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Letteratura greca
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2026-10-12T09:19:30Z
Eumolpo
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{{S}}{{risorsa|tipo = lezione|materia1 = Letteratura greca}}
{{da dividere}}
[[Immagine:P. Oxy. VI 932 private letter on papyrus from Oxyrhynchus, written in a Greek hand of the second century AD.jpg|thumb|300px|Uno dei [[w:Papiri di Ossirinco|Papiri di Ossirinco]], con alcuni dei più importanti esempi della letteratura della [[w:Grecia antica|Grecia antica]].]]
== Premessa metodologica ==
La presente ''lezione'' ha lo scopo di dare una panoramica generale della letteratura greca, dall'epoca arcaica a quella bizantina, lasciando a ulteriori ''lezioni'' l'approfondimento degli autori e dei generi letterari più importanti.
La '''letteratura greca''', espressione della [[w:Grecia antica|Grecia antica]] e della sua ricchissima cultura, è tra gli elementi fondanti dell'idea moderna di [[w:Occidente|Occidente]].
== Età arcaica (X-VI sec. a.C.) ==
L'inizio tradizionale della storia greca avviene intorno al [[w:2800 a.C.|2800]]-[[w:2100 a.C.|2100 a.C.]] ([[w:età del Bronzo|età del Bronzo]]), molto prima della reale nascita della civiltà greca, datata all'[[w:età della Pietra|età della pietra]] intorno all'[[w:VIII millennio a.C.|VIII]]-[[w:IV millennio a.C.|IV millennio a.C.]] La civiltà più antica, quella [[w:civiltà minoica|minoica]], nasce intorno al [[w:1900 a.C.|1900]]-[[w:1450 a.C.|1450 a.C.]], mentre la prima certamente greca è quella [[w:civiltà micenea|micenea]]. Nel [[w:1100 a.C.|1100 a.C.]] avviene l'[[w:invasione dorica|invasione dorica]], una popolazione di provenienza sconosciuta ma di certe origini greche; segue il medioevo ellenico (''dark age''), che termina con l'importazione dell'[[w:alfabeto greco|alfabeto]] alla metà dell'[[w:VIII secolo a.C.|VII secolo a.C.]] In corrispondenza di ciò avviene un forte incremento demografico ed una colonizzazione delle coste dell'[[w:Asia Minore|Asia Minore]]: questo comporta la nascita delle prime ''[[w:poleis|poleis]]'', nonché delle prime legislazioni scritte, come fa [[w:Licurgo|Licurgo]] a [[w:Sparta|Sparta]]. Con le invasioni doriche si ha un regresso nella scrittura, durante tutto il medioevo ellenico: dai primi elementi di scrittura sillabica del [[w:Lineare B|Lineare B]], individuati dall'architetto inglese [[w:Michael Ventris|Michael Ventris]] nel [[w:1952|1952]], datati al [[w:II millennio a.C.|II millennio a.C.]], si arriva ai primi esempi di scrittura a dopo il [[w:750 a.C.|750 a.C.]], come la [[w:Coppa di Nestore|Coppa di Nestore]] o il Vaso del Dipylon. L'invenzione dell'alfabeto, dovuta per lo più all'introduzione delle vocali [[w:fenici|fenice]], risale mitologicamente a [[w:Cadmo|Cadmo]], fondatore di [[w:Tebe (Grecia)|Tebe]], che le introdusse in [[w:Beozia|Beozia]], la sua terra. Ma prima di [[w:Omero|Omero]] sono attestate diverse composizioni: λίνος (canti in onore di [[w:Lino (cantore)|Lino]], come lamento), υμέναιος (canto nuziale, anche ''imeneo''), παιήων (discorso celebrativo, ''peana''), θρῆνος (canto funebre, ''treno''). Anche [[w:Cicerone|Cicerone]] afferma che "''fuerunt ante Homerum poetae''".
=== [[Omero]] ===
'''vedi lezione di [[Omero|approfondimento]]'''
[[Immagine:Homere.jpg|thumb|200px|''Homer Caetani'', copia romana ([[w:II secolo a.C.|II sec. a.C.]]), [[w:Parigi|Parigi]], [[w:LouvreLouvre|LouvreLouvre]]]]
Come riferisce [[w:Giambattista Vico|Giambattista Vico]], [[w:Omero|Omero]] è il simbolo dell'attività letteraria di un'intera cultura. È ormai certo che le sue opere siano prima state composte oralmente, poi pubblicate in maniera aurale (per recitazione), ed infine sarebbe avvenuta la trasmissione orale e poi scritta. I suoi sono libri di cultura, cioè ne rispecchiano le componenti religiose, civili, belliche, sociali. Indicazioni bibliografiche ci sono state trasmesse dalle "''Vite''", prima del testo letterario, il "''De vita et poesi Homeri''" dello Pseudo-Plutarco, una voce nel lessico bizantino "[[w:Suda|Suda]]", nonché un'altra citazione nelle "''Storie''" di [[w:Erodoto|Erodoto]]. È considerato tradizionalmente cieco, poiché il poeta è sempre veggente, e vede con l'occhio interiore. Le sue due grandi opere sono l<nowiki>'</nowiki>''[[w:Iliade|Iliade]]'' (secondo il ''[[w:Trattato del Sublime|Trattato del Sublime]]'', l'opera della giovinezza), sugli eventi degli ultimi giorni del decimo anno della [[w:guerra di Troia|guerra di Troia]], e l'''[[w:Odissea|Odissea]]'' (l'opera della vecchiaia, sempre secondo il ''Sublime''), un νόστοs, il ritorno in patria lungo dieci anni, con una struttura narrativa molto complessa ([[w:Odisseo|Odisseo]] è infatti il narratore di sé stesso). Se la prima opera analizza la guerra in tutti i suoi aspetti, la seconda conferisce particolare importanza ai motivi geografici. È presente un forte antropomorfismo, una rappresentazione delle divinità con tratti totalmente umani. Dodds identifica una forte aggressività guerriera, motivata dalla difesa dell'onore, esempio della ''cultura della vergogna'', quale sarebbe quella greca (poi, interiorizzata, in ''cultura della colpa''). La lingua utilizzata, composta prevalentemente da [[w:dialetto ionico|dialetto ionico]] ed [[w:dialetto eolico|eolico]], è definita ''omerica'' per la particolarità del linguaggio, con uno stile molto semplice e lineare funzionale alle attese del destinatario. In tutta l'opera prevale l'[[w:esametro|esametro]], e la presenza assoluta di due leggi ritmiche: il divieto di esatta divisione in due del verso (divieto di pausa dopo il terzo dattilo) e il ponte di Hermann (divieto di pausa dopo la prima breve del quarto dattilo): tutto ciò evidenzia una cronologia del verso certamente precedente all'VIII secolo a.C. La [[w:questione omerica|questione omerica]] nasce con i ''Korizontes'' [[w:Xenone|Xenone]] ed [[w:Ellanico (grammatico)|Ellanico]] nel III secolo a.C., quando ipotizzano due differenti autori per le opere omeriche: nel VI secolo a.C. [[w:Pisistrato|Pisistrato]] aveva unito in unico corpus i canti epici di Omero, aggiungendone alcune parti, in occasione della festa ateniese delle [[Panatenee]]. Sulla redazione dell'opera la prima ipotesi è del 1664, con D'Aubigna e il suo "''Conjectures académiques ou dissertation sur l'Iliade''", cui seguono [[w:Giambattista Vico|Vico]] con "''Della discoverta del vero Omero''" (1774), Wood e il suo "''Essay on the original genius of Homer''" (1769) e pochi anni dopo, nel 1795, Wolf con la "''Prolegomena ad Homerum''", tutte sull'ipotesi di una tradizione orale precedente alla redazione omerica. Le due ideologie principali vedono contrapposti gli ''analitici'' e gli ''unitari'': i primi credono ad una redazione differente, come la teoria del nucleo (''Hermann''), la teoria dei canti singoli (''Lachmann''), la teoria della compilazione (''Kirchhoff''), mentre i secondi vendono negli espedienti compositivi e nei richiami a distanza un unico autore, forse Omero. Oggi si crede che vi sia unità, ma non in senso moderno. Fra gli elementi più importanti, i cosiddetti ''versi formulari'' identificati da Parry nel 1928, e soprattutto quelle incongruenze narrative, gli scandali analitici, come il personaggio di Pylaiménes, che muore e risorge, e l'episodio del nono libro dell'[[w:Iliade|Iliade]], in cui l'ambasceria di [[w:Agamennone|Agamennone]] per [[w:Achille|Achille]], che vede protagonisti [[w:Fenice (Agenore)|Fenice]], [[w:Odisseo|Odisseo]] ed [[w:Aiace Telamonio|Aiace]], parla in modo duale.
=== [[Esiodo]] ===
[[Immagine:Palais Bourbon, Malerei in der Kuppel der Poesie, Szene- Hesiod und die Muse (Eugène Delacroix).jpg|thumb|200px|''Esiodo e la Musa'', [[w:Eugène Delacroix|Eugène Delacroix]] (XIX secolo), [[w:Parigi|Parigi]], Palazzo Borbone.]]
[[Esiodo]] è il primo individuo storico, cioè ci parla di sé all'interno delle proprie opere, con una forte autoidentificazione. Sappiamo che col padre parte da [[w:Cuma|Cuma]], in [[w:Asia Minore|Asia Minore]], per giungere via mare ad Ascra, in [[w:Beozia|Beozia]]; altre fonti ci dicono che non fece mai alcun viaggio per mare, e quindi è possibile che sia nato nella stessa città. Il poeta è comunque collocabile al principio del VII secolo a.C. Il suo unico viaggio di cui si avrebbe conferma è ad [[w:Eubea|Eubea]], in [[w:Calcide|Calcide]], in occasione di giochi funebri in onore di [[w:Anfidamante|Anfidamante]]. La "''[[w:Teogonia (Esiodo)|Teogonia]]''" è un'opera d'argomento religioso, ma in maniera differente dalla concezione moderna: l'autore non intende spiegare nulla, ma considera gli dei coma una realtà di fatto. La tradizione teogonica è diversa da quella di [[Omero]], ma è dello stesso tipo, segno di una chiara valenza panellenica. Altro elemento fondamentale è l'investitura personale delle [[Muse]]: nell'opera risaltano il dato biografico e soprattutto la dichiarazione poetica. Opera non molto unitaria, poiché segue una concezione personale, è "''[[Le opere e i giorni]]''", che si dilunga su due grandi argomenti: la giustizia e il lavoro. Tratta materia umile con il verso tipico dell'epos, l'[[esametro]]: si tratta infatti di un'opera epica, non di un poema didascalico. Inoltre il patrimonio proverbiale è molto folto. La mancanza di oralità (a differenza del caso omerico) è dovuta innanzitutto all'aspetto cronologico (la scrittura doveva essere già presente), e poi ad una tradizione omerica ormai pervenuta. L'unità su cui si dibatte è messa in discussione dalle sezioni alternative, veri e propri doppi utilizzati dagli aedi durante le narrazioni. Altre opere minori, di dubbia attribuzione, sono "''[[w:Il catalogo delle donne (Esiodo)|Il catalogo delle donne]]''", una storia dell'umanità sulle figure femminili, legato nella narrazione al termine della ''Teogonia'', e lo "''Scudo di Eracle''", sulla vicenda di [[Alcmena]] ed [[Eracle]]. Altri scritti vengono oggi considerati apocrifi (''Precetti di Chitone, Astronomia, Aigìmios, Melampodia, Discesa all'Ade di Pirìtoo, Nozze di Ceìce''). Allo stato attuale degli studi la critica letteraria tende ad un'interpretazione unitaria dei testi, ossia una redazione finale completa, ma con una lunga tradizione precedente orale.
=== [[w:Lirica greca|Lirica monodica]] (VII-VI secolo a.C.) ===
La ''lirica'' riguarda tutta la poesia non epica: gli antichi ne distinguono il [[giambo]] (per l'uso del metro giambico), l'[[w:elegia|elegia]] (per l'uso dei distici elegiaci) e la [[w:melica|melica]] (cantata). La lirica si suddivide inoltre in base al pubblico e all'occasione: ''corale'' per feste religiose ed agoni ginnici, ''monodica'' per solisti, soprattutto durante i simposi. Il [[Simposio e pratiche simposiali|simposio]] è il luogo politico in cui s'incontrano gli appartenenti ad un'[[eteria]]: è il momento in cui il pasto diventa una celebrazione formalizzata. Ma bisogna ricordare che tutta la poesia antica è d'occasione. Modi di resa della parola erano il parlato (''poesia, dialogo nel dramma''), il recitativo (''epos, elegia, giambo'') ed il canto (''lirica monodica, dramma''). I principali strumenti musicali erano a corda (''phórminx'' per l'epos, ''kithàra'', ''lyra'', ''bárbiton'' per i simposi), a fiato (''aúlos'', ''sálpinx'' per scopi militari) e a percussione (''týmpana'', ''kýmbala''). Gli antichi avevano una sensibilità maggiore al contesto musicale: tanto è vero che questa era controllata giuridicamente. Oltre ai celebri autori di [[Lesbo]], si ricorda [[Terpandro]], a cui si deve l'introduzione della lira moderna a sette corde, il canto per occasioni conviviali in metro lirico, nonché l'invenzione dello scolio simposiale e del ''bárbiton'', strumento per eccellenza del [[w:Simposio e pratiche simposiali|simposio]]. Altro personaggio è [[w:Arione|Arione]], vissuto alla corte del tiranno [[w:Periandro|Periandro]], che introdusse il coro dei satiri, nonché grandi innovazioni nel [[ditirambo]].
==== [[w:Alceo|Alceo]] ====
[[Immagine:Lawrence Alma-Tadema - Sappho and Alcaeus.jpg|thumb|250px|''Saffo e Alceo'', [[w:Lawrence Alma-Tadema|Lawrence Alma-Tadema]] (1881).]]
Grande poeta è stato [[w:Alceo|Alceo]], da molti considerato nemico dei tiranni, mentre invece era il semplice oppositore della fazione nemica vincitrice a [[w:Lesbo|Lesbo]]: la sua opera mirava infatti alla coesione del gruppo politico, con una celebrazione interna ed una propaganda contro gli avversari. Lui nasce a [[w:Mitilene|Mitilene]], sull'isola di [[Lesbo]], alla fine del VII secolo a.C. Quando era giovane sale al potere il tiranno [[Melancro]], appoggiato dai suoi fratelli; in seguito la stessa fazione sarà vittoriosa portando al potere [[w:Pittaco|Pittaco]]. In uno scontro fra Mitilene ed [[w:Atene|Atene]] per il possesso del promontorio [[w:Sigeo|Sigeo]], nei pressi di [[w:Troia (Asia Minore)|Troia]], abbandona le celebri armi per salvarsi. [[w:Alceo|Alceo]] ingiuria Pittaco di tradimento, ma dopo il suo governo non si hanno più notizie del poeta: la tradizione lo vuole morto in battaglia. Gli inni aprivano ogni [[w:Simposio e pratiche simposiali|simposio]], molto apprezzati dagli Alessandrini, tutti incentrati sulla tematica mitologica. I carmi di lotta, soprannominati στασιωτικά, erano solitamente invettive contro i rivali politici ed esortazioni a combattere: meta principale di questi attacchi era Pittaco. Un discorso a parte si dedica ai frammenti dell'allegoria della nave, nei quali la nave è la città, il mare le vicende politiche, la tempesta le battaglie: sarà un'allegoria fondamentale, apprezzata anche da [[w:Teognide|Teognide]], [[w:Orazio|Orazio]] e [[w:Dante|Dante]]. Abbiamo anche carmi erotici, propriamente di amore cantato, in quelli definiti carmi metasimposiali, ossia che trattano del simposio in un canto simposiale. È presente anche l'''antisimposio'', ossia l'esortazione ad infrangere le regole stesse del banchetto (bere in pieno giorno, gozzovigliare la notte, accompagnarsi con gente indegna), comunque intrecciato alla tematica politica. Alceo ebbe fortuna per lo più in epoca arcaica e classica come fornitore di testi per il simposio.
==== [[Saffo]] ====
[[Immagine:NAMA Sappho lisant.jpg|thumb|200px|Saffo che legge (440 a.C.), [[w:Atene|atene]], [[w:Museo Archeologico Nazionale di Atene|Museo Archeologico]].]]
'''vedi lezione di approfondimento [[Saffo]]'''
[[Saffo]] è la prima voce femminile del mondo classico: nasce ad [[w:Ereso|Ereso]], sempre a [[w:Lesbo|Lesbo]], forse intorno al 630 a.C. Sposa un uomo ricchissimo di nome Cèrcila, da cui ha la figlia Clèide, che compare in un frammento famoso. È miticamente non bella, forse per l'amore infelice il traghettatore Faone, per cui si butta dalla rupe di Lèucade. Il ''[[w:tiaso|tiaso]]'' era l'istituzione in cui esercitava la funzione di educatrice, per preparare le ragazze al matrimonio e alla vita coniugale, tutte allieve di grandi famiglie. La poesia saffica è prevalentemente d'amore, anche se non si discosta dalla funzione paideutica e religiosa. I carmi di congedo, a cui appartiene anche la cosiddetta "''ode della gelosia''" citata nel [[w:Trattato del Sublime|Trattato del Sublime]], descrivono soprattutto l'allontanamento e il ricordo, in cui compaiono frequentemente elementi cultuali. Quello dell'amore omosessuale è solamente un equivoco, poiché le occasioni e motivi poetici sono molto più vari, che un rifugio di amori intimistici. Gli [[w:epitalamo|epitalami]] sembrano invece rivolti ad un pubblico più ampio, e dunque composti per l'esecuzione corale: ma è presente fortemente anche l'elemento popolare, con scherzi, immagini maliziose, ed apostrofi patetiche. Saffo è fedele, come [[Alceo]], al dialetto locale ed è quasi integralmente omerica.
==== [[w:Anacreonte|Anacreonte]] ====
[[Immagine:Anacreon Louvre.jpg|thumb|200px|Anacreonte, marmo ([[II secolo|II sec.]]), [[w:Parigi|Parigi]], [[w:Louvre|Louvre]].]]
[[w:Anacreonte|Anacreonte]] è lontano dall'impegno politico di [[w:Alceo|Alceo]], segno soprattutto degli ambienti dove operò e della differente richiesta dell'uditorio: era un poesia finalizzata all'intrattenimento leggero. Nasce a [[w:Tei|Tei]], città ionica dell'[[w:Asia Minore|Asia Minore]], probabilmente intorno al [[w:570 a.C.|570 a.C.]], da cui parte a venticinque anni perché attaccata dal generale Ciro Arpago; fonda dunque una colonia ionica sulla costa della [[w:Tracia|Tracia]]. Soggiorna presso il tiranno [[w:Policrate|Policrate]] di [[w:Samo|Samo]] e, una volta ucciso dai Persiani, viaggia fino ad [[w:Atene|Atene]] presso il figlio di [[w:Pisistrato|Pisistrato]], [[w:Ipparco (figlio di Pisistrato)|Ipparco]], fino al suo assassinio nel 514 a.C. Dopo una breve parentesi in [[w:Tessaglia|Tessaglia]] vi ritorna, celebrato da [[w:Crizia|Crizia]], uno dei [[w:Trenta Tiranni|Trenta Tiranni]]; tradizionalmente muore in tarda età intorno al 485 a.C. Anche lui è autore di carmi ''metasimposiali'', in cui celebra i [[w:Simposio e pratiche simposiali|simposi]]. I suoi carmi, molto legati alla tematica erotica, mostrano una ricerca della sorpresa, che ottiene con naturalezza inscenando un rapporto con la divinità. Tipica è una certa sensualità, che purtroppo possiamo parzialmente documentare. Quando parla di personaggi bassi e popolani, si mostra come un osservatore divertito e a volte ironico, come sarà anche il suo pubblico. Anche se non traspare, la tematica politica doveva essere molto presente. Lo stile è strettamente funzionale ai contenuti: usa l'omerismo per conferire un tono parodistico ed ironico.
=== Melica tardoarcaica (VI-V secolo a.C.) ===
==== Simonide ====
[[w:Simonide|Simonide]] nasce sull'isola di [[w:Ceo|Ceo]] delle [[w:Cicladi|Cicladi]] nel [[w:556 a.C.|556 a.C.]]: di lui sappiamo solamente che viaggiò moltissimo. Risiede ad [[w:Atene|Atene]] presso [[w:Ipparco (figlio di Pisistrato)|Ipparco]], da cui si allontana, per poi tornare con le guerre persiane. Infine giunge alla corte di [[w:Ierone di Siracusa|Ierone di Siracusa]], dove copre il ruolo di ambasciatore, fino al [[w:468 a.C.|468 a.C.]], quando muore forse a [[w:Siracusa|Siracusa]]. Era un grande autore di ''epinici'', ossia canti che celebravano i vincitori degli agoni sportivi delle grandi feste, di cui viene considerato l'inventore. In questi componimenti è molto forte il carattere popolaresco, probabilmente dovuto alle origini d'improvvisazione popolare di questi carmi. Altro genere forte erano i θρῆνοι, ossia i lamenti funebri, in gran parte inseriti in un rituale celebrativo molto solenne; fra i tanti, il più celebre quello dedicato alla [[w:battaglia delle Termopili|battaglia delle Termopili]]. Ma le sue grandi innovazioni appartengono agli scoli simposiali, in cui oppone per la prima volta dei valori relativi, meno eroici e più umani, alla ricerca di un nuovo ideale. Tocca la sfera della responsabilità individuale: può permettersi tali affermazioni grazie alla grande fama acquisita in tutta la [[w:Grecia antica|Grecia]]. La sua capacità di esprimere il ''pathos'' è sintetizzata in una delle sue opere più celebri, il ''Lamento di Danae'', campione della sua grande abilità. La lingua dei suoi componimenti è sul solco della tradizione, con una solita deferenza verso [[Omero]]; la sua chiarezza viene apprezzata dall'[[w:Trattato del Sublime|Anonimo del Sublime]].
==== [[w:Pindaro|Pindaro]] ====
[[Immagine:Pindar Musei Capitolini MC586.jpg|thumb|200px|''Pindaro'', marmo ([[w:V secolo a.C.|V sec. a.C.]]), Roma, [[w:Musei Capitolini|Musei Capitolini]].]]
[[w:Pindaro|Pindaro]] è il celebratore aulico della vittoria, parte di valori sentiti come perenni: lo sport ha in lui poco spazio. Nasce a [[w:Cinoscefale|Cinoscefale]], nei pressi di [[w:Tebe (Grecia)|Tebe]], fra il [[w:522 a.C.|522]] e il 518 a.C., forse di nobile famiglia, studia ad [[w:Atene|Atene]]; durante questo periodo avvengono le grandi date delle guerre persiane (490 a.C. a [[w:Battaglia di Maratona|Maratona]], 480 a.C. a [[w:Salamina|Salamina]]), ma nei suoi componimenti non se ne trova notizia: [[w:Tebe (Grecia)|Tebe]] infatti aveva appoggiato i [[w:Persia|Persiani]]. Anche lui giunge da [[w:Ierone di Siracusa|Ierone di Siracusa]], ma la leggenda biografica lo fa morire nel 438 a.C. L'edizione alessandrina di diciassette libri era costituita da quattro libri di ''epinici'' (per le feste [[w:Giochi Olimpici antichi|Olimpiche]] e [[w:Giochi di Nemea|nemee]] di [[w:Zeus|Zeus]], [[w:Giochi pitici|pitiche]] di [[w:Apollo|Apollo]] ed [[w:Giochi istmici|istmiche]] di [[w:Poseidone|Poseidone]]) e di altri canti religiosi, θρῆνοι, carmi [[w:Simposio e pratiche simposiali|simposiali]], di cui rimangono pochi frammenti. Come in [[w:Simonide|Simonide]], ritorna il tema della concorrenza fra arte figurativa e poesia, con una netta vittoria della seconda: più che affermazioni ideologiche, si tratta di mera propaganda per la propria attività. [[w:Pindaro|Pindaro]] crede che la poesia sia un'arte innata, elitaria, e vede nei destinatari una certa selezione, determinando la cosiddetta stratificazione dei messaggi: pochi possono coglierne il senso profondo. Occasione principale dell'epinicio è la vittoria sportiva, ma il mito e l'evento sportivo vengono trattati marginalmente, poiché considerati già noti. Problema della critica moderna, e non antica, è stata quella della unità dell'epinicio, legata anche ai celebri voli pindarici: ma va ricordato che il tema centrale era la lode del vincitore, in cui tutto il resto non era nient'altro che cornice. I suoi principali committenti erano tiranni, aristocratici, e più in generale ricchi borghesi. Il resto della sua produzione letteraria si divide fra i canti religiose, più abbondanti, e gli encomi funebri, su cui tuttavia Simonide certamente prevaleva. Ci rimangono anche alcuni ''scolii'', in cui intreccia motivi tradizionali a personaggi a cui era legato amichevolmente. Con lui l'epos e il mito tornano alla sua antica funzione, ossia di proporre modelli eroici di comportamento. È un'etica dell'assoluto, contrapposta a quella relativistica di [[w:Simonide|Simonide]], quest'ultima presto vincente. La sua lingua è un impasto artificiale di lingua epica ed innesto dorico, pur sempre moderato. La sua opera ha grande fortuna fin dall'inizio.
==== [[w:Bacchilide|Bacchilide]] ====
Bacchilide, nipote di [[w:Simonide|Simonide]], nasce sull'isola di [[w:Ceo|Ceo]], coetaneo di [[w:Pindaro|Pindaro]] (intorno al 520 a.C.): fu allievo dello zio, con cui va in [[w:Sicilia|Sicilia]]. Non si hanno tracce della sua attività posteriori alla metà del [[V secolo a.C.]] Di lui abbiamo quattordici epinici, di cui quattro per [[w:Olimpia|Olimpia]], due per [[w:Pito|Pito]] ([[w:Delfi|Delfi]]), tre per l'[[w:Istmo|Istmo]] e tre per [[w:Nemea|Nemea]]: si distingue per l'interesse nei confronti dello sport e per la festa. I suoi sei ditirambi sono quelli che danno più spazio al mito, ognuno con un titolo: l'intitolazione mostra dunque un certo apprezzamento per la narrazione del racconto. Anche lui compose comunque carmi monodici per il simposio, con cui realizza affermazioni metapoetiche. Lo stile è a volte sovrabbondante, con epiteti doppi e tripli: c'è una certa dose di barocchismo, unito comunque ad un'innegabile eleganza ed una vivida descrizione.
==== Corinna ====
[[w:Corinna|Corinna]] racconta soltanto storie locali beotiche: ma non è una figura regionale, perché descrive solamente fatti locali, ma frequenta meno i centri panellenici dei suoi colleghi. Di lei sappiamo che nasce a [[w:Tanagra|Tanagra]], e che scrive cinque libri, più alcuni epigrammi e diversi componimenti lirici. La sua è una poesia narrativa, come quella di [[w:Stesicoro|Stesicoro]]: dunque epica lirica, e quindi monodica.
== Età classica ==
=== La tragedia ===
Non conosciamo come vorremmo le origini della tragedia greca, che hanno costituito sin dall'antichità un tema di ricerca e di dibattito. I primi autori tragici di cui abbiamo notizia sono il semileggendario [[w:Tespi|Tespi]], [[w:Cherilo (tragico)|Cherilo]] e [[Frinico]].
Abbiamo notizie indirette su una cospicua produzione tragica dell'età classica, ma la tradizione manoscritta ci ha conservato opere di solo tre autori: [[w:Eschilo|Eschilo]], [[w:Sofocle|Sofocle]] ed [[w:Euripide|Euripide]].
=== La commedia ===
La Commedia antica fiorì durante il [[v secolo a.C.]] e nei primi decenni del secolo successivo. Il suo principale esponente, nonché l'unico di cui siano state trasmesse opere, fu [[w:Aristofane|Aristofane]].
{{Vedi anche|w:Commedia di mezzo}}
La commedia sviluppata nel periodo compreso tra l'ultima commedia di Aristofane ([[388 a.C.]]) e la fine dell'età classica è detta commedia di mezzo. Di essa non restano opere intere, ma circa 360 frammenti, molti dei quali sono trasmessi da [[w:Ateneo di Naucrati|Ateneo di Naucrati]].
=== La filosofia ===
=== La storiografia ===
=== Oratoria ===
=== Poesia ===
== Età ellenistica ==
=== La filologia alessandrina ===
Il primo a chiamarsi filologo fu [[w:Eratostene di Cirene|Eratostene di Cirene]], intendo non solo il lavoro critico-testuale, ma diversi campi oltre lo studio letterale. Le due grandi istituzioni culturali alessandrine sono il [[w:Museo di Alessandria|Museo]] e la [[w:Biblioteca di Alessandria|Biblioteca]], nate su iniziativa dei [[w:Tolomei|Tolomei]]: la prima fu voluta da [[w:Tolomeo I|Tolomeo I]], come istituzione religiosa per lo studio, tutelato dalle [[w:Muse|Muse]] (da cui il nome); le notizie relative alla seconda non sono chiare, ma viene attribuita a [[w:Tolomeo II Filadelfo|Tolomeo II Filadelfo]], anche se potrebbe trattarsi del Serapeion. Con l'espansione di queste istituzioni, e l'aumentare dei rotoli raccolti, fu necessario adottare un particolare sistema di organizzazione e catalogazione del materiale: nascono così le Πίνακες ("''Tavole''") di [[w:Callimaco|Callimaco]], centoventi libri su tutti gli autori e le opere di cui si aveva conoscenza. Con l'affluire di edizioni d'autore e di provenienze geografiche diverse, comincia il lavoro dei filologi nel collezionare le diverse versioni: [[w:Licofrone|Licofrone di Calcide]], IV secolo a.C., sistemò le opere dei poeti comici; [[w:Zenodoto|Zenodoto]] di [[w:Efeso|Efeso]] (III secolo a.C.), primo sovrintendente della Biblioteca, si occupò degli studi omerici. A quest'ultimo seguirono [[w:Apollonio Rodio|Apollonio Rodio]] (che contestò i risultati del predecessore, nel "''Contro Zenodoto''") ed [[w:Eratostene|Eratostene]] di [[w:Cirene|Cirene]], che giunse ad Alessandria su invito di [[w:Tolomeo III|Tolomeo III]] dopo il 246 a.C. a comporre il trattato "''Sulla commedia antica''" in dodici libri, rimanendovi fino alla morte. [[w:Aristofane di Bisanzio|Aristofane di Bisanzio]], che visse fra il [[w:255 a.C.|255]] ed il 180 a.C., trattò la classificazione dei generi, oltre a diversi studi filologici; seguirono Apollonio l'Eidografo (così chiamato perché ordinò la poesia lirica secondo le armonie musicali) ed [[w:Aristarco di Samotracia|Aristarco di Samotracia]] (prima metà del II secolo a.C.), precettore degli eredi al trono fino all'ascesa di [[w:Tolomeo VIII|Tolomeo VIII]], e il conseguente esilio a [[w:Cipro|Cipro]] nel 145 a.C.: è conosciuto per un'intensa esegesi, secondo la formula "spiegare Omero sulla base di Omero", ossia attraverso un'accurata conoscenza della lingua stessa e degli strumenti d'analisi contemporanei all'opera. Dopo di lui l'interesse per le questioni testuali diminuì, a favore dello studio sistematico delle parti del discorso e dell'esegesi. Rimanevano comunque altri centri importanti di cultura: [[w:Pergamo|Pergamo]], attiva fin dal III secolo a.C., ed [[w:Antiochia|Antiochia]].
=== [[w:Callimaco|Callimaco]] ===
Callimaco è il primo editore della sua opera: nasce dall'esigenza di costruire attentamente l'opera per un futuro liber poetico. La figura dell'intellettuale, il nuovo canale di cultura (il [[w:libro|libro]]), la mancanza dell'occasione, portano il poeta ad una maggiore libertà, quasi arbitraria. Nasce a [[w:Cirene|Cirene]] prima del 300 a.C., sotto il regno dei [[w:Tolomei|Tolomei]]: ci è ignota la data di morte, sicuramente dopo il [[246 a.C.]] Lavora lungamente alla [[w:biblioteca di Alessandria|biblioteca di Alessandria]] ma, benché i suoi rapporti con il sovrano siano forti, non ne diventerà mai sovrintende. Ci rimangono integri sei inni e sessantatré epigrammi. Ormai non è più al centro della discussione la bravura, ma la diversità della poetica. Gli ''Inni'' sono composti in [[w:esametro|esametri]], assolutamente estranei alla tecnica [[Omero|omerica]], e con un profilo tematico differente dagli inni normali: non è la solita invocazione, ma un episodio del mito del dio che si preferisce alla consueta elencazione di doti e funzioni divine. L<nowiki>'</nowiki>''Inno a Zeus (I)'' è l'immaginaria cornice di riferimento di un simposio di eruditi; l<nowiki>'</nowiki>''Inno ad Apollo (II)'' tratta invece le origini della città di Cirene; l<nowiki>'</nowiki>''Inno ad Artemide (III)'' introduce le prerogative della [[w:Artemide|dea]] attraverso una scenetta di vita quotidiana; l<nowiki>'</nowiki>''Inno a Delo (IV)'' è un excursus geografico sul vagabondare di [[w:Latona|Latona]]; ''I lavacri di Pallade (V)'' è in distici elegiaci appositamente studiati per la narrazione del mito di [[w:Tiresia|Tiresia]] ed [[w:Atena|Atena]]; l<nowiki>'</nowiki>''Inno a Demetra (IV)'' tratta ancora un solo episodio, quello della fame insaziabile di [[w:Erisittone (tessalo)|Erisittone]]. Gli ''Aitia'' sono una raccolta di [[w:elegia|elegie]] in distici elegiaci in quattro libri, che ricostruiscono l'origine di culti, usanze e altro, fra cui il mito di [[w:Aconzio|Aconzio]] e [[w:Cidippe|Cidippe]], e della [[w:Chioma di Berenice|Chioma di Berenice]].
Si credeva che Callimaco scegliesse varianti remote dei miti, ma non è così: si tratta anzi di miti ben conosciuti, che il poeta citava soltanto marginalmente appositamente per questa ragione. Nei ''Giambi'', diciassette carmi in differenti generi e metri, si evidenzia la sua volontà compositivi assolutamente nuova: il primo è un vero e proprio manifesto di poetica, un esperimento letterario con nuove e audaci combinazioni di forme. L<nowiki>'</nowiki>''Ecale'' è un [[w:epillio|epillio]], forse scritto perché accusato di non saper comporre un grande poema: è un episodio marginale delle gesta di [[w:Teseo|Teseo]], che di ritorno da [[w:Maratona (città)|Maratona]], ritrova la vecchia Ecale morta, donna che poco tempo prima l'aveva ospitato. È un racconto eziologico, di cui la vera protagonista è Ecale: un epos che è antiepos. Gli [[w:epigramma|epigrammi]], contenuti nell<nowiki>'</nowiki>''[[w:Antologia Palatina|Antologia Palatina]]'', non sono tutti certamente attribuibili a Callimaco; a lui si devono comunque molti altri scritti, di carattere filologico ed erudito. La sua è una lingua omerica aggiornata alle forme e alla produttività della lingua ellenistica; ebbe fortuna prima negli ambienti dotti, e poi grande successo a Roma. [[w:Euforione|Euforione]] di Càlcide fu un suo grande seguace, tuttavia esasperando i tratti del maestro.
=== [[w:Teocrito|Teocrito]] ===
Sappiamo poco della biografia di [[w:Teocrito|Teocrito]]: nasce a [[w:Siracusa|Siracusa]], ma si trasferisce ad [[w:Alessandria|Alessandria]], dove incontra [[w:Callimaco|Callimaco]] e il Museo. Dalle sue opere è possibile ricostruire la datazione della sua vita: la nascita intorno al 310 a.C. e la morte probabilmente posteriore al 260 a.C. Il suo corpus contiene opere realmente teocritee e dei suoi imitatori: in tutto tretuno carmi e ventiquattro epigrammi. È considerato l'inventore degli [[w:idillio|idilli]], ''piccoli componimenti'', ossia della poesia bucolica: spiega ciò nell<nowiki>'</nowiki>''Idillio 7'', "''Le Talisie''", in cui un nobile ed un pastore gareggiano cantando alla maniera bucolica. Nell'''Idillio 1'', "''Tirsi o il canto''", in un cui un capraio canta la morte di Dafni e tutta la natura che assiste all'evento, con tratti di idealizzazione (che torneranno con [[w:Publio Virgilio Marone|Virgilio]]); altro idillio importante è il quinto, l'agone bucolico in cui due caprai si sfidano in maniera molto realistica. Altro genere, il [[w:mimo|mimo]], si ritrova negli ''Idilli 2'' ("''Le incantatrici''") e ''15'' ("''Le siracusane''", o "''Le donne alla festa di Adone''"), con forti colloquialismi e modi di parlare popolari. Ci sono anche diversi epilli, come negli ''Idilli 17'' ("''Tolemèo''") e ''24'' ("''Eracle bambino''"); si ritrovano anche carmi eolici e diversi epigrammi. La sua poetica è marcata dal realismo campestre, con la tematica pastorale come elemento fondamentale: non si tratta di vero realismo, ma di aderenza alla realtà dei campi. Inoltre particolarità della sua produzione è la mescolanza dei generi letterali, quando mai raffinata. Diversi sono i carmi spuri, riconoscibili generalmente per l'ignoranza che traspare sulla realtà bucolica. Altri poeti bucolici sono [[w:Mosco (poeta)|Mosco]] di Siracusa, del [[w:II secolo a.C.|II secolo a.C.]], con il suo epillio ''Europa'', in lingua omerica ma con grazia rococò; [[w:Bione di Smirne|Bione di Smirne]] mostra invece una dettagliatissima narrazione, ricca di grazia, nel suo ''Epitaffio di Adone''. A [[w:Teocrito|Teocrito]] inoltre viene attribuito un piccolo carme figurato, intitolato ''La zampogna'', in parte simile alle ''Talisie''.
=== Epigramma ===
L'[[w:epigramma|epigramma]] è l'unica forma di [[w:poesia|poesia]] che resta produttiva nell'epoca ellenistica. La poesia si allontana dagli spazi pubblici, e le esigenze di spettacolarità si azzerano: la musica e la poesia si distaccano completamente. La sua struttura era semplice: piccola strofe epodica, ossia un [[w:esametro|esametro]] ed un [[w:pentametro|pentametro]]. Ormai in pochi potevano comprendere le forme complicate della lirica arcaica; i grandi contenuti ormai emigrano verso forme prosaiche. Quella dell'epigramma era la forma ideale: breve e di presa immediata, per contenuti minori o marginali. Il primo a proporre un'antologia fu [[w:Meleagro|Meleagro]] nel I secolo a.C. con la sua Στέφανος ("''Ghirlanda''"), in cui inserisce opere antiche e personali; ormai questo genere sostituisce l'[[w:Agōn|agone]], la sua traduzione libresca. In età arcaica si trattava di una semplice iscrizione, quasi sempre anonima: la cultura del libro permette una crescita delle dimensioni ed un ampliamento dello spettro tematico, dovuto anche alla venuta a mancare dell'occasione. Esistono tre scuole dell'epigramma ellenistico: ''peloponnesiaca'', caratterizzata da una rappresentazione della natura in stile ridondante; ''ionico-alessandrina'', che prediligeva i temi erotici e [[w:Simposio e pratiche simposiali|simposiali]], con uno stile più lineare e breve; ''fenicia'', alla ricerca dell'effetto e del pathos attraverso la tecnica oratorica.
=== Filosofia ellenistica ===
[[Immagine:Cinico Capitolini.jpg|thumb|200px|Statua di filoso cinico, copia romana ([[w:II secolo a.C.|II sec. a.C.]]), Roma, [[w:Musei Capitolini|Musei Capitolini]].]]
Ciò che caratterizza tutte le nuove filosofie è la preminenza dell'[[w:etica|etica]], e del ruolo centrale occupato dall'ευδαιμονία: causa principale è la perdita dei punti di riferimento, dovuta alla mancanza di partecipazione nel governo dello Stato, ormai monarchico. In realtà la crisi comincia molto prima, con la [[w:guerra del Peloponneso|guerra del Peloponneso]], e con le crisi del [[w:Platone|platonismo]] e dell'[[w:Aristotele|aristotelismo]] nelle stesse scuole d'origine. Il ritorno a [[w:Socrate|Socrate]] viene praticato dal [[w:cinismo|cinismo]], fondato da [[w:Antistene|Antistene]], anche se più probabilmente si tratta di [[w:Diogene|Diogene]]. Questa filosofia prende il nome dall'epiteto del cane, attribuito a Diogene per il suo stile di vita e la sua indole; principi fondamentali sono: l'autosufficienza (αυτάρκεια), la distanza dai bisogni e l'indifferenza (αδιαφορία) attraverso l'esercizio e la fatica. Particolare forma letteraria è la ''diàtriba'' (di cui inventore sarebbe [[w:Bione di Boristene|Bione di Boristene]]), breve esposizione di un concetto o di un problema di pratica morale tale da attrarre l'attenzione degli ascoltatori: un tipo particolare di componimenti di questo genere sono quelli di [[w:Menippeo|Menippeo]] di Gàdara, caratterizzati da una fantasiosa vivacità e da una grande capacità inventiva. Lo ''[[w:scetticismo|scetticismo]]'', dalla parola greca omonima per "riflessione", indica una posizione che esprime dubbio o sfiducia nella possibilità umana di conoscere: creatore è [[w:Pirrone|Pirrone]] di [[w:Elide|Elide]], influenzato dall'esperienza del mondo orientale. Bisogna giungere all'astensione cioè all'αφασία, per arrivare all'[[w:atarassia|atarassia]], e dunque alla felicità. [[w:Zenone di Cizio|Zenone di Cizio]] fonda invece lo [[w:stoicismo|stoicismo]], che prende il nome dalla ''Stoà Poikìle'', il portico affrescato a nord dell'agorà. Unione di varie concezioni e dottrine filosofiche, l'elemento che unifica tutto ciò è il concetto di ''[[w:Logos|Logos]]'', la ragione universale che costruisce l'essenza del cosmo, identificabile con il Dio supremo, [[w:Zeus|Zeus]]: è anche il fondamento della vita morale. Posidonio in seguito sviluppa il concetto di simpatia universale, un rapporto di interrelazione reciproca fra tutti gli elementi del cosmo. L'[[w:epicureismo|epicureismo]] prende il nome dal suo [[w:Epicuro|omonimo fondatore]]: l'idea centrale è quella del piacere negativo, come assenza di dolore e turbamento (αταραξία), un piacere catastematico, ossia derivato dal prefetto equilibrio degli atomi tanto del corpo quanto dell'anima. Il piacere è dunque conseguibile attraverso quattro proposizioni, dette ''tetrafarmaco'': il piacere è facilmente perseguibile, il dolore è facilmente sopportabile, la morte non è niente per l'uomo, gli dèi non sono da temersi. Insieme a ciò, coerentemente, rimane il distacco dalla vita politica; introduce anche, rispetto all'[[w:atomismo|atomismo]] antico, l'idea della deviazione, il ''clinamen'' di [[w:Lucrezio|Lucrezio]], che permette l'incontro-scontro degli atomi che provoca il nascere e perire di tutte le cose. Altre due scuole importanti sono l'Accademia e il [[w:Peripato|Peripato]].
=== Oratoria e retorica ===
[[w:Rodi|Rodi]] è il centro culturale per l'oratoria di primaria importanza, insieme ad [[w:Atene|Atene]] ed [[w:Alessandria|Alessandria]]. Tuttavia la perdita della libertà politica aveva portato ad una prevalenza dei generi giudiziario ed epidittico, a scapito di quella deliberativa (limitata alla vita municipale delle città greche). L'[[w:atticismo|atticismo]], ossia l'idea di ritorno all'antica grandezza dell'eloquenza con i modelli attici come unico mezzo, è legato anche al patrimonio letterario promosso dal Museo alessandrino e dal lavoro dei filologi. Ermagora di Temno idealizza quattro punti qualificanti del discorso: ''coniecturae'' (sulla realtà dell'azione commessa), ''definitionis'' (sulla definizione giuridica del fatto), ''qualitatis'' (sulla passibilità della pena), ''translationis'' (sulla legittimità e la competenza).
=== La letteratura scientifica ellenistica ===
== Età imperiale ==
== Risorse ==
* '''[[w:Lista di autori greci|Lista di autori greci]]'''
=== Testi ===
* [[s:Autore:Archestrato di Gela|Archestrato di Gela]]
* [[s:Autore:Archimede|Archimede]]
* [[s:Autore:Aristotele|Aristotele]] - [[Elwikisource:Αριστοτέλης]]
* [[s:Autore:Callimaco|Callimaco]]
* [[s:Autore:Demostene|Demostene]] - [[s:el:Δημοσθένης|Testo greco]]
* [[s:Autore:Epitteto|Epitteto]] - [[s:el:Επίκτητος|Testo greco]]
* [[s:Autore:Eschilo|Eschilo]] - [[s:el:Αισχύλος|testo greco]]
* [[s:Autore:Euclide|Euclide]]
* [[s:Autore:Gorgia|Gorgia]] - [[s:el:Γοργίας|testo greco]]
* [[s:Autore:Isocrate|Isocrate]] - [[s:el:Ισοκράτης|testo greco]]
* [[s:Autore:Longo Sofista|Longo Sofista]]
* [[s:Autore:Luciano di Samosata|Luciano di Samosata]] - [[s:el:Λουκιανός|testo greco]]
* [[s:Autore:Omero|Omero]] - [[s:el:Όμηρος|testo greco]]
* [[s:Autore:Platone|Platone]] - [[s:el:Πλάτων|testo greco]]
* [[s:Autore:Saffo|Saffo]]
* [[s:Autore:Senofonte|Senofonte]] - [[s:el:Ξενοφών|testo greco]]
* [[s:Autore:Sofocle|Sofocle]] - [[s:el:Ξενοφών|testo greco]]
* [[s:Autore:Teocrito|Teocrito]] - [[s:el:Θεόκριτος|testo greco]]
== Voci correlate ==
* [[Risorse per: Letteratura greca]]
* [[Risorse per: Letteratura greca/Iliade]]
* [[Risorse per: Letteratura greca/Odissea]]
== Collegamenti esterni ==
*[http://www.wikilibri.it/greco5.htm]
g258yf7w1slen550oaipz2zc9absrs7
Versioni di Sallustio (superiori)
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Eumolpo
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ortografia
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wikitext
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== Gaio Sallustio Crispo (I secolo a.C.) ==
[[File:Sallustio Crispo incisione.jpg|miniatura|destra|Sallustio in un'incisione ottocentesca.]]
Gaio Sallustio Crispo fu un personaggio politico di rilievo secondario, ma nelle opere storiche si rivela un interprete lucido e penetrante, ancorché non sempre obiettivo, della crisi politica dello Stato romano, di cui considera responsabile la classe dirigente nobiliare. Contro di essa - in particolare nelle due monografie focalizzate su due episodi della storia romana da lui ritenuti emblematici - Sallustio svolge una polemica aspra, esprimendo un giudizio morale assai pessimistico. La sua prosa nervosa, drammatica - agli antipodi sia dell{{'}}''analogia'' cesariana sia della ''concinnitās'' ciceroniana - che tiene presente i modelli di Tucidide e della storiografia ellenistica ma anche delle ''Orīginēs'' di Catone, rappresentò un riferimento per una parte importante della storiografia successiva (soprattutto per Tacito).
=== Cronologia della vita ===
* '''86 a.C.:''' 1° ottobre. Nasce ad ''Amiternum'' in Sabina (vicino all'Aquila odierna) da famiglia benestante.
* '''55 a.C.:''' inizia il ''cursus honōrum'', come ''homo novus'', vicino ai ''populārēs''. È questore.
* '''52 a.C.:''' è tribuno della plebe. Svolge una campagna contro Milone, uccisore di Clodio, e Cicerone.
* '''50 a.C.:''' è espulso dal Senato per indegnità morale.
* '''49 a.C.:''' nella guerra civile combatte dalla parte di Cesare.
* '''48 a.C.:''' è reintegrato nel Senato.
* '''46 a.C.:''' è pretore. Dopo la sconfitta pompeiana di Tapso in Africa, è nominato governatore della provincia dell{{'}}''Africa nova'' (corrispondente alla Numidia).
* '''44 a.C.:''' accusato di concussione, salvato da Cesare, si ritira dalla vita politica e vive in una splendida villa negli ''Hortī Sallustiānī'', dove si dedica alla storiografia.
* '''43 a.C.:''' compone il ''Bellum Catilīnae''.
* '''40 a.C.:''' compone il ''Bellum Iugurthinum''.
* '''39 a.C.:''' inizia le ''Historiae''.
* '''36 a.C. o 35 a.C.:''' muore il 13 maggio.
=== Le opere ===
====''Coniūrātiō Catilīnae'' (o ''Bellum Catilīnae'' o ''Dē coniūrātiōne Catilīnae'')====
Monografia storica in 61 capitoli sul tentativo di colpo di Stato organizzato da Catilina nel 63 a.C., a noi noto anche grazie alle orazioni di Cicerone.
====''Bellum Iugurthīnum''====
Monografia storica in 114 capitoli sulla guerra dei Romani contro Giugurta, re di Numidia. La guerra, condotta all'inizio debolmente, fu poi vinta da Mario e dal suo luogotenente Silla nel 105 a.C..
====''Histōriae''====
Opera storica, di impianto annalistico, in cinque libri. Vi erano narrati gli avvenimenti dal 78 al 67 a.C. (anno della vittoria di Pompeo contro i pirati). Ci rimangono frammenti, in particolare quattro discorsi e due lettere.
== Versioni ==
=== Versioni dalla ''Coniūrātiō Catilīnae'' ===
==== Versione 1: (OOo) La grandezza della Roma arcaica ====
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' participio congiunto * prop. soggettive, oggettive, relative, temporali, interrogative indirette.
''Sallustio ricorda con ammirazione e rimpianto le prime vicende storiche di Roma che la resero grande.''
Sed mihi multa legentī, multa audientī, quae pōpulus Rōmānus domī mīlitiaeque, marī atque terrā plaeclāra facinora fēcit, forte lubuit attendere, quae rēs maxumē tanta negotia sustinuisset. Sciēbam saepenumerō parvā manū cum magnīs legiōnibus hostium contendisse; cognōveram parvīs cōpiīs bella gesta cum opulentīs rēgibus, ad hoc saepe fortūnae violentiam tolerāvisse, facundiā Graecōs, glōriā bellī Gallōs ante Rōmānōs<sup>'''1'''</sup> fuisse. Ac mihi multa agitantī cōnstābat paucōrum cīvium ēgregiam virtūtem cuncta patrāvisse eōque factum<sup>'''2'''</sup>, ūtī dīvitās paupertās, multitūdinem paucitās superāret. Sed postquam lūxū atque dēsidiā cīvitās corrupta est, rūrsus rēs pūblica magnitūdine suā imperātōrum atque magistrātuum vitia sustentābat ac, sicut effecta esse partū<sup>'''3'''</sup>, multīs tempestātibus haud sānē quisquam Rōmae virtūte magnus fuit.
* '''1. ''Rōmānus'':''' è il soggetto delle oggettive rette da ''sciēbam'' e ''cognōveram''.
* '''2. ''Factum'':''' sottinteso ''esse''; regge la completiva ''ūtī... superāret:'' "e per questo accade che...".
* '''3. ''Sicut effecta esset partū'':''' "come se fosse stremata per il parto".
{{cassetto
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|titolo = Traduzione Versione 1: La grandezza della Roma arcaica
|testo = Io, che molto ho letto e molto ho ascoltato le gloriose gesta del popolo romano in pace e in guerra, nel mare e sulla terra, per avventura ho voluto ricercare le cause che soprattutto hanno sostenuto tali imprese. Sapevo che spesso con una piccola schiera i Romani si erano scontrati con grandi eserciti nemici; avevo appreso che con esigue forze avevano fatto guerra a regni opulenti; oltre a ciò, avevano spesso sopportato i rovesci della fortuna; ma erano stati inferiori ai Greci nella parola, ai Galli nella gloria militare. Ebbene, alla mia lunga riflessione appariva chiaro questo, che lo straordinario valore di pochi cittadini aveva tutto operato, e per sua cagione la povertà aveva vinto sulla ricchezza, i pochi avevano superato la moltitudine. Ma dopo che il lusso e l'inerzia corruppero la città, la potenza della repubblica a sua volta fu tanto forte da resistere ai vizi dei suoi condottieri e magistrati; ma come si fosse isterilita partorendo, per lunghi periodi non vi fu più in Roma nessun uomo grande nella virtù. Tuttavia nella mia epoca vi furono due uomini di diversa indole ma di valore eminente, M. Catone e G. Cesare. E poiché l'argomento li ha posti sulla mia strada, non sono stato del parere di passarli sotto silenzio, ma voglio descriverli, per quanto io sappia, nel loro carattere e nei loro costumi.
}}
==== Versione 2: (OOo) Il genio malvagio di Catilina ====
[[File:Catilina2-Maccari affresco.jpg|miniatura|sinistra|Catilina raffigurato con le mani artigliate (simbolo di avidità) da Cesare Maccari in Cicerone denuncia Catilina (particolare), affresco, Palazzo Madama (Roma), 1880]]
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' gerundio * prop. relative, ''dum'' + congiuntivo.
''È questo uno dei famosi ritratti "paradossali" sallustiani, condotto con finezza psicologica ed evidenza di caratteri. Dalla grandezza ambigua del personaggio emerge una condanna morale che investe la società romana nel suo complesso.''
Catilīna, nōbilī genere nātus, fuit magnā vī et animī et corporis, sed ingeniō malō pravōque. Huic ab adulescentiā bella intestīna, caedēs, rapīnae, discordia cīvīlis grāta fuēre, ibīque iuventutem suam exercuit. Corpus patiēns inediae, algōris, vigiliae supra quam quoīquam crēdibile est<sup>'''1'''</sup>. Animus audāx subdolus varius, quoius reī lubet<sup>'''2'''</sup> simulātor ac dissimulātor, aliēnī adpetēns, suī prōfūsus, ardēns in cupidītātibus; satis ēloquentiae, sapientiae parum. Vastus animus inmoderāta incrēdibilia nimis alta semper cupiēbat. Hunc post dominātiōnem L. Sullae lubīdō maxuma invāserat reī pūblicae capiundae; neque id quibus modīs adsequerētur, dum sibi rēgnum parāret, quicquam pensī habēbat<sup>'''3'''</sup>. Agitābātur magis magisque in diēs animus ferōx inopiā reī familiāris et conscientiā scelerum, quae utraque iīs artibus auxerat, quās suprā memorāvī. Incitābant praetereā conruptī cīvitātis mōrēs, quōs<sup>'''4'''</sup> pessuma ac dīvorsa inter sē mala, lūxuria atque avāritia, vexābant.
* '''1. ''Supra quam quoiquam crēdibile est'':''' si può tradurre liberamente "al di sopra di ogni immaginazione".
* '''2. ''Quoius ... lubet'':''' = ''cuiuslibet'' (tmesi).
* '''3. ''Id ... habēbat'':''' "non si preoccupava affatto del modo in cui raggiungere il suo scopo pur di conquistare il potere".
* '''4. ''Quōs'':''' è concordato a senso con ''cīvitātis'', singolare collettivo per ''cīvium''.
{{cassetto
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|titolo = Traduzione Versione 2: Il genio malvagio di Catilina
|testo = Catilina, nato da nobile famiglia, fu di grande forza sia dell'animo che del corpo, ma di indole malvagia e depravata. A questo fin dalla giovinezza furono gradite le guerre civili, i massacri, le rapine, la discordia civile, e lì esercitò la sua giovinezza. Il corpo era tollerante alla fame, al freddo, alla veglia, più di quanto possa essere credibile per chiunque. L'animo era temerario, subdolo, incostante, simulatore e dissimulatore di qualsiasi cosa, desideroso dell'altrui, prodigo del proprio, focoso nei desideri; aveva abbastanza eloquenza, ma poca saggezza. L'animo mutevole desiderava sempre cose smoderate e troppo alte. Dopo la dittatura di Silla lo aveva occupato il massimo desiderio di impadronirsi dello stato; e non gli importava per niente con quali mezzi conseguisse questa cosa, pur di procurarsi il regno. Il suo animo impetuoso era agitato sempre di più di giorno in giorno dalla mancanza di patrimonio familiare e dalla consapevolezza dei delitti, entrambe le quali cose egli aveva accresciuto con quelle arti che ho ricordato in precedenza. Inoltre lo incitavano i costumi corrotti della cittadinanza, che i mali peggiori e diversi tra di loro - ovvero l'amore per il lusso e l'avidità - tormentavano.
}}
==== Versione 3: (OOO) Ritratto di Sempronia ====
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' ''verba rogandī'', ''doceo'', verbi + dativo, verbi deponenti + ablativo, ''necesse est''; congiuntivo potenziale, infinito storico * prop. relative, consecutive, interrogative indirette, comparative.
''Tra i complici di Catilina Sallustio annovera anche Sempronia, una donna di nobile famiglia, presentata come colta, raffinata e priva di scrupoli.''
Sed in iīs<sup>'''1'''</sup> erat Semprōnia, quae multa saepe virīlis audāciae facinora conmīserat. Haec mulier genere atque formā, praetereā virō līberīs<sup>'''2'''</sup> satis fortūnāta fuit; litterīs Graecīs et Latīnīs docta, psallere et saltāre<sup>'''3'''</sup> ēlegantius, quam necesse est prōbae, multa alia<sup>'''4'''</sup>, quae īnstrūmenta lūxuriae sunt. Sed eī cariōra semper omnia<sup>'''5'''</sup> quam decus atque pudīcitia fuit; pecūniae an famae minus parceret, haud facile discernerēs<sup>'''6'''</sup>; lubīdō sic adcēnsa<sup>'''7'''</sup>, ut saepius peteret virōs quam peterētur. Sed ea saepe antehāc fidem prōdiderat, crēditum abiūrāverat, caedīs cōnscia fuerat; lūxuria atque inopia praeceps abierat<sup>'''8'''</sup>. Vērum ingenium eius haud absurdum: posse versūs facere, iocum movēre, sermōne ūtī<sup>'''9'''</sup> vel modestō vel mollī vel procācī; prōrsus multae facetiae multusque lepōs inerat.
* '''1. ''In iīs'':''' "tra costoro" (cioè tra i congiurati).
* '''2. ''Virō līberīs'':''' = ''virō et līberīs''.
* '''3. ''Psallere, saltāre'':''' sono infiniti storici: traduci in italiano con l'indicativo imperfetto. Anche ''posse'' dell'ultima frase è un infinito storico.
* '''4.''' Sottinteso "faceva".
* '''5.''' Sottinteso ''fuērunt''.
* '''6. ''Pecūniae ... discernerēs'':''' "non si sarebbe potuto dacilmente distinguere se fosse più prodiga del suo denaro o della sua reputazione".
* '''7.''' Sottinteso ''eī fuit''.
* '''8. ''Praeceps abierat'':''' "era precipitata nell'abisso dell'abiezione".
* '''9.''' Infinito del verbo ''ūtor''.
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|titolo = Traduzione Versione 3: Ritratto di Sempronia
|testo = Ma tra questi vi era Sempronia, che spesso aveva commesso molte azioni di virile audacia. Questa donna fu abbastanza fortunata per la stirpe e l'aspetto, e inoltre per il marito e i figli; era istruita nelle lettere greche e latine, nel suonare la cetra e nel ballare in maniera più raffinata di quanto fosse necessario per una donna onesta, e inoltre in molte altre cose che sono strumenti di dissolutezza. Ma per lei furono sempre gradite tutte le cose più del decoro e del pudore; tu non avresti potuto capire se lei avesse meno misericordia per il denaro o per la buona fama; la libidine era così ardente che ricercava gli uomini più spesso di quanto fosse cercata da loro. Ma spesso quella in precedenza aveva tradito un giuramento, negato un debito, era stata complice di un delitto; per la lussuria e la povertà era caduta a precipizio. Ma il suo ingegno non era spregevole: era in grado di comporre versi, suscitare il riso, adoperare un linguaggio modesto o languido o sfrontato; insomma, in lei c'erano molta arguzia e molta grazia.
}}
==== Versione 4: (OOo) Confronto tra Cesare e Catone ====
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' verbi copulativi, ''videor'', verbi estimativi, aggettivi + ablativo; gerundio, infinito storico * prop. relative, comparative.
''Sono messi qui a confronto e a contrasto, per la profonda diversità di carattere e di stile di vita, due grandi personaggi della storia romana repubblicana.''
Igitur eīs genus, aetās, ēloquentia, prope aequālia fuēre<sup>'''1'''</sup>; magnitūdō animī pār, item glōria, sed alia aliī<sup>'''2'''</sup>. Caesar beneficiīs ac mūnificentiā magnus habēbātur, integritāte vītae Catō. Ille mansuētūdine et misericordiā clārus factus, huic sevēritās dignitātem addiderat. Caesar dandō, sublēvandō, ignōscendō, Catō nihil largiundō glōriam adeptus est. In alterō miserīs perfugium erat, in alterō malīs perniciēs. Illīus facilitās, huius cōnstantia laudābātur. Postrēmō Caesar in animum indūxerat<sup>'''3'''</sup> labōrāre, vigilāre, negotiīs amīcōrum intentus sua neglegere, nihil dēnegāre quod donō dignum esset<sup>'''4'''</sup>; sibi magnum imperium, exercitum bellum novom exoptābat ubī virtus ēnitescere posset. At Catōnī studium modestiae, decoris, sed maxume sevēritātis erat. Nōn dīvitiīs cum dīvite neque factiōne cum factiōsō, sed cum strēnuō virtūte, cum modestō pudōre, cum innocente abstinentiā certābat. Esse quam vidērī<sup>'''5'''</sup> bonus mālēbat; ita, quō minus<sup>'''6'''</sup> petēbat glōriam, eō magis illum adsequēbātur.
* '''1.''' Il linguaggio di Sallustio è caratterizzato da frequenti arcaismi: In questo passo troviamo ''fuēre'' = ''fuērunt'', ''ignōscundō'' = ''ignōscendō'', ''largiundō'' = ''largiendō'', ''novom'' = ''novum'', ''maxume'' = ''maxime''.
* '''2. ''Sed alia aliī'':''' "ma di qualità differenti".
* '''3. ''In animum indūxerat'':''' "si era prefissato di".
* '''4. ''Quod donō dignum esset'':''' "che fosse degno di dono" (l'aggettivo ''dignus'' regge l'ablativo).
* '''5. ''Vidērī'':''' "sembrare".
* '''6. ''Quod minus'':''' "quanto meno.
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|titolo = Traduzione Versione 4: Confronto tra Cesare e Catone
|testo = Quindi ebbero stirpe, età ed eloquenza quasi uguali; Identica la grandezza d'animo e la gloria, ma era diversa per ognuno dei due. Cesare era considerato grande per i benefici e la generosità, Catone invece per l'integrità di vita. Quello divenne famoso per la clemenza e la misericordia, all’altro aveva aggiunto dignità il rigore morale. Cesare conseguì la gloria col dare, con l'aiutare, con il perdonare, Catone con il concedere niente a nessuno. Nell'uno vi era il rifugio per i miseri, nell'altro la rovina per i malvagi; di quello era lodata la condiscendenza, di questo l'inflessibilità. Insomma, Cesare si era proposto di adoperarsi, di vigilare, e, intento negli affari degli amici, di dimenticare i suoi e di non rifiutare niente che fosse degno di dono; per sé desiderava un grande potere, un esercito, una nuova guerra dove la (sua) virtù potesse risplendere. Al contrario Catone era incline alla giusta misura, al decoro, ma soprattutto all'inflessibilità. Non combatteva con i ricchi in ricchezza, né in faziosità con il fazioso, ma in valore con il coraggioso, in pudore con il modesto, in probità con l'onesto. Preferiva essere giusto più che sembrarlo; e così, quanto meno ricercava la gloria, tanto più la gloria lo seguiva.
}}
==== Versione 5: (OOo) La battaglia di Pistoia ====
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende / guerra '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' verbi di comando; ablativo assoluto, participio congiunto, infinito storico * prop. oggettive, relative, temporali.
''Nella descrizione scarna e apparentemente obiettiva della battaglia di Pistoia, Catilina sembra raggiungere un tragico riscatto morale attraverso il suo nobile comportamento e l'eroica morte. Nella riabilitazione Sallustio accomuna a lui gli aninimi soldati morti in battaglia con il loro capo.''
Sed ubī omnibus rēbus explōrātīs Petrēius tubā signum dat, cohortis paulātim incedere iubet; idem facit hostium exercitus. Postquam eō ventum est, unde ā ferentāriīs proelium committī posset, maxumō<sup>'''1'''</sup> clāmōre cum infestīs signīs concurrunt; pīla omittunt, gladiīs rēs geritur. Veterānī prīstinae virtūtis memorēs comminus acriter instāre, illī haud timidī resistunt: maxumā vī certātur. Intereā Catilīna cum expedītīs in prīmā aciē vorsārī, labōrantibus succurrere, integrōs prō sauciīs arcessere, omnia prōvidēre, multum ipse pugnāre, saepe hostem ferīre; strēnuī mīlitis et bonī imperātōris officia simul exsequēbātur. Petrēius ubī videt Catilīnam, contrā ac ratus erat<sup>'''2'''</sup>, magnā vī tendere, cohortem praetōriam in mediōs hostis indūcit eōsque perturbātōs atque aliōs alibī resistentīs interficit. Deinde utrimque ex lateribus ceterōs adgreditur. Manlius et Faesulānus in prīmīs pugnantēs cadunt. Catilīna postquam fūsās copiās sēque cum paucīs relictum videt, memor generis atque prīstinae suae dignitātis, in cōnfertissumōs hostis incurrit ibīque pugnāns confoditur.
* '''1. ''Maxumō'':''' = ''maximō'', è il primo dei numerosi arcaismi presenti nel brano (come più avanti ''vorsārī'' = ''versārī''; ''cōnfertissumōs'' = ''cōnfertissimōs'').
* '''2. ''Contrā ac ratus erat'':''' "contrariamente a quel che pensava".
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|titolo = Traduzione Versione 5: La battaglia di Pistoia
|testo = Ma quando, controllati tutti i particolari, Petreio fa dare il segnale con la tuba, ordina che le coorti avanzino un po' alla volta; la stessa cosa fa l'esercito dei nemici. Dopo che si giunse là, da dove da parte dei ferentarii si poteva attaccare battaglia, con grandissimo clamore corrono gli uni contro gli altri con le insegne puntate; lasciano stare i giavellotti, la situazione si affronta con le spade. I veterani, memori dell'antico valore, incalzano decisamente da vicino, quegli altri resistono per nulla intimoriti: si combatte con grandissima violenza. Frattanto Catilina con i soldati armati alla leggera si aggirava nella prima fila, soccorreva quelli che erano in difficoltà, faceva venire soldati integri al posto dei feriti, provvedeva a tutto, molto combatteva personalmente, spesso feriva un nemico; eseguiva contemporaneamente i compiti di un valoroso soldato e di un buon comandante. Petreio quando vede che Catilina, contrariamente a come aveva pensato, si impegnava con grande forza, spinge la coorte pretoria in mezzo ai nemici e li massacra dopo che si erano dispersi e mentre resistevano alcuni da una parte e altri da un'altra. Poi da entrambe le parti attacca i rimanenti dai fianchi. Manlio e il Fiesonano cadono combattendo tra i primi. Catilina, dopo che vede che le truppe sono state sbaragliate e che lui è rimasto con pochi, memore della stirpe e della propria passata dignità, si getta contro il punto più affollato dell'esercito nemico e lì viene trafitto mentre combatte.
}}
=== Versioni dal ''Bellum Iugurthīnum'' ===
==== Versione 6: (OOo) Ritratto di Giugurta ====
[[File:Giugurta moneta.gif|miniatura|destra|Moneta raffigurante Giugurta]]
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' ''verba timendi''; ablativo assoluto, ''ad'' + gerundivo; infinito storico * prop. oggettive, relative, completive, concessive, temporali, modali, periodo ipotetico, ''cum'' + congiuntivo.
''La caratterizzazione di Giugurta non è definita fin dall'inizio, come nel parallelo ritratto di Catilina, ma emerge a poco a poco dai suoi comportamenti e dai presentimenti di chi gli sta intorno.''
Quī<sup>'''1'''</sup> ubī prīmum adolēvit, pollēns vīribus, decōrā faciē, sed multō maxumē ingeniō validus, nōn sē lūxū<sup>'''2'''</sup> neque inertiae corrumpendum dedit, sed, ūtī mōs gentis illīus est, equitāre, iaculāri; cursū cum aequālibus certāre et, quom omnīs<sup>'''3'''</sup> glōria anteiret, omnibus tamen cārus esse; ad hoc plēraque tempora in venandō agere, leōnem atque aliās ferās prīmus aut in prīmīs ferīre: plūrumum facere, minumum ipse dē sē loquī. Quibus rēbus Micipsa tametsī initiō laetus fuerat, existumāns virtūtem Iugurthae rēgnō suō glōriae fore, tamen postquam hominem adulescentem exactā suā aetāte et parvīs līberīs magis magisque crēscere intellegit, vehementer eō negotiō permōtus multa cum animō suō volvēbat. Terrēbat eum natūra mortālium avida imperiī et praeceps ad explendam animī cupīdinem, praetereā opportūnitās suae līberōrumque aetātis, quae etiam mediōcris virōs spē praedae trānsvorsōs agit, ad hoc studia Numidārum in Iugurtham accensa, ex quibus, sī tālem virum dolīs interfēcisset, nē quā sēditiō aut bellum orīrētur, anxius erat<sup>'''4'''</sup>.
* '''1. ''Quī'':''' si riferisce a Giugurta.
* '''2. ''Lūxū'':''' ''lūxuī''.
* '''3. ''Omnīs'':''' = ''omnēs''.
* '''4. ''Nē... anxius erat'':''' "temeva che".
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|titolo = Traduzione Versione 6: Ritratto di Giugurta
|testo = Costui, non appena fu ragazzo - e prestante di forza fisica, di bell’aspetto, ma soprattutto ben fornito d’intelligenza -, non si fece indebolire dal lusso e dalla pigrizia, ma, com’è abitudine di quel popolo, andava a cavallo e si esercitava nel lancio del giavellotto; gareggiava nella corsa con i coetanei e, nonostante superasse tutti in gloria, era comunque simpatico a tutti; oltre a ciò, trascorreva la maggior parte del tempo nell’andare a caccia e per primo o tra i primi feriva leoni e altre belve: faceva moltissimo, ma parlava di sé pochissimo. E sebbene all’inizio Micipsa fosse stato contento di queste cose, pensando che il valore di Giugurta sarebbe stato di vanto per il suo regno, tuttavia, dopo che capì che il giovane si faceva sempre più uomo mentre la sua vita era ormai passata e i suoi figli erano piccoli, fortemente preoccupato da quella situazione, pensava a molte cose tra sé. Lo spaventava la natura degli uomini, insaziabile di potere e incline a soddisfare i desideri del proprio animo, poi la condizione dell’età sua e dei figli, che spinge anche gli uomini mediocri fuori dalla retta via con la speranza di un successo, e oltre a questo le simpatie dei Numidi nate nei confronti di Giugurta, dalle quali era in ansia che nascesse una qualche rivolta o una guerra, se avesse ucciso con l’inganno un tale uomo.
}}
==== Versione 7: (OOO) Giugurta a Roma ====
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' verbi di comando; ablativo assoluto; infinito storico * prop. oggettive, relative, concessive, temporali, interrogative indirette.
''Mentre la guerra contro Giugurta si trascina stancamente per lo scarso impegno e la corruzione dei Romani, il tribuno della plebe Gaio Memmio convoca in giudizio a Roma il re di Numidia, affinché testimoni contro i consoli corrotti. Egli, però, riuscirà a salvarsi corrompendo un altro tribuno.''
Igitur Iugurtha contrā decus rēgium cultū quam maxumē miserābilī<sup>'''1'''</sup> cum Cassiō Rōmam vēnit. Ac tametsī in ipsō magna vīs animī erat, cōnfirmātus<sup>'''2'''</sup> ab omnibus, quōrum potentiā aut scelere cuncta ea gesserat<sup>'''3'''</sup>, quae suprā dīximus, C. Baebium tribūnum plēbis magnā mercēde parat, cuius impudentia contrā iūs et iniūriās omnis munītus foret. At C. Memmius aduocāta contiōne, quamquam rēgī infesta plēbēs erat et pars in vincula dūcī<sup>'''4'''</sup> iubēbat, pars, nisi sociōs sceleris suī aperīret, mōre māiōrum dē hoste supplicium sūmī, dignitātī quam īrae magis cōnsulēns sēdāre motus et animōs eōrum mollīre, postrēmō cōnfirmāre<sup>'''5'''</sup> fidem pūblicam per sēsē inviolātam fore. Post ubī silentium coepit, prōductō<sup>'''6'''</sup> Iugurtha verba facit<sup>'''7'''</sup>, Rōmae Numidiaeque<sup>'''8'''</sup> facinora eius memorat, scelera in patrem fratrēsque<sup>'''9'''</sup> ostendit. Quibus iuuantibus quibusque ministrīs ea ēgerit<sup>'''10'''</sup>, quamquam intellegat populus Rōmānus, tamen velle manufesta magis ex illō habēre<sup>'''11'''</sup>.
* '''1.''' I sovrani stranieri sottoposti a giudizio a Roma dovevano presentarsi in abbigliamento dimesso e senza decorazioni regali. ''Maxumē'' è arcaismo per ''maximē''.
* '''2. ''Confirmātus'':''' "indotto".
* '''3.''' Il soggetto, come per il successivo ''parat'', è Giugurta.
* '''4. ''Dūcī'':''' è il predicato della proposizione oggettiva retta da ''iubēbat''. Il soggetto sottinteso di ''dūcī'' è ''Iugurtham''.
* '''5. ''Sēdāre... mollīre... confirmāre'':''' si tratta di infiniti storici.
* '''6.''' Sottinteso ''prō rostrīs'' (formula giuridica per indicare l'introduzione di un cittadino citato in giudizio davanti al tribunale).
* '''7.''' Il soggetto di ''facit'', così come di ''memorat'' e di ''ostendit'' è il tribuno Gaio Memmio.
* '''8.''' Locativo, per attrazione di ''Rōmae''.
* '''9.''' Giugurta aveva usurpato il potere ai danni di padre e fratello.
* '''10. ''Quibus... ēgerit'':''' "con l'aiuto di chi e con quali appoggi abbia compiuto quelle azioni".
* '''11.''' Il discorso di Memmio è riferito in forma indiretta: traducilo in italiano come una proposione oggettiva retta da un ''verbum dīcendī'' ("disse che"). Il soggetto sottinteso di ''velle habēre'' è ''sē''.
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|titolo = Traduzione Versione 7: Giugurta a Roma
|testo = Giugurta, pertanto, contro la sua dignità di re, viene a Roma con Cassio in veste molto dimessa. Sebbene non gli mancasse la forza d'animo, indotto da tutti quelli per la cui nefasta influenza si era macchiato dei delitti sopra riferiti, con una grande somma di denaro compra l'aiuto del tribuno della plebe Gaio Bebio, al fine di farsi scudo della sua impudenza contro la legge e contro ogni violenza. Convocata l'assemblea, la plebe era ostile al re: chi lo voleva messo agli arresti, chi, secondo il costume degli antenati, lo voleva sottoporre al supplizio come nemico, se non avesse rivelato i nomi dei complici. Ma Gaio Memmio, badando più alla dignità che alla voce della collera, sedava i tumulti, placava gli animi e assicurava infine che per parte sua il salvacondotto concesso dallo Stato non sarebbe stato violato. Poi, ottenuto il silenzio, dopo aver fatto introdurre Giugurta, prende la parola rammentando i misfatti da lui commessi a Roma e in Numidia e descrivendo i suoi delitti contro il padre e contro i fratelli. Aggiunge che il popolo romano sa bene chi lo ha aiutato e chi è stato suo complice, ma vuole da lui prove più evidenti.
}}
==== Versione 8: (OOo) Partiti e fazioni ====
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' istituzioni e potere politico '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' infinito storico * prop. relative, temporali.
''In uno dei suoi frequenti ''excursus'' ideologici, Sallustio individua le cause della corruzione politica romana nella cessazione del ''metus hostilis'', cioè della "paura dei nemici", nell'attenuarsi della concordia interna e nel sorgere di fazioni alimentate dall'avidità della nobilità e dalla violenza della plebe.''
Ceterum<sup>'''1'''</sup> mōs partium et factiōnum ac deinde omnium malārum artium paucīs ante annīs Rōmae ortus est otiō atque abundantiā eārum rērum, quae prīma mortālēs dūcunt. Nam ante Carthaginem delētam populus et senātus Rōmānus placidē modestēque inter sē rem pūblicam tractabant, neque glōriae neque dominātiōnis certamen inter cīvīs<sup>'''2'''</sup> erat: metus hostilis in bonīs artibus cīvitātem retinēbat. Sed ubī illa formīdō mentibus dēcessit, scīlicet ea, quae rēs secundae amant, lascīvia atque superbia incessēre. Ita quod in aduersīs rēbus optāuerant otium<sup>'''3'''</sup>, postquam adeptī sunt, asperius acerbiusque fuit. Namque coepere nōbilitās dignitātem, populus libertātem in libīdinem vertere, sibi quisque dūcere, trahēre, rapere. Ita omnia in duās partīs abstracta sunt, rēs pūblica, quae media fuerat<sup>'''4'''</sup>, dīlacerāta.
* '''1. ''Ceterum'':''' "del resto", avverbio
* '''2. ''Cīvīs'':''' = ''cīvēs''
* '''3. ''Quod... otium'':''' = ''otium quod''
* '''4. ''Quae media fuerat'':''' "che stava nel mezzo"
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|titolo = Traduzione Versione 8: Partiti e fazioni
|testo = Del resto, la divisione invalsa fra partito popolare e fazione nobiliare, con tutte le sue conseguenze negative, aveva avuto inizio in Roma pochi anni prima, causata dalla pace e dall'abbondanza di tutti quei beni che gli uomini considerano di primaria importanza. Prima della distruzione di Cartagine, il popolo e il senato di Roma governavano insieme la repubblica in armonia e con moderazione e i cittadini non lottavano tra loro per ottenere onori e potere: il timore dei nemici ispirava ai cittadini una giusta condotta. Ma svanito quel timore dai loro animi, subentrarono, com'è naturale, la dissolutezza e la superbia, compagne inseparabili della prosperità. Così quella pace che avevano tanto desiderato nei momenti difficili, una volta conseguita, si rivelò ancora più dura e crudele. Infatti la nobiltà trasformò in abuso la propria dignità, il popolo la propria libertà: ognuno si diede a prendere per sé, ad afferrare, ad arraffare. Così tutto fu diviso fra due partiti e la repubblica, che era sempre stata un bene comune, fu fatta a pezzi.
}}
==== Versione 9: (OOo) Elogio (con riserva) dei Gracchi ====
[[File:Tiberius Gracchus.jpg|miniatura|sinistra|Effigie di Tiberio Sempronio Gracco]]
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' gerundivo * prop. relative, temporali.
''Sallustio, in questo ''excursus'' storico, giudica positivamente il programma politico dei Gracchi, ma rimprovera loro un certo estremismo.''
Nam postquam Ti. et C. Gracchus quōrum māiōres Pūnicō atque aliīs bellīs multum reī pūblicae addiderant vindicāre plēbem in lībertātem et paucōrum scelera patefacere coepere nōbilitās noxia atque eō perculsa modo per sociōs ac nōmen Latīnum interdum per equitēs Rōmānōs<sup>'''1'''</sup>, quōs spēs societātis ā plēbe dīmouerat Gracchōrum actiōnibus obviam ierat; et prīmō Tibērium dein paucōs post annōs eadem ingredientem Gāium tribūnum alterum, alterum triumuirum coloniīs deducendīs cum M. Fuluiō Flaccō ferrō necāuerat. Et sānē Gracchīs cupīdine victōriae haud satis moderātus animus fuit. Sed bonō vincī satius est quam malō mōre iniūriam vincere.
* '''1. ''Per sociōs ac nōmen Latīnum... per equitēs Rōmānōs'':''' "attraverso gli alleati, i Latini e i cavalieri".
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|titolo = Traduzione Versione 9: Elogio (con riserva) dei Gracchi
|testo = Quando Tiberio e Gaio Gracco, i cui antenati durante la guerra punica e in altre guerre avevano molto giovato alla repubblica, incominciarono a rivendicare la libertà della plebe e a svelare le malefatte dell'oligarchia, la nobiltà, sapendosi colpevole, fu presa dal terrore. Essa si era opposta, perciò, all'esecuzione dei progetti dei Gracchi, ora per mezzo degli alleati e dei Latini, ora per mezzo dei cavalieri romani, che si erano allontanati dalla plebe nella speranza di associarsi ai nobili. Per primo trucidarono Tiberio, alcuni anni dopo Gaio, che seguiva le orme del fratello, tribuno della plebe il primo, triumviro per la deduzione delle colonie il secondo; e con loro Marco Fulvio Flacco. Ammettiamo pure che i Gracchi, per smania di vincere non abbiano saputo mantenere una condotta moderata. Ma per l'uomo onesto è meglio essere vinto che trionfare sull'ingiustizia con mezzi violenti.
}}
==== Versione 10: (OOO) Ritratto di Mario ====
[[File:Marius Glyptothek Munich 319.jpg|miniatura|destra|Presunto busto di Gaio Mario, Gliptoteca di Monaco.]]
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' verbi estimativi; ''ad'' + gerundivo, gerundivo * prop. relative, causali, consecutive, temporali, periodo ipotetico, ''quīn'' + congiuntivo; discorso indiretto.
''Mario, ''homō novus'', è ostacoltato nel ''cursus honorum'' dai pregiudizi e dall'ostilità dei nobili. Ma le sue qualità, non prive di ombre, e la sua grande ambizione lo sostengono in una rapida carriera politica.''
At illum iam anteā ingēns cupīdō cōnsulātus exagitābat, ad quem capiundum praeter vetustātem familiae alia omnia abundē erant: industria, probitās, mīlitiae magna scientia, animus bellī ingēns, domī modicus, lubīdinis et dīvitiārum victor, tantummodo glōriae avidus. Sed is nātus et per omnem pueritiam Arpīnī altus, ubī prīmum aetās mīlitiae patiēns fuit, nōn Graeca fācundia neque urbānīs munditiīs sēsē exercuit, sed stipendiīs faciundīs: ita inter artēs bonās integrum ingenium brevī adolēvit.
Ergō, ubī prīmum ā pōpulō tribūnātum mīlitarem petit, plērīsque faciem eius ignōrantibus, facile nōtus per omnēs trius dēclārātur. Deinde ab eō magistrātū alium post alium sibi peperit, semperque in potestātibus eō modō agitābat, ut ampliōre quam gerēbat potestāte dignus habērētur.
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|titolo = Traduzione Versione 10: Ritratto di Mario
|testo = Ma egli era turbato da un grande desiderio di raggiungere il consolato, per ottenere il quale aveva ampiamente tutte le altre doti, tranne l'antichità della famgilia: operosità, onestà, grande esperienza militare, animo indomito in guerra, moderato in pace, dominatore del piacere e della ricchezza, desideroso soltanto di gloria. Ma costui nato e cresciuto per tutta l'infanzia ad Arpino non appena ebbe l'età per arruolarsi non si esercitò nella lingua greca nè nelle ricercatezza mondane ma nella carriera militare: così sviluppò in breve tempo un ingegno integro fra le virtù. Dunque non appena chiese al popolo il tribunato militare, nonostante la maggioranza ignorasse il suo volto, noto a tutte le tribù fu eletto con facilità. In seguito si procurò una dopo l'altra tutte le altre cariche, e nell'esercizio del potere si comportò in modo tale da essere ritenuto degno di un potere più grande di quello che gestiva.
}}
==== Versione 11: (OOO) L'esercito di professione ====
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' figure e vicende / guerra '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' ''videor'', verbi di comando; ablativo assoluto, participio congiunto; infinito storico * prop. oggettive, causali, temporali, modali, comparative.
''Mario, nominato console e incaricato di continuare la guerra contro Giugurta, fa appello ai soldati in congedo perché rientrino ub servizio ed ai ''proletarii'' perché chiedano di arruolarsi volontari, offrendo opportunità di ricompense e di carriera e creando uno stretto legame, di tipo clientelare, tra comandanti e soldati. Questo evento rappresenta l'atto ufficiale della cosiddetta "riforma mariana" che sancisce la nascita dell'esercito di professione in sostituzione del vecchio esercito di leva.''
Huiusce modī orātiōne habitā Marius, postquam plēbis animōs adrectōs videt, properē conmeātū, stipendiō, armīs aliīsque ūtilibus nāvis onerat, cum hīs A. Manlium<sup>'''1'''</sup> legātum proficiscī iubet. Ipse intereā mīlites scribere, nōn mōre māiōrum neque ex classibus, sed ūtī cuiusque lubīdo erat, capite censōs plērōsque. Id factum aliī inopia bonōrum, aliī per ambitiōnem cōnsulīs memorābant, quod ab eō genere celebrātus auctusque erat et hominī potentiam quaerentī egentissimus quisque opportunissimus, quoī neque sua cara, quippe quae nūlla sunt, et omnia cum pretiō honesta videntur. Igitur Marius cum aliquantō māiōre numerō, quam dēcrētum erat, in Āfricam prōfectus paucīs diēbus Uticam advehitur.
* '''1.''' Si tratta di Aulo Manlio della ''gēns'' plebea dei ''Manliī'', alla quale appartennero illustri personaggi romani.
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|titolo = Traduzione Versione 11: L'esercito di professione
|testo = Tenuto un discorso di questo tenore, Mario, dopo aver visto l'animo della plebe eccitato, carica in fretta le navi di approvvigionamenti, di denaro er le paghe, di armi e di altre cose utili; con queste cose ordina al luogotenente Aulo Manlio di partire. Lui stesso nel frattempo arruolava soldati, non secondo l'uso degli antenati nè in base alle classi, ma si serviva del desiderio di ciascuno, per la maggior parte dei proletari. Alcuni ricordavano ciò che era stato fatto per scarsità di ricchezze, altri per la brama di popolarità del console, poiché era stato celebrato e portato in alto da quella categoria e per un uomo che aspira al potere i più opportuni sono tutti i più miserabili, che non hanno beni propri, poiché non hanno nulla, e tutte le cose sono considerate oneste con un valore. Mario dunque partito per l'Africa con un numero alquanto maggiore di quello che era stato stabilito, approda in pochi giorni ad Utica.
}}
=== Versioni dalle Historiae ===
==== Versione 12: (OOo) Imperialismo romano ====
'''Genere:''' storiografia '''/''' '''Tema:''' guerra '''/''' '''Varietà linguistica:''' latino arcaizzante '''/''' '''Argomenti di grammatica latina:''' ablativo assoluto, participio congiunto * prop. relative, causali, temporali.
''Tra i frammenti pervenutici delle ''Historiae'' vi è un'epistola attribuita da Sallustio a Mitridate, re del Ponto. In essa, con lo stratagemma di dar voce a un nemico, lo storico critica pesantemente la politica imperialistia di Roma.''
Namque Rōmānīs cum nātiōnibus, populīs, rēgibus cunctīs ūna et ea vetus causa bellandī est, cupīdō profunda imperiī et dīvitiārum. Quā<sup>'''1'''</sup> prīmō cum rēge Macedōnum Philippō bellum sūmpsēre, dum<sup>'''2'''</sup> ā Carthāginiensibus premēbantur amicītiam simulantēs. Eī subvenientem Antiochum concessiōne Asiae per dolum avortere, ac mox fractō Philippō Antiochus omnī cis Taurum agrō et decem mīlibus talentōrum spoliātus est. Persēn deinde, Philippī fīlium, post multa et varia certamina apud Samothrācās deōs<sup>'''3'''</sup> acceptum in fidem, callidī et repertōrēs perfidiae<sup>'''4'''</sup>, quia pactō vītam dederant, insomniīs occīdere. Eumenēn<sup>'''5'''</sup>, cuius amicītiam glōriōsē ostentant, initiō prōdidere Antiochō, pacis mercēdem: post, habitum custōdiae agrī captīvī, sumptibus et contumeliīs ex rēge miserrumum servōrum effēcēre. Asia<sup>'''6'''</sup> ab ipsīs obsessa est.
* '''1. ''Quā'':''' "a causa di questa", cioè della ''cupīdō profunda imperiī et dīvitiārum''.
* '''2. ''Dum'':''' "fintantoché".
* '''3. ''Apud Samothrācās deōs'':''' "nel santuario di Samotracia".
* '''4. ''Callidī et repertōrēs perfidiae'':''' così sono definiti i Romani.
* '''5.''' Più che ad Eumene, il riferimento sembra essere ad Attalo III.
* '''6.''' Si intende l'Asia Minore, cioè l'attuale Turchia.
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|titolo = Traduzione Versione 12: Imperialismo romano
|testo = Uno solo infatti e antichissimo è il motivo per cui i Romani fanno guerra a tutti, nazioni, popoli e re: l’insaziabile cupidigia di dominio e di ricchezze; per essa presero dapprima le armi contro Filippo, re dei Macedoni, nonostante gli avessero simulato amicizia ai tempi del pericolo cartaginese. E con la fraudolenta promessa di concessioni in Asia, staccarono da lui Antioco che si accingeva a portargli aiuto, ma subito, sconfitto Filippo, Antioco si vide spogliato di tutto il territorio al di qua del Tauro e di diecimila talenti. Poi fu la volta di Perseo, figlio di Filippo, che questi abili inventori di inganni, dopo numerose e alterne lotte, avevano preso sotto la propria protezione dinanzi agli dèi di Samotracia: poiché gli avevano promesso salva la vita nei patti, lo fecero morire d’insonnia. Eumene poi, della cui amicizia menano superbo vanto, cominciarono col consegnarlo ad Antioco come prezzo della pace: poi, tenendolo in rango di custode del territorio conquistato, a forza di esazioni e di oltraggi lo ridussero, da re che era, al più miserabile degli schiavi. L’Asia fu da loro occupata.
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Primi passi robotica (scuola elementare)
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2026-10-12T05:52:33Z
Eumolpo
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ortografia
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text/x-wiki
La robotica per i primi anni delle elementari, e forse si potrebbe introdurre anche prima, può cominciare la costruzione di semplici ''robot'' meccanici semiautomatici con attività di ''[https://www.cremit.it/un-approccio-alle-stem-il-tinkering/ tinkering]''.
Avendo la possibilità di fare degli acquisti una scheda molto semplice per cominciare con i primi esperimenti ''robotici'' potrebbe essere la [https://makeymakey.com/ Makey Makey].
==Tinkering==
[https://www.exploratorium.edu/tinkering/projects/ Progetti ''tinkering'']
==Makey Makey - Scratch==
[[File:Makey Makey.jpg|400px|sinistra|Makey Makey]]
[https://makeymakey.com/ Makey Makey] è una piccola scheda elettronica che ''trasforma'' i tasti frecce e spazio e il click del mouse in circuiti elettrici. collegata con appositi programmi [https://scratch.mit.edu/search/projects?q=makey%20makey Scratch] rende più divertente [https://scratch.mit.edu/projects/2543877/ suonare un semplice piano] o una rudimentale [https://scratch.mit.edu/projects/2728243/ batteria].
{{-}}
===Link utili Makey Makey - Scratch===
Il Makey Makey collegato via usb al PC ''pilota'' e viene ''pilotato'' da Scratch semplicemente usando i blocchi di codice dei tasti emulati, ad esempio il blocco ''premi spazio'' reagirà anche alla chiusura del circuito corrispondente sul Makey Makey.
Nel videotutorial si scopre come si possono usare i blocchi appositi per Makey Makey su Scratch attivabili clikkando l'icona in figura che si trova nei blocchi supplementari.
[[File:ScratchMakeyMakey.png|400px|frame|sinistra|ScratchMakeyMakey]]
* [https://www.youtube.com/watch?v=uxhnhvKtLDA Jessica Redeghieri makey makey e scratch]
{{-}}
==Simulatori di OpenRoberta==
[https://lab.open-roberta.org/ Open Roberta] è un sito che mette a disposizione un buon numero di interfaccia a blocchi per la programmazione di diversi robot: EV3, WeDo, Micro:Bit ed altri. Non è semplicissimo ma, anche senza essere in possesso dei robot, si può testare il proprio ''codice'' con dei simulatori.
==Altri robot==
* [https://iamarf.org/2021/12/04/guida-allimpiego-del-robot-microrover/ Contributo di Andreas Formiconi]
==Coding curriculum==
[[Coding scuola dell'obbligo, curriculum]]
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Calcolo del minimo numero di fasci preformati per il sonar
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Eumolpo
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ortografia
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wikitext
text/x-wiki
[[File:Ip70useaselenia.jpg|thumb| '''Sonar IPD70''' {{Clear}}
[[File:Flag of Italy.svg|30px | Italia]] Italia
{{Clear}}
-Soc. USEA
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-La Spezia
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-Inizio costruzione = 1998
{{Clear}}
-Fine costruzione = 1970
{{Clear}}
-Utilizzato nei sottomarini Cl. Sauro fino al 2010, data di radiazione dell'ultimo battello.
]]
L'argomento relativo al '''calcolo del minimo numero di [[Fasci preformati nel sonar|fasci preformati]] per il sonar'''.
è stato sviluppato nelle fasi progettuali dei sonar IPD70 installati sui sottomarini clase Sauro.
Data l'unicità degli sviluppi matematici si riporta il testo originale in formato PDF
edito dalla Soc. SELENIA di Roma affinche nessun passaggio possa essere trascurato od errato.
[[File:Fasci preformati per il sonar.pdf|left|200px]]
{{Clear}}
==Bibliografia==
{{Cita libro | autore= C. Del Turco | titolo= Sul calcolo del minimo numero di fasci preformati per il sonar |editore= Rivista Tecnica Selenia - industrie elettroniche associate - vol. 11 n°3, 1990. |cid= Cesare Del Turco}}
[[Categoria: sonar]]
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Definizione di numero complesso
0
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2026-10-12T05:54:57Z
Funzioni di correlazione
24136
/* Forma algebrica */
287906
wikitext
text/x-wiki
{{Risorsa
| tipo = lezione
| materia1 = Definizione di numero complesso
| avanzamento = 100%
}}
I '''numeri complessi''' sono un'estensione dei numeri reali che permette, tra le altre cose, di risolvere equazioni come <math>x^2+1=0</math>, che non possiedono soluzioni nell'insieme dei numeri reali.
L'insieme dei numeri complessi viene indicato con <math>\mathbb{C}</math>. Ogni numero complesso può essere scritto nella forma algebrica
<math>z=a+bi</math>
dove <math>a</math> e <math>b</math> sono numeri reali e <math>i</math> è l'unità immaginaria, definita dalla relazione
<math>i^2=-1</math>
Da questa definizione segue anche
<math>i=\sqrt{-1}</math>
in un'estensione dei numeri reali.
== Origine dei numeri complessi ==
Consideriamo l'equazione
<math>x^2+1=0</math>
Portando <math>1</math> al secondo membro si ottiene
<math>x^2=-1</math>
Nei numeri reali non esiste alcun numero il cui quadrato sia <math>-1</math>. Si introduce quindi il numero <math>i</math> tale che
<math>i^2=-1</math>
L'equazione diventa quindi
<math>x^2=i^2</math>
e le sue soluzioni sono
<math>x=\pm i</math>
L'introduzione dell'unità immaginaria permette di estendere l'insieme dei numeri reali a quello dei numeri complessi.
== Forma algebrica, (per altre forme vedi 3^ lezione) ==
Un numero complesso è generalmente scritto come
<math>z=a+bi</math>
Il numero reale <math>a</math> è detto '''parte reale''' di <math>z</math> e si indica con
<math>\operatorname{Re}(z)=a</math>
Il numero reale <math>b</math> è detto '''coefficiente della parte immaginaria''' e si indica con
<math>\operatorname{Im}(z)=b</math>
Per esempio, dato
<math>z=3+2i</math>
si ha
<math>\operatorname{Re}(z)=3</math>
e
<math>\operatorname{Im}(z)=2</math>
È importante distinguere il coefficiente reale <math>b</math> dalla parte immaginaria <math>bi</math>.
== Numeri reali e numeri immaginari ==
Un numero complesso con parte immaginaria nulla è un numero reale:
<math>z=a+0i=a</math>
Un numero complesso con parte reale nulla è detto immaginario puro:
<math>z=bi</math>
Per esempio,
<math>5=5+0i</math>
è reale, mentre
<math>4i=0+4i</math>
è immaginario puro.
I numeri reali costituiscono quindi un sottoinsieme dei numeri complessi:
<math>\mathbb{R}\subset\mathbb{C}</math>
== Uguaglianza di due numeri complessi ==
Due numeri complessi
<math>z_1=a+bi</math>
e
<math>z_2=c+di</math>
sono uguali se e solo se coincidono sia le parti reali sia i coefficienti delle parti immaginarie:
<math>z_1=z_2\iff a=c\land b=d</math>
Per esempio,
<math>3+2i=3+2i</math>
mentre
<math>3+2i\ne3+4i</math>
perché
<math>2\ne4</math>.
== Esercizio ==
Come anticipazione all'impiego del piano complesso il primo contatto con IA con la seguente richiesta in grassetto:
'''traccia il numero complesso 3 + j 2 in un chiaro diagramma bello a tratto unito'''
IA risponde:
[[https://drive.google.com/file/d/13NL6TBMaBwHt9L86kpS5ox09FfzL-uN9/view?usp=drive_link] presentazione grafica di 3 + j 2]
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I '''numeri complessi''' sono un'estensione dei numeri reali che permette, tra le altre cose, di risolvere equazioni come <math>x^2+1=0</math>, che non possiedono soluzioni nell'insieme dei numeri reali.
L'insieme dei numeri complessi viene indicato con <math>\mathbb{C}</math>. Ogni numero complesso può essere scritto nella forma algebrica
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Da questa definizione segue anche
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in un'estensione dei numeri reali.
== Origine dei numeri complessi ==
Consideriamo l'equazione
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Nei numeri reali non esiste alcun numero il cui quadrato sia <math>-1</math>. Si introduce quindi il numero <math>i</math> tale che
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L'equazione diventa quindi
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e le sue soluzioni sono
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L'introduzione dell'unità immaginaria permette di estendere l'insieme dei numeri reali a quello dei numeri complessi.
== Forma algebrica, (per altre forme vedi lezione sul piano complesso) ==
Un numero complesso è generalmente scritto come
<math>z=a+bi</math>
Il numero reale <math>a</math> è detto '''parte reale''' di <math>z</math> e si indica con
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È importante distinguere il coefficiente reale <math>b</math> dalla parte immaginaria <math>bi</math>.
== Numeri reali e numeri immaginari ==
Un numero complesso con parte immaginaria nulla è un numero reale:
<math>z=a+0i=a</math>
Un numero complesso con parte reale nulla è detto immaginario puro:
<math>z=bi</math>
Per esempio,
<math>5=5+0i</math>
è reale, mentre
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è immaginario puro.
I numeri reali costituiscono quindi un sottoinsieme dei numeri complessi:
<math>\mathbb{R}\subset\mathbb{C}</math>
== Uguaglianza di due numeri complessi ==
Due numeri complessi
<math>z_1=a+bi</math>
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sono uguali se e solo se coincidono sia le parti reali sia i coefficienti delle parti immaginarie:
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== Esercizio ==
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I '''numeri complessi''' sono un'estensione dei numeri reali che permette, tra le altre cose, di risolvere equazioni come <math>x^2+1=0</math>, che non possiedono soluzioni nell'insieme dei numeri reali.
L'insieme dei numeri complessi viene indicato con <math>\mathbb{C}</math>. Ogni numero complesso può essere scritto nella forma algebrica
<math>z=a+bi</math>
dove <math>a</math> e <math>b</math> sono numeri reali e <math>i</math> è l'unità immaginaria, definita dalla relazione
<math>i^2=-1</math>
Da questa definizione segue anche
<math>i=\sqrt{-1}</math>
in un'estensione dei numeri reali.
== Origine dei numeri complessi ==
Consideriamo l'equazione
<math>x^2+1=0</math>
Portando <math>1</math> al secondo membro si ottiene
<math>x^2=-1</math>
Nei numeri reali non esiste alcun numero il cui quadrato sia <math>-1</math>. Si introduce quindi il numero <math>i</math> tale che
<math>i^2=-1</math>
L'equazione diventa quindi
<math>x^2=i^2</math>
e le sue soluzioni sono
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L'introduzione dell'unità immaginaria permette di estendere l'insieme dei numeri reali a quello dei numeri complessi.
== Forma algebrica, (per altre forme vedi lezioni sul piano complesso e Eulero) ==
Un numero complesso è generalmente scritto come
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Il numero reale <math>a</math> è detto '''parte reale''' di <math>z</math> e si indica con
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Per esempio, dato
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si ha
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e
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È importante distinguere il coefficiente reale <math>b</math> dalla parte immaginaria <math>bi</math>.
== Numeri reali e numeri immaginari ==
Un numero complesso con parte immaginaria nulla è un numero reale:
<math>z=a+0i=a</math>
Un numero complesso con parte reale nulla è detto immaginario puro:
<math>z=bi</math>
Per esempio,
<math>5=5+0i</math>
è reale, mentre
<math>4i=0+4i</math>
è immaginario puro.
I numeri reali costituiscono quindi un sottoinsieme dei numeri complessi:
<math>\mathbb{R}\subset\mathbb{C}</math>
== Uguaglianza di due numeri complessi ==
Due numeri complessi
<math>z_1=a+bi</math>
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<math>z_2=c+di</math>
sono uguali se e solo se coincidono sia le parti reali sia i coefficienti delle parti immaginarie:
<math>z_1=z_2\iff a=c\land b=d</math>
Per esempio,
<math>3+2i=3+2i</math>
mentre
<math>3+2i\ne3+4i</math>
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== Esercizio ==
Come anticipazione all'impiego del piano complesso il primo contatto con IA con la seguente richiesta in grassetto:
'''traccia il numero complesso 3 + j 2 in un chiaro diagramma bello a tratto unito'''
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I '''numeri complessi''' sono un'estensione dei numeri reali che permette, tra le altre cose, di risolvere equazioni come <math>x^2+1=0</math>, che non possiedono soluzioni nell'insieme dei numeri reali.
L'insieme dei numeri complessi viene indicato con <math>\mathbb{C}</math>. Ogni numero complesso può essere scritto nella forma algebrica
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dove <math>a</math> e <math>b</math> sono numeri reali e <math>i</math> è l'unità immaginaria, definita dalla relazione
<math>i^2=-1</math>
Da questa definizione segue anche
<math>i=\sqrt{-1}</math>
in un'estensione dei numeri reali.
== Origine dei numeri complessi ==
Consideriamo l'equazione
<math>x^2+1=0</math>
Portando <math>1</math> al secondo membro si ottiene
<math>x^2=-1</math>
Nei numeri reali non esiste alcun numero il cui quadrato sia <math>-1</math>. Si introduce quindi il numero <math>i</math> tale che
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L'equazione diventa quindi
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L'introduzione dell'unità immaginaria permette di estendere l'insieme dei numeri reali a quello dei numeri complessi.
== Forma algebrica, (per altre forme vedi lezioni sul piano complesso ed Eulero) ==
Un numero complesso è generalmente scritto come
<math>z=a+bi</math>
Il numero reale <math>a</math> è detto '''parte reale''' di <math>z</math> e si indica con
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Per esempio, dato
<math>z=3+2i</math>
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È importante distinguere il coefficiente reale <math>b</math> dalla parte immaginaria <math>bi</math>.
== Numeri reali e numeri immaginari ==
Un numero complesso con parte immaginaria nulla è un numero reale:
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Per esempio,
<math>5=5+0i</math>
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I numeri reali costituiscono quindi un sottoinsieme dei numeri complessi:
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Due numeri complessi
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== Esercizio ==
Come anticipazione all'impiego del piano complesso il primo contatto con IA con la seguente richiesta in grassetto:
'''traccia il numero complesso 3 + j 2 in un chiaro diagramma bello a tratto unito'''
IA risponde:
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I '''numeri complessi''' sono un'estensione dei numeri reali che permette, tra le altre cose, di risolvere equazioni come <math>x^2+1=0</math>, che non possiedono soluzioni nell'insieme dei numeri reali.
L'insieme dei numeri complessi viene indicato con <math>\mathbb{C}</math>. Ogni numero complesso può essere scritto nella forma algebrica
<math>z=a+bi</math>
dove <math>a</math> e <math>b</math> sono numeri reali e <math>i</math> è l'unità immaginaria, definita dalla relazione
<math>i^2=-1</math>
Da questa definizione segue anche
<math>i=\sqrt{-1}</math>
in un'estensione dei numeri reali.
== Origine dei numeri complessi ==
Consideriamo l'equazione
<math>x^2+1=0</math>
Portando <math>1</math> al secondo membro si ottiene
<math>x^2=-1</math>
Nei numeri reali non esiste alcun numero il cui quadrato sia <math>-1</math>. Si introduce quindi il numero <math>i</math> tale che
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L'equazione diventa quindi
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e le sue soluzioni sono
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L'introduzione dell'unità immaginaria permette di estendere l'insieme dei numeri reali a quello dei numeri complessi.
== Forma algebrica== ''' (per altre forme vedi lezioni sul piano complesso ed Eulero) '''
Un numero complesso è generalmente scritto come
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Il numero reale <math>a</math> è detto '''parte reale''' di <math>z</math> e si indica con
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Per esempio, dato
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È importante distinguere il coefficiente reale <math>b</math> dalla parte immaginaria <math>bi</math>.
== Numeri reali e numeri immaginari ==
Un numero complesso con parte immaginaria nulla è un numero reale:
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Un numero complesso con parte reale nulla è detto immaginario puro:
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Per esempio,
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I numeri reali costituiscono quindi un sottoinsieme dei numeri complessi:
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== Uguaglianza di due numeri complessi ==
Due numeri complessi
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e
<math>z_2=c+di</math>
sono uguali se e solo se coincidono sia le parti reali sia i coefficienti delle parti immaginarie:
<math>z_1=z_2\iff a=c\land b=d</math>
Per esempio,
<math>3+2i=3+2i</math>
mentre
<math>3+2i\ne3+4i</math>
perché
<math>2\ne4</math>.
== Esercizio ==
Come anticipazione all'impiego del piano complesso il primo contatto con IA con la seguente richiesta in grassetto:
'''traccia il numero complesso 3 + j 2 in un chiaro diagramma bello a tratto unito'''
IA risponde:
[[https://drive.google.com/file/d/13NL6TBMaBwHt9L86kpS5ox09FfzL-uN9/view?usp=drive_link] presentazione grafica di 3 + j 2]
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2026-10-12T06:07:05Z
Funzioni di correlazione
24136
/* Origine dei numeri complessi */
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wikitext
text/x-wiki
{{Risorsa
| tipo = lezione
| materia1 = Definizione di numero complesso
| avanzamento = 100%
}}
I '''numeri complessi''' sono un'estensione dei numeri reali che permette, tra le altre cose, di risolvere equazioni come <math>x^2+1=0</math>, che non possiedono soluzioni nell'insieme dei numeri reali.
L'insieme dei numeri complessi viene indicato con <math>\mathbb{C}</math>. Ogni numero complesso può essere scritto nella forma algebrica
<math>z=a+bi</math>
dove <math>a</math> e <math>b</math> sono numeri reali e <math>i</math> è l'unità immaginaria, definita dalla relazione
<math>i^2=-1</math>
Da questa definizione segue anche
<math>i=\sqrt{-1}</math>
in un'estensione dei numeri reali.
== Origine dei numeri complessi ==
Consideriamo l'equazione
<math>x^2+1=0</math>
Portando <math>1</math> al secondo membro si ottiene
<math>x^2=-1</math>
Nei numeri reali non esiste alcun numero il cui quadrato sia <math>-1</math>. Si introduce quindi il numero <math>i</math> tale che
<math>i^2=-1</math>
L'equazione diventa quindi
<math>x^2=i^2</math>
e le sue soluzioni sono
<math>x=\pm i</math>
L'introduzione dell'unità immaginaria permette di estendere l'insieme dei numeri reali a quello dei numeri complessi.
== Forma algebrica==
''' (Per altre forme vedi lezioni sul piano complesso ed Eulero) '''
Un numero complesso è generalmente scritto come
<math>z=a+bi</math>
Il numero reale <math>a</math> è detto '''parte reale''' di <math>z</math> e si indica con
<math>\operatorname{Re}(z)=a</math>
Il numero reale <math>b</math> è detto '''coefficiente della parte immaginaria''' e si indica con
<math>\operatorname{Im}(z)=b</math>
Per esempio, dato
<math>z=3+2i</math>
si ha
<math>\operatorname{Re}(z)=3</math>
e
<math>\operatorname{Im}(z)=2</math>
È importante distinguere il coefficiente reale <math>b</math> dalla parte immaginaria <math>bi</math>.
== Numeri reali e numeri immaginari ==
Un numero complesso con parte immaginaria nulla è un numero reale:
<math>z=a+0i=a</math>
Un numero complesso con parte reale nulla è detto immaginario puro:
<math>z=bi</math>
Per esempio,
<math>5=5+0i</math>
è reale, mentre
<math>4i=0+4i</math>
è immaginario puro.
I numeri reali costituiscono quindi un sottoinsieme dei numeri complessi:
<math>\mathbb{R}\subset\mathbb{C}</math>
== Uguaglianza di due numeri complessi ==
Due numeri complessi
<math>z_1=a+bi</math>
e
<math>z_2=c+di</math>
sono uguali se e solo se coincidono sia le parti reali sia i coefficienti delle parti immaginarie:
<math>z_1=z_2\iff a=c\land b=d</math>
Per esempio,
<math>3+2i=3+2i</math>
mentre
<math>3+2i\ne3+4i</math>
perché
<math>2\ne4</math>.
== Esercizio ==
Come anticipazione all'impiego del piano complesso il primo contatto con IA con la seguente richiesta in grassetto:
'''traccia il numero complesso 3 + j 2 in un chiaro diagramma bello a tratto unito'''
IA risponde:
[[https://drive.google.com/file/d/13NL6TBMaBwHt9L86kpS5ox09FfzL-uN9/view?usp=drive_link] presentazione grafica di 3 + j 2]
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