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Della moneta/Libro III/Introduzione
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Dr Zimbu
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Porto il SAL a SAL 100%
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=21 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Introduzione|prec=../|succ=../Capo I}}
<pages index="Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu" from=157 to=158 />
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Della moneta/Libro III/Capo I
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2026-10-21T05:26:10Z
Dr Zimbu
1553
Porto il SAL a SAL 100%
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=21 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo I - Della proporzione tra il valore de' tre metalli usati per moneta|prec=../Introduzione|succ=../Capo II}}
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Della moneta/Libro III/Capo II
0
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2026-10-21T05:31:35Z
Dr Zimbu
1553
Porto il SAL a SAL 100%
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=100%|data=21 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Capo II - Della non giusta proporzione di valuta tra le monete di un metallo e quelle d'un altro, e tra le monete di uno stesso|prec=../Capo I|succ=../Capo III}}
<pages index="Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu" from=172 to=190 />
{{sezione note}}
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Discussioni utente:Candalua
3
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2026-10-20T14:38:31Z
Alex brollo
1615
/* Bug memoRegex su apostrofo retto */ Risposta
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wikitext
text/x-wiki
<div class="plainlinks" style="float:left; border: 1px solid #999;padding: .2em .3em .25em;margin: .3em .3em .3em 1em;">'''Archivio'''
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=742580 2010] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1031411 2011]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1219438 2012] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1362639 2013]<br>
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1496195 2014] ·
[//it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_utente:Candalua&oldid=1647968 2015]<br>
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</div>
<div style="float:right">{{A fine pagina}}</div>
<div style="width:70%; margin: 0 auto; text-align: center; border: 2px solid #FFD595; padding: 5px; background-color: #FFF0D9;">
[[File:Nordkirchen-090806-9419-Capellerallee-Atlas.jpg|200px|center]]'''{{PAGENAME}}''' (non visibile nella foto in quanto sta reggendo sulle sue spalle Atlante che a sua volta regge il Mondo) <br/> è in '''''[[w:Wikipedia:Scherzi_e_STUBidaggini/Wikipause|wikisinghiozzo permanente]]''''' per cause dipendenti da '''lavoro, donne & altri vizi vari.''' <br/>Chiedete pure, ma sappiate che potrei sparire da un momento all'altro...
</div>
{{TOCright}}
== Fogna! ==
Caro Candalua,
come disse Jovanotti, ''Fogna! Non fmettere mai di fognare!''... e io fogno, o meglio, '''ſ'''ogno. Per diletto ho preso in considerazione un testo settecentesco con le esse lunghe, e mi sono messo di buzzo buono a cliccare con il [[Mediawiki:Gadget-fs.js|gadget f => s]] sulla casella con i due bottoni. Niente di sbagliato, ma mi chiedevo se per vecchi ''boomer-user'' come me fosse possibile usare la tastiera invece del mouse/trackpad: in pratica è possibile fare in modo che, attivato il gadget, oltre che cliccando sui bottoni, sia possibile effettuare la scelta tra effe ed esse cliccando sulla lettera corrispondente della tastiera? in tal modo potrei mantenere gli occhi sullo schermo invece di spostarli continuamente tra casella con bottoni e testo. Lo so, sono un triceratopo, ma lasciami fognare! Che ne pensi? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:26, 3 gen 2025 (CET)
:Cariffimo [[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliufMagifter]]! Fui tafti è fempre... ehm, sui tasti è sempre un po' difficile, ma ci poffo provare. Però dovrai aspettare un po', magari intanto dèdicati a qualcos'altro e poi ti farò fapere! [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:30, 3 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: il fogno diventa una folida realtà! Ora puoi usare i tasti f-s e ''fpaffartela'' con i ''tefti fettecentefchi!'' [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:47, 20 gen 2025 (CET)
:::''Maggico Candalua!'' fantaftico! '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 20:34, 20 gen 2025 (CET)
== Tks... ==
Mi sa che bisogna darci un occhio... -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:24, 12 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh sì. Se vuoi dedicarti un po' anche a questo, ti segnalo un paio di gadget utili che forse non hai ancora visto:
:* Contributi aggregati: una volta attivato, lo trovi nel menu di destra quando sei sulla pagina di un utente o nei suoi contributi. Ti mostra un riassunto degli indici su cui ha lavorato, dal più recente, col conteggio delle modifiche.
:* Cerca errori ortografici: questo lo trovi sugli indici (a volte ci mette un po' a caricare) e cerca possibili errori in base a dei pattern. Ovviamente non li trova tutti, e spesso trova dei falsi positivi, ma è molto utile per trovare gli errori più comuni senza guardare le pagine ad una ad una. Io raccomando di usarlo almeno dopo ogni trascrizione o rilettura completata, per fare un check generale.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 03:20, 13 gen 2025 (CET)
::Provato Contributi aggregati... è il conto degli edit fatti nelle pagine relative a un indice? sulla tua PU non finisce più di caricare roba... :D Bello, ma è un altro componente che con dark non va :-( -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 13:06, 13 gen 2025 (CET)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eheh, penso sia dura trovare un indice su cui non ho messo le mani... Per tutti questi gadget io ho fatto un css comune con alcuni stili per finestre, bottoni ecc. (altri temo che siano ancora nel common), che trovi all'inizio della pagina di "gadget definition"... Forse si riesce a farne una versione dark, in modo da sistemare tutto in un colpo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:11, 13 gen 2025 (CET)
::::Allora forse avevo già fixato la cosa in locale mettendo a punto non ricordo più quale altro gadget che Alex mi aveva segnalato... il cerca&sostituisci, mi pare. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 16:56, 13 gen 2025 (CET)
== "Pasticcio" pt. 2 ==
Ciao, ho appena fatto un edit che mi ha dato lo stesso problema che ho spiegato nella mia pagina di discussioni. Questa volta [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Autore:Gino_Fano&diff=prev&oldid=3457687 qui]. Sinceramente non mi è chiaro il motivo per cui succeda sta cosa, dato che quella roba cancellata non mi compare nell'editor. In più anche l'anteprima sembra corretta, non si nota nulla di strano fino a quando non salvo la pagina. Annullare l'edit non funziona, ci ho provato ma la pagina diventa vuota (letteralmente), quindi non ho neanche salvato. Potresti sistemare e spiegarmi la causa di questi problemi, così evito che succeda di nuovo? Francamente non mi era mai capitato. Grazie e scusa per il disturbo. [[User:Emyn Muil|Emyn Muil]] ([[User talk:Emyn Muil|disc.]]) 17:29, 13 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:Emyn Muil|Emyn Muil]]: ciao, questi errori accadono ogni tanto ma non ho mai capito bene la causa, ne stiamo parlando anche adesso al bar. In questi casi, prova comunque a fare un edit "a vuoto" (cioè vai in modifica e salvi senza aver modificato nulla), questo dovrebbe ripristinare l'area dati. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:49, 20 gen 2025 (CET)
== Disambigue: problemi in vista ==
Caro Candalua,
il titolo è un po' enfatico perché non so se si tratti di un vero problema o meno. Ti espongo il caso, tu sicuramente capirai quale ingranaggio sotto la scocca dello script sia da regolare.
* Mi sto apprestando a spostare [[Poesie (Mamiani)/Inni Sacri]] a [[Inni sacri (Mamiani)]], si prospetta dunque la disambiguazione di [[Inni sacri]] tra quelli di Manzoni e questi di Mamiani.
* vado su [[Inni sacri]], attualmente sede degli inni di Manzoni, e trovo già una nota disambigua relativa a [[Il nome di Maria]]... ma questa nota disambigua non dovrebbe trovarsi solo tra [[Inni sacri/Il Nome di Maria]] e [[Nova polemica/Il nome di Maria]]? Il problema è già stato segnalato da qualche altra parte, ma non ricordo dove né quale sia l'origine di questo bugghetto. Secondo te è grave?
'''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:41, 22 gen 2025 (CET)
:@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: lo so... il problema è che nelle disambigua spesso ci sono dei link in più rispetto ai testi da disambiguare. Devo capire come fare a scartarli. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 21:17, 22 gen 2025 (CET)
::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: credo di aver sistemato, adesso il gadget guarda anche se il link proviene da un template Testo, in modo da scartare altri link eventualmente presenti nella disambigua ma non pertinenti. Ovviamente bisogna usare Testo solo per i testi da disambiguare. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:02, 24 gen 2025 (CET)
:::Fantastico: sei un razzo del debug! Direi che la tua idea è la soluzione migliore. Purtroppo per un breve periodo ho usato dei "doppi template testo", ma ricordo che i casi problematici sono molto pochi. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 19:05, 24 gen 2025 (CET)
== Decesso di PersonalButtons.js ==
Da stamattina la mia "bottoniera", che contiene i bottoni definiti in [[Utente:Alex brollo/PersonalButtons.js]], non dà segni di vita. La console si lamenta dell'errore ''document.ready non è una funzione'' e incrimina startup.js. Hai idea di cosa potrebbe essere successo? Disgraziatamente sono consapevole che i miei script personali sono poco robusti, ma senza di loro sono morto... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:05, 27 feb 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: io stamattina ho messo un po' in ordine il [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki%3AGadgets-definition&diff=3481359&oldid=3464390 Gadgets-definition], ma non credo che c'entri qualcosa. La tua bottoniera si appoggia a qualche altro script? Cos'è startup.js? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 13:32, 27 feb 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Non ne ho idea, la console emette questo lamento ... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:21, 27 feb 2025 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Comunque_ ho trovato deselezionato il gadget "Raccolta dei giocattoli", riattivandolo il problema è scomparso (e pure l'errore). Grazie comunque per l'attenzione. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:32, 27 feb 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: uhm, strano: io ho spostato alcuni gadget, ma la raccolta dei giocattoli non l'ho toccata. Strano che si sia disabilitato per conto suo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:57, 27 feb 2025 (CET)
== Privilegio ==
Per favore, mi ridai i privilegi di admin dell'interfaccia, che mi sono scaduti? Ne farò un uso omeopatico.... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:49, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: rinnovati per un anno, così non hai più scuse per non toccare i gadget :D [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 07:54, 20 mar 2025 (CET)
== Request to delete [[MediaWiki:Cite_reference_link]] ==
Hello @[[Utente:Candalua|Candalua]] and sorry for posting in English.
[[meta:WMDE_Technical_Wishes|My team]] is currently working on some improvements regarding references and footnotes and we realized, that you added a custom version of [[MediaWiki:Cite_reference_link]] to this wiki once.
We recently [https://gerrit.wikimedia.org/r/c/mediawiki/extensions/Cite/+/1056448 updated] that message in the code. Due to the override on your project these updates are not be applied here. Since the [[MediaWiki:Cite_reference_link|custom version]] does not add any special formatting that seems to be needed here it would be best to delete that page.
Thank you and feel free to reach out if you have questions or need help.
[[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 12:20, 20 mar 2025 (CET)
:@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: ok, done. We'll keep hiding the brackets using font-size: 0 as suggested on gerrit. Thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:16, 20 mar 2025 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Thanks again, I just realized that you also created <code>MediaWiki:Cite_reference_link</code> on [https://vec.wikisource.org/wiki/MediaWiki:Cite_reference_link vec.wikisource.org] it would be really helpful if you could delete that version there as well. At also seems to have no relevant custom changes :-). Best [[User:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]] ([[User talk:Christoph Jauera (WMDE)|disc.]]) 17:32, 20 mar 2025 (CET)
:::@[[Utente:Christoph Jauera (WMDE)|Christoph Jauera (WMDE)]]: done that too, thank you. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 17:46, 20 mar 2025 (CET)
== autoNs0 ==
Ciao, sembra ci sia un problema col tool: adesso inserisce il tag pages anche quando si entra in modifica, creando un duplicato [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:26, 5 apr 2025 (CEST)
:Aggiungo: il problema [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=L%27ug%C3%B9ri_de_sto_monno&curid=308599&diff=3499830&oldid=3453620 non si presentava ieri alle 14:10] ma [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Lum%C3%ACe_di_Sicilia_(Novella,_1926)&curid=949669&diff=3499972&oldid=3476273 capitava alle 18:59]--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 09:29, 5 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: grazie; dovrei aver sistemato. Come avrai visto sto cercando di fare ordine nei gadget per riuscire a velocizzare il caricamento, e sono incorso in una svista. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:07, 5 apr 2025 (CEST)
== Correttore ortografico ==
Proseguendo da [[Discussioni_indice:Yambo,_Luna_paese_incomodo.djvu#Rilettura|qua]], (visto che là è OT), si ho presente le convenzioni sugli accenti, è una vera rottura di palle che in quel testo si usi '''í''' anzichè '''ì''' che c'è sulla tastiera... :-D Anche se forse visto che vedo una incomprensibile sezione memoregex che riguarda la ì, sarebbe più veloce per l'umano mettere delle ì e poi lasciare che sia qualche magia a correggerle... ok, vado a vedere che dice MediaWiki:Gadget-ErroriOrtografici.js per farmi una cultura ;-) ciao -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 10:08, 7 apr 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: quella del memoregex è un'altra idea geniale del buon @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con il gadget [[Aiuto:Strumenti per la rilettura|Strumenti per la rilettura]], hai un comando "Trova e sostituisci" (nel menu di sinistra) con cui puoi sostituire caratteri in una pagina e dirgli "Ricorda questa sostituzione". Nelle pagine successive la potrai applicare (insieme a tutte le altre sostituzioni già salvate da te o da altri) con il comando PostOCR o più rapidamente Alt+7. Attivando anche la [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli|bottoniera]] ti trovi in basso anche dei bottoni "salva regex", "carica regex", "esegui regex", che vengono comodi (specialmente il salva, con cui le regex vengono scritte in quella sezione che hai visto, così sei sicuro di non perderle — altrimenti mi pare che rimangano solo sul browser).
:P.S. questa è probabilmente una cosa che prima o poi dovremmo mettere su un gadget per conto suo, in modo che ci siano tutti i comandi in un box solo, più intuitivo per l'utente (lo dico più che altro per Alex, ma ne riparleremo nel bar tecnico). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:53, 8 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sì, l'idea di incorporare il "carica regex" e il "salva regex" nel Trova e sostituisci mi piace molto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:04, 8 apr 2025 (CEST)
:::Rispondendo a [[Discussioni_utente:Damadicarta#c-Candalua-20250408073300-Damadicarta-20250407090100|questo]] ("strumento utile, già che ci sono, è il "Controlla interruzioni di pagina", dal menu Strumenti:")... nel menù strumenti non ho quella voce... :(. E ne approfitto per segnalare quella che penso sia un'altra problematica per gli utenti che si approcciano a WS: l'interfaccia è molto dispersiva, con comandi a destra, a sinistra, nel sottomenu, in basso, in alto... La UX è un inferno :-D<br>
:::Per es, non me ne voglia @[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], ma perchè carica-salva-esegui regex sta in una barra in basso, mentre trova&sostituisci nel menù a sx (o nel menu panino se si nasconde il menu?). E' lo stesso script, o cmq lo stesso tipo di attività, no?<br>
:::Altro es. (per par condicio :-p ) perchè "Cerca errori ortografici" e "Controlla interruzioni di pagina" invece stanno nel menù strumenti a dx? Troppe cose sparpagliate ovunque.🤯
:::IMHO ci vorrebbe una razionalizzazione "per attività". :-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:31, 8 apr 2025 (CEST)
:::Fra l'altro Vector22, con i suoi spazi esagerati di default e il suo bianco-ovunque-e-senza-bordi peggiora pure la percezione di non capire dove si è e cosa si fa. Lo noto ora perchè "a casa mia" ho stretto tutti gli spazi inutili e messo bei bordini azzurri per delimitare certe cose, ma per l'utente "di default" sembra di navigare in un oceano di comandi sparsi dappertutto... Lo trovo molto "faticoso". --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 14:35, 8 apr 2025 (CEST)
::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: eh, infatti sarebbe il punto a cui vorrei arrivare anch'io. Gli "Strumenti per la rilettura" e la "bottoniera" in basso sono tra i gadget più vecchi, e risalgono ad un'epoca in cui era più facile "attaccare roba" al di fuori dei menu standard, e in cui veniva più naturale riunire tante funzioni diverse. L'interfaccia era più basica e la trascrizione più laboriosa, per cui ci siamo scatenati ad inventare gadget che ci potessero aiutare (anche in maniera un po' disordinata, provando e riprovando). Adesso il paradigma è cambiato, perché è possibile caricare i singoli gadget selettivamente in base all'azione (view o edit) e al namespace, quindi è più conveniente avere gadget che fanno una cosa sola e che si caricano solo quando serve quella singola cosa. Quindi vorrei pian piano isolare le funzioni più utili, come il memoregex, e portarle verso questa direzione, anche per riuscire poi a metterci le mani più facilmente, senza timore di rompere altre cose.
::::Per il "Controlla interruzioni di pagina", il gadget è ErroriComuni che dovresti avere attivato; il comando si attiva solo in ns0 e solo in visualizzazione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:21, 8 apr 2025 (CEST)
:::::Mah, ho appena finito di correggere i trattini e avere il tasto "esegui memoregex" subito in basso a portata di click senza passare da menù e voci varie è stato molto comodo. Per cui anche l'idea di concentrare tutti i comandi di correzione/verifica nella bottoniera non è male... Forse potrebbe essere una specie di menù con voci che si aprono verso l'alto? boh.
:::::Controlla interruzioni di pagina continuo a non vederlo anche se ErroriComuni è on. :-( [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 15:37, 8 apr 2025 (CEST)
::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Ti suggerirei di fare un viaggio esplorativo in Distributed proofreaders, il "laboratorio tipografico specializzato" del progetto Gutenberg. La filosofia di trascrizione è completamente diversa da quella di wikisource, ma la differenza fondamentale, secondo me, è che fa una sola cosa, mentre la nostra interfaccia è un adattamento di quanto serve a una miriade di progetti diversi, dominati da wikipedia. Mi pare di ricordare che nei pasticci che ho fatto, anni fa, ci sia qualche traccia di quell'interfaccia.
::::::Sarebbe poi interessantissimo esplorare per bene la wikisource tedesca, he ha avuto una evoluzione profondamente divergente, fino ad allontanarsi dall'interfaccia proofread. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:38, 8 apr 2025 (CEST)
:::::::<small>@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]], Distributed proofreaders sarebbe [https://www.pgdp.net/c/]? Look molto anni '90 :D
:::::::de.ws in effetti non capisco come operi: l'interfaccia "a fronte" mi sembra concettualmente meglio. Il problema che sento io, come dicevo, è la dispersione "logica" degli strumenti e la difficoltà ad adattare l'interfaccia alle esigenze di lettura. Beninteso, non è una critica al vs lavoro, solo una suggestione. :-) Purtroppo non ho le competenze per fare qualcosa di concreto su questi aspetti. --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:27, 8 apr 2025 (CEST)</small>
::::::::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]] Il tuo link punta alla home page: sei andato fino all'interfaccia di editing? Penso che ci si debba registrare e travestire da volontario :-)
::::::::Io l'ho fatto, ho lavorato su un bel po' di pagine, anche se come utente con minimi privilegi (c'è molto rigore nel sito, gli utenti novizi possono fare solo cose elementari, sotto severo tutoraggio, su testi già selezionati e caricati dagli admin, per passare di livello occorre superare veri esami online... è un mondo del tutto diverso da mediawiki), ed è stata un'esperienza molto interessante e suggestiva.
::::::::Ma stiamo devastando la talk page di Candalua; mi scuso e ti propongo, se ti interessa, di parlarne altrove. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:46, 9 apr 2025 (CEST)
== Gadget Riassunto ultime modifiche ==
Ciao. Le righe tr.odd dovrebbero avere background-color: var(--background-color-backdrop-light) e non #efefef, altrimenti in dark restano bianco sporco. ;-) --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:35, 12 apr 2025 (CEST)
:Rammento [[mw:Recommendations for night mode compatibility on Wikimedia wikis]], praticamente la bibbia per questo tipo di operazioni. -- [[User:ZandDev|ZandDev]] ([[User talk:ZandDev|disc.]]) 14:42, 20 apr 2025 (CEST)
::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: {{Fatto}}
::@[[Utente:ZandDev|ZandDev]]: TrameOscure aveva iniziato a lavorare sul night mode, ma poi visti i suoi trascorsi wikipediani qualcuno non si fidava e abbiamo lasciato perdere. Ma se tu ci sai fare, non ti andrebbe di proporti per un flag temporaneo di ''interface administrator''? Io sto già facendo un lavorone di ottimizzazione dei gadget, oltre al consueto "lavoro sporco", e non riesco a stare dietro a tutto. Ovviamente ti farei comunque da "garante" di fronte alla comunità. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:21, 22 apr 2025 (CEST)
:::👍 Cmq sono sempre a disp. se a ''qualcuno'' sono passate -come spero- le ''psicosi-poco-[https://foundation.wikimedia.org/wiki/Policy:Universal_Code_of_Conduct/it UCoC-compliant]''. :-p -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:55, 22 apr 2025 (CEST)
== Richiesta di rivalutazione opera ora con ISBN ==
Gentile Candalua,
ti scrivo in merito alla precedente cancellazione della pagina ''[[Whelmity. Manifesto del pensiero strutturato]]'', da te motivata con la mancanza di una fonte editoriale verificabile.
Ti segnalo che l’opera è ora regolarmente '''pubblicata su Amazon KDP''' in formato cartaceo ('''ISBN: 979-8282754032''') e disponibile anche in formato eBook ('''ASIN: B0F7M6MQ51''').
È inoltre '''archiviata su Internet Archive con metadati completi''':
🔹 https://archive.org/details/whelmity-manifesto-del-pensiero-strutturato
🔹 [[openlibrary:works/OL43287365W|Open Library]]
L’opera è rilasciata con licenza '''Creative Commons BY-SA 4.0''', quindi compatibile con le linee guida di Wikisource.
Chiedo cortesemente se è possibile '''valutare la ripubblicazione''' o fornirmi ulteriori indicazioni per procedere correttamente.
Grazie per l’attenzione e il tempo dedicato,
<nowiki>--~~~~</nowiki> [[User:Marino car|Marino car]] ([[User talk:Marino car|disc.]]) 22:53, 8 mag 2025 (CEST)
== autoPt ==
Ciao, ho visto che hai tolto il comando dalla barra a sinistra. Mi pare di capire che lo hai fatto perchè la funzione non è necessaria: la parola viene riunita da sola. Ma ogni tanto non succede vedi [[Pagina:Storia della venerabile arciconfraternita della Misericordia 1871.djvu/11 |qui]. In questo caso cosa devo fare? ho letto che qualcuno si è messo il tasto da qualche parte, come di fa? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:27, 11 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: c'è il bottone Pt nella barra in alto (che sarebbe il posto "ufficiale" dove mettere i nostri strumenti). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 11 mag 2025 (CEST)
::Grazie, ora l'ho visto. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:51, 11 mag 2025 (CEST)
== Filo d'Arianna per pag. di aiuto e ns:ws ==
Detto anche breadcrumb. Ho notato che [[:Template:Intestazione indice linee guida]] e [[:Template:Intestazione indice aiuto]] generano una inutile e brutta duplicazione del nome della pagina (vedi [[Aiuto:Guida del lettore|qua]] per es.). Non ne capisco lo scopo e visto che i due template hanno dei parametri non vorrei fare casino. Ma per es fr.ws mi sembra sia più pulito e comprensibile ([https://fr.wikisource.org/wiki/Aide:Cr%C3%A9er_un_fichier_DjVu es.]). Si può togliere questo "doppio/triplo titolo" o ha qualche scopo che non comprendo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:45, 12 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: anticamente c'erano degli stili che poi si erano persi in qualche pulizia. Ora li ho rimessi (con templatestyles). C'è da dire però che la cosa aveva maggiore senso quando si poteva nascondere il titolo "normale" delle pagine usando {{tl|Nascondi titolo}}: ora sembra molto più una ripetizione. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 12 mag 2025 (CEST)
::Infatti anche quel template non lo capivo.. :D
::Però a sto punto leverei il box di ripetizione, anche perchè non funziona con la mod. scura... [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:45, 12 mag 2025 (CEST)
:::@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sì, quasi quasi... si potrebbe tenere solo le briciole di pane. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:51, 12 mag 2025 (CEST)
::::Esatto... Poi come hanno fatto i francesi mi sembra molto carino, con la casetta (o volendo col salvagente). -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 12:56, 12 mag 2025 (CEST)
== Linee punteggiate ==
Ciao. Di situazioni come [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Yambo_-_Manoscritto_trovato_in_una_bottiglia,_Roma,_Scotti,_1905.pdf/78&diff=next&oldid=3523999 questa] ce ne sono in millemila miliardi di pagine in 'sto libro.
Mezza riga di punti e mezza riga di testo... in proporzioni variabili. Non sapendo come ottenere l'effetto ho messo punto-spazio-punto-spazio-punto-testo o testo-punto-spazio-punto-spazio-punto a seconda dei casi senza cercare l'esatta resa grafica. Non ci sono mai spazi dopo il terzo punto perchè quella combinazione con spazio finale l'ho usata come regex per il template rigapunteggiata/16 --[[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 19:14, 16 mag 2025 (CEST)
== Ariosto ==
Ciao. Sono finalmente arrivato a creare le pagine Opera delle liriche dubbie. [[Opera:Madonna, qual certezza|Questa]] è la prima (corrispondente a [[:d:Q134486391|questo elemento Wikidata]]): quando hai tempo, ci sarebbe da modificare il template {{tl|Opera}} per mostrare il possibile autore anche qui da noi.-- [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 12:10, 17 mag 2025 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: ok, ho aggiunto la gestione del "possibile autore" (da testare cosa succede se sono più di uno). Ho creato [[:Categoria:Opere con possibili attribuzioni]] per radunare questi casi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:04, 19 mag 2025 (CEST)
::Grazie mille, ti faccio sapere se trovo comportamenti inaspettati o ''bug''--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 13:08, 19 mag 2025 (CEST)
== Due domande "laterali" ==
Abbi pazienza se ti pongo due domande che con wikisource hanno poco a che fare (ma poi... chissà...).
Dopo decenni mi è tornata la voglia di preparare pagine web.
Ho scelto come editor Bluegriffon. OK? Altro?
E se oltre a creare pagine web locali, volessi metterle in rete, hai qualche suggerimento? Non mi serve un dominio "mio". [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:54, 22 mag 2025 (CEST)
== Info ==
Ho "perso un pezzo" nella discussione sulle Ville, si può far sparire il dato? Grazie :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 11:47, 9 giu 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: intendi il tuo IP, vero? ho provveduto a mascherarlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:53, 9 giu 2025 (CEST)
== Modifica gadget ==
Fatta una piccola modifica a [[Mediawiki:Gadget-common.js]], funzione newAutoRi, in modo che funzioni anche se il parametro pagina contiene un tl rl (visualizzazione come numero romano). Visto che sono estremamente arrugginito e che ti stai occupando di risistemare gli script ti avviserò ad ogni mia cauta modifica. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:30, 16 giu 2025 (CEST)
== Pg aggiunto in modo strano ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Pagina:Come_si_possa_diventare_artisti_cinematografici_1914-PaoloAzzurri.pdf/30&diff=next&oldid=3542341 Questo] mi si è aggiunto facendo Alt+7, immagino che venga da una MemoRegex di chissà quale altro indice! Grazie [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 14:10, 3 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Cruccone|Cruccone]]: purtroppo è un bug noto. Succede a volte quando si cambia indice, probabilmente perché non trova un memoregex sull'indice nuovo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:41, 3 lug 2025 (CEST)
== OCR Google ==
Ciao, mi dicono che hai tolto il pulsante tra i gadgets. A me è molto utile spesso, es. di [[Pagina:Matilde Serao Evviva la vita 1919.pdf/76| questa pagina]] non vedo il testo se non uso il tasto OCRGoogle. Come faccio ad attivarlo per me? Ciao e grazie Susanna [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 19:00, 27 lug 2025 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ciao, l'ho disattivato perché è da qualche anno che è stato sostituito da uno strumento "ufficiale", che è il bottone "Trascrivi testo": puoi usare quello d'ora in poi. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 20:13, 27 lug 2025 (CEST)
::Grazie. Come faccio ad attivarlo? devo inserire una istruzione nel mio common.js? me la puoi indicare? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 15:15, 28 lug 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non è un gadget, è un componente standard, quindi dovresti già vederlo. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:38, 28 lug 2025 (CEST)
::::Non lo vedo; potresti guardare il mio common.js per capire se lì ho fatto pasticci? [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 17:24, 28 lug 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: ho visto che avevi tentato di riaggiungerti il bottone OCRGoogle, ma in quel modo non poteva funzionare, ora forse sì. Comunque, riusciresti a caricare uno screenshot dove si veda l'intera pagina quando vai in modifica? Va bene su Commons, o qualunque altra piattaforma dove ti sia comodo. Vorrei davvero capire come ti appare il sito, perché senz'altro c'è qualcosa di strano. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:10, 28 lug 2025 (CEST)
::::::ecco una [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao.png pagina normale] e [https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Pagina_Serao_con_eis.png una con eis] del testo Serao che per problemi strano non mi visualizza la pagina. Per questo qui mi serviva assolutamente la funzione ORCGoogle. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 18:35, 28 lug 2025 (CEST)
:::::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: non sono riuscito a replicare del tutto la tua situazione, comunque vedo che stai ancora usando il tema "Vector legacy"... io ti consiglierei, per cominciare, di passare a quello nuovo, andando su Preferenze -> Aspetto e scegliendo "Vector (2022)". Poi può essere che tu abbia attivato qualche gadget "strano" che magari nasconde o copre il bottone trascrivi... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:11, 28 lug 2025 (CEST)
== Problemi OCR Google ==
Con la mia utenza l'accoppiata pulsante OCR Google - eis funziona, ma non funziona per @Giaccai nè per la mia utenza secondaria. Da cosa può dipendere? Puoi aiutarci? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:16, 1 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: la tua utenza non so, ma hai visto lo screenshot dell'ambiente di @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] che ha postato qui sopra? È come fare un tuffo nel passato... ha ancora la vecchia Vector e altri gadget strani che non usa più nessuno, tipo "Blocca la sidebar" e "Resize.menu"... e le mancano alcune cose indispensabili, tipo Section (e infatti non sa mai come gestire i capitoli che iniziano a metà pagina...). Io ho cercato di replicare la situazione sulla mia utenza, ma non ci sono nemmeno riuscito del tutto. Bisognerebbe fare un "riallineamento" con la situazione generale degli altri utenti, sennò ci sono troppe cose che potrebbero influire, e facciamo anche fatica a capirci. Avrei bisogno di vedere l'elenco completo dei gadget attivi, e magari anche i tab "Aspetto" e "Casella di modifica" delle Preferenze, forse anche lì c'è qualcosa che può influire, tipo il visual editor. E ovviamente sbiancare tutti gli script personali. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:37, 1 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie. Provo a operare con più diligenza sulla mia utenza secondaria. Poi suggerisco a @[[Utente:Giaccai|Giaccai]] le contromisure. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:43, 1 ago 2025 (CEST)
:::@Trovato il problema in [[Utente:Alex brollo bis]]: era attivato il gadget eis test, non aggiornato con le istruzioni di caricamento di OCR Google. Adesso è allineato all'eis generale. @Giaccai : Chissà, forse adesso ti funziona... prova ad attivare Vector 2022. E per attivare l'aggiornamento dei tuoi gadget, disattivane qualcuno, e salva; se poi lo rivuoi puoi riattivarlo e salvare di nuovo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:06, 1 ago 2025 (CEST)
::::caro Alex, ho già attivato Vector 2022 prima di scriverti. Ho cancellato diversi gadget, ho cambiato browser, ma tutto resta come prima, non vedo il tasto OCR standard e neanche il tasto OCR Google. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 20:35, 1 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Uffa. :( Riprovo... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:28, 2 ago 2025 (CEST)
== Ancora su Giaccai e Google-OCR ==
Mistero. Dall'utenza di Giaccai, lanciando in modifica dalla console <code>mw.loader.load('//wikisource.org/w/index.php?title=MediaWiki:GoogleOCR.js&action=raw&ctype=text/javascript');</code>, non succede niente. Da tutte le mie utenze, compare immediatamente il pulsante Google OCR funzionante. Nonostante l'azzeramento di script personali (common.js, PersonalButtons.js) non cambia nulla. E' come se ''Giaccai non potesse vedere //wikisource.org''. Ho gettato la spugna. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 22:39, 10 ago 2025 (CEST)
:PS: Giaccai dice che entrando in modifica nsPagina si apriva un box con F8 F7 F6.... non l'ho visto e non ho capito cosa sia e da dove venga. :(. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:09, 10 ago 2025 (CEST)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: c'è un'ultima cosa, un pochino drastica, che Giaccai potrebbe fare: aprendo il browser in incognito, crearsi una seconda utenza Giaccai2 e vedere se da lì le cose funzionano. Se neanche così va... allora è proprio stregato il suo pc. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:31, 21 ago 2025 (CEST)
:::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]] Prova anche il suggerimento di Candalua.... [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:41, 21 ago 2025 (CEST)
::::Ho aperto una nuova utenza con lo stesso risultato (ma senza aprire il browser in incoglino perchè non so come fare) Ho provato le due utenze su un altro pc un Mac, ma in nessun caso vedo il tasto OCR. Sul mio pc ho Linux Mint Mate. Mi rassegno? Grazie molto a entrambi per la pazienza, buona giornata [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 11:15, 22 ago 2025 (CEST)
:::::@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: scusa, ma vedi proprio tutto identico da un'utenza all'altra? Non c'è nessuna differenza per esempio tra i bottoni della barra di modifica, o tra i comandi del menu? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 22:23, 25 ago 2025 (CEST)
== Flag AI ==
Sarei propenso a richiedere il flag di AI per sistemare robette qua e la che confliggono con la modalità scura in modo che possa finalmente essere funzionale e consistente nonchè abilitata anche per non-loggati.
Inoltre vorrei fare qualche altro fix funzional/estetico a vector22 (che di default sembra un'interfaccia per mobile e non per pc...🙄). Visto che nulla s'è mosso in 8 mesi, e che certe obiezioni dovrebbero essere superate, ti pare inopportuno che riproponga la cosa al bar da qui a qualche tempo? -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 20:30, 20 ago 2025 (CEST)
:@[[Utente:TrameOscure|TrameOscure]]: sembra anche a me che i tempi possano essere maturi. Mi pare che, superato qualche piccolo screzio iniziale, tu abbia dimostrato di portare un contributo utile al progetto, e di saper collaborare con gli altri utenti. Nella richiesta, dettaglia bene il perimetro del tuo intervento: sistemare la modalità scura va bene, ma se hai visto altre fix da fare, spiega bene quali sono e cosa comportano, ed eventualmente rimandale ad una seconda richiesta. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:28, 21 ago 2025 (CEST)
::"Utile" è un parolone... in realtà il mio contributo è abbastanza limitato e per niente paragonabile a quello di moltissimi altri che trascrivono decine di pagine al giorno 😨, ed è anche un po' di contorno e ''sui generis'' ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=TrameOscure&namespace=12&tagfilter=&start=&end=&limit=50 propedeutico]?).
::Le "altre" fix sono abbastanza piccolezze, riguardano la compattazione dei menu (che allo stato sembrano spaziati da touch e se si tiene lo zoom a >100% sono pure da scrollare...) e un elegante bordino 1px azzurro (come sotto l'header, che era un'aggiunta mia) per scontornarli: mera estetica ma IMHO decisamente migliorativa percettivamente specie per chi apprezzava vector legacy o addirittura roba più datata e meno piatta/vuota/lattiginosa. Semmai produco uno screenshot.
::Provvedo appena ho ragionevolmente tempo di dedicarmi alla cosa, anche perchè devo prima estrapolare dalle mie millemila modifiche in locale quelle da trasferire. :-) -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 17:24, 21 ago 2025 (CEST)
== Bug VisualEditor? ==
Sono incappato in un problema di VisualEditor che non avevo notato in passato.
Se si edita una sezione di una pagina (es [[Aiuto:Guida alla pubblicazione di un testo/Pubblicizzare il testo|m'è successo qua]] con "modifica sorgente" a lato del titolo di sezione, viene caricata come wikitesto raw solo la sezione. Se si fa qualche modifica e si passa a "modifica" tramite la scritta in altro (non l'icona dell'occhio e della penna), si passa al WYSIWYG di quella sola sezione, ma salvando, di tutta la pagina resta veramente ''solo'' quella sezione. In pratica VE carica e visualizza solo una porzione della pagina, ma salvando considera che il salvataggio sia di ''tutta'' la pagina.<br>
La cosa non si verifica se lo switch viene fatto con le icone occhio/penna.<br>
Non so se è materia di cui ti occupi tu (forse no), ma di certo ne capisci più di me. -- [[User:TrameOscure|TrameOscure]] ([[User talk:TrameOscure|disc.]]) 21:20, 24 ago 2025 (CEST)
== Problemi capolettera ==
Ciao, ho un problema in [[Pagina:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, Vol. I, Napoli, Roselli, 1701.djvu/27|questa pagina]]: sostanzialmente, non funziona l'"a capo". Dopo diversi scervellamenti, ho notato che togliendo il tl Capolettera non ci sono problemi e va a capo tranquillamente. E' possibile ci sia qualche bug? Grazie dell'aiuto! [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:29, 29 set 2025 (CEST)
:Ciao @[[Utente:Modafix|Modafix]]! Era il PieDiPagina che causava questo comportamento strano... aggiungendoci prima un ritorno a capo, è andato a posto. Comunque, credo che nella trasclusione i paragrafi sarebbero venuti giusti lo stesso, che è quello che conta di più. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:47, 29 set 2025 (CEST)
::Grazie ancora! :) [[User:Modafix|Modafix]] ([[User talk:Modafix|disc.]]) 10:54, 29 set 2025 (CEST)
== Piccolo e irrilevante bug di autoNs0 ==
In Critica della ragion pura, la struttura del Sommario è particolarmente complessa, con sovrabbondanza di livelli di sottopagine, e autoNs0 si confonde compilando (in alcuni casi) campi prec e succ "rotti". Non è una problema rilevante, vista l'eccezionalità del caso, ma visto che ho incontrato il problema ho pensato che fosse il caso di segnalartelo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:39, 10 ott 2025 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh, mi pare che regga fino a 5 livelli, e quindi vedo che si arriva addirittura a 8... :D Era stato già complicato gestirne 5, quindi senz'altro lo lascerò così. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:35, 10 ott 2025 (CEST)
== Notice of expiration of your interface-admin right ==
<div dir="ltr">Hi, as part of [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot|Global reminder bot]], this is an automated reminder to let you know that your permission "interface-admin" (Amministratori dell'interfaccia) will expire on 2025-11-04 09:54:42. Please renew this right if you would like to continue using it. <i>In other languages: [[:m:Special:MyLanguage/Global reminder bot/Messages/default|click here]]</i> [[User:Leaderbot|Leaderbot]] ([[User talk:Leaderbot|disc.]]) 20:42, 28 ott 2025 (CET)</div>
== maggiore rispetto e spiegazioni di cancellazioni voci ==
Ciao, ho per due volte consecutive inserito una voce riferita a uno scrittore e giornalista che tu hai, nel primo caso cancellato, e nel secondo addirittura bannato.
Puoi essere così gentile da spiegarmi i motivi e, soprattutto, capire perché non ci si rivolge all'autore della VOCE e/o DISCUSSIONE, fosse anche in privato, per spiegare l'azione?
E' una questione di rispetto verso chi ha interesse per questa enciclopedia, oltre che alla fonte riportata
Grazie, attendo un tuo opportuno riscontro
Gianbattista Sforza [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 12:19, 24 nov 2025 (CET)
:@[[Utente:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]]: il motivo è chiaramente indicato nell'operazione di cancellazione: "Pagina costituita unicamente da collegamenti esterni e spam promozionale". Wikisource non è il luogo dove inserire il curriculum vitae di uno scrittore contemporaneo per cercare di dargli visibilità. In particolare è vietato l'inserimento di link a siti personali o che comunque pubblicizzano un autore a fini commerciali. La biografia si può eventualmente inserire su Wikipedia, sempre se lì la ritengono meritevole di interesse enciclopedico, cosa di cui dubito. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:49, 24 nov 2025 (CET)
::va bene, grazie [[User:Gianbattista Sforza|Gianbattista Sforza]] ([[User talk:Gianbattista Sforza|disc.]]) 16:13, 24 nov 2025 (CET)
== Ancora sul nuovo Trova e sostituisci ==
Dopo parecchie settimane di uso intensivo del nuovo Trova e sostituisci, su testi in prosa, sono entusiasta. Adesso sono alle prese con un testo poetico in versi, e trovo un intoppo: la rinuncia a Strumenti di rilettura, ed in particolare dello script per la numerazione dei versi, mi crea qualche difficoltà.
Immagino che il problema stia principalmente nella routine cleanup, che in Strumenti richiama (fra le altre cose) il vecchio Trova e sostituisci, mentre il nuovo ridefinisce la routine.
Provo a creare un "clone" di [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFramework.js]] cancellando ogni riferimento a cleanup, ad uso personale, in modo da aggirare i conflitti. Ma temo di aver perso qualche abilità critica. Tu hai in progetto di risolvere? Tienimi informato, per favore. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:33, 10 dic 2025 (CET)
:Fatto, procedo con il test. Il gadget clone è [[MediaWiki:Gadget-RegexMenuFrameworkNew.js]], sembra funzionare. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:17, 10 dic 2025 (CET)
::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: purtroppo ci sto lavorando molto saltuariamente, anche per una certa incertezza su come procedere. Vorrei portare in Trova&Sostituisci il vecchio cleanup e il RigaIntestazione, ma senza portarmi dietro pacchi di codice legacy, e non è facile. Poi bisognerebbe capire che fare degli altri Strumenti per la rilettura. Comunque non ci dovrebbero essere conflitti, solo lo shortcut, ma il Trova&Sostituisci è in grado di accorgersi se hai gli Strumenti attivati e nel caso rinuncia a prendersi lo shortcut. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:12, 10 dic 2025 (CET)
:::Io sono appagato, il nuovo gadget si attiva e fa tutto, e non collide con il nuovo Trova e sostituisci. Mi rendo conto che è uno script caotico, ma è quello che mi serviva... ti chiedo solo di verificare che non parta di default. E ancora complimenti per il nuovo Trova e sostituisci. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:35, 10 dic 2025 (CET)
::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: eh sì, avevi lasciato il default. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:23, 10 dic 2025 (CET)
:::::Trovato un bug, c'è qualcosa che non va nella gestione di RigaIntestazione (in Telesilla) scatenato da <code>Alt+7</code>. Indagherò fino allo sfinimento. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:06, 13 dic 2025 (CET)
::::::Mi pare che il problema si verifichi ''solo sotto eis''. Non è molto ma è un indizio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:12, 13 dic 2025 (CET)
:::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ieri sera ho introdotto in trova&sostituisci anche la riga intestazione automatica, non so se può interferire. Come le altre funzioni, è disattivabile aprendo il gadget. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 23:27, 13 dic 2025 (CET)
::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ritorno a Telesilla e verifico. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:27, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::Sembra che ci siamo.
:::::::::* Sotto Modifica non-eis Alt+7 funziona ma con una piccola differenza rispetto all'algoritmo originale.
:::::::::* Sotto Modifica eis Al7+7 si imbizzarrisce.
:::::::::La differenza rispetto all'algoritmo originale è che l'algoritmo nuovo è ''forzante'', ossia modifica RigaIntestazione anche se RigaIntestazione c'è già. Il vecchio algoritmo invece è "non forzante", non scatta se RigaIntestazione c'è già. Nella mia bottoniera c'è una versione del vecchio script nella versione ''forzante'', che uso solo quando un RigaIntestazione esistente va modificato, altrimenti Alt+7 chiamava ''lo script non forzante''-
:::::::::Provo ad aprire il nuovo Trova e sostituisci per cercare di capire il codice. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:04, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::Come immaginavo, trovo un algoritmo autoRI() nuovo di pacca dentro il gadget; me lo studio con calma. Di certo il problema sta lì. Nel frattempo, devo solo ricordarmi di cliccare il mio pulsante autoRi ''forzante'' prima di salvare la pagina, se serve, e posso lavorare tranquillo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:10, 14 dic 2025 (CET)
:::::::::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: in effetti credo sia meglio non sovrascrivere Riga intestazione se già presente. Modificherò in tal senso. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:11, 14 dic 2025 (CET)
::::::::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie! Problema quasi risolto (sotto eis basta ricordarsi di generare il RigaIntestazione giusto prima di chiamare postOcr). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:22, 25 dic 2025 (CET)
== Minuscolo miglioramento di Trova errori ortografici? ==
Lanciando:
$("#errori-ortografici-list a").attr("target","errore")
in console, dopo caricata tutta la lista di errori, ottengo che la pagina che si apre dal link usi sempre la stessa scheda del browser. E' un trucco che trovo comodo per evitare che la lista delle schede aperte si allunghi in modo fastidioso (almeno per me). [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:52, 25 feb 2026 (CET)
== Caratteri nascosti o invisibili nei titoli ==
Caro Candalua,
ho letto da qualche parte che in un titolo possono inserirsi caratteri invisibili che creano problemi. Io nei miei pergrinaggi ho trovato questo:
*Primo caso: [[Lettre à M. C*** sur l’unite de temps et de lieu dans la tragédie]] non è lo stesso titolo di [[Lettre à M. C*** sur l'unite de temps et de lieu dans la tragédie]]: sono due pagine differenti, ma non ho capito dove stia la differenza nel titolo, come possa scovarla e quindi disfarmi el doppione inutile (tra l'altro mi piacerebbe scoprire quanti altri di simili doppioni abbiamo nel nostro progetto).
*Secondo caso: se guardi il template di navigazione in [[Il buon vino]] noterai che la parte tra parentesi in [[L'allodola (de Tourtoulon)]] non "scompare", e lo stesso vale sia in [[Antologia provenzale/Linguadoca]] quando il titolo è dentro un template:Testo. Sospetto che ci sia un carattere invisibile che interferisce con gli automatismi di mediawiki.
Sto pensando correttamente o mi sto creando un film fantasy? '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 16:51, 7 mar 2026 (CET)
:Caro @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]],
:* la differenza, scovata con occhio allenato, sta nell'apostrofo: il primo titolo ce l'ha tipografico. Ho già cercato di impedire la creazione di pagine con questo apostrofo e altri caratteri strani, imponendo una regola in [[MediaWiki:Titleblacklist]], ma ci sono riuscito solo per gli utenti normali: per gli admin la regola non scatta e non interviene nessun avviso, quindi è facile non accorgersene. Si può trovare [https://lists.toolforge.org/itwikisource/Testi/Testi_con_caratteri_speciali qui] una lista di pagine con apostrofi tipografici o lineette lunghe: per fortuna sono solo una manciata.
:* per le parentesi, la regola che abbiamo usato è: nascondi la parte tra parentesi solo se inizia per lettera maiuscola. Questo per evitare di nascondere cose legittime tipo ''[[Così è (se vi pare)]]''. Ovviamente anche qui c'è il caso limite... il "de" nobiliare non fa veramente parte del cognome e quindi è giusto che in questo caso sia minuscolo. Si può tuttavia ovviare usando direttamente un wikilink: [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Il_buon_vino&diff=3643755&oldid=3639092], soluzione un po' singolare e da non generalizzare, ma che si può usare in casi come questo. Nel template Testo, invece, c'è già un secondo parametro per sostituire il titolo.
:[[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 10:45, 9 mar 2026 (CET)
::Mi cospargo il capo di cenere: sul primo caso ci sarei dovuto arrivare da solo.... Per il secondo, ho imparato qualcosa di nuovo. In ogni caso mi ero fatto un film fantasy. Grazie per la pazienza nello spiegarmi questi particolari tecnici. '''[[Utente:OrbiliusMagister|<span style="color:orange;">ε</span><span style="color:blue;">Δ</span>]][[Discussioni utente:OrbiliusMagister|<span style="color:brown;">ω</span>]]''' 14:17, 9 mar 2026 (CET)
:::@[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]]: figurati! tra l'altro, mi accorgo adesso che dovrebbe essere ''unité'', non ''unite''. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:50, 9 mar 2026 (CET)
== Problema con il salvataggio memoRegex ==
[https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Discussioni_indice:Porta_-_Poesie_milanesi.djvu&oldid=3653615 In questa pagina Discussioni indice], a seguito di un salvataggio memoRegex, ho notato due problemi:
* è stata aggiunta una nuova copia della sezione memoRegex invece di sostituire quella esistente;
* una discussione con Edo è sparita (era già successo in precedenti modifiche della pagina e sono impazzito per ritrovala).
Adesso che lo so ci sto attento, ma cosa c'è che non va? Sto lavorando sotto eis. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:41, 29 mar 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: mi sa che hai trovato un bug che si verifica ''solo se ci sono altre sezioni prima del memoRegex, almeno una delle quali abbia una sottosezione''. Non esattamente una casistica molto frequente! Dovrei averlo sistemato, comunque spostare la memoRegex in cima alla pagina senz'altro taglia la testa al toro :) [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 19:45, 29 mar 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti avevo trovato questa soluzione. La causa, la mia fissazione di scrivere immediatamente un minimodi doc di documentazione ''prima '' di cominciare a editare nsPagina. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 19:57, 29 mar 2026 (CEST)
== You may be an eligible candidate for the U4C election ==
<div lang="en" dir="ltr" class="mw-content-ltr">
Greetings,
The [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee|Universal Code of Conduct Coordinating Committee (U4C)]] seeks candidates for the 2026 election. The U4C is the global committee responsible for overseeing enforcement of the [[foundation:Special:MyLanguage/Policy:Universal Code of Conduct|Universal Code of Conduct]]. Elections are held annually, if elected a committee member serves for two years.
This year the U4C requires candidates to hold administrator rights on at least one wiki, which is why you are being contacted as you appear to hold this right. There are other requirements, such as candidates must be at least 18 years old and may not be employed by the Wikimedia Foundation or other related chapters and affiliates. You can find more information in the [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026#Call_for_Candidates|call for candidates on Meta-wiki]]. Additionally, the committee's working language is English; some ability to communicate in English is required.
The election opens on 18 May, if you are eligible and interested you have until 10 May to submit your candidacy. There will week between for candidates to answer questions from the community. Voting takes place privately in [[m:Special:MyLanguage/SecurePoll|SecurePoll]], successful candidates must receive at least 60% support. More information is available on [[m:Special:MyLanguage/Universal_Code_of_Conduct/Coordinating_Committee/Election/2026|the 2026 Elections page]], including timelines and other candidacy information. If you read over the material and consider yourself qualified, please consider submitting your name to run for the committee. If you think someone else in your community might be interested and qualified, please encourage them to run.
In partnership with the U4C -- [[m:User:Keegan (WMF)|Keegan (WMF)]] ([[m:User_talk:Keegan (WMF)|talk]]) 20:33, 28 apr 2026 (CEST) </div>
<!-- Messaggio inviato da User:Keegan (WMF)@metawiki usando l'elenco su https://meta.wikimedia.org/w/index.php?title=User:Keegan_(WMF)/test&oldid=30471754 -->
== Piccolo inconveniente del nuovo autoNs0 ==
L'eliminazione di fromsection="" e tosection="" va benissimo, ma dovrebbe scattare solo al salvataggio, e non in anteprima. Non so se è solo mia abitudine, ma io sistematicamente dò un'occhiata all'anteprima per compilare i due parametri lasciandoli vuoti, poi mi regolo per la loro compilazione (soprattutto per il tosection). Per ora uso una piccola furbata: ho notato che lo script cancella tosection="", ma non tosection=" "... e così lo frego. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:37, 14 mag 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: interessante osservazione. {{fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 14:34, 14 mag 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Fulmineo! :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 15:18, 14 mag 2026 (CEST)
== Testi sbloccati da Google di recente ==
Ciao, dato che so che varie volte chiedi di sbloccare testi da Google, ti segnalo che almeno un mese fa avevo chiesto a Google alcuni sui libri da sbloccare, non ho più avuto notizie di essi, poi ieri ho riguardato i link e li ho trovati sbloccati. A quanto pare Google non mi aveva avvisato dello sblocco via mail come al solito. Magari tu puoi riguardare le tue richieste per vedere se ti è accaduto lo stesso...
Ciao. [[User:Myron Aub|Myron Aub]] ([[User talk:Myron Aub|disc.]]) 10:00, 16 mag 2026 (CEST)
== Proposta per Cerca errori ortografici ==
Finalmente faccio uso del magnifico box "Cerca errori ortografici", vedo che i link alle pagine non sono diretti ma stanno nello script, e immagino che nello script che attiva il link ci sia un attributo <code>target="new"</code> per far aprire la pagina da verificare in una nuova scheda. Ti propongo di modificare il target in modo che la pagina da correggere si apra sempre ''nella stessa scheda'' scegliendo un nome appropriato per la scheda destinata alle correzioni. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:57, 8 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: ho come un "djvu" (ah ah ah)... me l'avevi già chiesto (forse per un altro gadget) e te l'avevo bocciata? In generale, riusare una scheda già aperta non è una buona pratica di web design, perché non puoi sapere se l'utente stava ancora usando quella scheda, gli sovrascrivi il contenuto senza dargli modo di impedirlo... quindi spiacente, ma devo respingere nuovamente la proposta. :( [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:19, 8 lug 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Prendo atto di un deterioramento di qualche neurone. :-) Grazie della spiegazione ripetuta che non ricordavo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 21:02, 8 lug 2026 (CEST)
== riga cassata ==
Ciao, avevo tolto la prima diga dell'indice che in realtà non è un capitolo ma il nome del libro e tu l'hai rimessa, come mai ci tieni a tenerla dato che non fa in realtà veramente parte dell'indice? Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 09:03, 12 lug 2026 (CEST)
:@[[Utente:Giaccai|Giaccai]]: io invece non capisco perché ti ostini a toglierla :) È una pagina anche quella, ed è la radice di tutta l'alberatura del sommario. Compila Sommario la inserisce apposta, non è un errore... [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:43, 13 lug 2026 (CEST)
::Scusami, hai ragione, ho visto che è standard. Ciao [[User:Giaccai|Susanna Giaccai]] ([[User talk:Giaccai|disc.]]) 16:55, 14 lug 2026 (CEST)
== Libro dei Re ==
Ho visto che ci sono 6 tuoi contributo a pagine dell'[[Indice:Il Libro dei Re, Vincenzo Bona, 1888, VII.djvu|Indice VII del Libro dei Re]], e mi sono precipitato a esaminarli.... :-) ma erano solo pagine SAL 0%. Ma forse un'occhiata in giro l'hai data. Hai qualche osservazione/suggerimento? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:19, 3 ago 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: onestamente no, non ho suggerimenti da darti (e non è che te ne servano :) ). Ci tenevo solo a dare un contributo almeno simbolico, vista la mole immane dell'opera. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:04, 3 ago 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Altrochè, se servono :-)
::Ma fra tanti, uno: c'è una notevole differenza fra la mia trascrizione e quella di @[[Utente:DLamba|DLamba]] che ha dato il via alla digitalizzazione. In particolare, ho trascurato il linkaggio dei personaggi a wikidata, che invece DLamba aveva fatto con notevole accuratezza, e bello sarebbe fare lo stesso con i luoghi. Anche la costruzione di un "indice dei personaggi e dei luoghi" sarebbe una bella cosa, anche se piuttosto spaventosa, ma sarebbe un "contributo originale" che non dovrebbe essere incorporato in ns0. Se mai mi venisse la pazza idea di farlo, dove potrei metterlo? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:23, 3 ago 2026 (CEST)
== Stupidez sul gadget controllo nomi ==
Trovo che Verdana mette in maggiore evidenza i diacritici, rispetto al font corrente. Io lo applico in un attimo da console, ma potrebbe essere utile ad altri. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 17:36, 4 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: buona idea. {{Fatto}}. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 18:09, 4 set 2026 (CEST)
== Proposta per la lista Errata corrige ==
Continuando (tardivamente :-( ...) l'esplorazione dei sorprendenti tool di verifica nsIndice, ho aperto Errata corrige, e ti propongo di aggiungere qualcosa per distinguere quelli a due da quelli a tre parametri (ossia quelli inseriti dall'utente da quelli originali dell'edizione, che dovrebbero prevedere il nome pagina come terzo parametro). I primi sono critici, prchè potrebbero essere arbitrari o errati, e meriterebbero una attenta revisione.
Ho anche scaricato per la prima volta il "Scarica il puro testo", nel Libro dei Re Pizzi ha usato senza risparmio alcuni diacritici, e nonostante un po' di cura sono nella correzione certo che una verifica evidenzierebbe numerosi errori. Vediamo se mi viene qualche idea :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 09:20, 6 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: più che giusto. Ho aggiunto il link alla pagina di ec originale, se presente, così da distinguere le due situazioni. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:31, 7 set 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Guardando meglio il file che si ottiene con "Scarica il puro testo", vedo che è riportato anche il numero pagina (com'era ovvio). Vedo se è possibile implementare lo stesso formato del riferimento pagina anche sui miei script di elaborazione offline dei testi che consentono il "caricamento preformattato" a partire dall'OCR. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 12:55, 7 set 2026 (CEST)
== LSalami ==
Ciao. Considerando che l'utente ha operato quasi solo in maniera automatica (e non sembra interessato a sistemare quello che ha fatto), stavo pensando che forse sarebbe il caso di far scendere al 25% tutto quello che ha portato al 75% - se non altro per segnalare le pagine da rivedere. Tu cosa ne pensi? [[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 18:55, 8 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Dr Zimbu|Dr Zimbu]]: sì, probabilmente sarebbe il caso... purtroppo all'inizio si era messo anche a sistemare le prime cose che sono emerse, poi ne sono venute fuori molte altre e mi sa che si è spaventato, non si fa vedere da più di una settimana... :D Io riporterei al 25% ma non è neanche facilissimo capire quali pagine. Sicuramente metterei un'indicazione nel campo Note degli indici che ha toccato. Poi qualche altra cosa la sto piano piano sistemando io. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 15:19, 9 set 2026 (CEST)
::Anch'io speravo che continuasse... probabilmente ha visto che il lavoro era davvero tanto. Le pagine dovrebbero essere [https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Speciale%3AContributi&target=LSalami&namespace=108&tagfilter=proofreadpage-quality3&start=&end=&limit=50 queste] (più di 3500!), ma non saprei come esportare la lista in formato digeribile, mentre [https://xtools.wmcloud.org/pages/it.wikisource.org/LSalami/all#108 qui] si riesce a trovare una lista delle pagine create.--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 18:34, 9 set 2026 (CEST)
== Bug memoRegex su apostrofo retto ==
Sono riuscito a riprodurre un errore di memoRegex. Se tento di salvare la modifica di <code> avesta</code> con <code><nowiki> ''avesta''</nowiki></code>, come sostituzione viene memorizzato <code> \'\'avesta\'\'</code> e vengono inseriti gli slash parassiti nei lanci successivi. A suo tempo avevo ripiegato con il tag html i, ma la toppa non mi piace. Uso talora il tag i per fissare il corsivo su lunghi testi multilinea, ma con esitazione, e di certo non ha senso usarlo per frammenti di testo. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 10:47, 11 set 2026 (CEST)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: con molto ritardo: c'era un escape sugli apici singoli, che non ricordo neanche più perché l'avevo messo. Però l'ho levato e sembra funzionare (in maniera coerente col vecchio memoregex). Prova anche tu e fammi sapere. Prima o poi questo gadget lo vorrei far adottare ad una platea più ampia, e questo dovrebbe essere uno dei pochi bug (noti :D) rimasti (un altro è che non sempre si "porta dietro" il RigaIntestazione). [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 09:54, 20 ott 2026 (CEST)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] In queste settimane sono latitante da wikisource per altri impegni, ma proverò senz'altro appena ricomincio a editare. Sì, su RigaIntestazione ho notato qualcosa di strano, ma non ho fissato bene il problema; purtroppo mi sembra invece accertato che memoRegex agisce solo sul testo del body, e non su quello dell'header e del footer; ma è raro che serva. Però.... Anche qualche altro gadget fatto per aggiungere testo funziona solo nel box body, ma ormai sono troppo "fuori allenamento" per tentare di metterci mano. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:38, 20 ott 2026 (CEST)
== Template Intestazione ==
Ciao! Ti disturbo per un problema ai meccanismi automatici del template {{Tl|Intestazione}}. Da qualche giorno tutti i documenti sono finiti nella categoria automatica [[:Categoria:Collegamento wikidata non appropriato]] e sono spariti da [[:Categoria:Collegamento wikidata appropriato]]. Ho provato a fare una modifica al template Intestazione, ma non essendo sicuro, ho preferito ripristinare la tua versione. Riusciresti a capire cosa è successo? Grazie! --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 17:24, 11 ott 2026 (CEST)
ku7c64xhpudjlj2c6g6di611el2hdrg
Template:Intestazione/Sandbox
10
161343
3913586
3910493
2026-10-21T08:23:07Z
Paperoastro
3695
aggiorno la sandbox con l'ultima versione del template
3913586
wikitext
text/x-wiki
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test connessione a elemento wikidata-->{{#ifeq:{{#invoke:wikibase|id}}|(no item connected)||{{#ifeq:{{#property:istanza di}}|edizione|[[Categoria:Collegamento wikidata appropriato]]|[[Categoria:Collegamento wikidata non appropriato]]}}[[Categoria:Testi connessi a un elemento wikidata]]}}<!--
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TRADUZIONE
è una traduzione se è indicato un traduttore e/o un anno di traduzione
altrimenti è un testo in un idioma diverso dall'italiano (dialetto o lingua regionale) che non ha bisogno di traduzione
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SOTTOPAGINA
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<div id="box_intestazione_footer"><!--
INFOTESTO E CITAZIONI --><div class="intest-right noprint">[[{{#ifexist:{{{URL della versione cartacea a fronte|}}}|{{{URL della versione cartacea a fronte}}}|Discussione:{{#titleparts:{{PAGENAME}}|1|1}}}}|<small>Informazioni sulla fonte del testo</small>]]{{#ifexpr: {{PAGESINCATEGORY:Testi in cui è citato il testo {{#titleparts: {{PAGENAME}} }} }} > 0 |<br>[[:Categoria:Testi in cui è citato il testo {{PAGENAME}}|<small>Citazioni di questo testo</small>]]}}</div>
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}}<!---
LINK PREC/SUCC -->{{ #if: {{{prec|}}}{{{succ|}}} | {{ #invoke: Intestazione | capitolo | {{{prec|}}} | {{{succ|}}} }} }}<!--
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MOSTRA LA SCRITTA "(orig.)" SULL'INTERWIKI CORRISPONDENTE ALLA LINGUA ORIGINALE DEL TESTO
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per tracciare chi sta usando il template e chi no
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| [[Categoria:Pagine con Intestazione]]
{{ #if: {{{Titolo|}}}| {{#ifeq:{{{Titolo|}}}|{{PAGENAME}}|{{#ifeq: {{#invoke:String|find|{{{Titolo|}}}|(}}|0||[[Categoria:Testi con parentesi nel titolo]]}}}} | [[Categoria:Testi senza titolo]] }} <!--
controllo di coerenza sulla data di composizione
-->{{ #invoke: Intestazione | checkDateAutore |{{{Nome e cognome dell'autore|}}}|{{{Anno di pubblicazione|}}}}}
| [[Categoria:Sottopagine con Intestazione]] }}<!--
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[[Categoria:Escludi dalla stampa]]</noinclude>
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TRADUZIONE
è una traduzione se è indicato un traduttore e/o un anno di traduzione
altrimenti è un testo in un idioma diverso dall'italiano (dialetto o lingua regionale) che non ha bisogno di traduzione
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FINE METADATI
CATEGORIE
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| Nome e cognome dell'autore={{{{{#ifeq:{{lc:{{{Progetto|}}}}}|diritto|Organismo emittente|Nome e cognome dell'autore}}|Anonimo}}}
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| Iniziale del titolo={{Prima lettera|{{ #if: {{{Titolo|}}}|{{{Titolo|}}}|{{PaginaPrincipale}}}} }}
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}}<!--
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}}<div class="intest-large"><!--
TRADUZIONE
è una traduzione se è indicato un traduttore e/o un anno di traduzione
altrimenti è un testo in un idioma diverso dall'italiano (dialetto o lingua regionale) che non ha bisogno di traduzione
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<div id="box_intestazione_footer"><!--
INFOTESTO E CITAZIONI --><div class="intest-right noprint">[[{{#ifexist:{{{URL della versione cartacea a fronte|}}}|{{{URL della versione cartacea a fronte}}}|{{TALKPAGENAME}}}}|<small>Informazioni sulla fonte del testo</small>]]{{#ifexpr: {{PAGESINCATEGORY:Testi in cui è citato il testo {{#titleparts: {{PAGENAME}} }} }} > 0 |<br>[[:Categoria:Testi in cui è citato il testo {{PAGENAME}}|<small>Citazioni di questo testo</small>]]}}</div>
</div>
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SOTTOPAGINA
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|bibbia={{#ifeq:{{{sottotitolo|}}}|
|'''{{ucfirst:{{SUBPAGENAME}}}}'''
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<div id="box_intestazione_footer"><!--
INFOTESTO E CITAZIONI --><div class="intest-right noprint">[[{{#ifexist:{{{URL della versione cartacea a fronte|}}}|{{{URL della versione cartacea a fronte}}}|Discussione:{{#titleparts:{{PAGENAME}}|1|1}}}}|<small>Informazioni sulla fonte del testo</small>]]{{#ifexpr: {{PAGESINCATEGORY:Testi in cui è citato il testo {{#titleparts: {{PAGENAME}} }} }} > 0 |<br>[[:Categoria:Testi in cui è citato il testo {{PAGENAME}}|<small>Citazioni di questo testo</small>]]}}</div>
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}}<!---
LINK PREC/SUCC -->{{ #if: {{{prec|}}}{{{succ|}}} | {{ #invoke: Intestazione | capitolo | {{{prec|}}} | {{{succ|}}} }} }}<!--
CASELLA DI RICERCA -->{{ #ifeq:{{PAGENAME}}|{{SUBPAGENAME}}|<div class="ricerca-container">{{ricerca}}</div>}}<!--
MOSTRA LA SCRITTA "(orig.)" SULL'INTERWIKI CORRISPONDENTE ALLA LINGUA ORIGINALE DEL TESTO
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per tracciare chi sta usando il template e chi no
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| [[Categoria:Pagine con Intestazione]]
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controllo di coerenza sulla data di composizione
-->{{ #invoke: Intestazione | checkDateAutore |{{{Nome e cognome dell'autore|}}}|{{{Anno di pubblicazione|}}}}}
| [[Categoria:Sottopagine con Intestazione]] }}<!--
categorie provvisorie per capire chi usa questi parametri
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[[Categoria:Escludi dalla stampa]]</noinclude>
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TRADUZIONE
è una traduzione se è indicato un traduttore e/o un anno di traduzione
altrimenti è un testo in un idioma diverso dall'italiano (dialetto o lingua regionale) che non ha bisogno di traduzione
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FINE METADATI
CATEGORIE
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}}<!--
CURATORE -->{{ #if: {{{Nome e cognome del curatore|}}}
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}}<div class="intest-large"><!--
TRADUZIONE
è una traduzione se è indicato un traduttore e/o un anno di traduzione
altrimenti è un testo in un idioma diverso dall'italiano (dialetto o lingua regionale) che non ha bisogno di traduzione
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INFOTESTO E CITAZIONI --><div class="intest-right noprint">[[{{#ifexist:{{{URL della versione cartacea a fronte|}}}|{{{URL della versione cartacea a fronte}}}|{{TALKPAGENAME}}}}|<small>Informazioni sulla fonte del testo</small>]]{{#ifexpr: {{PAGESINCATEGORY:Testi in cui è citato il testo {{#titleparts: {{PAGENAME}} }} }} > 0 |<br>[[:Categoria:Testi in cui è citato il testo {{PAGENAME}}|<small>Citazioni di questo testo</small>]]}}</div>
</div>
}}</div><!--fine dati box><!--FINE INDICE-->
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SOTTOPAGINA
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<div id="box_intestazione_footer"><!--
INFOTESTO E CITAZIONI --><div class="intest-right noprint">[[{{#ifexist:{{{URL della versione cartacea a fronte|}}}|{{{URL della versione cartacea a fronte}}}|Discussione:{{#titleparts:{{PAGENAME}}|1|1}}}}|<small>Informazioni sulla fonte del testo</small>]]{{#ifexpr: {{PAGESINCATEGORY:Testi in cui è citato il testo {{#titleparts: {{PAGENAME}} }} }} > 0 |<br>[[:Categoria:Testi in cui è citato il testo {{PAGENAME}}|<small>Citazioni di questo testo</small>]]}}</div>
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}}<!---
LINK PREC/SUCC -->{{ #if: {{{prec|}}}{{{succ|}}} | {{ #invoke: Intestazione | capitolo | {{{prec|}}} | {{{succ|}}} }} }}<!--
CASELLA DI RICERCA -->{{ #ifeq:{{PAGENAME}}|{{SUBPAGENAME}}|<div class="ricerca-container">{{ricerca}}</div>}}<!--
MOSTRA LA SCRITTA "(orig.)" SULL'INTERWIKI CORRISPONDENTE ALLA LINGUA ORIGINALE DEL TESTO
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per tracciare chi sta usando il template e chi no
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| [[Categoria:Pagine con Intestazione]]
{{ #if: {{{Titolo|}}}| {{#ifeq:{{{Titolo|}}}|{{PAGENAME}}|{{#ifeq: {{#invoke:String|find|{{{Titolo|}}}|(}}|0||[[Categoria:Testi con parentesi nel titolo]]}}}} | [[Categoria:Testi senza titolo]] }} <!--
controllo di coerenza sulla data di composizione
-->{{ #invoke: Intestazione | checkDateAutore |{{{Nome e cognome dell'autore|}}}|{{{Anno di pubblicazione|}}}}}
| [[Categoria:Sottopagine con Intestazione]] }}<!--
categorie provvisorie per capire chi usa questi parametri
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[[Categoria:Escludi dalla stampa]]</noinclude>
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METADATI IN MICROFORMAT
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FINE METADATI
CATEGORIE
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TRADUZIONE
è una traduzione se è indicato un traduttore e/o un anno di traduzione
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| [[Categoria:Sottopagine con Intestazione]] }}<!--
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}}<div class="intest-large"><!--
TRADUZIONE
è una traduzione se è indicato un traduttore e/o un anno di traduzione
altrimenti è un testo in un idioma diverso dall'italiano (dialetto o lingua regionale) che non ha bisogno di traduzione
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<div id="box_intestazione_footer"><!--
INFOTESTO E CITAZIONI --><div class="intest-right noprint">[[{{#ifexist:{{{URL della versione cartacea a fronte|}}}|{{{URL della versione cartacea a fronte}}}|{{TALKPAGENAME}}}}|<small>Informazioni sulla fonte del testo</small>]]{{#ifexpr: {{PAGESINCATEGORY:Testi in cui è citato il testo {{#titleparts: {{PAGENAME}} }} }} > 0 |<br>[[:Categoria:Testi in cui è citato il testo {{PAGENAME}}|<small>Citazioni di questo testo</small>]]}}</div>
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SOTTOPAGINA
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<div id="box_intestazione_footer"><!--
INFOTESTO E CITAZIONI --><div class="intest-right noprint">[[{{#ifexist:{{{URL della versione cartacea a fronte|}}}|{{{URL della versione cartacea a fronte}}}|Discussione:{{#titleparts:{{PAGENAME}}|1|1}}}}|<small>Informazioni sulla fonte del testo</small>]]{{#ifexpr: {{PAGESINCATEGORY:Testi in cui è citato il testo {{#titleparts: {{PAGENAME}} }} }} > 0 |<br>[[:Categoria:Testi in cui è citato il testo {{PAGENAME}}|<small>Citazioni di questo testo</small>]]}}</div>
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CASELLA DI RICERCA -->{{ #ifeq:{{PAGENAME}}|{{SUBPAGENAME}}|<div class="ricerca-container">{{ricerca}}</div>}}<!--
MOSTRA LA SCRITTA "(orig.)" SULL'INTERWIKI CORRISPONDENTE ALLA LINGUA ORIGINALE DEL TESTO
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condizione di errore -->{{#if:{{{1|}}}|[[Categoria:Template Infobox con errori nei parametri]]}}<!--
per tracciare chi sta usando il template e chi no
-->{{ #ifeq: {{PAGENAME}} | {{ROOTPAGENAME}}
| [[Categoria:Pagine con Intestazione]]
{{ #if: {{{Titolo|}}}| {{#ifeq:{{{Titolo|}}}|{{PAGENAME}}|{{#ifeq: {{#invoke:String|find|{{{Titolo|}}}|(}}|0||[[Categoria:Testi con parentesi nel titolo]]}}}} | [[Categoria:Testi senza titolo]] }} <!--
controllo di coerenza sulla data di composizione
-->{{ #invoke: Intestazione | checkDateAutore |{{{Nome e cognome dell'autore|}}}|{{{Anno di pubblicazione|}}}}}
| [[Categoria:Sottopagine con Intestazione]] }}<!--
categorie provvisorie per capire chi usa questi parametri
-->{{ #if: {{{Eventuale sottotitolo|}}} | [[Categoria:Testi che usano Eventuale sottotitolo]] }}<!--
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[[Categoria:Escludi dalla stampa]]</noinclude>
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METADATI IN MICROFORMAT
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FINE METADATI
CATEGORIE
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TRADUZIONE
è una traduzione se è indicato un traduttore e/o un anno di traduzione
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CASELLA DI RICERCA -->{{ #ifeq:{{PAGENAME}}|{{SUBPAGENAME}}|<div class="ricerca-container">{{ricerca}}</div>}}<!--
MOSTRA LA SCRITTA "(orig.)" SULL'INTERWIKI CORRISPONDENTE ALLA LINGUA ORIGINALE DEL TESTO
-->{{#if:{{{Lingua originale del testo|}}}|<span class="interwiki-info" id="{{CodiceLingua|{{{Lingua originale del testo|}}}}}" title="(orig.)" style="display:none;" ></span>}}<!--
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per tracciare chi sta usando il template e chi no
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controllo di coerenza sulla data di composizione
-->{{ #invoke: Intestazione | checkDateAutore |{{{Nome e cognome dell'autore|}}}|{{{Anno di pubblicazione|}}}}}
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categorie provvisorie per capire chi usa questi parametri
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-->{{ #if: {{{Nome della versione|}}} | [[Categoria:Testi che usano Nome della versione]] }}<!--
--></includeonly><noinclude>{{documentazione}}
[[Categoria:Escludi dalla stampa]]</noinclude>
0ph454t03p388p0jjljfr5arybegs4p
MediaWiki:Gadget-showWikiCode.js
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3631640
2026-10-21T08:33:59Z
Candalua
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3913602
javascript
text/javascript
// crea un tattoo per invocare la funzione show
$(document).ready(function() {
var api = new mw.Api({ userAgent: 'showWikiCode/1.0'});
var pagesText = [];
var pagesCounter = 0;
var sortByPagina = function(parent) {
var elems = parent.children().detach().sort(function (a, b) {
return (parseInt($(a).data('pagina')) < parseInt($(b).data('pagina')) ? -1 : parseInt($(a).data('pagina')) > parseInt($(b).data('pagina')) ? 1 : 0);
});
parent.append(elems);
};
var findLastPage = function() {
var lastPage = $('.prp-index-pagelist a:not(.new):last');
if (lastPage.length > 0) {
var lastPageTitle = lastPage.attr('title');
return parseInt(lastPageTitle.substring(lastPageTitle.lastIndexOf('/') + 1));
} else {
return 1;
}
};
var downloadFile = function(text) {
var j = document.createElement("a");
j.download = mw.config.get('wgTitle').replaceAll('/', ' - ') + '.txt';
j.href = URL.createObjectURL(new Blob([text]));
j.click();
};
var escapeHTML = function(html) {
return document.createElement('div').appendChild(document.createTextNode(html)).parentNode.innerHTML;
};
var sortErroriPt = function() {
$("#errori-pt-list li").sort(function(a, b) {
return ($(b).data('pagenum')) < ($(a).data('pagenum')) ? 1 : -1;
}).appendTo('#errori-pt-list');
};
var downloadWikitextFromNsPage = function(from, to, checkPt) {
console.log("Scarica pagine da " + from + " a " + to);
pagesCounter = to - from + 1;
pagesText = new Array(pagesCounter);
ptStart = new Array(pagesCounter);
ptEnd = new Array(pagesCounter);
var index = mw.config.get("wgCanonicalNamespace") == 'Index' ? mw.config.get("wgPageName").replace('Indice:', '')
: $('#ca-proofread-source a').attr('href').replace('/wiki/Indice:', '');
for (var page = from; page <= to; page++) {
var pagina = 'Pagina:' + index + '/' + page;
api.get({
action: 'parse',
page: pagina,
prop: 'wikitext',
format: 'json'
}).done(function (data) {
pagesCounter--;
if (data.parse) {
var pageTitle = data.parse.title;
var pageNum = parseInt(pageTitle.substring(pageTitle.lastIndexOf('/') + 1));
var wikitext = data.parse.wikitext["*"];
wikitext = wikitext.replace(/<noinclude>[\s\S]*?<\/noinclude>/gm, '');
pagesText[pageNum - from] = wikitext;
if (checkPt) {
ptStart[pageNum] = escapeHTML(wikitext.substring(0, 60));
ptEnd[pageNum] = escapeHTML(wikitext.substring(wikitext.length - 60));
}
}
if (pagesCounter == 0) {
if (checkPt) {
var pagTitle = '/w/index.php?title=' + mw.config.get("wgPageName").replace('Indice:', 'Pagina:') + "/";
for (p = from; p < to; p++) {
// console.log("Pag. " + p + ": " + ptEnd[p]);
if (ptEnd[p]) {
var ptLast = ptEnd[p].match(/\{\{[Pp]t\s*\|/);
if (ptLast && ptStart[p+1]) {
var ptNext = ptStart[p+1].match(/\{\{[Pp]t\s*\|/);
if (!ptNext) {
// console.log("Errore in Pt pag. " + p + '-' + (p+1) + ': ' + ptEnd[p] + " " + ptStart[p+1]);
$('#errori-pt-list').append('<li data-pagenum="' + p + '">pp. ' + '<a href="' + pagTitle + p + '&action=edit" target="_blank">' + p + '</a>-' + '<a href="' + pagTitle + (p+1) + '&action=edit" target="_blank">' + (p+1) + '</a>: '
+ '<span class="errori-pt-code">' + ptEnd[p].substring(ptEnd[p].length - 40) + '<span class="errori-pt-separator">|</span>' + ptStart[p+1].substring(0, 40) + '</span></li>');
sortErroriPt();
}
}
}
}
for (var p = from + 1; p <= to; p++) {
if (ptStart[p]) {
var ptFirst = ptStart[p].match(/\{\{[Pp]t\s*\|/);
if (ptFirst && ptEnd[p-1]) {
var ptPrev = ptEnd[p-1].match(/\{\{[Pp]t\s*\|/);
if (!ptPrev) {
// console.log("Errore in Pt pag. " + (p-1) + '-' + p + ': ' + ptEnd[p-1] + " " + ptStart[p]);
$('#errori-pt-list').append('<li data-pagenum="' + (p-1) + '">pp. ' + '<a href="' + pagTitle + (p-1) + '&action=edit" target="_blank">' + (p-1) + '</a>-' + '<a href="' + pagTitle + p + '&action=edit" target="_blank">' + p + '</a>: '
+ '<span class="errori-pt-code">' + ptEnd[p-1].substring(ptEnd[p-1].length - 40) + '<span class="errori-pt-separator">|</span>' + ptStart[p].substring(0, 40) + '</span></li>');
sortErroriPt();
}
}
}
}
if ($('#errori-pt-list li').length == 0) {
$('#loading-errori-pt').html('Non è stato trovato nessun errore.');
} else {
$('#loading-errori-pt').html('Trovati i seguenti possibili errori:');
}
} else {
var allWikitext = pagesText.join('\n');
allWikitext = allWikitext.replace(/\r?\n?<\/poem>\n<poem>/g, '');
downloadFile(allWikitext);
}
}
});
}
};
var downloadWikitextFromNs0 = function() {
var pageList = [];
var basePage = mw.config.get("wgTitle");
if (mw.config.get("wgNamespaceNumber") == 0) {
$('.tl-testo a').each(function() {
pageList.push($(this).attr('title'));
});
} else {
var pageName = mw.config.get("wgPageName");
var nsName = pageName.substring(0, pageName.indexOf(':'));
basePage = nsName + ':' + basePage;
}
pageList.push(basePage);
pagesCounter = pageList.length;
pagesText = new Array(pagesCounter);
for (var i = 0; i < pageList.length; i++) {
api.get({
action: 'parse',
page: pageList[i],
prop: 'wikitext',
format: 'json'
}).done(function(data) {
pagesCounter--;
if (data.parse) {
var pageTitle = data.parse.title;
// console.log('Scaricata pagina ' + pageTitle);
for (var j = 0; j < pageList.length; j++) {
if (pageList[j] == pageTitle) {
// console.log('Trovato titolo ' + pageTitle + ' al posto ' + j);
var wikitext = data.parse.wikitext["*"];
wikitext = wikitext.replace(/<noinclude>[\s\S]*?<\/noinclude>/gm, '');
pagesText[j] = wikitext;
}
}
}
if (pagesCounter == 0) {
var allWikitext = pagesText.join('\n');
downloadFile(allWikitext);
}
});
}
};
var loadFromNsPagina = function(index, from, to) {
console.log("showWikiCode: pages from " + from + " to " + to);
if (from > 0 && to > 0 && from <= to) {
$('#showWikiCodeSources').append('<div id="showWikiCodePages"></div>');
// carica il wikitesto delle pagine
for (var page = from; page <= to; page++) {
var pagina = 'Pagina:' + index + '/' + page;
api.get({
action: 'parse',
page: pagina,
prop: 'wikitext',
format: 'json'
}).done(function(data) {
if (data.parse) {
page = data.parse.title;
var editlink = '/w/index.php?title=' + page + '&action=edit';
page = page.substring(page.indexOf('/') + 1);
// pezzo rubato spudoratamente da acchiappaWikicode()
contenuto = data.parse.wikitext["*"].replace(/</g, "<").replace(/>/g, ">");
var l = produciLista(contenuto, "{"+"{", "}}", 1, "{{");
for (var i = 0; i < l.length; i += 1) {
contenuto = contenuto.replace(l[i], '<span class="template">' + l[i] + '</span>');
}
contenuto = contenuto.replace(/\</g, '<span class="tag"><').replace(/\>/g, '></span>')
.replace(/'''/g, "<span class=\"bold\">'''</span>")
.replace(/''/g, "<span class=\"italic\">''</span>")
.replace(/\n/g, "<br />");
var noincludeList = produciLista(contenuto, '<span class="tag"><noinclude></span>', '<span class="tag"></noinclude></span>', 1);
var header = noincludeList[0];
var footer = noincludeList[noincludeList.length - 1];
var body = find_stringa(contenuto, header, footer, 0);
var scroll = $('#showWikiCodePages').children().length == 0;
var scrollTo = $('#showWikiCodeMain').prop("scrollHeight");
$('#showWikiCodePages').append('<div data-pagina="' + page + '">'
+ '<div class="showWikiCodePageTitle">'
+ '<a href="#pagename' + page + '">Pagina ' + page + '</a>'
+ ' · <a href="' + editlink + '" target="_new">modifica</a></div>'
+ '<div class="showWikiCodePage">' + body + '</div></div>');
sortByPagina($('#showWikiCodePages'));
if (scroll) {
$('#showWikiCodeMain').scrollTop(scrollTo);
}
}
});
}
$('#showWikiCodeBox').draggable('option', 'cancel', '#showWikiCodeBody, .showWikiCodePageTitle, .showWikiCodePage');
}
};
var showWikiCodeBox = function() {
var wt = acchiappaWikicode(mw.config.get("wgPageName"));
var commandBar = '<div id="showWikiCodeCmdBar" class="box-title">Codice Wiki'
+ '<span class="icon-close" id="delWikiCodeBtn"></span></div>'
+ '<div id="showWikiCodeMain" class="box-main"><div id="showWikiCodeButtons"></div><div id="showWikiCodeSources">';
var headerDiv = '<div id="showWikiCodeHeader">' + wt[0] + '</div>';
var bodyDiv = '<div id="showWikiCodeBody">' + wt[1] + '</div>';
var footerDiv = '<div id="showWikiCodeFooter">' + wt[2] + ' </div>';
var box = '<div id="showWikiCodeBox" class="box">';
box += commandBar;
if (wt[0] !== "")
box += headerDiv;
box += bodyDiv;
if (wt[0] !== "")
box += footerDiv;
box += '</div></div></div>';
$(box).appendTo($("body"));
$('#showWikiCodeButtons').append('<button id="showWikiCodeDownloadAll" class="btn blue" title="Scarica tutto il testo wiki">Scarica il wikitesto</button>');
// cerca un tag pages
var pagesString = wt[1].match(new RegExp('<pages(.*?)/>', 'g'));
if (pagesString) {
$('#showWikiCodeButtons').append('<button id="showWikiCodeExpand" class="btn blue" title="Carica in questo box il testo trascluso dal nsPagina">Carica singole pagine</button>');
$('#showWikiCodeDownloadAll').append(' dal nsPagina');
if ($('.tl-testo').length > 0) {
$('#showWikiCodeDownloadAll').append(', incluse sottopagine');
}
$('#showWikiCodeExpand').click(function() {
$('#showWikiCodeExpand').attr('disabled', 'true');
$('#showWikiCodeBox').css('height', '90%');
var wt = acchiappaWikicode(mw.config.get("wgPageName"));
var pagesStrings = wt[1].match(new RegExp('<pages(.*?)/>', 'g'));
for (var i = 0; i < pagesStrings.length; i++) {
var pagesString = pagesStrings[i].replace('<', '<').replace('/>', '/>');
pages = $.parseHTML(pagesString);
if (pages[0] && pages[0].attributes) {
attr = pages[0].attributes;
from = 0, to = 0;
index = pages[0].attributes.index.value.replace(/"/g, '');
if (attr.from && attr.from.value) {
from = parseInt(pages[0].attributes.from.value.replace(/"/g, ''));
}
if (attr.to && attr.to.value) {
to = parseInt(pages[0].attributes.to.value.replace(/"/g, ''));
}
loadFromNsPagina(index, from, to);
}
}
});
$('#showWikiCodeDownloadAll').click(function () {
if ($('.tl-testo').length > 0) {
var lastPage = $('.tl-testo:last a').attr('title');
$.ajax({
url: "/w/index.php?&title=" + lastPage.replaceAll("&", "%26").replaceAll("?", "%3F")
}).done(function(response) {
var from = parseInt($('.numeropaginaFile:first').attr('id').replace("pagename", ""));
var to = parseInt($('.numeropaginaFile:last', response).attr('id').replace("pagename", ""));
downloadWikitextFromNsPage(from, to, false);
});
} else {
var from = parseInt($('.numeropaginaFile:first').attr('id').replace("pagename", ""));
var to = parseInt($('.numeropaginaFile:last').attr('id').replace("pagename", ""));
downloadWikitextFromNsPage(from, to, false);
}
});
} else if (mw.config.get("wgCanonicalNamespace") == 'Index') {
$('#showWikiCodeDownloadAll').append(' del nsPagina');
$('#showWikiCodeDownloadAll').click(function() {
downloadWikitextFromNsPage(1, findLastPage(), false);
});
$('#showWikiCodeButtons').append('<button id="showWikiCodeExpand" class="btn blue" title="Carica in questo box il testo del nsPagina">Carica singole pagine</button>');
$('#showWikiCodeExpand').click(function() {
$('#showWikiCodeExpand').attr('disabled', 'true');
$('#showWikiCodeBox').css('height', '90%');
loadFromNsPagina(mw.config.get("wgTitle"), 1, findLastPage());
});
} else {
// testo non dotato di scansioni
if (mw.config.get("wgNamespaceNumber") == 0 && $('.tl-testo').length > 0) {
$('#showWikiCodeDownloadAll').append(', incluse sottopagine');
}
$('#showWikiCodeDownloadAll').click(function () {
downloadWikitextFromNs0();
});
}
$('#delWikiCodeBtn').click(function(e) {
e.preventDefault();
$("#showWikiCodeBox").remove();
});
$('#showWikiCodeBox').draggable({
create: function() {
$(this).css({
right: "auto",
bottom: "auto",
top: $(this).position().top,
left: $(this).position().left
});
}
});
$('#showWikiCodeBox').draggable('option', 'cancel', '#showWikiCodeBody, #showWikiCodeHeader, #showWikiCodeFooter');
};
var showPtErrors = function() {
$('.errori-pt-box').remove();
$('#mw-content-text').prepend('<div class="box errori-pt-box">' +
'<div class="box-title">Errori in Pt</a>' +
'<span class="icon-close"></span></div>' +
'<div class="box-main errori-pt-box-main"></div></div>');
$('.errori-pt-box-main').html("<p>Questo strumento cerca eventuali template Pt presenti in fondo alle pagine, che non abbiano un corrispondente Pt all'inizio della pagina successiva (o viceversa).</p>"
+ '<span id="loading-errori-pt">Caricamento in corso...</span><ol id="errori-pt-list"></ol>');
$('.errori-pt-box').draggable({
create: function() {
$(this).css({
right: "auto",
top: $(this).position().top,
left: $(this).position().left
});
}
});
$('.errori-pt-box').draggable('option', 'cancel', '.errori-pt-box-main');
$('.errori-pt-box .icon-close').click(function() {
$('.errori-pt-box').remove();
});
};
if (mw.config.get("wgAction") == "view" && mw.config.get("wgCanonicalNamespace") != "Special") {
var tattooDiv = '<div id="showWikiCodeTattoo">';
tattooDiv += '<a id="showWikiCodeBtn" href="#" title="Mostra wikicode della pagina"><img src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/9a/Nuvola_mimetypes_source.png/40px-Nuvola_mimetypes_source.png" /></a>';
tattooDiv += '</div>';
$('#content').append(tattooDiv);
if ($('#p-gadgets-section').length == 0) {
mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
}
mw.util.addPortletLink(
'p-gadgets-section',
'#',
'Mostra wikitesto',
't-mostraWikicode',
"Mostra il codice wiki della pagina"
);
//apre un box fixed in cui visualizzare il wikicode e ci aggiunge una barra e il wikicode
$('#showWikiCodeBtn, #t-mostraWikicode').click(function(e) {
e.preventDefault();
if ($("#showWikiCodeBox").length > 0) {
$('#delWikiCodeBtn').click();
} else {
showWikiCodeBox();
}
});
if (mw.config.get("wgCanonicalNamespace") == 'Index') {
$('.exportLinkContainer').append('<div class="exportLink"><a id="downloadWikiText" title="Scarica il testo wiki di tutte le pagine" class="external text">'+
'<span><img src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2c/Tango_style_Wikipedia_Icon.svg/20px-Tango_style_Wikipedia_Icon.svg.png"></span>Wikitesto</a></div>');
$('#downloadWikiText').click(function() {
downloadWikitextFromNsPage(1, findLastPage(), false);
});
$('#indiceHeader').prepend('<button id="checkPtBtn" class="btn blue" title="Verifica il template Pt">Controlla Pt</button>');
$('#checkPtBtn').click(function() {
showPtErrors();
downloadWikitextFromNsPage(1, findLastPage(), true);
});
}
}
});
px9npeu8o8hna6jzqft24lmzelbz5g5
MediaWiki:Gadget-corrections.js
8
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3913584
3641929
2026-10-21T08:21:46Z
Candalua
1675
3913584
javascript
text/javascript
/* taken from //wikisource.org/wiki/MediaWiki:Corrections.js
* Author: ThomasV
*/
$(document).ready(function() {
var corr_list = "Correzioni apportate alla pagina";
var closeCorrSummary = function() {
var summary = document.getElementById("corr_summary");
if(!summary) return;
summary.innerHTML = "";
summary.parentNode.removeChild(summary);
//tolgo la sottolineatura
$("span.errata").css("border-bottom", "");
};
var scrollToCorrection = function(i) {
$(window).scrollTop($('span.errata').eq(i).offset().top - 50);
$("span.errata").css('background-color', '');
$("span.errata")[i].style.backgroundColor = "yellow";
};
var prPopup = function(){
var corr_container = document.getElementById("corr_summary");
if(corr_container) { close_corr_summary(); return; }
//sottolineo di rosso
$("span.errata").css("border-bottom", "1px solid red");
corr_container = document.createElement("div");
corr_container.setAttribute("id", "corr_summary");
corr_container.setAttribute("class", "box");
var content= document.getElementById("text");
corr_container.innerHTML = self.corr_list;
content = document.getElementById("bodyContent");
content.insertBefore(corr_container,content.firstChild);
try {
$("#corr_summary").draggable({
create: function() {
$(this).css({
right: "auto",
top: $(this).position().top,
left: $(this).position().left
});
}
});
$('#corr_summary').draggable('option', 'cancel', '.box-main');
} catch(e) { console.log('Errore draggable: ' + e) }
$('.correctionScrollLink').click(function(e) {
e.preventDefault();
scrollToCorrection($(this).data('ec-num'));
});
$('#correction-popup-close').click(function(e) {
e.preventDefault();
$("span.errata").css('background-color', '');
closeCorrSummary();
});
};
var prTypos = function() {
var str = `<div class="box-title">${corr_list}<span class="icon-close" id="correction-popup-close"></span></div>`
+'<div class="box-main"><ul>';
$('span.errata').each( function(i) {
var item = this;
w1 = w2 = '';
if (item.previousSibling && item.previousSibling.data) {
context1 = item.previousSibling.data.split(' ');
if (context1.length > 1) {
w1 = context1[context1.length - 2].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context1[context1.length - 1].replace(/[\s]*/g, '');
}
}
if (item.nextSibling && item.nextSibling.data) {
context2 = item.nextSibling.data.split(' ');
if (context2.length > 1) {
w2 = context2[0].replace(/[\s]*/g, '') + ' ' + context2[1].replace(/[\s]*/g, '');
}
}
//hidden "m" char is to avoid rtl languages firefox bug
var newline = '<li>'
+'<a class="correctionScrollLink" style="color:#000000" data-ec-num="' + i + '" href="#"> « '
+ w1 + `<span style="color:#ff0000">${$(item).data('errata')}</span>`
+ w2 + ' » → « '
+ w1 + `<span style="color:#00A000">${item.innerHTML}</span>`
+ w2 + ' »</a> #eco#</li>';
//recupera link a errata corrige originale (se presente)
var eco = $(item).data('eco');
if (eco != '') {
eco = `(Fonte/commento: ${eco})`;
}
str += newline.replace("#eco#", eco).replace("#post#", item.innerHTML);
});
str += '</ul></div>';
self.corr_list = str;
var count = $('span.errata').length;
if (count) {
if ($('#p-gadgets-section').length == 0) {
mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
}
mw.util.addPortletLink('p-gadgets-section', '#', `Correzioni (${count})`, 'option-corrections', 'Correzioni applicate al testo della pagina (errata corrige)' );
var cs = document.getElementById("corr-info");
if (cs) {
cs.innerHTML = " <a href='#'>" + (count == 1) ? "Un errore di stampa </a> è stato corretto." : count + " errori di stampa</a> sono stati corretti.";
}
}
$('#option-corrections').click(function(e) {
e.preventDefault();
prPopup();
});
};
prTypos();
});
i5tn94zi59k7ub9dm6ba1tdg0ruh1q9
Modulo:Wikibase
828
339143
3913663
1517990
2026-10-21T09:29:25Z
Paperoastro
3695
Aggiunta funzione hasPropertyValue per il controllo degli ID di Wikidata
3913663
Scribunto
text/plain
-- Module:Wikibase
local p = {}
-- Return the item ID of the item linked to the current page.
function p.id(frame)
if not mw.wikibase then
return "wikibase module not found"
end
entity = mw.wikibase.getEntityObject()
if entity == nil then
return "(no item connected)"
end
return entity.id
end
-- Return the label of a given data item.
function p.label(frame)
if frame.args[1] == nil then
entity = mw.wikibase.getEntityObject()
if not entity then return nil end
id = entity.id
else
id = frame.args[1]
end
return mw.wikibase.label( id )
end
-- Return the local page about a given data item.
function p.page(frame)
if frame.args[1] == nil then
entity = mw.wikibase.getEntityObject()
if not entity then return nil end
id = entity.id
else
id = frame.args[1]
end
return mw.wikibase.sitelink( id )
end
-- Verifica se una proprietà (es. P31) ha un valore specifico (es. Q3331189)
-- Uso nei template: {{#invoke:wikibase|hasPropertyValue|P31|Q3331189}}
function p.hasPropertyValue(frame)
local propertyId = frame.args[1]
local targetValue = frame.args[2]
if not propertyId or not targetValue then return "" end
if not mw.wikibase then return "" end
-- Recupera tutte le dichiarazioni della proprietà richiesta per la pagina corrente
local statements = mw.wikibase.getAllStatements(mw.wikibase.getEntityIdForCurrentPage(), propertyId)
if not statements then return "" end
-- Scansiona le dichiarazioni alla ricerca del valore Q richiesto
for _, statement in ipairs(statements) do
if statement.mainsnak and statement.mainsnak.datavalue and statement.mainsnak.datavalue.type == "wikibase-entityid" then
local id = statement.mainsnak.datavalue.value.id
if id == targetValue then
return "true" -- Trovato!
end
end
end
return "" -- Non trovato
end
return p
6utx9bqe6rfqciwbsb2oy607508mpac
MediaWiki:Gadget-SubPages.js
8
379000
3913583
3849643
2026-10-21T08:20:07Z
Candalua
1675
3913583
javascript
text/javascript
$(function() {
var NSWithoutSubpages = new Array( -1, 6, 7, 8, 9, 12, 13, 14, 15, 102, 103, 104, 105, 107, 108, 109, 111);
var nsNumber = mw.config.get("wgNamespaceNumber");
if (document.getElementById( 'p-tb') && NSWithoutSubpages.indexOf(nsNumber) == -1) {
var pageName = mw.config.get("wgPageName");
if (nsNumber == 110)
pageName = pageName.replace('Indice:', 'Pagina:');
var subpagesLink = '/wiki/Special:PrefixIndex/' + pageName + '/';
if ($('#p-gadgets-section').length == 0) {
mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
}
mw.util.addPortletLink('p-gadgets-section', { href: subpagesLink, text: 'Sottopagine', id: 't-subpages', tooltip: 'Sottopagine di questa pagina' } );
}
});
ikfws6ym9bl7tr7pnen0m4n7tq3rdf8
MediaWiki:Gadget-CropTool.js
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2026-10-21T08:37:34Z
Candalua
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javascript
text/javascript
// see [[Commons:CropTool]] for details
$( function () {
var croptoolUri = new URL('https://croptool.toolforge.org/');
croptoolUri.searchParams.append('title', /(.+)\//.exec(mw.config.get("wgTitle"))[1]);
croptoolUri.searchParams.append('page', /\d+$/.exec($(".firstHeading").text())[0]);
if ($('#p-gadgets-section').length == 0) {
mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
}
mw.util.addPortletLink(
'p-gadgets-section',
croptoolUri.toString(),
'⌗ CropTool (Ritaglio Immagine)',
't-cropNew',
'Ritaglia e inserisci immagine con CropTool'
);
// aggiungo un attributo target per far partire in una nuova tab
$("#t-cropNew a").attr("target", "_blank");
$("#t-cropNew a").click(function() {
// se sono già presenti dei FI, contali e genera il link con "crop 2).jpg" e simili
var count = $('#wpTextbox1').val().split("{{FI").length - 1;
var c = '';
if (count > 0)
c = ' ' + (count+1);
var fi = "\n{{FI"
+ "\n|file = " + mw.config.get('wgTitle').replace('Pagina:', '').replace(/\.(djvu|pdf)\/(\d+)/, ' (page $2 crop' + c + ').jpg')
+ "\n|width = 100%"
+ "\n|caption = "
+ "\n}}";
var pos = $('#wpTextbox1').textSelection('getCaretPosition');
$('#wpTextbox1').textSelection('replaceSelection', fi);
$('#wpTextbox1').textSelection('setSelection', { start: pos, end: pos + fi.length} );
$('#wpSummary').val('Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool');
});
});
p16sqh8xs8u2quhhdkiowgv0jlgkzdl
MediaWiki:Gadget-ModuloDati.js
8
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Candalua
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javascript
text/javascript
function parseIndice() {
var base = mw.config.get("wgPageName").replace("Indice:","");
var pdxpc = []; // pdxpc è una lista semplice in cui la pagina djvu è l'indice
var pd = ""; // pd è pagina djvu
var pc = ""; // pc è pagina cartacea
var d2b = {}; // oggetto corrispondente a d2b Lua
// lettura dell'html della pagina Indice corrispondente a base
var html = $.ajax({
url: "/w/index.php?action=render&title=Indice:" + encodeURI(base)+"&r="+Math.random(),
async: false
}).responseText;
//console.log(html);
// estrazione della lista dei link alle pagine
var links = $(".pagineDellEdizione a", $(html)); //
//console.log(links);
// estrazione di pd e pc dai link e assegnazione a una lista in cui l'indice è pd e il valore è pc
for (i = 0; i < links.length; i += 1) {
pd = eval($(links[i]).attr("title").match(/\/(\d+) */)[1]);
pc = $.trim($(links[i]).text().match(/^0*(.+)/)[1]);
pdxpc[pd] = pc;
}
//console.log(pdxpc);
// la lista viene popolata con stringhe vuote se vi sono dei "buchi" e caricamento in d2b
for (i = 1; i < pdxpc.length - 1; i += 1) {
if (pdxpc[i] === undefined) pdxpc[i] = "";
d2b[i]=pdxpc[i];
}
//salvo d2b in formato JSON
//mw.pageSave(mw.config.get("wgPageName")+"/json", JSON.stringify(d2b),"Dati pagelist in formato JSON");
//
// si costruisce una stringa testo che rappresenta lo script Lua
// (vedi test in [[Modulo:Dati/Opere di Niccolò Machiavelli VI.djvu]])
var testo = "local d2b = {}\nlocal b2d = {}\nlocal pagine = {}\n";
for (i = 1; i < pdxpc.length; i += 1) {
testo += "d2b[" + i + "]=\"" + pdxpc[i] + "\"\n";
}
testo += "for i,v in ipairs(d2b)\n do\n b2d[v]=i\n end\n";
// console.log(testo);
/* ATTENZIONE
Volendo usare i dati inseriti in data-toc-data tenere presente che sono codificati con urlencode:stringa|PATH
e vanno decodificati con l'istruzione:
x=JSON.parse(decodeURIComponent($(".toc-data").eq(0).data("toc-data")))
*/
// il testo viene scritto nella pagina (Modulo:Dati/base) in edit
// Importante: disattivare la modalità di edit speciale
var s = parseSommario(encodeURI(base));
for (i=0;i<s.length-1;i+=1) {
s[i].to=s[i+1].from-1;
}
s[s.length-1].to=pdxpc.length-1;
testo+="local cap={}\n";
testo+="local i=1\n";
for (var i=0;i<s.length;i+=1) {
testo+='cap['+(i+1)+']={}\n';
// prova fix doppie virgolette
if (s[i].nome.indexOf('"')===-1)
{testo+='cap['+(i+1)+'].nome="'+s[i].nome+'"\n';}
else
{testo+='cap['+(i+1)+'].nome=[['+s[i].nome+']]\n';}
if (s[i].nome.indexOf('"')===-1)
{testo+='cap['+(i+1)+'].titolo="'+s[i].titolo+'"\n';}
else
{testo+='cap['+(i+1)+'].titolo=[['+s[i].titolo+']]\n';}
testo+='cap['+(i+1)+'].from='+s[i].from+'\n';
testo+='cap['+(i+1)+'].to='+s[i].to+'\n';
testo+='cap['+(i+1)+'].delta="'+s[i].delta+'"\n';
}
var d=$(".ourDiv").data("indexData")[0];
testo+="local indexData={}\n";
testo+='indexData.autore="'+d["Autore"]+'"\n';
testo+='indexData.nomepagina="'+d["NomePagina"]+'"\n';
testo+='indexData.titolo="'+d["Titolo"]+'"\n';
testo+='indexData.anno="'+d["Anno"]+'"\n';
testo+='indexData.editore="'+d["Editore"]+'"\n';
testo+='indexData.citta="'+d["Città"]+'"\n';
testo+='indexData.progetto="'+d["Progetto"]+'"\n';
testo+='indexData.traduttore="'+d["Traduttore"]+'"\n';
testo+='indexData.curatore="'+d["Curatore"]+'"\n';
testo+='indexData.fonte="'+d["Fonte"]+'"\n';
testo+="local infodata={}\n";
testo += "pagine.d2b=d2b\npagine.b2d=b2d\npagine.cap=cap\npagine.indexData=indexData\nreturn pagine";
testo+="\n--[["+JSON.stringify(d2b)+"]]";
// console.log(testo);
new mw.Api({ userAgent: 'ModuloDati/1.0'}).postWithToken( 'edit', {
action: 'edit',
title: "Modulo:Dati/"+base,
summary:"Creazione/aggiornamento di Modulo:Dati",
text: testo,
}).done(function( data ) {
if ( data && data.edit && data.edit.result === 'Success' ) {
alert("OK, Modulo:Dati/" + base+ " salvata");
} else {
alert("Errore nel salvataggio della pagina");
}
});
}
if ($('#p-gadgets-section').length == 0) {
mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
}
mw.util.addPortletLink(
'p-gadgets-section',
"#",
'ModuloDati',
't-moduloDati',
'Aggiornamento modulo dati'
);
$("#t-moduloDati").click(function(event) {event.preventDefault(); parseIndice();});
lq6r617lz7sfn6m2jbm73wszndevg46
Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. I, 1960 – BEIC 1723036.djvu/320
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|314|{{Sc|i libri della famiglia}}|}}</noinclude>approvassi comune opinione, che ’l danaio nelle cose umane tra e’ mortali sia quasi primo commodissimo e da pregiarlo, ed essere da seguire que’ non pochi astuti, quali subito che veggono de’ suoi amici alcuno addutto in necessità, sospettando, per non essere richiesti, preoccupano e interrumpono ogni adito a chi sperava in lui, e accusano e’ tempi, narrano sé essere oppressi da molte difficultà insperate, fingono debiti; se approvassi in costoro questa scusa non ti loderei. E anche più biasimerai chi ancora non biasimasse coloro, quali spesso vidi che richiesti, che per più espedito liberarsi, diedero opera con qualche offesa render da sé alienato e indegnato el suo antiquo amico.
{{Sc|Adovardo}}. Odiosi! e quanto vero! Nulla tanto stimerò alieno da chi sia omo iusto e buono, quanto non odiar molto simile astuzie, certo villane e brutte, e al tutto contrarie a chi meriti e cerchi amici. E quella antiqua notissima oppinione di que’ filosofi, quali affermavano l’amicizia solo essere nata per sovvenire l’uno all’altro ne’ nostri quasi assidui d’ora in ora varii bisogni e necessità, potrà ella nulla a persuaderci che a’ bisogni dello amico sia officio dell’amicizia sovvenirli? E se, come tutto el dì presso de’ ben costumati e gentili animi, si loda chi non aspettò essere pregato né prima richiesto, ma liberale, volentieri e pronto offerse e donò allo amico quanto e più ancora non bisognava; e se niuno umano e moderato uomo si troverrà a cui non dispiaccia quello discortese, el quale per servarsi intero un gruzzolo di pecunia s’accrebbe vizio e biasimo; e se chi fia vero virtuoso e in prima liberale, riputerà in parte di buona fortuna avere dove e’ ben collochi el dono suo, dove stimeremo noi con più lode e pari voluttà altrove che appresso de’ nostri amici esser liberali? E dove sarà più da biasimare l’avarizia, che verso di coloro, a’ quali dicono ogni tua cosa debba essere comune? Adunque, come ascrivere’ io qui fra’ gravi incommodi questo vero e lodatissimo uso di liberalità, sovvenendo alla necessità di chi in me sperava e me amava? E lodansi alcuni quali esposero persino la propria vita per serbare integro officio alla amicizia, e {{Pt|af-|}}<noinclude></noinclude>
12lljeu3f00uvhm2dom3n573xt6l4xj
Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. I, 1960 – BEIC 1723036.djvu/321
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto}}|315}}</noinclude>{{Pt|fermano|affermano}} che chi vero sia amico, costui perdonerà né a roba, né a fatica, né a sé stessi per benificare chi egli ami.
{{Sc|Lionardo}}. Que’ gravi adunque incommodi da deporli, quali seranno?
{{Sc|Adovardo}}. Parrà grave perder la roba per benificare l’amico?
{{Sc|Lionardo}}. A molti.
{{Sc|Adovardo}}. Parrà grave el dolore, la miseria per mantenere l’amico lieto e contento?
{{Sc|Lionardo}}. Certo, e a molti.
{{Sc|Adovardo}}. Parrà grave travagliarsi in ultimo pericolo della vita sua per salvare l’amico?
{{Sc|Lionardo}}. E quanto gravissimo!
{{Sc|Adovardo}}. E quanti si troverranno molto travagliarsi in mare in mezzo alle tempestati, e in terra fra l’arme ad ultimi pericoli per accumularsi roba?
{{Sc|Lionardo}}. Assai.
{{Sc|Adovardo}}. Non so degli altri, ma io certo per acquistar lode esporrei molte ricchezze.
{{Sc|Lionardo}}. E noi, stima, siamo nel numero de’ simili a te cupidissimi di meritar lode.
{{Sc|Adovardo}}. Che credi tu degli altri?
{{Sc|Lionardo}}. Credo quasi si troverrà niuno non in tutto incivile, el quale per aversi onorato e lodato non molto fusse prodigo.
{{Sc|Adovardo}}. Se così stimiamo, diremo che per conservare lode e fama di noi, ancora non molto cureremo le ricchezze.
{{Sc|Lionardo}}. Certo sì.
{{Sc|Adovardo}}. E riputaremo ogn’altra cosa minor che la infamia.
{{Sc|Lionardo}}. Persuadesi.
{{Sc|Adovardo}}. Grave adunque stimeremo l’infamia.
{{Sc|Lionardo}}. Siamo in cotesta sentenza.
{{Sc|Adovardo}}. E per non cadere in infamia, faremo simile a quello testé narravi. Preoccuperemo ogni addito, statuendo ivi come alla guardia, prudenza e onestà.<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|316|{{Sc|i libri della famiglia}}|}}</noinclude>{{nop}}
{{Sc|Lionardo}}. Lodoti. E parmi così vuoi: se dallo amico per suo vizio a te impendesse infamia, conosciutola gravissima, per deporre ogni sinistro nome sarà permesso segregarselo e da sé volerlo lungi.
{{Sc|Adovardo}}. Così voglio m’intendiate. Ma non però ogni vizio mi par meriti in amicizia discidio. Antico proverbio: «el vizio dello amico chi nol soffre el rende suo».
{{Sc|Lionardo}}. E a me può parer detto prudente: «chi soffra el vizio durar nell’amico, quasi tacendo fa quel vizio suo».
{{Sc|Adovardo}}. Vedi quanto m’industrio, dicendo, essere breve, e argumentando, forse troppo stretto in questa materia; però non mi stenderò approvando o essaminando qual sia de’ due me’ detto. Ma così mi par qui modo e regola, ch’e’ vizii in quali facile ciascuno pecca, e quali a più altri non nuoceno che a chi in sé gli riceva, bere, amare e simili voluttà, se per tua ammonizione non sentissi giovarli a rendelo più moderatissimo, dicono apo el volgo, «amico tuo col vizio suo»; ma que’ vizii gravi onde a te ne venisse infamia, accettare un ladro, favoreggiare a un proditore della patria, sostenere un pirrata e simili cose gravi, vorremmo da noi essere luntani. Parvi?
{{Sc|Lionardo}}. Massime.
{{Sc|Adovardo}}. Adunque vedute le cagioni, per quali abbiamo e non abbiamo da discindere l’amicizia, e veduto ancora che solo l’uso, serbata la benivolenza, era dove avàmo licenza a separarla, séguita vedere el modo a discinderla. Assai el nome dimonstra che vi si appruovi, quanto e’ dicono, non stracciarla, ma discucire la amicizia e a punto a punto dislegarla. E certo in questo separare l’assidua conversazione insieme e familiarità, loderò chi imiterà el buon padre di famiglia aggravato dalle spese, el quale non in un dì rende la famiglia e le spese minori, per non dare di sé ammirazione alla moltitudine, ma ne’ dì passati ne mandò el maestro de’ cavagli e serbossi una sola necessaria cavalcatura, oggi licenzia quelli senza cui opera la famiglia ben si può governare, e di tempo in tempo ne manderà persino de’ suoi a quello essercizio e<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|libro quarto}}|317}}</noinclude>a quell’altro altrove. Molti in essercito di Gaio Marzio Rutiliano, scrive {{AutoreCitato|Tito Livio|Livio}}, aveano consigliatosi insieme surripere Capua, terra fruttifera e abundantissima. Adunque con modo Rutilio dissimulando nulla di ciò esserli sospizione, scelto or uno ora doppo un altro de’ principi di tanta turbazione, in diverse parti a varii simulati bisogni gli trasse da sé e transmisse altrove, quali non, dubito, in un sieme senza grave discidio e pericolo arebbe esterminatoli. Né chi volesse spegnere in sala in molte legne acceso el fuoco a me parrà pigli el miglior modo, non, in un tratto su versandovi un fiume d’acqua per amorzarlo; anzi, levando l’uno doppo l’altro e’ tizzi e tuffandoli in acqua, con meno fatica, con meno acqua e con men fummo e più presto le spegnerà, e senza lordare el pavimento. Agiugni che quanto vorrà tanto vi rimarrà fiamma e braci. Così in amicizia, se ieri alienasti da te quelli strumenti e cavalli e uccelli e cani e simili, per e’ quali costui era teco assiduo, e oggi in quella e quell’altra cosa comincerai a nollo secondare e men servirlo che l’usato, e di dì in dì addirizzerai tuoi essercizii in altre parti, quasi da sé stessi piglierà teco disuso non molesto. Ché puoi comprendere una accesa amorevolezza non senza nebule di perturbazioni d’animo e macula d’odio subito si potrebbe per disuso ben spegnere. E loderò chi spegnendola saprà serbarsi fiamma e brace, dove entro viva la benivolenza, la quale non so come non mantenuta con qualche uso, ben per sé lungo durasse. Adunque così di cosa in cosa dismettendola, procederemo con quelle ragioni quali fanno gli architetti edificando la torre: prima lasciorono assodare e’ fondamenti, ora soprastanno che questi sino a qui levati muri piglino, come e’ dicono, dente, poi sicuro sopra edificheranno e renderannola finita, dove, se tutto in un continuato tempo e ininterrutta opera avessero proseguito, non dubito e’ primi a terra muramenti fra sé poco insieme tenaci, pel soprapeso si scommetteano, e tutto el lavoro in un tratto avallava. Così noi lasceremo radurarlo in quel primo disuso; poi simile negli altri con questa moderazione intermettendo, asseguiremo che<noinclude></noinclude>
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Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/157
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|introduzione}}|151|nascondi=si}}</noinclude>{{Ct|f=120%|v=2|t=3|L=0px|INTRODUZIONE}}
Sono in questo terzo libro contenute materie gravi e di tale e tanta importanza, che il piú degli scrittori su queste sole hanno disputato, quasi in esse l’intiera cognizione della moneta si comprendesse: nel che, se da una parte sono degni di discolpa, dall’altra certamente nol sono. Sembrano meritare scusa, considerando che gli avvenimenti piú calamitosi e le operazioni piú strepitose degli Stati, tutte si possono dire originate dalla mutazion del valore della moneta; ma per l’altra parte le materie, che nel primo e secondo libro ho discorse, e quelle, che nel quarto si tratteranno, sono state tanto ignorate e lasciate in abbandono, che non è in alcun modo da perdonarsi. E pure tutto si concederebbe, se almeno questo che al valore s’appartiene, quanto è celebrato, tanto fosse trattato accuratamente. Ma anzi qui è maggior confusione, disordine ed errore. Del che altra non può essere la cagione, se non che gli uomini, quando hanno a ragionare in quello ove l’interesse ed il guadagno ha parte, si lasciano trasportar sempre o da soverchio timore o da disordinata aviditá; e, siccome i decreti delle potestá sono quasi sempre o da’ consigli de’ privati o dalle grida della moltitudine mossi o sospesi, rare volte avviene che alla generale utilitá si possa aver mira e ragione. Né è picciola lode per noi che, mentre tanti, creduti piú savi, sbagliano e pagano le pene degli sbagli, al nostro governo da moltissimo tempo non si possa rimproverare statuto alcuno sulle monete, che abbia recato grave danno con sé.<noinclude></noinclude>
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Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/158
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|152|{{Sc|libro terzo}}}}</noinclude>
Ma, per apportare ordine e lume in tanta oscuritá, è bene spiegare che sia questa proporzione tra le monete. E prima giova premettere che il valore intrinseco delle monete è diverso un poco da quello del metallo, dovendosi apporre la fattura e talor anche il dritto di signoria; e questo ascende tra noi, a un di presso, al terzo del valor del rame, il cinquantesimo dell’argento, il quattrocentesimo dell’oro. Ma, siccome questa è una spesa fissa ed invariabile, il variar della valuta della moneta intieramente dipende dal variar del metallo, e con esso è congiunto. Quindi è che, tacendosi la fattura, quando si parla del valor della moneta intrinseco, s’intende sempre del metallo; a dimostrar l’origine del quale l’intiero libro primo è stato consumato. Ciò spiegato, entriamo a parlar della natura di questo valore.<noinclude></noinclude>
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Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/159
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|introduzione}}|153|nascondi=si}}</noinclude>{{ct|f=100%|v=1|L=0px|CAPO PRIMO}}
<poem style="margin-left:0;text-align:center">
{{Sc|della proporzione tra il valore de’ tre metalli
usati per moneta}}
</poem>
{{Smaller block|f=90%|v=1|t=1|Il valore è una relazione — Perché si dica fisso il valore de’ metalli — Effetto della falsa proporzione data in vigor di legge — S’applica e si spiega con esempi il giá detto di sopra — È inutile stabilir con legge questa proporzione — Tre maniere usate da noi intorno a’ prezzi delle cose — Prezzo di «voce» usato nel Regno e sua utilitá — Applicazione del giá detto alla moneta — Alla moneta s’avrebbe a dar prezzo non forzoso — Non è vergogna il far cosí — Perché si sia fatto diversamente — Istoria della proporzione tra l’oro e l’argento.}}
Di tanti e tanti errori, onde è circondata la nostra mente e in mezzo a’ quali perpetuamente s’aggira, non ne resterebbero se non pochissimi, quando fosse possibile a fare che si evitassero, come è facile a dire, quelli che provengono dalle voci relative prese in senso assoluto. Se ciò si potesse, questo terzo libro sarebbesi tralasciato; perché tutto quello, che sul valore della moneta hanno scritto i dotti e stabilito i principi, per lo piú è stato fatto senza avvedersi che «valore» è voce esprimente relazione. Quel che appresso si cercherá dell’alzamento, se sia utile o no, non sarebbe sí disordinatamente trattato, se si avesse avuto in memoria che l’utile è relativo.
Sicché, basta ch’io dica il valore esser relativo ed esprimere l’ugualitá del bisogno d’una cosa a quello d’un’altra, giá s’intende non essere stabilito e fisso il valore della moneta dalle leggi o dalle costumanze, né esser questo alle umane forze possibile. Perché, a fissare una ragione, bisogna tener fermi ambidue<noinclude></noinclude>
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Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/160
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|154|{{Sc|libro terzo}}}}</noinclude>
i termini; e quindi, a voler fissare il prezzo della moneta, converrebbe darlo stabilmente al grano, al vino, all’olio e a tutto infine: cosa impossibile. Come dunque, chiederá taluno, si dice fisso il valor della moneta? Ciò è detto abusivamente; perché, delle infinite mercanzie con cui si paragona la moneta, con un’altra sola sta fissa la proporzione. Quest’altra è la stessa moneta. Io ho detto che di piú metalli sono le monete. Or fra un metallo e l’altro, acciocché si misurino ben insieme, ha la legge posta la proporzione del prezzo. Oltracciò, fra le monete dello stesso metallo si stabiliscono i prezzi secondo la proporzione della materia ch’esse contengono; e questa è piú tosto una manifestazione del conio che una legge di proporzione. Da questo abuso di parlare n’è venuto l’altro, che, quando la moneta cambia proporzione col grano, per esempio, non si dice che la moneta sia incarita o avvilita, come la veritá vorria che si dicesse, ma si dice del grano: solo, se il rame si varia coll’argento, si dice alterarsi la moneta.
Or questa proporzione stabilita dall’autoritá della legge, senza potersi secondo i movimenti naturali mutare, è stata in ogni tempo ed è la fonte de’ gravi mali che può avere nell’intrinseco suo la moneta. Anzi tutti gli altri, quale è la falsificazione e il tosamento, traggono la loro malignitá da questo: che mutano la naturale proporzione senza che si muti quella che dalla legge è data. E ’l male, che si genera da una proporzione non naturale del valore, è questo. Essendo il valore la proporzione tra il possedere una cosa o un’altra, quando esso si sta ne’ termini naturali, solo quella gente, a cui vien bisogno dell’una delle due, si dispone a cambiarla coll’altra; il resto degli uomini no: ma, cambiandolo, forza è che una delle due cose acquisti minor valore del giusto, l’altra piú. Dunque sará vantaggioso, anche a chi non gli bisogna, dar l’una e prender l’altra. Ecco nata una via di guadagnare non dalla natura ma dalla legge: ecco nato un commercio, che tutti, senza fatica, senza talenti, sanno e possono fare. Dunque quella cosa, che è valutata meno del natural valore, scarseggerá, sovrabbondando l’altra che se l’è sostituita; né potrá, stante la forza della legge,<noinclude></noinclude>
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Pagina:Galiani, Ferdinando – Della moneta, 1915 – BEIC 1825718.djvu/161
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo primo}}|155}}</noinclude>
incarire, e cosí equilibrarsi. Or, posto che tal cosa sia utile, noi resteremo privi d’una cosa utile alla vita, e, in questa vita essendo la felicitá originata sempre da’ commodi che si godono, questo è il male maggiore.
È generale questo effetto a tutte le cose alle quali si fisserá il valore; ma, a volerlo applicare al denaro, si stabilisca che la proporzione naturale tra l’oro e l’argento oggi è che chi possiede una libbra d’oro è ugualmente ben provveduto di colui che ne ha quindici incirca d’argento. Venga ora l’autoritá pubblica, e faccia tredici libbre d’argento eguali ad una d’oro. Torna subito conto il pagare in argento, mentre non piú quindici libbre, ma solo tredici se ne hanno a dare per soddisfare il debito d’una d’oro. Torna in vantaggio ritenersi l’oro; e, mandandolo lá ove ancora si siegue a valutarlo per quindici libbre d’argento, un uomo, che avea trenta libbre d’argento di rendita e quindici di debito, fatta questa mutazione, ne avrá trentaquattro d’entrata e tredici di debito: dunque l’oro ha da sparire e l’argento solo restare. Se questo stabilimento dura, tutto l’oro anderá via. Se, conoscendosi la perdita d’una classe di moneta tanto necessaria, si abolisce la legge, si proverá il danno di quella parte dell’effetto che era giá seguíto. Perocché, poniamo che, mentre la disproporzione era in vigore, centomila once d’oro siensi estratte e cambiate in argento; saranno dunque entrate un milione trecentomila once d’argento. Se si volesse ripigliar l’oro, avrá questo Stato altre centomila once d’oro? No, perché si dee ripigliare da’ paesi, ove le leggi di chi l’ha perduto non han forza, e lá l’oncia ne vale quindici d’argento; sicché saranno rendute sole ottantaseimilaseicentosessantasei: tutto il restante, che non è poco, lo Stato lo ha per sempre perduto, ed è andato in mano della gente piú accorta. Se questi sono stati stranieri, ben si vede qual pazzo dono e quanto considerabile s’è fatto loro: se sono cittadini, solo uno sciocco politico può dire che non vi sia stato danno. Perocché è legge di natura che le ricchezze abbiano ad essere ricompensa solo di chi arreca utile o piacere altrui; e dovunque si permette che uno spenda o perda qualche suo guadagno<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|156|{{Sc|libro terzo}}}}</noinclude>
senza trarne alcun piacere, lá non può essere ordine alcuno di governo e di felicitá. I dazi, i tributi, le mercedi de’ magistrati allora sono giuste, quando sono ordinate ad accrescere la nostra quiete, dando il sostentamento a quelle persone piú savie e virtuose, che sappiano mantenere la pace e la regolata libertá. La tirannia non è altro che quel cattivo ordine, in cui acquista ricchezze colui che ad altri o non è utile o è pernicioso. È adunque tirannia il fare che le ricchezze di chi si trovava per caso pieno di moneta d’oro passino a chi avea moneta d’argento, senza ragione veruna. E chi volesse dire che lo Stato intiero non vi perde, quando sono ambedue cittadini, si ricordi che di tutte le cose, che distruggono un paese, niuna lo fa piú presto della tirannia.
Ora, avendo manifestato quanto male sia nel dare a’ metalli una falsa proporzione di valuta, non mi pare fuor di proposito, poiché la materia mi vi tira, discorrere le ragioni per cui niun popolo o regno è stato finora, che non abbia voluta stabilire questa proporzione. E prima cercherò s’egli è stato necessario; e, quando avrò dimostrato che no, cercherò perché si sia fatto sempre.
A dimostrare che sia inutile lo stabilire per legge tal proporzione nella moneta, non meno che il prezzo degl’interessi e de’ cambi, {{AutoreCitato|John Locke|Giovanni Locke}} ne’ suoi trattati usa questo argomento. Che, quando la natura delle cose la stabilisce, non vi si ha a framettere la legge: perché, o ella non si discosta dalla natura, ed è inutile; o se ne discosta, ed è ingiusta, e tutto quel, ch’è ingiusto, è sempre dannoso ad ognuno. Ma un tale argomento, concepito in termini generali, non è buono; perocché, come qualunque uomo ben conosce, essendo la legge giusta una confirmazione della natura, ne seguirebbe che non si avessero a porre leggi, non potendosi evitare che non fussero o inutili o cattive: sicché si ha da restringere questo a que’ soli casi in cui non può temersi violazione della natura, come sono i prezzi de’ contratti. La compra e la vendita anche nello Stato civile sono in una piena e naturale libertá, come ogni altra cosa che dipenda dal consentimento di due; né può<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo primo}}|157}}</noinclude>
la legge prescriverci quel che ci abbia da piacere o bisognare, né muoverci appetito d’acquistare o svogliatezza di possedere: e perciò quel consenso, ch’è padre de’ prezzi, essendo creato dalla natura, non l’ha da turbare la legge. Sono necessarie le leggi in questi contratti solo per rendere vero il consenso, allontanando le frodi e gl’inganni, i quali, falsando le idee, rendono falsa la stima ed il consenso.
E, se noi considereremo i nostri costumi, troveremo che sopra tre capi ne’ contratti di compra e vendita abbiamo fatte leggi: sulla bontá, sulle misure e sul prezzo delle mercanzie; con questa diversitá: che sui due primi le leggi sono universali ad ogni genere vendibile, le esperimentiamo utili e non ce ne siamo mai trovati male: delle leggi sul prezzo, non cosi. Tanto è vero quel ch’io ho di sopra detto. E, se piú particolarmente esamineremo quali statuti abbiam fatti intorno a’ prezzi, troveremo quali sieno i buoni e quali no. Moltissimi generi, anche de’ piú necessari, non hanno fra noi regolamento di prezzo, come sono i frutti freschi e secchi, l’erbe, le pelli e le suola, i carboni, le legna, le tele, l’uova ed infiniti altri. Né da questa mancanza nasce vacillamento di prezzi o monipolio o aggravio; anzi, sebbene essi sieno talora generi non patrii e soggetti a grandi vicissitudini, si osserva che, mentre i paesi convicini con infinite regole ne penuriano, noi senza tante regole ne abbiamo competente provvisione. Alcune altre merci poi, forse perché si credono piú utili, hanno un prezzo fisso, che, con voce normanna, è detto «assisa». Le utilitá di questa sono: I. d’appagare le stolide menti della vilissima plebe, che con l’assisa per lo piú nuoce a se medesima, come quella che è la venditrice delle basse merci, che sono sottoposte all’assisa; II. di dar sostentamento a molti inferiori ufiziali, i quali, lasciando violare quest’assisa, fanno sí che i generi prendono un prezzo un poco piú alto, ma tanto costante e giusto, che niuno è che, per aver roba buona, non si contenti, tacendo, sottoporvisi. Onde si vede che quest’assisa non è di giovamento alcuno alla societá, tolti certi generi vilissimi, consegrati al vitto della gente piú meschina, che meritano esser tenuti a basso prezzo. E certamente,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|158|{{Sc|libro terzo}}}}</noinclude>
quando i compratori sono piú ricchi de’ venditori, la legge ha da favorire il venditore e non il compratore, perché sempre il prezzo è piú svantaggioso per chi ha maggior desiderio di vendere, essendo piú bisognoso. E, se alcuno richiederá perché i nostri nobili (in mano de’ quali è l’amministrazione di questa parte di governo) abbiano tanta cura di far osservare l’assisa, poiché essa è tanto molesta e costringe anche l’onorate persone a contravvenirle; io risponderò che le opinioni antiche e le grida della plebe anche negli animi ben formati hanno forza superiore a tutto; e tanto piú, che è la classe de’ compratori che impone le assise, e non quella de’ venditori.
Una terza specie di prezzo abbiamo ancora, che diciamo «voce», che è prezzo fisso, ma non forzoso. Usasi questa e nel grano e nel vino e negli oli e nel cacio ed in quasi tutti i generi di prima necessitá. Non si può con parole esprimere l’utilitá e le comoditá della «voce». Essa serve di norma a que’ contratti, ne’ quali spontaneamente due hanno convenuto di stare al prezzo della «voce»; e cosí è mista la libertá di contrarre alla necessitá d’una regola fissa, e la forza la fa la libera convenzione, non la legge della «voce». A questa istituzione noi dobbiamo tutto il giro del nostro commercio, il quale, dovendosi fare quasi senza moneta, perché di questa il Regno non è abbondante, senza la voce non si potrebbe raggirare. E, poiché ella è cosa notissima, non mi dilungherò in celebrarla. Solo voglio raccomandare, a chi presiede, la conservazione di cosí bella ed utile costumanza, la quale si conserva e si sostiene unicamente per la fede, che ha il popolo nella giustizia della «voce» e nella integritá ed intelligenza di coloro che la dánno. E, se questa, collo sbaglio di pochi anni consecutivi (essendo la fede pubblica piú delicata di qualunque fumo a fuggire), si perdesse, noi saremmo intieramente rovinati.
Ora, volendo applicare alla moneta questa varietá di stabilimenti e conoscere quale sarebbe per esserle piú accomodato, io credo che il lasciar la proporzione fra i metalli affatto non definita non sarebbe cosa utile; imperocché essa si richiede:
I. per la facile valutazione delle monete, de’ cambi, de’ pagamenti e d’ogni contratto che si faccia col denaro;<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo primo}}|159}}</noinclude>
II. perché non può dar fuori la zecca moneta nuova senza darle prezzo, e questo non può averlo regolato la moltitudine sopra monete ch’ella non ha neppur viste;
III. perché è necessaria una dichiarazione legale per que’ contratti, in cui non fosse spiegata e convenuta;
IV. perché a’ giovani, alle vedove, a’ pupilli, per non esser preda degli accorti, potria servire almeno di lume e di regola.
Queste ragioni, sebbene non dimostrino in tutto la necessitá, mostrano la utilitá; né l’esempio de’ cinesi e di altre nazioni, che sono ripiene ancora d’ordini di governo imperfetti ed incommodi, distrugge ciò ch’io dico.
Ma, per contrario, a voler dare una proporzione fissa e forzosa, è da temer molto che, se questa si sbaglia, non rovini lo Stato. La sproporzione è l’unico male grande e d’effetto subitaneo, che ha la moneta. Il ritrattarsi e l’emendarsi da quel che hanno le supreme potestá stabilito è cosa rara e lenta, e o non si fa o giunge inopportuna. Dunque il miglior ordine è il terzo, quanto è a dire il dare una proporzione fissa, ma non forzosa, quasi in quel modo istesso che è la «voce», o, per pigliare un esempio piú somigliante, che è il frutto degl’interessi, il quale è stabilito in sul quattro per cento, ma non si vieta ch’esso si faccia, per convenzione, o maggiore o minore.
Questo dar prezzo di «voce» (siami lecito usar questa espressione) alle monete tutte, anche proprie, evita tutti i pericoli. La «voce» non sarebbe altro che quel prezzo, con cui imprima esce la moneta dalla zecca: dopo la quale uscita, non si avrebbe a costringere alcuno a stare a quell’istesso prezzo, ma si dovrebbe trattar come mercanzia. E, quando egli avvenisse che il consenso comune si difformasse dal prezzo della zecca, dovrebbe questo uniformarsi a quello della moltitudine, la quale, quando è lasciata in libertá, siegue sempre il vero; e si sarebbe a tempo di farlo, giacché la moneta non sarebbe uscita punto dallo Stato.
Né è da temere che il popolo mettesse ingiusto il prezzo; mentre, dovunque non può essere monipolio, vi sará sempre giustizia ed egualitá. E, poiché la sola zecca è quella che dá<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|160|{{Sc|libro terzo}}}}</noinclude>
fuori tutta la moneta e si può in certo modo dire la sola venditrice della medesima, se essa non dá un non giusto prezzo, il popolo non lo potrá dare giammai; e perciò, se sará lasciato in libertá d’ognuno il variarlo, se esso era il vero, si conserverá; se non era, si muterá nel vero. E, quantunque si debba credere che le zecche de’ principi giusti, regolate da gente virtuosa, non sieno per dar mai un falso prezzo alla moneta; pure egli è da aversi per certo che i pochi, qualunque studio v’adoprino, possono sempre cadere in errore, se non si lasciano condurre da’ molti.
Né finalmente è degno d’uomini savi il riporre una falsa idea di vergogna nel lasciarsi regolare in opera cosí grande dal popolo. È cosa piú grande assai il prezzo del grano, del vino, dell’olio; piú grande quello delle terre, delle case, degli affitti, degl’interessi e de’ cambi: e pure niuna legge ne dá regola, fuorché il consenso solo della gente. E veramente come può esser vergogna il lasciar piena libertá a coloro, il servire a’ quali è il sommo degli onori? I magistrati sono ministri destinati alla felicitá della moltitudine ed alla conservazione della di lei libertá; ed il principe istesso a questo impiego da Dio è consegrato.
Volendo ora alcuno sapere perché tutti i popoli contro questo, ch’io dico, hanno usato porre con legge tale proporzione, io ritrovo due esserne state le cagioni. L’una, e la piú forte, {{§|non_fare|è che gli uomini credono sempre far bene col fare e che, non facendo, s’abbia a star male; né si troverá magistrato, che voglia pregiarsi di non aver fatto. E pure il non fare non solo è cosa ripiena molte volte di pregio e d’utilitá, ma ella è inoltre difficile molto e faticosa assai piú che non pare ad eseguire.}} E, se noi riguarderemo che tutte le buone leggi, che si possono sopra qualche materia fare, si possono in un solo colpo promulgare ed in un foglio raccogliere, conosceremo che, quando è fatto tutto il buono, e pure si vuole (non contentandosi di eseguire il giá fatto) seguitare ad ordinare, è inevitabile guastare il buono e cominciare il cattivo; ed, ancorché non si facesse male, il voler troppo minutamente ordinare le cose è in<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo primo}}|161}}</noinclude>
sé grandissimo difetto. E n’è d’esempio la repubblica fiorentina, la quale (come è la natura degli animi de’ suoi cittadini), volendosi sempre nelle minuzie piccolissime perfezionare, non fu mai nelle grandi ordinata.
A questa ragione si hanno da attribuire in grandissima parte i danni sulle monete della Francia e di Roma, mentre queste corti piú d’ogni altra sono ripiene di magistrati e di tribunali: il che l’una dee alla venalitá delle sue cariche, l’altra alla necessitá, che ha di dar impiego a tanti che vengono a servirla. Ed è, per contrario, degna di lode e d’invidia la mia patria in questo: che non è il suo commercio tormentato da compagnie, monipòli, ''ius prohibendi'', ordini e statuti (che altrove si dicono «''police''», e noi chiameremmo «aggravi»), né su d’ogni piccola cura del governo si edifica una magistratura. E noi soli, con esempio raro e glorioso, abbiamo lasciata la proporzione tra le monete d’argento e quelle d’oro (che è la piú importante) libera in grandissima parte col piú delle monete straniere.
L’altra ragione, per cui è fisso il prezzo relativo de’ metalli, è perché gli uomini non dánno medicina ai mali del corpo proprio, e tanto meno a quei dello Stato, se non arrecano acerba puntura. Gran dolore non può darlo la varietá della proporzione, perché essa per secoli intieri non si muove sensibilmente, come colla sua storia io dimostrerò.
Un grandissimo numero di critici è persuaso aver da un passo d’{{AutoreCitato|Omero|Omero}} risaputa la proporzione antichissima tra l’oro e il rame. Nell’{{TestoCitato|Opera:Iliade|Iliade}}<ref>{{Sc|vi}}, [234-6].</ref>, narrandosi il combattimento tra Diomede e Glauco, che vien seguito da lunghi discorsi e permutazione delle armi in segno d’amicizia, dice Omero cosí:
{{Blocco centrato}}
<poem>
Ἔνθ᾽ αὖτε Γλαύκῳ Κρονίδης φρένας ἐξέλετο Ζεύς,
ὃς πρὸς Τυδείδην Διομήδεα τεύχε᾽ ἄμειβεν,
χρύσεα χαλκείων, ἑκατόμβοι᾽ ἐννεαβοίων.
</poem>
{{Fine blocco}}<noinclude>
<references/>
[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo primo}}|161}}</noinclude>
sé grandissimo difetto. E n’è d’esempio la repubblica fiorentina, la quale (come è la natura degli animi de’ suoi cittadini), volendosi sempre nelle minuzie piccolissime perfezionare, non fu mai nelle grandi ordinata.
A questa ragione si hanno da attribuire in grandissima parte i danni sulle monete della Francia e di Roma, mentre queste corti piú d’ogni altra sono ripiene di magistrati e di tribunali: il che l’una dee alla venalitá delle sue cariche, l’altra alla necessitá, che ha di dar impiego a tanti che vengono a servirla. Ed è, per contrario, degna di lode e d’invidia la mia patria in questo: che non è il suo commercio tormentato da compagnie, monipòli, ''ius prohibendi'', ordini e statuti (che altrove si dicono «''police''», e noi chiameremmo «aggravi»), né su d’ogni piccola cura del governo si edifica una magistratura. E noi soli, con esempio raro e glorioso, abbiamo lasciata la proporzione tra le monete d’argento e quelle d’oro (che è la piú importante) libera in grandissima parte col piú delle monete straniere.
L’altra ragione, per cui è fisso il prezzo relativo de’ metalli, è perché gli uomini non dánno medicina ai mali del corpo proprio, e tanto meno a quei dello Stato, se non arrecano acerba puntura. Gran dolore non può darlo la varietá della proporzione, perché essa per secoli intieri non si muove sensibilmente, come colla sua storia io dimostrerò.
Un grandissimo numero di critici è persuaso aver da un passo d’{{AutoreCitato|Omero|Omero}} risaputa la proporzione antichissima tra l’oro e il rame. Nell’{{TestoCitato|Opera:Iliade|Iliade}}<ref>{{Sc|vi}}, [234-6].</ref>, narrandosi il combattimento tra Diomede e Glauco, che vien seguito da lunghi discorsi e permutazione delle armi in segno d’amicizia, dice Omero cosí:
{{Blocco centrato|<poem>
Ἔνθ᾽ αὖτε Γλαύκῳ Κρονίδης φρένας ἐξέλετο Ζεύς,
ὃς πρὸς Τυδείδην Διομήδεα τεύχε᾽ ἄμειβεν,
χρύσεα χαλκείων, ἑκατόμβοι᾽ ἐννεαβοίων.
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|162|{{Sc|libro terzo}}}}</noinclude>{{Blocco centrato|<poem>
<i>Tum vero Glauco Saturnius mentem ademit Iuppiter,
qui cum Tydide Diomede arma permutavit,
aurea aereis, centum bobus aestimabilia cum iis, quae novem aestimabatur.</i>
</poem>}}
{{no rientro}}Onde deducono che l’oro era al rame come cento a nove. Della qual conseguenza non s’è tirata ancora al mondo la piú falsa e la piú assurda. Se cosí fosse stato, dell’oro, per la eccessiva abbondanza, si sariano fatte le mura e lastricate le strade. Oggi, che abbiamo tanto oro e che di rame non abbiamo minore o maggior quantitá d’allora, la proporzione è incirca come millecento a uno; ed allora sarebbe stata come undici ad uno, quanto a dire cento volte maggior quantitá d’oro avrebbero avuta i troiani. Ridasi adunque di questa scoperta, e piangasi nel tempo istesso che sieno caduti gli scrittori piú venerabili in mano agli umanisti, che, mentre ne hanno emendate le voci, ne hanno mal intesi i sentimenti. Se non fosse alieno dal mio proposito, io dimostrerei ora che le armature erano ambedue di rame puro, giacché un’armatura d’oro è inservibile per lo peso e per la debole resistenza agli urti de’ colpi; e che non per altro si dicono l’una di rame e l’altra d’oro, che per esprimere la somma differenza di bontá e di eccellenza, che mettevale fuori d’ogni proporzione. E questa frase di dire ogni cosa eccellente nel suo genere: «d’oro», è in tutte le lingue frequente ed usitata.
Poiché dunque in Omero non rimane vestigio dell’antica proporzione, il primo, che ne dica, è {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}}. Egli, narrando al libro terzo le rendite del re Dario, dice imprima che i tributi d’argento si pagavano in talenti babilonici, que’ d’oro in euboici: dice poi che gl’indi, nazione numerosissima, pagavano di tributo trecentosessanta talenti d’oro raccolto ne’ fiumi, o sia di polvere d’oro: infine, per sapere tutte le rendite di Dario a quanti talenti euboici ascendessero, dice<ref>[{{Sc|iii, 95, i.}}]</ref>: Τὸ δὲ χρυσίον τρισκαιδεκαστάσιον λογιζόμενον, τὸ ψῆγμα εὑρίσκεται ἐὸν Εὐβοϊκῶν ταλάντων<noinclude>[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo primo}}|163}}</noinclude>ὀγδώκοντα καὶ ἑξακοσίων καὶ τετρακισχιλίων: «''Aurum vero, si terdecies multiplicatum computetur [ad argentum], ramentum reperitur ad rationem Euboicam esse quatuor millia talentorum sexcentaque et octoginta''». È dunque chiaro che la proporzione era di uno a tredici.
Pare che questa poi fosse alquanto mutata in Grecia a’ tempi di {{AutoreCitato|Socrate|Socrate}}, per quello che da {{AutoreCitato|Platone|Platone}} si ha nel dialogo ''Dell’aviditá del guadagno''. Ivi, ragionando Socrate con Ipparco, gli domanda se un negoziante, che dá una mezza libra d’oro e ne guadagna una intera d’argento, acquisti o perda. Gli risponde Ipparco<ref>[''Hipparchus'', p. 231 ''d''.]</ref>: Ζημίαν δῆπου, ὦ Σώκρατες, ἀντὶ δωδεκαστασίου γὰρ διστασίον αὐτῷ καθίσταται τὸ χρυσίον: «''Detrimentum equidem, o Socrates; nam pro duodecuplo duplum taniummodo recepit''». Ma forse ciò proveniva dalla lega messa nelle monete ateniesi.
I romani, nel primo coniar l’oro, fissarono la proporzione di uno a quindici, dicendoci {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}<ref>[''N. H.'' {{Sc|xxxiii}}, 13,5.]</ref>: «''Aureus nummus post annum LXII percussus est, quam argenteus, ita ut scrupulum valeret sestertiis vicenis''». Or venti sesterzi sono eguali a cinque denarii, ed è ognuno di questi eguale alla dramma attica, la quale si compone di tre scropoli. Ma sí fatta proporzione ha riguardo piú alle monete con quella lega con cui si usò coniarle, che non al valore intrinseco del puro metallo. Inoltre in quella etá, in cui l’armi sole aveano pregio e le rapine distribuivano le ricchezze, chi sa con quanta accuratezza fosse stato dato prezzo alla moneta d’oro nuova e non mai prima battuta? Da questa proporzione infatti si variò, e ne’ tempi degl’imperatori fu di uno a dodici e mezzo costantemente, avendo l’aureo pesato due denarii e valutine venticinque<ref>Ciò si ha da {{sc|{{AutoreCitato|Dionigi di Alicarnasso|Dionisio d’Alicarnasso}}}}, {{Sc|i}}, 55, e dalle autoritá di {{AutoreCitato|Gaio Svetonio Tranquillo|{{Sc|Suetonio}}}} e di {{sc|{{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}}}} confrontate insieme, come anche da Dione e da Zonara con manifeste testimonianze.</ref>. Ma forse che ciò derivò in parte dall’essere diminuito l’argento dal molto che ne assorbiva il commercio delle Indie e dell’Asia. Nel basso<noinclude>[[Categoria:Pagine con testo greco]]</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|164|{{Sc|libro terzo}}}}</noinclude>
imperio la proporzione alzò, perché i barbari asciugarono l’oro di molto. In una legge d’Arcadio e d’Onorio si ha che una libbra d’argento corrispondeva a cinque solidi d’oro<ref>Cod., {{Sc|x}}, 76 (''De argenti pretio quod thesauris infertur''), {{Sc|i}}. </ref>. In un’altra degli stessi imperatori ogni solido si valuta venti libbre di rame<ref>Cod., {{Sc|x}}, 29 (''De collatione aeris''), {{Sc|i}}.</ref>. In una terza, falsamente attribuita ad Alessandro Severo (poiché ella è di Valentiniano e Valente) nel ''Codice teodosiano'', il solido d’oro si riconosce essere la settantesimaseconda parte della libbra, o sia la stessa d’un’oncia<ref>Cod., {{Sc|x}}, 70 (''De susceptoribus, praepositis et arcariis''), 5, del consolato di Lupicino e Ionnino.</ref>. Da queste tre leggi comparate insieme si trova essere stata la ragione dell’oro all’argento di uno a quattordici e due quinti; quella dell’oro al rame di uno a millequattrocentocinquanta; dell’argento al rame di uno a cento.
Ne’ secoli barbari divenne assai piú raro l’argento, e perciò la proporzione cambiò, discendendo quasi al dieci per cento. O pure ciò venne per essersi coniate le monete d’oro infetto di molta lega. Ma in questo stato restò pochissimo tempo, poiché, nel 1356, Giovanni di Cabrospino, nunzio in Polonia, presentò alla Camera romana un suo foglio<ref>Inserito dal {{AutoreCitato|Giacomo Grimaldi|{{Sc|Grimaldi}}}}, nella sua opera inedita ''De sudario Veronicae'', e stampato dal {{AutoreCitato|Ludovico Antonio Muratori|{{Sc|Muratori}}}} nelle ''Antiquitates Medii Aevi'', {{Sc|ii}}, diss. 28.</ref> delle monete correnti al suo tempo, nel quale si legge: «''Libra auri 96 fiorenis: libra argenti puri, sive marcha, 8 fiorenis''»: era dunque la proporzione come uno a dodici. In questo termine si mantenne sino alla scoperta dell’America con piccolo vacillamento, e, un secolo e piú dopo tale scoperta, non era ancora di molto cambiata. Poi da un secolo in qua è andata crescendo tanto, ch’ella s’accosta oggi di molto a quella di uno a quindici, la maggiore di quante ne abbia accuratamente avute. Ho voluto distendermi sopra ciò, per dimostrare quanto sia falso ciò che è da moltissimi creduto, che lo scoprimento dell’America abbia mutata questa proporzione, prima determinata ad essere di uno a dieci;<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo primo}}|165}}</noinclude>
e si può vedere che sin da antichissimi secoli ella è stata alle volte quasi eguale alla presente.
Una tanta costanza ha fatto che difficilmente siasi errato in definirla con legge. E ne’ tempi antichi lo sbagliarla non importava di molto; perché, essendo i popoli convicini barbari, rozzi e privi d’ogni commercio, non poteano assorbir la buona moneta e render la cattiva; e perciò quell’autoritá, che i romani ebbero sulle monete, non la può oggi usare alcun principe senza suo danno. Questo ha fatto che io consigliassi tanta oculatezza nel porre la proporzion tra le monete di vario metallo; perché, in quanto a quelle d’un metallo, basta farle di simile bontá ed apprezzarle secondo il peso. Entrerò ora a dire della {{spaziato|mutazione di proporzione}} in vari modi fatta. Poi dirò dell’{{spaziato|alzamento}}, il quale altro non è che un mutare l’idea antica di qualche suono di voce, facendo, per esempio, che si chiami «ducato» non piú un’oncia, un trappeso e quindici acini d’argento, ma quattrocentonovantadue acini e mezzo d’argento; e, siccome si mutano nel tempo stesso anche le idee de’ nomi delle monete d’oro, cosí non s’induce tra loro sproporzione, ma solo col rame e colle monete immaginarie usate al conto, che è quanto dire co’ prezzi delle merci. La grandezza e la varietá degli argomenti non mi lasceranno esser breve, quantunque io sia per essere, il piú che potrò, stretto nel dire e conciso.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo secondo}}|167|nascondi=si}}</noinclude>{{Ct|f=100%|v=1|L=0px|CAPO SECONDO}}
<poem style="margin-left:0;text-align:center">
{{Sc|della non giusta proporzione di valuta tra le
monete d’un metallo e quelle d’un altro
e tra le monete d’uno stesso}}
</poem>
{{Smaller block|v=1|t=1|f=90%|Divisione di parti — Della mutazione di proporzione che avviene per cause naturali — Effetti del consumo — Inutilitá della moneta di ''billon'' — Rimedi vari contro al consumo — Delle altre spezie di mutazione di proporzione — De’ danni che fanno i privati alle monete — Varie falsificazioni — Tosamento — Rimedio suo — Effetti del male — Medicine — Principi fondamentali intorno a questa materia — Primo modo di levar via la moneta cattiva — Errore del conte di Lemos — Secondo modo — Errore del Cardinal Zapatta — Altro errore del Zapatta — De’ danni che fanno alle monete i popoli non sudditi, e loro rimedi — Donde si abbia da trarre la spesa della restaurazione della moneta — Delle operazioni de' principi sulle monete — Massime fondamentali — Rimedi alla sproporzione delle monete, che fusse in un paese — Stato presente di Roma intorno alle monete, e sue cause — Considerazioni sulle operazioni fatte sulle monete nostre d’oro — Considerazioni sulle monete d’argento — Parere del Vergara esaminato.}}
Tutte le mutazioni, che può ricevere in qualunque modo la valuta delle monete, sono o d’una parte di essa riguardo all’altra, o di tutta la moneta riguardo al suo antico stato ed a quello de’ governi convicini. Le mutazioni d’una parte di moneta sono o di tutto un metallo rispetto all’altro, o tra due spezie d’uno stesso metallo. Fannosi queste mutazioni in sei modi: o per la natura delle cose, quando avviene escavazione di nuove miniere, mutazione di costumi o di lusso; o per naturale struggimento; o colla lega; o con diminuire il peso; o con tosarle;<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|168|{{Sc|libro terzo}}|}}</noinclude>
o finalmente coll’autoritá d’una legge. Io lascerò qui di ragionare della mutazione dell intera moneta, la quale io chiamo per distinzione «alzamento», dovendone dire nel seguente capo; e mi restringerò a dire del mutarsi d’una parte. E, perché questa contiene in sé il «mutarsi la proporzione», sotto questo nome sará sempre da me dinotata; ed anderò, nel ritessere quest’orditura, disputando come essa avvenga, quale utilitá, quale danno abbia in sé, e come, quando è avvenuta, si possa medicare.
Dico, adunque, che la mutazione, che per natura accade, non può essere che tra un metallo e l’altro, né può seguire se non dove è fissa una proporzione dalle leggi; ed, essendo un’istessa cosa la mutazione, che la natura opera contro alla legge, che quella della legge contro la natura, appresso insieme di ambedue tratterò. Qui solo voglio dire essere questa mutazione lentissima e quasi insensibile, essendosi per esperienza conosciuto come essa è restata piú di mille anni in sul medesimo stato con picciolissimo variamento.
A questo, che della natura dico, convien congiungere lo struggimento, il quale, per essere naturale al metallo, è superiore ad ogni umano rimedio; e, sebbene sia vero ch’egli siegua con lenti passi e non produca spavento ne’ popoli (come quelli che guardano piú all’ingrosso, ove non hanno sospetto di frode), pure, quando cresce assai, è necessario si medichi e si corregga. A questo fine appunto molti scrittori propongono le monete d’argento e rame, e per questo molti governi le usano e le prezzano. E, poiché io ho di sopra disprezzata questa medicina, voglio qui renderne la ragione.
In primo luogo è da avvertire che le monete d’uno Stato sono tutte disegualmente consumate non solo per la varia antichitá loro, ma per la varia grandezza; e sempre le piú piccole si consumano piú, per due cause: I. perché si usano e maneggiano piú: mentre la moneta piccola esprime i prezzi piccoli e i grandi; la grossa esprime i grandi, ma non i piccoli; II. perché le monete vagliono secondo quel che pesano, consumansi secondo quella superficie che hanno. Io ho calcolato<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo secondo}}|169}}</noinclude>
essere il grado del consumo, per riguardo alla soliditá, tra’ corpi simili (come sono quasi le monete) in ragion reciproca de’ lati omologi. Dunque una moneta, che abbia doppio diametro d’un’altra, perderá col consumo, in tempi uguali, la metá meno di metallo relativamente, che non ne perde la minore. Da ciò è nato che le sole monete piccole, ove il male è maggiore, si sono fatte di ''billon'', con persuasione che questa fosse grandissima utilitá. Ma, a volere col computo, vero padre della veritá, conoscere esattamente quanto sia questo utile, io considero in prima che le monete nostre piú piccole, quali sono il carlino, le dodici e le tredici grana, sonosi consumate, dal 1636 e dal 1688 in qua, l’une d’un sette in otto per cento, le altre d’un cinque in sei. Onde è che, chi dicesse che tutte in cinquanta anni si sieno strutte d’un cinque per cento, dice piú, non meno del vero. Il nostro Regno è piú d’ogni altro restato, per la varietá de’ principi che hanno coniato, ripieno di queste monete piccole d’argento; e pure non credo che piú di due milioni di ducati ei n’abbia al presente: dunque in queste si sono perduti centomila ducati. Poniamo che queste tre monete si fossero fatte di ''billon'', e che cosí si fosse salvata dal consumo la metá del buono argento (il che è di sopra al vero, come mostra la sperienza): sono dunque cinquantamila ducali risparmiati. Si tolga da ciò quel che importa la spesa assai maggiore della zecca di questa moneta di tanta lega, e per la lega, e per la grossezza loro, e per lo rame che vi si perde dentro e che s’espone al consumo; e voi troverete che il Regno non guadagna altro che un quattrocento ducati l’anno sopra due milioni di moneta: guadagno ridicolo e miserabile e che, con togliere quattrocento ducati d’imposizione, è subito eguagliato. Che se a questo aggiungete il disprezzo che s’induce negli animi popolari contro una moneta che pare falsa ed adulterina, il biasimo che ne viene al governo, la facilitá del tosamento ed altro; troverete che non solo non è utile, ma perniciosa introduzione il ''billon'' ne’ paesi in cui da antico tempo non sia usato. E vedrete essere la storia nostra confirmatrice di questo, mentre ne’ principi del passato secolo i mezzi carlini e le cinquine<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|170|{{Sc|libro terzo}}|}}</noinclude>
d’argento e rame ci arrecarono tanto nocumento e male, che non si potette medicare se non con l’estinzione di queste, che si dicevano «zannette».
Allo struggimento, adunque, convien dar riparo, con fare le monete il meno che si può schiacciate e dar loro la maggiore doppiezza, che non noccia al maneggiarsi, imitando in questo la sapienza de’ greci e de’ romani; con proibire che le monete si trasportino per terra sopra carrette; con non farle numerare, come talora ne’ nostri banchi si usa, ma pesare, e con altre somiglianti avvertenze. Quando poi sono usate troppo, bisogna insensibilmente ritirarle e fonderle, aggiungervi il dippiú e restaurarle. Questo dippiú conviene si tragga da qualche dazio e si riguardi come una delle spese necessarie pubbliche, simile alla rifazione de’ ponti e delle strade; né, come ne’ tempi barbari si è fatto, diminuirle di peso. Se poi son tutte assai consumate e guaste, non s’hanno mai da rifare a poco a poco, perché s’induce disparitá di monete: ma tutta insieme s’ha da coniare una quantitá di moneta grandissima, con argenti fatti prender da tutt’altra parte che dalle vecchie monete; e questa s’ha in un colpo solo a cambiare colla vecchia, la quale si dee disfare e distruggere, come fu qui dal viceré conte di Santostefano, con lodevolissima condotta, non è gran tempo, eseguito.
Venendo ora a discorrere delle altre quattro sorti di mutazioni, dico come queste o le fanno i popoli o i principi. I popoli o sono cittadini o stranieri, e o lo fanno col falsare o col tosare. I principi o sono propri o nol sono, e o lo fanno con legge o senza, facendolo tacitamente e quasi con fraude.
E, volendo dir prima de’ popoli, è conforme all’ordine del tutto che le cose grandi e sublimi, quanto sono piú stimate, tanto sieno piú circondate d’ogn’intorno dalla frode e dagl’inganni degli uomini scellerati. Cosí nelle monete, che sono cose sacrosante e regie, è avvenuto. Tutti gli antiquari son persuasi che negli antichi tempi, essendosi usato un conio di figure assai rilevate e sporte in fuora, si dette comoditá a’ falsatori di far monete di rame simili a quelle d’argento, vestirle d’una foglia di buon argento, e darle per sincere. Queste, col correr de’<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo secondo}}|171}}</noinclude>
secoli, avendo oggi scoperto l’interiore metallo, sono, invece di perdere stima, divenute piú preziose per lo certo carattere d’antichitá che hanno nella loro falsificazione, e sono dette «foderate». A tanto male, che, dalla quantitá di monete foderate che si scavano, si crede essere stato grandissimo, rimediarono gli antichi con batterne d’un conio meno rilevato; e questa nuova maniera, sebbene distrusse l’antica bellezza de’ conii, pure da tutti i popoli è stata costantemente seguita, perché al vero utile dee cedere ogni bellezza d’ornamento. Cosí siamo noi posti in sicuro da simil frode.
Per contrario non è meno dannosa invenzione quella d’una pasta, che, applicata sull’argento, ne stacca quasi una foglia, senza punto guastare le piú minute sculture. Con tal arte si può da un ducato d’argento portar via benissimo la decima parte del metallo. Ma questo è piú da temersi ne’ vasellami e ne’ grossi pezzi d’argento che nelle monete, nelle quali il sensibile alleggerimento scopre la frode.
Da tutto il giá detto viene che la frode piú ordinaria nelle monete è stata il tosamento degli orli, perché anche l’imitazione e la falsificazione loro si vede essere piú difficile e meno lucrosa.
Al tosamento soggiace piú d’ogni altra la moneta d’argento, poi quella di rame, ed in ultimo quella d’oro. Del che è chiara la cagione. Sul rame v’è poco guadagno; sull’oro, perché si suol pesare, non ve n’è nulla; e, quando non si pesassero le monete d’oro, pure pochi sono che s’arrischino tosarle, mentre si corre pericolo che, non essendo accettate, resti inutile in mano una cosa molto preziosa e cara. Delle monete d’argento soggiacciono al tosamento piú le piccole che le grandi, perché, dove v’è minor perdita, gli uomini usano maggiore incuria: onde si teme meno di dover esser ricusata una moneta piccola che una grossa.
Ma a questo male e a quello della falsificazione ancora, a cui tante e tante leggi e prammatiche non dettero giusto e forte riparo, lo ha dato la macchina del torchio, con cui oggi si battono le monete: conoscendosi, con nuovo esempio, sempre<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|172|{{Sc|libro terzo}}|}}</noinclude>
piú vero che quegli studi e quelle discipline, le quali a’ ministri del governo sembrano astratte, mentali e da ogni utilitá della vita civile distaccate, hanno piú conferito alla perfezione degli ordini civili che le leggi stesse; e che quello, che la politica non giunge ad ottenere, s’ottiene per qualche scoperta fisica o per qualche meccanica invenzione. Col torchio si dá una impressione, che è difficile a falsificare con istrumenti píccoli e maneggiati da un solo mal monetiere. S’imprime sugli orli stessi della moneta con un altro ingegnosissimo istrumento, che nelle nostre nuove monete d’argento e d’oro è stato prudentemente usato. Cosí, non restando parte non impressa, non resta luogo a tosarle, senza che sia subito manifesto. Or la facile cognizione della frode nelle monete è il miglior rimedio, perciocché l’uso della moneta è solo ne’ contratti di cambio tra roba o fatica e moneta. Quanto sia necessario ne’ contratti il consenso de’ due che contrattano, è chiaro: quanto sia difficile ad ottenerlo da quella parte che conosce la frode dell’altra, non richiede dimostrazione. Colui adunque, che tosa, trae danno grandissimo da ciò; mentre, per una decima parte di moneta, ch’egli, per esempio, ha tosata, gli resta tutta inutile in mano: né può ricorrere al giudice, senza esporsi a pagare il fio del suo delitto; né può costringere né persuadere chi si prenda le sue monete per buone. Cosi è che questo male intoppa ed ha grandissima difficoltá a sorgere; ma, quando egli fosse nato, cresciuto e divenuto grandissimo, la cosa procede diversamente.
I mali, che produce ad un paese l’aver gran quantitá di moneta tosata (de’ quali conviene dire prima che de’ rimedi), sono i seguenti:
I. Gravi e perpetue dispute tra i compratori e i venditori. Questi non vogliono cambiare le loro merci colla moneta, senza che o le monete sien giuste o se ne dian di piú, tantocché col maggior numero compensino il minor peso; laonde incariscono i prezzi. Quelli l’uno non vogliono fare, l’altro non possono; e intanto ambedue, per lo commercio interrotto, stentano, gemono e quasi si muoiono di fame. Sicché il male del<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo secondo}}|173}}</noinclude>
tosamento non corrisponde all’utile de’ tosatori; ma, per poco sangue che si succhia, si lascia tutto il restante immobile e gelato.
II. Non potendosi lasciare senza corso le monete tosate, si dá comodo agli stranieri di tosar le buone, che loro vengono alla mano impunemente, e rimandarle nel paese.
III. Gli stessi sudditi, crescendo il male, restano dal numero de’ colpevoli difesi; e, perché, dove molti errano, nessuno si castiga, e le ingiurie universali si sopportano assai piú pazientemente che le particolari, perciò nella moltiplicazione de’ delitti si spera perdono.
I rimedi del tosamento sono: sradicare e distruggere i tagliatori delle monete. Innanzi a questo ogni altro è vano; e, se questo non si può, è meglio non far nulla affatto. Quanto ciò sia vero, lo conobbe per esperienza propria il nostro Regno, quando tutti i viceré, che precedettero il marchese del Carpio, non fecero altro che coniar nuove monete, per poi vederle miseramente, innanzi al termine del governo loro, tagliate. La storia ci narra con quanto poco fervore essi avessero cercato estinguere le cagioni del male. Né a ciò fa difficoltá il gran numero di buone prammatiche che pubblicarono, giacché la piú svogliata di tutte le maniere di vietare alcuna cosa è il contentarsi di avervi fatta una legge contro.
II solo espediente, che pare si potrebbe prendere quando non si ha forze bastevoli da spegnere i tosatori, sarebbe di ritirare la moneta d’argento tutta e sostituirvi bullettini. Ma questo è di difficilissima esecuzione; ed, essendo i bullettini tanto piú facili a contraffarsi quanto meno soggetti a tosarsi, potrebbe essere rimedio peggiore del male.
Non occorre dunque pensare a riparo, se quel, ch’io ho detto, non si può far precedere, e conviene aspettare pazientemente tempi migliori. Ma. posto ch’egli sia fatto, restano a cicatrizzare le ferite giá date. Ed, a farlo, sono molte maniere, delle quali per giudicare quali abbiano da prescegliersi, pongasi questa veritá per fondamento di tutto.
Quando in un paese sono due generi di monete, l'una buona e l’altra cattiva, la cattiva fa nascondere o mandar via la buona,<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|174|{{Sc|libro terzo}}|}}</noinclude>
sempre che tra loro v’è equilibrio di forze. Se la buona è assai piú numerosa, l’altra perde alquanto del suo corso, venendo presa con rincrescimento e, per lo piú, ricusata. Se la buona è assai poca, o va via o resta appiattata presso chiunque ne ha. Sono questi tutti tre mali grandi, e che o perturbano i commerci o dissanguano lo Stato. S’hanno da curare cosí. Il primo, che è il maggiore, con non lasciare incontrare una quantitá grande di buona moneta con quasi altrettanta cattiva. Il secondo non si può giá medicare con dar corso alla cattiva per vigore di legge, poiché si dá animo a guastar la buona o peggiorare la guasta; ma bisogna ritirar subito questa e sostituirvi nuova, che sia buona. Il terzo, con far intendere che la buona, che è in sí poca quantitá, diverrá presto numerosa e comunale. Cosí ne scemerá l’amore e la stima, e chi spererá poterne, sempre che voglia, ammassare ogni gran somma, non curerá serbarne neppur una.
Posti questi principi, resta a dire de’ vari modi da fare la permutazione delle monete. Operazione difficile, delicata e simile assai alla mutazione di tutto il sangue d’un corpo, la quale i fisici non hanno potuto finora felicemente eseguire. Prima di farla, è utile sapere quanta ne sia la spesa; né per la sua grandezza conviene sgomentarsi, essendo ella sempre incomparabilmente minore del danno d’aver le monete ritagliate. La spesa importa tutta quella quantitá di metallo che è tagliato, tutto quello che l’uso ha consumato, e dippiú la fattura: le quali cose tutte, prese insieme, rarissime volte superano la ottava, e al piú la sesta parte del peso totale. Ciò conosciuto, si venga a considerare le forze dello Stato, le quali o sono grandi e vegete o infievolite. Nel primo caso, il consiglio migliore è coniare una quantitá di moneta d’argento, che uguagli almeno due terzi dell’antica, con prendere il metallo da tutt’altra parte che dalle vecchie monete, seppure queste non ristagnassero neghittose ne’ banchi o negli scrigni de’ ricchi uomini privati; poi distribuirla ne’ vari luoghi e farla in un istante cambiare con l’antica; a cui conviene nel tempo stesso negare ogni corso, sicché nemmeno a peso, senza scambievole consentimento, si<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo secondo}}|175}}</noinclude>
possa dare. Concorreranno a gara tutti a cambiare, ma pure due terzi della massa totale non potranno in pochi giorni essere asciugati tutti. Di quell’argento intanto, che si ritrae, senza perdita alcuna di tempo si ha da battere il restante, e con eguale velocitá nettare tutta la moneta malconcia, e ritirare quelle cedole di credito, se mai alcuna n’è convenuta fare, quando in alcun luogo non vi fosse stata piú moneta nuova da commutare. Con ammirabile sapienza fu questa operazione fatta dal conte di Santostefano, successore del marchese del Carpio, fra noi, l’anno 1689; ed ella è certamente di tutte la migliore, contenendo tutti i risparmi possibili e niun patimento.
Bisogna, lo replico di nuovo, proibir tutta la vecchia, a non voler far peggio, come lo provammo nel 1609. Il conte di Lemos con una prammatica ordinò che le monete grosse tosate non dovessero aver piú corso, e, mosso da una falsa apparenza di necessitá, lasciò che corressero le zannette e le cinquine, monete basse d’argento, le quali erano peggio assai ridotte che le altre. La zecca, adunque, e i banchi, a chi vi portava moneta grossa tosata, cominciarono a dare monete piccole, assai piú tosate e cattive. In quattro giorni il popolo era quasi sollevato; onde fu d’uopo che la prammatica de’ 9 giugno con un’altra de’ 12 fosse rivocata, e stabilito che tutte le monete corressero a peso. Fu questo consiglio men cattivo del primo, ma neppur buono, perché non distoglie i malvagi dal ritagliare: mentre, o hanno a dar le monete a peso, e non ci hanno perdita, restando loro in mano quel che ne scemano; o non le dánno a peso, come accade nelle piccole somme, e vi guadagnano.
Quando lo Stato non ha credito né potere bastante da sostenere spese cosí grosse subitanee, molti hanno costumato battere una gran quantitá di moneta nuova senza toglier il corso all’antica; ma, con lasciarla apprezzare a peso, hanno aspettato pazientemente e data libertá che ognuno, che lo volesse fare, andasse alla zecca a mutare l’antica con la nuova. Ma questo non si ha da tentar mai, senza una certezza grandissima d’avere spenti i tosatori; perché, sulla speranza di cambiar la guasta con la buona, si accresce il ritagliamento: si soggiace inoltre<noinclude></noinclude>
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al rischio che la nuova sia traviata fuori, sempre che non è vietato il corso all’antica. In ultimo non bisogna lusingarsi di andar coniando con lento passo le monete; che fu uno de’ due sbagli del cardinale Zapatta, nostro viceré, nel 1622. Avea egli, per estinguere le malconce zannette, intrapreso batterne tre milioni di nuove intere. La carestia de’ viveri, che in parte procedeva dalla mala raccolta, in parte dal commercio per cagione delle zannette interrotto, facea tumultuare il popolo. Per darvi rimedio, fu immaturamente interdetta la vecchia moneta e pubblicata questa, di cui appena la sesta parte era battuta, e ne fu distribuita una trentina di zannette per ogni capo di famiglia. Mai non si vide tanto lutto; mai non si udirono tanti gemiti e tante strida quante allora; né mai fu in cosí grave pericolo la maestá del dominio e la fede de’ popoli. Senza potersi usar la vecchia moneta, senza bastare la nuova a tanto commercio, il popolo disperato si sollevò, e, dopo varie offese fatte al viceré, fu colla prigionia di trecento persone e colla morte d’alquanti frenato. Dura condizione d’un principe d’avere a punire le colpe di quei sudditi, che diventano delinquenti nella disperazione d’un’acerbitá di guai e di malanni quasi eguale a quella morte, che si dá loro per pena.
Non potette la prudenza della corte di Spagna non disapprovare questa condotta, e tosto richiamò il cardinale, sostituendogli il duca d’Alba, il quale, col coniare molta moneta di rame, riparò in parte a’ danni. Riparare a tutto non era giá superiore alla perizia e alla prudenza della nazione dominatrice, a cui anzi ben si potrebbe applicare quel che de’ romani in confronto de’ greci disse {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}}<ref>[''{{TestoCitato|Opera:Eneide|Aen.}}'', {{Sc|vi}}, 852-4.]</ref>, che, se cedeano agli altri nella cura delle belle arti e delle meno utili applicazioni, l’arte del comandare s’apparteneva a loro; ma le angustie delle guerre nol permettevano.
Dunque non bisogna nelle nuove coniate zeccar meno di due terzi della somma totale: perché, o non si vuol toglier corso<noinclude></noinclude>
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all’antica, e non bisogna che ne resti molta, che possa col contrasto nuocere e cacciar via la nuova; o se le vuol togliere, e la nuova ha da esser tanta, che riempia le vene del commercio, per non voler che questo languisca. L’aiutarsi con polizze è buono, ma non basta a viver tranquillamente; e sempre s’ha d’avere in mente che ogni rimedio, che differisce il male, lo fa maggiore, e dal tempo, su cui tanto gli uomini infingardi e sciocchi si fidano, non è da attender altro che la cancrena.
Ora voglio avvertire l’altro errore che prese il Cardinal Zapatta, appena ch’egli entrò al governo di Napoli nel 1621. Vedendo che il ricusarsi le monete mozze incariva i prezzi, disturbava le compre e facea perir di fame col danaro alla mano la povera plebe, pensò, per far ch’esse corressero liberamente, dar mallevarla per loro, promettendo «sotto la fede e parola regia» che nella futura abolizione delle zannette il danno non sarebbe stato de’ privati. In men che non balena fu tosata alla peggio quella moneta che restava ancora tollerabile, e non potea non esser questo danno de’ privati, sempre che si dovea soddisfare con un dazio esatto sopra di loro. Perciò a ragione fu egli di cosí imprudente promessa acremente ripreso dal sovrano.
Mi pare aver detto abbastanza del tosamento. Della falsificazione, essendo e negli effetti e ne’ rimedi simile all’altro male, non istinto opportuno replicar le medesime cose, potendo fare il lettore quella mutazione di voci, che non fo io. E questo è quanto s’appartiene alle colpe de’ sudditi, che offendono la moneta.
Possono anche i popoli confinanti nuocere alle monete d’uno Stato, falsandole o ritagliandole; né v’è altro rimedio che chiederne il castigo al loro sovrano. I genovesi nel secolo passato, insieme con altre nazioni, riempirono lo Stato del gran signore di aspri piú belli e lucenti degli ordinari, e perciò piú graditi, ma quasi tutti di troppo basso metallo. L’incuria de’ turchi lasciò corrergli un pezzo senza avvertirsene: accortisene, gli vietarono, e della perdita, che a un di presso sommarono poter aver fatta lo Stato, si rifecero sequestrando ed occupando<noinclude></noinclude>
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altrettanta quantitá di merci, che potettero avere in mano de’ mercanti di quelle nazioni che aveano fatto il commercio degli aspri. Risoluzione barbara e dura, ma che ha un fondo di ragione, e che avrebbe avuta qualche equitá, se le signorie, da cui dipendeano que’ mercanti, avessero avuta altrettanta premura per loro quanta ne avea il Turco pe’ sudditi suoi. Ma a’ mercanti cristiani non furono rifatti i danni da que’ loro concittadini, che aveano guadagnato sugli aspri.
Prima di terminare, è necessario risolvere se convenga ritrarre la spesa d’una nuova coniata dall’istessa moneta o da qualche dazio, che s’imponga in altra parte del commercio d’un paese. Questione grande ed ardua è questa. Ed, a volervi apportar qualche chiarezza ed ordine, dico come si coniano nuove monete per ritirare le antiche consumate o dall’uso o dalla forbicia. Nel primo caso, non si fa una generale coniata, ma a poco a poco: perciò è necessario ritrarre la spesa della zecca d’altronde; ed in questo errarono tutti i governi de’ secoli barbari. Dalla moneta si può trarre la spesa, o alleggerendone il peso, o il carato, o facendo un alzamento, cioè una mutazione d’idee e di voci. Tutte tre queste vie guidano a perdizione, quando si fanno d’una parte sola di moneta, inducendo quella sproporzione, che conviene tanto abborrire. Farlo a tutta la moneta non v’è necessitá; onde vi sarebbe maggior danno.
Ma, se si rifá tutta la moneta per estinguere la corrotta e tronca, si può seguir l’uno o l’altro consiglio; e il piú de’ governi hanno soluto usare unitamente tutti e due. Cosí fece fra noi il duca d’Alba nel 1622; cosí il conte di Santostefano, che pubblicò la moneta coniata dal marchese del Carpio. Ed io son persuaso questa essere la miglior via: perché i dazi corre rischio che, una volta messi, restino per sempre; e, siccome la spesa è grande ed istantanea, se tutta si ritrae da’ dazi, questi hanno da essere ben gravosi.
Quanto alle monete, non bisogna punto diminuirle di peso o di bontá, ma farne soltanto un alzamento. Nel primo caso, s’impiccoliscono, si discreditano, si schifano. Non tanto nel secondo; e, sebbene molta buona gente, che ha voluto scrivere<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo secondo}}|179}}</noinclude>
di questa materia, gridi che non s’hanno ad aggravare i popoli, io non credo ch’essi pretendano che le supreme potestá quel metallo, che manca, l’abbiano a crear dal niente; e, se dee uscir dal popolo, non uscirá mai senza strida e dolore.
Ora, passando a ragionare delle operazioni de’ principi sulla moneta, dirò imprima che il diminuirne il peso o la bontá tacitamente e di soppiatto non è operazione, che possa cadere in animo d’un principe nato degno di comandare. Egli è, da supremo arbitro, divenir falsatore e tosator di monete. Perciò non è strano se sono piú secoli che cosa tale non è avvenuta; e, se ne’ tempi piú recenti s’è fatta, è stata frode degli affittatori delle zecche, e non de’ principi loro. Che ne’ secoli barbari poi siesi usata, non è meraviglia. L’ignoranza era tanto cresciuta, che le regole del giusto non erano ravvisate da quelli, cui non si paravano altri oggetti dinanzi che di tirannia e di frode, quando, a raggirare la ruota delle cose umane, la maschera dell’inganno e l’aperta violenza sottentrarono in luogo del sapere e della beneficenza perdute. Adunque non è decente oggi trattenersi a dissuaderne i sovrani.
Può anche mutarsi la proporzione palesemente e con editto; e questo, quando mai fosse cattivo consiglio, non si può dir però vituperoso. Intorno ad esso si hanno a stabilire le massime seguenti:
I. La mutazione di proporzione tra il rame e i metalli ricchi, se non è grandissima, non produce effetti, ed è simile all’alzamento totale. Si vede ciò quasi da per tutto, mentre pochi paesi vi sono, in cui non v’abbia un dieci per cento almeno di sproporzione, essendo o soverchio il peso del rame, come è in Roma, o scarso, come è qui. In Francia gli alzamenti si sono fatti de’ soli metalli preziosi, fra’ quali si è conservala una costante proporzione, poco curando se si cambiava col rame.
La ragione è che tra il rame ed i metalli superiori non v’è ugualitá di forze. Il rame è sei o otto volte almeno minore in quantitá, altrettanto maggiore in corso. Cosí nel Regno di Napoli, ove saranno da otto in dieci milioni di ducati d’argento, non ve n’è un milione e mezzo di rame. Il rame, cattivo ch’ei<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|180|{{Sc|libro terzo}}|}}</noinclude>
sia, sempre rimane; e, quando anche è valutato piú del giusto, mai non perviene ad aver forze da luttar coll’argento e coll’oro. Questi due metalli poi sono quasi eguali in forze: solo l’oro è piú agile ad andare e a tornare.
II. La cattiva moneta caccia via la buona; e perciò bisogna amare l’infedeltá di quella che fugge, non la fede di quella che resta; e que’ principati, ne’ quali si è corrotta la moneta con molta lega, per farne aver abbondanza e che resti, han fatto come colui che piantò frutta silvestri e amare nel suo giardino, per non vedersene rubare.
III. La sproporzione tra due sorti di monete dello stesso metallo è piú perniciosa che tra un metallo e l’altro. Questa nuoce per lo danno, che i convicini acquistano comoditá di fare; quella dá modo e agli stranieri e a’ cittadini di guadagnare nocendo.
IV. Non v’è utilitá alcuna dell’alzamento particolare, che io chiamo «sproporzione», la quale non sia maggiore nell’alzamento totale; ma i danni sono incomparabilmente piú gravi. La prima parte di questa sentenza è manifesta: rimane a provar l’altra. L’alzamento di una parte congela o fa dileguare l’altra parte e dissangua cosí lo Stato; ma il generale non fa intoppo a’ movimenti della moneta. L’alzamento generale è un guadagno fatto dal principe sui creditori, cioè sulla gente piú agiata; la sproporzione è un dono imprudentemente fatto agli stranieri o a’ sudditi accorti, maliziosi e ricchi, delle sustanze degl’innocenti, de’ semplici e de’ meschini. S’è fatto l’alzamento in molti principati e, senza medicarsi (come fu nell’antica Roma), non ha nociuto: la sproporzione, finché non s’è raggiustata, ha sempre offeso. N’è d’esempio la Fiandra austriaca, la Spagna nel secolo passato e l’Irlanda, e soprattutto la Francia nella pubblicazione de’ «quattro soldi», fatta nel 1674: di che ragionando,
{{AutoreCitato|John Locke|Giovanni Locke}} considera che non giovò l’accortezza del governo in aver loro dato corso nelle province interiori a quindici per scudo, e ne’ porti di mare a venti, per non ne far venire de’ contraffatti di fuori, che pure convenne screditargli subito. Né giova sperare in sulle proibizioni d’estrarre o d’introdurre;<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo secondo}}|181}}</noinclude>
ché non saranno osservate. Contro i pochi s’usa bene la forza: i molti s’hanno a far guidare dall’utile e danno loro medesimo. Infine l’alzamento d’una parte di monete induce varietá di due prezzi: l’uno naturale, l’altro no, ed amendue comandati dalla legge. L’alzamento generale induce, sí, disparitá tra i prezzi antichi delle merci e quello della moneta; ma di questi l’uno è fermo per legge, l’altro no. Perciò, col cambiamento di prezzi fatto dal comune, si medica da se stesso un alzamento; la sproporzione, se la legge non la muta, non si può medicare da veruno.
Per tutte le sopraddette ragioni è meno danno l’alzamento generale che il particolare; onde è che si può dar per rimedio, lá dove è sproporzione di monete, o di prender la cattiva e rinforzarla, o di peggiorar la restante buona. Con l’uno o con l’altro si consiegue lo stesso effetto; sebbene quello sia consiglio piú generoso, questo scandalezzi la moltitudine.
E, per dire de’ rimedi piú in particolare, è strano il riguardare che di tanti, che biasimano il mutar prezzo alle monete, non ve n’è stato uno, che, dopo averlo biasimato, dicesse come s’ha da correggere, quando sia fatto; quasi la loro proibizione bastasse ad assicurarci e dagli accidenti calamitosi e da’ cattivi governi e dagli errori, compagni all’umanitá. E pure egli era importante, piú che il discorrere sopra le cause e gli effetti de’ mali. Perciò io, non volendo trapassarlo, dirò che la sproporzione tra monete d’uno stesso metallo s’ha da togliere subito ed eguagliarle. Né si può indebolire la parte buona; perché, a ritirarla, rifonderla e tornarla a dare, ci corre piú tempo che non bisogna. Quando è tra metallo e metallo, si tolga ogni coazione di legge e si lasci operare alla natura, inchinata sempre a mettersi a livello; e quel segno ove ella si posa, se cosí piace, s’autorizzi con legge. Se si ha vergogna di far ciò, almeno si esamini qual è la proporzione ne’ principati ben governati e s’imiti la loro: ma questo consiglio è men sicuro del primo. Ciò procede egualmente, o che la legge abbia fallata la natura, o che questa si sia scostata dall’antica legge; e bisogna sempre aver a mente che della stessa maniera appunto si medica una<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|182|{{Sc|libro terzo}}|}}</noinclude>
ferita, o sia fatta dal fortuito cader d’un sasso, o ricevuta combattendo virtuosamente per la patria, o data perfidamente da un traditore: né il castigo del reo ha che far niente colle medicine.
È costante opinione che i mali della moneta in Roma sieno nati da una sproporzione fatta nell’argento; e perciò molti s’aspetteranno che io qui ne ragioni. Ma io, oltre all’essere poco informato dello stato di quelle cose ed al credere che in Roma sieno uomini piú che altrove sapientissimi, come quelli che coll’etá e colla sofferenza hanno lungamente combattute le stranezze della fortuna e fatta rendere giustizia al merito, porto opinione che que’ mali non provengano se non in piccola parte da’ difetti intrinseci delle monete, ma che sieno una complicazione di leggieri acciacchi, quale si vede essere ne’ corpi degli uomini per lunga etá inclinati ed infiacchiti. E, siccome i vecchi contano con ragione quasi morbo grave il solo numero degli anni, cosí non è giusto (come tanti villanamente fanno) incolpare la prudenza de’ superiori, se non possono contrastare a quell’ordine di vicende, che la provvidenza ha stabilite e fermate.
Nel nostro Regno sonosi fatte mutazioni di prezzo all’oro straniero, piú per aggiustarlo al vero che per discostarsene. Vero è che le doppie di Spagna e gli ungheri, per essere stati valutati sproporzionatamente, non ci sono stati piú recati, e solo abbondiamo di zecchini. Qual ragione abbia causata tale determinazione, non può essere noto a me, che non sono stato presente a’ consigli tenutivi. Sento da molti e leggo anche scritto ciò essere avvenuto per poco avvertire; ma mi sembra cosa ardita assai voler credere inavvertenza lá dove si vede essere senno e prudenza grandissima e maturitá di consiglio. Forse si sará fatto per escludere e tener lontana tanta varietá di monete straniere. È questo ottimo desiderio: il mezzo presovi è sicuro, e non ce ne siamo trovati male; e pare che ad arte si sia voluta avere abbondanza di zecchini e di fiorini, monete sopra l’altre pregevoli e perfette.
All’argento non si è fatta mutazione dal 1691 in qua, quando con un editto quelle monete, che valeano cento grana, furono<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|capo secondo}}|183}}</noinclude>fatte valer centotrentadue. Pochissimi intendono ciò che si fosse fatto allora, e perché; ma tutti confidentemente ne parlano e ne decidono. Chi dice che fu alzamento; chi che fu dannosissimo; e chi ne dá un giudizio e chi un altro. Il vero è ch’ei non fu niente di ciò, ma solo una correzione d’uno sbaglio preso dal marchese del Carpio. Il marchese, nel rifondere la moneta d’argento, avea desiderato farla eguale alla romana, sicché non si avesse a studiar tanto sul cambio. Desiderio inutile e forse anche pernicioso. Non avea avvertito quanto la nostra moneta di rame fosse inferiore alla romana in quantitá di metallo. Facendo i ducatoni di cento grana, egli dava alle grana un valore estrinseco superiore al vero di quasi un cinquanta per cento. Ciò facea stravasare l’argento e restare il rame. Convenne, adunque, cambiare tal proporzione e sbassare il prezzo al rame; ed ecco quanto si fece. Se insiememente non si fosse mutata la moneta di conto, non vi sarebbe stato alzamento. Ma, avendo mutato il valor delle grana, e fattele divenire la centotrentaduesima parte di quel ducato (d’un’oncia, un trappeso e quindici acini d’argento), di cui esse erano la centesima; ed avendo, ciò non ostante, sostenuto il ducato a sole cento grana; ne seguí un alzamento, che, oltre al mutare i nomi al prezzo delle merci e de’ cambi, non fece altro nocumento, non potendone per sua natura fare: giovò sibbene a pagar gran parte delle spese del monetaggio.
Sovra di ciò ha saviamente discorso il Broggia. Non cosí {{AutoreCitato|Cesare Antonio Vergara|Cesare Antonio Vergara}}, il quale, avendo in tutta la sua opera osservato virtuoso silenzio sopra consimili operazioni fatte sulla moneta, volle interromperlo sul fine appunto dell’opera, per dar giudizio della prammatica del 1691, e lo fece con infelice e vergognoso successo. Disse che
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fu stimata forse da alcuni utile questa alterazione della moneta, ed avutasi anche qualche compiacenza nell’aver ritrovato tra lo spazio di una notte cresciuto il peculio...; nondimeno, secondo il giudizio di molti, e forse di tutti, è stata e sará perniciosa al Regno per l’alterazione de’ prezzi delle robe e del cambio, particolarmente colla piazza di Roma, dove si vide cresciuto, pochi<noinclude></div></noinclude>
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Sovra di ciò ha saviamente discorso il Broggia. Non cosí {{AutoreCitato|Cesare Antonio Vergara|Cesare Antonio Vergara}}, il quale, avendo in tutta la sua opera osservato virtuoso silenzio sopra consimili operazioni fatte sulla moneta, volle interromperlo sul fine appunto dell’opera, per dar giudizio della prammatica del 1691, e lo fece con infelice e vergognoso successo. Disse che
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|184|{{Sc|libro terzo}}|}}
{{smaller block|style=font-size:90%|t=1|v=1}}</noinclude>anni sono, a ducati 152 per 100 scudi romani. Ed in effetto il Blanc, scrivendo delle monete di Luigi decimoterzo, pondera di essere non meno pernicioso che pericoloso l’aumentare piú che il diminuire il valore delle monete; e che in ciò dovrebbero essere piú avvertiti i sovrani, de’ quali l’interesse è sempre maggiore, per esser essi i piú ricchi ne’ loro regni e che hanno da riscuotere le contribuzioni da’ sudditi.
</div>
Se il dire in pochi versi cosí inettamente e male, che non si possa dir peggio, è bravura, il Vergara merita certo lode d’uomo bravo e valoroso. Quando l’alterazione fosse stata e fosse perniciosa, noi dovremmo sentirne la pena, non avendola mai ritrattata; ma il nostro felice stato, quanto alle monete, lo smentisce. L’alterazione de’ prezzi e de’ cambi è di voci, e non di cose; ed è la medicina naturale di quell’alzamento, ch’egli biasima. Dire che il cambio perciò alzò al centocinquantadue è mostrare di non intendere che sia cambio e che sia alzamento; ed infatti, senza esser mutate le monete d’altro che d’un quattro per cento, pure a dí nostri s’è veduto sbassare il cambio dal centocinquantadue al centodiciotto ed anche piú giú. Tanto ha poco che fare l'una cosa coll’altra. L’autoritá del Blanc pesa poco, e quel ch’ei dice non val nulla: mentre, se, al dir suo, l’aumentare diminuisce le contribuzioni pubbliche, lo sbassar la moneta le aggraverá; e ciò, dispiacendo piú a’ popoli, ha da essere piú pericoloso e peggiore. Non ha dunque il Vergara detto niente, che non sia sciocco e falso. Tanto è gran differenza fra il saper interpretare le leggende delle monete e il giudicar sanamente degli stabilimenti dati al loro valore!
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Pagina:Il parallelismo di Clifford negli spazii ellittici.djvu/45
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||''Il parallelismo di Clifford negli spazii ellittici''|39}}</noinclude>{{nop}}
Si sviluppi con le solite identità, lasciando i determinanti con due linee uguali; avremo
{{Centrato|<math>ds'_2 = \sum dx^1 + \sum d\xi^2 \pm 2 \begin{vmatrix} dx_1 & dx_2 & dx_3 & dx_4 \\ \xi_1 & \xi_2 & \xi_3 & \xi_4 \\ x_1 & x_2 & x_3 & x_4 \\ d\xi_1 & d\xi_2 & d\xi_3 & d\xi_4 \end{vmatrix}</math>}}
{{no rientro}}dove è facile verificare che il doppio segno è dovuto al doppio senso del parallelismo. Ora è ({{AutoreCitato|Luigi Bianchi|Bianchi}}, loc. cit.).
{{Ct|v=1|<math>\frac{\partial \xi_i}{\partial u} = \frac{FD'-GD}{EG-F^2} \frac{\partial x_i}{\partial u} + \frac{FD-ED'}{EG-F^2} \frac{\partial x_i}{\partial v}</math>}}
{{Centrato|<math>\frac{\partial \xi_i}{\partial v} = \frac{FD''-GD}{EG-F^2} \frac{\partial x_i}{\partial u} + \frac{FD'-ED''}{EG-F^2} \frac{\partial x_i}{\partial v}.</math>}}
Usando di queste formule e ricordando che
{{Centrato|<math>\begin{vmatrix} \frac{\partial x_1}{\partial u} & \cdots & \cdots & \frac{\partial x_4}{\partial u} \\ \frac{\partial x_1}{\partial v} & \cdots & \cdots & \frac{\partial x_4}{\partial v} \\ x_1 & \cdots & \cdots & x_4 \\ \xi_1 & \cdots & \cdots & \xi_4 \end{vmatrix}^2 = EG-F^2</math>}}
{{no rientro}}si ottiene che
{{Centrato|<math>\begin{vmatrix} \frac{\partial x_1}{\partial u} & \cdots & \cdots & \frac{\partial x_4}{\partial u} \\ x_1 & \cdots & \cdots & x_4 \\ \xi_1 & \cdots & \cdots & \xi_4 \\ \frac{\partial \xi_1}{\partial u} & \cdots & \cdots & \frac{\partial \xi_4}{\partial u} \end{vmatrix} = \pm \frac{FD-ED'}{\sqrt{EG-F^2}}</math>}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|40|''G. Fubini''|}}</noinclude>{{Centrato|<math>\begin{vmatrix} \frac{\partial x_1}{\partial u} & \cdots & \cdots & \frac{\partial x_4}{\partial u} \\ x_1 & \cdots & \cdots & x_4 \\ \xi_1 & \cdots & \cdots & \xi_4 \\ \frac{\partial \xi_1}{\partial v} & \cdots & \cdots & \frac{\partial \xi_4}{\partial v} \end{vmatrix} = \pm \frac{FD'-ED''}{\sqrt{EG-F^2}}</math>}}
Analogamente
{{Ct|v=1|<math>\begin{vmatrix} \frac{\partial x_1}{\partial v} & \cdots & \cdots & \frac{\partial x_4}{\partial v} \\ x_1 & \cdots & \cdots & x_4 \\ \xi_1 & \cdots & \cdots & \xi_4 \\ \frac{\partial \xi_1}{\partial v} & \cdots & \cdots & \frac{\partial \xi_4}{\partial v} \end{vmatrix} = \mp \frac{FD''-GD'}{\sqrt{EG-F^2}}</math>}}
{{Centrato|<math>\begin{vmatrix} \frac{\partial x_1}{\partial v} & \cdots & \cdots & \frac{\partial x_4}{\partial v} \\ x_1 & \cdots & \cdots & x_4 \\ \xi_1 & \cdots & \cdots & \xi_4 \\ \frac{\partial \xi_1}{\partial u} & \cdots & \cdots & \frac{\partial \xi_4}{\partial u} \end{vmatrix} = \mp \frac{FD'-GD}{\sqrt{EG-F^2}}</math>}}
{{no rientro}}dove i segni superiori (inferiori) vanno presi insieme. Sviluppando il valore di <math>ds'^2</math> con le formule or ora ottenute abbiamo infine:
{{Centrato|<math>ds'^2= e du^2 + 2f du dv + g dv^2</math>}}
{{no rientro}}dove, con le solite notazioni delle superficie,
{{Centrato|v=1|<math>\begin{aligned}
e= & E+E'\pm 2\frac{FD-ED'}{\sqrt{EG-F^2}}\\
f= & F+F'\pm \frac{GD-ED''}{\sqrt{EG-F^2}}\\
g= & G+G'\mp \frac{FD''-GD'}{\sqrt{EG-F^2}}.\end{aligned}</math>}}<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||''Il parallelismo di Clifford negli spazii ellittici''|41}}</noinclude>{{nop}}
Qui di nuovo vanno insieme i segni superiori (inferiori) e l’ambiguità del segno è dovuta al doppio senso del parallelismo. E si noti che:
''La parte di segno costante e la parte di segno variabile di <math>ds'^2</math> potrebbero servire come forme individuanti un sistema di superficie parallele.''
La parte di segno costante è evidentemente ''la somma dei quadrati degli elementi lineari corrispondenti sulle due superficie polari;'' quanto alla parte di segno variabile si verifica facilmente che anche nello spazio ellittico ''la torsione geodetica di una curva nel punto'' <math>A</math> (torsione della geodetica tangente in <math>A</math>) ''è data da'' <math>\frac{1}{T}+\frac{d\sigma}{ds}</math> (dove <math>T</math> è la torsione, <math>s</math> l’arco, <math>\sigma</math> l’angolo con la normale alla superficie della normale principale della curva stessa) ''che essa è nulla per le linee di curvatura ed è data anche da''
{{Centrato|<math>\frac{(FD-ED')du^2+(GD-ED'')dudv + (GD'-FD'')dv^2}{\sqrt{EG-F^2} (Edu^2 + 2F du dv + G dv^2)}</math>}}
''Si ha allora che la torsione geodetica di un elemento di curva è uguale a meno di un fattore numerico alla parte variabile dei quadrati degli elementi lineari di {{AutoreCitato|William Kingdon Clifford|Clifford}} della superficie'' (cioè ''alla differenza dei quadrati dei due archetti immagine) divisa per il quadrato della lunghezza dell’elemento stesso.''
Siano ora le <math>u</math>, <math>v</math> le linee di curvatura della superficie; ricordando le equazioni di {{AutoreCitato|Delfino Codazzi|Codazzi}}, otteniamo in tal caso
{{Centrato|<math>
\begin{aligned}
e = & \frac{E}{\sen^2 w_2} = E\left(1+\frac{1}{r_2^2} \right)\\
f = & \pm \sqrt{EG} (\operatorname{cotg} w_1-\operatorname{cotg} w_2) = \pm \sqrt{EG} \left( \frac{1}{r_1} - \frac{1}{r_2} \right)\\
g = & \frac{G}{\sen^2 w_1} = G\left(1+\frac{1}{r_1^2} \right)\end{aligned}</math>}}
{{no rientro}}dove <math>r_1</math>, <math>r_2</math> sono i raggi di curvatura della superficie.<noinclude></noinclude>
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Dr Zimbu
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|42|''G. Fubini''|}}</noinclude>{{nop}}
Queste formule sono tanto importanti per noi che non sarà male il ritrovarle in un altro modo, che avrà il vantaggio di mostrarci quanto sia conforme alla natura intima dello spazio ellittico il concetto di parametri di scorrimento di una retta.
{{§|15|§. 15.}} Formino le <math>u=\mathrm{cost}.</math> e le <math>v= \mathrm{cost}</math> un sistema ortogonale e siano rispettivamente <math>(X_1Y_1Z_1)</math>, <math>(X_2Y_2Z_2)</math>, <math>(X_3Y_3Z_3)</math> i parametri di scorrimento (in un certo verso) della tangente alla <math>v=\mathrm{cost}.</math>, della tangente alla <math>u = \mathrm{cost}.</math>, e della normale alla superficie in un suo punto generico <math>(x_i)</math>. È facile scriverne l’espressione effettiva; e se ne formiamo le derivate rispetto <math>u,v</math> ricordando le relazioni tra i parametri di rette polari e le formule che danno le derivate seconde delle <math>x_i</math> e le derivate prime delle <math>\xi_1, \xi_2, \xi_3, \xi_4</math> otteniamo il seguente quadro di formule:
{{Centrato|<math>dX_1= \left[ -\frac{1}{2\sqrt{EG}}\frac{\partial E}{\partial v} X_2 + \frac{D}{\sqrt{E}}X_3 \right] du + \left[ \frac{1}{2\sqrt{EG}}\frac{\partial G}{\partial u} X_2 + \left( \frac{D'}{\sqrt{E}} \pm \sqrt{G} \right) X_3 \right] dv</math>}}
{{Centrato|<math>dX_2= \left[ \frac{1}{2\sqrt{EG}}\frac{\partial E}{\partial v} X_1 + \left( \frac{D'}{\sqrt{G}} \mp \sqrt{E} \right) X_3 \right] du + \left[ -\frac{1}{2\sqrt{EG}}\frac{\partial G}{\partial u} X_1 + \frac{D''}{\sqrt{G}} X_3 \right] dv</math>}}
{{Centrato|<math>dX_3= \left[ \left( \pm \sqrt{E} - \frac{D'}{\sqrt{G}} \right) X_2 - \frac{D}{\sqrt{E}}X_1 \right] du + \left[ \left( \mp \sqrt{G} - \frac{D'}{\sqrt{E}} \right) X_1 - \frac{D''}{\sqrt{G}} X_2 \right] dv</math>}}
{{no rientro}}con le solite considerazioni riguardo ai segni. Queste formule sono perfettamente analoghe alle corrispondenti dello spazio euclideo che se ne deducono ponendo <math>D'</math> per <math>D' \pm \sqrt{EG}</math>.
''La determinazione effettiva di una superficie di cui siano date le forme fondamentali si riduce all’integrazione di due sistemi di equazioni ai differenziali totali, ciascuno riducibile poi a un equazione di {{AutoreCitato|Jacopo Riccati|Riccati}}.''
Così anche nello spazio curvo, come nell’euclideo, si ha
{{Centrato|<math>D du^2 + 2D' du dv + D'' dv^2 = - \sum (\sqrt{E} X_1 du + \sqrt{G} X_2 dv) dX_3.</math>}}
Così affinchè una retta di parametri <math>\lambda X_1+\mu X_2+\nu X_3</math> (<math>\lambda</math>, <math>\mu</math>, <math>\nu</math> costanti) per il punto <math>(x_i)</math> generi una sviluppabile quando ci si sposti<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|42|''G. Fubini''|}}</noinclude>{{nop}}
Queste formule sono tanto importanti per noi che non sarà male il ritrovarle in un altro modo, che avrà il vantaggio di mostrarci quanto sia conforme alla natura intima dello spazio ellittico il concetto di parametri di scorrimento di una retta.
{{§|15|§. 15.}} Formino le <math>u=\mathrm{cost}.</math> e le <math>v= \mathrm{cost}</math> un sistema ortogonale e siano rispettivamente <math>(X_1Y_1Z_1)</math>, <math>(X_2Y_2Z_2)</math>, <math>(X_3Y_3Z_3)</math> i parametri di scorrimento (in un certo verso) della tangente alla <math>v=\mathrm{cost}.</math>, della tangente alla <math>u = \mathrm{cost}.</math>, e della normale alla superficie in un suo punto generico <math>(x_i)</math>. È facile scriverne l’espressione effettiva; e se ne formiamo le derivate rispetto <math>u,v</math> ricordando le relazioni tra i parametri di rette polari e le formule che danno le derivate seconde delle <math>x_i</math> e le derivate prime delle <math>\xi_1, \xi_2, \xi_3, \xi_4</math> otteniamo il seguente quadro di formule:
{{Centrato|<math>\begin{aligned}
dX_1= & \left[ -\frac{1}{2\sqrt{EG}}\frac{\partial E}{\partial v} X_2 + \frac{D}{\sqrt{E}}X_3 \right] du + \left[ \frac{1}{2\sqrt{EG}}\frac{\partial G}{\partial u} X_2 + \left( \frac{D'}{\sqrt{E}} \pm \sqrt{G} \right) X_3 \right] dv\\
dX_2= & \left[ \frac{1}{2\sqrt{EG}}\frac{\partial E}{\partial v} X_1 + \left( \frac{D'}{\sqrt{G}} \mp \sqrt{E} \right) X_3 \right] du + \left[ -\frac{1}{2\sqrt{EG}}\frac{\partial G}{\partial u} X_1 + \frac{D''}{\sqrt{G}} X_3 \right] dv\\
dX_3= & \left[ \left( \pm \sqrt{E} - \frac{D'}{\sqrt{G}} \right) X_2 - \frac{D}{\sqrt{E}}X_1 \right] du + \left[ \left( \mp \sqrt{G} - \frac{D'}{\sqrt{E}} \right) X_1 - \frac{D''}{\sqrt{G}} X_2 \right] dv
\end{aligned}</math>}}
{{no rientro}}con le solite considerazioni riguardo ai segni. Queste formule sono perfettamente analoghe alle corrispondenti dello spazio euclideo che se ne deducono ponendo <math>D'</math> per <math>D' \pm \sqrt{EG}</math>.
''La determinazione effettiva di una superficie di cui siano date le forme fondamentali si riduce all’integrazione di due sistemi di equazioni ai differenziali totali, ciascuno riducibile poi a un’equazione di {{AutoreCitato|Jacopo Riccati|Riccati}}.''
Così anche nello spazio curvo, come nell’euclideo, si ha
{{Centrato|<math>D du^2 + 2D' du dv + D'' dv^2 = - \sum (\sqrt{E} X_1 du + \sqrt{G} X_2 dv) dX_3.</math>}}
Così affinchè una retta di parametri <math>\lambda X_1+\mu X_2+\nu X_3</math> (<math>\lambda</math>, <math>\mu</math>, <math>\nu</math> costanti) per il punto <math>(x_i)</math> generi una sviluppabile quando ci si sposti<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||''Il parallelismo di Clifford negli spazii ellittici''|43}}</noinclude>lungo una <math>v = \mathrm{cost}.</math> devono essere uguali le immagini sferiche della rigata generata, cioè se <math>D' = F =0</math>
{{Centrato|<math>\lambda \left( \mu D + \nu \frac{\frac{\partial E}{\partial v}}{2 \sqrt{G}} \right) =0.</math>}}
E se ciò avviene invece spostandoci lungo una <math>u = \mathrm{cost}.</math> è
{{Centrato|<math>\mu \left( \lambda D'' + \nu \frac{\frac{\partial G}{\partial v}}{2 \sqrt{E}} \right) =0.</math>}}
Con l’aiuto del quadro di formule precedente possiamo risolvere un’altra questione: determinare cioè le congruenze i cui raggi trascinati in una qualunque deformazione di una superficie di partenza alla quale si immaginino invariabilmente collegati, formano sempre <math>\infty'</math> rigate di {{AutoreCitato|William Kingdon Clifford|Clifford}} o, ciò che è lo stesso, formano una congruenza per cui una delle immagini di Clifford è degenere. Se le <math>u, v</math> sono rispettivamente le linee normali ai raggi tracciate sulla superficie <math>\Sigma</math> di partenza e le loro traiettorie ortogonali, i parametri di scorrimento di un raggio generico della congruenza sono
{{Centrato|<math>X = \cos \varphi X_1 + \sen \varphi X_3</math>, <math>Y = \cos \varphi Y_1 + \sen \varphi Y_3</math>, <math>Z = \cos \varphi Z_1 + \sen \varphi Z_3</math>}}
{{no rientro}}dove <math>\varphi</math> è funzione di <math>u, v</math>. L’elemento lineare della immagine di Clifford ottenuta nel senso in cui si sono calcolati <math>X, Y, Z</math> è dato da
{{Centrato|<math>ds'^2= \left[ \sum \left( \frac{\partial X}{\partial u} \right)^2 \right] du^2 + 2 \sum \frac{\partial X}{\partial u} \frac{\partial X}{\partial v} du dv + \sum \left( \frac{\partial X}{\partial v} \right)^2 dv^2;</math>}}
{{no rientro}}ora è facile calcolare, appunto col quadro di formule di questo paragrafo, che
{{Centrato|<math>\sum \left( \frac{\partial X}{\partial u} \right)^2 = \frac{D^2}{E} + \left( \frac{\partial \varphi}{\partial u} \right)^2 + 2 \frac{D}{\sqrt{E}} \frac{\partial \varphi}{\partial u} + \left( \frac{\cos \varphi}{\sqrt{G}} \frac{\partial \sqrt{E}}{\partial v} + \sen \varphi \frac{D' \mp \sqrt{EG}}{\sqrt{G}} \right)^2</math>}}
{{Centrato|<math>\sum \left( \frac{\partial X}{\partial v} \right)^2 = \left( \frac{\partial \varphi}{\partial v} + \frac{D' \pm \sqrt{EG}}{\sqrt{E}} \right)^2 + \left( \frac{\cos \varphi}{\sqrt{E}} \frac{\partial \sqrt{G}}{\partial u} - \sen \varphi \frac{D''}{\sqrt{G}} \right)^2</math>}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|44|''G. Fubini''|}}</noinclude>{{Centrato|<math>\sum \frac{\partial X}{\partial u} \frac{\partial X}{\partial v} = \left( \frac{D}{\sqrt{E}} + \frac{\partial \varphi}{\partial u} \right) \left( \frac{D'\pm\sqrt{EG}}{\sqrt{E}} + \frac{\partial \varphi}{\partial v}\right) -</math>}}
{{Centrato|<math>- \left( \frac{\cos \varphi}{\sqrt{G}} \frac{\partial \sqrt{E}}{\partial v} + \sen \varphi \frac{D'\mp\sqrt{EG}}{\sqrt{EG}} \right) \left( \frac{\cos \varphi}{\sqrt{E}} \frac{\partial \sqrt{G}}{\partial u} - \sen \varphi \frac{D''}{\sqrt{G}} \right).</math>}}
Affinchè l’immagine di {{AutoreCitato|William Kingdon Clifford|Clifford}} corrispondente sia degenere, deve essere
{{Centrato|<math>\left[ \sum \left( \frac{\partial X}{\partial u} \right)^2 \right] \left[ \sum \left( \frac{\partial X}{\partial v} \right)^2 \right] - \left( \sum \frac{\partial X}{\partial u} \frac{\partial X}{\partial v} \right)^3 = 0</math>}}
{{no rientro}}cioè deve essere nullo (il quadrato di)
{{Centrato|<math>\left( \frac{D}{\sqrt{E}} + \frac{\partial \varphi}{\partial u} \right) \left( \cos \varphi\frac{1}{\sqrt{E}} \frac{\partial \sqrt{G}}{\partial u} - \sen \varphi \frac{D''}{\sqrt{G}} \right) +</math>}}
{{Centrato|<math>+\left( \frac{D'\pm\sqrt{EG}}{\sqrt{E}} + \frac{\partial \varphi}{\partial v}\right) \left( \frac{\cos \varphi}{\sqrt{G}} \frac{\partial \sqrt{E}}{\partial v} + \sen \varphi \frac{D'\mp\sqrt{EG}}{\sqrt{G}} \right).</math>}}
Si sviluppi ricordando che, se <math>K</math> è la curvatura della superficie di partenza, è
{{Centrato|<math>\frac{DD''}{\sqrt{EG}} - \frac{D'\pm\sqrt{EG}}{\sqrt{E}} \frac{D'\mp\sqrt{EG}}{\sqrt{G}} = \sqrt{EG} K</math>}}
{{no rientro}}e si avrà
{{Centrato|<math>-\sen\varphi \frac{\partial \varphi}{\partial u} \frac{D''}{\sqrt{G}} + \frac{\cos \varphi}{E} D \frac{\partial \sqrt{G}}{\partial u} + \frac{\cos \varphi}{\sqrt{E}} \frac{\partial \varphi}{\partial u} \frac{\partial \sqrt{G}}{\partial u} + \frac{\cos \varphi}{\sqrt{G}} \frac{\partial \varphi}{\partial v} \frac{\partial \sqrt{E}}{\partial u} +</math>}}
{{Centrato|<math>+\sen\varphi \frac{\partial \varphi}{\partial v} \frac{D'\mp\sqrt{EG}}{\sqrt{G}} + \frac{\cos \varphi}{\sqrt{G}} \frac{\partial \sqrt{E}}{\partial v} \frac{D'\pm\sqrt{EG}}{\sqrt{E}} - \sen \varphi K \sqrt{EG} =0.</math>}}
Si moltiplichi per <math>D</math>, si sostituisca a <math>D D''</math> il suo valore dedotto dalla penultima formula; il risultato dovrà esser identicamente nullo<noinclude></noinclude>
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Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/254
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Francyskus
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<noinclude><pagequality level="3" user="Francyskus" />{{RigaIntestazione|248|{{Sc|x - la reina d'oriente}}|}}</noinclude>
<poem>
{{o|12|o1}}
:dicendo: — O Dio, pietá di me ti prenda,
ché ciò m’avvien per voler viver casta;
ond’io ti priego che tu mi diffenda
da quello ’mperador, che mi contrasta,
sí che di mille dame non si offenda,
la lor virginitade e non sia guasta.
Soccorrimi, Signor celestiale,
che per ben fare io non riceva male. —
{{o|13|o1}}
:E l’agnol, poi che l’orazione ha detta,
li apparve e disse: — Non ti sgomentare:
perché istata se’ da Dio diletta,
mandato m’ha per non ti abbandonare. —
E poi li disse: — To’ questa bacchetta;
fra tuoi nemici sí la va a gittare,
dicendo: — Gite come fumo al vento; —
e lo tuo cor di lor sará contento. —
{{o|14|o1}}
:E dipartita quella santa boce,
l’alta reina a caval fu montata,
fecesi il segno de la santa croce,
e contra e’ suoi nemici ne fu andata
Quando fu presso a lor, molto feroce
la bacchetta tra loro ebbe gittata,
dicendo come l’agnol detto avía,
e tutta quella gente si fuggía.
{{o|15|o1}}
:E in isconfitta a Roma se n’andâro,
non aspettando lo padre il figliuolo,
e settemilia e piú ne trafelâro
a piede ed a caval di quello istuolo,
e de’ maggior baron pochi campâro.
Di che lo’mperador n’have gran duolo;
e que’ de la reina molto arnese
de li roman portarno in lor paese.
</poem><noinclude></noinclude>
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MediaWiki:Gadget-ErroriComuni.js
8
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Candalua
1675
3913591
javascript
text/javascript
$(function() {
var api = new mw.Api( { userAgent: 'ErroriComuni/1.0' } );
function showError(html) {
if ($('.boxErroriComuni').length === 0) {
$('.ns-108 .pagetext').before('<div class="boxErroriComuni"></div>');
$('.boxErroriComuni').html('<span class="erroriComuniTitle">Attenzione: la pagina contiene degli errori</span>');
}
$('.boxErroriComuni').append('<br>' + html);
}
function templateRegex(tlName) {
return "\\{\\{[" + tlName[0].toUpperCase() + tlName[0].toLowerCase() + "]" + tlName.slice(1) + "\\|";
}
function capitalize(tlName) {
return tlName[0].toUpperCase() + tlName.slice(1).toLowerCase();
}
function checkTemplates() {
var templatesNotFound = $('.pagetext .new:contains("Template:")');
if (templatesNotFound.length) {
var templateNames = '';
templatesNotFound.each(function() {
if (templateNames !== '')
templateNames += ', ';
templateNames += $(this).text().replace('Template:', '');
});
showError('I seguenti template non esistono: <b>' + templateNames + '</b>');
}
// se la pagina già esiste
if (mw.config.get('wgArticleId') != 0) {
api.get({
action: 'parse',
format: 'json',
page: mw.config.get("wgPageName").replaceAll("&", "%26"),
prop: 'wikitext'
}).done(function (data) {
var wt = data.parse.wikitext['*'];
var internal = ['smaller', 'x-smaller', 'larger', 'x-larger', 'xx-larger', 'sc', 'type'];
var external = ['centrato', 'a destra', 'ct'];
internal.forEach(function(int) {
external.forEach(function(ext) {
var regex = new RegExp(templateRegex(int) + templateRegex(ext), "gm");
if (regex.test(wt)) {
showError('Il template <b>' + capitalize(int) + '</b> va messo dentro a <b>' + capitalize(ext) + '</b>, non viceversa.'
+ '<br>In alternativa valuta se usare <b>' + capitalize(int) + ' block</b>');
}
});
});
});
}
}
var maxWords = 5;
var maxChars = 25;
var ellipsis = '…';
var marker = '|||';
function getWordsBefore(textArray, p) {
var start = p - maxWords;
if (start < 0)
start = 0;
var text = textArray.slice(start, p).join('_');
if (text.length > maxChars)
text = ellipsis + text.substring(text.length - maxChars);
text = text.replace(/_/g, ' ').replace(marker, '');
return text;
}
function getWordsAfter(textArray, p) {
var end = p + maxWords + 1;
if (end > textArray.length)
end = textArray.length;
var text = textArray.slice(p + 1, end).join('_');
if (text.length > maxChars)
text = text.substring(0, maxChars) + ellipsis;
text = text.replace(/_/g, ' ').replace(marker, '');
return text;
}
function linkToPage(str, num) {
return '<a href="#pag' + num + '">' + str + '</a>';
}
function checkPageBreaks() {
if ( (mw.config.get("wgAction") != "view" && mw.config.get("wgAction") != 'edit') || mw.config.get("wgCanonicalNamespace") != "")
return;
var pureText = $('.prp-pages-output')
.clone()
.find('style, .imgCaption, .eco').remove().end().text()
.replace(/\[p\.\s+(\S+.*?)\s+modifica\]/g, ' ' + marker + '$1 ')
.replace(/ /g, '_').replace(/\s/gm, ' ')
.split('_');
//console.log(pureText);
// remove first page break
if (pureText[0].trim() == '')
pureText.splice(0, 1);
if (pureText[0].startsWith(marker))
pureText.splice(0, 1);
var pagenums = [];
var textBefore = [];
var textAfter = [];
for (var i = 0; i < pureText.length; i++) {
if (pureText[i].startsWith(marker)) {
var pagenum = pureText[i].replace(marker, '');
textBefore.push(getWordsBefore(pureText, i));
textAfter.push(getWordsAfter(pureText, i));
pagenums.push(pagenum);
// console.log(pagenum + ': ' + textBefore[textBefore.length-1] + "|" + textAfter[textAfter.length-1]);
}
}
if (pagenums.length > 0) {
$('#mw-content-text').prepend('<div class="box-check-pagebreak box">'
+ '<div class="box-check-pagebreak-title box-title">Controlla interruzioni di pagina'
+ '<span class="icon-close" id="box-check-pagebreak-close"></span></div>'
+ '<div class="box-check-pagebreak-body box-main"><table></table></div></div>');
for (i = 0; i < pagenums.length; i++) {
$('.box-check-pagebreak table').append('<tr><td>' + linkToPage(textBefore[i], pagenums[i])
+ '</td><td>' + linkToPage(textAfter[i], pagenums[i]) + '</td></tr>');
}
$('#box-check-pagebreak-close').click(function() {
localStorage.checkPageBreaks = "false";
$('.box-check-pagebreak').remove();
});
setTimeout(function() {
$('.box-check-pagebreak').draggable({
create: function() {
$(this).css({
right: "auto",
bottom: "auto",
top: $(this).position().top,
left: $(this).position().left
});
}
});
}, 1000); // per qualche motivo il draggable non funzionava chiamandolo subito
}
}
function checkMissingImages() {
var missingImg = $('a.new[title^="File:"]');
var num = missingImg.length;
if (num > 0) {
missingImg.parent().css('border', '3px solid red');
if (num == 1) {
showError("C'è un'immagine che non si carica, forse il link è sbagliato?");
} else if (num > 1) {
showError("Ci sono " + num + " immagini che non si caricano, forse il link è sbagliato?");
}
}
}
if ($('.numeropagina').length > 1) {
if ($('#p-gadgets-section').length == 0) {
mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
}
mw.util.addPortletLink('p-gadgets-section', '#', 'Controlla interruzioni di pagina', 'option-check-pagebreaks', "Verifica che le parole spezzate tra una pagina e l'altra siano ricomposte correttamente");
var isActive = localStorage.checkPageBreaks;
if (isActive != undefined && isActive == "true")
checkPageBreaks();
$('#option-check-pagebreaks a').click(function(e) {
e.preventDefault();
isActive = localStorage.checkPageBreaks;
if (isActive != undefined && isActive == "true") {
$('#box-check-pagebreak-close').click();
} else {
localStorage.checkPageBreaks = "true";
checkPageBreaks();
}
});
}
// controlla che i link alla precedente e successiva in ns0 funzionino
function controllaPrecSucc() {
if (mw.config.get("wgNamespaceNumber") == 110 && $('.indice-sommario-titolo a.new').length == 0) {
var msg = [];
var calls = 0;
var checkPrecSucc = function(title) {
console.log('Check prec/succ di pagina: ' + title);
calls++;
$.ajax({
url: "/w/index.php?&title=" + title
}).done(function(response) {
calls--;
if ($('.capitoloPrec .new', response).length) {
msg.push('La pagina ' + title + ' non punta alla precedente');
}
if ($('.capitoloSucc .new', response).length) {
msg.push('La pagina ' + title + ' non punta alla successiva');
}
if (calls == 0) {
if (msg.length > 0) {
alert(msg.join('\n'));
} else {
$('.top_icon_cont').append('<div class="top_icon_raw"><img title="I link a precedente e successiva in ns0 risultano funzionanti" src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/fb/Yes_check.svg/20px-Yes_check.svg.png" width="15" height="15"></div>');
}
}
});
};
$('.indice-sommario-titolo a').not('.new').each(function() {
var title = $(this).attr('href').replace(/.*\/wiki\//, '');
if (title.indexOf('/') != -1) {
if (title.indexOf('#') != -1) {
title = title.substring(0, title.indexOf('#'));
}
checkPrecSucc(title);
}
});
}
}
if (mw.config.get("wgAction") == "view") {
checkTemplates();
checkMissingImages();
controllaPrecSucc();
}
});
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Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/158
108
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Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|152|{{Sc|vi - stanze}}|}}</noinclude>{{ms|7}}<poem>
{{o|15|o1}}
Onde Costanzo, che si disconforta
del dominio d’Italia, i luochi sacri
spoglia d’oro e d’argento; e se ne porta
degli antichi romani i simulacri.
Non pur ferita da costui, ma morta
Roma ne resta; né sí acerbi ed acri
in trecent’anni i barbari le fûro,
come in un mese il greco empio e periuro.
{{o|16|o1}}
Per ornar la cittá di Costantino
porta gli onori e i trionfali segni,
che per memoria il popul di Quirino
lasciato avea de’ superati regni;
ma vento averso gli impedí il camino
e fe’ in Sicilia scaricar i legni,
e di lá poi, con molti altri tesori,
se gli portâro in Alessandria i mori.
{{o|17|o1}}
Si vede Lupo di Friul, ch’aspira
al dominio d’Italia, e tutta prende
la Toscana e l’Emilia, e dove gira
l’Adige e ’l Menzo e lá dov’Adda scende;
onde ’l figliuol di Grimoaldo tira
il bavaro in Friul, che poi l’incende,
e Lupo uccide, e da quella tempesta
spianato il fòro di Pompilio resta.
{{o|18|o1}}
Si vede quando Romoaldo e quando
di Lupo e quando d’Ariperto il figlio,
or Sisulfo, or Teodoro, or Liutprando,
Astiulfo, Desiderio e Rachisiglio,
quando cacciati e quando altri cacciando,
l’afflitta Italia por tutta in scompiglio;
e da quest’arme il Pastor santo oppresso,
a Francia per favor ricorrer spesso.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/159
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Dr Zimbu
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/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vi - stanze}}|153}}</noinclude>{{ms|7}}<poem>
{{o|19|o1}}
Però si vede poi Carlo Martello,
Carlo Mano, Pipino e ’l maggior Carlo,
quando reprimer questo e quando quello,
levar le forze e all’ultimo cacciarlo;
e tuttavia arrecar novo flagello
al bel paese e spesso in preda darlo;
né l’infelice, per mutar signore,
fa sua condizion però migliore.
{{o|20|o1}}
Da l’Alpi scende Lodovico, irato
contra ’l nipote che la regge e frena;
e poi che gli ha l’essercito spezzato,
fra molte uccision preso lo mena;
nel cui luoco Lotario incoronato,
di tanta gente ha la contrada piena,
che vien di Francia, ch’a pena vi cape;
per tutto uccide, arde, ruina e rape.
{{o|21|o1}}
Poi prende il padre, benché preso molto
non lo ritenga; pur dá occasione
che ’l saracino stuol d’Africa sciolto
entra in Sicilia, e tutta a sacco pone
Civitavecchia; indi, all’Italia volto,
getta per terra uccise le persone;
assedia Roma, i borghi arde e ruina
per tutta l’Appia e per la via latina.
{{o|22|o1}}
E di Pietro e di Paolo arde le chiese,
il monte Casinate e San Germano;
indi per Ostia assalta il Calavrese;
passa a Taranto e lo fa eguale al piano.
Lotario il figlio a rinovar l’offese
a tutta Italia manda capitano;
tornano i mori e va il Piceno a sacco
ed arsa è la cittá di San Criacco.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/160
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|154|{{Sc|vi - stanze}}|}}</noinclude>{{ms|7}}<poem>
{{o|23|o1}}
Voglion due Carli d’Alamagna un Carlo
cacciar d’Italia e da la vita insieme;
e lo fanno col tosco, perché farlo
non pon col ferro, in ch’esso lor piú preme.
Dio manda Berringario a vendicarlo,
che tòl l’imperio al tralignato seme
di Carlo Magno, benché sia punito
il successor, non quel c’ha piú fallito.
{{o|24|o1}}
Di Carlo Magno è nel figliuol d’Arnulfo
il bel lignaggio e ’l grande imperio estinto.
Vien Patrizio di Grecia e da Landulfo
di Benevento è superato e vinto.
Cacciato è Berringario da Rodulfo;
poi quel da un altro è fuor d’Italia spinto,
qui del sangue tedesco, italo e franco
si vede rosso ov’era verde e bianco.
{{o|25|o1}}
Que’ populi pareano aspirar tutti
all’alto imperio; e mentre fan contesa,
i mori, che giá in Puglia eran ridutti,
tutta Campagna aver rubata e accesa.
Par che Alberico alfin gli abbia distrutti;
il qual si sdegni poi sí con la Chiesa
che faccia venir gli ungheri crudeli,
peggiori assai di tutti gli infedeli.
{{o|26|o1}}
E sí bene imparâr la via che spesso,
lor sempre dando il passo Berringaro,
ch’al padre Berringario era successo,
a tormentar Italia ritornâro;
Alberico pigliâr per questo eccesso
poi li romani e ’l capo gli tagliâro.
Viene il re di Borgogna e Italia strugge
e Berringario alli ungheri sen fugge.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/161
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vi - stanze}}|155}}</noinclude>{{ms|7}}<poem>
{{o|27|o1}}
E poi tornando con l’aiuto d’essi
Pavia saccheggia e mette a ferro e fuoco.
Viene in soccorso alli italiani oppressi
il duca d’Arli e ’l borgognon dá luoco.
Ecco i banditi, per esser rimessi,
lasciano in pace la sua Italia poco;
ché v’hanno il duca bavaro condotto,
che da quel d’Arli al primo affronto è rotto.
{{o|28|o1}}
Il terzo Berringario entra in l’antico
imperio e noma re d’Italia il figlio;
con suo’ bavari in Austria fugge Enrico,
ch’a meza Italia avea dato di piglio.
Ardon Genova i mori e ’l lito aprico
di cristian sangue per tutto vermiglio
si vede; e altrove strage e uccisione,
tra’l figliuol d’Ugo d’Arli e ’l primo Ottone.
{{o|29|o1}}
Tante volte ritorna Otton, che spigne
il duca d’Arli e Beringario caccia;
né la spada dal fianco si discigne,
prima ch’a Roma imperator si faccia.
Quel ch’era re d’Italia, cosí strigne
lo stato suo, che sol Ravenna abbraccia;
e, mentre quindi i viniziani infesta,
fa che Comacchio arso e distrutto resta.
{{o|30|o1}}
Il populo roman spesso si vede
levar contra i pontefici tumulto;
altri di vita, altri cacciar di sede;
far a questo uno, a quello un altro insulto.
La Chiesa aiuto ora alla Francia chiede,
ora all’Italia, ora al tedesco inculto;
e sempre Roma e le cittá vicine
patir morti, arsion, sacchi e rapine.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/162
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|156|{{Sc|vi - stanze}}|}}</noinclude>{{ms|7}}<poem>
{{o|31|o1}}
Spesso si vedon greci e spesso mori,
e greci alcuna volta e mori uniti,
far tra lor, com’a gara, quai peggiori
vengano ch’essi alli saturni liti;
poi schiavoni e nuovi ungheri e poi fuori
altri tedeschi con Ottone usciti,
cacciano da Calabria e da’ confini
di tutta Italia i greci e i saracini.
{{o|32|o1}}
Otton secondo la seconda volta
par che ritorni e Benevento spiani;
si vendichi de’ greci, che con molta
strage cacciâr d’Italia i suoi germani.
Si vede Ferrabraccio che si volta
contra Malocco e par seco alle mani,
e con sessantamila suoi normandi
i greci appresso a Melfi in rotta mandi.
{{o|33|o1}}
Si vede presa Capua e Gari cinto
da l’assedio de’ mori; e poco lunge
l’alto Leone d’òr vedi dipinto,
che per salvarli aguzza i denti e l’unge.
Enrico v’è, ch’essendo Ottone estinto
piglia l’imperio; e v’è ch’a Capua giunge;
ne caccia i mori e Sbarigano leva
da Troia sua, ch’edificato avea.
{{o|34|o1}}
Si vede in Lombardia Corrado sceso,
che saccheggia il paese e tutto incende;
si vede altrove, da Sisulfo offeso,
armarsi il papa e far drizzar le tende,
e perder la sua gente e restar preso.
V’è che Sisulfo il lascia e che li rende
le torri tolte e, fatto lega seco,
caccia d’Italia ogni presidio greco.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/163
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|vi - stanze}}|157}}</noinclude>{{ms|7}}<poem>
{{o|35|o1}}
Tornano i greci e tornano i mori anco;
geme Calabria e Puglia piagne e stride.
Con essercito vien normando e franco
il buon Guiscardo e questo e quello uccide;
tutt’occupa e fa suo, fin dove il fianco
de l’Appenino il crudel mar divide;
caccia il nipote e purga questa offesa,
domando ogni crudel poi de la Chiesa.
{{o|36|o1}}
Contra Alessandro vien Cadoli e pone
nel clero scisma e in tutta Italia guerra.
Nei campi si combatte di Nerone;
molti e di qua e di lá cadono in terra;
la cittá si saccheggia di Leone;
or l’uno or l’altro nel Castel si serra;
quando l’un quando l’altro fugge e torna,
ed alza e china or questo or quel le corna.
{{o|37|o1}}
Enrico terzo, ch’in favore aspira
al falso papa, vince Azzo da Este,
saccheggia Roma; il ver pastor si tira
nel suo Castel con le mitrate teste.
Vien Roberto Guiscardo, acceso d’ira,
contra le parti alla sua parte infeste;
ed entra in Roma e l’arde e la saccheggia,
ed i romani in Campitolio asseggia.
{{o|38|o1}}
La ròcca espugna e sí l’adegua al piano,
ch’altro non vi riman che ’l nudo sasso;
e d’ogn’intorno fino al Laterano
palazzi e chiese van tutti a fracasso.
Dar si vede Ruggier contra ’l germano
a ventimila saracini il passo,
e per la Puglia il generoso seme
del buon Roberto aver gran guerra insieme.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Ariosto, Ludovico – Lirica, 1924 – BEIC 1740033.djvu/164
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Dr Zimbu
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|158|{{Sc|vi - stanze}}|}}</noinclude>{{ms|7}}<poem>
{{o|39|o1}}
Si vede Enrico quarto in umil atto
baciare al santo padre i piè beati,
e quindi allora allora averlo tratto
prigion con vescovi e i maggior prelati;
né prima che non abbian tanto fatto
quanto esso lor dicea, mai gli ha lasciati;
poi cinger fassi, lor mal grado, in Roma,
de la corona imperial la chioma.
{{o|40|o1}}
Con nuova gente ritornar si vede
ed aver Roma un’altra volta presa;
cacciato il vero papa de la sede,
porvi il falso e far scisma ne la Chiesa.
V’è come, poi che vien Guglielmo, cede
lasciando la cittá spogliata e accesa.
Par che Ruggier Puglia e Calabria prenda,
né Guglielmo vi sia che la difenda.
{{o|41|o1}}
Dal figliuol di costui menar prigione
si vede il padre santo e i cardinali,
che poi lo lascia e fa che li perdone
non questo pur, ma tutti li altri mali.
Viene il falso Anacleto e a sacco pone
le sante chiese e tutti gli ospitali;
e di Sicilia quinci e quindi dona
a Ruggier terzo il scettro e la corona.
{{o|42|o1}}
Vien d’Alamagna il re Lotario e rende,
cacciato ’l falso, al ver pastore il seggio;
il titol de l’imperio a Roma prende,
spíntone quei ch’avean difeso il peggio.
Il figliuol di Ruggier, Guglielmo, scende
da Palermo e Messina e piglia Reggio,
Calabria, Puglia, Capua, né s’astiene
da quell’ancor ch’al papa s’appartiene.
</poem><noinclude></noinclude>
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Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/140
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Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3913516
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|132|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude><nowiki/>
Ma qualunque sia il principio movente, due cose sono indubitabili, una che ''non'' v’è corpo, nè atomo in natura che sia in una perfetta quiete, e senza moto; l’altra, che sebbene il primo niso del moto tenda al retto, moto retto in realtà non si dà, nè si può dare, a cagione degli accennati infiniti, e continui urti, e scontri in tutte le direzioni, in tutti i sensi, per tutti i gradi di forza de’ corpi ambienti, dei quali necessaria conseguenza è il detto sistema curvilineo di moti, e di figure.
Quando poi in questi infiniti conflitti le parti della materia vengono a disporsi in tutte le immaginabili spezie di curve, per lo più circolari, e rientranti in se stesse, non si deve già credere che s’arrestino a un primo nodo, come se avessero perduto il moto; ma incrocciando li loro rami alle parti opposte, come le curve di doppia inflessione, devono anzi dalla stretta, come acqua di fiume dalle angustie di un ponte, acquistar forse nuova velocità, e progredire con una catena di anelli successivi, più, o meno allungati a misura dell’impeto primigenio, e de’ nuovi scontri che li modificano,<noinclude></noinclude>
l9o6yl26kgkg110e3ouqq5d4b27wfjr
Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/141
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2912700
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Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
3913517
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|133}}</noinclude>come si vide nei nodi delle piante, e negli arti degli Animali; sinchè poi il moto viene infine non ad estinguersi, che non s’estingue mai, ma a dissiparsi, trasferirsi, ed assorbirsi ne’ corpi contigui.
Quest’intrecci poi, questi circoli, o anelli successivi che si vedono nelle piante, negli Animali, ne’ fiumi, ed altri corpi sensibili, si devono per analogia credere anche ne’ fluidi invisibili; che dico? in tutta la natura, sino nelle cose politiche, e nelle morali, che finalmente sono dipendenti da un fondo di moti fisici. E che? le successive età degli Uomini, e degli Animali, non sono elleno come tanti internodj delle piante; e le vicende umane, le fortune degli Stati, degl’Imperj, de’ popoli, de’ costumi, non si vedon elleno circolare con periodi brevi, o lunghi d’Anni, e di Secoli? non pajon in effetto tante Comete, le quali dopo aver percorso le loro eccentriche esorbitanti orbite, discendono finalmente con diverse, ma regolari rivoluzioni al basso, all’infimo punto del loro perielio? ed i Pianeti stessi condotti dopo dati spazj di tempo ai loro nodi, o punti d’Ecclisse, per replicare le tragettorie loro con nuovi giri per la serie de’ secoli de’ secoli?<noinclude>{{Ct|class=destra|I 3}}</noinclude>
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Pagina:Toaldo - Completa raccolta di opuscoli osservazioni e notizie diverse contenute nei giornali astro-meteorologici, Vol 3 - 1802.djvu/142
108
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3913518
2698842
2026-10-21T05:32:48Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|134|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude><nowiki/>
Non saprei dire se tra questi circoli periodici delle cose umane ve ne sia qualcheduno di più gagliardo, come l’onda decumana nelle procelle; ma lo credo probabile, mentre appunto tra l’onde, stando ad osservare sulla spiaggia del Mare, se ne vede con dati intervalli, più brevi ordinariamente del decimo, arrivare una che sovra l’altre s’alza, si gonfia, schiuma, e s’estende.
Or finalmente, per venire al mio intento, sarà egli tanto assurdo il pensare, che serie simile di circoli tengano anche le meteore, i tempi, e le stagioni? noi certamente ne abbiamo col fatto rilevati molti di questi circoli, brevi, o lunghi, ne abbiamo anche scoperta, e dimostrata qualche ragione fisica, e quì si scorge che tali circoli sono molto omogenei all’economia universale della natura.
Ora avendo più volte, ed in più luoghi parlato di questi Cieli, ne esporremo uno nuovo che ci fu suggerito, e che si trova convenire non solo colla teoria, ma anche, o molto più, coll’esperienza. Prima di esporlo, siami permesso, che non sarà inutile, di ritoccare gli antichi Cieli, perchè ciò, oltre di rinfrescar la memoria, darà forse<noinclude></noinclude>
16t01u5u75g9pe527w0vjt9lc6e3bmx
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2026-10-21T05:32:53Z
Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione||{{Sc|e notizie}} ec.|135}}</noinclude>occasione a qualche piccola riflessione, ed illustrazione nuova.
E prima anche conviene rinnovare la protesta tante volte fatta, che noi non intendiamo di dare circoli, o ritorni esatti, e fedelissimi delle stagioni: e come mai potrebbe questo sperarsi in una complicazione di tanti elementi, di tante cause che debbono concorrere a produr le Meteore? Abbiamo invero le due potenti cause del Sole, e della Luna, quello attivo per la sua gran massa, questa per la vicinanza; ma prescindendo dall’intervento degli altri Pianeti, che non mancano di esercitare la loro operazione sulla Terra, e sull’atmosfera, bisogna sempre pensare che abbiamo un Pianeta presentaneo, il più efficace, il più potente di tutti, ch’è la Terra istessa, la quale colle fermentazioni del suo gran corpo, innonda l’atmosfera di aliti, e di vapori, e tramanda quei moti, e quegli spiriti che destano sopra tutto i venti, che sono i gran rettori di tutto il Regno Meteorologico. Questa prepotente causa terrena, basta sola a rendere incerta ogni predizione di Pioggie, di venti, di caldi, di freddi, di asciutti, e d’ogni altra aerea costituzione di tempo.<noinclude>{{Ct|class=destra|I 4}}</noinclude>
0nlindm903edb8xrxd0ajiukb0ujgdc
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Dr Zimbu
1553
/* Riletta */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Dr Zimbu" />{{RigaIntestazione|136|{{Sc|osservazioni}},|}}</noinclude><nowiki/>
Qualunque però sia questa potenza terrena, si vede non pertanto ch’ella si assoggetta anche al Cielo, ch’ella non impedisce il Sole da condurre regolarmente le grandi stagioni del Verno, e della State, nè la Luna da regolare i flussi, e riflussi dei mari, i venti periodici della Zona Torrida, ed altre impressioni.
Lasciando dunque nella sua oscurità, ed incertezza questa causa terrena, non è vano il contemplare le operazioni delle due gran cause Celesti, Lunare, e Solare; seguire le loro combinazioni, e dietro l’osservazione, e l’esperienza del passato, presentare, col loro ritorno, quella probabilità che portano sull’avvenire. Pare che gli sforzi che sinora abbiamo fatti, non siano stati nè affatto inutili, nè ingrati al pubblico, e dal comune degli Uomini curiosi sempre, ed anziosi del futuro, e sul fatto dei tempi; dopo di essere stati delusi, ed ingannati da tanti ciechi pronostici, hanno trovato qualche cosa di reale, e di ragionevole, in quelli che cogli accennati principj abbiamo proposti: dolce, ed unico premio delle nostre fatiche.<noinclude></noinclude>
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2026-10-21T08:44:42Z
Candalua
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javascript
text/javascript
/*
bozza di un gadget per trovare pagine con titoli simili da disambiguare
roadmap:
1. recuperare elenco di tutte le pagine > OK
2. per le sottopagine, prendere solo l'ultima parte del titolo; e scartare la punteggiatura, le parentesi ecc.
4. costruire una mappa che riunisce le pagine che hanno stesso titolo
5. da capire: prendere le pagine di disambigua e capire quali titoli potrebbero essere aggiunti
e quali nuove pagine di disambigua si potrebbero creare
*/
$(function() {
// mantenere l'ordine alfabetico!
var paroleBanali = ['a chi legge', "a' lettori", 'ad urbano', 'ai cortesi lettori', 'ai lettori', 'al lettore', 'al medesimo', 'allegati', 'allegato',
'alli lettori', 'a monsignor niccolò claudio fabri di peiresc', 'annotazione', 'annotazioni', 'appendice', 'argomento', 'articolo', 'atto', 'avvertenza', 'avvertenze', 'avvertimento', 'avviso', 'beneficenza', 'bibliografia',
'biografia', 'canto', 'canzona', 'canzone', 'canzoni', 'cap.', 'Cap i', 'cap v', 'capitoli', 'capitolo', 'capo', 'caput', 'carmen', 'catalogo', 'choro', 'citazione', 'classe', 'commedie', 'conclusione', 'conclusioni',
'continua', 'convenzione', 'copertina', 'correzioni', 'dedica', 'definizione', 'definizioni', 'diffinitione', 'discorso', 'documenti', 'documento', 'educazione ed istruzione', 'egloga', 'elegia', 'elegie', 'epigramma', 'epigrammi', 'epilogo',
'epistola', 'Er còllera mòribbus', 'errata', 'esercizi', 'esodo', 'favola', 'frammenti', 'frammento', 'frontespizio', 'glossario', 'illustrazioni al libro', 'imprimatur', 'indice', 'indici', 'inno',
'interlocutori', 'introduzione', "l'autore a chi legge", "l'editore", 'lauda', 'lettera', 'lettere', 'lezione', 'libro', 'madrigale', 'madrigali',
'nota storica', 'nota', 'note', 'notiziario', 'notizie varie', 'novella', 'novelle', 'operazione', 'opere', 'ottavo', 'paragrafo', 'parere della commissione', 'parodo', 'parte', 'personaggi', 'poesias',
'poesia', 'poesie', 'preambolo', 'precetto', 'prefazione', 'premessa', 'presentazione', 'prima ', 'primo ', 'proemio', 'prologo', 'propositione', 'proposizione', 'proposizioni', 'protocolli',
'quarta ', 'quarto ', 'quinta ', 'quinto ', 'rassegna bibliografica', 'rätoromanische chrestomathie', 'relazione', 'religione', 'rime', 'ringraziamenti', 'risoluzione', 'ritratto', 'satira', 'scena',
'secolo', 'seconda ', 'secondo ', 'sermone', 'sesta ', 'sesto ', 'settimo', 'sezione', 'società amici del bene', 'sommario', 'sonetti', 'sonetto', 'stanza', 'suppositione', 'tavola', 'tavole', 'terza ',
'terzo ', 'testo', 'titolo', 'tomo', 'tragedie', 'traduzioni', 'trattato', 'varianti'
];
var loadPages = function(from, array) {
console.log("Loading pages from " + from);
var api = new mw.Api( { userAgent: 'trovaTitoliSimili/1.0' } );
api.post({
action: 'query',
list: 'allpages',
apfrom: from,
aplimit: 5000,
apfilterredir: 'nonredirects',
format: 'json',
array: array
}).done(function (data, textStatus, jqXHR) {
array = this.array;
$.each(data.query.allpages, function(index, element) {
array.push(element.title);
});
$('#titoliCount').html(array.length);
if (data['continue'])
loadPages(data['continue'].apcontinue);
else {
$('.trova-titoli-box-main .loader').html('- terminato.').removeClass('loader');
var map = {};
for (var i = 0; i < array.length; i++) {
titolo = array[i];
titoloCompleto = titolo;
//console.log(titolo);
if (titolo.indexOf('/') != -1)
titolo = titolo.substring(titolo.lastIndexOf('/') + 1);
titolo = titolo.replace(/\(.*?\)/g, '') // togli le cose tra parentesi
.replace(/[A-Z][A-Z]+/g, '') // togli numeri romani (2 o più lettere maiuscole consecutive)
.replace(/^\d+\./, '') // togli i numeri iniziali seguiti da punto
.replace(/[,;\:\.\!\?\«»"]/g, '') // togli punteggiatura
.replace(/-/g, ' ') // togli trattino
.replace(/^\./, '') // togli eventuale punto iniziale rimasto da precedenti replace
.trim();
if (isNaN(titolo) && titolo.toUpperCase() != titolo && titolo.length > 3) {
titolo = titolo.toLowerCase();
scarta = false;
for (j = 0; j < paroleBanali.length; j++) {
if (titolo.startsWith(paroleBanali[j])) {
//console.log('scarto: ' + titolo + ' - ' + paroleBanali[j]);
scarta = true;
}
}
if (!scarta) {
if (!map.hasOwnProperty(titolo))
map[titolo] = [];
map[titolo].push(titoloCompleto);
}
}
}
//console.log(map);
$('.trova-titoli-box-main').append('<ol>');
$.each(map, function(parteComune, titoli) {
if (titoli.length > 1) {
for (i = 0; i < titoli.length; i++) {
titoli[i] = '<a target="_new" href="/wiki/' + titoli[i] + '">' + titoli[i] + '</a>';
}
links = titoli.join(', ');
parteComune = parteComune[0].toUpperCase() + parteComune.substring(1);
$('.trova-titoli-box-main ol').append('<li data-count="' + titoli.length + '">' + parteComune + ': ' + titoli.length
+ ' - ' + links + '</li>');
}
});
$(".trova-titoli-box-main li").sort(function(a, b) {
return ($(b).data('count')) > ($(a).data('count')) ? 1 : -1;
}).appendTo('.trova-titoli-box-main ol');
// carica le disambigua ed evidenziale in verde nella lista
var api = new mw.Api();
api.post({
action: 'query',
list: 'categorymembers',
cmtitle: 'Categoria:Disambigua',
cmprop: 'title',
cmnamespace: 0,
cmlimit: 5000,
format: 'json'
}).done(function (data) {
var list = data.query.categorymembers;
for (var i = 0; i < list.length; i++) {
$('.trova-titoli-box-main').find('[href="' + list[i].title + '"]').css('color', 'green');
}
});
}
});
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if ($('#p-gadgets-section').length == 0) {
mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
}
mw.util.addPortletLink(
'p-gadgets-section',
'#',
'Trova titoli simili',
't-trovaTitoliSimili',
'Trova titoli simili (per disambigua)'
);
$('#t-trovaTitoliSimili').click(function(e) {
e.preventDefault();
var array = [];
$('.trova-titoli-box').remove();
var box = '<div class="box trova-titoli-box">'
+ '<div class="box-title">Trova titoli simili<span class="icon-close"></span></div>'
+ '<div class="box-main trova-titoli-box-main"></div></div>';
$("body").append(box);
try {
$('.trova-titoli-box').draggable();
$('.trova-titoli-box').draggable('option', 'cancel', '.box-main');
} catch(e) { console.log('Errore draggable: ' + e) }
$('.trova-titoli-box-main').append('<p>Caricamento titoli: <span id="titoliCount">0</span> <span class="loader"></span></p>');
$('.trova-titoli-box .icon-close').click(function() {
$('.trova-titoli-box').remove();
});
loadPages("'", array);
});
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$(function() {
var username = mw.config.get('wgUserName');
var loadContribs = function(from, array) {
console.log("Loading pages from " + from);
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list: 'usercontribs',
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uclimit: 5000,
ucnamespace: 108,
format: 'json',
array: array
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if (from)
params.uccontinue = from;
var api = new mw.Api( { userAgent: 'aggregaContributi/1.0' } );
api.post(params).done(function (data) {
array = this.array;
$.each(data.query.usercontribs, function(index, element) {
array.push(element.title);
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if (data['continue'])
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else {
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}
var map = {};
for (var i = 0; i < array.length; i++) {
var titolo = array[i].replace('Pagina:', '');
if (titolo.indexOf('/') != -1)
titolo = titolo.substring(0, titolo.lastIndexOf('/'));
if (!map.hasOwnProperty(titolo))
map[titolo] = 1;
map[titolo] = map[titolo] + 1;
}
$('.aggrega-contributi-box-main ol').empty();
$.each(map, function(index, count) {
if (count >= 10) {
var link = '<a target="_new" href="/wiki/Indice:' + index + '">' + index + '</a>';
$('.aggrega-contributi-box-main ol').append('<li>' + link + ' (' + count + ')</li>');
}
});
});
};
var showAggregaContributiMenu = function() {
if ($('#p-gadgets-section').length == 0) {
mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
}
mw.util.addPortletLink(
'p-gadgets-section',
'#',
'Contributi aggregati',
't-aggregaContributi',
'Mostra in forma aggregata (per libro) i contributi di questo utente'
);
};
var pagename = mw.config.get('wgPageName');
if (mw.config.get('wgCanonicalNamespace') == 'User') {
username = pagename.replace('Utente:', '');
showAggregaContributiMenu();
} else if (pagename.indexOf('Speciale:Contributi') != -1) {
username = pagename.replace('Speciale:Contributi/', '');
showAggregaContributiMenu();
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$('#t-aggregaContributi').click(function(e) {
e.preventDefault();
var array = [];
$('.aggrega-contributi-box').remove();
var box = '<div class="box aggrega-contributi-box">'
+ '<div class="box-title">Contributi utente aggregati<span class="icon-close"></span></div>'
+ '<div class="box-main aggrega-contributi-box-main"></div></div>';
$("body").append(box);
try {
$('.aggrega-contributi-box').draggable();
$('.aggrega-contributi-box').draggable('option', 'cancel', '.box-main');
} catch(e) { console.log('Errore draggable: ' + e) }
$('.aggrega-contributi-box-main').append('<p>Caricamento titoli: <span id="titoliCount">0</span> <span class="loader"></span>'
+ '<br><small>Sono elencati gli indici con almeno 10 contributi di questo utente nel namespace Pagina, dal più recente al più vecchio.</small></p>'
+ '<ol></ol>');
$('.aggrega-contributi-box .icon-close').click(function() {
$('.aggrega-contributi-box').remove();
});
loadContribs(null, array);
});
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}
mw.util.addPortletLink(
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'#',
'Trova titoli simili',
't-trovaTitoliSimili',
'Trova titoli simili (per disambigua)'
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var s = require('./trovaTitoliSimili.js');
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});
});
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Saggio meteorologico
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2026-10-21T08:24:39Z
Paperoastro
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Uso Intestazione/Sandbox per testare modifiche al tl|Intestazione
3913589
wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=25%|data=14 aprile 2024|arg=Da definire}}{{Intestazione/Sandbox
| Nome e cognome dell'autore = Giuseppe Toaldo
| Nome e cognome del curatore =
| Titolo =Saggio meteorologico
| Anno di pubblicazione = 1797
| Lingua originale del testo = Italiano
| Nome e cognome del traduttore =
| Anno di traduzione =
| Progetto = testi scientifici
| Argomento = meteorologia
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Toaldo - Saggio meteorologico - 1797.pdf
}}
<pages index="Toaldo - Saggio meteorologico - 1797.pdf" from="1" to="1" />
==Indice==
* {{testo|/Dedica|Dedica}}
* {{testo|/Ai lettori|Ai lettori}}
* {{testo|/Indice|Indice}}
* {{testo|/Prefazione|Prefazione alla prima edizione}}
* {{testo|/Parte prima|Parte prima, che contiene le cose generali e Teoriche}}
* {{testo|/Parte seconda|Parte seconda, che contiene i risultati delle Osservazioni sulle Stagioni}}
* {{testo|/Parte terza|Parte terza, dei segni prossimi delle mutazioni di tempo}}
* {{testo|/Visto censura|Visto censura}}
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Utente:Myron Aub
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3911382
2026-10-20T13:53:28Z
Myron Aub
24422
/* */ Tolto Descartes, ora su IA
3913303
wikitext
text/x-wiki
Nella mia pagina su IA [https://archive.org/details/@myron_aub/uploads qui] ci sono i miei caricamenti mentre nella mia collezione dei "favorites" [https://archive.org/details/fav-myron_aub qua] sono inclusi testi non caricati da me già presenti su IA che trovo interessanti perché traduzioni abbastanza recenti soprattutto di classici filosofici e di alcuni classici letterari.
Per controllare velocemente se in una scansione non ci sono pagine saltate si può controllare la differenza tra numero di pagina PDF e numero di pagina cartacea è uguale sia nelle prime pagine che nelle ultime. Tuttavia ci sono eccezioni a questa pratica (pagine con illustrazioni non numerate, pagine vuote non scansionare...). In più è possibile che alcune pagine siano mal scansionate o illeggibili. In tal caso per trovare le pagine mancanti si possono cercare altre scansioni online (su Google libri, Hatitrust, Internet Archive...) oppure si possono chiedere le pagine mancanti a biblioteche che hanno il libro.
Nella seguente pagina [https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Refusi_con_hunspell qua] espongo come cercare refusi con Hunspell.
In questa pagina elenco testi di pubblico dominio che sono principalmente traduzioni di testi (soprattutto filosofici e in minor parte letterari) greci, latini e stranieri. Privilegio le traduzioni in italiano più moderno, dal XIX secolo ai giorni nostri.
'''Informazioni su dati anagrafici difficilmente rintracciabili di autori.'''
[https://it.wikisource.org/wiki/Utente:Myron_Aub/Autori_con_date qui] c'è una sottopagina di un elenco di autori (per ora non tutti di pubblico dominio) con date di nascita e morte difficilmente disponibili in rete e un altro elenco di autori con data di morte incerta.
'''Vari testi di pubblico dominio finora non trovati come scansioni in rete:'''
Elenco qui alcuni testi di pubblico dominio che mi interesserebbe vedere in formato scansione e che spero che un giorno appaiano in rete:
'''1) testi di filosofia:'''
Augustinus, Aurelius
Contro la menzogna / S. Agostino ; testo latino, versione e introduzione a cura del p. Domenico Bassi
Roma : Gioventù italica, stampa 1931
Comte, Auguste (1798-1857)
Catechismo positivista 2a edizione... Tradotto da Walter Congreve. [Avvertimento di P. Laffitte.]
San Remo, Stab. Tipo. litogr. G. B. Biancheri, 1882. In-8°, 386 p., tabl.
(ripubblicato nel 2024, nella sua 3a edizione, dalla Società Positivista Italiana: Catechismo Positivista Augusto Comte, trad. Gualtiero Congreve, pp. 323, Società Editrice Positivista Italiana, Padova, CCXXXII; ISBN: 9791281601178).
Mill, John Stuart
Augusto Comte e il positivismo / John Stuart Mill ; traduzione dall'inglese di Amedeo Dardanelli
Roma : Tip. Forzani e C., 1903
230 p. ; 23 cm.
'''2) Testi di religione, spiritualità e occulto'''
Kerbaker, Michele. Scritti inediti / Michele Kerbaker ; con prefazione di Carlo Formichi e a cura di Vittore Pisani
Roma : Reale accademia d'Italia 1932-1939.
6 volumi contenenti un'antologia del Mahabharata (volumi 2 e 3 già presenti su Internet Archive).
Lodge, Oliver
Pitoni, Rinaldo <n. 1864>
Oltre la vita : studio di facoltà umane ancora ignote / Oliver Lodge ; traduzione dall'undecima edizione inglese, con note di Rinaldo Pitoni
Bari : Laterza, 1933
Marcus, Ernst (1856-1928)
Rensi, Giuseppe <1871-1941>
Teoria di una magia naturale fondata sulla dottrina di Kant / Ernesto Marcus ; traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi
Bari : G. Laterza & figli, 1938
Trezza, Gaetano (1828-1892) Le religioni e la religione. Verona ; Padova : Drucker & Tedeschi, 1884
'''3) Testi di scienza''':
Baldwin, James Mark (1861-1934)
L'intelligenza / J. Mark Baldwin ; traduzione dall'inglese del professore Guida Villa (1867-1949)
Torino : Fratelli Bocca, 1904
XXVIII, 290 p. : ill. ; 21 cm.
Darwin, Charles
Autobiografia / Darwin
Milano : Istituto editoriale italiano, \1919!
182 p. ; 10 cm.
Hampson, William (1854–1926)
Paradossi della natura e della scienza, cioè fatti che sembrano contraddire generali esperienze o principi scientifici / di W. Hampson
Alessandria : Boffi, 1910
Lewes, George Henry (1817-1878)
Lo studio della psicologia : suo obbietto, scopo e metodo / George Henry Lewes ; prima edizione italiana con prefazione e note del prof. Giambattista Grassi Bertazzi (1867-1951)
Milano ; Roma : Società editrice Dante Alighieri, 1907
XXX, 185 p. ; 20 cm.
Ribot, Theodule
La psicologia dei sentimenti / Teodulo Ribot ; traduzione italiana di F. M. C.
Milano [etc.] : R. Sandron, pref. 1896
438 p. ; 23 cm
Wallace, Alfred Russel <1823-1913>
Il darwinismo applicato all'uomo / Alfredo Russel Wallace ; prima versione dall'inglese di Federico Verdinois
Napoli : Società editrice partenopea, [1912]
'''4) Testi di letteratura'''
Antologia dell'amore turco / a cura di Edmond Fazy e Abdul-Alim Memdouh ; versione italiana di Decio Cinti
Milano : Corbaccio, 1923
Capuana, Luigi
Il braccialetto / Luigi Capuana
Milano : Brigola di G. Marco, 1898
Della Sala Spada, Agostino
Nel 2073! : sogni d'uno stravagante / messi in carta per l'avvocato Agostino Della Sala Spada
Testo
Casale : Tipografia del giornale Il Monferrato, 1874
Goethe, Johann Wolfgang : von
Fiaba del serpente verde e della bella Gigliola / J. W. v. Goethe ; commento di G. Blason
Trieste : Trani, stampa 1944
Gogol’, Nikolaj Vasil’evic.
Mirgorod / Nikola Gogol ; traduzione di Federigo Verdinois
Lanciano : Carabba, 1923
Gogol’, Nikolaj Vasil’evic.
Le veglie alla fattoria di Dicanca / Nicola Gogol ; versione di F. Verdinois
Napoli : G. Giannini, 1920
Novelle russe / a cura di Corrado Alvaro: vol. I-II (Pusckin, Lermontov, Gogol, Gonciarov, Turghenev, Scedrin, Dostojewski, Tolstoi, Garscin, Cecov, Gorki, Andreiev, Ciricov, Artzibascev, Kuprin, Sologub, Lomakin, Uspenski, Timkovski, Skitalitz)
Milano : Soc. Ed. R. Quintieri, 1920 (Saita e Bertola)
Turgenev, Ivan Sergeevic. Le poesie in prosa / di Ivan Turgheniev ; tradotte da Enrico Damiani
Pubblicazione Lanciano : Carabba, [1923]
Villiers de l'Isle-Adam, Auguste <comte de>
Eva futura : Romanzo. Unica traduzione di D. C. (probabilmente Decio Cinti).
Milano : Casa Edit. Bietti Edit. Tip., 1930
Voltaire
Racconti filosofici / Voltaire ; traduzione dal francese di Decio Cinti
Milano : Sonzogno, stampa 1939
Wells, H. G.
Sodini, A. M.
La Guerra dei mondi : Romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Angelo Maria Sodini (1875-1939)
Milano : F. Vallardi, 1901
Morandi, Luigi <1844-1922>; Ciampoli, Domenico <1852-1929>
Poeti stranieri lirici, epici, drammatici : scelti nelle versioni italiane (2 volumi) / Morandi L. e Ciampoli D.
Milano [etc.] : Società editrice Dante Alighieri di Albrighi, Segati 1904
'''5) altri testi:'''
Pestalozzi, Johann Heinrich
Leonardo e Geltrude : libro per il popolo / Enrico Pestalozzi ; traduzione, prefazione e note di Giovanni Sanna (1877-1950). (in 4 volumi).
Venezia [poi] Firenze : La nuova Italia, 1928 (e altre ristampe successive).
Squillace, Fausto
Titolo
La moda / Fausto Squillace
Pubblicazione
Milano [etc.] : Sandron, 1912
159 p. ; 19 cm.
'''In pubblico dominio dal 2027:'''
Barié, Giovanni Emanuele (1894-1956). La spiritualità dell'essere e Leibniz. Padova : CEDAM, 1933
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=EHYLAQAAIAAJ qui]
Capone Braga, Gaetano
La vecchia e la nuova logica / Gaetano Capone Braga (1889-1956)
Padova : Cedam, 1948
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=LzUAAAAAMAAJ qui]
Cassirer, Ernst. Storia della filosofia moderna (4 volumi). Traduzione di Angelo Pasquinelli (1926-1956) Torino : G. Einaudi, 1958 e ristampe seguenti.
Primo volume sbloccabile su Google Libri qui: https://books.google.it/books?id=64AcH4mrab0C
Jevons, William Stanley
Lezioni di logica elementare / W.S. Jevons ; a cura di Gaetano Capone Braga (1889-1956)
Padova : Cedam, 1948
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=WztCAQAAIAAJ qui]
Pastore, Annibale
Scritti di varia filosofia / Annibale Pastore
Milano : Fratelli Bocca, 1940
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=8HA_AAAAIAAJ qui]
Pastore, Annibale
La volontà dell'assurdo : storia e crisi dell'esistenzialismo / Annibale Pastore
Milano : Giovanni Bolla, 1948
Sbloccabile su Google Libri
[https://books.google.it/books?id=S5Lad41dxasC qui]
Stefanini, Luigi <1891-1956>
Imaginismo come problema filosofico : vol. primo
Padova : CEDAM, 1936
Sbloccabile su Google Libri [https://books.google.it/books?id=5BHBNszP5LUC qui]
'''In pubblico dominio dal 2028:'''
Della magia / Apuleio di Madaura ; testo latino, traduzione e note di Concetto Marchesi
Bologna : Zanichelli, 1955
Kierkegaard, Søren
Il concetto dell'angoscia / Soren Kierkegaard ; tradotto dal danese da Meta Corssen (1894-1957)
Firenze : Sansoni, 1942
Kierkegaard, Søren
La malattia mortale : (svolgimento psicologico cristiano di Anti-Climacus) / Sören Kierkegaard ; a cura di Meta Corssen (1894-1957) ; prefazione di Paolo Brezzi
Milano : Edizioni di Comunità, 1947
Kierkegaard, Søren
L'ora : atti d'accusa al cristianesimo del Regno di Danimarca, anno 1855 / Soren Kierkegaard ; traduzione di Antonio Banfi
Milano ; Roma : Doxa, stampa 1931
Palacio Valdes, Armando
Santa Rogelia
Traduzione di Mario Puccini
Torino : UTET, 1961
Sarmiento, Domingo Faustino
Facundo o Civiltà e barbarie / Domingo F. Sarmiento ; a cura di Mario Puccini
Torino : Unione tipografico-editrice torinese, stampa 1953
Simmel, Georg
Banfi, Antonio <1886-1957>
I problemi fondamentali della filosofia / G. Simmel ; traduzione e introduzione di A. Banfi
Firenze : Vallecchi, [dopo il 1921]
Stoermer, Carlo (1874-1957). Dalle stelle agli atomi; prefazione di Giovanni Giorgi ; appendici di G.B. Angioletti ... [et al.]
Milano : Hoepli, 1934
Subhadra <bhikschu> (1852-1917)
De Lorenzo, Giuseppe <1871-1957>
Catechismo buddhistico per avviamento nella dottrina di Gotamo Buddho / di Subhadra Bhikshu ; tradotto in italiano da Giuseppe De Lorenzo
Napoli : Ricciardi, 1922
Whitehead, Alfred North
Banfi, Antonio <1886-1957>
La scienza e il mondo moderno / A. N. Whitehead ; con una introduzione di Antonio Banfi
Milano : Bompiani, 1945
'''In pubblico dominio dal 2029:'''
Agrippa von Nettesheim, Heinrich Cornelius
La filosofia occulta, o La magia / Enrico Cornelio Agrippa ; prima traduzione italiana di Alberto Fidi ; preceduta da un ampio studio introduttivo sopra l'autore e la sua opera, a cura di Arturo Reghini
Milano : Alberto Fidi (1882-1958), 1926
Paracelsus
I sette libri dei supremi insegnamenti magici : dall'edizione latina di Giovannantonio e Samuele De Tournes (Opera chemica et philosophica) stampata a Genova nel 1658 / Paracelso ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958) ; con uno studio introduttivo di Costantino De Simone Minaci
Milano : A. Fidi, 1926
Wells, Herbert George
L'alimento divino : romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958)
Milano : Cioffi, 1922
Wells, Herbert George
Un racconto dei tempi da venire : romanzo / H. G. Wells ; traduzione di Alberto Fidi (1882-1958)
Milano : A. Gorlini, 1931
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text/x-wiki
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{{Ct|f=120%|v=2|A CHI LEGGE.}}
''Le lettere che presento tradotte a’ miei lettori vennero estratte dal primo volume della'' Correspondance d'Orient ''del Signor Michaud, membro dell’Accademia Francese.''
''In esse trovansi descritti i costumi della Grecia e di Smirne, come s’offersero al nostro viaggiatore nell’anno'' 1830. ''Le notizie che egli ci porge sono le più esatte e recenti che si abbiano di quei paesi. Egli ci dipinge da un lato una nazione che va riordinandosi''<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|{{Sc|iv}}}}</noinclude>''e dall’altro uno stato che va disfacendosi. Il confronto non è forse nuovo, ma è interessante: esso ci abitua a giudicare gli uomini e le loro istituzioni con carità ed indulgenza.''
{{A destra|G. S.|margine=2em}}<noinclude></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|f=130%|v=1.5|t=4|LETTERA I.}}
{{Ct|f=120%|v=1|t=1|{{Sc|'''PARTENZA DA TOLONE'''}}}}
{{Ct|f=120%|v=2|t=1|E ARRIVO A NAVARINO.}}
{{Ct|f=100%|v=3|(''Dal 27 maggio al 5 giugno 1830'')}}
{{Blocco centrato|
<poem>...Gonfiò nel mezzo
Le vele il vento e forte alla carena
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Su l’elemento liquido volava.</poem>}}
{{A destra|{{Sc|{{TestoCitato|Odissea|Odissea}}}}.|margine=4em}}
Eccoci in alto mare, imbarcati sul brick francese da guerra, il ''Loiret''. Noi uscimmo il 27 Maggio 1830, a mezzogiorno, dalla rada di Tolone, mentre due giorni prima aveva {{Pt|sal-}}<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|{{Sc|Amenità ecc.}} ''Vol. V.''}}||{{smaller|1}}}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|2|{{Sc|lettera i.}}}}</noinclude>{{pt|pato|salpato}} la spedizione d’Algeri co’ suoi sessanta vascelli da guerra, co’ suoi mille e duecento bastimenti da trasporto, colle sue mille bocche da fuoco e i suoi ventimila guerrieri. Due giorni prima aveva stretto la mano al mio amico {{wl|Q712895|Bourmont}}, che già trovavasi a bordo della ''Provenza''. Egli mi aveva invitato pel primo lunedì del mese di luglio a pranzare con lui alla ''Casauba'', ma io in quel giorno trovar mi doveva fra i turchi di Smirne, ed egli un mese dopo doveva esulare ramingo pel mondo, dopo avere condotta a fine l’impresa più bella e cavalleresca della cristianità nei tempi in cui viviamo. A lui toccar doveva la sorte di {{wl|Q174943|Belisario}}, a me quella di {{wl|Q47231|Ulisse}}.
La via che prese il ''Loiret'' per giungere a Navarino, fu quella di costeggiare le isole di Corsica e di Sardegna e passare framezzo allo stretto di Messina. Le sole terre che noi scorgemmo prima di giungere al Faro, furono le tante isolette che formano in faccia alla costa sicula un minuto {{Pt|arci-}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|partenza da tolone ecc.}}|3}}</noinclude>{{pt|pelago|arcipelago}}. Gli antichi non conoscevano che sette di queste isole, a cui davano il nome delle isole di Eolo. Tra queste l’isola di Lipari è quella che ora dà il suo nome a quest’arcipelago, essendo la più grande di tutte. È in essa che {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} fece scendere il Dio del fuoco per fabbricare le armi di {{wl|Q82732|Enea}}; è in essa pure che il poeta collocò i Ciclopi, Bronte, Sterope e Piracmone dalle atletiche membra, che per lavorare alle armi di Enea sciolsero le folgori destinate per Giove. Le caverne sotterranee che tuttora si ammirano in quest’isola, furono un tempo credute l’asilo dei venti: di là partivano l’Euro, l’Aquilone, ed il terribile Borea che turbava i mari; di là pure spiravano le brezze propizie che dolcemente gonfiavano le vele. Così gli antichi spiegavano i vulcani, e l’origine degli uragani: il mondo allora era nell’età della poesia, e si accumulavano meraviglie su meraviglie: il mondo adesso ha tutto analizzato colla scienza, ed ha tolto al viaggiatore ogni argomento di {{Pt|fanta-}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|4|{{Sc|lettera i.}}}}</noinclude>{{pt|sticare|fantasticare}}. A lui non resta per illudersi altro campo che quello di perdersi fra le memorie del passato.
Dopo Lipari, spicca in questo arcipelago la celebre isola di Stromboli. {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}} descrisse il vulcano che forma quest’isola, e che molti secoli prima di lui eruttava fuoco e lapilli e lo fa tuttavia alcune volte. Le eruzioni dello Stromboli scoppiano a periodi misurati e si potrebbero quasi paragonare al battito de’ polsi e delle arterie nel corpo umano. Io scorsi la cima di questo vulcano sul far della notte: era l’ora più favorevole per contemplare questa montagna coronata di fuochi. La prima cosa che si scorge è un punto luminoso che di tempo in tempo si mostra e a cui succede l’arsione di tutto il monte, e allora il cielo riflette le fiamme sfuggite dal cratere. Una grande illuminazione nelle nostre città, l’incendio di una foresta sull’altezza delle Alpi non darebbero che una debole immagine di questo spettacolo. La calma del vento ci aveva ritenuti in<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|partenza da tolone ecc.}}|5}}</noinclude>faccia a questa montagna infiammata: durante tutta la notte essa non cessò mai di mugghiare e di slanciare in aria solfo, bitume e roccie ardenti: il mare era immobile e le stelle brillavano mestamente sul nostro capo: ogni cosa pareva riposare nella natura, tranne lo Stromboli irrequieto.
Quando si fece giorno io potei scorgere questo vulcano più da vicino. Le rive dell’isola su cui s’erge, erano coperte da vigneti, da ulivi e da campi ricchi di messe: si scorgevano piantaggini di cotone, giardini e ville; de’ pastori conducevano mandre di capre ed una piccola città s’innalzava sul fianco nord est del vulcano. Quella sicurezza, que’ lavori, quel riposo nella vita, sì vicino ad un cratere infiammato recano qualche sorpresa, ma si rimane meno stupiti, quando si pensa che anche nelle grandi città più sicure e più popolose, i pericoli ci stanno sempre dappresso: ivi mancheranno i rovesci della natura, ma non mancano i rovesci più dolorosi delle umane passioni.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|6|{{Sc|lettera i.}}}}</noinclude>
Dopo mezzogiorno un leggier vento ci spinse verso l’imboccatura dello stretto di Sicilia, e bentosto ci trovammo innanzi allo sporgente Faro di Messina: allora ci giunse d’appresso una barca con marinai siciliani, che si offersero a guidare il nostro vascello fra que’ pericolosi frangenti. Il pilota costiere dopo averci salutato, ci disse con un’aria solenne: ''ecco Scilla, ecco Cariddi''. Dalla parte di Scilla udivamo di fatti un sordo muggito nelle onde, ma tutto ci parve tranquillo intorno a Cariddi. Questi due scogli (almeno in tempo di calma), nulla presentano che spiegar possa i terrori che n’ebbero gli antichi ed i moderni. Noi entrammo tranquillamente nel canale e potemmo godere il magnifico spettacolo delle due rive. In lontananza ed alla nostra diritta scorgevamo i monti Peloro, le di cui cime azzurrine conservano ancora qua e là gli ultimi vestigi della neve e più presso a noi alcune vallate, in cui il verde pallido degli ulivi si mesceva al verde cupo dei pini e dei<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|partenza da tolone ecc.}}|7}}</noinclude>cipressi. Quanto più ci avanzavamo nel canale, distinguevamo alcuni bianchi casolari su un suolo giallastro, e letti di torrente che ci parvero sulle prime strade polverose, e qua e là vedemmo sparsa una certa coltura che annunziava la vicinanza di una grande città; finalmente notammo varie chiese e monasteri, i cui pacifici abitatori ignoravano certamente che le loro abitazioni servono di punto di mira ai navigatori sbattuti dalla procella. Sulla riva della Calabria ci si presentava un ben diverso spettacolo. L’orizzonte è conterminato da roccie sterili e da ignude colline, ove appena cresce l’erica. Vaste campagne si stendono verso il mare, le une coltivate, le altre solcate da profondi burroni. Di distanza in distanza scorgemmo case con gruppi d’alberi e villaggi coi loro giardini e colle loro piantagioni di ulivi e di gelsi. Là biondeggiava la messe su terreni che stavano per franare a stento sostenuti da muricciuoli di pietra; più lontano la vite o s’arrampicava sulle cime degli olmi<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|8|{{Sc|lettera i.}}}}</noinclude>e si confondeva coi loro rami, o distesa a padiglione di pianta in pianta iva dispiegando trionfali festoni. Il paese dalle due coste presentava contrasti mirabili: si scorgeva tutta un’altra natura, ed una fisionomia affatto diversa: la varietà delle impressioni che cagiona l’aspetto di queste due contrade che sono avvivate dallo stesso sole e bagnate dal medesimo mare, sorprendono gradevolmente il viaggiatore.
I piloti siciliani che ci avevano condotti per quello stretto ci abbandonarono dirimpetto a Messina, non senza chiederci qualche largizione. Il tempo era troppo bello perchè noi potessimo apprezzare il servigio che pareva ci avessero reso: malgrado la nullità della loro scorta, non trovammo però un gran male che de’ poveri marinaj avessero a speculare sulle credenze de’ tempi favolosi, tenendo viva, se non foss’altro, la memoria dei disastri che ci furono dai poeti cantati, illustrandoci le gesta di {{wl|Q47231|Ulisse}} e de’ suoi compagni. Quello piuttosto che<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|partenza da tolone ecc.}}|9}}</noinclude>trovammo ben singolare si fu che eglino ci presero per appestati: le lettere che noi consegnammo al pilota costiere pel console di Francia residente a Messina, furono raccolte entro una scatola di latta collocata sulla cima di una lunga pertica e le monete da noi gettate a’ marinaj nella loro barca furono dagli stessi tuffate ad una ad una nell’acqua del mare per ripurgarle. Eppure eglino sapevano che noi non venivamo dal Levante, nè dalle coste d’Africa. Tanto è vero che la precauzione è figlia della scienza e la paura lo è dell’ignoranza!
Quando noi passammo innanzi a Messina, il sole aveva già varcato di qualche ora la metà del suo corso. Il calore era cocente, e non si vedeva persona viva sulla magnifica spianata che costeggia la rada: non si scorgeva alcuno nel porto, nè in alcun punto della spiaggia: non si udiva che il suono delle campane che chiamavano alla preghiera. Ad onta di questa solitudine ci piacque {{Pt|assaissi-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|10|{{Sc|lettera i.}}}}</noinclude>{{Pt|mo|assaissimo}} l’aspetto della città di Messina. Le case più vicine al mare ne parvero solidamente fabbricate: esse hanno tutte de’ portici a grandi arcate. Nell’interno della città distinguemmo una quantità di chiese, di monasteri e di palazzi. Tre castelli dominano la costa su cui Messina s’innalza. Al dissopra di questi castelli s’ergono delle colline coperte da giardini e da ville. In lontananza, verso mezzodì, scorgevansi le cime dei monti Peloro: non vi aveva spettacolo più mirabile di questo.
Ma poco lo potemmo godere. Il vento spirava forte e a noi propizio: ben tosto Messina ci fuggì dallo sguardo e la notte ci raggiunse, mentre noi già uscivamo dal canale. Nel mattino seguente ci trovavamo già innanzi al Capo Spartiventi. La calma ci trattenne tutta la mattina in faccia all’Etna: il dorso di questa montagna dalla parte da cui noi lo vedevamo, ci si presentava sotto tinte bigiastre simili a quelle del deserto di Sahara. Una verzura ed una vegetazione rara<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|partenza da tolone ecc.}}|11}}</noinclude>e spoglia di vita appariva sul declivio del monte: nessun villaggio, nessuna abitazione. Nella fascia superiore non scorgevamo che roccie aride e ripiani calcarei e la regione che si chiama delle nevi e del fuoco pareva immobile e calma. Solo di tempo in tempo scorgevansi su i punti più elevati alcuni fumi biancastri che s’alzavano dal cratere e che dai naturalisti sogliono considerarsi come i segnali di vicine eruzioni.
Noi di fatti sapemmo più tardi che all’indomani del nostro passaggio in faccia all’Etna, una eruzione terribile aveva sparso lo spavento in Catania e ne’ vicini contorni.
Verso sera il vento tornò a levarsi e noi entrammo nel mare Jonio, lasciando alla nostra diritta il mare e il lido d’Africa, ed alla nostra sinistra le rive meridionali della Calabria, ed i Golfi di Taranto e di Otranto, e quello soprattutto di Brindisi, dove morì {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} tornando dalla Grecia, e da cui partì {{AutoreCitato|Federico II|Federico II}} l’imperatore di Germania quando si<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|12|{{Sc|lettera i.}}}}</noinclude>recò alla seconda Crociata; testimonio in ciò dell’ultima partita del più gentile poeta dell’antichità, e del più fiero soldato dei mezzi tempi.
Noi passammo due giorni senza veder terra, cosa che di rado succede nel Mediterraneo: finalmente al primo di giugno, dopo mezzodì, i nostri marinaj gridarono: ''terra!'' Il lido che ci additavano era la terra classica della civiltà antica e delle arti, era il paese del genio e della gloria, era la Grecia. Nella sera di quello stesso giorno noi arrivammo in faccia a Navarino: radendo appresso quelle spiagge gialle e deserte, il nostro entusiasmo era frammisto ad un senso di mestizia, e la Grecia che noi avevamo innanzi agli occhi ci pareva perdere una parte dei vezzi che a lei prestavano le nostre memorie. Siccome l’accesso alla rada è assai difficile, dovemmo per ciò restare tutta la notte ad una distanza notevole dalle coste. Finalmente al due di giugno potemmo accostarci alle rive del Pelopponeso: il ''Loiret'' approfittò di una<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|partenza da tolone ecc.}}|13}}</noinclude>brezza leggiera per passar oltre all’enorme scoglio situato all’entrata della rada e ci trovammo in tal modo ricoverati in uno dei più bei porti dell’oriente.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|f=130%|v=1.5|t=4|LETTERA II.}}
{{Ct|f=120%|v=1|t=1|{{Sc|'''NAVARINO E MODONE.'''}}}}
{{Ct|f=100%|v=3|(''5 giugno 1830'')}}
{{Blocco centrato|
<poem>Parlami delle genti e delle terre
Che di popol ridondano e di quanto
Veder t’avvenne nazioni agresti.</poem>}}
{{A destra|{{Sc|{{TestoCitato|Odissea|Odissea}}}}.|margine=4em}}
Io non vi parlerò della baja di Navarino, voi ne troverete i disegni e le vedute presso tutti i negozianti di stampe. Non vi parlerò neppure della battaglia di Navarino a tutti nota, ma solo vi descriverò lo stato attuale di questa rada. Essa si rese famosa nella storia contemporanea, come ne’ tempi di mezzo lo fu la rada<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|15}}</noinclude>di Lepanto, presso cui ebbe luogo quella famosa battaglia navale contro i Turchi che salvò la Cristianità dal giogo ottomano.
Io era impaziente di scendere a terra e di toccare il lido di Grecia. Quando il palischermo del ''Loiret'', mi pose sulla riva, il sole era a mezzo del suo corso: un’arena rossastra ardeva sotto i miei piedi: l’orizzonte pareva infuocato. Io a stento distingueva gli oggetti: era abbarbagliato dallo splendor della luce, e soffocato dal caldo: aggiungete quello stato di turbamento che suol investire chiunque trovisi per la prima volta in un paese che non si è mai veduto e che si è sognato tutta la vita. Quando riebbi i miei sensi ed i miei occhi cominciarono a vedere distintamente intorno, io mi trovai in mezzo ad una specie di bazar costrutto presso alla riva e composto di misere botteghe e di più misere capanne di legno. Due o tre taverne, quattro o cinque bigliardi erano gli edifizi più appariscenti e più frequentati di questo confuso ammasso<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|16|{{Sc|lettera ii.}}}}</noinclude>di abitazioni. La popolazione greca così stipata non aveva alcuni mesi prima altro abitacolo che le caverne dei vicini monti. In questo nuovo ed improvvisato villaggio scorsi un gran numero di Franchi venuti da tutte parti d'Europa: eglino quivi portavano più bisogni che dovizie, più vizj che virtù: eppure eglino saranno i fondatori di una nuova città! Noi non siamo più ai tempi, in cui la lira d’Anfione bastava ad innalzare le città: ai dì nostri la miseria industriosa è quella che s’incarica di eseguire questo prodigio. I deportati dall’Inghilterra fondano le città della nuova Olanda, e i profughi di tutta Europa fondano le città greche.
Io salii al Castello che nell’estate del 1829 fu incendiato da un fulmine, e che ora più non presenta che un ammasso di rovine. Due o tre artiglieri francesi sono i soli custodi di quelle macerie. A vedere quelle loro fisionomie meste e cupe ti parrebbe di trovarti in questo luogo nel giorno successivo ad un grande disastro. Io feci loro<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|17}}</noinclude>alcune interrogazioni sullo stato del castello: eglino in vece interrogaronmi sullo stato della Francia e con me esule per elezione dal mio paese si querelavano di essere stati abbandonati su quella terra di esiglio.
Appiedi del castello, dalla parte del mare, si vede ancora la piccola città di Navarino che venne abbandonata da’ suoi abitanti. Vidi colà per la prima volta una moschea turca: essa ora serve da magazzeno per le farine. Entrai nelle camere che un tempo erano un ''harem'', ed ora non hanno più che i quattro muri: le finestre e gli usci tutti aperti: il ragno vi tesse dappertutto la sua tela e non ha a temere la presenza indiscreta di alcun curioso. I bastioni della città sono ancora in piedi, ma saranno fra breve demoliti per impiegare le pietre da ricostruire il castello. Fra alcuni mesi non resterà più alcun vestigio di questa miserabile città che dava il suo nome alla rada ed i forastieri dimanderanno ov’essa era collocata.
Un battello greco ci condusse {{Pt|all’i-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|18|{{Sc|lettera ii.}}}}</noinclude>{{Pt|sola|all’isola}} di Sfagia o Sfacteria, situata in faccia a Navarino. Quest’isola che può avere più di un miglio di lunghezza, ed è larga dalle trecento alle quattrocento tese chiude la rada dalla parte dell’ovest. Quantunque essa non sia mai stata abitata, pure non fu dimenticata dalla storia. La memoria dei disastri di cui essa fu il teatro, risale sino ai tempi dell’antica guerra del Pelopponeso, e bisogna leggere nell’elegante storia di {{AutoreCitato|Tucidide|Tucidide}} il racconto delle avventure sofferte da un numeroso corpo di Spartani che vi si trovarono chiusi senza speranza di soccorso. Sparta, durante l’assedio di Pilos, aveva perduto la propria flotta e non le restava più mezzo alcuno per salvare i suoi guerrieri. Essa inviò ambasciatori ad Atene e si umiliò sino a chiedere la pace. Tutta la Grecia aveva allora gli occhi fisi sull’isola di Sfacteria: i negoziati non ottennero alcun risultamento pacifico e gli Ateniesi fecero uno sbarco nell’isola. Gli Spartani che vi si trovavano assediati, opposero sulle prime una viva {{Pt|re-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|19}}</noinclude>{{pt|sistenza|resistenza}}, ma dopo parecchi combattimenti, sopraffatti dal numero, sfiniti dalla fame, dopo aver veduto uccisa una buona metà dei loro compagni, si arresero a discrezione e furono condotti ad Atene nei ferri. Dopo questo infortunio degli Spartani, la storia più non ci parla dell’isola Sfacteria, se non sino ai tempi moderni, in cui le stesse scene di sterminio quivi due volte si rinnovarono. Nel 1770 un gran numero di Greci insorti si rifugiarono in quest’isola e furonvi uccisi dalle scimitarre turche: nel 1826 un corpo di truppe greche inseguite dai soldati d’{{wl|Q311789|Ibrahim}} quivi pure cercarono un asilo e non vi trovarono che una morte dolorosa. In {{AutoreCitato|Tucidide|Tucidide}} si legge che l’isola Sfacteria era coperta di boschi e che le foreste che vi allignavano furono intieramente consumate da un incendio. Attualmente non vi cresce un solo arbusto: la vegetazione ivi basta appena a nutrire poche capre che qui si mandano nella stagione delle pioggie. L’aspetto di questi luoghi deserti, di {{Pt|que-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|20|{{Sc|lettera ii.}}}}</noinclude>{{pt|ste|queste}} aride roccie, mestamente si accorda colle tristi memorie della storia. Quando il nostro battello ci riconduceva al ''Loiret'', ci fu fatto vedere, verso il nord della rada, un’isoletta famosa essa pure pel gran numero di vittime che il furore della guerra vi ha immolate. Questa isoletta è composta di alcune roccie mezzo ignude. Ivi i turchi nel numero di ottocento in circa furono cacciati dopo la capitolazione di Navarino, e furonvi costretti a perire di fame e di sete. Quando ebbe luogo la gran battaglia navale datasi poco tempo dopo, parecchi soldati e marinaj feriti si strascinarono carpone su questo scoglio e morirono in mezzo ai cadaveri che la fame vi aveva mietuto. Una quantità di ossa umane biancheggiano in quest’isola senza nome, in mezzo ai rovi, ai cespugli ed a palle di cannone coperte dalla ruggine.
Queste sono le imagini che addolorano lo sguardo del viaggiatore quando egli arriva in Grecia toccando la rada di Navarino.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|21}}</noinclude>
Noi volemmo vedere lungo questa rada la grotta o la stalla di Nestore, così chiamata in paese. Io mi accompagnai col comandante del ''Loiret'' che aveva più volte visitato questa grotta. Sorpresi entrambi dalla notte, noi smarrimmo la via e dovemmo camminar molto tempo alla ventura attraverso a fratte ed a spianate deserte. Alfine arrampicandoci pel monte dalla parte del nord noi potemmo ravvisare l’accesso della grotta. La notte era già fitta, e noi non avevamo nè fiaccole, nè lumi, quando un felice incidente venne al nostro soccorso. Alcuni soldati avevano in quel giorno dato il fuoco ad una capanna e alcuni de’ nostri marinaj corsero a portar via alcuni tizzi accesi. De’ pezzi di trave ravvolti da eriche che abbruciavano ci servirono di torcie per entrare nella grotta di Nestore. Questa grotta nulla ha di rimarchevole: la sua entrata è abbastanza larga: la grotta poi è divisa in due grandi camere di trenta piedi di altezza e cento piedi di circonferenza. A queste cupe vôlte stavano<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|22|{{Sc|lettera ii.}}}}</noinclude>aggrappate migliaja di vipistrelli che ad ogni istante ci esposero al rischio di veder spente le nostre fiaccole. Visitando attentamente la grotta si vede che i montoni e le capre vi cercano alcune volte uno scampo, come nei tempi omerici. Sembra pure che sianvi stati fatti in alcuni luoghi parecchi scavi. Avanzandoci nella seconda camera, noi ripetevamo ad alta voce i nomi di Nestore, di Nele e di Pilos, ed i nomi di Pilos, di Nele e di Nestore ci erano fedelmente ripercossi dalle sonore cavità della grotta: ci sembrava che l’antichità stessa ci rispondesse. Una mezz’ora ci bastò per veder tutto. La più bella luna del mondo ci aspettava all’uscir della grotta: il suo chiarore ci ajutò a scendere dalle montagne, e noi ritornammo alla rada per una via a ferro di cavallo che lasciava a man ritta il monte Zanchio ed a sinistra una specie di padule o di lago che comunica col mare.
Sul dorso delle montagne ci mostrarono una torre in rovine e ci fu<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|23}}</noinclude>detto che questa servì lungo tempo di rifugio ad una donna di mala vita, i di cui vezzi attiravano marinaj e soldati. Ci soggiunsero pure che dal momento in cui i soldati francesi si erano stanziati a Navarino, una quantità di simili donne era venuta a far traffico de’ proprj vezzi in questi luoghi e che avevano convertito le rovine di Navarino nelle delizie di Circe. Questa riunione di corrutele e di solitudine ha in sè qualche cosa che fa stupore e dolore insieme.
Modone non è distante da Navarino che due sole leghe. Noi vi facemmo una gita. Dapprima si va fra due montagne assai alte, e la strada riattata dai Francesi è coperta da una polve giallognola: essa è irta e rupinosa ed i nostri migliori cavalli di Francia potrebbero a stento marciarvi al passo. Alcuni geografi hanno per costume d’indicare sulle carte di Grecia le strade ed i villaggi, le case e persino le piante: ma la guerra ha reso difettose tutte le carte e le opere de’ geografi, giacchè più non si trovano da {{Pt|Nava-}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|24|{{Sc|lettera ii.}}}}</noinclude>{{pt|rino|Navarino}} a Modone nè alberi, nè case, nè villaggi. La nostra guida ci mostrava ad ogni passo alcune recenti rovine e con una lamentevole voce ripeteva: ''{{wl|Q311789|Ibrahim}}! Ibrahim!'' e poi piangeva. Queste sono le memorie che ha lasciato nella Grecia il figlio di {{wl|Q182781|Mehemet Alì}}. La Grecia aveva ricevuto altre volte dall’Egitto lezioni meno barbare.
Dopo un’ora di viaggio attraverso a sterili montagne, la valle si allarga ed il viaggiatore può scorgere i baluardi e le torri di Modone. A misura che si entra nella pianura si veggono qua e là terre coltivate: il che conforta alcun poco dallo spettacolo doloroso che si ebbe sino a quell’istante. Gli abitanti di questo tratto di paese avevano perduto i loro buoi durante la guerra: si pensò ad uno singolare spediente per supplirvi. Si diedero a prestito a que’ poveretti i buoi che erano destinati pel mantenimento dell’esercito francese. Quando questi animali avevano lavorato per tutto il tempo delle seminagioni, si {{Pt|ricondu-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|25}}</noinclude>{{Pt|cevano|riconducevano}} all’esercito per essere mandati al macello. Ecco uno spediente economico che si assomiglia a quei tanti che si leggono di tal genere nei {{TestoCitato|La guerra gallica|Commentari}} di {{AutoreCitato|Gaio Giulio Cesare|Cesare}}. Ed eccovene pure un altro degno de’ Commentari. Per prevenir l’ozio e la noja nelle truppe francesi si diedero loro dei campi da coltivare nelle pianure di Modone: così i liberatori della Grecia, gli attillati guerrieri della guarnigione di Parigi, divennero su questo classico suolo altrettanti Cincinnati. Io gli vidi colla sciabola al fianco e colla zappa in mano coltivare le rape, le lenti e le carote.
Le fortificazioni di Modone sono attualmente in buonissimo stato: le rovine che ingombravano il recinto della città furono levate ed alle dirute capanne furono sostituite case di nuova costruzione. Queste case però sono in piccolo numero e gli abitanti non sono più di dugento, per cui Modone più che rassomigliare ad una città novella, pare piuttosto una piazza forte evacuata. Un miserabile {{Pt|ba-}}<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|{{Sc|Amenità ecc.}} ''Vol. V.''}}||{{smaller|2}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|26|{{Sc|lettera ii.}}}}</noinclude>{{pt|zar|bazar}}, ove appena si trovano pochi grossolani commestibili, e dove non incontrate che Greci sporchi e stracciati, due meschine taverne, una tenuta da una cantiniera francese e l’altra da un vecchio italiano, ecco quanto si trova in quest’antica Modone che il re dei re prometteva al valoroso Pelide per acquietare la sua collera. Ciò che qui si chiama col nome di piazza d’armi è una vasta spianata ove la guarnigione francese suole spassarsi passeggiando e scontando le noje dell’esiglio. Sono rimasti a Modone tre o quattro turchi che sono un oggetto di curiosità. Un’osservazione generale venne fatta, ed è questa che da tutte quelle città dove più non isventola lo stendardo della mezza luna, i Turchi non amano di mantenervi la loro dimora. Gli Ottomani che hanno l’orgoglio del Corano in cuore non vogliono più fermarsi nei paesi, ove più non comandano. E in questo i Greci non gli rassomigliano per nulla; giacchè dopo la conquista fatta dai Turchi essi hanno tutto {{Pt|sof-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|27}}</noinclude>{{pt|ferto|sofferto}} piuttosto che abbandonare i loro focolari: si può dire che eglino tengono al loro paese desolato, come la nostra povera umanità tiene a questa valle di lacrime.
Quando però si pensa alla popolazione quasi per intiero rinnovata in tutte le parti della Grecia, si ha il rincrescimento di non trovare fra i suoi nuovi abitanti de’ coloni che siano capaci di coltivare le terre: questi sarebbero gli uomini, di cui avrebbe più bisogno il paese; ma invece tutti quelli che vi traggono ad abitare non vi portano che una sterile industria e non sono sospinti che dal bisogno di vivere a spese altrui. Tutti sono mercanti, o rivenditori: tutti non pensano ad altro che a far passare nella loro borsa le paghe dei soldati francesi, nè veggono nei loro liberatori altro che forastieri coi quali possono arricchire guadagnando senza fatica delle buone piastre. In quanto ai soldati francesi essi sono mesti e taciturni, il che forma uno strano contrasto coll’idea che abbiamo in {{Pt|Fran-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|28|{{Sc|lettera ii.}}}}</noinclude>{{pt|cia|Francia}} del buon vivere che far deggiono sotto il bel cielo di Grecia. Le lettere che si scrivono ai soldati francesi quivi stabiliti, sono lettere di felicitazione e di buon augurio: le risposte che si ricevono sono meste, malinconiche, misantropiche. Io ragionai lungamente con molti de’ nostri guerrieri; “La Grecia, mi diceva uno di questi, è come la cupola degli Invalidi di Parigi: tutto vi è risplendente di ori e di trofei, ma noi sappiamo che cosa vi sta sotto.”
Ma torniamo al nostro viaggio. Il sole cominciava a tramontare quando noi ci trovammo sulla riva per riprendervi il palischermo del ''Loiret''. Attraversammo di nuovo il bazar di Navarino: tutta la popolazione era sbucata fuori da’ suoi casolari a dalle botteghe: i fanciulli e gli uomini maturi, i vecchi e le donne danzavano a cielo aperto la Romaika e cantavano inni nazionali. Eccovene due che sono di quelli che il nostro {{AutoreCitato|Claude Fauriel|Fauriel}} già ci fece conoscere.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|29}}</noinclude>
{{Ct|''Bucovalla''.|t=2.5}}
“Qual rumore si desta, quale strepitoso fracasso? Si scannano forse buoi? Errano forse belve feroci? Non si scannano buoi: belve feroci non errano. — Ma Bucovalla combatte: egli combatte contro mille e cinquecento (Turchi) fra Chenuria ed il Cherassovo. — I colpi di moschetto cadono come pioggia, le palle come grandine — Ecco una bionda giovine che grida dalla finestra: Fa cessare la zuffa o Bucovalla, fa che i moschetti tacciano: — la polvere cadrà, si leverà la nebbia e noi faremo il computo dell’esercito per vedere quanti prodi vi manchino — ”I Turchi si noverarono per tre volte: cinquecento ne mancano. I figli dei Clefti si noverano: non mancano che tre bravi. — L’uno andò in cerca d’acqua; l’altro di pane — ma il terzo, oh! il terzo il più valente giace morto disteso sul suo moschetto.”<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|30|{{Sc|lettera ii.}}}}</noinclude>
{{Ct|''Il Giftachi''.|t=2.5}}
“I campi hanno sete d’acqua, le montagne di neve — Gli sparvieri d’augelletti, i Turchi di umane teste — Che avvenne della madre di Giftachi? di colei che già perdette due figli ed un fratello, ed ormai, smarrito il senno, qua e là s’aggira all’impazzata piangendo? — Che mai avvenne alla poveretta? più non si vede nè pei campi, nè pei monti. Ci fu detto che ella sia passata di qua, che siasi avviata verso i villaggi dei pastori — e là piovevano allora, là rintronavano i colpi di moschetto. — Nè per nozze romoreggiavano, nè per feste di villa: Giftachi era ferito nel ginocchio e nelle mani — Egli barcollò come albero divelto, cadde come cipresso, e da prode com’era gridò a tutta voce — “Dove sei tu fratello, dove sei mio buon amico? — Ritorna, ritorna su le tue orme — recidimi, recidimi la testa, perchè l’arabo Issuf e i suoi Armatoli non me<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|navarino e modone}}|31}}</noinclude>la tronchino — io non vo’ che la portino a Jannina, a quel cane d’Alì Pascià.”
Queste canzoni erano cantate da que’ poveri greci con un tuon cupo e lamentevole che stranamente contrastava col brio e colle cadenze festose delle loro danze. Quest’accordo di pianti e di feste mi presentava la più schietta immagine di un popolo che ora appena comincia a tergere le lacrime, per darsi in braccio ad un più fausto avvenire.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|f=130%|v=1.5|t=4|LETTERA III.}}
{{Ct|f=120%|v=1|t=1|{{Sc|'''VIAGGIO DA NAVARINO'''}}}}
{{Ct|f=120%|v=2|t=1|A NAPOLI DI ROMANIA.}}
{{Ct|f=100%|v=3|(''Dal 7 al 9 giugno 1833'')}}
{{Blocco centrato|
<poem>Leggi non han, nè radunanze in cui
Si consulti tra lor: de’ monti eccelsi
Dimoran per le cime, o in antri cavi.</poem>}}
{{A destra|{{Sc|{{TestoCitato|Odissea|Odissea}}}}.|margine=4em}}
Noi lasciammo il 7 giugno la rada di Navarino. Il comandante del ''Loiret'' doveva portare dei dispacci all’ammiraglio di Rigny residente a Napoli di Romania. Appena usciti dalla rada noi ci trovammo fra le coste della Morea e le isole della Sapienza. Queste isole, chiamate Enusie da {{AutoreCitato|Gaio Plinio Secondo|Plinio}}, formano un piccolo {{Pt|arci-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|viaggio da navarino ecc.}}|33}}</noinclude>{{Pt|pelago|arcipelago}} che si stende dal nord al sud: i naturalisti possono farvi importanti scoperte, ma sinora nessun uomo vi ha mai fermata la sua dimora, nessun proscritto ha mai pensato a cercarvi un asilo, nè la devozione ha per anco sospinto alcun cenobita a farvi vita da solitario.
Molte battaglie navali furono date presso le isole Enusie, ma nessuna di queste ebbe lo scopo di disputarne il possesso. Non vi parlerò dello strano pensiero che si ebbe anni sono di far stabilire in questa isola la residenza dell’Ordine sì celebre di Malta, per relegare su queste ignude roccie e su queste isolette inculte le ultime reliquie dell’antica cavalleria delle crociate. Tutto ciò che io posso dirvi di più recente è questo solo, che in esse gli ammiragli delle flotte alleate tennero congresso prima della battaglia di Navarino.
Proseguendo il nostro viaggio scoprimmo la città di Corone situata dalle otto alle dieci leghe distante da Modone; e più in là di Corone {{Pt|dal-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|34|{{Sc|lettera iii.}}}}</noinclude>{{pt|l’|dall’}}altro lato del golfo scorgemmo Calamata. Se noi prestiam fede ai viaggiatori che ne precedettero, tutte le campagne vicine al golfo di Micene, e tutto il paese che si stende sino al monte Taigete, non presentavano all’occhio del riguardante che un vasto giardino piantato da ulivi, da gelsi e da aranci. Tutto fu devastato dalla guerra: ma tale però e tanta è la naturale fecondità del suolo che la vegetazione già incomincia a ricomparire e si scorgono da lontano ampj sterrati verdi che coprono le coste ed i pendii. Ci fu narrato che una sommossa popolare aveva poche settimane prima scoppiato a Calamata a cagione di un nuovo balzello che era stato imposto sul bestiame. Per atterrire gli abitanti e ridurli a soggezione si aveva sparso fra essi la voce che un corpo di soldati francesi sarebbe venuto per tenerli in rispetto. A questa notizia tutti fuggirono per le montagne. Solo da pochi giorni essi restituironsi alle loro case, col fermo proposito però<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|viaggio da navarino ecc.}}|35}}</noinclude>di non pagare il balzello. Io non voglio qui giudicare della giustizia di questa tassa, ma al mio grosso buon senso sembra però che non vi abbia misura più fuori di proposito quanto quella di imporre una tassa sopra oggetti che mancano e il di cui rapido incremento sarebbe veramente da desiderarsi. Un’imposta sul bestiame in un paese che rinasce ora dalle sue ceneri, è come un interdetto alla sua riproduzione, e Dio ci guardi dal proibire cose di cui tutto un popolo ha un indispensabile ed un urgente bisogno!
Nello spettacolo svariato che ci offriva la costa, due imponenti scene spiccavano, per così dire, al nostro sguardo: erano esse il monte Itome e il monte Taigete. Al piede e sul declivio del monte Itome si scopersero le rovine dell’antica Micene. Si trovarono frammenti di muraglie e di fondamenta, gli avanzi di un teatro e parecchi templi, colonne, capitelli, bassi-rilievi, reliquie di architettura greca e di architettura romana. La città<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|36|{{Sc|lettera iii.}}}}</noinclude>di Aristomene, la città ricostrutta da Epaminonda, giaceva da gran tempo sepolta sotto l’erba, e la vegetazione che copriva le sue rovine l’aveva celata allo sguardo dei viaggiatori: la montagna su cui sorgeva, ultimo asilo di un popolo infelicissimo, non è più abitata che da cinghiali selvatici. Più non si ode la preghiera dei monaci che là tenevano un cenobio, ed il rumore di una zampillante sorgente che vi serpeggiava vicino, va ora perdendosi fra le roccie e gli alberi.
Io rilessi sul ''Loiret'' il racconto delle guerre che fecero di Micene una solitudine. Un popolo ricco di beni e di gloria fu disperso in Sicilia e persino nella Libia. Quali erano stati i nemici de’ Messeni? Dei Greci, dei Spartani, i loro più prossimi vicini. In tal guisa la Grecia antica si lacerava da sè stessa, ed i Turchi nelle loro conquiste si mostrarono in paragone meno crudeli, giacchè non forzarono gli abitanti a fuggire lontano dal loro paese nativo. I dotti che compongono la commissione francese<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|viaggio da navarino ecc.}}|37}}</noinclude>’che venne ad esplorare la Grecia per illustrarla, hanno in pensiero di pubblicare le scoperte da essi fatte a Micene: che questa città esca alfine dalla tomba in cui dorme da tanti secoli! Che ricompaja alla luce del giorno, non ridotta dal suo antico splendore, ma sfigurata, ma coperta di ferite, ma precinta da assise di corruccio! Che essa risusciti insieme alla sua rivale che cadde al pari di lei, risusciti con Isparta di cui si è pur di recente trovato il luogo ove sorse, e che entrambe vengano a dire ai Greci del giorno d’oggi come l’antica Grecia sia perita!
Il Taigete ergeva innanzi a noi le sue vette imbiancate: l’aspetto dei ghiacci e delle nevi nel mese di giugno, e in questi climi, ci pareva tramutare affatto il bel cielo di Grecia, e quasi ne pareva un’illusione il vivo calore che ne investiva. {{AutoreCitato|Polibio|Polibio}} paragona il Taigete alle Alpi Elvetiche e con ragione: la sua cima nevosa che domina più gioghi di roccie azzurrine rassomiglia appunto alla vetta aguzza<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|38|{{Sc|lettera iii.}}}}</noinclude>del Monte Bianco quando lo si contempla dal lago di Ginevra.
Le varie giogaie che qua e là si stendono lungo il mare sino al promontorio del Tenaro, ora chiamato il Capo Sant’Angelo, abbracciano quella parte della Laconia che ora si chiama il paese di Maina o di Magna. Questa contrada protetta dalla catena montuosa del Taigete, e che la natura ha in certo modo fortificato ha servito, senza dubbio, di asilo ai Greci del Pelopponeso, allorchè ne’ tempi primitivi le invasioni e le scorrerie devastavano le vicine provincie. Le molte rovine che si rinvengono nella Magna e che pajono risalire ad una grande antichità, ci attestano che questo paese fu abitato fino dai tempi più remoti.
La cronaca di Morea ci racconta in qual modo, nel medio evo, i conquistatori Sciampagnesi vennero a stanziarsi ed a dominare nella Magna che la cronaca chiama le ''chiuse di Melinges''. Sino da quell’epoca il castello di Misithra costrutto presso l’antica<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|viaggio da navarino ecc.}}|39}}</noinclude>Sparta dominava queste chiuse. “{{wl|Q451156|Guglielmo di Ville-Hardouin}}, dice il nostro cronista, montò a cavallo, attraversò Passava ed arrivò nella gran Magna: là trovò una roccia di terribile aspetto situata su un promontorio: questa situazione gli piacque, ed ivi fece costruire un forte, a cui diè il nome di ''Mani'' o di ''Maina''”. Più tardi Guglielmo fece erigere sulla costa, alla distanza di alcune leghe da Calamata un altro forte che intitolò Leuctro, e di cui veggonsi tuttora le rovine. All’aspetto di questi due forti, gli abitanti di Maina promisero di riconoscere l’autorità dello Sciampagnese, a condizione però che fossero rispettate le loro locali franchigie.
È molto probabile che in quest’epoca abbiano i Mainotti appreso dai Franchi varie costumanze feudali. I capi che comandavano in ogni villaggio e che potrebbersi chiamare i signori castellani; gli Eptarchi, ossiano i signori di più villaggi riuniti, che erano come i marchesi ed i conti dei tempi feudali; i bey, la di cui {{Pt|auto-}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|40|{{Sc|lettera iii.}}}}</noinclude>{{pt|rità|autorità}} si stendeva su un’intiera provincia, e che rappresentavano i principi o i duchi; tutte queste divisioni di territorio, tutte queste signorie in una parola dipendenti le une dalle altre, non ci presentano esse un’imagine dei governi d’Europa nei secoli delle crociate? I Turchi vennero dopo i Sciampagnesi, e quantunque non abbiano neppur essi potuto, come i loro predecessori, stabilire una dominazione perpetua nella Magna, pure alcune delle loro istituzioni vi si sono allignate, in modo che il governo dei Mainotti presentava nei tempi moderni, e tuttora presenta una singolare mistura del feudalismo del secolo decimoterzo e della politica del serraglio. A questo si aggiunga che il popolo ha conservato nel suo carattere e ne’ suoi costumi alcun che dei primitivi tempi, un certo amore all’indipendenza e passioni belligere che sentono molto dell’antico eroismo di Sparta.
Noi restammo una mezza giornata dirimpetto alle rive della Magna: tratto<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|viaggio da navarino ecc.}}|41}}</noinclude>tratto ci trovammo sì presso alla costa da riconoscere distintamente tutti gli accidenti del suolo e la configurazione del paese. Dopo avere oltrepassato Calamata, non si scorgono lungo la spiaggia che precipizi terribili ed un terreno irto di roccie e di nudi ed aridi pianori. La prospettiva selvaggia di queste montagne pare che avverta il viaggiatore che se quivi hannovi uomini bisogna paventarne la vicinanza, perchè la miseria deve indurarli e metterli in guerra con tutto il mondo. Non si potrebbero riconoscere le passioni violente dei Mainotti dal solo aspetto del suolo che abitano, come si riconoscono alcune volte le passioni umane dalla fisionomia e dalle apparenze esteriori dell’uomo? Veggendo le fratte e le roccie di cui la costa è sparsa, veggendo una terra spoglia di vegetazione si può dire: Qui sono i pirati, qui si fanno i sinistri complotti contro la sicurezza dei navigatori. Quando si giunge presso al Capo Tenaro, il paese diventa ancor più orribile a vedersi: {{Pt|dapper-}}<noinclude>{{RigaIntestazione|{{smaller|{{Sc|Amenità ecc.}} ''Vol. V.''}}||{{smaller|3}}}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|42|{{Sc|lettera iii.}}}}</noinclude>{{pt|tutto|dappertutto}} burroni scavati dalle acque del cielo, enormi ammassi di roccie, profonde caverne, in nessun luogo uno spazio di terra ove possa vegetare una pianta, o crescervi un manipolo. Tale è il paese abitato dai Cacovouniotti, il cui nome significa ''cattivi montanari'', la più feroce e la più selvaggia popolazione della Magna. Guai al vascello che dà su questi scogli, o che vi è trattenuto dalla bonaccia! Il Mainotta del promontorio Tenaro, nato su un suolo che nulla produce, considera il mare come il suo dominio e la sua eredità: tutto quello che vede passarvi sopra deve appartenergli per diritto di conquista: le procelle gli portano de’ tributi, gli scogli divengono i suoi ausiliarj: la disperazione dei marinaj forma la sua gioia ed è per esso che l’oro ''gli vien gettato dall’Aquilone''.
Io vi invito a leggere il seguente squarcio che ha, non ha guari, pubblicato uno scrittore del mio paese su i pirati Mainotti. Esso non è che il racconto di una trista avventura or<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Viaggio in Grecia ed a Smirne, 1834 - BEIC IE4630071.djvu/54
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Gatto bianco
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione||{{Sc|viaggio da navarino ecc.}}|43}}</noinclude>ora accaduta ad un viaggiatore, che al pari di me percorreva su un vascello per questi infidi mari.
“Io visitai (così egli scrive) le varie isole della Grecia nella primavera dell’anno scorso in compagnia di un mio amico carissimo. Per la nostra crociera noleggiammo una piccola goletta greca montata da marinaj idriotti ed armata di due cannoncini del calibro di mezza libbra. Questa precauzione non era superflua, perchè l’Arcipelago tutto intiero formicava di pirati, ed in ciascuno dei porti, ove noi ci fermavamo, ci si raccontava qualche nuovo tratto della loro audacia e pur troppo anche della loro crudeltà. Essi erano comparsi tutto ad un tratto in marzo, e si erano mostrati in varie acque nello stesso tempo, e dal loro ardire straordinario si arguiva ch’essi fossero sostenuti da qualche potenza che dirigesse le loro spedizioni. La loro banda era composta, per quanto almeno era possibile il saperlo, d’individui di tutte le nazioni, ma principalmente di Greci Mainotti. Eglino<noinclude><references/></noinclude>
csbenloaar2yrauxeyk5exr0wm72cvg
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|44|{{Sc|lettera iii.}}}}</noinclude>assalivano indistintamente i bastimenti di qualunque grandezza e di qualunque bandiera. Vicino a Milo essi avevano catturato un brick sardo, ed avevano fatto soffrire all’equipaggio i più atroci insulti. Tutte queste circostanze, lo crederà facilmente ognuno, erano continuamente presenti al nostro pensiero, e perciò continuavamo il nostro viaggio usando di tutte le possibili precauzioni. Una notte, mentre tranquillamente vogavamo fra Tino e Delo, appoggiati al parapetto del bastimento, contemplando la brillante e magnifica fosforescenza delle onde, il mio amico mi narrò l’avventura seguente.
“È già qualche tempo che i miei affari mi chiamarono da Alessandria, ov’io mi trovava, a Smirne, e m’imbarcai sopra un brigantino veneziano. Siccome io desiderava ardentemente di approfittare di questa occasione per conoscere il mare Egeo, il Capitano, da me pregatone, visitò alcune delle isole più interessanti. Un giorno del mese di maggio noi eravamo al {{pt|Nord-}}<noinclude><references/></noinclude>
c079pnpoufkm951ievcfwlqolslsbl0
Wikisource:Domande tecniche
4
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Paperoastro
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/* Template Intestazione e categorie Collegamento wikidata appropriato e Collegamento wikidata non appropriato */ nuova sezione
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wikitext
text/x-wiki
<div class="noprint" style="float: center; width: automatic; border: solid #{{Colore portale sfondo barre 2}} 1px; margin: automatic; margin-left: automatic; font-size: 90%; background: #{{Colore portale sfondo barre 3}}; padding-top: 0.4em; padding-right: 0.4em; margin-bottom: 0em">{{Nascondi titolo}}
{| width="100%" style="background:#{{Colore portale sfondo barre 3}};"
|
<div style="text-indent:0em; font-size:x-large;padding-left: 1em; padding-top:0.5em">Domande tecniche</div>
<div style="text-indent:0em; font-size:small;padding-left: 3.4em; padding-top: 0.2em;padding-bottom: 1em;">il punto d'incontro e discussione tra geek e niubbi!</div>
| width="270" align="right" valign="top"|
{{Archivio|Anno|2007}}
|}
</div>
<span class="noprint indice_etichetta" style="float: right;">[[Image:Nuvola filesystems folder open.png|16px]] Categoria: '''[[:Categoria:Domande tecniche|Domande tecniche]]'''</span>
<span class="noprint indice_etichetta">[[Wikisource:Bar|Bar]] [[Immagine:Nuvola apps noatun.png|8px]] [[Wikisource:Domande tecniche|Domande tecniche]] </span>
{{A fine pagina|centrato|sfondo=none|bordo=none|indice=no}}
Pagina dedicata a domande sul software, sulla struttura organizzativa del progetto, sulla visualizzazione e i bug dei browser.
Le comunicazioni Tech News verranno ricevute su [[Wikisource:Domande tecniche/Tech News]].
<noinclude>[[Categoria:Wikisource Bar]][[Categoria:Domande tecniche| ]]</noinclude>
<div class="plainlinks" style="text-align:center;">
[{{fullurl:Wikisource:Domande tecniche|action=edit§ion=new}} <span class="mw-ui-button mw-ui-progressive">Premi qui per inserire la tua domanda o la tua osservazione</span>]
</div>
{{Ricerca|tutto l'archivio}}
== Google OCR ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sotto eis, il vecchio gadget OCR Google è fantastico, ti chiedo di riattivarlo. In alternativa, ma non so se è possibile, si potrebbe modificare il gadget generale Trascrivi il testo, in modo che interpreti l'immagine corrente e non l'immagine della pagina iniziale, visualizzata al primo ingresso in eis. La prima soluzione è sicuramente più facile. Io mi arrangio, ma almeno altri 2 utenti ne sentono la mancanza. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 16:29, 16 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: va bene, l'ho rimesso nella lista. Dovete però attivarlo individualmente. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 16:57, 16 feb 2026 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Grazie!!!! Speriamo che Giaccai e Carlomorino lo possano attivare. Intanto verifico con la mia utenza dummy. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:13, 16 feb 2026 (CET)
:::@[[Utente:Candalua|Candalua]] A posto, adesso vedo il pulsante anche in modifica normale; sotto eis ne vedo due, ma sistemerò dopo qualche ulteriore verifica :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 18:17, 16 feb 2026 (CET)
::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Sistemato eis, è stato facile. Mi permetti di tentare di sistemare il problema di RigaIntestazione? Dovrebbe essere altrettanto semplice, ma per farlo devo mettere le manacce su tuoi script. C'è anche un piccolo problema su Trova e Sostituisci, nella gestione della sostituzione di apostrofi, ma temo che quello sia più complesso. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 06:46, 21 feb 2026 (CET)
:::::@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: va bene. Sugli apostrofi cosa ti servirebbe cambiare? [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 11:04, 21 feb 2026 (CET)
::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Ti documento meglio il problema; chissà che non sia già risolto. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:15, 21 feb 2026 (CET)
:::::::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Infatti non riesco più a riprodurlo. :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:21, 21 feb 2026 (CET)
{{rientro}}{{ping|Candalua}} Ho cominciato al leggere il codice dello script. Noto una differenza sostanziale (il parametro step) e vedo che la pagina step viene riletta dal server. Ci penso un po'. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 11:47, 21 feb 2026 (CET)
:@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]]: lo step serve per andare a leggere 2 pagine prima ed eventualmente anche 4 pagine prima, in modo da recuperare il Ri precedente a qualche pagina di illustrazione o inizio capitolo che interrompe la sequenza. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:11, 21 feb 2026 (CET)
::@[[Utente:Candalua|Candalua]] Devo capire come il parametro step viene "passato" allo script. Comunque: se eis è attivato, allora esistono tre oggetti eis.p_0, eis.p_1, eis.p_2 che nontengono tutti il testo delle tre pagine che interessano per autoRi e per pt. La mia idea è quindi di far "sentire" allo script se siamo in eis, e se sì, di far usare per autoRi questi dati. Non ho fretta. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 20:09, 21 feb 2026 (CET)
:::Per cominciare, vedo che in modifica normale eis.p_0==undefined è true, mentre sotto eis è false. Un inizio... :-) [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 07:46, 22 feb 2026 (CET)
::::Niente da fare: non capisco il codice js, quindi rinuncio. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:25, 22 feb 2026 (CET)
== Il vecchio autoRi.. ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] In [[Indice:Grossi - Opere poetiche, 1877.djvu]] ho incontrato un caso inconsueto: bisogna compilare sia RigaIntestazione (per il titolo dell'opera/del lla sezione) in header che PieDiPagina in footer (per il numero pagina). Ebbene, la vecchia funzione newRi() fa in automatico entrambe le cose (perlomeno sotto eis). Finchè dura, mi piace. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 13:43, 11 mar 2026 (CET)
== Pentimento:Templatestyle ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Troppo entusiasta per l'introduzione di templatestyle, l'ho usato subito per alcuni template ricorrenti (Ct, SmallerBlock, o) mentre, a seguito della brillante introduzione della pagina style.css di nsIndice, ho visto che quest'ultima soluzione presentava vari vantaggi.
Mi domando: è opportuna una grande "pulizia" per trasportare il css di templatestyle nelle pagine style.css? O è meglio lasciare le cose come stanno? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 23:24, 17 mar 2026 (CET)
== Problemi in modifica ==
Ciao a tutti, è da un paio di giorni che in modifica vedo mal formattate alcune anteprime, probabilmente dove usa il css. Ad esempio vedo male la barra del SAL, e alcuni template come {{tl|VoceIndice}} dove vedo barre | tra alcuni campi e campi disallineati. Ho solo io questo problema? [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 12:00, 5 giu 2026 (CEST)
:Anche io. --[[Utente:Carlomorino|'''Carlo M.''']] ([[Discussioni utente:Carlomorino|disc.]]) 14:10, 5 giu 2026 (CEST)
::La barra del SAL la vedevo male anch'io fino a pochi minuti fa, ora mi sembra normale. Sul {{tl|VoceIndice}} ho preso qualche esempio a caso e non ho notato malfunzionamenti--[[Utente:Dr Zimbu|Dr ζimbu]] ([[Discussioni utente:Dr Zimbu|msg]]) 16:26, 5 giu 2026 (CEST)
:::Vedo male anche {{tl|Capolettera}} che mi appare in anteprima con un a capo. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 20:17, 7 giu 2026 (CEST)
::::Trattasi del bug [[phab:T428215]]. C'è stata una modifica che ha rotto il caricamento dei fogli di stile. Il problema è stato individuato e dovrebbe essere risolto questa settimana. [[User:Candalua|Can da Lua]] ([[User talk:Candalua|disc.]]) 12:09, 8 giu 2026 (CEST)
== pdf fantasma ==
Ciao a tutti, ho notato [[Indice:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf]] dove il pdf si vede a 0 pixel. [[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 13:33, 30 giu 2026 (CEST)
::Risolto con un po' di purge
:[[User:Cruccone|Cruccone]] ([[User talk:Cruccone|disc.]]) 19:52, 6 lug 2026 (CEST)
== Emulazione dell'ambiente di un utente ==
@[[Utente:Candalua|Candalua]] Per aiutare un utente in difficoltà, sarebbe utile "immedesimarsi" nel suo ambiente di lavoro. Esiste un modo facile per ottenere l'elenco dei gadget attivati per quell'utente? E' facile emulare, ricopiandole, le personalizzazioni che provengono dalle sue pagine personali common (js e css) e l'elenco dei gadget attivi è presente nell'html, ma c'è un metodo più spiccio e soprattutto più facile per l'utente che deve fornire i dati? [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 08:59, 27 set 2026 (CEST)
: Scovato un modo decente: scaricare una copia della propria pagina Pregerenze->accessori e inviarla all'utente che deve emulare l'altro utente. Sembra che i flag siano conservati. [[User:Alex brollo|Alex brollo]] ([[User talk:Alex brollo|disc.]]). 14:27, 27 set 2026 (CEST)
== Template Intestazione e categorie [[:categoria:Collegamento wikidata appropriato|Collegamento wikidata appropriato]] e [[:categoria:Collegamento wikidata non appropriato|Collegamento wikidata non appropriato]] ==
@[[Utente:Alex brollo|Alex brollo]] @[[Utente:Candalua|Candalua]] @[[Utente:OrbiliusMagister|OrbiliusMagister]] Da qualche tempo il meccanismo del template {{tl|Intestazione}} che assegna le categorie [[:categoria:Collegamento wikidata appropriato|Collegamento wikidata appropriato]] e [[:categoria:Collegamento wikidata non appropriato|Collegamento wikidata non appropriato]] si è rotto e tutte le voci sono classificate come non appropriate. Ho fatto vari tentativi con il template {{tl|Intestazione/Sandbox}} infruttuosi, finché non ho aggiunto al modulo [[Modulo:Wikibase|Wikibase]] una funzione LUA che estrae l'id Wikidata di una proprietà ([https://it.wikisource.org/w/index.php?title=Modulo%3AWikibase&diff=3913663&oldid=1517990 questa] è la nuova funzione: mi sono fatto aiutare da una IA). Ho testato il nuovo funzionamento in [[Saggio meteorologico]] e sembra funzionare senza rompere altri meccanismi. Se siete d'accordo, provo ad applicare la modifica al template {{tl|Intestazione}}. --[[User:Paperoastro|Paperoastro]] ([[User talk:Paperoastro|disc.]]) 11:54, 21 ott 2026 (CEST)
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MediaWiki:Gadget-compare.js
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Candalua
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carica link di altre edizioni e interwiki per poter scegliere tra questi
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javascript
text/javascript
$( function() {
var api = new mw.Api( { userAgent: 'compare/1.0' } );
var compareScrollPosition = 0;
// Dragging per la colonna di destra
function compareDrag2(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare1").height() - $("#compare2").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare2").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare2").css('top', movement + 'px');
}
}
// Dragging per la colonna di sinistra
function compareDrag1(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare2").height() - $("#compare1").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare1").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare1").css('top', movement + 'px');
}
}
var title2 = null;
var lang2 = null;
function compareCallback(res) {
if (res.error) {
$("#compare2").html('<div style="text-align:center; padding-top:20px; font-size:150%; color:red">' + res.error.info + '</div>');
return;
}
// Sostituisci i link interni da relativi ad assoluti
var data = res.parse.text['*'].replace(/href="\/wiki/g, 'href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki');
var text2 = $(data);
// Rimuovi elementi problematici
text2.find("span.interwiki-info").remove();
text2.find("span.AltraVersione").remove();
text2.find("table#barra_navigazione").clone().attr('id', 'barra_navigazione_sotto').appendTo(text2.find("table#barra_navigazione").parent());
// Popola la colonna di destra
$("#compare2").html(text2);
// Gestione dello scorrimento trascinabile
if ($("#compare2").height() < $("#compare1").height()) {
$("#compare2").css('cursor', 'move');
$("#compare2").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare2").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag2);
});
} else {
$("#compare1").css('cursor', 'move');
$("#compare1").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare1").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag1);
});
}
$(document).mouseup( function() {
$(document).off('mousemove');
});
}
// Preparazione layout ed esecuzione chiamata AJAX tramite CORS / mw.ForeignApi
function compareWith(lang2_, title2_) {
lang2 = lang2_;
title2 = title2_;
if ($("#compare2").length === 0) {
var textBegin = $('#bodyContent').children(':first');
while (textBegin.next().attr('id') === 'siteSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'contentSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'jump-to-nav') {
textBegin = textBegin.next();
}
textBegin.after('<div id="compareContainer"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare1"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare2"></div>');
$("#compareContainer").nextUntil("#printfooter, #catlinks").appendTo($("#compare1"));
} else {
compareScrollPosition = 0;
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
$("#compare1").css('top', '0px');
$("#compare2").css('top', '0px');
$("#compare1").css('cursor', 'auto');
$("#compare2").css('cursor', 'auto');
$("#compareTitle").remove();
}
$("#compare2").html('<div style="text-align:center"><img width="32" height="32" src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Ajax-loader.gif" alt="Caricamento..." /></div>');
var div = '<div id="compareTitle">Confronta con: <a href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki/'+ encodeURIComponent(title2) +'" ';
var site = location.hostname.split('.')[0];
if (lang2 !== site) {
$('head link.styleForCompare').remove();
$('head').prepend('<link class="styleForCompare" rel="stylesheet" href="https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/load.php?debug=false&lang=' + lang2 + '&modules=site&only=styles&skin=vector" type="text/css" media="all" />');
}
var langLabel = (lang2 === site) ? '' : lang2 + ':';
div += ' title="' + langLabel + title2 + '">' + langLabel + title2 + '</a> (<a id="compareCloseLink" href="#" title="Chiudi il confronto">chiudi</a>)</div>';
$("#contentSub").append(div);
$("#compareCloseLink").click(function(e) {
e.preventDefault();
closeCompare();
});
// Caricamento modulare e chiamata API con gestione delle richieste Cross-Domain (CORS)
mw.loader.using(['mediawiki.api', 'mediawiki.ForeignApi'], function() {
var api = new mw.ForeignApi('https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/api.php');
api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: title2,
format: 'json',
origin: '*'
}).done(function(data) {
compareCallback(data);
}).fail(function() {
compareCallback({ error: { info: 'Errore di rete o pagina non trovata.' } });
});
});
}
function closeCompare() {
if ($("#compareContainer").length > 0) {
$("#compare1").children().insertBefore("#compareContainer");
$("#compareContainer").remove();
$("#compareTitle").remove();
$('head link.styleForCompare').remove();
$(document).off('mousemove');
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
}
}
function readableTitle(fullTitle) {
return fullTitle.replace(/_/g, ' ');
}
// Funzione per mostrare il box di input personalizzato
function showCompareDialog(interwikiList, linkedList) {
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
var currentTitle = mw.config.get('wgTitle');
var selectHtml = '';
if ((interwikiList && interwikiList.length > 0) || (linkedList && linkedList.length > 0)) {
selectHtml = '<div style="margin-bottom: 10px;">' +
'<label style="display:block; margin-bottom:4px; font-weight:bold;">Seleziona un\'altra edizione o traduzione:</label>' +
'<select id="compareSelectOptions" style="width: 100%; padding: 4px;">' +
'<option value="" data-lang="" data-title="">-- Scegli un\'opzione --</option>';
if (interwikiList && interwikiList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Interwiki / Altre lingue">';
interwikiList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
// Non mostrare se il titolo coincide con quello della pagina corrente
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">[' + item.lang + '] ' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
if (linkedList && linkedList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Altre edizioni">';
linkedList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
selectHtml += '</select></div>';
}
var dialogHtml = '<div id="compareDialogBox">' +
'<h3 style="margin-top: 0; font-size: 16px;">Confronta testo</h3>' +
selectHtml +
'<div style="margin-bottom: 15px;">' +
'<label style="display:block; margin-bottom:4px; font-weight:bold;">Oppure inserisci dominio e titolo a piacere:</label>' +
'<div style="display: flex; gap: 8px;">' +
'<input type="text" id="compareInputLang" value="it" style="width: 25px"/>' +
'<input type="text" id="compareInputTitle" placeholder="es. Nome della pagina" style="flex: 1; padding: 6px; box-sizing: border-box;" />' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div style="text-align: right;">' +
'<button id="compareDialogCancel">Annulla</button>' +
'<button id="compareDialogSubmit">Confronta</button>' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div id="compareDialogOverlay"></div>';
$('body').append(dialogHtml);
// Gestione eventi del box
$('#compareDialogCancel, #compareDialogOverlay').click(function(e) {
e.preventDefault();
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
});
$('#compareSelectOptions').change(function() {
var $selected = $(this).find(':selected');
var val = $selected.val();
var lang = $selected.attr('data-lang');
if (val) {
$('#compareInputTitle').val(val);
if (lang) {
$('#compareInputLang').val(lang);
}
}
});
$('#compareDialogSubmit').click(function(e) {
e.preventDefault();
var targetTitle = $('#compareInputTitle').val().trim();
var targetLang = $('#compareInputLang').val().trim() || 'it';
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
if (targetTitle) {
compareWith(targetLang, targetTitle);
}
});
}
if (!mw.config.get('wgIsMainPage')) {
mw.util.addPortletLink('p-tb', '#', 'Confronto fianco a fianco', 't-compare-texts', "Confronta fianco a fianco con un altro testo");
$('#t-compare-texts').click(function(e) {
e.preventDefault();
var currentSite = location.hostname.split('.')[0];
var optionsInterwiki = [];
var optionsLinked = [];
mw.loader.using(['mediawiki.api'], function() {
// 1. Recupera gli interwiki / language links della pagina corrente tramite API
var p1 = api.get({
action: 'query',
prop: 'langlinks',
titles: mw.config.get('wgPageName'),
lllimit: 'max',
format: 'json'
}).then(function(data) {
var pages = data.query && data.query.pages;
if (pages) {
for (var id in pages) {
if (pages[id].langlinks) {
pages[id].langlinks.forEach(function(ll) {
optionsInterwiki.push({
lang: ll.lang,
title: ll['*']
});
});
}
}
}
}).catch(function() {});
// 2. Recupera i link da #link-to-opera se presente
var linkToOpera = $('#link-to-opera');
var p2 = $.Deferred().resolve().promise();
if (linkToOpera.length > 0) {
var targetUrl = linkToOpera.find('a').attr('href');
if (targetUrl) {
var pageTitleMatch = targetUrl.match(/\/wiki\/([^#?]+)/);
var linkedPageTitle = pageTitleMatch ? decodeURIComponent(pageTitleMatch[1]) : null;
if (linkedPageTitle) {
p2 = api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: linkedPageTitle,
format: 'json'
}).then(function(data) {
if (data && data.parse && data.parse.text) {
var parsedContent = $(data.parse.text['*']);
parsedContent.find('.tl-testo-link').each(function() {
var $link = $(this).is('a') ? $(this) : $(this).find('a');
if ($link.length > 0) {
var href = $link.attr('href');
var match = href ? href.match(/.*\/wiki\/([^#?]+)/) : null;
if (match) {
optionsLinked.push({
lang: currentSite,
title: decodeURIComponent(match[1])
});
}
}
});
}
}).catch(function() {});
}
}
}
$.when(p1, p2).always(function() {
showCompareDialog(optionsInterwiki, optionsLinked);
});
});
});
}
});
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Candalua
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text/javascript
$( function() {
var api = new mw.Api( { userAgent: 'compare/1.0' } );
var compareScrollPosition = 0;
// Dragging per la colonna di destra
function compareDrag2(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare1").height() - $("#compare2").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare2").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare2").css('top', movement + 'px');
}
}
// Dragging per la colonna di sinistra
function compareDrag1(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare2").height() - $("#compare1").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare1").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare1").css('top', movement + 'px');
}
}
var title2 = null;
var lang2 = null;
function compareCallback(res) {
if (res.error) {
$("#compare2").html('<div style="text-align:center; padding-top:20px; font-size:150%; color:red">' + res.error.info + '</div>');
return;
}
// Sostituisci i link interni da relativi ad assoluti
var data = res.parse.text['*'].replace(/href="\/wiki/g, 'href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki');
var text2 = $(data);
// Rimuovi elementi problematici
text2.find("span.interwiki-info").remove();
text2.find("span.AltraVersione").remove();
text2.find("table#barra_navigazione").clone().attr('id', 'barra_navigazione_sotto').appendTo(text2.find("table#barra_navigazione").parent());
// Popola la colonna di destra
$("#compare2").html(text2);
// Gestione dello scorrimento trascinabile
if ($("#compare2").height() < $("#compare1").height()) {
$("#compare2").css('cursor', 'move');
$("#compare2").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare2").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag2);
});
} else {
$("#compare1").css('cursor', 'move');
$("#compare1").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare1").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag1);
});
}
$(document).mouseup( function() {
$(document).off('mousemove');
});
}
// Preparazione layout ed esecuzione chiamata AJAX tramite CORS / mw.ForeignApi
function compareWith(lang2_, title2_) {
lang2 = lang2_;
title2 = title2_;
if ($("#compare2").length === 0) {
var textBegin = $('#bodyContent').children(':first');
while (textBegin.next().attr('id') === 'siteSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'contentSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'jump-to-nav') {
textBegin = textBegin.next();
}
textBegin.after('<div id="compareContainer"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare1"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare2"></div>');
$("#compareContainer").nextUntil("#printfooter, #catlinks").appendTo($("#compare1"));
} else {
compareScrollPosition = 0;
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
$("#compare1").css('top', '0px');
$("#compare2").css('top', '0px');
$("#compare1").css('cursor', 'auto');
$("#compare2").css('cursor', 'auto');
$("#compareTitle").remove();
}
$("#compare2").html('<div style="text-align:center"><img width="32" height="32" src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Ajax-loader.gif" alt="Caricamento..." /></div>');
var div = '<div id="compareTitle">Confronta con: <a href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki/'+ encodeURIComponent(title2) +'" ';
var site = location.hostname.split('.')[0];
if (lang2 !== site) {
$('head link.styleForCompare').remove();
$('head').prepend('<link class="styleForCompare" rel="stylesheet" href="https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/load.php?debug=false&lang=' + lang2 + '&modules=site&only=styles&skin=vector" type="text/css" media="all" />');
}
var langLabel = (lang2 === site) ? '' : lang2 + ':';
div += ' title="' + langLabel + title2 + '">' + langLabel + title2 + '</a> (<a id="compareCloseLink" href="#" title="Chiudi il confronto">chiudi</a>)</div>';
$("#contentSub").append(div);
$("#compareCloseLink").click(function(e) {
e.preventDefault();
closeCompare();
});
// Caricamento modulare e chiamata API con gestione delle richieste Cross-Domain (CORS)
mw.loader.using(['mediawiki.api', 'mediawiki.ForeignApi'], function() {
var api = new mw.ForeignApi('https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/api.php', {
anonymous: true
});
api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: title2,
format: 'json',
origin: '*'
}).done(function(data) {
compareCallback(data);
}).fail(function() {
compareCallback({ error: { info: 'Errore di rete o pagina non trovata.' } });
});
});
}
function closeCompare() {
if ($("#compareContainer").length > 0) {
$("#compare1").children().insertBefore("#compareContainer");
$("#compareContainer").remove();
$("#compareTitle").remove();
$('head link.styleForCompare').remove();
$(document).off('mousemove');
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
}
}
function readableTitle(fullTitle) {
return fullTitle.replace(/_/g, ' ');
}
// Funzione per mostrare il box di input personalizzato
function showCompareDialog(interwikiList, linkedList) {
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
var currentTitle = mw.config.get('wgTitle');
var selectHtml = '';
if ((interwikiList && interwikiList.length > 0) || (linkedList && linkedList.length > 0)) {
selectHtml = '<div style="margin-bottom: 10px;">' +
'<label style="display:block; margin-bottom:4px; font-weight:bold;">Seleziona un\'altra edizione o traduzione:</label>' +
'<select id="compareSelectOptions" style="width: 100%; padding: 4px;">' +
'<option value="" data-lang="" data-title="">-- Scegli un\'opzione --</option>';
if (interwikiList && interwikiList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Interwiki / Altre lingue">';
interwikiList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
// Non mostrare se il titolo coincide con quello della pagina corrente
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">[' + item.lang + '] ' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
if (linkedList && linkedList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Altre edizioni">';
linkedList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
selectHtml += '</select></div>';
}
var dialogHtml = '<div id="compareDialogBox">' +
'<h3 style="margin-top: 0; font-size: 16px;">Confronta testo</h3>' +
selectHtml +
'<div style="margin-bottom: 15px;">' +
'<label style="display:block; margin-bottom:4px; font-weight:bold;">Oppure inserisci dominio e titolo a piacere:</label>' +
'<div style="display: flex; gap: 8px;">' +
'<input type="text" id="compareInputLang" value="it" style="width: 25px"/>' +
'<input type="text" id="compareInputTitle" placeholder="es. Nome della pagina" style="flex: 1; padding: 6px; box-sizing: border-box;" />' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div style="text-align: right;">' +
'<button id="compareDialogCancel">Annulla</button>' +
'<button id="compareDialogSubmit">Confronta</button>' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div id="compareDialogOverlay"></div>';
$('body').append(dialogHtml);
// Gestione eventi del box
$('#compareDialogCancel, #compareDialogOverlay').click(function(e) {
e.preventDefault();
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
});
$('#compareSelectOptions').change(function() {
var $selected = $(this).find(':selected');
var val = $selected.val();
var lang = $selected.attr('data-lang');
if (val) {
$('#compareInputTitle').val(val);
if (lang) {
$('#compareInputLang').val(lang);
}
}
});
$('#compareDialogSubmit').click(function(e) {
e.preventDefault();
var targetTitle = $('#compareInputTitle').val().trim();
var targetLang = $('#compareInputLang').val().trim() || 'it';
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
if (targetTitle) {
compareWith(targetLang, targetTitle);
}
});
}
if (!mw.config.get('wgIsMainPage')) {
mw.util.addPortletLink('p-tb', '#', 'Confronto fianco a fianco', 't-compare-texts', "Confronta fianco a fianco con un altro testo");
$('#t-compare-texts').click(function(e) {
e.preventDefault();
var currentSite = location.hostname.split('.')[0];
var optionsInterwiki = [];
var optionsLinked = [];
mw.loader.using(['mediawiki.api'], function() {
// 1. Recupera gli interwiki / language links della pagina corrente tramite API
var p1 = api.get({
action: 'query',
prop: 'langlinks',
titles: mw.config.get('wgPageName'),
lllimit: 'max',
format: 'json'
}).then(function(data) {
var pages = data.query && data.query.pages;
if (pages) {
for (var id in pages) {
if (pages[id].langlinks) {
pages[id].langlinks.forEach(function(ll) {
optionsInterwiki.push({
lang: ll.lang,
title: ll['*']
});
});
}
}
}
}).catch(function() {});
// 2. Recupera i link da #link-to-opera se presente
var linkToOpera = $('#link-to-opera');
var p2 = $.Deferred().resolve().promise();
if (linkToOpera.length > 0) {
var targetUrl = linkToOpera.find('a').attr('href');
if (targetUrl) {
var pageTitleMatch = targetUrl.match(/\/wiki\/([^#?]+)/);
var linkedPageTitle = pageTitleMatch ? decodeURIComponent(pageTitleMatch[1]) : null;
if (linkedPageTitle) {
p2 = api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: linkedPageTitle,
format: 'json'
}).then(function(data) {
if (data && data.parse && data.parse.text) {
var parsedContent = $(data.parse.text['*']);
parsedContent.find('.tl-testo-link').each(function() {
var $link = $(this).is('a') ? $(this) : $(this).find('a');
if ($link.length > 0) {
var href = $link.attr('href');
var match = href ? href.match(/.*\/wiki\/([^#?]+)/) : null;
if (match) {
optionsLinked.push({
lang: currentSite,
title: decodeURIComponent(match[1])
});
}
}
});
}
}).catch(function() {});
}
}
}
$.when(p1, p2).always(function() {
showCompareDialog(optionsInterwiki, optionsLinked);
});
});
});
}
});
qucv8tw963v924imul9fbuoysqgbhb3
3913444
3913443
2026-10-20T15:38:18Z
Candalua
1675
3913444
javascript
text/javascript
$( function() {
var api = new mw.Api( { userAgent: 'compare/1.0' } );
var compareScrollPosition = 0;
// Dragging per la colonna di destra
function compareDrag2(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare1").height() - $("#compare2").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare2").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare2").css('top', movement + 'px');
}
}
// Dragging per la colonna di sinistra
function compareDrag1(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare2").height() - $("#compare1").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare1").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare1").css('top', movement + 'px');
}
}
var title2 = null;
var lang2 = null;
function compareCallback(res) {
if (res.error) {
$("#compare2").html('<div style="text-align:center; padding-top:20px; font-size:150%; color:red">' + res.error.info + '</div>');
return;
}
// Sostituisci i link interni da relativi ad assoluti
var data = res.parse.text['*'].replace(/href="\/wiki/g, 'href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki');
var text2 = $(data);
// Rimuovi elementi problematici
text2.find("span.interwiki-info").remove();
text2.find("span.AltraVersione").remove();
text2.find("table#barra_navigazione").clone().attr('id', 'barra_navigazione_sotto').appendTo(text2.find("table#barra_navigazione").parent());
// Popola la colonna di destra
$("#compare2").html(text2);
// Gestione dello scorrimento trascinabile
if ($("#compare2").height() < $("#compare1").height()) {
$("#compare2").css('cursor', 'move');
$("#compare2").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare2").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag2);
});
} else {
$("#compare1").css('cursor', 'move');
$("#compare1").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare1").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag1);
});
}
$(document).mouseup( function() {
$(document).off('mousemove');
});
}
// Preparazione layout ed esecuzione chiamata AJAX tramite CORS / mw.ForeignApi
function compareWith(lang2_, title2_) {
lang2 = lang2_;
title2 = title2_;
if ($("#compare2").length === 0) {
var textBegin = $('#bodyContent').children(':first');
while (textBegin.next().attr('id') === 'siteSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'contentSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'jump-to-nav') {
textBegin = textBegin.next();
}
textBegin.after('<div id="compareContainer"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare1"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare2"></div>');
$("#compareContainer").nextUntil("#printfooter, #catlinks").appendTo($("#compare1"));
} else {
compareScrollPosition = 0;
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
$("#compare1").css('top', '0px');
$("#compare2").css('top', '0px');
$("#compare1").css('cursor', 'auto');
$("#compare2").css('cursor', 'auto');
$("#compareTitle").remove();
}
$("#compare2").html('<div style="text-align:center"><img width="32" height="32" src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Ajax-loader.gif" alt="Caricamento..." /></div>');
var div = '<div id="compareTitle">Confronta con: <a href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki/'+ encodeURIComponent(title2) +'" ';
var site = location.hostname.split('.')[0];
if (lang2 !== site) {
$('head link.styleForCompare').remove();
$('head').prepend('<link class="styleForCompare" rel="stylesheet" href="https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/load.php?debug=false&lang=' + lang2 + '&modules=site&only=styles&skin=vector" type="text/css" media="all" />');
}
var langLabel = (lang2 === site) ? '' : lang2 + ':';
div += ' title="' + langLabel + title2 + '">' + langLabel + title2 + '</a> (<a id="compareCloseLink" href="#" title="Chiudi il confronto">chiudi</a>)</div>';
$("#contentSub").append(div);
$("#compareCloseLink").click(function(e) {
e.preventDefault();
closeCompare();
});
// Caricamento modulare e chiamata API con gestione delle richieste Cross-Domain (CORS)
mw.loader.using(['mediawiki.api', 'mediawiki.ForeignApi'], function() {
var api = new mw.ForeignApi('https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/api.php', {
anonymous: true
});
api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: title2,
format: 'json',
origin: '*'
}).done(function(data) {
compareCallback(data);
}).fail(function() {
compareCallback({ error: { info: 'Errore di rete o pagina non trovata.' } });
});
});
}
function closeCompare() {
if ($("#compareContainer").length > 0) {
$("#compare1").children().insertBefore("#compareContainer");
$("#compareContainer").remove();
$("#compareTitle").remove();
$('head link.styleForCompare').remove();
$(document).off('mousemove');
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
}
}
function readableTitle(fullTitle) {
return fullTitle.replace(/_/g, ' ');
}
// Funzione per mostrare il box di input personalizzato
function showCompareDialog(interwikiList, linkedList) {
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
var currentTitle = mw.config.get('wgTitle');
var selectHtml = '';
if ((interwikiList && interwikiList.length > 0) || (linkedList && linkedList.length > 0)) {
selectHtml = '<div style="margin-bottom: 10px;">' +
'<label style="display:block; margin-bottom:4px; font-weight:bold;">Seleziona un\'altra edizione o traduzione:</label>' +
'<select id="compareSelectOptions" style="width: 100%; padding: 4px;">' +
'<option value="" data-lang="" data-title="">-- Scegli un\'opzione --</option>';
if (interwikiList && interwikiList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Interwiki / Altre lingue">';
interwikiList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
// Non mostrare se il titolo coincide con quello della pagina corrente
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">[' + item.lang + '] ' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
if (linkedList && linkedList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Altre edizioni">';
linkedList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
selectHtml += '</select></div>';
}
var dialogHtml = '<div id="compareDialogBox">' +
'<h3 style="margin-top: 0; font-size: 16px;">Confronta testo</h3>' +
selectHtml +
'<div style="margin-bottom: 15px;">' +
'<label style="display:block; margin-bottom:4px; font-weight:bold;">Oppure inserisci dominio e titolo a piacere:</label>' +
'<div style="display: flex; gap: 8px;">' +
'<input type="text" id="compareInputLang" value="it" style="width: 25px"/>' +
'<input type="text" id="compareInputTitle" placeholder="es. Nome della pagina" style="flex: 1; padding: 6px; box-sizing: border-box;" />' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div style="text-align: right;">' +
'<button id="compareDialogCancel">Annulla</button>' +
'<button id="compareDialogSubmit">Confronta</button>' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div id="compareDialogOverlay"></div>';
$('body').append(dialogHtml);
// Gestione eventi del box
$('#compareDialogCancel, #compareDialogOverlay').click(function(e) {
e.preventDefault();
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
});
$('#compareSelectOptions').change(function() {
var $selected = $(this).find(':selected');
var val = $selected.val();
var lang = $selected.attr('data-lang');
if (val) {
$('#compareInputTitle').val(val);
if (lang) {
$('#compareInputLang').val(lang);
}
}
});
$('#compareDialogSubmit').click(function(e) {
e.preventDefault();
var targetTitle = $('#compareInputTitle').val().trim();
var targetLang = $('#compareInputLang').val().trim() || 'it';
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
if (targetTitle) {
compareWith(targetLang, targetTitle);
}
});
}
if (!mw.config.get('wgIsMainPage')) {
mw.util.addPortletLink('p-tb', '#', 'Confronto fianco a fianco ⇔', 't-compare-texts', "Confronta fianco a fianco con un altro testo");
$('#t-compare-texts').click(function(e) {
e.preventDefault();
var currentSite = location.hostname.split('.')[0];
var optionsInterwiki = [];
var optionsLinked = [];
mw.loader.using(['mediawiki.api'], function() {
// 1. Recupera gli interwiki / language links della pagina corrente tramite API
var p1 = api.get({
action: 'query',
prop: 'langlinks',
titles: mw.config.get('wgPageName'),
lllimit: 'max',
format: 'json'
}).then(function(data) {
var pages = data.query && data.query.pages;
if (pages) {
for (var id in pages) {
if (pages[id].langlinks) {
pages[id].langlinks.forEach(function(ll) {
optionsInterwiki.push({
lang: ll.lang,
title: ll['*']
});
});
}
}
}
}).catch(function() {});
// 2. Recupera i link da #link-to-opera se presente
var linkToOpera = $('#link-to-opera');
var p2 = $.Deferred().resolve().promise();
if (linkToOpera.length > 0) {
var targetUrl = linkToOpera.find('a').attr('href');
if (targetUrl) {
var pageTitleMatch = targetUrl.match(/\/wiki\/([^#?]+)/);
var linkedPageTitle = pageTitleMatch ? decodeURIComponent(pageTitleMatch[1]) : null;
if (linkedPageTitle) {
p2 = api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: linkedPageTitle,
format: 'json'
}).then(function(data) {
if (data && data.parse && data.parse.text) {
var parsedContent = $(data.parse.text['*']);
parsedContent.find('.tl-testo-link').each(function() {
var $link = $(this).is('a') ? $(this) : $(this).find('a');
if ($link.length > 0) {
var href = $link.attr('href');
var match = href ? href.match(/.*\/wiki\/([^#?]+)/) : null;
if (match) {
optionsLinked.push({
lang: currentSite,
title: decodeURIComponent(match[1])
});
}
}
});
}
}).catch(function() {});
}
}
}
$.when(p1, p2).always(function() {
showCompareDialog(optionsInterwiki, optionsLinked);
});
});
});
}
});
9bf1rnmbzt1q8n43gh6qhuqvsvoov3n
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2026-10-20T15:42:05Z
Candalua
1675
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javascript
text/javascript
$( function() {
var api = new mw.Api( { userAgent: 'compare/1.0' } );
var compareScrollPosition = 0;
// Dragging per la colonna di destra
function compareDrag2(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare1").height() - $("#compare2").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare2").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare2").css('top', movement + 'px');
}
}
// Dragging per la colonna di sinistra
function compareDrag1(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare2").height() - $("#compare1").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare1").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare1").css('top', movement + 'px');
}
}
var title2 = null;
var lang2 = null;
function compareCallback(res) {
if (res.error) {
$("#compare2").html('<div style="text-align:center; padding-top:20px; font-size:150%; color:red">' + res.error.info + '</div>');
return;
}
// Sostituisci i link interni da relativi ad assoluti
var data = res.parse.text['*'].replace(/href="\/wiki/g, 'href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki');
var text2 = $(data);
// Rimuovi elementi problematici
text2.find("span.interwiki-info").remove();
text2.find("span.AltraVersione").remove();
text2.find("table#barra_navigazione").clone().attr('id', 'barra_navigazione_sotto').appendTo(text2.find("table#barra_navigazione").parent());
// Popola la colonna di destra
$("#compare2").html(text2);
// Gestione dello scorrimento trascinabile
if ($("#compare2").height() < $("#compare1").height()) {
$("#compare2").css('cursor', 'move');
$("#compare2").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare2").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag2);
});
} else {
$("#compare1").css('cursor', 'move');
$("#compare1").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare1").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag1);
});
}
$(document).mouseup( function() {
$(document).off('mousemove');
});
}
// Preparazione layout ed esecuzione chiamata AJAX tramite CORS / mw.ForeignApi
function compareWith(lang2_, title2_) {
lang2 = lang2_;
title2 = title2_;
if ($("#compare2").length === 0) {
var textBegin = $('#bodyContent').children(':first');
while (textBegin.next().attr('id') === 'siteSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'contentSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'jump-to-nav') {
textBegin = textBegin.next();
}
textBegin.after('<div id="compareContainer"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare1"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare2"></div>');
$("#compareContainer").nextUntil("#printfooter, #catlinks").appendTo($("#compare1"));
} else {
compareScrollPosition = 0;
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
$("#compare1").css('top', '0px');
$("#compare2").css('top', '0px');
$("#compare1").css('cursor', 'auto');
$("#compare2").css('cursor', 'auto');
$("#compareTitle").remove();
}
$("#compare2").html('<div style="text-align:center"><img width="32" height="32" src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Ajax-loader.gif" alt="Caricamento..." /></div>');
var div = '<div id="compareTitle">Confronta con: <a href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki/'+ encodeURIComponent(title2) +'" ';
var site = location.hostname.split('.')[0];
if (lang2 !== site) {
$('head link.styleForCompare').remove();
$('head').prepend('<link class="styleForCompare" rel="stylesheet" href="https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/load.php?debug=false&lang=' + lang2 + '&modules=site&only=styles&skin=vector" type="text/css" media="all" />');
}
var langLabel = (lang2 === site) ? '' : lang2 + ':';
div += ' title="' + langLabel + title2 + '">' + langLabel + title2 + '</a> (<a id="compareCloseLink" href="#" title="Chiudi il confronto">chiudi</a>)</div>';
$("#contentSub").append(div);
$("#compareCloseLink").click(function(e) {
e.preventDefault();
closeCompare();
});
// Caricamento modulare e chiamata API con gestione delle richieste Cross-Domain (CORS)
mw.loader.using(['mediawiki.api', 'mediawiki.ForeignApi'], function() {
var api = new mw.ForeignApi('https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/api.php', {
anonymous: true
});
api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: title2,
format: 'json',
origin: '*'
}).done(function(data) {
compareCallback(data);
}).fail(function() {
compareCallback({ error: { info: 'Errore di rete o pagina non trovata.' } });
});
});
}
function closeCompare() {
if ($("#compareContainer").length > 0) {
$("#compare1").children().insertBefore("#compareContainer");
$("#compareContainer").remove();
$("#compareTitle").remove();
$('head link.styleForCompare').remove();
$(document).off('mousemove');
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
}
}
function readableTitle(fullTitle) {
return fullTitle.replace(/_/g, ' ');
}
// Funzione per mostrare il box di input personalizzato
function showCompareDialog(interwikiList, linkedList) {
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
var currentTitle = mw.config.get('wgTitle');
var selectHtml = '';
if ((interwikiList && interwikiList.length > 0) || (linkedList && linkedList.length > 0)) {
selectHtml = '<div style="margin-bottom: 10px;">' +
'<label style="display: block; margin-bottom: 4px;">Seleziona un\'altra edizione o traduzione:</label>' +
'<select id="compareSelectOptions" style="width: 100%; padding: 4px;">' +
'<option value="" data-lang="" data-title="">-- Scegli un\'opzione --</option>';
if (linkedList && linkedList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Altre edizioni">';
linkedList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
if (interwikiList && interwikiList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Interwiki / Altre lingue">';
interwikiList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
// Non mostrare se il titolo coincide con quello della pagina corrente
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">[' + item.lang + '] ' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
selectHtml += '</select></div>';
}
var dialogHtml = '<div id="compareDialogBox">' +
'<h3 style="margin-top: 0; font-size: 16px;">Confronta testo</h3>' +
selectHtml +
'<div style="margin-bottom: 15px;">' +
'<label style="display: block; margin-bottom: 4px;">' + (selectHtml == '') ? 'Inserisci dominio e titolo' : 'Oppure inserisci dominio e titolo a piacere:' + '</label>' +
'<div style="display: flex; gap: 8px;">' +
'<input type="text" id="compareInputLang" value="it" style="width: 25px"/>' +
'<input type="text" id="compareInputTitle" placeholder="es. Nome della pagina" style="flex: 1; padding: 6px; box-sizing: border-box;" />' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div style="text-align: right;">' +
'<button id="compareDialogCancel">Annulla</button>' +
'<button id="compareDialogSubmit">Confronta</button>' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div id="compareDialogOverlay"></div>';
$('body').append(dialogHtml);
// Gestione eventi del box
$('#compareDialogCancel, #compareDialogOverlay').click(function(e) {
e.preventDefault();
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
});
$('#compareSelectOptions').change(function() {
var $selected = $(this).find(':selected');
var val = $selected.val();
var lang = $selected.attr('data-lang');
if (val) {
$('#compareInputTitle').val(val);
if (lang) {
$('#compareInputLang').val(lang);
}
}
});
$('#compareDialogSubmit').click(function(e) {
e.preventDefault();
var targetTitle = $('#compareInputTitle').val().trim();
var targetLang = $('#compareInputLang').val().trim() || 'it';
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
if (targetTitle) {
compareWith(targetLang, targetTitle);
}
});
}
if (!mw.config.get('wgIsMainPage')) {
mw.util.addPortletLink('p-tb', '#', 'Confronto fianco a fianco ⇔', 't-compare-texts', "Confronta fianco a fianco con un altro testo");
$('#t-compare-texts').click(function(e) {
e.preventDefault();
var currentSite = location.hostname.split('.')[0];
var optionsInterwiki = [];
var optionsLinked = [];
mw.loader.using(['mediawiki.api'], function() {
// 1. Recupera gli interwiki / language links della pagina corrente tramite API
var p1 = api.get({
action: 'query',
prop: 'langlinks',
titles: mw.config.get('wgPageName'),
lllimit: 'max',
format: 'json'
}).then(function(data) {
var pages = data.query && data.query.pages;
if (pages) {
for (var id in pages) {
if (pages[id].langlinks) {
pages[id].langlinks.forEach(function(ll) {
optionsInterwiki.push({
lang: ll.lang,
title: ll['*']
});
});
}
}
}
}).catch(function() {});
// 2. Recupera i link da #link-to-opera se presente
var linkToOpera = $('#link-to-opera');
var p2 = $.Deferred().resolve().promise();
if (linkToOpera.length > 0) {
var targetUrl = linkToOpera.find('a').attr('href');
if (targetUrl) {
var pageTitleMatch = targetUrl.match(/\/wiki\/([^#?]+)/);
var linkedPageTitle = pageTitleMatch ? decodeURIComponent(pageTitleMatch[1]) : null;
if (linkedPageTitle) {
p2 = api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: linkedPageTitle,
format: 'json'
}).then(function(data) {
if (data && data.parse && data.parse.text) {
var parsedContent = $(data.parse.text['*']);
parsedContent.find('.tl-testo-link').each(function() {
var $link = $(this).is('a') ? $(this) : $(this).find('a');
if ($link.length > 0) {
var href = $link.attr('href');
var match = href ? href.match(/.*\/wiki\/([^#?]+)/) : null;
if (match) {
optionsLinked.push({
lang: currentSite,
title: decodeURIComponent(match[1])
});
}
}
});
}
}).catch(function() {});
}
}
}
$.when(p1, p2).always(function() {
showCompareDialog(optionsInterwiki, optionsLinked);
});
});
});
}
});
9rc09t4r289krbt4tz0nhvx3nit5qdy
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2026-10-20T15:44:43Z
Candalua
1675
3913446
javascript
text/javascript
$( function() {
var api = new mw.Api( { userAgent: 'compare/1.0' } );
var compareScrollPosition = 0;
// Dragging per la colonna di destra
function compareDrag2(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare1").height() - $("#compare2").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare2").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare2").css('top', movement + 'px');
}
}
// Dragging per la colonna di sinistra
function compareDrag1(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare2").height() - $("#compare1").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare1").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare1").css('top', movement + 'px');
}
}
var title2 = null;
var lang2 = null;
function compareCallback(res) {
if (res.error) {
$("#compare2").html('<div style="text-align:center; padding-top:20px; font-size:150%; color:red">' + res.error.info + '</div>');
return;
}
// Sostituisci i link interni da relativi ad assoluti
var data = res.parse.text['*'].replace(/href="\/wiki/g, 'href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki');
var text2 = $(data);
// Rimuovi elementi problematici
text2.find("span.interwiki-info").remove();
text2.find("span.AltraVersione").remove();
text2.find("table#barra_navigazione").clone().attr('id', 'barra_navigazione_sotto').appendTo(text2.find("table#barra_navigazione").parent());
// Popola la colonna di destra
$("#compare2").html(text2);
// Gestione dello scorrimento trascinabile
if ($("#compare2").height() < $("#compare1").height()) {
$("#compare2").css('cursor', 'move');
$("#compare2").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare2").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag2);
});
} else {
$("#compare1").css('cursor', 'move');
$("#compare1").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare1").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag1);
});
}
$(document).mouseup( function() {
$(document).off('mousemove');
});
}
// Preparazione layout ed esecuzione chiamata AJAX tramite CORS / mw.ForeignApi
function compareWith(lang2_, title2_) {
lang2 = lang2_;
title2 = title2_;
if ($("#compare2").length === 0) {
var textBegin = $('#bodyContent').children(':first');
while (textBegin.next().attr('id') === 'siteSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'contentSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'jump-to-nav') {
textBegin = textBegin.next();
}
textBegin.after('<div id="compareContainer"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare1"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare2"></div>');
$("#compareContainer").nextUntil("#printfooter, #catlinks").appendTo($("#compare1"));
} else {
compareScrollPosition = 0;
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
$("#compare1").css('top', '0px');
$("#compare2").css('top', '0px');
$("#compare1").css('cursor', 'auto');
$("#compare2").css('cursor', 'auto');
$("#compareTitle").remove();
}
$("#compare2").html('<div style="text-align:center"><img width="32" height="32" src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Ajax-loader.gif" alt="Caricamento..." /></div>');
var div = '<div id="compareTitle">Confronta con: <a href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki/'+ encodeURIComponent(title2) +'" ';
var site = location.hostname.split('.')[0];
if (lang2 !== site) {
$('head link.styleForCompare').remove();
$('head').prepend('<link class="styleForCompare" rel="stylesheet" href="https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/load.php?debug=false&lang=' + lang2 + '&modules=site&only=styles&skin=vector" type="text/css" media="all" />');
}
var langLabel = (lang2 === site) ? '' : lang2 + ':';
div += ' title="' + langLabel + title2 + '">' + langLabel + title2 + '</a> (<a id="compareCloseLink" href="#" title="Chiudi il confronto">chiudi</a>)</div>';
$("#contentSub").append(div);
$("#compareCloseLink").click(function(e) {
e.preventDefault();
closeCompare();
});
// Caricamento modulare e chiamata API con gestione delle richieste Cross-Domain (CORS)
mw.loader.using(['mediawiki.api', 'mediawiki.ForeignApi'], function() {
var api = new mw.ForeignApi('https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/api.php', {
anonymous: true
});
api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: title2,
format: 'json',
origin: '*'
}).done(function(data) {
compareCallback(data);
}).fail(function() {
compareCallback({ error: { info: 'Errore di rete o pagina non trovata.' } });
});
});
}
function closeCompare() {
if ($("#compareContainer").length > 0) {
$("#compare1").children().insertBefore("#compareContainer");
$("#compareContainer").remove();
$("#compareTitle").remove();
$('head link.styleForCompare').remove();
$(document).off('mousemove');
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
}
}
function readableTitle(fullTitle) {
return fullTitle.replace(/_/g, ' ');
}
// Funzione per mostrare il box di input personalizzato
function showCompareDialog(interwikiList, linkedList) {
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
var currentTitle = mw.config.get('wgTitle');
var selectHtml = '';
if ((interwikiList && interwikiList.length > 0) || (linkedList && linkedList.length > 0)) {
selectHtml = '<div style="margin-bottom: 10px;">' +
'<label style="display: block; margin-bottom: 4px;">Seleziona un\'altra edizione o traduzione:</label>' +
'<select id="compareSelectOptions" style="width: 100%; padding: 4px;">' +
'<option value="" data-lang="" data-title="">-- Scegli un\'opzione --</option>';
if (linkedList && linkedList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Altre edizioni">';
linkedList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
if (interwikiList && interwikiList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Interwiki / Altre lingue">';
interwikiList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
// Non mostrare se il titolo coincide con quello della pagina corrente
if (cleanTitle !== currentTitle) {
selectHtml += '<option value="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '" data-lang="' + item.lang + '" data-title="' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '">[' + item.lang + '] ' + $('<div>').text(cleanTitle).html() + '</option>';
}
});
selectHtml += '</optgroup>';
}
selectHtml += '</select></div>';
}
var dialogHtml = '<div id="compareDialogBox">' +
'<h3 style="margin-top: 0; font-size: 16px;">Confronta testo</h3>' +
selectHtml +
'<div style="margin-bottom: 15px;">' +
'<label style="display: block; margin-bottom: 4px;">' + ( (selectHtml == '') ? 'Inserisci dominio e titolo:' : 'Oppure inserisci dominio e titolo a piacere:') + '</label>' +
'<div style="display: flex; gap: 8px;">' +
'<input type="text" id="compareInputLang" value="it" style="width: 25px"/>' +
'<input type="text" id="compareInputTitle" placeholder="es. Nome della pagina" style="flex: 1; padding: 6px; box-sizing: border-box;" />' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div style="text-align: right;">' +
'<button id="compareDialogCancel">Annulla</button>' +
'<button id="compareDialogSubmit">Confronta</button>' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div id="compareDialogOverlay"></div>';
$('body').append(dialogHtml);
// Gestione eventi del box
$('#compareDialogCancel, #compareDialogOverlay').click(function(e) {
e.preventDefault();
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
});
$('#compareSelectOptions').change(function() {
var $selected = $(this).find(':selected');
var val = $selected.val();
var lang = $selected.attr('data-lang');
if (val) {
$('#compareInputTitle').val(val);
if (lang) {
$('#compareInputLang').val(lang);
}
}
});
$('#compareDialogSubmit').click(function(e) {
e.preventDefault();
var targetTitle = $('#compareInputTitle').val().trim();
var targetLang = $('#compareInputLang').val().trim() || 'it';
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
if (targetTitle) {
compareWith(targetLang, targetTitle);
}
});
}
if (!mw.config.get('wgIsMainPage')) {
mw.util.addPortletLink('p-tb', '#', 'Confronto fianco a fianco ⇔', 't-compare-texts', "Confronta fianco a fianco con un altro testo");
$('#t-compare-texts').click(function(e) {
e.preventDefault();
var currentSite = location.hostname.split('.')[0];
var optionsInterwiki = [];
var optionsLinked = [];
mw.loader.using(['mediawiki.api'], function() {
// 1. Recupera gli interwiki / language links della pagina corrente tramite API
var p1 = api.get({
action: 'query',
prop: 'langlinks',
titles: mw.config.get('wgPageName'),
lllimit: 'max',
format: 'json'
}).then(function(data) {
var pages = data.query && data.query.pages;
if (pages) {
for (var id in pages) {
if (pages[id].langlinks) {
pages[id].langlinks.forEach(function(ll) {
optionsInterwiki.push({
lang: ll.lang,
title: ll['*']
});
});
}
}
}
}).catch(function() {});
// 2. Recupera i link da #link-to-opera se presente
var linkToOpera = $('#link-to-opera');
var p2 = $.Deferred().resolve().promise();
if (linkToOpera.length > 0) {
var targetUrl = linkToOpera.find('a').attr('href');
if (targetUrl) {
var pageTitleMatch = targetUrl.match(/\/wiki\/([^#?]+)/);
var linkedPageTitle = pageTitleMatch ? decodeURIComponent(pageTitleMatch[1]) : null;
if (linkedPageTitle) {
p2 = api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: linkedPageTitle,
format: 'json'
}).then(function(data) {
if (data && data.parse && data.parse.text) {
var parsedContent = $(data.parse.text['*']);
parsedContent.find('.tl-testo-link').each(function() {
var $link = $(this).is('a') ? $(this) : $(this).find('a');
if ($link.length > 0) {
var href = $link.attr('href');
var match = href ? href.match(/.*\/wiki\/([^#?]+)/) : null;
if (match) {
optionsLinked.push({
lang: currentSite,
title: decodeURIComponent(match[1])
});
}
}
});
}
}).catch(function() {});
}
}
}
$.when(p1, p2).always(function() {
showCompareDialog(optionsInterwiki, optionsLinked);
});
});
});
}
});
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2026-10-21T08:19:26Z
Candalua
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javascript
text/javascript
$( function() {
var api = new mw.Api( { userAgent: 'compare/1.0' } );
var compareScrollPosition = 0;
// Dragging per la colonna di destra
function compareDrag2(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare1").height() - $("#compare2").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare2").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare2").css('top', movement + 'px');
}
}
// Dragging per la colonna di sinistra
function compareDrag1(e) {
if (!e) e = window.event;
var movement = e.pageY - compareScrollPosition;
if (movement < 0) movement = 0;
var diff = $("#compare2").height() - $("#compare1").height();
if (movement > diff) movement = diff;
if (parseInt($("#compare1").css('top'), 10) !== movement) {
$("#compare1").css('top', movement + 'px');
}
}
var title2 = null;
var lang2 = null;
function compareCallback(res) {
if (res.error) {
$("#compare2").html('<div style="text-align:center; padding-top:20px; font-size:150%; color:red">' + res.error.info + '</div>');
return;
}
// Sostituisci i link interni da relativi ad assoluti
var data = res.parse.text['*'].replace(/href="\/wiki/g, 'href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki');
var text2 = $(data);
// Rimuovi elementi problematici
text2.find("span.interwiki-info").remove();
text2.find("span.AltraVersione").remove();
text2.find("table#barra_navigazione").clone().attr('id', 'barra_navigazione_sotto').appendTo(text2.find("table#barra_navigazione").parent());
// Popola la colonna di destra
$("#compare2").html(text2);
// Gestione dello scorrimento trascinabile
if ($("#compare2").height() < $("#compare1").height()) {
$("#compare2").css('cursor', 'move');
$("#compare2").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare2").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag2);
});
} else {
$("#compare1").css('cursor', 'move');
$("#compare1").mousedown( function(e) {
compareScrollPosition = e.pageY - parseInt($("#compare1").css('top'), 10);
$(document).mousemove(compareDrag1);
});
}
$(document).mouseup( function() {
$(document).off('mousemove');
});
}
// Preparazione layout ed esecuzione chiamata AJAX tramite CORS / mw.ForeignApi
function compareWith(lang2_, title2_) {
lang2 = lang2_;
title2 = title2_;
if ($("#compare2").length === 0) {
var textBegin = $('#bodyContent').children(':first');
while (textBegin.next().attr('id') === 'siteSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'contentSub'
|| textBegin.next().attr('id') === 'jump-to-nav') {
textBegin = textBegin.next();
}
textBegin.after('<div id="compareContainer"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare1"></div>');
$("#compareContainer").append('<div id="compare2"></div>');
$("#compareContainer").nextUntil("#printfooter, #catlinks").appendTo($("#compare1"));
} else {
compareScrollPosition = 0;
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
$("#compare1").css('top', '0px');
$("#compare2").css('top', '0px');
$("#compare1").css('cursor', 'auto');
$("#compare2").css('cursor', 'auto');
$("#compareTitle").remove();
}
$("#compare2").html('<div style="text-align:center"><img width="32" height="32" src="//upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/de/Ajax-loader.gif" alt="Caricamento..." /></div>');
var div = '<div id="compareTitle">Confronta con: <a href="//' + lang2 + '.wikisource.org/wiki/'+ encodeURIComponent(title2) +'" ';
var site = location.hostname.split('.')[0];
if (lang2 !== site) {
$('head link.styleForCompare').remove();
$('head').prepend('<link class="styleForCompare" rel="stylesheet" href="https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/load.php?debug=false&lang=' + lang2 + '&modules=site&only=styles&skin=vector" type="text/css" media="all" />');
}
var langLabel = (lang2 === site) ? '' : lang2 + ':';
div += ' title="' + langLabel + title2 + '">' + langLabel + title2 + '</a> (<a id="compareCloseLink" href="#" title="Chiudi il confronto">chiudi</a>)</div>';
$("#contentSub").append(div);
$("#compareCloseLink").click(function(e) {
e.preventDefault();
closeCompare();
});
// Caricamento modulare e chiamata API con gestione delle richieste Cross-Domain (CORS)
mw.loader.using(['mediawiki.api', 'mediawiki.ForeignApi'], function() {
var api = new mw.ForeignApi('https://' + lang2 + '.wikisource.org/w/api.php', {
anonymous: true
});
api.get({
action: 'parse',
prop: 'text',
page: title2,
format: 'json',
origin: '*'
}).done(function(data) {
compareCallback(data);
}).fail(function() {
compareCallback({ error: { info: 'Errore di rete o pagina non trovata.' } });
});
});
}
function closeCompare() {
if ($("#compareContainer").length > 0) {
$("#compare1").children().insertBefore("#compareContainer");
$("#compareContainer").remove();
$("#compareTitle").remove();
$('head link.styleForCompare').remove();
$(document).off('mousemove');
$("#compare1").off('mousedown');
$("#compare2").off('mousedown');
}
}
function readableTitle(fullTitle) {
return fullTitle.replace(/_/g, ' ');
}
// Funzione per mostrare il box di input personalizzato
function showCompareDialog(interwikiList, linkedList) {
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
var currentTitle = mw.config.get('wgTitle');
var selectHtml = '';
if ((interwikiList && interwikiList.length > 0) || (linkedList && linkedList.length > 0)) {
selectHtml = '<div style="margin-bottom: 10px;">' +
'<label style="display: block; margin-bottom: 4px;">Seleziona un\'altra edizione o traduzione:</label>' +
'<select id="compareSelectOptions" style="width: 100%; padding: 4px;">' +
'<option value="" data-lang="" data-title="">-- Scegli un\'opzione --</option>';
if (linkedList && linkedList.length > 0) {
selectHtml += '<optgroup label="Altre edizioni">';
linkedList.forEach(function(item) {
var cleanTitle = readableTitle(item.title);
if (cleanTitle !== currentTitle) {
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}
});
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}
if (interwikiList && interwikiList.length > 0) {
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var cleanTitle = readableTitle(item.title);
// Non mostrare se il titolo coincide con quello della pagina corrente
if (cleanTitle !== currentTitle) {
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}
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var dialogHtml = '<div id="compareDialogBox">' +
'<h3 style="margin-top: 0; font-size: 16px;">Confronta testo</h3>' +
selectHtml +
'<div style="margin-bottom: 15px;">' +
'<label style="display: block; margin-bottom: 4px;">' + ( (selectHtml == '') ? 'Inserisci dominio e titolo:' : 'Oppure inserisci dominio e titolo a piacere:') + '</label>' +
'<div style="display: flex; gap: 8px;">' +
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'<input type="text" id="compareInputTitle" placeholder="es. Nome della pagina" style="flex: 1; padding: 6px; box-sizing: border-box;" />' +
'</div>' +
'</div>' +
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'<button id="compareDialogCancel">Annulla</button>' +
'<button id="compareDialogSubmit">Confronta</button>' +
'</div>' +
'</div>' +
'<div id="compareDialogOverlay"></div>';
$('body').append(dialogHtml);
// Gestione eventi del box
$('#compareDialogCancel, #compareDialogOverlay').click(function(e) {
e.preventDefault();
$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
});
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var $selected = $(this).find(':selected');
var val = $selected.val();
var lang = $selected.attr('data-lang');
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e.preventDefault();
var targetTitle = $('#compareInputTitle').val().trim();
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$('#compareDialogBox, #compareDialogOverlay').remove();
if (targetTitle) {
compareWith(targetLang, targetTitle);
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}
if (!mw.config.get('wgIsMainPage')) {
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mw.util.addPortlet('p-gadgets-section', 'Accessori', '#p-tb')
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mw.util.addPortletLink('p-gadgets-section', '#', 'Confronto fianco a fianco ⇔', 't-compare-texts', "Confronta fianco a fianco con un altro testo");
$('#t-compare-texts').click(function(e) {
e.preventDefault();
var currentSite = location.hostname.split('.')[0];
var optionsInterwiki = [];
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// 1. Recupera gli interwiki / language links della pagina corrente tramite API
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lllimit: 'max',
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var pages = data.query && data.query.pages;
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for (var id in pages) {
if (pages[id].langlinks) {
pages[id].langlinks.forEach(function(ll) {
optionsInterwiki.push({
lang: ll.lang,
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});
});
}
}
}
}).catch(function() {});
// 2. Recupera i link da #link-to-opera se presente
var linkToOpera = $('#link-to-opera');
var p2 = $.Deferred().resolve().promise();
if (linkToOpera.length > 0) {
var targetUrl = linkToOpera.find('a').attr('href');
if (targetUrl) {
var pageTitleMatch = targetUrl.match(/\/wiki\/([^#?]+)/);
var linkedPageTitle = pageTitleMatch ? decodeURIComponent(pageTitleMatch[1]) : null;
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if (data && data.parse && data.parse.text) {
var parsedContent = $(data.parse.text['*']);
parsedContent.find('.tl-testo-link').each(function() {
var $link = $(this).is('a') ? $(this) : $(this).find('a');
if ($link.length > 0) {
var href = $link.attr('href');
var match = href ? href.match(/.*\/wiki\/([^#?]+)/) : null;
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title: decodeURIComponent(match[1])
});
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}
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showCompareDialog(optionsInterwiki, optionsLinked);
});
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});
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| Titolo = Introduzione allo studio della filosofia
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<pages index="Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf" from="9" to="9" />
==Indice==
* {{testo|/Proemio}}
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* {{testo|/Capitolo Ottavo|Capitolo Ottavo - Delle convenienze della formola ideale colla religione rivelata.}}
* {{testo|/Considerazioni|Considerazioni sopra le dottrine religiose di Vittorio Cousin.}}
** {{testo|/Considerazioni/Avviso}}
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** {{testo|/Considerazioni/Capitolo Secondo|Capitolo Secondo - Il Sig. Cousin in alcuni luoghi delle sue opere discorre ambiguamente della immortalità dell'animo umano.}}
** {{testo|/Considerazioni/Capitolo Terzo|Capitolo Terzo - Il Sig. Cousin nega l'esistenza della rivelazione nel senso cattolico, e dell'ordine sovrannaturale.}}
** {{testo|/Considerazioni/Capitolo Quarto|Capitolo Quarto - Il Sig. Cousin annulla generalmente i misteri della fede, volendoli ridurre a verità razionali.}}
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** {{testo|/Considerazioni/Capitolo Sesto|Capitolo Sesto - Il Sig. Cousin sostituisce, eziandio nelle cose di religione, al metodo cattolico dell'autorità il metodo eretico dell'esame privato, e introduce un modo di filosofare ripugnante all'autorità della Chiesa.}}
** {{testo|/Considerazioni/Conclusioni}}
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* {{testo|/Note}}
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Tuvok1968 ha spostato la pagina [[Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/1]] a [[Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/1]]
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proofread-page
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/2
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|{{spazi|45}}||<poem>{{smaller|''Ut sint illa vendibiliora , haœc uberiora''}}<br>{{spazi|5}}{{smaller|''certe sunt.''}}</poem>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" /></noinclude>{{Pt|{{Ct|f=180%|t=12|PROEMIO.}}|}}
{{Rule|10%|v=6|t=6}}
Il pubblicare oggidì un’opera di filosofia speculativa, in cui si trattano le quistioni più ardue, più complicate e meno conformi al genio de tenipi, può parere impresa strana ed inutile. L’età nostra, vaga del positiva e delle ciance, (singolare accozzamento,) abborrisce e dispregia ciò che non è palpabile o chimerico: non lo slima pur degno di attenzione e di esame; perchè il criterio corrente del vero, e la regola di ogni pensante, è il parere della moltitudine. Se non piace a questa, la verità non è voluta accettare, e nè anco sentire non si fa grazia nè meno alla novità, che pur si pregia assaissimo, quando blandisce alle ingiuste o frivole preoccupazioni degli uomini. e ai capricci dell’usanza.<noinclude><references/>{{PieDiPagina|||1.}}</noinclude>
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Introduzione allo studio della filosofia/Proemio
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{{Qualità|avz=25%|data=2 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Proemio|prec=../|succ=../Capitolo Primo}}
<pages index="Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf" from="11" to="128" />
{{Sezione note}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|4|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}La dottrina, ch’io pubblico, è nuova, quanto altra possa essere in queste materie. Ma essa avrà al parere dei più il torto gravissimo di accordarsi perfettamente con una dottrina autica, creduta morta dai nostri savi, anzi sepolta, e indegna pur di eccitare la collera de’ suoi nemici. Si dirà dunque che io voglio risuscitare un cadavere; rinnovare l’antichità; contrastare alla legge suprema del progresso: e il pregiudicio che nasce da queste imputazioni, vere o false, contro la bontà di un sistema, è al di d’oggi non superabile. E se osassi lasciare intendere che questo cadavere è più vivo assai di coloro, che gli fanno le esequie, le mie ragioni potrebbero passar per ingiurie. Ciò non ostante io pubblico arditamente il mio libro, a costo di non trovare un solo lettore; sicuro, che in ogni caso avrò adempiuto al mio debito.
Lo scritto presente è il semplice preliminare di un’opera, che dovrebbe comprendere, se non tutta la filosofia, almeno le parti principali di essa. Della quale opera ho pronta quasi tutta la materia; ma non so se potrò compilarla, e ridurla in grado di essere divulgata. Non per tanto la presente scrittura potrà stare da sè; parendomi ch’ella contenga quanto si richiede ad essere compresa dai lettori esercitati negli studi speculativi. Ella si divide in due libri, l’uno dottrinale e l’altro storico. Nel primo comincio collo stabilire, che al di d’oggi in Europa non vi ha più filosofia; e siccome questa sentenza può parer singolare a chi giudica delle cose dalle parole, quando il nome di filosofia, e i suoi derivativi, corrono così frequenti sulle bocche e sulle penne degli uomini, mi fo debito di comprovarla, discorrendo per le varie cause, che partorirono la declinazione degli studi<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia.}}|3}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}filosofici, e mostrandone presente e visibile l’effetto. Questa è la materia dei tre primi capitoli. Ne voglio però negare che fioriscano ingegni vasti e profondi, attissimi alle speculazioni più recondite e sublimi; ma altro è la filosofia, altro sono i filosofi; e si può aver facoltà di ben ragionare, senza mettere in atto questa potenza. Un cattivo metodo, e l’uso di certi falsi principii, resi universali e autorevoli da una usanza inveterata, possono sviare i migliori ingegni. Non nego eziandio che il nostro secolo possa lodarsi nelle scienze razionali di alcuni pregevoli lavori, onde avrò nel seguito occasione di discorrere; ma noto che questi lavori risguardano le parti accessorie, secondarie, e la dipendenza della filosofia, anzichè la sostanza di essa. Or, quando le parti vitali e le radici di questa nobile scienza siano neglette, e i suoi ordini intrinsecamente viziosi; veggasi, se si può dire con verità che la filosofia sia viva, benchè si attenda da alcuni felicemente a qualche ramo degli studi filosofici. Certo, se l'arte del guarire si riducesse a curare il patereccio o il mal de’ pondi, e la dottrina dei vegetabili a conoscere le erbe del proprio orto, niuno vorrebbe affermare che la chirurgia, la medicina, la botanica fossero arti o scienze vive. Ma anche quegli onorevoli cultori di cose filosofiche sono oggi molto rari; tanto che, se uno scritto di qualche nervo, appartenente alla metafisica, si pubblicasse in Europa, il numero dei sufficienti estimatori, atti ad intenderlo e ad apprezzarlo, si ridurrebbe a molto pochi; come accadeva alla matematica sublime nei tempi di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}}. Di che porge una prova il vedere, quali miserie in Francia ed altrove salgano in grido di opere ragguardevoli, e procaccino agli autori fama di filosofi; laddove alcuni altri scritti smisuratamente superiori giacciono non intesi e {{Pt|dimenti-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia.}}|5}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}filosofici, e mostrandone presente e visibile l’effetto. Questa è la materia dei tre primi capitoli. Ne voglio però negare che fioriscano ingegni vasti e profondi, attissimi alle speculazioni più recondite e sublimi; ma altro è la filosofia, altro sono i filosofi; e si può aver facoltà di ben ragionare, senza mettere in atto questa potenza. Un cattivo metodo, e l’uso di certi falsi principii, resi universali e autorevoli da una usanza inveterata, possono sviare i migliori ingegni. Non nego eziandio che il nostro secolo possa lodarsi nelle scienze razionali di alcuni pregevoli lavori, onde avrò nel seguito occasione di discorrere; ma noto che questi lavori risguardano le parti accessorie, secondarie, e la dipendenza della filosofia, anzichè la sostanza di essa. Or, quando le parti vitali e le radici di questa nobile scienza siano neglette, e i suoi ordini intrinsecamente viziosi; veggasi, se si può dire con verità che la filosofia sia viva, benchè si attenda da alcuni felicemente a qualche ramo degli studi filosofici. Certo, se l'arte del guarire si riducesse a curare il patereccio o il mal de’ pondi, e la dottrina dei vegetabili a conoscere le erbe del proprio orto, niuno vorrebbe affermare che la chirurgia, la medicina, la botanica fossero arti o scienze vive. Ma anche quegli onorevoli cultori di cose filosofiche sono oggi molto rari; tanto che, se uno scritto di qualche nervo, appartenente alla metafisica, si pubblicasse in Europa, il numero dei sufficienti estimatori, atti ad intenderlo e ad apprezzarlo, si ridurrebbe a molto pochi; come accadeva alla matematica sublime nei tempi di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}}. Di che porge una prova il vedere, quali miserie in Francia ed altrove salgano in grido di opere ragguardevoli, e procaccino agli autori fama di filosofi; laddove alcuni altri scritti smisuratamente superiori giacciono non intesi e {{Pt|dimenti-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|6|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|dimenti}}cati, senz’altro difetto che il proprio merito, e il sovrastare di troppo grande intervallo alla debolezza degli uomini e dei tempi. Vero è che i dilettanti abbondano, quanto mancano i veri studiosi; se la copia degli uni potesse compensare la scarsità degli altri. Chiamo dilettanti coloro, che mirano al solo piacere, e studiosi quelli, che intendono all’instruzione. I primi non leggono che per passare il tempo; negozio gravissimo e difficilissimo per una buona parte dei nostri coetanei. Nè costoro sono però da disprezzare; anzi io li tengo per una gentile e preziosa generazione, quando si contentano di leggere per divertirsi o per addormentarsi, e trattano gli studi, come un trastullo o un narcotico innocente. Ma ogni qual volta s’intromettono di sentenziare e di censurare, diventano, senza volerlo, guastatori delle scienze. Con tal gente hai un difficile partito alle mani; imperocchè non conoscendo essi il soggetto, e non avendo nè anco i termini, ti è impossibile il convincerli, il farli ricredere; e ogni disputa che pigli con loro. è uno scioperio di tempo. Or, siccome è cosa rara che dall’uffizio di ascoltare non si passi a quello di definire, taluno forse potrebbe inferirne che, se è bene alle scienze l’aver dilettanti, sarebbe forse meglio il non averne. A ogni modo, io reputo beate le matematiche, dove i dilettanti non riescono. I quali sono quasi il volgo delle lettere e delle scienze, che commesse alla loro balia, diventano preda dell’arbitrio e della licenza, a guisa delle società civili, dove posposta la ragione dei savi, regna l’arbitrio della moltitudine {{Nota separata|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/275|(1)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/276|(1)}}.
Esaminate le principali cagioni. che condussero la filosofia alla nullità presente, propongo i mezzi, che mi paiono più opportuni alla sua instaurazione. La riforma della filosofia<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|6|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|dimenti}}cati, senz’altro difetto che il proprio merito, e il sovrastare di troppo grande intervallo alla debolezza degli uomini e dei tempi. Vero è che i dilettanti abbondano, quanto mancano i veri studiosi; se la copia degli uni potesse compensare la scarsità degli altri. Chiamo dilettanti coloro, che mirano al solo piacere, e studiosi quelli, che intendono all’instruzione. I primi non leggono che per passare il tempo; negozio gravissimo e difficilissimo per una buona parte dei nostri coetanei. Nè costoro sono però da disprezzare; anzi io li tengo per una gentile e preziosa generazione, quando si contentano di leggere per divertirsi o per addormentarsi, e trattano gli studi, come un trastullo o un narcotico innocente. Ma ogni qual volta s’intromettono di sentenziare e di censurare, diventano, senza volerlo, guastatori delle scienze. Con tal gente hai un difficile partito alle mani; imperocchè non conoscendo essi il soggetto, e non avendo nè anco i termini, ti è impossibile il convincerli, il farli ricredere; e ogni disputa che pigli con loro. è uno scioperio di tempo. Or, siccome è cosa rara che dall’uffizio di ascoltare non si passi a quello di definire, taluno forse potrebbe inferirne che, se è bene alle scienze l’aver dilettanti, sarebbe forse meglio il non averne. A ogni modo, io reputo beate le matematiche, dove i dilettanti non riescono. I quali sono quasi il volgo delle lettere e delle scienze, che commesse alla loro balia, diventano preda dell’arbitrio e della licenza, a guisa delle società civili, dove posposta la ragione dei savi, regna l’arbitrio della moltitudine {{Nota separata|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/275|(1)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/276|(1)}}.
Esaminate le principali cagioni. che condussero la filosofia alla nullità presente, propongo i mezzi, che mi paiono più opportuni alla sua instaurazione. La riforma della filosofia<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/273
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" /></noinclude><section begin="(0)" />{{Ct|f=180%|t=12|NOTE.}}
{{Rule|10%|v=6|t=6}}
La maggior parte delle note, che seguono. sono accessorie al testo, né richieste all’intelligenza o dimostrazione delle cose, che vi si discorrono. Le ho raccolte in fine del volume, acciò non interrompano inutilmente la lettura di quello. Quanto ad alcune poche, che le accompagnano, e sono tuttavia necessarie a illustrare o provare la dottrina del libro, versanti per lo più nel discutere o esporre le altrui opinioni, non ho potutto, per la troppa loro lunghezza, distribuirle a piè di pagina ne’ luoghi opportuni. D’altra parte, il soggetto loro è tale, che inserite nel testo, avrebbero nociuto all’economia dell’ opera.<section end="(0)" />
<section begin="(1)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 1.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|1.}}}}}}
Se i dilettanti, che la spacciano da aristarchi, aggiungono a questo vezzo lo splendor della nascita e della fortuna, ogni gara, che i veri studiosi vogliano pigliar con essi, dee parere una vera<section end="(1)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|266|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="(1)" />{{Pt|<br>|}}follia{{ref|Dee parer sempre, e può qualche volta non essere.|(1)}}. Imperocchè, come mai un uomo povero e oscuro, benché ingegnoso e dotto, potria aver ragione, al di d’oggi, contro chi possiede. verbigrazia, cinquantamila scudi di entrata, ed è investito di titoli feudali? I quali in primo luogo, conferiscono il privilegio di parlar di tutto, sapendo poco o nulla, e di essere eruditissimo, senza una fatica al mondo. In secondo luogo, i ricchi e i fortunati professano per ordinario le opinioni avvalorate dall’uso corrente, perchè il lor modo di pensare è frutto di letture seioperate. frivole, e del conversare, non di eletti studi, nè di profonde meditazioni; e hanno una certa contentezza beata di lor medesimi, che gl’induce a credere di aver toccata la cima della sapienza umana, quando i loro pareri son governati dalla moda. Laonde, se lo studioso dilungasi dalle idee comuni, (come accade il più delle volte,) e professa dottrine o nuove e sue proprie, o antiche e in apparenza vecchie e stantie, egli ha contro di sè tutte quelle verosimiglianze, che guidano il giudizio del volgo censito e patrizio, e la sua opinione non può prevalere, se non per un miracolo. Non è adunque da meravigliare, che i potenti di oggidì, invece di favorir nobilmente chi ebbe più amica la natura, che la fortuna, come si usava talvolta in antico, con quella sorta di servigi, che si possono far senza incomodo, e ricevere senza rossore, si adoprino per avvilirlo, soffocarlo, strozzarlo, salvo che egli compensi colle adulazioni il grave torto di essere più saputo, o meno ignorante di loro. Non crediate però che questi singolari e piacevoli mecenati così operino a mala fede, e per malignità di animo ignobile od abbietto; anzi stimano di giovare alla civiltà del secolo. Il loro torto appartiene all’intelletto, che non essendo sempre patrizio, come il sangue, gl’induce a credere di esser buoni giudici delle parti più eminenti della cultura, e a stimar che il proverbio, (se pur intendono il latino.) ''ne sutor ultra crepidum'', sia fatto solamente per li calzolai, e non per loro.{{ref|Se tal proverbio sapesse d’insolente e di plebeo a chi è in grado di applicar{{Pt|-|selo, io propongo quest’altro in sua voce: ''ne sus Minervam''; il quale, giudicando delle pretensioni dalle abitudini, non dovrebbe al dì d’oggi offendere la schifiltà di nessuno.}}|(1)}}<includeonly>{{#tag:references||group=(1)|}}</includeonly><section end="(1)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(1)|}}</div>
<references/></noinclude>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note
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{{Qualità|avz=25%|data=2 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Note|prec=../|succ=}}
<pages index="Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf" from="273" to="274" />
==Indice delle note==
* {{testo|/Tomo Primo}}
* {{testo|/Tomo Secondo}}
* {{testo|/Tomo Terzo}}
* {{testo|/Tomo Quarto}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|267}}</noinclude>
<section begin="(2)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 2.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|2.}}}}}}
Invece di dedurre il metodo dai principii, i filosofi moderni vogliono dedurre i principii dal metodo. Ma come mai si puó trovare il vero metodo filosofico, se non si posseggono di già i principii? Quando si difetta di questi, si cammina a caso, o si reca nella filosofia un modo di procedere alieno dalla sua indule, e proprio delle altre discipline. Il che venne fatto in parte da! {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}}, quando volle adattare alle scienze speculative il metodo proprio delle naturali, cioè l’osservazione, e creò il psicologismo. Uno degli errori fondamentali del sistema cartesiano si è il porre la metodologia innanzi ai principii della seienza. Il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} lo confessa espressamente, ascrivendo però a pregio il difetto. «L’esprit qui... distingue Descartes de tous ses devanciers c’est... l’esprit de méthode. Il ne s’agit plus de poser des axiomes, des formules logiques doal on n’a pas vérifié la légitimité, et de produire par leur combinaison une philosophie nominale, une sorte d’algèbre, qui ne s’applique à aucune réalité. Il faut partir des réalités elles-mêmes. La première qui s’offre à nous c’est notre pensée. ''On ne peut rien tirer'', dit Descartes, ''de l’axiome célèbre dans l’école'': impossibile est idem esse et non esse, ''si l’on n’est pas d’abord en possession d’une existence quelconque; la proposition: je pense, donc je suis, n’est pas le résultat de l’axiome général tout ce qui pense existe; elle en est au contraire le fondement''. L’analyse de la pensée, telle est donc la méthode cartésienne.{{ref|COUSIN, ''Cours de phil. de 1818, publié par Garnier'', Paris, 1856, p. 2, 3.|(2)}}» E lodato il Descartes di questo suo procedere, soggiunge: «On peut distinguer deux époques dans l’ère cartésienne: l’une où la méthode du maitre, malgré sa nouveauté, est<section end="(2)" /><noinclude>{{TableStyle}}
{| class="tablestyle1" style="font-size:90%
|{{spazi|7}}||{{Pt|{{Noindent|selo, io propongo quest’altro in sua voce: ''ne sus Minervam''; it quale, giudicando delle pretensioni dalle abitudini, non dovrebbe al dì d’oggi offendere la schifiltà di nessuno.}}}}
|}
{{Pt|{{#tag:references||group=(2)|}}|}}
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/278
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|268|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="(2)" />{{Pt|<br>|}}cependant méconnue, l’autre où l’on s’efforce de rentrer dans cette voie salutaire. A la première appartiennent {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}}, {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}}. {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibnitz}}; à la seconde les philosophes du dix-huitième siècle{{ref|''Ibid''., p. 3.|(2)}}. Egli ripete sottosopra la stessa cosa in altri luoghi delle sue opere{{ref|''Introd. à l’hist. de la phil''., leçon 2.|(2)}}, e dichiara di aver seguito egli medesimo le cartesiane pedate: «Mes premiers soins furent donnés à la méthode. Un système n’est guère que le développement d’une méthode appliquée à certains objets. Rien n’est donc plus important, que de reconnaitre d’abord et de déterminer la méthode que l’on veut suivre{{ref|''Fragm. phil''., préf. de la prem, édit., tom. 1, p. 45.|(2)}}. »
Basti qui l’aver accennato un errore, che domina in quasi tutte le scuole moderne, e la cui confutazione risulterà ampiamente dal successo di tutto il nostro discorso.<includeonly>{{#tag:references||group=(2)|}}</includeonly><section end="(2)" />
<section begin="(3)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 3.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|3.}}}}}}
Il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} trapiantò in Francia questo paradosso dell’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}}, e lo difese in modo assoluto ne’ suoi Nuovi frammenti filosofici{{ref|Paris, 1829, p. 1-8.|(3)}}, e con qualele temperamento nel suo Corso di filosofia{{ref|''Introd, à l’hist, de la phil''., leçon 2. ''Hist. de la phil, du XVIII<sup>e</sup> siècle'', leçon 5.|(3)}}, dove parla pure della Scolastica{{ref|''Hist, de la phil. du XVIII<sup>e</sup> siècle'', leçon 2, 9.|(3)}} nei medesimi termini.<includeonly>{{#tag:references||group=(3)|}}<section end="(3)" /></includeonly>
<section begin="(4)" />''{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 4.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|4.}}}}}}
Uno degli usi piacevoli, che corrono oggigiorno nella repubblica delle lettere. presso i Francesi, è l’adorazione e la celebrazione reciproca degli autori. Dal più minuto scrittorello fino<section end="(4)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(2)|}}</div>
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<references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|7}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}consiste a mio giudizio nei principii e nel metodo; le quali due cose sono inseparabili, giacchè il retto metodo è somministrato e determinato dalla diritta cognizione dei principii. Credesi oggi dai più che il metodo partorisca i principii; il che è un errore gravissimo. I cui fautori volendo spiegare la generazione dei principii, si tolgono ogni via di stabilire le ragioni del metodo; laddove queste, e non quelli, vogliono essere trovate e dichiarate legittime. I principii sono obbiettivi, eterni, assoluti: non hanno origine: si legittimano da sè si trovano e non si cercano; o per dir meglio si affacciano da sé stessi allo spirito, che li riceve, e se li rende famigliari nell’acquisto riflessivo del sapere. All’incontro il metodo è uno strumento subbiettivo e psicologico, che l’uomo dee procacciarsi, non già procedendo a caso, nè discorrendo artificialamente, (ogni discorso artificioso presupponendo già il metodo,) ma pigliandolo dall’intuito immediato del vero, cioè dai principii. Per tal modo il processo subbiettivo si conforma alla verità obbiettiva, e il reale determina lo scibile. Bisogna però notare che anche nel dichiarare ed esplicare i principii si usa un certo metodo derivante da essi, in quanto la riflessione si fonda sopra intuito immediato e primitivo. Il che sarà reso chiaro nel decorso del mio ragionamento {{Ns|(2)|Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf|277|278}}.
I principii determinativi del metodo, e per via del metodo produttivi della scienza, consistono in alcune verità prime, dalla cognizione integra o alterata delle quali dipende la sorte della filosofia. Perciò dopo avere nel primo libro determinati questi veri, e ridotti a una formola precisa e rigorosa, quanto quelle de’ matematici, io applicherò nel secondo libro essa formola alla storia della filosofia, non già {{Pt|discor-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|7}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}consiste a mio giudizio nei principii e nel metodo; le quali due cose sono inseparabili, giacchè il retto metodo è somministrato e determinato dalla diritta cognizione dei principii. Credesi oggi dai più che il metodo partorisca i principii; il che è un errore gravissimo. I cui fautori volendo spiegare la generazione dei principii, si tolgono ogni via di stabilire le ragioni del metodo; laddove queste, e non quelli, vogliono essere trovate e dichiarate legittime. I principii sono obbiettivi, eterni, assoluti: non hanno origine: si legittimano da sè si trovano e non si cercano; o per dir meglio si affacciano da sé stessi allo spirito, che li riceve, e se li rende famigliari nell’acquisto riflessivo del sapere. All’incontro il metodo è uno strumento subbiettivo e psicologico, che l’uomo dee procacciarsi, non già procedendo a caso, nè discorrendo artificialamente, (ogni discorso artificioso presupponendo già il metodo,) ma pigliandolo dall’intuito immediato del vero, cioè dai principii. Per tal modo il processo subbiettivo si conforma alla verità obbiettiva, e il reale determina lo scibile. Bisogna però notare che anche nel dichiarare ed esplicare i principii si usa un certo metodo derivante da essi, in quanto la riflessione si fonda sopra intuito immediato e primitivo. Il che sarà reso chiaro nel decorso del mio ragionamento {{Ns|(2)|Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf|277|278}}.
I principii determinativi del metodo, e per via del metodo produttivi della scienza, consistono in alcune verità prime, dalla cognizione integra o alterata delle quali dipende la sorte della filosofia. Perciò dopo avere nel primo libro determinati questi veri, e ridotti a una formola precisa e rigorosa, quanto quelle de’ matematici, io applicherò nel secondo libro essa formola alla storia della filosofia, non già {{Pt|discor-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|8|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|discor}}rendo per tutto il seguito de’ tempi, ma limitandomi, per modo di saggio, ai sistemi, che fiorirono nelle età più rimote. Imperocchè, se la formola è vera, essa dee contener le ragioni di tutti i sistemi, dee mostrare e spiegare la verità o falsità loro; altrimenti per erronea, o almeno inesatta e manchevole, si chiarirebbe. Per questa ed altre ragioni che tralascio, una verificazione storica dei principii, mi parve se non necessaria, di grandissima utilità.
A chi entra in queste ricerche la prima quistione, che si presenta, è di sapere, in che consista la storia della filosofia, per poterne determinare i principii, e seguirne gli andamenti, i progressi, le vicissitudini. Parecchi moderni, fra’ quali {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} è il più illustre, escludono dagli annali di quella le antiche religioni di Europa e di Oriente, e osano appena incominciarli, per la Grecia, dalle scuole italica e ionica, o meglio ancora dalla cleatica, e per l’Asia, dalle sette indiche, che modificarono la dottrina dei Vedi{{Ns|(3)|Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf|278}}. Tutti i popoli più culti della prima antichità, o non ebbero filosofia a detta di costoro, o non ne rimane più alcun vestigio. Ma certo durano molti monumenti religiosi di quelle antichissime nazioni: possediamo interi, o in parte, i codici esprimenti le credenze e il culto di alcune di esse. Ora chi studia questi documenti può agevolmente chiarirsi che quelle vecchie religioni sono in gran parte sistemi filosofici, discrepanti dalle teoriche più moderne, non per la sostanza, ma solo per la forma. La forma poi non fa la scienza; altrimenti Capila e {{AutoreCitato|Parmenide|Parmenide}}, {{AutoreCitato|Empedocle|Empedocle}} e {{AutoreCitato|Tito Lucrezio Caro|Lucrezio}}, che scrissero in versi, non sarebbero filosofi, almeno a rispetto nostro. I Vedi, i {{w|Il libro dei mutamenti|Ching}}, l’{{TestoCitato|L'Avesta (Pizzi, 1914)|Avesta}}, e simili libri, sono vere enciclopedie, in cui il culto, i dogmi positivi, gl’instituti civili, i fatti<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|8|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|discor}}rendo per tutto il seguito de’ tempi, ma limitandomi, per modo di saggio, ai sistemi, che fiorirono nelle età più rimote. Imperocchè, se la formola è vera, essa dee contener le ragioni di tutti i sistemi, dee mostrare e spiegare la verità o falsità loro; altrimenti per erronea, o almeno inesatta e manchevole, si chiarirebbe. Per questa ed altre ragioni che tralascio, una verificazione storica dei principii, mi parve se non necessaria, di grandissima utilità.
A chi entra in queste ricerche la prima quistione, che si presenta, è di sapere, in che consista la storia della filosofia, per poterne determinare i principii, e seguirne gli andamenti, i progressi, le vicissitudini. Parecchi moderni, fra’ quali {{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} è il più illustre, escludono dagli annali di quella le antiche religioni di Europa e di Oriente, e osano appena incominciarli, per la Grecia, dalle scuole italica e ionica, o meglio ancora dalla cleatica, e per l’Asia, dalle sette indiche, che modificarono la dottrina dei Vedi{{Ns|(3)|Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf|278}}. Tutti i popoli più culti della prima antichità, o non ebbero filosofia a detta di costoro, o non ne rimane più alcun vestigio. Ma certo durano molti monumenti religiosi di quelle antichissime nazioni: possediamo interi, o in parte, i codici esprimenti le credenze e il culto di alcune di esse. Ora chi studia questi documenti può agevolmente chiarirsi che quelle vecchie religioni sono in gran parte sistemi filosofici, discrepanti dalle teoriche più moderne, non per la sostanza, ma solo per la forma. La forma poi non fa la scienza; altrimenti Capila e {{AutoreCitato|Parmenide|Parmenide}}, {{AutoreCitato|Empedocle|Empedocle}} e {{AutoreCitato|Tito Lucrezio Caro|Lucrezio}}, che scrissero in versi, non sarebbero filosofi, almeno a rispetto nostro. I Vedi, i {{w|Il libro dei mutamenti|Ching}}, l’{{TestoCitato|L'Avesta (Pizzi, 1914)|Avesta}}, e simili libri, sono vere enciclopedie, in cui il culto, i dogmi positivi, gl’instituti civili, i fatti<noinclude><references/></noinclude>
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Tuvok1968 ha spostato la pagina [[Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/19]] a [[Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/19]]
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|9}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}storiali, e anco talvolta le speculazioni filosofiche si trovano a costa gli uni degli altri, or confusi or distinti, e collegati insieme dal genio nazionale, non meno che dall’indole poetica dell’elocuzione. Il paragone della {{TestoCitato|Bibbia|Bibbia}} non serve; imperocchè il Cristianesimo col Giudaismo suo legittimo antecessore. essendo la sola religione divina, la filosofia vi è distinta dal deposito rivelato contenuto nei libri sacri. Gli Ebrei fra tutti i popoli culti dell’antichità sono forse i soli, che ne tempi più vetusti, non abbiano avuto filosofia, perchè possedevano la rivelazion primitiva nella sua pienezza; e fra gli antichi libri orientali il
{{TestoCitato|Il Pentateuco con introduzione critica ed ermeneutica|Pentateuco}} è quello, in cui la religione si scompagna meglio da ogni discorso filosofico; benchè esso sia nello stesso tempo un codice legislativo, una storia, un rituale e un catechismo. Dicasi altrettanto degli altri libri protocanonici; senza escludere quello di Giobbe; il qual libro tuttavia pare opera di un’altra tribù semitica, abitatrice del deserto, e ricevuto dagli Israeliti per la sua divina origine. Ma presso le altre nazioni, che non possedevano puro, né integro il deposito tradizionale, la filosofia era il supplemento naturale della religione, e ne componeva la parte più recondita, custodita e coltivata dal sacerdozio.
L’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} ei suoi seguaci non ammettono veramente alcun divario sostanziale fra la religione e la filosofia; ma pretendono che se bene la materia sia la stessa, tuttavia il modo, con cui è trattala, diversifichi essenzialmente le due discipline. Qui v’ha un doppio errore; imperocchè non si erra meno a immedesimare ogni parte delle dottrine religiose colle filosofiche, che ad escluderle dalla scienza razionale, ogni qual volta si assomigliano per la sostanza. La religione è parte intelligibile, parte sovrintelligibile. Il {{Pt|sovrintelligi-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|10|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|sovrintelligi}}bile dipende dalla rivelazione sola, e non appartiene, almeno direttamente, alla speculazione umana; onde s’ingannano i filosofi razionali a confonderlo coll’intelligibile; e l’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}}, che il fa si chiarisce schietto razionalista. benchè pretenda il contrario. Ora, come nei dogmi della vera religione il mistero accompagna l’evidenza, cosi nella teologia dei Gentili si trovano a costa delle verità filosofiche alcune reliquie del sovrintelligibile rivelato a principio, e alterato in appresso dalle speculazioni e dalle favole. Ma sia che si conservi nella sua purezza, sia che venga oscurato e corrotto, il sovrintelligibile di sua natura non appartiene alla filosofia; e l’opinione contraria è un grande errore di questo secolo. Non così l’intelligibile; il quale nella vera religione è mero dogma
fondato sulla tradizione; ma ne’ falsi culli è tradizionale insieme e filosofico, come si raccoglie dai monumenti. E nel seno stesso della Cristianità. quando ai pronunziali dell’autorità ecclesiastica si aggiunse la scienza, l’intelligibile rivelato diventò pure dottrina filosofica; onde la Scolastica, per ciò che risguarda le verità razionali, non è già, come vuole lo stesso Hegel, una dottrina anfibia, ma una vera filosofia, più degna ancora per molte parti di questo titolo, che quella di Diaimini o di {{AutoreCitato|Platone|Platone}}. Egli è singolare che l’Hegel e i suoi partigiani, escludendo da un lato la religione dalla filosofia, e affermando dall’altro la perfetta medesimezza della loro materia, danno alla filosofia l’altrui, mentre le tolgono il proprio la spogliano, l’arricchiscono di soverchio, e in ambo i modi la guastano.
Costoro argomentano che la filosofia, dovendo essere il frullo di una speculazione libera, non può aver luogo, quando l’ingegno piglia le mosse e la regola dal magisterio religioso.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|11}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}Ora le speculazioni sacerdotali erano fondale sull’autorità di certi libri riputati di origine divina; dunque non si debbono aver per opera di un vero filosofare. Potrei dire che questo argomento non vale, almeno per rispetto agli autori di essi libri; nei quali si trovano alcune parti. come, verbigrazia. gli {{w|Upaniṣad|Upanisadi}} dei {{w|Veda|Vedi}}, schiettamente filosofiche. Ma siccome mi si può obbiettare che questi autori si fondarono pure utile tradizioni, al che non ripugno, passo ad un altra risposta, e dico che chiamo filosofia ogni elaborazione dei principii razionali falla per mezzo della riflessione e del discorso. Ora qualunque possa essere la fonte, donde si pigliano i principii. purebé questi siano razionali, e ci si adoperi l’artificio scientifico nello esplicarli, vi la lavoro filosofico. Puoi negar, verbigrazia, che negli Upanisadi si contenga un intero sistema di panteismo, o almeno di emanatismo, poeticamente espresso? No sicuramente; e ne recherò altrove le prove. Ora il panteismo e l’emanatismo sono sistemi filosofici. Ma lo speculare del filosofo vuol esser libero, e qui è legato dal dogma religioso. Rispondo che dee esser libero nel discorso, nelle deduzioni; ma che non dee e non può essere, quanto ai principii, e all’opera dell’intuito. Ora il dogma religioso in filosofia appartiene ai principii; intorno ai quali è assurdo il prefendere libertà. So che Cartesio, e tulla la filosofia moderna, che da lui procede, hanno preteso d’introdurre la ricerca, e quindi la libera elezione dei principii; ma mostrerò nel processo dell’opera, quanto questo assunto sia irragionevole e ridicolo. I principii sono dati dall’intuito, il quale non potendo trasformarsi in cognizione riflessiva, senza l’intervento della parola, dipende necessariamente da essa, per ciò che spetta alla filosofia. La parola è doppia, religiosa o sociale; questa nata da quella; poichè in ogni luogo<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|12|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}e tempo la società fu formata, educata e culta dalla religione. La parola religiosa è il dogma tradizionale; e però la filosofia nel trarre i suoi principii dalle sacre tradizioni, attinge alla fonte più legittima, eziandio quando elle sono alterate; perchè la parola sociale derivando dall’altra, non può mai vincerla d’integrità e di purezza. I nostri filosofi, che si credono liberissimi, quando discorrono alla scapestrata, sostituiscono la parola sociale alla parola religiosa, e le opinioni o le preoccupazioni ricevute dall’educazione e dal commercio cogli uomini, all’autorità del dogma teologico. Tal è il progresso introdotto dal {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}}; il quale non avrebbe certamente potuto pensare e dire: ''Io penso, dunque sono'', se non avesse ricevuto dagli uomini l’uso della favella. Nè sarebbe stato in grado di congegnare un cattivo sistema di filosofia, se malgrado quel dubbio, di cui discorre così piacevolmente nel suo {{TestoAssente|Discorso sul metodo}} e nelle {{TestoAssente|Meditazioni}}, non avesse conservata una infinità di opinioni e di credenze acquistate per opera del linguaggio e della vita sociale. Perciò egli si mostra cosi accorto e savio, come chi credesse bere più alla libera e con maggior sapore a un limaccioso rigagnolo, che all’acqua pura della sorgente.
Queste cose saranno dichiarate ampiamente in appresso. Le ho qui accennate di volo, per giustificare il mio consiglio di considerar le antiche religioni, come spettanti alla storia delle scienze filosofiche. La filosofia, essendo l’esplicazione dei principii razionali, ebbe cominciamento, come prima l’uomo prese a lavorare colla riflessione sulla parte razionale delle sue credenze religiose, e a fare de’ suoi discorsi un corpo di scienza. Il quale fu certo rozzo e imperfetto ne’ suoi principii; come rozze sono le origini della filosofia antica. Fu<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|13}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}poscia accresciuto e limato dall’opera dei sacerdoti; i quali conseguando alle carte le tradizioni ricevute, ci tramandarono pure con esse qualche notizia delle loro speculazioni. Quando la dottrina ieratica passò ne’ laici, nacquero le scuole, che anche i moderni chiamano propriamente filosofiche; le quali però, come le precedenti, mossero, almeno in parte, dal dogma e dalle tradizioni. Non si può adunque ben comprendere la dottrina delle scuole laicali, se non si risale a quella dei templi. Onde si vede che la filosofia è antichissima: non nacque ieri, come non morrà domani: è privilegio di tutti i popoli culti: figlia primogenita della religione: nata colla prima riflessione dell' nomo parlante sui celesti insegnamenti, e destinata a durare, quanto la religione e il pensiero umano.
Lo studio degli antichi monumenti religiosi, scritti o effigiati, necessita molte ricerche sulle origini, sulla storia, sulla lingua, sugl’instituti, e sulle migrazioni dei popoli. Se avessi conosciuto una o poche opere. che trattassero con profondità ed esattezza di queste materie, e le riunissero in un solo quadro, mi sarei contentato di citarle ne’ luoghi opportuni, invitando a consultarle il lettore. Ma io non credo che alcuna se ne trovi, o almeno non ne ho notizia. I compendii poi, di cui pochi sono buoni, ancorché fossero eccellenti, non basterebbero al proposito. Tuttavia il lavoro è fatto, almeno in gran parte; ma è sparso; e si richiede la fatica di metterlo insieme, e di cavarne quel tanto che occorre. Da due secoli in qua gli eruditi di Europa hanno fatte maravigliose ricerche su tutte le parti dell’ antichità, le quali a mano a mano che i viaggi e l’etnografia aggiungono nuovi sussidi, si vanno tuttavia ampliando; tantochè è oggimai difficile il trovare nel<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|14|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}giro dell’erudizione possibile un solo angolo, in cui non abbia penetrato l’occhio di qualche curioso e sagace cercatore. Il numero delle opere prodotte da tali investigazioni è spaventevole; e la vita di più uomini infaticabili non basterebbe a riandarle, non che leggerle tutte. Io ho solo potuto prender notizia di una piccola parte, proporzionatamente a una copia cosi sterminata; ma se il mio lavoro non può essere offerto, come un quadro storico compiuto, senza ridicola temerità; credo che sarà sufficiente allo scopo dottrinale ch’io mi propongo. Quanto al metodo da seguirsi in queste storiche indagini, mi parve che la concisione più rigorosa dovesse accoppiarsi a una certa profondità; non potendo da un lato allargarmi di soverchio in una parte accessoria del mio trattato, senza nuocere all’economia del tutto; e sapendo dall’altro che ogni ricerca è affatto inutile, quando riesca superficiale. Or come conciliare due doti, che sembrano escludersi a vicenda? Imperocchè le ricerche erudite non possono avere qualche valore, se non abbracciano molti particolari, e non tengono conto delle più piccole minuzie; non essendo possibile ne’ fatti storici il camminare pe’ generali e per le astrazioni. Ora l’esposizione dei particolari richiede grandissinio spazio; e io doveva ricordarmi che non iscrivo un’opera di storia, ma di filosofia. Ho creduto di trovare un acconcio temperamento, contentandomi d’indicar brevemente i fatti più essenziali, e accennando a piè di pagina gli autori da me letti e studiati, dove le opportune prove e illustrazioni si rinvengono. Così il lettore, che voglia acquistare una notizia più compiuta e fondata delle cose discorse, ricorrendo alle opere allegate, ci troverà per minuto i testi relativi, con tutto il corredo di critica e di erudizione opportuno al proposito. Non allego,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|15}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}se non gli scritti che ho potuto vedere; il che stimerei superfluo di avvertire, se non fosse oggi assai comune l’uso di copiare le citazioni altrui, e di ostentare con pochi libri una ricca e facile erudizione. Quando per qualche cagione mi fu interdetto di studiare una scrittura, onde ho preso notizia di seconda mano, l’ho espressamente accennato; tantochè il lettore può essere sicuro che degli autori ch’io cito per modo diretto, non ve ne ha un solo, ch’io non abbia letto per lo più da capo a fondo, o almeno consultato diligentemente.
Nelle quistioni risguardanti l’antichità e le origini, raro è che si possa aver piena certezza, e chi ottenga una certa verosimiglianza, dee stimarsi aver fatto molto. La quale risultando per lo più dal concorso di molti probabili, ciascuno de’ quali sarebbe forse separatamente di poco peso; niuno di essi si dee dal critico disprezzare. Perciò, se al lettore paresse che io faccia caso talvolta di deboli argomenti, avverta che sovra di essi soli non fondo mai le mie induzioni o deduzioni; le quali soglio appoggiare a una tal congerie di prove, che ancorché mancassero alcune di queste, non se ne annullerebbe però la verosimiglianza di quelle. Vero è che la concisione, a cui venni obbligato dall’abbondanza della materia, e la necessità di evitar le ripetizioni, non mi hanno permesso di dichiarar sempre le cose, ma solo di accennarie; credo però di aver detto tanto che basti a chi conferirà insieme le varie parti del mio libro, e recherà qualche attenzione nella lettura di esso. Ben si sa che i leggitori debbono possedere molte notizie, almeno generiche, sulle lingue, sul paese, sugli annali e sulle condizioni de popoli; imperocchè io non iscrivo elementi di geografia,<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|16|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}di storia, di etnografia, di archeologia, o di altra simile disciplina. Laonde chi fosse affatto ospite in queste materie non potrebbe a buon diritto imputarmi te oscurità e le lacune del mio discorso.
Io ho recato in questa parte della mia scrittura tutta quella esattezza, di cui sono capace, e che mi venne conceduta dai pochi mezzi estrinseci di erudizione, onde posso disporre. Quando per corroborare un assunto scientifico, altri si dà a squadernare libri di storia e di archeologia, e razzolarvi argomenti a proposito della sua preconcetta opinione, il lavoro che ne risulta non può far che non riesca stiracchiato e superficiale. Non che procedere per questa via, io non ho mai accomodati i fatti alle idee, come anche non ho mai subordinate le idee ai fatti, che sarebbe un disordine ancor più grave dell’altro. Le idee e i fatti sono due ordini paralleli, che debbono armonizzare spontaneamente, senza violenza reciproca. Ma per la natura dello spirito umano, nello stesso modo che la cognizione ideale dee porgere il filo opportuno per camminare nella regione dei fatti, senza smarrirsi, così l’esame minuto e diligente dei fatti, può e dee correggere e perfezionare la cognizione ideale; tantochè i due ordini si aiutino a vicenda. Non si dee però mai dimenticare che ciascuno di essi dee reggersi da sè, e che non è mai lecito l’introdurre artifiziatamente fra loro una corrispondenza, che quando non sia naturale e spontanea, non ha alcun valore.
A malgrado di questa mia diligenza, non ignoro che molti chiameranno per istrazio il secondo libro della mia opera una compilazione, e crederanno con questo di averlo {{Pt|condan-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|17}}</noinclude>{{Pt|<br>|condan}}nato. Ma io vorrei domandare a costoro, che cosa intendono con questa parola. Se il compilare è un raccoglier falli, ogni filologo, archeologo, storiografo è un compilatore; e il nome in tal caso è onorevole, come l’ufficio. Se poi si chiama compilare l’adunar falli, traendoli, non dalla fonte, ma dai rivi, avverto che ne’ lavori generali, come il mio, non si può fare altrimenti. Tal è la brevità della vila e la mollitudine delle materie, ch’egli è impossibile eziandio agli uomini dottissimi, (fra’ quali io non ho la temerità di collocarmi,) l’allingere i fatti dalle sorgenti, se non quando si tratta d’investigazioni parziali. E in ciò consiste l’utilità della divisione introdotta nei lavori letterarii e scientifici; mediante la quale, gli studiosi limitandosi a una parte dello scibile, e consacrandole exprofesso il tempo e l’ingegno, possono addentrarsi nel loro subbietto, e acquistarne quella cognizione più compiuta e profonda, che è dato all’uomo di conseguire. Il che sarebbe impossibile, se ciascuno aspirasse alla scienza universale, e volesse fornir da sè solo l’opera di molti, anzi di tutti. La mania di essere enciclopedico polca passare per ragionevole e proficua, quando le scienze erano bambine: come queste furono cresciute a un certo segno, poté parer tuttavia plausibile, benchè non esente da temerità: al di d’oggi non è più che ridicola. Chi oserebbe ora pretendere di posseder solamente una dozzina di scienze o di lingue orientali? Se alcuno vi aspira tuttavia, ciò mostra che la generazione dei pazzi è perpetua, e che si dee stimare di aver fatto molto, quando è permesso di riderne. Ma i lavori parziali dei dotti sarebbero inutili, se gli uni non potessero profittare delle altrui fatiche, in ordine ai propri studi; giacchè tali sono le congiuntare scambievoli di tutte le scienze, e specialmente di alcune fra esse, che non si possono coltivar<noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}{{Sc|i.}}||2.}}</noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|18|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}a dovere, senza un aiuto e un concorso reciproco. Ora siccome è impossibile il far professione di molte; resta, che quando uno ha bisogno per gli studi suoi di dati e di notizie estrinseche, le pigli dai periti; i quali gliele daranno molto migliori, più copiose e più sicure, che non potrebbe, senza il debito apparecchio, procacciarsele da sè. Per tal modo le varie discipline si aiutano, e la dottrina propria di ciascuno studioso diventa all’occorrenza comune di tutti. Il che si ricerca sovrattutto nei lavori generali, com’è il saggio presente; nel quale dovendo discorrere per tutti i popoli dell’antichità, e rintracciare la formola fondamentale della loro dottrina, mi è forza ricorrere alle lucubrazioni di quegli uomini dottissimi, che hanno fatto uno studio profondo di
ciascuno di quelli. Sarebbe tanto ridicolo dalla parte d’altri il richiedere di più, quanto dalla mia il voler fare di più.
E veramente tornerebbe cosa singolare, se altri non potesse discorrere, verbigrazia. delle antichità indiche, iraniche, semitiche, mongoliche ed americane, dei geroglifici di Tebe e di Palenco, dei caratteri cuneiformi, delle rune scandinaviche, dei nodi peruviani, de’ segni numerici usati dagli
Ardri, dai Guanchi e dai Cinesi, e di cento altre cose su questo andare, prevalendosi delle fatiche degli eruditi, non già per ripeterle, e fare un vano scialacquo di erudizione, ma per applicarle allo studio delle idee, e alla ricerca delle origini e delle dottrine. Imperocchè io chieggo, per qual fine abbiano scritto tanti valentuomini, che consumarono una lunga vita e un ingegno fortissimo nelle ricerche erudite, se il filosofo non può valersi dei loro lavori, e dee risalire direttamente agli originali? Se io volessi imparar, per esempio, gli elementi del sanscrito o dell’arabico, non ho si poca<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|19}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}fiducia nella mia memoria, che non mi credessi in grado, dopo qualche mese di studio, di lardellare il mio libro con citazioni orientali, che farebbero strabiliar gl’ignoranti, e darebbero loro un gran concetto della mia erudizione. E forse alcuno direbbe vedi che cima d’uomo! Egli fa professione di filosofo; e pur sa tutte le lingue! Ma non per tanto ingannerci i savi, che sanno distinguere la dottrina superficiale e accattata dalla propria e profonda. E certamente non ingannerei me medesimo, persuaso come sono, che niuno può sapere sufficientemente una sola lingua dotta da poter interpretare con sicurezza i monumenti, se non dopo un assiduo studio di molti e molti anni. Io ho conosciuto valentissimi grecisti, che dopo un’applicazione indefessa di due lustri e più, dicevano di non sapere il greco, e andavano a rilento, e tremavano, quando si trattava di decidere qualche punto oscuro e difficile di ellenica filologia. E altri vorrà spacciarsi orientalista dopo uno studio di qualche mese! Se nelle stesse favelle moderne, che ci sono più famigliari, non si può salire alle origini, e diciferare le antiche memorie, senza uno studio particolare; se pochi dotti si trovano in Italia, in Ispagna, in Francia, che posseggano una recondita cognizione della loro propria lingua, benchè imparata dall’infanzia; vorrem credere che il negozio sia più facile e spedito intorno agl’idiomi orientali così ricchi, così complicati, così alieni per suono e per indole da ogni mostra consuetudine? Se adunque io ricorro all’autorità degli orientalisti e dei filologi di professione, non tanto che meriti scusa, credo di dover esserne lodalo. E siccome l’autorità degli eruditi si diversifica, secondo gli studi e gl’ingegni; onde nel valersi delle loro testimonianze, egli è d’uopo pesarle, anzichè farne il novero; io ho cercato di<noinclude><references/><references/>{{PieDiPagina|||2.}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|20|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}appigliarmi, per quanto mi è stato possibile, ai migliori, e quando questi non mi soccorrevano, di corroborare l’autorità colle ragioni. Mi sono anche spesso governato coi filo-
logi come coi viaggiatori i quali non essendo tutti degli {{AutoreCitato|Abraham Hyacinthe Anquetil-Duperron|Anquetil}}, dei {{AutoreCitato|James Cook|Cook}}, dei {{AutoreCitato|Peter Simon Pallas|Pallas}}, dei {{AutoreCitato|Barthold Georg Niebuhr|Niebhur}}, dei {{AutoreCitato|Robert Ker Porter|Ker-Porter}}, degli {{AutoreCitato|Alexander von Humboldt|Humboldt}}, dei {{AutoreCitato|Giovanni Battista Belzoni|Belzoni}}; non si può aver piena fiducia nella loro testimonianza, se non quando molti s’accordano nella medesima narrativa.
Il metodo, che ho seguito nella parte dottrinale del mio scritto, è misto di sintesi e di analisi; ma è principalmente sintetico. La natura preliminare di questa composizione non comportava ch’io procedessi con un metodo assolutamente rigoroso, sotto pena d’incorrere, senz’alcun fallo, in una sciagura, che ora è solamente probabile; cioè di non trovare un solo lettore. Ma ho dovuto dar le prime parti alla sintesi, costrettovi dall’indole del mio argomento. Perciò coloro, che non sono avvezzi a questo modo di procedere, mi troveranno oscuro in sulle prime, e parrà loro ch’io affermi gratuitamente, senza sussidio di prove. Ma se essi avranno la pazienza di andare innanzi, troveranno forse che le tenebre si diradano. e le cose susseguenti illustrano le precedenti. In questo modo si può dire che le conseguenze avvalorano le premesse; non già che queste non siano evidenti e legittime per sè medesime; ma in quanto lo spirito non può fruire pienamente della loro luce, se non le abbraccia congiuntamente alle deduzioni, accoppiando, per così dire, i rivi alla loro fonte. Questa vednta complessiva di tutto il vero ingenera una persuasione irrepugnabile, contro la quale si rompono tutte le forze e le insidie dello scetticismo. La sintesi discende dalle idee ai fatti, e nello stesso discorso<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|21}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ideale nuove dalle parti più eccelse, più generiche, e quindi altresì più reali, più concrete, più sustanziose, per calare a poco a poco alle regioni inferiori, nelle quali, per una sintesi intermedia, i sensibili si collegano cogl’intelligibili. Ora siccome queste regioni inferiori ci sono più famigliari che le superiori, (nello stesso modo che si conoscono meglio le valli che le ciune e le pendici delle montagne,) se ne rischiara e conferma la notizia di quelle, da cui dipendono. Ogni uomo possiede una cognizione riflessa del vero intuitivo connessa e quasi connaturala coi concetti subalterni, che gli sono più ustali; cosicché il discorso di mano in mano che passa fra oggetti più vicini e più maneggiabili, corrobora le proprie premesse, e acquista una luce, che si retrosparge sulla via trascorsa per lo innanzi. Che se alcuno mi chiedesse, perchè non mi sia tenuto sul cammino più agevole, salendo dai particolari ai generali. risponderei che ho dovuto appigliarmi sostanzialmente al vero metodo scientifico; il quale nelle materie speculative non si trova
fuori della sintesi, come proverò altrove. L'analisi non è applicabile, se non parzialmente, alle idee, cioè in quanto a ogni passo del metodo sintetico, si può tornare indietro, e rifare analiticamente il cammino trascorso; il che sarebbe impossibile, se la sintesi non fosse andata innanzi. E io ho usato talvolta questi ricorsi confermativi, che il lettore potrà applicare alle altre parti della dottrina.
In un mio scritterello antecedente, composto e divulgato per una certa occasione, e non ostante i suoi difetti accolto umanamente da alcuni uomini dottissimi, toccai parecchie quistioni filosofiche intimamente connesse colla religione, ch’era lo scopo unico del mio componimento. Il quale<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|22|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}essendo poco altro che una successione di aforismi, accompagnati da brevi dichiarazioni, diede luogo a parecchie difficoltà fattemi da que’ cortesi, intorno ad alcuni punti di filosofia piuttosto accennati, che esplicati; alle quali credo di poter soddisfare sufficientemente, aprendo da vantaggio il mio concetto. Il che comincio a fare nella presente Introduzione; e proseguirò a mano a mano che il processo scientifico mi aprirà l’adilo alle parti più recondite della dottrina, se la Providenza mi permetterà di continuare la mia impresa. Le idee del sovrintelligibile e del sovrannaturale sono di gran momento in filosofia; e la prima singolarmente è connessa con tutte le sue parti, e contiene la chiave di parecchi problemi, altrimenti insolubili. Molti sistemi filosofici, come quasi tutte le dottrine orientali, e quelle dei neoplatonici, sono talmente collegate con quei due concetti, che senza una profonda analisi di essi, non se ne può avere una perfetta notizia. Onde farebbe stupire ed increscere il vedere, come siano negletti dai filosofi moderni, se lo stato deplorabile, in cui è caduta la metafisica nelle parti che si coltivano, non scemasse la meraviglia e il rammarico della trascuranza.
A proposito di quella mia operetta, e delle obbiezioni dotte e gentili, che mi furono indirizzate, non farei pur menzione delle critiche di un altro genere, se la natura del soggetto non mi ci obbligasse. Imperocchè a chi scrive in difesa della religione, la bontà, e la santità della sua causa, ingiungono l’obbligo di rimuovere ogni interpretazione nieno favorevole del suo silenzio. Dico adunque, che a quelle sole censure io tengo si debba rispondere, le quali sono urbane, e vengono mosse da persone intelligenti della materia. Nel mio<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|23}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}caso io non dovelli cercare, se i censori di cui parlo, avessero adempiuto alla prima condizione; giacchè conobbi a manifesti indizi che eziandio volendo, essi non potevano soddisfare alla seconda. Mi diede bensi qualche maraviglia il vedere persone fornite di qualche scano intromettersi di materie astruse e complicate, nelle quali la dignità del semidotto, che voglia impacciarsene, corre, se non altro, grandissimo pericolo. Imperocchè io credo benissimo che alcuno di que’ critici valorosi sia versato nella matemalica, nella fisica, nella chimica, o in altra disciplina; credo che altri s’intenda di lettere, abbia scritto qualche articolo di giornale, fatto qualche traduzioncella, e rabberciato qualche verso; credo che tutti abbiano letto qualche volume di quella filosofia e teologia, che corrono ai di nostri; ma che conoscano anche solo mediocremente le scienze speculative nel loro complesso, e posseggano quella speciale attitudine d’ingegno, che si richiede a penetrarne le parti più riposte; che conoscano bene le dottrine e le tradizioni del Cristianesimo; per quanto io lo desideri, non posso farmene capace. E stimo ch’essi medesimi, se ci pensan un poco, riderebbero, quando io mostrassi di crederlo. Mi perdoneranno adunque, se ho le loro censure in quel conto che meritano, e se ora le ricordo, acciò occorrendo a chi le ha mosse di ripeterle, egli sappia fin d’oggi, che stima io faccia del suo giudizio.
E veramente chi scrivendo a questi tempi si mostra religioso e cattolico, non che promettersi l’approvazione dell’universale, dec aspettare i biasimi, le censure acerbe, e il disprezzo di molti. Non è già che il Cristianesimo e la religione siano affatto fuor di moda; ma bisogna distinguere. Egli è lecito il far professione di pietà, e l’essere Cristiano<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|24|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}alla moderna; ma l’essere all’antica, è vergogna od audacia intollerabile. Se ti tocca il capriccio di discorrere di religione, guardati di parlare alla semplice, e di usare il linguaggio del Catechismo; guardati di adoperare quelle formole precise e venerande, cui la Chiesa ha consacrate, come autorevole idioma delle scienze sacre. E alla strana novità delle parole dee corrispondere quella dei concetti; i quali poco importa che siano veri, purché riescano inuditi. La novità è al di d’oggi il supremo intento del sapere, e chi n’è migliore artefice, beato lui. Un sistema religioso o filosofico, per gustare ai palati moderni, vuol essere un romanzo d’idee, come i romanzi sono sistemi d’immagini; anzi le dottrine razionali e teologiche hanno tanto più voga, quanto sono più vane, e men consistenti delle poetiche fizioni. Ora io non ho dissimulato e non dissimulo che non posso stimar tali ghiribizzi, se non per quel che sono, cioè per giuochi ingegnosi, che sarebbero comportabili per uso di passatempo, se non versassero sulle cose più rispettabili e più importanti, che si trovino al mondo. Lo scrivere un libro di scherzi mi par indegno di un uomo grave: lo scherzare sui soggetti più serii, indegno di un uomo onesto e costumato. Nel corso di quest’opera mi toccherà spesso di parlare di religione; perchè sebbene la filosofia ne sia distinta, e ciascuna delle dite discipline abbia i suoi principii e il suo metodo proprio, tuttavia cosi intime e cosi moltiplici sono le loro attinenze, che l’una è spesso inseparabile dall’altra. Avverto adunque i miei lettori che siccome io non intendo di scherzare, ma di parlar seriamente, il mio scrivere di religione sarà qual conviene a uomo cattolico, com’è la mia fede; e che non avrò mai vergogna di usare il linguaggio venerabile della Chiesa, sia che ella parli alla ragione dei<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|25}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}savi, o s’indirizzi ai fanciulli e agl’idioti. L’uso contrario fa segno d’animo frivolo e lezioso: è un peccato, non pure contro la buona teologia, ma eziandio contro il buon gusto. Tuttavia m’affido che non mancherà al mio discorso la novità opportuna; anzi tengo per fermo che si trova più novità e pellegrinità di concelli in un solo dogma cattolico, benché antico quanto il mondo, che in tutti i filosofici trastulli della età. Questo ho voluto avvertire, acció niuno de’ miei lettori rimanga ingannato; il che forte i spiacerebbe. Cui la religione cattolica muove stomaco e sdegno, farà bene a procacciarsi d’altro, e a non leggere il mio scritto.
Vi sarà forse un’altra classe di appuntatori, la quale, senza dolersi precisamente ch’io sia ortodosso, troverà che lo sono di soverchio. La quale accusa, essendo stata fatta contro un libro di tema interamente teologico, militerà ancor di più contro il presente; potendo parere strano che un filosofo faccia talvolta del teologo, quando corre l’uso di sconvolgere e di manomettere la religione in grazia della filosofia. Ma io bramerei che costoro mi dichiarassero, che cosa voglia dire esser troppo ortodosso. Questa è una frase, ch’io non capisco. So che si può essere più o meno protestante, più o meno incredulo, perchè queste voci esprimono qualità negative, che fuori della negazione assoluta, non hanno ferma regola; na che si possa essere più o meno cattolico, non mi pare, se non parlando impropriamente, come quando si dice di una dottrina, che è più o meno vera. La verità è una in sè stessa, immutabile, indivisibile. Il cattolicismo, che è il perfetto vero morale e religioso, ha le stesse doti; tanto che non si può nulla levargli, nulla aggiungergli, senza distruggerlo. Colui che credesse {{Pt|agl’inse-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|26|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|agl’inse-}}guamenti della Chiesa con perfella fede, salvo un solo articolo, non sarebbe più cattolico di chi ogni dettato ne ripudiasse. Si potrebbe dire di lui che è meno lontano di altri dall’essere cattolico, come gli stoici dicevano dell’uomo. mezzanamente buono che è manco alieno dall’esser savio; ma non si potrebbe chiamar cattolico, senza distruggere il cattolicismo. L’essenza del quale consiste nel riconoscere l’assoluta sovranità della Chiesa intorno alla definizione del vero morale e religioso; la quale sovranità si annulla a negarla in una menoma parte, come nel tutto. Egli è vero che l’autorità ecclesiastica nel definire le verità rivelate, e determinarne i punti essenziali, ha lasciato intorno ad esse, per così dire, un certo margine, al quale non si estendono le sue definizioni. Ora tal è la natura del pensiero e del linguaggio umano, che altri non può uscire dalle schiette formole, ed entrare nelle dichiarazioni, senza stendersi su quel lembo indefinito, e aggiungere qualche concetto opinativo al dogma stabilito dalla Chiesa. Il distinguere con precisione l’uno dall’altro, dipende dalla dottrina e dalla discrezione di chi legge; nè si può incolpar lo scrittore, quando trascorre fuori della linea matematica del certo il meno che gli è possibile.
La sapienza cattolica non dispiace tanto ai moderni palati per la sua severità, quanto per la sua moderazione; aliena dai due eccessi della superstizione e della miscredenza, in cui trascorre volentieri lo spirito umano. Essendomi io studialo di schivare ogni esorbitanza, e di seguire costantemente la moderazione, che nelle cose speculative stimo essere la totalità e l’armonia dei veri; non posso eziandio da questa parte confidarmi di trovar molti benevoli accoglitori delle<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|27}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}mie dottrine. Imperocchè chi è temperalo non può gradire alle fazioni; che è quanto dire all’universale; quando in questo secolo superlativo, tutto il mondo è partigiano. Oltre che lo scrittore, che fugge le idee eccessive, trova del vero e del falso in quasi tutte le opinioni; e quello distingue accuratamente; ritenendo l’uno e rigettando l’altro. Ora questa cerna non piace ai faziosi; i quali sono più pronti a inimicarti per ciò che rigetti, che a considerarti come amico, per ciò che approvi nei loro pareri. All’incontro chi esagera, per quanto strane e massicce siano le sue improntitudini, è sicuro di trovare chi gli applaudisca e pigli ardentemente la sua causa. Sei tu difensore di una libertà licenziosa e impossibile a durare? Puoi confidarti di trovar dei compagni in
in molti uomini sinceri ma illusi, e nei malcontenti di tutti i paesi, i quali sono in gran numero. Ami tu il dispotismo e la tirannide? Sarai onorato dov’ella regna, o dove si trovano sette aspiranti a farla regnare. Sei tu incredulo, materialista, ateo, fautore di una filosofia sconsolata ed abbietta? Non mancano i superstiti del secolo passato, che ti chiameranno conservatore delle buone dottrine. Vagheggi tu quel mezzo Cristianesimo, senza nome, senza base, senza costrutto, che si può sapere senza studio, e professare senza fatica? Tu sei fortunato, perché questa è la religione che è di moda: tu sarai predicato, come un ingegno nuovo, profondo, verrai celebrato, come uomo progressive, filosofo eclettico, Cristiano umanitario, ci giornali dei due mondi risoneranno delle tue lodi. Appartieni tu al novero di que’ cattolici, che vorrebbero risuscitare le orridezze del medio evo, bandir la crociata contro i nemici della Chiesa, riaccendere i roghi, e infamare colle persecuzioni una religione di amore, di generosità, di pazienza, di speranza, di mansuetudine? {{Pt|Sven-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|28|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|Sven}}turatamente troverai ancora alcuni, (voglio sperare che siano pochi,) i quali ti stimeranno un apostolo, un padre della Chiesa. Lascio stare le opinioni, che risguardano la letteratura, nella quale pur non si pregiano, che i pareri eccessivi. Ma se all’incontro v’ha un uomo, che detesti le violenze de’ popoli e de’ principi; che ami una libertà temperata e una monarchia civile; che si rida della falsa filosofia, e di una religione puerile, capricciosa, superficiale, impotente a difendere i suoi titoli, e a circoscrivere i suoi dogmi, volubile come la moda, con cui nacque, e con cui in breve dovrà perire; che non riconosca altra credenza, altro culto ragionevole, che quello della Chiesa visibile, perpetua ed universale; che distingua in essa l’essenza incommutabile dagli usi e dagli abusi passeggeri e locali; che deplori le persecuzioni religiose talvolta occorse, come una violazione dell’Evangelio, e una grave ingiuria alla santità di essa Chiesa costui certamente non farà fortuna nel mondo, troverà pochi lettori, avrà contro ogni setta, e come scrittore mediocre, debole, inetto, sarà sprezzalo, o come dannoso, malignamente combattuto.
Io non posso adunque dissimularmi che evitando le esagerazioni e le inezie, ho mal provveduto alla fortuna del mio libro, ed ho eletto una via, che oggi non conduce alla gloria. Mi dorrebbe per altro, (lo confesso candidamente,) di essere stimato cosi dappoco d’ingegno e d’animo, che proponendomi di fare il contrario, non l’avessi saputo. Chi vuol passare i termini, trascorrere agli estremi, e segnalarsi col rendersi singolare, non ha che a darsi in balia a un’opinione o ad un affetto il tenersi fra’ giusti limiti, conservare la bilancia fra le varie facoltà e inclinazioni del proprio animo, e schivare<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|29}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le leggerezze, mi pare un’arte più malagevole. Sappiano i moderni dispensieri della fama che il meritare e conseguire ampiamente le loro lodi, è un vanto che altri può darsi senza nota di presontuoso. L’andare a caccia del vento, e il procreare de ghiribizzi e de’ mostri, dilettandosi di errori e di paradossi, come oggi si costuma la chi aspira a celebrità, è pronto a ogni vano e mediocre ingegno. Forse è cosa molto ardua il finger novi vocaboli, ringiovanire certe viete sentenze, abusare di un erudizion dozzinale, per tessere, come alcuni fanno, l’apologia delle grossezze e delle atrocità dei bassi tempi? Quella filosofia eclettica, che concilia insieme tutti gli errori, e non esclude per lo più che il vero dalle sue dottrine, esige per avventura un sottile e profondo discernimento? Ci vuol forse una rara maestria di facondia, per infastidire i lettori più pazienti e far ridere i più contegnosi, discorrendo a dilungo e in aría della perfettibilità e del progresso? Ovvero una grande e pellegrina inventiva sarà richiesta, per dimostrare la verità dei misteri cristiani cogli slami dei fiori e colla forma delle loro corolle; per confettare con qualche varietà di concetti la favola dei miti e dei simboli biblici; per ideare anco di pianta, come oggi si usa, una nuova religione su due piedi? Forse è d’uopo l’aver molta cognizione degli uomini e una profonda notizia dei casi loro, per improvvisare una perfetta repubblica in su la carta? E far cento altre cose su questo andare? Chi opera alcuno di questi miracoli, è sicuro al di d’oggi d’essere applaudito è sicuro di ottenere quella immortalità di ventiquattr’ore, che i giornali possono concedere a ogni galantuomo nei loro fogli. Ma io sono così poco ambizioso, che queste lautezze non mi tentano. Amo meglio di sopravvivere ai biasimi, che alle lodi de’ miei coetanei.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|30|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>
Non vorrei per altro che alcuno veggendomi scarso lodatore di certi trovati moderni, mi stimasse poco amico alla civiltà del secolo. Della quale io sono schietto e fervido amatore; ed è appunto per lo zelo dei progressi veri, che detesto tuttociò che ammollisce l’animo, rende il sapere superficiale, e veste la rediviva barbarie con un abito di pulitezza. La ruvidezza antica era assai meno temibile, meno aliena dal vero incivilimento della morbidezza moderna; imperocchè una barbarie forte conduce spesso a gentilezza: laddove la corruttela mena a una barbarie fiacca ed imbelle, vera decrepitezza dei popoli, foriera della loro morte. Guai a coloro, che ripongono la civiltà nelle enciclopedie, ne’ giornali, e in certe nuove dottrine; che regalano il nome di Ostrogoli e di Vandali a chi non ammira le loro inezie! Amo anch’io il vero progresso; ma non, per Dio, il progresso di costoro. vero progresso è come l’innocenza della tenera età l’uomo il possiede senza saperlo, e quando esce di questa beata ignoranza, quando si mette a perorare sopra un tanto bene, fa segno di averlo perduto. Que’ secoli, che più avanzarono la civiltà, non seppero di farlo. Oggi che tutto il mondo chiacchera di progresso, e s’intitolano libri e giornali da questo bel nome, quanto le speranze e le promesse rispondano agli effetti, gli uomini assennati, che tuttavia vivono, sel sanno. Non si stà già fermo: si cammina, anzi si corre, ma indietro indietro; e il capogirlo fa credere che si vada innanzi. Si può dire delle teoriche del progresso ciò che delle poetiche, delle rettoriche, delle estetiche; le quali fioriscono e recano il bello in arte, quando l’ingegno è divenuto impotente a metterlo in opera. Cosi, da che gli uomini si sono avvezzi a camminare a uso dei gamberi, s’insegna l’arte di andare avanti; e chi sa parlare più a<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|31}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}lungo del progresso, beato lui. Se il capriccio dura, si verrà a un punto, che un valentuomo non oserà più pronunziare il nome di progresso, senza arrossire e già al di d’oggi chi ne discorre, dee circoscrivere molto bene il suo pensiero, e sequestrarsi da certe sette, se vuol essere udilo seriamente dai pochi savi che rimangono.
Mi dorrebbe eziandio, se altri mi accusasse di eccedere intorno alle persone quei limiti di moderazione e di decenza, che intorno alle dottrine oggi si possono, non che senza biasimo, lodevolmente oltrepassare. Nel decorso dell’opera mi occorre talvolta di combattere alcune generazioni di pensanti e di scrittori, di notare i difetti e i vizi particolari di certe classi d’uomini e di cittadini, il contraddire ha già per sè stesso un sembiante d’inimicizia; il quale si accresce, se tu parti con qualche calore, se biasimi non i pareri, ma i costumi e gli affetti degli altri, benchè non eschi dai generali. Il linguaggio umano è imperfettissimo: chi combatte gli errori ed i vizi sembra volerla cogli erranti e coi viziosi; e chi si proponesse di escludere la possibilità di questa interpretazione, dovrebbe lasciar di scrivere, o scrivere in modo insopportabile, e usare uno stile, in cui nulla di spontaneo, nè di caldo si troverebbe. Oltre che chi parla o scrive, e si tiene sugli universali, non può sempre accennar le eccezioni: è costretto a esprimere il probabile come certo, il relativo come assoluto, e a commettere molte altre improprietà inseparabili dal favellare umano, come sa chi è avvezzo a servirsi pensatamente della parola. Chi ha discrezione sa dar la debita tara a questi modi, e ridurli al loro vero senso; ma tutti i lettori non sono discreti. Dichiaro pertanto espressamente ch’io non intendo di fare allusione a nessuna persona privata in particolare; {{Pt|paren-|}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|32|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|paren}}domi che il costume di ferire i vivi non sia da uomo civile, né da uomo onesto, nè da cristiano. Chi interpretasse diversamente il mio dire, farebbe contro la mia intenzione; la sincerità della quale non sarà posta in dubbio da coloro che mi conoscono. Dichiaro in oltre di essere persuaso che fra i difensori di tutte o quasi tutte le opinioni si trovano persone degne di stima; e che nelle varie condizioni dei cittadini non mancano eccezioni onorevoli a quei vizi o difetti, che sono più frequenti in ciascuna di esse. Io non ignoro esservi di molti, uomini che professano opinioni religiose, filosofiche, politiche, alienissime dalle mie, i quali per ingegno, per dottrina. per animo, per virtù morale e civile, sono degnissimi di amore e di riverenza; potrei menzionarne alcuni, che mi glorio di avere per conoscenti e per amici. Ma parlando in generale, non mi astengo dal tassare i difetti e gli errori, nè dal dire la verità, comunque acerba a pochi od a moltissimi. E ho creduto di poterlo fare, senza prosunzione; giacchè uno scrittore sarebbe, non che ingiusto, ma intollerabilmente ridicolo, se nel notare i mancamenti degli uomini, non si ricordasse di esser uomo anch’egli, e di partecipare alle miserie della natura comune; se non sapesse che il divieto di mirare agli individui, parlando o scrivendo, risguarda ciascuno, salvo la persona di chi parla e di chi scrive.
Queste avvertenze concernono le persone private. Alcuni sono, che vorrebbero estenderle alle persone pubbliche; i quali mi pare che abbiano il torto. Tutti si accordano a riconoscere che in politica è lecito il sindacare, e biasimare gli atti pubblici dei cittadini, purchè si faccia con giustizia e colla dovuta moderazione. Or perchè non sarà lecito, e talvolta non sarà debito, di far lo stesso negli altri ordini del<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|33}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}pubblico operare? Uno scrittore, come scrittore, non è persona privala: il divulgare colle stampe i propri pensieri, e comunicarli a tutti gli uomini, è azione pubblica; più pubblica assai degli atti di un principe o di un ministro, se lo scrittore è illustre, se è tale, che si faccia leggere da molti, e passi alla posterità. Distinguasi nell’autore di un libro l’uomo dallo scrivente. L’uomo, nel giro de’ suoi costumi e delle sue azioni private, dee essere rispettato da ciascuno; non può cadere, che sotto la censura della legge: fuori di questo caso, i suoi portamenti sono inviolabili. Non così lo scrittore; il quale, se pubblicando i suoi sentimenti si rende comechessia colpevole, può esser da ciascun biasimalo, per ciò che spetta a questa pubblica colpa. Della qual censura oggi veramente niuno si fa scrupolo nelle opinioni letterarie, e sovrattutto nelle politiche. Se altri abbandona la sua fazione, e passa alla parte contraria, ancorchè nol faccia per motivi abbietti, tutti gli danno addosso, e diventa bersaglio agli scherni e alle risa della moltitudine. Non guardano a calunniarlo: lo chiamano traditore e vendereccio: attribuiscono il suo variare alle più vili cagioni: scrutano e rinvangano con mirabile sollecitudine la sua vita passata; e guai se essa porge qualche appiglio alla loro malignità sagace e inesorabile! Ma nelle cose di religione il negozio corre altrimenti. Se un uomo tradisce la fede data a Dio e il suo ministerio, insulta la religione, la Chiesa, la maestà del pontificato, si rende pubblico rinnegato e profanatore, e trac coll’esempio molti semplici nella sua rovina, non è lecito il dire una parola severa contro di lui, e il condannare uno scandalo così solenne. Chi lo fa è accusalo d’intolleranza; e questa è una di quelle voci magiche, che danno ragione a chi primo l’adopera. Ma la tolleranza e l’intolleranza risguardano le<noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}{{Sc|i.}}||3.}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|34|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}azioni e non i giudizi. La tolleranza interdice di violentare l’altrui coscienza, non di giudicarla, quando da sè stessa si mostra in pubblico: interdice d’impedire e occupare l’altrui
libertà, non d’influire colla parola nelle opinioni, non di dire che il bene è bene, e il male è male, quando si tratta di cose notorie e succedute in cospetto di tutti; altrimenti ella sarebbe indifferenza, e l’immunità data agli uni tornerebbe in servaggio e danno degli altri. Egli è vero che in tutto ciò si vuol procedere con gran moderanza; della quale chi è privo, non è già intollerante, nia colpevole in altro modo; chi non voglia scambiare i vocaboli, secondo l’uso corrente. Nell’età passata si chiamava intollerante chi difendeva la religione colle armi del sapere: il che oggi più non si vieta; però, siccome il patrocinio della fede non comporta che sempre si taccia sugli scandali che l’offendono; questo severamente si proibisee. Ma io non so indurmi a pensare che mentre è lecito l’inveire contro i rinnegati di una sella politica e di un’opinione, la sola apostasia religiosa sia rispettabile. Le pene temporali contro i delitti meramente religiosi sono da riprovare, perchè, se non altro, peggiorano il delinquente, rendono la religione odiosa, e si oppongono alla sua dolce e mansueta natura; ma la censura anche grave non è una pena, e non produce nessuno di quegli inconvenienti. Anzi può partorire gli effetti contrarii; ed è spesso necessaria per impedire o diminuire l’influenza pestifera, che gli scandali pubblici e illustri producono sulla moltitudine. Altrimenti la mansuetudine cristiana sarebbe mollezza e dappocaggine: sarebbe una tacita connivenza verso coloro, che insultano e bestemmiano la religione che l’insegna. Oggi si richiede nella religione l’umiltà ch’ella comanda a’ suoi seguaci, e si permette il difenderla, purchè si faccia rimessamente. Confutate<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|35}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le ragioni de’ suoi avversari; ma con gran modestia: guardatevi dal dire una parola, ancorchè giusta, che possa dispiacere; guardatevi dall’avere troppa confidenza nella vostra causa, dal mostrare quella generosa baldanza, che si addice al difensor del vero. Anzi farete gran senno a lodare le intenzioni di ogni nemico della fede, e a commendare in ogni caso la nobiltà e la costanza de’ suoi portamenti {{Ns|(4)|Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf|278|279}}. In questi termini vi permetteremo di scrivere; altrimenti vi chiameremo intollerante, declamatore, fanatico, uomo incivile, e indegno di ogni onesto consorzio. Io ho sempre pensato che il Cristiano debba esser umile in ciò che lo concerne personalmente; ma che una nobile fierezza non si disdica al difensor del vero. Nè potrò mai credere che la religione non sia, e non debba essere grandemente superba, perchè la religione è Dio, e ciò che è orgoglio negli uomini, è in Dio il sentimento legittimo della propria eccellenza. Nulla v’ha di più imperioso che la verità, suprema e assoluta comandatrice delle menti create, e sicura fra le persecuzioni di un trionfo immortale, Coloro, che consigliano di trattar fiaccamente la sua causa, intendono a rovinarla, senza farne mostra; artifizio degno di {{AutoreCitato|Flavio Claudio Giuliano|Giuliano imperatore}}, che voleva spiantare il Cristianesimo, sott’ombra di tollerarlo. I difensori della religione non diano retta a questi consigli e minacce: si guardino dall’esser timidi e codardi, per paura del secolo. Sommo rispetto verso i privati in ogni caso; moderazione verso gli scrittori; ma quando l’onor del vero lo esige, severa franchezza. Le orecchic tenere si offenderauno: si griderà, si farà romore: si conciterà lo sdegno di molti, soliti a montare in furia, quando la religione che vorrebbero schiacciare, osa levare il capo e guardarli in viso; ma queste collere non faranno prova. Gli sdegni e i furori degli nomini passano: le<noinclude><references/>{{PieDiPagina|||3.}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|della filosofia}}|35}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}le ragioni de’ suoi avversari; ma con gran modestia: guardatevi dal dire una parola, ancorchè giusta, che possa dispiacere; guardatevi dall’avere troppa confidenza nella vostra causa, dal mostrare quella generosa baldanza, che si addice al difensor del vero. Anzi farete gran senno a lodare le intenzioni di ogni nemico della fede, e a commendare in ogni caso la nobiltà e la costanza de’ suoi portamenti {{Ns|(4)|Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf|278|279}}. In questi termini vi permetteremo di scrivere; altrimenti vi chiameremo intollerante, declamatore, fanatico, uomo incivile, e indegno di ogni onesto consorzio. Io ho sempre pensato che il Cristiano debba esser umile in ciò che lo concerne personalmente; ma che una nobile fierezza non si disdica al difensor del vero. Nè potrò mai credere che la religione non sia, e non debba essere grandemente superba, perchè la religione è Dio, e ciò che è orgoglio negli uomini, è in Dio il sentimento legittimo della propria eccellenza. Nulla v’ha di più imperioso che la verità, suprema e assoluta comandatrice delle menti create, e sicura fra le persecuzioni di un trionfo immortale, Coloro, che consigliano di trattar fiaccamente la sua causa, intendono a rovinarla, senza farne mostra; artifizio degno di {{AutoreCitato|Flavio Claudio Giuliano|Giuliano imperatore}}, che voleva spiantare il Cristianesimo, sott’ombra di tollerarlo. I difensori della religione non diano retta a questi consigli e minacce: si guardino dall’esser timidi e codardi, per paura del secolo. Sommo rispetto verso i privati in ogni caso; moderazione verso gli scrittori; ma quando l’onor del vero lo esige, severa franchezza. Le orecchic tenere si offenderauno: si griderà, si farà romore: si conciterà lo sdegno di molti, soliti a montare in furia, quando la religione che vorrebbero schiacciare, osa levare il capo e guardarli in viso; ma queste collere non faranno prova. Gli sdegni e i furori degli nomini passano: le<noinclude><references/>{{PieDiPagina|||3.}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|269}}</noinclude><section begin="(4)" />{{Pt|<br>|}}a coloro, che a ragione o a torto sono venerali principi, e distributori autorevoli della lode e della riputazione, il turibole va attorno, e tutta la Francia non è oggimai, che un profumo. Il brutto vezzo di aspreggiarsi e bistrattarsi colla penna, e le battaglie letterarie o accademiche, che lurlarono spesse volte il campo pacifico delle scienze, non sono quasi più di moda: in iscambio ugni scrittore prova pe’ suoi confratelli una tenerezza e un’ammirazione indicibile. Ogni articoluzzo o libercoletto, ch’esce alle stampe, è un capolavoro, i cui pregi volano ben tosto attorno, pubblicati dalla tromba della fama, e commendati da mille bocche alla immortalità. Se un abitante della luna discendesse quaggiù, e leggesse le lodi sperticate. che si dispensano sui nostri fogli, dovrebbe meravigliarsi della nostra incomparabile fecondità in ogni genere di grandezza; dovrebbe credere che, se i savi dell’antica Grecia furono sette, non v’ha al di d’oggi provincia di Europa, che non ne abbia le centinaia. Vero è che il miglioramento può parere più specioso, che effettivo. Gli scrittori odierni si lodano in presenza, e scrivendo; ma in cuor loro, ed assenti, si astiano e si lacerano, come in antico. Questo modo di procedere è più prudente; ma parmi assai men generoso e quando la buona creanza se ne contenti, non so se la lealtà, e la carità cristiana possano appagarsene. Oltre che, se c’è l’obbligo di non ingiuriare, si è pur tenuto a non adulare. Queste lodi sdolcinate e scoccolate, che oggi ingombrano i libri, fanno stomaco alla gente. L’arena letteraria, se non è un luogo da pugni, non è anco una sala di ballo nè chi scrive ha buon garbo a imitare i damerini, che complimentano le signore. Se si dee eccedere alcun poco da qualche parte, amerei meglio che i letterati adombrassero la fiera e virile ruvidezza dei lottatori, che gli scambietti, le smancerie, i vezzi dei molli ed effemminati cicisbei. Gli antichi non parlavano, non lodavano in questa maniera ne posso immaginarmi che {{AutoreCitato|Demostene|Demostene}} e {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, {{AutoreCitato|Tucidide|Tucidide}} e {{AutoreCitato|Publio Cornelio Tacito|Tacito}}, {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}} e {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Michelangelo}} cerimoniassero alla foggia dei moderni, come non posso figurarmeli attillati e atteggiati, secondo la moda, che fiorisce sulla Senna.<section end="(4)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|36|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ingiuste opinioni svaniscono: la ragion sola non può giammai aver torto, ed è sicura di vincere e trionfare {{Nota separata|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/280|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/281|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/282|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/283|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/284|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/285|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/286|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/287|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/288|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/289|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/290|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/291|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/292|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/293|(5)}}.
La delicatezza moderna non vieta solo di censurare la persona dei vivi, quando si tratta di religione, ma non comporta eziandio che si parli rigidamente dei morti. Non è già che il divieto sia assoluto, e che questi schizzinosi si facciano coscienza d’inveire a diritto e a torto contro le riputazioni più illustri, ogni qual volta non siano consacrate dalla moda. Ma guai a chi tocca gl’idoli di questa! Guai a chi parla con poco rispetto di certi nomi adorati dal volgo elegante e damerino! Mi accadde nel mio scritto precedente di parlare con severità di {{AutoreCitato|George Gordon Byron|Giorgio Byron}}, e dell’indole morale delle sue opere. Io non ignorava che queste servono di gradito pascolo a un mezzo mondo di lettori e di lettrici, e che chi grida contro il poeta inglese può tirarsi una gran tempesta addosso; benché, a dire il vero, tali nemici siano più per numero, che per qualità formidabili. Ma quando io ho ragione fondata di credere che il parer mio si accordi col vero, non soglio esser molto sollecito di cercare, se consuoni alla sapienza dei crocchi, e alla volgare opinione. La quale non si cura troppo di verità, nè di giustizia; e quando il Byron fosse stato povero e plebeo, religioso e costumato nella vita e negli scritti, si può dubitare, se con tutto il suo ingegno poetico, sarebbe stato così famoso, come fu mentre visse, e se morto troverebbe tanti lodatori della sua persona, e tanti ammiratori delle sue opere. Io non adulo i morti, né i vivi: disprezzo altamente i viziosi illustri, e gli giudico i più abbietti degli uomini, salvo i loro adoratori. Vorrei poi pregare que’ collorosi difensori del Byron che mi dicano, se è vero o falso ciò che ho toccalo de’ suoi portamenti,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|36|{{Sc|introduzione allo studio}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}ingiuste opinioni svaniscono: la ragion sola non può giammai aver torto, ed è sicura di vincere e trionfare {{Nota separata|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/280|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/281|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/282|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/283|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/284|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/285|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/286|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/287|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/288|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/289|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/290|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/291|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/292|(5)|Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/293|(5)}}.
La delicatezza moderna non vieta solo di censurare la persona dei vivi, quando si tratta di religione, ma non comporta eziandio che si parli rigidamente dei morti. Non è già che il divieto sia assoluto, e che questi schizzinosi si facciano coscienza d’inveire a diritto e a torto contro le riputazioni più illustri, ogni qual volta non siano consacrate dalla moda. Ma guai a chi tocca gl’idoli di questa! Guai a chi parla con poco rispetto di certi nomi adorati dal volgo elegante e damerino! Mi accadde nel mio scritto precedente di parlare con severità di {{AutoreCitato|George Gordon Byron|Giorgio Byron}}, e dell’indole morale delle sue opere. Io non ignorava che queste servono di gradito pascolo a un mezzo mondo di lettori e di lettrici, e che chi grida contro il poeta inglese può tirarsi una gran tempesta addosso; benché, a dire il vero, tali nemici siano più per numero, che per qualità formidabili. Ma quando io ho ragione fondata di credere che il parer mio si accordi col vero, non soglio esser molto sollecito di cercare, se consuoni alla sapienza dei crocchi, e alla volgare opinione. La quale non si cura troppo di verità, nè di giustizia; e quando il Byron fosse stato povero e plebeo, religioso e costumato nella vita e negli scritti, si può dubitare, se con tutto il suo ingegno poetico, sarebbe stato così famoso, come fu mentre visse, e se morto troverebbe tanti lodatori della sua persona, e tanti ammiratori delle sue opere. Io non adulo i morti, né i vivi: disprezzo altamente i viziosi illustri, e gli giudico i più abbietti degli uomini, salvo i loro adoratori. Vorrei poi pregare que’ collorosi difensori del Byron che mi dicano, se è vero o falso ciò che ho toccalo de’ suoi portamenti,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|270|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="(5)" />{{Pt|<br>|}}{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 5.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|5.}}}}}}
Siccome, non che confutare una folla di autori moderni, che sentono diversamente da me, circa i punti trattati nella mia opera, non ne fo pure menzione, debbo dar ragione del mio silenzio. Il quale alcune volte procede da mera ignoranza; perchè nelle mie condizioni di fortuna, non essendomi possibile il pigliar conoscenza di tutti i libri, che si stampano anche solo in Francia e in Italia, non posso ragionevolmente discorrerne; nè so adattarmi all’uso corrente di parlare delle cose e dei libri, che non conosco. Altre volte, e a dir vero molto spesso, il mio lacere proviene da un altro motive, che lascerei volentieri indovinare al lettore, se non mi fosse d’uopo accennarlo, per mia giustificazione. Io credo che l’interesse della scienza, e la preziosità del tempo, dalla parte di chi scrive e di chi legge, interdicono che si faccia menzione di quelle opere, che non si levano sopra il mediocre per la dottrina. per l’ingegno degli autori. Tuttociò che è triviale, leggero. o volgarmente paradossale, non merita pure di essere nominato; perchè se si volesse tener dietro a tutte le inezie, le stranezze e le scempiezze, che si stampano alla giornata, si andrebbe in infinito, con tedio indicibile e nessun pro dei lettori. Egli basta fermare i pronunziati applicabili alle varie dottrine che corrono, atti e sufficienti a mostrare il vero pregio loro. L’impresa di criticare e confutare sugosamente i libri mediocri, che escono di tempo in tempo, appartiene ai giornali; dico ai giornali buoni, che siano quali debbono essere. Imperocchè un buon giornale non è la scienza, ma la censura di quelli, che la coltivano. Chi scrive un libro dee solo far caso delle opere di peso; le quali veramente non danno molta fatica a chi s’intromette di filosofare; perché il buono in questo genere non fu mai così raro, nè il cattivo o il mediocre così strabocchevole, come oggi. Ciò basterà per escusarmi, se io preterisco affatto certe composizioni recenti, senza guardare al giudizio, che se ne porta dagli<section end="(5)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|271}}</noinclude><section begin="(4)" />{{Pt|<br>|}}arbitri della moda. Nel qual novero io colloco una ponderosa compilazione, che si sta facendo in Francia, sootto il titolo di Enciclopedia nuova; i cui autori usciti dalla scuola del {{AutoreCitato|Henri de Saint-Simon|Saint-Simon}}, cominciarono a divulgare i lor pensamenti in uno scritto periodico, sotto il nome di Rivista enciclopedica. Or che dire di una setta, la quale comincia con un giornale, e finisce con un dizionario? I giornali e i dizionari scientifici con poco bene han fatto tanto male al vero sapere, che chi non sa eleggere altra forma che questa, per esprimere i propri pensieri, non fa presumere molto favorevolmente della sua profondità filosofica. I giornali e i dizionari ripugnano assolutamente all’unità, alla simmetria, alla concatenazione, alla precisione, alla concisione, alla chiarezza, insomma all’organismo scientifico: fanno sapere in pezzi: rendono impossibile ogni ordine: introducono il caos nelle dottrine: importano molte lacune, e molte ripetizioni inevitabili; quindi piacciono ai lettori frivoli, ma infastidiscono e impazientano chi cerca ne’ libri un alimento sodo e nutritivo. Si noti bene che io parlo qui dei giornali, che si scostano da quel fine, che si dovrebbono proporre. Un ingegno non volgare, na scettico, come {{AutoreCitato|Pierre Bayle|Pietro Bayle}}, può dilettarsi dell’ordine disordinato di un dizionario, come conforme al suo sistema; ma un gran filosofo dogmatico, una mente architettonica dee ripugnare a tal maniera di componimento. Nel secolo passato una sella, che mirava a distruggere tutti gli ordini stabiliti, concepì l’idea di una enciclopedia, che corrispondeva maravigliosamente al suo intento; la quale in effetto demolì ogni cosa, e sterminò in Francia la religione e il vero sapere. Ma gli strumenti, con cui si atterra e si riduce in polvere un edifizio, non sono già quelli, con cui si può rifabbricare; onde il volere restituir la scienza e ricomporre la religione con enciclopedie e altre tali opere, la cui sola forma esclude la profondità, è impresa ridicola. Egli è vero che gli autori della Enciclopedia nuova si propongono di continuare la tradizione del secolo decimottavo. La tradizione? Ma che tradizione può esser quella, che preme le orme de’ filosofi più antitradizionali.<section end="(4)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|272|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="(5)" />{{Pt|<br>|}}che siano stati al mondo? Se non si vuol puerilmente abusare il senso dei vocaboli. la tradizione non consiste già nel ripetere e seguire le stravaganze, in cui può cadere questa o quella generazione di pensanti, ma nel custodire quell’insegnamento, che per una catena non interrotta risale ai principii del genere umano. Gli autori dell’Enciclopedia nuova pretendono veramente di mantenere questa catena; ma siccome essi ripudiano la verità storica dei monumenti, che ne sono il primo anello, e turbano il regno della critica colle fole germaniche dei miti e dei simboli, applicati promiscuamente a tutte le parti dell’antichità, i dogmi tradizionali non hanno più alcun valore, e arrendevoli, come pasta molle, ai capricci dello spirito, riescono ciò che piace a ciascuno di farne. Quanto alla dottrina, i nuovi enciclopedisti lasciano molto da desiderare{{ref|Si avverto che io parlo solo di quelle parti dell’Enciclopedia nuova, che riguardano le scienze speculative e religiose.|(5)}}; e se tuttavia avanzano gl’increduli dell’età passata, egli è d’uopo notare che l’ignoranza di questi nelle cose di religione teneva ancor meno del raro, che del miracoloso. Basta forse il sovrastare a Tersite, per essere riputato un Achille di forza e di valore? Ma ciò che è più bello si è, che i moderni enciclopedisti hanno in gran concetto la valentia dei loro precessori, gli tengono per invitti, e nello stimare l’altrui merito, porgono la misura del proprio. Essi ti dicono francamente che ''la pugna della filosofia contro il Cristianesimo è ormai terminata''{{ref|Art. ''Christianisme'', tom. III, p. 555|(5)}}, e che il tirarla innanzi sarebbe un proseguire inutilmente la vittoria. Ti affermano con un piglio ancor più ridicolo che la filosofia a «triomphé du christianisme en l’attaquant par son côté faible, c’est-à-dire en pulvérisant ses mythes et ses symboles 3{{ref|Ibid, p. 556. Nota singolar foggia di espressione. Come mai si può ridurre in polvere ciò che non ha luogo? Come mai, per ''ridurre in polvere'' dei miti e dei simboli, ci vuole la filosofia? E in che modo i miti ed i simboli si possono ridurre in polvere? Questa bella frase dee qui voler dir confutare, poichè si tratta di dottrine il confutare può solo farsi rispetto agli errori; come dun{{Pt|-|que si possono ''ridurre in polvere'' i miti ed i simboli, cioè delle favole e dei sogni? Tanto sarebbe il voler confutare le {{TestoCitato|Le Metamorfosi|Metamorfosi}} d’{{AutoreCitato|Publio Ovidio Nasone|Ovidio}} o la lingua latina. I nuovi enciclopedisti volevano dire che la filosofia ritusse in polvere il Cristianesimo, registrando i suoi dogmi e i suoi prodigii fra i simboli e i miti; volevano, ma nel dissero, e invece di proferire una falsità. proferirono (''sit venia verbo''), una sciocchezza. Questo non saper parlare è frequentissimo, e quasi continuo, negl’illustri compilatori.}}|(5)}}.»<section end="(5)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5)|}}</div>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|273}}</noinclude><section begin="(5)" />{{Pt|<br>|}}Certo, quando uno scrittore sentenzia gravemente che le credenze religiose di {{AutoreCitato|Francesco Bacone|Bacone}}, del {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibniz}}, del {{AutoreCitato|Isaac Newton|Newton}}, del {{AutoreCitato|Blaise Pascal|Pascal}}, del {{AutoreCitato|Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet}}, del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, dell’{{AutoreIgnoto|Ender}}, furono ridotte in polvere dal {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}}, dal {{AutoreCitato|Denis Diderot|Diderot}}, dall’{{AutoreCitato|Paul Henri Thiry d'Holbach|Holbach}}, dai deisti inglesi, dai razionalisti tedeschi; quando egli discorre in tal guisa, senza il menomo sospetto di compromettere la dignità propria, e il sussiego de’ suoi lettori e uditori; il solo sentimento, che possa impedire il riso inestinguibile, di cui parla {{AutoreCitato|Omero|Omero}}, è quell’affetto di commiserazione, che si prova verso le vittime di un errore eccessivo e deplorabile. Imperocchè, qual cosa è più singolare. che il cantar vittoria dopo la sconfitta? Che il voler mutare in marcia trionfale una ignominiosa fuga? Mi si citi un solo punto, in cui la filosofia abbia ridotto in polvere il Cristianesimo; e se il fatto è vero, io voglio lacer per sempre. Ma se altri si risolvesse di accettare il mio invito, si guardi bene dal provare invece la propria ignoranza; perchè io lo conosciati uomini dottissimi in questo o quel ramo delle scienze profane, e irreligiosi; ma uomini versati nella religione, e tullavia increduli, non ne ho conosciuto nessuno. Quanto ai nuovi enciclopedisti, convíen credere che il desiderio di avere il suolo bello e netto, per innalzare un novello edilizio, senza l’impaccio di demolir l’antico, e fuori del rischio di fabbricare in aria, abbia cooperato a persuader loro quella singolare opinione. I trovati religiosi erano possibili nella gentilità, e lo sono tuttavia fuori del Cristianesimo; benchè in tutti i casi il novello instituto, se mette radice, sia più tosto un rinnovamento, che una innovazione. Ma dove regnano i riti cristiani, o<section end="(5)" /><noinclude>{{TableStyle}}
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|{{spazi|7}}||{{Pt|{{Noindent|que si possono ''ridurre in polvere'' i miti ed i simboli, cioè delle favole e dei sogni? Tanto sarebbe il voler confutare le {{TestoCitato|Le Metamorfosi|Metamorfosi}} d’{{AutoreCitato|Publio Ovidio Nasone|Ovidio}} o la lingua latina. I nuovi enciclopedisti volevano dire che la filosofia ritusse in polvere il Cristianesimo, registrando i suoi dogmi e i suoi prodigii fra i simboli e i miti; volevano, ma nel dissero, e invece di proferire una falsità. proferirono (''sit venia verbo''), una sciocchezza. Questo non saper parlare è frequentissimo, e quasi continuo, negl’illustri compilatori.}}}}
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|274|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="(5)" />{{Pt|<br>|}}se ne ha notizia, il tentativo non può riuscire; perchè il tipo del vero, che stà innanzi agli occhi di tutti, nol comporta la cognizione, che si ha dell’originale, smaschera le cattive copie, e preclude ogni via al fanatismo e alla frode. Perciò i parti di questo genere muoiono avanti di nascere, e sono aborti ridicoli o schifosi{{ref|''Consid. sulle dottr. relig. di V. Cousin'', cap. 5, p. 130. 131.|(5)}}. L’esempio recente e nazionale dei {{w|Teofilantropia|Teofilantropi}}, e quello in ispecie dei {{w|Sansimonismo|Sansimoniani}}, a cui si attengono per convenienza d’idee e ragion di origine i nuovi enciclopedisti, avrebbe dovuto aprir gli occhi a questi, e far loro presentire l’esito che gli aspetta. Nè importa ele, avendo fallito lo stabilimento di un culto positivo, aspirino ora, con pretensione più modesta, a fondar solamente o preparare una religione filosofica. Imperocchè l’essenza della religione è il dogma; ora la sola via aperta a chi è fuori del paganesimo, è il dogma cristiano o la sua negazione, cioè la la miscredenza, qualunque sia la forma, in cui essa si mostri, o il velo, con cui si copra{{ref|Il razionalismo teologico, verbigrazia, è una vera miscredenza.|(5)}}. Il voler preservare il dogma religioso, senza essere cristiano, e il voler ripudiare il Cristianesimo, senza essere deista, secondo la pretensione degli enciclopedisti novelli{{ref|V. art. ''Bolingbroke'', tom II. p. 760, 761, 762.|(5)}}, è solenne follia. Conciossiachè, dove si buscherà il nuovo dogma? Nelle tradizioni forse? Ma se si ripudia il filo diritto e legittimo della tradizione ebraica, cristiana e cattolica, e si accomunano tutte le tradizioni del mondo, si distrugge l’autorità del principio tradizionale, e s’introduce un caos inestricabile. La tradizione legittima, che i cattolici riconoscono, è sola autorevole. perchè sola è regolare, continua e gerarchica; perchè sola somministra una regola ferma e inconcussa, onde cernere il vero dal falso nelle memorie disperse, alterate e confuse del genere umano. O vero chiederete all immaginazione degl’idoli fantastici. per sostener la vece di sovrintelligibili? Ma niun uomo di sano intelletto, e non ignaro delle dottrine cristiane. si ridurrà a ricevere i fantasmi, per<section end="(5)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5)|}}</div>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|275}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />verità e per misteri. Ciò era talvolta possibile nella gentilità: non lo è più a’ nostri tempi, perchè chi ripudia gli arcani della rivelazione, non è acconcio a ricevere quelli dell’immaginativa, se questa per avventura nou soverchia in i la ragione, o se il lume razionale non è in lui abbacinato vale a dire se non è pazzo o scemo; ma i pazzi e gli scemi fanno numero, e non setta. O vorrete infine ricorrere alla ragione? Ma in tal caso, voi fate un sistema di pretta filosofia, e non una religione, nè differite dai seguaci del vecchio deismo.
Oltre che, per comporre una religione o una filosofia nuova, ci vogliono dogmi nuovi; cioè una cosa impossibile; giacchè la novità sostanziale dei concetti è impossibile nel giro del vero ideale. Nel resto, i recenti enciclopedisti sono tanto alieni dal recondito e dal singolare, che mancano eziandio di quello, che si può ottenere nelle scienze speculative. Il loro sistema è un sincretismo indigesto, una copia malcondotta e superficiale delle dottrine germaniche, mescolate colla vecchia incredulità francese; con che sapore e con che garbo. Iddio vel dica. Laonde, quando io li veggo scagliarsi così rabbiosamente, come fanno, contro il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}}, mi paiono molto ingrati; perchè vogliano o non vogliano, questi fu il loro maestro; e s’egli non avesse fatta in Francia una tratta del panteismo e razionalismo germanico, distribuendolo a ritaglio dalla bigoncia e adornandolo con eleganza e disinvoltura francese, i {{w|Sansimonismo|Sansimonisti}}, e i nuovi enciclopedisti, non sarebbero venuti al mondo. Certo, che le loro teoriche sul progresso, il loro piacevole ideale, la mescolanza del materialismo collo spiritualismo, il mistico e sibillino panteismo, onde fan professione, e tutto ciò che sputano sni simboli e sui miti biblici, sono derrate tedesche, spogliate del loro valor relativo, cioè di quella novità e profondità, che può avere anco l’errore. quando è opera d’ingegni dotti e virili. Vedesi nei recenti enciclopedisti, come nei copiatori ambiziosi di ogni genere, il capriccio di voler essere nuovi e pellegrini, e l’impotenza di riuscirvi. Vedesi nel loro stile<section end="(5)" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}{{Sc|i.}}||18.}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|276|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="(5)" />{{Pt|<br>|}}un difetto assoluto di sobrietà, di polso, di chiarezza; un fare saltellante, scucito, declamatorio; un uccellare ai concettuzzi e alle imagini; uno studio continuo di supplire all’ingegno collo spirito, e alle idee colle parole; una prolissità vaporosa e sentimentale, che non so quanto diletti ai Francesi d’oggigiorno, ma che certo riesce insopportabile a noi Italiani. Dico a noi, cioè a quelli, che serbano qualche vestigio dell’indole antica; perchè fiorisce pur troppo nella penisola una nuova scuola, a cui le affettazioni e le esorbitanze oltramontane nel pensare e nello scrivere paiono ancor poco. Ma questa scuola non allignerà nella terra di {{AutoreCitato|Dante Alighieri|Dante}}, dell’{{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, del {{AutoreCitato|Niccolò Machiavelli|Machiavelli}}, del {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Buonarroti}}, del {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galilei}}, del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}, dell’{{AutoreCitato|Vittorio Alfieri|Alfieri}}, del {{AutoreCitato|Giacomo Leopardi|Leopardi}}, del {{AutoreCitato|Alessandro Manzoni|Manzoni}}: la patria delta scoltura moderna, non sarà mai quella dei vapori. Il capriccio di usare uno stile poetico in prosa, specialmente quando si tratta di cose scientifiche, e il vezzo del neologismo inutile, fanno certissimo segno di una gran povertà di concetti, di poca o nessuna vena inventiva: la fecondità della mente, e la proprietà semplice del dettato sono inseparabili. I nuovi enciclopedisti ti discorrono di psicologia, di metafisica, di dogmi cristiani, di materie difficilissime, nelle quali si richiede la più gran precisione e proprietà di linguaggio, senza nè pur conoscere i termini elementari della scienza, adoperandoli bene spesso a ritrose; e si credono di supplire alla esattezza della elocuzione coi fiori rettorici e colla poesia. Si può egli immaginare una metafisica, più confusa, un guazzabuglio maggiore degli articoli ''Ciel'' e ''Conscience''? Uno scioperio di teologica erudizione, fatto più a sproposito, degli articoli ''Augustin'', ''Baptême'', ''Christianisme'', ''Conciles'', ''Confession'', ''Confirmation''? Se questo modo di pensare e di scrivere si stabilisse, dovremmo disperare affatto della filosofia, della critica, della storia, e di ogni altro ramo più importante del verace sapere. Si può ideare una fagiolata più soltazzevole degli articoli ''Amour'', e ''Amitié''? E non si ha rossore d’inserire in una Enciclopedia. che è pure un’opera seria, almeno nel concetto degli autori, degli squarci dettati collo stile del Berquin o del<section end="(5)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|277}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />Florian? E si giudica star bene nelle composizioni dottrinali un modo di scrivere manierato, leccato, sdolcinato, eunuco, che un valentuomo si vergognerebbe di usare, eziandio in un idillio e in un romanzo? E con siffatto stile si bestemmia la religione? Si spinge talvolta il sarcasmo e l’indecenza fino ad un segno, a cui non seppero arrivare gli scrittori men verecondi del secolo passato? Come in questa singolare apostrofe Ah, «Christ, votre paradis m’épouvante, et j’aime encore mieux ma vie passagère avec tous ses désappointements et toutes ses peines, que votre immortalité avec toutes ses joies, et toutes ses récompenses{{ref|Art. ''Ciel'', tom. III, p. 607.|(5)}}.» E in quest’altra: « Vous avez connu, ó Jésus, les douleurs du corps, mais vous n’avez pas plus connu les douleurs de l’àme. que vous n’en avez connu les jouissances !... Laissez-nous croire que vous auriez envisagé le condition des femmes avec plus de charité et de profondeur, si, sur votre trajet, vous en aviez rencontré une digne de vous aimer et d’être aimée de vous, le plus fendre et le plus sublime des coeurs{{ref|Art. ''Célibat'', tom. III, p. 58.|(5)}}.» Niuno certo crederebbe di trovare tali empie e sguaiate giaculatorie, che tengono del comico e dell’infernale insieme, in un’opera così grave, e cosi severa, come cotesta, almeno se si dee credere al frontispizio. Il dar solo un saggio competente della suppellettile filosofica, storica, religiosa dei compilatori, richiederebbe un discorso troppo lungo, da inserirlo in una nota. Il pregio principale di un buon dizionario scientifico consiste nella chiara, precisa, succinta ed eletta esposizione dei fatti, per la quale solamente può essere di qualche utile agli studiosi, che lo consultano. Ora ciò incontra di rado ai nuovi enciclopedisti; i quali bene spesso riempiono tutto l’articolo di vuole generalità e di triviali declamazioni, senza dir nulla di ciò, che fa il soggetto di esso. Leggi, verbigrazia, l’articolo ''César'', se vuoi avere un saggio di questa maniera di comporre. Talvolta cadono in errori di storia, che o siano<section end="(5)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5)|}}</div>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|278|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />effetto d’inavvertenza, ovvero d’ignoranza, nelle condizioni attuali della scienza sono quasi incredibili. Qual è per esempio l’etnografo dei giorni nostri, che ponga il corpo degl’Illirii e dei Persiani dell’età di {{AutoreCitato|Alessandro Magno|Alessandro}} fra i popoli semitici, oppositamente agl’indogermanici{{ref|Art. ''Alexandre'', tom. I, p. 264.|(5)}}? Quanto alla filosofia, le idee dei compilatori sono affatto confuse, come si può vedere negli articoli ''Bonheur'', ''Condillac'', ''Conscience'', ''Éclectisme'' e altri, ed è impossibile il farsi un concetto preciso del foro sistema. Il loro panteismo, e le loro dottrine sull’infinità del mondo, e sull’immortalità degli animi umani{{ref|Art. ''Ciel''.|(5)}}, contengono tante contraddizioni, che il solo enumerarle sarebbe cosa troppo fastidiosa. Non si può meglio capire la confusione della psicologia colla fisiologia, onde si vantano; e la maniera, con cui combattono le dottrine del {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} e del {{AutoreCitato|Théodore-Simon Jouffroy|Jouffroy}} in questo proposito, può ragionevolmente indur chi legge a sospicare che i valenti critici non conoscano pure i rudimenti della disciplina, che trattano a fidanza. Generalmente il difetto di buoni studi, di studi elementari, e gl’inconvenienti, che provengono dalle letture disordinate, e non precedute da opportuno tirocinio, si fanno sentire a ogni poco nel corso di quest’opera. Come spiegare altrimenti la lode sperticata e puerile, che danno alla filosofia francese del passato secolo: «La mystérieuse puissance de la philosophie française, révélation nouvelle, voix de notre peuple, voix du genre humain, voix de Dieu{{ref|Art. ''Catherine II'', tom. III, p. 334.|(5)}}?» Il pareggiare, che fanno, la teorica del sig. {{AutoreCitato|Félicité de Lamennais|Lamennais}} sulla certezza alla Critica della ragion pura{{ref|Art. ''Éclectisme'', 1<sup>{{smaller|re}}</sup> part., § 1, not.|(5)}}; cioè uno dei lavori più superficiali e insussistenti, che abbia veduto l’età nostra, coll’opera più pellegrina e profonda (a malgrado de’ suoi errori,) della psicologia moderna? Il sig. Lamennais è fuor di dubbio un elegante ed eloquente dettatore; ma non merita certo maggior ripulazione<section end="(5)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5)|}}</div>
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|279}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />come filosofo, che come statista od crudito o teologo, eziandio avendo riguardo ai primi suoi scritti. Cito questo giudizio, perché può servir di paragone a conoscere, qual sia l’estimativa dei autovi enciclopedisti nelle materie filosofiche. Il loro giudizio sulla filosofia di {{AutoreCitato|Bonaventura da Bagnoregio|san Bonaventura}} ha forse d’uopo di una erudizione un po’ più squisita, ad essere apprezzato. «Il ne cherche pas,» dicono essi, «le fondement de sa foi dans l’ontologie pure, comme {{AutoreCitato|Tommaso d'Aquino|saint Thomas}}{{ref|Art. ''Bonaventure'', tom. II, p. 786.|(5)}}» San Bonaventura, malgrado la trascuranza degli storiografi, è uno dei filosofi più eminenti del medio evo; e il suo merito più insigne è appunto di essere un grande ontologista, e più ontologista ancora di san Tommaso. Ma egli è sovrattutto nelle cose teologiche, che i nostri compilatori sono deliziosi. Se hai pazienza di leggerli, ci imparerai che le obbiezioni fatte contro il racconto mosaico dell’area sono insolubili{{ref|Art. ''Arche'', tom. I, p. 763.|(5)}}; che il diluvio non potè essere universale, perchè l’acqua dell’oceano non sarebbe bastata a superare i gioghi dei monti{{ref|Art. ''Déluge'', livrais. 23, p. 261, 262, 263.|(5)}}; che nel caso contrario non vi sarebbe più «aunune garantie dans ce monde pour les établissements, auxquels nous mettons tant de peine et de travail», e che ''i testamenti dello spirito sarebbero sottoposti a perire come quelli della ricchezza''{{ref|Art. ''Antediluviens'', tom. I, p. 601,602.|(5)}}, danno veramente deplorabile, sovrattutto se si parla dei testamenti enciclopedici, che si rogano in questo secolo, i quali sono sicuri di durare in eterno, se non accade un nuovo diluvio; che il Cristianesimo ''nacque dal matrimonio'' (traduco letteralmente) ''del dogma orientale colla filosofia greca''{{ref|Art. ''Alexandre'', tom. I, p. 264.|(5)}}, (sentenza che lo stesso sig. {{AutoreCitato|David Friedrich Strauß|Strausse}}{{ref|Art. ''Vie de Jésus, trad, par Littré.'', Paris, 1850, sect. 1, chapitre 5, §41, tom. I, part. 1, p. 337.|(5)}} non ha osato dare, come fondata); che «on est étonné de toutes les racines que le christianisme avait déjà, lorsqu’il<section end="(5)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5)|}}</div>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|280|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>«|}}<section begin="(5)" />commença à prendre son nom; on est surpris de voir que le paganisme lui-même lui a servi de berceau; on est dans l’admiration en comprenant que cette religion, si nouvelle en apparence, fùt la réalisation et la conséquence de ce que la philosophie avait enseigné de plus élevé sur la nature divine{{ref|Art. ''Arianisme'', tom. I, p. 811.|(5)}};» (il lettore sarà piuttosto ''étonné'' che si faccia i Cristianesimo prole del gentilesimo, in vece di considerar questo, come una degenerazione di quello;) che «la pensée chrétienne, la pensée initiale et pour ainsi dire plastique du christianisme» appartiene all’{{w|Arianesimo|Arianesimo}}, ''non meno che al cattolicismo'', non ostante che gli ''Ariani negassero che il Verbo sia Dio'', e instituissero una ''religione diversa dalla cattolica''{{ref|Ibid., p. 820, 821.|(5)}}; che {{AutoreCitato|Atanasio di Alessandria|santo Atanasio}} e {{AutoreCitato|Agostino d'Ippona|santo Agostino}} furono i ''fondatori del cattolicismo''; che fino alla metà del ''quarto secolo il dogma cristiano non aveva unità''; che santo ''Atanasio deificò solidamente Cristo e stabilì il dogma del Dio trino''; che santo Agostino e il Cristianesimo furono quasi manichei; che il dogma del peccato originale ''è un manicheismo cristiano''; e che la sentenza cattolica e quella di {{w|Manicheismo|Manete}} «c’est absolument la même chose, du moins quant à l’existense du mal, et à l’empire qu’il exerce sur la terre{{ref|Art. ''Athanase, Augustin'', tom. II, p. 191, 252.|(5)}}; » (che direbbero i valenti teologi, se loro si dimostrasse, come si può fare nel modo più rigoroso, che senza il dogma del peccato originale, il vero Manicheismo é logicamente inevitabile?); che la formola cristiana «de Dieu le Père et de Dieu le Fils... veut dire : La fatalité régne dans la création, on pour employer les termes mystiques, dans le sein de Dieu le Père; mais le règne de l’intelligence viendra, et la fatalité sera vaincue{{ref|Art. ''Arminianisme'', tom. II, p. 61. Legga tutta questa pagina, chi voglia avere un saggio delle inezie, che si possono dire filosofando sui dogmi religiosi, quando non si conosce la materia.|(5)}};» che {{AutoreCitato|Martin Lutero|Lutero}} negò la presenza<section end="(5)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5)|}}</div>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|281}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />reale di Cristo nell’eucaristia{{ref|Art. ''Béranger'', tom. II, p. 610, 611.|(5)}}; che, ciò non ostante, «Luther... entendait les mystères du Christianisme aussi catholiquement que {{AutoreCitato|Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet}}{{ref|Art. ''Bossuet'', tom. II, p. 824.|(5)}}; » che il Bossuet ''sucrifiait suns façon beaucoup de pratiques du catholicisme ''ai protestanti; ch’egli fece'' une œuvre de protestantisme''{{ref|Ibid., p. 822, 823, 824. L’abate {{AutoreCitato|Nicolas-Sylvestre Bergier|Bergier}} fu ancor più infelice, poichè oltre all’essere ''aux trois quarts protestant et philosophle, comme on l'était de son temps'', cioè incredulo, egli ''difendeva il Cristianesimo e il cattolicismo, senza intenderli''. (Art. Bergier, tom. II, p. 615.) Povero abate! Quanto al Bossuet, e nuovi enciclopedisti, copiarono nel giudicarlo {{AutoreCitato|Joseph de Maistre|Giuseppe di Maistre}}, che fu il primo a scoprire il protestantismo del più gran lume moderno della Chiesa gallicana. L’arguzia ebbe buona fortuna, e fu ripetuta da molti. Noterò di passata che i filosofi della Enciclopedia nuova, ai quali manca l’inventiva anche nell’errore, debbono molto al Maistre; scrittore paradossastico, e più dilettante di filosofia, di erudizione, che erudito a filosofo, degno di lode in alcune e di biasimo in altre parti delle sue opere, ma che con tutti i suoi errori e difetti, è un gigante a paragone di quella frotta di pigmei di ogni genere, che, da dieci o quindici anni in qua, fanno in pezzi le sue spoglie.|(5)}}; ch’egli ''était au fond atteint et pénétré de protestantisme''; che il protestantismo dee essere lodato, perché liberó il mondo ''de cette épouvantable tyrannie'' del culto de’ santi, il quale faceva ''mépriser la terre et toutes les réputations de la terre''{{ref|Art. ''Canonisation'', tom. III, p. 219.|(5)}}; che ''le Christianisme épuisé n’a pu résoudre'' i problemi... di chi? di {{AutoreCitato|Pierre Bayle|Pietro Bayle}}{{ref|Art. ''Bayle'', tom. II, p. 519.|(5)}}; che il concilio di Nicea non seppe l’astronomia, perchè fece discendere Cristo agli inferni e salire al cielo; che gli astronomi moderni hanno il vanto di aver ''ruiné de fond en comble ce fubuleux édifice''{{ref|Art. ''Ciel'', tom. III, p. 604.|(5)}}; che nei primi concilii i vescovi non crano altro, che rappresentanti del popolo, e che la sinodo di Nicea fu ''une véritable assemblée constituante, une véritable convention''{{ref|Art. ''Conciles'', tom. III, p. 714.|(5)}}; che ogni individuo futuro, (quando l’ideale scenderà sulla terra,) sarà verso sè stesso<section end="(5)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5)|}}</div>
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/293
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|283}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(5)" />di Trento agitarono una questione di chimica, nella controversia della transustanziazione. Secondo il quale intendimento, è verissimo che un concilio ecumenico, per non essere ''en arrière'', dovrebbe essere enciclopedico. E siccome questo titolo non conviene a nessuno meglio, che ai nostri compilatori, e che essi d’altra parte ci hanno dato un bel saggio di erudizione teologica, e di profonda maestria nello interpretare con chiarezza, precisione ed efficacia ciò che i teologi cattolici più non intendono{{ref|Art. ''Bergier'', tom. II, p. 615.|(5)}}; però vo pensando che il solo concilio grave e fruttuoso, che sia possibile ai di nostri, dovrebbe essere celebrato dai padri dell’Enciclopedia nuova.<includeonly>{{#tag:references||group=(5)|}}</includeonly><section end="(5)" />
<section begin="(6)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 6.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|6.}}}}}}
Pochi scrittori hanno sortito apologisti in si gran numero, e cosi disgraziali, come {{AutoreCitato|George Gordon Byron|Giorgio Byron}}; fortuna peggiore, che l’aver molti e cattivi critici. Uno di questi infelici lodatori, e de’ più recenti, inveisce contro i ''letterati plebei'', che tacciano d’immoralità l’autore del {{TestoCitato|Manfredo|Manfredo}}, e conchiude dicendo «A toi, Byron, prophète désolé, poëte plus déchiré que Job, et plus inspiré que Jérémie, les peuples de toutes les nations ouvriront le panthéon des libérateurs de la pensée et des amans de l'idéal{{ref|''Revue des deux mondes'', I, décemb. 1839|(6)}}!» Tutto l’articolo è scritto su questo tuono, il quale non so se sia patrizio o plebeo, ma certo è tale, che dispensa altrui da ogni replica. Conciossiachè, per la vita vostra, che si può rispondere a chi paragona e preferisce il Byron a Giobbe e a Geremia ? Certamente nulla. lo mi vergognerei di menzionare queste brutture, se l’articolo, in cui si trovano, non meritasse qualche considerazione, come saggio degli uomini e dei tempi. Imperocchè vi si trova una rabbia contro il Cristianesimo e il cattolicismo, un furore che prorompe in bestemmie e sguaiataggini, e richiama<section end="(6)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(5)|}}</div>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota1
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota4
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|284|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(6)" />alla memoria lo stil forsennato, di cui si dilettavano nella età scorsa i nemici della religione. Così. verbigrazia, discorrendo del Dio della Bibbia, l’autore si esprime in questi termini: «Ce misérable Jéhovah, qui joue avec les peuples sur la terre comme un joueur d’échecs avec des rois et des pions sur un échiquier,{{ref|''Revue des deux mondes'', p. 630.|(6)}}» Parlando a un poeta cattolico: «O grand poëte! philosophe malgré vous! vous avez bien raison de maudire ce Dieu, que l’église vous a donné!{{ref|''Ibid''.|(6)}}» Lascio stare il modo, degno di {{AutoreCitato|Martin Lutero|Lutero}}, con cui vi si parla del Papa, e un ignobile insulto contro un uomo, che gode della stima e riverenza universale. Certo, {{AutoreCitato|Silvio Pellico|Silvio Pellico}}, miracolo di generosità e d’innocenza in un secolo vile e corrotto, si recherà ad onore le ingiurie di una penna bestemmiatrice, e avvezza a far arrossire co’ suoi scritti gli uomini costumati. Ma ciò, che importa di avvertire si è, che ora comincia a rinascere una foggia di scrivere passata in disuso, e tenuta per indegna di chi la ricevuto una gentile educazione. Da che proviene questo cangiamento? Dalla vitalità tenace della religione. Alla quale testé si risparmiavano le contumelie, perchè la si aveva per morta; ma ora si ricomincia a darle addosso, perchè si è conosciuto ch’ella è ancor viva, e alta a ripigliare nel seno della civiltà nostra il primo suo vigore. S’ella si tenesse davvero per estinta, come molti van dicendo, senza crederlo, se ne parlerebbe in altro modo; non essendo proprio del cuore umano, eziandio ne’ più traviati, l’insultare ai vinti. Noi, senza approvar le bestemmie, accettiamo l’augurio, e lo stimiamo più che fondato. E crediamo che la religione appunto perchè comincia a rivivere negli animi, dee aspettarsi un sopraccarico e un soprassalto di furore; nè ci stupirebbe, se dal canto dei letterati veramente plebei, il secolo finisse con maggiore demenza, che non ha avuto principio.<includeonly>{{#tag:references||group=(6)|}}</includeonly><section end="(6)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(6)|}}</div>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota7
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|285}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(7)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 7.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|7.}}}}}}
Vi ha una certa generazione di lettori, che non possono sostenere il menomo discorso di metafisica, e credono di annullarlo e confutarlo in modo laconico, dicendo con dispetto: sottigliezze! Io non so, se costoro, come nemici che sono della metafisica, sarebbero in grado di dare una definizione schietta ed esatta del sottile, in ciò massimamente, che non concerne i corpi. Per me non credo che questa qualità faccia per sè stessa pregiudicio a ciò che si dice, e stimo il sottile, quando sia vero, preferibile al falso, benchè questo per ordinario sia grossolano. Se dalle cose materiali si può conchiudere a quelle dello spirito, parmi che le entità sottili non abbiano da vergognarsi, e che la scienza destinata a trattarne non sia una ciancia; parmi, per esempio, che i fluidi imponderabili, i quali ragionevolmente debbono essere sottilissimi, siano di maggior momento nella costituzione dell’universo reale, e però di più gran pregio nell’ordine dello scibile, che parecchi oggetti assai più massicci ed appariscenti della natura. Ne credo che alle teoriche scientifiche della chimica,
dell’ottica e della meccanica, che riposano su calcoli, investigazioni ed esperienze sottilissime, altri voglia preferire l’industria del falegname, a l’arte di concimare i campi. Anzi porto opinione, che generalmente parlando, la sottilità in ogni genere sia più pregevole della grossezza, salvo forse nell’ingegno, di che mi rimetto a’ miei valenti appuntatori. Coloro che accusano i filosofi di troppo sottilizzare, dovrebbero biasimare egualmente i clinici, i quali fanno intorno ai corpi quel medesimo che gli altri intorno allo spirito, per giungere alla cognizione de’ suoi elementi. La filosofia è in parte una spezie di chimica intellettiva, la quale è tanto reale e tanto fondata in natura, quanto la scienza, che insegna la composizione e divisione dei corpi. Egli è vero che siccome nei bassi tempi fiori una falsa chimica, che uccellava<section end="(7)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|286|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(7)" />alle chimere, così nella medesima età e nella più moderna ottenne, presso alcuni, una fallace arte di sottilizzare, e ghiribizzare in filosofia; di che gli {{w|Realismo scotista|Scotisti}} del medio evo, e gl’ideologi recenti ci danno esempio. Ma la filosofia di costoro si distingue tanto dalla verace, quanto la scienza degli alchimisti da quella dei chimici. Perciò i miei valorosi eritiei ui permetteranno che io apprezzi i concetti psicologici e metafisici. per sottili che siano, purchè conformi al vero, benchè non si possano vedere no toccare, benchè non siano un lambicco, nè un telegrafo, nè una macchina a vapore, nè una via ferrata, e tampoco una polizza di banco, la quale, senza dubbio, è la cosa più soda e più sustanziosa, che oggi si trovi al mondo. Se essi non sono del mio sentimento, e amano le cose grosse, li conforto a lasciare la lettura di questo libro, o piuttosto a scambiarlo con qualche altro di materia più palpabile e saporita, come sarebbe, verbigrazia, un sugoso trattato sullo zucchero delle barbabietole, o un ingegnoso componimento sulla coltivazione delle patate.<section end="(7)" />
{{Pt|<br>|}}<section begin="(8)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 8.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|8.}}}}}}
Ella è cosa curiosa l’intendere, come più di un secolo fa, cioè nel 1708, quando una parte de’ grandi scrittori francesi dell’età precedente sopravviveva, e calde tuttavia erano le ceneri degli altri, un Italiano di grandissimo ingegno, creatore della filologia filosofica, discorresse dei pregi e dei difetti dell’idioma, che si parla in Francia. «Galli substantiae vocabulis abundant substantia autem a se bruta et immobilis, nec comparationis est patiens. Quare nec sententias inflammare, quod sine motu, et quidem vehementi non fit; nec amplificare et exaggerare quiequam possunt. Indidem verba invertere nequeunt: quia, cum substantia summum sit genus rerum, nihil medium substernit, in quo similitudinum extrema conveniant et uniantur. Quamobrem metaphoræ in eius generis nominibus uno vocabulo fieri non possunt; et quæ duobus fiunt, ut plurimum<section end="(8)" /><noinclude><references/></noinclude>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota8
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|287}}</noinclude>{{Pt|<br>«|}}<section begin="(8)" />duræ sunt. Ad hæc, orationis ambitum conati, nihil ultra membra præstiterunt: nec ampliores versus, quam quos dicunt Alexandrinos, fundunt: qui et ipsi, præterquamquod distrophi sunt, cum præterea singuli sententias claudant, et bini similiter desinant; quarum rerum altera omnem minuit amplitudinem, altera allevat gravitatem; sunt inertiores tenuioresque elegiacis. Duas duntaxat voculationum sedes, ultimam et penultimam habent et ubi nos ab ultima tertiam acuimus, ii accentum in penultimam transferunt: quod nescio quid tenue et subtile sonat: quibus rebus ii nec amplis periodis, nec grandibus numeris apti sunt. Sed ut eadem lingua omnis sublimis, ornatique dicendi characteris impos, sic tenuis patientissima est. Cum enim substantiæ vocabulis seatcat, atque iis ipsis quæ substantias, ut Scholae dicunt, ''abstractas'' significant, rerum semper summa perstringit. Quare didascalico dicendi generi aptissima est: quia artes scientiæque summa rerum genera persequuntur. Atque hinc factum, ut ubi nos nostros Oratores landamus, quod diserte, explicate, eloquenter dicant; ii landent suos, quod vera cogitarint. Et quo hanc mentis virtutem distracta celeriter. apte, et feliciter uniendi, quæ nobis ingenium dicitur, appellare volunt, ''Spiritum'' dicunt: et mentis vim quæ compositione existit, re simplicissima notant: quod subtilissimæ eorum mentes non compositione, sed tenuitate cogitationum excellant. Quare si eius disputationis, summis dignæ philosophis, illa pars vera est: linguis ingenia, non linguas ingeniis formari; hanc novam Criticam quæ tota spiritualis videtur, et Analysim, quæ Matheseos subiectum, quantum ex se est, omni prorsus corpulentia exuit, uni in orbe terrarum Galli vi suæ subtilissimæ linguae excogitare potuerunt. Cum hæc igitur omnia ita sint; eloquentiam suæ lingua parem ab una sententiarum veritate, tenuitateque, et deducta ordinis virtute commendant{{ref|{{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}} ''De nost, temp. stud. rat.'' Op. lat., tom. 1, p. 20, 21.|(8)}}.» Segue quindi, a guisa<section end="(8)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(8)|}}</div>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|288|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(8)" />di contrapposto. un breve elogio della lingua italiana. Il {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}}. tocca pure del francese idioma nella
{{TestoCitato|La scienza nuova seconda|seconda Scienza nuova}}{{ref|''Lib. 1. Degli elem.'' 21. — Op. ed. Milano 1856, tom. V. p. 100, 101.|(8)}}, e vi accenna egualmente la conformità di esso coll’analisi, e la disformità dalla sintesi, conchiudendo, tali lingue sottili, ma deboli e impotenti, essere proprie di coloro, che ''affilatissimi nella lor maniera di pensare, sono inabili ad ogni grande lavoro''.
Una qualità dell’idioma francese, che ha pure radice nell’ingegno e nell’indole della nazione, che lo parla, e di cui il Vico non fa menzione, è una certa leggerezza millantatrice, una propensione allo scagliarsi e alle iperboli. la quale si manifesta, così nelle metafore più usuali, come in tutte le parti, e nel colore della dicitura{{ref|Questa non è l'esagerazione, di cui parla il Vico.|(8)}}. Si chiamino a rassegna i tropi francesi più comunali, e resi famigliari dalla consuetudine, e si vedrà che per lo più superano di audacia i modi figurati, che occorrono nelle altre lingue di Europa, e segnatamente nell’italiana. Da ciò anche nasce che il parlar de’ Francesi, senza eccettuare i loro grandi scrittori e oratori, dice assai più in apparenza, che in effetto: la parola. la frase, la figura oltrepassa quasi sempre il concetto, che esprime t’accorgi che il parlante e lo scrivente sanno o sentono meno di quel che paiono sapere o sentire, al contrario di ciò che accade presso altre nazioni, e segnatamente negli antichi scrittori italiani e greci; la qual sola avvertenza basta a scemare notabilmente, o anche ad annullare affatto il diletto, che si può ricavare dalla conversazione e dalla lettura. Imperocchè ciò che piace nel leggere e nell’ascoltare, si è il poter presupporre che chi parla o scrive, pensi assai più, che non dice; onde la mente nostra nel voler penetrare oltre il velo delle parole, si perde in un non so che di vago e d’indefinito, che le va a sangue; ma quando ella s’accorga, che sotto le voci, non v’ha nulla, o meno assai che promettono, l’incanto è distrutto, e manca la<section end="(8)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(8)|}}</div>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|289}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(8)" />ragion principale, che ei lega di simpatia a chi scrive o favella, e ci rende attenti e desiderosi testimoni del suo discorso. Da questo difetto di corrispondenza fra il sentimento e la frase nasce che lo stil francese, con talla la grettezza della lingua, è assai memo semplice, naturale, efficace, che quello dei nostri antichi: ci trovi sempre in non so che di sforzato e di ampolloso, che ripugna al genio pelasgico. E ciò che dico dello stile, si può intendere altresi dell’uomo naturale e artificiale, (giacchè, secondo il {{AutoreCitato|Georges-Louis Leclerc de Buffon|Buffon}}, l’uno è l’altro), e del modo, con cui viene imitata ed espressa l’umana natura. Così, verhigrazia. i Romani del {{AutoreCitato|Pierre Corneille|Corneille}} possono parer tali sulle ripe della Senna; ma su quelle del Tevere, dov’è probabile che non siano affatto spenti gli spiriti dell’antico Lazio, sembrerebbono Gradassi, Rodomonti, paladini, cioè uomini nati, non già in Roma, ma in Parigi, I Francesi danno moralmente e corporalmente il loro tipo a tutti i personaggi forestieri: gli eroi del David sono tutti galli: gallica nel più de’ quadri francesi è la stessa figura del Redentore. L’eroismo francese non è quello degli antichi, dei Germani schietti, degl’Italiani del medio evo, di {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone}}; ma bensì lceroismo cavalleresco delle erociate, il cui modello si trova veramente fra i Franchi, ma che i Franchi redareno dai Galli, e di cui gli storici latini ci rendono imagine, non nei Romani, non in Arminio, nè in Viriate, ma in Brenno, in Valentino, in Viridomaro. Se fu hai vedute certe statue e pitture francesi, che rappresentano i toro prodi, come per esempio il {{w|Luigi di Borbone-Condé|principe di Condé}}, (che essi chiamano il gran Condè.) nel furore della mischia, colla parrucca in capo, e in attitudine da spiritato, e le paragoni coll’iconografia eroica dell’antichità, questo solo ragguaglio varrà meglio di un lungo discorso. per farti comprendere l’infinito divario, che corre fra la moderna Francia, e l’antica Grecia o l’antica Roma. L’{{AutoreCitato|Ludovico Ariosto|Ariosto}}, il cui senso era squisitamente italiano, trovò nel cavaliere un tipo serio, che pizzica di ridicolo, e senza caricar la mano, come fece il {{AutoreCitato|Miguel de Cervantes|Cervantes}}, impresse nell’arte cavalleresca un marchio di ridicolo, che non potè essere rimosso, nè pur {{Pt|dall’}}<section end="(8)" /><noinclude><references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}{{Sc|i.}}||19.}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|290|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(8)" />{{Pt||dall’}}ingegno tenero e profondo, ma assai meno robusto, di {{AutoreCitato|Torquato Tasso|Torquato}}. L’eroismo antico, cioè greco e romano, e l’eroismo cristiano, ma italico, ed erede della romana virtù, ha una semplicità impareggiabile, una gravità spontanea, una maestà non affettata: non sa punto di quel ventosello e saltarino e sventatello, che spesso si ravvisa nel valore dei nostri vicini. Dicasi altrettanto della lingua, della poesia, delle arti belle, dell’eloquenza. La lirica francese è troppo spesso un’amazzone in guardinfante, incipriata e imbellettata. Pochi scrittori sono così grandi nella loro lingua, come il {{AutoreCitato|Jacques Bénigne Bossuet|Bossuet}} è veramente nella propria. Tuttavia non credo di esser solo fra’ miei compatrioti. se dico di non poter ammirare coi retori franeesi alcuni passi di quell’oratore, come per esempio il seguente: «O nuit désastreuse! ô nuit effroyable! où retentit tout à coup comme un éclat de tonnerre, cette étonnante nouvelle: Madame se meurt! Madame est morte{{ref|''Orais. fun. d’Henr. d’Anglet''.|(8)}}!» lo chieggo, se questi strepiti cromori, che non potrebbero esser più grandi. quando si avverasse il ''fructus illabatur orbis'' di {{AutoreCitato|Quinto Orazio Flacco|Orazio}}, e l’universo andasse in fascio, siano in proporzione colla morte di una principessa? Si potrebbe scagliar di più chi volesse dipingere la caduta di un imperio o il finimondo? Lascio stare quella voce ''madame'', che rappresentando all’immaginazione i lezi e le smancerie delle dame parigine, contrasta tanto alla gravità e semplicità di un’orazione funerale, quanto a quella delle tragedie; giacchè questo è difetto della lingua, non dello scrittore. Nè mi arrogo con ciò di accusare uno scrittore cosi insigne e ammirabile, come il Bossuet, quasi che abbia offeso il decoro, secondo il modo di sentire dei Francesi: mi ristringo a dire che tali bellezze possono essere gustate difficilmente da noi Italiani, come nol sarebbero state per avventura da un Greco o da un Romano dell' antico Lazio; non potendomi figurare {{AutoreCitato|Demostene|Demostene}}, {{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}, {{AutoreCitato|Atanasio di Alessandria|Atanasio}}. il {{AutoreCitato|Giovanni Crisostomo|Grisostomo}}, {{AutoreCitato|Gregorio Nazianzeno|Gregorio di Nazianzo}} in atto di scrivere o parliamentare a questa foggia. Poichè sono in via di bestemmiare, ne dirò<section end="(8)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(8)|}}</div>
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{{Centrato|I.}}
{{Colonna}}<poem>
Tutta piena di folla giuliva
è la piazza Maggiore. Il profumo
dell’incenso si perde col fumo.
Il Corteo del Patrono passò.
</poem>{{AltraColonna}}<poem>
Ancor reco festevole arriva
delle musiche sacre e de’ canti
il sovrano poter celebranti
di Colui che il Vesuvio placò.
</poem>{{FineColonna}}
{{Centrato|II.}}
{{Colonna}}<poem>
Ma laggiù, fra tanta festa,
solitario in tutta quella
gente allegra la sua nera
faccia abbassa Pulcinella.
Sotto il naso esuberante
l’ampia bocca non ha traccia
di sorriso: e lungo i fianchi
morte pendono le braccia.
</poem>{{AltraColonna}}<poem>
L’una e l’altra mano ei cela
nelle maniche abbondanti;
non che i lazzi, non che i balli
par che oblìi perfin gli astanti.
L’alta punta del berretto
sopra li occhi gli è cascata
mollemente. Pulcinella
par Didone abbandonata.
</poem>{{FineColonna}}
{{Centrato|III.}}
{{Colonna}}<poem>
— “Che hai, Pulcinella?„
gli chiede la gente.
— “Perchè così triste?
Perchè sì dolente?„
— “Lasciatemi stare!„
sospira quel gramo.
— “Lasciatemi in pace,
lasciatemi... Io amo!„
Un alto clamore
d’incredulo riso
risponde. La folla
gli ride sul viso.
</poem>{{AltraColonna}}<poem>
Ma de’ maccheroni
le folte matasse
goccianti, fumanti
non tentan le basse
pupille; ed invano
dal pingue tesoro
dell’ampie pignatte
che fulgon com’oro
olezza l’amica
lumaca piccante.
Invan! Pulcinella
la guarda, sprezzante.
</poem>{{FineColonna}}<noinclude><references/></noinclude>
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Ma laggiù, fra tanta festa,
solitario in tutta quella
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l’ampia bocca non ha traccia
di sorriso: e lungo i fianchi
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nelle maniche abbondanti;
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goccianti, fumanti
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{{Annotazione a lato|1618.}} ciel rotto, che insinuandosi fra la roccia e il monticello, lo scalzarono. E già franavasi sopra le vigne del prossimo villaggio di Schillano, ed i pastori vennero annunziare come e pecore ed api fuggissero da quella balza. Non per ciò si atterrirono que’ di Piuro; mal per loro: giacchè, sull’oscurare del 25 agosto (4 settembre secondo il calendario gregoriano), ecco in un subito scuotersi il monticello di Conte, ondeggiare, e fra un sordo fragore quasi d’artiglierie murali, lo scrollato colle scivola sul lubrico pendio della montagna, precipita sopra Schillano e Piuro, seppellisce uomini e case.
I Chiavennaschi che udirono il fracasso, videro caligarsi il cielo, volare fin là il sommosso polverío, ed interrompersi il corso della Mera; durarono la intera notte in dubbio della sorte de’ loro amici di sè stessi: la mattina rivelò deplorabile scena. Era Schillano grande in quantità di 48 fuochi, di 125 Piuro con 930 abitanti, nobili famiglie e buone borse, molti tornati appena dalla fiera di Bergamo: ed anima viva non ne campò. Dopo alcun tempo la Mera si aperse un nuovo corso fra i dilamato terreno: si smosse, si scavò, nulla potè ritrovarsi che masserizie e cadaveri.<ref>Si disse esservi periti 2 millioni in oro: chi a 3000, chi a 1800, chi a 1200 somma i morti. Kant, ''Geografia fisica,'' IV, 13 li restringe a 200. Bossi, ''Storia d’Italia,'' li cresce a 3600; ed in un suo discorso all’Istituto suppose avervi dato cagione le cave della pietra tornatile: ma ciò non pud essere, giacchè sono al di là del colle. Il ''Dictionnaire géog. hist. et pol. de la Suisse,'' somma i morti a 2430. Oltre quelli che ne parlarono per incidenza, ed il Passalacqua suddetto, vedi una relazione di Benedetto Paravicino, Bergamo 1619: una lettera di Girolamo Borserio al P. M. Montorfano, Milano 1618: il Quadrio, Diss. 3, pag. 104: Sprecher, pag. 64, che allora era a Chiavenna, ed ebbe lordo il cappello della levata polvere ec. La collegiata ne fu trasferita alla chiesa di Prosto, che conserva una campana di Piuro (è la più grossa), un pesante calice d’argento con ceselli leggiadri, donate nel 1588 dai Vertema-franchi , e metà di una ricca pianeta. Dicesi ancora che alcuni v’abbiano rinvenuto del bello e del buono. Pochi anni fa una mattina si trovò al posto di Piuro sobbissata une quercia robusta, Già che può indicare terreno cavernoso.</ref>
Non mancarono predizioni prodigiose al terribile caso: la cometa che in quel tempo aveva atterrito i popoli e i re: angeli che avvisarono del pericolo: demonj che infierivano la procella; chi l’attribuì a vendetta di Dio pel licenzioso vivere d’alcuni, o pei protestanti che v’aveano culto; i più giudicarono non senza destino fosse accaduto appunto il<noinclude><references/></noinclude>
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Utoutouto
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<noinclude><pagequality level="2" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|scontento de’ valtellinesi.}}|65}}</noinclude>
{{Annotazione a lato|1618.}} giorno della barbara uccisione dell’arciprete Rusca. Fermo {{Annotazione a lato|1618.}} tra i miserabili resti e nel letto del fiume devastatore, che scorre sopra il diroccato borgo, ben sei disumano se non ti senti stringere il cuore pensando a quelli, che repente dalla quiete dei domestici lari, dalla preghiera, dall’amichevole discorso, dalla soavità degli affetti famigliari, vennero balzati in quell’incognita regione, dove solo si fa giusta la retribuzione delle opere umane.
Ma, dolorosa verità! l’uomo ha più da temere le passioni de’ suoi simili che i disastri della natura. Gran doglia andava continuando alla Valtellina il severo procedere dello Strafgericht, che per racconciare la libertà guastava la giustizia: provocava lo sdegno de’ nobili col toglierli singolarmente di mira, mentre i popolani (se le fazioni non ne traviavano il senno) accorgevansi che, percossi i capi, rimarrebbero essi alla mercede dei predicanti. Nella Valtellina intanto i Grigioni ogni dì più prendevano rigoglìo addosso ai Cattolici; e questi dovevano mandar giù e mandar giù; e se dicevano parola di lamento, i padroni si voltavan loro con un viso, quasi i buoni ed i belli fossero essi. Se ti fai su gli scritti di quei giorni, ti apparrà come i signori vivessero timorosi e tremendi, ne’ sudditi fosse un’ira, un cordoglio, un’affannosa speranza: il silenzio della paura in tutto il paese, l’idea della vendetta in tutti i cuori: e quel sordo rumore dello sdegno di Dio che si appressa.
Sciagura al governo, che intende col terrore comprimere i soggetti, mentre potrebbe colla giustizia amicarseli! Tristo quello, il cui egoismo crede riparar al male coll’acquistare tempo! I perseguitati grigioni e valtellinesi, e quelli che riputavano meglio un onorato ribelle che uno schiavo cittadino, cercando fuor di patria sicurezza, libertà di lagnarsi, speranza di vendicarsi, davansi attorno per introdurre le armi straniere nella valle non solo, ma ne’ Grigioni. Anche il popolo dal terrore alla pietà, poi allo sdegno passò; e prima parlottar segreto, poi aperte querele, ché ne’ patimenti sembra consolazione il gridare e lamentarsi: e venire pel più leggero appicco a parole, e tutt’insieme a sassi e coltelli, Avendo voluto i Reti introdurre una chiesa evangelica in Boalzo e<noinclude><references/></noinclude>
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Utoutouto
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giorno della barbara uccisione dell’arciprete Rusca. Fermo {{Annotazione a lato|1618.}} tra i miserabili resti e nel letto del fiume devastatore, che scorre sopra il diroccato borgo, ben sei disumano se non ti senti stringere il cuore pensando a quelli, che repente dalla quiete dei domestici lari, dalla preghiera, dall’amichevole discorso, dalla soavità degli affetti famigliari, vennero balzati in quell’incognita regione, dove solo si fa giusta la retribuzione delle opere umane.
Ma, dolorosa verità! l’uomo ha più da temere le passioni de’ suoi simili che i disastri della natura. Gran doglia andava continuando alla Valtellina il severo procedere dello Strafgericht, che per racconciare la libertà guastava la giustizia: provocava lo sdegno de’ nobili col toglierli singolarmente di mira, mentre i popolani (se le fazioni non ne traviavano il senno) accorgevansi che, percossi i capi, rimarrebbero essi alla mercede dei predicanti. Nella Valtellina intanto i Grigioni ogni dì più prendevano rigoglìo addosso ai Cattolici; e questi dovevano mandar giù e mandar giù; e se dicevano parola di lamento, i padroni si voltavan loro con un viso, quasi i buoni ed i belli fossero essi. Se ti fai su gli scritti di quei giorni, ti apparrà come i signori vivessero timorosi e tremendi, ne’ sudditi fosse un’ira, un cordoglio, un’affannosa speranza: il silenzio della paura in tutto il paese, l’idea della vendetta in tutti i cuori: e quel sordo rumore dello sdegno di Dio che si appressa.
Sciagura al governo, che intende col terrore comprimere i soggetti, mentre potrebbe colla giustizia amicarseli! Tristo quello, il cui egoismo crede riparar al male coll’acquistare tempo! I perseguitati grigioni e valtellinesi, e quelli che riputavano meglio un onorato ribelle che uno schiavo cittadino, cercando fuor di patria sicurezza, libertà di lagnarsi, speranza di vendicarsi, davansi attorno per introdurre le armi straniere nella valle non solo, ma ne’ Grigioni. Anche il popolo dal terrore alla pietà, poi allo sdegno passò; e prima parlottar segreto, poi aperte querele, ché ne’ patimenti sembra consolazione il gridare e lamentarsi: e venire pel più leggero appicco a parole, e tutt’insieme a sassi e coltelli, Avendo voluto i Reti introdurre una chiesa evangelica in Boalzo e<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|291}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(8)" />ancor un’altra; cioè, che senza disdire al {{AutoreCitato|Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau|Mirabeau}} molto vigor d’ingegno e di facandia, in son tentato di ridere, quando altri lo paragona a Tullio e a Demostene; e mi ricordo del {{AutoreCitato|Pierre Corneille|Corneille}}, che con molta sincerità antiponeva a {{AutoreCitato|Publio Virgilio Marone|Virgilio}} {{AutoreCitato|Marco Anneo Lucano|Lucano}}; parendomi che il Mirabean sia, per qualche rispetto, il Lucano dell’eloquenza; e che quei tratti forti si, ma ampollosi, convulsi e frenetici, che si citano delle sue aringhe. abbiano tante del sublime consuelo agli oratori illustri dell’antichità, quanto i moderni parlamenti di Parigi somigliano al senato dell’antica Roma.
Se si parla poi in ispecie dell’età nostra, trovasi che il modo di scrivere in francese più riputato ha una mirabile somiglianza con quello, che correva in Italia, durante il secolo decimosettimo. Non sarebbe difficile il rinvenire nel {{AutoreCitato|François-René de Chateaubriand|Chateaubriand}}, nell’{{AutoreCitato|Victor Hugo|Hugo}}, nel {{AutoreCitato|Alphonse de Lamartine|Lamartine}} moltissimi tratti, che tradotti letteralmente nel nostro idioma, potrebbono parere di {{AutoreCitato|Ferrante Pallavicino|Ferrante Pallavicino}}, del {{AutoreCitato|Emanuele Tesauro|Tesauro}}, del {{AutoreCitato|Galvano Fiamma|Fiamma}}, dell'{{AutoreCitato|Claudio Achillini|Achillini}}, del {{AutoreCitato|Giovanni Ciampoli|Ciampoli}}, del {{AutoreCitato|Girolamo Preti|Preti}}, e di quauli altri più abbominati poeti e prosatori contaminarono le nostre lettere nel secento. Ne voglio inferir da ciò che i detti scrittori francesi siano cattivi, una solo fermare un fatto; sapendo del resto benissimo che la Francia non è l’Italia, e che il secolo, che corre, non è il secento.
A proposito delle osservazioni sopraccitate del {{AutoreCitato|Giambattista Vico|Vico}} sull’ingegno filosofico dei Francesi, non sarà discaro il vederle corroborate da un’avvertenza analoga per opera di un Francese sagacissimo, cioè del {{AutoreCitato|Jean Baptiste Le Rond d'Alembert|Dalembert}}, cosi parlante della propria nazione: «Tuttociò, che si riferisce ai sentimenti non può essere l’oggetto di lunghe indagini, e lascia di piacere, quando non si può conseguire in breve spazio; ondechè il fervore, con cui lo abbracciamo, si spegne ben tosto; e l’animo, che se ne trova ristucco, come prima ne sazio, corre dietro ad un altro<section end="(8)" /><noinclude><references/><references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}||19.}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|292|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>«|}}<section begin="(8)" />oggetto, cui abbandona ben tosto nella medesima guisa. All’incontro il vero si è, che lo spirito non può ottenere quel che cerca, se non per via della meditazione; e per lo stesso motivo il suo godimento è proporzionato alla lunghezza dello studio, messo in procacciarlo{{ref|''Disc. prél. de l'Encycl.''|(8)}}.»<includeonly>{{#tag:references||group=(8)|}}</includeonly><section end="(8)" />
<section begin="(9)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 9.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|9.}}}}}}
«La France gouverne le midi de l’Europe, et c’est toujours un peu le passé de la France, qui est le présent de l’élite des populations du Portugal, de l’Espagne et de l’Italie. Ces belles contrées sont en général et dans la philosophie en particulier, ce que les fait la France. Leur présent est le passé de la France; l’avenir de la France décidera de leur avenir.{{ref|''Introd. à l'hist. de la phil.'', leçon 15|(9)}}»
Non ispetta a me il parlare degli Spagnuoli e de’ Portoghesi: veggano essi. se il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} abbia ragione o torto. S’egli la ragione, e il loro avvenire è quello della Francia, i poveretti stanno freschi. Quanto all’Italia, egli è verissimo che il volgo, cioè il maggior numero, è pedissequo dei Francesi; ma il volgo, (non dico la plebe.) ancorché ben vestito ed elegante, non è l’eletta della nazione. Il sig. Cousin, che ha viaggiato in Italia, ci dovette osservare le bertucce, e non gli uomini.<includeonly>{{#tag:references||group=(9)|}}</includeonly><section end="(9)" />
<section begin="(10)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 10.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|10.}}}}}}
Taluno chiederà forse, se al parer nostro, l’eterodossia moderna, così nella speculazione come nella pratica, s’accosti alla sua fine; o in altri termini, se il ciclo delle rivoluzioni sia conchinso. Imperocchè eterodossia è sempre una rivoluzione, che succede nella vita civile o intellettiva degli uomini. Ogni rivoluzione è<section end="(10)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(8)|}}</div>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota9
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota10
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|293}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(10)" />una negazione della sovranità, cioè dell’Idea: le rivoluzioni intellettuali negano l’Idea parlante, le politiche l’Idea governante; e dopo aver corse diverse vicende, finiscono col rinnovamento dell’imperio legittimo, cioè ideale, e come oggi si dice, con una ristorazione, purchè non si pigli questo vocabolo nel senso dei legittimisti francesi. Dico adunque, parlando generalmente, che la ristorazione europea dipende dai popoli e dai principi. Se i popoli si ostinato a non voler ripigliare il buono antico, e i principi a mantenere o ripristinare i vecchi abusi, il male, che ci affligge, durerà, e il mondo sarà turbato da nuovi rivolgimenti. Confesso che la cecità dei popoli e dei principi mi spaventa. Gli uni e gli altri mostrano una pervicacia maravigliosa a conservare ed accarezzare ciò che gli ammazza, a ripudiare ciò che potrebbe salvarli. I popoli amano l’empietà e la licenza: i re si appigliano al dispotismo. E dove i borghesi ed i nobili, come in Francia e in Inghilterra, partecipano al governo, essi non si mostrano più savi, nè più umani dei re; giacchè non pensano ad altro che a godere della loro potenza, in vece di adoperarla a migliorare e felicitare la classe più numerosa della nazione. Se si va innanzi su questo piede, {{w|Gaio Sempronio Gracco|Gracco}} e {{w|Spartaco|Spartaco}}, lo {{w|Jan Žižka|Zisca}} e il {{AutoreCitato|Maximilien de Robespierre|Robespierre}} insanguineranno di nuovo l’Europa, e renderanno la fine del corrente secolo, come quella del passato, lacrimevole alla posterità.
Per ciò che spetta in particolare alle dottrine. si può anche dubitare, se gli spiriti siano veramente disposti a ritornare di corto alla fede, e se coloro che il credono, non siano illusi dal desiderio. Imperocchè, sebbene tratto tratto occorrano certe oscillazioni favorevoli alla causa del vero, non pare però, ragguagliata ogni cosa, che gli spiriti siano in via di regresso verso la religione: la miscredenza cangia forme, non genio, nè sostanza. Poco importa che dal materialismo e dall’ateismo siasi passato al razionalismo e ad un panteismo spirituale, ovvero anche ad una spezie di Cristianesinto astratto e speculativo; non essendo ciò altro, che umo scambio di opinioni; doveche da queste a una fede positiva.<section end="(10)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|294|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(10)" />ferma e operosa, qual si addice all’uomo cattolico, l’intervallo è grande e il passaggio malagevole. Nè anche so, se il razionalismo corrente sia per durare. Parmi che oggi si rifaccia a passo a passo ciò che si fece in fretta e ad un tratto nell’età trascorsa; che si tenti di eseguire scientificamente e a sangue raffreddo ciò che si era díanzi abborracciato, per impeto di passione e d’immaginativa. Gl’increduli passati di Francia discorrevano con rabbia; laddove l’empietà moderna in Germania è pacata, e bestemmia dottamente. Certo, dopo i lunghi circuiti dell’errore, dopo la voga di una falsa scienza abile a mantellare colla erudizione i sofismi, l’ingegno umano dovrà riposarsi nel vero; ma prima che si giunga a questo segno, uopo è forse che si compia l’integro giro dell’errore; e siccome nel periodo dell’empietà ignorante e appassionata, si trapassò dal negare la Bibbia e la rivelazione all’impugnare le verità razionali, e si riusci all’ateismo; cosi nel periodo dell’empietà saputa e tranquilla, che ora incomincia. si farà pur transito dalla rivelazione alla filosofia. Il tempo non è lontano, in cui dal razionalismo spurio e floscio, che ora domina, si trascorrerà probabilmente in un nuovo sensismo; il quale avrà forse origine in Germania; destinata ad educare e dare una forma più rigorosa ed artifiziata alle opinioni del {{AutoreCitato|Étienne Bonnot de Condillac|Condillac}}, come {{AutoreCitato|Immanuel Kant|Emanuele Kant}} recò a perfezione il psicologismo di {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} e l’{{AutoreCitato|Georg Wilhelm Friedrich Hegel|Hegel}} il panteismo. E già si può conghietturare ad alcuni segni che il sensismo cominci ad insinuarvisi e ad esservi in onore; il quale certo dovrà esser tanto superiore a quello del Condillac e del {{AutoreCitato|Antoine-Louis-Claude Destutt de Tracy|Tracy}}, quanto l’ermeneutica e la critica licenziosa dell’{{AutoreCitato|Johann Gottfried Eichhorn|Eichhorn}} e del {{AutoreCitato|Wilhelm Gesenius|Gesenius}} sovrastanno a quelle del {{AutoreCitato|Voltaire|Voltaire}} e del {{AutoreCitato|Constantin-François de Chassebœuf de Volney|Volney}}. A ogni modo io desidero di essere un falso profeta, ma posso difficilmente credere che un secolo, nel quale un’opera, come quella dello {{AutoreCitato|David Friedrich Strauß|Strausse}}, ha ottenuto una celebrità grande, e gli onori della moda, non sia destinato a finire con una nuova edizione del Sistema della natura. Il che mi pare tanto più probabile, che il razionalismo teologico è sensuale per principio, per genio, per essenza, per metodo e per iscopo, benchè nella prima fronte paia il contrario.<section end="(10)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|295}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(11)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 11.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|11.}}}}}}
Il {{AutoreCitato|Paul-Louis Courier|Courier}} è forse il solo Francese, che abbia saputo scrivere con elegante purezza nella nostra lingua. Il mostrano alcune lettere ad Italiani da lui italianamente dettate, e stampate colle risposte nel suo epistolario{{ref|''Œuv. compl.'' Bruxelles, 1836, tom. IV, p. 163, 164, 165, 166, 167, 168 et 220.|(11)}}. Nelle quali, (dirollo pure? Si, lo dirò, acciò la vergogna ci corregga,) apparisce che il letterato francese sapeva scrivere l’italiano assai meglio de’ suoi corrispondenti. Credo che si possa in qualche parte attribuire alla studio profondo fatto da lui ne’ nostri classici la sua sovrana eccellenza nell’uso della propria lingua; dove a giudizio di alcuni suoi nazionali non v’ha scrittor posteriore al secolo diciassettesimo, che il pareggi o somigli. Infatti gl’italianismi più graziosi non sono rari nello stile del Courier; come presso il {{AutoreCitato|François Rabelais|Rabelais}}, l’{{AutoreCitato|Jacques Amyot|Amyot}}, il {{AutoreCitato|Michel de Montaigne|Montaigne}}, il {{AutoreCitato|Pierre Charron|Charron}}, {{AutoreCitato|Étienne de La Boétie|Stefano della Boëtie}}, e simili antichi autori, occorrono frequentemente. L’opinione del Courier sugli scrittori moderni del suo paese è nota egli diceva fra le altre cose in una lettera «Gardez-vous bien de croire que quelqu'un ait écrit en français depuis le règne de Louis XIV; la moindre femmelette de ce temps-là vaut mieux pour le langage que les Jean-Jacques, {{AutoreCitato|Denis Diderot|Diderot}}, {{AutoreCitato|Jean Baptiste Le Rond d'Alembert|d’Alembert}}, contemporains et postérieurs; ceux-ci sont tous ànes bàtés, ''sous le rapport'' de la langue, pour user d'une de leurs phrases; vous ne devez pas seulement savoir qu'ils ont existé.{{ref|''Ibid.'', p. 387.|(11)}}» Quanto poi all’italiano, lo chiamava ''la plus belle des langues vivantes''{{ref|''Lett, à M. Renouard''.|(11)}}.<includeonly>{{#tag:references||group=(11)|}}</includeonly><section end="(11)" />
<section begin="(12)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 12.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|12.}}}}}}
«C’est le privilége des anciens d’avoir traité de chaque chose avec la mesure convenable. Mais nous avons souvent cru, nous<section end="(12)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(11)|}}</div>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota11
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota12
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|296|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>«|}}<section begin="(12)" />autres modernes, que nous surpasserions de beaucoup nos maitres, si nous couvertissions en grandes routes battues les chemins écartés où ils ne faisaient que des promenades; au risque mème de voir les véritables grands chemins plus sùrs et plus directs changés à leur tour en simples sentiers{{ref|''Du Laocoon, trad. par Vandenbourgh'', Paris, 1802, p. {{Sc|xii}}, {{Sc|xiii}}.|(12)}}.»
Queste considerazioni del {{AutoreCitato|Gotthold Ephraim Lessing|Lessing}} sono adattabili specialmente alle dottrine filosofiche.<includeonly>{{#tag:references||group=(12)|}}</includeonly><section end="(12)" />
<section begin="(13)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 13.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|13.}}}}}}
Una sorta di lettori, a cui un buon giornale ecclesiastico può tornare di maggior profitto, è quella dei paroci di campagna. Questi uomini venerabili, che rendono spesso imagine fra la corruttela moderna di quella paternità patriarcale, onde si abbellirono i principii del mondo e venne educato il genere umano; che, dal {{AutoreCitato|Jean-Jacques Rousseau|Rousseau}} fino al {{AutoreCitato|Christian Felix Weiße|Weiss}}, riscossero l’affetto e l’omaggio degli scrittori meno propensi e devoti all’autorità del sacerdozio; mancano per lo più tra le loro fatiche apostoliche di tempo e di agio, per continuar gli studi più severi, pogniamo che il cominciarli sia stato loro conceduto dalla fortuna. Un libro, che stringa in poco quanto vi ha di più importante e dilettevole nella scienza, e nella storia, specialmente coetanea, della religione, e contenga come uno specchio fedele della società più vasta che si trovi al mondo, voglio dire della Cristianità cattolica, dee riuscire di conforto fruttuoso a coloro, che sono forse la parte più preziosa e benemerita, e certo la più faticante, di questa grande repubblica. In Italia, dove spesso i mezzi difettano, ma non manca mai il senno, nè il buon volere, per abbracciare al possibile quanto v’ha di meglio nei trovali del tempo, non è ignoto l’uso dei buoni giornali; e mi piace di poter citarne uno, che si stampa nella mia nativa provincia. I {{Pt|compi-|}}<section end="(13)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(12)|}}<div />
<references/></noinclude>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota13
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|297}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(13)" />{{Pt||compi}}latori del Propagatore religioso sono tanto più da lodare, che alla dottrina, all’ingegno, alla moderazione, al sentimento del bene e del bello, che gli anima, congiungono quel modesto zelo, che induce a scegliere fra i vari uffici, non i più appariscenti, nè i più utili a sé, ma i più giovevoli alla patria. In un secolo, in cui le lettere servono alla vanità volgare o al guadagno, è gran virtù l’indirizzarle al solo bene pubblico. E quanto i giornalisti venali, ignoranti e prosuntuosi sono da sprezzare, tanto quelli mi paiono lodevoli, che come gli attori del Propagatore, intendono a un fine nobilissimo, e sanno appropriare ai molti ma erudizione, di cui potrebbero onorarsi fra i pochi; arte poco apprezzala, ma rara e difficile, in ogni condizione di tempi e di fortuna.<section end="(13)" />
<section begin="(14)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 14.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|14.}}}}}}
Il {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibniz}}, la cui moderazione era pari all' ingegno e alla dottrina, e le cui opinioni, benchè Interano fosse, poteano far vergogna a molti cattolici suoi coetanei, in una sua lettera ad P. Des Bosses, Gesuita, così scriveva: «Optarem... concedi doctis,
etiam vestris, philosophandi libertatem, quæ emulationem parit et ingenia excitat: contra anini servitute dejiciuntur, neque aliquid egregii ab iis expectes, quibus nihil indulgeas. Itaque Itali et Hispani, quorum excitata sunt ingenia, tam parum in philosophia præstant, quia nimis arctantur{{ref|''Op. omn. ed. Duteus'', tom. II, part. 1. p. 277.|(14)}}.»
Questa saggia libertà dee tanto più essere commendabile ai cattolici, quanto che essi soli possono usarne, senza temerne gli abusi, atteso la mirabile costituzione della Chiesa, che pe’ suoi ordini intrinseci è alta a conciliare insieme ''res olim dissociabiles'', cioè la libertà nelle cose dubbie colla unità nelle necessarie, secondo la regola di {{AutoreCitato|Agostino d'Ippona|santo Agostino}}.<includeonly>{{#tag:references||group=(14)|}}</includeonly><section end="(14)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(14)|}}<div />
<references/></noinclude>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota14
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota15
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|298|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(15)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 15.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|15.}}}}}}
«Ainsi, Messieurs,» esclama il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}}. « la piété la mieux éprouvée ne suffit plus à protéger notre dernière heure. Quelles qu’aient été notre vie et {{larger|NOTRE FOI}}, si nous ne rétractons pas toutes les maximes de l’Église gallicane, si nous ne renions pas notre attachement aux lois, notre fidélité à l’État, nos derniers moments peuvent être privés de ces saintes cérémonies qui assurent et adoucissent le passage à une autre vie. Où en sommes-nous, Messieurs? Dans quel temps vivons-nous?{{ref|''Disc. sur la renaiss. de la dom. eccl. p. 12.|(15)}}» E noi possiam chiedere, in che tempi viviamo e a che siam ridotti, se un uomo onorando, che fa professione di panteismo e nega la rivelazione ne’ suoi scritti, osa parlare in tal modo dalla ringhiera francese, senza paura di far sorridere gli ascoltatori?<includeonly>{{#tag:references||group=(15)|}}</includeonly><section end="(15)" />
<section begin="(16)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 16.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|16.}}}}}}
«Il y a autant ou plus de sujet de se garder de ceux qui, par ambition le plus souvent, prétendent innover, que de se défier des impressions anciennes. Et après avoir assez médité sur l’ancien et sur le nouveau, j’ai trouvé que la plupart des doctrines reçues peuvent souffrir un bon sens. De sorte que je voudrais que les hommes d’esprit cherchassent de quoi satisfaire à leur ambition, en s’occupant plutót à bàtir, et à avancer, qu’à reculer et à détruire. Et je souhaiterais qu’on ressemblát plutót aux Romains, qui faisaient de beaux ouvrages publics, qu’à ce roi Vandale, à qui sa mère recommanda que ne pouvant pas espérer la gloire d’égaler ces grands bàtiments, il en cherchat à les détruire{{ref|{{Sc|Leibniz}} ''Nouv. ess. sur l'entend. hum.'', liv. 1, chap. 2.- ''ŒOuv. phil., ed. Raspe'', p. 57.|(16)}}.»<includeonly>{{#tag:references||group=(16)|}}</includeonly><section end="(16)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(15)|}}<div />
{{#tag:references||group=(16)|}}<div />
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota16
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota17
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|299}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(17)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 17.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|17.}}}}}}Questa misera età è dannata dalla Providenza ad essere spettatrice di ogni sorta di delirio, di vergogna e di scandalo. Non è gran tempo, che alcuni vescovi della Lituania e della Russia bianca rinnegarono la fede cattolica professata da tanti secoli. e antiposero alla nobile e suave paternità del Pontefice romano, e alla fratellanza della Chiesa universale, il giogo spirituale dell’oppressore della loro patria, e l’impuro consorzio della Chiesa moscovita. Chiunque non è russo o barbaro in Europa, e serba qualche senso di generosità e di pudore, ha dovuto meravigliarsi, non già del carnefice della Polonia, già spacciato per un mostro infame, ma di que’ pastori, che tradirono in bocca ai lupi il proprio gregge, e vendettero al tiranno la fede, l’anima e la riputazione.<section end="(17)" />
{{Pt|<br>|}}<section begin="(18)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 18.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|18.}}}}}}
Le contrarietà dialettiche, che aiutarono la riforma dici Protestanti, si possono ridurre al quadro seguente.
{{TableStyle}}
{| class="tablestyle1" style="text-align: center; font-size: 90%;"
! width="28%" |
! width="36%" |
! width="36%" |
|- align="center"
|1ª ''opposizione''.||''Cattolici''.||''Protestanti''.
|- align="left";
|Di stirpe a stirpe.||Romani; Papi, eredi spirituali del romano imperio.||Germani; discendenti di Arminio.
|- align="center"
|{{Ct|2ª ''opposizione''.}}
|- align="left";
|Di sistema a sistema.||Teologia||Filosofia.
|- align="left";
|||Affermazione.|||Negazione.
|- align="left";
|||Conservazione.||Innovazione.
|- align="left";
|||Stabilità.||Moto.
|- align="left";
|||Dogmatismo.||Scetticismo.
|- align="left";
|||Sovrannaturalismo.||Razionalismo.
|- align="left";
|||Sintesi.||Analisi.
|- align="left";
|||Autorità.||Esame.
|- align="left";
|||Gerarchia.||Democrazia, o dispotismo.
|- align="center"
|{{Ct|3ª ''opposizione''.}}
|- align="left";
|Di classe a classe.||Preti.||Laici.
|- align="left";
|||Aristocrazia elettiva.||Aristocrazia ereditaria de’ principi e lei nobili.
|- align="left";
|||Casta spirituale, cioè sacerdozio.||Caste materiali, cioė militi, ricchi, trafficanti,e via discorrendo.
|}<section end="(18)" /><noinclude><references/></noinclude>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota18
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=12 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Note]]<br>[[../|Indice delle note al Tomo Primo]]<br>Nota 18|prec=[[../Nota17|Nota 17]]|succ=[[../Nota19|Nota 19]]}}
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota19
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text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=15 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Note]]<br>[[../|Indice delle note al Tomo Primo]]<br>Nota 19|prec=[[../Nota18|Nota 18]]|succ=[[../Nota20|Nota 20]]}}
<pages index="Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf" from="310" to="329" fromsection= "(19)" tosection= "(19)" />
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|300|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(18)" />Queste opposizioni non giustificano la Riforma, ma la spiegano.<section end="(18)" />
<section begin="(19)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 19.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|19.}}}}}}
La professione di buon cattolico fatta dal {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}} in molti luoghi delle sue opere può agevolmente interpretarsi, come una regola di prudenza; ma se si ha per sincera, è difficile il conciliarla coi principii della sua dottrina. Le sue Lettere fanno buona prova, ch’egli non era disposto a soffrire il martirio, per amor del vero; e che, se aveva, (come raccontano,) il coraggio del soldato, non possedea certamente quello del cittadino e del filosofo. Scrivendo al P. {{AutoreCitato|Marin Mersenne|Mersenne}}, in proposito di {{AutoreCitato|Galileo Galilei|Galileo}}, dice ''di non cercar che il riposo e la tranquillità dello spirito''{{ref|''Œuv.'' Paris, 1824, tom. VI, p. 231.|(19)}}. Quando un punto della dottrina di questo grand’uomo fu dannato da un tribunale ecclesiastico, egli fu talmente spaventato, che voleva bruciar le sue carte; e diceva: «Je ne voudrais pour rien du monde qu’il sortit de moi un discours où il se trouvàt le moindre mot, qui fut désapprouvé de l’église{{ref|''Ibid.'' p. 258, 259.|(19)}}.» Nè crediate mica che egli fosse mosso da un pio sentimento di riverenza verso l’autorità condannatrice; imperocchè in questo caso, sebbene non si trattasse della Santa Sede, nè della ''Chiesa'', com’egli dice, ma di una semplice congregazione ecclesiastica, noi giudicheremmo la sua riserva altamente lodevole. Ma da tutto il contesto della epistola si vede ch’egli non era mosso da altra ragione, che dal timore di porre in compromesso la sua tranquilla vita. In un’altra lettera allo stesso Mersenne, scritta un anno appresso, cioè
nel 1634, lo dice espressamente: Je sais bien qu’on pourrait dire, que tout ce que les inquisiteurs de Rome ont décidé n’est pas incontinent article de foi pour cela, et qu’il faut premièrement que le concile y ait passé; mais je ne suis point si amoureux de mes pensées que de me vouloir servir de telles {{Pt|excep-|}}<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|301}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />{{Pt|«|excep-}}tions pour avoir moyen de les maintenir; et le désir que j’ai de vivre en repos, et de continuer la vie que j’ai commencée en prenant pour ma devise bene vixit bene qui latuit, fait que je suis plus aise, etc,{{ref|''Œuv.'', tom. VI, p. 243.|(19)}}.» Ognun vede, qual fosse lo scrupolo religioso, e lo stoicismo filosofico del nostro scrittore; e che se ''il bene latuit'' non lo salvò dalle vanità, dalle brighe e dalle ambizioni letterarie, che furono lo scopo principale delle sue fatiche e della sua vita, lo rese almeno cauto verso quella gloria. che poteva esser difficile e pericolosa.»
Il processo metodico, e il dubbio assoluto, che {{AutoreCitato|Cartesio|Cartesio}} premette alla sua filosofia, non si può per alcun modo accordare coi principii cattolici. Secondo il suo precetto, noi dobbiamo «douter une fois en notre vie de toutes les choses, où nous trouverous le moindre soupçon d’incertitude. Il sera même fort utile, que nous rejetions comme fausses toutes celles, où nous pourrons imaginer le moindre doute.{{ref|''Princ. de la phil.'', port. 1, ''Œuv.'', tom. III. p. 65, 64.|(19)}}» Egli fa quindi la rassegna delle cose, di cui si dee dubitare. «Nous donterons en premier lieu, si de toutes les choses qui sont tombées sous nos sens, on que nous avons jamais imaginées, il y en a quelques-unes qui soient véritablement dans le monde... Nous donterons aussi de toutes les autres choses qui nous ont semblé autrefois très-certaines, meine des démonstrations de mathématique, et de ses principes, encore que d’eux-mêmes ils soient assez manifestes, à cause qu’il y a des hommes qui se sont mépris en raisonant sur de telles matières; mais principalement parce que nous avons ouï dire, que Dieu qui nous a créés pent faire tout ce qui lui plaît, et que nous ne savons pas encore. si peut-être il n’a point voulu nous faire tels que nous soyons toujours trompés, même dans les choses que nous pensons le mieux connaître.{{ref|''Ibid.'' p. 64, 65.|(19)}}» «Nous<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
<references/></noinclude>
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/312
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|302|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />{{Pt|«|}}supposons facilement qu’il n’y a point de Dieu, ni de ciel, ni de terre, et que nons n’avons point de corps{{ref|''Ibid.'', p. 66. Così nello stesso punto, che si dubita di tutte le cose sensibili, e delle ''stesse dimostrazioni matematiche'', si allega per giustificare il dubbio, che ''alcuni uomini si sono ingannati'', e s’insiste principalmente su questa bella ragione, che ''abbiamo udito dire, Iddio, che ci ha creati, poter fare tutto quello che vuole:'' nello stesso punto, che si nega l’esistenza ''del cielo, della terra e dei corpi,'' si porge fede a ciò che ''abbiamo udito dire'', cioè al valore dei segni e della parola: nello stesso punto, che ''si suppone facilmente'', (nota questo avverbio,) ''che Iddio non si trova'', s’interpreta in modo assurdo l’onnipotenza divina, per argomentarne il dubbio assoluto. Il cervello di un nomo frenetico connette certo più sanamente, che quello del Descartes.|(19)}}. Tal è pur la dottrina espressa nelle Meditazioni, e nel Metodo, benchè in quest’ultima opera sia meno crudamente insegnata. {{AutoreCitato|Antoine Arnauld|Antonio Arnauld}}, che pare, come vedremo, s’accorse nel sèguito della poca ortodossia del {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}}, ebbe da principio la semplicità di credere che questi intendesse parlare di un finto dubbio, di un semplice artifizio metodico, buono a mettersi in opera, per ottenere la cognizione scientifica del vero; e solo si dolse che ciò non fosse troppo chiaramente avvertito nelle Meditazioni: «Verumtamen haud scio, an aliqua præfatiuncula hæc Meditatio præmuniri debeat, qua significetur de iis rebus serio non dubitari{{ref|{{Sc|Arnauld}}, ''Œuv.'' Paris, 1680, tom. XXXVII, pag. 33.|(19)}};» e conchiuse, dicendo: «Non dubito, quin qua pietate est vie clarissimus id attente diligenterque perpendat, et summo sibi studio judicet incumbendum, ne cum Dei causam adversus impios agere meditatur, fidei illius auctoritate fundatæ, e cuius beneficio immortalem illam vitam quam hominibus persuadendam suscepit, se consecuturum sperat, aliqua in re periculum creasse videatur.{{ref|''Ibid.'', p. 37, 38.|(19)}}.» Or che rispose il Descartes a questo proposito? Forse concedette che il suo dubbio assoluto è solo uno stratagemma metodico? No; anzi si guarda dal farne parola; e si ristringe a dire che la sua filosofia è solo fatta per gl’ingegni<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
<references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|303}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />robusti. «Je confesse donc ingénument avec lui, que les choses qui sont contenues dans la première Méditation et même dans les suivantes, ne sont pas propres à toutes sortes d’esprits, et qu’elles ne s’ajustent pas à la capacité de tout le monde; mais ce n’est pas d’aujourd’hui que j’ai fait cette déclaration... Aussi a-ce été la seule raison qui m’a empêché de traiter de ces choses dans le discours de la Méthode, qui était en langue vulgaire, et que j’ai réservé de le faire dans ces Méditations, qui ne doivent être lues, comme j’en ai plusieurs fois averti, que par les plus forts esprits. Et on ne peut pas dire, que j’eusse mieux fait, si je me fusse abstenn d’écrire des choses, dont la lecture ne doit pas être propre ni utile à tout le monde; car je les crois si nécessaires, que je me persuade que sans elles on ne peut jamais rien établir de ferme et d’assuré dans la philosophic. Et quoique le fer et le feu ne se manient jamais sans péril, par des enfants on par des imprudents; néanmoins parce qu’ils sont utiles pour la vie, il n’y a personne qui juge qu’il se faille abstenir pour cela de leur usage.{{ref|{{Sc|Arnauld}}, ''Œuv.'', tom. XXXVIII, p. 60, 61.|(19)}}» Passa quindi a discorrere della sua sentenza, che non si dee credere se non al vero evidente, e ripete la solita canzone, eccettuando le cose, che riguardano la morale e la fede{{ref|''Ibid.''|(19)}}; clausula di cui vedremo ben tosto il valore. Egli è adunque chiaro che il dubbio del {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}} era serio, vero, e non finto; e che il temperamento recatovi in qualche luogo delle sue opere mosse solo dall’amore ''degl’imprudenti e de’ pargoli'', che non avevano un celabro abbastanza forte. o uno stomaco tanto robusto. da smaltire la sua dottrina. Che se nel brano citato dei Principii, dove parla più chiaro, egli dice ''nous supposons facilement qu’il n’y a point de Dieu'', questo tenne mitigamento, suggeritogli forse da una osservazione dell’{{AutoreCitato|Antoine Arnauld|Arnauld}}{{ref|''Ibid.'', p. 34.|(19)}}, è solo una frase di buona creanza, poichè l’applica del pari all’esistenza dei corpi, intorno alla quale il suo<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|304|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />dubbio è assoluto e sincero, come vedesi dal contesto e da molti altri luoghi. Oltrechè la stessa voce ''supporre'', se si riferisce all’oggetto del dubbio, e non al dubbio stesso, inchiude la realtà dell’atto dubitativo. Ora io chieggo, se la professione cristiana si accordi con questo dubbio serio ed universale? Si può egli immaginare che chi reputa spediente di ripudiare ogni vero, in cui si possa ''immaginare il menomo dubbio'', possa tuttavia credere ai dogmi arcani della fede, che se bene corroborati da prove inconcusse, sono tuttavia cosi formidabili al senso, cosi esposti ai cavilli di una fiacca e superba ragione? Come mai un uomo, che dubita dell’esistenza della materia, del mondo, del proprio corpo; che annulla tutta la storia passata, non che de’ suoi simili, di sé medesimo; che s’immagina di esser solo in un deserto universale, con nessun’altra certezza, che quella del proprio dubbio; potrà tuttavia logicamente credere alla rivelazione, alla missione dell’Uomo Dio sulla terra, alla storia meravigliosa della sua religione, alla Bibbia, ai precetti, ai sacramenti, alla Chiesa? In verità, che se il {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}} ricerca un tal atto di fede, egli domanda uno sforzo troppo malagevole anche alla credulità di coloro, che non han cuore di seguirlo nel suo tirocinio dubitativo. Singolare follia, di un filosofo Per condurre l’uomo alla cognizion del vero, egli comincia col dispogliarnelo; e se l’infelice rimane nella sua nudità dolorosa, e non sa riscattarsene, chi dovrà renderne ragione a Dio, se non il temerario e audacissimo consigliero?
Egli è vero che da quel dubbio universale si salvano espressamente la morale e la religione. Ma, oltre che l’eccezione importa un enorite paralogismo, si può chiedere, se la morale e la religione nel senso della clausula cartesiana, bastino alla professione cattolica. «Je me formai une morale par provision, qui ne consistait qu’en trois ou quatre maximes... La première était d’obéir aux lois et aux coutumes de mon pays, retenant constamment la religion, en laquelle Dieu m’a fait la grâce<section end="(19)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|305}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />{{Pt|«|}}d’être instruit dès mon enfance{{ref|''Disc. de la méth. Œuv.'', tom. I. p. 146, 147.|(19)}}». Dunque la religione, la fede fa professione cristiana può essere anche per un solo istante un articolo di ''morale provvisoria!'' «Les trois maximes précédentes n’étaient que sur le dessein que j’avais de continuer à m’instruire; car Dieu nous ayant donné à chacun quelque lumière pour disceruer le vrai d’avec le faux, je n’eusse pas era me devoir contenter des opinions d’autrui un seal moment, si je ne me fusse proposé d’employer mon propre jugement à les examiner lorsqu’il serait temps... Après m’être ainsi assuré de ces maximes. et les ayant mises à part avec les vérités de la foi, qui ont toujours été les premières en ma créance, je jugeai que pour tout le reste de mes opinions, je pouvais librement entreprendre de m’en défaire.{{ref|''Œuv.'', tom. I. p. 152, 153.|(19)}}» L’ambiguità di questo discorso non è tolta via dall’onore, che il {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}} fa alle verità della fede, privilegiandole di essere le prime nella sua credenza. Siccome egli protesta di voler esaminare a suo tempo le opinioni, che altrimenti non si contenterebbe di ricevere sull’autorità degli altri, non s’intende come, a suo parere, i dogmi religiosi, fondati sulla tradizione e sull’insegnamento ecclesiastico possano ricevere un privilegio particolare; e non ricevendolo, egli è chiaro che la fede di Cartesio non differisce da quella di {{AutoreCitato|Martin Lutero|Lutero}}, e che l’assenso provvisionale alla religione, ''in cui Iddio gli fece grazia di essere educato'', non può riguardare, se non la pratica esteriore, o alla men trista può solo essere una fede condizionata. Ma la fede non è veramente cristiana, non è cattolica, se non è assoluta. Il credere sul presupposto, che l’esame futuro sia per confermare l’atto che si elice, il far dipendere la fede presente dal risultato di una disamina ulteriore. può disporre in qualche caso, (non certo in quello del Descartes.) alla fede avvenire; non può tuttavia in alcuna accorrenza essere un atto che meriti il nome di questa virtù, non solo religiosamente, ma anche nei termini della ragione e della scienza umana.<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|306|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />Un anonimo d’ingegno molto acuto mise in canzone l’etica provvisionale del nostro filosofo, e gli mosse alcune obbiezioni, che non increscerà forse al lettore il veder qui riferite. «Vous avez osé assurer, qu’il ne faut pas chercher dans les choses qui regardent la conduite de la vie une vérité aussi claire et aussi certaine que celle que vous voulez qu’on ait, lorsqu’on s’applique à la contemplation de la vérité. Quoi done, ne faut-il pas bien vivre? Et comment pourrez-vous bien vivre, c’est-à-dire saintement, si vous ne dirigez pas vos actions selon la règle de «la vérité? La vérité doit-elle done manquer aux actions morales des chrétiens? Certainement la vie d’un chrétien sera jugée très-bonne, s’il rapporte toujours toutes ses actions el sa personne même à la gloire de Dieu. Cela n’est-il pas aussi vrai, qu’aucune autre chose que nous connaissions clairement et distinctement?... Est-il jamais obligé de s’abstenir de quelque
chose, s’il ne connait clairement, qu’il s’en faut abstenir ? Et dans les choses où il est question d’agir, ne doit-il pas toujours faire ce qu’il voit clairement que Dieu demande de lui car qui peut dire, qu’il soit obligé de faire quelque chose par une antre raison? Et partant on chrétien n’étant jamais obligé de faire ou de s’abstenir de quelque chose, sans cette lumière et clarté, pourquoi voulez-vous ou plutôt, pourquoi supposez-vous moins de vérité dans les moeurs que dans les sciences, puisqu’un chrétien se doit moins soncier de faillir dans les sciences métaphysiques et géométriques que dans les mœurs? mais, me direz-vous, si quelqu’un veut douter dans la conduite de sa vie de l’existence des corps et des autres objets qui se présentent à lui, comnic dans la métaphysique, on ne fera presque rien. Qu’importe, qu’on ne pèche point? Mais, si cela est, vous me direz, par exemple. Je n’entendrai done point la messe un jour de dimanche, à cause que je puis douter si les murs de l’église que je pense voir sont de vrais murs, ou plutôt, ainsi qu’il arrive ordinairement dans les songes, s’ils ne sont rien. A cela je réponds, que tandis que vous douterez avec raison que ce soient<section end="(19)" /><noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|307}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />{{Pt|«|}}de vrais murs, el que ce soit une vraie église, pour lors vous n’êtes point obligé d’y entrer; non plus que vous n’êtes point obligé de manger, quelque éveillé que vous soyez. si vous ignorez que vous ayez du pain devant vous, et si vous croyez tre endormi. Vous me direz peut-être: Si vous agissez de la sorte, vous vous laisserez done mourir de faim? Et moi je vois répondrai, que je ne suis point obligé de manger s’il ne m’est évident que j’aie devant moi de quoi sustenter ua vie, laquelle, faute d’un aliment qui me soit clairement connu. je puis et je dois offrir en holocauste à Dieu, qui ne m’oblige point à agir, si je ne sais certainement que j’agis et que les objets qui sont autour de moi sont réels et véritables. Vous n’avez done point du établir deux genres de vérité{{ref|''Œuv.'', tom. VIII, p. 243. 244, 245.|(19)}}.» L’obbiezione si riduce a tre punti. 1° Egli è impossibile l’ammettere verità pratiche, senza parecchie verità speculative, giacchè la morale è l’applicazione del dogma. 2° impossibile l’accettare alcuna verità pratica coi dogmi speculativi corrispondenti, senza riconoscere molti veri nell’ordine fisico, come verbigrazia, l’esistenza del mondo, del proprio corpo, degli altri uomini, e via discorrendo. 5° L’adempimento della legge morale, secondo il debito dell’uomo e specialmente del Cristiano, presuppone la certezza del fine, a eni l’azione è indirizzata, dell’ordine in cui versa essa azione, e dei mezzi conducenti alla conseenzione del fine. Che se talvolta l’uomo è costretto di governarsi, secondo meri probabili; ciò non fa ch’eziandio in questo caso non si abbia qualche notizia certa, perchè, senza qualcosa di certo, la probabilità non può stare. Dunque il metodo dubitativo del {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}}, rimovendo ogni certezza fisica e speculativa, o crollando ogni vero, dall’esistenza del proprio animo in fuori, svelle di necessità le fondamenta della morale, e quelle della religione. Che rispondere a un tal raziocinio? Un ingegno filosofico assai più valido di quello del Descartes non ci avrebbe potuto nulla; onde non è meraviglia, se questo filosofo<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|308|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />nella sua risposta uccella alle mosche, dicendo che nelle cose della vita è spesso forza appagarsi di meri probabili{{ref|''Ibid.'', p. 267, 268.|(19)}}. Si certo;
ma questa medesima dottrina, che, in mancanza del certo, bisogna star contento al probabile, non può farsi buona, se non si sanno e credono di molte cose con piena e assoluta certezza.
Qual sia il concetto, che l’autore del Metodo si fa di questa fede provvisoria, risulterà più chiaro dall’esame di un altro punto della sua dottrina, che non contrasta meno del primo alla professione cattolica. Voglio parlare della sua celebre sentenza, ripetuta in più luoghi delle sue opere, che il filosofo non dee prestare il suo assenso, se non alle idee chiare; la quale è il primo dei quattro precetti del suo metodo{{ref|V. ''Disc. de la mèth'', tom. I. p. 141 e le ''Medit.'' pessim.|(19)}}. Ora, come inai questa regola può accordarsi colla fede verso i misteri? Anche qui l’{{AutoreCitato|Antoine Arnauld|Arnauld}}. il quale credeva bonamente all’ortodossia dell’autore, lo consiglia a specificare che quella dignità è solo riferibile alle cognizioni naturali{{ref|''Œuv.'', tom. XXXVIII, p. 34, 33.|(19)}}. Non occorre qui il cercare, se anche in ordine a queste, il precetto sia valido, anzi possibile; imperocchè non mi sarebbe difficile il provare che i misteri razionali e naturali non sono minori in numero e in oscurezza dei rivelati, che il sovrintelligibile si diffonde in tutte le parti del nostro conoscimento, che le idee più chiare hanno un lato oscuro, e che la luce intellettiva più sfolgorante è accompagnata da un buio impenetrabile. Ma questo non appartiene al mio presente proposito. Ciò che mi contento di notare si è, che la regola cartesiana, essendo generale e assoluta, dee logicamente riferirsi anche ai misteri della religione; e che la chiarezza, di cui vi si parla, essendo inmediata e diretta, non può intendersi di quell’evidenza indiretta e mediata, a cui partecipano eziandio gli arcani della rivelazione, in quanto la loro credibilità è fondata su prove evidenti e irrefragabili. Dico<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|309}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />logicamente; perchè in effetto il {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}} esclude dalla sita regola la fede e la morale, come vedemo averle rimosse dal suo dubbio metodico. Ma la ripugnanza della clausula non è minore in un caso, che nell’altro. Imperocchè qual è il motivo det privilegio? Come può essere ragionevole in religione un processo assurdo fuori di essa? O lo spirito umano può trovar la nota del vero, eziandio nelle idee oscure, o non può trovarla. Nel primo caso. dee loro assentire anche in filosofia; nel secondo, dee rigettarle anche in religione. Il piantare, come base melodica. che l’intelletto dee solo aderirsi all’evidenza, se vuol conoscere il vero e schivar l’errore, è affatto inutile, quando s’introduce qualche eccezione a questa regola. Imperò, se non vogliamo supporre che il Descartes paralogizzi in modo troppo enorme, dobbiamo inferirne che lcesclusione della fede e della morale dall’apparecchio dubitativo del suo metodo, e dalla prima regola metodica, sia una mera cautela esteriore di politica o di creanza. Tanto che quella ''fizione'', che abbiam veduto non doversi attribuire al dubbio cartesiano, secondo il caritatevole presupposto di {{AutoreCitato|Antoine Arnauld|Antonio Arnauld}}, si potrà, senza calunnia, aserivere alla religione e alla fede di Cartesio.
Veggiamo tuttavia, se i termini usati da questo autore in vari luoghi confermino la nostra sentenza. «De quelque preuve, el argument que je me serve,» dic’egli, «il en faut toujours revenir là, qu’il n’y a que les choses que je conçois clairement et distinctement qui aient la force de me persuader entièrement{{ref|''Medit.''. 5. ''Œuv.'', tom. 1, p. 317.|(19)}}.» Si può egli parlare in modo più generale? «Il n’y a point de doute que Dieu n’ait la puissance de produire toutes les choses que je suis capable de concevoir avec distiuction; et je n’ai jamais jugé qu’il lui fut impossible de faire quelque chose, que par cela seul que je trouvais de la contradiction à la pouvoir bien concevoir{{ref|''Medit.''. 6. ''Œuv.'', tom. I., p. 322.|(19)}}.» Si può in guisa più espressa far della mente<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|310|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />umana la misura assoluta del vero? E se si può o si dee giudicare impossibile a Dio il fare ciò che non si può ben concepire, senza contraddizione, qual è l’arcano rivelato, che rimanga illeso? Imperocchè l’essenza dei misteri consiste appunto in un’apparenza di contraddizione, che s’incontra, quando se ne vuole ben concepire la natura. Nelle Regole per la direzione dello spirito, egli parla in modo non meno espresso: «Règle deuxième. Il ne faut nous occuper que des objets, dont notre esprit parait capable d’acquérir une connaissance certaine et indubitable;» onde rigetta tutte le cognizioni probabili{{ref|''Œuv.'', tom. XI, p. 204-209.|(19)}}. Nè crediate che ivi intenda discorrere solo di certezza e non di evidenza immediata; imperocchè cosi ragiona in appresso «Il suit de là que si nous comptons bien, il ne reste parmi les sciences faites que la géométrie et l’arithmétique, auxquelles l’observation de notre règle nous ramène.» E quindi: «De tout ceci il faut conclure, non que l’arithmétique et la géométric soient les seules sciences qu’il faille apprendre, mais que celui qui cherche le chemin de la vérité ne doit pas s’occuper d’un objet, dont il ne puisse avoir une connaissance égale à la certitude des démonstrations arithmétiques et géométriques.{{ref|''Ibid.'', p. 206-209.|(19)}}» Finalmente, la regola che segue rimuove ogni dubbio «Règle troisième. Il faut chercher sur l’objet de notre étude, non pas ce qu’en ont pensé les autres, ni ce que nous soupçonnons nous-mêmes, mais ce que nous pouvons voir clairement et avec évidence, ou déduire d’une manière certaine. C’est le seul moyen d’arriver à la science.{{ref|''Ibid.'', p. 209 seq.|(19)}}» Le cognizioni tradizionali, e le prove indirette sono apertamente sbandite. Ora io chieggo, se un uomo, che assente alle verità rivelate, possa esprimersi con una tale generalità e precisione, (anche volendo parlar solo delle scienze umane,) senza aggiungere qualche temperamento, che riduca al segno un {{Pt|me-|}}<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|311}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />{{Pt||me}}todo così pericoloso, e impedisca l’abuso, che altri può farne, valgendolo alle religiose credenze? Nel resto, ho voluto citare questi ultimi passi, (che non fanno se non ripetere sottosopra la dottrina del Metodo, e delle altre opere del {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}},) perché tolti da uno scritto, che il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} leva al ciclo, dicendo, che ''pareggia per la forza, e vince forse per la lucidezza'', il Discorso sul metodo e le Meditazioni. In tale scritto, e in un altro che l’accompagna «on voit encore plus à découvert le but fondamental de Descartes et l’esprit de cette révolution qui a créé la philosophie moderne, et placé ''à jamais'' dans la pensée le principe de toute certitude, le point de départ de toute recherche régulière. On les dirait écrits d’hier. et composés tout exprès pour les besoins de notre époque.» E conchiude dicendo, che «la main de Descartes y est empreinte à chaque ligne{{ref|''OEuv. de Descartes'', tom. XI. p. {{Sc|i, ii}}.|(19)}}.» lo lascio molto volentieri al sig. Cousin la sua tranquilla fiducia sulla perpetuità del psicologismo, e sulla inespugnabilità di questo bel sistema, el’egli difende come cosa propria; ma assento pienamente all’ultima riga del suo elegio.
Se avessimo a fare con una di quelle teste forti, in cui la logica è il primo bisogno, gli squarci allegati basterebbero a chiarire come il Descartes la pensasse in opera di religione, e renderebbero superflua ogni ulteriore indagine. Ma egli non è già di questa tempra il suo ingegno non si spaventa delle ripugnanze; anzi vi si compiace e non si trova filosofo antico nè moderno, che non che superarlo, il pareggi, nella grossezza e nella frequenza delle contraddizioni. Da questa parte adunque potremmo conciliare la sua dottrina della chiarezza col debito della fede, senza alcuna difficoltà e se al parer suo, il far che una cosa sia e non sia nello stesso tempo, è agevole all’onnipotenza divina, il credere e il non credere insieme, è a nostro giudizio, molto facile a Cartesio. La nostra conghiettura ha tanto più di peso, che il filosofo torsigiano<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|312|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />comincia a verificarla su questo medesimo articolo della chiarezza delle idee come si vede dalle sue risposte agli avversari delle Meditazioni. Questo libro delle Risposte mi par uno di quelli, che mettono in maggior luce la virtù filosofica dell’autore, mostrandolo arrenato a ogni passo dalle obbiezioni, che gli si fanno; le quali per lo più non sono molto recondite, e sarebbero dovute antivedersi dalla sagacità più comunale. Ma esse giungono nuove al nostro valente pensatore; onde lo vedi affaccendato a tarpare, modificare, ristringere, allungare, conciare, come Dio tel dica, le proprie dottrine, e immaginare i più bei temperamenti, per ischermirle dai colpi degli avversari: credo che un filosofo più impacciato non siasi veduto al mondo mai. Se non che, guizzando e scivolando alla francese, egli si mostra abilissimo a dissimulare le angustie dello spirito colla destrezza e discioltura della penna. Così nella risposta alle seconde obbiezioni raccolte dal P. {{AutoreCitato|Marin Mersenne|Mersenne}}, egli è costretto a confessare, che a malgrado delle sue idee chiare. Iddio è incomprensibile. «Lorsque Dien est dit être inconcevable, cela s’entend d’une pleine et entière conception, qui comprenne et embrasse parfaitement tout ce qui est en lui, et non pas de cette médiocre et imparfaite qui est en nous{{ref|''Œuv.'', tom. I. p. 426.|(19)}}.» Ma come sai, o Cartesio, che la tua notizia di Dio non è ''piena ed intera''? Come conosci che una parte, per dir cosi, di Dio, non è conoscibile? Nol sai certo, perchè tu abbi nna idea chiara e distinta di questa parte. Dunque tu ammetti come effettive tali cose, il cui concetto non è distinto, nè chiaro. E già prima avevi detta: «De cela seul que j’aperçois que je ne pais jamais en nombrant arriver au plus grand de tous les nombres... je puis conclure nécessairement... que cette puissance que j’ai de comprendre qu’il y a toujours quelque chose de plus à concevoir dans le plus graud nombre. que je ne puis jamais concevoir, ne me vient pas de moi-même{{ref|''Ibid.'', p. 425.|(19)}}.» Dunque tu riconosci la realtà del sovrintelligibile; e<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|313}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />in tal caso, di che valore è il tuo canone supremo delle idee chiare?
Nella risposta alle prime abbiezioni, fatte dal Carter, il {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}} à costretto alla confessione medesima. «Quant à la chose qui est infinie, nous la concevons à la vérité positivement, mais non pas selon toute son étendue. c’est-à-dire que nous ne comprenons pas tout ce qui est intelligible en elle{{ref|''Ibid.'', p. 386. Il Carter dice che «M. Descartes est un homme d’un très-grand esprit et d'une ''très-profonde modestie'', et sur lequel je ne pense pas que Monus lui-même put trouver à reprendre (''OEuv.'', tom. I. p. 354).» Lo chiama ''ce grand esprit, ce grand homme, ce grand personnage''. Dice verso il fine: «Je que ce grand esprit m’a déjà tellement fatigué, qu’au delà je ne puis quasi plus rien (p. 367).» Il Descartes piglia in sul serio queste frasi,, e le contraccambia con molte lodi dell’''officieux et déved théologien'' (p. 369), Ma se si dee giudicar dell’animo dell’opponente da tutto il tenore del suo scrivere, sarei inclinate a credere che il dotto teologo di Lovanio volesse qualche poco la baia del filosofo francese.|(19)}}.» Dunque si debbono ammettere certi veri, i quali, nou che essere chiari e distinti, cccedono affatto la nostra apprensiva. «Pour moi toutes les fois que j’ai dit que Dieu pouvait être coumu clairement et distinctement, je n’ai jamais entendu parler que de cette connaissance finie et accommodée à la petite capacité de notre esprit.{{ref|''Œuv.'', tom. 1. P. 387.|(19)}}» Ma perchè mai ''la capacità della mente nostra è piccola'', e il conoscimento, che ne risulta, è limitato, se non perchè le idee
più chiare sono accompagnate da un elemento oscuro, che non è meno reale e autorevole di esse? Ella è una cosa curiosa il vedere, come quest’uomo destituito di vero ingegno filosofico, ma fraseggiatore disinvolto, e pieno di spirito, all’usanza dei Francesi, si schermisce dalle obbiezioni insolubili, e nega, altera, mitiga, aggiunge, leva, stira, secondo le occorrenze, e senza un rispetto al mondo, trattando il proprio sistema. come un pezzo di pasta molle, uscito di fresco dalla madia del panattiere.<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|314|{{Sc|note}}|}}</noinclude><section begin="(19)" />
Queste contraddizioni singolari, che non ho voluto tacere, sia per l’integrità di questa esposizione, e perchè conferiscono a farci conoscere di che ragione cervello avesse il padre della filosofia francese, paiono precludere ogni adito al nostro intento di penetrare le opinioni religiose di lui. Imperocchè, se si fa al canone del Metodo una si buona tara, quanta è d’uopo per salvare il sovrintelligibile naturale, si potrà del pari seco comporre la fede ai misteri rivelati, e una fede non solo ''provvisionale'', una intera e assoluta. Perciò il solo verso, con cui si possa conoscere veramente il pensiero del Descartes, dipende dall’esame di quei luoghi, dov’egli parla espressamente della religione; dai quali, malgrado la cautela dello scrittore, uscirà abbastanza di luce, per confermare la sentenza espressa nel principio di questa nota.
Nella risposta alle seconde obbiezioni, egli stabilisce che l’uomo dee credere alle oscurità della fede, perché se bene la materia del credere sia oscura, la ragion formale, che vi c’induce, è distinta e chiara{{ref|''Œuv.'', tom. 1, p. 456, 437, 438.|(19)}}. Questa dottrina annulla quella del Metodo, dove la chiarezza prescritta riguarda la materia delle idee, e dove si ripudiano tutti i veri ricevuti per via dell’educazione, come quelli, che non sono chiari e distinti direttamente; ma ella è sana e ragionevole in sè stessa. Laonde, se l’autore vi si fermasse, potremmo tenercene paghi e contenti. Ma egli la distrugge con quello, che soggiunge: «Au reste, je vous prie ici de vous souvenir, que touchant les choses que la volonté peut embrasser, j’ai toujours mis une très-grande distinction entre l’usage de la vie et la contemplation de la vérité. Car pour ce qui regarde l’usage de la vie, tant s’en faut que je pense, qu’il ne faille suivre que les choses que nous connaissons très-clairement, qu’au contraire, je tiens qu’il ne faut pas même toujours attendre les plus vraisemblables, mais qu’il faut quelquefois,<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|315}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />{{Pt|«|}}entre plusieurs choses tout à fait incomunes et incertaines, en choisir une et s’y déterminer, et après cela s’y arrêter aussi ferinement, tant que nous ne voyons point de raisons au contraire, que si nous l’avions choisie pour des raisons certaines et trés-évidentes... Mais où il ne s’agit que de la contemplation de la vérité, qui a jamais nié qu’il faille suspendre son jugement à l’égard des choses obscures, el qui ne sont pas assez distinctement connues{{ref|''Ibid.'', p. 438, 439.|(19)}}?» Queste considerazioni ci additano che fa risposta precedente era solo una semplice condiscendenza verso il P. {{AutoreCitato|Marin Mersenne|Mersenne}}, poichè si accordano perfettamente colla dottrina della morale provvisoria, e delle idee chiare, a cui quella ripugna. Se esse si accoppiano alle altre avvertenze fatte di sopra, sarà temerario il conchiuderne che l’autore apparteneva a quella scuola di religiosi apatisti, o come oggi si suol dire, d’indifferentisti, ch’era già si estesa nel secolo sedicesimo e nel seguente, e che velava con sagace politica e coll’osservanza delle pratiche religiose, una spezie di {{w|Socinianesimo|Socinianismo}}, e talvolta una miscredenza assoluta? E infatti, come altrimenti interpretarle? A che proposito distinguere fra ''l’uso della vita e la contemplazione del vero'', fra la necessità di governarsi, operando, coi ''verisimili'', colle ''incertezze'', e l’evidenza richiesta dalla mera cognizione, se non per inferirue che nelle cose di religione bisogna contentarsi del ''probabile'', dell’''incerto'', dello ''sconosciuto'', come nella pratica; che non si richiede a quella più che a questa, l’assenso interno dell’animo, ma solo la conformità delle azioni; giacchè tale conformità è sola prescritta e sola possibile, quando si tratta di cose ''incerte'' o al più ''probabili'', e l’obbligo di ''sceglierne una, di determinarvisi, e di abbracciarla fermamente'' nella vita operativa. non può concernere la persuasione dell’intelletto? Che se. trattandosi della ''contemplazion del vero, si dee sospendere il giudizio sulle cose oscure'', come mai tal contemplazione sarà possibile riguardo alle verità arcane della religione; o come, senza di essa. potranno consistere la fede cattolica.<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|316|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />e la professione della vita cristiana, la qual abbisogna certo delle opere, ma è pure essenzialmente contemplativa?
Un opponitore anonimo scriveva nel 1647, quasi negli stessi termini del P. {{AutoreCitato|Marin Mersenne|Mersenne}}, e trovava incompatibile la prima regola del Metodo colla credenza degli arcani rivelati{{ref|''Œuv.'', tom. VIII. p. 247, 248, 249.|(19)}}. Che risponde il {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}}? Egli comincia ad entrare in teologia fuor di proposito, e dice che si può credere anco alle cose oscure, mediante il lume della grazia{{ref|''Ibid.'', p. 271, 272.|(19)}}. Ma se il filosofo avesse saputo che cos’è la grazia, non avrebbe ignorato che essa può bene suggerire, illustrare, avvalorare le ragioni del credere, ma non può costituirle; altrimenti la fede non si distinguerebbe dal fanatismo o dalla superstizione, e l’ossequio cristiano non sarebbe ragionevole. Se le ragioni, che comprovano i dogmi della fede non fossero credibili per sè stesse, vale a dire se non fossero vere ragioni, la grazia divina non potrebbe mai convalidarle. L’intento, a cui mira questo dono celeste. non è mica di dare alle verità da credersi un valore obbiettivo. di cui esse manchino intrinsecamente, ma di abilitare l’animo a riceverle, a gustarle. a sentirne il pregio e l’efficacia, diradando in parte le tenebre dell’intelletto, e domando gli affetti ribelli, che ostano a quella tranquilla considerazione, e a quell’amoroso amplesso del vero, in cui è riposta la perfetta fede. Ma quel cenno teologico del Descartes è solo un diverticolo; imperocchè l’oppositore avendogli detto: «Vous êtes chrétien, et même, comme vous pensez, orthodoxe, à qui la sainte Écriture ordonne d’être toujours prêt de rendre raison de sa foi{{ref|''Œuv.'', tom. VIII. p. 249.|(19)}};» egli risponde dicendo che ciò nol concerne: ''ne me regarde point''{{ref|''Ibid.'', p. 272.|(19)}}. Come, o mio buon Cartesio? Il render ragione e testimonio della propria fede. quando altri può rivocarta in<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|317}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />dubbio. non è affare, anzi un dovere dell’uomo cristiano e
cattolico? Il rimuovere lo scandalo, che può nascere dai propri scritti, quando si possono interpretare in senso sfavorevole alla religione, non è un debito di coscienza? Certamente convien dire che non sii cattolico nè cristiano, o che non sappi il catechismo. E tu discorri in modo, che si può stimar vero l’uno e l’altro.
In prova di questo punto e per vedere, che fondamento si debba fare nell’erudizione teologica del {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}}, specialmente in proposito di grazia, leggasi una sua epistola ad un Chanut, della quale mi contenterò di citare le parole seguenti: «Je ne fais aucun doute, que nous ne puissions véritablement aimer Dieu par la seule force de la nature. Je n’assure point que cet amour soit méritoire sans la grâce, je laisse démêler cela aux théologiens{{ref|''Œuv.'', tom. X, p. 11.|(19)}}.» Si pesino tutte le frasi. ''Je ne fais aucun doute''. Dunque il filosofo è certo della sua sentenza. ''Je n’assure point'': singolar modo di parlare in un cattolico, quando si tratta di un’eresia. La proposizione, di cui il Descartes non è sicuro, è il pretto errore di {{AutoreCitato|Pelagio|Pelagio}}; e siccome colui che dice di non assicurare una cosa, mostra di tenerla come verosimile, o almeno in qualche modo, probabile; ciascun vede da se medesimo quel che ne segua. ''Je laisse déméler cela aux théologiens''. I teologi non possono tenersi affrontati di questa magnanima sprezzatura, poichè il vilipendio tocca la stessa fede. e ricade sullo schernitore, s’egli ignora. che ogni galantuomo è obbligato di non credere a caso, e di sapere. occorrendo. rendere ragione delle sue credenze. Nel resto, il Descartes fa prova di una specchiata ignoranza, e nel pensare, che si possa veramente amare Iddio, senza i soccorsi celesti, e nel supporre che un tale amore non sia per sé meritorio. Si può disputare. se le sole forze di natura valgano ad inspirare un amore iniziale e filosofico. ovvero mercenario della Divinità, razionalmente conosciuta; ma, che Iddio si possa amare<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|318|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />di ''un vero amore'', o che un amore anche imperfettissimo possa aversi naturalmente verso Iddio, considerato come autor della grazia. è sentenza, a cui ogni cattolico non dee far buon viso, per quanto ha cara la sua fede. L’amor di Dio considerato, come autore della natura e della grazia. è carità o speranza, secondo che l’affetto riguarda la bontà divina, o in sè stessa, o nelle sue attinenze verso le creature: ora ogni moto di carità o di speranza, ancorché tennissimo, non può sorgere naturalmente nei cuori umani. sia per la sua intrinseca eccellenza, che trascende ogni finito potere, sia per la special condizione dell’uomo attuale, schiavo di un affetto disordinato verso sè stesso e le cose sensibili. E poi un altro errore il credere che il vero amor di Dio possa essere per sè stesso non meritorio in alcun modo; imperocchè l’amore e il merito si corrispondono, come la causa e l’effetto. Può bensì la proprietà meritoria del vero amore essere impedita da una condizione estrinseca, la quale occorre, ogni qualvolta
l’amante è nello stato di colpa, e il suo affetto non è quale si richiede per cancellarla; perchè l’atto veramente virtuoso non può essere radice di merito, se non in quanto rampolla da un animo puro e santificato; ma non è men vero ch’esso atto in sè stesso tende al merito. e concorre effettualmente a produrlo, quando un abito concorde alla sua eccellenza informa l’animo dell’operatore. Insomma, il {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}} disgiunge due cose, che sono inseparabili; imperocché la fede c’insegna che senza la grazia non si può meritare, perchè senza la grazia non si può veramente amare. Veggasi adunque con quanta ragione {{AutoreCitato|Antoine Arnauld|Antonio Arnauld}} scriveva nel 1669, che le lettere del Descartes «sont pleines de Pélagianisme, et que, hors les points dont il s’était persuadé par sa philosophie, comme est l’existence de Dieu, et l’immortalité de l’âme, tout ce qu’on peut dire de lui de plus avantageux, est qu’il a toujours paru être soumis à l’église{{ref|''Œuv.'', tom. I. p. 671.|(19)}}.» Certo corre qualche divario da questo giudizio a quello, che l'illustre teologo<section end="(19)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|319}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(19)" />avea portato ventott’anni innanzi net leggere per la prima volta le Meditazioni. Egli ebbe finalmente subodorata la volpe.
Egli è singolare che la prima censura autorevole della filosofia del {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}} sia useita dalla Congregazione dell’Indice; il cui decreto contro le opere di quello, è dei 20 di novembre del 1665. Il {{AutoreIgnoto|Thomas}} colla sua solita perspicacia si maraviglia di questo decreto; e il {{AutoreCitato|Adrien Baillet|Baillet}} lo altribuisce ai maneggi di un privalo{{ref|{{AutoreCitato|Antoine Arnauld|Arnauld}}, ''Œuv.'', tom. XXXVIII, p. xix, not. ''a''.|(19)}}. Io vorrei pure maravigliarmene, se Roma non avesse fatto prova in cento altre circostanze di una sagacità incomparabile a penetrare addentro nelle dottrine, scoprire nei principii le ultime conseguenze sfuggite all’occhio di tutti i coetanei. Le congregazioni di Roma non si aggiudicano certamente l’infallibilità, e poterono soggiacere talvolta agli errori e alle debolezze inseparabiti dall’umana natura; ma oso dire che niun maestrato scientifico o religioso ha giammai avuto, per così dire, un senso ideale e cattolico, e una facoltà divinatrice dei corollarii chiusi nel germe di una dottrina, così squisita, come quella, che risplende in molti dei loro giudizi. Mentre uomini piissimi, e tanto celebri per dottrina quanto per ingegno, sedotti da un falso sembiante, salutarono il nascente Cartesianismo, come un sistema favorevole alla religione, senza avvisare i semi funesti, che vi si occultavano, i romani censori n’ebbero il presentimento, e pronunziarono una sentenza, cui la filosofia europea, da due secoli in qua, tolse a confermare nel modo più solenne colte sue proprie opere.<includeonly>{{#tag:references||group=(19)|}}</includeonly><section end="(19)" />
<section begin="(20)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 20.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|20.}}}}}}
L’ingegno altamente filosofico del {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} lo fa spesso scostare dal Cartesianismo, anche dove pretende di essere cartesiano. Cosi, verbigrazia, quando vuole esporre il processo iniziale dello spirito umano, incomincia, dicendo: «Le néant n’a<section end="(20)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(19)|}}<div />
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota20
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|320|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(20)" />{{Pt|«|}}point de propriétés. Je pensev. done je suis{{ref|''Entret, sur la metaph., la relig. et la mort'', tom. I. p. 8.|(20)}}.» Egli converte per tal modo in una proposizioue sillogistica, contro l’espressa intenzione del {{AutoreCitato|Cartesio|Descartes}}, ciò che questi pigliava come un fatto primitivo. La proposizione generale: ''il nulla non ha alcuna proprietà'', equivale a questa: ''l’Ente è''; e vien così collocata in capo al processo psicologico, conforme alla dottrina malebranchiana sul primato e sull’universalità dell’idea dell’ente. L’ontologismo metodico potrebbe esser più chiaro? E infatti la sublime teorica della visione in Dio sarebbe contraddittoria, negli ordini del psicologismo. Ne si ereda che il detto passo dei Trattenimenti sia una di quelle sentenze gittate a caso nel corso della conversazione, nelle quali non si dee cercare la precisione logica; imperocchè nella sua maggior opera il {{AutoreCitato|Nicolas Malebranche|Malebranche}} la ripete e la conferma con tutto il rigor dottrinale: «Il est certain que le néant ou le faux n’est point visible ou intelligible. Ne rien voir. c’est ne point
voir penser à rien, c’est ne point penser. Il est impossible d’apercevoir une fausseté, un rapport, par exemple, d’égalité entre deux et deux et cinq. Car ce rapport ou tel autre qui n’est point, peut être cru, mais certainement il ne peut être aperçu, parce que le néant n’est pas visible. C’est là proprement le premier principe de toutes nos connaissanecs, c’est aussi celui par lequel j’ai commencé les ''Entretiens sur la métaphysique...'' Car celui-ci, ordinairement reçu des Cartésiens qu’on peut assurer d’une chose ce que l’on conçoit clairement être renfermé dans l’idée qui la représente, en dépend; et il n’est vrai qu’en supposant que les idées sont immuables, nécessaires et
divines{{ref|''Rech.de la vér.'', liv. 4, chap. 11. Paris, 1756, tom. II, p. 349, 350.|(20)}}.»
«Les preuves de l’existence et des perfections de Dieu tirées de l’idée que nous avons de l’infini, sont preuves de simple vue. On voit qu’il y a un Dieu, dès que l’on voit l’infini, parce que<section end="(20)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(20)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|321}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(20)" />{{Pt|«|}}l’existence nécessaire est renfermée dans fidée de l’infini, ou pour parler plus clairement, parce qu’on ne peut voir l’infini qu’en lui-même. Car le premier principe de nos connaissances est que le néant n’est pas visible; d’où il suit que si l’on pense à l’infini, il faut qu’il soit{{ref|''Rech.de la vér.'', liv. 6, part. 2, chap. 6, tom. III. p. 220.|(20)}}.»<includeonly>{{#tag:references||group=(20)|}}</includeonly><section end="(20)" />
<section begin="(21)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 21.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|21.}}}}}}
Il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} nel suo Corso di filosofia dice, che «au lieu
d’accuser {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} d’athéisme, il faudrait bien plutôt lui auresser te reproche contraire.{{ref|''Cours de l'hist, de la phil.'', leçon 11.|(21)}}» Nell’edizione più recente de suoi Frammenti filosofici si trova ripetuto ed amplificato lo stesso giudizio: «Loin d’être un athée, comme on l’en accuse. Spinoza a tellement le sentiment de Dieu, qu’il en perd le sentiment de l’homme. Cette existence temporaire et bornée, rien de ce qui est fini ne lui paraît digne du nom d’existence, et il n’y a pone lui d’être véritable que l’être éternel. Ce livre tout hérissé qu’il est, à la manière du temps, de formules géométriques, si aride et si repoussant dans son style, est au fond un hymne mystique, un élan et un soupir de l’âme vers celui qui, seul, peut dire légitimement: ''Je suis celui qui suis''. Spinoza... est essentiellement juif, et bien plus qu’il ne le croyait lui-même. Le Dieu des Juifs est un Dieu terrible. Nalle créature vivante n’a de
prix à ses yeux. et l’âme de l’homme lui est comme l’herbe des champs, et le sang des bêtes de somme. ({{w|Qoelet|Ecclésiaste.}}) Il appartenait à une autre époque du monde, à des lumières tout autrement hautes que celles du judaïsme, le rétablir le lien du fini el de l’infini, de séparer l’âme de tous les autres objets, de l’arracher à la nature, où elle était comme ensevelie, et par une médiation et une rédemption sublime, de la mettre en mu juste rapport avec Dieu. Spinoza n’a pas connu cette médiation.<section end="(21)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(20)|}}<div />
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<references/>{{PieDiPagina|{{spazi|10}}{{Sc|i.}}||21.}}</noinclude>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota21
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|322|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(21)" />{{Pt|«|}}Pour lui le fini est resté d’un côté et l’infini de l’autre; l’infini ne produisant le fini que pour le détruire sans raison et sans fin... Sa vie est le symbole de son système. Adorant l’Éternel, sans cesse en face de l’infini, il a dédaigné ce monde qui passe; il n’a connu ni le plaisir, ni l’action, ni la gloire, car il n’a pas soupçonné la sienne... {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} est un Mouni indien, un {{w|Sufismo|Soufi}} persan, un moine enthousiaste; et l’auteur anquel ressemble le plus ce prétendu athée, est l’auteur inconum de l’Imitation de Jésus-Christ{{ref|''Fragm, phil.'', Paris, 1838, tom. I. p. 164, 165. 166.|(21)}}.»
Pochi passi io trovo nelle stesse opere del sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}}, che mostrino l’illustre autore cosi confidente nell’altrui inavvertenza o benignità, come questo. Se non ci fossero altre prove del panteismo di lui, basterebbero a chiarirlo quelle lodi sperticate, ch’egli dà all’ateo olandese, conforme all’uso dei filosofi tedeschi, che lo levano alle stelle. Uno dei contrassegni infallibili del panteismo mascherato dei moderni è il giudizio che portano sullo Spinoza: se trovi che lo lodino, lo esaltino, lo preconizzino, lo tengano, come un uomo che ha degnamente sentito di Dio, s’indegnino contro coloro, che lo (assano d’ateismo, e ne facciano un santo nei costumi e nella vita, tieni per fermo che i lodatori sono infetti della medesima pece, che l’oggetto delle loro lodi. Quanto a me, parmi assai singolare che altri commendi il panteismo dello Spinoza, quando nol faccia ad iscusa del proprio; e tengo che fuori di questo caso, chi dubita che questo filosofo fosse un perfetto ateo. mostra di non aver letto o di non aver capito i suoi scritti. Tal fu il giudizio recato da’ suoi coetanei, e che verrà confermato dai posteri. «Quand on examine de plus près,» dice {{Sc|Johannes Colerus|Giovanni Coler}}, «ses sentiments, on trouve. que le Dieu de
Spinoza n’est qu’un fantómic, un Dieu imaginaire, qui n’est rien moins que Dieu;» e lo paragona all’ateo del Salmista{{ref|''Collect. de vita Spin. — Spin. op. ed. Paulus'', tom. II, p. 642.|(21)}}. Il<section end="(21)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(21)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|323}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(21)" />Burmann lo chiama «le plus impie athée qui ait jamais vu le jour{{ref|''Ibid.'', p. 645.|(21)}}.» E come mai il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} poté a buona fede essere ingannato dalla voce Dio, cui lo {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} adopera ad ogni istante, e dalle altre arti ipocrite della sua penna? «Il se donne la liberté d'employer le nom de Dieu et de le prendre dans un sens inconun à tout ce qu’il y a jamais en de chrétien{{ref|''Ibid.'', p. 652.|(21)}}.» Il qual uso non è suo proprio; ma si vede essere stato comune al {{AutoreCitato|Giulio Cesare Vanini|Vanini}}, all’{{AutoreCitato|Thomas Hobbes|Hobbes}}, e a tutti gli atei o cattivi teisti di que’ tempi. Nè rileva che lo Spinoza attribuisca al suo Dio l’unità sustanziale, l’eternità, l’immensità, la necessità, l’infinità, e simili attributi metafisici; poichè non v’ha ateista di professione, che non sia sforzato di attribuire alla natura tulfe o quasi tutte queste doti, l’{{AutoreCitato|Paul Henri Thiry d'Holbach|Holbach}}, o qual altro sia il compilatore del Sistema della natura, attribuisce al mondo presso a poco le stesse parti, che l’Olandese aggiudica al suo dio, benchè il linguaggio che adopera sia meno metafisico. Ma la metafisica dello Spinoza è solo apparente, e la sua psicologia si riduce al mero sensismo del {{AutoreCitato|Étienne Bonnot de Condillac|Condillac}}, come fu già avvertito{{ref|{{AutoreCitato|Théodore-Simon Jouffroy|{{Sc|Jouffroy}}}} Paris, 1834, ''Cours de droit nat.'', leçon 6, tom. I. p. 179. 180.|(21)}}. Aggiungo che l’ontologia spinoziana è infetta di materialismo; sia perchè una dottrina diversa non sarebbe potuta risultare da quella psicologia; e perchè il parallelismo stabilito fra il pensiero e l’estensione. come attributi di Dio, non si può interpretare altrimenti{{ref|{{Sc|Spinoza}}, ''Eth.'', part. 2. prop. 2.- Op. tom. II. p. 79.|(21)}}. Ma le proprietà, che specializzano il vero concetto di Dio. e per cui la dottrina del teista si diversifica da quella dell’ateo, sono le perfezioni morali, che nella personalità e nell’arbitrio si fondano. Lo Spinoza concede a Dio il pensiero, in quanto i vari pensieri delle creature sono modificazioni di un divino attributo; ma gli disdice l’unità personale e cogitativa. cioè l’intelletto e il volere{{ref|''Eth.'', part. 1. schol. prop. 17. prop. 31, 32.- Op. tom. 11. p. 52, 53, 54, 62, 63.|(21)}}; gli disdice la<section end="(21)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(21)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|324|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(21)" />facoltà d’indirizzare i mezzi a uno scopo. annulla l’assioma teleologico e la necessità delle cause ultime, e tiene l’armonia del mondo, per effetto di una forza cieca e fatale{{ref|''Ibid.'', Append., prop. 36, p. 69-75.|(21)}}. Quindi sèguita che Iddio non è libero verso sè stesso, nè verso le sue opere, ma costretto a produrre e che non è buono, nè giusto, nè savio, nè provvidente{{ref|''Ibid.'', part. 1, corol. prop. 6, prop. 16, 17; corol. prop. 17; schol. 2. prop. 29, 33; schol. 2, prop. 35. Append., prop. 36; part. 2, schol. prop. 3. Tom. II. p. 38, 51, 52, 53, 61, 64, 65. 66, 67, 68, 69, 73, 74, 79, 80.|(21)}}. Rimosse da Dio la libertà e la moralità, esse non possono all’uomo attribuirsi; il quale essendo preda e ludibrio di un fato inesorabile, non può e non dee riconoscere alcun diritto e dovere, nè altra norma immutabile, che l’impeto de’ suoi istinti, e la forza fisica della sua natura{{ref|''Tract. theol. pol.'', cap. 2, 16, epist. 23, 25, 52. Op. tom. 1, p. 188, 359 seq., 513, 541 seq. — ''Eth.'', part. 1. Append., prop. 36; part. 2, prop. 48; part. 4, schol. 2, prop. 37. ''Tract. polit.'', cap. 2, § 3, 4, 6, 7, 8, 18, 22; cap. 3, § 15. — Op. tom. II, p. 69 seq., 121, 122, 231, 232, 307 seq., 314 seq., 323.|(21)}}. Il sistema dell’{{AutoreCitato|Thomas Hobbes|Hobbes}} è forse più schifoso di questo? Qual è il fatalista. che abbia detto più apertamente dello {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} che «in nostra potestate non magis sit mentem quam corpus sanum habere{{ref|Epist. 25. tom. 1, p. 518. ''Tract. pol.'', cap. 2, § 6, tom. II. p. 308.|(21)}}?» E abusando una frase di {{AutoreCitato|Paolo di Tarso|san Paolo}}, che «in Dei potestate summus, sicut lutum in potestate figuli{{ref|''Tract. pol.'', cap. 2, § 22, tom. I. p. 315, 316.|(21)}}?» Non dice egli espressamente, come Hobbes, che lo stato naturale degli uomini è la guerra{{ref|''Ibid.'', § 14, p. 312; cap. 3, § 13, p. 323.|(21)}}? Lascio stare un gran numero di altre conclusioni non meno stomachevoli, che sarebbe troppo lungo l’annoverare. E il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} osa paragonare un tal uomo all’autore dell’Imitazione, cioè del libro più bello, più pio, più soave, che sia uscito dalla penna di un nono del libro, che rende una imagine meno imperfetta di quella ineffabile divinità, che si sente nelle Scritture? In verità io credo che si dee avere un po’più di rispetto verso la sufficienza, e<section end="(21)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(21)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|325}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(21)" />men di fiducia nella credulità dei propri lettori. L’ateo {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} ragguagliato all’autore dell’Imitazione! Ma il sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}} non ha lette queste parole: «Quod quædam Ecclesiæ addunt, quod Deus naturam humanam assumpserit, monui expresse me quid dicant nescire; imo, ut verum fatear, non minus absurde mihi loqui videntur, quam si quis mihi diceret, quod circulus naturam quadrati induerit{{ref|Epist. 21, tom. 1. p. 510.|(21)}}?» Non ha lette queste altre: «Apage hanc exitiabilem superstitionem,» (la religione cattolica,) «et quam tibi Deus dedit rationem agnosce, eamque cole, nisi inter bruta haberi velis{{ref|Epist. 74, tom, 1. p. 699.|(21)}}?» Non ha avvertite le altre gentilezze, di cui è piena la tedesima lettera? Non dice egli stesso che il Dio di Spinoza è quello degli Ebrei, e che il Dio degli Ebrei è un Dio terribile? La contraddizione e la leggerezza non potevano meglio accoppiarsi, che in questa sentenza. Dico leggerezza, por parlare benignamente, e perchè abbiano altre prove della innocenza del sig. Cousin ne’ suoi errori teologici. Se non che, l’affermare che il Dio de’ Giudei sia diverso da quello dei Cristiani, il citare per provarlo un libro inspirato, e attribuire a esso libro un testo che non vi si trova, sono cose, che meriterebbero forse di essere qualificate in modo più severo. Del resto il sig. Cousin non mi par fortunato in proposito di citazioni, poiché net luogo menzionato{{ref|P. 166.|(21)}} attribuisce allo Spinoza queste parole: ''vita est meditatio mortis'', le quali io non mi ricordo di aver trovate nelle opere
spinoziane; ci trovo bensi espressa la sentenza contraria: «Homo liber de nulla re minus quam de morte cogitat, et ejus sapientia non mortis, sed vitæ meditatio est.{{ref|''Eth.'', part. 4, prop. 67, tom. 1, p. 254.|(21)}}» La quale è la sola conforme ai principii morali e speculativi del sistema. Che se nella pratica lo Spinoza visse sobrio, probo, solitario e costumato, quest’apparenza di virtù non c’illuda; poichè l’orgoglio del<section end="(21)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(21)|}}<div />
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|326|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(21)" />pensiero, e la sua ribellione contro Dio, è il più orribile de’ traviamenti umani. Lo {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}} stabilì espressamente ette l’umiltà e la penitenza non sono virtù{{ref|''Ibid.'', prop. 55, 534.|(21)}}, ed escluse dalla vita morale due abitudini, clte ne sono la base, secondo l’autore dell’Imitazione.<includeonly>{{#tag:references||group=(21)|}}</includeonly><section end="(21)" />
<section begin="(22)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 22.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|22.}}}}}}
D’où vient donc, dis-moi, que quelque part qu’on s’arrête, en Calabre ou ailleurs, tout le monde se met à faire la révérence, et voilà une cour? C’est instinct de nature; nous naissons valetaille; les hommes sont vils et làches, insolents, quelques-uns par la bassesse de tons, abhorrant la justice, le droit, l’égalité, chacun vent être, non pas maître, mais esclave favorisé. S’il n’y avait que trois hommes au monde, ils s’organiseraient l’un ferait la cour à l’autre, l’appellerait monseigneur, et ces deux unis forceraient le troisième à travailler pour eux; car c’est là le point{{ref|{{Sc|Courier}}, ''Œuv.'' Bruxelles, 1836. tom. IV, p. 109, 110.|(22)}}. » Cosi il {{AutoreCitato|Paul-Louis Courier|Courier}} scriveva nel 1806, da Crotona, seconda patria di {{AutoreCitato|Pitagora|Pitagora}}. Il difetto notato con queste mirabili parole, è proprio in modo speciale dei Francesi; e il Courier lo confessa, chiamando i suoi compatrioti ''le plus valet de tous les peuples''{{ref|''Pamph. des pamph.'', tom. 1, p. 317.|(22)}}. Egli insegua altrove, in che modo, per l’ordinario, ''un peuple se fait laquais''{{ref|''Livret de Paul-Louis'', tom. I. p. 286.|(22)}}. Ma questo vizio è oggi più o men comune a tutti i popoli d’Europa, ed è uno degli articoli, in cui siamo più dissomiglianti dagli antichi; il che dee recar qualche impaccio ai moderni fautori del progresso continuo.<includeonly>{{#tag:references||group=(22)|}}</includeonly><section end="(22)" />
<section begin="(23)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 23.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|23.}}}}}}
Come accade alle instituzioni vicine a perire, che i lor fautori perdono il senno e imbarbogiscono, quando si veggono i primi<section end="(23)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(21)|}}<div />
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota22
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota23
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione||{{Sc|note}}|327}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(23)" />annunzi della rovina, non mancano oggidì coloro, che vorrebbono
riporre in voga le giostre e i tortiei. Nel 1859, mentre i Cartisti mettevano a ferro e a fuoco alcune parti dell’Inghilterra, e molte migliaia di operai mancavano di pane, una folla di patrizi bambini o rimbambiti si divertivano in Eglingtoun a correr delle lance, e a rinnovare le farse cavalleresche del medio evo, senza ommettere ''the queen of beauty''. Per quanto si voglia essere severo verso le inclinazioni del nostro secolo artigianesco e traficante, uopo è confessare che le vie ferrate e le macchine a vapore hanno maggior costrutto delle lizze e delle armeggerie.<section end="(23)" />
<section begin="(24)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 24.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|24.}}}}}}
Il {{AutoreCitato|Gottfried Wilhelm von Leibniz|Leibniz}} con quella sua profonda e vasta penetrativa, che abbracciava ogni cosa, predisse la rivoluzione francese, l’indebolimento degl’ingegni, la prostrazione degli animi, il predominio dell’egoismo, la perdita della virtù civile, di ogni sentimento generoso e magnanimo, come effetti necessari del sensismo e della incredulità, che cominciavano a prevalere nell’età sua. Gioverà i riferire questo passo profetico delle sue opere: «On peut dire qu’{{AutoreCitato|Epicuro|Epicure}} et {{AutoreCitato|Baruch Spinoza|Spinoza}}, par exemple, ont mené une vie tout à fait exemplaire. Mais ces raisons cessent le plus sonvent dans leurs disciples ou imitateurs, qui, se croyant déchargés de l’importune crainte d’une providence surveillante et d’un avenir menaçant, lachent la bride à leurs passions brutales, et tournent leur esprit à séduire et à corrompre les autres ; et s’ils sont ambitieux et d’un naturel un peu dur, ils seront capables pour leur plaisir ou avancement de mettre le feu aux quatre coins de la terre, comme j’en ai connu de cette trempe que la mort a enlevés. Je trouve même que des opinions approchantes s’insinuent peu à peu dans l’esprit des hommes du grand monde qui règlent les autres, et dont dépendent les affaires, et se glissant dans les livres à la mode, disposent toutes choses à la révolution générale dont l’Europe est menacée, et achèvent de<section end="(24)" /><noinclude><references/></noinclude>
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota24
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{{Qualità|avz=75%|data=18 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=[[../|Note]]<br>[[../|Indice delle note al Tomo Primo]]<br>Nota 24|prec=[[../Nota23|Nota 23]]|succ=[[../Nota25|Nota 25]]}}
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Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/245
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<poem>Chiese questi al portier d’essere ammesso,
Come nuncio mandato à la Signora;
Quel portò l’imbasciata, e fù concesso,
Ch’egli entrasse, onde entrò, senza dimora.
Intente al dir del boscareccio messo,
Stan le Sorelle, e le Donzelle ancora.
Disse Maria, ch’ei si tacea, tremando,
Chi sei tù? d’onde sei? che vai cercando,</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|3.}}
<poem>Egli la man battendosi sù l’anca,
E sospirando ver, d’onde venia,
Sù’l forcuto baston, l’ascella manca
Appoggiando, à la voce aprì la via:
Signora, io son pastor, che à parte stanca,
Pascolo il gregge mio, d’Arimatia;
Dove hor’, hor caso occorse empio, e funesto,
Che sol pensando, Io tramortito resto.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|4.}}
<poem>Stà man, mentre, che il Sol, col novo raggio.
Richiamava le mandre à la pastura,
Io guidata la mia vicina à un faggio,
Al cui rezo sorgea fresca verdura,
Presi, con rozo canto, e suon selvaggio,
A disfogar la mia fatale arsura,
Quando intesi un romor d’arme, e d’armati,
Che i Mastini aumentar, co’ lor latrati.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||P|''Gitto''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<poem>Chiese questi al portier d’essere ammesso,
Come nuncio mandato à la Signora;
Quel portò l’imbasciata, e fù concesso,
Ch’egli entrasse, onde entrò, senza dimora.
Intente al dir del boscareccio messo,
Stan le Sorelle, e le Donzelle ancora.
Disse Maria, ch’ei si tacea, tremando,
Chi sei tù? d’onde sei? che vai {{Ec|cercando,|cercando?}}</poem>
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<poem>Egli la man battendosi sù l’anca,
E sospirando ver, d’onde venia,
Sù ’l forcuto baston, l’ascella manca
Appoggiando, à la voce aprì la via:
Signora, io son pastor, che à parte stanca,
Pascolo il gregge mio, d’Arimatia;
Dove hor’, hor caso occorse empio, e funesto,
Che sol pensando, Io tramortito resto.</poem>
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<poem>Stà man, mentre, che il Sol, col novo raggio.
Richiamava le mandre à la pastura,
Io guidata la mia vicina à un faggio,
Al cui rezo sorgea fresca verdura,
Presi, con rozo canto, e suon selvaggio,
A disfogar la mia fatale arsura,
Quando intesi un romor d’arme, e d’armati,
Che i Mastini aumentar, co’ lor latrati.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||P|''Gitto''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|328|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>|}}<section begin="(24)" />{{Pt|«|}}détruire ce qui reste encore dans le monde des sentiments généreux des anciens Grecs et Romains, qui préféraient l’amour de la patrie et du bien publie, et le soin de la postérité à la fortune et même à la vie. Ces ''publick spirits'', comme les Anglais les appellent, diminuent extrêmement, et ne sont plus à la mode; et ils cesseront davantage quand ils cesseront à être soutenus par la bonne morale et par la vraie religion que la raison naturelle même nous enseigne. Les meilleurs du caractère opposé.qui commence à régner, n’ont plus d’autre ''principe'' que celui qu’ils appellent de ''l’honneur''. Mais la marque de l’honnête homme et de l’homme d’honneur chez eux est seulement de ne faire aucune bassesse comme ils la prennent. Et si pour la grandeur ou par caprice quelqu’un versait un déluge de sang, s’il renversait tout sens dessus dessous, on compterait cela pour rien, et un {{w|Erostrato|Hérostrate}} des anciens ou bien un don Juan dans le Festin de Pierre, passerait pour un héros. On se moque hautement de l’amour de la patrie, on tourne en ridicule ceux qui ont soin du public, et quand quelque homme bien intentionné parle de ce que deviendra la postérité, on répond: Alors comme alors. Mais il pourra arriver à ces personnes d’éprouver elles-mêmes les maux qu’elles croient réservés à d’autres. Si l’on se corrige encore de cette maladie d’esprit épidémique, dont les mauvais effets commencent à être visibles, ces maux peut-être seront prévenus: mais si elle va croissant, la Providence corrigera les hommes par la révolution même qui en doit naître : car quoi qu’il puisse arriver, tout tournera toujours pour le mieux en général au bout du compte, quoique cela ne doive et ne puisse pas arriver sans le châtiment de ceux qui ont contribué même au bien par leurs actions mauvaises{{ref|''Nouv. ess. sur l’entend. hum.'', liv. 4. chap. 16. — ''Œuv. phil., ed. Raspe'', p. 429, 430, Ho seguito l’ortografia del Raspe|(24)}}.»<includeonly>{{#tag:references||group=(24)|}}</includeonly><section end="(24)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(24)|}}<div />
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota25
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Annovero {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone}} fra gl’Italiani, perchè la Corsica é sempre appartenuta moralmente e geograficamente all’Italia, e perché politicamente, che io mi sappia, non ha mai fatto parte della Francia, dal diluvio insino ai tempi, in cui nacque Napoleone{{ref|Secondo una tradizione, che del resto non rileva l’esaminare, Napoleone sarebbe nato un anno prima che la Corsica cadesse sotto il dominio francese.|(25)}}. Ciò forse non è vero, secondo le dottrine geografiche, che corrono in Francia; ma secondo quelle, che sono accettate nel resto d’Europa, non ammette replica; giacchè un Corso uscito da un antichissima famiglia italiana non si può riputar francese più di quello che siano inglesi i Bramani di Surata o di Benares, e fossero spagnoli gl’Indiani del Perù e del Messico nati nell’anno, che il Cortez e il Pizarro s’impadronirono di Tenochitlan, e di Cuzco. I Parigini la pensano diversamente, e chiamano Francia la Corsica; il che è tanto vero, quanto che il mediterraneo sia un lago francese, (e perchè non un pozzo o una cisterna?) come disse, se ben mi ricordo, per blandire alla iattanza gallica, il medesimo Napoleone.<includeonly>{{#tag:references||group=(25)|}}</includeonly><section end="(25)" />
<section begin="(26)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 26.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|26.}}}}}}
A proposito della caduta di {{Pt|{{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone}}|Napoleone}}, e della famosa giornata, che pose fine al suo imperio, regalerò al mio lettore uno squarcio delizioso del sig. {{AutoreCitato|Victor Cousin|Cousin}}, tolto dalle sue Lezioni: «Vous le savez, ce ne sont pas les populations qui paraissent sur les champs de bataille, ce sont les idées, ce sont les causes. Ainsi à Leipzig et à Waterloo ce sont deux causes qui se sont rencontrées, celles de la monarchie paternelle et de la démocratie militaire. Qui l’a emporté, messieurs? Ni l’une, ni l’autre. Qui a été le vainqueur? Qui a été le vainen à Waterloo? Messieurs, il n’y a pas eu de vaincus. (''Applaudissements''.) Non, je proteste<section end="(26)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(25)|}}<div />
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota26
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<noinclude><pagequality level="3" user="Tuvok1968" />{{RigaIntestazione|330|{{Sc|note}}|}}</noinclude>{{Pt|<br>«|}}<section begin="(26)" />qu’il n’y en pas eu les seuls vainqueurs ont été la civilisation européenne et la charte. (''Applaudissements unanimes et prolongés''.) Oui, messieurs, c’est la charte... appelée à la domination en France, el destinée à soumettre, je ne dis pas ses ennemis, elle n'en a pas, elle n'en a plus, mais tous les retardataires de la civilisation française. (''Applaudissements redoublés''{{ref|''Introd, à l'hist. de la phil.'', leçon 15|(26)}}.)» Conosco poche scene in tutti i comici antichi e moderni cosi drammatiche, come questo monologo, e il coro, che lo accompagna.<includeonly>{{#tag:references||group=(26)|}}</includeonly><section end="(26)" />
<section begin="(27)" />{{Ct|{{Pt|'''{{smaller|{{Sc|nota}}}}''' 27.|'''{{Sc|nota}}''' {{larger|27.}}}}}}
Un ragazzo di buona pasta, ma molto ricco di quella frivolezza e vanità puerile, che mancava al suo zio, ha creduto di poter provare che ''i popoli rifanno ora, o vogliono rifure, le opere di {{AutoreCitato|Napoleone Bonaparte|Napoleone}}''. Io non credo che i popoli, per quanto siano degeneri e corrotti, si possano accusare di complicità col più fiero e implacabile nemico, che abbia veduto il mondo, della civiltà delle nazioni. Dico il più fiero, perchè i conquistatori barbari, antichi e moderni, da {{w|Brenno|Brenno}} e da {{w|Genserico|Genserico}} fino a {{AutoreCitato|Luigi XIV di Francia|Ludovico XIV}} e a Carlo XII, mirarono solo, disertando e struggendo, alle parti materiali, e per così dire ai corpo degli stati; laddove Napoleone
ne volle uccidere lo spirito, e ci sarebbe riuscito, quando la Providenza non ci avesse posto mano. Se il suo imperio si fosse assolidato, non sarebbero passati due secoli, che la barbarie morale di Europa avrebbe vinta quella degli antichi Unni, e gli amatori di libertà, sarebbero dovuti ire a cercarla sulle sponde dell’Eufrate o del Nilo. Attila, che rendeva omaggio nella maestà del Pontefice alla divina indipendenza del Cristianesimo, e perdonava in grazia di quello alla terra italiana, fu men funesto a noi in ispecie. e alla civiltà in universale, fu meno empio di un uomo nato in Italia, che volle rendere schiava di Francia la religione e la patria, doppiamente parricida. Non ignoro che questi concetti non sono<section end="(27)" /><noinclude>{{#tag:references||group=(26)|}}<div />
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Introduzione allo studio della filosofia/Note/Tomo Primo/Nota27
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||ABACO — ABACUCCO.|7|riga=sì}}</noinclude>primi elementi dell’aritmetica. Esso debbe essere lungo tre volte circa quanto è largo. Consiste in un ordigno
atraversato per lo lungo da corde ben tese nelle quali
infilzano pallottole in modo che possano agevolmente
correre dall’uno all’altro capo. Il primo ordine di
pallottole a destra indica le unità, il seguente le decine e così di seguito. Nella stampa che qui diamo, il numero indicato dalle pallottole inferiori è 37,048.
{{FI|file = Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769 (page 7 - crop).jpg|tsize = 150px|caption = Abaco.}}
Chi desideri un ragguaglio più minuto intorno al metodo da seguirsi nell’uso di quest’istromento veda {{Sc|Numerazione}}. Evvi pure uno stromento con dodici fili e dodici pallottole per ciaschedun filo, che può tener vede di tavola pitagorica per chi sappia farne uso. — Quest’abaco non può adattarsi gran fatto all’uso
pratico pei varii sistemi di monetazione e per la varia
divisione dei pesi e delle misure, cosicchè farebbe
d’uopo d’avere un abaco pel sistema decimale ed un altro pel duodecimale. Nella Cina però, dove tutto il sistema di numerazione è decimale, cioè dove ''ogni peso, misura ecc. è la decima parte dell’altro peso o dell’altra misura maggiore'', questo stromento, chiamato in lingua chinese ''Shwanpan'', è moltissimo adoperato e con una rapidità maravigliosa. Dicesi che mentre uno, leggendo, pronuncia con prestezza un certo numero di somme, un altro può farne l’addizione in modo da darne il totale subitochè il primo abbia finito di leggere. L’abaco dei Cinesi differisce dal sopra descritto, non avendo se non cinque pallottole ad ogni filo, delle quali una si distingue dalle altre o pel colore o per la grossezza e sta per cinque. Trovasi uno di questi stromenti nel museo della Compagnia delle Indie Orientali. I Greci ed i Romani si valevano della medesima sorta di Abaco, almeno negli ultimi tempi. I Russi usano pur molto di far conti per mezzo di pallottole infilzate. E probabile che la parola abaco sia stata originariamente applicata ad una tavola sparsa di polvere o sabbia sopra cui si segnavano lettere per ammaestrare i fanciulli nel leggere. Presso i Greci questo stromento chiamavasi ''abax''. Alcuni etimologisti derivano questo nome dal fenicio ''abak'' che vuol dire polvere. ''{{AutoreCitato|Luca Pacioli|Lucas de Burgo}}'', antico scrittore di algebra, lo dice una contrazione della parola ''arabicus''. È però più probabile che la prima sia la vera derivazione.
ABACO (''archit.''). — È la tavola che serve d’incoronamento al capitello della colonna e che sostiene l’architrave. L’abaco è un quadrato perfetto negli ordini dorico, ionico-originario e toscano, e tagliato in segmento di circolo, con una grande incavatura sopra ciascuna delle quattro facce negli ordini corintio, composito e ionico moderno. Le incavature chiamansi ''archi'', e sono quasi sempre abbellite al centro da un fiore di ''simmetria centrica'', ossia rosaceo, il più delle volte in forma di sole; agli angoli si dà il nome di ''corna'' e il centro della tavola prende quello di ''scopa''. La spessezza dell’abaco nell’ordine corintio debb’essere di 1/7 dell’altezza del capitello. Alcuni autori hanno impropriamente applicato questo nome ad una modanatura concava formante il capitello del piedistallo toscano. — {{AutoreCitato|Marco Vitruvio Pollione|Vitruvio}} chiama ''abachi'' certe tavolette metalliche, con le quali coprivansi talvolta i tetti dei palazzi. Furono ancora, ma impropriamente, chiamati ''abachi'' certi ornamenti di architettura gotica, formanti una ghirlanda di piccoli frastagli, di una mirabile e infinita varietà.
ABACUCCO o {{Sc|Habacuc}}. — Uno dei dodici profeti minori degli Ebrei, della tribù di Simeone. Non si sa nulla intorno al tempo e al luogo della sua nascita; ma è probabile che profetasse in sul principio del regno di ''Joachim'' (609 av. C.). È evidente dalla profezia che Gerusalemme non era ancora stata presa dai Caldei, ma che la Giudea era già stata invasa dalle loro armi. Sappiamo dal libro quarto dei Re XXIV. 1, che i Caldei sotto Nabucodonosor fecero Joachim loro tributario al principio del suo regno; ma Gerusalemme non fu presa se non sotto il regno del suo successore Joachin. {{AutoreCitato|Clemente Alessandrino|Clemente Alessandrino}} (''Strom.'' I. 142) fa vivere Abacucco sotto il regno di Sedecia, il che va d’accordo con ciò che si trova nella storia apocrifa di ''Belo'' e il ''Dragone'', secondo la quale Abacucco sarebbe vissuto al tempo della cattività di Babilonia. La profezia di Abacucco può essere divisa in due parti. La prima è in forma di dialogo fra Dio e il profeta; il profeta comincia per deplorare la misera condizione di Gerusalemme (I. 1-4); quindi s’introduce Dio a predire la distruzione del regno di Giuda per mezzo de’ Caldei (I. 5-11); il profeta risponde esprimendo la speranza che gli Ebrei non saranno per essere affatto distrutti, e che i Caldei saranno alla lor volta puniti, essendo essi malvagi quanto quelli (I. 12-17; II. 1); Dio assicura il profeta che la cattività degli Ebrei durerà soltanto per un tempo determinato, e che i Caldei saranno un giorno puniti per le loro iniquità (II. 2-20). La seconda parte è una preghiera, o vogliamo dire salmo nel quale il profeta narra le mirabili cose che Dio aveva operate a favore del suo popolo ne’ tempi passati, e lo prega di salvare gli Ebrei nella loro cattività, e di ricordarsi della misericordia in mezzo alla collera (III). La profezia di Abacucco è scritta in uno stile energico<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/246
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|228|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|5.}}
<poem>Gitto alhor la sampogna, e ’l mio bastone
Prendo, ed aizando il mio feroce Alano,
Corro à spiar l’incognita cagione
Di quet fracasso inusitato, e strano.
Mà non prima arrivai, che la tenzone,
Non si finì; non però giunsi in vano,
Che un Guerrier, per non esser conosciuto,
Semivivo lasciò l’hoste, e feruto.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|6.}}
<poem>Io pietoso al meschin corro, e l’abbraccio,
E ’l rincoro, e mè l’offro in suo favore.
Poi del grand’elmo i bei legami slaccio.
E ’l ravviso per huom di gran valore.
Egli rivolto à mè, che mi disfaccio,
Per dolor, ch’Io sentia del suo dolore;
Dissemi: Un scempio, ch’à mia Suora tolse
L’honor, mè per timore uccider volse.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|7.}}
<poem>Hor và, dì à lei, che Maddalena è detta,
Ch’Io la bramo veder pria, ch’io di vita
Parta, più ch’Io non bramo la vendetta,
E che venghi con tè sola, e spedita.
Io verso la Città, con molta fretta,
Corsi, nè tù tardar devi l’uscita.
Tacque il Messo, e con quella Compagnia,
Alzò la voce, e lagrimò Maria.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Mar-''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/247
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|OTTAVO.}}}}|229}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|8.}}
<poem>Marta, che in spirto intanto havea previsto,
Esser del’empio Amor quello un’inganno,
Che tentava isviar Maria, da Cristo,
Col finto zelo, del fraterno affanno;
Non pianse, nò; mà con un volto misto
Di foco, e giel, gli disase: Ah fier Tiranno,
Tenti dunque impedir, con falso zelo,
Ciò, che l’Eterno hà stabilito in Cielo?</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|9.}}
<poem>Parve qual nube ad Aquilon d’avanti,
A quella voce, il finto Pastorello,
E sparendo, esalò tai fumi, e tanti,
Quanti {{Wl|Q31445600|Stromboli}} unito à {{Wl|Q16990|Mongibello}}.
Tutte pavide alhor, tutte tremanti
Rimaser queste, al dipartir di quello.
Restar le donne attonite; e con scorno
Al primiero giardin fecer ritorno.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|10.}}
<poem>Rientrate al giardin; l’Ebrea benigna
Frà l’altre precedea ver la fontana,
Come in Idalio frà le sue Ciprigna,
Come in Gargafia frà le sue Diana.
Giunta là, sù la tenera gramigna
Stese quelle, e frà Maria, e la Romana,
Presso al fonte, ella assisa; à suo conforto,
S’alzar l’altre à scherzar a’ intorno à l’horto.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||P 2|''Poscia,''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/76
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|66|{{Sc|scontento de’ valtellinesi.}}|[Lib. VIII.]}}</noinclude>
{{Annotazione a lato|1618.}} Bianzone, i Cattolici opposero a tutta lor possa; e per vendetta di Biagio Piatti, ammazzarono un riformato di Tirano, e diedero tal avviso che mal per lui al predicante di Brusio; ''primizie de’ martiri''.<ref>Così un libro intitolato ''Vera narratione del massacro fatto dai papisti rebelli nella maggior parte della Valtellina, messa in luce per la necessaria informatione et ammonitione a tutti i Stati liberi, e per esemplo a tutti i veri cristiani di perseverare nella pura professione del S. Evangelio. Beati coloro che sono pereguitati per cagione di giustizia, perciocchè di essi è il regno de’ cieli.''</ref> Anche al Calandrino, mentre predicava a Mello, una banda si avventò, e lo ferì a morte.<ref>{{Sc|De Porta}}, II, 483.</ref> Anzi avendo i predicanti, dopo la pasqua, fatto una solita loro accolta in Tirano, i terrieri in arnese d’armi s’erano rimpiattati al ponte della Tresenda per trucidarli: ma lor ventura volle ne sentissero a tempo per ripararsi.
Intanto i Valtellinesi non lasciavano cura per trovare rimedio efficace ai mali sì lungamente pazientati. Dal duca di Feria, nuovo governatore del milanese, e dal Gueffier ambasciadore francese riceveano. subdoli incentivi: trattarono colle Corti d’Austria e di Spagna, ma l’ambigua politica di questa non lasciava trar nulla a riva; il papa, a cui inviarono non una sola volta, li teneva confortati ad una pazienza, che loro pareva omai intempestiva. Soprattutto s'adoperavano i fuorusciti, gente che, nimicissima di chi la proscrisse, e nulla avendo a sperare nella quiete, tutto ne’ tumulti, badando a’ suoi odj più che a’ comuni interessi, è perpetua autrice di partiti estremi e ruinosi, purchè riesca non tanto al proprio trionfo, quanto a danno o a dispetto dell’inimico.
{{Annotazione a lato|1619.}} Colle consuete esagerazioni costoro gridavano pel mondo l’oppressione della patria loro e confortavano i Valtellinesi a levarsi una volta per la causa santa, promettendo tener mano con essi.
Poichè ad ogni partito vuolsi un rappresentante, un capo, tal fu Giacomo Robustelli di Grossoto, parente dei Planta perseguitati, perseguitato egli stesso, uom d’alto sangue, agiato dei beni di fortuna, d’animo gagliardo, male al servire disposto, e ricco di quell’ambizione che de’ sa- grifizi altrui sa fare vantaggio proprio, Servendo nell’armi,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|6|ABABDESI — ABACO.||riga=sì}}</noinclude>essere utilissime. I combattenti erano circa trenta da
ciascuna parte, ed il risultamento fu che tre uomini furono leggermente feriti ed una targa venne spaccata in due. {{AutoreCitato|Johann Ludwig Burckhardt|Burckhardt}} nei suoi ''Viaggi nella Nubia'' sembra in questo e in altri luoghi considerare gli Ababdesi come di origine araba; ma se questo è il suo intendimento, esso non pare fondato. Altri scrittori dicono che gli Ababdesi, i quali sono della medesima famiglia che i Bishari loro vicini meridionali, sono differenti dagli Arabi in aspetto, costumi e linguaggio.
Quest’ultimo fatto potrebbe facilmente essere verificato dal paragone dei vocabolari arabico e ababdese, ma non ci è stato possibile di trovarne uno di questa seconda lingua. Che gli Ababdesi si siano in varii tempi mescolati cogli Arabi è cosa certa, e noi crediamo che togliessero la loro religione da essi. Le loro fattezze, che non sono quelle dei Negri, la loro bruna carnagione e i lunghi capelli unti e pendenti in ciocche che per la loro forma sono state paragonate a rampinetti, mostrano ch’essi sono della razza dei Nubii, e verosimilmente un avanzo di stirpe da lungo tempo stabilita in quelle regioni. Il loro modo di acconciarsi i capelli si trova spesso ritratto sui monumenti egiziani, e se ne può avere un’idea dal seguente disegno che si vede nel Museo britannico.
{{FI|file = Nuova enciclopedia popolare, vol. 1, 1841 - BEIC IE6976769 (page 6 - crop).jpg|tsize = 450px}}
Il fatto che gli Ababdesi sono educatori di camelli e se ne servono in battaglia, coincide singolarmente cogli usi degli ''Arabi'', siccome {{AutoreCitato|Erdoto|Erodoto}} li chiama, i quali vivevano al mezzogiorno dell’Egitto e facevano parte dell’esercito di Serse allorchè invase la Grecia l’anno 480 av. C. {{AutoreCitato|Carl Ritter|Ritter}} congettura che gli Ababdesi, non meno che i Bishari, siano un avanzo di quel popolo conosciuto al tempo degl’imperatori romani sotto il nome di Blemii. Dopo la conquista degli Arabi non si fa più menzione di essi; ma compaiono sotto il nome generale di Beia, come gran trafficanti tra il Nilo e Aidab sul mar Rosso, ossia come un popolo dato al commercio. I Bishari, gli Ababdesi, i Barabra ecc. possono essere considerati come diversi rami del ceppo dei Beia (''v.'' {{Sc|Beia}}). È difficile il dire quali ragioni avesse Erodoto di chiamare arabe le popolazioni del mezzodì dell’Egitto che cavalcavano su camelli; osserveremo solamente che l’Arabia propriamente detta era allora poco conosciuta; e che il nome di Arabi veniva certamente applicato in un modo vago, e qualche volta forse inesatto, a molte genti che menavano una vita nomade.
ABACÆNUM (''geogr. ant.''). — Città della Sicilia posta
su di un’alta e scoscesa montagna non lungi da Messina, le cui rovine si suppongono essere quelle che veggonsi presso Trippi. I suoi abitanti erano chiamati ''Abacœnini''. Essendo alleata di Cartagine, {{AutoreCitato|Dionisio I di Siracusa|Dionisio di Siracusa}} le tolse una parte del territorio adiacente e
fondò nelle vicinanze la colonia di Tindari. {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}} la chiama ''Abacœna'', altri scrittori le danno il nome di ''Abacœnum''. Secondo {{AutoreCitato|Samuel Bochart|Bochart}} l’appellazione punica era ''Abacin'' da ''«abac» extollere'' per riguardo alla sua posizione elevata.
ABACISCO ({{Sc|Abaciscus}}). — È un diminutivo del termine mine di architettura {{Sc|Abaco}}, e quando si adopera, così che accade di rado, si applica principalmente ai quadretti di un pavimento fatto a scacchi.
ABACO. — Stromento che serve a facilitare i calcoli dell’aritmetica. Questo nome può applicarsi con proprietà a qualsiasi macchina che serve a far composti per mezzo di segni, pallottole ecc., e nella quale si tendono più fili, di cui uno sta per le unità, un altro per le decine e via dicendo. Diamo qui la forma di un abaco che può essere utile all’insegnamento dei<noinclude><references/></noinclude>
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ciascuna parte, ed il risultamento fu che tre uomini furono leggermente feriti ed una targa venne spaccata in due. {{AutoreCitato|Johann Ludwig Burckhardt|Burckhardt}} nei suoi ''Viaggi nella Nubia'' sembra in questo e in altri luoghi considerare gli Ababdesi come di origine araba; ma se questo è il suo intendimento, esso non pare fondato. Altri scrittori dicono che gli Ababdesi, i quali sono della medesima famiglia che i Bishari loro vicini meridionali, sono differenti dagli Arabi in aspetto, costumi e linguaggio.
Quest’ultimo fatto potrebbe facilmente essere verificato dal paragone dei vocabolari arabico e ababdese, ma non ci è stato possibile di trovarne uno di questa seconda lingua. Che gli Ababdesi si siano in varii tempi mescolati cogli Arabi è cosa certa, e noi crediamo che togliessero la loro religione da essi. Le loro fattezze, che non sono quelle dei Negri, la loro bruna carnagione e i lunghi capelli unti e pendenti in ciocche che per la loro forma sono state paragonate a rampinetti, mostrano ch’essi sono della razza dei Nubii, e verosimilmente un avanzo di stirpe da lungo tempo stabilita in quelle regioni. Il loro modo di acconciarsi i capelli si trova spesso ritratto sui monumenti egiziani, e se ne può avere un’idea dal seguente disegno che si vede nel Museo britannico.
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Il fatto che gli Ababdesi sono educatori di camelli e se ne servono in battaglia, coincide singolarmente cogli usi degli ''Arabi'', siccome {{AutoreCitato|Erodoto|Erodoto}} li chiama, i quali vivevano al mezzogiorno dell’Egitto e facevano parte dell’esercito di Serse allorchè invase la Grecia l’anno 480 av. C. {{AutoreCitato|Carl Ritter|Ritter}} congettura che gli Ababdesi, non meno che i Bishari, siano un avanzo di quel popolo conosciuto al tempo degl’imperatori romani sotto il nome di Blemii. Dopo la conquista degli Arabi non si fa più menzione di essi; ma compaiono sotto il nome generale di Beia, come gran trafficanti tra il Nilo e Aidab sul mar Rosso, ossia come un popolo dato al commercio. I Bishari, gli Ababdesi, i Barabra ecc. possono essere considerati come diversi rami del ceppo dei Beia (''v.'' {{Sc|Beia}}). È difficile il dire quali ragioni avesse Erodoto di chiamare arabe le popolazioni del mezzodì dell’Egitto che cavalcavano su camelli; osserveremo solamente che l’Arabia propriamente detta era allora poco conosciuta; e che il nome di Arabi veniva certamente applicato in un modo vago, e qualche volta forse inesatto, a molte genti che menavano una vita nomade.
ABACÆNUM (''geogr. ant.''). — Città della Sicilia posta
su di un’alta e scoscesa montagna non lungi da Messina, le cui rovine si suppongono essere quelle che veggonsi presso Trippi. I suoi abitanti erano chiamati ''Abacœnini''. Essendo alleata di Cartagine, {{AutoreCitato|Dionisio I di Siracusa|Dionisio di Siracusa}} le tolse una parte del territorio adiacente e
fondò nelle vicinanze la colonia di Tindari. {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}} la chiama ''Abacœna'', altri scrittori le danno il nome di ''Abacœnum''. Secondo {{AutoreCitato|Samuel Bochart|Bochart}} l’appellazione punica era ''Abacin'' da ''«abac» extollere'' per riguardo alla sua posizione elevata.
ABACISCO ({{Sc|Abaciscus}}). — È un diminutivo del termine mine di architettura {{Sc|Abaco}}, e quando si adopera, così che accade di rado, si applica principalmente ai quadretti di un pavimento fatto a scacchi.
ABACO. — Stromento che serve a facilitare i calcoli dell’aritmetica. Questo nome può applicarsi con proprietà a qualsiasi macchina che serve a far composti per mezzo di segni, pallottole ecc., e nella quale si tendono più fili, di cui uno sta per le unità, un altro per le decine e via dicendo. Diamo qui la forma di un abaco che può essere utile all’insegnamento dei<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||AB — ABABDESI|3|riga=sì}}</noinclude>
AB. — Quinto mese dell’antico anno, ossia anno sacro,
degli Ebrei, che adesso è l’undecimo dell’anno civile
(e negli anni intercalari il duodecimo), a motivo che si è trasportato il nuovo anno dalla primavera all’autunno. Nel primo giorno di ''Ab'' si osserva un digiuno in commemorazione della morte di Aronne. Nel nono se ne osserva un altro solennissimo in memoria della distruzione del tempio seguita per mezzo di Nabuccodonosor nel 588 av. C. e di quella del secondo
Tempio per mano di {{AutoreCitato|Tito|Tito}}, l’anno 70 dell’E. V. Questo digiuno è considerato come il più lugubre di tutto l’anno. In questo giorno si leggono pubblicamente nelle sinagoghe le lamentazioni di Geremia con altre porzioni della {{TestoCitato|Bibbia|Bibbia}} esprimenti dolore e desolazione. Non si permette alcuna ricreazione dal principio del mese, nè è lecito il radersi la barba. Gli Ebrei più devoti si astengono pur anche dal mangiar carne, tranne nei giorni festivi. Ai 18 si osserva un altro digiuno il quale, come tutti gli altri, viene posposto di un giorno quando occorre in dì di sabato. Si celebra ai 13 del mese una picciola festa per commemorare un antico costume, secondo il quale le fanciulle di ciascuna tribù uscivano nei campi vestite di bianco, e si presentavano danzando ai giovani non ammogliati ad doggetto di essere da quelli scelte in ispose. Questa festa è chiamata ''Tub-ab'', o decimoquinto Ab, la parola Tub, che si scrive senza la vocale, essendo composta delle lettere T e B, ossia 6 e 9 che gli Ebrei impiegano pel numero 15. — Il mese Ab può aver principio secondo i varii anni, tra i 10 di luglio e i 7 di agosto. Ab è il nome del duodecimo mese
dell’anno siriaco corrispondente al nostro agosto (''v.'' {{Sc|Calendario Ebraico}}).
AB — in ebraico, in samaritano e in arabo; ''aba'', ''abba'' in caldaico e in siriaco; ''abbas'' in greco e in latino, e ''abate'' in italiano (''v.'' {{Sc|Abate}}). L’ebraico ''ab'' che può essere riguardato come la sorgente di tutti questi vocaboli significa rigorosamente ''padre, colui che ha generato''. Ma più tardi fu adoperato per esprimere le idee di ''padrone, signore, fondatore, autore, inventore'' ecc. {{AutoreCitato|Marco|San Marco}} e {{AutoreCitato|Paolo di Tarso|san Paolo}} hanno impiegato la parola ''abba'' per significar ''padre'', perchè ai tempi loro essa era comune nella sinagoga e nelle prime riunioni dei cristiani. Quando in questi due apostoli si trova ''abba pater'', la parola ''pater'' non è altro che una mera traduzione di ''abba'', ed è lo stesso come se avessero detto ''abba cioè pater''. Alcuni valenti etimologisti pensano che l’ebraico ''ab'' sia un termine primitivo, il quale non esprima altro che il suono più semplice, mandato fuori dalle labbra del bambino che non sa ancora far altro che balbettare. Ma questi etimologisti sono costretti a riconoscere che le inflessioni grammaticali cui questo vocabolo va soggetto, sembrano farlo derivare dal verbo ebraico ''aba, sentir amore, inclinazione, benevolenza'' ecc.
ABA o ANBA (''v.'' {{Sc|Abba}}).
ABA. — Nome dato a un modo di vestire all’orientale che consiste in una specie di soprabito senza maniche e calzoni larghi. Si dà pure lo stesso nome al panno grossolano di cui l’abito è fatto, detto altrimenti ''salonika''. L’''aba'' serve in Turchia a vestire i soldati, i marinari e i poveri. Altre volte era un oggetto di esportazione considerevole, soprattutto a Saloniki e in tutta la Macedonia. Marsiglia stessa ne faceva traffico e ne spediva una grande quantità alle Antille per vestirvi i Negri. Ora non si esporta più se non per l’Asia e particolarmente pei porti del mar Nero, e l’aba non ha quasi più alcun valore.
ABA o {{Sc|Abæ}} (''geogr. ant.''). — Città della Focide in Grecia presso l’Elicona, famosa per un oracolo d’Apolline più antico di quello di Delfo, e per un ricco
tempio saccheggiato e arso dai Persiani. Quest’oracolo fu consultato da Creso, e in tempi posteriori i Romani
dimostrarono il loro rispetto per la santità del luogo,
concedendo importanti privilegi agli Abei e permettendo loro di vivere con le proprie leggi. {{AutoreCitato|Adriano|Adriano}} fece rifabbricare il tempio, ma di molto minor grandezza del primo. {{AutoreCitato|William Gell|Gell}} vuole che le rovine di Aba siano presso il moderno villaggio di ''Exarcho''.
ABABDESI o {{Sc|Abadei}} ({{Sc|Ababdeh}}). — Nome di parecchie tribù africane che occupano la contrada posta fra il Nilo e il mar Rosso al sud di Kosseir quasi sino alla latitudine di Derr. I Bishari abitano le montagne che di là si stendono al mezzogiorno. Molti degli Ababdesi o Abadei si sono stabiliti nell’Egitto superiore sulla sponda orientale del Nilo da Kenneh ad Assouan, e di là a Derr. Secondo {{AutoreCitato|Giovanni Battista Belzoni|Belzoni}} alcuni di essi sono sparsi sino a Suez. Ma la maggior parte vivono ancora come i Beduini, e servono di guida alle carovane del Senaar, le quali partono da Darau, luogo posto a dieci ore circa di cammino al settentrione di Assouan. Gli Ababdesi altre volte accompagnavano le carovane da Kenneh a Kosseir sul mar Rosso; ma sono stati privati di questa utile occupazione dagli arabi Maazu e Ataoni che dimorano al settentrione, e pagano un dazio al bascià per la privativa degli utili di questa strada. — Gli Ababdesi hanno beni considerevoli, ma la loro riputazione è cattiva; essendo notati di perfidia, e riguardati come indegni dell’origine beduina di cui si vantano. — Questi popoli sono conosciuti nell’Egitto superiore pei loro eccellenti camelli e in particolare pei loro dromedari. Trafficano principalmente in foglie di sena e in carbone di acacia che vien mandato sino al Cairo. Hanno pochi cavalli e combattono con altre tribù arabe su camelli. Sono loro armi una targa, una lancia e una spada. Si dividono in tre principali tribù: El Fokara, El Ashabat, ed El Meleykab. — Quelli che s’accampano coi Bishari parlano il costoro linguaggio. Le fanciulle degli Ababdesi e degli Arabi Giaaferi, siccome li chiama {{AutoreCitato|Johann Ludwig Burckhardt|Burckhardt}}, i quali dimorano sulla sponda occidentale del Nilo, al mezzogiorno di Tebe, sino alle prime cateratte, come pure le fanciulle di tutte le popolazioni al sud di Kenneh e di Esne sino ai confini del Senaar, vanno soggette ad una specie di circoncisione che era un antico costume egizio. Gli Ababdesi combattono nudi, non portando se non un picciolo pezzo di tela intorno ai fianchi. Un combattimento di cui Burckhardt fu testimonio cominciò con un rovescio di sassi, a ripararsi dai quali le loro targhe parvero<noinclude><references/></noinclude>
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{{Ct|f=200%|v=1|t=1|DELLA CINA}}
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{{Ct|f=140%|v=1|t=1|E M. DC. VII.}}
{{Ct|f=140%|v=1|t=1|''DEL PADRE MATTEO RICCI''}}
{{Ct|f=140%|v=1|t=1|''della Compagnia di GIESV''.}}
{{Ct|f=120%|v=1|t=1|AL MOLTO R. P.}}
{{Ct|f=180%|v=1|t=1|CLAVDIO ACQVAVIVA}}
{{Ct|f=140%|v=1|t=1|Generale della medesima}}
{{Ct|f=140%|v=1|t=1|Religione.}}
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{{Ct|f=120%|v=1|t=1|IN ROMA,}}
{{Ct|v=1|t=1|Nella Stamparia di Bartolomeo Zannetti.}}
{{Ct|v=1|t=1|Anno, M. DC. X.}}
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{{Ct|v=1|t=1|''Con Licenza de' Superiori''.}}<noinclude></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{IndentInverso}}Questa Lettera della China si potrà stampare, se così parerà al Reuerendissimo Monfignor Vicegerente, & al Reuerendissimo P. Maeftro del Sacro Palazzo.</div>
''Claudius Societ. Iefu Præpos. Generalis''.
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{{no rientro}}{{xxx-larger|E}}X commissione Reuerendiss. P. M. S. P. A. Fr. Ludouici Ystella, accuratè perlegi litteram transmissam à China, anni 1606. & 1607. Reuerendissimo Claudio Acquauiua, Generali Religionis Iesu; & in illis nihil reperi, quod sit fidei, aut moribus;contrarium: imò censeo, illas esse impressione dignas, ad fidelium ædificationem; in quorum fidem hec subscripsi, Die 27. Septembris, 1616.
{{Ct|D. Raphael Rastellius Clericus Regularis.}}
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{{IndentInverso}}''Imprimatur Fr. Thomas Pallauicinus Bonon. Magister, & Reuerendissimi P.F. Ludouici Ystella sacri Pal. Apost: Magistri socius Ordinis Pradicatorum.''</div><noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Spinoziano (BEIC)
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||3}}</noinclude>{{Ct|t=2|v=2|f=120%|ANNVA DELLA CINA}}
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{{Ct|t=1|v=1|di GIESV.}}
Passano hormai due anni, che non diamo à V.P. le solite nuoue di questo nouello gregge di Christo, per non esser' in tal tempo mai comparso vascello alcuno dell'India, che portasse le lettere: quella del 605. si manda come all'hora fù scritta; nella presente racconterò il successo dalla data di essa fino all'Ottobre del 607. E perche lo stato delle cose nostre è differente in diuerse case, e s'intenderà meglio dalla particolare relatione di ciascuna, dirò solo in generale, ch'in quattro Residenze stanno 25. tredici Padri, vn collegiale, e trè nouitij Cinesi con trè studenti nati quà de[n]tro, & altri cinque venuti da Macao.
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Spinoziano (BEIC)
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{{Ct|v=2|del 1606. e 1607.}}
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Passano hormai due anni, che non diamo à V.P. le solite nuoue di questo nouello gregge di Christo, per non esser' in tal tempo mai comparso vascello alcuno dell'India, che portasse le lettere: quella del 605. si manda come all'hora fù scritta; nella presente racconterò il successo dalla data di essa sino all'Ottobre del 607. E perche lo stato delle cose nostre è differente in diuerse case, e s'intenderà meglio dalla particolare relatione di ciascuna, dirò solo in generale, ch'in quattro Residenze stanno 25. tredici Padri, vn collegiale, e trè nouitij Cinesi con trè studenti nati quà de[n]tro, & altri cinque venuti da Macao.<noinclude>{{PieDiPagina||A 2|''Casa''}}</noinclude>
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{{xxx-larger|N}}ON manco in Macao chi di- ceffe à diuerfi Cinefi, che ve- gliaffero fopra il paefe loro, perche i Padri della Compa- gnia co le forze de Portughefi Giaponefi, & altri loro confe- derati trattauano d'impadronirfene, & il P. Lazaro Cataneo farebbe il Capitano, & il promotore dell'imprefa ; il che credettero effi facilmente, vifto che nello fteffo tempo li Gouernatori del porto fecero tirar certa mu raglia preffo il noftro Collegio, per ripararfi da gli Olandefi ftatiui già due volte. Il Tu- tano,ò Vice Rè della Prou.di Cantone, rifol fe col parere de' fuoi Configlieri, e Miniftri, di fortificare per ogni euento quella Città, doue i Portoghefi concorrono à mercatan- tare; mà i Mandarini, che per occafione del Commertio trattano familiarmente con effi loro, maffime il Cumprino generale del mare, & il fopraintendente della Doga- na Regia, che in Macao erano ftati noftri hofpiti; e fapeuano quanti fimili fini, e di- fegni oftaffero alla profeffione, e modo di procedere de'i Padri, effortarono il Tutano à tener tal huona per vana; nondimeno nel Febraro del 606. couoco confeglio di guer- ra, e volfe contra il folito, che v'interuenif- fero<noinclude><references/></noinclude>
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{{no rientro}}{{xxx-larger|N}}ON mancò in Macao chi dicesse à diuersi Cinesi, che vegliassero sopra il paese loro, perche i Padri della Compagnia co[n] le forze de' Portughesi Giaponesi, & altri loro confederati trattauano d'impadronirsene, & il P. Lazaro Cataneo sarebbe il Capitano, & il promotore dell'impresa; il che credettero essi facilmente, visto che nello stesso tempo li Gouernatori del porto fecero tirar certa muraglia presso il nostro Collegio, per ripararsi da gli Olandesi statiui già due volte. Il Tutano, ò Vice Rè della Prou. di Cantone, risolse col parere de' suoi Consiglieri, e Ministri, di fortificare per ogni euento quella Città, doue i Portoghefi concorrono à mercatantare; mà i Mandarini, che per occasione del Commertio trattano familiarmente con essi loro, massime il Cumprino generale del mare, & il sopra intendente della Dogana Regia, che in Macao erano stati nostri hospiti; e sapeuano quanti simili fini, e disegni ostassero alla professione, e modo di procedere de' i Padri, essortarono il Tutano à tener tal nuoua per vana; nondimeno nel Febraro del 606. co[n]uocò conseglio di guerra, e volse contra il solito, che v'interuenissero<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|6|}}</noinclude>straordinario rigore chiunque hauesse trasgredito à gli ordini, e mancato punto all'offitio suo, onde si pose la Città in scompiglio: chi piangeua la perdita delle case, chi l'oppressioni dell'armi, chi la stracchezza, e disagi delle vigilie: l'vno mormoraua della leggierezza del Tutano in dar sì facilmente credito à dicerie sparse senza fondamento, & aggrauar quel popolo, come s'hauesse il nemico alle porte; altri diceuano, che l'essercito contrario già marciaua alla volta della Città; e quel che si sentiua bisbigliare per tutto, era che il P. Cataneo ammassaua gente in Macao, e noi quà l'aiutauamo sotto pretesto di predicare la legge di Dio, facendo imparar la lingua, e le scienze Cinesi alli nostri studenti di Macao, per comprarli poi offitij di Mandarini, acciò ci aiutassero in questa conquista; & altre cose simiglianti. Onde che era necessario serrar per sempre l'entrata della Cina à nostri, anzi cacciar via subito quanti ve ne stauano. In questo medesimo tempo gionse in Cantone il fratello Francesco Martinez Cinese mandato da' i Padri di Sciaucheo al P. Visitatore {{wl|Q2091318|Alessandro Valignano}}, che staua in Macao per condurlo alla Cina; ma inteso, ch'egli era morto, auuisò li Padri di Macao del suo arriuo in Cantone: doue mentre aspetta risposta, eccoti che viene accusato alli Mandarini<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||7}}</noinclude>{{pt|darini}} per nostro discepolo: subito il Giudice criminale lo fece prendere con due giouani, che l'accompagnauano, co'l padrone dell'hospitio, e due scolaretti Christiani della medesima famiglia; e per saper la verità, li pose alla corda, che quà costumano dare à i piedi, & alle mani, de' quali restarono quasi stroppiati; poi così mal conci, gli rimesse all'Aitano Giudice de' Portoghesi, questo spogliatoli di quanto haueuano, li fece frustare, e carcerare separatamente in ferri, e manette, prohibendo al prigioniero, che non lasciasse accostar niuno à quella prigione. Fù di merauiglia, ch'il fratello Martinez quartanario, e di complessione assai fiacca non lasciasse la vita frà le mani de' tormentatori, i quali di più li misero acute canne trà l'vnghie. Quando stauano per tormentarlo fece vn'essortatione a' compagni, che si ricordassero d'esser Christiani; e che non patiuano per colpa loro, mà per permissione di Dio, il quale li somministrarebbe animo, e forze per resistere virilmente. Alli Ma[n]darini poi si scoprì per discepolo de' i Padri, e carcerato di nuouo in pochi giorni di fame, e di stento, rese la felice anima al suo Creatore; e forse sarà stato sepolto trà gentili, che pure morirono in carcere per loro delitti. Diuulgatasi la nuona del sopradetto in Sciaucheo Città vicina à Cantone,<noinclude><references/>{{RigaIntestazione||{{x-smaller|A 4}}}}</noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|8|}}</noinclude>{{pt|ne}}, lascio considerare à Vostra Paternità, in che laberinto si trouassero i Padri di quella Residenza; alcuni esclamauano, che fussero cacciati via come complici di congiurati contra il Regno; altri, che la Corte andaua per prenderli; altri, che queste erano l'attioni sante, e l'essempio, che dauano à suoi discepoli i predicatori della legge di Dio; e così si vidde in vn tratto quasi tutta la Città commossa contra di loro, tanto che gli stessi nostri più intrinseci li fuggiuano; ma quello, che più li trafiggeua, era non poter liberare il fratello, anzi nè pur prouederlo del necessario, perche di quanto gli mandauano, nie[n]te gli veniua alle mani. Venne il Gouernatore co' l suo Luogotenente à Casa nostra, per saper il numero de' i Padri; non molto doppo verso il far del giorno alcuni posero fuoco alla portaria, mà si rimediò subito; che se fosse stato di meza notte, correuano i nostri manifesto pericolo. La mattina seguente presentarono al medesimo Gouernatore vn libello infamatorio contra il P. Nicolò Longobardo, imputandolo d'adulterio, quale rimise al suo Luogotenente, acciò s'informasse del caso. Supplicò il Padre li Mandarini, che facessero venire gli accusatori, che voleua conuincerli alla loro presenza; má né comparuero, nè si lasciarono mai trouare; hauendo, per non esser scoperti, e colti in bugia,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|8|}}</noinclude>{{pt|ne|Cantone}}, lascio considerare à Vostra Paternità, in che laberinto si trouassero i Padri di quella Residenza; alcuni esclamauano, che fussero cacciati via come complici di congiurati contra il Regno; altri, che la Corte andaua per prenderli; altri, che queste erano l'attioni sante, e l'essempio, che dauano à suoi discepoli i predicatori della legge di Dio; e così si vidde in vn tratto quasi tutta la Città commossa contra di loro, tanto che gli stessi nostri più intrinseci li fuggiuano; ma quello, che più li trafiggeua, era non poter liberare il fratello, anzi nè pur prouederlo del necessario, perche di quanto gli mandauano, nie[n]te gli veniua alle mani. Venne il Gouernatore co' l suo Luogotenente à Casa nostra, per saper il numero de' i Padri; non molto doppo verso il far del giorno alcuni posero fuoco alla portaria, mà si rimediò subito; che se fosse stato di meza notte, correuano i nostri manifesto pericolo. La mattina seguente presentarono al medesimo Gouernatore vn libello infamatorio contra il P. Nicolò Longobardo, imputandolo d'adulterio, quale rimise al suo Luogotenente, acciò s'informasse del caso. Supplicò il Padre li Mandarini, che facessero venire gli accusatori, che voleua conuincerli alla loro presenza; má né comparuero, nè si lasciarono mai trouare; hauendo, per non esser scoperti, e colti in {{pt|bugia,}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||9}}</noinclude>bugia, fottofcritto il detto libello con nomi
finti; mà la medefima donna incolpata,fcor-
reua per le piazze, e ftrade publiche, gridá-
do, che non conofceua il Padre, non l'haue-
ua mai vifto, nè fapeua chi fi foffe, e diman-
dando giuftitia à Dio, & alli miniftri d'effa
contra li calunniatori. Paffando le cofe di
quefta maniera, piacque à Noftro Signore,
che dalla Corte di Pachino fofle eletto al
Gouerno di Cantone, vn Mandarino amico
del P. Matteo Ricci, e del P. Longobardo;
dal quale informato à pieno della verità del
fopradetto, ne diede conto al Tutano; que-
fto commife al medefimo Gouernatore la
fpeditione della caufa, & egli liberò i Chri-
ftiani fudetti, & i gentili accufati per caufa
noftra, di prigione, ponendoui gli accufa-
tori; & hebbero i liberati à dire, che fe fta-
uano trè altri giorni in quel carcere, vi fa-
riano morti di ftento. Dichiarò in oltre in-
nocente il P. Cataneo, e gli mandò paffa-
porto fauoritiffimo per Cantone, doue s'ab--
boccarono infieme; e le prime parole del
Mandarino furono : Voi fete Lazaro Cata-
neo? non fapete, che vi voleuano far Rè del-
la Cina, intitolando il voftro gouerno, go-
uerno di Dio? e lo fpedi con dimoftrationi
di molta amoreuolezza. Venne l'ifteffo Tau-
li, ò Gouernatore non molto dopò à Sciau-
cheo; & il P. Longobardo fù à ringratiarlo,
e pre-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||9}}</noinclude>bugia, sottoscritto il detto libello con nomi finti; mà la medesima donna incolpata, scorreua per le piazze, e strade publiche, grida[n]do, che non conosceua il Padre, non l'haueua mai visto, nè sapeua chi si fosse, e dimandando giustitia à Dio, & alli ministri d'essa contra li calunniatori. Passando le cose di questa maniera, piacque à Nostro Signore, che dalla Corte di Pachino fosse eletto al Gouerno di Cantone, vn Mandarino amico del {{AutoreCitato|Matteo Ricci (gesuita)|P. Matteo Ricci}}, e del {{wl|Q729411|P. Longobardo}}; dal quale informato à pieno della verità del sopradetto, ne diede conto al Tutano; questo commise al medesimo Gouernatore la speditione della causa, & egli liberò i Christiani sudetti, & i gentili accusati per causa nostra, di prigione, ponendoui gli accusatori; & hebbero i liberati à dire, che se stauano trè altri giorni in quel carcere, vi sariano morti di stento. Dichiarò in oltre innocente il {{wl|Q6688486|P. Cataneo}}, e gli mandò passaporto fauoritissimo per Cantone, doue s'abboccarono insieme; e le prime parole del Mandarino furono: Voi sete Lazaro Cataneo? non sapete, che vi voleuano far Rè della Cina, intitolando il vostro gouerno, gouerno di Dio? e lo spedì con dimostrationi di molta amoreuolezza. Venne l'istesso Tauli, ò Gouernatore non molto dopò à Sciaucheo; & il P. Longobardo fù à ringratiarlo, e {{Pt|pre-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|10|}}</noinclude>{{pt|e prefentarlo|e presentarlo}} di varie cose d'Europa, massime d'vn vetro triangolare, che aggradì sommamente; & in publica vdienza disse gran lodi di noi, & in particolare ad vna perfona principale confessò, che molto gli rincresceua di veder' huomini di tanta bontà, e rettitudine perseguitati à torto di questa maniera.
Leuossi vn'altra tempesta contra la Residenza di Sciaucheo. S'ammutinarono da 400. perfone, e buon numero di Bonzi, correndo ad accusarci al Tauli, ò Gouernatore; il quale in veder quella moltitudine, disse alli capi: già v'intendo, andate via, non è necessario parlare di questo; mà essi con furia, e tumulto popolare entrati nella sala dell'vdienza, gridarono, che voleuano esser intefi. Il Tauli per euitar qualche inconueniente, prese il foglio della petitione, e lettala, gli diede di penna, e licentiò la turba. I Bonzi, che stauano alla porta con vn'altro fimile libello, non hebbero altrimente ardire di presentarlo; mà con i secolari s'appellarono ad vn'altro Mandarino; e questo conformatosi co' l giuditio del Tauli, li diede il torto; solo cedette a' i Bonzi in vn punto del loro libello, & era, che si prouedesse all'entrata di tanti Padri nella Cina; con risponderli: state sù l'auuiso, e fateci sapere chi entra di nuouo, che vi prouederemo. {{Pt|Quando il}}<noinclude><references/></noinclude>
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Leuossi vn'altra tempesta contra la Residenza di Sciaucheo. S'ammutinarono da 400. persone, e buon numero di Bonzi, correndo ad accusarci al Tauli, ò Gouernatore; il quale in veder quella moltitudine, disse alli capi: già v'intendo, andate via, non è necessario parlare di questo; mà essi con furia, e tumulto popolare entrati nella sala dell'vdienza, gridarono, che voleuano esser intesi. Il Tauli per euitar qualche inconueniente, prese il foglio della petitione, e lettala, gli diede di penna, e licentiò la turba. I Bonzi, che stauano alla porta con vn'altro simile libello, non hebbero altrimente ardire di presentarlo; mà con i secolari s'appellarono ad vn'altro Mandarino; e questo conformatosi co' l giuditio del Tauli, li diede il torto; solo cedette a' i Bonzi in vn punto del loro libello, & era, che si prouedesse all'entrata di tanti Padri nella Cina; con risponderli: state sù l'auuiso, e fateci sapere chi entra di nuouo, che vi prouederemo. {{Pt|Quando il}}<noinclude><references/></noinclude>
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Leuossi vn'altra tempesta contra la Residenza di Sciaucheo. S'ammutinarono da 400. persone, e buon numero di Bonzi, correndo ad accusarci al Tauli, ò Gouernatore; il quale in veder quella moltitudine, disse alli capi: già v'intendo, andate via, non è necessario parlare di questo; mà essi con furia, e tumulto popolare entrati nella sala dell'vdienza, gridarono, che voleuano esser intesi. Il Tauli per euitar qualche inconueniente, prese il foglio della petitione, e lettala, gli diede di penna, e licentiò la turba. I Bonzi, che stauano alla porta con vn'altro simile libello, non hebbero altrimente ardire di presentarlo; mà con i secolari s'appellarono ad vn'altro Mandarino; e questo conformatosi co' l giuditio del Tauli, li diede il torto; solo cedette a' i Bonzi in vn punto del loro libello, & era, che si prouedesse all'entrata di tanti Padri nella Cina; con risponderli: state sù l'auuiso, e fateci sapere chi entra di nuouo, che vi prouederemo. {{Pt|Quando il}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||11}}</noinclude>{{pt|do il|Quando il}} {{wl|Q729411|P. Longobardo}} andò à ringratiare il Tauli della repulsa data à quella gente, gli disse, ch'il suo collega non pretese altro che condescendere per all'hora con gli delatori, come con popolo infuriato; però stesse di buon'animo. Onde non lasciaremo di chiamar quanti saranno necessarij in altre residenze, sospendendo per vn poco la venuta de' noui operarij nella Città di Sciaucheo, doue quei Padri hanno che fare assai in difendere i Christiani da gli insulti, calunnie, & oppressioni de gl'Idolatri nelle presenti turbulenze, e stabilirli nella Fede, senza restarli tempo per altro.
Cafa di Nanciano. D Imorano in Nanciano trè Padri, e trè fratelli ftudenti, fi battezzarono nell' anno 1606. trentatrè gentili, & in molto maggior numero fe ne fariano fatti Chriftia- ni, fe non fuccedeua in Cantone la nouità fopranarrata; la cui nuoua fù quiui portata da Cinefi infedeli, nello fteffo tempo, che per la pofta gionfe à noi con le lettere de i noftri di Sciaucheo; onde ci parue conueniente an- dar adagio, e con molto fegreto, e cautela nel negotio della Conuerfione, ftando à ve- dere doue parauano le cofe; mà N.S. non permife, che l'auuifo fi diuulgaffe. gratia parti-<noinclude><references/></noinclude>
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{{Ct|f=120%|''Casa di Nanciano.''|t=2|v=2}}
{{no rientro}}{{xxx-larger|D}}Imorano in Nanciano trè Padri, e trè fratelli studenti, si battezzarono nell'anno 1606. trentatrè gentili, & in molto maggior numero se ne sariano fatti Christiani, se non succedeua in Cantone la nouità sopranarrata; la cui nuoua fù quiui portata da Cinesi infedeli, nello stesso tempo, che per la posta gionse à noi con le lettere de i nostri di Sciaucheo; onde ci parue conueniente andar adagio, e con molto segreto, e cautela nel negotio della Conuersione, stando à vedere doue parauano le cose; mà N.S. non permise, che l'auuiso si diuulgasse. gratia {{Pt|parti-}}<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||11}}</noinclude>{{pt|do il|Quando il}} {{wl|Q729411|P. Longobardo}} andò à ringratiare il Tauli della repulsa data à quella gente, gli disse, ch'il suo collega non pretese altro che condescendere per all'hora con gli delatori, come con popolo infuriato; però stesse di buon'animo. Onde non lasciaremo di chiamar quanti saranno necessarij in altre residenze, sospendendo per vn poco la venuta de' noui operarij nella Città di Sciaucheo, doue quei Padri hanno che fare assai in difendere i Christiani da gli insulti, calunnie, & oppressioni de gl'Idolatri nelle presenti turbulenze, e stabilirli nella Fede, senza restarli tempo per altro.
{{Ct|f=120%|''Casa di Nanciano.''|t=4}}
{{no rientro}}{{xxx-larger|D}}Imorano in Nanciano trè Padri, e trè fratelli studenti, si battezzarono nell'anno 1606. trentatrè gentili, & in molto maggior numero se ne sariano fatti Christiani, se non succedeua in Cantone la nouità sopranarrata; la cui nuoua fù quiui portata da Cinesi infedeli, nello stesso tempo, che per la posta gionse à noi con le lettere de i nostri di Sciaucheo; onde ci parue conueniente andar adagio, e con molto segreto, e cautela nel negotio della Conuersione, stando à vedere doue parauano le cose; mà N.S. non permise, che l'auuiso si diuulgasse. gratia {{Pt|parti-}}<noinclude><references/></noinclude>
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{{no rientro}}{{xxx-larger|D}}Imorano in Nanciano trè Padri, e trè fratelli studenti, si battezzarono nell'anno 1606. trentatrè gentili, & in molto maggior numero se ne sariano fatti Christiani, se non succedeua in Cantone la nouità sopranarrata; la cui nuoua fù quiui portata da Cinesi infedeli, nello stesso tempo, che per la posta gionse à noi con le lettere de i nostri di Sciaucheo; onde ci parue conueniente andar adagio, e con molto segreto, e cautela nel negotio della Conuersione, stando à vedere doue parauano le cose; mà N.S. non permise, che l'auuiso si diuulgasse. gratia {{Pt|parti-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|12|}}</noinclude>{{pt|particolarissima|particolarissima}} della sua diuina prouidenza; percioche, secondo che questa Città è stata sempre in timore, e sospetto di noi, se si fosse saputo il soccesso di Cantone, al sicuro ci cacciauano via. L'infermità poi del P. Gio. Soerio fù di non piccolo impedimé[n}to, e disturbo al progresso della Christianità, nella quale solo s'occupaua, non fapendo gl'altri la lingua; cadde infermo per souerchia fatica, e stracchezza, di febre, che lo tenne vn'anno nel letto, e ridusse à termine, che il medico lo diede per ispedito, e come à tale i fratelli gl'apparecchiarono la cassa da morto all'vsanza Cinese. Isperimentò egli in questa occasione, quanto cordialmente l'amassero i suoi amici, e conoscenti, massime i Christiani: non haueuano essi chi li diceffe la Messa, perche il Superiore fi trouaua in Nanchino, & i due altri Sacerdoti giú[n]sero poco fà; nondimeno veniuano le Domeniche, e Feste nella Capella, doue soleua celebrarsi, ad orare per buon spatio di tempo. Più di quaranta saputo il pericolo del Padre, si ragunarono à recitare vnitamente con candele accese in mano,la corona auanti l'imagine del Saluatore per la sua salute; e fubito migliorò. Hebbe di nuouo doppo il ritorno del Superiore da Nanchino vn'accidente pericoloso ; & ad imitatione delli sopradetti, voleuano cinque donne far per lui {{Pt|ora-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|12|}}</noinclude>{{pt|particolarissima|particolarissima}} della sua diuina prouidenza; percioche, secondo che questa Città è stata sempre in timore, e sospetto di noi, se si fosse saputo il soccesso di Cantone, al sicuro ci cacciauano via. L'infermità poi del P. Gio. Soerio fù di non piccolo impedimé[n]to, e disturbo al progresso della Christianità, nella quale solo s'occupaua, non fapendo gl'altri la lingua; cadde infermo per souerchia fatica, e stracchezza, di febre, che lo tenne vn'anno nel letto, e ridusse à termine, che il medico lo diede per ispedito, e come à tale i fratelli gl'apparecchiarono la cassa da morto all'vsanza Cinese. Isperimentò egli in questa occasione, quanto cordialmente l'amassero i suoi amici, e conoscenti, massime i Christiani: non haueuano essi chi li diceffe la Messa, perche il Superiore fi trouaua in Nanchino, & i due altri Sacerdoti giú[n]sero poco fà; nondimeno veniuano le Domeniche, e Feste nella Capella, doue soleua celebrarsi, ad orare per buon spatio di tempo. Più di quaranta saputo il pericolo del Padre, si ragunarono à recitare vnitamente con candele accese in mano,la corona auanti l'imagine del Saluatore per la sua salute; e fubito migliorò. Hebbe di nuouo doppo il ritorno del Superiore da Nanchino vn'accidente pericoloso ; & ad imitatione delli sopradetti, voleuano cinque donne far per lui {{Pt|ora-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||15}}</noinclude>{{pt|stiani|Christiani,}} che così Dio auttor della vita gliela darebbe lunga, e prospera. condescese, che si battezzasse il maggiore di quasi trè anni; diuenne questo in pochi giorni così bello, e disposto, che l'altro à paragone di lui pareua corpo senz'anima; di che stupiti il Padre, e la madre, vogliono far battezzar anco il secondo con la famiglia, precedendo essi; e già à tal fine hanno sgombrata la casa di tutti gl'Idoli.
Trè Christiani, Madre, figliuolo, e Nora, pregauano Dio, che li concedesse vn maschio per stabilimento, e conseruatione della casata; dicendo le donne in Casa la Corona à quest'intentione, e Pietro, che così si chiamaua il figliuolo, sentendo ogni mattina la Messa; quando eccoti ch'vn giorno mentre la staua vdendo, viene accusato d'vn certo homicidio, che nella Cina è punito per delitto atroce. niente turbossi à sì strano, & inaspettato annuntio il buon'huomo, ma tornato à casa espose l'imagine del Saluatore, che teneua in Camera, nella sala à vista de' parenti & amici, che concorsero à condolersi seco, e de' ministri di giustitia, che vennero à farlo prigione, acciò tutti intendessero, ch'egli era Christiano. L'istesso auttore dell'homicidio fù l'accusatore, credendosi d'euitar per questa via il castigo meritato. mà in meno di venti giorni il Giudice {{Pt|dichia-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Trè Christiani, Madre, figliuolo, e Nora, pregauano Dio, che li concedesse vn maschio per stabilimento, e conseruatione della casata; dicendo le donne in Casa la Corona à quest'intentione, e Pietro, che così si chiamaua il figliuolo, sentendo ogni mattina la Messa; quando eccoti ch'vn giorno mentre la staua vdendo, viene accusato d'vn certo homicidio, che nella Cina è punito per delitto atroce. niente turbossi à sì strano, & inaspettato annuntio il buon'huomo, ma tornato à casa espose l'imagine del Saluatore, che teneua in Camera, nella sala à vista de' parenti & amici, che concorsero à condolersi seco, e de' ministri di giustitia, che vennero à farlo prigione, acciò tutti intendessero, ch'egli era Christiano. L'istesso auttore dell'homicidio fù l'accusatore, credendosi d'euitar per questa via il castigo meritato. mà in meno di venti giorni il Giudice {{Pt|dichia-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|16|}}</noinclude>{{Pt|dichiarò|dichiarò}} Pietro innocente, con parole honoreuoli à voce in publica vdienza, e poi anco per scrittura, senza che l'accusato hauesse in suo fauore, e difesa altro che l'innocenza, la verità, e le continue orationi, che la madre, e la moglie fecero, con tanta confidenza in Dio, che grandemente ci consolaua il vederle così quiete, e sicure, come se tenessero in pugno la liberatione di Pietro. Per virtú del Santo Battesimo, due figliuolini, subito che l'hebbero riceuuto, guarirono da' i moruiglioni, che in queste parti è spetie di peste; mà assai più notabile fù il seguente caso: Vn figliuolo vnico del nostro medico patiua il medesimo male, di che egli si mostrò con i Padri sopramodo afflitto, tenendolo per incapace d'ogn'humano rimedio. entrarono i nostri all'hora à ragionargli dell'efficacia del Sacramento del Battesimo; e poiche essi confidauano à lui la salute del P. Soerio all'hora grauemente infermo, non era fuor di ragione, che si fidasse di loro circa quella di suo figliuolo, contentandosi, che lo battezzassero; percioche se morisse battezzato, l'assicurauano della salute dell'anima, e no[n} s'arrischiaua quella del corpo, perche già la daua per persa. Restò persuaso il Medico, e condusse seco vn Sacerdote, per far Christiano il figliuolo; trouò la famiglia piena di malinconia, e la Camera dell'ammalato di {{Pt|cose}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||17}}</noinclude>{{pt|cose|cose}} superstitiose, perche li Cinesi credono esserui vn spirito, che ò leua li moruiglioni, ò ammazza con essi chi gli piace; onde qua[n]do i putti ne patiscono, pongono li suoi vn specchio alla porta della stanza dell'infermo, acciò, andando lo spirito per torgli la vita, vegga in esso la propria imagine, e non s'assicuri d'entrare, pensando che sia sentito; & altre bagattelle simili, quali il Padre disfece tutte; & eretto vn'altare, vi pose l'imagine del Saluatore, e co'l figliuolo del medico battezzò trè altri quasi suoi coetanei. La mattina piacque al Signore, che li moruiglioni già rientrati vscissero di nuouo, e tra poche hore ne restasse affatto libero, e senza segno veruno in faccia, con sommo co[n]tento de' parenti, principalmente del Padre, e dell'Auo, che venero & all'hora, e dipoi più volte alla nostra Cappella, per renderne gratie al Saluatore; e publicarono per la Città questa merauiglia con non piccolo accrescimento di credito alla legge di Dio, e di rispetto, e beneuolenza à quei, che la predicano, e la professano; si raccontò al medico l'historia del figliuolo del Regolo di Cafarnau, che per simigliante caso credidit ipse, & Domus eius tota, e promise anch'egli di far l'istesso. La moglie di certo Gentile aggrauato di lunga, e pericolosa infermità, priuo di giuditio, e che non poteua aprir {{Pt|gl'oc-}}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione||{{x-smaller|B}}}}</noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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Spinoziano (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|4|}}</noinclude>{{pt|gl'occhi|gl'occhi}}, mandò da noi per qualche rimedio; visitò l'infermo vn nostro fratello; e disse alla donna, che se lo voleua sano, sgombrasse la casa di tutti gl'idoli, e si risoluesse d'esser Christiana lei, e disporre il marito ad imitarla, quando fosse tornato in se; & ella, senza indugio disfece gl'Idoli, e gittò più volte quella notte acqua benedetta sopra l'ammalato, che la mattina parlò à proposito, aprì gl'occhi, e prese il santo Battesimo con la moglie, e con altri otto mossi da queste merauiglie, e molti di quella vicinanza stanno per far il simile. Vna persona di qualche conto, che nel battesimo noi per particolar ragione chiamassimo Pietro, e mostrò poi l'isperienza, che questo nome gli quadraua benissimo, tanto riuscì zelante, e feruente. Vn'altro per disordine era diuenbato tisico, gittando per bocca copia di sangue; suo Padre pregò Pietro, che lo raccomandasse à Dio, & egli entrato all'infermo, lo riprese aspramente della sua vitiosa vita, per la quale meritaua non la salute, mà la morte eterna, rendendolo i suoi cattiui costumi indegno della sanità, e mentre non si pentiua da vero, incapace del fanto Battesimo, porta del cielo, con tutto ciò fece oratione per lui, & il sangue cessò, ma non già egli, quando si vidde sano, dalli vitij, e sceleratezze; peggiorando perciò di nuouo suo Padre, tornò à {{Pt|rac-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||19}}</noinclude>{{pt|raccomandarsi|raccomandarsi}} à Pietro, che poi riferì à noi d'hauer fatta questa oratione: Signore, ben veggo, che quest'huomo merita non la sanità, mà l'inferno, sì per il suo pessimo essempio, sì per l'ingratitudine in abusare la gratia, che gl'hauete fatta; ma voi sete l'istessa misericordia; e la vostra santa legge in queste parti comincia adesso à dilatarsi; se non oprate qualche gran cosa in testimonio della vostra onnipotenza, pochissimi vi crederanno; Pregoui dunque, che vogliate di nuouo risanarlo. Migliorò l'infermo incontanente, e si rihebbe, portandosi anco questa volta, come la prima, da ingrato, e sconoscente con Dio, che isperimentò seco Signore tanto benigno, e liberale. Non così si portò suo Padre, che conuertitosi à S.D M. procede con notabil feruore, & essempio di Christiane virtù. Staua il Demonio di continuo in casa d'vn gentile, il quale inteso, che quei della legge di Dio si burlano delli spiriti maligni, chiamò vna sua parente Christiana, e facendo questa nell'entrare in casa, il segno della Croce, cessarono, fin che ella vi stette, li soliti spauenti, & infestationi del nimico infernale; e partendosi, per esser già notte, (non ostante che l'infedele la pregasse instantemente à restare) lasciò appesa la corona alla porta della sua Camera, doue mai più si vidde segno, ò effetto veruno del {{Pt|Demonio;}}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione||{{x-smaller|B 2}}}}</noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|20|}}</noinclude>{{pt|nio;|Demonio;}} e pure nel rimanente di casa si rendeua intolerabile, e formidabile insieme. venuto ciò all'orecchie d'vn Christiano, pose i nomi Santissimi di GIESV, e di MARIA in tutte le stanze, e luoghi di quella habitatione dalla quale con quest'armi potentissime fù cacciato per sempre del tutto.
In vna Terra qui vicina trattaua il Demonio molto male vn figliuolino, e dimandaua per bocca de gl'Idoli, che gli rappresentassero comedie, facessero banchetti, e cose simiglianti. Chiamarono quegli huomini alcuni fattochiari tenuti in gran credito da questi Idolatri. Lo seppe vn Christiano, e si rise della sciocchezza loro. I gentili gli dissero in colera, che vederebbono quel che lui hauesse potuto fare; & egli senza risponder' altro, ricorse all'aiuto di Pietro, il quale, conuenne con i gentili, che se cacciaua il Demonio, pagassero vn tanto; non facendolo, restasse lui condennato alla medesima pena. Andò dunque con cinque altri Christiani alla detta Terra, orando per tutto il viaggio. entrato nella casa posseduta dal Demonio, trouarono tauole apparecchiate, e teatri per rappresentar comedie, con altri apparecchi di superstitioni, & il figliuolino fieramente tormentato; al quale in loro presenza fù dato, senza vedersi da chi, vn grand'vrtone; Pietro essortò {{Pt|efficacemente quei}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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In vna Terra qui vicina trattaua il Demonio molto male vn figliuolino, e dimandaua per bocca de gl'Idoli, che gli rappresentassero comedie, facessero banchetti, e cose simiglianti. Chiamarono quegli huomini alcuni fattochiari tenuti in gran credito da questi Idolatri. Lo seppe vn Christiano, e si rise della sciocchezza loro. I gentili gli dissero in colera, che vederebbono quel che lui hauesse potuto fare; & egli senza risponder' altro, ricorse all'aiuto di Pietro, il quale, conuenne con i gentili, che se cacciaua il Demonio, pagassero vn tanto; non facendolo, restasse lui condennato alla medesima pena. Andò dunque con cinque altri Christiani alla detta Terra, orando per tutto il viaggio. entrato nella casa posseduta dal Demonio, trouarono tauole apparecchiate, e teatri per rappresentar comedie, con altri apparecchi di superstitioni, & il figliuolino fieramente tormentato; al quale in loro presenza fù dato, senza vedersi da chi, vn grand'vrtone; Pietro essortò {{Pt|efficacemente quei}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{pt|te quei|efficacemente quei}} gétili ad abbracciar la Fede di Chri- fto, che così il Demonio fuggirebbe da loro; & al fine fece il fegno della Croce, e comin- ciando à disfidare con mille ingiurie gli fpi- riti infernali. Gli infedeli ftupiuano, e mag- giormente li fattochiari. In fomma nè all hora, nè doppo, che fi fappia, ha dato il De- monio inditio alcuno d'habitar più in quel- la cafa. Con quefti, e fimiglianti fuccefsi s'è tanto fparfa in Nanciano la fama della Diuina legge, che quafi per tutto doue an- diamo, ne fentiamo parlare; animandofi per- ciò i Chriftiani à crefcere in perfettione, e gli infedeli formando più alto concetto del- la noftra fanta legge, e de' Predicatori di ef- fa. Non ci è niuno, che non habbia in cafa l'imagine del Saluatore; e molti gli tengono il lume accefo di notte, e di giorno. Vn Ca- tecumeno nobile feffagenario venendo à Ca- fa noftra per prendere il fanto Battefimo, portò due candele per accenderle, quando lo riceueffe; e confefsò dipoi d'hauer' in queft'attione fentita gagliarda ripugnanza, per quel che direbbe di lui la gente in veder' vn'huomo di tale età, e qualità andar per le ftrade con candele in mano ; mà volfe vin- cerfi virilmente; intendendo, che co'l por- tarle egli fteffo così fcoperte, veniua à mo ftrare maggior humiltà, e riuerenza verfo Dio, che co'l mandarle ad offerire per vno B 3 de' fuoi<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|22|}}</noinclude>de' suoi seruitori. Vn'altro della medesima età per lo stesso fine per buon pezzo di strada portò su le spalle, quando venne per esser catechizato, vn sacco quasi pieno di Pagodi di legno; no[n] cura[n]dosi, che la gente lo burlasse, in vederlo così carico, contra il suo costume. Vna giouane si battezò senza licenza di suo marito; il quale accortosi, ch'ella non adoraua più gl'idoli, mà l'imagine del Saluatore, la bastonò crudelmente, minacciando di torgli la vita, se non tornasse al gentilesimo. Resistette ella sempre con costanza più che virile, e gli diede ad intendere, che hauea ogni torto, à trattarla di quella maniera, poiche attendeua alla cura della casa, & à seruirlo con più diligenza all'hora, di prima; & il marito appagato, mai più gli diede fastidio. Pietro sopradetto, quando nel 1606. si conuertì, durò gran fatica à liberarsi dalla molestia de' Bonzi, a' quali per prima daua liberalmente limosina; e glie la chiesero doppo il Battesimo con tanta sfacciatagine, & importunità, ch'hebbero più volte da venire alle mani; & vn giorno venne à trouarci tutto rauco, perche à forza di brauate gli conuenne leuarsi dinanzi sei di loro risoluti di voler da lui limosina per ogni modo. E giouò questo risentimento, per finire di chiarirli, che da' Christiani non aspettino sussidio temporale di {{Pt|niu-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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text/x-wiki
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||23}}</noinclude>niuna forte; dolendosi, come ci referiscono che se la conuersione de' gentili non s'impedisce, ben presto si ridurranno à termine d'estrema necessità. Li medesimi lamenti fanno li bottegari, che vendono voti per li Pagodi, che quest'anno hanno scapitato assai nel guadagno, non accostandosi i fedeli alle loro botteghe. segno, ch'abborriscono le passate superstitioni; e quello, che molto ci accrefce la consolatione, è che li gentili conuertiti vltimamente, non gli habbiamo guadagnati noi, mà sono stati tirati al sacro fonte del Battesimo, per industria, e buon essempio de' Christiani più antichi loro parenti, & amici. Vn vecchio intendendo, ch'vn suo conoscente voleua abbracciar la Fede di Christo, approuò, e lodò la sua risolutione, come quello che desideraua farlo ancor lui, con dire: se bene io fin' hora non hò sentito predicare questa legge, la tengo nondimeno per vera, e santa, dal veder mio figliuolo doppo che la professa, marauigliosamente mutato; dandomi prima infiniti disgusti, e mettendo la casa in rouina con le sue dissolutioni, & eccessiue spese. Cafa di Nanchino. Ltre il Superiore Padre de' Chriftiani, fono quefti due anni ftati in Nanching. B 4 due,<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||23}}</noinclude>niuna sorte; dolendosi, come ci referisconom che se la conuersione de' gentili non s'impedisce, ben presto si ridurranno à termine d'estrema necessità. Li medesimi lamenti fanno li bottegari, che vendono voti per li Pagodi, che quest'anno hanno scapitato assai nel guadagno, non accostandosi i fedeli alle loro botteghe. segno, ch'abborriscono le passate superstitioni; e quello, che molto ci accresce la consolatione, è che li gentili conuertiti vltimamente, non gli habbiamo guadagnati noi, mà sono stati tirati al sacro fonte del Battesimo, per industria, e buon essempio de' Christiani più antichi loro parenti, & amici. Vn vecchio intendendo, ch'vn suo conoscente voleua abbracciar la Fede di Christo, approuò, e lodò la sua risolutione, come quello che desideraua farlo ancor lui, con dire: se bene io fin' hora non hò sentito predicare questa legge, la tengo nondimeno per vera, e santa, dal veder mio figliuolo doppo che la professa, marauigliosamente mutato; dandomi prima infiniti disgusti, e mettendo la casa in rouina con le sue dissolutioni, & eccessiue spese. {{Ct|f=120%|''Casa di Nanchino.''|t=4}}
{{no rientro}}{{xxx-larger|O}}Ltre il Superiore Padre de' Christiani, sono questi due anni stati in Nanchino {{Pt|due,}}<noinclude><references/>{{RigaIntestazione||{{x-smaller|B 4}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|24|}}</noinclude>due, ò trè Sacerdoti, con trè scolari, & vn fratello Coadiutore. Riceuettero il santo Battesimo nouantasei; i particolari d'alcuni di loro racconta vn Padre nella seguente.
Nell'annua passata si scrisse della costanza, e feruore d'vn giouanetto ancor catecumeno, figlio d'vn Mandarino di questa Corte, detto Colì, ch'ha per officio, di tenere il Rè auuisato de' i disordini, & ingiustitie di tutti gl'altri ministri regij; & in simili offitij si serue il Rè di persone fedelissime, rette, disinteressate, & amiche di solitudine, e ritiramento. delle quali conditioni era dotato questo huomo, che in particolare staua quasi di continuo serrato in casa, ammettendo rarissimi alla sua audienza. Vscendo egli à visitar certo tempio d'Idoli, il figliuolo già instrutto nelle cose necessarie dal suo maestro Christiano, venne à trouarci, e recitò prontamente la dottrina imparata, al Superiore; con fare istanza, che lo battezassimo all'hora. Parue differirlo ad altra occasione; due, ò trè volte dopoi hebbe commodità d'abboccarsi con noi, e riferì varie dispute passate, trà lui, & alcuni Bonzi, amici di suo Padre; e finalme[n]te hebbe l'inte[n]to d'essere rigenerato in Christo. Vn'altro Giouanetto nobile, nipote d'vn letterato Christiano, more[n]dogli il suo Auo la notte p[re]cedente al giorno, ch'egli promise di ritornar da noi, per finire di {{catechi-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||27}}</noinclude>{{pt|ftiano|Christiano,}} ch'essi conduceuano, doppo sufficiente catechismo, & instruttione, si battezzarono tutti, e più d'vna volta occorse, che non accorgendosi, per il gusto, & attentione, con che sentiuano il catechista, ch'era passato il tempo di ritornare alla loro habitatione quattro miglia discosta, ci conuenne alloggiarli in Casa nostra; mà essi tutta la notte spendeuano, chi in studiar la dottrina, chi in esplicarla alli più rozzi; & chi in varij ragionamenti della verità della Religion Christiana, e falsità delle feste gentiliche. La mattina à buon'hora recitauano il Pater noster, & altre orationi in voce tanto alta, ch'erano sentiti dalle genti di fuori. Vno di questi vdendo dichiarar il sesto precetto, confessò publicame[n]te d'hauerlo trasgredito per lo spatio di quindici anni continui; mà giache per sodisfare al debito di Christiano, era così necessario, risolueua con la gratia di Dio, di cambiare la mala vita passata, nell'intiera osseruanza della sua diuina legge. Alcuni stando per morire, subito battezzati passarono alla gloria di vita eterna; trà questi fù vna di settantaquattro anni, ch'hauendo desiderio di farsi Christiana; e non consentendo i suoi figliuoli ge[n]tili, che lo compisse; all'vltimo ammalatasi con pericolo, per mezo d'vn'altro figliuolo Christiano, che s'oppose intrepidamente a' {{Pt|fra-}}<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|28|}}</noinclude>fratelli, riceuette il santo Battesimo, e frà due giorni rese l'anima al suo Creatore. D'vn'altro infermo fù riferito al suo nipote, che sepelliua vn Christiano in Chiesa nostra, ch'andasse subito, se voleua veder viuo il Zio; menò seco vn nostro fratello, à fin che, degnandosi il Signore d'illuminarlo, non gli mancasse l'vnico rimedio della sua saluatione, trouarono, che staua in ceruello, gli fù parlato delle cose di Dio, e dicendo di voler esser Christiano, & andar al Cielo, breueme[n]te catechizato, prese il santo Battesimo, & in meno di mez'hora passò à miglior vita. Discorreuano vn giorno due Christiani artigiani, con alcuni gentili della legge di Dio, e delle merauiglie, ch'opera per mezo de' serui suoi; soggiunsero gl'infedeli: se così è, perche non procurate la liberatione dell'indemoniata nostra vicina? pareua questa infelice vn sacco d'ossa, e diceua ad ogni tratto di veder il Demonio vestito hora di questo, hora di quell'altro colore, e che tal volta gli strappaua co[n] empito gli ornamenti del capo, spesso faceua apparir nel cortile della casa di detta donna, vn grandissimo fuoco, pigliandosi piacere di veder correre la gente con acqua à smorzarlo. Andarono là i Bonzi con vn'Idoletto, candele accese, e libri da scongiurare, armando à quest'effetto vn piccolo altare; e subito il Demonio gettò {{Pt|ogni}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||29}}</noinclude>ogni cosa per terra. I due Christiani, hauuta la parola dall'indemoniata, e dal marito, e padre di essa, che si conuertirebbero, se seguisse per mezo loro la desiderata liberatione; li fecero catechizare, e battezzare da i nostri, & appesero vn Giesù in detta casa, per virtù del quale il Demonio scappò via, visto fuggir dall'energumena, che rimase intieramente libera, e sana. Si congiurarono in Nanchino da trè mila, & il principale di loro era già disegnato Rè della Cina. Costumano i Mandarini in certi giorni d'andar tutti insieme la mattina per tempo à far riuerenza alla sepoltura delli Rè passati, vn pezzo discosto dalla Città. I co[n]giurati haueno appuntato di coglierli alla sprouista, & ammazzarli tutti, pigliando ciascuno à carico di toglier la vita al tal Mandarino, al quale egli poi succedesse nell'offitio. Fu la cosa manifestata al magistrato, che fatti prendere quanti di costoro si puotero hauere, doppo molti mesi d'aspra pregionia, comandò se n'appiccassero dicisette, & al Rè, & ad altri sei si tagliasse la testa, e poi fossero squartati. Gli altri complici messi in vn grosso collaro di legno, pendente, & alto da terra per la statura d'vn'huomo, che non permette al tormentato altra postura, che stare in piedi, finirono, chi in dodici, e chi in quindici giorni infelicemente la vita; {{Pt|che}}<noinclude><references/></noinclude>
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Spinoziano (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="4" user="Spinoziano (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||29}}</noinclude>ogni cosa per terra. I due Christiani, hauuta la parola dall'indemoniata, e dal marito, e padre di essa, che si conuertirebbero, se seguisse per mezo loro la desiderata liberatione; li fecero catechizare, e battezzare da i nostri, & appesero vn Giesù in detta casa, per virtù del quale il Demonio scappò via, visto fuggir dall'energumena, che rimase intieramente libera, e sana. Si congiurarono in Nanchino da trè mila, & il principale di loro era già disegnato Rè della Cina. Costumano i Mandarini in certi giorni d'andar tutti insieme la mattina per tempo à far riuerenza alla sepoltura delli Rè passati, vn pezzo discosto dalla Città. I co[n]giurati haueno appuntato di coglierli alla sprouista, & ammazzarli tutti, pigliando ciascuno à carico di toglier la vita al tal Mandarino, al quale egli poi succedesse nell'offitio. Fu la cosa manifestata al magistrato, che fatti prendere quanti di costoro si puotero hauere, doppo molti mesi d'aspra pregionia, comandò se n'appiccassero dicisette, & al Rè, & ad altri sei si tagliasse la testa, e poi fossero squartati. Gli altri complici messi in vn grosso collaro di legno, pendente, & alto da terra per la statura d'vn'huomo, che non permette al tormentato altra postura, che stare in piedi, finirono, chi in dodici, e chi in quindici giorni infelicemente la vita; {{Pt|che}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|4|}}</noinclude>36
che tanto fogliono durare in quefto tormen-
to Nel tempo che fegui la prefa di detti
congiurati fi fparfe per la Città, che quefti
erano della Religione del Signore del Cielo,
cioè della noftra legge i Vn feruente Chris
ftiano falegname, non potendo per la lontas
nanza venire à fentir Meffa, appunto con al
cuni del medefimo meftiero, di ragunarfi le
Domeniche, e Fefte, quando in cafa d'vno;
e quando d'vn'altro, à fariorationele recitar
la Dottrina, & il Rofario quantil'imagine!
della Madonna, e continuando moltomefi
in quefto fanto effercicio, altri falegnami es
moli loro,li coftringeuano a darli dinari,ab+
bragiar l'imagine, & adorare i Pagodi, co
me prima, con minaccie, fe non lo faceffe-
ro, d'accufarli per complici de' congiurati;
che già per quefto fteffo li Mandarini haue-
uano commandato, fi carceraffero i Padri
Il detto Chriftiano rifpondendo anco à nos
me de' Compagni, diffe, ch'egli, quanto al
danaro, fodisfarebbe per tutti, mà più pre-
fto che condefcender mai à bruggiar l'ima
gine, e ritornar gentili, fi lafciarebbono.ta-
gliar à pezzi Il giorno feguente s'incontro
con vno de gli auuerfarij più fpietato de gli
altri, il quale caricatolo di villanie, e di pus
gni, effendo già notte, lo ferrò in certa ca-
fuppula, doue hebbe a morirfi di freddo;
con animo di condurlo la mattina dinanzi al
Go-<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|30|}}</noinclude>che tanto sogliono durare in questo tormento. Nel tempo che seguì la presa di detti congiurati, si sparse per la Città, che questi erano della Religione del Signore del Cielo, cioè della nostra legge. Vn feruente Christiano falegname, non potendo per la lontananza venire à sentir Messa, appuntò con alcuni del medesimo mestiero, di ragunarsi le Domeniche, e Feste, quando in casa d'vno, e quando d'vn'altro, à far oratione, e recitar la Dottrina, & il Rosario auanti l'imagine della Madonna, e continuando molti mesi in questo santo essercitio, altri falegnami emoli loro, li costringeuano a darli dinari, abbrugiar l'imagine, & adorare i Pagodi, come prima, con minaccie, se non lo facessero, d'accusarli per complici de' congiurati; che già per questo stesso li Mandarini haueuano commandato, si carcerassero i Padri. Il detto Christiano rispondendo anco à nome de' Compagni, disse, ch'egli, quanto al danaro, sodisfarebbe per tutti, mà più presto che condescender mai à bruggiar l'imagine, e ritornar gentili, si lasciarebbono tagliar à pezzi. Il giorno seguente s'incontrò con vno de gli auuersarij più spietato de gli altri, il quale caricatolo di villanie, e di pugni, essendo già notte, lo serrò in certa casuppula, doue hebbe a morirsi di freddo; con animo di condurlo la mattina dinanzi al {{Pt|Go-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||31}}</noinclude>Gouernatore. Volse Dio, ch'alcuni Christiani sapessero il fatto, e lo riferissero à nostri. Il Superiore ne diede conto al medesimo Gouernatore, & il falegname non solo restò libero, mà s'hauesse voluto, poteua rouinare il suo auuersario. Co'l qual successo presero i Christiani maggior animo, per stabilirsi più nella Fede, e compir con l'obligo loro. In questo tempo alcuni di detti fedeli si protestauano, che più presto haueuano da dar' il sangue, e la vita, che mostrar fiacchezza veruna; altri, che prima consentiriano, li leuassero la testa, che l'imagine della Regina del Cielo; e se fossero accusati, porgerebbono la Dottrina Christiana alli Mandarini, per leggerla, acciò vedessero, quanto alieni sono da' i Professori della legge del vero Dio
{{Ct|ribellioni, e tradimenti; con tutto ciò}}
{{Ct|per queste riuolutioni; e turbulenze}}
{{Ct|habbiamo hauuto}}
{{Ct|minor concorso di catecumeni,}}
{{Ct|e numero di}}
{{Ct|Christiani, di}}
{{Ct|quello,}}
{{Ct|che si poteua sperare in}}
{{Ct|altro tempo più}}
{{Ct|quieto.}}
{{A destra|{{Pt|''Casa''}}}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Marcella Medici (BEIC)" /></noinclude>{{Ct|f=120%|''Casa di Pachino.''|t=4}}
{{no rientro}}{{xxx-larger|D}}Imorano in questa Casa trẻ Padri, vn fratello scolare, e due nouitij. Nel 1606. si battezzarono trentasei, oltre alcuni bambini abbandonati, ch'il Padre Matteo Ricci fà alleuare à spese della Residenza; dal qual'essempio mossi due, ò trè Mandarini graui fanno il medesimo. Il giorno di Pasqua prese il santo Battesimo il Padre di Don Paolo, di settanquattro anni; e perche il figliuolo in quel tempo fù costretto d'assistere in Palazzo; venne poi la sera à congratularsi con noi, e darci nuoua d'alcune fauoreuoli speditioni ottenute. Vn giouane, ricco, e ben nato, si battezzò, con tale mutatione di vita, e costumi, ch'vn suo seruitore, si risolse d'esser Christiano ancor lui; il padrone scrisse poi dalla patria, che sua madre settuagenaria con tutta la famiglia adoraua l'imagine del Saluatore, e desideraua il santo Battesimo. Il credito con i Mandarini è il medefimo, che ne gl'anni paffati, Del 1607. fi fecero Chriftiani cento qua- ranta due, nella miffione fatta dal Padre Gafpare Fernandez à certi luoghi vicini ; il cui fucceffo fi racconta nella feguente lette- ra fcrittami dal medefimo. Già faprà V.R. che del 1605. venne à quefte terre del con- torno<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|32|}}</noinclude>{{Ct|f=120%|''Casa di Pachino.''|t=4}}
{{no rientro}}{{xxx-larger|D}}Imorano in questa Casa trè Padri, vn fratello scolare, e due nouitij. Nel 1606. si battezzarono trentasei, oltre alcuni bambini abbandonati, ch'il {{AutoreCitato|Matteo Ricci (gesuita)|Padre Matteo Ricci}} fà alleuare à spese della Residenza; dal qual'essempio mossi due, ò trè Mandarini graui fanno il medesimo. Il giorno di Pasqua prese il santo Battesimo il Padre di Don Paolo, di settanquattro anni; e perche il figliuolo in quel tempo fù costretto d'assistere in Palazzo; venne poi la sera à congratularsi con noi, e darci nuoua d'alcune fauoreuoli speditioni ottenute. Vn giouane, ricco, e ben nato, si battezzò, con tale mutatione di vita, e costumi, ch'vn suo seruitore, si risolse d'esser Christiano ancor lui; il padrone scrisse poi dalla patria, che sua madre settuagenaria con tutta la famiglia adoraua l'imagine del Saluatore, e desideraua il santo Battesimo. Il credito con i Mandarini è il medesimo, che ne gl'anni passati.
Del 1607. si fecero Christiani cento quaranta due, nella missione fatta dal Padre Gaspare Fernandez à certi luoghi vicini; il cui successo si racconta nella seguente lettera scrittami dal medesimo. Già faprà V.R. che del 1605. venne à queste terre del {{Pt|contorno}}<noinclude><references/></noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|||33}}</noinclude>{{pt|torno|contorno}} di Pachino; e come in vna sette miglia distante dalla Città, di più di mille habitanti, chiamata da lui, San Clemente, per esserui entrato in tal giorno, lasciò fatti diece Christiani, oltre trè da lui prima battezzati in Pachino; l'anno seguente fù chiamato da vn'altra Terra, che nominò di tutti i Santi, doue habitaua vn sol Christiano sessagenario, padre d'vn giouanetto nostro allieuo, che speriamo sarà mezo ottimo, per tirar molti al conoscimento di Dio. Quiui il padre, benche rigenerasse in Christo tredici soli, fece ne gl'altri tal motione, che poco doppo partito, pregarono il {{AutoreCitato|Matteo Ricci (gesuita)|Padre Matteo Ricci}} ve lo rimandaffe à raccogliere il frutto del seme sparso della parola di Dio; e non potendo egli ritornarui, per occupationi di seruitio di Dio; questa ventura toccò à me, & al Fratello Antonio Leitan, compagno già del {{wl|Q842493|Padre Pantoia}} nell'altra missione. Ci partimmo dunque per la Terra di tutti li Santi, eletta per nostra Residenza, e stando vicini, vediamo venir correndo alla volta nostra molti gentili guidati da vn sol Christiano, d'vn luogo iui presso, per doue passammo poco prima; e co'l riso in bocca, come se ci fussero stati amici di lungo tempo, senz'altro compimento diedero di mano alle redini delle caualcature; pregandoci à voler esser loro hospiti, & à predicargli la {{Pt|legge}}<noinclude>{{PieDiPagina||C}}</noinclude>
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Marcella Medici (BEIC)
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Marcella Medici (BEIC)" />{{RigaIntestazione|34|}}</noinclude>legge di Dio, ch'in parte haueuano vdite da quel Christiano; & à pena con prometterli d'esser con loro in breue, ci lasciarono seguitare il nostro viaggio verso tutti li Santi; d'onde gran moltitudine d'huomini, donne, e di figliuoli vscirono ad incontrarci con tanta festa, e giubilo, come se già fossero stati tutti Christiani, ci raccolsero in vna bella ramata apparecchiata di tutto il necessario, e capace, e commoda per quei, che volessero vdirui le prediche. Quì fummo visitati di nuouo da ogni sorte di persone, infin dalle donne in compagnia d'vna, che riconosceuano per Superiora, & haueua carico di ragunarle alli Sermoni, & alla dottrina, e di raccoglier gl'Idoli, & abbrugiarli auanti l'imagine del Saluatore; il che faceua con zelo, e diligenza singolare. Finite le cortesie, e cerimonie Cinesi, accomodammo nella ramata vna bella imagine del Saluatore co'l suo baldacchino di seta, alla quale vennero subito tutti à far riuerenza; e sparsasi la fama della nostra venuta per le terre circonuicine, cominciò à concorrere gente in tanto numero, ch'era necessario congiunger la notte co'l giorno in predicarli; e fù prouidenza di Dio, che di pura stracchezza non ci ammalassimo. Si compartì trà loro buona quantità di dottrine, acciò quei, che volessero conuertirsi, le studiassero, e poi {{Pt|communi-}}<noinclude><references/></noinclude>
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Panz Panz
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|4|AA — AARON.||riga=sì}}</noinclude>
AA. — Nome di varii fiumi e fiumicelli che s’incontrano in varie contrade del settentrione dell’Europa. La singolarità del nome piuttosto che l’importanza di questi fiumi merita che se ne parli brevemente. ''Aa'' è verosimilmente una corruzione del vocabolo ''aue'' che significa ''verdi pascoli'' o ''praterie'', e forse fu impiegato a denotare le terre basse e piane lungo le sponde dei fiumi. ''Aue'' è il nome di un piccolo tributario dell’Elba e di un altro torrente del principato della Lippa-Schaumburg. ''Aue'' è pur anche il nome di un villaggio di montagna, che si trova in una bella e romantica valle del circolo di Erzgebirg nel regno di Sassonia. — Il vocabolo ''Aa'' è fors’anche lo stesso che ''Aach'', nome di parecchi fiumi o torrenti
dell’Allemagna, dal quale si sarà troncata la gutturale
''ch''. Il celtico ''ac'' o ''ack'', acqua, ha probabilmente dato origine a tutti questi nomi.
AALBORG. — Una delle quattro parti (''stifts'') nelle
quali si divide il regno di Danimarca propriamente detto, non comprendendovi le due provincie di Holstein Sleswich e Lauenburg che fanno parte della Germania. La divisione di Aalborg è la più settentrionale della penisola di Jutland, ed è attorniata all’est, all’ovest e al nord dall’Oceano, mentre al sud confina colle provincie di Ribe, Aarhuus e Wiborg. La superficie n’è generalmente piana, e nella parte settentrionale v’ha una successione di laghi che si stendono quasi da un lato all’ altro della provincia. La città principale, chiamata pure Aalborg, è posta a mezzogiorno dello stretto canale che unisce la Liimford al mare, ed è porto che fa un considerevole traffico in grani ed aringhe. Da 400 a 500 navi vi entrano annualmente. Il numero degli abitanti è di circa 5500. Aalborg è città vescovile, ha un buon collegio fondato nel 1555, ed alcune concerie e manifatture di falci, zucchero e tabacco. Il nome di Aalborg significa città delle anguille, essendovi molti di questi pesci nelle vicinanze. Questa divisione si suddivide in 5 ''amts'', che comprendono 10 città, 5 borghi e 114 parrocchie. Il numero degli abitanti ascende a un di presso a 121,000. Tutta la popolazione professa il Luteranismo e parla il danese, ma il tedesco è generalmente inteso dalle classi superiori.
AAM o {{Sc|Haam}}. — Grossa misura di liquidi particolarmente in uso nelle provincie del Reno e fra gli Olandesi. Contiene 128 misure chiamate ''mingles'', ciascuna delle quali pesa due libbre di 16 once. Un ''aam'' equivale per conseguenza a cento quarantotto pinte e due terzi, misura di Parigi, o a un di presso a 155 litri e 1/4.
AAR. — Uno dei fiumi principali della Svizzera, a traverso la quale scorre da mezzogiorno a settentrione per metter foce nel Reno, dopo di aver ricevuto le
acque della Reuss, della Limmat, della Sarine e della
Thiele. Le sue sorgenti si trovano nelle Alpi Bernesi, e comincia il suo corso nella pittoresca valle di Oberhasli, dove forma varie cascate. I bei laghi di Brientz e di Thun sono formati dalle sue acque; e per mezzo de’ suoi tributari riceve quelle di parecchi altri laghi, come sono quelli di Zurigo, di Waldstetten, di Zug, di Bienne, di Neufchâtel e di Morat.
AARASSO, {{Sc|Aarassus}} (''geogr. ant.'') — Città della
Pisidia nell’Asia Citeriore, che si crede essere l’Anassus di {{AutoreCitato|Claudio Tolomeo|Tolomeo}}.
AARAU o Arau (''v.'' {{Sc|Argovia}}).
AARGAU (''v.'' {{Sc|Argovia}}).
AARON (''v.'' {{Sc|Aronne}}).
AARON {{Sc|Al-rashid o Harun}}. — Celebre califfo dei
Saracini, era il figliuolo secondogenito del califo
Mahadi. Succedette nel califfato al suo fratello primogenito Hadi l’anno 786, e fu il principe più potente della sua stirpe, avendo regnato su paesi che dall’Egitto si stendevano sino al Khorasan. Gli fu dato il nome di ''Al Rashid'', cioè ''il giusto''; ma il suo diritto a questo titolo debbe essere giudicato secondo le idee orientalo della giustizia dispotica. L’amore del sapere e delle scienze fu una delle sue più nobili qualità. Fece tradurre molti autori greci e latini, spargendali per tutto il suo impero, e fece conoscere l’{{TestoCitato|Iliade|Iliade}} e l’{{TestoCitato|Odissea|Odissea}} ai suoi sudditi. Invase per ben otto volte l’impero Greco e nell’802 in occasione che l’imperatore Niceforo ricusò di pagar tributo, gli diresse una lettera assai arrogante, seguita da una irruzione nella Grecia, che terminò colla sconfitta di Niceforo, il quale fu obbligato di pagare un maggior tributo e di promettere di non riedificare Eraclea e le altre città saccheggiate e devastate della frontiera. Durante questi avvenimenti la rovina della famiglia dei Barmecidi fu un esempio della severità dispotica di Aaron. Yahia capo di quella avea diretto la di lui educazione e de’ quattro suoi figliuoli il primo era un generale fortunato; il secondo era Giaffar primo visire del califfo; il terzo ed il quarto trovavansi in alti gradi. La generosità, la munificenza e l’affabilità dei Barmecidi li rendevano cari ad ogni ceto di persone; e Giafar era tanto in favore presso il suo padrone, che il califfo per godere della compagnia di lui in presenza di sua sorella Abassa, che amava egualmente, gli fece sposare la principessa, ma colla capricciosa restrizione che non dovesse godere dei privilegi di tale unione. L’amore mise in non cale questa ingiusta proibizione, e il califfo per vendicarsi fece pubblicamente morire Giaffar, confiscando ad un tempo i beni di tutta la famiglia. Aaron giunse al più a grado della potenza e della prosperità, e gli storici francesi fanno menzione di una splendida ambasciata mandata da lui a {{AutoreCitato|Carlo Magno|Carlomagno}}, la quale, fra gli altri presenti, portavagli una magnifica tenda, un orologio da acqua, un elefante e le chiavi del Santo Sepolcro di Gerusalemme; il che significava che era fatta facoltà ai pellegrini di visitarlo. Egli cadde gravemente ammalato mentre era in procinto di andare a reprimere un’insurrezione nella province al di là dell’Oxo; e ritiratosi a Thous nel Khorasan, spirò nel quarantesimo settimo anno dell’età sua, e vigesimo terzo del suo regno. La fama popolare di questo califfo è provata dalle ''Notti Arabe'', nelle quali egli, sua moglie Zobeide, il suo visire Giaffar e il suo primo eunuco Mesrur, sono frequentemente introdotti.<noinclude><references/></noinclude>
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Panz Panz
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione|14|ABAZI — ABBA.||riga=sì}}</noinclude>
ABAZI. — Popolo guerriero e predatore del nord-est del Caucaso, su cui abita lungo le rive di varii affluenti del Cuban. Si dice che una volta questo popolo si estendesse maggiormente nelle regioni inferiori, ma che i Teerkessi (''Circassi'') loro vicini, gli abbiano ricacciati verso le alture. Gli Abazi coltivano un terreno fertile ed allevano cavalli di razza molto pregiata. Inoltre sono valenti lavoratori in ferro, e
fabbricano armi molto ricercate nei paesi del Caucaso. A questo genere d’industria potrebbero, con alquanto di arte e di pazienza, aggiugnere lo scavo delle miniere che sembrano esser ricche di argento; ma preferiscono infestare su barche le coste del mar Nero ed esercitare le loro rapine sulle montagne. La loro inclinazione alla guerra gl’induceva un tempo ad entrare al servigio dell’Egitto, ed entravano nel corpo de’ Mammalucchi. Le donne vi sono assai belle, e non di raro accade che una donna Abazia sia venduta pei serragli de’ Turchi come cireassa. Si vuole che le giovinette Abazie non siano allene da questo genere di vita, e nulla sappiano ambire di meglio dell’entrare nel gineceo di un ricco musulmano. A’ tempi del basso impero gli Abazi avevano abbracciato il cristianesimo; e infatti vi si vedono ancora alcune chiese antiche. I Turchi hanno cercato di trarre gli Abazi alla loro religione; e al di d’oggi essi non sono nè cristiani nè maomettani; nè professano alcuna religione, seppure non si volessero chiamare con tal nome alcune loro usanze superstiziose. Si confondono facilmente coi Teerkessi ai quali rassomigliano nei costumi e nel linguaggio, e vengono spesso alle mani coi Russi che si sono trincerati nella rocca di Sokhoum-Kaleb.
ABAZIA, {{Sc|Abbazia}}, {{Sc|Abadia}} е {{Sc|Badia}}. — Monastero o Cenobio governato da un superiore che ha il titolo di ''abate'', o da una superiora chiamata ''abadessa'' o ''badessa''. Nell’ordine di {{AutoreCitato|Benedetto da Norcia|S. Benedetto}} le abazie che possedevano poderi lontani vi mandavano alcuni cenobiti che ne avessero cura. Questi religiosi edificavano piccioli oratorii, nei quali osservavano per quanto era possibile, la vita regolare; e quei piccioli monasteri chiamavansi ''celle, priorati, obbedienze''. Appena la vita religiosa fu conosciuta in Occidente, il numero delle badie vi si moltiplicà all’infinito. Egli è soprattutto dall’VIII secolo in poi ch’esse straordinariamente si accrebbero. Le più ricche badie erano in Allemagna, e di tutte le fondazioni di questo genere la più splendida e più potente fu quella di Fulda o Fulden, posta presso la città di questo nome nella Franconia. Questo monastero, appartenente all’ordine di san Benedetto, fu fondato da san Bonifacio nell’anno 784. Ogni candidato che aspirava a far parte di questa principesca confraternita doveva provare di esser nobile. I monaci stessi eleggevano fra di loro l’abate, e questo dignitario diveniva per dritto del suo ufficio arci-cancelliere dell’imperatrice e principe-vescovo della diocesi di Fulda. Egli pretendeva la precedenza su tutti gli altri abati dell’Allemagna e della Francia. Nei primi tempi della monarchia francese la parola ''abazia'' si applicava talora ad un ''ducato'' o a un ''contado'', quanto ad una casa religiosa; e i duchi e i conti prendevano il nome di abati, sebbene rimanessero per ogni riguardo secolari. Alcuni re stessi della Francia sono menzionati nella storia sotto il titolo di abati. Filippo I, Lodovico VI e poscia il duca di Orleans, sono detti ''Abati del monastero di S. Aignan''. I duchi di Aquitania erano qualificati ''Abati del monastero di S. Hillary e Poitiers'', e i duchi di Angiò ''Abati di S. Aubin''. — Ogni badia aveva almeno una persona deputata ad istruire la gioventù, e non pochi paesi sono tenuti ai monaci per la cognizione che si è conservata degli avvenimenti nazionali, mediante le rozze cronache che da essi furono scritte. Nei monasteri si coltivarono le arti della pittura, dell’architettura e della stampa. Vi si accoglievano gl’infermi e i poveri, e i viaggiatori vi trovavano ospitalità nei tempi in cui non v’erano pubblici alberghi. Gli stabilimenti monastici farono i santuarii che diedero un asilo al sapere, qualunque si fosse, durante il medio evo; e senza dubbio ogni avanzo dell’antica letteratura che ci è stato conservato è ad essi dovutea. In età d’ignoranza, quali erano quelle di cui parliamo, quando nulla prevaleva nel mondo se non una barbarie universale, la violenza e lo spargimento del sangue, i monasteri erano generalmente tenuti sacri da tutti i partiti, e maggiore era l’ignoranza che regnava al di fuori, più potentemente la superstizione salvava quei santuarii dalle depredazioni. Nelle biblioteche annesse a quelle istituzioni, i manoscritti degli antichi scrittori erano almeno protetti contro la violenza del
saccheggio militare e le devastazioni delle scorrerie nemiche. Le opere degli antichi potevano riposare colà in tranquilla sicurezza. Ma sgraziatamente non furono salve da una distruzione di altro genere; e non v’ha dubbio che moltissimi di questi inestimabili avanzi dell’antichità perirono per somministrare materiali agli amanuensi dei monasteri i quali spietatamente cancellavano le pagine della scienza e della letteratura antica per inserirvi leggende di santi. Con l’andare del tempo tutti avrebbero forse avuto lo stesso destino, ma prima che questo potesse accadere, l’aurora di una più bella età aveva cominciato a comparire: ed alcuni pochi individui sorsero negli ordini monastici, i quali essendo superiori all’universale dei loro fratelli, conobbero bastantemente il pregio di alcuni dei tesori contenuti in quei depositi, per redimerli da una così indegna e barbara distruzione. Il semplice atto di salvare quei preziosi avanzi della antichità, è cosa che dà diritto, a chi ne fu autore, alla riconoscenza della posterità, e basterebbe perché si chiamassero illuminati e dotati di discernimento quegli uomini che cosi mostraronsi superiori alla comune intelligenza dei loro contemporanei (''v.'' {{Sc|Abate}} e {{Sc|Monasteri}}).
ABBA, ABA e ANBA, — che in siriaco e in etiopico significa ''padre,'' come ''abù'' in arabo, è il titolo che le chiese della Siria, le copte e le etiopi, danno ai loro vescovi; e perchè i vescovi stessi davano questo titolo al loro patriarca, i popoli cominciarono a dar quelle di ''baba'' o ''papa'' al patriarca d’Alessandria che fu il primo dei patriarchi a portarlo. Abba è pure un ti-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="2" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|scontento de’ valtellinesi.}}|67}}</noinclude>
era da Carlo Emanuele di Savoja stato fatto cavaliere de’ santi {{Annotazione a lato|1619.|=des|indent=}} Maurizio e Lazaro; e molt’aura erasi acquistata fra’ suoi coll’affabilità e colla splendidezza, sicchè parve opportuno centro alle trame per liberare la patria. Ben giungeva all’orecchio dei dominanti come si parasse mal tempo, e farsi appresto d’armi e danari per venirne ad una: ma il sangue del Rusca era montato al cielo, grave giudizio stava per avvenirne, e Dio gli inebbriava col calice che manda talvolta a popoli e a principi, il sopore.<ref>''Calicem furoris Domini, calicem soporis.''</ref>
Ciò faccia saggi i signori della terra, che il pubblico bene, se vuol che il suddito soffra alcuna cosa, vuol a più forte ragione che, chi comanda, paventi stancarne l’obbedienza; schermo di armi non bastare ove ingiustizie si continuano; e mostra più ancora dissennatezza che atrocità chi ai lamenti dei popoli risponde «Confido nel mio esercito.»
Non intenderà mai la storia chi guardi i passati avvenimenti dalla camera propria, anzi che trasportarsi in mezzo agli uomini, ai costumi, alle opinioni tra cui furono compiti. La tolleranza, questo dolce frutto della civiltà fecondata dal vangelo, per la quale noi consideriamo fratello l’uom di qualunque credenza, e lasciamo a Dio to scrutare i cuori e punir gli errori dell’intelletto; la tolleranza che ne’ secoli forbiti si risolve in accidiosa indifferenza tra l’errore e la verità, e fa oggi da molti guardar come buone del pari tutte le religioni purché morali, era affatto estranea a secoli dove le pratiche religiose teneano il primo posto nella società, dov’era profonda la persuasione che una credenza sola portasse alla salute, le altre a inevitabile perdizione. Chi però dice che la tolleranza fosse proclamata dai Riformatori, basterebbe a sbugiardirlo questo nostro racconto: le persecuzioni furono tra essi comuni non meno che tra i Cattolici, altrettanto fiere e più durevoli, e nelle dissensioni religiose di quel secolo si trattava solo qual parte dovesse scannare l’altra; se in Francia i Cattolici trucidare gli Ugonotti, o in Inghilterra il contrario.
Anche in Valtellina si ha per costante che i Riformati si fossero giurati a fare un vespro siciliano, e ridurre alla<noinclude><references/></noinclude>
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era da Carlo Emanuele di Savoja stato fatto cavaliere de’ santi {{Annotazione a lato|1619.|=des|indent=}} Maurizio e Lazaro; e molt’aura erasi acquistata fra’ suoi coll’affabilità e colla splendidezza, sicchè parve opportuno centro alle trame per liberare la patria. Ben giungeva all’orecchio dei dominanti come si parasse mal tempo, e farsi appresto d’armi e danari per venirne ad una: ma il sangue del Rusca era montato al cielo, grave giudizio stava per avvenirne, e Dio gli inebbriava col calice che manda talvolta a popoli e a principi, il sopore.<ref>''Calicem furoris Domini, calicem soporis.''</ref>
Ciò faccia saggi i signori della terra, che il pubblico bene, se vuol che il suddito soffra alcuna cosa, vuol a più forte ragione che, chi comanda, paventi stancarne l’obbedienza; schermo di armi non bastare ove ingiustizie si continuano; e mostra più ancora dissennatezza che atrocità chi ai lamenti dei popoli risponde «Confido nel mio esercito.»
Non intenderà mai la storia chi guardi i passati avvenimenti dalla camera propria, anzi che trasportarsi in mezzo agli uomini, ai costumi, alle opinioni tra cui furono compiti. La tolleranza, questo dolce frutto della civiltà fecondata dal vangelo, per la quale noi consideriamo fratello l’uom di qualunque credenza, e lasciamo a Dio to scrutare i cuori e punir gli errori dell’intelletto; la tolleranza che ne’ secoli forbiti si risolve in accidiosa indifferenza tra l’errore e la verità, e fa oggi da molti guardar come buone del pari tutte le religioni purché morali, era affatto estranea a secoli dove le pratiche religiose teneano il primo posto nella società, dov’era profonda la persuasione che una credenza sola portasse alla salute, le altre a inevitabile perdizione. Chi però dice che la tolleranza fosse proclamata dai Riformatori, basterebbe a sbugiardirlo questo nostro racconto: le persecuzioni furono tra essi comuni non meno che tra i Cattolici, altrettanto fiere e più durevoli, e nelle dissensioni religiose di quel secolo si trattava solo qual parte dovesse scannare l’altra; se in Francia i Cattolici trucidare gli Ugonotti, o in Inghilterra il contrario.
Anche in Valtellina si ha per costante che i Riformati si fossero giurati a fare un vespro siciliano, e ridurre alla<noinclude><references/></noinclude>
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era da Carlo Emanuele di Savoja stato fatto cavaliere de’ santi {{Annotazione a lato|1619.|=des|indent=}} Maurizio e Lazaro; e molt’aura erasi acquistata fra’ suoi coll’affabilità e colla splendidezza, sicchè parve opportuno centro alle trame per liberare la patria. Ben giungeva all’orecchio dei dominanti come si parasse mal tempo, e farsi appresto d’armi e danari per venirne ad una: ma il sangue del Rusca era montato al cielo, grave giudizio stava per avvenirne, e Dio gli inebbriava col calice che manda talvolta a popoli e a principi, il sopore.<ref>''Calicem furoris Domini, calicem soporis.''</ref>
Ciò faccia saggi i signori della terra, che il pubblico bene, se vuol che il suddito soffra alcuna cosa, vuol a più forte ragione che, chi comanda, paventi stancarne l’obbedienza; schermo di armi non bastare ove ingiustizie si continuano; e mostra più ancora dissennatezza che atrocità chi ai lamenti dei popoli risponde «Confido nel mio esercito.»
Non intenderà mai la storia chi guardi i passati avvenimenti dalla camera propria, anzi che trasportarsi in mezzo agli uomini, ai costumi, alle opinioni tra cui furono compiti. La tolleranza, questo dolce frutto della civiltà fecondata dal vangelo, per la quale noi consideriamo fratello l’uom di qualunque credenza, e lasciamo a Dio to scrutare i cuori e punir gli errori dell’intelletto; la tolleranza che ne’ secoli forbiti si risolve in accidiosa indifferenza tra l’errore e la verità, e fa oggi da molti guardar come buone del pari tutte le religioni purché morali, era affatto estranea a secoli dove le pratiche religiose teneano il primo posto nella società, dov’era profonda la persuasione che una credenza sola portasse alla salute, le altre a inevitabile perdizione. Chi però dice che la tolleranza fosse proclamata dai Riformatori, basterebbe a sbugiardirlo questo nostro racconto: le persecuzioni furono tra essi comuni non meno che tra i Cattolici, altrettanto fiere e più durevoli, e nelle dissensioni religiose di quel secolo si trattava solo qual parte dovesse scannare l’altra; se in Francia i Cattolici trucidare gli Ugonotti, o in Inghilterra il contrario.
Anche in Valtellina si ha per costante che i Riformati si fossero giurati a fare un vespro siciliano, e ridurre alla<noinclude><references/></noinclude>
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Ciò faccia saggi i signori della terra, che il pubblico bene, se vuol che il suddito soffra alcuna cosa, vuol a più forte ragione che, chi comanda, paventi stancarne l’obbedienza; schermo di armi non bastare ove ingiustizie si continuano; e mostra più ancora dissennatezza che atrocità chi ai lamenti dei popoli risponde «Confido nel mio esercito.»
Non intenderà mai la storia chi guardi i passati avvenimenti dalla camera propria, anzi che trasportarsi in mezzo agli uomini, ai costumi, alle opinioni tra cui furono compiti. La tolleranza, questo dolce frutto della civiltà fecondata dal vangelo, per la quale noi consideriamo fratello l’uom di qualunque credenza, e lasciamo a Dio to scrutare i cuori e punir gli errori dell’intelletto; la tolleranza che ne’ secoli forbiti si risolve in accidiosa indifferenza tra l’errore e la verità, e fa oggi da molti guardar come buone del pari tutte le religioni purché morali, era affatto estranea a secoli dove le pratiche religiose teneano il primo posto nella società, dov’era profonda la persuasione che una credenza sola portasse alla salute, le altre a inevitabile perdizione. Chi però dice che la tolleranza fosse proclamata dai Riformatori, basterebbe a sbugiardirlo questo nostro racconto: le persecuzioni furono tra essi comuni non meno che tra i Cattolici, altrettanto fiere e più durevoli, e nelle dissensioni religiose di quel secolo si trattava solo qual parte dovesse scannare l’altra; se in Francia i Cattolici trucidare gli Ugonotti, o in Inghilterra il contrario.
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<noinclude><pagequality level="3" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|68|{{Sc|trame de’ grigioni.}}|[Lib. VIII.]}}</noinclude>
{{Annotazione a lato|1620.}} nuova religione la valle, non lasciando razza nè generazione de’ Cattolici. Questo fatto potrebbe, se non giustificare, scusare almeno l’estremità de’ Valtellinesi: ma è egli altrettanto vero, quanto asseverantemente ripetuto? Il Ballarini, il Tuana ed altri scrittori cattolici lo affermano; e che il governatore di Sondrio si fosse lasciato sfuggire di bocca, non andrebbe molto che sarebbero tutti d’una fede. Nelle suppliche sporte dal clero e dal popolo di Valtellina al re cattolico ed al cristianissimo, si asserisce questa congiura. Possibile ardissero mentire cosi sfrontatamente in faccia a quelle corone? Parrebbe anzi che unissero alle suppliche l’atto di quella congiura;{{Sc|«Fu fatta una congiura da predicanti et Grigioni, la quale s’esibisce separatamente alla M. V., nella quale fu risoluto d ammazzare il clero et nobili della valle... col giorno et hora ne’ quali doveva il tutto » essere eseguito.»}} ma perchè, mentre si conservarono le suppliche, perì tal documento? come, fra tanti fasci di carte, che ad altri ed a me non parve fatica rovistare, questa non si rinvenne? Ben si ragiona di qualche lettera, ed il Bajacca asserisce nel 1619 esserne caduta in mano de’ Cattolici una, di non si sa qual predicante, che cosi leggeva: — «Dio vi salvi, fratelli. Non potendo la patria conservarsi in altra guisa che col levare di mezzo i dissidenti, si conchiuse che vengano dalle fondamenta tolte la città ed il vescovo di Coira, poi la Rezia tutta per riguardo ai papisti.» Ne recitano pure un’altra lunga ladina, che suona in questo tenore: — «Fratelli, il dado è gittato...... usiamo prestezza: non diamo agli avversarj tempo a respirare ...... I papisti non si devono ridurre alla disperazione se non si possono insieme prendere ed
uccidere, poichè spesso la disperazione è causa di vittoria.
Mentre dunque il ferro è caldo, battiamo: di poi l’occasione sarà calva; moviam loro liti, molestiamoli citando,
disputando, mormorando: calunniamoli, finchè lice quanto piace; quelli d’alto ingegno irretiamo colle astuzie: allontaniamo cosi qualunque pericolo possa alle cervici nostre sovrastare: tronchiamo le spiche più alte: prima il vescovo gli abati, i prelati, i ministri avversi prendiamo,<noinclude><references/></noinclude>
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{{Annotazione a lato|1620.}} nuova religione la valle, non lasciando razza nè generazione de’ Cattolici. Questo fatto potrebbe, se non giustificare, scusare almeno l’estremità de’ Valtellinesi: ma è egli altrettanto vero, quanto asseverantemente ripetuto? Il Ballarini, il Tuana ed altri scrittori cattolici lo affermano; e che il governatore di Sondrio si fosse lasciato sfuggire di bocca, non andrebbe molto che sarebbero tutti d’una fede. Nelle suppliche sporte dal clero e dal popolo di Valtellina al re cattolico ed al cristianissimo, si asserisce questa congiura. Possibile ardissero mentire cosi sfrontatamente in faccia a quelle corone? Parrebbe anzi che unissero alle suppliche l’atto di quella congiura;{{Sc|«Fu fatta una congiura da predicanti et Grigioni, la quale s’esibisce separatamente alla M. V., nella quale fu risoluto d ammazzare il clero et nobili della valle... col giorno et hora ne’ quali doveva il tutto » essere eseguito.»}} ma perchè, mentre si conservarono le suppliche, perì tal documento? come, fra tanti fasci di carte, che ad altri ed a me non parve fatica rovistare, questa non si rinvenne? Ben si ragiona di qualche lettera, ed il Bajacca asserisce nel 1619 esserne caduta in mano de’ Cattolici una, di non si sa qual predicante, che cosi leggeva: — «Dio vi salvi, fratelli. Non potendo la patria conservarsi in altra guisa che col levare di mezzo i dissidenti, si conchiuse che vengano dalle fondamenta tolte la città ed il vescovo di Coira, poi la Rezia tutta per riguardo ai papisti.» Ne recitano pure un’altra lunga ladina, che suona in questo tenore: — «Fratelli, il dado è gittato...... usiamo prestezza: non diamo agli avversarj tempo a respirare ...... I papisti non si devono ridurre alla disperazione se non si possono insieme prendere ed
uccidere, poichè spesso la disperazione è causa di vittoria.
Mentre dunque il ferro è caldo, battiamo: di poi l’occasione sarà calva; moviam loro liti, molestiamoli citando,
disputando, mormorando: calunniamoli, finchè lice quanto piace; quelli d’alto ingegno irretiamo colle astuzie: allontaniamo cosi qualunque pericolo possa alle cervici nostre sovrastare: tronchiamo le spiche più alte: prima il vescovo gli abati, i prelati, i ministri avversi prendiamo,<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Panz Panz" />{{RigaIntestazione||ABBACHISTA — ABBANDONO.|13|riga=sì}}</noinclude>tolo d’onore dato dagli Ebrei a certi rabbini chiamati
Tanaiti, e fu particolarmente adoperato da qualche
scrittore del medio evo a indicare il superiore di un
Monastero chiamato comunemente ''abate''.
ABBACHISTA, ''v.'' {{Sc|Ragioniere}}.
ABBACINARE — Negli scrittori del medio evo, è una crudele specie di punizione la quale consisteva nell’accecare il reo tenendogli un bacino o una palla di metallo rovente dinanzi gli occhi. {{AutoreCitato|Giovanni Villani|Giovanni Villani}} ne dà questa spiegazione. «L’abbacinare è il medesimo che l’accecare: e perchè si faceva con un bacino rovente, che avvicinato agli occhi, tenuti aperti per forza, concentrandosi il calore, struggeva que’ pannicelli e riseccava l’umidità, che come un’uva è intorno alla pupilla, e la ricopriva di una cotal nuvola che toglieva la vista, si aveva preso questo nome di abbacinare».
ABBACO, ''v.'' {{Sc|Abaco}}.
ABBADESSA, ''v.'' {{Sc|Badessa}}, {{Sc|Abate}}, {{Sc|Abazia}}.
ABBAGLIAMENTO (''med.''). — Questo vocabolo dinota il turbamento momentaneo della vista prodotto dall’azione di viva luce sugli occhi. La sopracccitazione degli organi produce pochi effetti comuni al pari di questo; esso provasi guardando un corpo lucente, e vi sono di siffatti corpi il cui aspetto produce una sensazione penosa a segno da non potersi sopportare; tale è il sole. Ci sottraggiamo istintivamente all’azione dei corpi abbaglianti chiudendo gli occhi, ma l’impressione ricevutane si conserva e la vista rimane confusa
per alcuni momenti. Riceviamo pure questa impressione
quando passiamo da un luogo oscuro ad luogo illuminato, e quando dopo di essere stati soggetti per qualche tempo all’azione di una luce viva, ci troviamo nell’oscurità. In tutti questi casi l’abbagliamento è un’affezione leggera che cessa quasi subito dopo che ci siamo sottratti alla causa che l’aveva prodotta, o chiudendo le palpebre, a ciò destinate, o passando ad un luogo oscuro. Ciò non ostante voglionsi evitare, per quanto si può, queste sopraccitazioni, non solamente per la conservazione di un senso così prezioso, ma eziando per evitare mali di capo che spesso non si sa a che cosa attribuire e non hanno avuto altra cagione, se non questa come si vedrà alla parola {{Sc|Emicrania}}. —
Quando siamo costretti a stare in luogo molto illuminato, esposti ''ad una luce che stanca'', per esempio alla riverberazione del sole, è necessario di portare occhiali a vetri leggermente colorati di verde o d’azzurro i quali non ingrandiscano gli oggetti, ma temperino solamente l’azione della luce. — L’abbagliamento non è sempre cagionato dall’azione d’un corpo esteriore, come nei casi sovraccennati, il quale sia in nostra facoltà di sottrarsi; la vista può eziando essere turbata da un’azione interna; e in questo caso è una sensazione paragonabile ai romoreggiamenti, ai susurri, ai ronzii che si odono realmente, senza che alcun romore di tal sorta giunga da fuori agli organi dell’udito. Sotto questo aspetto l’abbagliamento merita maggiore attenzione che non nei casi precedenti, ed a questo riguardo dobbiamo dare qui alcuni cenni. Questo turbamento spontaneo della vista ha la sua origine nel cervello e si manifesta quando questo viscere importante è sopraeccitato a segno da presentare l’irritazione semplice o complicata di congestione di sangue. Quindi è che questi abbagliamenti sopravvengono allorchè il cervello è sopraeccitato da una viva sensazione morale che cagiona uno svenimento, come pure dopo eccessi nel
mangiare e nel bere, dopo fatiche intellettuali troppo a lungo sostenute, e finalmente nello stato pletórico che dispone all’apoplessia. Questi avvertimenti possono riuscire utili quando se ne conosce il valore. —
Quantunque indichiamo l’abbagliamento spontaneo come annunzio di un’irritazione cerebrale, ragion vuole però che ristringiamo i timori che esso può suscitare. Ne’ giovani questo turbamento non è un presagio sinistro, ma solamente un avvertimento d’interrompere momentaneamente studi troppo assidui o troppo difficili, d’appigliarsi ad un regime alimentare meno stimolante e qualche volta di procedere ad un salasso. Gli è nell’età cadente che questi abbagliamenti reiterati sono da temersi, specialmente se vi si aggiungano altri accidenti, come il ronzare delle orecchie, il balbuziare, la perdita della memoria ecc. Allora bisogna ricorrere ai consigli del medico, poichè non v’ha dubbio che spesso v’è mezzo di prevenire quella erribile affezione che atterra l’uomo come il fulmine. Questo turbamento, troppo generalmente trascurato, merita pertanto che vi si faccia attenzione; e certamente in questo, come in tutte le cose, con precauzioni opportunamente impiegate, si possono impedire gravissimi mali.
ABBANDONO (derivato da ''a'' priv. e ''bandem'' gregge,
vocabolo della bassa latinità). — Esprime in generale
l’idea della derelizione di una cosa che ci appartiene,
senza intenzione di riprenderla. Significa più specialmente la cessione che un debitore fa di tutti i
suoi beni ai creditori quando non può pagare i suoi debiti, affinchè si vendano e se ne distribuisca fra loro il prezzo secondo il diritto di ciascuno. L’''abbandono'' non libera il debitore, e se la vendita dei beni non basta a soddisfare i creditori, egli rimane
obbligato pel rimanente. L’''abbandono'', altrimenti detto ''cessione dei beni'', arresta i procedimenti rigorosi dei creditori contro il debitore. Questa cessione è ''volontaria'', vale a dire fatta in seguito ad una convenzione fra le parti, o ''giudiziaria'', cioè concessa dalla legge a debitore riconosciuto infelice e di buona fede (''v.'' {{Sc|Cessione}}).
{{Sc|Abbandono}} o {{Sc|Abbandonamento}} (''drit. mar.''). — È espressione usata nelle assicurazioni marittime. Prima che una persona la quale assicura una nave o un carico, possa domandare all’assicuratore il compenso stipulato per la perdita totale di nave e merci, debbe fare ''abbandono'' all’assicuratore di ogni suo dritto a qualunque parte di ciò che potrà essere salvato (''v.'' {{Sc|Assicurazione}}). In linguaggio di mare l’''abbandono'' è pure l’esecuzione della determinazione presa di separarsi da un oggetto e particolarmente da una nave. L’abbandono, sempre cagionato da un avvenimento sinistro, è una delle più dure prove cui vada soggetto un capitano<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia Vol.1 1844.pdf/11
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Senato della Repubblica V - Camera dei deputati XIII LEGISLATURA DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI COMMISSIONE PARLAMENTARE SUL TERRORISMO IN ITALIA E SULLE CAUSE DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI IL PRESIDENTE Roma, 26 aprile 2001 Prot. 4734 Onorevole Presidente, la Commissione che ho l'onore di presiedere ha ultimato i suoi lavori nella seduta...
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" /></noinclude>Senato della Repubblica
V -
Camera dei deputati
XIII LEGISLATURA DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI
SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI
COMMISSIONE PARLAMENTARE SUL TERRORISMO IN ITALIA
E SULLE CAUSE DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE
DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI
IL PRESIDENTE
Roma, 26 aprile 2001
Prot. 4734
Onorevole Presidente,
la Commissione che ho l'onore di presiedere ha ultimato i suoi
lavori nella seduta del 22 marzo 2001, deliberando all'unanimità dei
presenti, ai sensi dell'articolo 22 del proprio regolamento interno, le
sue decisioni relative alla pubblicazione degli atti e dei documenti
formati o acquisiti dalla Commissione.
Mi è gradita l'occasione per rinnovarLe i sensi della mia più
profonda stima.
Allegati: 1
Sen. Avv. Nicola MANCINO
Presidente del Senato della Repubblica
Giovanni Pellegring<noinclude><references/></noinclude>
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/* Senza testo */
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text/x-wiki
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Senato della Repubblica VII Camera dei deputati XIII LEGISLATURA DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI . SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI COMMISSIONE PARLAMENTARE SUL TERRORISMO N ITALIA E SULLE CAUSE DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI IL PRESIDENTE Roma, 26 aprile 2001 Prot. 4735 Onorevole Presidente, la Commissione che ho l'onore di presiedere ha ultimato i suoi lavori nella seduta...
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" /></noinclude>Senato della Repubblica
VII
Camera dei deputati
XIII LEGISLATURA DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI
.
SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI
COMMISSIONE PARLAMENTARE SUL TERRORISMO N ITALIA
E SULLE CAUSE DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE
DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI
IL PRESIDENTE
Roma, 26 aprile 2001
Prot. 4735
Onorevole Presidente,
la Commissione che ho l'onore di presiedere ha ultimato i suoi
lavori nella seduta del 22 marzo 2001, deliberando all'unanimità dei
presenti, ai sensi dell'articolo 22 del proprio regolamento interno, le
sue decisioni relative alla pubblicazione degli atti e dei documenti
formati o acquisiti dalla Commissione.
Mi è gradita l'occasione per rinnovarle i sensi della mia più
profonda stima.
Allegati: 1
On.le Luciano VIOLANTE
Presidente della Camera dei deputati
Giovanni,Pellegrino<noinclude><references/></noinclude>
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Giaccai
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text/x-wiki
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>
SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI
COMMISSIONE PARLAMENTARE SUL TERRORISMO N ITALIA
E SULLE CAUSE DELLA MANCATA INDIVIDUAZIONE
DEI RESPONSABILI DELLE STRAGI
IL PRESIDENTE
Roma, 26 aprile 2001
Prot. 4735
Onorevole Presidente,
la Commissione che ho l'onore di presiedere ha ultimato i suoi
lavori nella seduta del 22 marzo 2001, deliberando all'unanimità dei
presenti, ai sensi dell'articolo 22 del proprio regolamento interno, le
sue decisioni relative alla pubblicazione degli atti e dei documenti
formati o acquisiti dalla Commissione.
Mi è gradita l'occasione per rinnovarle i sensi della mia più
profonda stima.
Allegati: 1
On.le Luciano VIOLANTE
Presidente della Camera dei deputati
Giovanni,Pellegrino<noinclude><references/></noinclude>
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Giaccai
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/* Senza testo */
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text/x-wiki
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text/x-wiki
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Annua della Cina del 1606 e 1607/Imprimatur
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Spinoziano (BEIC)
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Porto il SAL a SAL 100%
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Annua della Cina del 1606 e 1607/Annva della Cina del 1606 e 1607 al p. Claudio Acqvaviva Generale della Compagnia di Giesv
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Spinoziano (BEIC)
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Creo pagina con [[Wikisource:La fabbrica dei giocattoli/autoNs0()|autoNs0]]
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{{Qualità|avz=25%|data=20 ottobre 2026}}{{IncludiIntestazione|sottotitolo=Annva della Cina del 1606 e 1607 al p. Claudio Acqvaviva Generale della Compagnia di Giesv|prec=../Imprimatur|succ=}}
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text/x-wiki
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text/x-wiki
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" /></noinclude>{{Centrato|DECISIONI ADOTTATE DALLA COMMISSIONE NELLA SEDUTA
DEL 22 MARZO 2001 IN MERITO ALLA PUBBLICAZIONE DEGLI
ATTI E DEI DOCUMENTI PRODOTTI E ACQUISITI}}
La Commissione parlamentare sul terrorismo in Italia e sulle cause
della mancata individuazione dei responsabili delle stragi al termine dei
suoi lavori, nella seduta del 22 marzo 2001, ha deciso all'unanimità
che, in assenza di un documento sottoposto a voto, vengano pubblicati integralmente, utilizzando anche gli adeguati supporti informatici, tutti gli
atti ed i documenti prodotti e acquisiti dalla Commissione dando la precedenza, nell'immediato, ai diciannove elaborati depositati, quali proposte di
relazione, nel corso della XIII legislatura dalle varie componenti politiche
e che non sono stati oggetto di discussione.
La Commissione all'uopo ha approvato il seguente ordine del giorno:
«La Commissione, premesso:
che il Presidente ha dato incarico nel gennaio 1999 al senatore Follieri di redigere una relazione sul periodo 1969-1974, che è stata poi de-
positata nel settembre 1999;
che a seguito del suddetto deposito tutti i Gruppi hanno presentato propri documenti conclusivi;
che il Presidente ha trasmesso a tutti i membri della Commissione con lettera del 9 gennaio 2001 uno schema di relazione conclusiva;
che anche tale proposta non ha trovato nella Commissione un'ampia condivisione;
{{Centrato|considerato}}
che il materiale raccolto dalla Commissione è di notevole importanza per una valutazione complessiva della storia più recente del nostro Paese
{{Centrato|delibera}}
di autorizzare la pubblicazione immediata ed integrale di tutti gli elaborati prodotti da gruppi o da singoli commissari, di cui all'elenco allegato, in ciò ritenendo indubbi l'utilità e il senso complessivo della esperienza della Commissione».<noinclude><references/></noinclude>
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3913218
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Giaccai
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" /></noinclude>{{Centrato|DECISIONI ADOTTATE DALLA COMMISSIONE NELLA SEDUTA
DEL 22 MARZO 2001 IN MERITO ALLA PUBBLICAZIONE DEGLI
ATTI E DEI DOCUMENTI PRODOTTI E ACQUISITI}}
{{gap|2em}}La Commissione parlamentare sul terrorismo in Italia e sulle cause
della mancata individuazione dei responsabili delle stragi al termine dei
suoi lavori, nella seduta del 22 marzo 2001, ha deciso all'unanimità
che, in assenza di un documento sottoposto a voto, vengano pubblicati integralmente, utilizzando anche gli adeguati supporti informatici, tutti gli
atti ed i documenti prodotti e acquisiti dalla Commissione dando la precedenza, nell'immediato, ai diciannove elaborati depositati, quali proposte di
relazione, nel corso della XIII legislatura dalle varie componenti politiche
e che non sono stati oggetto di discussione.
La Commissione all'uopo ha approvato il seguente ordine del giorno:
«La Commissione, premesso:
che il Presidente ha dato incarico nel gennaio 1999 al senatore Follieri di redigere una relazione sul periodo 1969-1974, che è stata poi de-
positata nel settembre 1999;
che a seguito del suddetto deposito tutti i Gruppi hanno presentato propri documenti conclusivi;
che il Presidente ha trasmesso a tutti i membri della Commissione con lettera del 9 gennaio 2001 uno schema di relazione conclusiva;
che anche tale proposta non ha trovato nella Commissione un'ampia condivisione;
{{Centrato|considerato}}
che il materiale raccolto dalla Commissione è di notevole importanza per una valutazione complessiva della storia più recente del nostro Paese
{{Centrato|delibera}}
di autorizzare la pubblicazione immediata ed integrale di tutti gli elaborati prodotti da gruppi o da singoli commissari, di cui all'elenco allegato, in ciò ritenendo indubbi l'utilità e il senso complessivo della esperienza della Commissione».<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— IX —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{Centrato|DECISIONI ADOTTATE DALLA COMMISSIONE NELLA SEDUTA
DEL 22 MARZO 2001 IN MERITO ALLA PUBBLICAZIONE DEGLI
ATTI E DEI DOCUMENTI PRODOTTI E ACQUISITI}}
{{gap|2em}}La Commissione parlamentare sul terrorismo in Italia e sulle cause
della mancata individuazione dei responsabili delle stragi al termine dei
suoi lavori, nella seduta del 22 marzo 2001, ha deciso all'unanimità
che, in assenza di un documento sottoposto a voto, vengano pubblicati integralmente, utilizzando anche gli adeguati supporti informatici, tutti gli
atti ed i documenti prodotti e acquisiti dalla Commissione dando la precedenza, nell'immediato, ai diciannove elaborati depositati, quali proposte di
relazione, nel corso della XIII legislatura dalle varie componenti politiche
e che non sono stati oggetto di discussione.
La Commissione all'uopo ha approvato il seguente ordine del giorno:
«La Commissione, premesso:
che il Presidente ha dato incarico nel gennaio 1999 al senatore Follieri di redigere una relazione sul periodo 1969-1974, che è stata poi de-
positata nel settembre 1999;
che a seguito del suddetto deposito tutti i Gruppi hanno presentato propri documenti conclusivi;
che il Presidente ha trasmesso a tutti i membri della Commissione con lettera del 9 gennaio 2001 uno schema di relazione conclusiva;
che anche tale proposta non ha trovato nella Commissione un'ampia condivisione;
{{Centrato|considerato}}
che il materiale raccolto dalla Commissione è di notevole importanza per una valutazione complessiva della storia più recente del nostro Paese
{{Centrato|delibera}}
di autorizzare la pubblicazione immediata ed integrale di tutti gli elaborati prodotti da gruppi o da singoli commissari, di cui all'elenco allegato, in ciò ritenendo indubbi l'utilità e il senso complessivo della esperienza della Commissione».<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— X —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>Sulla base delle decisioni adottate saranno quindi pubblicati, sia in
forma cartacea e raccolti in volumi, sia su supporto informatico, i seguenti
documenti della XIII legislatura:
a) gli elaborati prodotti da Gruppi o da singoli commissari, che
non sono stati oggetto di voto, e la cui pubblicazione è stata deliberata
con l'ordine del giorno approvato nella stessa seduta del 22 marzo 2001;
b) i resoconti stenografici delle sedute della Commissione, nonché
quelli - ove siano stati redatti delle riunioni dell'Ufficio di Presidenza e
dei gruppi seminariali e di lavoro. Per quei resoconti in tutto o in parte
sottoposti al vincolo del segreto, gli Uffici di Segreteria della Commissione provvederanno a verificare la permanenza o meno del regime di
classifica;
c) le relazioni semestrali presentate dal Presidente della Commissione al Parlamento, ai sensi dell'articolo 2, comma 4, della legge istitu-
tiva (L. 17 maggio 1988, n. 172 e successive modificazioni ed integrazioni);
d) gli indici delle materie sopraindicate.
La Commissione ha deliberato altresì la pubblicazione integrale,
esclusivamente su supporto informatico, di tutti i seguenti documenti da
essa formati, ad essa inviati o, comunque, da essa acquisiti nel corso delle
legislature dalla X alla XIII:
1. tutti gli atti e i documenti acquisiti dall'archivio della Commissione. Non saranno oggetto di pubblicazione immediata quegli atti e quei
documenti acquisiti con la classifica «segreto» o «<riservato>>, per i quali
l'Ufficio di Segreteria provvederà all'inoltro agli enti originatori delle relative richieste di declassifica, per verificare la permanenza del vincolo del regime di pubblicità;
2. la raccolta delle rassegne stampa;
3. gli elaborati, prodotti dai collaboratori dei quali si sia avvalsa la
Commissione, che non abbiano natura riservata e che non siano già stati
recepiti nelle relazioni depositate dai commissari.
Resta esclusa la pubblicazione:
- di scritti anonimi, ai sensi dell'articolo 22, comma 2, del Regolamento interno;
- di atti e documenti inviati da soggetti privati e/o pubblici che abbiano fatto espressamente richiesta di uso riservato.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— XI —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>ELENCO DEGLI ELABORATI PRODOTTI DAI COMMISSARI
Sen. Pellegrino, presidente «Appunti per una relazione conclusiva»
Sen. Pellegrino, presidente «Ultimi sviluppi dell’inchiesta sul caso Moro»
Sen. Follieri «Gli eventi eversivi e terroristici degli anni tra il 1969 ed il 1975»
On. Fragalà, Sen. Manca. Sen. Mantica «Il Piano Solo e la teoria del golpe negli anni ’60»
On. Bielli. On. Grimaldi, On. Attili, On. Cappella, On. Ruzzante, Sen. Bertoni, Sen. Cioni, Sen. Pardini, Sen. Staniscia, «Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974»
Sen. Mantica, On. Fragalà, «Il parziale ritrovamento dei reperti di Robbiano di Mediglia e la "Controinchiesta" Br su piazza Fontana»
Sen. Mantica, On. Fragalà, «Aspetti mai chiariti nella dinamica della strage di piazza della Loggia. Brescia 28 maggio 1974»
Sen. Mantica, On. Fragalà, «Il contesto delle stragi. Una cronologia 1968-1975»<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|230|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|11.}}
<poem>Poscia, hor vanno danzando appresso à l’onde,
Quali Naiadi Ninfe, hora Napee
Sembrano sollazando infrà le fronde,
E quinci, e quindi boscarecce Dee.
Hor cantano, al cui canto Eco risponde,
Come in Pindo à le Vergini Pimplee.
Hor facendo frà lor diversi giochi,
Fan di risa suonar quei muti lochi.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|12.}}
<poem>Cacciando hor van le mansuete belve;
I domestici augei, seguendo hor vanno.
Hor corron per li prati, hor per le selve,
Hor ristoran sù l’herbe il dolce affanno.
Hor par, che appaia, hor par, che si rinselve
L’una, per fare à l’altra un caro inganno.
Frutti, e fior poi ciascuna à la Signora
Porta, à la sua Pomona, à la sua Flora.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|13.}}
<poem>Come d’api talhor disperso choro
Del Taurocin per la fiorita sponda,
Che raccolto del mele il bel tesoro,
Ritorna, e l’alvear, con quel feconda.
Così per l’horto, havendosi costoro
Diportato, e del fonte intorno à l’onda,
Carche de’ varij fregi del giardino,
Fan cornocopia lei del bottino.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Ella''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione||{{Type|l=0.4em|{{larger|OTTAVO.}}}}|231}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|14.}}
<poem>Ella, che trà le Vergini maggiori
Stavasi assisa à la fontana appresso,
Accettò poco lieta i frutti, e’ fiori,
Perche il cor’ella havea dal fallo oppresso.
Nè i color del verziero, nè gli odori,
Nè del’aure, e de l’onde il suono istesso,
Nè il canto degli augei, nè del bell’horto
Tant’altre leggiadrie le dan conforto.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|15.}}
<poem>Che l’interno malor, l’esterna gioia
Vieta, come il domestico, l’estrano.
Nè prima di quest’hora, ella tal noia
Sentia, che s’ascondea l’humor malsano.
Come l’infausta bile, non annoia,
Sin che mossa non è nel petto humano,
Così, sinche dal cielo il mal sopito,
Non fù svegliato in lei, non fù sentito.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|16.}}
<poem>Presaga poi, che presso è ’l dì fatale,
Ch’ella muoia al piacer: fessi una lira
Portar perche vuol dar, cantando, il vale,
Qual moribondo Cigno, à chi la mira.
Preso ella l’istrumento musicale
Ricco di gemme, e d’or, che gioia spira;
Dà l’alvo al suolo, il manico à la manca,
Tratta il plettro la destra agile, e franca.</poem><noinclude>{{PieDiPagina||P 3|''E poi''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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Pagina:Cumbo - La Maddalena liberata, Venezia, Baglioni, 1673.djvu/250
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Modafix" />{{RigaIntestazione|232|{{Type|l=0.4em|{{larger|CANTO}}}}}}</noinclude>{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|17.}}
<poem>E poi d’haver gli armoniosi stami
Tentati, e resi di tenor concorde,
Tasteggiando le fila sù’ legami,
Fere con l’arco le temprate corde.
Riflette frà quei musici forami,
Con suon concorde, il numero discorde,
Tornando fuor del’utero forato,
Con distinta union, l’intruso fiato.</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|18.}}
<poem>Hor alto, hor basso, hor fuggitivo, hor tento
Trahe dietro al pettro, con la destra il suono;
Tempra con la sinistra, à l’istrumento
Gli eburnei tasti, articolando il tono.
Poiche res’etta ogni un suonando, intento,
Come appresso al balen seguita il tuono;
Si dispose à cantar, con tal postura,
Che l’istessa inuaghì Madre {{Ec|Natura,|Natura.}}</poem>
{{Ct|t=1|v=0.3|f=90%|19.}}
<poem>Sedea la bella, e baldanzosa Donna,
Con faccia, e maestà trà mesta, e lieta,
Sopra un sedile à piè d’una colonna,
E splendea, quasi fulgida Cometa.
Era il drappo, e ’l color de la sua gonna,
Purpurea tela, di purpurea seta,
Guarnita d’oro dal bel petto, al lembo,
E scendea l’aureo crin, quasi aureo nembo.</poem><noinclude>{{PieDiPagina|||''Trà''{{spazi|5}}}}</noinclude>
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poi gli ispanizzanti: rissiamo gli altri fra loro affinchè si {{Annotazione a lato|1620.}} consumino: questi cacciamo, quelli abbattiamo: se non taglieremo, saremo tagliati; oppressi quelli, nulla è a temere...... E ch’io lo dica in una parola: coll’esiglio e la morte di 300 uomini saremo sicuri.»
Fin qui la lettera. Ora ti par questo l’ordimento d’una congiura? o non anzi il declamare, concediam pure d’un
fanatico, ma che non fa che gettare in mezzo un suo pensamento? Mi dirai che parlar oscuro si suole in cose di tante rilievo; ma od egli non temeva che la lettera cadesse sott’occhio cattolico, e diceva poco: o sì, e diceva troppo. Chi poi vergò quella lettera? donde? quando? a chi?<ref>Il Tuana nelle memorie manoscritte riferisce questa lettera come scritta al rev. Antonio ministro di Schanvich. L’arciprete di Sondrio la credeva scritta dopo il sinodo tenuto dai predicanti in Illanz 45 giugno. ''Relazione manoscritta nell’archivio vescovile di Como.''</ref> manca ogni data, ogni autenticazione. Come poi cadde in mano ai Cattolici? miracolosamente, vi dicono: risposta vaga, che cresce le dubbiezze. E se considero come pochi fossero i Riformati a petto de’ Cattolici, come fra questi ne avesse di baldanzosi, che, quantunque sbanditi, viveano in patria fidando ne’ satelliti e nel proprio braccio, tanto da ardire fino insultare i magistrati, sempre più dubito di questa congiura, e vengo a crederla uno spediente, che il secolo nostro non ignorò: accusare la parte che soccombette, coprendo l’atrocità colla calunnia, e ammantando di difesa il misfatto.
Ma nulla più facile che ottener credenza perfino all’assurdo in mezzo al turbinio de’ partiti, cui primo effetto è annichilare il buon senso. Vi si diè dunque retta; le apparenze si recavano a realtà, i veri mali s’invelenivano, si fingevano dei non veri, e quelli e questi aumentavano l’accanimento. Era quello un tempo di rivoluzioni: la Francia, dopo il macello della famosa notte di san Bartolomeo, che molti guardarono come generosa vendicazione di libertà nel credere, erasi agitata fra guerre terribili, che appena allora avevano posa: l’Olanda scuotevasi sanguinosamente dal giogo della Spagna in nome della religione: in nome di questa la Boemia rompeva guerra all’imperatore: tutta Ger-<noinclude><references/></noinclude>
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {| border="1" style="width:100%; |<poem>Sen. Manca Sen. Mantica On. FragalaÁ On. Taradash</poem> |«Sciagura aerea del 27 giugno 1980 (strage di Ustica ± DC9 I-TIGI Itavia)». |- |Sen. Athos De Luca |«Contributo sul periodo 1969-1974». } Elaborato presentato in data 27 aprile 1999 e integrato, in data 28 giugno 2000, con la «Proposta di discussione finale del documento sulle vicende connesse alla sciagura aerea» All’elab...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— XII —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{| border="1" style="width:100%;
|<poem>Sen. Manca
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|«Sciagura aerea del 27 giugno 1980 (strage di Ustica
± DC9 I-TIGI Itavia)».
|-
|Sen. Athos De Luca
|«Contributo sul periodo 1969-1974».
}
Elaborato presentato in data 27 aprile 1999 e integrato, in data 28 giugno 2000, con la «Proposta
di discussione finale del documento sulle vicende
connesse alla sciagura aerea»
All’elaborato eÁ allegato un documento dal titolo:
«Appunti per un glossario della recente storia nazionale»
Sen. Mantica
Sen. Pellegrino
«Il problema di definire una memoria storica condivisa della lunga marcia verso la democrazia nell’Italia post-bellica».
Un contributo dall’esperienza della Commissione
per la veritaÁ e la riconciliazione in Sudafrica.
Sen. Mantica
On. FragalaÁ
«Per una rilettura degli anni Sessanta»
On. Taradash
On. FragalaÁ
Sen. Manca
Sen. Mantica
«L’ombra del KGB sulla politica italiana»
Sen. Mantica
On. FragalaÁ
«La dimensione sovranazionale del fenomeno eversivo in Italia»
On. Valter Bielli
«Nuovi elementi concernenti il brigatista rosso Mario Moretti e la sua latitanza»
Sen. Mantica
On. FragalaÁ
«La strage di piazza Fontana, storia dei depistaggi:
cosõÁ si eÁ nascosta la veritaÁ»
Sen. Athos De Luca
«Il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro»<poem>
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On. Taradash
|«Sciagura aerea del 27 giugno 1980 (strage di Ustica
± DC9 I-TIGI Itavia)».
Elaborato presentato in data 27 aprile 1999 e integrato, in data 28 giugno 2000, con la «Proposta
di discussione finale del documento sulle vicende
connesse alla sciagura aerea»
|-
|{{Sc|Sen. Athos De Luca}}<br>
«Contributo sul periodo 1969-1974».
All’elaborato eÁ allegato un documento dal titolo:
«Appunti per un glossario della recente storia nazionale»
}
Sen. Mantica
Sen. Pellegrino
«Il problema di definire una memoria storica condivisa della lunga marcia verso la democrazia nell’Italia post-bellica».
Un contributo dall’esperienza della Commissione
per la veritaÁ e la riconciliazione in Sudafrica.
Sen. Mantica
On. FragalaÁ
«Per una rilettura degli anni Sessanta»
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Sen. Manca
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Sen. Mantica
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«La strage di piazza Fontana, storia dei depistaggi:
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|«Sciagura aerea del 27 giugno 1980 (strage di Ustica
± DC9 I-TIGI Itavia)».
Elaborato presentato in data 27 aprile 1999 e integrato, in data 28 giugno 2000, con la «Proposta
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«Contributo sul periodo 1969-1974».
All’elaborato eÁ allegato un documento dal titolo:
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Sen. Mantica
Sen. Pellegrino
«Il problema di definire una memoria storica condivisa della lunga marcia verso la democrazia nell’Italia post-bellica».
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Sen. Mantica
On. FragalaÁ
«Per una rilettura degli anni Sessanta»
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Sen. Manca
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Elaborato presentato in data 27 aprile 1999 e integrato, in data 28 giugno 2000, con la «Proposta
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|«Contributo sul periodo 1969-1974».
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«Il problema di definire una memoria storica condivisa della lunga marcia verso la democrazia nell’Italia post-bellica».
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«Per una rilettura degli anni Sessanta»
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Ma non comprendi, amico mio? Mi credi dunque pazzo? Forse io lo sono un poco, ma non per le ragioni che tu potrai supporre.
Sì, io mi sposo, ecco.
Ed intanto le mie idee e le mie convinzioni non sono cambiate: io considero l’accoppiamento legale come una bestialità.
Eppure, io mi sposo.
Aggiungi che non conosco punto la mia signora di domani. L’ho veduta soltanto quattro o cinque volte. So che non mi dispiace punto, e ciò mi basta per quel che ne voglio fare. Ella è piccola, grassoccia, bionda. Dopo domani io desidererò una moglie alta, delicata, bruna.
Non è ricca. Appartiene ad una famiglia... così così. È una fanciulla come se ne trovano abitualmente: buone stoffe di mogli borghesi, senza qualità spiccate e senza difetti apparenti. Si dice di lei: «La signorina Laiolle è assai gentile!» Domani si dirà: «La signora Raymon è gentilissima.» — Ella appartiene, infine, alla legione delle ragazze oneste, di cui uno è felice di farne la propria moglie, fino al giorno in cui si scopre che<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Maupassant - Dolore segreto, Napoli, Luigi D'Angelilli, 1894.djvu/136
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Candalua
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 136 —|}}</noinclude>tutte le altre donne sono assai preferibili a quella che è stata scelta.
Allora, perchè sposare? Mi dirai.
Oso appena spiegarti la strana ed inverosimile ragione che mi spinge a questo atto insensato. Io divento marito per non essere più solo.
Io non so come dire ciò, come farmi comprendere: tu avrai pietà di me, e tu mi rimprovererai, tanto il mio stato di spirito è miserabile.
Io non voglio più rimanere solo, di notte. Ho bisogno di avere, di sentire un essere vicino a me, avvinghiato a me, un essere che possa parlarmi, che possa dirmi qualche cosa, non importa quale.
Io voglio poter interrompere il suo sonno, costringerlo a decidere una quistione stupida, per avere l’agio di sentire una voce per vedere abitata la mia casa, per provare a me stesso che un’anima è sveglia, che una mente lavora, che una bocca parla: per osservare, accendendo in fretta la mia lampada, un corpo umano, vivo, accanto a me... perchè perchè... Io non so confessare tanta vergogna... perchè... solo... ho paura!
No! tu non mi comprendi ancora.
Io non ho punto paura del pericolo. Se entrasse un uomo io lo ucciderei senza un fremito. Non temo i trapassati; non credo al soprannaturale, non ho paura degli spiriti; non mi fanno impressione i cadaveri... Io sono convinto del definitivo annientarsi di ogni essere che sparisce.
Allora?... Sì, allora... Ebbene, sappilo! Ho paura di me! Ho paura della mia paura! Paura degli spasimi del mio spirito che si dibatte, paura di questa orribile sensazione del terrore incomprensibile!
Ridi, se vuoi, ma ascolta.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 137 —|}}</noinclude>{{Nop}}
Ciò è accasciante, ciò è inguaribile... Questo terrore che mi rende folle, sfugge all’esame di ogni mente fredda. Ho paura dei muri, dei mobili, degli oggetti domestici che si animano, per me, di una specie di {{Ec|rita|vita}} animale. Sopratutto ho paura del turbamento {{Ec|orvibile|orribile}} della mia fantasia, della mia ragione che mi sfugge sbaragliata, sminuzzata dispersa da una misteriosa ed invisile angoscia.
Io sento in sulle prime una inquietudine vaga che mi si diffonde nell’anima e mi fa correre un brivido sulla pelle! E vorrei veder qualche cosa... Che cosa? Mah! alcun che di comprensibile, dirò così. Perchè io ho paura unicamente di quello che la paura non mi fa comprendere! Ho paura di quanto mi impedisce di spiegar a me stesso le ragioni dei miei terrori!
Parlo? Ho paura della mia voce. Cammino? Ho paura dell’incognito che mi attende oltre l’uscio, oltre la tendina, che si nasconde nell’armadio... Ho paura del vuoto sotto il letto. E intanto io so che ovunque non v’è nulla.
Mi volto bruscamente perchè ho paura dello spazio che è alle mie spalle, sebbene io sappia che non vi sia nulla di pericoloso.
Mi agito: sento ingrandire a poco a poco il mio raccapriccio... Mi chiudo nella mia camera, mi precipito ad occhi chiusi nel letto, mi avvolgo nelle coltri come un forsennato, ficco la testa ardente sotto i guanciali. E, avvolto così, come una balla di cotone, chiudo gli occhi, disperatamente, e resto immobile lungamente, col pensiero che la mia lampada è rimasta accesa sulla mia tavola da notte, e che bisognerebbe spegnerla.
E non oso.
Non è tremendo, tutto ciò?
Prima, nulla di tutto questo. Io rientravo tranquil-<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 138 —|}}</noinclude>lamente. Andavo e venivo per le stanze senza che nulla turbasse la serenità dell’animo mio. Se qualcuno mi avesse predetto la malattia di paura, stupida, inverosimile, terribile, che doveva colpirmi un giorno, gli avrei riso in faccia. Io aprivo le porte, all’oscuro, sicuramente, attraversavo, canticchiando, il buio, e fumando la sigaretta, come se andassi sul ''quai'', alla luce del sole, mi coricavo lentamente, e non mi svegliavo mai di soprassalto a mezzo la notte, per assicurarmi che la porta e la finestra della mia camera erano perfettamente chiuse.
La paura mi è cominciata l’anno scorso, in un modo singolare. Eravamo di autunno, in una sera umida. Quando la mia vecchia domestica fu partita, dopo pranzo io mi chiesi che avrei fatto. Passeggiai qualche tempo per la mia camera. Mi sentivo stanco, accasciato, senza una ragione, incapace di lavorare.... Cercai di leggere, ma gli occhi non vollero. Una {{Ec|fine,|fine}} pioggerella uggiosa si lamentava pietosamente, battendo sui vetri, io ero triste, saturo di una di quelle tristezze incomprensibili, che vi mettono in core il desiderio di piangere che vi spingono a parlare, non importa a chi, non importa di che, pur di alleggerire la soma dei vostri pensieri.
Mi sentivo solo: la mia camera mi pareva vuota come giammai era stata. Una solitudine infinita e snervante mi circondava. Che fare? Mi sedetti. Allora un’impazienza nervosa mi corse nelle gambe, mi rialzai e mi rimisi in moto; avevo forse anche un po’ di febbre, le mie mani che aveva dietro il dorso bruciavano, l’una nell’altra. Poi improvvisamente un brivido di freddo mi serpeggiò nelle reni; pensai che l’umidità del di fuori entrasse in casa mia, e mi venne l’idea di<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 139 —|}}</noinclude>accendere il fuoco. Lo accesi. Era la prima volta in tutto l’anno. Mi sedetti di nuovo a guardare la fiamma, ma ben presto l’impossibilità di restar fermo ad un posto mi fece ancora balzare in piedi, e sentii una voce dentro di me, che diceva: Esci, cerca un amico, respira!
Uscii, mi recai da tre amici che non trovai, e mi decisi infine di pigliare il ''boulevard'' per imbattermi in qualcuno.
Tutto intorno era triste. lo andava piano, dicendo fra me: — «Non troverò dunque nessuno per scambiar due parole?....»
Ed ispezionai più volte i caffè, fino alla Maddalena, fino al sobborgo Poissoniere. Delle persone tristi, sedute in giro ai tavoli, pareva non avessero nemmeno la forza di alzare il capo e di guardarmi.
Andai così solo, triste, vagabondando, senza una direzione, e verso la mezzanotte ripresi la via di casa. Ero calmissimo, ma molto stanco. Il mio portinaio che d’ordinario va a letto prima delle undici, mi aprì subito contrariamente alle sue abitudini, ed io pensai: «Aspetterà qualche altro locatario.»
Quando io esco, chiudo sempre la porta con un doppio giro di chiave. La trovai socchiusa, e ciò mi meravigliò. Supposi che mi fossero state portate delle lettere durante la sera.
Entrai. Nel caminetto il fuoco ardeva ed illuminava anche un po’ l’appartamento. Presi la lampada, per andare ad accenderla alla fiamma, allorchè, guardando innanzi a me, scorsi qualcuno seduto nella mia poltrona che si riscaldava i piedi, volgendomi il dorso.
Non ne ebbi paura, oh no. Una supposizione verosimilissima mi attraversò lo spirito: quella che uno dei miei amici era venuto a trovarmi e il portinaio,<noinclude><references/></noinclude>
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Uscii, mi recai da tre amici che non trovai, e mi decisi infine di pigliare il ''boulevard'' per imbattermi in qualcuno.
Tutto intorno era triste. Io andava piano, dicendo fra me: — «Non troverò dunque nessuno per scambiar due parole?....»
Ed ispezionai più volte i caffè, fino alla Maddalena, fino al sobborgo Poissoniere. Delle persone tristi, sedute in giro ai tavoli, pareva non avessero nemmeno la forza di alzare il capo e di guardarmi.
Andai così solo, triste, vagabondando, senza una direzione, e verso la mezzanotte ripresi la via di casa. Ero calmissimo, ma molto stanco. Il mio portinaio che d’ordinario va a letto prima delle undici, mi aprì subito contrariamente alle sue abitudini, ed io pensai: «Aspetterà qualche altro locatario.»
Quando io esco, chiudo sempre la porta con un doppio giro di chiave. La trovai socchiusa, e ciò mi meravigliò. Supposi che mi fossero state portate delle lettere durante la sera.
Entrai. Nel caminetto il fuoco ardeva ed illuminava anche un po’ l’appartamento. Presi la lampada, per andare ad accenderla alla fiamma, allorchè, guardando innanzi a me, scorsi qualcuno seduto nella mia poltrona che si riscaldava i piedi, volgendomi il dorso.
Non ne ebbi paura, oh no. Una supposizione verosimilissima mi attraversò lo spirito: quella che uno dei miei amici era venuto a trovarmi e il portinaio,<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 140 —|}}</noinclude>da me prevenuto, all’uscita, gli aveva detto che dovevo ritornare, e gli aveva data la chiave per farlo entrare ad aspettarmi. E tutte le circostanze del mio ritorno, in un secondo, mi ritornarono alla mente; il cordone del palazzo tirato subito, la mia porta trovata aperta....
L’amico, di cui non vedevo che i capelli, si era certo addormentato, aspettandomi accanto al fuoco, ed io mi avvicinai a lui per svegliarlo. Lo vedevo perfettamente con una delle due braccia, pendente, la destra, che, isfiorava colle dita il tappeto: i suoi piedi erano incrocicciati l’uno sull’altro, le gambe distese; la testa, china un po’ sulla spalla, sinistra, e abbandonata sulla spalliera della poltrona, mi dimostrava chiaramente che egli dormiva. Mi chiesi: — Chi è? e siccome ci vedevo poco, nella penombra, stesi la mano per toccargli la spalla.
Incontrai il legno della seggiola. Non vi era più nessuno. La poltrona era vuota!
Qual soprassalto, mio Dio!
Rinculai come se un pericolo terribile mi si fosse sbarrato innanzi.
Poi mi volsi vivamente; sentivo qualcuno dietro di me.
Poi ebbi ancora un imperioso bisogno di rivolgere lo sguardo alla poltrona, e mi voltai di nuovo, e rimasi così, ansante, pieno di spavento, stordito, senza un’idea che filasse, prossimo a rotolar di peso per le forze che mi mancavano.
Ma sono un uomo di sangue freddo, e tutto ad un tratto, con uno sforzo sovrumano, la ragione riprese il sopravvento. Pensai: — «È un’allucinazione, via! Ecco tutto!» E riflettei immediatamente su tale fenomeno. Il pensiero corre in quei momenti.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 141 —|}}</noinclude>{{Nop}}
Avevo dunque avuta un’allucinazione; il fatto era incontrastabile. Ora il mio spirito era restato, in tutto quel tempo, di una lucidità meravigliosa, funzionante e logicamente. Dal lato del cervello, regolarmente quindi, nessun fondamento d’intorbido. Gli occhi soltanto si erano ingannati, avevano avuta una di quelle visioni che fanno gridare al miracolo gl’ignoranti.
Non era dunque quello che un accidente nervoso dell’apparecchio ottico, niente più: forse anco una leggerissima congestione...
Ed accesi la mia candela. Mi accorsi, abbassandomi nel fuoco, che tremavo, e balzai in piedi di botto, come sotto l’impressione di qualcuno che mi avesse all’improvviso battuto sulla spalla.
Decisamente non ero tranquillo.
Feci qualche passo intorno alla camera, parlai a voce alta; cantarellai a mezza voce dei ritornelli di vecchie canzoni.
Poi chiusi la porta della mia camera a doppio giro come faceva per l’uscio di strada, e mi sentii un po’ più rassicurato. Ora almeno nessuno poteva entrare!
Mi sedetti e riflettei lungamente sulla mia avventura, poi mi corical, e spensi il lume.
Per alcuni minuti tutto andò bene. Rimasi per qualche tempo supino abbastanza comodamente. Poi mi prese imperioso il bisogno di guardare intorno a me; e mi misi di lato.
Del buon fucco che era nel caminetto rimanevano solo due o tre tizzi ancora accesi, che rischiaravano appunto i piedi della poltrona...
Io credetti rivedervi l’uomo, seduto!
Accesi un fiammifero, rapidamente. M’ero ingannato non vedevo più nulla.<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 142 —|}}</noinclude>{{Nop}}
Tuttavia mi alzai ed andai a nascondere quella maledetta poltrona, dietro il letto: poi rifeci l’oscurità e cercai di pigliar sonno.
Non erano passati nemmeno dieci minuti, quando, ad occhi chiusi, rividi, nettamente, tutta la scena della serata.... Riaprii gli occhi, riaccesi il lume, e sedetti in mezzo al letto. Credevo di diventar pazzo!
Ad un tratto sbucò, dietro le cortine, ''lui'', come uno spettro, il cappello in una mano, il bastone nell’altra. Mi salutò con un elegante cenno della mano e sparì.
Dio! Dio mio!... Che impressione terribile! Che palpito! Era ''lui''.
Ma chi ''lui''? Che vuoi? Lo ricordo e non lo ricordo.... Non so ancora se è un amico morto o un vivo.... Ho nella mente il suo nome e le labbra si rifiutano di pronunziarlo... Ricordo di lui fatti accaduti a me, sento che egli ha avuto una gran parte nella mia vita... e pure chi è?
È tremendo! È raccapricciante, tutto ciò?
Quando il giorno apparve, mi sentii guarito, sollevato. Chiusi gli occhi e sonnecchiai tranquillamente fino a mezzogiorno.
Era finito. Tutto finito. Avevo avuta la febbre, l’incubo, che so io. Ero stato ammalato, infine. Eppure riconoscendo ciò e persuadendomene, ritenni di essermi comportato assai bestialmente.
Fui allegrissimo durante il giorno. Desinai al ''restaurant'', andai a teatro, poi tardi, presi la via di casa. Ma ecco, a misura che mi avvicinavo al palazzo, sentivo invadermi da una strana inquietudine.
Avevo paura di rivederlo. Non già paura di lui, non paura della sua presenza alla quale non credevo punto. ma paura d’un novello turbamento delle mie idee e dei<noinclude><references/></noinclude>
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Tuttavia mi alzai ed andai a nascondere quella maledetta poltrona, dietro il letto: poi rifeci l’oscurità e cercai di pigliar sonno.
Non erano passati nemmeno dieci minuti, quando, ad occhi chiusi, rividi, nettamente, tutta la scena della serata.... Riaprii gli occhi, riaccesi il lume, e sedetti in mezzo al letto. Credevo di diventar pazzo!
Ad un tratto sbucò, dietro le cortine, ''lui'', come uno spettro, il cappello in una mano, il bastone nell’altra. Mi salutò con un elegante cenno della mano e sparì.
Dio! Dio mio!... Che impressione terribile! Che palpito! Era ''lui''.
Ma chi ''lui''? Che vuoi? Lo ricordo e non lo ricordo.... Non so ancora se è un amico morto o un vivo.... Ho nella mente il suo nome e le labbra si rifiutano di pronunziarlo... Ricordo di lui fatti accaduti a me, sento che egli ha avuto una gran parte nella mia vita... e pure chi è?
È tremendo! È raccapricciante, tutto ciò?
Quando il giorno apparve, mi sentii guarito, sollevato. Chiusi gli occhi e sonnecchiai tranquillamente fino a mezzogiorno.
Era finito. Tutto finito. Avevo avuta la febbre, l’incubo, che so io. Ero stato ammalato, infine. Eppure riconoscendo ciò e persuadendomene, ritenni di essermi comportato assai bestialmente.
Fui allegrissimo durante il giorno. Desinai al ''restaurant'', andai a teatro, poi tardi, presi la via di casa. Ma ecco, a misura che mi avvicinavo al palazzo, sentivo invadermi da una strana inquietudine.
Avevo paura di rivederlo. Non già paura di lui, non paura della sua presenza alla quale non credevo punto ma paura d’un novello turbamento delle mie idee e dei<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 143 —|}}</noinclude>miei occhi, d’una novella allucinazione... Paura dello spavento che mi avrebbe soggiogato!...
Per più d’un’ora rimasi in istrada, passeggiando.... Poi infine riconobbi di esser troppo imbecille, e rincasai. Aprii in fretta la porta, accesi la candela, entrai nella mia camera come un fulmine, e guardai verso il caminetto.. Ah!
Egli era là, seduto alla mia poltrona, e si riscaldava i piedi ai tizzi fumanti...
Caddi, privo di sensi.
Mi svegliai che il sole era già alto. Avevo dormito sul tappeto.
Mi sentii sollevato, perchè venuta la sera, come non uscii, mi misi a letto presto e dormii saporitamente. Nessuno venne; e durante la notte, aprendo gli occhi potei notare che la mia poltrona non era occupata....
Ebbene, da quel giorno io dormo male, amico mio... Io mi sveglio di soprassalto. Io la sento là, vicino a me, la triste visione! L’ombra degli angoli silenziosi mi atterrisce... le poltrone vuote pigliano ai miei occhi proporzioni allarmanti... Diventano montagne su cui sono elegantemente assisi strani ciclopi in guanti e ''rendigote'', elegantissimi...
Ho un bel ragionare... Ho un bel dire che ciò è puerile! Il certo è che non ho più il coraggio di restar solo io ''lo'' temo ancora.....
Io ''lo'' sento. Egli è dietro le porte nell’armadio, dietro i cortinaggi del letto, nel camerino di toletta, in tutti i cantucci oscuri... ''egli'' è l’anima di tutte le ombre della mia casa. Se apro la porta, se apro gli armadii, se abbasso la candela sotto il letto, se rischiaro gli angoli e le ombre, non vedo più nulla.. Ma allora ''sento'' che è dietro di me. Mi volto, sicuro, del resto,<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Candalua" />{{RigaIntestazione||— 144 —|}}</noinclude>di non vederlo, ma convinto che ''egli'' non mi lascia mai. Ecco perchè cerco una moglie, qualunque essa sia.
È stupido, ma è atroce tutto questo. Che vuoi? Io penso che se fossimo in due, in casa, egli più non verrebbe..... Viene perchè mi vede solo, e finirà con lo spingermi al suicidio.
Ed io non voglio morire, no!... Son troppo giovane ancora, per morire così!<noinclude><references/></noinclude>
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Lui (Maupassant)
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Porto il SAL a SAL 75%
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wikitext
text/x-wiki
{{Qualità|avz=75%|data=20 ottobre 2026}}{{Intestazione
| Nome e cognome dell'autore = Guy de Maupassant
| Nome e cognome del curatore =
| Titolo = Lui
| Anno di pubblicazione = 1883
| Lingua originale del testo = francese
| Nome e cognome del traduttore = Anonimo
| Anno di traduzione = 1894
| Progetto =
| Argomento = Racconti
| URL della versione cartacea a fronte = Indice:Maupassant - Dolore segreto, Napoli, Luigi D'Angelilli, 1894.djvu
}}
{{Raccolta|Dolore segreto (raccolta)}}
<pages index="Maupassant - Dolore segreto, Napoli, Luigi D'Angelilli, 1894.djvu" from="133" to="144" />
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Pic57
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Aggiunto template FI tramite il gadget CropTool
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Pic57" />{{RigaIntestazione|314|{{Sc|ars et labor}}|}}</noinclude>{{Colonna}}<poem>
Al suon delle nacchere
la folla volteggia
e s’agita e turbina
e tarantelleggia.
S’incontrano e s’urtano
quelle anche frementi:
la terra sorvolano
i piedi sapienti.
</poem>{{AltraColonna}}<poem>
Gli dicono tutti:
— “Non balli anche tu?„
— “Non ballo — risponde —,
non so ballar più.„
— “Io muoio d’amore;
oh! povero me!
Io amo — soggiunge —
la figlia del Re!„
</poem>{{FineColonna}}
{{FI
|file = Ars et Labor, 1908 vol. I (page 438 crop).jpg
|tsize = 100px
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|caption =
}}
{{Centrato|IV.}}
A questi paroloni una tempesta
di risa e grida levasi d’intorno.
Tutti gli fanno cerchio e gli fan festa:
nessuno a quell’amor non crede un corno.,
Ma squilla, ecco, una tromba, ed una testa
piumata appare — oh! memorando giorno
la testa dell’araldo, e tutto a un tratto
ciascun si volge attento e stupefatto.
— “ Fermi! „ — l’araldo proclamò con pieni
polmoni — (t Non è giorno di letizia!
Giorno di pianto è questo. I Saraceni
sono alle porte, e grande è la milizia.
Assetati di sangue, eppur sereni,
armati di furore e di malizia
preparansi all’assalto, e il Re vi chiede
chi salverà di noi la Santa Fede!,,
Un silenzio di morte al bando fiero
fu la risposta. Il banditor riprese:
— “ Premio il Re nostro al vincitor guerriero
darà la figlia sua bella e cortese.
Questo in suo nome annunzio: il cavaliero
si faccia avanti. „ — Tacque un poco e attese,
fin che un sol braccio si levò fra tanti,
e Pulcinella sol si fece avanti.
A tale audacia impreveduta e strana,
guardandolo per dritto e per traverso,
la folla sbalordita s’allontana,
e ognun senza fiatare trova il verso
d’andare a casa per la via più piana.
Ma Pulcinella il core non ha perso
e di adunare i suoi pulcinellini
risolve, per far testa ai Saracini.<noinclude><references/></noinclude>
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Opera:Lui?
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Candalua
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Opera}} == Edizioni == * {{Testo|Lui (Maupassant)}} * {{Testo|Lui?}}
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text/x-wiki
{{Opera}}
== Edizioni ==
* {{Testo|Lui (Maupassant)}}
* {{Testo|Lui?}}
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Candalua
1675
Candalua ha spostato la pagina [[Opera:Lui]] a [[Opera:Lui?]] senza lasciare redirect
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text/x-wiki
{{Opera}}
== Edizioni ==
* {{Testo|Lui (Maupassant)}}
* {{Testo|Lui?}}
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Pagina:Storia del Palazzo Vecchio 1889.djvu/166
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Cruccone
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Cruccone" />{{RigaIntestazione|156|PALAZZO VECCHIO|}}</noinclude><noinclude>{{Smaller block}}</noinclude>di sopra è detto, cedendo alla furia et alla condilione de’ tempi. Benchè in quella hora io ebbi opinione che egli si intendesse col fratello M. {{AutoreCitato|Francesco Guicciardini|Fran.<sup>o</sup> G. ''(Guicciardini)''}}, commissario di {{AutoreCitato|Papa Clemente VII|sua S.<sup>tà</sup>}} sopra le genti di quella, et non fussi fatto così ogni cosa a caso: pure poco poi mi parve il contrario.
La Signorìa si tornò alle camere, ma continovando la medesima furia et pazzia tra le camere fu ferito Federigo de’ Ricci uno de’ S.<sup>ri</sup> alquanto sulla testa: et se {{Wl|Q87269742|Giovanni Franceschi}} non si cansava, gli era da quel medesimo giovane fatto il medesimo. A me furono usate parole poco amichevoli da uno di quei giovani, che aveva più obbligo alla fortuna che alla natura. Il quale mentre che io pure attendevo a quietare i romori, e gli scandoli, poi che la S.<sup>ia</sup> era partita dalla audienza, mi disse: noi non vogliamo tanti consigli; ed io rispondendo, voi bene vedrete come la cosa andrà, et sviluppandomi il meglio che io possetti, me ne andai alla camera del G.<sup>re</sup>.
In camera, insieme col G.<sup>re</sup>, erano Niccolò Capponi, Matteo Strozzi, Francesco Serristori, Agostino Dini, Mainardo Cavalcanti, Francesco cioè Ceccotto Tosinghi, et alcuni altri che mi ricordo havere veduto quivi il giorno o almeno altrove in palagio. Et questi, in quello intervallo che io soprastetti nella audienza, havevano spacciato Bartolomeo Cavalcanti con commissione al duca di Urbino et agli altri capi con una brieve lettera dettata da {{Wl|Q1317800|Franc.<sup>o</sup> Vettori}}, come allhora da’ circostanti udì dire. La somma della lettera et della commissione era, che non dovessero pigliare nò maraviglia nè suspitione del caso seguito, perchè la città non era per alienarsi dalla lega di Sua S.<sup>tà</sup>, del Crist.<sup>mo</sup> et della S.<sup>ia</sup> di Venetia, ma non voleva più essere governata dalla casa de’ Medici; della quale cosa, non facendo questo alcuno pregiudicio alle lega, non si doveano i collegati punto alterare. Questo era stato fatto, ma mentre che io mi trovai quivi presente (che fu poco spatio), non vi si trattò o fece cosa alcuna di momento. Ma tutti quei cittadini si stavano taciti et sospesi, come quegli che meglio degli altri conoscevano in che travagli si trovavano.
Mentre che queste cose si facevano, Bart.<sup>o</sup> Valori, il quale nel principio del tumulto dal furore de’ giovani, non era stato voluto accettare in palagio, contro al volere de’ più maturi et prudenti, che meglio sapevano l’animo suo, se ne era ritornato a casa. Ove essendo stato alquanto sospeso, pensando a quello che dovesse fare, alla fine si risolvette a tornare a dare favore allo stato de’ Medici. Et essendosene andato a quello capitano che con la sua compagnia era alloggiato a Santa Croce, che credo fusse Ant.<sup>o</sup> Fantoni da Siena, lo ridusse alla ubbidienza et favore de’ Medici, perchè già haveva ricevuto il comandamento et il partito della S.<sup>ia</sup>, et promesso a quella l’ubbidienza. Il quale partito gli era stato portato non in iscritto, ma solo le sei fave nere in mano, da alcuni giovani, nel primo tumulto, o vero o non vero che si sia che tal partito o altri simili fussero fatti a quello capitano o agli altri, che erano restati in Firenze con le loro compagnie. Cosi mandò o andò in persona a sollevare gli altri, i quali insino allhora erano stati fermi, incerti di quello che si havessero a fare. Essendo pertanto seguitato da questi per la autorità che havea con loro, per ciò che era quello egli che li comandava, mandò a richiamare il Card. di Cortona et Ipolito, che udito il romore già se ne ritornavano. Et essendo tornati nella città col conte Pier Nofri, se ne vennero alla volta<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|70|{{Sc|trame de’ grigioni.}}|[Lib. VIII.]}}</noinclude>
{{Annotazione a lato|1620.}} mania era a soqquadro per quella che poi si chiamò guerra dei trent’anni. Quanto valga l’esempio nelle rivolte non fa mestieri ch’io ’l dica nè dovette essere allora inefficace a persuadere i Valtellinesi a procacciare con forte ai casi loro.
Il cavaliere Robustelli accozzò nella propria casa a Grossotto alcuni valtellinesi di maggior recapito e di spiriti più vivi: e da quel dicitore felice che egli era, discorse i danni ed i pericoli della patria e della religione. Qui gran disparere alcuni Valtellinesi. Chi esortava ancora a pazienza: come si tollerano le brine ed i rovesci del tempo, doversi tollerare la mala signoria: esservi altri legali mezzi a sperimentare: i subugli alla fine non far bene che ai tristi: essi, che fin qui potevano mostrare la ragione, non volevano girarsi al torto col soverchio avventurarsi: colle rivolte, esperimento pericoloso quanto la trasfusione del sangue, non si ottiene che cangiar padrone, forse di ribadire le catene, certo di perdere l’inestimabile tesoro della pace: i moti popolari, facili ad eccitarsi, difficili a mantenersi: a parole tutti esser buoni; ma al fatto sentesi che altro è immaginare, altro è soffrire, quando, raffreddo il primo bollore, si conosce di non aver altro che aperto un varco di pianto in pianto e d’un male in un peggio. Così dicevano quelli ai quali pare che la perseveranza conduca ben più innanzi che non l’impeto; e che disposti a non transiger mai colla prepotenza, confidano fiaccarla colla sofferenza attiva: persone che il secolo nostro condanna col titolo di moderati.
Ma uom deliberato non vuol consiglio: e i più, ai quali pareva lodevole il far libera la patria od utile il comandarla o santo il purgarlo dalla eresia, sordi ad ogni voce di moderazione
ai tristi: essi,
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che altro è immaginare, altro è soffrire, quando, raffreddo il primo bollore, si conosce di non aver altro che aperto un varco di pianto in pianto e d’un male sentesi
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un peggio. Cosi dicevano quelli ai quali pare che la perseveranza conduca ben più innanzi che non l’impeto; e che disposti a non transiger mai colla prepotenza, confidano in
fiaccarla colla sofferenza attiva
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{{Annotazione a lato|1620.}} mania era a soqquadro per quella che poi si chiamò guerra dei trent’anni. Quanto valga l’esempio nelle rivolte non fa mestieri ch’io ’l dica nè dovette essere allora inefficace a persuadere i Valtellinesi a procacciare con forte ai casi loro.
Il cavaliere Robustelli accozzò nella propria casa a Grossotto alcuni valtellinesi di maggior recapito e di spiriti più vivi: e da quel dicitore felice che egli era, discorse i danni ed i pericoli della patria e della religione. Qui gran disparere alcuni Valtellinesi. Chi esortava ancora a pazienza: come si tollerano le brine ed i rovesci del tempo, doversi tollerare la mala signoria: esservi altri legali mezzi a sperimentare: i subugli alla fine non far bene che ai tristi: essi, che fin qui potevano mostrare la ragione, non volevano girarsi al torto col soverchio avventurarsi: colle rivolte, esperimento pericoloso quanto la trasfusione del sangue, non si ottiene che cangiar padrone, forse di ribadire le catene, certo di perdere l’inestimabile tesoro della pace: i moti popolari, facili ad eccitarsi, difficili a mantenersi: a parole tutti esser buoni; ma al fatto sentesi che altro è immaginare, altro è soffrire, quando, raffreddo il primo bollore, si conosce di non aver altro che aperto un varco di pianto in pianto e d’un male in un peggio. Così dicevano quelli ai quali pare che la perseveranza conduca ben più innanzi che non l’impeto; e che disposti a non transiger mai colla prepotenza, confidano fiaccarla colla sofferenza attiva: persone che il secolo nostro condanna col titolo di moderati.
Ma uom deliberato non vuol consiglio: e i più, ai quali pareva lodevole il far libera la patria od utile il comandarla o santo il purgarlo dalla eresia, sordi ad ogni voce di moderazione, per bocca del Robustelli esclamavano, essersi sofferto abbastanza: «dallo star pazientando qual buona mercede ce ne venne? I timidi consigli ci fecero disprezzati, i gagliardi ci faranno rispettati. Chi non comincia non finisce. Dai padi nostri ne fu lasciata una patria da amare, un patrimonio da difendere, da conservare le leggi da loro promulgate. E la patria ed i beni e le leggi che più monta, la religione ci hanno tolto o contaminato codesti<noinclude></noinclude>
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Il cavaliere Robustelli accozzò nella propria casa a Grossotto alcuni valtellinesi di maggior recapito e di spiriti più vivi: e da quel dicitore felice che egli era, discorse i danni ed i pericoli della patria e della religione. Qui gran disparere alcuni Valtellinesi. Chi esortava ancora a pazienza: come si tollerano le brine ed i rovesci del tempo, doversi tollerare la mala signoria: esservi altri legali mezzi a sperimentare: i subugli alla fine non far bene che ai tristi: essi, che fin qui potevano mostrare la ragione, non volevano girarsi al torto col soverchio avventurarsi: colle rivolte, esperimento pericoloso quanto la trasfusione del sangue, non si ottiene che cangiar padrone, forse di ribadire le catene, certo di perdere l’inestimabile tesoro della pace: i moti popolari, facili ad eccitarsi, difficili a mantenersi: a parole tutti esser buoni; ma al fatto sentesi che altro è immaginare, altro è soffrire, quando, raffreddo il primo bollore, si conosce di non aver altro che aperto un varco di pianto in pianto e d’un male in un peggio. Così dicevano quelli ai quali pare che la perseveranza conduca ben più innanzi che non l’impeto; e che disposti a non transiger mai colla prepotenza, confidano fiaccarla colla sofferenza attiva: persone che il secolo nostro condanna col titolo di moderati.
Ma uom deliberato non vuol consiglio: e i più, ai quali pareva lodevole il far libera la patria od utile il comandarla o santo il purgarlo dalla eresia, sordi ad ogni voce di moderazione, per bocca del Robustelli esclamavano, essersi sofferto abbastanza: «dallo star pazientando qual buona mercede ce ne venne? I timidi consigli ci fecero disprezzati, i gagliardi ci faranno rispettati. Chi non comincia non finisce. Dai padi nostri ne fu lasciata una patria da amare, un patrimonio da difendere, da conservare le leggi da loro promulgate. E la patria ed i beni e le leggi che più monta, la religione ci hanno tolto o contaminato codesti<noinclude></noinclude>
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Il cavaliere Robustelli accozzò nella propria casa a Grossotto alcuni valtellinesi di maggior recapito e di spiriti più vivi: e da quel dicitore felice che egli era, discorse i danni ed i pericoli della patria e della religione. Qui gran disparere alcuni Valtellinesi. Chi esortava ancora a pazienza: come si tollerano le brine ed i rovesci del tempo, doversi tollerare la mala signoria: esservi altri legali mezzi a sperimentare: i subugli alla fine non far bene che ai tristi: essi, che fin qui potevano mostrare la ragione, non volevano girarsi al torto col soverchio avventurarsi: colle rivolte, esperimento pericoloso quanto la trasfusione del sangue, non si ottiene che cangiar padrone, forse di ribadire le catene, certo di perdere l’inestimabile tesoro della pace: i moti popolari, facili ad eccitarsi, difficili a mantenersi: a parole tutti esser buoni; ma al fatto sentesi che altro è immaginare, altro è soffrire, quando, raffreddo il primo bollore, si conosce di non aver altro che aperto un varco di pianto in pianto e d’un male in un peggio. Così dicevano quelli ai quali pare che la perseveranza conduca ben più innanzi che non l’impeto; e che disposti a non transiger mai colla prepotenza, confidano fiaccarla colla sofferenza attiva: persone che il secolo nostro condanna col titolo di moderati.
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Autore:Lazzaro Cattaneo
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Giaccai
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Autore:Niccolò Longobardi
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Spinoziano (BEIC)
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{{Autore
| Nome = Niccolò
| Cognome = Longobardi
| Attività = gesuita
| Nazionalità = italiano
| Professione e nazionalità =
}}
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Categoria:Pagine in cui è citato Niccolò Longobardi
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Spinoziano (BEIC)
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{{Vedi anche autore|Niccolò Longobardi}}
[[Categoria:Pagine per autore citato|Longobardi, Niccolò]]
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Categoria:Testi in cui è citato Niccolò Longobardi
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Spinoziano (BEIC)
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[[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: {{Vedi anche autore|Niccolò Longobardi}} [[Categoria:Testi per autore citato|Longobardi, Niccolò]]
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{{Vedi anche autore|Niccolò Longobardi}}
[[Categoria:Testi per autore citato|Longobardi, Niccolò]]
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{Ct|t=3|LEGGE 23 dicembre 1992, n. 499.}}
'''Ricostituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, di cui alla legge 17 maggio 1988, n. 172, e successive modificazioni.'''
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato:
{{Ct|IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA}}
{{{{Sc|Promulga}}}}
la seguente legge:
Art. 1.
1. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi eÁ ricostituita con i poteri e le finalitaÁ giaÁ previste dalla legge 17 maggio 1988,
n. 172, e successive modificazioni.
Art. 2.
1 (*). La Commissione deve ultimare i suoi lavori entro tre anni dalla
data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 3.
1. La Commissione costituita ai sensi della presente legge acquisiraÁ
tutta la documentazione prodotta o raccolta dalla precedente Commissione
d’inchiesta.
{{rule|4em|l=2em}}
(*) Il termine previsto dall’articolo 2 eÁ stato prorogato al 31 dicembre 1996, dall’articolo 1 della legge 19 dicembre 1995, n. 538, quindi al 31 ottobre 1997 dall’articolo 1 della legge 20 dicembre 1996, n. 646 e successivamente ulteriormente prorogato fino
alla conclusione della XIII legislatura all’articolo 1 della legge 25 luglio 1997, n. 243.<noinclude><references/></noinclude>
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'''Ricostituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, di cui alla legge 17 maggio 1988, n. 172, e successive modificazioni.'''
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato:
{{Ct|IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA}}
{{{{Sc|Promulga}}}}
la seguente legge:
Art. 1.
1. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi eÁ ricostituita con i poteri e le finalitaÁ giaÁ previste dalla legge 17 maggio 1988,
n. 172, e successive modificazioni.
Art. 2.
1 (*). La Commissione deve ultimare i suoi lavori entro tre anni dalla
data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 3.
1. La Commissione costituita ai sensi della presente legge acquisiraÁ
tutta la documentazione prodotta o raccolta dalla precedente Commissione
d’inchiesta.
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(*) Il termine previsto dall’articolo 2 eÁ stato prorogato al 31 dicembre 1996, dall’articolo 1 della legge 19 dicembre 1995, n. 538, quindi al 31 ottobre 1997 dall’articolo 1 della legge 20 dicembre 1996, n. 646 e successivamente ulteriormente prorogato fino
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— XIX —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
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'''Ricostituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, di cui alla legge 17 maggio 1988, n. 172, e successive modificazioni.'''
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato:
{{Ct|IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA}}
{{{{Sc|Promulga}}}}
la seguente legge:
Art. 1.
1. La Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi è ricostituita con i poteri e le finalità già previste dalla legge 17 maggio 1988, n. 172, e successive modificazioni.
Art. 2.
1 (*). La Commissione deve ultimare i suoi lavori entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 3.
1. La Commissione costituita ai sensi della presente legge acquisirà tutta la documentazione prodotta o raccolta dalla precedente Commissione d’inchiesta.
{{rule|4em|l=2em}}<noinclude><references/>
(*) Il termine previsto dall’articolo 2 è stato prorogato al 31 dicembre 1996, dall’articolo 1 della legge 19 dicembre 1995, n. 538, quindi al 31 ottobre 1997 dall’articolo 1 della legge 20 dicembre 1996, n. 646 e successivamente ulteriormente prorogato fino
alla conclusione della XIII legislatura all’articolo 1 della legge 25 luglio 1997, n. 243.</noinclude>
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>{{Ct\Art. 4.}}
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella ''Gazzetta Ufficiale'' della Repubblica italiana.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto
obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Data a Roma, addõÁ 23 dicembre 1992.
SCALFARO
{{Sc|Amato}}, ''Presidente del Consiglio dei Ministri''
Visto, il Guardasigilli: {{Sc|Martelli}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Commissione stragi Elaborati.pdf/21
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text/x-wiki
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{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>
{{Ct|t=10|LEGGE 17 MAGGIO 1988, N. 172}}<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Commissione stragi Elaborati.pdf/22
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="0" user="Giaccai" /></noinclude>Senato della Repubblica
± XXII ±
Camera dei deputati
XIII LEGISLATURA ± DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI - DOCUMENTI<noinclude><references/></noinclude>
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text/x-wiki
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text/x-wiki
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— XXIII —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>LEGGE 17 maggio 1988, n. 172, modificata con legge 31 gennaio 1990, n. 12, con legge 28 giugno 1991, n. 215, e con legge 13 dicembre 1991, n. 397.
'''Istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi.'''
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
{{Ct|IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA}}
Promulga
la seguente legge:
{{Ct|Art. 1.}}
1 (*). EÁ istituita, a norma dell’articolo 82 della Costituzione, una commissione d’inchiesta per accertare:
a) i risultati conseguiti e lo stato attuale nella lotta al terrorismo in Italia;
b) le ragioni che hanno impedito l’individuazione dei responsabili delle stragi e dei fatti connessi a fenomeni eversivi verificatisi in Italia;
c) i nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite
dalla commissione parlamentare di inchiesta sulla strage di via Fani e l’assassinio di Aldo Moro istituita con legge 23 novembre 1979, n. 597;
d) le attività connesse a fatti di strage o a fenomeni eversivi dell’ordinamento costituzionale e le relative responsabilitaÁ riconducibili ad
apparati, strutture ed organizzazioni comunque denominati o a persone ad essi appartenenti o appartenute.
{{rule|4em|l=2em}}<noinclude><references/>
(*) Comma modificato dalla legge 28 giugno 1991, n. 215, che ha soppresso, alla lettera b), in fine, le parole «a partire dal 1969» e ha aggiunto l’intera lettera d).</noinclude>
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Giaccai
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="3" user="Giaccai" />{{x-smaller|{{RigaIntestazione|''Senato della Repubblica''|— XXIII —|''Camera dei deputati''|riga=si}}
{{Rule}}{{c|{{Sc|xiii legislatura - disegni di legge e relazioni - documenti}}}}{{Rule}}}}</noinclude>LEGGE 17 maggio 1988, n. 172, modificata con legge 31 gennaio 1990, n. 12, con legge 28 giugno 1991, n. 215, e con legge 13 dicembre 1991, n. 397.
'''Istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi.'''
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
{{Ct|IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA}}
Promulga
la seguente legge:
{{Ct|Art. 1.}}
1 (*). É istituita, a norma dell’articolo 82 della Costituzione, una commissione d’inchiesta per accertare:
a) i risultati conseguiti e lo stato attuale nella lotta al terrorismo in Italia;
b) le ragioni che hanno impedito l’individuazione dei responsabili delle stragi e dei fatti connessi a fenomeni eversivi verificatisi in Italia;
c) i nuovi elementi che possono integrare le conoscenze acquisite dalla commissione parlamentare di inchiesta sulla strage di via Fani e l’assassinio di Aldo Moro istituita con legge 23 novembre 1979, n. 597;
d) le attività connesse a fatti di strage o a fenomeni eversivi dell’ordinamento costituzionale e le relative responsabilità riconducibili ad
apparati, strutture ed organizzazioni comunque denominati o a persone ad essi appartenenti o appartenute.
{{rule|4em|l=2em}}<noinclude><references/>
(*) Comma modificato dalla legge 28 giugno 1991, n. 215, che ha soppresso, alla lettera b), in fine, le parole «a partire dal 1969» e ha aggiunto l’intera lettera d).</noinclude>
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/381
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text/x-wiki
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/379
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text/x-wiki
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Pagina:Vincenzo Gioberti - Introduzione allo studio della filosofia, Vol. 1, 1844.pdf/378
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text/x-wiki
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Pagina:Storia della citta e della diocesi di Como (IA storiadellacitta02cant).pdf/81
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: Chetare» stranieri.» speranze in Dio? QuesP è lodevole *m. le quando cresca stimolo Cento mila colla guerra. non quando alle forze, Una misera pace ben» a cessar dalle opere.» 71 CONGIURA de’ valtellinesi. Lib. Vili. si sia pretesto mula anche ne abitano dalle Cattolici, quanti» fonti del Liro a quelle dell’Adda, elevano» cento milioni di Cattolici in un voto solo: Europa aspettano da tutta ci preparano applausi e socco...
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|congiura de’ grigioni.}}|71}}</noinclude>Chetare» stranieri.» speranze in Dio? QuesP è lodevole *m.
le quando cresca stimolo Cento mila colla guerra. non quando
alle forze, Una misera pace ben» a cessar dalle opere.» 71
CONGIURA de’ valtellinesi. Lib. Vili. si sia pretesto mula anche ne abitano dalle Cattolici, quanti» fonti del Liro a quelle dell’Adda, elevano» cento milioni di Cattolici in
un voto solo: Europa aspettano da tutta ci preparano applausi e soccorsi. Noi dunvolere; noi sdegno generoso; noi magnanime concorde» que» speranze; noi armi giuste perchè necessarie, formidabili» noi esempio, e» perchè impugnate per Spagna» ci benedice; ci la patria e per gli altari.
appoggia; la Il papa discordia de’ Grigioni Se P occasione fugga, chi più la raggiungerà?» Chi non vuole quando può, non può quando vuole. Torna» meglio morire una volta, che tremar sempre la morte. Ca» dremo colle armi alla mano? il mondo ci compassionerà,» ci favorisce.»
ammirerà come martiri, come eroi. Sopravviveremo ben condotta impresa? quanto sarà dolce nei tardi nostri anni dire ai figli ed a chi nascerà da loro: Noi» pugnammo»
tolici voi siete,» ci» alia 33 — per la patria e per la fede; se liberi, se cal è merito nostro!» Applausi non mancano mai a chi parla che alla ragione; e alle passioni più non tardarono ad entrar tutti nel parere più violento: facevasi grande appoaaio sulle armi e sui neggi dei Pianta: speravasi dai Cantoni cattolici: lione (diceva capitano Guicciardi) il nare e non compiere P impresa. gioni
(soggiungeva mostrare Ma come la forza di il al indipendenti. della — «Tolgo sopra me di valente giureconsulto Francesco Schenardi) diritto d’esser liberi
ed» operare: il gran fatto? Levarsi in arme, pro intimare
di convertirsi alla le Ma— «No, no (gridava Grigioni di partirsi, ai fede Rezia per abbattere proprj monti, respingere garli. sostenerle.» mondo che abbiamo ponevano alcuni strali chiama il macchimancheranno ra si — «Non
(esclamava Anton Maria Paravicini diplomatico) se non mancherà di» ma — «Ribel la; dar mano ai no agli ispanizzanti parte ereticale, e chiusi nei armi che venissero per soggiodottor Vincenzo Venosta), non il» è più tempo di mezzi consigli; le ingiurie contro i prin<noinclude><references/></noinclude>
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Utoutouto
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|congiura de’ grigioni.}}|71}}</noinclude>stranieri. Chetare le speranze in Dio? Quest’è lodevole 1620
quando cresca stimolo alle forze, non quando sia pretesto a cessar dalle opere. Una misera pace ben si muta anche colla guerra. non quando Cento mila Cattolici, quanti ne abitano dalle fonti del Liro a quelle dell’Adda, elevano un voto solo: cento milioni di Cattolici in tutta Europa aspettano da noi esempio, e ci preparano applausi e soccorsi. Noi dunque concorde volere; noi sdegno generoso; noi magnanime speranze; noi armi giuste perchè necessarie, formidabili perchè impugnate per la patria e per gli altari. Il papa ci benedice; Spagna ci appoggia; la discordia de’ Grigioni ci favorisce. Se l’occasione fugga, chi più la raggiungerà? Chi non vuole quando può, non può quando vuole. Torna meglio morire una volta, che tremar sempre la morte. Cadremo colle armi alla mano? il mondo ci compassionerà, ci ammirerà come martiri, come eroi. Sopravviveremo alla ben condotta impresa? quanto sarà dolce nei tardi nostri anni dire ai figli ed a chi nascerà da loro: — Noi» pugnammo per la patria e per la fede; se liberi, se cattolici voi siete è merito nostro!»
Applausi non mancano mai a chi parla alle passioni più che alla ragione; e non tardarono ad entrar tutti nel parere più violento: facevasi grande appoggio sulle armi e sui maneggi dei Pianta: speravasi dai Cantoni cattolici: — «Ribellione (diceva capitano Guicciardi) il chiama il macchinare e non compiere l’impresa.» — «Non mancheranno ragioni (esclamava Anton Naria Paravicini diplomatico) se non mancherà la forza di sostenerle.» — «Tolgo sopra di me (soggiungeva il valente
impresa. gioni
(soggiungeva mostrare Ma come la forza di il al indipendenti. della — «Tolgo sopra me di valente giureconsulto Francesco Schenardi) diritto d’esser liberi
ed» operare: il gran fatto? Levarsi in arme, pro intimare
di convertirsi alla le Ma— «No, no (gridava Grigioni di partirsi, ai fede Rezia per abbattere proprj monti, respingere garli. sostenerle.» mondo che abbiamo ponevano alcuni strali chiama il macchimancheranno ra si — «Non
(esclamava Anton Maria Paravicini diplomatico) se non mancherà di» ma — «Ribel la; dar mano ai no agli ispanizzanti parte ereticale, e chiusi nei armi che venissero per soggiodottor Vincenzo Venosta), non il» è più tempo di mezzi consigli; le ingiurie contro i prin<noinclude><references/></noinclude>
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Utoutouto
16823
/* Problematica */
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text/x-wiki
<noinclude><pagequality level="2" user="Utoutouto" />{{RigaIntestazione|[Lib. VIII.]|{{Sc|congiura de’ grigioni.}}|71}}</noinclude>stranieri. Chetare le speranze in Dio? Quest’è lodevole {{Annotazione a lato|1620.}}
quando cresca stimolo alle forze, non quando sia pretesto a cessar dalle opere. Una misera pace ben si muta anche colla guerra. non quando Cento mila Cattolici, quanti ne abitano dalle fonti del Liro a quelle dell’Adda, elevano un voto solo: cento milioni di Cattolici in tutta Europa aspettano da noi esempio, e ci preparano applausi e soccorsi. Noi dunque concorde volere; noi sdegno generoso; noi magnanime speranze; noi armi giuste perchè necessarie, formidabili perchè impugnate per la patria e per gli altari. Il papa ci benedice; Spagna ci appoggia; la discordia de’ Grigioni ci favorisce. Se l’occasione fugga, chi più la raggiungerà? Chi non vuole quando può, non può quando vuole. Torna meglio morire una volta, che tremar sempre la morte. Cadremo colle armi alla mano? il mondo ci compassionerà, ci ammirerà come martiri, come eroi. Sopravviveremo alla ben condotta impresa? quanto sarà dolce nei tardi nostri anni dire ai figli ed a chi nascerà da loro: — Noi» pugnammo per la patria e per la fede; se liberi, se cattolici voi siete è merito nostro!»
Applausi non mancano mai a chi parla alle passioni più che alla ragione; e non tardarono ad entrar tutti nel parere più violento: facevasi grande appoggio sulle armi e sui maneggi dei Pianta: speravasi dai Cantoni cattolici: — «Ribellione (diceva capitano Guicciardi) il chiama il macchinare e non compiere l’impresa.» — «Non mancheranno ragioni (esclamava Anton Naria Paravicini diplomatico) se non mancherà la forza di sostenerle.» — «Tolgo sopra di me (soggiungeva il valente
giureconsulto Francesco Schenardi) di mostrare al mondo che abbiamo diritto d’esser liberi ed indipendenti.»
Ma come operare: il gran fatto? Levarsi in arme, proponevano alcuni: intimare a Grigioni di partirsi, ai nostrali di convertirsi alla fede; dar mano agli ispanizzanti della Rezia per abbattere la parte ereticale, e chiusi nei proprj
monti, respingere le armi che venissero per soggiogarli. Ma — «No, no (gridava il dottor Vincenzo Venosta,) non» è più tempo di mezzi consigli; le ingiurie contro i prin-<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>72
CONGIURA DE* VÀLTELLINESI.
non» cipi» contro
i
cominciano per fermarsi a mezzo chi trae
padroni la spada, getti il fodero, nè ponga spesi:» ranza che nel proprio valore.» scorrere di diritto e»
quando
[Lib. Vili.}
si
non
Or che clemenza? che
tratta di salvare la patria e la religione?» sono costoro che uccisero Biagio Piatti ed» prete Nicolò? che chiesero a morte» congiurarono per iscannarci» xr’essi
il
di
diritto, di pietoso o di crudele,
il
Non
santo arci
migliori di noi? che
i
inermi? Volti Iddio so
tutti
scannino fino ad uno quanti
demonio vivono in mezzo all’ovile di
loro consiglio, e» eretici dannati al
si» Cristo. Se noi gli uccidiamo, se ne parlerà alcun tempo,
memoria» indi scaderà fin la» tinueranno a darsi attorno,» vendetta. Gusti» gello
al
lasciamo, concercando a noi nemici, a sè
loro:
se vivi
li
popolo la voluttà del sangue, e sia sugvoto di eterna nimistà con questi esecrati pail» droni.»
Quel caldo parlare vinse
i
ritrosi pareri, e fe precipi
onde accesi
tare la bilancia de’ consigli esagerati;
gran volontà di un passo terminativo, serrandosi
tutti in
le
mani
con quella potenza che è data dall’accordo delle volontà,
giurarono ridurre le vendette ad un colpo, e fare a pezzi
quanti eretici natii o stranieri vivessero nella valle.
punto frammettere,
venne spedito
Guicciardi di Ponte per amicare
il
il
E
senza
capitanò Giovanni
cardinale Federico Bor
duca di Feria e gli altri magnati del governo mied avutone anzi
lanese. Nel che riuscito a poca fatica
3000 doppie, 1 assoldò esuli e gente d’ogni sorta pel primo
romeo,
il,
sforzo di liberare la patria.
Non
crederete che fra tanti complici, questi trattati pas
sassero nascosi ai Grigioni:
ma
dagli interni tumulti occu
rimessamente provedevano, mentre i Valtellinesi per
questo appunto acceleravano. E già avevano composto che
il 19 luglio, mentre gli Evangelici erano assembrati alla predica festiva, si dovesse assalirli e trucidarli; nel punto stesso
pati,
truppe milanesi entrerebbero nella valle
rolo;
1
il;
i
Pianta dal Ti
Giojero, già podestà di Morbegno, dalla Mesolcina
De Burgo;
pag. 9: cioè da 30,000 franchi:
il
doppio in valore d’oggi.<noinclude><references/></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>CONGIURA de' valtellinesi.
[Lib. Vili.]
73
piomberebbero sopra la Rezia tutti que' concerti in somma,
che al tavolino pajono immancabili, e all'atto svaniscono,
lasciando in faccia alla nuda realtà chi vi credette. Disajutò
gravemente quest'ordine esso Giojero, che ai 13 di quel
mese valicò il San Bernardino, e sceso in vai di Reno, difilò
sovra Coirà, presumendo con un colpo avventato dare buon
;
<62o.
cominciamento all'impresa: ma dai Grigioni respinto, sperperata quella sua marmaglia, fu mandato in fumo il tentativo.
Nè però
come
congiurati fecero
i
sbigottiti e vinti al
primo colpo fallito: anzi tenevano in pronto armi, munizioni e
bravi per un terribile domani. Ma di rado van piane queste
pratiche. Il capitano Giammaria Paravicini di Ardenno,
cancelliere della valle ed uno dei più vivi in tale ordita,
dando nome di dover accudire a certi suoi poderi in Vacallo, terra ne' baliaggi svizzeri, erasi messo colà per far
colta di gente, con cui doveva, appena cominciala la strage,
mozzare le strade del Chiavennasco perchè di là non venissero Grigioni in soccorso. Ora non so qual urgentissimo negozio lo chiamò a Milano, donde fece inteso a Giovanni
Guicciardi
come per
ciò fosse mestieri dare al fatto Y indu-
gio di otto giorni, finché spedito
egli
si
fosse dagli
affari
per cui partiva. Quanto se ne turbasse il Guicciardi lascio
a voi pensarlo, ben sapendo di qual momento sia un'ora,
un popolo come
un malato. Spedì dunque pel Robustelli, che da Grossolto a Tirano in diligenza
venuto, nella tinaja del podestà Francesco Venosta unitisi
molto alle strette, consultaronsi su qual partilo fosse a pigliare al caso. Per evidenti segni appariva il loro consiglio
essere trapelato ai Grigioni o per ispioni, genia non mai
scarsa, o per qualche parola mal avvisala, o per que' piccoli segni che si notano quando si ha niente indizio d' una
sola nelle crisi d'
d'
si erano recati in miavevano raddomandate dai Valtellinesi le
rifrule pubbliche fortificazioni ed armerie
pratica: onde, vigili in loro terrore,
glior
guardia
,
chiavi di tutte
:
avevano posto su ciascun
campanile chi, ad ogni primo rumore, toccasse a stormo:
tenuti
proibito T uscir dalla valle e fin lo spedire lellere
slavano con rigore alcune case
:
:
*8
li-<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>74
•
CONGIURA de' valtellinesi.
ben
cT
occhio
caporioni
i
ronzassero alle frontiere.
un
E
una
appunto
tela di cagnotti
che
in queste guardie cascò
corriere, spacciato a posta con lettere dal Robustelli ai
Paravicini. Ciò sapevano
il
disposta
:
[Lib. Vili.]
i
congiurati, ignorando però
come
corriere fosse stato destro abbastanza, da gettare nel-
l'Adda
i
dispacci che avrebbero messa in luce la trama.
In cosi terribile intradue che fare? Fuggire, proponeva
il
Guicciafdi, mentre se n' avea tempo, e serbarsi a mi-
gliore
Ma
opportunità.
due: essersi ornai
là
dove, se andasse
giocala ogni speranza
de' loro complici
corda: e se
anche
i
,
dissentivano fermamente
già stava in
:
che
al
tormenti
gli
al contrario,
altri
gli
avevano
un
forza dei padroni
domani doveva esaminarsi
alia
strappassero la verità? Poi se
riuscisse a loro di fuggire,
che ne sarebbe de'
tanti,
che per confidenza avevano preso parte con loro? che della
patria, abbandonata ad un irritato padrone? Già sono in
punto d'armi molti
satelliti: già
mitolo di 40 uomini,
i
quali,
mero, basteranno poco o
i
momenti che
il
il
Paravicini
dato che
assai a coprire
vile usa a fuggire,
vincere: tolgasi dunque ogni indugio
il
mandò un
siano scarsi di
il
go-
nu-
terziere inferiore:
prode
al fatto,
gii
adopra
al
usando quel-
Y audacia che padroneggia
Neppur tanto bisognava perchè anche 1' altro scendesse
nel loro parere onde navigando per perduti, vinse il partito di dar corpo al feroce disegno, andassene quel che volesse. Le terre superiori non erano da verun acattolico abitate, nè i Bormiesi avevano di che lagnarsi dei Grigions.
Doveva dunque la strage cominciarsi a Tirano, ove aggregli eventi.
:
1
gati
i
manigoldi in casa del Venosta, coir avidità del fana-
tismo già pareva loro mill'anni d'essere
al
sangue.
Appena oscurossi quella notte, trista per cielo perverso,
più trista pei disegni che vi dovevano maturare, sono fuori,
altri
a guardare le vie perchè non esca fama del fatto, altri
1
Così attestava il loro oratore compar Giasone Fogliano in un petitorio al Ferrer, consigliere segreto di Filippo IV. Ivi dice che il contado di
Bormio non pagava a' Grigi oni che 20 renesi , 20 bazzi e lire 400 di Milano
ogn'anno. Una relazione del Boterò, parte III, lib. I, Venezia, 1618, dice
nella giurisdizione di Bormio, che fa 10
000 anime, non vi essere tre case
;
infette d' eresia.<noinclude></noinclude>
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<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>IL MACELLO.
[Lib. Vili.]
75
a serragliare la strada di Poschiavo,
altri
a collocarsi oppor-
un sogno pieno di fantasmi e di paure, quale
scorre fra il concepire d' una terribile impresa ed il compirla, stettero aspettando Torà, pregna di tanto dubbio avtuni: poi in
venire, con quel gelo di cuore, con queir indicibile sospen-
sione d' animo, che non conosce se non chi la provò. Là sul
biancheggiare dell'alba, quattro archibugiate danno il segno
convenuto:
campane suonano
le
sonno
di paura, balzano dal
l'uscire ascoltano gridare
addosso
Riformati,
ai
i
a popolo:
compunti
ammazza ammazza,
sentono
tutti
perchè
il
il
cuore
ma come
quieti abitanti:
al-
e edono darsi
di
queir accor-
ruomo. Ogni cosa è un gridare, un fuggire, un dar di piglio
all'armi, chi per difesa, chi per offesa, e piombare sovra i
nemici, e difendentisi invano, gridanti a Dio mercè della
anima, tra le braccia delle care donne che ponebambini a piè de' sicarj per ammansarli, e tra i sin-
vila e dell'
vano
i
gulti degli innocenti figliuoli, nelle case,
trucidarli. Il cancelliere
tetti
mato, fuggi ignudo su per
ma
additato da
li
per
le strade, sui
Lazzaroni, valtellinese rifor-
tetti,
e s'occultò in luogo schifo:
una donna, fu finito, e con lui un cognalo
gli aveva dato mano al camparsi. Il pre-
suo cattolico, che
tore Giovanni di Capaul
sollevati, e
rendette alla misericordia dei
si
sollevati l'uccisero: trascinarono nell'Adda
i
il
Andrea Cattaneo
non valse il farsi scudo del petto di una sposa, che pur
era cugina del Robustoni e del Venosta: non al Salis vica-
pretore di Teglio
:
cancelliere Giovan
al
rio della valle ed al cancelliere suo
il
fuggire a franchigia
abbonente
nella casa del capitano
Omodci,
da quelle estremità:
ministro Basso fu tronca la lesta, e
al
leale cattolico
posta, fra barbari dileggi, sul pulpito da cui soleva piedicare.
Ben
cui tre
sessanta vennero in diversa foggia scannati
donne
;
e le altre ed
ciassero la cattolica fede.
Il
al
paese;
di religione.
falò,
diceva
un trenta persone,
egli,
per
poi mise
la ricuperata libertà
1
Che premeva a costoro? che difendevano
1
fra
Robustelli, entrato a Brusio in
vai di Poschiavo, schioppettò
fuoco
:
fanciulli perdonali se abbrac-
i
Lavizzari
j
pog. 159.
essi?
La
reli-<noinclude></noinclude>
75bhsbqhrtszg7chzr3p8fkjew81uxf
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/* Pagine SAL 25% */ [[Aiuto:Oggetto automatico|←]] Creata nuova pagina: SUPPLICA de’ valtellinesi. [Lib. Vili.] giogo che, la Dio grazia, scotemmo, an» perchè tornarci» zichè formare di noi al 91 fedeli vassalli, che benedicano in» eterno alla vostra bontà? Prostrati in umilissimo aspetto, ginocchia a terra, con tutte» colle sangue del Figliuolo» pei viscere del cuore e le di Dio, noi vi esortiamo ne iradas» besliis animas confilenlium Deo. Trovi la M. V. come com» porre la pu...
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<noinclude><pagequality level="1" user="Utoutouto" /></noinclude>SUPPLICA de’ valtellinesi.
[Lib. Vili.]
giogo che, la Dio grazia, scotemmo, an»
perchè tornarci»
zichè formare di noi
al
91
fedeli
vassalli,
che benedicano in» eterno alla vostra bontà? Prostrati in umilissimo aspetto,
ginocchia a terra, con tutte» colle
sangue del Figliuolo» pei
viscere del cuore e
le
di Dio, noi vi
esortiamo ne iradas» besliis animas confilenlium Deo. Trovi la M. V. come com» porre la pubblica tranquillità: ma deh non ci tradiscano» le mani, in cui a confidenza ci siamo noi posti. Mantenga» questa porta d’Italia senza
non che»» ai
a’
mondo
macchia nè ruga
suoi ventidue regni, che
tutto faccia manifesto,»
si intitola,»
romana
il
difensore principalissimo della sanla, cattolica,
Queste ragioni, esposte cogli ingredienti
si
fanno
odierni, giravano colle stampe; e
1
Grigioni di rispondervi,
presso
il
ma
che è propriamente quale
religione.»
cogli ingredienti d’adesso
i
di eresia, e
Cielo conservi,
re di
Spagna;
i
d’allora,
proclami e
gl’come
indirizzi
quantunque non lasciassero
pure furono di qualche momento
e forse egli aveva acceduto a quei
trattato soltanto per gettare polvere negli occhi, e studiava
come snodarsene;
del
tanto più dopo che gli fu, a prove di
consigli e di valore, mostrata la fermezza de’ Valtellinesi.
la fortuna
in
mandò tempo
Lucerna
al
suo disegno:
E
perocché, adunatasi
la dieta svizzera cattolica, vi si
presentarono
i
Grigioni dando Tatto del perdono generale alla Valtellina, e
Tommasini
inviato di
chiedendo
la restituzione di questa. 11
Spagna, o
vi fossero di fatto o volesse vederli, nolo dei ca
villi in
quell’amnistia; e
gli
Svizzeri, forse abbagliati dai
dobloni di Spagna, ricusarono interporsi mallevadori, e cosi
l’accordo andò sturbato.
Allora di nuovo sulle armi
chi
li
fatto
i
Grigioni:
e sicuri d’avere
lembo del Bergamasco e del Bresciano,
massa, irrompono nel Bormiese con 12,000 soldati, sacsecondava
al
cheggiano, mandano a hi di spada e di vergogna, colla cruaux calomnies et raisons desquelles
naturels sujels des Grisons, paliient et
et
di snuisenl leurs exévrables forfaits, voulant par une enlreprise imprudente
abominable persuader ance rois et potentats de prendre les armes pour leur dè1
Vedi Véritable
leu resbelles
fence
et
et solide
responce
de la Valtelline, vrais
protection.
et<noinclude><references/></noinclude>
ovo5heh152lnqwhno0bhfh84t0vbzsk
Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.2.djvu/24
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|||259}}</noinclude>protettore e di un padre. Invigilerò su di lei nel pericolo, la illuminerò sopra i falli e gli errori di questo mondo, mi porrò come un argine fra lei e la persecuzione, e la garantirò dal furore di Dargeles. In somma, sarà mia allieva, mia protetta, mia figlia sino al giorno che compiuto il mio nobile incarico io possa metterla contenta e pura in braccio allo sposo che si sarà scelto.”
La solennità del luogo, la divozione impressa nella favella di Enrico, gli sguardi affettuosi che dava all’orfanella, infusero in lei un sì dolce calore che il cuore le disciolse in pianto; ella obbliò Dargeles per non pensare ad altri se non a quello che di nuovo le prometteva di rimpiazzare appo lei l’amorosissima madre che aveva perduta.
Da pochi minuti soltanto Clementina conosceva il signor di Montlieu; anzi ancor non sapeva chi fosse nè con qual nome avesse a chiamarlo, e già sentivasi trascinata verso di lui dalla ingenua fiducia dell’età giovinale. Perciò, a malgrado della sua<noinclude><references/></noinclude>
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Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.2.djvu/25
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|260||}}</noinclude>natural timidezza, ella cedendo agl’impulsi della gratitudine si portò sollecitamente dal petto alle labbra quella destra che le era offerta come il più solido sostegno nelle sue sventure.
Appena ebbe secondato cotesto trasporto irresistibile il pensiero di ''fanciulla'' le si affaccio subito e lo cosparse la fronte di un pudico rossore. Era la prima volta ch’ella accostavasi alla bocca la mano d’un uomo Dargeles non aveva mai voluti i suoi amplessi.
Abbassò il velo per occultare la propria vergogna.
Quel bacio furtivo, ma umido e caldo, risvegliò Enrico alla paternità.
Fino allora esso non aveva fatto altro che seguire i moti di una buona indole, che si presta a soccorso di chi è debole e di chi soffre per essergli appoggio o sollievo; fino allora non aveva sentito altro bisogno che di mostrarsi umano con la ragazza: quel bacio filiale gli fece comprendere la maestà del titolo di genitore, e gli dettò i suoi doveri.<noinclude><references/></noinclude>
kx0crj13bosmamvh3jst9gcyv30mmko
Pagina:Masson - Clementina,1843,vol.2.djvu/26
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<noinclude><pagequality level="3" user="Piaz1606" />{{RigaIntestazione|261||}}</noinclude>
A lui manifestavasi un sentimento incognito, un mondo nuovo affatto. Nè si dica che qui vi sia ingegno di romanziere, o necessità di autore, poichè quest’uomo avea potuto vivere quattordici anni senza provare la brama di esser buon padre alla figliuola di Sofia. Fa d’uopo di un concorso di circostanze assolute, perchè il sasso mandi fuori la scintilla che in sè racchiude, perchè l’urto dei nuvoli produca la saetta, perchè la sommità di un monte diventi cratere e scagli in lontananza il bitume e la lava: eppure la favilla era nel sasso, il fulmine nelle nuvole, il fuoco sotterraneo nel vulcano; ma non era anche giunta l’ora dello scoppio.
Si richiedeva di più che la morte di Sofia, si richiedeva un giorno lutto e di silenzio, e la solitudine della chiesa, e l’aspetto imponente dell’altare e della croce; si richiedeva tutto ciò, ed anco di più il bacio di Clementina, per operare una rivoluzione nei sentimenti e nei progetti di Enrico.
Verosimile o no, questo è il fatto:<noinclude><references/></noinclude>
krjkh3cc4miwn2pa31qflwuld6gkpp6