ferruccio || Biancini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q16554572 || Ettore || Boschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q569638 || Anselmo || Bucci |- | http://www.wikidata.org/entity/Q4015314 || Vittorio || Butera |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55226171 || Franco || Caburi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3623763 || Arrigo || Cajumi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3770245 || Giuseppe || Cardinali |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3833066 || Lino || Carrara |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93260474 || Antonio || Casamassa |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3082360 || Franco || Casavola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q21196716 || Garzia || Cassola |- | http://www.wikidata.org/entity/Q28030727 || Eugenio || Cirese |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737981 || Fabrizio || Colamussi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3848457 || Mario || Colombi Guidotti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q65132766 || Melchiorre || Corelli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3737666 || Fabio || Cusin |-style="background-color:#abcdef;" | http://www.wikidata.org/entity/Q1005945 || Silvio || D'Amico |- | http://www.wikidata.org/entity/Q102278256 || Nicola || D'Atri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q20953743 || Marziale || Ducos |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55227407 || Silvano || Fasulo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q104761101 || Giuseppe || Ferrandi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q50804877 || Raffaele || Foà |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3882159 || Omero || Franceschi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3901119 || Petru || Giovacchini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q110214924 || Paolo || Guicciardini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3935925 || Rinaldo || Küfferle |-style="background-color:#abcdef;" | |http://www.wikidata.org/entity/Q50059259 || Carolina || Lanzani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q113765776 || Francesco || Lo Bue |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845620 || Marcello || Manni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3845507 || Marcella || Mariani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q123925248 || Antonio || Martino |- | http://www.wikidata.org/entity/Q54925054 || Amato || Masnovo |- | http://www.wikidata.org/entity/Q536191 || Angelo || Mercati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3732619 || Ersilio || Michel |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1165939 || Luigi || Motta |- | http://www.wikidata.org/entity/Q42298127 || Ruggero || Nuti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q206442 || Biagio || Pace |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23775667 || Francesco || Palmegiani |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98731369 || Luigi || Parigi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q27824408 || Ferdinando || Pasini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3840013 || Luigi || Piccioni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q52576898 || Luca || Pignato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q61481359 || Benvenuto || Pitzorno |- | http://www.wikidata.org/entity/Q115766708 || Pietro || Pizzoni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q18421227 || Gustavo || Reisoli |- | http://www.wikidata.org/entity/Q63025648 || Romana || Rompato |- | http://www.wikidata.org/entity/Q98346641 || Anaïs || Ronc-Désaymonet |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3733999 || Ettore || Rossi |- | http://www.wikidata.org/entity/Q107149686 || Guido || Ruberti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3948292 || Sandro || Salvini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q1897006 || Mariano || San Nicolò |- | http://www.wikidata.org/entity/Q93243643 || Angelo || Silvagni |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3659855 || Carlo || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q75837465 || Cipriano || Silvestri |- | http://www.wikidata.org/entity/Q55452458 || Anna || Stančova |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3740416 || Fausto || Torrefranca |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3629710 || Augusto || Turati |- | http://www.wikidata.org/entity/Q23854442 || Alessandro || Visconti |- | http://www.wikidata.org/entity/Q92600748 || Vito || Vitale |- | http://www.wikidata.org/entity/Q3611526 || Alfredo || Zerbini |- | http://www.wikidata.org/entity/Q59533184 || Elio || Zorzi |} == 14.4.2025 == In questi giorni ho finito di trascrivere "Francesco e il suo tempo" di Francesco Prudenzano, un patriota meridionale che scrisse questo libro nel 1857, poco prima dell'Unità. L'avevo trovato citato in un articolo sul film "Frate Sole" (1918), emerso dallo scaffale del Cinema di Wikisource. Tra un anno si celebra l'ottavo centenario della morte di Francesco d'Assisi: piccolo contributo il mio nella speranza che il mite messaggio del poverello di Assisi non finisca soffocato dalle urla dei nazionalismi. L'11 gennaio di quest'anno 2025 ricorreva l'ottocentesimo anniversario del ''Cantico delle creature'', esordio poetico della letteratura italiana: non se n'è parlato molto, ma si può sempre rimediare... Comunque il libro (il cui titolo completo sarebbe "Francesco d’Assisi e il suo secolo, considerato in relazione con la politica, cogli svolgimenti del pensiero e colla civiltà. Studii") bene ci mostra - con tutte le forzature nazional-patriottiche che si possono immaginare - come Francesco d'Assisi fosse destinato a diventare patrono d'Italia prima ancora che ci fosse uno Stato "Italia". Il buon Prudenzano si impegna a descriverci Francesco d'Assisi come "il santo italiano per eccellenza" e lo colloca all'inizio di una nuova "gloriosa" visione della cultura del nascente Stato. Anche il cinema - sin dai suoi esordi muti - ha fatto la sua parte: ho contato 11 film italiani su Francesco d'Assisi dal 1911 al 2007... una media cioè di 1 film ogni 10 anni (e sicuramente ne avrò dimenticato qualcuno). Nel gran calderone dei temi - talora polemici - sollevati dal libro, colpisce la storica rivalità tra francescani e domenicani, risalente al fatto che entrambi si trovarono nel XIII sec. a combattere le eresie, ma con due strumenti agli antipodi: la povertà di Francesco e la dottrina di Domenico. Dante nella Commedia risolve brillantemente la questione in Paradiso, facendo elogiare Francesco dal domenicano San Tommaso e Domenico dal francescano san Bonaventura. Perfetto! Ma la storia non finisce lì e si trascina fino al Risorgimento. E anche dopo: scopro infatti che se - come tutti sanno - Francesco è Patrono d'Italia, Caterina da Siena - terziaria domenicana a 16 anni, la cui reliquia della testa è custodita appunto nella Basilica di San Domenico a Siena - lo è anche lei! E così per non scontentare nessuno l'Italia si trova due patroni. La Francia ha Giovanna d'Arco, l'Inghilterra San Giorgio, l'Irlanda San Patrizio, la Spagna San Giacomo, noi invece due e pare che la Germania ne abbia addirittura tre. All'Europa ne basta uno: Benedetto da Norcia. Sit aliquis nobis auxilio! == 21.2.2025 == Che bella sorpresa! Su wikisource possiamo anche trascrivere la musica e ascoltarla! Chi già legge la musica può con poco sforzo (e grande soddisfazione) usare Lilypond, un potente programma di incisione musicale per la produzione di spartiti di qualità eseguibili in MIDI. Ecco qui un piccolo esempio: [[Al_mio_pregar_t'arrendi|Al mio pregar t'arrendi]], dalla Semiramide di Gioachino Rossini. E altri sono in arrivo :-) [[User:Pic57|Pic57]] ([[User talk:Pic57|disc.]]) 13:51, 21 feb 2025 (CET) == 21.1.2025 == C'è qualcosa di profetico nel breve racconto - umoristico - "Per la storia..." (1942) di Vitaliano Brancati. Egli immagina che il suo amico e regista Mario Camerini (quello delle commedie sentimentali piccolo-borghesi degli anni Trenta), riceva un sonoro '''"no!"''' da una ragazza (milanese) che rifiuta (incredibile!) di diventare famosa attrice in uno dei suoi film. Non vi voglio spoilerare il finale - assurdo e sarcastico -, ma credo che se le donne - e gli uomini - rifiutassero davvero "con uno sguardo sfavillante di rabbia" di sottrarsi - almeno un po' - alle lusinghe e ai facili successi dell'industria dello spettacolo, il mondo sarebbe meno cinico nei loro confronti e il cinema ne guadagnerebbe in termini di qualità artistica. Ma non è facile in un'epoca che sembra aver trasformato tutto in spettacolo. Sembra impossibile: tuttavia il raccontino dice che si può. Si legge in due minuti e sta [[Per_la_storia...|qui, su wikisource, solo su wikisource!]] == 12.1.2025 == In [[Note sul neo-realismo|Note sul realismo]] del 1952 di Agostino degli Espinosa, che l'autore sviluppa magistralmente a partire da una breve conversazione con Cesare Zavattini, leggo:<br> ''Un brano di musica o un discorso trasmesso dalla radio, raccoglie gli ascoltatori in un’unica commozione, rendendo illusoria la loro consapevolezza di essere ognuno in una dimora privata.'' Non esiste realtà individuale che non sia sempre inevitabilmente anche collettiva. Questa è la «fame di realtà» da cui nasce il neorealismo. ''Ognuno di noi per un’abitudine che solamente uno sforzo di pensiero può vincere, si crede ricinto di solitudine, libero da ogni rapporto con gli altri e lo spazio sociale in cui si libra gli appare come un oscuro «al di là» che trascenda il suo mondo. E’, affondando lo sguardo in questo «al di là», che Cesare Zavattini ha cercato «gli altri».'' Come il neo-realismo ci ha dimostrato, il cinema può essere quello "sforzo di pensiero" che solleva il velo delle solitudini. == 10.1.2025 == Ho recentemente riletto per WS ''La figlia di Iorio'' di Gabriele D'Annunzio portando il SAL al 100% e l'ho trovato di un'attualità sorprendente in merito a quanto si sta dicendo sul patriarcato e sui femminicidi. Quest'opera (1904) - di carattere mitologico e non veristico, come si vorrebbe far credere (lo dimostrano i nomi i dei personaggi "Lazaro di Roio • Candia della Leonessa • Aligi • Splendore • Mila di Codra ecc..."), mi sembra la tomba del patriarcato. E infatti c'è un parricidio. Aligi uccide il padre Lazaro, più o meno intenzionalmente: per legittima difesa o per difendere Mila. O perché davvero si ribella. Ma - dilaniato com'è tra Mila e Vienda - non ha più la forza di sostituire Lazaro perché non è come lui. La figura che giganteggia alla fine è Ornella che - sottraendo Mila, la figlia di Iorio, al suo destino - ha di fatto ucciso il patriarcato che la reclamava attraverso l'ululante ''coro dei mietitori''. Alla fine l'eroina si immolerà per salvare Aligi (non più eroe, ma una vittima, un po' vigliacca anche). Chi ha capito tutto è invece Ornella, che da lì continuerà la sua emancipazione. <poem>''A chi lo lasci l’aratro, oh Lazaro, a chi lo lasci? Chi ti vanga il campo tuo, la tua mandra chi la pasce?''</poem> Nessuno risponde. Perché il patriarcato è indissolubilmente legato all'agricoltura e alla pastorizia. E così la sua religione, ridotta qui a superstizione. == 9.1.2025 == ''[[La musica e il film]]'' è un saggio di ''S. A. Luciani'' scovato dentro il n. 6 della rivista B&N del 30 giugno 1937. Tra le tante cose interessanti che vi si scoprono, questa mi sembra una vera perla: <br> ''La musica nel film non ha solo la funzione di integrare obbiettivamente la visione silenziosa, ma di commentarla dal punto di vista dello spettatore, funzione analoga questa (non stupisca il richiamo storico) a quella del coro nella tragedia greca.''<br> Proprio così: il coro agiva come intermediario tra la narrazione e il pubblico, offriva commenti, riflessioni, e spiegazioni sugli eventi che si svolgevano sulla scena. Insomma guidava la comprensione e l'interpretazione dei temi principali enfatizzando i momenti di tensione, dramma o pathos. E la colonna sonora non fa questo all'interno del film? Guida le nostre emozioni spesso anticipandole: quante volte siamo stati messi sull'avviso da una musica improvvisamente cupa che annuncia un evento catastrofico. O che lo sottolinea. O che al contrario libera da uno scampato pericolo un personaggio... e così via... == 4.1.2025 == Qualche giorno fa stavo sfogliando su Internet Archive alcuni numeri della rivista "Cinema" del 1939 alla ricerca di qualche bel pezzo da portare su Wikisource: tra pagine intere di pubblicità (belle immagini però!) e propaganda di regime (uff!), sfoglia, sfoglia... ecco che all'improvviso leggo: "Dramma e sonoro". Un articolo di Luigi Pirandello.... <br> Faccio un salto sulla sedia! <br> E da dove salta fuori quest'articolo del Maestro sul rapporto tra cinema e teatro? Nel '39 Pirandello era già passato a miglior vita da 3 anni. Possibile che ci abbia scritto qualcosa dall'aldilà e noi non ce ne siamo accorti? Sembrerebbe la trama di una delle sue novelle! <br> Strabuzzo gli occhi e vado a leggere meglio. Si tratta di un articolo del 1929 (aaaah.... ecco!) scritto per "La Nacion" di Buenos Aires, in cui si è imbattuto - per caso anche lui - il buon Renato Giani che lo ha ri-tradotto in Italiano dallo Spagnolo e pubblicato poi sulla rivista "Cinema" dieci anni dopo la sua pubblicazione in Argentina. Un gioiellino! Vado subito a trascriverlo. Eccolo, lo potete leggere qui anche voi: https://it.wikisource.org/wiki/Dramma_e_sonoro Ma tu vedi cosa ti può capitare di leggere su wikisource... solo su wikisource!😀 == 28.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura di Piccoli eroi, un romanzo per ragazzi scritto nel 1892 da Virginia Tedeschi-Treves - sotto lo pseudonimo di Cordelia - e pubblicato (ovviamente) dall'Editore Giuseppe Treves di Milano, di cui Virginia era consorte. Anzi sarà proprio grazie alla sua dote, proveniente da una facoltosa famiglia veronese, che la casa editrice potrà ingrandirsi e acquistare a Milano, in via Palermo, adiacente alla via Solferino, già sede della casa editrice, il terreno in cui insediare la tipografia che darà alle stampe nel 1864 ''Il Corriere di Milano'', giornale liberale di ispirazione cavouriana, che dieci anni dopo diventerà ''Il Corriere della Sera''. ''Piccoli eroi'' è un romanzo piuttosto importante nella nostra letteratura: non tragga in inganno il fatto che sia destinato ai ragazzi. Sarebbe anzi ora di finirla di considerare la letteratura per ragazzi come una letteratura di serie B. Questo romanzo ebbe ben 62 ristampe! A p.63/64 si legge: .''..le guerre di conquista non sono più conformi alla nostra civiltà, e l’Italia libera e indipendente non ha più gran bisogno che i suoi figli le consacrino il loro coraggio e il loro sangue, bensì le occorrono ingegni educati a forti studii, che la facciano ricca e potente.'' Un bel messaggio per i ragazzi dell'epoca. Le cose sarebbero però andate diversamente: ci sarebbe stata non solo una prima guerra mondiale, ma pure una seconda. Però fa piacere sapere che nel 1892 c'era chi la pensasse così! == 22.12.2024 == E' in corso su wikisource la rilettura dei Canti orfici di Dino Campana nell'edizione originale, quella pubblicata a Marradi (la sua città d'origine, sull'Appennino tosco-romagnolo) nel 1914. Già questo è emozionante perché dietro quell'edizione c'è una bella storia che vi vorrei raccontare. La raccolta dei Canti Orfici era già pronta per la pubblicazione nel 1913, ma la redazione della rivista Lacerba - quella di Papini e Soffici - a cui Campana aveva affidato l'unica copia del manoscritto - ebbe la dabbenaggine di smarrirla. Che fare? Io penso che li avrei torturati. Il poeta invece non si perse d'animo e riscrisse tutte le poesie a memoria: un'impresa titanica! Finito il manoscritto però, non lo riconsegnò a Lacerba (e come dargli torto?). Lo affidò a una tipografia del suo paese, la Tipografia F. Ravagli, appunto, come leggiamo sulla copertina. Ora, questa tipografia ha una storia particolare: era stata fondata da un marradese, Federico Ravagli, professore di Lettere nel Ginnasio di Cortona. La tipografia era il suo sogno e pubblicò varie riviste e opere del territorio, finendo per lavorare addirittura con il giornale di Firenze, La Nazione. Alla sua morte (1910) i macchinari furono trasferiti a Marradi, dove Bruno insieme a Baldo e Teresa, continuò l'attività del fratello Francesco. Fu dunque Bruno a pubblicare i Canti orfici, facendo un ottimo lavoro come possiamo vedere. La sua edizione è quella che stiamo trascrivendo digitalmente: proprio quella! Ecco perché anche solo sfogliarla per rileggerla è già emozionante. Se la storia vi è piaciuta e volete fare un giro per provare anche voi l'emozione di trascrivere qualche pagina dei Canti orfici, cliccate qui: ( https://it.wikisource.org/wiki/Indice:Dino_Campana_-_Canti_Orfici,_Ravagli,_Marradi_1914.djvu ) Scegliete una pagina con l'iconcina rossa e buon lavoro. Però affrettatevi, perché le pagine da formattare stanno per finire e dovrete aspettare la prossima rilettura. Ma tu vedi dove può portare un canto orfico di wikisource...😀 == 20.12.2024 == Rileggendo, per formattarlo in wikisource, il cap. IX del Trattato Primo del Convivio di Dante mi imbatto con meraviglia in un proverbio popolare, e cioè: "una rondine non fa primavera", cosa apparentemente inappropriata in un'opera filosofica di alto livello come il Convivio. E invece scopro che Dante lo mutua da Aristotele: "come dice il mio maestro Aristotile nel primo de l’Etica". Vado immediatamente a verificare. Aristotele ne parla a proposito della felicità: «come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno» Aristofane non si lascia scappare l'occasione per fare una battuta delle sue: «C'è bisogno di molte rondini» e Dante invece ne parla a per motivare la sua scelta (ancora una volta "popolare" ) di usare il volgare in un'opera filosofica: «pronta liberalitade mi mosse al volgare anzi che a lo latino» Ma tu vedi dove può portare una rondine di wikisource😀 rqbep1dcb6xnop7glytphr09u9gglmm Pagina:Organizzazione della produzione.pdf/9 108 966287 3910098 3903680 2026-10-13T15:30:34Z Gatto bianco 43648 3910098 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Gatto bianco" />{{RigaIntestazione|54|{{Ct|L=0.3em|{{Sc|nino ottavi}}}}|}}</noinclude>Per esempio, prendiamo la voce che ho già designato col N. 10, e cioè: arredamenti, costumi, fabbisogno di scena ed attrezzeria varia: essa potrà essere suddivisa nelle seguenti voci accessorie: <poem> ''a'') mobili; ''b'') oggetti d’arte e tappeti; ''c'') fiori e piante; ''d'') lampadari ed apparecchi d’illuminazione; ''e'') stoffe, cuscini e tendaggi; ''f'') animali e veicoli in scena; ''g'') stucchi, cristalli, specchi; ''h'') soprammobili; ''i'') attrezzi speciali e mezzi tecnici (armi, polveri piriche, ecc.); ''l'') costumi e calzature a noleggio; ''m'') costumi e calzature acquistate; ''n'') parrucche; ''o'') materiale per trucco. </poem> Completato ed approvato il preventivo, si passerà un’altra volta all’esame della sceneggiatura in base a questo nuovo preventivo e qui sarà necessario che la discussione si svolga non solo fra il direttore di produzione, il regista ed il produttore, ma sarà indispensabile farvi intervenire l’architetto, il costumista, l’operatore, forse anche il fonico e quello che chiameremo ispettore di produzione.<br> Con la fusione di questi elementi esecutivi, che dovranno, in collaborazione e con reciproca critica, realizzare il film, si potrà procedere all’esame della sceneggiatura per farla collimare col preventivo particolareggiato. Tali discussioni sono necessarie in quanto può avvenire che una scena preventivata per l’esecuzione in teatro, per un cumulo di ragioni, frutto delle discussioni, possa risultare meglio e forse più economica girata in esterno e viceversa. Così ad esempio, nel caso di una veranda, che si sarebbe dovuta girare in origine nel giardino di una villa, si può trovare più conveniente girarla in teatro a luce artificiale; come anche un quadro di massa, in seguito a discussione, può essere ridotto di numero, od aumentato, o portato in un luogo piuttosto che in un altro per ragioni di convenienza finanziaria. Ammettiamo che si debba realizzare una festa popolare, nella quale sono previste 500 persone; questa festa popolare, girata a Roma, costerebbe una cifra x; può darsi benissimo che sia possibile realizzare la stessa scena, ottenendo un effetto migliore, girandola invece che a Roma in una borgata di {{Pt|pro-|}}<noinclude><references/></noinclude> 8lwyhlcp1k8frp3d4fy1fr5ndttocu1 Rime (Beccuti)/Rime d'amore/Primo amore 0 998572 3910264 3751365 2026-10-14T05:36:43Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910264 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Rime d'amore]] - Primo amore|prec=../|succ=../Secondo amore}} {{raccolta|Rime (Beccuti)/Rime d'amore|Rime d'amore}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="99" to="99" onlysection="s2" /> === Indice === * {{testo|Danzar vid'io tra belle donne in schiera|tipo=tradizionale}} * {{testo|Qual di Menalo suol pastor alpestre|tipo=tradizionale}} * {{testo|Qual voce, d'orror piena, oimè! fu quella|tipo=tradizionale}} * {{testo|Piú che di lunghe e bionde chiome e crespe|tipo=tradizionale}} * {{testo|Da' bei vostri occhi raggia un sole ardente|tipo=tradizionale}} * {{testo|Come, crudel, potesti esprimer dianzi|tipo=tradizionale}} * {{testo|Piangete, occhi miei lassi, occhi piangete|tipo=tradizionale}} * {{testo|Se io non ho vita in questa morta vita|tipo=tradizionale}} * {{testo|De le bellezze il colmo e l'eccellenza|tipo=tradizionale}} * {{testo|Poiché lungi da me la bella spera|tipo=tradizionale}} lwyemydgkeqpj6429wy4dsd7bd7ghd0 Piú che di lunghe e bionde chiome e crespe 0 999253 3910256 3821633 2026-10-14T05:35:46Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910256 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Francesco Beccuti | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =Piú che di lunghe e bionde chiome e crespe | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = poesie da classificare | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | prec = Qual voce, d'orror piena, oimè! fu quella | succ = Da' bei vostri occhi raggia un sole ardente }} {{Raccolta|Rime (Beccuti)/Rime d'amore/Primo amore|Primo amore}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="101" to="101" tosection="s1" /> muhadc8psy9mhsjnpy47al9opgi2hsz Da' bei vostri occhi raggia un sole ardente 0 999254 3910257 3798180 2026-10-14T05:35:48Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910257 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Francesco Beccuti | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =Da' bei vostri occhi raggia un sole ardente | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento =sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | prec = Piú che di lunghe e bionde chiome e crespe | succ = Come, crudel, potesti esprimer dianzi }} {{Raccolta|Rime (Beccuti)/Rime d'amore/Primo amore|Primo amore}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="101" to="101" fromsection="s2" /> fafqowxwtg8hg0cxsiheyf6v7irdncu Come, crudel, potesti esprimer dianzi 0 999256 3910258 3797278 2026-10-14T05:35:58Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910258 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Francesco Beccuti | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =Come, crudel, potesti esprimer dianzi | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = sonetti | URL 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{{Raccolta|Rime (Beccuti)/Rime d'amore/Primo amore|Primo amore}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="104" to="104" tosection="s1" /> 0eu394eby86w9qvbldu8qgste597xo0 Poiché lungi da me la bella spera 0 999260 3910262 3823069 2026-10-14T05:36:29Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910262 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Francesco Beccuti | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =Poiché lungi da me la bella spera | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | prec = De le bellezze il colmo e l'eccellenza }} {{Raccolta|Rime (Beccuti)/Rime d'amore/Primo amore|Primo amore}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="104" to="104" fromsection="s2" /> i3kwtn7kuu6rz39a7km2r18ggykzmi4 Il ricco laccio, ove m'ha giunto Amore 0 999520 3910263 3808464 2026-10-14T05:36:36Z Dr Zimbu 1553 Porto il SAL a SAL 100% 3910263 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=100%|data=14 ottobre 2026}}{{Intestazione | Nome e cognome dell'autore = Francesco Beccuti | Nome e cognome del curatore = Ezio Chiorboli | Titolo =Il ricco laccio, ove m'ha giunto Amore | Anno di pubblicazione = | Lingua originale del testo = | Nome e cognome del traduttore = | Anno di traduzione = | Progetto = Letteratura | Argomento = sonetti | URL della versione cartacea a fronte = Indice:Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu | succ = Superbo cuor sotto un aspetto umile }} {{Raccolta|Rime (Beccuti)/Rime d'amore/Secondo amore|Secondo amore}} <pages index="Guidiccioni, Giovanni – Rime, 1912 – BEIC 1850335.djvu" from="105" to="105" fromsection="s2" /> gthnvnzzl5k0sxcp03kora02e3urf79 Pagina:Romani - Abruzzesismi, III ed. Firenze, Bemporad, 1907.pdf/16 108 1005310 3910133 3636019 2026-10-13T19:09:34Z Shinitatibus 82653 /* Riletta */ 3910133 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Shinitatibus" />{{RigaIntestazione/alt||— 10 —}}</noinclude>Ogni dialetto si può, da un certo punto di vista, considerare diviso in tre parti: una parte, di gran lunga la maggiore, si confonde, quasi, con la lingua stessa nazionale; e, per mezzo di leggiere modificazioni fonetiche (le quali, del resto, come nel caso notato in principio, non sempre sono necessarie), si trasforma pienamente in buona lingua comune; un’altra è composta di modi e di parole così caratteristiche e per il loro suono e per i concetti da loro espressi, e così legate alla personalità del dialetto, che amano di rimanersene modestamente dentro i loro limiti naturali, e non osano in nessun modo di farsi avanti e di venire a turbare l’omogeneità e la purezza del comune linguaggio. C’è, finalmente, una parte che per una certa apparente e ingannatrice affinità, nel suono e nella forma, con gli elementi della lingua letteraria, o per altri falsi diritti e ragioni, ardiscono di picchiare alle porte della lingua comune e pretendono di entrare nel nobile edificio. Questa terza parte costituisce i provincialismi; e chi di essi si occupa e li nota per norma degl’inesperti, fa, come è agevole comprendere, un lavoro ben diverso da chi compila un dizionario o una grammatica. Questi riguardano tutto, indistintamente, il corpo d’un linguaggio; mentre i provincialismi si riferiscono soltanto a una piccola parte di esso. È vero, del resto, che i limiti del loro campo non possono essere così facilmente precisati, variando col variar della cultura e del giudizio di chi parla o scrive. Ma, fra queste oscillazioni e queste varietà continue, rimane un fondo di approssimativa certezza e<noinclude><references/></noinclude> 85g5dzy8504zvfn7kd8itui9o9c0gp5 Pagina:Romani - Abruzzesismi, III ed. Firenze, Bemporad, 1907.pdf/74 108 1005655 3910134 3637374 2026-10-13T19:11:32Z Shinitatibus 82653 /* Riletta */ 3910134 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Shinitatibus" /></noinclude><div class="cap_num">IV.</div> <div class="cap">Frasi, locuzioni e modi dialettali.</div> {{centrato|1.}} {{centrato|Accoglier l’acqua (''accòjje l’äcque'') <nowiki>=</nowiki> '''Attinger l’acqua'''.}} «Non posso soffrire i pozzi; mi stronco le braccia ad ''accoglier'' (attinger) l’acqua col secchio.» {{centrato|2.}} {{centrato|A piedi (''a ppite'') <nowiki>=</nowiki> '''In fondo'''.}} «Il mio amico Egisto ha un giardino che incanta. Fiori da tutte le parti. ''A piedi'' (in fondo) del viale di mezzo c’è un berso largo che pare una sala.» ''A piedi'' si dice delle cose che s’alzano da terra, come le torri, gli alberi ecc.: «''A piedi'' della torre c’è una casetta»; ma si dice sempre «in fondo della strada; in fondo della pianura»; ecc. Della «pagina» si può dire tanto ''a piedi'' o ''a piè'', che ''in fondo'': e questo avviene per le diverse posizioni che le si possono far prendere. {{nop}}<noinclude><references/></noinclude> g3fubg94kak71nc7mrg8u0o001pefke Pagina:Romani - Abruzzesismi, III ed. Firenze, Bemporad, 1907.pdf/75 108 1005656 3910135 3637358 2026-10-13T19:12:40Z Shinitatibus 82653 /* Riletta */ 3910135 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Shinitatibus" />{{RigaIntestazione/alt||— 69 —}}</noinclude>{{centrato|3.}} {{centrato|Ammassare il pane (''ammassà lu päne'') <nowiki>=</nowiki> '''Impastare il pane'''.}} «Stamani mi son levata molto presto per ''ammassare'' (impastare) il pane.» {{centrato|4.}} {{centrato|All’impiedi (''all’empite'') <nowiki>=</nowiki> '''In piedi'''.}} «Come stai?» «Non vedi che non mi reggo ''all’impiedi'' (in piedi)?» {{centrato|5.}} {{centrato|Cacio marcetto (''caçe marciatte'') <nowiki>=</nowiki> '''Cacio bacato'''.}} «Ho comprato una bella forma di ''cacio marcetto'' (bacato): vuoi venire a mangiarla con me?» {{centrato|6.}} {{centrato|Farci bene (''farce bbene'') <nowiki>=</nowiki> '''Reggerci'''.}} «Sai? la Giulia è andata a servire da quella scontrosa della signora Maria.» «Non ci ''farà bene'' (reggerà) due giorni: mi rammenterai.» {{centrato|7.}} {{centrato|Fare i vasi (''fa li väse'') <nowiki>=</nowiki> '''Rigovernare'''.}} «Di’ alla donna di servizio che usi attenzione a ''fare i vasi'' (rigovernare); se no, la roba si sbocconcella tutta.» {{nop}}<noinclude><references/></noinclude> azy0blvna0xlkzvyhoy8beqpswwgt1p Pagina:Romani - Abruzzesismi, III ed. Firenze, Bemporad, 1907.pdf/82 108 1005665 3910136 3637370 2026-10-13T19:13:32Z Shinitatibus 82653 /* Riletta */ 3910136 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Shinitatibus" />{{RigaIntestazione/alt||— 76 —}}</noinclude>''Star male'' in italiano vuol dire «esser gravemente ammalato.» {{centrato|28.}} {{centrato|Strada nuova (''shtrata nòve'') <nowiki>=</nowiki> '''Strada rotabile'''.}} «La strada ''nuova'' (rotabile) da Teramo a Giulia fu fatta sotto il regno di Ferdinando II.» {{centrato|29.}} {{centrato|Tutti i santi (''Tótte li sinde'') <nowiki>=</nowiki> '''Ognissanti'''.}} «Il giorno ''di Tutti i santi'' (d’Ognissanti) faremo una scampagnata.»<noinclude><references/></noinclude> 5bpot4aw9gmu50o6zhl6158ovfa97ek Pagina:Le opere di Galileo Galilei XIII.djvu/4 108 1012958 3910100 3667287 2026-10-13T15:35:50Z Gatto bianco 43648 3910100 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Gatto bianco" /></noinclude>{{Ct|f=170%|v=1.5|t=3|LE OPERE}} {{Ct|f=90%|v=1.5|DI}} {{Ct|f=250%|v=1.5|GALILEO GALILEI}} {{Rule|4em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=100%|v=1.5|EDIZIONE NAZIONALE}} {{Ct|f=90%|v=1.5|SOTTO GLI AUSPICII}} {{Ct|f=75%|v=1.5|DI}} {{Ct|f=110%|v=1.5|SUA MAESTÀ IL RE D’ITALIA.}} {{Rule|3em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=100%|v=1.5|{{Sc|Volume XIII.}}}} [[File:Opere di Galilei - Vol. 1-2.png|center|80px]] {{Ct|f=90%|v=.7|t=2|FIRENZE}} {{Ct|f=80%|v=.3|TIPOGRAFIA BARBÈRA}} {{Ct|f=50%|v=.1|ALFANI E VENTURI PROPRIETARI}} {{Rule|3em|t=1|v=1.5}} {{Ct|f=80%|v=1.5|1903}}<noinclude><references/></noinclude> o77731rpybtawa84vpwa8vq32glvwpy Discussioni pagina:Statistica elezioni 1913 legislatura 24.djvu/55 109 1019438 3910007 3909574 2026-10-13T13:51:12Z Ezio1937 54674 /* Pagina test */ Risposta 3910007 wikitext text/x-wiki == Pagina test == @[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] L'idea è di usare questa coma pagina test. La formattazione delle varie righe è fantasiosa, per l'alternanza di colspan, font-size, corsivi e grassetti e infine allineamenti :-(. Vediamo con che approccio ''ridurre al minimo il codice'' (purtroppo con css non si può ottenere colspan e rowspan). Ci penso un po', potrebbe essere l'occasione di ideare un nuovo template simile a tl|Cs, nome possibile Cc (Classe cella) che come parametri accetti una classe css + il valore di colspan + (visto che ci siamo) l'eventuale valore di rowspan, e poi di molestare la pagina style.css. Ci gioco un po'. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:11, 6 giu 2026 (CEST) :Resta inteso che non ha senso riprodurre affiancate le due parti sinistra e destra della tabella, visto che sono del tutto indipendenti. Secondo me vanno rese come ''un'unica tabella con una singola intestazione''. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:16, 6 giu 2026 (CEST) {{ping|Alex brollo}}: sì. Qualcosa del genere. Ignorare completamente le due colonne di risultati e metterle una sotto l'altra. Visto che l'OCR non c'è userò l'astuzia italica per fare le scansioni a colonne separate. Al massimo borbotterà una che aspetta il pranzo..... --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:38, 6 giu 2026 (CEST) {{ping|Alex brollo}}: provo a mettere sotto come dovrebbe apparire al netto dei bordi. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:59, 6 giu 2026 (CEST) {{ping|Alex brollo}}: si tratta di capire quale versione è più semplice da usare. O meglio: creare una forma ancora più semplice. Sono più di 40 "paggine" piene di wl a collegi e persone. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:26, 6 giu 2026 (CEST) :@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Mi spiace, sono incastrato in un vicolo cieco. Lascio perdere per qualche giorno, altrimenti "fondo". :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:17, 7 giu 2026 (CEST) ::{{ping|Alex brollo}}: hamo (o anche ciavemo =abbiamo) tempo. Prima ho da fare tante cose. Tra cui cercare di sistemare il testamento di Fortunato Pio Castellani, che non si riesce a vedere. Il testo l'ho già tutto a casa da anni. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:30, 7 giu 2026 (CEST) :::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Nella prima versione il css non funzionava affatto. Perchè adesso sembra funzionare...? Mistero. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:16, 14 giu 2026 (CEST) ::{{ping|Alex brollo}}: C'è da sistemare un paio di cose, ma diciamo che siamo (sei) sulla buona strada. Le cose da sistemare sono i bordi e alcune caselle vanno centrate. BTW: Io sono di passaggio a Roma. Stiamo un po' in città e un po' in campagna. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 22:58, 14 giu 2026 (CEST) :@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Mi ero fermato perchè, con css, niente funzionava. Vediamo se adesso le cose vanno come dico io... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:28, 15 giu 2026 (CEST) ::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Le cose cominciano a funzionare. Lo schema è ''una tabella che contiene altre due tabelle''. Sembra complicato ma studierò uno "scheletro" da copiaincollare con (quasi) tutta la formattazione pronta, da riempire con il semplice testo. Vediamo se mi riesce :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:00, 15 giu 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] sembra un po' complicato. :::[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:19, 15 giu 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Non sembra, lo è! Me è la tabella ad essere complicata.... :-( non credo che le cose possano essere semplificate oltre un certo limite. Una domanda: tu cosa usi, per costruire una tabella semplice? Se io fossi così sfortunato da dovermi imbarcare in una trascrizione del genere, scriverei prima le tre tabelle "semplici" e poi le monterei una dentro l'altra. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:33, 15 giu 2026 (CEST) Provamo. Si funziona annamo avanti. Se ho capito dovremmo salvare in una sottopagina lo schema e fare poi copia-incolla. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:29, 15 giu 2026 (CEST) :@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sono andato alla pagina successiva e mi è venuto un colpo. La qualità della scansione è molto bassa. Sono andato sulla fonte Google books e il testo non è scaricabile. Domanda: da dove viene il file djvu? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:45, 16 giu 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] L'ha caricato M.Casanova. Se ci sono pagine scansionate male le recupero poi io da qualche parte. :::SBN dice ([https://opac.sbn.it/en/risultati-ricerca-avanzata/-/opac-adv/index/1/ITICCURAV0130510?monocampo=elezioni+politiche+1913&_cacheid=1781621181832&nomef%5B%5D=italia+%3A+direzione+generale+della+statistica+%3A+ufficio+centrale+di+statistica&count_noelet=&formato_elet=&__id=generated_id_139]) che a Roma è in 6 biblioteche. Quando alla fine abbiamo visto le pagine scansionate male si va (=io vado) a fare foto e si sostituiscono (= Alex B. sostituisce). O qualcosa del genere. Non so se su GB ci sono altre scansioni. In quel caso risparmio 1.5€ di autobus. Nota: in questo periodo sono spesso fuori Roma e il collegamento con la rete è semi inesistente. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:15, 16 giu 2026 (CEST) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], [[Utente:Ezio1937|Ezio1937]]: sono "tornato in città" e sto riprendendo l'attività, compreso le stat del 1913. Credo che prima di andare avanti dovremmo cercare di controllare almeno per un po' di pagine, quali sono da fotografare (anche perché le 6 biblioteche non sono comode da raggiungere). Consigli? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:51, 12 ott 2026 (CEST) :::{{Ping|Carlomorino}} :::Da quel poco che posso capire in WS la XXIV leg. sarà dsponibile nel 2027 :::Io entro questa sera ritengo di finire partito eletti XXIII leg. :::Attendo da te di sapere quando l'aggiornamento in corso sarà pronto in WS e nel frattempo contitinuerò ad aggiornare nazionalità abitanti dei comuni italiani [[User:Ezio1937|Ezio1937]] ([[User talk:Ezio1937|disc.]]) 15:51, 13 ott 2026 (CEST) jbslax12e9elmv741vn8s49pn48hm2l 3910015 3910007 2026-10-13T14:01:28Z Carlomorino 42 /* Pagina test */ 3910015 wikitext text/x-wiki == Pagina test == @[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] L'idea è di usare questa coma pagina test. La formattazione delle varie righe è fantasiosa, per l'alternanza di colspan, font-size, corsivi e grassetti e infine allineamenti :-(. Vediamo con che approccio ''ridurre al minimo il codice'' (purtroppo con css non si può ottenere colspan e rowspan). Ci penso un po', potrebbe essere l'occasione di ideare un nuovo template simile a tl|Cs, nome possibile Cc (Classe cella) che come parametri accetti una classe css + il valore di colspan + (visto che ci siamo) l'eventuale valore di rowspan, e poi di molestare la pagina style.css. Ci gioco un po'. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:11, 6 giu 2026 (CEST) :Resta inteso che non ha senso riprodurre affiancate le due parti sinistra e destra della tabella, visto che sono del tutto indipendenti. Secondo me vanno rese come ''un'unica tabella con una singola intestazione''. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:16, 6 giu 2026 (CEST) {{ping|Alex brollo}}: sì. Qualcosa del genere. Ignorare completamente le due colonne di risultati e metterle una sotto l'altra. Visto che l'OCR non c'è userò l'astuzia italica per fare le scansioni a colonne separate. Al massimo borbotterà una che aspetta il pranzo..... --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:38, 6 giu 2026 (CEST) {{ping|Alex brollo}}: provo a mettere sotto come dovrebbe apparire al netto dei bordi. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 11:59, 6 giu 2026 (CEST) {{ping|Alex brollo}}: si tratta di capire quale versione è più semplice da usare. O meglio: creare una forma ancora più semplice. Sono più di 40 "paggine" piene di wl a collegi e persone. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 12:26, 6 giu 2026 (CEST) :@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Mi spiace, sono incastrato in un vicolo cieco. Lascio perdere per qualche giorno, altrimenti "fondo". :-( [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:17, 7 giu 2026 (CEST) ::{{ping|Alex brollo}}: hamo (o anche ciavemo =abbiamo) tempo. Prima ho da fare tante cose. Tra cui cercare di sistemare il testamento di Fortunato Pio Castellani, che non si riesce a vedere. Il testo l'ho già tutto a casa da anni. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:30, 7 giu 2026 (CEST) :::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Nella prima versione il css non funzionava affatto. Perchè adesso sembra funzionare...? Mistero. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:16, 14 giu 2026 (CEST) ::{{ping|Alex brollo}}: C'è da sistemare un paio di cose, ma diciamo che siamo (sei) sulla buona strada. Le cose da sistemare sono i bordi e alcune caselle vanno centrate. BTW: Io sono di passaggio a Roma. Stiamo un po' in città e un po' in campagna. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 22:58, 14 giu 2026 (CEST) :@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Mi ero fermato perchè, con css, niente funzionava. Vediamo se adesso le cose vanno come dico io... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:28, 15 giu 2026 (CEST) ::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Le cose cominciano a funzionare. Lo schema è ''una tabella che contiene altre due tabelle''. Sembra complicato ma studierò uno "scheletro" da copiaincollare con (quasi) tutta la formattazione pronta, da riempire con il semplice testo. Vediamo se mi riesce :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:00, 15 giu 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] sembra un po' complicato. :::[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 13:19, 15 giu 2026 (CEST) ::::@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Non sembra, lo è! Me è la tabella ad essere complicata.... :-( non credo che le cose possano essere semplificate oltre un certo limite. Una domanda: tu cosa usi, per costruire una tabella semplice? Se io fossi così sfortunato da dovermi imbarcare in una trascrizione del genere, scriverei prima le tre tabelle "semplici" e poi le monterei una dentro l'altra. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:33, 15 giu 2026 (CEST) Provamo. Si funziona annamo avanti. Se ho capito dovremmo salvare in una sottopagina lo schema e fare poi copia-incolla. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:29, 15 giu 2026 (CEST) :@[[Utente:Carlomorino|Carlomorino]] Sono andato alla pagina successiva e mi è venuto un colpo. La qualità della scansione è molto bassa. Sono andato sulla fonte Google books e il testo non è scaricabile. Domanda: da dove viene il file djvu? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:45, 16 giu 2026 (CEST) :::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] L'ha caricato M.Casanova. Se ci sono pagine scansionate male le recupero poi io da qualche parte. :::SBN dice ([https://opac.sbn.it/en/risultati-ricerca-avanzata/-/opac-adv/index/1/ITICCURAV0130510?monocampo=elezioni+politiche+1913&_cacheid=1781621181832&nomef%5B%5D=italia+%3A+direzione+generale+della+statistica+%3A+ufficio+centrale+di+statistica&count_noelet=&formato_elet=&__id=generated_id_139]) che a Roma è in 6 biblioteche. Quando alla fine abbiamo visto le pagine scansionate male si va (=io vado) a fare foto e si sostituiscono (= Alex B. sostituisce). O qualcosa del genere. Non so se su GB ci sono altre scansioni. In quel caso risparmio 1.5€ di autobus. Nota: in questo periodo sono spesso fuori Roma e il collegamento con la rete è semi inesistente. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 17:15, 16 giu 2026 (CEST) ::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], [[Utente:Ezio1937|Ezio1937]]: sono "tornato in città" e sto riprendendo l'attività, compreso le stat del 1913. Credo che prima di andare avanti dovremmo cercare di controllare almeno per un po' di pagine, quali sono da fotografare (anche perché le 6 biblioteche non sono comode da raggiungere). Consigli? --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 20:51, 12 ott 2026 (CEST) :::{{Ping|Carlomorino}} :::Da quel poco che posso capire in WS la XXIV leg. sarà dsponibile nel 2027 :::Io entro questa sera ritengo di finire partito eletti XXIII leg. :::Attendo da te di sapere quando l'aggiornamento in corso sarà pronto in WS e nel frattempo contitinuerò ad aggiornare nazionalità abitanti dei comuni italiani [[User:Ezio1937|Ezio1937]] ([[User talk:Ezio1937|disc.]]) 15:51, 13 ott 2026 (CEST) @[[Utente:Ezio1937|Ezio1937]] il problema è che la struttura della pagina è molto più "incasinata" e che diverse pagine hanno una scansione a dir poco di mэ#∂@. Quindi andremo molto più lentamente. Peraltro ho cercato ma non ho trovato una scansione alternativa. Forse @[[utente:M.casanova|M.casanova]]. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 16:01, 13 ott 2026 (CEST) 7p8o5he5mweoke86fqvj5fsd0tv4gpc Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/132 108 1030075 3910137 3909311 2026-10-13T19:40:33Z Panz Panz 3665 3910137 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cxxviii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>grafia acquista un maraviglioso incremento rappresentato dalle opere di {{AutoreCitato|John Gibson|Gibson}}, {{AutoreIgnoto|Hort}}, {{AutoreCitato|Conrad Malte-Brun|Malte-Brun}}, {{AutoreCitato|Carl Ritter|Ritter}}, {{AutoreCitato|Adriano Balbi|Balbi}}, {{AutoreCitato|John MacCulloch|Mac Culloch}}, {{AutoreCitato|Edme François Jomard|Jomard}}, {{AutoreCitato|Alexander von Humboldt|Humboldt}}, {{AutoreCitato|Heinrich Berghaus|Berghaus}}, {{AutoreCitato|Friedrich August Ukert|Uckert}}, {{AutoreCitato|Jacob Gråberg di Hemsö|Gräber d’Hemsö}} e più altri; e mentre l’arte delle mappe geografiche creata in Germania da Kummer viene perfezionata da {{AutoreIgnoto|Pfyffer}}, {{AutoreCitato|Johann Christoph Müller|Müller}}, {{AutoreCitato|Nicolas Baudin|Gaudin}}, {{AutoreIgnoto|Schuster}}, {{AutoreIgnoto|Rath}}, {{AutoreIgnoto|Sené}} e particolarmente da {{AutoreIgnoto|Baukeller}} (1845), ottime carte geografiche ci vengono date da {{AutoreCitato|Adrien-Hubert Brué|Brué}} e {{AutoreCitato|Pierre M. Lapie|Lapie}}, {{AutoreCitato|Carl Ferdinand Weiland|Weiland}}, {{AutoreCitato|Christian Gottlieb Reichard|Reichard}}, {{AutoreCitato|Adolf Stieler|Stieler}}, {{AutoreCitato|Joseph Max von Liechtenstern|Liechtenstern}}, {{AutoreIgnoto|Streit}}, {{AutoreCitato|John Cary|Carrey}}, {{AutoreCitato|William Faden|Faden}}, {{AutoreCitato|Aaron Arrowsmith|Arrowsmith}}, oltre quelle ordinate dai governi di varii Stati d’Europa. Nè minori vantaggi dovevano ritrarre da queste ardue e gloriose indagini su ogni parte del globo le scienze archeologiche e linguistiche, e mentre i viaggi di {{AutoreCitato|Alexander Burnes|Burnes}} al Cabul ed a Bokhara, le ricerche di Ventura, Allard e Court, quelle di {{AutoreCitato|Charles Masson|Masson}} ed {{AutoreCitato|Johann Martin Honigberger|Hænigberger}} rivelano sulle regioni dell’impero greco in Asia un numero immenso di documenti e monumenti intorno cui si affaticano {{AutoreCitato|James Prinsep|Prinsep}}, {{AutoreCitato|Eugène Jacquet|Jaquet}}, {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}} e {{AutoreCitato|Horace Hayman Wilson|Wilson}}; mentre le attuali indagini di {{AutoreCitato|Charles Fellows|Fellow}} nella Licia, di {{AutoreCitato|Julius August Schönborn|Schönborn}} e {{AutoreCitato|James Low|Löw}} nella Pamfilia, nella Pisidia, nella Frigia; di {{AutoreCitato|Karl Heinrich Koch|Koch}} nell’Armenia e nel Caucaso (1841), ed oggidì nell’America; di {{AutoreCitato|Charles Félix Marie Texier|Texier}} nel Kurdistan, di {{AutoreCitato|Charles Benoît Hase|Hase}} ad Orano e Tiaret; di {{AutoreCitato|Paul Émile Botta|Botta}} a Khorsabad, sono per ispargere una nuova luce sulla politica ed artistica storia del mondo antico orientale, {{AutoreIgnoto|Warden}}, {{AutoreCitato|Jean Frederic Waldeck|Waldek}}, {{AutoreCitato|Carl Nebel|Nebel}}, Galindo, {{AutoreIgnoto|Jefferson}}, {{AutoreCitato|John Heckewelder|Heckelwelder}}, {{AutoreCitato|David Zeisberger|Zeisberger}}, {{AutoreIgnoto|Scholtz}}, {{AutoreIgnoto|Kenney}}, {{AutoreIgnoto|Ranking}}, {{AutoreIgnoto|Farcy}}, {{AutoreIgnoto|Beaufoy}}, {{AutoreIgnoto|Clinton}}, {{AutoreIgnoto|Barton}}, {{AutoreIgnoto|Franck}}, riavvivano le antichità americane, e gli edifizii di Uxmal, le croci di Jucatan, i calendarii della Nuova Granata incisi nel sasso vivo, le rupi del Brasile coperte di caratteri sconosciuti, la maravigliosa fortezza di Cuzco, la muraglia che corre per trenta miglia, dalla sommità delle Cordigliere al lago Titicaca, le vastissime strade di 500 leghe o attraversanti le montagne fino a Quito, o costeggianti il mare, sono nuovi documenti che rivelano le antichissime grandezze del mondo nuovo, emulatrici di quelle che {{AutoreCitato|Jean-François Champollion|Champollion}}, {{AutoreCitato|Ippolito Rosellini|Rosellini}}, {{AutoreCitato|Giovanni Battista Belzoni|Belzoni}}, {{AutoreCitato|Charles Lenormant|Lenormant}}, {{AutoreCitato|Antoine Jean Letronne|Letronne}}, {{AutoreCitato|Pietro Ignazio Barucchi|Barucchi}}, {{AutoreIgnoto|Schwartz}}, {{AutoreIgnoto|Frank}}, {{AutoreCitato|John Gardner Wilkinson|Wilkinson}} ed oggidì {{AutoreCitato|Christian Karl Josias von Bunsen|Bunsen}} o {{AutoreCitato|Karl Richard Lepsius|Lepsius}} rivelarono ed illustrarono nell’Egitto, e {{AutoreCitato|Jules Lacroix de Marlès|Marlès}}, {{AutoreCitato|John Crawfurd|Crawfurd}}, {{AutoreCitato|Louis-Mathieu Langlès|Langlès}}, {{AutoreCitato|François Valentyn|Valentyn}}, {{AutoreCitato|Alexander Hamilton|Hamilton}}, {{AutoreCitato|James Tod|Tod}}, {{AutoreIgnoto|Holmes}}, {{AutoreCitato|Frans Balthazar Solvyns|Solvyns}}, {{AutoreCitato|William Ward|Ward}}, {{AutoreCitato|Joseph Tiefenthaler|Thieffenthaler}}, {{AutoreIgnoto|Bélanger}} nell’India. Intanto le sapienti indagini storiche ed archeologiche di {{AutoreCitato|Karl Gützlaff|Guzlaff}} e {{AutoreCitato|Walter Henry Medhurst|Medhurst}} sulla Cina, di {{AutoreIgnoto|Stewart}} nella Licia e nella Frigia, di {{AutoreCitato|Jakob Ignaz Hittorff|Hittorf}}, {{AutoreCitato|Ludwig von Zanth|Zanth}}, {{AutoreCitato|Domenico Lo Faso Pietrasanta|Serra di Falco}}, {{AutoreCitato|Ignazio Paternò Castello|Biscari}} sulle antichità sicule, di {{AutoreCitato|Giovanni Targioni Tozzetti|Targion Tozzetti}}, {{AutoreCitato|Wilhelm Dorow|Dorow}}, {{AutoreCitato|Francesco Inghirami|Inghirami}}, {{AutoreCitato|Giuseppe Micali|Micali}}, {{AutoreCitato|James Millingen|Millingen}}, {{AutoreCitato|Francesco Orioli|Orioli}}, {{AutoreCitato|Luigi Grifi|Grifi}}, {{AutoreCitato|Luigi Canina|Canina}}, {{AutoreCitato|Otto Magnus von Stackelberg|Stacheeberg}} sulle etrusche, di {{AutoreCitato|Edward Dodwell|Dodwell}} e {{AutoreCitato|Louis-Charles-François Petit-Radel|Petit-Radel}} sulle antichità ciclopiche d’Italia e Grecia, di {{AutoreCitato|Christopher Wordsworth|Wordsword}}, {{AutoreCitato|Francesco Maria Avellino|Avellino}}, {{AutoreCitato|Raimondo Guarini|Guarini}} (1842) sulle pompeiane; le illustrazioni sull’archeologia ebraica di {{AutoreCitato|Jean de Witte|Witte}}, sulle arti cristiane di {{AutoreCitato|Sulpiz Boisserée|Boisserrée}}, {{AutoreCitato|John Britton|Britton}}, {{AutoreCitato|Arcisse de Caumont|Caumont}}, {{AutoreCitato|Nicolas-Marie-Joseph Chapuy|Chapuy}}, {{AutoreIgnoto|Grüneisen}}, {{AutoreCitato|Louis Jean Guénebault|Guenebault}} (1845), {{AutoreIgnoto|Smith}} (1844), {{AutoreCitato|Adolphe Napoléon Didron|Didron}} (1845) e {{AutoreCitato|Giuseppe Marchi|Marchi}}; di {{AutoreCitato|Alexandre Du Sommerard|Sommerard}} e {{AutoreCitato|Louis Batissier|Battissier}} sulle antichità monumentali del medio evo, ampliano sempre più i dominii della erudizione, della storia e dell’arte; mentre {{AutoreCitato|Carlo Strozzi|Strozzi}}, {{AutoreCitato|James Millingen|Millingen}}, {{AutoreCitato|Théodore Edme Mionnet|Mionnet}}, {{AutoreCitato|Domenico Sestini|Sestini}}, {{AutoreCitato|Bartolomeo Borghesi|Borghesi}}, {{AutoreCitato|Francesco de Dominicis|De Dominicis}}, {{AutoreIgnoto|Colla}}, {{AutoreCitato|Joachim Lelewel|Le Lewel}}, {{AutoreCitato|John Yonge Akerman|Akermann}} ed altri ampliano quelli della numismatica, e {{AutoreCitato|Horace Hayman Wilson|Wilson}} più particolarmente la numismatica dell’India e dell’Afghanistan. {{AutoreCitato|Christian Gottlieb von Arndt|Arndt}}, {{AutoreCitato|Rasmus Christian Rask|Rask}}, {{AutoreCitato|Johannes Albrecht Bernhard Dorn|Dorn}}, {{AutoreCitato|Josef von Xylander|Xylander}}, {{AutoreCitato|Frédéric Eichhoff|Eichhoff}}, {{AutoreCitato|Franz Bopp|Bopp}}, {{AutoreCitato|Bernardino Biondelli|Biondelli}} ampliano la filologia comparata, e {{AutoreCitato|James Cowles Prichard|Pritchard}}, {{AutoreCitato|Adolphe Pictet|Pictet}}, Bopp scoprono è dimostrano la contrastata affinità del celtico col sanscrito; {{AutoreCitato|Ludwig Steub|Steub}} quella dei dialetti dei Reti colla lingua etrusca; le lingue e la letteratura dell’India già illustrate da {{AutoreCitato|Henry Thomas Colebrooke|Colebrooke}}, {{AutoreCitato|Horace Haynman Wilson|Wilson}}, {{AutoreCitato|William Jones|Jones}}, {{AutoreCitato|Charles Wilkins|Wilkins}}, {{AutoreCitato|Samuel Davis|Davis}}, {{AutoreCitato|John Bentley|Bentley}}, {{AutoreCitato|Antoine-Léonard de Chézy|Chezy}}, lo sono ancor più da {{AutoreCitato|Friedrich Schlegel|Schlegel}}, {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}}, {{AutoreCitato|Alexander von Humboldt|Humboldt}}, Bopp, {{AutoreCitato|Eugène Burnouf|Barnouf}}, {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gorresio}}; i caratteri cuneiformi hanno l’Edipo in {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}}, e Barnouf ecc. Già fin dal secolo passato l’idealismo di {{AutoreCitato|George Berkeley|Berkley}} aveva aperta la via allo scetticismo di {{AutoreCitato|David Hume|Hume}}, che la scuola scozzese cercò combattere colla dottrina del senso comune e del senso morale: ma come già {{AutoreCitato|John Locke|Locke}} aveva guidato a {{AutoreCitato|Paul Henri Thiry d'Holbach|Holbac}}, {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} a {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinosa}}, così le dottrine di Hume e di {{AutoreCitato|Thomas Reid|Reid}} conducono {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} al trascendentalismo, che distrugge radicalmente le realtà delle nostre conoscenze, ponendo l’acatalepsia degli scettici antichi. Alle distruggitrici teorie di Kant, cerca soccorrere {{AutoreCitato|Karl Leonhard Reinhold|Reinhold}} profferendo un nuovo punto d’appoggio alla filosofia colla sua dottrina della rappresentazione; ma Reinhold, successivamente creatore di ben otto altri sistemi diversi, è fatto dimenticare dalla ''Dottrina della scienza'' di {{AutoreCitato|Johann Gottlieb Fichte|Fichte}}: per questi la coscienza, i suoi oggetti, la materia delle cognizioni, le sue forme non sono altrimenti che prodotti di un atto dell’''io'' raccolti dalla riflessione. {{AutoreCitato|Friedrich Schelling|Schelling}} eleva più alto lo spirito speculativo, ponendo in cima del suo sistema non più il ''me'' soggetto-oggetto, ma l’assoluto, pretendendo conseguire la cognizione di questo, e la intelligenza delle leggi che costituiscono l’ordine intiero delle cose finite: essere e conoscere sono identiche cose. {{AutoreCitato|Friedrich Heinrich Jacobi|Jacobi}} combatte questi estremi sforzi del trascendentalismo, statuendo ogni conoscenza filosofica sopra una credenza ch’egli considera siccome una specie di istinto razionale. {{AutoreCitato|Karl Friedrich Köppen|Kœppen}} dà per fondamento essenziale della filosofia la rivelazione alleata alla ragione umana. {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} scolaro di Schelling tenta perfe-<noinclude><references/></noinclude> sxkyz7l0hc872nnu3om0weybc1l0oty 3910139 3910137 2026-10-13T19:42:32Z Panz Panz 3665 3910139 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cxxviii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>grafia acquista un maraviglioso incremento rappresentato dalle opere di {{AutoreCitato|John Gibson|Gibson}}, {{AutoreIgnoto|Hort}}, {{AutoreCitato|Conrad Malte-Brun|Malte-Brun}}, {{AutoreCitato|Carl Ritter|Ritter}}, {{AutoreCitato|Adriano Balbi|Balbi}}, {{AutoreCitato|John MacCulloch|Mac Culloch}}, {{AutoreCitato|Edme François Jomard|Jomard}}, {{AutoreCitato|Alexander von Humboldt|Humboldt}}, {{AutoreCitato|Heinrich Berghaus|Berghaus}}, {{AutoreCitato|Friedrich August Ukert|Uckert}}, {{AutoreCitato|Jacob Gråberg di Hemsö|Gräber d’Hemsö}} e più altri; e mentre l’arte delle mappe geografiche creata in Germania da Kummer viene perfezionata da {{AutoreIgnoto|Pfyffer}}, {{AutoreCitato|Johann Christoph Müller|Müller}}, {{AutoreCitato|Nicolas Baudin|Gaudin}}, {{AutoreIgnoto|Schuster}}, {{AutoreIgnoto|Rath}}, {{AutoreIgnoto|Sené}} e particolarmente da {{AutoreIgnoto|Baukeller}} (1845), ottime carte geografiche ci vengono date da {{AutoreCitato|Adrien-Hubert Brué|Brué}} e {{AutoreCitato|Pierre M. Lapie|Lapie}}, {{AutoreCitato|Carl Ferdinand Weiland|Weiland}}, {{AutoreCitato|Christian Gottlieb Reichard|Reichard}}, {{AutoreCitato|Adolf Stieler|Stieler}}, {{AutoreCitato|Joseph Max von Liechtenstern|Liechtenstern}}, {{AutoreIgnoto|Streit}}, {{AutoreCitato|John Cary|Carrey}}, {{AutoreCitato|William Faden|Faden}}, {{AutoreCitato|Aaron Arrowsmith|Arrowsmith}}, oltre quelle ordinate dai governi di varii Stati d’Europa. Nè minori vantaggi dovevano ritrarre da queste ardue e gloriose indagini su ogni parte del globo le scienze archeologiche e linguistiche, e mentre i viaggi di {{AutoreCitato|Alexander Burnes|Burnes}} al Cabul ed a Bokhara, le ricerche di Ventura, Allard e Court, quelle di {{AutoreCitato|Charles Masson|Masson}} ed {{AutoreCitato|Johann Martin Honigberger|Hænigberger}} rivelano sulle regioni dell’impero greco in Asia un numero immenso di documenti e monumenti intorno cui si affaticano {{AutoreCitato|James Prinsep|Prinsep}}, {{AutoreCitato|Eugène Jacquet|Jaquet}}, {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}} e {{AutoreCitato|Horace Hayman Wilson|Wilson}}; mentre le attuali indagini di {{AutoreCitato|Charles Fellows|Fellow}} nella Licia, di {{AutoreCitato|Julius August Schönborn|Schönborn}} e {{AutoreCitato|James Low|Löw}} nella Pamfilia, nella Pisidia, nella Frigia; di {{AutoreCitato|Karl Heinrich Koch|Koch}} nell’Armenia e nel Caucaso (1841), ed oggidì nell’America; di {{AutoreCitato|Charles Félix Marie Texier|Texier}} nel Kurdistan, di {{AutoreCitato|Charles Benoît Hase|Hase}} ad Orano e Tiaret; di {{AutoreCitato|Paul Émile Botta|Botta}} a Khorsabad, sono per ispargere una nuova luce sulla politica ed artistica storia del mondo antico orientale, {{AutoreIgnoto|Warden}}, {{AutoreCitato|Jean Frederic Waldeck|Waldek}}, {{AutoreCitato|Carl Nebel|Nebel}}, Galindo, {{AutoreIgnoto|Jefferson}}, {{AutoreCitato|John Heckewelder|Heckelwelder}}, {{AutoreCitato|David Zeisberger|Zeisberger}}, {{AutoreIgnoto|Scholtz}}, {{AutoreIgnoto|Kenney}}, {{AutoreIgnoto|Ranking}}, {{AutoreIgnoto|Farcy}}, {{AutoreIgnoto|Beaufoy}}, {{AutoreIgnoto|Clinton}}, {{AutoreIgnoto|Barton}}, {{AutoreIgnoto|Franck}}, riavvivano le antichità americane, e gli edifizii di Uxmal, le croci di Jucatan, i calendarii della Nuova Granata incisi nel sasso vivo, le rupi del Brasile coperte di caratteri sconosciuti, la maravigliosa fortezza di Cuzco, la muraglia che corre per trenta miglia, dalla sommità delle Cordigliere al lago Titicaca, le vastissime strade di 500 leghe o attraversanti le montagne fino a Quito, o costeggianti il mare, sono nuovi documenti che rivelano le antichissime grandezze del mondo nuovo, emulatrici di quelle che {{AutoreCitato|Jean-François Champollion|Champollion}}, {{AutoreCitato|Ippolito Rosellini|Rosellini}}, {{AutoreCitato|Giovanni Battista Belzoni|Belzoni}}, {{AutoreCitato|Charles Lenormant|Lenormant}}, {{AutoreCitato|Antoine Jean Letronne|Letronne}}, {{AutoreCitato|Pietro Ignazio Barucchi|Barucchi}}, {{AutoreIgnoto|Schwartz}}, {{AutoreIgnoto|Frank}}, {{AutoreCitato|John Gardner Wilkinson|Wilkinson}} ed oggidì {{AutoreCitato|Christian Karl Josias von Bunsen|Bunsen}} o {{AutoreCitato|Karl Richard Lepsius|Lepsius}} rivelarono ed illustrarono nell’Egitto, e {{AutoreCitato|Jules Lacroix de Marlès|Marlès}}, {{AutoreCitato|John Crawfurd|Crawfurd}}, {{AutoreCitato|Louis-Mathieu Langlès|Langlès}}, {{AutoreCitato|François Valentyn|Valentyn}}, {{AutoreCitato|Alexander Hamilton|Hamilton}}, {{AutoreCitato|James Tod|Tod}}, {{AutoreIgnoto|Holmes}}, {{AutoreCitato|Frans Balthazar Solvyns|Solvyns}}, {{AutoreCitato|William Ward|Ward}}, {{AutoreCitato|Joseph Tiefenthaler|Thieffenthaler}}, {{AutoreIgnoto|Bélanger}} nell’India. Intanto le sapienti indagini storiche ed archeologiche di {{AutoreCitato|Karl Gützlaff|Guzlaff}} e {{AutoreCitato|Walter Henry Medhurst|Medhurst}} sulla Cina, di {{AutoreIgnoto|Stewart}} nella Licia e nella Frigia, di {{AutoreCitato|Jakob Ignaz Hittorff|Hittorf}}, {{AutoreCitato|Ludwig von Zanth|Zanth}}, {{AutoreCitato|Domenico Lo Faso Pietrasanta|Serra di Falco}}, {{AutoreCitato|Ignazio Paternò Castello|Biscari}} sulle antichità sicule, di {{AutoreCitato|Giovanni Targioni Tozzetti|Targion Tozzetti}}, {{AutoreCitato|Wilhelm Dorow|Dorow}}, {{AutoreCitato|Francesco Inghirami|Inghirami}}, {{AutoreCitato|Giuseppe Micali|Micali}}, {{AutoreCitato|James Millingen|Millingen}}, {{AutoreCitato|Francesco Orioli|Orioli}}, {{AutoreCitato|Luigi Grifi|Grifi}}, {{AutoreCitato|Luigi Canina|Canina}}, {{AutoreCitato|Otto Magnus von Stackelberg|Stacheeberg}} sulle etrusche, di {{AutoreCitato|Edward Dodwell|Dodwell}} e {{AutoreCitato|Louis-Charles-François Petit-Radel|Petit-Radel}} sulle antichità ciclopiche d’Italia e Grecia, di {{AutoreCitato|Christopher Wordsworth|Wordsword}}, {{AutoreCitato|Francesco Maria Avellino|Avellino}}, {{AutoreCitato|Raimondo Guarini|Guarini}} (1842) sulle pompeiane; le illustrazioni sull’archeologia ebraica di {{AutoreCitato|Jean de Witte|Witte}}, sulle arti cristiane di {{AutoreCitato|Sulpiz Boisserée|Boisserrée}}, {{AutoreCitato|John Britton|Britton}}, {{AutoreCitato|Arcisse de Caumont|Caumont}}, {{AutoreCitato|Nicolas-Marie-Joseph Chapuy|Chapuy}}, {{AutoreIgnoto|Grüneisen}}, {{AutoreCitato|Louis Jean Guénebault|Guenebault}} (1845), {{AutoreIgnoto|Smith}} (1844), {{AutoreCitato|Adolphe Napoléon Didron|Didron}} (1845) e {{AutoreCitato|Giuseppe Marchi|Marchi}}; di {{AutoreCitato|Alexandre Du Sommerard|Sommerard}} e {{AutoreCitato|Louis Batissier|Battissier}} sulle antichità monumentali del medio evo, ampliano sempre più i dominii della erudizione, della storia e dell’arte; mentre {{AutoreCitato|Carlo Strozzi|Strozzi}}, {{AutoreCitato|James Millingen|Millingen}}, {{AutoreCitato|Théodore Edme Mionnet|Mionnet}}, {{AutoreCitato|Domenico Sestini|Sestini}}, {{AutoreCitato|Bartolomeo Borghesi|Borghesi}}, {{AutoreCitato|Francesco de Dominicis|De Dominicis}}, {{AutoreIgnoto|Colla}}, {{AutoreCitato|Joachim Lelewel|Le Lewel}}, {{AutoreCitato|John Yonge Akerman|Akermann}} ed altri ampliano quelli della numismatica, e Wilson più particolarmente la numismatica dell’India e dell’Afghanistan. {{AutoreCitato|Christian Gottlieb von Arndt|Arndt}}, {{AutoreCitato|Rasmus Christian Rask|Rask}}, {{AutoreCitato|Johannes Albrecht Bernhard Dorn|Dorn}}, {{AutoreCitato|Josef von Xylander|Xylander}}, {{AutoreCitato|Frédéric Eichhoff|Eichhoff}}, {{AutoreCitato|Franz Bopp|Bopp}}, {{AutoreCitato|Bernardino Biondelli|Biondelli}} ampliano la filologia comparata, e {{AutoreCitato|James Cowles Prichard|Pritchard}}, {{AutoreCitato|Adolphe Pictet|Pictet}}, Bopp scoprono è dimostrano la contrastata affinità del celtico col sanscrito; {{AutoreCitato|Ludwig Steub|Steub}} quella dei dialetti dei Reti colla lingua etrusca; le lingue e la letteratura dell’India già illustrate da {{AutoreCitato|Henry Thomas Colebrooke|Colebrooke}}, {{AutoreCitato|Horace Haynman Wilson|Wilson}}, {{AutoreCitato|William Jones|Jones}}, {{AutoreCitato|Charles Wilkins|Wilkins}}, {{AutoreCitato|Samuel Davis|Davis}}, {{AutoreCitato|John Bentley|Bentley}}, {{AutoreCitato|Antoine-Léonard de Chézy|Chezy}}, lo sono ancor più da {{AutoreCitato|Friedrich Schlegel|Schlegel}}, {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}}, {{AutoreCitato|Alexander von Humboldt|Humboldt}}, Bopp, {{AutoreCitato|Eugène Burnouf|Barnouf}}, {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gorresio}}; i caratteri cuneiformi hanno l’Edipo in {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}}, e Barnouf ecc. Già fin dal secolo passato l’idealismo di {{AutoreCitato|George Berkeley|Berkley}} aveva aperta la via allo scetticismo di {{AutoreCitato|David Hume|Hume}}, che la scuola scozzese cercò combattere colla dottrina del senso comune e del senso morale: ma come già {{AutoreCitato|John Locke|Locke}} aveva guidato a {{AutoreCitato|Paul Henri Thiry d'Holbach|Holbac}}, {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} a {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinosa}}, così le dottrine di Hume e di {{AutoreCitato|Thomas Reid|Reid}} conducono {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} al trascendentalismo, che distrugge radicalmente le realtà delle nostre conoscenze, ponendo l’acatalepsia degli scettici antichi. Alle distruggitrici teorie di Kant, cerca soccorrere {{AutoreCitato|Karl Leonhard Reinhold|Reinhold}} profferendo un nuovo punto d’appoggio alla filosofia colla sua dottrina della rappresentazione; ma Reinhold, successivamente creatore di ben otto altri sistemi diversi, è fatto dimenticare dalla ''Dottrina della scienza'' di {{AutoreCitato|Johann Gottlieb Fichte|Fichte}}: per questi la coscienza, i suoi oggetti, la materia delle cognizioni, le sue forme non sono altrimenti che prodotti di un atto dell’''io'' raccolti dalla riflessione. {{AutoreCitato|Friedrich Schelling|Schelling}} eleva più alto lo spirito speculativo, ponendo in cima del suo sistema non più il ''me'' soggetto-oggetto, ma l’assoluto, pretendendo conseguire la cognizione di questo, e la intelligenza delle leggi che costituiscono l’ordine intiero delle cose finite: essere e conoscere sono identiche cose. {{AutoreCitato|Friedrich Heinrich Jacobi|Jacobi}} combatte questi estremi sforzi del trascendentalismo, statuendo ogni conoscenza filosofica sopra una credenza ch’egli considera siccome una specie di istinto razionale. {{AutoreCitato|Karl Friedrich Köppen|Kœppen}} dà per fondamento essenziale della filosofia la rivelazione alleata alla ragione umana. {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} scolaro di Schelling tenta perfe-<noinclude><references/></noinclude> 0bsiffs7k8ff71l8z7vajrm9kv00xvs 3910140 3910139 2026-10-13T19:43:02Z Panz Panz 3665 3910140 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|{{Sc|cxxviii}}|INTRODUZIONE.||riga=sì}}</noinclude>grafia acquista un maraviglioso incremento rappresentato dalle opere di {{AutoreCitato|John Gibson|Gibson}}, {{AutoreIgnoto|Hort}}, {{AutoreCitato|Conrad Malte-Brun|Malte-Brun}}, {{AutoreCitato|Carl Ritter|Ritter}}, {{AutoreCitato|Adriano Balbi|Balbi}}, {{AutoreCitato|John MacCulloch|Mac Culloch}}, {{AutoreCitato|Edme François Jomard|Jomard}}, {{AutoreCitato|Alexander von Humboldt|Humboldt}}, {{AutoreCitato|Heinrich Berghaus|Berghaus}}, {{AutoreCitato|Friedrich August Ukert|Uckert}}, {{AutoreCitato|Jacob Gråberg di Hemsö|Gräber d’Hemsö}} e più altri; e mentre l’arte delle mappe geografiche creata in Germania da Kummer viene perfezionata da {{AutoreIgnoto|Pfyffer}}, {{AutoreCitato|Johann Christoph Müller|Müller}}, {{AutoreCitato|Nicolas Baudin|Gaudin}}, {{AutoreIgnoto|Schuster}}, {{AutoreIgnoto|Rath}}, {{AutoreIgnoto|Sené}} e particolarmente da {{AutoreIgnoto|Baukeller}} (1845), ottime carte geografiche ci vengono date da {{AutoreCitato|Adrien-Hubert Brué|Brué}} e {{AutoreCitato|Pierre M. Lapie|Lapie}}, {{AutoreCitato|Carl Ferdinand Weiland|Weiland}}, {{AutoreCitato|Christian Gottlieb Reichard|Reichard}}, {{AutoreCitato|Adolf Stieler|Stieler}}, {{AutoreCitato|Joseph Max von Liechtenstern|Liechtenstern}}, {{AutoreIgnoto|Streit}}, {{AutoreCitato|John Cary|Carrey}}, {{AutoreCitato|William Faden|Faden}}, {{AutoreCitato|Aaron Arrowsmith|Arrowsmith}}, oltre quelle ordinate dai governi di varii Stati d’Europa. Nè minori vantaggi dovevano ritrarre da queste ardue e gloriose indagini su ogni parte del globo le scienze archeologiche e linguistiche, e mentre i viaggi di {{AutoreCitato|Alexander Burnes|Burnes}} al Cabul ed a Bokhara, le ricerche di Ventura, Allard e Court, quelle di {{AutoreCitato|Charles Masson|Masson}} ed {{AutoreCitato|Johann Martin Honigberger|Hænigberger}} rivelano sulle regioni dell’impero greco in Asia un numero immenso di documenti e monumenti intorno cui si affaticano {{AutoreCitato|James Prinsep|Prinsep}}, {{AutoreCitato|Eugène Jacquet|Jaquet}}, {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}} e {{AutoreCitato|Horace Hayman Wilson|Wilson}}; mentre le attuali indagini di {{AutoreCitato|Charles Fellows|Fellow}} nella Licia, di {{AutoreCitato|Julius August Schönborn|Schönborn}} e {{AutoreCitato|James Low|Löw}} nella Pamfilia, nella Pisidia, nella Frigia; di {{AutoreCitato|Karl Heinrich Koch|Koch}} nell’Armenia e nel Caucaso (1841), ed oggidì nell’America; di {{AutoreCitato|Charles Félix Marie Texier|Texier}} nel Kurdistan, di {{AutoreCitato|Charles Benoît Hase|Hase}} ad Orano e Tiaret; di {{AutoreCitato|Paul Émile Botta|Botta}} a Khorsabad, sono per ispargere una nuova luce sulla politica ed artistica storia del mondo antico orientale, {{AutoreIgnoto|Warden}}, {{AutoreCitato|Jean Frederic Waldeck|Waldek}}, {{AutoreCitato|Carl Nebel|Nebel}}, Galindo, {{AutoreIgnoto|Jefferson}}, {{AutoreCitato|John Heckewelder|Heckelwelder}}, {{AutoreCitato|David Zeisberger|Zeisberger}}, {{AutoreIgnoto|Scholtz}}, {{AutoreIgnoto|Kenney}}, {{AutoreIgnoto|Ranking}}, {{AutoreIgnoto|Farcy}}, {{AutoreIgnoto|Beaufoy}}, {{AutoreIgnoto|Clinton}}, {{AutoreIgnoto|Barton}}, {{AutoreIgnoto|Franck}}, riavvivano le antichità americane, e gli edifizii di Uxmal, le croci di Jucatan, i calendarii della Nuova Granata incisi nel sasso vivo, le rupi del Brasile coperte di caratteri sconosciuti, la maravigliosa fortezza di Cuzco, la muraglia che corre per trenta miglia, dalla sommità delle Cordigliere al lago Titicaca, le vastissime strade di 500 leghe o attraversanti le montagne fino a Quito, o costeggianti il mare, sono nuovi documenti che rivelano le antichissime grandezze del mondo nuovo, emulatrici di quelle che {{AutoreCitato|Jean-François Champollion|Champollion}}, {{AutoreCitato|Ippolito Rosellini|Rosellini}}, {{AutoreCitato|Giovanni Battista Belzoni|Belzoni}}, {{AutoreCitato|Charles Lenormant|Lenormant}}, {{AutoreCitato|Antoine Jean Letronne|Letronne}}, {{AutoreCitato|Pietro Ignazio Barucchi|Barucchi}}, {{AutoreIgnoto|Schwartz}}, {{AutoreIgnoto|Frank}}, {{AutoreCitato|John Gardner Wilkinson|Wilkinson}} ed oggidì {{AutoreCitato|Christian Karl Josias von Bunsen|Bunsen}} o {{AutoreCitato|Karl Richard Lepsius|Lepsius}} rivelarono ed illustrarono nell’Egitto, e {{AutoreCitato|Jules Lacroix de Marlès|Marlès}}, {{AutoreCitato|John Crawfurd|Crawfurd}}, {{AutoreCitato|Louis-Mathieu Langlès|Langlès}}, {{AutoreCitato|François Valentyn|Valentyn}}, {{AutoreCitato|Alexander Hamilton|Hamilton}}, {{AutoreCitato|James Tod|Tod}}, {{AutoreIgnoto|Holmes}}, {{AutoreCitato|Frans Balthazar Solvyns|Solvyns}}, {{AutoreCitato|William Ward|Ward}}, {{AutoreCitato|Joseph Tiefenthaler|Thieffenthaler}}, {{AutoreIgnoto|Bélanger}} nell’India. Intanto le sapienti indagini storiche ed archeologiche di {{AutoreCitato|Karl Gützlaff|Guzlaff}} e {{AutoreCitato|Walter Henry Medhurst|Medhurst}} sulla Cina, di {{AutoreIgnoto|Stewart}} nella Licia e nella Frigia, di {{AutoreCitato|Jakob Ignaz Hittorff|Hittorf}}, {{AutoreCitato|Ludwig von Zanth|Zanth}}, {{AutoreCitato|Domenico Lo Faso Pietrasanta|Serra di Falco}}, {{AutoreCitato|Ignazio Paternò Castello|Biscari}} sulle antichità sicule, di {{AutoreCitato|Giovanni Targioni Tozzetti|Targion Tozzetti}}, {{AutoreCitato|Wilhelm Dorow|Dorow}}, {{AutoreCitato|Francesco Inghirami|Inghirami}}, {{AutoreCitato|Giuseppe Micali|Micali}}, {{AutoreCitato|James Millingen|Millingen}}, {{AutoreCitato|Francesco Orioli|Orioli}}, {{AutoreCitato|Luigi Grifi|Grifi}}, {{AutoreCitato|Luigi Canina|Canina}}, {{AutoreCitato|Otto Magnus von Stackelberg|Stacheeberg}} sulle etrusche, di {{AutoreCitato|Edward Dodwell|Dodwell}} e {{AutoreCitato|Louis-Charles-François Petit-Radel|Petit-Radel}} sulle antichità ciclopiche d’Italia e Grecia, di {{AutoreCitato|Christopher Wordsworth|Wordsword}}, {{AutoreCitato|Francesco Maria Avellino|Avellino}}, {{AutoreCitato|Raimondo Guarini|Guarini}} (1842) sulle pompeiane; le illustrazioni sull’archeologia ebraica di {{AutoreCitato|Jean de Witte|Witte}}, sulle arti cristiane di {{AutoreCitato|Sulpiz Boisserée|Boisserrée}}, {{AutoreCitato|John Britton|Britton}}, {{AutoreCitato|Arcisse de Caumont|Caumont}}, {{AutoreCitato|Nicolas-Marie-Joseph Chapuy|Chapuy}}, {{AutoreIgnoto|Grüneisen}}, {{AutoreCitato|Louis Jean Guénebault|Guenebault}} (1845), {{AutoreIgnoto|Smith}} (1844), {{AutoreCitato|Adolphe Napoléon Didron|Didron}} (1845) e {{AutoreCitato|Giuseppe Marchi|Marchi}}; di {{AutoreCitato|Alexandre Du Sommerard|Sommerard}} e {{AutoreCitato|Louis Batissier|Battissier}} sulle antichità monumentali del medio evo, ampliano sempre più i dominii della erudizione, della storia e dell’arte; mentre {{AutoreCitato|Carlo Strozzi|Strozzi}}, {{AutoreCitato|James Millingen|Millingen}}, {{AutoreCitato|Théodore Edme Mionnet|Mionnet}}, {{AutoreCitato|Domenico Sestini|Sestini}}, {{AutoreCitato|Bartolomeo Borghesi|Borghesi}}, {{AutoreCitato|Francesco de Dominicis|De Dominicis}}, {{AutoreIgnoto|Colla}}, {{AutoreCitato|Joachim Lelewel|Le Lewel}}, {{AutoreCitato|John Yonge Akerman|Akermann}} ed altri ampliano quelli della numismatica, e Wilson più particolarmente la numismatica dell’India e dell’Afghanistan. {{AutoreCitato|Christian Gottlieb von Arndt|Arndt}}, {{AutoreCitato|Rasmus Christian Rask|Rask}}, {{AutoreCitato|Johannes Albrecht Bernhard Dorn|Dorn}}, {{AutoreCitato|Josef von Xylander|Xylander}}, {{AutoreCitato|Frédéric Eichhoff|Eichhoff}}, {{AutoreCitato|Franz Bopp|Bopp}}, {{AutoreCitato|Bernardino Biondelli|Biondelli}} ampliano la filologia comparata, e {{AutoreCitato|James Cowles Prichard|Pritchard}}, {{AutoreCitato|Adolphe Pictet|Pictet}}, Bopp scoprono è dimostrano la contrastata affinità del celtico col sanscrito; {{AutoreCitato|Ludwig Steub|Steub}} quella dei dialetti dei Reti colla lingua etrusca; le lingue e la letteratura dell’India già illustrate da {{AutoreCitato|Henry Thomas Colebrooke|Colebrooke}}, Wilson, {{AutoreCitato|William Jones|Jones}}, {{AutoreCitato|Charles Wilkins|Wilkins}}, {{AutoreCitato|Samuel Davis|Davis}}, {{AutoreCitato|John Bentley|Bentley}}, {{AutoreCitato|Antoine-Léonard de Chézy|Chezy}}, lo sono ancor più da {{AutoreCitato|Friedrich Schlegel|Schlegel}}, {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}}, {{AutoreCitato|Alexander von Humboldt|Humboldt}}, Bopp, {{AutoreCitato|Eugène Burnouf|Barnouf}}, {{AutoreCitato|Gaspare Gorresio|Gorresio}}; i caratteri cuneiformi hanno l’Edipo in {{AutoreCitato|Christian Lassen|Lassen}}, e Barnouf ecc. Già fin dal secolo passato l’idealismo di {{AutoreCitato|George Berkeley|Berkley}} aveva aperta la via allo scetticismo di {{AutoreCitato|David Hume|Hume}}, che la scuola scozzese cercò combattere colla dottrina del senso comune e del senso morale: ma come già {{AutoreCitato|John Locke|Locke}} aveva guidato a {{AutoreCitato|Paul Henri Thiry d'Holbach|Holbac}}, {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} a {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinosa}}, così le dottrine di Hume e di {{AutoreCitato|Thomas Reid|Reid}} conducono {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Kant}} al trascendentalismo, che distrugge radicalmente le realtà delle nostre conoscenze, ponendo l’acatalepsia degli scettici antichi. Alle distruggitrici teorie di Kant, cerca soccorrere {{AutoreCitato|Karl Leonhard Reinhold|Reinhold}} profferendo un nuovo punto d’appoggio alla filosofia colla sua dottrina della rappresentazione; ma Reinhold, successivamente creatore di ben otto altri sistemi diversi, è fatto dimenticare dalla ''Dottrina della scienza'' di {{AutoreCitato|Johann Gottlieb Fichte|Fichte}}: per questi la coscienza, i suoi oggetti, la materia delle cognizioni, le sue forme non sono altrimenti che prodotti di un atto dell’''io'' raccolti dalla riflessione. {{AutoreCitato|Friedrich Schelling|Schelling}} eleva più alto lo spirito speculativo, ponendo in cima del suo sistema non più il ''me'' soggetto-oggetto, ma l’assoluto, pretendendo conseguire la cognizione di questo, e la intelligenza delle leggi che costituiscono l’ordine intiero delle cose finite: essere e conoscere sono identiche cose. {{AutoreCitato|Friedrich Heinrich Jacobi|Jacobi}} combatte questi estremi sforzi del trascendentalismo, statuendo ogni conoscenza filosofica sopra una credenza ch’egli considera siccome una specie di istinto razionale. {{AutoreCitato|Karl Friedrich Köppen|Kœppen}} dà per fondamento essenziale della filosofia la rivelazione alleata alla ragione umana. {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} scolaro di Schelling tenta perfe-<noinclude><references/></noinclude> on0ozrhe8m79tl0rd3nu4a4rib5u82k Pagina:Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769.djvu/133 108 1030076 3910204 3896394 2026-10-13T20:28:47Z Panz Panz 3665 3910204 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Panz Panz" /></noinclude>zionare la filosofia e di farne una scienza comprensibile col mezzo della dialettica, mentre {{AutoreCitato|Johann Jakob Wagner|Wagner}} le dà per base una legge matematica universale, tipo sotto il quale Dio stesso si rivelò al mondo intellettuale e fisico, governando i fenomeni del tempo e dello spazio, e potendo formolarsi in figure ed in cifre. Nella Francia al materialismo di {{AutoreCitato|Nicolas de Condorcet|Condorcet}}, {{AutoreCitato|Constantin-François de Chassebœuf de Volney|Volney}}, {{AutoreCitato|Dominique-Joseph Garat|Garat}}, succede l’ideologismo di {{AutoreCitato|Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy|Destutt-Tracy}} e {{AutoreCitato|Joseph-Marie de Gérando|Degerando}}, il fisiologismo di {{AutoreCitato|Pierre Jean Georges Cabanis|Cabanis}}, {{AutoreCitato|Franz Joseph Gall|Gall}}, {{AutoreCitato|François Broussais|Broussais}}; e mentre {{AutoreCitato|Jean-François Thurot|Tharot}}, {{AutoreCitato|Théodore-Simon Jouffroy|Jouffroy}}, {{AutoreCitato|Adolphe Garnier|Garnier}}, {{AutoreCitato|Jean Philibert Damiron|Damiron}}, svolgono sempre più il psicologismo scozzese, {{AutoreCitato|Joseph de Maistre|De Maistre}}, {{AutoreCitato|Louis de Bonald|Bonald}}, {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|La Mennais}}, {{AutoreCitato|Pierre-Simon Ballanche|Ballanche}} e più altri vi diffodono il sopranaturalismo, contro cui sorge l’eclettismo di {{AutoreCitato|Pierre Laromiguière|Laromiguière}}, {{AutoreCitato|Maine de Biran|Maine-Biran}}, {{AutoreCitato|Pierre-Paul Royer-Collard|Royer-Collard}}, {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}}, e i cousinisti, e le più moderne dottrine di {{AutoreCitato|Philippe Buchez|Buchez}}, {{AutoreCitato|Pierre Leroux|Leroux}}, {{AutoreCitato|Jean Reynaud|Reynaud}} e compagni. Nell’Italia alle profonde teorie {{AutoreCitato|Giambattista Vico|vichiane}}, ai lucidissimi pensamenti di {{AutoreCitato|Antonio Genovesi|Genovesi}}, ai profondi concetti di {{AutoreCitato|Jacopo Stellini|Stellini}} e {{AutoreCitato|Giacinto Sigismondo Gerdil|Gerdil}} succedono le opere di {{AutoreCitato|Pasquale Borrelli|Lallebasque}}, {{AutoreCitato|Pasquale Borrelli|Borelli}}, {{AutoreCitato|Pasquale Galluppi|Galluppi}}, {{AutoreCitato|Antonio Rosmini|Rosmini}}, {{AutoreCitato|Vincenzo Gioberti|Gioberti}}, {{AutoreCitato|Terenzio Mamiani|Mamiani della Rovere}}, {{AutoreCitato|Baldassarre Poli|Poli}} e più altri che mantengono un bel concitamento di vita, una vigorosa filosofica reazione negli intelletti italiani, gloriosi dell’essersi serbati incontaminati dal contagio delle metafisiche aberrazioni settentrionali. Gli studii della economia politica vanno sempre più consolidandosi sui principii di una filosofia teoria desunta da una pratica illuminata, e le grandi dottrine di {{AutoreCitato|Adam Smith|Smith}}, ricche di tutti i più bei sentimenti del senno italiano, dopo essere state cribate da {{AutoreCitato|John Crawfurd|Crawfurd}}, {{AutoreCitato|Alexander Hamilton (economista)|Hamilton}}, {{AutoreIgnoto|Gray}}, {{AutoreCitato|James Maitland Lauderdale|Lauderdale}}, {{AutoreCitato|Edward Cayley|Cayley}}, sono svolte, fecondate, rettificate, ampliate da {{AutoreCitato|David Ricardo|Ricardo}}, {{AutoreCitato|John Ramsay McCulloch|Mac-Culloch}}, Senior, Malthus, Mill, e più d’ogni altro da Say. Sismondi, Dege- derno Tando, Chevalier, Costaz, Blanqui, Villermé, Morin, Vitaliano Rossi in Francia; Palmieri, Mengotti, Parecchi altri in Italia; Lüder, Rau, Jacob, Lotz, Falls, Schon, Riedel in Germania; Storch, Can- krin in Russia e più altri, rappresentano il mo- wanza. La statistica nata da ben pochi anni, ha | O progressivo movimento dei principii della a scienza sociale, mercè i lavori di Dupin, Sabel, Krug, Schubert, Porter, Duchâtel ece., a pure assunto il carattere e l’importanza edi parecchi dei succitati economisti, ma più | To colla Filosofia della statistica, l’altro colle icolarmente di Gioia e Romagnosi, i quali, Plonde e sintetiche sue meditazioni intorno al- Taumento della scienza, che pare siano per | Cere gegno di Correnti, ne furono, benchè con| à oggidi emulate da quelle di quel forte Talche discrepanza di idee, i veri e primi le- CXXIX gislatori. Nè meno operose sono le dottrine della giurisprudenza. In Germania mentre la scuola sto- rica, fondata da lugo (nel 1790), ampliata da Haubold, e compiuta da Savigny, mostra nel di- ritto una scienza progressiva e crescente nella storia, s’affronta colla scuola filosofica di Thibaut, e dal conflitto sorge Hegel che sottopone la scienza del diritto all’impero della filosofia, e suc- cessivamente Gans, il quale, considerando questa scienza indipendente dalle forme e propria di tutto il mondo, la fa ad un tempo arte e scienza, ed applica alla giurisprudenza il metodo vichiano della filosofia e della storia. Bentham spiega lo stendardo della giurisprudenza filosofica in Inghil- terra, invoca riforme, scrive su tutto ciò che vi ha di interno e di esterno nel diritto, distruggendo alla fine il diritto stesso, col farlo creatura della legge reale. Renazzi, Barbacovi, Carmignani, Azuni, Romagnosi, Forti, Niccolini in Italia, Trou- chet, Bigot, Portalis, Pastoret, Merlin, Sirey, Pan- sey, Toullier, Pardessus, Berenger in Francia, D. Meyer nel Belgio, e più e più altri rappresentano gloriosamente i progressi fatti in questi ultimi tempi in ogni ramo della giurisprudenza civile, commerciale, marittima, teorica e pratica. Romagnosi, mostra la vera esistenza del diritto di punire, il reale suo fondamento, la naturale e metafisica sua origine con teorie contro cui mal lcttano i sistemi di Grolmann, di Fichte, di Klein, Schultz, Martin, di Feuerbach, di Henke, Richter, Rossi, Levingston e più altri. Dopo lo splendido esempio dato dalla Francia nel codice Napoleo- nico, si vanno sempre meglio meditando ed effet- tuando benefiche riforme legislative in ogni parte d’Europa con novelli codici tendenti a sempre più conseguire il pareggiamento dei diritti civili. Mentre la beneficenza crea gli asili per l’infanzia ed ogni genere di associazioni a pro della indi- genza e della sventura, e innumerevoli instituzioni ad incoraggiamento d’ogni ramo di sapere, d’arte, d’industria, l’umanità illuminata dalla scienza pro- move la riforma delle carceri, detta a Feuerbach il codice penale bavarese, a Stübel quello della Sassonia, a Strombeck quello di Brunswick, e via via quelli già compiuti del Würtemberg (1854), dell’Annover (1840), del ducato di Assia (1841), del regno delle due Sicilie, degli Stati Sardi, e i tuttavia meditati dell’Olanda e della Prussia. Le arti della guerra già ricche della sapienza pratica e teorica di Rohan, Montecuccoli, Villars, Catinat, Turenne, e particolarmente di Federico il crea- tore della tattica moderna, acquistano un nuovo e prodigioso impulso dal genio di Napoleone e dalla successiva oggidi dominante sua scuola.<noinclude><references/></noinclude> nwix8b7yx5b7iwp13w1q0u65uv1eymo Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/51 108 1032689 3910113 3908315 2026-10-13T16:21:39Z ErCarneficedsl 76674 Aggiunta greca tra "SECONDO" e "ARGOMENTO" 3910113 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|||31}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=1.2|L=0.5em|f=250%|'''CANTO'''}} {{Ct|v=1.4|L=0.3em|f=150%|'''SECONDO'''}} {{FI |file = Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673 (page 119 crop).jpg |width = 15% |margin-bottom = 2em }} {{Ct|v=0.8|L=0.3em|f=110%|ARGOMENTO.}} <poem style="font-style:normal">Narra, tacendo gl’altri, il buon vecchione, L’inclito di Maria, nobil natale, Le virtù, le scienze, e le corone, Che riportò dal’hoste suo fatale. Quinci, come divenne sua prigione, Al fulminar d’un suo cocente strale, Soffrendo dal Tiran travagli, e stenti, Scandalo fatta, e favola à le genti.</poem> {{Ct|t=2.5|v=0.3|f=90%|1.}} <poem>{{Capolettera|T}}Acquero tutti ad ascoltare il saggio; Quando egli assiso, e sospirante, disse: Amico, Io volentier descrivo il raggio Del’honor di Maria; non già l’ecclisse. Mà chi giamai, senza dolor, l’oltraggio Di persona carissima descrisse? Per compiacerti pur, sù ’l misto corso, Comporrò comitragico discorso.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Ti''{{spazi|5}}}}</noinclude> 7f3vi80g1tfhm19lnzw84dhc1wv3tye Indice:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu 110 1033057 3910061 3906072 2026-10-13T14:27:31Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910061 proofread-index text/x-wiki {{:MediaWiki:Proofreadpage_index_template |Autore=Filippo De Filippi (1869-1938) |NomePagina=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia |Titolo=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia |TitoloOriginale= |Sottotitolo= |LinguaOriginale=italiano |Lingua=italiano |Traduttore= |Illustratore=Vittorio Sella |Curatore= |Editore=Ulrico Hoepli |Città=Milano |Anno=1900 |Fonte={{BEIC|IE7872886}} |Immagine=11 |Progetto= |Argomento= |Qualità=25% |Pagine=<pagelist 1to18=- 19to27=highroman 19=9 27=17 28=- 29=1 52=24 53to54=- 55=25 67to68=- 69=37 73to74=- 75=41 77to78=- 79=43 83to84=- 85=47 115to116=- 117=77 121to122=- 123=81 139to140=- 141=97 149to150=- 151=105 153to154=- 155=107 159to160=- 161=111 163to164=- 165=113 169to170=- 171=117 175to176=- 177=121 179to180=- 181=123 187to188=- 189=129 197to198=- 199=137 201to202=- 203=139 207to208=- 209=143 211to212=- 213=145 217to218=- 219=149 223to224=- 225=153 231to232=- 233=159 239to240=- 241=165 243to244=- 247to248=- 249=169 255to256=- 257=175 259to260=- 261=177 263to264=- 265=179 271to272=- 273=185 279to280=- 281=191 347=257 348to353=- 354=261 374=281 378to400=-/> |Sommario={{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia|titolo=Frontespizio|from=11|delta=I}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Dedica|titolo=Dedica|from=13|delta=III}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Ritratto|titolo=Ritratto|from=18|delta=VIII}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Prefazione|titolo=Prefazione|from=19|delta=IX}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Capitolo primo|titolo=Capitolo primo. 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Indice bibliografico|from=362|delta=93}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Indici|titolo=Indici|from=368|delta=93}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Indici/Indice delle tavole|titolo=Indice delle tavole|from=370|delta=93}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Indici/Indice delle illustrazioni|titolo=Indice delle illustrazioni intercalate nel testo|from=372|delta=93}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Indici/Indice delle materie|titolo=Indice delle materie|from=376|delta=93}} {{Indice sommario|nome=Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Illustrazioni|titolo=Illustrazioni|from=388|delta=93}} |Volumi= |Note= |Css= }} 50udp3scc9vsixf6qwxlagq1jflo8t0 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/89 108 1033876 3910114 3908313 2026-10-13T16:22:28Z ErCarneficedsl 76674 Aggiunta greca tra "TERZO" e "ARGOMENTO" 3910114 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|||69}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=1.2|L=0.5em|f=250%|'''CANTO'''}} {{Ct|v=1.4|L=0.3em|f=150%|'''TERZO.'''}} {{FI |file = Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673 (page 119 crop).jpg |width = 15% |margin-bottom = 2em }} {{Ct|v=0.8|L=0.3em|f=110%|ARGOMENTO}} <poem style="font-style:normal"> A richiesta d’Ipparco i pregi, e’ vanti Narra del Duce Lazaro, Fidano. Giunta Marta à Maria, fuga gli Amanti, E lei riprende del consortio vano; E per destarla a’ desiderij santi, Lodale in parte l’Amator sovrano. Quinci da lei pregata, in un discorso S’accinge à spor de la sua vita il corso.</poem> {{Ct|t=2.5|v=0.3|f=90%|1.}} <poem>Spinto intanto l’auriga il carro havea, Tant’oltre, che già supera, e trascorre La Provincia, col mar di Galilea; Là dove in maestà sorge il Taborre. Guazza il Cison, che un piede à la marea Dolce, un’altra à la salsa stende, e scorre Le radici al passar, del bel Carmelo, Monte sacrato à la gran Dea del Cielo.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||E 3|''Men-''{{spazi|5}}}}</noinclude> 4gy73piwyvy6rsd0wuxpmjelo9dlu1u Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/35 108 1033916 3909934 3909127 2026-10-13T12:33:39Z Utoutouto 16823 /* Trascritta */ 3909934 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|riformati valtellinesi.}}|25}}</noinclude> quelli fra i Grigioni, paese lontano, di lingua diversa, e dove si tolleravano alcuni riti cattolici, di qui ripudiati; ma si conobbe ch’era arte per prevalere dove minor fosse il numero, e che pericolerebbero le chiese cisalpine col disunirsi delle retiche. Anche Michelangelo Florio ministro a Solio, e Gerolamo Torriano a Piuro, variarono intorno all’espiazione. Luigi Fieri bolognese, a Chiavenna impugno la divinità di Cristo, onde fu scomunicato nel sinodo del 1561. E poichè gli Antitrinitarj erano perseguitati in Isvizzera, molti vennero in Valtellina, fra cui Camillo Soccino, Marcello Squarcialupo medico di Piombino, Niccolò Camulio ricco negoziante, che col Torriano suddetto, e con Bartolomeo Silvio ministro di Traona predicavano nel loro senso, finchè il sinodo del 1571 li sbandì: il qual sinodo approvò il diritto de’ magistrati di riprovare l’eresia.<ref>{{Sc|De}} l’{{Sc|Orta}}, II, 533, 540. Mino Celsi allora compose l’opera stampata nel 1584 ''De hœreticis capitali supplicio non affciendis.''</ref> Anche l’Alciati e il Biandrata nel 1579 furono esclusi per sempre. Questi predicavano adunque ai popoli della Valtellina le nuove dottrine; sul principio, come suole, abborrite da un popolo, cui volevano togliere i suoi santi e le sue reliquie, indi per curiosità ascoltate, poi discusse. E giacchè i nuovi teologanti, oltre aver l’avvantaggio di chi attacca, s’erano di proposito addentrati nelle dottrine loro, mentre i più di quei preti erano rozzi delle cose dell’anima ed avvezzi a credere senza tanto esame, molti vennero a seguirli; alcuni perchè vedevano veramente come i Protestanti, quali per l’allettamento proprio d’ogni novità, quali perchè, recatesi a noja le austere discipline, amavano meglio vivere come ne tornava in piacere alla lor carne; alcuni ancora per cieca sommessione, per riverenza servile, per adulazione. {{Annotazione a lato|1552}} Imperocchè i signori Grigioni, de’ quali la parte maggiore erasi scossa dall’ubbidienza alla sede romana, non solo diedero alla Valtellina libero esercizio de! culto evangelico, ma favorivano chiunque con loro credesse: era tutt’uno l’abbracciar la riforma ed essere dichiarato uomo delle Tre—leghe, aver privilegi, cariche, esenzioni. Nè poche<noinclude></noinclude> qrwaxejrh2x8485cb5v3ry8nte8n090 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/36 108 1033917 3909961 3909131 2026-10-13T13:09:06Z Utoutouto 16823 /* Trascritta */ 3909961 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|26|{{Sc|baliaggi svizzeri.}}|[Lib. VIII.]}}</noinclude> famiglie apostatarono: i Lazzaroni, i Besta, i Paravicino Cappelli, i Marlianici, i Malacrida, i Guarinoni, i Sebregondi, i Piatti, l’arciprete di Mazzo ed altri di primo conto, dietro cui, come suole, traeva il popolo imitatore. Se vogliamo aver fede al Magnocavallo,<ref>''Diario manoscritto delle cose comensi.''</ref> di 100,000 abitanti ben 4000 aveano volte le spalle all’ovile romano. Nè in minor frangente stava la fede ne’ paesi italiani sottoposti agli Svizzeri. Giovanni Orelli di Locarno, militando a servigio degli Sforza, aveva ascoltato volentieri le declamazioni di Girolamo Savonarola. Luigi e Francesco suoi figli, dati anch’essi al mestiero dell’armi; il primo prese parte al sacco di Roma, ed ebbe relazione con molti Luterani e col Freundsperg. Anche Giovanni Muralto di colà, recatosi a Ginevra come medico, vi conobbe Serveto ed altri rifuggiti; poi rimpatriato continuò a corrispondere con molti caporioni della riforma, e cogli Orelli dava asilo a chi vi aderisse. E che non pochi fossero ce ne fa chiari una lettera, che fin dal 15 dicembre del 1526 Baldassarre Fontana carmelitano di Locarne dirigeva allo chiese evangeliche della Svizzera «fedeli di Gesù Cristo,» perchè pensassero al Lazaro del vangelo che bramava nutrirsi delle briciole cadute dalla mensa del Signore: e quindi volessero, alle lacrime ed alle supplicazioni sue compiacendo, inviare «le opere del divino Zuinglio, dell’illustre Lutero, dell’ingegnoso Melantone e dell’accurato Ecolampadio,» e far ogni loro potere perchè «la nostra Lombardia, schiava di Babilonia, acquistasse quella liberta che il Vangelo impartisce.» Questo frate ancora da Locarno nel 1531 un’altra lettera scriveva di somigliante tenore.<ref>Vedi {{Sc|Hottinger}}, tomo VI, parte II, pag. 618, 620 e 271.</ref> Molti riformati vi erano o fuggiti dall’Italia, o venuti a posta d’oltremonte come maestri, o giovani che, pel commercio o per l’educazione mandati in Germania, tornavano insegnati delle nuove cose. Conosciamo tra questi un Guarnerio Castiglioni varesotto, che carteggiava con Pelicau e Bullinger, un Camozzi, un Visconti, ma principalmente [[w:Giovanni Beccaria|Giovanni Beccaria]] milanese, che per le vicende politiche postosi a Locarno, vi aveva acquistato beni e la cittadinan-<noinclude></noinclude> o1y5mno05e8i3eeoycu0vve257hw5v0 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/37 108 1033918 3910131 3909132 2026-10-13T17:25:15Z Utoutouto 16823 /* Trascritta */ 3910131 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|baliaggi svizzeri.}}|27}}</noinclude> za; a Roma aveva praticato l’Ochino e il Carnesecchi, poi colà aperse scuola, diffondendo le sue dottrine anche colle prediche. Lo secondavano un Benedetto da Locarno frate conventuale, valente predicatore, e un fra’ Cornelio da Nicosia, A Bellinzona abitò sovente Ortensio Landi milanese che disertato dagli Agostiniani, stranamente morse preti e frati in un libro ''De Persecutione Barbarorum,'' indi fe’ tragitto ad ogni sorta di dottrine riprovate, che lo fecero porre dal Concilio di Trento fra i condannati in primo grado: bizzarro ingegno, gran conoscitore degli autori antichi, eppure emancipato dalla cieca venerazione per essi; e come dice Giannangelo Odoni, volea Cicerone e Cristo; ma quello nei libri non avea; se questo avesse nel cuore, Iddio la sa.<ref>{{Sc|Niceron}}, ''Mem.,'' tomo XXI, pag. 115, Vedi pure {{Sc|Franscini}}, ''La Svizzera italiana,'' 1837. {{Sc|Torricelli}}, ''Dissertazioni storico-polemiche, 1837. Ferdinand Meyer ''Die evngelische Gemeinde in Locarno, ihre auswanderung nach Züdrich, und ihre weitern Schicksale.''</ref> Non par vero che in quelle podesterie Lelio e Fausto Soccino predicasser le loro credenze avverse alla Trinità: ma ad un commissario protestante essendo sottentrato a Locarno un Wirz zelante cattolico, chiamò predicatori a ribatter le novità, fece fare pubbliche dispute; il cui effetto fu al solito disastroso; ma il Beccaria fu cacciato prigione dal balio: se non che una banda de’ suoi ne lo trasse e menòllo in trionfo, Poco poi egli credette prudente ricoverarsi a Mesocco, ove presa moglie, aprì scuola, e tenne in educazione molti figliuoli di riformati.<ref>{{Sc|Muralti}}, ''Oratio'' nella ''Tempe Elvetica,'' tomo IV, pag. 165.</ref> A Locarno capo de’ novatori rimase Taddeo Duni medico: e già troppi non andavano più alla chiesa, non riceveano i sacramenti, e pel battesimo facean venire un ministre da Chiavenna. Ma poichè i Cantoni, signori di quelle podesterie, si attenevano i più alla fede cattolica, ai nemici de’ Riformati non riuscì difficile il persuaderli a nettarne quelle terre. Già per consenso de’ sette Cantoni cattolici<ref>Erano Lucerna, Uri, Svitto, Unterwald, Zug, Solura, Friburgo.</ref> il balio di Locarno aveva ingiunto ai Riformati che, pena il bando, andassero alla Messa; che si denunziassero tutti i libri e le scritture contrarj alla fede cattolica; che si digiunasse e mangiasse magro. Ne fecero<noinclude></noinclude> 6a4ka85xnhm4uzxrbxmm6etcwmvm6xd Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/38 108 1033919 3910279 3909133 2026-10-14T06:41:44Z Utoutouto 16823 /* Trascritta */ 3910279 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|28|{{Sc|locarnesi cacciati.}}|[Lib. VIII.]}}</noinclude> richiamo i Cantoni Protestanti, e spedirono commissarj che fecero battezzar fanciulli e predicare: e vedeasi come tali novità fossero per rompere l’unita elvetica. Crescendo il numero de’ novatori e da 100 famiglie già appartenendovi signori svizzeri prescrissero che, ''qualunque persona qual sia residente et abitante, ovvero faccia dimora nella terra e comunità di Locarno, debbia effettivamente e vocalmente confessarsi e comunicarsi la quaresima:.. ciascun prete debbia annotar in scrito il nome delle persone quali si confessano... Se accadesse che alcuna persona per l’anno venesse a morte, quale nel tempo della malatia non si fosse vocalmente confessata et comunicata, monsignor Arciprete non debbia conceder nè tolerare che tal corpo sia sepolto in luoghi sacrati''. Disputatosi a lungo tra gli Svizzeri, si prese un partito risolutivo, e nel 1535 il balìo congregò tutti i capi delle famiglie riformate di Locarno, ed intimò loro da parte dei signori Svizzeri, che colle famiglie coi beni dovessero, senza por tempo in mezzo, abbandonare la patria. Ascoltavano essi non senza replica il comando, allorchè entra fra l’adunanza il Riperda, nunzio pontifizio, esclamando troppo mite la sentenza; doversi toglier loro e i beni come roba di eretici, e i figliuoli che si crescerebbero così alla vera credenza. Ma con ciò il nunzio non ottenne che di mostrare il sue maltalento: giacchè il balìo non poteva trascendere il suo mandato. Alcuni si disposero ad obbedire e fecero la sommessione: una Barbara Muralti, cercata dagli sgherri per essere arrestata, avea disposto già una porticina secreta, per la quale trattasi al lago, fuggì. Francesco Orelli, non potendo distor il fratello Luigi dall’andata, gli diede una scatola di terra, e «Sia almen teco questo ricordo della patria: piantavi un fiore; e qualvolta lo vedrai, ti ricordi il natìo paese e il fratello che proteggerà sempre gli averi tuoi. In modo che, se nell’altra vita vuoi essere un povero diavolo, in questa non ti mancherà onde vivere da gentiluomo.» Ai 3 di marzo, seguiti dalle mogli e dai figliuoli, fatto fardello delle robe loro, da una parte colla rassegnazione di uomini attaccati più alla credenza che alle cose del mondo, dall’altra col crepacuore di chi lascia i parenti, gli amici, le abitudini della<noinclude></noinclude> 8obj1fzuf7zwz6mh92p3wgywp3918lc Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/39 108 1033951 3910343 3909134 2026-10-14T10:01:07Z Utoutouto 16823 /* Trascritta */ 3910343 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|locarnesi cacciati.}}|29}}</noinclude> via, una patria sempre cara, più cara a chi ne è spinto lon tano da una forza prepotente, fra gli stridori della stagione, valicarono le nevi del Sanbernardino in traccia di paesi, ove non fosse punito l’adorare a modo loro. Guidati da un Pestalozzi, da Giovan Luigi Orelli e dal dottor Martino Muralto, entrarono nei Cantoni protestanti, e fermatisi i più a Zurigo, vennero con carità accolti e soccorsi. Non cercavano essi che sicurezza e pace: poteva mancare di che vivere a gente volonterosa della fatica, sperta nelle arti? Alle quali drizzatisi, fecero alzare a gran fiore l’arte della seta, stabilirono filature e tintorie, per cui Zurigo venne in grandezza, a scapito delle podesterie italiane. Ancora serba l’antico nome il sobborgo dei Lombardi ove quelli si posero, e le famiglie vi acquistarono ricchezza e nome,<ref>Il Duni fu medico della Repubblica Zurigana. I Pestalozzi, gli Orelli, i Muralti che sì bene meritarono della Svizzera in questi ultimi tempi, traggono origine da Locarno. Così i Verzasca, de’ quali fu il valente medico e botanico Bernardo. Bisogna dire che questo paese non si fosse del tutto ripurgato, poichè intorno al 1580 il papa trovò mestieri di commettere quella pieve alla speciale cura di monsignore Speziano vescovo di Novara, che le tenne un dieci anni.</ref> {{Annotazione a lato|1533}} Ivi ottennero di formare una chiesa purchè adottassero le credenze della zurigana, e traducessero in italiano il rituale di questa; ma gli esuli sanno come sappia di sale il pane altrui: e il loro parlare, e il vestire strano metteva riso e paura al popolo: poi fra loro stessi nacque discordia, e il Bullinger, pastore de’ Zurigani, tolse in sinistro il Beccaria che era direttore della chiesa locarnese, e che allora tornò fra’ Grigioni a Mesocco, diffondendo le sue dottrine, finchè sturbatone da {{w:Carlo Borromeo|Carlo Borromeo}} nel 1561 si ritirò a Chiavenna. A Zurigo gli succsse nel 1555 Bernardino Ochino, famoso cappuccino da Siena che aveva errato per Germania e per Inghilterra, applaudito e perseguitato: ivi stesso ebbe cattedra di teologia e d’ebraico Pietro Martire Vermiglio, che già aveva combattuto per la Riforma in Inghilterra e in Francia, per modo che le opere sue eran messe a livello con quelle di Calvino. A quella chiesa italiana appartenne pure Lelio Soccino, che ottenne la stima di Melancton, Bullinger, Calvino, Beza, dissimulando sotto proteste e confessioni la sua<noinclude></noinclude> g97vu8c94hpz86lyzsz65faze5sqrvb 3910346 3910343 2026-10-14T10:09:52Z Utoutouto 16823 3910346 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|locarnesi cacciati.}}|29}}</noinclude> vita, una patria sempre cara, più cara a chi ne è spinto lon tano da una forza prepotente, fra gli stridori della stagione, valicarono le nevi del Sanbernardino in traccia di paesi, ove non fosse punito l’adorare a modo loro. Guidati da un Pestalozzi, da Giovan Luigi Orelli e dal dottor Martino Muralto, entrarono nei Cantoni protestanti, e fermatisi i più a Zurigo, vennero con carità accolti e soccorsi. Non cercavano essi che sicurezza e pace: poteva mancare di che vivere a gente volonterosa della fatica, sperta nelle arti? Alle quali drizzatisi, fecero alzare a gran fiore l’arte della seta, stabilirono filature e tintorie, per cui Zurigo venne in grandezza, a scapito delle podesterie italiane. Ancora serba l’antico nome il sobborgo dei Lombardi ove quelli si posero, e le famiglie vi acquistarono ricchezza e nome,<ref>Il Duni fu medico della Repubblica Zurigana. I Pestalozzi, gli Orelli, i Muralti che sì bene meritarono della Svizzera in questi ultimi tempi, traggono origine da Locarno. Così i Verzasca, de’ quali fu il valente medico e botanico Bernardo. Bisogna dire che questo paese non si fosse del tutto ripurgato, poichè intorno al 1580 il papa trovò mestieri di commettere quella pieve alla speciale cura di monsignore Speziano vescovo di Novara, che le tenne un dieci anni.</ref> {{Annotazione a lato|1533}} Ivi ottennero di formare una chiesa purchè adottassero le credenze della zurigana, e traducessero in italiano il rituale di questa; ma gli esuli sanno come sappia di sale il pane altrui: e il loro parlare, e il vestire strano metteva riso e paura al popolo: poi fra loro stessi nacque discordia, e il Bullinger, pastore de’ Zurigani, tolse in sinistro il Beccaria che era direttore della chiesa locarnese, e che allora tornò fra’ Grigioni a Mesocco, diffondendo le sue dottrine, finchè sturbatone da {{w:Carlo Borromeo|Carlo Borromeo}} nel 1561 si ritirò a Chiavenna. A Zurigo gli succsse nel 1555 Bernardino Ochino, famoso cappuccino da Siena che aveva errato per Germania e per Inghilterra, applaudito e perseguitato: ivi stesso ebbe cattedra di teologia e d’ebraico Pietro Martire Vermiglio, che già aveva combattuto per la Riforma in Inghilterra e in Francia, per modo che le opere sue eran messe a livello con quelle di Calvino. A quella chiesa italiana appartenne pure Lelio Soccino, che ottenne la stima di Melancton, Bullinger, Calvino, Beza, dissimulando sotto proteste e confessioni la sua<noinclude></noinclude> gy7m9yb4ck165ggv9t6zj2zmtxenelv Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/119 108 1034051 3910111 3908317 2026-10-13T16:20:08Z ErCarneficedsl 76674 Aggiunta greca tra "QUARTO" e "ARGOMENTO" 3910111 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|||99}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=1.2|L=0.5em|f=250%|'''CANTO'''}} {{Ct|v=1.4|L=0.3em|f=150%|'''QUARTO.'''}} {{FI |file = Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673 (page 119 crop).jpg |width = 15% |margin-bottom = 2em }} {{Ct|v=0.8|L=0.3em|f=110%|ARGOMENTO.}} <poem style="font-style:normal"> La saggia Ebrea del’humanato Dio, Ascoltando Maria, ragiona, e tratta. Come ogni bene ei ne la Madre unio, Che concepillo, e partorillo intatta. Quanto ei disse, ed oprò, quanto soffrio, Per la redention, non anco fatta. E ’l discorso in compir la Vate accorta, L’ascoltatrice à ritrovarlo esorta.</poem> {{Ct|t=2.5|v=0.3|f=90%|1.}} <poem>{{Capolettera|G}}Odendo il Nume ingenito sè stesso, Con la fecondia generò del core, Il coeterno figlio, e insiem, con esso, Amandosi, spirò l’eterno Amore. Poscia il mondo creato, e l’huomo appresso Formato à sua sembianza il gran Fattore; Per reformarlo, deformato à un pomo, L’Unigenito suo spinse à farsi Huomo.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||G 2|''Questi''{{spazi|5}}}}</noinclude> mk6ki48ljvo86ullicei27bjgmorkdv Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/141 108 1034377 3910037 3909499 2026-10-13T14:20:44Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910037 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|121}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|65.}} <poem>Quel Tempio, à cui l’oracolo predisse Danno, una Vergin partorendo, e scherno; Sù cui Roma, l’incredula, v’inscrisse: Il Tempio è questo de la pace, eterno. Giunta l’hora fatal, che al Mondo uscisse Da la Vergin feconda, il Rè superno, Ad onta di quel titolo superbo, Soffrì cadendo, il vaticinio acerbo.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|66.}} <poem>Una fonte, che al popolo togato Era pria liberal di limpid’onda, Nel tempo, che il Messia si vide nato, Di ferace liquor parve feconda. Rilussero trè Soli, in quel beato Giorno à l’Ibero, e sù l’Ibera sponda, Che pian piano, di trè, ristretti in uno, Segno d’alto mistier diero à ciascuno.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|67.}} <poem>Tacquer tutti gli oracoli, parlando L’eterno Verbo al mondo, e da lontano Honorollo anco Augusto, alhora quando Volle adorarlo il popolo Romano. Egli ciò ricusò, poscia cercando Altro maggior di sè l’Eroe sovrano, Certa Sibilla in Ciel dal suo palagio Mostrogli in cotal dì cotal presagio.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Mostrogli''{{spazi|5}}}}</noinclude> r8ekjnd2czzibobm2wwfyx7kfep3iep Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/142 108 1034380 3910040 3909514 2026-10-13T14:22:38Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910040 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|122|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|68.}} <poem>Mostrogli un’aureo cerchio al Sol vicino, Nel cui mezo un’altar pur d’oro ardea, In cui Diva gentil, di bel Bambino Ricca la manca, in maestà sedea. Sire, dissegli poi, quel Figliuolino Primo, ed unico al Nume, ed à la Dea, E tuo maggior, si udì tal voce alhora: Questa è l’Ara del Ciel, quì Dio s’adora.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|69.}} <poem>Ei prostrato adorò nel cerchio adorno, Quel sommo parto, e poi devoto, e pio, Eretto ivi un’altar, così d’intorno Vi scrisse: Al Primogenito di Dio. Gli diè l’incenso, e nel medesmo giorno, Quel palagio magnifico gli offrio; Promulgando castigo à chi presume, Col nome adular lui, dovuto al Nume.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|70.}} <poem>Onde ben dir si può Roma felice; Non per l’Imperio di trofei fecondo; Mà per esser d’un Principe Nutrice, Che adorò pria del mondo, il Rè del mondo. E tù Calabria havrai, che Genitrice Del suo gran ceppo sei, l’honor secondo, Anzi, se drittamente il ver s’estima, A tè conviensi à tè la gloria prima.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Per''{{spazi|5}}}}</noinclude> d73z2jfxyxszf6656kv00zm92enyt8r Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/143 108 1034382 3910055 3909522 2026-10-13T14:24:59Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910055 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|123}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|71.}} <poem>Per adempir la legge, e dar d’amore Caparra, offerse al taglio il Corpo santo; Gricciando i lumi, in segno di dolore, Ver la Madre, che havea dolente à canto. Che s’ei la pelle, ella piagato hà il core; S’ei piove sangue, ella diluvia pianto, E s’ei portò di Salvator le some, A ragion di Giesù riporta il nome.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|72.}} <poem>Quinci ei, gli Ebrei Pastori, al suo Natale Tirati, con l’Angelica favella, Tirar volse i Gentili col segnale, D’una predetta, ed aspettata Stella, La predisse Balam, l’Orientale Gente aspettava, anzi bramava quella, Che vistala, s’accinse un drappel misto, A cercar, dietro à lei, dov’era Cristo.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|73.}} <poem>Questi fur trè Rè Magi, à cui spirato Dal Ciel fù di seguir quel novo raggio, Che in real comitiva, ed apparato, Cavalcar dietro à lei lungo viaggio. Giunti in Gierusalem, del Rè già nato Chieser, stimando, che tal personaggio Ne la regia Città nascer dovea, Tanto più, che ’l forier più non splendea.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Tur-''{{spazi|5}}}}</noinclude> 0btp36vz1fhwnx7o4jb7z6bd4f9sxmv Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/144 108 1034383 3910060 3909528 2026-10-13T14:27:29Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910060 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|124|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|74.}} <poem>Turbossi {{Wl|Q543853|Erode}}, in ascoltar, che i Magi Chiedevan d’altro Rè dentro al suo Regno. Turbossi anco Sion, che i Rè malvagi Turban le genti lor, col loro sdegno. Scorto poi da’ Profetici presagi, Che in Bettelem ciò fia, con finto ingegno, Inviogli colà, dicendo, ch’esso Se tornavan da lui, faria l’istesso.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|75.}} <poem>Lasciato l’empio Rè, quei Santi Regi: Ecco gli appar, la già sparita guida; Nè curando disagi, nè dispregi, Seguon, pieni di fè, la scorta fida. Poiche de’ Regni lor le pompe, e’ fregi Sprezzar per Cristo, e la lor setta infida. Quando un de’ lor, che primo al loco giunge, Bettelem, Bettelem gridò da lunge.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|76.}} <poem>A quel lieto gridor, per riverenza, Si buttarono i Prenci da gli arcioni; Gl’imitarono gli altri; in lor presenza, Tutti alhor dimostrandosi pedoni. Così, con gli occhi à quel fulgor, nè senza Lagrime, valicar, per quei burroni. Giunto l’Astro sù l’antro, il corso arresta, Procellando di raggi aurea tempesta.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Stupì''{{spazi|5}}}}</noinclude> gow3omid39oprhgqbtndy4g7xkc3p7y Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/145 108 1034385 3910080 3909530 2026-10-13T14:30:27Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910080 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|125}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|77.}} <poem>Stupì ciascun, che in loco nascer voglia, Un Rè, dato dal Ciel, cotanto abietto. Spinsersi poi ver la segnata soglia, Dove sedea Maria, col Figlio al petto; Da cui spirata, par, che si raccoglia, E s’acconci sù ’l basto, in tale aspetto, Che à i lampi s’abbagliarono à gli entranti Gli occhi, e prostraro à terra i lor sembianti.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|78.}} <poem>Poscia rihavuti, il buon vecchion Gasparro Disse à la Vergin Dea devoto, e piano: Tacendo Melchiore, e Baldassarro, E tenendo ciascun suo dono in mano. Signora, Noi, d’ond’esce l’aureo carro Del Sol venghiam, dietro à splendor sovrano, Per confessar quel tuo bel parto, e pio, Con Mirra, Oro, ed Incenso; Huom, Rege, e Dio.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|79.}} <poem>Gradisci hor tù, nostra Reina, e Dea; Ch’altra non è d’un Rè, d’un Dio la Madre; Ciò che la Persa, l'Araba, e Sabea Gente offrisce al Figliuol del Sommo Padre. Che Balam ce ’l predisse, e l’Eritrea Sibilla, e l’han per tal le nostre squadre; E pria di ritornare à i nostri Regni, Fà, che ei ci benedica, e tù c’insegni.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Pre-''{{spazi|5}}}}</noinclude> k6kbtoocgxahcmf7mdfpusqns5f4mec Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/146 108 1034386 3910102 3909536 2026-10-13T15:40:28Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910102 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|126|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|80.}} <poem>Pregando egli così, gli amici suoi, Co’ cenni accompagnavano quei preghi Posando à piè di lei quei doni Eoi, Con ossequij devoti, e pij sossieghi. Ella, preso il Bambin, quei saggi Eroi Benedetti con lui: par che gli spieghi, Con quella bocca, che s’imperla, e inostra, Ciascun mistier de la salute nostra.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|81.}} <poem>Ritirato il drappel sotto aurea tenda, Richiamato dal sonno: Ecco del Nume L’Angel gli appar; dal qual, par ch’egli intenda, Ch’ei più non torni al fraudolente Idume. Ond’egli pria, che in Oriente ascenda L’Alba, s’accommiatò, quinci al barlume Lieto s’incaminò; così costoro Tornar per altra strada à i Regni loro.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|82.}} <poem>Già venti, e venti volte il Sol mirato Quell’antro havea; Quando la Diva preso L’amato Pegno, al buon Gioseppe à lato, Con due Colombe, al sacro tempio hà sceso. Ivi era Simeon, Vate attempato, Cui rivelato fù l’arrivo atteso. Con Anna Profetessa al secol nostro, Già Maestra di lei nel sacro chiostro.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Nel’''{{spazi|5}}}}</noinclude> lns8x416qhk5osx2pfoikal8k18k6t5 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/147 108 1034388 3910103 3909542 2026-10-13T15:42:18Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910103 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|127}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|83.}} <poem>Nel’entrar di Maria per la gran porta, Parve il Tempio esultar, brillar Sionne. E in mirar l’Agnus Dei, che in petto porta, Rimaser stupefatti huomini, e donne. Sembran; tanto la gioia le trasporta; Marmi le genti, e vive le colonne. E sentirsi da sè formar concenti Gli organi, e gli altri musici istrumenti.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|84.}} <poem>Passa dietro à Giosep la Vergin Madre, Col caro parto in braccio, e ’l piè gentile Move verso l’altar frà tante squadre, Col guardo basso, e in tanta gloria humile. Il vate Simeon, del Sommo Padre Al Figlio accorre, e sopra il sen senile, Accoltolo, rivolto al Ciel benigno, Cantò qual bianco, e moriente Cigno.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|85.}} <poem>Hor’in pace; Signor, lasciar ti piaccia Il tuo servo partir dal fragil pondo; Poiche veggio, con gli occhi, e con le braccia, Il tuo promesso Salvator, circondo; Qual preparasti tù, pria de la faccia De’ secoli, e de’ popoli del mondo. Per lume de le genti cieche, e felle, E per gloria del Regno d’Israelle.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Rese''{{spazi|5}}}}</noinclude> ig7g6o18itzaclt1qzygodbggispp3w Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/148 108 1034389 3910104 3909547 2026-10-13T15:44:22Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910104 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|128|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|86.}} <poem>Rese, ciò detto, il dolce Bambinello A l’ansiosa Madre, ed Anna, ed esso Le predisser, che à guisa di coltello, Le passerebbe il cor, di lui l’eccesso. Ella poiche l’offerta fè; con quello E col suo fido Sposo; havendo impresso Quel vaticinio al sen, ritornò poi Cagitabonda à gli habituri suoi.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|87.}} <poem>Vedendo l’empio Erode, che i Rè Magi Non facevan ritorno, arse di sdegno, Sospettando quel, ch’era; onde à le stragi Si voltò, per fermar, col sangue, il Regno. Nè sapendo il rival, molti malvagi, Con ordine mandò, d’un {{Wl|Q483783|Silla}} degno, Che in Bettelemme, e in tutti i suoi confini, Frà due anni uccidessero i Bambini.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|88.}} <poem>Ed ecco in sogno al putativo Padre, Del Sommo Genitor l’alto Messaggio Impon, ch’ei preso il Figlio, con la Madre, Scampi, fuggendo al Nil, l’instante oltraggio. Il Vecchio alhor le some alme, e leggiadre Sopra il giumento acconce, entra in viaggio, E volgendo le spalle al caro albergo, Porta il capestro in man, le bolge al tergo.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Frà''{{spazi|5}}}}</noinclude> iojnvtezryeo6avfalmvyzy2s5fof4x 3910107 3910104 2026-10-13T15:49:33Z Modafix 8534 3910107 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|128|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|86.}} <poem>Rese, ciò detto, il dolce Bambinello Al’ansiosa Madre, ed Anna, ed esso Le predisser, che à guisa di coltello, Le passerebbe il cor, di lui l’eccesso. Ella poiche l’offerta fè; con quello E col suo fido Sposo; havendo impresso Quel vaticinio al sen, ritornò poi Cagitabonda à gli habituri suoi.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|87.}} <poem>Vedendo l’empio Erode, che i Rè Magi Non facevan ritorno, arse di sdegno, Sospettando quel, ch’era; onde à le stragi Si voltò, per fermar, col sangue, il Regno. Nè sapendo il rival, molti malvagi, Con ordine mandò, d’un {{Wl|Q483783|Silla}} degno, Che in Bettelemme, e in tutti i suoi confini, Frà due anni uccidessero i Bambini.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|88.}} <poem>Ed ecco in sogno al putativo Padre, Del Sommo Genitor l’alto Messaggio Impon, ch’ei preso il Figlio, con la Madre, Scampi, fuggendo al Nil, l’instante oltraggio. Il Vecchio alhor le some alme, e leggiadre Sopra il giumento acconce, entra in viaggio, E volgendo le spalle al caro albergo, Porta il capestro in man, le bolge al tergo.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Frà''{{spazi|5}}}}</noinclude> tf2e0ihy8093z9x9pdygpapsyzjenpf Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/149 108 1034390 3910105 3909548 2026-10-13T15:47:22Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910105 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|129}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|89.}} <poem>Frà gli horror del’inverno, e de la notte Fuggon costor del’empio brando il taglio: Hor posando per campi, hora per grotte, Ogn’inopia soffrendo, ogni travaglio. Cadono, al loro arrivo, in terra rotte L’Egittie Statue, più che à ferreo maglio. Dove vivon soggetti, per otto anni, Poveri, e forastieri, à mille {{Ec|affanni|affanni.}}</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|90.}} <poem>Hor chi spiega d’Erode il ferro crudo, Se non hà ferreo petto, e ferrea voce? Pugnan l’ignuda spada, e ’l corpo ignudo, L’Agno innocente, ed il Leon feroce. E facendo la Madre, al Figlio scudo, Ad ambi l’empio manigoldo nuoce. Così dal suolo, al Ciel, per tempo, Cristo Le primitie mandò del suo conquisto.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|91.}} <poem>Cambiato il Regno, il Perfido, e la vita Col bando eterno, e con l’eterna morte: Ecco un Messo del Ciel Gioseppe invita A tornar, col Bambino, e la Consorte. Che nel passar, Gierusalem devita, Imperando Archelao nel’empia corte, Giunge ei per fine à la bramata meta Di {{Wl|Q430776|Nazarette}}, e’ suoi pensieri acqueta.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||I|''Già''{{spazi|5}}}}</noinclude> 61w9asw79hla2d3xoa3316byezg9tqn Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/150 108 1034391 3910106 3909552 2026-10-13T15:49:19Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910106 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|130|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|92.}} <poem>Già dodeci Decembri havea compito Del’età Cristo; alhor, che al’annua festa Del Tempio, co’ Parenti andò, vestito Di crescente, inconsutile pretesta. Dove da loro havendosi smarrito, Trova ’l dopo trè di la coppia mesta Trà Savi, à cui gli occulti sensi apria, Provando esser già nato il gran Messia.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|93.}} <poem>Nel sesto lustro, ei battezzato, e ’l fiume Sacrato; il nostro error sommerse al fondo. Onde grido Giovanni: ecco del Nume L’Agnello, ecco chi toglie il mal dal mondo. Quando l’eterno Amor, con bianche piume, Gli fece ombrella, e ’l Genitor giocondo, Per vedergli purgar l’human peccato, Tuonò dal Ciel: Questo è il mio Figlio amato.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|94.}} <poem>Respinto poi dal coeterno Vampo, Cerca per digiunar, lochi secreti, Dà le spalle al Giordano, e quasi un lampo, Scorre di Gierecunte i prati lieti: Con gli arboscei del’odorato campo Del balsamo, à sembianza di vigneti. E Gierico lasciando al lato destro, Vanne à l’aspro Deserto, al monte alpestro.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Quello''{{spazi|5}}}}</noinclude> lskzj68inpkpdizayil11vky3j4gi4n Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/151 108 1034392 3910108 3909554 2026-10-13T16:02:15Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910108 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|131}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|95.}} <poem>Quello asceso, in un’antro horrendo, e cupo, Quaranta dì digiuno, orando hà scorso; Sceso al piano talhor da quel dirupo, Per accor de le fere il pio concorso. Quì la Tigre, e ’l Cinghial, la Volpe, e ’l Lupo, La Pantera, e ’l Leon concorre, e l’Orso, E riverito il lor Signor verace, Benedetti da lui, partono in pace.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|96.}} <poem>Mà il gran mostro infernal, che à le vicende Del’opre di Gesù ragion non trova; C’hor divino, hora human quegli si rende, Volse del’esser suo farne la prova. Onde sembianza eremitana, ei prende. E perche meglio ad ascoltarlo il mova, Con lunga chioma, e barba, e sù forcuta Verga appoggiato, il trova, e lo saluta.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|97.}} <poem>Richiedendolo poi, come sopporta Fame sì rea; gli addita con la palma, Qualch’une pietre, e di cangiar l’esorta Quei sassi, in pan, per ristorar la salma. Risponde quel, che poco il pan; mà importa La parola di Dio, che nutre l’alma. Alhor se ’l prende sù le terga l’empio, E sù la penna portalo del tempio.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||I 2|''Se''{{spazi|5}}}}</noinclude> 40u15m2idxm012fj7hk2r2xumymuigr Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/152 108 1034409 3910109 3909582 2026-10-13T16:17:34Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910109 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|132|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|98.}} <poem>Se sei Figlio di Dio, poscia gli dice, Gittati giù; che à tè d’intorno havrai Gl’Angioli suoi; mà quel gli contradice, Dicendo: è scritto: Iddio non tenterai. Lo ridusse per fin l’hoste infelice Sù la cima d’un monte altiero assai, Dove, come in un vago mappamondo, Le grandezze, e’ tesor gli offrì del mondo.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|99.}} <poem>Con tal legge però che à lui d’avante, Per adorarlo ei si prostrasse alhora, Ributtollo Giesù dal suo sembiante, Rispondendo; anco è scritto: il Nume adora. Gli Angeli al hor d’intorno al trionfante Furon co’ cibi: ond’egli si ristora. Quinci ei tornato à riverir la Madre, Chiuse le luci al putativo Padre.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|100.}} <poem>Che nel passar per l’uscio de la morte Il Nutricio da questa, à l’altra vita; Ei, qual Figlio, e la Madre qual Consorte, L’Anima accompagnar sino à l’uscita. Parti, ò spirto beato, che le porte T’apron Cristo, e Maria ne la partita, Ed annuncia, disceso al sen d’Abramo, Che tratta l’arme il Redentor d’Adamo.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Per''{{spazi|5}}}}</noinclude> j9hwezcwf1bgqd59i2mco97iusg6mxc Autore:William Ward 102 1034410 3910316 3909583 2026-10-14T08:44:23Z Paperoastro 3695 uniformata occupazione da Wikidata 3910316 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = William | Cognome = Ward | Attività = missionario/scrittore/traduttore | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }} rrhqrydflezwcg6av8wj38b82q84x1u Autore:Christopher Wordsworth 102 1034413 3910317 3909586 2026-10-14T08:45:24Z Paperoastro 3695 standardizzo professione 3910317 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Christopher | Cognome = Wordsworth | Attività = sacerdote/scrittore | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }} ddxbd3vwshv0qeroum2t99cudy96tfd Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/153 108 1034417 3910110 3909590 2026-10-13T16:19:20Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910110 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|133}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|101.}} <poem>Per dar principio à la pietosa impresa, Squadra adunò di sei persone, e sei. Nè di potenti, e saggi Ebrei l’hà presa: Mà d’idioti, e bassi Galilei. Per mostrar, ch’egli vince tal contesa, Per sua virtù, non per virtù di lei. E per tirargli erranti, à le sue voglie, Le Meretrici, e’ Publicani accoglie.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|102.}} <poem>Per approvar del Matrimonio il rito, E palesar co’ segni, ch’egli è Dio; Con la Madre à le nozze, e dal convito Convenne, ove converse, in vino, il rio. Dove, non sol mostrò, che l’infinito Suo valor, col voler sempre s’unio; Mà che ei non men stimò l’humana Madre, Per lei ciò fatto, che ’l celeste Padre.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|103.}} <poem>Taccio quanti soffrì stenti, e litigi, Spargendo il seme del Vangelo, Cristo. Taccio quanti miracoli, e prodigi Fec’egli à prò del cominciato acquisto. Imprimendo sù l’onde i suoi vestigi, Moltiplicando il cibo al popol misto. Hor qual cigno à la fin de la sua vita, Più che mai giova gli huomini, e gli aita.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||I 3|''A chi''{{spazi|5}}}}</noinclude> bk9vv0q4hwx1xxfb6mi2z7tour3vvdm Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/154 108 1034418 3910112 3909592 2026-10-13T16:21:02Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910112 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|134|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|104.}} <poem>A chi scioglie le piante, a chi le labbia, A chi rende la luce, à chi l’udito. A chi scaccia la febbre, à chi la scabbia, Ogn’infermo da lui parte guarito. Noce, e s’oppone à l’infernale rabbia, Giova, e raccoglie il peccator pentito. Da le tombe i trofei ritoglie à morte, Libera i rei da le tartaree porte.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|105.}} <poem>Finalmente, Io, per fuggir tè, passai A Maddalo, di tè fatto rabbello: E nel passaggio in quello m’incontrai, Che andava à Nazaret, col suo drappello. Per vagheggiarlo alhora io mi fermai, E mi parve così leggiadro, e bello, Che abbandonati i sensi à lo stupore, Io divenne una estatica d’Amore.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|106.}} <poem>Venieno intanto ad incontrar concordi, A schiera, à schiera il Medico celeste, Ciechi, Muti, Leprosi, Attratti, e Sordi, E con mill’altre infermità moleste. Ai quali ei dando salubri ricordi, Risana, hor con la mano, hor con la veste, Hor con la sola voce; anzi, con l’ombra, Molti, da molte passion disgombra.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Quan-''{{spazi|5}}}}</noinclude> qrrr4omfwo070velly3jtsmc4ffazt9 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/155 108 1034419 3910115 3909593 2026-10-13T16:23:02Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910115 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|135}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|107.}} <poem>Quando la mia Marcella, il grido alzato, Disse: Beato il seno, e la mammella, Che portotti, e nutritti; anzi beato Chi m’ode, e crede; egli rispose à quella. Alhor’Io mègli accosto, e salutato Mègli offro per discepola, et ancella. Quinci à Maddalo ascesi à far dimora, Che m’accolse, e servì come Signora.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|108.}} <poem>E tanto più mi piacque quella stanza, Quanto, che da quel loco à Nazarette, Patria del gran Messia, poca distanza, Poco spatio di via vi si framette. Dov’Io spesso passando, in amistanza Tal, la Madre di lui mi ricevette; E seco il suo Figliuol mi ricevea, Che io negai più lasciar la Galilea.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|109.}} <poem>In quei fioriti seggi Nazarei Da tai mastri imparar ciascun si mira, Più che ne l’Academie, e ne’ Licei, Da Maestri d’Atene, e di Stagira. Iv’io loro discepola, apprendei Quanto hora dirti il santo ardor mi spira, Le dotttrine svelandomi profonde, Ch’egli frà chiare tenebre nasconde.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||I 4|''Ivi''{{spazi|5}}}}</noinclude> s8agjpnwjb25cnmfn5l1yo8s6vda97d Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/156 108 1034420 3910116 3909594 2026-10-13T16:25:02Z Modafix 8534 /* Riletta */ 3910116 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|136|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|110.}} <poem>Iv’io lui supplicai più d’una volta, E vi fraposi lei, che’ei del peccato Dal giogo tè, sorella havesse sciolta, E mè col nostro Lazar, consolato. Ei me ’l promise; ed hora à questa volta, Per un Messo celeste m’ha chiamato, Perch’Io venghi, à condurti à lui, ch’infretta Rivenne al Tempio, andiam, ch’egli ci aspetta.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|111.}} <poem>Andiamo, andiam, Sorella, che godrai Strano contento, e non goduto ancora. Tacque, e quella, per gioia, humida i rai, Sorse, abbracciolla; e disse: ò cara Suora: Lodato il Ciel, che ti riveggio homai, Con salute; bor quì siedi, e ti ristora: Fatto portar da’ Paggi un Seggio intanto, Seder la fece al suo bel Soglio à canto.</poem> {{Ct|t=0.8|f=110%|Il Fine del Quarto Canto.}} {{FI |file = Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673 (page 88 crop).jpg |width = 25% |margin-top = 2em }}<noinclude>{{PieDiPagina|||CAN-{{spazi|5}}}}</noinclude> bumr3rn2cdn5fp9id5qezorqs8p28o9 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/287 108 1034463 3909888 3909864 2026-10-13T12:00:20Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909888 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=1|{{Larger|APPENDICE ''A''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|f=140%|v=1|t=4|EQUIPAGGIAMENTO DELLA SPEDIZIONE}}<noinclude></noinclude> 92bcwtfj3xjs9n1y4o1kfsarg32koc8 3909890 3909888 2026-10-13T12:06:26Z Spinoziano (BEIC) 60217 3909890 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''A''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|v=4|t=2|EQUIPAGGIAMENTO DELLA SPEDIZIONE}}<noinclude></noinclude> 9ajvgm9lh9eitv02m6vcmay2snxnz0d Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/289 108 1034465 3909892 3909867 2026-10-13T12:09:40Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909892 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''A''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|EQUIPAGGIAMENTO DELLA SPEDIZIONE}} Tutto il fornimento della spedizione, all'infuori di pochi oggetti secondarî e dei viveri, venne preparato e messo insieme nei mesi precedenti la partenza, in parte in Italia, ed in parte a Londra. Al vettovagliamento della carovana si provvide a San Francisco. Farò da prima la descrizione dell'intero materiale, tenendo conto specialmente di quello che la spedizione aveva con sè nella zona ricoperta da ghiacciai, e dirò in seguito come esso si venne frazionando col progredire della carovana. {{Ct|{{Sc|materiale da campo, corredo personale ed attrezzi diversi}}|t=2|v=1}} 1. Cinque grandi tende di modello Whymper, di tela verde impermeabilizzata Edgington (Londra)<ref>Nel capitolo V, a pag. 88-89, trovasi una descrizione succinta delle tende.</ref>. Due servirono a riporvi del materiale di riserva lasciato alla spiaggia ed ai piedi della morena. Le tre rimanenti facevano parte dei campi sui ghiacciai. 2. Due piccole tende di modello Mummery fatte della stessa tela. 3. Cinque grandi tele incatramate da distendersi sotto il fondo delle tende a difesa dell'umidità. 4. Cinque stretti tappeti o pedane di tessuto fitto, per proteggere il fondo delle tende dai chiodi delle scarpe. 5. Dieci letti pieghevoli di ferro vuoto, alti 25 cm. sul suolo. Avendo le guide rinunciato ai loro fin dal principio, non ne portammo con noi che cinque. 6. Dieci sacchi-letto, lunghi m. 1.80, larghi m. 0.80, a pareti doppie riempite di piuma e trapuntate, protetti da una fodera di tela forte. Per il trasporto si arrotolavano racchiudendoli in appositi sacchi di tela.<noinclude><references/></noinclude> 6q61o8pm1v77ly95vxvyxel1a6c3xdc 3909894 3909892 2026-10-13T12:12:47Z Spinoziano (BEIC) 60217 3909894 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''A''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=4|EQUIPAGGIAMENTO DELLA SPEDIZIONE}} Tutto il fornimento della spedizione, all'infuori di pochi oggetti secondarî e dei viveri, venne preparato e messo insieme nei mesi precedenti la partenza, in parte in Italia, ed in parte a Londra. Al vettovagliamento della carovana si provvide a San Francisco. Farò da prima la descrizione dell'intero materiale, tenendo conto specialmente di quello che la spedizione aveva con sè nella zona ricoperta da ghiacciai, e dirò in seguito come esso si venne frazionando col progredire della carovana. {{Ct|{{Sc|materiale da campo, corredo personale ed attrezzi diversi}}|t=2|v=1}} 1. Cinque grandi tende di modello Whymper, di tela verde impermeabilizzata Edgington (Londra)<ref>Nel capitolo V, a pag. 88-89, trovasi una descrizione succinta delle tende.</ref>. Due servirono a riporvi del materiale di riserva lasciato alla spiaggia ed ai piedi della morena. Le tre rimanenti facevano parte dei campi sui ghiacciai. 2. Due piccole tende di modello Mummery fatte della stessa tela. 3. Cinque grandi tele incatramate da distendersi sotto il fondo delle tende a difesa dell'umidità. 4. Cinque stretti tappeti o pedane di tessuto fitto, per proteggere il fondo delle tende dai chiodi delle scarpe. 5. Dieci letti pieghevoli di ferro vuoto, alti 25 cm. sul suolo. Avendo le guide rinunciato ai loro fin dal principio, non ne portammo con noi che cinque. 6. Dieci sacchi-letto, lunghi m. 1.80, larghi m. 0.80, a pareti doppie riempite di piuma e trapuntate, protetti da una fodera di tela forte. Per il trasporto si arrotolavano racchiudendoli in appositi sacchi di tela.<noinclude><references/></noinclude> 8ohwkqej5jhn683vfbg0d08dr0tcmsk Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/290 108 1034466 3909895 3909869 2026-10-13T12:13:41Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909895 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|200|APPENDICE ''A''|}}</noinclude> 7. Due cucine costruite in alluminio. Esse sono composte da un recipiente inferiore, che contiene il fornello e ne ripara la fiamma dal vento, {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Cucina scomposta nei singoli pezzi.jpg |width = 75% |caption = {{smaller|Cucina scomposta nei singoli pezzi}} }} e da un cerchio a doppia parete, alto 19 cm., che si incastra sul precedente, e serve a sostenere sul fuoco i recipienti colle vivande. I singoli pezzi si adattano l'uno dentro l'altro, in modo da formare un complesso {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Cucina pronta per il trasporto.jpg | width = 40% | float = right | margin-left = 3% | caption = {{smaller|Cucina pronta per il trasporto}} }} solo, cilindrico, con 36 cm. di diametro, e 41 cm. di altezza. I due fornelli sono di tipo norvegese (lampada Primus), e contengono quasi un litro di petrolio. Tenuti puliti e con un po' di cura, funzionano bene, consumando poco combustibile, e non mandano cattivo odore. 8. Due piccoli fornelli ad alcool, entro un recipiente portatile d'alluminio, che si possono tenere accesi durante il cammino, per fare qualche tazza di brodo o di the, senza fermarsi. 9. Una cassetta rettangolare di ferro stagnato, col coperchio bucherellato, contenente le stoviglie e le posate, tutte di alluminio. 10. Il nostro corredo personale comprendeva un abito di ricambio, un paio di scarpe ordinarie da ghiacciaio, ed un secondo a doppio tomaio, con intercalata una pelle di coniglio, secondo il modello proposto dai Sella per le salite invernali sulle Alpi. Avevamo una buona scorta di lane, ma nessuna pelliccia. Queste non servono<noinclude><references/></noinclude> j1hqwzji6ngfn43oh977vgmvq1190ik Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/291 108 1034468 3909905 3909879 2026-10-13T12:21:26Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909905 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|equipaggiamento della spedizione}}|201}}</noinclude> che nelle regioni dove la temperatura si mantiene costantemente sotto zero; dove sgela, si imbevono d'acqua, e non c'è più modo di farle asciugare. Ognuno di noi aveva ancora un impermeabile, un paio di scarpe di gomma ed uno di pantofole, per riposare il piede dai pesanti scarponi da ghiaccio. Tenevamo le nostre robe entro sacchi di tela impermeabile. 11. Prevedendo di dover guadare torrenti, nella zona costiera, o sul ghiacciaio Malaspina, come era toccato a tutti i nostri predecessori, la spedizione s'era provvista di due paia di calzoni impermeabili di gomma, che arrivavano fin sopra la cintola, chiusi in fondo e foggiati a stivale, sui quali si dovevano calzare speciali scarpe, munite di chiodi. 12. Una cassetta contenente chiodi di ricambio per le scarpe, e varî arnesi da falegname, da calzolaio, ecc. 13. Sei paia di racchette da neve canadesi, formate da una rete resistente di minugia, intelaiata su d'un legno curvato, che si fissano alle suola delle scarpe per aumentare la superficie che poggia sulla neve, ed affondarvi meno. Nei ghiacciai inferiori trovammo sempre neve abbastanza consistente, e non avemmo occasione di adoperarle. Le abbandonammo poi al Campo della slitta, prevedendo che l'inclinazione dei pendii sul ghiacciaio Newton non ci avrebbe permesso di farne uso. Sarebbero però state utili nell'attraversare gli altipiani. Le racchette che si adoperano d'inverno nelle nostre Alpi, più leggiere, più piccole, e meno ingombranti, sono molto più adatte di queste, per la montagna. 14. Minori accessori erano: due bandiere nazionali, cinque fiaschette di alluminio, venti paia di occhiali da neve, cinque lanterne alpine «Excelsior» (modello Barera), zanzariere, ecc. 15. Dieci corde alpine di fibra di musa, della lunghezza ordinaria di 30 m. l'una, ed una corda più leggera di seta, lunga 50 m. 16. Quindici piccozze da ghiacciaio. {{Ct|{{Sc|materiale fotografico}}<ref>Ne ho compilato la lista secondo le indicazioni fornitemi dal {{wl|Q1339199|Sella}}. {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} ed il Gonella avevano con sè due piccole camere fotografiche istantanee, che non sono comprese nell'elenco.</ref>|t=2|v=1}} 1. Una camera oscura fotografica di cm. 30 × 40, con quattro telai doppi per negative (''châssis''), ed un obbiettivo rapido rettolineare Dallmeyer. Cinque dozzine di lastre Wratten & Wainwright (''London plates''), della dimensione di cm. 30 × 40. Due dei telai e quattro dozzine di lastre furono lasciati alla costa, il resto dell'apparecchio ai piedi della morena. Questa camera servì per fare una sola fotografia. 2. Una camera Ross & C.° (Londra) di cm. 20 × 25, con dodici telai negativi doppi, per pellicole.<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|26}}}}</noinclude> n4y7uh9li9r881y8sw32cslwe1jywml Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/292 108 1034469 3909921 3909880 2026-10-13T12:23:53Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909921 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|202|APPENDICE ''A''|}}</noinclude> Un obbiettivo Ross-Goertz doppio anastigmatico, di 324 mm. di distanza focale. Un attacco telefotografico (elemento negativo) Dallmeyer di 162 mm. Un treppiede ordinario, ed uno basso, speciale, per telefotografie. Uno schermo di vetro giallo intensamente colorato. Quindici dozzine di pellicole isocromatiche ordinarie di Edwards & C.° (''medium isochromatic films''). Cinque dozzine di pellicole istantanee isocromatiche della stessa casa. Altre trenta dozzine di pellicole furono lasciate in deposito alla costa. 3. Una camera Kodak (''folding Kodak'') N. 5, di 7 × 5 pollici inglesi, della fabbrica Eastman & C.° (Londra) con obbiettivo rapido ed obbiettivi stereoscopici. Venti rulli sensibili Eastman & C.° da trentadue pose per ciascuno, dei quali dieci furono lasciati alla costa. 4. Una lanterna tascabile di tela rossa. 5. Una tenda nera per cambiare le negative nei telai. Il {{wl|Q1339199|Sella}} avverte che il maggior numero di fotografie, e le migliori, furono eseguite coll'apparecchio Kodak. I panorami, eccetto quello preso dalla cresta Nord-Est del Sant'Elia, a 5000 metri di altezza, furono fatti colla camera Ross di cm. 20 × 25, su pellicole Edwards. Queste non diedero buoni risultati a cagione della grande umidità della atmosfera, non essendo state usate sufficienti precauzioni per difenderle da essa. Sarebbe stato necessario tenere ermeticamente rinchiusi entro scatole di latta (o di alluminio) munite di robusti anelli di gomma, non soltanto la provvista delle pellicole, come venne fatto, ma anche i telai negativi, prima e dopo della esposizione nella camera. Di più, per maggior sicurezza, le scatole dovrebbero contenere una sostanza igroscopica. Il nastro sensibile del Kodak ha il vantaggio di arrotolarsi sopra un cilindretto subito dopo la posa, per modo che la superficie impressionata rimane difesa dalla umidità dal nastro stesso di celluloide, che è impermeabile. Il Kodak parrebbe quindi essere l'apparecchio fotografico meglio adattato per le esplorazioni dei paesi che hanno un clima molto umido. Gli istrumenti di meteorologia ed il corredo sanitario sono descritti nelle appendici ''B'' e ''C''. La spedizione era anche fornita di un modesto corredo per fare qualche collezione naturalistica: tubetti e recipienti per esemplari da conservarsi in alcool, pasta arsenicale per la conservazione delle pelli, rete per catturare insetti e per filtrare la mota, carta e pressa per collezioni botaniche, martello da mineralogo, ecc. Questo fornimento sarebbe stato utilissimo, se per cause impreviste la carovana fosse stata costretta ad indugiarsi nella zona boschiva.<noinclude><references/></noinclude> ct8k802awttytc7ibyrcg7f5mijeq7j Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/293 108 1034470 3909929 3909881 2026-10-13T12:27:00Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909929 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|equipaggiamento della spedizione}}|203}}</noinclude> Al di sopra di questa vivemmo sempre sul ghiaccio, dedicando tutte le nostre forze a far procedere il più rapidamente possibile la spedizione; non era quindi da pensare che si potessero fare collezioni zoologiche e botaniche sui contrafforti più bassi delle catene. Tutto il materiale di raccolta, ad eccezione del martello mineralogico, venne perciò lasciato alla costa. Nel ritorno approfittammo delle condizioni relativamente buone del mare per imbarcarci subito, sapendo che, anche dove avevamo preso terra noi, la risacca rende talora impossibile l'approdo alle barche, per intere settimane. Nella tavola seguente sono enumerati i singoli oggetti del fornimento della carovana sui ghiacciai, coi pesi corrispondenti: {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 203.jpg |width = 100% }} {{Ct|{{Sc|vettovagliamento}}|t=2|v=1}} Nel racconto della spedizione ho ripetutamente accennato alle razioni dei viveri. Ne avevamo cinquanta, ed ognuna conteneva tutto quello che era necessario alla carovana (noi e le guide), per un giorno. Ogni razione comprendeva una scatola di latta di cm. 45 × 35 × 25 chiusa con saldatura, ed un sacchetto di tela contenente quei viveri che ci erano stati forniti già<noinclude><references/></noinclude> dg2ag18ttziuu6o9j9axjm59y2twdq8 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/294 108 1034471 3909932 3909884 2026-10-13T12:30:06Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909932 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|204|APPENDICE ''A''|}}</noinclude> chiusi in scatola, preparati per la conservazione. Il peso complessivo di ogni razione era di kg. 23.5; e la composizione era la seguente: {{Ct|''Scatola di latta''|t=1|v=1}} <poem>Quaranta gallette regolamentari di marina. Pasta italiana da minestra, gr. 1500. Un vasetto di estratto ''Liebig''. Dieci capsule di estratto di brodo, ognuna per una tazza. Formaggio, gr. 900. Zucchero in pezzi, gr. 900. Zucchero in polvere, gr. 450. Cioccolata in tavolette, gr. 450. Caffè tostato e macinato, gr. 225. Foglia di the, gr. 150. Frutta secca, gr. 450. Sale, gr. 120. Una scatoletta di pepe. Una scatoletta di senape inglese. Olio puro d'oliva, un quinto di litro. Rhum, un terzo di litro. Quattro candele. Una scatola di fiammiferi. Un sapone.</poem> {{Ct|''Sacchetto di tela''|t=1|v=1}} <poem>Bue arrosto compresso (''compressed beef''), gr. 900. Bue salato (''corned beef''), gr. 900. Lingua, o prosciutto, o salmone (alternati), gr. 900. Verdura in conserva, gr. 900. Lardo fino da tavola, gr. 450. Una scatola di panna condensata. Una scatola di latte condensato. Conserva di frutta, gr. 450. Burro salato, gr. 450. Burro fuso, gr. 450. Petrolio, due litri. Una scatola di sego per le scarpe.</poem> Venti delle cinquanta razioni avevano una composizione alquanto differente; cioè nelle scatole di latta mancava la pasta da minestra e v'erano dieci gallette e 450 gr. di zucchero in più; e nei sacchetti corrispondenti erano state aggiunte quattro scatole di minestre inglesi, una scatola di biscotti di Kola, ed un litro d'alcool per le piccole cucine portatili, {{Pt|toglien-}}<noinclude><references/></noinclude> f4ewkulkh0rgie3bvsr81o642qoh2ki 3909957 3909932 2026-10-13T13:03:26Z Spinoziano (BEIC) 60217 3909957 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|204|APPENDICE ''A''|}}</noinclude> chiusi in scatola, preparati per la conservazione. Il peso complessivo di ogni razione era di kg. 23.5; e la composizione era la seguente: {{Centrato|''Scatola di latta''}} <poem> Quaranta gallette regolamentari di marina. Pasta italiana da minestra, gr. 1500. Un vasetto di estratto ''Liebig''. Dieci capsule di estratto di brodo, ognuna per una tazza. Formaggio, gr. 900. Zucchero in pezzi, gr. 900. Zucchero in polvere, gr. 450. Cioccolata in tavolette, gr. 450. Caffè tostato e macinato, gr. 225. Foglia di the, gr. 150. Frutta secca, gr. 450. Sale, gr. 120. Una scatoletta di pepe. Una scatoletta di senape inglese. Olio puro d'oliva, un quinto di litro. Rhum, un terzo di litro. Quattro candele. Una scatola di fiammiferi. Un sapone. </poem> {{Centrato|''Sacchetto di tela''}} <poem> Bue arrosto compresso (''compressed beef''), gr. 900. Bue salato (''corned beef''), gr. 900. Lingua, o prosciutto, o salmone (alternati), gr. 900. Verdura in conserva, gr. 900. Lardo fino da tavola, gr. 450. Una scatola di panna condensata. Una scatola di latte condensato. Conserva di frutta, gr. 450. Burro salato, gr. 450. Burro fuso, gr. 450. Petrolio, due litri. Una scatola di sego per le scarpe. </poem> Venti delle cinquanta razioni avevano una composizione alquanto differente; cioè nelle scatole di latta mancava la pasta da minestra e v'erano dieci gallette e 450 gr. di zucchero in più; e nei sacchetti corrispondenti erano state aggiunte quattro scatole di minestre inglesi, una scatola di biscotti di Kola, ed un litro d'alcool per le piccole cucine portatili, {{Pt|toglien-}}<noinclude><references/></noinclude> low0b4ol3buy0m2yfq0ad47bjisxaqw 3909959 3909957 2026-10-13T13:04:52Z Spinoziano (BEIC) 60217 3909959 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|204|APPENDICE ''A''|}}</noinclude> chiusi in scatola, preparati per la conservazione. Il peso complessivo di ogni razione era di kg. 23.5; e la composizione era la seguente: {{Centrato|''Scatola di latta''}} <poem>Quaranta gallette regolamentari di marina. Pasta italiana da minestra, gr. 1500. Un vasetto di estratto ''Liebig''. Dieci capsule di estratto di brodo, ognuna per una tazza. Formaggio, gr. 900. Zucchero in pezzi, gr. 900. Zucchero in polvere, gr. 450. Cioccolata in tavolette, gr. 450. Caffè tostato e macinato, gr. 225. Foglia di the, gr. 150. Frutta secca, gr. 450. Sale, gr. 120. Una scatoletta di pepe. Una scatoletta di senape inglese. Olio puro d'oliva, un quinto di litro. Rhum, un terzo di litro. Quattro candele. Una scatola di fiammiferi. Un sapone.</poem> {{Centrato|''Sacchetto di tela''}} <poem>Bue arrosto compresso (''compressed beef''), gr. 900. Bue salato (''corned beef''), gr. 900. Lingua, o prosciutto, o salmone (alternati), gr. 900. Verdura in conserva, gr. 900. Lardo fino da tavola, gr. 450. Una scatola di panna condensata. Una scatola di latte condensato. Conserva di frutta, gr. 450. Burro salato, gr. 450. Burro fuso, gr. 450. Petrolio, due litri. Una scatola di sego per le scarpe.</poem> Venti delle cinquanta razioni avevano una composizione alquanto differente; cioè nelle scatole di latta mancava la pasta da minestra e v'erano dieci gallette e 450 gr. di zucchero in più; e nei sacchetti corrispondenti erano state aggiunte quattro scatole di minestre inglesi, una scatola di biscotti di Kola, ed un litro d'alcool per le piccole cucine portatili, {{Pt|toglien-}}<noinclude><references/></noinclude> gymq8wtyatbwpjato6zuegvrqb04ip5 3909984 3909959 2026-10-13T13:25:06Z Spinoziano (BEIC) 60217 3909984 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|204|APPENDICE ''A''|}}</noinclude> chiusi in scatola, preparati per la conservazione. Il peso complessivo di ogni razione era di kg. 23.5; e la composizione era la seguente: {{Ct|''Scatola di latta''|t=2|v=0.5}} <poem>Quaranta gallette regolamentari di marina. Pasta italiana da minestra, gr. 1500. Un vasetto di estratto ''Liebig''. 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Una scatola di sego per le scarpe.</poem> Venti delle cinquanta razioni avevano una composizione alquanto differente; cioè nelle scatole di latta mancava la pasta da minestra e v'erano dieci gallette e 450 gr. di zucchero in più; e nei sacchetti corrispondenti erano state aggiunte quattro scatole di minestre inglesi, una scatola di biscotti di Kola, ed un litro d'alcool per le piccole cucine portatili, {{Pt|toglien-}}<noinclude><references/></noinclude> 3ak8at28758q5bw0ukh4autvu45tfpr Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/295 108 1034472 3909889 3909874 2026-10-13T12:03:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3909889 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|equipaggiamento della spedizione}}|205}}</noinclude> {{pt|done|togliendone}} invece la scatola di verdura in conserva. Queste venti razioni erano state così preparate per consumarle nella parte alta della montagna. Ma per i caratteri della regione attraversata, le condizioni di vita e di clima mutarono così poco in tutto il viaggio, che si sarebbero potute avere razioni tutte uguali, senza alcun danno. Oltre a queste cinquanta razioni, avevamo dieci scatole di latta saldate, riempite di sola galletta, che lasciammo in deposito alla costa; altri 220 chili di galletta erano a bordo dell'«Aggie», ed avrebbero potuto facilmente essere sbarcati, in caso di bisogno. Dalla composizione delle razioni, si vede che esse erano state preparate in previsione di un clima freddo, come era da aspettarsi fra quegli immensi ghiacciai. Invece la temperatura fu sempre assai mite, per modo che si sarebbe potuto opportunamente diminuire la quantità di alimenti grassi e zuccherini, aumentando invece il numero delle gallette. Del resto, anche così com'erano, le razioni corrisposero perfettamente. Quando lasciammo la morena del Malaspina, il nostro bagaglio era così costituito: <poem>Materiale di equipaggiamento nostro e delle guide . Kg.595.600 Sedici razioni di viveri. . . . . . . . . . . . . Kg.376.000 Fornimento dei portatori americani . . . . . . Kg 450.000 {{A destra|TOTALE. Kg. 1421.600}} </poem> In cifra tonda, un peso di 1400 chilogrammi distribuiti su quattro slitte tirate da sedici uomini, cioè 87.5 chili per uomo, e più di 90 se si computa anche il peso delle slitte. Malgrado il peso considerevole del bagaglio e la neve cattiva, attraversammo il ghiacciaio Malaspina in tre giorni, percorrendo in media 11-12 chilometri al giorno. Le slitte erano state costruite a Seattle, sul tipo di quelle adoperate nelle spedizioni polari, ed erano più adatte a scivolare sul ghiaccio che sulla neve<ref>Nel capitolo V, a pag. 87-88, sono descritte le slitte, ed è detto degli inconvenienti che presentavano.</ref>. È però certo che, se fossero state meno pesanti e meno solide, non avrebbero resistito agli urti ed alle scosse che ricevettero scivolando sul ghiaccio inuguale del Malaspina al ritorno, quando era in gran parte scomparsa la neve che lo ricopriva. Forse sarebbe stato conveniente un modello di slitta intermedio fra quello che avevamo con noi, ed il tipo di slitta leggerissima, a largo pattino, che serve ai nostri montanari, per trasportare la roba sulle nevi invernali delle valli alpine. Dal campo Independence in su, il peso del nostro bagaglio andò continuamente diminuendo, sia pel consumo dei viveri, sia per lo staccarsi di<noinclude><references/></noinclude> nw7p1jphw15tpdc5kswbx02op6gd25h 3909944 3909889 2026-10-13T12:50:19Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909944 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|equipaggiamento della spedizione}}|205}}</noinclude> {{pt|done|togliendone}} invece la scatola di verdura in conserva. Queste venti razioni erano state così preparate per consumarle nella parte alta della montagna. Ma per i caratteri della regione attraversata, le condizioni di vita e di clima mutarono così poco in tutto il viaggio, che si sarebbero potute avere razioni tutte uguali, senza alcun danno. Oltre a queste cinquanta razioni, avevamo dieci scatole di latta saldate, riempite di sola galletta, che lasciammo in deposito alla costa; altri 220 chili di galletta erano a bordo dell'«Aggie», ed avrebbero potuto facilmente essere sbarcati, in caso di bisogno. Dalla composizione delle razioni, si vede che esse erano state preparate in previsione di un clima freddo, come era da aspettarsi fra quegli immensi ghiacciai. Invece la temperatura fu sempre assai mite, per modo che si sarebbe potuto opportunamente diminuire la quantità di alimenti grassi e zuccherini, aumentando invece il numero delle gallette. Del resto, anche così com'erano, le razioni corrisposero perfettamente. Quando lasciammo la morena del Malaspina, il nostro bagaglio era così costituito: <poem> Materiale di equipaggiamento nostro e delle guide . . Kg. 595.600 Sedici razioni di viveri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . {{spazi|6}} 376.000 Fornimento dei portatori americani . . . . . . . . . . . . . . {{spazi|6}} 450.000 {{spazi|101}}────── {{spazi|73}}{{sc|Totale}} . . . . Kg. 1421.600 </poem> In cifra tonda, un peso di 1400 chilogrammi distribuiti su quattro slitte tirate da sedici uomini, cioè 87.5 chili per uomo, e più di 90 se si computa anche il peso delle slitte. Malgrado il peso considerevole del bagaglio e la neve cattiva, attraversammo il ghiacciaio Malaspina in tre giorni, percorrendo in media 11-12 chilometri al giorno. Le slitte erano state costruite a Seattle, sul tipo di quelle adoperate nelle spedizioni polari, ed erano più adatte a scivolare sul ghiaccio che sulla neve<ref>Nel capitolo V, a pag. 87-88, sono descritte le slitte, ed è detto degli inconvenienti che presentavano.</ref>. È però certo che, se fossero state meno pesanti e meno solide, non avrebbero resistito agli urti ed alle scosse che ricevettero scivolando sul ghiaccio inuguale del Malaspina al ritorno, quando era in gran parte scomparsa la neve che lo ricopriva. Forse sarebbe stato conveniente un modello di slitta intermedio fra quello che avevamo con noi, ed il tipo di slitta leggerissima, a largo pattino, che serve ai nostri montanari, per trasportare la roba sulle nevi invernali delle valli alpine. 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Questo dividersi della spedizione toglieva però a noi l'aiuto dei portatori, nel tempo stesso {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - Portantina Sella.jpg | width = 30% | float = left | margin-right = 3% | caption = {{smaller|Portantina Sella}} }} che gli accidenti del terreno rendevano il trasporto più difficile, interrompendo frequentemente il traino delle slitte. Perciò si dovette dividere il bagaglio, per farlo avanzare in due o in tre riprese. Entrando nella valle del Newton fummo costretti ad abbandonare parte del materiale, perchè, dovendo portare a spalle ogni cosa, tutto quel corredo da spingere innanzi, sarebbe diventato un grave impedimento al progredire. Andammo così riducendo a meno il nostro bagaglio man mano che procedevamo. Per portare in ispalla adoperavamo le leggiere portantine in legno già esperimentate dal {{wl|Q1339199|Sella}}, con ottimo risultato, nelle sue campagne al Caucaso. Ne avevamo portate venti dall'Italia. Vi si possono adattare e fissare solidamente carichi di qualunque forma e dimensione, il peso è bene ripartito sulle spalle e sul dorso, equilibrato, non ostacola il respiro e lascia le braccia perfettamente libere. Riassumo brevemente come si venne frazionando il nostro bagaglio, non tenendo conto del peso dei viveri, il quale oscillava continuamente, in rapporto col consumo e col rifornimento. {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 206.jpg |width = 90% }}<noinclude><references/></noinclude> 1olrvpj1iehuyurjhn5da3f6t8l17o2 3909946 3909891 2026-10-13T12:51:19Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909946 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|206|APPENDICE ''A''|}}</noinclude> carovane, mandate indietro col necessario per attendarsi. 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Per portare in ispalla adoperavamo le leggiere portantine in legno già esperimentate dal {{wl|Q1339199|Sella}}, con ottimo risultato, nelle sue campagne al Caucaso. Ne avevamo portate venti dall'Italia. Vi si possono adattare e fissare solidamente carichi di qualunque forma e dimensione, il peso è bene ripartito sulle spalle e sul dorso, equilibrato, non ostacola il respiro e lascia le braccia perfettamente libere. 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Un barometro a mercurio, Fortin, espressamente costruito per l'alta montagna, della lunghezza di 72 centimetri, con graduazione da 250 a 560 millimetri. Quest' istrumento risult... 3909900 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>APPENDICE B OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE DEL TENENTE DI VASCELLO UMBERTO CAGNI La spedizione era fornita dei seguenti strumenti scientifici: Un barometro a mercurio, Fortin, della lunghezza di 98 centimetri con graduazione da 350 a 810 millimetri. Un barometro a mercurio, Fortin, espressamente costruito per l'alta montagna, della lunghezza di 72 centimetri, con graduazione da 250 a 560 millimetri. Quest' istrumento risultò di kg. 0.300 più leggiero del pre- cedente. Un barometro aneroide in alluminio, espressamente costruito con graduazione da 300 a 790 millimetri. dente. Un termometro, in astuccio metallico, annesso all' istrumento prece- Un barometro aneroide graduato in piedi e da 18 a 31 pollici; però non aveva arresto all'indice e sotto la pompa pneumatica funzionava bene fino a pollici 13 ½. Un ipsometro. Un psicrometro ordinario. Un igrometro a capello. Due termometri ad alcool. Due termometri a mercurio. Un barometro aneroide, quattro piccole bussole comuni, una bussola di rilevamento, ed un sestante, tascabili. Gli istrumenti furono tutti verificati e controllati prima e dopo il viaggio. Due giorni prima di partire da San Francisco, si seppe che alla Mis- sione di Yakutat, che avrebbe dovuto servire di stazione inferiore, non esisteva barometro. Ne fu acquistato uno di modello Gay-Lussac da la- sciarsi a questa Missione. Giunti a Yakutat, abbiamo veduto che la casa<noinclude><references/></noinclude> ha6jltvime93nayj4pmzi2u25p1pjg6 3909901 3909900 2026-10-13T12:20:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3909901 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''B''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=2|EQUIPAGGIAMENTO DELLA SPEDIZIONE}} {{Ct|t=2|v=2|f=80%|{{Sc|del Tenente di Vascello}} {{AutoreCitato|Umberto Cagni|{{Sc|Umberto Cagni}}}}}} La spedizione era fornita dei seguenti strumenti scientifici: Un barometro a mercurio, Fortin, della lunghezza di 98 centimetri con graduazione da 350 a 810 millimetri. Un barometro a mercurio, Fortin, espressamente costruito per l'alta montagna, della lunghezza di 72 centimetri, con graduazione da 250 a 560 millimetri. Quest'istrumento risultò di kg. 0.300 più leggiero del precedente. Un barometro aneroide in alluminio, espressamente costruito con graduazione da 300 a 790 millimetri. Un termometro, in astuccio metallico, annesso all'istrumento precedente. Un barometro aneroide graduato in piedi e da 18 a 31 pollici; però non aveva arresto all'indice e sotto la pompa pneumatica funzionava bene fino a pollici 13 ½. Un ipsometro. Un psicrometro ordinario. Un igrometro a capello. Due termometri ad alcool. Due termometri a mercurio. Un barometro aneroide, quattro piccole bussole comuni, una bussola di rilevamento, ed un sestante, tascabili. Gli istrumenti furono tutti verificati e controllati prima e dopo il viaggio. Due giorni prima di partire da San Francisco, si seppe che alla Missione di Yakutat, che avrebbe dovuto servire di stazione inferiore, non esisteva barometro. Ne fu acquistato uno di modello Gay-Lussac da lasciarsi a questa Missione. Giunti a Yakutat, abbiamo veduto che la casa<noinclude><references/></noinclude> 5a02nz9vumir2ogu2t9euw00b5s8hfg 3909902 3909901 2026-10-13T12:20:57Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3909902 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''B''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=2|EQUIPAGGIAMENTO DELLA SPEDIZIONE}} {{Ct|t=2|v=2|f=80%|{{Sc|del Tenente di Vascello}} {{AutoreCitato|Umberto Cagni|{{Sc|Umberto Cagni}}}}}} La spedizione era fornita dei seguenti strumenti scientifici: Un barometro a mercurio, Fortin, della lunghezza di 98 centimetri con graduazione da 350 a 810 millimetri. Un barometro a mercurio, Fortin, espressamente costruito per l'alta montagna, della lunghezza di 72 centimetri, con graduazione da 250 a 560 millimetri. Quest'istrumento risultò di kg. 0.300 più leggiero del precedente. Un barometro aneroide in alluminio, espressamente costruito con graduazione da 300 a 790 millimetri. Un termometro, in astuccio metallico, annesso all'istrumento precedente. Un barometro aneroide graduato in piedi e da 18 a 31 pollici; però non aveva arresto all'indice e sotto la pompa pneumatica funzionava bene fino a pollici 13 ½. <poem>Un ipsometro. Un psicrometro ordinario. Un igrometro a capello. Due termometri ad alcool. Due termometri a mercurio.</poem> Un barometro aneroide, quattro piccole bussole comuni, una bussola di rilevamento, ed un sestante, tascabili. Gli istrumenti furono tutti verificati e controllati prima e dopo il viaggio. Due giorni prima di partire da San Francisco, si seppe che alla Missione di Yakutat, che avrebbe dovuto servire di stazione inferiore, non esisteva barometro. Ne fu acquistato uno di modello Gay-Lussac da lasciarsi a questa Missione. 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Un termometro, in astuccio metallico, annesso all'istrumento precedente. Un barometro aneroide graduato in piedi e da 18 a 31 pollici; però non aveva arresto all'indice e sotto la pompa pneumatica funzionava bene fino a pollici 13 ½. <poem>Un ipsometro. Un psicrometro ordinario. Un igrometro a capello. Due termometri ad alcool. Due termometri a mercurio.</poem> Un barometro aneroide, quattro piccole bussole comuni, una bussola di rilevamento, ed un sestante, tascabili. Gli istrumenti furono tutti verificati e controllati prima e dopo il viaggio. Due giorni prima di partire da San Francisco, si seppe che alla Missione di Yakutat, che avrebbe dovuto servire di stazione inferiore, non esisteva barometro. Ne fu acquistato uno di modello Gay-Lussac da lasciarsi a questa Missione. 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Un termometro, in astuccio metallico, annesso all'istrumento precedente. Un barometro aneroide graduato in piedi e da 18 a 31 pollici; però non aveva arresto all'indice e sotto la pompa pneumatica funzionava bene fino a pollici 13 ½. Un ipsometro. Un psicrometro ordinario. Un igrometro a capello. Due termometri ad alcool. Due termometri a mercurio. Un barometro aneroide, quattro piccole bussole comuni, una bussola di rilevamento, ed un sestante, tascabili. Gli istrumenti furono tutti verificati e controllati prima e dopo il viaggio. Due giorni prima di partire da San Francisco, si seppe che alla Missione di Yakutat, che avrebbe dovuto servire di stazione inferiore, non esisteva barometro. Ne fu acquistato uno di modello Gay-Lussac da lasciarsi a questa Missione. Giunti a Yakutat, abbiamo veduto che la casa<noinclude><references/></noinclude> 3f3eivnuk25b9o1b12i8uk4vvrje9m3 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/302 108 1034481 3909903 2026-10-13T12:21:17Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 212 APPENDICE B dove si dovevano fare le osservazioni era talmente bassa sul livello del mare (8 metri) che l'altezza barometrica sul sito, avrebbe dovuto essere letta dalla parte superiore del nonio, opposta all'indice di lettura, e che ciò rendeva questa assai malagevole. Per evitare una fonte di errori, si lasciò al Missionario, Rev. Hendricksen, il Fortin e si portò con noi il Gay-Lussac. Ragioni di convenienza ci de... 3909903 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>212 APPENDICE B dove si dovevano fare le osservazioni era talmente bassa sul livello del mare (8 metri) che l'altezza barometrica sul sito, avrebbe dovuto essere letta dalla parte superiore del nonio, opposta all'indice di lettura, e che ciò rendeva questa assai malagevole. Per evitare una fonte di errori, si lasciò al Missionario, Rev. Hendricksen, il Fortin e si portò con noi il Gay-Lussac. Ragioni di convenienza ci decisero a scegliere, per le nostre osserva- zioni, le stesse ore 8, 12 e 20, in cui l'Hendricksen osservava per la spe- dizione americana, partita un paio di settimane prima di noi. Con tale scelta si avrebbe avuto anche il vantaggio di un controllo fra i nostri strumenti e quelli lasciati dal Signor Bryant. Del resto, pel modo in cui si svolsero poi le nostre marcie, qualunque altro gruppo di ore sarebbe stato meno conveniente di quello prescelto. Il barometro Fortin, oltre che dal suo astuccio di cuoio, era protetto da una cassetta di legno greggio, internamente impagliata, come adottò il Whymper nelle sue escursioni alpinistiche. È da ritenersi, che a tale cassetta si debba di essere riusciti a portare l'istrumento incolume sulla punta del Sant'Elia. L'altro barometro a mercurio, modello Gay-Lussac, difeso soltanto da un solido astuccio di cuoio, si ruppe dopo un mese di marcia, ai primi passi difficili della montagna. Il Fortin ed il Gay-Lussac furono trasportati sulle portantine insieme con altro materiale: i due ba- rometri aneroidi nei loro astucci di cuoio, a tracolla o sulle spalle: di questi ultimi, quello graduato in pollici si guastò dopo qualche tempo per essere una vite interna caduta fra la trasmissione di movimento del- l'indice. Termometri, igrometro, psicrometro, aneroide tascabile, furono traspor- tati in apposita busta di cuoio, nella quale erano pure sistemati taccuini di osservazione, matite, compasso, cerchio graduato ed una piccola paral- lela. Avendo il barometro sempre funzionato regolarmente, l'ipsometro non fu mai usato. Gli strumenti pesavano complessivamente kg. 18.500, distribuiti nel modo seguente: Barometro Fortin, con astuccio e cassetta Barometro Gay-Lussac, con astuccio Busta con termometri, igrometri, ecc. Due barometri aneroidi, termometro, sestante, bussola Ipsometro Kg. 7.000 3.500 4.200 2. 800 1.000 Le osservazioni, di regola, furono fatte dalla stessa persona e nelle ore stabilite; però esse subirono qualche interruzione in causa delle marcie. Durante il ritorno, dal giorno 4 agosto in poi, sia per la mancanza di barometro a mercurio, che per la brevità e l'irregolarità delle fermate, non<noinclude><references/></noinclude> mwgv17hn146zv174hdfle44xgsaemwf 3909930 3909903 2026-10-13T12:29:37Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3909930 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|212|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> dove si dovevano fare le osservazioni era talmente bassa sul livello del mare (8 metri) che l'altezza barometrica sul sito, avrebbe dovuto essere letta dalla parte superiore del nonio, opposta all'indice di lettura, e che ciò rendeva questa assai malagevole. Per evitare una fonte di errori, si lasciò al Missionario, Rev. Hendricksen, il Fortin e si portò con noi il Gay-Lussac. Ragioni di convenienza ci decisero a scegliere, per le nostre osservazioni, le stesse ore 8, 12 e 20, in cui l'Hendricksen osservava per la spedizione americana, partita un paio di settimane prima di noi. Con tale scelta si avrebbe avuto anche il vantaggio di un controllo fra i nostri strumenti e quelli lasciati dal Signor Bryant. Del resto, pel modo in cui si svolsero poi le nostre marcie, qualunque altro gruppo di ore sarebbe stato meno conveniente di quello prescelto. Il barometro Fortin, oltre che dal suo astuccio di cuoio, era protetto da una cassetta di legno greggio, internamente impagliata, come adottò il {{AutoreCitato|Edward Whymper}} nelle sue escursioni alpinistiche. È da ritenersi, che a tale cassetta si debba di essere riusciti a portare l'istrumento incolume sulla punta del Sant'Elia. L'altro barometro a mercurio, modello Gay-Lussac, difeso soltanto da un solido astuccio di cuoio, si ruppe dopo un mese di marcia, ai primi passi difficili della montagna. Il Fortin ed il Gay-Lussac furono trasportati sulle portantine insieme con altro materiale: i due barometri aneroidi nei loro astucci di cuoio, a tracolla o sulle spalle: di questi ultimi, quello graduato in pollici si guastò dopo qualche tempo per essere una vite interna caduta fra la trasmissione di movimento dell'indice. Termometri, igrometro, psicrometro, aneroide tascabile, furono trasportati in apposita busta di cuoio, nella quale erano pure sistemati taccuini di osservazione, matite, compasso, cerchio graduato ed una piccola parallela. Avendo il barometro sempre funzionato regolarmente, l'ipsometro non fu mai usato. Gli strumenti pesavano complessivamente kg. 18.500, distribuiti nel modo seguente: <poem>Barometro Fortin, con astuccio e cassetta . . . . . Kg. 7.000 Barometro Gay-Lussac, con astuccio . . . . . 3.500 Busta con termometri, igrometri, ecc. . . . . 4.200 Due barometri aneroidi, termometro, sestante, bussola . . . . 2.800 Ipsometro . . . . . . . . . . . . . . . 1.000</poem> Le osservazioni, di regola, furono fatte dalla stessa persona e nelle ore stabilite; però esse subirono qualche interruzione in causa delle marcie. 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Ragioni di convenienza ci decisero a scegliere, per le nostre osservazioni, le stesse ore 8, 12 e 20, in cui l'Hendricksen osservava per la spedizione americana, partita un paio di settimane prima di noi. Con tale scelta si avrebbe avuto anche il vantaggio di un controllo fra i nostri strumenti e quelli lasciati dal Signor Bryant. Del resto, pel modo in cui si svolsero poi le nostre marcie, qualunque altro gruppo di ore sarebbe stato meno conveniente di quello prescelto. Il barometro Fortin, oltre che dal suo astuccio di cuoio, era protetto da una cassetta di legno greggio, internamente impagliata, come adottò il {{AutoreCitato|Edward Whymper|Edward Whymper}} nelle sue escursioni alpinistiche. È da ritenersi, che a tale cassetta si debba di essere riusciti a portare l'istrumento incolume sulla punta del Sant'Elia. L'altro barometro a mercurio, modello Gay-Lussac, difeso soltanto da un solido astuccio di cuoio, si ruppe dopo un mese di marcia, ai primi passi difficili della montagna. Il Fortin ed il Gay-Lussac furono trasportati sulle portantine insieme con altro materiale: i due barometri aneroidi nei loro astucci di cuoio, a tracolla o sulle spalle: di questi ultimi, quello graduato in pollici si guastò dopo qualche tempo per essere una vite interna caduta fra la trasmissione di movimento dell'indice. Termometri, igrometro, psicrometro, aneroide tascabile, furono trasportati in apposita busta di cuoio, nella quale erano pure sistemati taccuini di osservazione, matite, compasso, cerchio graduato ed una piccola parallela. Avendo il barometro sempre funzionato regolarmente, l'ipsometro non fu mai usato. Gli strumenti pesavano complessivamente kg. 18.500, distribuiti nel modo seguente: <poem>Barometro Fortin, con astuccio e cassetta . . . . . Kg. 7.000 Barometro Gay-Lussac, con astuccio . . . . . 3.500 Busta con termometri, igrometri, ecc. . . . . 4.200 Due barometri aneroidi, termometro, sestante, bussola . . . . 2.800 Ipsometro . . . . . . . . . . . . . . . 1.000</poem> Le osservazioni, di regola, furono fatte dalla stessa persona e nelle ore stabilite; però esse subirono qualche interruzione in causa delle marcie. 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Ragioni di convenienza ci decisero a scegliere, per le nostre osservazioni, le stesse ore 8, 12 e 20, in cui l'Hendricksen osservava per la spedizione americana, partita un paio di settimane prima di noi. Con tale scelta si avrebbe avuto anche il vantaggio di un controllo fra i nostri strumenti e quelli lasciati dal Signor Bryant. Del resto, pel modo in cui si svolsero poi le nostre marcie, qualunque altro gruppo di ore sarebbe stato meno conveniente di quello prescelto. Il barometro Fortin, oltre che dal suo astuccio di cuoio, era protetto da una cassetta di legno greggio, internamente impagliata, come adottò il {{wl|Q319974|Whymper}} nelle sue escursioni alpinistiche. È da ritenersi, che a tale cassetta si debba di essere riusciti a portare l'istrumento incolume sulla punta del Sant'Elia. L'altro barometro a mercurio, modello Gay-Lussac, difeso soltanto da un solido astuccio di cuoio, si ruppe dopo un mese di marcia, ai primi passi difficili della montagna. Il Fortin ed il Gay-Lussac furono trasportati sulle portantine insieme con altro materiale: i due barometri aneroidi nei loro astucci di cuoio, a tracolla o sulle spalle: di questi ultimi, quello graduato in pollici si guastò dopo qualche tempo per essere una vite interna caduta fra la trasmissione di movimento dell'indice. Termometri, igrometro, psicrometro, aneroide tascabile, furono trasportati in apposita busta di cuoio, nella quale erano pure sistemati taccuini di osservazione, matite, compasso, cerchio graduato ed una piccola parallela. Avendo il barometro sempre funzionato regolarmente, l'ipsometro non fu mai usato. Gli strumenti pesavano complessivamente kg. 18.500, distribuiti nel modo seguente: <poem>Barometro Fortin, con astuccio e cassetta . . . . . 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Ragioni di convenienza ci decisero a scegliere, per le nostre osservazioni, le stesse ore 8, 12 e 20, in cui l'Hendricksen osservava per la spedizione americana, partita un paio di settimane prima di noi. Con tale scelta si avrebbe avuto anche il vantaggio di un controllo fra i nostri strumenti e quelli lasciati dal Signor Bryant. Del resto, pel modo in cui si svolsero poi le nostre marcie, qualunque altro gruppo di ore sarebbe stato meno conveniente di quello prescelto. Il barometro Fortin, oltre che dal suo astuccio di cuoio, era protetto da una cassetta di legno greggio, internamente impagliata, come adottò il {{wl|Q319974|Whymper}} nelle sue escursioni alpinistiche. È da ritenersi, che a tale cassetta si debba di essere riusciti a portare l'istrumento incolume sulla punta del Sant'Elia. L'altro barometro a mercurio, modello Gay-Lussac, difeso soltanto da un solido astuccio di cuoio, si ruppe dopo un mese di marcia, ai primi passi difficili della montagna. Il Fortin ed il Gay-Lussac furono trasportati sulle portantine insieme con altro materiale: i due barometri aneroidi nei loro astucci di cuoio, a tracolla o sulle spalle: di questi ultimi, quello graduato in pollici si guastò dopo qualche tempo per essere una vite interna caduta fra la trasmissione di movimento dell'indice. Termometri, igrometro, psicrometro, aneroide tascabile, furono trasportati in apposita busta di cuoio, nella quale erano pure sistemati taccuini di osservazione, matite, compasso, cerchio graduato ed una piccola parallela. Avendo il barometro sempre funzionato regolarmente, l'ipsometro non fu mai usato. Gli strumenti pesavano complessivamente kg. 18.500, distribuiti nel modo seguente: <poem> Barometro Fortin, con astuccio e cassetta . . . . . . . . . Kg. 7.000 Barometro Gay-Lussac, con astuccio . . . . . . . . . . . . . . . . . 3.500 Busta con termometri, igrometri, ecc. . . . . . . . . . . . . . . . . 4.200 Due barometri aneroidi, termometro, sestante, bussola . 2.800 Ipsometro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1.000 </poem> Le osservazioni, di regola, furono fatte dalla stessa persona e nelle ore stabilite; però esse subirono qualche interruzione in causa delle marcie. Durante il ritorno, dal giorno 4 agosto in poi, sia per la mancanza di barometro a mercurio, che per la brevità e l'irregolarità delle fermate, non<noinclude><references/></noinclude> liyx8koyly0tj3pl8nea0lwx2mcg1bv Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/303 108 1034482 3909904 2026-10-13T12:21:25Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 213 si riuscì a fare che pochissime osservazioni, nelle ore corrispondenti a quelle fatte alla stazione di Yakutat, e perciò esse non sono neppure riportate. Il complesso di piccole difficoltà per la sistemazione degli istrumenti e per le osservazioni, crebbe a misura che si passò dalla terra alla neve e dalla pianura alla montagna. Nessun mezzo per difendere gli istrumenti dall'ir- radiazione... 3909904 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 213 si riuscì a fare che pochissime osservazioni, nelle ore corrispondenti a quelle fatte alla stazione di Yakutat, e perciò esse non sono neppure riportate. Il complesso di piccole difficoltà per la sistemazione degli istrumenti e per le osservazioni, crebbe a misura che si passò dalla terra alla neve e dalla pianura alla montagna. Nessun mezzo per difendere gli istrumenti dall'ir- radiazione dello spesso strato di neve e di ghiaccio sul quale si rimase continuamente per quarantadue giorni. Dapprima si portavano tre aste da tenda di ricambio, alle quali, disposte a treppiede, si potevano appendere gli istrumenti ad oltre un metro dal gelido suolo; poi fu impossibile scon- nettere le aste a metà, e per difficoltà di trasporto esse furono abbando- nate. Gli istrumenti furono allora appesi alla corda esterna di ritenuta di una tenda, o ad un piccolo treppiede in metallo che era annesso all'astuc- cio del barometro; il primo sistema aveva l'inconveniente di mantenere l'istrumento addossato alla tenda, e, per contro, il piccolo treppiede, affon- dando, lasciava il barometro ad un palmo dalla neve. Difficile difendere gli istrumenti dal sole; non facile difenderli dalla pioggia e dalla neve. Un cappotto cerato, sacrificio personale di Sella, serviva di en-tout-cas al barometro, all'igrometro ed ai termometri di mas- sima e minima. Ma l'assenza nostra dagli accampamenti durante il giorno, non permetteva una continua sorveglianza al piccolo osservatorio, e spesso lo stesso riparo, dopo qualche tempo, era causa di un danno al buon fun- zionamento degli istrumenti. Un po' di vento faceva sbattere i termometri a massima e minima, alterandone le indicazioni. Alcune volte si dovettero fare le osservazioni dopo che gli istrumenti, dapprima riparati, erano poi rimasti, in tutto od in parte, lungamente esposti al sole. I barometri ane- roidi e relativo termometro, erano generalmente appesi cogli altri istru- menti; ma con tempo piovoso, specialmente sul ghiacciaio Newton, essi erano osservati sotto la tenda. Tutto ciò spiega alcune anomalie nelle os- servazioni e le forti differenze che si riscontrano qua e là nelle tempera- ture notate alla stessa ora, e che dovettero per altro essere fedelmente re- gistrate per la correzione degli istrumenti. Lo psicrometro fu osservato per una settimana, poi si ruppe; le poche osservazioni fatte servirono a con- trollare la tavola di correzione dell'igrometro che fu ancora rifatta dopo il viaggio e trovata inalterata. Le osservazioni sulla vetta del Sant'Elia furono fatte accuratamente; però gli istrumenti erano esposti al sole meridiano, e non era possibile fare altrimenti. Scopo della spedizione era l'ascensione del monte Sant' Elia, quindi ogni altra cosa era a tale scopo sacrificata. Le nostre forze ed il nostro tempo furono continuamente assorbiti dal lavoro materiale di camminare, e di fare avanzare i viveri e gli accampamenti il più rapidamente possi- bile. A tale fatto si aggiunsero la frequente foschia ed il cattivo tempo per impedire un seguito di osservazioni angolari e azimutali che avreb-<noinclude><references/></noinclude> dkn8r6iva07mf2np7u9egvm8q47t6ix 3909935 3909904 2026-10-13T12:34:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3909935 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|213}}</noinclude> si riuscì a fare che pochissime osservazioni, nelle ore corrispondenti a quelle fatte alla stazione di Yakutat, e perciò esse non sono neppure riportate. Il complesso di piccole difficoltà per la sistemazione degli istrumenti e per le osservazioni, crebbe a misura che si passò dalla terra alla neve e dalla pianura alla montagna. Nessun mezzo per difendere gli istrumenti dall'irradiazione dello spesso strato di neve e di ghiaccio sul quale si rimase continuamente per quarantadue giorni. Dapprima si portavano tre aste da tenda di ricambio, alle quali, disposte a treppiede, si potevano appendere gli istrumenti ad oltre un metro dal gelido suolo; poi fu impossibile sconnettere le aste a metà, e per difficoltà di trasporto esse furono abbandonate. Gli istrumenti furono allora appesi alla corda esterna di ritenuta di una tenda, o ad un piccolo treppiede in metallo che era annesso all'astuccio del barometro; il primo sistema aveva l'inconveniente di mantenere l'istrumento addossato alla tenda, e, per contro, il piccolo treppiede, affondando, lasciava il barometro ad un palmo dalla neve. Difficile difendere gli istrumenti dal sole; non facile difenderli dalla pioggia e dalla neve. Un cappotto cerato, sacrificio personale di {{wl|Q1339199|Sella}}, serviva di ''en-tout-cas'' al barometro, all'igrometro ed ai termometri di massima e minima. Ma l'assenza nostra dagli accampamenti durante il giorno, non permetteva una continua sorveglianza al piccolo osservatorio, e spesso lo stesso riparo, dopo qualche tempo, era causa di un danno al buon funzionamento degli istrumenti. Un po' di vento faceva sbattere i termometri a massima e minima, alterandone le indicazioni. Alcune volte si dovettero fare le osservazioni dopo che gli istrumenti, dapprima riparati, erano poi rimasti, in tutto od in parte, lungamente esposti al sole. I barometri aneroidi e relativo termometro, erano generalmente appesi cogli altri istrumenti; ma con tempo piovoso, specialmente sul ghiacciaio Newton, essi erano osservati sotto la tenda. Tutto ciò spiega alcune anomalie nelle osservazioni e le forti differenze che si riscontrano qua e là nelle temperature notate alla stessa ora, e che dovettero per altro essere fedelmente registrate per la correzione degli istrumenti. Lo psicrometro fu osservato per una settimana, poi si ruppe; le poche osservazioni fatte servirono a controllare la tavola di correzione dell'igrometro che fu ancora rifatta dopo il viaggio e trovata inalterata. Le osservazioni sulla vetta del Sant'Elia furono fatte accuratamente; però gli istrumenti erano esposti al sole meridiano, e non era possibile fare altrimenti. Scopo della spedizione era l'ascensione del monte Sant'Elia, quindi ogni altra cosa era a tale scopo sacrificata. Le nostre forze ed il nostro tempo furono continuamente assorbiti dal lavoro materiale di camminare, e di fare avanzare i viveri e gli accampamenti il più rapidamente possibile. A tale fatto si aggiunsero la frequente foschìa ed il cattivo tempo per impedire un seguito di osservazioni angolari e azimutali che {{Pt|avreb-}}<noinclude><references/></noinclude> 15f4kkyrqpjs3t5l9buf07cvyfu1snt 3909970 3909935 2026-10-13T13:18:10Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909970 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|213}}</noinclude> si riuscì a fare che pochissime osservazioni, nelle ore corrispondenti a quelle fatte alla stazione di Yakutat, e perciò esse non sono neppure riportate. Il complesso di piccole difficoltà per la sistemazione degli istrumenti e per le osservazioni, crebbe a misura che si passò dalla terra alla neve e dalla pianura alla montagna. Nessun mezzo per difendere gli istrumenti dall'irradiazione dello spesso strato di neve e di ghiaccio sul quale si rimase continuamente per quarantadue giorni. Dapprima si portavano tre aste da tenda di ricambio, alle quali, disposte a treppiede, si potevano appendere gli istrumenti ad oltre un metro dal gelido suolo; poi fu impossibile sconnettere le aste a metà, e per difficoltà di trasporto esse furono abbandonate. Gli istrumenti furono allora appesi alla corda esterna di ritenuta di una tenda, o ad un piccolo treppiede in metallo che era annesso all'astuccio del barometro; il primo sistema aveva l'inconveniente di mantenere l'istrumento addossato alla tenda, e, per contro, il piccolo treppiede, affondando, lasciava il barometro ad un palmo dalla neve. Difficile difendere gli istrumenti dal sole; non facile difenderli dalla pioggia e dalla neve. Un cappotto cerato, sacrificio personale di {{wl|Q1339199|Sella}}, serviva di ''en-tout-cas'' al barometro, all'igrometro ed ai termometri di massima e minima. Ma l'assenza nostra dagli accampamenti durante il giorno, non permetteva una continua sorveglianza al piccolo osservatorio, e spesso lo stesso riparo, dopo qualche tempo, era causa di un danno al buon funzionamento degli istrumenti. Un po' di vento faceva sbattere i termometri a massima e minima, alterandone le indicazioni. Alcune volte si dovettero fare le osservazioni dopo che gli istrumenti, dapprima riparati, erano poi rimasti, in tutto od in parte, lungamente esposti al sole. I barometri aneroidi e relativo termometro, erano generalmente appesi cogli altri istrumenti; ma con tempo piovoso, specialmente sul ghiacciaio Newton, essi erano osservati sotto la tenda. Tutto ciò spiega alcune anomalie nelle osservazioni e le forti differenze che si riscontrano qua e là nelle temperature notate alla stessa ora, e che dovettero per altro essere fedelmente registrate per la correzione degli istrumenti. Lo psicrometro fu osservato per una settimana, poi si ruppe; le poche osservazioni fatte servirono a controllare la tavola di correzione dell'igrometro che fu ancora rifatta dopo il viaggio e trovata inalterata. Le osservazioni sulla vetta del Sant'Elia furono fatte accuratamente; però gli istrumenti erano esposti al sole meridiano, e non era possibile fare altrimenti. Scopo della spedizione era l'ascensione del monte Sant'Elia, quindi ogni altra cosa era a tale scopo sacrificata. Le nostre forze ed il nostro tempo furono continuamente assorbiti dal lavoro materiale di camminare, e di fare avanzare i viveri e gli accampamenti il più rapidamente possibile. 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Tutte le osservaz... 3909906 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>214 APPENDICE B bero potuto essere utilmente collegate; perciò non si riportano che quelle prese dalla vetta del Sant'Elia e dal colle Russell. Come fu scritto, si presenta invece il taccuino delle osservazioni meteorologiche, che si ritiene conveniente produrre per intero, considerando che, in tal modo presentate, queste osservazioni potranno forse servire meglio a chi voglia usarne per studi speciali. Tutte le osservazioni furono corrette dell'errore istrumentale. Nella 13 colonna sono registrate le medie delle indicazioni dei due ter- mometri ad alcool ed a mercurio, previamente corrette. Le indicazioni di massima e di minima temperatura si riferiscono all'intervallo delle dodici ore precedenti l'osservazione, se questa è delle otto del mattino; all' in- tervallo delle sei ore precedenti, se l'osservazione è di mezzodì o delle venti. La forza del vento è data colla graduazione di Beaufort (da o a 12). La copertura del cielo (19" colonna) con graduazione da o a 10. Le altitudini degli accampamenti furono ricavate mediante le tavole del Padre Denza calcolate sulla formola di Laplace, e la cifra segnata in- dica la media delle altitudini trovate colle differenze barometriche dello stesso sito. L'altitudine della vetta del Sant'Elia fu invece calcolata colla formola del senatore Siacci, pubblicata nel 1897 ¹). Per il calcolo dell'altitudine del 19° e 20° campo, mancando le indica- zioni del barometro a mercurio, si usarono le pressioni indicate dal baro- metro aneroide Simms, N. 1486, le quali sono da ritenersi assai approssi- mate al vero. 1) Atti della R. Accademia delle Scienze fis. e mat. di Napoli. Vol. VIII, serie 2, n. II.<noinclude><references/></noinclude> 8ve2zf9vpwrexf8q7uwun141y14nk6m 3909936 3909906 2026-10-13T12:38:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3909936 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|214|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{pt|bero|avrebbero}} potuto essere utilmente collegate; perciò non si riportano che quelle prese dalla vetta del Sant'Elia e dal colle Russell. Come fu scritto, si presenta invece il taccuino delle osservazioni meteorologiche, che si ritiene conveniente produrre per intero, considerando che, in tal modo presentate, queste osservazioni potranno forse servire meglio a chi voglia usarne per studi speciali. Tutte le osservazioni furono corrette dell'errore istrumentale. Nella 13<sup>a</sup> colonna sono registrate le medie delle indicazioni dei due termometri ad alcool ed a mercurio, previamente corrette. Le indicazioni di massima e di minima temperatura si riferiscono all'intervallo delle dodici ore precedenti l'osservazione, se questa è delle otto del mattino; all'intervallo delle sei ore precedenti, se l'osservazione è di mezzodì o delle venti. La forza del vento è data colla graduazione di Beaufort (da 0 a 12). La copertura del cielo (19<sup>a</sup> colonna) con graduazione da 0 a 10. Le altitudini degli accampamenti furono ricavate mediante le tavole del {{AutoreCitato|Francesco Denza|Padre Denza}} calcolate sulla formola di {{AutoreCitato|Pierre Simon Laplace|Laplace}}, e la cifra segnata indica la media delle altitudini trovate colle differenze barometriche dello stesso sito. L'altitudine della vetta del Sant'Elia fu invece calcolata colla formola del senatore {{AutoreCitato|Francesco Siacci|Siacci}}, pubblicata nel 1897<ref>''Atti della R. Accademia delle Scienze fis. e mat. di Napoli''. Vol. VIII, serie 2<sup>a</sup>, n. 11.</ref>. Per il calcolo dell'altitudine del 19° e 20° campo, mancando le indicazioni del barometro a mercurio, si usarono le pressioni indicate dal barometro aneroide Simms, N. 1486, le quali sono da ritenersi assai approssimate al vero.<noinclude><references/></noinclude> 0w7o2gkatytyi3q1eefadhvjf8qp8gq 3909972 3909936 2026-10-13T13:19:27Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909972 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|214|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{pt|bero|avrebbero}} potuto essere utilmente collegate; perciò non si riportano che quelle prese dalla vetta del Sant'Elia e dal colle Russell. Come fu scritto, si presenta invece il taccuino delle osservazioni meteorologiche, che si ritiene conveniente produrre per intero, considerando che, in tal modo presentate, queste osservazioni potranno forse servire meglio a chi voglia usarne per studi speciali. Tutte le osservazioni furono corrette dell'errore istrumentale. Nella 13<sup>a</sup> colonna sono registrate le medie delle indicazioni dei due termometri ad alcool ed a mercurio, previamente corrette. Le indicazioni di massima e di minima temperatura si riferiscono all'intervallo delle dodici ore precedenti l'osservazione, se questa è delle otto del mattino; all'intervallo delle sei ore precedenti, se l'osservazione è di mezzodì o delle venti. La forza del vento è data colla graduazione di Beaufort (da 0 a 12). La copertura del cielo (19<sup>a</sup> colonna) con graduazione da 0 a 10. Le altitudini degli accampamenti furono ricavate mediante le tavole del {{AutoreCitato|Francesco Denza|Padre Denza}} calcolate sulla formola di {{AutoreCitato|Pierre Simon Laplace|Laplace}}, e la cifra segnata indica la media delle altitudini trovate colle differenze barometriche dello stesso sito. L'altitudine della vetta del Sant'Elia fu invece calcolata colla formola del senatore {{AutoreCitato|Francesco Siacci|Siacci}}, pubblicata nel 1897<ref>''Atti della R. Accademia delle Scienze fis. e mat. di Napoli''. Vol. VIII, serie 2<sup>a</sup>, n. 11.</ref>. 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Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO PSICROMETRO Stato del Cielo Ora Vento e Località Ora GIORNO Altezza. Termo- metro Termo- Termo- metro metro libero bagnato dell'Atmosfera. Giugno 24 A 1 8.30 13 25 8 762,04 12,3 II,O 12 762,04 12,8 10,5 20 761,00 12,3 10,7 26 8 760, 64 12,6 II, 5 10,3 0. 12 20 27 22% 760,54 13,8 II,3 760, 69 16,3... 3909908 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>216 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO PSICROMETRO Stato del Cielo Ora Vento e Località Ora GIORNO Altezza. Termo- metro Termo- Termo- metro metro libero bagnato dell'Atmosfera. Giugno 24 A 1 8.30 13 25 8 762,04 12,3 II,O 12 762,04 12,8 10,5 20 761,00 12,3 10,7 26 8 760, 64 12,6 II, 5 10,3 0. 12 20 27 22% 760,54 13,8 II,3 760, 69 16,3 14, O 8 760,44 12,6 10,5 12 761,34 15,I 12,7 20 760,64 16,6 13, 28 8 8 760,99 13,6 12,5 12 12 761,04 14,8 12,5 20 760,44 16,6 29 19 8 760,24 14,6 12 760,44 15,3 12,5 20 00 758,64 16,1 13,3 30 8 755, 29 13,6 12 754,74 14, I 20 752,84 18,6 14,2 8 747,84 12,6 10,8 12 747,29 13,6 II, 5 10,5 20 748,79 15,6 14,8 8 759,99 17, I 1 2 2 1 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ ⠀ 2 2 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 3 2 Campo I Costa O. della baja 20 di Yakutat 9,5 0. Nuvoloso 8 8,5 0. Nuvoloso 12 8,0 0. Nuvoloso 20 Nuvoloso 10,7 0. Sereno 8 12 13,0 0. Sereno 20 9,0 0. Nebbia 8.30 Campo II 11,3 0. Chiaro Ai piedi della morena 14 II, I 0. Nuvoloso 20 II, 5 0. Nebbia 8 II, O 0. Nebbia 12 13,2 12,0 0. Sereno 20 12,0 10,5 0. Nebbia IT, 7 0. Sereno 11, 2 0. Nuvoloso 12,2 10,7 N. Nebbia 10,5 0. Nuvoloso 12,5 0. Nuvoloso 10,0 0. Nebbia Campo III Al sommo della morena Campo IV Al sommo della morena a poche centinaia di me- tri dal precedente 20 20 8 12 20 1 0. Sereno Campo V Sul ghiacciaio Malaspina 12,0 0. Sereno 12,5 0. 21 12 20 Luglio I<noinclude><references/></noinclude> hxo9hsi48u230vj0olm826gbsw8lcp8 3909939 3909908 2026-10-13T12:42:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909939 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|216|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 216.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> sh2xibj5oy57ervurf2ygnb2sviow0x 3909975 3909939 2026-10-13T13:20:48Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909975 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|216|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 216.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> ellf02s2hsdnriiva5b4aeph5w66avw Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/307 108 1034486 3909909 2026-10-13T12:22:11Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE 217 BAROMETRO Media TERMOMETRO IGROMETRO Stato Altezza Termome- tro termome- trica dell'aria libera Vento Stato del Cielo a a massima minima Centesimi di satura- zione Termome- tro dell'Atmosfera Altezza sul livello del mare (metri) 764,0 +11, O + 9,8 I 65,0 12,6 763,3 +15,7 +15,3 + 19,0 + 10,0 53,0 18,0 I I Coperto Nebbia (molta rugiada) Coperto Chiara 763,... 3909909 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE 217 BAROMETRO Media TERMOMETRO IGROMETRO Stato Altezza Termome- tro termome- trica dell'aria libera Vento Stato del Cielo a a massima minima Centesimi di satura- zione Termome- tro dell'Atmosfera Altezza sul livello del mare (metri) 764,0 +11, O + 9,8 I 65,0 12,6 763,3 +15,7 +15,3 + 19,0 + 10,0 53,0 18,0 I I Coperto Nebbia (molta rugiada) Coperto Chiara 763,3 +13,0 + 10,2 +15,4 +8,6 65,0 10, 8 NNE. I Cumuli 3 Chiara 1,6 762,5 +11,6 +9,0 - 79,5 +10,9 NO. I Coperto Fosca 762,5 +12,3 + 9,7 + 12,5 + 7,0 67,5 +10,8 NO. 2 Coperto Fosca 760, 3 +8,0 + 8,1 + 12,0 + 7,0 65,5 +9,0 N. I Cumuli 3 Fosca 760,3 +11,5 + 11,0 +II, 4 + 5,7 51,0 +12, 2 N. I Sereno Chiara 760,0 +15,0 + 12,5 + 8,0 50,5 +12,2 N. I Sereno Chiara 758,9 +10,0 + 10,0 +8,0 65,0 +10,0 - Strati 2 Nebbia +12,5 760, 5 +11, I 760, 2 +15, 6 +10,7 +12,7 760,0 +13,5 760, 5+15,8 +16,0 +16,7 +12,0 54,5 15, 2 759, 2 +10,8 +11,0 +23,0 +5,8 58,0 +10,8 +11,0 + 5,0 59,0 +10,8 +13, 8 + 10,0 59,8 +15,0 + 17,0 +55 57,0 +10,3 Sereno Chiara 14,5 NE. 2 Strati 3 Chiara NO. 2 Strati 2 Chiara NO. I Cumuli 9 Fosca I I Cumuli 5. Chiara 759,5 11,7 +10,5 + 17,0 +10,0 53,0 + II, I Sereno Nebbia | | | | | | - | I I I 76,0 3,3 Sereno Nebbia 156 I I I I I I Nebbia 168 NO. I Cirri 2 Nebbia 69,3 +3,9 NO. I Nebbia 743,4 +3,0 740, I +3,2 + 4,0 739,4 +6,0 +6,0 736,1 +3,0 +3,3 - 720,3 +9,0 +7,8 721, 14,8 +5,0 29 28 + 12,0 + 52,3 3,0 76,0 19 + 7,2 - I Cumuli 6 Fosca 307 + 4,3 N. I Cirri 6 Nebbia (molta rugiada) T<noinclude><references/></noinclude> iufwokul23b9e0g4ipzmw136dem9pms 3909940 3909909 2026-10-13T12:43:44Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909940 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|217}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 217.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|28}}}}</noinclude> sbzg8h6sb5vp2ovqb07ma8z9r4ykqk0 3909976 3909940 2026-10-13T13:21:25Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909976 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|217}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 217.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|28}}}}</noinclude> m3xxgufaql14emf3tlnomky1rhzsklu Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/308 108 1034487 3909910 2026-10-13T12:22:19Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 218 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO PSICROMETRO Stato del Cielo Ora Vento e Località Ora GIORNO Altezza Termo- metro Termo- Termo- metro metro libero bagnato dell'Atmosfera Luglio 2 12 755,79 15,I 14,2 13,4 N. Nebbia Campo VI 14,30 20 757.74 16,1 13,4 12,2 0. Nuvoloso Sul ghiacciaio Malaspina 20 3 8 760, 84 14, I 12,5 12,2 E. Nuvolo... 3909910 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>218 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO PSICROMETRO Stato del Cielo Ora Vento e Località Ora GIORNO Altezza Termo- metro Termo- Termo- metro metro libero bagnato dell'Atmosfera Luglio 2 12 755,79 15,I 14,2 13,4 N. Nebbia Campo VI 14,30 20 757.74 16,1 13,4 12,2 0. Nuvoloso Sul ghiacciaio Malaspina 20 3 8 760, 84 14, I 12,5 12,2 E. Nuvoloso 12 761,94 13,6 12,5 10,5 SO. Pioggia 20 763,04 13,6 12,5 II, O O. Pioggia 20 4 8 8 764,04 13,3 11,7 10,5 SO. Nuvoloso 12 764,84 16,8 12, O 10,7 0. 20 764,74 14,6 12,2 II, O O. Chiaro Nuvoloso Campo VII Sul ghiacciaio Malaspina alla estremità delle Hitchcock 5 8 765,14 13, I 12, 2 II,O 0. Nuvoloso 20, 30 4,30 12 765,74 13, I II,7 10,7 0. Nuvoloso 20 765, 19 11,6 10,7 10,0 0. Nuvoloso Campo VIII Sul Seward 20 6 8 765, 14 13,8 10,5 10,2 0. Nuvoloso I2 765,74 13, I II, 5 II, 5 O. Nuvoloso I 20 765, 19 12,6 II, O 10, O 0. Nuvoloso. 20 7 8 765, 14 12,6 II, 5 II,O 0. Nuvoloso Campo IX 8 Sul Seward, ai piedi I2 764,94 14, I 12,2 II, O 0. Chiaro del ghiacciaio Hitchcock 12 20 764,14 13,6 12,2 10,0 0. Nuvoloso 20 8 763, 14 13, I 12,0 10,0 0. Chiaro. I 12 763, 84 13,6 12,7 10,2 0. Chiaro Campo X 12 20 764,64 14, I 14,0 12,0 0. Chiaro Ai piedi del ghiacciaio Pinnacle 20 9 8 763, 09 14,6 13,0 11,0 0. Nuvoloso 12 763, 04 20 763,04 17,6 15,5 12,7 0. 18,6 15,7 13,0 0. Chiaro Chiaro Campo XI 20 Ai piedi del contrafforte N del Pinnacle ΙΟ 8 762, 04 15,6 13.5 II, 5 0. Nuvoloso 12 761,94 17,6 15,0 12,0 0. Chiaro<noinclude><references/></noinclude> p6aeufy6k81f82p4mczqp9pmfu9q8r7 3909941 3909910 2026-10-13T12:45:23Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909941 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|218|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 218.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> gfv096fwswudm3vzyspeqe87x0xf61w 3909977 3909941 2026-10-13T13:21:52Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909977 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|218|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 218.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 9bd6uiyur5951wex5yaedccgqhubnpn Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/309 108 1034488 3909911 2026-10-13T12:22:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 219 OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE I I Pioggia fine BAROMETRO Altezza Termome tro Media termome- trica dell'aria libera TERMOMETRO IGROMETRO Stato Vento Stato del Cielo Centesimi a a massima minima di satura- zione Termome- tro dell'Atmosfera Altezza sul livello del mare (metri) 717,4 +4,0 + 4,5 I 69,2 + 4,4 Nebbia fitta Molta rugiada) 432 717,4 +2,3 + 2,3 + 5,0 +1,3 73,0 + 2,7 Nebbia fit... 3909911 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 219 OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE I I Pioggia fine BAROMETRO Altezza Termome tro Media termome- trica dell'aria libera TERMOMETRO IGROMETRO Stato Vento Stato del Cielo Centesimi a a massima minima di satura- zione Termome- tro dell'Atmosfera Altezza sul livello del mare (metri) 717,4 +4,0 + 4,5 I 69,2 + 4,4 Nebbia fitta Molta rugiada) 432 717,4 +2,3 + 2,3 + 5,0 +1,3 73,0 + 2,7 Nebbia fitta Molta rugiada, | I 1 I I 78,5 + 3,9 +45 + 1,3 80, o + 5,0 716, 1 +3,2 + 3,2 717,4 +5,0 + 4,5 1 Nebbia fitta Sereno III I Cumuli 2 Sereno Chiara 519 74,0 + 2,8 N. I Cirri 6 Chiara 659 716,7 +3,6 + 3,0 717,5 +3,5 + 2,7 73, O + 3,9 + 3,0 + 4,8 + 0,8 I I I T 705,8 +2,4 + 2,5 I I I I I 59,0 + 4,0 NE. I Nebbia Pioggia 43,0 +7,8 I I I Cumuli 5 Nebbia 748 78 Cumuli 8 Cum.-Strati 7 Chiara Chiara T 698,7 +5,6 +5,1 +8,5 +0,5 + 10,0 +18,5 + 4,0 39,0 +10,8 698,7 +12,5 697,0 +2,0 + 1,9 + 24,0 + 0,8 58,0 4,7 698,7 +2, 2 + 1,6 T 23,0 +15, 2 + 3, 2 53,5 +10,0 1 | 684,5 +8,5 685,8 +6,2 + 9, 1 + 6,8 + 22,0 T I I I 677, 18,0 +8,2 - I 46,0 + 6,2 | | T Strati I Chiara 908 Sereno Chiara 1.1 Sereno ། Chiara 994 | |<noinclude><references/></noinclude> 13g1a72r45jcedqo2glqm43l8cp850k 3909942 3909911 2026-10-13T12:47:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909942 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|219}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 219.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> pv66idz1fy1btngclg3bilinee2ylhx 3909978 3909942 2026-10-13T13:22:08Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909978 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|219}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 219.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> so6v2odrmarmkf3d3mqsz2mp2kt9uiw Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/310 108 1034489 3909912 2026-10-13T12:22:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 220 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO Ora GIORNO Altezza Termo- metro PSICROMETRO Luglio 10 20 761,75 17,6 15,3 II 8 758,64 15, I 13,5 12 758,84 16, 1 17,7 20 752, 69 15,6 14,5 12. 8 755,79 15, I 14,0 13, 12 756, 74 15,6 15,0 20 755,69 15,8 14,5 13 8 749,84 15,1 13,0 12 750,94 16,6 15,0 20 751,14 17, I 14 8 752,99 15,6 12 754,04 16,6... 3909912 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>220 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO Ora GIORNO Altezza Termo- metro PSICROMETRO Luglio 10 20 761,75 17,6 15,3 II 8 758,64 15, I 13,5 12 758,84 16, 1 17,7 20 752, 69 15,6 14,5 12. 8 755,79 15, I 14,0 13, 12 756, 74 15,6 15,0 20 755,69 15,8 14,5 13 8 749,84 15,1 13,0 12 750,94 16,6 15,0 20 751,14 17, I 14 8 752,99 15,6 12 754,04 16,6 20 755,69 15,6 15 8 757,84 14,6 15,2 13,0 12 758,79 14,6 14,2 20 759,74 17,6 16 8 762, 19 14,6 12 764,19 I5,5 15,0 20 766, 34 15,8 17 8 767, 14 14,6 12 767,04 14,3 20 18 28 763, 14 13,5 13,5 12 761,84 763,39 13,5 12,0 12,2 20 19 8 766,09 13,5 770, 19 12,6 Termo- Termo- metro metro libero bagnato 1 2 3 2 2 2 2 2 2 ⠀ ⠀ 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 | 3 2 2 2 2 2 2 4 4 4 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 2 3 2 7 Stato del Cielo Vento e Località Ora dell'Atmosfera 13,2 0. Nuvoloso 20 13,0 SE. 14,0 SE. Pioggia Nuvoloso 8 Campo XII Sul Seward 12,5 SE. Nuvoloso ai piedi del Dome Pass 21 SE. Nuvoloso 8 13,5 SE. Nuvoloso 12 SE. SO. 13,2 0. Nuvoloso Nuvoloso Nuvoloso 20 Campo XIII 8 Sul Dome Pass 12 15,0 11, 5 E. Pioggia 20 13,2 II, 7 SE. Pioggia 8 15,2 14,0 SE. Pioggia Campo XIV 12 Sull'Agassiz 12,5 SE. Pioggia ai piedi del Dome Pass 20 II,O SE. Nuvoloso 8 II,3 NE. Nuvoloso 12 14,0 II, O 14,2 II, SE. 14,5 SE. NE. Nuvoloso Pioggia Nuvoloso Campo XV 20 Sul lato Occidentale dell'Agassiz 6 14,5 12,0 SE. Nuvoloso 14,0 II, O SE. Nuvoloso 20 8 14,7 13,0 SE. Pioggia 12 10,0 SE. Pioggia 20 Campo XVI 10,5 SE. Pioggia Sul ghiacciaio Newton 8 13,9 SE. Pioggia 12 13,5 SE. Pioggia 20 12,7 10,7 SE. Nuvoloso 7.30<noinclude><references/></noinclude> kwbqkqtw8d09ptniga14kobnmutppck 3909943 3909912 2026-10-13T12:48:47Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909943 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|220|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 220.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> chs0nj6a7xm3db81bcw1iwgk40jk4r9 3909980 3909943 2026-10-13T13:22:32Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909980 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|220|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 220.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 8bnvk564656k6p4j1nywlooc02rm730 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/311 108 1034490 3909913 2026-10-13T12:22:45Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 221 OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE BAROMETRO Media TERMOMETRO IGROMETRO Stato Altezza Termome- tro termome- trica dell'aria libera Vento Stato del Cielo a a massima minima Centesimi di satura- zione Termome- tro dell'Atmosfera Altezza sul livello del mare (metri) 664,5 +3,4 + 3,2 - 55,O +4,3 N. 2 Cumuli 8 Piovaschi 661,9 +6,3 + 5,7 + 9,0 + 1, 2 Cum.-Nb. 1O Piovaschi - 659,8 +1,5 + 2, 1 +... 3909913 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 221 OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE BAROMETRO Media TERMOMETRO IGROMETRO Stato Altezza Termome- tro termome- trica dell'aria libera Vento Stato del Cielo a a massima minima Centesimi di satura- zione Termome- tro dell'Atmosfera Altezza sul livello del mare (metri) 664,5 +3,4 + 3,2 - 55,O +4,3 N. 2 Cumuli 8 Piovaschi 661,9 +6,3 + 5,7 + 9,0 + 1, 2 Cum.-Nb. 1O Piovaschi - 659,8 +1,5 + 2, 1 + II, 5 + 0,8 657,3 +4,5 + 4,0 + 6,7 + 0, 2 73,0 62, o + 3,4 | I 1132 Nembi 10 Nebbia-Piogg- +5, I - Cumuli 8 Nebbia 659,6 +8,0 + 7,0 +13,8 49, O +10,0 N. I Cumuli 7 Fosca +10, 1 650,0 +2,0 + 1,9 + 7, 2 + 9,5 +4,8 29,0 645,9 +13,5 646,7 +10,0 655, 52, 3 + 2,3 661, 17,6 +5,9 662, 9 +1,3 + 7,5 662,9 +2,6 + 2,5 663,4 +11,0 + 7,2 666, 2 +13,0 + 8,0 660,6 +2,2 + 2,2 664,7 +5,0 + 5,2 +9,3 + 0,2 67,0 6,1 +17,5 + 3,0 50,0 +14,6 + 1,5 59,0 +12, 2 +0, 2 - + 7,0 + 0,5 85,0 +2, 2 +6,8 +0,5 67,0 6,3 1 86,0 + 2,8 N. I Cumuli 9 Nebbia | I 26,0 +15,0 Cirri 6 Chiara 1240 +12,3 Cirri-Cum. 6 Chiara 69,0 4,0 E. I Nebbia-Piogg. I I Cumuli 10 Nebbia +10, 0 Cumuli 8 +3,8 65,0 6,1 E. I I 1 Nebbia Nebbia-Piogg. 1087 Nebbia 1 58,0 11,7 Cumuli 8 Pioggia Cirri 2 Cirri 7 Nebbia 1140 Nebbia 648,4 +1,8 + 2,0 650,0 +3,0 + 4, I I I - 649,7 +4,0 + 3,9 +9,8 +0,2 +8,8 646,9 +2,0 + 2, 2 + 6,8 + 1, 2 + 0, 2 86, 02, I 66,0 3,5 64,0 + 4,6 SE. I E. 2 E. I 82,02, I 644,9 +45 +3,6 + 5,5 0 63,0 +44 646, 2 +5,9 + 5,5 648, 2 +0,8 652,5 +5,6 + I, 2 + 4,0 + 4,2 - 1 + + +6,5 + 0,2 68,0 + 4,3 +9,3 E. I + 0,2 86,0 + 1, 1 2,8 46,0 + 6,0 Nebbia-Piogg. I I I I Pioggia Pioggia Pioggia Neve Nevischio Cirri-Cum. 6 Nebbia bassa 1367<noinclude><references/></noinclude> acvavzb2t14inmae3qii5y6xcds92g6 3909945 3909913 2026-10-13T12:50:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909945 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|221}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 221.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 79poq81m6trk2rk4x0t26qx6gyoqikw 3909981 3909945 2026-10-13T13:22:55Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909981 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|221}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 221.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 0yn27273to07nmmw3q66okahowegtsv Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/312 108 1034491 3909914 2026-10-13T12:22:53Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 222 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO PSICROMETRO Stato del Cielo Ora Vento Località Ora GIORNO Termo- Termo- Altezza Termo- metro metro metro libero bagnato dell'Atmosfera Luglio 19 12 771,84 14, I 13,8 13,2 0. Chiaro 16 Campo XVII Sul ghiacciaio Newton 2a cascata 18 20 68 20 773, 34 15, I 13, 2 II,5 0. Chiaro 20 8 771, 54 13, I 12,4... 3909914 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>222 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO PSICROMETRO Stato del Cielo Ora Vento Località Ora GIORNO Termo- Termo- Altezza Termo- metro metro metro libero bagnato dell'Atmosfera Luglio 19 12 771,84 14, I 13,8 13,2 0. Chiaro 16 Campo XVII Sul ghiacciaio Newton 2a cascata 18 20 68 20 773, 34 15, I 13, 2 II,5 0. Chiaro 20 8 771, 54 13, I 12,4 10,5 0. Nuvoloso 7.30 12 772, 29 14,5 13,5 12, 2 0. Nuvoloso - 20 769,79 14,0 13,5 12,5 0. Chiaro 20 21 8 759, 74 12,5 II,7 10,7 SE. Pioggia 12 756,39 12,5 12,3 II, 5 SE. Pioggia 12 20 753, 19 12,6 12,3 10,5 SE. Pioggia 20 22 8 751, 89 12,8 12,5 II, 5 SE. Pioggia 8 12 752,04 13,6 12,3 II, 5 SE. Nuvoloso 12 Campo XVIII 20 752, 69 14,8 12,3 10,5 SE. Nuvoloso Sul ghiacciaio Newton 2a cascata 20 23 33 8 753,34 11,8 12,0 II, 3 SE. Nuvoloso 8 12 755,24 13,8 - 20 757,09 15, I 24 80 756,45 12,6 - IIII SE. Nuvoloso 12 SE. Nuvoloso 20 SE. Pioggia 8 10 12 756,46 14,6 14 20 755,94 II, 8 25 8 754,04 10, 6 10,8 10,0 SE. Pioggia 20 8 12 756,04 20 758,54 12,6 12,3 12,6 12,0 II,O SE. 10,0 SE. Nuvoloso. Nuvoloso Campo XIX 20 Sul ghiacciaio Newton 26 8 762, 64 12, I 11,8 II,O SE. Nuvoloso 20 altipiano 8 12 763, 14 13, I 12,3 II, O SE. Pioggia 12 20 763,49 16,5 12,5 10,0 0. Chiaro 20 27 8 764, 24 12,6 11,8 10,5 0. Nuvoloso 8<noinclude><references/></noinclude> gcgpfi98arysck01tpc7zsqnyj84ojl 3909947 3909914 2026-10-13T12:52:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909947 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|222|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 222.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 2qhtc0s31bp61tmzf741aw5lhl993dd 3909985 3909947 2026-10-13T13:26:14Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909985 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|222|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 222.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 4vfhs4ggri1g8esma53ge2s26xg1913 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/313 108 1034492 3909915 2026-10-13T12:23:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 223 39,0 + 8,0 SO. I Strati 3 48,0 78, o + 4,0 о | I - Afosa 1548 Strati 5 Nebbia bassa BAROMETRO Media termome- TERMOMETRO IGROMETRO Stato Vento Stato del Cielo Altezza Termome- trica dell'aria libera Centesimi di dell'Atmosfera tro massima minima satura- Termome- tro Altezza sul livello del mare (metri) zione OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE 640, 8 +8,0 + 6,0 640, 14,0 + 2,5 I II III 639,... 3909915 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 223 39,0 + 8,0 SO. 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I I, I N. I Cirri-Cumuli 4 Nebbia legg. 2,5 69,0 2,8 52,0 + 5,0 II Neve I I I, 3 80,0 с + 3,2 + 6,0 - 3,7 52,0 +5,6 I I I Neve T I I I I 2,2 NO. 2 I 1969 40,0 + 4,0 | I Cirri-Strati 4 Neb. e Nev. 3) I | I 1,8 + 24,0 I, 7 + 7,0 +0,8 +22,5 4,2 +16,0 + 2,0 4,0 88,0 5,0 +1 4,0 25,0 +12,8 6,0 80,0 4,4 +18,8 - 6,0 37,0 + 2,8 1 I<noinclude><references/></noinclude> fs2kfwk42frldry4gweeqkt5qewxgz6 3909950 3909915 2026-10-13T12:54:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909950 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|223}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 223.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> f7ccosge93g2c7ioktzuq4qdzqluap7 3909986 3909950 2026-10-13T13:26:38Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909986 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|223}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 223.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> opcjs3juolzgi772o0iuufljks5gscu Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/314 108 1034493 3909916 2026-10-13T12:23:09Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 224 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO PSICROMETRO Stato del Cielo Ora Vento e Località Ora GIORNO Altezza Termo- metro Termo- Termo- metro metro libero bagnato dell'Atmosfera Luglio 27 12 12 765,44 15,0 12,0 II, 5 20 766,29 13,7 13,0 II, O 28 8 766,45 13,8 12,5 II, 3 12 766,34 14,5 12,0 II,O 29 88 20 766,89 13,3 12,5 10,0 766,00 13,6... 3909916 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>224 MESE APPENDICE B Osservazioni fatte dal Rev. Hendricksen alla Missione di Yakutat (m. 8 sul livello del mare) E BAROMETRO PSICROMETRO Stato del Cielo Ora Vento e Località Ora GIORNO Altezza Termo- metro Termo- Termo- metro metro libero bagnato dell'Atmosfera Luglio 27 12 12 765,44 15,0 12,0 II, 5 20 766,29 13,7 13,0 II, O 28 8 766,45 13,8 12,5 II, 3 12 766,34 14,5 12,0 II,O 29 88 20 766,89 13,3 12,5 10,0 766,00 13,6 12,3 IO, O 12 765,84 14,6 12,5 II, 5 - IIIIIII Nuvoloso Nuvoloso 14,30 20 Nebbia Campo XX 3a cascata Sul ghiacciaio Newton 8 Nebbia 12 Pioggia 20 Nuvoloso Chiaro Campo XXI Sul ghiacciaio Newton altipiano superiore 12 20 764,45 15,6 12,3 II, 3 - Chiaro 30 8 763, 19 II, 6 9,5 8,5 I Nuvoloso 12 763,79 13, 6 12, O II, 3 - Chiaro 12 Campo XXII Sul colle Russell 20 765,20 15,5 13,8 12,5 Chiaro 20 » 31 8 769,45 13,0 12,5 12,0 I Nebbia Salendo la cresta NNE 8 del Sant'Elia 22 12 771, 14 14, I 12, O 12,0 0. Nuvoloso Vetta del Sant'Elia 12 20 771,39 13,0 13,5 II, O N. Agosto I 8 772,40 13,5 12,5 12,0 E. Nuvoloso Pioggia 20 Campo XXII Sul colle Russell 8 12 772,10 13,6 12,5 II, 5 N. Nebbia 20 770,46 14,6 13,3 11,5 Nebbia 2 8 768, 20 12,6 11,8 10,5 Nebbia ≈ 1 12 766,04 13,6 13,5 13,5 Nebbia Campo XXI Sul ghiacciaio Newton altipiano superiore 12 20 765, 10 14,6 13,5 11,5 Pioggia 20 3 8 763,14 13,6 13,8 13,5 Pioggia 8 1) In dodici ore caddero 75 cm. di neve. I barometri aneroidi hanno preannunziato molto regolarmente il cattivo tempo, indicando non funziona ancora. 3) In dodici ore sono caduti 80 cm. di neve. 4) Vedi nota n. 2.<noinclude><references/></noinclude> oio71h75h11pczgfu0e6fil6zh3dsmg 3909952 3909916 2026-10-13T12:55:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909952 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|224|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 224.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 025ck4rhkcuuz7gooy6q72xkssqsd2r 3909987 3909952 2026-10-13T13:27:00Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909987 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|224|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 224.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> m9jyyqbq2a5wdha0kcbafbn5bjsnnap Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/315 108 1034494 3909917 2026-10-13T12:23:18Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 225 OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE BAROMETRO Media TERMOMETRO IGROMETRO Stato Altezza Termome- tro termome- trica dell'aria libera Vento Stato del Cielo a massima a minima Centesimi di satura- Altezza sul livello del Termome- dell'Atmosfera mare tro zione (metri) 4) | | III I I - I, O 4, 2 62,0 I, 4 NO. 2 Cirri-Strati 3 + 5,0 +16,0 5,0 59,0 2,2 Cirri 3 Fosca 2265 + 6,0 6, o 52,0 - 2,2 E.... 3909917 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 225 OSSERVAZIONI FATTE DALLA SPEDIZIONE BAROMETRO Media TERMOMETRO IGROMETRO Stato Altezza Termome- tro termome- trica dell'aria libera Vento Stato del Cielo a massima a minima Centesimi di satura- Altezza sul livello del Termome- dell'Atmosfera mare tro zione (metri) 4) | | III I I - I, O 4, 2 62,0 I, 4 NO. 2 Cirri-Strati 3 + 5,0 +16,0 5,0 59,0 2,2 Cirri 3 Fosca 2265 + 6,0 6, o 52,0 - 2,2 E. 4 Coperto Neve NO. I Chiaro + 3,2 1 557,0 +5,0 + 4,5 481,9 +1,0 481,0 - 7,5 о 413,0 - 6,0 - 7,5 5 I NO. I Chiaro 2640 I,O I 7,5 25,0 + 1,0 23,0 7,0 I + 8,4 385,5 - II,O - 12,0 484,0 484,7 J - - 8,5 4,0 1 I I I 9,0 5,0 556,5 - 5,0 - 4,5 - - I I 1 I 30,0 - I I I I I 1 3748 5032 8,9 Sereno Chiara 5514 T - 10, O 47,0 28,0 - 79,0 I - 7,5 4,4 3,4 - I I I I 48,0 12,0 I + 2,0 I - + 6,0 + 7,0 4,0 54,0 +60 +12,0 I 3748 Sereno 2640 i Coperto an minimo di pressione (599 mm.) il 22 luglio, alle ore dieci,-) Rotto il barometro Gay-Lussac; quello Fortin da 250 a 560 mm. 558,0 +17,0 I 29<noinclude><references/></noinclude> 3lizujvf7nu1c7gasf2d59ob31wf6x2 3909954 3909917 2026-10-13T12:57:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909954 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|225}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 225.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|29}}}}</noinclude> 0cx3l4cyggqzr3n4xem34vi6v165zi5 3909988 3909954 2026-10-13T13:27:18Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909988 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|225}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 225.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|29}}}}</noinclude> dtp0ikkus8rxpklbych362pc1qlc9s9 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/316 108 1034495 3909918 2026-10-13T12:23:27Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 226 APPENDICE B CONFRONTO FRA I DATI FORNITI DAL BAROMETRO ANEROIDE E QUELLI DEL BAROMETRO A MERCURIO Dei tre barometri aneroidi di cui era fornita la spedizione, uno si guastò durante le prime marcie sulla montagna, ed il piccolo aneroide tascabile diventò inutile oltre i 2700 metri. L'aneroide Simms, N. 1486, che fu por- tato sulla vetta del Sant'Elia, diede sempre ottime indicazioni, che si ritengono così interessanti... 3909918 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>226 APPENDICE B CONFRONTO FRA I DATI FORNITI DAL BAROMETRO ANEROIDE E QUELLI DEL BAROMETRO A MERCURIO Dei tre barometri aneroidi di cui era fornita la spedizione, uno si guastò durante le prime marcie sulla montagna, ed il piccolo aneroide tascabile diventò inutile oltre i 2700 metri. L'aneroide Simms, N. 1486, che fu por- tato sulla vetta del Sant'Elia, diede sempre ottime indicazioni, che si ritengono così interessanti da meritare di essere riportate. Per questo istrumento, come per gli altri aneroidi, era stata calcolata una tabella di correzione da Mr. W. I. Hammor, direttore dell'U. S. « Weather Bureau »> di San Francisco di California. Frequenti confronti eseguiti col barometro a mercurio nel mese di giugno, e nella prima metà del mese di luglio, consigliarono di apportare alle correzioni della tabella, un'alterazione co- stante di 6 mm.; tale alterazione fu poi pienamente giustificata dai confronti che si ebbero in seguito. Perciò nella tabella dell'ufficio meteorologico di San Francisco si ag- giunse una quarta colonna in cui, corrispondentemente alle diverse pres- sioni, sono segnate le medie delle correzioni trovate da tale ufficio col- l'aggiunta di 6. Queste nuove correzioni sono applicate alle pressioni lette sull'aneroide. Dal confronto delle pressioni corrette, che ne risultano, con quelle date dal barometro a mercurio nello stesso istante, si vede che l'errore com- messo attenendosi alle sole osservazioni di quest'aneroide ben confrontato, non avrebbe generalmente raggiunto il millimetro; il che all'altitudine rimarchevole di 5000 metri, importerebbe, con (t+t)<(+20°), una diffe- renza inferiore ai 20 metri. E quest'errore sarebbe ancora diminuito, se, nel calcolare la tabella di correzione, si potesse tener conto delle forti dif- ferenze di temperatura sull'aneroide. Tale correzione per la temperatura non fu neppure tentata, per la mancanza di tempo, e per la non piccola difficoltà che si riscontra nell'esecuzione pratica del lavoro. Anche il pic- colo aneroide tascabile fu prezioso per le sue esatte indicazioni e per la sua grande sensibilità. Non se ne riportano le registrazioni, poichè queste, cessando ai 2700 metri, si riferiscono alla parte meno importante della spedizione e non formano nell'insieme un nucleo di osservazioni inte- ressanti. Dalla breve prova di questa escursione apparirebbe che nelle difficili ascensioni, per l'ordinaria altimetria, un buon aneroide moderno, debita- mente corretto, potrebbe sostituire perfettamente il barometro a mercurio con enorme vantaggio per peso, forma e minor fragilità.<noinclude><references/></noinclude> oa04ls7i0gsr89cutsymzri3ui7pmc0 3909958 3909918 2026-10-13T13:04:20Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3909958 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|t=2|v=1|CONFRONTO FRA I DATI FORNITI DAL BAROMETRO ANEROIDE}} {{Ct|t=1|v=2|E QUELLI DEL BAROMETRO A MERCURIO}} Dei tre barometri aneroidi di cui era fornita la spedizione, uno si guastò durante le prime marcie sulla montagna, ed il piccolo aneroide tascabile diventò inutile oltre i 2700 metri. L'aneroide Simms, N. 1486, che fu portato sulla vetta del Sant'Elia, diede sempre ottime indicazioni, che si ritengono così interessanti da meritare di essere riportate. Per questo istrumento, come per gli altri aneroidi, era stata calcolata una tabella di correzione da Mr. W. I. Hammor, direttore dell'U. S. «Weather Bureau» di San Francisco di California. Frequenti confronti eseguiti col barometro a mercurio nel mese di giugno, e nella prima metà del mese di luglio, consigliarono di apportare alle correzioni della tabella, un'alterazione costante di — 6 mm.; tale alterazione fu poi pienamente giustificata dai confronti che si ebbero in seguito. Perciò nella tabella dell'ufficio meteorologico di San Francisco si aggiunse una quarta colonna in cui, corrispondentemente alle diverse pressioni, sono segnate le medie delle correzioni trovate da tale ufficio coll'aggiunta di — 6. Queste nuove correzioni sono applicate alle pressioni lette sull'aneroide. Dal confronto delle pressioni corrette, che ne risultano, con quelle date dal barometro a mercurio nello stesso istante, si vede che l'errore commesso attenendosi alle sole osservazioni di quest'aneroide ben confrontato, non avrebbe generalmente raggiunto il millimetro; il che all'altitudine rimarchevole di 5000 metri, importerebbe, con (''t''+''t' '')<(+20°), una differenza inferiore ai 20 metri. E quest'errore sarebbe ancora diminuito, se, nel calcolare la tabella di correzione, si potesse tener conto delle forti differenze di temperatura sull'aneroide. Tale correzione per la temperatura non fu neppure tentata, per la mancanza di tempo, e per la non piccola difficoltà che si riscontra nell'esecuzione pratica del lavoro. Anche il piccolo aneroide tascabile fu prezioso per le sue esatte indicazioni e per la sua grande sensibilità. Non se ne riportano le registrazioni, poichè queste, cessando ai 2700 metri, si riferiscono alla parte meno importante della spedizione e non formano nell'insieme un nucleo di osservazioni interessanti. Dalla breve prova di questa escursione apparirebbe che nelle difficili ascensioni, per l'ordinaria altimetria, un buon aneroide moderno, debitamente corretto, potrebbe sostituire perfettamente il barometro a mercurio con enorme vantaggio per peso, forma e minor fragilità.<noinclude><references/></noinclude> masnleiem6w7u29fbiyxkhisbvuflih 3909994 3909958 2026-10-13T13:32:57Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909994 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|t=3|v=1|{{sc|confronto fra i dati forniti dal barometro aneroide}}}} {{Ct|v=2|{{sc|e quelli del barometro a mercurio}}}} Dei tre barometri aneroidi di cui era fornita la spedizione, uno si guastò durante le prime marcie sulla montagna, ed il piccolo aneroide tascabile diventò inutile oltre i 2700 metri. L'aneroide Simms, N. 1486, che fu portato sulla vetta del Sant'Elia, diede sempre ottime indicazioni, che si ritengono così interessanti da meritare di essere riportate. Per questo istrumento, come per gli altri aneroidi, era stata calcolata una tabella di correzione da Mr. W. I. Hammor, direttore dell'U. S. «Weather Bureau» di San Francisco di California. Frequenti confronti eseguiti col barometro a mercurio nel mese di giugno, e nella prima metà del mese di luglio, consigliarono di apportare alle correzioni della tabella, un'alterazione costante di − 6 mm.; tale alterazione fu poi pienamente giustificata dai confronti che si ebbero in seguito. Perciò nella tabella dell'ufficio meteorologico di San Francisco si aggiunse una quarta colonna in cui, corrispondentemente alle diverse pressioni, sono segnate le medie delle correzioni trovate da tale ufficio coll'aggiunta di − 6. Queste nuove correzioni sono applicate alle pressioni lette sull'aneroide. Dal confronto delle pressioni corrette, che ne risultano, con quelle date dal barometro a mercurio nello stesso istante, si vede che l'errore commesso attenendosi alle sole osservazioni di quest'aneroide ben confrontato, non avrebbe generalmente raggiunto il millimetro; il che all'altitudine rimarchevole di 5000 metri, importerebbe, con (''t''+''t' '')<(+20°), una differenza inferiore ai 20 metri. E quest'errore sarebbe ancora diminuito, se, nel calcolare la tabella di correzione, si potesse tener conto delle forti differenze di temperatura sull'aneroide. Tale correzione per la temperatura non fu neppure tentata, per la mancanza di tempo, e per la non piccola difficoltà che si riscontra nell'esecuzione pratica del lavoro. Anche il piccolo aneroide tascabile fu prezioso per le sue esatte indicazioni e per la sua grande sensibilità. Non se ne riportano le registrazioni, poichè queste, cessando ai 2700 metri, si riferiscono alla parte meno importante della spedizione e non formano nell'insieme un nucleo di osservazioni interessanti. Dalla breve prova di questa escursione apparirebbe che nelle difficili ascensioni, per l'ordinaria altimetria, un buon aneroide moderno, debitamente corretto, potrebbe sostituire perfettamente il barometro a mercurio con enorme vantaggio per peso, forma e minor fragilità.<noinclude><references/></noinclude> ja9gbbsum3syxpkbg0s2yke3ap2r1aa 3909995 3909994 2026-10-13T13:34:23Z Spinoziano (BEIC) 60217 3909995 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|226|APPENDICE ''B''|}}</noinclude>{{Ct|t=3|v=1|{{sc|confronto fra i dati forniti dal barometro aneroide}}}} {{Ct|v=2|{{sc|e quelli del barometro a mercurio}}}} Dei tre barometri aneroidi di cui era fornita la spedizione, uno si guastò durante le prime marcie sulla montagna, ed il piccolo aneroide tascabile diventò inutile oltre i 2700 metri. L'aneroide Simms, N. 1486, che fu portato sulla vetta del Sant'Elia, diede sempre ottime indicazioni, che si ritengono così interessanti da meritare di essere riportate. Per questo istrumento, come per gli altri aneroidi, era stata calcolata una tabella di correzione da Mr. W. I. Hammor, direttore dell'U. S. «Weather Bureau» di San Francisco di California. Frequenti confronti eseguiti col barometro a mercurio nel mese di giugno, e nella prima metà del mese di luglio, consigliarono di apportare alle correzioni della tabella, un'alterazione costante di − 6 mm.; tale alterazione fu poi pienamente giustificata dai confronti che si ebbero in seguito. Perciò nella tabella dell'ufficio meteorologico di San Francisco si aggiunse una quarta colonna in cui, corrispondentemente alle diverse pressioni, sono segnate le medie delle correzioni trovate da tale ufficio coll'aggiunta di − 6. Queste nuove correzioni sono applicate alle pressioni lette sull'aneroide. 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Non se ne riportano le registrazioni, poichè queste, cessando ai 2700 metri, si riferiscono alla parte meno importante della spedizione e non formano nell'insieme un nucleo di osservazioni interessanti. Dalla breve prova di questa escursione apparirebbe che nelle difficili ascensioni, per l'ordinaria altimetria, un buon aneroide moderno, debitamente corretto, potrebbe sostituire perfettamente il barometro a mercurio con enorme vantaggio per peso, forma e minor fragilità.<noinclude><references/></noinclude> icnkln0zkylqwn72pnokjwxmj0kssco Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/317 108 1034496 3909919 2026-10-13T12:23:34Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 227 TABELLA DI CORREZIONE DELL'ANEROIDE SIMMS N.° 1486 Correzione ricavata Correzione ricavata aumentando la diminuendo Pressione letta sul quadrante pressione di mm. 25 in la in tre minuti Media delle correzioni pressione di 25 mm. precedenti un minuto e mezzo Correzione da applicarsi all'indicazione dell'istrumento 766 - 3,0 - 740 4,0 715 5,0 690 5,3 665 - 6,0 IIIII 8,0 - - 640 6,3 8,0 8,0 9... 3909919 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 227 TABELLA DI CORREZIONE DELL'ANEROIDE SIMMS N.° 1486 Correzione ricavata Correzione ricavata aumentando la diminuendo Pressione letta sul quadrante pressione di mm. 25 in la in tre minuti Media delle correzioni pressione di 25 mm. precedenti un minuto e mezzo Correzione da applicarsi all'indicazione dell'istrumento 766 - 3,0 - 740 4,0 715 5,0 690 5,3 665 - 6,0 IIIII 8,0 - - 640 6,3 8,0 8,0 9,0 9,0 -10,3 I I 5,5 <- 11,5 6,0 <- 12,0 6,5 <-12,5 I I 7, I <-13, 1 7.5 -13,5 8,3 <-14,3 615 7,0 - 11,0 - 9,0 <-15,0 590 8,5 - 12,0 - 10, 2 -16,2 565 8,5 -13,3 - 10,9 - 16,9 540 - I I 9,4 <-13,5 <- 11,4 <-17,4 515 - 9,3 -14,3 ― 11,8 17,8 490 <- 12,9 -13,3 <- 13, 1 - 19, 1 465 -13,9 - 15,8 <-14,5 440 -13,5 -17,7 -15,6 20,5 -21,6 420 - 16,3 -16,4 -16,4 <- 21,0 395 <-17,0 <-17,0 -23,0<noinclude><references/></noinclude> 0jzmltwxtp99mld0a1aw9nmi3uzmt08 3909960 3909919 2026-10-13T13:06:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909960 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|227}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - 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0,5 20 759,3 771,0 759,5 + 9,0 26 8 758,9 771,0 759,5 +11,5 +0,2 + 0,6 12 758, I 771,0 759,5 20 757,7 770,0 758,5 I I +1,4 + 0,9 27 812 758,4 770,5 759,0 +13,5 + 0,6 14,5 14 758,5 771, 2 759,7 +16,5 + 1, 2 20 757,9 770,5 759,0 + 12,0 + 1, 1 28 8 759,2 771,2 759,7 +11,0 + 0,5 12 758,8 770,5 759,0 + 12,0 +0,7 20 758,1 770,1 758,6 +11,8 + 0,5 29 20 156 743,0 754,8 743,0 + 3,0 O 30 8 739,6 751,4 739,5 - <- 0,1 168 20 735,7 748,5 736,6 + 4,8 + 0,9 Luglio I 12 719, 2 732,6 724,0 + 70 + 1, 2 307 20 720,5 733,5 721,3 + 5,0 + 0,8 2 141/2 716,9 729,5 717,3 + 6,0 + 0,4 432 20 717, I 730,2 718, o +3,3 + 0,9<noinclude><references/></noinclude> aji738dhqlav3e5zpxz7nrxi0fy87cy 3909963 3909920 2026-10-13T13:13:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909963 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|228|APPENDICE ''B''|}}</noinclude>{{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - 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BEIC IE7872886.djvu/319 108 1034498 3909922 2026-10-13T12:23:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 229 GIORNO Ora Altitudine del E dell'osser- luogo d'osserva- Pressione indicata dal barometro Aneroide Simms N.° 1486 Differenza fra l'indicazione zione sul livello. MESE vazione del mare mercurio ridotta a 00 Pressione letta sul quadrante Pressione corretta Indicazione del termometro annesso all'istru- mento corretta. dell'ane roide e quella del barometro a mercurio Luglio 3 20 715,7 728,8 71... 3909922 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE 229 GIORNO Ora Altitudine del E dell'osser- luogo d'osserva- Pressione indicata dal barometro Aneroide Simms N.° 1486 Differenza fra l'indicazione zione sul livello. MESE vazione del mare mercurio ridotta a 00 Pressione letta sul quadrante Pressione corretta Indicazione del termometro annesso all'istru- mento corretta. dell'ane roide e quella del barometro a mercurio Luglio 3 20 715,7 728,8 716,6 +35 + 0,9 4 8 519 716,8 729, 3 717,1 + 7,0 +0,3 20 716,3 729, I 716,9 + 0,6 5 20 659 705,5 718,9 706, 2 + 0,7 » 9 20 88 698,4 712,0 699, 3 + 2,5 + 0,9 7 698, I 711, 6 698,9 + 6,7 + 0,8 748 12 697,3 710, 9 698, 2 + 21,0 + 0,9 20 696, 8 710, O 697,3 + 0,5 9 8 12 683,6 697,0 684,3 - + 0,7 908 20 685,I 698,5 685,8 + 8,5 + 0,7 9 20 994 676,2 690,0 677,0 + 0,8 IO 20 664, 2 677,5 664,3 II 8 661,2 675,0 661,7 20 1132 659, 7 674,0 660, 6 I I + 0, 1 + 0,5 +0,9 12 8 656,8 673,0 659,6 +2,8 12 658,8 673,0 659,6 + 0,8 20 649,8 664,2 650,7 +44 13 8 1240 644,5 659,5 645,9 + 9,0 + 0,9 +1,4 12 645, 7 660,2 646,5 +15,0 + 0,8 20 655, 3 674,8 661,5 +6,2 14 12 82 660,3 674,2 660, 8 I +0,5 661,5 675,2 661,8 + 5,0 + 0,3 1087 20 662,6 676,5 663,3 + 5,0 + 0,7 15 32 8 662,2 676,5 663,3 + 6,0 + 1,1 12 664,8 679,0 665,7 +11,0 + 0,9<noinclude><references/></noinclude> 84surxd1i1jbk8y9d06jo0watgniebo 3909965 3909922 2026-10-13T13:15:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909965 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|229}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 229.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 0oidcy7il54narmf9x5cnefaf4iwirc 3909999 3909965 2026-10-13T13:36:43Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3909999 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|osservazioni meteorologiche}}|229}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - tabella pagina 229.jpg |width = 100% }}<noinclude><references/></noinclude> 2555vr3ksaxngdzqxum4jcvokoawpqo Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/320 108 1034499 3909923 2026-10-13T12:24:18Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 230 APPENDICE B GIORNO Ora Altitudine del E dell'osser- MESE vazione luogo d'osserva- zione sul livello del mare Pressione indicata dal barometro Aneroide Simms N.° 1486 Differenza fra l'indicazione a mercurio ridotta a 0° Pressione. letta sul Pressione corretta quadrante corretta Indicazione dell'aneroide del termometro annesso all'istru- mento e quella del barometro a mercurio. Luglio 15 20 1140 660,4 674,5 661,2 +0,8... 3909923 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>230 APPENDICE B GIORNO Ora Altitudine del E dell'osser- MESE vazione luogo d'osserva- zione sul livello del mare Pressione indicata dal barometro Aneroide Simms N.° 1486 Differenza fra l'indicazione a mercurio ridotta a 0° Pressione. letta sul Pressione corretta quadrante corretta Indicazione dell'aneroide del termometro annesso all'istru- mento e quella del barometro a mercurio. Luglio 15 20 1140 660,4 674,5 661,2 +0,8 16 17 20 648, 2 663,3 649,6 8 649,7 663,5 649,8 12 649,3 663,0 649,4 + 4,5 20 646,7 660,3 646,7 1367 A 18 8 644,4 659,0 645,3 20 22 645,7 660, o 646,4 648, I 662,0 648,4 19 712 651,9 666,2 652,7 + 5,0 16 640, 0 654,9 641, 1 18 1548 639,7 654,0 640,2 20 639,3 653,5 639,7 - $20 20 620,0 635, I 620,7 21 8 613,0 628,0 613,4 12 611,3 626,8 612, I 20 608,8 624,0 609, 3 22 8 606,4 621,5 606, 8 12 606,5 621,8 607, I 20 1754 606,4 621,9 607,2 23 8 607,0 622,0 607,3 12 608,8 624,0 609,3 20 609,4 625,0 610,3 24 8 610,1 625,0 610,3 ΙΟ 609,4 624, 8 610, I 14 609, 8 625,0 610,4 +++++++++++++++++++++++ + 0,8 +0,8 + 0,1 + 0, 1 + 0,1 + 3,8 + 0,0 + 7,0 + 0,9 + 9,0 + 0,7 + 2,0 +0,3 +0,8 + 3,8 + 1, 1 2,0 + 0,5 0,2 + 0,4 + 1,0 +0,7 I, O + 0,4 + 1,2 + 0,8 + 2,5 + 0,5 + 2,5 +0,4 +8,5 + 0,6 + 1,5 +0,8 + 6,5 +0,3 +13,0 + 0,5 + 4,0 + 0,9 + 2,8 + 0,2 + 2,0 +0,7 + 4,0 + 0,6<noinclude><references/></noinclude> 4h05fmn99w4xcu9f7h1rmwlddcvrmuz 3909969 3909923 2026-10-13T13:17:17Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3909969 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|230|APPENDICE ''B''|}}</noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - 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Dal colle Russell: Monte Sant'Elia « << Newton. Vancouver Augusta. Hubbard Cook Fairweather 182º 31º 30' 58° 61º 69° 75° 101° 31 Luglio. Dalla vetta del Sant'Elia: Monte Logan << 13º Vancouver 54° Cook. Bona 73° 45 311° Bear. 326° Lucania 348° 3909925 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>232 APPENDICE B RILEVAMENTI DELLA BUSSOLA 30 Luglio. Dal colle Russell: Monte Sant'Elia « << Newton. Vancouver Augusta. Hubbard Cook Fairweather 182º 31º 30' 58° 61º 69° 75° 101° 31 Luglio. Dalla vetta del Sant'Elia: Monte Logan << 13º Vancouver 54° Cook. Bona 73° 45 311° Bear. 326° Lucania 348°<noinclude><references/></noinclude> 79krhk2brcfj3glkkb2zupwunuy8w86 3909973 3909925 2026-10-13T13:19:47Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3909973 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>232 APPENDICE B RILEVAMENTI DELLA BUSSOLA 30 Luglio. 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Una cassetta contenente una collezione dei principali rimedii, do- sati, sotto forma di tabloidi compresse, ed alcune altre sostanze medicinali (antisettici), in forma di soloidi, per preparare rapidamente soluzioni di titolo conosciuto. Nella stessa cassa erano compres... 3909928 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>APPENDICE C CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE Il piccolo corredo sanitario che faceva parte dell' equipaggiamento, era composto nel modo seguente: 1. Una cassetta contenente una collezione dei principali rimedii, do- sati, sotto forma di tabloidi compresse, ed alcune altre sostanze medicinali (antisettici), in forma di soloidi, per preparare rapidamente soluzioni di titolo conosciuto. Nella stessa cassa erano compresi: una scatoletta di tabloidi oftalmiche, una di sostanze per iniezioni sottocutanee, dei tubetti di lanolina, polveri per la cura delle alterazioni cutanee, alcuni tubetti di cloruro d'etile per insensibilizzare la pelle nelle piccole operazioni, e minori accessorii. 2. Una busta chirurgica cogli istrumenti occorrenti nelle principali operazioni d'urgenza, ed atti a riparare almeno in modo provvisorio ad un qualsiasi accidente disgraziato. 3. Pacchi di medicazione asettica, compressa, di tre diverse dimen- sioni, contenenti ognuno una medicatura completa ¹). 4. Una tela forte colla quale si poteva improvvisare una barella, infi- lando due bastoni nelle guaine laterali, di cui era fornita. Un piccolo deposito di materiale di medicatura venne lasciato alla spiag- gia; tutto il resto del corredo sanitario, del peso di 18 chilogrammi, lo portammo con noi fino ai piedi del ghiacciaio Newton (Campo della Slitta). Da questo punto in là, la spedizione non ebbe più con sè che due pic- cole buste, farmaceutica e chirurgica, e pochi pacchi di medicazione, per provvedere ai primi soccorsi in caso d'infortunio. 1) La cassetta farmaceutica venne preparata da Burroughs, Wellcome & C. di Londra; la busta chirurgica da E. Bergamini di Bologna, ed il materiale di medicazione dallo Stabilimento di C. Rognone di Torino.<noinclude><references/></noinclude> 93wok1g6qnns7939kl0ilzaeiwnvjrv 3909989 3909928 2026-10-13T13:27:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3909989 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''C''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=2|CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE}} Il piccolo corredo sanitario che faceva parte dell'equipaggiamento, era composto nel modo seguente: 1. Una cassetta contenente una collezione dei principali rimedii, dosati, sotto forma di ''tabloidi compresse'', ed alcune altre sostanze medicinali (antisettici), in forma di ''soloidi'', per preparare rapidamente soluzioni di titolo conosciuto. Nella stessa cassa erano compresi: una scatoletta di ''tabloidi oftalmiche'', una di sostanze per iniezioni sottocutanee, dei tubetti di lanolina, polveri per la cura delle alterazioni cutanee, alcuni tubetti di cloruro d'etile per insensibilizzare la pelle nelle piccole operazioni, e minori accessorii. 2. Una busta chirurgica cogli istrumenti occorrenti nelle principali operazioni d'urgenza, ed atti a riparare almeno in modo provvisorio ad un qualsiasi accidente disgraziato. 3. Pacchi di medicazione asettica, compressa, di tre diverse dimensioni, contenenti ognuno una medicatura completa<ref>La cassetta farmaceutica venne preparata da Burroughs, Wellcome & C. di Londra; la busta chirurgica da E. Bergamini di Bologna, ed il materiale di medicazione dallo Stabilimento di C. Rognone di Torino.</ref>. 4. Una tela forte colla quale si poteva improvvisare una barella, infilando due bastoni nelle guaine laterali, di cui era fornita. Un piccolo deposito di materiale di medicatura venne lasciato alla spiaggia; tutto il resto del corredo sanitario, del peso di 18 chilogrammi, lo portammo con noi fino ai piedi del ghiacciaio Newton (Campo della Slitta). Da questo punto in là, la spedizione non ebbe più con sè che due piccole buste, farmaceutica e chirurgica, e pochi pacchi di medicazione, per provvedere ai primi soccorsi in caso d'infortunio.<noinclude><references/></noinclude> 6fji4e4lb2sr25a4es4shhuli4okbfu 3910022 3909989 2026-10-13T14:05:18Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910022 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''C''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=4|CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE}} Il piccolo corredo sanitario che faceva parte dell'equipaggiamento, era composto nel modo seguente: 1. Una cassetta contenente una collezione dei principali rimedii, dosati, sotto forma di ''tabloidi compresse'', ed alcune altre sostanze medicinali (antisettici), in forma di ''soloidi'', per preparare rapidamente soluzioni di titolo conosciuto. Nella stessa cassa erano compresi: una scatoletta di ''tabloidi oftalmiche'', una di sostanze per iniezioni sottocutanee, dei tubetti di lanolina, polveri per la cura delle alterazioni cutanee, alcuni tubetti di cloruro d'etile per insensibilizzare la pelle nelle piccole operazioni, e minori accessorii. 2. Una busta chirurgica cogli istrumenti occorrenti nelle principali operazioni d'urgenza, ed atti a riparare almeno in modo provvisorio ad un qualsiasi accidente disgraziato. 3. Pacchi di medicazione asettica, compressa, di tre diverse dimensioni, contenenti ognuno una medicatura completa<ref>La cassetta farmaceutica venne preparata da Burroughs, Wellcome & C. di Londra; la busta chirurgica da E. Bergamini di Bologna, ed il materiale di medicazione dallo Stabilimento di C. Rognone di Torino.</ref>. 4. Una tela forte colla quale si poteva improvvisare una barella, infilando due bastoni nelle guaine laterali, di cui era fornita. Un piccolo deposito di materiale di medicatura venne lasciato alla spiaggia; tutto il resto del corredo sanitario, del peso di 18 chilogrammi, lo portammo con noi fino ai piedi del ghiacciaio Newton (Campo della Slitta). Da questo punto in là, la spedizione non ebbe più con sè che due piccole buste, farmaceutica e chirurgica, e pochi pacchi di medicazione, per provvedere ai primi soccorsi in caso d'infortunio.<noinclude><references/></noinclude> ryzngwu0mgtahhjsgso9fnsz6omiec4 3910030 3910022 2026-10-13T14:09:04Z Spinoziano (BEIC) 60217 3910030 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''C''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=2|CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE}} Il piccolo corredo sanitario che faceva parte dell'equipaggiamento, era composto nel modo seguente: 1. Una cassetta contenente una collezione dei principali rimedii, dosati, sotto forma di ''tabloidi compresse'', ed alcune altre sostanze medicinali (antisettici), in forma di ''soloidi'', per preparare rapidamente soluzioni di titolo conosciuto. Nella stessa cassa erano compresi: una scatoletta di ''tabloidi oftalmiche'', una di sostanze per iniezioni sottocutanee, dei tubetti di lanolina, polveri per la cura delle alterazioni cutanee, alcuni tubetti di cloruro d'etile per insensibilizzare la pelle nelle piccole operazioni, e minori accessorii. 2. Una busta chirurgica cogli istrumenti occorrenti nelle principali operazioni d'urgenza, ed atti a riparare almeno in modo provvisorio ad un qualsiasi accidente disgraziato. 3. Pacchi di medicazione asettica, compressa, di tre diverse dimensioni, contenenti ognuno una medicatura completa<ref>La cassetta farmaceutica venne preparata da Burroughs, Wellcome & C. di Londra; la busta chirurgica da E. Bergamini di Bologna, ed il materiale di medicazione dallo Stabilimento di C. Rognone di Torino.</ref>. 4. Una tela forte colla quale si poteva improvvisare una barella, infilando due bastoni nelle guaine laterali, di cui era fornita. Un piccolo deposito di materiale di medicatura venne lasciato alla spiaggia; tutto il resto del corredo sanitario, del peso di 18 chilogrammi, lo portammo con noi fino ai piedi del ghiacciaio Newton (Campo della Slitta). Da questo punto in là, la spedizione non ebbe più con sè che due piccole buste, farmaceutica e chirurgica, e pochi pacchi di medicazione, per provvedere ai primi soccorsi in caso d'infortunio.<noinclude><references/></noinclude> 51cqllc637035wrsrmrq99jzlulnjdm 3910031 3910030 2026-10-13T14:09:40Z Spinoziano (BEIC) 60217 3910031 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''C''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=3|CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE}} Il piccolo corredo sanitario che faceva parte dell'equipaggiamento, era composto nel modo seguente: 1. Una cassetta contenente una collezione dei principali rimedii, dosati, sotto forma di ''tabloidi compresse'', ed alcune altre sostanze medicinali (antisettici), in forma di ''soloidi'', per preparare rapidamente soluzioni di titolo conosciuto. 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Un piccolo deposito di materiale di medicatura venne lasciato alla spiaggia; tutto il resto del corredo sanitario, del peso di 18 chilogrammi, lo portammo con noi fino ai piedi del ghiacciaio Newton (Campo della Slitta). Da questo punto in là, la spedizione non ebbe più con sè che due piccole buste, farmaceutica e chirurgica, e pochi pacchi di medicazione, per provvedere ai primi soccorsi in caso d'infortunio.<noinclude><references/></noinclude> 8luquihdziin6dysv5i228p4x7zxfq5 Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Appendici/Appendice B 0 1034505 3909951 2026-10-13T12:54:56Z Spinoziano (BEIC) 60217 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3909951 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=13 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Appendici]] - Appendice B. 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Un fatto degno d'esser notato, è la relativa incolumità per tutte le cause morbose così dette reumatizzanti, di cui si gode vivendo sui ghiac- ciai, dove per l'appunto si è continuamente esposti più che in qu... 3909990 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>236 APPENDICE C Non avemmo a lamentare nessuna disgrazia durante tutta la spedizione, e le condizioni di salute della intiera carovana furono sempre ottime, a parte piccoli incidenti non gravi che enumero più sotto. Un fatto degno d'esser notato, è la relativa incolumità per tutte le cause morbose così dette reumatizzanti, di cui si gode vivendo sui ghiac- ciai, dove per l'appunto si è continuamente esposti più che in qualunque altro genere di vita a tutte quelle condizioni che parrebbero le più favo- revoli a produrre malattie reumatiche. Dei ventun uomini componenti la spedizione, che vissero per tante settimane in quel clima umidissimo, sul ghiaccio e sulla neve, riparati solo per qualche ora della notte da tende di tela, fermandosi la sera cogli abiti bagnati di sudore, per le lunghe marcie nella neve fondente, o sotto la pioggia, molto spesso senza avere la possibilità di indossare lane asciutte nella notte, sottoposti a dure fatiche, talora a veri strapazzi, non ve ne fu mai uno malato anche solo di reumatismo muscolare, nè di dolori arti- colari, nè di catarri delle vie respiratorie, neppure nella loro forma più mite, di semplice raffreddore. La stessa fortunata esperienza aveva fatto il Russell nelle sue due spe- dizioni del 'go e del '91 in questa regione, nelle quali non ebbe mai un uomo malato, sebbene i mezzi di difesa di cui disponeva, contro il clima, fossero meno efficaci dei nostri ¹). Anche l'adattamento alle condizioni di vitto fu perfetto per tutti, e nessuno soffri mai disturbi della digestione. Vi fu invece qualche caso non grave di oftalmia da neve, sebbene tutti facessero uso quasi continuo degli occhiali anneriti. I pochi colpiti guari- rono rapidamente con qualche instillazione congiuntivale di cocaina, e cercando per qualche giorno di esporsi il meno possibile all' irradiazione della neve. A questo proposito noto che le spedizioni organizzate per vivere a lungo sui ghiacciai dovrebbero esser fornite di qualche paio d'occhiali da neve più intensamente colorati di quelli usuali, per permettere a coloro che fossero colpiti da leggiera oftalmia di continuare la marcia senza troppo danno pei loro occhi. Noi rimediammo alla meglio, ricoprendo le lenti di cui disponevamo di un sottile strato di nero-fumo, colla fiamma di una candela o d'un fiammifero. L'eritema alla pelle del viso e delle mani non raggiunse in nessuno un grado da richiedere cure speciali; forse perchè quasi tutta la spedizione si effettuò ad un'altezza moderata sul livello del mare. È noto che oggi si attribuiscono generalmente le alterazioni cutanee ed oculari prodotte dalle ascensioni sui ghiacciai al fatto che nelle alte regioni la luce contiene molti più raggi ultra-violetti che negli strati più bassi dell' atmosfera. 1) Il portatore ammalatosi nella spedizione del Bryant (vedi Capitolo VII, pag. 137), pare soffrisse di una infezione intestinale, contratta probabilmente prima di mettersi in viaggio.<noinclude><references/></noinclude> 91ovynywve5fguq77y87p1wi66l5pwo 3910008 3909990 2026-10-13T13:54:08Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910008 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|236|APPENDICE ''C''|}}</noinclude> Non avemmo a lamentare nessuna disgrazia durante tutta la spedizione, e le condizioni di salute della intiera carovana furono sempre ottime, a parte piccoli incidenti non gravi che enumero più sotto. Un fatto degno d'esser notato, è la relativa incolumità per tutte le cause morbose così dette reumatizzanti, di cui si gode vivendo sui ghiacciai, dove per l'appunto si è continuamente esposti più che in qualunque altro genere di vita a tutte quelle condizioni che parrebbero le più favorevoli a produrre malattie reumatiche. Dei ventun uomini componenti la spedizione, che vissero per tante settimane in quel clima umidissimo, sul ghiaccio e sulla neve, riparati solo per qualche ora della notte da tende di tela, fermandosi la sera cogli abiti bagnati di sudore, per le lunghe marcie nella neve fondente, o sotto la pioggia, molto spesso senza avere la possibilità di indossare lane asciutte nella notte, sottoposti a dure fatiche, talora a veri strapazzi, non ve ne fu mai uno malato anche solo di reumatismo muscolare, nè di dolori articolari, nè di catarri delle vie respiratorie, neppure nella loro forma più mite, di semplice raffreddore. La stessa fortunata esperienza aveva fatto il {{wl|Q6084218|Russell}} nelle sue due spedizioni del '90 e del '91 in questa regione, nelle quali non ebbe mai un uomo malato, sebbene i mezzi di difesa di cui disponeva, contro il clima, fossero meno efficaci dei nostri<ref>Il portatore ammalatosi nella spedizione del Bryant (vedi Capitolo VII, pag. 137), pare soffrisse di una infezione intestinale, contratta probabilmente prima di mettersi in viaggio.</ref>. Anche l'adattamento alle condizioni di vitto fu perfetto per tutti, e nessuno soffrì mai disturbi della digestione. Vi fu invece qualche caso non grave di oftalmia da neve, sebbene tutti facessero uso quasi continuo degli occhiali anneriti. I pochi colpiti guarirono rapidamente con qualche instillazione congiuntivale di cocaina, e cercando per qualche giorno di esporsi il meno possibile all'irradiazione della neve. A questo proposito noto che le spedizioni organizzate per vivere a lungo sui ghiacciai dovrebbero esser fornite di qualche paio d'occhiali da neve più intensamente colorati di quelli usuali, per permettere a coloro che fossero colpiti da leggiera oftalmia di continuare la marcia senza troppo danno pei loro occhi. Noi rimediammo alla meglio, ricoprendo le lenti di cui disponevamo di un sottile strato di nero-fumo, colla fiamma di una candela o d'un fiammifero. L'eritema alla pelle del viso e delle mani non raggiunse in nessuno un grado da richiedere cure speciali; forse perchè quasi tutta la spedizione si effettuò ad un'altezza moderata sul livello del mare. È noto che oggi si attribuiscono generalmente le alterazioni cutanee ed oculari prodotte dalle ascensioni sui ghiacciai al fatto che nelle alte regioni la luce contiene molti più raggi ultra-violetti che negli strati più bassi dell'atmosfera.<noinclude><references/></noinclude> bf6afgimmwe3ecudutco9n632fdib0f 3910009 3910008 2026-10-13T13:54:20Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910009 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|236|APPENDICE ''C''|}}</noinclude> Non avemmo a lamentare nessuna disgrazia durante tutta la spedizione, e le condizioni di salute della intiera carovana furono sempre ottime, a parte piccoli incidenti non gravi che enumero più sotto. Un fatto degno d'esser notato, è la relativa incolumità per tutte le cause morbose così dette reumatizzanti, di cui si gode vivendo sui ghiacciai, dove per l'appunto si è continuamente esposti più che in qualunque altro genere di vita a tutte quelle condizioni che parrebbero le più favorevoli a produrre malattie reumatiche. Dei ventun uomini componenti la spedizione, che vissero per tante settimane in quel clima umidissimo, sul ghiaccio e sulla neve, riparati solo per qualche ora della notte da tende di tela, fermandosi la sera cogli abiti bagnati di sudore, per le lunghe marcie nella neve fondente, o sotto la pioggia, molto spesso senza avere la possibilità di indossare lane asciutte nella notte, sottoposti a dure fatiche, talora a veri strapazzi, non ve ne fu mai uno malato anche solo di reumatismo muscolare, nè di dolori articolari, nè di catarri delle vie respiratorie, neppure nella loro forma più mite, di semplice raffreddore. La stessa fortunata esperienza aveva fatto il {{wl|Q6084218|Russell}} nelle sue due spedizioni del '90 e del '91 in questa regione, nelle quali non ebbe mai un uomo malato, sebbene i mezzi di difesa di cui disponeva, contro il clima, fossero meno efficaci dei nostri<ref>Il portatore ammalatosi nella spedizione del Bryant (vedi Capitolo VII, pag. 137), pare soffrisse di una infezione intestinale, contratta probabilmente prima di mettersi in viaggio.</ref>. Anche l'adattamento alle condizioni di vitto fu perfetto per tutti, e nessuno soffrì mai disturbi della digestione. Vi fu invece qualche caso non grave di oftalmia da neve, sebbene tutti facessero uso quasi continuo degli occhiali anneriti. I pochi colpiti guarirono rapidamente con qualche instillazione congiuntivale di cocaina, e cercando per qualche giorno di esporsi il meno possibile all'irradiazione della neve. A questo proposito noto che le spedizioni organizzate per vivere a lungo sui ghiacciai dovrebbero esser fornite di qualche paio d'occhiali da neve più intensamente colorati di quelli usuali, per permettere a coloro che fossero colpiti da leggiera oftalmia di continuare la marcia senza troppo danno pei loro occhi. Noi rimediammo alla meglio, ricoprendo le lenti di cui disponevamo di un sottile strato di nero-fumo, colla fiamma di una candela o d'un fiammifero. L'eritema alla pelle del viso e delle mani non raggiunse in nessuno un grado da richiedere cure speciali; forse perchè quasi tutta la spedizione si effettuò ad un'altezza moderata sul livello del mare. È noto che oggi si attribuiscono generalmente le alterazioni cutanee ed oculari prodotte dalle ascensioni sui ghiacciai al fatto che nelle alte regioni la luce contiene molti più raggi ultra-violetti che negli strati più bassi dell'atmosfera.<noinclude><references/></noinclude> 7segdwwgc8ua6zx4uun3wp024oxzqc4 3910032 3910009 2026-10-13T14:11:34Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910032 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|236|APPENDICE ''C''|}}</noinclude> Non avemmo a lamentare nessuna disgrazia durante tutta la spedizione, e le condizioni di salute della intiera carovana furono sempre ottime, a parte piccoli incidenti non gravi che enumero più sotto. Un fatto degno d'esser notato, è la relativa incolumità per tutte le cause morbose così dette reumatizzanti, di cui si gode vivendo sui ghiacciai, dove per l'appunto si è continuamente esposti più che in qualunque altro genere di vita a tutte quelle condizioni che parrebbero le più favorevoli a produrre malattie reumatiche. Dei ventun uomini componenti la spedizione, che vissero per tante settimane in quel clima umidissimo, sul ghiaccio e sulla neve, riparati solo per qualche ora della notte da tende di tela, fermandosi la sera cogli abiti bagnati di sudore, per le lunghe marcie nella neve fondente, o sotto la pioggia, molto spesso senza avere la possibilità di indossare lane asciutte nella notte, sottoposti a dure fatiche, talora a veri strapazzi, non ve ne fu mai uno malato anche solo di reumatismo muscolare, nè di dolori articolari, nè di catarri delle vie respiratorie, neppure nella loro forma più mite, di semplice raffreddore. La stessa fortunata esperienza aveva fatto il {{wl|Q6084218|Russell}} nelle sue due spedizioni del '90 e del '91 in questa regione, nelle quali non ebbe mai un uomo malato, sebbene i mezzi di difesa di cui disponeva, contro il clima, fossero meno efficaci dei nostri<ref>Il portatore ammalatosi nella spedizione del {{wl|Q19842515|Bryant}} (vedi Capitolo VII, pag. 137), pare soffrisse di una infezione intestinale, contratta probabilmente prima di mettersi in viaggio.</ref>. Anche l'adattamento alle condizioni di vitto fu perfetto per tutti, e nessuno soffrì mai disturbi della digestione. Vi fu invece qualche caso non grave di oftalmia da neve, sebbene tutti facessero uso quasi continuo degli occhiali anneriti. I pochi colpiti guarirono rapidamente con qualche instillazione congiuntivale di cocaina, e cercando per qualche giorno di esporsi il meno possibile all'irradiazione della neve. A questo proposito noto che le spedizioni organizzate per vivere a lungo sui ghiacciai dovrebbero esser fornite di qualche paio d'occhiali da neve più intensamente colorati di quelli usuali, per permettere a coloro che fossero colpiti da leggiera oftalmia di continuare la marcia senza troppo danno pei loro occhi. Noi rimediammo alla meglio, ricoprendo le lenti di cui disponevamo di un sottile strato di nero-fumo, colla fiamma di una candela o d'un fiammifero. L'eritema alla pelle del viso e delle mani non raggiunse in nessuno un grado da richiedere cure speciali; forse perchè quasi tutta la spedizione si effettuò ad un'altezza moderata sul livello del mare. 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Il giorno dopo comparve il primo accesso, pre- ceduto da brividi ripetuti, verso le quattro pomeridiane; e la temperatura salì fra 39° e 40°, per ritornare normale nella notte con sudore profuso. Dopo altri due accessi, comparsi a giorni alterni, cogli stessi caratteri, l'infezione venne troncata per mezzo del cloridrato di chinina. Egli non aveva mai sofferto infezioni malariche nella sua vita precedente. Trattando delle condizioni igieniche di una spedizione nell'Alaska, non si può omettere di parlare delle zanzare, che infestano tutta la zona co- stiera. Non è una esagerazione dire che sarebbero un serio ostacolo per una spedizione che dovesse rimanere a lungo nella regione boschiva. Non so se esistano mezzi di difesa efficaci contro questo flagello. Gli unguenti preparati appositamente, i veli e le zanzariere di cui eravamo provvisti, si dimostrarono del tutto insufficienti; non valeva neppur fumare, o sedere accanto al fuoco. Nel giugno e nel luglio sono un po' meno tormentose; ma in agosto, basta passare una sola notte nella foresta per essere sfigurati. Il viso si fa gonfio, edematoso, le palpebre possono diventare così tumefatte da chiudere completamente gli occhi. Ogni puntura è segnata da una pic- cola gocciolina di sangue. La gonfiezza dura poi per parecchi giorni, molto tempo dopo che è scomparso il bruciore ed il prurito insopportabile. Traduco dal Petroff una descrizione eloquente di questa piaga del- l'Alaska, perchè essa corrisponde perfettamente alla realtà ¹). Vi ha un carattere di questa regione il quale, sebbene appaia di poca importanza, costituisce tuttavia pel viaggiatore una terribile e crudele affli- zione. Intendo dire i nuvoli di zanzare assetate di sangue, accompagnate da una feroce alleata, una piccola mosca nera velenosa, dinanzi alla cui persecuzione, l'uomo più forte, dotato della più energica volontà, finisce per sentirsi esaurito, o per soccombere ad una lenta febbre. Esse prolun- gano la loro tortura dal primo apparire della vegetazione in maggio, fino 1) I. PETROFF, Population, Industries and Resources of Alaska. 1884. - Citato in Alaska, pubblicazione del Bureau of the American Republics», Handbook, n.° 84, august 1887, p. 28.<noinclude><references/></noinclude> mp6x0df35gjilq5iwss8zglsa0xj8zk 3910012 3909991 2026-10-13T14:00:48Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910012 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|condizioni sanitarie della spedizione}}|237}}</noinclude> Il solo caso di malattia verificatosi in tutta la campagna fu una infezione malarica a tipo di febbre terzana da cui venne colto un giovane portatore americano sul ghiacciaio Malaspina, negli ultimi giorni della spedizione, quando stavamo ritornando alla costa. Esso presenta un certo interesse per la storia della distribuzione geografica della malaria. Questo portatore aveva dormito, la notte fra l'8 e il 9 agosto, insieme coi compagni, su di un piccolo spiano erboso delle colline Hitchcock; di là era sceso cogli altri sul ghiacciaio Malaspina, attraversando il fondo melmoso del laghetto glaciale che esisteva un tempo ai piedi della catena Hitchcock, e che s'era svuotato da due mesi. La sera del 9 accampammo sul ghiacciaio Malaspina. Il giorno dopo comparve il primo accesso, preceduto da brividi ripetuti, verso le quattro pomeridiane; e la temperatura salì fra 39° e 40°, per ritornare normale nella notte con sudore profuso. Dopo altri due accessi, comparsi a giorni alterni, cogli stessi caratteri, l'infezione venne troncata per mezzo del cloridrato di chinina. Egli non aveva mai sofferto infezioni malariche nella sua vita precedente. Trattando delle condizioni igieniche di una spedizione nell'Alaska, non si può omettere di parlare delle zanzare, che infestano tutta la zona costiera. 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Petroff, ''Population, Industries and Resources of Alaska''. 1884. - Citato in ''Alaska'', pubblicazione del «Bureau of the American Republics», Handbook, n.° 84, august 1887, p. 28.</ref>. «Vi ha un carattere di questa regione il quale, sebbene appaia di poca importanza, costituisce tuttavia pel viaggiatore una terribile e crudele afflizione. Intendo dire i nuvoli di zanzare assetate di sangue, accompagnate da una feroce alleata, una piccola mosca nera velenosa, dinanzi alla cui persecuzione, l'uomo più forte, dotato della più energica volontà, finisce per sentirsi esaurito, o per soccombere ad una lenta febbre. 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Questo portatore aveva dormito, la notte fra l'8 e il 9 agosto, insieme coi compagni, su di un piccolo spiano erboso delle colline Hitchcock; di là era sceso cogli altri sul ghiacciaio Malaspina, attraversando il fondo melmoso del laghetto glaciale che esisteva un tempo ai piedi della catena Hitchcock, e che s'era svuotato da due mesi. La sera del 9 accampammo sul ghiacciaio Malaspina. Il giorno dopo comparve il primo accesso, preceduto da brividi ripetuti, verso le quattro pomeridiane; e la temperatura salì fra 39° e 40°, per ritornare normale nella notte con sudore profuso. Dopo altri due accessi, comparsi a giorni alterni, cogli stessi caratteri, l'infezione venne troncata per mezzo del cloridrato di chinina. Egli non aveva mai sofferto infezioni malariche nella sua vita precedente. Trattando delle condizioni igieniche di una spedizione nell'Alaska, non si può omettere di parlare delle zanzare, che infestano tutta la zona costiera. Non è una esagerazione dire che sarebbero un serio ostacolo per una spedizione che dovesse rimanere a lungo nella regione boschiva. Non so se esistano mezzi di difesa efficaci contro questo flagello. Gli unguenti preparati appositamente, i veli e le zanzariere di cui eravamo provvisti, si dimostrarono del tutto insufficienti; non valeva neppur fumare, o sedere accanto al fuoco. Nel giugno e nel luglio sono un po' meno tormentose; ma in agosto, basta passare una sola notte nella foresta per essere sfigurati. Il viso si fa gonfio, edematoso, le palpebre possono diventare così tumefatte da chiudere completamente gli occhi. Ogni puntura è segnata da una piccola gocciolina di sangue. La gonfiezza dura poi per parecchi giorni, molto tempo dopo che è scomparso il bruciore ed il prurito insopportabile. Traduco dal Petroff una descrizione eloquente di questa piaga dell'Alaska, perchè essa corrisponde perfettamente alla realtà<ref>{{Sc|I. Petroff}}, ''Population, Industries and Resources of Alaska''. 1884. - Citato in ''Alaska'', pubblicazione del «Bureau of the American Republics», Handbook, n.° 84, august 1887, p. 28.</ref>. «Vi ha un carattere di questa regione il quale, sebbene appaia di poca importanza, costituisce tuttavia pel viaggiatore una terribile e crudele afflizione. Intendo dire i nuvoli di zanzare assetate di sangue, accompagnate da una feroce alleata, una piccola mosca nera velenosa, dinanzi alla cui persecuzione, l'uomo più forte, dotato della più energica volontà, finisce per sentirsi esaurito, o per soccombere ad una lenta febbre. 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Questo portatore aveva dormito, la notte fra l'8 e il 9 agosto, insieme coi compagni, su di un piccolo spiano erboso delle colline Hitchcock; di là era sceso cogli altri sul ghiacciaio Malaspina, attraversando il fondo melmoso del laghetto glaciale che esisteva un tempo ai piedi della catena Hitchcock, e che s'era svuotato da due mesi. La sera del 9 accampammo sul ghiacciaio Malaspina. Il giorno dopo comparve il primo accesso, preceduto da brividi ripetuti, verso le quattro pomeridiane; e la temperatura salì fra 39° e 40°, per ritornare normale nella notte con sudore profuso. Dopo altri due accessi, comparsi a giorni alterni, cogli stessi caratteri, l'infezione venne troncata per mezzo del cloridrato di chinina. Egli non aveva mai sofferto infezioni malariche nella sua vita precedente. Trattando delle condizioni igieniche di una spedizione nell'Alaska, non si può omettere di parlare delle zanzare, che infestano tutta la zona costiera. Non è una esagerazione dire che sarebbero un serio ostacolo per una spedizione che dovesse rimanere a lungo nella regione boschiva. Non so se esistano mezzi di difesa efficaci contro questo flagello. Gli unguenti preparati appositamente, i veli e le zanzariere di cui eravamo provvisti, si dimostrarono del tutto insufficienti; non valeva neppur fumare, o sedere accanto al fuoco. Nel giugno e nel luglio sono un po' meno tormentose; ma in agosto, basta passare una sola notte nella foresta per essere sfigurati. Il viso si fa gonfio, edematoso, le palpebre possono diventare così tumefatte da chiudere completamente gli occhi. Ogni puntura è segnata da una piccola gocciolina di sangue. La gonfiezza dura poi per parecchi giorni, molto tempo dopo che è scomparso il bruciore ed il prurito insopportabile. Traduco dal {{wl|Q6097202|Petroff}} una descrizione eloquente di questa piaga dell'Alaska, perchè essa corrisponde perfettamente alla realtà<ref>{{Sc|{{wl|Q6097202|I. Petroff}}}}, ''Population, Industries and Resources of Alaska''. 1884. - Citato in ''Alaska'', pubblicazione del «Bureau of the American Republics», Handbook, n.° 84, august 1887, p. 28.</ref>. «Vi ha un carattere di questa regione il quale, sebbene appaia di poca importanza, costituisce tuttavia pel viaggiatore una terribile e crudele afflizione. Intendo dire i nuvoli di zanzare assetate di sangue, accompagnate da una feroce alleata, una piccola mosca nera velenosa, dinanzi alla cui persecuzione, l'uomo più forte, dotato della più energica volontà, finisce per sentirsi esaurito, o per soccombere ad una lenta febbre. Esse prolungano la loro tortura dal primo apparire della vegetazione in maggio, fino<noinclude><references/></noinclude> ipfexjc1lej35hn45r17x6ms6qqsf5w Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/328 108 1034508 3909992 2026-10-13T13:28:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 238 APPENDICE C ai geli del settembre. Nate nei vasti pantani ed acquitrini di cui è cosparsa l'Alaska, esse si raccolgono attorno all'esploratore, tormentandolo nei campi e nelle marcie; e nessuna descrizione può dipingere le sofferenze che ac- compagnano la loro presenza. Ne sono tormentati anche gli indiani; ma un po' meno, perchè si ungono il corpo con olio irrancidito, e grazie a certi effluvii ammoniacali fortement... 3909992 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>238 APPENDICE C ai geli del settembre. Nate nei vasti pantani ed acquitrini di cui è cosparsa l'Alaska, esse si raccolgono attorno all'esploratore, tormentandolo nei campi e nelle marcie; e nessuna descrizione può dipingere le sofferenze che ac- compagnano la loro presenza. Ne sono tormentati anche gli indiani; ma un po' meno, perchè si ungono il corpo con olio irrancidito, e grazie a certi effluvii ammoniacali fortemente repulsivi, che si sprigionano dai loro indumenti. Tuttavia anche gli indiani, quando viaggiano, si impadroni- scono avidamente di ogni pezzetto di velo o di zanzariera che capiti loro in mano, e di solito nell'estate avanzata, si avviluppano il capo ed i polsi con panni o con pelli. Le zanzare torturano fino alla morte anche i cani, specialmente quando il loro pelo sia divenuto rado per la scabbia o per la vecchiaia, e spingono persino gli orsi ed i cervi a buttarsi nell'acqua per sfuggire alla loro persecuzione >>. La spedizione di S. A. R. si svolse quasi tutta in una regione poco ele- vata, al di sotto dei 2000 metri; i portatori americani non salirono oltre la terza cascata del ghiacciaio Newton (2265 metri); noi, colle guide, dor- mimmo due sole notti a 3748 metri, sul colle Russell, e rimanemmo poche ore al di sopra dei 5000 metri, ed in condizioni troppo svantaggiose perchè fosse possibile raccogliere da questo esperimento dati di qualche impor- tanza per lo studio del male di montagna. Nel suo libro «La fisiologia dell'uomo sulle Alpi », che contiene una così ricca mèsse di osservazioni accurate e di geniali esperimenti, e che ha fatto progredire di tanto l' intricata quistione del mal di montagna, il prof. Angelo Mosso insiste, a ragione, sulla necessità di osservare e di raccogliere i sintomi in condizioni opportune, in modo da non confondere gli effetti della diminuita pressione con quelli prodotti dalla fatica e dal freddo, senza di che essi non possono essere di alcuna utilità. Ed è quasi superfluo aggiungere che l'osservatore dovrebbe essere sereno e senza preoccupazioni, e non sotto l'azione di forti impressioni esterne e di im- pulsi dell'animo estranei all'osservazione, evidentemente incompatibili con un esame accurato ed una analisi critica rigorosa dei fatti. Perciò mi limito ad alcune brevi note, senza cercare di trarne conclu- sioni, nè di riattaccarle ad alcuna delle numerose teorie, che furono pro- poste per spiegare la strana malattia. Come dissi nel descrivere la salita, di dieci che eravamo, sei risentirono disturbi più o meno accentuati per la diminuita pressione atmosferica, tre dei quali con sintomi evidentissimi del mal di montagna. La proporzione dei colpiti è certo inusitata, se si pensi che, tranne il Cagni, eravamo tutti acclimatati all' alta montagna per ripetute ascensioni fatte nelle Alpi al di sopra dei 4000 metri, e che l'altezza del Sant' Elia è di molto inferiore alle altitudini raggiunte da parecchi altri alpinisti, i quali, generalmente, incominciarono a soffrire solo verso i 6000 metri.<noinclude><references/></noinclude> 64pg0sg9zl7zvrbps3jysn76w91z0ka 3910004 3909992 2026-10-13T13:46:46Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910004 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|238|APPENDICE ''C''|}}</noinclude> ai geli del settembre. Nate nei vasti pantani ed acquitrini di cui è cosparsa l'Alaska, esse si raccolgono attorno all'esploratore, tormentandolo nei campi e nelle marcie; e nessuna descrizione può dipingere le sofferenze che ac- compagnano la loro presenza. Ne sono tormentati anche gli indiani; ma un po' meno, perchè si ungono il corpo con olio irrancidito, e grazie a certi effluvii ammoniacali fortemente repulsivi, che si sprigionano dai loro indumenti. Tuttavia anche gli indiani, quando viaggiano, si impadroni- scono avidamente di ogni pezzetto di velo o di zanzariera che capiti loro in mano, e di solito nell'estate avanzata, si avviluppano il capo ed i polsi con panni o con pelli. Le zanzare torturano fino alla morte anche i cani, specialmente quando il loro pelo sia divenuto rado per la scabbia o per la vecchiaia, e spingono persino gli orsi ed i cervi a buttarsi nell'acqua per sfuggire alla loro persecuzione >>. La spedizione di S. A. R. si svolse quasi tutta in una regione poco ele- vata, al di sotto dei 2000 metri; i portatori americani non salirono oltre la terza cascata del ghiacciaio Newton (2265 metri); noi, colle guide, dor- mimmo due sole notti a 3748 metri, sul colle Russell, e rimanemmo poche ore al di sopra dei 5000 metri, ed in condizioni troppo svantaggiose perchè fosse possibile raccogliere da questo esperimento dati di qualche impor- tanza per lo studio del male di montagna. Nel suo libro «La fisiologia dell'uomo sulle Alpi », che contiene una così ricca mèsse di osservazioni accurate e di geniali esperimenti, e che ha fatto progredire di tanto l' intricata quistione del mal di montagna, il prof. Angelo Mosso insiste, a ragione, sulla necessità di osservare e di raccogliere i sintomi in condizioni opportune, in modo da non confondere gli effetti della diminuita pressione con quelli prodotti dalla fatica e dal freddo, senza di che essi non possono essere di alcuna utilità. Ed è quasi superfluo aggiungere che l'osservatore dovrebbe essere sereno e senza preoccupazioni, e non sotto l'azione di forti impressioni esterne e di im- pulsi dell'animo estranei all'osservazione, evidentemente incompatibili con un esame accurato ed una analisi critica rigorosa dei fatti. Perciò mi limito ad alcune brevi note, senza cercare di trarne conclu- sioni, nè di riattaccarle ad alcuna delle numerose teorie, che furono pro- poste per spiegare la strana malattia. Come dissi nel descrivere la salita, di dieci che eravamo, sei risentirono disturbi più o meno accentuati per la diminuita pressione atmosferica, tre dei quali con sintomi evidentissimi del mal di montagna. La proporzione dei colpiti è certo inusitata, se si pensi che, tranne il Cagni, eravamo tutti acclimatati all' alta montagna per ripetute ascensioni fatte nelle Alpi al di sopra dei 4000 metri, e che l'altezza del Sant' Elia è di molto inferiore alle altitudini raggiunte da parecchi altri alpinisti, i quali, generalmente, incominciarono a soffrire solo verso i 6000 metri.<noinclude><references/></noinclude> 11mobi5oaxu1buk22eow39hjvlpy2aa 3910017 3910004 2026-10-13T14:04:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910017 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|238|APPENDICE ''C''|}}</noinclude> ai geli del settembre. Nate nei vasti pantani ed acquitrini di cui è cosparsa l'Alaska, esse si raccolgono attorno all'esploratore, tormentandolo nei campi e nelle marcie; e nessuna descrizione può dipingere le sofferenze che accompagnano la loro presenza. Ne sono tormentati anche gli indiani; ma un po' meno, perchè si ungono il corpo con olio irrancidito, e grazie a certi effluvii ammoniacali fortemente repulsivi, che si sprigionano dai loro indumenti. Tuttavia anche gli indiani, quando viaggiano, si impadroniscono avidamente di ogni pezzetto di velo o di zanzariera che capiti loro in mano, e di solito nell'estate avanzata, si avviluppano il capo ed i polsi con panni o con pelli. Le zanzare torturano fino alla morte anche i cani, specialmente quando il loro pelo sia divenuto rado per la scabbia o per la vecchiaia, e spingono persino gli orsi ed i cervi a buttarsi nell'acqua per sfuggire alla loro persecuzione». La spedizione di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} si svolse quasi tutta in una regione poco elevata, al di sotto dei 2000 metri; i portatori americani non salirono oltre la terza cascata del ghiacciaio Newton (2265 metri); noi, colle guide, dormimmo due sole notti a 3748 metri, sul colle Russell, e rimanemmo poche ore al di sopra dei 5000 metri, ed in condizioni troppo svantaggiose perchè fosse possibile raccogliere da questo esperimento dati di qualche importanza per lo studio del male di montagna. Nel suo libro «La fisiologia dell'uomo sulle Alpi », che contiene una così ricca mèsse di osservazioni accurate e di geniali esperimenti, e che ha fatto progredire di tanto l'intricata quistione del mal di montagna, il prof. {{AutoreCitato|Angelo Mosso|Angelo Mosso}} insiste, a ragione, sulla necessità di osservare e di raccogliere i sintomi in condizioni opportune, in modo da non confondere gli effetti della diminuita pressione con quelli prodotti dalla fatica e dal freddo, senza di che essi non possono essere di alcuna utilità. Ed è quasi superfluo aggiungere che l'osservatore dovrebbe essere sereno e senza preoccupazioni, e non sotto l'azione di forti impressioni esterne e di impulsi dell'animo estranei all'osservazione, evidentemente incompatibili con un esame accurato ed una analisi critica rigorosa dei fatti. Perciò mi limito ad alcune brevi note, senza cercare di trarne conclusioni, nè di riattaccarle ad alcuna delle numerose teorie, che furono proposte per spiegare la strana malattia. Come dissi nel descrivere la salita, di dieci che eravamo, sei risentirono disturbi più o meno accentuati per la diminuita pressione atmosferica, tre dei quali con sintomi evidentissimi del mal di montagna. La proporzione dei colpiti è certo inusitata, se si pensi che, tranne il {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}}, eravamo tutti acclimatati all'alta montagna per ripetute ascensioni fatte nelle Alpi al di sopra dei 4000 metri, e che l'altezza del Sant'Elia è di molto inferiore alle altitudini raggiunte da parecchi altri alpinisti, i quali, generalmente, incominciarono a soffrire solo verso i 6000 metri.<noinclude><references/></noinclude> kgswg524966bhc9accu3tqh7yee2gce 3910036 3910017 2026-10-13T14:17:12Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910036 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|238|APPENDICE ''C''|}}</noinclude> ai geli del settembre. Nate nei vasti pantani ed acquitrini di cui è cosparsa l'Alaska, esse si raccolgono attorno all'esploratore, tormentandolo nei campi e nelle marcie; e nessuna descrizione può dipingere le sofferenze che accompagnano la loro presenza. Ne sono tormentati anche gli indiani; ma un po' meno, perchè si ungono il corpo con olio irrancidito, e grazie a certi effluvii ammoniacali fortemente repulsivi, che si sprigionano dai loro indumenti. Tuttavia anche gli indiani, quando viaggiano, si impadroniscono avidamente di ogni pezzetto di velo o di zanzariera che capiti loro in mano, e di solito nell'estate avanzata, si avviluppano il capo ed i polsi con panni o con pelli. Le zanzare torturano fino alla morte anche i cani, specialmente quando il loro pelo sia divenuto rado per la scabbia o per la vecchiaia, e spingono persino gli orsi ed i cervi a buttarsi nell'acqua per sfuggire alla loro persecuzione». La spedizione di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} si svolse quasi tutta in una regione poco elevata, al di sotto dei 2000 metri; i portatori americani non salirono oltre la terza cascata del ghiacciaio Newton (2265 metri); noi, colle guide, dormimmo due sole notti a 3748 metri, sul colle Russell, e rimanemmo poche ore al di sopra dei 5000 metri, ed in condizioni troppo svantaggiose perchè fosse possibile raccogliere da questo esperimento dati di qualche importanza per lo studio del male di montagna. Nel suo libro «La fisiologia dell'uomo sulle Alpi», che contiene una così ricca mèsse di osservazioni accurate e di geniali esperimenti, e che ha fatto progredire di tanto l'intricata quistione del mal di montagna, il prof. {{AutoreCitato|Angelo Mosso|Angelo Mosso}} insiste, a ragione, sulla necessità di osservare e di raccogliere i sintomi in condizioni opportune, in modo da non confondere gli effetti della diminuita pressione con quelli prodotti dalla fatica e dal freddo, senza di che essi non possono essere di alcuna utilità. Ed è quasi superfluo aggiungere che l'osservatore dovrebbe essere sereno e senza preoccupazioni, e non sotto l'azione di forti impressioni esterne e di impulsi dell'animo estranei all'osservazione, evidentemente incompatibili con un esame accurato ed una analisi critica rigorosa dei fatti. Perciò mi limito ad alcune brevi note, senza cercare di trarne conclusioni, nè di riattaccarle ad alcuna delle numerose teorie, che furono proposte per spiegare la strana malattia. Come dissi nel descrivere la salita, di dieci che eravamo, sei risentirono disturbi più o meno accentuati per la diminuita pressione atmosferica, tre dei quali con sintomi evidentissimi del mal di montagna. La proporzione dei colpiti è certo inusitata, se si pensi che, tranne il {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}}, eravamo tutti acclimatati all'alta montagna per ripetute ascensioni fatte nelle Alpi al di sopra dei 4000 metri, e che l'altezza del Sant'Elia è di molto inferiore alle altitudini raggiunte da parecchi altri alpinisti, i quali, generalmente, incominciarono a soffrire solo verso i 6000 metri.<noinclude><references/></noinclude> 6hdt1dufgvystx8gq61q5rwdxkuj367 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/329 108 1034509 3910018 2026-10-13T14:04:50Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE 239 La storia dell' alpinismo ricorda le salite dei fratelli Schlagintweit nel Nepal, negli anni 1854-56, i quali toccarono i 7300 metri di altezza; quella di E. Whymper sul Chimborazo, alto 6740 metri, nel 1880; di W. W. Gra- ham sul Kabru (India), di 7870 metri, nel 1883 (contestata); di sir Martin Conway sul Discovery Peak, della catena Kara Koram, nell' India, alto 7546 metri, ne... 3910018 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE 239 La storia dell' alpinismo ricorda le salite dei fratelli Schlagintweit nel Nepal, negli anni 1854-56, i quali toccarono i 7300 metri di altezza; quella di E. Whymper sul Chimborazo, alto 6740 metri, nel 1880; di W. W. Gra- ham sul Kabru (India), di 7870 metri, nel 1883 (contestata); di sir Martin Conway sul Discovery Peak, della catena Kara Koram, nell' India, alto 7546 metri, nel 1892; di M." Vines, della spedizione di E. A. Fitz Gerald, sull'Aconcagua, alto 7570 metri, nel 1897; e le due ascensioni di sir Mar- tin Conway, nel 1898, sull' Illimani e sul Sorata, alti 7380 metri e 7120 me- tri sul livello del mare. Mi pare che la condizione principale che può aver favorito il prodursi del mal di montagna nella nostra carovana, sia stata la lunga e faticosa marcia per ghiacci e nevi, le settimane di disagi e di strapazzi che avevamo dovuto sopportare prima di giungere ai piedi della grande piramide. Nelle alte ascensioni ricordate, si tratta invece di monti dove è possibile rag- giungere una discreta altezza coll'aiuto di cavalcature, con enorme rispar- mio di lavoro e con molto maggiori comodità. Il ghiacciaio Newton era stato in particolar modo faticoso da risalire, coi pesanti carichi, affondando nella neve per gran parte della via fin oltre il ginocchio. Nel giorno prece- dente all'ascensione, eravamo saliti sul colle Russell, elevandoci di 1000 metri sull' anfiteatro del Newton; e nella notte, un po' per essere serrati in cinque per tenda, un po' pel freddo, e per l'emozione di sentirci vicini alla mèta, non tutti avevamo potuto dormire. Nel libro citato del Mosso (pag. 247) trovo riferito un fatto che prova l'influenza della stanchezza sul prodursi del mal di montagna: che i minatori i quali prepararono sulla punta Gnifetti del Rosa lo spiano per la capanna Regina Margherita, incomin- ciarono a soffrire per l'altezza dopo aver lavorato per alcuni giorni, quando erano stanchi. Le condizioni del Sant'Elia non erano specialmente favorevoli al pro- dursi del male. La salita era invero molto monotona, ma l'eccitamento di realizzare finalmente l'aspirazione di tanti mesi avrebbe dovuto largamente compensare la noia della via. La temperatura era favorevolissima, non troppo fredda (-8° -12°), l'aria era mossa senza che vi fosse vento, e tutta l'ascensione si fece sulla cresta, in vista del più grandioso panorama che si possa immaginare. Riguardo ai sintomi provati, non avendo da notare che sensazioni sog- gettive, dirò brevemente quel poco che ho osservato su me stesso. Fui colto dal mal di montagna pel primo, fra i 4500 ed i 4800 metri di altezza, improvvisamente, avvertendo, nel rimettermi in cammino dopo una breve fermata, una grande pesantezza alle gambe, respiro affannoso con senso di soffocazione, palpitazione ed urto diffuso del cuore, battito penoso alle tempia, e dolor di capo coll' impressione di aver la fronte co- stretta in un cerchio. Non avevo nausea, ma ripugnanza al cibo ed alle bevande, ed in tutto il giorno non presi assolutamente nulla, finchè non<noinclude><references/></noinclude> pvaz1wim8m7sulnrryv5vmkto6whhuz 3910033 3910018 2026-10-13T14:13:29Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910033 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|condizioni sanitarie della spedizione}}|239}}</noinclude> La storia dell'alpinismo ricorda le salite dei fratelli Schlagintweit nel Nepal, negli anni 1854-56, i quali toccarono i 7300 metri di altezza; quella di {{wl|Q319974|E. Whymper}} sul Chimborazo, alto 6740 metri, nel 1880; di {{wl|Q729898|W. W. Graham}} sul Kabru (India), di 7870 metri, nel 1883 (contestata); di {{wl|Q2034158|sir Martin Conway}} sul Discovery Peak, della catena Kara Koram, nell'India, alto 7546 metri, nel 1892; di M.<sup>r</sup> Vines, della spedizione di E. A. Fitz Gerald, sull'Aconcagua, alto 7570 metri, nel 1897; e le due ascensioni di sir Martin Conway, nel 1898, sull'Illimani e sul Sorata, alti 7380 metri e 7120 metri sul livello del mare. Mi pare che la condizione principale che può aver favorito il prodursi del mal di montagna nella nostra carovana, sia stata la lunga e faticosa marcia per ghiacci e nevi, le settimane di disagi e di strapazzi che avevamo dovuto sopportare prima di giungere ai piedi della grande piramide. Nelle alte ascensioni ricordate, si tratta invece di monti dove è possibile raggiungere una discreta altezza coll'aiuto di cavalcature, con enorme risparmio di lavoro e con molto maggiori comodità. Il ghiacciaio Newton era stato in particolar modo faticoso da risalire, coi pesanti carichi, affondando nella neve per gran parte della via fin oltre il ginocchio. Nel giorno precedente all'ascensione, eravamo saliti sul colle Russell, elevandoci di 1000 metri sull'anfiteatro del Newton; e nella notte, un po' per essere serrati in cinque per tenda, un po' pel freddo, e per l'emozione di sentirci vicini alla mèta, non tutti avevamo potuto dormire. Nel libro citato del {{AutoreCitato|Angelo Mosso|Mosso}} (pag. 247) trovo riferito un fatto che prova l'influenza della stanchezza sul prodursi del mal di montagna: che i minatori i quali prepararono sulla punta Gnifetti del Rosa lo spiano per la capanna Regina Margherita, incominciarono a soffrire per l'altezza dopo aver lavorato per alcuni giorni, quando erano stanchi. Le condizioni del Sant'Elia non erano specialmente favorevoli al prodursi del male. La salita era invero molto monotona, ma l'eccitamento di realizzare finalmente l'aspirazione di tanti mesi avrebbe dovuto largamente compensare la noia della via. La temperatura era favorevolissima, non troppo fredda (-8° — -12°), l'aria era mossa senza che vi fosse vento, e tutta l'ascensione si fece sulla cresta, in vista del più grandioso panorama che si possa immaginare. Riguardo ai sintomi provati, non avendo da notare che sensazioni soggettive, dirò brevemente quel poco che ho osservato su me stesso. Fui colto dal mal di montagna pel primo, fra i 4500 ed i 4800 metri di altezza, improvvisamente, avvertendo, nel rimettermi in cammino dopo una breve fermata, una grande pesantezza alle gambe, respiro affannoso con senso di soffocazione, palpitazione ed urto diffuso del cuore, battito penoso alle tempia, e dolor di capo coll'impressione di aver la fronte co-stretta in un cerchio. 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Fitz Gerald}}, sull'Aconcagua, alto 7570 metri, nel 1897; e le due ascensioni di sir Martin Conway, nel 1898, sull'Illimani e sul Sorata, alti 7380 metri e 7120 metri sul livello del mare. Mi pare che la condizione principale che può aver favorito il prodursi del mal di montagna nella nostra carovana, sia stata la lunga e faticosa marcia per ghiacci e nevi, le settimane di disagi e di strapazzi che avevamo dovuto sopportare prima di giungere ai piedi della grande piramide. Nelle alte ascensioni ricordate, si tratta invece di monti dove è possibile raggiungere una discreta altezza coll'aiuto di cavalcature, con enorme risparmio di lavoro e con molto maggiori comodità. Il ghiacciaio Newton era stato in particolar modo faticoso da risalire, coi pesanti carichi, affondando nella neve per gran parte della via fin oltre il ginocchio. Nel giorno precedente all'ascensione, eravamo saliti sul colle Russell, elevandoci di 1000 metri sull'anfiteatro del Newton; e nella notte, un po' per essere serrati in cinque per tenda, un po' pel freddo, e per l'emozione di sentirci vicini alla mèta, non tutti avevamo potuto dormire. Nel libro citato del {{AutoreCitato|Angelo Mosso|Mosso}} (pag. 247) trovo riferito un fatto che prova l'influenza della stanchezza sul prodursi del mal di montagna: che i minatori i quali prepararono sulla punta Gnifetti del Rosa lo spiano per la capanna Regina Margherita, incominciarono a soffrire per l'altezza dopo aver lavorato per alcuni giorni, quando erano stanchi. Le condizioni del Sant'Elia non erano specialmente favorevoli al prodursi del male. La salita era invero molto monotona, ma l'eccitamento di realizzare finalmente l'aspirazione di tanti mesi avrebbe dovuto largamente compensare la noia della via. La temperatura era favorevolissima, non troppo fredda (-8° — -12°), l'aria era mossa senza che vi fosse vento, e tutta l'ascensione si fece sulla cresta, in vista del più grandioso panorama che si possa immaginare. Riguardo ai sintomi provati, non avendo da notare che sensazioni soggettive, dirò brevemente quel poco che ho osservato su me stesso. Fui colto dal mal di montagna pel primo, fra i 4500 ed i 4800 metri di altezza, improvvisamente, avvertendo, nel rimettermi in cammino dopo una breve fermata, una grande pesantezza alle gambe, respiro affannoso con senso di soffocazione, palpitazione ed urto diffuso del cuore, battito penoso alle tempia, e dolor di capo coll'impressione di aver la fronte costretta in un cerchio. Non avevo nausea, ma ripugnanza al cibo ed alle bevande, ed in tutto il giorno non presi assolutamente nulla, finchè non<noinclude><references/></noinclude> e6mbpg8au5wru9wdb9md8hr2lb3rdux Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/330 108 1034510 3910019 2026-10-13T14:04:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 240 APPENDICE C fummo ridiscesi al colle. Malgrado ciò, non ebbi mai sete. Non notai di- sturbi visivi, nè ronzio alle orecchie. Nelle fermate preferivo riposare in piedi; dopo fatte quattro o cinque profonde inspirazioni involontarie, il respiro ridiventava rapidamente re- golare. Non noterei un fatto che pare un paradosso, se non trovassi un cenno al riguardo nel libro del Mosso (a pag. 141): cioè che il fumare una sig... 3910019 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>240 APPENDICE C fummo ridiscesi al colle. Malgrado ciò, non ebbi mai sete. Non notai di- sturbi visivi, nè ronzio alle orecchie. Nelle fermate preferivo riposare in piedi; dopo fatte quattro o cinque profonde inspirazioni involontarie, il respiro ridiventava rapidamente re- golare. Non noterei un fatto che pare un paradosso, se non trovassi un cenno al riguardo nel libro del Mosso (a pag. 141): cioè che il fumare una sigaretta nelle fermate contribuiva a rendere il respiro più regolare, ed era in pari tempo il miglior mezzo per lottare contro la greve sonno- lenza che mi colpiva appena cessavo di camminare. Preferivo le fermate brevi alle lunghe. Nell' incamminarmi di nuovo provavo sempre una maggiore difficoltà nei primi passi: sia per l'irrigi- dimento muscolare, sia perchè l'interruzione aveva sospeso l'automatismo, facendo tornare il cammino sotto la dipendenza della volontà. Ricordo che mi applicavo a fare i passi cadenzati, quanto più regolari potevo: credo che questo favorisca il subentrare dell'automatismo. Continuando, gradatamente il camminare diveniva più facile, mentre a poco a poco il respiro tornava a farsi affannoso, e ricompariva il senso di ambascia. Tutti questi sintomi andarono aumentando di intensità fino al di là dei 5000 metri; poi, lentamente, continuando a salire, incominciarono a decrescere. Cosicchè, se la fatica vale come causa predisponente a favorire il prodursi del mal di montagna, in seguito il fattore più importante ri- mane certamente la diminuita pressione; ed inoltre è possibile, anche nel breve periodo di una ascensione, adattarsi di tanto alle condizioni nuove, da vedere decrescere il mal di montagna, pur continuando ad elevarsi. Il Cagni venne colto dal male più in alto di me, dopo oltrepassati i 5000 metri; ed il Botta, aiuto fotografico del Sella, anche più in su, verso i 5300. Quando arrivammo sulla vetta, questi, ultimo colpito, era il più malato di tutti; ed io, che avevo sofferto per l'altezza il primo, ero meno sofferente degli altri due, e mi rimisi più presto. Sono certo che tutti avremmo potuto salire più in alto; e forse anche per gli altri due, che, con me, furono più gravemente colpiti, si sarebbe verificato l'adattamento graduale che provai io stesso. Nel momento in cui toccammo la vetta, fummo presi tutti per qualche minuto da un entusiasmo indescrivibile, e gridammo in modo che certo di nessuno si sarebbe potuto dire che avesse insufficienza di respiro. Dopo, la maggior parte cademmo in una indifferenza apatica e passiva. Ricordo che S. A. R. dovette scuoterci con insistenza per ottenere che ci occupas- simo delle osservazioni meteorologiche e di studiare la regione attorno a noi. Tolta questa apatia, e la ripugnanza al cibo, ogni altro sintomo era scomparso. Soffrivamo un poco pel freddo. Nel ridiscendere, camminavo bene, senza risentire troppa stanchezza; non ebbi più affanno di respiro, ma solo il mal di capo, che scomparve molto in basso, al di sotto dei 4000 metri, forse per la rapidità colla quale<noinclude><references/></noinclude> 80bi1xvs359fuwqsrq9mz8hdoswgqhj 3910035 3910019 2026-10-13T14:17:03Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910035 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|240|APPENDICE ''C''|}}</noinclude> fummo ridiscesi al colle. Malgrado ciò, non ebbi mai sete. Non notai disturbi visivi, nè ronzio alle orecchie. Nelle fermate preferivo riposare in piedi; dopo fatte quattro o cinque profonde inspirazioni involontarie, il respiro ridiventava rapidamente regolare. Non noterei un fatto che pare un paradosso, se non trovassi un cenno al riguardo nel libro del {{AutoreCitato|Angelo Mosso|Mosso}} (a pag. 141): cioè che il fumare una sigaretta nelle fermate contribuiva a rendere il respiro più regolare, ed era in pari tempo il miglior mezzo per lottare contro la greve sonnolenza che mi colpiva appena cessavo di camminare. Preferivo le fermate brevi alle lunghe. Nell'incamminarmi di nuovo provavo sempre una maggiore difficoltà nei primi passi: sia per l'irrigidimento muscolare, sia perchè l'interruzione aveva sospeso l'automatismo, facendo tornare il cammino sotto la dipendenza della volontà. Ricordo che mi applicavo a fare i passi cadenzati, quanto più regolari potevo: credo che questo favorisca il subentrare dell'automatismo. Continuando, gradatamente il camminare diveniva più facile, mentre a poco a poco il respiro tornava a farsi affannoso, e ricompariva il senso di ambascia. Tutti questi sintomi andarono aumentando di intensità fino al di là dei 5000 metri; poi, lentamente, continuando a salire, incominciarono a decrescere. Cosicchè, se la fatica vale come causa predisponente a favorire il prodursi del mal di montagna, in seguito il fattore più importante rimane certamente la diminuita pressione; ed inoltre è possibile, anche nel breve periodo di una ascensione, adattarsi di tanto alle condizioni nuove, da vedere decrescere il mal di montagna, pur continuando ad elevarsi. Il {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}} venne colto dal male più in alto di me, dopo oltrepassati i 5000 metri; ed il Botta, aiuto fotografico del {{wl|Q1339199|Sella}}, anche più in su, verso i 5300. Quando arrivammo sulla vetta, questi, ultimo colpito, era il più malato di tutti; ed io, che avevo sofferto per l'altezza il primo, ero meno sofferente degli altri due, e mi rimisi più presto. Sono certo che tutti avremmo potuto salire più in alto; e forse anche per gli altri due, che, con me, furono più gravemente colpiti, si sarebbe verificato l'adattamento graduale che provai io stesso. Nel momento in cui toccammo la vetta, fummo presi tutti per qualche minuto da un entusiasmo indescrivibile, e gridammo in modo che certo di nessuno si sarebbe potuto dire che avesse insufficienza di respiro. Dopo, la maggior parte cademmo in una indifferenza apatica e passiva. Ricordo che {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} dovette scuoterci con insistenza per ottenere che ci occupassimo delle osservazioni meteorologiche e di studiare la regione attorno a noi. Tolta questa apatia, e la ripugnanza al cibo, ogni altro sintomo era scomparso. Soffrivamo un poco pel freddo. Nel ridiscendere, camminavo bene, senza risentire troppa stanchezza; non ebbi più affanno di respiro, ma solo il mal di capo, che scomparve molto in basso, al di sotto dei 4000 metri, forse per la rapidità colla quale<noinclude><references/></noinclude> 9hy14w1hr6xi1rw9pbuqa8kxb8mybzw 3910052 3910035 2026-10-13T14:24:27Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910052 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|240|APPENDICE ''C''|}}</noinclude> fummo ridiscesi al colle. Malgrado ciò, non ebbi mai sete. Non notai disturbi visivi, nè ronzio alle orecchie. Nelle fermate preferivo riposare in piedi; dopo fatte quattro o cinque profonde inspirazioni involontarie, il respiro ridiventava rapidamente regolare. Non noterei un fatto che pare un paradosso, se non trovassi un cenno al riguardo nel libro del {{AutoreCitato|Angelo Mosso|Mosso}} (a pag. 141): cioè che il fumare una sigaretta nelle fermate contribuiva a rendere il respiro più regolare, ed era in pari tempo il miglior mezzo per lottare contro la greve sonnolenza che mi colpiva appena cessavo di camminare. Preferivo le fermate brevi alle lunghe. Nell'incamminarmi di nuovo provavo sempre una maggiore difficoltà nei primi passi: sia per l'irrigidimento muscolare, sia perchè l'interruzione aveva sospeso l'automatismo, facendo tornare il cammino sotto la dipendenza della volontà. Ricordo che mi applicavo a fare i passi cadenzati, quanto più regolari potevo: credo che questo favorisca il subentrare dell'automatismo. Continuando, gradatamente il camminare diveniva più facile, mentre a poco a poco il respiro tornava a farsi affannoso, e ricompariva il senso di ambascia. Tutti questi sintomi andarono aumentando di intensità fino al di là dei 5000 metri; poi, lentamente, continuando a salire, incominciarono a decrescere. Cosicchè, se la fatica vale come causa predisponente a favorire il prodursi del mal di montagna, in seguito il fattore più importante rimane certamente la diminuita pressione; ed inoltre è possibile, anche nel breve periodo di una ascensione, adattarsi di tanto alle condizioni nuove, da vedere decrescere il mal di montagna, pur continuando ad elevarsi. Il {{AutoreCitato|Umberto Cagni|Cagni}} venne colto dal male più in alto di me, dopo oltrepassati i 5000 metri; ed il Botta, aiuto fotografico del {{wl|Q1339199|Sella}}, anche più in su, verso i 5300. Quando arrivammo sulla vetta, questi, ultimo colpito, era il più malato di tutti; ed io, che avevo sofferto per l'altezza il primo, ero meno sofferente degli altri due, e mi rimisi più presto. Sono certo che tutti avremmo potuto salire più in alto; e forse anche per gli altri due, che, con me, furono più gravemente colpiti, si sarebbe verificato l'adattamento graduale che provai io stesso. Nel momento in cui toccammo la vetta, fummo presi tutti per qualche minuto da un entusiasmo indescrivibile, e gridammo in modo che certo di nessuno si sarebbe potuto dire che avesse insufficienza di respiro. Dopo, la maggior parte cademmo in una indifferenza apatica e passiva. Ricordo che {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. R.}} dovette scuoterci con insistenza per ottenere che ci occupassimo delle osservazioni meteorologiche e di studiare la regione attorno a noi. Tolta questa apatia, e la ripugnanza al cibo, ogni altro sintomo era scomparso. Soffrivamo un poco pel freddo. Nel ridiscendere, camminavo bene, senza risentire troppa stanchezza; non ebbi più affanno di respiro, ma solo il mal di capo, che scomparve molto in basso, al di sotto dei 4000 metri, forse per la rapidità colla quale<noinclude><references/></noinclude> 5daizcu4irqnhmpkfh5ern88nzgn0w3 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/331 108 1034511 3910020 2026-10-13T14:05:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE 241 ci abbassammo. Di ritorno sul colle, stavamo tutti benissimo, e la stan- chezza non ci impedì di mangiare con buon appetito la nostra cena. Un fenomeno frequente nelle ascensioni, la perdita della memoria, si manifestò in modo spiccatissimo in tutti noi. Nel giorno successivo, quando ci mettemmo a scrivere le impressioni provate nella salita, trovammo tutti delle grandi lacune ne... 3910020 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE 241 ci abbassammo. Di ritorno sul colle, stavamo tutti benissimo, e la stan- chezza non ci impedì di mangiare con buon appetito la nostra cena. Un fenomeno frequente nelle ascensioni, la perdita della memoria, si manifestò in modo spiccatissimo in tutti noi. Nel giorno successivo, quando ci mettemmo a scrivere le impressioni provate nella salita, trovammo tutti delle grandi lacune nei nostri ricordi, ed ognuno di noi dovette ricorrere all'aiuto dei compagni. Il racconto della salita, come l'ho esposto nel Capitolo VIII, è frutto dei ricordi di tutti; forse nessuno di noi, da solo, avrebbe potuto rammentarsi gli incidenti dell'ascensione ed i particolari del paesaggio. Chiudo con una osservazione la quale prova che realmente il monte Sant'Elia si trova in condizioni che favoriscono il prodursi del mal di montagna. La nostra guida Antoine Maquignaz, che ebbe sul Sant'Elia sintomi leggieri ma non dubbii di mal di montagna, l'anno dopo (1898), trovandosi con sir M. Conway nelle Ande Centrali, alle ascensioni dei monti Illimani e Sorata, non solo salì al di sopra dei 7300 metri, ma, all'altezza di 6500 metri sul livello del mare, poteva proseguire, insieme coll' altra guida, Louis Pellissier, il faticosissimo lavoro di intagliare gradini nella neve dura, e quello di trascinare una pesante slitta per pendii ne- vosi molto inclinati. Non so se al Sant' Elia, 1000 metri più in basso, avrebbe potuto durare a lungo nello stesso lavoro). 1) Sir MARTIN CONWAY, My Climbs in the Andes in 1898. (The Alpine Journal, august 1899). 31<noinclude><references/></noinclude> kbbpok8nffud9xq5aau6huatx056hsp 3910038 3910020 2026-10-13T14:20:48Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910038 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|condizioni sanitarie della spedizione}}|241}}</noinclude> ci abbassammo. Di ritorno sul colle, stavamo tutti benissimo, e la stanchezza non ci impedì di mangiare con buon appetito la nostra cena. Un fenomeno frequente nelle ascensioni, la perdita della memoria, si manifestò in modo spiccatissimo in tutti noi. Nel giorno successivo, quando ci mettemmo a scrivere le impressioni provate nella salita, trovammo tutti delle grandi lacune nei nostri ricordi, ed ognuno di noi dovette ricorrere all'aiuto dei compagni. Il racconto della salita, come l'ho esposto nel Capitolo VIII, è frutto dei ricordi di tutti; forse nessuno di noi, da solo, avrebbe potuto rammentarsi gli incidenti dell'ascensione ed i particolari del paesaggio. Chiudo con una osservazione la quale prova che realmente il monte Sant'Elia si trova in condizioni che favoriscono il prodursi del mal di montagna. La nostra guida Antoine Maquignaz, che ebbe sul Sant'Elia sintomi leggieri ma non dubbii di mal di montagna, l'anno dopo (1898), trovandosi con {{wl|Q2034158|sir M. Conway}} nelle Ande Centrali, alle ascensioni dei monti Illimani e Sorata, non solo salì al di sopra dei 7300 metri, ma, all'altezza di 6500 metri sul livello del mare, poteva proseguire, insieme coll'altra guida, Louis Pellissier, il faticosissimo lavoro di intagliare gradini nella neve dura, e quello di trascinare una pesante slitta per pendii nevosi molto inclinati. 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Conway}} nelle Ande Centrali, alle ascensioni dei monti Illimani e Sorata, non solo salì al di sopra dei 7300 metri, ma, all'altezza di 6500 metri sul livello del mare, poteva proseguire, insieme coll'altra guida, Louis Pellissier, il faticosissimo lavoro di intagliare gradini nella neve dura, e quello di trascinare una pesante slitta per pendii nevosi molto inclinati. Non so se al Sant'Elia, 1000 metri più in basso, avrebbe potuto durare a lungo nello stesso lavoro<ref>Sir {{wl|Q2034158|{{Sc|Martin Conway}}}}, ''My Climbs in the Andes in 1898''. 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De Filippi mi ha rimesso per lo studio i pochi animali raccolti durante la spedizione; provengono tutti dal ghiacciaio di Malaspina, dove furono trovati sulla neve; essi appartengono a cinque specie. Due di esse sono insetti volanti, capitati per caso sul ghiacciaio e ve- nuti forse da grande distanza. Esse... 3910025 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>APPENDICE D RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO RIPORTATO DALLA SPEDIZIONE ANIMALI RACCOLTI DALLA SPEDIZIONE Il dott. De Filippi mi ha rimesso per lo studio i pochi animali raccolti durante la spedizione; provengono tutti dal ghiacciaio di Malaspina, dove furono trovati sulla neve; essi appartengono a cinque specie. Due di esse sono insetti volanti, capitati per caso sul ghiacciaio e ve- nuti forse da grande distanza. Esse sono: un Dittero, Syrphus arcuatus, Fallen, specie comune in Europa e nell'America settentrionale, come mi scrive il dott. Ermanno Giglio Tos di Torino che ebbe la compiacenza di determinarlo, e un Imenottero, Ichneumon hiemalis, Cress., che fu deter- minato dal dott. Giuseppe Kriechbaumer del Museo di Monaco. Appartengono invece senza dubbio alla fauna propria del ghiacciaio le tre altre, cioè: una Podura del genere Isotoma molto affine, se non identica, alla I. Besselsi, Pack '); un Aracnide dell'ordine degli Opilionidi di cui il prof. Pavesi ha fatto il tipo di un genere nuovo col nome di Tomico- merus bispinosus n. gen., n. sp.; un Anellide oligochete che deve an- ch'esso costituire un nuovo genere, e che io ho descritto col nome di Melanenchytraeus solifugus. C. EMERY. 1) Mandai quest' insetto al prof. Grassi per la determinazione: questi ne affidò lo studio al suo assistente dott. Silvestri, il quale prima di avere terminato questo lavoro parti per l'America meridionale. Non ho potuto sapere dove siano rimasti gli esemplari mandatigli.<noinclude><references/></noinclude> a2ypy1px6g59b6kz2qy4yl7ccndwo1t 3910300 3910025 2026-10-14T07:45:31Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910300 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''D''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=1|RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO}} {{Ct|t=1|v=1|RIPORTATO DALLA SPEDIZIONE}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=2|f=80%|{{Sc|ANIMALI RACCOLTI DALLA SPEDIZIONE}}}} Il dott. {{AutoreCitato|Filippo De Filippi (1869-1938)|De Filippi}} mi ha rimesso per lo studio i pochi animali raccolti durante la spedizione; provengono tutti dal ghiacciaio di Malaspina, dove furono trovati sulla neve; essi appartengono a cinque specie. Due di esse sono insetti volanti, capitati per caso sul ghiacciaio e venuti forse da grande distanza. Esse sono: un Dittero, ''Syrphus arcuatus'', Fallen, specie comune in Europa e nell'America settentrionale, come mi scrive il dott. {{AutoreCitato|Ermanno Giglio-Tos|Ermanno Giglio Tos}} di Torino che ebbe la compiacenza di determinarlo, e un Imenottero, ''Ichneumon hiemalis'', Cress., che fu determinato dal dott. {{wl|Q15127471|Giuseppe Kriechbaumer}} del Museo di Monaco. Appartengono invece senza dubbio alla fauna propria del ghiacciaio le tre altre, cioè: una Podura del genere ''Isotoma'' molto affine, se non identica, alla ''I. Besselsi'', Pack<ref>Mandai quest'insetto al prof. Grassi per la determinazione: questi ne affidò lo studio al suo assistente dott. Silvestri, il quale prima di avere terminato questo lavoro partì per l'America meridionale. Non ho potuto sapere dove siano rimasti gli esemplari mandatigli.</ref>; un Aracnide dell'ordine degli Opilionidi di cui il prof. 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Esse sono: un Dittero, ''Syrphus arcuatus'', {{wl|Q928381|Fallen}}, specie comune in Europa e nell'America settentrionale, come mi scrive il dott. {{AutoreCitato|Ermanno Giglio-Tos|Ermanno Giglio Tos}} di Torino che ebbe la compiacenza di determinarlo, e un Imenottero, ''Ichneumon hiemalis'', {{wl|Q5423425|Cress.}}, che fu determinato dal dott. {{wl|Q15127471|Giuseppe Kriechbaumer}} del Museo di Monaco. Appartengono invece senza dubbio alla fauna propria del ghiacciaio le tre altre, cioè: una Podura del genere ''Isotoma'' molto affine, se non identica, alla ''I. Besselsi'', Pack<ref>Mandai quest'insetto al prof. {{wl|Q706466|Grassi}} per la determinazione: questi ne affidò lo studio al suo assistente dott. {{wl|Q2262181|Silvestri}}, il quale prima di avere terminato questo lavoro partì per l'America meridionale. Non ho potuto sapere dove siano rimasti gli esemplari mandatigli.</ref>; un Aracnide dell'ordine degli Opilionidi di cui il prof. {{wl|Q1394931|Pavesi}} ha fatto il tipo di un genere nuovo col nome di ''Tomicomerus bispinosus'' n. gen., n. sp.; un Anellide oligochete che deve anch'esso costituire un nuovo genere, e che io ho descritto col nome di ''Melanenchytraeus solifugus''. {{A destra|{{AutoreCitato|Carlo Emery|{{sc|C. 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Kriechbaumer, ritenendo insufficiente la diagnosi origi- nale, ha fatto sull'esemplare del ghiacciaio Malaspina la descrizione se- guente: Ichneumon hiemalus (recte hiemalis) Cresson. Proc. Cal. Acad. 1877 (sec. cit. seq.) Trans. Amer. Ent. Soc. 1... 3910027 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>246 APPENDICE D I SULL' ICHNEUMON HIEMALIS, CRESSON Nota del dott. GIUSEPPE KRIECHBAUMER Questa specie è descritta dal Cresson sopra una femmina delle Isole Aleutiane. Il dott. Kriechbaumer, ritenendo insufficiente la diagnosi origi- nale, ha fatto sull'esemplare del ghiacciaio Malaspina la descrizione se- guente: Ichneumon hiemalus (recte hiemalis) Cresson. Proc. Cal. Acad. 1877 (sec. cit. seq.) Trans. Amer. Ent. Soc. 1877, p. 181, n. 180, . o Niger, capite, dimidio fere basali antennarum, mesonoto, abdomine, pedibusque (coxis posterioribus exceptis) rufis, antennis filiformibus, invo- lutis, postpetiolo subtilissime aciculato, gastrocoelis majusculis, obliquis, terebra vix exserta, alis hyalinis, stigmate fulvo, areola pentagona, sub- irregulari. Long. 10 mm. Caput transversum, subtiliter punctatum, genis longis, rectis, clipeo a facie indistincte discreto, apice truncato, labro parum exserto, utrinque acuminato. Antennae filiformes, modice longae et crassae, post mortem involutae. Mesonotum planiusculum, subtiliter punctulato-rugulosum; scu- tellum truncato-triangulare, planiusculum, basi fere levi, apice rugulosum; metanotum rotundatum, distincte areolatum, area supero-media semiovali, subhexagona, majuscula, basin fere attingente, areis supero-lateralibus inter se vix discretis, anteriore transversa, rectangulari, posteriore trian- gulari, area posteromedia magna, subhexagona, infra costulis aliquot ab- breviatis parum distinctis, areis postero-lateralibus costa interna bene di- screta, externa plana obsoleta. Abdomen lanceolato-ovatum, planiusculum, subtilissime punctulatum, petiolo modice longo et lato, levi, nitido, polito, arcuatim in postpetiolum quadruplo latiorem dilatato, hoc subtilissime aciculato; segmento secundo longitudine vix, reliquis ea distincte latio- ribus. Alarum areolae nervulo postico extra medium fracto. Color ut in diagnosi indicatus. J. KRIECHBAUMER. II UN NUOVO NEMASTOMIDE AMERICANO Nota del prof. PIETRO PAVESI Il chiarissimo collega Emery mi porge occasione di esaminare i tre esem- plari dell'aracnide, scoperto dal dottore De Filippi sulle nevi del monte San- t'Elia, durante il viaggio di S. A. R. il Duca degli Abruzzi nell'Alaska.<noinclude><references/></noinclude> kmot18bx0sases57in63qqpt1mi3szg 3910302 3910027 2026-10-14T07:58:07Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910302 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|246|APPENDICE ''D''|}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=1|I}} {{Ct|t=1|v=1|SULL’''ICHNEUMON HIEMALIS'', CRESSON}} {{Ct|t=1|v=1|f=80%|Nota del dott. {{Sc|{{wl|Q15127471|Giuseppe Kriechbaumer}}}}}} Questa specie è descritta dal Cresson sopra una femmina delle Isole Aleutiane. Il dott. Kriechbaumer, ritenendo insufficiente la diagnosi originale, ha fatto sull'esemplare del ghiacciaio Malaspina la descrizione seguente: {{Ct|t=1|v=1|f=80%|'''Ichneumon hiemalus''' (recte '''hiemalis''') Cresson.}} {{A destra|f=80%|Proc. Cal. Acad. 1877 (sec. cit. seq.)}} {{A destra|Trans. Amer. Ent. Soc. 1877, p. 181, n. 180,[[File:Venus symbol.svg|16px|♀]].}} [[File:Venus symbol.svg|16px|♀]] Niger, capite, dimidio fere basali antennarum, mesonoto, abdomine, pedibusque (coxis posterioribus exceptis) rufis, antennis filiformibus, involutis, postpetiolo subtilissime aciculato, gastrocoelis majusculis, obliquis, terebra vix exserta, alis hyalinis, stigmate fulvo, areola pentagona, sub-irregulari. Long. 10 mm. Caput transversum, subtiliter punctatum, genis longis, rectis, clipeo a facie indistincte discreto, apice truncato, labro parum exserto, utrinque acuminato. Antennae filiformes, modice longae et crassae, post mortem involutae. Mesonotum planiusculum, subtiliter punctulato-rugulosum; scutellum truncato-triangulare, planiusculum, basi fere levi, apice rugulosum; metanotum rotundatum, distincte areolatum, area supero-media semiovali, subhexagona, majuscula, basin fere attingente, areis supero-lateralibus inter se vix discretis, anteriore transversa, rectangulari, posteriore triangulari, area posteromedia magna, subhexagona, infra costulis aliquot abbreviatis parum distinctis, areis postero-lateralibus costa interna bene discreta, externa plana obsoleta. Abdomen lanceolato-ovatum, planiusculum, subtilissime punctulatum, petiolo modice longo et lato, levi, nitido, polito, arcuatim in postpetiolum quadruplo latiorem dilatato, hoc subtilissime aciculato; segmento secundo longitudine vix, reliquis ea distincte latioribus. Alarum areolae nervulo postico extra medium fracto. Color ut in diagnosi indicatus. {{A destra|J. KRIECHBAUMER.}} {{Ct|t=2|v=1|II}} {{Ct|t=1|v=1|UN NUOVO NEMASTOMIDE AMERICANO}} {{Ct|t=1|v=1|f=80%|Nota del prof. {{AutoreCitato|Pietro Pavesi|{{Sc|Pietro Pavesi}}}}}} Il chiarissimo collega {{AutoreCitato|Carlo Emery|Emery}} mi porge occasione di esaminare i tre esemplari dell'aracnide, scoperto dal dottore {{AutoreCitato|Filippo De Filippi (1869-1938)|De Filippi}} sulle nevi del monte Sant'Elia, durante il viaggio di {{AutoreCitato|Luigi Amedeo di Savoia-Aosta|S. A. 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Per quanto io sappia, furono segnalati soltanto ragni della penisola e delle isole vi- cine, che mostrano la fisonomia, il carattere della scarsità delle specie e della prevalenza delle piccole, comune alla zona boreale americana ed eu- rasica; cioè quelli descritti dal Keyserling ¹), sulla raccolta Marx, in opere nemmeno c... 3910028 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO 247 La fauna aracnologica di questa regione è quasi sconosciuta. Per quanto io sappia, furono segnalati soltanto ragni della penisola e delle isole vi- cine, che mostrano la fisonomia, il carattere della scarsità delle specie e della prevalenza delle piccole, comune alla zona boreale americana ed eu- rasica; cioè quelli descritti dal Keyserling ¹), sulla raccolta Marx, in opere nemmeno citate dal Simon 2) nella bibliografia a consultarsi per lo studio degli aracnidi artici. Due sono tomisidi dell'Alaska p. d., lo Xysticus borealis ed il Philo- dromus alascensis Keys.; gli altri terididi, ossia l'Erigone polaris Keys. dell'isolotto San Giorgio a nord del mare di Bering, l'Erigone schumagi- nensis Keys. dell'isola Schumagin poco sotto la punta dell'Alaska, il The- ridium Marxii ed il Satilatlax Marxii Keys., le Erigone simillima Keys. (=longipalpis Emert.?), formica Emert. e vacerosa Keys. dell' Unalasca nel gruppo delle Fuchs, l'Erigone umbraticola Keys. della Kanaka altra delle Aleuzie, ritrovata nell'isola Sitka a sud del Sant'Elia, la quale al- berga anche le Linyphia arctica e sitkaensis Keys., il Pedanostethus lividus Blkw., le Erigone ululabilis, famelica e famularis Keys. L'aracnide del Sant' Elia è però un opilionide e, restringendosi a questi, dell'America settentrionale non si possono ricordare che i parecchi descritti dal Wood 3) e dal Weed ), quattro Phalangodes, una Phlegmacera e due Nemastoma cavernicoli illustrati dal Packard 5), il Mitopus biceps dal Tho- rell) ed il Taracus Packardii dal Simon ), tutti di provincie più centrali degli Stati Uniti. Che se vogliamo considerare anche gli altri paesi artici, sappiamo per certo dell'esistenza dell' Oligolophus o Mitopus alpinus Herbst in Groen- landia e Lapponia, la sua varietà borealis Thor. fin presso al capo Nord nell'isola Maasoë ), non che del M. morio Fabr. e del Phalangium Nor- 1) Neue Spinnen aus Amerika, V. Wien, 1884; Die Spinnen Amerikas, Bd. II, I Hälfte. Nürnberg, 1886. 2) Liste des Arachnides recueillis en 1881, 1884 et 1885, par MM. J. de Guerne et C. Rabot en Laponie. Paris, 1887. 3) On the Phalangeae of the United States. Philadelphia, 1868. 4) A descriptive Catalogue of the Harvest-spiders (Phalangidae) of Ohio. Washington, 1893. Lo stesso Weed ha scritto anche su falangidi dell' Illinois e del New-Hampshire; ma non co- nosco questi altri lavori che per citazione. 5) The Cave-fauna of North America, with remarks on the anatomy of the brain and origin of the blind-species. Nation. Acad. Sc., IV, 1886. Sono delle caverne del Mammouth e d'altre nel Kentucky, della Wyandotte nell' Indiana e della Clinton nell' Utah. 6) Descriptions of the Araneae collected in Colorado in 1875 by A. S. Packard. Washing- ton, 1877. 7) Descriptions d'Opiliones nouveaux. Paris, 1879. 8) THORELL, Sopra alcuni opilioni d'Europa e dell' Asia occidentale, Genova, 1876; VAN HASSELT, Spinnen door D." Tenkate jr. in noordlijk Lapland versameld., 'Sgravenhage, 1877; SIMON, Arachnides recueillis en Groenland en 1888 par M. Rabot. Paris, 1889.<noinclude><references/></noinclude> ei1ki0ozk9cwwtmki0edkcmkgp459bo 3910303 3910028 2026-10-14T08:21:04Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Da trascrivere */ 3910303 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|247}}</noinclude> La fauna aracnologica di questa regione è quasi sconosciuta. Per quanto io sappia, furono segnalati soltanto ragni della penisola e delle isole vicine, che mostrano la fisonomia, il carattere della scarsità delle specie e della prevalenza delle piccole, comune alla zona boreale americana ed eurasica; cioè quelli descritti dal {{wl|Q60690|Keyserling}}<ref>''Neue Spinnen aus Amerika'', V. Wien, 1884; ''Die Spinnen Amerikas'', Bd. II, I Hälfte. Nürnberg, 1886.</ref>, sulla raccolta Marx, in opere nemmeno citate dal Simon<ref>''Liste des Arachnides recueillis en 1881, 1884 et 1885, par MM. J. de Guerne et C. Rabot en Laponie''. 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L'aracnide del Sant'Elia è però un opilionide e, restringendosi a questi, dell'America settentrionale non si possono ricordare che i parecchi descritti dal Wood<ref>''On the Phalangeae of the United States''. Philadelphia, 1868.</ref> e dal Weed<ref>''A descriptive Catalogue of the Harvest-spiders'' (Phalangidae) ''of Ohio''. Washington, 1893. Lo stesso Weed ha scritto anche su falangidi dell'Illinois e del New-Hampshire; ma non conosco questi altri lavori che per citazione.</ref>, quattro ''Phalangodes'', una ''Phlegmacera'' e due ''Nemastoma'' cavernicoli illustrati dal Packard<ref>''The Cave-fauna of North America, with remarks on the anatomy of the brain and origin of the blind-species''. Nation. Acad. Sc., IV, 1886. Sono delle caverne del Mammouth e d'altre nel Kentucky, della Wyandotte nell'Indiana e della Clinton nell'Utah.</ref>, il ''Mitopus biceps'' dal Thorell<ref>''Descriptions of the Araneae collected in Colorado in 1875 by A. S. Packard''. 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Nürnberg, 1886.</ref>, sulla raccolta Marx, in opere nemmeno citate dal Simon<ref>''Liste des Arachnides recueillis en 1881, 1884 et 1885, par MM. J. de Guerne et C. Rabot en Laponie''. Paris, 1887.</ref> nella bibliografia a consultarsi per lo studio degli aracnidi artici. Due sono tomisidi dell'Alaska p. d., lo ''Xysticus borealis'' ed il ''Philodromus alascensis'' Keys.; gli altri terididi, ossia l’''Erigone polaris'' Keys. dell'isolotto San Giorgio a nord del mare di Bering, l’''Erigone schumaginensis'' Keys. dell'isola Schumagin poco sotto la punta dell'Alaska, il ''Theridium Marxii'' ed il ''Satilatlax Marxii'' Keys., le ''Erigone simillim''a Keys. (=''longipalpis'' Emert.?), ''formica'' Emert. e ''vacerosa'' Keys. dell'Unalasca nel gruppo delle Fuchs, l’''Erigone umbraticola'' Keys. della Kanaka altra delle Aleuzie, ritrovata nell'isola Sitka a sud del Sant'Elia, la quale alberga anche le ''Linyphia arctica e sitkaensis'' Keys., il ''Pedanostethus lividus'' Blkw., le ''Erigone ululabilis, famelica'' e ''famularis'' Keys. L'aracnide del Sant'Elia è però un opilionide e, restringendosi a questi, dell'America settentrionale non si possono ricordare che i parecchi descritti dal Wood<ref>''On the Phalangeae of the United States''. Philadelphia, 1868.</ref> e dal Weed<ref>''A descriptive Catalogue of the Harvest-spiders'' (Phalangidae) ''of Ohio''. Washington, 1893. Lo stesso Weed ha scritto anche su falangidi dell'Illinois e del New-Hampshire; ma non conosco questi altri lavori che per citazione.</ref>, quattro ''Phalangodes'', una ''Phlegmacera'' e due ''Nemastoma'' cavernicoli illustrati dal Packard<ref>''The Cave-fauna of North America, with remarks on the anatomy of the brain and origin of the blind-species''. Nation. Acad. Sc., IV, 1886. Sono delle caverne del Mammouth e d'altre nel Kentucky, della Wyandotte nell'Indiana e della Clinton nell'Utah.</ref>, il ''Mitopus biceps'' dal Thorell<ref>''Descriptions of the Araneae collected in Colorado in 1875 by A. S. Packard''. Washington, 1877.</ref> ed il ''Taracus Packardii'' dal Simon<ref>''Descriptions d'Opiliones nouveaux''. Paris, 1879.</ref>, tutti di provincie più centrali degli Stati Uniti. Che se vogliamo considerare anche gli altri paesi artici, sappiamo per certo dell'esistenza dell’''Oligolophus'' o ''Mitopus alpinus'' Herbst in Groenlandia e Lapponia, la sua varietà ''borealis'' Thor. fin presso al capo Nord nell'isola Maasoë<ref>{{Sc|Thorell}}, ''Sopra alcuni opilioni d'Europa e dell'Asia occidentale'', Genova, 1876; {{Sc|Van Hasselt}}, ''Spinnen door D.<sup>r</sup> Tenkate jr. in noordlijk Lapland versameld''., 'Sgravenhage, 1877; {{Sc|Simon}}, ''Arachnides recueillis en Groënland en 1888 par M. Rabot''. Paris, 1889.</ref> , non che del ''M. morio'' Fabr. e del ''Phalangium {{Pt|Nor-}}''<noinclude><references/></noinclude> 0r13lxm1mipghsd47sjzk5vh2129er1 3910326 3910304 2026-10-14T08:57:37Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910326 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|247}}</noinclude> La fauna aracnologica di questa regione è quasi sconosciuta. 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XIV di Packard, risulta meglio ripiegato al di sotto. Se non che Packard riferisce il suo genere Phlegmacera alle Phalangiidae, e Simon mette Taracus e Sabacon vicino alle Ischyropsalis C. K., che separa dalle Nemastomidae s. str. per costi- tuirne, col genere tipico, una nuova famiglia. La classazione dell' entomologo americano è inesatta a prima vista, non foss' altro per la mancanza dell' uncino al tarso del palpo, che è anche più breve della tibia. L'opinione poi dell' aracnologo francese sarebbe contrad- detta dal fatto che la specie dell'Alaska, mentre è un'Ischyropsalidae per manifesti pori o spiracoli cefalotoracici, anzi un Taracus per l'epistoma piano ed il 6° segmento ventrale libero soltanto ai lati, ma un Sabacon per il tubercolo oculare più largo che lungo e canalicolato, non che per la brevità del 1° articolo delle mandibole, ha però false articolazioni al femore ed alla tibia delle zampe, carattere da Nemastoma C. K. Tutto ciò indurrebbe a rifondere la famiglia Ischyropsalidae nell'antica delle Nema- stomidae, e può autorizzarne la creazione d'un altro genere; del che non è a maravigliarsi. Tomicomerus 5) n. gen. Cephalothorax epimeris porisque lateralibus manifestis. Tuberculum oculorum humile, latius quam longius, leviter canaliculatum. Epistoma planum. Mandibulae magnae, articulus primus aeque longus quam cephalothorax. 1) L. KOCH, Uebersicht der von D." Finsch in Westsibirien gesamm. Arachniden. Wien, 1878; SIMON, Liste des Arachnides recueillis par M. Rabot dans la Sibérie occidentale en 1890. Paris, 1891. 2) Arachniden aus Sibirien und Novaja Semlja eingesamm. von der Schwed. Exped. im Jahre 1875. Stockholm, 1869. 3) Mem. cit., 1879; Les Arachnides de France, vol. VII (pag. 277). Paris, 1879. 4) Arachn. de France, vol. cit., pag. 266. 5) Da toμxòç diviso, segmentato; poç femore. 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Koch}} (''Opilio funestus'' K.) nella Siberia occidentale<ref>{{Sc|L. Koch}}, ''Uebersicht der von D.<sup>r</sup> Finsch in Westsibirien gesamm. Arachniden''. Wien, 1878; {{Sc|Simon}}, ''Liste des Arachnides recueillis par M. Rabot dans la Sibérie occidentale en 1890''. Paris, 1891.</ref>. Un numero maggiore d'opilioni dell'estrema Siberia fu però fatto conoscere dal dott. L. Koch<ref>''Arachniden aus Sibirien und Novaja Semlja eingesamm. von der Schwed. Exped. im Jahre 1875''. Stockholm, 1869.</ref> e cioè, oltre le predette due specie più comuni, anche i ''Phalangium cornutum'' Linn., ''capricorne'' e ''personatum'' L. Koch, l’''Acantholophus tridens'' C. Koch ed il ''Nemastoma crassipalpis'' L. Koch. Evidentemente quest'ultimo, di Nischnij-Jubatsk e del Tungusca, come il ''Nemastoma inops'' e più ancora la ''Phlegmacera cavicolens'' Pack., ambedue della Bat-cave nel Kentucky, appartengono più tosto al genere ''Taracus'' Simon<ref>Mem. cit., 1879; ''Les Arachnides de France'', vol. VII (pag. 277). Paris, 1879.</ref> del Colorado, od al ''Sabacon'' Sim.<ref>''Arachn. de France'', vol. cit., pag. 266.</ref> europeo, cioè dell'Hérault e dei Bassi-Pirenei, per la forma e la direzione del tarso del palpo, che, dalle figure 19, tav. III di Koch, 4 ''a''. e 5 ''d''. tav. XIV di Packard, risulta meglio ripiegato al di sotto. Se non che Packard riferisce il suo genere ''Phlegmacera'' alle ''Phalangiidae'', e Simon mette ''Taracus'' e ''Sabacon'' vicino alle ''Ischyropsalis'' C. K., che separa dalle ''Nemastomidae'' s. str. per costituirne, col genere tipico, una nuova famiglia. La classazione dell'entomologo americano è inesatta a prima vista, non foss'altro per la mancanza dell'uncino al tarso del palpo, che è anche più breve della tibia. L'opinione poi dell'aracnologo francese sarebbe contraddetta dal fatto che la specie dell'Alaska, mentre è un’''Ischyropsalidae'' per manifesti pori o spiracoli cefalotoracici, anzi un ''Taracus'' per l'epistoma piano ed il 6° segmento ventrale libero soltanto ai lati, ma un ''Sabacon'' per il tubercolo oculare più largo che lungo e canalicolato, non che per la brevità del 1° articolo delle mandibole, ha però false articolazioni al femore ed alla tibia delle zampe, carattere da ''Nemastoma'' C. K. Tutto ciò indurrebbe a rifondere la famiglia ''Ischyropsalidae'' nell'antica delle ''Nemastomidae'', e può autorizzarne la creazione d'un altro genere; del che non è a maravigliarsi. {{Ct|v=1|t=1|f=80%|'''Tomicomerus'''<ref>Da τομικὸς = diviso, segmentato; μερὸς = femore. Direbbe il carattere essenziale, se fosse conservata la famiglia ''Ischyropsalidae''.</ref> n. gen.}} {{no rientro}}<poem>Cephalothorax epimeris porisque lateralibus manifestis. Tuberculum oculorum humile, latius quam longius, leviter canaliculatum. Epistoma planum. Mandibulae magnae, articulus primus aeque longus quam cephalothorax.</poem><noinclude><references/></noinclude> 0z06u33q6bqvz4w2mfwayy8ioxreqc7 3910327 3910325 2026-10-14T08:59:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910327 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|248|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> {{pt|''denskiöldi''|''Nordenskiöldi''}} {{wl|Q76733|L. Koch}} (''Opilio funestus'' K.) nella Siberia occidentale<ref>{{Sc|L. Koch}}, ''Uebersicht der von D.<sup>r</sup> Finsch in Westsibirien gesamm. Arachniden''. Wien, 1878; {{Sc|Simon}}, ''Liste des Arachnides recueillis par M. Rabot dans la Sibérie occidentale en 1890''. Paris, 1891.</ref>. Un numero maggiore d'opilioni dell'estrema Siberia fu però fatto conoscere dal dott. L. Koch<ref>''Arachniden aus Sibirien und Novaja Semlja eingesamm. von der Schwed. Exped. im Jahre 1875''. Stockholm, 1869.</ref> e cioè, oltre le predette due specie più comuni, anche i ''Phalangium cornutum'' Linn., ''capricorne'' e ''personatum'' L. Koch, l’''Acantholophus tridens'' C. Koch ed il ''Nemastoma crassipalpis'' L. Koch. Evidentemente quest'ultimo, di Nischnij-Jubatsk e del Tungusca, come il ''Nemastoma inops'' e più ancora la ''Phlegmacera cavicolens'' Pack., ambedue della Bat-cave nel Kentucky, appartengono più tosto al genere ''Taracus'' Simon<ref>Mem. cit., 1879; ''Les Arachnides de France'', vol. VII (pag. 277). Paris, 1879.</ref> del Colorado, od al ''Sabacon'' Sim.<ref>''Arachn. de France'', vol. cit., pag. 266.</ref> europeo, cioè dell'Hérault e dei Bassi-Pirenei, per la forma e la direzione del tarso del palpo, che, dalle figure 19, tav. III di Koch, 4 ''a''. e 5 ''d''. tav. XIV di {{wl|Q2839658|Packard}}, risulta meglio ripiegato al di sotto. Se non che Packard riferisce il suo genere ''Phlegmacera'' alle ''Phalangiidae'', e Simon mette ''Taracus'' e ''Sabacon'' vicino alle ''Ischyropsalis'' C. K., che separa dalle ''Nemastomidae'' s. str. per costituirne, col genere tipico, una nuova famiglia. La classazione dell'entomologo americano è inesatta a prima vista, non foss'altro per la mancanza dell'uncino al tarso del palpo, che è anche più breve della tibia. L'opinione poi dell'aracnologo francese sarebbe contraddetta dal fatto che la specie dell'Alaska, mentre è un’''Ischyropsalidae'' per manifesti pori o spiracoli cefalotoracici, anzi un ''Taracus'' per l'epistoma piano ed il 6° segmento ventrale libero soltanto ai lati, ma un ''Sabacon'' per il tubercolo oculare più largo che lungo e canalicolato, non che per la brevità del 1° articolo delle mandibole, ha però false articolazioni al femore ed alla tibia delle zampe, carattere da ''Nemastoma'' C. K. Tutto ciò indurrebbe a rifondere la famiglia ''Ischyropsalidae'' nell'antica delle ''Nemastomidae'', e può autorizzarne la creazione d'un altro genere; del che non è a maravigliarsi. {{Ct|v=1|t=1|f=80%|'''Tomicomerus'''<ref>Da τομικὸς = diviso, segmentato; μερὸς = femore. Direbbe il carattere essenziale, se fosse conservata la famiglia ''Ischyropsalidae''.</ref> n. gen.}} {{no rientro}}<poem>Cephalothorax epimeris porisque lateralibus manifestis. Tuberculum oculorum humile, latius quam longius, leviter canaliculatum. Epistoma planum. Mandibulae magnae, articulus primus aeque longus quam cephalothorax.</poem><noinclude><references/></noinclude> bsems99fz9r0kd6lqrdfrfewcg47ulh 3910336 3910327 2026-10-14T09:32:36Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910336 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|248|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> {{pt|''denskiöldi''|''Nordenskiöldi''}} {{wl|Q76733|L. Koch}} (''Opilio funestus'' K.) nella Siberia occidentale<ref>{{Sc|{{wl|Q76733|L. Koch}}}}, ''Uebersicht der von D.<sup>r</sup> Finsch in Westsibirien gesamm. Arachniden''. Wien, 1878; {{Sc|Simon}}, ''Liste des Arachnides recueillis par M. Rabot dans la Sibérie occidentale en 1890''. Paris, 1891.</ref>. Un numero maggiore d'opilioni dell'estrema Siberia fu però fatto conoscere dal dott. L. Koch<ref>''Arachniden aus Sibirien und Novaja Semlja eingesamm. von der Schwed. Exped. im Jahre 1875''. Stockholm, 1869.</ref> e cioè, oltre le predette due specie più comuni, anche i ''Phalangium cornutum'' Linn., ''capricorne'' e ''personatum'' L. Koch, l’''Acantholophus tridens'' C. Koch ed il ''Nemastoma crassipalpis'' L. Koch. Evidentemente quest'ultimo, di Nischnij-Jubatsk e del Tungusca, come il ''Nemastoma inops'' e più ancora la ''Phlegmacera cavicolens'' Pack., ambedue della Bat-cave nel Kentucky, appartengono più tosto al genere ''Taracus'' Simon<ref>Mem. cit., 1879; ''Les Arachnides de France'', vol. VII (pag. 277). Paris, 1879.</ref> del Colorado, od al ''Sabacon'' Sim.<ref>''Arachn. de France'', vol. cit., pag. 266.</ref> europeo, cioè dell'Hérault e dei Bassi-Pirenei, per la forma e la direzione del tarso del palpo, che, dalle figure 19, tav. III di Koch, 4 ''a''. e 5 ''d''. tav. XIV di {{wl|Q2839658|Packard}}, risulta meglio ripiegato al di sotto. Se non che Packard riferisce il suo genere ''Phlegmacera'' alle ''Phalangiidae'', e Simon mette ''Taracus'' e ''Sabacon'' vicino alle ''Ischyropsalis'' C. K., che separa dalle ''Nemastomidae'' s. str. per costituirne, col genere tipico, una nuova famiglia. La classazione dell'entomologo americano è inesatta a prima vista, non foss'altro per la mancanza dell'uncino al tarso del palpo, che è anche più breve della tibia. L'opinione poi dell'aracnologo francese sarebbe contraddetta dal fatto che la specie dell'Alaska, mentre è un’''Ischyropsalidae'' per manifesti pori o spiracoli cefalotoracici, anzi un ''Taracus'' per l'epistoma piano ed il 6° segmento ventrale libero soltanto ai lati, ma un ''Sabacon'' per il tubercolo oculare più largo che lungo e canalicolato, non che per la brevità del 1° articolo delle mandibole, ha però false articolazioni al femore ed alla tibia delle zampe, carattere da ''Nemastoma'' C. K. Tutto ciò indurrebbe a rifondere la famiglia ''Ischyropsalidae'' nell'antica delle ''Nemastomidae'', e può autorizzarne la creazione d'un altro genere; del che non è a maravigliarsi. {{Ct|v=1|t=1|f=80%|'''Tomicomerus'''<ref>Da τομικὸς = diviso, segmentato; μερὸς = femore. Direbbe il carattere essenziale, se fosse conservata la famiglia ''Ischyropsalidae''.</ref> n. gen.}} <poem>Cephalothorax epimeris porisque lateralibus manifestis. Tuberculum oculorum humile, latius quam longius, leviter canaliculatum. Epistoma planum. Mandibulae magnae, articulus primus aeque longus quam cephalothorax.</poem><noinclude><references/></noinclude> 5m47scn994o1c205hh8leruvcekdyx7 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/339 108 1034521 3910043 2026-10-13T14:23:02Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO 249 Palpi corporis longiores; tibia longior quam patella, cylindrica, non in- crassata, extremis repente attenuata; tarsus tibia brevior et inferius flexus. Pedes graciles; femora, praesertim posteriora, tibiaeque articulationibus spuriis praedita. Segmentum abdominis dorsuale primum reliquis partitum, a cephalotho- race cute molli disjunctum; segmenta ventralia sex, sextum anteriori sal... 3910043 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO 249 Palpi corporis longiores; tibia longior quam patella, cylindrica, non in- crassata, extremis repente attenuata; tarsus tibia brevior et inferius flexus. Pedes graciles; femora, praesertim posteriora, tibiaeque articulationibus spuriis praedita. Segmentum abdominis dorsuale primum reliquis partitum, a cephalotho- race cute molli disjunctum; segmenta ventralia sex, sextum anteriori saltem medio coalitum; segmentum anale ovatum. Sp. typ. T. bispinosus, mihi. Color castaneus testaceo-striolatus, vel pallidus (mas et junior), cepha- lothorace, partibus oris pedibusque brunneo-nigris, segmentis ventralibus plus minus infuscatis. Cephalothorax antice emarginatus, lateribus foveatus, laevis. Oculi nigri, ovati, magni, inter se paullulum disjuncti. Mandibulae pilosae, articulo primo cylindrico; secundo majore ad basin corniculo ver- ticali obtuso et intus apophysi graciliore praedito; digitis apice decussatis. Palporum pars femoralis apicem versus crescens, parum incurvata, pilis brevibus sparsim vestita; pars patellaris teres, tam longa quam femoralis, densius pilosa et nigerrima, in tuberculo dentiformi preapicali nigro infra et interius armata; pars tibialis gracilior, peniculo pilorum hirsuta; pars tarsalis dimidio brevior quam tibialis, apice obtuso. Pedes sat longi, aequa- liter graciles; coxae ad margines laeves, incrassatae, IV paris longiores et obliquae, pilosae; patellarum quam femorum et tibiarum diametrum majus; femora et tibiae ex aequo, apicem prope dilatata, femur 4-7, ti- bia 2-4, metatarsis multis, articulationibus spuriis. Segmenta dorsualia abdominis polita, primo excepto in medio ad limen anterius, duabus spi- nulis nigris erectis transversim instructo; segmenta ventralia et anale setosa. Long. corporis max. 4 ½ millim. Hab. mont. S. Eliae (Alaska-America). Dal Laboratorio zoologico della R. Università di Pavia, 23 luglio 1898. III SUL MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS Anellide oligochete della famiglia degli Enchitreidi Nota del prof. CARLO EMERY Nella sua spedizione al monte Sant' Elia, J. C. Russell ebbe ad osser- vare sul ghiacciaio Malaspina numerosi esemplari di un piccolo verme nero, dei quali la neve si trovava quasi coperta, prima del sorgere del tostochè i raggi solari facevano sentire il loro calore, essi sparivano sole; 32<noinclude><references/></noinclude> 58wrbh14mf3bb8xuf4f5vdo1nmk4mlm 3910334 3910043 2026-10-14T09:30:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910334 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|249}}</noinclude> Palpi corporis longiores; tibia longior quam patella, cylindrica, non incrassata, extremis repente attenuata; tarsus tibia brevior et inferius flexus. Pedes graciles; femora, praesertim posteriora, tibiaeque articulationibus spuriis praedita. Segmentum abdominis dorsuale primum reliquis partitum, a cephalothorace cute molli disjunctum; segmenta ventralia sex, sextum anteriori saltem medio coalitum; segmentum anale ovatum. {{Ct|v=1|t=1|f=80%|Sp. typ.: '''T. bispinosus''', mihi.}} ''Color'' castaneus testaceo-striolatus, vel pallidus (mas et junior), cephalothorace, partibus oris pedibusque brunneo-nigris, segmentis ventralibus plus minus infuscatis. ''Cephalothorax'' antice emarginatus, lateribus foveatus, laevis. ''Oculi'' nigri, ovati, magni, inter se paullulum disjuncti. ''Mandibulae'' pilosae, articulo primo cylindrico; secundo majore ad basin corniculo verticali obtuso et intus apophysi graciliore praedito; digitis apice decussatis. ''Palporum'' pars femoralis apicem versus crescens, parum incurvata, pilis brevibus sparsim vestita; pars patellaris teres, tam longa quam femoralis, densius pilosa et nigerrima, in [[File:Male symbol.svg|16px|♂]] tuberculo dentiformi preapicali nigro infra et interius armata; pars tibialis gracilior, peniculo pilorum hirsuta; pars tarsalis dimidio brevior quam tibialis, apice obtuso. ''Pedes'' sat longi, aequaliter graciles; coxae ad margines laeves, incrassatae, IV paris longiores et obliquae, pilosae; patellarum quam femorum et tibiarum diametrum majus; femora et tibiae ex aequo, apicem prope dilatata, femur 4-7, tibia 2-4, metatarsis multis, articulationibus spuriis. Segmenta dorsualia ''abdominis'' polita, primo excepto in medio ad limen anterius, duabus spinulis nigris erectis transversim instructo; segmenta ventralia et anale setosa. ''Long''. corporis max. 4 ½ millim. ''Hab''. mont. S. Eliae (Alaska-America). {{smaller|Dal Laboratorio zoologico della R. Università di Pavia, 23 luglio 1898.}} {{Ct|t=2|v=1|III}} {{Ct|t=1|v=1|SUL ''MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS''}} {{Ct|t=1|v=1|f=70%|Anellide oligochete della famiglia degli Enchitreidi}} {{Ct|t=1|v=1|f=80%|Nota del prof. {{AutoreCitato|Carlo Emery|{{Sc|Carlo Emery}}}}}} Nella sua spedizione al monte Sant'Elia, {{wl|Q6084218|J. C. Russell}} ebbe ad osservare sul ghiacciaio Malaspina numerosi esemplari di un piccolo verme nero, dei quali la neve si trovava quasi coperta, prima del sorgere del sole; tostochè i raggi solari facevano sentire il loro calore, essi sparivano<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|32}}}}</noinclude> h9l26afuy8buhlap6rpe1pi81yfcdv6 3910335 3910334 2026-10-14T09:30:53Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910335 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|249}}</noinclude> <poem>Palpi corporis longiores; tibia longior quam patella, cylindrica, non incrassata, extremis repente attenuata; tarsus tibia brevior et inferius flexus. Pedes graciles; femora, praesertim posteriora, tibiaeque articulationibus spuriis praedita. Segmentum abdominis dorsuale primum reliquis partitum, a cephalothorace cute molli disjunctum; segmenta ventralia sex, sextum anteriori saltem medio coalitum; segmentum anale ovatum.</poem> {{Ct|v=1|t=1|f=80%|Sp. typ.: '''T. bispinosus''', mihi.}} ''Color'' castaneus testaceo-striolatus, vel pallidus (mas et junior), cephalothorace, partibus oris pedibusque brunneo-nigris, segmentis ventralibus plus minus infuscatis. ''Cephalothorax'' antice emarginatus, lateribus foveatus, laevis. ''Oculi'' nigri, ovati, magni, inter se paullulum disjuncti. ''Mandibulae'' pilosae, articulo primo cylindrico; secundo majore ad basin corniculo verticali obtuso et intus apophysi graciliore praedito; digitis apice decussatis. ''Palporum'' pars femoralis apicem versus crescens, parum incurvata, pilis brevibus sparsim vestita; pars patellaris teres, tam longa quam femoralis, densius pilosa et nigerrima, in [[File:Male symbol.svg|16px|♂]] tuberculo dentiformi preapicali nigro infra et interius armata; pars tibialis gracilior, peniculo pilorum hirsuta; pars tarsalis dimidio brevior quam tibialis, apice obtuso. ''Pedes'' sat longi, aequaliter graciles; coxae ad margines laeves, incrassatae, IV paris longiores et obliquae, pilosae; patellarum quam femorum et tibiarum diametrum majus; femora et tibiae ex aequo, apicem prope dilatata, femur 4-7, tibia 2-4, metatarsis multis, articulationibus spuriis. Segmenta dorsualia ''abdominis'' polita, primo excepto in medio ad limen anterius, duabus spinulis nigris erectis transversim instructo; segmenta ventralia et anale setosa. ''Long''. corporis max. 4 ½ millim. ''Hab''. mont. S. Eliae (Alaska-America). {{smaller|Dal Laboratorio zoologico della R. Università di Pavia, 23 luglio 1898.}} {{Ct|t=2|v=1|III}} {{Ct|t=1|v=1|SUL ''MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS''}} {{Ct|t=1|v=1|f=70%|Anellide oligochete della famiglia degli Enchitreidi}} {{Ct|t=1|v=1|f=80%|Nota del prof. {{AutoreCitato|Carlo Emery|{{Sc|Carlo Emery}}}}}} Nella sua spedizione al monte Sant'Elia, {{wl|Q6084218|J. C. Russell}} ebbe ad osservare sul ghiacciaio Malaspina numerosi esemplari di un piccolo verme nero, dei quali la neve si trovava quasi coperta, prima del sorgere del sole; tostochè i raggi solari facevano sentire il loro calore, essi sparivano<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|32}}}}</noinclude> p3c6o9u6oh618jqcu08w1cj64wksf5v 3910347 3910335 2026-10-14T10:20:02Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910347 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|249}}</noinclude><poem>Palpi corporis longiores; tibia longior quam patella, cylindrica, non incrassata, extremis repente attenuata; tarsus tibia brevior et inferius flexus. Pedes graciles; femora, praesertim posteriora, tibiaeque articulationibus spuriis praedita. Segmentum abdominis dorsuale primum reliquis partitum, a cephalothorace cute molli disjunctum; segmenta ventralia sex, sextum anteriori saltem medio coalitum; segmentum anale ovatum.</poem> {{Ct|v=1|t=1|f=80%|Sp. typ.: '''T. bispinosus''', mihi.}} ''Color'' castaneus testaceo-striolatus, vel pallidus (mas et junior), cephalothorace, partibus oris pedibusque brunneo-nigris, segmentis ventralibus plus minus infuscatis. ''Cephalothorax'' antice emarginatus, lateribus foveatus, laevis. ''Oculi'' nigri, ovati, magni, inter se paullulum disjuncti. ''Mandibulae'' pilosae, articulo primo cylindrico; secundo majore ad basin corniculo verticali obtuso et intus apophysi graciliore praedito; digitis apice decussatis. ''Palporum'' pars femoralis apicem versus crescens, parum incurvata, pilis brevibus sparsim vestita; pars patellaris teres, tam longa quam femoralis, densius pilosa et nigerrima, in [[File:Male symbol.svg|16px|♂]] tuberculo dentiformi preapicali nigro infra et interius armata; pars tibialis gracilior, peniculo pilorum hirsuta; pars tarsalis dimidio brevior quam tibialis, apice obtuso. ''Pedes'' sat longi, aequaliter graciles; coxae ad margines laeves, incrassatae, IV paris longiores et obliquae, pilosae; patellarum quam femorum et tibiarum diametrum majus; femora et tibiae ex aequo, apicem prope dilatata, femur 4-7, tibia 2-4, metatarsis multis, articulationibus spuriis. Segmenta dorsualia ''abdominis'' polita, primo excepto in medio ad limen anterius, duabus spinulis nigris erectis transversim instructo; segmenta ventralia et anale setosa. ''Long''. corporis max. 4 ½ millim. ''Hab''. mont. S. Eliae (Alaska-America). {{smaller|Dal Laboratorio zoologico della R. Università di Pavia, 23 luglio 1898.}} {{Ct|t=2|v=1|III}} {{Ct|t=1|v=1|SUL ''MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS''}} {{Ct|t=1|v=1|f=70%|Anellide oligochete della famiglia degli Enchitreidi}} {{Ct|t=1|v=1|f=80%|Nota del prof. {{AutoreCitato|Carlo Emery|{{Sc|Carlo Emery}}}}}} Nella sua spedizione al monte Sant'Elia, {{wl|Q6084218|J. C. Russell}} ebbe ad osservare sul ghiacciaio Malaspina numerosi esemplari di un piccolo verme nero, dei quali la neve si trovava quasi coperta, prima del sorgere del sole; tostochè i raggi solari facevano sentire il loro calore, essi sparivano<noinclude><references/>{{RigaIntestazione|{{x-smaller|32}}}}</noinclude> ojabt6n4x85o8j6dkf00t6vulzhiyr9 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/340 108 1034522 3910044 2026-10-13T14:23:11Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 250 APPENDICE D sotto la neve ). Lo stesso Russell dice che non trovò i vermi quando la temperatura era al disopra di zero. Gli stessi vermi furono rinvenuti, e per la prima volta raccolti, dal dott. De Filippi nelle condizioni riferite dal Russell. Essi apparivano sulla neve, la mattina e la sera; nelle giornate nebbiose, sparivano più tardi al mattino e ricomparivano più presto verso il tramonto, ma non se ne ve- deva... 3910044 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>250 APPENDICE D sotto la neve ). Lo stesso Russell dice che non trovò i vermi quando la temperatura era al disopra di zero. Gli stessi vermi furono rinvenuti, e per la prima volta raccolti, dal dott. De Filippi nelle condizioni riferite dal Russell. Essi apparivano sulla neve, la mattina e la sera; nelle giornate nebbiose, sparivano più tardi al mattino e ricomparivano più presto verso il tramonto, ma non se ne ve- deva mai nelle ore vicine al mezzogiorno. Nelle ore di sole, il De Filippi provò di scavare la neve fino a 50 cm. di profondità, senza poterne tro- vare neppur uno. Contrariamente a quanto dice il Russell, si videro pure quando la temperatura dell'aria era superiore a zero; però, durante il viag- gio di ritorno, furono molto meno numerosi, limitati a quelle zone del ghiacciaio ancora coperte di neve. Gli esemplari che fanno l'oggetto di questo studio erano stati messi direttamente in alcool forte, e perciò sono alquanto raggrinzati; però lo stato di conservazione dei tessuti avrebbe permesso uno studio abbastanza completo dell'organizzazione di questi animali, se il materiale fosse stato più copioso 2) e raccolto a stagione più inoltrata. Il maggior numero degli esemplari non avevano sviluppati nè condotti deferenti, nè sacchi spermatici, nè ricettacoli spermatici; nei più maturi, le uova erano ancora piccole, nè fu possibile riconoscere alcun vestigio dei condotti escretori femminili; in uno solo, potei vedere un principio di formazione del clitello. Erano dunque quasi tutti immaturi e quindi privi degli organi più importanti in quest'ordine di Anellidi per determinare la posizione sistematica di una specie e che forniscono i principali carat- teri dei generi. Il colore del verme conservato nell'alcool (fig. 1) è bruno scuro, quasi nero, perfettamente opaco. Decolorando un esemplare per mezzo della mi- scela di acido cloridrico e clorato di potassio, e tenendolo poi in glicerina, ho potuto renderlo abbastanza trasparente per contare con precisione i segmenti, osservare i fasci di setole e verificare, sull'animale intero, alcuni risultati dello studio delle serie di sezioni. 1) Second expedition to mount Saint Elias. Washington, 1894, pag. 33. - Anche Wright: The ice age of North America. London, 1890, pag. 44, parla di vermi trovati sopra un ghiacciaio del- l'Alaska, e propriamente sul ghiacciaio Muir, nei piccoli incavi della superficie contenenti acqua e un po' di fango; viste le condizioni d'esistenza in cui furono osservati, molto diverse da quelle del verme scoperto dal Russell, mi pare probabile che appartengano a specie differente dal Me- lanenchytraeus del Malaspina. 2) Il numero degli esemplari sarebbe stato maggiore senza un accidente che fece perdere una parte del materiale raccolto.<noinclude><references/></noinclude> opqc16avq4y9pzx0ycs4o32zsnywly4 3910337 3910044 2026-10-14T09:39:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910337 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|250|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> sotto la neve<ref>''Second expedition to mount Saint Elias''. Washington, 1894, pag. 33. - Anche {{AutoreCitato|George Frederick Wright|Wright}}: ''The ice age of North America''. London, 1890, pag. 44, parla di vermi trovati sopra un ghiacciaio dell'Alaska, e propriamente sul ghiacciaio Muir, nei piccoli incavi della superficie contenenti acqua e un po' di fango; viste le condizioni d'esistenza in cui furono osservati, molto diverse da quelle del verme scoperto dal {{wl|Q6084218|Russell}}, mi pare probabile che appartengano a specie differente dal ''Melanenchytraeus'' del {{wl|Q459906|Malaspina}}.</ref>. Lo stesso Russell dice che non trovò i vermi quando la temperatura era al disopra di zero. Gli stessi vermi furono rinvenuti, e per la prima volta raccolti, dal dott. {{AutoreCitato|Filippo De Filippi (1869-1938)|De Filippi}} nelle condizioni riferite dal Russell. Essi apparivano sulla neve, la mattina e la sera; nelle giornate nebbiose, sparivano più tardi al mattino e ricomparivano più presto verso il tramonto, ma non se ne vedeva mai nelle ore vicine al mezzogiorno. Nelle ore di sole, il De Filippi provò di scavare la neve fino a 50 cm. di profondità, senza poterne trovare neppur uno. Contrariamente a quanto dice il Russell, si videro pure quando la temperatura dell'aria era superiore a zero; però, durante il viaggio di ritorno, furono molto meno numerosi, limitati a quelle zone del ghiacciaio ancora coperte di neve. Gli esemplari che fanno l'oggetto di questo studio erano stati messi direttamente in alcool forte, e perciò sono alquanto raggrinzati; però lo stato di conservazione dei tessuti avrebbe permesso uno studio abbastanza completo dell'organizzazione di questi animali, se il materiale fosse stato più copioso<ref>Il numero degli esemplari sarebbe stato maggiore senza un accidente che fece perdere una parte del materiale raccolto.</ref> e raccolto a stagione più inoltrata. Il maggior numero degli esemplari non avevano sviluppati nè condotti deferenti, nè sacchi spermatici, nè ricettacoli spermatici; nei più maturi, le uova erano ancora piccole, nè fu possibile riconoscere alcun vestigio dei condotti escretori femminili; in uno solo, potei vedere un principio di formazione del clitello. Erano dunque quasi tutti immaturi e quindi privi degli organi più importanti in quest'ordine di Anellidi per determinare la posizione sistematica di una specie e che forniscono i principali caratteri dei generi. Il colore del verme conservato nell'alcool (fig. 1) è bruno scuro, quasi nero, perfettamente opaco. Decolorando un esemplare per mezzo della miscela di acido cloridrico e clorato di potassio, e tenendolo poi in glicerina, ho potuto renderlo abbastanza trasparente per contare con precisione i segmenti, osservare i fasci di setole e verificare, sull'animale intero, alcuni risultati dello studio delle serie di sezioni.<noinclude><references/></noinclude> fd8lv9ggalxvh9vza9qgdjob7cvtqt8 3910352 3910337 2026-10-14T10:24:52Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910352 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|250|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> sotto la neve<ref>''Second expedition to mount Saint Elias''. Washington, 1894, pag. 33. - Anche {{AutoreCitato|George Frederick Wright|Wright}}: ''The ice age of North America''. London, 1890, pag. 44, parla di vermi trovati sopra un ghiacciaio dell'Alaska, e propriamente sul ghiacciaio Muir, nei piccoli incavi della superficie contenenti acqua e un po' di fango; viste le condizioni d'esistenza in cui furono osservati, molto diverse da quelle del verme scoperto dal {{wl|Q6084218|Russell}}, mi pare probabile che appartengano a specie differente dal ''Melanenchytraeus'' del Malaspina.</ref>. Lo stesso {{wl|Q6084218|Russell}} dice che non trovò i vermi quando la temperatura era al disopra di zero. Gli stessi vermi furono rinvenuti, e per la prima volta raccolti, dal dott. {{AutoreCitato|Filippo De Filippi (1869-1938)|De Filippi}} nelle condizioni riferite dal Russell. Essi apparivano sulla neve, la mattina e la sera; nelle giornate nebbiose, sparivano più tardi al mattino e ricomparivano più presto verso il tramonto, ma non se ne vedeva mai nelle ore vicine al mezzogiorno. Nelle ore di sole, il De Filippi provò di scavare la neve fino a 50 cm. di profondità, senza poterne trovare neppur uno. Contrariamente a quanto dice il Russell, si videro pure quando la temperatura dell'aria era superiore a zero; però, durante il viaggio di ritorno, furono molto meno numerosi, limitati a quelle zone del ghiacciaio ancora coperte di neve. Gli esemplari che fanno l'oggetto di questo studio erano stati messi direttamente in alcool forte, e perciò sono alquanto raggrinzati; però lo stato di conservazione dei tessuti avrebbe permesso uno studio abbastanza completo dell'organizzazione di questi animali, se il materiale fosse stato più copioso<ref>Il numero degli esemplari sarebbe stato maggiore senza un accidente che fece perdere una parte del materiale raccolto.</ref> e raccolto a stagione più inoltrata. Il maggior numero degli esemplari non avevano sviluppati nè condotti deferenti, nè sacchi spermatici, nè ricettacoli spermatici; nei più maturi, le uova erano ancora piccole, nè fu possibile riconoscere alcun vestigio dei condotti escretori femminili; in uno solo, potei vedere un principio di formazione del clitello. Erano dunque quasi tutti immaturi e quindi privi degli organi più importanti in quest'ordine di Anellidi per determinare la posizione sistematica di una specie e che forniscono i principali caratteri dei generi. Il colore del verme conservato nell'alcool (fig. 1) è bruno scuro, quasi nero, perfettamente opaco. Decolorando un esemplare per mezzo della miscela di acido cloridrico e clorato di potassio, e tenendolo poi in glicerina, ho potuto renderlo abbastanza trasparente per contare con precisione i segmenti, osservare i fasci di setole e verificare, sull'animale intero, alcuni risultati dello studio delle serie di sezioni.<noinclude><references/></noinclude> tta90iuzjdujfrbvac6t2ppqi6qccc6 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/341 108 1034523 3910045 2026-10-13T14:23:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO 251 Il colore è dovuto a pigmentazione intensa dell' ipoderma (fig. 7); essa è tale che, se le sezioni non sono estremamente sottili, non vi si scorgono limiti di cellule, nè nuclei. Forse questa condizione è in parte conseguenza della retrazione del plasma delle cellule epiteliali, sotto l'azione diretta dell'alcool. In un solo esemplare, disgraziatamente leso nella regione dei pori gen... 3910045 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO 251 Il colore è dovuto a pigmentazione intensa dell' ipoderma (fig. 7); essa è tale che, se le sezioni non sono estremamente sottili, non vi si scorgono limiti di cellule, nè nuclei. Forse questa condizione è in parte conseguenza della retrazione del plasma delle cellule epiteliali, sotto l'azione diretta dell'alcool. In un solo esemplare, disgraziatamente leso nella regione dei pori genitali, potei riconoscere un principio di sviluppo delle cellule ghian- dolari sul 12° segmento (fig. 8). Nel lobo cefalico, si vede sulle sezioni sagittali un poro cefalico ben marcato (fig. 3 pc); nello spazio compreso tra questo poro e la bocca, l'ipo- derma è molto ispessito; le sue cellule sono molto allungate, pigmentate soltanto alla base e all'apice. In questa regione, si trovano nell'ipoderma dei corpi claviformi, intensamente pigmentati nella loro porzione superfi- ciale, quasi privi di pigmento nella porzione profonda o basale, nella quale spicca un grosso nucleo (fig. 9 cs). Io considero questi corpi come cellule sensitive, forse visive; verosimilmente stanno in relazione con le fibre di un grosso nervo che proviene dalla commessura del cingolo esofageo e che si distribuisce in quella regione (fig. 2). Uno studio istologico più accurato di quei supposti corpi sensitivi non era possibile su materiale conservato. Il pigmento cutaneo non si limita all'ipoderma; si trovano ancora grosse cellule piene di pigmento bruno scuro intorno ai fasci di setole (figure 12, 13, 15) e nelle vicinanze di essi. Non ho saputo riconoscere quale fosse il vero carattere di queste cellule; in ciascuna di esse si vede una macchia chiara che corrisponde al nucleo. Si trova pure del pigmento bruno nella parte dei condotti dei nefridi più vicina al loro sbocco (figure 12, 13). Le setole sono leggermente sigmoidi, con curvatura più marcata verso l'estremità apicale (fig. 10). Quelle della parte posteriore del corpo sono di un terzo circa più lunghe di quelle dei segmenti anteriori come si può rilevare dal confronto dalle figure 12 e 13. Ciascun fascio consiste di quattro setole quasi eguali. Il fascio ventrale manca nel segmento 12 (segmento clitellare) nel quale sbocca il condotto genitale maschile. Il cervello, come rilevo da una ricostruzione grafica fatta sopra una se- rie di sezioni (fig. 2), ha forma quasi quadrata, con contorno anteriore de- bolmente incavato. Dalla base di ciascuna delle commessure esofagee, che partono dai suoi angoli anteriori, si separa il grosso nervo di cui dissi pocanzi, il quale si dirama alla pelle del lobo cefalico. Nell'apertura boccale, l'epitelio è ancora pigmentato per breve tratto (fig. 3); più indietro le cellule epiteliali sono prive di pigmento, ma nei loro interstizi si estendono cellule ramose piene di pigmento granuloso bruno. Così anche nel faringe, le cui cellule epiteliali sono molto alte e più consistenti all'estremo superficiale, ma prive di cuticola differenziata; fra esse, stanno cellule pigmentate con lunghi processi (fig. 6). Il faringe costituisce un' appendice dorsale dell' esofago, nel 2° segmento e nella base del 3° (fig. 3 ph); alla sua parte dorsale, si attacca un sistema<noinclude><references/></noinclude> 26p6mcqxm3fl6o36t8w7npjntqgfx38 3910338 3910045 2026-10-14T09:44:18Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910338 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|251}}</noinclude> Il colore è dovuto a pigmentazione intensa dell'ipoderma (fig. 7); essa è tale che, se le sezioni non sono estremamente sottili, non vi si scorgono limiti di cellule, nè nuclei. Forse questa condizione è in parte conseguenza della retrazione del plasma delle cellule epiteliali, sotto l'azione diretta dell'alcool. In un solo esemplare, disgraziatamente leso nella regione dei pori genitali, potei riconoscere un principio di sviluppo delle cellule ghiandolari sul 12° segmento (fig. 8). Nel lobo cefalico, si vede sulle sezioni sagittali un ''poro cefalico'' ben marcato (fig. 3 ''pc''); nello spazio compreso tra questo poro e la bocca, l'ipoderma è molto ispessito; le sue cellule sono molto allungate, pigmentate soltanto alla base e all'apice. In questa regione, si trovano nell'ipoderma dei corpi claviformi, intensamente pigmentati nella loro porzione superficiale, quasi privi di pigmento nella porzione profonda o basale, nella quale spicca un grosso nucleo (fig. 9 ''cs''). Io considero questi corpi come ''cellule sensitive'', forse visive; verosimilmente stanno in relazione con le fibre di un grosso nervo che proviene dalla commessura del cingolo esofageo e che si distribuisce in quella regione (fig. 2). Uno studio istologico più accurato di quei supposti corpi sensitivi non era possibile su materiale conservato. Il pigmento cutaneo non si limita all'ipoderma; si trovano ancora grosse cellule piene di pigmento bruno scuro intorno ai fasci di setole (figure 12, 13, 15) e nelle vicinanze di essi. Non ho saputo riconoscere quale fosse il vero carattere di queste cellule; in ciascuna di esse si vede una macchia chiara che corrisponde al nucleo. Si trova pure del pigmento bruno nella parte dei condotti dei nefridi più vicina al loro sbocco (figure 12, 13). Le ''setole'' sono leggermente sigmoidi, con curvatura più marcata verso l'estremità apicale (fig. 10). Quelle della parte posteriore del corpo sono di un terzo circa più lunghe di quelle dei segmenti anteriori come si può rilevare dal confronto dalle figure 12 e 13. Ciascun fascio consiste di quattro setole quasi eguali. Il fascio ventrale manca nel segmento 12 (segmento clitellare) nel quale sbocca il condotto genitale maschile. Il ''cervello'', come rilevo da una ricostruzione grafica fatta sopra una serie di sezioni (fig. 2), ha forma quasi quadrata, con contorno anteriore debolmente incavato. Dalla base di ciascuna delle commessure esofagee, che partono dai suoi angoli anteriori, si separa il grosso nervo di cui dissi pocanzi, il quale si dirama alla pelle del lobo cefalico. Nell’''apertura boccale'', l'epitelio è ancora pigmentato per breve tratto (fig. 3); più indietro le cellule epiteliali sono prive di pigmento, ma nei loro interstizi si estendono cellule ramose piene di pigmento granuloso bruno. Così anche nel faringe, le cui cellule epiteliali sono molto alte e più consistenti all'estremo superficiale, ma prive di cuticola differenziata; fra esse, stanno cellule pigmentate con lunghi processi (fig. 6). 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Nel lobo cefalico, si vede sulle sezioni sagittali un ''poro cefalico'' ben marcato (fig. 3 ''pc''); nello spazio compreso tra questo poro e la bocca, l'ipoderma è molto ispessito; le sue cellule sono molto allungate, pigmentate soltanto alla base e all'apice. In questa regione, si trovano nell'ipoderma dei corpi claviformi, intensamente pigmentati nella loro porzione superficiale, quasi privi di pigmento nella porzione profonda o basale, nella quale spicca un grosso nucleo (fig. 9 ''cs''). Io considero questi corpi come ''cellule sensitive'', forse visive; verosimilmente stanno in relazione con le fibre di un grosso nervo che proviene dalla commessura del cingolo esofageo e che si distribuisce in quella regione (fig. 2). Uno studio istologico più accurato di quei supposti corpi sensitivi non era possibile su materiale conservato. Il pigmento cutaneo non si limita all'ipoderma; si trovano ancora grosse cellule piene di pigmento bruno scuro intorno ai fasci di setole (figure 12, 13, 15) e nelle vicinanze di essi. Non ho saputo riconoscere quale fosse il vero carattere di queste cellule; in ciascuna di esse si vede una macchia chiara che corrisponde al nucleo. Si trova pure del pigmento bruno nella parte dei condotti dei nefridi più vicina al loro sbocco (figure 12, 13). Le ''setole'' sono leggermente sigmoidi, con curvatura più marcata verso l'estremità apicale (fig. 10). Quelle della parte posteriore del corpo sono di un terzo circa più lunghe di quelle dei segmenti anteriori come si può rilevare dal confronto dalle figure 12 e 13. Ciascun fascio consiste di quattro setole quasi eguali. Il fascio ventrale manca nel segmento 12 (segmento clitellare) nel quale sbocca il condotto genitale maschile. Il ''cervello'', come rilevo da una ricostruzione grafica fatta sopra una serie di sezioni (fig. 2), ha forma quasi quadrata, con contorno anteriore debolmente incavato. Dalla base di ciascuna delle commessure esofagee, che partono dai suoi angoli anteriori, si separa il grosso nervo di cui dissi pocanzi, il quale si dirama alla pelle del lobo cefalico. Nell’''apertura boccale'', l'epitelio è ancora pigmentato per breve tratto (fig. 3); più indietro le cellule epiteliali sono prive di pigmento, ma nei loro interstizi si estendono cellule ramose piene di pigmento granuloso bruno. Così anche nel faringe, le cui cellule epiteliali sono molto alte e più consistenti all'estremo superficiale, ma prive di cuticola differenziata; fra esse, stanno cellule pigmentate con lunghi processi (fig. 6). 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Quei muscoli si com- pongono di un gruppo anteriore e di un gruppo posteriore: il primo si attacca alla parete del 1° segmento... 3910046 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>252 APPENDICE D di fibre muscolari che sospendono quest'organo alla parete dorsale e la- terale dei quattro primi segmenti del corpo. Nella fig. 4, ho rappresentato in forma alquanto schematica questi muscoli, secondo la ricostruzione grafica che ne ho fatto, sopra una serie di sezioni sagittali. Quei muscoli si com- pongono di un gruppo anteriore e di un gruppo posteriore: il primo si attacca alla parete del 1° segmento e della estremità anteriore del 2º; l'altro gruppo è più complicato e presenta due nodi, ai quali convergono fascetti provenienti dalla parte dorsale del 3º e 4º segmento e un fascetto che si stacca dalla parete ventrale del 3º. La parte del tubo digerente che fa seguito al faringe e che possiamo chiamare esofago, non presenta nessuna dilatazione notevole, e si continua senza limiti con l'intestino propriamente detto. Nei miei preparati, si ve- dono molto bene le lunghe ciglia vibratili dell'epitelio intestinale (fig. 5 ei). Ho rinvenuto, nell'intestino, alcuni esemplari di un Infusorio del ge- nere Anoplophrya che ho rappresentato a fig. 18; alla sua superficie non potei riconoscere ciglia vibratili, quantunque quelle delle cellule epiteliali vicine fossero molto bene conservate. Negli stessi individui del verme, si trovavano pure, nell'intestino, certi corpi ovali, bruni, racchiusi in sottile membrana e contenenti numerose sferule chiare (fig. 19 a); qualcuno di quei corpuscoli era stato aperto dal coltello del microtomo (fig. 19 b) e lasciava riconoscere, in ciascuna sferula, un granello (nucleo?) colorato dal carminio. Non so se questi corpi bruni abbiano qualche relazione con le Anoplophrya, di cui sono forse germi incapsulati, destinati alla diffusione della specie. Del resto, il contenuto intestinale, particolarmente nei tratti posteriori, era costituito da finissimo detrito minerale cristallino. Le cellule del cloragogeno (fig. 5 chl) sono molto lunghe e formano un fitto rivestimento all'intestino. Nei segmenti 4-8 la cavità viscerale è in gran parte occupata da nu- merosissime ghiandole unicellulari (fig. 11 gl) i cui sottili prolungamenti escretori si raccolgono in molti cordoni, diretti verso la faccia ventrale del verme, dove è facile seguirli sulle sezioni, fino ai lati del midollo ven- trale. La loro sottigliezza e il decorso un poco flessuoso rendono molto arduo accompagnarli fino al loro sbocco all'esterno. Credo di avere rico- nosciuto con sufficiente certezza che convergono verso i fasci di setole delle serie ventrali. Si potrebbero quindi, come mi scrive il sig. MICHAËLSEN, considerare quali equivalenti morfologicamente a quelle cellule ghiandolari che, in altri Enchitreidi, sono in rapporto con le setole nei segmenti ge- nitali. Nel Melanenchytraeus, non credo che abbiano alcuna relazione con le funzioni della riproduzione, perchè le vedo, non meno sviluppate, negli esemplari immaturi. In alcuni dei segmenti anteriori del corpo e particolarmente nel 9º e nel 10° si trovano, tra il nefridio e la parete del corpo, dei cumuli di cel-<noinclude><references/></noinclude> mqonynsvpfgxbl1vdnry300dj57ki2a 3910339 3910046 2026-10-14T09:48:41Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910339 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|252|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> di fibre muscolari che sospendono quest'organo alla parete dorsale e laterale dei quattro primi segmenti del corpo. Nella fig. 4, ho rappresentato in forma alquanto schematica questi muscoli, secondo la ricostruzione grafica che ne ho fatto, sopra una serie di sezioni sagittali. Quei muscoli si compongono di un gruppo anteriore e di un gruppo posteriore: il primo si attacca alla parete del 1° segmento e della estremità anteriore del 2°; l'altro gruppo è più complicato e presenta due nodi, ai quali convergono fascetti provenienti dalla parte dorsale del 3° e 4° segmento e un fascetto che si stacca dalla parete ventrale del 3°. La parte del tubo digerente che fa seguito al faringe e che possiamo chiamare esofago, non presenta nessuna dilatazione notevole, e si continua senza limiti con l'intestino propriamente detto. Nei miei preparati, si vedono molto bene le lunghe ciglia vibratili dell'epitelio intestinale (fig. 5 ''ei''). Ho rinvenuto, nell'intestino, alcuni esemplari di un Infusorio del genere ''Anoplophrya'' che ho rappresentato a fig. 18; alla sua superficie non potei riconoscere ciglia vibratili, quantunque quelle delle cellule epiteliali vicine fossero molto bene conservate. Negli stessi individui del verme, si trovavano pure, nell'intestino, certi corpi ovali, bruni, racchiusi in sottile membrana e contenenti numerose sferule chiare (fig. 19 ''a''); qualcuno di quei corpuscoli era stato aperto dal coltello del microtomo (fig. 19 ''b'') e lasciava riconoscere, in ciascuna sferula, un granello (nucleo?) colorato dal carminio. Non so se questi corpi bruni abbiano qualche relazione con le ''Anoplophrya'', di cui sono forse germi incapsulati, destinati alla diffusione della specie. Del resto, il contenuto intestinale, particolarmente nei tratti posteriori, era costituito da finissimo detrito minerale cristallino. Le cellule del ''cloragogeno'' (fig. 5 ''chl'') sono molto lunghe e formano un fitto rivestimento all'intestino. Nei segmenti 4-8 la cavità viscerale è in gran parte occupata da numerosissime ''ghiandole unicellulari'' (fig. 11 ''gl'') i cui sottili prolungamenti escretori si raccolgono in molti cordoni, diretti verso la faccia ventrale del verme, dove è facile seguirli sulle sezioni, fino ai lati del midollo ventrale. La loro sottigliezza e il decorso un poco flessuoso rendono molto arduo accompagnarli fino al loro sbocco all'esterno. Credo di avere riconosciuto con sufficiente certezza che convergono verso i fasci di setole delle serie ventrali. Si potrebbero quindi, come mi scrive il sig. {{Sc|Michaëlsen}}, considerare quali equivalenti morfologicamente a quelle cellule ghiandolari che, in altri Enchitreidi, sono in rapporto con le setole nei segmenti ge- nitali. Nel ''Melanenchytraeus'', non credo che abbiano alcuna relazione con le funzioni della riproduzione, perchè le vedo, non meno sviluppate, negli esemplari immaturi. In alcuni dei segmenti anteriori del corpo e particolarmente nel 9° e nel 10° si trovano, tra il nefridio e la parete del corpo, dei cumuli di {{Pt|cel-}}<noinclude><references/></noinclude> rlzong1nrs3e0tm9dt5jq7o8g4i21sy 3910355 3910339 2026-10-14T10:29:24Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910355 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|252|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> di fibre muscolari che sospendono quest'organo alla parete dorsale e laterale dei quattro primi segmenti del corpo. Nella fig. 4, ho rappresentato in forma alquanto schematica questi muscoli, secondo la ricostruzione grafica che ne ho fatto, sopra una serie di sezioni sagittali. Quei muscoli si compongono di un gruppo anteriore e di un gruppo posteriore: il primo si attacca alla parete del 1° segmento e della estremità anteriore del 2°; l'altro gruppo è più complicato e presenta due nodi, ai quali convergono fascetti provenienti dalla parte dorsale del 3° e 4° segmento e un fascetto che si stacca dalla parete ventrale del 3°. La parte del tubo digerente che fa seguito al faringe e che possiamo chiamare ''esofago'', non presenta nessuna dilatazione notevole, e si continua senza limiti con l'intestino propriamente detto. Nei miei preparati, si vedono molto bene le lunghe ciglia vibratili dell'epitelio intestinale (fig. 5 ''ei''). Ho rinvenuto, nell'intestino, alcuni esemplari di un Infusorio del genere ''Anoplophrya'' che ho rappresentato a fig. 18; alla sua superficie non potei riconoscere ciglia vibratili, quantunque quelle delle cellule epiteliali vicine fossero molto bene conservate. Negli stessi individui del verme, si trovavano pure, nell'intestino, certi corpi ovali, bruni, racchiusi in sottile membrana e contenenti numerose sferule chiare (fig. 19 ''a''); qualcuno di quei corpuscoli era stato aperto dal coltello del microtomo (fig. 19 ''b'') e lasciava riconoscere, in ciascuna sferula, un granello (nucleo?) colorato dal carminio. Non so se questi corpi bruni abbiano qualche relazione con le ''Anoplophrya'', di cui sono forse germi incapsulati, destinati alla diffusione della specie. Del resto, il contenuto intestinale, particolarmente nei tratti posteriori, era costituito da finissimo detrito minerale cristallino. Le cellule del ''cloragogeno'' (fig. 5 ''chl'') sono molto lunghe e formano un fitto rivestimento all'intestino. Nei segmenti 4-8 la cavità viscerale è in gran parte occupata da numerosissime ''ghiandole unicellulari'' (fig. 11 ''gl'') i cui sottili prolungamenti escretori si raccolgono in molti cordoni, diretti verso la faccia ventrale del verme, dove è facile seguirli sulle sezioni, fino ai lati del midollo ventrale. La loro sottigliezza e il decorso un poco flessuoso rendono molto arduo accompagnarli fino al loro sbocco all'esterno. Credo di avere riconosciuto con sufficiente certezza che convergono verso i fasci di setole delle serie ventrali. Si potrebbero quindi, come mi scrive il sig. {{Sc|{{wl|Q86737|Michaëlsen}}}}, considerare quali equivalenti morfologicamente a quelle cellule ghiandolari che, in altri Enchitreidi, sono in rapporto con le setole nei segmenti genitali. Nel ''Melanenchytraeus'', non credo che abbiano alcuna relazione con le funzioni della riproduzione, perchè le vedo, non meno sviluppate, negli esemplari immaturi. In alcuni dei segmenti anteriori del corpo e particolarmente nel 9° e nel 10° si trovano, tra il nefridio e la parete del corpo, dei cumuli di {{Pt|cel-}}<noinclude><references/></noinclude> pr0ww89o9pmaezfo95m9t0jp1a2alqg Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/343 108 1034525 3910047 2026-10-13T14:23:44Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO 253 lule, il cui plasma è pieno di granuli minutissimi, fortemente rifrangenti, quindi oscuri a luce trasmessa (fig. 12 x), bianchi a luce incidente. Il con- torno delle cellule non è nettamente delineato, e in ciascuna di esse si vede un piccolo nucleo rotondo. Nel loro complesso, questi cumuli di cel- lule hanno aspetto ghiandolare; però, non vi si scorge nessun condotto escretore. L'a... 3910047 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO 253 lule, il cui plasma è pieno di granuli minutissimi, fortemente rifrangenti, quindi oscuri a luce trasmessa (fig. 12 x), bianchi a luce incidente. Il con- torno delle cellule non è nettamente delineato, e in ciascuna di esse si vede un piccolo nucleo rotondo. Nel loro complesso, questi cumuli di cel- lule hanno aspetto ghiandolare; però, non vi si scorge nessun condotto escretore. L'aspetto dei granuli rifrangenti e bianchi fa pensare a prodotti urici e quindi ad una funzione escretoria di quelli organi problematici. Il vaso dorsale è riconoscibile sulle sezioni dal 12° segmento in avanti. La sua estremità posteriore non è dunque nè preclitellare nè postclitellare, ma propriamente intraclitellare. Esso è in relazione con un corpo cardiaco ghiandola cardiaca di forma irregolare che, in ciascuna sezione trasversa, è rappresentato da poche cellule. Avendo a mia disposizione soltanto esem- plari conservati, non ho potuto osservare il colore del sangue; non mi è riuscito ricostruire dalle sezioni il preciso decorso dei vasi. 0 Ho rappresentato a fig. 14 alcune cellule linfatiche; queste mi sembra- rono tutte della stessa forma. I nefridii (fig. 15) hanno figura irregolare, con pochi, grossi nuclei; le cellule corrispondenti a questi non hanno contorni distinti. Quasi tutta la massa del nefridio è costituita dal tubo enormemente e strettamente con- voluto. Il condotto emissario ha parete piuttosto grossa, pigmentata nella porzione più vicina al suo sbocco esterno. Questo trovasi sulla linea dei fasci di setole ventrali, in avanti del fascio appartenente al segmento cor- rispondente. Testicoli e ovari non offrono nulla di notevole. Nei miei esemplari, questi erano poco sviluppati, anche nei più maturi, mentre la spermato- genesi era invece piuttosto inoltrata. Questo fatto accennerebbe ad una condizione di proterandria. Enormi sacchi spermatici si estendono dal 10° al 15° segmento, e riem- piono quasi tutto il celoma. In essi si trovano tutti gli stadi della sperma- togenesi: spermatogoni voluminosi, follicoli sferici di cellule provenienti dalla moltiplicazione di essi e minuti zoospermi sviluppati; ma questi in piccola quantità. Però, nel maggior numero degli esemplari, non trovai sacchi spermatici e non v'erano neppure ricettacoli spermatici riconoscibili; testicoli ed ovari erano piccolissimi e i condotti escretori maschili appena abbozzati nella loro parte periferica. La fig. 16 rappresenta la ricostruzione che ho fatta del condotto ses- suale maschile sinistro, sopra una serie di sezioni sagittali. L'imbuto (in) si apre nella cavità dell' 11° segmento. Da esso parte un tubo alquanto tortuoso, che si dirige indietro fino al 15° segmento, dove è fortemente convoluto; di là ritorna innanzi verso il suo sbocco esterno, situato, come di regola, nel 12° segmento. L'ultimo tratto costituisce un bulbo sferico (a), ma, prima di giungere a questo, il tubo presenta un rigonfiamento fusi-<noinclude><references/></noinclude> r29pekf1jx52euw3m012wj4325sq6n1 3910340 3910047 2026-10-14T09:53:09Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910340 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|253}}</noinclude> {{pt|lule|cellule}}, il cui plasma è pieno di granuli minutissimi, fortemente rifrangenti, quindi oscuri a luce trasmessa (fig. 12 ''x''), bianchi a luce incidente. Il contorno delle cellule non è nettamente delineato, e in ciascuna di esse si vede un piccolo nucleo rotondo. Nel loro complesso, questi cumuli di cellule hanno aspetto ghiandolare; però, non vi si scorge nessun condotto escretore. L'aspetto dei granuli rifrangenti e bianchi fa pensare a prodotti urici e quindi ad una funzione escretoria di quelli organi problematici. Il ''vaso dorsale'' è riconoscibile sulle sezioni dal 12° segmento in avanti. La sua estremità posteriore non è dunque nè preclitellare nè postclitellare, ma propriamente intraclitellare. Esso è in relazione con un ''corpo cardiaco'' o ghiandola cardiaca di forma irregolare che, in ciascuna sezione trasversa, è rappresentato da poche cellule. Avendo a mia disposizione soltanto esemplari conservati, non ho potuto osservare il colore del sangue; non mi è riuscito ricostruire dalle sezioni il preciso decorso dei vasi. Ho rappresentato a fig. 14 alcune ''cellule linfatiche''; queste mi sembrarono tutte della stessa forma. I ''nefridii'' (fig. 15) hanno figura irregolare, con pochi, grossi nuclei; le cellule corrispondenti a questi non hanno contorni distinti. Quasi tutta la massa del nefridio è costituita dal tubo enormemente e strettamente convoluto. Il condotto emissario ha parete piuttosto grossa, pigmentata nella porzione più vicina al suo sbocco esterno. Questo trovasi sulla linea dei fasci di setole ventrali, in avanti del fascio appartenente al segmento corrispondente. ''Testicoli'' e ''ovari'' non offrono nulla di notevole. Nei miei esemplari, questi erano poco sviluppati, anche nei più maturi, mentre la spermatogenesi era invece piuttosto inoltrata. Questo fatto accennerebbe ad una condizione di proterandria. Enormi ''sacchi spermatici'' si estendono dal 10° al 15° segmento, e riempiono quasi tutto il celoma. In essi si trovano tutti gli stadi della spermatogenesi: spermatogoni voluminosi, follicoli sferici di cellule provenienti dalla moltiplicazione di essi e minuti zoospermi sviluppati; ma questi in piccola quantità. Però, nel maggior numero degli esemplari, non trovai sacchi spermatici e non v'erano neppure ricettacoli spermatici riconoscibili; testicoli ed ovari erano piccolissimi e i condotti escretori maschili appena abbozzati nella loro parte periferica. La fig. 16 rappresenta la ricostruzione che ho fatta del ''condotto sessuale maschile'' sinistro, sopra una serie di sezioni sagittali. L'imbuto (''in'') si apre nella cavità dell'11° segmento. Da esso parte un tubo alquanto tortuoso, che si dirige indietro fino al 15° segmento, dove è fortemente convoluto; di là ritorna innanzi verso il suo sbocco esterno, situato, come di regola, nel 12° segmento. L'ultimo tratto costituisce un bulbo sferico (''a''), ma, prima di giungere a questo, il tubo presenta un rigonfiamento {{Pt|fusi-}}<noinclude><references/></noinclude> 6h2h1swhundhuenv6a9ul1f725lheku 3910357 3910340 2026-10-14T10:30:55Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910357 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|253}}</noinclude> {{pt|lule|cellule}}, il cui plasma è pieno di granuli minutissimi, fortemente rifrangenti, quindi oscuri a luce trasmessa (fig. 12 ''x''), bianchi a luce incidente. Il contorno delle cellule non è nettamente delineato, e in ciascuna di esse si vede un piccolo nucleo rotondo. Nel loro complesso, questi cumuli di cellule hanno aspetto ghiandolare; però, non vi si scorge nessun condotto escretore. L'aspetto dei granuli rifrangenti e bianchi fa pensare a prodotti urici e quindi ad una funzione escretoria di quelli organi problematici. Il ''vaso dorsale'' è riconoscibile sulle sezioni dal 12° segmento in avanti. La sua estremità posteriore non è dunque nè preclitellare nè postclitellare, ma propriamente intraclitellare. Esso è in relazione con un ''corpo cardiaco'' o ghiandola cardiaca di forma irregolare che, in ciascuna sezione trasversa, è rappresentato da poche cellule. Avendo a mia disposizione soltanto esemplari conservati, non ho potuto osservare il colore del sangue; non mi è riuscito ricostruire dalle sezioni il preciso decorso dei vasi. Ho rappresentato a fig. 14 alcune ''cellule linfatiche''; queste mi sembrarono tutte della stessa forma. I ''nefridii'' (fig. 15) hanno figura irregolare, con pochi, grossi nuclei; le cellule corrispondenti a questi non hanno contorni distinti. Quasi tutta la massa del nefridio è costituita dal tubo enormemente e strettamente convoluto. Il condotto emissario ha parete piuttosto grossa, pigmentata nella porzione più vicina al suo sbocco esterno. Questo trovasi sulla linea dei fasci di setole ventrali, in avanti del fascio appartenente al segmento corrispondente. ''Testicoli'' e ''ovari'' non offrono nulla di notevole. Nei miei esemplari, questi erano poco sviluppati, anche nei più maturi, mentre la spermatogenesi era invece piuttosto inoltrata. Questo fatto accennerebbe ad una condizione di proterandria. Enormi ''sacchi spermatici'' si estendono dal 10° al 15° segmento, e riempiono quasi tutto il celoma. In essi si trovano tutti gli stadi della spermatogenesi: spermatogoni voluminosi, follicoli sferici di cellule provenienti dalla moltiplicazione di essi e minuti zoospermi sviluppati; ma questi in piccola quantità. Però, nel maggior numero degli esemplari, non trovai sacchi spermatici e non v'erano neppure ricettacoli spermatici riconoscibili; testicoli ed ovari erano piccolissimi e i condotti escretori maschili appena abbozzati nella loro parte periferica. La fig. 16 rappresenta la ricostruzione che ho fatta del ''condotto sessuale maschile'' sinistro, sopra una serie di sezioni sagittali. L'imbuto (''in'') si apre nella cavità dell'11° segmento. Da esso parte un tubo alquanto tortuoso, che si dirige indietro fino al 15° segmento, dove è fortemente convoluto; di là ritorna innanzi verso il suo sbocco esterno, situato, come di regola, nel 12° segmento. 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Ho rappresentato, nella... 3910048 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>254 APPENDICE D forme (c), la cui parete molto spessa è fatta di lunghe cellule disposte ra- dialmente sulla sezione trasversa. Fasci di ghiandole prostatiche (b) stanno in relazione col bulbo, e un altro piccolo gruppo di ghiandole (e) circonda il tubo al disopra del rigonfiamento fusiforme. Come fu detto sopra, il 12º seg- mento, dove sbocca il condotto sessuale, non ha fasci di setole ventrali. Ho rappresentato, nella fig. 17, una ricostruzione grafica dei ricettacoli spermatici, fatta sopra una serie di sezioni trasverse dell' esemplare più sviluppato, fra quanti ho esaminati anatomicamente. Il loro sbocco si trova all'estremità anteriore del 5° segmento. Dopo un condotto cilindrico a grossa parete di (drs), fatta di cellule cilindriche disposte radialmente, viene una larga cavità (rs), la cui base si prolunga in appendici o diverticoli a fondo cieco (ars). Questi sono al numero di due, e più larghi, sul ricet- tacolo destro, di tre più piccoli su quello di sinistra. I due ricettacoli co- municano fra loro, o, più esattamente, formano un tutto continuo, che passa al lato dorsale dell'intestino; non comunicano con quest'ultimo. Questa descrizione anatomica e la tavola che l'accompagna fanno co- noscere tanti fatti singolari della struttura del verme preso ad esaminare, da giustificare per esso la fondazione di un nuovo genere di cui costituisce la sola specie conosciuta. In ragione del colore oscuro e delle abitudini lucifughe, gli ho dato il nome di Melanenchytraeus solifugus. Ne riproduco la diagnosi, da me già pubblicata nei Rendiconti della R. Accademia dei Lincei ¹): Melanenchytraeus, Emery. Ipoderma pigmentato: tutti i segmenti con fasci dorsali e ventrali di quattro setole ciascuno; queste sono leggermente sigmoidi, più lunghe quelle dei segmenti anteriori. Il fascio ventrale manca nel 12° segmento, in corrispondenza dello sbocco del condotto escretore maschile. Questo è molto lungo e forma un' ansa convoluta che si estende fino al 15° segmento; prima del bulbo sferico che trovasi al suo sbocco, offre un rigonfiamento fusiforme; inoltre riceve ghiandole prostatiche. I sacchi spermatici sono ampi, e si estendono per parecchi segmenti. I ricettacoli del seme non comunicano con l'intestino; sono in continuità l'uno coll' altro ed hanno ciascuno, alla base della loro ampolla, due o tre diverticoli. I nefridii sono molto convoluti con pochi nuclei. Il vaso dorsale incomincia nel 12° seg- mento e racchiude una ghiandola cardiaca. Esiste un poro cefalico, ma non vi sono pori dorsali. Nell'epitelio del faringe, si trovano numerose cellule pigmentate ramificate; non vi sono ghiandole salivari e l'esofago. si continua senza limite con l'intestino. Nei segmenti 4-8 la cavità visce- rale è in gran parte occupata da ghiandole unicellulari, i cui lunghi e sot- tili condotti sboccano all'esterno in vicinanza dei gruppi ventrali di setole. 1) Vol. VII, 1° sem., ser. 5. Seduta del 6 marzo 1898, pag. 110.<noinclude><references/></noinclude> 42zbhay0njwlkujdycbqo0qq76l00mz 3910341 3910048 2026-10-14T09:58:21Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910341 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|254|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> {{pt|forme|fusiforme}} (''c''), la cui parete molto spessa è fatta di lunghe cellule disposte radialmente sulla sezione trasversa. 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I due ricettacoli comunicano fra loro, o, più esattamente, formano un tutto continuo, che passa al lato dorsale dell'intestino; non comunicano con quest'ultimo. Questa descrizione anatomica e la tavola che l'accompagna fanno conoscere tanti fatti singolari della struttura del verme preso ad esaminare, da giustificare per esso la fondazione di un nuovo genere di cui costituisce la sola specie conosciuta. In ragione del colore oscuro e delle abitudini lucifughe, gli ho dato il nome di ''Melanenchytraeus solifugus''. Ne riproduco la diagnosi, da me già pubblicata nei ''Rendiconti della R. Accademia dei Lincei''<ref>Vol. VII, 1° sem., ser. 5. Seduta del 6 marzo 1898, pag. 110.</ref>: {{Ct|v=1|t=1|f=80%|Sp. typ.: '''Melanenchytraeus''', Emery.}} Ipoderma pigmentato: tutti i segmenti con fasci dorsali e ventrali di quattro setole ciascuno; queste sono leggermente sigmoidi, più lunghe quelle dei segmenti anteriori. Il fascio ventrale manca nel 12° segmento, in corrispondenza dello sbocco del condotto escretore maschile. Questo è molto lungo e forma un'ansa convoluta che si estende fino al 15° segmento; prima del bulbo sferico che trovasi al suo sbocco, offre un rigonfiamento fusiforme; inoltre riceve ghiandole prostatiche. I sacchi spermatici sono ampi, e si estendono per parecchi segmenti. I ricettacoli del seme non comunicano con l'intestino; sono in continuità l'uno coll'altro ed hanno ciascuno, alla base della loro ampolla, due o tre diverticoli. I nefridii sono molto convoluti con pochi nuclei. Il vaso dorsale incomincia nel 12° segmento e racchiude una ghiandola cardiaca. Esiste un poro cefalico, ma non vi sono pori dorsali. Nell'epitelio del faringe, si trovano numerose cellule pigmentate ramificate; non vi sono ghiandole salivari e l'esofago si continua senza limite con l'intestino. 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Ho rappresentato, nella fig. 17, una ricostruzione grafica dei ''ricettacoli spermatici'', fatta sopra una serie di sezioni trasverse dell'esemplare più sviluppato, fra quanti ho esaminati anatomicamente. Il loro sbocco si trova all'estremità anteriore del 5° segmento. Dopo un condotto cilindrico a grossa parete di (''drs''), fatta di cellule cilindriche disposte radialmente, viene una larga cavità (''rs''), la cui base si prolunga in appendici o diverticoli a fondo cieco (''ars''). Questi sono al numero di due, e più larghi, sul ricettacolo destro, di tre più piccoli su quello di sinistra. I due ricettacoli comunicano fra loro, o, più esattamente, formano un tutto continuo, che passa al lato dorsale dell'intestino; non comunicano con quest'ultimo. Questa descrizione anatomica e la tavola che l'accompagna fanno conoscere tanti fatti singolari della struttura del verme preso ad esaminare, da giustificare per esso la fondazione di un nuovo genere di cui costituisce la sola specie conosciuta. In ragione del colore oscuro e delle abitudini lucifughe, gli ho dato il nome di ''Melanenchytraeus solifugus''. Ne riproduco la diagnosi, da me già pubblicata nei ''Rendiconti della R. Accademia dei Lincei''<ref>Vol. VII, 1° sem., ser. 5. Seduta del 6 marzo 1898, pag. 110.</ref>: {{Ct|v=1|t=1|f=80%|Sp. typ.: '''Melanenchytraeus''', Emery.}} Ipoderma pigmentato: tutti i segmenti con fasci dorsali e ventrali di quattro setole ciascuno; queste sono leggermente sigmoidi, più lunghe quelle dei segmenti anteriori. Il fascio ventrale manca nel 12° segmento, in corrispondenza dello sbocco del condotto escretore maschile. Questo è molto lungo e forma un'ansa convoluta che si estende fino al 15° segmento; prima del bulbo sferico che trovasi al suo sbocco, offre un rigonfiamento fusiforme; inoltre riceve ghiandole prostatiche. I sacchi spermatici sono ampi, e si estendono per parecchi segmenti. I ricettacoli del seme non comunicano con l'intestino; sono in continuità l'uno coll'altro ed hanno ciascuno, alla base della loro ampolla, due o tre diverticoli. I nefridii sono molto convoluti con pochi nuclei. Il vaso dorsale incomincia nel 12° segmento e racchiude una ghiandola cardiaca. Esiste un poro cefalico, ma non vi sono pori dorsali. Nell'epitelio del faringe, si trovano numerose cellule pigmentate ramificate; non vi sono ghiandole salivari e l'esofago si continua senza limite con l'intestino. 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Ho rappresentato, nella fig. 17, una ricostruzione grafica dei ''ricettacoli spermatici'', fatta sopra una serie di sezioni trasverse dell'esemplare più sviluppato, fra quanti ho esaminati anatomicamente. Il loro sbocco si trova all'estremità anteriore del 5° segmento. Dopo un condotto cilindrico a grossa parete di (''drs''), fatta di cellule cilindriche disposte radialmente, viene una larga cavità (''rs''), la cui base si prolunga in appendici o diverticoli a fondo cieco (''ars''). Questi sono al numero di due, e più larghi, sul ricettacolo destro, di tre più piccoli su quello di sinistra. I due ricettacoli comunicano fra loro, o, più esattamente, formano un tutto continuo, che passa al lato dorsale dell'intestino; non comunicano con quest'ultimo. Questa descrizione anatomica e la tavola che l'accompagna fanno conoscere tanti fatti singolari della struttura del verme preso ad esaminare, da giustificare per esso la fondazione di un nuovo genere di cui costituisce la sola specie conosciuta. In ragione del colore oscuro e delle abitudini lucifughe, gli ho dato il nome di ''Melanenchytraeus solifugus''. Ne riproduco la diagnosi, da me già pubblicata nei ''Rendiconti della R. Accademia dei Lincei''<ref>Vol. VII, 1° sem., ser. 5. Seduta del 6 marzo 1898, pag. 110.</ref>: {{Ct|v=1|t=1|f=80%|'''Melanenchytraeus''', Emery.}} Ipoderma pigmentato: tutti i segmenti con fasci dorsali e ventrali di quattro setole ciascuno; queste sono leggermente sigmoidi, più lunghe quelle dei segmenti anteriori. Il fascio ventrale manca nel 12° segmento, in corrispondenza dello sbocco del condotto escretore maschile. Questo è molto lungo e forma un'ansa convoluta che si estende fino al 15° segmento; prima del bulbo sferico che trovasi al suo sbocco, offre un rigonfiamento fusiforme; inoltre riceve ghiandole prostatiche. I sacchi spermatici sono ampi, e si estendono per parecchi segmenti. I ricettacoli del seme non comunicano con l'intestino; sono in continuità l'uno coll'altro ed hanno ciascuno, alla base della loro ampolla, due o tre diverticoli. I nefridii sono molto convoluti con pochi nuclei. Il vaso dorsale incomincia nel 12° segmento e racchiude una ghiandola cardiaca. Esiste un poro cefalico, ma non vi sono pori dorsali. Nell'epitelio del faringe, si trovano numerose cellule pigmentate ramificate; non vi sono ghiandole salivari e l'esofago si continua senza limite con l'intestino. Nei segmenti 4-8 la cavità viscerale è in gran parte occupata da ghiandole unicellulari, i cui lunghi e sottili condotti sboccano all'esterno in vicinanza dei gruppi ventrali di setole.<noinclude><references/></noinclude> 47q0odnd4o4xp8efn7bo3rg3y7zygze Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/345 108 1034527 3910049 2026-10-13T14:24:02Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO M. solifugus, Emery. 255 I più grandi esemplari misurano poco più di un centimetro, con un diametro che, negli individui conservati nell'alcool e bagnati in acqua, è di un terzo di millimetro circa. Il corpo è cilindrico, indistintamente as- sottigliato posteriormente, il lobo cefalico ritondato. In un esemplare, ho contato 53 segmenti. Colore bruno scuro, quasi nero. Per le setole sigmo... 3910049 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO M. solifugus, Emery. 255 I più grandi esemplari misurano poco più di un centimetro, con un diametro che, negli individui conservati nell'alcool e bagnati in acqua, è di un terzo di millimetro circa. Il corpo è cilindrico, indistintamente as- sottigliato posteriormente, il lobo cefalico ritondato. In un esemplare, ho contato 53 segmenti. Colore bruno scuro, quasi nero. Per le setole sigmoidi, l'esistenza del corpo cardiaco e i nefridii molto convoluti, il genere Melanenchytraeus si avvicina a Mesenchytraeus. Ne differisce principalmente pel lungo condotto escretore maschile. L'intensa pigmentazione dell'ipoderma e di altri organi non si ritrova a mia cono- scenza in altri Enchitreidi. Le pagine precedenti erano già composte per la stampa, quando ricevetti dal signor Percy Moore un estratto della sua pregevole nota sopra l'En- chitreide dell' Alaska ¹). Il Moore ebbe a sua disposizione materiali molto più copiosi dei miei, fra i quali buon numero di esemplari maturi; così egli potè vedere gli ovisacchi e riconoscere gli orifizi femminili. Egli trovò che le spermateche comunicano con l'intestino per mezzo di un sottile foro. Io non riesco a vedere nessun foro nell'unica serie di sezioni che io possegga di esemplare con spermateche in apparenza bene svi- luppate; però, quest' organo sta in intimo contatto con la parete intesti- nale; si può supporre che il mio esemplare sia anomalo o non ancora perfettamente maturo. Il Moore descrive un'altra specie più piccola, con spermateche prive di diverticoli che egli chiama M. nivus. Riferisce questa specie, insieme col M. solifugus al genere Mesenchytraeus, ritenendo che i caratteri di- stintivi del gruppo Melanenchytraeus non siano sufficienti per giustificare l'istituzione di un nuovo genere. Il lavoro del signor Moore completa le nostre cognizioni sulla biologia del verme dell'Alaska. Dopo la fusione delle nevi, il signor Bryant trovò i vermi, divenuti più vivaci, nelle piccole pozze d'acqua formatesi sul ghiacciaio. Io penso che ivi abbia luogo la riproduzione, e forse gli esem- plari maturi provengono da quelle acque. Inoltre il Moore ha potuto constatare, dietro esame dei vermi trovati dal Wright sul ghiacciaio di Muir, la loro identità con quelli del Mala- spina. Tra essi si trovavano tanto il M. solifugus quanto il M. nivus. Bologna, luglio 1899. 1) A snow-inhabiting Enchytraeid (Mesenchytraeus solifugus Emery) collected by Mr. Henry G. Bryant on the Malaspina glacier, Alaska. In Proc. Acad. nat. Sc. Philadelphia, 1899, p. 125-144, pl. VII.<noinclude><references/></noinclude> 4q9n0o1ynv0h0narh18msyvh4721vgs 3910344 3910049 2026-10-14T10:06:07Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910344 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|255}}</noinclude>M{{Ct|v=1|t=1|f=80%|Sp. typ.: '''M. solifugus''', Emery.}}} I più grandi esemplari misurano poco più di un centimetro, con un diametro che, negli individui conservati nell'alcool e bagnati in acqua, è di un terzo di millimetro circa. Il corpo è cilindrico, indistintamente assottigliato posteriormente, il lobo cefalico ritondato. In un esemplare, ho contato 53 segmenti. Colore bruno scuro, quasi nero. Per le setole sigmoidi, l'esistenza del corpo cardiaco e i nefridii molto convoluti, il genere ''Melanenchytraeus'' si avvicina a ''Mesenchytraeus''. Ne differisce principalmente pel lungo condotto escretore maschile. L'intensa pigmentazione dell'ipoderma e di altri organi non si ritrova a mia cono- scenza in altri Enchitreidi. {{rule=20%}} Le pagine precedenti erano già composte per la stampa, quando ricevetti dal signor {{wl|Q15463478|Percy Moore}} un estratto della sua pregevole nota sopra l'Enchitreide dell' Alaska<ref>''A snow-inhabiting Enchytraeid'' (''Mesenchytraeus solifugus Emery'') collected by Mr. Henry G. Bryant on the Malaspina glacier, Alaska. In ''Proc. Acad. nat. Sc. Philadelphia'', 1899, p. 125-144, pl. VII.</ref>. Il Moore ebbe a sua disposizione materiali molto più copiosi dei miei, fra i quali buon numero di esemplari maturi; così egli potè vedere gli ovisacchi e riconoscere gli orifizi femminili. Egli trovò che le spermateche comunicano con l'intestino per mezzo di un sottile foro. Io non riesco a vedere nessun foro nell'unica serie di sezioni che io possegga di esemplare con spermateche in apparenza bene sviluppate; però, quest'organo sta in intimo contatto con la parete intestinale; si può supporre che il mio esemplare sia anomalo o non ancora perfettamente maturo. Il Moore descrive un'altra specie più piccola, con spermateche prive di diverticoli che egli chiama ''M. nivus''. Riferisce questa specie, insieme col ''M. solifugus'' al genere ''Mesenchytraeus'', ritenendo che i caratteri distintivi del gruppo ''Melanenchytraeus'' non siano sufficienti per giustificare l'istituzione di un nuovo genere. Il lavoro del signor Moore completa le nostre cognizioni sulla biologia del verme dell'Alaska. Dopo la fusione delle nevi, il signor Bryant trovò i vermi, divenuti più vivaci, nelle piccole pozze d'acqua formatesi sul ghiacciaio. Io penso che ivi abbia luogo la riproduzione, e forse gli esemplari maturi provengono da quelle acque. Inoltre il Moore ha potuto constatare, dietro esame dei vermi trovati dal {{AutoreCitato|George Frederick Wright|Wright}} sul ghiacciaio di Muir, la loro identità con quelli del {{wl|Q459906|Malaspina}}. Tra essi si trovavano tanto il ''M. solifugus'' quanto il ''M. nivus''. {{smaller|Bologna, luglio 1899.}}<noinclude><references/></noinclude> c36kchxz85zjz5yseegzp029xshuvj6 3910345 3910344 2026-10-14T10:07:30Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910345 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|255}}</noinclude>{{Ct|v=1|t=1|f=80%|Sp. typ.: '''M. solifugus''', Emery.}} I più grandi esemplari misurano poco più di un centimetro, con un diametro che, negli individui conservati nell'alcool e bagnati in acqua, è di un terzo di millimetro circa. Il corpo è cilindrico, indistintamente assottigliato posteriormente, il lobo cefalico ritondato. In un esemplare, ho contato 53 segmenti. Colore bruno scuro, quasi nero. Per le setole sigmoidi, l'esistenza del corpo cardiaco e i nefridii molto convoluti, il genere ''Melanenchytraeus'' si avvicina a ''Mesenchytraeus''. Ne differisce principalmente pel lungo condotto escretore maschile. L'intensa pigmentazione dell'ipoderma e di altri organi non si ritrova a mia cono- scenza in altri Enchitreidi. {{rule|20%}} Le pagine precedenti erano già composte per la stampa, quando ricevetti dal signor {{wl|Q15463478|Percy Moore}} un estratto della sua pregevole nota sopra l'Enchitreide dell' Alaska<ref>''A snow-inhabiting Enchytraeid'' (''Mesenchytraeus solifugus Emery'') collected by Mr. Henry G. Bryant on the Malaspina glacier, Alaska. In ''Proc. Acad. nat. Sc. Philadelphia'', 1899, p. 125-144, pl. VII.</ref>. Il Moore ebbe a sua disposizione materiali molto più copiosi dei miei, fra i quali buon numero di esemplari maturi; così egli potè vedere gli ovisacchi e riconoscere gli orifizi femminili. Egli trovò che le spermateche comunicano con l'intestino per mezzo di un sottile foro. Io non riesco a vedere nessun foro nell'unica serie di sezioni che io possegga di esemplare con spermateche in apparenza bene sviluppate; però, quest'organo sta in intimo contatto con la parete intestinale; si può supporre che il mio esemplare sia anomalo o non ancora perfettamente maturo. Il Moore descrive un'altra specie più piccola, con spermateche prive di diverticoli che egli chiama ''M. nivus''. Riferisce questa specie, insieme col ''M. solifugus'' al genere ''Mesenchytraeus'', ritenendo che i caratteri distintivi del gruppo ''Melanenchytraeus'' non siano sufficienti per giustificare l'istituzione di un nuovo genere. Il lavoro del signor Moore completa le nostre cognizioni sulla biologia del verme dell'Alaska. Dopo la fusione delle nevi, il signor Bryant trovò i vermi, divenuti più vivaci, nelle piccole pozze d'acqua formatesi sul ghiacciaio. Io penso che ivi abbia luogo la riproduzione, e forse gli esemplari maturi provengono da quelle acque. Inoltre il Moore ha potuto constatare, dietro esame dei vermi trovati dal {{AutoreCitato|George Frederick Wright|Wright}} sul ghiacciaio di Muir, la loro identità con quelli del {{wl|Q459906|Malaspina}}. Tra essi si trovavano tanto il ''M. solifugus'' quanto il ''M. nivus''. {{smaller|Bologna, luglio 1899.}}<noinclude><references/></noinclude> 02dbk5c46gwiq9j7fol9f153k2q9u6f 3910363 3910345 2026-10-14T10:42:15Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910363 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|255}}</noinclude>{{Ct|v=1|t=1|f=80%|'''M. solifugus''', Emery.}} I più grandi esemplari misurano poco più di un centimetro, con un diametro che, negli individui conservati nell'alcool e bagnati in acqua, è di un terzo di millimetro circa. Il corpo è cilindrico, indistintamente assottigliato posteriormente, il lobo cefalico ritondato. In un esemplare, ho contato 53 segmenti. Colore bruno scuro, quasi nero. Per le setole sigmoidi, l'esistenza del corpo cardiaco e i nefridii molto convoluti, il genere ''Melanenchytraeus'' si avvicina a ''Mesenchytraeus''. Ne differisce principalmente pel lungo condotto escretore maschile. L'intensa pigmentazione dell'ipoderma e di altri organi non si ritrova a mia cono- scenza in altri Enchitreidi. {{rule|20%|v=1=|t=1}} Le pagine precedenti erano già composte per la stampa, quando ricevetti dal signor {{wl|Q15463478|Percy Moore}} un estratto della sua pregevole nota sopra l'Enchitreide dell' Alaska<ref>''A snow-inhabiting Enchytraeid'' (''Mesenchytraeus solifugus Emery'') collected by Mr. {{wl|Q19842515|Henry G. Bryant}} on the Malaspina glacier, Alaska. In ''Proc. Acad. nat. Sc. Philadelphia'', 1899, p. 125-144, pl. VII.</ref>. Il Moore ebbe a sua disposizione materiali molto più copiosi dei miei, fra i quali buon numero di esemplari maturi; così egli potè vedere gli ovisacchi e riconoscere gli orifizi femminili. Egli trovò che le spermateche comunicano con l'intestino per mezzo di un sottile foro. Io non riesco a vedere nessun foro nell'unica serie di sezioni che io possegga di esemplare con spermateche in apparenza bene sviluppate; però, quest'organo sta in intimo contatto con la parete intestinale; si può supporre che il mio esemplare sia anomalo o non ancora perfettamente maturo. Il Moore descrive un'altra specie più piccola, con spermateche prive di diverticoli che egli chiama ''M. nivus''. Riferisce questa specie, insieme col ''M. solifugus'' al genere ''Mesenchytraeus'', ritenendo che i caratteri distintivi del gruppo ''Melanenchytraeus'' non siano sufficienti per giustificare l'istituzione di un nuovo genere. Il lavoro del signor Moore completa le nostre cognizioni sulla biologia del verme dell'Alaska. Dopo la fusione delle nevi, il signor {{wl|Q19842515|Bryant}} trovò i vermi, divenuti più vivaci, nelle piccole pozze d'acqua formatesi sul ghiacciaio. Io penso che ivi abbia luogo la riproduzione, e forse gli esemplari maturi provengono da quelle acque. Inoltre il Moore ha potuto constatare, dietro esame dei vermi trovati dal {{AutoreCitato|George Frederick Wright|Wright}} sul ghiacciaio di Muir, la loro identità con quelli del Malaspina. 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Ne differisce principalmente pel lungo condotto escretore maschile. L'intensa pigmentazione dell'ipoderma e di altri organi non si ritrova a mia cono- scenza in altri Enchitreidi. {{rule|20%|v=1|t=1}} Le pagine precedenti erano già composte per la stampa, quando ricevetti dal signor {{wl|Q15463478|Percy Moore}} un estratto della sua pregevole nota sopra l'Enchitreide dell' Alaska<ref>''A snow-inhabiting Enchytraeid'' (''Mesenchytraeus solifugus Emery'') collected by Mr. {{wl|Q19842515|Henry G. Bryant}} on the Malaspina glacier, Alaska. In ''Proc. Acad. nat. Sc. Philadelphia'', 1899, p. 125-144, pl. VII.</ref>. Il Moore ebbe a sua disposizione materiali molto più copiosi dei miei, fra i quali buon numero di esemplari maturi; così egli potè vedere gli ovisacchi e riconoscere gli orifizi femminili. Egli trovò che le spermateche comunicano con l'intestino per mezzo di un sottile foro. Io non riesco a vedere nessun foro nell'unica serie di sezioni che io possegga di esemplare con spermateche in apparenza bene sviluppate; però, quest'organo sta in intimo contatto con la parete intestinale; si può supporre che il mio esemplare sia anomalo o non ancora perfettamente maturo. Il Moore descrive un'altra specie più piccola, con spermateche prive di diverticoli che egli chiama ''M. nivus''. Riferisce questa specie, insieme col ''M. solifugus'' al genere ''Mesenchytraeus'', ritenendo che i caratteri distintivi del gruppo ''Melanenchytraeus'' non siano sufficienti per giustificare l'istituzione di un nuovo genere. Il lavoro del signor Moore completa le nostre cognizioni sulla biologia del verme dell'Alaska. Dopo la fusione delle nevi, il signor {{wl|Q19842515|Bryant}} trovò i vermi, divenuti più vivaci, nelle piccole pozze d'acqua formatesi sul ghiacciaio. Io penso che ivi abbia luogo la riproduzione, e forse gli esemplari maturi provengono da quelle acque. 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F... 3910050 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>256 APPENDICE D SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA cd setole dorsali cv setole ventrali ce cervello cu cuticola h ipoderma i intestino in imbuto lc lobo cefalico Segni comuni a tutte le figure ml muscoli longitudinali mt muscoli trasversali ne nefridio nv catena gangliare ventrale 0 bocca ph faringe pn poro del nefridio se setto Le cifre romane segnano il numero d'ordine dei segmenti. I. Melanenchytraeus solifugus; ingrand. 9:1. FIG. FIG. 2. Cervello e cingolo esofageo; ricostruzione fatta sopra una serie di sezioni orizzontali. In avanti, si vede il lato cefalico con ipoderma ispessito, contenente cellule sensitive pigmentate. 130/1. FIG. 3.Sezione sagittale della parte anteriore del corpo (figura combinata da più sezioni di una serie non perfettamente sagittale). pc poro cefalico; v vaso sanguigno. 130/1. FIG. 4. Ricostruzione della muscolatura che muove il faringe, m, ph; la parete del corpo è supposta trasparente. Degli organi interni sono disegnati soltanto il sistema nervoso centrale e l'intestino. 100/1. FIG. 5.Sezione della parete intestinale nella porzione anteriore del corpo, con le cellule cloragogene chl; ei epitelio intestinale ciliato, s lacune san- guigne. 380/1. FIG. 6. Sezione dell'epitelio del faringe. Tra le cellule epiteliali vi sono cellule pigmentate ramose. 380/1. FIG. 7. FIG. 8. Sezione della parete del corpo (da una sezione trasversa). 380/1. Sezione della parete del corpo nel segmento clitellare, in un esemplare vicino alla maturità. 380/1. FIG. 9. FIG. 10. Sezione orizzontale del lobo cefalico. cs cellule sensitive. 380/1. Le quattro setole di un fascio dei segmenti posteriori, isolate mediante l'azione della potassa caustica. 380/1. FIG. 11. Sezione longitudinale verticale del 6° segmento, la cui cavità è occu- pata dalle ghiandole unicellulari gl. 250/1. FIG. 12. Sezione longitudinale verticale del 10° segmento, per mostrare il cu- mulo di cellule granulose x e le grosse cellule pigmentate pg che si trovano intorno ai fasci di setole. 250/1. FIG. 13. - Setole del fascio ventrale, in una sezione di un segmento posteriore del corpo. 250/1. FIG. 14. Tre cellule linfatiche nel celoma. 380/1.<noinclude><references/></noinclude> bfaisyrgrh4zbkb4a08xygp0dul0ky6 3910348 3910050 2026-10-14T10:21:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910348 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|256|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> {{Ct|v=2|t=2|{{Type|l=2px|SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA}}}} {{rule|10%}} {{Ct|v=2|t=2|Segni comuni a tutte le figure}} ''cd'' setole dorsali ''cv'' setole ventrali ''ce'' cervello ''cu'' cuticola ''h'' ipoderma ''i'' intestino ''in'' imbuto ''lc'' lobo cefalico ''ml'' muscoli longitudinali ''mt'' muscoli trasversali ''ne'' nefridio ''nv'' catena gangliare ventrale ''o'' bocca ''ph'' faringe ''pn'' poro del nefridio ''se'' setto {{rule|10%}} {{Ct|v=1|t=1|{{smaller|Le cifre romane segnano il numero d'ordine dei segmenti.}}}} {{rule|10%}} {{Sc|Fig. i.}} - ''Melanenchytraeus solifugus''; ingrand. 9:1. {{Sc|Fig. 2.}} - Cervello e cingolo esofageo; ricostruzione fatta sopra una serie di sezioni orizzontali. In avanti, si vede il lato cefalico con ipoderma ispessito, contenente cellule sensitive pigmentate. 130/1. {{Sc|Fig. 3.}} - Sezione sagittale della parte anteriore del corpo (figura combinata da più sezioni di una serie non perfettamente sagittale). ''pc'' poro cefalico; ''v'' vaso sanguigno. 130/1. {{Sc|Fig. 4.}} - Ricostruzione della muscolatura che muove il faringe, ''m'', ''ph''; la parete del corpo è supposta trasparente. Degli organi interni sono disegnati soltanto il sistema nervoso centrale e l'intestino. 100/1. {{Sc|Fig. 5.}} - Sezione della parete intestinale nella porzione anteriore del corpo, con le cellule cloragogene ''chl''; ''ei'' epitelio intestinale ciliato, ''s'' lacune sanguigne. 380/1. {{Sc|Fig. 6.}} - Sezione dell'epitelio del faringe. 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Tra le cellule epiteliali vi sono cellule pigmentate ramose. 380/1. {{Sc|Fig. 7.}} - Sezione della parete del corpo (da una sezione trasversa). 380/1. {{Sc|Fig. 8.}} - Sezione della parete del corpo nel segmento clitellare, in un esemplare vicino alla maturità. 380/1. {{Sc|Fig. 9.}} - Sezione orizzontale del lobo cefalico. ''cs'' cellule sensitive. 380/1. {{Sc|Fig. 10.}} - Le quattro setole di un fascio dei segmenti posteriori, isolate mediante l'azione della potassa caustica. 380/1. {{Sc|Fig. 11.}} - Sezione longitudinale verticale del 6° segmento, la cui cavità è occupata dalle ghiandole unicellulari ''gl''. 250/1. {{Sc|Fig. 12.}} - Sezione longitudinale verticale del 10° segmento, per mostrare il cumulo di cellule granulose ''x'' e le grosse cellule pigmentate ''pg'' che si trovano intorno ai fasci di setole. 250/1. {{Sc|Fig. 13.}} - Setole del fascio ventrale, in una sezione di un segmento posteriore del corpo. 250/1. {{Sc|Fig. 14.}} - Tre cellule linfatiche nel celoma. 380/1.<noinclude><references/></noinclude> dil1q9rfya1qk009sbfrcs5x59rebqg 3910350 3910349 2026-10-14T10:22:36Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910350 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|256|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> {{Ct|v=2|t=2|{{Type|l=2px|{{Sc|Spiegazione della Tavola}}}}}} {{rule|10%}} {{Ct|v=2|t=2|Segni comuni a tutte le figure}} <poem> ''cd'' setole dorsali ''cv'' setole ventrali ''ce'' cervello ''cu'' cuticola ''h'' ipoderma ''i'' intestino ''in'' imbuto ''lc'' lobo cefalico ''ml'' muscoli longitudinali ''mt'' muscoli trasversali ''ne'' nefridio ''nv'' catena gangliare ventrale ''o'' bocca ''ph'' faringe ''pn'' poro del nefridio ''se'' setto </poem> {{rule|10%}} {{Ct|v=1|t=1|{{smaller|Le cifre romane segnano il numero d'ordine dei segmenti.}}}} {{rule|10%}} {{Sc|Fig. i.}} - ''Melanenchytraeus solifugus''; ingrand. 9:1. {{Sc|Fig. 2.}} - Cervello e cingolo esofageo; ricostruzione fatta sopra una serie di sezioni orizzontali. In avanti, si vede il lato cefalico con ipoderma ispessito, contenente cellule sensitive pigmentate. 130/1. {{Sc|Fig. 3.}} - Sezione sagittale della parte anteriore del corpo (figura combinata da più sezioni di una serie non perfettamente sagittale). ''pc'' poro cefalico; ''v'' vaso sanguigno. 130/1. {{Sc|Fig. 4.}} - Ricostruzione della muscolatura che muove il faringe, ''m'', ''ph''; la parete del corpo è supposta trasparente. Degli organi interni sono disegnati soltanto il sistema nervoso centrale e l'intestino. 100/1. {{Sc|Fig. 5.}} - Sezione della parete intestinale nella porzione anteriore del corpo, con le cellule cloragogene ''chl''; ''ei'' epitelio intestinale ciliato, ''s'' lacune sanguigne. 380/1. {{Sc|Fig. 6.}} - Sezione dell'epitelio del faringe. Tra le cellule epiteliali vi sono cellule pigmentate ramose. 380/1. {{Sc|Fig. 7.}} - Sezione della parete del corpo (da una sezione trasversa). 380/1. {{Sc|Fig. 8.}} - Sezione della parete del corpo nel segmento clitellare, in un esemplare vicino alla maturità. 380/1. {{Sc|Fig. 9.}} - Sezione orizzontale del lobo cefalico. ''cs'' cellule sensitive. 380/1. {{Sc|Fig. 10.}} - Le quattro setole di un fascio dei segmenti posteriori, isolate mediante l'azione della potassa caustica. 380/1. {{Sc|Fig. 11.}} - Sezione longitudinale verticale del 6° segmento, la cui cavità è occupata dalle ghiandole unicellulari ''gl''. 250/1. {{Sc|Fig. 12.}} - Sezione longitudinale verticale del 10° segmento, per mostrare il cumulo di cellule granulose ''x'' e le grosse cellule pigmentate ''pg'' che si trovano intorno ai fasci di setole. 250/1. {{Sc|Fig. 13.}} - Setole del fascio ventrale, in una sezione di un segmento posteriore del corpo. 250/1. {{Sc|Fig. 14.}} - Tre cellule linfatiche nel celoma. 380/1.<noinclude><references/></noinclude> 3rte9pg7y0ln35fjmsqd4zgabe9xq9d 3910369 3910350 2026-10-14T11:04:12Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Trascritta */ 3910369 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|256|APPENDICE ''D''|}}</noinclude> {{Ct|v=1|t=3|{{Type|l=2px|{{Sc|Spiegazione della Tavola}}}}}} {{rule|15%|v=1}} {{Ct|v=1|Segni comuni a tutte le figure}} {{Colonna}} <poem> ''cd''{{spazi|2}}setole dorsali ''cv''{{spazi|2}}setole ventrali ''ce''{{spazi|2}}cervello ''cu''{{spazi|2}}cuticola ''h''{{spazi|4}}ipoderma ''i''{{spazi|4}}intestino ''in''{{spazi|2}}imbuto ''lc''{{spazi|2}}lobo cefalico </poem> {{AltraColonna}} <poem> ''ml''{{spazi|2}}muscoli longitudinali ''mt''{{spazi|2}}muscoli trasversali ''ne''{{spazi|2}}nefridio ''nv''{{spazi|2}}catena gangliare ventrale ''o''{{spazi|4}}bocca ''ph''{{spazi|2}}faringe ''pn''{{spazi|2}}poro del nefridio ''se''{{spazi|2}}setto </poem> {{FineColonna}} {{rule|15%|t=1}} {{Ct|v=1|t=1|{{smaller|Le cifre romane segnano il numero d'ordine dei segmenti.}}}} {{rule|15%|v=1}} {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. i.}} – ''Melanenchytraeus solifugus''; ingrand. 9:1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 2.}} – Cervello e cingolo esofageo; ricostruzione fatta sopra una serie di sezioni orizzontali. In avanti, si vede il lato cefalico con ipoderma ispessito, contenente cellule sensitive pigmentate. 130/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 3.}} – Sezione sagittale della parte anteriore del corpo (figura combinata da più sezioni di una serie non perfettamente sagittale). ''pc'' poro cefalico; ''v'' vaso sanguigno. 130/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 4.}} – Ricostruzione della muscolatura che muove il faringe, ''m'', ''ph''; la parete del corpo è supposta trasparente. Degli organi interni sono disegnati soltanto il sistema nervoso centrale e l'intestino. 100/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 5.}} – Sezione della parete intestinale nella porzione anteriore del corpo, con le cellule cloragogene ''chl''; ''ei'' epitelio intestinale ciliato, ''s'' lacune sanguigne. 380/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 6.}} – Sezione dell'epitelio del faringe. Tra le cellule epiteliali vi sono cellule pigmentate ramose. 380/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 7.}} – Sezione della parete del corpo (da una sezione trasversa). 380/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 8.}} – Sezione della parete del corpo nel segmento clitellare, in un esemplare vicino alla maturità. 380/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 9.}} – Sezione orizzontale del lobo cefalico. 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Nefridio destro del 15° segmento, coi fasci di setole ventrali vicini. Fi- gura combinata di due sezioni longitudinali successive. 250/1. Ricostruzione del condotto spermatico del lato destro. p poro, a bulbo (disegnato come semitrasparente), nel quale sboccano le ghiandole prostatiche bb; c rigonfiamento fusiforme del condotto, dansa com- presa nel cumulo di ghian... 3910051 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>FIG. 16.- RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO 257 FIG. 15. Nefridio destro del 15° segmento, coi fasci di setole ventrali vicini. Fi- gura combinata di due sezioni longitudinali successive. 250/1. Ricostruzione del condotto spermatico del lato destro. p poro, a bulbo (disegnato come semitrasparente), nel quale sboccano le ghiandole prostatiche bb; c rigonfiamento fusiforme del condotto, dansa com- presa nel cumulo di ghiandole e; in imbuto. 130/1. Ricostruzione dei ricettacoli spermatici, da una serie di sezioni tra- sverse. prs poro esterno, drs condotto, rivestito di cellule allungate, rs cavità del ricettacolo, ars appendici del medesimo. 130/1. Anoplophrya sp., parassita nell' intestino del Melanenchytraeus. 380, 1. Cisti parassitarie trovate nell' intestino del Melanenchytraeus; a cisti in- tera; 6 cisti sezionata longitudinalmente che mostra, nel suo interno, dei globuli nucleati, separati da sostanza pigmentata. 380/1. FIG. 17. FIG. 18. FIG. 19. - - 33<noinclude><references/></noinclude> pnya0c8gaxvlleui9qhzecmkp3sohdr 3910354 3910051 2026-10-14T10:26:12Z Marcella Medici (BEIC) 22982 3910354 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|257}}</noinclude> {{Sc|Fig. 15.}} - Nefridio destro del 15° segmento, coi fasci di setole ventrali vicini. Figura combinata di due sezioni longitudinali successive. 250/1. {{Sc|Fig. 16.}} - Ricostruzione del condotto spermatico del lato destro. ''p'' poro, ''a'' bulbo (disegnato come semitrasparente), nel quale sboccano le ghiandole prostatiche ''bb''; ''c'' rigonfiamento fusiforme del condotto, ''d'' ansa compresa nel cumulo di ghiandole ''e''; ''in'' imbuto. 130/1. {{Sc|Fig. 17.}} - Ricostruzione dei ricettacoli spermatici, da una serie di sezioni trasverse. ''prs'' poro esterno, ''drs'' condotto, rivestito di cellule allungate, ''rs'' cavità del ricettacolo, ''ars'' appendici del medesimo. 130/1. {{Sc|Fig. 18.}} - ''Anoplophrya'' sp., parassita nell'intestino del ''Melanenchytraeus''. 380/1. {{Sc|Fig. 19.}} - Cisti parassitarie trovate nell'intestino del ''Melanenchytraeus''; ''a'' cisti intera; ''b'' cisti sezionata longitudinalmente che mostra, nel suo interno, dei globuli nucleati, separati da sostanza pigmentata. 380/1.<noinclude><references/></noinclude> notylqjo30uyszxvsqlmnnwqfp8g1on 3910370 3910354 2026-10-14T11:07:31Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Trascritta */ 3910370 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|relazione del materiale zoologico}}|257}}</noinclude> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 15.}} – Nefridio destro del 15° segmento, coi fasci di setole ventrali vicini. Figura combinata di due sezioni longitudinali successive. 250/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 16.}} – Ricostruzione del condotto spermatico del lato destro. ''p'' poro, ''a'' bulbo (disegnato come semitrasparente), nel quale sboccano le ghiandole prostatiche ''bb''; ''c'' rigonfiamento fusiforme del condotto, ''d'' ansa compresa nel cumulo di ghiandole ''e''; ''in'' imbuto. 130/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 17.}} – Ricostruzione dei ricettacoli spermatici, da una serie di sezioni trasverse. 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Figura combinata di due sezioni longitudinali successive. 250/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 16.}} – Ricostruzione del condotto spermatico del lato destro. ''p'' poro, ''a'' bulbo (disegnato come semitrasparente), nel quale sboccano le ghiandole prostatiche ''bb''; ''c'' rigonfiamento fusiforme del condotto, ''d'' ansa compresa nel cumulo di ghiandole ''e''; ''in'' imbuto. 130/1.</div> {{IndentInverso}}{{Sc|Fig. 17.}} – Ricostruzione dei ricettacoli spermatici, da una serie di sezioni trasverse. 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MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS. 15. XII XV XIV h pne X7 prs me drs ml Lith Aust Werner & Winter Frankfurt 3910054 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>2 C.Emery pinx 14. 11. ph 11 III of IV 4. mph II mph III mph -se pg gl ml nv 6. 12. ne IV 18. 19. -mph pne 13. 17. rs ars ars chl drs- prs cu ny ール -h b 16. se XIV XIII d- XV 10. MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS. 15. XII XV XIV h pne X7 prs me drs ml Lith Aust Werner & Winter Frankfurt<noinclude><references/></noinclude> 4bhck9av8wcyiigb5yij4nli98fl1zk 3910356 3910054 2026-10-14T10:29:47Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool 3910356 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS.jpg|width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|melanenchytraeus solifugus}}}} }}<noinclude><references/></noinclude> r4azwlm913s76wx43fl57tand7f12v7 3910372 3910356 2026-10-14T11:10:58Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910372 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude> {{FI |file = Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886 - MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS.jpg|width = 100% |caption = {{smaller|{{Sc|melanenchytraeus solifugus.}}}} }}<noinclude></noinclude> clkb8u1tedlz0wclcj04m46dvltyfhq Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/354 108 1034532 3910056 2026-10-13T14:25:05Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: APPENDICE E ROCCIE E MINERALI DELL'ALASKA MERIDIONALE (DELL'ING. VITTORIO NOVARESE, DEL R. UFFICIO GEOLOGICO) La collezione di roccie e di minerali riportata dalla spedizione italiana al monte Sant'Elia, sebbene composta di un numero ristretto d'esemplari, pre- senta un grande interesse a cagione della sua provenienza da una regione remota e di esplorazione difficile. Le nostre cognizioni sulla costituzione del suolo del... 3910056 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>APPENDICE E ROCCIE E MINERALI DELL'ALASKA MERIDIONALE (DELL'ING. VITTORIO NOVARESE, DEL R. UFFICIO GEOLOGICO) La collezione di roccie e di minerali riportata dalla spedizione italiana al monte Sant'Elia, sebbene composta di un numero ristretto d'esemplari, pre- senta un grande interesse a cagione della sua provenienza da una regione remota e di esplorazione difficile. Le nostre cognizioni sulla costituzione del suolo dell' Alaska meridionale sono fondate esclusivamente sopra i due scritti di I. C. Russell, in cui que- sti ha narrato le sue spedizioni del 1890 e del 1891 al Sant'Elia. Siccome ad essi dovremo riferirci molto spesso in seguito, per brevità li designeremo coi numeri d'ordine I e II '). La loro conoscenza è indispensabile per inter- pretare il materiale raccolto e valutarne l'importanza; questo a sua volta serve a gettare un po' più di luce su taluno dei numerosi punti dubbi od oscuri della conoscenza geologica di quella regione lontana e oltre ogni dire interessante. Secondo il Russell (I, pag. 167) i terreni che costituiscono l'Alaska ineri- dionale sono tutti stratificati, e si possono raggruppare in tre formazioni o sistemi, che egli ha denominati nel modo seguente, disponendoli per ordine di età dal più recente al più antico: 1. Sistema di Yakutat 2. Sistema di Pinnacle 3. Scisti del Sant'Elia. L'età assoluta di questi sistemi si conosce per uno solo: nella formazione di Pinnacle sono stati rinvenuti dal Russell fossili marini, appartenenti 1) ISRAEL COOK RUSSELL, An Expedition to Mount St. Elias, Alaska. (The National Geogra- phic Magazine. Vol. III. Washington 1891, p. 53-200, pls. 2-20) (I). - ID., Second expedition to Mount St. Elias (Thirteenth Annual Report of the United States Geological Survey, 1891-92). Washington 1893. II Part. Geology, p. 7-91 pls. III-XXI (II).<noinclude><references/></noinclude> 6j13j0q8p2ia75iznzgnl8m7b65zop1 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/355 108 1034533 3910057 2026-10-13T14:25:15Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 262 APPENDICE E tutti senz'eccezione a specie viventi attualmente sulle coste dell'Alaska. Il terreno che li racchiude è per conseguenza recente: è probabile che appar- tenga al pleistocene e certo non è più antico del pliocene. Nel secondo suo viaggio, esplorando i Chaix Hills, il Russell (II, pag. 24) riconobbe essere i terreni del Pinnacle system di origine glaciale, ed identici a quelli che si de- pongono sulla front... 3910057 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>262 APPENDICE E tutti senz'eccezione a specie viventi attualmente sulle coste dell'Alaska. Il terreno che li racchiude è per conseguenza recente: è probabile che appar- tenga al pleistocene e certo non è più antico del pliocene. Nel secondo suo viaggio, esplorando i Chaix Hills, il Russell (II, pag. 24) riconobbe essere i terreni del Pinnacle system di origine glaciale, ed identici a quelli che si de- pongono sulla fronte dell'attuale ghiacciaio Malaspina, nei punti dove que- sto giunge al mare, come all' Icy Cape ed ai Sitkagi Bluffs (II, pag. 56). Questi terreni quindi per l'origine e per i fossili loro sono identici a quelli dell' at- tualità, da cui li distingue soltanto la loro grande elevazione sul livello del mare (5000 piedi -1600 m. circa). Questo è uno dei risultati più interes- santi del viaggio di Russell, che ha provato in modo positivo l'esistenza di un sollevamento di oltre 1600 m. in un periodo geologico recentis- simo, paragonabile solamente con quello dei terrazzi quaternari dell'Aspro- monte in Calabria, i quali però giungono ai 1200 m. al massimo. Inoltre l'enorme potenza della formazione morenica, che il Russell non crede mi- nore di 4000 a 5000 piedi, è prova di un lungo periodo glaciale anteriore al sollevamento, durante il quale il paese si è trovato in condizioni clima- tiche analoghe alle attuali. Rimane però da accertare se fra quel tempo, geologicamente non remoto, e l'attualità, i ghiacciai abbiano avuto quelle fasi di avanzamento e di ritiro che si sono riscontrate in Europa e nel resto dell' America settentrionale, e che hanno permesso di dividere l'epoca gla- ciale in più età separate da periodi interglaciali, nei quali i ghiacciai hanno avuto minima estensione o sono scomparsi. Questa potente formazione morenica costituisce i Pinnacle Cliffs, i Sa- movar Hills, il Moore's nunatak ed i Robinson Hills. Ancora più recente del Pinnacle system sarebbe, secondo il Russell, il Yakutat system, potentissima formazione di arenarie e scisti, nella quale si osservano considerevoli dislocazioni e ripiegamenti, all'opposto di quella del Pinnacle system i cui strati sono per lo più quasi orizzontali o non molto inclinati. Se la determinazione dell' età relativa di questi strati di Yakutat, fatta dal Russell potesse accettarsi, fra il periodo molto recente in cui si formò il Pinnacle system e l'attualità, forse appunto in uno di quei periodi interglaciali a cui si è accennato poco fa, avrebbe avuto tempo di deporsi una pila di strati di arenaria e di scisto di una potenza che il Russell non osa apprezzare e che certamente è molto grande. Nè questa la sola affermazione arrischiata. Gli strati di Yakutat costi- tuiscono la catena di Hitchcock e le rupi a N. del Pinnacle Pass, compaiono al monte Owen, al Dome Pass e formano gli speroni dirupati che stanno alla base dei monti Augusta, Malaspina e Sant'Elia. In queste tre ultime località gli strati di Yakutat s'immergono al disotto degli scisti che formano la cresta della giogaia del Sant'Elia, i quali costituiscono appunto il terzo dei sistemi del Russell. Sembrandogli impossibile ammettere che tale sovrapposizione fosse originaria, ciò che avrebbe condotto a ritenere gli scisti del Sant'Elia<noinclude><references/></noinclude> 172s9nm1wna95bdy5rg0vviq5dvsbln Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/362 108 1034534 3910062 2026-10-13T14:27:58Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: APPENDICE F INDICE BIBLIOGRAFICO 3910062 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>APPENDICE F INDICE BIBLIOGRAFICO<noinclude><references/></noinclude> 4cdbvpua2be9tkd95g01a6i251oc55h Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/363 108 1034535 3910063 2026-10-13T14:28:06Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Senza testo */ 3910063 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> lk83vvnuq785nw4vaay2jvi6ohqezdd Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Appendici/Appendice D 0 1034536 3910064 2026-10-13T14:28:13Z Spinoziano (BEIC) 60217 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3910064 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=13 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Appendici]] - Appendice D. 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Population, Industries and Resources of Alaska. 1884. J... 3910065 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>APPENDICE F INDICE BIBLIOGRAFICO ¹) PUBBLICAZIONI CHE RIGUARDANO L'ALASKA IN GENERALE W. H. DALL. Alaska and its resources. 1870. Report on M. St. Elias, M. Fairweather and some of the adjacent moun- tains. - Report of the Superintendent of the U. S. Coast Survey for 1875. C. E. S. WOOD. Among the Thlinkits in Alaska. - The Century Maga- zine, july 1882. I. PETROFF. Population, Industries and Resources of Alaska. 1884. J. C. RUSSELL. Glaciers of Alaska. - Fifth Annual Report of the U. S. Geological Survey for 1883-84. Washington, 1895. H. W. ELLIOT. Our Arctic Province. New York, 1887. G. F. WRIGHT. The ice age in North-America. London, 1890. J. C. RUSSELL. A journey up the Yukon river. - Bulletin of the Ame- rican Geographical Society, vol. XXVII, 1890, n. 2. = Notes ou the surface geology of Alaska. - Bulletin of the American Geological Society, vol. I, 1890. A. BADLAM. The wonders of Alaska. S. Francisco, 1891. H. P. CUSHING. Notes ou the Muir glacial region, Alaska and its geology. · American Geologist, vol. VIII, 1891. 1) Questo elenco contiene solo i titoli dei libri e delle memorie delle quali mi sono servito per rendere più completa la descrizione del paese attraversato dalla carovana di S. A. R., e per compilare la storia delle esplorazioni precedenti; per quanto incompleto, esso potrà servire di guida a chi voglia acquistare cognizioni più estese riguardanti l'Alaska e la regione del Sant'Elia.<noinclude><references/></noinclude> jz9fwqwhitruwnxg4ruonfnee6ygepi Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/365 108 1034538 3910066 2026-10-13T14:28:25Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 272 APPENDICE F H. F. REID. Studies ou the Muir glacier. zine, vol. IV, 1891. - National Geographic Maga- F. SCHWATKA. Wonderland, or Alaska and the Inland Passage. - Alpine Journal, vol. XII, 1891. H. W. SETON-KARR. Explorations in Alaska and North-West British Columbia. - Proceedings of the Royal Geographical Society, vol. XIII, 1891, n. 2. J. C. RUSSELL. Climatic changes indicated by the glaciers of North Ame- rica. T... 3910066 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>272 APPENDICE F H. F. REID. Studies ou the Muir glacier. zine, vol. IV, 1891. - National Geographic Maga- F. SCHWATKA. Wonderland, or Alaska and the Inland Passage. - Alpine Journal, vol. XII, 1891. H. W. SETON-KARR. Explorations in Alaska and North-West British Columbia. - Proceedings of the Royal Geographical Society, vol. XIII, 1891, n. 2. J. C. RUSSELL. Climatic changes indicated by the glaciers of North Ame- rica. The American Geologist, vol. IX, 1892. - C. W. HAYES. An expedition to the Yukon district. National Geogra- phic Magazine, vol. IV, 1892. J. C. RUSSELL. Alaska: its physical geography. - The Scottish Geographi- cal Magazine, vol. X, 1894. - Glaciers of North America. - Boston, 1897. ALASKA. - Bureau of the American Republics. Handbook n. 84, au- gust, 1897. PUBBLICAZIONI CHE SI RIFERISCONO IN MODO SPECIALE ALLA REGIONE DEL MONTE SANT'ELIA F. SCHWATKA. 1. Lettera al New York Times, oct. 17, 1886. - 2. The Expedition of the "New York Times" (1886). Century Ma- gazine, april 1891. - W. LIBBEY. Some of the geographical features of South Eastern Alaska. Bulletin of the American Geographical Society, vol. XXIII, 1886. H. W. SETON-KARR. 1. Shores and Alps of Alaska. London, 1887. - 2. The Alpine Regions of Alaska. - Proceedings of the Royal Geogra- phical Society, vol. IX, 1887. H. W. TOPHAM. A visit to the Glaciers of Alaska and M. St. Elias. - Alpine Journal, vol. X, 1889; e Proceedings of the Royal Geogra- phical Society, vol. XII, 1889. W. WILLIAMS. Climbing mount St. Elias. - Scribner's Magazine, april 1889; e in Mountain Climbing. - The out of door Library, Scribner, New York, 1897. J. C. RUSSELL. I. An expedition to mount St. Elias, Alaska. - The Na- tional Geographic Magazine, vol. III, 1891.<noinclude><references/></noinclude> jelkub4kmwxb9yvcjx0navkmjybzoko Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/366 108 1034539 3910067 2026-10-13T14:28:40Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: INDICE BIBLIOGRAFICO 273 J. C. RUSSEL. 2. The expedition of the National Geographical Society and the U.S. Geological Survey (1890). - The Century Magazine, april 1891. Scribner's Magazine, M. B. KERR. Mount St. Elias and its Glaciers. march 1891; ed in Mountain Climbing. Scribner, New York, 1897. - 1 The out of door Library, J. STANLEY-BROWN. Report ou auriferous sands from Yakutat bay. - Na- tional Geographic Magazine,... 3910067 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>INDICE BIBLIOGRAFICO 273 J. C. RUSSEL. 2. The expedition of the National Geographical Society and the U.S. Geological Survey (1890). - The Century Magazine, april 1891. Scribner's Magazine, M. B. KERR. Mount St. Elias and its Glaciers. march 1891; ed in Mountain Climbing. Scribner, New York, 1897. - 1 The out of door Library, J. STANLEY-BROWN. Report ou auriferous sands from Yakutat bay. - Na- tional Geographic Magazine, vol. III, 1891. F. H. KNOWLTON. Report ou fossil plants from Pinnacle Pass, near M. St. Elias, Alaska. - National Geographic Magazine, vol. III, 1891. J. C. RUSSELL. 1. Second expedition to mount Saint Elias. - Thirteenth annual report of the U. S. Geological Survey for 1891-92. Washin- gton, 1894. 2. Mount St. Elias revisited. - The Century Magazine, june 1892. 3. Malaspina glacier. - The Journal of Geology, vol. I, 1893, n. 3. 4. Mountaneering in Alaska. Bulletin of the American Geographi- cal Society, vol. XXVIII, 1896, n. 3. - 35<noinclude><references/></noinclude> id0lkl8ib8358crrjmluip75qnuoq02 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/367 108 1034540 3910068 2026-10-13T14:28:48Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Senza testo */ 3910068 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="0" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude><noinclude><references/></noinclude> lk83vvnuq785nw4vaay2jvi6ohqezdd Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/368 108 1034541 3910069 2026-10-13T14:28:57Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: INDICI 3910069 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>INDICI<noinclude><references/></noinclude> 96jmjzu16zu6xrhyvrroji4lj4ep5xn Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/370 108 1034542 3910071 2026-10-13T14:29:13Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: INDICE DELLE TAVOLE I. S. ELIA; PIRAMIDE TERMINALE DA EST 2. S. A. R. IL PRINCIPE LUIGI AMEDEO DI SA- VOIA 3. TRAMONTO NELL' ARCIPELAGO ALEXANDER Riproduzione di . Meisenbach, Riffarth e C., Berlino 4. MONTI LA PÉROUSE, CRILLON E FAIRWEA- THER DALLA GLACIER BAY 5. GHIACCIAIO MUIR 6. SITKA 7. YAKUTAT. 8. ALLE FOCI DEL TORRENTE OSAR 9. AI PIEDI DELLA MORENA DEL MALASPINA 10. IL S. ELIA DAL GHIACCIAIO MALASPINA 11. GHIACCIA... 3910071 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>INDICE DELLE TAVOLE I. S. ELIA; PIRAMIDE TERMINALE DA EST 2. S. A. R. IL PRINCIPE LUIGI AMEDEO DI SA- VOIA 3. TRAMONTO NELL' ARCIPELAGO ALEXANDER Riproduzione di . Meisenbach, Riffarth e C., Berlino 4. MONTI LA PÉROUSE, CRILLON E FAIRWEA- THER DALLA GLACIER BAY 5. GHIACCIAIO MUIR 6. SITKA 7. YAKUTAT. 8. ALLE FOCI DEL TORRENTE OSAR 9. AI PIEDI DELLA MORENA DEL MALASPINA 10. IL S. ELIA DAL GHIACCIAIO MALASPINA 11. GHIACCIAIO SEWARD . 12. IL S. ELIA DAL PIEDE DEL GHIACCIAIO PIN- NACLE. 13. SUL SEWARD, AL TRAMONTO 14. S. ELIA DAL SEWARD, AL TRAMONTO 15. S. ELIA DAL SEWARD, ALLA SERA 16. MONTE AUGUSTA DAL SEWARD 17. IL MONTE COOK DAL SEWARD 18. SUL GHIACCIAIO AGASSIZ, ALLA SERA 19. CONTRAFFORTE ORIENTALE DEL S. ELIA 20. FRA LE SERACCHE DEL GHIACCIAIO NEWTON 21. NELLA VALLE NEWTON - La nebbia si dirada. Antonio Fusetti, Milano 22. SUI SERACCHI DEL GHIACCIAIO NEWTON Di fronte alla pag. III IX 24 36 40 Antonio Fusetti, Milano 42 Meisenbach, Riffarth e C., Berlino 46 76 80 96 104 106 IIO Antonio Fusetti, Milano 112 Meisenbach, Riffarth e C., Berlino 116 120 122 128 136 138 142 . Meisenbach, Riffarth e C., Berlino 144 23. CAMPO SUL GHIACCIAIO NEWTON - S. ELIA, COLLE RUSSELL E MONTE NEWTON 24. S. ELIA DALLA VALLE NEWTON 25. LA VALLE NEWTON DAL COLLE RUSSELL 26. ITALIA! 27. SULLA VETTA DEL S. ELIA 148 152 158 164 166<noinclude><references/></noinclude> bq8xyacwn8qp5orc59xw1hs2p6r0u0b Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/371 108 1034543 3910072 2026-10-13T14:29:22Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 278 INDICE DELLE TAVOLE 28. LA CATENA DEL LOGAN DAL S. ELIA 29. TRAVERSANDO LA BASE DEL GHIACCIAIO HITCH- COCK AL RITORNO 30. IN DISCESA LUNGO IL FIANCO SINISTRO DEL GHIACCIAIO SEWARD 31. SUL PIANORO MALASPINA RITORNO 32. IL S. ELIA VISTO DALLA BAJA DI YAKUTAT 33. ULTIMO SALUTO DELL'ALASKA . Riproduzione di Meisenbach, Riffarth e C., Berlino 34. MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS (C. Emery, dip.) Werner & Winter, Frankfurt s/M.... 3910072 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>278 INDICE DELLE TAVOLE 28. LA CATENA DEL LOGAN DAL S. ELIA 29. TRAVERSANDO LA BASE DEL GHIACCIAIO HITCH- COCK AL RITORNO 30. IN DISCESA LUNGO IL FIANCO SINISTRO DEL GHIACCIAIO SEWARD 31. SUL PIANORO MALASPINA RITORNO 32. IL S. ELIA VISTO DALLA BAJA DI YAKUTAT 33. ULTIMO SALUTO DELL'ALASKA . Riproduzione di Meisenbach, Riffarth e C., Berlino 34. MELANENCHYTRAEUS SOLIFUGUS (C. Emery, dip.) Werner & Winter, Frankfurt s/M. Di fronte alla pag. 168 174 176 178 184 190 258 PANORAMI ¹) In fine del volume I. CATENA DEL S. ELIA E DEL COOK DAL GHIACCIAIO MALASPINA (15 km. a S. E. dello sbocco del Seward). 2. DAL FIANCO ORIENTALE DEL GHIACCIAIO SEWARD CATENA S. ELIA-AUGUSTA E SBOCCO DEL SEWARD NEL MALASPINA. 3. LA REGIONE A EST E SUD-EST DEL S. ELIA VISTA DAL COLLE RUSSELL. 4. DALLA CRESTA NORD-EST DEL S. ELIA A 5000 M. DI ALTITUDINE - LA REGIONE A NORD DEL S. ELIA. CARTE 2) Nella tasca della copertina SCHIZZO DELLA REGIONE DEL S. ELIA SECONDO J. C. RUSSELL (1891). CARTA DELLA COSTA NORD-OVEST DELL'AMERICA SETTENTRIONALE. 1) Riproduzioni di V. Turati, Milano. 2) Istituto Cartografico Italiano, Roma - Cleman e Cipriani, incis.<noinclude><references/></noinclude> 9mqqtlfcgfq4bszcefarft8xau7c2h3 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/372 108 1034544 3910073 2026-10-13T14:29:33Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI INTERCALATE NEL TESTO 1) Tenente di Vascello cav. Umberto Cagni Cav. Francesco Gonella Cav. Vittorio Sella Dott. Filippo De Filippi Ponte di comando del Lucania» (neg. di S. A. R.) Statua della Libertà, a New York. New York dal porto Sierra Nevada Traghetto del treno su di un ferry-boat (neg. di S. A. R.) Valle del Sacramento (California) Vulcano Shasta. Stazione ferroviaria in California Pag.... 3910073 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI INTERCALATE NEL TESTO 1) Tenente di Vascello cav. Umberto Cagni Cav. Francesco Gonella Cav. Vittorio Sella Dott. Filippo De Filippi Ponte di comando del Lucania» (neg. di S. A. R.) Statua della Libertà, a New York. New York dal porto Sierra Nevada Traghetto del treno su di un ferry-boat (neg. di S. A. R.) Valle del Sacramento (California) Vulcano Shasta. Stazione ferroviaria in California Pag. XI XIII XIV XV 5 6 7 8 Ferry-boat sul fiume Columbia Seattle, dal mare Nel Puget Sound Nel Puget Sound Queen Charlotte Sound Nei canali dell'Arcipelago Isola Mary. Nell'arcipelago Alexander Wrangel Straits. «Totema Fort Wrangel Juneau. Baja di Juneau. Una via a Juneau Juneau dal mare (neg. di S. A. R.) Una chiesa di Juneau. La miniera d'oro Treadwell. Un iceberg nella Glacier Bay Nella Glacier Bay Iceberg nella Glacier Bay. 1) Riproduzioni di V. Turati, Milano. 9 II 12 13 14 14 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 29 30 34 35 36<noinclude><references/></noinclude> br2ld23sdhi2uou1gdaws3z7uiou4u8 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/373 108 1034545 3910074 2026-10-13T14:29:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 280 INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI NEL TESTO Torrente glaciale nella morena del Muir. Pag. 37 Il City of Topeka » nella Glacier Bay (neg. di S. A. R.) 39 39 40 41 42 44 Escursione sul ghiacciaio Muir Indiani nella Glacier Bay La baja di Sitka Sitka dal mare Sitka Chiesa di Sitka (neg. di F. Gonella). Il Sant'Elia dal ghiacciaio Libbey (neg. di J. C. Russell) Costa occidentale della baja di Yakutat Costa Ovest della baja di Y... 3910074 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>280 INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI NEL TESTO Torrente glaciale nella morena del Muir. Pag. 37 Il City of Topeka » nella Glacier Bay (neg. di S. A. R.) 39 39 40 41 42 44 Escursione sul ghiacciaio Muir Indiani nella Glacier Bay La baja di Sitka Sitka dal mare Sitka Chiesa di Sitka (neg. di F. Gonella). Il Sant'Elia dal ghiacciaio Libbey (neg. di J. C. Russell) Costa occidentale della baja di Yakutat Costa Ovest della baja di Yakutat e morena del Malaspina Alte erbe sulla spiaggia Campo sulla costa Ovest della baja di Yakutat Fragole in fiore presso il primo campo Torrente Osar Il torrente Osar e la foresta. Morena del Malaspina. (Uscita di un torrente da una galleria di ghiaccio) Campo alla sommità della morena Sull'orlo del Malaspina Una slitta montata. Slitte col carico sul Malaspina (neg. di S. A. R.) Tenda Whymper Tenda Mummery 45 64 70 71 72 73 75 77 78 81 84 85 87 88 89 89 Una slitta pronta per attraversare un torrente Attraversando un torrente glaciale (neg. di S. A. R.) Accampamento sul Malaspina Sul Malaspina (neg. di S. A. R.). Campo ai piedi della catena Hitchcock Una pernice delle colline Hitchcock (neg. di S. A. R.) Canalone d'accesso al Seward (neg. di S. A. R.). Seracchi del Seward - Monti Augusta e Malaspina Campo sul ghiacciaio Hitchcock, presso il Seward La cascata del ghiacciaio Pinnacle nel Seward Sant'Elia e ghiacciaio Seward sotto il Pinnacle Sul ghiacciaio Pinnacle - Monte Cook. Contrafforte Nord del Pinnacle 93 94 95 97 98 99 104 105 106 107 108 109 IIO Parete Ovest della catena Hitchcock e lato sinistro del Seward dai piedi del ghiacciaio Pinnacle Lupini in fiore sotto la cascata del Pinnacle Pendio fiorito delle colline Hitchcock Monti Hitchcock dal campo Russell Monte Owen da Point Glorious Ghiacciaio Seward (porzione centrale) Attraversando il Seward . Monte Augusta dal Seward (neg. di F. Gonella) Campo sul Seward. III 113 114 115 116 117 120 121 121<noinclude><references/></noinclude> t0hjea21ft7jflw2ddnx00zgc2gntsp Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/374 108 1034546 3910075 2026-10-13T14:29:50Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI NEL TESTO Sul Seward presso il Dome Pass Campo sul Seward ai piedi del Dome Pass Dome Pass 281 Pag. 122 123 124 Il campo sul Dome Pass (neg. di S. A. R.) Traversando il ghiacciaio Agassiz 125 127 Volta di ghiaccio sopra un laghetto del ghiacciaio Agassiz 128 Campo ai piedi del ghiacciaio Newton 129 Cascata terminale del ghiacciaio Newton. (Via seguita dalla carovana) 132 Dalla seconda piattafor... 3910075 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI NEL TESTO Sul Seward presso il Dome Pass Campo sul Seward ai piedi del Dome Pass Dome Pass 281 Pag. 122 123 124 Il campo sul Dome Pass (neg. di S. A. R.) Traversando il ghiacciaio Agassiz 125 127 Volta di ghiaccio sopra un laghetto del ghiacciaio Agassiz 128 Campo ai piedi del ghiacciaio Newton 129 Cascata terminale del ghiacciaio Newton. (Via seguita dalla carovana) 132 Dalla seconda piattaforma del ghiacciaio Newton, guardando verso Est Dalla seconda piattaforma del ghiacciaio Newton Contrafforte Nord della valle Contrafforte orientale del Sant' Elia 134 136 138 Laghetto fra i seracchi del Newton 139 Il Sant'Elia dalla seconda cascata del ghiacciaio Newton 140 Campo sul ghiacciaio Newton, dopo una nevicata Campo sul ghiacciaio Newton, nella nebbia Sant' Elia e seracchi del ghiacciaio Newton 141 143 144 Attraversando l'Agassiz, nel ritorno Il Sant'Elia e la terza cascata del ghiacciaio Newton dopo il tramonto del sole Monte Newton e terza cascata del ghiacciaio Parete Sud del ghiacciaio Newton, e ghiacciaio Savoia al suo confluire col Newton Campo ai piedi di un seracco, sulla terza cascata del ghiacciaio Newton Monte Newton dalla terza cascata del ghiacciaio Il Sant' Elia dalla terza cascata del Newton Sant'Elia e colle Russell dal secondo altipiano del Newton Salendo al colle Russell Il monte Newton dal colle Russell La regione percorsa dalla spedizione a Est del Sant'Elia, vista dal colle Russell La cresta NNE. del Sant' Elia dal colle Russell e la via seguita dalla carovana di S. A. R. La catena del monte Logan dalla vetta del Sant'Elia Pendio fiorito delle Hitchcock Traversando il ghiacciaio Pinnacle, al ritorno Scendendo una china nevosa di fianco al Seward Dalla baja di Yakutat (Logan, Cook, Hubbard) Sitka dal porto Il bacino di Sitka Fra le Rocciose del Canadà Cucina scomposta nei singoli pezzi Cucina pronta per il trasporto Portantina Sella. 145 147 149 150 151 152 156 157 158 159 161 167 174 175 176 177 184 188 189 191 200 200 206 36<noinclude><references/></noinclude> qimbb07efqshanblde06hz2ghn6tsu0 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/376 108 1034547 3910076 2026-10-13T14:30:01Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: DEDICA PREFAZIONE INDICE DELLE MATERIE CAPITOLO PRIMO DA TORINO A SEATTLE CAPITOLO SECONDO DA SEATTLE A JUNEAU L'ARCIPELAGO ALEXANDER E L'ALASKA DA JUNEAU A YAKUTAT CAPITOLO TERZO IL GHIACCIAIO MUIR, SITKA E LA GRANDE CATENA COSTIERA CAPITOLO QUARTO LA STORIA DEL SANT'ELIA CAPITOLO QUINTO IL GHIACCIAIO MALASPINA Pag. V-VII IX 33 CAPITOLO SESTO GHIACCIAIO SEWARD, DOME PASS E GHIACCIAIO AGASSIZ. . 101 CAPITOLO SETTIMO IL G... 3910076 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>DEDICA PREFAZIONE INDICE DELLE MATERIE CAPITOLO PRIMO DA TORINO A SEATTLE CAPITOLO SECONDO DA SEATTLE A JUNEAU L'ARCIPELAGO ALEXANDER E L'ALASKA DA JUNEAU A YAKUTAT CAPITOLO TERZO IL GHIACCIAIO MUIR, SITKA E LA GRANDE CATENA COSTIERA CAPITOLO QUARTO LA STORIA DEL SANT'ELIA CAPITOLO QUINTO IL GHIACCIAIO MALASPINA Pag. V-VII IX 33 CAPITOLO SESTO GHIACCIAIO SEWARD, DOME PASS E GHIACCIAIO AGASSIZ. . 101 CAPITOLO SETTIMO IL GHIACCIAIO NEWTON 131 CAPITOLO OTTAVO L'ASCENSIONE DEL SANT'ELIA. 155<noinclude><references/></noinclude> 33kivledge78o5t6q5nez9q622i4x5a Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/377 108 1034548 3910077 2026-10-13T14:30:08Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 284 INDICE DELLE MATERIE CAPITOLO NONO RITORNO DAL SANT'ELIA A YAKUTAT CAPITOLO DECIMO RITORNO IN EUROPA DA YAKUTAT A LONDRA Pag. 171 187 APPENDICI A. EQUIPAGGIAMENTO DELLA SPEDIZIONE B. OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE DEL TENENTE DI VASCELLO UMBERTO CAGNI 199 211 C. CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE 235 D. RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO RIPORTATO DAL- LA SPEDIZIONE DEL PROF. CARLO EMERY 245 E. ROCCIE E MINERALI DELL'... 3910077 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>284 INDICE DELLE MATERIE CAPITOLO NONO RITORNO DAL SANT'ELIA A YAKUTAT CAPITOLO DECIMO RITORNO IN EUROPA DA YAKUTAT A LONDRA Pag. 171 187 APPENDICI A. EQUIPAGGIAMENTO DELLA SPEDIZIONE B. OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE DEL TENENTE DI VASCELLO UMBERTO CAGNI 199 211 C. CONDIZIONI SANITARIE DELLA SPEDIZIONE 235 D. RELAZIONE DEL MATERIALE ZOOLOGICO RIPORTATO DAL- LA SPEDIZIONE DEL PROF. CARLO EMERY 245 E. ROCCIE E MINERALI DELL' ALASKA MERIDIONALE (DELL' IN- GEGNERE VITTORIO NOVARESE). 261 F. INDICE BIBLIOGRAFICO. 271 INDICE DELLE TAVOLE. 277 INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI INTERCALATE NEL TESTO. . 279<noinclude><references/></noinclude> fx6lrutd3d5nwrtmcd819yi8xf465rd Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/378 108 1034549 3910078 2026-10-13T14:30:16Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: V. TURATI, IMF, MILANO Huxley. S. Elia. Newton. Bering Malaspina. 3910078 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>V. TURATI, IMF, MILANO Huxley. S. Elia. Newton. Bering Malaspina.<noinclude><references/></noinclude> gczszovnaakbfj1qiif9bp4ea3a03mu Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/379 108 1034550 3910079 2026-10-13T14:30:26Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Augusta. Hitchcock. Cock CATENE DEL S. ELIA E DEL COOK DAL GHIACCIAIO MALASPINA (15 Km. a S.-E. dello sbocco del Seward). 3910079 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>Augusta. Hitchcock. Cock CATENE DEL S. ELIA E DEL COOK DAL GHIACCIAIO MALASPINA (15 Km. a S.-E. dello sbocco del Seward).<noinclude><references/></noinclude> 1pa317e7nvsrrxxlr8dp3ksy2ymqjgx Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/380 108 1034551 3910081 2026-10-13T14:30:34Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: V.TURATI 3910081 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>V.TURATI<noinclude><references/></noinclude> c316gi15mqmpf23kyldhvgo2sg5uxmf Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/382 108 1034552 3910082 2026-10-13T14:30:50Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 1 Grande morena mediana sul Malaspina. 2. Chaix. OFFICINA TIP. V. TURATI MILANO DAL 3910082 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>1 Grande morena mediana sul Malaspina. 2. Chaix. OFFICINA TIP. V. TURATI MILANO DAL<noinclude><references/></noinclude> 0bgn3zsfrkaq6tse4wdjumid9bn9gur Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/383 108 1034553 3910083 2026-10-13T14:30:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: V Dome Pass. Bering. Malaspina. 3. Samovar. Huxley. S. Elia. Newton. IANCO ORIENTALE DEL GHIACCIAIO SEWARD CATENA S. ELIA AUGUSTA E SBOCCO DEL SEWARD NEL MALASPINA. 3910083 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>V Dome Pass. Bering. Malaspina. 3. Samovar. Huxley. S. Elia. Newton. IANCO ORIENTALE DEL GHIACCIAIO SEWARD CATENA S. ELIA AUGUSTA E SBOCCO DEL SEWARD NEL MALASPINA.<noinclude><references/></noinclude> r7mdpyrt7zo0q2gdc2ftnokgxc6q36o Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/384 108 1034554 3910084 2026-10-13T14:31:11Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Augusta. Corwin. 4. Ghiacciaio Pinnacle. 5. Ghiacciaio Hitchcock. V.TURATLine 3910084 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>Augusta. Corwin. 4. Ghiacciaio Pinnacle. 5. Ghiacciaio Hitchcock. V.TURATLine<noinclude><references/></noinclude> qw5kaefz0iv2xcjbe7q8b8w2z22mw5s Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/386 108 1034555 3910085 2026-10-13T14:31:25Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: + Malaspina. Bering. Vancouver. Augusta. Hubbard (lontaro) Cook. 2. Monti Hitchcock. 6. Ghiacciaio Savoja. 3. Pinnacle-Pass. 4. Dome- Pass. V.TURATI Valle Newton. OFFICINA TIP. V. TURATI MILANO 1. Ghiacciaio Seward. 5. Ghiacciaio Agassiz. LA REGIONE A ESTE SUD-EST DEL S. ELIA VISTA DAL COLLE RUSSELL 3910085 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>+ Malaspina. Bering. Vancouver. Augusta. Hubbard (lontaro) Cook. 2. Monti Hitchcock. 6. Ghiacciaio Savoja. 3. Pinnacle-Pass. 4. Dome- Pass. V.TURATI Valle Newton. OFFICINA TIP. V. TURATI MILANO 1. Ghiacciaio Seward. 5. Ghiacciaio Agassiz. LA REGIONE A ESTE SUD-EST DEL S. ELIA VISTA DAL COLLE RUSSELL<noinclude><references/></noinclude> hww12ur34on9e6i7ocy7dqdr80jow4m Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/388 108 1034556 3910086 2026-10-13T14:31:35Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Lucania. Bona. A. Ghiacciaio Quintino Sella. Bear. Cresta Nord del S. Elia. Ghiacciaio OFFICINA TIP. V. TURATI MILANO DALLA CRESTA NORD-EST DEL S. ELIA A 5000 METRI DI 3910086 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>Lucania. Bona. A. Ghiacciaio Quintino Sella. Bear. Cresta Nord del S. Elia. Ghiacciaio OFFICINA TIP. V. TURATI MILANO DALLA CRESTA NORD-EST DEL S. ELIA A 5000 METRI DI<noinclude><references/></noinclude> rfr7mp3neoz6qvftyjauwbsvyvaqqbp Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/389 108 1034557 3910087 2026-10-13T14:31:45Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Logan. Colombo. M. Newton. ALTITUDINE LA REGIONE A NORD DEL S. ELIA. Ghiacciaio Seward. V.TURATI 3910087 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>Logan. Colombo. M. Newton. ALTITUDINE LA REGIONE A NORD DEL S. ELIA. Ghiacciaio Seward. V.TURATI<noinclude><references/></noinclude> lkzmpvqmoffzlpwnhdqp0a4aodjthnv Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/393 108 1034558 3910088 2026-10-13T14:32:03Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ROBINSON 9 H Gh Gh. Guyot RR 141° COLLE RUSSEL CATENA MS MSHUXLEY Tyndall 1. Caetani Cicy Baja Icy ME LOGAN MENEWTON CATENA AUGUSTA ELIA Stan Gh. Libbe OCEANO Torrente Fountain PASSO DOME SAMOVAR Gh.Cascade cciaio Se DENTI CORWIN PASSO PINNACLE A HITCHCOCK CATENA H Is Blossom MALASPI 140° MEIRVING ME COOK SCHIZZO DELLA REGIONE DEL ME ST ELIA Secondo J.C. Russel (1891) Morene Poreste Scala 1:300.000 Kilometri Itinerario d... 3910088 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ROBINSON 9 H Gh Gh. Guyot RR 141° COLLE RUSSEL CATENA MS MSHUXLEY Tyndall 1. Caetani Cicy Baja Icy ME LOGAN MENEWTON CATENA AUGUSTA ELIA Stan Gh. Libbe OCEANO Torrente Fountain PASSO DOME SAMOVAR Gh.Cascade cciaio Se DENTI CORWIN PASSO PINNACLE A HITCHCOCK CATENA H Is Blossom MALASPI 140° MEIRVING ME COOK SCHIZZO DELLA REGIONE DEL ME ST ELIA Secondo J.C. Russel (1891) Morene Poreste Scala 1:300.000 Kilometri Itinerario della Spedizione di S.A.R. il Duca degli Abruzzi Ghiacciaio Baja Disenchantment HUBBARD Ghiacciaio SEATTLE Haenke C.Enchantorent MDRAPER Hidden MEUNANA MFRUHANAH MHEND PINTA NITEBER Knight BAJA YAKUTAT Torrente Osar pa Manby Torrente Manhy Khantaak P.Mulgrave Missione PACIFIC O 141° C.Ocean 140° Istituto Cartografico Italiano Roma.<noinclude><references/></noinclude> tgh4ibvq1h6t07xvx4vds5y7nb1k7y8 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/395 108 1034559 3910089 2026-10-13T14:32:16Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 13 150 18 15 м 12 10 P13 1 Kadisk S K SPEDIZIONE DI S.AR. IL DUCA DEGLI ABRUZZI AL MONTE S. ELIA CARTA DELLA COSTA NORD-OVEST DELL'AMERICA SETTENTRIONALE SCRLF 1: 3.500000 L K Y U Lik " + I Chichagos 1. Bari 7 L Regione N Ines P XDRO Principe di talles Sevilla- ENTRATA DIXON Penda 1. Graham ETTO DI RECATE M I A N Vi Regina Carl Sele ISOLA Lo AXCOUVER Finery W 112 Longitudine 136 Ovest 131 126 Istituto Cartografic Italian... 3910089 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>13 150 18 15 м 12 10 P13 1 Kadisk S K SPEDIZIONE DI S.AR. IL DUCA DEGLI ABRUZZI AL MONTE S. ELIA CARTA DELLA COSTA NORD-OVEST DELL'AMERICA SETTENTRIONALE SCRLF 1: 3.500000 L K Y U Lik " + I Chichagos 1. Bari 7 L Regione N Ines P XDRO Principe di talles Sevilla- ENTRATA DIXON Penda 1. Graham ETTO DI RECATE M I A N Vi Regina Carl Sele ISOLA Lo AXCOUVER Finery W 112 Longitudine 136 Ovest 131 126 Istituto Cartografic Italiano, Roma. Colli Clear F. Columbia 56 5 16<noinclude><references/></noinclude> b6kztwu8c13tj7299pn4z3zbpzqr0t9 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/356 108 1034560 3910090 2026-10-13T14:32:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ROCCIE E MINERALI DELL'ALASKA 263 ancora più recenti degli strati di Yakutat, il Russell dovette ricorrere all'ipo- tesi di una frattura o faglia, parallela alla stratificazione, che avrebbe por- tato in alto gli scisti, spingendoli sopra alle arenarie (I, pag. 168 e pag. 174). Al Russell stesso non è sfuggita l' inverosimiglianza di tutte queste sup- posizioni e determinazioni e nel suo primo scritto, ancora prima di sc... 3910090 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ROCCIE E MINERALI DELL'ALASKA 263 ancora più recenti degli strati di Yakutat, il Russell dovette ricorrere all'ipo- tesi di una frattura o faglia, parallela alla stratificazione, che avrebbe por- tato in alto gli scisti, spingendoli sopra alle arenarie (I, pag. 168 e pag. 174). Al Russell stesso non è sfuggita l' inverosimiglianza di tutte queste sup- posizioni e determinazioni e nel suo primo scritto, ancora prima di scoprire l'origine glaciale del Pinnacle system, confessa, con una lealtà che gli fa onore, che «l'età relativa delle serie di Yakutat e di Pinnacle è il punto più debole della storia geologica che ha abbozzato » (I, pag. 173). Durante la seconda spedizione non ha più avuto occasione di tornare sopra tale ar- gomento: la soluzione del dubbio è lasciata quindi agli studii avvenire. Il Russell ha pure dato uno schema della struttura geologica della re- gione, fondato però sul supposto dell'esistenza della faglia che ha portato gli scisti del Sant' Elia al disopra delle arenarie di Yakutat, faglia assolu- tamente parallela alla stratificazione, la quale è inclinata verso N.E. con una pendenza di 15°. Alla spinta che ha prodotto questa faglia sarebbe anzi do- vuto il disordine ed i ripiegamenti della serie di Yakutat. Tutto il rilievo attuale del paese intorno al Sant'Elia sarebbe dovuto ad un sistema di grandi fratture posteriori a questa prima, che incrociandosi, avrebbero frazionato la superficie del terreno in frammenti o zolle (blocks) indipendenti gli uni dagli altri e che, sotto l'azione delle spinte si sarebbero inclinati tutti verso Nord. La parete meridionale del Sant'Elia, formata dalle testate degli strati, sa- rebbe un piano di rottura di uno di tali blocchi; il pendio del monte rivolto a Nord, molto più dolce, sarebbe formato dalla superficie degli strati. Le fotografie così del Russell come della spedizione italiana lasciano difatti scor- gere sul monte Sant'Elia una stratificazione molto distinta pendente verso N. o N.E. Però, ora che si conosce essere la piramide terminale costituita di diorite, tali piani anzichè di stratificazione potrebbero essere piani di divi- sione pura e semplice della roccia massiccia. Il Russell attribuisce a tutte queste dislocazioni l'attuale elevazione degli strati del Pinnacle system, sul livello del mare. Il sollevamento dell' intiero sistema montuoso dell' Alaska meridionale sarebbe quindi posteriore agli strati di Yakutat, per conseguenza non più antico del pleistocene e ad ogni modo di età recentissima. Ciò, senza potersi negare a priori, costi- tuisce certamente un fatto molto nuovo e singolare; il suo valore però è grandemente diminuito dalla considerazione, che tutto questo edificio d'ipo- tesi è architettato sopra una base della cui solidità dubita lo stesso autore. Finchè nuove osservazioni non verranno a confermare in modo sicuro, che le arenarie di Yakutat sono realmente più recenti del Pinnacle system, le ipotesi sull'orogenesi del Sant'Elia fatte dal Russell sono da accogliersi colla massima riserva.<noinclude><references/></noinclude> 7rojyaqvsode5wvmwg3m4elx0sq64u0 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/357 108 1034561 3910091 2026-10-13T14:32:51Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 264 APPENDICE E A. Piramide terminale del monte Sant' Elia Sulla natura della roccia che costituisce la piramide terminale del Sant'Elia, il Russell ha soltanto un'indicazione incidentale (II, p. 49), dove afferma avere incontrato a 1000 metri sopra il colle Russell uno spuntone di diorite scura. Nelle note geologiche della prima spedizione gli accenni sono anche più va- ghi, contentandosi egli di chiamare scisto metamor... 3910091 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>264 APPENDICE E A. Piramide terminale del monte Sant' Elia Sulla natura della roccia che costituisce la piramide terminale del Sant'Elia, il Russell ha soltanto un'indicazione incidentale (II, p. 49), dove afferma avere incontrato a 1000 metri sopra il colle Russell uno spuntone di diorite scura. Nelle note geologiche della prima spedizione gli accenni sono anche più va- ghi, contentandosi egli di chiamare scisto metamorfico, senz'altro, la roccia costituente la catena del Sant'Elia, ed astenendosi esplicitamente di entrare in particolari per mancanza di osservazioni soddisfacenti (I, pag. 173). I due campioni autentici della piramide raccolti dalla spedizione italiana, sono per ciò un contributo prezioso alla conoscenza della sua costituzione litologica. Il loro studio ha confermato la fugace osservazione del Russell: la roccia del Sant'Elia è effettivamente una diorite tipica che passa localmente ad una orneblendite. 1. Diorite. Di aspetto tipico, a grana media e piccola: però questa nell'unico cam- pione, di dimensioni piuttosto ridotte, è sensibilmente variabile. La struttura è la ipoidiomorfa granulare senza accenni di struttura porfirica: però nessuno degli elementi essenziali, felspato ed anfibolo, ha contorni cristallografici netti; l'anfibolo soltanto lascia scorgere talora le faccie del prisma. I mine- rali componenti essenziali sono: anfibolo (orneblenda) ed un felspato pla- gioclasio (labrador); molto subordinato è un pirosseno non sensibilmente co- lorato in sezione. Fra i minerali accessorii abbonda la titanite in cristalli piccolissimi ed a contorni arrotondati, sono scarse la pirite e la magnetite; fra i minerali secondarii sono da annoverarsi la calcite e l'epidoto. Il plagioclasio nella roccia appare bianco ed ancora semitrasparente; in sezione sottile si mostra sufficientemente fresco e senza notevoli alterazioni, ciò che rende un po' enigmatica la relativa abbondanza della calcite. Pre- senta le geminazioni solite dell' albite e del periclino. I suoi caratteri ottici corrispondono a quelli di un labrador alquanto più basico di quello Ab, An,, forse un Ab, Ang. L'anfibolo ha l'aspetto solito dell'orneblenda verde scura delle dioriti tipiche. L'ing. Ettore Mattirolo ha fatto nel laboratorio chimico del R. Ufficio Geologico uno studio analitico della diorite del Sant'Elia e ne ha pure de- terminato il peso specifico. Secondo quanto mi comunica, la roccia fonde al cannello con relativa facilità in un vetro nero alquanto bolloso e magne- tico; è attaccata parzialmente dagli acidi dando luogo a debole efferve- scenza. La sua polvere di color grigio verdiccio, umettata con acqua, mani- festa una reazione alcalina forse più spiccata di quella che di ordinario si osserva in roccie analoghe; scaldata in tubetto chiuso, dopo che è stata es- siccata a 110° emette un po' d'acqua combinata, della quale però non fu ese- guita la determinazione diretta.<noinclude><references/></noinclude> he7y8ssmknmy4mhxkp7r6cuimtm7zq2 Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/358 108 1034562 3910092 2026-10-13T14:32:59Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ROCCIE E MINERALI DELL' ALASKA 265 I saggi analitici quantitativi eseguiti su materiale essiccato a 110° hanno dato la composizione centesimale riprodotta nella tabella seguente. Dev'es- sere notato che la determinazione delle quantità relative di ferro allo stato di ossido ferrico e ferroso non è stata eseguita; ma però sembra che que- st'ultimo predomini su quello. SiO₂ TiO2 CO₂ Ph₂O5 A1,03 FeO MnO CaO MgO Na,O K.O S (... 3910092 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ROCCIE E MINERALI DELL' ALASKA 265 I saggi analitici quantitativi eseguiti su materiale essiccato a 110° hanno dato la composizione centesimale riprodotta nella tabella seguente. Dev'es- sere notato che la determinazione delle quantità relative di ferro allo stato di ossido ferrico e ferroso non è stata eseguita; ma però sembra che que- st'ultimo predomini su quello. SiO₂ TiO2 CO₂ Ph₂O5 A1,03 FeO MnO CaO MgO Na,O K.O S (della pirite) Perdita per fusione (dedotta CO₂) 46.65 1.03 0.57 traccie 16. 29 10.54 traccie 13. 22 8.13 2.78 traccie traccie I. 56 100.77 Sei determinazioni del peso specifico della roccia, eseguite a temperatura ordinaria su diverso materiale, hanno dato valori variabili fra 3.00 e 3.06 con una media di 3.018. Dall'insieme dell'analisi del Mattirolo, la diorite del Sant'Elia si accoste- rebbe ai tipi in cui la basicità aumenta a causa della prevalenza dell'anfi- bolo sul felspato. Coll'aumentare di questa prevalenza si fa passaggio al tipo seguente (N. 2). 2. Orneblendite. Costituita dall' anfibolo della diorite appena commisto a qualche raro grano di plagioclasio. Si tratta quasi certamente di una varietà della roccia precedente in cui predomina l'orneblenda, in individui maggiori, con faccie di sfaldatura molto nitide e splendenti. Secondo il De Filippi gli ultimi spuntoni di roccia incontrati durante l'ascensione della vetta del Sant'Elia, a 5032 m., sarebbero costituiti da questa varietà. B. Piede del contrafforte E. del monte Sant' Elia, verso il ghiacciaio Agassiz. Strati verticali. Nel « couloir » che sale al Newton. Arenaria psammitica quarzosa a grana fina, con struttura molto rego- lare. Di color grigio, dovuto essenzialmente a piccolissimi punti neri (mica?). Leggiere differenze di colore pongono in evidenza una stratificazione molto 34<noinclude><references/></noinclude> 5hf5t456ux8odulf5ad72897xy32f9l Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/359 108 1034563 3910093 2026-10-13T14:33:07Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 266 APPENDICE E sottile e regolare. Le faccie non fresche del campione sono coperte da una crosta limonitica, bruno-rossastra. C. Cupola Nord-Est del Dome Pass. Arenaria a grana media poco uniforme: i grani sono debolmente cemen- tati da un cemento siliceo-argilloso: è più probabile che la friabilità sia do- vuta all'azione dell'atmosfera e che la roccia fresca sia più solida. La se zione sottile della roccia mostra un a... 3910093 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>266 APPENDICE E sottile e regolare. Le faccie non fresche del campione sono coperte da una crosta limonitica, bruno-rossastra. C. Cupola Nord-Est del Dome Pass. Arenaria a grana media poco uniforme: i grani sono debolmente cemen- tati da un cemento siliceo-argilloso: è più probabile che la friabilità sia do- vuta all'azione dell'atmosfera e che la roccia fresca sia più solida. La se zione sottile della roccia mostra un aggregato di grani angolosi di quarzo; di frammenti di felspati più o meno alterati, alcuno dei quali presenta ancora la striatura caratteristica dei plagioclasi; ed infine di pagliette di biotite ab- bastanza fresche, ma che presentano quasi tutte pieghe, rotture e gualciture che dimostrano essere stata la massa soggetta a pressioni. D. Contrafforte Nord dell' Hitchcock Range. Versante Ovest. Arenaria psammitica a finissima grana, grigio-giallastra. Sulle faccie di divisibilità parallele alla stratificazione luccicano pagliette micacee argen- tine molto minute. I tre campioni di arenaria B, C e D, anzichè roccie diverse sembrano varietà dello stesso tipo di arenaria psammitica con cemento siliceo-argil- loso e senza traccie di calcare. È verosimile che appartengano tutte alla formazione di Yakutat, composta appunto di arenarie e scisti neri con forti ripiegamenti, dislocazioni e disturbi. E. Piede del contrafforte a Nord del ghiacciaio Pinnacle (Pinnacle Cliffs). Campo Russell. Tutti i campioni provengono dalla formazione di Pinnacle, la quale ai Pinnacle Cliffs ha circa 600 metri di potenza e consta di un'alternanza di arenaria, conglomerati di vario genere, argille, scisti, ecc. Cosa notevole, contiene nelle sue parti superiori anche un banco di calcare con frammenti di Pecten. La massa principale della formazione consta di un'argilla sab- biosa con ciottoli, nella quale l'erosione dell' acqua piovana dà luogo alla formazione di guglie e di pinnacoli, fatto caratteristico e noto nelle forma- zioni moreniche di molti paesi alpini. Questa formazione sabbiosa ed argil- losa, con ciottoli appiattiti, striati e lisciati, è, com'ebbe a riconoscere il Russell nella sua seconda spedizione, una morena depostasi in mare, e contenente per ciò qua e là fossili marini. Il materiale raccolto dalla spedi- zione italiana consta appunto di un certo numero di ciottoli erratici, e di al- cuni frammenti male determinabili di fossili entro la loro matrice rocciosa. 1. Ciottolo di quarzite solcato da piani di rottura coi frammenti spo- stati lungo tali piani e ricementati. È un bellissimo campione di quelli che il Russell ha chiamato faulted pebbles (ciottoli con faglie; I, pag. 171 e figure 7 ed 8).<noinclude><references/></noinclude> 0hpipldg4za11wonxwgq2onl6t1zbit Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/360 108 1034564 3910094 2026-10-13T14:33:16Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: ROCCIE E MINERALI DELL' ALASKA 267 2. Ciottolo di quarzite screpolato ma senza i frammenti spostati. Ha forma leggermente triquetra. 3. Ciottoletto di granito biancastro o di arkose a mica nera. 4. Arenaria simile a quella D. 5. Brecciola a piccoli elementi con cemento calcareo. 6. Arenaria tenera a cemento calcareo con frammenti fossili di una bi- valve, non determinabile. 7. Argilloscisti nerastri (shale) con fossili.... 3910094 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>ROCCIE E MINERALI DELL' ALASKA 267 2. Ciottolo di quarzite screpolato ma senza i frammenti spostati. Ha forma leggermente triquetra. 3. Ciottoletto di granito biancastro o di arkose a mica nera. 4. Arenaria simile a quella D. 5. Brecciola a piccoli elementi con cemento calcareo. 6. Arenaria tenera a cemento calcareo con frammenti fossili di una bi- valve, non determinabile. 7. Argilloscisti nerastri (shale) con fossili. I fossili, frammenti di con- chiglie e modelli appartengono in buona parte certamente al genere Cardium. A complemento dei cenni precedenti, riporto dal Russell l'elenco delle specie fossili trovate nelle due spedizioni. Nella prima ai Pinnacle Cliffs sono state trovate le seguenti specie (I, pag. 172): Mya arenaria, L. Mytilus edulis, L. Leda fossa Baird, = L. minuta, Fabr. Macoma inconspicua, B. e S. Cardium islandicum, L. Litorina atkana, Dall. Inoltre (II, p. 170-171) il Russell accenna alla presenza di grandi conchiglie di Pecten (P. caurinus (?) Gld.) nel calcare che copre la sua serie di Pinnacle. Le specie trovate alle Chaix Hills sono le seguenti (pag. 25): Cardium islandicum, L. Macoma sabulosa, Spengler Natica, sp.? Nucula (2 specie ind.) Panopea arctica, Lam. Thracia curta, Conr. Yoldia limatula, Say. Yoldia (cfr. myalis) Yoldia (cfr. obesa) Yoldia thraciaeformis, Shorer. Infine in un'argilla subglaciale affatto recente presso alla fronte del ghiac- ciaio Malaspina, il Russell ha rinvenuto, ad una piccola altezza sul mare, altre conchiglie fossili, che secondo le determinazioni del Dall (II, 63) com- prenderebbero le seguenti specie: Cardium gronlandicum, Gronl. Cardium islandicum, L. Kennerlia grandis, Dall Leda fossa, Baird Macoma sabulosa, Spengler.<noinclude><references/></noinclude> 8c0y92x09ktpzz9glx68pvq3gm5ihlq Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/361 108 1034565 3910095 2026-10-13T14:33:24Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: 268 APPENDICE E F. Piede della morena frontale del ghiacciaio Malaspina a N. della Punta Manby; 42 miglia a SSE. del monte Sant'Elia. La Punta Manby si trova all'incirca nel bel mezzo dell'arco morenico frontale del Malaspina, in tale posizione però che in essa parrebbe doves- sero prevalere i materiali trasportati dal ghiacciaio Seward. Tuttavia non si può fondare alcuna presunzione sulla provenienza del materiale perch... 3910095 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>268 APPENDICE E F. Piede della morena frontale del ghiacciaio Malaspina a N. della Punta Manby; 42 miglia a SSE. del monte Sant'Elia. La Punta Manby si trova all'incirca nel bel mezzo dell'arco morenico frontale del Malaspina, in tale posizione però che in essa parrebbe doves- sero prevalere i materiali trasportati dal ghiacciaio Seward. Tuttavia non si può fondare alcuna presunzione sulla provenienza del materiale perchè il Seward è fiancheggiato, al suo sbocco nel Malaspina, dai Samovar Hills e dalle colline del Pinnacle Pass, costituite da un deposito morenico relativa- mente molto antico e di ignota origine, da cui può anche provenire in buona parte il materiale erratico della Punta Manby. Premessa questa riserva pos- siamo enumerare le diverse specie di roccie e minerali raccolti: 1. Diorite 2. Orneblendite. Queste due roccie sono affatto analoghe se non identiche a quelle della piramide terminale del Sant'Elia. La piramide del Sant'Elia però rimane al difuori del bacino tributario al Seward; per ciò tali roccie se non pro- vengono dai conglomerati dei Samovar Hills, proverebbero l'esistenza di roccie dioritiche nei monti ad E. del Sant'Elia. 3. Roccia felspatica con un minerale cloritizzato: forse una diorite od un' eufotide parzialmente alterata. Il Russell (I, pag. 168) afferma essere le morene mediane dei ghiacciai Hayden e Marvine, tributari entrambi del Malaspina, costituite da gabbro (eufodite) e serpentina, ciò che parrebbe in- dicare la presenza di tali roccie sul versante occidentale del monte Cook. 4. Granito anfibolico. Roccia a felspato alterato, mica nera cloritizzata ed anfibolo verde-bruno con alquanto quarzo. 5. Scisto attinolitico. 6. Scisto dioritico gneissiforme. 7. Attinoto in lunghi prismi con ganga di quarzo citrino. 8. Aplite. 9. Scisto attinolitico verde-chiaro. 10. Diaspro nero in ciottoli. 11. Scisto nero ardesiaco. 12. Pegmatite. 13. Quarzo filoniano. 14. Roccia nera micacea colla costituzione e l'aspetto di una grauwacke metamorfosata per contatto, con un prisma di andalusite di parecchi cen- timetri di lunghezza, a sezione rombica di circa 1 cm. di lato. Sebbene il minerale sembri compenetrato dal cemento scistoso della roccia, dà però dei frammenti molto freschi e limpidi leggermente colorati e pleocroitici in verde molto chiaro ed in rosa. Roma, R. Ufficio Geologico, marzo 1899. Ing. VITTORIO NOVARESE.<noinclude><references/></noinclude> 85ymkk7vuvthzejtbzwi7xqtl7o757d Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/157 108 1034566 3910117 2026-10-13T16:29:49Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3910117 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|||137}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=1.2|L=0.5em|f=250%|'''CANTO'''}} {{Ct|v=1.4|L=0.3em|f=150%|'''QUINTO.'''}} {{FI |file = Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673 (page 119 crop).jpg |width = 15% |margin-bottom = 2em }} {{Ct|v=0.8|L=0.3em|f=110%|ARGOMENTO.}} <poem style="font-style:normal">Navigando ver Ioppe il Capitano, Per novello accidente, il suol ripiglia. Dove uccide à duel l’empio Tigrano, Ed à guerra campale il Rè scompiglia. Cloridora raquista di sua mano, Là già perduta, e sconosciuta Figlia. Sprezza il Duce gli honor, spediti i messi; Viene à pugna naval co’ drudi istessi.</poem> {{Ct|t=2.5|v=0.3|f=90%|1.}} <poem>{{Capolettera|M}}A il Duce Ebreo, per ritrovar costoro, Già imbarcato s’havea, con la sua gente; Mentre in piuma di rose, e in letto d’oro L’Alba il dì partoria sù l’Oriente. E degli augei l’armonioso choro Celebrava il natale al Sol nascente. E’ Marinari già l’ancora à l’onda Havean ritolto, e ’l canape à la sponda.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Quando''{{spazi|5}}}}</noinclude> cnt5pnk2ss359colqmkreprhu6r9enh 3910124 3910117 2026-10-13T16:46:52Z Modafix 8534 3910124 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|||137}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=1.2|L=0.5em|f=250%|'''CANTO'''}} {{Ct|v=1.4|L=0.3em|f=150%|'''QUINTO.'''}} {{FI |file = Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673 (page 119 crop).jpg |width = 15% |margin-bottom = 2em }} {{Ct|v=0.8|L=0.3em|f=110%|ARGOMENTO.}} <poem style="font-style:normal">Navigando ver Ioppe il Capitano, Per novello accidente, il suol ripiglia. Dove uccide à duel l’empio Tigrano, Ed à guerra campale il Rè scompiglia. Cloridora raquista di sua mano, La già perduta, e sconosciuta Figlia. Sprezza il Duce gli honor, spediti i messi; Viene à pugna naval co’ drudi istessi.</poem> {{Ct|t=2.5|v=0.3|f=90%|1.}} <poem>{{Capolettera|M}}A il Duce Ebreo, per ritrovar costoro, Già imbarcato s’havea, con la sua gente; Mentre in piuma di rose, e in letto d’oro L’Alba il dì partoria sù l’Oriente. E degli augei l’armonioso choro Celebrava il natale al Sol nascente. E’ Marinari già l’ancora à l’onda Havean ritolto, e ’l canape à la sponda.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Quando''{{spazi|5}}}}</noinclude> 96pur0udrxtzs1napzockmfknqunld5 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/158 108 1034567 3910118 2026-10-13T16:33:43Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3910118 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|138|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=2.5|v=0.3|f=90%|2.}} <poem>Quando ecco dal suo campo un messo grida, Ver lui correndo: A terra, ò Capitano, Ch’Areta il Rè, ch’ambe l’Arabie guida, Ci assalse, e seco hà il suo Cugin Tigrano, Che à singolar tenzon tè solo sfida, Per un’Araldo: Il Duce da lontano Ciò scoprendo, le man s’arma, e la fronte, Ch’armato è ’l resto; e salta irato il ponte.</poem> {{Ct|t=2.5|v=0.3|f=90%|3.}} <poem>Come d’alto in mirar l’eroico Angello, Che sù l’Olimpo empio dragon gli oppugna L’amato, e caro nido, incontro à quello Vola veloce, e ’l rostro aguzza, e l’ugna. Così scorto l’Eroe dal suo Vascello, Che l’inimico, il campo amico impugna, Rapido contra quello à terra gira, E ’l capo arma, e la man di ferro, e d’ira.</poem> {{Ct|t=2.5|v=0.3|f=90%|4.}} <poem>Monta in Sella l’Eroe, quivi sbarcato, Col drappel, co’ destrier disceso al lito. Quinci ei sprona il Cavallo, accompagnato Da’ suoi Scudier, da’ suoi Guerrier seguito. E per mezo la Piazza, ov’è schierato L’uno esercito, e l’altro, andando ardito; Fermossi al fin frà quei feroci campi, Raggi dal’arme balenando, e lampi.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||L’ar-{{spazi|5}}}}</noinclude> mqiea60lcylcnsl0981gpzl1mzvtuef 3910119 3910118 2026-10-13T16:34:49Z Modafix 8534 3910119 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|138|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|2.}} <poem>Quando ecco dal suo campo un messo grida, Ver lui correndo: A terra, ò Capitano, Ch’Areta il Rè, ch’ambe l’Arabie guida, Ci assalse, e seco hà il suo Cugin Tigrano, Che à singolar tenzon tè solo sfida, Per un’Araldo: Il Duce da lontano Ciò scoprendo, le man s’arma, e la fronte, Ch’armato è ’l resto; e salta irato il ponte.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|3.}} <poem>Come d’alto in mirar l’eroico Angello, Che sù l’Olimpo empio dragon gli oppugna L’amato, e caro nido, incontro à quello Vola veloce, e ’l rostro aguzza, e l’ugna. Così scorto l’Eroe dal suo Vascello, Che l’inimico, il campo amico impugna, Rapido contra quello à terra gira, E ’l capo arma, e la man di ferro, e d’ira.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|4.}} <poem>Monta in Sella l’Eroe, quivi sbarcato, Col drappel, co’ destrier disceso al lito. Quinci ei sprona il Cavallo, accompagnato Da’ suoi Scudier, da’ suoi Guerrier seguito. E per mezo la Piazza, ov’è schierato L’uno esercito, e l’altro, andando ardito; Fermossi al fin frà quei feroci campi, Raggi dal’arme balenando, e lampi.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||L’ar-{{spazi|5}}}}</noinclude> 8a7bs7zx539gprhen4zwjh0vq1bjd4l Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/159 108 1034568 3910120 2026-10-13T16:40:04Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3910120 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUINTO.}}}}|139}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|71.}} <poem>L’arme, non di Vulcan, com’hebbe Enea; Mà son del’Angel suo dono, e lavoro. Eburnea il brando la vagina havea, E l’elsa rilucea di gemme e d’oro. Sù l’aureo scudo il Ieovà splendea, Dentro un gemmato circolo d’alloro. E ’l rendon più terribile, e guerriero L’horribil cresta, e ’l martial destriero.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|71.}} <poem>Egli un’aureo Leon sù l’elmo porta, Chei velli squassa, e fuor le branche stende, Spalanca il fiero muso, in vista torta, E con fioccuta coda i venti offende. Ne la tenzon tanto spavento apporta, Che par tuonasse da le fauci horrende, I ruggiti magnanimi, ed ardenti, L’ugne aguzzasse, ed arruotasse i denti.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|71.}} <poem>Nato è il bravo destrier sù l’Epidauro, Lunga hà falda, ampio crin, velluta Zampa; Moro hà nome, occhio moro, e pelo mauro, Che anneva il morso, e le narici avampa. Gli splende in fronte una Cometa d’auro, A i nemici tiranni infausta lampa. Sfida il Ciel col nitrir, col piè la terra, Brilla al suon de la tromba, e de la guerra.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Così''{{spazi|5}}}}</noinclude> 0iblvjhkpe1bm14hh6uvrqm8r87uhqy 3910121 3910120 2026-10-13T16:40:22Z Modafix 8534 3910121 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUINTO.}}}}|139}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|5.}} <poem>L’arme, non di Vulcan, com’hebbe Enea; Mà son del’Angel suo dono, e lavoro. Eburnea il brando la vagina havea, E l’elsa rilucea di gemme e d’oro. Sù l’aureo scudo il Ieovà splendea, Dentro un gemmato circolo d’alloro. E ’l rendon più terribile, e guerriero L’horribil cresta, e ’l martial destriero.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|6.}} <poem>Egli un’aureo Leon sù l’elmo porta, Chei velli squassa, e fuor le branche stende, Spalanca il fiero muso, in vista torta, E con fioccuta coda i venti offende. Ne la tenzon tanto spavento apporta, Che par tuonasse da le fauci horrende, I ruggiti magnanimi, ed ardenti, L’ugne aguzzasse, ed arruotasse i denti.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|7.}} <poem>Nato è il bravo destrier sù l’Epidauro, Lunga hà falda, ampio crin, velluta Zampa; Moro hà nome, occhio moro, e pelo mauro, Che anneva il morso, e le narici avampa. Gli splende in fronte una Cometa d’auro, A i nemici tiranni infausta lampa. Sfida il Ciel col nitrir, col piè la terra, Brilla al suon de la tromba, e de la guerra.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Così''{{spazi|5}}}}</noinclude> p20s9aosag93y3iiraox7omwl3fds21 Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/160 108 1034569 3910122 2026-10-13T16:43:51Z Modafix 8534 /* Trascritta */ 3910122 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|140|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|71.}} <poem>Così disposto il saggio Capitano; Che gli amici rallegra, e gli hosti abbaglia, Del’esercito averso inanzi al piano, Mostrasi preparato à la battaglia. Il che scorgendo l’Arabo Tigrano, Contra lui, quasi fulmine si scaglia. Incontro à cui, con gli Scudieri à canto, Per far mostra di sè, fermossi alquanto.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|71.}} <poem>D’arme egli ardea, che à un principe ribelle Già tolse, fagli sopravesta intorno D’Ircana Tigre una stellata pelle, Il cui teschio è ’l cimier d’horrore adorno. Pur qual Tigre il destrier, manto hà di stelle, Ond’è detto Tigrin; negli occhi hà ’l giorno. Sù Tigrino, Tigran comparve in piazza, Ch’oltre il brando, e lo scudo, havea la mazza.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|71.}} <poem>Questi due valorosi Capitani, L’uno d’Honor, l’altro d’Amor guerriero, Poiche s’appalesaro, e da le mani, Piglia l’hasta ciascun, del suo Scudiero. Invocati dal’un gl’Idoli vani, Da l’altro il Nume onnipotente, e vero. Prende campo ciascun, piega la testa, Lo scudo imbraccia, e pon la lancia in resta.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||Stan{{spazi|5}}}}</noinclude> 1nagqh5nyisth4x90jflrn1fg2uysz5 3910123 3910122 2026-10-13T16:45:23Z Modafix 8534 3910123 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|140|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|8.}} <poem>Così disposto il saggio Capitano; Che gli amici rallegra, e gli hosti abbaglia, Del’esercito averso inanzi al piano, Mostrasi preparato à la battaglia. Il che scorgendo l’Arabo Tigrano, Contra lui, quasi fulmine si scaglia. Incontro à cui, con gli Scudieri à canto, Per far mostra di sè, fermossi alquanto.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|9.}} <poem>D’arme egli ardea, che à un principe ribelle Già tolse, fagli sopravesta intorno D’Ircana Tigre una stellata pelle, Il cui teschio è ’l cimier d’horrore adorno. Pur qual Tigre il destrier, manto hà di stelle, Ond’è detto Tigrin; negli occhi hà ’l giorno. Sù Tigrino, Tigran comparve in piazza, Ch’oltre il brando, e lo scudo, havea la mazza.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|10.}} <poem>Questi due valorosi Capitani, L’uno d’Honor, l’altro d’Amor guerriero, Poiche s’appalesaro, e da le mani, Piglia l’hasta ciascun, del suo Scudiero. Invocati dal’un gl’Idoli vani, Da l’altro il Nume onnipotente, e vero. Prende campo ciascun, piega la testa, Lo scudo imbraccia, e pon la lancia in resta.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||Stan{{spazi|5}}}}</noinclude> f6ay9hve1ahcg8n93kayscbgbv7fnum Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/163 108 1034570 3910125 2026-10-13T16:54:37Z ErCarneficedsl 76674 /* Trascritta */ 3910125 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="ErCarneficedsl" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUARTO.}}}}|143}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|17.}} <poem>Lazaro al fin s’incurva, e à quel sottentra, Ch’alza le braccia, e posto il capo, e’l tergo Sotto il buon scudo, il ferro al sen gl’incentra, Rottogli il fianco à canto al forte usbergo. Spinta da la gran destra, al cor sen’entra L’acuta spada, ove hà la vita albergo. Ritratta poi da la vittrice palma, Trahe seco il sangue, e insine col sangue l’alma.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|18.}} <poem>Cadde l’Arabo, al colpo à terra estinto, E suonar soura lui, cadendo, l’armi, Fodra il brando l’invitto, e’l morto vinto, Vieta, che si cattivi, ò si disarmi. Tosto fù dagli amici il miser cinto; E sù lui si cantar lugubri carmi. Tigrin, Tigrino istesso, à capo chino, Pianse del suo Signor l’empio destino.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|19.}} <poem>Moro à l’incontro ambitioso, e baldo, Porta il suo, trionfante, e par che rida. Mentre Areta, al Cugino il sangue caldo, Lava, col caldo pianto, arrabbia, e grida. Poi montato in furor, per un’Araldo, A battaglia campale il Duce sfida. L’accetta, il Capitano, e per indicio Di pietà, prima offrisce il sacrificio.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Tratte''{{spazi|5}}}}</noinclude> lz7zc71w7ffjyazbkscqar0gq206h30 3910127 3910125 2026-10-13T17:05:48Z ErCarneficedsl 76674 3910127 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="ErCarneficedsl" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUINTO.}}}}|143}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|17.}} <poem>Lazaro al fin s’incurva, e à quel sottentra, Ch’alza le braccia, e posto il capo, e’l tergo Sotto il buon scudo, il ferro al sen gl’incentra, Rottogli il fianco à canto al forte usbergo. Spinta da la gran destra, al cor sen’entra L’acuta spada, ove hà la vita albergo. Ritratta poi da la vittrice palma, Trahe seco il sangue, e insine col sangue l’alma.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|18.}} <poem>Cadde l’Arabo, al colpo à terra estinto, E suonar soura lui, cadendo, l’armi, Fodra il brando l’invitto, e’l morto vinto, Vieta, che si cattivi, ò si disarmi. Tosto fù dagli amici il miser cinto; E sù lui si cantar lugubri carmi. Tigrin, Tigrino istesso, à capo chino, Pianse del suo Signor l’empio destino.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|19.}} <poem>Moro à l’incontro ambitioso, e baldo, Porta il suo, trionfante, e par che rida. Mentre Areta, al Cugino il sangue caldo, Lava, col caldo pianto, arrabbia, e grida. Poi montato in furor, per un’Araldo, A battaglia campale il Duce sfida. L’accetta, il Capitano, e per indicio Di pietà, prima offrisce il sacrificio.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Tratte''{{spazi|5}}}}</noinclude> jgl9eyqvqtgb19zbm3n4iqwpinlr0xv Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/164 108 1034571 3910126 2026-10-13T17:04:17Z ErCarneficedsl 76674 /* Trascritta */ 3910126 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="ErCarneficedsl" />{{RigaIntestazione|144|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|20.}} <poem>Tratte poi le sue squadre ad una, ad una, Sotto lor belle insegne, e Duci eletti Forma di quelle una cornuta Luna, Con spatio sa fronte, e fianchi stretti. Nel mezo i Fanti di gravi arme aduna, Ne le corna i destrier, co’ferrei petti. Trà’Cavalieri, alcun pedon frapone, I Veliti à l’esercito antepone.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|21.}} <poem>Dà verso il poggio à manca, sù destrieri L’Impero à Tolomeo, prend’ei la cura Ver l’onda à destra, sopra i Cavalieri, Che van coprendo tutta la pianura; Mastro è Mamerto de’pedon guerrieri, Che di pesante copronsi armatura, Lascia Flaminio fuor, col suo drappello, Ch’ove occorre il bisogno accorra snello.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|22.}} <poem>A cui volto, Cugin, gli dice poi: Risposta è in tè del campo la speranza. Statti guardigno tù quì dietro à Noi, Se mai l’hoste ci cinge, ò sopravanza. Tù deludendo alhor gl’inganni suoi, Col tuo soccorso adempi ogni mancanza. Fà come sempre hai fatto, ch’Io sicuro Del tuo valor, certo trofeo m’auguro.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Tal-’''{{spazi|5}}}}</noinclude> lk8yewuj8fnwicri0dcib914fkh5yqn 3910129 3910126 2026-10-13T17:15:48Z ErCarneficedsl 76674 3910129 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="ErCarneficedsl" />{{RigaIntestazione|144|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|20.}} <poem>Tratte poi le sue squadre ad una, ad una, Sotto lor belle insegne, e Duci eletti Forma di quelle una cornuta Luna, Con spatio sa fronte, e fianchi stretti. Nel mezo i Fanti di gravi arme aduna, Ne le corna i destrier, co’ferrei petti. 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Fà come sempre hai fatto, ch’Io sicuro Del tuo valor, certo trofeo m’auguro.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Tac-''{{spazi|5}}}}</noinclude> cere7fulaqet2pehcz1b55i0f5rswfp Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/161 108 1034572 3910128 2026-10-13T17:14:02Z ErCarneficedsl 76674 /* Trascritta */ 3910128 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="ErCarneficedsl" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUINTO.}}}}|141}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|11.}} <poem>Stan gli eserciti lor, per meraviglia, Saldi così che sembrano di smalto, La fronte à lo spettacolo, e le ciglia, Tenendo, per veder, levate in alto. Frà tanto, à spron battuti, e sciolta briglia, Corser gli Arringatori al fiero assalto. Si colpir sù gli Scudi, e volar mille, Rotte le lance, al ciel scheggo, e faville.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|12.}} <poem>Del fiero incontro, à gli horridi fragori, Parve crollasse, e ruinasse il mondo; Mà degl’invitti Eroi gli aspetti, e i cori, Nulla smarrì de le percosse il pondo. Spronan, tratte le spade, i corridori, Per affrontarsi al paragon secondo, E de’colpi al romor, qual rauca tromba, Eco dagli antri con cavi rimbomba:</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|13.}} <poem>Stassi ogni spettator tacito, e intento A l’eguale tenzon de’due gagliardi, Ed attendendo il fin di quel cimento, Han tutti i sentimenti uniti à i guardi. Frà tanto i Duellanti ogni ardımento Stizzando del rancor, con gli aspri dardi, Vannosi à ritrovar, con ostinato Spirto, di terminar quel crudo piato.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Alza’''{{spazi|5}}}}</noinclude> 1soiuuhug7xuj11so6glm2om9qc8n1e Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/162 108 1034573 3910130 2026-10-13T17:23:11Z ErCarneficedsl 76674 /* Trascritta */ 3910130 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="ErCarneficedsl" />{{RigaIntestazione|142|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}|}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|14.}} <poem>Alza il brando Tigran quanto più puote, Col braccio alzar, poi la ferrata fronte, Con tal fendente à Lazaro percote, Che men farebbe il gran martel di Bronte. Mà la spada si rompe à l’arme immote Del’Eroe, che rassembra immobil monte: Ond’ei l’elsa lanciando à l’hostil faccia, Lascia lo scudo, e la gran clava imbraccia.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|15.}} <poem>Al primo colpo, il Duce Ebreo la testa Sopra l’arcion piegò stordito un poco E’l sagace destrier, con pianta lesta, Al secondo, scansandosi, diè loco. Irato intanto il suo Signor si desta, Fulminando à Tigran sguardo di foco, E con lo scudo alzato, e con lo brando, Và contra quello il corridor spronando.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|16.}} <poem>Mà mentre si rincontrano costoro, Con ostinata pugna, i lor destrieri, Per far vendetta de’Signori loro, Guerreggiano frà lor rabbiosi, e fieri. Moro morde Tigrin, Tigrino à Moro Rende il morso. in quel mezo i Cavalieri, L’uno col brando, e l’altro con la mazza, L’un, l’altro horribil mente urta, e strapazza.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Lazaro''{{spazi|5}}}}</noinclude> hfx628ultoj5v4hwj1zl1h0vcpdzp7z Discussione:Il ventaglio (Goldoni) 1 1034574 3910132 2026-10-13T19:05:32Z ~2026-55028-42 82846 /* Link non funzionanti */ nuova sezione 3910132 wikitext text/x-wiki == Link non funzionanti == Correggi i link al testo! Dato che non posso farlo io stesso. [[Speciale:Contributi/~2026-55028-42|~2026-55028-42]] ([[Discussioni utente:~2026-55028-42|discussione]]) 21:05, 13 ott 2026 (CEST) ll1p7r2p37lcii68og9b16ct7b3ouxw 3910293 3910132 2026-10-14T07:26:59Z Candalua 1675 /* Link non funzionanti */ Risposta 3910293 wikitext text/x-wiki == Link non funzionanti == Correggi i link al testo! Dato che non posso farlo io stesso. [[Speciale:Contributi/~2026-55028-42|~2026-55028-42]] ([[Discussioni utente:~2026-55028-42|discussione]]) 21:05, 13 ott 2026 (CEST) :{{fatto}}, grazie della segnalazione! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:26, 14 ott 2026 (CEST) 7oc1izkbrmqkj194agkl3xqop9rvh10 Autore:Louis Batissier 102 1034575 3910138 2026-10-13T19:41:12Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Louis | Cognome = Batissier | Attività = scrittore/storico dell'arte | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }} 3910138 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Louis | Cognome = Batissier | Attività = scrittore/storico dell'arte | Nazionalità = francese | Professione e nazionalità = }} j13pmoj4sjlhpbswmmhm4qzglz6a0gw Autore:Samuel Davis 102 1034576 3910141 2026-10-13T19:43:38Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Samuel | Cognome = Davis | Attività = orientalista | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }} 3910141 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Samuel | Cognome = Davis | Attività = orientalista | Nazionalità = britannico | Professione e nazionalità = }} tpkaq5ybvbmxr4wjgy921ywh1tl224t Categoria:Pagine in cui è citato Otto Magnus von Stackelberg 14 1034577 3910142 2026-10-13T19:47:48Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Otto Magnus von Stackelberg}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Stackelberg, Otto Magnus von]] 3910142 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Otto Magnus von Stackelberg}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Stackelberg, Otto Magnus von]] l9r0laxglj088ofcm38pbsh8pf7r7ta Categoria:Pagine in cui è citato Christopher Wordsworth 14 1034578 3910143 2026-10-13T19:47:52Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Christopher Wordsworth}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Wordsworth, Christopher]] 3910143 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Christopher Wordsworth}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Wordsworth, Christopher]] cui3vy4nae5iiw0t6b9lebvk7qtv7di Categoria:Pagine in cui è citato Luigi Grifi 14 1034579 3910144 2026-10-13T19:47:56Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Luigi Grifi}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Grifi, Luigi]] 3910144 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Luigi Grifi}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Grifi, Luigi]] 0r81v6yt58qxbrkn2ls5pxptn5680xe Categoria:Pagine in cui è citato Sulpiz Boisserée 14 1034580 3910145 2026-10-13T19:48:01Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Sulpiz Boisserée}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Boisserée, Sulpiz]] 3910145 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Sulpiz Boisserée}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Boisserée, Sulpiz]] 9108mv6351dgsohh07kpztzhygjbj3a Categoria:Pagine in cui è citato John Britton 14 1034581 3910146 2026-10-13T19:48:05Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|John Britton}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Britton, John]] 3910146 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|John Britton}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Britton, John]] jnyh7uz62z34grrd6hx3w3sk4mgvzyx Categoria:Pagine in cui è citato Nicolas-Marie-Joseph Chapuy 14 1034582 3910147 2026-10-13T19:48:09Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Nicolas-Marie-Joseph Chapuy}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Chapuy, Nicolas-Marie-Joseph]] 3910147 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Nicolas-Marie-Joseph Chapuy}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Chapuy, Nicolas-Marie-Joseph]] inl2aswxen7792oibet8p0mc0f8ufhb Categoria:Pagine in cui è citato Arcisse de Caumont 14 1034583 3910148 2026-10-13T19:48:13Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Arcisse de Caumont}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Caumont, Arcisse de]] 3910148 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Arcisse de Caumont}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Caumont, Arcisse de]] 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citato|Dominicis, Francesco de]] 5kjs8ui75n13kivsnjp99jmatqsc6yj Categoria:Pagine in cui è citato Christian Gottlieb von Arndt 14 1034591 3910156 2026-10-13T19:48:46Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Christian Gottlieb von Arndt}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Arndt, Christian Gottlieb von]] 3910156 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Christian Gottlieb von Arndt}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Arndt, Christian Gottlieb von]] 690szsjklvv19at4e3qswarz61lkqte Categoria:Pagine in cui è citato Johannes Albrecht Bernhard Dorn 14 1034592 3910157 2026-10-13T19:48:50Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Johannes Albrecht Bernhard Dorn}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Dorn, Johannes Albrecht Bernhard]] 3910157 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Johannes Albrecht Bernhard Dorn}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Dorn, Johannes Albrecht Bernhard]] 8e7vceucxc1jkgtyj8r3t5kyzv1ag3t Categoria:Pagine in cui è citato Josef von Xylander 14 1034593 3910158 2026-10-13T19:48:54Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Josef von Xylander}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Xylander, Josef von]] 3910158 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Josef von Xylander}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Xylander, Josef von]] pl51v51a95d8mqvefa2p3y8pem46a81 Categoria:Pagine in cui è citato Frédéric Eichhoff 14 1034594 3910159 2026-10-13T19:48:58Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Frédéric Eichhoff}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Eichhoff, Frédéric]] 3910159 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Frédéric Eichhoff}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Eichhoff, Frédéric]] mb820yflcpmkds99gr62ghroqm552n2 Categoria:Pagine in cui è citato James Tod 14 1034595 3910160 2026-10-13T19:49:03Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] 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autore citato|Ward, William]] eild28oo8tei7lkskta3z7b5dqrtvgb Categoria:Pagine in cui è citato Frans Balthazar Solvyns 14 1034598 3910163 2026-10-13T19:49:15Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Frans Balthazar Solvyns}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Solvyns, Frans Balthazar]] 3910163 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Frans Balthazar Solvyns}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Solvyns, Frans Balthazar]] l5iqgfhnicf3ezl8po7pzapeyr2ef49 Categoria:Pagine in cui è citato Ludwig von Zanth 14 1034599 3910164 2026-10-13T19:49:25Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Ludwig von Zanth}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Zanth, Ludwig von]] 3910164 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Ludwig von Zanth}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Zanth, Ludwig von]] pwfpw98pq8xaeksp3kwj58c09iive90 Categoria:Pagine in cui è citato James Cowles Prichard 14 1034600 3910165 2026-10-13T19:49:28Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|James Cowles Prichard}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Prichard, James Cowles]] 3910165 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|James Cowles Prichard}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Prichard, James Cowles]] swrb8lk7umgutm1dqats0jeqj0zs0a1 Categoria:Pagine in cui è citato Samuel Davis 14 1034601 3910166 2026-10-13T19:49:33Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Samuel Davis}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Davis, Samuel]] 3910166 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Samuel Davis}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Davis, Samuel]] a5uuobr2wcl8ehbete0bg9y5a5gnmjf Categoria:Pagine in cui è citato John Bentley 14 1034602 3910167 2026-10-13T19:49:37Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|John Bentley}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Bentley, John]] 3910167 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cui è citato Eugène Jacquet 14 1034605 3910170 2026-10-13T19:50:35Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Eugène Jacquet}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Jacquet, Eugène]] 3910170 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Eugène Jacquet}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Jacquet, Eugène]] az58yd822mfmmviyt76zp9x3sho5yqj Categoria:Pagine in cui è citato Johann Martin Honigberger 14 1034606 3910171 2026-10-13T19:50:40Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Johann Martin Honigberger}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Honigberger, Johann Martin]] 3910171 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Johann Martin Honigberger}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Honigberger, Johann Martin]] b968n4j1pr27zdtmewmx8ytu0thl9bb Categoria:Pagine in cui è citato Charles Fellows 14 1034607 3910172 2026-10-13T19:50:44Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi 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Categoria:Pagine in cui è citato Joseph Max von Liechtenstern 14 1034617 3910182 2026-10-13T19:51:31Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Joseph Max von Liechtenstern}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Liechtenstern, Joseph Max von]] 3910182 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Joseph Max von Liechtenstern}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Liechtenstern, Joseph Max von]] f8m93m36ga5fu9qx57483saxohok2kd Categoria:Pagine in cui è citato Aaron Arrowsmith 14 1034618 3910183 2026-10-13T19:51:35Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Aaron Arrowsmith}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Arrowsmith, Aaron]] 3910183 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Aaron Arrowsmith}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Arrowsmith, Aaron]] o997onlg9l5biq2e9fv5ip9u9bxx5e5 Categoria:Pagine in cui è citato Alexander Burnes 14 1034619 3910184 2026-10-13T19:51:39Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto 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autore citato|Valentyn, François]] 3eqby7golq8xllhjo6as3yxtqvcxccg Categoria:Pagine in cui è citato Alexander Hamilton 14 1034629 3910194 2026-10-13T19:52:29Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Alexander Hamilton}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Hamilton, Alexander]] 3910194 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Alexander Hamilton}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Hamilton, Alexander]] r6f4efpqkdbsjwjnaizpkx69a97e568 Categoria:Pagine in cui è citato Friedrich Heinrich Jacobi 14 1034630 3910195 2026-10-13T19:52:37Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Friedrich Heinrich Jacobi}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Jacobi, Friedrich Heinrich]] 3910195 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Friedrich Heinrich Jacobi}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Jacobi, Friedrich Heinrich]] be6zs2gh13wxpnwbgcvqbljhv2siiyo Categoria:Pagine in cui è citato Carl Ferdinand Weiland 14 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Lapie 14 1034634 3910199 2026-10-13T19:52:53Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Pierre M. Lapie}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Lapie, Pierre M.]] 3910199 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Pierre M. Lapie}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Lapie, Pierre M.]] 29l88mgob8rk8h1m8qx97aivi5rtc40 Categoria:Pagine in cui è citato Johann Christoph Müller 14 1034635 3910200 2026-10-13T19:53:00Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Johann Christoph Müller}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Müller, Johann Christoph]] 3910200 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Johann Christoph Müller}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Müller, Johann Christoph]] shwl5ry1fme2clwfekog3ohiafi3oiv Categoria:Pagine in cui è citato Jacob Gråberg di Hemsö 14 1034636 3910201 2026-10-13T19:53:05Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Jacob Gråberg di Hemsö}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Hemsö, Jacob Gråberg di]] 3910201 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Jacob Gråberg di Hemsö}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Hemsö, Jacob Gråberg di]] ennxyzidjozrutrc0ztv7oy9hqjra5q Categoria:Pagine in cui è citato John Gibson 14 1034637 3910202 2026-10-13T19:53:08Z Panz Panz 3665 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|John Gibson}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Gibson, John]] 3910202 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|John Gibson}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Gibson, John]] ljjaouv2mujwwxn7x8ca2wbmrt99awg Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/165 108 1034638 3910203 2026-10-13T20:11:58Z ErCarneficedsl 76674 /* Trascritta */ 3910203 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="ErCarneficedsl" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|QUINTO.}}}}|145}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|23.}} <poem>Tacque, e con la visiera alta dal volto, Balenante quel di celeste raggio, Havendo il grand’esercito rivolto, Inspirando à ciascun forza, e coraggio; Fermato alfin dov’ei mirò più folto De’suoi primi Guerrier lo stuol più saggio; Cosi, tenendo ogniun gli orecchi intenti, Articolò gli armoniosi accenti.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|23.}} <poem>Fedel mio Campo, armato à la difesa Del Regno nostro, contra ogni contrasto, Di cui meco vincendo in ogn’impresa, D’opprimer solo l’Arabo è rimasto. Ecco l’hora da tè cotanto attesa, Ditale trionfar barbaro fasto. L’hoste, che in casa sua privar del’alma Bramasti, hor ne la tua t’offre la palma.</poem> {{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|23.}} <poem>Tù vincendo costui, lieto potrai Scioglierti la celata, e la lorica, Che sol per domar lui, sovente vai Fuor del Regno à soffrir tedio, e fatica. Nè c’hor ti ceda dubbitar dovrai, Poiche spesso ei ti cesse in terra amica. E sai quanto soggiace al genio Ebreo, L’Arabo avaro, c’l timido Sabeo.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||K|''Già''{{spazi|5}}}}</noinclude> g6fb6dh37psxpt1dmaeg6f7r5m17bxh Autore:Ivan Petrov 102 1034639 3910288 2026-10-14T07:19:05Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Autore | Nome = Ivan | Cognome = Petrov | Attività = esploratore/scrittore | Nazionalità = russo | Professione e nazionalità = }} 3910288 wikitext text/x-wiki {{Autore | Nome = Ivan | Cognome = Petrov | Attività = esploratore/scrittore | Nazionalità = russo | Professione e nazionalità = }} r27y27gclzqol5y9obikcun7golm6u3 Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/316 108 1034640 3910289 2026-10-14T07:25:18Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3910289 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|306|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />Un anonimo d’ingegno molto acuto mise in canzone l’etica provvisionale del nostro filosofo, e gli mosse alcune obbiezioni, che non increscerà forse al lettore il veder qui riferite. «Vous avez osé assurer, qu’il ne faut pas chercher dans les choses qui regardent la conduite de la vie une vérité aussi claire et aussi certaine que celle que vous voulez qu’on ait, lorsqu’on s’applique à la contemplation de la vérité. Quoi done, ne faut-il pas bien vivre? Et comment pourrez-vous bien vivre, c’est-à-dire saintement, si vous ne dirigez pas vos actions selon la règle de «la vérité? La vérité doit-elle done manquer aux actions morales des chrétiens? Certainement la vie d’un chrétien sera jugée très-bonne, s’il rapporte toujours toutes ses actions el sa personne même à la gloire de Dieu. Cela n’est-il pas aussi vrai, qu’aucune autre chose que nous connaissions clairement et distinctement?... Est-il jamais obligé de s’abstenir de quelque chose, s’il ne connait clairement, qu’il s’en faut abstenir ? Et dans les choses où il est question d’agir, ne doit-il pas toujours faire ce qu’il voit clairement que Dieu demande de lui car qui peut dire, qu’il soit obligé de faire quelque chose par une antre raison? Et partant on chrétien n’étant jamais obligé de faire ou de s’abstenir de quelque chose, sans cette lumière et clarté, pourquoi voulez-vous ou plutôt, pourquoi supposez-vous moins de vérité dans les moeurs que dans les sciences, puisqu’un chrétien se doit moins soncier de faillir dans les sciences métaphysiques et géométriques que dans les mœurs? mais, me direz-vous, si quelqu’un veut douter dans la conduite de sa vie de l’existence des corps et des autres objets qui se présentent à lui, comnic dans la métaphysique, on ne fera presque rien. Qu’importe, qu’on ne pèche point? Mais, si cela est, vous me direz, par exemple. Je n’entendrai done point la messe un jour de dimanche, à cause que je puis douter si les murs de l’église que je pense voir sont de vrais murs, ou plutôt, ainsi qu’il arrive ordinairement dans les songes, s’ils ne sont rien. A cela je réponds, que tandis que vous douterez avec raison que ce soient<section end="(19)" /><noinclude><references/></noinclude> 84t3cyg9ef3ctuao0svlhu4mes46ndf Categoria:Pagine in cui è citato Ivan Petrov 14 1034641 3910291 2026-10-14T07:26:27Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Ivan Petrov}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Petrov, Ivan]] 3910291 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Ivan Petrov}} [[Categoria:Pagine per autore citato|Petrov, Ivan]] m8geivyibdl9f5r4rlcr1mdcvtc1eft Categoria:Testi in cui è citato Ivan Petrov 14 1034642 3910292 2026-10-14T07:26:47Z Spinoziano (BEIC) 60217 [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Ivan Petrov}} [[Categoria:Testi per autore citato|Petrov, Ivan]] 3910292 wikitext text/x-wiki {{Vedi anche autore|Ivan Petrov}} [[Categoria:Testi per autore citato|Petrov, Ivan]] qgbpbnlt1uo0cyb7aqrbp0dn3xdrl4y Pagina:Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu/352 108 1034643 3910295 2026-10-14T07:33:25Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: APPENDICE E ROCCIE E MINERALI DELL'ALASKA MERIDIONALE (DELL'ING. VITTORIO NOVARESE, DEL R. UFFICIO GEOLOGICO) 3910295 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>APPENDICE E ROCCIE E MINERALI DELL'ALASKA MERIDIONALE (DELL'ING. VITTORIO NOVARESE, DEL R. UFFICIO GEOLOGICO)<noinclude><references/></noinclude> 3hw3a0nuawf7t90k4wvm2y2s6yn4c95 3910358 3910295 2026-10-14T10:32:42Z Marcella Medici (BEIC) 22982 /* Trascritta */ 3910358 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''E''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=2|ROCCIE E MINERALI DELL'ALASKA MERIDIONALE}} {{Ct|t=2|v=2|f=80%|{{Sc|dell'ing.}} {{AutoreCitato|Vittorio Novarese|{{Sc|Vittorio Novarese}}}}, {{Sc|del R. Ufficio Geologico}}}}<noinclude><references/></noinclude> peifg5l8mwywpk4rvr3vks4s5mdbaec 3910374 3910358 2026-10-14T11:13:51Z Spinoziano (BEIC) 60217 /* Riletta */ 3910374 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|v=1|t=4|{{larger|A}}PPENDICE {{larger|''E''}}}} {{rule|10%}} {{Ct|t=2|v=2|ROCCIE E MINERALI DELL'ALASKA MERIDIONALE}} {{Ct|t=2|v=2|f=80%|({{Sc|dell'ing.}} {{AutoreCitato|Vittorio Novarese|{{Sc|Vittorio Novarese}}}}, {{Sc|del R. Ufficio Geologico}})}}<noinclude></noinclude> 2xf2pgdn29xuscg5mmvlcdl9s55ygtc Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/317 108 1034644 3910297 2026-10-14T07:34:18Z Tuvok1968 33641 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />{{Pt|«|}}de vrais murs, el que ce soit une vraie église, pour lors vous n’êtes point obligé d’y entrer; non plus que vous n’êtes point obligé de manger, quelque éveillé que vous soyez. si vous ignorez que vous ayez du pain devant vous, et si vous croyez tre endormi. Vous me direz peut-être: Si vous agissez de la sorte, vous vous laisserez done mourir de faim? Et moi je vois répondrai,... 3910297 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|307}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />{{Pt|«|}}de vrais murs, el que ce soit une vraie église, pour lors vous n’êtes point obligé d’y entrer; non plus que vous n’êtes point obligé de manger, quelque éveillé que vous soyez. si vous ignorez que vous ayez du pain devant vous, et si vous croyez tre endormi. Vous me direz peut-être: Si vous agissez de la sorte, vous vous laisserez done mourir de faim? Et moi je vois répondrai, que je ne suis point obligé de manger s’il ne m’est évident que j’aie devant moi de quoi sustenter ua vie, laquelle, faute d’un aliment qui me soit clairement connu. je puis et je dois offrir en holocauste à Dieu, qui ne m’oblige point à agir, si je ne sais certainement que j’agis et que les objets qui sont autour de moi sont réels et véritables. Vous n’avez done point du établir deux genres de vérité{{ref|''Œuv.'', tom. VIII, p. 243. 244, 245.|(19)}}.» L’obbiezione si riduce a tre punti. 1° Egli è impossibile l’ammettere verità pratiche, senza parecchie verità speculative, giacchè la morale è l’applicazione del dogma. 2° impossibile l’accettare alcuna verità pratica coi dogmi speculativi corrispondenti, senza riconoscere molti veri nell’ordine fisico, come verbigrazia, l’esistenza del mondo, del proprio corpo, degli altri uomini, e via discorrendo. 5° L’adempimento della legge morale, secondo il debito dell’uomo e specialmente del Cristiano, presuppone la certezza del fine, a eni l’azione è indirizzata, dell’ordine in cui versa essa azione, e dei mezzi conducenti alla conseenzione del fine. Che se talvolta l’uomo è costretto di governarsi, secondo meri probabili; ciò non fa ch’eziandio in questo caso non si abbia qualche notizia certa, perchè, senza qualcosa di certo, la probabilità non può stare. Dunque il metodo dubitativo del {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}}, rimovendo ogni certezza fisica e speculativa, o crollando ogni vero, dall’esistenza del proprio animo in fuori, svelle di necessità le fondamenta della morale, e quelle della religione. Che rispondere a un tal raziocinio? Un ingegno filosofico assai più valido di quello del Descartes non ci avrebbe potuto nulla; onde non è meraviglia, se questo filosofo<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div /> <references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}||20.}}</noinclude> 6hqaf1etv7juejt42og7ejzaou3hu9x Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/318 108 1034645 3910301 2026-10-14T07:48:10Z Tuvok1968 33641 /* Trascritta */ 3910301 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|308|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />nella sua risposta uccella alle mosche, dicendo che nelle cose della vita è spesso forza appagarsi di meri probabili{{ref|''Ibid.'', p. 267, 268.|(19)}}. Si certo; ma questa medesima dottrina, che, in mancanza del certo, bisogna star contento al probabile, non può farsi buona, se non si sanno e credono di molte cose con piena e assoluta certezza. Qual sia il concetto, che l’autore del Metodo si fa di questa fede provvisoria, risulterà più chiaro dall’esame di un altro punto della sua dottrina, che non contrasta meno del primo alla professione cattolica. Voglio parlare della sua celebre sentenza, ripetuta in più luoghi delle sue opere, che il filosofo non dee prestare il suo assenso, se non alle idee chiare; la quale è il primo dei quattro precetti del suo metodo{{ref|V. ''Disc. de la mèth'', tom. I. p. 141 e le ''Medit.'' pessim.|(19)}}. Ora, come inai questa regola può accordarsi colla fede verso i misteri? Anche qui l’{{AutoreCitato|Antoine Arnauld|Arnauld}}. il quale credeva bonamente all’ortodossia dell’autore, lo consiglia a specificare che quella dignità è solo riferibile alle cognizioni naturali{{ref|''Œuv.'', tom. XXXVIII, p. 34, 33.|(19)}}. Non occorre qui il cercare, se anche in ordine a queste, il precetto sia valido, anzi possibile; imperocchè non mi sarebbe difficile il provare che i misteri razionali e naturali non sono minori in numero e in oscurezza dei rivelati, che il sovrintelligibile si diffonde in tutte le parti del nostro conoscimento, che le idee più chiare hanno un lato oscuro, e che la luce intellettiva più sfolgorante è accompagnata da un buio impenetrabile. Ma questo non appartiene al mio presente proposito. Ciò che mi contento di notare si è, che la regola cartesiana, essendo generale e assoluta, dee logicamente riferirsi anche ai misteri della religione; e che la chiarezza, di cui vi si parla, essendo inmediata e diretta, non può intendersi di quell’evidenza indiretta e mediata, a cui partecipano eziandio gli arcani della rivelazione, in quanto la loro credibilità è fondata su prove evidenti e irrefragabili. Dico<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div /> <references/></noinclude> kaew6rgmt9c7enzks89hi1886ibrcty Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/60 108 1034646 3910306 2026-10-14T08:26:05Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910306 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|58|{{smaller|LEONE TOLSTOI}}|}}</noinclude>ucciso sul colpo; ma mi sono appena urtato un po’ qui... quando si tocca, mi fa male, ma passa subito: un po’ di lividura e null’altro. {{Centrato|IV.}} E si misero a vivere nel nuovo appartamento ove mancava una stanza — se ne accorsero subito, in capo a un certo tempo — come si accorsero che, con le nuove risorse, pur mancavano cinquecento rubli. Con questa piccola somma, la vita sarebbe stata perfetta. Al principio tutto andò bene. Tutto non era ancora completo: restava ancora una cosa da comprare, un’altra da comandare, una terza da spostare o da situare: alcuni piccoli disaccordi fra il marito e la moglie, ma erano così rapiti e i protagonisti avevano tanto da fare che tutto si accomodava, senza grandi querele. Ma quando non ebbero più nulla da mettere a posto, cominciarono ad annoiarsi. Sentivano che mancava loro qualche cosa. Annodarono nuove conoscenze, ripresero le loro abitudini e la loro vita non si trovò vuota. Ivano Illiitch passava le sue giornate in tribunale e ritornava a pranzo. Nei primi tempi si mostrava di umore incantevole, sebbene soffrisse un poco, e proprio a causa dell’appartamento (una macchia sul tappeto, sulle tende, un cordone delle portiere spezzato, tutto l’irritava, e si dava tanta pena che il menomo guasto gli faceva male). Insomma la sua vita scorreva come la giudicava necessario dovesse scorrere; dolce, leggiera e comoda. Si alzava a nove ore, prendeva il suo caffè, leggeva il suo giornale, indossava la sua uniforme e andava al tribunale. Là il suo collo, fatto al giogo, si piegava senza sforzo. I sollecitatori, le notizie da fornire, il lavoro di ufficio, le sedute pubbliche e le conferenze amministrative, tante cure per le quali bisognava saper obliare le preoccupazioni del di fuori, che avrebbero turbato il corso regolare degli affari: ei non doveva avere col pubblico che dei rapporti esclusivamente ufficiali. Ecco, per esempio, un uomo che chiede un’informazione. {{Ec|Sa|Se}} è un uomo privato, Ivano Illiitch non ha nulla a dibattere con lui; ma che i rapporti di quest’uomo con la magistratura siano di natura da poter essere messi su della carta inte-<noinclude><references/></noinclude> 69zfb7ohlruexs6qxvdscjtaw8spquy Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/61 108 1034647 3910307 2026-10-14T08:27:52Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910307 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|LE NOVELLE DELLA MORTE}}|59}}</noinclude>stata, e Ivano Illiitch farà, in questo limite, tutto, assolutamente tutto ciò che avrebbe potuto, senza mai allontanarsi dalle maniere affabili e gentili che costituiscono l’amabilità. Quanto a stabilire una linea di demarcazione fra i suoi doveri professionali e la sua vita intima, Ivano Illiitch eccelleva a un grado raro. Qualche volta tuttavia ei si divertiva, come per piacere, à confonderli, cosa che gli permettevano la sua lunga pratica e il suo provato talento. Pur restando gentile, ei spiegava a questo giuoco non solo della facilità, ma anche dele virtuosità. Negli intervalli, fumava, prendeva del ''tè'', parlava di politica, di affari generali, di giuochi di carte, soprattutto di nominazioni. Poscia, un poco stanco, fiero come un primo violino che ha eseguito magistralmente la sua parte in orchestra, ritornava a casa. A casa, la madre e la figlia facevano o ricevevano delle visite, il figlio era al collegio o preparava i suoi compiti con i ripetitori: egli riteneva bene ciò che gli si insegnava. Tutto procedeva a meraviglia. Dopo il pranzo, se non vi erano visite, Ivano Illiitch leggeva qualche libro di moda e la sera si poneva al suo lavoro: spogliava i processi, consultava il codice, paragonava le disposizioni e cercava per ogni specie il testo esatto. Egli non trovava in ciò nè piacere nè noia. Certamente avrebbe preferito giuocare al whist, ma in mancanza del whist meglio valeva occuparsi dei processi che rimanere ozioso e solo, o di tener compagnia a sua moglie. Quel che lo dilettava erano i piccoli pranzi a cui invitava i personaggi dei due sessi che figuravano nel mondo: questo passatempo gli ricordava quelli delle persone distinte, come il suo ricordava i loro saloni. Una volta, egli dette anche una vera festa. Si danzava, Ivano Illiitch si divertiva di tutto cuore e la serata sarebbe stata completa senza una disputa che sopravvenne a proposito dei dolci e dei rinfreschi. Contrariamente all’avviso di Praskovia Fèderovna, egli aveva comandato il tutto ad un pasticcere carissimo e in grande quantità: la nota salì a 45 rubli. La disputa fu viva: essa lo trattò di sciocco e di maniaco, e egli, prendendosi la testa fra le mani, addoloratissimo, pronunziò la parola: divorzio. Ma la serata stessa non fu meno incantevole. La migliore società era convenuta e Ivano Illiitch danzò con la<noinclude><references/></noinclude> eqmh0o31tol7o7j0r2l53awrzif095g Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/62 108 1034648 3910308 2026-10-14T08:29:35Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910308 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|60|{{smaller|LEONE TOLSTOI}}|}}</noinclude>principessa Tronfonova, la sorella della famosa fondatrice della società «''Emporte mon chagrin''». Egli doveva all’esercizio della sua carica delle gioie di amor proprio; alla frequentazione della nuova società, delle gioie di vanità; ma le sue gioie vere erano le carte che gliele procuravano. Ei confessava che dopo le più tristi catastrofi gustava una gioia suprema, una gioia che l’illuminava come una fiamma nel sedersi con dei buoni giuocatori e iniziare una partita bevendo del buon vino e finalmente a coricarsi contentissimo specialmente dopo un piccolo guadagno (guadagnare troppo, fa male). Così vivevano essi. La loro società era delle meglio assortite: delle persone di importanza e dei giovani venivano in casa loro. Il padre, la madre, la figlia avevano esattamente la stessa maniera di giudicare le loro relazioni e tutti e tre, senza darsi la parola, si accordavano nell’allontanare alcuni dei loro parenti ed amici, della gente modesta che veniva a visitarli, tutto fuoco, tutto fiamma, sgorgante tenerezza nel loro salone adorno di ceramiche giapponesi; ben presto questi piccoli amici cessavano dal venire e i Golovina non ricevevano che l’''élite'', la società più alta. I giovani farfalleggiavano intorno a Lisanka; uno di essi Petrichtchev, giudice di istruzione, figlio di Dmitri Ivanovitch Petrichtchev e l’unico erede dei suoi beni, si mise a corteggiarla assiduamente, in modo che Ivano Illiitch domandava già a sua moglie se non fosse stato meglio andare a passeggiare tutti insieme in troika o di organizzare una commedia di società. {{Centrato|V.}} Tutti si portavano bene. Non si poteva chiamare indisposizione quella di cui si lamentava qualche volta Ivano Illiitch uno strano gusto nella bocca e qualche cosa di fastidioso nel lato sinistro del ventre. Ma questo malessere non fece che crescere e, senza degenerare precisamente in malattia, si traduceva con una pesantezza costante nel fianco e in un cattivo umore che aumentando giorno per giorno non tardò a guastare l’esistenza familiare dei Golovina. Delle dispute più frequenti<noinclude><references/></noinclude> 88ckemsxhd0w8b3dv7pkvihca6q8uwz Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/63 108 1034649 3910309 2026-10-14T08:31:13Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910309 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|LE NOVELLE DELLA MORTE}}|61}}</noinclude>scacciarono il benessere; solo la convivenza nei rapporti reciprochi fu conservata a stento. Le divergenze si moltiplicarono. Le piccole isole riapparvero, ma piccole assai e in esse i due sposi potevano riposarsi un istante senza disputarsi. Praskovia Fèderovna diceva, non senza ragione ora, che suo marito aveva un carattere spaventevole, con la sua mania di esagerare tutto; essa aggiungeva che questo carattere, egli l’aveva sempre avuto e che essa aveva avuto bisogno di tutta la sua bontà per sopportarlo venti anni. È vero che ora, nelle dispute, era sempre lui che cominciava. Si metteva regolarmente a borbottare prima di mettersi a tavola, e spesso proprio al principio del pranzo, durante la minestra. A volte si lamentava che il vasellame era fesso, a volte il ''menù'' non gli conveniva; di suo figlio, che metteva i gomiti sulla tavola o della pettinatura di sua figlia. Di tutto dava la colpa a Praskovia. Dapprima sua moglie gli fece una valida opposizione e rispose acremente. Ma essa lo vide, a due riprese, al principio del pranzo, adirarsi così furiosamente, che comprese che quella era una crisi prodotta dal ma’essere e si sottomise. Ella non gli rispondeva verbo e affrettava il pranzo. Considerava la sua sottomissione come un’opera meritoria. Decise che, pel suo carattere spaventoso, suo marito la rendeva estremamente infelice e si abbandonò al suo destino. E più si abbandonava a questo destino, più detestava suo marito. Avrebbe ben desiderata la sua morte, ma non lo poteva: con la sua morte avrebbe perduto lo stipendio perciò lo odiava maggiormente. Si considerava come la più sfortunata delle donne, precisamente perchè la morte stessa non veniva a liberarla. Si irritava per questo senza nulla lasciar travedere, e questa irritazione nascosta non era che più intensa. Dopo una scena in cui egli si era mostrato particolarmente ingiusto, cosa che riconobbe incolpando la sua malattia di questa irritabilità, Praskovia Fèderovna gli disse di curarsi, se era malato, e lo mandò a consultare un medico celebre. Ed egli vi andò. Tutto avvenne come ci si aspettava, tutto si fece come sempre si fa e l’attesa, e quell’aria d’importanza dottorale, la stessa che ei riconosceva in sè, magi-<noinclude><references/></noinclude> 3orbip6kbgibsrq9i1qwtwmflzihyqg Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/64 108 1034650 3910310 2026-10-14T08:32:29Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910310 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|62|{{smaller|LEONE TOLSTOI}}|}}</noinclude>strato; e quei piccoli colpi, e quella ascoltazione, e le questioni che anticipatamente chiamavano delle risposte circoscritte e quell’aria d’importanza esprimente il pensiero dottorale. Si sarebbe creduto al tribunale. Le arie che ei assumeva, di fronte agli accusati, il medico le prendeva al cospetto dei malati. Il medico diceva così: — Questo e questo dinotano che in voi vi è questo e questo; allora, secondo le ricerche del tale o del tale, bisognerebbe supporre in voi questo e questo e se si suppone questo e questo, allora... E così di seguito. Un solo punto interessava Ivano Illiitch: il suo stato era grave o no? Ma il medico non badò punto a questa domanda fuor di luogo, dal suo punto di vista di medico; era questa una questione oziosa e che non meritava discussione. La diagnostica differenziale, spurgo staccato, catarro cronico, affezione al piloro, alla buon’ora! Quanto alla vita di Ivano Illiitch, minacciata o no, nessuna parola. Un antagonismo nasceva fra lo spurgo staccato e il piloro; in questa discussione, in presenza di Ivano Illiitch, il dottore, si pronunziò nella maniera più brillante per il piloro, sotto questa riserva, che l’analisi dell’orina poteva dare altri risultati e che allora la cosa sarebbe esaminata di nuovo. Era la stessa cosa che Ivano faceva mille volte al giorno con gli accusati, e con quale perfezione ammirabile! Non meno ammirabilmente il medico espose il suo riassunto, gettando anche, dal disopra dei suoi occhiali, uno sguardo di allegro trionfo sull’accusato. Da questo riassunto, Ivano Illiitch trasse questa conclusione che la cosa non andava giù del tutto, e che poco importava al dottore, e forse a tutto il mondo, che la cosa non andasse come egli, il sofferente, desiderava. E questa conclusione impresse al suo spirito una scossa triste, ispirandogli un profondo sentimento di pietà per se stesso, e di collera contro quei medici così indifferenti a una questione così capitale. Ma non lasciò trapelar nulla del suo pensiero. Si alzò, mise il denaro sulla tavola e disse sospirando:<noinclude><references/></noinclude> 559ktvj824oyrolk2t2udj0no0zewn4 Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/65 108 1034651 3910311 2026-10-14T08:35:16Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910311 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|LE NOVELLE DELLA MORTE}}|63}}</noinclude>{{Nop}} — Noialtri malati, siamo senza dubbio spesso indiscreti; ma la mia malattia è grave o no? Il medico gli lanciò dal disopra degli occhiali un severo colpo d’occhio come per dire: — «Accusato, se voi uscite dalla questione, sarò obbligato a farvi menar via dalla sala d’udienza.» — Io vi ho già detto — articolò egli — quello che giudicavo necessario e conveniente di dirvi... Un nuovo esame completerà la diagnosi. E il medico s’inchinò. Ivano Iiitch uscì a passi lenti, risalì tristamente nella sua carrozza e ritornò a casa sua. Durante la via ei ripassava nella memoria le parole del dottore, provandosi a sbrogliare tutta quella matassa scientifica e tradurla in {{Ec|linguaggio,|linguaggio}} usuale, per trovarvi una risposta a questa domanda: «Sono io malato, molto malato, o è ancora nulla?» E gli sembrava che il senso di tutto ciò che il medico gli aveva detto fosse che egli stesse malissimo. Tutto nella strada gli sembrava triste, tristi e le case e i magazzini. Il suo male sordo e continuo, non gli lasciava un secondo di respiro, e le parole ambigue del medico lasciavano supporre un significato molto più grave. Ivano Illiitch, agitato da una sensazione penosa e nuova, si esaminava, si ascoltava soffrire. Rientrando in casa sua, raccontò tutto a sua moglie. Questa prestava orecchio; ma nel meglio del racconto sopravvenne sua figlia in cappello, pronta ad uscire con sua madre. Suo malgrado essa si sedè per mostrare di prestare attenzione, ma nè l’una nè l’altra poterono ascoltare fino in fondo. — Ebbene! io sono contentissima! — disse Praskovia Fèderovna. — Io spero che ora ti curerai e prenderai regolarmente le medicine. Dammi la ricetta; manderò Guerramin alla farmacia. Ed uscì per vestirsi. Egli si era così affannato a parlare tutto il tempo che sua moglie era stata là, che quando questa uscì emise un profondo sospiro. — Ebbene! — si disse egli — forse in fatti non sarà nulla... Prese le medicine, e seguì similmente le prescrizioni dategli di nuovo, dopo l’analisi dell’orina. Ma avvenne proprio che in seguito a questa analisi ed alle modificazioni che essa portò nel trattamento, che si generò<noinclude><references/></noinclude> 01aiwz0r1u7p6tl6koqreslugz9rwbt 3910313 3910311 2026-10-14T08:37:05Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3910313 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|LE NOVELLE DELLA MORTE}}|63}}</noinclude>{{Nop}} — Noialtri malati, siamo senza dubbio spesso indiscreti; ma la mia malattia è grave o no? Il medico gli lanciò dal disopra degli occhiali un severo colpo d’occhio come per dire: — «Accusato, se voi uscite dalla questione, sarò obbligato a farvi menar via dalla sala d’udienza.» — Io vi ho già detto — articolò egli — quello che giudicavo necessario e conveniente di dirvi... Un nuovo esame completerà la diagnosi. E il medico s’inchinò. Ivano Illiitch uscì a passi lenti, risalì tristamente nella sua carrozza e ritornò a casa sua. Durante la via ei ripassava nella memoria le parole del dottore, provandosi a sbrogliare tutta quella matassa scientifica e tradurla in {{Ec|linguaggio,|linguaggio}} usuale, per trovarvi una risposta a questa domanda: «Sono io malato, molto malato, o è ancora nulla?» E gli sembrava che il senso di tutto ciò che il medico gli aveva detto fosse che egli stesse malissimo. Tutto nella strada gli sembrava triste, tristi e le case e i magazzini. Il suo male sordo e continuo, non gli lasciava un secondo di respiro, e le parole ambigue del medico lasciavano supporre un significato molto più grave. Ivano Illiitch, agitato da una sensazione penosa e nuova, si esaminava, si ascoltava soffrire. Rientrando in casa sua, raccontò tutto a sua moglie. Questa prestava orecchio; ma nel meglio del racconto sopravvenne sua figlia in cappello, pronta ad uscire con sua madre. Suo malgrado essa si sedè per mostrare di prestare attenzione, ma nè l’una nè l’altra poterono ascoltare fino in fondo. — Ebbene! io sono contentissima! — disse Praskovia Fèderovna. — Io spero che ora ti curerai e prenderai regolarmente le medicine. Dammi la ricetta; manderò Guerramin alla farmacia. Ed uscì per vestirsi. Egli si era così affannato a parlare tutto il tempo che sua moglie era stata là, che quando questa uscì emise un profondo sospiro. — Ebbene! — si disse egli — forse in fatti non sarà nulla... Prese le medicine, e seguì similmente le prescrizioni dategli di nuovo, dopo l’analisi dell’orina. Ma avvenne proprio che in seguito a questa analisi ed alle modificazioni che essa portò nel trattamento, che si generò<noinclude><references/></noinclude> tboc1kzp3w7xjjdl2snlifxipqziwnq Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/66 108 1034652 3910312 2026-10-14T08:36:43Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910312 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|64|{{smaller|LEONE TOLSTOI}}|}}</noinclude>la convulsione. Non se ne riferì al medico, le cui istruzioni furono mal comprese. Forse pure, sia oblio, sia negligenza, non aveva egli indicato esattamente ciò che bisognava fare, e forse aveva nascosto qualche cosa. Che che non fosse, Ivano Illiitch seguì puntualmente tutte le ordinazioni, e questo solo bastò a consolarlo. La sua principale cura, dopo la visita al dottore, era di osservare alla lettera le sue prescrizioni, tanto igieniche che curative, e di spiare la sua malattia e tutte le funzioni del suo organismo. Ciò che l’interessava di più era lo studio dello stato morboso e dello stato sano nell’uomo. Quando si parlava alla sua presenza di malati, di morti, di guariti, quando si parlava soprattutto di una malattia analoga alla sua, tendeva l’orecchio, e provando di dissimulare l’emozione, interrogava, e faceva dei paragoni con il suo male. Questo non diminuiva; ma Ivano Illiitch si sforzava a credere che andava meglio. Poteva farsi l’illusione quando nulla l’irritava; ma la prima disputa con sua moglie, un incidente al tribunale, un cattivo giuoco al whist gli scoprivano subito l’intensità della sua malattia. Egli sopportava queste piccole miserie nella speranza che le cose prendessero una piega migliore, e che gli ostacoli venissero superati, che il successo era prossimo, mentre che al momento presente il menomo contrasto lo metteva fuor di sè e lo faceva disperare. Ei si diceva: «Incominciava appena a stare meglio, e il trattamento produceva il suo effetto, quando questo maledetto fatto, o questo incomodo...» E si adirava contro le cose e contro le persone, che lo perseguitavano, che lo facevano morire. Ei sentiva bene che questa collera l’uccideva, ma non poteva contenersi. Gli sembrava che dovesse vedere, con la chiarezza dell’evidenza, che queste ire, contro gli avvenimenti e le persone, non facevano che aumentare la sua malattia; e che meglio valeva non fermarsi a queste noie minute. Ma egli faceva proprio il contrario; si diceva che aveva bisogno di calma e prendeva invece fuoco alla menoma contrarietà. Ciò che contribuiva ad aggravare ancora il suo stato, erano la lettura dei libri di medicina e i consulti dei medici. L’aggravarsi del suo male seguiva un corso così regolare, sì lento, che poteva ingannarsi paragonando l’oggi alla vi-<noinclude><references/></noinclude> 42hqqsxkkyqxhlmpz955y4he07g8htx Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/67 108 1034653 3910318 2026-10-14T08:46:16Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910318 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|LE NOVELLE DELLA MORTE}}|65}}</noinclude>gilia, tanto minima era la differenza. Ma quando consultava i dottori, gli sembrava che tutto andasse di male in peggio, e veramente con una rapidità spaventevole. Ma non cessava per questo dal consultarli. Era andato, in quel mese, da un’altra celebrità medica che si espresse quasi alla stessa maniera, ma ponendo diversamente le sue questioni. E il nuovo consulto non fece che aumentare l’incertezza e le paure di Ivano Illiitch. L’amico d’uno dei suoi amici — un eccellente medico — definì il male in tutt’altra maniera e sebbene avesse promessa la guarigione, le sue questioni e le sue ipotesi imbrogliarono ancora di più Ivano Illiitch e lo lasciarono più dubbioso di prima. Un omeopatico battezzò differentemente la malattia; ordinò dei globuli che Ivano Illiitch, a insaputa di tutti, ingoiò coscienziosamente per otto giorni. Ma passati gli otto giorni, non sentendosi meglio e avendo d’altronde perduta ogni confidenza nell’efficacia dei trattamenti anteriori, cadde in una tristezza ancora più nera. Un giorno una dama amica gli raccontò un caso di guarigione ottenuta per mezzo delle icone... Ivano Illiitch si sorprese ad ascoltare attentamente, e a pensare la realtà del miracolo. Questa scoperta lo spaventò. — Le mie facoltà intellettuali sarebbero dunque indebolite a tal punto? — si chiedeva egli. — Non è vero niente, sono tutte bestialità. Non bisogna essere sempre pessimista. Io mi atterrò ad un solo medico e seguirò esattamente un solo regime... È stabilito. Non mi {{Ec|tormenterò,|tormenterò}} più lo spirito, e, fino all’estate, osserverò lo stesso trattamento. In seguito vedremo. Non più esitazioni dunque! Era più facile il dire che il fare. Il suo dolore al fianco diveniva sempre più acuto, più costante; lo strano gusto del suo palato si accentuava, si sentiva nella bocca un odore fetido e il suo appetito se ne andava con le forze. Non vi era più da ingannarsi, qualche cosa di terrificante, d’insolito, di capitale avveniva in lui; e lui solo ne aveva coscienza; quelli che lo circondavano non comprendevano, non volevano comprendere e continuavano a pensare che niente fosse mutato nella famiglia.<noinclude><references/></noinclude> i0gtalpx64y947qhmoz2stp1rf9xa3x Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/68 108 1034654 3910320 2026-10-14T08:50:51Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910320 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|66|{{smaller|LEONE TOLSTOI}}|}}</noinclude>{{Nop}} E questo lo torturava di più. I suoi, soprattutto sua moglie e sua figlia, tutte e due nel fuoco delle loro visite — non comprendevano niente, ei lo vedeva, ed esse si impazientivano contro la sua aria scura e le sue esigenze, come se ne avesse colpa. Malgrado i loro sforzi per dissimulare, si accorse che era loro di peso. Praskovia Fèderovna aveva la sua opinione già fatta sulla malattia di suo marito. Ella vi teneva checchè ei potesse dire o fare. — Voi sapete — diceva essa ai suoi amici — Ivano Illiitch non vuole, come farebbe ogni uomo ragionevole, seguire il regime che gli viene ordinato... Oggi prende le sue gocce, mangia ciò che gli si prescrive e si corica di buon’ora, ma domani, se io non vi bado, dimenticherà le sue gocce, mangerà dello storione, (che gli è proibito) e si attarderà al whist fino a un’ora del mattino. — Eh! quando dunque — disse Ivano Illitch. — Una sola volta, in casa di Piotr Ivonovitch. — E ieri, con Schebeck! — È che il mio male mi impedisce di dormire. — Che importa il motivo?... Solo tu non guarirai mai, e mai cesserai di tormentarci. Nella convinzione di Praskovia, che la gridava ad ogni nuovo venuto (e a Ivano Illiitch stesso), quella malattia non era che una manovra di suo marito, un cattivo scherzo di più che egli giuocava a sua moglie. Ei sentiva bene che essa era sincera, ma non per questo si sentiva meglio, Al tribunale Ivano Illiitch notava o credeva di notare le stesse maniere d’agire a suo riguardo: gli sembrava che lo si considerasse come un uomo il cui posto sarebbe fra breve vacante; i suoi amici scherzavano sul suo umore pessimista, come se quella cosa spaventevole, inattesa che gli rodeva le viscere e lo spingeva irresistibilmente in fondo a un abisso, non fosse che un argomento di scherzo. Soprattutto Schwartz con la sua allegria, la sua esuberanza e il suo «''comme il faut''» che gli ricordava quel che era egli stesso dieci anni innanzi, lo inferociva addirittura. Una sera vengono degli amici per fare una partita. Si siedono, si danno le carte; i quadrati sono insieme; ve ne sono sette.<noinclude><references/></noinclude> sgum9pabli0ioqpoqw3cfgfw6dzau09 3910323 3910320 2026-10-14T08:54:28Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3910323 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|66|{{smaller|LEONE TOLSTOI}}|}}</noinclude>{{Nop}} E questo lo torturava di più. I suoi, soprattutto sua moglie e sua figlia, tutte e due nel fuoco delle loro visite — non comprendevano niente, ei lo vedeva, ed esse si impazientivano contro la sua aria scura e le sue esigenze, come se ne avesse colpa. Malgrado i loro sforzi per dissimulare, si accorse che era loro di peso. Praskovia Fèderovna aveva la sua opinione già fatta sulla malattia di suo marito. Ella vi teneva checchè ei potesse dire o fare. — Voi sapete — diceva essa ai suoi amici — Ivano Illiitch non vuole, come farebbe ogni uomo ragionevole, seguire il regime che gli viene ordinato... Oggi prende le sue gocce, mangia ciò che gli si prescrive e si corica di buon’ora, ma domani, se io non vi bado, dimenticherà le sue gocce, mangerà dello storione, (che gli è proibito) e si attarderà al whist fino a un’ora del mattino. — Eh! quando dunque — disse Ivano Illiitch. — Una sola volta, in casa di Piotr Ivonovitch. — E ieri, con Schebeck! — È che il mio male mi impedisce di dormire. — Che importa il motivo?... Solo tu non guarirai mai, e mai cesserai di tormentarci. Nella convinzione di Praskovia, che la gridava ad ogni nuovo venuto (e a Ivano Illiitch stesso), quella malattia non era che una manovra di suo marito, un cattivo scherzo di più che egli giuocava a sua moglie. Ei sentiva bene che essa era sincera, ma non per questo si sentiva meglio, Al tribunale Ivano Illiitch notava o credeva di notare le stesse maniere d’agire a suo riguardo: gli sembrava che lo si considerasse come un uomo il cui posto sarebbe fra breve vacante; i suoi amici scherzavano sul suo umore pessimista, come se quella cosa spaventevole, inattesa che gli rodeva le viscere e lo spingeva irresistibilmente in fondo a un abisso, non fosse che un argomento di scherzo. Soprattutto Schwartz con la sua allegria, la sua esuberanza e il suo «''comme il faut''» che gli ricordava quel che era egli stesso dieci anni innanzi, lo inferociva addirittura. Una sera vengono degli amici per fare una partita. Si siedono, si danno le carte; i quadrati sono insieme; ve ne sono sette.<noinclude><references/></noinclude> 9ikc5ve80bk7a5prsu1u0sst0ia900l Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/69 108 1034655 3910322 2026-10-14T08:53:30Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910322 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|LE NOVELLE DELLA MORTE}}|67}}</noinclude>{{Nop}} Il suo compagno annunzia: «Senza pari» e ritiene due quadrati. Che ci bisogna di più per sentirsi gaio e disposto?... ''Schèlem''!...<ref>Fare lo ''schèlem'' vuol dire fare tutte le levate.</ref>; E tutto a un tratto Ivano Illiitch è ripreso dal suo dolore, dal suo cattivo gusto; gli sembra sovranamente ridicolo di rallegrarsi per questo schèlem. Egli guarda Mikaïl Mikaïlovitch, il suo compagno; lo vede che batte la tavola con la sua mano sanguigna, e che, con un’aria ammirabile e condiscendente, astenendosi dal levare le carte, le spinse verso di lui, per lasciargli il piacere di contarle. «Che crede egli dunque? che io sia troppo debole per stendere la mano?» pensa Ivano Illitch. E copre i suoi pari, ne conserva uno di troppo: in breve falliscono lo schelem di tre levate. Il terribile è che vede soffrire Mikaïl Mikaïlovitch, mentre che egli stesso rimane indifferente... Non è desso un sintomo spaventevole questa indifferenza? Tutti vedono a qual punto questo pensiero gli sia penoso: — Noi possiamo cessare se voi siete stanco — gli si dice. — Riposatevi dunque. Riposarsi. No, egli non è niente stanco e finirà il rob<ref>Il ''rob'' o ''robre'' si compone di due partite legate.</ref>. Tutti rimangono tristi e muti. Ivano Illiitch sente che egli è la causa di quel triste fastidio, e non ha la forza di dissiparlo. Si cena. Gli amici se ne vanno, e Ivano Illiitch rimane solo, con la coscienza che la sua vita è avvelenata, che essa avvelena la vita degli altri, e che questo veleno non solo non si attenua, ma al contrario penetra sempre più nel suo essere. Con questa coscienza, il suo dolore fisico, il suo spavento, egli era forzato di mettersi a letto, spesso per rimanere svegliato, a causa del suo male, la maggior parte della notte. E il mattino doveva di nuovo levarsi, vestirsi, andare al tribunale, parlare, scrivere, e, se non usciva, contare a casa, una dopo l’altra, ventiquattro ore, di cui ciascuna era per lui una lunga tortura, e vivere così sull’orlo di un abisso, solo, senza nessuno che potesse comprenderlo, che potesse compiangerlo.<noinclude><references/></noinclude> ne3raedn6s6jci3kreiu0nx0yz3egii 3910324 3910322 2026-10-14T08:54:42Z Candalua 1675 Gadget [[Aiuto:Gadget ErroriOrtografici|ErroriOrtografici]] 3910324 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|LE NOVELLE DELLA MORTE}}|67}}</noinclude>{{Nop}} Il suo compagno annunzia: «Senza pari» e ritiene due quadrati. Che ci bisogna di più per sentirsi gaio e disposto?... ''Schèlem''!...<ref>Fare lo ''schèlem'' vuol dire fare tutte le levate.</ref>; E tutto a un tratto Ivano Illiitch è ripreso dal suo dolore, dal suo cattivo gusto; gli sembra sovranamente ridicolo di rallegrarsi per questo schèlem. Egli guarda Mikaïl Mikaïlovitch, il suo compagno; lo vede che batte la tavola con la sua mano sanguigna, e che, con un’aria ammirabile e condiscendente, astenendosi dal levare le carte, le spinse verso di lui, per lasciargli il piacere di contarle. «Che crede egli dunque? che io sia troppo debole per stendere la mano?» pensa Ivano Illiitch. E copre i suoi pari, ne conserva uno di troppo: in breve falliscono lo schelem di tre levate. Il terribile è che vede soffrire Mikaïl Mikaïlovitch, mentre che egli stesso rimane indifferente... Non è desso un sintomo spaventevole questa indifferenza? Tutti vedono a qual punto questo pensiero gli sia penoso: — Noi possiamo cessare se voi siete stanco — gli si dice. — Riposatevi dunque. Riposarsi. No, egli non è niente stanco e finirà il rob<ref>Il ''rob'' o ''robre'' si compone di due partite legate.</ref>. Tutti rimangono tristi e muti. Ivano Illiitch sente che egli è la causa di quel triste fastidio, e non ha la forza di dissiparlo. Si cena. Gli amici se ne vanno, e Ivano Illiitch rimane solo, con la coscienza che la sua vita è avvelenata, che essa avvelena la vita degli altri, e che questo veleno non solo non si attenua, ma al contrario penetra sempre più nel suo essere. Con questa coscienza, il suo dolore fisico, il suo spavento, egli era forzato di mettersi a letto, spesso per rimanere svegliato, a causa del suo male, la maggior parte della notte. E il mattino doveva di nuovo levarsi, vestirsi, andare al tribunale, parlare, scrivere, e, se non usciva, contare a casa, una dopo l’altra, ventiquattro ore, di cui ciascuna era per lui una lunga tortura, e vivere così sull’orlo di un abisso, solo, senza nessuno che potesse comprenderlo, che potesse compiangerlo.<noinclude><references/></noinclude> ohncbpgmi1oc87undjdy4xi46wph9af Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/70 108 1034656 3910328 2026-10-14T09:00:37Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910328 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|68|{{smaller|LEONE TOLSTOI}}|}}</noinclude>{{Nop}} {{Centrato|VI.}} Un mese, due mesi passarono così. Alla vigilia del capodanno, arrivò in casa loro il cognato d’Ivano Illiitch. Praskovia Fèderovna era uscita per delle spese. Ivano si trovava in quel momento al tribunale. Di ritorno dal suo gabinetto, trovò suo cognato, un uomo forte e sanguigno, che apriva egli stesso la sua valigia. Sentendo il passo d’Ivano Illiitch, rialzò la testa e lo guardò per un secondo silenziosamente. Quello sguardo rivelò tutto a! malato. Il cognato aprì la bocca per fare un «Ah!» ma si trattenne. Questo movimento confermò tutto. — Ebbene! io sono molto cambiato, non è vero? — Sì... vi è del cambiamento. E malgrado tutti gli sforzi d’Ivano Illiitch per mantenere la conversazione sulla cera che egli aveva, l’altro si schermì. Praskovia Fèderovna rientrò; suo fratello andò a trovarla nella sua camera. Ivano Illiitch chiuse la porta a chiave, si guardò a lungo in uno specchio, ora di faccia, ora di profilo. Prese il suo ritratto, e lo paragonò con la sua immagine riflessa nello specchio. Il cambiamento era considerevole. Poscia rimboccò la sua manica fino al gomito, esaminò il suo braccio, riabassò la manica, si sedè sul divano e divenne più nero della notte. Si alzò poi vivamente, si avvicinò alla tavola, prese un processo, si provò a scorrerlo, ma non vi riuscì. Aprì la porta per andare nel salone. La porta del salone era chiusa. Si avanzò sulla punta dei piedi e tese l’orecchio. — No, tu esageri! — diceva Praskovia Fèderovna. — Come, tu esageri! Non vedi dunque che egli è un cadavere? Guarda i suoi occhi vitrei. Ma che cosa egli ha? — Chi lo sa? Nikolaiew (ancora un medico) ha detto qualche cosa, io non so precisamente che, Lechtchetiski invece (era il celebre dottore) ha detto il contrario... Ivano Illiitch si allontanò, rientrò nella sua camera, si coricò e si mise a riflettere. «Lo spurgo... lo spurgo staccato...» Ei si ricordò tutto ciò che gli avevano detto i medici, come esso s’era staccato, come esso vagabondava; per uno sforzo<noinclude><references/></noinclude> dj5ycqjgh5wpfrcndx5ljsxd1z340et Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/71 108 1034657 3910329 2026-10-14T09:10:53Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910329 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||{{smaller|LE NOVELLE DELLA MORTE}}|69}}</noinclude>della sua immaginazione cercava di afferrarlo, di arrestarlo, di fissarlo. Ci bisognava sì poco, sembrava a lui. — No, io ritornerò in casa di Piotr Ivonovitch (era questo l’amico il cui amico era medico). Suonò, fece attaccare il cavallo e si approntò per uscire. — Dove vai tu Ivano? — chiese sua moglie con una tristezza insolita, e una espressione di bontà, che egli non le aveva mai visto. Questa bontà insolita l’irritò. La guardò con aria bieca. — Bisogna che io vada da Piotr Ivonovitch. Andò dall’amico, e insieme si recarono dal dottore. Quest’ultimo era in casa. Si trattennero lungo tempo insieme. Esaminando alla luce dell’anatomia combinata con la fisiologia, ciò che gli diceva il dottore, comprese tutto. Vi era una piccola cosa nel piloro, un piccolo nonnulla. Ciò poteva eliminarsi: rinforzare l’attività di un organo, indebolire l’attività di un altro... l’assimilazione seguirebbe e si ristabilirebbe l’equilibrio. Fu in ritardo pel pranzo. Mangiò, conversò allegramente; ma non poteva risolversi ad entrare in camera sua per lavorare. Finì col decidersi, rientrò nel gabinetto, e si mise al lavoro. Spogliava i suoi processi, ma il pensiero che ei doveva poscia occuparsi di un affare capitale e affatto intimo non lo abbandonava affatto. Quando ebbe terminato, si ricordò che quell’affare intimo, era il pensiero del piloro. Ma non si lasciò abbattere e andò nel salone per il tè. Vi erano dei visitatori: si conversava, si suonava il piano, si cantava; il giudice d’istruzione, il fidanzato sognato da sua figlia, era là. Ivano Illiitch passò la serata, a quel che notò sua moglie, più allegramente del solito; ma ei non obliava un istante che aveva in riserbo dei pensieri della maggiore importanza a proposito del piloro. A undici ore, prese congedo dai suoi ospiti e rientrò nella sua camera. Da che era malato, dormiva solo nella piccola camera a lato del suo gabinetto. Si coricò, aprì un romanzo di Zola, ma, tutto nei suoi pensieri, non poteva leggere. E, nella sua immaginazione intravvedeva la guarigione così ardentemente desiderata del piloro... assimilarsi, rimettersi... attività regolata.<noinclude><references/></noinclude> 2i5dy69j5oht2y647oxqmazqzbf364t Pagina:Tolstoj - Le novelle della morte, Sonzogno, Milano, 1919.djvu/72 108 1034658 3910331 2026-10-14T09:14:01Z Candalua 1675 /* Trascritta */ 3910331 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione|70|{{smaller|LEONE TOLSTOI}}|}}</noinclude>{{Nop}} — Sì, tutto è là, tutto è là — si diceva egli — non vi è che aiutar la natura. Si ricordò di una pozione da prendere, si alzò, l’inghiottì, si coricò sul dorso, studiando l’azione salutare del rimedio e il sollievo che esso portava a gradi. — Non vi è che da medicamentarsi regolarmente, e evitare ogni influenza nociva. Io mi sento già meglio, molto meglio. Si tastò il fianco e non sentì il dolore. — Sì, io non lo sento più; ora sto molto meglio. Soffiò sulla candela e si stese di fianco. — Il piloro si ristabilisce, si assimila. Subito il suo male gli ritornò, conosciuto, opprimente, sordo, lancinante, intestato, silenzioso, grave; e nella sua bocca lo stesso gusto strano; il coraggio gli mancò, gli girò la testa. — Mio Dio! Mio Dio! — si diceva egli — ancora! ancora!... E mai ciò finirà!... Bruscamente i suoi pensieri cambiarono fisonomia. «Il piloro, lo spurgo... si disse. Non è nel piloro, nè nello spurgo che risiede il male, è nella vita e... nella morte... Sì, essa era, la vita, ed ecco che essa se ne va; se ne va ed io non posso trattenerla... Sì, perchè regalarsi delle illusioni? Non è dunque evidente per tutti, eccetto per me, che io muoio, che non è più che una questione di settimane, di giorni... di qui a poco forse... Era la luce, e ora è la notte. Io era qui ed ora vado là! Dove?» Si sentì agghiacciare, gli mancò il respiro. Non intese che il battito del suo cuore. «Io non sarò più, ma allora, che sarà? Niente sarà. Dove sarò io quando non sarò più?... Sarebbe questa la Morte?... No, non voglio». Si alzò di soprassalto, volle accendere la candela, cercò a tastoni con le sue mani che tremavano, fece cadere il candeliere a terra. Di nuovo si rovesciò sui cuscini. «Perchè... che m’importa» si diceva egli guardando con i suoi occhi spalancati nell’oscurità. «La morte, sì, ''la morte'', ed essi non lo sanno, non vogliono saperlo, non hanno punto pietà di me. Essi giuocano, cantano... (sentiva a traverso la porta un rumore lontano di voci e di ritornelli). Per loro fa lo stesso!... Ma loro pure morranno, gli imbecilli! Io prima, loro dopo. Verrà la loro volta. E ridono, e ridono, gli ignari!»<noinclude><references/></noinclude> fim4sdixsqhgdg35ci6kvf0l21mtrw9 Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/123 108 1034659 3910351 2026-10-14T10:24:22Z Utoutouto 16823 /* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: mormoravano le truppe sue, schiuma di ribaldi, le aequeto (w. permettendo loro il saeco del littorale, principalmente di Mandello ¢ Bellano, poi della Valtellina. * In questo stante s’ erano messi nuoyi trallati per parte della Franeia, la quale, smaniosa di togliere all’ Austria quel passaggio, moveva ogni macchina per amicarsi i Valtelline- si, prometlendo sottrarli affatto dai Grigioni, redimerti fi dallo stabilito... 3910351 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude> mormoravano le truppe sue, schiuma di ribaldi, le aequeto (w. permettendo loro il saeco del littorale, principalmente di Mandello ¢ Bellano, poi della Valtellina. * In questo stante s’ erano messi nuoyi trallati per parte della Franeia, la quale, smaniosa di togliere all’ Austria quel passaggio, moveva ogni macchina per amicarsi i Valtelline- si, prometlendo sottrarli affatto dai Grigioni, redimerti fi dallo stabilito censo incaricandosene ella stessa, ¢ concedere ginstizia propria, religione unica. Ne yenne odore ai Grigioni, i quali allamente adonta- {isi come il re gli acearezzasse solo in quanto gli tornavano uGili contro gli Austsiaci, abbandonarono di {ratto Palleanza del Gristianissimo, ¢ si volsero a Spagua. E Spagna, won 1%. avendo maggior desiderio che questo, non istelte a. sotti- gliare sulla coscienza, ¢ ne abbraccid la lega. Che che delirano i gabinetti, ne soffvono i popoti. Sabito sond dj armi il paese: Spagauoli al forte di Fuetites, Tede- schi a Bormio, Grigioni a lato: sicehé il Rohan, a eni valila del Richelieu faceva sempre scarseggiare i soccorsi, dovette batlere in ritirata, non senza insulti e sangue per parte della ciurmaglia usa a mord ave chi arciva, In tal modo Ja fortuna della Vallellina ritornava nelle mani della Spagna, che ingorda di saldare P alleanza coi Reli, perch altri non avesse a coglier la lepre ely’ essa ayeya levala, non faceasi coscienza di sagrificare agli inte- ressi proprj P antiea ma debole sua protetta. Il marehese di Leganes, nuovo goyernatore del Milanese, cupido di tornare carico di questa gloria in Ispagna, non badaya se bene o male fosse il porre a repentagiio Ja religione c la vazionaliti altrui: quindi ogni corlesia ai Grigioni ambaseiadori, nina ai Vallellinesi: chiese al yescova di Como se la religione cattolica fosse compatibile col governo grigione, ¢ questi ri vie ‘ Vedi Mémoires du Due de Rohan. Questa marcia avea fatto entrare il governo in disegno di uno strada, che dal forte di Fuentes mettesso por Golico a Dorio, Corenno, Dervie e Bellano,, poi por la Vatsissing a Lecco. Ko spilorcio governo spagnuclo on aveva myez7i di riducre in fatto quel disegno, elie con piti audace ¢ generoso proponimento noi vewemmo cou Aotte a fine, an 8<noinclude><references/></noinclude> 5vgi12d8pgcmu6swlki541hifgn70qj Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia/Appendici/Appendice E 0 1034660 3910375 2026-10-14T11:14:30Z Spinoziano (BEIC) 60217 Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]] 3910375 wikitext text/x-wiki {{Qualità|avz=25%|data=14 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Appendici]] - Appendice E. Roccie e minerali dell'Alaska meridionale|prec=../Appendice D|succ=../Appendice F}} <pages index="Spedizione di sua altezza reale il principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi al Monte Sant'Elia, 1900 - BEIC IE7872886.djvu" from="354" to="361" /> jdjvpf08r8em3xme22d991zf5t00ol4 Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.1.djvu/230 108 1034661 3910377 2026-10-14T11:34:54Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3910377 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione||||riga=sì}}</noinclude> {{Centrato|{{x-larger|V.}} ''Al letto dell’inferma.''}} “{{x-larger|S}}ignore. “Sei biglietti da visita, che avete lasciati a casa mia uno per giorno dacchè io ne sono fuori, basterebbero per animarmi a scrivervi, benchè io non abbia coraggio di far nulla, qualora non mi v’inducesse anche un motivo più imperioso, che voi apprezzerete. “Non so se vi riescirà d’intendere questo mio pessimo carattere: scrivo da’ piedi di un meschino {{Pt|let-|}}<noinclude><references/></noinclude> sqizaywmr126r9lo2fypuimf136wdxc Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.1.djvu/231 108 1034662 3910378 2026-10-14T11:38:49Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3910378 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|220||}}</noinclude>{{Pt|tuccio|lettuccio}} a cinghie, posandomi il foglio su le ginocchia. Vorrei stare anche peggio, e che la povera Sofia! figuratevi che positura fastidiosa e che locale incomodo!... “Sono in uno stanzino rischiarato unicamente dalla scarsa luce che penetra nella camera della mia amica. Di qui scorgo il suo letto, nel quale tanto sofferse per morire! La portiera di un usciale coi vetri, che mi tocca a tenere socchiuso onde avere un poco di lume, non mi permette di vedere quando alzo il capo altro che due ceri che ardono nella sua stanza, un prete che prega, ed il lenzuolo che ricuopre un corpo privo di moto. “Io vi parlo, o signore, di madama Dargeles; e dico fra me stessa: ivi è la di lei testa straziata si crudelmente! ivi sono le sue mani che stringevano le mie con tanta tenerezza poche ore addietro! ivi è quel cuore in preda ad ogni specie di tormento dacchè voi le faceste conoscere l’unico amore veramente puro, l’amore materno! “Morendo essavi benediva, perchè<noinclude><references/></noinclude> nww22acj012ptwobqhkfar27br4r9yr Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.1.djvu/232 108 1034663 3910379 2026-10-14T11:42:34Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3910379 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||221}}</noinclude>a voi era debitrice di sapere che l’anima sua non erasi contaminata siccome il suo corpo. “Stimatela un poco, la mia povera Sofia; concedetele qualche compianto, ed anche meglio, una buona rimembranza del vostro antico affetto, per pietà della sua dolorosa agonia. “Vi sembrerà strano, senza dubbio, che dopo una perdita sì crudele e recente, io, amica della Dargeles, abbia lo spirito assai quieto per farvi una lunghissima lettera dinanzi a lei che più non può udirmi. Ma la mia non è tranquillità, è rassegnazione; egli è che non v’ha duolo, per quanto sia giusto e grande, che non debba tacere quando si tratti di compiere una santa promessa. È tanto sacro, e voi lo sapete, l’estremo volere di una amica moribonda! “Sofia, che anche stamani era la mia Sofia, e adesso non è che un cadavere, mi fece giurare che appena avesse chiusi gli occhi non cederei nè alla stanchezza di tre notti passate senza dormire, nè alla violenza del mio affanno, prima di avervi {{Pt|comuni-|}}<noinclude><references/></noinclude> ja4zkjh266dd4yr47nkz1641kye8r4q Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.1.djvu/233 108 1034664 3910380 2026-10-14T11:46:58Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3910380 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|222||}}</noinclude>{{Pt|cati,|comunicati,}} non gli ultimi suoi ordini, ma gli ultimi suoi prieghi. Il mio contegno è dunque giustificato abbastanza: prestatemi la vostra attenzione. “E ciò sempre relativamente a Clementina, che se ho a dar fede ad alcune parole sfuggite al signor Dargeles, deve essere levata dal ritiro di Vincennes, oggi o domani. “Credereste che l’infelice ammalata, la quale non poteva più muoversi dal letto senza patire orribilmente si è risoluta stanotte, mentre io era sola con lei, a scendere e inginocchiarsi in terra, sì! sul freddo pavimento, onde scongiurarmi di rammentare a voi il vostro impegno? Io credeva che mi morisse là sull’istante. Ha vissuto ancora sei ore, ma oh Dio! qual morte l’era riserbata! “Quando vi dico che mi supplicava genuflessa d’implorarvi per la sua figlia, non è già ch’io abbia intese distintamente le sue parole, ma ho viste le mani giunte, e gli occhi volti al cielo, e fra il battere de’ suoi denti che tremavano per la febbre ho rinvenuti due nomi intelligibili per me<noinclude><references/></noinclude> p9z4jhldsrtamvo0jij6l72v1x7kcyk Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.1.djvu/234 108 1034665 3910381 2026-10-14T11:48:22Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3910381 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||223}}</noinclude>sola: il vostro, e quello di Clementina. “Bisogna aver veduto questo, o signore! ed aver avuto il mio cuore, o pure il vostro ch’ella tanto mi vantava, per farsi della morte un’idea spaventosa. “Bello ed orrendo spettacolo! quella madre, quasi ignuda, quasi morta, senza curare il disordine del suo vestimento, senza pietà per le piaghe che aveva addosso; quella madre, a cui il male aveva tolte tutte le forze, e che ne trovava di nuove per nominare la figliuola e raccomandarla alle generose vostre cure! Ah! queste, ne son certa, non le mancheranno. “E Dio pure la vide! e da quel punto debbe averle condonati i suoi falli, e fatto a voi conoscere il bisogno di clemenza. Per le ottime inspirazioni che infonderà nell’animo vostro crederò ch’ella sia perdonata davvero! “A me non si spetta, lo so, suggerirvi il vostro dovere verso la persona affidatavi, nè potrò io indicarvi i mezzi con i quali riuscirete a {{Pt|para-|}}<noinclude><references/></noinclude> cuaxzmq0ba4r1csgxni6mxa83ojnacz Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.1.djvu/235 108 1034666 3910382 2026-10-14T11:49:57Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3910382 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|224||}}</noinclude>{{Pt|lizzare|paralizzare}} gli effetti dell’odio secondato pur troppo dall’autorità paterna. E un incarico immenso quello che accettaste! è un terribile contrasto quel che vi sovrasta! poichè Dargeles è capace di qualunque delitto. In seguito ve lo farò noto anche meglio, ma prima di tutto, io ve ne supplico, non vi stancate di combattere per Clementina! la noia delle discussioni, l’orrore che in voi desterà inevitabilmente lo sciagurato con cui avrete a porvi in relazione per una causa sì nobile, non vi trattengano! Bisogna essere ben premuniti contro il disgusto, il ribrezzo, per adattarsi ad avere dei rapporti con un Dargeles. Allorchè vi sentirete sul punto d’indebolirvi, vi sovvenga della sfortunatissima madre inginocchiata a me davanti, che interrompeva il corso della propria agonia per proferire di nuovo il vostro nome, ed una tale reminiscenza basterà a rendervi capace di mantenerle il giuro che vi chiese. “Ecco le parole di Sofia: scusate se ve le ripeto tali e quali: obbedisco a<noinclude><references/></noinclude> aaie3t6eyseplc9h9v45nqspq6bqlry Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.1.djvu/236 108 1034667 3910383 2026-10-14T11:51:45Z Piaz1606 10206 /* Trascritta */ 3910383 proofread-page text/x-wiki <noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||225}}</noinclude>ciò che m’impose, e vado troppo altera della di lei fiducia per voler rendermene immeritevole: “Dargeles, ella mi diceva, non avrà ripugnanza ad alcun delitto pur di saziare l’odio suo; si esporrà fino alla infamia, se il disonore della mia figlia può essere giovevole alla sua ambizione. Il mio Enrico non si dimentichi ch’egli è il padre di Clementina, e che la sua figliuola fintanto ch’egli esiste non dev’essere abbandonata da una ingiusta vendetta, o disonorata dai bassissimi calcoli di un uomo ambizioso di titoli e di danaro. “Io ho ritenuto a memoria, benchè piangendo, i voti della mia amica, onde trasmetterli a voi religiosamente. Oramai Clementina è sotto la vostra salvaguardia; nulla per essa deve più temersi. Possa questa fanciulla cotanto amata dalla sua genitrice premiarvi con le sue virtù e con l’affetto suo filiale dei sacrifizi a cui vi assoggetterete. V’è un cuore che in cielo ve ne sarà grato! e il mio ve ne serberà eterna ammirazione.<noinclude><references/></noinclude> q8i198wjbshrqr0fnnfszesno8ryboi