Wikiversità itwikiversity https://it.wikiversity.org/wiki/Pagina_principale MediaWiki 1.47.0-wmf.5 first-letter Media Speciale Discussione Utente Discussioni utente Wikiversità Discussioni Wikiversità File Discussioni file MediaWiki Discussioni MediaWiki Template Discussioni template Aiuto Discussioni aiuto Categoria Discussioni categoria Area Discussioni area Corso Discussioni corso Materia Discussioni materia Dipartimento Discussioni dipartimento Education Program Education Program talk TimedText TimedText talk Modulo Discussioni modulo Evento Discussioni evento Pascal 0 3456 283821 274052 2026-06-02T16:39:00Z Eumolpo 11994 ortografia 283821 wikitext text/x-wiki {{Risorsa|tipo = lezione|materia1 = Linguaggi di programmazione}} {{Linguaggio |nome = Pascal |autore = [[w:Niklaus Wirth|Niklaus Wirth]] |data = 1970 |versione = |utilizzo = generico, didattico |paradigmi = programmazione strutturata |tipizzazione = forte, statica |specifiche = ''Pascal user manual and Report'' |influenzato_da = [[ALGOL]] }} Il '''Pascal''' è un linguaggio di programmazione molto semplice. È consigliato a chi si avvicina per la prima volta al mondo della programmazione. == Storia == Il Pascal si basa sul linguaggio Algol e fu chiamato così in onore del filosofo e matematico Blaise Pascal. Il linguaggio di programmazione fu elaborato da zero da Niklaus Wirth, il quale notò che il nuovo programma casa Microsoft, il Basic, era un linguaggio molto semplice ma non era in grado di risolvere i problemi più complessi. Per questo nel 1970 la prima implementazione del linguaggio divenne operativa e nel 1973 raggiunse una discreta diffusione nel campo industriale dopo la pubblicazione del libro ''"Pascal user manual and Report"''. Oggi questo linguaggio di programmazione è spesso utilizzato a scopo didattico in quanto, essendo un linguaggio estremamente espressivo, risulta molto adatto per coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo della programmazione. == Sintassi == Il Pascal è un linguaggio tanto semplice quanto complesso: possiede una rigida struttura di base che permette di dividere il codice del programma in tre parti: '''intestazione''', '''dichiarazione''', e '''corpo del programma'''. == L'intestazione == L'intestazione è la prima parte del codice del programma e contiene la tipologia univoca del programma ( ovvero se quello che stiamo costruendo è un programma, una libreria a collegamento dinamico o un file header). Questa è la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal"> <tipo> nome_programma; </syntaxhighlight> dove <tipo> sta per '''program''', '''library''' o '''unit'''. Una cosa che dobbiamo sottolineare che ogni riga di codice del Pascal deve terminare con un punto e virgola. Possiamo anche scrivere più istruzioni su un'unica riga, purché ogni istruzione singola termini con un punto e virgola. Ecco un esempio: <syntaxhighlight lang="pascal">a:=12; b:=13; c:=34;</syntaxhighlight> <syntaxhighlight lang="pascal">ciao:='hello world';</syntaxhighlight> Queste sono istruzioni lecite. == La sezione delle dichiarazioni == Abbiamo appurato che la prima parte del codice di un programma scritto in Pascal è l'intestazione mediante la sintassi program nome; (molto raramente useremo la sintassi library o unit). Le righe di codice immediatamente successive sono quelle della dichiarazione delle variabili e delle costanti. Per dichiarare una variabile usiamo la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal">var nome, nome2, nome3, ......, nomeN:<tipo>;</syntaxhighlight> Possiamo avere anche più dichiarazioni di variabili nella stessa sezione dichiarativa: <syntaxhighlight lang="pascal">var nome, cognome: string; var anno, mese, giorno:integer;</syntaxhighlight> Come avrete avuto modo di osservare, le variabili devono essere dichiarate in base al loro tipo: questa suddivisione delle variabili in base alla loro tipologia permette non solo di risparmiare spazio sulla memoria centrale RAM ma anche di trovare le operazioni che si possono eseguire con la variabile (con una variabile intera sarà possibile eseguire somma, divisione, differenza, ecc.. ma queste operazioni non si potranno eseguire con una variabile di tipo stringa. Ecco la tipologia delle variabili: -'''integer:''' numeri interi relativi (-32768... +32767) -'''longint:''' numeri interi relativi (-2147483648... +2147483647) -'''real:''' numeri reali (11-12 cifre) -'''double:''' numeri reali (15-16 cifre) -'''extended:''' numeri reali (19-20 cifre) -'''char:''' carattere -'''string:''' stringa (più caratteri) -'''boolean:''' variabile che può assumere solo valori TRUE o FALSE (vero o falso) Vorrei sottolineare la differenza tra carattere e stringa: un carattere è una solo lettera o numero; più caratteri formano un stringa. Esempio: 'a' è un carattere, 'ciao' è una stringa. La dichiarazione delle costanti, invece, è estremamente semplice: const nome =<valore>, nome2 =<valore>; Esempio: const nome = 'francesco', voto = 9; == Il corpo del programma == Siamo finalmente arrivati alla parte del programma in cui bisogna inserire le istruzioni vere e proprie del programma. Tutte queste istruzioni sono inserite fra BEGIN e END. Vediamo allora come si presenta il programma completo: <syntaxhighlight lang="pascal">program mio_programma; var a,b,c: integer; begin ..... end. </syntaxhighlight> Il punto dopo '''END''' non va mai dimenticato. == Le istruzioni del corpo del programma == Ora passeremo le prossime lezioni ad analizzare le varie istruzioni che si possono inserire nella sezione del corpo del programma. -''I COMMENTI'' I commenti sono delle linee di codice inserite dal programmatore e ignorate dal compilatore che sono utili per ricordare i meccanismi usati per la progettazione del software. I commenti sono di due tipi: -'''commenti su una riga''' <syntaxhighlight lang="pascal">{ COMMENTO }</syntaxhighlight> -'''commenti su più righe''' <syntaxhighlight lang="pascal">(* commento *)</syntaxhighlight> L'unica differenza sta nel fatto che i primi sono inseriti su un'unica riga mentre gli altri su più righe. -''ISTRUZIONI DI INPUT-OUTPUT'' Sono il cuore di ogni linguaggio di programmazione. Permettono di leggere valori dalla tastiera o di stamparne altri (magari come risultato di una operazione di elaborazione matematica). ''read (var);'' - permette di acquisire un valore che sarà inserito dalla tastiera e assegnato alla variabile var. Il cursore lampeggerà finché non sarà inserito un valore e se il valore acquisito non sarà consono al tipo della variabile, sarà mostrato un messaggio di errore. ''readln (var);'' - è simile a read ma dopo l'aquisizione va a capo. ''write (var);'' - stampa sullo schermo il valore della variabile var. ''writeln (var);'' - è simile a write ma dopo aver stampato il messaggio va a capo. I comandi write possono anche essere utilizzati per stampare dei messaggi preimpostati: <syntaxhighlight lang="pascal">write('Inserisci il numero');</syntaxhighlight> - stampa Inserisci il numero. Nel caso delle istruzioni write e writeln possiamo usare un accorgimento in più: usando la sintassi write (var:n:y); dove n indica il numero di cifre da visualizzare e y il numero di cifre decimali da visualizzare. -''ISTRUZIONI DI ASSEGNAZIONE'' <syntaxhighlight lang="pascal">var:=<valore>;</syntaxhighlight> Le istruzioni di assegnazione servono per assegnare un valore ad una variabile. Se il valore non è consono con il tipo della variabile allora verrà segnalato un messaggio di errore. Il valore può essere anche un'espressione: <syntaxhighlight lang="pascal">nome='arcibaldo'; america=1492; area=b*h; </syntaxhighlight> Nelle istruzioni di assegnazione che permettono un'espressione si usano dei particolari segni che indicano le operazioni fondamentali: ''+'' somma ''-'' differenza ''* '' moltiplicazione ''/'' divisione Esempio: ''area =(b* h)/2;'' in questo caso si eseguirà in primis il calcolo tra parentesi poi il resto dell'espressione. == Le istruzioni condizionali == Le istruzioni condizionali permettono di eseguire brandelli di codice in base a una scelta che si effettua in vari modi. Una istruzione condizionale può essere di due tipi: -''ISTRUZIONE IF.... THEN.. ELSE...'' Questa istruzione usa la seguente sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal">if (condizione) then begin //istruzioni se la condizione è vera end elseif (condizione) then begin //istruzioni da eseguire se la condizione è vera end else begin //istruzioni se la condizione è falsa end;</syntaxhighlight> In particolare gli end inclusi nelle istruzioni condizionali (tranne l'ultimo) non vogliono il punto e virgola. Ecco la sintassi semplice: <syntaxhighlight lang="pascal">if (condizione) then //istruzione su una sola riga;</syntaxhighlight> oppure: <syntaxhighlight lang="pascal"> if (condizione) then begin //istruzioni se la condizione è vera end else //istruzione su una sola riga; </syntaxhighlight> -''L'ISTRUZIONE CASE... OF'' L'istruzione CASE..OF si usa quando dobbiamo effettuare una scelta condizionata su un'unica variabile. Ecco la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal">case <var> of <val1>: begin //istruzioni se il valore corrisponde end; <val2>: begin //istruzioni se il valore corrisponde end; ..... <valn>: begin //istruzioni end; </syntaxhighlight> == I cicli == I cicli sono delle istruzioni che permettono di ripetere una serie di istruzioni finché non si verifica una istruzione o mentre se ne verifica un'altra. Abbiamo vari tipi di cicli: -''CICLO FOR'' Il ciclo for permette di ripetere una serie di istruzioni un numero determinato di volte. Per determinare il numero di volte da ripetere si usa una variabile intera. Ecco la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal">for var:=valore to valore2 do begin //istruzioni end; </syntaxhighlight> -''CICLO REPEAT.. UNTIL...'' Il ciclo repeat.. until... permette di ripetere una serie di istruzioni finche si verifica una condizione. Ecco la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal">repeat //istruzioni until (condizione); </syntaxhighlight> -''CICLO WHILE..DO..'' Il ciclo while... do.. è il ciclo più potente del Pascal e permette di ripetere una serie di istruzioni mentre una condizione è verificata. <syntaxhighlight lang="pascal"> while (condizione) do begin //istruzioni end; </syntaxhighlight> Vorrei sottolineare che quando si parla di cicli occorre essere prudenti in quanto in certe situazioni è possibile che si vengano a creare i cosiddetti cicli infiniti che derivano da un errore nel codice. == I vettori == I vettori sono un insieme di variabili utili se dobbiamo, per esempio inserire i nomi di una classe. Sarebbe troppo lungo inserire una variabile per ogni alunno, per questo è possibile dichiarare insieme più variabili per mezzo di un'unica istruzione. Ecco la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal">var nome_vettore:array[1..100] of <tipo>;</syntaxhighlight> Il nome dell'array è univoco, come quello delle variabili normali. La scritta 1..100 indica il numero di elementi che il vettore dovrà contenere. Le variabili del vettore saranno tutte dello stesso tipo (indicato dalla scritta <tipo>). Ogni variabile del vettore potrà essere richiamata mediante l'istruzione: <syntaxhighlight lang="pascal">write(nome_vettore[12]);</syntaxhighlight> In questo caso abbiamo banalmente preso in considerazione l'input video della variabile numero 12 del vettore in considerazione. Per acquisire gli elementi del vettore noi utilizziamo un ciclo for e una variabile intera (in questo caso chiamata k). Ecco la sintassi completa: <syntaxhighlight lang="pascal">k:=1; for k:=1 to 100 do readln(nome_vettore[k]);</syntaxhighlight> Grazie al ciclo for la variabile k avrà un valore crescente da 1 a 100 e permetterà di acquisire tutte le variabili. Per stamparle a video la sintassi è simile: <syntaxhighlight lang="pascal"> k:=1; for k:=1 to 100 do writeln(nome_vettore[k]); </syntaxhighlight> == Procedure e funzioni == Come in ogni altro linguaggio di programmazione, anche il Pascal dispone di alcune di rettive che permettono di richiamare delle righe di codice ogniqualvolta queste siano necessarie. Il Pascal fa la distinzione tra funzioni e procedure: le funzioni permettono di darci come risultato finale un unico valore mentre le procedure più di uno. Una funzione potrebbe essere quella della radice quadrata di un numero. ''PROCEDURE'' Come è stato detto, le procedure permettono di stampare più di un risultato. Ecco la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal"> procedure nome(var a,b:tipo); var c,d:tipo; begin //istruzioni end; </syntaxhighlight> I parametri (le variabili incluse nella parentesi tonda) sono molti importanti in quanto rappresentano i dati di input che la procedura deve accettare dal programma. Le variabili e le costanti dichiarate dopo i parametri permettono di svolgere calcoli (come la variabile k nei vettori). Le procedure possono essere dichiarate o nella seziona del corpo del programma o anche prima della dichiarazione delle variabili. Per richiamare una procedura si usa la sintassi: <surce lang = "pascal">nome_procedura (a, b);</pascal> Al posto di a, b si possono mettere anche due variabili a caso (come c, d....) l'importante che siano nel numero e nel tipo indicato dai parametri della procedura. ''LE FUNZIONI'' A differenza delle procedure, le funzioni permettono di segnalarci un unico risultato. La sintassi è simile a quella delle procedure: <syntaxhighlight lang="pascal"> function nome(var1,var2:tipo):tipo; var a,b:tipo; begin //istruzioni end; </syntaxhighlight> Come le procedure, le funzioni possono essere dichiarate sia prima che dopo la sezione del corpo del programma. Valgono le stesse cose dette per le procedure. La sintassi per richiamare una funzione è la seguente: <syntaxhighlight lang="pascal">var1:=nome_funzione(a,b);</syntaxhighlight> == I File == Sappiamo benissimo che un file è un archivio digitale che contiene informazioni codificate a seconda del tipo di file. Ebbene il Pascal permette di creare, aprire o modificare file attraverso delle semplici funzioni che adesso vi spiegheremo. Innanzi tutto occorre dichiarare una variabile con cui si assegna il percorso del file. Ecco la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal"> var nome_var: file of <tipo>; </syntaxhighlight> Il tipo della variabile indica il tipo di dati che si vogliono leggere o scrivere sul file. Per prima cosa occorre aprire il file per mezzo del comando assign: <syntaxhighlight lang="pascal">assign(nome_var,'file.ext');</syntaxhighlight> Questa istruzione deve essere la prima subito dopo il begin iniziale. Il parametro 'file.ext' indica il file che vogliamo realmente aprire. .ext indica l'estensione del file (possiamo darle tutte le estensioni che vogliamo). È importante sottolineare che il file analizzato si troverà nella directory in cui il programma viene compilato. Per selezionare una cartella diversa dobbiamo semplicemente inserirla. Per esempio per indicare la cartella Programmi ecco la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal"> assign(nome_var,'C:\programmi\1.txt'); </syntaxhighlight> In questo modo si associa alla variabile nome_var il file indicato dopo. Ora analizziamo le varie modalità di apertura di un file. Il primo modo per aprire un file è l'apertura in input che si effettua mediante il comando: <syntaxhighlight lang="pascal">reset(nome_var);</syntaxhighlight> Il file associato con la variabile viene per mezzo della funzione assign viene aperto in sola lettura. Il secondo modo per aprire un file è in output mediante la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal">rewrite(nome_var);</syntaxhighlight> Se il file non esiste verrà creato. Se invece il file è presente verrà sovrascritto. L'ultimo modo per aprire un file è il seguente: <syntaxhighlight lang="pascal">append(nome_var);</syntaxhighlight> In questo caso il file verrà sempre aperto in output ma i dati non verranno sovrascritti ma semplicemente aggiunti dopo quelli già esistenti. Se il file non esiste verrà segnalato un messaggio d'errore. Una volta aperto il file in input o in output possiamo usare le due istruzioni che ci permettono di leggere dati o scriverne di nuovi. Per leggere da un file aperto in input usiamo la funzione: <syntaxhighlight lang="pascal">read(nome_var,var2);</syntaxhighlight> In particolare questa funzione legge dal file associato a nome_var un valore che verrà associato alla variabile var2. Per scrivere il contenuto di una variabile su un file usiamo la funzione: <syntaxhighlight lang="pascal">write(nome_var,var2);</syntaxhighlight> Alla fine delle operazioni sui file è bene chiudere il file aperto mediante l'istruzione: <syntaxhighlight lang="pascal">close(nome_file);</syntaxhighlight> == Le librerie a collegamento dinamico == All'inizio del corso abbiamo parlato della sezione dell'intestazione in cui si inserisce la tipologia del software che vogliamo costruire. Fino ad ora abbiamo parlato solo di programmi, ma abbiamo anche detto che esistono anche librerie a collegamento dinamico e librerie statiche. Le librerie a collegamento dinamico sono dei "contenitori" che archiviano una o più funzioni. Queste librerie possono essere collegate con più programmi contemporaneamente risparmiando spazio sulla memoria centrale. Grazie alle librerie a collegamento dinamico possiamo evitare di inserire delle funzioni uguali in più programmi, in modo da risparmiare spazio sulla RAM. Nel caso di programmi molto complessi, le dll (questa è l'estensione delle librerire a collegamento dinamico), sono molto utili. Ecco la sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal">library nome; procedure nome_funz; export; var ........; begin //istruzioni; end; //si possono inserire quante procedure o funzioni vogliamo exports nome_funz,.......; begin end. </syntaxhighlight> Da notare che dopo il nome della procedura si inserisce l'opzione EXPORT. Alla fine tutti i nomi delle procedure vanno messi nella direttiva EXPORTS per essere esportate. Per richiamare una dll in un programma usiamo la seguente sintassi: <syntaxhighlight lang="pascal"> program test_dll; procedure nome_funz; external 'nome.dll'; begin nome_funz; end. </syntaxhighlight> == Compilatori gratuiti == [ftp://gd.tuwien.ac.at/languages/pascal/fpc/dist/i386-win32-2.0.4/fpc-2.0.4.i386-win32.exe Free Pascal] [http://www.bloodshed.net/dev/devpas192.exe Dev Pascal] fcygbf3pi6kl2x5dd9xmyejq3jc85gu La prima coniugazione dei verbi greci (superiori) 0 19665 283822 282724 2026-06-03T10:08:12Z ~2026-32870-85 46680 /* Coniugazione di οἶδα */ 283822 wikitext text/x-wiki {{Risorsa|tipo=lezione|materia1=Grammatica greca per le superiori 1|avanzamento=100%}} La coniugazione dei verbi in -ω, come abbiamo visto, è detta '''tematica''' perché nel presente e nell'imperfetto si inserisce fra il tema e la desinenza la vocale tematica ο/ε (ο davanti a μ, ν, mentre ε negli altri casi cioè σ, τ). == Classi dei verbi in -ω == Abbiamo già detto che i verbi in -ω sono divisi in sette classi. Esse sono: * '''prima classe''', in cui il tema del presente è lo stesso del tema verbale. Essa comprende: ** verbi il cui tema verbale esce in vocale o in dittongo che si dicono puri. ** verbi il cui tema verbale esce in consonante che si dicono impuri. Alcuni di questi verbi con consonante muta presentano variazioni apofonicche per cui nel tema del presente si ha il vocalismo medio (ει, ευ, η), mentre nel tema verbale vi è il vocalismo debole (ι, υ, α). ** cinque verbi: θέω (correre), πλέω (navigare), πνέω (soffiare), ῥἐω (scorrere), χέω (versare) che uscivano originariamente in ϝ. Nel presente il digamma divenuto intervocalico (es. πλέϝω) è caduto (πλέω) mentre nel tema verbale si è vocalizzato in υ (πλευ-). * '''seconda classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + τ. Essa comprende parecchi verbi il cui tema verbale esce in labiale (π, β, φ). Poiché labiale + τ dà πτ, il presente esce sempre in πτ + vocale tematica. Alcuni verbi fanno derivare il τ dalla presenza di un precedente jod, che pertanto viene soppresso, confluendo quindi nella terza, che forma il tema del presente proprio con j. * '''terza classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + j. Essa comprende: ** molti verbi che escono in gutturale κ, γ, χ che con la j diventano σσ (ττ) e quindi il presente esce in -σσω (-ττω) ma anche alcuni verbi in dentale escono così. ** molti verbi in dentale δ che con j diventano ζ e quindi il presente esce in -ζω. ** molti verbi in labiale λ che con j diventano λλ e quindi il presente esce in -λλω, ** molti verbi in ν, ρ precedute da vocale (αν, εν, ῐν, ῠν, αρ, ερ, ῐρ, ῠρ) che con j diventano αιν, ειν, ῑν, ῦν, αιρ, ειρ, ῑρ, ῡρ e quindi il presente esce in -αίνω, -είνω, -ίνω, -ύνω, -αίρω, -είρω, -ίρω, -ύρω ** vi rientrano anche i due verbi καίω (bruciare) e κλαίω (piangere) il cui tema verbale originario usciva per ϝ. Nel tema verbale il digamma si è poi vocalizzato in υ (καυ- e κλαυ-), mentre nel tema del presente il digamma è caduto e la j si è vocalizzate in ι. * '''quarta classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + ν (νε, αν). In alcuni verbi oltre al suffisso αν vi è anche una ν all'interno del tema del presente (ad esempio il tema verbale ἁδ- ha il tema del presente ἁνδαν-). Tale ν davanti a gutturale diviene γ mentre si muta in μ davanti a labiale. * '''quinta classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + σκ. Se il tema verbale esce in consonante si aggiunge non il suffisso -σκ- ma -ισκ-. Inoltre in alcuni verbi il tema del presente oltre al suffisso -σκ- presenta anche il raddoppiamento, cioè premette al tema verbale una sillaba formata dalla consonante iniziale del tema seguita da ι (ad esempio il tema verbale γνω- ha il tema del presente γι-γνω-σκ-). * '''sesta classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + ε. Alcuni di questi verbi presentano il fenomeno opposto: il tema verbale ampliato con ε rispetto al tema del presente (ad esempio il tema verbale βουλε- ha il tema del presente βουλ-). * '''settima classe''', che comprende verbi politematici, ad esempio φέρω che al presente è φέρω, al futuro οἴσω, all'aoristo ἤνεγκον e al perfetto ἐνήνοχα. == Il presente == Il '''presente''' è il tempo principale che esprime un'azione momentanea o continua che si svolge nel presente, cioè nel momento stesso in cui è enunciata. Esso si coniuga in tutti i modi ed ha due voci morfologicamente distinte: l'attiva e la medio-passiva. Il presente indicativo si forma aggiungendo al tema del presente la vocale tematica e la desinenza principale (T.P. + voc. tem. + desinenze principali). Fatte queste premesse, il paradigma tipico dei modi finiti del presente di un verbo in -ω si coniuga secondo l'esempio del verbo '''λύω''', "sciogliere": '''''Coniugazione attiva (io sciolgo)''''' {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo'' || ''Congiuntivo'' || ''Ottativo'' || ''Imperativo'' |- !1º ''singolare'' | λύω|| λύω|| λύοιμι|| - |- !''2º singolare'' | λύεις|| λύῃς|| λύοις|| λῦε |- !''3º singolare'' | λύει|| λύῃ|| λύοι|| λυέτω |- !''2º duale'' | λύετον|| λύητον|| λύοιτον|| λύετον |- !''3º duale'' | λύετον|| λύητον|| λυοίτην|| λυέτων |- !''1º plurale'' | λύομεν|| λύωμεν || λύοιμεν ||- |- !''2º plurale'' | λύετε|| λύητε|| λύοιτε|| λύετε |- !''3º plurale'' | λύουσι|| λύωσι|| λύοιεν|| λυόντων λυέτωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito'' || ''participio'' |- ! | λύειν || <small>''masch.''</small> λύων <small>''femm.''</small> λύουσα <small>''neu.''</small> λῦον |- |} '''''Coniugazione medio-passiva (mi sciolgo, sciolgo per me; sono sciolto)''''' {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo'' || ''Congiuntivo'' || ''Ottativo'' || ''Imperativo'' |- !1º ''singolare'' | λύομαι|| λύωμαι|| λυοίμην|| - |- !''2º singolare'' | λύει <small>oppure</small> λύῃ || λύῃ|| λύοιο|| λύου |- !''3º singolare'' | λύεται|| λύῃται|| λύοιτο|| λυέσθω |- !''2º duale'' | λύεσθον|| λύησθον|| λύοισθον|| λύεσθον |- !''3º duale'' | λύεσθον|| λύησθον|| λυοίσθην|| λυέσθων |- !''1º plurale'' | λυόμεθα||λυώμεθα ||λυοίμεθα ||- |- !''2º plurale'' | λύεσθε|| λύησθε|| λύοισθε|| λύεσθε |- !''3º plurale'' | λύονται|| λύωνται|| λύοιντο|| λυέσθω(σα)ν |} Il participio e l'infinito medio-passivi hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito'' || ''participio'' |- ! | λύεσθαι || <small>''masch.''</small> λυόμενος <small>''femm.''</small> λυομένη <small>''neu.''</small> λυόμενον |- |} Alcune osservazioni da fare sono: # nel presente, sia attivo che medio-passivo, tutti i verbi in -ω di qualsiasi classe hanno come ultimo elemento fonetico prima della desinenza personale la vocale tematica ε la quale diventa o quando è seguita da μ o da ν e precisamente nella prima e terza persona plurale del modo indicativo e congiuntivo e nell'imperativo nella terza persona plurale. # per quanto riguarda la formazione delle uscite dell'indicativo attivo, non si possono dare sempre spiegazioni sicure. Tuttavia, si può segnalare che nella prima persona singolare è caduta l'antica desinenza -μ e si è allungata in -ω la vocale tematica ο, le desinenze della seconda e della terza persona singolare risultano forse dall'unione della vocale tematica ε con le desinenze -σι, -τι divenute per metatesi -ις, -ιτ e in ultimo la terza persona plurale -ουσι deriva dalla desinenza originaria -ντι in cui il gruppo -τι si è assibilato in -σι mentre la caduta di ν ha causato l'allungamento della vocale tematica in ου. # nel congiuntivo sono evidente le caratteristiche modali dell'allungamento della vocale tematica in ω/η e delle desinenze personali principali. # nell'ottativo sono evidente le caratteristiche modali del'inserzione fra tema e desinenza della vocale ι che con la bocale tematica ο diventa οι (che resta lungo quando è in fine di parola) mentre nella terza persona plurale fra il dittongo οι e la desinenza è interposta una ε. Si noti poi la desinenza originaria dei temi principali -μι per la prima persona prima persona singolare attiva e le desinenze storiche per tutte le altre persone attive e medio-passive. #la seconda persona singolare dell'imperativo attivo esce in -ε (sola vocale tematica) per la caduta della desinenza originaria -θι. L'accento si ritira il più possibile e, nei verbi composti, anche sulla preposizione (es. παίδευε, πρόσ-εχε). #l'uscita -ειν dell'infinito attivo deriva dalla contrazione della vocale tematica ε con la desinenza originaria -εν (ε + εν = ειν). #il participio attivo si declina come gli aggettivi della seconda classe a tre terminazioni col tema in -ντ-, mentre il participio medio-passivo si forma con il suffisso -μενος, -μένη, -μενον e si declina come un aggettivo di prima classe a tre uscite come ἀγαθός, -ή, -όν. #la seconda persona singolare dell'indicativo medio-passivo (λύῃ) del congiuntivo medio-passivo (λύῃ) e dell'imperativo medio-passivo (λύου) derivano rispettivamente da λύεσαι, λύησαι, λύεσο, in cui, dopo la caduta del sigma intervocalico, è avvenuta la regolare contrazione delle vocali. #la seconda persona singolare dell'ottativo medio-passivo λύοιο deriva da λύοισο, in cui è caduto il sigma intervocalico, senza provocare contrazione. == L'aumento == Il prefisso che contrassegna l'azione passata in greco è detto '''aumento''' (αὔξησις). Esso lo si trova in tutti e tre i tempi storici (imperfetto, aoristo e piuccheperfetto) nel solo modo indicativo. Esso consiste in una ἐ- (con spirito dolce) che si prepone al tema. Se esso inizia per consonante l'aumento è detto '''sillabico''' perché costituisce una sillaba a sé, se invece incomincia per vocale o dittongo si allunga la vocale (o la prima vocale nel caso dei dittonghi) nella vocale lunga corrispondente e viene detto '''aumento temporale'''. L{{'}}'''aumento sillabico''' è quindi quello dei verbi che iniziano per consonante. Se essi incominciano per ῥ-, la raddoppiano. L{{'}}'''aumento temporale''' invece si ha quando i verbi iniziano per vocale o dittongo e consiste nell'allungamento delle stesse secondo il seguente schema: * α > η [es. ἀλλάσσω > ἤλλασσον] * αι/ᾳ > ῃ [es. ᾄδω > ᾖδον; αἱρέω > ᾕρεον] * αυ > ηυ [es. αὐλίζομαι > ηὐλιζόμην] * ε > η [es. ἐρίζω > ἤριζον ] * ει > ει,ῃ [es. εἰκάζω > εἴκαζον, ᾔκαζον] * ευ > ηυ,ευ [es. εὑρίσκω > ηὕρισκον, εὕρισκον] * ο > ω [es. ὀρύσσω > ὤρυσσον ] * οι > ῳ [es. οἰκίζω > ᾤκιζον] * ου > ου [es. οὐτάζω > οὔταζον] * ι > ῑ [es. ἰσχύω > ἴσχυον] * υ > ῡ [es. ὑβριζω > ὕβριζον] * η > η [es. ἡδύνω > ἥδυνον] * ω > ω [es. ὠρύω > ὤρυον] ===Eccezioni e particolarità dell'aumento=== Ci sono alcune particolarità riguardo alla formazione dell'imperfetto, spiegate di seguito. I verbi inizianti in ῥ- la raddoppiano prima dell'aumento. [es. ῥίπτω > ἔρριπτον] Ciò accade perché in origine tali verbi iniziavano per spirante (σ-, ϝ-, σϝ-, j-) che si assimila al ρ, facendolo raddoppiare. Alcuni verbi che iniziano con ἐ- hanno l'aumento in εἰ-. Di seguito sono elencati tutti i 9 verbi: * ἐάω > εἴων (<*ἐ.έαον <*ἐ.σέϝαον) * ἐθίζω > εἴθιζον (<*ἐ.έθιζον <*ἐ.σϝέθιζον) * ἑλίσσω > εἵλισσον (<*ἐ.ἕλισσον <*ἐ.ϝέλισσον) * ἕλκω > εἵλκον (<*ἔ.ἑλκον <*ἔ.σελκον) * ἕπομαι > εἱπόμην (<*ἐ.ἑπόμην <*ἐ.σεπόμην) * ἐργάζομαι > εἰργαζόμην (<*ἐ.εργαζόμην <*ἐ.ϝεργαζόμην) * ἕρπω > εἷρπον (<*ἔ.ἑρπον <*ἔ.σερπον) * ἑστιάω > εἱστίων (<*ἐ.ἑστίαον <*ἐ.ϝεστίαον) * ἔχω > εἶχον (<*ἔ.ἐχον <*ἔ.ἑχον <*ἔ.σεχον) Questo è accaduto perché in origine il T.V. iniziava in σ-, ϝ-, σϝ-; una volta premesso l'aumento, queste consonanti si sono trovate in posizione intervocalica e sono cadute, lasciando le due vocali (l'aumento e la prima della radice) libere di contrarsi. Ad esempio, T.V. *σεχ/σχ > *σεχω > ἔχω, impf. *ἐσεχον > *εεχον > εἶχον (ε+ε>ει). In alcuni verbi inizianti per ϝ- si è avuto un aumento in ἠ- che, dopo la caduta del ϝ intervocalico ha subito la metatesi quantitativa (scambio di quantità) con la vocale successiva. Questi verbi sono: * ὁράω > ἑώρων (<*ἠ.ὅραον) * οἴγω > ἔῳγον (<*ἤ.οιγον) * ἀνοίγω > ἀνέῳγον (<*ἀν.ή.οιγον) Inoltre alcuni verbi presentano sia l'aumento in ἐ- che quello in ἠ-, si pensa per analogia con il verbo θέλω/ἐθέλω. Questi verbi sono: * θέλω/ἐθέλω > ἔθελον/ἤθελον * βούλομαι > ἐβουλόμην/ἠβουλόμην * δύναμαι > ἐδυνάμην/ἠδυνάμην * μέλλω > ἔμελλον/ἤμελλον In più ci sono alcuni verbi, inizianti per ἐ + vocale che, regolarmente, hanno l'aumento in ἠ + vocale invariata con seguente metatesi quantitativa, e cioè ἐ + vocale aumentata. [Es. ἐορτάζω> ἐώρταζον (<*ἠόρταζον)] ===L'aumento nei verbi composti con preposizioni=== Nei verbi composti con una o più preposizioni l'aumento si pone tra la preposizione (o l'ultima preposizione) e il tema del verbo. Se la preposizione esce in vocale essa si elide davanti alla -ε- dell'aumento sillabico. Fanno eccezione le preposizioni περί, ἀμφί, πρό che invece la conservano. I composti con -πρό- tuttavia presentano talvolta la contrazione della ο finale con la ε dell'amumento, formando il dittongo ου. Se la preposizione esce in consonante, essa resta immutata davanti all'aumento (sia sillabico che temporale) se nell'incontro col tema verbale non hanno subito alterazioni, invece se nel presente hanno modificato la loro consonante finale per l'incontro con la consonante iniziale del tema, riprendono la loro forma normale. Esse sono precisamente le preposizioni ἐν e σύν che nel Presente hanno subito queste modificazioni: * ν davanti a labiale (π, β, φ) è diventata μ. * ν davanti a gutturale (κ, γ, χ) è diventata γ. * ν davanti a λ, μ, ν, ρ si è assimilata. * ν davanti a σ si è assimilata o è scomparsa. Alcune eccezioni e particolarità sono che: # prendono l'aumento prima della preposizione (invece che all'inizio del tema verbale) alcuni verbi composti in cui il valore della preposizione si è affievolito o perché la forma del verbo semplice è caduta in disuso o perché il significato del verbo composto si è scostato notevolmente da quello del verbo semplice. [es. ἀμφιέννυμι (vesto) che all'imperfetto fa ἠμφίεννυν] # hanno doppio aumento (uno davanti alla preposizione e uno davanti al tema verbale) alcuni verbi composti come ἀμφισβητέω (dubito) che all'imperfetto fa ἠμφ-ε-σβήτουν. # i composti di εὐ (dall'avverbio εὖ = bene) di solito non prendono aumento. Si può trovare aumento temporale solo quando il verbo semplice incomincia con vocale breve. # i composti con δυς-, prefisso di significato opposto a quello di εὖ (da cui l'italiano "dis-") hanno o aumento sillabico prima di δυς- se il tema verbale incomincia per consonante o Vocale lunga, o aumento temporale dopo δυς- se il tema verbale incomincia per vocale breve. # va posto interesse all'uso di χρῆν come Imperfetto di χρή (in latino ''opus est''). Esso risulta dalla fusione di χρὴ ἦν (in latino ''opus erat''). Accanto a questa forma vi è anche ἐχρῆν per analogia con gli imperfetti normali. Nella poesia l'aumento non è costante come nella prosa. Anche nella prosa attica si può trovare questa eccezione rara in alcune forme del piuccheperfetto senza aumento sillabico, quali: πεπτώκεσαν per ἐπεπτώκεσαν (da πίπτω = cadere); γεγένητο per ἐγεγένητο (da γίγνομαι = diventare); e di pochissime altre quali ἑζόμην, imperfetto di ἕζομαι (sedere), ed ἑλληνίσθησαν, aoristo passivo di ἑλληνίζω (= parlare greco). == L'imperfetto == L{{'}}'''imperfetto''' è il tempo storico che esprime un'azione continua nel passato. Si coniuga solo al modo indicativo ed ha due diatesi morfologicamente distinte: attiva e medio-passiva. L'imperfetto si forma dal tema del presente cui si premette l'aumento e si fa seguire la vocale tematica con le desinenze personali storiche. Aumento + tema del presente + vocale tematica + desinenze storiche (ἔ-λυ-ο-ν). Nei verbi composti con preposizione l'accento non sale mai oltre l'aumento. Qui di seguito diamo la flessione dell'imperfetto del verbo '''λύω''', che non presenta variazioni {| {{prettytable}} ! ! ''Attivo (Scioglievo)'' || ''Medio-passivo (scioglievo per me, mi scioglievo; ero sciolto)'' |- !1º ''singolare'' | ἔλυ-'''ον''' || ἐλυό-'''μην''' |- !''2º singolare'' | ἔλυ-'''ες''' || ἐλύ-'''ου''' (<*ἐλύεο <*ἐλύεσο) |- !''3º singolare'' | ἔλυ-'''ε''' || ἐλύε-'''το''' |- !''2º duale'' | ἐλύε-'''τον''' || ἐλύε-'''σθον''' |- !''3º duale'' | ἐλυέ-'''την''' || ἐλυέ-'''σθην''' |- !''1º plurale'' | ἐλύο-'''μεν''' || ἐλυό-'''μεθα''' |- !''2º plurale'' | ἐλύε-'''τε''' || ἐλύε-'''σθε''' |- !''3º plurale'' | ἔλυ-'''ον''' || ἐλύο-'''ντο''' |} Alcune osservazioni sono: #nell'imperfetto attivo e medio-passivo di tutti i verbi in -ω,l'ultimo elemento fonetico prima delle desinenze personali è la vocale tematica ο, la quale, come nel presente, diventa ε nella seconda persona del singolare e del duale e nella seconda persona del plurale. #alla terza persona singolare dell'imperfetto attivo, quando si trova in fine di periodo o davanti a parola che incomincia per vocale (ove la voce verbale non sia seguita da segno di interpunzione), si aggiunge per lo più il ν eufonico o efelcistico. #nella seconda persona singolare dell'imperfetto medio passivo, dopo la caduta del sigma intervocalico, è avvenuta la regolare contrazione: ἐλύεσο > ἐλύεο > ἐλύου. == I verbi contratti == I verbi in -ω con tema in α, ε, ο nella forma del presente e dell'imperfetto ritraggono la vocale finale del tema (α, ε, ο) con la vocale tematica ο/ε. Le uscite dell singole persone risultano pertanto diverse da quelle del verbo normale ma si spiegano con le regole della contrazione delle singole vocali: #il risultato di una contrazione è sempre una vocale lunga o un dittongo. #se si incontrano due vocali di suono uguale ne risulta la medesima vocale lunga, ad eccezione di ε + ε = ει e ο + ο = ου. #nell'incontro fra i suoni vocalici chiari e medi (α, ε, η) o il suono cupo ο, ω, prevale il suono cupo (ω) eccetto ε + ο = ου. #tra il suono α e il suono ε prevale quello che precede. #nell'incontro fra una vocale e un dittongo, la vocale scompare se è uguale al primo elemento del dittongo mentre si contrae la prima vocale del dittongo se è diversa. Il secondo elemento del dittongo se è iota si sottoscrive. Fanno eccezioni: ε + οι = οι, ο + ει = ει e ο + ῃ = οι. Per quanto riguarda l'accento della sillaba contratta esso sarà circonflesso se era accentata la prima delle vocali da contrarre, mentre sarà acuto se era accentata la seconda. Se nessuna portava l'accento nemmeno la sillaba contratta avrà accento. I verbi contratti si dividono in tre sottoclassi: i verbi in '''-άω''' i verbi in '''-έω''', i verbi in '''-όω'''. * Verbi in '''-άω''': l'esempio di '''τιμάω''': "onorare": {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Congiuntivo attivo'' || ''Ottativo attivo'' || ''Imperativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Congiuntivo medio'' || ''Ottativo medio'' || ''Imperativo medio'' |- !1º ''sing.'' | τιμῶ|| τιμῶ|| τιμῷμι <small>oppure</small> τιμῴην || - || τιμῶμαι || τιμῶμαι ||τιμῴμην ||- |- !''2º sing.'' | τιμᾷς|| τιμᾷς|| τιμῷς <small>oppure</small> τιμῴης|| τίμα || τιμᾷ || τιμᾷ || τιμῷο|| τιμῶ |- !''3º sing.'' | τιμᾷ|| τιμᾷ|| τιμῷ <small>oppure</small> τιμῴη|| τιμάτω||τιμᾶται || τιμᾶται || τιμῷτο ||τιμάσθω |- !''2º duale'' | τιμᾶτον|| τιμᾶτον|| τιμῷτον|| τιμᾶτον || τιμᾶσθον || τιμᾶσθον || τιμῷσθον ||τιμᾶσθον |- !''3º duale'' | τιμᾶτον|| τιμᾶτον|| τιμῴτην|| τιμάτων || τιμᾶσθον|| τιμᾶσθον|| τιμῴσθην||τιμάσθων |- !''1º plur.'' | τιμῶμεν|| τιμῶμεν || τιμῷμεν ||- || τιμώμεθα || τιμώμεθα || τιμῴμεθα ||- |- !''2º plur.'' | τιμᾶτε|| τιμᾶτε|| τιμῷτε|| τιμᾶτε || τιμᾶσθε|| τιμᾶσθε || τιμῷσθε|| τιμᾶσθε |- !''3º plur.'' | τιμῶσι|| τιμῶσι|| τιμῷεν|| τιμώντων τιμάτωσαν || τιμῶνται|| τιμῶνται|| τιμῷντο || τιμάσθων τιμάσθωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito attivo'' || ''participio attivo'' || ''infinito medio'' || ''participio medio'' |- ! | τιμᾶν || <small>''masch.''</small> τιμῶν <small>''femm.''</small> τιμῶσα <small>''neu.''</small> τιμῶν || τιμᾶσθαι || <small>''masch.''</small> τιμώμενος <small>''femm.''</small> τιμωμένη <small>''neu.''</small> τιμώμενον |- |} * Verbi in '''-έω''': l'esempio di '''φιλέω''': "amare". {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Congiuntivo attivo'' || ''Ottativo attivo'' || ''Imperativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Congiuntivo medio'' || ''Ottativo medio'' || ''Imperativo medio'' |- !1º ''sing.'' | φιλῶ|| φιλῶ|| φιλοῖμι <small>oppure</small> φιλοίην || - || φιλοῦμαι || φιλῶμαι || φιλοίμην ||- |- !''2º sing.'' | φιλεῖς|| φιλῇς|| φιλοῖς <small>oppure</small> φιλοίης|| φίλει || φιλεῖ || φιλῇ || φιλοῖο|| φιλοῦ |- !''3º sing.'' | φιλεῖ|| φιλῇ|| φιλοῖ <small>oppure</small> φιλοίη|| φιλείτω||φιλεῖται || φιλῇται || φιλοῖτο || φιλείσθω |- !''2º duale'' | φιλεῖτον|| φιλῇτον|| φιλοῖτον|| φιλεῖτον || φιλεῖσθον || φιλῆσθον || φιλοῖσθον || φιλεῖσθον |- !''3º duale'' | φιλεῖτον|| φιλῆτον|| φιλοίτην|| φιλείτων || φιλεῖσθον|| φιλῆσθον|| φιλοίσθην||φιλείσθων |- !''1º plur.'' | φιλοῦμεν|| φιλῶμεν || φιλοῖμεν ||- || φιλούμεθα || φιλώμεθα || φιλοίμεθα ||- |- !''2º plur.'' | φιλεῖτε|| φιλῆτε|| φιλοῖτε|| φιλεῖτε || φιλεῖσθε|| φιλῆσθε || φιλοῖσθε|| φιλεῖσθε |- !''3º plur.'' | φιλοῦσι|| φιλῶσι|| φιλοῖεν|| φιλούντων φιλείτωσαν || φιλοῦνται|| φιλῶνται|| φιλοῖντο || φιλείσθων φιλείσθωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito attivo'' || ''participio attivo'' || ''infinito medio'' || ''participio medio'' |- ! | φιλεῖν || <small>''masch.''</small> φιλῶν <small>''femm.''</small> φιλοῦσα <small>''neu.''</small> φιλοῦν || φιλεῖσθαι || <small>''masch.''</small> φιλούμενος <small>''femm.''</small> φιλουμένη <small>''neu.''</small> φιλούμενον |- |} * Verbi in '''-όω''': l'esempio di '''δηλόω''': "dimostrare". {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Congiuntivo attivo'' || ''Ottativo attivo'' || ''Imperativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Congiuntivo medio'' || ''Ottativo medio'' || ''Imperativo medio'' |- !1º ''sing.'' | δηλῶ|| δηλῶ|| δηλοῖμι <small>oppure</small> δηλοίην || - || δηλοῦμαι || δηλῶμαι ||δηλοίμην ||- |- !''2º sing.'' | δηλοῖς|| δηλοῖς|| δηλοῖς <small>oppure</small> δηλοίης|| δήλου || δηλοῖ || δηλοῖ || δηλοῖο|| δηλοῦ |- !''3º sing.'' | δηλοῖ|| δηλοῖ|| δηλοῖ <small>oppure</small> δηλοίη|| δηλούτω||δηλοῦται || δηλῶται || δηλοῖτο || δηλούσθω |- !''2º duale'' | δηλοῦτον|| δηλῶτον|| δηλοῖτον|| δηλοῦτον || δηλοῦσθον || δηλῶσθον || δηλοῖσθον || δηλοῦσθον |- !''3º duale'' | δηλοῦτον|| δηλῶτον|| δηλοίτην|| δηλούτων || δηλοῦσθον|| δηλῶσθον|| δηλοίσθην||δηλούσθων |- !''1º plur.'' | δηλοῦμεν|| δηλῶμεν || δηλοῖμεν ||- || δηλούμεθα || δηλώμεθα || δηλοίμεθα ||- |- !''2º plur.'' | δηλοῦτε|| δηλῶτε|| δηλοῖτε|| δηλοῦτε || δηλοῦσθε|| δηλῶσθε || δηλοῖσθε|| δηλοῦσθε |- !''3º plur.'' | δηλοῦσι|| δηλῶσι|| δηλοῖεν|| δηλούντων δηλούτωσαν || δηλοῦνται|| δηλῶνται|| δηλοῖντο || δηλούσθων δηλούσθωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito attivo'' || ''participio attivo'' || ''infinito medio'' || ''participio medio'' |- ! | δηλοῦν || <small>''masch.''</small> δηλῶν <small>''femm.''</small> δηλοῦσα <small>''neu.''</small> δηλοῦν || δηλοῦσθαι || <small>''masch.''</small> δηλούμενος <small>''femm.''</small> δηλουμένη <small>''neu.''</small> δηλούμενον |- |} Alcune osservazioni sono: #per l'ottativo attivo di tutti i verbi contratti, alle forme in -μι, -ς, -ι del singolare il greco attico preferisce le forme uscenti in -ιην, -ιης, -ιη. Ciò avviene specialmente per i verbi -όω, nei quali le terminazioni -οῖς, -οῖ si potrebbero confondere con quelle delle corrispondenti forme dell'indicativo e del congiuntivo. Per il duale e il plurale si preferiscono le forme senza η. #nell'infinito attivo dei verbi in -άω e in -όω non c'è lo ι sottoscritto, perché le rispettive voci si sono formate con la originaria desinenza -εν che fondendosi con l'ε della vocale tematica si è contratta con -ειν. #la terza persona singolare dell'imperfetto attivo non prende il ν efelcistico, perché non termina più in ε. Le normali regole della contrazione si applicano in tutti i casi, escluse le seguenti eccezioni: *L'infinito presente attivo dei verbi in -άω, la cui desinenza, nella forma contratta, è -ᾶν anziché -ᾷν, ma si tratta di un'eccezione solo apparente: nella desinenza '''-ειν''' dell'infinito presente '''-ει''' non è un vero dittongo, ma una forma grafica per indicare la vocale e chiusa lunga; di conseguenza, secondo norma, suono a seguito da suono e produce come risultato una '''ᾱ'''. *Alcuni verbi in '''-άω''' contraggono in '''η''' anziché in α in tutti i casi in cui la desinenza inizia in ε: :: '''ζάω''' = ''vivere'' :: '''κνάω''' = ''grattare'' :: '''σμάω''' = ''sfregare'' :: '''χράομαι''' = ''usare'' :: '''χράω''' = ''dare responsi'' :: '''ψάω''' = ''raschiare'' :: '''διψάω''' = 'avere sete'' :: '''πεινάω''' = ''avere fame'' *Le forme dei verbi in '''-έω''' caratterizzati da tema del presente monosillabico sono contratte soltanto nei casi in cui la desinenza inizia in ε; di conseguenza, per esempio, la prima persona plurale del presente attivo del verbo '''πλέω''', = ''navigare'', sarà '''πλέομεν''' e non '''πλοῦμεν''', mentre la seconda persona plurale sarà regolarmente '''πλεῖτε'''. Sul piano pratico accade che alcune forme contratte, pur derivando da forme non contratte differenti, risultino identiche e possano quindi assumere valenze morfologiche diverse e identificabili solo in base al contesto. Per es. le prime 3 persone singolari del presente dei verbi in -άω e in -όω, sia nell'attivo che nel medio-passivo, sono identiche nell'indicativo e nel congiuntivo. Da tenere presente che il fenomeno della contrazione si verificò gradualmente nella storia della lingua greca. È questo il motivo per cui nei testi omerici e, di conseguenza, nei testi poetici, spesso si incontrano forme non contratte. Cfr. per esempio il v. 627 del libro V dell'''Iliade'': :'''Ὣς οἳ μὲν πονέοντο κατὰ κρατερὴν ὑσμίνην''' :''Così quelli si affaticavano nella violenta battaglia'' D'altra parte anche nel dialetto ionico di Erodoto la contrazione è assente oppure ha dato luogo a esiti diversi rispetto all'attico. Cfr. per es. ''Storie'' I, 1: :'''... τοῦτον τὸν χῶρον τὸν καὶ νῦν οἰκέουσι ...''' :''... questo luogo che anche ora abitano ...'' *I verbi in -όω. I verbi: ἱδρόω (sudare) e ῥιγόω (avere freddo) contraggono in ω anziché in ου, e in ῳ anziché in οι. Esempio: indicativo ῥιγῶμεν, ῥιγῶσι; Infinito ῥιγῶν, ecc.. Infine una precisazione opportuna: nei dizionari e nelle grammatiche il lemma dei verbi contratti è sempre costituito dalla 1a persona singolare del presente indicativo nella forma '''non contratta''' (es. '''τιμάω, φιλέω, δηλόω'''). Questo ha lo scopo di mettere lo studente nella possibilità di prevedere, sulla base della vocale tematica, l'insieme delle varie desinenze che la forma verbale potrà assumere nel corso della coniugazione. == Il futuro == Il '''futuro''' è il tempo principale di una azione momentanea o continua nel futuro. Esso si coniuga nei modi indicativo, ottativo, infinito e participio e distingue morfologicamente tre diatesi (attiva, media e passiva). La forma media è data dalla forma attiva, sostituendo ad essa le desinenze attive con quelle medie, mentre la passiva si forma con un tema in comune con l'aoristo passivo e si studia dopo di esso. Molti verbi hanno poi il futuro di forma media con significato attivo perciò bisogna prestare bene attenzione alla traduzione data dal vocabolario. Caratteristica del futuro è il suffisso -σ-. Poiché tale suffisso subisce varie modificazioni a seconda dell'uscita del tema verbale, si suole dividere il futuro un quattro tipi, due frequenti (futuro sigmatico e futuro asigmatico o contratto) e due meno frequenti (futuro attico e futuro dorico). === Il futuro sigmatico === Il futuro sigmatico è proprio dei verbi il cui tema esce in vocale o dittongo (temi puri) o consonante muta (temi impuri). Esso è formato dal tema verbale, cui si aggiunge il suffisso -σ-, seguito dalle vocali tematiche e dalle desinenze principali. Tema verbale + σο + desinenze principali (λύ-σω). I verbi che al presente hanno il vocalismo medio, o normale, (-ει, ευ, η-) mentre nel tema verbale presentano il grado debole (-ι, υ, α-) formano il futuro attivo e medio dal tema di grado medio. Davanti al suffisso -σ- si verificano i seguenti mutamenti fonetici: *i temi in vocale breve allungano in vocale finale: ᾰ pura > ᾱ, ᾰ impura > η, ε > η, ο > ω, ῐ > ῑ e ῠ > ῡ. Da notare è che il sigma del suffisso in questi verbi, benché divenuto intervocalico, non cade, perché è caratteristica temporale. I pochi verbi in cui cade sono quelli che hanno il futuro attico. *i temi in dittongo mantengono il dittongo inalterato. Nel futuro riprendono il dittongo originario del tema verbale i verbi che al presente ne hanno perduto il secondo elemento. *i temi in consonante muta modificano la consonante secondo le seguenti regole: *#i temi in gutturale fondono la gutturale con il -σ- del suffisso nella doppia ξ. Va ricordato che hanno il tema verbale in gutturale anche i verbi che nel presente escono in -σσω (-ττω) o, per eccezione, in -ζω i quali nel futuro, ripresa la gutturale originaria escono in -ξω. *#i temi in labiale fondono la labiale con il -σ- del suffisso nella doppia ψ. Va ricordato che hanno il tema verbale in labiale anche i verbi che nel presente escono in -πτω, i quali nel futuro, ripresa la labiale originaria, escono in -ψω. *#i temi in dentale, semplice o preceduta da ν, davanti al -σ- del suffisso elidono senza compenso la dentale semplice. Elidono, provocando l'allungamento di compenso della vocale precedente, il gruppo ν + dentale. Va ricordato che hanno il tema verbale in dentale anche i verbi che al presente escono in -ζω, o, per eccezione, in -σσω, i quali nel Futuro, ripresa la dentale originaria, escono in -σω. Coniugazione dei modi finiti {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Ottativo attivo'' || ''Ottativo medio'' |- !1º ''singolare'' | λύσω|| λύσομαι || λύσοιμι || λυσοίμην |- !''2º singolare'' | λύσεις|| λύσει || λύσοις || λύσοιο |- !''3º singolare'' | λύσει|| λύσεται || λύσοι || λύσοιτο |- !''2º duale'' | λύσετον|| λύσεσθον || λύσοιτον || λύσοισθον |- !''3º duale'' | λύσετον|| λύσεσθον || λυσοίτην|| λυσοίσθην |- !''1º plurale'' | λύσομεν|| λυσόμεθα || λύσοιμεν || λυσοίμεθα |- !''2º plurale'' | λύσετε|| λύσεσθε || λύσοιτε || λύσοισθε |- !''3º plurale'' | λύσουσι|| λύσονται || λύσοιεν || λύσοιντο |} Coniugazione dei modi indefiniti {| {{prettytable}} ! ! ''Forme attive'' || ''Forme medie'' |- !''Infinito'' | λύσειν|| λύσεσθαι |- !''Participio'' | λύσων, λύσουσα, λύσον|| λυσόμενος, λυσομένη, λυσόμενον |} Alcune osservazioni sono: #nell'indicativo la vocale del suffisso (ο/ε) ripete le variazioni già notate nella vocale tematica del presente indicativo. #nell'ottativo si riscontrano le sue due caratteristiche modali. #o participi attivo e medio si declinano rispettivamente come participi attivo e medio del presente. Le eccezioni sono: 1. L'α finale del tema si muta in η, benché sia pura, in χρήσω, futuro di χράω "dare oracoli" , e χρήσομαι, futuro di χράομαι "usare". Nel futuro di ἀκροάομαι "dare ascolto", invece, l'α, benché impura, rimane ᾱ: ἀκροάσομαι. 2. La vocale finale del tema si mantiene breve davanti al suffisso -σ- nei seguenti verbi puri: [[File:Eccezioni Futuro Sigmatico.jpg]] 3. Per alcuni verbi il futuro coincide con la forma di un originario presente: *ἔδομαι = mangerò (presente ἐσθίω). *πίομαι = berrò (presente πίνο). Per altri il presente assume anche valore di futuro: *χέω (χέομαι) = verso, verserò. *εἶμι = vado, andrò. === Il futuro asigmatico o contratto === Il futuro asigmatico o contratto è tipico dei verbi, il cui tema esce in liquida (λ, ρ) e in nasale (μ, ν). Esso si forma inserendo una ε tra il tema verbale e il suffisso -σ-. Il sigma, divenuto così intervocalico, cade, e le due vocali si contraggono regolarmente, secondo lo schema ε + ο = ου e ε + ε = ει. Questo futuro è detto asigmatico per la caduta del sigma mentre è detto contratto per la conseguente contrazione delle vocali. Come modello si può considerare il paradigma del presente di φιλέω. Tema verbale + ε + σ + desinenze principali (φαν-έ-σω > φαν-έ-ω > φανῶ). Va notato che la vocale che precede la liquida è per lo più breve. Coniugazione dei modi finiti {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Ottativo attivo'' || ''Ottativo medio'' |- !1º ''singolare'' | φανῶ|| φανοῦμαι || φανοίην || φανοίμην |- !''2º singolare'' | φανεῖς|| φανεῖ || φανοίης || φανοῖο |- !''3º singolare'' | φανεῖ|| φανεῖται || φανοίη || φανοῖτο |- !''2º duale'' | φανεῖτον|| φανεῖσθον || φανοῖτον || φανοῖσθον |- !''3º duale'' | φανεῖτον|| φανεῖσθον || φανοίτην|| φανοίσθην |- !''1º plurale'' | φανοῦμεν|| φανoύμεθα || φανοῖμεν || φανοίμεθα |- !''2º plurale'' | φανεῖτε|| φανεῖσθε || φανοῖτε || φανοῖσθε |- !''3º plurale'' | φανοῦσι|| φανοῦνται || φανοῖεν || φανοῖντο |} Coniugazione dei modi indefiniti {| {{prettytable}} ! ! ''Forme attive'' || ''Forme medie'' |- !''Infinito'' | φανεῖν|| φανεῖσθαι |- !''Participio'' | φανῶν, φανοῦσα, φανοῦν|| φανoύμενος, φανουμένη, φανoύμενον |} Due verbi fanno eccezione: κέλλω (spingere) e κύρω (incontrare), pur avendo il tema in liquida, formano il futuro sigmatico: κέλσω e κύρσω (forme eoliche). === Il futuro attico === Alcuni verbi che hanno il tema uscente in vocale breve (come ad esempio τελέω) ed alcuni verbi che al presente esce in -άζω, -ίζω (come ad esempio βιβάζω, νομίζω), accanto al regolare futuro sigmatico, presentano una seconda forma, in cui si verifica la caduta del sigma intervocalico e la conseguente contrazione delle vocali. Ne risulta un forma asigmatica e contratta nota come il futuro attico. Il futuro attico dei verbi col tema in -άζω (e di pochi verbi in -μι col tema in α breve) si coniuga come il presente dei verbi in -άω (ad esempio τιμάω). I verbi col tema in -ίζω e di pochi verbi in -ω e in -μι col tema in vocale breve (ε, ο) si coniuga come il presente dei verbi in -έω (ad esempio φιλέω). La formazione del futuro dei verbi in -ίζω si può spiegare mediante l'analogia con la formazione del futuro asigmatico contratto, per cui nella forma asigmatica νομίω si sarebbe inserita una ε fra tema e desinenza, che poi si è contratta con la vocale seguente: es. νομιέω > νομιῶ; νομιέεις > νομιεῖς, ecc.. === Il futuro dorico === Altro tipo di futuro è quello di forma media con significato attivo, sigmatico e contratto al tempo stesso, denominato futuro dorico. Esso si forma aggiungendo al tema verbale il suffisso -σε- (che si contrae in -σου-/-σει- a contatto con le vocali tematiche) e le desinenze personali principali di forma media. Si coniuga secondo il paradigma del presente medio dei verbi contratti in -έω (ad esempio φιλέω). Si trova usato per pochi verbi, fra cui i più importanti sono: *καίω (bruciare) T.V. καυ- fut. καυσέομαι > καυσοῦμαι. *κλαίω (piangere) T.V. κλαυ- fut. κλαυσέομαι > κλαυσοῦμαι. *νέω (nuotare) T.V. νευ- fut. νευσέομαι > νευσοῦμαι. *παίζω (scherzare) T.V. παιγ- fut. παιξέομαι > παιξοῦμαι. *πλέω (navigare) T.V. πλευ- fut. πλευσέομαι > πλευσοῦμαι. *πνέω (spirare) T.V. πνευ- fut. πνευσέομαι > πνευσοῦμαι. *φεύγω (fuggire) T.V. φ(ε)υγ- fut. φευξέομαι > φευξοῦμαι. == L'aoristo == L{{'}}'''aoristo''' è il tempo storico che esprime un'azione momentanea nel passato per il modo indicativo. Esprime invece un'azione puntuale senza determinazione di tempo negli altri modi. L'aoristo si coniuga in tutti i modi e nell'indicativo presenta l'aumento che è il segno del passato. Presenta tre diatesi distinte, cioè attiva, media e passiva. La forma media è ricavata dall'attiva sostituendo le forme personali medie a quella attive. La forma passiva invece presenta un tema ed una formazione particolare. Per le forme attiva e media si distinguono tre tipi: #aoristo primo o debole: proprio dei verbi col tema in vocale e in dittongo e dei temi in consonante muta liquida e nasale delle prime tre classi, formato con il suffisso temporale -σα- (es. ἔ-λυ-σα da λύω). Usa quasi sempre lo stesso tema del presente. #aoristo secondo o forte: proprio dei verbi che hanno tema verbale di grado debole rispetto al tema del presente e di molti verbi delle classi quarta, quinta, sesta e settima, in cui non compare alcun suffisso temporale ma si inserisce la sola vocale tematica ο/ε fra il tema (sempre in consonante) e le desinenze personali (es. ἔ-λιπ-ο-ν dal tema verbale λιπ- di λέιπω). Usa sempre un tema diverso da quello del presente e la formazione è uguale a quella dell'imperfetto. #aoristo terzo o fortissimo: proprio di pochissimi verbi in -ω e di alcuni verbi in -μι in cui la desinenza personale si aggiunge direttamente al tema verbale in vocale senza l'inserzione né di suffisso temporale né di vocale tematica (es. ἔβη-ν dal tema verbale βα- di βαίνω). Il tema è sempre diverso da quello del presente. === Aoristo primo, debole o suffissale (attivo e medio) === La sua caratteristica è il suffisso -σα- che si inserisce fra il tema verbale e la desinenza personale storica. L'aoristo debole si presenta sotto due forme: sigmatico e asigmatico. Se è sigmatico, proprio dei verbi con temi in vocale o dittongo e in consonante muta, il sigma del suffisso rimane; se invece è asigmatico, proprio dei verbi con temi in liquida e in nasale, il sigma cade provocando l'allungamento di compenso della vocale tematica. ==== Aoristo debole sigmatico (attivo e medio) ==== Come detto esso è proprio dei verbi con temi puri e in consonante muta. Esso si forma dal tema verbale preceduto dall'aumento (nel solo modo indicativo) seguito dal suffisso -σα- e dalle desinenze personali storiche. Aumento + tema verbale + σα + desinenze storiche (ἔ-λυ-σα-ν). L'incontro dell'ultimo elemento del tema verbale con il sigma del suffisso determina i medesimi mutamenti fonetici che si verificano per il futuro sigmatico quali: *i temi in vocale breve generalmente allungano la vocale finale del tema verbale. Il σ del suffisso, sebbene intervocalico, non cade perché è caratteristica temporale. *i temi in dittongo mantengono inalterato il dittongo del tema verbale. Il verbo θέω (correre) non ha aoristo primo però vi suppliscono la forma ἔδραμον (aoristo secondo o forte del tema δραμ- del presente τρέχω. Il verbo χέω (versare) ha un aoristo di forma asigmatica: ἔχεα. *i temi in consonante muta modificano la consonante finale del tema verbale secondo le regole fonetiche seguenti: *#i temi in gutturale fondono la gutturale col sigma del suffisso nella consonante doppia ξ. *#i temi in labiale fondono la labiale col sigma del suffisso nella consonante doppia ψ. *#i temi in dentale, semplice o preceduta da ν, davanti al sigma del suffisso elidono senza compenso la dentale semplice, mentre elidono provocando allungamento di compenso della vocale precedente col gruppo ν + dentale. Un esempio di aoristo debole sigmatico attivo e medio è '''''λύω''''', "sciogliere". {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Congiuntivo attivo||Ottativo attivo||Imperativo attivo||Indicativo medio||Congiuntivo medio||Ottativo medio||Imperativo medio |- !1º sing. |ἔλυσα||λύσω||λύσαιμι||<div align="center">-</div>||ἐλυσάμην||λύσωμαι||λυσαίμην||<div align="center">-</div> |- !2º sing. |ἔλυσας||λύσῃς||λύσαις/ λύσειας||λῦσον||ἐλύσω (< *ἐλύσασο)||λύσῃ||λύσαιο (< *λύσαισο)||λῦσαι |- !3º sing. |ἔλυσε||λύσῃ||λύσαι/ λύσειεν||λυσάτω||ἐλύσατο||λύσῃται||λύσαιτο||λυσάσθω |- !2º duale |ἐλύσατον||λύσητον||λύσαιτον||λύσατον||ἐλύσασθον||λύσησθον||λύσαισθον||λύσασθον |- !3º duale |ἐλυσάτην||λύσητον||λυσαίτην||λυσάτων||ἐλυσάσθην||λύσησθον||λυσαίσθην||λυσάσθων |- !1º plur. |ἐλύσαμεν||λύσωμεν||λύσαιμεν||<div align="center">-</div>||ἐλυσάμεθα||λυσώμεθα||λυσαίμεθα ||<div align="center">-</div> |- !2º plur. |ἐλύσατε||λύσητε||λύσαιτε||λύσατε||ἐλύσασθε||λύσησθε||λύσαισθε||λύσασθε |- !3º plur. |ἔλυσαν||λύσωσι||λύσαιεν/ λύσειαν||λυσάντων/λυσάτωσαν||ἐλύσαντο||λύσωνται||λύσαιντο||λυσάσθων/λυσάσθωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {|class="wikitable" !Infinito attivo!!Participio attivo!!Infinito medio!!Participio medio |- |λῦσαι||<small>''masch.''</small> λύσας <small>''femm.''</small>λύσασα <small>''neu.''</small> λῦσαν||λύσασθαι||<small>''masch.''</small> λυσάμενος <small>''femm.''</small> λυσαμένη <small>''neu.''</small> λυσάμενον |} Il participio aoristo debole attivo sigmatico maschile e neutro ha il tema -σαντ- (il maschile singolare, sigmatico, fa cadere -ντ- davanti a sigma allungando per compenso α, mentre il neutro mostra il puro tema con caduta di τ; in entrambi il genitivo è -σαντος) mentre il femminile segue la I declinazione in alfa impuro breve (come μοῦσα). Osservazioni da fare sono: #nella prima persona singolare dall'indicativo attivo è caduta la desinenza personale -ν, mentre nella terza persona singolare si può avere il ν efelcistico o eufonico. #l'α del suffisso -σα compare in tutta la coniugazione, tranne che nella terza persona singolare dell'indicativo attivo, nella seconda persona singolare dell'imperativo attivo e in tutto il congiuntivo attivo e medio (dove è sostituita dalla vocale tematica allungata ω/η). #nel congiuntivo e nell'ottativo si riscontrano regolarmente le rispettive caratteristiche modali (il congiuntivo ha l'allungamento della vocale tematica e delle desinenze personali mentre l'ottativo ha l'inserzione di una ι fra il suffisso temporale e le desinenze personali. #nell'ottativo attivo per la seconda e terza persona singolare e per la terza persona plurale le forme in -ειας, -ειε(ν), -ειαν sono più usate di quelle in -αις, -αι, -αιεν. #le terminazioni della seconda persona singolare dell'imperativo attivo e medio -ον, -αι sono di origine incerta (quella media potrebbe essere l'infinito attivo con valore esortativo, come può accadere anche in italiano). L'accento si ritira il più possibile e nei verbi composti anche sulla preposizione. #la terminazione -αι è comune sia all'infinito attivo, sia alla seconda persona singolare dell'imperativo medio sia alla terza persona singolare dell'ottativo attivo. Le tre forme differiscono solo per la quantità del dittongo finale che è breve nell'infinito attivo e nell'imperativo medio mentre è lungo nella terza persona singolare dell'ottativo attivo. Quanto all'accento, non solo nell'ottativo attivo ma anche nell'infinito attivo esso sta sempre sulla penultima sillaba, mentre nell'imperativo medio si ritira il più possibile fin dove lo consentono le leggi dell'accento. #la declinazione del participio attivo è uguale al paradigma dei temi in -αντ-, mentre per il participio medio si segue il paradigma degli aggettivi di prima classe a tre terminazioni. Eccezioni sono: #come nel futuro sigmatico, l'α finale del tema, benché pura, si muta in η nell'aoristo sigmatico di χράω (dare oracoli) = ἔχρησα, e di χράομαι "usare" = έχρησάμην. Rimane invece ᾱ, benché impura, nell'aoristo di ἀκροάομαι "dare ascolto" = ἠκροᾱσάμην. #come nel futuro sigmatico , anche nell'aoristo sigmatico alcuni verbi mantengono breve la vocale finale del tema. ==== Aoristo debole asigmatico (attivo e medio) ==== Esso, come detto, è proprio dei verbi col tema in liquida (λ, ρ) e in nasale (μ, ν). Aggiungendo a tali temi il suffisso -σα, si hanno i gruppi fonetici *-λσα, *-ρσα, *-μσα, *-νσα in cui il σ cade provocando l'allungamento di compenso della vocale del tema verbale secondo le note regole per cui: *ᾰ se pura > ᾱ, se impura > η. *ε > ει. *ῐ > ῑ. *ῠ > ῡ. Aumento + tema verbale allungato + α + desinenze storiche (ἔ-φην-α-ν). Da notare è che nella forma ἦρα, aoristo di αἴρω, la η rappresenta l'aumento temporale, non l'allungamento di compenso dell'ᾰ del tema, che diviene ᾱ; quindi nel congiuntivo, nell'ottativo, nell'imperativo, nell'infinito e nel participio in cui non c'è aumento, le forme sono, rispettivamente, ἄρω, ἄραιμι, ἆρον, ἆραι, ἄρας. Eccezioni sono: #come nel futuro così nell'aoristo i verbi κέλλω (muovere) e κύρω (imbattersi) hanno la forma sigmatica: - ἔκελσα ed ἔκυρσα. #alcuni verbi di terza classe allungano l'ᾰ breve del tema in ᾱ, benché sia impura: #*κερδαίνω (guadagnare), tema verbale κερδᾰν-, aoristo ἐκέρδᾱνα. #*κοιλαίνω (incavare), tema verbale κοιλᾰν-, aoristo ἐκοίλᾱνα. #*ἰσχναίνω (assottigliare), tema verbale ἰσχνᾰν-, aoristo ἴσχνᾱνα. #*λευκαίνω (imbiancare), tema verbale λευκᾰν-, aoristo ἐλεύκᾱνα. #*πεπαίνω (far maturare), tema verbale πεπᾰν-, aoristo ἐπέπᾱνα. #*ποιμαίνω (far pascolare), tema verbale ποιμᾰν-, aoristo ἐποίμᾱνα. #Allungamento ora in -ᾱ- ora in -η- l'-ᾰ- del tema i verbi: #*καθαίρω (purificare), tema verbale καθᾰρ-, aoristo ἐκάθᾱρα, ἐκάθηρα. #*σημαίνω (indicare), tema verbale σημᾰν-, aoristo ἐσήμᾱνα, ἐσήμηνα. Un esempio di aoristo debole asigmatico è '''''φαίνω''''', "mostrare". {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Congiuntivo attivo||Ottativo attivo||Imperativo attivo||Indicativo medio||Congiuntivo medio||Ottativo medio||Imperativo medio |- !1º sing. |ἔφηνα||φήνω||φήναιμι||<div align="center">-</div>||ἐφηνάμην||φήνωμαι||φηναίμην||<div align="center">-</div> |- !2º sing. |ἔφηνας||φήνῃς||φήναις/φήνειας||φῆνον||ἐφήνω||φήνῃ||φήναιο (< *φήναισο)||φῆναι |- !3º sing. |ἔφηνε||φήνῃ||φήναι/φήνειεν||φηνάτω||ἐφήνατο||φήνῃται||φήναιτο||φηνάσθω |- !2º duale |ἐφήνατον||φήνητον||φήναιτον||φήνατον||ἐφήνασθον||φήνησθον||φήναισθον||φήνασθον |- !3º duale |ἐφηνάτην||φήνητον||φηναίτην||φηνάτων||ἐφηνάσθην||φήνησθον||φηναίσθην||φηνάσθων |- !1º plur. |ἐφήναμεν||φήνωμεν||φήναιμεν||<div align="center">-</div>||ἐφηνάμεθα||φηνώμεθα||φηναίμεθα||<div align="center">-</div> |- !2º plur. |ἐφήνατε||φήνητε||φήναιτε||φήνατε||ἐφήνασθε||φήνησθε||φήναισθε||φήνασθε |- !3º plur. |{{polytonic|ἔφηναν}}||{{polytonic|φήνωσι}}||{{polytonic|φήναιεν}}/ φήνειαν||{{polytonic|φηνάντων}}/ {{polytonic|φηνάτωσαν}}||{{polytonic|ἐφήναντο}}||{{polytonic|φήνωνται}}||{{polytonic|φήναιντο}}|| {{polytonic|φηνάσθων}}/ {{polytonic|φηνάσθωσαν}} |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {|class="wikitable" !Infinito attivo||Participio attivo||Infinito medio||Participio medio |- |φῆναι||<small>''masch.''</small> φήνας <small>''femm.''</small>φήνασα <small>''neu.''</small> φῆναν||φήνασθαι||<small>''masch.''</small> φηνάμενος <small>''femm.''</small> φηναμένη <small>''neu.''</small> φηνάμενον |} Il participio aoristo debole attivo asigmatico maschile e neutro ha il tema -αντ- (il maschile singolare, sigmatico, fa cadere -ντ- davanti a sigma allungando per compenso α, mentre il neutro mostra il puro tema con caduta di τ; in entrambi il genitivo è -αντος) mentre il femminile segue la I declinazione in alfa impuro breve (come μοῦσα). Alcune osservazioni da fare sono che la coniugazione dell'aoristo debole asigmatico è in tutto analoga a quella dell'aoristo debole sigmatico. Da notare che aoristi deboli sigmatici si possono considerare anche εἶπα = dissi (presente λέγω); ἔχεα = versai (presente χέω); ἤνεγκα = portai (presente φέρω) ed altre forme di terza persona plurale (ἧλθαν, εὗραν), che si incontrano nel ''Nuovo Testamento''. === Aoristo secondo, o forte, o radicale, o tematico (attivo e medio) === L'aoristo secondo o forte è formato dal tema verbale preceduto dall'aumento (solo nel modo indicativo) e seguito dalla vocale tematico ο/ε e dalle desinenze storiche. Aumento + tema verbale + ο + desinenze storiche (es. ἔ-λιπ-ο-ν). Il tema dei verbi che hanno l'aoristo secondo o forte esce sempre in consonante ed è monosillabico, cioè si identifica con la radice del verbo. Se tale radice presenta variazioni apofoniche, l'aoristo si forma dal tema verbale di grado ridotto (ad esempio λιπ- rispetto a λειπ-, λοιπ-). L'aoristo forte non si può confondere con l'imperfetto (benché abbiano in comune l'aumento, la vocale tematica e le desinenze storiche), perché si forma dal tema verbale e non dal tema del presente. Hanno l'aoristo forte, quindi, sono solo i verbi il cui tema del presente differisce dal tema verbale o per uno speciale suffisso (seconda, terza, quarta e quinta classe) o perché presenta il grado medio anziché quello ridotto, o perché deriva da radice del tutto diversa. Per un esempio di aoristo forte attivo e medio si propone quello di '''λείπω''', "lasciare"''. {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Congiuntivo attivo||Ottativo attivo||Imperativo attivo||Indicativo medio||Congiuntivo medio||Ottativo medio||Imperativo medio |- !1º sing. |ἔλιπον||λίπω||λίποιμι||<div align="center">-</div>||ἐλιπόμην||λίπωμαι||λιποίμην||<div align="center">-</div> |- !2º sing. |ἔλιπες||λίπῃς||λίποις||λίπε||ἐλίπου (<*ἐλίπεσο)||λίπῃ||λίποιο (<*λίποισο)||λίπου (<*λίπεσο) |- !3º sing. |ἔλιπε||λίπῃ||λίποι||λιπέτω||ἐλίπετο||λίπῃται||λίποιτο||λιπέσθω |- !2º duale |ἐλίπετον||λίπητον||λίποιτον||λίπετον||ἐλίπεσθον||λίπησθον||λίποισθον||λίπεσθον |- !3º duale |ἐλιπέτην||λίπητον||λιποίτην||λιπέτων||ἐλιπέσθην||λίπησθον||λιποίσθην||λιπέσθων |- !1º plur. |ἐλίπομεν||λίπωμεν||λίποιμεν||<div align="center">-</div>||ἐλιπόμεθα||λιπώμεθα||λιποίμεθα||<div align="center">-</div> |- !2º plur. |ἐλίπετε||λίπητε||λίποιτε||λίπετε||ἐλίπεσθε||λίπησθε||λίποισθε||λίπεσθε |- !3º plur. |ἔλιπον||λίπωσι||λίποιεν||λιπόντων/λιπέτωσαν||ἐλίποντο||λίπωνται||λίποιντο|| λιπέσθων/λιπέσθωσαν |} {|class="wikitable" !Infinito attivo!!participio attivo!!infinito medio!!participio medio |- |λιπεῖν||<small>''masch.''</small> λιπών <small>''femm.''</small> λιποῦσα <small>''neu.'' </small> λιπόν||λιπέσθαι||<small>''masch.''</small> λιπόμενος <small>''femm.''</small> λιπομένη <small>''neu.''</small> λιπόμενον |} Il participio aoristo forte attivo maschile e neutro ha il tema -όντ- (il maschile singolare fa cadere -τ- e allunga per apofonia ο in ω, mentre il neutro mostra il puro tema con caduta di -τ-; in entrambi il genitivo è -όντος) mentre il femminile segue la I declinazione in alfa impuro breve (come μοῦσα). Alcune osservazioni ed eccezioni sono: #nell'indicativo si ha l'alternanza della vocale tematica ο/ε, come nella flessione dell'imperfetto. Negli altri modi la coniugazione è analoga a quella del presente. #contrariamente alla regola generale sull'accento del verbo, nell'aoristo forte l'accento cade sulla vocale tematica, anziché sulla radice, nel participio attivo (λιπών, λιποῦσα, λιπόν), l'infinito attivo e medio (λιπεῖν, λιπέσθαι) e imperativo medio (seconda persona singolare λιποῦ). #è ossitona, per eccezione, la seconda persona singolare dell'imperativo dei cinque aoristi forti dei verbi εἶπον (da λέγω) = εἰπέ (di'!), ἦλθον (da ἔρχομαι) = ἐλθέ (va'!, vieni!), εὗρον (da εὑρίσκω) = εὑρέ (trova!), εἶδον (da ὁράω) = ἰδέ (vedi!) e ἔλαβον (da λαμβάνω) = λαβέ (prendi!). I loro composti invece seguono la regola generale (es. ἔξελθε; εἴσιδε, ecc.). *l'aoristo forte dà luogo talora a paradigmi anomali o difettivi. Ad eccezione di {{polytonic|ἔκλυον}}, i seguenti sono i cosiddetti "verbi politematici": **εἶδον "vidi" (tema ἰδ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo ὁράω "vedere" **εἶπον "dissi" (tema εἰπ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo λέγω "dire" **ἦλθον "venni, andai" (tema ἐλθ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo ἔρχομαι "andare, venire" **ἤνεγκον "portai" (tema ἐνεγκ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo φέρω "portare" **ἔδραμον "corsi" viene fatto ricondurre al verbo difettivo τρέχω "correre" **ἔφαγον "mangiai" viene fatto ricondurre al verbo difettivo ἐσθίω "mangiare" **εἷλον "presi" (tema ἑλ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo αἱρέω "prendere" **ἔκλυον "udii" ha forme di imperativo atematiche: κλῦθι "ascolta" *Cinque aoristi conservano imperativi arcaici con l'accento sull'ultima sillaba: **εἶδον "vidi" (utilizzato come aoristo di ὁράω "vedere"), imperativo ἰδέ "vedi"; **ἔλαβον "presi", da λαμβάνω "prendere", imperativo: λαβέ "prendi"; **εὗρον (o ηὗρον) "presi", da εὑρίσκω "trovare", imperativo εὑρέ "trova"; **ἦλθον "andai, venni" (utilizzato come aoristo di ἔρχομαι "andare, venire"), imperativo: ἐλθέ "va', vieni"; **εἶπον "dissi" (utilizzato come aoristo di λέγω "dire"), imperativo: εἰπέ "di' ". *Alcuni aoristi forti hanno la radice ''raddoppiata'', oltre che ''aumentata'': **dal verbo ἄγω "condurre", radice ἀγ- (cfr. latino ''ago'' "condurre"), tema dell'aoristo ἀγαγ-, per cui: ἤγαγον; **dalla radice di un verbo di dire si ha l'aoristo senza presente εἶπον, in Omero ἔειπον, da *ἐϝέϝιπον. **ἤνεγκον (tema dell'aoristo ἐνεγκ-), radice ἐγκ-/ἐνεκ-/ἐνοκ- (l'aoristo si forma dal grado zero), è utilizzato come aoristo di φέρω "portare". === Aoristo terzo, o fortissimo, o radicale, o atematico (attivo e medio) === L'aoristo terzo o fortissimo è formato dal tema verbale (sempre monosillabico e uscente in vocale), preceduto da aumento nel solo modo indicativo e seguito direttamente dalla desinenze storiche (senza suffisso temporale nè vocale tematica). Per questo esso è chiamato anche "radicale" e "atematico". Aumento + tema verbale (allungato) + desinenze storiche (es. ἔ-βη-ν). Esempio di aoristo fortissimo è il paradigma di '''''γιγνώσκω''''', "conoscere"'' {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |ἔγνων||γνῶ||γνοίην||<div align="center">-</div> |- !2º singolare |ἔγνως||γνῷς||γνοίης||γνῶθι |- !3º singolare |ἔγνω||γνῷ||γνοίη||γνώτω |- !2º duale |ἔγνωτον||γνῶτον||γνοῖτον/γνοίητον||γνῶτον |- !3º duale |ἐγνώτην||γνῶτον||γνοίτην/γνοιήτην||γνώτων |- !1º plurale |ἔγνωμεν||γνῶμεν||γνοῖμεν/γνοίημεν||<div align="center">-</div> |- !2º plurale |ἔγνωτε||γνῶτε||γνοῖτε/γνοίητε||γνῶτε |- !3º plurale |ἔγνωσαν||γνῶσιν||γνοῖεν/γνοίησαν||γνόντων/γνώτωσαν |} {|class="wikitable" !Infinito!!Participio |- |γνῶναι||<small>''masch.''</small> γνούς <small>''femm.''</small> γνοῦσα <small>''neu.''</small> γνόν |} I participio dell'aoristo III segue al maschile e neutro la terza declinazione con il tema -ντ-, aggiunto alla radice abbreviata secondo la legge di Osthoff (*βηντ > βᾰντ, *γνωντ- > γνοντ-, ecc.); il maschile, sigmatico, fa cadere davanti a sigma il gruppo -ντ- e allunga per compenso la vocale radicale, il neutro mostra il puro tema con caduta di -τ-, e in entrambi il genitivo e in -ντος. Il femminile si forma come negli aggettivi della seconda classe a tre uscite con il suffisso -jᾰ aggiunto al tema maschile/neutro (per γνοῦσα: *γνοντ-jα > *γνονσjα > *γνονσα > *γνοσα > '''γνοῦσα''') e segue la prima declinazione in alfa impuro breve. L'ottativo del duale e del plurale, oltre a formarsi con la caratteristica -ι- propria di questo modo al grado zero, può utilizzare come tema la terza persona singolare, che, non avendo desinenza, è stata sentita dai Greci come puro tema e quindi utilizzata anche per il resto della coniugazione dell'ottativo; queste forme sono messe fra parentesi. Altro esempio di Aoristo fortissimo è il paradigma di '''''βαίνω''''', "andare"'' {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |ἔβην||βῶ||βαίην||<div align="center">-</div> |- !2º singolare |ἔβης||βῇς||βαίης||βῆθι |- !3º singolare |ἔβη||βῇ||βαίη||βήτω |- !2º duale |ἔβητον||βῆτον||βαῖτον/βαίητον||βῆτον |- !3º duale |ἐβήτην||βῆτον||βαίτην/βαιήτην||βήτων |- !1º plurale |ἔβημεν||βῶμεν||βαῖμεν/βαίημεν||<div align="center">-</div> |- !2º plurale |ἔβητε||βῆτε||βαῖτε/βαίητε||βῆτε |- !3º plurale |ἔβησαν||βῶσιν||βαῖεν/βαίησαν||βάντων/βήτωσαν |} {|class="wikitable" !Infinito!!Participio |- |βῆναι||<small>''masch.''</small> βάς <small>''femm.''</small> βᾶσα <small>''neu.''</small> βάν |} Alcune osservazioni sono: #la vocale finale del tema si allunga sempre eccetto se seguita da altra vocale o dal gruppo -ντ- (terza persona plurale dell'imperativo, declinazione del participio maschile e neutro). #la terza persona plurale dell'indicativo ha la desinenza -σαν invece di -ν, meno usata. #nel congiuntivo la vocale finale del tema si contrae regolarmente con la vocale tematica allungata ω/η. #nell'ottativo la desinenza della prima persona singolare è -ν anziché -μι e si ha l'inserzione di -ιη fra tema e desinenza, tuttavia nel duale e nel plurale si preferisce inserire la sola vocale -ι, che forma dittongo con la vocale finale del tema. #la seconda persona singolare dell'imperativo mantiene la desinenza originaria -θι. Va ricordato tuttavia che la forma isolata del verbo ἔχω (avere) σχές è analoga a quella corrispondente dei verbi in -μι). #ll participio maschile e neutro nel nominativo singolare è ossitono. Nel nominativo singolare maschile e nel dativo plurale maschile e neutro la caduta di -ντ- davanti al σ determina l'allungamento di compenso. #la forma media dell'aoristo fortissimo si usa solo in rari casi e si coniuga regolarmente, sostituendo le desinenze medie a quelle attive. === Aoristo passivo === L'aoristo passivo è morfologicamente distinto da quello attivo e medio e ha due forme: #debole: formato dal tema verbale con l'aggiunta del suffisso -θη. #forte: formato dal tema verbale con l'aggiunta del suffisso -η. ==== Aoristo passivo primo o debole ==== L'Aoristo passivo debole è proprio della maggior parte dei verbi sia in -ω che -μι. Si forma dal tema verbale (di solito di grado medio) a cui si premette l'aumento (solo nel modo indicativo) e si fa seguire il suffisso -θη- e le desinenze storiche attive. Aumento + tema verbale + θη + desinenze storiche attive (es. ἐ-λύ-θη-ν). Davanti al suffisso -θη: #i temi in vocale allungano la vocale finale del tema verbale come avviene nel futuro e nell'aoristo sigmatico. Ci sono alcune eccezioni come alcuni verbi in cui la vocale finale del tema verbale si mantiene breve, oppure molti verbi il cui tema esce in vocale (specie quelli che la mantengono breve nel futuro e nell'aoristo sigmatico) inseriscono un σ (epentesi) tra il tema e il suffisso -θη e infine altri verbi che hanno doppia forma sia con σ che senza. #i temi in dittongo che mantengono inalterato il dittongo del tema verbale. Anche tra di essi alcuni inseriscono un σ fra il tema e il suffisso -θη. #i temi in consonante muta subiscono le seguenti modifiche fonetiche: #*le gutturale si mutano in χ. #*le labiali si mutano in φ. #*le dentali si mutano in σ. #i temi in liquida e in basale restano inalterati. Da segnalare che: #alcuni temi radicali (monosillabici) soggetti ad apofonia all'aoristo passivo debole presentano: #*il grado debole (α). #*il grado medio (η). #alcuni temi in liquida nell'aoristo passivo debole presentano il tema verbale con metatesi e successivo allungamento della vocale finale. Il fenomeno, anziché con la metatesi, si può spiegare con la vocalizzazione delle antiche sonanti l̥, m̥, che davanti a consonante danno αλ/λα, αμ/μα; donde i passaggi: βλ > βαλ > βλα; κλ > καλ > κλα; τμ > ταμ > τμα. #quattro verbi perdono la consonante ν del tema verbale davanti al suffisso -θη. Essi sono: #*κλίνω (piegare), aoristo passivo: ἐ-κλί-θην. #*κρίνω (giudicare), aoristo passivo: ἐ-κρί-θην. #*πλύνω (lavare), aoristo passivo: ἐ-πλύ-θην. #*τείνω (tendare), aoristo passivo: ἐ-τά-θην. Un esempio è coniugazione dell'aoristo passivo primo o debole del verbo ''' νικάω''''', "vincere". {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |ἐνικήθην||νικηθῶ||νικηθείην||<div align="center">-</div> |- !2º singolare |ἐνικήθης||νικηθῇς||νικηθείης||νικήθητι |- !3º singolare |ἐνικήθη||νικηθῇ||νικηθείη||νικηθήτω |- !2º duale |ἐνικήθητον||νικηθῆτον||νικηθεῖτον||νικήθετον |- !3º duale |ἐνικηθήτην||νικηθῆτον||νικηθείτην||νικηθήτων |- !1º plurale |ἐνικήθημεν||νικηθῶμεν||νικηθεῖμεν||<div align="center">-</div> |- !2º plurale |ἐνικήθητε||νικηθῆτε||νικηθεῖτε||νικήθητε |- !3º plurale |ἐνικήθησαν||νικηθῶσι||νικηθεῖεν||νικηθέντων/νικηθήτωσαν |- !Infinito||Participio |- |νικηθῆναι||νικηθείς, νικηθεῖσα, νικηθέν |} Alcune osservazioni da fare sono: #nel congiuntivo la vocale del suffisso (η) e la vocale tematica allungata (ω/η) si contraggono normalmente, con conseguente spostamento dell'accento sulla sillaba contratta. #nell'ottativo la desinenza della prima persona singolare è -ν invece che -μι; inoltre la vocale del suffisso (η) si abbrevia (ε) davanti alla caratteristica modale -ιη. Nel duale e nel plurale alle forme λυθείητον, λυθειήτην, λυθείημεν, λυθείητε, λυθείησαν si preferiscono quelle ridotte (λυθεῖτον, ecc...), in cui la caratteristica modale si riduce a ι e forma dittongo con la ε del suffisso. #la seconda persona singolare dell'imperativo presenta l'originaria desistenza -θι, modificata in -τι per la legge di Grassmann. Nella terza persona plurale dell'imperativo la forma in -ντων (più frequente di quella in -τωσαν) presenta la vocale del suffisso temporale (η) abbreviata in ε, perché é seguita dal gruppo -ντ- (legge di Osthoff). #contrariamente alla regola dell'accento nelle forme verbali, il participio aoristo passivo è sempre ossitono e l'infinito è sempre properispomeno. Particolarità a questa forma sono: #nell'aoristo passivo debole presentano il tema verbale ampliato con ε (che per lo più si allunga in η nei verbi: ἁμρτάνω (sbagliare), αὐξάνω (accrescere), βούλομαι (volere), δέω (mancare), εὐρίσκω (trovare), (ἐπι)μέλω (stare a cuore), οἴομαι (pensare), στερίσκω (privare). #fenomeni fonetici particolari presentano gli aoristi passivi deboli dei verbi θάπτω (seppellire) = tema verbale θαφ- = aoristo passivo ἐ-θάφ-θην (mantenimento di tutte le aspirate), θρύπτω (tritare) = tema verbale θρυπ- = aoristo passivo ἐ-θρύφ-θην (mantenimento di tutte le aspirate), κυλίνδω (rotolare) = tema verbale κυλινδ- = aoristo passivo ἐ-κυλίσ-θην (dissimilazione di ν), σπένδω (libare) = tema verbale σπενδ- = aoristo passivo ἐ-σπείσ-θην (dissimilazione di νδ e allungamento di ε in ει) e τρέφω (nutrire) = tema verbale θρεφ- = aoristo passivo ἐ-θρέφ-θην (mantenimento di tutte le aspirate). #a volte l'aoristo passivo debole ha anche valore di medio-riflessivo come ad esempio εὐφραίνω (rallegrare) = aoristo passivo debole εὐφράνθην = fui rallegrato, mi rallegrai. ==== Aoristo passivo secondo o forte ==== L'aoristo passivo secondo o forte differisce dall'aoristo passivo debole o primo unicamente perché il suffisso temporale si riduce alla sola vocale η. La sua coniugazione segue quella dell'aoristo passivo debole in tutto il paradigma. Aumento + tema verbale + η + desinenze storiche attive (es. ἐ-φάν-η-ν). Hanno l'aoristo passivo forte circa quaranta verbi col tema quasi sempre radicale e monosillabico, uscente in consonante muta, in liquida o in nasale. I temi soggetti ad apofonia assumono di solito il grado debole (come nell'aoristo forte attivo). Un esempio di coniugazione dell'aoristo passivo secondo o forte è '''φαίνω''', "mostrare, sembrare, apparire".'' {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |ἐφάνην||φανῶ||φανείην||<div align="center">-</div> |- !2º singolare |ἐφάνης||φανῇς||φανείης||φάνηθι |- !3º singolare |ἐφάνη||φανῇ||φανείη||φανήτω |- !2º duale |ἐφάνητον||φανῆτον||φανεῖτον||φάνητον |- !3º duale |ἐφανήτην||φανῆτον||φανείτην||φανήτων |- !1º plurale |ἐφάνημεν||φανῶμεν||φανεῖμεν||<div align="center">-</div> |- !2º plurale |ἐφάνητε||φανῆτε||φανεῖτε||φάνητε |- !3º plurale |ἐφάνησαν||φανῶσι||φανεῖεν||φανέντων/φανήτωσαν |- !Infinito||Participio |- |φανῆναι||φανείς, φανεῖσα, φανέν |} Da notare è che quando uno stesso verbo presenta due forme di aoristo passivo (debole e forte) talvolta la forma debole ha valore passivo mentre quella forte riflessiva (es. φαίνω "mostrare" la forma debole ἐφάνθην "fui mostrato" mentre la forma forte ἐφάνην "mi mostrai, apparvi". In molti casi, invece, entrambe le forme hanno il medesimo significato passivo. Hanno invece l'aoristo passivo forte, di regola, solo i verbi che non hanno l'aoristo attivo forte. Fanno eccezione τρέπω (volgere), e τρέφω (nutrire), che hanno l'aoristo forte sia attivo (ἔτραπον, ἔτραφον) che passivo (ἐτράπην, ἐτράφην). == Il futuro passivo debole e forte == Il futuro passivo, distinto morfologicamente da quello attivo e medio, ha due forme, uguali a quelle dell'aoristo passivo: # il futuro passivo debole, che si forma aggiungendo il suffisso -θησ- (al tema dell'aoristo passivo debole si aggiunge quindi la caratteristica del futuro -σ-) e le desinenze principali medie tematiche: tema verbale + θησ + desinenze principali medie (es. λυ-θήσ-ομαι). Davanti a tale suffisso si verificano gli stessi mutamenti fonetici che avvengono all'aoristo passivo debole. Hanno il futuro passivo debole gli stessi verbi che hanno l'aoristo passivo debole. # il futuro passivo forte si forma aggiungendo al tema verbale il suffisso -ησ- (al tema dell'aoristo passivo forte si aggiunge quindi la caratteristica del futuro -σ-) e le desinenze principali medie tematiche: tema verbale + ησ + desinenze principali medie (es. φαν-ήσ-ομαι). Hanno il futuro passivo forte gli stessi verbi che hanno l'aoristo passivo forte. I temi soggetti ad apofonia assumono il medesimo grado con cui formano l'aoristo passivo forte. Un esempio di coniugazione del futuro passivo primo o debole è: '''νικάω''', "vincere". {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Ottativo |- !1º singolare |νικηθήσομαι||νικηθησοίμην |- !2º singolare |νικηθήσῃ (< *νικηθήσεσαι)||νικηθήσοιο (< *νικηθήσοισο) |- !3º singolare |νικηθήσεται||νικηθήσοιτο |- !2º duale |νικηθήσεσθον||νικηθήσοισθον |- !3º duale |νικηθήσεσθον||νικηθησοίσθην |- !1º plurale |νικηθησόμεθα||νικηθησοίμεθα |- !2º plurale |νικηθήσεσθε||νικηθήσοισθε |- !3º plurale |νικηθήσονται||νικηθήσοιντο |- !Infinito|| Participio |- |νικηθήσεσθαι||νικηθησόμενος, νικηθησομένη, νικηθησόμενον |} Un esempio di Coniugazione del futuro passivo secondo o forte è: '''φαίνω''', "mostrare". {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Ottativo |- !1º singolare |φανήσομαι||φανησοίμην |- !2º singolare |φανήσῃ (< *φανήσεσαι)||φανήσοιο (< *φανήσοισο) |- !3º singolare |φανήσεται||φανήσοιτο |- !2º duale |φανήσεσθον||φανήσοισθον |- !3º duale |φανήσεσθον||φανησοίσθην |- !1º plurale |φανησόμεθα||φανησοίμεθα |- !2º plurale |φανήσεσθε||φανήσοισθε |- !3º plurale |φανήσονται||φανήσοιντο |- ! Infinito|| Participio |- |φανήσεσθαι||φανησόμενος, φανησομένη, φανησόμενον |} Alcune osservazioni sono: # entrambe le forme del futuro passivo, debole e forte, corrispondono, per il significato, al nostro futuro semplice passivo. # analogamente a quanto si è detto per l'aoristo passivo, se un verbo presenta tutt'e due le forme di futuro passivo, debole e forte, talvolta la prima ha valore passivo, la seconda ha valore riflessivo. # eccezionalmente si trovano verbi che hanno il futuro medio con significato passivo (es. ἀδικέω = commettere ingiustizia, futuro medio: ἀδικήσομαι = sarò offeso), ed altri che usano come significato passivo non solo la forma passiva, ma anche quella media. == Il perfetto == ===Il raddoppiamento=== Il raddoppiamento è il prefisso che contrassegna l'azione compiuta. Esso si trova in tutte le voci del perfetto, del piuccheperfetto e del futuro perfetto. Esso si ottiene premettendo al tema del verbo una sillaba formata dalla consonante iniziale del tema verbale seguita dalla vocale ε. Esso è possibile, quindi, per i soli verbi che hanno il tema verbale iniziante per consonante. I verbi i cui temi iniziando per vocale, invece del raddoppiamento, usano l'aumento temporale, il quale, poiché funge da raddoppiamento, rimane in tutti i modi. Per esso valgono le stesse regole ed eccezioni già viste. Alcune particolarità da ricordare sono: * i temi che incominciano per consonante: *# se il tema verbale incomincia per consonante aspirata, il raddoppiamento si forma con la tenue corrispondente (legge di Grassmann). *# se il tema verbale incomincia per consonante muta seguita da liquida, si raddoppia la prima consonante, cioè la muta. Fanno eccezione i temi che iniziano per γν- e talvolta anche γλ-, βλ-, che invece di raddoppiare la muta premettono l'aumento sillabico. *# se il tema verbale inizia per consonante liquida o rotata (λ, ρ) o consonante doppia (ξ, ψ, ζ) o due o più consonanti (che non siano muta + liquida) si usa come raddoppiamento il semplice aumento sillabico. Fanno eccezione i due verbi κτάομαι (acquistare) e μνάομαι (ricordarsi), che formano il raddoppiamento con la prima consonante del tema verbale benché incomincino con due consonanti che non sono muta + liquida. *# prendono l'aumento εἰ-, invece che il raddoppiamento normale ἐ-, i verbi λαμβανω (prendere), λαγχάνω (ottenere in sorte), λέγω (raccogliere), λέγω (dire), ἔθω (essere solito) e μείρομαι (avere in sorte). * i temi che incominciano per vocale. Alcuni verbi, il cui tema incomincia per vocale forte (α, ε, ο) seguita da consonante presentano il cosiddetto raddoppiamento attico, che consiste nel premettere le prime due lettere del tema verbale alla vocale iniziale del tema stesso, dopo averla allungata mediante l'aumento temporale (nel piuccheperfetto di solito si allunga anche la vocale della sillaba raddoppiata) ad esempio ἀκούω (ascoltare) tema verbale ἀκο(υ)- perfetto ἀκ-ήκοα. Da notare che una forma particolare di raddoppiamento presenta il verbo ἐγείρω (svegliare) tema verbale ἐγερ/ἐγορ- perfetto ἐγρήγορα. Esso si può spiegare con l'epentesi di ρ dovuta a ragioni eufoniche, oppure col raddoppiamento dell'intero tema, prima di grado zero (ἐγρ-), poi di grado forte (ἐγορ-). * il raddoppiamento nei verbi composti con preposizioni. I verbi composti con una o più preposizioni inseriscono il raddoppiamento (come l'aumento) fra la preposizione (o l'ultima delle preposizioni) e il tema verbale (es. ἀπο-στέλλω "spedire" al perfetto è ἀπ-έ-σταλκα, συλλαμβάνω "prendere insieme" al perfetto è συν-εί-ληφα, συν-ανα-γράφω "registrare insieme" al perfetto è συν-ανα-γέ-γραφα). === Formazione del perfetto === Il perfetto è il tempo principale, che esprime un'azione che risulta compiuta nel presente, cioè una azione che è avvenuta nel passato ma ha prodotto un effetto o uno stato che perdura nel presente. Esso generalmente è reso in italiano col passato prossimo ma si rendono con il presente alcuni perfetti come οἶδα ("ho visto" quindi "so" dalla radice ἰδ-/εἰδ-/οἰδ- usata in parte da ὁράω "vedere"; tuttavia οἶδα è un perfetto isolato e non fa parte della coniugazione di ὁράω). Il perfetto si coniuga in tutti i modi ed ha due forme morfologicamente distinte: attiva e medio-passiva. La forma media è identica alla forma passiva morfologicamente, ma non presenta analogie con l'attiva e per questo viene studiato a parte. Nella forma attiva ci sono tre tipi di perfetto: # perfetto primo o debole (proprio dei temi puri e di quelli in dentale, in liquida e in nasale) viene formato con l'inserzione del suffisso temporale -κα fra tema e desinenze (es. λέ-λυ-κα). # perfetto secondo o forte (proprio dei temi in gutturale, in labiale e di pochi temi in liquida o in nasale) formato con l'inserzione della sola vocale -α fra tema e desinenze (es. πέ-φην-α). # perfetto terzo o fortissimo (o atematico, o radicale, o misto) usato, accanto alle forme regolari deboli o forti, che interessa pochissimi verbi col tema in radicale monosillabico, fra cui alcuni importanti difettivi. ==== Perfetto attivo primo o debole ==== Il perfetto attivo primo o debole è formato dal Tema Verbale preceduto da raddoppiamento (che resta in tutti i modi) e seguito dal suffisso temporale -κα (che in origine doveva essere composto da sola -κ- e la -α era la desinenza di prima persona singolare mentre in seguito fu considerata come suffisso l'intera sillaba -κα che rimane in tutte le voci dell'indicativo, eccetto la terza persona singolare mentre negli altri modi permane la sola -κ-) e dalle desinenze personali principali. Raddoppiamento + tema verbale + κα + desinenze principali [es. λε-λύ-κα-σι(ν)]. Hanno il perfetto debole i verbi in vocale o dittongo, i temi in dentale e la maggior parte dei temi in liquida e in nasale. L'incontro fra elemento finale del tema verbale e la κ determina i seguenti mutamenti fonetici: # se il tema verbale esce in vocale breve essa generalmente si allunga (come nel futuro e nell'aoristo). Fanno eccezione i verbi θύω (sacrificare), λύω (sciolgiere), δέω (legare) e τελέω (compiere) che mantengono breve la vocale del tema. # se il tema verbale esce in dittongo, questo rimane inalterato. Da notare che i verbi ῥέω (scorrere) e χέω (versare) formano il Perfetto con la radice di grado debole ῥυ-, χυ- (ἐρρύ-η-κα con ampliamento ε/η e κέχυ-κα) mentre il verbo θέω (correre) lo forma dal tema δραμ- con ampliamento ε/η (δε-δράμη-κα). # se il tema verbale esce in dentale semplice (τ, δ, θ) o preceduta da ν (ντ, νδ, νθ), davanti alla -κ- del suffisso la dentale semplice si elide senza compenso. Il gruppo ν + dentale si elide con allungamento di compenso (come nel futuro e nell'aoristo sigmatico). Da notare che il verbo δείδω (temere) forma il perfetto debole dal tema di grado forte (δέ-δοι-κα) e possiede anche il perfetto terzo δέδια. # se il tema verbale esce in liquida generalmente non subisce mutamenti. # se il tema verbale esce in nasale (ν) la nasale si muta in γ davanti alla κ del suffisso. Un esempio di coniugazione del perfetto primo o debole è '''''λύω''''', "sciogliere" {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |λέλυκα||λελύκω (λελυκὼς ὦ)||λελύκοιμι (λελυκὼς εἴην)||- |- !2º singolare |λέλυκας||λελύκῃς (λελυκὼς ᾖς)||λελύκοις (λελυκὼς εἴης)||λέλυκε (λελυκὼς ἴσθι) |- !3º singolare |λέλυκε(ν)||λελύκῃ (λελυκὼς ᾖ)||λελύκοι (λελυκὼς εἴη)||λελυκέτω (λελυκὼς ἔστω) |- !2º duale |λελύκατον||λελύκητον (λελυκότε ἦτον)||λελύκοιτον (λελυκότε εἶτον)||λελύκετον (λελυκότε ἔτον) |- !3º duale |λελύκατον||λελύκητον (λελυκότε ἦτον)||λελυκοίτην (λελυκότε εἴτην)||λελυκέτων (λελυκότε ἔτων) |- !1º plurale |λελύκαμεν||λελύκωμεν (λελυκότες ὦμεν)||λελύκοιμεν (λελυκότες εἶμεν)||- |- !2º plurale |λελύκατε||λελύκητε (λελυκότες ἦτε)||λελύκοιτε (λελυκότες εἶτε)||λελύκετε (λελυκότες ἔστε) |- !3º plurale |λελύκασι(ν)||λελύκωσιν (λελυκότες ὦσιν)||λελύκοιεν (λελυκότες εἶεν)||λελυκόντων/λελυκέτωσαν (λελυκότες ὄντων) |- !Infinito||Participio |- |λελυκέναι||λελυκώς, λελυκυῖα, λελυκός |} Alcune osservazioni da fare sono: # la vocale α del suffisso si mantiene intatta in tutto l'indicativo tranne che alla terza persona singolare, in cui è sostituita da ε. Negli altri modi invece di α si trova la vocale tematica ο/ε che subisce le stesse modificazioni che subisce al presente. # l'infinito è parossitono mentre il nominativo singolare maschile e neutro del participio è ossitono. # il participio, a differenza degli altri participi attivi, piuttosto che il solito suffisso -ντ- presenta solo -τ- che unito alla vocale tematica ο determina l'uscita del tema in -οτ-. Nel nominativo singolare maschile si ha l'assibilazione di -τ finale e l'allungamento organico della vocale tematica (-ώς). Nel nominativo singolare neutro si ha l'assibilazione del -τ finale. # nel congiuntivo e nell'ottativo alle forme normali si sostituisce spesso quelle perifrastiche, formate dal participio perfetto unito alle voci del congiuntivo e dell'ottativo di εἰμί (esempio λελυκώς, λελυκυῖα, λελυκός con congiuntivo ὦ, ᾖς, ᾖ ecc. oppure ottativo εἴην, εἴης, εἴη, ecc.). Le eccezioni sono: # i temi radicali monosillabici in liquida e in nasale ν che contengono la vocale ε nel perfetto assumono il grado debole α come nell'aoristo forte passivo. # i quattro verbi κλίνω (piegare), κρίνω (giudicare), πλύνω (lavare), τείνω (tendere) perdono la nasale ν davanti al suffisso -κα. # alcuni temi monosillabici in liquida e in nasale subiscono la metatesi fra la vocale e la consonante finale del tema verbale e poi allungano la vocale davanti a -κα. # parecchi verbi formano il perfetto dal tema verbale ampliato con ε che poi si allunga davanti al suffisso. === Perfetto attivo secondo o forte === Il perfetto attivo secondo o forte differisce da quello debole unicamente perché il suffisso temporale si riduce alla sola vocale -α. La sua coniugazione segue in tutto il paradigma del perfetto debole. Il perfetto forte si forma quindi aggiungendo al tema verbale raddoppiato il suffisso -α e le desinenze personali principali. Raddoppiamento + tema verbale + α + desinenze principali (es. γε-γράφ-α-σι). Hanno il perfetto forte per lo più i verbi radicali e precisamente: # i temi in gutturale (κ, γ, χ) e in labiale (π, β, φ). # pochi temi in dentale (τ, δ, θ), in liquida (λ, ρ) e in nasale (ν). Nel perfetto forte il tema verbale rimane inalterato in alcuni verbi mentre in altri esso: * aspira la consonante muta finale (perfetto forte aspirato) per cui la gutturale diviene χ e la labile diviene φ. * presenta l'apofonia (perfetto forte apofonico) per cui la vocale interna del tema prende il grado forte: ε > ο; ι > οι; υ > ευ; α > ω. * presenta contemporaneamente l'aspirazione della muta finale e l'apofonia della vocale interna (perfetto forte apofonico e aspirato). Un esempio di coniugazione del perfetto forte o secondo è '''φαίνω''''', "mostrare". {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |πέφηνα||πεφήνω (πεφηνὼς ὦ)||πεφήνοιμι (πεφηνὼς εἴην)||- |- !2º singolare |πέφηνας||πεφήνῃς (πεφηνὼς ᾖς)||πεφήνοις (πεφηνὼς εἴης)||πέφηνε (πεφηνὼς ἴσθι) |- !3º singolare |πέφηνε||πεφήνῃ (πεφηνὼς ᾖ)||πεφήνοι (πεφηνὼς εἴη)||πεφηνέτω (πεφηνὼς ἔστω) |- !2º duale |πεφήνατον||πεφήνητον (πεφηνότε ἦτον)||πεφήνοιτον (πεφηνότε εἶτον)||πεφήνετον (πεφηνότε ἔτον) |- !3º duale |πεφήνατον||πεφήνητον (πεφηνότε ἦτον)||πεφηνοίτην (πεφηνότε εἴτην)||πεφηνέτων (πεφηνότε ἔτων) |- !1º plurale |πεφήναμεν||πεφήνωμεν (πεφηνότες ὦμεν)||πεφήνοιμεν (πεφηνότες εἶμεν)|- |- !2º plurale |πεφήνατε||πεφήνητε (πεφηνότες ἦτε)||πεφήνοιτε (πεφηνότες εἶτε)||πεφήνετε (πεφηνότες ἔστε) |- !3º plurale |πεφήνασι(v)||πεφήνωσιν} (πεφηνότες ὦσιν)||πεφήνοιεν (πεφηνότες εἶεν)||πεφηνόντων / πεφηνέτωσαν (πεφηνότες ὄντων) |- !Infinito||Participio |- |πεφηνέναι||πεφηνώς, πεφηνυῖα, πεφηνός |} Alcune osservazioni da fare sono: * anche il perfetto forte ha la forma attica, piuttosto rara, πεφηνέτωσαν. * l'infinito ha la vocale tematica ε. * il solo tema in vocale che segue la coniugazione del perfetto forte è ἀκούω "ascoltare" che fa ἀκήκοα (con raddoppiamento attico); questo perché originariamente il tema terminava in digamma che si è vocalizzato: *ἀκοϝω > ἀκούω. Tre sono le notazioni da fare su questo argomento: # quando lo stesso verbo presenta due forme di perfetto (quello debole e quello forte), la forma debole ha valore transitivo, la forma forte ha valore intransitivo e si rende spesso col presente. # quando lo stesso verbo ha due forme di perfetto forte, una aspirata ed una non aspirata, la forma aspirata ha valore transitivo, quella non aspirata ha valore intransitivo. # hanno valore intransitivo e si rendono, per lo più, col presente i seguenti perfetti: ἄραρα (sono adatto), γέγονα (sono), δέδυκα (sono immerso), ἔαγα (sono rotto), ἔρρωγα (sono spezzato), ἔσβηκα (sono spento), ἕστηκα (sto), κέκηθα (mi curo di), κέκραγα (grido), κέκτημαι (posseggo), κέχηνα (sto a bocca aperta), λέληθα (sono nascosto), μέμηνα (sono pazzo), μέμνημαι (ricordo), ὄρωρα (sorgo), πέφυκα (sono per natura), σέσηπα (sono marcio) e τέτηκα (sono liquefatto). == Il piuccheperfetto == Il piuccheperfetto è il tempo storico che esprime una azione compiuta nel passato poiché esso presenta sia l'aumento che il raddoppiamento. Da segnalare è che l'aumento temporale che sostituisce il raddoppiamento nel perfetto nei verbi che iniziano per vocale nel piuccheperfetto funge da aumento e da raddoppiamento. Per i verbi che hanno il raddoppiamento attico l'aumento si ottiene allungando la vocale iniziale. Il piuccheperfetto si coniuga solo nel modo indicativo ed ha due diatesi morfologicamente distinte: attiva e medio-passiva. Come nel perfetto anche nel piuccheperfetto la voce media, morfologicamente identica a quella passiva, non presenta analogie con la forma attiva e si studia a parte. Analogamente al perfetto nella forma attiva vi sono tre tipi di piuccheperfetto: # piuccheperfetto attivo primo o debole, proprio dei tempi puri, in dentale, in liquida e in nasale, si forma con l'inserzione del suffisso -κει- fra tema verbale e desinenza (es. ἐ-λε-λύ-κει-ν). # piuccheperfetto attivo secondo o forte, proprio dei temi gutturale, in labiale e di pochi in liquida e in nasale, si forma con l'inserzione del solo dittongo -ει- fra tema e desinenza (es. ἐ-πε-φήν-ει-ν). # piuccheperfetto attivo terzo o fortissimo (o atematico, o radicale, o misto), usato accanto alle forme regolari deboli o forti, che interessa soltanto pochissimi verbi, fra cui alcuni importanti difettivi. Di esso si parlerà insieme al perfetto fortissimo. === Piuccheperfetto attivo primo o debole === Il piuccheperfetto attivo primo o debole è formato dal tema verbale raddoppiato, preceduto dall'aumento e seguito dal suffisso temporale -κει- e dalle desinenze personali storiche. Aumento + raddoppiamento + tema verbale + κει + desinenze storiche (es. ἐ-λε-λύ-κει-ν). Hanno il piuccheperfetto debole gli stessi verbi che hanno il perfetto debole. L'incontro tra l'elemento finale del tema verbale e la gutturale -κ- del suffisso determina gli stessi mutamenti fonetici di cui si è detto a proposito del perfetto debole. {| {{prettytable}} ! !Forma antica||Forma recente |- !1º singolare |ἐλελύκη||ἐλελύκειν |- !2º singolare |ἐλελύκης||ἐλελύκεις |- !3º singolare |ἐλελύκει||ἐλελύκει |- !1º plurale |ἐλελύκεμεν||ἐλελύκειμεν |- !2º plurale |ἐλελύκετε||ἐλελύκειτε |- !3º plurale |ἐλελύκεσαν||ἐλελύκεισαν |- !2º duale |ἐλελύκετον||ἐλελύκειτον |- !3º duale |ἐλελυκέτην||ἐλελυκείτην |} Osservazioni da fare sono: * le forme originarie presentano nel singolare l'infisso -εσ- che si ritrova anche nel piuccheperfetto latino. * le forme recenti derivano dall'attico più recente del IV secolo a.C.; sono formate a partire dalla terza singolare sentita come puro tema cui vengono aggiunte le desinenze atematiche dei tempi storici. * per il singolare: 1º pers.: *ἐλελυκ.ε[σ].α > '''ἐλελύκη'''; il processo si ripete identico nelle altre persone avendo come differenza le desinenza -ας (*-εσ.ας > *-ε.ας > -'''ης''') e -ε (*-εσ.ε > *-ε.ε > -'''ει''') rispettivamente della 2º e 3º persona. * esistono anche forme perifrastiche composte con il participio perfetto + verbo εἰμί all'imperfetto con lo stesso significato: λελυκὼς ἦν, λελυκὼς ἦσθα, ecc. === Piuccheperfetto attivo secondo o forte === Il piuccheperfetto attivo secondo o forte differisce al debole solo per il suffisso temporale che si riduce al dittongo -ει- e le desinenze personali storiche. Aumento + raddoppiamento + tema verbale + ει + desinenze storiche (es. ἐ-πε-φήν-ει-ν). Hanno il piuccheperfetto forte gli stessi verbi che hanno il perfetto forte. Nel piuccheperfetto forte si ripetono i fenomeni fonetici riscontrati nel perfetto forte: * mantengono inalterato il tema verbale gli stessi verbi che lo mantengono inalterato nel perfetto forte. * aspirano la muta finale del tema verbale gli stessi verbi che hanno il perfetto forte aspirato. * presentano l'apofonia della vocale interna del tema verbale (grado forte) gli stessi verbi che hanno il perfetto forte apofonico. * presentano contemporaneamente l'aspirazione della muta finale del tema verbale e l'apofonia della vocale interna gli stessi verbi che hanno il perfetto forte apofonico e aspirato. {|{{prettytable}} ! !Forma antica||Forma recente |- !1º singolare |ἐπεφήνη||ἐπεφήνειν |- !2º singolare |ἐπεφήνης||ἐπεφήνεις |- !3º singolare |ἐπεφήνει||ἐπεφήνει |- !1º plurale |ἐπεφήνεμεν||ἐπεφήνειμεν |- !2º plurale |ἐπεφήνετε||ἐπεφήνειτε |- !3º plurale |ἐπεφήνεσαν||ἐπεφήνεισαν |- !2º duale |ἐπεφήνετον||ἐπεφήνειτον |- !3º duale |ἐπεφηνέτην||ἐπεφηνείτην |} === Perfetto e piuccheperfetto attivo terzo o fortissimo (o atematico, o radicale, o misto) === Il perfetto attivo Terzo si dice fortissimo perché si forma aggiungendo direttamente al tema verbale raddoppiato le desinenze principali attive senza suffisso e senza vocale tematica e perciò è detto anche atematico o radicale. Il perfetto fortissimo non ricorre mai nelle tre persone del singolare indicativo per le quali si usano le rispettive forme deboli o forti. Per questo il perfetto fortissimo si dice anche misto. Raddoppiamento + tema verbale + desinenze principali (es. βε-βά-ασι > βε-βᾶ-σι). Gli stessi verbi che hanno il perfetto attivo fortissimo hanno anche il piuccheperfetto fortissimo che non presenta suffissi o vocale tematica, ma si forma aggiungendo direttamente al tema verbale, raddoppiato e preceduto dall'aumento, le desinenze storiche attive. Anche per il piuccheperfetto fortissimo manca il singolare per il quale si usano le rispettive forme deboli o forti. Aumento + raddoppiamento + tema verbale + desinenze storiche (es. ἐ-βέ-βα-σαν). Si possono distinguere due gruppi di verbi che hanno il perfetto e il piuccheperfetto fortissimo o misto: * quelli che nel singolare usano la forma debole. * quelli che nel singolare usano la forma forte. ==== Perfetti e piuccheperfetti fortissimi o misti, risultati da forme deboli e da forme fortissime ==== Un esempio di questo tipo di perfetto e piuccheperfetto è il paradigma del verbo βαίνω (andare, radice -βα-) che nelle tre persone singolare dell'indicativo assumono rispettivamente i suffissi -κα- e -κει- delle forme deboli, mentre li perdono nel duale e nel plurale e in tutti gli altri modi. Il perfetto di βαίνω: {|{{prettytable}} ! !Singolare||Plurale||Duale |- !1º persona |βέβηκα||βέβαμεν||- |- !2º persona |βέβηκας||βέβατε||βέβατον |- !3º persona |βέβηκε(ν)||βέβασι(ν)||βέβατον |- ! ! Infinito || Participio |- ! |βεβάναι||βεβαώς (βεβώς), βεβῶσα (βεβαυῖα), βεβηκός (βεβαός) |} Osservazioni da fare sono: * come si può notare, le forme dell'indicativo usano al singolare il grado βη- dell'apofonia e sono di perfetto debole, mentre al plurale ed al duale si usa il grado βα- ed è un tipo di perfetto atematico. * esiste un'unica forma accertata di congiuntivo ed è la 3º pers. plur. βεβῶσι(ν); ottativo e imperativo non hanno forme attestate. * anche il participio usa il grado βα-. Il femminile è modellato sui participi dei verbi contratti in -άω, e il neutro è un perfetto debole. * il participio presenta forma alternative: βεβώς è la contrazione di βεβαώς, βεβῶσα è analogico; βεβαυῖα ha la regolare terminazione del perfetto, mentre βεβηκός è una forma di perfetto debole. Il piuccheperfetto di βαίνω: {|{{prettytable}} ! !Singolare||Plurale||Duale |- !1º persona |ἐβεβήκειν||ἐβέβαμεν||- |- !2º persona |ἐβεβήκεις||ἐβέβατε||ἐβέβατον |- !3º persona |ἐβεβήκει||ἐβέβασαν||ἐβεβάτην |} Sul perfetto e sul piuccheperfetto misto di βαίνω si modellano quelli derivanti dalle radici: στα-, θνα-, τλα- dei verbi ἵστημι, θνῄσκω, τέτληκα (quest'ultimo è un perfetto senza presente). Da segnalare che dal tema τλα- si ha anche il futuro τλήσομαι e l'aoristo ἔτλην. Le radici θνα- e τλα- invece davanti all'uscita del participio (-ώς, -υῖα, -ός) vi sono forme in cui la α si allunga in η o muta in ε o scompare. Forme isolate di perfetti fortissimi sono: * πεπτώς, -υῖα, -ός participio di πίπτω (cadere) che si trova accanto alla forma debole πεπτωκώς, -υῖα, -ός. * ἠρίσταμεν prima persona plurale dell'indicativo da ἀριστάω (fare colazione). * δεδείπναμεν prima persona plurale dell'indicativo da δειπνέω (pranzare). ==== Perfetti e piuccheperfetti fortissimi o misti, risultati da forme forti e da forme fortissime ==== Possono servire da paradigma per questo tipo di perfetto e piuccheperfetto quelli del verbo δείδω (temere), che nel singolare dell'indicativo assumono le forme forti, mentre presentano quelle fortissime nel duale, nel plurale e in tutti gli altri modi. Da segnalare è che le forme del perfetto e piuccheperfetto misto del verbo δείδω hanno significato rispettivamente di presente e di imperfetto mentre significato di perfetto e piuccheperfetto hanno le forme deboli δέδοικα, ἐδεδοίκειν. Il perfetto di δείδω: {| {{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |δέδια||δεδίω||-||- |- !2º singolare |δέδιας||δεδίῃς||-||δέδιθι |- !3º singolare |δέδιε||δεδίῃ||δεδιείη||δεδίτω |- !1º plurale |δέδιμεν||δεδίωμεν||-||- |- !2º plurale |δέδιτε||δεδίητε||-||- |- !3º plurale |δεδίασι(ν)||δεδίωσι(ν)||-||δεδίντων |- !2º duale |δέδιτον||δεδίητον||-||δέδιτον |- !3º duale |δέδιτον||δεδίητον||-||δεδίτων |- !Infinito||Participio |- |δεδιέναι||δεδιώς, δεδιυῖα, δεδιός |} Osservazioni da fare sono: * δείδω (il quale anticamente era anch'esso un perfetto) ha il tema apofonico δϝιδ-/δϝειδ-/δϝοιδ-, in cui il digamma cade senza lasciare traccia. Dal grado debole si formano il presente, il futuro e l'aoristo mentre dai gradi zero e forte si formano rispettivamente i perfetti δέδια e δέδοικα, regolare perfetto debole. * a differenza di οἶδα, δέδια usa soltanto il grado zero δϝιδ- nel corso della coniugazione. * esiste un'unica forma attestata di ottativo, ed è la 3º pers. sing. δεδιείη. * una forma attica alternativa all 3º pers. plur. dell'imperativo è δεδίτωσαν. Il piuccheperfetto di δέδια {|{{prettytable}} ! !Fortissmo |- !1º singolare |ἐδεδίειν |- !2º singolare |ἐδεδίεις |- !3º singolare |ἐδεδίει |- !1º plurale |ἐδέδιμεν |- !2º plurale |ἐδέδιτε |- !3º plurale |ἐδέδισαν |- !2º duale |ἐδέδιτον |- !3º duale |ἐδεδίτην |} Analoghe a tale paradigma sono le forme difettive (spesso poetiche) sei seguenti verbi: # γίγνομαι (diventare) e la radice γεν-/γον-/γν-. # la radice (ο)ίκ- (essere simile). # la radice ἁνωγ- (comandare). # κράζω (gridare) e la radice κραγ-. # πείθω (persuadere) e la radice πειθ-. # ἕρχομαι (andare, venire) e la radice ἐλυθ-. === Coniugazione di οἶδα === Una coniugazione particolare ha il verbo difettivo οἶδα, derivato dalla radice ϝειδ-/ϝιδ-/ϝοιδ- da cui derivano i tre tempi perfetto, piuccheperfetto e futuro perfetto che hanno rispettivamente significato presente, imperfetto e futuro semplice attivo. Tale radice apofonica è la medesima da cui si forma (col grado debole ϝιδ-) l'aoristo forte εἶδον (''vidi'') del verbo politematico ὁράω (vedere). Di qui il passaggio dal significato etimologico del perfetto (ho veduto), del piuccheperfetto (avevo veduto) e del futuro perfetto (avrò veduto) a quello logico di presente: so; di imperfetto: sapevo; di futuro semplice: saprò (come il verbo latino ''novi, novisse''). '''Perfetto''' {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |οἶδα||εἰδῶ||εἰδείην||- |- !2º singolare |οἶσθα||εἰδῇς||εἰδείης||ἴσθι |- !3º singolare |οἶδε(ν)||εἰδῇ||εἰδείη||ἴστω |- !1º plurale |ἴσμεν||εἰδῶμεν||εἰδεῖμεν||- |- !2º plurale |ἴστε||εἰδῆτε||εἰδεῖτε||ἴστε |- !3º plurale |ἴσασι||εἰδῶσι(ν)||εἰδεῖεν||ἴστων |- !2º duale |ἴστον||εἰδῆτον||εἰδεῖτον||ἴστον |- !3º duale |ἴστον||εἰδῆτον||εἰδείτην||ἴστων |- ! Infinito !colspan=2|Participio |- |{{polytonic|εἰδέναι}} |colspan=2|εἰδώς, εἰδυῖα, εἰδός |} Osservazioni da fare sono: * nella coniugazione si alternano i gradi del tema apofonico ϝιδ-/ϝειδ-/ϝοιδ- (cfr. latino ''video'', tedesco ''wissen'' "sapere", inglese ''wise'' "saggio") che esprime l'idea di "vedere". Il congiuntivo e l'ottativo usano il grado medio, mentre il l'imperativo e il plurale e il duale dell'indicativo il grado zero. Il grado forte è utilizzato solo dal singolare dell'indicativo. * a dimostrazione di quanto sia arcaica questa formazione di perfetto, la 2º singolare dell'indicativo ha la desinenza -θα, in comune con l'imperfetto di εἰμί, e quella dell'imperativo la desinenza -θι, come quella dell'aoristo terzo e del verbo "essere", a cui è perfettamente identica. * la 2º persona sing. e plur. dell'indicativo mutano regolarmente la δ del tema in σ davanti alle dentali delle rispettive desinenze. * la 3º plur. dell'indicativo muta per analogia alle altre persone la δ in σ (*ϝιδṇτι > *ἰδατι > ἴσασι). '''Piuccheperfetto''' {|{{prettytable}} ! !Forma antica||Forma recente |- !1º singolare |ᾔδη/ᾔδεα||ᾔδειν |- !2º singolare |ᾔδης/ᾔδησθα||ᾔδεις/ᾔδεισθα |- !3º singolare |ᾔδεε(ν)/ᾔδη||ᾔδει(ν) |- !1º plurale |ἤδεμεν/ᾖσμεν||ᾔδειμεν |- !2º plurale |ἤδετε/ᾖστε||ᾔδειτε |- !3º plurale |ἤδεσαν/ᾖσαν)||ᾔδεισαν |- !2º duale | -||ᾖστον |- !3º duale | -||ᾔστην |} '''Futuro perfetto''' {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Ottativo attivo||Indicativo medio||Ottativo medio |- !1º singolare |εἰδήσω||εἰδήσοιμι||εἴσομαι||εἰσοίμην |- !2º singolare |εἰδήσεις||εἰδήσοις||εἴσῃ||εἴσοιο |- !3º singolare |εἰδήσει||εἰδήσοι||εἴσεται||εἴσοιτο |- !2º duale |εἰδήσετον||εἰδήσοιτον||εἴσεσθον||εἴσοισθον |- !3º duale |εἰδήσετον||εἰδησοίτην||εἴσεσθον||εἰσοίσθην |- !1º plurale |εἰδήσομεν||εἰδήσοιμεν||εἰσόμεθα||εἰσοίμεθα |- !2º plurale |εἰδήσετε||εἰδήσοιτε||εἴσεσθε||εἴσοισθε |- !3º plurale |εἰδήσουσι(ν)||εἰδήσοιεν||εἴσονται||εἴσοιντο |- ! Infinito attivo||Participio attivo||Infinito medio||Participio medio |- |εἰδήσειν||εἰδήσων, εἰδήσουσα, εἰδῆσον||εἴσεσθαι||εἰσόμενος, εἰσομένη, εἰσόμενον |} == Il perfetto e piuccheperfetto medio-passivo == Il perfetto e il piuccheperfetto medio-passivo non presentano analogie morfologiche con il perfetto e piuccheperfetto attivo, se non per i prefissi, e si formano tutti i verbi allo stesso modo cioè al tema verbale raddoppiato (e preceduto dall'aumento se è il piuccheperfetto), si aggiunge direttamente (senza suffissi e vocali tematiche) le desinenze personali medie: principali se è il perfetto indicativo, storiche se piuccheperfetto. Il perfetto medio-passivo è dato allora da: Raddoppiamento + tema verbale + desinenze principali medie (es. λέ-λυ-μαι). Il piuccheperfetto medio-massivo è dato invece da: Aumento + raddoppiamento + tema verbale + desinenze storiche medie (es. ἐ-λε-λύ-μην). L'incontro dell'ultimo elemento del tema verbale con la consonante iniziale delle desinenze personali determina i seguenti fenomeni fonetici: * se il tema verbale esce in vocale breve questa si allunga davanti alle desinenze. Da notare che: *# il verbo χράομαι (usare) nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo, come in quello attivo, muta in η l'α del tema verbale, benché sia pura. *# il verbo ἀκροάομαι (ascoltare) nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo, come in quello attivo, non muta in η l'α del tema verbale, benché sia impura. *# mantengono breve la vocale finale del tema verbale nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo, come in quello attivo, i verbi λύω (sciolgiere), θύω (sacrificicare), δέω (legare) e ἐλαύνω (spingere). *# inseriscono σ fra il tema verbale e la desinenza molti verbi col tema in vocale (specialmente quelli che la mantengono breve nel futuro e nell'aoristo sigmatico). *# alcuni verbi presentano doppia forma, con e senza σ. * se il tema verbale esce in dittongo questo resta inalterato. Da notare che: *# assumono il grado debole i due temi radicali χευ-/χυ- e πνευ-/πνυ-. *# inseriscono σ fra il tema verbale e la desinenza di alcuni verbi, κελέυω (comandare), πλέω (navigare) e σείω (scuotere). *# doppia forma, con e senza σ, hanno i verbi κλείω (chiudere) e κρούω (urtare). * se il tema verbale esce in consonante per tutti i temi si verificano i seguenti fenomeni: *# le desinenze della terza persona plurale dell'indicativo perfetto (-νται) e piuccheperfetto (-ντο), per evitare il succedersi di tre consonanti (impronunciabili agevolmente), in un primo tempo furono trasformate rispettiva in -αται e -ατο, vocalizzando la nasale preceduta da consonante (tali forme sono frequenti in Erodoto e compaiono in altri da Omero a Platone). Successivamente tali voci furono sostituite con le forme perifrastiche risultanti dal participio perfetto medio-passivo unito alla terza persona plurale del presente o dell'imperfetto di εἰμί. *# nelle desinenze che incominciano per -σθ- (σθον, σθην, σθω, σθων, σθωσαν, σθαι) il σ divenuto interconsonantico, cade per cui davanti a θ le gutturali e le labiali si aspirano le dentali si assibilano e le liquide e le nasali restano inalterate. L'incontro della consonante finale del tema verbale con quella iniziale delle altre desinenze (μ, σ, τ) determina i consueti fenomeni fonetici, e precisamente: * i temi in consonante muta: gutturale (κ, γ, χ) + μ = γμ / + σ = ξ / + τ = κτ, labiale (π, β, φ) + μ = μμ / + σ = ψ / + τ = πτ, dentale (τ, δ, θ) + μ = σμ / + σ = σ / + τ = στ. Da notare che: *# i temi in labiale preceduta da -μ- elidono la labiale davanti alle desinenze che incominciano per -μ-, onde evitare la successione di tre μ. *# i temi in gutturale preceduta da nasale gutturale (γ) elidono la nasale gutturale davanti alle desinenze che incominciano per -μ-, onde evitare di tre consonanti, difficili da pronunciare. *# il verbo σπένδω (libare) elimina la nasale (ν) davanti a σ e allunga per compenso in ει la ε del tema verbale. * nei temi in ν, la nasale, che resta inalterata davanti alle altre desinenze, davanti a quelle incomincianti per μ (-μαι, -μην, -μεθα, -μενος) in alcuni temi si assimila ( = μμ) in altri si assibila ( = σμ). Per il perfetto medio-passivo dei verbi col tema in ν si dovrà quindi consultare il vocabolario. Da notare che: *# i tre verbi κλίνω (piegare), κρίνω (giudicare) e πλύνω (lavare) che perdono la nasale nel perfetto e nel piuccheperfetto attivo la perdono anche nelle voci medio-passive. *# il verbo τείνω (tendere) perde la nasale (ν) e presente il tema verbale apofonico. * nei temi in liquida (λ, ρ) la consonante finale resta sempre inalterata. Da notare che i temi in liquida e nasale, che nel perfetto e nel piuccheperfetto attivo subiscono la metatesi con allungamento della vocale tematica, presentano lo stesso fenomeno nelle corrispondenti forme medio-passive. Il fenomeno più che con la metatesi è spiegabile con la vocalizzazione delle antiche sonanti l̥, m̥. '''Perfetto medio-passivo indicativo, imperativo, infinito e participio di''' θύω, βλάπτω, πράσσω e ἐλπίζω. {|{{prettytable}} ! Indicativo |- !1º singolare |τέθυμαι||βέβλαμμαι||πέπραγμαι||ἤλπισμαι |- !2º singolare |τέθυσαι||βέβλαψαι||πέπραξαι||ἥλπισαι |- !3º singolare |τέθυται||βέβλαπται||πέπρακται||ἤλπισται |- !2º duale |τέθυσθον||βέβλαφθον||πέπραχθον||ἤλπισθον |- !3º duale |τέθυσθον||βέβλαφθον||πέπραχθον||ἤλπισθον |- !1º plurale |τεθύμεθα||βεβλάμμεθα||πεπράγμεθα||ἠλπίσμεθα |- !2º plurale |τέθυσθε||βέβλαφθε||πέπραχθε||ἤλπισθε |- !3º plurale |τέθυνται||βεβλαμμένοι, -αι, -α εἰσί(ν)||πεπραγμένοι, -αι, -α εἰσί(ν)||ἠλπισμένοι, -αι, -α εἰσί(ν) |- ! Imperativo |- !2º singolare |τέθυσο||βέβλαψο||πέπραξο||ἤλπισο |- !3º singolare |τεθύσθω||βεβλάφθω||πεπράχθω||ἠλπίσθω |- !2º plurale |τέθυσθε||βέβλαφθε||πέπραχθε||ἤλπισθε |- !3º plurale |τεθύσθων||βεβλάφθων||πεπράχθων||ἠλπίσθων |- !2º duale |τέθυσθον||βέβλαφθον||πέπραχθον||ἤλπισθον |- !3º duale |τεθύσθων||βεβλάφθων||πεπράχθων||ἠλπίσθων |- ! Infinito |- ! |τεθύσθαι||βεβλάφθαι||πεπράχθαι||ἠλπίσθαι |- ! Participio |- ! |τεθυμένος, -η, -ον||βεβλαμμένος, -η, -ον||πεπραγμένος, -η, -ον||ἠλπισμένος, -η, -ον |} {|{{prettytable}} ! !||Congiuntivo||Ottativo |- !Singolare |τεθυμένος, -η, -ον βεβλαμμένος, -η, -ον πεπραγμένος, -η, -ον ἠλπισμένος, -η, -ον ||ὦ, ᾖς, ᾖ||εἴην, εἴης, εἴη |- !Plurale |τεθυμένοι, -αι, α βεβλαμμένοι, -αι, -α πεπραγμένοι, -αι, -α ἠλπισμένοι, -αι, -α ||ὦμεν, ἦτε, ὦσι(v)||εἶμεν, εἶτε, εἶεν |- ! Duale |τεθυμένω, -ᾱ, -ω βεβλαμμένω, -ᾱ, -ω πεπραγμένω, -ᾱ, -ω ἠλπισμένω, -ᾱ, -ω ||ἦτον, ἦτον||εἶτον, εἴτην |} '''Piuccheperfetto medio-passivo di''' λύω e φαίνω. {|{{prettytable}} ! !Temi in vocale (λύω)||Temi in consonante (φαίνω, in nasale) |- !1º singolare |ἐλελύμην||ἐπεφάσμην |- !2º singolare |ἐλέλυσο||ἐπέφανσο |- !3º singolare |ἐλέλυτο||ἐπέφαντο |- !1º plurale |ἐλελύμεθα||ἐπεφάσμεθα |- !2º plurale |ἐλέλυσθε||ἐπέφανθε |- !3º plurale |ἐλέλυντο||πεφασμένοι ἦσαν (ἐπεφάνατο) |- !2º duale |ἐλέλυτον||ἐπέφαντον |- !3º duale |ἐλελύτην||ἐπεφάντην |} Osservazioni da fare sono: * ka formazione perifrastica (participio + εἰμί) delle terze persone plurali dell'indicativo è un recente atticismo; nella forma più antica e nel dialetto ionico, come anche quello omerico, la desinenza regolare era -αται (< *-n̥ται): πεπράγαται, βεβλάβαται, ἠλπίδαται, ecc. * si noti che il nominativo del participio maschile e neutro è sempre, irregolarmente, parossitono (non ritrae infatti l'accento: -μένος, -μένον): questo consente di distinguere a colpo sicuro un participio perfetto medio-passivo da qualsiasi altro tipo di participio. * nei temi in consonante, l'uscita di terza singolare -ατο (da *-ṇτο con vocalizzazione di ν diventato sonante davanti a consonante) è quella originale, ma poco usata nel dialetto attico che preferisce invece la forma perifrastica. Particolarità da segnalare sono: # i verbi della prima classe, che nel presente hanno la vocale del tema di grado medio (rispetto al grado debole del tema verbale), prendono il grado medio anche nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo. # fra i temi monosillabici soggetti ad apofonia, alcuni presentano nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo la vocale di grado debole mentre altri presentano invece il grado medio (α > η). # parecchi verbi presentano il tema ampliato con ε/η. == Il futuro perfetto == Il futuro perfetto è un futuro costruito sul tema del perfetto, detto per questo anche ''futuro a raddoppiamento''. Talvolta è detto imprecisamente anche ''futuro anteriore'', ma la qualifica di "anteriore" è inesatta e fuorviante perché il greco esprime il tempo in modo assoluto: questo futuro infatti non esprime mai l'anteriorità relativa al futuro semplice, ma soltanto il risultato o lo stato nel futuro derivante da un'azione precedente. Il futuro perfetto in origine possedeva senso desiderativo, ma successivamente, a causa delle forti affinità con il futuro e con il perfetto, finì per trasportare nel futuro il valore del perfetto. Si forma aggiungendo al tema del perfetto di un verbo il suffisso -σ- del futuro, con le stesse regole; la coniugazione è identica a quella del futuro. Esiste alla diatesi attiva e a quella medio-passiva (questo futuro, diversamente da quello semplice, unisce il medio e il passivo). In quanto futuro, ha solo due modi finiti (indicativo e ottativo) e due forme nominali (infinito e participio). === Futuro perfetto attivo === Ha due forme: una monolettica (propria però solo di tre verbi) e una perifrastica (participio perfetto attivo + futuro di εἰμί: λελυκὼς ἔσομαι, λελυκὼς ἔσῃ, λελυκὼς ἔσται, ecc.) usata da tutti gli altri verbi. I tre verbi che presentano la forma monolettica hanno tutti e tre il tema terminante in -κ- (i primi due hanno il perfetto primo, l'ultimo viene da un perfetto fortissimo senza presente): *'''τεθνήξω''' (da θνῄσκω) *'''ἑστήξω''' (da ἵστημι) *'''εἴξω''' (dal grado medio ϝεικ- della radice del perfetto III senza presente ἔοικα) Costruzione di '''εἴξω''': {|{{prettytable}} !Radice senza raddoppiamento||Caratteristica del futuro||Terminazione |- !'''εἴκ-'''||'''-σ'''-||-'''ω''' |} Costruzione di '''τεθνήξω''' (da θνῄσκω): {|{{prettytable}} !Raddoppiamento||Radice||Ampliamento del perfetto I||Caratteristica del futuro||Terminazione |- !'''τε-''' ||'''-θνή-'''||'''-κ'''-||-'''σ'''-||-'''ω''' |} {| {{prettytable}} ! !Indicativo||Ottativo |- !1º singolare |τεθνήξω||τεθνήξοιμι |- !2º singolare |τεθνήξεις||τεθνήξοις |- !3º singolare |τεθνήξει||τεθνήξοι |- !2º duale |τεθνήξεσθον||τεθνήξοιτον |- !3º duale |τεθνήξεσθον||τεθνηξοίτην |- !1º plurale |τεθνήξομεν||τεθνήξοιμεν |- !2º plurale |τεθνήξετε||τεθνήξοιτε |- !3º plurale |τεθνήξουσιν||τεθνήξοιεν |- !Infinito||Participio |- |τεθνήξειν||τεθνήξων, τεθνήξουσα, τεθνῆξον |} === Futuro perfetto medio-passivo === La diatesi medio-passiva è molto più attestata di quella attiva; si forma unendo al tema del perfetto il suffisso del futuro -σ- e le desinenze principali medio-passive con vocale tematica; esiste anche la forma perifrastica formata dal participio perfetto medio-passivo e il futuro di εἰμί (λελυμένος ἔσομαι ecc.). {|{{prettytable}} !Raddoppiamento||Radice||Caratteristica del futuro||Vocale tematica||Terminazione |- !'''λε-'''||'''-λύ-'''||'''-σ'''-||-'''ο'''-||-'''μαι''' |} {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Ottativo |- !1º singolare |λελύσομαι||λελυσοίμην |- !2º singolare |λελύσῃ (< *λελύσεσαι)||λελύσοιο (< *λελύσοισο) |- !3º singolare |λελύσεται||λελύσοιτο |- !2º duale |λελύσεσθον||λελύσοισθον |- !3º duale |λελύσεσθον||λελυσοίσθην |- !1º plurale |λελυσόμεθα||λελυσοίμεθα |- !2º plurale |λελύσεσθε||λελύσοισθε |- !3º plurale |λελύσονται||λελύσοιντο |- ! Infinito|| Participio |- |λελύσεσθαι||λελυσόμενος, λελυσομένη, λελυσόμενον |} Esiste inoltre un futuro perfetto formato sul tema ἰδ-/εἰδ-/οἰδ-, e quindi derivante da οἶδα; il significato sarà ovviamente "saprò". Ha una forma media dal significato attivo ('''εἴσομαι''', da εἴδ-σομαι) e una forma attiva ('''εἰδήσω''', con ampliamento in -η-): {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Ottativo attivo||Indicativo medio||Imperativo medio |- !1º singolare |εἰδήσω||εἰδήσοιμι||εἴσομαι||εἰσοίμην |- !2º singolare |εἰδήσεις||εἰδήσοις||εἴσῃ||εἴσοιο |- !3º singolare |εἰδήσει||εἰδήσοι||εἴσεται||εἴσοιτο |- !2º duale |εἰδήσετον||εἰδήσοιτον||εἴσεσθον||εἴσοισθον |- !3º duale ||εἰδήσετον||εἰδησοίτην||εἴσεσθον||εἰσοίσθην |- !1º plurale |εἰδήσομεν||εἰδήσοιμεν||εἰσόμεθα||εἰσοίμεθα |- !2º plurale |εἰδήσετε||εἰδήσοιτε||εἴσεσθε||εἴσοισθε |- !3º plurale |εἰδήσουσι(ν)||εἰδήσοιεν||εἴσονται||εἴσοιντο |- ! Infinito attivo||Participio attivo||Infinito medio||Participio medio |- |εἰδήσειν||εἰδήσων, εἰδήσουσα, εἰδῆσον||εἴσεσθαι||εἰσόμενος, εἰσομένη, εἰσόμενον |} == Gli aggettivi verbali == Gli '''aggettivi verbali''' sono dei particolari aggettivi derivati dal tema verbale e si declinano come aggettivi della prima classe. Esistono due tipi di aggettivi verbali, che hanno due diverse sfumature di significato: * I tipo: hanno una flessione a tre uscite come gli aggettivi della prima classe a tre uscite con il femminile in alfa impuro lungo: -τός, -τή, -τόν. Questo tipo di aggettivi verbali esprime un'idea di possibilità: λυτός, λυτή, λυτόν = che si può sciogliere, solubile. * II tipo: hanno una flessione a tre uscite come gli aggettivi della prima classe a tre uscite con il femminile in alfa puro: -τέος, -τέα, -τέον. Questo tipo di aggettivi verbali esprime un'idea di dovere: λυτέος, λυτέα, λυτέον = che si deve sciogliere, da sciogliere. Questi aggettivi verbali del secondo tipo, se seguiti dal verbo εἰμί, formano la costruzione perifrastica passiva, comportandosi come il gerundivo latino. Si formano solitamente sul tema verbale. A seconda del tipo di uscita del tema possono esserci alcune modificazioni: * Temi in vocale: le eventuali vocali brevi si allungano davanti al suffisso [es. βάλλω (βαλ-/βλη-) ----> βλητός, βλητή, βλητόν / βλητέος, βλητέα, βλητέον; δηλόω (δηλο-) ----> δηλωτός, δηλωτή, δηλωτόν / δηλωτέος, δηλωτέα, δηλωτέον]. I verbi con la caratteristica -αν- che nel presente hanno il tema in consonante e che nel tema verbale presentano un ampliamento -ε- si comportano come i temi in vocale [es. αὐξάνω (αὐξ.ε-) ----> αὐξητός, αὐξητή, αὐξητόν / αὐξητέος, αὐξητέα, αὐξητέον]. * temi in gutturale e labiale: se sonora (γ, β) o aspirata (χ, φ) si assimila all'occlusiva sorda della desinenza mutandosi nella rispettiva occlusiva sorda (κ, π); se è già occlusiva sorda, ovviamente, non si modifica [es. πράσσω (πραγ-) ----> πρακτός, πρακτή, πρακτόν / πρακτέος, πρακτέα, πρακτέον; λαμβάνω (λαβ-/ληβ-) ----> ληπτός, ληπτή, ληπτόν / ληπτέος, ληπτέα, ληπτέον]. * temi in dentale: la dentale del tema si muta regolarmente in sibilante (-σ-) davanti alla dentale della desinenza [es. ἐργάζομαι (ἐργαδ-) ----> ἐργαστός, ἐργαστή, ἐργαστόν / ἐργαστέος, ἐργαστέα, ἐργαστέον]. * temi in liquida e rotata: questi temi non presentano difficoltà [es. στέλλω (στελ-/σταλ-) ----> σταλτός, σταλτή, σταλτόν / σταλτέος, σταλτέα, σταλτέον; καθαίρω (καθαρ-) ----> καθαρτός, καθαρτή, καθαρτόν / καθαρτέος, καθαρτέα, καθαρτέον]. cwadkd0zf14arckb4gij8wfr982cm76 283823 283822 2026-06-03T10:50:18Z ~2026-32870-85 46680 /* Futuro perfetto medio-passivo */ 283823 wikitext text/x-wiki {{Risorsa|tipo=lezione|materia1=Grammatica greca per le superiori 1|avanzamento=100%}} La coniugazione dei verbi in -ω, come abbiamo visto, è detta '''tematica''' perché nel presente e nell'imperfetto si inserisce fra il tema e la desinenza la vocale tematica ο/ε (ο davanti a μ, ν, mentre ε negli altri casi cioè σ, τ). == Classi dei verbi in -ω == Abbiamo già detto che i verbi in -ω sono divisi in sette classi. Esse sono: * '''prima classe''', in cui il tema del presente è lo stesso del tema verbale. Essa comprende: ** verbi il cui tema verbale esce in vocale o in dittongo che si dicono puri. ** verbi il cui tema verbale esce in consonante che si dicono impuri. Alcuni di questi verbi con consonante muta presentano variazioni apofonicche per cui nel tema del presente si ha il vocalismo medio (ει, ευ, η), mentre nel tema verbale vi è il vocalismo debole (ι, υ, α). ** cinque verbi: θέω (correre), πλέω (navigare), πνέω (soffiare), ῥἐω (scorrere), χέω (versare) che uscivano originariamente in ϝ. Nel presente il digamma divenuto intervocalico (es. πλέϝω) è caduto (πλέω) mentre nel tema verbale si è vocalizzato in υ (πλευ-). * '''seconda classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + τ. Essa comprende parecchi verbi il cui tema verbale esce in labiale (π, β, φ). Poiché labiale + τ dà πτ, il presente esce sempre in πτ + vocale tematica. Alcuni verbi fanno derivare il τ dalla presenza di un precedente jod, che pertanto viene soppresso, confluendo quindi nella terza, che forma il tema del presente proprio con j. * '''terza classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + j. Essa comprende: ** molti verbi che escono in gutturale κ, γ, χ che con la j diventano σσ (ττ) e quindi il presente esce in -σσω (-ττω) ma anche alcuni verbi in dentale escono così. ** molti verbi in dentale δ che con j diventano ζ e quindi il presente esce in -ζω. ** molti verbi in labiale λ che con j diventano λλ e quindi il presente esce in -λλω, ** molti verbi in ν, ρ precedute da vocale (αν, εν, ῐν, ῠν, αρ, ερ, ῐρ, ῠρ) che con j diventano αιν, ειν, ῑν, ῦν, αιρ, ειρ, ῑρ, ῡρ e quindi il presente esce in -αίνω, -είνω, -ίνω, -ύνω, -αίρω, -είρω, -ίρω, -ύρω ** vi rientrano anche i due verbi καίω (bruciare) e κλαίω (piangere) il cui tema verbale originario usciva per ϝ. Nel tema verbale il digamma si è poi vocalizzato in υ (καυ- e κλαυ-), mentre nel tema del presente il digamma è caduto e la j si è vocalizzate in ι. * '''quarta classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + ν (νε, αν). In alcuni verbi oltre al suffisso αν vi è anche una ν all'interno del tema del presente (ad esempio il tema verbale ἁδ- ha il tema del presente ἁνδαν-). Tale ν davanti a gutturale diviene γ mentre si muta in μ davanti a labiale. * '''quinta classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + σκ. Se il tema verbale esce in consonante si aggiunge non il suffisso -σκ- ma -ισκ-. Inoltre in alcuni verbi il tema del presente oltre al suffisso -σκ- presenta anche il raddoppiamento, cioè premette al tema verbale una sillaba formata dalla consonante iniziale del tema seguita da ι (ad esempio il tema verbale γνω- ha il tema del presente γι-γνω-σκ-). * '''sesta classe''', in cui il tema del presente è dato dal tema verbale + ε. Alcuni di questi verbi presentano il fenomeno opposto: il tema verbale ampliato con ε rispetto al tema del presente (ad esempio il tema verbale βουλε- ha il tema del presente βουλ-). * '''settima classe''', che comprende verbi politematici, ad esempio φέρω che al presente è φέρω, al futuro οἴσω, all'aoristo ἤνεγκον e al perfetto ἐνήνοχα. == Il presente == Il '''presente''' è il tempo principale che esprime un'azione momentanea o continua che si svolge nel presente, cioè nel momento stesso in cui è enunciata. Esso si coniuga in tutti i modi ed ha due voci morfologicamente distinte: l'attiva e la medio-passiva. Il presente indicativo si forma aggiungendo al tema del presente la vocale tematica e la desinenza principale (T.P. + voc. tem. + desinenze principali). Fatte queste premesse, il paradigma tipico dei modi finiti del presente di un verbo in -ω si coniuga secondo l'esempio del verbo '''λύω''', "sciogliere": '''''Coniugazione attiva (io sciolgo)''''' {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo'' || ''Congiuntivo'' || ''Ottativo'' || ''Imperativo'' |- !1º ''singolare'' | λύω|| λύω|| λύοιμι|| - |- !''2º singolare'' | λύεις|| λύῃς|| λύοις|| λῦε |- !''3º singolare'' | λύει|| λύῃ|| λύοι|| λυέτω |- !''2º duale'' | λύετον|| λύητον|| λύοιτον|| λύετον |- !''3º duale'' | λύετον|| λύητον|| λυοίτην|| λυέτων |- !''1º plurale'' | λύομεν|| λύωμεν || λύοιμεν ||- |- !''2º plurale'' | λύετε|| λύητε|| λύοιτε|| λύετε |- !''3º plurale'' | λύουσι|| λύωσι|| λύοιεν|| λυόντων λυέτωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito'' || ''participio'' |- ! | λύειν || <small>''masch.''</small> λύων <small>''femm.''</small> λύουσα <small>''neu.''</small> λῦον |- |} '''''Coniugazione medio-passiva (mi sciolgo, sciolgo per me; sono sciolto)''''' {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo'' || ''Congiuntivo'' || ''Ottativo'' || ''Imperativo'' |- !1º ''singolare'' | λύομαι|| λύωμαι|| λυοίμην|| - |- !''2º singolare'' | λύει <small>oppure</small> λύῃ || λύῃ|| λύοιο|| λύου |- !''3º singolare'' | λύεται|| λύῃται|| λύοιτο|| λυέσθω |- !''2º duale'' | λύεσθον|| λύησθον|| λύοισθον|| λύεσθον |- !''3º duale'' | λύεσθον|| λύησθον|| λυοίσθην|| λυέσθων |- !''1º plurale'' | λυόμεθα||λυώμεθα ||λυοίμεθα ||- |- !''2º plurale'' | λύεσθε|| λύησθε|| λύοισθε|| λύεσθε |- !''3º plurale'' | λύονται|| λύωνται|| λύοιντο|| λυέσθω(σα)ν |} Il participio e l'infinito medio-passivi hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito'' || ''participio'' |- ! | λύεσθαι || <small>''masch.''</small> λυόμενος <small>''femm.''</small> λυομένη <small>''neu.''</small> λυόμενον |- |} Alcune osservazioni da fare sono: # nel presente, sia attivo che medio-passivo, tutti i verbi in -ω di qualsiasi classe hanno come ultimo elemento fonetico prima della desinenza personale la vocale tematica ε la quale diventa o quando è seguita da μ o da ν e precisamente nella prima e terza persona plurale del modo indicativo e congiuntivo e nell'imperativo nella terza persona plurale. # per quanto riguarda la formazione delle uscite dell'indicativo attivo, non si possono dare sempre spiegazioni sicure. Tuttavia, si può segnalare che nella prima persona singolare è caduta l'antica desinenza -μ e si è allungata in -ω la vocale tematica ο, le desinenze della seconda e della terza persona singolare risultano forse dall'unione della vocale tematica ε con le desinenze -σι, -τι divenute per metatesi -ις, -ιτ e in ultimo la terza persona plurale -ουσι deriva dalla desinenza originaria -ντι in cui il gruppo -τι si è assibilato in -σι mentre la caduta di ν ha causato l'allungamento della vocale tematica in ου. # nel congiuntivo sono evidente le caratteristiche modali dell'allungamento della vocale tematica in ω/η e delle desinenze personali principali. # nell'ottativo sono evidente le caratteristiche modali del'inserzione fra tema e desinenza della vocale ι che con la bocale tematica ο diventa οι (che resta lungo quando è in fine di parola) mentre nella terza persona plurale fra il dittongo οι e la desinenza è interposta una ε. Si noti poi la desinenza originaria dei temi principali -μι per la prima persona prima persona singolare attiva e le desinenze storiche per tutte le altre persone attive e medio-passive. #la seconda persona singolare dell'imperativo attivo esce in -ε (sola vocale tematica) per la caduta della desinenza originaria -θι. L'accento si ritira il più possibile e, nei verbi composti, anche sulla preposizione (es. παίδευε, πρόσ-εχε). #l'uscita -ειν dell'infinito attivo deriva dalla contrazione della vocale tematica ε con la desinenza originaria -εν (ε + εν = ειν). #il participio attivo si declina come gli aggettivi della seconda classe a tre terminazioni col tema in -ντ-, mentre il participio medio-passivo si forma con il suffisso -μενος, -μένη, -μενον e si declina come un aggettivo di prima classe a tre uscite come ἀγαθός, -ή, -όν. #la seconda persona singolare dell'indicativo medio-passivo (λύῃ) del congiuntivo medio-passivo (λύῃ) e dell'imperativo medio-passivo (λύου) derivano rispettivamente da λύεσαι, λύησαι, λύεσο, in cui, dopo la caduta del sigma intervocalico, è avvenuta la regolare contrazione delle vocali. #la seconda persona singolare dell'ottativo medio-passivo λύοιο deriva da λύοισο, in cui è caduto il sigma intervocalico, senza provocare contrazione. == L'aumento == Il prefisso che contrassegna l'azione passata in greco è detto '''aumento''' (αὔξησις). Esso lo si trova in tutti e tre i tempi storici (imperfetto, aoristo e piuccheperfetto) nel solo modo indicativo. Esso consiste in una ἐ- (con spirito dolce) che si prepone al tema. Se esso inizia per consonante l'aumento è detto '''sillabico''' perché costituisce una sillaba a sé, se invece incomincia per vocale o dittongo si allunga la vocale (o la prima vocale nel caso dei dittonghi) nella vocale lunga corrispondente e viene detto '''aumento temporale'''. L{{'}}'''aumento sillabico''' è quindi quello dei verbi che iniziano per consonante. Se essi incominciano per ῥ-, la raddoppiano. L{{'}}'''aumento temporale''' invece si ha quando i verbi iniziano per vocale o dittongo e consiste nell'allungamento delle stesse secondo il seguente schema: * α > η [es. ἀλλάσσω > ἤλλασσον] * αι/ᾳ > ῃ [es. ᾄδω > ᾖδον; αἱρέω > ᾕρεον] * αυ > ηυ [es. αὐλίζομαι > ηὐλιζόμην] * ε > η [es. ἐρίζω > ἤριζον ] * ει > ει,ῃ [es. εἰκάζω > εἴκαζον, ᾔκαζον] * ευ > ηυ,ευ [es. εὑρίσκω > ηὕρισκον, εὕρισκον] * ο > ω [es. ὀρύσσω > ὤρυσσον ] * οι > ῳ [es. οἰκίζω > ᾤκιζον] * ου > ου [es. οὐτάζω > οὔταζον] * ι > ῑ [es. ἰσχύω > ἴσχυον] * υ > ῡ [es. ὑβριζω > ὕβριζον] * η > η [es. ἡδύνω > ἥδυνον] * ω > ω [es. ὠρύω > ὤρυον] ===Eccezioni e particolarità dell'aumento=== Ci sono alcune particolarità riguardo alla formazione dell'imperfetto, spiegate di seguito. I verbi inizianti in ῥ- la raddoppiano prima dell'aumento. [es. ῥίπτω > ἔρριπτον] Ciò accade perché in origine tali verbi iniziavano per spirante (σ-, ϝ-, σϝ-, j-) che si assimila al ρ, facendolo raddoppiare. Alcuni verbi che iniziano con ἐ- hanno l'aumento in εἰ-. Di seguito sono elencati tutti i 9 verbi: * ἐάω > εἴων (<*ἐ.έαον <*ἐ.σέϝαον) * ἐθίζω > εἴθιζον (<*ἐ.έθιζον <*ἐ.σϝέθιζον) * ἑλίσσω > εἵλισσον (<*ἐ.ἕλισσον <*ἐ.ϝέλισσον) * ἕλκω > εἵλκον (<*ἔ.ἑλκον <*ἔ.σελκον) * ἕπομαι > εἱπόμην (<*ἐ.ἑπόμην <*ἐ.σεπόμην) * ἐργάζομαι > εἰργαζόμην (<*ἐ.εργαζόμην <*ἐ.ϝεργαζόμην) * ἕρπω > εἷρπον (<*ἔ.ἑρπον <*ἔ.σερπον) * ἑστιάω > εἱστίων (<*ἐ.ἑστίαον <*ἐ.ϝεστίαον) * ἔχω > εἶχον (<*ἔ.ἐχον <*ἔ.ἑχον <*ἔ.σεχον) Questo è accaduto perché in origine il T.V. iniziava in σ-, ϝ-, σϝ-; una volta premesso l'aumento, queste consonanti si sono trovate in posizione intervocalica e sono cadute, lasciando le due vocali (l'aumento e la prima della radice) libere di contrarsi. Ad esempio, T.V. *σεχ/σχ > *σεχω > ἔχω, impf. *ἐσεχον > *εεχον > εἶχον (ε+ε>ει). In alcuni verbi inizianti per ϝ- si è avuto un aumento in ἠ- che, dopo la caduta del ϝ intervocalico ha subito la metatesi quantitativa (scambio di quantità) con la vocale successiva. Questi verbi sono: * ὁράω > ἑώρων (<*ἠ.ὅραον) * οἴγω > ἔῳγον (<*ἤ.οιγον) * ἀνοίγω > ἀνέῳγον (<*ἀν.ή.οιγον) Inoltre alcuni verbi presentano sia l'aumento in ἐ- che quello in ἠ-, si pensa per analogia con il verbo θέλω/ἐθέλω. Questi verbi sono: * θέλω/ἐθέλω > ἔθελον/ἤθελον * βούλομαι > ἐβουλόμην/ἠβουλόμην * δύναμαι > ἐδυνάμην/ἠδυνάμην * μέλλω > ἔμελλον/ἤμελλον In più ci sono alcuni verbi, inizianti per ἐ + vocale che, regolarmente, hanno l'aumento in ἠ + vocale invariata con seguente metatesi quantitativa, e cioè ἐ + vocale aumentata. [Es. ἐορτάζω> ἐώρταζον (<*ἠόρταζον)] ===L'aumento nei verbi composti con preposizioni=== Nei verbi composti con una o più preposizioni l'aumento si pone tra la preposizione (o l'ultima preposizione) e il tema del verbo. Se la preposizione esce in vocale essa si elide davanti alla -ε- dell'aumento sillabico. Fanno eccezione le preposizioni περί, ἀμφί, πρό che invece la conservano. I composti con -πρό- tuttavia presentano talvolta la contrazione della ο finale con la ε dell'amumento, formando il dittongo ου. Se la preposizione esce in consonante, essa resta immutata davanti all'aumento (sia sillabico che temporale) se nell'incontro col tema verbale non hanno subito alterazioni, invece se nel presente hanno modificato la loro consonante finale per l'incontro con la consonante iniziale del tema, riprendono la loro forma normale. Esse sono precisamente le preposizioni ἐν e σύν che nel Presente hanno subito queste modificazioni: * ν davanti a labiale (π, β, φ) è diventata μ. * ν davanti a gutturale (κ, γ, χ) è diventata γ. * ν davanti a λ, μ, ν, ρ si è assimilata. * ν davanti a σ si è assimilata o è scomparsa. Alcune eccezioni e particolarità sono che: # prendono l'aumento prima della preposizione (invece che all'inizio del tema verbale) alcuni verbi composti in cui il valore della preposizione si è affievolito o perché la forma del verbo semplice è caduta in disuso o perché il significato del verbo composto si è scostato notevolmente da quello del verbo semplice. [es. ἀμφιέννυμι (vesto) che all'imperfetto fa ἠμφίεννυν] # hanno doppio aumento (uno davanti alla preposizione e uno davanti al tema verbale) alcuni verbi composti come ἀμφισβητέω (dubito) che all'imperfetto fa ἠμφ-ε-σβήτουν. # i composti di εὐ (dall'avverbio εὖ = bene) di solito non prendono aumento. Si può trovare aumento temporale solo quando il verbo semplice incomincia con vocale breve. # i composti con δυς-, prefisso di significato opposto a quello di εὖ (da cui l'italiano "dis-") hanno o aumento sillabico prima di δυς- se il tema verbale incomincia per consonante o Vocale lunga, o aumento temporale dopo δυς- se il tema verbale incomincia per vocale breve. # va posto interesse all'uso di χρῆν come Imperfetto di χρή (in latino ''opus est''). Esso risulta dalla fusione di χρὴ ἦν (in latino ''opus erat''). Accanto a questa forma vi è anche ἐχρῆν per analogia con gli imperfetti normali. Nella poesia l'aumento non è costante come nella prosa. Anche nella prosa attica si può trovare questa eccezione rara in alcune forme del piuccheperfetto senza aumento sillabico, quali: πεπτώκεσαν per ἐπεπτώκεσαν (da πίπτω = cadere); γεγένητο per ἐγεγένητο (da γίγνομαι = diventare); e di pochissime altre quali ἑζόμην, imperfetto di ἕζομαι (sedere), ed ἑλληνίσθησαν, aoristo passivo di ἑλληνίζω (= parlare greco). == L'imperfetto == L{{'}}'''imperfetto''' è il tempo storico che esprime un'azione continua nel passato. Si coniuga solo al modo indicativo ed ha due diatesi morfologicamente distinte: attiva e medio-passiva. L'imperfetto si forma dal tema del presente cui si premette l'aumento e si fa seguire la vocale tematica con le desinenze personali storiche. Aumento + tema del presente + vocale tematica + desinenze storiche (ἔ-λυ-ο-ν). Nei verbi composti con preposizione l'accento non sale mai oltre l'aumento. Qui di seguito diamo la flessione dell'imperfetto del verbo '''λύω''', che non presenta variazioni {| {{prettytable}} ! ! ''Attivo (Scioglievo)'' || ''Medio-passivo (scioglievo per me, mi scioglievo; ero sciolto)'' |- !1º ''singolare'' | ἔλυ-'''ον''' || ἐλυό-'''μην''' |- !''2º singolare'' | ἔλυ-'''ες''' || ἐλύ-'''ου''' (<*ἐλύεο <*ἐλύεσο) |- !''3º singolare'' | ἔλυ-'''ε''' || ἐλύε-'''το''' |- !''2º duale'' | ἐλύε-'''τον''' || ἐλύε-'''σθον''' |- !''3º duale'' | ἐλυέ-'''την''' || ἐλυέ-'''σθην''' |- !''1º plurale'' | ἐλύο-'''μεν''' || ἐλυό-'''μεθα''' |- !''2º plurale'' | ἐλύε-'''τε''' || ἐλύε-'''σθε''' |- !''3º plurale'' | ἔλυ-'''ον''' || ἐλύο-'''ντο''' |} Alcune osservazioni sono: #nell'imperfetto attivo e medio-passivo di tutti i verbi in -ω,l'ultimo elemento fonetico prima delle desinenze personali è la vocale tematica ο, la quale, come nel presente, diventa ε nella seconda persona del singolare e del duale e nella seconda persona del plurale. #alla terza persona singolare dell'imperfetto attivo, quando si trova in fine di periodo o davanti a parola che incomincia per vocale (ove la voce verbale non sia seguita da segno di interpunzione), si aggiunge per lo più il ν eufonico o efelcistico. #nella seconda persona singolare dell'imperfetto medio passivo, dopo la caduta del sigma intervocalico, è avvenuta la regolare contrazione: ἐλύεσο > ἐλύεο > ἐλύου. == I verbi contratti == I verbi in -ω con tema in α, ε, ο nella forma del presente e dell'imperfetto ritraggono la vocale finale del tema (α, ε, ο) con la vocale tematica ο/ε. Le uscite dell singole persone risultano pertanto diverse da quelle del verbo normale ma si spiegano con le regole della contrazione delle singole vocali: #il risultato di una contrazione è sempre una vocale lunga o un dittongo. #se si incontrano due vocali di suono uguale ne risulta la medesima vocale lunga, ad eccezione di ε + ε = ει e ο + ο = ου. #nell'incontro fra i suoni vocalici chiari e medi (α, ε, η) o il suono cupo ο, ω, prevale il suono cupo (ω) eccetto ε + ο = ου. #tra il suono α e il suono ε prevale quello che precede. #nell'incontro fra una vocale e un dittongo, la vocale scompare se è uguale al primo elemento del dittongo mentre si contrae la prima vocale del dittongo se è diversa. Il secondo elemento del dittongo se è iota si sottoscrive. Fanno eccezioni: ε + οι = οι, ο + ει = ει e ο + ῃ = οι. Per quanto riguarda l'accento della sillaba contratta esso sarà circonflesso se era accentata la prima delle vocali da contrarre, mentre sarà acuto se era accentata la seconda. Se nessuna portava l'accento nemmeno la sillaba contratta avrà accento. I verbi contratti si dividono in tre sottoclassi: i verbi in '''-άω''' i verbi in '''-έω''', i verbi in '''-όω'''. * Verbi in '''-άω''': l'esempio di '''τιμάω''': "onorare": {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Congiuntivo attivo'' || ''Ottativo attivo'' || ''Imperativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Congiuntivo medio'' || ''Ottativo medio'' || ''Imperativo medio'' |- !1º ''sing.'' | τιμῶ|| τιμῶ|| τιμῷμι <small>oppure</small> τιμῴην || - || τιμῶμαι || τιμῶμαι ||τιμῴμην ||- |- !''2º sing.'' | τιμᾷς|| τιμᾷς|| τιμῷς <small>oppure</small> τιμῴης|| τίμα || τιμᾷ || τιμᾷ || τιμῷο|| τιμῶ |- !''3º sing.'' | τιμᾷ|| τιμᾷ|| τιμῷ <small>oppure</small> τιμῴη|| τιμάτω||τιμᾶται || τιμᾶται || τιμῷτο ||τιμάσθω |- !''2º duale'' | τιμᾶτον|| τιμᾶτον|| τιμῷτον|| τιμᾶτον || τιμᾶσθον || τιμᾶσθον || τιμῷσθον ||τιμᾶσθον |- !''3º duale'' | τιμᾶτον|| τιμᾶτον|| τιμῴτην|| τιμάτων || τιμᾶσθον|| τιμᾶσθον|| τιμῴσθην||τιμάσθων |- !''1º plur.'' | τιμῶμεν|| τιμῶμεν || τιμῷμεν ||- || τιμώμεθα || τιμώμεθα || τιμῴμεθα ||- |- !''2º plur.'' | τιμᾶτε|| τιμᾶτε|| τιμῷτε|| τιμᾶτε || τιμᾶσθε|| τιμᾶσθε || τιμῷσθε|| τιμᾶσθε |- !''3º plur.'' | τιμῶσι|| τιμῶσι|| τιμῷεν|| τιμώντων τιμάτωσαν || τιμῶνται|| τιμῶνται|| τιμῷντο || τιμάσθων τιμάσθωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito attivo'' || ''participio attivo'' || ''infinito medio'' || ''participio medio'' |- ! | τιμᾶν || <small>''masch.''</small> τιμῶν <small>''femm.''</small> τιμῶσα <small>''neu.''</small> τιμῶν || τιμᾶσθαι || <small>''masch.''</small> τιμώμενος <small>''femm.''</small> τιμωμένη <small>''neu.''</small> τιμώμενον |- |} * Verbi in '''-έω''': l'esempio di '''φιλέω''': "amare". {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Congiuntivo attivo'' || ''Ottativo attivo'' || ''Imperativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Congiuntivo medio'' || ''Ottativo medio'' || ''Imperativo medio'' |- !1º ''sing.'' | φιλῶ|| φιλῶ|| φιλοῖμι <small>oppure</small> φιλοίην || - || φιλοῦμαι || φιλῶμαι || φιλοίμην ||- |- !''2º sing.'' | φιλεῖς|| φιλῇς|| φιλοῖς <small>oppure</small> φιλοίης|| φίλει || φιλεῖ || φιλῇ || φιλοῖο|| φιλοῦ |- !''3º sing.'' | φιλεῖ|| φιλῇ|| φιλοῖ <small>oppure</small> φιλοίη|| φιλείτω||φιλεῖται || φιλῇται || φιλοῖτο || φιλείσθω |- !''2º duale'' | φιλεῖτον|| φιλῇτον|| φιλοῖτον|| φιλεῖτον || φιλεῖσθον || φιλῆσθον || φιλοῖσθον || φιλεῖσθον |- !''3º duale'' | φιλεῖτον|| φιλῆτον|| φιλοίτην|| φιλείτων || φιλεῖσθον|| φιλῆσθον|| φιλοίσθην||φιλείσθων |- !''1º plur.'' | φιλοῦμεν|| φιλῶμεν || φιλοῖμεν ||- || φιλούμεθα || φιλώμεθα || φιλοίμεθα ||- |- !''2º plur.'' | φιλεῖτε|| φιλῆτε|| φιλοῖτε|| φιλεῖτε || φιλεῖσθε|| φιλῆσθε || φιλοῖσθε|| φιλεῖσθε |- !''3º plur.'' | φιλοῦσι|| φιλῶσι|| φιλοῖεν|| φιλούντων φιλείτωσαν || φιλοῦνται|| φιλῶνται|| φιλοῖντο || φιλείσθων φιλείσθωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito attivo'' || ''participio attivo'' || ''infinito medio'' || ''participio medio'' |- ! | φιλεῖν || <small>''masch.''</small> φιλῶν <small>''femm.''</small> φιλοῦσα <small>''neu.''</small> φιλοῦν || φιλεῖσθαι || <small>''masch.''</small> φιλούμενος <small>''femm.''</small> φιλουμένη <small>''neu.''</small> φιλούμενον |- |} * Verbi in '''-όω''': l'esempio di '''δηλόω''': "dimostrare". {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Congiuntivo attivo'' || ''Ottativo attivo'' || ''Imperativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Congiuntivo medio'' || ''Ottativo medio'' || ''Imperativo medio'' |- !1º ''sing.'' | δηλῶ|| δηλῶ|| δηλοῖμι <small>oppure</small> δηλοίην || - || δηλοῦμαι || δηλῶμαι ||δηλοίμην ||- |- !''2º sing.'' | δηλοῖς|| δηλοῖς|| δηλοῖς <small>oppure</small> δηλοίης|| δήλου || δηλοῖ || δηλοῖ || δηλοῖο|| δηλοῦ |- !''3º sing.'' | δηλοῖ|| δηλοῖ|| δηλοῖ <small>oppure</small> δηλοίη|| δηλούτω||δηλοῦται || δηλῶται || δηλοῖτο || δηλούσθω |- !''2º duale'' | δηλοῦτον|| δηλῶτον|| δηλοῖτον|| δηλοῦτον || δηλοῦσθον || δηλῶσθον || δηλοῖσθον || δηλοῦσθον |- !''3º duale'' | δηλοῦτον|| δηλῶτον|| δηλοίτην|| δηλούτων || δηλοῦσθον|| δηλῶσθον|| δηλοίσθην||δηλούσθων |- !''1º plur.'' | δηλοῦμεν|| δηλῶμεν || δηλοῖμεν ||- || δηλούμεθα || δηλώμεθα || δηλοίμεθα ||- |- !''2º plur.'' | δηλοῦτε|| δηλῶτε|| δηλοῖτε|| δηλοῦτε || δηλοῦσθε|| δηλῶσθε || δηλοῖσθε|| δηλοῦσθε |- !''3º plur.'' | δηλοῦσι|| δηλῶσι|| δηλοῖεν|| δηλούντων δηλούτωσαν || δηλοῦνται|| δηλῶνται|| δηλοῖντο || δηλούσθων δηλούσθωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {| {{prettytable}} ! ! ''Infinito attivo'' || ''participio attivo'' || ''infinito medio'' || ''participio medio'' |- ! | δηλοῦν || <small>''masch.''</small> δηλῶν <small>''femm.''</small> δηλοῦσα <small>''neu.''</small> δηλοῦν || δηλοῦσθαι || <small>''masch.''</small> δηλούμενος <small>''femm.''</small> δηλουμένη <small>''neu.''</small> δηλούμενον |- |} Alcune osservazioni sono: #per l'ottativo attivo di tutti i verbi contratti, alle forme in -μι, -ς, -ι del singolare il greco attico preferisce le forme uscenti in -ιην, -ιης, -ιη. Ciò avviene specialmente per i verbi -όω, nei quali le terminazioni -οῖς, -οῖ si potrebbero confondere con quelle delle corrispondenti forme dell'indicativo e del congiuntivo. Per il duale e il plurale si preferiscono le forme senza η. #nell'infinito attivo dei verbi in -άω e in -όω non c'è lo ι sottoscritto, perché le rispettive voci si sono formate con la originaria desinenza -εν che fondendosi con l'ε della vocale tematica si è contratta con -ειν. #la terza persona singolare dell'imperfetto attivo non prende il ν efelcistico, perché non termina più in ε. Le normali regole della contrazione si applicano in tutti i casi, escluse le seguenti eccezioni: *L'infinito presente attivo dei verbi in -άω, la cui desinenza, nella forma contratta, è -ᾶν anziché -ᾷν, ma si tratta di un'eccezione solo apparente: nella desinenza '''-ειν''' dell'infinito presente '''-ει''' non è un vero dittongo, ma una forma grafica per indicare la vocale e chiusa lunga; di conseguenza, secondo norma, suono a seguito da suono e produce come risultato una '''ᾱ'''. *Alcuni verbi in '''-άω''' contraggono in '''η''' anziché in α in tutti i casi in cui la desinenza inizia in ε: :: '''ζάω''' = ''vivere'' :: '''κνάω''' = ''grattare'' :: '''σμάω''' = ''sfregare'' :: '''χράομαι''' = ''usare'' :: '''χράω''' = ''dare responsi'' :: '''ψάω''' = ''raschiare'' :: '''διψάω''' = 'avere sete'' :: '''πεινάω''' = ''avere fame'' *Le forme dei verbi in '''-έω''' caratterizzati da tema del presente monosillabico sono contratte soltanto nei casi in cui la desinenza inizia in ε; di conseguenza, per esempio, la prima persona plurale del presente attivo del verbo '''πλέω''', = ''navigare'', sarà '''πλέομεν''' e non '''πλοῦμεν''', mentre la seconda persona plurale sarà regolarmente '''πλεῖτε'''. Sul piano pratico accade che alcune forme contratte, pur derivando da forme non contratte differenti, risultino identiche e possano quindi assumere valenze morfologiche diverse e identificabili solo in base al contesto. Per es. le prime 3 persone singolari del presente dei verbi in -άω e in -όω, sia nell'attivo che nel medio-passivo, sono identiche nell'indicativo e nel congiuntivo. Da tenere presente che il fenomeno della contrazione si verificò gradualmente nella storia della lingua greca. È questo il motivo per cui nei testi omerici e, di conseguenza, nei testi poetici, spesso si incontrano forme non contratte. Cfr. per esempio il v. 627 del libro V dell'''Iliade'': :'''Ὣς οἳ μὲν πονέοντο κατὰ κρατερὴν ὑσμίνην''' :''Così quelli si affaticavano nella violenta battaglia'' D'altra parte anche nel dialetto ionico di Erodoto la contrazione è assente oppure ha dato luogo a esiti diversi rispetto all'attico. Cfr. per es. ''Storie'' I, 1: :'''... τοῦτον τὸν χῶρον τὸν καὶ νῦν οἰκέουσι ...''' :''... questo luogo che anche ora abitano ...'' *I verbi in -όω. I verbi: ἱδρόω (sudare) e ῥιγόω (avere freddo) contraggono in ω anziché in ου, e in ῳ anziché in οι. Esempio: indicativo ῥιγῶμεν, ῥιγῶσι; Infinito ῥιγῶν, ecc.. Infine una precisazione opportuna: nei dizionari e nelle grammatiche il lemma dei verbi contratti è sempre costituito dalla 1a persona singolare del presente indicativo nella forma '''non contratta''' (es. '''τιμάω, φιλέω, δηλόω'''). Questo ha lo scopo di mettere lo studente nella possibilità di prevedere, sulla base della vocale tematica, l'insieme delle varie desinenze che la forma verbale potrà assumere nel corso della coniugazione. == Il futuro == Il '''futuro''' è il tempo principale di una azione momentanea o continua nel futuro. Esso si coniuga nei modi indicativo, ottativo, infinito e participio e distingue morfologicamente tre diatesi (attiva, media e passiva). La forma media è data dalla forma attiva, sostituendo ad essa le desinenze attive con quelle medie, mentre la passiva si forma con un tema in comune con l'aoristo passivo e si studia dopo di esso. Molti verbi hanno poi il futuro di forma media con significato attivo perciò bisogna prestare bene attenzione alla traduzione data dal vocabolario. Caratteristica del futuro è il suffisso -σ-. Poiché tale suffisso subisce varie modificazioni a seconda dell'uscita del tema verbale, si suole dividere il futuro un quattro tipi, due frequenti (futuro sigmatico e futuro asigmatico o contratto) e due meno frequenti (futuro attico e futuro dorico). === Il futuro sigmatico === Il futuro sigmatico è proprio dei verbi il cui tema esce in vocale o dittongo (temi puri) o consonante muta (temi impuri). Esso è formato dal tema verbale, cui si aggiunge il suffisso -σ-, seguito dalle vocali tematiche e dalle desinenze principali. Tema verbale + σο + desinenze principali (λύ-σω). I verbi che al presente hanno il vocalismo medio, o normale, (-ει, ευ, η-) mentre nel tema verbale presentano il grado debole (-ι, υ, α-) formano il futuro attivo e medio dal tema di grado medio. Davanti al suffisso -σ- si verificano i seguenti mutamenti fonetici: *i temi in vocale breve allungano in vocale finale: ᾰ pura > ᾱ, ᾰ impura > η, ε > η, ο > ω, ῐ > ῑ e ῠ > ῡ. Da notare è che il sigma del suffisso in questi verbi, benché divenuto intervocalico, non cade, perché è caratteristica temporale. I pochi verbi in cui cade sono quelli che hanno il futuro attico. *i temi in dittongo mantengono il dittongo inalterato. Nel futuro riprendono il dittongo originario del tema verbale i verbi che al presente ne hanno perduto il secondo elemento. *i temi in consonante muta modificano la consonante secondo le seguenti regole: *#i temi in gutturale fondono la gutturale con il -σ- del suffisso nella doppia ξ. Va ricordato che hanno il tema verbale in gutturale anche i verbi che nel presente escono in -σσω (-ττω) o, per eccezione, in -ζω i quali nel futuro, ripresa la gutturale originaria escono in -ξω. *#i temi in labiale fondono la labiale con il -σ- del suffisso nella doppia ψ. Va ricordato che hanno il tema verbale in labiale anche i verbi che nel presente escono in -πτω, i quali nel futuro, ripresa la labiale originaria, escono in -ψω. *#i temi in dentale, semplice o preceduta da ν, davanti al -σ- del suffisso elidono senza compenso la dentale semplice. Elidono, provocando l'allungamento di compenso della vocale precedente, il gruppo ν + dentale. Va ricordato che hanno il tema verbale in dentale anche i verbi che al presente escono in -ζω, o, per eccezione, in -σσω, i quali nel Futuro, ripresa la dentale originaria, escono in -σω. Coniugazione dei modi finiti {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Ottativo attivo'' || ''Ottativo medio'' |- !1º ''singolare'' | λύσω|| λύσομαι || λύσοιμι || λυσοίμην |- !''2º singolare'' | λύσεις|| λύσει || λύσοις || λύσοιο |- !''3º singolare'' | λύσει|| λύσεται || λύσοι || λύσοιτο |- !''2º duale'' | λύσετον|| λύσεσθον || λύσοιτον || λύσοισθον |- !''3º duale'' | λύσετον|| λύσεσθον || λυσοίτην|| λυσοίσθην |- !''1º plurale'' | λύσομεν|| λυσόμεθα || λύσοιμεν || λυσοίμεθα |- !''2º plurale'' | λύσετε|| λύσεσθε || λύσοιτε || λύσοισθε |- !''3º plurale'' | λύσουσι|| λύσονται || λύσοιεν || λύσοιντο |} Coniugazione dei modi indefiniti {| {{prettytable}} ! ! ''Forme attive'' || ''Forme medie'' |- !''Infinito'' | λύσειν|| λύσεσθαι |- !''Participio'' | λύσων, λύσουσα, λύσον|| λυσόμενος, λυσομένη, λυσόμενον |} Alcune osservazioni sono: #nell'indicativo la vocale del suffisso (ο/ε) ripete le variazioni già notate nella vocale tematica del presente indicativo. #nell'ottativo si riscontrano le sue due caratteristiche modali. #o participi attivo e medio si declinano rispettivamente come participi attivo e medio del presente. Le eccezioni sono: 1. L'α finale del tema si muta in η, benché sia pura, in χρήσω, futuro di χράω "dare oracoli" , e χρήσομαι, futuro di χράομαι "usare". Nel futuro di ἀκροάομαι "dare ascolto", invece, l'α, benché impura, rimane ᾱ: ἀκροάσομαι. 2. La vocale finale del tema si mantiene breve davanti al suffisso -σ- nei seguenti verbi puri: [[File:Eccezioni Futuro Sigmatico.jpg]] 3. Per alcuni verbi il futuro coincide con la forma di un originario presente: *ἔδομαι = mangerò (presente ἐσθίω). *πίομαι = berrò (presente πίνο). Per altri il presente assume anche valore di futuro: *χέω (χέομαι) = verso, verserò. *εἶμι = vado, andrò. === Il futuro asigmatico o contratto === Il futuro asigmatico o contratto è tipico dei verbi, il cui tema esce in liquida (λ, ρ) e in nasale (μ, ν). Esso si forma inserendo una ε tra il tema verbale e il suffisso -σ-. Il sigma, divenuto così intervocalico, cade, e le due vocali si contraggono regolarmente, secondo lo schema ε + ο = ου e ε + ε = ει. Questo futuro è detto asigmatico per la caduta del sigma mentre è detto contratto per la conseguente contrazione delle vocali. Come modello si può considerare il paradigma del presente di φιλέω. Tema verbale + ε + σ + desinenze principali (φαν-έ-σω > φαν-έ-ω > φανῶ). Va notato che la vocale che precede la liquida è per lo più breve. Coniugazione dei modi finiti {| {{prettytable}} ! ! ''Indicativo attivo'' || ''Indicativo medio'' || ''Ottativo attivo'' || ''Ottativo medio'' |- !1º ''singolare'' | φανῶ|| φανοῦμαι || φανοίην || φανοίμην |- !''2º singolare'' | φανεῖς|| φανεῖ || φανοίης || φανοῖο |- !''3º singolare'' | φανεῖ|| φανεῖται || φανοίη || φανοῖτο |- !''2º duale'' | φανεῖτον|| φανεῖσθον || φανοῖτον || φανοῖσθον |- !''3º duale'' | φανεῖτον|| φανεῖσθον || φανοίτην|| φανοίσθην |- !''1º plurale'' | φανοῦμεν|| φανoύμεθα || φανοῖμεν || φανοίμεθα |- !''2º plurale'' | φανεῖτε|| φανεῖσθε || φανοῖτε || φανοῖσθε |- !''3º plurale'' | φανοῦσι|| φανοῦνται || φανοῖεν || φανοῖντο |} Coniugazione dei modi indefiniti {| {{prettytable}} ! ! ''Forme attive'' || ''Forme medie'' |- !''Infinito'' | φανεῖν|| φανεῖσθαι |- !''Participio'' | φανῶν, φανοῦσα, φανοῦν|| φανoύμενος, φανουμένη, φανoύμενον |} Due verbi fanno eccezione: κέλλω (spingere) e κύρω (incontrare), pur avendo il tema in liquida, formano il futuro sigmatico: κέλσω e κύρσω (forme eoliche). === Il futuro attico === Alcuni verbi che hanno il tema uscente in vocale breve (come ad esempio τελέω) ed alcuni verbi che al presente esce in -άζω, -ίζω (come ad esempio βιβάζω, νομίζω), accanto al regolare futuro sigmatico, presentano una seconda forma, in cui si verifica la caduta del sigma intervocalico e la conseguente contrazione delle vocali. Ne risulta un forma asigmatica e contratta nota come il futuro attico. Il futuro attico dei verbi col tema in -άζω (e di pochi verbi in -μι col tema in α breve) si coniuga come il presente dei verbi in -άω (ad esempio τιμάω). I verbi col tema in -ίζω e di pochi verbi in -ω e in -μι col tema in vocale breve (ε, ο) si coniuga come il presente dei verbi in -έω (ad esempio φιλέω). La formazione del futuro dei verbi in -ίζω si può spiegare mediante l'analogia con la formazione del futuro asigmatico contratto, per cui nella forma asigmatica νομίω si sarebbe inserita una ε fra tema e desinenza, che poi si è contratta con la vocale seguente: es. νομιέω > νομιῶ; νομιέεις > νομιεῖς, ecc.. === Il futuro dorico === Altro tipo di futuro è quello di forma media con significato attivo, sigmatico e contratto al tempo stesso, denominato futuro dorico. Esso si forma aggiungendo al tema verbale il suffisso -σε- (che si contrae in -σου-/-σει- a contatto con le vocali tematiche) e le desinenze personali principali di forma media. Si coniuga secondo il paradigma del presente medio dei verbi contratti in -έω (ad esempio φιλέω). Si trova usato per pochi verbi, fra cui i più importanti sono: *καίω (bruciare) T.V. καυ- fut. καυσέομαι > καυσοῦμαι. *κλαίω (piangere) T.V. κλαυ- fut. κλαυσέομαι > κλαυσοῦμαι. *νέω (nuotare) T.V. νευ- fut. νευσέομαι > νευσοῦμαι. *παίζω (scherzare) T.V. παιγ- fut. παιξέομαι > παιξοῦμαι. *πλέω (navigare) T.V. πλευ- fut. πλευσέομαι > πλευσοῦμαι. *πνέω (spirare) T.V. πνευ- fut. πνευσέομαι > πνευσοῦμαι. *φεύγω (fuggire) T.V. φ(ε)υγ- fut. φευξέομαι > φευξοῦμαι. == L'aoristo == L{{'}}'''aoristo''' è il tempo storico che esprime un'azione momentanea nel passato per il modo indicativo. Esprime invece un'azione puntuale senza determinazione di tempo negli altri modi. L'aoristo si coniuga in tutti i modi e nell'indicativo presenta l'aumento che è il segno del passato. Presenta tre diatesi distinte, cioè attiva, media e passiva. La forma media è ricavata dall'attiva sostituendo le forme personali medie a quella attive. La forma passiva invece presenta un tema ed una formazione particolare. Per le forme attiva e media si distinguono tre tipi: #aoristo primo o debole: proprio dei verbi col tema in vocale e in dittongo e dei temi in consonante muta liquida e nasale delle prime tre classi, formato con il suffisso temporale -σα- (es. ἔ-λυ-σα da λύω). Usa quasi sempre lo stesso tema del presente. #aoristo secondo o forte: proprio dei verbi che hanno tema verbale di grado debole rispetto al tema del presente e di molti verbi delle classi quarta, quinta, sesta e settima, in cui non compare alcun suffisso temporale ma si inserisce la sola vocale tematica ο/ε fra il tema (sempre in consonante) e le desinenze personali (es. ἔ-λιπ-ο-ν dal tema verbale λιπ- di λέιπω). Usa sempre un tema diverso da quello del presente e la formazione è uguale a quella dell'imperfetto. #aoristo terzo o fortissimo: proprio di pochissimi verbi in -ω e di alcuni verbi in -μι in cui la desinenza personale si aggiunge direttamente al tema verbale in vocale senza l'inserzione né di suffisso temporale né di vocale tematica (es. ἔβη-ν dal tema verbale βα- di βαίνω). Il tema è sempre diverso da quello del presente. === Aoristo primo, debole o suffissale (attivo e medio) === La sua caratteristica è il suffisso -σα- che si inserisce fra il tema verbale e la desinenza personale storica. L'aoristo debole si presenta sotto due forme: sigmatico e asigmatico. Se è sigmatico, proprio dei verbi con temi in vocale o dittongo e in consonante muta, il sigma del suffisso rimane; se invece è asigmatico, proprio dei verbi con temi in liquida e in nasale, il sigma cade provocando l'allungamento di compenso della vocale tematica. ==== Aoristo debole sigmatico (attivo e medio) ==== Come detto esso è proprio dei verbi con temi puri e in consonante muta. Esso si forma dal tema verbale preceduto dall'aumento (nel solo modo indicativo) seguito dal suffisso -σα- e dalle desinenze personali storiche. Aumento + tema verbale + σα + desinenze storiche (ἔ-λυ-σα-ν). L'incontro dell'ultimo elemento del tema verbale con il sigma del suffisso determina i medesimi mutamenti fonetici che si verificano per il futuro sigmatico quali: *i temi in vocale breve generalmente allungano la vocale finale del tema verbale. Il σ del suffisso, sebbene intervocalico, non cade perché è caratteristica temporale. *i temi in dittongo mantengono inalterato il dittongo del tema verbale. Il verbo θέω (correre) non ha aoristo primo però vi suppliscono la forma ἔδραμον (aoristo secondo o forte del tema δραμ- del presente τρέχω. Il verbo χέω (versare) ha un aoristo di forma asigmatica: ἔχεα. *i temi in consonante muta modificano la consonante finale del tema verbale secondo le regole fonetiche seguenti: *#i temi in gutturale fondono la gutturale col sigma del suffisso nella consonante doppia ξ. *#i temi in labiale fondono la labiale col sigma del suffisso nella consonante doppia ψ. *#i temi in dentale, semplice o preceduta da ν, davanti al sigma del suffisso elidono senza compenso la dentale semplice, mentre elidono provocando allungamento di compenso della vocale precedente col gruppo ν + dentale. Un esempio di aoristo debole sigmatico attivo e medio è '''''λύω''''', "sciogliere". {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Congiuntivo attivo||Ottativo attivo||Imperativo attivo||Indicativo medio||Congiuntivo medio||Ottativo medio||Imperativo medio |- !1º sing. |ἔλυσα||λύσω||λύσαιμι||<div align="center">-</div>||ἐλυσάμην||λύσωμαι||λυσαίμην||<div align="center">-</div> |- !2º sing. |ἔλυσας||λύσῃς||λύσαις/ λύσειας||λῦσον||ἐλύσω (< *ἐλύσασο)||λύσῃ||λύσαιο (< *λύσαισο)||λῦσαι |- !3º sing. |ἔλυσε||λύσῃ||λύσαι/ λύσειεν||λυσάτω||ἐλύσατο||λύσῃται||λύσαιτο||λυσάσθω |- !2º duale |ἐλύσατον||λύσητον||λύσαιτον||λύσατον||ἐλύσασθον||λύσησθον||λύσαισθον||λύσασθον |- !3º duale |ἐλυσάτην||λύσητον||λυσαίτην||λυσάτων||ἐλυσάσθην||λύσησθον||λυσαίσθην||λυσάσθων |- !1º plur. |ἐλύσαμεν||λύσωμεν||λύσαιμεν||<div align="center">-</div>||ἐλυσάμεθα||λυσώμεθα||λυσαίμεθα ||<div align="center">-</div> |- !2º plur. |ἐλύσατε||λύσητε||λύσαιτε||λύσατε||ἐλύσασθε||λύσησθε||λύσαισθε||λύσασθε |- !3º plur. |ἔλυσαν||λύσωσι||λύσαιεν/ λύσειαν||λυσάντων/λυσάτωσαν||ἐλύσαντο||λύσωνται||λύσαιντο||λυσάσθων/λυσάσθωσαν |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {|class="wikitable" !Infinito attivo!!Participio attivo!!Infinito medio!!Participio medio |- |λῦσαι||<small>''masch.''</small> λύσας <small>''femm.''</small>λύσασα <small>''neu.''</small> λῦσαν||λύσασθαι||<small>''masch.''</small> λυσάμενος <small>''femm.''</small> λυσαμένη <small>''neu.''</small> λυσάμενον |} Il participio aoristo debole attivo sigmatico maschile e neutro ha il tema -σαντ- (il maschile singolare, sigmatico, fa cadere -ντ- davanti a sigma allungando per compenso α, mentre il neutro mostra il puro tema con caduta di τ; in entrambi il genitivo è -σαντος) mentre il femminile segue la I declinazione in alfa impuro breve (come μοῦσα). Osservazioni da fare sono: #nella prima persona singolare dall'indicativo attivo è caduta la desinenza personale -ν, mentre nella terza persona singolare si può avere il ν efelcistico o eufonico. #l'α del suffisso -σα compare in tutta la coniugazione, tranne che nella terza persona singolare dell'indicativo attivo, nella seconda persona singolare dell'imperativo attivo e in tutto il congiuntivo attivo e medio (dove è sostituita dalla vocale tematica allungata ω/η). #nel congiuntivo e nell'ottativo si riscontrano regolarmente le rispettive caratteristiche modali (il congiuntivo ha l'allungamento della vocale tematica e delle desinenze personali mentre l'ottativo ha l'inserzione di una ι fra il suffisso temporale e le desinenze personali. #nell'ottativo attivo per la seconda e terza persona singolare e per la terza persona plurale le forme in -ειας, -ειε(ν), -ειαν sono più usate di quelle in -αις, -αι, -αιεν. #le terminazioni della seconda persona singolare dell'imperativo attivo e medio -ον, -αι sono di origine incerta (quella media potrebbe essere l'infinito attivo con valore esortativo, come può accadere anche in italiano). L'accento si ritira il più possibile e nei verbi composti anche sulla preposizione. #la terminazione -αι è comune sia all'infinito attivo, sia alla seconda persona singolare dell'imperativo medio sia alla terza persona singolare dell'ottativo attivo. Le tre forme differiscono solo per la quantità del dittongo finale che è breve nell'infinito attivo e nell'imperativo medio mentre è lungo nella terza persona singolare dell'ottativo attivo. Quanto all'accento, non solo nell'ottativo attivo ma anche nell'infinito attivo esso sta sempre sulla penultima sillaba, mentre nell'imperativo medio si ritira il più possibile fin dove lo consentono le leggi dell'accento. #la declinazione del participio attivo è uguale al paradigma dei temi in -αντ-, mentre per il participio medio si segue il paradigma degli aggettivi di prima classe a tre terminazioni. Eccezioni sono: #come nel futuro sigmatico, l'α finale del tema, benché pura, si muta in η nell'aoristo sigmatico di χράω (dare oracoli) = ἔχρησα, e di χράομαι "usare" = έχρησάμην. Rimane invece ᾱ, benché impura, nell'aoristo di ἀκροάομαι "dare ascolto" = ἠκροᾱσάμην. #come nel futuro sigmatico , anche nell'aoristo sigmatico alcuni verbi mantengono breve la vocale finale del tema. ==== Aoristo debole asigmatico (attivo e medio) ==== Esso, come detto, è proprio dei verbi col tema in liquida (λ, ρ) e in nasale (μ, ν). Aggiungendo a tali temi il suffisso -σα, si hanno i gruppi fonetici *-λσα, *-ρσα, *-μσα, *-νσα in cui il σ cade provocando l'allungamento di compenso della vocale del tema verbale secondo le note regole per cui: *ᾰ se pura > ᾱ, se impura > η. *ε > ει. *ῐ > ῑ. *ῠ > ῡ. Aumento + tema verbale allungato + α + desinenze storiche (ἔ-φην-α-ν). Da notare è che nella forma ἦρα, aoristo di αἴρω, la η rappresenta l'aumento temporale, non l'allungamento di compenso dell'ᾰ del tema, che diviene ᾱ; quindi nel congiuntivo, nell'ottativo, nell'imperativo, nell'infinito e nel participio in cui non c'è aumento, le forme sono, rispettivamente, ἄρω, ἄραιμι, ἆρον, ἆραι, ἄρας. Eccezioni sono: #come nel futuro così nell'aoristo i verbi κέλλω (muovere) e κύρω (imbattersi) hanno la forma sigmatica: - ἔκελσα ed ἔκυρσα. #alcuni verbi di terza classe allungano l'ᾰ breve del tema in ᾱ, benché sia impura: #*κερδαίνω (guadagnare), tema verbale κερδᾰν-, aoristo ἐκέρδᾱνα. #*κοιλαίνω (incavare), tema verbale κοιλᾰν-, aoristo ἐκοίλᾱνα. #*ἰσχναίνω (assottigliare), tema verbale ἰσχνᾰν-, aoristo ἴσχνᾱνα. #*λευκαίνω (imbiancare), tema verbale λευκᾰν-, aoristo ἐλεύκᾱνα. #*πεπαίνω (far maturare), tema verbale πεπᾰν-, aoristo ἐπέπᾱνα. #*ποιμαίνω (far pascolare), tema verbale ποιμᾰν-, aoristo ἐποίμᾱνα. #Allungamento ora in -ᾱ- ora in -η- l'-ᾰ- del tema i verbi: #*καθαίρω (purificare), tema verbale καθᾰρ-, aoristo ἐκάθᾱρα, ἐκάθηρα. #*σημαίνω (indicare), tema verbale σημᾰν-, aoristo ἐσήμᾱνα, ἐσήμηνα. Un esempio di aoristo debole asigmatico è '''''φαίνω''''', "mostrare". {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Congiuntivo attivo||Ottativo attivo||Imperativo attivo||Indicativo medio||Congiuntivo medio||Ottativo medio||Imperativo medio |- !1º sing. |ἔφηνα||φήνω||φήναιμι||<div align="center">-</div>||ἐφηνάμην||φήνωμαι||φηναίμην||<div align="center">-</div> |- !2º sing. |ἔφηνας||φήνῃς||φήναις/φήνειας||φῆνον||ἐφήνω||φήνῃ||φήναιο (< *φήναισο)||φῆναι |- !3º sing. |ἔφηνε||φήνῃ||φήναι/φήνειεν||φηνάτω||ἐφήνατο||φήνῃται||φήναιτο||φηνάσθω |- !2º duale |ἐφήνατον||φήνητον||φήναιτον||φήνατον||ἐφήνασθον||φήνησθον||φήναισθον||φήνασθον |- !3º duale |ἐφηνάτην||φήνητον||φηναίτην||φηνάτων||ἐφηνάσθην||φήνησθον||φηναίσθην||φηνάσθων |- !1º plur. |ἐφήναμεν||φήνωμεν||φήναιμεν||<div align="center">-</div>||ἐφηνάμεθα||φηνώμεθα||φηναίμεθα||<div align="center">-</div> |- !2º plur. |ἐφήνατε||φήνητε||φήναιτε||φήνατε||ἐφήνασθε||φήνησθε||φήναισθε||φήνασθε |- !3º plur. |{{polytonic|ἔφηναν}}||{{polytonic|φήνωσι}}||{{polytonic|φήναιεν}}/ φήνειαν||{{polytonic|φηνάντων}}/ {{polytonic|φηνάτωσαν}}||{{polytonic|ἐφήναντο}}||{{polytonic|φήνωνται}}||{{polytonic|φήναιντο}}|| {{polytonic|φηνάσθων}}/ {{polytonic|φηνάσθωσαν}} |} Il participio e l'infinito hanno le seguenti forme: {|class="wikitable" !Infinito attivo||Participio attivo||Infinito medio||Participio medio |- |φῆναι||<small>''masch.''</small> φήνας <small>''femm.''</small>φήνασα <small>''neu.''</small> φῆναν||φήνασθαι||<small>''masch.''</small> φηνάμενος <small>''femm.''</small> φηναμένη <small>''neu.''</small> φηνάμενον |} Il participio aoristo debole attivo asigmatico maschile e neutro ha il tema -αντ- (il maschile singolare, sigmatico, fa cadere -ντ- davanti a sigma allungando per compenso α, mentre il neutro mostra il puro tema con caduta di τ; in entrambi il genitivo è -αντος) mentre il femminile segue la I declinazione in alfa impuro breve (come μοῦσα). Alcune osservazioni da fare sono che la coniugazione dell'aoristo debole asigmatico è in tutto analoga a quella dell'aoristo debole sigmatico. Da notare che aoristi deboli sigmatici si possono considerare anche εἶπα = dissi (presente λέγω); ἔχεα = versai (presente χέω); ἤνεγκα = portai (presente φέρω) ed altre forme di terza persona plurale (ἧλθαν, εὗραν), che si incontrano nel ''Nuovo Testamento''. === Aoristo secondo, o forte, o radicale, o tematico (attivo e medio) === L'aoristo secondo o forte è formato dal tema verbale preceduto dall'aumento (solo nel modo indicativo) e seguito dalla vocale tematico ο/ε e dalle desinenze storiche. Aumento + tema verbale + ο + desinenze storiche (es. ἔ-λιπ-ο-ν). Il tema dei verbi che hanno l'aoristo secondo o forte esce sempre in consonante ed è monosillabico, cioè si identifica con la radice del verbo. Se tale radice presenta variazioni apofoniche, l'aoristo si forma dal tema verbale di grado ridotto (ad esempio λιπ- rispetto a λειπ-, λοιπ-). L'aoristo forte non si può confondere con l'imperfetto (benché abbiano in comune l'aumento, la vocale tematica e le desinenze storiche), perché si forma dal tema verbale e non dal tema del presente. Hanno l'aoristo forte, quindi, sono solo i verbi il cui tema del presente differisce dal tema verbale o per uno speciale suffisso (seconda, terza, quarta e quinta classe) o perché presenta il grado medio anziché quello ridotto, o perché deriva da radice del tutto diversa. Per un esempio di aoristo forte attivo e medio si propone quello di '''λείπω''', "lasciare"''. {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Congiuntivo attivo||Ottativo attivo||Imperativo attivo||Indicativo medio||Congiuntivo medio||Ottativo medio||Imperativo medio |- !1º sing. |ἔλιπον||λίπω||λίποιμι||<div align="center">-</div>||ἐλιπόμην||λίπωμαι||λιποίμην||<div align="center">-</div> |- !2º sing. |ἔλιπες||λίπῃς||λίποις||λίπε||ἐλίπου (<*ἐλίπεσο)||λίπῃ||λίποιο (<*λίποισο)||λίπου (<*λίπεσο) |- !3º sing. |ἔλιπε||λίπῃ||λίποι||λιπέτω||ἐλίπετο||λίπῃται||λίποιτο||λιπέσθω |- !2º duale |ἐλίπετον||λίπητον||λίποιτον||λίπετον||ἐλίπεσθον||λίπησθον||λίποισθον||λίπεσθον |- !3º duale |ἐλιπέτην||λίπητον||λιποίτην||λιπέτων||ἐλιπέσθην||λίπησθον||λιποίσθην||λιπέσθων |- !1º plur. |ἐλίπομεν||λίπωμεν||λίποιμεν||<div align="center">-</div>||ἐλιπόμεθα||λιπώμεθα||λιποίμεθα||<div align="center">-</div> |- !2º plur. |ἐλίπετε||λίπητε||λίποιτε||λίπετε||ἐλίπεσθε||λίπησθε||λίποισθε||λίπεσθε |- !3º plur. |ἔλιπον||λίπωσι||λίποιεν||λιπόντων/λιπέτωσαν||ἐλίποντο||λίπωνται||λίποιντο|| λιπέσθων/λιπέσθωσαν |} {|class="wikitable" !Infinito attivo!!participio attivo!!infinito medio!!participio medio |- |λιπεῖν||<small>''masch.''</small> λιπών <small>''femm.''</small> λιποῦσα <small>''neu.'' </small> λιπόν||λιπέσθαι||<small>''masch.''</small> λιπόμενος <small>''femm.''</small> λιπομένη <small>''neu.''</small> λιπόμενον |} Il participio aoristo forte attivo maschile e neutro ha il tema -όντ- (il maschile singolare fa cadere -τ- e allunga per apofonia ο in ω, mentre il neutro mostra il puro tema con caduta di -τ-; in entrambi il genitivo è -όντος) mentre il femminile segue la I declinazione in alfa impuro breve (come μοῦσα). Alcune osservazioni ed eccezioni sono: #nell'indicativo si ha l'alternanza della vocale tematica ο/ε, come nella flessione dell'imperfetto. Negli altri modi la coniugazione è analoga a quella del presente. #contrariamente alla regola generale sull'accento del verbo, nell'aoristo forte l'accento cade sulla vocale tematica, anziché sulla radice, nel participio attivo (λιπών, λιποῦσα, λιπόν), l'infinito attivo e medio (λιπεῖν, λιπέσθαι) e imperativo medio (seconda persona singolare λιποῦ). #è ossitona, per eccezione, la seconda persona singolare dell'imperativo dei cinque aoristi forti dei verbi εἶπον (da λέγω) = εἰπέ (di'!), ἦλθον (da ἔρχομαι) = ἐλθέ (va'!, vieni!), εὗρον (da εὑρίσκω) = εὑρέ (trova!), εἶδον (da ὁράω) = ἰδέ (vedi!) e ἔλαβον (da λαμβάνω) = λαβέ (prendi!). I loro composti invece seguono la regola generale (es. ἔξελθε; εἴσιδε, ecc.). *l'aoristo forte dà luogo talora a paradigmi anomali o difettivi. Ad eccezione di {{polytonic|ἔκλυον}}, i seguenti sono i cosiddetti "verbi politematici": **εἶδον "vidi" (tema ἰδ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo ὁράω "vedere" **εἶπον "dissi" (tema εἰπ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo λέγω "dire" **ἦλθον "venni, andai" (tema ἐλθ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo ἔρχομαι "andare, venire" **ἤνεγκον "portai" (tema ἐνεγκ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo φέρω "portare" **ἔδραμον "corsi" viene fatto ricondurre al verbo difettivo τρέχω "correre" **ἔφαγον "mangiai" viene fatto ricondurre al verbo difettivo ἐσθίω "mangiare" **εἷλον "presi" (tema ἑλ-) viene fatto ricondurre al verbo difettivo αἱρέω "prendere" **ἔκλυον "udii" ha forme di imperativo atematiche: κλῦθι "ascolta" *Cinque aoristi conservano imperativi arcaici con l'accento sull'ultima sillaba: **εἶδον "vidi" (utilizzato come aoristo di ὁράω "vedere"), imperativo ἰδέ "vedi"; **ἔλαβον "presi", da λαμβάνω "prendere", imperativo: λαβέ "prendi"; **εὗρον (o ηὗρον) "presi", da εὑρίσκω "trovare", imperativo εὑρέ "trova"; **ἦλθον "andai, venni" (utilizzato come aoristo di ἔρχομαι "andare, venire"), imperativo: ἐλθέ "va', vieni"; **εἶπον "dissi" (utilizzato come aoristo di λέγω "dire"), imperativo: εἰπέ "di' ". *Alcuni aoristi forti hanno la radice ''raddoppiata'', oltre che ''aumentata'': **dal verbo ἄγω "condurre", radice ἀγ- (cfr. latino ''ago'' "condurre"), tema dell'aoristo ἀγαγ-, per cui: ἤγαγον; **dalla radice di un verbo di dire si ha l'aoristo senza presente εἶπον, in Omero ἔειπον, da *ἐϝέϝιπον. **ἤνεγκον (tema dell'aoristo ἐνεγκ-), radice ἐγκ-/ἐνεκ-/ἐνοκ- (l'aoristo si forma dal grado zero), è utilizzato come aoristo di φέρω "portare". === Aoristo terzo, o fortissimo, o radicale, o atematico (attivo e medio) === L'aoristo terzo o fortissimo è formato dal tema verbale (sempre monosillabico e uscente in vocale), preceduto da aumento nel solo modo indicativo e seguito direttamente dalla desinenze storiche (senza suffisso temporale nè vocale tematica). Per questo esso è chiamato anche "radicale" e "atematico". Aumento + tema verbale (allungato) + desinenze storiche (es. ἔ-βη-ν). Esempio di aoristo fortissimo è il paradigma di '''''γιγνώσκω''''', "conoscere"'' {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |ἔγνων||γνῶ||γνοίην||<div align="center">-</div> |- !2º singolare |ἔγνως||γνῷς||γνοίης||γνῶθι |- !3º singolare |ἔγνω||γνῷ||γνοίη||γνώτω |- !2º duale |ἔγνωτον||γνῶτον||γνοῖτον/γνοίητον||γνῶτον |- !3º duale |ἐγνώτην||γνῶτον||γνοίτην/γνοιήτην||γνώτων |- !1º plurale |ἔγνωμεν||γνῶμεν||γνοῖμεν/γνοίημεν||<div align="center">-</div> |- !2º plurale |ἔγνωτε||γνῶτε||γνοῖτε/γνοίητε||γνῶτε |- !3º plurale |ἔγνωσαν||γνῶσιν||γνοῖεν/γνοίησαν||γνόντων/γνώτωσαν |} {|class="wikitable" !Infinito!!Participio |- |γνῶναι||<small>''masch.''</small> γνούς <small>''femm.''</small> γνοῦσα <small>''neu.''</small> γνόν |} I participio dell'aoristo III segue al maschile e neutro la terza declinazione con il tema -ντ-, aggiunto alla radice abbreviata secondo la legge di Osthoff (*βηντ > βᾰντ, *γνωντ- > γνοντ-, ecc.); il maschile, sigmatico, fa cadere davanti a sigma il gruppo -ντ- e allunga per compenso la vocale radicale, il neutro mostra il puro tema con caduta di -τ-, e in entrambi il genitivo e in -ντος. Il femminile si forma come negli aggettivi della seconda classe a tre uscite con il suffisso -jᾰ aggiunto al tema maschile/neutro (per γνοῦσα: *γνοντ-jα > *γνονσjα > *γνονσα > *γνοσα > '''γνοῦσα''') e segue la prima declinazione in alfa impuro breve. L'ottativo del duale e del plurale, oltre a formarsi con la caratteristica -ι- propria di questo modo al grado zero, può utilizzare come tema la terza persona singolare, che, non avendo desinenza, è stata sentita dai Greci come puro tema e quindi utilizzata anche per il resto della coniugazione dell'ottativo; queste forme sono messe fra parentesi. Altro esempio di Aoristo fortissimo è il paradigma di '''''βαίνω''''', "andare"'' {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |ἔβην||βῶ||βαίην||<div align="center">-</div> |- !2º singolare |ἔβης||βῇς||βαίης||βῆθι |- !3º singolare |ἔβη||βῇ||βαίη||βήτω |- !2º duale |ἔβητον||βῆτον||βαῖτον/βαίητον||βῆτον |- !3º duale |ἐβήτην||βῆτον||βαίτην/βαιήτην||βήτων |- !1º plurale |ἔβημεν||βῶμεν||βαῖμεν/βαίημεν||<div align="center">-</div> |- !2º plurale |ἔβητε||βῆτε||βαῖτε/βαίητε||βῆτε |- !3º plurale |ἔβησαν||βῶσιν||βαῖεν/βαίησαν||βάντων/βήτωσαν |} {|class="wikitable" !Infinito!!Participio |- |βῆναι||<small>''masch.''</small> βάς <small>''femm.''</small> βᾶσα <small>''neu.''</small> βάν |} Alcune osservazioni sono: #la vocale finale del tema si allunga sempre eccetto se seguita da altra vocale o dal gruppo -ντ- (terza persona plurale dell'imperativo, declinazione del participio maschile e neutro). #la terza persona plurale dell'indicativo ha la desinenza -σαν invece di -ν, meno usata. #nel congiuntivo la vocale finale del tema si contrae regolarmente con la vocale tematica allungata ω/η. #nell'ottativo la desinenza della prima persona singolare è -ν anziché -μι e si ha l'inserzione di -ιη fra tema e desinenza, tuttavia nel duale e nel plurale si preferisce inserire la sola vocale -ι, che forma dittongo con la vocale finale del tema. #la seconda persona singolare dell'imperativo mantiene la desinenza originaria -θι. Va ricordato tuttavia che la forma isolata del verbo ἔχω (avere) σχές è analoga a quella corrispondente dei verbi in -μι). #ll participio maschile e neutro nel nominativo singolare è ossitono. Nel nominativo singolare maschile e nel dativo plurale maschile e neutro la caduta di -ντ- davanti al σ determina l'allungamento di compenso. #la forma media dell'aoristo fortissimo si usa solo in rari casi e si coniuga regolarmente, sostituendo le desinenze medie a quelle attive. === Aoristo passivo === L'aoristo passivo è morfologicamente distinto da quello attivo e medio e ha due forme: #debole: formato dal tema verbale con l'aggiunta del suffisso -θη. #forte: formato dal tema verbale con l'aggiunta del suffisso -η. ==== Aoristo passivo primo o debole ==== L'Aoristo passivo debole è proprio della maggior parte dei verbi sia in -ω che -μι. Si forma dal tema verbale (di solito di grado medio) a cui si premette l'aumento (solo nel modo indicativo) e si fa seguire il suffisso -θη- e le desinenze storiche attive. Aumento + tema verbale + θη + desinenze storiche attive (es. ἐ-λύ-θη-ν). Davanti al suffisso -θη: #i temi in vocale allungano la vocale finale del tema verbale come avviene nel futuro e nell'aoristo sigmatico. Ci sono alcune eccezioni come alcuni verbi in cui la vocale finale del tema verbale si mantiene breve, oppure molti verbi il cui tema esce in vocale (specie quelli che la mantengono breve nel futuro e nell'aoristo sigmatico) inseriscono un σ (epentesi) tra il tema e il suffisso -θη e infine altri verbi che hanno doppia forma sia con σ che senza. #i temi in dittongo che mantengono inalterato il dittongo del tema verbale. Anche tra di essi alcuni inseriscono un σ fra il tema e il suffisso -θη. #i temi in consonante muta subiscono le seguenti modifiche fonetiche: #*le gutturale si mutano in χ. #*le labiali si mutano in φ. #*le dentali si mutano in σ. #i temi in liquida e in basale restano inalterati. Da segnalare che: #alcuni temi radicali (monosillabici) soggetti ad apofonia all'aoristo passivo debole presentano: #*il grado debole (α). #*il grado medio (η). #alcuni temi in liquida nell'aoristo passivo debole presentano il tema verbale con metatesi e successivo allungamento della vocale finale. Il fenomeno, anziché con la metatesi, si può spiegare con la vocalizzazione delle antiche sonanti l̥, m̥, che davanti a consonante danno αλ/λα, αμ/μα; donde i passaggi: βλ > βαλ > βλα; κλ > καλ > κλα; τμ > ταμ > τμα. #quattro verbi perdono la consonante ν del tema verbale davanti al suffisso -θη. Essi sono: #*κλίνω (piegare), aoristo passivo: ἐ-κλί-θην. #*κρίνω (giudicare), aoristo passivo: ἐ-κρί-θην. #*πλύνω (lavare), aoristo passivo: ἐ-πλύ-θην. #*τείνω (tendare), aoristo passivo: ἐ-τά-θην. Un esempio è coniugazione dell'aoristo passivo primo o debole del verbo ''' νικάω''''', "vincere". {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |ἐνικήθην||νικηθῶ||νικηθείην||<div align="center">-</div> |- !2º singolare |ἐνικήθης||νικηθῇς||νικηθείης||νικήθητι |- !3º singolare |ἐνικήθη||νικηθῇ||νικηθείη||νικηθήτω |- !2º duale |ἐνικήθητον||νικηθῆτον||νικηθεῖτον||νικήθετον |- !3º duale |ἐνικηθήτην||νικηθῆτον||νικηθείτην||νικηθήτων |- !1º plurale |ἐνικήθημεν||νικηθῶμεν||νικηθεῖμεν||<div align="center">-</div> |- !2º plurale |ἐνικήθητε||νικηθῆτε||νικηθεῖτε||νικήθητε |- !3º plurale |ἐνικήθησαν||νικηθῶσι||νικηθεῖεν||νικηθέντων/νικηθήτωσαν |- !Infinito||Participio |- |νικηθῆναι||νικηθείς, νικηθεῖσα, νικηθέν |} Alcune osservazioni da fare sono: #nel congiuntivo la vocale del suffisso (η) e la vocale tematica allungata (ω/η) si contraggono normalmente, con conseguente spostamento dell'accento sulla sillaba contratta. #nell'ottativo la desinenza della prima persona singolare è -ν invece che -μι; inoltre la vocale del suffisso (η) si abbrevia (ε) davanti alla caratteristica modale -ιη. Nel duale e nel plurale alle forme λυθείητον, λυθειήτην, λυθείημεν, λυθείητε, λυθείησαν si preferiscono quelle ridotte (λυθεῖτον, ecc...), in cui la caratteristica modale si riduce a ι e forma dittongo con la ε del suffisso. #la seconda persona singolare dell'imperativo presenta l'originaria desistenza -θι, modificata in -τι per la legge di Grassmann. Nella terza persona plurale dell'imperativo la forma in -ντων (più frequente di quella in -τωσαν) presenta la vocale del suffisso temporale (η) abbreviata in ε, perché é seguita dal gruppo -ντ- (legge di Osthoff). #contrariamente alla regola dell'accento nelle forme verbali, il participio aoristo passivo è sempre ossitono e l'infinito è sempre properispomeno. Particolarità a questa forma sono: #nell'aoristo passivo debole presentano il tema verbale ampliato con ε (che per lo più si allunga in η nei verbi: ἁμρτάνω (sbagliare), αὐξάνω (accrescere), βούλομαι (volere), δέω (mancare), εὐρίσκω (trovare), (ἐπι)μέλω (stare a cuore), οἴομαι (pensare), στερίσκω (privare). #fenomeni fonetici particolari presentano gli aoristi passivi deboli dei verbi θάπτω (seppellire) = tema verbale θαφ- = aoristo passivo ἐ-θάφ-θην (mantenimento di tutte le aspirate), θρύπτω (tritare) = tema verbale θρυπ- = aoristo passivo ἐ-θρύφ-θην (mantenimento di tutte le aspirate), κυλίνδω (rotolare) = tema verbale κυλινδ- = aoristo passivo ἐ-κυλίσ-θην (dissimilazione di ν), σπένδω (libare) = tema verbale σπενδ- = aoristo passivo ἐ-σπείσ-θην (dissimilazione di νδ e allungamento di ε in ει) e τρέφω (nutrire) = tema verbale θρεφ- = aoristo passivo ἐ-θρέφ-θην (mantenimento di tutte le aspirate). #a volte l'aoristo passivo debole ha anche valore di medio-riflessivo come ad esempio εὐφραίνω (rallegrare) = aoristo passivo debole εὐφράνθην = fui rallegrato, mi rallegrai. ==== Aoristo passivo secondo o forte ==== L'aoristo passivo secondo o forte differisce dall'aoristo passivo debole o primo unicamente perché il suffisso temporale si riduce alla sola vocale η. La sua coniugazione segue quella dell'aoristo passivo debole in tutto il paradigma. Aumento + tema verbale + η + desinenze storiche attive (es. ἐ-φάν-η-ν). Hanno l'aoristo passivo forte circa quaranta verbi col tema quasi sempre radicale e monosillabico, uscente in consonante muta, in liquida o in nasale. I temi soggetti ad apofonia assumono di solito il grado debole (come nell'aoristo forte attivo). Un esempio di coniugazione dell'aoristo passivo secondo o forte è '''φαίνω''', "mostrare, sembrare, apparire".'' {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |ἐφάνην||φανῶ||φανείην||<div align="center">-</div> |- !2º singolare |ἐφάνης||φανῇς||φανείης||φάνηθι |- !3º singolare |ἐφάνη||φανῇ||φανείη||φανήτω |- !2º duale |ἐφάνητον||φανῆτον||φανεῖτον||φάνητον |- !3º duale |ἐφανήτην||φανῆτον||φανείτην||φανήτων |- !1º plurale |ἐφάνημεν||φανῶμεν||φανεῖμεν||<div align="center">-</div> |- !2º plurale |ἐφάνητε||φανῆτε||φανεῖτε||φάνητε |- !3º plurale |ἐφάνησαν||φανῶσι||φανεῖεν||φανέντων/φανήτωσαν |- !Infinito||Participio |- |φανῆναι||φανείς, φανεῖσα, φανέν |} Da notare è che quando uno stesso verbo presenta due forme di aoristo passivo (debole e forte) talvolta la forma debole ha valore passivo mentre quella forte riflessiva (es. φαίνω "mostrare" la forma debole ἐφάνθην "fui mostrato" mentre la forma forte ἐφάνην "mi mostrai, apparvi". In molti casi, invece, entrambe le forme hanno il medesimo significato passivo. Hanno invece l'aoristo passivo forte, di regola, solo i verbi che non hanno l'aoristo attivo forte. Fanno eccezione τρέπω (volgere), e τρέφω (nutrire), che hanno l'aoristo forte sia attivo (ἔτραπον, ἔτραφον) che passivo (ἐτράπην, ἐτράφην). == Il futuro passivo debole e forte == Il futuro passivo, distinto morfologicamente da quello attivo e medio, ha due forme, uguali a quelle dell'aoristo passivo: # il futuro passivo debole, che si forma aggiungendo il suffisso -θησ- (al tema dell'aoristo passivo debole si aggiunge quindi la caratteristica del futuro -σ-) e le desinenze principali medie tematiche: tema verbale + θησ + desinenze principali medie (es. λυ-θήσ-ομαι). Davanti a tale suffisso si verificano gli stessi mutamenti fonetici che avvengono all'aoristo passivo debole. Hanno il futuro passivo debole gli stessi verbi che hanno l'aoristo passivo debole. # il futuro passivo forte si forma aggiungendo al tema verbale il suffisso -ησ- (al tema dell'aoristo passivo forte si aggiunge quindi la caratteristica del futuro -σ-) e le desinenze principali medie tematiche: tema verbale + ησ + desinenze principali medie (es. φαν-ήσ-ομαι). Hanno il futuro passivo forte gli stessi verbi che hanno l'aoristo passivo forte. I temi soggetti ad apofonia assumono il medesimo grado con cui formano l'aoristo passivo forte. Un esempio di coniugazione del futuro passivo primo o debole è: '''νικάω''', "vincere". {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Ottativo |- !1º singolare |νικηθήσομαι||νικηθησοίμην |- !2º singolare |νικηθήσῃ (< *νικηθήσεσαι)||νικηθήσοιο (< *νικηθήσοισο) |- !3º singolare |νικηθήσεται||νικηθήσοιτο |- !2º duale |νικηθήσεσθον||νικηθήσοισθον |- !3º duale |νικηθήσεσθον||νικηθησοίσθην |- !1º plurale |νικηθησόμεθα||νικηθησοίμεθα |- !2º plurale |νικηθήσεσθε||νικηθήσοισθε |- !3º plurale |νικηθήσονται||νικηθήσοιντο |- !Infinito|| Participio |- |νικηθήσεσθαι||νικηθησόμενος, νικηθησομένη, νικηθησόμενον |} Un esempio di Coniugazione del futuro passivo secondo o forte è: '''φαίνω''', "mostrare". {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Ottativo |- !1º singolare |φανήσομαι||φανησοίμην |- !2º singolare |φανήσῃ (< *φανήσεσαι)||φανήσοιο (< *φανήσοισο) |- !3º singolare |φανήσεται||φανήσοιτο |- !2º duale |φανήσεσθον||φανήσοισθον |- !3º duale |φανήσεσθον||φανησοίσθην |- !1º plurale |φανησόμεθα||φανησοίμεθα |- !2º plurale |φανήσεσθε||φανήσοισθε |- !3º plurale |φανήσονται||φανήσοιντο |- ! Infinito|| Participio |- |φανήσεσθαι||φανησόμενος, φανησομένη, φανησόμενον |} Alcune osservazioni sono: # entrambe le forme del futuro passivo, debole e forte, corrispondono, per il significato, al nostro futuro semplice passivo. # analogamente a quanto si è detto per l'aoristo passivo, se un verbo presenta tutt'e due le forme di futuro passivo, debole e forte, talvolta la prima ha valore passivo, la seconda ha valore riflessivo. # eccezionalmente si trovano verbi che hanno il futuro medio con significato passivo (es. ἀδικέω = commettere ingiustizia, futuro medio: ἀδικήσομαι = sarò offeso), ed altri che usano come significato passivo non solo la forma passiva, ma anche quella media. == Il perfetto == ===Il raddoppiamento=== Il raddoppiamento è il prefisso che contrassegna l'azione compiuta. Esso si trova in tutte le voci del perfetto, del piuccheperfetto e del futuro perfetto. Esso si ottiene premettendo al tema del verbo una sillaba formata dalla consonante iniziale del tema verbale seguita dalla vocale ε. Esso è possibile, quindi, per i soli verbi che hanno il tema verbale iniziante per consonante. I verbi i cui temi iniziando per vocale, invece del raddoppiamento, usano l'aumento temporale, il quale, poiché funge da raddoppiamento, rimane in tutti i modi. Per esso valgono le stesse regole ed eccezioni già viste. Alcune particolarità da ricordare sono: * i temi che incominciano per consonante: *# se il tema verbale incomincia per consonante aspirata, il raddoppiamento si forma con la tenue corrispondente (legge di Grassmann). *# se il tema verbale incomincia per consonante muta seguita da liquida, si raddoppia la prima consonante, cioè la muta. Fanno eccezione i temi che iniziano per γν- e talvolta anche γλ-, βλ-, che invece di raddoppiare la muta premettono l'aumento sillabico. *# se il tema verbale inizia per consonante liquida o rotata (λ, ρ) o consonante doppia (ξ, ψ, ζ) o due o più consonanti (che non siano muta + liquida) si usa come raddoppiamento il semplice aumento sillabico. Fanno eccezione i due verbi κτάομαι (acquistare) e μνάομαι (ricordarsi), che formano il raddoppiamento con la prima consonante del tema verbale benché incomincino con due consonanti che non sono muta + liquida. *# prendono l'aumento εἰ-, invece che il raddoppiamento normale ἐ-, i verbi λαμβανω (prendere), λαγχάνω (ottenere in sorte), λέγω (raccogliere), λέγω (dire), ἔθω (essere solito) e μείρομαι (avere in sorte). * i temi che incominciano per vocale. Alcuni verbi, il cui tema incomincia per vocale forte (α, ε, ο) seguita da consonante presentano il cosiddetto raddoppiamento attico, che consiste nel premettere le prime due lettere del tema verbale alla vocale iniziale del tema stesso, dopo averla allungata mediante l'aumento temporale (nel piuccheperfetto di solito si allunga anche la vocale della sillaba raddoppiata) ad esempio ἀκούω (ascoltare) tema verbale ἀκο(υ)- perfetto ἀκ-ήκοα. Da notare che una forma particolare di raddoppiamento presenta il verbo ἐγείρω (svegliare) tema verbale ἐγερ/ἐγορ- perfetto ἐγρήγορα. Esso si può spiegare con l'epentesi di ρ dovuta a ragioni eufoniche, oppure col raddoppiamento dell'intero tema, prima di grado zero (ἐγρ-), poi di grado forte (ἐγορ-). * il raddoppiamento nei verbi composti con preposizioni. I verbi composti con una o più preposizioni inseriscono il raddoppiamento (come l'aumento) fra la preposizione (o l'ultima delle preposizioni) e il tema verbale (es. ἀπο-στέλλω "spedire" al perfetto è ἀπ-έ-σταλκα, συλλαμβάνω "prendere insieme" al perfetto è συν-εί-ληφα, συν-ανα-γράφω "registrare insieme" al perfetto è συν-ανα-γέ-γραφα). === Formazione del perfetto === Il perfetto è il tempo principale, che esprime un'azione che risulta compiuta nel presente, cioè una azione che è avvenuta nel passato ma ha prodotto un effetto o uno stato che perdura nel presente. Esso generalmente è reso in italiano col passato prossimo ma si rendono con il presente alcuni perfetti come οἶδα ("ho visto" quindi "so" dalla radice ἰδ-/εἰδ-/οἰδ- usata in parte da ὁράω "vedere"; tuttavia οἶδα è un perfetto isolato e non fa parte della coniugazione di ὁράω). Il perfetto si coniuga in tutti i modi ed ha due forme morfologicamente distinte: attiva e medio-passiva. La forma media è identica alla forma passiva morfologicamente, ma non presenta analogie con l'attiva e per questo viene studiato a parte. Nella forma attiva ci sono tre tipi di perfetto: # perfetto primo o debole (proprio dei temi puri e di quelli in dentale, in liquida e in nasale) viene formato con l'inserzione del suffisso temporale -κα fra tema e desinenze (es. λέ-λυ-κα). # perfetto secondo o forte (proprio dei temi in gutturale, in labiale e di pochi temi in liquida o in nasale) formato con l'inserzione della sola vocale -α fra tema e desinenze (es. πέ-φην-α). # perfetto terzo o fortissimo (o atematico, o radicale, o misto) usato, accanto alle forme regolari deboli o forti, che interessa pochissimi verbi col tema in radicale monosillabico, fra cui alcuni importanti difettivi. ==== Perfetto attivo primo o debole ==== Il perfetto attivo primo o debole è formato dal Tema Verbale preceduto da raddoppiamento (che resta in tutti i modi) e seguito dal suffisso temporale -κα (che in origine doveva essere composto da sola -κ- e la -α era la desinenza di prima persona singolare mentre in seguito fu considerata come suffisso l'intera sillaba -κα che rimane in tutte le voci dell'indicativo, eccetto la terza persona singolare mentre negli altri modi permane la sola -κ-) e dalle desinenze personali principali. Raddoppiamento + tema verbale + κα + desinenze principali [es. λε-λύ-κα-σι(ν)]. Hanno il perfetto debole i verbi in vocale o dittongo, i temi in dentale e la maggior parte dei temi in liquida e in nasale. L'incontro fra elemento finale del tema verbale e la κ determina i seguenti mutamenti fonetici: # se il tema verbale esce in vocale breve essa generalmente si allunga (come nel futuro e nell'aoristo). Fanno eccezione i verbi θύω (sacrificare), λύω (sciolgiere), δέω (legare) e τελέω (compiere) che mantengono breve la vocale del tema. # se il tema verbale esce in dittongo, questo rimane inalterato. Da notare che i verbi ῥέω (scorrere) e χέω (versare) formano il Perfetto con la radice di grado debole ῥυ-, χυ- (ἐρρύ-η-κα con ampliamento ε/η e κέχυ-κα) mentre il verbo θέω (correre) lo forma dal tema δραμ- con ampliamento ε/η (δε-δράμη-κα). # se il tema verbale esce in dentale semplice (τ, δ, θ) o preceduta da ν (ντ, νδ, νθ), davanti alla -κ- del suffisso la dentale semplice si elide senza compenso. Il gruppo ν + dentale si elide con allungamento di compenso (come nel futuro e nell'aoristo sigmatico). Da notare che il verbo δείδω (temere) forma il perfetto debole dal tema di grado forte (δέ-δοι-κα) e possiede anche il perfetto terzo δέδια. # se il tema verbale esce in liquida generalmente non subisce mutamenti. # se il tema verbale esce in nasale (ν) la nasale si muta in γ davanti alla κ del suffisso. Un esempio di coniugazione del perfetto primo o debole è '''''λύω''''', "sciogliere" {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |λέλυκα||λελύκω (λελυκὼς ὦ)||λελύκοιμι (λελυκὼς εἴην)||- |- !2º singolare |λέλυκας||λελύκῃς (λελυκὼς ᾖς)||λελύκοις (λελυκὼς εἴης)||λέλυκε (λελυκὼς ἴσθι) |- !3º singolare |λέλυκε(ν)||λελύκῃ (λελυκὼς ᾖ)||λελύκοι (λελυκὼς εἴη)||λελυκέτω (λελυκὼς ἔστω) |- !2º duale |λελύκατον||λελύκητον (λελυκότε ἦτον)||λελύκοιτον (λελυκότε εἶτον)||λελύκετον (λελυκότε ἔτον) |- !3º duale |λελύκατον||λελύκητον (λελυκότε ἦτον)||λελυκοίτην (λελυκότε εἴτην)||λελυκέτων (λελυκότε ἔτων) |- !1º plurale |λελύκαμεν||λελύκωμεν (λελυκότες ὦμεν)||λελύκοιμεν (λελυκότες εἶμεν)||- |- !2º plurale |λελύκατε||λελύκητε (λελυκότες ἦτε)||λελύκοιτε (λελυκότες εἶτε)||λελύκετε (λελυκότες ἔστε) |- !3º plurale |λελύκασι(ν)||λελύκωσιν (λελυκότες ὦσιν)||λελύκοιεν (λελυκότες εἶεν)||λελυκόντων/λελυκέτωσαν (λελυκότες ὄντων) |- !Infinito||Participio |- |λελυκέναι||λελυκώς, λελυκυῖα, λελυκός |} Alcune osservazioni da fare sono: # la vocale α del suffisso si mantiene intatta in tutto l'indicativo tranne che alla terza persona singolare, in cui è sostituita da ε. Negli altri modi invece di α si trova la vocale tematica ο/ε che subisce le stesse modificazioni che subisce al presente. # l'infinito è parossitono mentre il nominativo singolare maschile e neutro del participio è ossitono. # il participio, a differenza degli altri participi attivi, piuttosto che il solito suffisso -ντ- presenta solo -τ- che unito alla vocale tematica ο determina l'uscita del tema in -οτ-. Nel nominativo singolare maschile si ha l'assibilazione di -τ finale e l'allungamento organico della vocale tematica (-ώς). Nel nominativo singolare neutro si ha l'assibilazione del -τ finale. # nel congiuntivo e nell'ottativo alle forme normali si sostituisce spesso quelle perifrastiche, formate dal participio perfetto unito alle voci del congiuntivo e dell'ottativo di εἰμί (esempio λελυκώς, λελυκυῖα, λελυκός con congiuntivo ὦ, ᾖς, ᾖ ecc. oppure ottativo εἴην, εἴης, εἴη, ecc.). Le eccezioni sono: # i temi radicali monosillabici in liquida e in nasale ν che contengono la vocale ε nel perfetto assumono il grado debole α come nell'aoristo forte passivo. # i quattro verbi κλίνω (piegare), κρίνω (giudicare), πλύνω (lavare), τείνω (tendere) perdono la nasale ν davanti al suffisso -κα. # alcuni temi monosillabici in liquida e in nasale subiscono la metatesi fra la vocale e la consonante finale del tema verbale e poi allungano la vocale davanti a -κα. # parecchi verbi formano il perfetto dal tema verbale ampliato con ε che poi si allunga davanti al suffisso. === Perfetto attivo secondo o forte === Il perfetto attivo secondo o forte differisce da quello debole unicamente perché il suffisso temporale si riduce alla sola vocale -α. La sua coniugazione segue in tutto il paradigma del perfetto debole. Il perfetto forte si forma quindi aggiungendo al tema verbale raddoppiato il suffisso -α e le desinenze personali principali. Raddoppiamento + tema verbale + α + desinenze principali (es. γε-γράφ-α-σι). Hanno il perfetto forte per lo più i verbi radicali e precisamente: # i temi in gutturale (κ, γ, χ) e in labiale (π, β, φ). # pochi temi in dentale (τ, δ, θ), in liquida (λ, ρ) e in nasale (ν). Nel perfetto forte il tema verbale rimane inalterato in alcuni verbi mentre in altri esso: * aspira la consonante muta finale (perfetto forte aspirato) per cui la gutturale diviene χ e la labile diviene φ. * presenta l'apofonia (perfetto forte apofonico) per cui la vocale interna del tema prende il grado forte: ε > ο; ι > οι; υ > ευ; α > ω. * presenta contemporaneamente l'aspirazione della muta finale e l'apofonia della vocale interna (perfetto forte apofonico e aspirato). Un esempio di coniugazione del perfetto forte o secondo è '''φαίνω''''', "mostrare". {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |πέφηνα||πεφήνω (πεφηνὼς ὦ)||πεφήνοιμι (πεφηνὼς εἴην)||- |- !2º singolare |πέφηνας||πεφήνῃς (πεφηνὼς ᾖς)||πεφήνοις (πεφηνὼς εἴης)||πέφηνε (πεφηνὼς ἴσθι) |- !3º singolare |πέφηνε||πεφήνῃ (πεφηνὼς ᾖ)||πεφήνοι (πεφηνὼς εἴη)||πεφηνέτω (πεφηνὼς ἔστω) |- !2º duale |πεφήνατον||πεφήνητον (πεφηνότε ἦτον)||πεφήνοιτον (πεφηνότε εἶτον)||πεφήνετον (πεφηνότε ἔτον) |- !3º duale |πεφήνατον||πεφήνητον (πεφηνότε ἦτον)||πεφηνοίτην (πεφηνότε εἴτην)||πεφηνέτων (πεφηνότε ἔτων) |- !1º plurale |πεφήναμεν||πεφήνωμεν (πεφηνότες ὦμεν)||πεφήνοιμεν (πεφηνότες εἶμεν)|- |- !2º plurale |πεφήνατε||πεφήνητε (πεφηνότες ἦτε)||πεφήνοιτε (πεφηνότες εἶτε)||πεφήνετε (πεφηνότες ἔστε) |- !3º plurale |πεφήνασι(v)||πεφήνωσιν} (πεφηνότες ὦσιν)||πεφήνοιεν (πεφηνότες εἶεν)||πεφηνόντων / πεφηνέτωσαν (πεφηνότες ὄντων) |- !Infinito||Participio |- |πεφηνέναι||πεφηνώς, πεφηνυῖα, πεφηνός |} Alcune osservazioni da fare sono: * anche il perfetto forte ha la forma attica, piuttosto rara, πεφηνέτωσαν. * l'infinito ha la vocale tematica ε. * il solo tema in vocale che segue la coniugazione del perfetto forte è ἀκούω "ascoltare" che fa ἀκήκοα (con raddoppiamento attico); questo perché originariamente il tema terminava in digamma che si è vocalizzato: *ἀκοϝω > ἀκούω. Tre sono le notazioni da fare su questo argomento: # quando lo stesso verbo presenta due forme di perfetto (quello debole e quello forte), la forma debole ha valore transitivo, la forma forte ha valore intransitivo e si rende spesso col presente. # quando lo stesso verbo ha due forme di perfetto forte, una aspirata ed una non aspirata, la forma aspirata ha valore transitivo, quella non aspirata ha valore intransitivo. # hanno valore intransitivo e si rendono, per lo più, col presente i seguenti perfetti: ἄραρα (sono adatto), γέγονα (sono), δέδυκα (sono immerso), ἔαγα (sono rotto), ἔρρωγα (sono spezzato), ἔσβηκα (sono spento), ἕστηκα (sto), κέκηθα (mi curo di), κέκραγα (grido), κέκτημαι (posseggo), κέχηνα (sto a bocca aperta), λέληθα (sono nascosto), μέμηνα (sono pazzo), μέμνημαι (ricordo), ὄρωρα (sorgo), πέφυκα (sono per natura), σέσηπα (sono marcio) e τέτηκα (sono liquefatto). == Il piuccheperfetto == Il piuccheperfetto è il tempo storico che esprime una azione compiuta nel passato poiché esso presenta sia l'aumento che il raddoppiamento. Da segnalare è che l'aumento temporale che sostituisce il raddoppiamento nel perfetto nei verbi che iniziano per vocale nel piuccheperfetto funge da aumento e da raddoppiamento. Per i verbi che hanno il raddoppiamento attico l'aumento si ottiene allungando la vocale iniziale. Il piuccheperfetto si coniuga solo nel modo indicativo ed ha due diatesi morfologicamente distinte: attiva e medio-passiva. Come nel perfetto anche nel piuccheperfetto la voce media, morfologicamente identica a quella passiva, non presenta analogie con la forma attiva e si studia a parte. Analogamente al perfetto nella forma attiva vi sono tre tipi di piuccheperfetto: # piuccheperfetto attivo primo o debole, proprio dei tempi puri, in dentale, in liquida e in nasale, si forma con l'inserzione del suffisso -κει- fra tema verbale e desinenza (es. ἐ-λε-λύ-κει-ν). # piuccheperfetto attivo secondo o forte, proprio dei temi gutturale, in labiale e di pochi in liquida e in nasale, si forma con l'inserzione del solo dittongo -ει- fra tema e desinenza (es. ἐ-πε-φήν-ει-ν). # piuccheperfetto attivo terzo o fortissimo (o atematico, o radicale, o misto), usato accanto alle forme regolari deboli o forti, che interessa soltanto pochissimi verbi, fra cui alcuni importanti difettivi. Di esso si parlerà insieme al perfetto fortissimo. === Piuccheperfetto attivo primo o debole === Il piuccheperfetto attivo primo o debole è formato dal tema verbale raddoppiato, preceduto dall'aumento e seguito dal suffisso temporale -κει- e dalle desinenze personali storiche. Aumento + raddoppiamento + tema verbale + κει + desinenze storiche (es. ἐ-λε-λύ-κει-ν). Hanno il piuccheperfetto debole gli stessi verbi che hanno il perfetto debole. L'incontro tra l'elemento finale del tema verbale e la gutturale -κ- del suffisso determina gli stessi mutamenti fonetici di cui si è detto a proposito del perfetto debole. {| {{prettytable}} ! !Forma antica||Forma recente |- !1º singolare |ἐλελύκη||ἐλελύκειν |- !2º singolare |ἐλελύκης||ἐλελύκεις |- !3º singolare |ἐλελύκει||ἐλελύκει |- !1º plurale |ἐλελύκεμεν||ἐλελύκειμεν |- !2º plurale |ἐλελύκετε||ἐλελύκειτε |- !3º plurale |ἐλελύκεσαν||ἐλελύκεισαν |- !2º duale |ἐλελύκετον||ἐλελύκειτον |- !3º duale |ἐλελυκέτην||ἐλελυκείτην |} Osservazioni da fare sono: * le forme originarie presentano nel singolare l'infisso -εσ- che si ritrova anche nel piuccheperfetto latino. * le forme recenti derivano dall'attico più recente del IV secolo a.C.; sono formate a partire dalla terza singolare sentita come puro tema cui vengono aggiunte le desinenze atematiche dei tempi storici. * per il singolare: 1º pers.: *ἐλελυκ.ε[σ].α > '''ἐλελύκη'''; il processo si ripete identico nelle altre persone avendo come differenza le desinenza -ας (*-εσ.ας > *-ε.ας > -'''ης''') e -ε (*-εσ.ε > *-ε.ε > -'''ει''') rispettivamente della 2º e 3º persona. * esistono anche forme perifrastiche composte con il participio perfetto + verbo εἰμί all'imperfetto con lo stesso significato: λελυκὼς ἦν, λελυκὼς ἦσθα, ecc. === Piuccheperfetto attivo secondo o forte === Il piuccheperfetto attivo secondo o forte differisce al debole solo per il suffisso temporale che si riduce al dittongo -ει- e le desinenze personali storiche. Aumento + raddoppiamento + tema verbale + ει + desinenze storiche (es. ἐ-πε-φήν-ει-ν). Hanno il piuccheperfetto forte gli stessi verbi che hanno il perfetto forte. Nel piuccheperfetto forte si ripetono i fenomeni fonetici riscontrati nel perfetto forte: * mantengono inalterato il tema verbale gli stessi verbi che lo mantengono inalterato nel perfetto forte. * aspirano la muta finale del tema verbale gli stessi verbi che hanno il perfetto forte aspirato. * presentano l'apofonia della vocale interna del tema verbale (grado forte) gli stessi verbi che hanno il perfetto forte apofonico. * presentano contemporaneamente l'aspirazione della muta finale del tema verbale e l'apofonia della vocale interna gli stessi verbi che hanno il perfetto forte apofonico e aspirato. {|{{prettytable}} ! !Forma antica||Forma recente |- !1º singolare |ἐπεφήνη||ἐπεφήνειν |- !2º singolare |ἐπεφήνης||ἐπεφήνεις |- !3º singolare |ἐπεφήνει||ἐπεφήνει |- !1º plurale |ἐπεφήνεμεν||ἐπεφήνειμεν |- !2º plurale |ἐπεφήνετε||ἐπεφήνειτε |- !3º plurale |ἐπεφήνεσαν||ἐπεφήνεισαν |- !2º duale |ἐπεφήνετον||ἐπεφήνειτον |- !3º duale |ἐπεφηνέτην||ἐπεφηνείτην |} === Perfetto e piuccheperfetto attivo terzo o fortissimo (o atematico, o radicale, o misto) === Il perfetto attivo Terzo si dice fortissimo perché si forma aggiungendo direttamente al tema verbale raddoppiato le desinenze principali attive senza suffisso e senza vocale tematica e perciò è detto anche atematico o radicale. Il perfetto fortissimo non ricorre mai nelle tre persone del singolare indicativo per le quali si usano le rispettive forme deboli o forti. Per questo il perfetto fortissimo si dice anche misto. Raddoppiamento + tema verbale + desinenze principali (es. βε-βά-ασι > βε-βᾶ-σι). Gli stessi verbi che hanno il perfetto attivo fortissimo hanno anche il piuccheperfetto fortissimo che non presenta suffissi o vocale tematica, ma si forma aggiungendo direttamente al tema verbale, raddoppiato e preceduto dall'aumento, le desinenze storiche attive. Anche per il piuccheperfetto fortissimo manca il singolare per il quale si usano le rispettive forme deboli o forti. Aumento + raddoppiamento + tema verbale + desinenze storiche (es. ἐ-βέ-βα-σαν). Si possono distinguere due gruppi di verbi che hanno il perfetto e il piuccheperfetto fortissimo o misto: * quelli che nel singolare usano la forma debole. * quelli che nel singolare usano la forma forte. ==== Perfetti e piuccheperfetti fortissimi o misti, risultati da forme deboli e da forme fortissime ==== Un esempio di questo tipo di perfetto e piuccheperfetto è il paradigma del verbo βαίνω (andare, radice -βα-) che nelle tre persone singolare dell'indicativo assumono rispettivamente i suffissi -κα- e -κει- delle forme deboli, mentre li perdono nel duale e nel plurale e in tutti gli altri modi. Il perfetto di βαίνω: {|{{prettytable}} ! !Singolare||Plurale||Duale |- !1º persona |βέβηκα||βέβαμεν||- |- !2º persona |βέβηκας||βέβατε||βέβατον |- !3º persona |βέβηκε(ν)||βέβασι(ν)||βέβατον |- ! ! Infinito || Participio |- ! |βεβάναι||βεβαώς (βεβώς), βεβῶσα (βεβαυῖα), βεβηκός (βεβαός) |} Osservazioni da fare sono: * come si può notare, le forme dell'indicativo usano al singolare il grado βη- dell'apofonia e sono di perfetto debole, mentre al plurale ed al duale si usa il grado βα- ed è un tipo di perfetto atematico. * esiste un'unica forma accertata di congiuntivo ed è la 3º pers. plur. βεβῶσι(ν); ottativo e imperativo non hanno forme attestate. * anche il participio usa il grado βα-. Il femminile è modellato sui participi dei verbi contratti in -άω, e il neutro è un perfetto debole. * il participio presenta forma alternative: βεβώς è la contrazione di βεβαώς, βεβῶσα è analogico; βεβαυῖα ha la regolare terminazione del perfetto, mentre βεβηκός è una forma di perfetto debole. Il piuccheperfetto di βαίνω: {|{{prettytable}} ! !Singolare||Plurale||Duale |- !1º persona |ἐβεβήκειν||ἐβέβαμεν||- |- !2º persona |ἐβεβήκεις||ἐβέβατε||ἐβέβατον |- !3º persona |ἐβεβήκει||ἐβέβασαν||ἐβεβάτην |} Sul perfetto e sul piuccheperfetto misto di βαίνω si modellano quelli derivanti dalle radici: στα-, θνα-, τλα- dei verbi ἵστημι, θνῄσκω, τέτληκα (quest'ultimo è un perfetto senza presente). Da segnalare che dal tema τλα- si ha anche il futuro τλήσομαι e l'aoristo ἔτλην. Le radici θνα- e τλα- invece davanti all'uscita del participio (-ώς, -υῖα, -ός) vi sono forme in cui la α si allunga in η o muta in ε o scompare. Forme isolate di perfetti fortissimi sono: * πεπτώς, -υῖα, -ός participio di πίπτω (cadere) che si trova accanto alla forma debole πεπτωκώς, -υῖα, -ός. * ἠρίσταμεν prima persona plurale dell'indicativo da ἀριστάω (fare colazione). * δεδείπναμεν prima persona plurale dell'indicativo da δειπνέω (pranzare). ==== Perfetti e piuccheperfetti fortissimi o misti, risultati da forme forti e da forme fortissime ==== Possono servire da paradigma per questo tipo di perfetto e piuccheperfetto quelli del verbo δείδω (temere), che nel singolare dell'indicativo assumono le forme forti, mentre presentano quelle fortissime nel duale, nel plurale e in tutti gli altri modi. Da segnalare è che le forme del perfetto e piuccheperfetto misto del verbo δείδω hanno significato rispettivamente di presente e di imperfetto mentre significato di perfetto e piuccheperfetto hanno le forme deboli δέδοικα, ἐδεδοίκειν. Il perfetto di δείδω: {| {{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |δέδια||δεδίω||-||- |- !2º singolare |δέδιας||δεδίῃς||-||δέδιθι |- !3º singolare |δέδιε||δεδίῃ||δεδιείη||δεδίτω |- !1º plurale |δέδιμεν||δεδίωμεν||-||- |- !2º plurale |δέδιτε||δεδίητε||-||- |- !3º plurale |δεδίασι(ν)||δεδίωσι(ν)||-||δεδίντων |- !2º duale |δέδιτον||δεδίητον||-||δέδιτον |- !3º duale |δέδιτον||δεδίητον||-||δεδίτων |- !Infinito||Participio |- |δεδιέναι||δεδιώς, δεδιυῖα, δεδιός |} Osservazioni da fare sono: * δείδω (il quale anticamente era anch'esso un perfetto) ha il tema apofonico δϝιδ-/δϝειδ-/δϝοιδ-, in cui il digamma cade senza lasciare traccia. Dal grado debole si formano il presente, il futuro e l'aoristo mentre dai gradi zero e forte si formano rispettivamente i perfetti δέδια e δέδοικα, regolare perfetto debole. * a differenza di οἶδα, δέδια usa soltanto il grado zero δϝιδ- nel corso della coniugazione. * esiste un'unica forma attestata di ottativo, ed è la 3º pers. sing. δεδιείη. * una forma attica alternativa all 3º pers. plur. dell'imperativo è δεδίτωσαν. Il piuccheperfetto di δέδια {|{{prettytable}} ! !Fortissmo |- !1º singolare |ἐδεδίειν |- !2º singolare |ἐδεδίεις |- !3º singolare |ἐδεδίει |- !1º plurale |ἐδέδιμεν |- !2º plurale |ἐδέδιτε |- !3º plurale |ἐδέδισαν |- !2º duale |ἐδέδιτον |- !3º duale |ἐδεδίτην |} Analoghe a tale paradigma sono le forme difettive (spesso poetiche) sei seguenti verbi: # γίγνομαι (diventare) e la radice γεν-/γον-/γν-. # la radice (ο)ίκ- (essere simile). # la radice ἁνωγ- (comandare). # κράζω (gridare) e la radice κραγ-. # πείθω (persuadere) e la radice πειθ-. # ἕρχομαι (andare, venire) e la radice ἐλυθ-. === Coniugazione di οἶδα === Una coniugazione particolare ha il verbo difettivo οἶδα, derivato dalla radice ϝειδ-/ϝιδ-/ϝοιδ- da cui derivano i tre tempi perfetto, piuccheperfetto e futuro perfetto che hanno rispettivamente significato presente, imperfetto e futuro semplice attivo. Tale radice apofonica è la medesima da cui si forma (col grado debole ϝιδ-) l'aoristo forte εἶδον (''vidi'') del verbo politematico ὁράω (vedere). Di qui il passaggio dal significato etimologico del perfetto (ho veduto), del piuccheperfetto (avevo veduto) e del futuro perfetto (avrò veduto) a quello logico di presente: so; di imperfetto: sapevo; di futuro semplice: saprò (come il verbo latino ''novi, novisse''). '''Perfetto''' {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Congiuntivo||Ottativo||Imperativo |- !1º singolare |οἶδα||εἰδῶ||εἰδείην||- |- !2º singolare |οἶσθα||εἰδῇς||εἰδείης||ἴσθι |- !3º singolare |οἶδε(ν)||εἰδῇ||εἰδείη||ἴστω |- !1º plurale |ἴσμεν||εἰδῶμεν||εἰδεῖμεν||- |- !2º plurale |ἴστε||εἰδῆτε||εἰδεῖτε||ἴστε |- !3º plurale |ἴσασι||εἰδῶσι(ν)||εἰδεῖεν||ἴστων |- !2º duale |ἴστον||εἰδῆτον||εἰδεῖτον||ἴστον |- !3º duale |ἴστον||εἰδῆτον||εἰδείτην||ἴστων |- ! Infinito !colspan=2|Participio |- |{{polytonic|εἰδέναι}} |colspan=2|εἰδώς, εἰδυῖα, εἰδός |} Osservazioni da fare sono: * nella coniugazione si alternano i gradi del tema apofonico ϝιδ-/ϝειδ-/ϝοιδ- (cfr. latino ''video'', tedesco ''wissen'' "sapere", inglese ''wise'' "saggio") che esprime l'idea di "vedere". Il congiuntivo e l'ottativo usano il grado medio, mentre il l'imperativo e il plurale e il duale dell'indicativo il grado zero. Il grado forte è utilizzato solo dal singolare dell'indicativo. * a dimostrazione di quanto sia arcaica questa formazione di perfetto, la 2º singolare dell'indicativo ha la desinenza -θα, in comune con l'imperfetto di εἰμί, e quella dell'imperativo la desinenza -θι, come quella dell'aoristo terzo e del verbo "essere", a cui è perfettamente identica. * la 2º persona sing. e plur. dell'indicativo mutano regolarmente la δ del tema in σ davanti alle dentali delle rispettive desinenze. * la 3º plur. dell'indicativo muta per analogia alle altre persone la δ in σ (*ϝιδṇτι > *ἰδατι > ἴσασι). '''Piuccheperfetto''' {|{{prettytable}} ! !Forma antica||Forma recente |- !1º singolare |ᾔδη/ᾔδεα||ᾔδειν |- !2º singolare |ᾔδης/ᾔδησθα||ᾔδεις/ᾔδεισθα |- !3º singolare |ᾔδεε(ν)/ᾔδη||ᾔδει(ν) |- !1º plurale |ἤδεμεν/ᾖσμεν||ᾔδειμεν |- !2º plurale |ἤδετε/ᾖστε||ᾔδειτε |- !3º plurale |ἤδεσαν/ᾖσαν)||ᾔδεισαν |- !2º duale | -||ᾖστον |- !3º duale | -||ᾔστην |} '''Futuro perfetto''' {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Ottativo attivo||Indicativo medio||Ottativo medio |- !1º singolare |εἰδήσω||εἰδήσοιμι||εἴσομαι||εἰσοίμην |- !2º singolare |εἰδήσεις||εἰδήσοις||εἴσῃ||εἴσοιο |- !3º singolare |εἰδήσει||εἰδήσοι||εἴσεται||εἴσοιτο |- !2º duale |εἰδήσετον||εἰδήσοιτον||εἴσεσθον||εἴσοισθον |- !3º duale |εἰδήσετον||εἰδησοίτην||εἴσεσθον||εἰσοίσθην |- !1º plurale |εἰδήσομεν||εἰδήσοιμεν||εἰσόμεθα||εἰσοίμεθα |- !2º plurale |εἰδήσετε||εἰδήσοιτε||εἴσεσθε||εἴσοισθε |- !3º plurale |εἰδήσουσι(ν)||εἰδήσοιεν||εἴσονται||εἴσοιντο |- ! Infinito attivo||Participio attivo||Infinito medio||Participio medio |- |εἰδήσειν||εἰδήσων, εἰδήσουσα, εἰδῆσον||εἴσεσθαι||εἰσόμενος, εἰσομένη, εἰσόμενον |} == Il perfetto e piuccheperfetto medio-passivo == Il perfetto e il piuccheperfetto medio-passivo non presentano analogie morfologiche con il perfetto e piuccheperfetto attivo, se non per i prefissi, e si formano tutti i verbi allo stesso modo cioè al tema verbale raddoppiato (e preceduto dall'aumento se è il piuccheperfetto), si aggiunge direttamente (senza suffissi e vocali tematiche) le desinenze personali medie: principali se è il perfetto indicativo, storiche se piuccheperfetto. Il perfetto medio-passivo è dato allora da: Raddoppiamento + tema verbale + desinenze principali medie (es. λέ-λυ-μαι). Il piuccheperfetto medio-massivo è dato invece da: Aumento + raddoppiamento + tema verbale + desinenze storiche medie (es. ἐ-λε-λύ-μην). L'incontro dell'ultimo elemento del tema verbale con la consonante iniziale delle desinenze personali determina i seguenti fenomeni fonetici: * se il tema verbale esce in vocale breve questa si allunga davanti alle desinenze. Da notare che: *# il verbo χράομαι (usare) nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo, come in quello attivo, muta in η l'α del tema verbale, benché sia pura. *# il verbo ἀκροάομαι (ascoltare) nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo, come in quello attivo, non muta in η l'α del tema verbale, benché sia impura. *# mantengono breve la vocale finale del tema verbale nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo, come in quello attivo, i verbi λύω (sciolgiere), θύω (sacrificicare), δέω (legare) e ἐλαύνω (spingere). *# inseriscono σ fra il tema verbale e la desinenza molti verbi col tema in vocale (specialmente quelli che la mantengono breve nel futuro e nell'aoristo sigmatico). *# alcuni verbi presentano doppia forma, con e senza σ. * se il tema verbale esce in dittongo questo resta inalterato. Da notare che: *# assumono il grado debole i due temi radicali χευ-/χυ- e πνευ-/πνυ-. *# inseriscono σ fra il tema verbale e la desinenza di alcuni verbi, κελέυω (comandare), πλέω (navigare) e σείω (scuotere). *# doppia forma, con e senza σ, hanno i verbi κλείω (chiudere) e κρούω (urtare). * se il tema verbale esce in consonante per tutti i temi si verificano i seguenti fenomeni: *# le desinenze della terza persona plurale dell'indicativo perfetto (-νται) e piuccheperfetto (-ντο), per evitare il succedersi di tre consonanti (impronunciabili agevolmente), in un primo tempo furono trasformate rispettiva in -αται e -ατο, vocalizzando la nasale preceduta da consonante (tali forme sono frequenti in Erodoto e compaiono in altri da Omero a Platone). Successivamente tali voci furono sostituite con le forme perifrastiche risultanti dal participio perfetto medio-passivo unito alla terza persona plurale del presente o dell'imperfetto di εἰμί. *# nelle desinenze che incominciano per -σθ- (σθον, σθην, σθω, σθων, σθωσαν, σθαι) il σ divenuto interconsonantico, cade per cui davanti a θ le gutturali e le labiali si aspirano le dentali si assibilano e le liquide e le nasali restano inalterate. L'incontro della consonante finale del tema verbale con quella iniziale delle altre desinenze (μ, σ, τ) determina i consueti fenomeni fonetici, e precisamente: * i temi in consonante muta: gutturale (κ, γ, χ) + μ = γμ / + σ = ξ / + τ = κτ, labiale (π, β, φ) + μ = μμ / + σ = ψ / + τ = πτ, dentale (τ, δ, θ) + μ = σμ / + σ = σ / + τ = στ. Da notare che: *# i temi in labiale preceduta da -μ- elidono la labiale davanti alle desinenze che incominciano per -μ-, onde evitare la successione di tre μ. *# i temi in gutturale preceduta da nasale gutturale (γ) elidono la nasale gutturale davanti alle desinenze che incominciano per -μ-, onde evitare di tre consonanti, difficili da pronunciare. *# il verbo σπένδω (libare) elimina la nasale (ν) davanti a σ e allunga per compenso in ει la ε del tema verbale. * nei temi in ν, la nasale, che resta inalterata davanti alle altre desinenze, davanti a quelle incomincianti per μ (-μαι, -μην, -μεθα, -μενος) in alcuni temi si assimila ( = μμ) in altri si assibila ( = σμ). Per il perfetto medio-passivo dei verbi col tema in ν si dovrà quindi consultare il vocabolario. Da notare che: *# i tre verbi κλίνω (piegare), κρίνω (giudicare) e πλύνω (lavare) che perdono la nasale nel perfetto e nel piuccheperfetto attivo la perdono anche nelle voci medio-passive. *# il verbo τείνω (tendere) perde la nasale (ν) e presente il tema verbale apofonico. * nei temi in liquida (λ, ρ) la consonante finale resta sempre inalterata. Da notare che i temi in liquida e nasale, che nel perfetto e nel piuccheperfetto attivo subiscono la metatesi con allungamento della vocale tematica, presentano lo stesso fenomeno nelle corrispondenti forme medio-passive. Il fenomeno più che con la metatesi è spiegabile con la vocalizzazione delle antiche sonanti l̥, m̥. '''Perfetto medio-passivo indicativo, imperativo, infinito e participio di''' θύω, βλάπτω, πράσσω e ἐλπίζω. {|{{prettytable}} ! Indicativo |- !1º singolare |τέθυμαι||βέβλαμμαι||πέπραγμαι||ἤλπισμαι |- !2º singolare |τέθυσαι||βέβλαψαι||πέπραξαι||ἥλπισαι |- !3º singolare |τέθυται||βέβλαπται||πέπρακται||ἤλπισται |- !2º duale |τέθυσθον||βέβλαφθον||πέπραχθον||ἤλπισθον |- !3º duale |τέθυσθον||βέβλαφθον||πέπραχθον||ἤλπισθον |- !1º plurale |τεθύμεθα||βεβλάμμεθα||πεπράγμεθα||ἠλπίσμεθα |- !2º plurale |τέθυσθε||βέβλαφθε||πέπραχθε||ἤλπισθε |- !3º plurale |τέθυνται||βεβλαμμένοι, -αι, -α εἰσί(ν)||πεπραγμένοι, -αι, -α εἰσί(ν)||ἠλπισμένοι, -αι, -α εἰσί(ν) |- ! Imperativo |- !2º singolare |τέθυσο||βέβλαψο||πέπραξο||ἤλπισο |- !3º singolare |τεθύσθω||βεβλάφθω||πεπράχθω||ἠλπίσθω |- !2º plurale |τέθυσθε||βέβλαφθε||πέπραχθε||ἤλπισθε |- !3º plurale |τεθύσθων||βεβλάφθων||πεπράχθων||ἠλπίσθων |- !2º duale |τέθυσθον||βέβλαφθον||πέπραχθον||ἤλπισθον |- !3º duale |τεθύσθων||βεβλάφθων||πεπράχθων||ἠλπίσθων |- ! Infinito |- ! |τεθύσθαι||βεβλάφθαι||πεπράχθαι||ἠλπίσθαι |- ! Participio |- ! |τεθυμένος, -η, -ον||βεβλαμμένος, -η, -ον||πεπραγμένος, -η, -ον||ἠλπισμένος, -η, -ον |} {|{{prettytable}} ! !||Congiuntivo||Ottativo |- !Singolare |τεθυμένος, -η, -ον βεβλαμμένος, -η, -ον πεπραγμένος, -η, -ον ἠλπισμένος, -η, -ον ||ὦ, ᾖς, ᾖ||εἴην, εἴης, εἴη |- !Plurale |τεθυμένοι, -αι, α βεβλαμμένοι, -αι, -α πεπραγμένοι, -αι, -α ἠλπισμένοι, -αι, -α ||ὦμεν, ἦτε, ὦσι(v)||εἶμεν, εἶτε, εἶεν |- ! Duale |τεθυμένω, -ᾱ, -ω βεβλαμμένω, -ᾱ, -ω πεπραγμένω, -ᾱ, -ω ἠλπισμένω, -ᾱ, -ω ||ἦτον, ἦτον||εἶτον, εἴτην |} '''Piuccheperfetto medio-passivo di''' λύω e φαίνω. {|{{prettytable}} ! !Temi in vocale (λύω)||Temi in consonante (φαίνω, in nasale) |- !1º singolare |ἐλελύμην||ἐπεφάσμην |- !2º singolare |ἐλέλυσο||ἐπέφανσο |- !3º singolare |ἐλέλυτο||ἐπέφαντο |- !1º plurale |ἐλελύμεθα||ἐπεφάσμεθα |- !2º plurale |ἐλέλυσθε||ἐπέφανθε |- !3º plurale |ἐλέλυντο||πεφασμένοι ἦσαν (ἐπεφάνατο) |- !2º duale |ἐλέλυτον||ἐπέφαντον |- !3º duale |ἐλελύτην||ἐπεφάντην |} Osservazioni da fare sono: * ka formazione perifrastica (participio + εἰμί) delle terze persone plurali dell'indicativo è un recente atticismo; nella forma più antica e nel dialetto ionico, come anche quello omerico, la desinenza regolare era -αται (< *-n̥ται): πεπράγαται, βεβλάβαται, ἠλπίδαται, ecc. * si noti che il nominativo del participio maschile e neutro è sempre, irregolarmente, parossitono (non ritrae infatti l'accento: -μένος, -μένον): questo consente di distinguere a colpo sicuro un participio perfetto medio-passivo da qualsiasi altro tipo di participio. * nei temi in consonante, l'uscita di terza singolare -ατο (da *-ṇτο con vocalizzazione di ν diventato sonante davanti a consonante) è quella originale, ma poco usata nel dialetto attico che preferisce invece la forma perifrastica. Particolarità da segnalare sono: # i verbi della prima classe, che nel presente hanno la vocale del tema di grado medio (rispetto al grado debole del tema verbale), prendono il grado medio anche nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo. # fra i temi monosillabici soggetti ad apofonia, alcuni presentano nel perfetto e nel piuccheperfetto medio-passivo la vocale di grado debole mentre altri presentano invece il grado medio (α > η). # parecchi verbi presentano il tema ampliato con ε/η. == Il futuro perfetto == Il futuro perfetto è un futuro costruito sul tema del perfetto, detto per questo anche ''futuro a raddoppiamento''. Talvolta è detto imprecisamente anche ''futuro anteriore'', ma la qualifica di "anteriore" è inesatta e fuorviante perché il greco esprime il tempo in modo assoluto: questo futuro infatti non esprime mai l'anteriorità relativa al futuro semplice, ma soltanto il risultato o lo stato nel futuro derivante da un'azione precedente. Il futuro perfetto in origine possedeva senso desiderativo, ma successivamente, a causa delle forti affinità con il futuro e con il perfetto, finì per trasportare nel futuro il valore del perfetto. Si forma aggiungendo al tema del perfetto di un verbo il suffisso -σ- del futuro, con le stesse regole; la coniugazione è identica a quella del futuro. Esiste alla diatesi attiva e a quella medio-passiva (questo futuro, diversamente da quello semplice, unisce il medio e il passivo). In quanto futuro, ha solo due modi finiti (indicativo e ottativo) e due forme nominali (infinito e participio). === Futuro perfetto attivo === Ha due forme: una monolettica (propria però solo di tre verbi) e una perifrastica (participio perfetto attivo + futuro di εἰμί: λελυκὼς ἔσομαι, λελυκὼς ἔσῃ, λελυκὼς ἔσται, ecc.) usata da tutti gli altri verbi. I tre verbi che presentano la forma monolettica hanno tutti e tre il tema terminante in -κ- (i primi due hanno il perfetto primo, l'ultimo viene da un perfetto fortissimo senza presente): *'''τεθνήξω''' (da θνῄσκω) *'''ἑστήξω''' (da ἵστημι) *'''εἴξω''' (dal grado medio ϝεικ- della radice del perfetto III senza presente ἔοικα) Costruzione di '''εἴξω''': {|{{prettytable}} !Radice senza raddoppiamento||Caratteristica del futuro||Terminazione |- !'''εἴκ-'''||'''-σ'''-||-'''ω''' |} Costruzione di '''τεθνήξω''' (da θνῄσκω): {|{{prettytable}} !Raddoppiamento||Radice||Ampliamento del perfetto I||Caratteristica del futuro||Terminazione |- !'''τε-''' ||'''-θνή-'''||'''-κ'''-||-'''σ'''-||-'''ω''' |} {| {{prettytable}} ! !Indicativo||Ottativo |- !1º singolare |τεθνήξω||τεθνήξοιμι |- !2º singolare |τεθνήξεις||τεθνήξοις |- !3º singolare |τεθνήξει||τεθνήξοι |- !2º duale |τεθνήξεσθον||τεθνήξοιτον |- !3º duale |τεθνήξεσθον||τεθνηξοίτην |- !1º plurale |τεθνήξομεν||τεθνήξοιμεν |- !2º plurale |τεθνήξετε||τεθνήξοιτε |- !3º plurale |τεθνήξουσιν||τεθνήξοιεν |- !Infinito||Participio |- |τεθνήξειν||τεθνήξων, τεθνήξουσα, τεθνῆξον |} === Futuro perfetto medio-passivo === La diatesi medio-passiva è molto più attestata di quella attiva; si forma unendo al tema del perfetto il suffisso del futuro -σ- e le desinenze principali medio-passive con vocale tematica; esiste anche la forma perifrastica formata dal participio perfetto medio-passivo e il futuro di εἰμί (λελυμένος ἔσομαι ecc.). {|{{prettytable}} !Raddoppiamento||Radice||Caratteristica del futuro||Vocale tematica||Terminazione |- !'''λε-'''||'''-λύ-'''||'''-σ'''-||-'''ο'''-||-'''μαι''' |} {|{{prettytable}} ! !Indicativo||Ottativo |- !1º singolare |λελύσομαι||λελυσοίμην |- !2º singolare |λελύσῃ (< *λελύσεσαι)||λελύσοιο (< *λελύσοισο) |- !3º singolare |λελύσεται||λελύσοιτο |- !2º duale |λελύσεσθον||λελύσοισθον |- !3º duale |λελύσεσθον||λελυσοίσθην |- !1º plurale |λελυσόμεθα||λελυσοίμεθα |- !2º plurale |λελύσεσθε||λελύσοισθε |- !3º plurale |λελύσονται||λελύσοιντο |- ! Infinito|| Participio |- |λελύσεσθαι||λελυσόμενος, λελυσομένη, λελυσόμενον |} Esiste inoltre un futuro perfetto formato sul tema ἰδ-/εἰδ-/οἰδ-, e quindi derivante da οἶδα; il significato sarà ovviamente "saprò". Ha una forma media dal significato attivo ('''εἴσομαι''', da εἴδ-σομαι) e una forma attiva ('''εἰδήσω''', con ampliamento in -η-): {|{{prettytable}} ! !Indicativo attivo||Ottativo attivo||Indicativo medio||Ottativo medio |- !1º singolare |εἰδήσω||εἰδήσοιμι||εἴσομαι||εἰσοίμην |- !2º singolare |εἰδήσεις||εἰδήσοις||εἴσῃ||εἴσοιο |- !3º singolare |εἰδήσει||εἰδήσοι||εἴσεται||εἴσοιτο |- !2º duale |εἰδήσετον||εἰδήσοιτον||εἴσεσθον||εἴσοισθον |- !3º duale ||εἰδήσετον||εἰδησοίτην||εἴσεσθον||εἰσοίσθην |- !1º plurale |εἰδήσομεν||εἰδήσοιμεν||εἰσόμεθα||εἰσοίμεθα |- !2º plurale |εἰδήσετε||εἰδήσοιτε||εἴσεσθε||εἴσοισθε |- !3º plurale |εἰδήσουσι(ν)||εἰδήσοιεν||εἴσονται||εἴσοιντο |- ! Infinito attivo||Participio attivo||Infinito medio||Participio medio |- |εἰδήσειν||εἰδήσων, εἰδήσουσα, εἰδῆσον||εἴσεσθαι||εἰσόμενος, εἰσομένη, εἰσόμενον |} == Gli aggettivi verbali == Gli '''aggettivi verbali''' sono dei particolari aggettivi derivati dal tema verbale e si declinano come aggettivi della prima classe. Esistono due tipi di aggettivi verbali, che hanno due diverse sfumature di significato: * I tipo: hanno una flessione a tre uscite come gli aggettivi della prima classe a tre uscite con il femminile in alfa impuro lungo: -τός, -τή, -τόν. Questo tipo di aggettivi verbali esprime un'idea di possibilità: λυτός, λυτή, λυτόν = che si può sciogliere, solubile. * II tipo: hanno una flessione a tre uscite come gli aggettivi della prima classe a tre uscite con il femminile in alfa puro: -τέος, -τέα, -τέον. Questo tipo di aggettivi verbali esprime un'idea di dovere: λυτέος, λυτέα, λυτέον = che si deve sciogliere, da sciogliere. Questi aggettivi verbali del secondo tipo, se seguiti dal verbo εἰμί, formano la costruzione perifrastica passiva, comportandosi come il gerundivo latino. Si formano solitamente sul tema verbale. A seconda del tipo di uscita del tema possono esserci alcune modificazioni: * Temi in vocale: le eventuali vocali brevi si allungano davanti al suffisso [es. βάλλω (βαλ-/βλη-) ----> βλητός, βλητή, βλητόν / βλητέος, βλητέα, βλητέον; δηλόω (δηλο-) ----> δηλωτός, δηλωτή, δηλωτόν / δηλωτέος, δηλωτέα, δηλωτέον]. I verbi con la caratteristica -αν- che nel presente hanno il tema in consonante e che nel tema verbale presentano un ampliamento -ε- si comportano come i temi in vocale [es. αὐξάνω (αὐξ.ε-) ----> αὐξητός, αὐξητή, αὐξητόν / αὐξητέος, αὐξητέα, αὐξητέον]. * temi in gutturale e labiale: se sonora (γ, β) o aspirata (χ, φ) si assimila all'occlusiva sorda della desinenza mutandosi nella rispettiva occlusiva sorda (κ, π); se è già occlusiva sorda, ovviamente, non si modifica [es. πράσσω (πραγ-) ----> πρακτός, πρακτή, πρακτόν / πρακτέος, πρακτέα, πρακτέον; λαμβάνω (λαβ-/ληβ-) ----> ληπτός, ληπτή, ληπτόν / ληπτέος, ληπτέα, ληπτέον]. * temi in dentale: la dentale del tema si muta regolarmente in sibilante (-σ-) davanti alla dentale della desinenza [es. ἐργάζομαι (ἐργαδ-) ----> ἐργαστός, ἐργαστή, ἐργαστόν / ἐργαστέος, ἐργαστέα, ἐργαστέον]. * temi in liquida e rotata: questi temi non presentano difficoltà [es. στέλλω (στελ-/σταλ-) ----> σταλτός, σταλτή, σταλτόν / σταλτέος, σταλτέα, σταλτέον; καθαίρω (καθαρ-) ----> καθαρτός, καθαρτή, καθαρτόν / καθαρτέος, καθαρτέα, καθαρτέον]. 3vkmuilax2nkr05ns7x5znuh0p4o42e Divina Commedia - Inferno - III Canto (superiori) 0 37291 283820 281377 2026-06-02T13:59:15Z ~2026-32773-82 46678 /* Lettura e parafrasi del canto */ 283820 wikitext text/x-wiki {{risorsa|tipo=lezione|materia1=Letteratura italiana per le superiori 1|avanzamento=100%}} Il '''Terzo Canto''' dell''''Inferno''' di Dante Alighieri è l'entrata vera e propria del poeta e di Virgilio nell'Inferno; in realtà, solo nel corso del canto Dante comunica che il luogo corrisponde all'Antinferno. Siamo alla sera dell'8 aprile 1300 (Venerdì Santo), o secondo altri commentatori del 25 marzo 1300 (anniversario dell'Incarnazione di Gesù Cristo). == Lettura e parafrasi del canto == {| class="wikitable" style="width: 70%;" | style="width: 30%;background:lightblue;" |'''Testo''' | style="width: 30%;background:lightblue;" |'''Parafrasi''' |- |''Per me si va ne la città dolente,''<br>''per me si va ne l'etterno dolore,''<br>''per me si va tra la perduta gente.'' '''3''' |Attraverso me si va nella città del dolore,<br>attraverso me si va nel dolore eterno ,<br>attraverso me si va tra i dannati. |- |''Giustizia mosse il mio alto fattore:''<br>''fecemi la divina podestate,''<br>''la somma sapienza e 'l primo amore.'' '''6''' |La Giustizia ha mosso il mio sommo Creatore;<br>mi hanno creato il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. |- |''Dinanzi a me non fuor cose create''<br>''se non etterne, e io etterno duro:''<br>''lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.'' '''9''' |Prima di me non furono create cose se non<br>le realtà eterne, e io stessa sono eterna.<br>Lasciate ogni speranza, o voi che entrate. |- |''Queste parole di colore oscuro''<br>''vid'io scritte al sommo d'una porta;''<br>''per ch'io: «Maestro, il senso lor m'è duro».'' '''12''' |Queste parole di senso difficile e minaccioso<br>le vidi scritte sulla parte alta di una porta; perciò<br>dissi: «Maestro, il loro significato m’è oscuro / per me è spaventoso ». |- |''Ed elli a me, come persona accorta:''<br>''«Qui si convien lasciare ogne sospetto;''<br>''ogne viltà convien che qui sia morta.'' '''15''' |Egli mi disse, come da esperto:<br>«Qui è meglio abbandonare ogni paura;<br>ogni pusillanimità dev’essere abbandonata. |- |''Noi siam venuti al loco ov' i' t'ho detto''<br>''che tu vedrai le genti dolorose''<br>''c'hanno perduto il ben de l'intelletto».'' '''18''' |Siamo giunti in quel posto dove t’ho detto<br>che vedrai anime sofferenti che hanno<br>smarrito la verità suprema, cioè Dio. |- |''E poi che la sua mano a la mia puose''<br>''con lieto volto, ond' io mi confortai,''<br>''mi mise dentro a le segrete cose.'' '''21''' |E dopo che ebbe posto la sua mano sulla mia<br>con uno sguardo sereno, così che mi confortai,<br>mi fece entrare a quei luoghi segreti. |- |''Quivi sospiri, pianti e alti guai''<br>''risonavan per l'aere sanza stelle,''<br>''per ch'io al cominciar ne lagrimai.'' '''24''' |Qui sospiri, lamenti e alte grida<br>risuonavano per la caverna senza stelle,<br>e io, che li sentivo per la prima volta, piansi. |- |''Diverse lingue, orribili favelle,''<br>''parole di dolore, accenti d'ira,''<br>''voci alte e fioche, e suon di man con elle'' '''27''' |Lingue di varie provenienza, accenti sconosciuti,<br>parole di sofferenza, esclamazioni d’ira, voci<br>alte e basse, con rumori di percosse mischiati |- |''facevano un tumulto, il qual s'aggira''<br>''sempre in quell'aura sanza tempo tinta,''<br>''come la rena quando turbo spira.'' '''30''' |facevano un gran rumore, che si rimescola<br>in eterno in quel mondo senza luce né tempo,<br>come la sabbia quando soffia il vento. |- |''E io ch'avea d'error la testa cinta,''<br>''dissi: «Maestro, che è quel ch'i' odo?''<br>''e che gent'è che par nel duol sì vinta?»'' '''33''' |E io che ero nel pieno dello smarrimento,<br>dissi: «Maestro, cos’è ciò che sento? E chi sono<br>questi che sembrano così schiacciati dal dolore?» |- |''Ed elli a me: «Questo misero modo''<br>''tegnon l'anime triste di coloro''<br>''che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.'' '''36''' |Ed egli a me: «Tengono questo vile<br>atteggiamento le anime di quelli che vissero<br>senza fare né il Male né il Bene. |- |''Mischiate sono a quel cattivo coro''<br>''de li angeli che non furon ribelli''<br>''né fur fedeli a Dio, ma per sé foro.'' '''39''' |Mischiate a questa schiera spregevole, ci sono<br>quegli angeli che non furono né ribelli né fedeli<br>a Dio, ma stettero da soli per se stessi. |- |''Caccianli i ciel per non esser men belli,''<br>''né lo profondo inferno li riceve,''<br>''ch'alcuna gloria i rei avrebber d'elli».'' '''42''' |Li hanno respinti i cieli per non rovinarsi,<br>ma non li accetta nemmeno l’inferno profondo,<br>ché i dannati non trarrebbero gloria da loro. |- |''E io: «Maestro, che è tanto greve''<br>''a lor, che lamentar li fa sì forte?»''<br>''Rispuose: «Dicerolti molto breve.'' '''45''' |E io: «Maestro, cosa c’è di tanto doloroso<br>che li fa lamentare così forte?»<br>Rispose: Te lo dirò in poche parole. |- |''Questi non hanno speranza di morte''<br>''e la lor cieca vita è tanto bassa,''<br>''che 'nvidiosi son d'ogne altra sorte.'' '''48''' |Questi non hanno speranza di morire,<br>e la loro vita qui è tanto spregevole e schifosa<br>che sono invidiosi di ogni altro destino. |- |''Fama di loro il mondo esser non lassa;''<br>''misericordia e giustizia li sdegna:''<br>''non ragioniam di lor, ma guarda e passa».'' '''51''' |Il mondo non ha lasciato testimonianza di loro;<br>la giustizia e la misericordia li disprezzano:<br>non occupiamoci di loro: guarda, e andiamo via. |- |''E io, che riguardai, vidi una 'nsegna''<br>''che girando correva tanto ratta,''<br>''che d'ogne posa mi parea indegna;'' '''54''' |E io, che li osservai, vidi un’insegna, che<br>correva girando così velocemente<br>che mi sembrava incapace di fermarsi; |- |''e dietro le venìa sì lunga tratta''<br>''di gente, ch'i' non averei creduto''<br>''che morte tanta n'avesse disfatta.'' '''57''' |e dietro di essa una fila di dannati<br>così lunga, che io non avrei mai creduto che<br>la morte ne avesse presi così tanti. |- |''Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,''<br>''vidi e conobbi l'ombra di colui''<br>''che fece per viltade il gran rifiuto.'' '''60''' |Dopo che io ebbi riconosciuto qualcuno,<br>vidi e riconobbi l’anima di colui che<br>per vigliaccheria fece la grande rinuncia. |- |''Incontanente intesi e certo fui''<br>''che questa era la setta d'i cattivi,''<br>''a Dio spiacenti e a' nemici sui.'' '''63''' |Subito capii e fui sicuro che questa<br>era la schiera dei vili, che sono disprezzati<br>sia da Dio che dalle forze infernali. |- |''Questi sciaurati, che mai non fur vivi,''<br>''eran ignudi e stimolati molto''<br>''da mosconi e da vespe ch'eran ivi.'' '''66''' | Questi sciagurati, che non hanno mai vissuto,<br>erano nudi e pungolati con forza<br>dai mosconi e dalle vespe che si trovavano lì. |- |''Elle rigavan lor di sangue il volto,''<br>''che, mischiato di lagrime, a' lor piedi''<br>''da fastidiosi vermi era ricolto.'' '''69''' |Queste gli rigavano di sangue il volto,<br>che, mischiato con le lacrime, veniva raccolto<br>ai loro piedi da vermi luridi. |- |''E poi ch'a riguardar oltre mi diedi,''<br>''vidi genti a la riva d'un gran fiume;''<br>''per ch'io dissi: «Maestro, or mi concedi'' '''72''' |E quando mi volsi a guardare altrove,<br>vidi una folla di gente presso un gran fiume;<br>per cui dissi: «Maestro, concedimi |- |''ch'i' sappia quali sono, e qual costume''<br>''le fa di trapassar parer sì pronte,''<br>''com'io discerno per lo fioco lume».'' '''75''' |di sapere chi sono, e quale principio le fa<br>sembrare così desiderose della traversata,<br>come mi pare di capire nella poca luce che c’è». |- |''Ed elli a me: «Le cose ti fier conte''<br>''quando noi fermerem li nostri passi''<br>''su la trista riviera d'Acheronte».'' '''78''' |Ed egli a me: «Tutto ti verrà spiegato<br>quando noi ci fermeremo<br>sulla triste riva del fiume Acheronte». |- |''Allor con li occhi vergognosi e bassi,''<br>''temendo no 'l mio dir li fosse grave,''<br>''infino al fiume del parlar mi trassi.'' '''81''' |Allora, con gli occhi bassi e pieni di vergogna,<br>temendo che le mie parole fossero state<br>sbagliate, rimasi in silenzio fino al fiume. |- |''Ed ecco verso noi venir per nave''<br>''un vecchio, bianco per antico pelo,''<br>''gridando: «Guai a voi, anime prave!'' '''84''' |Ed ecco giungere verso di noi su una nave<br>un vecchio, bianco per la vecchiaia,<br>che gridava: «Guai a voi, anime malvagie! |- |''Non isperate mai veder lo cielo:''<br>''i' vegno per menarvi a l'altra riva''<br>''ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo.'' '''87''' |Non sperate di veder mai più il cielo:<br>vengo per condurvi all’altra sponda<br>nel buio eterno, tra fiamme e ghiacci. |- |''E tu che se' costì, anima viva,''<br>''pàrtiti da cotesti che son morti».<br>Ma poi che vide ch'io non mi partiva,'' '''90''' |E tu, anima viva, che pure sei qua,<br>allontanati da questi, che sono già morti». Ma, poiché vide che non me ne andavo, |- |''disse: «Per altra via, per altri porti''<br>''verrai a piaggia, non qui, per passare:<br>più lieve legno convien che ti porti».'' '''93''' |Ma, poiché vide che non me ne andavo,<br>disse: «Per un’altra strada, per altri porti giungerai<br>alla spiaggia [del Purgatorio]; non da qui: è meglio che ti porti una nave più rapida.» |- |''E 'l duca lui: «Caron, non ti crucciare:''<br>''vuolsi così colà dove si puote''<br>''ciò che si vuole, e più non dimandare».'' '''96''' |E Virgilio a lui: «Caron, non preoccuparti:<br>si vuole così là dove si può realizzare ciò che<br>si vuole; non chiedere altro». |- |''Quinci fuor quete le lanose gote''<br>''al nocchier de la livida palude,''<br>''che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.'' '''99''' |Così si calmarono le guance barbute<br>al nocchiero della plumbea palude, che attorno<br>agli occhi aveva lingue di fiamme. |- |''Ma quell'anime, ch'eran lasse e nude,''<br>''cangiar colore e dibattero i denti,''<br>''ratto che 'nteser le parole crude.'' '''102''' |Ma quelle anime, che erano nude e stremate,<br>impallidirono e cominciarono a battere i denti<br>non appena compresero le parole crudeli. |- |''Bestemmiavano Dio e lor parenti,''<br>''l'umana spezie e 'l loco e 'l tempo e 'l seme''<br>''di lor semenza e di lor nascimenti.'' '''105''' |Bestemmiavano il nome di Dio e dei parenti,<br>il genere umano e il luogo e il tempo e la stirpe<br>della loro genesi e della loro nascita. |- |''Poi si ritrasser tutte quante insieme,''<br>''forte piangendo, a la riva malvagia''<br>''ch'attende ciascun uom che Dio non teme.'' '''108''' |Poi, piangendo a gran voce, si ammassarono<br>tutte quante insieme verso il fiume malvagio<br>che aspetta chi non ha timore di Dio. |- |''Caron dimonio, con occhi di bragia,''<br>''loro accennando, tutte le raccoglie;''<br>''batte col remo qualunque s'adagia.'' '''111''' |Il demonio Caronte, con gli occhi come brace<br>che accennava a loro, le aduna tutte;<br>e colpisce con un remo chiunque si siede a terra. |- |''Come d'autunno si levan le foglie''<br>''l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo''<br>''vede a la terra tutte le sue spoglie,'' '''114''' |Come in autunno le foglie cadono scendendo<br>l’una vicino all’altra, fin quando il ramo<br>vede per terra tutte le sue vesti, |- |''similemente il mal seme d'Adamo''<br>''gittansi di quel lito ad una ad una,''<br>''per cenni come augel per suo richiamo.'' '''117''' |così la razza dannata di Adamo<br>si getta dalla spiaggia sulla barca una ad una,<br>come il falcone al richiamo del cenno. |- |''Così sen vanno su per l'onda bruna,''<br>''e avanti che sien di là discese,''<br>''anche di qua nuova schiera s'auna.'' '''120''' |Così se ne vanno per il fiume cupo,<br>e prima che siano scese sull’altra riva,<br>già di qua si raduna una nuova schiera. |- |''«Figliuol mio», disse 'l maestro cortese,''<br>''«quelli che muoion ne l'ira di Dio''<br>''tutti convegnon qui d'ogne paese;'' '''123''' |«Figliolo», disse Virgilio, «coloro che muoiono<br>in condizione di peccato mortale, tutti<br>convergono qui da ogni paese del mondo; |- |''e pronti sono a trapassar lo rio,''<br>''ché la divina giustizia li sprona,''<br>''sì che la tema si volve in disio.'' '''126''' |e sono desiderosi di attraversare l’Acheronte<br>poiché li spinge la giustizia divina<br>così che la paura si trasforma in desiderio. |- |''Quinci non passa mai anima buona;''<br>''e però, se Caron di te si lagna,''<br>''ben puoi sapere omai che 'l suo dir suona».'' '''129''' |Da qui non transita mai un’anima buona e pura,<br>e quindi, se Caronte si lamenta della tua<br>presenza, ora capisci cosa egli vuol dire. |- |''Finito questo, la buia campagna''<br>''tremò sì forte, che de lo spavento''<br>''la mente di sudore ancor mi bagna.'' '''132''' |Detto questo, la campagna immersa nel buio<br>tremò così forte, che il ricordo dello spavento<br>mi ghiaccia di sudore ancor oggi. |- |''La terra lagrimosa diede vento''<br>''che balenò una luce vermiglia''<br>''la qual mi vinse ciascun sentimento;'' '''135''' |Quella valle di lagrime fu colpita da terremoto,<br>che fece lampeggiare una luce rosso vivo,<br>che vinse tutte le mie facoltà sensibili; |- |''e caddi come l'uom cui sonno piglia.'' '''136''' |e svenni come l’uomo che crolla nel sonno. |} == Analisi del canto == === La porta dell'inferno - vv. 1-21 === [[File:Blake01.jpg|thumb|La porta dell'Inferno, immaginata dal pittore William Blake]] {{citazione|Per me si va nella città dolente,<br />per me si va nell'etterno dolore,<br />per me si va tra la perduta gente. <br /> Giustizia mosse il mio alto fattore: <br />fecemi la divina podestate, <br /> la somma sapïenza e 'l primo amore;<br /> dinanzi a me non fuor cose create<br /> se non etterne, e io etterno duro.<br /> Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.<br /> Queste parole di colore oscuro<br />vid'io [...] «Maestro, il senso lor m'è duro».<br /> Ed elli a me, come persona accorta:<br /> «Qui si convien lasciare ogne sospetto,<br /> ogne viltà convien che qui sia morta.<br /> Noi siam venuti al loco ov'i t'ho detto<br /> che tu vedrai le genti dolorose<br /> c'hanno perduto il ben de l'intelletto».<br /> Poi che la sua mano a la mia puose<br /> con lieto volto, ond'io mi confortai,<br /> mi mise dentro a le segrete cose.|vv. 1-21}} Dante e Virgilio, dopo aver superato la ''selva oscura'' e aver scacciato le fiere, arrivano davanti alla porta dell'inferno, sovrastata da un'iscrizione che ammonisce che una volta superata si troveranno solo dolore e paura. L'iscrizione recita poi come essa fu costruita in funzione della giustizia della Trinità, indicata con i suoi attributi: #''Divina podestate'': Padre; #''Somma sapienza'': Figlio; #''<nowiki>'</nowiki>L primo amore'': lo Spirito Santo. Infine l'iscrizione come essa fu creata dopo che solo cose eterne furono create, per questo a sua volta essa è imperitura: si riferisce al fatto che l'Inferno fu creato dopo la caduta di Lucifero (che segnò l'inizio del male), prima della quale esistevano solo gli angeli, la materia pura, i cieli e gli elementi, tutte cose incorruttibili. Nella conclusione di lasciare ''ogne speranza'' la porta sottolinea come il viaggio dei dannati nell'[[Introduzione all'Inferno della Divina Commedia (superiori)|Inferno]] sia di sola andata e riecheggia un analogo verso dell<nowiki>'</nowiki>''Eneide'' della discesa di Enea nell'Averno (VI 126-129). Dante, che ha riportato le parole dell'iscrizione come se esse si fossero pronunciate da sole, chiede poi a Virgilio una spiegazione del loro significato. Il maestro risponde che quello è il punto dove si deve lasciare ogni esitazione (''sospetto'') e titubanza, essendo il luogo del quale gli aveva già parlato, cioè dove sono punite le ''genti dolorose'' che hanno perduto Dio, il bene intellettuale per eccellenza. Poi Virgilio conforta Dante prendendolo per mano e mostrando un lieto volto: entrano così nelle ''segrete'' cose (cioè segregate, separate dal mondo dei vivi). === Gli ignavi - vv. 22-69 === [[File:Inf. 03 Priamo della Quercia (c.1403–1483).jpg|thumb|upright=1.4|Illustrazione della prima parte del Canto III, Priamo della Quercia (XV secolo)]] La prima impressione di Dante sull'Inferno è uditiva: sospiri, pianti e urla risuonano nell<nowiki>'</nowiki>''aere sanza stelle'' (cioè senza cielo), per i quali Dante si commuove subito iniziando a piangere: in un crescendo di suoni egli ascolta ''parole di dolore, accenti d'ira, / voci alte e fioche'', colpi di mano percosse, il tutto in una coltre atmosferica ''sanza tempo tinta'', cioè dove non si riconosce nemmeno se è giorno o è notte, come in una tempesta di sabbia (''come la rena quando turbo spira''). Rispetto alla descrizione dei suoni dell'Averno dell'Eneide (VI 557-558) quella di Dante, sebbene chiaramente ispirata da essa, focalizza molto di più sullo sconforto che tali sensazioni procurano su Dante quale uomo vivo, piuttosto che sulla semplice registrazione esteriore di Virgilio. Con la testa piena di ''error'' (di dubbi) Dante chiede allora a Virgilio che cosa siano questi suoni, questa gente che sembra così ''vinta'' dal dolore. Questo verso è ambiguo perché alcune versioni riportano anche "orror"; quindi se fosse buona la seconda evidentemente Dante aveva la testa piena di orrore. Virgilio inizia così a spiegare il luogo nel quale si trovano, l'Antinferno, dove sono punite miseramente le tristi anime che vissero ''sanza 'nfamia e sanza lodo''. Essi sono i cosiddetti ignavi, anime che in vita non operarono né il bene né il male per loro scelta di vigliaccheria. Tra questi uomini vi sono gli angeli che, al tempo della rivolta di Lucifero, non presero né la parte di Lucifero né quella di Dio, ma si ritirarono in disparte estraniandosi dai fatti della rivolta — un'invenzione puramente dantesca, ispirata forse da leggende popolari, che non ha echi precedenti né scritturali né nella patristica (per lo meno in quella pervenutaci). Questi dannati sono cacciati dal cielo perché ne rovinerebbero lo splendore, e nemmeno l'inferno li vuole perché i dannati potrebbero gloriarsi rispetto ad essi, avendo essi almeno scelto, nella vita, da che parte stare, sia pure nel male. Dante chiede anche perché essi si lamentino così forte e Virgilio gli risponde spiegando la loro pena: senza speranza di morire (terminando così il loro supplizio) essi hanno qui un'infima ''cieca vita'' che fa invidiar loro qualsiasi altra sorte; nel mondo non lasciarono alcuna fama, sdegnati anche da Dio (''misericordia e giustizia li sdegna''). Invita poi Dante a non parlare di loro, ma solo di osservarli e andare avanti nel cammino (''non ragioniam di lor, ma guarda e passa''). [[File:Luca signorelli, cappella di san brizio, separazione delle anime 02.jpg|thumb|upright=1.3|L<nowiki>'</nowiki>''Antinferno'' (1499-1502), Luca Signorelli, Cappella di San Brizio, Duomo di Orvieto]] E mentre i due passano ignorandoli Dante descrive comunque la loro pena: essi inseguono una ''<nowiki>'</nowiki>nsegna'' (in senso ''militare'', come una bandiera, da alcuni interpretata, visto il tono del canto, come un cencio senza valore), che corre senza posa; sono una schiera così grande che Dante non avrebbe nemmeno mai creduto che la morte ne avesse mai uccisi così tanti. Per contrappasso, sono condannati per l'eternità a correre nudi, tormentati da vespe e mosconi che rigano di sangue il loro corpo, ed ai loro piedi un tappeto di vermi che si nutrono delle loro lacrime miste al sangue (vv. 65-69): la pena è più degradante che dolorosa e Dante insiste sulla loro meschinità: loro ''che mai non fur vivi''. Con la tecnica del ''contrappasso'', qui trovata per la prima volta, Dante riesce a creare immagini reali e rende al lettore i sentimenti che affiorano lenti fra le righe della Commedia, inquadrando l'opera della giustizia divina. Interessante notare come questi peccatori siano disprezzati sia da [[Virgilio (superiori)|Virgilio]], che dice a Dante di passare senza degnarli di uno sguardo, sia dai diavoli che non li accettano neanche nel vero e proprio inferno. Il disprezzo del poeta verso questa categoria di peccatori è massimo e completo, perché chi non seppe scegliere in vita, e quindi schierarsi da una parte o dall'altra, nella morte resterà un "paria" costretto a rincorrere una bandiera che non appartiene a nessun ideale. Tanto accanimento si spiega, dal punto di vista teologico, perché la scelta fra Bene e Male ''deve'' obbligatoriamente essere fatta, secondo la religione cattolica. Dal punto di vista sociale, inoltre, nel [[Medioevo]] lo schieramento politico e la vita attiva all'interno del Comune erano quasi sempre considerate tappe fondamentali ed inevitabili nella vita di un cittadino. Se l'uomo è un essere sociale, chi si sottrae ai suoi doveri verso la società non è degno, secondo la riflessione dantesca, di stima ed ammirazione. ==== Il ''gran rifiuto'' ==== {{citazione|Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto.}} Dante nota tra le anime "''colui che fece per viltade il gran rifiuto''", ma non lo nomina: questa persona potrebbe essere identificata come Celestino V, Giano della Bella, Esaù, Ponzio Pilato o anche un personaggio puramente simbolico. A sostegno della prima ipotesi si considera che Dante quando cita persone senza nominarle spesso è perché erano così famose da essere sufficiente un'allusione a inquadrarle. Infatti i principali commentatori suoi contemporanei indicano Celestino V come artefice del "gran rifiuto" e anche i miniaturisti dipingevano di solito una figura con la tiara in capo. A partire da Benvenuto da Imola però si mise in dubbio questo riconoscimento, che da quel momento in poi perse quasi totalmente il favore dei critici danteschi, anche per il cambiamento di valutazione circa Pietro da Morrone a partire dall'apologia che ne fece [[Francesco Petrarca]] nel ''De vita solitaria''; inoltre nel 1313 Celestino V fu canonizzato, quando Dante era ancora in vita. Nonostante ciò Dante forse potrebbe aver voluto sottolineare comunque il suo giudizio negativo contro Celestino e contro Papa Clemente V che l'aveva beatificato, lasciando comunque l'indeterminatezza del nome mancante. Ad oggi la critica non sembra identificare il personaggio in modo concorde, scartando l'ipotesi che si tratti di Ponzio Pilato. === Il fiume Acheronte e Caronte - vv. 70-129 === [[File:Inf. 03 caronte, Priamo della Quercia (c.1403–1483).jpg|thumb|upright=1.4|Illustrazione della seconda parte del Canto III, Priamo della Quercia (XV secolo)]] [[File:Inferno Canto 3 Charon strikes lines 107-108.jpg|thumb|Caronte spinge le anime nella barca, illustrazione di Paul Gustave Doré]] Guardando oltre Dante vede delle genti assiepate sulla riva di un grande fiume, pronte a attraversarlo, e chiede a Virgilio chi siano: ciò però gli sarà raccontato solo quando arriveranno alla ''trista riviera'' dell'Acheronte. Dante allora si vergogna della sua impazienza e ''con li occhi vergognosi e gravi'' si astiene dal parlare fino alla riva. Ecco che arriva una barca (o ''nave'') guidata da un vecchio, canuto ''per antico pelo'' (per la vecchiaia avanzata) che grida ''"Guai a voi anime prave!'' (malvagie)". La descrizione di Caronte, il traghettatore di anime, è mediata da quella che ne dà Virgilio nell'Eneide (VI 298-304), ma Dante dà solo dei tratti più concisi e carichi di significato rispetto alla descrizione più completa e statica del poeta latino. Segue poi l'invettiva di Caronte che sconforta le anime e sottolinea l'eternità della loro pena: (parafrasi) "Non sperate mai più di rivedere il cielo. Io vi porto sull'altra riva nel buio eterno, nel fuoco o nel gelo" (allusione alle pene infernali). Poi si rivolge direttamente a Dante dicendogli che, in quanto ''anima viva'', deve separarsi dai morti; ma Dante esita. Allora Caronte gli dice che questa non è la barca adatta a lui: gli spetta un altro ''lieve legno'' che lo porti a una spiaggia (quella del [[Introduzione al Purgatorio della Divina Commedia (superiori)|Purgatorio]]). Allora Virgilio gli parla dicendogli di non crucciarsi (e pronunciando il nome ''Caròn'' per la prima volta): ''Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole e più non dimandare'' <nowiki>(Par. "Sia fatto ciò che nel cielo Empireo è stato ordinato, e non importi più").</nowiki> Allora le ''lanose gote'' del traghettatore si quietano, ma non gli occhi come cerchiati di fuoco. Le anime dei nuovi dannati, stanche e nude, nel frattempo, dopo aver sentito l'invettiva di Caronte, sbiancano dalla paura, battono i denti e bestemmiano Dio, i loro genitori, la specie umana e il luogo, l'ora, la stirpe e il seme che li aveva generati. Poi si raccolgono tutte assieme piangendo, in quella riva del male dove va a finire chi non teme Dio; Caronte ''dimonio'' con occhi come brace le fa raggruppare e batte con il remo chiunque rallenta: così come le foglie in autunno cadono una dopo l'altra finché il ramo resta spoglio, così quel ''mal seme d'Adamo'', la stirpe dei dannati, partono dalla spiaggia ed entrano nella barca a una a una, come uccello ammaestrato richiamato dal segnale (nella falconeria). Passano poi il fiume torbido (''l'onda bruna'') e nel frattempo un'altra nuova schiera si è già adunata dall'altra parte. Adesso Virgilio giudica il momento opportuno per la spiegazione: tutti quelli che muoiono in ira a Dio convengono in quel luogo da ogni paese; la giustizia divina li sprona a passare questo fiume, così che anche il loro timore diventa attesa e desiderio; Caronte si lagnava di Dante perché qui ''mai'' è passata un'anima buona, perciò questo è quello che voleva dirgli. Virgilio quasi sottintende che vi è una legge divina che vieta a coloro che non sono dannati di salire sulla barca per passare l'Acheronte, infatti, anche nel caso di Dante, sembra per coerenza mantenere questa legge, in quanto nonostante Dante oltrepassi comunque il fiume, la sua salita nella barca non viene raccontata, quasi a lasciar intendere che il suo passaggio è avvenuto in maniera diversa lasciata a qualsiasi immaginazione del lettore. === Terremoto e svenimento di Dante - vv.130-136 === [[File:Stradano Inferno Canto 03 B.jpg|thumb|''Canto 3'', Giovanni Stradano, 1587]] Virgilio ha appena finito di parlare quando la terra ''buia'' trema, ma così forte che solo a ripensarci al Dante-narratore si bagna ancora la fronte di sudore. Dalla terra imbevuta di lacrime fuoriescono sbuffi di vapore e un fulmine rosso balena nell'aria: ciò vince ogni senso in Dante ed egli sviene come uomo che cade nel sonno. Secondo Aristotele e la scienza a lui contemporanea si riteneva infatti che i terremoti fossero causati da forti correnti di vento presenti nel sottosuolo, i quali, dilatati dalle fonti di calore non trovassero via d'uscita verso l'alto e l'esterno. Inoltre questi fatti hanno una riconducibilità alla Scrittura, dove molto spesso il verificarsi di fenomeni naturali quali terremoti, venti, lampi e tuoni erano dovuti alla discesa di Dio che irrompeva nella storia. All'inizio del prossimo canto Dante rinverrà al rumore del tuono di quello stesso lampo e si troverà in maniera sovrannaturale dall'altra parte del fiume: quest'espediente gli permette di passare l'Acheronte senza essere un dannato e mostra come Dante ammetta di tanto in tanto elementi sovrannaturali nel suo viaggio; essi sono dopotutto espressione del volere divino, che, vedremo spesso, nel regno dell'oltretomba spesso contravviene a suo piacimento a quelle leggi naturali che esso stesso ha posto nel mondo dei vivi. {{Nav letsuperiori1}} 8fttnt0tcd6fhm6zi0qk5ovas5jikoi